Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FacebookTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, [9], 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, ..., 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61
+PetaloNero+
00Wednesday, May 20, 2009 4:56 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sul Suo recente Pellegrinaggio in Terra Santa.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha pronunciato un appello in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazione.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

mi soffermo quest’oggi a parlare del viaggio apostolico che ho compiuto dall’8 al 15 maggio in Terra Santa, e per il quale non cesso di ringraziare il Signore, perché si è rivelato un grande dono per il Successore di Pietro e per tutta la Chiesa. Desidero nuovamente esprimere il mio "grazie" sentito a Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal, ai Vescovi dei vari riti, ai Sacerdoti, ai Francescani della Custodia di Terra Santa. Ringrazio il Re e la Regina di Giordania, il Presidente d’Israele e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, con i rispettivi Governi, tutte le Autorità e quanti in vario modo hanno collaborato alla preparazione e al buon esito della visita. Si è trattato anzitutto di un pellegrinaggio, anzi, del pellegrinaggio per eccellenza alle sorgenti della fede; e al tempo stesso di una visita pastorale alla Chiesa che vive in Terra Santa: una Comunità di singolare importanza, perché rappresenta una presenza viva là dove essa ha avuto origine.

La prima tappa, dall’8 alla mattina dell’11 maggio, è stata in Giordania, nel cui territorio si trovano due principali luoghi santi: il Monte Nebo, dal quale Mosè contemplò la Terra Promessa e dove morì senza esservi entrato; e poi Betania "al di là del Giordano", dove, secondo il quarto Vangelo, san Giovanni inizialmente battezzava. Il Memoriale di Mosè sul Monte Nebo è un sito di forte valenza simbolica: esso parla della nostra condizione di pellegrini tra un "già" e un "non ancora", tra una promessa così grande e bella da sostenerci nel cammino e un compimento che ci supera, e che supera anche questo mondo. La Chiesa vive in se stessa questa "indole escatologica" e "pellegrinante": è già unita a Cristo suo sposo, ma la festa di nozze è per ora solo pregustata, in attesa del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi (cfr Conc. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 48-50). A Betania ho avuto la gioia di benedire le prime pietre di due chiese da edificare nel sito dove san Giovanni battezzava. Questo fatto è segno dell’apertura e del rispetto che vigono nel Regno Ascemita per la libertà religiosa e per la tradizione cristiana, e ciò merita grande apprezzamento. Ho avuto modo di manifestare questo giusto riconoscimento, unito al profondo rispetto per la comunità musulmana, ai Capi religiosi, al Corpo Diplomatico ed ai Rettori delle Università, riuniti presso la Moschea Al-Hussein bin-Talal, fatta costruire dal Re Abdallah II in memoria del padre, il celebre Re Hussein, che accolse il Papa Paolo VI nel suo storico pellegrinaggio del 1964. Quanto è importante che cristiani e musulmani coabitino pacificamente nel mutuo rispetto! Grazie a Dio, e all’impegno dei governanti, in Giordania questo avviene. Ho pregato pertanto affinché anche altrove sia così, pensando specialmente ai cristiani che vivono invece realtà difficili nel vicino Iraq.

In Giordania vive un’importante comunità cristiana, incrementata da profughi palestinesi e iracheni. Si tratta di una presenza significativa e apprezzata nella società, anche per le sue opere educative e assistenziali, attente alla persona umana indipendentemente dalla sua appartenenza etnica o religiosa. Un bell’esempio è il Centro di riabilitazione Regina Pacis ad Amman, che accoglie numerose persone segnate da invalidità. Visitandolo, ho potuto portare una parola di speranza, ma l’ho anche ricevuta a mia volta, come testimonianza avvalorata dalla sofferenza e dalla condivisione umana. Quale segno dell’impegno della Chiesa nell’ambito della cultura, ho inoltre benedetto la prima pietra dell’Università di Madaba, del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Ho provato grande gioia nel dare avvio a questa nuova istituzione scientifica e culturale, perché essa manifesta in modo tangibile che la Chiesa promuove la ricerca della verità e del bene comune, ed offre uno spazio aperto e qualificato a tutti coloro che vogliono impegnarsi in tale ricerca, premessa indispensabile per un vero e fruttuoso dialogo tra civiltà. Sempre ad Amman si sono svolte due solenni celebrazioni liturgiche: i Vespri nella Cattedrale greco-melchita di San Giorgio, e la santa Messa nello Stadio Internazionale, che ci hanno dato modo di gustare insieme la bellezza di ritrovarsi come Popolo di Dio pellegrino, ricco delle sue diverse tradizioni e unito nell’unica fede.

Lasciata la Giordania, nella tarda mattinata di lunedì 11, ho raggiunto Israele dove, fin dall’arrivo, mi sono presentato come pellegrino di fede nella Terra dove Gesù è nato, ha vissuto, è morto ed è risorto, e, al tempo stesso, come pellegrino di pace per implorare da Dio che là dove Egli ha voluto farsi uomo, tutti gli uomini possano vivere da suoi figli, cioè da fratelli. Questo secondo aspetto del mio viaggio è naturalmente emerso negli incontri con le Autorità civili: nella visita al Presidente israeliano ed al Presidente dell’Autorità palestinese. In quella Terra benedetta da Dio sembra a volte impossibile uscire dalla spirale della violenza. Ma nulla è impossibile a Dio e a quanti confidano in Lui! Per questo la fede nell’unico Dio giusto e misericordioso, che è la più preziosa risorsa di quei popoli, deve poter sprigionare tutta la sua carica di rispetto, di riconciliazione e di collaborazione. Tale auspicio ho voluto esprimere facendo visita sia al Gran Muftì e ai capi della comunità islamica di Gerusalemme, sia al Gran Rabbinato di Israele, come pure nell’incontro con le Organizzazioni impegnate nel dialogo inter-religioso e, poi, in quello con i Capi religiosi della Galilea.

Gerusalemme è il crocevia delle tre grandi religioni monoteiste, e il suo stesso nome – "città della pace" – esprime il disegno di Dio sull’umanità: formare di essa una grande famiglia. Questo disegno, preannunciato ad Abramo, si è pienamente realizzato in Gesù Cristo, che san Paolo chiama "nostra pace", perché ha abbattuto con la forza del suo Sacrificio il muro dell’inimicizia (cfr Ef 2,14). Tutti i credenti debbono pertanto lasciare alle spalle pregiudizi e volontà di dominio, e praticare concordi il comandamento fondamentale: amare cioè Dio con tutto il proprio essere e amare il prossimo come noi stessi. E’ questo che ebrei, cristiani e musulmani sono chiamati a testimoniare, per onorare con i fatti quel Dio che pregano con le labbra. Ed è esattamente questo che ho portato nel cuore, in preghiera, visitando, a Gerusalemme, il Muro Occidentale – o Muro del Pianto – e la Cupola della Roccia, luoghi simbolici rispettivamente dell’Ebraismo e dell’Islam. Un momento di intenso raccoglimento è stato inoltre la visita al Mausoleo di Yad Vashem, eretto a Gerusalemme in onore delle vittime della Shoah. Là abbiamo sostato in silenzio, pregando e meditando sul mistero del "nome": ogni persona umana è sacra, ed il suo nome è scritto nel cuore del Dio eterno. Mai va dimenticata la tremenda tragedia della Shoah! Occorre al contrario che sia sempre nella nostra memoria quale monito universale al sacro rispetto della vita umana, che riveste sempre un valore infinito.

Come ho già accennato, il mio viaggio aveva come scopo prioritario la visita alle Comunità cattoliche della Terra Santa, e ciò è avvenuto in diversi momenti anche a Gerusalemme, a Betlemme e a Nazaret. Nel Cenacolo, con la mente rivolta a Cristo che lava i piedi degli Apostoli e istituisce l’Eucaristia, come pure al dono dello Spirito Santo alla Chiesa nel giorno di Pentecoste, ho potuto incontrare, tra gli altri, il Custode di Terra Santa e meditare insieme sulla nostra vocazione ad essere una cosa sola, a formare un solo corpo e un solo spirito, a trasformare il mondo con la mite potenza dell’amore. Certo, questa chiamata incontra in Terra Santa particolari difficoltà, perciò, con il cuore di Cristo, ho ripetuto ai miei fratelli Vescovi le sue stesse parole: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno" (Lc 12,32). Ho poi salutato brevemente le religiose e i religiosi di vita contemplativa, ringraziandoli per il servizio che, con la loro preghiera, offrono alla Chiesa e alla causa della pace.

Momenti culminanti di comunione con i fedeli cattolici sono state soprattutto le celebrazioni eucaristiche. Nella Valle di Giosafat, a Gerusalemme, abbiamo meditato sulla Risurrezione di Cristo quale forza di speranza e di pace per quella Città e per il mondo intero. A Betlemme, nei Territori Palestinesi, la santa Messa è stata celebrata davanti alla Basilica della Natività con la partecipazione anche di fedeli provenienti da Gaza, che ho avuto la gioia di confortare di persona assicurando loro la mia particolare vicinanza. Betlemme, il luogo nel quale è risuonato il canto celeste di pace per tutti gli uomini, è simbolo della distanza che ancora ci separa dal compimento di quell’annuncio: precarietà, isolamento, incertezza, povertà. Tutto ciò ha portato tanti cristiani ad andare lontano. Ma la Chiesa continua il suo cammino, sorretta dalla forza della fede e testimoniando l’amore con opere concrete di servizio ai fratelli, quali, ad esempio, il Caritas Baby Hospital di Betlemme, sostenuto dalle Diocesi di Germania e Svizzera, e l’azione umanitaria nei campi profughi. In quello che ho visitato, ho voluto assicurare alle famiglie che vi sono ospitate, la vicinanza e l’incoraggiamento della Chiesa universale, invitando tutti a ricercare la pace con metodi non violenti, seguendo l’esempio di san Francesco d’Assisi. La terza e ultima Messa con il popolo l’ho celebrata giovedì scorso a Nazaret, città della santa Famiglia. Abbiamo pregato per tutte le famiglie, affinché siano riscoperti la bellezza del matrimonio e della vita familiare, il valore della spiritualità domestica e dell’educazione, l’attenzione ai bambini, che hanno diritto a crescere in pace e serenità. Inoltre, nella Basilica dell’Annunciazione, insieme con tutti i Pastori, le persone consacrate, i movimenti ecclesiali e i laici impegnati della Galilea, abbiamo cantato la nostra fede nella potenza creatrice e trasformante di Dio. Là, dove il Verbo si è fatto carne nel seno della Vergine Maria, sgorga una sorgente inesauribile di speranza e di gioia, che non cessa di animare il cuore della Chiesa, pellegrina nella storia.

Il mio pellegrinaggio si è chiuso, venerdì scorso, con la sosta nel Santo Sepolcro e con due importanti incontri ecumenici a Gerusalemme: al Patriarcato Greco-Ortodosso, dove erano riunite tutte le rappresentanze ecclesiali della Terra Santa, e infine alla Chiesa Patriarcale Armena Apostolica. Mi piace ricapitolare l’intero itinerario che mi è stato dato di effettuare proprio nel segno della Risurrezione di Cristo: malgrado le vicissitudini che lungo i secoli hanno segnato i Luoghi santi, malgrado le guerre, le distruzioni, e purtroppo anche i conflitti tra cristiani, la Chiesa ha proseguito la sua missione, sospinta dallo Spirito del Signore risorto. Essa è in cammino verso la piena unità, perché il mondo creda nell’amore di Dio e sperimenti la gioia della sua pace. In ginocchio sul Calvario e nel Sepolcro di Gesù, ho invocato la forza dell’amore che scaturisce dal Mistero pasquale, la sola forza che può rinnovare gli uomini e orientare al suo fine la storia ed il cosmo. Chiedo anche a voi di pregare per tale scopo, mentre ci prepariamo alla festa dell’Ascensione che in Vaticano celebreremo domani. Grazie per la vostra attenzione



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Ce matin, je voudrais rendre grâce au Seigneur pour le voyage apostolique que je viens d’accomplir en Terre Sainte. Je remercie Sa Béatitude le Patriarche Fouad Twal, l’ensemble des Autorités religieuses et civiles, ainsi que les personnes qui ont contribué à la préparation et au bon déroulement de ma visite. Je désirais accomplir avant tout un pèlerinage aux sources de la foi, et, en même temps une visite pastorale à l’Église qui vit en Terre Sainte : une communauté d’une importance particulière, parce qu’elle représente la continuité de la présence chrétienne là où elle a connu son origine. En rencontrant les Autorités civiles et religieuses, j’ai voulu exprimer le souhait que la foi dans le Dieu unique, juste et miséricordieux, qui est la ressource la plus précieuse des peuples de la région, doit pouvoir déployer sa puissance de respect, de réconciliation et de collaboration.

Malgré les vicissitudes qui ont marqué les Lieux Saints au cours des siècles, malgré les guerres, les destructions, et malheureusement aussi malgré les conflits entre chrétiens, l’Église a poursuivi sa mission, poussée par l’Esprit du Seigneur ressuscité. Elle est en chemin vers la pleine unité, pour que le monde croit dans l’amour de Dieu et fasse l’expérience de la joie de sa paix. Au Calvaire et au Tombeau de Jésus, j’ai invoqué la force de l’amour qui jaillit du Mystère pascal, la seule qui puisse renouveler les hommes et orienter vers leur but l’histoire et le cosmos.

Je salue avec joie les pèlerins francophones, particulièrement les jeunes et les membres de l’association Chemin d’espoir, de Digne. À la veille de la fête de l’Ascension, je vous invite à prier pour que le Christ ressuscité renouvelle le cœur des hommes et donne au monde sa joie et sa paix. Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

My recent Apostolic Journey to the Holy Land was a pilgrimage to the sources of our faith and a pastoral visit to the Christian communities in the lands of our Lord’s birth, death and resurrection. I am grateful to the civil authorities, the Latin Patriarch and the Bishops of the local Churches, the Franciscan friars of the Custody of the Holy Land and all those who contributed to the Journey. Throughout my visit I wished to be a pilgrim of peace, reminding Jews, Christians and Muslims alike of our commitment, as believers in the one God, to promote respect, reconciliation and cooperation in the service of peace. In Jerusalem, "the city of peace" sacred to the followers of the three great monotheistic traditions, this was the message I brought to the holy places, and particularly to the Western Wall and the Dome of the Rock. One of the most solemn moments was the commemoration of the victims of the Shoah at Yad Vashem. My visit to the local Churches culminated in the Masses celebrated in Amman, Jerusalem, Bethlehem and Nazareth. My pilgrimage ended in prayer on Calvary and before the Holy Sepulchre, the empty tomb, which continues to radiate a message of hope for individuals and for the whole human family. With gratitude for the many blessings of this pilgrimage, I ask you to join me in praying for the needs of the Church in the Near East and the gift of peace for the entire region.

I welcome all the English-speaking pilgrims present today, including the College groups from America. May your visit to Rome be a time of deep spiritual renewal. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Nach meiner Pilgerreise ins Heilige Land möchte ich bei der heutigen Audienz, wie üblich, Rückblick halten. Vor allem danke ich dem Herrn für diese Tage der Gnade. Ebenso bin ich allen dankbar, die diese Reise nach Jordanien, nach Israel und in die Palästinensischen Gebiete möglich gemacht und zu ihrem Gelingen beigetragen haben. Der Anlaß meiner Reise war ein zweifacher: Zum einen war es eine Wallfahrt, zu der ich mich als Pilger des Glaubens und Pilger des Friedens in die Länder der Bibel aufgemacht habe. Zugleich wollte ich der Kirche im Heiligen Land mit ihren reichen Traditionen und vielfältigen Riten einen Pastoralbesuch abstatten. Es war mein Wunsch, den Christen, deren Anwesenheit im Land Jesu und im ganzen Nahen Osten so wichtig ist, die Nähe des Nachfolgers Petri spürbar zu zeigen. Hier möchte ich vor allem die bewegenden Gottesdienste in Amman, in Jerusalem, Betlehem und Nazaret wie auch die ökumenischen Treffen nennen. Ebenso bedeutend waren die Begegnungen mit den Vertretern des Judentums und des Islams wie auch mit den verschiedenen staatlichen Autoritäten. Der Glaube an den einen Gott, der gerecht und barmherzig ist, wird den Völkern der Region die Kraft geben, den Teufelskreis der Gewalt zu durchbrechen und zu echter Versöhnung und dauerhaften Frieden zu gelangen. Jerusalem wird, wie sein Name sagt, wirklich „Stadt des Friedens" sein, wenn die Menschen Gott mit ihrem ganzen Dasein lieben und den Nächsten wie sich selbst.

Mit diesen Gedanken grüße ich die Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum wie auch aus Belgien und den Niederlanden. Vielen Dank sage ich für die musikalischen Darbietungen. Der Besuch der Stätten des irdischen Lebens Jesu war für mich ein großes Geschenk. Der auferstandene Christus ist unsere Hoffnung: Nicht das Böse hat das letzte Wort, sondern Gottes rettende Liebe. Beten wir inständig um Gottes Heil und Frieden für das Heilige Land. Von Herzen segne ich euch alle.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la audiencia de hoy me voy a detener en el reciente viaje apostólico que he realizado a Tierra Santa, por el cual no ceso de dar gracias a Dios, ya que se ha revelado como un grandísimo don para el Sucesor de Pedro y para toda la Iglesia. Se trataba, sobre todo, de una peregrinación a las fuentes de la fe y, al mismo tiempo, era una visita pastoral a la Iglesia que vive en Tierra Santa: una comunidad de particular importancia, pues representa la continuidad de la presencia cristiana allí donde tuvo su origen.

