Le curiosità nei Sacri Palazzi ed anche al di fuori...

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Paparatzifan
00Saturday, October 8, 2011 8:14 PM
Dal blog di Lella...

A tavola con Ratzinger gourmet

Francesco Antonio Grana

Anche il Papa ha il suo piatto preferito. Ratzinger, infatti, adora gli spaghetti alla carbonara.
Per un quarto di secolo l'allora cardinale ha mangiato ogni giorno "Al Passetto di Borgo", un simpatico locale a due passi dalla sua vecchia abitazione romana in piazza della Città Leonina, 1. Se lo ricorda bene il proprietario del locale, Roberto Fulvimari, classe 1934, che aprì il ristorante a Borgo Pio nel 1962 e che oggi lo gestisce insieme al figlio Antonello.
Il Papa mangia poco, non è esigente ed è un autentico buongustaio.
"Al Passetto di Borgo" ordinava spesso gli spaghetti alla carbonara, ogni tanto prendeva le scaloppine con un contorno di funghi e qualche volta si lasciava tentare dall'ottimo tiramisù della casa.
Beveva sempre e solo acqua, mai vino. Da quando è stato eletto al soglio pontificio, il 19 aprile 2005, non è più tornato nel suo ristorante preferito. Qualcuno ha ipotizzato che l'illustre cliente avesse riassaggiato, qualche mese fa, intorno a mezzanotte, nel locale chiuso al pubblico, i suoi amatissimi spaghetti alla carbonara. Ma Roberto Fulvimari è categorico: "Da Papa non è più tornato. Perché dovrei nasconderlo?".
Ratzinger, golosissimo di dolci, oltre alla cucina romana predilige i piatti della tradizione napoletana.
Sulla sua tavola la domenica di Pasqua non manca mai la pastiera. Negli ultimi due anni gli è stata donata dal cardinale Agostino Vallini, suo Vicario generale per la Diocesi di Roma, memore dei pranzi che le suore della curia partenopea preparavano all'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede quando era ospite dell'Arcivescovo di Napoli Michele Giordano. Testimoni oculari raccontano che l'allora cardinale si aiutava perfino con le mani per raccogliere le briciole di pastiera rimaste nel suo piatto.
Quando era nel capoluogo campano, Ratzinger a colazione mangiava un cornetto con la marmellata e anche una sfogliatella che le suore gli facevano trovare. A pranzo, invece, apprezzava moltissimo gli spaghetti con le vongole, le scaloppine o il pollo arrosto con un contorno di patate e l'immancabile mozzarella di bufala. Il tutto annaffiato da diversi bicchieri di "Fanta", che Benedetto XVI preferisce all'aranciata tradizionale.
Da Papa, Ratzinger è tornato a Napoli il 21 ottobre 2007, in una freddissima giornata autunnale con la cima del Vesuvio imbiancata di neve. Nel Seminario di Capodimonte si svolse il pranzo ufficiale con il seguito, i vescovi della Campania e i partecipanti al meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. Come antipasto furono preparati dei fagottini di melenzane con crema di formaggio e aneto irrobustito dallo spiedino di mozzarelline aversane. Per primo stringoli con pomodorini del Vesuvio e profumi partenopei in cialda di parmigiano croccante e per secondo medaglione di vitello su rosa di patate gratinate. Per dolce una torta bavarese di ricotta e pera su croccante di noci e delizie napoletane, accompagnata da un distillato di limoni di Sorrento.
Eppure Benedetto XVI, pur amando moltissimo la cucina romana e quella napoletana, non rinuncia alle sue origini bavaresi. A Natale sulla tavola del Papa sono stati serviti i canederli, i weiss wurstel con senape dolce e i lebkuchen, i tipici biscotti speziati bavaresi.

© Copyright Il Denaro, 8 ottobre 2011


Paparatzifan
00Friday, October 21, 2011 7:14 PM
Da "uccronline.it"...

Regno Unito: le T-Shirt del Papa fanno il boom. Aperto outlet in America

29 ottobre, 2010



Affari d’oro in Scozia dopo la recente visita di papa Benedetto XVI. Il pontefice che la vulgata definisce con “meno appeal” degli ultimi decenni, il freddo censore della dottrina cattolica, vende e fa vendere. Tanto che la società scozzese di abbigliamento «Catholics with Attitude» ha deciso di aprire un secondo outlet in Pittsburgh, Pennsylvania, per rifornire anche il mercato americano. Infatti, dopo la visita del Papa nel Regno Unito del settembre scorso, le vendite dei propri prodotti sono raddoppiate. La società -riporta ItaliaOggi- fa T-Shirts e felpe con cappuccio, e in occasione dell’arrivo del Papa si è inventata scritte un pò particolari, come: «Squadra Benedetto», «Vaticano All Stars», «Amo papa Benny», «Cor Ad Cor Loquitur» (motto della visita papale) ecc.. Ed è stato un «boom», che ancora oggi continua. Così la decisione di buttarsi anche sul mercato americano. Le vendite da gennaio a settembre di quest’anno sono raddoppiate, rispetto allo stesso periodo del 2009, ha detto il portavoce della compagnia: «Abbiamo già superato le cifre economiche dell’anno precedente di un bel po’. Le vendite sono andate al di là di ogni nostra aspettativa. Abbiamo davvero superato ogni più rosea previsione».


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Paparatzifan
00Saturday, November 12, 2011 9:17 PM
Dal blog di Lella...

Papa accendera' albero Natale piu' grande del mondo a Gubbio

Grazie a collegamento web con Vaticano

(ANSA) - GUBBIO (PERUGIA), 12 NOV

Sara' Benedetto XVI, il 7 dicembre prossimo ad accendere l'albero di natale piu' grande del mondo disegnato da centinaia di luci sul monte che sovrasta Gubbio. Il papa non sara' comunque di persona nella citta' umbra ma eseguira' l'operazione per via telematica dal Vaticano.
Sara' infatti collegato in video con Gubbio dall'appartamento pontificio.
Accendera' le luci dell'albero con un tablet pc sul quale sara' istallata una applicazione con la quale potra' azionare via rete web un pulsante virtuale per stabilire il contatto. L'accensione e' fissata intorno alle 18,30.

© Copyright (ANSA)
Paparatzifan
00Thursday, December 1, 2011 6:05 PM
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Papa/ Lombardi su multa a 'papamobile': Grazie per affetto...

Portavoce vaticano scherza dopo polemica in Germania su cintura

Città del Vaticano, 30 nov. (TMNews)

Il portavoce vaticano sceglie l'arma dell'ironia per rispondere, senza fretta, ad una polemica scoppiata in questi giorni in Germania dopo il viaggio di settembre che il Papa ha compiuto nella sua patria.
"La notizia che il Papa è stato denunciato per non aver usato la cintura di sicurezza sul Papamobile durante il viaggio in Germania continua naturalmente a suscitare curiosità e soprattutto sorrisi divertiti, a cominciare dal Papa stesso", afferma padre Federico Lombardi. "Come tutti sappiamo il Papamobile non fa di solito lunghi percorsi a velocità sostenuta, né corre generalmente molti rischi di scontrarsi con mezzi che gli taglino la strada o compaiano all'improvviso sul suo itinerario.
Il Papa si volta continuamente a destra e a sinistra per salutare e benedire i fedeli. Non raramente si alza e riceve fra le mani piccoli bimbi da benedire, per la gioia dei loro genitori, dei presenti e degli spettatori della TV. Tutti gesti che suppongono una certa libertà e naturalezza di movimento... Siamo certamente grati per l'affettuosa preoccupazione per la sicurezza del Papa... oppure - conclude il gesuita - qualcuno dei suoi connazionali non brilla per elasticità nell'interpretazione del senso delle norme?".

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Thursday, December 1, 2011 6:14 PM
Dal blog di Lella...

L'Albero di Natale in Piazza San Pietro

E’ arrivato oggi in Piazza San Pietro l’Albero di Natale: quest’anno è stato donato dall’Ucraina. Si tratta di un abete rosso di 60 anni, alto oltre 30 metri, di 5 tonnellate, proveniente dalle foreste della provincia occidentale della Transcarpazia.
L’albero sarà innalzato il prossimo 5 dicembre accanto al tradizionale presepe in allestimento in Piazza San Pietro.
Per vederlo illuminato bisognerà aspettare il pomeriggio del 16 dicembre, quando sarà inaugurato alla presenza dell’arcivescovo Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, dei vescovi cattolici dell’Ucraina di rito latino e bizantino e di rappresentanti della Chiesa ortodossa ucraina.
Quest'anno, dunque, l'appuntamento assume un carattere ecumenico. “Si tratta di un evento estremamente importante - ha detto l’arcivescovo maggiore di Kiev e Galizia, Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina - Per il Paese si tratta di un’ulteriore testimonianza delle sue radici europee e della sua appartenenza alla famiglia delle nazioni Europee”.

Ricordiamo che ogni anno il legno dell’albero utilizzato in Piazza San Pietro ha una valorizzazione sociale: viene, infatti, usualmente donato ad associazioni o comunità di recupero per la lavorazione a scopi di beneficenza.

© Copyright Radio Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, December 3, 2011 11:33 PM
Dal blog di Lella...

