Viaggi pastorali in Italia

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:12 PM
Dal blog di Lella...

PAPA: VESCOVO LAMEZIA, ARRIVA PER SCUOTERCI DA RASSEGNAZIONE

(AGI) - Lamezia Terme, 8 ott.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

Con la sua visita a Lamezia Terme, Benedetto XVI intende "svegliare" la Calabria e l'intero Mezzogiorno d'Italia da una sorta di apatia che sembra aver ripreso il sopravvento dopo i forti segnali di risveglio che in questa regione erano legati in particolare agli episcopati profetici di monsignor Giuseppe Agostino a Cosenza-Bisignano e di monsignor Giancarlo Bregantini a Locri.
"La parola di Benedetto XVI - spiega il vescovo di Lamezia, monsignor Antonio Cantafora - ci scuotera', ci invitera' a riprendere in mano la vita, a non lasciarci andare alla rassegnazione di giorni uguali, di gesti ripetuti come chi non ha speranza. Noi gli chiederemo di essere portati nel suo cuore di padre: tante sono, infatti, le situazioni che ci opprimono e ci scoraggiano".
Secondo il presule, il seme gettato dai suoi confratelli e soprattutto da Giovanni Paolo II nelle visite dell'84 e dell'86 ha tuttavia fatto germogliare una Chiesa attenta alla formazione spirituale dei propri fedeli, ma anche pronta con i suoi giovani - associati nelle cooperative che beneficiano del sostegno della Cei e della Caritas attraverso il progetto Policoro, e in una miriade di iniziative, tra cui spiccano quelle di Libera, il coordinamento promosso da don Luig Ciotti - a scendere in campo nella lotta contro la disoccupazione e a contrastare con coraggio la prepotenza della criminalita' organizzata.
Un impegno che - negli auspici del vescovo Cantafora - con la visita del Papa dovrebbe diventare pero' piu' concreto e generalizzato, esteso davvero a tutta la popolazione e non solo a alcuni gruppi, come sembra accadere oggi. Perche' qui in Calabria l'appello dello stesso Pontefice - pronunciato nel settembre 2007 a Cagliari e rilanciato in questi giorni dal presidente della Cei Angelo Bagnasco - a una rinnovata presenza dei cattolici nella vita politica, sociale e economica, assume un significato perticolare essendo la regione italiana con il piu' basso reddito procapite e il piu' alto tasso di disoccupazione.
E mentre a Lamezia Terme tutto e' pronto per l'arrivo del Pontefice - la citta' e' ricoperta dai colori bianco e giallo delle bandiere vaticane, e le strade sono gia' transennate per consentire alla popolazione di salutare il corteo papale diretto alla zona industriale ex Sir, dove Benedetto XVI celebrera' con tutti i vescovi della Calabria e davanti a un numero di fedeli che Radio Vaticana gia' prevede "superiore alle aspettative" in quanto ai fedeli locali si aggiungeranno quelli in arrivo da tutta la regione con oltre mille pullman - il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, loda con i giornalisti quanto sta facendo "un'associazione d'imprenditori contro il racket" in questa che, osserva, "resta una citta' a rischio".
Il sindaco Speranza ricorda in un'intervista alla Radio Vaticana "il viaggio del presidente della Repubblica nel 40esimo anniversario della citta' ed il suo bagno di folla tra i giovani". "E adesso - dice a poche ore ormai dall'arrivo di Ratzinger - c'e' questa straordinaria visita, piu' che una semplice visita, perche' per la citta' e' un dono". Secondo il sindaco di Lamezia il problema principale e' la disoccupazione: "i giovani - infatti - hanno la sventura di non poter rimanere qui. Dopo aver terminato gli studi, almeno il 70 per cento dei giovani di Lamezia e' costretto a restare fuori. Se tutti i giovani di questa citta' rimanessero qui una volta finiti gli studi, Lamezia non avrebbe nulla da invidiare alle migliori citta' italiane. Se le migliori energie di questa citta' potessero restare, non ci sarebbe piu' nulla da fare - assicura - per la mafia o la cattiva politica".
E proprio ai giovani monsignor Cantafora, ha voluto indirizzare una lettera in vista della visita del Pontefice, invitandoli "a non essere solo spettatori ma protagonisti di questa visita. "L'attesa del Papa - spiega - ha messo in moto tante cose nella nostra diocesi, tra cui anche i bambini e i giovani, rendendoli realmente partecipi attraverso dei concorsi, delle gare, in modo che la visita del Santo Padre e' diventata, per questi stessi ragazzi, un argomento di riflessione. Hanno prodotto anche dei lavori che dicono la grande sensibilita', il grande amore che i giovani hanno per il Santo Padre".
Secondo il vescovo, "la Chiesa deve organizzare l'amore dei giovani per questa terra, dando loro la certezza di non essere soli". "La mia speranza - confida - e' che la visita del Santo Padre diventi realmente una primavera, quella primavera che questi giovani attendono, affinche' possano rimanere in questa terra. Perche' essere sradicati da questa terra e' sempre uno strappo. Noi vediamo che quando questi giovani ritornano, tornano anche con il desiderio di restare, ma il lavoro che manca tante volte crea un ostacolo".
Il vescovo tiene pero' a ricordare anche i valori della Calabria, che sono grandi quanto i problemi che l'affliggono: "appartenere alla Calabria - ricorda - significa innanzitutto conservare quel patrimonio che c'e' nella nostra terra: il patrimonio della famiglia, il patrimonio della speranza, il patrimonio della solidarieta' che spesso e volentieri qui si vede con molta facilita' ed ha molta visibilita'. Ma anche la speranza che, attraverso l'impegno, possa essere messa da parte l'illegalita' e la mafiosita' che tante volte impera in certi ambienti".
"La nostra terra - sottolinea ancora il presule - e' una terra di Santi, una terra di uomini che sono stati accanto al popolo, per cui la nostra terra certamente ha dei valori, delle risorse che, se noi le riprendiamo in mano e credo che il Santo Padre ci indirizzera' su questa strada perche' possiamo riprendere queste tradizioni come la famiglia, la pieta' popolare, l'accoglienza, tutti valori che fanno parte del patrimonio stesso della nostra terra".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:16 PM
Dal blog di Lella...

Lamezia accoglie il Pontefice con fede e tanta speranza

Attesa per quanto dirà il Santo Padre. La messa sarà celebrata in un'area con maxischermi e un grande palco di quaranta metri

Vinicio Leonetti

Lamezia Terme

«Nel nome di Gesù Cristo: cammina!".
Il motto scelto dal Papa per la visita di oggi vuole essere un incoraggiamento a proseguire rivolto a tutti i calabresi in una terra da troppo tempo martoriata, ed oggi attraversata da una crisi profonda che provoca disoccupazione, povertà e lo strapotere di clan della 'ndrangheta.
Benedetto XVI atterra all'aeroporto lametino poco dopo le 9 e in papamobile raggiunge la vicina area attrezzata dove l'attendono 70 mila fedeli, secondo fonti della prefettura. Se il tempo è clemente anche di più. Ma la pioggia non ferma i credenti. A ricevere il Pontefice il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta accompagnato da una delegazione di amministratori calabresi con il governatore Giuseppe Scopelliti, il presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro, il sindaco di Lamezia Gianni Speranza, il vescovo lametino mons. Luigi Cantafora, e Antonio Reppucci prefetto di Catanzaro.

L'organizzazione. Nella zona industriale c'è un'area per ospitare anche 100 mila persone, tanti sono i fedeli prenotati nelle parrocchie della Calabria per essere alla messa del Papa. L'ingresso è gratuito, l'auto si lascia nei parcheggi predisposti, e l'area è raggiungibile solo con i bus navetta. Chiusa la Statale 18, unica strada d'accesso all'area industriale, dallo svincolo sull'A3 di Lamezia a quello di Pizzo.
L'ulivo secolare alla destra del Pontefice ed un'enorme croce sono gli elementi caratteristici di un palco da 40 metri con un'amplificazione possente da concerto rock. Quelli che solitamente organizza Ruggero Pegna, promoter di spettacoli soprattutto musicali, incaricato dalla Curia lametina di occuparsi della parte tecnica. La Chiesa locale non ha lesinato nulla: area wi-fi per connettersi su Internet gratuitamente con telefonini o computer portatili, stand con i ricordini della visita storica (magliette, cappellini e bandiere), maxischermi in ogni angolo, 300 bagni chimici.

L'attesa. La città si è preparata ad accogliere il Pontefice: convegni organizzati dalla Curia, incontri nelle scuole, bandierine nelle case, e persino un annullo speciale di Poste Italiane. Perchè a differenza di quanto avvenne il 5 ottobre 1984 con Giovanni Paolo II, questa volta il Papa dalla periferia si sposta nel cuore della città con la sua papamobile. Dopo la messa che dovrebbe terminare intorno a mezzogiorno, Benedetto XVI col suo seguito segue un percorso che lo porta fino alla Cattedrale, rimessa a nuovo per l'occasione, e al vescovato dove pranza con i vescovi calabresi (il menù nell'articolo accanto).

Le donazioni. S'è innescata da mesi una gara di doni al Papa. A spingerla innanzitutto la valorizzazione del "made in Lamezia", artigiani e maestri che vogliono dimostrare quando valgono, ma la ricerca di pubblicità fa anche la sua parte. Realizzare qualcosa per il Papa in Calabria non accade tutti giorni. Così orafi, falegnami, stilisti, ma anche associazioni, si sono impegnati a fare i loro regali al Santo Padre. Occasione imperdibile visto che l'ultimo Papa entrato in città fu Urbano II e la sua visita risale a nove secoli fa.

Le polemiche. Non mancano mai. La voce più grossa quella della sinistra locale. Grande rispetto per il Santo Padre, ma la protesta parte dall'investimento per la visita odierna, quantificato in circa 2 milioni di euro. In un momento di forte crisi finanziaria per gli enti locali non sono pochi. Molti di questi soldi investiti, comunque, sono stati destinati alla ristrutturazione di chiese e strade che non finiscono in una sola giornata.

Pranzo "made in Calabria"

Tre portate in 55 minuti. È il pranzo del Papa con i vescovi in Curia preparato dalla Ristorart, azienda catanzarese scelta dalla diocesi. Tutti gli ingredienti sono rigorosamente "made in Calabria".
Il primo è lo "scrigno del duca", fatto di maltagliati trafilati a bronzo, dadetti di zucchine e peperoni, pancetta di suino nero calabrese, pomodoro e porcini della Sila Piccola.
Il secondo agnellino di latte al Greco di Bianco con patata "cenerina" di Decollatura. Per contorno una patata al forno cucinata come fosse sotto la cenere del camino con un filo d'olio extra vergine biologico calabrese.
Una mousse di fichi d'india (nella foto) il finale tra frutta e dolce, leggero e digestivo perchè aromatizzato al rabarbaro.

© Copyright Gazzetta del sud, 9 ottobre 2011


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:17 PM
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Ratzinger in elicottero a Serra nella Certosa di San Bruno

In preghiera sulla tomba del monaco conterraneo che secoli fadecise di ritirarsi in un mondo di preghiera e riflessione cristiana

Maurizio Onda

SERRA SAN BRUNO

Dopo 27 anni dalla visita di papa Giovanni Paolo II a Serra San Bruno, un altro Papa è oggi ospite della certosa. Benedetto XVI atterrerà, infatti, a bordo di un elicottero al campo sportivo "La Quercia" alle 17.15. Ad attenderlo, oltre alle autorità, ci saranno non meno di 30mila persone, pronte a dare il benvenuto al vicario di Cristo che ha scelto di venire nei luoghi dove mille anni fa San Bruno, fondò l'ordine monastico dei certosini.
Questo santo, di nazionalità tedesca, aveva abbracciato gli ideali ascetici della vita contemplativa e, dopo essere stato per molti anni rettore dell'Università di Reims, in Francia, aveva deciso di isolarsi dal mondo con pochi compagni, dedicandosi alla preghiera e alla penitenza. Un esempio, per Papa Ratzinger, da imitare in un'epoca in cui imperversa il secolarismo, che allontana dalla Chiesa molta gente, distratta dalle lusinghe del mondo. Ma è anche il fascino della conterraneità che, forse, attira l'interesse di Benedetto XVI verso la certosa di Serra San Bruno, dove i resti mortali di San Bruno si venerano e si conservano ininterrottamente, ormai, da mille anni. Tedesco anche lui, Papa Ratzinger, non esita a seguire i passi di San Bruno e a venire personalmente a pregare sulla sua tomba e forse anche a creare quei presupposti già avanzati dal cardinale Carlo Maria Martini il 6 ottobre del 2001 quando, venendo a Serra San Bruno per avviare le celebrazioni nazionali del IX centenario della morte di San Bruno, propose la proclamazione di questo santo a co-patrono dell'Europa.
Un altro motivo ancora spinge Benedetto XVI a venire a Serra San Bruno ed è la continuità con l'opera di valorizzazione della preghiera silenziosa avviata dal suo predecessore. «Continuate nella vostra missione», aveva detto Giovanni Paolo II ai certosini, riconoscendo la validità della potenza della preghiera e della contemplazione solitaria e silenziosa di Dio. Del resto Benedetto XVI non ha nascosto, nel corso del suo apostolato la simpatia per la vita monastica, verso cui più volte ha indirizzato parole di apprezzamento e di sostegno. «Non a caso – ha rilevato il priore dom Jacques Dupont – il teologo Ratzinger è salito al soglio pontificio con il nome di uno dei padri del monachesimo».
Per questo Benedetto XVI verrà accolto oggi a braccia aperte dai certosini e dai serresi, che da mesi stanno preparando il suo arrivo.
Tutto è pronto, quindi, per accogliere il Pontefice che parlerà alla popolazione dal palco allestito davanti le mura della certosa. Dopo il discorso, il programma prevede la visita alla certosa. All'interno del monastero, il Papa riceverà il saluto del priore, celebrerà i Vespri e pronuncerà l'omelia (queste fasi potranno essere seguite all'esterno sugli schermi giganti). Subito dopo incontrerà la comunità dei certosini, firmerà il libro degli ospiti e visiterà una cella monastica. La partenza dalla certosa è prevista intorno alle 19.15.

© Copyright Gazzetta del sud, 9 ottobre 2011


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:22 PM
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Il Papa offre il pranzo alla mensa della Caritas

Pranzo delle grandi occasioni alla mensa della Caritas diocesana ubicata nei locali attigui alla Parrocchia della Beata Vergine Addolorata. Per le decine di ospiti che quotidianamente frequentano la mensa questo week end sarà decisamente speciale. Un fine settimana che resterà impresso nella memoria di tutti in quanto ad offrire il pranzo è Sua Santità Benedetto XVI.

