Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Pages: [1], 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, ..., 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61
Paparatzifan
00Tuesday, January 20, 2009 9:42 PM
Paparatzifan
00Tuesday, January 20, 2009 10:16 PM
ANGELUS, 18.01.2009

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Poiché quest’anno si celebra l’Anno Paolino, pensando proprio a san Paolo quale grande missionario itinerante del Vangelo, ho scelto come tema: "San Paolo migrante, Apostolo delle genti".
Saulo – questo il suo nome ebraico – nacque in una famiglia di ebrei emigrati a Tarso, importante città della Cilicia, e crebbe con una triplice cultura – ebraica, ellenistica e romana – e con una mentalità cosmopolita. Quando si convertì da persecutore dei cristiani in apostolo del Vangelo, Paolo divenne "ambasciatore" di Cristo risorto per farlo conoscere a tutti, nella convinzione che in Lui tutti i popoli sono chiamati a formare la grande famiglia dei figli di Dio.

Questa è anche la missione della Chiesa, più che mai in questo nostro tempo di globalizzazione. Come cristiani, non possiamo non avvertire il bisogno di trasmettere il messaggio d’amore di Gesù specialmente a quanti non lo conoscono, oppure si trovano in situazioni difficili e dolorose.

Oggi penso particolarmente ai migranti. La loro realtà è senz’altro variegata: in alcuni casi, grazie a Dio, è serena e ben integrata; altre volte, purtroppo, è penosa, difficile e talora persino drammatica. Vorrei assicurare che la comunità cristiana guarda ad ogni persona e ad ogni famiglia con attenzione, e chiede a san Paolo la forza di un rinnovato slancio per favorire, in ogni parte del mondo, la pacifica convivenza tra uomini e donne di etnie, culture e religioni diverse. L’Apostolo ci dice quale fu il segreto della sua nuova vita: "Anch’io – egli scrive – sono stato conquistato da Cristo Gesù" (Fil 3,12); e aggiunge: "Fatevi miei imitatori" (Fil 3,17). Sì, ognuno di noi, secondo la propria vocazione e là dove vive e lavora, è chiamato a testimoniare il Vangelo, con una cura più grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando così il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civiltà. Preghiamo ed agiamo perché questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione.

Desidero aggiungere una parola speciale per i marittimi e i pescatori, che vivono da qualche tempo maggiori disagi. Oltre alle abituali difficoltà, essi subiscono restrizioni per scendere a terra e accogliere a bordo i cappellani, come pure affrontano i rischi della pirateria e i danni della pesca illegale. Esprimo ad essi la mia vicinanza e l’augurio che la loro generosità, nelle attività di soccorso in mare, sia ricompensata da maggiore considerazione.

Penso infine all’Incontro Mondiale delle Famiglie, che si conclude a Città del Messico, e alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che inizia proprio oggi. Cari fratelli e sorelle, per tutte queste intenzioni vi invito a pregare, invocando la materna intercessione della Vergine Maria.

DOPO L’ANGELUS

Continuo a seguire con profonda trepidazione il conflitto nella Striscia di Gaza. Ricordiamo anche oggi al Signore le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni.
Vi invito, nello stesso tempo, ad accompagnare con la preghiera gli sforzi che numerose persone di buona volontà stanno compiendo per fermare la tragedia. Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli.
In questo senso, rinnovo il mio incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terrasanta ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità. E’ questo l’unico cammino che può effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione!

Inizia oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, che si concluderà la prossima domenica 25 gennaio. Nell’emisfero sud, sulla scia del novenario indetto dal Papa Leone XIII alla fine del XIX secolo, la preghiera per l’unità dei cristiani si svolgerà tra l’Ascensione e la Pentecoste. Il tema biblico, invece, è comune a tutti. Quest’anno esso è stato suggerito da un gruppo ecumenico della Corea ed è tratto dal Libro del profeta Ezechiele: "Che formino una cosa sola nella tua mano" (Ez 37,17). Accogliamo anche noi questo invito e preghiamo con maggiore intensità perché i cristiani camminino in modo risoluto verso la piena comunione tra loro. Mi rivolgo particolarmente ai cattolici sparsi nel mondo affinché, uniti nella preghiera, non si stanchino di operare per superare gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra tutti i discepoli di Cristo L’impegno ecumenico è ancora più urgente oggi, per dare alla nostra società, segnata da tragici conflitti e da laceranti divisioni, un segno e un impulso verso la riconciliazione e la pace. Concluderemo questa Settimana di Preghiera nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura con la celebrazione dei Vespri, domenica prossima, memoria della Conversione di San Paolo, il quale ha fatto dell’unità del corpo di Cristo un nucleo essenziale della sua predicazione.

La Diocesi di Roma celebra oggi la Giornata Diocesana della Scuola Cattolica. Saluto i responsabili, i dirigenti, i docenti, i genitori e gli alunni che sono qui convenuti. Cari amici, il servizio educativo della scuola cattolica è oggi più che mai prezioso, perché i bambini, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di ricevere una valida istruzione all’interno di una visione coerente dell’uomo e della vita. Sono vicino con la mia preghiera a quanti insegnano e studiano nelle scuole cattoliche di Roma, e li incoraggio ad impegnarsi sempre per formare comunità educative ricche di valori umani e cristiani.

J’accueille avec joie les pèlerins de langue française. En cette journée du migrant et du réfugié, l’exemple de saint Paul, Apôtre des Peuples, lui-même migrant et itinérant, nous invite à être les porteurs infatigables de la Bonne Nouvelle. Et, en ce début de la Semaine de prière pour l’Unité des chrétiens, nous voulons redire au Père notre désir de cheminer vers la pleine communion. Que Marie, Notre-Dame de l’Unité, nous accompagne sur ce chemin ! Avec ma Bénédiction Apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for today’s Angelus. As we celebrate the week of prayer for Christian unity, let us continue to ask the Lord that all who invoke his name may be one, so that the world may believe. On this World Day of Migrants and Refugees, I encourage individuals, communities and institutions to be generous to all who have left their homeland. May the Father of mercies open our eyes and our hearts to the sufferings and needs of those who have entrusted themselves to our hospitality. I wish you all a pleasant stay in Rome and a blessed Sunday!

Einen frohen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Im heutigen Evangelium hören wir von der Berufung der ersten Apostel. Vom Täufer Johannes wurden sie auf Jesus aufmerksam gemacht. Bei der Begegnung mit Jesus wurde jeder von ihnen persönlich zur Nachfolge berufen. Freudig wollen auch wir Christus nachfolgen, das heißt, bei Ihm bleiben und in eine Lebensgemeinschaft mit Ihm eintreten. Und dann möchte ich daran erinnern, daß heute die Weltgebetsoktav beginnt, die bis zum nächsten Sonntag – Fest der Bekehrung Pauli – dauert. Wir wollen den Herrn mit all unseren Kräften darum bitten, daß er uns hilft, die Trennungen zu überwinden, und uns die Einheit der Kirche schenkt als Zeugnis vor der Welt, damit sie glauben kann an Jesus Christus, als den Herrn der einen Kirche. So können wir mithelfen, Seine Gerechtigkeit und Seinen Frieden in der Welt zu verbreiten. Euch allen erbitte ich dazu Gottes reichen Segen!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. Al comenzar la Semana de Oración por la Unidad de los Cristianos, os invito a pedir insistentemente a Dios que conceda a los discípulos de su Hijo llegar al ansiado día en que todos puedan congregarse en torno a un único altar para participar del Pan de Vida y del Cáliz de salvación, formando en Cristo un solo cuerpo y un solo espíritu. Encomendamos esta hermosa intención a la gloriosa intercesión de la Santísima Virgen María, Madre de la Iglesia. Feliz domingo.

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Dzisiaj, w Światowy Dzień Migranta i Uchodźcy, pamiętamy o przebywających na obczyźnie. W Roku świętego Pawła, Apostoła, który niósł orędzie Chrystusa wielu narodom, życzę wam i waszym rodakom żyjącym za granicą byście zawsze byli wierni Ewangelii. Niech wiara pomaga każdemu z was pokonywać wszelkie trudności duchowe i materialne. Niech Bóg zawsze wspiera was i wasze rodziny.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi, nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ricordiamo in modo particolare quanti dimorano fuori dalla patria. Nell’anno di San Paolo, Apostolo che ha portato il messaggio di Cristo alle genti, auguro a voi e ai vostri connazionali che vivono all’estero di rimanere sempre fedeli al Vangelo. Che la fede aiuti ognuno di voi a superare tutte le difficoltà spirituali e materiali. Dio sostenga sempre voi e le vostre famiglie.]

Rivolgo un cordiale saluto ai rappresentanti delle comunità cattoliche migrantes presenti a Roma. Cari amici, vi ripeto le parole dell’apostolo Paolo: nella Chiesa voi non siete stranieri né ospiti, ma fate parte della famiglia di Dio. Sappiate inserirvi bene nella comunità ecclesiale e civile, con la ricchezza della vostra fede e delle vostre tradizioni. Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana ed auguro a tutti una buona domenica.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Tuesday, January 20, 2009 10:19 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALLA RECITA DEL SANTO ROSARIO...

...IN OCCASIONE DEL VI INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE A CITTÀ DEL MESSICO

Sabato, 17 gennaio 2009

Cari fratelli e sorelle,
care famiglie,

1. A tutti voi qui riuniti per celebrare il VI Incontro mondiale delle famiglie sotto lo sguardo materno di Nostra Signora di Guadalupe, auguro "grazia per voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo" (2 Ts 1, 2).

Avete appena recitato il Santo Rosario, contemplando i misteri gaudiosi del Figlio di Dio fatto uomo, che nacque nella famiglia di Maria e Giuseppe e crebbe a Nazaret nell'intimità domestica, fra le occupazioni di ogni giorno, la preghiera e i rapporti con i vicini. La sua famiglia lo accolse e lo protesse con amore, lo iniziò all'osservanza delle tradizioni religiose e delle leggi del suo popolo, lo accompagnò verso la maturità umana e la missione alla quale era destinato. "E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 52).

Ai misteri gaudiosi si sono alternate le testimonianze di alcune famiglie cristiane provenienti dai cinque continenti, che sono come un'eco e un riflesso nel nostro tempo della storia di Gesù e della sua famiglia. Queste testimonianze ci hanno mostrato come il seme del Vangelo continua a germogliare e a recare frutti nelle diverse situazioni del mondo di oggi.

2. Il tema di questo VI Incontro mondiale delle famiglie - La famiglia formatrice ai valori umani e cristiani - ricorda che l'ambito domestico è una scuola di umanità e di vita cristiana per tutti i suoi membri, con conseguenze benefiche per le persone, la Chiesa e la società. Di fatto, la famiglia è chiamata a vivere e a coltivare l'amore reciproco e la verità, il rispetto e la giustizia, la lealtà e la collaborazione, il servizio e la disponibilità verso gli altri, specialmente verso i più deboli. Il focolare cristiano, che deve rendere "manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa" (Gaudium et spes, n. 48), deve essere permeato dalla presenza di Dio, mettendo nelle sue mani l'attività quotidiana e chiedendo il suo aiuto per compiere adeguatamene la sua imprescindibile missione.

3. A tal fine è di somma importanza la preghiera in famiglia nei momenti più appropriati e significativi, poiché, come il Signore stesso ha assicurato: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20). E il Maestro è certamente nella famiglia che ascolta e medita la Parola di Dio, che impara da Lui la cosa più importante della vita (cfr. Lc 10, 41-42), e mette in pratica i suoi insegnamenti (cfr. Lc 11, 18). In tal modo, si trasforma e si migliora gradualmente la vita personale e familiare, si arricchisce il dialogo, si trasmette la fede ai figli, si accresce il piacere di stare insieme e il focolare domestico si unisce e si consolida maggiormente, come una casa costruita sulla roccia (cfr. Mt 7, 24-25). Non smettano i pastori di aiutare le famiglie, affinché beneficino in modo fecondo della Parola di Dio nella Sacra Scrittura.

4. Con la forza che nasce dalla preghiera, la famiglia si trasforma in una comunità di discepoli e di missionari di Cristo. In essa si accoglie, si trasmette e s'irradia il Vangelo. Come ha detto il mio venerato predecessore Papa Paolo VI: "I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto" (Evangelii nuntiandi, n. 71).

La famiglia cristiana, vivendo la fiducia e l'obbedienza filiale a Dio, la fedeltà e l'accoglienza generosa dei figli, la cura dei più deboli e la sollecitudine nel perdonare, diviene un Vangelo vivo, che tutti possono leggere (cfr. 2 Cor 3, 2), un segno di credibilità forse più persuasivo e capace di interpellare il mondo di oggi. Deve anche portare la sua testimonianza di vita e la sua esplicita professione di fede ai diversi ambiti che la circondano, quali la scuola e le diverse associazioni, come pure impegnarsi nella formazione catechetica dei figli e nelle attività pastorali della sua comunità parrocchiale, soprattutto in quelle legate alla preparazione al matrimonio o specificatamente rivolte alla vita familiare.

5. La convivenza nel focolare domestico, dimostrando che libertà e solidarietà si completano, che il bene di ognuno deve tener conto del bene degli altri, che le esigenze della rigorosa giustizia devono essere aperte alla comprensione e al perdono a favore di un bene comune, è un dono per le persone e una fonte di ispirazione per la convivenza sociale. Di fatto, le relazioni sociali possono prendere come punto di riferimento i valori costitutivi dell'autentica vita familiare, per umanizzarsi ogni giorno di più e procedere verso la costruzione della "civiltà dell'amore".

Inoltre la famiglia è anche cellula vitale della società, la prima e decisiva risorsa per il suo sviluppo, e spesso il rifugio ultimo delle persone ai cui bisogni le strutture stabilite non riescono a rispondere in modo soddisfacente.

Per la sua funzione sociale fondamentale, la famiglia ha diritto a essere riconosciuta nella sua libertà e a non essere confusa con altre forme di convivenza, e anche a poter contare sulla dovuta tutela culturale, giuridica, economica, sociale, sanitaria e, in modo particolare, su un sostegno che, tenendo conto del numero dei figli e delle risorse economiche disponibili, sia sufficiente a permettere la libertà di educazione e di scelta della scuola.

È necessario, pertanto, sviluppare una cultura e una politica della famiglia che vengano promosse in modo organizzato anche dalle famiglie stesse. Per questo vi incoraggio a unirvi alle associazioni che promuovono l'identità e i diritti della famiglia, secondo una visione antropologica coerente con il Vangelo, e invito tali associazioni a coordinarsi e a collaborare fra di loro affinché la loro attività sia più incisiva.

6. Per concludere, vi esorto tutti ad avere grande fiducia, poiché la famiglia è nel cuore di Dio, Creatore e Salvatore. Lavorare per la famiglia significa lavorare per un futuro degno e luminoso dell'umanità e per l'edificazione del Regno di Dio. Invochiamo, umilmente uniti, la grazia divina, affinché ci aiuti a collaborare con impegno e gioia alla nobile causa della famiglia, chiamata a essere evangelizzata ed evangelizzatrice, umana e umanizzatrice. In questo bel compito, ci accompagna con la sua materna intercessione e con la sua protezione celeste la Santissima Vergine Maria, che oggi invoco con il glorioso titolo di Nostra Signora di Guadalupe, e nelle cui mani di Madre pongo le famiglie di tutto il mondo.

Grazie.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Tuesday, January 20, 2009 10:21 PM
CONCERTO DEI REGENSBURGER DOMSPATZEN...

... IN OCCASIONE DELL’85° COMPLEANNO DI MONS. GEORG RATZINGER, 17.01.2009

Questo pomeriggio, alle ore 18, nella Cappella Sistina, alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, ha avuto luogo un Concerto dei Regensburger Domspatzen, in occasione dell’85° compleanno di Mons. Georg Ratzinger.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai presenti:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
verehrter Bischof Gerhard Ludwig,
sehr geehrte Gäste aus Regensburg,
geschätzte Musiker und liebe Domspatzen,
lieber Georg,
cari amici di lingua italiana!

Ascoltando poc’anzi la Messa in do minore di Mozart, ripensavo a quando, nel lontano 1941, su iniziativa del mio caro fratello Georg ci recammo insieme al Festival di Salisburgo. Potemmo allora assistere ad alcuni splendidi concerti e, tra questi, nella Basilica abbaziale di San Pietro, all’esecuzione della Messa in do minore. Fu un momento indimenticabile, il vertice spirituale, direi, di quella nostra gita culturale. Proprio per questo è stato per noi motivo di particolare gioia, in occasione della fausta ricorrenza genetliaca di mio fratello, poter riascoltare questa magnifica e profonda composizione sacra del grande figlio della città di Salisburgo, Wolfgang Amadeus Mozart. Anche a nome di mio fratello, ringrazio per questo stupendo dono che ci ha permesso di rivivere momenti di straordinaria intensità spirituale ed artistica.

(a braccio)

Caro Georg, cari amici, sono ormai passati quasi 70 anni da quando hai preso l’iniziativa e noi siamo andati insieme a Salisburgo, e nella splendida chiesa abaziale di San Pietro abbiamo ascoltato la Messa in do minore di Mozart. Anche se allora ero ancora un ragazzino sempliciotto, pure insieme a te ho capito che avevamo vissuto qualcosa di diverso da un semplice concerto: quello era stata musica in preghiera, ufficio divino, in cui avevamo potuto sfiorare qualcosa della magnificenza e della bellezza di Dio stesso, e ne eravamo stati toccati. Dopo la guerra siamo tornati altre volte a Salisburgo per ascoltare la Messa in do minore, ed è per questo che essa è iscritta profondamente nella nostra biografia interiore. La tradizione vuole che Mozart abbia composto questa Messa per sciogliere un voto: in ringraziamento per le sue nozze con Constanze Weber.
Così si spiegano anche gli importanti assolo del soprano, in cui Constanze era chiamata a dare voce alla gratitudine ed alla gioia – gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam – gratitudine per la bontà di Dio che l’aveva toccata. Da un punto di vista strettamente liturgico si potrebbe obiettare che questi grandi assolo si discostano un po’ dalla sobrietà della liturgia romana; ma per contro ci si può anche chiedere: Non sentiamo in essi forse la voce della sposa, della Chiesa, della quale ci ha appena parlato mons. Gerhard Ludwig?
Non è forse proprio la voce della sposa, che fa risuonare in essi la sua gioia per essere amata da Cristo e il suo stesso amore, e così porta noi come Chiesa viva davanti a Dio, nella sua gratitudine e nella sua gioia? Mozart ha riposto nella grandezza di questa musica e di questa Messa, che supera ogni individualità, il suo personalissimo ringraziamento. In questa ora, insieme a te, caro Georg, noi abbiamo ringraziato Dio, nell’armonia di questa Messa, per gli 85 anni di vita che Egli ti ha donato. Il professor Hummes, nella pubblicazione predisposta per questo concerto, ha sottolineato con vigore che la gratitudine espressa in questa Messa non è una gratitudine superficiale e gettata lì con leggerezza, da un uomo del rococò, ma che in questa Messa trova espressione anche tutta l’intensità della sua lotta interiore, della sua ricerca di perdono, della misericordia di Dio e poi, da queste profondità, si eleva raggiante più che mai, la gioia in Dio.

Gli 85 anni della tua vita non sono stati sempre facili. Quando sei nato, l’inflazione era appena finita e la gente, anche i nostri genitori, avevano perso tutti i loro risparmi. Poi è venuta la crisi economica mondiale, la dittatura nazista, la guerra, la prigionia …
Poi, con nuova speranza e gioia, in una Germania distrutta e dissanguata, abbiamo iniziato la nostra strada. E anche lì, non sono mancate difficili pareti ripidi e passaggi bui, ma sempre abbiamo percepito la bontà di Dio che ti ha chiamato e guidato. Fin dall’inizio, molto presto, si è manifestata in te questa duplice vocazione: alla musica e al sacerdozio, una che abbracciava l’altra, e così tu sei stato guidato sui tuoi passi ed hai percorso il tuo cammino, fino a quando la Provvidenza ti ha donato l’incarico a Regensburg, con i Regensburger Domspatzen, in cui hai potuto servire sacerdotalmente la musica e trasmettere al mondo e all’umanità la gioia per l’esistenza di Dio tramite la bellezza della musica e del canto.
Anche lì hai avuto pene a sufficienza – ogni prova è una fatica, noi lo possiamo intuire e lo sappiamo; anche altre fatiche … Ma poi, quando il coro risuonava in modo brillante e portava nel mondo la gioia, la bellezza di Dio, tutto tornava ad essere grande e bello. Per questo oggi ringraziamo il buon Dio, insieme a te, per la sua provvidenza, e poi ringraziamo te, perché hai riposto tutte le tue forze, la tua disciplina, la tua gioia, la tua fantasia e la tua creatività in questi trent’anni con i Regensburger Domspatzen, conducendoci sempre di nuovo a Dio.

Naturalmente, e soprattutto, siamo anche lieti in questa ora, perché questo coro che da più di mille anni senza interruzione canta la lode a Dio nella cattedrale di Regensburg, pur essendo il coro di chiesa più antico del mondo, ininterrottamente costituito in questo modo, è tuttora giovane e con forza e bellezza giovani ci ha cantato la lode di Dio. A voi, cari Domspatzen, un cordiale “Vergelt’s Gott”, al maestro di cappella, a tutti, in modo particolare anche all’orchestra e ai solisti che ci hanno ridonato il suono originale dei tempi di Mozart. Un cordiale ringraziamento a voi tutti!

E siccome la vita umana è sempre incompleta, finché siamo in cammino, in ogni gratitudine umana c’è sempre anche aspettativa, speranza e preghiera; e così preghiamo oggi il buon Dio affinché doni a te, caro Georg, ancora anni buoni in cui tu possa continuare a vivere la gioia di Dio e la gioia della musica, e in cui tu possa ancora servire gli uomini come sacerdote. E lo preghiamo affinché consenta a noi tutti, un giorno, di entrare nel concerto celeste, per sperimentare definitivamente la gioia di Dio.

Ho perso il foglio … in tedesco so parlare a braccio, ma non in italiano …

Mentre rinnovo anche a nome degli ospiti di lingua italiana un fervido ringraziamento ai promotori ed ai realizzatori di questa bellissima iniziativa, formulo l’auspicio che la splendida musica ascoltata, nel contesto unico della Cappella Sistina, contribuisca ad approfondire il nostro rapporto con Dio; serva a ravvivare nel nostro cuore la gioia che scaturisce dalla fede, perchè ciascuno se ne faccia convinto testimone nel proprio quotidiano ambiente di vita. E naturalmente, un grande grazie al Vescovo e al capitolo della cattedrale e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo concerto. Con tali sentimenti imparto a tutti con affetto la Benedizione Apostolica.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Tuesday, January 20, 2009 10:23 PM
COLLEGAMENTO TELEVISIVO AL TERMINE DELLA SANTA MESSA...

... A CONCLUSIONE DEL VI INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE A CITTÀ DEL MESSICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Domenica, 18 gennaio 2009

Cari fratelli e sorelle,

1. Vi saluto tutti con affetto al termine di questa solenne celebrazione eucaristica con la quale si sta concludendo il VI Incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico. Rendo grazie a Dio per le tante famiglie che, senza lesinare sforzi, si sono riunite attorno all'altare del Signore.

Saluto in modo particolare il signor cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, che ha presieduto questa celebrazione come mio legato. Desidero esprimere il mio affetto e la mia gratitudine al signor cardinale Ennio Antonelli, e anche ai membri del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che egli presiede, al signor cardinale arcivescovo primate di Città del Messico Norberto Rivera Carrera, e alla commissione centrale che si è occupata dell'organizzazione di questo vi Incontro mondiale. La mia riconoscenza va anche a tutti coloro che, con generoso impegno e dedizione, hanno reso possibile la sua realizzazione. Saluto anche i signori cardinali e i vescovi presenti alla celebrazione, in particolare i membri della Conferenza episcopale messicana e le autorità di questa amata nazione, che hanno generosamente ospitato e reso possibile questo importante evento.

Voi messicani sapete bene di essere molto vicini al cuore del Papa. Penso a voi e offro a Dio Padre le vostre gioie e le vostre speranze, i vostri progetti e le vostre preoccupazioni. In Messico il Vangelo si è radicato profondamente, forgiando le sue tradizioni, la sua cultura e l'identità del suo nobile popolo. Bisogna custodire questo ricco patrimonio affinché continui a essere fonte di energie morali e spirituali per affrontare con coraggio e creatività le sfide di oggi e per offrirlo come dono prezioso alle nuove generazioni.

Ho partecipato con gioia e interesse a questo Incontro mondiale, soprattutto con la mia preghiera, dando orientamenti specifici e seguendo costantemente la sua preparazione e il suo svolgimento. Oggi, attraverso i mezzi di comunicazione, ho compiuto un pellegrinaggio spirituale fino a questo santuario mariano, cuore del Messico e di tutta l'America, per affidare a Nostra Signora di Guadalupe tutte le famiglie del mondo.

2. Questo Incontro mondiale delle famiglie ha voluto incoraggiare i focolari cristiani affinché i loro membri siano persone libere e ricche di valori umani ed evangelici, in cammino verso la santità, che è il miglior servizio che noi cristiani possiamo offrire alla società attuale. La risposta cristiana dinanzi alle sfide che deve affrontare la famiglia, e la vita umana in generale, consiste nel rafforzare la fiducia nel Signore e il vigore che nasce dalla fede stessa, la quale si nutre dell'ascolto attento della Parola di Dio.

