Viaggio apostolico in Benin...

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Paparatzifan
00Thursday, July 21, 2011 8:37 PM
Paparatzifan
00Thursday, July 21, 2011 8:37 PM
Dal blog di Lella...

Benin: presentata la prossima visita del Papa. Il ministro degli esteri: è un evento che "onora tutta l'Africa"

A una conferenza stampa che si è tenuta martedì scorso a Cotonou, il vice-presidente del Comitato organizzativo, mons. Eugène Houndekon, ha illustrato i tre obiettivi centrali della visita di Benedetto XVI in Benin a novembre – la terza di un Papa nel Paese africano dopo quelle del 1982 e del 1993 di Giovanni Paolo II - sottolineandone il carattere pastorale: la consegna dell’Esortazione apostolica post-sinodale frutto del secondo Sinodo per l’Africa del 2009; la celebrazione con il Santo Padre del “Giubileo dei 150 anni dell’evangelizzazionedel Benin” e, infine, la commemorazione del compianto cardinale beninese Bernardin Gantin. Padre André Quenum, responsabile della comunicazione del comitato organizzativo, ha sottolineato, da parte sua, l’importanza della visita di Benedetto XVI non solo per i cattolici , ma per tutto il popolo beninese e che essa servirà a rendere visibile la Chiesa Famiglia che è in Africa. Egli ha quindi rivolto un appello a tutt i beninesi a contribuire al successo dell’evento. In un'intervista al quotidiano cattolico francese “La Croix”, il Ministro degli Esteri beninese Nassirou Bako-Arifari, afferma che la visita del Papa in Benin “onora tutta l’Africa”.
Nell’intervista, rilasciata durante la visita a Roma il 4 e 5 luglio in occasione del 40° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Santa sede e Benin, il capo della diplomazia di Cotonou sottolinea i buoni rapporti con la Chiesa e il suo contributo alla costruzione della Nazione, tema che è stato al centro dell’incontro della delegazione beninese con mons. Dominique Mamberti, Segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati. (L.Z.)

© Copyright Radio Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, July 28, 2011 7:14 PM
Sito ufficiale...



http://www.papeaubenin.org/

Paparatzifan
00Wednesday, September 28, 2011 10:13 PM
Dal blog di Lella...

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN BENIN IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELLA SECONDA ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI (18 - 20 NOVEMBRE 2011)

- PROGRAMMA , 28.09.2011

Roma

09.00

Partenza in aereo dall’aeroporto di Roma Fiumicino per Cotonou.

Cotonou

15.00

CERIMONIA DI BENVENUTO all’aeroporto internazionale "Card. Bernardin Gantin" di Cotonou. Discorso del Santo Padre.

16.30

VISITA ALLA CATTEDRALE di Cotonou. Discorso del Santo Padre.

Sabato, 19 novembre 2011

07.30

Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica di Cotonou.

09.00

INCONTRO CON I MEMBRI DEL GOVERNO, I RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA, IL CORPO DIPLOMATICO E I RAPPRESENTANTI DELLE PRINCIPALI RELIGIONI nel Palazzo Presidenziale di Cotonou. Discorso del Santo Padre.

09.50

VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale di Cotonou.

Ouidah

11.15

VISITA ALLA TOMBA DEL CARD. BERNARDIN GANTIN nella Cappella del Seminario S. Gall a Ouidah.

INCONTRO CON I SACERDOTI, I SEMINARISTI, I RELIGIOSI E FEDELI LAICI nel Cortile del Seminario S. Gall a Ouidah. Discorso del Santo Padre.

12.15

VISITA ALLA BASILICA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA DI OUIDAH E FIRMA DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE. Discorso del Santo Padre.

Cotonou

17.00

VISITA AL FOYER "PACE E GIOIA" DELLE MISSIONARIE DELLA CARITÀ presso la Parrocchia S. Rita a Cotonou. Discorso del Santo Padre.

INCONTRO CON I BAMBINI nella Parrocchia S. Rita a Cotonou.

18.45

INCONTRO CON I VESCOVI DEL BENIN nella Nunziatura Apostolica di Cotonou. Discorso del Santo Padre.

19.30

Cena con i Vescovi del Benin e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica di Cotonou.

Domenica, 20 novembre 2011

09.00

SANTA MESSA e consegna dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale ai Vescovi dell’Africa nello "Stade de l’amitié" di Cotonou. Omelia del Santo Padre.

RECITA DELL’ANGELUS DOMINI. Parole del Santo Padre.

12.15

Pranzo con i Membri del Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica di Cotonou.

16.00

CERIMONIA DI CONGEDO nell’aeroporto internazionale "Card. Bernardin Gantin" di Cotonou. Discorso del Santo Padre.

16.30

Partenza in aereo dall’aeroporto internazionale "Card. Bernardin Gantin" di Cotonou per Roma.

Roma

22.00

Arrivo all’aeroporto di Roma Ciampino.

Fuso orario
Roma e Benin: + 1 UTC

Bollettino Ufficiale Santa Sede


Paparatzifan
00Wednesday, September 28, 2011 10:39 PM
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PAPA: 20 NOVEMBRE A COTONOU CONSEGNA ESORTAZIONE SINODO AFRICA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 28 set.

Benedetto XVI consegnera' il prossimo 20 novembre ai vescovi africani riuniti a Cotonou in Benin l'Esortazione Apostolica che raccoglie quanto emerso nel Sinodo Africano dell'ottobre 2009. La consegna avverra' nello "Stade de l'amitie'" dove il Papa celebrera' una messa con tutti i presuli del continente.
La firma del documento e' prevista invece il giorno prima, nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Maria a Ouidah, l'altra citta' del Benin che il Papa tocchera' nel suo 21esimo viaggio internazionale, il secondo in Africa.
In questa localita' il Pontefice si rechera' anche per pregare sulla tomba di un suo amico carissimo, il cardinale Bernardin Gantin.
Il porporato africano, scomparso nel 2008 a 86 anni, a lungo e' stato prefetto in Vaticano della Congregazione dei Vescovi, portando il suo paese all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, come ricorda la decisione di intitolargli l'aeroporto internazionale di Cotonou, dove Benedetto XVI atterrera' il 18 novembre alle 15 e da dove ripartira' alla volta di Ciampino domenica 20 alle 16,30.

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Monday, November 14, 2011 8:49 PM
Dal blog di Lella...

Padre Lombardi presenta il viaggio del Papa in Benin: è un incoraggiamento a tutta l'Africa

La Sala Stampa vaticana è stata questa mattina teatro del briefing di presentazione del 22.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Benin, in programma dal 18 al 20 novembre prossimi. Ai giornalisti presenti, il direttore della Sala stampa, padre Federico Lombardi, ha illustrato i motivi d’interesse di una visita che segna il ritorno in Africa del Papa – dopo il viaggio in Camerun e Angola del 2009 – e che vedrà Benedetto XVI firmare l’Esortazione Apostolica Post-sinodale della seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Geograficamente piccolo, ma spiritualmente grande per la Chiesa. Dal Benin, sette milioni di abitanti, un secolo e mezzo fa partì l’onda dell’evangelizzazione che investì gradualmente tutta l’area circostante, dal Togo al Ghana al Niger. E la popolazione cattolica locale si appresta a festeggiare con Benedetto XVI i 150 anni da quando i primi missionari, in modo stabile e continuativo, avviarono l’opera di annuncio e inculturazione del Vangelo nel Paese. Padre Lombardi ha presentato questa celebrazione tra i motivi d’interesse del prossimo viaggio apostolico, che si svolgerà – ha detto ai giornalisti – in un’atmosfera di forte incoraggiamento da parte della Chiesa a tutta l’Africa:

“Un incoraggiamento al continente africano nel suo insieme. Quindi, un accento consapevole dei problemi che ci sono, ma di prospettiva positiva: un incoraggiamento a impegnarsi per riconciliazione, giustizia, pace, per uno sviluppo umano integrale e un annuncio del Vangelo come sviluppo integrale dell’uomo. Quindi, un viaggio che vuole certamente essere molto costruttivo”.

Nel percorrere in anticipo sulla carta le tappe che scandiranno il viaggio, padre Lombardi ha posto subito in risalto l’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus, documento che Benedetto XVI firmerà e poi consegnerà, domenica prossima, ai 35 capi delle conferenze episcopali nazionali e ai 7 responsabili delle Conferenze regionali del continente. Ma sarà anche un altro l’evento catalizzatore della presenza del papa in Benin, ovvero la visita che il Papa compirà sulla tomba del cardinale Bernardin Gantin, scomparso nel 2008 e presente tuttora con stima e affetto nel cuore dei beninesi e in quello di Benedetto XVI:

“È una persona anche molto vicina al Papa attuale per diversi motivi, essendo stato per tanto tempo prefetto della Congregazione dei Vescovi, mentre il Papa attuale era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ed essendo stato il suo predecessore diretto come decano del Collegio cardinalizio. In Benin, vi renderete conto che è considerato un padre della patria, un eroe nazionale, cioè una persona che gode di una stima e di un affetto da parte della popolazione veramente immensi. Quindi, la figura di Gantin e la visita del Papa alla sua tomba saranno uno degli aspetti significativi del viaggio”.

Del resto, che la Chiesa beninese abbia scritto pagine indelebili di storia del piccolo Stato africano è evidente anche nella figura di un’altra importante personalità ecclesiale locale, mons. Isidore de Souza, che – ha ricordato padre Lombardi - aiutò il suo Paese a conquistare una propria libertà, abbandonando il passato regime socialista e stabilendo in modo solido le fondamenta della democrazia a capo della Conferenza nazionale:

“Dopo la Conferenza nazionale del Benin ce ne sono state tante altre in Africa, in vari Paesi. Quella del Benin è stata un po’ il modello e quella che ha dato poi risultati più durevoli e stabili. Quindi, è un fatto molto significativo ed è un motivo di giusta gloria per la Chiesa aver dato un contributo determinante al buon svolgimento di questa Conferenza. Mons. de Souza, insieme al cardinale Gantin, è una delle figure considerate grandi della storia del Paese: è seppellito nella cattedrale e la sua sarà una delle tombe che si andranno a visitare durante questo viaggio”.

Tra i molti appuntamenti ufficiali, padre Lombardi ha tenuto a ricordare anche un evento artistico e culturale che animerà la serata di arrivo del Pontefice a Cotonou, venerdì prossimo. Verso le 21, tre tra i più noti artisti africani – Papa Wemba, Bonga e Fifito, alias Filomeno Lopes nostro collega alla Radio Vaticana – terranno un concerto sui temi della pace, della giustizia e della riconciliazione, durante il quale eseguiranno tra l’altro dei brani già oggetto di una loro precedente esibizione, tenuta al cospetto dei padri sinodali africani nel 2009. Con le musiche di quel concerto è stato prodotto un Cd, in 5 mila esemplari, che verrà donato dalla Santa Sede in occasione della visita. Infine, sollecitato dai giornalisti, padre Lombardi ha ricordato che la durata del viaggio apostolico in Benin, come di tutti gli altri, viene stabilita tenendo sempre in conto le forze del Pontefice.

© Copyright Radio Vaticana


Paparatzifan
00Monday, November 14, 2011 8:52 PM
Dal blog di Lella...

PAPA: 20 NOVEMBRE A COTONOU CONSEGNA ESORTAZIONE "AFRICAE MUNUS"

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 14 nov.

Benedetto XVI consegnerà a Cotonou, in Benin, il prossimo 20 novembre ai vescovi africani l’Esortazione Apostolica "Africae munus" (in italiano "L’impegno dell’Africa"), che in un’ottantina di pagine raccoglie quanto emerso nel Sinodo Africano dell’ottobre 2009.
La consegna avverra’ nello "Stade de l’amitie’" dove il Papa celebrera’ una messa con i rappresentanti delle 40 Conferenze Episcopali del Continente. La firma del documento e’ prevista
invece il giorno prima, nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria a Ouidah, l’altra citta’ del Benin che Papa Ratzinger tocchera’ nel suo 22esimo viaggio internazionale, il secondo in Africa. In questa localita’ il Pontefice si rechera’ anche per pregare sulla tomba di un suo amico carissimo, il cardinale Bernardin Gantin.
Il porporato africano, scomparso nel 2008 a 86 anni, a lungo e’ stato decano del Collegio Cardinalizio e prefetto della Congregazione dei Vescovi, portando il suo paese all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, come ricorda la decisione di intitolargli l’aeroporto internazionale di Cotonou, dove Benedetto XVI atterrera’ il 18 novembre alle 15 e da dove ripartira’ alla volta di Ciampino domenica 20 alle 16,30.
"Il viaggio non e’ lungo ma e’ molto impegnativo per una persona di 84 anni", ha sottolineato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, presentando il programma ai giornalisti.
Il Benin sara’ il terzo paese dell’Africa visitato da Benedetto XVI dopo il Camerun e l’Angola, paesi dove si e’ recato nel marzo del 2009 proprio in vista della fase celebrativa del Sinodo, che si tenne poi a Roma in ottobre.
Nei 27 anni del suo Pontificato Giovanni Paolo II ne visito’ invece 42.
Ma - come ha fatto notare oggi padre Lombardi rassicurando i giornalisti sulle buone condizioni di salute di Papa Ratzinger - Karol Wojtyla aveva un’eta’ "decisamente piu’ giovane" quando affrontava viaggi impegnativi che in Africa lo portavano in piu’ Paesi, moltiplicando cosi’ i voli e gli impegni di protocollo che ovviamente appesantiscono in modo notevole i viaggi pastorali.
"Benedetto XVI - ha detto il suo portavoce - continua a fare questi viaggi impegnativi per motivi importanti e non troppo locali, misurando le forze e le possibilita’ per farli bene. Personalmente - ha aggiunto - io sono ammirato della sua disponibilita’ ad intraprendere missioni cosi’ faticose. Il programma del viaggio e’ dunque proporzionato alla forza e all’eta’".
Ai cronisti che chiedevano poi conferma di voci su una presunta artrosi che affliggerebbe il Pontefice e che avrebbe consigliato qualche settimana fa l’uso della "pedana mobile" in San Pietro, padre Lombardi ha risposto che in quell’occasione "la pedana e’ stata utilizzata per alleviare la fatica del percorso all’interno della Basilica, ma non c’era in questo senso nessuna indicazione data dal medico curante".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Friday, November 18, 2011 9:46 PM
Da Korazym.org...