"Con questa dimostrazione di affetto e generosità, il Sommo Pontefice ha voluto esprimere vicinanza alla nostra gente, in modo particolare alle persone sole e disagiate della città e di tutto il comprensorio che ogni giorno trovano un pasto caldo alla mensa". Così il vescovo diocesano Mons. Luigi Cantafora che ha accolto con gioia il gesto del Santo Padre che domani sarà per la prima volta in Calabria, per la Visita Pastorale nella nostra Diocesi. Ad esprimere soddisfazione anche il diacono Don Peppino Paone che quotidianamente presta servizio alla mensa. "Il nostro obiettivo è stato sempre quello di considerare questo luogo non soltanto una sala da pranzo ma prima di tutto una struttura accogliente dove, chi viene a consumare il suo pasto, deve sentirsi circondato da persone amiche, come se fosse in famiglia. Il fatto che il Papa abbia avuto questa grande attenzione per la piccola comunità che si è creata qui alla mensa – ha commentato il diacono – non può che renderci felici. Siamo ben lieti di essere presenti nella mente e nel cuore di Sua Santità a cui, noi tutti ospiti e collaboratori della mensa diocesana, rivolgiamo il nostro sentito 'grazie'. A Papa Benedetto XVI chiediamo una preghiera per i nostri commensali che vivono nel disagio materiale e spirituale, nella speranza che la Sua venuta scaldi i nostri cuori ed infondi in noi una speranza nuova".

www.ilpapaalamezia.it/news/il-papa-offre-il-pranzo-alla-mensa-della...


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:30 PM
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Imponenti misure di sicurezza e rete d'emergenza

Luigina Pileggi

Lamezia Terme

Lamezia è in festa. Nemmeno il grigiore delle nuvole e la pioggia di un autunno appena iniziato hanno oscurato la gioia dei lametini per l'arrivo di Papa Benedetto XVI. Il giorno prima del grande evento, la città è in fermento. Tutti a sistemare le ultime cose, ad attaccare ai balconi le bandiere bianche e gialle, a ritirare i pass per la messa, ma anche ad abbellire palazzi e vetrine, soprattutto quelle interessate dal passaggio del Pontefice. Dopo l'Angelus infatti Papa Ratzinger attraverserà con la papamobile le vie cittadine fino ad arrivare in Episcopio, dove pranzerà con tutti i vescovi calabresi. Oltre al percorso ufficiale comunicato nei giorni scorsi dalla Diocesi, sono stati predisposti, per questioni di sicurezza, altri due percorsi alternativi: solo dopo la conclusione della celebrazione la gendarmeria vaticana comunicherà il percorso che seguirà il Pontefice.
E sempre per questioni di sicurezza, da due giorni Lamezia è assediata dalle forze dell'ordine: 500 tra carabinieri, poliziotti, finanziari e polizia municipale. Presenti anche tiratori scelti e artificieri. A vigilare sulla sicurezza del Papa c'è anche la gendarmeria vaticana, mentre per la scorta personale del pontefice saranno impegnate 149 unità. Un dispiegamento di uomini e mezzi imponente, messo su per preservare l'incolumità del Santo Padre nelle sue 7 ore di permanenza in città. Tutto dovrà funzionare alla perfezione e tutto dovrà seguire il programma predisposto nei minimi particolari. Le forze dell'ordine hanno lavorato per tutta la notte, sigillando tombini e bonificando le aree interessate dal passaggio del Pontefice.
Ma la sicurezza va garantita anche ai 70mila fedeli che arriveranno oggi a Lamezia per assistere alla santa messa. Per questo, è stata messa su un'imponente rete di emergenza-urgenza. L'Asp di Catanzaro ha infatti predisposto una serie di attività di prima emergenza nell'area ex Sir, dove saranno presenti 8 ambulanze, oltre a delle tende da campo che serviranno ad accogliere le persone che richiederanno assistenza medica. Mobilitate anche alcune strutture private, come la Croce rossa, e gli ospedali di Catanzaro e Vibo. Nel nosocomio lametino, invece, raddoppiati i turni nei reparti critici, come medicina, chirurgia e rianimazione, dove saranno presenti per tutto il giorno i primari e i caposala.
Tutto sembra organizzato per il meglio. Anche l'afflusso all'area per l'evento. Si potrà circolare con auto e bus solo fino alle 7 del mattino, poi il traffico resterà bloccato. A partire dalla rotatoria dell'aeroporto lametino per chi arriva da Nord, fino al Bivio Angitola per chi proviene da Sud. Ci sarà la possibilità di arrivare solo attraverso bus navetta che saranno dislocati in diversi punti.
Nulla è lasciato al caso. Al punto che la Prefettura di Vibo Valentia ha valutato anche la possibilità che, per avverse condizioni meteo, l'elicottero del Papa non possa atterrare al campo sportivo e che il corteo con Benedetto XVI debba giungere a Serra San Bruno attraverso la viabilità ordinaria. Per questo motivo, domenica, dalle 14 in poi, saranno chiuse al traffico tratti delle provinciali 106 e 110.

© Copyright Gazzetta del sud, 9 ottobre 2011

Il meteo annuncia pioggia e freddo

Le previsioni non annunciano nulla di buono per la giornata di oggi. Freddo e pioggia accompagneranno, infatti, secondo le previsioni, la visita pastorale di Benedetto XVI.
Già dalle prime ore del mattino, una perturbazione proveniente da Nord, che farà abbassare le temperature (saranno comprese tra i 14 e i 17 gradi), apportando anche piogge anche con rovesci a carattere temporalesco, durante il corso della giornata.
Intorno alle 11 potrebbe esserci una pausa con qualche schiarita, ma già dalle 12 la pioggia dovrebbe riprendere a cadere ed anche a carattere temporalesco.
Anche nel pomeriggio sono previste precipitazioni fino alle 18. Dalle 17 in poi, orario in cui il Papa visiterà Serra San Bruno, la colonnina di mercurio non salirà oltre i 7-8 gradi.
Ai fedeli l'organizzazione ha chiesto di dotarsi di impermeabili e di evitare gli ombrelli che possono ostacolare la visuale.

© Copyright Gazzetta del sud, 9 ottobre 2011

È il giornalista lametino Orazio Coclite la voce ufficiale del Vaticano nel mondo

Lamezia

È la voce ufficiale del Papa. Da 17 anni è infatti redattore speaker della Radio Vaticana. È Orazio Coclite, 51 anni, giornalista professionista ma soprattutto lametino doc, che oggi ritorna nella sua città per commentare la messa che il Santo Padre celebrerà nell'area ex Sir. Ritorna nella sua città da Roma, dove vive da 27 anni, da quando appena diciottenne lascia la sua Calabria, dopo aver lavorato per la Rai di Cosenza dove ha condotto trasmissioni per Radio 2. Assunto alla Radio Vaticana, conduce un notiziario internazionale di politica estera chiamato "Quattro voci", tradotto in 4 lingue. Dal 1994 commenta la Via Crucis col papa dal Colosseo in mondovisione, oltre a commentare le messi papali per il Tg1. Cura inoltre i commenti dell'udienza generale del mercoledì, conduce il giornale radio delle 14 della Santa Sede e una trasmissione al mattino che è il "Buongiorno" della Radio Vaticana agli ascoltatori.
«Per me è una grande emozione tornare nella mia città – ha detto alla Gazzetta Coclite – ho commentato messe papali con più di 2milioni di pellegrini, però questa volta sono coinvolto in prima persona: avere il Papa nelle mia città mi rende orgoglioso. Questa terra ha sofferto tanto e ha avuto tante pagine nere, l'arrivo del Papa segnerà una pagina bianca. Il Pontefice condividerà con il popolo calabrese gioie e ideali di questa terra». Una giornata storica, quella di oggi, nel corso della quale il Papa farà appello alla grande fede del popolo calabrese per risolvere le piaghe che affliggono la società, come la disoccupazione e la criminalità. (l.p.)

© Copyright Gazzetta del sud, 9 ottobre 2011


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:35 PM
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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO (9 OTTOBRE 2011), 09.10.2011

CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA NELLA ZONA EX SIR DI LAMEZIA TERME

Alle ore 8.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI parte in aereo dall’aeroporto di Roma Ciampino per la Visita Pastorale a Lamezia Terme e a Serra San Bruno.
All’arrivo - previsto per le ore 9.15 - all’aeroporto internazionale di Lamezia Terme (Catanzaro), il Papa è accolto da S.E. Mons. Luigi Antonio Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme; dal Dott. Gianni Letta, Sotto-Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Rappresentante del Governo Italiano; da S.E. il Signor Francesco Maria Greco, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede; dall’On.le Giuseppe Scopelliti, Presidente della Regione Calabria; dal Dott. Antonio Reppucci, Prefetto di Catanzaro; dal Prof. Gianni Speranza, Sindaco di Lamezia Terme; dalla Dott.ssa Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro e dal Dott. Pasquale Clericò, Direttore dell’aeroporto di Lamezia Terme.
Il Santo Padre raggiunge in auto la Zona ex Sir, nella periferia industriale della città, per la Celebrazione Eucaristica.
Prima della Santa Messa, che inizia alle ore 10, il Papa riceve il saluto del Sindaco, Prof. Gianni Speranza, e del Vescovo, S.E. Mons. Luigi Antonio Cantafora.
Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa tiene la seguente omelia:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

È grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Sono lieto di essere per la prima volta qui in Calabria e di trovarmi in questa Città di Lamezia Terme. Porgo il mio cordiale saluto a tutti voi che siete accorsi così numerosi e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il vostro Pastore, Mons. Luigi Antonio Cantafora, e lo ringrazio per le cortesi espressioni di benvenuto che mi ha rivolto a nome di tutti. Saluto anche gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, Prof. Gianni Speranza, grato per il cortese indirizzo di saluto, al Rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente collaborato alla realizzazione della mia Visita Pastorale.

La liturgia di questa domenica ci propone una parabola che parla di un banchetto di nozze a cui molti sono invitati. La prima lettura, tratta dal libro di Isaia, prepara questo tema, perché parla del banchetto di Dio. È un’immagine - quella del banchetto - usata spesso nelle Scritture per indicare la gioia nella comunione e nell’abbondanza dei doni del Signore, e lascia intuire qualcosa della festa di Dio con l’umanità, come descrive Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande…di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati» (Is 25,6). Il profeta aggiunge che l’intenzione di Dio è di porre fine alla tristezza e alla vergogna; vuole che tutti gli uomini vivano felici nell’amore verso di Lui e nella comunione reciproca; il suo progetto allora è di eliminare la morte per sempre, di asciugare le lacrime su ogni volto, di far scomparire la condizione disonorevole del suo popolo, come abbiamo ascoltato (vv. 7-8). Tutto questo suscita profonda gratitudine e speranza: «Ecco il nostro Dio, in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza» (v. 9).

Gesù nel Vangelo ci parla della risposta che viene data all’invito di Dio - rappresentato da un re - a partecipare a questo suo banchetto (cfr Mt 22,1-14). Gli invitati sono molti, ma avviene qualcosa di inaspettato: si rifiutano di partecipare alla festa, hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano di disprezzare l’invito. Dio è generoso verso di noi, ci offre la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi non accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi. L’invito del re incontra addirittura reazioni ostili, aggressive. Ma ciò non frena la sua generosità. Egli non si scoraggia, e manda i suoi servi ad invitare molte altre persone. Il rifiuto dei primi invitati ha come effetto l’estensione dell’invito a tutti, anche ai più poveri, abbandonati e diseredati. I servi radunano tutti quelli che trovano, e la sala si riempie: la bontà del re non ha confini e a tutti è data la possibilità di rispondere alla sua chiamata. Ma c’è una condizione per restare a questo banchetto di nozze: indossare l’abito nuziale. Ed entrando nella sala, il re scorge qualcuno che non l’ha voluto indossare e, per questa ragione, viene escluso dalla festa. Vorrei fermarmi un momento su questo punto con una domanda: come mai questo commensale ha accettato l’invito del re, è entrato nella sala del banchetto, gli è stata aperta la porta, ma non ha messo l’abito nuziale? Cos’è quest’abito nuziale? Nella Messa in Coena Domini di quest’anno ho fatto riferimento a un bel commento di san Gregorio Magno a questa parabola. Egli spiega che quel commensale ha risposto all’invito di Dio a partecipare al suo banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto la porta della sala, ma gli manca qualcosa di essenziale: la veste nuziale, che è la carità, l’amore. E san Gregorio aggiunge: "Ognuno di voi, dunque, che nella Chiesa ha fede in Dio ha già preso parte al banchetto di nozze, ma non può dire di avere la veste nuziale se non custodisce la grazia della Carità" (Homilia 38,9: PL 76,1287). E questa veste è intessuta simbolicamente di due legni, uno in alto e l’altro in basso: l’amore di Dio e l’amore del prossimo (cfr ibid.,10: PL 76,1288). Tutti noi siamo invitati ad essere commensali del Signore, ad entrare con la fede al suo banchetto, ma dobbiamo indossare e custodire l’abito nuziale, la carità, vivere un profondo amore a Dio e al prossimo.

Cari fratelli e sorelle! Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana. So che vi siete preparati a questa Visita con un intenso cammino spirituale, adottando come motto un versetto degli Atti degli Apostoli: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (3,6).

So che anche a Lamezia Terme, come in tutta la Calabria, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni.

Se osserviamo questa bella regione, riconosciamo in essa una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti; una terra dove la disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza. All’emergenza, voi calabresi avete saputo rispondere con una prontezza e una disponibilità sorprendenti, con una straordinaria capacità di adattamento al disagio. Sono certo che saprete superare le difficoltà di oggi per preparare un futuro migliore. Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi. Fate appello alle risorse della vostra fede e delle vostre capacità umane; sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare, di prendersi cura dell’altro e di ogni bene pubblico, custodite l’abito nuziale dell’amore; perseverate nella testimonianza dei valori umani e cristiani così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione.

