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    00 1/5/2011 3:29 PM
    RINUNCE E NOMINE




    RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI WARSZAWA-PRAGA (POLONIA)

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di Warszawa-Praga (Polonia), presentata da S.E. Mons. Stanisław Kędziora, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.



    NOMINA DEL VESCOVO DI CAPE PALMAS (LIBERIA) NOMINA DEL VESCOVO DI CAPE PALMAS (LIBERIA)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo della diocesi di Cape Palmas (Liberia) il Rev.do Mons. Andrew Jagaye Karnley, del clero di Monrovia, già Amministratore Apostolico sede vacante dell’Arcidiocesi di Monrovia.

    Rev.do Mons. Andrew Jagaye Karnley
    Il Rev.do Mons. Andrew Jagaye Karnley è nato il 29 aprile 1967 a Jawejeh, arcidiocesi di Monrovia. Dopo gli studi elementari nella scuola cattolica della sua parrocchia, ha compiuto gli studi secondari alla Our Lady of Fatima High School di Cape Palmas, ed è entrato nel Seminario Minore diocesano Pope John XXIII Minor Seminary (1982-1986). In seguito ha compiuto gli studi di Filosofia nel Seminario Maggiore di Gbarnga, e quelli di Teologia nel Seminario Maggiore di Cape Coast in Ghana. È stato ordinato sacerdote il 9 luglio 1995.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1995-1996: Vicario parrocchiale della Our Lady of Lourdes Parish; 1996-1998: Vice-Rettore e poi Rettore del Seminario Minore Queen of Apostles di Monrovia; 1998-2000: Parroco della Immacolate Conception Parish, in Monrovia; 2000-2005: Rettore del Seminario St. Charles Lwanga Pre-Major Seminary; 2005-2009: Amministratore Apostolico sede vacante dell’Arcidiocesi di Monrovia. Dal 2009 è a Roma, dove studia Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana.



    NOMINA DEL VESCOVO DI PARANAVAÍ (BRASILE)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Paranavaí (Brasile) il Rev.do Mons. Geremias Steinmetz, del clero della diocesi di Palmas-Francisco Beltrão, finora Vicario Generale della medesima diocesi.

    Rev.do Mons. Geremias Steinmetz
    Il Rev.do Mons. Steinmetz è nato il 26 febbraio 1965 a Sulina, nella diocesi di Palmas-Francisco Beltrão, Stato di Paraná. Dopo gli studi superiori compiuti nel Seminario São João Maria Vianey a Palmas, ha studiato Filosofia nella Facoltà Filosofica di Palmas e Teologia presso l’ITESC – Instituto Teológico de Santa Catarina a Florianópolis. Ha ottenuto la Licenza in Sacra Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma.
    Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 9 febbraio 1991 ed è stato incardinato nella diocesi di Palmas-Francisco Beltrão, nella quale ha svolto gli incarichi seguenti: Vicario parrocchiale della Cattedrale Senhor Bom Jesus (1991-1993); Parroco della Parrocchia Nossa Senhora Aparecida (1993-1995) e della Parrocchia di Cristo Rei (1998-2001); Rettore del Seminario diocesano di Filosofia in Francisco Beltrão (2002-2006).
    Dal 1999 è Docente all’Istituto di Teologia nell’arcidiocesi di Cascavel; dal 2006 è Vicario Generale, Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale e Coordinatore dell’Azione Evangelizzatrice diocesana.



    NOMINA DI AUSILIARE DI BORDEAUX (FRANCIA) NOMINA DI AUSILIARE DI BORDEAUX (FRANCIA)

    Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Bordeaux (Francia) il Rev.do Mons. Laurent Dognin, del clero della diocesi di Nanterre, finora Vicario Generale, assegnandogli la sede titolare vescovile di Macriana di Mauritania.

    Rev.do Mons. Laurent Dognin
    Mons. Laurent Dognin è nato il 3 gennaio 1953 a Parigi. Dopo gli studi secondari al Collegio cattolico "Stanislas", è entrato nel Seminario di Saint-Sulpice a Issy-les-Moulineaux, dove ha percorso tutta la sua formazione al sacerdozio.
    È stato ordinato sacerdote il 15 giugno 1980 per la diocesi di Nanterre.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: vice-Parroco della parrocchia Saint-Justin a Levallois (1980-1986); vice-Parroco della parrocchia Sainte-Geneviève a Asnière, di cui è divenuto in seguito Parroco (1986-1997) e contemporaneamente, dal 1988 al 1990, Delegato regionale del FRAT di Lourdes ; Parroco delle parrocchie Saint-Pierre e Saint-Jacques a Neuilly e Decano (1997-2006) e, nello stesso tempo, dal 2003 al 2006 Vicario Episcopale per il settore Centre.
    Dal 2006 è Vicario Generale, Responsabile per il servizio dei laici incaricati di missione, Responsabile per l’insegnamento cattolico e Responsabile per la vita religiosa. Dal 2002 al 2007 è stato anche Responsabile regionale della fraternità sacerdotale Jesus caritas per l’Ile-de-France e la Haute-Normandie; e dal 2006 per l’Europa.



    NOMINA DELL’OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO LE ORGANIZZAZIONI E GLI ORGANISMI DELLE NAZIONI UNITE PER L’ALIMENTAZIONE E L’AGRICOLTURA (F.A.O., I.F.A.D. E P.A.M.)

    Il Santo Padre ha nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O., I.F.A.D. e P.A.M.) S.E. Mons. Luigi Travaglino, Arcivescovo tit. di Lettere, Nunzio Apostolico.

    S.E. Mons. Luigi Travaglino
    S.E. Mons. Luigi Travaglino è nato a Brusciano (Napoli) il 6 settembre 1939. È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1962 e incardinato a Nola. È laureato in Diritto Canonico.
    Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede nel 1970, ha prestato la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Bolivia, Etiopia, Portogallo, Scandinavia, Zaire, El Salvador, Olanda, Grecia e, infine, presso la Segreteria di Stato.
    È stato nominato Delegato Apostolico in Sierra Leone, il 4 aprile 1992.
    È stato nominato Pro-Nunzio Apostolico in Guinea, il 23 aprile 1992.
    È stato nominato Pro-Nunzio Apostolico in Gambia e in Liberia, il 7 novembre 1992.
    È stato nominato Nunzio Apostolico in Nicaragua, il 2 maggio 1995.
    È stato trasferito alla Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, il 30 ottobre 2001.
    Conosce la lingua francese, spagnola, inglese e portoghese.



    NOMINA DEL SOTTO-SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

    Il Papa ha nominato Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum" il Rev.do Mons. Segundo Tejado Muñoz, della diocesi di Roma, Officiale del medesimo Dicastero.



    NOMINA DI MEMBRI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

    Il Santo Padre ha nominato Membri del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione gli Eminentissimi Signori Cardinali: Christoph Schönborn, Arcivescovo di Wien (Austria); Angelo Scola, Patriarca di Venezia (Italia); George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia); Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagreb (Croazia); Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Monterrey (Messico); Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile); William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; e gli Eccellentissimi Monsignori: Claudio Maria Celli, Arcivescovo tit. di Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; Nikola Eterović, Arcivescovo tit. di Cibale, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; Pierre-Marie Carré, Arcivescovo Coadiutore di Montpellier (Francia); Timothy Michael Dolan, Arcivescovo di New York (Stati Uniti d'America); Robert Zollitsch, Arcivescovo di Freiburg im Breisgau (Germania); Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto (Italia); Bernard Longley, Arcivescovo di Birmingham (Gran Bretagna); André-Joseph Léonard, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, Malines-Bruxelles (Belgio); Adolfo González Montes, Vescovo di Almería (Spagna); Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia (Italia).



    NOMINA DI MEMBRI E DI CONSULTORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI

    Il Santo Padre ha nominato Membri Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari gli Em.mi Cardinali: George PELL, Arcivescovo di Sydney (Australia); Jean-Baptiste PHAM MINH MÂN, Arcivescovo di Thàn-Phô Hô Chí Minh (Viêt-Nam); Stanisław DZIWISZ, Arcivescovo di Kraków (Polonia); gli Ecc.mi Monsignori: Bernard Blasius MORAS, Arcivescovo di Bangalore (India); Patricio H. ALO, Vescovo di Mati (Filippine); Rafael PALMERO RAMOS, Vescovo di Orihuela-Alicante (Spagna); Stefan REGMUNT, Vescovo di Zielona Góra-Gorzów (Polonia); Luis Artemio FLORES CALZADA, Vescovo di Valle de Chalco (Messico); il Rev.do Padre Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi; i Rev.di Fratelli: Donatus FORKAN, O.H., Priore Generale dell'Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Dio; Mario BONORA, P.S.D.P., Presidente dell'Ospedale "Sacro Cuore Don Calabria" di Negrar (Verona) e Presidente Nazionale dell'Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari - ARIS (Italia); le Rev.de Suore: Maria Maurizia Giovanna BIANCUCCI, R.S.V., Superiora Generale della Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del S. Volto di N.S. Gesù Cristo; Maria Luisa COLOMBO, S.D.C., delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret; gli Ill.mi Signori: Prof. Gian Carlo CESANA, Membro del Comitato Scientifico della Scuola di Direzione in Sanità della Regione Lombardia; Prof. Andrea RICCARDI, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio (Italia); Dott. José María Simón CASTELLVÍ, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici - F.I.A.M.C. (Spagna); Dott. Piero URODA, Presidente della Federazione Internazionale Farmacisti Cattolici - F.I.P.C. (Italia); Gent.ma Signora Marylee J. MEEHAN, Presidente del Comitato Internazionale Cattolico delle Infermiere e Assistenti Medico-Sociali - C.I.C.I.A.M.S. (U.S.A.).

    Il Papa ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari gli Ecc.mi Monsignori: Domenico CALCAGNO, Arcivescovo-Vescovo emerito di Savona-Noli, Segretario dell'A.P.S.A. e Presidente del F.A.S. (Città del Vaticano); Piergiuseppe VACCHELLI, Arcivescovo tit. di Minturno, Segretario Aggiunto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie; Luis Francisco LADARIA FERRER, Arcivescovo tit. di Tibica, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede; Peter LIU CHENG-CHUNG, Arcivescovo-Vescovo di Kaohsiung (Taiwan); Jean LAFFITTE, Vescovo tit. di Entrevaux, Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia; i Rev.di: Mons. Livio MELINA, Preside del Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" per Studi su Matrimonio e Famiglia (Italia); Mons. Andrea Pio CRISTIANI, Fondatore del Movimento "Shalom" (Italia); Mons. Krzysztof Józef NYKIEL, Officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede; Mons. Jacques SUAUDEAU, Officiale della Pontificia Accademia per la Vita; Pierre Jean WELSCH, Assistente Ecclesiastico della Federazione Internazionale dei Farmacisti Cattolici - F.I.P.C. (Belgio); il Rev.do P. Maurizio Pietro FAGGIONI, O.F.M., Assistente Ecclesiastico Internazionale della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici - F.I.A.M.C. (Italia); gli Ill.mi Signori: Prof. Domenico ARDUINI, Direttore della Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell'Università di Tor Vergata - Roma; Prof. Filippo Maria BOSCIA, Presidente della "Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici" - S.I.B.C.E. (Italia); Prof. Vincenzo BUONOMO, Decano della Facoltà di Diritto Civile della Pontificia Università Lateranense; Prof. Christoph VON RITTER, Direttore della "RoMed Klinik Prien am Chiemsee" (Germania); Prof. John M. HAAS, Presidente del "National Catholic Bioethics Center" di Philadelphia (U.S.A.); Prof. Jean-Marie LE MÉNÉ, Presidente della "Fondation Jérôme Lejeune" di Parigi (Francia); Prof. Massimo PETRINI, Professore Ordinario e Vice-Preside dell'Istituto Internazionale in Teologia Pastorale Sanitaria "Camillianum" (Italia); Prof. Jacek RYSZ, Professore alla Facoltà di Medicina dell'Università di Łódz (Polonia); Dott. Roberto SEGA, Direttore del Reparto di Medicina Generale I al Presidio Ospedaliero di Vimercate (Italia); Prof. Antonio G. SPAGNOLO, Direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore in Roma; Prof. Stanisław SZCZEPAN GÓŹDŹ, Direttore dell'ospedale di Oncologia di Kielce (Polonia); Dott. Mario R. ANGI, Responsabile del Servizio di Oftalmologia Preventiva dell'Università di Padova (Italia); Dott. Marco BREGNI, Direttore dell'Unità Operativa Oncologia Medica Ospedale S. Giuseppe in Milano; Dott. Daniel A. CABEZAS GOMEZ, Psichiatra presso l'Ospedale "Fatebenefratelli" all'Isola Tiberina in Roma; Dott. Augusto MOSCA, Dirigente Medico presso la Divisione di Urologia dell'Ospedale "CTO" in Roma; Dott. Fabio RODIA, Sostituto Direttore della II Divisione di Ortopedia all'Ospedale "CTO" in Roma; Gent.me Signore: Prof.ssa Kuo-Inn TSOU, Preside della Facoltà di Medicina dell'Università Cattolica Fu Jen, di Taipei (Taiwan); Dott.ssa Rosa MEROLA, Psicologa dell'Istituto Penitenziario Rebibbia in Roma.



    NOMINA DI MEMBRO ORDINARIO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

    Il Santo Padre ha nominato Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze l'Illustrissimo Professore Miguel A.L. Nicolelis, Professore di Neuroscienze presso la Duke University di Durham, NC (U.S.A.).

    Prof. Miguel A.L. Nicolelis
    Il Prof. Miguel A.L. Nicolelis è nato nel 1961 a São Paulo (Brasile) ed ha conseguito la laurea in medicina e il dottorato di ricerca in Neurofisiologia all'Università di São Paulo. È Professore di Neuroscienze, Neurobiologia, Ingegneria Biomedica e Psicologia all'Università di Duke (Durham, NC, U.S.A.), Codirettore del Centro di Neuroingegneria di Duke; Confondatore e Direttore scientifico dell'Istituto Internazionale Lily Safra per le Neuroscienze a Natal (Brasile).
    È stato un pioniere nello sviluppo e nell'implementazione di un nuovo metodo neurofisiologico, conosciuto oggi come registrazioni croniche, multi-siti con multi-elettrodi, aprendo un nuovo campo nell'ambito della ricerca neurofisiologica. In particolare, questo nuovo ambito si concentra sulla misurazione dell'attività neuronale simultanea e delle interazioni di grandi popolazioni di neuroni su tutto il cervello. Benché sia conosciuto soprattutto per i suoi studi pionieristici sulle Interfacce Cervello Macchina e le Protesi Neurali con pazienti umani o primati non umani, egli ha anche sviluppato un approccio integrativo allo studio delle malattie neurologiche e psichiatriche, incluso il morbo di Parkinson, l'epilessia, la schizofrenia e i disturbi connessi con la deficienza di attenzione. Ha lavorato anche nel campo della plasticità sensoriale, del gusto, del sonno, delle ricompense e dell'apprendimento. I suoi lavori hanno influenzato la ricerca di base e quella applicata nell'ambito dell'informatica, della robotica e dell'ingegneria biomedica.
    È membro delle Accademie Francese e Brasiliana di Scienze, autore di oltre 150 manoscritti e curatore di numerose pubblicazioni, fra libri e numeri di riviste speciali, ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

















    L’UDIENZA GENERALE



    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato ancora sul tempo liturgico del Natale.
    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


    CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle!

    Sono lieto di accogliervi in questa prima Udienza generale del nuovo anno e di tutto cuore porgo a voi e alle vostre famiglie fervidi auguri. Il Signore del tempo e della storia guidi i nostri passi sulla via del bene e conceda a ciascuno abbondanza di grazia e prosperità. Ancora circondati dalla luce del Santo Natale, che ci invita alla gioia per la venuta del Salvatore, siamo oggi alla vigilia dell’Epifania, in cui celebriamo la manifestazione del Signore a tutte le genti. La festa del Natale affascina oggi come una volta, più di altre grandi feste della Chiesa; affascina perché tutti in qualche modo intuiscono che la nascita di Gesù ha a che fare con le aspirazioni e le speranze più profonde dell’uomo. Il consumismo può distogliere da questa interiore nostalgia, ma se nel cuore c’è il desiderio di accogliere quel Bambino che porta la novità di Dio, che è venuto per donarci la vita in pienezza, le luci degli addobbi natalizi possono diventare piuttosto un riflesso della Luce che si è accesa con l’incarnazione di Dio.

    Nelle celebrazioni liturgiche di questi giorni santi abbiamo vissuto in modo misterioso ma reale l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo e siamo stati illuminati ancora una volta dalla luce del suo fulgore. Ogni celebrazione è presenza attuale del mistero di Cristo e in essa si prolunga la storia della salvezza. A proposito del Natale, il Papa san Leone Magno afferma: "Anche se la successione delle azioni corporee ora è passata, come è stato ordinato in anticipo nel disegno eterno…, tuttavia noi adoriamo continuamente lo stesso parto della Vergine che produce la nostra salvezza" (Sermone sul Natale del Signore 29,2), e precisa: "perché quel giorno non è passato in modo tale che sia anche passata la potenza dell’opera che allora fu rivelata" (Sermone sull’Epifania 36,1). Celebrare gli eventi dell’incarnazione del Figlio di Dio non è semplice ricordo di fatti del passato, ma è rendere presenti quei misteri portatori di salvezza. Nella Liturgia, nella celebrazione dei Sacramenti, quei misteri si rendono attuali e diventano efficaci per noi, oggi. Ancora san Leone Magno afferma: "Tutto ciò che il Figlio di Dio fece e insegnò per riconciliare il mondo, non lo conosciamo soltanto nel racconto di azioni compiute nel passato, ma siamo sotto l’effetto del dinamismo di tali azioni presenti" (Sermone 52,1).

    Nella Costituzione sulla sacra liturgia, il Concilio Vaticano II sottolinea come l’opera della salvezza realizzata da Cristo continua nella Chiesa mediante la celebrazione dei santi misteri, grazie all’azione dello Spirito Santo. Già nell’Antico Testamento, nel cammino verso la pienezza della fede, abbiamo testimonianze di come la presenza e l’azione di Dio sia mediata attraverso i segni, ad esempio, quello del fuoco (cfr Es 3,2ss; 19,18). Ma a partire dall’Incarnazione avviene qualcosa di sconvolgente: il regime di contatto salvifico con Dio si trasforma radicalmente e la carne diventa lo strumento della salvezza: "Verbum caro factum est", "il Verbo si fece carne", scrive l’evangelista Giovanni e un autore cristiano del III secolo, Tertulliano, afferma: "Caro salutis est cardo", "la carne è il cardine della salvezza" (De carnis resurrectione, 8,3: PL 2,806).

    Il Natale è già la primizia del "sacramentum-mysterium paschale", è cioè l’inizio del mistero centrale della salvezza che culmina nella passione, morte e risurrezione, perché Gesù comincia l’offerta di se stesso per amore fin dal primo istante della sua esistenza umana nel grembo della Vergine Maria. La notte di Natale è quindi profondamente legata alla grande veglia notturna della Pasqua, quando la redenzione si compie nel sacrificio glorioso del Signore morto e risorto. Lo stesso presepio, quale immagine dell’incarnazione del Verbo, alla luce del racconto evangelico, allude già alla Pasqua ed è interessante vedere come in alcune icone della Natività nella tradizione orientale, Gesù Bambino venga rappresentato avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia che ha la forma di un sepolcro; un’allusione al momento in cui Egli verrà deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo e messo in un sepolcro scavato nella roccia (cfr Lc 2,7; 23,53). Incarnazione e Pasqua non stanno una accanto all’altra, ma sono i due punti chiave inseparabili dell’unica fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio Incarnato e Redentore. Croce e Risurrezione presuppongono l’Incarnazione. Solo perché veramente il Figlio, e in Lui Dio stesso, "è disceso" e "si è fatto carne", morte e risurrezione di Gesù sono eventi che risultano a noi contemporanei e ci riguardano, ci strappano dalla morte e ci aprono ad un futuro in cui questa "carne", l’esistenza terrena e transitoria, entrerà nell’eternità di Dio. In questa prospettiva unitaria del Mistero di Cristo, la visita al presepio orienta alla visita all’Eucaristia, dove incontriamo presente in modo reale il Cristo crocifisso e risorto, il Cristo vivente.

    La celebrazione liturgica del Natale, allora, non è solo ricordo, ma è soprattutto mistero; non è solo memoria, ma anche presenza. Per cogliere il senso di questi due aspetti inscindibili, occorre vivere intensamente tutto il Tempo natalizio come la Chiesa lo presenta. Se lo consideriamo in senso lato, esso si estende per quaranta giorni, dal 25 dicembre al 2 febbraio, dalla celebrazione della Notte di Natale, alla Maternità di Maria, all’Epifania, al Battesimo di Gesù, alle nozze di Cana, alla Presentazione al Tempio, proprio in analogia con il Tempo pasquale, che forma un’unità di cinquanta giorni, fino alla Pentecoste. La manifestazione di Dio nella carne è l’avvenimento che ha rivelato la Verità nella storia. Infatti, la data del 25 dicembre, collegata all’idea della manifestazione solare – Dio che appare come luce senza tramonto sull’orizzonte della storia –, ci ricorda che non si tratta solo di un’idea, quella che Dio è la pienezza della luce, ma di una realtà per noi uomini già realizzata e sempre attuale: oggi, come allora, Dio si rivela nella carne, cioè nel "corpo vivo" della Chiesa peregrinante nel tempo, e nei Sacramenti ci dona oggi la salvezza.

    I simboli delle celebrazioni natalizie, richiamati dalle Letture e dalle preghiere, danno alla liturgia di questo Tempo un senso profondo di "epifania" di Dio nel suo Cristo-Verbo incarnato, cioè di "manifestazione" che possiede anche un significato escatologico, orienta cioè agli ultimi tempi. Già nell’Avvento le due venute, quella storica e quella alla fine della storia, erano direttamente collegate; ma è in particolare nell’Epifania e nel Battesimo di Gesù che la manifestazione messianica si celebra nella prospettiva delle attese escatologiche: la consacrazione messianica di Gesù, Verbo incarnato, mediante l’effusione dello Spirito Santo in forma visibile, porta a compimento il tempo delle promesse e inaugura i tempi ultimi.

    Occorre riscattare questo Tempo natalizio da un rivestimento troppo moralistico e sentimentale. La celebrazione del Natale non ci propone solo degli esempi da imitare, quali l’umiltà e la povertà del Signore, la sua benevolenza e amore verso gli uomini; ma è piuttosto l’invito a lasciarci trasformare totalmente da Colui che è entrato nella nostra carne. San Leone Magno esclama: "il Figlio di Dio … si è congiunto a noi e ha congiunto noi a sé in modo tale che l’abbassamento di Dio fino alla condizione umana divenisse un innalzamento dell’uomo fino alle altezze di Dio" (Sermone sul Natale del Signore 27,2). La manifestazione di Dio è finalizzata alla nostra partecipazione alla vita divina, alla realizzazione in noi del mistero della sua incarnazione. Tale mistero è il compimento della vocazione dell’uomo. Ancora san Leone Magno spiega l’importanza concreta e sempre attuale per la vita cristiana del mistero del Natale: "le parole del Vangelo e dei Profeti … infiammano il nostro spirito e ci insegnano a comprendere la Natività del Signore, questo mistero del Verbo fatto carne, non tanto come un ricordo di un avvenimento passato, quanto come un fatto che si svolge sotto i nostri occhi… è come se ci venisse ancora proclamato nella solennità odierna: «Vi do l’annunzio di una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore che è il Cristo Signore»" (Sermone sul Natale del Signore 29,1). Ed aggiunge: "Riconosci, cristiano, la tua dignità, e, fatto partecipe della natura divina, bada di non ricadere, con una condotta indegna, da tale grandezza, nella primitiva bassezza" (Sermone 1 sul Natale del Signore, 3).

    Cari amici, viviamo questo Tempo natalizio con intensità: dopo aver adorato il Figlio di Dio fatto uomo e deposto nella mangiatoia, siamo chiamati a passare all’altare del Sacrificio, dove Cristo, il Pane vivo disceso dal cielo, si offre a noi quale vero nutrimento per la vita eterna. E ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi, alla mensa della Parola e del Pane di Vita, ciò che abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo fatto carne, annunciamolo con gioia al mondo e testimoniamolo generosamente con tutta la nostra vita. Rinnovo di cuore a tutti voi e ai vostri cari sentiti auguri per il Nuovo Anno e vi auguro una buona festività dell’Epifania.



    SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


    ○ Sintesi della catechesi in lingua francese

    Chers Frères et Sœurs,

    Je vous accueille avec joie en ce début d’année et vous présente mes vœux fervents pour vous et vos familles. Encore tout environnés de la joie de Noël et fascinés par cette fête, nous sentons tous que la naissance de Jésus a un lien avec les aspirations les plus profondes de l’homme. La manifestation de Dieu dans la chair est l’événement qui a révélé la Vérité dans l’histoire. Au cours des célébrations liturgiques, nous avons vécu de façon mystérieuse mais réelle l’entrée du Fils de Dieu dans le monde. Chaque célébration est présence actuelle du mystère du Christ et en elle se prolonge l’histoire du salut : le mystère célébré devient efficace pour nous, aujourd’hui. Dans l’Ancien Testament, des signes manifestaient la présence et l’action de Dieu. A partir de l’Incarnation, le contact salvifique avec Dieu se transforme radicalement et de façon bouleversante : la chair elle-même devient « pivot » du salut. Le Verbe s’est fait chair ! Et la crèche annonce déjà Pâques car le Fils de Dieu incarné est le Rédempteur. Dans cette perspective unitaire du Mystère du Christ, la visite à la crèche oriente vers l’Eucharistie où nous rencontrons le Christ vivant, crucifié et ressuscité, présent sous un mode réel. Chers amis, puissions-nous découvrir qu’aujourd’hui comme alors, Dieu se révèle et nous donne le salut dans la chair, c'est-à-dire son « corps vivant » de l’Eglise pérégrinant dans le temps et dans les sacrements!

    Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier le groupe des étudiants de l’Institut des Hautes Etudes sur les Nations Unies de Marseille et le groupe des séminaristes de l’Archidiocèse de Paris accompagnés par le Cardinal André Vingt-Trois. A la suite des Mages vous êtes venus adorer l’Enfant. Que la lumière du Sauveur vous éclaire et vous renouvelle pour porter l’Evangile aux Nations. Bonne année à tous !


    ○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

    Dear Brothers and Sisters,

    In this first Audience of the New Year, on the eve of the Solemnity of the Epiphany of the Lord, I offer my prayerful best wishes to you and your families. The Church’s celebration of these days of Christmas is not only a remembrance of things past, but a joyful experience of Christ’s enduring presence in our lives and in our world. In Jesus, the Word Incarnate, our salvation is accomplished in the flesh. Jesus’ humbling of himself, beginning with his conception in the womb of the Virgin Mary, will find its fullest expression in the paschal mystery of his death and resurrection. Our appreciation of the deep bond uniting the Incarnation and the Redemption naturally draws us from the contemplation of the Child Jesus in the Crib to the adoration of his real presence in the sacrament of the Eucharist. The liturgical celebrations of this holy season, from Christmas through the Epiphany to the Baptism of the Lord, challenge us to be completely transformed by the Son of God who became man so that we might attain our ultimate human fulfilment by sharing in his glorious divine life.

    I am pleased to greet the students and professors from the University of Helsinki. My warm greetings also go to the seminarians of the Pontifical College Josephinum. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience I invoke God’s blessings of joy and peace today and throughout the coming year!


    ○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

    Liebe Brüder und Schwestern!

    Die ersten Tage des neuen Jahres sind noch ganz erfüllt vom Glanz des Weihnachtsfestes. In der Liturgie haben wir das Eintreten des Sohnes Gottes in die Welt geheimnisvoll und zugleich wirklich erfahren. Die Menschwerdung Gottes zu feiern ist nicht bloßes Erinnern an ein vergangenes Ereignis, sondern darin werden die Geheimnisse des Heils gegenwärtig. In der Liturgie, in der Feier der Sakramente sind sie heute für uns wirksam da. »Das Wort ist Fleisch geworden«, heißt es im Prolog des Johannesevangeliums. Mit der Menschwerdung des göttlichen Wortes geschieht etwas ganz Neues in der Beziehung zwischen Gott und Mensch. Gott wohnt unter den Menschen, ist selbst einer von uns. Die Menschheit des Sohnes Gottes, sein Fleisch ist Werkzeug des Heils. Tertullian, ein Kirchenschriftsteller des dritten Jahrhunderts, sagt: »Das Fleisch ist der Angelpunkt des Heils« (De carnis resurrectione 8,2). Mit Weihnachten bricht schon das Geheimnis unseres Heils an, das im Leiden, im Tod und in der Auferstehung Christi gipfelt. Die Krippe ist der Beginn und weist bereits auf das Kreuz hin. So sind Weihnachten und Ostern die zwei untrennbaren Punkte des Glaubens an Jesus Christus, den menschgewordenen Erlöser. In ihm ist Gott im Fleisch erschienen und hat seine Wahrheit in der Geschichte offenbart. Auch heute offenbart sich Gott im Fleisch, das heißt im lebendigen Leib der Kirche und in den Sakramenten als Zeichen unseres Heils. Er kommt zu uns und lädt uns ein, uns umwandeln zu lassen, damit wir an seinem göttlichen Leben teilnehmen. Hier liegt das Geheimnis von Weihnachten, das auch in uns Wirklichkeit werden will.

    Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Weihnachten offenbart uns die Liebe Gottes zu uns Menschen und zeigt uns zugleich unsere Würde als Kinder Gottes, als Familie Gottes. Nehmen wir also das Angebot seiner Liebe an, leben wir in Gemeinschaft mit ihm und so in einer tieferen Gemeinschaft auch untereinander. Der Herr schenke euch allen seinen Segen und ein gutes neues Jahr.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En esta primera audiencia de un nuevo año, seguimos inmersos en la luz de la Navidad, una fiesta que sigue fascinando, porque en ella se intuye de alguna manera que el nacimiento de Jesús está relacionado con las aspiraciones y esperanzas más profundas del hombre. Las celebraciones litúrgicas de estos días nos han permitido vivir de un modo misterioso pero real la entrada del Hijo de Dios en el mundo, ya que éstas no son un simple recuerdo de algo pasado, sino que hacen presente esos misterios de gracia. La Navidad es ya la primicia del misterio pascual. La Cruz y la Resurrección presuponen la Encarnación, en la que la carne se convierte en instrumento de la salvación. En esta perspectiva unitaria del Misterio de Cristo, la visita al pesebre orienta hacia la Eucaristía, en donde encontramos realmente presente a Cristo crucificado y resucitado. La Navidad no nos propone sólo unos ejemplos para imitar, sino que nos invita a dejarnos transformar por Aquel que ha asumido nuestra carne. La manifestación de Dios tiene como finalidad nuestra participación en la vida divina, la realización en nosotros del misterio de su Encarnación.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española aquí presentes. En particular, a los peregrinos de España, México, y de otros países latinoamericanos. Os exhorto a vivir con intensidad el misterio del nacimiento del Hijo de Dios, a anunciarlo con alegría al mundo, y dar testimonio de su amor con vuestra vida. Asimismo, os renuevo de corazón mis mejores deseos para este Año Nuevo, así como una feliz fiesta de la Epifanía. Muchas gracias.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

    Queridos irmãos e irmãs,

    O tempo do Natal nos causa um fascínio particular porque se relaciona com as aspirações e esperanças mais profundas do coração humano. Nas recentes celebrações litúrgicas, vivenciamos, de modo misterioso - mas real - a vinda do Filho de Deus no mundo. Com efeito, celebrar os eventos da encarnação do Filho de Deus não é fazer uma simples recordação de fatos do passado, mas é tornar presente os mistérios que trazem a nossa salvação. Neste sentido, o Natal é o começo do mistério central da salvação – a Páscoa - pois, ao encarnar-se, Jesus dá início ao oferecimento de si mesmo, que culmina com a sua paixão, morte e ressurreição. Assim sendo, a celebração do Natal não somente nos propõe exemplos a serem imitados, como a humildade e pobreza do nosso Salvador, mas, acima de tudo, é um convite para que nos deixemos transformar totalmente por aquele que assumiu a nossa carne.

    Saúdo com profunda amizade os peregrinos de língua portuguesa presentes nesta Audiência, particularmente os fiéis vindos do Brasil. Neste início de ano, invoco sobre todos vós as luzes e bênçãos do Céu, para que possais anunciar e testemunhar alegremente, com palavras e obras, a vinda do Verbo que se fez carne. Ide em paz!



    SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


    ○ Saluto in lingua polacca

    Serdecznie witam Polaków przybyłych na pierwszą w Nowym Roku audiencję. Wpatrzeni w Jezusa złożonego w żłóbku, umiejmy dostrzec Jego obecność w Eucharystii. Przyjmujmy Go szczerym i otwartym sercem. Głośmy światu Jego Ewangelię, bądźmy Jego świadkami. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

    [Do un cordiale saluto ai Polacchi giunti per questa prima Udienza Generale di quest’Anno Nuovo. Con lo sguardo fisso sul Bambino Gesù che giace nella mangiatoia sappiamo scorgere la Sua presenza nell’Eucaristia. AccogliamoLo con cuore aperto e sincero. Annunciamo al mondo il suo Vangelo, siamo i suoi testimoni. Sia lodato Gesù Cristo.]


    ○ Saluto in lingua croata

    Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike! Gospodin, koji nas je obradovao svojim pohodom, neka vas danas, uoči Bogojavljenja, sačuva postojanima u vjeri i djelotvornima u ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!

    [Saluto con gioia tutti i pellegrini Croati. Il Signore che ci ha rallegrato con la sua venuta, vi custodisca oggi, alla vigilia dell’Epifania, saldi nella fede e nell’amore operoso. Siano lodati Gesù e Maria!]


    ○ Saluto in lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli di Caravaggio, la delegazione delle Associazioni sportive di Trani, i rappresentanti dell’Associazione PUER, di Roma. Tutti esorto a rinsaldare con entusiasmo il generoso impegno di testimonianza evangelica.

    Saluto infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Domani, solennità dell’Epifania del Signore, ricorderemo il cammino dei Magi verso Cristo, guidati dalla luce della stella. Il loro esempio, cari giovani, alimenti in voi il desiderio di incontrare Gesù e di trasmettere a tutti la gioia del suo Vangelo; conduca voi, cari ammalati, ad offrire al Bambino di Betlemme i vostri dolori e le sofferenze, resi preziosi dalla fede; costituisca per voi, cari sposi novelli, costante stimolo a rendere le vostre famiglie "piccole chiese", accoglienti dei segni misteriosi di Dio e del dono della vita.

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    00 1/6/2011 12:52 AM
    VISITA DEL SANTO PADRE AL POLICLINICO "AGOSTINO GEMELLI" DI ROMA IN OCCASIONE DELLA SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA


    Questo pomeriggio il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita al Policlinico "Agostino Gemelli" di Roma, in occasione della Solennità dell’Epifania.
    Al Suo arrivo, alle ore 17.15, è accolto dal Cardinale Vicario Agostino Vallini, dal Delegato per l’assistenza religiosa negli Ospedali di Roma, S.E. Mons. Armando Brambilla, dal Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Prof. Lorenzo Ornaghi, dal Direttore Amministrativo dell’Università, Prof. Marco Elefanti, dal Preside della Facoltà, Prof. Rocco Bellantone, dal Direttore della Sede di Roma, Dr. Giancarlo Furnari, dall’Assistente Ecclesiastico Generale, Mons. Sergio Lanza e dal Direttore del Policlinico, Prof. Cesare Catananti.
    Quindi il Santo Padre sale in ascensore al 5° piano, al Reparto di Pediatria, dove è accolto dal Direttore, il Prof. Costantino Romagnoli. Dopo aver visitato i locali del Centro per la cura dei bambini con spina bifida, il Santo Padre saluta i piccoli pazienti ospitati nelle stanze del reparto, e passa infine al Reparto di Terapia intensiva per l’assistenza neonatale.
    Il Papa raggiunge poi in ascensore il 7° piano, per una breve visita all’ambulatorio dell’Istituto Scientifico Internazionale "Paolo VI" per la ricerca, la diagnosi e la terapia della sterilità coniugale, dove è accolto dal Direttore, Prof. Riccardo Marana.
    Subito dopo il Santo Padre Benedetto XVI scende nella hall del Policlinico per incontrare i bambini ospiti dei vari Reparti del centro pediatrico, con i genitori e il personale medico. Dopo il canto dei bambini e il saluto di una piccola degente, il Papa rivolge ai presenti alcune parole.
    Alle ore 19, dopo aver salutato personalmente tutti i bambini offrendo a ciascuno di loro un dono natalizio, il Santo Padre lascia il Policlinico Gemelli per far rientro in Vaticano.
    Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa pronuncia nel corso della Visita:


    PAROLE DEL SANTO PADRE

    Signor Cardinale,
    cari Sacerdoti,
    Autorità Accademiche, Dirigenti, Personale medico e paramedico,
    cari bambini, genitori, amici!

    Perché sono venuto qui, in mezzo a voi, oggi, giorno in cui iniziamo a celebrare la Solennità dell’Epifania? Prima di tutto per dire grazie. Grazie a voi bambini che mi avete accolto: voglio dirvi che vi voglio bene e che vi sono vicino con la mia preghiera e il mio affetto, anche per darvi forza nell’affrontare la malattia. Vorrei ringraziare poi i vostri genitori, i parenti, i Dirigenti e tutto il personale del Policlinico, che con competenza e carità si prendono cura della sofferenza umana; in particolare vorrei ringraziare l’équipe di questo reparto di Pediatria e del Centro per la cura dei bambini con spina bifida. Benedico le persone, l’impegno e questi ambienti in cui si esercita in modo concreto l’amore verso i più piccoli e i più bisognosi.

    Cari bambini e ragazzi, ho voluto venire a trovarvi anche per fare un po’ come i Magi, che celebriamo in questa Festa dell’Epifania: essi portarono a Gesù dei doni - oro, incenso e mirra - per manifestargli adorazione e affetto. Oggi vi ho portato anch’io qualche regalo, proprio perché sentiate, attraverso un piccolo segno, la simpatia, la vicinanza, l’affetto del Papa. Ma vorrei che tutti, adulti e bambini, in questo tempo di Natale, ricordassimo che il più grande regalo l’ha fatto Dio a ciascuno di noi.

    Guardiamo nella grotta di Betlemme, nel presepe, chi vediamo? Chi incontriamo? C’è Maria, c’è Giuseppe, ma soprattutto c’è un bambino, piccolo, bisognoso di attenzione, di cure, di amore: quel bambino è Gesù, quel bambino è Dio stesso che ha voluto venire sulla terra per mostrarci quanto ci vuole bene, è Dio che si è fatto come voi bambino per dirvi che vi è sempre accanto e per dire a ciascuno di noi che ogni bambino porta il suo volto.

    Ora, prima di concludere, non posso non estendere un cordiale saluto a tutto il personale e a tutti i degenti di questo grande Ospedale. Incoraggio le diverse iniziative di bene e di volontariato, come pure le istituzioni che qualificano l’impegno al servizio della vita, penso in particolare, in questa circostanza, all’Istituto Scientifico Internazionale "Paolo VI", finalizzato a promuovere la procreazione responsabile.

    Grazie ancora a tutti! Il Papa vi vuole bene!

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    00 1/6/2011 3:30 PM
    CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE

    Alle ore 10 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI celebra la Santa Messa nella Basilica Vaticana.
    Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annunzio del giorno della Pasqua, che quest’anno si celebra il 24 aprile:


    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle,

    nella solennità dell’Epifania la Chiesa continua a contemplare e a celebrare il mistero della nascita di Gesù salvatore. In particolare, la ricorrenza odierna sottolinea la destinazione e il significato universali di questa nascita. Facendosi uomo nel grembo di Maria, il Figlio di Dio è venuto non solo per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia (cfr Mt 2,1-12) che la Chiesa ci invita oggi a meditare e a pregare. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che essi, giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano: "Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo" (v. 2). Che genere di persone erano, e che specie di stella era quella? Essi erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di "leggere" negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini "in ricerca" di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la "firma" di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare. Forse il modo per conoscere meglio questi Magi e cogliere il loro desiderio di lasciarsi guidare dai segni di Dio è soffermarci a considerare ciò che essi trovarono, nel loro cammino, nella grande città di Gerusalemme.

    Anzitutto incontrarono il re Erode. Certamente egli era interessato al bambino di cui parlavano i Magi; non però allo scopo di adorarlo, come vuole far intendere mentendo, ma per sopprimerlo. Erode è un uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere solo un rivale da combattere. In fondo, se riflettiamo bene, anche Dio gli sembra un rivale, anzi, un rivale particolarmente pericoloso, che vorrebbe privare gli uomini del loro spazio vitale, della loro autonomia, del loro potere; un rivale che indica la strada da percorrere nella vita e impedisce, così, di fare tutto ciò che si vuole. Erode ascolta dai suoi esperti delle Sacre Scritture le parole del profeta Michea (5,1), ma il suo unico pensiero è il trono. Allora Dio stesso deve essere offuscato e le persone devono ridursi ad essere semplici pedine da muovere nella grande scacchiera del potere. Erode è un personaggio che non ci è simpatico e che istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua brutalità. Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa di Erode anche in noi? Forse anche noi, a volte, vediamo Dio come una sorta di rivale? Forse anche noi siamo ciechi davanti ai suoi segni, sordi alle sue parole, perché pensiamo che ponga limiti alla nostra vita e non ci permetta di disporre dell’esistenza a nostro piacimento? Cari fratelli e sorelle, quando vediamo Dio in questo modo finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti, perché non ci lasciamo guidare da Colui che sta a fondamento di tutte le cose. Dobbiamo togliere dalla nostra mente e dal nostro cuore l’idea della rivalità, l’idea che dare spazio a Dio sia un limite per noi stessi; dobbiamo aprirci alla certezza che Dio è l’amore onnipotente che non toglie nulla, non minaccia, anzi, è l’Unico capace di offrirci la possibilità di vivere in pienezza, di provare la vera gioia.

    I Magi poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti che sanno tutto sulle Sacre Scritture, che ne conoscono le possibili interpretazioni, che sono capaci di citarne a memoria ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per chi vuole percorrere la via di Dio. Ma, afferma sant’Agostino, essi amano essere guide per gli altri, indicano la strada, ma non camminano, rimangono immobili. Per loro le Scritture diventano una specie di atlante da leggere con curiosità, un insieme di parole e di concetti da esaminare e su cui discutere dottamente. Ma nuovamente possiamo domandarci: non c’è anche in noi la tentazione di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro ricchissimo e vitale per la fede della Chiesa, più come un oggetto per lo studio e la discussione degli specialisti, che come il Libro che ci indica la via per giungere alla vita? Penso che, come ho indicato nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, dovrebbe nascere sempre di nuovo in noi la disposizione profonda a vedere la parola della Bibbia, letta nella Tradizione viva della Chiesa (n. 18), come la verità che ci dice che cosa è l’uomo e come può realizzarsi pienamente, la verità che è la via da percorrere quotidianamente, insieme agli altri, se vogliamo costruire la nostra esistenza sulla roccia e non sulla sabbia.

    E veniamo così alla stella. Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda è stata oggetto di discussione tra gli astronomi. Keplero, ad esempio, riteneva che si trattasse di una "nova" o una "supernova", cioè di una di quelle stelle che normalmente emanano una luce debole, ma che possono avere improvvisamente una violenta esplosione interna che produce una luce eccezionale. Certo, cose interessanti, ma che non ci guidano a ciò che è essenziale per capire quella stella. Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua "firma" nella creazione; sapevano che "i cieli narrano la gloria di Dio" (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi, sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi. L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere. Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non dovremmo lasciarci limitare la mente da teorie che arrivano sempre solo fino a un certo punto e che – se guardiamo bene – non sono affatto in concorrenza con la fede, ma non riescono a spiegare il senso ultimo della realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna.

    Erode, gli esperti delle Scritture, la stella. Ma seguiamo il cammino dei Magi che giungono a Gerusalemme. Sopra la grande città la stella sparisce, non si vede più. Che cosa significa? Anche in questo caso dobbiamo leggere il segno in profondità. Per quegli uomini era logico cercare il nuovo re nel palazzo reale, dove si trovavano i saggi consiglieri di corte. Ma, probabilmente con loro stupore, dovettero costatare che quel neonato non si trovava nei luoghi del potere e della cultura, anche se in quei luoghi venivano offerte loro preziose informazioni su di lui. Si resero conto, invece, che, a volte, il potere, anche quello della conoscenza, sbarra la strada all’incontro con quel Bambino. La stella li guidò allora a Betlemme, una piccola città; li guidò tra i poveri, tra gli umili, per trovare il Re del mondo. I criteri di Dio sono differenti da quelli degli uomini; Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma nell’umiltà del suo amore, quell’amore che chiede alla nostra libertà di essere accolto per trasformarci e renderci capaci di arrivare a Colui che è l’Amore. Ma anche per noi le cose non sono poi così diverse da come lo erano per i Magi. Se ci venisse chiesto il nostro parere su come Dio avrebbe dovuto salvare il mondo, forse risponderemmo che avrebbe dovuto manifestare tutto il suo potere per dare al mondo un sistema economico più giusto, in cui ognuno potesse avere tutto ciò che vuole. In realtà, questo sarebbe una sorta di violenza sull’uomo, perché lo priverebbe di elementi fondamentali che lo caratterizzano. Infatti, non sarebbero chiamati in causa né la nostra libertà, né il nostro amore. La potenza di Dio si manifesta in modo del tutto differente: a Betlemme, dove incontriamo l’apparente impotenza del suo amore. Ed è là che noi dobbiamo andare, ed è là che ritroviamo la stella di Dio.

    Così ci appare ben chiaro anche un ultimo elemento importante della vicenda dei Magi: il linguaggio del creato ci permette di percorrere un buon tratto di strada verso Dio, ma non ci dona la luce definitiva. Alla fine, per i Magi è stato indispensabile ascoltare la voce delle Sacre Scritture: solo esse potevano indicare loro la via. E’ la Parola di Dio la vera stella, che, nell’incertezza dei discorsi umani, ci offre l’immenso splendore della verità divina. Cari fratelli e sorelle, lasciamoci guidare dalla stella, che è la Parola di Dio, seguiamola nella nostra vita, camminando con la Chiesa, dove la Parola ha piantato la sua tenda. La nostra strada sarà sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può darci. E potremo anche noi diventare stelle per gli altri, riflesso di quella luce che Cristo ha fatto risplendere su di noi. Amen.












    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS



    Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana in occasione della Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


    PRIMA DELL’ANGELUS PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Celebriamo oggi l’Epifania, la manifestazione di Gesù a tutte le genti, rappresentate dai Magi, che giunsero a Betlemme dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei, la cui nascita essi avevano conosciuto dall’apparire di una nuova stella nel cielo (cfr Mt 2,1-12). In effetti, prima dell’arrivo dei Magi, la conoscenza di questo avvenimento era andata poco al di là della cerchia familiare: oltre che a Maria e a Giuseppe, e probabilmente ad altri parenti, esso era noto ai pastori di Betlemme, i quali, udito il gioioso annuncio, erano accorsi a vedere il bambino mentre ancora giaceva nella mangiatoia. La venuta del Messia, l’atteso delle genti predetto dai Profeti, rimaneva così inizialmente nel nascondimento. Finché, appunto, giunsero a Gerusalemme quei misteriosi personaggi, i Magi, a domandare notizie del "re dei Giudei", nato da poco. Ovviamente, trattandosi di un re, si recarono al palazzo reale, dove risiedeva Erode. Ma questi non sapeva nulla di tale nascita e, molto preoccupato, convocò subito i sacerdoti e gli scribi, i quali, sulla base della celebre profezia di Michea (cfr 5,1), affermarono che il Messia doveva nascere a Betlemme. E infatti, ripartiti in quella direzione, i Magi videro di nuovo la stella, che li guidò fino al luogo dove si trovava Gesù. Entrati, si prostrarono e lo adorarono, offrendo doni simbolici: oro, incenso e mirra. Ecco l’epifania, la manifestazione: la venuta e l’adorazione dei Magi è il primo segno della singolare identità del figlio di Dio, che è anche figlio della Vergine Maria. Da allora cominciò a propagarsi la domanda che accompagnerà tutta la vita di Cristo, e che in vari modi attraversa i secoli: chi è questo Gesù?

    Cari amici, questa è la domanda che la Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini: chi è Gesù? Questa è l’ansia spirituale che spinge la missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo mistero d’amore. L’Epifania preannuncia l’apertura universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce di Cristo e annunciando la sua Parola. I cristiani sono chiamati ad imitare il servizio che fece la stella per i Magi. Dobbiamo risplendere come figli della luce, per attirare tutti alla bellezza del Regno di Dio. E a quanti cercano la verità, dobbiamo offrire la Parola di Dio, che conduce a riconoscere in Gesù "il vero Dio e la vita eterna" (1 Gv 5,20).

    Ancora una volta, sentiamo in noi una profonda riconoscenza per Maria, la Madre di Gesù. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa che dona al mondo la luce di Cristo: è la Stella dell’evangelizzazione. "Respice Stellam", ci dice san Bernardo: guarda la Stella, tu che vai in cerca della verità e della pace; volgi lo sguardo a Maria, e Lei ti mostrerà Gesù, luce per ogni uomo e per tutti i popoli.



    DOPO L’ANGELUS DOPO L’ANGELUS

    Rivolgo di cuore il mio saluto e i più fervidi auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che domani celebreranno il Santo Natale. La bontà di Dio, apparsa in Gesù Cristo, Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza e la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella prova.

    Ricordo poi che l’Epifania è la Giornata Missionaria dei Bambini, proposta dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia. Tanti bambini e ragazzi, organizzati nelle parrocchie e nelle scuole, formano una rete spirituale e di solidarietà per aiutare i loro coetanei più in difficoltà. È molto bello e importante che i bambini crescano con una mentalità aperta al mondo, con sentimenti di amore e di fraternità, superando l’egocentrismo e il consumismo. Cari bambini e ragazzi, con la vostra preghiera e il vostro impegno voi collaborate alla missione della Chiesa. Vi ringrazio per questo e vi benedico!

    Je suis heureux de vous saluer, chers pèlerins de langue française ! En la solennité de l’Épiphanie, nous contemplons le Verbe Incarné comme notre Sauveur et notre Roi. Rendons-lui grâce pour les signes de sa présence et les marques de sa grâce dans nos vies, et marchons allègrement vers la claire vision de sa splendeur éternelle. Que la Vierge Marie, sa Mère, nous y accompagne ! Bonne fête à tous !

    I greet all the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. On this, the Solemnity of the Epiphany, the Church rejoices in the revelation of Jesus Christ as the light of all peoples. May the light of Christ’s glory fill you and your families with joy, strengthen Christians everywhere in their witness to the Gospel, and lead all mankind to the fullness of truth and life which God alone can give. Upon all of you, and in a special way upon the children present, I invoke the Lord’s abundant blessings!

    Ganz herzlich heiße ich am heutigen Fest der Erscheinung des Herrn die deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Das Evangelium berichtet uns von Sterndeutern aus dem Osten, die sich aufmachen, Jesus, den neugeborenen König, zu suchen, um ihn anzubeten. Obwohl sie dem Herrn großzügige Gaben überbringen, ziehen sie selbst als Reichbeschenkte und voll innerer Freude in ihre Heimat zurück. Christus allein kann die tiefste Sehnsucht unseres Herzens stillen. Machen wir uns auf, ihn immer wieder zu suchen, um so von seiner Gnade und Liebe erfüllt zu werden. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Festtag.

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, y en particular a la Iglesia en Nicaragua que hoy conmemora el cincuenta aniversario de "Radio Católica". Les aliento a seguir difundiendo con fidelidad el mensaje del Evangelio. Celebramos hoy la Solemnidad de la Epifania. En la imagen de los Magos de Oriente, la Iglesia contempla a todos los pueblos de la tierra que reconocen a Jesús como Señor de las naciones. Siguiendo el ejemplo de la Virgen María, que acogió con fe a su Hijo, abrid vuestros corazones a la Palabra divina, para que guiados por su luz, salgáis al encuentro de quienes están necesitados de amor y misericordia. Feliz fiesta para todos!

    Pozdrawiam serdecznie Polaków. Szczególne pozdrowienie kieruję do uczestników Orszaku Trzech Króli, który przechodzi ulicami Warszawy, Krakowa, Poznania i Gdańska. Idąc za Bożym światłem, wspólnie oddajecie hołd wcielonemu Słowu, które objawiło się narodom. Niech ten Orszak będzie znakiem jedności rodzin i społeczeństw w codziennym poszukiwaniu Chrystusa i w dawaniu współczesnemu światu świadectwa o Jego miłości. Niech Bóg wam błogosławi!

    [Saluto cordialmente i Polacchi. Un particolare saluto rivolgo ai partecipanti del Corteo dei Re Magi, che percorre le strade di Varsavia, di Cracovia, di Poznan e di Gdansk. Seguendo la luce divina, insieme rendete omaggio al Verbo incarnato, il quale si è rivelato ai popoli. Sia questo Corteo segno dell’unità delle famiglie e delle società nella quotidiana ricerca di Cristo e nel dare la testimonianza del suo amore al mondo contemporaneo. Dio vi benedica!]

    Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani dell’Oratorio San Vittore di Verbania e i partecipanti al corteo storico-folcloristico, che quest’anno è animato dalle famiglie di Città di Castello e dell’Alta Valle del Tevere. A tutti auguro una buona festa dell’Epifania.

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    RINUNCE E NOMINE



    RINUNCIA DEL VESCOVO DI SAN MARCO ARGENTANO-SCALEA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di San Marco Argentano-Scalea (Italia), presentata da S.E. Mons. Domenico Crusco, in conformità al can. 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

    Il Papa ha nominato Vescovo di San Marco Argentano-Scalea (Italia) il Rev.do Mons. Leonardo Bonanno, del clero dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Vicario Generale e Moderatore della Curia della medesima arcidiocesi, Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale.

    Rev.do Mons. Leonardo Bonanno
    Il Rev.do Mons. Leonardo Bonanno è nato a San Giovanni in Fiore, provincia ed arcidiocesi di Cosenza, il 18 ottobre 1947. Ha frequentato la scuola media ed il ginnasio al Seminario Arcivescovile di Cosenza. Si è laureato in Filosofia all’Università Statale della Calabria (1977) e, sempre nella stessa Università Statale, ha ottenuto l’abilitazione in scienze Umane e Storia (1984). Ha conseguito il Dottorato in Diritto Canonico alla Pontificia Università Lateranense (1996).
    È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 per l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti Uffici e Ministeri: Vice-Rettore del Seminario, aiuto nella Segreteria Arcivescovile e Cappellano del Ricovero "Umberto I" di Cosenza dal 1971 al 1973; Vicario Cooperatore nella Parrocchia del Sacro Cuore in Cosenza dal 1973 al 1974; Assistente diocesano della FUCI dal 1975 al 1978; Parroco Moderatore della Parrocchia di S. Barbara in Rovito dal 1974 al 1989; Vicario Economo della Parrocchia di San Nicola in Zumpano dal 1981 al 1982; Segretario del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori dal 1983 al 1988 (è stato rieletto anche nel 1990-1994 e 1999-2004). È stato Consigliere d’Amministrazione nell’Istituto "Papa Giovanni XXIII" dal 1984 al 1989; Difensore del Vincolo nel Tribunale Ecclesiastico Calabro dal 1985 al 1989; Vice Presidente dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero dal 1985 al 1992; Parroco in S. Aniello a Cosenza e Vicario Giudiziale dal 1989 al 2002; Vicario Episcopale per il Clero dal 2002 al 2004; Rettore del Seminario Teologico Redemptoris Custos dal 2002 al 2006; Pro-Vicario Generale e Moderatore della Curia Metropolitana dal 2005 al 2006.
    Dal 1992 è Giudice del Tribunale Ecclesiastico Calabro; dal 1993 Assistente Spirituale dell’Opera Catechisti di Cristo Re; dal 1998 Consultore diocesano e membro del Consiglio Presbiterale; dal 1999 Presidente dell’Istituto di Cultura "Brutium"; dal 2001 Cappellano di Sua Santità; dal 2003 Canonico del Capitolo Cattedrale Metropolitano; dal 2006 Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori, Vicario Generale e Moderatore della Curia Metropolitana; dal 2007 Amministratore della Parrocchia in Cellara e ad Aprigliano e dal 2008 Consulente Ecclesiastico UCID per la Sezione Cosentina.
    È autore di alcune pubblicazioni concernenti il Movimento Cattolico in Calabria e il Diritto Canonico.



    NOMINA DEL VESCOVO DI NETZAHUALCÓYOTL (MESSICO)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Netzahualcóyotl (Messico) S.E. Mons. Héctor Luis Morales Sánchez, finora Vescovo Prelato di Huautla.

    S.E. Mons. Héctor Luis Morales Sánchez
    S.E. Mons. Morales Sánchez è nato a Tamuín, nello Stato di San Luis Potosí, il 12 settembre 1954. Ha compiuto la scuola media e gli studi superiori nel Seminario di Ciudad Valles, mentre per la preparazione teologica è stato alunno del Seminario di San Luis Potosí.
    È stato ordinato sacerdote il 17 gennaio 1979, incardinandosi nella diocesi di Ciudad Valles.
    Ha svolto l’incarico di Rettore del Seminario di Ciudad Valles, Cancelliere della Curia, di Vicario per la Pastorale e per l’attuazione del Piano pastorale diocesano, di Parroco della parrocchia della Madonna del Carmine e di Vicario di Ciudad Valles.
    Il 15 ottobre 2005 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo Prelato di Huautla ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 17 gennaio 2006.
    In seno alla Conferenza Episcopale Messicana è attualmente responsabile della Dimensione Pastorale per l’adolescenza e la gioventù.


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    00 1/8/2011 3:34 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    l’Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    l’Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    l’Em.mo Card. Cláudio Hummes, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero.













    RINUNCE E NOMINE


    NOMINA DI NUNZI APOSTOLICI

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo tit. di Sutri il Rev.do Mons. Antonio Guido Filipazzi, Consigliere di Nunziatura, affidandogli allo stesso tempo l'ufficio di Nunzio Apostolico.

    Rev.do Mons. Antonio Guido Filipazzi

    Il Rev.do Mons. Antonio Guido Filipazzi è nato a Melzo (Milano) l'8 ottobre 1963.
    È stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1987, incardinandosi a Ventimiglia.
    È Laureato in Diritto Canonico.
    Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 1992, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Sri Lanka, Austria, Germania e presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
    Conosce le seguenti lingue: inglese, tedesco, francese e spagnolo.