Talarico, l'uomo che mette al riparo il Papa

Francesco Antonio Grana

Sarà che le statistiche hanno ragione quando dicono che Napoli non è più la città del sole. Meteorologicamente parlando s'intende, vista l'abbondanza di pioggia che, di anno in anno, cade sul capoluogo campano.
O sarà piuttosto che l'artigianato partenopeo non è secondo a nessuno nel mondo. E allora non poteva che essere made in Naples l'ombrello, rigorosamente bianco, che l'artigiano Mario Talarico insieme al nipote omonimo ha donato a Benedetto XVI, un Papa perseguitato dalla pioggia, soprattutto durante le sue visite pastorali in Italia e nel mondo. Se lo ricordano bene i tanti campani accorsi da tutta la regione nel capoluogo per abbracciare Ratzinger quando, il 21 ottobre 2007, celebrò la Messa in una freddissima piazza del Plebiscito bagnata da una pioggia inclemente.
Quel giorno cadde perfino la neve sulla cima del Vesuvio: un vero e proprio miracolo di san Gennaro lo definì il Papa. L'ombrello che Mario Talarico ha costruito per Benedetto XVI ha un'apertura di un metro e mezzo, ma è leggerissimo grazie al manico di legno di Malacca su cui sono incastonati quarantotto Swarovski rossi. "Santità - le prime parole che l'artigiano ha rivolto a Ratzinger - nessuno aveva mai pensato di farle un ombrello". "Il Pontefice - racconta Talarico - è rimasto piacevolmente sorpreso e mi ha ringraziato". Un secondo dono al Papa lo ha fatto il nipote Mario, che con il suo estro lavora nella bottega dello zio. Un ombrello speciale: manico in avorio antico, pizzo in oro, ma soprattutto il volto e lo stemma di Benedetto XVI dipinti a mano dal giovane artigiano.
"Lo guarderò più tardi, perché qui non me lo fanno vedere", ha confessato Ratzinger. "Qualche istante prima di consegnarlo nelle mani del Papa - racconta Mario Talarico junior - un prelato mi ha intimato di non aprirlo per nessun motivo.
Gli ho replicato subito: ma voi siete vicini a Gesù o al malocchio?". Con grande orgoglio insieme allo zio mostra nella sua bottega in vico Due Porte a Toledo le sue creazioni e racconta i suoi sogni. "Vorrei fare una mostra di ombrelli ricamati e dipinti a mano. Vorrei portare l'artigianato all'artista, in modo da far comprendere ai clienti che i nostri lavori sono pezzi unici e rari. E soprattutto vorrei che fosse sostenuto il lavoro di noi giovani. C'è bisogno - confessa Mario junior - di un sovvenzionamento statale per incentivare il nostro impegno". Nei suoi occhi la stessa passione dello zio che mostra con orgoglio le numerosissime fotografie accanto ai grandi del mondo.
E confida: "Il cardinale Sepe, qualche giorno fa, mi ha detto che l'anno scorso con i miei ombrelli ha raccolto una bella cifra all'asta annuale di beneficenza che lui organizza all'Auditorium della Rai qualche giorno prima di Natale. E mi ha chiesto di donare i miei lavori anche quest'anno". L'età non frena l'entusiasmo di Mario Talarico e la sua voglia di continuare a creare oggetti meravigliosi. Sostenuto, oggi, dal nipote che confessa di dormire solo quattro ore a notte. "Lavoro fino alle tre, zio alle sette di mattina vuole già aprire e quindi mi rimane poco tempo per riposare. Ma non mi pesa, è un lavoro che faccio con tanta passione. La forza me la danno mia moglie e mio figlio. E spesso - confida Talarico junior - ripenso a un verso di una canzone di Gigi D'Alessio: "Quella voglia di arrivare era forte dentro me"".

© Copyright Il Denaro, 3 dicembre 2011


Paparatzifan
00Tuesday, December 6, 2011 11:00 PM
Dal blog di Lella...

Papa/ Domani fa accendere 'albero' di Natale a Gubbio via tablet

Sagoma di abete con 300 punti luce alta 750 metri

Città del Vaticano, 6 dic. (TMNews)

Sfiorando lo schermo di un 'tablet', domani pomeriggio dal suo appartamento, Benedetto XVI accende l'albero di Natale luminoso di Gubbio il più grande del mondo.
Per via telematica il Papa attiverà un contatto con il quadro generale elettrico, che illumina il grande abete disegnato a partire dalle mura medievali della città, per inerpicarsi sulle pendici del monte Ingino e giungere alla basilica del patrono, sant'Ubaldo, edificata sulla cima.
La sagoma verde dell'abete, coronato dalla stella cometa, ha un'altezza complessiva di 750 metri e una larghezza di 450; è disegnata da 300 punti luce e colorata all'interno da altre 400 lampade di grandi dimensioni.
I cavi utilizzati hanno una lunghezza totale di 8 chilometri e mezzo, mentre prese e spine elettriche sono ben 1.350, e veicolano 35 chilovatt di corrente.
Attraverso un collegamento video tra il Palazzo Apostolico e il seminario diocesano Beniamino Ubaldi di via Perugia - curato dal Centro Televisivo Vaticano - l'avvenimento sarà seguito dalla cittadinanza locale e verrà anche trasmesso da 'Rai1', all'interno del programma 'La vita in diretta'.

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Wednesday, December 7, 2011 8:02 PM
Dal blog di Lella...

Il Papa accende via tablet l'albero di Gubbio: c'è bisogno della luce d'amore

Città del Vaticano - (Adnkronos)

Al Pontefice basta sfiorare lo schermo per attivare il contatto con il quadro generale elettrico che illumina il grande abete colorato, disegnato sul versante del monte Ingino.

''Il primo augurio, allora, è che il nostro sguardo, quello della mente e del cuore, non si fermi solamente all'orizzonte di questo nostro mondo, alle cose materiali, ma sia un po' come questo albero, sappia tendere verso l'alto, sappia rivolgersi a Dio.
Lui mai ci dimentica, ma chiede che anche noi non ci dimentichiamo di Lui!''. E' quanto ha detto il Papa nel corso della cerimonia di accensione dell'albero di Natale di Gubbio, il più grande del mondo, compiuta dal Papa via computer attraverso un tablet. La luce del grande albero di Natale di Gubbio ci ricorda ''come anche noi abbiamo bisogno di una luce che illumini il cammino della nostra vita e ci dia speranza, specialmente in questo nostro tempo in cui sentiamo in modo particolare il peso delle difficoltà, dei problemi, delle sofferenze, e un velo di tenebra sembra avvolgerci''.
''Il Vangelo - ha aggiunto Benedetto XVI - ci dice che nella notte del santo Natale una luce avvolse i pastori annunciando loro una grande gioia: la nascita di Gesù, di Colui che viene a portare luce, anzi di Colui che è la luce vera che illumina ogni uomo''. ''Il grande albero - ha proseguito il Pontefice - domina la città di Gubbio e illumina con la sua luce il buio della notte''.
Al Pontefice basterà sfiorare lo schermo del tablet per attivare il contatto con il quadro generale elettrico e illuminare il grande abete colorato, disegnato sul versante del monte Ingino, che domina la città. Dal 1991 l’albero di Gubbio è entrato perfino nel Guinness dei Primati: la sagoma luminosa dell’abete natalizio è disegnata da trecento punti luce e colorata all’interno da altre quattrocento lampade di grandi dimensioni. La stella cometa è disegnata da duecentocinquanta luci e si sviluppa su una superficie di mille metri quadrati, il tutto per un’altezza complessiva della creazione luminosa di settecentocinquanta metri e una larghezza di quattrocentocinquanta.

© Copyright Adnkronos


Paparatzifan
00Saturday, December 17, 2011 2:08 AM
Da "Corriere.it"...

INTERNET E DESINENZE

Rischi hard in rete, la Santa Sede assicura
i diritti dell' indirizzo «vatican.xxx»


Il Vaticano vuole evitare incroci sui suffissi di primo livello
al quale possono accedere i siti a luci rosse. Corrono ai ripari
anche i grandi gruppi, da Coca Cola a Sony

MILANO - Un dominio sacrosanto: «Vatican.xxx» è ora di proprietà della Santa Sede. Che vuole così evitare che in futuro gli utenti del web trovino materiale a luci rosse digitando l'indirizzo del Vaticano col suffisso di primo livello al quale possono accedere i siti hard. E non è l’unico a pensarla così.

XXX PER TUTTI - Da una decina di giorni oltre 100 mila siti porno possono presentarsi online con il dominio «.xxx». Questo suffisso era stato approvato a gennaio dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l'organizzazione non profit che gestisce gli indirizzi Internet. L'idea di inaugurare la desinenza dedicata ai siti hard era stata contestuale all'introduzione dei suffissi «.gov», «.edu» e «.org». Ora la Santa Sede si è assicurata i diritti dell’indirizzo internet «vatican.xxx», come riferisce il quotidiano cattolico francese La Croix. Le richieste di registrazione all'Icm sono arrivate anche da marchi e nomi di domini già esistenti con altra desinenza (.com, .net e così via): colossi quali Coca-Cola o Sony, ma anche il Louvre di Parigi e l’Agence France Presse, hanno infatti prenotato il dominio «.xxx». Il motivo? Il timore di veder finire il proprio nome associato a un portale per soli adulti. Recentemente si sono alzate diverse voci critiche all'introduzione dei nuovi suffissi. A protestare anche alcuni gruppi religiosi che sostengono che il nuovo dominio possa incentivare la proliferazione del porno sulla Rete.

VATICANO 2.0 - In questi anni Benedetto XVI. ha ripetutamente sollecitato la Chiesa ad «utilizzare tutti i mezzi tecnici per diffondere il messaggio evangelico e restare in contatto con i fedeli». Il Vaticano è relativamente aperto alle nuove tecnologie: in estate il Papa ha attivato news.va, il nuovo portale multimediale attraverso un iPad, mentre a inizio dicembre ha acceso per via telematica, con un tablet in San Pietro collegato al quadro elettrico in Umbria, l'albero di Natale di Gubbio.

Elmar Burchia
16 dicembre 2011 | 18:13


Paparatzifan
00Saturday, January 7, 2012 8:54 PM
Dal blog di Lella...

Papa firma registro Albero di Natale piu' grande del mondo

(ANSA) - GUBBIO (PERUGIA), 7 GEN - Dopo avere acceso, dal suo appartamento in Vaticano, grazie ad un sofisticato sistema tecnologico, l'Albero di Natale piu' grande del mondo, papa Benedetto XVI ha apposto la sua firma nel registro che raccoglie i nomi di tutti coloro che ne hanno acceso le luci nel corso degli anni.
''Una ulteriore e, in parte, inaspettata soddisfazione'' per il comitato dei volontari che dal 1981 realizza la singolare creazione luminosa sul monte Ingino. L'Albero verra' spento il 10 gennaio. (ANSA)


Paparatzifan
00Wednesday, January 11, 2012 12:24 PM
Dal blog di Lella...

