00 1/25/2009 6:53 PM
Dal blog di Lella...

E anche Oltretevere cresce il malumore: «Si nega l’operato di Wojtyla e Paolo VI»

CITTA’ DEL VATICANO - Il superiore dei lefebvriani, monsignor Fellay, ha subito espresso «gratitudine filiale» a Benedetto XVI per la revoca della scomunica. Il decreto papale, a suo dire, «sarà un bene per tutta la Chiesa». Fellay ha scritto in una nota: «La nostra Fraternità desidera poter aiutare sempre più il Papa a portare rimedio alla crisi senza precedenti che scuote attualmente il mondo cattolico e che Giovanni Paolo II aveva designato come stato di 'apostasia silenziosa'».

Di tutt’altra opinione sono autorevoli prelati di curia che, dietro anonimato, fanno presente che il rientro dei lefebvriani non sarà a costo zero.

Anche se il gesto è animato dalla volontà di arrivare all’unità, le conseguenze dell’ingresso degli ultra-tradizionalisti che «non credono al Vaticano II» e che si sono battuti per la riabilitazione della messa in latino secondo il rito antico, porterà «inevitabilmente qualche scompenso». Gli esperti di liturgia appaiono più che scettici e concordano. «Mi chiedo - fa sapere un prelato - a che prezzo avverrà il rientro. Temo che consoliderà quello che fino a due anni fa era solo un rito straordinario. L’ingresso dei lefebvriani non potrà che minare il cammino fatto dal Vaticano II. Inoltre è come disconoscere l’operato di Paolo VI e di Giovanni Paolo II». Papa Montini fece il possibile per comprendere il gesto di monsignor Lefebvre, mentre Papa Wojtyla, prima di arrivare alla decisione di scomunicarlo, promosse una specie di inchiesta interna presso l’episcopato, arrivando all’indulto del 1984. «Il gesto di Papa Ratzinger provocherà una certa destabilizzazione - aggiunge un cardinale -. Farà esplodere ancora di più la corsa all’antico rito creando ulteriori disagi a livello teologico e pastorale nelle parrocchie».
La cancellazione della scomunica è arrivata dopo una lunghissima trattativa tra la Santa Sede e monsignor Fellay. Quest’ultimo in una lettera a Benedetto XVI il 15 dicembre formulava la richiesta di rientrare nei ranghi. «Siamo fermamente determinati di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa (...). Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative». Del Vaticano II, però, nessun esplicito riferimento. Forse non è un caso.
F.GIA.

© Copyright Il Messaggero, 25 gennaio 2009


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