Viaggi pastorali in Italia

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-danich-
00Saturday, September 25, 2010 4:13 PM
25/09/2010 -
Palermo, si appaltano le opere di servizio per accogliere il Papa

Cinque gli incarichi affidati ieri dalla Protezione civile che sta pensando a tutto: dagli addobbi floreali agli arredi, dalle luci agli impianti video


PALERMO. Dagli addobbi floreali agli arredi, dalle luci agli impianti video. Continua la frenetica corsa all’organizzazione della visita del Papa in città, prevista il prossimo 3 ottobre, e non si trascura nessun dettaglio. Cinque gli appalti affidati ieri dalla Protezione civile. Fiori e piante con cui addobbare piazza Politeama, la Cattedrale e il Foro Italico sono stati acquistati per 13.900 euro dai Vivai Castellana. La realizzazione del palco che verrà montato a piazza Politeama è stata affidata alla Cg Eventi, che si è aggiudicata la gara al costo di 99 mila euro, mentre alle finiture d’arredo e ai complementi per il palco del Foro Italico ci penserà Strutturalia: prezzo dell’opera, 194 mila euro. Appalti anche per i sistemi tecnologici di luci e video. Gli impianti luci per la Cattedrale e piazza Politeama sono stati affidati a Tecnoline, che si è aggiudicata la gara per 168 mila euro; degli impianti video, per cui si prevede una spesa di 145 mila euro, si occuperà invece Servitalia. I lavori riprenderanno lunedì, con le gare per la segnaletica stradale e gli accessori del palco del Foro Italico. P.Pi.


I bambini palermitani scrivono al Papa
"Prenda posizione contro Cosa nostra"

La lettera è stata scritta dai ragazzini che hanno costituito il movimento Addiopizzo Junior: "Dalle vostre parole molti potrebbero trarre spirito di rivalsa e ribellione"

PALERMO - Un gruppo di bambini palermitani ha inviato una lettera al Papa, che, il 3 ottobre, sarà in visita nel capoluogo siciliano, chiedendogli di prendere posizione contro la mafia.

"Il motivo per cui vi scriviamo - si legge nella missiva scritta dai ragazzini che, sulla scia del comitato Addiopizzo, hanno costituito il movimento Addiopizzo Junior - è chiedervi, in occasione della vostra venuta a Palermo, se possibile, di lanciare un forte messaggio contro la mafia, certi che dalle vostre parole molti potrebbero trarre spirito di rivalsa e coraggio di ribellione di fronte a un fenomeno tanto grave e deleterio".

Il primo Pontefice a lanciare l'anatema della Chiesa contro le cosche mafiose fu, il 9 maggio del 1993, dalla Valle dei Templi, Giovanni Paolo II. "Dio ha detto una volta: non uccidere. - disse - Non può l'uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio". "Nel nome di Cristo - gridò alla folla - mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!".

I bambini palermitani, ora, sollecitano un nuovo esplicito messaggio della Chiesa. "Siamo i ragazzi del comitato Addiopizzo Junior di Palermo, un gruppo che - aggiungono - si impegna nella lotta alla criminalità organizzata, in particolare al fenomeno del pizzo".

"Specificatamente - dicono - da ben cinque anni cerchiamo di coinvolgere i commercianti a denunciare eventuali estorsori e a richiamare i cittadini perchè facciano economia etica, acquistando presso gli esercenti che pubblicamente hanno dichiarato di non pagare il pizzo, in quanto facenti parte di una lista, detta per l'appunto pizzo-free".

"Infine - spiega la lettera - un'altra delle tante attività che svolgiamo consiste nel diffondere gli ideali in cui crediamo, tramite canzoni composte per noi dalla nostra ex insegnante, consapevoli che la musica è spesso il mezzo più efficace per raggiungere i giovani e non".

Mercoledì scorso, un gruppo di bambini del Comitato, insieme a coetanei di Torino e Napoli, hanno cantato quello che ormai è diventato il loro inno - "Contro pizzo rap" - davanti al presidente della Repubblica Napolitano.
24/09/2010



Paparatzifan
00Sunday, September 26, 2010 6:23 PM
Viaggio pastorale a Milano...

La messa del Papa «inaugurerà» le aree Expo

di Giannino della Frattina

La messa del Papa sulle aree dell’Expo. Le oltre 500mila persone attese per la messa del Settimo Incontro mondiale della famiglie, potranno assistere alla celebrazione eucaristica conclusiva celebrata da Benedetto XVI sull’enorme spianata di Rho-Pero (un milione di metri quadrati) dove nel 2015 si terranno i sei mesi della grande esposizione universale. L’appuntamento è un po’ lontano nel tempo, quattro giornate messe in calendario per il giugno del 2012, ma i preparativi sono cominciati. La notizia arriva dalla Curia, la conferma dai vertici della società che organizzerà il grande evento planetario. «La collaborazione che si prospetta con Expo - le parole di monsignor Erminio De Scalzi, delegato del cardinale Dionigi Tettamanzi per l’organizzazione dell’evento - è un positivo segnale che concretizza il desiderio dell’arcivescovo di realizzare con la città, le istituzioni e le forze economiche e sociali un percorso comune, ciascuno secondo le proprie specificità e competenze, verso l’Incontro mondiale delle famiglie, i 1700 anni dall’Editto di Milano nel 2013 ed Expo. Così facendo ciascuno può collaborare per costruire una città aperta all’accoglienza, rinnovando una tradizione che sempre è una delle principali caratteristiche della città». Immediata la conferma dell’amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala. «Ho avuto modo di lavorare con monsignor De Scalzi sull’ipotesi di utilizzare l’area per lo straordinario evento. Nulla è deciso anche perché sarà opportuno e necessario un ampio coinvolgimento istituzionale». Messaggio per Palazzo Marino da dove si attende l’adesione del sindaco Letizia Moratti. «Sono convinto - conclude ottimista Sala - che la nostra proposta sarà accettata». Un’occasione da non perdere. «La centralità di Milano si vede proprio nei momenti in cui tutte le forze si concentrano su grandi e nobili obiettivi».
Ma le parole di Sala si possono leggere anche in filigrana. Dato che il manager è noto per essere uno che parla poco, ma sempre a proposito. L’impegno preso con la Curia, e dunque con il Vaticano, rivela implicitamente che il rebus delle aree di Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni sta per essere sciolto. O, almeno, che Sala ha la fondata speranza che a breve se ne verrà a capo. Il 2012, infatti, è lontano. Ma non così lontano per potersi prendere un impegno di questa portata senza avere la ragionevole certezza di poterlo assolvere. Anche perché sulle aree probabilmente non serviranno particolari bonifiche, ma saranno comunque necessari lavori di preparazione per offrire al pontefice una spianata in grado di accogliere più di mezzo milione di fedeli. Tutte opere preparatorie che dovranno comunque essere messe in campo al più presto per dare il via all’operazione Expo 2015, così come richiesto anche dal Bie che da Parigi sollecita il superamento degli ultimi ostacoli per poter dare il via libera al dossier di registrazione presentato da Milano già a primavera.
Un primo collaudo anche per strade d’accesso e infrastrutture che saranno così testate da un grande meeting come quello Mondiale delle famiglie in passato ospitato a Rio de Janeiro, Città del Messico, Valencia e Roma. Un ritorno a Milano per papa Ratzinger che in Duomo venne il 24 febbraio del 2005 inviato da papa Giovanni Paolo II, allora ricoverato, per tenere in Duomo l’omelia ai funerali di don Luigi Giussani. Era ancora cardinale. Ora, “Dio volendo” come direbbe lui, ci tornerà da Papa. Un altro Papa a Milano. Ventotto anni dopo quel 1984 in cui Carol Wojtyla venne a celebrare san Carlo. Una benedizione straordinaria di cui l’Expo sembra avere davvero bisogno.

© Copyright Il Giornale, 26 settembre 2010


-danich-
00Friday, October 1, 2010 12:03 AM
30/09/2010 -
Romeo: mostreremo al Papa la Sicilia oltre la mafia e i rifiuti


Alla messa di Benedetto XVI a Palermo attese 100 mila persone. Il vescovo: daremo al mondo una nuova visione dell’Isola


PALERMO. È tutto pronto per accogliere Benedetto XVI, che sarà a Palermo domenica prossima in visita pastorale. Il programma è stato presentato nel salone Filangeri della Curia arcivescovile da monsignor Paolo Romeo, arcivescovo del capoluogo dell'Isola, e dal vescovo delegato della Conferenza episcopale siciliana per gli uffici della pastorale giovanile e della famiglia, monsignor Mario Russotto.

Papa Benedetto XVI arriverà all'aeroporto "Falcone Borsellino" di Palermo domenica intorno alle 9.15 e sarà accolto, tra gli altri, da monsignor Romeo, monsignor Salvatore Di Cristina (arcivescovo di Monreale), dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, dal presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e dal sindaco di Palermo Diego Cammarata. Il corteo papale si dirigerà quindi verso il piazzale Giovanni Paolo II dove il Pontefice salirà sull'auto scoperta, la "Papamobile".

L'arrivo al Foro Italico è previsto per le 10: il Papa salirà sul palco e riceverà il saluto delle autorità. Alle 10.30 inizierà la celebrazione eucaristica. Sono attesi circa 100 mila fedeli e sono stati prenotati già 650 autobus. Alle 12.30 il Santo Padre si trasferirà in auto al Palazzo Arcivescovile per il pranzo con i vescovi siciliani.

Nel pomeriggio, intorno alle 16.45 il Papa si affaccerà dal balcone centrale del palazzo arcivescovile per salutare i fedeli e alle 17 si recherà in Cattedrale dove incontrerà il clero e i seminaristi. Alle 18, in piazza Politeama si svolgerà l'happening con i giovani provenienti da tutta la Sicilia.

"Questa visita si inserisce - ha detto monsignor Romeo – nel cammino delle chiese di Sicilia. Vogliamo presentare al Santo Padre e al mondo il vero volto della Sicilia che non è fatto solo dall'emergenza rifiuti, dalla mafia e dai problemi sociali ma da una storia degna di rispetto".
Monsignor Mario Russotto ha poi parlato delle iniziative che precederanno l'arrivo del santo padre. A cominciare dal convegno "Lo sguardo del coraggio... per una educazione alla speranza", che si svolgerà domani e sabato a Isola delle Femmine, con la partecipazione di 1.300 delegati delle 18 diocesi siciliane. L'iniziativa, organizzata dalla Consulta regionale di pastorale giovanile e da quella per la pastorale familiare, è rivolta alle equipe diocesane, i responsabili di movimenti, associazioni, gruppi ecclesiali.
Sabato pomeriggio in 18 chiese del centro storico di Palermo si svolgeranno invece le "Fontane di luce": i vescovi terranno una catechesi su ambienti, cittadinanza attiva, giustizia e legalità, lavoro, scuola e università.
Alle 21 a piazza Politeama si svolgerà il concerto "Noi, migliaia di luci in festa", uno spettacolo nel corso del quale si esibiranno diversi gruppi musicali".

-danich-
00Friday, October 1, 2010 12:29 AM
Il Papa a Palermo: tutti i dettagli

www.gds.it/gds/multimedia/video/gdsid/129183/



-danich-
00Friday, October 1, 2010 12:39 AM
I giovani: parleremo al Papa di scuola, legalità e giustizia


Tra i 15 e i 20 mila, secondo le stime dell’Arcidiocesi, raggiungeranno Palermo da tutta la Sicilia per l’incontro di domenica col pontefice


di FILIPPO PASSANTINO

PALERMO. Momento finale di un percorso e principio di un nuovo cammino pastorale. I giovani siciliani, che affolleranno piazza Politeama domenica alle 18, attribuiscono questo valore all'incontro con Benedetto XVI. Tra i 15 e i 20 mila, secondo le stime dell’Arcidiocesi, raggiungeranno Palermo da tutta la Sicilia. Tra loro circa 6 mila scout. Molti appartengono a un gruppo parrocchiale o diocesano. Attendono quest'evento da quattro anni, quando a Cefalù, in un convegno organizzato dalla pastorale giovanile regionale, furono stilati i temi al centro del loro impegno: scuola e università, lavoro, legalità e giustizia, ambiente e cittadinanza attiva. Gli stessi sui quali si rifletterà il pomeriggio del 2 ottobre in 20 chiese di Palermo. Ad incontrare i giovani e le famiglie in quest'occasione saranno i vescovi siciliani.

Un’esperienza condividesa al loro fianco dal segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata. Sugli stessi argomenti i giovani e le famiglie siciliane hanno lavorato concretamente dal 2007. Circa 200 attività sono state prodotte. Tra i più attivi, gli scout dell'Agesci, che si sono occupati anche della risistemazione del parco comunale di Ferla (Sr).

A precedere l'incontro col Papa saranno due giorni di convegno, dal titolo "Lui si fida di te", organizzato a Capaci. Vi parteciperanno 1200 delegati tra giovani e famiglie provenienti da tutta la Sicilia. Ciascuno presenterà ciò che ha prodotto. Come ha già fatto su un forum istituito nei mesi scorsi sul sito www.chiesedisicilia.org. L'evento non sarà, però, solo occasione di verifica, ma anche impulso per un nuovo percorso. La prossima sfida riguarderà l'attività educativa. A lanciarla dovrebbe essere proprio Benedetto XVI, al quale saranno donati tre libri. Racchiudono: gli atti del percorso intrapreso dai giovani, quelli del cammino vissuto dalle famiglie e testimonianze di figure siciliane esemplari per il loro impegno nella società. Alcune tra quelle raccontante, come nel caso del giudice Rosario Livatino, hanno perso la vita.

L'appuntamento pomeridiano si aprirà alle 16. Il coro della Pastorale giovanile dell'Arcidiocesi di Palermo animerà con canti e mimi religiosi l'attesa. Due ore di intrattenimento. A scandire i tempi saranno Massimo Minutella, che presenterà i vari momenti, e la voce di Lello Analfino, leader del gruppo musicale de "I Tinturia".
L'intervento del Papa sarà preceduto da una coreografia, curata dal Servizio per la pastorale delle migrazioni, guidato da padre Sergio Natoli. Circa 70 giovani provenienti da 10 nazioni diverse "esprimeranno attraverso le loro danze tradizionali un monito affinché la cultura occidentale non opprima le ricchezze espresse dalle culture d'origine dei migranti". Sul palco poi salirà il vescovo di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, che presenterà a Benedetto XVI il frutto dell'impegno effuso nei 4 anni di lavoro. Ai delegati della pastorale giovanile, invece, è affidato il compito di consegnare i documenti prodotti direttamente al Santo Padre.




29/09/2010 -
Giovani e famiglia, due questioni urgenti




di GIUSEPPE SAVAGNONE

Palermo e la Sicilia accolgono Benedetto XVI ponendo sul tappeto due questioni che oggi si presentano decisive per tutti, credenti e non credenti: quella dei giovani e quella della famiglia. Nei due giorni che precedono la visita, venerdì e sabato, all'Hotel Saracen, si terrà un importante convegno a cui parteciperanno rappresentanti di associazioni specializzate ed esperti provenienti da tutta l'Isola, per fare un bilancio della situazione e per interrogarsi sulle prospettive.

Promotrici dell'iniziativa sono la consulta regionale di pastorale giovanile e quella di pastorale familiare, coordinate dal vescovo delegato dalla Conferenza Episcopale Siciliana per questi due settori, mons. Mario Russotto.

Il titolo stesso dell'evento - «Lo sguardo del coraggio… per una educazione alla speranza» - è significativo dell'intento dell'iniziativa (ecclesiale, ma non per questo confessionale), che è quello di aprirsi a 360 gradi per captare tutti i segnali e le voci della società siciliana che possono indicare piste di speranza per il futuro.

Dei giovani oggi si parla molto, soprattutto per denunziarne la problematicità, il vuoto di valori, l'inquietante imprevedibilità. Raramente si dice che in ogni epoca essi sono stati portatori di dubbi e di contestazioni nei confronti degli assetti creati dalle generazioni precedenti e che non vi è perciò nulla di strano nel fatto che lo siano anche nel nostro tempo.

