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Benedetto XVI Forum
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I libri scritti da lui...

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Fede, ragione, verità e amore

di Joseph Ratzinger

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Titolo Fede, ragione, verità e amore - La teologia di Joseph Ratzinger
Autore Joseph Ratzinger
A cura di don Umberto Casale
Editore Lindau Edizioni
EAN 9788871808048
Prezzo 29,00 € (Richiedi preventivo per numerosi pezzi)
Pagine 832
Data maggio 2009
Collana «I Pellicani»


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Dal blog di Lella...

Rizzoli da una parte, il tedesco Herder dall´altra
Chi pubblicherà il suo viaggio in Terra Santa?

Pellegrino e scrittore è guerra tra editori per il libro del Papa

Dalla Grotta di Nazareth al Golgota: "Quelle pietre parlano ancora di Gesù"

ORAZIO LA ROCCA

CITTA DEL VATICANO

Braccio di ferro editoriale sul nuovo libro sulla vita di Gesù che Benedetto XVI si appresta a consegnare alle stampe entro quest´anno.
Un lavoro editoriale attesissimo, dopo il grande successo conseguito dal volume Gesù di Nazaret che Joseph Ratzinger pubblicò nel 2007 con la Rizzoli in compartecipazione con la Libreria Editrice Vaticana, un best seller da oltre 3 milioni di copie vendute in tutto il mondo. E´ un lavoro che sta tanto a cuore all´attuale pontefice perché vi tratterà gli episodi che rappresentano l´essenza della fede cristiana (Passione, Morte e Resurrezione di Cristo), al punto che alcune parti più significative del libro il Papa le ha scritte durante il viaggio svolto il mese scorso in Terra Santa.
Ma - in previsione dell´inevitabile boom di vendite che il nuovo testo farà registrare - intorno a quest´opera da qualche tempo, dentro e fuori il Vaticano, è in corso una partita editoriale, poco religiosa e molto commerciale, che si preannuncia lunga e difficile.
Da una parte c´è la Rizzoli, intenzionata a continuare il suo rapporto con la Libreria Editrice Vaticana anche col secondo libro su Cristo, puntando a confermare lo stesso trattamento economico assicurato al Vaticano nel primo Gesù di Nazaret (pare il 20% del prezzo di copertina).
Dall´altra, ha iniziato a fare capolino la più grande casa editrice cattolica europea, la tedesca Herder, titolare - particolare non secondario - dei diritti dell´opera omnia di Ratzinger: libri, commenti e monografie scritti dal 1950 fino al 2005, l´anno dell´elezione papale di Benedetto XVI. Il primo volume di quest´opera omnia è stato già pubblicato in Germania un paio di mesi fa.
A settembre arriverà la traduzione italiana e, forse proprio in vista di questa scadenza, Benedetto XVI la scorsa settimana ha ricevuto in udienza i vertici della Herder, i quali non a caso gli hanno anche chiesto notizie sul nuovo libro su Gesù.
«Lo sto ultimando proprio in questo periodo, tra un impegno e l´altro.
Alcune parti le ho scritte proprio durante la mia recente visita in Terra Santa sui luoghi della Passione, morte e resurrezione di Cristo», è stata la pronta risposta del Papa.
In particolare, il pontefice ha fatto capire che in Terra Santa ha messo nero su bianco - quasi in diretta e lavorando di notte, lontano da occhi ed orecchie indiscreti - «i momenti più emozionanti» da lui provati sui luoghi di Cristo.
Dalla Grotta dell´Annunciazione di Nazareth alla Basilica della Natività di Betlemme fino al culmine del Golgota, della Via Dolorosa e del Santo Sepolcro: Ratzinger, con la curiosità di un novello pellegrino, ha osservato con cura anche il più piccolo dettaglio, riversando poi nella stesura delle pagine le sensazioni più intime provate davanti a «quelle pietre» che da 2 mila anni «parlano» di Gesù.
Alla Herder ne sono rimasti entusiasti e quasi certamente faranno delle avances al Vaticano per accaparrarsi i diritti. Rizzoli permettendo.

© Copyright Repubblica, 13 giugno 2009


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Ratzinger primo in classifica tra i libri (a dispetto dei santi)

di Redazione

Non c’è Moccia che tenga.
In vetta alla classifica dei best seller c’è Benedetto XVI (nella foto) che con la sua enciclica «Caritas in veritate» ha lasciato nelle retrovie pure il fresco vincitore del premio Strega, Tiziano Scarpa.
Un primato che garantisce al Pontefice un’attenzione e un rispetto davvero rari. Tra scrittori di fama e altri di moda, il popolo dei lettori, in Italia non sempre foltissimo, sembra preferire le dissertazioni del Vescovo di Roma.
Ecco così che la lettera-enciclica «Caritas in veritate» scala la graduatoria e muove alla riflessione anche chi, di questi tempi, si sarebbe portati a credere più incline a letture leggere. E invece il largo consenso dimostrato a un testo che richiede un indubbio sforzo mentale porta Ratzinger a precedere nell’ordine Camilleri («Le stanze del gabbiano»), Tiziano Scarpa («Stabat mater»), Ruiz Zafon («Marina») e Giorgio Faletti con «Io non sono Dio».
Tutti scrittori e autori, non soltanto campioni d’incasso ma anche pagine sempre molto vicine alla sensibilità del grande pubblico.
Trionfatore tra i libri, a dispetto dai santi. Sì, d’accordo, possiamo anche dirlo: San Solutore non è in realtà notissimo ai più ma a Romano Canavese è molto popolare.
Infatti non è passata inosservata la candida ammissione di Ratzinger che, entrato nella parrocchiale a lui dedicata, ha detto: «Finora non conoscevo il suo nome ma sono sempre lieto di conoscere nuovi santi intercessori».
Per la cronaca, Solutore, nel martirologio che lo riguarda, è una delle vittime del III secolo.
Una «Passione» del V secolo narra che fuggì al massacro generale di Agaunum. Inseguito, fu preso nei pressi di Torino con Avventore e Ottavio; gli ultimi due, raggiunti, vennero trucidati sul posto. Solutore, invece, riuscì a proseguire nella fuga fino alle rive della Dora Riparia, dove, scoperto, fu decapitato.

© Copyright Il Giornale, 23 luglio 2009


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PAPA: AVEVO PENSATO DI TORNARE AGLI STUDI DOPO LA PENSIONE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 15 set.

Joseph Ratzinger intendeva approfondire i suoi studi sulla teologia di San Bonaventura quando finalmente fosse cessato il suo servizio attivo nella Chiesa, prima come docente, poi come arcivescovo e infine come capo dicastero della Curia Romana.
Un obiettivo, dunque, piu' volte rinviato e che ormai non potra' raggiungere.
Per questo ha deciso che i suoi scritti sull'argomento siano pubblicati cosi' come li aveva abbandonati 45 anni fa.
''Nel periodo postconciliare la situazione teologica mutata e la nuova situazione nell'università tedesca mi assorbirono così tanto che rimandai il lavoro su Bonaventura al periodo successivo al pensionamento.
Nel frattempo il Signore mi ha condotto lungo altre vie e cosi' il libro viene pubblicato ora nella sua forma presente'', scrive il Papa nella prefazione al secondo volume delle ''Gesammelte Schriften di Joseph Ratzinger'', anticipata oggi dall'Osservatore Romano.
Il volume, dedicato al fratello, mons, Georg Ratzinger, e' a cura di Gerhard Ludwig Muller, vescovo di Ratisbona, ed e' pubblicato da Herder grazie al contributo dell'Institut Papst Benedikt XVI pubblichiamo la premessa preparata nella scorsa primavera da Benedetto XVI.
''Dal 1962 - scrive il Papa - non avevo piu' ripreso il manoscritto. Quindi per me e' stato entusiasmante rileggerlo dopo così tanto tempo, e rileggendolo ho ricavato l'impressione che le sue risposte siano fondate, sebbene superate in molti dettagli, e che ancora oggi abbiano qualcosa da dire. Soprattutto mi sono reso conto che la questione dell'essenza della Rivelazione e il fatto di riproporla, che e' il tema del libro, hanno ancora oggi una loro urgenza, forse anche maggiore che in passato''.
''L'idea di aggiornare il manoscritto e presentarlo come libro al pubblico, dovetti abbandonarla temporaneamente - confida il Pontefice - assieme al progetto di uno studio commentato dell'Hexaemeron, perche' l'attivita' di esperto conciliare e le esigenze della mia docenza accademica erano cosi' impegnative da rendere impensabile la ricerca medievalistica.
Auspico - conclude - che altri possano svolgere il compito di commentare l'Hexaemeron''.