Dopo il Sinodo, Benedetto XVI in Africa. Gli 81 del volo papale

Scritto da Salvatore Scolozzi

Giovedì 17 Novembre 2011 17:40

Benedetto XVI in Benin per consegnare “Africae Munus”, l’Esortazione apostolica post-sinodale frutto della seconda assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, celebrata in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2009. Per il papa sarà il ventiduesimo viaggio internazionale, e avrà per tema “Riconciliazione, giustizia e pace”. Partirà domani, venerdì 18 novembre alle ore 9 l’Airbus A330 “Giotto” dell’Alitalia, volo papale con il consueto codice AZ 4000. A bordo, oltre il Santo Padre, il seguito papale, i giornalisti ammessi al volo, un funzionario della Sala stampa vaticana e uno dell’Alitalia. In tutto, viaggeranno con il Santo Padre 81 persone.

Quattro i cardinali che faranno parte del seguito papale, che sarà composto anche da cinque vescovi, otto sacerdoti e diciotto laici. Guiderà il seguito il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Gli altri cardinali saranno: Francis Arinze, nigeriano, Presidente emerito della Congregazione per il culto divino, Robert Sarah, della Guinea Conacry, Presidente del Pontificio consiglio Cor Unum, Peter Turkson, ghanese, Presidente del Pontificio consiglio Giustizia e Pace. Saranno del seguito anche i vescovi Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, Giuseppe Bertello, Presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, Giovanni A. Becciu, Sostituto alla Segreteria Di Stato, Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, Barthelemy Adoukonou, che è beninese, Segretario del Pontificio consiglio per la cultura.
All’arrivo faranno parte del seguito anche l’arcivescovo di Cotonou, Antoine Ganyè e quello di Porto Novo, Renè Ehuzu.

Nel seguito da Roma ci saranno inoltre i monsignori Jean Marie Mupendawatu, congolese, Sottosegretario del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, Georg Gänswein, Segretario particolare del papa, Alfred Xuereb della Segreteria particolare di Sua Santità e Jean-Marie Speich, Officiale della Segreteria di Stato.
Fanno parte del seguito anche i coadiutori liturgici, i monsignori Konrad Krajewski e Stefano Sanchirico. A curare i rapporti con i media, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, del CTV e della Radio vaticana, P. Federico Lombardi, S.J., e il funzionario della Sala Stampa, Vik van Brantegem.

Tra i laici che faranno parte del seguito, il dott. Alberto Gasbarri, Responsabile dell’organizzazione del viaggio, coadiuvato dal dott. Paolo Corvini, e il Prof. Giovanni Maria Vian, Direttore de L'Osservatore Romano. Nel seguito anche il medico personale del papa, dott. Patrizio Polisca, il dott. Giampiero Vetturini, della Direzione dei servizi sanitari S.C.V. e l’assistente di camera del papa, Paolo Gabriele.
La sicurezza personale del Santo Padre sarà garantita dai cinque della gendarmeria vaticana, guidati dal dott. Domenico Giani, oltre che dal Ten. Col. Christoph Graf e dal Cap.Frowin Bachmann della Guardia Svizzera pontificia.
Per i media della Santa Sede, faranno parte del seguito il fotografo dell’Osservatore Romano, Francesco Sforza, due operatori del CTV e due della Radio vaticana. L’assistente dall’Alitalia per i trasferimenti aerei sarà Stefania Izzo.

44 i giornalisti accreditati che viaggeranno con Benedetto XVI, di cui 12 per testate italiane e quattro per conto di media vaticani. Tra questi ultimi, Alessandro Di Bussolo e Santo Messina per il CTV, Mario Ponzi e Simone Risoluti per L’Osservatore Romano. Gli altri giornalisti rappresentano le più importanti testate mondiali. Sei sono photoreporter: Vincenzo Pinto per AFP Photo, Carlo Ferraro per Ansa Foto, Pier Paolo Cito per AP Photo, Alessandro Bianchi per Reuters Photo e Alessia Giuliani per Catholic Press Photo.

Per le testate televisive saranno presenti 12 giornalisti, di cui cinque corrispondenti, sei cameramen e un producer. Tra i corrispondenti Fabio Zavattaro di Rai Tg1, Valentina Alazraki Crastic di Televisa, Philippine De Saint-Pierre di KTO, Guido Todeschini di TelePace, Jürgen Erbacher di ZDF.
Tra i cameramen gli inviati di EU Pool TV (Stefano Belardini), AP-Reuters Pool TV (Gianfranco Stara), Telepace (Antonio Russo), Televisa, KTO TV, France2. Unico producer sarà Paolo Santalucia dell’AP-Reuters Pool TV.

I redattori di giornali, agenzie, periodici e radio saranno 22. Per i quotidiani italiani saranno presenti Marco Ansaldo (La Repubblica), Giacomo Galeazzi (La Stampa), Franca Giansoldati (Il Messaggero), Mimmo Muolo (Avvenire) e Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera). Per i quotidiani stranieri: John Allen (National Catholic Reporter), Jean-Marie Guénois (Le Figaro), Albert Link (Bild), Eusebio Frederic Mounier (La Croix).
Per i periodici saranno presenti Alfonso Bruno di Missio Immaculatae International ed Eric Okpeitcha di La Croix du Bénin. Per le agenzie di stampa italiane ci sarà Giovanna Chirri dell’Ansa. Tra le altre agenzie presenti gli inviati della Itar Tass, EFE, CIC, AFP, AP, I.Media e Reuters. I corrispondenti per le radio saranno quattro: Raffaele Luise (Rai – Gr), Paloma Gomez Borrero (Cadena Cope), Anais Fuega (Radio France) e Stefan Troendle (ARD/BR-RD).

Dopo un volo di sei ore, 4037 km percorsi, il volo papale atterrerà alle ore 15 all’aeroporto internazionale Cardinal Bernardin Gantin di Cotonou, dopo aver attraversato Italia, Tunisia, Algeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Ghana e Benin.
Domenica 20 novembre poi, alle ore 16.30 locali, partenza del volo papale AZ4001 con lo stesso aeromobile Alitalia, per l’Aeroporto di Ciampino (Roma), dopo aver sorvolato gli stessi paesi dell’andata.


Paparatzifan
00Friday, November 18, 2011 11:19 PM
Dal blog di Lella...

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A COMPIERE UN VIAGGIO APOSTOLICO IN BENIN MOSSO DAL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I FRATELLI NELLA FEDE E GLI ABITANTI DI QUELLA CARA NAZIONE MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE L’ESPRESSIONE DEL MIO DEFERENTE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDE PREGHIERE PER IL BENE E LA PROSPERITÀ DELL’INTERO POPOLO ITALIANO

BENEDICTUS PP XVI

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Messaggio del Presidente Napolitano a sua Santità Benedetto XVI in occasione del Viaggio apostolico in Benin

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI, il seguente messaggio:

"Desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui si accinge a partire per il Viaggio apostolico in Benin. Come già in occasione della sua precedente visita nel continente africano, in Camerun e Angola, ella si recherà in un Paese che rappresenta un esempio della volontà dei popoli africani di procedere lungo un cammino di riconciliazione, giustizia e pace, temi ai quali ella ha voluto dedicare il Sinodo africano del 2009. L'Italia condivide pienamente l'impegno della Chiesa e della comunità internazionale a sostegno del continente africano al fine di promuoverne uno sviluppo equo e sostenibile, non solo economico, ma anche e soprattutto umano, valorizzandone le straordinarie risorse e garantendo il pieno rispetto della dignità della persona. Nell'esprimerle nuovamente, Santità, il mio apprezzamento per la sua alta missione apostolica, le auguro il pieno successo della sua missione pastorale. Mi è gradita l'occasione per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione".

Sito Ufficiale Quirinale
Paparatzifan
00Friday, November 18, 2011 11:19 PM
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A COMPIERE UN VIAGGIO APOSTOLICO IN BENIN MOSSO DAL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I FRATELLI NELLA FEDE E GLI ABITANTI DI QUELLA CARA NAZIONE MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE L’ESPRESSIONE DEL MIO DEFERENTE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDE PREGHIERE PER IL BENE E LA PROSPERITÀ DELL’INTERO POPOLO ITALIANO

BENEDICTUS PP XVI

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Messaggio del Presidente Napolitano a sua Santità Benedetto XVI in occasione del Viaggio apostolico in Benin

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI, il seguente messaggio:

"Desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui si accinge a partire per il Viaggio apostolico in Benin. Come già in occasione della sua precedente visita nel continente africano, in Camerun e Angola, ella si recherà in un Paese che rappresenta un esempio della volontà dei popoli africani di procedere lungo un cammino di riconciliazione, giustizia e pace, temi ai quali ella ha voluto dedicare il Sinodo africano del 2009. L'Italia condivide pienamente l'impegno della Chiesa e della comunità internazionale a sostegno del continente africano al fine di promuoverne uno sviluppo equo e sostenibile, non solo economico, ma anche e soprattutto umano, valorizzandone le straordinarie risorse e garantendo il pieno rispetto della dignità della persona. Nell'esprimerle nuovamente, Santità, il mio apprezzamento per la sua alta missione apostolica, le auguro il pieno successo della sua missione pastorale. Mi è gradita l'occasione per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione".

Sito Ufficiale Quirinale
Paparatzifan
00Friday, November 18, 2011 11:21 PM
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Monti saluta il Papa a Fiumicino

ROMA - Il presidente del Consiglio Mario Monti ha accolto e salutato il Papa all'aeroporto di Fiumicino direttamente sotto la scaletta dell'elicottero con cui il Pontefice è arrivato, proveniente dal Vaticano, alle 8.42.
Una lunga stretta di mano e uno scambio di saluti ha suggellato l'incontro, particolarmente cordiale. Il premier ha poi accompagnato Benedetto XVI fino alla scaletta dell'aereo, un Airbus A330 dell'Alitalia, che lo condurrà in Benin. I due hanno camminato fianco a fianco, parlando fra loro per tutto il tragitto. Entrambi, poi, si sono rivolti verso i numerosi reporter e operatori presenti per la foto di rito. Benedetto XVI e il capo del governo si sono fermati qualche secondo in posa per consentire alle telecamere di riprendere l'incontro.

© Copyright Il Messaggero online


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 12:55 AM
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L'arcivescovo di Cotonou: la visita del Papa in Benin è una benedizione per tutta l'Africa

Ieri sera migliaia di cattolici beninesi hanno promosso una fiaccolata per le vie di Cotonou, pregando e cantando in segno di gioia per la visita del Papa in Benin. Sul significato di questo viaggio, il nostro inviato Massimiliano Menichetti ha intervistato il presidente della Conferenza episcopale del Paese e arcivescovo di Cotonou mons. Antoine Ganye:

R. – Questa visita del Papa per noi significa la benedizione del Signore, l’abbondanza della sua misericordia per tutto il Paese, per tutta l’Africa. Tutta la gente è molto contenta di accogliere il Santo Padre qui in Benin.

D. – Questa visita avviene in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’evangelizzazione del Benin…

R. - La Chiesa del Benin è una Chiesa viva, è una Chiesa giovane e questo è un avvenimento molto importante. Il Papa verrà a confermarci nella fede per dirci una parola da padre, di coraggio, per essere veramente cristiani.

D. - Benedetto XVI vi consegnerà l’Esortazione apostolica post-sinodale…

R. – Io penso che questo documento sia molto importante perché ci parla della riconciliazione, della giustizia e della pace. Abbiamo bisogno di questi tre valori nella nostra terra africana perché dappertutto c’è la guerra, non c’è ancora la pace secondo la volontà di Dio. Abbiamo bisogno di questo documento per comprendere di più che la riconciliazione, la pace, la giustizia, possono e devono passare nella nostra vita cristiana per renderci testimoni di Cristo.

D. – La visita del Papa che viene per confermare nella fede e questo documento riusciranno a dare una nuova spinta al Benin e a tutta l’Africa?

R. - Penso di sì, con la grazia di Dio: non si fa niente senza di essa. Sta a noi accogliere questo documento e pregare di riceverlo nella fede, nella speranza, nella carità e chiedere al Signore di darci un cuore veramente umano. Questo documento può aiutarci ad andare avanti per realizzare la pace, la giustizia e la riconciliazione.

D. – Lei cosa intende dire al Papa?

R. - Presenterò al Papa la Chiesa del Benin, dirò tutta la gioia dei cristiani, ma anche dei non cristiani per questa presenza, poi chiederò la sua benedizione sul Paese e su tutta la terra africana.

D. - Cosa serve per crescere ancora di più nella fede?

R. – Dobbiamo lavorare per incarnare l’amore di Dio. Questo è vero per tutta l’Africa: abbiamo bisogno di pregare, di lavorare perché l’amore di Dio sia una realtà nella nostra parola, nelle nostre azioni, nella nostra vita.