Ciò che è strano, piuttosto, è che siano gli adulti, oggi, a non avere nulla da dire loro. L'emergenza educativa, se c'è, non è dei ragazzi, ma degli educatori, che non sanno più a che cosa educare i propri figli e i propri alunni. Sono loro a proiettare sulle nuove generazioni il loro vuoto e a chiamarlo «problema giovanile».
In passato, nel bene o nel male (purtroppo spesso anche nel male), i «grandi» avevano potuto additare degli ideali, giusti o sbagliati, delle «cause» a cui dedicarsi, delle visioni della vita che avevano potuto costituire per chi veniva dopo di loro un punto di riferimento. Oggi no. Basta guardare lo squallore dei nostri scenari politici per averne una prova. Le ideologie potevano essere fuorvianti, ma erano pur sempre una proposta che mirava a dare significato alla vita individuale e collettiva. Nella nostra società un grande silenzio è calato, non sull'una o l'altra prospettiva di senso, ma sul problema stesso del senso. Come stupirsi che i giovani reagiscano con la tacita protesta dei loro eccessi, della loro mancanza di regole, talora dei loro tragici gesti?

Questo rimanda al tema delle famiglie. La ricerca del senso della vita non può essere una vicenda meramente soggettiva, che il singolo vive nel segreto della sua coscienza. Essa deve maturare in un contesto di relazioni umane, nell'esperienza vissuta di valori condivisi e praticati in una comunità, a partire dalla testimonianza di chi questi valori non si limita ad enunciarli, ma li traduce nel proprio stile di comportamento quotidiano. Il «luogo» fondamentale in cui questo dovrebbe realizzarsi è la famiglia. Se oggi i giovani sono allo sbando, è perché lo sono le famiglie a cui appartengono, o meglio, perché lo è il modello stesso di famiglia che potrebbe garantire un vero percorso educativo. In questo clima culturale, anche i genitori bene intenzionati non si trovano più sostenuti nel loro impegno da una società che lo condivida e finiscono per rassegnarsi.

Se vogliamo uscire da questa palude, che consegna l'educazione dei nostri ragazzi alla televisione, a Face Book e alla comitiva dei pari, è urgente un nuovo patto sociale rivolto alla riscoperta di un orizzonte condiviso - o per lo meno condivisibile - di senso e di valori, trasversale alla famiglia, alla scuola e alla Chiesa. Sì, perché la Chiesa è anch'essa chiamata a ripensare la propria proposta educativa. Non è un caso che, anche a livello nazionale, la Conferenza Episcopale Italiana abbia scelto il tema educativo come filo conduttore per il prossimo decennio pastorale.

In Sicilia si riparte con il convegno del Saracen. Sarà concluso dal Papa, domenica, in piazza Politeama. Da lui, che tra i primi ha sollevato, con il suo grido d'allarme, il problema dell'emergenza educativa, verranno sicuramente, dopo quelle del convegno, delle ulteriori, autorevoli indicazioni. Ma sarà comunque solo un punto di partenza. Il resto dobbiamo farlo noi.
-danich-
00Friday, October 1, 2010 12:47 AM
Il Papa domenica a Palermo
Ecco il programma della visita

Il pontefice arriverà in elicottero e si tratterà in città per dieci ore. I mattinata l'Angelus e l'omelia al Foro Italico. Pranzo al palazzo arcivescovile. Nel pomeriggio incontro con i giovani in piazza Politeama


Durerà dieci ore la visita del Papa in programma domenica a Palermo. Benedetto XVI ha accolto l'invito rivoltogli dalla Conferenza episcopale siciliana il 23 maggio del 2009. Il programma della visita del Santo padre è stato è stato illustrato stamattina nel corso di una conferenza stampa nel salone Filangeri della curia arcivescovile a Palermo. All'incontro hanno preso parte l'arcivescovo della città Paolo Romeo, presidente della Cesi, monsignor Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta e delegato Cesi per la Pastorale giovanile e la Famiglia, e monsignor Carmelo Cuttitta, delegato alla macchina organizzativa della visita papale.

L'elicottero del pontefice, da Ciampino atterrerà all'aeroporto Falcone e Borsellino alle 9.15. Attenderanno il suo arrivo le autorità ecclesiali, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il presidente della Regione Raffaele Lombardo, il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, il sindaco Diego Cammarata, monsignor Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia, e Antonio Zanardi Landi, ambasciatore d'Italia presso la Santa sede.

Dall'aeroporto il papa sarà trasferito con un auto coperta in città. In piazza Giovanni Paolo II salirà poi sulla papamobile per dirigersi al Foro Italico dove riceverà i saluti del sindaco di Palermo e di monsignor Romeo, celebrerà l'Angelus e reciterà l'omelia. Alle 12.30 è previsto il pranzo al palazzo arcivescovile. I commensali saranno circa quaranta tra vescovi siciliani e seguito del pontefice.

E' previsto che Benedetto XVI si affacci dal balcone principale del Palazzo Arcivescovile verso le 16. Alle 16.45 i membri del Capitolo lo accoglieranno in Cattedrale, e alle 17 si terrà l'incontro con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi. Ma il momento più atteso è l'incontro con i giovani alle 18 a piazza Politeama, dove il suo discorso alla città sarà anticipato dal saluto di due giovani palermitani, Giorgia Travella e David Roccaro. Alle 18,30 il Papa si trasferirà all'aeroporto, dove dopo essersi intrattenuto con le autorità ripartirà per Ciampino alle 19.15.


Il menù siciliano del pontefice
Panelle, caponata e passito

Il pranzo al Palazzo arcivescovile sarà caratterizzato dalle pietanze dell'Isola


Sarà strettamente "siciliano" il pranzo al Palazzo arcivescovile che Benedetto XVI consumerà insieme con tutti i vescovi siciliani e i suoi più stretti collaboratori. "Per l'occasione - ha rivelato monsignor Carmelo Cuttitta, responsabile di tutta la macchina organizzativa dell'evento - sarà allestita una sala interna del palazzo, capace di contenere circa 40 persone. Dopo il pranzo Benedetto XVI si riposerà e si concederà una breve passeggiata prima di proseguire negli impegni pomeridiani in programma".

Il Santo padre sarà accolto con una sostanziosa entree di caponata siciliana, crocchette di latte, verdurine in pastella e le tipiche "panelle", frittelle di farina di ceci. I primi piatti saranno involtini di melenzane e risotto ai frutti di mare, un filetto in crosta con verdure come secondo piatto.

Ampia scelta di dolci tipici dell'Isola tra cassata siciliana, pasta di mandorla e pistacchi, assaggio di gelati al limone e al mandarino. Nessuna indiscrezione sui vini che accompagneranno il pasto, anche se sembra che il Pontefice ami pasteggiare con la spremuta d'arancia. Non mancherà in ultimo un assaggio di passito di Pantelleria.
+PetaloNero+
00Saturday, October 2, 2010 12:36 AM
La visita del Papa a Palermo, un impulso alla responsabilità


ROMA, venerdì, 1° ottobre 2010 (ZENIT.org).- “La visita del Papa darà un impulso a tutti a prendere un impegno per risvegliare un forte senso di responsabilità” e servirà come “incoraggiamento a guardare con speranza e con volontà di ripresa”: è quanto ha detto questo venerdì mattina mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI).

A margine della conferenza stampa per la presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, tenutasi a Roma presso la Radio Vaticana, il presule ha detto a questo proposito di pensare soprattutto “ai giovani e alle famiglie tentate tante volte dal pessimismo e dallo scoraggiamento”.

Nell'editoriale del settimanale della diocesi “Settegiorni dagli Erei al Golfo”, ripreso dall'agenzia SIR, mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, ha scritto che Benedetto XVI “viene per rinsaldare e purificare da incrostazioni la nostra tradizione religiosa che si esprime attraverso le varie forme di pietà popolare e per incitare a una nuova evangelizzazione”.

“Papa Benedetto – ha scritto il presule – sfida i giovani a porsi le domande sul senso della vita e sulla possibilità di trovare risposta alle urgenze di verità, di bene, di felicità e di giustizia proprie del cuore di ogni uomo, nell’incontro personale con Gesù Cristo presente nella Chiesa”.

“Egli incita i giovani e le famiglie ad aprirsi alla speranza cristiana e li sprona a una responsabile testimonianza cristiana da dare in tutti gli ambienti di vita”.

“Benedetto XVI – continua mons. Pennisi – ci ricorda il grido accorato di Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993: ‘Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, che è Via, Verità e Vita convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio’”.

“Al rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso – ha continua – , la Chiesa siciliana non può non sentirsi legata, anche perché questo cammino storico è stato suggellato dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero”.

In merito alle aspettative per la visita del Papa a Palermo, che avrà luogo domenica 3 ottobre in occasione del raduno ecclesiale regionale delle famiglie e dei giovani, mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, ha detto alla Radio Vaticana che i giovani oggi “chiedono di non sentirsi più soli dinanzi alle sfide della vita” e “vogliono ritrovare anche la fiducia nella Chiesa”.

Per questo, ha continuato il delegato della pastorale per la Famiglia e per i Giovani, occorre “alimentare in loro il desiderio di futuro”, perché “la nostra società consumistica, anche le istituzioni spesso parlano dei giovani senza mai parlare con i giovani, senza mai lasciar parlare i giovani”.

“Poi – ha proseguito –, bisogna anche educare i nostri giovani a sapere inventare lavoro, a non accontentarsi di fare i portaborse di questo o di quel politico, a non cercare il posto di lavoro dietro una scrivania”.

“Devono smarcarsi da ogni tipo di compromesso assistenzialista e clientelare – ha continuato mons. Mario Russotto –. Devono riuscire loro a edificare una civiltà dell’amore, una nuova società libera, una società fondata sulla fede, una società fondata sulla solidarietà”.

Riguardo, invece, all’incontro che Benedetto XVI avrà in Cattedrale con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi, il rettore del Seminario arcivescovile maggiore di Palermo, mons. Raffaele Mangano, ha detto che la situazione in Sicilia sul fronte delle vocazioni sta sperimentando “una ripresa”.

“Si è avuta una ripresa in questi ultimi anni, nelle Chiese di Sicilia, nei vari seminari – ha detto ai microfoni di Radio Vaticana –. Per quanto riguarda Palermo, attualmente, i numeri ci dicono che dal primo al sesto anno sono 35 i giovani in formazione e quest’anno 12 giovani hanno fatto richiesta di iniziare il cammino di discernimento nella comunità del propedeutico”.

“Possiamo dire – ha concluso – che siamo in questi giorni in ritiro e abbiamo anche guardato ai discorsi fatti dal Papa in questo ultimo periodo, ci siamo soffermati anche a riflettere su questi testi. Certamente – lei si può immaginare – c’è una grande gioia. Per molti di essi sarà la prima volta che avranno l’opportunità di vivere questo grande evento e, soprattutto, viverlo qui nella nostra città di Palermo”.

[Per maggiori informazioni: www.ilpapaapalermo.it]
Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 9:23 AM
Dal blog di Lella...

Palermo attende il Papa

Dieci ore in città

«Dieci ore in città». Sembra quasi lo slogan di un depliant turistico, uno dei tanti titoli con i quali i media siciliani rilanciano in questi giorni l'avvenimento che Palermo si accinge a vivere domani, domenica 3 ottobre, con la visita del Papa. Il programma è ormai noto nei dettagli. Benedetto XVI giungerà all'aeroporto Falcone-Borsellino intorno alle 9.15. Percorrerà in auto il tragitto sino al Foro Italico Umberto i dove avverrà la cerimonia di benvenuto ufficiale, prima della celebrazione della messa. Dopo la liturgia eucaristica il Papa si recherà nell'arcivescovado dove resterà sino al momento di incontrare i vescovi della Sicilia, in cattedrale, e poi i giovani in piazza Politeama. La partenza per Roma è prevista intorno alle 19.15. Nelle previsioni, dunque, giusto «dieci ore in città».
Si tratterà comunque di dieci ore da vivere intensamente. I motivi sono tanti. Il primo lo ha spiegato l'arcivescovo Paolo Romeo parlando con i giornalisti: «La visita del Santo Padre -- ha detto -- rappresenta il culmine di un cammino intrapreso tre anni fa da tutte le diocesi siciliane; un cammino verso il coinvolgimento dei giovani nella vita religiosa, verso l'incontro con le famiglie per la trasmissione della fede alle nuove generazioni. Dalla visita di Benedetto XVI, fortemente voluta da tutti noi vescovi siciliani, ci aspettiamo un grande stimolo nel nostro percorso di nuova evangelizzazione». Il Papa concluderà infatti la due giorni del convegno organizzato dall'arcidiocesi per giovani e famiglie, il cui titolo -- «Si fida di te» -- più che una provocazione è una sfida alla testimonianza del Vangelo, in un contesto difficile come quello siciliano.
Il secondo motivo è costituito dalla necessità di restituire la speranza a una terra che rischia di restare impantanata nel fatalismo, conseguenza diretta di quello che l'arcivescovo non ha esitato a definire «lo tsunami di una cultura priva di valori etici e morali, favorito anche dai mdia, che sta gradualmente, ma in modo drammatico, desacralizzando la nostra società, appesantita da dubbi, incertezze e paure che spingono all'ozio e impediscono la rinascita».
Terzo e non ultimo motivo, la necessità di dare sostegno e nuovo coraggio a una comunità ecclesiale in prima linea; a una Chiesa spesso unico punto di riferimento per quanti sono alle prese con le tante forme di un disagio reale vissute nella quotidianità. Se ne rendono interpreti i lavoratori cattolici palermitani nella lettera aperta indirizzata a Benedetto XVI per manifestargli la loro piena disponibilità a operare per il riscatto civile della Sicilia e per un progetto di sviluppo incentrato sull'uomo, sulla famiglia e sul lavoro. Plaudono all'invito del Papa a recuperare una «dimensione etica nella politica» e manifestano la loro «piena e filiale fiducia» nella sua presenza tra di loro e nella sua parola per incamminarsi sulla via di uno sviluppo solidale.
Il Papa va a Palermo. Con sé porta non soluzioni politiche, ma la parola del Vangelo, per confermare i suoi fratelli nella fede. Parlerà innanzitutto ai pastori della Chiesa in Sicilia. Sulla scia di quanto già fece il suo predecessore Giovanni Paolo II testimonierà che il ministero sacerdotale dei consacrati -- ma anche il sacerdozio comune di tutti i battezzati -- richiede ancora oggi una operosità che non conosce stanchezza e non indietreggia dinanzi alle sfide, da chiunque siano poste. C'è da credere che additerà l'esempio di quei siciliani che nei secoli scorsi hanno raggiunto i vertici della santità per amore e quello di quanti si sono immolati ai nostri giorni per difendere la dignità di una popolazione vessata e vilipesa. Immancabile il riferimento a don Pino Puglisi. Tra l'altro in questi giorni a Palermo è stato messo a punto un appello, sottoscritto da diversi esponenti della comunità siciliana, per il riconoscimento del martirio del parroco assassinato. L'appello è stato letto venerdì pomeriggio a Palazzo delle Aquile e sarà consegnato al Papa nel corso della sua visita.
Benedetto XVI si rivolgerà ai giovani. Condividerà con loro ansie per un futuro che vedono incerto. In lui essi cercano il coraggio per restare ancora dalla parte della speranza, così come quindici anni fa aveva raccomandato Giovanni Paolo II quando disse «Cristo è il Dio della speranza, della novità, del futuro». Cercheranno la forza di mostrare al mondo degli adulti quanto la rinuncia alla speranza sia la più sottile e insidiosa tentazione del nostro tempo. (mario ponzi)

(©L'Osservatore Romano - 3 ottobre 2010)


+PetaloNero+
00Sunday, October 3, 2010 3:22 PM
VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A PALERMO IN OCCASIONE DEL RADUNO ECCLESIALE REGIONALE DELLE FAMIGLIE E DEI GIOVANI (3 OTTOBRE 2010) - I




INCONTRO CON LA CITTADINANZA AL FORO ITALICO


Alle ore 8.15 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI parte in aereo dall’aeroporto di Ciampino per la Visita Pastorale a Palermo, in occasione del Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

All’arrivo - previsto per le ore 9.15 - all’aeroporto "Falcone e Borsellino" a Punta Raisi nel comune di Cinisi, il Papa è accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Palermo, S.E. Mons. Paolo Romeo, dall’Arcivescovo di Monreale, S.E. Mons. Salvatore Di Cristina e dall’ On. Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, Rappresentante del Governo Italiano, insieme alle altre Autorità politiche, civili ed ecclesiastiche.