© Copyright (AGI)


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16/09/2009 20.39
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«Modernista» E Ratzinger fu costretto a tagliare la tesi

di Gian Guido Vecchi

Studenti e teologi in erba si consolino: anche ai più grandi capita di avere problemi con le autorità accademiche, tipo il correlatore della tesi che ti costringe a presentarne solo la seconda parte.
Ma il tempo è galantuomo, magari all’autore capita di guidare per ventitré anni l’ex Sant’Uffizio e infine diventare Papa.
Benedetto XVI, domenica, ha avuto la soddisfazione di veder pubblicata, per la prima volta in edizione integrale, la tesi di abilitazione alla docenza consegnata nel 1955.
È un testo celebre, «La teologia della storia di San Bonaventura», uscito nel ’59 e tradotto nel mondo.
Solo che l’originale era più ampio: ed esce ora nel secondo volume delle Gesammelte Schriften di Ratzinger, le opere complete curate dal vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller e stampate da Herder.
Di fatto una prima edizione, accompagnata dalla prefazione che Benedetto XVI ha scritto in primavera e l’«Osservatore Romano» pubblica in anteprima oggi.
Il titolo completo è «Rivelazione e teologia della storia di San Bonaventura»: era la parte sulla Rivelazione ad aver creato problemi al giovane teologo accusato di «pericoloso modernismo».
E pensare che adesso Benedetto XVI scrive: «Mi sono reso conto che la questione dell’essenza della Rivelazione e il fatto di riproporla, che è il tema del libro, hanno ancora oggi una loro urgenza, forse anche maggiore che in passato».
Dopo la laurea su Agostino, era stato Gottlieb Söhngen, «il mio maestro», a suggerire di lavorare su Bonaventura. «Un compito difficile», ricorda il Papa: «Dimostrai subito che la teologia medievale non conosce neanche un termine per esprimere da un punto di vista contenutistico il nostro moderno concetto di Rivelazione». Di qui una raffinata ricerca sul linguaggio «per capire cosa Bonaventura intendesse per Rivelazione». Troppo ardita per il correlatore Michael Schmaus, «subito aspramente critico del lavoro», anche perché «era nota la sua rivalità con Söhngen», spiega sull’«Osservatore» il medievista Paolo Vian.
Il consiglio di facoltà invitò Ratzinger a tener conto delle «osservazioni» di Schmaus. Ratzinger, già docente, non aveva tempo per una revisione completa.
Così presentò solo la seconda parte, «pubblicamente difesa» in una seduta «memorabile».
Il Papa ha dedicato al fratello Georg l’«edizione storica» di quest’opera che non poté riprendere: «Rimandai il lavoro su Bonaventura al periodo successivo al pensionamento. Nel frattempo il Signore mi ha condotto lungo altre vie...».

© Copyright Corriere della sera, 16 settembre 2009


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Il secondo volume del “Gesù di Nazaret” entro la primavera 2010

L'infanzia, la Passione e la Resurrezione di Cristo

ROMA, venerdì, 18 settembre 2009 (ZENIT.org)

La seconda parte del libro di Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” è attesa per la primavera del 2010, ha annunciato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, S.I., all'agenzia televisiva Rome Reports.
La prima parte del libro è stata pubblicata nell'aprile 2007 e in molti Paesi è stata un successo.
Il primo volume analizza la vita pubblica di Gesù, dal Battesimo al Giordano fino alla Trasfigurazione.
Nonostante quello che ha definito “piccolo incidente” estivo – la frattura del polso destro il 17 luglio –, il Papa ha lavorato a questo libro, che è una lezione di esegesi biblica e un trattato spirituale per ritrovare Gesù di Nazaret.
Questa seconda parte è dedicata all'infanzia, alla Passione e alla Resurrezione di Cristo.
Benedetto XVI ha indicato nel 2007 che il libro è frutto della sua riflessione personale, non come Papa. Per questo è firmato da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
L'obiettivo, come egli stesso spiega nel prologo, è promuovere “l'amicizia con Gesù” e farlo conoscere nella sua relazione con il Padre.
Joseph Ratzinger aggiunge che desidera presentare Cristo come una figura storicamente sensata e convincente.

© Copyright Zenit


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Non è proprio scritto da lui ma...

Il Papa che parte da Ippona

«Sant’Agostino spiegato dal Papa» è il titolo del volume che esce oggi per la Libreria Editrice Vaticana a cura di Giuliano Vigini (nella foto), autore anche della prefazione che proponiamo qui per ampi stralci. Si tratta delle 5 catechesi che Benedetto XVI ha dedicato all’amato vescovo di Ippona nelle udienze generali del gennaio e febbraio 2008, illustrandone la biografia, la dottrina (con particolare riferimento a «Fede e ragione») e gli scritti, per finire con una lezione sulla «triplice conversione» del grande africano: la prima fu il suo avvicinamento alla fede (culminato nel battesimo della Pasqua 387), la seconda è il servizio di predicazione e di scrittura, la terza fu la sua continua richiesta di perdono.

© Copyright Avvenire, 12 gennaio 2010


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Agostino batte le eresie di oggi

Fine teologo che sacrifica i sogni personali di vita contemplativa per confermare i fratelli nella fede con la predicazione del Vangelo in un mondo secolarizzato Per questo piace a Benedetto XVI