D. – Come vi siete preparati per questa visita?

R. – Nella preghiera, perché possiamo essere in comunione vera con Cristo, con la Vergine Maria e con tutti i Santi, e perché questa visita del Papa sia orientata ad amare l’altro sinceramente. (bf)

© Copyright Radio Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:06 AM
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PAPA: CHIESA IN AFRICA NON DEVE IMITARE MOVIMENTI PENTECOSTALI

(ASCA-AFP) - Roma, 18 nov

La Chiesa cattolica ''non deve imitare'' i movimenti Pentecostali, che hanno avuto grande diffusione in Africa. Lo ha detto papa Benedetto XVI, conversando con i giornalisti a bordo dell'aereo che lo ha condotto in Benin e commentando la sfida del Vaticano di fronte alle comunita' evangeliste protestanti, che ''hanno successo, ma poca stabilita'''.
Papa Ratzinger ha aggiunto che la Chiesa Cattolica deve avere ''una liturgia partecipativa, ma non sentimentale'' e un ''semplice, concreto, comprensibile messaggio''.
Per Benedetto XVI, ''e' importante che la cristianita' non appaia come un sistema difficoltoso, europeo, che gli altri non possono capire''.
A giudizio del pontefice, ''i problemi dell'Africa non sono ancora superati, ma c'e' una luce, una visione positiva della vita, una popolazione giovane, piena di sperazme e anche di gioia'', che si oppone ''al relativismo che imprigiona le vite e spegne la speranza''. Il papa ha anche avuto parole di elogio per il Benin, un paese di nove milioni di persone considerata una roccaforte cattolica, ma anche il cuore dei riti voodoo, definendolo ''un paese di pace'' e sottolineando la ''buona coesistenza'' fra cristiani, musulmani e seguaci di religioni locali.
Benedetto XVI visitera' la capitale economica del paese Cotonou, nel cui stadio celebrera' domenica una messa, e Ouidah, citta' ex porto di schiavi e considerata il simbolo del voodoo.

© Copyright Asca


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:08 AM
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

TELEGRAMMI AI CAPI DI STATO

Son Excellence Monsieur Foued Mebazaâ
Président de la République Tunisienne par interim
Tunis

Alors que j’entre dans l’espace aérien de la Tunisie pour me rendre au Bénin pour une visite apostolique, j’adresse à Votre Excellence mes salutations sincères ainsi que les vœux de paix et de stabilité que je forme a l’intention du peuple tunisien tout entier. Que le Très-Haut bénisse la Tunisie et tous ses habitants!

Benedictus PP. XVI.

Son Excellence Monsieur Abdelaziz Bouteflika
Président de la République Algérienne Démocratique et Populaire
Alger

Au moment où je survole l’Algérie en route vers le Bénin pour une visite pastorale, je tiens à saluer Votre Excellence et à vous adresser mes vœux les meilleurs pour le peuple algérien. Sur Votre Excellence, sur vos collaborateurs et sur vos compatriotes, j’invoque de grand cœur les bienfaits du Tout-Puissant

Benedictus PP. XVI
____________________________________

Son Excellence Monsieur Amadou Toumani Touré
Président de la République du Mali
Bamako

Survolant le Mali sur la route du Bénin où je me rends en visite apostolique, je tiens à adresser à Votre Excellence et au peuple malien tout entier mes salutations sincères. Que le Très-Haut bénisse le Mali et donne à tous ses habitants prospérité et bonheur!
Benedictus PP. XVI
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Son Excellence Monsieur Mahamadou Issoufou
Président de la République du Niger
Niamey

Au moment où je survole le Niger, pour me rendre en voyage apostolique au Bénin, j’adresse à Votre Excellence mes salutations cordiales. Que le Très-Haut bénisse le Niger et donne à ses habitants de vivre dans la prospérité et de progresser sans cesse dans la concorde et la paix !

Benedictus PP. XVI
_________________________________

Son Excellence Monsieur Blaise Compaoré
Président du Faso
Ouagadougou

Me rendant en voyage apostolique au Bénin, le survol du Burkina Faso me donne l’heureuse occasion de saluer Votree Excellence et l’ensemble de vos compatriotes. Puisse le Burkina Faso vivre toujours dans la paix et la fraternité. Que Dieu bénisse le Faso et donne à tous ses habitants prospérité et bonheur !

Benedictus PP. XVI
______________________

His Excellency John Evans Atta Mills
President of the Republic of Ghana
Accra

As my journey to Benin takes me over Ghana, i send cordial greetings to Your Excellency and your fellow citizens. I pray that your nation will enjoy God’s blessings of peace and social harmony.

Benedictus PP. XVI


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:10 AM
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente della Repubblica,
Signori Cardinali,
Signor Presidente della Conferenza Episcopale del Benin,
Autorità civili, ecclesiali e religiose presenti,
Cari amici!

La ringrazio, Signor Presidente, per le Sue cordiali parole di accoglienza. Lei conosce l’affetto che nutro per il vostro Continente e il vostro Paese. Desideravo ritornare in Africa, e una triplice motivazione mi è stata offerta per realizzare questo Viaggio apostolico. Anzitutto, Signor Presidente, c’è il Suo cordiale invito a visitare il vostro Paese.
La Sua iniziativa è andata di pari passo con quella della Conferenza Episcopale del Benin. Esse sono fortunate perché si collocano nell’anno in cui il Benin celebra il 40° anniversario dello stabilimento delle sue relazioni diplomatiche con la Santa Sede, così come il 150° anniversario della sua evangelizzazione.
Trovandomi tra di voi, avrò l’occasione di fare numerosissimi incontri. Me ne rallegro. Essi saranno tutti diversi e culmineranno nell’Eucaristia che celebrerò prima della mia partenza.
Si realizza anche il mio desiderio di consegnare in terra africana l’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus. Le sue riflessioni guideranno l’azione pastorale di numerose comunità cristiane nei prossimi anni.
Questo documento potrà germinarvi, crescervi e fruttificarvi “il cento, il sessanta, il trenta per uno”, come dice Gesù Cristo (Mt 13,23).
Infine, esiste una terza ragione che è più personale o più affettiva. Ho sempre avuto grande stima per un figlio di questo Paese, il Cardinale Bernardin Gantin. Per molti anni abbiamo entrambi lavorato, ciascuno secondo le proprie competenze, al servizio della stessa Vigna.
Abbiamo aiutato al meglio il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II, ad esercitare il suo ministero petrino. Abbiamo avuto l’occasione di incontrarci parecchie volte, di discutere in modo profondo e di pregare insieme.
Il Cardinale Gantin si era guadagnato il rispetto e l’affetto di molti. Mi è parso dunque giusto venire nel suo Paese natale per pregare sulla sua tomba e ringraziare il Benin di avere dato alla Chiesa questo figlio eminente.
Il Benin è una terra di antiche e nobili tradizioni. La sua storia è prestigiosa. Vorrei approfittare di questa occasione per salutare i Capi tradizionali. Il loro contributo è importante per costruire il futuro di questo Paese.
Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernità.

La modernità non deve fare paura, ma essa non può costruirsi sull’oblio del passato.
Deve essere accompagnata con prudenza per il bene di tutti evitando gli scogli che esistono sul
Continente africano e altrove, per esempio la sottomissione incondizionata alle leggi del mercato o della finanza, il nazionalismo o il tribalismo esacerbato e sterile che possono diventare micidiali, la politicizzazione estrema delle tensioni interreligiose a scapito del bene comune, o infine la disgregazione dei valori umani, culturali, etici e religiosi.

Il passaggio alla modernità deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtù riconosciute, quelle che enumera il vostro motto nazionale, ma anche quelle che si radicano nella dignità della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita. Tutti questi valori sono in vista del bene comune, l’unico che deve primeggiare e costituire la preoccupazione maggiore di ogni responsabile. Dio si fida dell’uomo e desidera il suo bene. Sta a noi rispondergli con onestà e giustizia all’altezza della sua fiducia.

La Chiesa, da parte sua, dà il suo specifico contributo. Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue diverse opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, essa desidera offrire ciò che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio. Desidera far comprendere che Dio non è inesistente o inutile come si cerca di far credere, ma che Egli è l’amico dell’uomo.

E’ in questo spirito d’amicizia e di fraternità che vengo nel vostro Paese, Signor Presidente.

(In lingua fon) Dio benedica il Benin!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:12 AM
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Papa in Benin/ Africa non sia sottomessa a mercato e finanza
No a tribalismo esacerbato e politicizzazione di religione


Roma, 18 nov. (TMNews)

"La modernità non deve fare paura, ma essa non può costruirsi sull'oblio del passato. Deve essere accompagnata con prudenza per il bene di tutti evitando gli scogli che esistono sul Continente africano e altrove, per esempio la sottomissione incondizionata alle leggi del mercato o della finanza, il nazionalismo o il tribalismo esacerbato e sterile che possono diventare micidiali, la politicizzazione estrema delle tensioni interreligiose a scapito del bene comune, o infine la disgregazione dei valori umani, culturali, etici e religiosi". Lo ha detto il Papa nel primo discorso in Benin.
Benedetto XVI, giunto all'aeroporto 'Cardinale Bernardin Gantin' di Cotonou, è stato accolto dal Presidente della Repubblica del Benin, Thomas Boni Yayi, dal nunzio apostolico mons. Blume Michael e dall'arcivescovo Metropolita di Cotonou e Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Antoine Ganyé.
"Vorrei approfittare di questa occasione - ha detto il Papa alla cerimonia di benvenuto all'aeroporto - per salutare i Capi tradizionali. Il loro contributo è importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernità".

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:15 AM
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

VISITA ALLA CATTEDRALE DI COTONOU

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
Signor Arcivescovo e cari fratelli nell’Episcopato,
Signor Rettore della cattedrale,
cari fratelli e sorelle!

L’antico inno, il Te Deum, che abbiamo appena cantato esprime la nostra lode al Dio tre volte santo che ci riunisce in questa bella Cattedrale di Nostra Signora della Misericordia.
Rendiamo omaggio con riconoscenza ai precedenti Arcivescovi che vi riposano: Monsignor Christophe Adimou e Monsignor Isidore de Sousa.
Essi sono stati valorosi operai nella Vigna del Signore, e la loro memoria resta ancora viva nel cuore dei cattolici e di numerosi abitanti del Benin.
Questi due Presuli sono stati, ciascuno a suo modo, Pastori pieni di zelo e di carità.
Si sono spesi senza risparmio al servizio del Vangelo e del Popolo di Dio, soprattutto delle persone più vulnerabili.
Tutti voi sapete che Monsignor de Sousa è stato un amico della verità e che ha avuto un ruolo determinante nella transizione democratica del vostro Paese.
Mentre lodiamo Dio per le meraviglie di cui non cessa di colmare l’umanità, vi invito a meditare un momento sulla sua misericordia infinita.
Questa Cattedrale vi si presta provvidenzialmente.
La Storia della Salvezza, che culmina nell’Incarnazione di Gesù e trova pieno compimento nel Mistero pasquale, è una splendida rivelazione della misericordia di Dio.
Nel Figlio è reso visibile il “Padre misericordioso” (2 Cor 1,3), che, sempre fedele alla sua paternità, “è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato” (GIOVANNI PAOLO II, Enc. Dives in misericordia, 6).
La misericordia divina non consiste solamente nella remissione dei nostri peccati: essa consiste anche nel fatto che Dio, nostro Padre, ci riconduce, talvolta non senza dolore, afflizione e timore da parte nostra, sulla via della verità e della luce, perché non vuole che ci perdiamo (cfr Mt 18,14; Gv 3,16).
Questa duplice manifestazione della misericordia divina mostra come Dio è fedele all’alleanza sigillata con ogni cristiano nel Battesimo. Rileggendo la storia personale di ciascuno e quella dell’evangelizzazione dei nostri Paesi, possiamo dire con il salmista: “Canterò in eterno l’amore del Signore” (Sal 89 [88],2).
La Vergine Maria ha sperimentato al massimo livello il mistero dell’amore divino: “Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono” (Lc 1,50), esclama nel suo Magnificat.
Tramite il suo SÌ alla chiamata di Dio, ella ha contribuito alla manifestazione dell’amore divino tra gli uomini.
In questo senso, è Madre di Misericordia per partecipazione alla missione del suo Figlio; ha ricevuto il privilegio di poterci soccorrere sempre e dovunque.
“Con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora
peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata” (CONC. ECUM VAT. II, Cost. Lumen gentium, 62).
Al riparo della sua misericordia, i cuori feriti guariscono, le insidie del Maligno sono sventate e i nemici si riconciliano.

In Maria abbiamo non soltanto un modello di perfezione, ma anche un aiuto per realizzare la comunione con Dio e con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Madre di misericordia, ella è una guida sicura dei discepoli di suo Figlio che vogliono essere a servizio della giustizia, della riconciliazione e della pace. Ella ci indica, con semplicità e con cuore materno, l’unica Luce e l’unica Verità: suo Figlio, Cristo Gesù che conduce l’umanità verso la sua piena realizzazione nel Padre suo.
Non abbiamo paura di invocare con fiducia colei che non cessa di dispensare ai suoi figli le grazie divine:

O Madre di Misericordia,
Noi ti salutiamo, Madre del Redentore;
ti salutiamo, Vergine gloriosa;
ti salutiamo, nostra Regina!

O Regina della speranza,
mostraci il volto del tuo Figlio divino;
guidaci sulle vie della santità;
donaci la gioia di coloro che sanno dire Sì a Dio!

O Regina della Pace,
esaudisci le più nobili aspirazioni dei giovani africani;
esaudisci i cuori assetati di giustizia, di pace e di riconciliazione;
esaudisci le speranze dei bambini vittime della fame e della guerra!

O Regina della giustizia,
ottienici l’amore filiale e fraterno;
ottienici di essere amici dei poveri e dei piccoli;
ottieni per i popoli della terra lo spirito di fraternità!