Recapitulo todo el itinerario que he efectuado comparándolo con el signo de la Resurrección de Cristo: a pesar de las vicisitudes que han marcado los lugares santos durante siglos, a pesar de las guerras, las destrucciones, y por desgracia incluso los conflictos entre cristianos, la Iglesia ha continuado con su misión, animada por el Espíritu del Señor Resucitado. Ella camina hacia la plena unidad, para que el mundo crea en el amor de Dios y experimente el gozo de su paz. Precisamente, de rodillas ante el Calvario y ante el Sepulcro de Jesús, he implorado la fuerza del amor que emerge del Misterio pascual, la única que puede renovar a los hombres y orientar hacia su meta la historia y el cosmos.

Saludo a los fieles de lengua española, en particular a los provenientes de Madrid, Barcelona y Valencia; al "Movimiento de Vida Ascendente" de la Diócesis de Cartagena-Murcia; al grupo de discapacitados físicos y psíquicos de la "Asociación Mensajeros de la Paz" de Extremadura, así como a los demás peregrinos de España y otros países latinoamericanos. Os invito, ante la próxima solemnidad de la Ascensión del Señor, a exultar de gozo por la victoria de Cristo sobre la muerte, que anticipa y es ya nuestra victoria definitiva. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Com gratidão e amizade, saúdo os diversos grupos do Brasil, o grupo de Terroso no norte de Portugal, e demais peregrinos de língua portuguesa, que vieram encontrar o Sucessor de Pedro, poucos dias depois de ter terminado a Sua peregrinação à Terra Santa. Lá, onde o Verbo divino Se fez carne no seio da Virgem Maria, jorra uma fonte inesgotável de esperança e alegria que não cessa de animar o coração da Igreja, peregrina na história. Penhor de tal esperança e alegria, nos vossos corações de peregrinos, seja a Bênção que vos dou extensiva às vossas famílias e comunidades eclesiais.


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Cieszę się, że razem z wami mogę dziękować Bogu za nawiedzenie Ziemi Świętej. Miejsca, które pamiętają życie, śmierć i zmartwychwstanie Chrystusa, pozwalają głębiej wnikać w tajemnice naszego odkupienia. Prośmy Boga, aby ta podróż przyczyniła się do zaprowadzenia trwałego pokoju w tym regionie. Niech wam Bóg błogosławi!

[Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Sono lieto di poter ringraziare Dio insieme a voi per la visita in Terra Santa. I luoghi, che ricordano la vita, la morte e la risurrezione di Cristo, ci permettono di entrare più profondamente nei misteri della nostra redenzione. Preghiamo Dio che questa visita serva anche allo ristabilimento della pace duratura in quella regione. Dio vi benedica!]


○ Saluto in lingua ungherese

Isten hozta magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Erdélyből, Nyíregyházáról és Révfülöpről érkeztek!

Kedves Testvéreim, Urunk Mennybemenetele közeledtével emlékezzünk arra, hogy mindannyian úton vagyunk a Mennyei Haza felé, ahol az Úr helyet készít nekünk.

Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, specialmente i fedeli di Alba Iulia, di Nyíregyháza e di Révfülöp!

Cari Fratelli e Sorelle, all'alba della solennità dell’Ascensione ricordiamoci che siamo tutti pellegrini sulla via verso la Patria Celeste dove il Signore è andato a prepararci un posto.

Con la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov z farnosti Levoča, Spišská Belá, Prešov-Sekčov, Humenné a Nižný Hrušov. Osobitne vítam Ekumenické spoločenstvo z Košíc, vedené arcibiskupom Alojzom Tkáčom a predstaviteľmi mesta a kraja.

Bratia a sestry, prajem vám, aby vaša návšteva posvätných miest Ríma v Roku svätého Pavla znamenala pre každého z vás duchovnú obnovu. Zo srdca žehnám vás i vaše rodiny.

Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti dalle parrocchie di Levoča, Spišská Belá, Prešov-Sekčov, Humenné a Nižný Hrušov. In particolare do il benvenuto alla Comunità Ecumenica di Košice, guidata dall’Arcivescovo S.E. Mons. Alojz Tkáč e dai rappresentanti della città di Košice e della Regione.

Fratelli e sorelle, vi auguro che la vostra visita ai luoghi sacri di Roma nell’Anno Paolino rappresenti per ciascuno di voi un rinnovamento spirituale.

Di cuore benedico voi e le vostre famiglie.

Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Svetog Antuna Padovanskog iz Zagreba! Uskrsli Gospodin je obećao ostati s nama sve do svršetka svijeta. Zahvalite mu ljubeći jedni druge. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di San Antonio di Padova di Zagabria! Il Signore risorto ha promesso di rimanere con noi sino alla fine del mondo. RingraziateLo amandovi gli uni gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle diocesi di Crema, Volterra e Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti, accompagnati dai rispettivi Pastori Mons. Oscar Cantoni, Mons. Alberto Silvani e Mons. Michele De Rosa. Cari amici, la sosta presso le tombe degli Apostoli susciti in ciascuno il vivo desiderio di diventare artefici di pace e testimoni di speranza. Saluto i sacerdoti studenti del Pontificio Collegio san Paolo e le religiose partecipanti al corso promosso dalla Pontificia Facoltà Auxilium, li esorto a seguire con fedeltà la propria vocazione, diventando sempre più segni eloquenti dell’amore di Dio.

Il mio pensiero si rivolge infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Solennità dell'Ascensione del Signore - che celebreremo domani in Vaticano come in altri Paesi, mentre in Italia domenica prossima - ci invita a guardare a Gesù, il quale prima di salire al cielo, affida agli Apostoli il mandato di portare il suo Messaggio di salvezza fino agli estremi confini della terra. Cari giovani, impegnatevi a mettere le vostre energie al servizio del Vangelo. Voi, cari malati, vivete le vostre sofferenze uniti al Signore, nella certezza di offrire un contributo prezioso alla crescita del suo Regno nel mondo. E voi, cari sposi novelli, fate in modo che le vostre famiglie siano luoghi in cui si impara a essere gioiosi testimoni del Vangelo della speranza.



APPELLO DEL SANTO PADRE

In occasione della Giornata Mondiale della Comunicazione, rivolgo ora un breve appello in lingua inglese.

This coming Sunday, the Church celebrates World Communications Day. In my message this year, I am inviting all those who make use of the new technologies of communication, especially the young, to utilize them in a positive way and to realize the great potential of these means to build up bonds of friendship and solidarity that can contribute to a better world.

The new technologies have brought about fundamental shifts in the ways in which news and information are disseminated and in how people communicate and relate to each other. I wish to encourage all those who access cyberspace to be careful to maintain and promote a culture of respect, dialogue and authentic friendship where the values of truth, harmony and understanding can flourish.

Young people in particular, I appeal to you: bear witness to your faith through the digital world! Employ these new technologies to make the Gospel known, so that the Good News of God’s infinite love for all people, will resound in new ways across our increasingly technological world!

+PetaloNero+
00Thursday, May 21, 2009 4:45 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI MENORCA (SPAGNA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Menorca (Spagna) S.E. Mons. Salvador Giménez Valls, finora Vescovo titolare di Abula ed Ausiliare di Valencia.

S.E. Mons. Salvador Giménez Valls

S.E. Mons. Salvador Giménez Valls è nato a Muro di Alcoy, provincia di Alicante e arcidiocesi di Valencia, il 31 maggio 1948. Dopo aver seguito gli studi ecclesiastici nel Seminario Metropolitano di Valencia si è laureato in Filosofia y Letras con specializzazione in Storia presso l’Università Civile di Valencia.

Ordinato sacerdote il 9 giugno 1973, è stato parroco (1973-1977; 1989-1996), Direttore del Collegio Diocesano Claret, a Xátiva, (1977-1980), Rettore del Seminario Minore, a Moncada (1980-1982), Delegato Diocesano per l’Insegnamento (1982-1986), Direttore degli Studi della Scuola Universitaria per i professori di Enseñanza General Básica "Edetania" (1986-1989), Direttore del Segretariato della Commissione Episcopale per l’Insegnamento (1987-1989), Arciprete ad Alcoy (1993-1996), Membro del Collegio dei Consultori (1994-2001) e Vicario Episcopale di Valencia (1996-2005).

Nominato Vescovo titolare di Abula ed Ausiliare di Valencia l’11 maggio 2005, è stato consacrato il 2 luglio successivo.
+PetaloNero+
00Friday, May 22, 2009 5:40 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Georgi Parvanov, Presidente della Repubblica di Bulgaria, con la Consorte, e Seguito;

S.E. il Signor Gjeorge Ivanov, Presidente della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, con la Consorte, e Seguito;

Em.mo Card. Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù), in Visita "ad Limina Apostolorum", con gli Ausiliari:

S.E. Mons. Adriano Tomasi Travaglia, O.F.M., Vescovo tit. di Obbi,

S.E. Mons. Guillermo Martín Abanto Guzmán, Vescovo tit. di Pinhel,

S.E. Mons. Raúl Antonio Chau Quispe, Vescovo tit. di Aveia.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Perù, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Miguel Irizar Campos, C.P., Vescovo di Callao

S.E. Mons. Kay Martín Schmalhausen Panizo, S.C.V., Prelato di Ayaviri

S.E. Mons. Mario Busquets Jordá, Prelato di Chuquibamba

S.E. Mons. José María Ortega Trinidad, Prelato di Juli

S.E. Mons. Juan Carlos Vera Plasencia, M.S.C., Prelato di Caravelí

S.E. Mons. Domenico Berni Leonardi, O.S.A., Prelato di Chuquibambilla

S.E. Mons. Miguel La Fay Bardi, O. Carm., Prelato di Sicuani

S.E. Mons. Ricardo García García, Prelato di Yauyos

S.E. Mons. Fortunato Pablo Urcey, O.A.R., Prelato di Chota

S.E. Mons. Sebastián Ramis Torrens, T.O.R., Prelato di Huamachuco

S.E. Mons. Rafael Alfonso Escudero López-Brea, Prelato di Moyobamba

S.E. Mons. Raimundo Revoredo Ruiz, C.M., Vescovo Prelato emerito di Juli.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
+PetaloNero+
00Saturday, May 23, 2009 1:39 AM
Il Papa alle delegazioni della Repubblica di Bulgaria e della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia

Per un'Europa giusta e solidale
fedele alle sue radici cristiane



Un invito a restare fedeli alla testimonianza dei santi copatroni Cirillo e Metodio per costruire un'Europa che resti fedeli alle sue radici cristiane, è stato rivolto dal Papa a una delegazione guidata dal presidente della Repubblica di Bulgaria, Georgi Parvanov, ricevuta in udienza venerdì mattina, 22 maggio, in occasione della festa dei santi apostoli slavi. Questo il discorso del Papa.




Signor presidente,
signore e signori membri della delegazione governativa,
venerati rappresentanti
della Chiesa ortodossa
e della Chiesa cattolica,
Sono particolarmente lieto di porgere a ognuno di voi i miei più cordiali saluti, in questo incontro che si svolge in occasione della festa annuale dei santi Cirillo e Metodio. In questa felice circostanza, desidero rinnovare i miei sentimenti di amicizia verso l'amato popolo bulgaro, le cui radici spirituali - come testimonia ancora la vostra visita odierna - affondano nella predicazione dei santi compatroni dell'Europa. Saluto ognuno di voi con deferenza ed estendo questi sentimenti alle autorità e a tutto il popolo bulgaro, come pure ai responsabili e ai fedeli della Chiesa ortodossa e della Chiesa cattolica presenti nella vostra amata terra.
Questo incontro ci offre l'opportunità di pensare nuovamente all'opera evangelica e sociale realizzata da quei due insigni testimoni del Vangelo che furono i santi Cirillo e Metodio. La loro eredità spirituale ha segnato la vita dei popoli slavi; il loro esempio ha sorretto la testimonianza e la fedeltà di innumerevoli cristiani che, nel corso dei secoli, hanno dedicato la loro esistenza a diffondere il messaggio di salvezza, operando allo stesso tempo per la costruzione di una società giusta e solidale. Possa la loro testimonianza spirituale rimanere viva nella vostra nazione affinché anche la Bulgaria, attingendo a questa fonte di luce e di speranza, contribuisca efficacemente a costruire un'Europa che resti fedele alle sue radici cristiane! I valori di solidarietà e di giustizia, di libertà e di pace, oggi costantemente riaffermati, acquistano in effetti più forza e solidità nell'insegnamento eterno di Cristo, tradotto nella vita dei suoi discepoli di tutti i tempi.
Sono questi i sentimenti che desidero esprimere a ognuno di voi, assicurandovi della mia stima e della mia vicinanza spirituale. Siate certi anche che la Santa Sede continua a seguire con interesse il cammino della vostra nazione e l'impegno di tutti coloro che lavorano per il suo bene. Di tutto cuore, su ognuno di voi invoco l'abbondanza delle benedizioni divine.






I cristiani possono offrire un prezioso contributo alla costruzione di un'Europa del terzo millennio che aspira a un futuro di progresso, giustizia e pace per tutti. Lo ha detto il Papa ad una delegazione guidata dal presidente della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Gjeorge Ivanov, ricevuta in occasione della festa dei santi compatroni d'Europa. Questo il discorso del Papa.



Signor presidente,
onorevoli membri della delegazione,
venerati fratelli della Chiesa ortodossa e della Chiesa cattolica!
Anche quest'anno provo gioia nel ricevervi in occasione della solennità dei santi Cirillo e Metodio. Sono lieto del fatto che nel corso della vostra visita per rendere omaggio ai compatroni d'Europa abbiate espresso il desiderio di incontrarmi, un'occasione che è già divenuta una tradizione. Vi ringrazio per questo gesto ed estendo il mio sincero benvenuto e il mio apprezzamento per i sentimenti che manifestate in quest'occasione. Porgo un benvenuto particolare alle autorità e a tutta la popolazione della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia. Invio anche saluti particolari ai fedeli e a quanti hanno responsabilità pastorali nel vostro Paese. Colgo l'occasione per esprimere i sentimenti di stima e di amicizia che uniscono la Santa Sede all'amato popolo macedone.
La celebrazione annuale della festa dei santi Cirillo e Metodio, maestri della fede e apostoli dei popoli slavi, invita tutti noi che siamo uniti dall'unica fede in Gesù Cristo a contemplare la loro eroica testimonianza evangelica. Al contempo, riceviamo la sfida a preservare il patrimonio di ideali e di valori che hanno trasmesso con le parole e con le azioni. Infatti questo è il contributo più prezioso che i cristiani possono offrire alla costruzione di un'Europa del terzo millennio, che aspira a un futuro di progresso, giustizia e pace per tutti.
La vostra amata patria, influenzata da due grandi santi, cerca di diventare sempre più un luogo di incontro e di dialogo pacifico fra numerose sfere sociali e religiose del Paese. La mia speranza, che rinnovo oggi con tutto il cuore, è continuiate a progredire lungo questo cammino. Mentre invoco la protezione divina sulle autorità della vostra nazione, alla quale rinnovo la vicinanza della Sede Apostolica, desidero assicurarvi della mia stima e della mia amicizia personali.
Ancora una volta, estendo i miei affettuosi buoni auspici a ognuno di voi in questo giorno di festa e offro ferventi preghiere al Signore sia per voi che siete qui oggi sia per tutto il popolo macedone.



(©L'Osservatore Romano - 22-23 maggio 2009)

+PetaloNero+
00Saturday, May 23, 2009 3:59 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Perù, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.I., Arcivescovo di Huancayo;

S.E. Mons. Jaime Rodríguez Salazar, M.C.C.J., Vescovo di Huánuco;

S.E. Mons. Richard Daniel Alarcón Urrutia, Vescovo di Tarma;

S.E. Mons. Antonio Santarsiero Rosa, O.S.I., Vescovo di Huacho;

S.E. Mons. Julián García Centeno, O.S.A., Vescovo tit. di Giro, Vicario Apostolico di Iquitos;

S.E. Mons. Santiago María García de la Rasilla Domínguez, S.I., Vescovo tit. di Voncaria, Vicario Apostolico di Jaén en Perù o San Francisco Javier;

S.E. Mons. Gaetano Galbusera Fumagalli, S.D.B., Vescovo tit. di Mascula, Vicario Apostolico di Pucallpa;

S.E. Mons. Francisco González Hernández, O.P., Vescovo tit. di Tuccabora, Vicario Apostolico di Puerto Maldonado;

S.E. Mons. Juan Tomás Oliver Climent, O.F.M., Vescovo tit. di Legis di Volumnio, Vicario Apostolico di Requena;

S.E. Mons. Alberto Campos Hernández, O.F.M., Vescovo tit. di Vico di Augusto, Vicario Apostolico di San José del Amazonas;

S.E. Mons. Anton Žerdín, O.F.M., Vescovo tit. di Tucca terebentina, Vicario Apostolico di San Ramon;

S.E. Mons. José Luis Astigarraga Lizarralde, C.P., Vescovo tit. di Buleliana, Vicario Apostolico di Yurimaguas;

S.E. Mons. José Ignacio Alemany Grau, C.SS.R., Vescovo emerito di Chachapoyas.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Beniamino Stella, Arcivescovo tit. di Midila, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica;

Comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica.




RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL IV CENTENARIO DELL’ARCIDIOCESI DI AYACUCHO (PERÙ)

Il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del IV centenario dell’arcidiocesi di Ayacucho (Perù), che avranno luogo il 20 luglio 2009.

