00 2/24/2009 9:29 PM
Dal blog di Lella...

In Inghilterra la stampa vicina all’episcopato diffama un sacerdote che applica il motu proprio

In Inghilterra e Galles, come i lettori di questo sito ormai sanno bene (se volete ripassare, leggete ad esempio qui, qui e qui), esiste uno degli episcopati più refrattari alla riforma liturgica (e non solo) di Papa Benedetto, a partire dall’uscente arcivescovo di Westminster, card. Murphy o’ Connor, che per inciso non è nemmeno tra i peggiori.

Nei sobborghi di Londra, diocesi di Southwark, un parroco più intraprendente e coraggioso degli altri ha pensato opportuno di applicare, semplicemente, il motu proprio del Papa.
La domenica, pertanto, celebra quattro Messe (numero normale in molte parrocchie), delle quali tre in inglese, ovviamente col messale di Paolo VI, ed una solenne in rito antico.

Manco a farlo apposta, la Messa straordinaria piace e riscuote un franco successo. Non solo, ma il Parroco, il cui nome è Tim Finigan (foto in alto), gestisce un blog seguitissimo (ha da poco totalizzato un milione di visite) il cui titolo 'papista' è già programmatico: The Hermeneutic of Continuity.

Sconcerto e spavento nei ranghi progressisti che, ormai l’abbiamo imparato, sono costituiti da (pochi) fedeli dai 60 in su e da (tanti) chierici invecchiati, fermi col cervello agli anni Settanta. Hanno quindi pensato di sferrare un attacco, delegando il lavoro ‘sporco’ (e vedremo che lo è davvero) al periodico The Tablet, che fu glorioso, ed è oggi invece la stanca cassa di risonanza dei soliti propugnatori del sacerdozio femminile, del relativismo dogmatico (Maria una vergine? Favolette…), della creatività liturgica.

E così nell’ultimo numero del Tablet è apparso un odioso articolo contro l’ottimo Padre Finigan dal titolo significativo “Quella non era la mia messa” (leggilo per intero qui): l’articolista narra di aver raccolto la voce di protesta di 9 (nove!) parrocchiani, per lo più ex ministri straordinari dell’Eucarestia e lettori ora “congedati” (ecco perché hanno il dente avvelenato...), che non si ritrovano con quella messa in latino e sono costretti (oh sacrificio!) a cambiare orario per ritrovare la loro amata messa ordinaria. “In quella che una volta era una Parrocchia piacevolmente tipica”, elegizza The Tablet “non ci sono più ministri straordinari dell’Eucarestia, sono state installate balaustre e il parroco lascia intendere che preferisce la comunione in ginocchio e sulla lingua. La comunione non viene usualmente offerta nelle due specie”. Il tono è di chi voglia descrivere un campo di rovine.

Ma fin qui siamo ancora nel campo di un lecito dissenso, la cui motivazione è anche candidamente confessata nell’articolo: “I critici temono che la loro parrocchia diventi una bandiera per il rito tridentino” (eccola, la vera paura dei progressisti: del Tablet e della parte di clero che lo sostiene). Poi però si sferra un ingiustificabile colpo basso, laddove l'articolista insinua, con la più bella tecnica della calunnia (“la calunnia è un venticello…”), irregolarità finanziarie del Parroco attaccato, che sperpererebbe i soldi per gli arredi della Chiesa, naturalmente superflui agli occhi dei criptoprotestanti. Ecco che cosa scrive: “Ci sono state lamentele [..] per le spese per arredi tridentini e altri orpelli clericali, l’assenza di un consiglio parrocchiale e la mancanza di rendiconto ai fedeli di come viene speso il denaro della questua”.

Questo attacco è talmente vile, ingiustificato e privo di uno straccio di prova, che è ricaduto pesantemente sugli attaccanti: Damian Thompson pubblica la lettera al direttore del Tablet di un collaboratore di quella stessa rivista, l’affermato compositore cattolico James MacMillan, il quale si lamenta di quell’articolo definendolo “una vergogna” che ha “sfortunatamente toccato nuovi fondi che pensavo non avrei mai visto in una pubblicazione cristiana”.
“Tutto il tono è irrispettoso, foriero di danno e opportunistico, privo di senso palpabile di carità cristiana”. Il punto in cui si insinuano irregolarità finanziarie, prosegue il compositore, è anche querelabile. E conclude “possano i parrocchiani di N.S. del Rosario trovare nel loro cuore la forza di perdonarvi e pregare per voi”.

Morale: c'è una sede arcivescovile da occupare, un sacerdote che a rischio di vili attacchi si sforza di applicare la volontà del Papa e che, in una Chiesa normale, sarebbe già diventato vescovo da tempo, come scrive Thompson. Sa evangelizzare, visto che il suo blog ha già raggiunto più di un milione di lettori (quanti altri sacerdoti godono di tanto seguito?). E, soprattutto, non ha sicuramente cadaveri nell'armadio, perché altrimenti Tablet e compari li avrebbero già tirati tutti fuori (aggiungendovi anche qualcosa in più di inventato), per il gusto di diffamarlo.

Che cosa si aspetta dunque a nominare Padre Finigan nuovo Arcivescovo di Westminster?

Da Messainlatino.it


Che vergogna... povera Chiesa!!!!
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Papa Ratzi Superstar









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