Giuliano Vigini

La frequentazione di Agostino da parte di Benedetto XVI è la storia di una lunga amicizia, che risale agli anni giovanili.
Coltivandola e approfondendola, egli entra in sintonia con la sua opera, ne coglie la novità, ne assapora il gusto. L’occasione di una dissertazione alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco, nell’anno accademico 1950-1951, lo sollecita a indagare e a comprendere in modo nuovo la natura sacramentale della Chiesa, partendo proprio dal pensiero cristologico ed ecclesiologico elaborato da Agostino, nella cui visione e azione nulla è separato, ma tutto tende a interagire e a comporsi in un’armonia feconda.
In realtà, si nota ben presto che la dottrina di Agostino lascia nel giovane Ratzinger una traccia profonda.
Nei corsi, nei seminari e nelle conferenze da lui tenute nelle facoltà teologiche delle università tedesche (Bonn, Münster, Tübingen, Regensburg), già a partire dalla fine degli anni Cinquanta e fino all’anno della sua nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977), Agostino rappresenta un punto di riferimento costante: uno dei fondamenti ispiratori della sua teologia, così come uno dei fari spirituali del suo magistero.
Per Benedetto XVI il travagliato iter dell’esistenza di Agostino e il suo approdo alla fede è caratterizzato innanzitutto dalla «passione per la verità», come ebbe a ricordare anche nella solenne concelebrazione eucaristica agli «Orti borromaici», durante la sua visita a Pavia per venerare le spoglie di Agostino (22 aprile 2007).
Non però la verità intesa come principio filosofico astratto, ma come verità tangibile; non quindi un miraggio lontano, ma una verità incarnata. È la fede a spalancargli questo orizzonte di verità, facendogli trovare il legame costitutivo tra l’intelligere e il credere, tra le istanze della ragione e l’autorità della fede, tra la fede pensata e la fede vissuta.
Ma, prima di tutto, è l’umiltà con cui Agostino si pone in ricerca ad aprirgli le porte del mistero di Dio, ed è a questa umiltà a cui anche ogni cristiano è chiamato: «All’umiltà dell’incarnazione di Dio deve corrispondere – questo è il grande passo – l’umiltà della nostra fede, che depone la superbia saccente e si china entrando a far parte della comunità del corpo di Cristo».
Dopo il cammino di conversione e avvicinamento alla fede, Agostino ha però saputo mostrarsi umile – sottolinea il Papa – anche nel sacrificare i propri sogni (primo fra tutti, una volta diventato sacerdote, di dedicarsi alla vita contemplativa), per essere vangelo vivo in mezzo alla gente. Ai bivi della vita – dove si vorrebbe scegliere di andare da una parte, e dove Dio invece chiede di andare da un’altra – è spesso richiesto anche questo atto di umiltà.
Agostino ha saputo compierlo, mettendosi totalmente al servizio degli altri: «Sempre di nuovo essere lì per tutti, non per la propria perfezione; sempre di nuovo, insieme con Cristo, donare la propria vita, affinché gli altri potessero trovare Lui, la vera Vita». La fede umile di Agostino si manifesta anche nel suo inesausto bisogno della misericordia di Dio. Il suo non è stato l’atteggiamento di chi ha ricevuto il dono della grazia una volta per sempre, ma di chi, al contrario, si è sentito per tutta la vita un «mendicante di Dio» (mendicus Dei) ed ha perciò continuato a cercarlo per essere da lui perdonato e soccorso. Sotto questo aspetto, dall’esperienza di Agostino viene anche una sollecitazione alla «conversione permanente», assieme alla «grazia della perseveranza, che dobbiamo ogni giorno chiedere al Signore».
Infine, la passione per la verità che in Agostino trova sbocco nella fede in Cristo e nella fede della Chiesa si esprime anche in una grande passione per l’uomo. La fede non chiude le porte, non isola, non allontana la ragione e la libertà, non esclude nulla. La fede apre, dilata, orienta e guida, perché la fede nel «Dio Amore» (1Gv 4, 8.16) è tale se si manifesta come espansione d’amore, e la Chiesa è se stessa nella misura in cui sa vivere come comunità d’amore. La prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est – idealmente consegnata al mondo davanti alla tomba di Agostino e a lui «largamente debitrice» –, è appunto lo specchio di questo comandamento della carità, vissuto come servizio alla verità e all’amore di Cristo.
Nel presentare Agostino, Benedetto XVI arriva al cuore del suo insegnamento e lì attinge i pensieri, le parole e gli esempi che costituiscono le linee-guida del suo magistero.
Per lui, Agostino è come uno specchio che riflette anche una parte di sé. Ripercorrendo la sua opera teologica, spirituale-meditativa e culturale, si può cogliere, in realtà, il filo conduttore agostiniano che ispira e tiene insieme le varie parti della sua riflessione.
Due sembrano i concetti-cardine attraverso i quali si sviluppa il pensiero di Benedetto XVI: la verità e l’unità. La verità intesa come «sinfonia», secondo un concetto antico ripreso e reso famoso da Hans Urs von Balthasar.
L’unità intesa come comunione nella verità, dove le differenze non si scompongono e autoisolano in rovinosi particolarismi, ma si saldano in una reciprocità d’amore che guarda sempre al bene più grande, cioè la verità piena, totale e armonica. Quando vengono a mancare questi presupposti, l’approccio alla verità diventa una «mono-fonia», anziché essere una «sin-fonia»; un canto omofono invece che polifonico. È quanto Johann Möhler – uno dei teologi più apprezzati da Benedetto XVI (con Newman, Rosmini, Scheeben, Guardini, De Lubac, Congar, von Balthasar...) – esprimeva in modo analogo, parlando del senso di superiore bellezza che si riceve da un coro: non tanto perché delle persone cantano in modo impeccabile, ma perché l’educazione dei cantori e la saggezza di chi li guida sono tali da fondere voci e tonalità diverse in un’unica armonia. In questa linea di pensiero – che richiama per vari aspetti la predicazione e l’azione pastorale di Agostino – si colloca l’opera di Benedetto XVI.
Già nel suo celebre Rapporto sulla fede (il colloquio-intervista con Vittorio Messori) l’autore affrontava tutta una serie di problematiche teologiche e morali (dall’idea di Chiesa al dramma della morale; dalla liturgia ai fratelli separati; dalla teologia della liberazione al femminismo), preoccupandosi di mettere dei punti fermi e di dissipare i numerosi equivoci sorti su tante questioni. Oggi alcune di quelle questioni sono tornate; altre hanno mutato di segno; altre ancora si sono aggiunte, alimentando antichi e nuovi dibattiti.
Puntando alle sorgenti della fede e a un’interpretazione autentica dei testi, Benedetto XVI tiene comunque sempre fissa la barra al centro, dove la fedeltà ai princìpi, alla tradizione, a una chiara e solida identità cristiana non preclude la possibilità di vedere e applicare, in modo intelligente ed equilibrato, ciò che può servire a vivere sempre più consapevolmente la propria fede, nell’oggi della Chiesa e dell’uomo.
Se ai tempi di Agostino le controversie erano di natura dottrinale e vedevano lo strenuo impegno del vescovo di Ippona nel combattere tante eresie e deviazioni (manichei, donatisti, pelagiani, eccetera), oggi le grandi problematiche sono di natura ecclesiale e pastorale, considerate soprattutto all’interno del vasto tema della «nuova evangelizzazione», in un mondo sempre più secolarizzato, fuori e dentro la Chiesa.
Tutto l’impegno di Benedetto XVI, nell’adempiere al proprio mandato di custodire e confermare i fratelli nella fede, sta nel richiamare la necessità di un forte radicamento in Cristo e nei valori perenni del cristianesimo. Questi sono gli unici veri presupposti per essere cristiani maturi nel vivere la fede e credibili nel portarla agli altri.
Da qui anche il richiamo – nella memoria viva di Agostino, uno dei padri fondatori della cultura occidentale – ai fondamenti cristiani dell’Europa, alle sue «radici», che sono come il cemento che tiene insieme l’idea stessa dell’uomo, sacro in quanto creatura di Dio e inviolabile nella sua dignità di persona. Senza tali radici, non solo si viene a perdere l’identità cristiana che ha plasmato spiritualmente e culturalmente l’Europa, ma viene a sfaldarsi, nel relativismo imperante, la verità profonda dell’uomo e del suo destino, che dovrebbe invece essere l’anima comune anche dell’Europa di oggi.

© Copyright Avvenire, 12 gennaio 2010


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Opera Omnia - Teologia della liturgia

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Stato e Chiesa negli scritti del giovane Ratzinger

Ritorna il saggio di teologia politica elaborato nel 1970 dal futuro pontefice: seguendo Agostino, dobbiamo evitare sia l’«ecclesializzazione» dello Stato, sia la «statalizzazione» della Chiesa