Cari amici! La mia visita si colloca quasi al termine del cammino avviato da questa Chiesa locale con la redazione del progetto pastorale quinquennale. Desidero ringraziare con voi il Signore per il proficuo cammino percorso e per i tanti germi di bene seminati, che lasciano ben sperare per il futuro. Per fare fronte alla nuova realtà sociale e religiosa, diversa dal passato, forse più carica di difficoltà, ma anche più ricca di potenzialità, è necessario un lavoro pastorale moderno e organico che impegni attorno al Vescovo tutte le forze cristiane: sacerdoti, religiosi e laici, animati dal comune impegno di evangelizzazione. A questo riguardo, ho appreso con favore dello sforzo in atto per mettersi in ascolto attento e perseverante della Parola di Dio, attraverso la promozione di incontri mensili in diversi centri della Diocesi e la diffusione della pratica della Lectio divina. Altrettanto opportuna è anche la Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, sia per la qualità articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione. Auspico vivamente che da tali iniziative scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune. Desidero anche incoraggiare e benedire gli sforzi di quanti, sacerdoti e laici, sono impegnati nella formazione delle coppie cristiane al matrimonio e alla famiglia, al fine di dare una risposta evangelica e competente alle tante sfide contemporanee nel campo della famiglia e della vita.

Conosco, poi, lo zelo e la dedizione con cui i Sacerdoti svolgono il loro servizio pastorale, come pure il sistematico ed incisivo lavoro di formazione a loro rivolto, in particolare verso quelli più giovani. Cari Sacerdoti, vi esorto a radicare sempre più la vostra vita spirituale nel Vangelo, coltivando la vita interiore, un intenso rapporto con Dio e distaccandovi con decisione da una certa mentalità consumistica e mondana, che è una tentazione ricorrente nella realtà in cui viviamo. Imparate a crescere nella comunione tra di voi e con il Vescovo, tra voi e i fedeli laici, favorendo la stima e la collaborazione reciproche: da ciò ne verranno sicuramente molteplici benefici sia per la vita delle parrocchie che per la stessa società civile. Sappiate valorizzare, con discernimento, secondo i noti criteri di ecclesialità, i gruppi e movimenti: essi vanno bene integrati all’interno della pastorale ordinaria della diocesi e delle parrocchie, in un profondo spirito di comunione.

A voi fedeli laici, giovani e famiglie, dico: non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana! Avete tutti i motivi per mostrarvi forti, fiduciosi e coraggiosi, e questo grazie alla luce della fede e alla forza della carità. E quando doveste incontrare l’opposizione del mondo, fate vostre le parole dell’Apostolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Così si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, in tutta la Calabria. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo. La Madre di Dio, da voi tanta venerata, vi assista e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio. Amen!

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:35 PM
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Calabria/ Papa, criminalità efferata ferisce il tessuto sociale

Una forte denuncia dei problemi che soffrono Lamezia Terme e la Calabria - a cominciare dal crimine organizzato e dalla mancanza di lavoro - e insieme un appello alla popolazione non cedere alla rassegnazione e a reagire all'emergenza, sono giunti questa mattina da Benedetto XVI, nel corso della messa celebrata a Lamezia Terme.
''Cari fratelli e sorelle - ha detto il Pontefice nel corso della celebrazione - Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana''. ''So che anche a Lamezia Terme, come in tutta la Calabria - ha aggiunto il Papa - non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni. Se osserviamo questa bella regione, riconosciamo in essa una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti; una terra dove la disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza''.
Il Papa è arrivato questa mattina nella cittadina calabrese dove è stato accolto da mons. Luigi Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme; dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta; quindi dall'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Francesco Greco; dal presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, dal sindaco di Lamezia Gianni Speranza e da altre autorità civili e religiose. Il Papa, nell'area industriale ex Sir alla periferia della città, ha poi celebrato la messa di fronte a decine di migliaia di fedeli. ''All'emergenza - ha detto ancora il Papa - voi calabresi avete saputo rispondere con una prontezza e una disponibilità sorprendenti, con una straordinaria capacità di adattamento al disagio. Sono certo che saprete superare le difficoltà di oggi per preparare un futuro migliore. Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi. Fate appello alle risorse della vostra fede e delle vostre capacità umane; sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare, di prendersi cura dell'altro e di ogni bene pubblico''.
Il Papa ha anche messo in luce la positiva iniziativa della ''Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, sia per la qualità articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione''. ''Auspico vivamente - ha aggiunto - che da tali iniziative scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune''.
Questa mattina, il sindaco Speranza, nel suo saluto al Papa, ha sottolineato: "Non vogliamo essere una terra amara, ma una terra di libertà. Per le donne che vivono in difficoltà, per gli uomini di oggi, per i nostri figli. Il cambiamento è indispensabile e possibile. Ognuno di noi è chiamato a un esame di coscienza". L'amministratore ha dato il benvenuto al Pontefice "in questa terra di sofferenza, di straordinaria bellezza, di enormi potenzialità e risorse, di grandi talenti ma al tempo stesso di inaccettabile disoccupazione, di drammatica ingiustizia e violenza, di antica e ininterrotta migrazione in tutti i continenti". Parlando dell'area industriale in cui si è svolta la celebrazione, Speranza ha fatto notare che "è segno essa stessa delle nostre laceranti contraddizioni: grandi speranze e terribili illusioni si sono alternate. Abbiamo aspettato invano il lavoro e l'industria, invece c'è stato solo spreco di denaro pubblico, per tante e troppe volte nel Mezzogiorno".

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:38 PM
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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO (9 OTTOBRE 2011), 09.10.2011

RECITA DELL’ANGELUS NELLA ZONA EX SIR DI LAMEZIA TERME

Al termine della Santa Messa celebrata nella Zona ex Sir alla periferia di Lamezia Terme, il Papa introduce la preghiera mariana dell’Angelus con le seguenti parole:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

mentre ci avviamo al termine della nostra Celebrazione, ci rivolgiamo con filiale devozione alla Vergine Maria, che in questo mese di ottobre veneriamo in particolare col titolo di Regina del Santo Rosario. So che diversi sono i Santuari mariani presenti in questa vostra terra, e mi rallegro di sapere che qui in Calabria è viva la pietà popolare. Vi incoraggio a praticarla costantemente alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, della Sede Apostolica e dei vostri Pastori. A Maria affido con affetto la vostra Comunità diocesana, perché cammini unita nella fede, nella speranza e nella carità. Vi aiuti la Madre della Chiesa ad avere sempre a cuore la comunione ecclesiale e l’impegno missionario. Sostenga i sacerdoti nel loro ministero, aiuti i genitori e gli insegnanti nel compito educativo, conforti i malati e i sofferenti, conservi nei giovani un animo puro e generoso. Invochiamo l’intercessione di Maria anche per i problemi sociali più gravi di questo territorio e dell’intera Calabria, specialmente quelli del lavoro, della gioventù e della tutela delle persone disabili, che richiedono crescente attenzione da parte di tutti, in particolare delle Istituzioni. In comunione con i vostri Vescovi, esorto in particolare voi, fedeli laici, a non far mancare il vostro contributo di competenza e di responsabilità per la costruzione del bene comune.

Come sapete, oggi pomeriggio mi recherò a Serra San Bruno per visitare la Certosa. San Bruno venne in questa terra nove secoli fa, e ha lasciato un segno profondo con la forza della sua fede. La fede dei Santi rinnova il mondo! Con la stessa fede, anche voi, rinnovate oggi la vostra, nostra amata Calabria!

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Conclusa la Celebrazione Eucaristica il Papa raggiunge in auto l’Episcopio di Lamezia Terme per il pranzo con i Vescovi.
Alle 16.30, prima di lasciare l’Episcopio, il Santo Padre saluta gli organizzatori della Visita, quindi raggiunge in auto lo Stadio "Guido D’Ippolito" di Lamezia Terme e da qui, alle ore 16.45, parte in elicottero alla volta di Serra San Bruno.


Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:44 PM
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PAPA: GIANNI LETTA LO ACCOGLIE ALL' AEROPORTO DI LAMEZIA TERME

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha accolto il Papa all'aeroporto di Lamezia Terme insieme al vescovo Luigi Antonio Cantafora. Con loro anche il presidente della regione Giuseppe Scopelliti e il sindaco della citta', Gianni Speranza.

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PAPA: MALTEMPO RALLENTA AFFLUSSO, ORA OLTRE 40 MILA PRESENTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

A causa del maltempo, molti fedeli hanno raggiunto l'area ex Sir di Lamezia Terme con ritardo rispetto ai tempi previsti. La Questura ha dunque ritoccato la stima di 30 mila diffusa all'inizio del rito dall'Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Lamezia Terme, portando a "oltre 40 mila" il numero stimato dei presenti.

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PAPA: BENEDICE PRIMA PIETRA CHIESA S. BENEDETTO A LAMEZIA TERME

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

Il Papa ha benedetto al termine della messa nell'area ex Sir la prima pietra della nuova chiesa dedicata a San Bendetto Abate che sorgera' a Lamezia Terme in ricordo dell'odierna visita pastorale, la prima compiuta da un Pontefice dopo 900 anni (Giovanni Paolo II nell'84 atterro' nell'aeroporto di Lamezia ma non si fermo' a celebrare nel territorio della diocesi). All'inizio del rito, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, aveva annunciato la concessione dei permessi edilizi relativi alla nuova parrocchia, una copia dei quali e' stata anche inserita tra i doni consegnati al Pontefice. Con la prima pietra e' stato benedetto da Ratzinger anche un ramoscello di quercia destinato al vicino santuario della Madonna di Visola, detta appunto Madonna della Quercia.

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PAPA: SINDACO LAMEZIA, "BASTA CON LA MAFIA"

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

Nel suo saluto al Papa, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, ha parlato anche di criminalita'. "Noi non possiamo accettare che nella nostra terra si rafforzi il dominio dei poteri criminali - ha sottolineato Gianni Speranza - l'impresa buona sia scacciata da quella cattiva ed inquinata, il capitale illegale si sostituisca a quello legale, i nostri giovani non abbiano lavoro e prospettiva e siano costretti ad andare via e persino tanti sacerdoti vengano minacciati. E' terribile che per un lavoro totalmente in nero e sottopagato si debba morire tragicamente come e' successo per le operaie di Barletta. Le sue parole, Santita', lasceranno una traccia indelebile nel cuore di ognuno di noi e soprattutto nel cuore dei nostri ragazzi: hanno bisogno di essere incoraggiati per costruire il loro futuro liberi dalle mafie, dai ricatti e dalle paure. Basta con la mafia. La sua presenza dia coraggio e voce a tutti coloro che ne hanno bisogno, achi soffre. La Calabria dei prossimi anni possa essere all'altezza dei sogni e delle preghiere del suo popolo, nel solco della carita' umile e tenace di S. Francesco di Paola".

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PAPA: SINDACO LAMEZIA, NON VOGLIAMO PIU' ESSERE UNA TERRA AMARA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme (Catanzaro), 9 ott.

"Non vogliamo essere una terra amara, ma una terra di liberta' per le donne, che qui incontrano piu' ostacoli e difficolta', per gli uomini di oggi, per i nostri figli: il cambiamento e' indispensabile e possibile. Ognuno di noi e' chiamato ad un esame di coscienza". E' uno dei passaggi chiave del discorso del sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza in occasione della messa di Papa Benedetto XVI nell'area ex Sir. "La nostra e' una terra di sofferenza - ha affermato il primo cittadino - di straordinarie bellezze, di enormi potenzialita' e risorse, di grandi talenti ma, al tempo stesso, di inaccettabile disoccupazione, di drammatiche ingiustizie e violenze. Di antiche ed ininterrotte emigrazioni in tutti i continenti. Di recente, terra di approdo di immigrati. Terra di accoglienza, porta del Mediterraneo e rifugio di moltitudini di disperati in fuga. Quest'area, che abbiamo attrezzato, e' anch'essa segno delle nostre laceranti contraddizioni. Grandi speranze e terribili delusioni si sono alternate. Abbiamo aspettato invano il lavoro e l'industria. Invece solo spreco di denaro pubblico". Ma qui, nella piu' estesa area industriale del Sud, diversi imprenditori hanno realizzato iniziative serie e robuste e ci puo' essere ancora un'occasione concreta di futuro". Il primo cittadino ha poi ricordato la morte degli 8 ciclisti avvenuta nel dicembre scorso, "una grande tragedia per la citta'", ed ha anche rivolto, a nome del sindaco di Motta San Giovanni, un pensiero a Francesco Azzara', "nostro corregionale rapito in Darfur, nell'auspicio che possa tornare presto tra noi".

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PAPA: VESCOVO LAMEZIA, QUI SVILUPPO MAI PIENAMENTE SOSTENUTO

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

"In questo territorio gia' intriso di spiritualita' grazie agli insediamenti monastici basiliani e, in tempi recenti, simbolo di speranze di sviluppo economico mai pienamente intrapreso e sostenuto, qui oggi celebriamo l'Eucaristia con il Successore di Pietro". Lo ha detto il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Antonio Cantafora, all'inizio del rito celebrato da Benedetto XVI con tuttii vescovi della Calabria, davanti a oltre 40 mila fedeli radunati nell'area ex Sir, che di questo sviluppo incompiuto e' in qualche modo un simbolo. Alla ceelbrazione il governo era rappresentato dal sottosdegretario alla presienza del Consigli Gianni Letta, la regione dal governatore Giuseppe Scopelliti.

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PAPA: VESCOVO LAMEZIA, VISITA HA MESSO IN MOTO CHIESA E SOCIETA'

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

"Grazie Santita', per la sua presenza in mezzo a noi, per la consolazione e il conforto che la sua visita infonde nei nostri cuori e per lo slancio di fede che suscita nelle nostre vite". Lo ha detto al Papa il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Antinio Cantafora. "La notizia della visita - ha confidato il presule - ci ha riempiti di stupore e gratitudine per essere stati destinatari di tanta benevolenza" ed "ha messo in moto la Chiesa e la societa' civile". "Questo evento - ha poi concluso - ci unisce, ci fa sentire popolo di Dio, fratelli perche' figli dell'unico Padre. Siamo assetati, affamati, desiderosi di ascoltare e ricevere la Parola di verita', la Parola che risolleva, rialza, fa rivivere. Siamo pronti ad ascoltare la Parola generatrice della vera vita, poiche' non vogliamo che il nostro popolo perisca per mancanza di conoscenza".

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:45 PM
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PAPA: RINNOVATE OGGI LA NOSTRA AMATA CALABRIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

"La fede dei Santi rinnova il mondo". Lo ha affermato Benedetto XVI salutando i fedeli al termine della messa celebrata con tutti i vescovi calabresi nell'area ex Sir di Lamezia Terme. "Con la stessa fede - ha esortato - anche voi rinnovate oggi la nostra e vostra amata Calabria". Il Papa ha anche ricordato che la regione ospita numerosi e frequentatissimi Santuari mariani e cio' dimostra quanto siano profonde le radici cristiane di questa terra. "Mi rallegro - ha detto prima dell'Angelus - di sapere che qui in Calabria e' viva la pieta' popolare. Vi incoraggio a praticarla costantemente alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, della Sede Apostolica e dei vostri Pastori". "A Maria - ha concluso - affido con affetto la vostra Comunita' diocesana, perche' cammini unita nella fede, nella speranza e nella carita'. Vi aiuti la Madre della Chiesa ad avere sempre a cuore la comunione ecclesiale e l'impegno missionario. Sostenga i sacerdoti nel loro ministero, aiuti i genitori e gli insegnanti nel compito educativo, conforti i malati e i sofferenti, conservi nei giovani un animo puro e generoso".