O Nostra Signora d’Africa,
ottieni dal tuo Figlio divino la guarigione per i malati, la consolazione per gli afflitti, il
perdono per i peccatori;
intercedi per l’Africa presso il tuo Figlio divino;
e ottieni per tutta l’umanità la salvezza e la pace!
Amen.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:17 AM
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PAPA: STRAORDINARIO BAGNO DI FOLLA PER LE VIE DI COTONOU

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

Uno straordinario bagno di folla per Benedetto XVI nelle vie di Cotonou.
Dopo una cerimonia di accoglienza calorosissima all'aeroporto "Cardinal Bernardin Gantin", con centinaia di ragazze in abiti tradizionali che ballavano sulla pista trasformata dalla coreografia in un cielo azzurro con il colore dei foulard delle danzatrici, Papa Ratzinger ha raggiunto sulla "Papamobile" la Cattedrale attraversando la citta' gremita di folla. Le transenne, dove c'erano, non hanno retto e le vie erano invase. Ma non ci sono state difficolta' per la Papamobile nel raggiungere il centro, e il Pontefice appariva molto contento di tanto entusiasmo. (AGI)


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:20 AM
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PAPA: AFRICA NON RINNEGHI SE' STESSA NE' ABBIA PAURA DEL NUOVO

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

"La modernita' non deve fare paura, ma essa non puo' costruirsi sull'oblio del passato". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso pronunciato all'arrivo a Cotonou.
"Il passaggio alla modernita' - ha spiegato rispondendo al saluto del presidente del Benin Bony Yayi - deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtu' riconosciute, quelle che enumera il vostro motto nazionale, ma anche quelle che si radicano nella dignita' della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita". "Tutti questi valori - ha detto ancora il Pontefice - sono in vista del bene comune, l'unico che deve primeggiare e costituire la preoccupazione maggiore di ogni responsabile. Dio si fida dell'uomo e desidera il suo bene. Sta a noi rispondergli con onesta' e giustizia all'altezza della sua fiducia". "Da parte sua - ha assicurato - la Chiesa offre uno specifico contributo. Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue diverse opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, essa desidera offrire cio' che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio. Desidera far comprendere che Dio non e' inesistente o inutile come si cerca di far credere, ma che Egli e' l'amico dell'uomo". "E' in questo spirito d'amicizia e di fraternita' - ha poi concluso il Papa tedesco rivolto a Boni Yayi - che vengo nel vostro Paese, signor presidente".

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PAPA SALUTA I CAPI TRIBU' DEL BENIN

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

Colpito dal calore dell'accoglienza ricevuta all'aeroporto di Cotonou, Benedetto XVI ha voluto approfittare dell'occasione per salutare i Capi tradizionali delle tribu' del Benin. "Il loro contributo - ha detto - e' importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernita'".

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PAPA: RICORDA CON AFFETTO IL SUO AMICO NERO BERNARDIN GANTIN

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

C'e' anche una ragione "piu' personale o piu' affettiva" che ha portato Benedetto XVI in pellegrinaggio nel Benin, paese tra i piu' poveri e dimenticati dell'Africa. "Ho sempre avuto grande stima - ha confidato nel discorso all'aeroporto di Cotonou - per un figlio di questo Paese, il cardinale Bernardin Gantin. Per molti anni abbiamo entrambi lavorato, ciascuno secondo le proprie competenze, al servizio della stessa Vigna. Abbiamo aiutato al meglio il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II, ad esercitare il suo ministero petrino". Con Gantin, ha ricordato ancora Joseph Ratzinger che insieme al suoamico africano ricevette la porpora da Paolo VI nel 1977, abbiamo avuto l'occasione di incontrarci parecchie volte, di discutere in modo profondo e di pregare insieme". Secondo il Pontefcie tedesco, "il cardinale Gantin si era guadagnato il rispetto e l'affetto di molti. Mi e' parso dunque giusto venire nel suo Paese natale per pregare sulla sua tomba e ringraziare il Benin di avere dato alla Chiesa questo figlio eminente. Anche sull'aereo Benedetto XVI ha parlato di Gantin confidando di averlo incontrato per la prima volta a Monaco, nel 1977, in occasione dell'ordinazione ad arcivescovo. "Era venuto - ha raccontato - perche' uno dei suoi alunni era mio allievo". Poi, ha raccontato, la successiva, lunga collaborazione condivisa in Vaticano alla testa dei rispettivi dicasteri ha cementato una bella e solida amicizia. "Ne ho sempre ammirato la sua intelligenza pratica e profonda e il suo senso di discernimento, il suo non cadere su certe fraseologie bensi' comprendere che cosa fosse l'essenziale e cosa non avesse senso. E poi quel suo senso dell'umorismo, davvero molto bello? Ma soprattutto era un uomo di profonda fede e di preghiera. Tutto questo ha fatto del cardinale Gantin non solo un amico ma anche un esempio da seguire, quello di un grande vescovo africano cattolico". Ora sono veramente lieto, ha concluso Benedetto XVI, di poter "pregare sulla sua tomba e sentire la sua vicinanza e la sua grande fede".
Quando il Pontefice e' poi rientrato nello scompartimento a lui riservato sull'aereo, il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, ha rivelato l'identita' dell'"allievo" di un tempo, grazie al quale i cardinali Ratzinger e Gantin fecero la loro conoscenza: si tratta del vescovo beninese Barthe'lemy Adoukonou, oggi segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, tra i membri del seguito papale in questo viaggio apostolico.

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:50 AM
Dal blog di Lella...

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL BENIN

P. Lombardi: Santità, benvenuto in mezzo a noi, in mezzo a questo gruppo dei giornalisti che La accompagnano verso l’Africa. Le siamo molto grati di dedicarci un poco di tempo anche questa volta. Qui, su questo aereo, c’è una quarantina di giornalisti, fotografi e cameramen di diverse agenzie e televisioni, poi ci sono anche i media vaticani che La accompagnano: una cinquantina di persone. A Cotonou ci aspetta un migliaio di giornalisti che seguiranno il viaggio sul luogo. Come al solito, Le rivolgiamo alcune domande raccolte in questi giorni tra i colleghi. La prima domanda la faccio in francese, pensando che possa essere poi anche molto gradita agli ascoltatori e ai telespettatori del Benin, quando potranno goderne, all’arrivo.

P. Lombardi: Saint-Père, ce voyage nous amène au Bénin. Mais c’est un voyage très important pour l’entier continent africain. Pourquoi avez-vous pensé que le Bénin soit le pays apte pour un message pour toute l’Afrique d’aujourd’hui et de demain ?

Saint-Père: Il y a différentes raisons. La première, le Bénin est un pays en paix, en paix extérieure et intérieure. Il y a des institutions démocratiques qui fonctionnent, qui sont réalisées dans l’esprit de liberté et responsabilité, et donc la justice et le travail pour le bien commun sont possibles et garantis par le fonctionnement des institutions démocratiques et le sens des responsabilités dans la liberté. La 2° raison, est qu’il y a, comme dans la majeure partie des pays africains, une présence des différentes religions et une convivence pacifique des religions. Il y a les chrétiens dans leur diversité - pas facile toujours, il y a les musulmans, il y a finalement les religions traditionnelles, toutes les 3 religions, différentes, vivent ensemble dans le respect réciproque et dans la commune responsabilité pour la paix, pour la réconciliation intérieure et extérieure. Il me semble que cette convivence des religions, le dialogue interreligieux comme facteur de paix et de liberté est très important et est une partie importante aussi de l’Exhortation apostolique du Synode. Et finalement la 3° raison, est que c’est le pays de mon cher ami, le Cardinal Gantin. J’avais toujours le désir de prier, un jour, sur sa tombe. Il est réellement un grand ami - on en parlera à la fin peut-être, et donc visiter le pays du Cardinal Gantin, comme un grand représentant de l’Afrique catholique, de l’Afrique humaine et civilisée, est pour moi aussi une raison d’aller dans ce pays.

[trad. italiana. P. Lombardi: Santo Padre, questo viaggio ci conduce in Benin, ma è un viaggio molto importante per l’intero continente africano. Perché Lei ha pensato che proprio il Benin fosse il Paese indicato per lanciare un messaggio all’Africa tutta, di oggi e di domani?

Santo Padre: Ci sono diverse ragioni. La prima è che il Benin è un Paese in pace: pace esterna ed interna. Le istituzioni democratiche funzionano, sono realizzate nello spirito di libertà e responsabilità e quindi la giustizia e il lavoro per il bene comune sono possibili e garantiti dal funzionamento del sistema democratico e dal senso di responsabilità nella libertà.
La seconda ragione è che, come nella maggior parte dei Paesi africani, c’è una presenza di diverse religioni e una convivenza pacifica tra queste religioni. Ci sono i cristiani nella loro diversità, non sempre facile, ci sono i musulmani e poi ci sono le religioni tradizionali, e queste diverse religioni convivono nel rispetto reciproco e nella comune responsabilità per la pace, per la riconciliazione interna ed esterna. Mi sembra che questa convivenza tra le religioni, il dialogo interreligioso come fattore di pace e di libertà sia un aspetto importante, come è parte importante dell’Esortazione apostolica post-sinodale.
Infine, la terza ragione è che questo è il Paese del mio caro amico, il Cardinale Bernardin Gantin: avevo sempre il desiderio di poter pregare, un giorno, sulla sua tomba.
E’ per me veramente un grande amico – ne parleremo alla fine, forse – e quindi visitare il Paese del Cardinale Gantin, come un grande rappresentante dell’Africa cattolica e dell’Africa umana e civile, è per me uno dei motivi per cui desidero andare in questo Paese.]

P. Lombardi: Mentre gli africani sperimentano l’indebolimento delle loro comunità tradizionali, la Chiesa cattolica si trova confrontata con il successo crescente di Chiese evangeliche o pentecostali, a volte auto-createsi in Africa, che propongono una fede attraente, una grande semplificazione del messaggio cristiano: insistono sulle guarigioni, mescolano i loro culti con quelli tradizionali. Come si colloca la Chiesa cattolica nei confronti di queste comunità, aggressive nei suoi confronti? E come può essere attraente, quando queste comunità si presentano come festose, calorose o inculturate?

Santo Padre: Queste comunità sono un fenomeno mondiale, in tutti i continenti, soprattutto sono altamente presenti in modi diversi in America Latina ed in Africa.
Direi che gli elementi caratteristici sono poca istituzionalità, poche istituzioni, un peso leggero di istruzione, un messaggio facile, semplice, comprensibile, apparentemente concreto e poi – come Lei ha detto – liturgia partecipativa con l’espressione dei propri sentimenti, della propria cultura e combinazioni anche sincretistiche tra religioni.
Tutto questo garantisce, da una parte, successo, ma implica anche poca stabilità. Sappiamo anche che molti ritornano alla Chiesa cattolica o migrano da una di queste comunità all’altra. Quindi, non dobbiamo imitare queste comunità, ma chiederci cosa possiamo fare noi per dare nuova vitalità alla fede cattolica.
E, direi, un primo punto è certamente un messaggio semplice, profondo, comprensibile; importante è che il cristianesimo non appaia come un sistema difficile, europeo, che un altro non possa comprendere e realizzare, ma come un messaggio universale che c’è Dio, che Dio c’entra [con noi], che Dio ci conosce e ci ama e che la religione concreta provoca collaborazione e fraternità.
Quindi, un messaggio semplice e concreto è molto importante. Poi, anche che l’istituzione non sia troppo pesante è sempre molto importante, che sia prevalente, diciamo, l’iniziativa della comunità e della persona. E direi anche una liturgia partecipativa, ma non sentimentale: non dev’essere basata solo sull’espressione dei sentimenti, ma caratterizzata dalla presenza del mistero nella quale noi entriamo, dalla quale ci lasciamo formare.
E, infine, direi, è importante nell’inculturazione non perdere l’universalità. Io preferirei parlare di interculturalità, non tanto di inculturazione, cioè di un incontro delle culture nella comune verità del nostro essere umano nel nostro tempo, e così crescere anche nella fraternità universale; non perdere questa grande cosa che è la cattolicità, che in tutte le parti del mondo siamo fratelli, siamo una famiglia che si conosce e che collabora in spirito di fraternità.

P. Lombardi: Santità, negli ultimi decenni si sono avute in terra africana molte operazioni di peace-keeping, conferenze per le ricostruzioni nazionali, commissioni di verità e riconciliazione con risultati a volte buoni e a volte deludenti. Durante l’assemblea sinodale, i vescovi hanno avuto parole forti sulle responsabilità degli uomini politici nei problemi del continente. Quale messaggio pensa di indirizzare ai responsabili politici dell’Africa, e qual è il contributo specifico che la Chiesa può dare alla costruzione di una pace durevole nel continente?

Santo Padre: Il messaggio si trova nel testo che consegnerò alla Chiesa in Africa: non posso riassumerlo adesso, in poche parole. Vero è che ci sono state tante conferenze internazionali proprio anche per l’Africa, per la fraternità universale. Si dicono cose buone, e qualche volta anche si fanno realmente cose buone: dobbiamo riconoscerlo.
Ma certamente le parole sono più grandi, le intenzioni, anche la volontà è più grande della realizzazione e dobbiamo chiederci perché la realtà non arriva alle parole e alle intenzioni. Mi sembra che un fattore fondamentale sia che questo rinnovamento, questa fraternità universale esige rinunce, esige anche di andare oltre l’egoismo ed essere per l’altro. E questo è facile da dire, ma è difficile da realizzare. L’uomo, così com’è dopo il peccato originale, vuole avere se stesso, avere la vita e non donare la vita. Quanto ho, vorrei conservarlo. Ma con questa mentalità, secondo cui non voglio donare, ma avere, naturalmente le grandi intenzioni non possono funzionare. Ed è proprio solo con l’amore e la conoscenza di un Dio che ci ama, che ci dona, che possiamo arrivare a questo: osiamo perdere la vita, osiamo donarci perché sappiamo che proprio così ci guadagniamo. Quindi, oggi i dettagli che si trovano nel documento del Sinodo riguardano questa posizione fondamentale: amando Dio ed essendo in amicizia con questo Dio che si dà, anche noi possiamo osare e implorare di dare, non solo di avere; di rinunciare, di essere per l’altro, di perdere la vita nella certezza che sì, proprio così, ci guadagniamo.

P. Lombardi: Santità, all’apertura del Sinodo Africano a Roma, Lei aveva parlato dell’Africa come di un grande “polmone spirituale per un’umanità in crisi di fede e di speranza”. Pensando ai grandi problemi dell’Africa, questa espressione appare quasi sconcertante. In che senso pensa veramente che dall’Africa possa venire fede e speranza per il mondo? Pensa a un ruolo dell’Africa anche nell’evangelizzazione del resto del mondo?