+PetaloNero+
00Saturday, May 23, 2009 4:00 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLA CELEBRAZIONE CONCLUSIVA DEL MILLENNIO DELLA DEDICAZIONE DELLA CONCATTEDRALE DI SARSINA (ITALIA) (31 MAGGIO 2009)

In data 28 marzo 2009, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo, Suo Inviato Speciale alla celebrazione conclusiva del millennio della dedicazione della Concattedrale di Sarsina (Italia), che avrà luogo il 31 maggio 2009.

La Missione che accompagnerà il Card. Salvatore De Giorgi è composta da:

- Rev.mo Dom Fabrizio Messina Cecchetti, Priore dell’Abbazia benedettina di Santa Maria del Monte (Cesena);

- Rev.do Mons. Pierluigi Tonelli, Parroco della Parrocchia della Madonna delle Rose (Cesena).

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Suo Inviato Speciale:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

SALVATORI S.R.E. Cardinali DE GIORGI

Archiepiscopo emerito Panormitano

Ad omnem laudem insigne se exhibet Sarsinatense concathedrale templum, cuius primaevam aetatem et antiquitatem praeclaram omnino iuvat revocare. Mille namque excesserunt anni ex quo tempore sacra haec aedes dedicata est, magnam vim fidelium saeculorum decursu susceptura. Nemo profecto est qui huius urbis litterarum Latinarum documenta itemque huius templi non noverit praestantiam, quandoquidem primum ibidem humaniora studia floruerunt, post christianum nomen magis ac magis vigere coepit.

Sacrae ideo talis aedis placet repetere memoriam et illius temporis testimonia, cum christiana mens omnes complectebatur in omnibusque rebus luculenter explicabatur, ut homines quoque qui nunc sunt, superiora haec probanda excipientes, transituris posthabitis rebus, aetema persequantur ac supemis beneficiis penitus afficiantur.

Has igitur propter rationes, libentes et laetantes resciimus convenienti cum sollemnitate millenariam recordationem iri celebratum. llague postulatis properanter concedentes Venerabilis Fratris Antonii Lanfranchi, Episcopi Caesenatensis-Sarsinatensis, ut commemoratio haec magnificentius perageretur, mittere statuimus eximium aliquem Praesulem qui partes Nostras tueretur Nostramque simul mentem significaret.

Ad te autem, Venerabilis Frater Noster, sine cunctatione decurrimus, qui consentaneus visus es ad huiusmodi officium suscipiendum ac sustinendum. Idcirco te Missum Extraordinarium. Nostrum, renuntiamus ad millenariam illam commemorationem, quam supra diximus, die XXXI mensis Maii agendam, sollemnitate ipsa eveniente Pentecostes. Exoptamus porro ut extollatur non modo venusta haec aedes, verum et fides ipsa fidelium roboretur. Bona Nostra ideo verba significans Nostramque cohortationem, nomine Nostro et auctoritate Benedictionem Apostolicam universis adstantibus impertias largiter volumus, quae, intercedentibus Beata Maria Virgine et Sancto Vicino, sit supernorum donorum nuntia et insigne animorum renovationis documentum.

Ex Aedibus Vaticanis, die II mensis Aprilis, anno MMIX, Pontificatus Nostri quarto.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Saturday, May 23, 2009 4:00 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: COMPENDIO DELLA LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLA CHIESA IN CINA


Il 27 maggio 2007, Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI inviò una Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese.

"Con questa Lettera" il Santo Padre intende "offrire alcuni orientamenti in merito alla vita della Chiesa e all’opera di evangelizzazione in Cina", per aiutare i cattolici cinesi a scoprire ciò che da loro vuole il Signore e Maestro, Gesù Cristo, «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana» (n. 2).

L’utilità della suddetta Lettera è confermata dalla grande e favorevole accoglienza che è stata ad essa riservata da parte dei cattolici cinesi che hanno potuto conoscerla. Dalle informazioni, che giungono dalla Cina, risulta che il Documento pontificio ha dato origine non soltanto a incontri di studio per approfondire il contenuto ma anche a molte iniziative di carattere pastorale: esso sta diventando un sicuro punto di riferimento per la soluzione dei vari problemi che la comunità cattolica si trova ad affrontare sul piano sia dottrinale sia pratico e disciplinare.

Nel secondo anniversario della pubblicazione della Lettera pontificia, la Santa Sede offre alla Chiesa in Cina un "Compendio", che, secondo il genere letterario catechistico di domande e risposte, ripresenta gli elementi fondamentali, espressi da Benedetto XVI.

Il "Compendio" ripropone fedelmente, nella struttura e nel linguaggio, i contenuti della suddetta Lettera, riportando ampi estratti del suo testo. Esso, con l’aggiunta di alcune note a piè di pagina e di due brevi Appendici, si presenta come un autorevole strumento che può favorire una conoscenza più approfondita del pensiero di Sua Santità su alcuni punti particolarmente delicati.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha approvato il "Compendio" e ne ha autorizzato la pubblicazione come documento della Sede Apostolica.

Il documento sarà disponibile nel sito web ufficiale della Santa Sede, nelle lingue cinese (caratteri semplificati e tradizionali) e inglese, a partire dal 24 maggio corrente.

+PetaloNero+
00Saturday, May 23, 2009 4:01 PM
UDIENZA ALLA COMUNITÀ DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA

Alle 12.30 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i membri della Comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerato Fratello nell'Episcopato,

cari fratelli sacerdoti!

E' per me una gioia rinnovata accogliere e salutare tutti voi, venuti anche quest'anno per manifestare al Successore di Pietro la testimonianza del vostro affetto e della vostra fedeltà. Saluto il Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, Mons. Beniamino Stella, e lo ringrazio per le parole che mi ha cortesemente rivolto, come pure per il servizio che svolge con grande dedizione. Saluto i suoi collaboratori, le Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, e voi tutti, che in questi anni della vostra giovinezza sacerdotale vi state preparando a servire la Chiesa e il suo Pastore universale, in un singolare ministero, quale è appunto quello svolto nelle Rappresentanze Pontificie.

In effetti, il servizio nelle Nunziature Apostoliche si può considerare, in qualche misura, come una specifica vocazione sacerdotale, un ministero pastorale che comporta un particolare inserimento nel mondo e nelle sue problematiche spesso assai complesse, di carattere sociale e politico. E' allora importante che impariate a decifrarle, sapendo che il "codice", per così dire, di analisi e di comprensione di queste dinamiche non può essere che il Vangelo e il perenne Magistero della Chiesa. Occorre che vi formiate alla lettura attenta delle realtà umane e sociali, a partire da una certa sensibilità personale, che ogni servitore della Santa Sede deve possedere, e usufruendo di una esperienza specifica da acquisire durante questi anni. Inoltre, quella capacità di dialogo con la modernità che vi è richiesta, nonché il contatto con le persone e le istituzioni che esse rappresentano, esigono una robusta struttura interiore e una solidità spirituale in grado di salvaguardare e anzi di evidenziare sempre meglio la vostra identità cristiana e sacerdotale. Solo così potrete evitare di risentire degli effetti negativi della mentalità mondana, e non vi lascerete attrarre né contaminare da logiche troppo terrene.

Poiché è il Signore stesso che vi domanda di svolgere nella Chiesa questa missione, attraverso la chiamata del vostro Vescovo che vi segnala e vi pone a disposizione della Santa Sede, è al Signore stesso che dovete sempre e soprattutto far riferimento. Nei momenti di oscurità e di difficoltà interiore, volgete il vostro sguardo verso Cristo che un giorno vi ha fissati con amore e vi ha chiamati a stare con Lui e ad occuparvi, alla sua scuola, del suo Regno. Ricordate sempre che è essenziale e fondamentale per il ministero sacerdotale, in qualunque modo lo si eserciti, mantenere un legame personale con Gesù. Egli ci vuole suoi "amici", amici che cercano la sua intimità, seguono i suoi insegnamenti e si impegnano a farlo conoscere ed amare da tutti. Il Signore ci vuole santi, cioè tutti "suoi", non preoccupati di costruirci una carriera umanamente interessante o comoda, non alla ricerca del plauso e del successo della gente, ma interamente dediti al bene delle anime, disposti a compiere fino in fondo il nostro dovere con la consapevolezza di essere "servi inutili", lieti di poter offrire il nostro povero apporto alla diffusione del Vangelo.

Cari sacerdoti, siate, in primo luogo, uomini di intensa preghiera, che coltivano una comunione di amore e di vita con il Signore. Senza questa solida base spirituale come sarebbe possibile perseverare nel vostro ministero? Chi così lavora nella vigna del Signore sa che quanto viene realizzato con dedizione, con sacrificio e per amore, non va mai perduto. E se talora ci è dato di assaporare il calice della solitudine, dell'incomprensione e della sofferenza, se il servizio ci risulta talora pesante e la croce qualche volta dura da portare, ci sostenga e ci sia di conforto la certezza che Dio sa rendere tutto fecondo. Noi sappiamo che la dimensione della croce, ben simboleggiata nella parabola del chicco di grano che sepolto in terra muore per dare frutto - immagine usata da Gesù poco prima della sua passione - è parte essenziale della vita di ogni uomo e di ogni missione apostolica. In ogni situazione dobbiamo offrire la lieta testimonianza della nostra adesione al Vangelo, accogliendo l'invito dell'apostolo Paolo a vantarci solamente della croce di Cristo, con l'unica ambizione di completare in noi stessi ciò che manca della passione del Signore, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (cfr Col 1,24).

Occasione quanto mai preziosa per rinnovare e rafforzare la vostra risposta generosa alla chiamata del Signore, per intensificare la vostra relazione con Lui, è l'Anno Sacerdotale, che avrà inizio il prossimo 19 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e Giornata di santificazione sacerdotale. Valorizzate al massimo questa opportunità per essere sacerdoti secondo il cuore di Cristo, come san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d'Ars, del quale ci apprestiamo a celebrare il 150º anniversario della morte. Alla sua intercessione e a quella di sant'Antonio Abate, Patrono dell'Accademia, affido questi voti ed auspici. Vegli materna su di voi e vi protegga Maria, Madre della Chiesa. Quanto a me, mentre vi ringrazio per la vostra odierna visita, vi assicuro il mio speciale ricordo nella preghiera, e imparto di cuore la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi, alle reverende Suore, al personale della Casa e a tutti coloro che vi sono cari.
+PetaloNero+
00Monday, May 25, 2009 4:18 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia); Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;

S.E. Rita Levi Montalcini, Professore emerito di Neurobiologia nell’Istituto di Neurobiologia del C.N.R.; Premio Nobel 1986; Accademico della Pontificia Accademia delle Scienze;

S.E. il Signor Bartolomej Kajtazi, Ambasciatore della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, in visita di congedo.




RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI KRIŽEVCI PER I FEDELI DI RITO BIZANTINO (CROAZIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia di Križevci per i fedeli di rito bizantino (Croazia), presentata da S.E. Mons. Slavomir Miklovš, in conformità al can. 210 § 1 del CCEO.

Il Papa ha nominato Vescovo di Križevci per i fedeli di rito bizantino (Croazia) il Rev.do Nikola Kekić, al presente Rettore del Seminario greco-cattolico di Zagabria e Parroco della Concattedrale dei Santi Cirillo e Metodio.

Rev.do Nikola Kekić

Il Rev.do Nikola Kekić è nato il 17 gennaio 1943 a Stari Grad, in Croazia.

Dopo aver frequentato la scuola elementare di Sošice e il ginnasio-liceo presso l’Istituto dei Frati Minori di Zagabria, ha iniziato i corsi filosofici e teologici presso la Facoltà di Teologia Cattolica di Zagabria, ultimandoli presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma, dove ha conseguito il baccalaureato in Teologia.

Dal 1983 al 1986 ha studiato presso il Pontificio Istituto Orientale in Roma, dove ha conseguito la Licenza in Storia della Chiesa.

È stato ordinato sacerdote nella parrocchia di Sošice il 1° novembre 1970.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti ministeri e uffici: parroco a Mrzlo Polje; direttore del Centro spirituale greco-cattolico a Karlovac; parroco a Pribić; Vice-Rettore del Seminario greco-cattolico di Zagabria e nel contempo parroco della Concattedrale dei Santi Cirillo e Metodio; dal 1990 è Rettore del medesimo Seminario e parroco della medesima Concattedrale.

Conosce il croato, l’italiano, il tedesco e l’ucraino.
+PetaloNero+
00Tuesday, May 26, 2009 4:37 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI BANGUI (REPUBBLICA CENTROAFRICANA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Bangui (Repubblica Centroafricana), presentata da S.E. Mons. Paulin Pomodimo, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.



NOMINA DEL VESCOVO DI IDIOFA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Il Papa ha nominato Vescovo di Idiofa (Repubblica Democratica del Congo) il Rev.do P. José Moko Ekanga, sulpiziano, Rettore del Seminario Universitario "Jean XXIII" a Kinshasa.

Rev.do P. José Moko Ekanga, P.S.S.

Il Rev.do P. José Moko Ekanga sulpiziano, è nato il 18 luglio 1958 a Kinshasa, nell’Arcidiocesi di Kinshasa. Dopo la scuola primaria a Kinshasa e quella secondaria all’Istituto letterario di Selembao, ha studiato Filosofia al Seminario St. Kaggwa e Teologia presso le facoltà Cattoliche di Kinshasa (979-1986), terminando con la Licenza in Teologia biblica.

Il 1° agosto 1986 è stato ordinato sacerdote nella Compagnia di San Sulpizio e incardinato nell’arcidiocesi di Kinshasa.

Dopo l'ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1986-1988: Direttore Spirituale al Seminario Maggiore di Filosofia St. Kaggwa; 1988-1989: vive nella Comunità di San Sulpizio in Francia; 1989-1996: Formatore nel Seminario St. Kaggwa; 1993-1997: Presidente dell’Assemblea del clero di Kinshasa/Gombe; 1996-1998: Parroco di San Gyavira a Kinshasa; 1999-2005: Studi di Dottorato in Sacra Scrittura a Lyon e Professore al Seminario San Gal, in Benin; 2005-2007: Parroco nella parrocchia di Sant’Anna, Kinshasa; 2007-2008: Parroco della cattedrale "Notre Dame" di Kinshasa.

Dal 2008 è Rettore del Seminario Universitario "Jean XXIII" a Kinshasa.

Da alcuni anni è anche membro del Consiglio Presbiterale di Kinshasa.



NOMINA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL CENTRO TELEVISIVO VATICANO

Il Santo Padre ha nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione del Centro Televisivo Vaticano S.E. Mons. Claudio Maria Celli, Arcivescovo tit. di Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.



NOMINA DI MEMBRO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

Il Papa ha nominato Membro del Pontificio Consiglio "Cor Unum" il Rev.do Padre Joaquín Alliende, Presidente dell’Associazione "Aiuto alla Chiesa che soffre".
+PetaloNero+
00Tuesday, May 26, 2009 4:37 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


CELEBRAZIONE EUCARISTICA DELLA DOMENICA DI PENTECOSTE


Il 31 maggio 2009, Domenica di Pentecoste, alle ore 9.30, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà nella Basilica Vaticana la Santa Messa della Solennità.

Alla celebrazione sono invitati i fedeli della diocesi di Roma e i pellegrini presenti in città.
+PetaloNero+
00Tuesday, May 26, 2009 4:38 PM
APERTURA DEL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO

Alle 19.30 di questa sera il Santo Padre Benedetto XVI si reca nella Basilica di San Giovanni in Laterano dove inaugura il Convegno della Diocesi di Roma sul tema: "Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale" (26-29 maggio 2009).
+PetaloNero+
00Wednesday, May 27, 2009 3:52 PM
Testo integrale del discorso del Papa al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma


Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari fratelli e sorelle !

Seguendo una ormai felice consuetudine, sono lieto di aprire anche quest'anno il Convegno diocesano pastorale. A ciascuno di voi, che qui rappresentate l'intera comunità diocesana, rivolgo con affetto il mio saluto e un sentito ringraziamento per il lavoro pastorale che svolgete. Per vostro tramite, estendo a tutte le parrocchie il mio saluto cordiale con le parole dell'apostolo Paolo: «A quanti sono in Roma, diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,7). Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario per le incoraggianti parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti, e per l'aiuto che, unitamente ai Vescovi Ausiliari, mi offre nel quotidiano servizio apostolico a cui il Signore mi ha chiamato come Vescovo di Roma.

E' stato appena ricordato che, nel corso del passato decennio, l'attenzione della Diocesi si è concentrata per tre anni inizialmente sulla famiglia; poi, per un successivo triennio, sull'educazione alla fede delle nuove generazioni, cercando di rispondere a quella «emergenza educativa», che è per tutti una sfida non facile; e da ultimo, sempre con riferimento all'educazione, sollecitati dalla Lettera enciclica Spe salvi, avete preso in considerazione il tema dell'educare alla speranza. Mentre ringrazio con voi il Signore del tanto bene che ci ha dato di compiere — penso in particolare ai parroci e ai sacerdoti che non si risparmiano nel guidare le comunità loro affidate — desidero esprimere il mio apprezzamento per la scelta pastorale di dedicare tempo ad una verifica del cammino percorso, con lo scopo di mettere a fuoco, alla luce dell'esperienza vissuta, alcuni ambiti fondamentali della pastorale ordinaria, al fine di meglio precisarli, e renderli più condivisi. A fondamento di questo impegno, al quale attendete già da alcuni mesi in tutte le parrocchie e nelle altre realtà ecclesiali, ci deve essere una rinnovata presa di coscienza del nostro essere Chiesa e della corresponsabilità pastorale che, in nome di Cristo, tutti siamo chiamati ad esercitare. E proprio su questo aspetto vorrei ora soffermarmi.