Come è bello riunirsi in famiglia per lasciare che Dio parli al cuore dei suoi membri attraverso la sua Parola viva ed efficace! Nella preghiera, specialmente nella recita del Rosario, come è stato fatto ieri, la famiglia contempla i misteri della vita di Gesù, interiorizza i valori che medita e si sente chiamata a incarnarli nella propria vita.

3. La famiglia è un fondamento indispensabile per la società e per i popoli, e anche un bene insostituibile per i figli, degni di venire al mondo come un frutto dell'amore, del dono totale e generoso dei genitori. Come ha messo in evidenza Gesù onorando la Vergine Maria e san Giuseppe, la famiglia occupa un luogo fondamentale nell'educazione della persona. È una vera scuola di umanità e di valori perenni. Nessuno si è dato la vita da solo. Abbiamo ricevuto da altri la vita, che si sviluppa e matura con le verità e i valori che apprendiamo nel rapporto e nella comunione con gli altri. In tal senso, la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile fra un uomo e una donna esprime questa dimensione relazionale, filiale e comunitaria, ed è l'ambito dove l'uomo può nascere con dignità, e crescere e svilupparsi in maniera integrale. (cfr. Omelia nella santa messa del V Incontro Mondiale delle famiglie, Valencia, 9 luglio 2006).

Questo lavoro educativo si vede però ostacolato da un ingannevole concetto di libertà, in cui il capriccio e gli impulsi soggettivi dell'individuo vengono esaltati al punto da lasciare ognuno rinchiuso nella prigione del proprio io. La vera libertà dell'essere umano proviene dall'essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio, e pertanto va esercitata con responsabilità, optando sempre per il bene autentico, affinché diventi amore, dono di sé. A tal fine, più che le teorie, sono necessari la vicinanza e l'amore caratteristici della comunità familiare. È nel focolare domestico che s'impara a vivere veramente, a valorizzare la vita e la salute, la libertà e la pace, la giustizia e la verità, il lavoro, la concordia e il rispetto.

4. Oggi più che mai si ha bisogno della testimonianza e dell'impegno pubblico di tutti i battezzati per riaffermare la dignità e il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e aperto alla vita, e anche della vita umana in tutte le sue fasi.

Occorre altresì promuovere misure legislative e amministrative a sostegno delle famiglie nei loro diritti inalienabili, di cui esse hanno bisogno per portare avanti la loro straordinaria missione. Le testimonianze presentante nella celebrazione di ieri mostrano che anche oggi la famiglia può restare salda nell'amore di Dio e rinnovare l'umanità nel nuovo millennio.

5. Desidero esprimere la mia vicinanza e assicurare della mia preghiera tutte le famiglie che rendono testimonianza di fedeltà in circostanze particolarmente difficili. Incoraggio le famiglie numerose, che, vivendo a volte fra contrarietà e incomprensioni, danno un esempio di generosità e di fiducia in Dio, auspicando che non manchino loro gli aiuti necessari. Penso anche alle famiglie che soffrono per la povertà, la malattia, l'emarginazione e l'emigrazione, e in modo particolare alle famiglie cristiane che sono perseguitate a causa della loro fede. Il Papa è molto vicino a tutti voi e vi accompagna nei vostri sforzi quotidiani.

6. Prima di concludere questo incontro, sono lieto di annunciare che il VII Incontro mondiale delle famiglie si terrà, Dio volendo, in Italia, nella città di Milano, nell'anno 2012, con il tema: "La famiglia, il lavoro e la festa".

Ringrazio sinceramente il signor cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, per la cortesia mostrata nell'accettare questo importante impegno.

7. Affido tutte le famiglie del mondo alla protezione della Vergine Santissima, tanto venerata nella nobile terra messicana con il titolo di Guadalupe. A Lei, che ci ricorda sempre che la nostra felicità consiste nel fare la volontà di Cristo (cfr. Gv 2, 5), dico ora:

Madre Santissima di Guadalupe,
che hai mostrato il tuo amore e la tua tenerezza
ai popoli del continente americano,
colma di gioia e di speranza tutti i popoli
e tutte le famiglie del mondo.

A Te, che precedi e guidi il nostro cammino di fede
verso la patria eterna,
affidiamo le gioie, i progetti,
le preoccupazioni e gli aneliti di tutte le famiglie.

O Maria,
a Te ricorriamo confidando nella tua tenerezza di Madre.
Non ignorare le preghiere che ti rivolgiamo
per le famiglie di tutto il mondo
in questo periodo cruciale della storia,
piuttosto, accoglici tutti nel tuo cuore di Madre
e accompagnaci nel nostro cammino verso la patria celeste.

Amen.


© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

+PetaloNero+
00Wednesday, January 21, 2009 5:09 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha parlato della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, che si concluderà domenica prossima, festa della Conversione di san Paolo apostolo.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Domenica scorsa è iniziata la "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani", che si concluderà domenica prossima, festa della Conversione di san Paolo apostolo. Si tratta di una iniziativa spirituale quanto mai preziosa, che va estendendosi sempre più tra i cristiani, in sintonia e, potremmo dire, in risposta all’accorata invocazione che Gesù rivolse al Padre nel Cenacolo, prima della sua Passione: "Che siano una cosa sola, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Ben quattro volte, in questa preghiera sacerdotale, il Signore chiede che i suoi discepoli siano "una cosa sola", secondo l’immagine dell’unità tra il Padre e il Figlio. Si tratta di una unità che può crescere soltanto sull’esempio del donarsi del Figlio al Padre, cioè uscendo da sé e unendosi a Cristo. Due volte, inoltre, in questa preghiera, Gesù aggiunge come scopo di questa unità: perché il mondo creda. La piena unità è quindi connessa alla vita e alla missione stessa della Chiesa nel mondo. Essa deve vivere una unità che può derivare solo dalla sua unità con Cristo, con la sua trascendenza, quale segno che Cristo è la verità. E’ questa la nostra responsabilità: che sia visibile nel mondo il dono di una unità in virtù della quale si renda credibile la nostra fede. Per questo è importante che ogni comunità cristiana prenda consapevolezza dell’urgenza di operare in tutti i modi possibili per giungere a questo obiettivo grande. Ma, sapendo che l’unità è innanzitutto "dono" del Signore, occorre al tempo stesso implorarla con instancabile e fiduciosa preghiera. Solo uscendo da noi e andando verso Cristo, solo nella relazione con Lui possiamo diventare realmente uniti tra di noi. E’ questo l’invito che, con la presente "Settimana", viene rivolto ai credenti in Cristo di ogni Chiesa e Comunità ecclesiale; ad esso, cari fratelli e sorelle, rispondiamo con pronta generosità.

Quest’anno, la "Settimana di preghiera per l’unità" propone alla nostra meditazione e preghiera queste parole tratte dal libro del profeta Ezechiele: "Che formino una cosa sola nella tua mano" (37,17). Il tema è stato scelto da un gruppo ecumenico della Corea, e riveduto poi per la divulgazione internazionale dal Comitato Misto per la Preghiera formato da rappresentanti del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. Il processo stesso di preparazione è stato un fecondo e stimolante esercizio di vero ecumenismo.

Nel brano del libro del profeta Ezechiele, da cui è tratto il tema, il Signore ordina al profeta di prendere due legni, uno come simbolo di Giuda e delel sue tribù e l’altro come simbolo di Giuseppe e di tutta la casa d’Israele unita a lui, e gli chiede di "accostarli", in modo da formare un solo legno, "una cosa sola" nella sua mano. Trasparente è la parabola dell’unità. Ai "figli del popolo", che domanderanno spiegazione, Ezechiele, illuminato dall’Alto, dirà che il Signore stesso prende i due legni e li accosta, in modo che i due regni con le rispettive tribù, tra loro divise, diventino "una cosa sola nella sua mano". La mano del profeta, che accosta i due legni, viene considerata come la mano stessa di Dio che raccoglie e unifica il suo popolo e finalmente l’intera umanità. Possiamo applicare le parole del profeta ai cristiani, nel senso di un’esortazione a pregare, a lavorare facendo tutto il possibile perché si compia l’unità di tutti i discepoli di Cristo, a lavorare affinchè la nostra mano sia strumento della mano unificante di Dio. Questa esortazione diventa particolarmente commovente ed accorata nelle parole di Gesù dopo l’Ultima Cena. Il Signore desidera che l’intero suo popolo cammini – e vede in questo la Chiesa del futuro, dei secoli futuri – con pazienza e perseveranza verso il traguardo della piena unità. Impegno questo, che comporta adesione umile e docile obbedienza al comando del Signore, il quale lo benedice e lo rende fecondo. Il profeta Ezechiele ci assicura che sarà proprio Lui, il nostro unico Signore, l’unico Dio, a raccoglierci nella "sua mano".

Nella seconda parte della lettura biblica si approfondiscono il significato e le condizioni dell’unità delle varie tribù in un solo regno. Nella dispersione tra le genti, gli Israeliti avevano conosciuto culti erronei, avevano maturato concezioni di vita sbagliate, avevano assunto costumi alieni dalla legge divina. Ora il Signore dichiara che non si contamineranno più con gli idoli dei popoli pagani, con i loro abomini, con tutte le loro iniquità (cfr Ez 37, 23). Richiama la necessità di liberarli dal peccato, di purificare il loro cuore. "Li libererò da tutte le ribellioni – afferma –, li purificherò". E così "saranno il mio popolo ed io sarò il loro Dio" (Ibid.). In questa condizione di rinnovamento interiore, essi "seguiranno i miei comandamenti, osserveranno le mie leggi, e le metteranno in pratica". Ed il testo profetico si conclude con la promessa definitiva e pienamente salvifica: "Farò con loro un’alleanza di pace … Porrò il mio santuario, cioè la mia presenza, in mezzo a loro" (Ez 37,26).

La visione di Ezechiele diviene particolarmente eloquente per l’intero movimento ecumenico, perché pone in luce l’esigenza imprescindibile di un autentico rinnovamento interiore in tutti i componenti del Popolo di Dio che il Signore solo può operare. A questo rinnovamento dobbiamo essere aperti anche noi, perché anche noi, dispersi tra i popoli del mondo, abbiamo imparato usanze molto lontane dalla Parola di Dio. "Siccome ogni rinnovamento della Chiesa – si legge nel Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II - consiste essenzialmente nell’accresciuta fedeltà alla sua vocazione, questa è senza dubbio la ragione del movimento verso l’unità" (UR, 6), cioè la maggiore fedeltà alla vocazione di Dio. Il decreto sottolinea poi la dimensione interiore della conversione del cuore. "Ecumenismo vero – aggiunge - non c’è senza interiore conversione, perché il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento della mente, dall’abnegazione di se stesso e dal pieno esercizio della carità" (UR, 7). La "Settimana di preghiera per l’unità" diviene, in tal modo, per tutti noi stimolo a una conversione sincera e a un ascolto sempre più docile della Parola di Dio, a una fede sempre più profonda.

La "Settimana" è anche occasione propizia per ringraziare il Signore per quanto ha concesso di fare sinora "per accostare", gli uni agli altri, i cristiani divisi, e le stesse Chiese e Comunità ecclesiali. Questo spirito ha animato la Chiesa cattolica, la quale, nell’anno appena trascorso, ha proseguito, con salda convinzione e radicata speranza, a intrattenere relazioni fraterne e rispettose con tutte le Chiese e Comunità ecclesiali di Oriente e di Occidente. Nella varietà delle situazioni, talvolta più positive e talora con maggiori difficoltà, si è sforzata di non venire mai meno all’impegno di compiere ogni sforzo tendente alla ricomposizione della piena unità. Le relazioni fra le Chiese e i dialoghi teologici hanno continuato a dare segni di convergenze spirituali incoraggianti. Io stesso ho avuto la gioia di incontrare, qui in Vaticano e nel corso dei miei viaggi apostolici, cristiani provenienti da ogni orizzonte. Ho accolto con viva gioia per tre volte il Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I ed, evento straordinario, lo abbiamo sentito prendere la parola, con fraterno calore ecclesiale e con convinta fiducia verso l’avvenire, durante la recente assemblea del Sinodo dei Vescovi. Ho avuto il piacere di ricevere i due Catholicoi della Chiesa Apostolica Armena: Sua Santità Karekin II di Etchmiazin e Sua Santità Aram I di Antelias. E infine ho condiviso il dolore del Patriarcato di Mosca per la dipartita dell’amato fratello in Cristo, il Patriarca Sua Santità Alessio II, e continuo a restare in comunione di preghiera con quei nostri fratelli che si preparano ad eleggere il nuovo Patriarca della loro veneranda e grande Chiesa ortodossa. Ugualmente mi è stato dato di incontrare rappresentanti delle varie Comunioni cristiane di Occidente, con i quali prosegue il confronto sull’importante testimonianza che i cristiani devono dare oggi in modo concorde, in un mondo sempre più diviso e posto di fronte a tante sfide di carattere culturale, sociale, economico ed etico. Di questo e di tanti altri incontri, dialoghi, e gesti di fraternità che il Signore ci ha concesso di poter realizzare, rendiamo insieme a Lui grazie con gioia.

Cari fratelli e sorelle, cogliamo l’opportunità che la "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani" ci offre per chiedere al Signore che proseguano e, se possibile, si intensifichino l’impegno e il dialogo ecumenico. Nel contesto dell’Anno Paolino, che commemora il bimillenario della nascita di san Paolo, non possiamo non rifarci anche a quanto l’Apostolo Paolo ci ha lasciato scritto a proposito dell’unità della Chiesa. Ogni mercoledì vado dedicando la mia riflessione alle sue lettere e al suo prezioso insegnamento. Riprendo qui semplicemente quanto egli scrive rivolgendosi alla comunità di Efeso: "Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo" (Ef 4,4-5). Facciamo nostro l’anelito di san Paolo, che ha speso la sua vita interamente per l’unico Signore e per l’unità del suo mistico Corpo, la Chiesa, rendendo, con il martirio, una suprema testimonianza di fedeltà e di amore a Cristo.

Seguendo il suo esempio e contando sulla sua intercessione, ogni comunità cresca nell’impegno dell’unità, grazie alle varie iniziative spirituali e pastorali e alle assemblee di preghiera comune, che di solito si fanno più numerose e intense in questa "Settimana", facendoci già pregustare, in un certo modo, il giorno dell’unità piena. Preghiamo perchè tra le Chiese e le Comunità ecclesiali continui il dialogo della verità, indispensabile per dirimere le divergenze, e quello della carità che condiziona lo stesso dialogo teologico e aiuta a vivere insieme per una testimonianza comune. Il desiderio che ci abita in cuore è che si affretti il giorno della piena comunione, quando tutti i discepoli dell’unico nostro Signore potranno finalmente celebrare insieme l’Eucaristia, il sacrificio divino per la vita e la salvezza del mondo. Invochiamo la materna intercessione di Maria, perché aiuti tutti i cristiani a coltivare un più attento ascolto della Parola di Dio e una più intensa preghiera per l’unità.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous voici au cœur de la « Semaine de prière pour l’unité des chrétiens », nous unissant à la prière instante que Jésus adressait à son Père la veille de sa Passion. Cette année, ce sont les paroles du prophète Ézéchiel : « Qu’ils ne fassent qu’un dans ta main » (37, 17) qui guident notre méditation. Ce passage évoque les deux royaumes de Judas et d’Israël que le Seigneur veut lui-même rapprocher pour qu’ils ne fassent qu’un. Cet oracle manifeste que l’unité est d’abord un don du Seigneur.

Cependant, la suite du passage montre un autre aspect de cette marche vers l’unité : aux versets 25 et 26, il est dit : « ils obéiront à mes décrets – dit le Seigneur -, ils observeront fidèlement mes commandements… et je conclurai avec eux une alliance de paix ». C’est donc aussi la conversion du cœur de chacun que tout le mouvement œcuménique réclame car, comme l’affirme le Concile Vatican II, « c’est du renouveau de l’âme, du renoncement à soi-même et d’une libre effusion de charité que partent et mûrissent les désirs de l’unité » (UR n.7).

Je voudrais terminer en remerciant spécialement le Seigneur pour toutes les rencontres que, l’année dernière, il m’a été donné d’avoir ici ou lors de mes voyages apostoliques, pour les efforts et les gestes de fraternité qui se sont déployés, pour les dialogues théologiques qui se développent.

Je suis heureux de saluer les pèlerins francophones et notamment la fraternité sacerdotale Saint Thomas Becket du diocèse de Blois. En cette Année paulinienne, faisons nôtre l’ardent désir de l’Apôtre qui a donné toute sa vie, jusqu’au martyre, pour l’unique Seigneur et pour l’unité de son Corps mystique. Avec ma Bénédiction apostolique!


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Last Sunday we began the annual Week of Prayer for Christian Unity dedicated this year to the theme: "that they may become one in your hand" (Ezek 37:17). This scripture passage recalls God’s command to Ezekiel to take two sticks, one representing Judah and the other Israel, and join them together as a symbol of the Lord’s power to gather his people into one. As Christians, we read these words as an exhortation to pray and work for the full unity of Christ’s disciples. As the Second Vatican Council reminds us, "there can be no ecumenism worthy of the name without a change of heart" (Unitatis Redintegratio, 7). This week offers us an opportunity to thank God for all he has done and continues to do to bring Christians closer to one another. I am personally grateful for the many opportunities I have had to meet with representatives of Churches and Ecclesial Communities, both in the Vatican and during my travels abroad. Let us pray that the various initiatives this week at the local and universal levels will encourage all who confess "one Lord, one faith, and one baptism" to listen more attentively to the Word of God, to deepen prayer, and to intensify dialogue, so as to imitate Saint Paul’s example of a life completely devoted to the Lord and the unity of his Body, the Church.

I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors present at today’s Audience. My particular greeting goes to the pilgrimage group from Malta led by Archbishop Paul Cremona. Upon all of you I cordially invoke an abundance of joy and peace in the Lord.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In dieser Woche begehen wir die Gebetsoktav für die Einheit der Christen. Sie steht heuer unter einem Leitwort aus dem Buch des Propheten Ezechiel, das da lautet: „So daß sie eins werden in deiner Hand" (37, 17). Dieses Motto wurde von einem ökumenischen Kreis in Korea ausgewählt und ist ein schönes Zeichen dafür, daß Christen verschiedener Konfession auf der ganzen Welt das Anliegen der Einheit teilen. In dem Abschnitt, dem dieser Vers entnommen ist, befiehlt der Herr dem Propheten, zwei Hölzer zu nehmen, die jeweils Juda und Josef mit ihren Verbündeten symbolisieren. Ezechiel soll die beiden Hölzer aufeinanderlegen und dem Volk erklären: Genau so fügt der Herr die entzweiten Stämme Israels wieder zusammen. Die Hand des Propheten, die die beiden Hölzer zusammenhält, veranschaulicht das Handeln Gottes, der die gesamte Menschheit in seiner Liebe einen will. Was heißt das für die Ökumene? Die Einheit ist zunächst eine Gabe Gottes. Deshalb müssen wir sie unermüdlich im vertrauensvollen Gebet erflehen. Gott sammelt die Seinen und bringt sie in sein Land (vgl. Ez 37, 21f), wo es keine Trennung und keinen Unfrieden mehr gibt. An uns liegt es, mit innerer Bereitschaft, mit Geduld und Ausdauer diesen Weg mitzugehen. Dazu ist eine authentische, innere Erneuerung, eine Befreiung von den Sünden und eine Reinigung des Herzens nötig. Die Gebetswoche ist somit auch ein Aufruf zur persönlichen Umkehr und zu einer Neuausrichtung auf das Wort Gottes. Zugleich gibt sie uns Gelegenheit, für die vielen ökumenischen Begegnungen in diesem Jahr zu danken, die uns der Einheit der Kirche Christi bereits näher gebracht haben.

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache, heute besonders die Delegation aus Mariazell in Begleitung von Bischof Kapellari. Bitten wir Gott, daß er uns bei unserem ökumenischen Dialog in der Wahrheit und in der Liebe stärke und uns zum gemeinsamen Zeugnis für die Einheit befähige. Rufen wir die selige Jungfrau Maria um ihre mütterliche Hilfe an, damit wir wie sie das Wort Gottes mit wachem Herzen in uns aufnehmen. Der Herr segne euch alle!


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El domingo pasado comenzó la semana de oración por la unidad de los cristianos, iniciativa espiritual que este año se inspira en las palabras de Ezequiel: "Que sean una sola cosa en tu mano" (37,17). El tema ha sido elegido por un grupo ecuménico de Corea. Del texto del profeta se desprende que el Señor desea que todo su pueblo camine con paciencia y perseverancia hacia la plena comunión. Este compromiso comporta una adhesión humilde a Dios, el cual bendice y hace fecunda esta tarea. No hay ecumenismo verdadero sin una auténtica conversión interior. Que estos días de plegaria nos estimulen hacia esta meta y sirvan también para dar gracias a Dios por el camino que se ha recorrido hasta ahora, continuando el diálogo bajo el impulso de la verdad y la caridad. En este año paulino, sigamos las huellas del Apóstol, que gastó su vida por el único Señor y por la unidad de su cuerpo místico, dando, con su martirio, un testimonio supremo de fidelidad y amor a Cristo.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos venidos de España y Latinoamérica. Después de la celebración en México del VI Encuentro Mundial de las Familias, os invito a dar gracias a Dios por este acontecimiento tan importante y a acompañar con vuestra ferviente oración los preparativos del próximo encuentro, que se celebrará en Milán. Que el Señor sostenga con su gracia a todas las familias, para que en ellas reine la fe viva, el respeto recíproco, el amor sincero y la comprensión mutua. Encomiendo esta intención a la protección de la Sagrada Familia de Nazaret. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Ao saudar cordialmente todos os peregrinos e visitantes de língua portuguesa, dou as boas vindas, em particular ao grupo de sacerdotes do Porto: para todos invoco a proteção do Altíssimo. E que a luz de Cristo anime sempre em vós o entusiasmo para servir a Igreja como ela quer ser servida. Com a minha Benção Apostólica!


○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie witam uczestniczących w tej audiencji Polaków. Drodzy Siostry i Bracia, polecam waszej pamięci trwający Tydzień Ekumeniczny. Niech wspólna modlitwa, spotkania i refleksje nad wyzwaniami trzeciego tysiąclecia wiary zaowocują wśród wyznawców Chrystusa gestami pojednania i czynami miłości. Prośmy Boga „abyśmy byli jedno w Jego ręku" (por. Ez 37, 17). Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente i Polacchi partecipanti a quest’Udienza. Cari Fratelli e Sorelle, affido al vostro ricordo questa settimana ecumenica che stiamo vivendo. La comune preghiera, gli incontri e le riflessioni sulle sfide della fede nel terzo millennio fruttifichino in chi crede in Cristo per mezzo di gesti di riconciliazione e di opere di carità. Domandiamo a Dio "di formare una cosa sola nella Sua mano" (cfr. Ez 37, 17). Sia lodato Gesù Cristo.]


○ Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, elsősorban azokat, akik Munkácsról érkeztek! A gyakori szentgyónás és a szentáldozás segít abban, hogy megőrizzük egységünket Krisztussal és az ő Egyházával. Ehhez kérem a jó Isten áldását Rátok és családjaitokra.

Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Con affetto saluto i fedeli di lingua ungherese, specialmente quelli di Mukachevo! Ricevendo frequentemente i Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, potrete custodire la vostra comunione con Cristo e con la sua Chiesa. Con la particolare Benedizione Apostolica a voi e alle vostre famiglie! Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benevenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Missionarie della Fede, qui convenute in occasione del loro Capitolo generale ed auguro che questo evento susciti nell’intero Istituto un rinnovato fervore nella totale consacrazione al Signore. Saluto i fedeli delle Parrocchie di Cisterna di Latina, e auspico che la visita alle tombe degli Apostoli rafforzi la loro fede per essere sempre pietre vive della Chiesa di Dio. Saluto inoltre, i rappresentanti dell’Ospedale dei Pellegrini, di Napoli e li esorto a proseguire nell’impegno di recare sollievo ai malati, testimoniando costantemente la cultura della vita.

Un pensiero va infine, come di consueto, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Celebriamo oggi la memoria liturgica di sant’Agnese, vergine e martire, che nonostante la giovanissima età ha affrontato coraggiosamente la morte per amore del Signore e avendo in lei "gli stessi sentimenti di Cristo Gesù", l’Agnello immolato e vincitore. Cari giovani, cari malati e cari sposi novelli, per intercessione di sant’Agnese possiate anche voi vivere la vostra vocazione e le concrete condizioni in cui vi trovate come autentiche vie di santità.



PRESENTAZIONE DEGLI AGNELLI BENEDETTI NELLA FESTA LITURGICA DI SANTA AGNESE

Al termine dell’Udienza Generale, sono stati presentati al Santo Padre, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, due agnelli benedetti questa mattina, in occasione della memoria liturgica di Sant’Agnese, nell’omonima Basilica sulla via Nomentana. La lana di questi agnelli sarà utilizzata per confezionare i Pallii dei nuovi Arcivescovi Metropoliti.

Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. È costituito da una fascia di lana bianca su cui spiccano sei croci di seta nera. Il rito dell’imposizione dei Pallii agli Arcivescovi Metropoliti è compiuto dal Santo Padre il 29 giugno, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.