Santo Padre: Naturalmente l’Africa ha grandi problemi e difficoltà, tutta l’umanità ha grandi problemi. Se io penso alla mia gioventù, era un mondo totalmente diverso da quello di oggi e qualche volta penso di vivere in un altro pianeta rispetto a quando ero ragazzo. Così l’umanità si trova in un processo sempre più veloce e rapido di trasformazione.
Per l’Africa questo processo degli ultimi 50-60 anni - partendo dall’indipendenza, dopo il colonialismo, fino ad arrivare al tempo di oggi - è stato un processo molto esigente, naturalmente molto difficile, con grandi difficoltà e problemi, e questi problemi non sono ancora superati. Con il processo dell’umanità procedono anche le difficoltà. Tuttavia questa freschezza del sì alla vita che c’è in Africa, questa gioventù che esiste, che è piena di entusiasmo e di speranza, anche di umorismo e di allegria, ci mostra che qui c’è una riserva umana, c’è ancora una freschezza del senso religioso e della speranza; c’è ancora una percezione della realtà metafisica, della realtà nella sua totalità con Dio: non questa riduzione al positivismo, che restringe la nostra vita e la fa un po’ arida, e anche spegne la speranza. Quindi direi un umanesimo fresco che si trova nell’anima giovane dell’Africa, nonostante tutti i problemi che esistono e che esisteranno, mostra che qui c’è ancora una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale possiamo contare.

P. Lombardi: Un’ultima domanda Santità, torniamo un attimo su un punto che Lei ha toccato fra i motivi di questo viaggio verso il Benin: sappiamo che in questo viaggio un posto molto importante è il ricordo della figura del cardinale Gantin. Lei lo ha conosciuto molto bene: è stato il suo predecessore come Decano del Sacro Collegio e la stima che lo circonda universalmente è molto grande. Vuole darci ancora una breve testimonianza personale su di lui?

Santo Padre: Io ho visto la prima volta il cardinal Gantin nella mia ordinazione ad arcivescovo di Monaco nel ’77. Lui era venuto, perché uno dei suoi alunni era mio discepolo: così idealmente esisteva già tra di noi un’amicizia, senza ancora esserci visti. In questo giorno decisivo della mia ordinazione episcopale è stato bello per me incontrare questo giovane Vescovo africano, pieno di fede, di gioia e di coraggio.
Poi abbiamo collaborato moltissimo, soprattutto quando lui era Prefetto della Congregazione per i Vescovi e poi nel Sacro Collegio. Ne ho sempre ammirato la sua intelligenza pratica e profonda; il suo senso di discernimento, di non cadere su certe fraseologie, ma di capire che cosa fosse l’essenziale e che cosa non avesse senso.
E poi il suo vero senso d’umorismo, che era molto bello. E soprattutto era un uomo di profonda fede e di preghiera. Tutto questo ha fatto del cardinal Gantin non solo un amico, ma anche un esempio da seguire, un grande Vescovo africano, cattolico. Sono realmente lieto di poter ora pregare sulla sua tomba e sentire la sua vicinanza e la sua grande fede, che lo rende - sempre per me - un esempio e un amico.

P. Lombardi: Grazie, Santità. Se mi permette aggiungo che il “suo discepolo” che aveva invitato il cardinale Gantin è presente anche qui con noi nel viaggio, perché è Mons. Barthélémy Adoukounou e quindi è presente anche lui a questo momento così bello. Allora, noi La ringraziamo di questo tempo che ci ha donato. Le auguriamo un buon viaggio e, come al solito, cercheremo di collaborare ad una buona diffusione dei suoi messaggi per l’Africa in questi giorni. Grazie ancora e arrivederci.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:58 AM
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PAPA: L'AFRICA E' UN GRANDE MESSAGGIO PER IL MONDO EGOISTA

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

"Cio' che conta per il progresso civile e' superare la barriera dell'egoismo". E pur con le sue contraddizioni, l'Africa puo' rappresentare davvero "una risserva di umanita'" per un Occidente "in deficit di speranza".
Lo ha affermato Benedetto XVI nella conversazione con i giornalisti sul'aereo che lo portava a Cotonou, capitale econeomica del Benin. "Certamente - ha spiegato rispondendo a una domanda sui risultati ottenuti da molte operazioni di peacekeeping e dalle conferenze di riconciliazione e verita' nazionali che si sono tenute in diversi Paesi - il Continente patisce grandi difficolta' tuttavia questa freschezza della vita che c'e' in Africa, la gioventu' cosi' piena di entusiasmo e di speranza, ma anche di umorismo e di allegria, ci mostra che c'e' qui una riserva di umanita'".
Infatti, ha detto ancora il Pontefice che affronta con entusiasmo questa nuova trasferta non facile per un uomo di 84 anni, "c'e' ancora la freschezza del senso religioso e della speranza, c'e' ancora una percezione della realta' metafisica, della realta' nella sua totalita' con Dio. Non la riduzione al positivismo, che restringe la nostra vita, la fa un po' arida e spegne anche la speranza".

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PAPA: CHIESA IN AFRICA NON COMMETTA L'ERRORE DI BUROCRATIZZARSI

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

In un futuro non lontano, prevede Benedetto XVI, l'Africa potra' essere protagonista della Nuova Evangelizzazione. In questo contesto, pero', e' importante che "il cristianesimo non appaia come un sistema difficile, europeo, che un altro non possa comprendere e realizzare, ma come un messaggio universale che affermi che c'e' Dio, che Dio ci conosce e ci ama e che la religione vissuta fa nascere la collaborazione e la fraternita'".
"Inoltre - ha scandito parlando con i giornalisti durante il volo per Cotonou -, e' importante che l'istituzione non sia troppo pesante: e' sempre molto importante che sia prevalente l'iniziativa della comunita' e della persona".
Una considerazione piu' critica, il Papa teologo ha voluto riservarla pero' a certi eccessi delle liturgie africane: "Va bene - ha spiegato - anche una liturgia partecipativa ma non sentimentale: non deve essere basata solo sull'espressione dei sentimenti, ma caratterizzata dalla presenza del mistero nella quale noi entriamo, dalla quale ci lasciamo formare". Importante, ha affermato subito dopo il Pontefice, e' pure "non perdere l'universalita'" nell'inculturazione. Anzi, ha detto, "preferirei parlare di interculturalita', non tanto di inculturazione, cioe' di un incontro delle culture" e "cosi' crescere anche nella fraternita' universale", aiutati da quel grande valore che e' la cattolicita'.

© Copyright (AGI)

PAPA: IL BENIN E' UN ESEMPIO PER LE ALTRE DEMOCRAZIE AFRICANE

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

"Il Benin e' un Paese in pace", nel quale "funzionano" le istituzioni democratiche e si respira uno "spirito di liberta' e responsabilita'", di giustizia e di senso del "lavoro per il bene comune".
Lo ha ricordato Benedetto XVI spiegando ai giornalisti, durante il volo verso Cotonou, la scelta di questo Paese per il suo secondo viaggio in Africa. Il Papa ha anche osservato che, pur in presenza di una "grande diversita' di religioni, queste diverse religioni convivono nel rispetto reciproco e nella responsabilita' comune per la pace, per la riconciliazione interna ed esterna.
Mi sembra - ha spiegato - che questa convivenza tra le religioni e il dialogo interreligioso come fattore di pace e di liberta' siano un aspetto importante". In proposito, Papa Ratzinger ha anche espresso una velata critica a chi nella Chiesa Cattolica vorrebbe forme di proselitismo sul modello delle sette religiose: "Non dobbiamo imitare queste comunita', ma chiederci cosa possiamo fare noi per dare nuova vitalita' alla fede cattolica". A partire, ha indicato, dall'annuncio di un "messaggio semplice, profondo, comprensibile".
"Il Benin - ha poi aggiunto Papa Ratzinger nel discorso pronunciato all'aeroporto di Cotonou - e' una terra di antiche e nobili tradizioni.
La sua storia e' prestigiosa". "Desideravo ritornare in Africa - ha confidato - e trovandomi tra di voi, avro' l'occasione di fare numerosissimi incontri. Me ne rallegro. Essi saranno tutti diversi e culmineranno nell'Eucaristia che celebrero' prima della mia partenza".
Con questa visita - ha infine concluso Benedetto XVI - si realizza anche il mio desiderio di consegnare in terra africana l'Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus. Le sue riflessioni guideranno l'azione pastorale di numerose comunita' cristiane nei prossimi anni. Questo documento potra' germinarvi, crescervi e fruttificarvi 'il cento, il sessanta, il trenta per uno come promette il Vangelo".

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Paparatzifan
00Saturday, November 19, 2011 1:59 AM
Dal blog di Lella...

PAPA: MARIA MADRE DELL'AFRICA E I VESCOVI EROICI DEL BENIN

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

Primo atto della visita in Benin di Benedetto XVI e' stato questo pomeriggio rendere omaggio a Maria Madre dell'Africa e agli eroici vescovi che hanno saputo guidare il cammino di questo Paese dal comunismo alla liberta'.
"Un omaggio con riconoscenza", ha definito il suo gesto Papa Ratzinger, parlando durante la visita alla cattedrale di Nostra Signora della Misericordia a Cotonou dove riposano monsignor Christophe Adimou e monsignor Isidore de Sousa.
"Essi - ha ricordato - sono stati valorosi operai nella Vigna del Signore, e la loro memoria resta ancora viva nel cuore dei cattolici e di numerosi abitanti del Benin. Questi due presuli sono stati, ciascuno a suo modo, Pastori pieni di zelo e di carita'. Si sono spesi senza risparmio al servizio del Vangelo e del Popolo di Dio, soprattutto delle persone piu' vulnerabili". "Tutti voi sapete - ha aggiunto il Pontefice rivolto alle miglia adi presenti - che monsignor de Sousa e' stato un amico della verita' e che ha avuto un ruolo determinante nella transizione democratica del vostro Paese". "La Vergine Maria - ha affermato Benedetto XVI riferendosi poi alla patrona della Cattedrale - ha sperimentato al massimo livello il mistero dell'amore divino". Tramite il suo si' alla chiamata di Dio, "ella ha contribuito alla manifestazione dell'amore divino tra gli uomini. In questo senso, e' Madre di Misericordia per partecipazione alla missione del suo Figlio; ha ricevuto il privilegio di poterci soccorrere sempre e dovunque". "Al riparo della sua misericordia - ha ricordato il Papa - i cuori feriti guariscono, le insidie del maligno sono sventate e i nemici si riconciliano. In Maria abbiamo non soltanto un modello di perfezione, ma anche un aiuto per realizzare la comunione con Dio e con i nostri fratelli e le nostre sorelle".
"Madre di misericordia, ella - ha aggiunto il Pontefice - e' una guida sicura dei discepoli di suo Figlio che vogliono essere a servizio della giustizia, della riconciliazione e della pace. Ella ci indica, con semplicita' e con cuore materno, l'unica Luce e l'unica Verita': suo Figlio, Cristo Gesu' che conduce l'umanita' verso la sua piena realizzazione nel Padre suo". Invitando i cattolici del benin e di tutta l'Africa a invocarla con fiducia, il Papa ha poi pubblicamente chioesto alla Vergine di esaudire "le piu' nobili aspirazioni dei giovani africani", "i cuori assetati di giustizia, di pace e di riconciliazione", "le speranze dei bambini vittime della fame e della guerra". Per il Papa, occorre "meditare" sulla "misericordia infinita" di Dio.
"La misericordia divina - ha concluso - non consiste solamente nella remissione dei nostri peccati ma anche nel fatto che Dio, nostro Padre, ci riconduce, talvolta non senza dolore, afflizione e timore da parte nostra, sulla via della verita' e della luce, perche' non vuole che ci perdiamo".

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Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:47 AM
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GOVERNO: LOMBARDI,PAPA HA FATTO AUGURI A MONTI E GRADITO PRESENZA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 18 nov.

Questa mattina all'aeroporto di Fiumicino, Benedetto XVI ha fatto gli auguri al premier Monti ed ha gradito molto la sua presenza in un momento cosi' delicato e impegnativo. Il colloquio e' durato tre minuti ed e' stato molto cordiale. Lo ha detto ai giornalisti il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Benedetto XVI, riferisce anche l'Osservatore Romano, "ha incontrato stamane, venerdi' 18 novembre, all'aeroporto di Roma-Fiumicino, il presidente del Consiglio dei ministri italiano Mario Monti, il quale gia' ieri aveva manifestato la sua intenzione di recarsi a salutare il Papa in partenza per l'Africa. Il capo del Governo ha accolto il Pontefice ai piedi della scaletta dell'elicottero proveniente dal Vaticano. Dopo una calorosa stretta di mano, i due hanno camminato fianco a fianco conversando cordialmente e familiarmente per circa tre minuti lungo il tragitto fino ai piedi dell'aereo. Nell'occasione Benedetto XVI ha fatto gli auguri al nuovo premier". "E' stato un gesto apprezzato che il premier sia andato a salutare il Papa all'aeroporto, in un momento cosi' impegnativo", ha commentato anche sul giornale vaticano il direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
L'Osservatore Romano pubblica anche la cornaca della fiducia ottenuta da Monti. "Dopo il Senato - scrive - oggi anche la Camera ha dato il via libera al nuovo esecutivo con una larghissima maggioranza. Solo la Lega Nord ha espresso parere negativo". Nel suo intervento a Montecitorio, sottolinea l'articolo, il presidente del Consiglio ha chiesto al Parlamento, per il suo Governo "di impegno nazionale", "una fiducia non cieca ma vigilante" e "non durera' un minuto di piu' dell'arco di tempo nel quale il Parlamento ci accordera' la fiducia". Tuttavia, l'intenzione e' proiettare la squadra di Governo "sulla prospettiva da qui alle elezioni". Pur riconoscendo la dimensione internazionale della crisi economica, Monti, continua l'Osservatore, "ha annunciato una cooperazione costante con Francia e Germania, ha invitato a guardare maggiormente alle responsabilita' interne al Paese, dicendosi indignato del fatto che troppo spesso la societa' civile punta il dito contro la classe politica".

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Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:47 AM
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GOVERNO: LOMBARDI,PAPA HA FATTO AUGURI A MONTI E GRADITO PRESENZA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 18 nov.