Il Santo Padre raggiunge Palermo in auto dove - al Foro Italico Umberto I - lo attendono i fedeli per la Celebrazione Eucaristica e riceve il saluto del Sindaco di Palermo, On. Diego Cammarata e dell’Arcivescovo Metropolita di Palermo, Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, S.E. Mons. Paolo Romeo.





CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA AL FORO ITALICO

Alle ore 10.30, al Foro Italico Umberto I di Palermo, il Papa presiede la Santa Messa nel corso della quale pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

E’ grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il vostro Pastore, l’Arcivescovo Mons. Paolo Romeo; lo ringrazio per le espressioni di benvenuto che ha voluto rivolgermi a nome di tutti, e anche per il significativo dono che mi offerto. Saluto anche gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, On. Diego Cammarata, grato per il cortese indirizzo di saluto, al Rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per l’organizzazione e preparazione di questa giornata.

Cari amici! La mia Visita avviene in occasione di un importante raduno ecclesiale regionale dei giovani e delle famiglie, che incontrerò nel pomeriggio. Ma sono venuto anche per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana. Quando gli antichi Greci approdarono in questa zona, come ha anche ricordato il Sindaco nel suo saluto, la chiamarono "Panormo", cioè "tutto porto": un nome che voleva indicare sicurezza, pace e serenità. Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che veramente questa Città, ispirandosi ai valori più autentici della sua storia e della sua tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti, come pure per l’intera Nazione, l’auspicio di serenità e di pace sintetizzato nel suo nome.

So che a Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e, come ha ricordato l’Arcivescovo, a causa della criminalità organizzata. Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione.

Cari fratelli e sorelle, ogni assemblea liturgica è spazio della presenza di Dio. Riuniti per la santa Eucaristia, i discepoli del Signore sono immersi nel sacrificio redentore di Cristo, proclamano che Egli è risorto, è vivo e datore di vita, e testimoniano che la sua presenza è grazia, forza e gioia. Apriamo il cuore alla sua parola ed accogliamo il dono della sua presenza! Tutti i testi della liturgia di questa domenica ci parlano della fede, che è il fondamento di tutta la vita cristiana. Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a Lui, per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli chiedono: «Accresci in noi la fede» (Lc 17,6). E’ una bella domanda che rivolgono al Signore, è la domanda fondamentale: i discepoli non chiedono doni materiali, non chiedono privilegi, ma chiedono la grazia della fede, che orienti e illumini tutta la vita; chiedono la grazia di riconoscere Dio e di poter stare in relazione intima con Lui, ricevendo da Lui tutti i suoi doni, anche quelli del coraggio, dell’amore e della speranza.

Senza rispondere direttamente alla loro preghiera, Gesù ricorre ad un’immagine paradossale per esprimere l’incredibile vitalità della fede. Come una leva muove molto più del proprio peso, così la fede, anche un pizzico di fede, è in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare (Ibid.). La fede - fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo - rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realtà. Ne dà testimonianza anche il profeta Abacuc nella prima lettura. Egli implora il Signore a partire da una situazione tremenda di violenza, d’iniquità e di oppressione; e proprio in questa situazione difficile e di insicurezza, il profeta introduce una visione che offre uno spaccato del progetto che Dio sta tracciando e sta attuando nella storia: «Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,4). L’empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà, è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita.

Nei secoli passati la Chiesa che è in Palermo è stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua più alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante. Penso a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra Città, di cui è Patrona. E penso ad altre due grandi sante della Sicilia, Agata e Lucia. Né va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l’innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredità da custodire gelosamente e da rilanciare ancor più ai nostri giorni. Cari amici, conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni!

La seconda parte del Vangelo odierno presenta un altro insegnamento, un insegnamento di umiltà, che tuttavia è strettamente legato alla fede. Gesù ci invita ad essere umili e porta l’esempio di un servo che ha lavorato nei campi. Quando torna a casa, il padrone gli chiede ancora di lavorare. Secondo la mentalità del tempo di Gesù, il padrone aveva tutto il diritto di farlo. Il servo doveva al padrone una disponibilità completa; e il padrone non si riteneva obbligato verso di lui perché aveva eseguito gli ordini ricevuti. Gesù ci fa prendere coscienza che, di fronte a Dio, ci troviamo in una situazione simile: siamo servi di Dio; non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a Lui tutto, perché tutto è suo dono. Accettare e fare la sua volontà è l’atteggiamento da avere ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa. Questa è un’illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesù: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10). Questo è un atteggiamento di umiltà che ci mette veramente al nostro posto e permette al Signore di essere molto generoso con noi. Infatti, in un altro brano del Vangelo egli ci promette che «si cingerà le sue vesti, ci farà mettere a tavola e passerà a servirci» (cfr Lc 12,37). Cari amici, se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da Lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenità.

Anche l’apostolo Paolo, nella seconda lettura odierna, parla della fede. Timoteo è invitato ad avere fede e, per mezzo di essa, ad esercitare la carità. Il discepolo viene esortato a ravvivare nella fede anche il dono di Dio che è in lui per l’imposizione delle mani di Paolo, cioè il dono dell’Ordinazione, ricevuto per svolgere il ministero apostolico come collaboratore di Paolo (cfr 2Tm 1,6). Egli non deve lasciar spegnere questo dono, ma deve renderlo sempre più vivo per mezzo della fede. E l’Apostolo aggiunge: «Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza» ( v. 7).

Cari Palermitani e cari Siciliani! La vostra bella Isola è stata tra le prime regioni d’Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l’annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità. La Sicilia è stata ed è terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità ed integralità. A voi, fedeli laici, ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra. E quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole dell’Apostolo: «Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro» (v. 8). Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce! La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo. Così si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, Don Pino Puglisi. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo. Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa’ emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile! La Madre di Cristo, la Vergine Odigitria da voi tanto venerata, vi assista e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio. Amen!













VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A PALERMO IN OCCASIONE DEL RADUNO ECCLESIALE REGIONALE DELLE FAMIGLIE E DEI GIOVANI (3 OTTOBRE 2010) - II


RECITA DELL’ANGELUS AL FORO ITALICO


Al termine della Celebrazione Eucaristica al Foro Italico a Palermo, il Papa introduce la preghiera mariana dell’Angelus con le seguenti parole:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In questo momento di profonda comunione con Cristo, presente e vivo in mezzo a noi e in noi, è bello, come famiglia ecclesiale, rivolgerci in preghiera alla sua e nostra Madre, Maria Santissima Immacolata. La Sicilia è costellata di Santuari mariani, e da questo luogo, mi sento spiritualmente al centro di questa "rete" di devozione, che congiunge tutte le città e tutti i paesi dell’Isola.

Alla Vergine Maria desidero affidare tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra. Sostenga le famiglie nell’amore e nell’impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficoltà, rinnovato slancio nel compiere il bene. La Madonna conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunità cristiane affinché nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato.

Maria è il modello della vita cristiana. A Lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana. In questo contesto desidero ricordare che oggi, a Parma, è proclamata beata Anna Maria Adorni, che nel secolo XIX fu sposa e madre esemplare e poi, rimasta vedova, si dedicò alla carità verso le donne carcerate e in difficoltà, per il cui servizio fondò due Istituti religiosi. Madre Adorni, a motivo della sua costante preghiera, veniva chiamata "Rosario vivente". Mi piace rilevarlo all’inizio del mese dedicato al santo Rosario. La quotidiana meditazione dei misteri di Cristo in unione con Maria, Vergine orante, ci fortifichi tutti nella fede, nella speranza e nella carità.

Angelus Domini…


Conclusa la Santa Messa, il Papa raggiunge in auto il Palazzo Arcivescovile di Palermo per il pranzo con i Vescovi Siciliani e per una sosta di riposo.

Alle 16.30, prima di lasciare il Palazzo Arcivescovile, il Santo Padre saluta gli Organizzatori della Visita pastorale nel Salone del Palazzo.

Al termine il Papa esce dal Palazzo Arcivescovile e raggiunge a piedi la Cattedrale, dedicata alla Vergine Assunta, per l’Incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e i Seminaristi. All’ingresso della Cattedrale il Santo Padre è accolto dai Membri del Capitolo.








Benedetto XVI: l'umiltà, chiave per ricevere le grazie di Dio
Omelia al Foro Italico Umberto I di Palermo


PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Se ci si accosta a Dio con umiltà, sarà Egli stesso a servirci.

Benedetto XVI lo ha affermato questa domenica mattina presiedendo la celebrazione eucaristica al Foro Italico Umberto I di Palermo durante la sua visita pastorale nel capoluogo siciliano in occasione del Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

Gesù, ha spiegato, ci fa prendere coscienza che “siamo servi di Dio”, che “non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a Lui tutto, perché tutto è suo dono”.

“Accettare e fare la sua volontà è l’atteggiamento da avere ogni giorno, in ogni momento della nostra vita”, ha avvertito.

“Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa. Questa è un’illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio”.

“Se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da Lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenità”.

Accrescere la fede

L'umiltà, ha proseguito il Papa, consiste anche nell'essere consapevoli della necessità di approfondire sempre il rapporto con il Signore.

“Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a Lui, per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli chiedono: 'Accresci in noi la fede'”, ha sottolineato citando il Vangelo del giorno (Lc 17, 5-10).

“E’ la domanda fondamentale: i discepoli non chiedono doni materiali, non chiedono privilegi, ma chiedono la grazia della fede, che orienti e illumini tutta la vita; chiedono la grazia di riconoscere Dio e di poter stare in relazione intima con Lui, ricevendo da Lui tutti i suoi doni, anche quelli del coraggio, dell’amore e della speranza”.

La fede, ha proseguito il Pontefice, ha un'“incredibile vitalità”.

“Come una leva muove molto più del proprio peso, così la fede, anche un pizzico di fede, è in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare”.

“Fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo” “rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realtà”.

“L’empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà, è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita”.

Incoraggiamento

Il Papa si è quindi detto consapevole del fatto che “a Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni”.

A questo proposito, si è riferito in particolare “a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale” e “della criminalità organizzata”.

“Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera – ha affermato –. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione”.

Il Pontefice ha infatti ricordato che “nei secoli passati la Chiesa che è in Palermo è stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua più alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante”, e ha esortato a non dimenticare come il senso religioso locale “abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l’innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredità da custodire gelosamente e da rilanciare ancor più ai nostri giorni”.

“Cari amici, conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni!”, ha esortato i presenti.

Nel suo saluto al Papa, anche il Sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha sottolineato come la città e tutta la terra siciliana vivano ancora “tante sofferenze”, ma ha segnalato che il “patrimonio di fede” “sa infondere coraggio e speranza”.

“Palermo continua a credere”, “ciascuno di noi è pronto a dare il proprio contributo”, ha aggiunto donando al Pontefice il carro di Santa Rosalia, patrona della città.

L'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, ha ringraziato dal canto suo il Pontefice per la sua “dottrina luminosa e ispirata che conferma e amplia lo sguardo della fede”.

Pur tra le difficoltà della regione, che a volte rappresentano un “humus” di cui la criminalità organizzata approfitta facilmente, il presule ha ricordato che i fedeli sono pronti a seguire le parole del Papa, forza che fa “guardare al futuro con occhi nuovi e pieni di speranza”.









Il Papa ai laici: “Non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede!”
Nell'omelia pronunciata a Palermo




PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Non avere paura di vivere e testimoniare la fede è l'invito che Papa Benedetto XVI ha rivolto questa domenica mattina alle migliaia di persone accorse al Foro Italico Umberto I di Palermo, città a cui il Pontefice ha voluto dedicare una visita pastorale in occasione del Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

Il Pontefice è giunto sul luogo della celebrazione sulla papamobile fendendo la folla che lo salutava e lo applaudiva sventolando bandiere in una splendida mattinata di sole.

“Cari Palermitani e cari Siciliani! - ha esclamato nella sua omelia - La vostra bella Isola è stata tra le prime regioni d’Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l’annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità”.

“La Sicilia è stata ed è terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità ed integralità”.

“A voi, fedeli laici, ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra”.

Quando si incontra “l’opposizione del mondo”, ha commentato il Santo Padre, bisogna ricordare le parole che San Paolo ha rivolto a Timoteo, tratte dalla seconda lettura del giorno (2 Tm 1, 6-8; 13-14): “Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro”.

“Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce!”, ha dichiarato il Papa.

“La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare”.

Chi invece è “saldamente fondato sulla fede”, chi “ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa”, “è capace di portare la forza dirompente del Vangelo”.

A questo proposito, il Pontefice ha ricordato “i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia”, come Santa Rosalia, patrona del capoluogo siciliano.

Questo, ha aggiunto, è anche l'esempio lasciato ai fedeli da laici e sacerdoti come don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia nel 1993.

“Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo”, ha augurato Benedetto XVI.

“Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa’ emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile!”.










Benedetto XVI: Maria, modello della vita cristiana
Intervento in occasione dell'Angelus a Palermo




PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- “Maria è il modello della vita cristiana”, ha ricordato Benedetto XVI questa domenica nel suo intervento in occasione dell'Angelus domenicale.

Il Pontefice si è rivolto ai fedeli e ai pellegrini che si erano riuniti nel Foro Italico di Palermo per la celebrazione eucaristica in occasione della sua visita pastorale nel capoluogo siciliano, affidando alla Vergine Maria “tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra”, “costellata di Santuari mariani”.

“La Madonna conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunità cristiane affinché nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato”, ha auspicato.

“Sostenga le famiglie nell’amore e nell’impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficoltà, rinnovato slancio nel compiere il bene”.

“Maria è il modello della vita cristiana”, ha sottolineato il Vescovo di Roma. “A Lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana”.

In questo contesto, ha ricordato che questa domenica a Parma viene proclamata beata Anna Maria Adorni, “che nel secolo XIX fu sposa e madre esemplare e poi, rimasta vedova, si dedicò alla carità verso le donne carcerate e in difficoltà, per il cui servizio fondò due Istituti religiosi”.

“Madre Adorni, a motivo della sua costante preghiera, veniva chiamata 'Rosario vivente'”.

“Mi piace rilevarlo all’inizio del mese dedicato al santo Rosario”, ha concluso il Pontefice, augurandosi che “la quotidiana meditazione dei misteri di Cristo in unione con Maria, Vergine orante, ci fortifichi tutti nella fede, nella speranza e nella carità”.
Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 5:49 PM
Dal blog di Lella...

Il Papa per la prima volta a Palermo

Benedetto XVI è arrivato Palermo: l'Airbus A319 messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio e' partito alle 08:31 dall'aeroporto militare di Ciampino. Il Pontefice e' stato accolto dal presidente del Senato Renato Schifani, dall'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo e dalle autorita' locali

Oltre centomila i fedeli in festa che si sono radunati al Foro italico, dove intorno alle 10 arrivera' Benedetto XVI per l'Angelus e la Santa Messa.
Centinaia di pullman hanno invaso le aree di sosta create per l'evento religioso.
Migliaia di giovani hanno trascorso la notte nei sacchi a pelo nelle chiese e nelle parrocchie, aperte dai sacerdoti per accogiere i fedeli.
Sono 32 i cardinali e vescovi giunti dalle 18 diocesi dell'isola concelebranti, 700 i sacerdoti, 100 i diaconi, 250 i coristi Schola cantorum, 10 gli orchestrali, mille i coristi dell'assemblea, 300 i ministri straordinari dell'Eucaristica, 300 gli accompagnatori dei ministri straordinari, 2 mila volontari. Gli occhi di tutti sono rivolti al grande altare posto nel cuore di una grande struttura
semplice e avveniristica, dove domina il colore argento, mentre nell'aria si diffondono le note dei canti.

Il programma della giornata

Alle 10:30 la messa, seguita dall'Angelus, poi il pranzo con i vescovi, e l'incontro in Cattedrale alle 17.
L'incontro con i giovani e' in programma per le 18.
Alle 19:15 il pontefice ripartira' in aereo alla volta di Roma-Ciampino.

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Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:24 PM
Dal blog di Lella...