Papa/ Un coccodrillo a udienza generale per centenario zoo Roma

Esemplare cubano con dipendenti Bioparco stamane in Vaticano

Città del Vaticano, 11 gen. (TMNews)

A coronamento dell'anno del centenario del Giardino Zoologico diRomai dipendenti del Bioparco e le loro famiglie parteciperanno questa mattina all'udienza generale del Papa in Vaticano. "A rendere fortemente simbolico il momento - recita una nota del bioparco - sarà la presenza di un raro esemplare di coccodrillo cubano (Crocodylus rhombifer), in rappresentanza dei 1200 animali ospiti del Bioparco e a testimonianza dell'opera di salvaguardia e di educazione ambientale svolta dalla struttura".
Il coccodrillo cubano, che ha visto ridursi dell'80% la propria popolazione, sopravvive soltanto in un'area ristretta dell'isola ed è classificato come criticamente minacciato dall'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. "Il giovane esemplare, dopo un periodo di affidamento al Bioparco e recupero delle condizioni ottimali, sarà restituito alla sua terra d'origine, in singolare coincidenza con il viaggio apostolico di Benedetto XVI" a Cuba a marzo prossimo.

© Copyright TMNews


Paparatzifan
00Tuesday, January 17, 2012 12:53 PM
Dal blog di Lella...

VATICANO: DOMANI ALLEVATORI E ANIMALI IN PIAZZA SAN PIETRO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 16 gen.

Domani, festa di Sant'Antonio Abate, piazza San Pietro si trasformera' in una "Stalla sotto il cielo" per celebrare "il patrono degli allevatori e degli animali".
Ne da' notizia l'Aia, Associazione italiana allevatori, che promuove in coincidenza con la ricorrenza liturgica la quinta edizione della "Giornata dell'allevatore".
n particolare saranno presenti, tra gli altri animali, bovini delle piu' diffuse razze italiane da latte e da carne, bufali, maiali, pecore e capre, equini, oche, galline e conigli. E ci saranno anche i cani delle unita' cinofile della polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri. L'esposizione del bestiame sara' aperta ai visitatori dalle ore 9 alle 15. Alle 11 sara' celebrata una messa per gli allevatori e le loro famiglie all'interno della Basilica Vaticana. E subito dopo avra' luogo la sfilata di cavalli e cavalieri alla quale partecipano anche le rappresentanze dei corpi militari che sfileranno lungo via della Conciliazione insieme ai gruppi di butteri laziali e agli istruttori delle associazioni impegnate nella riabilitazione equestre di persone con disabilita' fisiche e psichiche. Alle 12,30 sara' impartita dal cardinale Angelo Comastri, vicario del Santo Padre per la Basilica di San Pietro, la benedizione a tutti gli animali presenti e ai loro accompagnatori. Per l'occasione, come negli anni scorsi, sono attesi numerosi anche i cittadini romani con i loro cani e gatti, ai quali Aia, in collaborazione con Pfizer animal health, offrira' a partire dalle ore 10 un check-up veterinario gratuito negli ambulatori allestiti in Piazza Pio XII.

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Wednesday, January 18, 2012 1:16 PM
Dal blog di Lella...

VATICANO: FORMAZIONI A CAVALLO DI PS, CC E GDF SFILANO A S.PIETRO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 gen.

Cavalli e cavalieri della Polizia di Stato, seguiti da formazioni ugualmente a cavallo dei Carabinieri, con le uniforme storiche, e della Guardia di Finanza, hanno sfilato questa mattina in via della Conciliazione, per partecipare alla benedizione degli animali presieduta in piazza Sasn Pietro dal cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Citta' del Vaticano.
Il rito si svolge in occasione della odierna festa di Sant'Antonio Abate, che, per iniziativa dell'Associazioe Italaiana Allevatori, coincide con la quinta edizione della "Giornata dell'allevatore". Nell'occasione piazza San Pietro e' stata trasformata in una "stalla a cielo aperto", con recinti che ospitano bovini delle piu' diffuse razze italiane da latte e da carne, bufali, maiali, pecore e capre, equini, oche, galline e conigli.
E, per la gioia delle scolaresche romane in visita, ci sono anche i cani delle unita' cinofile della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
In mattinata e' stata celebrata una messa per gli allevatori e le loro famiglie all'interno della Basilica Vaticana.
In piazza San Pietro sono presenti anche cavalli e istruttori delle associazioni impegnate nella riabilitazione equestre di persone con disabilita' fisiche e psichiche. Numerosi anche i cittadini romani con i loro cani e gatti, ai quali l'Aia, in collaborazione con Pfizer animal health, ha offerto, a partire dalle ore 10, un check-up veterinario gratuito negli ambulatori allestiti nella limitrofa piazza Pio XII.

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Saturday, February 11, 2012 8:43 AM
Da "Il Foglio"...

10 febbraio 2012 - ore 18:57

Benedetto XVI tifa Bayern Monaco. E il Bayern lo fa socio onorario del club

Che Benedetto XVI tifa Bayern Monaco, ve lo dico io. Quando vinse lo scudetto nel 1979-80 (Ratzinger era arcivescovo a Monaco) scrisse una lettera pastorale sul tifo calcistico paragonandolo all’amore per Dio “perché è gratuito e disinteressato”. Oggi questo amore è ricambiato dal Bayern con un’iniziativa da sottolineare: il presidente Uli Hoeness vorrebbe papa Benedetto XVI come socio onorario. “Se ci dà un segnale, andiamo da lui e gli portiamo la tessera onoraria”, ha spiegato il patron della squadra di calcio della Baviera, Land che ha dato i Natali anche allo stesso Ratzinger. Mentre il club calcistico ha raggiunto la cifra record di 174mila soci, l’ex campione del mondo ha ironizzato con un “adesso manca solo il Papa”, mettendo poi in chiaro che non si tratta di uno scherzo. Non sarebbe il primo Pontefice con una tessera calcistica della serie A tedesca: già il predecessore di Ratzinger, Giovanni Paolo II, ne aveva due (lo Schalke 04 di Gelsenkirchen e il Borussia
Dortmund).

© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Rio Paladoro


Paparatzifan
00Wednesday, March 14, 2012 10:16 PM
Da "Il Messaggero.it"

Silvana crea il profumo per il Papa: «Essenza di bosco e musica»

di Franca Giansoldati
Tutto è cominciato con una telefonata proveniente dal santuario di Santiago di Compostela. Era il 2010 e Benedetto XVI a novembre sarebbe andato a chiudere il Giubileo Compostelano. Nel piccolo ma pluripremiato laboratorio di Reggio Emilia, «Il Profvmo», in cui vengono create fragranze ispirate ai ritmi della natura attraverso un procedimento rigorosamente top secret, arrivò un incarico tanto singolare quanto inaspettato. Si chiedeva di ottenere un aroma ambientale capace di trasmettere ai pellegrini la sacralità del luogo.

Silvana Casoli, il «naso», come verrebbe chiamata in Francia, per nulla impressionata dalla sfida che si prospettava si mise all’opera e in poco tempo nacquero due acque di colonia, l’Acqua della Fede e l’Acqua della Speranza. «Mi sono calata nei panni di chi fa un pellegrinaggio. C’è chi va per confermare la propria fede ma anche chi intraprende il viaggio nella speranza di ritrovarla, dunque, ho pensato che dovevo far nascere qualcosa capace di evocare olfattivamente un’apertura ma anche un arrivo». L’elaborazione ottenuta, basata sui fiori di Bach, riscosse molto successo.

Una confezione con le due acque venne donata al pontefice dai prelati spagnoli. Passò un po’ di tempo e a Reggio Emilia giunsero richieste analoghe. Una dal santuario di Sant’Antonio di Padova e l’altra, assai più importante, dal Vaticano per una acqua da destinare a Benedetto XVI. A lui e solo a lui. Silvana Casoli si sentì quasi svenire, il compito era immane.

Questa maestra profumiera con robusti studi alle spalle in botanica, chimica e cosmetologia ma che per vezzo ama definirsi «alchimista», ebbe una specie blocco psicologico. Come comporre un profumo personalizzato per Sua Santità? L’impresa, effettivamente, non si presentava facile. Iniziò a concentrarsi su fragranze che potessero richiamare l’amore che Joseph Ratzinger nutre per la musica, per gli animali, per i boschi verdi della Baviera, per la semplicità, per il bisogno insopprimibile d’Assoluto.

La ricerca durò mesi e ci furono momenti in cui pensò anche di gettare la spugna, di rinunciare all’incarico, poi ebbe una intuizione: «Capii che una essenza del genere doveva avere nel cuore qualcosa di pulito, di leggero, richiamando l’idea della pace. Pensai ai profumi che il Papa avverte quando prega in giardino, davanti alla Grotta di Lourdes». Note di tiglio, di verbena, di erba. Di più Silvana Casoli, profumiera dei vip di mezzo mondo - tra cui Madonna, Sting, Re Juan Carlos, persino il presidente della Repubblica, Napolitano - non vuole aggiungere. «Amo parlare del mio lavoro ma stavolta è una questione di discrezione. Sono molto devota al Santo Padre». Di fatto quell’acqua di colonia non verrà mai riprodotta per nessun altro.

Silvana Casoli non vuole troppa pubblicità. «Parliamo invece dei segreti del mio lavoro». Il suo laboratorio-profumeria garantisce l’unicità dei prodotti poiché mantiene inalterati i procedimenti artigianali. Una produzione su grande scala non sarebbe possibile. Dietro ogni flacone si nascondono anni di ricerche, di viaggi in luoghi lontani per raccogliere materiali, estratti rari, composti base. La resina del legno di sandalo del Suriname, il sale dell’Himalaya ma anche il tulipano nero o le tuberose profumate dell’Est. Ogni essenza che esce dal laboratorio è unica nel suo genere. «Lavoro molto sulla memoria olfattiva».

Sicché prima di creare un profumo per qualcuno, Silvana vuole conoscere a fondo le sue abitudini fino a carpirne i segreti. Intuito e odorato: scompone gli aromi per poi assemblarli nuovamente. Silvana ha scoperto da bambina di avere un dono fuori dal comune. Il suo olfatto è così raffinato che le consente di percepire a grande distanza ogni tipo di odore, riuscendo a descrivere le persone a seconda degli effluvi che emanano, captando impercettibili particelle fluttuanti nell’aria. Un po’ quello che lo scrittore Peter Suskind ha descritto nelle prime pagine de Il Profumo. «Come la musica anche un odore può cambiare la vita, accarezzare lo spirito, giocando sulle note delle spezie, del bosco o della frutta. Sollecitare la felicità, esaltare la bellezza». Insomma, è una forma d’arte, esattamente come la pittura, la scultura o la fotografia.