CONFERIMENTO AL SANTO PADRE DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI MARIAZELL (AUSTRIA)

A fine mattinata, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, al Santo Padre Benedetto XVI è stata conferita la Cittadinanza onoraria del Comune di Mariazell, alla presenza del Sindaco della città, Sig. Helmut Pertl, del Vescovo di Graz-Seckau, S.E. Mons. Egon Kapellari, e del Rettore del Santuario di Mariazell, Padre Karl Schauer, O.S.B.

+PetaloNero+
00Thursday, January 22, 2009 5:17 PM
CONFERIMENTO AL SANTO PADRE DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI MARIAZELL (CONTINUAZIONE)

Nella mattinata di ieri, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, al Santo Padre Benedetto XVI è stata conferita la Cittadinanza onoraria del Comune di Mariazell, alla presenza del Sindaco della città, Sig. Helmut Pertl, del Vescovo di Graz-Seckau, S.E. Mons. Egon Kapellari, e del Rettore del Santuario di Mariazell, Padre Karl Schauer, O.S.B.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Exzellenz,

lieber Bischof Kapellari,

sehr verehrter Herr Bürgermeister,

lieber Pater Karl, verehrte Freunde,

ich kann jetzt nicht alle aufzählen, die ich nennen müsste…

Herr Botschafter, natürlich!

In dieser Stunde kann ich nur einfach von Herzen Dank sagen, „vergelt’s Gott" erwidern; ich freue mich, daß ich jetzt ein „Mariazeller" bin und so ganz nah bei der Muttergottes wohnen darf. Mir sind natürlich wieder die zwei Besuche, die Sie erwähnt haben, in den Sinn gekommen: 2004 mit den europäischen Notaren, bei strahlendem Wetter. Wir haben damals miteinander gespürt, was Europa bauen kann, wovon her es gekommen ist, was seine Identität ist und wodurch es immer wieder es selbst werden kann: durch die Begegnung mit dem Herrn, zu der uns seine Mutter verhilft. Denn gerade in der Mutter spüren wir, daß Gott ein Mensch geworden ist. Und so haben wir die Freude des Gemeinsamseins, die Kraft unserer Wurzeln und damit auch die Möglichkeit einer neuen Zukunft miteinander verspürt.

Beim Pastoralbesuch, dann, hat es geregnet. Aber ich finde, daß wir gerade durch den Regen eigentlich noch näher, noch fester beieinander gestanden sind: Der Regen hat uns zueinander geführt und uns dieses Gefühl des Miteinander und des Miteinander mit dem Herrn und seiner Mutter erst recht gegeben. Bischof Kapellari hat das Wort geprägt: „Katholiken sind wetterfest". Und daß das wahr ist, haben wir dann auch gesehen. Und so ist gerade im Regen Freude entstanden. Wir haben gemerkt, daß es manchmal auch gut sein kann, „im Regen zu stehen", daß Regen eine Gnade sein kann – der Direktor des Osservatore Romano hat dann das Wort geprägt, das sei eine „pioggia di grazie", ein „Gnadenregen" gewesen – und daß es vielleicht auch gut sein kann, manchmal in der Geschichte „im Regen zu stehen", daß man dann gerade am richtigen Ort ist und das Richtige tut.

Mariazell ist mehr als ein „Ort", es ist Gegenwart lebendiger Geschichte einer Pilgerschaft der Jahrhunderte des Glaubens und des Betens. Und mit dieser Pilgerschaft von Jahrhunderten des Betens, die man förmlich physisch wahrnimmt, ist nicht nur das Beten und Rufen der Menschen, sondern auch die Wirklichkeit einer Antwort gegenwärtig: Wir spüren, daß es Antwort gibt, daß wir nicht irgendwo ins Unbekannte ausgreifen, sondern daß Gott da ist und daß er durch die Mutter uns besonders nahe sein will. Dieses Gefühl der Dankbarkeit überkommt einen dort, und deswegen freue ich mich eben, daß ich mit dem Herzen und nun auch „rechtlich", sozusagen, in Mariazell mit angesiedelt bin.

Aller Voraussicht nach werde ich in diesem Leben nicht mehr physisch dorthin wallfahren können, aber nun wohne ich ja richtig dort, und insofern bin ich doch immer mit dabei. Und bei den Wanderungen in den Landschaften der Erinnerungen mache ich auch immer wieder Halt in Mariazell, gerade auch weil ich spüre, wie hier die Mutter uns begegnet und uns zueinander führt. Die Muttergottes von Mariazell hat große Titel – Magna Mater Austriae, Domina Magna Hungarorum, Magna Mater gentium slavorum –, und in diesen großen Titeln kommt zum Ausdruck daß da, wo Menschen zur Mutter kommen – und zum Vater kommen –, daß sie da Geschwister werden, daß da Einheit entsteht, daß dies einheitsbildende Kraft hat und daß von da aus dann Gemeinschaft gebaut werden kann. Und vor allen Dingen: Maria ist sehr wohl Magna Mater, aber ihre Größe zeigt sich gerade darin, daß sie sich zu den Kleinen neigt und für die Kleinen da ist, daß man ohne Eintrittsbillet nur einfach mit dem Herzen immerfort zu ihr Zutritt hat. Und so lernen wir von ihr auch, was wahrhaft groß ist: nicht die Unnahbarkeit, nicht die äußere Hoheit, sondern gerade die Güte des Herzens, die allen das Miteinander eröffnet.

So sage ich am Schluß einfach nochmal ein herzliches „Vergelt’s Gott" und vielen Dank, daß ich ein Mariazeller bin! Das wird in meinem Herzen verankert bleiben. Lieber Bischof Kapellari, liebe Professoren, ich hätte vielleicht auch noch etwas zu dem Buch sagen sollen, aber die Muttergottes ist so groß, daß das Buch dann mit eingeschlossen ist. Herzlichen Dank für alles!



TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Eccellenza,

caro mons. Kapellari,

signor Sindaco,

caro padre Karl,

cari amici,

non riesco a nominare tutti quelli che dovrei elencare…

signor Ambasciatore, naturalmente!

In questo momento posso soltanto dire semplicemente un grazie di cuore, rispondere a un "Vergelt’s Gott". Sono contento di essere ora un cittadino di Mariazell e di poter vivere così vicino alla Madre di Dio. Ovviamente, mi sono tornate alla mente le due visite che Lei ha menzionato: nel 2004, con i Notai europei avendo un tempo splendido. Insieme abbiamo allora percepito che cosa sia capace di costruire l’Europa, da dove essa provenga, in che cosa consista la sua identità, e attraverso che cosa l’Europa possa sempre nuovamente tornare ad essere se stessa: attraverso l’incontro con il Signore, al quale ci conduce sua Madre. Infatti, proprio nella Madre noi sentiamo che Dio è diventato uomo. E così abbiamo percepito la gioia dell’essere insieme, la forza delle nostre radici e con essa anche la possibilità di un nuovo futuro insieme.

Durante la visita pastorale è, invece, piovuto. Ma io trovo che proprio la pioggia ci ha fatto essere ancora più legati e più vicini: la pioggia ci ha avvicinati e ci ha dato ancora di più questa sensazione dell’"insieme", dell’"insieme con il Signore e con sua Madre". Mons. Kapellari allora coniò l’espressione: "i cattolici sono a prova di pioggia". Abbiamo poi anche potuto constatare quanto fosse è vero. E così proprio nella pioggia è nata la gioia. Ci siamo accorti che a volte può essere positivo "stare sotto la pioggia", che la pioggia può essere una grazia – il Direttore de L’Osservatore Romano coniò a sua volta un’espressione, scrivendo che questa sarebbe stata una "pioggia di grazie" – e che forse a volte anche nella storia può essere utile "stare sotto la pioggia", perché ci si viene a trovare nel posto giusto per fare la cosa giusta.

Mariazell è molto più di un "luogo": è l’attualizzazione di storia viva di un pellegrinaggio di fede e di preghiera nei secoli. E con questo pellegrinaggio di preghiera nei secoli, che si percepisce quasi fisicamente, non sono presenti solamente le preghiere e le invocazioni degli uomini, ma è presente anche la realtà di una risposta: noi sentiamo che la risposta esiste, che non allunghiamo la mano verso qualcosa di sconosciuto, ma che Dio c’è e che attraverso sua Madre Egli vuole essere particolarmente vicino a noi. Questo sentimento di gratitudine ci avvolge in quel luogo, e per questo, appunto, sono felice di essere con il cuore, e ormai anche – per così dire – "di diritto" domiciliato a Mariazell.

Secondo ogni probabilità, in questa vita non riuscirò più a recarmici in pellegrinaggio fisicamente, ma ora lì ci vivo veramente ed in questo senso sono sempre lì presente. E nelle passeggiate che faccio nei paesaggi dei ricordi, torno sempre a fare una sosta a Mariazell, proprio anche perché sento come la Madre, lì, ci viene incontro e ci riunisce tutti. La Madonna di Mariazell ha nomi imponenti – Magna Mater Austriae, Domina Magna Hungarorum, Magna Mater gentium slavorum – e questi grandi titoli esprimono come, là dove gli uomini vengono dalla Madre – e dal Padre –, lì diventano fratelli, lì nasce l’unità, c’è una forza unificante, e a partire da ciò si può poi costruire la comunione. E soprattutto: Maria è, sì, la Magna Mater, ma la sua grandezza si manifesta proprio nel fatto che Ella si rivolge ai piccoli ed è presente per i piccoli, che possiamo recarci da lei in qualunque momento, senza dover pagare alcun biglietto d’ingresso, semplicemente portando il cuore. Impariamo da lei, in questo modo, cosa è veramente "grande": non il fatto di essere "inavvicinabile", non la maestà esteriore, ma proprio la bontà del cuore che apre a tutti l’essere in comunione gli uni con gli altri.

Ecco, per concludere, ancora una volta vi dico di cuore "Vergelt’s Gott" e tante grazie per avere fatto di me un cittadino di Mariazell! Questo rimarrà profondamente radicato nel mio cuore. Caro mons. Kapellari, cari Professori, forse avrei dovuto dire qualcosa anche per il libro, ma la Madonna è così grande che il libro, poi, vi è incluso! Grazie di cuore per tutto!


+PetaloNero+
00Thursday, January 22, 2009 5:20 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

il Signor Horst Seehofer, Ministro Presidente della Baviera, con la Consorte, e Seguito;

S.E. Mons. Rabban Al-Qas, Vescovo di Amadiyah dei Caldei (Iraq); Amministratore Patriarcale di Arbil dei Caldei, in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Ibrahim Namo Ibrahim, Vescovo di Saint Thomas the Apostle of Detroit dei Caldei (Stati Uniti d’America), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Djibrail Kassab, Vescovo di Saint Thomas the Apostle of Sydney dei Caldei (Australia), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Sahrad Yawsip Jammo, Vescovo di Saint Peter the Apostle of San Diego dei Caldei (Stati Uniti d’America), in Visita "ad Limina Apostolorum".




RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI BERGAMO (ITALIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di Bergamo (Italia), presentata da S.E. Mons. Lino Bortolo Belotti, in conformità ai cann. 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI BERGAMO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Bergamo (Italia), presentata da S.E. Mons. Roberto Amadei, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Bergamo (Italia) S.E. Mons. Francesco Beschi, finora Vescovo Ausiliare di Brescia.

S.E. Mons. Francesco Beschi

S.E. Mons. Francesco Beschi è nato a Brescia il 6 agosto 1951. Ha compiuto gli studi nel Seminario di Brescia ed è stato ordinato presbitero il 7 giugno 1975.

All’inizio del suo sacerdozio è stato Vicario Cooperatore al Villaggio Sereno II a Brescia e poi Vicario Cooperatore nella Cattedrale di Brescia. Per vari anni ha svolto l’incarico di Direttore dell'Ufficio Famiglia e di Direttore del Centro Paolo VI. E’ stato poi nominato Vicario Episcopale per i laici e Pro-Vicario Generale.

Il 25 marzo 2003 è stato eletto alla Chiesa titolare di Vinda e nominato Ausiliare di Brescia. E’stato ordinato Vescovo il 18 maggio dello stesso anno.

Nella Conferenza Episcopale Italiana è membro della Commissione Episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese.



NOMINA DEL VESCOVO DI NICOSIA (ITALIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Nicosia (Italia) il Rev.do Mons. Salvatore Muratore, del clero dell’arcidiocesi di Agrigento, finora Vicario Generale della medesima arcidiocesi.

Rev.do Mons. Salvatore Muratore

Il Rev.do Mons. Salvatore Muratore è nato a Campobello di Licata (arcidiocesi e provincia di Agrigento), il 28 dicembre 1946.

Ha compiuto gli studi ginnasiali presso il Seminario Minore di Favara, ha frequentato la filosofia e la teologia presso il Seminario Maggiore di Agrigento e di Messina, completando i suoi studi alla Pontificia Facoltà di Posillipo (Napoli). Nel 1976 ha conseguito la Laurea in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo.

È stato ordinato Sacerdote il 17 maggio 1970 a Roma dal Servo di Dio Paolo VI. Negli anni del suo ministero presbiterale ad Agrigento ha svolto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Ravanusa e, in seguito, nella Parrocchia della Beata Vergine Maria di Fatima dal 1971 al 1978; Insegnante di Religione presso il Liceo Scientifico dal 1971 al 1999; Parroco ad Aragona dal 1979 al 1980; Parroco della Beata Vergine Maria del Carmelo dal 1980 al 1990; Vicario Foraneo e Vicario Episcopale per la Vita Consacrata e per la Ministerialità dei presbiteri dal 1990 al 1997. Dal 1998 è Vicario Generale e Membro del Collegio dei Consultori.

È stato Insegnante di Pedagogia, Storia e Geografia nel Seminario diocesano di Agrigento. È autore di diverse pubblicazioni di carattere catechetico.



NOMINA DEL VESCOVO DI NOTO (ITALIA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Noto (Italia) il Rev.do Mons. Antonio Staglianò, del clero dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, finora Direttore dell’Istituto Teologico Calabro.

Rev.do Mons. Antonio Staglianò

Il Rev.do Mons. Antonio Staglianò è nato a Isola Capo Rizzuto (arcidiocesi di Crotone-Santa Severina) il 14 giugno 1959. Ha frequentato i corsi ginnasiali nel Seminario Minore di Crotone, il liceo in quello di Reggio Calabria, la filosofia e la teologia nei Seminari di Saronno (1977-1979), di Venegono (1979-1982) e nel Pontificio Seminario Lombardo (1982-1986). Si è laureato in Teologia Fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana (1986). Ha studiato teologia in Germania e si è laureato in filosofia presso l’Università Statale di Cosenza (1995).

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 20 ottobre 1984, nella sua arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.

Ha svolto i seguenti incarichi a Crotone: Assistente diocesano della FUCI (1986), Vicario parrocchiale a San Dionigi (1986-1990); Vicario parrocchiale a Santa Rita (1990-1992); Assistente spirituale dell’Ordo Virginum (1991-1998); dal 1994 è Membro del Consiglio Presbiterale, Canonico della Cattedrale, Vicario Episcopale e Direttore dell’Ufficio Cultura. Dal 1999 è Parroco a Le Castella.

È Direttore e Docente dell’Istituto Teologico Calabro. Insegna anche alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli e all’Istituto di Scienze Religiose di Crotone. Ha tenuto corsi di teologia all’Università Urbaniana ed all’Università Gregoriana. È stato nominato dal Santo Padre "auditor secretarii specialis" all’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi dal 2 al 23 ottobre 2005.

Dal 1997 è teologo consulente della CEI per il Progetto Culturale. È autore di diverse pubblicazioni di carattere teologico.
Paparatzifan
00Thursday, January 22, 2009 6:56 PM
CONFERIMENTO AL SANTO PADRE DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI MARIAZELL, 22.01.2009

Nella mattinata di ieri, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, al Santo Padre Benedetto XVI è stata conferita la Cittadinanza onoraria del Comune di Mariazell, alla presenza del Sindaco della città, Sig. Helmut Pertl, del Vescovo di Graz-Seckau, S.E. Mons. Egon Kapellari, e del Rettore del Santuario di Mariazell, Padre Karl Schauer, O.S.B.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Eccellenza,
caro mons. Kapellari,
signor Sindaco,
caro padre Karl,
cari amici!

Non riesco ad nominare tutti quelli che dovrei elencare – il signor Ambasciatore, naturalmente … In questo momento riesco soltanto a dire semplicemente un grazie di cuore e a rispondere con un "Vergelt’s Gott" ("Il Signore ve ne renda merito").

Sono contento di essere un cittadino di Mariazell e di poter vivere così vicino alla Madre di Dio.

Ovviamente, mi sono tornate alla mente le due visite che Lei ha menzionato: nel 2004, con i Notai europei godendo di un tempo splendido. Insieme abbiamo percepito che cosa l’Europa sia capace di costruire e da dove sia venuto tutto ciò che oggi forma la sua identità, e attraverso che cosa l’Europa possa sempre nuovamente tornare ad essere se stessa: attraverso l’incontro con il Signore, al quale ci conduce sua Madre. Infatti, proprio nella Madre noi sentiamo che Dio è diventato uomo. E così abbiamo percepito la gioia dell’essere insieme, la forza delle nostre radici e con essa anche la possibilità di un nuovo futuro insieme.

Durante la visita pastorale è, invece, piovuto; ma io trovo che proprio la pioggia ci ha fatto essere ancora più legati e più vicini, la pioggia ci ha avvicinati e ci ha dato questa sensazione di "insieme" e, più ancora, di "insieme con il Signore e con sua Madre". Mons. Kapellari coniò allora l’espressione: "i cattolici sono a prova di pioggia"; abbiamo poi potuto constatare quanto ciò sia vero, e nella pioggia è nata la gioia. Ci siamo accorti che a volte può essere positivo lo stare sotto la pioggia, che la pioggia può essere una grazia - il Direttore dell’Osservatore Romano coniò a sua volta l’espressione: "pioggia di grazie" (in italiano nel discorso, n.d.t.): è stata una pioggia di grazie; ci siamo accorti che forse a volte, nella storia, può essere utile "stare sotto la pioggia", perché ci si viene a trovare nel posto giusto per fare la cosa giusta.

Mariazell è molto più di un "posto": è l’attualizzazione della storia viva di un pellegrinaggio di fede e di preghiera nei secoli, e in questo pellegrinaggio nei secoli della preghiera - un pellegrinaggio che si percepisce formalmente, fisicamente - non ci sono solamente le preghiere e le invocazioni degli uomini, ma è presente anche la realtà di una risposta; noi sentiamo che la risposta esiste, che non allunghiamo la mano verso qualcosa di sconosciuto, ma che Dio c’è, e che attraverso sua Madre vuole essere particolarmente vicino a noi. Questo sentimento di gratitudine ci coinvolge e per questo sono felice di essere di casa con il cuore, e ormai anche di diritto – per così dire – a Mariazell.

Secondo le umane previsioni, in questa vita non riuscirò più a recarmici in pellegrinaggio fisicamente, ma ora lì ci vivo veramente ed in questo senso sono sempre presente. Nelle passeggiate che faccio nei paesaggi dei ricordi, torno sempre a fare una sosta a Mariazell, proprio perché sento come la Madre, qui, ci viene incontro e ci riunisce tutti. La Madonna di Mariazell ha nomi imponenti – Magna Mater Austriae, Domina Magna Hungarorum, Magna Mater gentium slavorum – e questi grandi titoli esprimono come, là dove gli uomini vengono dalla Madre e dal Padre, lì diventano fratelli, lì nasce l’unità; si percepisce che questo emana una forza che forma l’unità e che a partire da qui si può costruire la comunione. E soprattutto: lei è la Magna Mater, ma la sua grandezza si manifesta proprio nel fatto che Ella si rivolge ai piccoli ed è presente per i piccoli, che possiamo recarci da lei in qualunque momento, senza dover pagare alcun biglietto d’ingresso, semplicemente portando il cuore. Impariamo da lei, in questo modo, cosa è veramente "grande": non il fatto di essere "inavvicinabile", non la maestà esteriore, ma proprio la bontà del cuore che apre a tutti l’esperienza di che cosa significhi "stare insieme".

Ecco, per concludere, ancora una volta vi dico di cuore "Vergelt’s Gott" e tante grazie per avere fatto di me un cittadino di Mariazell: questo rimarrà profondamente radicato nel mio cuore. Caro mons. Kapellari, cari Professori, forse avrei dovuto dire qualcosa anche per il libro, ma la Madonna è così grande che in essa abbiamo compreso anche il libro! Grazie tante di tutto!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
00Friday, January 23, 2009 4:24 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Branko Crvenkovski, Presidente della Repubblica dell'Ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, e Seguito;

Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq), in Visita "ad Limina Apostolorum",
con gli Ausiliari:
S.E. Mons. Shlemon Warduni, Vescovo tit. di Anbar dei Caldei,
S.E. Mons. Andraos Abouna, Vescovo tit. di Hirta,
S.E. Mons. Jacques Ishaq, Arcivescovo tit. di Nisibi dei Caldei;

S.E. Mons. Luois Sako, Arcivescovo di Kerkuk dei Caldei (Iraq), in Visita "ad Limina Apostolorum" .

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Mikha Pola Maqdassi, Vescovo di Alquoch dei Caldei (Iraq), in Visita "ad Limina Apostolorum";

Sua Beatitudine Ignace Joseph III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano), e Seguito.
+PetaloNero+
00Friday, January 23, 2009 4:25 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 43a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


"Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia". Questo il tema scelto dal Santo Padre Benedetto XVI per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2009.
Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre:


Nuove tecnologie, nuove relazioni.
Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia

Cari fratelli e sorelle,

in prossimità ormai della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mi è caro rivolgermi a voi per esporvi alcune mie riflessioni sul tema scelto per quest’anno: Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. In effetti, le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Questi cambiamenti sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione. Nel messaggio di quest’anno, il mio pensiero va quindi in modo particolare a chi fa parte della cosiddetta generazione digitale: con loro vorrei condividere alcune idee sullo straordinario potenziale delle nuove tecnologie, se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana. Tali tecnologie sono un vero dono per l’umanità: dobbiamo perciò far sì che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile.

L’accessibilità di cellulari e computer, unita alla portata globale e alla capillarità di internet, ha creato una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare, in modo istantaneo, parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: è, questa, chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni. I giovani, in particolare, hanno colto l’enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi, per creare comunità e reti, per cercare informazioni e notizie, per condividere le proprie idee e opinioni. Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale.

Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza, la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche. Alla luce del messaggio biblico, esso va letto piuttosto come riflesso della nostra partecipazione al comunicativo ed unificante amore di Dio, che vuol fare dell’intera umanità un’unica famiglia. Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone, quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere, stiamo rispondendo alla chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione.

Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. In realtà, quando ci apriamo agli altri, noi portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani. Amare è, infatti, ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore. Naturalmente, non parlo di passeggere, superficiali relazioni; parlo del vero amore, che costituisce il centro dell’insegnamento morale di Gesù: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" e "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (cfr Mc 12,30-31). In questa luce, riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione. Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia.

Pertanto, coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi.

Le nuove tecnologie hanno anche aperto la strada al dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri. Simili incontri, tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso. Il dialogo deve essere radicato in una ricerca sincera e reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza. La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Occorre non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità.

Il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano.

L’amicizia è un grande bene umano, ma sarebbe svuotato del suo valore, se fosse considerato fine a se stesso. Gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l’un l’altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana. In questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti. Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità, se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana.

Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo. A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2009, Festa di San Francesco di Sales.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Friday, January 23, 2009 4:26 PM
UDIENZA AL NUOVO PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI (LIBANO) E AI VESCOVI SIRO-CATTOLICI

Alle ore 12.15 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il nuovo Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano), Sua Beatitudine Ignace Joseph III Younan, con i Vescovi Siro-cattolici e ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Éminence,

Béatitudes,

Chers Frères dans l’Épiscopat,

Je vous accueille avec joie et j’adresse à chacun de vous mes souhaits chaleureux de bienvenue, rendant grâce à Notre Seigneur Jésus Christ au terme du Synode de l’Église d’Antioche des Syriens qui a élu son nouveau Patriarche.

Mon salut très fraternel s’adresse d’abord au Patriarche Ignace Youssif Younan, qui vient d’être élu, invoquant sur lui l’abondance des bénédictions divines. Que le Seigneur accorde à Votre Béatitude « la grâce de l’apostolat » pour pouvoir servir l’Église et glorifier son Saint Nom devant le monde.

Je salue son Éminence Monsieur le Cardinal Leonardo Sandri, Préfet de la Congrégation pour les Églises Orientales, auquel j’avais confié la présidence de votre Synode et je le remercie vivement.

Je salue également Sa Béatitude, le Cardinal Ignace Moussa Daoud, Préfet émérite de la Congrégation pour les Églises orientales, et Sa Béatitude Ignace Pierre Abdel Ahad, Patriarche émérite, ainsi que vous tous, venus à Rome pour accomplir l’acte le plus éminent de la responsabilité synodale.