PAPA: MANCANZA LAVORO E CRIMINALITA' MALI DELLA SICILIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

"A Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficolta', problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarieta', a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale ed a causa della criminalita' organizzata".
Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia pronunciata questa mattina al Foro Italico.
"Oggi - ha affermato Rtazinger - sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, cosi' profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione".
"Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio - ha aggiunto - e' che veramente questa Citta', ispirandosi ai valori piu' autentici della sua storia e della sua tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti, come pure per l'intera Nazione, l'auspicio di serenita' e di pace sintetizzato nel suo nome". Il nome Palermo, infatti, deriva da "Panormo", cioe' "tutto porto". "Un nome - ha sottolineato Ratzinger - che voleva indicare sicurezza, pace e serenita'". "La mia visita - ha continuato - avviene in occasione di un importante raduno ecclesiale regionale dei giovani e delle famiglie, che incontrero' nel pomeriggio. Ma sono venuto anche per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunita' diocesana".

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PAPA: CI SI DEVE VERGOGNARE DEL MALE COMPIUTO

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

"Ci si deve vergognare del male, di cio' che offende Dio, di cio' che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunita' civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce".
Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia della grande messa celebrata al Foro Italico di Palermo.
"Quando incontrate l'opposizione del mondo - ha chiesto il Pontefice rivolto ai 100 mila fedeli presenti - sentite le parole dell'Apostolo: 'Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro'". Mentre la fede, ha ricordato Papa Ratzinger, "rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realta'", la Bibbia ci mostra che "l'empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realta' fragile e inconsistente, percio' si pieghera', e' destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realta' nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avra' la vita".

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PAPA: POPOLO DI SICILIA GUARDI CON SPERANZA AL FUTURO

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

"Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa' emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto e' possibile!".
Questa l'invocazione che Benedetto XVI ha rivolto ai 100 mila che hanno partecipato alla grande messa celebrata con tutti i vescovi della Sicilia al Foro Italico di Palermo. "A voi fedeli laici - ha scandito Ratzinger - ripeto: non abbiate timore di vivere e
testimoniare la fede nei vari ambiti della societa', nelle molteplici situazioni dell'esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre piu' bello alla vostra terra".
"Come una leva muove molto piu' del proprio peso, cosi' la fede, anche un pizzico di fede, e' in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare", ha assicurato.
"Cari Palermitani e cari Siciliani, la vostra bella Isola - ha ricordato il Papa teologo nella sua omelia - e' stata tra le prime regioni d'Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l'annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo cosi' generoso che, anche in mezzo a difficolta' e persecuzioni, e' sempre germogliato in essa il fiore della santita'. La Sicilia e' stata ed e' terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicita' ed integralita'". Cosi' la Chiesa locale "e' stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua piu' alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante". "Penso - ha elencato Ratzinger - a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra Citta', di cui e' Patrona. Ne' va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacita' di donazione e di solidarieta' verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l'innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredita' da custodire gelosamente e da rilanciare ancor piu' ai nostri giorni". "Cari amici - ha concluso il Pontefice - conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni".

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Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:25 PM
Dal blog di Lella...

Papa a Palermo/ In 250 mila alla Messa al Foro Italico

Benedetto XVI a pranzo al palazzo arcivescovile

Sono stati 250mila, secondo la Questura di Palermo, i fedeli che hanno assistito alla Messa officiata stamani da Benedetto XVI al Foro Italico. Il Pontefice adesso sta raggiungendo in papamobile il palazzo arcivescovile dove pranzerà con una quarantina di prelati. Oggi pomeriggio in cattedrale incontrerà il clero siciliano, e quindi alle 18 a piazza Politeama abbraccerà i giovani venuti da tutta l'isola.

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Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:26 PM
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Palermo, in 250 mila alla messa del Papa

La partecipazione della gente è stata massiccia, oltre le previsioni. Per evitare la calca le persone si sono distribuite lungo il tragitto percorso in papamobile dal Santo Padre

PALERMO. Sono oltre 250 mila secondo gli organizzatori, confortati anche dalle stime della questura, le persone che hanno assistito alla messa del Papa al Foro Italico e che si trovano in strada a Palermo per partecipare all'evento religioso. La partecipazione della gente è stata massiccia, aldilà delle previsioni. Il dato delle 30 mila presenze fornito subito dopo l'arrivo del Papa si è via via allargato. Per evitare la calca, la gente si è distribuita lungo il tragitto percorso in papamobile dal Santo Padre fino al Foro Italico per la messa. La gente, tante famiglie con bambini, sta aspettando in corso Vittorio Emanuele il passaggio del Pontefice che da qui raggiungerà il Palazzo arcivescovile per il pranzo con i vescovi.

Il Giornale di Sicilia

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Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:28 PM
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PAPA: RICORDA PUGLISI,NO A SCORAGGIAMENTO E RASSEGNAZIONE

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

"La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi e' debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi e' saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, e' capace di portare la forza dirompente del Vangelo".
Lo ha ricordato Benedetto XVI dopo aver elencato i problemi che affliggono Palermo e la Sicilia nell'omelia della grande messa celebrata al Foro Italico.
"Cosi' - ha spiegato - si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, don Pino Puglisi".
"Siano essi - ha esortato il Pontefice rivolto ai 100 mila fedeli presenti - a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l'amore di Cristo".

© Copyright (AGI)

PAPA: CREDENTI SIANO UMILI MA NON TIMIDI

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

Nel Vangelo "Gesu' ci invita ad essere umili" ma non ci ha chiesto di essere timidi. Lo ha ricordato il Papa nell'omelia della grande messa celebrata per 100 mila fedeli al Foro Italico di Palermo. "Cari amici - ha detto - se faremo ogni giorno la volonta' di Dio, con umilta', senza pretendere nulla da Lui, sara' Gesu' stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenita'". Il credente pero', come insegna San Paolo, "non deve lasciar spegnere questo dono, ma deve renderlo sempre piu' vivo per mezzo della fede, 'Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carita' e di prudenza".
"Davanti a Dio - ha poi aggiunto il Papa teologo - non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa". Secondo Benedetto XVI, "questa e' un'illusione che puo' nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realta', non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesu': 'Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare'". "Questo - ha affermato Ratzinger - e' un atteggiamento di umilta' che ci mette veramente al nostro posto e permette al Signore di essere molto generoso con noi". "Ci promette - infatti - che 'si cingera' le sue vesti, ci fara' mettere a tavola e passera' a servirci'".

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Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:36 PM
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PAPA:CHI FA IL MALE SI VERGOGNI; E ESALTA PUGLISI

(AGI) - Palermo, 3 ott.

(di Salvatore Izzo)

"Ci si deve vergognare del male, di cio' che offende Dio, di cio' che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunita' civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce".
Nell'omelia della grande messa celebrata al Foro Italico di Palermo, Benedetto XVI fa suo con queste parole il grido accorato di Giovanni Paolo II che ad Agrigento il 9 maggio 1993 si rivolse agli uomini della mafia: "nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, che e' Via, Verita' e Vita convertitevi, un giorno arrivera' il giudizio di Dio".La Bibbia, ricorda, ci mostra che "l'esempio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realta' fragile e inconsistente, percio' si pieghera', e' destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realta' nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avra' la vita".
"A Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano - rileva il Pontefice - difficolta', problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarieta', a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale ed a causa della criminalita' organizzata". Ma davanti a questa situazione umanamente disperante, non ci si deve far vincere dal peso dei problemi.
"La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene - denuncia il Papa teologo - a chi e' debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi e' saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, e' capace di portare la forza dirompente del Vangelo". "Gesu' - scandisce il Ponteficeci invita ad essere umili", ma non ci ha chiesto di essere timidi: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carita' e di prudenza". Osiamo, dunque. "Cosi' - spiega - si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, don Pino Puglisi".
"Quando incontrate l'opposizione del mondo - chiede il Pontefice rivolto ai 100 mila fedeli presenti - sentite le parole dell'Apostolo: 'Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro'". Non dimentichiamo mai che la fede, "rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realta'".
"Popolo di Sicilia - esorta Ratzinger - guarda con speranza al tuo futuro! Fa' emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto e' possibile!". "A voi fedeli laici - insiste - ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della societa', nelle molteplici situazioni dell'esistenza umana, soprattutto in quelle difficili. La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre piu' bello alla vostra terra". "Come una leva muove molto piu' del proprio peso, cosi' la fede, anche un pizzico di fede, e' in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare".
"Cari palermitani e cari siciliani, la vostra bella Isola - ricorda Ratzinger nella sua omelia - e' stata tra le prime regioni d'Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l'annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo cosi' generoso che, anche in mezzo a difficolta' e persecuzioni, e' sempre germogliato in essa il fiore della santita'. La Sicilia e' stata ed e' terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicita' ed integralita'".
Cosi' la Chiesa locale "e' stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua piu' alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante". "Penso - continua Benedetto XVI - a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra Citta', di cui e' Patrona.
Ne' va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacita' di donazione e di solidarieta' verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l'innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredita' da custodire gelosamente e da rilanciare ancor piu' ai nostri giorni". "Cari amici - conclude infine il Papa - conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 6:40 PM
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RICORDA BEATIFICAZIONE ADORNI, PRIMA MAMMA E POI SUORA

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

Prima della preghiera dell'Angelus, il Papa ha rivolto il suo pensiero dal Foro Italico di Palermo a Parma, dove, ha detto, viene proclamata beata Anna Maria Adorni, che nel secolo XIX fu sposa e madre esemplare e poi, rimasta vedova, si dedico' alla carita' verso le donne carcerate e in difficolta', per il cui servizio fondo' due Istituti religiosi.
Madre Adorni, a motivo della sua costante preghiera, veniva chiamata Rosario vivente". "Mi piace - ha concluso - rilevarlo all'inizio del mese dedicato al santo Rosario. La quotidiana meditazione dei misteri di Cristo in unione con Maria, Vergine orante, ci fortifichi tutti nella fede, nella speranza e nella carita'".

© Copyright (AGI)

PAPA: VERGINE PROTEGGA LA SICILIA E LA AIUTI A RINNOVARSI

Salvatore Izzo

(AGI) - Palermo, 3 ott.

"Alla Vergine Maria desidero affidare tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra. Sostenga le famiglie nell'amore e nell'impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficolta', rinnovato slancio nel compiere il bene".
Lo ha detto il Papa al termine della messa al Foro Italico, ricordando che "la Sicilia e' costellata di Santuari mariani",una "rete di devozione, che congiunge tutte le citta' e tutti i paesi dell'Isola".
"La Madonna - ha invocato - conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunita' cristiane affinche' nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i piu' piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato".
Per il Papa teologo, "Maria e' il modello della vita cristiana". "A Lei - ha conclusdo rivolto ai 100 mila fedeli presenti - chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santita', sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 7:40 PM
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L'omaggio del Papa a Falcone

Il pontefice diretto in aeroporto ha deposto fiori sull'autostrada, nel tratto in cui furono uccisi dalla mafia il giudice, la moglie e la scorta

PALERMO. Sulla strada per l'aeroporto di Punta Raisi, Benedetto XVI si è fermato, fuori programma, nel luogo della strage di Capaci, deponendo dei fiori dove morirono, per mano della mafia, il giudice Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta.

© Copyright Il Giornale di Sicilia online

Papa/ Benedetto XVI depone corona di fiori su stele strage Capaci

Il Pontefice onora la memoria del giudice ucciso nel '92

Al termine della visita a Palermo, il papa Benedetto XVI si è fermato alcuni minuti in raccoglimento, deponendo un mazzo di fiori, davanti alla stele che lungo l'autostrada Palermo-Mazzara del Vallo ricorda la strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Nel corso dell'Angelus stamani il Pontefice aveva rivolto agli oltre 250mila fedeli raccolti al Foro Italico di Palermo l'appello a non desistere mai dalla lotta alle piaghe che affliggono questa terra.

© Copyright Apcom


Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 10:24 PM
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IL PRECEDENTE

LA FEDE, LE PAROLE, L’ARTE: QUEL 13 MARZO 2000 DEL CARDINALE RATZINGER

La prima volta in Sicilia da Pontefice. Ma non la prima in assoluto. Quando era cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger volò a Palermo per una visita che rimase nella storia della città. Il porporato – era il 13 marzo 2000, in pieno Giubileo – invitato dal cardinale Salvatore De Giorgi, a quel tempo arcivescovo del capoluogo siciliano, inaugurò la «Settimana della fede» in Cattedrale. La sfida bioetica, il dialogo fra le religioni, la missione alle genti furono i temi toccati dal cardinale Ratzinger e rimasti nella memoria di quelle 1.500 persone raccolte in Duomo che ascoltarono colui che cinque anni dopo sarebbe diventato successore di Pietro. Parlò del rapporto uomo-Dio. E in molti lo ricordano anche col naso all’insù, rapito dalla magnificenza dei mosaici del Duomo di Monreale. Rimase stupefatto della bellezza e della fedeltà di racconto delle Sacre Scritture sui mosaici, incantato davanti al Pantocratore, conquistato dal gioiello della Cappella Palatina di Palazzo dei Normanni. Un assaggio della Sicilia che, certamente, gli sarà rimasto nel cuore.

(A.Tur.)

© Copyright Avvenire, 3 ottobre 2010


Paparatzifan
00Sunday, October 3, 2010 10:28 PM
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PAPA: INCORAGGIA LA SICILIA, MAFIA E' STRADA DI MORTE

(AGI) - Palermo, 3 ott.

(di Salvatore Izzo)

"Cari giovani di Sicilia, non cedete alle suggestioni della mafia, che e' una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri vescovi hanno detto".
E' questo il messaggio che Benedetto XVI ha voluto affidare questa sera ai 15 mila ragazzi delle diocesi siciliane radunati a piazza Politeama, ai quali ha indicato un modello: Rosario Livatino, l'eroico giudice antimafia caduto il 21 settembre 1990.
Vincere la mafia e' possibile, ha spiegato: "siate alberi - ha chiesto ai giovani - che affondano le loro radici nel fiume del bene. Non abbiate paura di contrastare il male.
Conosco l'impegno con cui voi cercate di reagire e di affrontare questi problemi, affiancati dai vostri sacerdoti, che sono per voi autentici padri e fratelli nella fede, come e' stato - ha detto - don Pino Puglisi".
Al sacerdote ucciso davanti alla sua parrocchia di Brancaccio 17 anni fa, il Papa ha dedicato il discorso ai sacerdoti radunati in Cattedrale affermando che "la Chiesa di Palermo deve conservare la viva memoria della feconda testimonianza sacerdotale di don Giuseppe Puglisi, imitandone l'eroico esempio".
"Un appartenente a questo presbiterio - ha scandito - e' stato ucciso dalla mafia, aveva un cuore che ardeva di autentica carita' pastorale; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all'educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si e' adoperato perche' ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli".
"Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali - ha voluto rimarcare ancora il Pontefice ricordando Puglisi - ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale e' in corso la causa di Beatificazione".
E, prima di partire, il Papa ha reso omaggio anche al sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, saltati in aria a Capaci, dove e' stato fatto fermare il corteo che accompagnava Ratzinger: "il Papa e' sceso dalla sua macchina - ha spiegato ai giornalisti il portavoce padre Federico Lombardi - per deporre un mazzo di fiori presso una delle stele erette in ricordo delle vittime, e ha sostato in preghiera silenziosa, ricordando tutte le vittime della mafia e delle altre forme di criminalita' organizzata. Poi ha ripreso la strada verso l'Aeroporto per rientrare a Roma".
"Ci si deve vergognare del male, di cio' che offende Dio, di cio' che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunita' civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce", ha detto nell'omelia della grande messa celebrata al Foro Italico di Palermo, facendo suo con queste parole il grido accorato di Giovanni Paolo II che ad Agrigento il 9 maggio 1993 si rivolse agli uomini della mafia: "nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, che e' Via, Verita' e Vita convertitevi, un giorno arrivera' il giudizio di Dio".
La Bibbia ci mostra, ha ricordato il Papa teologo davanti a una folla immensa e alle autorita' il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo e il sindaco di Palermo Diego Cammarata), "l'empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realta' fragile e inconsistente", che "percio' si pieghera' ed e' destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realta' nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avra' la vita".
"A Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano - rileva il Pontefice - difficolta', problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarieta', a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale ed a causa della criminalita' organizzata".
Per Ratzinger, davanti a questa situazione umanamente disperante, non ci si deve far vincere dal peso dei problemi. "La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene - ha denunciato - a chi e' debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi e' saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, e' capace di portare la forza dirompente del Vangelo".
"Gesu' - ha spiegato Benedetto XVI - ci invita ad essere umili", ma non ci ha chiesto di essere timidi: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carita' e di prudenza". Osiamo, dunque, ha incoraggiato il Papa tedesco rivolto ai cattolici siciliani.
Per il Papa la scommessa che in Sicilia si deve giocare e' quella della formazione dei giovani. Per questo Chiesa e autorita' devono sostenere la famiglia. "Ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l'amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi", ha detto. Parole che sono state accolte con grande attenzione da una folla mai vista in questa città.
Oltre 200 mila alla messa al Foro Italico, e migliaia anche lungo le strade.
Padre Lombardi, il portavoce vaticano, ha espresso perplessita' perche' alcuni media hanno insistito per tutto il giorno con una stima assolutamente incongrua delle presenze.

