00 6/1/2009 10:36 PM
Dal blog di Lella...

LUNEDÌ 1 GIUGNO 2009

"LA MESSA DEL PAPA? IN PUGLIA E' FUORILEGGE"

Pubblichiamo questo interessantissimo articolo tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 31 Maggio 2009, che illustra la situazione drammatica dell'applicazione del Motu Proprio in Puglia.

di Anna Langone

E’ l’unico nell’Arcidiocesi a celebrarla, uno dei pochi in Puglia e punta il dito contro i vescovi che la osteggiano. Lui è don Guglielmo Fichera, parroco di San Luigi, la parrocchia dove si celebra la messa di S. Pio V, cioè secondo il messale romano promulgato da Giovanni XXIII nel 1962 e riportata in auge da Papa Benedetto XVI con il “Motu proprio” del 14 settembre 2007. In Puglia la messa di S. Pio V è fuorilegge: «Così hanno deciso i vescovi - spiega il sacerdote - mi domando se il Santo Padre che verrà a S. Giovanni Rotondo il 21 giugno sa che i vescovi che andranno a baciargli l’anello sono ostili al suo Motu proprio». Eppure il Vaticano aveva già censurato l’atteggiamento di alcuni presuli: a settembre 2008, mons. Camillo Perl, segretario della Commissione pontificia Ecclesia Dei, aveva dichiarato che erano poche le messe di S. Pio V celebrate in Italia a causa del boicottaggio dei vescovi. «Da allora - dice don Guglielmo - la situazione è peggiorata. Ora già solo parlarne costituisce una violazione del diritto acquisito sia dei preti che dei fedeli laici. Un atteggiamento di rifiuto a priori, di ostilità preconcetta, che si riversa non solo sul Motu proprio, ma anche sul Papa stesso: se infatti il provvedimento del Papa non fosse importante, perchè il Santo padre avrebbe liberalizzato la messa tradizionale?». L’uso del rito romano, va detto, è facoltativo, ma la messa di S. Pio V è posta come libera scelta, di chi la chiede o di chi desidera parteciparvi, da parte del prete e dei fedeli. Eppure, anche in Puglia «I vescovi hanno raggiunto un qualche accordo per boicottare o addirittura vietare, in molte diocesi - puntualizza don Guglielmo - la celebrazione della messa di S. Pio V. La strategia è quella di non parlare ufficialmente del Motu proprio, per poi parlarne male o boicottarlo ufficiosamente, ritenendo (bonariamente) che il Papa si sia sbagliato, che il suo provvedimento sarebbe addirittura contro il Concilio». Don Guglielmo va oltre: «Sembra che sempre dietro le quinte i preti vengano scoraggiati, anche solo a proporre di celebrarla, o vengano ricattati con la “prospettiva” di emarginarli dalla pastorale. E poi vengono bocciate richieste di gruppi laici, ignorate le testimonianze di giovani entusiasti di questa messa». Cosa accade in concreto? «Alcuni vescovi - è la risposta - hanno ingiunto di creare difficoltà, del tipo “non c’è il messale, mancano i paramenti, la messa è solo per chi ha studiato il latino”, oppure hanno adottato norme restrittive, come nella Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Altri vescovi hanno indicato chiaramente la propria intransigenza, un terzo gruppo è orientato a fare concessioni, ma col contagocce. Soltanto un’esigua e lodevole minoranza, in cui rientrano i vescovi di Foggia Bari e Lecce, ha permesso che sia reso applicativo il Motu proprio». Che fare? «Chi vuole protestare, presenti ricorso alla Commissione Ecclesia Dei, Palazzo del Sant’Ufficio, 00120 Città del Vaticano, al telefono 06/69885213».

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Fino a quando dovremo sopportare questi atti di disubbidienza vescovile??????


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