di Cesare Cavalleri

Nel 1962 il trentacin­quenne professor Joseph Ratzinger tenne una conferenza alla settimana della Salzburger Hochschule sul rapporto tra l’elemento nazionale e quello umano universale nella visione dei Padri della Chiesa, concretamente in Origene e in Agostino.
Il te­sto, pubblicato dapprima in rivista, prese corpo in un li­bro che vide la luce nel 1970, tradotto in italiano dalla Morcelliana nel 1973, per la cura di Giulio Colombi, e o­ra lodevolmente riproposto con lo stesso titolo: Benedetto XVI, "L' unità delle nazioni. Una visione dei Padri della Chiesa" (pa­gine 144, euro 12,00).
Come scrive nell’introdu­zione il direttore dell’' Os­servatore romano', Gian Maria Vian, « c’è già tutto Ratzinger in questo piccolo libro, tanto prezioso quan­to poco conosciuto». C’è, in­fatti, in quelle poche pagi­ne il Ratzinger biblista che segue l’interpretazione ca­nonica della Scrittura (cioè analizza i singoli passi al­l’interno dell’interno cano­ne biblico); c’è il Ratzinger teologo che non perde mai di vista il significato ultimo degli eventi storici; c’è il Rat­zinger appassionato dei Pa­dri, che a sant’Agostino a­veva dedicato la tesi dotto­rale; e c’è sempre il Ratzin­ger professore che unisce la chiarezza espositiva al rigo­re della metodologia, e do­cumenta ogni affermazione con l’indicazione delle fon­ti puntigliosamente com­mentate in nota. L’oggetto dello studio, che apparen­temente potrebbe sembra­re di scavo erudito, conser­va una spiccata attualità, trattandosi di 'teologia po­litica'.
Vediamo un po’. Al culmine della romanità, Augusto a­veva fatto costruire l’ Ara pa­cis, in cui era effigiata la Ma­dre terra, simbolo dell’unità del genere umano, nella di­mensione cosmica inter­pretata dall’impero. Il mot­to augusteo Pax in terris sarà riecheggiato, con ben altro significato, dagli angeli che annunzieranno ai pastori la nascita del Salvatore. Nella Bibbia, invece, l’unità del genere umano risulta spez­zata con la costruzione del­la Torre di Babele, e l’attua­le dispersione ha anche un significato punitivo. Contro lo gnosticismo che si oppo­neva a ogni forma di orga­nizzazione statuale, vista come espressione di un mondo radicalmente catti­vo, Origene non si discostò dall’interpretazione cristia­na secondo cui il mondo, benché intaccato dal pec­cato, è comunque opera del Dio creatore. E pur consi­derando espressione de­moniaca gli Stati nazionali, governati dagli arconti, di contro all’unità della Chie­sa in prospettiva escatologica, O­rigene distin­gueva due leggi, quella della na­tura, di origine divina, e quella degli Stati che, in caso di conflitto doveva subordi­narsi alla prima. Quanto ad Ago­stino, egli considera la reli­gione politica nient’altro fondata che sulla consuetu­dine, mentre la religione cri­stiana attiene alla verità che emancipa dalla potestà dei demoni. La teologia politica agostiniana è antitetica sia allo stoicismo che identifi­cava Dio e mondo, sia al pla­tonismo che sanciva l’e­sclusione di ogni contatto tra Dio e mondo. Per effetto dell’Incarnazioone, il Dio creatore è anche il Dio del­la storia, e Agostino può op­porre alla confusione delle lingue a Babele il prodigio delle lingue a Pentecoste. La dottrina agostiniana delle due città «non mira né a u­na 'ecclesializzazione' del­lo Stato, né a una 'stataliz­zazione' della Chiesa, ma, in mezzo agli ordinamenti di questo mondo, che ri­mangono e devono restare ordinamenti mondani, a­spira a rendere presente la nuova forza della fede nel­l’unità degli uomini nel cor­po di Cristo, come elemen­to di trasformazione, la cui forma completa sarà crea­ta da Dio stesso, una volta che la storia abbia raggiun­to il suo fine » . Agostino, dunque, giunge perfino ad auspicare un rinnovamen­to dell’Impero romano, re­stando tuttavia fedele al pensiero escatologico che relativizza ogni ordina­mento mondano.
Anche da questa sussulto­ria sintesi si può intuire la profondità del pensiero del giovane Ratzinger, che avrà modo di svilupparsi sia nei documenti elaborati da prefetto della congregazio­ne per la Dottrina della fe­de, sia nel magistero di Be­nedetto XVI.

© Copyright Avvenire, 27 gennaio 2010


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Da "La Stampa.it"...

18/6/2010 -

E il Gesù di Nazareth II?

E' in ritardo sulle previsioni l'uscita del secondo libro di Joseph Ratzinger sulla vita del Messia. C'è chi pensa che uscirà nella Quaresima del 2011, e ci sono voci su un terzo libro della serie, dedicato all'infanzia.

MARCO TOSATTI

Lo aspettavano per la Pasqua scorsa; è molto probabile che esca invece per la prossima Quaresima, quella del 2011. Anche se in Vaticano qualcuno, particolarmente ottimista, pensa che lo potremo vedere nell’autunno prossimo. E’ il secondo libro di Joseph Ratzinger su “Gesù di Nazareth” in cui si parlerà della sua Passione, Morte e Resurrezione. E sempre secondo persone bene informate, è molto probabile che non sia l’ultimo della serie: sarebbe già pronto il materiale per la terza fatica di Benedetto XVI tutta incentrata sull’infanzia e sull’inizio della predicazione del Messia. Ma perché tanto ritardo su previsioni anche eccellenti? Il riserbo che circonda la parte non pubblica della vita e delle opere di Papa Ratzinger è piuttosto fitto anche su questo tema, così caro al cuore del Papa. Ma sembra che la tempesta degli abusi non abbia risparmiato nemmeno l’orto teologico e letterario de Pontefice. La casa editrice tedesca Herder Verlag avrebbe consigliato i responsabili della Santa Sede di dilatare i tempi di uscita, a causa dello scarso favore presente nell’opinione pubblica verso tutto ciò che è chiesa. E poi ci sono i tempi tecnici. Se le informazioni sono, come pensiamo, affidabili, la versione tedesca sarebbe stata “congedata” da papa Ratzinger poco più di un mese fa. Nel frattempo sono in corso le traduzioni. Quella in italiano, che Benedetto XVI vorrà controllare personalmente, e nelle altre lingue, sotto la supervisione della Segreteria di Stato (inglese, francese e spagnolo). Dal momento che l’intenzione è quella di far uscire tutte e cinque le versioni in contemporanea, e che non sarà più Rizzoli, come nel primo Gesù di Nazareth, ma la Editrice Vaticana i tempi diventano più lunghi e laboriosi. E poi, aggiunge maliziosamente qualcuno, da quando è stata ripubblicata la “Vita di Gesù” dell’Abate Giuseppe Ricciotti le vendite del “Gesù” di Ratzinger si sono fermate.


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Come il Papa vede la priorità di Dio

di Tarcisio Bertone

La Libreria Editrice Vaticana (Lev) ha già avuto il privilegio di arricchire il suo catalogo con decine di documenti dell'insegnamento e del magistero di Benedetto XVI, documenti tra i quali spiccano, per la loro importanza teologica, le tre encicliche Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate, ma anche interventi preziosi come l'Esortazione apostolica postsinodale sull'Eucaristia, Sacramentum caritatis, e la Lettera apostolica "Motu proprio data" Summorum Pontificum, che hanno rivelato e ribadito la sua predilezione per il tema della Sacra Liturgia, tema specifico di questo undicesimo volume dell'"Opera Omnia".
Lo stesso Santo Padre ha chiarito che questa sua predilezione per la liturgia è strettamente legata al modo in cui Egli vede la "priorità di Dio" (Primat Gottes).
Tale priorità trova la sua espressione più significativa proprio nel culto di adorazione che la Chiesa ha sempre tributato a Dio, fin dagli inizi della sua storia, nella celebrazione liturgica dei riti sacri, innanzi tutto mediante il Sacrificio eucaristico della Santa Messa, centro propulsore di tutta la vita cristiana.
Questi documenti e scritti si inseriscono in maniera mirabile nel flusso straordinario di un profondo pensiero filosofico e teologico, che Joseph Ratzinger ha avuto occasione di esprimere con sorprendente originalità e coerente continuità fin dai primi anni di un'"attività accademica" di prim'ordine, e poi in un costruttivo "ministero della parola" da lui esercitato nell'attività pastorale di sacerdote e di vescovo a servizio del popolo di Dio.
Per questo motivo, la Libreria Editrice Vaticana può sentirsi onorata e lieta di pubblicare in sedici volumi, in collaborazione con la casa editrice Herder, tutti gli scritti nei quali Joseph Ratzinger ha regalato all'umanità contemporanea la ricchezza del suo pensiero nel corso della sua instancabile attività d'insegnamento e di ministero sacerdotale.
Sorprendente è la capacità comunicativa con cui egli sa rivolgersi ai lettori, anche sui temi filosoficamente e teologicamente più impegnativi. Va rilevata, per altro, una "creatività" lessicale corrispondente a una "creatività" concettuale con cui Egli sa rivolgersi non solo alla "fede" del credente, per confermarla e irrobustirla, ma anche alla "ragione" che è appannaggio di ogni uomo. Di qui l'importanza della fedele e perfetta traduzione dalla lingua originale, che l'editrice si è premurata di assicurare.
L'auspicio è dunque che vengano presto pubblicati gli altri volumi dell'Opera, e che nella mente e nel cuore di molti lettori possa fruttificare quel seme che l'illuminato Teologo/Pastore di anime ha voluto e saputo gettare nel "campo" del Popolo di Dio.