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PAPA: CALABRIA FERITA DA DISOCCUPAZIONE E CRIMINALITA' EFFERATA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

La Calabria e' "una terra dove la disoccupazione e' preoccupante, dove una criminalita' spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza". Lo ha detto il Papa nell'omelia della messa celebrata con tutti i vescovi della regione nell'area ex Sir di Lamezia Terme.
"Se osserviamo questa bella regione - ha aggiunto Bendetto XVI che aveva appena sorvolato il territorio - riconosciamo in essa una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale; una terra, cioe', dove i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti".
Al termine della messa, prima della preghiera dell'Angelus, il Papa tedesco ha poi invocato "l'intercessione di Maria per i problemi sociali piu' gravi di questo territorio e dell'intera Calabria, specialmente quelli del lavoro, della gioventu' e della tutela delle persone disabili, che richiedono crescente attenzione da parte di tutti, in particolare delle Istituzioni".

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PAPA: NUOVO IMPEGNO CATTOLICI NON SIA PER INTERESSI DI PARTE

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

"Una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune" e' stata auspicata dal Papa nell'omelia pronunciata questa mattina a Lamezia Terme davanti a circa 30 mila fedeli raccolti nell'area ex Sir. Intervenendo nuovamente sul tema di un rinnovato impegno sociale e politico dei cattolici - che egli stesso ha sollecitato nella visita a Cagliari del 2007 e che il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha rilanciato nella recente prolusione al Consiglio Episcopale Permanente - Benedetto XVI ha definito oggi "opportuna" l'iniziativa della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa promossa dalla diocesi calabrese, che ha lodato "sia per la qualita' articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione". Al termine della messa, il Papa tedesco si e' poi rivolto direttamente ai cattolici della Calabria. "In comunione con i vostri vescovi - ha detto prima di intonare la preghiera dell'Angelus - esorto in particolare voi, fedeli laici, a non far mancare il vostro contributo di competenza e di responsabilita' per la costruzione del bene comune".

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:48 PM
Dal blog di Lella...

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO (9 OTTOBRE 2011), 09.10.2011

SALUTO DEL SANTO PADRE

Signor Sindaco,
Venerato Fratello nell’Episcopato,
distinte Autorità,
cari amici di Serra San Bruno!

Sono lieto di potervi incontrare, prima di entrare nella Certosa, dove compirò la seconda parte di questa mia Visita pastorale in Calabria. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza; in particolare ringrazio l’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone, e il Sindaco, Dott. Bruno Rosi, anche per le cortesi parole che mi ha rivolto. È vero, due Visite ravvicinate del Successore di Pietro sono un privilegio per la vostra comunità civile. Ma soprattutto, come giustamente ha detto ancora il Sindaco, grande privilegio è quello di avere nel vostro territorio questa “cittadella” dello spirito che è la Certosa. La presenza stessa della comunità monastica, con la sua lunga storia che risale a San Bruno, costituisce un costante richiamo a Dio, un’apertura verso il Cielo e un invito a ricordare che siamo fratelli in Cristo.

I monasteri hanno nel mondo una funzione molto preziosa, direi indispensabile. Se nel medioevo essi sono stati centri di bonifica dei territori paludosi, oggi servono a “bonificare” l’ambiente in un altro senso: a volte, infatti, il clima che si respira nelle nostre società non è salubre, è inquinato da una mentalità che non è cristiana, e nemmeno umana, perché dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale. In questo clima non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo, e non ci si impegna per il bene comune. Il monastero invece è modello di una società che pone al centro Dio e la relazione fraterna. Ne abbiamo tanto bisogno anche nel nostro tempo.

Cari amici di Serra San Bruno, il privilegio di avere vicina la Certosa è per voi anche una responsabilità: fate tesoro della grande tradizione spirituale di questo luogo e cercate di metterla in pratica nella vita quotidiana. La Vergine Maria e San Bruno vi proteggano sempre. Di cuore benedico tutti voi e le vostre famiglie.

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:48 PM
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PAPA: MATERIALISTI RIFIUTANO L'INVITO DI DIO, HANNO ALTRO DA FARE

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

Davanti alla proposta del Vangelo che promette la vita eterna, anche oggi molti "si rifiutano di partecipare alla festa, hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano di disprezzare l'invito". Lo ha affermato Benedetto XVI parlando ai fedeli della Calabria, radunati nell'area ex Sir di Lamezia Terme. "Dio - ha spiegato - e' generoso verso di noi, ci offre la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi non accogliamo le sue parole, mostriamo piu' interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi".

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PAPA: SFIDE NEL CAMPO DELLA FAMIGLIA E DELLA VITA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

Visitando per la prima volta dall'inizio del pontificato la Calabria, Benedetto XVI ha voluto "incoraggiare e benedire gli sforzi di quanti, sacerdoti e laici, sono impegnati nella formazione delle coppie cristiane al matrimonio e alla famiglia, al fine di dare una risposta evangelica e competente alle tante sfide contemporanee nel campo della famiglia e della vita".

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:50 PM
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PAPA: BAGNO DI FOLLA ALL'ARRIVO A SERRA SAN BRUNO

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

Arrivato in elicottero da Lamezia Terme, Benedetto XVI e' stato accolto a Serra San Bruno da una folla stimata in 30 mila fedeli. Ed e' stato acclamato lungo tutto il percorso compito in Papamobile dall'eliporto attrezzato per l'occasione nel campo sportivo "La Quercia" al piazzale di Santo Stefano che e' davanti alla Cerotsa fondata 900 anni fa da un altro tedesco giunto fin qui, San Bruno.
Benedetto XVI aveva lasciato nel pomeriggio l'episcopio di Lamezia dopo aver ringraziato il comitato organizzatore della visita. Arrivato allo stadio "G.d'Ippolito" a bordo della papamobile, accompagnato dal vescovo Luigi Antonio Cantafora, "ha trovato - sottolinea una nota della diocesi - una folla esultante che fin dal primo pomeriggio lo ha pazientemente atteso per rivolgergli un caloroso e gioioso saluto di congedo". La nota esprime per questo "soddisfazione e gratitudine" e sottolinea che "la comunita' ecclesiale ha vissuto con grande emozione lo storico incontro col Papa".

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PAPA: ACCOLTO DAL PRIORE DUPONT NELLA CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

Benedetto XVI e' stato accolto all'ingresso della Certosa di Serra San Bruno dal priore, il religioso francese Jacques Dupont, che per organizzare e presentare la visita di questa sera nei giorni scorsi ha piu' volte rotto la regola del silenzio che vige nel monastero fondato 900 anni fa dal monaco tedesco Bruno. Una deroga autorizzata dal vescovo di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, che dall'arrivo in elicottero da Lamezia Terme e' alla destra del Pontefice.

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PAPA: MONASTERI SERVONO A BONIFICARE AMBIENTE MORALE INQUINATO

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

"Se nel Medioevo sono stati centri di bonifica dei territori paludosi", oggi gli eremi come quello dei 15 certosini superstiti della Calabria "servono a bonificare l'ambiente da quel clima non salubre che si respira nelle nostre societa', inquinato da una mentalita' che non e' cristiana, e nemmeno umana, perche' dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale". Per Benedetto XVI in visita alla Certosa di Serra San Bruno, e' questa oggi "la funzione molto preziosa, direi indispensabile" che "i monasteri hanno nel mondo". "In questo clima - denuncia nel breve discorso rivolto ai fedeli che lo accolgono nel piazzale Santo Stefano che si trova davanti a questa singolare cittadella di Dio fondata 900 anni fa dal monaco tedesco Bruno - non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo, e non ci si impegna per il bene comune. Il monastero invece e' modello di una societa' che pone al centro Dio e la relazione fraterna. Ne abbiamo tanto bisogno anche nel nostro tempo".
"Cari amici di Serra San Bruno - sottolinea il Papa teologo parlando ai circa 30 mila fedeli della diocesi di Catanzaro che lo hanno atteso per molte ore - il privilegio di avere vicina la Certosa e' per voi anche una responsabilita': fate tesoro della grande tradizione spirituale di questo luogo e cercate di metterla in pratica nella vita quotidiana. La Vergine Maria e San Bruno vi proteggano sempre. Di cuore benedico tutti voi e le vostre famiglie".

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Paparatzifan
00Sunday, October 9, 2011 9:50 PM
Dal blog di Lella...

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO (9 OTTOBRE 2011), 09.10.2011


OMELIA DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari Fratelli Certosini,
fratelli e sorelle!

Rendo grazie al Signore che mi ha condotto in questo luogo di fede e di preghiera, la Certosa di Serra San Bruno. Nel rinnovare il mio saluto riconoscente a Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mi rivolgo con grande affetto a questa Comunità Certosina, a ciascuno dei suoi membri, a partire dal Priore, Padre Jacques Dupont, che ringrazio di cuore per le sue parole, pregandolo di far giungere il mio pensiero grato e benedicente al Ministro Generale e alle Monache dell’Ordine.

Mi è caro anzitutto sottolineare come questa mia Visita si ponga in continuità con alcuni segni di forte comunione tra la Sede Apostolica e l’Ordine Certosino, avvenuti nel corso del secolo scorso. Nel 1924 il Papa Pio XI emanò una Costituzione Apostolica con la quale approvò gli Statuti dell’Ordine, riveduti alla luce del Codice di Diritto Canonico. Nel maggio 1984, il beato Giovanni Paolo II indirizzò al Ministro Generale una speciale Lettera, in occasione del nono centenario della fondazione da parte di san Bruno della prima comunità alla Chartreuse, presso Grenoble. Il 5 ottobre di quello stesso anno, il mio amato Predecessore venne qui, e il ricordo del suo passaggio tra queste mura è ancora vivo. Nella scia di questi eventi passati, ma sempre attuali, vengo a voi oggi, e vorrei che questo nostro incontro mettesse in risalto un legame profondo che esiste tra Pietro e Bruno, tra il servizio pastorale all’unità della Chiesa e la vocazione contemplativa nella Chiesa. La comunione ecclesiale infatti ha bisogno di una forza interiore, quella forza che poco fa il Padre Priore ricordava citando l’espressione “captus ab Uno”, riferita a san Bruno: “afferrato dall’Uno”, da Dio, “Unus potens per omnia”, come abbiamo cantato nell’Inno dei Vespri. Il ministero dei Pastori trae dalle comunità contemplative una linfa spirituale che viene da Dio.

“Fugitiva relinquere et aeterna captare”: abbandonare le realtà fuggevoli e cercare di afferrare l’eterno. In questa espressione della lettera che il vostro Fondatore indirizzò al Prevosto di Reims, Rodolfo, è racchiuso il nucleo della vostra spiritualità (cfr Lettera a Rodolfo, 13): il forte desiderio di entrare in unione di vita con Dio, abbandonando tutto il resto, tutto ciò che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare dall’immenso amore di Dio per vivere solo di questo amore. Cari fratelli, voi avete trovato il tesoro nascosto, la perla di grande valore (cfr Mt 13,44-46); avete risposto con radicalità all’invito di Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!” (Mt 19,21). Ogni monastero – maschile o femminile – è un’oasi in cui, con la preghiera e la meditazione, si scava incessantemente il pozzo profondo dal quale attingere l’“acqua viva” per la nostra sete più profonda. Ma la Certosa è un’oasi speciale, dove il silenzio e la solitudine sono custoditi con particolare cura, secondo la forma di vita iniziata da san Bruno e rimasta immutata nel corso dei secoli. “Abito nel deserto con dei fratelli”, è la frase sintetica che scriveva il vostro Fondatore (Lettera a Rodolfo, 4).

La visita del Successore di Pietro in questa storica Certosa intende confermare non solo voi, che qui vivete, ma l’intero Ordine nella sua missione, quanto mai attuale e significativa nel mondo di oggi.

Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa. Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte. Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera. I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine.

Ho voluto accennare a questa condizione socioculturale, perché essa mette in risalto il carisma specifico della Certosa, come un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, un dono che contiene un messaggio profondo per la nostra vita e per l’umanità intera. Lo riassumerei così: ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si “espone” al reale nella sua nudità, si espone a quell’apparente “vuoto” cui accennavo prima, per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile. E’ una presenza percepibile in ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda, nell’erba, nelle pietre… Dio, Creator omnium, attraversa ogni cosa, ma è oltre, e proprio per questo è il fondamento di tutto.

Il monaco, lasciando tutto, per così dire “rischia”: si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell’essenziale, e proprio nel vivere dell’essenziale trova anche una profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo.

Qualcuno potrebbe pensare che sia sufficiente venire qui per fare questo “salto”. Ma non è così. Questa vocazione, come ogni vocazione, trova risposta in un cammino, nella ricerca di tutta una vita. Non basta infatti ritirarsi in un luogo come questo per imparare a stare alla presenza di Dio. Come nel matrimonio non basta celebrare il Sacramento per diventare effettivamente una cosa sola, ma occorre lasciare che la grazia di Dio agisca e percorrere insieme la quotidianità della vita coniugale, così il diventare monaci richiede tempo, esercizio, pazienza, “in una perseverante vigilanza divina – come affermava san Bruno – attendendo il ritorno del Signore per aprirgli immediatamente la porta” (Lettera a Rodolfo, 4); e proprio in questo consiste la bellezza di ogni vocazione nella Chiesa: dare tempo a Dio di operare con il suo Spirito e alla propria umanità di formarsi, di crescere secondo la misura della maturità di Cristo, in quel particolare stato di vita. In Cristo c’è il tutto, la pienezza; noi abbiamo bisogno di tempo per fare nostra una delle dimensioni del suo mistero. Potremmo dire che questo è un cammino di trasformazione in cui si attua e si manifesta il mistero della risurrezione di Cristo in noi, mistero a cui ci ha richiamato questa sera la Parola di Dio nella Lettura biblica, tratta dalla Lettera ai Romani: lo Spirito Santo, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che darà la vita anche ai nostri corpi mortali (cfr Rm 8,11), è Colui che opera anche la nostra configurazione a Cristo secondo la vocazione di ciascuno, un cammino che si snoda dal fonte battesimale fino alla morte, passaggio verso la casa del Padre.