Mercoledì 14 Marzo 2012


Paparatzifan
00Friday, April 13, 2012 1:21 PM
Dal blog di Lella...

Con la pelle Nabuk conciata ad Arzignano la Geox produce un mocassino numero 41 (pianta larga) per le passeggiate nei giardini Vaticani del pontefice

Antonio Di Lorenzo

Con la pelle conciata ad Arzignano produce i mocassini per il Papa. Rivela che Ratzinger porta un numero 41 a pianta larga, ma non precisa - per riservatezza aziendale - chi è il suo fornitore di pelle vicentino.
Poi precisa: «Le scarpe ufficiali del papa, quelle rosse, le produce un calzolaio di Vigevano e non Prada, come qualcuno ha detto e poi è rimbalzato su Internet. Ma quelle da passeggio nei Giardini Vaticani sono nostre».
Mister Geox, vale a dire Mario Moretti Polegato, ha regalato agli studenti di economia presenti ieri in aula magna all'università un bel po' di storia personale, condita da vari aneddoti, ma ha anche trasmesso loro motivazioni e una grande carica di passione. L'imperativo è: «Voi potete cambiare il mondo, dovete sgorlare questo Paese di vecchi, ma dovete crederci. E soprattutto dovete diventare imprenditori di voi stessi. Aggiungere sempre un qualcosa in più a quello che vi chiedono di fare». Avanti: «Il Nordest sarà il cuore della nuova economia per merito vostro, perché è più sensibile all'innovazione. Tre quarti dell'Italia, quella che timbra il cartellino e poi va a fare la spesa o al caffé, non è pronta». Di più: «Non è importante essere piccoli, medi o grandi, ma essere bravi. Cioé unici. State sicuri che un'impresa con questa caratteristica non avrà mai crisi. E voi un lavoro l'avrete sempre». L'incontro con Moretti Polegato è il secondo del ciclo organizzato dalla Fondazione studi universitari (presente ieri con il presidente Silvio Fortuna e il direttore Carlo Terrin), il “polo” di Studi sull'impresa, e l'Istituto “Rezzara”. Mister Geox, che è nato come enologo dato che la sua famiglia produce vini (tra tutti il Prosecco Villa Sandi) ha raccontato come è nata l'idea della “scarpa che respira”. «Era il 1995 ed ero nel Nevada a promuovere i vini di famiglia. Ho voluto fare una passeggiata nel deserto. Ma i piedi mi facevano male. Con un coltellino svizzero ho fatto due fori nelle scarpe da jogging. Mi sono pure tagliato. Però ho creato la ventilazione. Al ritorno nel Veneto, invece di buttare via le scarpe, ho esaminato il problema e ho cercato una soluzione. L'innovazione nasce sempre dall'esigenza di soddisfare un bisogno. Ma migliorare un prodotto non basta: servono due altre caratteristiche. L'innovazione va protetta con un brevetto e va sperimentata, affinata con la ricerca. Io ho usato il materiale delle tute aerospaziali: lascia passare il sudore, ma non l'acqua, perché la traspirazione della pelle è una molecola 700 volte più piccola di quella dell'acqua». Quell'azienda nata sedici anni fa con cinque ragazzi, come li chiama lui, oggi ha 30 mila dipendenti (indotto compreso) produce 20 milioni di paia di scarpe, 2 milioni di pezzi di abbigliamento, ha 1.300 negozi monomarca ed è presente in 103 Paesi del mondo. All'inizio neanche la volevano la pubblicità della “scarpa con lo sbuffo”. Oggi le scarpe Geox dorate le porta anche Elton John, mentre un'altra celebrity che calza le scarpe Geox è la figlia di Barack Obama. E quegli occhiali bianchi e neri, che sono la cifra stilistica di Mr. Geox? Moretti Polegato confessa: li ha disegnati lui e indossa solo quelli perché... gli hanno portato fortuna.

© Copyright Il Giornale di Vicenza, 13 aprile 2012


Caterina63
00Saturday, April 14, 2012 4:39 PM
[SM=g8468] [SM=g8468] piccola curiosità:



- mons. Georg! Dove portate la mia papalina?
ah! non è la mia papalina, ma il mio solito bicchiere con la medicina!!!
Buona, molto buona!!!

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Paparatzifan
00Monday, April 16, 2012 10:56 AM
Re:

Caterina63, 14/04/2012 16.39:

[SM=g8468] [SM=g8468] piccola curiosità:



- mons. Georg! Dove portate la mia papalina?
ah! non è la mia papalina, ma il mio solito bicchiere con la medicina!!!
Buona, molto buona!!!

[SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9434]






Sembra così ansioso, come un bambino, di prendere... il thè, credo, vero? Si vede che è molto buono! [SM=j7798] [SM=j7798] [SM=j7798] [SM=j7798] [SM=j7798] [SM=j7798] [SM=g7430]

Paparatzifan
00Monday, April 16, 2012 10:58 AM
Da "orticalab.it"...

L’indiscreto

Ratzinger non voleva diventare Papa

Il giorno del suo 78esimo compleanno, il 16 aprile 2005, due giorni prima dell’inizio del conclave, il cardinale bavarese confidò a un confratello che non voleva essere eletto

Francesco Grana

Lunedì, 16 Aprile 2012

Vaticano, 16 aprile 2005. Sono da poco passate le 13 e nell’aula del sinodo è appena terminata la congregazione generale che i cardinali tengono ogni giorno durante il periodo della Sede Vacante. Mancano solo 48 ore all’inizio del conclave che eleggerà il successore di Giovanni Paolo II. Quel giorno è anche il 78esimo compleanno di Joseph Ratzinger.
Terminata la congregazione generale, il cardinale bavarese lascia l’edificio per raggiungere il palazzo dell’ex Sant’Uffizio dove ha sede la Congregazione per la Dottrina della Fede da lui guidata dal 1981. Lo aspetta una colazione con i suoi più stretti collaboratori che lo attendono per festeggiarlo. Ma sul suo breve cammino Ratzinger incontra un confratello e amico di lunga data. Ed è lui a rivolgergli una domanda importante: «Eminenza, ma lei mica ci farà qualche scherzo?».
A cosa si riferiva quel cardinale? «Nelle congregazioni generali - spiega il porporato - erano state sondate numerose candidature: i papabili erano tanti e tutti di altissimo profilo. Ma alla fine una solida maggioranza era nata spontaneamente attorno alla figura del cardinale Ratzinger. Lui, schivo e con il suo tratto delicato, faceva di tutto per non essere al centro dell’attenzione».
Ma cosa rispose il cardinale bavarese al confratello? «Ratzinger si fece scuro in volto e mi sembrò molto turbato e poi disse: Eminenza, non pensate a me. Vi prego, non pensate a me».
Il confratello tenne nel suo cuore questa risposta e non la comunicò agli altri cardinali che avevano già scelto di votare per Ratzinger. Due giorni dopo, nella Basilica di san Pietro, fu proprio il cardinale bavarese, in qualità di decano del Sacro Collegio, a presiedere la Messa "pro eligendo Romano Pontifice". È in quella occasione che Ratzinger tenne la famosa omelia sul relativismo. «Quanti venti di dottrina - affermò il porporato - abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo a un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno - sostenne Ratzinger - nascono nuove sette e si realizza quanto dice san Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo - concluse Ratzinger - una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».
Per gli osservatori vaticani questo passaggio dell’omelia sarebbe stato determinante per la non elezione di Ratzinger alla cattedra di Pietro. Ma così non fu. L’indomani, il 19 aprile 2005, alla quarta votazione, il 78enne porporato bavarese fu eletto Papa. «Quando il cardinale Angelo Sodano, in qualità di vice decano del Sacro Collegio, si avvicinò a Ratzinger, subito dopo il quarto scrutinio e ovviamente prima che bruciassimo le schede, per chiedergli con la formula latina prevista se avesse accettato l’elezione ebbi molta paura», confida il porporato che appena tre giorni prima aveva chiesto al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede se avesse accettato il suffragio dei porporati elettori. «Temevo - prosegue il cardinale - che avrebbe rifiutato. E invece rimasi sorpreso: non perché accettò, ma per la serenità con la quale si espresse, annunciandoci e subito dopo spiegandoci la scelta del nome Benedetto. Appena lo vidi uscire vestito di bianco dalla stanza della lacrime, che si trova sul lato sinistro guardando l’altare della Cappella Sistina, rimasi stupito: sembrava fosse stato Papa da sempre. Prima che ognuno di noi si avvicinasse a lui per baciargli la mano e così fargli atto di obbedienza, volle rivolgerci alcune parole e affidarsi alle nostre preghiere».
Successivamente, fu lo stesso Benedetto XVI a raccontare quei momenti: «Quando, lentamente, l’andamento delle votazioni mi ha fatto capire che, per così dire, la scure sarebbe caduta su di me la mia testa ha incominciato a girare. Ero convinto - prosegue il Papa - di aver svolto l’opera di tutta una vita e di poter sperare di finire i miei giorni in tranquillità. Con profonda convinzione ho detto al Signore: non farmi questo! Disponi di persone più giovani e migliori, che possono affrontare questo grande compito con tutt’altro slancio e tutt’altra forza. Allora sono rimasto molto toccato da una breve lettera scrittami da un confratello del collegio cardinalizio. Mi ha ricordato che in occasione della Messa per Giovanni Paolo II avevo incentrato l’omelia, partendo dal Vangelo, sulla parola che il Signore disse a Pietro presso il lago di Genesaret: seguimi! Avevo spiegato - ricorda ancora Benedetto XVI - come Karol Wojtyla aveva sempre ricevuto di nuovo questa chiamata dal Signore, e come sempre di nuovo aveva dovuto rinunciare a molto e dire semplicemente: sì, ti seguo, anche se mi conduci dove non avrei voluto. Il confratello mi ha scritto: Se il Signore ora dovesse dire a te "seguimi", allora ricorda ciò che hai predicato. Non rifiutarti! Sii obbediente come hai descritto il grande Papa, tornato alla casa del Padre. Questo mi ha colpito nel profondo. Le vie del Signore non sono comode, ma noi non siamo creati per la comodità, bensì per le cose grandi, per il bene. Così - conclude il Papa - alla fine non ho potuto fare altro che dire sì».