(©L'Osservatore Romano - 28-29 giugno 2010)


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Libro sulla Resurrezione, in arrivo nuovo best seller di Ratzinger

Se il primo volume su Gesù di Nazareth è stato un successo pazzesco, con oltre due milioni di copie vendute nel mondo, il seguito della Storia scritta da Papa Ratzinger che ha per oggetto la Resurrezione di Nostro Signore, non sarà da meno.
La prima settimana di Quaresima è prevista l’uscita mondiale di un altro best seller da record.
Il libro della Pasqua 2011 si compone di nove capitoli e inizia a raccontare, prendendo come base il racconto di Luca, l’ultimo percorso di vita di Cristo con l’ingresso trionfale a Gerusalemme. I cori osannanti, le palme, due ali di folla e la città, ben visibile sullo sfondo, situata là in alto, quale metafora di un passaggio superiore. Il titolo definitivo dell’opera non è ancora stato individuato, potrebbe essere «Il Risorto», oppure «Passione e Resurrezione di Gesù di Nazareth». Tutto sommato è un dettaglio che verrà deciso all’ultimo. Quel che importa, ormai, è il lancio globale, che avverrà in contemporanea in tutti i Paesi. Il successo pare scontato. La Libreria Editrice Vaticana, anche stavolta, prevede una tiratura monstre. Sommando le edizioni nelle varie lingue si oltrepasserà sicuramente i 2 milioni e mezzo di copie. Padre Giuseppe Costa, salesiano, direttore della Lev è il motore organizzativo che sta muovendo i fili, gestendo un progetto editoriale a dir poco complesso.
Innanzitutto perché si tratta di uno scritto denso e profondo benché confezionato con uno stile semplice, cristallino, privo di fronzoli; e poi perché per la prima volta tutte le traduzioni nelle varie lingue, che sono circa una ventina, mica uno scherzo, compreso il lituano, il cinese, il giapponese, l’ungherese («L’arabo no, ma tanto so che presto ce lo richiederanno»), sono state affidate ai minutanti della Segreteria di Stato, gli unici in grado di tradurre senza difficoltà dal tedesco - la lingua utilizzata da Benedetto XVI - il senso dei passaggi teologici più delicati, evitando di alterare, sfumare o distorcere tanti concetti. Un problema che puntualmente si è manifestato in passato quando le traduzioni in lingua venivano affidate a professionisti esterni al Vaticano e non sempre ferrati in teologia. Molti ritardi e inceppamenti erano causati proprio da questo aspetto. «Stavolta non sarà così». Padre Costa in questi giorni presente al Meeting di Rimini, si aggira tra gli stand curioso. In attesa di prendere la parola assieme al vescovo di Ratisbona e a Roberto Fontolan per raccontare al popolo ciellino com’è il Ratzinger scrittore, rivede gli ultimi passaggi organizzativi. «A settembre vi sarà un’altra riunione per fare il punto sulle traduzioni che stanno andando avanti di pari passo. Mancano pochi capitoli. Il termine di consegna è fissato per il 15 gennaio». Novità in vista anche dal punto di vista della gestione del copyright. Molte delle grandi case editrici straniere che in passato erano riuscite ad accaparrarsi i diritti, sono state sostituite con aziende editoriali più piccole ma di settore. «Abbiamo privilegiato editori cattolici capaci di seguire il percorso del libro anche dopo il lancio, in modo da favorire l’avvicinamento del lettore alla meditazione di Ratzinger. Non volevamo che questo libro fosse trattato come un qualsiasi prodotto di mercato perché è molto, molto di più. Si tratta di uno strumento per chi è alla ricerca di senso e di fede». E così stavolta sono restati al palo colossi editoriali laici, mentre sono state favorite realtà minori come Parole et Silence, Ignatius, Encuentro. Terminata la fatica editoriale sulla Resurrezione che è costata complessivamente due anni di lavoro, Papa Ratzinger ha subito ripreso in mano la penna per il terzo volume dedicato, stavolta, all’infanzia di Gesù. A Castelgandolfo scrive soprattutto a mano e alla consacrata Ingrid Stampa, sua storica segretaria, spetta il compito di trascrivere visto che è una delle poche persone in grado di decrittare la minuta grafia. Impossibile dire quando la trilogia su Cristo sarà finita, di certo però passerà alla storia come l’opera più importante di Papa Benedetto XVI. Per certi versi il testamento spirituale. f.gia.

© Copyright Il Mattino, 23 agosto 2010


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In arrivo altri suoi due titoli su Gesù mentre si attende un nuovo saggio-intervista

di Redazione

Joseph Ratzinger si conferma non soltanto un autore seguitissimo, ma anche prolifico. Tre giorni fa è stato presentato al Meeting di Rimini il primo volume dell’Opera omnia di Papa Benedetto XVI, curata dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel primo dei 16 tomi che costituiranno la raccolta vengono pubblicati gli scritti del futuro Pontefice sulla centralità della liturgia nella vita cristiana.
Ma c’è attesa soprattutto per il secondo volume su Gesù di Nazaret, che Benedetto XVI ha completato e in queste settimane viene tradotto dagli esperti della Segreteria di Stato. Il direttore della Lev, don Giuseppe Costa, ha annunciato che è già stato raggiunto un accordo con 18 editori nei vari Paesi. Il secondo volume su Gesù sarà incentrato sul mistero pasquale della Passione, morte e Risurrezione. La data possibile per l’uscita è il 15 marzo.
Benedetto XVI non ha però alcuna intenzione di fermarsi e sta già cominciando a lavorare a un terzo volume su Gesù, che sarà dedicato ai vangeli dell’infanzia, i testi di Matteo e Luca che raccontano la nascita del Messia.
E c’è chi spera che il Pontefice, il quale da cardinale ha più volte rilasciato lunghe interviste trasformate in libri (da Rapporto sulla fede con Vittorio Messori ai due volumi Il sale della terra e Dio e il mondo, curati dal giornalista tedesco Peter Seewald) possa in futuro accettare di pubblicare un nuovo libro-intervista dedicato agli anni del pontificato.

© Copyright Il Giornale, 25 agosto 2010


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L'Editrice vaticana cambia il titolo del libro del papa su Gesù

Alla Fiera del Libro di Francoforte la Libreria Editrice Vaticana ha annunciato l’uscita imminente del libro-intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo. Il papa, la Chiesa e i segni dei tempi” e, qualche mese più in là, del secondo volume della sua trilogia su Gesù.
Di entrambi i libri ha messo in mostra le copertine. Con una sorpresa non da poco a riguardo del libro su Gesù.
Mentre infatti il primo volume, stampato in Italia nel 2007 da Rizzoli, aveva per titolo “Gesù di Nazaret”, quest’altro è stato annunciato con un’acca in più: “Gesù di Nazareth”.
Che un libro in più tomi cambi il proprio titolo generale da un tomo all’altro non è nella norma.
Di per sé entrambe le dizioni hanno le loro ragioni. In italiano si può scrivere con validi motivi sia Nazaret che Nazareth.
Nell’ultima traduzione ufficiale delle Sacre Scritture adottata dalla conferenza episcopale italiana, Nazaret è scritto senza l’acca.
Nella “vulgata” latina c’è Nazareth. Ma nel testo greco originale dei Vangeli sono attestate entrambe le scritture, sia con la semplice “t” sia con il “th”. Nell’edizione critica del Merk, in Matteo si legge Nazaret, mentre in Luca si legge Nazareth. In entrambi i casi, la versione italiana a fronte è senza l’acca.
Nello scrivere il proprio libro in tedesco, Benedetto XVI ha scritto sempre e soltanto Nazareth, perché in tedesco questa è l’unica dizione in uso.
Ma nell’edizione italiana del primo tomo, anch’essa controllata parola per parola dall’autore, nel titolo e nel testo c’era Nazaret senza l’acca.
Non si capisce quindi il motivo del cambiamento, nell’edizione italiana del secondo tomo.
Se, come annunciato, nel titolo entrerà l’acca, per le future indicazioni bibliografiche saranno guai. Per la trilogia in edizione italiana dovranno essere indicati, a rigore, sia l’uno che l’altro titolo, quello con l’acca e quello senza.