    Il Papa ha nominato Arcivescovo tit. di Telepte il Rev.do Mons. Edgar Peña Parra, Consigliere di Nunziatura, affidandogli allo stesso tempo l'ufficio di Nunzio Apostolico.

    Rev.do Mons. Edgar Peña Parra
    Il Rev.do Mons. Edgar Peña Parra è nato a Maracaibo (Venezuela) il 6 marzo 1960.
    È stato ordinato sacerdote il 23 agosto 1985, incardinandosi a Maracaibo.
    È Laureato in Diritto Canonico.
    Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° aprile 1993, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Kenya, Jugoslavia, presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, nelle Nunziature Apostoliche in Sud Africa, Honduras e Messico.
    Conosce le seguenti lingue: italiano, inglese, francese e russo.

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    00 1/9/2011 3:31 PM
    RINUNCE E NOMINE

    NOMINA DEL VESCOVO DI DODOMA (TANZANIA)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo della Diocesi di Dodoma (Tanzania) il Rev. do Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga, del clero di Mbeya, Professore Assistente presso la St. Augustine’s University of Tanzania (SAUT).

    Rev. do Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga
    Il Rev.do Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga è nato il 3 novembre 1966 nel Distretto di Bunda, regione di Musoma. Dal 1976 al 1982 ha compiuto gli studi nella Mwenge Primary School in Vwawa. L’anno successivo (1983) è entrato nel Seminario Minore St. Joseph’s di Kaengesa, Diocesi di Sumbawanga, per le prime classi della preparazione superiore, che, dopo il 1986, ha proseguito nella Sangu Secondary School di Mbeya. Nel 1989 è entrato nel Seminario Maggiore Filosofico di Kibosho, e nel 1991 ha continuato gli studi teologici nel St. Charles Lwanga Major Seminary di Dar-es-Salaam. Ordinato sacerdote l’11 luglio 1996, è stato incardinato nella Diocesi di Mbeya.
    Dopo l’Ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1996-1998: Vicario parrocchiale a Itumba, Direttore Diocesano degli Scout e, allo stesso tempo, insegnante al Mbalizi Junior Seminary, ove ha svolto anche l’incarico di Direttore Spirituale; 1998-2001:Corsi universitari in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Dar-es-Salaam (SAUT), dove ha conseguito il B.A. In questo periodo, è stato nominato Responsabile Regionale degli Scout della regione di Mbeya; 2001-2006: Insegnante alla Pandahill Secondary School e Direttore del medesimo Istituto; 2006-2009: Corsi di studio post-graduate presso la Facoltà di Arts and Social Sciences dell’Università di Dar-es-Salaam, ove ha conseguito il M.A.; Dal 2009: Assistant Lecturer presso la St. Augustine’s University of Tanzania (SAUT).









    SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA E AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO DEI BAMBINI

    Alle ore 10 di oggi - Festa del Battesimo del Signore - il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale amministra il Sacramento del Battesimo a 21 neonati. I battezzandi - 13 bambini e 8 bambine - sono tutti figli di dipendenti vaticani o della Santa Sede; il più grande ha quattro mesi e la più piccola quattro settimane di vita.
    Nel corso del sacro rito, dopo la lettura del Vangelo, il Papa pronuncia la seguente omelia:


    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle,

    sono lieto di darvi un cordiale benvenuto, in particolare a voi, genitori, padrini e madrine dei 21 neonati ai quali, tra poco, avrò la gioia di amministrare il Sacramento del Battesimo. Come è ormai tradizione, tale rito avviene anche quest’anno nella santa Eucaristia con cui celebriamo il Battesimo del Signore. Si tratta della Festa che, nella prima domenica dopo la solennità dell’Epifania, chiude il tempo natalizio con la manifestazione del Signore al Giordano.

    Secondo il racconto dell’evangelista Matteo (3,13-17), Gesù venne dalla Galilea al fiume Giordano, per farsi battezzare da Giovanni; infatti, da tutta la Palestina accorrevano per ascoltare la predicazione di questo grande profeta, l’annuncio dell’avvento del Regno di Dio, e per ricevere il battesimo, cioè per sottoporsi a quel segno di penitenza che richiamava alla conversione dal peccato. Pur chiamandosi battesimo, esso non aveva il valore sacramentale del rito che celebriamo oggi; come ben sapete, è infatti con la sua morte e risurrezione che Gesù istituisce i Sacramenti e fa nascere la Chiesa. Quello amministrato da Giovanni, era un atto penitenziale, un gesto che invitava all’umiltà di fronte a Dio, invitava ad un nuovo inizio: immergendosi nell’acqua, il penitente riconosceva di avere peccato, implorava da Dio la purificazione dalle proprie colpe ed era inviato a cambiare i comportamenti sbagliati, quasi morendo nell’acqua e risorgendo a una nuova vita.

    Per questo, quando il Battista vede Gesù che, in fila con i peccatori, viene a farsi battezzare, rimane sbalordito; riconoscendo in Lui il Messia, il Santo di Dio, Colui che è senza peccato, Giovanni manifesta il suo sconcerto: egli stesso, il battezzatore avrebbe voluto farsi battezzare da Gesù. Ma Gesù lo esorta a non opporre resistenza, ad accettare di compiere questo atto, per operare ciò che è conveniente ad «adempiere ogni giustizia». Con questa espressione, Gesù manifesta di essere venuto nel mondo per fare la volontà di Colui che lo ha mandato, per compiere tutto ciò che il Padre gli chiede; è per obbedire al Padre che Egli ha accettato di farsi uomo. Questo gesto rivela anzitutto chi è Gesù: è il Figlio di Dio, vero Dio come il Padre; è Colui che "si è abbassato" per farsi uno di noi, Colui che si è fatto uomo e ha accettato di umiliarsi fino alla morte di croce (cfr Fil 2,7). Il battesimo di Gesù, di cui oggi facciamo memoria, si colloca in questa logica dell’umiltà e della solidarietà: è il gesto di Colui che vuole farsi in tutto uno di noi e si mette realmente in fila con i peccatori; Lui, che è senza peccato, si lascia trattare come peccatore (cfr 2Cor 5,21), per portare sulle sue spalle il peso della colpa dell’intera umanità, anche della nostra colpa. È il "servo di Dio" di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima lettura (cfr 42,1). La sua umiltà è dettata dal voler stabilire una comunione piena con l’umanità, dal desiderio di realizzare una vera solidarietà con l’uomo e con la sua condizione. Il gesto di Gesù anticipa la Croce, l’accettazione della morte per i peccati dell’uomo. Questo atto di abbassamento, con cui Gesù vuole uniformarsi totalmente al disegno d’amore del Padre e conformarsi con noi, manifesta la piena sintonia di volontà e di intenti che vi è tra le persone della Santissima Trinità. Per tale atto d’amore, lo Spirito di Dio si manifesta e viene come una colomba sopra di Lui, e in quel momento l’amore che unisce Gesù al Padre viene testimoniato a quanti assistono al battesimo da una voce dall’alto che tutti odono. Il Padre manifesta apertamente agli uomini, a noi, la comunione profonda che lo lega al Figlio: la voce che risuona dall’alto attesta che Gesù è obbediente in tutto al Padre e che questa obbedienza è espressione dell’amore che li unisce tra di loro. Perciò, il Padre ripone il suo compiacimento in Gesù, perché riconosce nell’agire del Figlio il desiderio di seguire in tutto alla sua volontà: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). E questa parola del Padre allude anche, in anticipo, alla vittoria della risurrezione e ci dice come dobbiamo vivere per stare nel compiacimento del Padre, comportandoci come Gesù.

    Cari genitori, il Battesimo che voi oggi chiedete per i vostri bambini, li inserisce in questo scambio d’amore reciproco che vi è in Dio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; per questo gesto che sto per compiere, si riversa su di loro l’amore di Dio, inondandoli dei suoi doni. Attraverso il lavacro dell’acqua, i vostri figli vengono inseriti nella vita stessa di Gesù, che è morto sulla croce per liberarci dal peccato e risorgendo ha vinto la morte. Perciò, immersi spiritualmente nella sua morte e resurrezione, essi vengono liberati dal peccato originale ed in loro ha inizio la vita della grazia, che è la vita stessa di Gesù Risorto. «Egli - afferma San Paolo - ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2,14).

    Cari amici, donandoci la fede, il Signore ci ha dato ciò che vi è di più prezioso nella vita, e cioè il motivo più vero e più bello per cui vivere: è per grazia che abbiamo creduto in Dio, che abbiamo conosciuto il suo amore, con cui vuole salvarci e liberarci dal male. La fede è il grande dono con il quale ci dà anche la vita eterna, la vera vita. Ora voi, cari genitori, padrini e madrine, chiedete alla Chiesa di accogliere nel suo seno questi bambini, di dare loro il Battesimo; e questa richiesta la fate in ragione del dono della fede che voi stessi avete, a vostra volta, ricevuto. Con il profeta Isaia, ogni cristiano può ripetere: "il Signore mi ha plasmato suo servo fin dal seno materno" (cfr 49,5); così, cari genitori, i vostri figli sono un dono prezioso del Signore, il quale ha riservato per sé il loro cuore, per poterlo ricolmare del suo amore. Attraverso il sacramento del Battesimo, oggi li consacra e li chiama a seguire Gesù, attraverso la realizzazione della loro vocazione personale secondo quel particolare disegno d’amore che il Padre ha in mente per ciascuno di essi; meta di questo pellegrinaggio terreno sarà la piena comunione con Lui nella felicità eterna.

    Ricevendo il Battesimo, questi bambini ottengono in dono un sigillo spirituale indelebile, il "carattere", che segna interiormente per sempre la loro appartenenza al Signore e li rende membra vive del suo corpo mistico, che è la Chiesa. Mentre entrano a far parte del Popolo di Dio, per questi bambini, inizia oggi un cammino che dovrebbe essere un cammino di santità e di conformazione a Gesù, una realtà che è posta in loro come il seme di un albero splendido, che deve essere fatto crescere. Perciò, comprendendo la grandezza di questo dono, fin dai primi secoli si ha avuto la premura di dare il Battesimo ai bambini appena nati. Certamente, ci sarà poi bisogno di un’adesione libera e consapevole a questa vita di fede e d’amore, ed è per questo che è necessario che, dopo il Battesimo, essi vengano educati nella fede, istruiti secondo la sapienza della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa, così che cresca in loro questo germe della fede che oggi ricevono e possano raggiungere la piena maturità cristiana. La Chiesa, che li accoglie tra i suoi figli, deve farsi carico, assieme ai genitori e ai padrini, di accompagnarli in questo cammino di crescita. La collaborazione tra comunità cristiana e famiglia è quanto mai necessaria nell’attuale contesto sociale, in cui l’istituto familiare è minacciato da più parti e si trova a far fronte a non poche difficoltà nella sua missione di educare alla fede. Il venir meno di stabili riferimenti culturali e la rapida trasformazione a cui è continuamente sottoposta la società, rendono davvero arduo l’impegno educativo. Perciò, è necessario che le parrocchie si adoperino sempre più nel sostenere le famiglie, piccole Chiese domestiche, nel loro compito di trasmissione della fede.

    Carissimi genitori, ringrazio con voi il Signore per il dono del Battesimo di questi vostri figlioli; nell’elevare la nostra preghiera per loro, invochiamo abbondante il dono dello Spirito Santo, che oggi li consacra ad immagine di Cristo sacerdote, re e profeta. Affidandoli alla materna intercessione di Maria Santissima, chiediamo per loro vita e salute, perché possano crescere e maturare nella fede, e portare, con la loro vita, frutti di santità e d’amore. Amen!













    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS



    Conclusa la Santa Messa con l’amministrazione del Battesimo ad un gruppo di bambini nella Cappella Sistina, il Santo Padre a mezzogiorno si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi la Chiesa celebra il Battesimo del Signore, festa che conclude il tempo liturgico del Natale. Questo mistero della vita di Cristo mostra visibilmente che la sua venuta nella carne è l’atto sublime di amore delle Tre Persone divine. Possiamo dire che da questo solenne avvenimento l’azione creatrice, redentrice e santificatrice della Santissima Trinità sarà sempre più manifesta nella missione pubblica di Gesù, nel suo insegnamento, nei miracoli, nella sua passione, morte e risurrezione. Leggiamo, infatti, nel Vangelo secondo san Matteo che «appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento"» (3,16-17). Lo Spirito Santo "dimora" sul Figlio e ne testimonia la divinità, mentre la voce del Padre, proveniente dai cieli, esprime la comunione d’amore. «La conclusione della scena del battesimo ci dice che Gesù ha ricevuto questa "unzione" autentica, che Egli è l’Unto [il Cristo] atteso» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 47-48), a conferma della profezia di Isaia: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio» (Is 42,1). È davvero il Messia, il Figlio dell’Altissimo che, uscendo dalle acque del Giordano, stabilisce la rigenerazione nello Spirito e apre, a quanti lo vogliono, la possibilità di divenire figli di Dio. Non a caso, infatti, ogni battezzato acquista il carattere di figlio a partire dal nome cristiano, segno inconfondibile che lo Spirito Santo fa nascere «di nuovo» l’uomo dal grembo della Chiesa. Il beato Antonio Rosmini afferma che «il battezzato subisce una segreta ma potentissima operazione, per la quale egli viene sollevato all’ordine soprannaturale, vien posto in comunicazione con Dio» (Del principio supremo della metodica…, Torino 1857, n. 331). Tutto questo si è nuovamente avverato questa mattina, durante la celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina, dove ho conferito il sacramento del Battesimo a 21 neonati.

    Cari amici, il Battesimo è l’inizio della vita spirituale, che trova la sua pienezza per mezzo della Chiesa. Nell’ora propizia del Sacramento, mentre la Comunità ecclesiale prega e affida a Dio un nuovo figlio, i genitori e i padrini s’impegnano ad accogliere il neo-battezzato sostenendolo nella formazione e nell’educazione cristiana. E’ questa una grande responsabilità, che deriva da un grande dono! Perciò, desidero incoraggiare tutti i fedeli a riscoprire la bellezza di essere battezzati e appartenere alla grande famiglia di Dio, e a dare gioiosa testimonianza della propria fede, affinché essa generi frutti di bene e di concordia.

    Lo chiediamo per intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, alla quale affidiamo i genitori che si stanno preparando al Battesimo dei loro bambini, come pure i catechisti. Tutta la comunità partecipi alla gioia della rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo!



    DOPO L’ANGELUS

    Nel contesto della preghiera mariana, desidero riservare un particolare ricordo alla popolazione di Haiti, ad un anno dal terribile terremoto, a cui purtroppo ha fatto seguito anche una grave epidemia di colera. Il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, si reca oggi nell’Isola caraibica, per esprimere la mia costante vicinanza e quella di tutta la Chiesa.

    Saluto il gruppo di Parlamentari italiani, qui presenti, e li ringrazio per il loro impegno, condiviso con altri colleghi, in favore della libertà religiosa. Con loro saluto anche i fedeli copti qui presenti a cui rinnovo la mia vicinanza.

    Je vous salue cordialement, chers pèlerins francophones ! Le Baptême du Seigneur que nous célébrons aujourd’hui clôt le cycle de Noël et nous introduit dans le temps ordinaire. Nous revivons notre propre naissance en Jésus-Christ qui fait de nous ses frères, et nous comble de l’amour de son Père. Ouvrons nos cœurs au souffle de l’Esprit Saint pour rester fidèles à notre vocation de fils de Dieu. Que la Vierge Marie intercède pour nous ! Bon dimanche à tous !

    I am pleased to welcome all the visitors and pilgrims present for this Angelus prayer. Today the Church celebrates the Baptism of the Lord and contemplates once more the revelation of God who is close to humanity, who visits his people in the person of Jesus Christ, in order to set them free from the tyranny of sin and death. May we open the doors of our hearts to Christ and welcome him into the world of today. God’s abundant blessings be upon all of you!

    Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich den Pilgern und Besuchern aus den Ländern deutscher Sprache. Die Kirche feiert heute das Fest der Taufe Jesu. Am Jordan offenbart der Vater seinen geliebten Sohn, der Mensch geworden ist, um durch sein Leiden und Auferstehen die Welt zu erlösen. Durch das Sakrament der Taufe haben wir Teil an der Erlösung und werden zu Kindern Gottes. So gehören wir zu Christi geheimnisvollem Leib, der Kirche, und tragen seine Gnade und sein Leben in uns. Danken wir dem Herrn voll Freude für dieses Geschenk und bekennen wir Christus als den Bruder und Erlöser der Menschen. Gott segne euch alle!

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. En este domingo, que sigue a la Fiesta de la Epifanía, celebramos el Bautismo del Señor, concluyendo así el tiempo litúrgico de la Navidad. El Padre manifiesta en el Jordán a Jesús, como su Hijo amado, ungido por el Espíritu, revelando también así el misterio del nuevo bautismo por el que llegamos a ser en verdad hijos suyos. Que la intercesión de la Santísima Virgen María os ayude a ser imagen de aquel que hemos conocido semejante a nosotros en la carne y renueve en todos la vocación a la santidad a la que se está llamado por el bautismo. Feliz domingo.

    Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Liturgia Niedzieli Chrztu Pańskiego wiedzie nas nad Jordan, gdzie Jezus, Syn Boży przyjmuje chrzest pokuty. W ten sposób okazuje swoją solidarność z ludźmi potrzebującymi nawrócenia. Przez sakrament Chrztu wyzwala nas z grzechów, czyni każdego nowym, Bożym człowiekiem. Prośmy Go o wierność przyrzeczeniom chrzcielnym i odważne wyznawanie wiary. Niech Bóg wam błogosławi.

    [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. La liturgia della Domenica del Battesimo del Signore ci conduce sulle rive del Giordano dove Gesù, Figlio di Dio, riceve il battesimo di penitenza. In questo modo manifesta la sua solidarietà con ogni uomo bisognoso di conversione. Gesù, attraverso il sacramento del Battesimo, ci rende liberi dai peccati, ci fa uomini nuovi, uomini di Dio. Chiediamogli di essere fedeli agli impegni assunti nel nostro Battesimo e di professare coraggiosamente la nostra fede. Dio vi benedica.]

    Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Coro della città di Ala, presso Trento, con una rappresentanza della comunità parrocchiale e civile. A tutti auguro una buona domenica.

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    00 1/10/2011 3:36 PM
    UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO




    Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
    Dopo l’indirizzo augurale del Decano del Corpo Diplomatico, S.E. il Sig. Alejandro Emilio Valladares Lanza, Ambasciatore di Honduras presso la Santa Sede, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE



    Eccellenze,
    Signore e Signori,

    Sono lieto di accogliervi per questo incontro che, ogni anno, vi riunisce intorno al Successore di Pietro, illustri Rappresentanti di così numerosi Paesi. Esso riveste un alto significato, poiché offre un’immagine e al tempo stesso un esempio del ruolo della Chiesa e della Santa Sede nella comunità internazionale. Rivolgo a ciascuno di voi saluti e voti cordiali, in particolare a quanti sono qui per la prima volta. Vi sono riconoscente per l’impegno e l’attenzione con i quali, nell’esercizio delle vostre delicate funzioni, seguite le mie attività, quelle della Curia Romana e, così, in un certo modo, la vita della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo. Il vostro Decano, l’Ambasciatore Alejandro Valladares Lanza, si è fatto interprete dei vostri sentimenti, e lo ringrazio per gli auguri che mi ha espresso a nome di tutti. Sapendo quanto la vostra comunità è unita, sono certo che è presente oggi nel vostro pensiero l’Ambasciatrice del Regno dei Paesi Bassi, la Baronessa van Lynden-Leijten, ritornata qualche settimana fa alla casa del Padre. Mi associo nella preghiera ai vostri sentimenti di commozione.

    Quando inizia un nuovo anno, nei nostri cuori e nel mondo intero risuona ancora l’eco del gioioso annuncio che è brillato venti secoli or sono nella notte di Betlemme, notte che simboleggia la condizione dell’umanità, nel suo bisogno di luce, d’amore e di pace. Agli uomini di allora come a quelli di oggi, le schiere celesti hanno recato la buona notizia dell’avvento del Salvatore: "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1). Il Mistero del Figlio di Dio che diventa figlio d’uomo supera sicuramente ogni attesa umana. Nella sua gratuità assoluta, questo avvenimento di salvezza è la risposta autentica e completa al desiderio profondo del cuore. La verità, il bene, la felicità, la vita in pienezza, che ogni uomo ricerca consapevolmente o inconsapevolmente, gli sono donati da Dio. Aspirando a questi benefici, ogni persona è alla ricerca del suo Creatore, perché "solo Dio risponde alla sete che sta nel cuore di ogni uomo" (Esort. ap. postsinodale Verbum Domini, 23). L’umanità, in tutta la sua storia, attraverso le sue credenze e i suoi riti, manifesta un’incessante ricerca di Dio e "tali forme d’espressione sono così universali che l’uomo può essere definito un essere religioso" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 28). La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo, la misura della realizzazione del suo destino e della costruzione della comunità a cui appartiene. Pertanto, quando l’individuo stesso o coloro che lo circondano trascurano o negano questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul piano personale che su quello interpersonale.

    E’ in questa verità primaria e fondamentale che si trova la ragione per cui ho indicato la libertà religiosa come la via fondamentale per la costruzione della pace, nel Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno. La pace, infatti, si costruisce e si conserva solamente quando l’uomo può liberamente cercare e servire Dio nel suo cuore, nella sua vita e nelle sue relazioni con gli altri.

    Signore e Signori Ambasciatori, la vostra presenza in questa circostanza solenne è un invito a compiere un giro di orizzonte su tutti i Paesi che voi rappresentate e sul mondo intero. In questo panorama, non vi sono forse numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto dell’uomo, che in realtà è il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore, non è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi sembra che la società, i suoi responsabili e l’opinione pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà dell’homo religiosus, sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare l’attenzione di tutti.

    L’ho fatto durante i miei viaggi apostolici dell’anno scorso, a Malta e in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito e in Spagna. Al di là delle caratteristiche di questi Paesi, conservo di tutti un ricordo pieno di gratitudine per l’accoglienza che mi hanno riservato. L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si è svolta in Vaticano nel corso del mese di ottobre, è stata un momento di preghiera e di riflessione, durante il quale il pensiero si è rivolto con insistenza verso le comunità cristiane di quelle regioni del mondo, così provate a causa della loro adesione a Cristo e alla Chiesa.

    Sì, guardando verso l’Oriente, gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli, ci hanno profondamente addolorato. Rinnovo alle Autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani il mio preoccupato appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo. Anche in Egitto, ad Alessandria, il terrorismo ha colpito brutalmente dei fedeli in preghiera in una chiesa. Questa successione di attacchi è un segno ulteriore dell’urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose. Bisogna dirlo ancora una volta? In Medio Oriente, "i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. E’ naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione" (Messaggio al Popolo di Dio dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, 10). A tale riguardo, apprezzo l’attenzione per i diritti dei più deboli e la lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi d’Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta concertata dell’Unione Europea affinché i cristiani siano difesi nel Medio Oriente. Vorrei ricordare infine che la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni. Incoraggio, inoltre, ad accompagnare la piena tutela della libertà religiosa e degli altri diritti umani con programmi che, fin dalla scuola primaria e nel quadro dell’insegnamento religioso, educhino al rispetto di tutti i fratelli nell’umanità. Per quanto riguarda poi gli Stati della Penisola Arabica, dove vivono numerosi lavoratori immigrati cristiani, auspico che la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali.

    Tra le norme che ledono il diritto delle persone alla libertà religiosa, una menzione particolare dev’essere fatta della legge contro la blasfemia in Pakistan: incoraggio di nuovo le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose. Il tragico assassinio del Governatore del Punjab mostra quanto sia urgente procedere in tal senso: la venerazione nei riguardi di Dio promuove la fraternità e l’amore, non l’odio e la divisione. Altre situazioni preoccupanti, talvolta con atti di violenza, possono essere menzionate nel Sud e nel Sud-Est del continente asiatico, in Paesi che hanno peraltro una tradizione di rapporti sociali pacifici. Il peso particolare di una determinata religione in una nazione non dovrebbe mai implicare che i cittadini appartenenti ad un’altra confessione siano discriminati nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la violenza contro di essi. A questo proposito, è importante che il dialogo inter-religioso favorisca un impegno comune a riconoscere e promuovere la libertà religiosa di ogni persona e di ogni comunità. Infine, come ho già ricordato, la violenza contro i cristiani non risparmia l’Africa. Gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria, proprio mentre si celebrava la Nascita di Cristo, ne sono un’altra triste testimonianza.

    In diversi Paesi, d’altronde, la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria (cfr Conc. Vat. II, Dich. Dignitatis humanae, 15), perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria. Domando in particolare che sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione, in conformità alle norme e agli standards internazionali in questo campo.

    In questo momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova. D’altro canto, vorrei indirizzare una parola di incoraggiamento alle Autorità di Cuba, Paese che ha celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinché il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi.

    Spostando il nostro sguardo dall’Oriente all’Occidente, ci troviamo di fronte ad altri tipi di minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa. Penso, in primo luogo, a Paesi nei quali si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione. Si tende a considerare la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto.

    In tale contesto, non si può che rallegrarsi dell’adozione da parte del Consiglio d’Europa, nello scorso mese di ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita, come l’aborto.

    Un’altra manifestazione dell’emarginazione della religione e, in particolare, del cristianesimo, consiste nel bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono. Agendo così, non soltanto si limita il diritto dei credenti all’espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano anche radici culturali che alimentano l’identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni. L’anno scorso, alcuni Paesi europei si sono associati al ricorso del Governo italiano nella ben nota causa concernente l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Desidero esprimere la mia gratitudine alle Autorità di queste nazioni, come pure a tutti coloro che si sono impegnati in tal senso, Episcopati, Organizzazioni e Associazioni civili o religiose, in particolare il Patriarcato di Mosca e gli altri rappresentanti della gerarchia ortodossa, come tutte le persone - credenti ma anche non credenti - che hanno tenuto a manifestare il loro attaccamento a questo simbolo portatore di valori universali.

    Riconoscere la libertà religiosa significa, inoltre, garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo. In ogni parte del mondo, d’altronde, si può constatare la fecondità delle opere della Chiesa cattolica in questi campi. E’ preoccupante che questo servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l’educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell’America Latina. Mentre parecchi di essi celebrano il secondo centenario della loro indipendenza, occasione propizia per ricordarsi del contributo della Chiesa cattolica alla formazione dell’identità nazionale, esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta.

    Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione.

    Signore e Signori Ambasciatori,

    in questa circostanza solenne, permettetemi di esplicitare alcuni principi a cui la Santa Sede, con tutta la Chiesa cattolica, si ispira nella sua attività presso le Organizzazioni Internazionali intergovernative, al fine di promuovere il pieno rispetto della libertà religiosa per tutti. In primo luogo, la convinzione che non si può creare una sorta di scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti discriminatori contro i cristiani che sono considerati meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica. Al tempo stesso, si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell’uomo, dimenticando o negando così il ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa nella difesa e protezione dell’alta dignità dell’uomo. Meno giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi settori della società e inseriti nelle legislazioni nazionali o nelle direttive internazionali, ma che non sono, in realtà, che l’espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana. Infine, occorre affermare che una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi; altrimenti, malgrado giuste affermazioni di principio, si rischia di commettere profonde ingiustizie verso i cittadini che desiderano professare e praticare liberamente la loro fede.

    La promozione di una piena libertà religiosa delle comunità cattoliche è anche lo scopo che persegue la Santa Sede quando conclude Concordati o altri Accordi. Mi rallegro che Stati di diverse regioni del mondo e di diverse tradizioni religiose, culturali e giuridiche scelgano il mezzo delle convenzioni internazionali per organizzare i rapporti tra la comunità politica e la Chiesa cattolica, stabilendo attraverso il dialogo il quadro di una collaborazione nel rispetto delle reciproche competenze. L’anno scorso è stato concluso ed è entrato in vigore un Accordo per l’assistenza religiosa dei fedeli cattolici delle forze armate in Bosnia-Erzegovina, e negoziati sono attualmente in corso in diversi Paesi. Speriamo in un esito positivo, capace di assicurare soluzioni rispettose della natura e della libertà della Chiesa per il bene di tutta la società.

    L’attività dei Rappresentanti Pontifici presso Stati ed Organizzazioni internazionali è ugualmente al servizio della libertà religiosa. Vorrei rilevare con soddisfazione che le Autorità vietnamite hanno accettato che io designi un Rappresentante, che esprimerà con le sue visite alla cara comunità cattolica di quel Paese la sollecitudine del Successore di Pietro. Vorrei ugualmente ricordare che, durante l’anno passato, la rete diplomatica della Santa Sede si è ulteriormente consolidata in Africa, una presenza stabile è ormai assicurata in tre Paesi dove il Nunzio non è residente. A Dio piacendo, mi recherò ancora in quel continente, in Benin, nel novembre prossimo, per consegnare l’Esortazione Apostolica che raccoglierà i frutti dei lavori della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.

    Dinanzi a questo illustre uditorio, vorrei infine ribadire con forza che la religione non costituisce per la società un problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto. Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma semplicemente esercitare questa missione con libertà. Invito ciascuno a riconoscere la grande lezione della storia: "Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell’uomo. Le comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri. Anche oggi i cristiani, in una società sempre più globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con la testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane" (Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2011, 7).