Il Concilio Vaticano II, volendo trasmettere pura e integra la dottrina sulla Chiesa maturata nel corso di duemila anni, ha dato di essa «una più meditata definizione», illustrandone anzitutto la natura misterica, cioè di «realtà imbevuta di divina presenza, e perciò sempre capace di nuove e più profonde esplorazioni» (Paolo VI, Discorso di apertura della seconda sessione, 29 settembre 1963). Orbene, la Chiesa, che ha origine nel Dio trinitario, è un mistero di comunione. In quanto comunione, la Chiesa non è una realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia, per così dire, in carne e ossa. Il Concilio Vaticano II la descrive «come un sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano». (Lumen gentium, 1). E l'essenza del sacramento è proprio che si tocca nel visibile l’invisibile, che il visibile toccabile apre la porta a Dio stesso. La Chiesa, abbiamo detto, è una comunione, una comunione di persone che, per l'azione dello Spirito Santo, formano il Popolo di Dio, che è al tempo stesso il Corpo di Cristo. Riflettiamo un po' su queste due parole-chiave. Il concetto “Popolo di Dio” è nato e si è sviluppato nell'Antico Testamento: per entrare nella realtà della storia umana, Dio ha eletto un popolo determinato, il popolo di Israele, perché sia il suo popolo. L'intenzione di questa scelta particolare è di arrivare, per il tramite di pochi, ai molti, e dai molti a tutti. L'intenzione, con altre parole, dell'elezione particolare è l'universalità. Per il tramite di questo Popolo, Dio entra realmente in modo concreto nella storia. E questa apertura all'universalità si è realizzata nella croce e nella risurrezione di Cristo. Nella croce Cristo, così dice San Paolo, ha abbattuto il muro di separazione. Dandoci il suo Corpo, Egli ci riunisce in questo suo Corpo per fare di noi una cosa sola. Nella comunione del “Corpo di Cristo” tutti diventiamo un solo popolo, il Popolo di Dio, dove - per citare di nuovo san Paolo - tutti sono una cosa sola e non c'è più distinzione, differenza, tra greco e giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro, scita, schiavo, ebreo, ma Cristo è tutto in tutti. Ha abbattuto il muro della distinzione di popoli, di razze, di culture: tutti siamo uniti in Cristo. Così vediamo che i due concetti – “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo” - si completano e formano insieme il concetto neotestamentario di Chiesa. E mentre “Popolo di Dio” esprime la continuità della storia della Chiesa, “Corpo di Cristo” esprime l'universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione del Signore. Per noi cristiani, quindi, “Corpo di Cristo” non è solo un'immagine, ma un vero concetto, perché Cristo ci fa il dono del suo Corpo reale, non solo di un'immagine. Risorto, Cristo ci unisce tutti nel Sacramento per farci un unico corpo. Quindi il concetto “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo” si completano: in Cristo diventiamo realmente il Popolo di Dio. E “Popolo di Dio” significa quindi “tutti”: dal Papa fino all'ultimo bambino battezzato. La prima Preghiera eucaristica, il cosiddetto Canone romano scritto nel IV secolo, distingue tra servi – “noi servi tuoi” - e “plebs tua sancta”; quindi, se si vuol distinguere, si parla di servi e plebs sancta, mentre il termine “Popolo di Dio” esprime tutti insieme nel loro comune essere la Chiesa.

All'indomani del Concilio questa dottrina ecclesiologica ha trovato vasta accoglienza, e grazie a Dio tanti buoni frutti sono maturati nella comunità cristiana. Dobbiamo però anche ricordare che la recezione di questa dottrina nella prassi e la conseguente assimilazione nel tessuto della coscienza ecclesiale, non sono avvenute sempre e dovunque senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione. Come ho avuto modo di chiarire nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre del 2005, una corrente interpretativa, appellandosi ad un presunto «spirito del Concilio», ha inteso stabilire una discontinuità e addirittura una contrapposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa dopo il Concilio, travalicando a volte gli stessi confini oggettivamente esistenti tra il ministero gerarchico e le responsabilità dei laici nella Chiesa. La nozione di «Popolo di Dio», in particolare, venne da alcuni interpretata secondo una visione puramente sociologica, con un taglio quasi esclusivamente orizzontale, che escludeva il riferimento verticale a Dio. Posizione, questa, in aperto contrasto con la parola e con lo spirito del Concilio, il quale non ha voluto una rottura, un'altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio.

In secondo luogo, va riconosciuto che il risveglio di energie spirituali e pastorali nel corso di questi anni non ha prodotto sempre l'incremento e lo sviluppo desiderati. Si deve in effetti registrare in talune comunità ecclesiali che, ad un periodo di fervore e di iniziativa, è succeduto un tempo di affievolimento dell'impegno, una situazione di stanchezza, talvolta quasi di stallo, anche di resistenza e di contraddizione tra la dottrina conciliare e diversi concetti formulati in nome del Concilio, ma in realtà opposti al suo spirito e alla sua lettera. Anche per questa ragione, al tema della vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, è stata dedicata l'assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi nel 1987. Questo fatto ci dice che le luminose pagine dedicate dal Concilio al laicato non erano ancora state sufficientemente tradotte e realizzate nella coscienza dei cattolici e nella prassi pastorale. Da una parte esiste ancora la tendenza a identificare unilateralmente la Chiesa con la gerarchia, dimenticando la comune responsabilità, la comune missione del Popolo di Dio, che siamo in Cristo noi tutti. Dall'altra, persiste anche la tendenza a concepire il Popolo di Dio come ho già detto, secondo un'idea puramente sociologica o politica, dimenticando la novità e la specificità di quel popolo che diventa popolo solo nella comunione con Cristo.

Cari fratelli e sorelle, viene ora da domandarsi: la nostra Diocesi di Roma a che punto sta? In che misura viene riconosciuta e favorita la corresponsabilità pastorale di tutti, particolarmente dei laici? Nei secoli passati, grazie alla generosa testimonianza di tanti battezzati che hanno speso la vita per educare alla fede le nuove generazioni, per curare gli ammalati e soccorrere i poveri, la comunità cristiana ha annunciato il Vangelo agli abitanti di Roma. Questa stessa missione è affidata a noi oggi, in situazioni diverse, in una città dove non pochi battezzati hanno smarrito la via della Chiesa e quelli che non sono cristiani non conoscono la bellezza della nostra fede. Il Sinodo Diocesano, voluto dal mio amato predecessore Giovanni Paolo II, è stato un'effettiva receptio della dottrina conciliare, e il Libro del Sinodo ha impegnato la Diocesi a diventare sempre più Chiesa viva e operosa nel cuore della città, attraverso l'azione coordinata e responsabile di tutte le sue componenti. La Missione cittadina, che ne seguì in preparazione al Grande Giubileo del 2000, ha consentito alla nostra comunità ecclesiale di prendere coscienza del fatto che il mandato di evangelizzare non riguarda solo alcuni ma tutti i battezzati. E' stata una salutare esperienza che ha contribuito a far maturare nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle associazioni e nei movimenti la consapevolezza di appartenere all'unico Popolo di Dio, che — secondo le parole dell'apostolo Pietro — «Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui» (1 Pt 2,9). E di ciò questa sera vogliamo rendere grazie.

Molta strada tuttavia resta ancora da percorrere. Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi. Pochi sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell'esistente. Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo. E' necessario, al tempo stesso, migliorare l'impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell'essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato. Questa coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità che farà da fermento per gli altri. Affinché tali comunità, anche se qualche volta numericamente piccole, non smarriscano la loro identità e il loro vigore, è necessario che siano educate all'ascolto orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della lectio divina, ardentemente auspicata dal recente Sinodo dei Vescovi. Nutriamoci realmente dell'ascolto, della meditazione della Parola di Dio. A queste nostre comunità non deve venir meno la consapevolezza che sono «Chiesa» perché Cristo, Parola eterna del Padre, le convoca e le fa suo Popolo. La fede, infatti, è da una parte una relazione profondamente personale con Dio, ma possiede una essenziale componente comunitaria e le due dimensioni sono inseparabili. Potranno così sperimentare la bellezza e la gioia di essere e di sentirsi Chiesa anche i giovani, che sono maggiormente esposti al crescente individualismo della cultura contemporanea, la quale comporta come inevitabili conseguenze l'indebolimento dei legami interpersonali e l'affievolimento delle appartenenze. Nella fede in Dio siamo uniti nel Corpo di Cristo e diventiamo tutti uniti nello stesso Corpo e così, proprio credendo profondamente, possiamo esperire anche la comunione tra di noi e superare la solitudine dell'individualismo.

Se è la Parola a convocare la Comunità, è l'Eucaristia a farla essere un corpo: «Poiché c'è un solo pane — scrive san Paolo —, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1 Cor 10,17). La Chiesa dunque non è il risultato di una somma di individui, ma un'unità fra coloro che sono nutriti dall'unica Parola di Dio e dall'unico Pane di vita. La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale. Centro della vita della parrocchia, come ho detto, è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale. Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore, non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la bellezza della liturgia «non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce» (Sacramentum caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città il vero volto della Chiesa.

La crescita spirituale ed apostolica della comunità porta poi a promuoverne l'allargamento attraverso una convinta azione missionaria. Prodigatevi pertanto a ridar vita in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, ai piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la sua Parola, luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità, organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità permette un respiro missionario più largo, che tiene conto della densità della popolazione, della sua fisionomia sociale e culturale, spesso notevolmente diversificata. Sarebbe importante se questo metodo pastorale trovasse efficace applicazione anche nei luoghi di lavoro, oggi da evangelizzare con una pastorale di ambiente ben pensata, poiché per l'elevata mobilità sociale la popolazione vi trascorre gran parte della giornata.

Infine, non va dimenticata la testimonianza della carità, che unisce i cuori e apre all'appartenenza ecclesiale. Alla domanda come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli, l'ascesa da una presunta setta ebrea alla religione dell'Impero, gli storici rispondono che fu particolarmente l'esperienza della carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere la carità è la forma primaria della missionarietà. La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell'uomo. La silenziosa e quotidiana testimonianza della carità, promossa dalle parrocchie grazie all'impegno di tanti fedeli laici, continui ad estendersi sempre di più, perché chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti l'amore del Padre, ricco di misericordia. Siate, dunque, «buoni samaritani» pronti a curare le ferite materiali e spirituali dei vostri fratelli. I diaconi, conformati con l'ordinazione a Cristo servo, potranno svolgere un utile servizio nel promuovere una rinnovata attenzione verso le vecchie e le nuove forme di povertà. Penso inoltre ai giovani: carissimi, vi invito a porre a servizio di Cristo e del Vangelo il vostro entusiasmo e la vostra creatività, facendovi apostoli dei vostri coetanei, disposti a rispondere generosamente al Signore, se vi chiama a seguirlo più da vicino, nel sacerdozio o nella vita consacrata.

Cari fratelli e sorelle, il futuro del cristianesimo e della Chiesa a Roma dipende anche dall'impegno e dalla testimonianza di ciascuno di noi. Invoco per questo la materna intercessione della Vergine Maria, venerata da secoli nella Basilica di Santa Maria Maggiore come Salus populi romani. Come fece con gli Apostoli nel Cenacolo in attesa della Pentecoste, accompagni anche noi e ci incoraggi a guardare con fiducia al domani. Con questi sentimenti, mentre vi ringrazio per il vostro diuturno lavoro, imparto di cuore a tutti una speciale Benedizione Apostolica.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2009&videoclip=864&sett...
+PetaloNero+
00Wednesday, May 27, 2009 3:53 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI ALLENTOWN (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Allentown (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Edward P. Cullen, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Allentown (U.S.A.) Mons. John O. Barres, del clero della diocesi di Wilmington, Cancelliere della medesima diocesi.

Mons. John O. Barres

Mons. John O’ Barres è nato il 20 settembre 1960 a Port Chester (New York). Dopo la scuola elementare, ha frequentato la "Phillips Academy" ad Andover (Massachusetts) e, successivamente, ha conseguito il baccalaureato nella Letteratura Inglese alla "Princeton University" a Princeton (New Jersey) e il "Master of Business Administration" presso la "New York University Graduate School of Business".

Ha seguito gli studi teologici presso il "Theological College" dell’Università Cattolica di America in Washington, dove ha ottenuto la Licenza in Teologia Sistematica.

E’ stato ordinato sacerdote il 21 ottobre 1989 per la diocesi di Wilmington (Delaware).

Dopo l'ordinazione, ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico e la Licenza e il Dottorato in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma.

Nella diocesi di Wilmington ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice-Parroco della "Holy Family Parish" a Newark (1989-1992) e della "Saint Elizabeth Parish" a Wilmington (1992-1996); Vice-Cancelliere (1999-2000) e Cancelliere (2000 al presente).

Inoltre, è Membro del Consiglio Presbiterale, del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale Diocesano.

Nel 2005 è stato nominato Prelato d’Onore di Sua Santità.

Oltre l’inglese, conosce l’italiano, il francese e lo spagnolo.



NOMINA DELL’AUSILIARE DI ST. PAUL AND MINNEAPOLIS (U.S.A.)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare di St. Paul and Minneapolis (U.S.A.) il Rev.do Mons. Lee Anthony Piché, del clero della medesima arcidiocesi, finora Vicario Generale e Moderatore della Curia, assegnandogli la sede titolare vescovile di Tamata.

Rev.do Mons. Lee Anthony Piché

Il Rev.do Mons. Lee Anthony Piché è nato l’8 maggio 1958 a Minneapolis. Ha frequentato la scuola elementare alla "St. John the Baptist School" a New Brighton, e il liceo alla "Irondale High School" a New Brighton. Prima di entrare al "St. Paul Seminary" ha studiato al "St. Thomas College" a St. Paul.

E’ stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di St. Paul per l’arcidiocesi di St. Paul and Minneapolis il 26 maggio 1984.

E’ stato Vicario parrocchiale di "St. Mark" a St. Paul dal 1984 al 1987. Nel 1987 è stato nominato professore alla facoltà della "St. Thomas Academy", e poi, dal 1987 al 1994, ha compiuto gli studi per il dottorato in filosofia prima al "St. Joseph Seminary" a Princeton New Jersey, e poi alla Colombia University" a New York. Di nuovo a St. Paul, dal 1994 al 1999, il Rev.do Piché ha insegnato filosofia alla "St. Thomas University". E’ stato nominato Parroco nel 1999, prima a "St. Joseph in West St. Paul" e nel 2005, a "All Saints in Lakeville".

Il Rev.do Mons. Lee Piché ha inoltre svolto l’ufficio per l’arcidiocesi e le altre diocesi nello Stato di Minnesota, di Presidente del comitato ecumenico, dal 2000 al 2008. Nel 2007, è stato eletto Direttore esecutivo del consiglio presbiterale dell’arcidocesi.

Attualmente, il Rev.do Mons. Piché, dal 16 giugno 2008, è Parroco di "St. Andrew Church" a St. Paul, Vicario Generale dell’arcidiocesi e Moderatore della Curia.

+PetaloNero+
00Wednesday, May 27, 2009 3:54 PM
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su San Teodoro Studita.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Il Santo che oggi incontriamo, san Teodoro Studita, ci porta in pieno medioevo bizantino, in un periodo dal punto di vista religioso e politico piuttosto turbolento. San Teodoro nacque nel 759 in una famiglia nobile e pia: la madre, Teoctista, e uno zio, Platone, abate del monastero di Sakkudion in Bitinia, sono venerati come santi. Fu proprio lo zio ad orientarlo verso la vita monastica, che egli abbracciò all’età di 22 anni. Fu ordinato sacerdote dal patriarca Tarasio, ma ruppe poi la comunione con lui per la debolezza dimostrata nel caso del matrimonio adulterino dell’imperatore Costantino VI. La conseguenza fu l’esilio di Teodoro, nel 796, a Tessalonica. La riconciliazione con l’autorità imperiale avvenne l’anno successivo sotto l’imperatrice Irene, la cui benevolenza indusse Teodoro e Platone a trasferirsi nel monastero urbano di Studios, insieme alla gran parte della comunità dei monaci di Sakkudion, per evitare le incursioni dei saraceni. Ebbe così inizio l’importante "riforma studita".

La vicenda personale di Teodoro, tuttavia, continuò ad essere movimentata. Con la sua solita energia, divenne il capo della resistenza contro l’iconoclasmo di Leone V l’Armeno, che si oppose di nuovo all’esistenza di immagini e icone nella Chiesa. La processione di icone organizzata dai monaci di Studios scatenò la reazione della polizia. Tra l’815 e l’821, Teodoro fu flagellato, incarcerato ed esiliato in diversi luoghi dell’Asia Minore. Alla fine poté tornare a Costantinopoli, ma non nel proprio monastero. Egli allora si stabilì con i suoi monaci dall’altra parte del Bosforo. Morì, a quanto pare, a Prinkipo, l’11 novembre 826, giorno in cui il calendario bizantino lo ricorda. Teodoro si distinse nella storia della Chiesa come uno dei grandi riformatori della vita monastica e anche come difensore delle sacre immagini durante la seconda fase dell’iconoclasmo, accanto al Patriarca di Costantinopoli, san Niceforo. Teodoro aveva compreso che la questione della venerazione delle icone chiamava in causa la verità stessa dell’Incarnazione. Nei suoi tre libri Antirretikoi (Confutazioni), Teodoro fa un paragone tra i rapporti eterni intratrinitari, dove l’esistenza di ciascuna Persona divina non distrugge l’unità, e i rapporti tra le due nature in Cristo, le quali non compromettono, in Lui, l’unica Persona del Logos. E argomenta: abolire la venerazione dell’icona di Cristo significherebbe cancellare la sua stessa opera redentrice, dal momento che, assumendo la natura umana, l’invisibile Parola eterna è apparsa nella carne visibile umana e in questo modo ha santificato tutto il cosmo visibile. Le icone, santificate dalla benedizione liturgica e dalle preghiere dei fedeli, ci uniscono con la Persona di Cristo, con i suoi santi e, per mezzo di loro, con il Padre celeste e testimoniano l’entrare della realtà divina nel nostro cosmo visibile e materiale.