Questa mattina all'aeroporto di Fiumicino, Benedetto XVI ha fatto gli auguri al premier Monti ed ha gradito molto la sua presenza in un momento cosi' delicato e impegnativo. Il colloquio e' durato tre minuti ed e' stato molto cordiale. Lo ha detto ai giornalisti il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Benedetto XVI, riferisce anche l'Osservatore Romano, "ha incontrato stamane, venerdi' 18 novembre, all'aeroporto di Roma-Fiumicino, il presidente del Consiglio dei ministri italiano Mario Monti, il quale gia' ieri aveva manifestato la sua intenzione di recarsi a salutare il Papa in partenza per l'Africa. Il capo del Governo ha accolto il Pontefice ai piedi della scaletta dell'elicottero proveniente dal Vaticano. Dopo una calorosa stretta di mano, i due hanno camminato fianco a fianco conversando cordialmente e familiarmente per circa tre minuti lungo il tragitto fino ai piedi dell'aereo. Nell'occasione Benedetto XVI ha fatto gli auguri al nuovo premier". "E' stato un gesto apprezzato che il premier sia andato a salutare il Papa all'aeroporto, in un momento cosi' impegnativo", ha commentato anche sul giornale vaticano il direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
L'Osservatore Romano pubblica anche la cornaca della fiducia ottenuta da Monti. "Dopo il Senato - scrive - oggi anche la Camera ha dato il via libera al nuovo esecutivo con una larghissima maggioranza. Solo la Lega Nord ha espresso parere negativo". Nel suo intervento a Montecitorio, sottolinea l'articolo, il presidente del Consiglio ha chiesto al Parlamento, per il suo Governo "di impegno nazionale", "una fiducia non cieca ma vigilante" e "non durera' un minuto di piu' dell'arco di tempo nel quale il Parlamento ci accordera' la fiducia". Tuttavia, l'intenzione e' proiettare la squadra di Governo "sulla prospettiva da qui alle elezioni". Pur riconoscendo la dimensione internazionale della crisi economica, Monti, continua l'Osservatore, "ha annunciato una cooperazione costante con Francia e Germania, ha invitato a guardare maggiormente alle responsabilita' interne al Paese, dicendosi indignato del fatto che troppo spesso la societa' civile punta il dito contro la classe politica".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:49 AM
Dal blog di Lella...

Papa: Basta con la corruzione e l'avidità dei leader mondiali

Appello pontefice in Benin: "Non private i popoli della speranza"

Roma, 19 nov. (TMNews)

J'accuse di Benedetto XVI contro la "corruzione" e l'"avidità" dilaganti fra i "responsabili politici ed economici" in Africa ma anche nel "resto del mondo". In un incontro con il presidente della Repubblica del Benin, Thomas Boni Yayi, e rappresentanti politici, diplomatici e religiosi nel palazzo presidenziale di Cotonou - meta del suo viaggio apostolico - Ratzinger ha lanciato un appello "a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vostri popoli della speranza! - ha dichiarato il pontefice - Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza".
J'accuse di Benedetto XVI contro la "corruzione" e l'"avidità" dilaganti fra i "responsabili politici ed economici" in Africa ma anche nel "resto del mondo". In un incontro con il presidente della Repubblica del Benin, Thomas Boni Yayi, e rappresentanti politici, diplomatici e religiosi nel palazzo presidenziale di Cotonou - meta del suo viaggio apostolico - Ratzinger ha lanciato un appello "a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vostri popoli della speranza! - ha dichiarato il pontefice - Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza".
"In questo momento - ha denunciato Ratzinger davanti alla platea di dignitari - ci sono troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione e avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte". "Questi mali affliggono certamente il vostro Continente - ha proseguito il Papa, rivolto agli africani - ma ugualmente il resto del mondo". Ogni popolo, è stato il ragionamento di Benedetto XVI "vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome".
"Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta" si è spinto a dire Ratzinger, con un'apparente moto di comprensione per le varie manifestazioni dell''indignazione' popolare alla crisi economica mondiale (da quelle dei popoli africani, alle primavere arabe, agli indignados). L'aspirazione di ogni popolo, ha proseguito il Papa è "partecipare al buon governo. Sappiamo che nessun regime politico umano è l'ideale, che nessuna scelta economica è neutra. Ma essi - è stato il monito del leader della Chiesa cattolica - devono sempre servire il bene comune".
"Ci troviamo dunque - secondo Benedetto XVI - davanti a una rivendicazione legittima che riguarda tutti i Paesi, per una maggiore dignità, e soprattutto una maggiore umanità. L'uomo vuole che la sua umanità sia rispettata e promossa - ha detto ancora il pontefice - I responsabili politici ed economici dei Paesi si trovano di fronte a decisioni determinanti e a scelte - ha concluso il Papa - che non possono più evitare".

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:52 AM
Dal blog di Lella...

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

INCONTRO CON I MEMBRI DEL GOVERNO, I RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA, IL CORPO DIPLOMATICO ED I RAPPRESENTANTI DELLE PRINCIPALI RELIGIONI, NEL PALAZZO PRESIDENZIALE DI COTONOU

Dopo aver celebrato la Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica, alle ore 8.45 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si reca in auto al Palazzo Presidenziale di Cotonou.
Accolto dal Presidente della Repubblica S.E. il Sig. Thomas Boni Yayi, il Papa raggiunge la Sala del Popolo dove sono riuniti i membri del Governo, gli esponenti delle Istituzioni dello Stato, il Corpo Diplomatico e i rappresentanti delle principali Religioni presenti in Benin.
Nel corso dell’incontro - che inizia alle ore 9 - dopo il discorso del Presidente della Repubblica e il saluto di una rappresentante delle Istituzioni, il Santo Padre Benedetto XVI rivolge ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente della Repubblica,
Signore e Signori rappresentanti delle Autorità civili, politiche e religiose,
Signore e Signori Capi di missione diplomatica,
Cari fratelli nell’Episcopato,
Signore, Signori, cari amici!

DOO NUMI ! (saluto solenne in lingua fon)

Ella ha voluto, Signor Presidente, offrirmi l’occasione di questo incontro dinanzi ad una prestigiosa assemblea di Personalità. E’ un privilegio che apprezzo sentitamente, e La ringrazio di cuore per le cordiali parole che Lei mi ha poc’anzi indirizzato a nome dell’intero popolo del Benin. Ringrazio anche il Signor Rappresentante dei Corpi Costituiti, per le sue parole di
benvenuto.
Formulo i migliori voti nei riguardi di tutte le personalità presenti che sono protagonisti, a diversi livelli, della vita nazionale del Benin.
Spesso, nei miei precedenti interventi, ho unito alla parola Africa quella di speranza. L’ho fatto a Luanda due anni fa e già in un contesto sinodale. La parola speranza figura del resto più volte nell’Esortazione apostolica postsinodale Africae munus che firmerò fra poco.
Quando dico che l’Africa è il continente della speranza, non faccio della facile retorica, ma esprimo molto semplicemente una convinzione personale, che è anche quella della Chiesa. Troppo spesso il nostro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realtà africana una visione negativa, frutto di un’analisi pessimista.
Si è sempre tentati di sottolineare ciò che non va; meglio ancora, è facile assumere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate. Si è anche tentati di analizzare le realtà africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un’enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili.
Queste sono visioni riduttive e irrispettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti.

Sono consapevole che le parole non hanno dovunque il medesimo significato. Ma, quella di speranza varia poco secondo le culture. Alcuni anni fa, ho dedicato una Lettera enciclica alla speranza cristiana. Parlare della speranza, significa parlare del futuro, e dunque di Dio!

Il futuro si radica nel passato e nel presente. Il passato, noi lo conosciamo bene, addolorati per i suoi fallimenti e lieti per le sue realizzazioni positive. Il presente, lo viviamo come possiamo. Al meglio, spero, e con l’aiuto di Dio! E’ su questo terreno composto da molteplici elementi contradditori e complementari che si tratta di costruire, con l’aiuto di Dio.

Cari amici, vorrei leggere, alla luce di questa speranza che ci deve animare, due realtà africane che sono di attualità. La prima si riferisce piuttosto in maniera generale alla vita sociopolitica ed economica del Continente, la seconda al dialogo interreligioso. Queste realtà interessano tutti noi, perché il nostro secolo sembra nascere nel dolore e faticare a far crescere la speranza in questi due campi particolari.

In questi ultimi mesi, numerosi popoli hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale, e la loro volontà di vivere armoniosamente nella diversità delle etnie e delle religioni. E’ anche nato un nuovo Stato nel vostro Continente. Numerosi sono stati anche i conflitti generati dall’accecamento dell’uomo, dalla sua volontà di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignità delle persone o quella della natura.

La persona umana aspira alla libertà; vuole vivere degnamente; vuole buone scuole e alimentazione per i bambini, ospedali dignitosi per curare i malati; vuol essere rispettata; rivendica un modo di governare limpido che non confonda l’interesse privato con l’interesse generale; e soprattutto, vuole la pace e la giustizia. In questo momento, ci sono troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte. Questi mali affliggono certamente il vostro Continente, ma ugualmente il resto del mondo.

Ogni popolo vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome. Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta. Vuole partecipare al buon governo. Sappiamo che nessun regime politico umano è l’ideale, che nessuna scelta economica è neutra. Ma essi devono sempre servire il bene comune.

Ci troviamo dunque davanti ad una rivendicazione legittima che riguarda tutti i Paesi, per una maggiore dignità, e soprattutto una maggiore umanità. L’uomo vuole che la sua umanità sia rispettata e promossa.

I responsabili politici ed economici dei Paesi si trovano di fronte a decisioni determinanti e a scelte che non possono più evitare.

Da questa tribuna, lancio un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza. Questa sapienza vi farà comprendere che, in quanto promotori del futuro dei vostri popoli, occorre diventare veri servitori della speranza. Non è facile vivere la condizione di servitore, restare integri in mezzo alle correnti di opinione e agli interessi potenti.

Il potere, qualunque sia, acceca con facilità, soprattutto quando sono in gioco interessi privati, familiari, etnici o religiosi. Dio solo purifica i cuori e le intenzioni.

La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica. Essa ripete: non abbiate paura! L’umanità non è sola davanti alle sfide del mondo. Dio è presente. E’ questo un messaggio di speranza, una speranza generatrice di energia, che stimola l’intelligenza e conferisce alla volontà tutto il suo dinamismo. Un Arcivescovo di Toulouse, il Cardinale Saliège, diceva: “Sperare, non è abbandonare; è raddoppiare l’attività”.

La Chiesa accompagna lo Stato nella sua missione; vuole essere come l’anima di questo corpo indicando infaticabilmente l’essenziale: Dio e l’uomo. Essa desidera compiere, apertamente e senza paura, questo immenso compito di colei che educa e cura, e soprattutto che prega continuamente (cfr Lc 18,1), che indica dove è Dio (cfr Mt 6,21) e dov’è il vero uomo (cfr Mt 20,26 e Gv 19,5).

La disperazione è individualista. La speranza è comunione. Non è questa una via splendida che ci è proposta? Invito ad essa tutti i responsabili politici, economici, così come il mondo universitario e quello della cultura. Siate, anche voi, seminatori di speranza!

Vorrei ora affrontare il secondo punto, quello del dialogo, interreligioso. Non mi sembra necessario ricordare i recenti conflitti nati in nome di Dio, e le morti date in nome di Colui che è la Vita.

Ogni persona di buon senso comprende che bisogna sempre promuovere la cooperazione serena e rispettosa delle diversità culturali e religiose. Il vero dialogo interreligioso rigetta la verità umanamente egocentrica, perché la sola ed unica verità è in Dio. Dio è la Verità.

Per questo fatto, nessuna religione, nessuna cultura può giustificare l’appello o il ricorso all’intolleranza e alla violenza. L’aggressività è una forma relazionale piuttosto arcaica che fa appello ad istinti facili e poco nobili. Utilizzare le parole rivelate, le Sacre Scritture o il nome di Dio per giustificare i nostri interessi, le nostre politiche così facilmente accomodanti, o le nostre violenze, è un gravissimo errore.

Non posso conoscere l’altro se non conosco me stesso. Non posso amarlo se non amo me stesso (cfr Mt 22,39). La conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione sono dunque essenziali al vero dialogo interreligioso. Questo non può cominciare che con la preghiera personale e sincera di colui che desidera dialogare. Che egli si ritiri nel segreto della sua camera interiore (cfr Mt 6,6) per domandare a Dio la purificazione del ragionamento e la benedizione per il desiderato incontro. Questa preghiera chiede anche a Dio il dono di vedere nell’altro un fratello da amare, e nella tradizione che egli vive un riflesso della verità che illumina tutti gli uomini (cfr CONC. ECUM. VAT. II, Dich. Nostra aetate, 2).

Conviene dunque che ognuno si ponga in verità davanti a Dio e davanti all’altro. Questa verità non esclude, e non è una confusione. Il dialogo interreligioso mal compreso porta alla confusione o al sincretismo. Non è questo il dialogo che si cerca.

Nonostante gli sforzi compiuti, sappiamo anche che, talvolta, il dialogo interreligioso non è facile, o anche che è impedito per diverse ragioni. Questo non significa affatto una sconfitta.
Le forme del dialogo interreligioso sono molteplici.

La cooperazione nel campo sociale o culturale può aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente. E’ anche bene sapere che non si dialoga per debolezza, ma che si dialoga perché si crede in Dio.

Dialogare è un modo supplementare di amare Dio ed il prossimo (cfr Mt 22,37) senza abdicare a ciò che si è.

Avere speranza non significa essere ingenui, ma compiere un atto di fede in un avvenire migliore. La Chiesa cattolica attua così una delle intuizioni del Concilio Vaticano II, quella di favorire le relazioni amichevoli tra essa e i membri di religioni non cristiane. Da decenni, il Pontificio Consiglio che ne ha la gestione, tesse legami, moltiplica gli incontri, e pubblica regolarmente documenti per favorire tale dialogo.