    Emblematica, a questo proposito, è la figura della Beata Madre Teresa di Calcutta: il centenario della sua nascita è stato celebrato a Tirana, a Skopje e a Pristina come in India; un vibrante omaggio le è stato reso non soltanto dalla Chiesa, ma anche da Autorità civili e capi religiosi, senza contare le persone di tutte le confessioni. Esempi come il suo mostrano al mondo quanto l’impegno che nasce dalla fede sia benefico per tutta la società.

    Che nessuna società umana si privi volontariamente dell’apporto fondamentale che costituiscono le persone e le comunità religiose! Come ricordava il Concilio Vaticano II, assicurando pienamente e a tutti la giusta libertà religiosa, la società potrà "godere dei beni di giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà degli uomini verso Dio e la sua santa volontà" (Dich. Dignitatis humanae, 6).

    Ecco perché, mentre formulo voti affinché questo nuovo anno sia ricco di concordia e di reale progresso, esorto tutti, responsabili politici, capi religiosi e persone di ogni categoria, ad intraprendere con determinazione la via verso una pace autentica e duratura, che passa attraverso il rispetto del diritto alla libertà religiosa in tutta la sua estensione.

    Su questo impegno, per la cui attuazione è necessario lo sforzo dell’intera famiglia umana, invoco la Benedizione di Dio Onnipotente, che ha operato la nostra riconciliazione con Lui e tra di noi, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, nostra pace (cfr Ef 2,14).

    Buon anno a tutti!

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    00 1/11/2011 12:40 AM
    Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Malato 2011
    "Dalle sue piaghe siete stati guariti"




    CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 10 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Malato 2011, che si celebrerà l'11 febbraio sul tema "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24).

    * * *

    Cari fratelli e sorelle!

    Ogni anno, nella ricorrenza della memoria della Beata Vergine di Lourdes, che si celebra l’11 febbraio, la Chiesa propone la Giornata Mondiale del Malato. Tale circostanza, come ha voluto il venerabile Giovanni Paolo II, diventa occasione propizia per riflettere sul mistero della sofferenza e, soprattutto, per rendere più sensibili le nostre comunità e la società civile verso i fratelli e le sorelle malati. Se ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura devono essere al centro della nostra attenzione, perché nessuno di loro si senta dimenticato o emarginato; infatti "la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana" (Lett. enc. Spe salvi, 38). Le iniziative che saranno promosse nelle singole Diocesi in occasione di questa Giornata, siano di stimolo a rendere sempre più efficace la cura verso i sofferenti, nella prospettiva anche della celebrazione in modo solenne, che avrà luogo, nel 2013, al Santuario mariano di Altötting, in Germania.

    1. Ho ancora nel cuore il momento in cui, nel corso della visita pastorale a Torino, ho potuto sostare in riflessione e preghiera davanti alla Sacra Sindone, davanti a quel volto sofferente, che ci invita a meditare su Colui che ha portato su di sé la passione dell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati. Quanti fedeli, nel corso della storia, sono passati davanti a quel telo sepolcrale, che ha avvolto il corpo di un uomo crocifisso, che in tutto corrisponde a ciò che i Vangeli ci trasmettono sulla passione e morte di Gesù! Contemplarlo è un invito a riflettere su quanto scrive san Pietro: "dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24). Il Figlio di Dio ha sofferto, è morto, ma è risorto, e proprio per questo quelle piaghe diventano il segno della nostra redenzione, del perdono e della riconciliazione con il Padre; diventano, però, anche un banco di prova per la fede dei discepoli e per la nostra fede: ogni volta che il Signore parla della sua passione e morte, essi non comprendono, rifiutano, si oppongono. Per loro, come per noi, la sofferenza rimane sempre carica di mistero, difficile da accettare e da portare. I due discepoli di Emmaus camminano tristi per gli avvenimenti accaduti in quei giorni a Gerusalemme, e solo quando il Risorto percorre la strada con loro, si aprono ad una visione nuova (cfr Lc 24,13-31). Anche l’apostolo Tommaso mostra la fatica di credere alla via della passione redentrice: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo" (Gv 20,25). Ma di fronte a Cristo che mostra le sue piaghe, la sua risposta si trasforma in una commovente professione di fede: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28). Ciò che prima era un ostacolo insormontabile, perché segno dell'apparente fallimento di Gesù, diventa, nell'incontro con il Risorto, la prova di un amore vittorioso: "Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede" (Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2007).

    2. Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l'umanità. Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice. Alla prepotenza del Male ha opposto l'onnipotenza del suo Amore. Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l'Amore: "Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a noi. E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: "Mio Signore e mio Dio!", seguiamo il nostro Maestro nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione.

    San Bernardo afferma: "Dio non può patire, ma può compatire". Dio, la Verità e l'Amore in persona, ha voluto soffrire per noi e con noi; si è fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo reale, in carne e sangue. In ogni sofferenza umana, allora, è entrato Uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; in ogni sofferenza si diffonde la con-solatio, la consolazione dell'amore partecipe di Dio per far sorgere la stella della speranza (cfr Lett. enc. Spe salvi, 39).

    A voi, cari fratelli e sorelle, ripeto questo messaggio, perché ne siate testimoni attraverso la vostra sofferenza, la vostra vita e la vostra fede.

    3. Guardando all’appuntamento di Madrid, nel prossimo agosto 2011, per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei rivolgere anche un particolare pensiero ai giovani, specialmente a coloro che vivono l’esperienza della malattia. Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il "sì" di Dio all'uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Dal cuore trafitto di Gesù è sgorgata questa vita divina. Solo Lui è capace di liberare il mondo dal male e di far crescere il suo Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 3). Cari giovani, imparate a "vedere" e a "incontrare" Gesù nell'Eucaristia, dove è presente in modo reale per noi, fino a farsi cibo per il cammino, ma sappiatelo riconoscere e servire anche nei poveri, nei malati, nei fratelli sofferenti e in difficoltà, che hanno bisogno del vostro aiuto (cfr ibid., 4). A tutti voi giovani, malati e sani, ripeto l'invito a creare ponti di amore e solidarietà, perché nessuno si senta solo, ma vicino a Dio e parte della grande famiglia dei suoi figli (cfr Udienza generale, 15 novembre 2006).

    4. Contemplando le piaghe di Gesù il nostro sguardo si rivolge al suo Cuore sacratissimo, in cui si manifesta in sommo grado l'amore di Dio. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cfr Gv 19,34), "simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore, attingano con gioia alla fonte perenne della salvezza" (Messale Romano, Prefazio della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù). Specialmente voi, cari malati, sentite la vicinanza di questo Cuore carico di amore e attingete con fede e con gioia a tale fonte, pregando: "Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, fortificami. Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi" (Preghiera di S. Ignazio di Loyola).

    5. Al termine di questo mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Malato, desidero esprimere il mio affetto a tutti e a ciascuno, sentendomi partecipe delle sofferenze e delle speranze che vivete quotidianamente in unione a Cristo crocifisso e risorto, perché vi doni la pace e la guarigione del cuore. Insieme a Lui vegli accanto a voi la Vergine Maria, che invochiamo con fiducia Salute degli infermi e Consolatrice dei sofferenti. Ai piedi della Croce si realizza per lei la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35). Dall'abisso del suo dolore, partecipazione a quello del Figlio, Maria è resa capace di accogliere la nuova missione: diventare la Madre di Cristo nelle sue membra. Nell’ora della Croce, Gesù le presenta ciascuno dei suoi discepoli dicendole: "Ecco tuo figlio" (cfr Gv 19,26-27). La compassione materna verso il Figlio, diventa compassione materna verso ciascuno di noi nelle nostre quotidiane sofferenze (cfr Omelia a Lourdes, 15 settembre 2008).

    Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Mondiale del malato, invito anche le Autorità affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi, e, rivolgendo il mio pensiero a tutte le Diocesi, invio un affettuoso saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai seminaristi, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le piaghe di ogni fratello o sorella ammalati, negli ospedali o Case di Cura, nelle famiglie: nei volti dei malati sappiate vedere sempre il Volto dei volti: quello di Cristo.

    A tutti assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto a ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.

    Dal Vaticano, 21 Novembre 2010, Festa di Cristo Re dell'Universo.

    BENEDICTUS PP XVI

    [© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]

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    00 1/12/2011 3:34 PM
    LE UDIENZE


    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto ieri in Udienza:

    l’Em.mo Card. Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).







    RINUNCE E NOMINE



    NOMINA DI AUSILIARE DI PORT-AU-PRINCE (HAÏTI)


    RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI SÃO SALVADOR DA BAHIA (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia (Brasile), presentata da S. Em.za Rev.ma il Signor Cardinale Geraldo Majella Agnelo, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

    Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di São Salvador da Bahia (Brasile) S.E. Mons. Murilo Sebastião Ramos Krieger, S.C.I., finora Arcivescovo di Florianópolis.

    S.E. Mons. Murilo Sebastião Ramos Krieger, S.C.I.
    S.E. Mons. Krieger è nato il 19 settembre 1943 in Brusque, nell'arcidiocesi di Florianópolis (Brasile). È entrato nel seminario della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, dove ha frequentato gli studi di primo e secondo grado. Ha completato gli studi di Filosofia nel convento della sua Congregazione a Brusque e quello di Teologia in Taubaté. Ha conseguito anche la licenza in Spiritualità a Roma ed ha frequentato alcuni corsi universitari in Brasile.
    Il 2 febbraio 1967 ha emesso la professione perpetua nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e il 7 dicembre 1969 ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale. È stato Vice-Parroco in Taubaté, Superiore dello Scolasticato Dehoniano e, successivamente, Rettore dell'Istituto Teologico Dehoniano in quella medesima città, nonché Superiore Provinciale della Provincia brasiliana meridionale della sua Congregazione.
    Il 16 febbraio 1985 è stato eletto alla sede titolare di Lisinia, come Vescovo Ausiliare di Florianópolis; il 28 aprile successivo ha ricevuto la consacrazione episcopale.
    L'8 maggio 1991 è stato trasferito alla sede residenziale di Ponta Grossa, nello Stato di Paraná.
    Il 7 maggio 1997 è stato promosso Arcivescovo di Maringá, sempre nello Stato di Paraná.
    Il 20 febbraio 2002 è stato trasferito alla Sede arcivescovile metropolitana di Florianópolis, nello Stato di Santa Catarina.


    NOMINA DELL’ARCIVESCOVO DI PORT-AU-PRINCE (HAÏTI)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo di Port-au-Prince (Haïti) S.E. Mons. Guire Poulard, finora Vescovo di Les Cayes.

    S.E. Mons. Guire Poulard
    S.E. Mons. Guire Poulard è nato il 6 gennaio 1942 a Delatte (Petit-Goâve), nell’arcidiocesi di Port-au-Prince. Ha compiuto gli studi primari presso i Fratelli dell’Istruzione Cristiana a Petit-Goâve. Ha completato gli studi secondari successivamente presso il Lycée Faustin Soulouque a Petit-Goâve, il Collège Notre-Dame de Lourdes a Port-de-Paix e il Petit Séminaire-Collège Saint Martial di Port-au-Prince. Ha seguito poi i corsi filosofici e teologici al Grand Séminaire Notre-Dame a Port-au-Prince.
    È stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1972 per l’arcidiocesi di Port-au-Prince. Nel 1982-1983 ha seguito i corsi dell’anno di Pastorale presso l’Institut Théologique des Jeunes Eglises a Lille (Francia).
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice-parroco a Jacmel (1972-1975); Amministratore della parrocchia di Jacmel (1975-1976); Amministratore della parrocchia di Belladère (1972-1982); Amministratore della parrocchia di Saut-d’Eau (1983-1986); Amministratore della parrocchia di Saint-Pierre a Petionville (1986-1988).
    Eletto Vescovo di Jacmel il 25 febbraio 1988, è stato consacrato il 15 maggio successivo.
    Il 9 marzo 2009 è stato trasferito alla Sede vescovile di Les Cayes.


    NOMINA DI AUSILIARE DI PORT-AU-PRINCE (HAÏTI)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Port-au-Prince (Haïti) il Rev.do Mons. Glandas Marie Erick Toussaint, del clero della diocesi di Port-au-Prince, finora Parroco della Cattedrale e Direttore della Caritas di Port-au-Prince, assegnandogli la sede titolare vescovile di Senez.

    Rev.do Mons. Glandas Marie Erick Toussaint
    Il Rev.do Mons. Glandas Marie Erick Toussaint è nato il 19 maggio 1965 a Grande Savane, nell’arcidiocesi di Port-au-Prince. Dopo gli studi secondari al Collège Saint-Martial di Port-au-Prince, è entrato nel Seminario Maggiore Nazionale Notre-Dame d’Haïti, dove ha percorso tutta la sua formazione al sacerdozio, ottenendo il Baccalaureato in Teologia.
    È stato ordinato sacerdote il 13 novembre 1994 per l’arcidiocesi di Port-au-Prince.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: Vicario parrocchiale della Cattedrale di Port-au-Prince dal 1994 al 2000; quindi Parroco della parrocchia dell’Assunta a Petit-Goâve dal 2005 al 2007.
    Dal 2007 è Parroco della Cattedrale e, contemporaneamente, dal 2008, Direttore della Caritas di Port-au- Prince.















    L’UDIENZA GENERALE



    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa - riprendendo il ciclo di catechesi sui Santi - si è soffermato sulla figura di Santa Caterina da Genova (1477-1510).
    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


    CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle,

    oggi vorrei parlarvi di un’altra Santa che porta il nome di Caterina, dopo Caterina da Siena e Caterina da Bologna; parlo di Caterina da Genova, nota soprattutto per la sua visione sul purgatorio. Il testo che ne descrive la vita e il pensiero venne pubblicato nella città ligure nel 1551; esso è diviso in tre parti: la Vita propriamente detta, la Dimostratione et dechiaratione del purgatorio - più nota come Trattato - e il Dialogo tra l’anima e il corpo1. L’estensore finale fu il confessore di Caterina, il sacerdote Cattaneo Marabotto.

    Caterina nacque a Genova, nel 1447; ultima di cinque figli, rimase orfana del padre, Giacomo Fieschi, quando era in tenera età. La madre, Francesca di Negro, impartì una valida educazione cristiana, tanto che la maggiore delle due figlie divenne religiosa. A sedici anni, Caterina venne data in moglie a Giuliano Adorno, un uomo che, dopo varie esperienze commerciali e militari in Medio Oriente, era rientrato a Genova per sposarsi. La vita matrimoniale non fu facile, anche per il carattere del marito, dedito al gioco d’azzardo. Caterina stessa fu indotta inizialmente a condurre un tipo di vita mondana, nella quale, però, non riuscì a trovare serenità. Dopo dieci anni, nel suo cuore c’era un senso profondo di vuoto e di amarezza.

    La conversione iniziò il 20 marzo 1473, grazie ad una singolare esperienza. Recatasi alla chiesa di san Benedetto e nel monastero di Nostra Signora delle Grazie, per confessarsi, e inginocchiatasi davanti al sacerdote, "ricevette - come ella stessa scrive - una ferita al cuore, d’un immenso amor de Dio", con una visione così chiara delle sue miserie e dei suoi difetti e, allo stesso tempo, della bontà di Dio, che quasi ne svenne. Fu toccata nel cuore da questa conoscenza di se stessa, della vita vuota che conduceva e della bontà di Dio. Da questa esperienza nacque la decisione che orientò tutta la sua vita, espressa nelle parole: "Non più mondo, non più peccati" (cfr Vita mirabile, 3rv). Caterina allora fuggì, lasciando in sospeso la Confessione. Ritornata a casa, entrò nella camera più nascosta e pianse a lungo. In quel momento fu istruita interiormente sulla preghiera ed ebbe coscienza dell’immenso amore di Dio verso di lei peccatrice, un’esperienza spirituale che non riusciva ad esprimere a parole (cfr Vita mirabile, 4r). E’ in questa occasione che le apparve Gesù sofferente, carico della croce, come spesso è rappresentato nell’iconografia della Santa. Pochi giorni dopo, tornò dal sacerdote per compiere finalmente una buona Confessione. Iniziò qui quella "vita di purificazione" che, per lungo tempo, le fece provare un costante dolore per i peccati commessi e la spinse ad imporsi penitenze e sacrifici per mostrare a Dio il suo amore.

    In questo cammino, Caterina si andava avvicinando sempre di più al Signore, fino ad entrare in quella che viene chiamata "vita unitiva", un rapporto, cioè, di unione profonda con Dio. Nella Vita è scritto che la sua anima era guidata e ammaestrata interiormente dal solo dolce amore di Dio, che le dava tutto ciò di cui aveva bisogno. Caterina si abbandonò in modo così totale nelle mani del Signore da vivere, per circa venticinque anni - come ella scrive - "senza mezzo di alcuna creatura, dal solo Dio instrutta et governata" (Vita, 117r-118r), nutrita soprattutto dalla preghiera costante e dalla Santa Comunione ricevuta ogni giorno, cosa non comune al suo tempo. Solo molti anni più tardi il Signore le diede un sacerdote che avesse cura della sua anima.

    Caterina rimase sempre restia a confidare e manifestare la sua esperienza di comunione mistica con Dio, soprattutto per la profonda umiltà che provava di fronte alle grazie del Signore. Solo la prospettiva di dar gloria a Lui e di poter giovare al cammino spirituale di altri la spinse a narrare ciò che avveniva in lei, a partire dal momento della sua conversione, che è la sua esperienza originaria e fondamentale. Il luogo della sua ascesa alle vette mistiche fu l’ospedale di Pammatone, il più grande complesso ospedaliero genovese, del quale ella fu direttrice e animatrice. Quindi Caterina vive un’esistenza totalmente attiva, nonostante questa profondità della sua vita interiore. A Pammatone si venne formando attorno a lei un gruppo di seguaci, discepoli e collaboratori, affascinati dalla sua vita di fede e dalla sua carità. Lo stesso marito, Giuliano Adorno, ne fu conquistato tanto da lasciare la sua vita dissipata, diventare terziario francescano e trasferirsi nell’ospedale per dare il suo aiuto alla moglie. L’impegno di Caterina nella cura dei malati si svolse fino al termine del suo cammino terreno, il 15 settembre 1510. Dalla conversione alla morte non vi furono eventi straordinari, ma due elementi caratterizzano l’intera sua esistenza: da una parte l’esperienza mistica, cioè, la profonda unione con Dio, sentita come un’unione sponsale, e, dall’altra, l’assistenza ai malati, l’organizzazione dell’ospedale, il servizio al prossimo, specialmente i più bisognosi e abbandonati. Questi due poli – Dio e il prossimo – riempirono totalmente la sua vita, trascorsa praticamente all’interno delle mura dell’ospedale.

    Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio.

    Il pensiero di Caterina sul purgatorio, per il quale è particolarmente conosciuta, è condensato nelle ultime due parti del libro citato all’inizio: il Trattato sul purgatorio e il Dialogo tra l’anima e il corpo. E’ importante notare che Caterina, nella sua esperienza mistica, non ha mai rivelazioni specifiche sul purgatorio o sulle anime che vi si stanno purificando. Tuttavia, negli scritti ispirati dalla nostra Santa è un elemento centrale e il modo di descriverlo ha caratteristiche originali rispetto alla sua epoca. Il primo tratto originale riguarda il "luogo" della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il purgatorio. In Caterina, invece, il purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il purgatorio, un fuoco interiore. La Santa parla del cammino di purificazione dell’anima verso la comunione piena con Dio, partendo dalla propria esperienza di profondo dolore per i peccati commessi, in confronto all’infinito amore di Dio (cfr Vita mirabile, 171v). Abbiamo sentito del momento della conversione, dove Caterina sente improvvisamente la bontà di Dio, la distanza infinita della propria vita da questa bontà e un fuoco bruciante all’interno di se stessa. E questo è il fuoco che purifica, è il fuoco interiore del purgatorio. Anche qui c’è un tratto originale rispetto al pensiero del tempo. Non si parte, infatti, dall’aldilà per raccontare i tormenti del purgatorio - come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi - e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall’esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l’eternità. L’anima - dice Caterina - si presenta a Dio ancora legata ai desideri e alla pena che derivano dal peccato, e questo le rende impossibile godere della visione beatifica di Dio. Caterina afferma che Dio è così puro e santo che l’anima con le macchie del peccato non può trovarsi in presenza della divina maestà (cfr Vita mirabile, 177r). E anche noi sentiamo quanto siamo distanti, quanto siamo pieni di tante cose, così da non poter vedere Dio. L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato.

    In Caterina si scorge la presenza di fonti teologiche e mistiche a cui era normale attingere nella sua epoca. In particolare si trova un’immagine tipica di Dionigi l’Areopagita, quella, cioè, del filo d’oro che collega il cuore umano con Dio stesso. Quando Dio ha purificato l’uomo, egli lo lega con un sottilissimo filo d’oro, che è il suo amore, e lo attira a sé con un affetto così forte, che l’uomo rimane come "superato e vinto e tutto fuor di sé". Così il cuore dell’uomo viene invaso dall’amore di Dio, che diventa l’unica guida, l’unico motore della sua esistenza (cfr Vita mirabile, 246rv). Questa situazione di elevazione verso Dio e di abbandono alla sua volontà, espressa nell’immagine del filo, viene utilizzata da Caterina per esprimere l’azione della luce divina sulle anime del purgatorio, luce che le purifica e le solleva verso gli splendori dei raggi fulgenti di Dio (cfr Vita mirabile, 179r).

    Cari amici, i Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un "sapere" così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei, di intelligentia dei misteri della fede, di approfondimento reale dei misteri, per esempio di che cosa è il purgatorio.

    Con la sua vita, santa Caterina ci insegna che quanto più amiamo Dio ed entriamo in intimità con Lui nella preghiera, tanto più Egli si fa conoscere e accende il nostro cuore con il suo amore. Scrivendo sul purgatorio, la Santa ci ricorda una verità fondamentale della fede che diventa per noi invito a pregare per i defunti affinché possano giungere alla visione beata di Dio nella comunione dei santi (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1032). Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi. Grazie.

    ____________________________

    1 cfr Libro de la Vita mirabile et dottrina santa, de la beata Caterinetta da Genoa. Nel quale si contiene una utile et catholica dimostratione et dechiaratione del purgatorio, Genova 1551.



    SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



    ○ Sintesi della catechesi in lingua francese

    Chers frères et sœurs,

    née en 1447, Catherine de Gênes fit une expérience de conversion étonnante. Mariée à 16 ans avec un homme qui s’adonnait aux jeux de hasard, et insatisfaite du type de vie mondain qui était le sien, elle éprouvait vide et amertume en son cœur. Se rendant un jour à l’église pour se confesser, elle reçut alors « une blessure au cœur d’un immense amour de Dieu », qui lui montra à la fois ses misères et la bonté de Dieu. Immédiatement, elle décida de fuir le péché et le monde. Pendant 25 années, elle vécut, instruite intérieurement par le seul amour du Seigneur et nourrie par la prière constante et la communion quotidienne. Elle se dévoua au service des malades de l’hôpital de Pammatone qu’elle dirigea. Au cours de sa vie toute centrée sur Dieu et sur le prochain, Catherine reçut une connaissance particulière du purgatoire qu’elle décrit comme « un feu non extérieur mais intérieur » sur le chemin de la pleine communion avec Dieu. Devant l’amour de Dieu, l’âme fait une expérience de profonde douleur pour les péchés commis, alors qu’elle est liée par les désirs et la peine du péché qui la rendent incapable de jouir de la vision de Dieu. Il s’agit en effet, d’obtenir la sainteté nécessaire pour entrer dans la joie du ciel. Chers amis, les saints, dans leur expérience d’union à Dieu, atteignent un « savoir » si profond des mystères divins, qu’ils sont une aide pour tous et pour les théologiens dans la recherche de l‘intelligence de la foi.

    Je salue cordialement les pèlerins francophones présents à cette audience. Puissiez-vous, avec sainte Catherine de Gênes, découvrir que l’amour de Dieu est comme un fil d’or unissant notre cœur à Dieu Lui-même ! Avec ma Bénédiction apostolique.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

    Dear Brothers and Sisters,

    Our catechesis today deals with Saint Catherine of Genoa, a fifteenth-century saint best known for her vision of purgatory. Married at an early age, some ten years later Catherine had a powerful experience of conversion; Jesus, carrying his cross, appeared to her, revealing both her own sinfulness and God’s immense love. A woman of great humility, she combined constant prayer and mystical union with a life of charitable service to those in need, above all in her work as the director of the largest hospital in Genoa. Catherine’s writings on purgatory contain no specific revelations, but convey her understanding of purgatory as an interior fire purifying the soul in preparation for full communion with God. Conscious of God’s infinite love and justice, the soul is pained by its inadequate response, even as the divine love purifies it from the remnants of sin. To describe this purifying power of God’s love, Catherine uses the image of a golden chain which draws the soul to abandon itself to the divine will. By her life and teaching, Saint Catherine of Genoa reminds us of the importance of prayer for the faithful departed, and invites us to devote ourselves more fully to prayer and to works of practical charity.

    I am pleased to greet the many university students present at today’s Audience. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from Finland, Malta, China, Indonesia and the United States of America, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

    Liebe Brüder und Schwestern!

    Im Rahmen meiner Katechesen über große Frauengestalten der Kirchengeschichte möchte ich nach Katharina von Siena und Katharina von Bologna heute eine dritte Mystikerin dieses Namens vorstellen: die hl. Katharina von Genua. Sie wurde 1447 als jüngstes von fünf Kindern einer Adelsfamilie geboren und bereits im Alter von 16 Jahren mit einem von ihren Eltern ausgesuchten Adligen verheiratet, einem unbeherrschten und leichtlebigen Mann, der ihr das Eheleben nicht einfach machte. Nach etwa zehn Jahren, in denen sie versuchte, sich auf den vornehmen, oberflächlichen Lebensstil ihres Mannes einzulassen, hatte sie bei einer Beichte ein tiefes Bekehrungserlebnis. Wie eine brennende Flamme spürte sie plötzlich in sich das Ungenügen dieses Lebens, die Güte Gottes und ihre Nachlässigkeit, ihre Armseligkeit, die Leere ihres Herzens demgegenüber. So ist ein Strahl der Liebe Gottes in ihre Seele eingedrungen. Im Moment konnte sie gar nicht beichten, sie ging wieder nach Hause und weinte. Nach ein paar Tagen kam sie dann und war dazu fähig, sozusagen einen Strich durch ihr Leben zu ziehen; sie hat sich selbst die Parole gegeben: Nicht mehr Mondänität und nicht mehr Sünde. Katharina führte dann ein Leben der Buße und des Gebetes. Sie widmete sich den Kranken und wurde Chefin des größten Krankenhauses von Genua, Pammatone. Schließlich hat auch ihr Ehemann sich bekehrt, sie hat ihn nach sich gezogen, und er hat als Franziskanertertiar in diesem Krankenhaus bei der Krankenpflege mitgeholfen. Katharina starb schließlich im Jahre 1510 in ihrer Heimatstadt. So gibt uns diese Heilige ein weiteres Beispiel für den tiefen Zusammenhang zwischen einem großen, lebhaften Gebetsleben und der Liebe zum Nächsten; dafür, daß inwendiges Einssein mit Gott nicht Absonderung bedeutet, sondern uns erst zum Nächsten führt und die wirkliche Gemeinschaft mit dem Nächsten eröffnet, uns vor allen Dingen für den offen macht, um den sich andere nicht kümmern und der uns braucht. Eine weitere Folge der mystischen Gemeinschaft mit Gott ist die tiefe Teilhabe an den geistlichen Wirklichkeiten. So hat Katharina eine tiefe Einsicht über das erlangt, was Fegfeuer ist. Sie meinte nicht, daß das ein bestimmter Ort sei, und meinte nicht, daß man dort mit ausgesuchten Qualen gequält wird, sondern sie hatte erkannt, Fegfeuer ist eben diese Flamme des inneren Ungenügens und einer neuen Liebe, die uns inwendig trifft und uns umwandelt und erneuert. Es ist die inwendige Berührtheit von der Liebe Gottes, der wir nicht genügen, die zur Flamme wird und uns selbst umformt, oder – wie sie auch sagt – zu einer goldenen Schnur, mit der Gott uns zu sich hinaufzieht. Gottesliebe und Nächstenliebe gehören immer zueinander. Katharina von Genua ist uns Beispiel dafür, wie das Näherkommen an Gott zugleich das Eintauchen in die Liebe zum Nächsten ist.