A volte, agli occhi del mondo, sembra impossibile rimanere per tutta la vita in un monastero, ma in realtà tutta una vita è appena sufficiente per entrare in questa unione con Dio, in quella Realtà essenziale e profonda che è Gesù Cristo.

Per questo sono venuto qui, cari Fratelli che formate la Comunità certosina di Serra San Bruno! Per dirvi che la Chiesa ha bisogno di voi, e che voi avete bisogno della Chiesa. Il vostro posto non è marginale: nessuna vocazione è marginale nel Popolo di Dio: siamo un unico corpo, in cui ogni membro è importante e ha la medesima dignità, ed è inseparabile dal tutto. Anche voi, che vivete in un volontario isolamento, siete in realtà nel cuore della Chiesa, e fate scorrere nelle sue vene il sangue puro della contemplazione e dell’amore di Dio.

Stat Crux dum volvitur orbis – così recita il vostro motto. La Croce di Cristo è il punto fermo, in mezzo ai mutamenti e agli sconvolgimenti del mondo. La vita in una Certosa partecipa della stabilità della Croce, che è quella di Dio, del suo amore fedele. Rimanendo saldamente uniti a Cristo, come tralci alla Vite, anche voi, Fratelli Certosini, siete associati al suo mistero di salvezza, come la Vergine Maria, che presso la Croce stabat, unita al Figlio nella stessa oblazione d’amore. Così, come Maria e insieme con lei, anche voi siete inseriti profondamente nel mistero della Chiesa, sacramento di unione degli uomini con Dio e tra di loro. In questo voi siete anche singolarmente vicini al mio ministero. Vegli dunque su di noi la Madre Santissima della Chiesa, e il santo Padre Bruno benedica sempre dal Cielo la vostra Comunità.

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Paparatzifan
00Monday, October 10, 2011 4:44 PM
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Papa: troppo rumore e messaggi virtuali disumanizzano i ragazzi di oggi

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

I ragazzi di oggi sono esposti al rischio disumanizzarsi per il bombardamento di suoni, immagini e messaggi di ogni genere al quale sono esposti.
Lo stesso Pontefice che piu' volte nei suoi documenti ha benedetto Internet definendo il web "uno strumento di dialogo prezioso" anche per la Chiesa, mette ora in guardia da un uso improprio di questo mezzo (e in particolare dei social network).
"I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma oggi essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine", osserva parlando ai 15 monaci certosini superstiti di Serra San Bruno, che continuano a preferire la stabilita' del loro monastero alla possibilita' di veloci spostamenti e la ricchezza di un silenzio che lascia la parola a Dio ai rumori assordanti del mondo di oggi.
E' un'accorata denuncia quella che pronuncia nella chiesa conventuale prima di recitare i vespri con i monaci seguaci del suo connazionale tedesco San Bruno, giunto in Calabria 900 anni fa. "Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa, E le città - continua Benedetto XVI - sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte. Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera".
"Ho voluto accennare - spiega - a questa condizione socioculturale, perché essa mette in risalto il carisma specifico della Certosa, come un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, un dono che contiene un messaggio profondo per la nostra vita e per l’umanità intera. Lo riassumerei così: ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si 'espone' al reale nella sua nudità, si espone a quell’apparente 'vuoto' cui accennavo prima, per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile".

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PAPA: DIO E' PRESENTE NELL'ARIA CHE RESPIRIAMO

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

"C'e' una presenza percepibile in ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda, nell’erba, nelle pietre… Dio, Creator omnium". Lo afferma Papa Ratzinger nella bellissima omelia pronunciata questa sera nella chiesa conventuale della Certosa di Serra San Bruno, dove si e' recato a conclusione della visita pastorale compiuta oggi in Calabria.
"E' una presenza - spiega - che attraversa ogni cosa, ma è oltre, e proprio per questo è il fondamento di tutto". Secondo Benedetto XVI, che il 19 aprile 2005 scelse il suo nome in onore dell'abate di Norcia, padre del monachesimo occidentale e protettore dell'Europa, "il monaco, lasciando tutto, per così dire 'rischia': si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell’essenziale, e proprio nel vivere dell’essenziale trova anche una profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo".
"Qualcuno - ragiona il Pontefice teologo - potrebbe pensare che sia sufficiente venire qui per fare questo "salto". Ma non è così. Questa vocazione, come ogni vocazione, trova risposta in un cammino, nella ricerca di tutta una vita. Non basta infatti ritirarsi in un luogo come questo per imparare a stare alla presenza di Dio".
Nell'omelia pronunciata questa sera nella chiesa conventuale, Benedetto XVI evoca poi "il legame profondo che esiste tra Pietro e Bruno, tra il servizio pastorale all’unità della Chiesa e la vocazione contemplativa nella Chiesa". "La comunione ecclesiale - infatti - ha bisogno di una forza interiore, la 'captus ab Uno", riferita a san Bruno: 'afferrato dall’Uno', da Dio, 'Unus potens per omnia, come abbiamo cantato nell’Inno dei Vespri". "Il ministero dei Pastori - assicura il Pontefice - trae dalle comunità contemplative una linfa spirituale che viene da Dio". "La Certosa - rileva- è un’oasi speciale, dove il silenzio e la solitudine sono custoditi con particolare cura, secondo la forma di vita iniziata da san Bruno e rimasta immutata nel corso dei secoli. 'Abito nel deserto con dei fratelli', è la frase sintetica che scriveva il vostro Fondatore". E dunque "la visita del Successore di Pietro in questa storica Certosa intende confermare non solo voi, che qui vivete, ma l’intero Ordine nella sua missione, quanto mai attuale e significativa nel mondo di oggi".

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PAPA: IL MATRIMONIO NON BASTA CELEBRARLO MA OCCORRE VIVERLO

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott.

Il sacramento del matrimonio non basta celebrarlo "per diventare effettivamente una cosa sola, ma occorre lasciare che la grazia di Dio agisca e percorrere insieme la quotidianità della vita coniugale". Papa Ratzinger fa questo esempio per spiegare come la grazia possa agire anche in una Certosa come quella di Serra San Bruno, dove ha concluso oggi la sua visita pastiorale in Calabria.
"Così - sottolinea - il diventare monaci richiede tempo, esercizio, pazienza, in una perseverante vigilanza divina, come affermava san Bruno, attendendo il ritorno del Signore per aprirgli immediatamente la porta".
Per Bendetto XVI "proprio in questo consiste la bellezza di ogni vocazione nella Chiesa: dare tempo a Dio di operare con il suo Spirito e alla propria umanità di formarsi, di crescere secondo la misura della maturità di Cristo, in quel particolare stato di vita. In Cristo c’è il tutto, la pienezza; noi abbiamo bisogno di tempo per fare nostra una delle dimensioni del suo mistero". "Potremmo dire - aggiunge - che questo è un cammino di trasformazione in cui si attua e si manifesta il mistero della risurrezione di Cristo in noi". "A volte - rileva - agli occhi del mondo, sembra impossibile rimanere per tutta la vita in un monastero, ma in realtà tutta una vita è appena sufficiente per entrare in questa unione con Dio, in quella realtà essenziale e profonda che è Gesù Cristo".
"Sono venuto qui - rivela Ratzinger ai monaci - per dirvi che la Chiesa ha bisogno di voi, e che voi avete bisogno della Chiesa. Il vostro posto non è marginale: nessuna vocazione è marginale nel Popolo di Dio: siamo un unico corpo, in cui ogni membro è importante e ha la medesima dignità, ed è inseparabile dal tutto. Anche voi, che vivete in un volontario isolamento, siete in realtà - conclude - nel cuore della Chiesa, e fate scorrere nelle sue vene il sangue puro della contemplazione e dell’amore di Dio".

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PAPA: CROCE DI CRISTO resta PUNTO FERMO MENTRE TUTTO MUTA

Salvatore Izzo

(AGI) - Serra San Bruno, 9 ott. - "

La Croce di Cristo è il punto fermo, in mezzo ai mutamenti e agli sconvolgimenti del mondo". Benedetto XVI lo riafferma questa sera - commentando il motto dei monaci cerotsini di Serra San Bruno, 'Stat Crux dum volvitur orbis' - prima di lasciare la Calabria, al termine di una visita pastorale breve quanto intensa. "La vita in una Certosa - rileva - partecipa della stabilità della Croce, che è quella di Dio, del suo amore fedele".
"Rimanendo saldamente uniti a Cristo, come tralci alla Vite, anche voi, Fratelli Certosini, siete associati - sottolinea il Papa teologo - al suo mistero di salvezza, come la Vergine Maria, che presso la Croce stabat, unita al Figlio nella stessa oblazione d’amore. Così, come Maria e insieme con lei, anche voi siete inseriti profondamente nel mistero della Chiesa, sacramento di unione degli uomini con Dio e tra di loro. In questo voi siete anche singolarmente vicini al mio ministero". "Vegli dunque su di noi - conclude - la Madre Santissima della Chiesa, e il santo Padre Bruno benedica sempre dal Cielo la vostra Comunità".

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Paparatzifan
00Monday, October 10, 2011 4:51 PM
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PAPA: NUOVO IMPEGNO DEI CATTOLICI CONTRO DISUMANIZZAZIONE E MAFIA

(AGI) - Lamezia Terme, 9 ott.

(di Salvatore Izzo)

Benedetto XVI augura "una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune"all'Italia di oggi, dove occorre "bonificare l'ambiente da quel clima non salubre che si respira nelle nostre societa', inquinato da una mentalita' che non e' cristiana, e nemmeno umana, perche' dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale", e segnatamente alla Calabria, "terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale, dove la disoccupazione e' preoccupante, dove una criminalita' spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza" perche' "i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti".
Eccolo il messaggio che il Papa tedesco ha voluto lasciare alle 18 diocesi della regione italiana dove e' piu' basso il reddito procapite, mentre e' piu' alto il tasso di disoccupazione giovanile, e che dunque vive l'attuale crisi economica con particolare sofferenza.
Un appello accompagnato dal gesto concreto della condivisione dello stesso cibo preparato per lui e per i vescovi calabresi nel pranzo offerto nell'episcopio di Lamezia terme, con i poveri assistiti alla mensa della Caritas ai quali il Papa ha pagato personalmente il medesimo menu'. La straordinaria giornata di Joseph Ratzinger era iniziata davanti a circa 40 mila fedeli raccolti nell'area ex Sir, monumento alle promesse di sviluppo non mantenute dalla politica, dove e' tornato proprio sul tema di un rinnovato impegno sociale e politico dei cattolici, che egli stesso aveva sollecitato nella visita a Cagliari del 2007 e che il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha rilanciato nella recente prolusione al Consiglio Episcopale Permanente. Per questo Benedetto XVI ha definito "opportuna" l'iniziativa della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa promossa dalla diocesi calabrese, che ha lodato "sia per la qualita' articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione".
Al termine della messa, il Papa tedesco si e' poi rivolto direttamente ai cattolici della Calabria. "In comunione con i vostri vescovi - ha detto prima di intonare la preghiera dell'Angelus - esorto in particolare voi, fedeli laici, a non far mancare il vostro contributo di competenza e di responsabilita' per la costruzione del bene comune". "La fede dei Santi rinnova il mondo", ha ricordato il Pontefice tedesco esortando i presenti a rinnovare "con la stessa fede la nostra e vostra amata Calabria". Il Papa ha anche ricordato che la regione ospita numerosi e frequentatissimi Santuari mariani e cio' dimostra quanto siano profonde le radici cristiane di questa terra. "Mi rallegro - ha confidato - di sapere che qui in Calabria e' viva la pieta' popolare, che incoraggio a praticare costantemente alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, della Sede Apostolica e dei vescovi".
Davanti alla proposta del Vangelo che promette la vita eterna, pero', anche in questo profondo Sud d'Italia avanza una mentalita' materialistica, tanto che molti "si rifiutano di partecipare alla festa: hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano di disprezzare l'invito". E se dunque "Dio e' generoso verso di noi, ci offre la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia", da parte nostra "spesso non accogliamo le sue parole, mostriamo piu' interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi". Cosi', visitando per la prima volta dall'inizio del pontificato la Calabria, Benedetto XVI ha voluto "incoraggiare e benedire gli sforzi di quanti, sacerdoti e laici, sono impegnati nella formazione delle coppie cristiane al matrimonio e alla famiglia, al fine di dare una risposta evangelica e competente alle tante sfide contemporanee nel campo della famiglia e della vita".
Un tema sul quale nel pomeriggio Ratzinger si e' poi soffermato parlando ai monaci di Serra San Bruno, rimasti ormai solo in 15 perche' a 900 anni dalla fondazione della loro gloriosa Certosa la vocazione al silenzio, al digiuno dai fasti e dalle carni e alla preghiera non mobilita tanti. La crisi pero' non e' solo dei monaci mancati: il tema del senso da dare alla vita, scegliendo la serieta' e l'impegno di fedelta' se non anche la severita' della regola certosina, riguarda tutti. Il sacramento del matrimonio non basta celebrarlo, infatti, ha ricordato. "Per diventare effettivamente una cosa sola, ma occorre lasciare che la grazia di Dio agisca e percorrere insieme la quotidianita' della vita coniugale". Un esempio fatto per spiegare come la stessa Grazia possa agire nelle case di tutti e nell'austero ma bellissimo antico luogo di preghiera, dove Benedetto XVI ha concluso la sua visita pastorale in Calabria. Infatti, ha osservato, "diventare monaci richiede tempo, esercizio, pazienza, in una perseverante vigilanza divina, come affermava san Bruno, attendendo il ritorno del Signore per aprirgli immediatamente la porta". Ma lo stesso serve a tutti anche per dar vita e animare cristianamente la propria famiglia. Difficolta' che pe ril Pontefice teologo sono aggravate dal "progresso tecnico, segnatamente da quello nel campo dei trasporti e delle comunicazioni", che se "ha reso la vita dell'uomo piu' confortevole" ha reso la nostra vita in citta' schiava di un rumore assordante e "ha diffuso e amplificato un fenomeno che gia' si profilava negli anni Sessanta: la virtualita' che rischia di dominare sulla realta'. Sempre piu', anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera".
Benedetto XVI ha poi lasciato Serra San Bruno alla volta dell'aeroporto di Lamezia Terme dove lo attendeva l'apparecchio del 31esimo stormo dell'Aeronautica Militare per riportarlo a Roma (oggi ha dovuto prendere quattro volte l'elicottero e due volte l'aereo, una performance che non molti riuscirebbero a compiere, tanto piu' a 84 anni di eta').
Prima di partire anche un nuovo passaggio tra la folla festante a bordo della papamobile. In Calabria "ha trovato - sottolinea una nota della diocesi lametina - una folla esultante che lo ha pazientemente atteso per rivolgergli un caloroso e gioioso saluto". La Chiesa locale esprime per questo "soddisfazione e gratitudine" e sottolinea che "la comunita' ecclesiale ha vissuto con grande emozione lo storico incontro col Papa".