La Chiesa tenta così di porre rimedio alla confusione delle lingue e alla dispersione dei cuori nate dal peccato di Babele (cfr Gen 11).

Saluto tutti i responsabili religiosi che hanno avuto l’amabilità di venire qui ad incontrarmi.
Voglio assicurare a loro, come pure a quelli di altri Paesi africani, che il dialogo offerto dalla Chiesa cattolica viene dal cuore.

Li incoraggio a promuovere, soprattutto tra i giovani, una pedagogia del dialogo, affinché scoprano che la coscienza di ciascuno è un santuario da rispettare, e che la dimensione spirituale costruisce la fraternità. La vera fede conduce invariabilmente all’amore. E’ in questo spirito che vi invito tutti alla speranza.

Queste considerazioni generali si applicano in maniera particolare all’Africa. Nel vostro Continente sono numerose le famiglie i cui membri professano credenze diverse, e tuttavia le famiglie restano unite. Questa unità non è solamente voluta dalla cultura, ma è un’unità cementata dall’affetto fraterno. Naturalmente, talvolta ci sono anche delle sconfitte, ma anche parecchie vittorie. In questo campo particolare, l’Africa può fornire a tutti materia di riflessione ed essere così una sorgente di speranza.

Per finire, vorrei utilizzare l’immagine della mano. La compongono cinque dita, diverse tra loro. Ognuna di esse però è essenziale e la loro unità forma la mano. La buona intesa tra le culture, la considerazione non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni.

L’odio è una sconfitta, l’indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un’apertura!

Non è questo un buon terreno in cui saranno seminati dei semi di speranza? Tendere la mano significa sperare per arrivare, in un secondo tempo, ad amare. Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere.

Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo. Essa può fare fiorire la speranza, soprattutto quando l’intelligenza balbetta e il cuore inciampa.

Secondo le Sacre Scritture, tre simboli descrivono la speranza per il cristiano: l’elmo, perché protegge dallo scoraggiamento (cfr 1 Ts 5,8), l’ancora sicura e salda che fissa in Dio (cfr Eb 6,19) e la lampada che permette di attendere l’aurora di un nuovo giorno (cfr Lc 12,35-36). Avere paura, dubitare e temere, porsi nel presente senza Dio, o non avere nulla da attendere, sono atteggiamenti estranei alla fede cristiana (cfr S. Giovanni Crisostomo, Omelia XIV sull’Epistola ai Romani, 6: PG 45, 941c) e, credo, ad ogni altra credenza in Dio.

La fede vive il presente, ma attende i beni futuri. Dio è nel nostro presente, ma è anche nel futuro, “luogo” della speranza. La dilatazione del cuore è non soltanto la speranza in Dio, ma anche l’apertura alla cura delle realtà corporali e temporali per glorificare Dio. Seguendo Pietro, di cui sono il successore, auguro che la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio (cfr 1 Pt 1,21).

E’ questo l’augurio che formulo per l’Africa intera, che mi è tanto cara! Abbi fiducia, Africa, ed alzati! Il Signore ti chiama. Dio vi benedica. Grazie.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:53 AM
Dal blog di Lella...

PAPA: FORTE APPELLO AI GOVERNI, NON AMPUTATE FUTURO AI POPOLI

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 19 nov.

Mentre tutti i Governi "si trovano di fronte a decisioni determinanti e a scelte che non possono piu' evitare", Benedetto XVI ha voluto lanciare oggi "un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo: non private - ha invocato - i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente!
Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilita' e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza per comprendere che, in quanto promotori del futuro dei vostri popoli, occorre diventare veri servitori della speranza".
"Non e' facile - ha ammesso il Papa parlando davanti alle autorita' civili e religiose del Benin e al corpo diplomatico accreditato nel Paese - vivere la condizione di servitore, restare integri in mezzo alle correnti di opinione e agli interessi potenti. Il potere, qualunque sia, acceca con facilita', soprattutto quando sono in gioco interessi privati, familiari, etnici o religiosi. Dio solo purifica i cuori e le intenzioni".

© Copyright (AGI)  

PAPA: OGNI POPOLO VUOLE COMPRENDERE SCELTE POLITICHE E ECONOMICHE

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 19 nov.

"Ogni popolo vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome. E si accorge della manipolazione, e la sua reazione e' a volte violenta.
Vuole partecipare al buon governo". Benedetto XVI lo ha ricordato oggi alle autorita' civili e religiose del Benin, riunite nel Palazzo Presidenziale di Cotonou insieme con il corpo diplomatico accreditato nel Paese. "Sappiamo - ha detto - che nessun regime politico umano e' l'ideale, che nessuna scelta economica e' neutra". I responsabili politici ed economici, ha scandito, "devono sempre servire il bene comune". "Ci troviamo dunque davanti ad una rivendicazione legittima che riguarda tutti i Paesi, per una maggiore dignita', e soprattutto una maggiore umanita': l'uomo vuole che la sua umanita' sia rispettata e promossa".

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PAPA: CORRUZIONE POLITICI AFFLIGGE L'AFRICA E ALTRI PAESI

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 19 nov.

"In questo momento, ci sono troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidita', troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte". Lo ha denunciato Benedetto XVI nel discorso pronunciato nel Palazzo Presidenziale di Cotonou davanti al corpo diplomatico e alle autorita' locali.
"Questi mali - ha precisato - affliggono certamente il vostro Continente, ma ugualmente il resto del mondo".
"Troppo spesso - ha continuato il Pontefice - il nostro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realta' africana una visione negativa, frutto di un'analisi pessimista. Si e' sempre tentati di sottolineare cio' che non va; meglio ancora, e' facile assumere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell'esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate.
Si e' anche tentati di analizzare le realta' africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un'enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili". Secondo Ratzinger, "queste sono visioni riduttive e irrispettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell'Africa e dei suoi abitanti".

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Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:55 AM
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN (18-20 NOVEMBRE 2011)

INCONTRO CON I SACERDOTI, I SEMINARISTI, I RELIGIOSI E FEDELI LAICI NEL CORTILE DEL SEMINARIO SAINT GALL A OUIDAH

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
Monsignor N’Koué, responsabile della formazione sacerdotale,
cari Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari seminaristi e cari fedeli laici!

Grazie Monsignor N’Koué per le sue belle parole, e grazie cari seminaristi per le vostre, che sono così accoglienti e deferenti. E’ una grande gioia per me trovarmi in mezzo a voi qui, a Ouidah, e più particolarmente in questo Seminario, posto sotto la protezione di santa Giovanna d’Arco e dedicato a san Gall, uomo dalle splendide virtù, monaco desideroso di perfezione, Pastore pieno di dolcezza ed umiltà. Che cosa c’è di più nobile che avere come modello la sua figura, così come quella di Monsignor Louis Parisot, apostolo infaticabile dei poveri e promotore del clero locale, quella del Padre Thomas Moulero, primo sacerdote dell’allora Dahomey, e quella del Cardinale Bernardin Gantin, figlio eminente della vostra terra ed umile servitore della Chiesa?
Il nostro incontro di questa mattina mi offre l’occasione di esprimervi direttamente la mia gratitudine per il vostro impegno pastorale. Rendo grazie a Dio per il vostro zelo, malgrado le condizioni talvolta difficili nelle quali siete chiamati a testimoniare il suo amore.
Lo ringrazio per i tanti uomini e donne che hanno annunciato il Vangelo nella terra del Benin, come pure in tutta l’Africa.
Tra poco firmerò l’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus. Vi si tratta di pace, di giustizia e di riconciliazione. Questi tre valori si impongono come un ideale evangelico fondamentale alla vita battesimale e richiedono una sana accettazione della vostra identità di sacerdoti, di persone consacrate e di fedeli laici.
Cari sacerdoti, la responsabilità della promozione della pace, della giustizia e della riconciliazione, vi riguarda in modo tutto particolare. A motivo dell’Ordine sacro ricevuto e dei Sacramenti celebrati, infatti, voi siete chiamati ad essere uomini di comunione.

Come il cristallo non trattiene la luce, ma la riflette e la ridona, così il sacerdote deve lasciar trasparire ciò che celebra e ciò che riceve. Vi incoraggio quindi a lasciar trasparire Cristo nella vostra vita grazie ad una vera comunione con il Vescovo, ad una reale bontà per i vostri confratelli, ad una profonda sollecitudine per ogni battezzato e ad una grande attenzione per ogni persona.

Lasciandovi modellare da Cristo, voi non sostituirete mai la bellezza del vostro essere sacerdotale con realtà effimere e talvolta malsane che la mentalità contemporanea tenta di imporre a tutte le culture. Vi esorto, cari sacerdoti, a non sottovalutare la grandezza insondabile della grazia divina depositata in voi e che vi abilita a vivere al servizio della pace, della giustizia e della riconciliazione.

Cari religiosi e religiose, di vita attiva o contemplativa, la vita consacrata è una sequela radicale di Gesù. Che la vostra scelta incondizionata di Cristo vi conduca ad un amore senza frontiere per il prossimo!

La povertà e la castità vi rendono veramente liberi per obbedire incondizionatamente al solo Amore che, quando vi afferra, vi porta a diffonderlo dovunque.
Povertà, obbedienza e castità approfondiscono in voi la sete di Dio e la fame della sua Parola, che, crescendo, si trasformano in fame e sete per servire il prossimo privo di giustizia, di pace e di riconciliazione. Fedelmente vissuti, i consigli evangelici vi trasformano in fratelli universali e in sorelle di tutti, e vi aiutano a camminare risolutamente sulla via della santità. Voi vi arriverete se, convinti che per voi vivere è Cristo (cfr Fil 1,21), fate delle vostre comunità dei riflessi della gloria di Dio e dei luoghi in cui non avete debiti verso nessuno, se non quello dell’amore vicendevole (cfr Rm 13,8).

Tramite i vostri carismi propri, vissuti con spirito di apertura alla cattolicità della Chiesa, potrete contribuire a un’espressione armoniosa dell’immensità dei doni divini a servizio di tutta l’umanità.
Rivolgendomi ora a voi, cari seminaristi, vi incoraggio a mettervi alla scuola di Cristo per acquistare le virtù che vi aiuteranno a vivere il sacerdozio ministeriale come il luogo della vostra santificazione. Senza la logica della santità, il ministero non è che una semplice funzione sociale.
La qualità della vostra vita futura dipende dalla qualità della vostra relazione personale con Dio in Gesù Cristo, dai vostri sacrifici, dalla felice integrazione delle esigenze della vostra formazione attuale. Di fronte alle sfide dell’esistenza umana, il sacerdote di oggi come quello di domani – se vuole essere un testimone credibile a servizio della pace, della giustizia e della riconciliazione – dev’essere un uomo umile ed equilibrato, saggio e magnanimo.

Dopo 60 anni di vita sacerdotale, posso confidarvi, cari seminaristi, che non rimpiangerete di avere accumulato durante la vostra formazione tesori intellettuali, spirituali e pastorali. Quanto a voi, cari fedeli laici che, al cuore delle realtà quotidiane della vita, siete chiamati ad essere il sale della terra e la luce del mondo, vi esorto a rinnovare voi pure il vostro impegno per la giustizia, la pace e la riconciliazione. Questa missione richiede anzitutto fede nella famiglia edificata secondo il disegno di Dio e fedeltà all’essenza stessa del matrimonio cristiano.

Esige anche che le vostre famiglie siano come autentiche “chiese domestiche”. Grazie alla forza della preghiera, “si trasforma e migliora gradualmente la vita personale e familiare, si arricchisce il dialogo, si trasmette la fede ai figli, si accresce il piacere di stare insieme e il focolare domestico si unisce e si consolida maggiormente” (Messaggio per l’incontro mondiale delle famiglie in Messico, 17 gennaio 2009, n. 3). Facendo regnare nelle vostre famiglie l’amore e il perdono, contribuirete all’edificazione di una Chiesa bella e forte, e all’instaurarsi di maggior giustizia e pace nella società intera. In questo senso, vi incoraggio, cari genitori, ad avere un rispetto profondo per la vita e a testimoniare davanti ai vostri figli i valori umani e spirituali.

Esorto specialmente i catechisti, questi valorosi missionari nel cuore delle realtà più umili, ad offrire sempre, con speranza e determinazione indefettibili, il loro aiuto peculiare e assolutamente necessario all’espansione della fede nella fedeltà all’insegnamento della Chiesa (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 17).
Per concludere il mio incontro con voi, vorrei esortarvi tutti ad una fede autentica e viva, fondamento incrollabile di una vita cristiana santa e al servizio dell’edificazione di un mondo nuovo.

L’amore per il Dio rivelato e per la sua Parola, l’amore per i Sacramenti e per la Chiesa, sono un antidoto efficace contro i sincretismi che sviano. Questo amore favorisce una giusta integrazione dei valori autentici delle culture nella fede cristiana. Esso libera dall’occultismo e vince gli spiriti malefici, perché è mosso dalla potenza stessa della Santa Trinità.

Vissuto profondamente, questo amore è anche un fermento di comunione che infrange ogni barriera, favorendo così l’edificazione di una Chiesa nella quale non vi è segregazione tra i battezzati, perché tutti non sono che uno in Cristo Gesù (cfr Gal 3,28). Con grande fiducia conto su ciascuno di voi, sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e fedeli laici, per far vivere una Chiesa così. In pegno della mia vicinanza spirituale e paterna, e affidandovi alla Vergine Maria, invoco su tutti voi, sulle vostre famiglie, sui giovani e i malati, l’abbondanza delle benedizioni divine!

(In lingua fon) Il Signore vi ricolmi delle sue grazie!