    Von Herzen grüße ich alle Pilger deutscher Sprache. Die Heiligen sind immer zuerst große Beter. Sie leben uns diese Weggemeinschaft mit Christus vor und helfen uns, daß wir immer neu beten lernen im Mitbeten mit der Kirche und vom Beten her dann richtig leben lernen. Gottes Geist geleite euch auf allen euren Wegen.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    La catequesis de hoy está dedicada a santa Catalina de Génova, que vivió entre mil cuatrocientos cuarenta y mil quinientos diez. Recibió en su hogar una buena educación cristiana. Dada en matrimonio a los dieciséis años, su vida matrimonial no fue fácil. Catalina al principio lleva una existencia mundana que le causó un profundo sentido de vacío y amargura. Tras una particular experiencia espiritual, en la que ve con claridad sus miserias y sus defectos, al mismo tiempo que la bondad de Dios, nace la decisión de cambiar de vida: "no más el mundo, no más pecados", iniciando un camino de purificación y de comunión mística con Dios. Dos elementos caracterizan toda su existencia: la unión íntima con el Señor, percibida como una unión esponsal, y el servicio al prójimo, especialmente a los más necesitados y abandonados. El pensamiento de Catalina sobre el purgatorio, por el cual es particularmente conocida, esta condensado en El tratado sobre el purgatorio y el Dialogo entre el alma y el cuerpo. El servicio humilde, fiel y generoso, que la Santa realizó es un luminoso ejemplo de caridad para todos y un estímulo particular para las mujeres que contribuyen con sus valiosas obras, llenas de sensibilidad y atención hacía los más pobres y necesitados, al bien de la Iglesia y de la sociedad.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Uruguay y México y otros países latinoamericanos. Os invito a que siguiendo el ejemplo de amor de Dios de santa Catalina de Génova, sepáis entrar en intimidad de oración con Él y os dejéis transformar por el fuego de su amor. Muchas gracias.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

    Queridos irmãos e irmãs,

    Os Santos, na sua experiência de união com Deus feita de amor e conhecimento, alcançam um saber tão profundo dos mistérios divinos, que servem de ajuda aos teólogos no seu esforço por entender os mistérios da fé. Um exemplo disto é Santa Catarina de Génova, conhecida sobretudo pela sua explicação do Purgatório. Esta explicação nasce, não de visões ou comunicações especiais do Além, mas da experiência que ela viveu na sua conversão a Deus, cujo início teve lugar em 1473. Catarina fala dos tormentos do Purgatório como um sofrimento interior da alma que, ciente do amor imenso de Deus, sofre por não lhe ter correspondido de forma perfeita e é precisamente o amor divino que a purifica das manchas de pecado que ainda a impedem de viver na presença da majestade de Deus.

    Amados peregrinos de língua portuguesa, de quem me apraz salientar a presença do grupo de juristas do Brasil: para todos vai a minha saudação amiga de boas vindas, com o convite a aderirdes sempre mais a Jesus Cristo e a fazerdes do seu Evangelho o guia do vosso pensamento e da vossa vida. Então sereis, na sociedade, aquele fermento de vida nova que a humanidade precisa para construir um futuro mais justo e solidário, que sonhais e servis com a vossa actividade. Sobre vós e vossas famílias, desça a minha Bênção Apostólica.



    SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



    ○ Saluto in lingua polacca

    Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Św. Katarzyna z Genui uczy, że im bardziej kochamy Boga i trwamy w modlitwie, tym bardziej potrafimy kochać bliźnich, bo odkrywamy w nich oblicze Chrystusa, który kocha nas bezgranicznie i bez różnicy. Prośmy nieustannie o dar takiej miłości. Niech Bóg wam błogosławi!

    [Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Santa Caterina da Genova ci insegna che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciamo ad amare coloro che ci stanno vicino, perché scopriamo in loro il volto di Cristo, che ci ama senza limiti e distinzioni. Chiediamo incessantemente il dono di tale amore. Dio vi benedica!]


    ○ Saluto in lingua ungherese

    Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösképpen az alapításának hetvenedik évfordulóját ünneplő Pápai Magyar Intézet Rektorát és ösztöndíjas papjait. Kívánom, hogy az Intézet még sokáig állhasson a magyarországi Egyház szolgálatában. Szívesen adom apostoli áldásomat Kedves Mindannyiotokra. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

    [Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, specialmente il Rettore e gli Alunni del Pontificio Istituto Ungherese che celebra il 70° anniversario della sua fondazione. Vi auguro che il vostro Istituto possa servire ancora per lungo tempo la Chiesa che sta in Ungheria. Volentieri vi imparto la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]


    ○ Saluto in lingua italiana

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana. In particolare, i Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) e le Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Saluto i numerosi studenti della diocesi di Caserta, accompagnati dal Vescovo Mons. Pietro Farina, e gli alunni dell’Istituto "Maria Immacolata" di Roma; a ciascuno auguro di crescere sempre più nell’amore verso Gesù, per testimoniarlo con gioia nella vita di ogni giorno.

    Rivolgo infine un affettuoso saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Le vicende di questa nostra epoca mettono ben in luce quanto sia urgente per i cristiani annunciare il Vangelo con la vita. A voi, cari giovani, dico perciò: siate fedeli a Cristo sempre, per essere tra i vostri coetanei seminatori di speranza e di gioia. Voi, cari malati, non abbiate paura di offrire sull’altare di Cristo il valore incalcolabile della vostra sofferenza a beneficio della Chiesa e del mondo. Ed infine a voi, cari sposi novelli, auguro di fare della vostra famiglia un’autentica scuola di vita cristiana.










    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER IL PRIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO IN HAÏTI


    Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, letto dal Suo Inviato Speciale, Em.mo Card. Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, nel corso della Santa Messa celebrata sulle rovine della Cattedrale di Port-au-Prince nel primo anniversario del terribile terremoto che il 12 gennaio 2010 sconvolse Haïti:


    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    A l’occasion du premier anniversaire du terrible tremblement de terre qui a endeuillé votre Pays, je suis uni à vous tous, chers Haïtiens, pour vous assurer de ma prière, particulièrement pour ceux qui sont morts.

    Je désire également vous donner une parole d’espérance dans les circonstances présentes particulièrement difficiles. En effet, il est temps de reconstruire maintenant, non seulement les structures matérielles mais surtout la cohabitation civile, sociale et religieuse. Je souhaite que le Peuple haïtien soit le premier protagoniste de son histoire actuelle et de son avenir, comptant aussi sur l’aide internationale, qui a déjà donné des signes de grande générosité à travers une aide économique et par des volontaires venus de tous les pays.

    Je suis présent à travers Son Eminence le Cardinal Robert Sarah, Président du Conseil Pontifical Cor Unum. Il vous porte, par sa présence et sa voix, mon encouragement et mon affection. Je vous confie à l’intercession de Notre Dame du Perpétuel Secours, Patronne d’Haïti, qui, je suis sûr, du haut du ciel, ne demeure pas indifférente à vos prières. Que Dieu bénisse tous les Haïtiens !

    Du Vatican, le 5 janvier 2011

    BENEDICTUS PP. XVI

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    00 1/13/2011 3:28 PM
    LE UDIENZE


    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    Em.mo Card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi).

    Em.mo Card. Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

    S.E. Mons. Joseph Werth, S.I., Vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk (Russia), Ordinario per i fedeli di rito bizantino residenti in Russia.

    S.E. il Signor Martin Bolldorf, Ambasciatore di Austria, in visita di congedo.










    RINUNCE E NOMINE


    NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN SINGAPORE, DELEGATO APOSTOLICO IN MALAYSIA E IN BRUNEI, RAPPRESENTANTE PONTIFICIO NON-RESIDENTE PER IL VIÊT NAM

    Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Singapore, Delegato Apostolico in Malaysia e in Brunei, e Rappresentante Pontificio non-residente per il Viêt Nam S.E. Mons. Leopoldo Girelli, Arcivescovo titolare di Capri, finora Nunzio Apostolico in Indonesia.

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    00 1/14/2011 3:39 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    Em.mo Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

    L’On. Renata Polverini, Presidente della Regione Lazio.

    L’On. Giovanni Alemanno, Sindaco di Roma.

    L’On. Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma.

    Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma.

    Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:
    Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.





    LE UDIENZE (CONTINUAZIONE)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza:

    Prof. Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio.














    RINUNCE E NOMINE




    RINUNCIA DEL VESCOVO DI ROTTERDAM (PAESI BASSI)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Rotterdam (Paesi Bassi), presentata da S.E. Mons. Adrianus Herman van Luyn, S.D.B., in conformità al canone 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.



    RINUNCIA DEL VESCOVO DI ALTOONA-JOHNSTOWN (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Altoona-Johnstown (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Joseph V. Adamec, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

    Il Papa ha nominato Vescovo di Altoona-Johnstown (U.S.A.) il Rev.do Mons. Mark L. Bartchak, del clero della diocesi di Erie, Vicario Giudiziale.

    Rev.do Mons. Mark L. Bartchak
    Mons. Mark L. Bartchak è nato il 1° gennaio 1955 a Cleveland (Ohio). Dopo aver frequentato le scuole elementari di Saint Monica a Cleveland e di Holy Family a Syracuse (New York), ha studiato alla Bradford Central Catholic High School a Bradford (Pennsylvania). Ha frequentato poi il Saint Mark Seminary per gli studi filosofici e il Christ the King Seminary ad East Aurora (New York) per quelli teologici. Ha ottenuto la Licenza e, nel 1992, il Dottorato in Diritto Canonico presso la Catholic University of America.
    È stato ordinato sacerdote il 15 maggio 1981 per la diocesi di Erie.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale, è stato Vice Parroco alla Saint Francis Church (1981-1982) e alla Saint Leo Magnus (1983-1986). È stato Difensore del Vincolo nel Tribunale Ecclesiastico (1986-1987), Vicario Giudiziale Aggiunto (1991-1992) e Vicario per gli Affari Canonici (2004-2006). Dal 2002 è Vicario Giudiziale.
    Dal 2005 è Membro dell’Executive Committee and Administrative Board della Pennsylvania Catholic Conference.
    Oltre l’inglese, conosce il latino, l’italiano, lo spagnolo e il francese.
    Il 12 novembre 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.



    NOMINA DELL’AUSILIARE DI INDIANAPOLIS (U.S.A.)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Indianapolis (U.S.A.) il Rev.do Christopher J. Coyne, del clero dell’arcidiocesi di Boston (U.S.A.), Parroco della "St. Margaret Mary Parish" a Westwood, assegnandogli la sede titolare vescovile di Mopta.

    Rev.do Christopher J. Coyne
    Il Rev.do Christopher J. Coyne è nato il 17 giugno 1958 a Woburn (Massachusetts). Ha frequentato l’University of Lowell dove ha conseguito il Baccalaureato in Filosofia e il Saint John Seminary di Brighton dove ha conseguito il Master of Divinity nel 1990. Ha ottenuto la Licenza (1990-1993) e il Dottorato (1993-1995) in Sacra Liturgia presso il Pontificio Ateneo San Anselmo a Roma.
    È stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1986 per l’arcidiocesi di Boston.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice Parroco della Saint Mary of the Hills Parish a Milton (1986-1989); Professore presso il Saint John Seminary (1995-2002); Direttore diocesano dell’Ufficio Liturgico (1999-2002); Cabinet Secretary for Public Relations and Spokesperson dell’arcidiocesi di Boston (2002-2005); Parroco della Our Lady Help of Christians Parish a Newton (2005-2006).
    Dal 2006 è Parroco della Saint Margaret Mary Parish a Westwood.
    Oltre l’inglese, parla l’italiano.









    UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO, DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA DI ROMA

    Questa mattina, alle ore 12, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza gli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, in occasione del tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno.
    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Illustri Signori e Signore!

    Seguendo una felice consuetudine, anche quest’anno ho la gradita occasione di incontrare i rappresentanti delle Istituzioni della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma. Ringrazio l’On. Renata Polverini, Presidente della Giunta Regionale del Lazio, l’On. Giovanni Alemanno, Sindaco di Roma, e l’On. Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma, per le cortesi parole che mi hanno rivolto a nome di tutti. Ricambio i cordiali voti augurali per il nuovo anno a voi, ai cittadini di Roma e della Provincia e agli abitanti del Lazio, ai quali mi sento particolarmente legato come Vescovo di questa Città, Successore di Pietro.

    La singolare vocazione di Roma, centro del cattolicesimo e capitale dello Stato italiano, richiede alla nostra città di essere un esempio di feconda e proficua collaborazione fra le Istituzioni pubbliche e la Comunità ecclesiale. Tale collaborazione, nel rispetto delle reciproche competenze, è oggi particolarmente urgente per le nuove sfide che si affacciano all’orizzonte. La Chiesa, in particolare mediante l’opera dei fedeli laici e delle associazioni di ispirazione cattolica, desidera continuare ad offrire il proprio contributo per la promozione del bene comune e di un progresso autenticamente umano.

    Cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna. È nella famiglia che i figli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica. È nella famiglia che si imparano la solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. È nella propria casa che i giovani, sperimentando l’affetto dei genitori, scoprono che cosa sia l’amore e imparano ad amare. La famiglia, dunque, deve essere sostenuta da politiche organiche che non si limitino a proporre soluzioni ai problemi contingenti, ma abbiano come scopo il suo consolidamento e sviluppo e siano accompagnate da un’adeguata opera educativa. Talvolta, purtroppo, accadono gravi fatti di violenza, e vengono amplificati alcuni aspetti di crisi della famiglia, causati dai rapidi cambiamenti sociali e culturali. Anche l’approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti. In questa prospettiva, la Chiesa guarda con favore a tutte quelle iniziative che mirano ad educare i giovani a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità. Serve a tale scopo una convergenza educativa fra le diverse componenti della società, perché l’amore umano non sia ridotto ad oggetto da consumare, ma possa essere percepito e vissuto come esperienza fondamentale che dà senso e finalità all’esistenza.

    Il reciproco donarsi dei coniugi porta con sé l’apertura alla generazione: il desiderio della paternità e della maternità è infatti iscritto nel cuore dell’uomo. Tante coppie desidererebbero accogliere il dono di nuovi figli, ma sono spinte ad attendere. Per questo è necessario sostenere concretamente la maternità, come pure garantire alle donne che svolgono una professione la possibilità di conciliare famiglia e lavoro. Troppe volte, infatti, esse sono poste nella necessità di scegliere tra i due. Lo sviluppo di adeguate politiche di aiuto, come pure di strutture destinate all’infanzia, quali gli asili-nido, anche quelli gestiti da famiglie, può aiutare a far sì che il figlio non sia visto come un problema, ma come un dono e una gioia grande. Inoltre, poiché "l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo" (Caritas in veritate, 28), l’elevato numero di aborti che vengono praticati nella nostra Regione non può lasciare indifferenti. La comunità cristiana, attraverso numerose "Case famiglia", i "Centri di Aiuto alla Vita" e altre analoghe iniziative, è impegnata ad accompagnare e dare sostegno alle donne che si trovano in difficoltà nell’accogliere una nuova vita. Le pubbliche Istituzioni sappiano offrire il loro sostegno affinché i Consultori familiari siano in condizione di aiutare le donne a superare le cause che possono indurre ad interrompere la gravidanza. A questo proposito, esprimo il mio apprezzamento per la legge vigente nella Regione Lazio che prevede il cosiddetto "quoziente familiare" e considera il figlio concepito quale componente della famiglia, ed auspico che tale normativa trovi piena attuazione. Sono lieto che la città di Roma abbia già avviato il suo impegno in tale direzione.

    Sull’altro versante della vita, l’invecchiamento della popolazione pone nuovi problemi. Gli anziani sono una grande ricchezza per la società. Le loro conoscenze, la loro esperienza e la loro saggezza sono un patrimonio per i giovani, che hanno bisogno di maestri di vita. Se molti anziani possono contare sul sostegno e la vicinanza della propria famiglia, cresce il numero di quelli che sono soli e che hanno bisogno di assistenza medico-sanitaria. La Chiesa, anche nella nostra Regione, è sempre stata vicina a coloro che si trovano in condizioni fragili a motivo dell’età o della salute precaria. Mentre mi rallegro per la sinergia esistente con le grandi realtà sanitarie cattoliche - come, ad esempio, nel campo dell’infanzia, tra l’Ospedale "Bambin Gesù" e le Istituzioni pubbliche - auspico che tali strutture possano continuare a collaborare con gli Enti locali per assicurare il loro servizio a quanti ad esse si rivolgono, rinnovo l’invito a promuovere una cultura che rispetti la vita fino al suo termine naturale, nella consapevolezza che "la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente" (Enc. Spe salvi, 38).

    In questi ultimi tempi, la serenità delle nostre famiglie è minacciata dalla grave e persistente crisi economica, e molte famiglie non riescono più a garantire un sufficiente tenore di vita ai propri figli. Le nostre parrocchie, attraverso la Caritas, si prodigano per venire in aiuto di questi nuclei familiari alleviando, per quanto possibile, i disagi e facendo fronte alle esigenze primarie. Confido che possano essere adottati adeguati provvedimenti, volti a sostenere le famiglie a basso reddito, particolarmente quelle numerose, troppo spesso penalizzate. A ciò si aggiunge un problema ogni giorno più drammatico. Mi riferisco alla grave questione del lavoro. I giovani, in particolare, che dopo anni di preparazione non vedono sbocchi lavorativi e possibilità di inserimento sociale e di progettazione del futuro, si sentono spesso delusi e sono tentati di rifiutare la stessa società. Il prolungarsi di simili situazioni causa tensioni sociali, che vengono sfruttate dalle organizzazioni criminali per proporre attività illecite. È dunque urgente che, pur nel difficile momento, si faccia ogni sforzo per promuovere politiche occupazionali, che possano garantire un lavoro e un sostentamento dignitoso, condizione indispensabile per dare vita a nuove famiglie.

    Gentili Autorità, sono molteplici i problemi che richiedono una soluzione. Il vostro impegno di Amministratori, che si sforzano di collaborare insieme per il bene della comunità, sappia sempre considerare l’uomo come un fine, perché egli possa vivere in maniera autenticamente umana. Come Vescovo di questa città vorrei, pertanto, invitarvi a trovare nella Parola di Dio la fonte di ispirazione per la vostra azione politica e sociale, nella "ricerca del vero bene di tutti, nel rispetto e nella promozione della dignità di ogni persona" (Es. ap. postinodale Verbum Domini, 101). Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, soprattutto per color che oggi incominciano il servizio al bene comune, e mentre invoco sul vostro impegno la materna protezione della Vergine Maria, Salus Populi Romani, di cuore vi imparto la mia Benedizione, che volentieri estendo agli abitanti di Roma, della sua Provincia e di tutto il Lazio.


















    PROMULGAZIONE DI DECRETI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

    Oggi, 14 gennaio 2011, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata Sua Eminenza Reverendissima il Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    - un miracolo, attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła), Sommo Pontefice; nato a Wadowice (Polonia) il 18 maggio 1920 e morto a Roma il 2 aprile 2005;

    - un miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Antonia Maria Verna, Fondatrice dell'Istituto delle Suore della Carità dell'Immacolata Concezione d'Ivrea; nata a Rivarolo Canavese (Italia) il 12 giugno 1773 ed ivi morta il 25 dicembre 1838;

    - un miracolo, attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo, Laico, Padre di famiglia; nato a Treviso (Italia) il 7 marzo 1845 e morto a Pisa (Italia) il 7 ottobre 1918;

    - il martirio delle Serve di Dio Maria Giulia (al secolo: Kata Ivanišević), Maria Bernadetta (al secolo: Teresia Banja), Maria Krizina (al secolo: Giuseppa Bojanc), Maria Antonia (al secolo: Giuseppa Fabjan) e Maria Berchmana (al secolo: Carolina Anna Leidenix), Suore professe dell'Istituto delle Figlie della Divina Carità, uccise in odio alla Fede in Bosnia-Erzegovina tra il 15 e il 23 dicembre 1941;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Franco, Prelato Ordinario di Santa Lucia del Mela; nato a Napoli (Italia) il 26 settembre 1585 e morto a Santa Lucia del Mela (Italia) il 2 settembre 1626;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Francesco Maria della Croce (al secolo: Giovanni Battista Jordan), Sacerdote, Fondatore della Società del Divin Salvatore e della Congregazione delle Suore del Divin Salvatore; nato a Gurtweil (Germania) il 16 giugno 1848 e morto a Tafers (Svizzera) l'8 settembre 1918;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Nelson Baker, Sacerdote diocesano; nato a Buffalo (Stati Uniti d'America) il 16 febbraio 1842 ed morto a Limestone Hill (Stati Uniti d'America) il 29 luglio 1936;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Faustino Pérez-Manglano Magro, Alunno e Postulante dei Padri Marianisti; nato a Valencia (Spagna) il 4 agosto 1946 ed ivi morto il 3 marzo 1963;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Francesca de Paula de Jesús, chiamata "Nhá Chica", Laica; nata São João del Rei (Brasile) nel 1810 e morta a Baependi (Brasile) il 14 giugno 1895.

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    00 1/15/2011 3:45 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    Em.mo Card. Agustín García-Gasco Vicente, Arcivescovo emerito di Valencia (Spagna).

    Delegazione Ecumenica dalla Finlandia, in occasione della Festa di Sant'Enrico.

    Dirigenti, Agenti e Personale dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano.









    RINUNCE E NOMINE




    RINUNCIA DEL VESCOVO DI AVERSA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aversa (Italia), presentata da S.E. Mons. Mario Milano, Arcivescovo-Vescovo della medesima diocesi, in conformità al can. 401 §2 del Codice di Diritto Canonico.

    Il Papa ha nominato Vescovo di Aversa (Italia) S.E. Mons. Angelo Spinillo, finora Vescovo di Teggiano-Policastro.

    S.E. Mons. Angelo Spinillo
    S.E. Mons. Angelo Spinillo è nato a Sant’Arsenio, provincia di Salerno e diocesi di Teggiano-Policastro, il 1° maggio 1951. Ha frequentato il liceo ed il primo anno del biennio filosofico presso i Salesiani. È passato poi al Seminario Arcivescovile di Napoli. Ha conseguito la licenza in Teologia pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
    È stato ordinato presbitero il 15 luglio 1978 per la diocesi di Teggiano-Policastro.
    Durante il suo ministero sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale di Sant’Anna in Sala Consilina dal 1978 al 1982; Vicario parrocchiale della SS. Annunziata in Sala Consilina dal 1982 al 1983; Assistente diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi dal 1982 al 1989; Parroco di S. Stefano in Sala Consilina dal 1983 al 1991; Vicario parrocchiale di S. Giacomo Apostolo in Monte San Giacomo dal 1983 al 1991; Assistente regionale dei Giovani di Azione Cattolica dal 1988 al 2000; Assistente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica dal 1989 al 1995; Parroco di S. Maria Maggiore in Atena Lucana dal 1991 al 2000; Parroco di S. Michele Arcangelo in Atena Lucana Scalo dal 1995 al 2000 e Assistente unitario dell’Azione Cattolica diocesana dal 1995 al 2000. È stato, inoltre, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi di Teggiano-Policastro e Professore di Teologia nell’Istituto diocesano di Scienze Religiose.
    Eletto alla Chiesa di Teggiano-Policastro il 18 marzo 2000, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 13 maggio dello stesso anno.
    Attualmente è Membro della Commissione Episcopale della CEI per la famiglia e la vita.



    EREZIONE DELLA DIOCESI DI BO (SIERRA LEONE) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

    Il Santo Padre ha eretto la nuova diocesi di Bo, in Sierra Leone, per dismembramento dall’arcidiocesi di Freetown and Bo, rendendola suffraganea della medesima sede metropolitana.

    Il Papa ha nominato primo Vescovo di Bo il Rev.do Charles Allieu Matthew Campbell, del clero dell’arcidiocesi di Freetown and Bo, Direttore spirituale del St. Paul’s Major Seminary, a Freetown.

    Rev.do Charles Allieu Matthew Campbell Rev.do Charles Allieu Matthew Campbell
    Il Rev.do Charles Allieu Matthew Campbell è nato il 25 gennaio 1961 a Njala, Kori Chiefdom, nel Distretto di Moyamba, arcidiocesi di Freetown and Bo, in una famiglia musulmana. Dopo le scuole primarie e secondarie, ha completato lo studio della Filosofia e della Teologia presso il St. Paul’s Major Seminary di Gbarnga.
    È stato ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato a Bo, il 9 aprile 1986.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1986-1988: Vicario parrocchiale nelle parrocchie di Njala, Komboya, Pujehun e Moyamba; 1988-1989: Direttore delle vocazioni e Rettore del St. Augustine Minor Seminary; 1990-1992: Studi superiori in Nigeria; 1992-1995: Parroco di Damballa; 1995-2004: Professore al Seminario Maggiore San Paolo di Makeni; 2004-2006: Corso di formazione religiosa al St. Anselm’s, in Inghilterra.
    Dal 2004 è Direttore spirituale del St. Paul’s Major Seminary, a Freetown.

    Dati statistici

    La nuova diocesi di Bo (nom. lat. Boën /sis/), comprende i 4 Distretti della Southern Province: Bo, Bonthe, Moyamba, Pujehune ed è suffraganea dell’Arcidiocesi di Freetown.


    Arcidiocesi di Freetown and Bo
    prima della divisione
    Arcidiocesi di Freetown
    dopo la divisione
    Nuova Diocesi di Bo

    Superficie


    20.304


    4.096


    16.208



    Popolazione


    2.869.528


    1.776.871


    1.092.657



    Cattolici


    70.000


    20.000


    50.000



    Parrocchie


    27


    13


    14



    Sacerdoti Diocesani


    52


    25


    27



    Sacerdoti Religiosi


    22


    15


    7



    Seminaristi


    12


    6


    6



    Fratelli


    49


    31


    18



    Religiose


    44


    23


    31



    Catechisti


    147


    56


    91




    La chiesa parrocchiale di Immaculate Heart of Mary, diventa la Chiesa Cattedrale della nuova diocesi.



    NOMINA DELL’AUSILIARE DI CHIPATA (ZAMBIA)

    Il Santo Padre ha nominato Ausiliare della diocesi di Chipata (Zambia) il Rev.do Benjamin Phiri, del clero di Chipata, attualmente Rettore del Seminario Nazionale Maggiore Teologico St. Dominic di Lusaka, assegnandogli la sede titolare vescovile di Nachingwea.

    Rev.do Benjamin Phiri
    Il Rev.do Benjamin Phiri è nato il 14 giugno 1959, nel villaggio Chongololo (Distretto di Petauke), diocesi di Chipata. Dopo gli studi al Seminario Minore di Monze, ha seguito l’iter normale dei candidati al sacerdozio nello Zambia, svolgendo gli studi filosofici presso il St. Augustine Seminary, e quelli teologici presso il Seminario Maggiore Nazionale St. Dominic in Lusaka.
    È stato ordinato sacerdote il 14 settembre 1986, incardinato nella Diocesi di Chipata.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti ministeri: 1986-1988: Vicario Parrocchiale nella Parrocchia di Mbwindi (Chipata) e contemporaneamente Direttore della Pastorale Vocazionale della Diocesi di Chipata (1987-1993); 1988-1990: Parroco in Chadiza (Chipata); 1990-1997: Direttore del Centro Pastorale e Catechetico di Chikungu (Chipata) e contemporaneamente Segretario personale dell’allora Vescovo di Chipata, S.E. Mons. Medardo Mazombwe (1993-1997); 1997-2002: Studi per la Licenza in Diritto Canonico a Roma, presso la Pontificia Università Urbaniana; 2002-2004: Direttore Nazionale dell’Ufficio Pastorale della Conferenza Episcopale dello Zambia.
    Dal 2004 è Rettore del Seminario Nazionale Maggiore Teologico St. Dominic di Lusaka.



    NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze l'Accademico Werner Arber, Professore emerito di Microbiologia all'Università di Basilea.

    Prof. Werner Aber
    Il Prof. Werner Aber è nato a Gränichen (Svizzera) il 3 giugno 1929. Biologo molecolare, Professore emerito di Microbiologia all'Università di Basilea, ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 1978 insieme con Hamilton O. Smith e Daniel Nathans.
    Dopo aver compiuto gli studi a Zurigo e a Ginerva, il Prof. Arber si è recato negli Stati Uniti d'America, dove ha lavorato con Joe Bertani, Gunther Stent, Joshua Lederberg e Salvador Edwards Luria. Si è dedicato in particolare allo studio del meccanismo di difesa della cellula batterica nei confronti dei virus. La sua opera è legata alla scoperta di particolari enzimi, le endonucleasi di restrizione, che possono venire impiegati nello studio dell'organizzazione genetica e che aprono la via all'ingegneria genetica.
    A Ginevra iniziò nel 1960 le sue ricerche sulle modificazioni indotte nel DNA del fago e osservò che la restrizione era accompagnata da una degradazione dello stesso DNA. Queste prime osservazioni portarono alla scoperta dell'endonucleasi di DNA. I frammenti così ottenuti si possono unire ad altri frammenti di DNA diverso, creando in tal modo del nuovo DNA ricombinante. Le conseguenze di questa scoperta hanno portato, tra l'altro, all'utilizzazione di culture di batteri, opportunamente trattati, per la produzione di ormoni, come l'insulina ed enzimi rari.
    Il Prof. Arber ha ricoperto diverse cariche in Organismi scientifici a livello internazionale ed è stato Presidente dell'ICSU (International Council for Science).
    Nominato Accademico Pontificio nel 1981, è Consigliere della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1995.











    UDIENZA AI DIRIGENTI E AGLI AGENTI DELL’ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO

    Alle ore 12.15 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Dirigenti, i Funzionari e gli Agenti dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
    Nel corso dell’incontro il Papa rivolge ai presenti il saluto che pubblichiamo di seguito:


    SALUTO DEL SANTO PADRE

    Signor Capo della Polizia,
    Signor Dirigente,
    Cari Funzionari ed Agenti!

    Sono lieto di accogliervi, secondo la buona consuetudine, per il reciproco scambio di auguri all’inizio del nuovo anno. Rivolgo a ciascuno il mio cordiale benvenuto e il mio affettuoso saluto, che volentieri estendo alle rispettive famiglie e ai vostri colleghi che non hanno potuto partecipare a questo incontro, poiché impegnati nel quotidiano servizio per garantire la sicurezza di piazza S. Pietro, delle vicinanze e delle altre zone di pertinenza del Vaticano. Un particolare e beneaugurante saluto desidero rivolgere al Dirigente Generale, Dott. Raffaele Aiello, che da poche settimane è alla guida del vostro Ispettorato. Lo ringrazio per le cortesi espressioni che mi ha rivolto, anche a nome dei presenti e dei rappresentanti di quelle strutture centrali e periferiche del Ministero dell’Interno che cooperano con voi, in spirito di servizio e di solerte disponibilità. Rivolgo altresì il mio deferente saluto al dott. Antonio Manganelli, Capo della Polizia, al Prefetto Salvatore Festa, agli altri Funzionari e Dirigenti, come pure ai Cappellani, rinnovando, anche a nome dei miei collaboratori, viva gratitudine per l’opera preziosa di codesto Ispettorato di Pubblica Sicurezza.