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Il cardinale segretario di Stato all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede per un invito alla lettura dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger

Nella liturgia la chiave di volta

Nel pomeriggio di mercoledì 27 ottobre, all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, vengono presentati la traduzione in italiano del primo volume dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger (La teologia della liturgia, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55) e del libro curato da Pierluca Azzaro Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 103, euro 7).
Alla presenza dell'Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, intervengono il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Christian Schaller, direttore vicario dell'Istituto Benedetto XVI di Ratisbona, e Lucetta Scaraffia, dell'università di Roma La Sapienza. Anticipiamo il discorso del cardinale segretario di Stato. Pubblichiamo inoltre stralci della prefazione e di due saggi del libro Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura.

di Tarcisio Bertone

Il Santo Padre, nella sua prefazione all'edizione tedesca -- nel primo dei tre volumi finora usciti a partire dal 2008 -- scrive: «Quando, dopo qualche esitazione, ho deciso di accettare il progetto di un'edizione di tutte le mie opere, avevo ben chiaro che doveva valere l'ordine delle priorità seguito dal concilio e che quindi all'inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sulla liturgia».
Ecco qui, offertaci dallo stesso Autore, una prima chiave per accostarci, con intelligenza, alla lettura -- affascinante e capace di coinvolgere non solo la mente, ma anche il cuore del lettore -- di questo primo, corposo tomo che ora abbiamo tra le mani. Penso che questa, che ho appena citato, sia una di quelle confidenze cui il Papa ci ha abituati in questi cinque anni e che noi non dobbiamo assolutamente sottovalutare se vogliamo cogliere la linea di sviluppo non solo del suo pensiero teologico, come autore di innumerevoli scritti, ma dello stesso servizio petrino cui è stato chiamato, così come lo sta attuando.
Tutti, infatti, ricordiamo il primo discorso che Benedetto XVI ha rivolto alla Curia Romana nel 2005, in occasione della presentazione degli auguri natalizi. Un discorso ampio e articolato, nel quale il Pontefice ha voluto fare memoria della conclusione del concilio Vaticano II, avvenuta quarant'anni prima, l'8 dicembre del 1965.
E in quel contesto egli non ha avuto timore di chiedersi con coraggio: qual è stato il risultato del concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Un incalzare di domande -- come è nello stile di Benedetto XVI -- che hanno dato luogo a una constatazione: «Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del concilio si è svolta in modo piuttosto difficile».
Ma quelle domande e la constatazione che ne è seguita non sono sfociate in recriminazioni o lamenti, bensì hanno suscitato ulteriori domande e dato voce al bisogno di offrire una sintesi, forse ancora embrionale, delle molte difficoltà vissute dalla Chiesa in questi ultimi decenni.
Ascoltiamo ancora il Papa: «Perché la recezione del concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del concilio o -- come diremmo oggi -- dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro».
Ho richiamato quel discorso del dicembre 2005 soprattutto perché in esso il Papa ha rilevato che a proposito del concilio è ancora in atto tale «confronto», e lo ha detto con la consueta trasparenza, semplicità e chiarezza che lo contraddistinguono, così da farsi capir non solo dagli studiosi, ma da tutta l'opinione pubblica.
Ed è riprendendo quelle domande e quelle constatazioni che si capisce meglio anche il valore di questo primo volume dell'Opera omnia e si coglie in pieno la decisione di partire dal concilio Vaticano II.
Riconoscere e affermare che vi è da una parte una «ermeneutica della discontinuità e della rottura» e che, dall'altra parte, c'è una «ermeneutica della riforma» che sceglie e spinge per il «rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato», è decisivo per avere la chiave di lettura di Teologia della Liturgia.
Qui, infatti, vediamo usare quel tipo di approccio che, per dirlo ancora con le parole del Papa, fa sì che il concilio Vaticano II, «se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa».
Ecco spiegata, a mio parere, la prospettiva di questo primo e fondamentale volume dell'Opera omnia: è l'intento di aiutare la Chiesa in un grande rinnovamento che si rende possibile solo se si «ama l'Amato», come insegna la liturgia, un amore che porta frutto nella vita di tutti i giorni.
Vorrei aggiungere -- ed è il secondo aspetto del mio intervento -- che questo aiuto alla Chiesa, il professore e poi cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, lo ha dato in tutta una vita di ricerca. Un impegno che ha prodotto oltre un centinaio di volumi e più di 600 articoli. Di tutto questo l'Opera omnia deve dar conto nell'insieme dei sedici volumi previsti. In questo sulla liturgia troviamo raccolti scritti che vanno dal 1964 al 2004.
Questa mole di testi attesta non solo il lavoro dello studioso, ma getta luce anche sulla encomiabile generosità con la quale il professor Joseph Ratzinger ha voluto condividere il frutto delle sue ricerche con un pubblico veramente vasto ed eterogeneo.
La vastità e varietà di interventi, richiesti sia dallo studio teologico, sia dal servizio pastorale, suggerisce un'ulteriore considerazione: dobbiamo essere maggiormente consapevoli -- e anche riconoscenti -- della fatica che hanno dovuto, e dovranno compiere i curatori dell'Opera omnia -- il vescovo di Ratisbona monsignor Gerhard L. Müller, Rudolf Voderholzer e Christian Schaller. Essi infatti devono lavorare molto per offrirci il pensiero di un autore che è uno dei protagonisti della teologia di questi ultimi cinquant'anni.
Un autore che, tra l'altro, ha sviluppato anche un proprio metodo di ricerca che, mentre scava in profondità nel passato, sa dire una parola significativa e originale all'uomo contemporaneo. Un pensiero, dunque, che si raccorda sempre con la vita e i suoi problemi.
Lo sappiamo, il metodo teologico di Joseph Ratzinger parte sempre da una seria e acuta analisi biblica, per passare poi ai Padri della Chiesa -- dei quali possiede una conoscenza molto profonda -- per giungere alla riflessione teologica sistematica. Questo modo di procedere rigoroso non diventa mai una «gabbia» per il pensiero, ma una garanzia per offrire una parola originale e illuminante sul presente.
A questo proposito, vorrei portare solo un esempio, ricavandolo dal volume che presentiamo questa sera. Cito testualmente: «Per il cristianesimo nascente, il confronto con la gnosi significa lo scontro decisivo per la determinazione della propria identità». Ebbene, da questo sintetico squarcio sulla storia della Chiesa delle origini, ecco emergere una stimolante affermazione sull'attualità. Cito ancora: «Anche oggi lo gnosticismo torna a esercitare il suo fascino in molti modi: le religioni dell'Estremo Oriente portano in sé la stessa struttura fondamentale». E aggiunge: «Il Creatore vuole positivamente che il creato esista come qualcosa di buono che gli sta di fronte».
Quindi, non «caduta dall'Infinito», bensì invito rivolto all'uomo a scoprire la propria originalità, perché possa tornare a Dio con «una risposta di libertà e di amore». In questo significativo «campione», si può vedere dischiuso il tratto caratteristico del magistero di Benedetto XVI, che è proprio un continuo appello all'uomo perché riconosca e accolga questa sua vocazione alla pienezza di vita nella verità e nella carità. Libertà e amore hanno il loro fondamento nella capacità stessa dell'uomo di usare bene la ragione.
Ecco allora offrirsi al lettore di questo libro -- Teologia della Liturgia -- con chiarezza e luminosità sorprendente l'immagine di un uomo che può rivolgersi al suo Creatore e dire: «Vieni oggi, Signore, vieni in ciascuno di noi, e vieni anche in questo nostro tempo: visibile, storico, nuovo».

