00 8/24/2009 9:27 PM
Dal blog di Lella...

Musiche in chiesa, scattano le nuove direttive del Papa. Colonne sonore al setaccio

Genova città laboratorio per valutare i brani da eseguire a messa

Bruno Viani

IL CARDINALE Angelo Bagnasco presidente dei vescovi italiani, ha costituito nell'arcidiocesi genovese una commissione «per l'orientamento e la formazione degli operatori musicali» che oggi - nel cuore dell'estate - sta muovendo i primi passi.
I componenti sono i tre maestri della Cappella musicale di San Lorenzo e due sacerdoti d'esperienza, il vicario episcopale per il Culto Divino - monsignor Ruggero Dalla Mutta - e il direttore dell'istituto diocesano di musica sacra di Genova, don Piero Milanesi.
E dietro all'apparenza di un pool di esperti destinato a lavorare nell'ombra per addetti ai lavori, si nasconde invece una svolta. Ovvero, la decisione - seguendo le indicazioni di Papa Ratzinger - di mettere ordine nelle colonne sonore delle celebrazioni, oggi in gran parte affidate all'estro dei parroci.
È un confronto che si apre tra tante anime, come si è visto al funerale di Fernanda Pivano: prima di tutto tra il mondo laico - con le sue richieste di libertà - e il mondo cattolico che rivendica il diritto, all'interno delle sue celebrazioni, di non accogliere composizioni ritenute "fuori posto".
Ma il confronto si può allargare all'infinito: può diventare - a un primo sguardo - contrapposizione tra la Chiesa di Giovanni Paolo e quella di Papa Ratzinger, tra (più o meno severi) tutori dell'ortodossia e parroci innamorati di chitarre e battimani. La colonna sonora delle celebrazioni, infatti, non è un elemento secondario: anche i grandi scismi sono stati segnati da musiche e autori che ne hanno tradotto l'anima in note.
Arrivando a oggi: passato progressista contro presente restauratore?
«È vero che ogni Papa, così come ogni sacerdote, ha la sua personalità - risponde monsignor Ruggero Dalla Mutta, vicario dell'arcivescovo per le celebrazioni liturgiche a Genova - ma certamente già Giovanni Paolo II, negli ultimi anni, aveva deciso di mettere ordine per evitare l'esecuzione di brani da lui definiti "sciatti". A Papa Wojtyla si deve anche un celebre testo scritto per denunciare un lungo elenco di abusi liturgici in tutti i campi, la "Redentionis Sacramentum" del 2004».
Come dire: se Ratzinger ha reintrodotto la possibilità delle celebrazioni secondo il rituale in latino, la svolta per i riti ordinari era stata voluta già dal Papa globtrotter, modernissimo per tanti aspetti, eppure per nulla disposto a lasciare alle scelte dei singoli preti la solennità delle messe.
Genova - dove è nato e si è formato monsignor Guido Marini, oggi maestro delle cerimonie del pontefice - diventa così , nei fatti, un laboratorio nazionale. E la commissione di «orientamento e formazione» voluta dal cardinale Bagnasco si trasforma in uno spazio di elaborazione per gli input che partono dal Vaticano. «La liturgia è come lo spartito per un organista - riprende Dalla Mutta - ognuno ci mette la propria anima e dà una interpretazione, è giusto e necessario che sia così, ma guai se il musicista cambiasse le note».
E la liturgia cattolica è fatta anche di formulari cadenzati da musiche e canti liturgici. «Molti parroci in realtà fanno ciò che vogliono, ma esistono delle regole e dei repertori precisi ai quali attingere». In chiesa si possono anche tenere concerti, ma le regole della Cei dicono che si possono eseguire solo brani liturgici o di ispirazione religiosa. E durante le celebrazioni le regole sono più severe.
«La musica e il canto liturgico nascono dalla preghiera, devono portare alla preghiera e sono essi stessi preghiera - dice monsignor Guido Marini, cerimoniere del Papa - questo è lo spirito alla base delle scelte. Il canto proprio della liturgia cattolica è il gregoriano, ma esiste anche una polifonia sacra, pienamente ammessa, e un repertorio più popolare che ha diritto di cittadinanza nell'ambiente liturgico ma deve avere caratteristiche di religiosità nelle musiche e nei testi».
Come dire: un conto è una messa e un conto è un concerto, non è questione di valori ma di peculiarità e di sostanza.
Resta la zona più indefinita della musica popolare e dei criteri per stabilire l'ammissione o la bocciatura senza appello, almeno per quello che riguarda l'esecuzione in chiesa.
«Il repertorio è in aggiornamento continuo - riprende monsignor Dalla Mutta - ogni nuovo brano per essere ammesso deve passare attraverso un esame della Conferenza episcopale italiano, noi a Genova abbiano adottato lo stesso repertorio che è in uso nell'arcidiocesi di Torino».

© Copyright Il Secolo XIX, 23 agosto 2009


[Edited by Paparatzifan 8/24/2009 9:27 PM]
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