Depuis les origines du christianisme, les Apôtres Pierre et Paul furent intimement liés à Antioche, où pour la première fois les disciples de Jésus reçurent le nom de chrétiens (Ac 11, 26). Nous ne pouvons pas oublier vos illustres Pères dans la foi. En premier lieu saint Ignace, Évêque d’Antioche, dont, par tradition, les Patriarches syro-antiochiens prennent le nom au moment où ils acceptent l’office patriarcal ; et Saint Éphrem, communément appelé le Syrien, dont la lumière spirituelle continue à illuminer vivement l’Église universelle. Avec eux, d’autres grands saints, fils et pasteurs de votre Église, ont admirablement illustré le mystère du salut et cela plus d’une fois, par l’éloquence sublime du martyre.

De cet héritage, le nouveau Patriarche est le premier gardien ; cependant, chacun devra, en tant que frère et membre du Synode, contribuer lui aussi à cette charge dans un esprit d’authentique collégialité épiscopale. Je remets entre les mains du nouveau Patriarche et de l’Épiscopat syro-catholique d’abord et avant tout la tâche de l’unité entre les pasteurs et au sein des communautés ecclésiales.

Béatitude,

En cette heureuse circonstance, vous avez, conformément aux sacrés canons, demandé l’ecclesiastica communio, que je vous ai bien volontiers accordée, remplissant un aspect du service pétrinien qui m’est particulièrement cher. La communion avec l’Évêque de Rome, successeur du Bienheureux Apôtre Pierre, établi par le Seigneur lui-même comme fondement visible de l’unité dans la foi et dans la charité, est la garantie du lien avec le Christ Pasteur et insert les Églises particulières dans le mystère de l’Église une, sainte, catholique et apostolique.

Votre Béatitude est née et a grandi en Syrie et Elle connaît bien le Moyen Orient, berceau de l’Église Syro-catholique. Cependant, Vous avez accompli votre service épiscopal en Amérique en tant que premier Évêque de l’Éparchie « Our Lady of Deliverance in Newark » pour les fidèles syriens résidents aux États-Unis et au Canada, assumant aussi la charge de Visiteur apostolique en Amérique centrale. La diaspora orientale a donc contribué à offrir à l’Église syrienne son nouveau Patriarche. Ainsi, les liens deviendront-ils encore plus étroits avec la Mère-patrie, que tant d’orientaux ont du laisser pour rechercher de meilleures conditions de vie. Mon désir est qu’en Orient, d’où est venue l’annonce de l’Évangile, les communautés chrétiennes continuent à vivre et à témoigner de leur foi, comme elles l’ont fait au cours des siècles, tout en souhaitant dans le même temps que soient donnés les soins pastoraux adéquats à tous ceux qui sont établis ailleurs, afin qu’ils puissent demeurer liés de façon fructueuse à leurs racines religieuses. Je demande l’aide du Seigneur pour chaque communauté orientale afin que, où qu’elle se trouve, elle sache s’intégrer dans son nouveau contexte social et ecclésial, sans perdre son identité propre et en portant l’empreinte de la spiritualité orientale, de sorte qu’en utilisant « les mots de l’Orient et de l’Occident » l’Église parle efficacement du Christ à l’homme contemporain. De cette manière, les chrétiens affronteront les défis les plus urgents de l’humanité, ils édifieront la paix et la solidarité universelle et témoigneront de la « grande espérance » dont ils sont les infatigables porteurs.

Je formule pour Votre Béatitude et pour l’Église Syro-catholique des vœux fervents et joyeux.

Je prie le Prince de la Paix pour qu’il Vous soutienne en tant que « Caput et Pastor », ainsi que tous vos frères et vos fils, pour que vous soyez des semeurs de paix d’abord en Terre Sainte, en Iraq et au Liban, où l’Église syrienne a une présence historique si appréciée.

Vous confiant tous à la Très Sainte Mère de Dieu, j’accorde de grand cœur au nouveau Patriarche et à chacun de vous, ainsi qu’aux communautés que vous représentez, la Bénédiction apostolique.

+PetaloNero+
00Friday, January 23, 2009 4:27 PM
CONCESSIONE DELLA COMUNIONE ECCLESIASTICA AL PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI


Il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la comunione ecclesiastica richiestaGli da Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, canonicamente eletto Patriarca dei Siri di Antiochia, dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Siro-Cattolica, svoltosi a Roma dal 18 al 20 gennaio 2009.

Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan

Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan è nato ad Hassaké (Siria) il 15 novembre 1944, ha perfezionato i suoi studi e la formazione clericale nel Seminario siro di Charfé (Libano) e presso il Pontificio Collegio Urbano a Roma.

È stato ordinato sacerdote il 12 settembre 1971.

Ha svolto con impegno e zelo diversi ministeri sacerdotali dall’insegnamento al seminario al ministero parrocchiale a Beirut.

Nel 1986 è stato inviato dal Patriarca negli Stati Uniti, dove si è dedicato alla cura pastorale dei fedeli Siro-Cattolici, aprendo diverse Missioni sire.

Dal 1990 al 1995 ha ricoperto l’ufficio di "Delegato della Congregazione per le Chiese Orientali per i Siro-Cattolici in USA e Canada".

Il 18 novembre 1995, il Santo Padre lo ha nominato Vescovo della nuova Eparchia Siro-Cattolica di Our Lady of Deliverance of Newark dei Siro-Cattolici in U.S.A. e Canada; e il 9 dicembre 1995,è stato nominato Visitatore Apostolico per i fedeli Siro-Cattolici nell’America Centrale.

Parla l’arabo, l’inglese, il francese, l’italiano e il tedesco.



LETTERA DEL SANTO PADRE CON LA QUALE CONCEDE LA COMUNIONE ECCLESIASTICA A SUA BEATITUDINE IGNACE YOUSSIF III YOUNAN, NUOVO PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI (LIBANO)

À Sa Béatitude

Ignace Youssif Younan

Patriarche d'Antioche des Syriens

Le message, tout empreint de profonde confiance dans le Seigneur, par lequel Votre Béatitude me fait part de son élection au siège patriarcal d'Antioche des Syriens, vient de me parvenir et me remplit de joie.

J'accueille de tout cœur, Frère bien-aimé en Jésus-Christ, votre demande de communion ecclésiastique, conformément à l'usage et au vœu de toute l'Église catholique. Je suis heureux, à cette occasion, de vous adresser mes chaleureuses félicitations, tout en vous assurant de ma charité fraternelle.

Que le Seigneur, Maître de l'histoire et Pasteur de l'Église, vous comble de ses grâces tout au long de votre nouveau ministère, pour la gloire de Dieu, la consolation des âmes confiées à votre paternelle sollicitude et le bien de l'Église universelle!

En vous confiant à Notre Dame de la Délivrance, je vous assure de ma prière fervente à l'Esprit Saint pour que votre mission patriarcale porte tous ses fruits.

Je vous adresse, Béatitude, un baiser très fraternel ainsi qu'à tous les membres du Saint-Synode, accordant à vous-même et à tous, Évêques, prêtres, religieux, religieuses et fidèles de votre Patriarcat, mon affectueuse Bénédiction Apostolique.

Du Vatican, le 22 Janvier 2009.

BENEDICTUS PP. XVI



RICHIESTA AL SANTO PADRE DELLA COMUNIONE ECCLESIASTICA DA PARTE DEL NUOVO PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI

Roma, 20 gennaio 2009

Santo Padre,

come è stato disposto dalla Vostra Santità, il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Siro-Cattolica di Antiochia, riunitosi a Roma presso la casa delle Suore di Maria Bambina, dal 18 al 20 gennaio 2009, sotto la presidenza dell’Em.mo Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha eletto me indegno, a succedere a Sua Beatitudine Mar Ignace Pierre Abdel-Ahad, Patriarca emerito dei Siri-Cattolici di Antiochia.

Beatissimo Padre, seguendo i canoni vengo a chiedere alla Santità Vostra la concessione della ecclesiastica comunione, promettendo di essere fedele al Nostro Signore e di fare tutto quello che posso per servire nel miglior modo il suo gregge affidatomi, esprimendo la mia fedeltà, venerazione ed obbedienza al Supremo Pastore della Chiesa, Successore di Pietro e nostro amatissimo Papa.

Implorando la Sua Benedizione Apostolica e chiedendo le Sue preghiere per il futuro periodo decisivo nella vita della nostra Chiesa, assicuro nel mio nome personale e quello del nostro Sinodo e di tutti i fedeli della Chiesa Siro-Cattolica di Antiochia, la nostra piena fedeltà e la nostra devozione alla Sua amatissima persona.

Di Vostra Santità

dev.mo in Cristo

Ignatius Yousif Yonnan

Patriarca dei Siri-Cattolici di Antiochia

+PetaloNero+
00Saturday, January 24, 2009 1:47 AM
Discorso del Papa al nuovo Patriarca di Antiochia dei Siri


Le comunità cristiane in Oriente continuino a vivere e a testimoniare la loro fede





CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 23 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì in udienza Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, nuovo Patriarca di Antiochia dei Siri.






* * *

Eminenza,
Beatitudini,
Cari Fratelli nell'Episcopato,


Vi accolgo con gioia ed esprimo a ognuno di voi i miei voti cordiali di benvenuto, rendendo grazie a Nostro Signore Gesù Cristo al termine del Sinodo della Chiesa di Antiochia dei Siri che ha eletto il suo nuovo Patriarca Il mio saluto fraterno va innanzitutto al Patriarca Ignace Youssif Younan, che è stato appena eletto, invocando su di lui l'abbondanza delle benedizioni divine. Che il Signore conceda a Sua Beatitudine "la grazia dell'apostolato", per poter servire la Chiesa e glorificare il suo Santo Nome dinanzi al mondo!


Saluto Sua Eminenza il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al quale avevo affidato la presidenza del vostro Sinodo e che ringrazio vivamente. Saluto anche Sua Beatitudine il Cardinale Ignace Moussa Daoud, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, e Sua Beatitudine Ignace Pierre Abdel Ahad, Patriarca emerito, come pure tutti voi, venuti a Roma per compiere l'atto più importante della responsabilità sinodale


Fin dalle origini del cristianesimo, gli Apostoli Pietro e Paolo furono intimamente legati ad Antiochia, dove per la prima volta i discepoli di Gesù ricevettero il nome di cristiani (cfr At 11, 26). Non possiamo dimenticare i vostri illustri Padri nella fede. In primo luogo sant'Ignazio, Vescovo di Antiochia, del quale per tradizione i Patriarchi siro-cattolici prendono il nome nel momento in cui accettano l'ufficio patriarcale; e sant'Efrem, comunemente chiamato il Siro, la cui luce spirituale continua a illuminare vivamente la Chiesa universale. Con loro, altri grandi santi, figli e pastori della vostra Chiesa, hanno ammirevolmente illustrato il mistero della salvezza e ciò, più di una volta, con l'eloquenza sublime del martirio.


Di questa eredità il nuovo Patriarca è il primo custode; ognuno dovrà però, in quanto fratello e membro del Sinodo, contribuire a sua volta a questo dovere con spirito di autentica collegialità episcopale. Affido al nuovo Patriarca e all'Episcopato siro-cattolico prima di tutto il compito dell'unità fra i pastori e all'interno delle comunità ecclesiali.

Beatitudine,


In questa lieta circostanza, lei ha chiesto, conformemente ai sacri canoni, l'ecclesiastica communio, che le ho concesso volentieri, adempiendo un aspetto del servizio petrino che mi è particolarmente caro. La comunione con il Vescovo di Roma, successore del Beato Apostolo Pietro, stabilita dal Signore stesso come fondamento visibile dell'unità nella fede e nella carità, è la garanzia del vincolo con Cristo Pastore e inserisce le Chiese particolari nel mistero della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.


Lei, Beatitudine, è nato e cresciuto in Siria e conosce bene il Medio Oriente, culla della Chiesa Siro-cattolica. Ha però svolto il suo servizio episcopale in America come primo Vescovo dell'Eparchia Our Lady of Deliverance in Newark per i fedeli siri residenti negli Stati Uniti e in Canada, assolvendo anche l'incarico di Visitatore apostolico in America centrale. La diaspora orientale ha dunque contribuito a offrire alla Chiesa sira un nuovo Patriarca. In tal modo diverranno ancora più stretti i vincoli con la Madrepatria, che tanti orientali hanno dovuto lasciare per cercare altrove migliori condizioni di vita. È mio desiderio che in Oriente, da dove è venuto l'annuncio del Vangelo, le comunità cristiane continuino a vivere e a testimoniare la loro fede, come hanno fatto nel corso dei secoli, auspicando allo stesso tempo che siano offerte adeguate cure pastorali a tutti coloro che si sono stabiliti altrove, affinché possano restare legati in modo fecondo alle loro radici religiose.

Chiedo l'aiuto del Signore per ogni comunità orientale affinché, ovunque si trovi, si sappia integrare nel suo nuovo contesto sociale ed ecclesiale, senza perdere la propria identità e recando l'impronta della spiritualità orientale, di modo che utilizzando "le parole dell'Oriente e dell'Occidente" la Chiesa parli efficacemente di Cristo all'uomo contemporaneo. In tal modo i cristiani affronteranno le sfide più urgenti dell'umanità, edificheranno la pace e la solidarietà universale e renderanno testimonianza della "grande speranza" di cui sono gli instancabili portatori.


Formulo per lei, Beatitudine, e per la Chiesa Siro-cattolica voti ferventi e gioiosi. Prego il Principe della Pace affinché la sostenga come "Caput et Pastor", e sostenga tutti i suoi fedeli e i suoi figli, affinché siano seminatori di pace prima di tutto in Terra Santa, in Iraq e in Libano, dove la Chiesa sira ha una presenza storica tanto apprezzata.


Affidandovi alla Santissima Madre di Dio, imparto di tutto cuore al nuovo Patriarca e a ognuno di voi, come pure a tutte le comunità che rappresentate, la Benedizione apostolica.

[Traduzione del testo originale in francese de “L’Osservatore Romano”]

+PetaloNero+
00Saturday, January 24, 2009 3:43 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Philip Edward Wilson, Arcivescovo di Adelaide (Australia), Presidente della Conferenza Episcopale Australiana;

S.E. Mons. Petros Hanna Issa Al-Harboli, Vescovo di Zaku dei Caldei (Iraq), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Michel Kassarji, Vescovo di Bairut dei Caldei (Libano), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo di Le Caire dei Caldei (Egitto), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Antoine Audo, S.I., Vescovo di Alep dei Caldei (Siria), in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Gruppo dei Vescovi Caldei in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Santo Padre riceve nel pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.




RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VESCOVO DI CHARLESTON (U.S.A.) NOMINA DEL VESCOVO DI CHARLESTON (U.S.A.)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Charleston (U.S.A.) il Rev.do Mons. Robert E. Guglielmone, del clero della diocesi di Rockville Centre, finora Rettore della Cattedrale Saint Agnes.

Rev.do Mons. Robert E. Guglielmone

Mons. Robert E. Guglielmone è nato nella città di New York il 30 dicembre 1945. Dopo aver frequentato le scuole elementari e secondarie, ha ottenuto un baccellierato in Educazione presso la Saint John’s University a Jamiaca (New York) e poi un Master’s in Divinity presso il Seminario dell’Immacolata Concezione a Huntington

È stato ordinato sacerdote per la diocesi di Rockville Centre l’8 aprile 1978. Ha poi ricoperto i seguenti incarichi pastorali: Vice Parroco della Saint Martin of Tours Parish a Amityville (1978-1986); Direttore della Formazione Pastorale (1986-1993) e simultaneamente Decano degli studenti (1988-1993) presso il Seminario dell’Immacolata Concezione; Parroco della Saint Frances de Chantel Parish a Wantagh (1993-2004); Cappellano diocesano a tempo parziale degli Scout (1983-1990); Membro del Comitato per le nomine dei sacerdoti (1989-1992); Assistente Ecclesiastico della Conferenza Cattolica Internazionale per lo Scouting (2000-oggi); Direttore dell’Ufficio per il Clero (2004-2007); Rettore della Cattedrale di Saint Agnes (dal 2007 ad oggi).



EREZIONE DELLA NUOVA DIOCESI DI HPA-AN (MYANMAR) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre ha eretto la Diocesi di Hpa-an (Myanmar), con territorio dismembrato dall’Arcidiocesi di Yangon, rendendola suffraganea della medesima Sede Metropolitana.

Il Papa ha nominato primo Vescovo di Hpa-an, S.E. Mons. Justin Saw Min Thide, finoraVescovo titolare di Lemfocta e Ausiliare dell’Arcidiocesi di Yangon.

Dati statistici

La nuova diocesi di Hpa-an (nom. lat. Hpaanen /sis/), comprende quasi l’intero Stato di Kayin e metà dello Stato Mon, ed è suffraganea dell’Arcidiocesi di Yangon.


Yangon

(prima della divisione)
Yangon

(dopo la divisione)
Hpa-an

Superficie
77.355 kmq
47.191 kmq
30.164 kmq

Popolazione
15.000.000
13.840.000
1.164.000

Cattolici
90.463
79.682
10.781

Parrocchie
43
31
12

Sacerdoti diocesani
94
79
15

Sacerdoti religiosi
8
5
3

Religiose
295
264
31

Seminaristi maggiori
42
33
9

Catechisti
181
103
78


La chiesa parrocchiale di Hpa-an dedicata a "St. Francis Xavier", diventa la Chiesa Cattedrale della nuova diocesi.



NOMINA DI AUSILIARE DI BUENOS AIRES (ARGENTINA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Buenos Aires (Argentina) il Rev.do Mons. Luis Alberto Fernández, Vicario Generale di Lomas de Zamora, assegnandogli la sede titolare vescovile di Carpi.

Rev.do Mons. Luis Alberto Fernández

Mons. Luis Alberto Fernández è nato a Lomas di Zamora il 26 ottobre 1946. Dopo aver frequentato gli studi regolari nel Seminario di La Plata, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale dalle mani del Papa Paolo VI in Roma il 29 giugno 1975. Ha ottenuto la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Villa Devoto. È stato nominato Vicario Parrocchiale delle Cattedrale di Lomas de Zamora ed è entrato a far parte dell’equipe di formatori del Seminario diocesano come Vice-rettore, incarico che ha espletato fino al 1980, quando è passato ad essere Rettore del medesimo.

Ha ricoperto diversi uffici a livello diocesano, come membro delle Commissioni di Pastorale vocazionale e di Liturgia, ed Assessore dell’Apostolato della Preghiera. Nel 1991 ha frequentato a Barcellona i corsi di specializzazione presso il Centro di Pastorale Liturgica, ed ha ottenuto la Licenza in Liturgia. Nel periodo 1993-1998 è stato Parroco dell’Immacolata Concezione di Burzaco ma già nel 1992 era stato nominato Vicario Generale della diocesi di Lomas de Zamora, incarico che ha svolto fino ad ora.

È membro del Consiglio Presbiterale (1998-2008) e del Collegio dei Consultori (1992-2008). È stato Presidente della Giunta Regionale per l’Educazione Cattolica (1992-2006), Delegato per la Regione di Buenos Aires della Commissione Episcopale di Liturgia e Presidente della Società Argentina di Liturgia (1992-2006).





NOMINA DI INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL VII CENTENARIO DELL'INIZIO DEL SOGGIORNO AVIGNONESE DEI ROMANI PONTEFICI (1309-1377)

Il Papa ha nominato l'Em.mo Cardinale Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del VII centenario dell'inizio del soggiorno avignonese dei Romani Pontefici (1309-1377).

Dette celebrazioni avranno luogo ad Avignon (Francia) il 9 ed il 10 marzo 2009.
+PetaloNero+
00Saturday, January 24, 2009 3:43 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELL’UNIONE CATTOLICA DELLA STAMPA ITALIANA NEL 50.MO DI FONDAZIONE

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Presidente dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana, Dr. Massimo Milone, in occasione del Congresso Nazionale dell’UCSI, che celebra i 50 anni dalla fondazione:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Illustrissimo Signore

Dott. Massimo Milone

Presidente dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana

Sono stato informato che l’Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI), della quale Ella è Presidente, celebra in questi giorni il suo Congresso nazionale, ricordando il cinquantesimo di fondazione. La circostanza mi è propizia per porgere a Lei ed ai colleghi cordiali felicitazioni ed insieme esprimere il mio apprezzamento per il prezioso servizio che l’UCSI ha offerto, nel corso dei suoi cinquant’anni di vita, alla Chiesa e al Paese.

A mezzo secolo di distanza dalla fondazione dell’Unione molte cose sono cambiate. In modo più visibile in settori quali quelli che vanno dalla scienza alla tecnologia, dall’economia alla geopolitica; in modo meno appariscente, ma più profondo ed anche più preoccupante, nell’ambito della cultura corrente, nella quale sembra essersi notevolmente affievolito, insieme con il rispetto per la dignità della persona, il senso di valori quali la giustizia, la libertà, la solidarietà, che sono essenziali per la sopravvivenza di una società.

Ancorato a un patrimonio di principi radicati nel Vangelo, il vostro lavoro di giornalisti cattolici risulta oggi ancora più arduo: al senso di responsabilità e allo spirito di servizio che vi contraddistinguono, dovete infatti affiancare una sempre più spiccata professionalità ed insieme una grande capacità di dialogo con il mondo laico, alla ricerca di valori condivisi. Tanto più facilmente troverete ascolto quanto più coerente sarà la testimonianza della vostra vita. Non sono pochi, tra i vostri colleghi laici, quelli che intimamente attendono da voi la testimonianza silenziosa, senza etichette ma di sostanza, di una vita ispirata ai valori della fede.

Voi siete impegnati, ne sono ben consapevole, in un compito sempre più esigente, nel quale gli spazi di libertà sono spesso minacciati e gli interessi economici e politici hanno non di rado il sopravvento sullo spirito di servizio e sul criterio del bene comune. Vi esorto a non cedere a compromessi in valori tanto importanti, ma ad avere il coraggio della coerenza, anche a costo di pagare di persona: la serenità della coscienza non ha prezzo.

Vi sono vicino con la preghiera, chiedendo al Signore di aiutarvi ad essere sempre "pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Con questo augurio invio a Lei, Signor Presidente, ai Dirigenti ed ai Membri dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana, come anche alle loro famiglie, una speciale Benedizione Apostolica, propiziatrice di copiosi favori celesti.

Dal Vaticano, 19 gennaio 2009

BENEDICTUS PP XVI
+PetaloNero+
00Saturday, January 24, 2009 3:44 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI VESCOVI CALDEI

Alle ore 12.15 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Vescovi Caldei, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Béatitude,

Chers Frères dans l’Épiscopat,

Alors que vous accomplissez votre visite ad limina Apostolorum, c’est avec grande joie que je vous accueille, vous qui êtes les Pasteurs de l’Église chaldéenne, avec votre Patriarche, Sa Béatitude le Cardinal Emmanuel III Delly, que je remercie pour les aimables paroles qu’il m’a adressées en votre nom. Cette visite est un moment important puisqu’elle permet de consolider les liens de foi et de communion avec l’Église de Rome et avec le Successeur de Pierre. Elle me donne aussi l’occasion de vous saluer très chaleureusement ainsi que, par votre intermédiaire, tous les fidèles de votre vénérable Église patriarcale, et de vous assurer de ma prière ardente et de ma proximité spirituelle, en ces moments difficiles que connaît encore votre région et particulièrement l’Irak.

Permettez-moi de rappeler ici avec émotion le souvenir des victimes de la violence en Irak au cours de ces dernières années. Je pense à Mgr Paul Faraj Rahho, Archevêque de Mossoul, au Père Ragheed Aziz Ganni, et à tant d’autres prêtres et fidèles de votre Église patriarcale. Leur sacrifice est le signe de leur amour de l’Église et de leur pays. Je prie Dieu pour que les hommes et les femmes épris de paix dans cette région bien-aimée mettent en commun leurs forces pour faire cesser la violence et pour permettre ainsi à tous de vivre dans la sécurité et dans la concorde mutuelle ! Dans ce contexte, c’est avec émotion que je reçois le don de la chape utilisée par Mgr Faraj Rahho dans les célébrations quotidiennes de la messe et l’étole utilisée par le Père Ragheed Aziz Ganni. Ce don parle de leur amour suprême pour le Christ et pour l’Église.

L’Église chaldéenne, dont les origines remontent aux premiers siècles de l’ère chrétienne, a une longue et vénérable tradition qui exprime son enracinement dans les régions d’Orient, où elle est présente depuis ses origines, ainsi que son apport irremplaçable à l’Église universelle, notamment par ses théologiens et ses maîtres spirituels. Son histoire montre aussi combien elle a toujours participé de manière active et féconde à la vie de vos nations. Aujourd’hui l’Église chaldéenne, qui a une place importante parmi les différentes composantes de vos pays doit poursuivre cette mission au service de leur développement humain et spirituel. Pour cela, il est nécessaire de promouvoir un haut niveau culturel des fidèles, particulièrement des jeunes. Une bonne formation dans les divers champs du savoir, aussi bien religieux que profanes, est un investissement précieux pour l’avenir.

En entretenant des relations cordiales avec les membres des autres communautés, l’Église chaldéenne est appelée à jouer un rôle essentiel de modération en vue de la construction d’une société nouvelle où chacun pourra vivre dans la concorde et dans le respect mutuel. Je sais que depuis toujours la cohabitation entre la communauté musulmane et la communauté chrétienne a connu des aléas. Les chrétiens, qui habitent l’Irak depuis toujours, en sont pleinement citoyens avec les droits et les devoirs de tous, sans distinction de religion. Je désire apporter mon soutien aux efforts de compréhension et de bonnes relations que vous avez choisis comme route commune pour vivre sur une même terre sacrée pour tous.