Teodoro e i suoi monaci, testimoni di coraggio al tempo delle persecuzioni iconoclaste, sono inseparabilmente legati alla riforma della vita cenobitica nel mondo bizantino. La loro importanza già si impone per una circostanza esterna: il numero. Mentre i monasteri del tempo non superavano i trenta o quaranta monaci, dalla Vita di Teodoro sappiamo dell’esistenza complessivamente di più di un migliaio di monaci studiti. Teodoro stesso ci informa della presenza nel suo monastero di circa trecento monaci; vediamo quindi l’entusiasmo della fede che è nato nel contesto di questo uomo realmente informato e formato dalla fede medesima. Tuttavia, più che il numero, si rivelò influente il nuovo spirito impresso dal fondatore alla vita cenobitica. Nei suoi scritti egli insiste sull’urgenza di un ritorno consapevole all’insegnamento dei Padri, soprattutto a san Basilio, primo legislatore della vita monastica e a san Doroteo di Gaza, famoso padre spirituale del deserto palestinese. L’apporto caratteristico di Teodoro consiste nell’insistenza sulla necessità dell’ordine e della sottomissione da parte dei monaci. Durante le persecuzioni questi si erano dispersi, abituandosi a vivere ciascuno secondo il proprio giudizio. Ora che era stato possibile ricostituire la vita comune, bisognava impegnarsi a fondo per tornare a fare del monastero una vera comunità organica, una vera famiglia o, come dice lui, un vero "Corpo di Cristo". In tale comunità si realizza in concreto la realtà della Chiesa nel suo insieme.

Un’altra convinzione di fondo di Teodoro è questa: i monaci, rispetto ai secolari, assumono l’impegno di osservare i doveri cristiani con maggiore rigore ed intensità. Per questo pronunciano una speciale professione, che appartiene agli hagiasmata (consacrazioni), ed è quasi un "nuovo battesimo", di cui la vestizione è il simbolo. Caratteristico dei monaci, invece, rispetto ai secolari, è l’impegno della povertà, della castità e dell’obbedienza. Rivolgendosi ai monaci, Teodoro parla in modo concreto, talvolta quasi pittoresco, della povertà, ma essa nella sequela di Cristo è dagli inizi un elemento essenziale del monachesimo e indica anche una strada per noi tutti. La rinuncia alla proprietà privata, questa libertà dalle cose materiali, come pure la sobrietà e semplicità valgono in forma radicale solo per i monaci, ma lo spirito di tale rinuncia è uguale per tutti. Infatti non dobbiamo dipendere dalla proprietà materiale, dobbiamo invece imparare la rinuncia, la semplicità, l’austerità e la sobrietà. Solo così può crescere una società solidale e può essere superato il grande problema della povertà di questo mondo. Quindi in questo senso il radicale segno dei monaci poveri indica sostanzialmente anche una strada per noi tutti. Quando poi espone le tentazioni contro la castità, Teodoro non nasconde le proprie esperienze e dimostra il cammino di lotta interiore per trovare il dominio di se stessi e così il rispetto del proprio corpo e di quello dell’altro come tempio di Dio.

Ma le rinunce principali sono per lui quelle richieste dall’obbedienza, perché ognuno dei monaci ha il proprio modo di vivere e l’inserimento nella grande comunità di trecento monaci implica realmente una nuova forma di vita, che egli qualifica come il "martirio della sottomissione". Anche qui i monaci danno solo un esempio di quanto sia necessario per noi stessi, perché, dopo il peccato originale, la tendenza dell’uomo è fare la propria volontà, il principio primo è la vita del mondo, tutto il resto va sottomesso alla propria volontà. Ma in questo modo, se ognuno segue solo se stesso, il tessuto sociale non può funzionare. Solo imparando ad inserirsi nella comune libertà, condividere e sottomettersi ad essa, imparare la legalità, cioè la sottomissione e l’obbedienza alle regole del bene comune e della vita comune, può sanare una società come pure l’io stesso dalla superbia di essere al centro del mondo. Così san Teodoro ai suoi monaci e in definitiva anche a noi, con fine introspezione, aiuta a capire la vera vita, a resistere alla tentazione di mettere la propria volontà come somma regola di vita e di conservare la vera identità personale - che è sempre una identità insieme con gli altri - e la pace del cuore.

Per Teodoro Studita una virtù importante al pari dell’obbedienza e dell’umiltà è la philergia, cioè l’amore al lavoro, in cui egli vede un criterio per saggiare la qualità della devozione personale: colui che è fervente negli impegni materiali, che lavora con assiduità, egli argomenta, lo è anche in quelli spirituali. Non ammette perciò che, sotto il pretesto della preghiera e della contemplazione, il monaco si dispensi dal lavoro, anche dal lavoro manuale, che in realtà è, secondo lui e secondo tutta la tradizione monastica, il mezzo per trovare Dio. Teodoro non teme di parlare del lavoro come del "sacrificio del monaco", della sua "liturgia", addirittura di una sorta di Messa attraverso la quale la vita monastica diventa vita angelica. E proprio così il mondo del lavoro va umanizzato e l’uomo attraverso il lavoro diventa più se stesso, più vicino a Dio. Una conseguenza di questa singolare visione merita di essere ricordata: proprio perché frutto di una forma di "liturgia", le ricchezze ricavate dal lavoro comune non devono servire alla comodità dei monaci, ma essere destinate all’aiuto dei poveri. Qui possiamo tutti cogliere la necessità che il frutto del lavoro sia un bene per tutti. Ovviamente, il lavoro degli "studiti" non era soltanto manuale: essi ebbero una grande importanza nello sviluppo religioso-culturale della civiltà bizantina come calligrafi, pittori, poeti, educatori dei giovani, maestri di scuole, bibliotecari.

Pur esercitando un’attività esterna vastissima, Teodoro non si lasciava distrarre da ciò che considerava strettamente attinente alla sua funzione di superiore: essere il padre spirituale dei suoi monaci. Egli sapeva quale influsso decisivo avevano avuto nella sua vita sia la buona madre che il santo zio Platone, da lui qualificato col significativo titolo di "padre". Esercitava perciò nei confronti dei monaci la direzione spirituale. Ogni giorno, riferisce il biografo, dopo la preghiera serale si poneva davanti all’iconostasi per ascoltare le confidenze di tutti. Consigliava pure spiritualmente molte persone fuori dello stesso monastero. Il Testamento spirituale e le Lettere mettono in rilievo questo suo carattere aperto e affettuoso, e mostra come dalla sua paternità sono nate vere amicizie spirituali in ambito monastico e anche fuori.

La Regola, nota con il nome di Hypotyposis, codificata poco dopo la morte di Teodoro, fu adottata, con qualche modifica, sul Monte Athos, quando nel 962 sant’Atanasio Athonita vi fondò la Grande Lavra, e nella Rus’ di Kiev, quando all’inizio del secondo millennio san Teodosio la introdusse nella Lavra delle Grotte. Compresa nel suo significato genuino, la Regola si rivela singolarmente attuale. Vi sono oggi numerose correnti che insidiano l’unità della fede comune e spingono verso una sorta di pericoloso individualismo spirituale e di superbia spirituale. E’ necessario impegnarsi nel difendere e far crescere la perfetta unità del Corpo di Cristo, nella quale possono comporsi in armonia la pace dell’ordine e le sincere relazioni personali nello Spirito.

E’ forse utile riprendere alla fine alcuni degli elementi principali della dottrina spirituale di Teodoro. Amore per il Signore incarnato e per la sua visibilità nella Liturgia e nelle icone. Fedeltà al battesimo e impegno a vivere nella comunione del Corpo di Cristo, intesa anche come comunione dei cristiani fra di loro. Spirito di povertà, di sobrietà, di rinuncia; castità, dominio di sé stessi, umiltà ed obbedienza contro il primato della propria volontà, che distrugge il tessuto sociale e la pace delle anime. Amore per il lavoro materiale e spirituale. Amicizia spirituale nata dalla purificazione della propria coscienza, della propria anima, della propria vita. Cerchiamo di seguire questi insegnamenti che realmente ci mostrano la strada della vera vita.


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Saint Théodore le Studite, né en 759, fut un des grands réformateurs de la vie monastique byzantine et un défenseur des images sacrées durant la deuxième période de la crise iconoclaste, aux côtés du Patriarche de Constantinople Nicéphore. En effet, il avait compris que la question de la vénération des icônes mettait en cause la vérité même de l’Incarnation. En réformant la vie monastique, Théodore a voulu faire de chaque monastère une communauté bien organisée, un vrai « Corps du Christ ». Les moines ont pour engagement d’observer les devoirs chrétiens avec une grande rigueur. La profession religieuse est presque un « nouveau baptême », dont la vêture est le symbole. Pour Théodore, l’amour du travail est une vertu aussi importante que l’obéissance et l’humilité. Il y voit un critère pour tester la qualité de la dévotion personnelle. Celui qui est fervent dans ses engagements matériels l’est aussi dans ses engagements spirituels. Il n’admettait pas que sous le prétexte de la prière et de la contemplation, le moine se dispense du travail, qui, en réalité, est le moyen pour trouver Dieu. Théodore s’est comporté en véritable père spirituel de ses moines, se mettant à leur disposition pour les écouter et leur manifestant une véritable amitié spirituelle. La Règle, qui fut codifiée peu après sa mort, fut adaptée avec quelques modifications, sur le Mont Athos. Elle demeure d’une grande actualité.

Je salue avec joie les pèlerins francophones, particulièrement les groupes de jeunes de Bitche, d’Aix-en-Provence et du Luxembourg, ainsi que les pèlerins de l’Archidiocèse de Clermont-Ferrand. A la suite de saint Théodore le Studite, n’ayez pas peur de vous laisser guider par l’Esprit Saint « hôte très doux de nos âmes ». Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today’s catechesis on the life and teaching of Saint Theodore the Studite places us at the heart of the medieval Byzantine period. Born in 759 to a noble and pious family, Theodore entered the monastery at the age of twenty-two. He vigorously opposed the iconoclastic movement since, he argued, abolishing images of Christ entails a rejection of his work of redemption. Theodore also initiated a thorough reform of the disciplinary, administrative and spiritual aspects of monastic life. A particularly important virtue according to Theodore is philergia – the love of work – since diligence in material tasks indicates fervour in one’s spiritual duties. He even described work as a type of "liturgy", asserting that the riches mined from it must be used to help the poor. The Studite’s Rule holds particular relevance for us today because it highlights the unity of faith and the need to resist the danger of spiritual individualism. May we heed Theodore’s summons to nurture the unity of the Body of Christ through well-ordered lives and by cultivating harmonious relationships with one another in the Holy Spirit.

I warmly greet all the English-speaking pilgrims. In a special way, I welcome members of the Schola Cantorum of Assumption Seminary in San Antonio, Texas; seminarians and priests from Sacred Heart Major Seminary in Detroit, Michigan; and members of the Order of Knights of Saint John from Nigeria. God bless all of you!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Heute setzen wir mit dem heiligen Theodoros Studites die Reihe der Katechesen über große Gestalten der mittelalterlichen Kirche fort. Theodoros war wie sein Onkel, der heilige Abt Platon, ein byzantinischer Mönch. Energisch und ohne Scheu vor Verfolgung, Bestrafung und Exil verteidigte er die Verehrung der heiligen Ikonen, denn dabei stand für ihn nicht nur eine Frömmigkeitsform, sondern das gläubige Festhalten an der Menschwerdung Christi und an seinem Erlösungswerk auf dem Spiel. Mit ebensolchem Tatendrang setzte er sich für eine Erneuerung des monastischen Lebens ein und war selbst viele Jahre hindurch Abt und Vorsteher von großen Klöstern mit bis zu 300 Mönchen. Die nach ihm benannte „studitische Reform" betonte das disziplinierte, geordnete und arbeitsame Gemeinschaftsleben nach den evangelischen Räten. Theodoros unterrichtete seine Mönche konkret und praktisch in dieser Form des gottgeweihten Lebens und forderte von ihnen einen wahren Gehorsam ein, der bis zum „Martyrium der Unterwerfung" unter den Willen Gottes und den rechtmäßigen Oberen gehen kann. Zugleich sahen seine Untergebenen in ihm einen geistlichen Vater, dem sie im vertraulichen Gespräch ihr Herz ausschütten konnten, um Orientierung und Ermutigung für ihr Streben nach Vollkommenheit zu erhalten. Die von Theodoros verfaßten Ordensregeln haben bis heute große Bedeutung auf dem berühmten Berg Athos und in vielen anderen Klostergemeinschaften des Ostens.

Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Das Beispiel des heiligen Theodoros und seiner Mönchsgemeinschaft zeigen uns, wie wir gemeinsam als Glieder des einen Leibes Christi unsere Berufung zur Heiligkeit leben können. Dies ist gerade auch in unserer vom Individualismus geprägten Zeit ein Ansporn, auf eigene Ansprüche zu verzichten und dem Wohl des Ganzen zu dienen. Dazu erbitten wir den Beistand des Heiligen Geistes, den Christus seiner Kirche verheißen hat.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

San Teodoro el Estudita nació en el año setecientos cincuenta y nueve en el seno de una familia noble y piadosa. Abrazó la vida monástica a los veintidós años en el monasterio de Sakkudion. Por haber criticado la situación matrimonial irregular del joven Emperador Constantino Sexto, San Teodoro fue desterrado a Tesalónica. De allí pudo regresar a Sakkudion gracias a la intervención de la Emperatriz Irene, madre de Constantino. Para evitar las incursiones de los árabes, se transfirió luego al monasterio de Studios, que bajo su dirección alcanzó gran esplendor y a partir del cual se inició una reforma de la vida monacal, caracterizada por subrayar la necesidad del orden, la obediencia y el amor al trabajo de los monjes. San Teodoro es conocido también por capitanear la resistencia contra la iconoclastia de León Quinto el Armenio, lo que le costó otra vez el exilio en diversos lugares de Asia Menor. Al final, pudo volver a Constantinopla, pero no a su monasterio. Murió el año ochocientos veintiséis. Entre sus obras destacan la Pequeña Catequesis, la Gran Catequesis, el Libro panegírico, las Composiciones poéticas, el Testamento espiritual y las Cartas.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los antiguos alumnos del Colegio de la Inmaculada Concepción, de Barcelona, acompañados por el Señor Cardenal Lluís Martínez Sistach, a los fieles de las Parroquias de la Sagrada Familia y San Pedro, de Santiago de Chile, así como a los demás grupos procedentes de España, México y otros países latinoamericanos. Que vuestra peregrinación al sepulcro de los Apóstoles aumente vuestra fe y vuestro amor a la Iglesia. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Uma saudação amiga e encorajadora para todos os peregrinos de língua portuguesa! Este nosso encontro tem lugar na novena do Pentecostes, que quer recriar sentimentos de fraterna benevolência e humilde adoração nos corações e comunidades, como argila nas mãos de Deus à espera do sopro vivificador do Espírito Santo. Venha Ele sobre os grupos brasileiros das dioceses de Bauru, São José dos Campos e São Paulo e também sobre os fiéis cristãos de Paderne e de Lisboa. Sobre todos os presentes e seus familiares, desça a minha Bênção.


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam pielgrzymów polskich. Wczoraj w Polsce obchodziliście Dzień Matki. Nawiązując do tej okoliczności, dziękuję Bogu wraz z wami za święty dar, którym dla dziecka, rodziny, dla każdego z nas jest matka, jej miłość, jej serce. Najczulszej z Matek, Maryi, w miesiącu Jej poświęconym, zawierzam wszystkie matki, ich radości i troski. Im i wam wszystkim z serca błogosławię.

[Saluto i pellegrini polacchi. Ieri in Polonia avete festeggiato la Festa della Mamma. Riferendomi a tale lieta ricorrenza, ringrazio Dio con voi, per il santo dono che il cuore e l’amore di ogni madre rappresentano per i suoi bambini, per la sua famiglia e per ognuno di noi. A Maria, Madre affettuosissima, nel mese a Lei dedicato, affido tutte le mamme, le loro gioie e le loro tristezze. A loro e a voi tutti, una benedizione di cuore.]


○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca pozdravujem pútnikov z Kráľovej pri Senci, Belej nad Cirochou, Zemplínskych Hámrov, Košíc, Sniny-Sídliska, Bobrovca, Skalice, Liptovského Mikuláša a Ružomberka.
Bratia a sestry, budúcu nedeľu budeme sláviť sviatok Zoslania Ducha Svätého na apoštolov. Prosme Boha o zoslanie darov jeho Ducha, aby sme odvážne svedčili o svojej viere. S láskou žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto di cuore i pellegrini provenienti da Kráľová pri Senci, Belá nad Cirochou, Zemplínske Hámre, Košice, Snina-Sídlisko, Bobrovec, Skalica, Liptovský Mikuláš e Ružomberok.
Fratelli e sorelle, domenica prossima celebreremo la Solennità della Pentecoste. Preghiamo Dio che mandi i doni del suo Spirito perché possiamo divenire testimoni coraggiosi della nostra fede. Con affetto benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

S velikom radošću pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Svete Anastazije iz Samobora i župe Svih Svetih iz Livna te župni zbor župe Svetog Stjepana iz Opuzena! Pogleda uprta u nebo, bez prestanka molite Gospodina, da pošalje svoga Duha Branitelja na vaše obitelji i župne zajednice, na Crkvu i čitav svijet te tako obnovi lice zemlje. Hvaljen Isus i Marija!