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Paparatzifan
00Wednesday, October 12, 2011 1:12 PM
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PAPA: L'AREA EX SIR DI LAMEZIA TERME INTITOLATA A BENEDETTO XVI

Salvatore Izzo

(AGI) - Lamezia Terme, 11 ott. -

Ha cambiato nome l'area dove il Papa, domenica scorsa, ha celebrato la messa davanti a 40 mila fedeli, primo atto della sua visita in Calabria.
D'ora in poi questa spianata in riva al mare, tempio delle illusioni infrante di uno sviluppo mai avviato, si chiamera' "Area industriale Benedetto XVI".
"Si puo' dire - commenta Avvenire - che un primo risultato concreto il viaggio del Pontefice a Lamezia Terme e Serra San Bruno l'abbia ottenuto in tempo reale. Ma il cambiamento che Papa Ratzinger ha auspicato per la Calabria, durante le 11 ore della sua permanenza, e' ben piu' radicale e profondo".
Per il quotidiano della Cei, "le parole del Pontefice vanno ben oltre l'orizzonte calabrese. E offrono a tutto il Paese, oggi piu' che mai impantanato in una crisi di senso (prima ancora che politica ed economica), la bussola per tornare a sperare in un "futuro migliore". "E' un'indicazione di sostanza - spiega il vaticanista Mimmo Muolo - quella di Papa Ratzinger, anche se paradossalmente si esprime con l'immagine evangelica del vestito nuziale che parrebbe rimandare di piu' alla forma. Ma proprio qui e' il paradosso. In una societa' in cui il look e' tutto o quasi, il Papa, Vangelo alla mano, ricorda che l'unica maniera di essere fashion agli occhi di Dio e' vestire l'abito buono griffato da quel particolare 'stilista' che e' la carita': una regola che vale per tutti, anche e soprattutto per coloro che gia' posseggono il pass della fede per entrare alla festa".
Per Avvenire, "questo significa che la fede, senza la carita', non basta. E che bisogna improntare alla legge dell'amore non solo i rapporti interpersonali ma tutto l'agire politico, economico e sociale".
"Il Papa ha dato veramente una boccata di speranza alla nostra terra", sottolinea da parte sua ai microfoni della Radio Vaticana il vescovo di Lamezia Terme, Luigi Antonio Cantafora, rilevando che i calabresi hanno visto il Papa "come qualcuno che ha dato una spinta a rinnovarsi, uno scatto di novita'" perche' "ha parlato in positivo, senza dimenticare i problemi".
Secondo il presule, "a spinta che ha dato il Santo Padre e' stata quella di non cedere al pessimismo e alla rassegnazione, di andare avanti affrontando con grande forza tutti i problemi, perche' la Calabria ha le risorse per poter affrontare realmente questa congiuntura storica, in cui abbiamo bisogno di lavoro, di legalita', di pace. Ha esortato, dunque, tutti ad andare avanti e a non arrestarsi di fronte alle difficolta', ma ad affrontarle con un atteggiamento positivo".

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Paparatzifan
00Wednesday, October 12, 2011 1:26 PM
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Prove generali in Vaticano per la partenza di Benedetto XVI il prossimo 27 ottobre

Quel treno per Assisi

Prove generali in Vaticano questa mattina, martedì 11 ottobre, per l’arrivo e la partenza del treno che, giovedì 27 ottobre, porterà Benedetto XVI ad Assisi.
Con il Papa saranno sul convoglio le delegazioni delle diverse religioni del mondo, invitate a vivere nella città di san Francesco una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo. L’incontro — il cui motto è «Pellegrini della verità, pellegrini della pace» — è stato convocato dal Pontefice per far memoria del venticinquesimo anniversario della prima giornata mondiale di preghiera per la pace, che fu indetta da Giovanni Paolo II e celebrata dal Papa polacco il 27 ottobre 1986 proprio ad Assisi.
Il treno è un Etr 600 di ultima generazione, appartenente alla famiglia della Frecciargento di Trenitalia, per l’alta velocità.
Il convoglio è formato da sette vetture, due di prima classe e cinque di seconda classe. Il Papa prenderà posto nella seconda vettura di testa, una prima classe alla quale non è stata apportata alcuna particolare modifica. Oltre al capotreno e al macchinista ci saranno a bordo due responsabili e sette assistenti di Trenitalia.
Non essendoci in Vaticano rete elettrica aerea, il convoglio verrà trainato all’interno da un locomotore diesel, lo stesso che lo porterà poi sino alla vicina stazione San Pietro, da dove potrà collegarsi con la rete elettrica nazionale.
L’onore di dare il via al treno spetterà per competenza al capostazione di Roma Ostiense. Ma il primo via libera lo darà comunque Giovanni Amici, capostazione della Città del Vaticano.
L’arrivo ad Assisi è previsto dopo un’ora e cinquanta di viaggio. Lungo il percorso il convoglio rallenterà nei pressi delle stazioni di Terni, Spoleto e Foligno. Il rientro è previsto in serata.

(©L'Osservatore Romano 12 ottobre 2011)


Paparatzifan
00Thursday, October 13, 2011 12:48 PM
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Giorno indimenticabile con il Santo Padre

Regalati dai piccoli artisti disabili preziose maioliche in ceramica create dalle loro mani

Rosaria Marrella

Pizzo
All'appuntamento con il Santo Padre c'erano anche loro, i ragazzi della Cooperativa sociale "La voce del silenzio".
Il sodalizio è presieduto dalla psichiatra Adriana Maccarrone ed è presente a Pizzo sin dal marzo del 2007.
Un lento progredire che ha di fatto aiutato il 30 per cento dei soci della cooperativa, quella parte che è sempre stata vista come "svantaggiata" e "senza voce" ma che con l'incedere del tempo si è imposta nella società, al pari dei loro simili che li avevano relegati in una posizione scomoda etichettandoli come diversamente abili.
Quando hanno appreso della visita di Benedetto XVI, i ragazzi hanno voluto preparare dei doni importanti da regalare al Pontefice, un segno concreto delle loro abilità artistiche e, per l'occasione hanno prodotto delle maioliche raffiguranti Papa Callisto II e San Francesco di Paola. Sulla spianata dell'area industriale di Lamezia, i ragazzi hanno potuto assistere alla celebrazione della Santa Messa da pochi metri di distanza.
Nel pomeriggio, a rappresentare il gruppo di ragazzi è stato lo psichiatra nonchè referente del nosocomio di Pizzo Francesco La Torre, a cui è stato indirizzato l'invito personale del Pontefice, per essere poi ricevuto dallo stesso nel Vescovado di Lamezia. Durante i saluti e la contestuale consegna dei doni, il vescovo della Diocesi di Lamezia mons. Luigi Antonio Cantafora, si è soffermato sull'opera meritoria della cooperativa mentre Benedetto XVI rivolgendosi al dottore La Torre, ha detto: «Queste opere sono veramente belle».
Entusiasta La Torre ha spiegato che «i ragazzi hanno potuto vedere da vicino il Santo Padre anche grazie al bus messo a disposizione dall'imprenditore Emanuele Stillitani e ai volontari della Protezione civile che li hanno seguiti per tutta la mattinata. Un ringraziamento va anche al vescovo di Lamezia, il quale ha puntualizzato al Papa la provenienza delle maioliche realizzate dai ragazzi».
Nel donare le maioliche è stata consegnata al successore di Pietro anche un'emozionante lettera scritta dai ragazzi. «Abbiamo voluto accoglierla nella nostra terra di Calabria e questi doni rappresentano il lavoro e la professionalità di chi ha voluto dare un significato diverso a coloro che la malattia ed i pregiudizi hanno sempre tenuto nell'emarginazione e nel silenzio».
Nella toccante lettera i giovanissimi artisti hanno richiesto al Sommo Pontefice anche una speciale benedizione per il lavoro, non facile, che li aspetta. Al di là di tutto i ragazzi hanno fatto la loro figura e si sono contraddistinti per la loro vena artistica affinata anche grazie alle lezioni dei maestri ceramisti di Vietri, realtà con cui si è gemellata la cooperativa "La voce del silenzio"».
L'incontro con il vescovo di Roma ha portato nella cooperativa una grande energia spirituale i cui frutti si vedranno, sicuramente, nel prossimo futuro su tutto il territorio provinciale.

© Copyright Gazzetta del sud, 13 ottobre 2011


Paparatzifan
00Friday, October 14, 2011 12:23 PM
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LA VEGLIA

Benedetto XVI è atteso in visita a Milano per il 2 e il 3 giugno

di Sabrina Cottone

La passione di Benedetto XVI per la musica classica è nota.
Il Papa suona il pianoforte (e anche bene, dicono gli intenditori) ed è un cultore della musica sacra, via dei sentimenti umani verso Dio. «Chi ha ascoltato questo, sa che la fede è vera» aveva commentato da cardinale dopo un «indimenticabile concerto» di Johann Sebastian Bach diretto da Leonard Bernstein a Monaco di Baviera. E adesso, per la sua visita a Milano, il progetto che coltivano gli organizzatori è di invitarlo alla Scala, uno dei templi della lirica mondiale.
Se ne è parlato ieri nel corso della riunione operativa a Palazzo Marino sul VII Incontro mondiale delle famiglie, il «grande evento» che sarà ospitato a Milano tra il 30 maggio e il 3 giugno del 2012. Benedetto XVI sul palco reale della Scala, magari con una platea di sindaci in fascia tricolore per festeggiare la Repubblica il 2 giugno, è «un'idea che frulla in testa» agli organizzatori.
Il Papa presiederà la Veglia del 2 giugno e la Santa Messa del 3 giugno, che saranno ospitate a Bresso, nel Parco Nord, che sarà interamente dedicato all'accoglienza. Sono attese un milione di persone per la Messa e cinquecentomila persone per la Veglia. L'arcivescovo Angelo Scola accoglierà il Papa in piazza Duomo. Poi l'intenzione è di avere il Pontefice a San Siro, per l'incontro con i cresimandi. La due giorni di Benedetto a Milano sarebbe una visita ai luoghi più cari della vita cittadina.
Il Parco Nord diventerà una specie di Buen Retiro in versione ambrosiana: il parco di Madrid nell'agosto scorso ha ospitato due milioni di giovani, il Parco Nord può arrivare ad accogliere 3 milioni di persone. Nel Parco si progetta di allestire un'area campeggio per le famiglie che si fermeranno una sola notte e zone di animazione destinate alle attività dei bambini. Il pubblico è più difficile rispetto alla Gmg di Madrid, perch´ un conto è l'accoglienza per i giovani, un altro intere famiglie con bambini. Proprio per questo sarà nominato un commissario governativo, che potrebbe essere lo stesso prefetto, Gian Valerio Lombardi.
All'incontro a Palazzo Marino, ospitato dal vicesindaco, Mariagrazia Guida, hanno partecipato il vescovo ausiliare e presidente della Fondazione Milano Famiglie 2012, monsignor Erminio De Scalzi, sindaci e assessori di Cinisello Balsamo, Bresso, Cormano, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino, delegati della Provincia, del consorzio Parco Nord e dell'Atm.
Tra le questioni aperte c'è infatti l'accessibilità. Obiettivo del Comune è rendere operativa solo per quei giorni e in via straordinaria la fermata di Bignami della linea M5, che si trova a 1,8 chilometri dal luogo della Messa. Si tratterebbe di un collegamento diretto alla fermata Zara senza fermate intermedie. Restano però aperti problemi di collaudo. In ogni caso saranno allestiti bus navetta dalle fermate di Sesto FS, Comasina M3 e Cormano Fn.
Più facile arrivare alla Scala. Per i cultori della materia, la Cantata che aveva così profondamente commosso il futuro Pontefice è la BWV 140 di Bach, ispirata alla parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte. Il Papa è stato anche musicista da hit parade. Nel Natale del 2009 la sua voce che intonava il Regina Coeli è stata incisa in un disco.

© Copyright Il Giornale, 14 ottobre 2011


Paparatzifan
00Friday, October 14, 2011 12:25 PM
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Scala, la bacchetta va a Barenboim e si pensa a un concerto con il Papa

di Redazione

Ci sono voluti sei anni e otto mesi, ma dal primo dicembre il Teatro alla Scala avrà un nuovo direttore musicale.
Sarà il maestro Daniel Barenboim a ricoprire il prestigioso incarico, vacante dal 2 aprile del 2005 quando Riccardo Muti se ne andò, dopo un periodo tempestoso, dal vertice del teatro scaligero. Ma i «colpi di teatro» non sono finiti.
Per la visita a Milano di papa Benedetto XVI , il progetto è di invitare il Santo Padre al Piermarini. Se ne è parlato ieri nel corso della riunione operativa a Palazzo Marino in cui si è cominciato a discutere in concreto del VII Incontro mondiale delle famiglie, il «grande evento» che sarà ospitato a Milano tra il 30 maggio e il 3 giugno del 2012. Benedetto XVI sul palco reale della Scala, magari con una platea di sindaci in fascia tricolore per festeggiare la Repubblica il 2 giugno.

© Copyright Il Giornale, 14 ottobre 2011


Paparatzifan
00Tuesday, October 18, 2011 1:50 PM
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PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI ASSISI

"Pellegrini della verità, pellegrini della pace"
Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo

Programma della giornata di giovedì 27 ottobre 2011

ROMA

7,00:

Partenza dei Delegati dalle residenze.

7,30:

Salita dei Delegati e seguito sul Treno Frecciargento. Non ci saranno giornalisti sul treno. La sale stampe sono ad Assisi.

7,50:

Il Santo Padre giunge in auto alla Stazione Vaticana e qui è accolto da:

1. On. Altero Matteoli – Ministro dei Trasporti
2. Ing. Mauro Moretti – Amministratore Delegato FFSS
3. Prof. Lamberto Cardia – Presidente FFSS

8,00:

Partenza di Papa Benedetto XVI e delle Delegazioni in treno dalla Stazione Vaticana.. Nella carrozza del Santo Padre saranno presenti i Capi Delegazione più importanti. (Durante il viaggio sarà consegnato a tutti i viaggiatori un ricordo in argento delle Ferrovie dello Stato. Il CTV riprenderà il viaggio e i Delegati).