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Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:57 AM
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PAPA: LA SUA PREGHIERA PER L'AFRICA ASSETATA DI GIUSTIZIA

(AGI) - Cotonou, 18 nov.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

"O Maria Regina della Pace, esaudisci le piu' nobili aspirazioni dei giovani africani; esaudisci i cuori assetati di giustizia, di pace e di riconciliazione; esaudisci le speranze dei bambini vittime della fame e della guerra".
Con voce commossa Benedetto XVI ha invocato cosi' la Madre della Misericordia nella cattedrale di Cotonou.
Una preghiera che Joseph Ratzinger ha composto personalmente nei giorni scorsi e che da sola da' il senso di questa straordinaia prima giornata in Benin.
"Cio' che conta per il progresso civile e' superare la barriera dell'egoismo", ha spiegato questa mattina ai giornalisti durante il volo da Fiumicino a Cotonou, rilevando che pur con le sue contraddizioni, l'Africa puo' rappresentare davvero "una riserva di umanita'" per un Occidente "in deficit di speranza".
"Il Continente - ha ammesso - patisce grandi difficolta' tuttavia questa freschezza della vita che c'e' in Africa, la gioventu' cosi' piena di entusiasmo e di speranza, ma anche di umorismo e di allegria, ci mostra che c'e' qui una riserva di umanita'". Infatti, ha detto ancora il Pontefice che sta affrontando con grande entusiasmo questa nuova trasferta non facile per un uomo di 84 anni, "c'e' ancora la freschezza del senso religioso e della speranza, c'e' ancora una percezione della realta' metafisica, della realta' nella sua totalita' con Dio. Non la riduzione al positivismo, che restringe la nostra vita, la fa un po' arida e spegne anche la speranza".
"La modernita' non deve fare paura, ma essa non puo' costruirsi sull'oblio del passato", ha poi affermato nel discorso pronunciato all'arrivo a Cotonou. "Il passaggio alla modernita' - ha spiegato rispondendo al saluto del presidente del Benin Bony Yayi - deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtu' riconosciute che si radicano nella dignita' della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita". E in forza di questi valori il Pontefice ha esortato oggi i governanti dell'Africa a non far infrangere il progresso, la giustizia e la pace "sugli scogli che esistono nel Continente africano e altrove".
E nel suo elenco degli ostacoli da evitare ha messo al primo posto "la sottomissione incondizionata alle leggi del mercato o della finanza". Una difficolta' - quella dell'asservimento alle logiche disumane che spesso regolano l'economia - che nell'analisi del Pontefice viene prima di fattori come "il nazionalismo o il tribalismo esacerbato e sterile che possono diventare micidiali, la politicizzazione estrema delle tensioni interreligiose a scapito del bene comune, o infine la disgregazione dei valori umani, culturali, etici e religiosi".All'aeroporto di Cotonou (intitolato alla piu' grande gloria del Benin, il cardinale Bernardin Gantin, predecessore alla guida del Collegio Cardinalizio e amico personale di Joseph Ratzinger che lo ha ricordato con commozione sull'aereo) erano presenti con i variopinti costumi anche i Capi tradizionali delle tribu' del Benin.
"Il loro contributo - ha detto il Pontefice salutandoli - e' importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernita'". In un futuro non lontano, ha previsto del resto Benedetto XVI, l'Africa potra' essere protagonista della Nuova Evangelizzazione. In questo contesto, pero', e' necessario, ha avvertito rivolgendosi stavolta ai vescovi del Continente ai quali domenica consegnera' l'Esortazione Apostolica "Africae Munus", che "il cristianesimo non appaia come un sistema difficile, europeo, che un altro non possa comprendere e realizzare, ma come un messaggio universale che affermi che c'e' Dio, che Dio ci conosce e ci ama e che la religione vissuta fa nascere la collaborazione e la fraternita'".
"Inoltre - ha scandito tornando sul tema di un ritorno della Chiesa alla poverta' che gli e' caro - e' importante che l'istituzione non sia troppo pesante: e' sempre molto importante che sia prevalente l'iniziativa della comunita' e della persona". Una considerazione piu' critica, il Papa teologo ha voluto riservarla pero' a certi eccessi delle liturgie africane: "Va bene - ha spiegato - anche una liturgia partecipativa ma non sentimentale: non deve essere basata solo sull'espressione dei sentimenti, ma caratterizzata dalla presenza del mistero nella quale noi entriamo, dalla quale ci lasciamo formare". Importante, ha affermato subito dopo il Pontefice, e' pure "non perdere l'universalita'" nell'inculturazione.
Anzi, ha detto, "preferirei parlare di interculturalita', non tanto di inculturazione, cioe' di un incontro delle culture" e "cosi' crescere anche nella fraternita' universale", aiutati da quel grande valore che e' la cattolicita'. In Africa, ha osservato inoltre, esiste una "grande diversita' di religioni che convivono nel rispetto reciproco e nella responsabilita' comune per la pace, per la riconciliazione interna ed esterna.
Mi sembra - ha confidato - che questa convivenza tra le religioni e il dialogo interreligioso come fattore di pace e di liberta' siano un aspetto importante". In proposito, Papa Ratzinger ha anche espresso una velata critica a chi nella Chiesa Cattolica vorrebbe forme di proselitismo sul modello delle sette religiose: "Non dobbiamo imitare queste comunita', ma chiederci cosa possiamo fare noi per dare nuova vitalita' alla fede cattolica". A partire, ha indicato, dall'annuncio di un "messaggio semplice, profondo, comprensibile".
Dopo una cerimonia di accoglienza all'aeroporto che e' stata veramente calorosissima, con centinaia di ragazze in abiti tradizionali che ballavano sulla pista trasformata dalla coreografia in un cielo azzurro in movimento, grazie al colore dei foulard delle danzatrici, c'e' stato per Papa Ratzinger uno straordinario bagno di folla nelle vie di Cotonou, dove le transenne, se c'erano, non hanno retto e le vie erano invase. Un popolo in festa lo ha cosi' accompagnato alla Cattedrale di Cotonou, dove il Pontefice raggiante ha reso omaggio a Maria Madre dell'Africa e agli eroici vescovi che hanno saputo guidare il cammino di questo Paese dal comunismo alla liberta': monsignor Christophe Adimou e monsignor Isidore de Sousa, che, ha detto, "si sono spesi senza risparmio al servizio del Vangelo e del Popolo di Dio, soprattutto delle persone piu' vulnerabili". "Tutti voi sapete - ha aggiunto il Pontefice rivolto alle migliaia di presenti - che monsignor de Sousa e' stato un amico della verita' e che ha avuto un ruolo determinante nella transizione democratica del vostro Paese". "In Maria - ha quindi ricordato parlando della Madre dell'Africa - abbiamo non soltanto un modello di perfezione, ma anche un aiuto per realizzare la comunione con Dio e con i nostri fratelli e le nostre sorelle". Il tema delal donna e' centrale in questo viaggio: nell'Esortazione "Africae munus" - ha anticipato il segretario generale del Sinodo, monsignor Nikola Eterovic in un'intervista all'Osservatore Romano - viene ribadita l'uguale dignita' dell'uomo e della donna, con l'esaltazione del ruolo unico e insostituibile della donna africana nella Chiesa e nella societa'. Il Papa invita i vescovi a incoraggiare la formazione delle donne perche' possano assumere la loro parte di responsabilita' nella comunita' sociale ed ecclesiale ed esorta tutti a contribuire a una necessaria promozione della donna liberandola da tutte le pratiche, anche ancestrali, che la umiliano e avviliscono. D'altra parte, mette in risalto le grandi doti femminili a servizio della riconciliazione attraverso l'accoglienza, la tenerezza, la misericordia, come pure a difesa della dignita' umana e, in particolare, della vita. Le donne, scrive il Pontefice, contribuiscono all'umanizzazione della societa'".
Tra le autorita' che hanno accolto a Cotonou il Papa c'era anche il cardinale Theodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar e autorevole personalita' della Chiesa Africana, il quale ha lanciato un appello: "Speriamo che i media internazionali questa volta diano la dovuta attenzione al viaggio del Papa in Africa perche' durante il primo viaggio nel Continente hanno oscurato l'evento dando spazio a una sterile polemica". Il riferimento e' alla risposta sulla prevenzione dell'Aids che fu tagliata da alcuni media internazionali nella parte che riguardava l'impegno della Chiesa a favore dei malati.

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Paparatzifan
00Sunday, November 20, 2011 1:59 AM
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PAPA: POPOLI AFRICANI CHIEDONO PACE MA ANCHE GIUSTIZIA E SPERANZA

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 19 nov.

In Africa non mancano alcuni segnali di speranza: "in questi ultimi mesi - ha elencato il Papa nell'impegnativo discorso pronunciato questa mattina nel Palazzo Presidenziale di Cotonou - numerosi popoli hanno espresso il loro desiderio di liberta', il loro bisogno di sicurezza materiale e la loro volonta' di vivere armoniosamente nella diversita' delle etnie e delle religioni. E' anche nato un nuovo Stato nel vostro Continente".
Ma, ha aggiunto, "numerosi sono stati anche i conflitti generati dall'accecamento dell'uomo, dalla sua volonta' di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignita' delle persone o quella della natura.
La persona umana aspira alla liberta'; vuole vivere degnamente; vuole buone scuole e alimentazione per i bambini, ospedali dignitosi per curare i malati; vuol essere rispettata; rivendica un modo di governare limpido che non confonda l'interesse privato con l'interesse generale; e soprattutto, vuole la pace e la giustizia". Rivolgendosi alle autorita' civili e religiose del Paese e al corpo diplomatico, il Pontefice si e' poi detto "consapevole che le parole non hanno dovunque il medesimo significato. Ma, quella di speranza - ha scandito - varia poco secondo le culture.
Alcuni anni fa, ho dedicato una Lettera enciclica alla speranza cristiana. Parlare della speranza, significa parlare del futuro, e dunque di Dio. Il futuro si radica nel passato e nel presente. Il passato, noi lo conosciamo bene, addolorati per i suoi fallimenti e lieti per le sue realizzazioni positive. Il presente, lo viviamo come possiamo. Al meglio, spero, e con l'aiuto di Dio. E' su questo terreno composto da molteplici elementi contradditori e complementari che si tratta di costruire, con l'aiuto di Dio".
"Avere speranza - ha spiegato il Papa a un'assemblea composita e variopinta di dignitari, ma anche molto attenta e rispettosa - non significa essere ingenui, ma compiere un atto di fede in un avvenire migliore".
Nel suo discorso, il Papa teologo ha voluto utilizzare l'immagine della mano. "La compongono - ha osservato - cinque dita, diverse tra loro.
Ognuna di esse pero' e' essenziale e la loro unita' forma la mano. La buona intesa tra le culture, la considerazione non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni. L'odio e' una sconfitta, l'indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un'apertura". "Non e' questo - si e' chiesto - un buon terreno in cui saranno seminati dei semi di speranza? Tendere la mano significa sperare per arrivare, in un secondo tempo, ad amare. Cosa c'e' di piu' bello di una mano tesa?". "Essa - ha ricordato - e' stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere.
Accanto al cuore e all'intelligenza, la mano puo' diventare, anch'essa, uno strumento di dialogo. Essa puo' fare fiorire la speranza, soprattutto quando l'intelligenza balbetta e il cuore inciampa". "La fede - ha quindi concluso il Pontefice - vive il presente, ma attende i beni futuri. Dio e' nel nostro presente, ma e' anche nel futuro, luogo della speranza. La dilatazione del cuore e' non soltanto la speranza in Dio, ma anche l'apertura alla cura delle realta' corporali e temporali per glorificare Dio. Seguendo Pietro, di cui sono il successore, auguro che la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio. E' questo l'augurio che formulo per l'Africa intera, che mi e' tanto cara! Abbi fiducia, Africa, ed alzati! Il Signore ti chiama. Dio vi benedica".

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PAPA:NON SI UCCIDE PER LA FEDE MA DIALOGO NON PORTI A SINCRETISMI

Salvatore Izzo

(AGI) - Cotonou, 19 nov.

"Il dialogo interreligioso mal compreso porta alla confusione o al sincretismo. Non e' questo il dialogo che si cerca".
Lo ha affermato Benedetto XVI nell'importante discorso pronunciato questa mattina nel Palazzo Presidenziale di Cotonou, dove accanto ai dignitari del Paese e al corpo diplomatico erano riuniti anche i capi religiosi, ai quali, a poco meno di un mese dal grande raduno da lui convocato ad Assisi, ha ricordato con grande forza che "nessuna religione, nessuna cultura puo' giustificare l'appello o il ricorso all'intolleranza e alla violenza".
E che "utilizzare le parole rivelate, le Sacre Scritture o il nome di Dio per giustificare i nostri interessi, le nostre politiche cosi' facilmente accomodanti, o le nostre violenze, e' un gravissimo errore". "Non mi sembra necessario - ha esordito il Papa rinnovando la sua condanna delle uccisioni compiute per malintese ragioni religiose - ricordare i recenti conflitti nati in nome di Dio e le morti date in nome di Colui che e' la Vita".
"Ogni persona di buon senso - ha scandito - comprende che bisogna sempre promuovere la cooperazione serena e rispettosa delle diversita' culturali e religiose. E il vero dialogo interreligioso rigetta la verita' umanamente egocentrica, perche' la sola ed unica verita' e' in Dio perche' Dio e' la Verita'".
Invece "l'aggressivita' e' una forma relazionale piuttosto arcaica che fa appello ad istinti facili e poco nobili".
A questa ricerca della verita' dovrebbe puntare il dialogo interreligioso, scelta che - ha ricordato - per la Chiesa Cattolica, scaturisce dal Concilio Vaticano II, ma esso certamente deve anche favorire l'amicizia e la comprensione tra culture diverse. Infatti, "le forme del dialogo interreligioso sono molteplici.
La cooperazione nel campo sociale o culturale puo' aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente". "Nonostante gli sforzi compiuti - ha pero' ammesso il Pontefice - talvolta, il dialogo interreligioso non e' facile, o anche e' impedito per diverse ragioni. Questo non significa affatto una sconfitta". Ed e' anche "bene sapere che non si dialoga per debolezza, ma che si dialoga perche' si crede in Dio. Dialogare e' un modo supplementare di amare Dio ed il prossimo senza abdicare a cio' che si e'".

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