Pour accomplir sa mission, l’Église a besoin d’affermir ses liens de communion avec son Seigneur qui la rassemble et qui l’envoie parmi les hommes. Cette communion doit d’abord se vivre dans l’Église, pour que son témoignage soit crédible, ainsi que l’affirme Jésus lui-même : « Que tous, ils soient un, comme toi, Père, tu es en moi et moi en toi. Qu’ils soient un en nous, eux aussi, pour que le monde croie que tu m’as envoyé » (Jn 17, 21). Pour cela, que la Parole de Dieu soit toujours au cœur de vos projets et de votre action pastorale ! C’est sur la fidélité à cette Parole que se construit l’unité entre tous les fidèles, en communion avec leurs Pasteurs. Dans cette perspective, les orientations du Concile Vatican II sur la liturgie donneront aussi à tous la possibilité d’accueillir avec toujours plus de fruits les dons faits par le Seigneur à son Église dans la liturgie et les sacrements.

Par ailleurs, dans votre Église patriarcale, l’Assemblée synodale est une richesse indéniable qui doit être un instrument privilégié pour contribuer à rendre plus solides et plus efficaces les liens de communion et vivre la charité interépiscopale. Elle est le lieu où se réalise effectivement la coresponsabilité grâce à une authentique collaboration entre ses membres et à des rencontres régulières bien préparées qui permettent d’élaborer des orientations pastorales communes. Je demande à l’Esprit Saint de faire grandir toujours plus parmi vous l’unité et la confiance mutuelle pour que le service pastoral dont vous avez la charge se réalise pleinement pour le plus grand bien de l’Église et de ses membres. D’autre part, notamment en Irak, l’Église chaldéenne, qui est majoritaire, a une responsabilité particulière pour promouvoir la communion et l’unité du Corps mystique du Christ. Je vous encourage à poursuivre vos rencontres avec les Pasteurs des diverses Églises sui juris et aussi avec les responsables des autres Églises chrétiennes, pour donner une impulsion à l’œcuménisme.

Dans chaque éparchie, les diverses structures pastorales, administratives et économiques prévues par le droit sont aussi pour vous des aides précieuses pour réaliser effectivement la communion au sein des communautés et favoriser les collaborations.

Parmi les urgences auxquelles vous devez faire face, se trouve la situation des fidèles affrontés à la violence quotidienne. Je salue leur courage et leur persévérance face aux épreuves et aux menaces dont ils sont l’objet, particulièrement en Irak. Le témoignage qu’ils rendent à l’Évangile est un signe éloquent de la vivacité de leur foi et de la force de leur espérance. Je vous encourage vivement à soutenir les fidèles pour surmonter les difficultés actuelles et affirmer leur présence, en faisant appel notamment aux Autorités responsables pour la reconnaissance de leurs droits humains et civils, les incitant aussi à aimer la terre de leurs ancêtres à laquelle ils demeurent profondément attachés.

Le nombre des fidèles de la diaspora n’a cessé de grandir, notamment à la suite des récents événements. Je remercie tous ceux qui, dans divers pays, participent à un accueil fraternel des personnes qui, pour un temps, ont malheureusement dû quitter l’Irak. Il serait bon que les fidèles chaldéens qui vivent en dehors des frontières nationales, maintiennent et intensifient leurs liens avec leur Patriarcat, afin qu’ils ne soient pas coupés de leur centre d’unité. Il est indispensable que les fidèles gardent leur identité culturelle et religieuse et que les plus jeunes découvrent et apprécient la richesse du patrimoine de leur Église patriarcale. Dans cette perspective, l’assistance spirituelle et morale dont les fidèles répandus dans le monde ont besoin, doit être soigneusement prise en considération par les Pasteurs, en relation fraternelle avec les Évêques des Églises locales où ils se trouvent. Ils seront encore attentifs à ce que les futurs prêtres, formés aussi dans la diaspora, apprécient et consolident les liens avec leur Église patriarcale.

Je voudrais enfin saluer affectueusement les prêtres, les diacres, les séminaristes, les religieux et les religieuses et toutes les personnes qui portent avec vous le souci de l’annonce de l’Évangile. Que, sous votre conduite paternelle, tous donnent un témoignage vivant de leur unité et de la fraternité qui les rassemblent ! Je connais leur attachement à l’Église et leur zèle apostolique. Je les invite à développer toujours plus leur attachement au Christ et à poursuivre courageusement leur engagement au service de l’Église et de sa mission. Soyez pour vos prêtres des pères, des frères et des amis, en apportant notamment un soin particulier à leur donner une formation initiale et permanente solide et aussi en les invitant, par votre parole et par votre exemple, à demeurer proches des personnes dans le besoin ou en difficulté, des malades, des souffrants.

Le témoignage de charité désintéressée de l’Église à l’égard de tous ceux qui sont dans le besoin, sans distinction d’origine ou de religion, ne peut que stimuler l’expression de la solidarité de toutes les personnes de bonne volonté. Aussi, est-il important de développer les œuvres de charité, afin que le plus grand nombre de fidèles puisse s’engager concrètement dans le service des plus pauvres. Je sais qu’en Irak, malgré les terribles moments que vous avez traversés et que vous vivez encore, se sont développées de petites œuvres d’une extraordinaire charité, qui font honneur à Dieu, à l’Église et au peuple irakien.

Béatitude, chers Frères dans l’Épiscopat, je vous souhaite de poursuivre avec courage et espérance votre mission au service du peuple de Dieu dont vous avez reçu la charge. La prière et l’aide de vos frères dans la foi et de nombreux hommes de bonne volonté à travers le monde vous accompagnent pour que le visage d’amour de Dieu puisse continuer de briller sur le peuple irakien qui connaît tant de souffrances. Aux yeux du croyant, celles-ci, unies au sacrifice du Christ deviennent des éléments d’union et d’espérance. De même le sang des martyrs de cette terre est une intercession éloquente devant Dieu. Portez à vos diocésains le salut et les encouragements affectueux du Successeur de Pierre. Confiant chacun de vous à l’intercession maternelle de la Vierge Marie, Mère de l’espérance, je vous adresse de grand cœur une particulière Bénédiction apostolique ainsi qu’aux prêtres, aux diacres, aux personnes consacrées et à tous les fidèles de l’Église chaldéenne.




+PetaloNero+
00Sunday, January 25, 2009 4:04 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Presenti oggi, tra gli altri, i Ragazzi dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma che concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace. Al termine della preghiera dell’Angelus due bambini, invitati nell’appartamento pontificio, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Nel Vangelo di questa Domenica risuonano le parole della prima predicazione di Gesù in Galilea: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo" (Mc 1,15). E proprio oggi, 25 gennaio, si fa memoria della "Conversione di san Paolo". Una coincidenza felice – specialmente in questo Anno Paolino – grazie alla quale possiamo comprendere il vero significato della conversione evangelica – metànoia – guardando all’esperienza dell’Apostolo. Per la verità, nel caso di Paolo, alcuni preferiscono non usare il termine conversione, perché – dicono - egli era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non-fede alla fede, dagli idoli a Dio, né dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo. In realtà, l’esperienza dell’Apostolo può essere modello di ogni autentica conversione cristiana.

Quella di Paolo maturò nell’incontro col Cristo risorto; fu questo incontro a cambiargli radicalmente l’esistenza. Sulla via di Damasco accadde per lui quello che Gesù chiede nel Vangelo di oggi: Saulo si è convertito perché, grazie alla luce divina, "ha creduto nel Vangelo". In questo consiste la sua e la nostra conversione: nel credere in Gesù morto e risorto e nell’aprirsi all’illuminazione della sua grazia divina. In quel momento Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui – il persecutore – ed era, ed è, risorto. Questa verità, che grazie al Battesimo illumina l’esistenza di ogni cristiano, ribalta completamente il nostro modo di vivere. Convertirsi significa, anche per ciascuno di noi, credere che Gesù "ha dato se stesso per me", morendo sulla croce (cfr Gal 2,20) e, risorto, vive con me e in me. Affidandomi alla potenza del suo perdono, lasciandomi prendere per mano da Lui, posso uscire dalle sabbie mobili dell’orgoglio e del peccato, della menzogna e della tristezza, dell’egoismo e di ogni falsa sicurezza, per conoscere e vivere la ricchezza del suo amore.

Cari amici, l’invito alla conversione, avvalorato dalla testimonianza di san Paolo, risuona oggi, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, particolarmente importante anche sul piano ecumenico. L’Apostolo ci indica l’atteggiamento spirituale adeguato per poter progredire nella via della comunione. "Non ho certo raggiunto la mèta – egli scrive ai Filippesi –, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù" (Fil 3,12). Certo, noi cristiani non abbiamo ancora conseguito la mèta della piena unità, ma se ci lasciamo continuamente convertire dal Signore Gesù, vi giungeremo sicuramente. La Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa una e santa, ci ottenga il dono di una vera conversione, perché quanto prima si realizzi l’anelito di Cristo: "Ut unum sint". A Lei affidiamo l’incontro di preghiera che presiederò questo pomeriggio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, ed a cui parteciperanno, come ogni anno, i rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.



DOPO L’ANGELUS

Ricorre oggi la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, iniziata 55 anni fa da Raoul Follereau. La Chiesa, sulle orme di Gesù, ha sempre un’attenzione particolare per le persone segnate da questa malattia, come testimonia anche il messaggio diffuso qualche giorno fa dal Pontificio Consiglio della Pastorale della Salute. Mi rallegro che le Nazioni Unite, con una recente Dichiarazione dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, abbiano sollecitato gli Stati alla tutela dei malati di lebbra e dei loro familiari. Da parte mia, assicuro ad essi la mia preghiera e rinnovo l’incoraggiamento a quanti lottano con loro per la piena guarigione e un buon inserimento sociale.

I popoli di vari Paesi dell’Asia Orientale si preparano a celebrare il capodanno lunare. Auguro a loro di vivere questa festa nella gioia. La gioia è l’espressione dell’essere in armonia con se stessi: e ciò può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Che la gioia sia sempre viva nel cuore di tutti i cittadini di quelle Nazioni, a me tanto care, e si irradi sul mondo!

Ed ora saluto con grande affetto i bambini e i ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma e di alcune parrocchie e scuole della città, che hanno dato vita alla tradizionale "Carovana della Pace". Saluto il Cardinale Vicario che li ha accompagnati. Cari ragazzi, vi ringrazio per la vostra fedeltà all’impegno per la pace, un impegno fatto non tanto di parole, ma di scelte e di gesti, come dirà un vostro rappresentante, a cui ora lascio la parola.

[Messaggio letto da un ragazzo dell’ACR]

Cari ragazzi, con l’aiuto di Gesù siate sempre costruttori di pace a casa, a scuola, nello sport e dappertutto. Grazie ancora!

Avec la fête de la conversion de saint Paul, chers frères et sœurs francophones, se termine la Semaine de Prière pour l’Unité des Chrétiens. Depuis sa rencontre bouleversante avec le Christ sur le chemin de Damas, saint Paul est devenu pour nous le modèle parfait du disciple. Soyons comme lui des témoins intrépides de l’amour invincible du Seigneur. Il me plaît de saluer, aujourd’hui, l’Union Internationale des Associations Raoul Follereau qui continue son œuvre de charité auprès des lépreux en luttant contre cette maladie et toutes les formes de pauvreté. Avec ma Bénédiction Apostolique.

I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims gathered for this Angelus. Today the Church celebrates the Feast of the Conversion of Saint Paul. In this year dedicated to the Apostle of all Nations, and in this Week of Prayer for Christian Unity, let us implore the Lord to help us achieve the full unity of his Body once more!

Today I also wish to mention this year’s Message for World Communications Day which was released on the eve of the Feast of Saint Francis de Sales, Patron Saint of Journalists. The Message concerns the new technologies which have made the internet a resource of utmost importance, especially for the so-called "digital generation". Undoubtedly, wise use of communications technology enables communities to be formed in ways that promote the search for the true, the good and the beautiful, transcending geographical boundaries and ethnic divisions. To this end, the Vatican has launched a new initiative which will make information and news from the Holy See more readily accessible on the world wide web. It is my hope that this initiative will enrich a wide range of people – including those who have yet to find a response to their spiritual yearning – through the knowledge and love of Jesus Christ whose message of Good News the Church bears to the ends of the earth (cf. Mt 28:20)!

Mit Freude grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache. Die Kirche feiert am 25. Januar das Fest der Bekehrung des Apostels Paulus. Im Paulusjahr wollen wir dieses Gedenken auch am heutigen Sonntag begehen. Die Begegnung des glaubenseifrigen Juden Saulus mit dem auferstandenen Christus wird ihm zur Lebenswende. Paulus läßt die Erkenntnis des lebendigen Herrn nicht kalt, sondern macht ihn zum feurigen Boten des Evangeliums. Auch in uns will Christus durch sein Wort das Feuer seiner Liebe entfachen. Er will uns zu Aposteln des Heils in der Welt machen. Der Heilige Geist leite euch dabei und schenke euch wirkliche, bleibende Freude.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de las parroquias de San Bartolomé, San Andrés y Nuestra Señora de los Ángeles, de Murcia, presentes en esta oración mariana. La invitación a la conversión y a la fe en el Evangelio, que Jesús proclamó al comienzo de su ministerio público, no ha perdido su actualidad y nos recuerda que también nosotros estamos llamados a dejar todo lo que sea contrario a nuestra condición de discípulos del Señor y a identificarnos cada vez más con sus sentimientos. Que a ello nos ayude el ejemplo del Apóstol san Pablo, que acogió con docilidad la Palabra de Cristo y la puso en práctica con fidelidad y coherencia. Feliz domingo.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Obchodzimy dziś wspomnienie nawrócenia św. Pawła Apostoła. W tym dniu szczególnie przemawia do nas wezwanie Chrystusa: „Czas się wypełnił i bliskie jest królestwo Boże. Nawracajcie się i wierzcie w Ewangelię" (Mk 1, 15). Na drodze realizacji tego wezwania niech towarzyszy wszystkim Boża łaska i błogosławieństwo.

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Commemoriamo oggi la conversione di San Paolo Apostolo. In questo giorno particolarmente eloquente è per noi l’appello di Cristo: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo" (Mc 1,15). Sul cammino della realizzazione di quest’invito accompagni tutti la grazia e la benedizione di Dio.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Pistoia e da Scandicci. A tutti auguro una buona domenica.

Ed ora liberiamo le colombe della pace portate dai ragazzi di Roma.
+PetaloNero+
00Monday, January 26, 2009 4:33 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Stanislas Lefebvre de Laboulaye, Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

S.E. Mons. Paolo Pezzi, F.S.C.B., Arcivescovo della Madre di Dio a Mosca (Russia), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Clemens Pickel, Vescovo di San Clemente a Saratov (Russia), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Cyryl Klimowicz, Vescovo di San Giuseppe a Irkutsk (Russia); Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" della Prefettura Apostolica di Yuzhno Sakhalinsk (Russia), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Joseph Werth, S.I., Vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk (Russia); Ordinario per i fedeli di rito bizantino residenti in Russia, in Visita "ad Limina Apostolorum".


+PetaloNero+
00Monday, January 26, 2009 4:34 PM
LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI FRANCIA PRESSO LA SANTA SEDE

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Sig. Stanislas Lefebvre de Laboulaye, Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto al nuovo ambasciatore, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. il Sig. Stanislas Lefebvre de Laboulaye:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Monsieur l’Ambassadeur,

Je suis heureux d'accueillir Votre Excellence en cette circonstance solennelle de la présentation des Lettres qui L'accréditent en qualité d’Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de la République française près le Saint-Siège. En premier lieu, je vous saurai gré de bien vouloir exprimer mes salutations à Son Excellence Monsieur Nicolas Sarkozy, Président la République française, et lui transmettre les vœux cordiaux que je forme pour sa personne, pour son action au service de votre pays ainsi que pour l’ensemble du peuple français.

Ma joie est encore vive d’avoir pu, l’année dernière, me rendre à Paris et à Lourdes pour célébrer le 150ème anniversaire des apparitions de la Vierge Marie à Bernadette Soubirous. Je désire renouveler mes remerciements à Monsieur le Président de la République pour son invitation ainsi qu’aux autorités politiques, civiles et militaires qui ont permis la pleine réussite de ce déplacement. Ma gratitude va aussi aux Pasteurs et aux fidèles catholiques qui ont rendu possible ces grands rassemblements, témoignant de la capacité de la foi à tenir paisiblement ouvert l’espace d’intériorité qui existe en l’homme et à réunir fraternellement et joyeusement de grandes foules composées d’hommes et de femmes si divers.

Ces moments ont montré, si besoin était, que la Communauté catholique est au nombre des forces vives de votre pays. Les fidèles ont bien entendu et accueilli avec intérêt et satisfaction les propos de votre Président soulignant que l’apport des grandes familles spirituelles constituait pour la vie de la Nation une « grande richesse » dont il serait « folie » de se passer. L’Église est disposée à répondre à cette invitation et disponible pour œuvrer en vue du bien commun.

L’année qui vient verra se dérouler en France un grand débat relatif à la bioéthique. Je me réjouis déjà que la mission parlementaire sur les questions relatives à la fin de vie ait rendu des conclusions sages et pleines d’humanité en proposant de renforcer les efforts pour permettre de mieux accompagner les malades. Je souhaite que cette même sagesse qui reconnaît le caractère intangible de toute vie humaine puisse être à l’œuvre lors de la révision des lois de la bioéthique. Les pasteurs de l’Église de France ont abondamment travaillé et sont disposés à offrir une contribution de qualité au débat public qui va s’engager. Tout récemment, le Magistère de l’Église a voulu, pour sa part, à travers le document Dignitas personae publié par la Congrégation pour la Doctrine de la foi, souligner combien les puissantes avancées scientifiques doivent toujours être guidées par le souci de servir le bien et la dignité inaliénable de l’homme.

Comme partout dans le monde, le gouvernement de votre pays doit aujourd’hui faire face à la crise économique : je souhaite que les mesures qui sont envisagées aient particulièrement à cœur de favoriser la cohésion sociale, de protéger les populations les plus fragiles et surtout de redonner au plus grand nombre la capacité et l’opportunité de devenir des acteurs d’une économie véritablement créatrice de services et de vraies richesses. Ces difficultés sont une pénible source d’inquiétudes et de souffrances pour beaucoup, mais elles sont également une opportunité pour assainir les mécanismes financiers, pour faire progresser le fonctionnement de l’économie vers un souci plus grand de l’homme et pour réduire les formes anciennes et nouvelles de pauvreté (cf. Discours à l’Élysée, 12 septembre 2008).

Le désir de l’Église est de rendre témoignage au Christ en se mettant au service de tout homme. Je me réjouis, pour cette raison, de l’accord que vous avez-vous-même à l’instant mentionné et qui vient d’être signé entre la France et le Saint-Siège sur la reconnaissance des diplômes délivrés par les Universités pontificales et les Instituts catholiques. Cet accord, qui s’inscrit dans le cadre du processus de Bologne, profitera à de nombreux étudiants français et étrangers. Il met en valeur la contribution forte, en particulier dans le domaine de l’éducation, de l’Église qui manifeste un souci pour la formation de la jeunesse afin que celle-ci acquière les compétences techniques appropriées pour exercer dans l’avenir ses capacités, et reçoive aussi une formation qui éveille à la vigilance pour affronter la dimension éthique de toute responsabilité.

Il y a peu, les autorités françaises ont une nouvelle fois manifesté leur forte volonté de se doter de mécanismes de discussion et de représentation des cultes. À cet égard, lors de mon voyage en France, j’ai pu me féliciter de la place prise par l’instance officielle de dialogue entre le gouvernement français et l’Église catholique. Je connais, par ailleurs, le souci permanent des Évêques de France de réunir les conditions d’un dialogue paisible et permanent avec toutes les communautés religieuses et toutes les familles de pensée. Je les remercie de veiller ainsi à assurer les bases d’un dialogue interculturel et interreligieux où les différentes communautés religieuses aient l’opportunité de montrer qu’elles sont facteurs de paix. En effet, comme j’ai voulu le souligner à la tribune de l’ONU, en reconnaissant la valeur transcendante de tout être humain, loin de dresser les hommes les uns contre les autres, elles favorisent la conversion du cœur « qui conduit alors à un engagement contre la violence, le terrorisme ou la guerre, et à la promotion de la justice et de la paix » (18 avril 2008).

À cet égard, vous avez évoqué, Monsieur l’Ambassadeur, les nombreuses crises qui marquent aujourd’hui la scène internationale. Il est bien connu – et j’ai eu l’occasion de le rappeler dans mon récent discours au Corps diplomatique – que le Saint-Siège suit avec une préoccupation constante les situations de conflits et les cas de violation des droits humains, mais il ne doute pas que la communauté internationale, dans laquelle la France joue un grand rôle, puisse apporter une contribution toujours plus juste et efficace en faveur de la paix et de la concorde entre les nations et pour le développement de chaque pays.

Je voudrais saisir l’occasion de notre rencontre pour saluer chaleureusement, par votre intermédiaire, les communautés de fidèles catholiques qui vivent en France. Je sais que leur joie sera grande, cette année, de voir canoniser la Bienheureuse Jeanne Jugan, fondatrice de la Congrégation des Petites Sœurs des pauvres. Beaucoup de français sont en effet redevables du témoignage humble et solide de charité livré par les religieuses qui ont suivi ses pas pour servir en particulier les personnes pauvres et âgées. Cet événement manifestera, une nouvelle fois, combien la foi vive est prodigue d’œuvres bonnes et combien la sainteté est un baume bienfaisant sur les plaies de l’humanité.

Au moment où vous inaugurez votre noble mission de représentation auprès du Saint-Siège, je désire honorer la mémoire de votre prédécesseur, son Excellence M. Bernard Kessedjian, en saluant les qualités humaines qu’il a déployées dans sa mission au service des relations entre la France et le Saint-Siège. Avec reconnaissance, je le confie, ainsi que ses proches, à la tendresse du Seigneur.

Monsieur l’Ambassadeur, je vous adresse mes vœux les meilleurs pour l’heureux accomplissement de votre propre mission. Soyez certain que vous trouverez toujours auprès de mes collaborateurs l’accueil et la compréhension dont vous pourrez avoir besoin. Sur Votre Excellence, sur sa famille et sur ses collaborateurs, ainsi que sur tout le peuple français et ses dirigeants, j’invoque de grand cœur l’abondance des Bénédictions divines.

S.E. il Sig. Stanislas Lefebvre de Laboulaye,

Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede

È nato il 12 dicembre 1946. È sposato ed ha quattro figli.

Laureato in Lettere, dopo essersi dedicato alla docenza (1970-1976), ha frequentato l'Ecole nationale d'administration (Promozione Voltaire 1980).

Ha successivamente ricoperto i seguenti incarichi: Funzionario presso il Ministero degli Affari Esteri (1980-1984); Primo Segretario e Secondo Consigliere presso la Rappresentanza francese presso le Comunità Europee a Bruxelles (1984-1987); Secondo Consigliere di Ambasciata a Madrid (1987-1991); Direttore di Dipartimento presso il Ministero degli Affari Esteri (1991-1995); Console generale a Gerusalemme (1995-1999); Ambasciatore ad Antananarivo (1999-2002); Segretario generale aggiunto e Direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza presso il Ministero degli Affari Esteri (2002-2006); Ambasciatore a Mosca (2006-2008).
+PetaloNero+
00Monday, January 26, 2009 4:35 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ARCIVESCOVO DI TARRAGONA (SPAGNA) A CONCLUSIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL 1750° ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DEL VESCOVO SAN FRUTTUOSO E DEI DIACONI SANT’AUGURIO E SANT’EULOGIO

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato tramite l’Em.mo Card Julián Herranz, Suo Inviato Speciale, all’Arcivescovo di Tarragona (Spagna), S.E. Mons. Jaume Pujol Balcells, a conclusione delle celebrazioni del 1750° anniversario del Martirio del Vescovo San Fruttuoso e dei Diaconi Sant’Augurio e Sant’Eulogio:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Al Señor Arzobispo de Tarragona

Mons. Jaume Pujol Balcells

Por medio del Señor Cardenal Julián Herranz, que como muestra de cercanía y aprecio me representa como Enviado Especial, me es grato hacerle llegar un caluroso saludo, así como al presbiterio, a los religiosos y religiosas y a los fieles de esa querida Iglesia particular, uniéndome a la acción de gracias al Señor por el Año Jubilar que ahora concluye, y con el cual se ha querido celebrar el 1750 aniversario del martirio de San Fructuoso, obispo de esa antiquísima sede, y de sus diáconos, San Augurio y San Eulogio.

La conmemoración de estos mártires nos lleva a pensar en una comunidad que, habiendo recibido en los albores del cristianismo el mensaje evangélico transmitido por los Apóstoles, supo confesar, vivir y celebrar su fe sin temor, incluso en un ambiente de incomprensión y hostilidad. El testimonio de quienes dieron su sangre por Cristo sigue iluminando y fortaleciendo la fe de la Iglesia, pues indica sin equívocos que el sentido y la plenitud de nuestra existencia, la razón de la mayor esperanza y más íntimo gozo, es la relación con Dios, fuente de la vida (cf. Spe salvi, 27).