    Colgo questa opportunità per manifestare il mio sincero apprezzamento per l’impegno e la professionalità con cui i funzionari e gli agenti della Polizia di Stato, quasi come "angeli custodi", vegliano giorno e notte sul Vaticano, garantendo la necessaria sicurezza e ponendosi al servizio dei pellegrini. Quest’opera di vigilanza, che voi svolgete con diligenza e sollecitudine a tutela dell’ordine pubblico, è certamente considerevole e delicata: essa richiede a volte non poca pazienza, perseveranza, sacrificio e disponibilità all’ascolto. Si tratta di un servizio quanto mai utile al tranquillo e sicuro svolgimento delle manifestazioni spirituali e religiose che si svolgono specialmente nella piazza S. Pietro. La vostra significativa presenza nel cuore della cristianità, dove folle di fedeli giungono senza sosta per incontrare il Successore di Pietro e per visitare le tombe degli Apostoli, susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di ravvivare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola con gioia attraverso una condotta coerente.

    Nel periodo natalizio, da poco concluso, la liturgia ci ha invitato ad accogliere il Verbo che fin dal principio è nel seno del Padre e che Egli ci ha donato, rivelandone il volto in un Bambino. Egli è l’Eterno che entra nel tempo e lo riempie della sua pienezza; è la luce che illumina e rischiara quanti stanno nelle tenebre; è il Figlio di Dio che reca all’umanità la salvezza. Accogliamolo sempre con fiducia e gioia! Ce lo presenta la Vergine Maria. Ella, quale Madre premurosa, veglia su di noi. Rivolgetevi di frequente alla sua materna intercessione e affidate a Lei l’anno 2011 da poco iniziato, affinché sia per tutti un tempo di speranza e di pace.

    Con questi sentimenti, invoco su di voi e sul vostro lavoro l’abbondanza dei doni celesti, mentre di cuore vi imparto una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo alla vostre famiglie e alle persone care.








    UDIENZA ALLA DELEGAZIONE ECUMENICA DELLA FINLANDIA IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SANT’ENRICO

    Alle ore 11.45 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una Delegazione Ecumenica della Chiesa Luterana di Finlandia in occasione dell’annuale Pellegrinaggio ecumenico a Roma, per celebrare la Festa di Sant’Enrico, patrono del Paese.
    Riportiamo di seguito le parole di saluto che il Papa rivolge ai presenti:


    SALUTO DEL SANTO PADRE

    Eure Exzellenzen!
    Liebe Freunde aus Finnland!

    Mit großer Freude heiße ich Sie anläßlich Ihrer jährlichen ökumenischen Pilgerfahrt nach Rom zur Feier des Festtags des heiligen Heinrich, des Schutzpatrons Ihres geliebten Landes, willkommen. Jedes Jahr zu dieser Zeit gibt diese traditionelle Wallfahrt Zeugnis von den offenen, freundlichen und kooperativen Beziehungen, die zwischen Lutheranern und Katholiken sowie allgemein unter allen Christen in Ihrem Land aufgebaut worden sind.

    Das Ziel der ökumenischen Bewegung – die volle Einheit im Glauben – haben wir noch nicht erreicht, aber im Dialog dieser letzten Jahrzehnte sind doch viele Elemente der Übereinstimmung und der Annäherung gereift, die uns in unserer gemeinsamen Sehnsucht, in unserem gemeinsamen Willen bestärken, den Auftrag unseres Herrn Jesus Christus zu erfüllen, „daß alle eins sein mögen" (Joh 17,21). Ein solches vor kurzem erzieltes beachtenswertes Ergebnis, von dem Sie gesprochen haben, war der Abschlußbericht zum Thema der Rechtfertigung im Leben der Kirche. Er wurde von der nordischen lutherisch-katholischen Dialoggruppe in Finnland und Schweden erarbeitet, deren Mitglieder sich im vergangenen Jahr treffen konnten. In der Theologie und im Glauben hängt alles zusammen. Daher wird ein tieferes, gemeinsames Verständnis der Rechtfertigung uns auch helfen, das Wesen der Kirche besser gemeinsam zu verstehen und eben – worauf Sie angespielt haben – das bischöfliche Amt miteinander zu verstehen; und uns auch helfen, so in einer wesentlichen Gestalt der Kirche zur Einheit zu finden und damit auch besser fähig zu sein – wie Sie sagen –, den fragenden Menschen von heute den Glauben darzustellen und verständlich zu machen, so daß sie sehen, daß er Antwort ist, daß Christus unser aller Erlöser ist. So bleibt auch unsere Hoffnung aufrecht, daß unter der Führung des Heiligen Geistes viele eifrige, kompetente und ökumenisch engagierte Menschen weiter ihren Beitrag für die Verwirklichung der großen ökumenischen Aufgabe leisten werden und unter der Führung des Heiligen Geistes vorangehen können. Dies gesagt, ist auch schon miteingeschlossen, daß die Wirksamkeit unserer ökumenischen Bemühungen nicht allein aus Studium und Diskussion kommen kann, sondern vor allem von unserem beharrlichen Beten und unserem Leben nach dem Willen Gottes abhängt, weil die Ökumene nicht unser Werk, sondern Frucht von Gottes Wirken ist.

    Zugleich ist uns allen bewußt, daß der ökumenische Weg in den letzten Jahren in mancher Hinsicht schwieriger, auf jeden Fall anspruchsvoller geworden ist. Fragen bezüglich der ökumenischen Methode und der Errungenschaften der vergangenen Jahre, Ungewißheiten bezüglich der Zukunft, Probleme unserer Zeit mit dem Glauben überhaupt, stehen im Raum. In diesem Licht bleibt Ihre jährliche Pilgerfahrt nach Rom zum Fest des heiligen Heinrich ein wichtiges Ereignis, ein Zeichen und eine Ermutigung für unser ökumenisches Bemühen, für unsere Gewißheit, daß wir miteinander auf dem Weg sein müssen und daß Christus der Weg für die Menschheit ist. Ihre Wallfahrt hilft uns, mit Freude auf das zurückzublicken, was erreicht wurde, und mit dem Wunsch in die Zukunft zu schauen, für ein verantwortungsvolles und vom Glauben erfülltes Engagement Sorge zu tragen. Anläßlich Ihres Besuches wollen wir unsere Gewißheit bekräftigen, daß der Heilige Geist, der die ökumenische Bewegung erweckt, begleitet und bis zum heutigen Tag fruchtbar gemacht hat, auch weiterhin damit fortfahren wird.

    Ich habe die feste Hoffnung, daß Ihr Besuch in Rom die künftige Zusammenarbeit zwischen Lutheranern und Katholiken, ja, unter allen Christen in Finnland stärken wird. Im Hinblick auf die bevorstehende Gebetswoche für die Einheit der Christen wollen wir beten, daß der Geist der Wahrheit uns in noch größerer Liebe und Brüderlichkeit voranführe. Gott schenke Ihnen seinen reichen Segen in diesem gerade begonnenen Jahr.

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    00 1/16/2011 3:30 PM
    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS



    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    In questa domenica ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ogni anno ci invita a riflettere sull’esperienza di tanti uomini e donne, e tante famiglie, che lasciano il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita. Questa migrazione a volte è volontaria, altre volte, purtroppo, è forzata da guerre o persecuzioni, e avviene spesso – come sappiamo – in condizioni drammatiche. Per questo fu istituito, 60 anni or sono, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Nella festa della Santa Famiglia, subito dopo il Natale, abbiamo ricordato che anche i genitori di Gesù dovettero fuggire dalla propria terra e rifugiarsi in Egitto, per salvare la vita del loro bambino: il Messia, il Figlio di Dio è stato un rifugiato. La Chiesa, da sempre, vive al proprio interno l’esperienza della migrazione. Talvolta, purtroppo, i cristiani si sentono costretti a lasciare, con sofferenza, la loro terra, impoverendo così i Paesi in cui sono vissuti i loro avi. D’altra parte, gli spostamenti volontari dei cristiani, per diversi motivi, da una città all’altra, da un Paese all’altro, da un continente all’altro, sono occasione per incrementare il dinamismo missionario della Parola di Dio e fanno sì che la testimonianza della fede circoli maggiormente nel Corpo mistico di Cristo, attraversando i popoli e le culture, e raggiungendo nuove frontiere, nuovi ambienti.

    "Una sola famiglia umana": questo è il tema del Messaggio che ho inviato per l’odierna Giornata. Un tema che indica il fine, la meta del grande viaggio dell’umanità attraverso i secoli: formare un’unica famiglia, naturalmente con tutte le differenze che la arricchiscono, ma senza barriere, riconoscendoci tutti fratelli. Così afferma il Concilio Vaticano II: "Tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra" (Dich. Nostra aetate, 1). La Chiesa – dice ancora il Concilio – "è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano" (Cost. Lumen gentium, 1). Per questo è fondamentale che i cristiani, pur essendo sparsi in tutto il mondo e, perciò, diversi per culture e tradizioni, siano una cosa sola, come vuole il Signore. E’ questo lo scopo della "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani", che avrà luogo nei prossimi giorni, dal 18 al 25 gennaio. Quest’anno essa si ispira ad un passo degli Atti degli Apostoli: "Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera" (At 2,42). L’Ottavario per l’unità dei cristiani è preceduto, domani, dalla Giornata del dialogo ebraico-cristiano: un accostamento molto significativo, che richiama l’importanza delle radici comuni che uniscono ebrei e cristiani.

    Nel rivolgerci alla Vergine Maria, con la preghiera dell’Angelus, affidiamo alla sua protezione tutti i migranti e quanti si impegnano in un lavoro pastorale in mezzo a loro. Maria, Madre della Chiesa, ci ottenga inoltre di progredire nel cammino verso la piena comunione di tutti i discepoli di Cristo.



    DOPO L’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle, come sapete, il 1° maggio prossimo avrò la gioia di proclamare Beato il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, mio amato predecessore. La data scelta è molto significativa: sarà infatti la II Domenica di Pasqua, che egli stesso intitolò alla Divina Misericordia, e nella cui vigilia terminò la sua vita terrena. Quanti lo hanno conosciuto, quanti lo hanno stimato e amato, non potranno non gioire con la Chiesa per questo evento. Siamo felici!

    Desidero assicurare il mio particolare ricordo nella preghiera per le popolazioni dell’Australia, del Brasile, delle Filippine e dello Sri Lanka, recentemente colpite da devastanti inondazioni. Il Signore accolga le anime dei defunti, dia forza agli sfollati e sostenga l’impegno di quanti si stanno prodigando per alleviare sofferenze e disagi.

    Chers pèlerins francophones, mardi s’ouvrira la Semaine de prière pour l’Unité des chrétiens. N’ayons pas peur d’être ensemble « Unis dans l’enseignement des apôtres, la communion fraternelle, la fraction du pain et la prière ». Puisse l’Esprit-Saint ouvrir les cœurs et donner à son Église le don de l’unité ! L’Évangile de ce jour nous invite à rendre témoignage et à accueillir le Christ parmi nous. Il est celui qui nous accompagne avec tendresse. À l’exemple de la Vierge Marie soyons vigilants dans la prière ! Bon dimanche et bonne semaine à tous !

    To all the English-speaking visitors and pilgrims here today, I extend heartfelt greetings. On Tuesday next we begin the Week of Prayer for Christian Unity. I invite all of you to join me in praying earnestly for the gift of unity among the followers of our Lord Jesus Christ, the Lamb of God who takes away the sins of the world. Upon all who are here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.

    Einen frohen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Das Evangelium des heutigen Sonntags zeigt uns Johannes den Täufer, der Zeuge wird, wie der Geist vom Himmel auf Jesus herabkommt und auf ihm bleibt. Als Getaufte haben wir Teil am Geist des Herrn, der auch heute wirkt und Gemeinschaft stiftet. Bitten wir den Heiligen Geist, daß er Frieden unter den Völkern schaffe und die Spaltungen unter den Christen heile – besonders in der Weltgebetswoche für die Einheit der Christen, die am Dienstag beginnt. Euch und euren Lieben schenke der Herr seinen Segen.

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, particularmente a los alumnos y porfesores del Instituto de Villafranca de los Barros. Al comenzar esta Semana de oración por la unidad de los cristianos, invito a todos a pedir con constancia a Dios, para que siga santificando a todos sus hijos en la verdad de Cristo, crezcamos en el conocimiento de su Palabra y sirvamos a la edificación de su Reino con humildad y amor. Que la maternal intercesión de la Santísima Virgen María, anime todos los corazones, para que se eliminen las barreras de separación y, curados de toda división, demos un testimonio creíble del Evangelio de la Salvación. Feliz domingo.

    Drodzy bracia i siostry, Polacy! Serdecznie pozdrawiam was wszystkich: obecnych tu w Rzymie, w Polsce i w świecie. Podzielam waszą radość z ogłoszenia beatyfikacji Ojca Świętego Jana Pawła II, która odbędzie się 1 maja tego roku. Ta wiadomość była bardzo oczekiwana przez wszystkich, a w szczególny sposób przez was, dla których Czcigodny mój Poprzednik był przewodnikiem w wierze, w prawdzie i w wolności. Życzę wam głębokiego, duchowego przygotowania się do tego wydarzenia i z serca wszystkim błogosławię.

    [Cari fratelli e sorelle Polacchi! Saluto cordialmente tutti voi, qui a Roma, in Polonia e nel mondo intero. Condivido con voi la gioia per l’annuncio della beatificazione del Santo Padre Giovanni Paolo II, che avrà luogo il 1° maggio prossimo. Questa notizia era molto attesa da tutti e, in modo particolare, da voi, per i quali il Venerabile mio Predecessore è stato la guida nella fede, nella verità e nella libertà. Vi auguro una profonda preparazione spirituale a questo evento, e di cuore tutti vi benedico.]

    Sono lieto di salutare i rappresentanti delle Comunità Migrantes della Diocesi di Roma. Grazie per la vostra presenza! E saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i ragazzi di Le Castella – Isola di Capo Rizzuto, che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, e i giovani dell’associazione "Noi" di Trichiana, presso Belluno. A tutti auguro una buona domenica.

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    00 1/17/2011 3:47 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    la Signora Irina Bokova, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (U.N.E.S.C.O.).

    Comunità del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco a Roma, in occasione del 100° Anniversario di Fondazione.

    Membri del Cammino Neocatecumenale.







    UDIENZA AI MEMBRI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

    Alle ore 11.45 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri del Cammino Neocatecumenale e rivolge loro il seguente discorso:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari amici!

    Sono lieto di accogliervi e di darvi il mio cordiale benvenuto. Saluto in particolare Kiko Argüello e Carmen Hernández, iniziatori del Cammino Neocatecumenale, e Don Mario Pezzi, ringraziandoli per le parole di saluto e di presentazione che mi hanno rivolto. Con vivo affetto saluto tutti voi qui presenti: sacerdoti, seminaristi, famiglie e membri del Cammino. Ringrazio il Signore perché ci offre l’opportunità di questo incontro, nel quale voi rinnovate il vostro legame con il Successore di Pietro, accogliendo nuovamente il mandato che Cristo risorto diede ai discepoli: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15).

    Da oltre quarant’anni il Cammino Neocatecumenale contribuisce a ravvivare e consolidare nelle diocesi e nelle parrocchie l’Iniziazione cristiana, favorendo una graduale e radicale riscoperta delle ricchezze del Battesimo, aiutando ad assaporare la vita divina, la vita celeste che il Signore ha inaugurato con la sua incarnazione, venendo in mezzo a noi, nascendo come uno di noi. Questo dono di Dio per la sua Chiesa si pone "al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente nella fede" (Statuto, art. 1 § 2). Tale servizio, come vi ricordava il mio predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, nel primo incontro avuto con voi nel 1974, "potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al battesimo" (Insegnamenti di Paolo VI, XII [1974], 406).

    Negli ultimi anni è stato percorso con profitto il processo di redazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale che, dopo un congruo periodo di validità "ad experimentum", ha avuto la sua approvazione definitiva nel giugno 2008. Un altro passo significativo si è compiuto in questi giorni, con l’approvazione, ad opera dei competenti Dicasteri della Santa Sede, del "Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale". Con questi sigilli ecclesiali, il Signore conferma oggi e vi affida nuovamente questo strumento prezioso che è il Cammino, in modo che possiate, in filiale obbedienza alla Santa Sede e ai Pastori della Chiesa, contribuire, con nuovo slancio e ardore, alla riscoperta radicale e gioiosa del dono del Battesimo ed offrire il vostro originale contributo alla causa della nuova evangelizzazione. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino Neocatecumenale un particolare dono suscitato dallo Spirito Santo: come tale, esso tende naturalmente ad inserirsi nella grande armonia del Corpo ecclesiale. In questa luce, vi esorto a ricercare sempre una profonda comunione con i Pastori e con tutte le componenti delle Chiese particolari e dei contesti ecclesiali, assai diversi, nei quali siete chiamati ad operare. La comunione fraterna tra i discepoli di Gesù è, infatti, la prima e più grande testimonianza al nome di Gesù Cristo.

    Sono particolarmente lieto di poter inviare oggi, in diverse parti del mondo, più di 200 nuove famiglie, che si sono rese disponibili con grande generosità e partono per la missione, unendosi idealmente alle circa 600 che già operano nei cinque Continenti. Care famiglie, la fede che avete ricevuto in dono sia quella luce posta sul candelabro, capace di indicare agli uomini la via del Cielo. Con lo stesso sentimento, invierò 13 nuove "missiones ad gentes", che saranno chiamate a realizzare una nuova presenza ecclesiale in ambienti molto secolarizzati di vari Paesi, o in luoghi nei quali il messaggio di Cristo non è ancora giunto. Possiate sempre sentire accanto a voi la presenza viva del Signore Risorto e l’accompagnamento di tanti fratelli, così come la preghiera del Papa, che è con voi!

    Saluto con affetto i Presbiteri, provenienti dai Seminari diocesani "Redemptoris Mater" d’Europa, e gli oltre duemila Seminaristi qui presenti. Carissimi, voi siete un segno speciale ed eloquente dei frutti di bene che possono nascere dalla riscoperta della grazia del proprio Battesimo. A voi guardiamo con particolare speranza: siate sacerdoti innamorati di Cristo e della sua Chiesa, capaci di trasmettere al mondo la gioia di avere incontrato il Signore e di poter essere al suo servizio.

    Saluto anche i catechisti itineranti e quelli delle Comunità neocatecumenali di Roma e del Lazio e, con affetto speciale, le "communitates in missionem". Avete abbandonato, per così dire, le sicurezze delle vostre comunità di origine per andare in luoghi più lontani e scomodi, accettando di essere inviati per aiutare parrocchie in difficoltà e per ricercare la pecora perduta e riportarla all’ovile di Cristo. Nelle sofferenze o aridità che potete sperimentare, sentitevi uniti alla sofferenza di Cristo sulla croce, e al suo desiderio di raggiungere tanti fratelli lontani dalla fede e dalla verità, per riportarli alla casa del Padre.

    Come ho scritto nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, "la missione della Chiesa non può essere considerata come realtà facoltativa o aggiuntiva della vita ecclesiale. Si tratta di lasciare che lo Spirito Santo ci assimili a Cristo stesso […] in modo da comunicare la Parola con tutta la vita" (n. 93). Tutto il Popolo di Dio è un popolo "inviato" e l’annuncio del Vangelo è un impegno di tutti i cristiani, come conseguenza del Battesimo (cfr ibid., 94). Vi invito a soffermarvi sull’Esortazione Verbum Domini, riflettendo, in modo particolare, dove, nella terza parte del Documento, si parla de "La missione della Chiesa: annunciare la Parola di Dio al mondo" (n. 90-98). Cari amici, sentiamoci partecipi dell’ansia di salvezza del Signore Gesù, della missione che Egli affida a tutta la Chiesa. La Beata Vergine Maria, che ha ispirato il vostro Cammino e che vi ha dato la famiglia di Nazareth come modello delle vostre comunità, vi conceda di vivere la vostra fede in umiltà, semplicità e lode, interceda per tutti voi e vi accompagni nella vostra missione. Vi sostenga anche la mia Benedizione, che di cuore imparto a voi e a tutti i membri del Cammino neocatecumenale sparsi nel mondo.

















    UDIENZA ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO ISTITUTO ECCLESIASTICO POLACCO A ROMA


    Alle ore 11.15 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza la Comunità del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco a Roma, in occasione del centenario di fondazione dell’Istituto.
    Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti nel corso dell’Udienza:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Czcigodni Księża Kardynałowie,
    Bracia w biskupstwie i kapłaństwie,
    Drodzy Bracia i Siostry,

    Z wielką radością goszczę was w tym Pałacu Apostolskim i jak najserdeczniej witam. Pozdrawiam Księdza Rektora i całą wspólnotę Polskiego Papieskiego Instytutu Kościelnego w Rzymie, jak również zaproszonych gości. W szczególny sposób dziękuję Księdzu Kardynałowi Zenonowi Grocholewskiemu za znaczące słowa, skierowane do mnie w imieniu wszystkich tu obecnych.

    [Signori Cardinali,
    Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
    cari Fratelli e Sorelle!

    È con grande gioia che vi accolgo nel Palazzo Apostolico e vi porgo il mio più cordiale benvenuto. Saluto Lei, Mons. Rettore, e tutta la comunità del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco, nonché gli ospiti. Ringrazio in modo particolare il Cardinale Zenon Grocholewski per le significative parole a me rivolte a nome di tutti i presenti.]

    Ciò che vi ha portati qui, ad incontrare il Successore di Pietro e ad essere confermati nella fede e nella vostra appartenenza alla Chiesa, è una felice circostanza a voi giustamente molto cara: il centenario di fondazione di questa benemerita Istituzione. Sorta per illuminata intuizione e mirabile iniziativa di san Józef Sebastian Pelczar, allora Vescovo di Przemyśl, iniziò la sua storia già durante il pontificato di san Pio X, al quale fu presentato il progetto di fondazione. Il 13 maggio 1909 lo stesso Papa approvò la richiesta dei Vescovi polacchi e il 19 marzo 1910, con il decreto Religioso Polonae gentis, fu eretto l’Ospizio Polacco. Venne solennemente inaugurato il 13 novembre 1910 da Mons. Sapieha, divenuto in seguito Cardinale Arcivescovo di Cracovia. L’Istituto ha così potuto godere, nel corso degli anni, della sollecitudine e dell’affetto dei diversi Pontefici, fra i quali ricordiamo, più vicini a noi, il Servo di Dio Paolo VI e, naturalmente, il futuro Beato, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, che lo visitò nel 1980 ed ebbe modo di sottolineare il suo grande significato per la Chiesa e per il popolo polacco.

    Celebrare il primo centenario di questa importante Istituzione costituisce un valido richiamo alla doverosa e riconoscente memoria di coloro che ad essa hanno dato inizio, con fede, con coraggio e con fatica; un richiamo, al tempo stesso, alla responsabilità di portare avanti nell’oggi le finalità originarie, adattandole opportunamente alle nuove situazioni. Al di sopra di tutto è da porre l’impegno di tenere viva l’anima dell’Istituzione: la sua anima religiosa ed ecclesiale, che risponde al provvidenziale disegno divino di offrire a sacerdoti polacchi un ambiente idoneo per lo studio e la fraternità, durante il periodo di formazione a Roma.

    Di questo Pontificio Istituto, che è stato testimone di tanti avvenimenti significativi per la Chiesa in Polonia, ora fate parte anche voi, cari Sacerdoti studenti, che, giunti nel cuore della cristianità, desiderate seriamente approfondire la vostra preparazione intellettuale e spirituale, per assolvere nel modo migliore a tutti ai compiti di responsabilità che vi verranno via via affidati dai vostri Vescovi per il servizio del Popolo di Dio. Sentitevi "pietre vive", parte importante di questa storia che oggi richiede anche la vostra personale ed incisiva risposta, offrendo il vostro generoso contributo, come lo offrì, nel corso del Concilio Vaticano II, l’indimenticabile Primate della Polonia, il Cardinale Stefan Wyszyński, che proprio nell’Istituto Polacco ebbe l’opportunità di preparare la celebrazione del Millennio del Battesimo della Polonia e lo storico Messaggio di riconciliazione che i vescovi Polacchi indirizzarono ai Presuli Tedeschi, contenente le famose parole: "Perdoniamo e chiediamo perdono".

    La Chiesa ha bisogno di sacerdoti ben preparati, ricchi di quella sapienza che si acquisisce nell’amicizia con il Signore Gesù, attingendo costantemente alla Mensa eucaristica e alla fonte inesauribile del suo Vangelo. Da queste due insostituibili sorgenti sappiate trarre il continuo sostegno e la necessaria ispirazione per la vostra vita e il vostro ministero, per un sincero amore alla Verità, che oggi siete chiamati ad approfondire anche attraverso lo studio e la ricerca scientifica e che potrete domani condividere con molti. La ricerca della Verità, per voi che da sacerdoti vivete questa peculiare esperienza romana, viene stimolata e arricchita dalla vicinanza alla Sede Apostolica, a cui compete uno specifico ed universale servizio alla comunione cattolica nella verità e nella carità. Rimanere legati a Pietro, nel cuore della Chiesa, significa riconoscere, pieni di gratitudine, di essere all’interno di una plurisecolare e feconda storia di salvezza, che per una multiforme grazia vi ha raggiunti e alla quale siete chiamati a partecipare attivamente affinché, come albero rigoglioso, porti sempre i suoi preziosi frutti. L’amore e la devozione alla figura di Pietro vi spinga a servire generosamente la comunione di tutta la Chiesa cattolica e delle vostre Chiese particolari, perché, come una sola e grande famiglia, tutti possano imparare a riconoscere in Gesù, via, verità e vita, il volto del Padre misericordioso, il quale vuole che nessuno dei suoi figli vada perduto.

    Venerati e cari Fratelli, vi affido tutti alla Vergine Maria, tanto amata dal popolo polacco. Invocatela sempre quale Madre del vostro sacerdozio, perché vi accompagni nel cammino della vita ed attiri sul vostro ministero presente e futuro l’abbondanza dei doni dello Spirito Santo. Maria vi aiuti a perseverare con gioiosa fedeltà nella grazia e nell’impegno di seguire Gesù, e a nutrire costantemente una fruttuosa dedizione al vostro quotidiano lavoro e a coloro che il Signore vi pone accanto.

    Pragnę zatem z serca udzielić wam wszystkim, jak również waszym rodzinom i tym, którzy są wam drodzy, mojego szczególnego Apostolskiego Błogosławieństwa. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

    [Imparto di cuore a tutti voi, come pure ai vostri familiari ed a quanti vi sono cari, una speciale Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.]







    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA: UDIENZA AL DIRETTORE GENERALE DELL’UNESCO



    Oggi, lunedì 17 gennaio 2011, il Direttore Generale dell’UNESCO, Signora Irina Bokova, è stata ricevuta in Udienza da Sua Santità Benedetto XVI e, successivamente, si è incontrata con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
    I cordiali colloqui hanno permesso un fruttuoso scambio di opinioni sull’impegno dell’UNESCO nell’area dell’educazione, della scienza e della cultura, di particolare interesse anche per la Santa Sede che attivamente partecipa ai lavori dell’Organizzazione. Al riguardo, è stata sottolineata la necessità di assicurare uno sviluppo integrale della persona umana, nonché l’importanza di garantire un’educazione di qualità per tutti.
    Ci si è poi soffermati su alcuni aspetti di tutela del patrimonio culturale mondiale e di protezione dell’ambiente, come pure, sul valore del dialogo tra le culture.

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    00 1/19/2011 3:33 PM
    RINUNCE E NOMINE



    RINUNCIA DEL VESCOVO DI PÉCS (UNGHERIA) E NOMINA DELL’AMMINISTRATORE APOSTOLICO

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo della diocesi di Pécs (Ungheria), presentata da S.E. Mons. Mihály Mayer in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico e ha nominato Amministratore Apostolico della medesima circoscrizione S.E. Mons. András Veres, Vescovo di Szombathely.


    NOMINA DELL’AUSILIARE DI BELO HORIZONTE (BRASILE)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Belo Horizonte (Brasile) il Rev.do Canonico Luiz Gonzaga Féchio, del clero della diocesi di São Carlos, finora Parroco della Parrocchia dei "Santos Anjos" a São Carlos, assegnandogli la sede titolare vescovile di Puzia di Bizacena.

    Rev.do Canonico Luiz Gonzaga Féchio
    Il Rev.do Canonico Luiz Gonzaga Féchio è nato il 4 dicembre 1965, a Matão, nella diocesi di São Carlos. Ha compiuto gli studi elementari nella sua città natale (1973-1980) e quelli secondari presso il Centro Diocesano La Sale a São Carlos (1981-1983). Ha studiato Filosofia presso il Seminario "São Carlos" nell’omonima diocesi (1984-1986) e Teologia preso la Facoltà Teologica della Pontificia Università Cattolica di Campinas (1987-1990). Ha ottenuto, poi, la Licenza in Teologia Morale presso la Pontificia Facoltà Teologica "Nossa Senhora da Assunção", nell’arcidiocesi di São Paulo.
    Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 14 dicembre 1990 e si è incardinato nella diocesi di São Carlos, nella quale ha svolto gli incarichi seguenti: Vicario parrocchiale e Parroco della Parrocchia "Santo Antônio de Vila Prado" (1991-1992), Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora das Dores" in Bariri (1993-1998), Rettore del Seminario Propedeutico "Nossa Senhora do Patrocínio" in Jaú (1998-2008). Dal 2008 è Rettore del Seminario Maggiore "João Paulo II" e Parroco della Parrocchia "Santos Anjos" in São Carlos.