[Con grande gioia saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di Santa Anastazija di Samobor e della parrocchia dei Tutti Santi di Livno e il coro parrocchiale della parrocchia di San Stepfano di Opuzen! Con lo sguardo fisso al cielo, pregate senza fine il Signore, affinché mandi il suo Spirito Paraclito sulle vostre famiglie e sulle comunità parrocchiale, sulla Chiesa e sul tutto il Mondo, e così rinnovi il volto della Terra. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Saluto ora i pellegrini di lingua italiana. In particolare, rivolgo un affettuoso benvenuto ai preti novelli di Verona e di Bergamo, accompagnati dai rispettivi Vescovi, ed auguro loro di saper guardare il mondo con gli occhi di Gesù, per recare ai fratelli la sua parola di salvezza. Saluto i membri della Fondazione San Matteo in memoria del Cardinale Van Thuan, qui convenuti con il Cardinale Renato Raffaele Martino. A ciascuno rivolgo il mio saluto e li ringrazio per l’attività che generosamente svolgono per diffondere la dottrina sociale della Chiesa e soprattutto far sentire la vicinanza della Chiesa a quanti sono poveri materialmente e spiritualmente. Saluto i fedeli della diocesi di Cassano allo Ionio, venuti a Roma con il loro Vescovo Mons. Vincenzo Bertolone e li invito ad attingere dall'Eucarestia l’energia spirituale per essere testimoni del Vangelo della carità, seguendo l'esempio dei Santi che hanno evangelizzato la Calabria.

Rivolgo, infine, il mio saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Chiesa ha ricordato ieri San Filippo Neri, che si distinse per la sua allegria e per la sua dedizione ai poveri e agli ammalati, e specialmente alla gioventù. Cari giovani, imparate da questo Santo a vivere con semplicità evangelica. Cari malati, vi aiuti San Filippo Neri a fare della vostra sofferenza un'offerta al Padre celeste, in unione a Gesù crocifisso. E voi, cari sposi novelli, sorretti dalla sua intercessione, siate costruttori di famiglie illuminate dalla sapienza evangelica.
+PetaloNero+
00Thursday, May 28, 2009 7:19 PM
UDIENZA ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula del Sinodo, in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Membri dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli Vescovi italiani,

sono lieto di incontrarvi ancora una volta tutti insieme, in occasione di questo significativo appuntamento annuale che vi vede riuniti in assemblea per condividere le ansie e le gioie del vostro ministero nelle Diocesi della diletta Nazione italiana. La vostra assemblea, infatti, esprime visibilmente e promuove quella comunione di cui la Chiesa vive, e che si attua anche nella concordia delle iniziative e dell’azione pastorale. Con la mia presenza vengo a confermare quella comunione ecclesiale che ho visto costantemente accrescersi e rinsaldarsi. In particolare, ringrazio il Cardinale Presidente che, a nome di tutti, ha confermato la fraterna adesione e la cordiale comunione con il magistero e il servizio pastorale del Successore di Pietro, riaffermando così la singolare unità che lega la Chiesa in Italia alla Sede Apostolica. Ho ricevuto in questi mesi veramente tante commoventi testimonianze di questa adesione. Vi posso solo dire con tutto il cuore: grazie! In questo clima di comunione si può nutrire proficuamente della Parola di Dio e della grazia dei sacramenti il popolo cristiano, che sperimenta il profondo inserimento nel territorio, il vivo senso della fede e la sincera appartenenza alla comunità ecclesiale: tutto ciò grazie alla vostra guida pastorale, al servizio generoso di tanti presbiteri e diaconi, di religiosi e fedeli laici che, con assidua dedizione, sostengono il tessuto ecclesiale e la vita quotidiana delle numerose parrocchie disseminate in ogni angolo del Paese. Non ci nascondiamo le difficoltà che esse incontrano nel condurre i propri membri ad una piena adesione alla fede cristiana nel nostro tempo. Non a caso si invoca da varie parti un loro rinnovamento nel segno di una crescente collaborazione dei laici, e di una loro corresponsabilità missionaria.

Per queste ragioni avete voluto opportunamente approfondire nell’azione pastorale l’impegno missionario, che ha caratterizzato il cammino della Chiesa in Italia dopo il Concilio, mettendo al centro della riflessione della vostra assemblea il compito fondamentale dell’educazione. Come ho avuto modo a più riprese di ribadire, si tratta di una esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa, che oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza e, perfino, dell’emergenza. Avete avuto modo, in questi giorni, di ascoltare, riflettere e discutere sulla necessità di porre mano ad una sorta di progetto educativo che nasca da una coerente e completa visione dell’uomo quale può scaturire unicamente dalla perfetta immagine e realizzazione che ne abbiamo in Cristo Gesù. È Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come un’altissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato. In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita, e la legittimità stessa dell’educazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella «speranza affidabile» (Spe salvi, 1) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo. In riferimento a questo fondato atto d’amore per l’uomo può sorgere una alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale.

La conclusione, domenica prossima, del triennio dell’Agorà dei giovani italiani, che ha visto impegnata la vostra Conferenza in un percorso articolato di animazione della pastorale giovanile, costituisce un invito a verificare il cammino educativo in atto e a intraprendere nuovi progetti per una fascia di destinatari, quella delle nuove generazioni, estremamente ampia e significativa per le responsabilità educative delle nostre comunità ecclesiali e della società tutta. L’opera formativa, infine, si allarga anche all’età adulta, che non è esclusa da una vera e propria responsabilità di educazione permanente. Nessuno è escluso dal compito di prendersi a cura la crescita propria e altrui verso la «misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).

La difficoltà di formare autentici cristiani si intreccia fino a confondersi con la difficoltà di far crescere uomini e donne responsabili e maturi, in cui coscienza della verità e del bene e libera adesione ad essi siano al centro del progetto educativo, capace di dare forma ad un percorso di crescita globale debitamente predisposto e accompagnato. Per questo, insieme ad un adeguato progetto che indichi il fine dell’educazione alla luce del modello compiuto da perseguire, c’è bisogno di educatori autorevoli a cui le nuove generazioni possano guardare con fiducia. In questo Anno paolino, che abbiamo vissuto nell’approfondimento della parola e dell’esempio del grande Apostolo delle genti, e che avete in vari modi celebrato nelle vostre Diocesi e proprio ieri tutti insieme nella Basilica di San Paolo fuori le mura, risuona con singolare efficacia il suo invito: «Fatevi miei imitatori» (1Cor 11,1). Una parola coraggiosa, ma un vero educatore mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare coloro che gli sono affidati. Ne siamo consapevoli noi stessi, posti come guide in mezzo al popolo di Dio, ai quali l’apostolo Pietro rivolge, a sua volta, l’invito a pascere il gregge di Dio facendoci «modelli del gregge» (1Pt 5,3). Anche questa è una parola sulla quale meditare.

Risulta pertanto singolarmente felice la circostanza che ci vede pronti a celebrare, dopo l’anno dedicato all’Apostolo delle genti, un Anno sacerdotale. Siamo chiamati, insieme ai nostri sacerdoti, a riscoprire la grazia e il compito del ministero presbiterale. Questo ministero è un servizio alla Chiesa e al popolo cristiano che esige una profonda spiritualità. In risposta alla vocazione divina, tale spiritualità deve si nutrirsi della preghiera e di una intensa unione personale con il Signore per poterlo servire nei fratelli attraverso la predicazione, i sacramenti, una ordinata vita di comunità e l’aiuto ai poveri. In tutto il ministero sacerdotale risalta, in tal modo, l’importanza dell’impegno educativo, perché crescano persone libere, veramente libere, e cioè responsabili, cristiani maturi e consapevoli.

Non c’è dubbio che dallo spirito cristiano attinga vitalità sempre rinnovata quel senso di solidarietà che è profondamente radicato nel cuore degli italiani e trova modo di esprimersi con particolare intensità in alcune circostanze drammatiche della vita del Paese, ultima delle quali è stato il devastante terremoto che ha colpito talune aree dell’Abruzzo. Come già detto dal vostro presidente, ho avuto modo, nella mia visita a quella terra tragicamente ferita, di rendermi conto di persona dei lutti, del dolore e dei disastri prodotti dal terribile sisma, ma anche, questo è stato per me realmente molto impressionante, della fortezza d’animo di quelle popolazioni insieme al movimento di solidarietà che si è prontamente avviato veramente da tutte le parti d’Italia. Le nostre comunità hanno risposto con grande generosità alla richiesta di aiuto che saliva da quella regione sostenendo le iniziative promosse dalla Conferenza Episcopale tramite le Caritas. Desidero rinnovare ai Vescovi abruzzesi e, attraverso di loro, alle comunità locali l’assicurazione della mia costante preghiera e della perdurante affettuosa vicinanza.

Da mesi stiamo constatando gli effetti di una crisi finanziaria ed economica che ha colpito duramente lo scenario globale e raggiunto in varia misura tutti i Paesi. Nonostante le misure intraprese a vari livelli, gli effetti sociali della crisi non mancano di farsi tuttora sentire, e anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle famiglie. Desidero pertanto esprimere il mio apprezzamento e incoraggiamento per l’iniziativa del fondo di solidarietà denominato "Prestito della speranza", che avrà proprio domenica prossima un momento di partecipazione corale nella colletta nazionale, che costituisce la base del fondo stesso. Questa rinnovata richiesta di generosità, che si aggiunge alle tante iniziative indette da numerose Diocesi, evocando il gesto della colletta promossa dall’apostolo Paolo a favore della Chiesa di Gerusalemme, è una eloquente testimonianza della condivisione dei pesi gli uni degli altri. In un momento di difficoltà, che colpisce in modo particolare quanti hanno perduto il lavoro, ciò diventa un vero atto di culto che nasce dalla carità suscitata dallo Spirito del Risorto nel cuore dei credenti. È un annuncio eloquente della conversione interiore generata dal Vangelo e una manifestazione toccante della comunione ecclesiale.

Una forma essenziale di carità su cui le Chiese in Italia sono vivamente impegnate è anche quella intellettuale. Ne è un esempio significativo l’impegno per la promozione di una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto e momento, con un’attenzione particolare a quella segnata da condizioni di grande fragilità e precarietà. Tale impegno è ben testimoniato dal manifesto "Liberi per vivere. Amare la vita fino alla fine", che vede il laicato cattolico italiano concorde nell’operare affinché non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull’uomo e la promozione dell’autentico bene delle persone e della società. I "sì" e i "no" che vi si trovano espressi disegnano i contorni di una vera azione educativa e sono espressione di un amore forte e concreto per ogni persona. Il pensiero torna dunque al tema centrale della vostra assemblea - il compito urgente dell’educazione - che esige il radicamento nella Parola di Dio e il discernimento spirituale, la progettualità culturale e sociale, la testimonianza dell’unità e della gratuità.

Carissimi Confratelli, pochi giorni appena ci separano dalla solennità di Pentecoste, in cui celebreremo il dono dello Spirito che abbatte le frontiere e apre alla comprensione della verità tutta intera. Invochiamo il Consolatore che non abbandona chi a Lui si rivolge, affidandoGli il cammino della Chiesa in Italia e ogni persona che vive in questo amatissimo Paese. Venga su tutti noi lo Spirito di vita e accenda i nostri cuori col fuoco del suo infinito amore.

Di cuore benedico voi e le vostre comunità!
+PetaloNero+
00Thursday, May 28, 2009 7:19 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL XVII CENTENARIO DEL MARTIRIO DEL VESCOVO SAN QUIRINO (KRK, CROAZIA - 4 GIUGNO 2009)

In data 4 aprile 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l’Em.mo Card. Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagreb, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del XVII centenario del martirio del Vescovo San Quirino, che avranno luogo a Krk (Croazia) il 4 giugno 2009.

La Missione che accompagnerà l'Em.mo Card. Josip Bozanić è composta dai seguenti ecclesiastici:

- Rev.do Mons. Ivan Kordić, Vicario Generale, Responsabile per la promozione ed il coordinamento della Pastorale della famiglia nella Diocesi;

- Rev.do Mons. Franjo Velcić, Preposito del Capitolo Cattedrale di Krk, Professore di Storia ecclesiastica e Patrologia presso la Facoltà teologica di Zagabria ed Archivista della Curia diocesana.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Suo Inviato Speciale:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

IOSEPHO S.R.E. CARDINALI BOZANIĆ
Archiepiscopo Metropolitae Zagrebiensi

Passio sancti Quirini, episcopi Sisciacensis in Illyrico et martyris, qui sub Galerio imperatore pro Christi fide, molari ad collum religato, in flumen praecipitatus est, hoc anno sollemniore modo memoratur, quoniam ab illo die mille septingenti transacti sunt anni. De quo Pastore merito dici potest quod Apostolus de primis Christi discipulis scripsit: "In omnibus tribulationem patimur, sed non angustiamur; aporiamur, sed non destituimur; persecutionem patimur, sed non derelinquimur; deicimur, sed non perimus; semper mortificationem Iesu in corpore circumferentes, ut et vita Iesu in corpore nostro manifestetur" (2 Cor 4,8-10).

Ideo gaudentes notitiam percepimus in dioecesi Veglensi, cuius iste Sanctus caelestis est Patronus, septemdecim elapsis saeculis ab eius glorioso martyrio, sacros Pastores et populum christianum varia per spiritalia ac pastoralia incepta annum iubilarem in honorem sancti Quirini celebrare; quod vidimus et testamur, dum in audientia generali Romae paucos ante menses Ipsi salutavimus Venerabilem Fratrem Valtherum Župan, Episcopum Veglensem, una cum coetu peregrinantium ex grege ei commisso.

Permoti quidem nunc pia postulatione eiusdem sacri Pastoris, decernimus illuc mittere Patrem Purpuratum ad proximum illius particularis Ecclesiae Patroni festum sollemniore ritu celebrandum, quo die IV proximi mensis Iunii Annus Iubilaris concludetur. Ad te autem fidentes recurrimus, Venerabilis Frater Noster, qui ibidem quondam fuisti Episcopus, Patronum hunc devotione prosequens et populum fidelem praecipue diligens. His proinde Litteris te Nostrum Missum Extraordinarium ad memoratam celebrationem libenter destinamus.

Die igitur IV mensis Iunii liturgicis celebrationibus Nostro nomine praesidebis Nostramque benignam omnibus significabis salutationem. Populum hortaberis ad ferventem erga sanctum Quirinum devotionem, ut ipse a Divino Pastore plurimas impetret gratias in bonum tum universae dioecesis Veglensis tum etiam aliorum hominum sive in Croatiae regionibus sive in toto terrarum orbe.

Denique Benedictionem Nostram Apostolicam imo ex corde tibi imprimis, deinde dilectis Pastoribus ac filiis et filiabus eiusdem Ecclesiae particularis illic congregatis omnibusque faustum hunc eventum participantibus amanter dilargimur.

Ex Aedibus Vaticanis, die IV mensis Aprilis, anno MMIX, Pontificatus Nostri quarto.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Friday, May 29, 2009 4:09 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Ambasciatori di: Mongolia, India, Benin, Nuova Zelanda, Sud Africa, Burkina Faso, Namibia, Norvegia, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

Em.mo Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il Papa ha ricevuto oggi in Udienza:
Em.mo Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il DialogoInterreligioso.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
+PetaloNero+
00Friday, May 29, 2009 4:09 PM
LE LETTERE CREDENZIALI DEGLI AMBASCIATORI DI: MONGOLIA, INDIA, BENIN, NUOVA ZELANDA, SUD AFRICA, BURKINA FASO, NAMIBIA, NORVEGIA


Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, le Loro Eccellenze i Signori Ambasciatori di: Mongolia, India, Benin, Nuova Zelanda, Sud Africa, Burkina Faso, Namibia e Norvegia.

Di seguito pubblichiamo i discorsi consegnati dal Papa agli Ambasciatori degli Stati sopra elencati, nonché i cenni biografici essenziali di ciascuno:


DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DELLA MONGOLIA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. DANZANNOROV BOLDBAATAR

Your Excellency,

I am pleased to extend a cordial welcome to you as you present the Credential Letters appointing you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of Mongolia to the Holy See. Grateful for the warm greeting which you have conveyed to me on behalf of your President, Mr. Nambaryn Enkhbayar, I reciprocate with my own best wishes for his health and well-being. I assure him and all the citizens of Mongolia of my prayers as they continue to promote peace and social harmony at home and abroad.

I am grateful, Mr. Ambassador, that the cooperative spirit which has marked the diplomatic ties between Mongolia and the Holy See has yielded much fruit. An explicit and mutual recognition of the benefits to be gained through diplomatic relations paved the way for the establishment of the Apostolic Prefecture of Ulaanbaatar, thus making it possible to coordinate more effectively the pastoral care of Catholics in Mongolia and to give a new impetus to their charitable activities for the good of all your fellow citizens. A particular sign of this fruitful collaboration was the dedication of Saints Peter and Paul Cathedral in July of 2002, which took place on the auspicious occasion of the 10th Anniversary of diplomatic ties between Mongolia and the Holy See. I wish to voice personally my deep gratitude for all that your Government and the local civil authorities did to make this historic event possible. Not only did it help to build a sense of unity between the Catholic faithful in your land and their fellow believers throughout the world, it also bore clear witness to Mongolia’s long-standing respect for religious freedom. This fundamental human right, enshrined in Mongolia’s Constitution and upheld by its citizens as conducive to the full development of the human person, allows them to search for the truth, engage in dialogue and fulfil their duty to worship God immune from any undue coercion.