Con este Año Jubilar, la comunidad eclesial de Tarragona, junto con quienes se han unido a ella, ha tenido una oportunidad privilegiada de apreciar el tesoro que lleva dentro y que ha de volver a brillar hoy para dar mayor esplendor y hondura a la vida cristiana en las personas, las familias y las relaciones sociales. Por eso ruego al Señor que este acontecimiento dé nuevos impulsos a una acción pastoral intensa, que haga sentir a todos la alegría y la responsabilidad de ser miembros vivos del cuerpo de Cristo, que es la Iglesia, con el mismo vigor y fidelidad de quienes son honrados como santos Patronos en esa Archidiócesis.

Con estos sentimientos, e invocando la maternal protección de la Santísima Virgen María sobre los Pastores y fieles de Tarragona, les imparto de corazón una especial Bendición Apostólica, que complacido hago extensiva a cuantos participan en las celebraciones conclusivas del mencionado Año Jubilar.

Vaticano, 19 de enero de 2009

BENEDICTUS PP. XVI










Paparatzifan
00Monday, January 26, 2009 7:10 PM
CELEBRAZIONE DEI VESPRI NELLA SOLENNITÀ DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO...

... A CONCLUSIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI, 25.01.2009

Alle 17.30 di questo pomeriggio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: Che formino una cosa sola nella tua mano (Ez 37,17).
Prendono parte alla celebrazione Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso del rito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

è grande ogni volta la gioia di ritrovarci presso il sepolcro dell'apostolo Paolo, nella memoria liturgica della sua Conversione, per concludere la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. Vi saluto tutti con affetto. In modo particolare saluto il Cardinale Cordero Lanza di Montezemolo, l'Abate e la Comunità dei monaci che ci ospitano.
Saluto pure il Cardinale Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Con lui saluto i Signori Cardinali presenti, i Vescovi e i Pastori delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, qui convenuti stasera. Una parola di speciale riconoscenza va a quanti hanno collaborato nella preparazione dei sussidi per la preghiera, vivendo in prima persona l'esercizio del riflettere e confrontarsi nell'ascolto gli uni degli altri e, tutti insieme, della Parola di Dio.
La conversione di san Paolo ci offre il modello e ci indica la via per andare verso la piena unità.

L'unità infatti richiede una conversione: dalla divisione alla comunione, dall'unità ferita a quella risanata e piena. Questa conversione è dono di Cristo risorto, come avvenne per san Paolo. Lo abbiamo sentito dalle stesse parole dell'Apostolo nella lettura poc'anzi proclamata: "Per grazia di Dio sono quello che sono" (1 Cor 15,10).

Lo stesso Signore, che chiamò Saulo sulla via di Damasco, si rivolge ai membri della sua Chiesa – che è una e santa – e chiamando ciascuno per nome domanda: perché mi hai diviso? perché hai ferito l'unità del mio corpo?

La conversione implica due dimensioni. Nel primo passo si conoscono e riconoscono nella luce di Cristo le colpe, e questo riconoscimento diventa dolore e pentimento, desiderio di un nuovo inizio. Nel secondo passo si riconosce che questo nuovo cammino non può venire da noi stessi.

Consiste nel farsi conquistare da Cristo. Come dice san Paolo: " … mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo" (Fil 3,12).

La conversiones esige il nostro sì, il mio "correre"; non è ultimamente un'attività mia, ma dono, un lasciarsi formare da Cristo; è morte e risurrezione. Perciò san Paolo non dice: "Mi sono convertito", ma dice "sono morto" (Gal 2,19), sono una nuova creatura.

In realtà, la conversione di san Paolo non fu un passaggio dall'immoralità alla moralità, da una fede sbagliata ad una fede corretta, ma fu l'essere conquistato dall'amore di Cristo: la rinuncia alla propria perfezione, fu l'umiltà di chi si mette senza riserva al servizio di Cristo per i fratelli. E solo in questa rinuncia a noi stessi, in questa conformità con Cristo siamo uniti anche tra di noi, diventiamo "uno" in Cristo. E' la comunione col Cristo risorto che ci dona l'unità.

Possiamo osservare un'interessante analogia con la dinamica della conversione di san Paolo anche meditando sul testo biblico del profeta Ezechiele (37,15-28) prescelto quest'anno come base della nostra preghiera. In esso, infatti, viene presentato il gesto simbolico dei due Leoni riuniti in uno nella mano del profeta, che con questo gesto rappresenta l'azione futura di Dio. E' la seconda parte del capitolo 37, che nella prima parte contiene la celebre visione delle ossa aride e della risurrezione d'Israele, operata dallo Spirito di Dio.

Come non notare che il segno profetico della riunificazione del popolo d'Israele viene posto dopo il grande simbolo delle ossa aride vivificate dallo Spirito? Ne deriva uno schema teologico analogo a quello della conversiones di san Paolo: al primo posto sta la potenza di Dio, che col suo Spirito opera la risurrezione come una nuova creazione. Questo Dio, che è il Creatore ed è in grado di risuscitare i morti, è anche capace di ricondurre all'unità il popolo diviso in due.

Paolo – come e più di Ezechiele – diventa strumento eletto della predicazione dell'unità conquistata da Gesù mediante la croce e la risurrezione: l'unità tra i giudei e i pagani, per formare un solo popolo nuovo. La risurrezione di Cristo estende il perimetro dell'unità: non solo unità delle tribù di Israele, ma unità di ebrei e pagani (cfr Ef 2; Gv 10,16); unificazione dell'umanità dispersa dal peccato e ancor più unità di tutti i credenti in Cristo.
La scelta di questo brano del profeta Ezechiele la dobbiamo ai fratelli della Corea, i quali si sono sentiti fortemente interpellati da questa pagina biblica, sia in quanto coreani, sia in quanto cristiani. Nella divisione del popolo ebreo in due regni si sono rispecchiati come figli di un'unica terra, che le vicende politiche hanno separato, parte al nord e parte al sud. E questa loro esperienza umana li ha aiutati a comprendere meglio il dramma della divisione tra cristiani. Ora, alla luce di questa Parola di Dio che i nostri fratelli coreani hanno scelto e proposto a tutti, emerge una verità piena di speranza: Dio promette al suo popolo una nuova unità, che debe essere segno e strumento di riconciliazione e di pace anche sul piano storico, per tutte le nazioni.
L'unità che Dio dona alla sua Chiesa, e per la quale noi preghiamo, è naturalmente la comuniones in senso spirituale, nella fede e nella carità; ma noi sappiamo che questa unità in Cristo è fermento di fraternità anche sul piano sociale, nei rapporti tra le nazioni e per l'intera famiglia umana.
E' il lievito del Regno di Dio che fa crescere tutta la pasta (cfr Mt 13,33). In questo senso, la preghiera che eleviamo in questi giorni, riferendosi alla profezia di Ezechiele, si è fatta anche intercessione per le diverse situazioni di conflitto che al presente affliggono l'umanità.

Là dove le parole umane diventano impotenti, perché prevale il tragico rumore della violenza e delle armi, la forza profetica della Parola di Dio non viene meno e ci ripete che la pace è possibile, e che dobbiamo essere noi strumenti di riconciliazione e di pace. Perciò la nostra preghiera per l'unità e per la pace chiede sempre di essere comprovata da gesti coraggiosi di riconciliazione tra noi cristiani.

Penso ancora alla Terra Santa: quanto è importante che i fedeli che vivono là, come pure i pellegrini che vi si recano, offrano a tutti la testimonianza che la diversità dei riti e delle tradizioni non dovrebbe costituire un ostacolo al mutuo rispetto e alla carità fraterna.

Nelle diversità legittime di posizioni diverse dobbiamo cercare l'unità nella fede, nel nostro "sì" fondamentale a Cristo e alla sua unica Chiesa. E così le diversità non saranno più ostacolo che ci separa, ma ricchezza nella molteplicità delle espressioni della fede comune.

Vorrei concludere questa mia riflessione facendo riferimento ad un avvenimento che i più anziani tra noi certamente non dimenticano. Il 25 gennaio del 1959, esattamente cinquant'anni or sono, il beato Papa Giovanni XXIII manifestò per la prima volta in questo luogo la sua volontà di convocare "un Concilio ecumenico per la Chiesa universale" (AAS LI [1959], p. 68).

Fece questo annuncio ai Padri Cardinali, nella Sala capitolare del Monastero di San Paolo, dopo aver celebrato la Messa solenne nella Basilica.

Da quella provvida decisione, suggerita al mio venerato Predecessore, secondo la sua ferma convinzione, dallo Spirito Santo, è derivato anche un fondamentale contributo all'ecumenismo, condensato nel Decreto Unitatis redintegratio.

In esso, tra l'altro, si legge: "Ecumenismo vero non c'è senza interiore conversione; poiché il desiderio dell'unità nasce e matura dal rinnovamento della mente (cfr Ef 4,23), dall'abnegazione di se stesso e dalla liberissima effusione della carità" (n. 7). L'atteggiamento di conversiones interiore in Cristo, di rinnovamento spirituale, di accresciuta carità verso gli altri cristiani ha dato luogo ad una nuova situazione nelle relazioni ecumeniche. I frutti dei dialoghi teologici, con le loro convergenze e con la più precisa identificazione delle divergenze che ancora permangono, spingono a proseguire coraggiosamente in due direzioni: nella ricezione di quanto positivamente è stato raggiunto e in un rinnovato impegno verso il futuro. Opportunamente il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, che ringrazio per il servizio che rende alla causa dell'unità di tutti i discepoli del Signore, ha recentemente riflettuto sulla ricezione e sul futuro del dialogo ecumenico. Tale riflessione, se da una parte vuole giustamente valorizzare quanto è stato acquisito, dall'altra intende trovare nuove vie per la continuazione delle relazioni fra le Chiese e Comunità ecclesiali nel contesto attuale.

Rimane aperto davanti a noi l'orizzonte della piena unità. Si tratta di un compito arduo, ma entusiasmante per i cristiani che vogliono vivere in sintonia con la preghiera del Signore: "che tutti siano uno, affinché il mondo creda" (Gv 17,21).

Il Concilio Vaticano II ci ha prospettato che "il santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell'unità della Chiesa di Cristo, una e unica, supera le forze e le doti umane" (UR, 24).
Facendo affidamento sulla preghiera del Signore Gesù Cristo, e incoraggiati dai significativi passi compiuti dal movimento ecumenico, invochiamo con fede lo Spirito Santo perché continui ad illuminare e guidare il nostro cammino. Ci sproni e ci assista dal cielo l'apostolo Paolo, che tanto ha faticato e sofferto per l'unità del corpo mistico di Cristo; ci accompagni e ci sostenga la Beata Vergine Maria, Madre dell'unità della Chiesa.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
00Tuesday, January 27, 2009 2:10 AM
Il discorso del Papa al nuovo Ambasciatore di Francia



CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 26 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo lunedì da Benedetto XVI nel ricevere il nuovo Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, il sig. Stanislas Lefebvre de Laboulaye.





* * *

Signor Ambasciatore,

Sono lieto di accoglierla, Eccellenza, in questa circostanza solenne della presentazione delle lettere che l'accreditano come Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica francese presso la Santa Sede. Prima di tutto, le sarei grato se poteste porgere i miei saluti a Sua Eccellenza Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese, e trasmettergli i voti cordiali che formulo per la sua persona, per la sua azione al servizio del Paese e anche per tutto il popolo francese.

È ancora viva in me la gioia di aver potuto, lo scorso anno, recarmi a Parigi e a Lourdes per celebrare il 150º anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous. Desidero ribadire il mio ringraziamento al signor Presidente della Repubblica per il suo invito, come pure alle autorità politiche, civili e militari che hanno permesso il pieno successo di quel viaggio. La mia gratitudine va anche ai Pastori e ai fedeli cattolici che hanno reso possibile quei grandi raduni, rendendo testimonianza della capacità della fede di lasciare tranquillamente aperto lo spazio d'interiorità che esiste nell'uomo e di riunire fraternamente e gioiosamente grandi folle formate da uomini e donne tanto diversi.

Quei momenti hanno mostrato, se ce n'era bisogno, che la Comunità cattolica è una delle forze vive del vostro Paese. I fedeli hanno ben compreso e accolto con interesse e soddisfazione le parole del vostro Presidente che ha sottolineato come il contributo delle grandi famiglie spirituali costituisce per la vita della nazione una «grande ricchezza» che sarebbe una «follia» ignorare. La Chiesa è pronta a rispondere a questo invito e disponibile a operare in vista del bene comune.

L'anno prossimo si terrà in Francia un grande dibattito attorno alla bioetica. Sono lieto fin da ora che la missione parlamentare sulle questioni relative al termine della vita abbia offerto conclusioni sagge e piene di umanità, proponendo di intensificare gli sforzi per permettere di assistere meglio i malati. Auspico che quella stessa saggezza che riconosce il carattere intoccabile di ogni vita umana possa essere all'opera durante la revisione delle leggi sulla bioetica. I Pastori della Chiesa in Francia hanno abbondantemente lavorato e sono pronti a offrire un contributo di qualità al dibattito pubblico che si terrà. Di recente, il Magistero della Chiesa, da parte sua, ha voluto sottolineare, attraverso il documento Dignitas personae pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quanto i forti progressi scientifici devono sempre essere guidati dalla preoccupazione di servire il bene e la dignità inalienabile dell'essere umano.

Come ovunque nel mondo, il Governo del suo Paese deve oggi far fronte alla crisi economica: auspico che le misure previste si preoccupino in modo particolare di favorire la coesione sociale, di proteggere le popolazioni più fragili e soprattutto di ridare al maggior numero possibile di persone la capacità e l'opportunità di divenire attori di un'economia realmente creatrice di servizi e di vere ricchezze. Queste difficoltà sono una dolorosa fonte di preoccupazione e di sofferenza per molti, ma sono anche un'opportunità per risanare i meccanismi finanziari, per far progredire il funzionamento dell'economia verso una maggiore attenzione all'uomo e per ridurre le forme vecchie e nuove di povertà (cfr. Discorso all'Eliseo, 12 settembre 2008).

La Chiesa desidera testimoniare Cristo mettendosi al servizio di ogni uomo. Per questo motivo, sono lieto dell'accordo che lei stesso ha menzionato prima e che è stato appena firmato fra la Francia e la Santa Sede sul riconoscimento dei diplomi rilasciati dalle università pontificie e dagli istituti cattolici. Di questo accordo, che s'inscrive nel quadro del processo di Bologna, beneficeranno numerosi studenti francesi e stranieri. Esso mette in evidenza il grande contributo, soprattutto nel campo dell'educazione, della Chiesa che si preoccupa della formazione dei giovani affinché acquisiscano le competenze tecniche adeguate per esercitare in futuro le loro capacità, e ricevano anche una formazione che li porti a essere vigili per affrontare la dimensione etica di ogni responsabilità.

Poco tempo fa, le autorità francesi hanno espresso ancora una volta la loro forte volontà di dotarsi di meccanismi di discussione e di rappresentanza dei culti. A tale riguardo, nel mio viaggio in Francia, mi sono potuto congratulare per la messa in atto dell'istanza ufficiale di dialogo fra il Governo francese e la Chiesa cattolica. Conosco, inoltre, la preoccupazione permanente dei Vescovi francesi di creare le condizioni per un dialogo sereno e permanente con tutte le comunità religiose e tutte le correnti di pensiero. Li ringrazio perché si preoccupano così di assicurare le basi di un dialogo interculturale e interreligioso in cui le diverse comunità religiose abbiano l'opportunità di dimostrare di essere fattori di pace. In effetti, come ho voluto sottolineare dal palco dell'Onu, riconoscendo il valore trascendente di ogni essere umano, lungi dal mettere gli uomini gli uni contro gli altri, esse favoriscono la conversione del cuore «che poi porta a un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo o alla guerra, e di promuovere la giustizia e la pace» (18 aprile 2008).

A tale proposito, lei, signor Ambasciatore, ha ricordato le numerosi crisi che segnano oggi la scena internazionale. È noto — e io ho avuto l'occasione di ricordarlo nel mio recente discorso al Corpo diplomatico — che la Santa Sede segue con costante preoccupazione le situazioni di conflitto e i casi di violazione dei diritti umani, e non dubita che la comunità internazionale, dove la Francia svolge un ruolo importante, possa apportare il suo contributo sempre più giusto ed efficace a favore della pace e della concordia fra le nazioni e per lo sviluppo di ogni Paese.

Desidero cogliere l'occasione del nostro incontro per salutare cordialmente, per mezzo di lei, le comunità di fedeli cattolici che vivono in Francia. So che quest'anno la loro gioia sarà grande nel vedere canonizzata la beata Jeanne Jugan, fondatrice della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri. Molti francesi sono in effetti debitori della testimonianza umile e salda di carità resa dalle religiose che hanno seguito i suoi passi per servire soprattutto le persone povere e anziane.

Questo evento mostrerà, ancora una volta, quanto la fede viva sia prodiga di opere buone, quanto la santità sia un balsamo benefico per le piaghe dell'umanità.

Mentre lei inaugura la sua nobile missione di rappresentanza presso la Santa Sede, desidero onorare la memoria del suo predecessore, Sua Eccellenza Bernard Kessedjian, rendendo omaggio alle qualità umane che ha dimostrato nella sua missione al servizio delle relazioni fra la Francia e la Santa Sede. Lo affido con riconoscenza, insieme ai suoi cari, alla tenerezza del Signore.

Signor Ambasciatore, le formulo i miei voti migliori per il felice svolgimento della sua missione. Sia certo che troverà sempre presso i miei collaboratori l'accoglienza e la comprensione di cui potrà aver bisogno. Su di lei, Eccellenza, sulla sua famiglia e sui suoi collaboratori, come pure sull'intero popolo francese e sui suoi dirigenti, invoco di tutto cuore l'abbondanza delle Benedizioni divine.


[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]


+PetaloNero+
00Wednesday, January 28, 2009 5:38 PM
RINUNCE E NOMINE


Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Juiz de Fora (Brasile), presentata da S.E. Mons. Eurico dos Santos Veloso, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Juiz de Fora (Brasile) S.E. Mons. Gil Antônio Moreira, finora Vescovo di Jundiaí,

S.E. Mons. Gil Antônio Moreira

S.E. Mons. Gil Antônio Moreira è nato a Itapecerica, nella diocesi di Divinópolis, nello Stato di Minas Gerais, il 9 ottobre 1950. Dopo gli studi iniziali nel "Colégio São Geraldo" di Divinópolis, ha seguito i corsi della Facoltà di scienze e lettere a Divinópolis ottenendone il baccalaureato. Dal 1970 al 1973 ha seguito i corsi di filosofia nel Seminario Maggiore diocesano e, dal 1974 al 1976, quelli di teologia presso la Pontificia Università Cattolica di Belo Horizonte. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha conseguito la licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana ed ha partecipato al corso per formatori dei seminari a Viamão e a Toluca (Messico).

Il 18 dicembre 1976 ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale. Quindi è stato Vicario Parrocchiale a "São Benedito", a Itapecerica (1976-1979); Parroco di "São Joaquim de Bicas", a Igarapé (1979-1986); Parroco di "Santo Antônio", a Mateus Leme (1986-1989). Dal 1977 al 1989 è stato anche Coordinatore diocesano della pastorale vocazionale e, dal 1980 al 1989, Rettore del Seminario Maggiore di Divinópolis. Dal 1994 al 1997 è stato Rettore del Seminario Maggiore provinciale di Campo Grande (MS) e Professore di Storia della Chiesa, Liturgia e Pastorale presso l’Istituto Teologico di tale Arcidiocesi. Nel Regionale Leste 2 della Conferenza Episcopale è stato Rappresentante del Clero e Presidente Regionale dell'Organizzazione dei Seminari e degli Istituti di Filosofia e Teologia del Brasile (O.S.I.B.). Dal 1997 al 1999 ha svolto, presso la sede della Conferenza Episcopale a Brasília, l'incarico di Sotto-Segretario.

Il 14 luglio 1999 è stato nominato Vescovo titolare di Torre di Mauritania e Ausiliare di São Paulo, ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 16 ottobre successivo. Come Vescovo Ausiliare ha svolto le seguenti attività: Responsabile per i Seminari e Coordinatore della Pastorale Vocazionale; Coordinatore dell’équipe di formazione dei diaconi permanenti; Responsabile per la Pastorale giovanile e universitaria; Presidente della Commissione Regionale per i Beni Culturali della Chiesa; Membro della Commissione Episcopale Nazionale per i Ministeri Ordinati e la Vita Consacrata.

Dal 7 gennaio 2004 è Vescovo di Jundiaí e dall’aprile 2007 è Membro della Congregazione per l’Educazione Cattolica.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI BOM JESUS DA LAPA (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Bom Jesus da Lapa (Brasile), presentata da S.E. Mons. Francisco Batistela, C.SS.R., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Bom Jesus da Lapa (Brasile) il Rev.do Don José Valmor César Teixeira, S.D.B., già Ispettore della Ispettoria Salesiana São Pio X, nell’arcidiocesi di Porto Alegre.

Rev.do Don José Valmor César Teixeira, S.D.B.

Il Rev.do Don José Valmor César Teixeira, S.D.B., è nato il 1º marzo 1953 a Rio do Sul, Stato di Santa Catarina. Ha fatto il noviziato presso i Salesiani a Taquaré negli anni 1970-1971 e nel 1977 ha emesso i voti perpetui. Ha studiato Filosofia presso la Facoltà Salesiana di Filosofia, Scienze e Lettere a Lorena e São Paulo. Ha completato la Teologia presso lo Studium del Padri Claretiani a Curitiba. Ha conseguito la Licenza in Storia della Chiesa presso l’Università Gregoriana di Roma, il Baccalaureato in Studi Sociali nella Facoltà Salesiana di Filosofia, Scienze e Lettere a Lorena e la Licenza in Educação e Sistema Preventivo presso la Università Cattolica di Porto Alegre.

È stato ordinato sacerdote il 9 dicembre 1979 ed ha svolto i seguenti incarichi: Formatore nell’Ispettoria São Pio X; Professore presso la Studium Theologicum a Curitiba (1997-2000); Direttore dell’Istituto Salesiano a Curitiba (1989-1990/1997-2002); Consigliere Ispettoriale a Porto Alegre (1985-1986 / 1987-1990 / 1997-2002); Vicario Ispettoriale a Porto Alegre (1990-1996); Coordinatore Nazionale dell’Equipe Ispettoriale della Pastorale Giovanile (1995-1998); Ispettore della Ispettoria di Porto Alegre (2002-2008) e, dal 2003, anche Vice-Presidente della CISBRASIL (Conferência das Inspetorias Salesianas de Dom Bosco do Brasil).



RINUNCIA DEL VESCOVO PRELATO DI ÓBIDOS (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Prelatura di Óbidos (Brasile), presentata da S.E. Mons. Martinho Lammers, O.F.M., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo Prelato di Óbidos (Brasile) il Rev.do Padre Bernardo Johannes Bahlmann, O.F.M., Responsabile dei Progetti Albergue São Francisco e del Centro Francescano de Re-inserção Social, nell’arcidiocesi di São Paulo.

Rev.do Padre Bernardo Johannes Bahlmann, O.F.M.

Il Rev.do Padre Bernardo Johannes Bahlmann, O.F.M., è nato il 10 dicembre 1960, a Visbek (Germania). Nella scuola Professionale di Wildeshausen ha fatto studi di Economia, Agronomia e Zootecnia. Arrivato in Brasile quando aveva 22 anni, è entrato nel Postulantato dell’Ordine dei Frati Minori, a Guratinguetá, poi nel Noviziato a Rodeio. Ha studiato filosofia presso l’Istituto São Boaventura a Campo Largo e la teologia presso l’Istituto Teologico Francescano a Petrópolis.

Ha emesso la professione religiosa nell’Ordine dei Frati Minori il 4 ottobre 1991 ed è stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1997 a Visbek.

È stato successivamente Vicario parrocchiale, Presidente del Centro Educacional Terra Santa in Petrópolis (1998-2007); Membro del Consiglio Presbiterale della diocesi di Petrópolis; più volte Guardiano di case dei Frati Minori; Visitatore Generale della Custodia Francescana São Benedito dell’Amazzonia; Responsabile del Progetto Albergue São Francisco e Centro Franciscano de Re-inserção Social, a São Paulo; Coordinatore Provinciale della "Campagna per l’eliminazione della lebbra".



NOMINA DI AUSILIARE DI BARCELONA (SPAGNA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Barcelona (Spagna) il Rev.do Sebastián Taltavull Anglada, del clero della diocesi di Menorca, Direttore del Segretariato della Commissione della Conferenza Episcopale Spagnola per la Pastorale assegnandogli la sede titolare vescovile di Gabi.

Rev.do Sebastián Taltavull Anglada

Il Rev.do Sebastián Taltavull Anglada è nato il 28 gennaio 1948 a Ciudadela (Menorca). Nel Seminario Diocesano di Menorca ha seguito gli studi filosofici e teologici e quindi ha ottenuto la Licenza in Teologia Dogmatica nella Facoltà Teologica di Barcellona.