© Copyright (AGI)


-danich-
00Sunday, October 3, 2010 11:46 PM
03/10/2010 -

Cammarata: "Palermo non si è mai piegata alla mafia"



Il sindaco Diego cammarata è stato il primo a prendere la parola per dare il benvenuto a Benedetto XVI in visita nel capoluogo isolano: "Il nostro impegno è contro la povertà e il degrado"

Il saluto del sindaco di Palermo sul palco: "La città non si è mai rassegnata alla violenza". L'arcivescovo: "Disoccupazione, disagio delle fasce sociali più deboli, i numerosi problemi amministrativi ed economici non cessano di condizionare pesantemente la vita della nostra Isola"

Donata al Papa la Statua dell'Imacolata protettrice della Sicilia. Dal primo cittadino in regalo una miniatura del carro di Santa Rosalia.

PALERMO. "Alla violenza della mafia, Palermo non si e' mai rassegnata ne' piegata e, pur profondamente ferita, ha sempre saputo rispondere con un no deciso, chiedendo a tutti noi che abbiamo responsabilita' di governo e politiche un impegno sempre piu' deciso e preciso per la legalita'". Sono le parole del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, nel saluto a Benedetto XVI, al Foro Italico.

"Consegniamo a Lei, Santo Padre - ha continuato Cammarata -, con le nostre preghiere ed il nostro impegno quotidiano la nostra volonta' di accoglienza dei bisogni e delle sofferenze contro ogni forma di degrado e di poverta' cosi' come fecero grandi uomini di fede, come il beato Giacomo Cusmano, che nella nostra Palermo lavorarono infaticabilmente al servizio degli ultimi. Cosi' come ci ha insegnato don Pino Puglisi - ha concluso il primo cittadino -, il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, ciascuno di noi e' pronto a dare il proprio contributo, anche minimo ma ugualmente importante, per raggiungere quell'obiettivo di comunione e progettualita' condivisa che serva a promuovere in modo autentico il bene comune".





Romeo: "La Sicilia è condizionata da ferite profonde"


L'arcivescovo di Palermo, salutando il Papa, parla di disoccupazione, di problemi amministrativi ed economici, di criminalità organizzata come piaghe dell'Isola. "Gestione politica discontinua e poco attenta" dice


PALERMO. "Non possiamo nascondere che la Sicilia sia caratterizzata da ferite profonde, antiche e nuove, personali e comunitarie che incidono nel tessuto sociale". Queste le parole pronunciate dall'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, nel messaggio di saluto al Papa, prima della messa al Foro Italico.

"Un crescente tasso di disoccupazione, il disagio delle fasce sociali piu' deboli, i numerosi problemi amministrativi ed economici, non cessano di condizionare pesantemente la vita della
nostra isola, spesso scenari di drammi che la criminalita' organizzata approfittando di questo humus consuma a danno dell'intero tessuto sociale e inevitabile e inevitabilmente delle
sinfole coscienze", ha aggiunto l'alto prelato.

"Come non ricordare che in questo momento - ha sottolineato mons. Romeo - quanti nel desiderio di garantire un futuro migliore ai propri familiari hanno dovuto cercare nuove occasioni di lavoro in altre regioni e all'estero, sorretti dalla forza della fede?".
Ci sono "tanti elementi" che fanno in modo che in Sicilia "i giovani non guardino al futuro con speranza", "tanto immobilismo sociale e culturale come pure una gestione politica discontinua e poco attenta ai problemi della disoccupazione giovanile, rischiano di fare penetrare in loro il senso della sconfitta, il tarlo pericoloso dello scoraggiamento".

"I nostri giovani - ha aggiunto Romeo - sanno che il Santo Padre e' consapevole del loro dolore e del loro smarrimento, di fronte al disorientamento che respirano da questa societa' che diviene troppo spesso sopraffazione, ingiustizia, violenza, morte e li sostiene e li accompagna con la sua preghiera e il suo prezioso magistero".




-danich-
00Monday, October 4, 2010 12:00 AM
"La Sicilia è terra di Santi,
non perdete la speranza"

di paola pizzo
03/10/2010 - 12:01 La Santa Messa celebrata da Benedetto XVI a Palermo

Il Pontefice sul palco al Foro Italico: "Sono qui per dare coraggio. La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede. Seguite l'esempio di padre Puglisi". Folla di fedeli all'Angelus: molte famiglie con i bambini. Le stime degli organizzatori e della questura.


Il Papa: "Sono qui per darvi coraggio"


Papa Benedetto XVI celebra l’Angelus al Foro Italico di Palermo, dove è in visita per la prima volta.
di PAOLA PIZZO

PALERMO. E’ arrivato a bordo della sua “papamobile” e non ha perso tempo a parlare della Sicilia, definendola da subito “isola bellissima”. Ha spiegato che è arrivato nella terra a tre punte per stare vicino alla gente che ogni giorno vive “in condizioni di precarietà” e vede le cause di questo dolore nella "mancanza di lavoro, nell'incertezza del futuro, nella sofferenza fisica e morale". Ma anche nella "criminalità organizzata”. Una presa di coscienza che vuole pure essere un incoraggiamento a non arrendersi.




Il Papa ai giovani: "Mafia strada di morte"


Benedetto XVI a bordo della papamobile saluta i fedeli
Il pontefice in piazza Politeama, nell'ultimo appuntamento della sua visita a Palermo: "Non cedete alle suggestioni della criminalità, è una via incompatibile con il Vangelo". Citato come esempio il giudice Rosario Livatino



PALERMO. "La mafia" è "una strada di morte, incompatibile con il Vangelo": lo ha detto papa Benedetto XVI parlando ai giovani siciliani a Palermo, in piazza Politeama, ultimo appuntamento della sua visita apostolica.

"Non cedete alle suggestioni della mafia - ha affermato il pontefice - che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri vescovi hanno detto". Siate alberi che affondano le loro radici nel 'fiume' del bene" e "non abbiate paura di contrastare il male. Così papa Benedetto XVI si è rivolto questa sera ai giovani siciliani riuniti in piazza Politeama, indicando loro alcuni esempi da seguire: da Chiara Badano, morta di tumore nel 1990 e recentemente beatificata, a Rosario Livatino, magistrato ucciso, nello stesso anno, dalla mafia a 38 anni, ora al centro di una causa di beatificazione.

"Insieme - ha detto il Papa ai giovani - sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra". Parlando di Livatino e di altri giovani morti prematuramente nella fede, papa Ratzinger ha osservato che "spesso la loro azione non fa notizia, perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia".

Proseguendo poi nella metafora dell'albero, di cui ricorda la radice biblica, Benedetto XVI ha sottolineato il ruolo della famiglia, fondamentale "non solo per una giusta tradizione" "molto sentita dai siciliani". L'importante - ha detto - è che "il senso della vità" "germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio, per la trasmissione della vita e della fede". Una famiglia che il Papa vede come una "piccola Chiesa" inserita nella "grande Chiesa" "che Cristo è venuto a formare".

"Conosco le vostre difficoltà - ha detto infine il Papa concludendo il suo discorso ai giovani - che sono le difficoltà dei giovani e delle famiglie di oggi, in particolare nel sud d'Italia". E ha citato ancora don Pino Puglisi, esortando ad avere fiducia nei sacerdoti che, come lui, "sono per voi autentici padri e fratelli nella fede".

Applausi e grida di gioia hanno accompagnato le parole di Benedetto XVI sulla mafia pronunciate oggi a Palermo, durante l'incontro con i giovani in piazza Politeama.
Due volte il pontefice ha dovuto interrompere il suo discorso, quando ha detto che "la mafia è una strada di morte" e poi quando ha affermato che essa è "incompatibile con il Vangelo".



Il Papa abbraccia i giovani
e saluta: "Grazie Palermo"



Benedetto XVI, l'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo e alcuni giovani sul palco di piazza Castelnuovo
Al Politeama, l'ultimo appuntamento della visita nel capoluogo siciliano del Pontefice con il bacio a una bimba, cori, foto e il saluto prima della partenza



di LUIGI ANSALONI
PALERMO. La rockstar vestita di bianco (e rosso) arriva in perfetto orario all’appuntamento con i suoi “ciovani” (tedesco, lingua che o si ama o si odia), teutonica precisione in una giornata scandita da minuti e secondi cronometrati con lancette degne di un grande chirurgo. Il teatro Politeama guarda piazza Castelnuovo gremita da ragazzi e ragazze provenienti, e per una volta è vero, da ogni parte della Sicilia e non solo.

La rockstar non fa i capricci, non ha particolari vezzi, non lancia oggetti e non si lancia tra i suoi fan, che gli dedicano cori e scandiscono il suo nome proprio come ad un concerto. Benedetto, Benedetto. L’unica eccezione è per una bambina, davvero bellissima: bionda, vestita di tutto punto, piccolissima. Una puffa, tanto è minuta e piccina. Il Santo Padre la nota dalla sua papamobile, ordina di fermarsi, abbassa la finestra (finestrino è riduttivo), la prende e la bacia. Lei, la piccola, non fa una grinza: non ride, non piange. Si piglia il bacio di quello che per lei potrebbe benissimo essere un nonno o un anziano zio. Tra qualche anno capirà.

Il “cerimoniale”, in una piazza così gremita e calda (anche se fratello sole lentamente lascia spazio a sorella luna), ha così avuto il suo fuori programma. La rockstar vestita di bianco (e rosso) non ne ha regalato altri. Anche la folla è stata perfetta. I Papaboys sono stati bravi, bravissimi. Perfetti, appunto. Nessun colpo di testa, rissa o fastidio. Palermo, se volete chiamatela Svizzera. Almeno per un giorno.

La folla impazzisce allo scandire del nome di Benedetto ma non solo. Altre “rockstar” suscitano entusiasmo: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Padre Puglisi e Rosario Livatino. Peccato non possano sentire. Questa giornata è un po’ dedicata a loro. “Sono dentro di noi, sono siciliani, sono una parte importante della nostra storia, anche se recente”, dice Edoardo, agrigentino proprio come Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalla mafia. Così come Falcone, Borsellino e Padre Puglisi. Ed è proprio quella parola, mafia, evitata la mattina, durante la celebrazione della messa, per forza di cose più ingessata, a colpire la mente e il cuore dei ragazzi. “Il Papa in mezzo a noi ci dà la forza di crederci, di lottare. Sentiamo che è con noi in questa battaglia, che vinceremo”, dice Giada, da Gela, città martoriata dalle pallottole e dai tentacoli di Costa Nostra.

Ma il siciliano è siciliano perché è spontaneo, e lo è anche se l’ospite è il Papa. Il Palermo, prima di tutto: la Fiorentina è battuta, e le bandiere rosanere sventolano festanti. “Benedetto, questa vittoria è tua”, dice un gruppo di tifosi, tutti con la maglia di Pastore (lui, da queste parti, la beatificazione l’ha già presa). Ci si mette anche Superman, poi: un aitante ragazzo, aspirante attore, vestito con una tutina blu e rossa, che gli dona mica male. Si ferma, molti si fanno le foto con lui, parla del suo amore verso il Pontefice e gli promette che lo andrà a trovare più spesso. Superman con il Papa: una bella coppia…

I giovani amano la musica e cantano. Dal palco, sul prato, con qualsiasi strumento. Ad un certo punto molte canzoni si intrecciano tra di loro, in un misto di voci che per lo più sembra incomprensibili. Solo “L’Emmanuel”, l’inno delle giornate mondiali della Gioventù nel Giubileo del 2000, riesce a mettere tutti d’accordo, e quelle voci diventano una.

Si fa anche sentire la stanchezza, al calar del fratello sole. Molti si distendono sul prato vicino il tempietto, con i piedi nudi. “Siamo giovani, è vero, ma siamo in piedi da più di 30 ore!”, dice un gruppo di scout proveniente da Ragusa. Un riposino ci vuole.

E poi arriva lui, la rockstar, con la papamobile. Sale sul palco, sente i discorsi di due giovani e pronuncia il suo: stavolta gli applausi sono più incisivi, l’atmosfera meno ingessata. Non ci sono autorità. Solo lui e i suoi “ciovani”. Alle 18.40 è tutto finito. Il Papa se ne va. Tutti lo salutano, commossi. “Ci ha resi orgogliosi, ha reso orgogliosi Palermo e tutta la Sicilia”, dicono. Adesso è proprio una vera festa. La colonna sonora è "Jesus Christ you are my life", inno dei giovani cattolici, tanto cara a Papa Wojtyla, che muoveva le mani a tempo di musica quando la ascoltava, sorridendo. Si sciolgono anche i vescovi delle varie diocesi siciliane, che ad un certo punto tirano fuori macchine fotografiche e telefonini, per immortalare anche loro la rockstar. Come facevano i fan dei Beatles e dei Rolling Stones. Poi il Santo Padre scende dal palco, dà un’ultima occhiata e saluta Palermo, ringraziandola, e i suoi giovani. La città non è mai stata bella come oggi, e mentre quella macchina bianca e un po’ strana se ne va, non rimane da chiedersi perché.





Una tranquilla mattinata col Papa

Un cronista fra la folla per raggiungere il Foro Italico. In coda con i pellegrini che hanno raggiunto Palermo da tutta la Sicilia per assistere alla messa di Benedetto XVI. Ecco com’è andata

di LUIGI ANSALONI

PALERMO. La tranquilla mattinata con il Papa inizia con un cielo talmente limpido da togliere il fiato. Non una nuvola in cielo nemmeno a pagarla, con un gioco di luci nelle primissime ore dopo l’alba che affascinano e rasserenano la folla, con il fratello sole che promette di essere compagno fedele per tutto il giorno. A prima vista sembra essere una delle tante domeniche di ottobre per le strade: se non fosse per le transenne e per le migliaia di volontari e uomini delle forze dell’Ordine (una volta tanto con la O maiuscola), piazza Castelnuovo sarebbe sempre la stessa. Non c’è molta folla in via Ruggiero Settimo, passando per via Maqueda e sfiorando il teatro Massimo: persone che si allenano correndo o in bicicletta, gente normale che sembra passeggiare.


Una tranquilla mattinata, appunto, come se niente fosse. Arrivati in corso Vittorio Emanuele tutto cambia: inizia la fila, ordinata. Non si può camminare per la strada, solo sui marciapiedi, bloccati dalle transenne che regolano il flusso della folla e creano qualche mugugno e imprecazione, vedendo l’asfalto libero al tuo fianco. Arrivati all’incrocio con la via Roma, sembra di essere in fila in un qualsiasi lunedì in viale Regione Siciliana, con la differenza che sei a piedi e non sulla tua auto. Le vecchie tradizioni non si dimenticano mai e qualcuno cerca subito di fare il furbo, mostrando disagi fisici, bambini in braccio, pass inesistenti. Tutto pur di velocizzare la camminata e arrivare così al Foro Italico. A piazza Marina arriva la folla, quella oceanica che ti aspetti. Qualcuno perde il senso dell’orientamento, guarda la cartina e non si rende ben conto di dove si trova.


“Scusi, ma dov’è il Foro Romano?”, chiede una coppia, evidentemente non di Palermo. Li guardano stranissimi, li invitano ad andare nella Capitale, qualcuno li corregge ridendo. Una guida turistica, evidentemente non molto informata, grida ad un gruppo nutrito, minuti di striscione, cartellone e bandierine, che “la messa con il Santo Padre è prevista alle pendici di Monte Pellegrino intorno alle 10.30”. Qualcuno, fidandosi ciecamente, casca nell’involontario tranello e si dirige verso la montagna dei palermitani. Li guardi camminare con inesauribile pazienza, sperando che si rendano conto da soli che non è quella la via, per passare la tranquilla mattinata col Papa.