(©L'Osservatore Romano - 28 ottbre 2010)


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Quel teologo che parla a tutti

di Lucetta Scaraffia

Ha senso che una persona priva di una preparazione teologica quale sono io si occupi dell'Opera omnia di uno dei più importanti teologi del nostro tempo, Joseph Ratzinger?
Pur con qualche timore, rispondo: sì, senza alcun dubbio.
Tutta la sua opera, infatti, è rivolta non solo alla ristretta comunità degli specialisti ma a tutti i suoi contemporanei - siano essi credenti o non credenti - e nasce dalle domande che l'epoca attuale sollecita. Sono saggi e libri pensati per tutti noi, che siamo contemporanei di questo grande teologo capace di pensare il nostro tempo e di cercare le risposte che la cultura cristiana può e deve trovare. Si tratta di testi scritti, infatti, con un linguaggio limpido e chiaro, e quindi comprensibile anche ai non addetti ai lavori, i quali vengono trascinati nella lettura perché scoprono risposte a domande inevase da sempre, o che avvertivano confusamente, senza trovare la lucidità per porsele.
Le parole di Ratzinger sono come una luce chiara e paziente, e viene da pensare a quella che John Henry Newman chiamava "luce gentile" (kindly light). Una luce che porta i lettori a fare chiarezza sulle domande fondamentali della vita ripresentate nel modo in cui si pongono oggi. In questo conta certamente il fatto che egli sia stato per anni un professore, abituato quindi a farsi ascoltare da menti giovani, e che a detta di molti testimoni sia stato un professore ottimo.
La pubblicazione dell'opera omnia di Benedetto XVI costituisce quindi un'operazione di grande importanza sul piano culturale, e non solo su quello religioso; anche perché mette in evidenza un carattere particolare del Papa attuale, quello cioè di essere un intellettuale di grande profondità, un uomo che, sul piano teologico, ha profondamente riflettuto sulla funzione della Chiesa e della fede nel suo tempo, un sapiente che cerca di capire sino in fondo il mondo in cui si trova a vivere.
Certamente, un Papa così era necessario in questo momento storico, ed è difficile non riconoscerlo: la modernità, infatti, è soprattutto una crisi di senso, cioè una frattura culturale che comincia dal modo stesso di concepire l'essere umano. Non bastava che la Chiesa cattolica mantenesse il suo ruolo di custode fedele della tradizione; ci voleva un passo in più, un salto di lucidità per trovare il modo di spiegare al mondo contemporaneo il patrimonio della tradizione, e per farlo ci voleva un intellettuale che questo mondo lo comprendesse sino in fondo.
Le opere di Ratzinger sono innanzi tutto la storia di questo processo di comprensione e, soprattutto, la ricerca di una risposta cristiana adeguata alla modernità e alla secolarizzazione. E sono anche la prova che in un momento di crisi religiosa così forte come quello che stiamo vivendo è importante, anzi necessario, che colui che è divenuto la guida visibile della Chiesa riunisca in sé le qualità di pastore con quelle di intellettuale, di teologo, di sapiente.
Attraverso l'Opera omnia abbiamo quindi modo di capire il suo pensiero, comprendendo il quale diventano più chiare le sue scelte e le sue azioni come Pontefice, ma al tempo stesso possiamo in questo modo capire meglio noi stessi, esseri umani travolti dalla modernità, abituati a vivere in una atmosfera culturale che procede ignorando la verità e quindi anche la sua ricerca.
Amore e quindi difesa della Chiesa costituiscono una caratteristica di fondo, nella seconda parte della sua vita, a partire dal 1977: prima come arcivescovo di Monaco e Frisinga, e poi dal 1982 a Roma come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Amore e difesa della Chiesa che non lo inducono mai, però, a un atteggiamento di chiusura difensiva, come invece amano pensare molti, soprattutto i giornalisti. Lo rivela la sua apertura alle domande e ai dubbi, considerati sempre come un momento positivo di crescita.
Sulla fertilità del dubbio come momento necessario per muoversi alla ricerca della verità, Ratzinger ha scritto parole intense e bellissime proprio in quest'opera: "Sul credente pesa la minaccia dell'incertezza, che nei momenti della tentazione gli fa duramente e d'improvviso balenare dinnanzi agli occhi la fragilità del tutto, il quale ordinariamente gli appare invece tanto ovvio". Ma, "come sinora abbiamo riconosciuto che il credente non vive senza problemi, ma è costantemente minacciato dal rischio di precipitare nel nulla, così riconosceremo adesso il mutuo intrecciarsi dei destini umani, giungendo a dover ammettere che nemmeno il non credente conduce un'esistenza perfettamente chiusa in se stessa". Una scoperta della fertilità del dubbio che può portare addirittura a un incontro: "E chissà mai che proprio il dubbio, il quale preserva tanto l'uno quanto l'altro dalla chiusura nel proprio isolazionismo, non divenga il luogo della comunicazione".
Sarebbe questo il rigido difensore della Chiesa e dell'ortodossia pronto a condannare ogni dubbio, come tanto spesso Joseph Ratzinger, prima e dopo l'elezione papale, è stato dipinto? La lettura delle opere permette di dissipare molti luoghi comuni, e di fare interessanti scoperte.
"Niente può diventare retto, se noi non stiamo nel retto ordine con Dio" ci ricorda Ratzinger nel magistrale e toccante commento al Padre Nostro, Solo tornando ad ascoltare e a capire Gesù si possono trovare le risposte vere ai problemi che pone il mondo di oggi.
Proprio per questo motivo, come spiega chiaramente nell'introduzione, il primo volume pubblicato dell'Opera omnia è l'undicesimo, e cioè la raccolta di scritti dedicati alla liturgia: "Prima di tutto Dio: questo ci dice l'iniziare con la liturgia", affermazione che mette in chiaro come tutta l'opera di Ratzinger si deve considerare come un servizio a Dio e alla Chiesa, piuttosto che un esercizio di cultura e di intelligenza individuali. Una fatica intellettuale donata a Dio, come spiega lui stesso con limpida chiarezza: "Non ho mai cercato di creare un mio sistema, una mia particolare teologia. Se proprio si vuole parlare di specificità. Si tratta semplicemente del fatto che mi propongo di pensare insieme con la fede della Chiesa, e ciò significa pensare soprattutto con i grandi pensatori della fede".
La sua opera principale sul tema liturgico, Lo spirito della liturgia, si ricollega fin dal titolo all'opera analoga di Romano Guardini che - scrive Ratzinger nella prefazione - "ha contribuito in modo essenziale a far riscoprire la liturgia nella sua bellezza, nella sua nascosta ricchezza e nella sua importanza lungo i secoli come centro vivificante della Chiesa e come centro della vita cristiana".
E continua: "Come per Guardini, così anche per me non si tratta d'indugiare su discussioni o indagini di natura scientifica, ma di offrire un aiuto per la comprensione della fede e per il giusto compimento della sua fondamentale forma espressiva nella liturgia". Sono dichiarazioni che rivelano il senso del lavoro teologico di Ratzinger, il suo porsi in continuità con la tradizione, a servizio della Chiesa, piuttosto che mirare alla fama scientifica e accademica. Dichiarazioni che sottolineano anche il suo legame con Guardini, rivendicato qui apertamente, in modo unico e particolare all'interno della sua opera.
Questo legame, che si traduce in uno slancio a continuarne l'opera, è evidente in tutti gli scritti di Ratzinger, in tutto il suo lavoro intellettuale. A cominciare dalla tensione verso le domande del presente, come scriveva lo stesso Guardini: "Il nostro tempo è dato a ciascuno di noi come terreno sul quale dobbiamo stare e ci è proposto come compito che dobbiamo eseguire". Poi nella scelta di un linguaggio moderno, molto netto, che arriva immediatamente al cuore delle cose. Un linguaggio che, come ho già sottolineato, non è mai difficile, ma cerca sempre di comunicare nel modo più facile possibile quello che vuole dire. Un linguaggio che non è mai autoreferenziale, non indulge mai a quel gergo che invece è purtroppo così diffuso nella cultura cattolica contemporanea, separandola completamente da quella laica, e che soprattutto non suscita riflessione e quindi vero coinvolgimento personale.
Nelle parole di Ratzinger e di Benedetto XVI non ci sono mai cadute in questo senso, non ci sono banalità, concetti scontati e privi ormai di valore per essere stati ripetuti troppe volte. E la questione del linguaggio è un problema fondamentale per toccare il cuore dei credenti e soprattutto per farsi ascoltare dal resto del mondo, un problema che la Chiesa di oggi può risolvere seguendo l'esempio del Papa.
Ratzinger non si limita solo alla ricerca della comunicazione più comprensibile, ma, continuando il lavoro di Guardini, vuole restituire ai cattolici quella dignità intellettuale che sembrano avere perso, tanto che molti cattolici colti si vergognano addirittura un po' di essere cattolici, fino ad arrivare a pensare che la loro vita intellettuale è una cosa e il loro essere credenti un'altra. Romano Guardini ha rovesciato completamente questo punto di vista scrivendo che, al contrario, essere cattolico permette di avere un punto di vista più ricco nei confronti della realtà, della storia, del pensiero, perché "ogni vero e reale credente è un vivo giudizio sul mondo" in quanto possiede, in parte, anche un punto di vista fuori del mondo: la Weltanschauung cattolica è così "lo sguardo che la Chiesa volge sul mondo, nella fede, dal punto di vista del Cristo vivente e nella pienezza della sua totalità trascendente ogni tipo".
Ne abbiamo una prova anche dal modo in cui Ratzinger affronta i problemi che le biotecnologie pongono al mondo attuale, e di cui egli coglie il senso profondo, quello di rimediare alla debolezza umana, di riscattare l'essere umano dalla sua finitezza. Non è una novità di oggi: in tutte le religioni e sistemi filosofici l'essere umano viene percepito come un essere caduto, condannato alla sua finitezza, per cui redenzione significa "liberazione dalla finitezza, che come tale è il vero peso che grava sul nostro essere".
A un mondo che cerca di liberarsi dalla finitezza con gli strumenti della tecnoscienza, che fa della dipendenza la peggiore umiliazione e nega quindi in questo modo, in nome della totale autonomia individuale, la fede religiosa, il culto divino risponde mostrando quale è la vera via della redenzione, l'unica attraverso la quale l'essere umano può salvarsi. Proprio per questo la liturgia è al centro dell'opera di Ratzinger, il suo cuore, perché "l'adorazione, la giusta modalità del culto, del rapporto con Dio, è costitutiva per la giusta esistenza umana nel mondo".