Paparatzifan
00Tuesday, April 17, 2012 7:22 PM
Dal blog di Lella...

PAPA: ALLA RADIO SI DIMENTICO' DI CITARE PAPATO E DOVETTE CORREGGERSI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 apr.

"Ah! Avevo dimenticato il ministero petrino, questo e' grave per uno che sta al servizio del Papa! Ovviamente, al sacramento dell'Ordine va aggiunto il ministero di Pietro, e poi tutto il resto".
Sono parole pronunciate nove anni fa dal cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, durante un'intervista a Radio Rai, per il programma "Oggi duemila".
Le riporta padre Vito Magno, storico collaboratore Radio Uno, nel libro "Anche loro" nel quale (per le edizioni del Messaggero di Sant'Antonio) ha raccolto alcune delle interviste da lui realizzate con personaggi celebri: da Massimo Cacciari che si interroga sulla alterita' del cristiano rispetto al mondo, a Ornella Vanoni, che considera la preghiera piu' efficace degli psicofarmaci, da Alda Merini che disse "io stessa sono Dio, in fondo, perche' sono parte di lui" a Raul Bova che racconta di aver avuto "in certi momenti la certezza tangibile dell'esistenza di Dio".
Per il prete giornalista, l'intervista con il celebre capo dell'ex Sant'Uffizio era ovviamente la piu' delicata della serie, e dunque fece un salto sulla sedia quando tra le cose essenziali della fede cristiana che nel futuro sarebbero rimaste immutate, il cardinale Ratzinger dimentico' di elencare proprio il Papato.
"Resteranno certamente - era stata la sua prima risposta - i grandi elementi datici dal Signore, cioe' le strutture sacramentali, i sette sacramenti, e quanto alla struttura della Chiesa il sacramento dell'Ordine con i suoi tre gradi, diaconato, presbiterato ed episcopato. Questa - disse il futuro Papa ai microfoni di Radio Rai - la struttura fondamentale che e' molto semplice e che permette diverse applicazioni.
Naturalmente l'applicazione del sacramento dell'Ordine comporta la necessaria e intima collaborazione con i laici perche' l'Ordine non esiste per se', ma come servizio nella costruzione della Chiesa nella quale tutti siamo responsabili, ciascuno a suo modo. Rimarra' anche sempre la vita consacrata come un segno di radicalita' della sequela di Cristo".
Su Papato e Santa Sede nemmeno un cenno, e allora padre Magno gli chiese di integrare la risposta ottenendo l'ammissione della dimenticanza. Ma nemmeno questo bastava a riequilibrare l'intervista e dunque ecco un'altra domanda su possibili future evoluzioni anche a Roma. Al che l'intervistato replico': "negli ultimi cento anni molti cambiamenti si sono avuti, tanti anche negli ultimi venti anni.
Il Santo Padre avra' sempre bisogno di collaboratori, ma la storia insegna come le forme di collaborazione possono cambiare".
L'intervista divenne poi piu' personale, quando al cardinale Ratzinger fu chiesto cosa piu' lo gratificava e cosa piu' dispiaceva del difficile mestiere di custode dell'ortodossia cattolica. "La grande consolazione - fu la risposta - e' che uscendo dal palazzo dove lavoro, dall'appartamento dove abito verso piazza San Pietro o anche in altre parti come in patria, incontro persone che si mostrano grate per il lavoro che svolgiamo; persone che sembra di conoscere, anche se mai incontrate prima. Mi consola realmente riscontrare gratitudine per il servizio che compiamo per la Chiesa, per la sua unita' e la pace.
Il dispiacere è invece provocato dal costatare anche molta diffidenza e opposizione. Certamente, essendo uomini, compiamo anche errori, perche' tutto cio' che e' umano e' imperfetto. Ma bisognerebbe evitare i pregiudizi che possono portare fino all'odio. Questo fa male".

© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Tuesday, April 17, 2012 7:32 PM
Dal blog di Paolo Rodari...

Sul soglio di Pietro, ma ritirato. L’isolamento di B-XVI come forma di governo (e segreto di longevità)

17 aprile 2012 -

Compiendo ieri 85 anni Benedetto XVI è divenuto il Papa più longevo degli ultimi cento anni, tra gli undici Pontefici più longevi della storia della chiesa. Il Papa “festeggia in famiglia”, titola l’Osservatore Romano raccontando l’udienza che ha concesso ieri a una delegazione proveniente dalla sua terra d’origine, la Baviera. Una foto lo mostra sorridente mentre osserva l’esibizione coreografa di bambini in abiti tradizionali.

Joseph Ratzinger è anche questo: un Papa che ama il ritiro, la vicinanza dei suoi familiari, non soltanto il fratello Georg, ma anche la famiglia pontificia, le quattro suore laiche consacrate e i due segretari, il tedesco Georg Gänswein e il maltese Alfred Xuereb. Risiede qui il segreto della sua longevità? Senz’altro sì. Ma nel ritiro c’è anche altro.

Benedetto XVI ama l’isolamento non tanto per preservarsi, quanto perché è quello il mezzo attraverso il quale ritiene di sapere meglio arrivare alla chiesa e anche al mondo. Nel ritiro trova il proprio stile, i tempi per scrivere libri, testi, discorsi, le parole insomma con le quali illuminare. E nel ritiro trova anche la capacità di maturare il distacco che egli vuole mantenere dai problemi della chiesa.

E’ di questi mesi il crescere di un forte dissenso nelle chiese locali d’Austria, di Germania, d’Irlanda, del Belgio e della Svizzera. Ma anche in altre parti del mondo la situazione è simile: negli Stati Uniti del combattivo arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ad esempio, gruppi di fedeli protestano con forza contro le posizioni delle gerarchie sulla morale sessuale ritenute non adeguate a quanto loro stessi, pur credenti, pensano e sentono.

Con loro, come coi lefebvriani – che siedono sullo scranno opposto rispetto a quello dei cosiddetti “innovatori”– egli mostra comprensione e non chiusura. Lo stesso atteggiamento che ha per i problemi più interni: per la curia romana e la sua crisi di governance ben evidenziata dal caso ribattezzato “Vatileaks”.

Il Papa sembra non voler reagire. Perché? Difficile rispondere. Egli osserva ogni cosa dall’alto, apparentemente isolato. Di certo c’è che anche questa è la sua cifra, il modo con cui siede sul soglio pontificio: ritirato per scelta, nel tentativo di illuminare più con la parola che con altro.

Pubblicato sul Foglio martedì 17 aprile 2012


Paparatzifan
00Wednesday, April 18, 2012 2:28 PM
Da "Korazym.org"...

Il mio amico speciale: il Papa

Scritto da Angela Ambrogetti
Martedì 17 Aprile 2012 05:32

Non ci saranno festeggiamenti solenni in Vaticano per il compleanno del Papa. Piuttosto una festa in famiglia. Lo racconta il segretario privato di Benedetto XVI che il 16 aprile festeggia 85 anni e tre giorni dopo, il 19 aprile, inizia il suo ottavo anno come Papa. “ Il 16 aprile è lunedì un giorno di lavoro, ma avrà un carattere molto bavarese. Il Palazzo Apostolico probabilmente per un po’ di tempo sarà molto bavarese. Il Santo Padre ha detto: “Per favore, per il mio 85° compleanno non voglio una grande celebrazione!” Una festa semplice e poi il 20 aprile un regalo speciale. “Ci sarà la Gewandhaus Orchestra di Lipsia ad offrire un concerto di compleanno per il Santo Padre, che è stato annunciato già tre anni fa. Questo ovviamente sarà aperto non solo per la curia, ma anche un po’ per tutti”.