Tutto sembra procedere con un ordine e con una puntualità che dalle nostre parti, in un qualsiasi giorno di un qualsiasi mese di un qualsiasi anno, si può solo sognare. Acqua e aiuto per tutti, informazioni precise, niente risse e file agli ingressi dei settori, sedici in tutto. “Talè talè, u Papa fa davvero miracoli. E quando mai Palermo è stata così arriggiuta?”, grida un signore. Chi non è così fortunato da avere un pass per i settori con posti numerati con tanto di sedia (autorità, giornalisti, vescovi, amici e parenti di politici e compagnia bella), prende posto nel prato del Foro Italico. Qualcuno trema al pensiero di cosa sarà domani, quell’erba che adesso sembra quasi più verde del solito. Suggestione, probabilmente. Più avanti si vedrà.


Sono quasi le 10 e il Papa è atterrato al Falcone Borsellino. La febbre per vedere il Santo Padre sale ogni minuto di più. Il foro Italico (non romano) è semplicemente stupendo. Fa quasi rabbia, pensando a cos'è ogni giorno di ogni settimana di ogni mese di ogni anno. Il mare fa da cornice al “palco delle polemiche”, come l’ha chiamato qualcuno, un gioiellino costato mezzo e più milione di euro, tra amplificazione e il resto. Lo spettacolo è notevole, con l’acqua che sembra molto più azzurra del solito. Ci sono anche le barche a vela, sembra di essere a Montecarlo. Sul prato ognuno racconta la propria storia alla domanda: Perché è venuto a vedere il Papa?.


“L’anno scorso ero andato a Roma, volevo vedere l’Angelus ma quel giorno stesso mia figlia ha avuto un brutto incidente con la macchina – dice Roberto Ferri, da un paesino in provincia di Enna – in quei momenti terribili mi sono rivolto a lui con la preghiera. Tutto è finito bene, e ho giurato a me stesso che lo avrei ringraziato, anche se non di persona. Sono qui per questo, per dirgli grazie di avermi donato la gioia di vivere ancora con mia figlia”. Ci sono anche storie più semplici, come quella di una coppia di vecchietti che hanno sulle spalle una canadese dove hanno passato la notte: “Siamo andati a vedere Papa Woytila nel 1993 alla valle dei Templi e nel 1995 allo stadio. Non potevamo mancare stavolta, anche se sono passati tanti anni. Vedere il Papa ci dà una sensazione di serenità”. Ci sono anche ragazzi e non che sono qui per passare una mattinata e una domenica diversa, tranquilla e serena: “Magari chi lo sa, riusciamo anche a rimorchiare”, dice Christian, 17 anni, capelli lunghi e occhiali rossi, che ci confessa di avere già qualche obiettivo in mente.


Dal microfono una voce prega di fare e di rispettare il silenzio durante la celebrazione, annunciando che da lì a pochi minuti il Santo Padre sarebbe “stato tra noi”. I maxischermi iniziano a fare vedere la Papamobile farsi strada tra le ali di folla, con Ratzinger sorridente che saluta. Appena scende, migliaia di bandierine bianche e gialle sventolano e partono cori da stadio. Urla e grida, come fosse una rockstar. Qualcuno fa partire anche un “popopopopo”, di mondiale memoria (2006). In mezzo a tutta questa folla, una bambina vestita di bianco è seduta all’ombra e mangia i crackers, incurante del putiferio che le si è scatenato. Appena sceso dal suo mezzo, Benedetto XVI è circondato da preti e vescovi, la sua gente. Qualcuno lo aiuta pacatamente e quasi invisibilmente a salire la rampa. Si siede, ascolta i discorsi di Cammarata e Monsignor Romeo, uniti nel nome di Don Pino Puglisi. Quando il prete di Brancaccio è nominato, parte subito un applauso. Il Santo Padre ascolta, ringrazia, accetta i doni e ricambia. Fratello sole si fa sempre più forte, e un enorme ombrello bianco dalla forma strana (sembra quasi un prototipo sconosciuto a noi umani) ripara il capo bianco del Santo Padre.


C’è chi piange dalla commozione, c’è chi non regge all’emozione e sviene. C’è semplicemente chi ascolta e apprezza, chi più chi meno, il discorso del Pontefice. Sobrio, senza i picchi emozionali del "Convertitevi" del suo predecessore ad Agrigento. In tribuna stampa (anche se non siamo allo stadio...) arriva in anticipo, l'omelia, con una scritta minacciosa e nera, un bollino nell'angolo alto: "Embargo, da divulgare solo dopo il discorso". Un avvertimento bello e buono. Ti chiedi cosa potrebbe succedere in caso di ribellione. Meglio non pensarci.


La messa scivola via in latino, con il coro impeccabile che con le sue voci maestosi riempie l'aria di maria. L'incipit del primo canto ricorda l'attacco dell'inno di Forza Italia. Qualcuno fischietta ridendo lo fa notare. Ll’omelia di Ratzinger è fermata dagli applausi quando anche lui ricorda Don Pino Puglisi. Tutti resistono sotto il fratello sole, qualcuno non ce la fa e viene portato via per la troppa fatica. Uno dei vecchietti con la canadese sviene, l’altro non molla ma alla fine cede: lo coprono con una copertina bianca perché sente freddo, ma alla fine si riprende e si alza. Giusto per vedere la fine di questa tranquilla mattinata con il Papa, che saluta tutti e si dirige verso la sua vettura. Si gira verso la folla con un sorriso grande così e ride. Un po’ come quella bambina che mangiava i crackers, che batte sulla spalla di chiunque chiedendo “Ma quel signore vestito di bianco è il Papa?”. La alzano e glielo fanno vedere. E sorride.



-danich-
00Monday, October 4, 2010 12:06 AM
Padre Puglisi punto di svolta per la Chiesa

di FRANCESCO DELIZIOSI
La sera del 15 settembre 1993 un proiettile di mafia sparato alla nuca spegneva la vita di uno sconosciuto sacerdote di periferia a Palermo. Quel colpo di pistola ha segnato un pezzo di storia della società civile e della Chiesa. Decine di strade, piazze, scuole, centri giovanili, portano in tutta Italia il nome di don Giuseppe Puglisi. Su di lui sono stati realizzati due film (di Roberto Faenza e Gianfranco Albano) e uno spettacolo teatrale (in scena al Biondo con testo di Mario Luzi). Commemorazioni si sono svolte anche all'estero, persino in Australia.

Il piccolo parroco di Brancaccio è stato citato più volte da Giovanni Paolo II in discorsi ufficiali come "testimone del Vangelo" e durante il Giubileo il suo nome è stato incluso tra quelli degli uomini che hanno fatto la storia della Chiesa nel Novecento.
Eppure, due aspetti del "caso Puglisi" destano ancora il senso del mistero, dell'incompiutezza, di un percorso non-finito.

In primo luogo: i processi penali si sono conclusi con condanne definitive per mandanti (i boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano) ed esecutori. Ma in sede di istruttoria non è stata sviluppata l'ipotesi di un movente molto più ampio del "disturbo" che il sacerdote arrecava agli interessi della cosca nel quartiere.
Lo stesso gruppo di fuoco che ha piazzato il tritolo in giro per l'Italia nell'estate del '93 è stato condannato per il delitto Puglisi. E tra i bersagli di quella stagione ci furono anche due chiese a Roma. Secondo diversi collaboratori di giustizia, la mafia intendeva "dare una lezione" a Giovanni Paolo II per il suo discorso nella Valle dei Templi (maggio '93).

E, dopo aver colpito con l'esplosivo a Roma, il 15 settembre - per una convergenza di interessi - si decise di eliminare l'inerme parroco che operava proprio a Brancaccio, dov'era la testa del serpente. L'omicidio non va quindi ridotto a una storia di quartiere, a una vendetta privata, ma inquadrato nel complesso periodo del '92-'93: per la prima volta nella storia, anche la Chiesa era diventata un bersaglio della mafia.

Il secondo aspetto del "caso Puglisi" riguarda la mancata conclusione della causa di riconoscimento del martirio. Potrebbe sembrare un problema esclusivamente ecclesiale e invece questo percorso incompiuto si presta a una riflessione coinvolgente per tutti. Il "processo" è iniziato nel '98, la parte diocesana si è conclusa nel 2001. Da allora le carte giacciono presso la Congregazione vaticana.

Due i dubbi fondamentali in attesa di essere risolti. È provato che don Puglisi venne ucciso "in odium fidei", per odio alla fede? E si può configurare il martirio se gli assassini non sono infedeli, anzi sono battezzati e si dicono rispettosi della Chiesa?
Come si intuisce, il problema nasce dal voler applicare lo schema tradizionale (è martire il missionario trucidato in Paesi lontani, "in partibus infidelium") a una vicenda di scottante attualità che richiede invece uno scarto, un ampliamento della visuale. E d'altronde una tale "eccezione" è già stata ammessa di recente, come nel caso delle vittime di ideologie totalitarie quali il nazismo (ad esempio, per il sacrificio di Massimiliano Kolbe).
A fine giugno, a Palermo, tredici associazioni cattoliche hanno scritto una lettera a Benedetto XVI sulla questione.
Da allora le adesioni sono cresciute, arrivando a una trentina, più numerose sottoscrizioni di singoli (il testo completo su www.padrepinopuglisi.it, le iscrizioni sono ancora aperte). La lettera sollecita il riconoscimento del martirio perché "la fedeltà a Cristo e al suo Vangelo segnò la condanna a morte di don Puglisi... il riconoscimento ecclesiale di questo martirio ha valore di segno, raccontare della morte di un uomo che non ha piegato la testa al potere mafioso per fedeltà a Cristo annunzia con linguaggio propriamente ecclesiale che l'unica signoria nella storia è quella di Gesù Crocifisso".

Nel '94 i vescovi siciliani scrissero con splendida chiarezza che "la mafia appartiene, senza possibilità di eccezione, al regno del peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del Maligno". Mafia e Vangelo sono incompatibili. In uno straordinario documento del febbraio 2010 sul Mezzogiorno, anche i vescovi italiani hanno citato due volte don Puglisi sottolineando come "la resistenza alla mafia sia stata il crocevia, bagnato dal sangue, di un anelito alla giustizia e alla santità".

Il significato del martirio di don Puglisi all'inizio era nella consapevolezza di pochi che lo avevano conosciuto direttamente. Poi, lentamente, è diventato il comune sentire di molti.

Il Papa sarà a Palermo il 3 ottobre. Una sua riflessione su don Puglisi è attesa con speranza dalla Sicilia. Neanche il Pontefice può intervenire direttamente sulla Congregazione per le cause dei Santi. Ma un suo pensiero - riprendendo le parole di Giovanni Paolo II del '93 - sul tema della mafia può spazzare via tanti, residui dubbi teologici.

L'accertamento di questo martirio è quindi una prova di maturazione e crescita per la stessa Chiesa, un punto di svolta. Se don Puglisi verrà riconosciuto come martire, tutti i mafiosi saranno - finalmente - gettati fuori dal Tempio, occupato abusivamente e subdolamente con tanto di santini bruciati e bibbie del padrino. Vorrà dire applicare concretamente il principio, già espresso nei documenti, che mafia e Vangelo sono incompatibili. Riscattando nel sangue di don Puglisi un passato dove non si possono negare le sottovalutazioni e le mancate denunce.

Il martirio si definisce anche come un "dono di Dio" alla comunità che lo riceve. Appare chiaro, allora, qual è il dono portato da don Puglisi a Palermo: è questa svolta di portata storica per la Chiesa siciliana e, di riflesso, per tutta la società.

+PetaloNero+
00Monday, October 4, 2010 12:32 AM
Il Papa ai religiosi: pregare per essere maestri di preghiera
Se non si è interiormente in comunione con Dio non si può dar niente agli altri

di Roberta Sciamplicotti



PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- La preghiera è il pilastro della vita religiosa, perché se non si è in comunione interiore con Dio non si ha ricchezza da offrire agli altri.

E' il messaggio che Benedetto XVI ha lasciato questa domenica pomeriggio incontrando nella Cattedrale di Palermo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi in occasione della sua visita nel capoluogo siciliano per il Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

Il Papa è giunto alla Cattedrale a piedi per il primo impegno del pomeriggio dopo l'affollatissima Messa del mattino al Foro Italico Umberto I, alla quale hanno assistito più di 200.000 persone.

Ha quindi raggiunto la Cappella di Santa Rosalia, nel transetto destro, dove in un'urna d'argento sono conservate le reliquie della patrona di Palermo, che ottenne il miracolo della liberazione della città dalla peste nel 1624.

Dopo qualche istante di raccoglimento, il Pontefice è stato salutato dall'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che ha presentato i religiosi presenti come “uomini e donne innamorati di Gesù Cristo” che “divengono pietre profetiche capaci di annunziare all'uomo di oggi il Dio dell'amore”.

Il presule ha aggiunto che il dono della vita per amare Cristo e la Chiesa è “l'unica strada maestra per rendere splendente la consacrazione” che i religiosi hanno ricevuto.

Rivolgendosi al Papa, che ha definito “dolce Vicario di Cristo in terra”, l'Arcivescovo gli ha poi chiesto una “parola forte che possa confermare non solo la nostra fede, ma anche il nostro impegno di totale dedizione al Vangelo”.

La preghiera, base della vita religiosa

Il Papa si è rivolto in primo luogo ai sacerdoti, che lavorano “con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie”.

“Siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera – ha chiesto loro –. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dell’orazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in colloquio rigenerante con il Padre”.

Il Vescovo di Roma ha riconosciuto che “non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore”.

“Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è fondamentale: in essa, agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al ministero. Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri”.

Vero pastore

Il sacerdote, ha aggiunto, deve agire nel “campo immenso del servizio delle anime, per la loro salvezza in Cristo e nella Chiesa”, “un servizio che deve essere completamente ispirato dalla carità di Cristo”, perché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, che nessuno si perda”.

“Il sacerdote è per i fedeli: li anima e li sostiene nell’esercizio del sacerdozio comune dei battezzati, nel loro cammino di fede, nel coltivare la speranza, nel vivere la carità, l’amore di Cristo”.

A questo proposito, il Papa ha chiesto “una particolare attenzione” per il mondo giovanile. “Spalancate le porte delle vostre parrocchie ai giovani, perché possano aprire le porte del loro cuore a Cristo! - ha esclamato - Mai le trovino chiuse!”

Se il sacerdote deve essere centrato su Cristo, ha proseguito, non può comunque restare lontano dalle preoccupazioni quotidiane del Popolo di Dio; “anzi, deve essere vicinissimo, ma da sacerdote, sempre nella prospettiva della salvezza e del Regno di Dio”.

Egli, infatti, “è testimone e dispensatore di una vita diversa da quella terrena”, “è portatore di una speranza forte, di una 'speranza affidabile', quella di Cristo, con la quale affrontare il presente, anche se spesso faticoso”.

Il mondo contemplativo

Il Pontefice ha quindi rivolto “un particolare pensiero ai monaci e alle monache di clausura, il cui servizio di preghiera è così prezioso per la Comunità ecclesiale”.

“Continuate a seguire Gesù senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, dando così testimonianza della bellezza di essere cristiani in maniera radicale”, ha chiesto.

“La vostra stessa presenza e il vostro stile infondono alla Comunità ecclesiale un prezioso impulso verso la 'misura alta' della vita vocazione cristiana; anzi potremmo dire che la vostra esistenza costituisce come una predicazione, assai eloquente, anche se spesso silenziosa”.

Quello dei contemplativi, ha sottolineato, “è un genere di vita antico e sempre nuovo, nonostante la diminuzione del numero e delle forze”.

“Abbiate fiducia – ha detto –: i nostri tempi non sono quelli di Dio e della sua provvidenza. E’ necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore poi provvede!”.

Seminaristi

Il Papa ha quindi salutato “con affetto di predilezione” i seminaristi, esortandoli “a rispondere con generosità alla chiamata del Signore e alle attese del Popolo di Dio, crescendo nell’identificazione con Cristo, il Sommo Sacerdote, preparandovi alla missione con una solida formazione umana, spirituale, teologica e culturale”.