The opportunity for adherents of different religions to speak and listen to one another has a vital role in strengthening the human family. You have referred to the bold initiative of Chinggis Khan in the 13th century to invite Muslims, Christians, Buddhists and Daoists to live together on the steppes of Mongolia: a gesture that continues to find expression in the openness of the Mongolian people, who treasure the religious customs passed down from generation to generation, and who show a profound respect for traditions other than their own. This religious earnestness was especially evident as Mongolia emerged from years of oppression under a totalitarian regime. In this time of greater peace and stability, I heartily encourage forums that facilitate the amicable exchange of ideas about religion and how it contributes to the good of civil society. Peoples who practise religious tolerance have an obligation to share the wisdom of this tenet with the entire human family, so that all men and women might perceive the beauty of tranquil co-existence and have the courage to build a society that respects human dignity and acts upon the divine injunction to love one’s neighbour (cf. Mk 12:32).

Your Excellency, this spirit of fraternal cooperation will serve Mongolia well as she strives to achieve goals for development in the years ahead. As you have noted, foremost among these is the reduction of poverty and unemployment. These objectives are placed within the framework of the overall economic growth and equitable distribution of goods your country wishes to sustain in the long-term future. The values of fairness and trust in the marketplace upheld by the Mongolian people provide a sure foundation to meet these goals. Criteria for designing programmes to this end must reflect social as well as commutative justice (cf. Compendium of the Social Doctrine of the Church, 303); they must take into account the objective value of work rendered, the dignity of the subjects who perform it, the varying needs of citizens, and the merit that justly corresponds to the quality of work done (cf. Centesimus Annus, 35).

Mongolia is a country which acknowledges that human well-being cannot be measured solely in terms of wealth. Educational achievement – of which literary and artistic accomplishments are reliable indicators – is also an essential feature of a flourishing society. I am appreciative that your country has singled out the need to expand educational opportunities for the betterment of all its people. Systems of instruction must not, of course, neglect the technological formation that enables students to acquire and maintain gainful employment in this age of rapid globalization and technological progress. At the same time, an integral education attends to man as a whole rather than simply his ability to produce. In particular, the young deserve a comprehensive intellectual and spiritual formation that opens their eyes to the dignity of every human person and inspires them to hone the virtues necessary to place themselves at the service of all mankind. I therefore encourage the initiatives undertaken by your Government to increase access to education and to buttress it with a clear view of what is genuinely good for human beings.

For its part, the Catholic community, though still small in Mongolia, is eager to offer its assistance in fostering interreligious dialogue, promoting development, expanding educational opportunities, and furthering the noble goals that strengthen the solidarity of the human family and turn its gaze to the action of the divine in the world. While recognizing the due autonomy of the political community, the Catholic Church is compelled to cooperate with civil society in ways suitable to the circumstances of the time and place in which the two find themselves living together.

I therefore thank you, Mr. Ambassador, for the kind assurance of Mongolia’s desire to build upon the accomplishments that have sprung from the diplomatic relations forged between your nation and the Holy See. As you begin your mission, I assure you that the various offices of the Roman Curia are ready to assist you in the fulfilment of your duties, and I invoke the abundant blessings of Almighty God upon you, the members of your family and all the citizens of Mongolia.

S.E. il Sig. Danzannorov Boldbaatar

Ambasciatore di Mongolia presso la Santa Sede

È nato il 16 luglio 1956.

È sposato ed ha due figli.

Laureato in economia (Università nazionale, Ulanbaatar, 1978), si è specializzato in economia internazionale (Accademia di Commercio internazionale, Mosca, 1987).

Direttore della "Kompleximport", impresa statale dipendente dal Ministero degli Affari Esteri (1978-1990), ha ricoperto successivamente i seguenti incarichi: Addetto per il commercio e l’economia presso la Missione Permanente dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra (1990-1993); Esperto di commercio presso il Ministero del Commercio e dell’Industria (1993-1994); Direttore generale della Società "Fortuna", in Ulaanbaatar (1994-1996); Direttore di dipartimento presso il Ministero degli Affari Esteri (1996-2000); Consigliere della Missione presso le Nazioni Unite a Ginevra (2000-2002); Rappresentante della Camera nazionale di Commercio ed Industria della Mongolia in Svizzera (2002-2005).

Dal 2005 è Ambasciatore in Svizzera e Rappresentante permanente presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ove risiede.

Parla l’inglese, il francese e il russo.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DELL’INDIA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. LA SIG.NA CHITRA NARAYANAN

Madam Ambassador,

I am pleased to welcome you today and to accept the Letters accrediting you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic of India to the Holy See. Thanking you for the kind words which you have addressed to me in your own name and on behalf of the Government, I would ask to reciprocate my own respectful greetings to Her Excellency, Mrs Pratibha Patil, President of the Republic, and to the re-elected Prime Minister, His Excellency Mr Manmohan Singh, assuring them of my prayers for their well-being and for that of all the people of India.

India is a land fertile with ancient wisdom. Her people, representing many different religions and cultures, are sensitive to the need for self-awareness, integrity and harmonious coexistence with one’s neighbour for overall personal and social well-being. The immense variety within your borders opens a range of possibilities for dialogue between philosophies and religious traditions intent upon probing life’s deepest questions. Cultivating this dialogue not only enriches your own Nation but serves as an example to others throughout Asia and indeed throughout the world.

Notwithstanding the financial hardships currently facing the entire global community, India has made remarkable economic strides in recent years. Other nations have drawn inspiration from the diligence, human ingenuity and foresight which have contributed to your country’s growth. Increased prosperity calls for heightened vigilance to ensure that the poor are protected from being exploited by the unbridled mechanisms of the economy which often tend to profit only an elite few. Hence the motive for your Country’s ambitious rural jobs programme which was designed to help the disadvantaged – especially the rural poor – to earn a subsistent wage by participating in building projects and other cooperative initiatives. Programmes such as this show that labour is never a mere commodity but a specifically human activity. They must therefore be implemented in a way that upholds human dignity and repudiates any temptation to favouritism, corruption or fraud.

The principle of subsidiarity is of particular value in this regard. A society that allows subordinate organizations to perform their proper activities encourages citizens to take an active part in building up the common good, placing themselves at the service of others and committing themselves to resolving differences justly and peacefully. Subsidiarity both presupposes and fosters individual responsibility, enjoining all members of society to seek the good of others as their own. While bureaucratic structures are necessary, it must always be kept in mind that the various levels of governance – national, regional, and local – are oriented towards the service of citizens, as they themselves are administered by citizens.

Democratic systems of governance must be kept in check by broad social participation. Having recently completed an important round of national elections, India has shown the world that this key democratic process is not only possible, but can be conducted in an atmosphere of civility and peace. As the newly elected face the challenges ahead of them, I am confident that the same spirit of patient cooperation will prevail, sustaining them in their weighty responsibility of drafting laws and deliberating social policy. May they be ready to subordinate special interests, placing them within the wider context of the common good which is an essential and indispensable goal of political authority (cf. Compendium of the Social Doctrine of the Church, 409).

Madam Ambassador, as Chief Shepherd of the Catholic Church, I join religious and governmental leaders throughout the world who share a common desire that all members of the human family enjoy the freedom to practise religion and engage in civil life without fear of adverse repercussions on account of their beliefs. I therefore cannot help but express my deep concern for Christians who have suffered from outbreaks of violence in some areas within your borders. Today I have the opportunity to express my appreciation for your Country’s efforts to provide the afflicted with shelter and assistance, relief and rehabilitation, as well as for the measures taken to implement criminal investigations and fair judicial processes to resolve these issues. I appeal to all to show respect for human dignity by rejecting hatred and renouncing violence in all its forms.

For her part, the Catholic Church in your Country will continue to play a role promoting peace, harmony and reconciliation between followers of all religions, especially through education and formation in the virtues of justice, forbearance and charity. Indeed, this is the inherent goal of all genuine forms of education since – in conformity with the dignity of the human person and the call of all men and women to live in community – they aim at cultivating moral virtues and preparing young people to embrace their social responsibilities with a refined sensibility for what is good, just and noble.

Madam Ambassador, as you assume your responsibilities within the diplomatic community accredited to the Holy See, I offer you my good wishes for the successful fulfilment of your high mission. I assure you that the various offices and departments of the Roman Curia will always be ready to assist you. Upon yourself and upon the beloved people of India I invoke abundant divine blessings.

S.E. la Sig.na Chitra Narayanan

Ambasciatore dell’India presso la Santa Sede

È nata il 10 agosto 1952.

Laureata in Scienze politiche, ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1978, ricoprendo i seguenti incarichi: Funzionario presso il Ministero degli Affari Esteri (1978-1980); Terzo e Secondo Segretario di Ambasciata a Roma (1980-1983); Secondo e Primo Segretario di Ambasciata a Nairobi (1983-1986); Sotto-Segretario presso il Ministero degli Affari Esteri (1986-1991); Primo Segretario e Consigliere di Ambasciata a Washington (1991-1994); Direttore di Ricerca e Segretario aggiunto per le ricerche speciali a New Delhi (1995-2001); Ambasciatore a Stoccolma (2001-2004); Ambasciatore ad Ankara (2005-2008).

Attualmente è Ambasciatore a Berna, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DEL BENIN PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. CHARLES BORROMÉE TODJINOU

Monsieur l’Ambassadeur

Je suis heureux de vous accueillir au Vatican au moment où vous présentez les Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire du Bénin près le Saint-Siège. Je vous exprime ma gratitude pour les aimables paroles que vous m’avez adressées ainsi que pour le message chaleureux que vous m’avez transmis de la part de Son Excellence Monsieur Boni Yayi, Président de la République. En retour, dans l’heureux souvenir de la visite qu’il m’a rendue au Vatican, je vous serais reconnaissant de lui faire parvenir mes remerciements et l’assurance de mes vœux cordiaux pour toute la nation, afin qu’elle progresse avec courage sur les chemins du développement humain et spirituel.

Vous l’avez relevé dans votre adresse, Monsieur l’Ambassadeur, la crise financière mondiale actuelle risque de compromettre les efforts méritoires accomplis par de nombreux pays pour leur développement. Aussi, est-il plus que jamais nécessaire que toutes les composantes de la nation travaillent ensemble au service du bien commun. Ceci exige dès lors qu’une démocratie authentique se mette en place, fondée sur une conception correcte de la personne humaine. Au cours des dernières années, votre pays s’est engagé courageusement sur ce chemin, avec notamment le soutien de l’Église catholique et des autres composantes religieuses. Le développement d’un tel processus de démocratisation est une garantie pour la paix sociale, la stabilité et l’unité du pays, s’il se base sur la dignité de chaque personne, le respect des droits de l’homme et le ‘bien commun’ accepté comme fin et critère de régulation de la vie politique (cf. Compendium de la doctrine sociale de l’Église, n. 407). Dans cette perspective, l’établissement d’un dialogue sincère entre les personnes et entre les Institutions est d’une grande importance.

Je voudrais saluer aussi l’engagement de votre pays pour la consolidation de la paix et de la stabilité dans plusieurs régions du monde. Cette marque de solidarité avec des nations éprouvées, notamment en Afrique, est une contribution notable pour la promotion des valeurs de bien, de vérité et de justice et pour la défense de vies innocentes. La recherche de la paix et de la réconciliation est une grave responsabilité pour ceux qui ont la charge de guider les nations, car la violence, qui ne résout jamais les problèmes, est une atteinte inacceptable à la dignité de l’homme.

Votre présence ici ce matin, Monsieur l’Ambassadeur, témoigne des bonnes relations qui existent entre le Bénin et le Saint-Siège. Dans ce cadre, permettez-moi de rappeler ici l’œuvre éminente accomplie par le Cardinal Bernardin Gantin, dont la vie de la communauté catholique de votre pays a reçu une particulière impulsion et dont la personnalité est toujours respectée et admirée par tous les Béninois. Puisse son engagement généreux envers l’Église, le Bénin et l’Afrique, demeurer pour beaucoup de vos concitoyens un exemple d’abnégation et de don de soi pour les autres!

Ainsi que vous l’avez souligné, Excellence, le Bénin est une terre d’accueil, d’hospitalité et de tolérance. Enracinée dans le peuple béninois depuis de nombreuses années, l’Église catholique poursuit l’œuvre entreprise au service de la nation, offrant ainsi sa contribution propre au développement du pays dans de nombreux domaines, notamment dans l’éducation, la santé et la promotion humaine. Elle entend par là s’associer à l’effort national pour que chacun, comme chaque famille, puisse vivre dans la dignité. Cette participation de l’Église à la vie sociale est une part importante de sa mission. En effet, parce qu’elle souhaite annoncer et actualiser l’Évangile au cœur des relations sociales, l’Église ne peut rester indifférente devant aucune des réalités qui constituent la vie des hommes. Je me réjouis donc de savoir que ces œuvres de l’Église sont appréciées par la population et qu’elles jouissent aussi du soutien des Autorités.

Le développement de relations harmonieuses entre les catholiques et les membres des autres religions, qui dans votre pays sont généralement faites de compréhension réciproque, est aussi à encourager. Les diversités culturelles ou religieuses doivent permettre un enrichissement qualitatif de toute la société. Comme j’ai eu l’occasion de le dire récemment, « ensemble nous devons montrer, par notre respect et notre solidarité mutuels, que nous nous considérons comme les membres d’une seule famille : la famille que Dieu a aimée et réunie ensemble depuis la création du monde jusqu’à la fin de l’histoire humaine » (Discours aux participants au Forum catholique-musulman, 6 novembre 2008). Il est donc souhaitable qu’une connaissance mutuelle toujours plus vraie et lucide permette l’expression d’une entente sur les valeurs fondamentales, notamment sur celles qui concernent la protection et la promotion de la vie et de la famille, ainsi qu’une coopération en tout ce qui promeut le bien-être commun.

Permettez-moi, Monsieur l’Ambassadeur, de saluer par votre entremise la communauté catholique de votre pays, unie autour de ses Évêques. Je souhaite que les catholiques soient au milieu du peuple béninois des semeurs d’espérance et de paix. Je les invite à collaborer avec tous pour édifier une société toujours plus solidaire et fraternelle.

Monsieur l’Ambassadeur, en ce jour où vous commencez votre mission auprès du Siège apostolique, je vous adresse mes vœux les meilleurs de réussite et je vous assure que vous trouverez toujours auprès de mes collaborateurs compréhension et soutien pour son heureux accomplissement.

J’invoque de grand cœur sur votre personne, sur votre famille, sur vos collaborateurs ainsi que sur tous les Béninois et leurs dirigeants, l’abondance des Bénédictions du Tout-Puissant.

S.E. il Sig. Charles Borromée Todjinou

Ambasciatore del Benin presso la Santa Sede

È nato ad Adjohoun il 4 novembre 1958.

È sposato ed ha due figli.

Ha frequentato la scuola elementare presso le Scuole cattoliche di Saint Etienne d’Adjohoun e Notre Dame de Toutes Grâces de Paouignan (1966-1971), e la scuola secondaria nei Seminari cattolici Sainte Jeanne d’Arc de Ouidah, Saint Paul de Djimè-Abomey e Notre Dame de Fatine de Parakoyu (1971-1979).

Ha ottenuto due Diplomi in Diplomazia e Relazioni internazionali (Università Nazionale, 1983 e 1987), un certificato di Studi diplomatici (Università di Oxford, 1989) e una specializzazione in Integrazione regionale e sviluppo (Institut International d’Administration Publique de Paris, 1993).

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Capo di Divisione presso la Direzione degli Affari finanziari e amministrativi (1984-1986); Capo di Divisione presso la Direzione per l’Africa ed i Paesi arabi (1986); Assistente del Direttore generale del Ministero (1987); Capo di Divisione presso la Direzione per le Americhe (1987-1989); Capo del Servizio dell’Europa Occidentale presso la Direzione dell’Europa (1989-1996); Capo del Servizio dei Privilegi e le immunità diplomatiche presso la Direzione del Protocollo dello Stato (1996-1997); Ministro Consigliere della Missione Permanente del Benin presso l’ONU a New York (1997-1999); Ministro Consigliere di Ambasciata negli USA (1999-2004); Direttore di Dipartimento presso il Ministero degli Affari Esteri (2004-2007).

Dal 2008 è Ambasciatore in Belgio, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI NUOVA ZELANDA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. ROBERT CAREY MOORE-JONES

Mr Ambassador,

I am pleased to welcome you to the Vatican and to accept the Letters of Credence by which you are appointed Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of New Zealand to the Holy See. I would ask you kindly to convey to the Governor General, and to Prime Minister John Key and his Government, together with all the people of New Zealand, my sincere best wishes and the assurance of my prayers for the well-being of the country.

The Church’s engagement with civil society is anchored in her conviction that authentic human progress – whether as individuals or communities – is dependent upon the recognition of the spiritual dimension proper to every person. It is from God that men and women receive their essential dignity (cf. Gen 1:27) and the capacity to transcend particular interests in order to seek truth and goodness and so find purpose and meaning in their lives. This broad perspective provides a framework within which it is possible to counter any tendency to adopt superficial approaches to social policy which address only the symptoms of negative trends in family life and communities, rather than their roots. Indeed, when humanity’s spiritual heart is brought to light, individuals are drawn beyond themselves to ponder God and the marvels of human life: being, truth, beauty, moral values, and relationships that respect the dignity of others. In this way a sure foundation to unite society and sustain a common vision of hope can be found.