Tra i regali per il suo compleanno sicuramente uno che sarà molto apprezzato è il libro che ha curato proprio il suo segretario per l’editore tedesco Media Maria. 200 pagine nella quali venti vips tedeschi raccontano Benedetto XVI a modo loro. Uomini politici e sportivi come Franz Beckenbauer e la sciatrice Maria Riesch Höfl, e poi il cardinale di Monaco di Baviera Reinhard Marx, l’ Abate benedettino Notker Wolf, il ministro della Turingia, protestante, Peter Gauweiler, il ministro Wolfgang Schäuble e tanti altri. Una occasione per don Georg di raccontare un po’ della sua vita con il Papa e di rivelare qualche piccolo segreto. Il segretario del Papa appare raramente in pubblico se non vicino al Papa, anzi, come ama ricordare “il mio posto è sempre qualche passo indietro al Santo Padre”. “Non è stato un lavoro su commissione- spiega don Georg- Il libro non è stato fatto perché dall’alto si è detto 'ci serve musica positiva dalla Germania verso Roma'. L’occasione del compleanno del Papa mi ha convinto di scrivere un contributo è anche di essere curatore. I contributi sono molto diversi e formano un mosaico di prospettive diverse. L’unica richiesta era di riuscire a scrivere con un po’ di simpatia.”
Gänswein fa il punto dopo sette anni di pontificato e parla di un “Papa della parola”, la sua sincerità, la sua semplicità e il suo coraggio sono stati spesso frantesi, dice don Georg, perché “chiama gli errori con il loro nome.” Monsignor Gänswein è un collaboratore del Papa da quando Ratzinger era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede. Di quel tempo ha dei ricordi particolari: “Il Santo Padre ha una grande dolcezza. Nella Congregazione avevo molti contatti con lui nel lavoro quotidiano: E oggi, quando vedo come Papa Benedetto XVI tratta le persone nelle varie circostanze, non solo nelle udienze, o nelle occasioni pubbliche, ma anche in privato, è chiaro che ha un unico atteggiamento ed è la delicatezza, e la dolcezza. Non mi ha mai detto: così non va, ha sbagliato. Anche se magari è così. Piuttosto fa una proposta: si potrebbe fare così o così. In realtà è una critica severa nella sostanza ma “suavissime in modo”. Questo lo posso sottoscrivere, e vi invito a fare questa esperienza” dice sorridendo don Georg. Certo la sua vita ora è molto diversa rispetto a quando era cardinale. “ Desiderava che Giovanni Paolo II lo liberasse dall’incarico da Prefetto, ma non è stato così.”
E il suo sogno qual era? “Pensava: sta arrivando il giorno in cui poter realizzare il grande desidero di scrivere l’opera della vita, un libro sul Signore Gesù Cristo. Come prete, vescovo, cardinale, prefetto, curatore d’anime, credente in Cristo. Ma quando è stato eletto Papa ha detto che ormai era probabile che questo sogno non si realizzasse più. Durante i primi mesi è stato come uno tsunami.” Poi come è stato possibile trovare il tempo di scrivere tre libri ? “ I ritmi sono diventati più stabili e gli impegni più concreti. I ritmi delle giornate sono diventati più chiari. Il martedì è il giorno prima dell’udienza generale. Fin dai tempi di Paolo VI non ci sono udienze, il Papa prepara la catechesi per l’udienza generale. Tutti gli altri giorni sono occupati. Poi naturalmente ci sono le ferie, la pausa dopo Pasqua, il periodo da metà luglio fino ad agosto quando arriva l’appuntamento con lo Schuelerkreis a Castel Gandolfo. Momenti più o meno brevi in cui il Santo Padre si prende del tempo per scrivere.” Ma qual è il segreto per trovare il tempo ? “Come trova il tempo, quanto tempo gli serve, come ce la fa con le forze, è un segreto che naturalmente non posso svelare. Una cosa è chiara. Per molte persone scrivere è un peso, una grande sfida. Papa Benedetto invece quando scrive, ritrova la libertà e le forze. E’ un’esperienza che negli ultimi sette anni ho potuto fare, con grande gratitudine e grande sorpresa.”
Il Papa non sembra neanche essere troppo preoccupato dell’ immagine che alcuni media danno di lui, come di una persona fredda e conservatrice. “L’immagine che già da cardinale e poi, con un piccolo intervallo, anche come papa Benedetto è stata offerta è in buona parte una distorsione- spiega don Georg- Buona parte della stampa, non solo di lingua tedesca ma nel mondo, soprattutto di lingua inglese, sia in Gran Bretagna che in America del Nord, parzialmente anche in paesi di lingua francese e alla fine anche in Italia, ha creato quasi una caricatura sia della persona che delle sue idee. Chi conosce la persona di Benedetto XVI, chi conosce le idee del papa, e legge, vede e sente quello che viene pubblicato, si chiede se non si tratta di un altro film. E’ un dato di fatto che potrei confermare con casi concreti. Perciò chiedo ai media di correggere le distorsioni, per quanto è possibile.” Eppure c’è chi sostiene che dopo Giovanni Paolo II, papa carismatico amato dalle folle, Benedetto XVI abbia quasi fatto un passo indietro. Anche se nei viaggi si vede l’entusiasmo che crea il Papa tra i giovani e i fedeli, come in Spagna, in Africa e recentemente in America Latina. “Il pontificato di Giovanni Paolo II non è pensabile senza la teologia di Joseph Ratzinger.” E monsignor Gänswein aggiunge: “ Per tutto quello che riguardava la teologia, Giovanni Paolo II si affidava completamente al cardinale Ratzinger. E ora ne è diventato il successore. Ma certo non è stato organizzato in anticipo. Il pontificato di Benedetto XVI ha una continuità interiore con quello di Giovanni Paolo II e porta avanti ciò che è stato iniziato dal Papa polacco.” Il segretario del Papa nega che a Benedetto XVI non vengano trasmesse le notizie negative. Ratzinger legge le notizie buone e quelle cattive tutti i giorni in una rassegna stampa. “Il capo della Chiesa ha imparato ad affrontare le critiche, le sa inquadrare, e accettare le critiche.” E aggiunge: “Ma bisogna distinguere tra ciò che viene pubblicato, che si legge, e ciò che arriva tramite altri canali. Non si cerca la salvezza nell’opinione pubblica o nella stampa. E’ un elemento importante, da prendere seriamente, ma non orienta la navigazione della nave vaticana.”

Pubblicato su Gente numero 17 - 24.04.2012


Paparatzifan
00Wednesday, April 18, 2012 7:24 PM
Da "orticalab.it"...

Sette anni fa l’elezione di Benedetto XVI

In conclave Ratzinger votò per Biffi

Il futuro Papa per quattro volte diede il suo suffragio all’Arcivescovo emerito di Bologna che avrebbe voluto prendere a schiaffi il suo unico elettore

Francesco Grana

Mercoledì, 18 Aprile 2012

«Eligo in Summum Pontificem cardinalem Biffi». È quello che chiunque, se avesse potuto accedere alla Cappella Sistina, avrebbe potuto leggere sulla scheda del cardinale Ratzinger nelle quattro votazioni del conclave del 2005. Ambrosiano, più giovane di Benedetto XVI di un solo anno, Giacomo Biffi diventa sacerdote nel 1950. Nel 1975 Paolo VI lo nomina vescovo ausiliare di Milano. Diviene così il principale collaboratore del cardinale Giovanni Colombo, successore di Montini sulla cattedra dei santi Ambrogio e Carlo.
È il beato Giovanni Paolo II, nel 1984, ad affidargli il timone dell’Arcidiocesi bolognese che Biffi guida fino al 2003 quando, al compimento dei 75 anni, lascia l’incarico per raggiunti limiti d’età. È sempre Wojtyla a elevarlo alla porpora nel concistoro del 1985. Nel conclave del 2005 che deve eleggere il successore del Papa polacco Biffi arriva nella veste di Arcivescovo emerito di Bologna. La sua ironia pungente e sagace è nota alla maggior parte dei confratelli. Ama ripetere spesso: «Non sono mai sceso più a Sud di Roma».
È lui a coniare la "teologia del tortellino". «Mangiare i tortellini - sostiene Biffi - con la prospettiva e la certezza del paradiso, rende migliori anche i tortellini».
Ma ritorniamo al conclave del 2005. In tutte le quattro votazioni Ratzinger vota per il porporato ambrosiano. E ogni volta, prima di imbucare la scheda nell’urna, così come previsto dal cerimoniale, ripete a voce alta davanti ai tre cardinali scrutatori estratti a sorte la formula latina: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto».
C’è un episodio molto divertente che avviene durante il conclave e che ha come protagonisti proprio Biffi e Ratzinger, seppur in modo indiretto. È il 19 aprile 2005, secondo e ultimo giorno di votazioni. Dopo il terzo scrutinio del conclave, il secondo di quella mattina, i cardinali elettori tornano in pullman nella Casa Santa Marta dove risiedono in quei giorni. Li attende il pranzo e un breve riposo nelle loro stanze prima di far ritorno nella Cappella Sistina per la votazione che sarà definitiva e alla quale seguirà l’annuncio al mondo dell’avvenuta elezione del nuovo Papa.
Ed è proprio durante quel pasto frugale che Biffi, molto innervosito, si sfoga con un confratello: «A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è quel cretino che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi».
«Cosa Eminenza?», gli domanda perplesso il confratello. «Sì, ha capito bene, Eminenza», replica Biffi. «Giuro che lo prendo a schiaffi».
Al che il porporato lo guarda perplesso e gli spiega: «Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa». Biffi rimase senza parole. Ratzinger aveva deciso di votare per lui.
Nel 2007 sarà proprio il cardinale bavarese divenuto Benedetto XVI a chiedere all’Arcivescovo emerito di Bologna di predicare a lui e all’intera Curia romana gli esercizi spirituali per la quaresima. Al termine, nel ringraziarlo per le meditazioni che aveva offerto a tutti i presenti, Benedetto XVI chiosò su un simpatico particolare. «Vorrei dirle grazie - affermò il Papa - per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole "il Signore forse ha i suoi difetti" al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma in ogni caso - concluse il Papa - abbiamo imparato e i suoi pensieri, Signor Cardinale, ci accompagneranno non solo nelle prossime settimane».
Così Biffi ricorda quel momento: «Al termine degli esercizi, dopo la meditazione conclusiva, Benedetto XVI con incantevole semplicità, parlando a braccio, mi rivolse i ringraziamenti d’uso; ma lo fece - precisa Biffi - con un calore, con un’amabilità di linguaggio, con una generosità negli apprezzamenti, che mi hanno, oltre che commosso, lasciato addirittura stupefatto».
Ritorniamo al conclave del 2005. Per chi votò Biffi? La risposta emerge con grande evidenza dall’intervento che l’Arcivescovo emerito di Bologna rivolse a tutti i cardinali la mattina del 15 aprile, durante la quotidiana seduta delle congregazioni generali che i porporati tengono ogni giorno nel periodo della Sede Vacante.
«Vorrei segnalare al nuovo Papa (che mi sta ascoltando) - è il passaggio più importante dell’intervento di Biffi - la vicenda incredibile della Dominus Iesus: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli - a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste - non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale. In duemila anni - proseguì Biffi - non è mai stata posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana e neppure in occasione del deragliamento della Riforma. L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento - sottolineò ancora Biffi - che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato contestato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia. Mi è stato raccontato - proseguì Biffi - di un buon cattolico che ha proposto al suo parroco di fare una presentazione della Dominus Iesus alla comunità parrocchiale. Il parroco (un sacerdote peraltro eccellente e ben intenzionato) gli ha risposto: Lascia perdere. Quello è un documento che divide. "Un documento che divide". Bella scoperta! Gesù stesso ha detto: Io sono venuto a portare la divisione. Ma troppe parole di Gesù oggi - concluse Biffi - risultano censurate dalla cristianità; almeno dalla cristianità nella sua pars loquacior».


Paparatzifan
00Sunday, April 29, 2012 1:53 PM
Dal blog di Lella...