ASSISI

9,45:

Arrivo alla stazione ferroviaria di Assisi. I Delegati lasceranno il treno per prendere posto su alcuni Pullman per il trasferimento alla Basilica di S. Maria degli Angeli. I Capi Delegazione partiranno con dei Mini Bus assieme al Santo Padre, il quale scenderà per ultimo dal convoglio e riceverà il saluto delle Autorità italiane:

1. S.E. Mons. Domenico Sorrentino – Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino
2. Dott. Gianni Letta – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Rappresentante del Governo
3. S.E. il Signor Francesco Maria Greco – Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede
4. Signora Catiuscia Marini – Presidente Regione Umbria
5. Dott. Enrico Laudanna – Prefetto di Perugia
6. Dott. Claudio Ricci – Sindaco di Assisi
7. Dott. Marco Vinicio Guasticchi – Presidente Provincia Perugia
8. Sig. Massimo Antonini - Capo Stazione Santa Maria degli Angeli

10,15:

Le Delegazioni trovano posto nella Basilica di S. Maria degli Angeli. All’esterno della Basilica sono previsti maxi schermi per i pellegrini.

Il Santo Padre è ricevuto sulla soglia della Basilica di Santa Maria degli Angeli da:

1. P. José Rodriguez Carballo – Ministro Generale Frati Minori
2. P. Marco Tasca – Ministro Generale Frati Minori Conventuali
3. P. Mauro Jöhri – Ministro Generale Frati Minori Cappuccini
4. P. Michael J. Higgins - Ministro Generale Terz’Ordine Regolare San Francesco

Il Santo Padre a Sua volta accoglie sulla porta della Basilica i Capi Delegazione, che gli saranno presentati dai Cardinali Capi Dicastero coinvolti, e che prenderanno posto sul palco.

- Saluto Card. Turkson

- proiezione di un video a memoria dell’incontro del 1986

- intervento di Sua Santità Bartolomeo I (Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico)
- intervento di Sua Grazia Dott. Rowan Douglas Williams (Arcivescovo di Canterbury – Primate della Comunione Anglicana)
- intervento di Sua Eminenza Norvan Zakarian (Arcivescovo Primate della Diocesi Armena in Francia
- brano d’organo
- intervento di Rev. Dott. Olav Fykse Tveit (Segretario Generale Consiglio Ecumenico delle Chiese)
- intervento di Rabbi David Rosen (Rappresentante Gran Rabbinato d’Israele
- intervento di Prof. Wande Abimbola (Portavoce IFA e Religione Yoruba)
- brano d’organo
- intervento di Acharya Shri Shrivatsa Goswami (Rappresentante della Religione Induista)
- intervento di Most Ven. Ja-Seung (Presidente di "Jogye Order", Buddhismo Coreano)
- intervento del Dott. Kyai Haji Hasyim Muzadi (Segretario Generale della Conferenza Internazionale delle Scuole Islamiche)
- intervento della Prof.ssa Julia Kristeva (Rappresentante Non Credenti)
- brano d’organo

- Intervento del Santo Padre Papa Benedetto XVI

12,30:

Terminato l’incontro in Basilica, il Santo Padre e i Capi Delegazione entrano nel convento della Porziuncola. All’ingresso il Santo Padre è accolto da:

1. P. Fabrizio Migliasso – Custode
2. P. Massimo Lelli – Rettore della Basilica

Seguono tutti i membri delle Delegazioni

13,00:

Pranzo frugale nei Refettori del Convento di S. Maria degli Angeli.

13,45-15,30:

Tempo di silenzio, per la riflessione e/o la preghiera personali. A ciascuno dei partecipanti sarà assegnata una stanza nella casa di accoglienza adiacente al Convento di S. Maria degli Angeli.

13,45:

I Giovani, si mettono in cammino dalla Basilica di S. Maria degli Angeli verso la piazza San Francesco, luogo in cui si sono tenuti i precedenti raduni.

15,15:

Le Delegazioni vengono accompagnate con Mini Bus alla piazza San Francesco e prendono subito posto nel settore loro riservato. Durante l’arrivo delle Delegazioni i cori del Gen Verde, Gen Rosso e Interfrancescano eseguono vari canti e coreografie:

1. Coro Interfrancescano
2. Gen Verde
3. Gen Rosso
4. Coro Diocesano

15,45:

Il Santo Padre e i Capi Delegazione percorrono a piedi il tratto dall’uscita della Basilica di Santa Maria degli Angeli a piazza Los Angeles, dove prenderanno posto sui Mini Bus, per giungere a piazza San Francesco.

16,30:

Incontro conclusivo:

- saluto introduttivo del Card. Tauran (Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso)

- Rinnovo Solenne dell’Impegno per la Pace. Durante la lettura unico sottofondo musicale per tutta la durata degli impegni

- Introduzione di S.S. Bartolomeo I (Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico)
- Federazione Luterana Mondiale
- Sikh
- Sua Eminenza Aleksandr (Patriarcato di Mosca)
- Alleanza Mondiale Battista
- Mussulmano
- Metropolita Gregorios (Patriarcato Siro – ortodosso di Antiochia)
- Confuciano
- Mussulmano
- Buddhista
- Rabbino
- Rev. Dr. Setri Nyomi (Comunione Mondiale delle Chiese Riformate)
- Guillermo Hurtado (Rappresentante Non Credenti)

- Conclusione del Santo Padre Benedetto XVI

- momento di silenzio

- gesto simbolico (accensione e consegna delle lampade ai Capi Delegazioni). Durante la consegna delle lampade il Coro esegue la "Preghiera Semplice". Terminato il canto i ragazzi ritirano le lampade dai Capi Delegazione.

- Monizione del Cardinale Koch (Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani)

- Scambio della pace tra i Delegati.

- Congedo del Santo Padre Papa Benedetto XVI

- canto finale "Cantico delle Creature" (eseguito dal Coro della Diocesi di Assisi)

18,00:

Il Santo Padre e i Capi Delegazione che lo desiderano sosteranno brevemente davanti alla tomba di San Francesco.

18,30:

Gli autobus nello stesso ordine di arrivo partono alla volta della stazione ferroviaria di Assisi. Partiranno prima i pullman con i Delegati, poi i Mini Bus con i Capi Delegazioni.

19,00:

partenza del Treno Frecciargento per Roma

20,30:

Arrivo alla Stazione Ferroviaria della Città del Vaticano

Programma della giornata di venerdì 28 ottobre 2011

11,30:

Incontro di Papa Benedetto con le Delegazioni (Sala Clementina del Palazzo Apostolico).

13,00:

Pranzo offerto dal Cardinale Segretario di Stato (Aula Paolo VI).

Bollettino Ufficiale Santa Sede


Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 5:56 PM
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Assisi/ Il programma, gli ospiti e le cifre di giornata di domani

Oltre 200 delegazioni partono in treno alle otto dal Vaticano

Assisi 26 ott. (TMNews)

Partirà alle otto di domani mattina in treno dalla stazione del Vaticano, Papa Benedetto XVI, per recarsi ad Assisi e presiedere la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo.
Sul treno, una Frecciargento delle Ferrovie dello Stato con 430 posti a sedere, saliranno sul convoglio le oltre 200 delegazioni delle diverse religioni del mondo. Particolarmente complessa la partecipazione del mondo arabo e nord-africano in ragione delle rivoluzioni che hanno segnato l'area quest'anno. Tra i presenti, 31 delegazioni di chiese cristiane, il principe Ghazi di Giordania ad un'altra quarantina di esponenti musulmani, il rabbino capo di Roma Riccardo di Segni, esponenti buddhisti, induisti, taoisti, e anche rappresentanti delle religioni tradizionali africane, americane, indiane, nonché alcuni atei: la psicanalista Julia Kristeva, lo storico Remo Bodei, il filosofo messicano Guillermo Hurtado e l'economista Walter Baier. Non essendoci in Vaticano rete elettrica aerea, il treno verrà trainato all'interno da un locomotore diesel, lo stesso che lo porterà poi sino alla vicina stazione San Pietro, da dove potrà collegarsi con la rete elettrica nazionale.
L'incontro di Assisi il cui motto è 'Pellegrini della verità, pellegrini della pace', avrà due momenti. Dopo l'arrivo alle 9.45 adAssisii leader religiosi, accolti da Gianni Letta ed altre autorità civili e religiose, raggiungeranno la Basilica di Santa Maria degli Angeli dove avrà luogo un momento di commemorazione dei precedenti incontri e di approfondimento del tema della giornata. Sarà trasmesso anche un video dell'incontro del 1986.
Il Papa terrà un discorso. Un pranzo frugale, momenti di riflessione o preghiera delegazione per delegazione, e poi avrà avvio il secondo momento, nella parte alta diAssisiNel pomeriggio, infatti, si snoderà un pellegrinaggio verso la basilica di San Francesco in Assisi.
Il momento finale della giornata si terrà appunto dinanzi alla basilica di San Francesco, là dove si sono conclusi i precedenti raduni: qui la rinnovazione solenne del comune impegno per la pace.
Tremila sono i giovani attesi, 200 i volontari. Sono stati allestiti 8 maxi-schermi. La città è transennata per 3 chilometri. La rivista San Francesco patrono d'Italia è stata stampata per l'occasione in 500mila copie.

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Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 5:59 PM
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Il Papa ad Assisi, prima volta a un convegno interreligioso

Da sempre contrario al sincretismo, Ratzinger oggi presiede la commemorazione della preghiera per la Pace

Assisi, 27 ott. (TMNews)

E' la prima volta di Ratzinger ad un convegno interreligioso di Assisi. Non la prima da Papa, proprio la prima in assoluto. Perché Benedetto XVI, che pure nutriva grande stima per il suo predecessore, non ha mai amato le kermesse ideate da Giovanni Paolo II. Non lo disse mai pubblicamente, ma, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero vaticano incaricato di salvaguardare l'ortodossia cattolica, temeva che una preghiera comune di esponenti delle diverse fedi scivolasse facilmente in una confusione "sincretistica". Ma ora, sullo sfondo di rapporti non sempre facili con il mondo ebraico e musulmano, Papa Ratzinger ha deciso di presiedere oggi la 25esima commemorazione della prima Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da Wojtyla nel 1986 nella città di San Francesco.
L'idea di Giovanni Paolo II era semplice. "Esprimeva un'intuizione profonda del Papa", ha avuto a spiegare Andrea Riccardi, storico e fondatore di quella comunità di Sant'Egidio che da allora, ogni anno, organizza un incontro interreligioso per la pace nelle varie città del mondo: "Le religioni stavano assumendo un ruolo notevole per sacralizzare la guerra o fondare la pace. L'opinione europea, imbevuta dal dogma sociologico: 'più modernità meno religione', non si accorgeva di quanto avveniva. Le religioni diventavano protagoniste della scena pubblica e internazionale.
Una 'chance' o un pericolo? Papa Wojtyla propose un incontro nella pace. Non un omaggio a mode sincretistiche o a un progressismo dialogista. Ma la percezione delle correnti profonde della storia". Joseph Ratzinger però preferì non andare. Così come non andò al successivo appuntamento convocato da Papa Wojtyla ad Assisi nel 1993 per pregare per la pace nei Balcani, e nel 2002, quasi una risposta di pace all'attentato di matrice islamista dell'11 settembre 2001.
E così come, ormai Pontefice, non andò all'incontro che marco il 20esimo anniversario del 1986. In un messaggio inviato in quell'occasione al vescovo di Assisi, Benedetto XVI puntualizzò che "per non equivocare sul senso di quanto, nel 1986, Giovanni Paolo II volle realizzare, e che, con una sua stessa espressione, si suole qualificare come 'spirito di Assisi', è importante non dimenticare l'attenzione che allora fu posta perché l'incontro interreligioso di preghiera non si prestasse ad interpretazioni sincretistiche, fondate su una concezione relativistica".

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Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:00 PM
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Assisi/ Papa partito in treno da Vaticano con leader altre fedi

Assisi 27 ott. (TMNews)

Il Papa ha lasciato il Vaticano in treno per recarsi ad Assisi dove oggi, con circa 300 rappresentanti di tutte le religioni mondiali, celebra la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace nel venticinquesimo anniversario dell'incontro voluto da Giovanni Paolo II nel 1986.
Il convoglio Frecciargento con a bordo Benedetto XVI ha lasciato la stazione vaticana poco prima delle 8. L'arrivo alla stazione di Assisi è previsto alle 9.45.
Ad accoglierlo saranno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il vescovo diAssisiDomenico Sorrentino e i vertici delle autorità locali.
Il Papa e gli altri leader religiosi si trasferiranno poi a Santa Maria degli Angeli per il primo appuntamento pubblico della giornata.

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Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:05 PM
Da "Vaccari News"...

Domani il papa ad Assisi. Due gli annulli

26 ott. 2011

La visita ricorda i venticinque anni trascorsi dal primo incontro interreligioso dedicato alla pace



Sono passati venticinque anni dal primo incontro interreligioso dedicato alla pace del 27 ottobre 1986, e per solennizzare il giro di boa Benedetto XVI ha convocato una giornata di riflessione, dialogo e preghiera dedicata a tale argomento ma anche alla giustizia nel mondo. Per questo domani si recherà ad Assisi, dopo aver invitato ad unirsi in questo cammino i cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del pianeta e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà.
L'obiettivo -ha ricordato il 23 settembre lo stesso Joseph Ratzinger nell'incontro con le comunità musulmane in Germania- è “mostrare, con semplicità, che da uomini religiosi e di buona volontà, si desidera offrire il proprio particolare contributo per la costruzione di un mondo migliore, riconoscendo al tempo stesso la necessità, per l'efficacia dell'azione, di crescere nel dialogo e nella stima reciproca”.
L'incontro, che avrà un'estensione al giorno 28, è caratterizzato dal tema “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”.
Italia e Vaticano si avvalleranno delle rispettive strutture postali per solennizzare l'evento attraverso due annulli, uno impiegato a Santa Maria degli Angeli (Perugia), l'altro all'ombra del “Cupolone”. Il primo offre la cappella della Porziuncola con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; il secondo la chiesa che la contiene, ossia la basilica di Santa Maria degli Angeli associata all'attuale pontefice.


Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:09 PM
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Benedetto XVI in treno ad Assisi
Come Papa Roncalli nel 1962


Emanuele Roncalli

Il treno con a bordo Papa Benedetto XVI è giunto ad Assisi dove oggi si svolge la Giornata interreligiosa per la pace. Non è la prima volta che un pontefice utilizza questo mezzo di trasporto per raggiungere la terra di San Francesco. Tanti ricordano l'immagine di Giovanni XXIII affacciato al finestrino del treno diretto a Loreto e Assisi.
Lo storico viaggio in treno avvenne il 4 ottobre 1962: erano le 6,30 in punto quando Giovanni XXIII salì i gradini del convoglio, messo a disposizione dal presidente della Repubblica Antonio Segni, per raggiungere Loreto e Assisi. La stessa visita era stata compiuta 105 anni prima da Pio IX e si è poi ripetuta con Giovanni Paolo II e ora con Benedetto XVI. L'uscita di Papa Roncalli allora colse tutti di sorpresa. Si era saputa solo due giorni prima. In sole ventiquattr'ore le strade e le piazze vennero tappezzate di cartelloni e i giornalisti di tutto il mondo fecero a gara per arrivare in tempo in Italia e seguire l'evento.
Ma quello non fu un vero e proprio viaggio. Fu piuttosto un pellegrinaggio estenuante, fatto di centinaia di soste e tappe, che vide il Papa affacciato al finestrino, lungo i 600 chilometri, per salutare e benedire la gente. Una folla imponente assiepata al limite dei binari, con migliaia di braccia protese a cercare quella del Papa, come si fa quando un nostro caro sta per partire e ci prende la nostalgia di rivederlo al più presto. Orte, Terni, Spoleto, Foligno, Fabriano, Jesi, Falconara, Ancona: una fila di stazioni che con tante altre stazioncine divennero le tappe di un interminabile pellegrinaggio, prima che il Papa giungesse a Loreto, per chiedere alla Madonna la benedizione sul Concilio, e poi ad Assisi sulla tomba di San Francesco. Quasi una «via Crucis» per un Papa anziano.
Quel viaggio forse oggi non stupisce più: Giovanni Paolo II ci aveva abituati a voli transoceanici, Benedetto XVI ha già all'attivo numerose visite oltre i confini italiani. Anche Paolo VI aveva viaggiato fuori dal Vaticano. Il ricordo di quel giorno, in ogni caso, non è mai venuto meno. Tanti sono coloro che quel 4 ottobre lo hanno vissuto e lo rivivranno in un certo modo oggi con Benedetto XVI. Papa Roncalli fece allora un atto di straordinaria profondità spirituale e di ordinaria semplicità. Si era messo in cammino verso la Madonna e San Francesco per invocare protezione. Così come oggi noi ci incamminiamo pellegrini verso un santuario per chiedere intercessione a Maria e ai santi protettori.
Due giorni dopo la visita ad Assisi e Loreto, Papa Giovanni annotò sul suo diario: «Questa è data da scriversi aureo colore nella mia vita: il pellegrinaggio che volli fare - e pochi giorni bastarono al concepirlo, al farlo, e a riuscirvi con l'aiuto del Signore - alla Madonna di Loreto e a San Francesco d'Assisi, come a implorazione straordinaria di grazie per il Concilio Vaticano II. Lo pensai, al solito con semplicità, lo decisi. Il mio spirito rimane tranquillo, mentre il Vaticano, Roma, l'Italia e il mondo gustarono una delle consolazioni più soavi della vita cattolica. La Madonna di Loreto e San Francesco d'Assisi, visitati dal Papa in persona, divenuti argomento di un canto delizioso e indimenticabile».

www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/242775_benedetto_xvi_in_treno_ad_assisi_come_papa_roncalli_n...


Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:11 PM
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GIORNATA DI RIFLESSIONE, DIALOGO E PREGHIERA PER LA PACE E LA GIUSTIZIA NEL MONDO "PELLEGRINI DELLA VERITÀ, PELLEGRINI DELLA PACE" (ASSISI, 27 OTTOBRE 2011), 27.10.2011

Nel 25° anniversario dello storico incontro tenutosi ad Assisi il 27 ottobre 1986 per volontà del Beato Giovanni Paolo II, il Santo Padre Benedetto XVI ha convocato per oggi una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, recandosi pellegrino nella città di San Francesco e invitando nuovamente ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà. Il programma dettagliato della Giornata, che ha come tema Pellegrini della verità, pellegrini della pace, è pubblicato sul bollettino n. 614 del 18 ottobre scorso.
Alle ore 8 di oggi le Delegazioni partono in treno, insieme al Santo Padre Benedetto XVI, dalla Stazione ferroviaria vaticana. Lungo il percorso il treno rallenta nelle stazioni di Terni, Spoleto e Foligno.
All’arrivo in Assisi, le Delegazioni si recano presso la Basilica di S. Maria degli Angeli, dove alle ore 10.30 ha luogo un momento di commemorazione dei precedenti incontri e di approfondimento del tema della Giornata. Introdotti dal Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, intervengono dieci esponenti delle delegazioni presenti. Al termine delle Testimonianze per la pace, il Santo Padre Benedetto XVI pronuncia un discorso.
Alle ore 13, nel Refettorio del Convento della Porziuncola, i delegati condividono un pranzo frugale. Viene poi lasciato un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera.
Nel pomeriggio, tutti i fedeli presenti in Assisi partecipano ad un cammino che si snoda verso la Basilica di San Francesco. Il pellegrinaggio, a cui prendono parte nell’ultimo tratto anche i membri delle delegazioni, si svolge in silenzio, lasciando spazio alla preghiera e alla meditazione personale.
Alle ore 16.30, nella Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco, si tiene l’incontro conclusivo della Giornata, con il rinnovo solenne dell’Impegno comune per la pace. La monizione iniziale è del Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Introdotti poi dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, intervengono dodici delegati e l’impegno di ciascuno alla pace è sancito dalle parole finali del Papa: "Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore!". Alcuni giovani consegnano quindi ai Capi Delegazione una lampada accesa. Lo scambio comune del saluto di pace è introdotto dalla monizione del Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Il Papa pronuncia quindi un saluto di congedo.
Al termine, il Santo Padre e i Capi Delegazione scendono nella Cripta e sostano davanti alla tomba di San Francesco.
Alle ore 19 il treno con a bordo il Santo Padre e le Delegazioni lascia la stazione di Santa Maria degli Angeli e riparte alla volta di Roma. L’arrivo alla stazione ferroviaria vaticana è previsto per le ore 20.45.
Riportiamo di seguito il testo del discorso che il Papa pronuncia in fine mattinata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,
distinti Capi e rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali e delle religioni del mondo,
cari amici,

sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi.
Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace.

Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi.

Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite.

Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza.

La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione.

Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato.

Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Cor 13,11).

È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.

Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio.

Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso.

L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto brevemente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza.

Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio".

Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri.

Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose.

Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace".

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:12 PM
Dal blog di Lella...

Assisi/ Papa: No a terrorismo in nome Dio,no violenza tra fedi

Ribadiamo come in 1986: Questa non è vera natura della religione

Assisi 27 ott. (TMNews)

Il Papa stigmatizza il terrorismo che "spesso" è "motivato religiosamente", nel discorso pronunciato nella basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi e la violenza "esercitata da difensori di una religione contro gli altri".
Per il Papa, si tratta del "travisamento" della religione "che contribuisce alla sua distruzione".
Benedetto XVI ha voluto individuare i "nuovi volti della violenza e della discordia" rispetto alla giornata interreligiosa del 1986, del quale si celebra oggi il 25esimo anniversario. "A grandi linee - a mio parere - si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza - ha detto Ratzinger - che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti.
Anzitutto c'è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l'avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del 'bene' perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza".
Inoltre, "in un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire - e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. E' invece - ha detto il Papa - il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione".

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Thursday, October 27, 2011 6:20 PM
Dal blog di Lella...

GIORNATA ASSISI: BARTOLOMEO I, NO A DEFORMAZIONI E AMBIGUITA' FEDI

Salvatore Izzo

(AGI) - Assisi, 27 ott.

"Dobbiamo opporci alla deformazione del messaggio delle religioni e dei loro simboli da parte degli autori di violenza". Lo ha chiesto il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I rivolgendosi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli al Papa e ai 300 leader religiosi riuniti con lui ad Assisi.
"Venticinque anni dopo il primo incontro convocato dal beato Giovanni Paolo II proprio qui ad Assisi, dieci anni dopo i drammatici eventi dell'11 settembre - ha denunciato il patriarca ecumenico - le 'primavere arabe' non hanno messo fine alle tensioni intercomunitarie e il posto delle religioni tra i fermenti in atto resta ambiguo".
Nel suo saluto Bartolomeo I ha detto, in particolare, di "temere la cresciuta marginalizzazione delle comunita' cristiane del Medio Oriente". Ed ha affermato che "i responsabili delle religioni devono farsi carico del processo di ristabilimento della pace. Perche' il solo modo di levarci contro la strumentalizzazione bellicista delle religioni e' di condannare fermamente la guerra e i conflitti e di porci come mediatori di pace e di riconciliazione".

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GIORNATA ASSISI: TURKSON, RELIGIONI SIANO GRANDE FORZA PER PACE

Salvatore Izzo

(AGI) - Assisi, 27 ott.

"Siamo venuti qui per testimoniare la grande forza della religione per il bene, per la costruzione della pace, per la riconciliazione di coloro che sono in conflitto", sapendo che i 25 anni trascorsi "hanno ampiamente dimostrato il nostro senso di fraternita' e di solidarieta'", ma sono pure stati "pieni di sfide sul senso dell'uomo e della storia". Lo ha affermato il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che ha introdotto con un saluto al Papa e ai 300 leader riuniti con lui l'incontro interreligioso "Pellegrini della verita', pellegrini della pace". "Siamo convenuti su invito di papa Benedetto XVI per celebrare la memoria" dello "storico incontro" del 1986, ha aggiunto il cardinale africano evidenziando la "chiamata comune a vivere insieme in pace, quale profonda aspirazione che risuona incessantemente nei nostri cuori. L'infaticabile ricerca del conseguimento di questo desiderio ci rende compagni di viaggio". "L'esempio del Poverello di Assisi - ha concluso - sollecita a guardarci l'un l'altro con rispetto amore, indipendentemente dall'origine e dal credo". Dopo l'intervento del cardinale e' stato seguito da un momento di commemorazione dei precedenti incontri e di approfondimento del tema della Giornata attraverso la visione di un video preparato dalla struttura Rai Vaticano. Subito dopo intervengono dieci esponenti delle delegazioni presenti.

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GIORNATA ASSISI: PRIMATE ANGLICANO, GRANDI SFIDE PER LE RELIGIONI

Salvatore Izzo

(AGI) - Assisi, 27 ott.

"Le sfide del nostro tempo sono tali che nessun gruppo religioso puo' pretendere di avere tutte le risorse pratiche di cui ha bisogno per affrontarle". Lo ha affermato l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, leader spirituale della Comunione Anglicana prendendo la parola sul palco della Basilica di Santa Maria degli Angeli.
"Non siamo qui - ha detto l'arcivescovo nel testo diffuso dal Servizo Informazione Religiosa - per affermare un minimo comune denominatore di cio' che crediamo, ma per levare la voce dal profondo delle nostre tradizioni, in tutta la loro singolarita', in modo che la famiglia umana possa essere piu' pienamente consapevole di quanta sapienza vi sia da attingere nella lotta contro la follia di un mondo ancora ossessionato da paura e sospetti, ancora innamorato dell'idea di una sicurezza basata su di una ostilita' difensiva, e ancora in grado di tollerare o ignorare le enormi perdite di vite tra i piu' poveri a causa di guerre e malattie. Tutti questi fallimenti dello spirito hanno la loro radice in larga misura nell'incapacita' di riconoscere gli estranei come persone che condividono con noi l'unica e medesima natura, l'unica e medesima dignita' della persona. Una pace duratura inizia la' dove noi vediamo il nostro prossimo come un altro noi stessi - e dunque iniziamo a comprendere perche' e come dobbiamo amare il prossimo come noi stessi".

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GIORNATA ASSISI: RABBINO ROSEN, GRATI AL PAPA PER INIZIATIVA

Salvatore Izzo

(AGI) - Assisi, 27 ott.

"Dobbiamo essere profondamente grati al suo successore, Papa Benedetto XVI per aver continuato questo cammino". Lo ha affermato il Rabbino Davi Rosen, rappresentante del Gran Rabbinato di Israele nel suo intervento di saluto davanti a tutti i leader delle religioni riuniti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Rosen ha parlato anche di "un debito di gratitudine" che l'umanita' intera deve "alla memoria del Beato Giovanni Paolo II" per aver dimostrato "in una maniera cosi' visibile" l'aspirazione degli uomini e delle donne di fede la loro aspirazione alla pace. "I saggi del Talmud - ha detto ancora il rabbino - ci insegnano che pace non solo e' il nome di Dio, ma e' anche il prerequisito indispensabile per la redenzione". "Inoltre - ha aggiunto - i nostri saggi sottolineano che non vi e' altro valore per cercare il quale siamo obbligati ad uscire dalla nostra strada, come accade per la pace". "Possa l'incontro di oggi - ha infine auspicato Rosen - rinvigorire tutti gli uomini e dorme di fede e di buona volonta' per moltiplicare i nostri sforzi e fare di questo obiettivo una realta', realta' che porti vera benedizione e guarigione all'umanita', come sta scritto: 'Pace, pace ai lontani e ai vicini e io li guariro''".

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GIORNATA ASSISI: CEC, DOBBIAMO LAVORARE PER PACE A GERUSALEMME

Salvatore Izzo

(AGI) - Assisi, 27 ott.

"Lavorare per una pace giusta a Gerusalemme e per tutti i popoli che vivono a Gerusalemme e intorno a quella citta'". Lo ha chiesto al Papa e ai 300 leader religiosi presenti con lui nella Basilica di Santa Maria degli Angeli il reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (World council of churches-Wcc). Gerusalemme, ha spiegato, "e' la citta' che per il suo nome e' chiamata a essere una visione di pace, ma che nel corso della storia e' divenuta cosi' spesso un luogo di conflitto", "simbolo visibile del nostro anelito, dei nostri migliori e piu' alti desideri, del nostro amore per la bellezza e del nostro desiderio di servire Dio", ma al tempo stesso "potente richiamo a come anche le cose migliori possano volgersi per il peggio". Nel suo intervento, il cui testo e' stato diffuso dal Servizio Informazione Religiosa, il reverendo Tveit ha sottolineato che "il mondo ha bisogno di costruttori di pace a partire dalla fede" e "le comunita' di fede, come le 349 Chiese del Wcc, hanno bisogno di giovani 'portatori di cambiamento' del mondo". "Anche oggi la pace nel mondo richiede le idee e il contributo dei giovani", ha richiamato il segretario del Wcc, vedendo un ostacolo alla "pace giusta" nell'"alto livello di disoccupazione tra i giovani in tutto il mondo", segno che "stiamo mettendo in gioco il benessere e la felicita' di una generazione".

© Copyright (AGI)


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