    NOMINA DEL PRESIDENTE E DEI MEMBRI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL’AUTORITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA (AIF)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria l’Em.mo Cardinale Attilio Nicora, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    Ha altresì nominato Membri del Consiglio Direttivo della medesima Autorità:
    - il Prof. Claudio Bianchi;
    - il Prof. Avv. Marcello Condemi;
    - il Prof. Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto;
    - il Dott. Cesare Testa.









    L’UDIENZA GENERALE



    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che si celebra in questi giorni sul tema "Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera" (Atti 2,42).
    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


    CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle,

    stiamo celebrando la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, nella quale tutti i credenti in Cristo sono invitati ad unirsi in preghiera per testimoniare il profondo legame che esiste tra loro e per invocare il dono della piena comunione. È provvidenziale il fatto che, nel cammino per costruire l’unità, venga posta al centro la preghiera: questo ci ricorda, ancora una volta, che l’unità non può essere semplice prodotto dell’operare umano; essa è anzitutto un dono di Dio, che comporta una crescita nella comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Concilio Vaticano II dice: "Queste preghiere in comune sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell'unità e costituiscono una manifestazione autentica dei vincoli con i quali i cattolici rimangono uniti con i fratelli separati: «Poiché dove sono due o tre adunati nel nome mio [dice il Signore], ci sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20)." (Decr. Unitatis Redintegratio, 8). Il cammino verso l’unità visibile tra tutti i cristiani abita nella preghiera, perché fondamentalmente l’unità non la "costruiamo" noi, ma la "costruisce" Dio, viene da Lui, dal Mistero trinitario, dall’unità del Padre con il Figlio nel dialogo d’amore che è lo Spirito Santo e il nostro impegno ecumenico deve aprirsi all’azione divina, deve farsi invocazione quotidiana dell’aiuto di Dio. La Chiesa è sua e non nostra.

    Il tema scelto quest’anno per la Settimana di Preghiera fa riferimento all’esperienza della prima comunità cristiana di Gerusalemme, così come è descritta dagli Atti degli Apostoli; abbiamo sentito il testo: "Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2,42). Dobbiamo considerare che già al momento della Pentecoste lo Spirito Santo discende su persone di diversa lingua e cultura: ciò sta a significare che la Chiesa abbraccia sin dagli inizi gente di diversa provenienza e, tuttavia, proprio a partire da tali differenze, lo Spirito crea un unico corpo. La Pentecoste come inizio della Chiesa segna l’allargamento dell’Alleanza di Dio a tutte le creature, a tutti i popoli e a tutti i tempi, perché l’intera creazione cammini verso il suo vero obiettivo: essere luogo di unità e di amore.

    Nel brano citato degli Atti degli Apostoli, quattro caratteristiche definiscono la prima comunità cristiana di Gerusalemme come luogo di unità e di amore e san Luca non vuol solo descrivere una cosa del passato. Ci offre questo come modello, come norma della Chiesa presente, perché queste quattro caratteristiche devono sempre costituire la vita della Chiesa. Prima caratteristica, essere unita e ferma nell’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, poi nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Come ho detto, questi quattro elementi sono ancora oggi i pilastri della vita di ogni comunità cristiana e costituiscono anche l’unico solido fondamento sul quale progredire nella ricerca dell’unità visibile della Chiesa.

    Anzitutto abbiamo l’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, ovvero l’ascolto della testimonianza che essi rendono alla missione, alla vita, alla morte e risurrezione del Signore. È ciò che Paolo chiama semplicemente il "Vangelo". I primi cristiani ricevevano il Vangelo dalla bocca degli Apostoli, erano uniti dal suo ascolto e dalla sua proclamazione, poiché il vangelo, come afferma S. Paolo, "è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1,16). Ancora oggi, la comunità dei credenti riconosce nel riferimento all’insegnamento degli Apostoli la norma della propria fede: ogni sforzo per la costruzione dell’unità tra tutti i cristiani passa pertanto attraverso l’approfondimento della fedeltà al depositum fidei trasmessoci dagli Apostoli. Fermezza nella fede è il fondamento della nostra comunione, è il fondamento dell’unità cristiana.

    Il secondo elemento è la comunione fraterna. Al tempo della prima comunità cristiana, come pure ai nostri giorni, questa è l’espressione più tangibile, soprattutto per il mondo esterno, dell’unità tra i discepoli del Signore. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che i primi cristiani tenevano ogni cosa in comune e chi aveva proprietà e sostanze le vendeva per farne parte ai bisognosi (cfr At 2,44-45). Questa condivisione delle proprie sostanze ha trovato, nella storia della Chiesa, modalità sempre nuove di espressione. Una di queste, peculiare, è quella dei rapporti di fraternità e di amicizia costruiti tra cristiani di diverse confessioni. La storia del movimento ecumenico è segnata da difficoltà e incertezze, ma è anche una storia di fraternità, di cooperazione e di condivisione umana e spirituale, che ha mutato in misura significativa le relazioni tra i credenti nel Signore Gesù: tutti siamo impegnati a continuare su questa strada. Secondo elemento, quindi, la comunione, che innanzitutto è comunione con Dio tramite la fede; ma la comunione con Dio crea la comunione tra di noi e si esprime necessariamente in quella comunione concreta della quale parlano gli Atti degli Apostoli, cioè la condivisione. Nessuno nella comunità cristiana deve avere fame, deve essere povero: questo è un obbligo fondamentale. La comunione con Dio, realizzata come comunione fraterna, si esprime, in concreto, nell’impegno sociale, nella carità cristiana, nella giustizia.

    Terzo elemento: nella vita della prima comunità di Gerusalemme essenziale era il momento della frazione del pane, in cui il Signore stesso si rende presente con l’unico sacrificio della Croce nel suo donarsi completamente per la vita dei suoi amici: "Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi … questo è il calice del mio Sangue … versato per voi". "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa" (Giovanni Paolo II, Enc. Ecclesia de Eucharistia, 1). La comunione al sacrificio di Cristo è il culmine della nostra unione con Dio e rappresenta pertanto anche la pienezza dell’unità dei discepoli di Cristo, la piena comunione. Durante questa settimana di preghiera per l’unità è particolarmente vivo il rammarico per l’impossibilità di condividere la stessa mensa eucaristica, segno che siamo ancora lontani dalla realizzazione di quell’unità per cui Cristo ha pregato. Tale dolorosa esperienza, che conferisce anche una dimensione penitenziale alla nostra preghiera, deve diventare motivo di un impegno ancora più generoso da parte di tutti affinché, rimossi gli ostacoli alla piena comunione, giunga quel giorno in cui sarà possibile riunirsi intorno alla mensa del Signore, spezzare insieme il pane eucaristico e bere allo stesso calice.

    Infine, la preghiera - o come dice san Luca le preghiere - è la quarta caratteristica della Chiesa primitiva di Gerusalemme descritta nel libro degli Atti degli Apostoli. La preghiera è da sempre l’atteggiamento costante dei discepoli di Cristo, ciò che accompagna la loro vita quotidiana in obbedienza alla volontà di Dio, come ci attestano anche le parole dell’apostolo Paolo, che scrive ai Tessalonicesi nella sua prima lettera: "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1Ts 5, 16-18; cfr. Ef 6,18). La preghiera cristiana, partecipazione alla preghiera di Gesù, è per eccellenza esperienza filiale, come ci attestano le parole del Padre Nostro, preghiera della famiglia - il "noi" dei figli di Dio, dei fratelli e sorelle - che parla al Padre comune. Porsi in atteggiamento di preghiera significa pertanto anche aprirsi alla fraternità. Solo nel "noi" possiamo dire Padre Nostro. Apriamoci dunque alla fraternità, che deriva dall’essere figli dell’unico Padre celeste, ed essere disposti al perdono e alla riconciliazione.

    Cari Fratelli e Sorelle, come discepoli del Signore abbiamo una comune responsabilità verso il mondo, dobbiamo rendere un servizio comune: come la prima comunità cristiana di Gerusalemme, partendo da ciò che già condividiamo, dobbiamo offrire una forte testimonianza, fondata spiritualmente e sostenuta dalla ragione, dell’unico Dio che si è rivelato e ci parla in Cristo, per essere portatori di un messaggio che orienti e illumini il cammino dell’uomo del nostro tempo, spesso privo di chiari e validi punti di riferimento. E’ importante, allora, crescere ogni giorno nell’amore reciproco, impegnandosi a superare quelle barriere che ancora esistono tra i cristiani; sentire che esiste una vera unità interiore tra tutti coloro che seguono il Signore; collaborare il più possibile, lavorando assieme sulle questioni ancora aperte; e soprattutto essere consapevoli che in questo itinerario il Signore deve assisterci, deve aiutarci ancora molto, perché senza di Lui, da soli, senza il "rimanere in Lui" non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5).

    Cari amici, è ancora una volta nella preghiera che ci troviamo riuniti - particolarmente in questa settimana - insieme a tutti coloro che confessano la loro fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio: perseveriamo nella preghiera, siamo uomini della preghiera, implorando da Dio il dono dell’unità, affinché si compia per il mondo intero il suo disegno di salvezza e di riconciliazione. Grazie.



    SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



    ○ Sintesi della catechesi in lingua francese

    Chers Frères et Sœurs,

    Le thème de la semaine de prière pour l’Unité des Chrétiens, que nous célébrons ces jours-ci, fait référence à l’expérience de la première communauté chrétienne de Jérusalem, telle qu’elle est décrite dans les Actes des Apôtres. Elle était unie dans l’écoute de l’enseignement des Apôtres, dans la communion fraternelle, dans la fraction du pain et dans la prière. Ces quatre éléments représentent encore aujourd’hui les piliers de la vie de toute communauté chrétienne et constituent le fondement solide sur lequel progresser pour construire l’unité visible de l’Église. Comme disciples du Christ, nous devons tous témoigner devant le monde du Dieu unique qui s’est révélé et qui nous parle en Jésus Christ, afin d’être porteurs d’un message qui oriente et illumine le chemin de l’homme de notre temps, souvent privé de points de référence clairs et valables. Il est donc important de grandir chaque jour dans l’amour réciproque, en nous engageant à dépasser les barrières qui existent encore entre les chrétiens ; de sentir qu’il existe une vraie unité intérieure entre tous ceux qui suivent le Seigneur ; de collaborer le plus possible, en travaillant ensemble sur les questions encore ouvertes ; et surtout d’être conscients que sur ce chemin le Seigneur nous assiste. Chers amis, je vous invite à persévérer dans la prière, implorant de Dieu le don de l’unité, pour que son dessein de salut et de réconciliation puisse se réaliser dans le monde entier.

    Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement la communauté du séminaire de Lille et les jeunes du collège Rocroy-Saint Vincent de Paul, de Paris. En cette semaine de prière pour l’Unité des Chrétiens, soyez des artisans d’unité et de réconciliation autour de vous ! Le monde a besoin de votre témoignage ! Que Dieu vous bénisse !


    ○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

    Dear Brothers and Sisters,

    During this Week of Prayer for Christian Unity, all the Lord’s followers are asked to implore the gift of full communion. This year’s theme – "They devoted themselves to the Apostles’ teaching and fellowship, to the breaking of bread and the prayers" (Acts 2:42) – invites us to reflect on four pillars of unity found in the life of the early Church. The first is fidelity to the Gospel of Jesus Christ proclaimed by the Apostles. The second is fraternal communion, a contemporary expression of which is seen in the growing ecumenical friendship among Christians. The third is the breaking of the bread; although the inability of separated Christians to share the same Eucharistic table is a reminder that we are still far from the unity which Christ wills for his disciples, it is also an incentive to greater efforts to remove every obstacle to that unity. Finally, prayer itself helps us realize that we are children of the one heavenly Father, called to forgiveness and reconciliation. During this Week, let us pray that all Christians will grow in fidelity to the Gospel, in fraternal unity and in missionary zeal, in order to draw all men and women into the saving unity of Christ’s Church.

    I offer a warm welcome to the students and staff of the Bossey Graduate School of Ecumenical Studies. I thank the choir from Finland for their praise of God in song. To all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, including those from Australia, Canada and the United States, I invoke an abundance of joy and peace in the Lord.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

    Liebe Brüder und Schwestern!

    Gestern hat die Weltgebetswoche für die Einheit der Christen begonnen, die in diesem Jahr unter einem Leitwort aus der Apostelgeschichte steht: »Sie hielten an der Lehre der Apostel fest und an der Gemeinschaft, am Brechen des Brotes und an den Gebeten« (Apg 2,42). Dieser Vers zeigt vier Merkmale der urchristlichen Gemeinde auf: Die frühen Christen lebten in der Einheit der Lehre der Apostel, aus deren Mund sie das Evangelium gehört hatten. Die Vertiefung der Lehre des Glaubens der Apostel ist auch für uns heute eine wichtige Aufgabe auf dem Weg zur Einheit aller Christen. Der Glaube der Apostel, wie er sich im Credo ausdrückt, ist das Fundament, auf dem wir gemeinsam stehen. Weiter hat die Urgemeinde in brüderlicher Gemeinschaft alles untereinander geteilt. Ihre Gemeinschaft ging zutiefst aus der Gemeinschaft mit Christus hervor, die sich dann auch als eine Gemeinschaft des Miteinanders – bis ins Konkrete des Teilens hinein – entfaltete. Auch die ökumenische Bewegung hat eine Geschichte lebendiger Brüderlichkeit, Zusammenarbeit sowie menschlichen und spirituellen Austauschs. Drittens drückt sich das Leben der Kirche in besonderer Weise im Brechen des Brotes, der Feier der heiligen Eucharistie, aus, in der Christus mit Leib und Blut gegenwärtig wird. Die Eucharistie ist Ausdruck der vollen Gemeinschaft mit Christus und der Gläubigen untereinander. Und aus diesem Wort der Apostelgeschichte dürfen wir wohl schließen, daß schon damals die tägliche Eucharistie zum Leben der Christen gehörte. Leider sind wir von dieser Einheit, um die Christus doch gebetet hat, noch weit entfernt. Nach dem Vorbild Christi wollen wir schließlich das vierte Kennzeichen der Jerusalemer Urgemeinde, das Beten, leben. Das christliche Beten, besonders das Beten mit den Worten des Herrn, in der Gemeinschaft mit ihm – das Vater Unser – macht deutlich, daß wir alle Brüder und Schwestern sind, und führt uns, indem es uns in das Wir der Kinder Gottes hineinstellt, zueinander; es hilft uns, daß Gott uns wirklich die Einheit schenken kann.

    Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher, ganz besonders die Mitglieder der Frühjahrskonferenz der Ordinariatskanzler der Österreichischen Diözesen in Begleitung von Bischof Ägidius Zsifkovics. Beten wir in dieser Woche besonders für die Einheit aller Christen, die wir nicht selber machen können, sondern die ein Geschenk Gottes ist. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Estamos celebrando la Semana de Oración por la Unidad de los Cristianos, en la cual todos los creyentes en Cristo están invitados a unirse en plegaria para testimoniar el profundo vínculo que existe entre sí y para invocar el don de la plena comunión. El tema elegido para este año hace referencia a la experiencia de la primera comunidad cristiana, tal como se describe en los Hechos de los Apóstoles. Sus cuatro elementos básicos deben también caracterizar hoy a toda comunidad cristiana, convirtiéndose en pilares sobre los que construir la unidad de la Iglesia. Partiendo en primer lugar de la escucha de la enseñanza de los apóstoles, todo esfuerzo por alcanzar la unidad pasa necesariamente por profundizar en la fidelidad al depositum fidei trasmitido por los mismos apóstoles. El segundo elemento es la comunión fraterna, expresión más tangible de la unidad entre los discípulos, en la cual debemos crecer a pesar de las dificultades que encontremos. El tercer rasgo, la fracción del pan, en cuanto culmen de la unión con Dios y plenitud de la unidad de los discípulos de Cristo, nos hace anhelar el día en que todos los cristianos puedan reunirse en torno a la mesa del Señor, al tiempo que nos invita a esforzarnos para remover los obstáculos que impiden la plena comunión. Y, por último, la oración, actitud constante de los discípulos de Cristo, nos abre a la fraternidad que deriva de ser hijos de un único Padre celestial.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México y otros países latinoamericanos. Junto a aquellos que confiesan la fe en Cristo, os invito a implorar de Dios el don de la unidad, con el fin de que se cumpla para el mundo entero su plan de salvación y reconciliación. Muchas gracias.


    ○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

    Queridos irmãos e irmãs,

    Estamos celebrando a Semana de Oração pela Unidade dos Cristãos, cujo tema, neste ano, refere-se à experiência da primeira comunidade cristã, descrita nos Atos dos Apóstolos: "Eles eram perseverantes em ouvir o ensinamento dos apóstolos, na comunhão fraterna, na fração do pão e nas orações" (At 2, 42). Aqui encontramos quatro características que definem a primeira comunidade e que constituem uma sólida base para a construção da unidade visível da Igreja: "Escutar o ensinamento dos apóstolos", ou seja, o testemunho da missão, vida, morte e ressurreição do Senhor; "a comunhão fraterna", isto é, dividir os próprios bens, materiais e espirituais; "a fração do pão" - a eucaristia – o ápice da nossa união com Deus e que representa a plenitude da unidade; e, finalmente, "a oração", que deve ser a atitude constante dos discípulos de Cristo. Com efeito, o caminho para a construção da unidade entre os cristãos deve manter no centro a oração: isso nos lembra que a unidade não é um simples fruto da ação humana, mas é, acima de tudo, um dom de Deus.

    Amados peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos saúdo com grande afeto e alegria, exortando-vos a perseverar na oração, pedindo a Deus o dom da unidade, a fim de que se cumpra no mundo inteiro o seu desígnio de salvação! Ide em paz!



    SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



    ○ Saluto in lingua polacca

    Witam serdecznie Polaków. Szczególnie pozdrawiam księży z Polskiego Papieskiego Instytutu Kościelnego w Rzymie, którzy przybyli tu wraz z Biskupami i zaproszonymi gośćmi z okazji obchodów 100-lecia tej placówki. Niech jubileusz przeżywany pod patronatem świętego Józefa Sebastiana Pelczara, Założyciela Instytutu będzie dla was okazją do wspomnień, refleksji i źródłem duchowych inspiracji. Wszystkim z serca błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

    [Do un mio cordiale benvenuto ai Polacchi qui presenti. Il mio particolare saluto rivolgo ai presbiteri del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco a Roma giunti qui insieme ai Vescovi e agli ospiti invitati alle celebrazioni in occasione del centenario di suddetto Istituto. Il giubileo vissuto sotto il patronato del suo fondatore San Giuseppe Sebastiano Pelczar sia per voi l’occasione per la riflessione, ricordi e fonte di ulteriori ispirazioni. Voi tutti benedico di cuore. Sia lodato Gesù Cristo.]


    ○ Saluto in lingua slovena

    Lepo pozdravljam vse romarje iz Slovenije, še posebej dekleta in vse druge, ki sodelujete pri pevskem zboru Carmina Slovenica! Vaše ubrano petje vas večkrat popelje v svet. Želim vam, da bi sakralna glasba, ki ste jo uvrstili v vaš program, povedla vas in vaše poslušalce dalje v svet duhovnosti, v svet ljubezni do Boga in bližnjega. Naj bo z vami moj blagoslov!

    [Rivolgo un caro saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia, ed in particolare a voi, ragazze e a quanti collaborano al coro Carmina Slovenica! Il vostro canto melodioso sovente vi porta per le strade del mondo. Vi auguro che la musica sacra, che avete incluso nel vostro programma, porti ancora di più voi e i vostri ascoltatori nel mondo della spiritualità, nel mondo dell’amore per Iddio e per il prossimo. Vi accompagni la mia benedizione!]


    ○ Saluto in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle,

    rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i rappresentanti dell’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, qui convenuti con l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Betori, e li esorto ad essere sempre più segno di carità, specialmente verso i poveri e i sofferenti.

    Saluto i membri dell’Associazione "Figli in paradiso: ali tra cielo e terra", di Galatone, diffusa in alcune Regioni d’Italia. Voi, genitori, colpiti profondamente dalla morte, spesso tragica, dei vostri figli, non lasciatevi vincere dalla disperazione o dall’abbattimento, ma trasformate la vostra sofferenza in speranza, come Maria ai piedi della Croce. Desidero raccomandare soprattutto a voi, giovani: nell’esuberanza dei vostri anni giovanili, non mancate di calcolare i rischi e agite in ogni momento con prudenza e senso di responsabilità, specialmente quando siete alla guida di un autoveicolo, a tutela della vostra vita e di quella altrui. Desidero, inoltre, incoraggiare i sacerdoti, che accompagnano spiritualmente le famiglie colpite dal lutto per la perdita di uno o più figli, affinché proseguano generosamente in questo importante servizio. Infine, assicuro una speciale preghiera di suffragio per i vostri figli e per tutti i giovani che hanno perso la vita. Sentite accanto a voi la loro spirituale presenza: essi, come voi dite, sono "ali tra cielo e terra".

    Saluto ora i giovani, i malati, e gli sposi novelli. Cari amici, vi invito a pregare per l’unità dei cristiani. Tutti voi che, con giovanile freschezza, o con sofferta donazione, o con lieto amore sponsale vi impegnate ad amare il Signore nel quotidiano adempimento del vostro dovere, contribuite all’edificazione della Chiesa e alla sua opera evangelizzatrice. Pregate, dunque, perché tutti i cristiani accolgano la chiamata del Signore all’unità della fede nell’unica sua Chiesa.

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    00 1/20/2011 3:47 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
    Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
    Em.mo Card. Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
    Em.mo Card. Velasio De Paolis, C.S., Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

    Il Papa riceve oggi in Udienza:
    S.E. Mons. Adolfo Tito Yllana, Arcivescovo tit. di Montecorvino, Nunzio Apostolico nelle Repubblica Democratica del Congo.








    LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLA CELEBRAZIONE DEL IV CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ "SANTO TOMAS" DI MANILA (FILIPPINE) (28 GENNAIO 2011)

    In data 27 novembre 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l'Em.mo Card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, Suo Inviato Speciale alla celebrazione del IV centenario della fondazione della Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila (Filippine), che avrà luogo il 28 gennaio 2011.

    Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta dai seguenti ecclesiastici:
    - Rev.do P. Isidro C. Abaño, O.P., Direttore esecutivo del Comitato per il IV centenario dell'Università "Santo Tomas" di Manila;
    - Rev.do Sac. Lorenz Moises J. Festin, Prefetto degli Studi del Corso di Filosofia del Seminario "San Carlos" di Manila.

    Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Zenon Grocholewski:


    LETTERA DEL SANTO PADRE

    Venerabili Fratri Nostro
    ZENONI S.R.E. Cardinali GROCHOLEWSKI
    Praefecto Congregationis de Institutione Catholica
    (de Seminariis atque Studiorum Institutis)

    Quartum expletum saeculum ab institutione Pontificiae Studiorum Universitatis Manilensis sancto Thomae Aquinati dicatae singularem offert opportunitatem illius respiciendi diuturnam fecundamque actuositatem atque Divino Magistro toto corde gratias agendi de plurimis maturis fructibus quos hac alma mater copiose generavit. Re vera, ipsa per saecula multum contulit et confert ad educativum, culturalem et religiosum progressum iuvenum qui Insulas Philippinas incolunt. Immo, magnum habet momentum pro catholica fide in Asia propaganda et confirmanda. Ipsa enim dedit altiorem institutionem centenis presbyteris et episcopis, religiosis et christifidelibus, qui postea naviter periteque variis in provinciis operati sunt ad Regnum Dei aedificandum. Ipsa reapse est "peculiaris ambitus, in quem Dei Verbum et culturae conveniunt" (Verbum Domini, 111).

    Laeto gratoque animo accepimus invitationem ad participandam singularem hanc commemorationem, quam Reverendus Pater Rolandus V. De La Rosa, O.P., Rector Pontificiae Studiorum Universitatis Manilensis Sancti Thomae Aquinatis, Nobis humanissime misit. Cum autem varias ob rationes Ipsi hoc iter aggredi non possimus, volumus illuc Purpuratum Patrem mittere qui Nostras vices agat. Quapropter de te cogitamus, Venerabilis Frater Noster, qui uti Praefectus Congregationis de Institutione Catholica sollertem habes curam etiam de omnibus studiorum universitatibus. Te igitur ad memoratum eventum NOSTRUM MISSUM EXTRAORDINARIUM delegamus, ut die XXVIII mensis Ianuarii anno MMXI celebrationibus Nostro nomine Manilae rite praesidebis Nostramque propensam omnibus significabis salutationem.

    Dum iure laudamus diuturnum fidelem actuositatem meritaque praeclarae istius Pontificiae Studiorum Universitatis, etiam futuro tempore eam desideramus sollicitam de congrua iuvenum institutione, ita tamen ut fides in Christum primum obtineat locum, quae est "omni humana cognitione certior, quia in ipso Verbo Dei fundatur, qui mentiri nequit. Veritates revelatae possunt utique rationi et experientiae humanis obscurae videri, sed maior est certitudo quae est per divinum lumen, quam quae est per lumen rationis naturalis" (CCE 157).

    Ideo legationem tuam, Venerabilis Frater Noster, precibus prosequimur et Nostra Benedictione Apostolica, quam communicabis tamquam signum Nostrae benevolentiae Reverendo Patri Rectori, cunctis docentibus, addictis et alumnis Pontificiae Studiorum Universitatis Manilensis Sancti Thomae Aquinatis et cunctis festi diei participibus.

    Ex Aedibus Vaticanis, die XXVIII mensis Decembris, anno MMX, Pontificatus Nostri sexto.

    BENEDICTUS PP. XVI









    AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


    SECONDI VESPRI PRESIEDUTI DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI NELLA SOLENNITÀ DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO


    Martedì 25 gennaio 2011, alle ore 17.30, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo a conclusione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani sul tema: «Uniti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera» (cfr. Atti 2, 42).
    Prenderanno parte alla celebrazione Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.
    Alla celebrazione sono invitati, in modo particolare, il clero e i fedeli della diocesi di Roma.

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    00 1/21/2011 3:39 PM
    PRESENTAZIONE DEGLI AGNELLI BENEDETTI NELLA FESTA LITURGICA DI SANT’AGNESE

    Alle ore 11.30 di oggi, nella Cappella Urbano VIII, vengono presentati al Papa due agnelli benedetti questa mattina, in occasione della memoria liturgica di Sant’Agnese, nell’omonima Basilica sulla via Nomentana. La lana di questi agnelli sarà utilizzata per confezionare i Pallii dei nuovi Arcivescovi Metropoliti.
    Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. È costituito da una fascia di lana bianca su cui spiccano sei croci di seta nera. Il rito dell’imposizione dei Pallii agli Arcivescovi Metropoliti è compiuto dal Santo Padre il 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.












    UDIENZA ALLA QUESTURA DI ROMA

    Alle 11.45 di questa mattina, nell’Aula della Benedizione del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Dirigenti, i Funzionari, gli Agenti e il Personale civile della Polizia di Stato in servizio a Roma.
    Dopo l’indirizzo di omaggio del Questore di Roma, Dr. Francesco Tagliente, il Papa rivolge ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Illustre Signor Questore,
    illustri Dirigenti e Funzionari,
    cari Agenti e Personale civile della Polizia di Stato!

    Sono veramente lieto di questo incontro con voi e vi do il benvenuto nella Casa di Pietro, questa volta non per servizio, ma per vederci, parlarci e salutarci in modo più familiare! Saluto in particolare il Signor Questore, ringraziandolo per le sue cortesi parole, come pure gli altri Dirigenti e il Cappellano. Un saluto cordiale ai vostri familiari, specialmente ai bambini!

    Desidero anzitutto ringraziarvi per tutto il lavoro che svolgete a favore della città di Roma, di cui sono il Vescovo, perché la sua vita si svolga nell’ordine e nella sicurezza. Esprimo la mia riconoscenza anche per quell’impegno in più che spesso la mia attività richiede da voi! L’epoca in cui viviamo è percorsa da profondi cambiamenti. Anche Roma, che giustamente è chiamata "città eterna", è molto cambiata e si evolve; lo sperimentiamo ogni giorno e voi ne siete testimoni privilegiati. Questi mutamenti generano talvolta un senso di insicurezza, dovuto in primo luogo alla precarietà sociale ed economica, acuita però anche da un certo indebolimento della percezione dei principi etici su cui si fonda il diritto e degli atteggiamenti morali personali, che a quegli ordinamenti sempre danno forza.

    Il nostro mondo, con tutte le sue nuove speranze e possibilità, è attraversato, al tempo stesso, dall’impressione che il consenso morale venga meno e che, di conseguenza, le strutture alla base della convivenza non riescano più a funzionare in modo pieno. Si affaccia pertanto in molti la tentazione di pensare che le forze mobilitate per la difesa della società civile siano alla fine destinate all’insuccesso. Di fronte a questa tentazione, noi, in modo particolare, che siamo cristiani, abbiamo la responsabilità di ritrovare una nuova risolutezza nel professare la fede e nel compiere il bene, per continuare con coraggio ad essere vicini agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore felici come in quelle buie dell’esistenza terrena.