Un gatto nero sulla strada del Papa Niente paura, è il suo amico Ciccio...

di Paolo Rodari

Joseph Ratzinger non ha mai avuto un gatto. Non ce l'aveva quando da cardinale prefetto dell'ex Sant'Uffizio abitava in piazza della Città Leonina, a ridosso delle mura leonine.
E non ce l'ha nemmeno oggi che, per volere del collegio cardinalizio che lo ha eletto al soglio di Pietro nell'ormai lontano 19 aprile del 2005, abita le stanze del terzo piano del palazzo apostolico.
Che non abbia un gatto non significa tuttavia che non li ami. Lo sanno bene i suoi collaboratori e lo sanno soprattutto i responsabili per la Tutela della fauna del Vaticano, il professor Klaus Friedrich e Giulia Artizzu i quali, sotto la supervisione del numero due del Governatorato, monsignor Giuseppe Sciacca, hanno allestito nei giardini vaticani una cassetta per il ricovero di un gatto speciale: Ciccio, noto oltre il Tevere come «il gatto del Museo». «Si tratta di un gattone nero molto socievole e sicuro del proprio fascino» scrive la Artizzu in All'ombra del cupolone, un foglio informale distribuito tra i dipendenti del Governatorato. Ciccio è conosciuto da tutti gli abituali frequentatori dei giardini, anche da Papa Benedetto XVI che il pomeriggio, prima di ritirarsi per la preghiera dei vesperi, ama passeggiare fino alla grotta dedicata alla Madonna della Guardia, in cima ai giardini, recitando con il suo segretario particolare la preghiera del rosario.
Beninteso, di gatti nei giardini Ratzinger ne incrocia parecchi: il polmone verde che si apre dietro la basilica di San Pietro ha da sempre una fauna variegata - dai pappagalli ai colibrì fino alle raganelle, senza dimenticare tritoni e orbettini - ma sembra che soltanto Ciccio sia riuscito a entrare nel cuore degli abitanti del Vaticano tanto che di fatto è riuscito a farsi adottare.
Appena Ratzinger venne eletto Pontefice, fu il cardinale Tarcisio Bertone, allora ancora arcivescovo di Genova ma per anni numero due della Congregazione per la dottrina della fede, a svelare in un'intervista rilasciata a Famiglia Cristiana l'amore di Ratzinger per i gatti. Disse: «Ratzinger ai tempi dell'ex Sant'Uffizio parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese; portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione». Furono queste parole ad alimentare quella che si è poi rivelata essere soltanto una leggenda: come Paolo VI che una volta eletto portò in Vaticano il suo bel gattone, come Pio XII che portò nel palazzo apostolico i suoi due cardellini, anche Benedetto XVI secondo la vulgata doveva aver portato al terzo piano del palazzo il suo amato gatto.
Nessun gatto nell'Appartamento, dunque, seppure la passione del Pontefice per i gatti sia reale: fonti vaticane rivelano che, nelle settimane che hanno preceduto l'elezione, Ratzinger avrebbe offerto un gatto in dono a un amico cardinale un po' giù di morale. Nelle ore che sono seguite all'elezione si scatenò anche una caccia ai felini tanto cari al nuovo Pontefice. Venne immortalato un bel soriano di nome Chico che accese le fantasie di molti quotidiani internazionali. «Di gatti ne abbiamo due, ma sono di porcellana», tagliò però corto Ingrid Stampa, per anni fedele «governante» di Ratzinger e oggi officiale della Segreteria di Stato addetta ai testi del Pontefice in lingua tedesca. Era lei che dopo i pasti del cardinale scendeva a Borgo Pio per distribuire ai felini gli avanzi.
Recentemente sul Papa e i gatti ha detto la sua il segretario in seconda dell'Appartamento, il maltese don Alfred Xuereb. 53 anni, lavora accanto al Papa dal 2007. Don Xuereb si è recato recentemente in una parrocchia di Nichelino: una toccata e fuga, per ricordare il quinto anniversario della morte del suo amico e conterraneo don Joe Galea. Qui ha parlato dei suoi giorni accanto a Benedetto XVI e soprattutto di quel gatto che il Papa non ha mai avuto. Ha detto: «Intanto non è vero che in casa abbiamo un gatto, anche se Papa Benedetto ama molto gli animali.
Si narra che da cardinale ogni tanto si fermasse per strada per rivolgersi a qualche gatto. Qualcuno chiedeva: Scusi eminenza, ai gatti parla in tedesco o in italiano? “Loro non capiscono le lingue, ma il tono di voce sì”, obiettava lui. Senz'altro il Papa è appassionato di musica; è un eccellente pianista. Qualche volta dopo cena sentiamo che suona il pianoforte. E poi sicuramente ci sono i libri: il suo studio ne è pieno. È uno studio arredato in modo molto semplice; gli scaffali e la scrivania sono gli stessi di quando era professore all'università di Tubinga».
Insomma, nessun gatto nell'Appartamento seppure da pochi giorni un gatto abiti i giardini del Papa: Ciccio, il «gatto del Museo», per lui un piccolo appartamento in uno dei luoghi più esclusivi del mondo.


© Copyright Il Giornale, 29 aprile 2012


Paparatzifan
00Friday, May 4, 2012 9:18 AM
Dal blog di Lella...

Risotto giallo e vitello tonnato nel menù di Peck per il Papa


Ferve l'attesa per l'arrivo del Santo Padre in calendario il 3 giugno.
Un momento di sicura emozione sarà il pranzo con le famiglie che si terrà all'Arcivescovado, dove il Papa ascolterà i messaggi e gli auguri della comunità. Ma sarà anche un'occasione conviviale accompagnata da un pasto tipicamente «local».
Curatore della parte gastronomica sarà un nome simbolo del food sotto la Madonnina, ovvero la cucina di Peck, un marchio dietro cui si annovera una blasonata storia di aneddoti cominciata nel 1883. E allora sarà proprio lo «Sbafing club» dei milanesi - così come gli intellettuali (tra cui D'Annunzio) avevano ribattezzato lo storico salumaio oggi rilevato in parte dal conte Marzotto - ad avere l'onore di rifocillare il Santo Padre e i suoi commensali. Nel menù, dall'antipasto al dolce, piatti tipici della tradizione meneghina, senza fronzoli o concessioni alla ricerca, ma con un solido hardware che poggia su quella che un tempo fu una cucina popolare. Si parte con un piatto di bresaola Peck con carciofini, tipico salume originario della Valtellina.
Segue il classico risotto alla milanese con lo zafferano, uno dei piatti forti del ristorante di via Spadari, e le cui origini interculturali (la ricetta medioevale era conosciuta sia da ebrei sia da arabi) ben si sposerebbe con l'invito alla pax religiosa di cui il Papa è da sempre portatore. Come secondo, segue un altro classico: il vitello in salsa tonnata le cui origini, per la verità, son più piemontesi che lombarde; per contorno, indivia belga e a chiudere una crostata con fragoline di bosco. Come vini, Peck propone una Franciacorta Brut 2006, un Pinot Nero del 2010 e, con il dessert, un Moscato d'Asti 2011. Su una tavola cristiana, il vino non può mancare.


© Copyright Il Giornale, 3 maggio 2012


Paparatzifan
00Wednesday, June 27, 2012 8:48 AM
Da "tuttosport.com"...

Italia-Germania, anche Papa Ratzinger davanti alla tv.Televisori accesi in Vaticano anche per la semifinale di giovedì sera fra gli azzurri e i tedeschi

© LaPresseROMA

- Italia-Germania avra' un sapore speciale anche Oltretevere. A tre giorni dalla nuova sfida della Nazionale che giovedi' allo stadio nazionale di Varsavia mette in palio un posto nella finale di Euro 2012, cresce anche in Vaticano l'attesa per un match che per 90 minuti vedra' come tifosi di opposte 'curve' i porporati italiani e tedeschi. Non e' escluso che davati agli schermi ci sia, anche se solo per pochi minuti, lo stesso Benedetto XVI, insieme allo sportivo padre Georg Gaenswein, segretario particolare di Ratzinger. Alle 20,45, ora del calcio d'inizio, non si lavora negli uffici della Santa Sede. Non saranno percio' allestiti maxischermi oltre le mura aureliane, ma funzionari e religiosi non rinunceranno certo a seguire i colori del cuore. La rappresentanza di lingua tedesca in Vaticano e' numerosa, senza contare cardinali di primo piano, tra i quali il teologo Walter Kasper. ''Lo sport deve unire sempre, e' un messaggio di fraternita''', dice sorridendo all'Adnkronos padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, fugando il sospetto di 'litigi calcistici' tra il colonnato del Bernini. Nella sezione di lingua tedesca della Radio vaticana lavorano invece sei giornalisti 'tifosi': uno svizzero, un'austriaca e 4 tedeschi. ''Vedremo di sicuro la partita - spiega il gesuita padre Bernard - alcuni tiferanno Italia, altri Germania. Spero in una sorpresa di Miroslav Klose, confidando anche sul fatto che i nostri calciatori hanno due giorni di riposo in piu' rispetto alla squadra di Prandelli. Comunque sara' la partita piu' interessante di questo torneo''. In piazza San Pietro, a 'esorcizzare' lo spettro dell'undici tedesco allenato da Loew, ci pensano pero' i tunicati italiani che con le dovute formule latine di rito ricordano Italia-Germania del 1970 e il mitico 4-3 per gli azzurri. Chissa' se sara' un altro 'cucchiaio' alla Pirlo a decidere anche del sonno dei monsignori.


Paparatzifan
00Sunday, July 1, 2012 6:45 PM
Dal blog di Lella...

EURO 2012: PAPA TIFERA' ITALIA E UN PO' ANCHE PER LA SPAGNA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 30 giu.


Pastore universale e fine intenditore di calcio, Benedetto XVI non si permette un tifo accanito. Il Papa - in Vaticano lo sanno tutti - segue in tv le partite piu' importanti, ma non affida ai media le sue impressioni, commenti e speranze.
Anzi, l'altro giorno Joseph Ratzinger aveva chiesto di non far sapere nemmeno con certezza se avrebbe guardato Italia-Germania, ricordando che se anche e' tedesco e ama la sua patria, allo stesso tempo e' primate d'Italia e dunque il suo affetto si sarebbe diviso tra entrambe le formazioni. Per le stesse ragioni domani sera tifera' certo per l'Italia, sua seconda patria da oltre trent'anni, ma un po' anche per la cattolicissima Spagna, il Paese che dopo l'elezione con la Germania ha visitato piu' spesso nei suoi viaggi fuori d'Italia, recandovisi ben tre volte. E che sempre lo ha accolto con incontenibile entusiasmo. "Viva l'Italia, viva la Spagna", riassume un collaboratore fidato di Papa Ratzinger.
Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, pero', ha gia' fatto sapere che lui, come i 220 vescovi che presiede, tifera' Italia ("siamo italiani", ha sottolineato).
E il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, grande tifoso ed esperto della materia, spera moltissimo di poter ripetere domani sera la telefonata di ieri al presidente Giorgio Napolitano per complimentarsi per la vittoria degli azzurri e ripetere che "il Papa in quanto vescovo di Roma partecipa all'allegria dei fedeli".


© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Thursday, July 5, 2012 11:25 PM
Dal blog di Lella...

PAPA: A CASTELGANDOLFO HA TROVATO ANCHE DUE ASINELLI


Salvatore Izzo


(AGI) - Castelgandolfo, 4 lug.


Nella Villa Pontificia di Castelgandolfo, il Papa ha trovato ad attenderlo ieri anche due asinelli, donati di recente da un benefattore.
Ne da' notizia l'Osservatore Romano senza aggiungere particolari sulle bestiole, limitandosi a registrare l'auspicio del direttore della Fattoria, Saverio Petrillo, che Benedetto XVI possa incontrarli nelle sue passeggiate.
Il funzionario si ripropone - ha confidato al giornale vaticano - di mostrare al Papa anche due vitigni, uno bianco e uno rosso, impiantati di recente.
Benedetto XVI - che proprio poco prima di partire ha riconfermato il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che alcuni media volevano in uscita dopo Vatileaks - trovera' anche un'abitazione piu' confortevole, a seguito della recente ristrutturazione dell'ala del Palazzo Apostolico situata al fianco del lago.
"Dove prima c'erano i locali occupati dalla Specola Vaticana, trasferita nel 2009 nell'ex monastero delle monache basiliane ai confini con la piazza di Albano - spiega il dirigente vaticano - sono state allestite, al primo piano, nuove sale per le udienze e, nel sottostante piano rialzato, sono stati ricavati alcuni locali per la Guardia Svizzera e un ulteriore punto di pronto soccorso, modernamente attrezzato, al servizio dei pellegrini che raggiungeranno il Palazzo in occasione di udienze e di altri eventi aperti al pubblico".
Lavori di restauro anche per la parrocchia di San Tommaso da Villanova. "Conclusi quelli relativi alla facciata, stanno ormai arrivando al termine anche quelli all'interno, l'obiettivo - conclude Petrillo - e' restituire al tempio il tratto berniniano originario".


© Copyright (AGI)


Paparatzifan
00Tuesday, October 9, 2012 9:17 PM
Dal blog di Lella...

Papa/ Da domani anche in arabo sintesi testi udienze aSan Pietro

"Per vicinanza a cristiani in Medio Oriente e auspicio di pace"

Città del Vaticano, 9 ott. (TMNews)

La catechesi pronunciata dal Papa ogni mercoledì in piazza San Pietro, da domani, sarà sintetizzata anche in arabo. Lo ha annunciato il portavoce vaticano, Federico Lombardi.
Alla fine della catechesi in italiano, ogni mercoledì, uno 'speaker' ne riassume il contenuto in diverse lingue (francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco, croato, ecc), prima di rivolgere i saluti in lingua ai diversi gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro, o, in inverno, nell'aula Nervi.
"Da domani ci sarà anche uno 'speaker' per l'arabo, in continuità con il viaggio del Papa in Libano nel quale ha consegnato la esortazione apostolica 'Ecclesia in Medio Oriente' e per sottolineare il suo interesse per i cristiani del Medio Oriente e per la pace nella regione", ha spiegato il portavoce vaticano.

© Copyright TMNews


Caterina63
00Sunday, January 6, 2013 12:13 PM

LO STEMMA SCELTO DA MONS. GEORG E' OMAGGIO AL GRANDE PONTEFICE, DOTTORE DELLA CHIESA, PAPA BENEDETTO XVI   


     http://www.korazym.org/images/stories/santino%20georg.jpg


Sarà un futuro nel segno di Benedetto XVI, quello di Georg Gaenswein? Sì, a giudicare dalla scelta dello stemma episcopale del segretario particolare di Sua Santità, che domani sarà ordinato vescovo. Lo stemma è diviso in due parti: sulla sinistra, la riproduzione esatta dello stemma di Benedetto XVI – la conchiglia di Sant’Agostino, l’orso di San Corbiniano e il moro incoronato dello stemma dei vescovi di Frisinga, che per Ratzinger era espressione dell’universalità della Chiesa; sulla destra il drago in campo azzurro con la stella. Il campo azzurro con la stella di Betlemme è un chiaro riferimento mariano. Il drago è usato in araldica per rappresentare la fedeltà, la vigilanza e il valore militare. Ma in araldica ecclesiastica ricorda il drago contro cui combatté San Giorgio. Il drago sputa fuoco verso la “casa “ del Papa, ma viene trafitto da una lancia che proviene dalla stella di Betlemme. Il motto è “Testimonium perhibere veritati”, “Rendere testimonianza alla verità”. Tutto, insomma, lascia intendere che Gaenswein voglia dare al suo ministero episcopale l’impronta di Benedetto XVI. L’immagine che viene fuori dallo stemma e dal motto è quella di un collaboratore fedele, leale e vigile. Non solo: si pone come difensore di un Papa continuamente messo sotto attacco in questi ultimi anni.


E lo fa utilizzando un privilegio araldico di cui godono i Prefetti della Casa Pontificia, ovvero di far "inquartare" (cioè, dividere lo scudo dello stemma in quarti) nel suo scudo lo stemma del Papa regnante. Non lo aveva fatto il suo diretto predecessore James Michael Harvey - ora cardinale e arciprete della Basilica di San Paolo Fuori Le Mura - e non lo aveva fatto nemmeno Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II (che però era Prefetto aggiunto). Lo aveva fatto, invece, Dino Monduzzi, che aveva preceduto Harvey come Prefetto della Casa Pontificia: lo stemma di Giovanni Paolo II era inquartato nel suo stemma episcopale.

Con la sua scelta araldica, Gaenswein si rappresenta in contrasto netto con molto di quello che è stato scritto e detto di lui durante il periodo dello scandalo di Vatileaks. Scandalo da cui don Giorgio (come si fa chiamare a Roma) è uscito più forte di prima, con la promozione ad arcivescovo e la nomina a Prefetto della Casa Pontificia. Gaenswein è ormai il solo filtro per l’accesso diretto a Benedetto XVI. E questo nonostante i vari attacchi che si sono succeduti contro di lui, specialmente in ambiente tedesco. È ancora ulteriormente significativo che il primo nome segnalato da Gaenswein per l’abbraccio della pace dopo l’ordinazione sia quello di mons. Robert Zoelltisch, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. Spesso, nell’ambiente tedesco più “fedele” a Roma, Zoellitsch è stato dipinto come un vescovo in balia di correnti progressiste. Ma è considerato comunque – nell’ambiente tedesco vaticano che circonda il pontefice – un vescovo fedele, il cui vero problema è di aver fatto un salto di carriera più grande di lui. Il fatto che sia stato chiamato da Gaenswein per l’abbraccio della pace sta a testimoniare anche una premura, da parte del neo-arcivescovo, di tenere buoni rapporti con il clero tedesco. Un clero cui Gaenswein non è mai stato simpatico. Non è forse un caso che è soprattutto dalla Germania che sono venuti gli attacchi più forti verso la figura del segretario del Papa, addirittura “promosso” vescovo dai media tedeschi almeno una dozzina di volte in sempre diverse diocesi della Germania, con l’intento di promuoverne l’allontanamento dall’Appartamento Pontificio.

Tra i vescovi scelti per l’abbraccio della pace, c’è anche Gehrard Ludwig Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, vicinissimo al pensiero di Benedetto XVI, di cui sta curando l’opera omnia e di cui ha ereditato la casa in piazza della Città Leonina. Una presenza che segnala ancora di più la volontà di mantenere forte il legame con il Papa. E poi, Charles J. Brown, divenuto nunzio apostolico in Irlanda dopo una carriera non diplomatica in Congregazione per la Dottrina della Fede: una nomina che fu caldeggiata fortemente dallo stesso Gaenswein. Quale sarà il futuro di Gaenswein? La nomina episcopale apre per lui nuovi orizzonti. Il suo ruolo nella Fondazione Joseph Ratzinger si avvia a diventare fondamentale.
Per un vescovo che nasce come difensore del Papa, quale cosa migliore che difenderne attivamente il pensiero e fare in modo che gli studi di Joseph Ratzinger siano perpetuati e interpretati nel giusto modo? Allora, si può ipotizzare per Gaenswein un futuro da presidente della Fondazione, impegnato con Mueller a pubblicare e ri-editare l’opera omnia del Pontefice. Un lavoro che, per quanto riguarda la traduzione italiana, Mueller sta facendo in collaborazione stretta e fruttuosa con la Libreria Editrice Vaticana. D’altronde, lo stesso motto scelto da Gaenswein richiama quello di Benedetto XVI, Cooperatores Veritatis, cooperatori della verità. Il suo, “Rendere testimonianza alla verità”, vuole in qualche modo stare a significare una vicinanza e fedeltà al Pontefice “cooperatore” della verità.


Non solo: l’espressione fu utilizzata da Pio XII nella sua prima enciclica Summus Pontificatus, in cui scrisse: “Di nulla ci sentiamo più debitori al nostro ufficio e anche al nostro tempo come di ‘rendere testimonianza alla verità’”. Quello di Gaenswein non è però un motto particolarmente originale. Ed è curioso notare come prima di lui lo abbia utilizzato John Charles McQuaid, vescovo di Dublino morto nel 1973, che era stato accusato di abusi sessuali (accusi che poi sono stati completamente smentiti). E oggi lo stesso motto lo ha scelto Piotr Jarecki, ausiliare di Varsavia, recentemente arrestato per guida in stato di ebbrezza. I precedenti non sono di buon auspicio per il segretario del Papa. Ma c’è da starne certi: con la sua meticolosità, precisione, fedeltà e amore per il Pontefice, Georg Gaenswein andrà oltre i cattivi auspici.
http://www.korazym.org/images/stories/0000000stemmagg.jpg


     



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