È stato ordinato sacerdote il 23 settembre 1972 e da allora ha ricoperto i seguenti incarichi nella diocesi di Menorca: Direttore della Casa Diocesana di Spiritualità di Monte-Toro (1972-1984); delegato Diocesano della Gioventù (1972-1989); Rettore del Santuario di Nostra Signora del Monte-Toro (1975-1984); segretario del Consiglio Diocesano di Pastorale (1973-1977), Segretario del Consiglio Presbiterale e del Consiglio dei Consultori (1983-1989); Formatore (1977-1984) e Professore di Teologia Dogmatica (1977-1994) del Seminario Diocesano e dell’Istituto Diocesano di Teologia; Parroco di San Rafael di Ciudadela (1984-1992); Delegato alla Catechesi (1989-1995); Vicario Generale e Moderatore della Curia (1989-2002); Rettore del Seminario Diocesano (1995-2002); Parroco della Cattedrale, Decano del Capitolo e Penitenziere (2002-2005); Delegato alle Comunicazioni Sociali e apporti Istituzionali (2002-2005). Inoltre, ha insegnato per molti anni Religione nelle scuole.

Dal 2002 è Assessore della Sotto-Commissione Episcopale per la Catechesi della Conferenza Episcopale Spagnola. Dal 2005 è Direttore del Segretariato della Commissione per la Pastorale della medesima Conferenza Episcopale.
+PetaloNero+
00Wednesday, January 28, 2009 5:39 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi su San Paolo Apostolo, si è soffermato sulle Lettere a Timoteo e a Tito.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

le ultime Lettere dell'epistolario paolino, delle quali vorrei parlare oggi, vengono chiamate Lettere Pastorali, perché sono state inviate a singole figure di Pastori della Chiesa: due a Timoteo e una a Tito, collaboratori stretti di san Paolo. In Timoteo l’Apostolo vedeva quasi un alter ego; infatti gli affidò delle missioni importanti (in Macedonia: cfr At 19,22; a Tessalonica: cfr 1 Ts 3,6-7; a Corinto: cfr 1 Cor 4,17; 16,10-11), e poi scrisse di lui un elogio lusinghiero: "Io non ho nessuno di animo uguale come lui, che sappia occuparsi così di cuore delle cose che vi riguardano" (Fil 2,20). Secondo la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, del IV secolo, Timoteo fu poi il primo Vescovo di Efeso (cfr 3,4). Quanto a Tito, anch'egli doveva essere stato molto caro all'Apostolo, che lo definisce esplicitamente "pieno di zelo... mio compagno e collaboratore" (2 Cor 8,17.23), anzi "mio vero figlio nella fede comune" (Tt 1,4). Egli era stato incaricato di un paio di missioni molto delicate nella Chiesa di Corinto, il cui risultato rincuorò Paolo (cfr 2 Cor 7,6-7.13; 8,6). In seguito, per quanto ci è tramandato, Tito raggiunse Paolo a Nicopoli nell’Epiro, in Grecia (cfr Tt 3,12), e fu poi da lui inviato in Dalmazia (cfr 2 Tm 4,10). Secondo la Lettera a lui indirizzata, egli risulta poi essere stato Vescovo di Creta (cfr Tt 1,5).

Le Lettere indirizzate a questi due Pastori occupano un posto tutto particolare all'interno del Nuovo Testamento. La maggioranza degli esegeti è oggi del parere che queste Lettere non sarebbero state scritte da Paolo stesso, ma la loro origine sarebbe nella "scuola di Paolo", e rifletterebbe la sua eredità per una nuova generazione, forse integrando qualche breve scritto o parola dell’Apostolo stesso. Ad esempio, alcune parole della Seconda Lettera a Timoteo appaiono talmente autentiche da poter venire solo dal cuore e dalla bocca dell’Apostolo.

Senza dubbio la situazione ecclesiale che emerge da queste Lettere è diversa da quella degli anni centrali della vita di Paolo. Egli, adesso, in retrospettiva si autodefinisce "araldo, apostolo, e maestro" dei pagani nella fede e nella verità, (cfr 1 Tm 2,7; 2 Tm 1,11); si presenta come uno che ha ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo – così scrive – "ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta la sua magnanimità, perché io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna". (1 Tm 1,16). Quindi essenziale è che realmente in Paolo, persecutore convertito dalla presenza del Risorto, appare la magnanimità del Signore a incoraggiamento per noi, per indurci a sperare e ad avere fiducia nella misericordia del Signore che, nonostante la nostra piccolezza, può fare cose grandi. Oltre gli anni centrali della vita di Paolo vanno anche i nuovi contesti culturali qui presupposti. Infatti si fa allusione all'insorgenza di insegnamenti da considerare del tutto errati e falsi (cfr 1 Tm 4,1-2; 2 Tm 3,1-5), come quelli di chi pretendeva che il matrimonio non fosse buono (cfr 1 Tm 4,3a). Vediamo come sia moderna questa preoccupazione, perché anche oggi si legge a volte la Scrittura come oggetto di curiosità storica e non come parola dello Spirito Santo, nella quale possiamo sentire la stessa voce del Signore e conoscere la sua presenza nella storia. Potremmo dire che, con questo breve elenco di errori presenti nelle tre Lettere, appaiono anticipati alcuni tratti di quel successivo orientamento erroneo che va sotto il nome di Gnosticismo (cfr 1 Tm 2,5-6; 2 Tm 3,6-8).

A queste dottrine l'autore fa fronte con due richiami di fondo. L'uno consiste nel rimando a una lettura spirituale della Sacra Scrittura (cfr 2 Tm 3,14-17), cioè a una lettura che la considera realmente come "ispirata" e proveniente dallo Spirito Santo, così che da essa si può essere "istruiti per la salvezza". Si legge la Scrittura giustamente ponendosi in colloquio con lo Spirito Santo, così da trarne luce "per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia" (2 Tm 3,16). In questo senso aggiunge la Lettera: "perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona" (2 Tm 3,17). L’altro richiamo consiste nell’accenno al buon "deposito" (parathéke): è una parola speciale delle Lettere pastorali con cui si indica la tradizione della fede apostolica da custodire con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi. Questo cosiddetto "deposito" è quindi da considerare come la somma della Tradizione apostolica e come criterio di fedeltà all’annuncio del Vangelo. E qui dobbiamo tenere presente che nelle Lettere pastorali come in tutto il Nuovo Testamento, il termine "Scritture" significa esplicitamente l’Antico Testamento, perché gli scritti del Nuovo Testamento o non c’erano ancora o non facevano ancora parte di un canone delle Scritture. Quindi la Tradizione dell’annuncio apostolico, questo "deposito", è la chiave di lettura per capire la Scrittura, il Nuovo Testamento. In questo senso, Scrittura e Tradizione, Scrittura e annuncio apostolico come chiave di lettura, vengono accostate e quasi si fondono, per formare insieme il "fondamento saldo gettato da Dio" (2 Tm 2,19). L’annuncio apostolico, cioè la Tradizione, è necessario per introdursi nella comprensione della Scrittura e cogliervi la voce di Cristo. Occorre infatti essere "tenacemente ancorati alla parola degna di fede, quella conforme agli insegnamenti ricevuti" (Tt 1,9). Alla base di tutto c'è appunto la fede nella rivelazione storica della bontà di Dio, il quale in Gesù Cristo ha manifestato concretamente il suo "amore per gli uomini", un amore che nel testo originale greco è significativamente qualificato come filanthropía (Tt 3,4; cfr 2 Tm 1,9-10); Dio ama l’umanità.

Nell’insieme, si vede bene che la comunità cristiana va configurandosi in termini molto netti, secondo una identità che non solo prende le distanze da interpretazioni incongrue, ma soprattutto afferma il proprio ancoraggio ai punti essenziali della fede, che qui è sinonimo di "verità" (1 Tm 2,4.7; 4,3; 6,5; 2 Tm 2,15.18.25; 3,7.8; 4,4; Tt 1,1.14). Nella fede appare la verità essenziale di chi siamo noi, chi è Dio, come dobbiamo vivere. E di questa verità (la verità della fede) la Chiesa è definita "colonna e sostegno" (1 Tm 3,15). In ogni caso, essa resta una comunità aperta, dal respiro universale, la quale prega per tutti gli uomini di ogni ordine e grado, perché giungano alla conoscenza della verità: "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità", perche "Gesù Cristo ha dato se stesso in riscatto per tutti" (1 Tm 2,4-5). Quindi il senso dell’universalità, anche se le comunità sono ancora piccole, è forte e determinante per queste Lettere. Inoltre tale comunità cristiana "non parla male di nessuno" e "mostra ogni dolcezza verso tutti gli uomini" (Tt 3,2). Questa è una prima componente importante di queste Lettere: l’universalità e la fede come verità, come chiave di lettura della Sacra Scrittura, dell’Antico Testamento e così si delinea una unità di annuncio e di Scrittura e una fede viva aperta a tutti e testimone dell’amore di Dio per tutti.

Un’altra componente tipica di queste Lettere è la loro riflessione sulla struttura ministeriale della Chiesa. Sono esse che per la prima volta presentano la triplice suddivisione di episcopi, presbiteri e diaconi (cfr 1 Tm 3,1-13; 4,13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5-9). Possiamo osservare nelle Lettere pastorali il confluire di due diverse strutture ministeriali e così la costituzione della forma definitiva del ministero nella Chiesa. Nelle Lettere paoline degli anni centrali della sua vita, Paolo parla di "episcopi" (Fil 1,1), e di "diaconi": questa è la struttura tipica della Chiesa formatasi all’epoca nel mondo pagano. Rimane pertanto dominante la figura dell’apostolo stesso e perciò solo man mano si sviluppano gli altri ministeri.

Se, come detto, nelle Chiese formate nel mondo pagano abbiamo episcopi e diaconi, e non presbiteri, nelle Chiese formate nel mondo giudeo-cristiano i presbiteri sono la struttura dominante. Alla fine nelle Lettere pastorali, le due strutture si uniscono: appare adesso "l’episcopo", (il vescovo) (cfr 1 Tm 3,2; Tt 1,7), sempre al singolare, accompagnato dall’articolo determinativo "l’episcopo". E accanto a "l’episcopo" troviamo i presbiteri e i diaconi. Sempre ancora è determinante la figura dell’Apostolo, ma le tre Lettere, come ho già detto, sono indirizzate non più a comunità, ma a persone: Timoteo e Tito, i quali da una parte appaiono come Vescovi, dall’altra cominciano a stare al posto dell’Apostolo.

Si nota così inizialmente la realtà che più tardi si chiamerà "successione apostolica". Paolo dice con tono di grande solennità a Timoteo: "Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbiteri" (1 Tim 4, 14). Possiamo dire che in queste parole appare inizialmente anche il carattere sacramentale del ministero. E così abbiamo l’essenziale della struttura cattolica: Scrittura e Tradizione, Scrittura e annuncio, formano un insieme, ma a questa struttura, per così dire dottrinale, deve aggiungersi la struttura personale, i successori degli Apostoli, come testimoni dell’annuncio apostolico.

Importante infine notare che in queste Lettere la Chiesa comprende se stessa in termini molto umani, in analogia con la casa e la famiglia. Particolarmente in 1 Tm 3,2-7 si leggono istruzioni molto dettagliate sull'episcopo, come queste: egli dev'essere "irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria casa, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inoltre... è necessario che egli goda buona testimonianza presso quelli di fuori". Si devono notare qui soprattutto l'importante attitudine all'insegnamento (cfr anche 1 Tm 5,17), di cui si trovano echi anche in altri passi (cfr 1 Tm 6,2c; 2 Tm 3,10; Tt 2,1), e poi una speciale caratteristica personale, quella della "paternità". L’episcopo infatti è considerato padre della comunità cristiana (cfr anche 1 Tm 3,15). Del resto l'idea di Chiesa come "casa di Dio" affonda le sue radici nell'Antico Testamento (cfr Nm 12,7) e si trova riformulata in Eb 3,2.6, mentre altrove si legge che tutti i cristiani non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari della casa di Dio (cfr Ef 2,19).

Preghiamo il Signore e san Paolo perché anche noi, come cristiani, possiamo sempre più caratterizzarci, in rapporto alla società in cui viviamo, come membri della "famiglia di Dio". E preghiamo anche perché i pastori della Chiesa acquisiscano sempre più sentimenti paterni, insieme teneri e forti, nella formazione della Casa di Dio, della comunità, della Chiesa.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Considérons aujourd’hui les Lettres Pastorales de saint Paul. Elles étaient adressées à des Pasteurs de l'Église : deux à Timothée et une à Tite, ses proches collaborateurs qu’il a aimés comme des fils très chers et à qui il a confié des missions importantes et délicates. Ces lettres évoquent une situation ecclésiale différente de celle qu’a connue directement Paul : de nouveaux contextes culturels et des doctrines erronées surgissent. L’auteur des Lettres les affronte en rappelant qu’il faut faire une lecture intelligente des Écritures et se référer sans cesse au « dépôt » transmis par les générations précédentes. Écriture et Tradition sont le « fondement solide posé par Dieu » (2 Tm 2,19). Il faut donc être « attaché à la parole sûre et conforme à la doctrine » (Tt 1,9). À la base de tout il y a la foi dans la révélation historique de la bonté de Dieu.

La communauté chrétienne se présente comme enracinée sur les points essentiels de la foi qui ici est synonyme de « vérité ». Elle est ouverte à l’universel et elle prie pour tous les hommes afin qu’ils parviennent à la connaissance de la vérité. Dans ces Lettres apparaît pour la première fois le triple ministère d’évêque, de prêtre et de diacre. L'Église est comme une maison familiale, la « maison de Dieu », dont l’épiscope est le père. Prions saint Paul pour que nous puissions toujours plus être perçus comme membres de la « famille de Dieu ».

Je salue avec affection les pèlerins de la paroisse Sainte-Croix et les jeunes de l’externat « Saint-Joseph » d’Ollioules. Je vous souhaite d’être pleinement concitoyens des saints et familiers de Dieu. Avec ma Bénédiction apostolique !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on the writings of Saint Paul, we come now to the Pastoral Epistles, the two Letters addressed to Timothy and the one to Titus. Although their authorship remains debated, these three Letters, while subsequent to the central years of Paul’s life and activity, clearly appeal to his authority and draw from his teaching. Against threats to the purity of the apostolic tradition, they insist on a discerning understanding of the Scriptures and fidelity to the deposit of faith. Scripture and Tradition are seen as the "firm foundation laid by God" for the life of the Church (cf. 2 Tim 2:19), and the basis of her mission of leading all people to the knowledge of God’s saving truth (cf. 1 Tim 2:1-4). The Pastoral Epistles also reflect the development of the Church’s ministerial structures, and in particular the emergence of the figure of the Bishop within the group of presbyters. They present the Church in very human terms as God’s household, a family in which the Bishop acts with the authority of a father. Inspired by this vision, let us ask Saint Paul to help all Christians to live as members of God’s family, and their Pastors to be strong and loving fathers, committed to building up their flocks in faith and unity.

I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including the groups from England and the United States of America. Upon you and your families I willingly invoke God’s blessings of peace and joy!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Im Verlauf des Paulusjahres behandle ich in den Katechesen der Generalaudienzen einige Kernthemen der Paulusbriefe. So kommen wir heute zu den drei sogenannten Pastoralbriefen, die an Timotheus und an Titus gerichtet sind. Beide waren enge Mitarbeiter des Apostels und standen dann den Gläubigen von Ephesus beziehungsweise Kreta als Hirten und Bischöfe vor. In diesen Texten, die bereits eine gereifte Entwicklung und Struktur der christlichen Gemeinde wiederspiegeln, spielen zwei Fragen eine besondere Rolle: Was verleiht Bestand inmitten falscher Lehren und welche Anforderungen werden an den Bischof gestellt, der aus den übrigen Dienstämtern der Priester und der Diakone herausragt? Die Gemeinde kann in stürmischen Zeiten der Verwirrung nur durch ein weises Verständnis der Schrift und durch die Bewahrung des anvertrauten Glaubensguts bestehen; denn beides verankert sie in dem Fundament, das Gott durch die Offenbarung seiner Liebe in Christus gelegt hat. Dementsprechend ist das Festhalten an der Lehre und die Fähigkeit, andere im Glauben zu unterweisen, auch eine Hauptanforderung an den Bischof. Seine Aufgabe können wir besser verstehen, wenn wir die Kirche mit den Pastoralbriefen als Haus und Familie Gottes betrachten. Der Bischof ist gleichsam der Vater der Gemeinde, der in väterlicher Güte und zugleich mit der nötigen Stärke für Gottes Kinder sorgen muß.

Ganz herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher, besonders die Ökonominnen der Salvatorianerinnen und die Schülergruppen. Beten wir, daß unsere Diözesen, Pfarreien und alle kirchlichen Gemeinschaften immer mehr zu einer „Familie Gottes" werden, so daß die Menschen in ihnen die Liebe Christi und seine frohe Botschaft erfahren können. Der Herr segne euch und eure Angehörigen.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy nos referimos a la visión teológica que nos presentan las últimas cartas paulinas, llamadas Cartas pastorales porque están dirigidas a Timoteo y Tito, dos Pastores de la Iglesia que habían sido estrechos colaboradores de san Pablo. En ellas se refleja una situación en la que surgen algunas doctrinas erróneas o incertidumbres sobre el valor de la Escritura. Ante ello, el autor de las Cartas reafirma que la Escritura, inspirada por Dios, es útil para instruir en orden a la salvación, y que se ha de custodiar y seguir fielmente, como criterio seguro, el depósito transmitido por las generaciones precedentes. Al mismo tiempo, en estas comunidades cristianas se reafirma su propio arraigo a los puntos esenciales de la fe, sinónimo de "verdad", de la cual la Iglesia es columna y base, a la vez que siguen siendo comunidades abiertas a lo universal, que oran para que todos los hombres lleguen al conocimiento de la verdad. En estas Cartas pastorales se perfila un modo de ser de la Iglesia que estaba naciendo, con el surgir de la figura del Obispo como persona individual y el ambiente familiar que reina entre todos sus miembros.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los miembros de la Hermandad del Rocío, de Bruselas, así como a los demás grupos venidos de España, México, Chile y otros países latinoamericanos. Invito a todos a renovar cada día el espíritu de ser miembros gozosos de la "familia de Dios" en la Iglesia.

Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

A todos os peregrinos de língua portuguesa, especialmente aos brasileiros provindos de diversas partes do País, envio uma afetuosa saudação, rogando a Deus que este encontro com o Sucessor de Pedro vos leve a um sempre maior compromisso com a Igreja reunida na caridade e, como "membros da família de Deus", saibam servi-la com generosidade para a edificação do Reino de Deus neste mundo. Com a minha Bênção Apostólica.


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Witam szczególnie przedstawicieli Stowarzyszenia Comunità Regina della Pace, które ofiarowało piękny tryptyk eucharystyczny przeznaczony do kaplicy czwartej stacji Drogi Krzyżowej w Jerozolimie. Będzie to miejsce nieustannej modlitwy o pokój w Ziemi Świętej i na całym świecie. Proszę Boga, aby wysłuchał tej modlitwy i napełnił serca ludzi swoim pokojem. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Do un particolare benvenuto ai rappresentanti della Società Regina della Pace, che ha offerto il bellissimo trittico eucaristico destinato alla cappella della quarta stazione della Via Crucis a Gerusalemme. Questo sarà un posto della continua preghiera per la pace in Terra Santa e in tutto il mondo. Chiedo a Dio che ascolti questa preghiera e colmi i cuori degli uomini della sua pace. Dio vi benedica.]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai rappresentanti delle Equipes Notre-Dame e agli esponenti del Segretariato Pellegrinaggi Italiani. Cari amici, auspico che questo incontro accresca il vostro impegno di testimonianza evangelica nella società.

Saluto poi i giovani, i malati e gli sposi novelli. Celebriamo quest’oggi la memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino, patrono delle Scuole cattoliche. Il suo esempio spinga voi, cari giovani, specialmente voi studenti dell’Associazione Erasmus, a seguire Gesù come autentico maestro di vita e santità. L’intercessione di questo Santo Dottore della Chiesa ottenga per voi, cari malati, la serenità e la pace che si attingono al mistero della croce, e per voi, cari sposi novelli, la sapienza del cuore perchè compiate generosamente la vostra missione.



COMUNICAZIONI DEL SANTO PADRE

Dopo il saluto in polacco, il Papa ha aggiunto:

Prima dei saluti ai pellegrini italiani ho ancora tre comunicazioni da fare. La prima:

Ho appreso con gioia la notizia dell’elezione del metropolita Kirill a nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Invoco su di lui la luce dello Spirito Santo per un generoso servizio alla Chiesa ortodossa russa, affidandolo alla speciale protezione della Madre di Dio.

La seconda.

Nell’omelia pronunciata in occasione della solenne inaugurazione del mio Pontificato dicevo che è "esplicito" compito del Pastore "la chiamata all’unità", e commentando le parole evangeliche relative alla pesca miracolosa ho detto: "sebbene fossero così tanti i pesci, la rete non si strappò", proseguivo dopo queste parole evangeliche: "Ahimè, amato Signore, essa – la rete - ora si è strappata, vorremmo dire addolorati". E continuavo: "Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa che non delude e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l’unità che tu hai promesso…. Non permettere, Signore, che la tua rete si strappi e aiutaci ad essere servitori dell’unità".

Proprio in adempimento di questo servizio all’unità, che qualifica in modo specifico il mio ministero di Successore di Pietro, ho deciso giorni fa di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro Vescovi ordinati nel 1988 da Mons. Lefebvre senza mandato pontificio. Ho compiuto questo atto di paterna misericordia, perché ripetutamente questi Presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II.

La terza comunicazione.

In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo. La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti. Nessun uomo è un’isola, ha scritto un noto poeta. La Shoah insegni specialmente sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!
+PetaloNero+
00Wednesday, January 28, 2009 5:40 PM
TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE A SUA SANTITÀ KIRILL PER LA SUA ELEZIONE A PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTE LE RUSSIE

Pubblichiamo di seguito il telegramma che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato a Sua Santità Kirill, che il Concilio plenario della Chiesa Ortodossa Russa ha eletto ieri sera nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie:


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

TO HIS HOLINESS KIRILL

PATRIARCH OF MOSCOW AND OF ALL RUSSIA

I HAVE RECEIVED WITH GLADNESS THE NEWS OF YOUR ELECTION AS PATRIARCH OF MOSCOW AND ALL RUSSIA. I WARMLY CONGRATULATE YOU AND WISH YOU EVERY STRENGTH AND JOY IN THE FULFILMENT OF THE GREAT TASK WHICH LIES BEFORE YOU AS YOU GUIDE THE CHURCH OVER WHICH YOU NOW PRESIDE ALONG THE PATH OF SPIRITUAL GROWTH AND UNITY. IN PRAYER, I ASK THE LORD TO GRANT YOU AN ABUNDANCE OF WISDOM TO DISCERN HIS WILL, TO PERSEVERE IN LOVING SERVICE OF THE PEOPLE ENTRUSTED TO YOUR PATRIARCHAL MINISTRY, AND TO SUSTAIN THEM IN FIDELITY TO THE GOSPEL AND THE GREAT TRADITIONS OF RUSSIAN ORTHODOXY. MAY THE ALMIGHTY ALSO BLESS YOUR EFFORTS TO MAINTAIN COMMUNION AMONG THE ORTHODOX CHURCHES AND TO SEEK THAT FULLNESS OF COMMUNION WHICH IS THE GOAL OF CATHOLIC-ORTHODOX COLLABORATION AND DIALOGUE. I ASSURE YOUR HOLINESS OF MY SPIRITUAL CLOSENESS AND OF THE CATHOLIC CHURCH’S COMMITMENT TO COOPERATE WITH THE RUSSIAN ORTHODOX CHURCH FOR AN EVER CLEARER WITNESS TO THE TRUTH OF THE CHRISTIAN MESSAGE AND TO THE VALUES WHICH ALONE CAN SUSTAIN TODAY’S WORLD ALONG THE WAY OF PEACE, JUSTICE AND LOVING CARE OF THE MARGINALIZED. WITH BROTHERLY AFFECTION IN THE LORD JESUS CHRIST, I INVOKE UPON YOU THE HOLY SPIRIT’S GIFTS OF WISDOM, STRENGTH AND PEACE.

BENEDICTUS PP. XVI

+PetaloNero+
00Thursday, January 29, 2009 5:03 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Gruppo dei Vescovi della Conferenza Episcopale della Russia, in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Antoni Stankiewicz, Vescovo tit. di Novapietra, Decano del Tribunale della Rota Romana;

Collegio dei Prelati Uditori del Tribunale della Rota Romana.




RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’ABATE TERRITORIALE DI WETTINGEN-MEHRERAU (AUSTRIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Abbazia territoriale di Wettingen-Mehrerau (Austria), presentata dal Rev.mo Padre Abate Dom Kassian Lauterer, O. Cist., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
00Thursday, January 29, 2009 5:03 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI VESCOVI DELLA RUSSIA



Alle ore 11.15 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i Vescovi della Russia, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto:


Cari e venerati Fratelli!