    Ai nostri giorni, grande importanza è data alla dimensione soggettiva dell’esistenza. Ciò, da una parte, è un bene, perché permette di porre l’uomo e la sua dignità al centro della considerazione sia nel pensiero che nell’azione storica. Non si deve mai dimenticare, però, che l’uomo trova la sua dignità profondissima nello sguardo amorevole di Dio, nel riferimento a Lui. L’attenzione alla dimensione soggettiva è anche un bene quando si mette in evidenza il valore della coscienza umana. Ma qui troviamo un grave rischio, perché nel pensiero moderno si è sviluppata una visione riduttiva della coscienza, secondo la quale non vi sono riferimenti oggettivi nel determinare ciò che vale e ciò che è vero, ma è il singolo individuo, con le sue intuizioni e le sue esperienze, ad essere il metro di misura; ognuno, quindi, possiede la propria verità, la propria morale. La conseguenza più evidente è che la religione e la morale tendono ad essere confinate nell’ambito del soggetto, del privato: la fede con i suoi valori e i suoi comportamenti, cioè, non avrebbe più diritto ad un posto nella vita pubblica e civile. Pertanto, se, da una parte, nella società si dà grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, dall’altra, la religione tende ad essere progressivamente emarginata e considerata senza rilevanza e, in un certo senso, estranea al mondo civile, quasi si dovesse limitare la sua influenza sulla vita dell’uomo.

    Al contrario, per noi cristiani, il vero significato della "coscienza" è la capacità dell’uomo di riconoscere la verità, e, prima ancora, la possibilità di sentirne il richiamo, di cercarla e di trovarla. Alla verità e al bene occorre che l’uomo sappia aprirsi, per poterli accogliere in modo libero e consapevole. La persona umana, del resto, è espressione di un disegno di amore e di verità: Dio l’ha "progettata", per così dire, con la sua interiorità, con la sua coscienza, affinché essa possa trarne gli orientamenti per custodire e coltivare se stessa e la società umana.

    Le nuove sfide che si affacciano all’orizzonte esigono che Dio e uomo tornino ad incontrarsi, che la società e le Istituzioni pubbliche ritrovino la loro "anima", le loro radici spirituali e morali, per dare nuova consistenza ai valori etici e giuridici di riferimento e quindi all’azione pratica. La fede cristiana e la Chiesa non cessano mai di offrire il proprio contributo alla promozione del bene comune e di un progresso autenticamente umano. Lo stesso servizio religioso e di assistenza spirituale che, in forza delle vigenti disposizioni normative, Stato e Chiesa si impegnano a fornire anche al personale della Polizia di Stato, testimonia la perenne fecondità di questo incontro.

    La singolare vocazione della città di Roma richiede oggi a voi, che siete pubblici ufficiali, di offrire un buon esempio di positiva e proficua interazione fra sana laicità e fede cristiana. L’efficacia del vostro servizio, infatti, è il frutto della combinazione tra la professionalità e la qualità umana, tra l’aggiornamento dei mezzi e dei sistemi di sicurezza e il bagaglio di doti umane quali la pazienza, la perseveranza nel bene, il sacrificio e la disponibilità all’ascolto. Tutto questo, ben armonizzato, va a favore dei cittadini, specialmente delle persone in difficoltà. Sappiate sempre considerare l’uomo come il fine, perché tutti possano vivere in maniera autenticamente umana. Come Vescovo di questa città, vorrei invitarvi a leggere e meditare la Parola di Dio, per trovare in essa la fonte e il criterio di ispirazione per la vostra azione.

    Cari amici! quando siete in servizio per le strade di Roma, o nei vostri uffici, pensate che il vostro Vescovo, il Papa, prega per voi, che vi vuole bene! Vi ringrazio per la vostra visita, e vi affido tutti alla protezione di Maria Santissima e dell’Arcangelo San Michele, vostro protettore celeste, mentre imparto di cuore su di voi e sul vostro impegno una speciale Benedizione Apostolica.

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    LE UDIENZE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

    S.E. Mons. Antoni Stankiewicz, Vescovo tit. di Novapietra, Decano del Tribunale della Rota Romana.

    Collegio dei Prelati Uditori del Tribunale della Rota Romana.






    RINUNCE E NOMINE


    NOMINA DEL VICE CAMERLENGO DI SANTA ROMANA CHIESA

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato, per un triennio, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa S.E. Mons. Santos Abril y Castelló, Arcivescovo tit. di Tamada, Nunzio Apostolico.









    UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

    Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno giudiziario.
    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro nel corso dell’incontro:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari Componenti del Tribunale della Rota Romana!

    Sono lieto di incontrarvi per questo annuale appuntamento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un cordiale saluto rivolgo al Collegio dei Prelati Uditori, iniziando dal Decano, Mons. Antoni Stankiewicz, che ringrazio per le cortesi parole. Saluto gli Officiali, gli Avvocati e gli altri collaboratori di codesto Tribunale, come pure tutti i presenti. Questo momento mi offre l’opportunità di rinnovare la mia stima per l’opera che svolgete al servizio della Chiesa e di incoraggiarvi ad un sempre maggiore impegno in un settore così delicato ed importante per la pastorale e per la salus animarum.

    Il rapporto tra il diritto e la pastorale è stato al centro del dibattito postconciliare sul diritto canonico. La ben nota affermazione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, secondo la quale «non è vero che per essere più pastorale il diritto debba rendersi meno giuridico» (Allocuzione alla Rota Romana, 18 gennaio 1990, n. 4: AAS 82 [1990], p. 874) esprime il superamento radicale di un’apparente contrapposizione. «La dimensione giuridica e quella pastorale – diceva – sono inseparabilmente unite nella Chiesa pellegrina su questa terra. Anzitutto, vi è una loro armonia derivante dalla comune finalità: la salvezza delle anime» (ibidem). Nel mio primo incontro, che ebbi con voi nel 2006, ho cercato di evidenziare l'autentico senso pastorale dei processi di nullità del matrimonio, fondato sull'amore per la verità (cfr Allocuzione alla Rota Romana, 28 gennaio 2006: AAS 98 [2006], pp. 135-138). Oggi vorrei soffermarmi a considerare la dimensione giuridica che è insita nell'attività pastorale di preparazione e ammissione al matrimonio, per cercare di mettere in luce il nesso che intercorre tra tale attività e i processi giudiziari matrimoniali.

    La dimensione canonica della preparazione al matrimonio forse non è un elemento di immediata percezione. In effetti, da una parte si osserva come nei corsi di preparazione al matrimonio le questioni canoniche occupino un posto assai modesto, se non insignificante, in quanto si tende a pensare che i futuri sposi abbiano un interesse molto ridotto per problematiche riservate agli specialisti. Dall'altra, pur non sfuggendo a nessuno la necessità delle attività giuridiche che precedono il matrimonio, rivolte ad accertare che «nulla si oppone alla sua celebrazione valida e lecita» (CIC, can. 1066), è diffusa la mentalità secondo cui l'esame degli sposi, le pubblicazioni matrimoniali e gli altri mezzi opportuni per compiere le necessarie investigazioni prematrimoniali (cfr ibid., can. 1067), tra i quali si collocano i corsi di preparazione al matrimonio, costituirebbero degli adempimenti di natura esclusivamente formale. Infatti, si ritiene spesso che, nell'ammettere le coppie al matrimonio, i pastori dovrebbero procedere con larghezza, essendo in gioco il diritto naturale delle persone a sposarsi.

    È bene, in proposito, riflettere sulla dimensione giuridica del matrimonio stesso. È un argomento a cui ho fatto cenno nel contesto di una riflessione sulla verità del matrimonio, nella quale affermavo, tra l'altro: «Di fronte alla relativizzazione soggettivistica e libertaria dell'esperienza sessuale, la tradizione della Chiesa afferma con chiarezza l'indole naturalmente giuridica del matrimonio, cioè la sua appartenenza per natura all'ambito della giustizia nelle relazioni interpersonali. In quest'ottica, il diritto s'intreccia davvero con la vita e con l'amore; come un suo intrinseco dover essere» (Allocuzione alla Rota Romana, 27 gennaio 2007, AAS 99 [2007], p. 90). Non esiste, pertanto, un matrimonio della vita ed un altro del diritto: non vi è che un solo matrimonio, il quale è costitutivamente vincolo giuridico reale tra l'uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l'autentica dinamica coniugale di vita e di amore. Il matrimonio celebrato dagli sposi, quello di cui si occupa la pastorale e quello messo a fuoco dalla dottrina canonica, sono una sola realtà naturale e salvifica, la cui ricchezza dà certamente luogo a una varietà di approcci, senza però che ne venga meno l'essenziale identità. L'aspetto giuridico è intrinsecamente legato all'essenza del matrimonio. Ciò si comprende alla luce di una nozione non positivistica del diritto, ma considerata nell'ottica della relazionalità secondo giustizia.

    Il diritto a sposarsi, o ius connubii, va visto in tale prospettiva. Non si tratta, cioè, di una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell'unione. Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale. Lo ius connubii, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio. Non si negherebbe, quindi, lo ius connubii laddove fosse evidente che non sussistono le premesse per il suo esercizio, se mancasse, cioè, palesemente la capacità richiesta per sposarsi, oppure la volontà si ponesse un obiettivo che è in contrasto con la realtà naturale del matrimonio.

    ! questo proposito vorrei ribadire quanto ho scritto dopo il Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia: «Data la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento del Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare (cfr Propositio 40). Troppo grande è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale» (Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 29: AAS 99 [2007], p. 130).

    La preparazione al matrimonio, nelle sue varie fasi descritte dal Papa Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio, ha certamente delle finalità che trascendono la dimensione giuridica, poiché il suo orizzonte è costituito dal bene integrale, umano e cristiano, dei coniugi e dei loro futuri figli (cfr n. 66: AAS 73 [1981], pp. 159-162), volto in definitiva alla santità della loro vita (cfr CIC, can. 1063,2°). Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che l'obiettivo immediato di tale preparazione è quello di promuovere la libera celebrazione di un vero matrimonio, la costituzione cioè di un vincolo di giustizia ed amore tra i coniugi, con le caratteristiche dell’unità ed indissolubilità, ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, e che tra battezzati costituisce uno dei sacramenti della Nuova Alleanza. Con ciò non viene rivolto alla coppia un messaggio ideologico estrinseco, né tanto meno viene imposto un modello culturale; piuttosto, i fidanzati vengono posti in grado di scoprire la verità di un'inclinazione naturale e di una capacità di impegnarsi che essi portano inscritte nel loro essere relazionale uomo-donna. È da lì che scaturisce il diritto quale componente essenziale della relazione matrimoniale, radicato in una potenzialità naturale dei coniugi che la donazione consensuale attualizza. Ragione e fede concorrono a illuminare questa verità di vita, dovendo comunque rimanere chiaro che, come ha insegnato ancora il Venerabile Giovanni Paolo II, «la Chiesa non rifiuta la celebrazione delle nozze a chi è bene dispositus, anche se imperfettamente preparato dal punto di vista soprannaturale, purché abbia la retta intenzione di sposarsi secondo la realtà naturale della c@niugalità» (Allocuzione alla Rota Romana, 30 gennaio 2003, n. 8: AAS 95 [2003], p. 397). In questa prospettiva, una cura particolare deve essere posta nell’accompagnare la preparazione al matrimonio sia remota, sia prossima, sia immediata (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 66: AAS 73 [1981], pp. 159-162)

    Tra i mezzi per accertare che il progetto dei nubendi sia realmente coniugale spicca l'esame prematrimoniale. Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Giuridico non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali. Si tratta invece di un'occasione pastorale unica - da valorizzare con tutta la serietà e l’attenzione che richiede - nella quale, attraverso un dialogo pieno di rispetto e di cordialità, il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana

    e cristiana al matrimonio. In questo senso il dialogo, sempre condotto separatamente con ciascuno dei due fidanzati - senza sminuire la convenienza di altri colloqui con la coppia - richiede un clima di piena sincerità, nel quale si dovrebbe far leva sul fatto che gli stessi contraenti sono i primi interessati e i primi obbligati in coscienza a celebrare un matrimonio valido.

    In questo modo, con i vari mezzi a disposizione per un’accurata preparazione e verifica, si può sviluppare un'efficace azione pastorale volta alla prevenzione delle nullità matrimoniali. Bisogna adoperarsi affinché si interrompa, nella misura del possibile, il circolo vizioso che spesso si verifica tra un'ammissione scontata al matrimonio, senza un’adeguata preparazione e un esame serio dei requisiti previsti per la sua celebrazione, e una dichiarazione giudiziaria talvolta altrettanto facile, ma di segno inverso, in cui lo stesso matrimonio viene considerato nullo solamente in base alla costatazione del suo fallimento. È vero che non tutti i motivi di un’eventuale dichiarazione di nullità possono essere individuati oppure manifestati nella preparazione al matrimonio, ma, parimenti, non sarebbe giusto ostacolare l'accesso alle nozze sulla base di presunzioni infondate, come quella di ritenere che, al giorno d'oggi, le persone sarebbero generalmente incapaci o avrebbero una volontà solo apparentemente matrimoniale. In questa prospettiva appare importante che vi sia una presa di coscienza ancora più incisiva circa la responsabilità in questa materia di coloro che hanno cura d'anime. Il diritto canonico in generale, e in specie quello matrimoniale e processuale, richiedono certamente una preparazione particolare, ma la conoscenza degli aspetti basilari e di quelli immediatamente pratici del diritto canonico, relativi alle proprie funzioni, costituisce un'esigenza formativa di primaria rilevanza per tutti gli operatori pastorali, in particolare per coloro che agiscono nella pastorale familiare.

    Tutto ciò richiede, inoltre, che l'operato dei tribunali ecclesiastici trasmetta un messaggio univoco circa ciò che è essenziale nel matrimonio, in sintonia con il Magistero e la legge canonica, parlando ad una sola voce. Attesa la necessità dell'unità della giurisprudenza, affidata alla cura di codesto Tribunale, gli altri tribunali ecclesiastici debbono adeguarsi alla giurisprudenza rotale (cfr Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 17 gennaio 1998, n. 4: AAS 90 [1998], p. 783). Di recente ho insistito sulla necessità di giudicare rettamente le cause relative all'incapacità consensuale (cfr Allocuzione alla Rota Romana, 29 gennaio 2009: AAS 101 [2009], pp. 124-128). La questione continua ad essere molto attuale, e purtroppo permangono ancora posizioni non corrette, come quella di identificare la discrezione di giudizio richiesta per il matrimonio (cfr CIC, can. 1095, n. 2) con l’auspicata prudenza nella decisione di sposarsi, confondendo così una questione di capacità con un'altra che non intacca la validità, poiché concerne il grado di saggezza pratica con cui si è presa una decisione che è, comunque, veramente matrimoniale. Più grave ancora sarebbe il fraintendimento se si volesse attribuire efficacia invalidante alle scelte imprudenti compiute durante la vita matrimoniale.

    Nell'ambito delle nullità per l'esclusione dei beni essenziali del matrimonio (cfr ibid., can. 1101, § 2) occorre altresì un serio impegno perché le pronunce giudiziarie rispecchino la verità sul matrimonio, la stessa che deve illuminare il momento dell'ammissione alle nozze. Penso, in modo particolare, alla questione dell'esclusione del bonum coniugum. In relazione a tale esclusione sembra ripetersi lo stesso pericolo che minaccia la retta applicazione delle norme sull'incapacità, e cioè quello di cercare dei motivi di nullità nei comportamenti che non riguardano la costituzione del vincolo coniugale bensì la sua realizzazione nella vita. Bisogna resistere alla tentazione di trasformare le semplici mancanze degli sposi nella loro esistenza coniugale in difetti di consenso. La vera esclusione può verificarsi infatti solo quando viene intaccata l'ordinazione al bene dei coniugi (cfr ibid., can. 1055, § 1), esclusa con un atto positivo di volontà. Senz'altro sono del tutto eccezionali i casi in cui viene a mancare il riconoscimento dell'altro come coniuge, oppure viene esclusa l'ordinazione essenziale della comunità di vita coniugale al bene dell'altro. La precisazione di queste ipotesi di esclusione del bonum coniugum dovrà essere attentamente vagliata dalla giurisprudenza della Rota Romana.

    Nel concludere queste mie riflessioni, torno a considerare il rapporto tra diritto e pastorale. Esso è spesso oggetto di fraintendimenti, a scapito del diritto, ma anche della pastorale. Occorre invece favorire in tutti i settori, e in modo particolare nel campo del matrimonio e della famiglia, una dinamica di segno opposto, di armonia profonda tra pastoralità e giuridicità, che certamente si rivelerà feconda nel servizio reso a chi si avvicina al matrimonio.

    Cari Componenti del Tribunale della Rota Romana, affido tutti voi alla potente intercessione della Beata Vergine Maria, affinché non vi venga mai a mancare l’assistenza divina nello svolgere con fedeltà, spirito di servizio e frutto il vostro quotidiano lavoro, e ben volentieri imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

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    00 1/23/2011 4:08 PM
    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS



    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    In questi giorni, dal 18 al 25 gennaio, si sta svolgendo la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Quest’anno essa ha per tema un passo del libro degli Atti degli Apostoli, che riassume in poche parole la vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme: "Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere" (At 2,42). E’ molto significativo che questo tema sia stato proposto dalle Chiese e Comunità cristiane di Gerusalemme, riunite in spirito ecumenico. Sappiamo quante prove debbono affrontare i fratelli e le sorelle della Terra Santa e del Medio Oriente. Il loro servizio è dunque ancora più prezioso, avvalorato da una testimonianza che, in certi casi, è arrivata fino al sacrificio della vita. Perciò, mentre accogliamo con gioia gli spunti di riflessione offerti dalle Comunità che vivono a Gerusalemme, ci stringiamo intorno ad esse, e questo diventa per tutti un ulteriore fattore di comunione.

    Anche oggi, per essere nel mondo segno e strumento di intima unione con Dio e di unità tra gli uomini, noi cristiani dobbiamo fondare la nostra vita su questi quattro "cardini": la vita fondata sulla fede degli Apostoli trasmessa nella viva Tradizione della Chiesa, la comunione fraterna, l’Eucaristia e la preghiera. Solo in questo modo, rimanendo saldamente unita a Cristo, la Chiesa può compiere efficacemente la sua missione, malgrado i limiti e le mancanze dei suoi membri, malgrado le divisioni, che già l’apostolo Paolo dovette affrontare nella comunità di Corinto, come ricorda la seconda Lettura biblica di questa domenica, dove dice: "Vi esorto, fratelli ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire" (1,10). L’Apostolo, infatti, aveva saputo che nella comunità cristiana di Corinto erano nate discordie e divisioni; perciò, con grande fermezza, aggiunge: "E’ forse diviso il Cristo?" (1,13). Così dicendo, egli afferma che ogni divisione nella Chiesa è un’offesa a Cristo; e, al tempo stesso, che è sempre in Lui, unico Capo e Signore, che possiamo ritrovarci uniti, per la forza inesauribile della sua grazia.

    Ecco allora il richiamo sempre attuale del Vangelo di oggi: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" (Mt 4,17). Il serio impegno di conversione a Cristo è la via che conduce la Chiesa, con i tempi che Dio dispone, alla piena unità visibile. Ne sono un segno gli incontri ecumenici che in questi giorni si moltiplicano in tutto il mondo. Qui a Roma, oltre ad essere presenti varie Delegazioni ecumeniche, inizierà domani una sessione di incontro della Commissione per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Antiche Chiese Orientali. E dopodomani concluderemo la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani con la solenne celebrazione dei Vespri nella festa della Conversione di San Paolo. Ci accompagni sempre, in questo cammino, la Vergine Maria, Madre della Chiesa.



    DOPO L’ANGELUS

    Chers pèlerins francophones, soyez les bienvenus pour la prière de l’Angélus. Je suis particulièrement heureux de saluer les responsables de la Communauté de Sant’Egidio, venant notamment d’Afrique et d’Amérique Latine, dont les membres œuvrent avec courage pour l’annonce de l’Évangile. Mardi prochain, fête de la conversion de saint Paul, s’achèvera la Semaine de prière pour l’unité des chrétiens. Nous sommes invités, à la suite de l’enseignement de saint Paul, à abandonner le scandale de nos divisions et à porter à tous le message du Christ Ressuscité. Prions Dieu de hâter le jour où son Église sera pleinement réunie. Que la Vierge Marie nous guide sur les chemins de l’unité ! Avec ma Bénédiction Apostolique !

    I am pleased to greet the English-speaking pilgrims present at this Angelus prayer. In the liturgy today, we hear of the generous response of the first disciples to the call of Christ. May each of us continually recognize the call of the Lord in our own lives and engage in the work of evangelization without fear or reluctance. Entrusting you to the care of Mary, Mother of the Church, I invoke upon you and your families God’s abundant blessings.

    Von Herzen grüße ich alle Gäste aus den Ländern deutscher Sprache. Im heutigen Evangelium hören wir vom ersten Auftreten Jesu. Seine Verkündigung des Himmelreiches in Wort und Tat wird uns beschrieben als ein aufgehendes Licht, ein helles Licht für die Menschheit, die im Dunkel der Gottesferne lebt. Der Herr will, daß dieses Licht zu allen Menschen kommt; dazu wählt er sich Jünger als Helfer aus und macht sie – wie er sagt – zu „Menschenfischern". Er ruft auch uns heute, seine Botschaft der Wahrheit und der Liebe in die Welt zu tragen. Wir wollen bereitwillig an dieser Sendung teilnehmen und den Herrn vor allem auch bitten, daß nicht Spaltungen und Streit unter den Christen die Strahlkraft des Evangeliums verdunkeln. Gottes Gnade geleite euch allezeit.

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los alumnos y profesores del Instituto Maestro Domingo, de Badajoz. En el transcurso de esta Semana de oración por la unidad de los cristianos, la liturgia nos urge, con el apóstol Pablo, a poner siempre el corazón en la salvación que Cristo ofrece, identificándonos cada día más con Él y apartándonos de todo lo que causa división. Que la amorosa intercesión de la Santísima Virgen María, aliente a todos los discípulos de su divino Hijo a edificar sin discordias el Reino de Dios, siendo en todas partes sal de la tierra y luz del mundo. Feliz domingo.

    Lepo pozdravljam romarje iz Slovenije, še posebej z Brezovice in iz stolne župnije sv. Nikolaja v Ljubljani! Naj vam to vaše romanje in molitev, ki ste jo pravkar opravili združeni s Petrovim naslednikom, prineseta obilje duhovnih sadov. Vsem vam iz srca podeljujem svoj blagoslov!

    [Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia, in particolare da Brezovica e dalla Parrocchia della Cattedrale di San Nicola a Ljubljana! Questo vostro pellegrinaggio e la preghiera che avete appena fatto uniti al Successore di Pietro, vi portino abbondanti frutti spirituali. Vi imparto di cuore la mia Benedizione!]

    Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dzisiejsza Ewangelia przypomina dwa Jezusowe wezwania: „Nawracajcie się, albowiem bliskie jest królestwo niebieskie" oraz: „Pójdźcie za Mną, a uczynię was rybakami ludzi". Niech nawrócenie, naśladowanie Chrystusa i dawanie świadectwa o Jego królestwie nieustannie dokonuje się w naszym życiu! Niech wam Bóg błogosławi!

    [Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Il Vangelo odierno ci ricorda due chiamate di Gesù: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" e: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". La conversione, la sequela di Cristo e la testimonianza sul suo regno si compiano continuamente nella nostra vita! Dio vi benedica!]

    Rivolgo infine il mio saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da Amalfi e da Acerenza. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana!

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    00 1/24/2011 3:25 PM
    LE UDIENZE

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

    Em.mo Card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.

    Em.mo Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio per il Dialogo Interreligioso.

    Delegazione della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca.






    RINUNCE E NOMINE

    )


    NOMINA DEL VESCOVO DI DUBROVNIK (CROAZIA)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Dubrovnik (Croazia) il Rev.do Mate Uziniƒ, del clero dell’arcidiocesi di Split-Makarska, finora Rettore del Seminario Maggiore.

    Rev.do Mate Uziniƒ
    Il Rev.do Mate Uziniƒ è nato il 17 settembre 1967 a Dubrava, arcidiocesi di Split-Makarska. È entrato nel Seminario Minore a Split. Dopo il servizio militare obbligatorio di un anno (1986-1987) nella penisola di Prevlaka, ha compiuto gli studi di Filosofia e di Teologia presso la Facoltà Teologica di Split.
    È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Split-Makarska il 27 giugno 1993.
    Per tre anni ha prestato servizio pastorale nelle parrocchie di Omiš e Otriƒ-Struge. Nel 1996 ha ripreso gli studi a Roma presso la Pontificia Università Lateranense, ottenendo nel 2000 la Licenza in Diritto Canonico e Civile. Ritornato a Split nello stesso anno, è diventato Vicario Giudiziale (2000-2002) e nello stesso tempo, collaboratore pastorale nella parrocchia Gospe u Siti, Strožanac-Podstana.
    Dal 2001 ad oggi è Rettore del Seminario Maggiore. Inoltre, è membro del Consiglio Presbiterale e del Consiglio della Conferenza Episcopale Croata per i Seminari e le Vocazioni.



    NOMINA DEL VESCOVO DI MÁLAGA-SOATÁ (COLOMBIA)

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Málaga-Soatá (Colombia) S.E. Mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid, finora Vescovo titolare di San Leone ed Ausiliare di Medellín.

    S.E. Mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid
    S.E. Mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid è nato a Bello, arcidiocesi di Medellín, il 18 ottobre 1962. Ha compiuti gli studi ecclesiastici nel Seminario Maggiore di Medellín, ha ottenuto poi il Dottorato in Filosofia presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Angelicum) di Roma.
    È stato ordinato sacerdote dal Servo di Dio Giovanni Paolo II a Medellín il 5 luglio 1986.
    Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale del Santuario di María Auxiliadora di Sabaneta, Vice Rettore del Seminario Minore di Medellín, Assistente dell’Economato del Seminario Maggiore di Medellín, Professore della Pontificia Università Bolivariana di Medellín, Formatore nel Seminario Maggiore di Medellín.
    Dal 1989 al 2006 è stato Officiale della Pontificia Commissione per l’America Latina. Durante il suo soggiorno a Roma ha collaborato pastoralmente nella parrocchia di Roviano ed è stato Direttore della Casa di Formazione a Roma dell’arcidiocesi di Medellín e Direttore della Domus Internationalis Paulus VI.
    I1 24 gennaio 2006 è stato nominato Vescovo titolare di San Leone ed Ausiliare di Medellín. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 1° aprile dello stesso anno.



    NOMINA DEL COADIUTORE DI SANTA ROSA (CALIFORNIA, USA)

    Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Santa Rosa in California (U.S.A.) S.E. Mons. Robert Francis Vasa, finora Vescovo di Baker.

    S.E. Mons. Robert Francis Vasa
    S.E. Mons. Robert Francis Vasa è nato a Lincoln (Nebraska) il 7 maggio 1951, nella diocesi omonima. Ha frequentato gli studi filosofici presso il Seminario di San Tommaso a Denver (1968-1972) e quelli teologici presso il Seminario della SS. Trinità a Dallas (1972-1976). In seguito, ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma (1981).
    È stato ordinato sacerdote il 22 maggio 1976, incardinandosi nella diocesi di Lincoln.
    Ha poi ricoperto i seguenti incarichi: Vicario cooperatore della Cattedrale di Lincoln e Insegnante presso la Suola Media Pius X (1976-1979); Avvocato presso il Tribunale diocesano (1977-1979); Cancelliere vescovile aggiunto (1981-1985); Vicario Giudiziale (1985-1996); Parroco della St. James Parish a Cortland (1985-1987) e della St. Peter Parish a Lincoln (1990-1996) e Vicario Generale e Moderatore della Curia (1996-1999).
    Nominato Vescovo di Baker il 19 novembre 1999, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 26 gennaio 2000.
    Nella Conferenza Episcopale, è Membro del Subcommittee on Catholic Home Missions e del Task Force on Health Care. È anche Moderatore episcopale della Catholic Medical Association.










    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 45a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI




    "Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale" è il tema scelto dal Santo Padre Benedetto XVI per la 45a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Di seguito pubblichiamo il Messaggio del Papa per la Giornata, che quest’anno si celebra domenica 5 giugno:


    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale

    Cari fratelli e sorelle,

    in occasione della XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, desidero condividere alcune riflessioni, motivate da un fenomeno caratteristico del nostro tempo: il diffondersi della comunicazione attraverso la rete internet. È sempre più comune la convinzione che, come la rivoluzione industriale produsse un profondo cambiamento nella società attraverso le novità introdotte nel ciclo produttivo e nella vita dei lavoratori, così oggi la profonda trasformazione in atto nel campo delle comunicazioni guida il flusso di grandi mutamenti culturali e sociali. Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione.

    Si prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili, che suscitano stupore per le possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stesso, impongono in modo sempre più pressante una seria riflessione sul senso della comunicazione nell’era digitale. Ciò è particolarmente evidente quando ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete internet e con la complessità delle sue applicazioni. Come ogni altro frutto dell’ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione chiedono di essere poste al servizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera. Se usate saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano.

    Nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali. La chiara distinzione tra il produttore e il consumatore dell’informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione. Questa dinamica ha contribuito ad una rinnovata valutazione del comunicare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e creazione di relazioni positive. D’altro canto, ciò si scontra con alcuni limiti tipici della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento.

    Soprattutto i giovani stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione, con tutte le ansie, le contraddiz