Il seminario, ha dichiarato, è prezioso per il loro futuro, “perché, attraverso un’esperienza completa e un lavoro paziente, vi conduce ad essere pastori d’anime e maestri di fede, ministri dei santi misteri e portatori della carità di Cristo”.

“Vivete con impegno questo tempo di grazia e conservate nel cuore la gioia e lo slancio del primo momento della chiamata e del vostro 'sì', quando, rispondendo alla voce misteriosa di Cristo, avete dato una svolta decisiva alla vostra vita”.

L'esempio di don Puglisi

Il Papa ha quindi ricordato che il 15 settembre la Chiesa di Palermo ha commemorato il “barbaro assassinio” di don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993.

“Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale – ha sottolineato –; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all’educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli”.

“Vi esorto a conservare viva memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l’eroico esempio”, ha concluso, ricordando che è in corso la causa di beatificazione di don Puglisi.

Dopo l'incontro con i religiosi, il Papa si è recato in papamobile dalla piazza della Cattedrale a Piazza Politeama, dove lo attendevano circa 20.000 persone tra giovani e famiglie.









“Dove ci sono giovani e famiglie che scelgono la via del Vangelo, c’è speranza”
Il Papa incontra i partecipanti al Raduno ecclesiale siciliano di Famiglie e Giovani

di Roberta Sciamplicotti


PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Se ci sono giovani e famiglie che seguono la via del Vangelo, la società ha speranza, ha dichiarato Papa Benedetto XVI questa domenica pomeriggio incontrando a Palermo i giovani e le famiglie della Sicilia.

Il Papa è arrivato all'appuntamento in Piazza Politeama in papamobile tra due ali di folla che lo salutavano con enorme entusiasmo sventolando bandierine bianche e gialle. Ad attenderlo c'erano più di 20.000 persone.

Il Pontefice è stato salutato dal Vescovo di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, delegato della Pastorale per la Famiglia e per i Giovani della Conferenza Episcopale Siciliana, che ha affermato che i giovani siciliani hanno accettato di “farsi profeti della sfida del Vangelo nella società, portando la Chiesa fuori dal tempio”, “nella giustizia e nella legalità, nella responsabilità etica e della solidarietà”.

“Gesù si fida dei giovani”, che insieme alle famiglie desiderano “ritrovare lo sguardo del coraggio”, “farsi riflesso della luce di Cristo Signore” ed essere “bussola di orientamento verso il senso alto della vita”, ha aggiunto.

Il Vescovo ha quindi offerto tre doni al Papa: due volumi con le riflessioni regionali degli ultimi anni su gioventù e famiglia, intitolati “I giovani e la sfida della fede in Sicilia” e “Famiglia, luce di Vangelo nella società”, e un quaderno con la descrizione di laici del XX secolo, giovani e sposi, dal titolo “Isola bella”.

Hanno poi salutato il Papa due giovani, Giorgia, studentessa liceale, e David, studente universitario. “Non vogliamo rinunciare al sogno di una Sicilia migliore”, “fecondata dal sangue di tanti martiri”, ha detto David.

“Il vostro, cari amici, è stato più di un saluto: è stata una condivisione di fede e di speranza – ha affermato il Papa –. Vi ringrazio di cuore. Il Vescovo di Roma va dovunque per confermare i cristiani nella fede, ma torna a casa a sua volta confermato!”.

La famiglia, fonte di vita e di fede

L'accostamento tra giovani e famiglie, ha spiegato il Pontefice, “non può essere solamente occasionale, o funzionale”, perché “ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale”.

A questo proposito, il Papa ha voluto portare la testimonianza di Chiara Badano, beatificata il 25 settembre a Roma. Nata nel 1971, è morta nel 1990 per una malattia incurabile.

“La sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo”, ha indicato, ricordandone i “diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio!”.

“Evidentemente si tratta di una grazia di Dio – ha segnalato –, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici”.

“La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede”.

In questo contesto, il Papa ha ricordato altri esempi di giovani virtuosi, come la Beata Pina Suriano, le Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, i Servi di Dio Rosario Livatino e Mario
Giuseppe Restivo, e “tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia,
perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia!”.

“Non abbiate paura di contrastare il male!”, ha chiesto il Papa ai giovani e alle famiglie. “Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo!”

Piccola Chiesa

“Ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona – ha proseguito il Papa –: sono i valori, ma sono soprattutto l’amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi”.

In questo senso, ha aggiunto, “la famiglia è 'piccola Chiesa', perché trasmette Dio, trasmette l’amore di Cristo, in forza del sacramento del Matrimonio”.

“L’amore divino che ha unito l’uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita”.

Per essere “piccola Chiesa”, ha indicato il Pontefice, la famiglia “deve vivere ben inserita nella 'grande Chiesa', cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare”, “incontrata e sperimentata nella comunità parrocchiale, nella Diocesi”.

“Ecco il dono più grande che abbiamo ricevuto: essere Chiesa, essere in Cristo segno e strumento
di unità, di pace, di vera libertà. Nessuno può toglierci questa gioia! Nessuno può toglierci questa
forza!”, ha esclamato.

“Coraggio, cari giovani e famiglie di Sicilia! Siate santi! Alla scuola di Maria, nostra Madre, mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra”, ha concluso.

Dopo l'incontro con i giovani e le famiglie, il Papa si è diretto all'aeroporto “Falcone e Borsellino” di Punta Raisi per tornare a Roma. Lungo il tragitto, ha voluto che il corteo si fermasse a Capaci, nel punto dove avvenne il tragico attentato contro il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta.

Il Pontefice è sceso dalla macchina per deporre un mazzo di fiori presso una delle stele erette in ricordo delle vittime e ha sostato in preghiera silenziosa, ricordando tutte le vittime della mafia e delle altre forme di criminalità organizzata.
















Discorso di Benedetto XVI ai religiosi e alle religiose a Palermo
In occasione della sua visita pastorale nel capoluogo siciliano




PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso pronunciato questa domenica pomeriggio da Papa Benedetto XVI nella Cattedrale di Palermo incontrando i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi.

* * *


Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!

In questa mia visita pastorale nella vostra terra non poteva mancare l’incontro con voi. Grazie per la vostra accoglienza! Mi è piaciuto il parallelismo, nelle parole dell’Arcivescovo, tra la bellezza della Cattedrale e quella dell’edificio di “pietre vive” che siete voi. Sì, in questo breve ma intenso momento con voi io posso ammirare il volto della Chiesa, nella varietà dei suoi doni. E, come Successore di Pietro, ho la gioia di confermarvi nell’unica fede e nella profonda comunione che il Signore Gesù Cristo ci ha acquistato. A Mons. Paolo Romeo esprimo la mia gratitudine, e la estendo al Vescovo Ausiliare. A voi, cari presbiteri di questa Arcidiocesi e di tutte le Diocesi della Sicilia, a voi, cari diaconi e seminaristi, e a voi, religiosi e religiose, e laici consacrati, rivolgo il mio saluto più cordiale, e vorrei farlo arrivare a tutti i confratelli e le consorelle della Sicilia, in modo speciale a quelli che sono malati e molto anziani.

L’adorazione eucaristica, che abbiamo avuto la grazia e la gioia di condividere, ci ha svelato e ci ha fatto sentire il senso profondo di ciò che siamo: membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Prostrato davanti a Gesù, qui in mezzo a voi, gli ho chiesto di infiammare i vostri cuori con la sua carità, così che siate assimilati a Lui e possiate imitarlo nella più completa e generosa donazione alla Chiesa e ai fratelli.

Cari sacerdoti, vorrei rivolgermi prima di tutto a voi. So che lavorate con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie. Il Signore Gesù, al quale avete consacrato la vita, è con voi! Siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dell’orazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in colloquio rigenerante con il Padre. Non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore. Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è fondamentale: in essa, agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al ministero. Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri. Dobbiamo sempre riservare il tempo necessario per “stare con lui” (cfr Mc 3,14).

Il Concilio Vaticano II a proposito dei sacerdoti afferma: “È nel culto eucaristico o sinassi che essi esercitano soprattutto il loro ministero sacro” (Cost. Dogm. Lumen gentium, 28). L’Eucaristia è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana. Cari fratelli sacerdoti, possiamo dire che lo è per noi, per la nostra vita sacerdotale? Quale cura poniamo nel prepararci alla santa Messa, nel celebrarla, nel rimanere in adorazione? Le nostre chiese sono veramente “casa di Dio”, dove la sua presenza attira la gente, che purtroppo oggi sente spesso l’assenza di Dio?

Il Sacerdote trova sempre, ed in maniera immutabile, la sorgente della propria identità in Cristo Sacerdote. Non è il mondo a fissare il nostro statuto, secondo i bisogni e le concezioni dei ruoli sociali. Il prete è segnato dal sigillo del Sacerdozio di Cristo, per partecipare alla sua funzione di unico Mediatore e Redentore. In forza di questo legame fondamentale, si apre al sacerdote il campo immenso del servizio delle anime, per la loro salvezza in Cristo e nella Chiesa. Un servizio che deve essere completamente ispirato dalla carità di Cristo. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, che nessuno si perda. Diceva il Santo Curato d’Ars: “Il sacerdote dev’essere sempre pronto a rispondere ai bisogni delle anime. Egli non è per sé, è per voi”. Il sacerdote è per i fedeli: li anima e li sostiene nell’esercizio del sacerdozio comune dei battezzati, nel loro cammino di fede, nel coltivare la speranza, nel vivere la carità, l’amore di Cristo. Cari sacerdoti, abbiate sempre una particolare attenzione anche per il mondo giovanile. Come disse in questa terra il Venerabile Giovanni Paolo II, spalancate le porte delle vostre parrocchie ai giovani, perché possano aprire le porte del loro cuore a Cristo! Mai le trovino chiuse!

Il Sacerdote non può restare lontano dalle preoccupazioni quotidiane del Popolo di Dio; anzi, deve essere vicinissimo, ma da sacerdote, sempre nella prospettiva della salvezza e del Regno di Dio. Egli è testimone e dispensatore di una vita diversa da quella terrena (cfr Decr. Presbyterorum Ordinis, 3). Egli è portatore di una speranza forte, di una “speranza affidabile”, quella di Cristo, con la quale affrontare il presente, anche se spesso faticoso (cfr Enc. Spe salvi, 1). E’ essenziale per la Chiesa che l’identità del sacerdote sia salvaguardata, con la sua dimensione “verticale”. La vita e la personalità di san Giovanni Maria Vianney, ma anche di tanti Santi della vostra terra, come sant’Annibale Maria di Francia, il beato Giacomo Cusmano o il beato Francesco Spoto, ne sono una dimostrazione particolarmente illuminante e vigorosa.

La Chiesa di Palermo ha ricordato recentemente l’anniversario del barbaro assassinio di Don Giuseppe Puglisi, appartenente a questo presbiterio, ucciso dalla mafia. Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all’educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli. Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale è in corso la causa di Beatificazione. Vi esorto a conservare viva memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l’eroico esempio.

Con grande affetto mi rivolgo anche a voi, che in varie forme ed istituti vivete la consacrazione a Dio in Cristo e nella Chiesa. Un particolare pensiero ai monaci e alle monache di clausura, il cui servizio di preghiera è così prezioso per la Comunità ecclesiale. Cari fratelli e sorelle, continuate a seguire Gesù senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, dando così testimonianza della bellezza di essere cristiani in maniera radicale. Spetta in particolare a voi tenere viva nei battezzati la consapevolezza delle esigenze fondamentali del Vangelo. Infatti, la vostra stessa presenza e il vostro stile infondono alla Comunità ecclesiale un prezioso impulso verso la “misura alta” della vita vocazione cristiana; anzi potremmo dire che la vostra esistenza costituisce come una predicazione, assai eloquente, anche se spesso silenziosa. Il vostro, carissimi, è un genere di vita antico e sempre nuovo, nonostante la diminuzione del numero e delle forze. Ma abbiate fiducia: i nostri tempi non sono quelli di Dio e della sua provvidenza. E’ necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore poi provvede!

Con affetto di predilezione saluto voi, cari seminaristi, e vi esorto a rispondere con generosità alla chiamata del Signore e alle attese del Popolo di Dio, crescendo nell’identificazione con Cristo, il Sommo Sacerdote, preparandovi alla missione con una solida formazione umana, spirituale, teologica e culturale. Il Seminario è quanto mai prezioso per il vostro futuro, perché, attraverso un’esperienza completa e un lavoro paziente, vi conduce ad essere pastori d’anime e maestri di fede, ministri dei santi misteri e portatori della carità di Cristo. Vivete con impegno questo tempo di grazia e conservate nel cuore la gioia e lo slancio del primo momento della chiamata e del vostro “sì”, quando, rispondendo alla voce misteriosa di Cristo, avete dato una svolta decisiva alla vostra vita. Siate docili alle direttive dei superiori e dei responsabili della vostra crescita in Cristo, e imparate da Lui l’amore per ogni figlio di Dio e della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle, mentre vi ringrazio ancora per il vostro affetto, vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, perché proseguiate con rinnovato slancio e con forte speranza il cammino di fedele adesione a Cristo e di generoso servizio alla Chiesa. Vi assista sempre la Vergine Maria, nostra Madre; vi proteggano santa Rosalia e tutti i Santi patroni di questa terra di Sicilia; e vi accompagni anche la Benedizione Apostolica, che imparto di cuore a voi e alle vostre comunità.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]










Discorso del Papa ai giovani e alle famiglie a Palermo


PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica pomeriggio in Piazza Politeama a Palermo incontrando i giovani e le famiglie della Sicilia.

* * *

Cari giovani e care famiglie della Sicilia!

Vi saluto con tanto affetto e tanta gioia e grazie per la gioia della vostra fede! Questo incontro con voi è l’ultimo della mia visita di oggi a Palermo, ma in un certo senso è quello centrale; in effetti, è l’occasione che ha dato il motivo per invitarmi: il vostro incontro regionale di giovani e famiglie. Allora oggi devo iniziare da qui, da questo avvenimento; e lo faccio prima di tutto ringraziando Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, che è delegato per la pastorale giovanile e familiare a livello regionale, e poi i due giovani Giorgia e David. Il vostro, cari amici, è stato più di un saluto: è stata una condivisione di fede e di speranza. Vi ringrazio di cuore. Il Vescovo di Roma va dovunque per confermare i cristiani nella fede, ma torna a casa a sua volta confermato dalla vostra fede, dalla vostra speranza!

Dunque, giovani e famiglie. Dobbiamo prendere sul serio questo accostamento, questo trovarsi insieme, che non può essere solamente occasionale, o funzionale. Ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale. E voglio partire non da un ragionamento, ma da una testimonianza, una storia vissuta e attualissima. Penso che tutti voi sappiate che sabato 25 settembre scorso, a Roma, è stata proclamata beata una ragazza italiana di nome Chiara, Chiara Badano. Vi invito a conoscerla: la sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo. Chiara è nata nel 1971 ed è morta nel 1990, a causa di una malattia inguaribile. Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio! Com’è possibile questo? Come può una ragazza di 17, 18 anni vivere una sofferenza così, umanamente senza speranza, diffondendo amore, serenità, pace, fede? Evidentemente si tratta di una grazia di Dio, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici. Prima di tutto i genitori, la famiglia. Oggi voglio sottolinearlo in modo particolare. I genitori della beata Chiara Badano sono vivi, erano a Roma per la beatificazione - io stesso li ho incontrati personalmente - e sono testimoni del fatto fondamentale, che spiega tutto: la loro figlia era ricolma della luce di Dio! E questa luce, che viene dalla fede e dall’amore, l’hanno accesa loro per primi: il papà e la mamma hanno acceso nell’anima della figlia la fiammella della fede, e hanno aiutato Chiara a tenerla accesa sempre, anche nei momenti difficili della crescita e soprattutto nella grande e lunga prova della sofferenza, come fu anche per la Venerabile Maria Carmelina Leone, morta a 17 anni. Questo, cari amici, è il primo messaggio che vorrei lasciarvi: il rapporto tra i genitori e i figli – lo sapete – è fondamentale; ma non solo per una giusta tradizione – so che questa è molto sentita dai siciliani. E’ qualcosa di più, che Gesù stesso ci ha insegnato: è la fiaccola della fede che si trasmette di generazione in generazione; quella fiamma che è presente anche nel rito del Battesimo, quando il sacerdote dice: “Ricevete la luce di Cristo … segno pasquale … fiamma che sempre dovete alimentare”.