Nel contesto dell’Anno Paolino, che stiamo celebrando, mi è particolarmente gradito accogliervi e con gioia vi saluto con le parole dell’Apostolo: "Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (1 Cor 1,3). Siete venuti a Roma per venerare i luoghi sacri dove san Pietro e san Paolo hanno sigillato la loro esistenza al servizio del Vangelo con il martirio, ed è proprio questo il primo significato della visita ad limina Apostolorum. Successori degli Apostoli, voi incontrate il Successore di Pietro, ponendo in luce la comunione che vi lega a lui. La comunione con il Vescovo di Roma, garante dell’unità ecclesiale, permette alle comunità affidate alle vostre cure pastorali, sebbene minoritarie, di sentirsi cum Petro e sub Petro, parte viva del Corpo di Cristo esteso su tutta la terra. L’unità, che è dono di Cristo, cresce e si sviluppa infatti nelle concrete situazioni delle varie Chiese locali. A questo riguardo, il Concilio Vaticano II ricorda che "i singoli Vescovi sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese, formate a immagine della Chiesa universale, e in esse e da esse è costituita l’una e l’unica Chiesa cattolica" (Cost. Lumen gentium, 23). A voi, Pastori della Chiesa che vive in Russia, il Successore di Pietro rinnova l’espressione della sua sollecitudine e vicinanza spirituale, con l’incoraggiamento a proseguire uniti nell’attività pastorale, beneficiando anche dell’esperienza della Chiesa universale.

Ho ascoltato con grande interesse quanto mi avete riferito circa le vostre comunità che stanno vivendo un processo di maturazione e vanno approfondendo insieme il loro "volto" di Chiesa cattolica locale. A questo tende del resto anche il vostro sforzo di inculturazione della fede. Esprimo volentieri il mio apprezzamento per l’impegno con cui curate il rilancio della partecipazione liturgica-sacramentale, della catechesi, della formazione sacerdotale e della preparazione di un laicato maturo e responsabile, che sia fermento evangelico nelle famiglie e nella società civile. Purtroppo anche in Russia, come in altre parti del mondo, si registra la crisi della famiglia e il conseguente calo demografico, insieme con le altre problematiche che assillano la società contemporanea. Come è noto, tali problematiche preoccupano anche le Autorità statali, con le quali è perciò opportuno proseguire la collaborazione per il bene di tutti. In questo contesto giustamente la vostra attenzione si dirige specialmente ai giovani, ai quali la comunità cattolica russa, fedele alla "memoria" dei propri testimoni e martiri ed utilizzando opportuni strumenti e linguaggi, è chiamata a trasmettere inalterato il patrimonio di santità e di fedeltà a Cristo, e i valori umani e spirituali che sono alla base di un’efficace promozione umana ed evangelica.

Cari Fratelli nell’Episcopato, poiché non sono poche le preoccupazioni con cui vi dovete quotidianamente misurare, vi esorto a non scoraggiarvi se vi paiono talora modeste le realtà ecclesiali, e i risultati pastorali che ottenete non sembrano confacenti agli sforzi dispiegati. Alimentate, piuttosto, in voi e nei vostri collaboratori un autentico spirito di fede, con la consapevolezza tutta evangelica che Gesù Cristo non mancherà di rendere fecondo, con la grazia del suo Spirito, il vostro ministero per la gloria del Padre, secondo tempi e modalità che solo Lui conosce. Proseguite nel promuovere e nel curare, con costante impegno e attenzione, le vocazioni sacerdotali e religiose: quella delle vocazioni è una pastorale particolarmente necessaria in questo nostro tempo. Abbiate cura di formare presbiteri con la stessa sollecitudine di san Paolo verso il suo discepolo Timoteo, perché siano autentici "uomini di Dio" (cfr 1 Tm 6,11). Per loro siate padri e modelli nel servizio ai fratelli; incoraggiate la loro fraternità e amicizia e collaborazione; sosteneteli nella formazione permanente dottrinale e spirituale. Pregate per i sacerdoti e insieme con loro, sapendo che soltanto chi vive di Cristo e in Cristo può esserne fedele ministro e testimone. Ugualmente, abbiate a cuore la formazione delle persone consacrate e la crescita spirituale dei fedeli laici, affinché sentano la loro vita come una risposta alla chiamata universale alla santità, che deve esprimersi in una coerente testimonianza evangelica in ogni circostanza quotidiana.

Voi vivete in un contesto ecclesiale particolare, cioè in un Paese contrassegnato nella maggioranza della sua popolazione da una millenaria tradizione ortodossa con un ricco patrimonio religioso e culturale. E’ essenziale tener conto della necessità di un rinnovato impegno nel dialogo con i nostri fratelli e sorelle ortodossi; sappiamo che questo dialogo, nonostante i progressi compiuti, conosce ancora alcune difficoltà. In questi giorni mi sento spiritualmente vicino ai cari fratelli e sorelle della Chiesa Ortodossa Russa, che gioiscono per l’elezione del Metropolita Kirill a nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie: a lui porgo i miei auguri più cordiali per il delicato compito ecclesiale che gli è stato affidato. Chiedo al Signore di confermarci tutti nell’impegno di camminare insieme sulla via della riconciliazione e dell’amore fraterno.

La vostra presenza in Russia sia un richiamo e uno stimolo al dialogo anche personale. Se nei vari incontri non si riesce sempre ad affrontare questioni di fondo, tuttavia tali contatti contribuiscono a una migliore conoscenza reciproca, grazie alla quale è possibile collaborare insieme in ambiti di comune interesse per l’educazione delle nuove generazioni. E’ importante che i cristiani affrontino uniti le grandi sfide culturali ed etiche del momento presente, concernenti la dignità della persona umana e i suoi diritti inalienabili, la difesa della vita in ogni sua fase, la tutela della famiglia e altre urgenti questioni economiche e sociali.

Cari Fratelli, lodo il Signore e vi sono profondamente grato per il bene che compite, svolgendo il vostro ministero episcopale in piena fedeltà al Magistero. Vi assicuro un quotidiano ricordo nella preghiera. Attraverso di voi giunga il mio ringraziamento ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai laici, che con voi collaborano al servizio di Cristo e del suo Vangelo. Invoco la materna intercessione della beata Vergine Maria e degli Apostoli Pietro e Paolo su di voi e sui vostri programmi apostolici, e di cuore imparto una speciale Benedizione Apostolica a ciascuno di voi, estendendola con affetto ai sacerdoti, ai religiosi e religiose e all’intera comunità cattolica che rende testimonianza a Cristo tra le popolazioni della Federazione Russa.
+PetaloNero+
00Thursday, January 29, 2009 5:04 PM
UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO


Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno giudiziario.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto e l’indirizzo di omaggio del Decano del Tribunale della Rota Romana, S.E. Mons. Antoni Stankiewicz:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustri Giudici, Officiali e Collaboratori

del Tribunale della Rota Romana!

La solenne inaugurazione dell’attività giudiziaria del vostro Tribunale mi offre anche quest’anno la gioia di riceverne i degni componenti: Monsignor Decano, che ringrazio per il nobile indirizzo di saluto, il Collegio dei Prelati Uditori, gli Officiali del Tribunale e gli Avvocati dello Studio Rotale. A voi tutti rivolgo il mio saluto cordiale, insieme con l’espressione del mio apprezzamento per gli importanti compiti a cui attendete quali fedeli collaboratori del Papa e della Santa Sede.

Voi vi aspettate dal Papa, all’inizio del vostro anno di lavoro, una parola che vi sia luce e orientamento nel disimpegno delle vostre delicate mansioni. Molteplici potrebbero essere gli argomenti su cui intrattenerci in questa circostanza, ma a vent’anni di distanza dalle allocuzioni di Giovanni Paolo II sull’incapacità psichica nelle cause di nullità matrimoniale, del 5 febbraio 1987 (AAS 79 [1987], pp. 1453-1459) e del 25 gennaio 1988 (AAS 80 [1988], pp. 1178-1185), sembra opportuno chiedersi in quale misura questi interventi abbiano avuto una recezione adeguata nei tribunali ecclesiastici. Non è questo il momento per tracciare un bilancio, ma è davanti agli occhi di tutti il dato di fatto di un problema che continua ad essere di grande attualità. In alcuni casi si può purtroppo avvertire ancora viva l’esigenza di cui parlava il mio venerato Predecessore: quella di preservare la comunità ecclesiale «dallo scandalo di vedere in pratica distrutto il valore del matrimonio cristiano dal moltiplicarsi esagerato e quasi automatico delle dichiarazioni di nullità, in caso di fallimento del matrimonio, sotto il pretesto di una qualche immaturità o debolezza psichica del contraente» (Allocuzione alla Rota Romana, 5.2.1987, cit., n. 9, p. 1458).

Nel nostro odierno incontro mi preme richiamare l’attenzione degli operatori del diritto sull’esigenza di trattare le cause con la doverosa profondità richiesta dal ministero di verità e di carità che è proprio della Rota Romana. All’esigenza del rigore procedurale, infatti, le summenzionate allocuzioni, in base ai principi dell’antropologia cristiana, forniscono i criteri di fondo non solo per il vaglio delle perizie psichiatriche e psicologiche, ma anche per la stessa definizione giudiziale delle cause. Al riguardo, è opportuno ricordare ancora alcune distinzioni che tracciano la linea di demarcazione innanzitutto tra «una maturità psichica che sarebbe il punto d’arrivo dello sviluppo umano», e «la maturità canonica, che è invece il punto minimo di partenza per la validità del matrimonio» (ibid., n. 6, p. 1457); in secondo luogo, tra incapacità e difficoltà, in quanto «solo l’incapacità, e non già la difficoltà a prestare il consenso e a realizzare una vera comunità di vita e di amore, rende nullo il matrimonio» (ibid., n. 7, p. 1457); in terzo luogo, tra la dimensione canonistica della normalità, che ispirandosi alla visione integrale della persona umana, «comprende anche moderate forme di difficoltà psicologica», e la dimensione clinica che esclude dal concetto di essa ogni limitazione di maturità e «ogni forma di psicopatologia» (Allocuzione alla Rota Romana, 25.1.1988, cit., n. 5, p. 1181); infine, tra la «capacità minima, sufficiente per un valido consenso» e la capacità idealizzata «di una piena maturità in ordine ad una vita coniugale felice» (ibid., n. 9, p. 1183).

Atteso poi il coinvolgimento delle facoltà intellettive e volitive nella formazione del consenso matrimoniale, il Papa Giovanni Paolo II, nel menzionato intervento del 5 febbraio 1987, riaffermava il principio secondo cui una vera incapacità «è ipotizzabile solo in presenza di una seria forma di anomalia che, comunque si voglia definire, deve intaccare sostanzialmente le capacità di intendere e/o di volere» (Allocuzione alla Rota Romana, cit., n. 7, p. 1457). Al riguardo, sembra opportuno ricordare che la norma codiciale sull’incapacità psichica nel suo aspetto applicativo è stata arricchita e integrata anche dalla recente Istruzione Dignitas connubii del 25 gennaio 2005. Essa, infatti, per l’avverarsi di tale incapacità richiede, già al tempo del matrimonio, la presenza di una particolare anomalia psichica (art. 209, § 1) che perturbi gravemente l’uso di ragione (art. 209, § 2, n. 1; can. 1095, n. 1), o la facoltà critica ed elettiva in relazione a gravi decisioni, particolarmente per quanto attiene alla libera scelta dello stato di vita (art. 209, § 2, n. 2; can. 1095, n. 2), o che provochi nel contraente non solo una grave difficoltà, ma anche l’impossibilità di far fronte ai compiti inerenti agli obblighi essenziali del matrimonio (art. 209, § 2, n. 3; can. 1095, n. 3).

In quest’occasione, tuttavia, vorrei altresì riconsiderare il tema dell’incapacità a contrarre matrimonio, di cui al canone 1095, alla luce del rapporto tra la persona umana e il matrimonio e ricordare alcuni principi fondamentali che devono illuminare gli operatori del diritto. Occorre anzitutto riscoprire in positivo la capacità che in principio ogni persona umana ha di sposarsi in virtù della sua stessa natura di uomo o di donna. Corriamo infatti il rischio di cadere in un pessimismo antropologico che, alla luce dell’odierna situazione culturale, considera quasi impossibile sposarsi. A parte il fatto che tale situazione non è uniforme nelle varie regioni del mondo, non si possono confondere con la vera incapacità consensuale le reali difficoltà in cui versano molti, specialmente i giovani, giungendo a ritenere che l’unione matrimoniale sia normalmente impensabile e impraticabile. Anzi, la riaffermazione della innata capacità umana al matrimonio è proprio il punto di partenza per aiutare le coppie a scoprire la realtà naturale del matrimonio e il rilievo che ha sul piano della salvezza. Ciò che in definitiva è in gioco è la stessa verità sul matrimonio e sulla sua intrinseca natura giuridica (cfr Benedetto XVI, Allocuzione alla Rota Romana, 27.1.2007, AAS 99 [2007], pp. 86-91), presupposto imprescindibile per poter cogliere e valutare la capacità richiesta per sposarsi.

In questo senso, la capacità deve essere messa in relazione con ciò che è essenzialmente il matrimonio, cioè «l’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 48), e, in modo particolare, con gli obblighi essenziali ad essa inerenti, da assumersi da parte degli sposi (can. 1095, n. 3). Questa capacità non viene misurata in relazione ad un determinato grado di realizzazione esistenziale o effettiva dell’unione coniugale mediante l’adempimento degli obblighi essenziali, ma in relazione all’efficace volere di ciascuno dei contraenti, che rende possibile ed operante tale realizzazione già al momento del patto nuziale. Il discorso sulla capacità o incapacità, quindi, ha senso nella misura in cui riguarda l’atto stesso di contrarre matrimonio, poiché il vincolo messo in atto dalla volontà degli sposi costituisce la realtà giuridica dell’una caro biblica (Gn 2, 24; Mc 10, 8; Ef 5, 31; cfr can. 1061, § 1), la cui valida sussistenza non dipende dal successivo comportamento dei coniugi lungo la vita matrimoniale. Diversamente, nell’ottica riduzionistica che misconosce la verità sul matrimonio, la realizzazione effettiva di una vera comunione di vita e di amore, idealizzata su un piano di benessere puramente umano, diventa essenzialmente dipendente soltanto da fattori accidentali, e non invece dall’esercizio della libertà umana sorretta dalla grazia. È vero che questa libertà della natura umana, «ferita nelle sue proprie forze naturali» ed «inclinata al peccato» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 405), è limitata e imperfetta, ma non per questo è inautentica e insufficiente a realizzare quell’atto di autodeterminazione dei contraenti che è il patto coniugale, che dà vita al matrimonio e alla famiglia fondata su esso.

Ovviamente alcune correnti antropologiche «umanistiche», orientate all’autorealizzazione e all’autotrascendenza egocentrica, idealizzano talmente la persona umana e il matrimonio che finiscono per negare la capacità psichica di tante persone, fondandola su elementi che non corrispondono alle esigenze essenziali del vincolo coniugale. Dinanzi a queste concezioni, i cultori del diritto ecclesiale non possono non tener conto del sano realismo a cui faceva riferimento il mio venerato Predecessore (cfr Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 27.1.1997, n. 4, AAS 89 [1997], p. 488), perché la capacità fa riferimento al minimo necessario affinché i nubendi possano donare il loro essere di persona maschile e di persona femminile per fondare quel vincolo al quale è chiamata la stragrande maggioranza degli esseri umani. Ne segue che le cause di nullità per incapacità psichica esigono, in linea di principio, che il giudice si serva dell’aiuto dei periti per accertare l’esistenza di una vera incapacità (can. 1680; art. 203, § 1, DC), che è sempre un’eccezione al principio naturale della capacità necessaria per comprendere, decidere e realizzare la donazione di sé stessi dalla quale nasce il vincolo coniugale.

Ecco quanto, venerati componenti del Tribunale della Rota Romana, desideravo esporvi in questa circostanza solenne e a me sempre tanto gradita. Nell’esortarvi a perseverare con alta coscienza cristiana nell’esercizio del vostro ufficio, la cui grande importanza per la vita della Chiesa emerge anche dalla cose testé dette, vi auguro che il Signore vi accompagni sempre nel vostro delicato lavoro con la luce della sua grazia, di cui vuol essere pegno l’Apostolica Benedizione, che a ciascuno imparto con profondo affetto.



INDIRIZZO DI OMAGGIO DEL DECANO S.E. MONS. A. STANKIEWICZ

Beatissimo Padre,

Con filiale devozione e grande gioia desidero esprimere alla Santità Vostra, a nome dei Prelati Uditori, degli Officiali, degli Avvocati e dei Collaboratori del Tribunale della Rota Romana, profonda gratitudine per la concessione di questa Udienza inaugurale del nuovo Anno Giudiziario, tanto desiderata da tutti noi. L'incontro annuale con il Successore di Pietro e Giudice Supremo in tutto l'orbe cattolico (can. 1442), per l'autorità del Quale esercitiamo in modo vicario il munus iudicandi nelle cause a iure riservate alla Rota Romana (can. 1405, § 3) e affidate (can. 1444, § 2) o deferite ad essa per legittimo appello (can. 1444, § 1), illumina ed arricchisce la nostra singolare diaconia canonico-giudiziaria, pure di carattere pastorale, nei confronti di ogni fedele e di ogni uomo (cf. can. 1476) per la tutela dei loro legittimi diritti nella Chiesa, e, in modo specifico, di quei diritti che spettano loro nell'ambito dell'istituto matrimoniale e familiare.

Invero, il Vostro Magistero, Beatissimo Padre, in merito al matrimonio e alla famiglia, specialmente su ciò che è essenziale e costitutivo nella realtà matrimoniale, radicata «dentro l'essenza più profonda dell'essere umano» (Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 6 giugno 2005; Insegnamenti, vol. I, Città del Vaticano 2006, p. 202), e su ciò che rientra nella capacità richiesta per la valida celebrazione del patto coniugale, costituisce una sicura «guida immediata» non solo per il nostro operato quotidiano presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana, ma anche «per l'operato di tutti i Tribunali della Chiesa» (Benedetto XVI, Allocuzione alla Rota Romana, 26 gennaio 2008, AAS 100 [2008], p. 87). Infatti, al Magistero ecclesiale, che è «una fonte prioritaria per comprendere ed applicare rettamente il diritto matrimoniale canonico», spetta anche «l'interpretazione autentica della parola di Dio su queste realtà (cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 10), compresi i loro aspetti giuridici» (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 27 gennaio 1997, AAS 89 [1997], p. 487), che vincola, quindi, anche le pronunce nelle cause di nullità matrimoniale, sottoposte alla verifica della fondatezza e al giudizio definitivo della giustizia ecclesiale.

Ma vi è di più. L'intervento del Magistero, auspicabile e non di rado perfino necessario, data la complessità della realtà antropologica e teologica del matrimonio, in modo immediato ed efficace contribuisce all'uniformità non solo delle decisioni giudiziali, ma anche della stessa giurisprudenza canonica fondata su di esse, alla quale fornisce un rilevante indirizzo interpretativo per l'accertamento della verità oggettiva nella retta amministrazione della giustizia della Chiesa in questo campo.

E proprio la giurisprudenza canonica così qualificata ottenne un elogio da parte del servo di Dio, Papa Paolo VI (Allocuzione alla Rota Romana, 31 gennaio 1974, AAS 66 [1974], p. 86), che lo espresse con le parole del celeberrimo giurista romano Ulpiano, sebbene riferibili antiquitus alla scienza del diritto, denominata iurisprudentia, e cioè: «divinarum atque humanarum rerum notitia, iusti atque iniusti scientia» (Ulp. 1 Reg. D. 1, 1, 10, 2). Questa mutuazione del significato enunciativo in favore del ruolo della giurisprudenza nell'ambito ecclesiale, fu dettata dalla ripercussione religiosa presente nel discernimento giudiziale del iustum atque iniustum, per cui «il senso sacrale della funzione giudiziaria ha sempre accompagnato nel processo storico della civiltà coloro che tale funzione hanno esercitato, ovvero su di essa hanno saggiamente discorso» (Paolo VI, Allocuzione, cit., p. 86).

D'altra parte, la Chiesa come realtà sacramentale, ossia l'universale salutis sacramentum, mediante la funzione giudiziaria esercitata nelle cause di nullità del matrimonio, dimostra il suo amore pastorale verso i fedeli che soffrono a causa di relazioni familiari difficili, trovandosi in una situazione matrimoniale irregolare, dissonante con il messaggio del Vangelo, e, di conseguenza, mette «a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza» (Giovanni Paolo II, Esort. Ap. Familiaris consortio, n. 84). Tale ministero di carità richiede anche la consonanza con il ministero di verità, che conduce al giudizio sulle cose «secundum quod sunt» (cf. S. Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, q. 60, a. 4, ad 2), in quanto «la verità è la legge della giustizia» (Pio XII, Allocuzione alla Rota Romana, 1° ottobre 1942, AAS 34 [1942], p. 342).

Per questo motivo il discernimento canonico della realtà dei matrimoni falliti, e poi accusati di nullità nel foro ecclesiale, non può prescindere dalla dimensione della verità del matrimonio.

Questa verità, secondo l'insegnamento di Vostra Santità, non è «una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche», bensì «affonda le sue radici nella verità dell'uomo ed ha trovato la sua attuazione nella storia della salvezza, al cui centro sta la parola: `Dio ama il suo popolo'. La rivelazione biblica, infatti, è anzitutto espressione di una storia d'amore, la storia dell'alleanza di Dio con gli uomini: perciò la storia dell'amore e dell'unione di un uomo ed una donna nell'alleanza dei matrimonio ha potuto essere assunta da Dio quale simbolo della storia della salvezza» (Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno ecclesiale, cit., p. 203).

Certamente le dolorose vicende umane della vita matrimoniale e familiare, raccontate dagli atti delle cause matrimoniali, riflettono spesso l'influsso sulla mentalità dei fedeli del crescente fenomeno della pluralizzazione dei percorsi matrimoniali e paramatrimoniali, alimentato dal relativismo, il quale, «non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura il proprio ‘Io’ con le sue voglie, e sotto l'apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l'uno dall'altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio ‘Io’» (ibid., p. 207).

Ma perfino nelle suddette «tendenze e sviluppi negativi» - come insegna la Santità Vostra - «questo legame profondo tra Dio e l'uomo, tra l'amore di Dio e l'amore umano, trova conferma». Infatti, con le stesse armi adoperate «per scacciare Dio dall'uomo, per allontanare Dio dallo sguardo e dal cuore dell'uomo», e per «liberare la natura da Dio», nello stesso tempo «si distrugge il disegno del Creatore e così la verità della nostra natura» (ibid., p. 204).

In una temperie marcata da tali tendenze, il nostro servizio ecclesiale nel campo giudiziale accompagna i fedeli che hanno intrapreso il percorso di conversione per regolare la loro situazione mediante l'accertamento della verità sul loro matrimonio nel processo canonico.

Beatissimo Padre!

In questo servizio cerchiamo di rendere il nostro operato «sempre più vicino ai fedeli». Affidandoci a Maria, Speculum Iustitiae, chiediamo di illuminarci con la Vostra augusta parola e di impartirci la Vostra Benedizione Apostolica per il nostro quotidiano impegno.
+PetaloNero+
00Friday, January 30, 2009 4:51 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti;

Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero;

Partecipanti alla Riunione della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.




RINUNCE E NOMINE


NOMINA DI AUSILIARI DI LIMA (PERÚ)

Il Santo Padre ha nominato Vescovi Ausiliari di Lima (Perú) i Rev.di Guillermo Martín Abanto Guzmán, del clero dell’arcidiocesi di Lima, Vicario Episcopale e Parroco della parrocchia "El Señor de la Divina Misericordia", assegnandogli la sede titolare vescovile di Pinhel e Raúl Antonio Chau Quispe, del clero dell’arcidiocesi di Lima, già Vicario della Parrocchia di "Santa Rosa de Lima", assegnandogli la sede titolare vescovile di Aveia.

Rev.do Guillermo Martín Abanto Guzmán

Il Rev.do Guillermo Martín Abanto Guzmán è nato a Trujillo il 1° luglio 1964. Ha frequentato i corsi di filosofia e teologia nel Seminario Santo Toribio e nella Facoltà di Teologia Pontificia e Civile di Lima.

È stato ordinato sacerdote il 12 dicembre 1992.

Ha svolto i seguenti ministeri: formatore nel Pre-Seminario "Casa de Nazareth" (1993), Parroco della parrocchia "San Norberto" (1994-2002), e quindi della parrocchia "San Juan María Vianney" (2002-2006). Dal 2006 è Parroco della parrocchia "El Señor de la Divina Misericordia". È anche Vicario Episcopale del Decanato 15, Membro del Collegio dei Consultori, Cancelliere e Cappellano del Collego delle Suore Orsoline.

Rev.do Raúl Antonio Chau Quispe

Il Rev.do Raúl Antonio Chau Quispe è nato a Lima il 15 settembre 1967. Prima di entrare in Seminario ha ottenuto il diploma di "Contador Público" nell’Università di Lima, esercitando per un breve periodo la professione di Commercialista. Ha frequentato i corsi di filosofia e teologia nel Seminario Santo Toribio e nella Facoltà di Teologia Pontificia e Civile di Lima.

È stato ordinato sacerdote il 12 dicembre 1992.

Come sacerdote ha svolto i seguenti ministeri: Vicario Parrocchiale nella Parrocchia "Santa Rosa de Lima", Segretario Particolare dell’Em.mo Cardinale Augusto Vargas Alzamora, S.I. e poi dell’Em.mo Cardinale Juan Cipriani Thorne. È stato anche Membro del Consiglio Presbiterale.

Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 4:24 PM.
Copyright © 2000-2020 FFZ srl - www.freeforumzone.com