(©L'Osservatore Romano - 28 ottbre 2010)


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Le opere del teologo Ratzinger

Escono tutti gli scritti del Pontefice: sedici volumi tradotti dal tedesco

di ANDREA GAGLIARDUCCI

Comincia dalla "Teologia della Liturgia" la pubblicazione in italiano dell'opera omnia di Benedetto XVI.
Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana è stato presentato ieri. Insieme è stata presentata un'altra iniziativa editoriale dell'Editrice Vaticana in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede: il libro "Joseph Ratzinger. Opera Omnia. Invito alla Lettura".
Poco più di un centinaio di pagine, curate da Pierluca Azzaro, con interventi importanti: da quello del segretario di Stato Tarcisio Bertone a quello del sottosegretario della presidenza del Consiglio Gianni Letta, passando per Gehrard Muller, vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer e Christian Schaller, curatori dell'edizione tedesca, Lucetta Scaraffia, firma dell'«Osservatore Romano», Antonio Zanardi Landi, ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. Il lavoro di raccolta dell'Opera Omnia nasce in tedesco.
È quella la lingua con cui Ratzinger scrive i suoi libri e ha porta avanti gli studi in teologia. Ogni volume ha l'approvazione del Papa. Il quale ha chiesto che i testi abbiano tutti come autore Joseph Ratzinger, e non Benedetto XVI, per favorire il dibattito accademico sui suoi studi, slegandoli dal dogma dell'infallibilità papale. Significativo che il primo volume dell'Opera Omnia ad essere pubblicato sia in realtà l'undicesimo della serie di sedici. Una scelta che Benedetto XVI ha spiegato nell'introduzione: «Quando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi è stato subito chiaro che vi dovesse valere l'ordine delle priorità del Concilio, e che quindi il primo volume ad uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa è stata per me, fin dalla mia infanzia, l'attività centrale della mia vita».
Tanto che a partire da qui si può comprendere la rivoluzione tranquilla di Benedetto XVI che non riguarda solo la Curia, ma anche il modo di pregare. A piccoli passi, il Papa ha chiesto che il crocifisso fosse posizionato al centro dell'altare, poi ha disposto che chi riceve la comunione dalle sue mani si debba inginocchare, poi ha liberalizzato l'antico rito, un provvedimento controverso all'interno della Chiesa, ma che si inserisce in un disegno di unire l'intera comunità cristiana. «La liturgia è la chiave di volta di questo Papato», afferma il cardinal Bertone, mentre Lucetta Scaraffia definisce le parole del Papa "una luce chiara e gentile", e Gianni Letta ricorda che "il grande teologo non rifugge mai, quando il tema gliene dà occasione, di riflettere sulla questione della corretta trasposizione della fede nella vita pubblica". Tanto che nel 2001, in un discorso a Benevento di fatto profetizza la crisi economica.

© Copyright Il Tempo, 28 ottobre 2010


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Così Ratzinger insegna ad «amare l’Amato»

È «La teologia della liturgia» il primo volume dell’«opera omnia». Il cardinale Bertone: «Il Pontefice ha voluto che la raccolta sistematica dei suoi scritti seguisse l’ordine delle priorità del Vaticano II»

DA ROMA SALVATORE MAZZA

L’ obiettivo è quello «di aiutare la Chiesa in un grande rinnovamento che si rende pos sibile solo se si 'ama l’Amato', come in segna la liturgia, un amore che porta frutto nella vi ta di tutti i giorni».
È questa la prospettiva in cui si muove «La teologia della liturgia», «primo e fon damentale » volume dell’ Opera omnia di Joseph Ratzinger, edita dalla Libreria editrice vaticana, co sì come l’ha inquadrata il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.
Il libro, assieme al manuale « Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura » curato da Pierluca Azzaro, è stato presentato ieri pomeriggio a Roma presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, presente l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, e con gli interventi di Gianni Letta, sottosegretario al la Presidenza del Consiglio, Christian Schaller, di rettore vicario dell’Istituto «Benedetto XVI» di Ratisbona, e Lucetta Scaraffia, dell’università «La Sapienza» di Roma.
Bertone, in particolare, ha mes so in risalto come, nell’accettare a suo tempo di raccogliere tutti i suoi scritti in maniera sistemati ca, aveva ben chiaro «che doveva valere l’ordine delle priorità seguito dal Concilio e che quindi al l’inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sul la liturgia».
Benedetto XVI, infatti, ammettendo al l’inizio del suo Pontificato che in quelli preceden ti «la recezione del Concilio si è svolta in modo piut tosto difficile» per il fatto che «due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno liti gato tra loro», ha proposto riflessioni obiettive che «non sono sfociate in recriminazioni o lamenti, bensì hanno suscitato ulteriori domande e dato voce al bisogno di offrire una sintesi, forse ancora em brionale, delle molte difficoltà vissute dalla Chiesa in questi ultimi decenni».
Un confronto, per il porporato, «ancora in atto» tra l’ermeneutica della «rottura» e quella della «conti nuità », come ha detto il Papa «con la consueta tra sparenza, semplicità e chiarezza che lo contraddi stinguono, così da farsi capire non solo dagli stu diosi, ma da tutta l’opinione pubblica». Ma il Con cilio Vaticano II (sono le parole di papa Ratzinger nel discorso del 20 dicembre 2005, citato da Berto ne) «se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giu sta ermeneutica, può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rin novamento della Chiesa».
Secondo Letta, nei suoi molti interventi papa Rat zinger ha saputo «mostrare quanto sia errata l’i dea, maturata in alcuni ambienti del primo socia lismo, per la quale la parola solidarietà diveniva la nuova, razionale e realmente efficace risposta al problema sociale proprio perché in contrapposi zione alla caritas , all’idea cristiana di amore». Per ché «oscurato il legame che unisce la creatura al Creatore – ha detto citando una conferenza tenu ta nel 2001 dall’allora cardinale Ratzinger – svani sce anche ciò che in ultimo legittima l’idea di di gnità umana; e col venir meno di essa, è tolta alla retta convivenza civile la fonte alla quale si abbe vera, al sistema democratico la pietra angolare sul quale si regge».
Del resto, ha osservato Scaraffia, «in tutte le reli gioni e sistemi filosofici l’essere umano viene per cepito come un essere caduto, condannato alla sua finitezza», per cui redenzione significa «liberazio ne dalla finitezza, che come tale è il vero peso che grava sul nostro essere». Ma «a un mondo che cer ca di liberarsi dalla finitezza con gli strumenti del la tecnoscienza, che fa della dipendenza la peg giore umiliazione e nega quindi in questo modo, in nome della totale autonomia individuale», il cri stianesimo presentato da Ratzinger «risponde mo strando quale è la vera via della redenzione, l’uni ca attraverso la quale l’essere umano può salvarsi».

© Copyright Avvenire, 28 ottobre 2010


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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