La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede. Questo è avvenuto in modo esemplare e straordinario nella famiglia della beata Chiara Badano; ma questo avviene in tante famiglie. Anche in Sicilia ci sono splendide testimonianze di giovani cresciuti come piante belle, rigogliose, dopo essere germogliate nella famiglia, con la grazia del Signore e la collaborazione umana. Penso alla Beata Pina Suriano, alle Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, grande educatrice; ai Servi di Dio Rosario Livatino, Mario Giuseppe Restivo, e a tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia, perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia! L’immagine dell’albero è molto significativa per rappresentare l’uomo. La Bibbia la usa, ad esempio, nei Salmi. Il Salmo 1 dice: Beato l’uomo che medita la legge del Signore, “è come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che dà frutto a suo tempo” (v. 3). Questi “corsi d’acqua” possono essere il “fiume” della tradizione, il “fiume” della fede da cui si attinge la linfa vitale. Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel “fiume” del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri Vescovi hanno detto e dicono!

L’apostolo Paolo riprende questa immagine nella Lettera ai Colossesi, dove esorta i cristiani ad essere “radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). Voi giovani sapete che queste parole sono il tema del mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù dell’anno prossimo a Madrid. L’immagine dell’albero dice che ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l’amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi. In questo senso la famiglia è “piccola Chiesa”, perché trasmette Dio, trasmette l’amore di Cristo, in forza del sacramento del Matrimonio. L’amore divino che ha unito l’uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita.

Ed eccoci all’altro passaggio importante, che posso solo accennare: la famiglia, per essere “piccola Chiesa”, deve vivere ben inserita nella “grande Chiesa”, cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare. Anche di questo ci dà testimonianza la beata Chiara Badano, come tutti i giovani santi e beati: insieme con la famiglia di origine, è fondamentale la grande famiglia della Chiesa, incontrata e sperimentata nella comunità parrocchiale, nella diocesi; per la beata Pina Suriano è stata l’Azione Cattolica - ampiamente presente in questa terra -, per la beata Chiara Badano il Movimento dei Focolari; infatti, anche i movimenti e le associazioni ecclesiali non servono se stessi, ma Cristo e la Chiesa.

Cari amici! Conosco le vostre difficoltà nell’attuale contesto sociale, che sono le difficoltà dei giovani e delle famiglie di oggi, in particolare nel sud d’Italia. E conosco anche l’impegno con cui voi cercate di reagire e di affrontare questi problemi, affiancati dai vostri sacerdoti, che sono per voi autentici padri e fratelli nella fede, come è stato Don Pino Puglisi. Ringrazio Dio di avervi incontrato, perché dove ci sono giovani e famiglie che scelgono la via del Vangelo, c’è speranza. E voi siete segno di speranza non solo per la Sicilia, ma per tutta l’Italia. Io vi ho portato una testimonianza di santità, e voi mi offrite la vostra: i volti dei tanti giovani di questa terra che hanno amato Cristo con radicalità evangelica; i vostri stessi volti, come un mosaico! Ecco il dono più grande che abbiamo ricevuto: essere Chiesa, essere in Cristo segno e strumento di pace, di unità, di vera libertà. Nessuno può toglierci questa gioia! Nessuno può toglierci questa forza! Coraggio, cari giovani e famiglie di Sicilia! Siate santi! Alla scuola di Maria, nostra Madre, mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra. Grazie!

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
-danich-
00Monday, October 4, 2010 12:34 AM

Il monito del papa ai giovani siciliani
"La mafia è incompatibile con il Vangelo"


È durata dieci ore la visita del pontefice a Palermo. In mattinata messa e Angelus al Foro Italico, nel pomeriggio l'incontro con i giovani in piazza Politeama. Ratzinger ha ricordato padre Puglisi e il giudice Rosario Livatino. Rientrando a Punta Raisi ha deposto un mazzo di fiori sul luogo della strage di Capaci
di MASSIMO LORELLO


"La mafia è strada di morte, incompatibile con il Vangelo". Benedetto XVI conquista l'ovazione più convinta dei siciliani quando parla apertamente della lotta a Cosa nostra. Lo fa durante l'incontro con i giovani che chiude la sua visita a Palermo. Una visita cominciata in mattinata con la messa e l'Angelus al Foro Italico, proseguita con l'incontro in cattedrale con i sacerdoti e i seminaristi e conclusa appunto con l'abbraccio ai giovani in piazza Politeama. Per la verità, il viaggio del pontefice in Sicilia si è portato dietro anche un fuori programma: il papa, mentre rientrava all'aeroporto di Punta Raisi, si è fermato sul luogo della strage di Capaci per una preghiera e per lasciare un mazzo di fiori proprio dove vennero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.


Quando in piazza Politeama Ratzinger ha invitato i giovani a combattere contro la mafia i ragazzi hanno risposto con due ovazioni fragorose. È accaduto quando il papa ha detto: "La mafia è una strada di morte" e quando ha aggiunto che essa è "incompatibile con il Vangelo". Benedetto XVI ha ripreso, dunque, lo storico discorso di Giovanni Paolo II che, dalla Valle dei Templi di Agrigento, il 9 maggio del 1993 ricordò ai boss e ai loro soldati il giudizio divino che li attendeva. Quattro mesi dopo, la mafia assassinava don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio. E Puglisi è l'esempio che il papa offre ai sacerdoti e ai seminaristi incontrati in cattedrale.

"Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale - ha detto il pontefice - nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all'educazione dei ragazzi e dei giovani e insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli. Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale è in corso la causa di beatificazione. Vi esorto a conservare la memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l'eroico esempio".

Tra "le splendide testimonianze" che il papa ha suggerito ai giovani affinché ne prendano esempio, c'era anche il nome di Rosario Livatino, il "giudice ragazzino" ucciso dalla mafia a soli 38 anni e ora al centro di una causa di beatificazione.

"Non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani" anche di fronte alla "mancanza del lavoro", "all'incertezza per il futuro" e alla "sofferenza fisica e morale" provocata dalla "criminalità organizzata". In mattinata Benedetto XVI si era rivolto così alla folla di fedeli accorsi al Foro Italico per la messa e l'Angelus.

"La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare", ha detto il papa. "Chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa - ha aggiunto - è capace di portare la forza dirompente del Vangelo. Così si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, Don Pino Puglisi. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l'amore di Cristo".

Il pontefice era arrivato con la papamobile sul grande prato che conduce al lungomare della città intorno alle 10. Raggiunto l'altare, prima di iniziare la messa, ha ascoltato il discorso di benvenuto del sindaco Diego Cammarata. Poi è intervenuto l'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo: "Un crescente tasso di disoccupazione, il disagio delle fasce sociali più deboli, i numerosi problemi amministrativi ed economici, non cessano di condizionare pesantemente la vita della nostra isola", ha detto l'arcivescovo che ha denunciato anche come la criminalità organizzata approfitti di "questo humus".

I fedeli si sono radunati al Foro Italico fin dalle prime ore del mattino. Già sabato pomeriggio centinaia di pullman avevano invaso le aree di sosta create apposta per l'evento. Migliaia di giovani hanno trascorso la notte nei sacchi a pelo dormendo nelle chiese e nelle parrocchie. Gli organizzatori si attendevano oltre centomila fedeli alla messa al Foro Italico, ma la conta della polizia si è fermata a circa 30 mila. La curia siciliana poco dopo ha risposto parlando di 250 mila presenze. Una guerra dei numeri che, in fondo, lascia il tempo che trova. Di sicuro erano in tanti i siciliani che hanno riempito le strade di Palermo per salutare il papa.

Dopo la funzione e l'Angelus - durante il quale il pontefice ha ricordato la figura di Anna Maria Adorni, proclamata beata a Parma, e ha affidato i siciliani alla Madonna - c'è stata una sosta al Palazzo Arcivescovile. Al pontefice è stato offerto un pranzo tipicamente siciliano: panelle, caponata, cassata. Alle 17 in Cattedrale l'incontro con i sacerdoti e i seminaristi. Poi l'abbraccio con i giovani in piazza Politeama. "Siate alberi che affondano le loro radici nel fiume del bene" e "non abbiate paura di contrastare il male". Questo il passaggio chiave del discorso di Benedetto XVI ai giovani siciliani riuniti in piazza Politeama. A loro ha indicato alcuni esempi da seguire: da Chiara Badano, morta di tumore nel 1990 e recentemente beatificata, al giudice Rosario Livatino, per il quale come detto è stato avviato il processo di beatificazione. "Insieme - ha detto il papa ai giovani - sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra".

La visita del papa non ha scatenato solo l'entusiasmo dei fedeli ma anche un po' di polemiche. La più accesa ha riguardato i costi. Per l'evento l'amministrazione regionale ha speso 1,5 milioni di euro e il Comune 500 mila. Una parte della società civile ha protestato apertamente contro il doppio finanziamento e l'arcivescovo di Palermo, monsignor Romeo, ha reagito così: "Perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?". Ha fatto discutere anche la scelta del Foro Italico per via del prato inevitabilmente calpestato dai fedeli, ma il Comune assicura che tornerà rigoglioso in pochi giorni. Infine è diventato un caso, dai risvolti tutti da chiarire, la rimozione di alcuni manifesti e striscioni che criticavano il pontefice 5. Anche di quelli, probabilmente, a Palermo si continuerà a parlare nei prossimi giorni.
Paparatzifan
00Monday, October 4, 2010 8:30 AM
Re:

-danich-, 04/10/2010 0.00:

"La Sicilia è terra di Santi,
non perdete la speranza"

di paola pizzo
03/10/2010 - 12:01 La Santa Messa celebrata da Benedetto XVI a Palermo




Vedo che sei tornata viva dal Paradiso. [SM=g8468] Com'è andata?

Paparatzifan
00Monday, October 4, 2010 9:16 AM
Dal blog di Lella...

Folla mai vista a Palermo

250mila fedeli alla messa al Foro Italico, 500mila in totale durante la visita a Palermo. Anche in Sicilia Benedetto XVI supera le previsioni di affluenza più ottimistiche, come già accaduto in occasione del viaggio nel Regno Unito (600mila presenze su 6 milioni di cattolici). "La gente comprende e apprezza il suo forte messaggio di sincerità", spiegano in Segreteria di Stato

GIACOMO GALEAZZI

INVIATO A PALERMO

Mai tanta folla in Sicilia per un evento religioso. E le parole forti di Benedetto XVI contro la mafia e per una rinascita morale dell'isola sono state accolte come una liberazione.
"A Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficolta', problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarieta', a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale ed a causa della criminalita' organizzata".
Per Ratzinger, davanti a questa situazione umanamente disperante, non ci si deve far vincere dal peso dei problemi. "La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene - ha denunciato - a chi e' debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi e' saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, e' capace di portare la forza dirompente del Vangelo".
"Gesu' - ha spiegato Benedetto XVI - ci invita ad essere umili", ma non ci ha chiesto di essere timidi: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carita' e di prudenza". Osiamo, dunque, ha incoraggiato il Papa tedesco rivolto ai cattolici siciliani.
Per il Papa la scommessa che in Sicilia si deve giocare e' quella della formazione dei giovani. Per questo Chiesa e autorita' devono sostenere la famiglia. "Ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l'amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi", ha detto.

www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=2779&ID_sezione=&...


Paparatzifan
00Monday, October 4, 2010 1:05 PM
Dal blog di Lella...

Il dolore del Papa per Ivan

Il Santo Padre ha espresso parole di cordoglio per la morte del bimbo di 6 anni, Ivan Viviani, deceduto a Palermo nel rogo della di Passo di Rigano nel giorno della Sua visita a Palermo. Ha espresso anche solidarietà per la famiglia ricoverata in ospedale. Inoltre ha incaricato l’Arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, a portare il Suo saluto e la Sua vicinanza alla famiglia inviandolo subito dopo la partenza Sua partenza dall’aeroporto, presso la Casa del Sole dove era ricoverato un familiare. Essendo una famiglia povera e rimasta senza casa si è attivata una catena di solidarietà e in particolare la Caritas della parrocchia di Passo di Rigano in collaborazione con la Caritas diocesana al fine di contribuire concretamente ai bisogni della famiglia.

www.livesicilia.it/2010/10/04/il-dolore-del-papa-per-ivan/


-danich-
00Monday, October 4, 2010 4:54 PM
Re: Re:
Paparatzifan, 04/10/2010 8.30:




Vedo che sei tornata viva dal Paradiso. [SM=g8468] Com'è andata?





Farò un resoconto non appena mi riprendo [SM=g8468]
Paparatzifan
00Monday, October 4, 2010 7:54 PM
Re: Re: Re:

-danich-, 04/10/2010 16.54:



Farò un resoconto non appena mi riprendo [SM=g8468]



Non ti preoccupare! So che ci vuole molto tempo per riprendersi! [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468] [SM=g8468]

Paparatzifan
00Monday, October 4, 2010 11:19 PM
Dal blog di Lella...

IL PAPA IN SICILIA - La preghiera a Capaci

Una sosta che ha commosso e incoraggiato

La visita pastorale di Benedetto XVI a Palermo porterà sicuramente molto “frutto”.
Un incontro veramente significativo e ricco di indicazioni quello del Papa con le Chiese di Sicilia. Si attendevano dal Successore di Pietro parole di incoraggiamento e di speranza che non sono mancate, anzi sono state più che appropriate e indirizzate al cuore dei siciliani. Con la chiarezza che gli è connaturale il Papa ha detto: “Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione. (…) Non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili!
La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra”.
Come intendere e vivere la fede oggi è stata la prima indicazione che Benedetto XVI ha voluto offrire ai cattolici dell’Isola che sono accorsi numerosi all’appuntamento ecclesiale, superando ogni ottimistica previsione. La fede – ha ricordato – è “fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo” in ogni realtà. “Siamo servi di Dio – ha aggiunto nella sua omelia – non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a Lui tutto, perché tutto è suo dono. (…) Se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da Lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenità”.
Una grande “sintonia” si è vissuta a Palermo tra il Papa e il popolo siciliano. Carichi di profonda emotività e riconoscenza sono stati i momenti in cui Benedetto XVI ha menzionato i diversi “modelli siciliani” di santità e d’impegno civile e solidale: dalle sante Agata, Lucia e Rosalia, a sant’Annibale Maria di Francia, dai beati Giacomo Cusmano e Francesco Spoto, al più volte ricordato don Giuseppe Puglisi – “eroico esempio” da imitare, come ha affermato il Papa nell’incontro con i sacerdoti in cattedrale – dalla beata Pina Suriano, alle venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magro, ai servi di Dio Rosario Livatino, Mario Giuseppe Restivo. “Spesso la loro azione non fa notizia – ha detto ai giovani il Papa – perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia!”. Queste splendide figure vanno certamente “riscoperte” da noi siciliani e la loro testimonianza va “tradotta” nelle vicende contemporanee.
Nel discorso ai giovani e alle famiglie Benedetto XVI ha ribadito la condanna della mafia: “Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”. Un lungo applauso – il più lungo e intenso tributato alle parole del Pontefice – è stato la risposta convinta delle migliaia di persone presenti.
Indimenticabile poi è stato l’ultimo gesto compiuto dal Santo Padre nel punto dove il 23 maggio 1992 avvenne il tragico attentato di Capaci. Sceso dalla macchina ha deposto un mazzo di fiori presso una delle stele erette in ricordo delle vittime e si è soffermato per un momento di preghiera. Ricordare Giovanni Falcone e tutti i caduti a causa della violenza mafiosa è stato un luminoso coronamento della visita. I cattolici e le persone di buona volontà che vivono in Sicilia non possono facilmente dimenticare gli insegnamenti chiari e colmi di speranza che il Successore di Pietro ha donato. Le comunità cristiane siciliane devono essere grate al Signore per la presenza semplice, sicura e amabile, di Benedetto XVI e devono riprendere insieme con fedeltà e creatività i “compiti” esaltanti che a loro sono stati affidati: rendere più bello il volto dell’Isola e che nella Chiesa “nessuno sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato”.

Francesco Fiorino
direttore “Condividere” (Mazara del Vallo)

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