The young people of Aotearoa rightly enjoy a reputation for generosity and a keen sense of what is fair. Appreciating the many privileges they are offered, they readily engage in voluntary work and service to others while assuming the ample opportunities they are afforded for personal achievement, and cultural and academic development. World Youth Day, held for the first time in Oceania last year, gave me an opportunity to experience something of the spirit of the thousands of young New Zealanders who took part. I pray that this new generation of Christians in New Zealand will channel their enthusiasm into forging friendships across divides and creating places of living faith in and for our world, settings of hope and practical charity. In this way they can assist other young people who might be misled by the lure of false promises of happiness and fulfilment, or find themselves struggling on the margins of society.

Your Excellency, cultural diversity brings much richness to the social fabric of New Zealand today. The growing presence within your shores of migrant communities from various religious traditions together with the Government’s increasing participation in Pacific and Asian affairs has raised the awareness of the fruits that can be obtained through inter-religious dialogue. Indeed, not so long ago, your nation hosted the Third Asian-Pacific Regional Interfaith Dialogue in the historic setting of Waitangi. Yet some continue to question the place of religion in the public sphere and struggle to imagine how it might serve society, particularly in a highly secular culture. This of course heightens the responsibility of believers to bear witness to the significance of the essential relationship of every man and woman to God, in whose image they are made. When God’s gift of human reason is exercised in reference to the truth he reveals to us, our powers of reflection are adorned with wisdom, and thus reach beyond the empirical and the piecemeal, and instead give expression to our deepest common human aspirations. In this way public debate, rather than being entrapped by the narrow horizon of particular interest groups, is broadened and held accountable to the true source of the common good and dignity of every member of society. Far from threatening the tolerance of differences or cultural plurality, truth makes consensus possible, ensures that political choices are determined by principles and values, and enriches culture with all that is good, uplifting and just.

New Zealand’s diplomatic activity predominant in the Pacific and considerable in Asia and beyond is marked by a strong commitment to justice and peace, good governance, sustainable economic development and the promotion of human rights. Your generous commitment of personnel to peace-keeping initiatives can be found from Solomon Islands to Sudan, and New Zealand’s innovative approaches to foreign aid include an outstanding recent example of the development of eco-tourism in Afghanistan. As Your Excellency has indicated, the Holy See has worked closely with New Zealand in developing the Convention on the Prohibition of Cluster Munitions; an achievement which illustrates well the need for ethics, which stem from the truth of the human person, to stand at the heart of all international relationships including those of defence.

Mr Ambassador, the Catholic Church in New Zealand continues to do all she can to uphold the Christian foundations of civic life. She is much involved in the spiritual and intellectual formation of the young, especially through her schools. Additionally her charitable work extends to those living on the margins of society and I am confident that, through her mission of service, she will respond generously to new social challenges as they arise. In this regard, I wish to take this opportunity to express my spiritual closeness to those families in New Zealand who, like many across the globe, are suffering from the effects of the current economic uncertainty. I think especially of those who have lost their jobs and those young people finding it difficult to obtain employment.

Your Excellency, I trust that your appointment will serve to strengthen further the bonds of friendship which already exist between New Zealand and the Holy See. As you take up your new responsibilities you will find that the broad range of offices of the Roman Curia are ready to assist you in the fulfilment of your duties. Upon you and your fellow citizens, I cordially invoke the abundant blessings of Almighty God.

S.E. il Sig. Robert Carey Moore-Jones

Ambasciatore di Nuova Zelanda presso la Santa Sede

È nato il 26 maggio 1956.

Laureato in Storia e Scienze politiche (Università di Victoria), ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1982, ricoprendo i seguenti incarichi: Funzionario del Ministero degli Affari Esteri (1982-1984); Segretario di Ambasciata nelle Filippine (1984-1987); Segretario privato del Ministro del Disarmo e del Controllo delle Armi, nonché del Ministro aggiunto degli Affari Esteri (1988-1989); Vice-Direttore del Dipartimento dell’Economia (1990-1991);Consigliere di Ambasciata negli USA (1992-1995); Vice-Direttore del Dipartimento per l’Aiuto estero (1996-1998); Alto Commissario nelle Isole Cook (1998-2001); Direttore per i Progetti speciali (2001-2002); Vice-Direttore del Dipartimento per il Nord-Asia (2002-2003); Ambasciatore nelle Filippine (2004-2006); Consigliere del Ministro degli Affari Esteri (2006-2009).

Dal mese di marzo 2009 è Ambasciatore a Madrid, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DEL SUD AFRICA PRESSO L A SANTA SEDE, S.E. IL SIG. GEORGE JOHANNES

Your Excellency,

It is my pleasure to welcome you to the Vatican and to receive the Letters of Credence that accredit you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic of South Africa to the Holy See. I thank you for the courteous greetings and sentiments of good will which you have expressed on behalf of President Jacob Zuma. I gladly reciprocate, and I ask you kindly to convey my congratulations and good wishes to His Excellency, as he assumes the office of President, and to the civil authorities and people of your country.

South Africa’s rapid and peaceful transition to democratic rule has been widely acclaimed and the Holy See has followed with interest and encouragement this historic period of change. None can doubt that much credit for the progress achieved is due to the outstanding political maturity and human qualities of former President Nelson Mandela. He has been a promoter of forgiveness and reconciliation, and enjoys great respect in your country and in the international community. I would ask you kindly to convey to him my personal good wishes for his health and well-being. I also wish to recognize the contribution of all those many ordinary men and women whose integrity, reflected in their honest approach to work, has also helped to lay the foundations for a future of peace and prosperity for all.

The size of your country, its population and economic resources and the generosity of your people make South Africa one of the most influential nations on the continent. This gives her a unique opportunity to support other African countries in their efforts to achieve stability and economic progress. Having overcome the isolation associated with the Apartheid era, yet drawing on its own painful experience, your country has made commendable efforts to bring about reconciliation in other lands through its peacekeeping forces and diplomatic initiatives. Countries such as Ruanda, Angola, Mozambique, Malawi and Zimbabwe have benefited from this assistance. I encourage South Africa to strengthen her commitment to the noble task of assisting other nations along the road of peace and reconciliation and, especially in these difficult economic times, to continue to use her considerable human and material resources in ways conducive to the good governance and prosperity of neighbouring countries. Undoubtedly there are many challenges encountered along this path, not least of which is the large number of refugees in the region. I am confident, however, that these difficulties can continue to be addressed in the same spirit of solidarity and generosity already demonstrated by South Africans.

Mr Ambassador, you have spoken of some of the social challenges facing your country and of the development plans drawn up to meet them. Continuing poverty, and lack of basic services and employment opportunities, are present in some areas and have given rise to many other problems including violence and insecurity, substance abuse, ethnic tensions, and corruption. The distress and aggressiveness caused by poverty, unemployment and family breakdown make the efforts of the Government to address these difficulties all the more urgent. In this regard, I am encouraged to note the efforts being made to ensure the conditions necessary to attract international investment and to create greater opportunities for education and employment especially of your young people.

Your Excellency, in your address you speak of the great achievement of universal democratic rule as the basis for a better life for all. The people of South Africa have shown great moral courage and wisdom in facing past injustices. I am confident that in the current struggle against poverty and corruption, such courage and wisdom will again prevail. Your Government is rightly promoting the development of health and education services together with sustainable economic development, seeking to eradicate poverty and consolidate a climate of security. Families should be assisted in their needs and recognized as the indispensable agents in the building of a healthy society, while children and young people have the right to be granted their desire for quality schooling, extracurricular activities, and the chance to take their place in the workforce. Corruption has the effect of discouraging business initiative and investment, as well as leaving individuals disillusioned. The dynamism South Africa has introduced into the struggle against it, is therefore extremely important and must be recognized and embraced by every citizen. It falls to civic leaders in particular to ensure that the fight to eradicate corruption is sustained with impartiality, and accompanied by the respect for an independent judiciary and the ongoing development of a highly professional police force. I offer my encouragement for these challenging tasks, and trust that obstacles will continue to be overcome.

The Catholic Church is confident that the services she provides in the sectors of education, social programmes and health care have a positive impact on the life of the country. She contributes to the moral fibre of society by advocating integrity, justice and peace, and by teaching respect for life from conception until natural death. In particular, the Church takes seriously her part in the campaign against the spread of HIV/Aids by emphasizing fidelity within marriage and abstinence outside of it. At the same time she already offers much assistance on a practical level to people suffering from this affliction on your continent and throughout the world. I encourage individuals and institutions of your country to continue to give support both at home and in the region to all who seek to alleviate human suffering through research, practical assistance and spiritual support.

Mr Ambassador, I wish you every success in your mission and assure you of the willing cooperation of the Departments of the Roman Curia. May Almighty God bestow upon Your Excellency, your family and the nation you represent, abundant blessings of well-being and peace!

S.E. il Sig. George Johannes

Ambasciatore del Sud Africa presso la Santa Sede

È nato il 24 novembre 1945.

Ha frequentato il College dell’Università di Cork (Irlanda), ove ha poi ottenuto una laurea in Filosofia e Storia.

Ha successivamente conseguito un diploma in Careers Guidance (Reading Università, Berkshire, UK), un dottorato in Filosofia ed un master in Scienze dell’insegnamento (Università di Leicester, UK).

Eletto dal Comitato esecutivo della Sezione Giovani dell’African National Congress (ANC) durante la Conferenza annuale tenutasi in Tanzania nel 1986, è stato Rappresentante di detto Comitato alla "Federazione internazionale della gioventù democratica" in Ungheria (1987-88).

Lettore di Economia politica al Birbeck College (Università di Londra, 1990-1993), è rientrato in patria per collaborare nella campagna elettorale dell’ANC (1994).

Successivamente è stato nominato Direttore per le Relazioni internazionali del Dipartimento of Labour (1995-1997).

Intrapresa la carriera diplomatica nell’aprile 1997, ha ricoperto i seguenti incarichi: Funzionario del Ministero degli Affari Esteri (1997); Consigliere e Vice-Alto Commissario dell’Ambasciata sudafricana a Londra (1997-2002); Direttore di Dipartimento presso il Ministero degli Affari Esteri (2002-2005); Ministro Consigliere di Ambasciata a Berlino (2005-2008).

Attualmente è Ambasciatore in Svizzera, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DEL BURKINA FASO PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. BEYON LUC ADOLPHE TIAO

Monsieur l’Ambassadeur,

C’est avec plaisir que je vous accueille alors que vous présentez les Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire du Burkina Faso près le Saint-Siège. Je vous remercie des paroles courtoises que vous m’avez adressées, ainsi que des vœux déférents que vous m’avez transmis de la part de Son Excellence Monsieur Blaise Compaoré, Président de la République. En retour vous voudrez bien vous faire l’interprète de ma haute considération pour sa personne et pour le peuple Burkinabè, à qui je souhaite de vivre dans la paix et dans la fraternité.

Monsieur l’Ambassadeur, la crise économique que connaît actuellement le monde fragilise encore plus les économies africaines et les familles voient augmenter leurs difficultés, notamment en raison du développement de la pauvreté, du chômage, des maladies. Dans ce contexte des jeunes sont aussi conduits à partir loin de leur pays pour chercher un avenir meilleur et pour aider leurs familles. Je souhaite vivement qu’une authentique solidarité se manifeste entre les pays développés et les pays les plus pauvres. Il est particulièrement indispensable en des moments de crise que l’aide au développement ne diminue pas, mais que les promesses faites à bien des reprises soient effectivement concrétisées. Toutefois, comme j’ai eu l’occasion de le dire lors de mon récent voyage apostolique en Afrique, « les Africains eux-mêmes, œuvrant ensemble pour le bien de leurs communautés, doivent être les premiers acteurs de leur développement » (Luanda, 20 mars 2009). Ainsi pourront être prises en considération les authentiques valeurs des peuples africains et pourra être évité que ceux-ci ne soient que de simples destinataires de schémas élaborés par d’autres. Dans cette perspective, je me réjouis du service important accompli par la Fondation Jean-Paul II pour le Sahel, qui vient de célébrer à Ouagadougou le vingt-cinquième anniversaire de son existence. Elle est un signe éloquent de la solidarité de l’Église catholique avec les pays du Sahel particulièrement touchés par la sécheresse, la faim et la désertification, et de sa participation effective à la lutte contre ces maux qui portent atteinte à une vie digne des populations.

Pour qu’un véritable développement de la société puisse se réaliser, le rétablissement de la concorde et de la sécurité dans la région, auquel votre pays est particulièrement attaché, est d’une importance essentielle. Les résultats déjà obtenus montrent que c’est seulement par un dialogue patient que les différends peuvent se résoudre et que la paix et la justice peuvent s’établir. Je voudrais encourager les hommes et les femmes épris de paix et particulièrement les personnes qui ont des responsabilités dans la société à poursuivre avec courage leurs efforts pour que la stabilité et la tranquillité retrouvées permettent d’affermir des relations de fraternité et de solidarité entre les peuples de la région, dans une profonde confiance mutuelle.

Monsieur l’Ambassadeur, comme vous l’avez souligné, à travers ses œuvres dans les domaines de la santé, de l’éducation ou de l’action sociale, l’Église catholique est profondément engagée dans la société burkinabè. Par son service de la population, elle souhaite contribuer, à la place qui est la sienne, à répondre aux nombreux et importants défis auxquels les familles sont affrontées. Ainsi, la sauvegarde des valeurs familiales doit-elle être pour tous une préoccupation importante, car la famille représente le premier pilier de l’édifice social. Dès lors, les manifestations d’une destructuration du tissu familial ne peuvent que conduire à des situations dont les enfants et les jeunes seront souvent les victimes. L’éducation et la formation des jeunes générations sont aussi d’une importance primordiale pour l’avenir de la Nation. Devant les difficultés de la vie, il est nécessaire que la société donne aux plus jeunes des raisons de vivre et d’espérer.

Pour contribuer à l’édification de la nation, la consolidation des liens d’amitié entre tous les croyants est une tâche qui doit se poursuivre sans relâche. Je me réjouis particulièrement des bonnes relations et des collaborations qui, dans votre pays, se sont développées depuis bien des années entre chrétiens et musulmans. En recherchant une compréhension toujours meilleure, dans le respect mutuel, et en rejetant toute forme de violence et d’intolérance, les croyants rendent à Dieu un témoigne éloquent et font progresser le bien commun.

Au terme de cette rencontre, Monsieur l’Ambassadeur, je voudrais aussi saluer par votre intermédiaire les Évêques du Burkina Faso ainsi que tous les membres de la communauté catholique, dont je connais le dynamisme. Alors que nous nous préparons à célébrer la deuxième Assemblée spéciale pour l’Afrique du Synode des Évêques, je les invite particulièrement à porter dans la prière la préparation et le déroulement de ce grand événement ecclésial et à être, en collaboration avec tous leurs compatriotes, des artisans de réconciliation, de justice et de paix.

Monsieur l’Ambassadeur, au moment où vous inaugurez votre mission auprès du Saint-Siège, mes vœux cordiaux vous accompagnent pour son heureux accomplissement. Souhaitant que les relations harmonieuses qui existent entre le Burkina Faso et le Saint-Siège se poursuivent et se développent – l’ouverture récente d’une Nonciature apostolique à Ouagadougou en est un heureux signe –, je vous assure de la disponibilité de mes collaborateurs, auprès desquels vous trouverez toujours un accueil attentif et une compréhension cordiale.

Sur Votre Excellence, sur sa famille et sur ses collaborateurs de l’Ambassade, ainsi que sur les Responsables et sur tous les habitants du Burkina Faso, je demande au Tout-Puissant de répandre l’abondance de ses Bienfaits.

S.E. il Sig. Beyon Luc Adolphe Tiao

Ambasciatore di Burkina Faso presso la Santa Sede

È nato a Tenkodogo il 4 giugno 1954.

È sposato ed ha quattro figli.

Laureato in Giornalismo (Università di Dakar, 1980), ha ottenuto un master in Scienze della Comunicazione (Università di Montreal, 1987) e si è specializzato in Diplomazia (Centro di Studi diplomatici e strategici, Parigi, 1993) e in Scienze dell’informazione e della comunicazione (Università di Paris II, 1996).

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Direttore dei giornali presso la Direzione generale della stampa scritta (1984-1985); Direttore generale delle Edizioni Sidwaya (1987-1990); Segretario generale del Ministero delle Comunicazioni e della Cultura (1990-1992); Addetto di Ambasciata a Parigi (1992-1996); Consigliere di Dipartimento presso il Ministero delle Comunicazioni (1996-2001); Presidente del Consiglio superiore delle Comunicazioni (2001-2008).

Dal mese di maggio 2008 è Ambasciatore a Parigi, ove risiede.

Parla il francese e conosce l’inglese.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI NAMIBIA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. NEVILLE MELVIN GERTZE

Your Excellency,

It is my pleasure to welcome you to the Vatican and to receive the Letters of Credence by which you are accredited as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic of Namibia to the Holy See. I thank you for the courteous greetings which you have expressed on behalf of the President of the Republic, Mr Hifikepunye Pohamba. Please convey to him my gratitude and my good wishes. I would also ask you kindly to transmit my greetings to the members of the Government, to the civil authorities and to all your fellow citizens.

Diplomatic relations between the Holy See and individual countries serve to create a framework in which mutual interests are provided for and safeguarded, while at the same time giving opportunities to both parties to promote common values at the national and international levels. I am satisfied with the cooperation that in such a short time has produced many positive results for the Holy See and Namibia.

Mr Ambassador, as you are well aware, Africa presents a varied panorama of political, social and economic realities. Some of these are success stories, other have not met the expectations of the peoples that such initiatives were meant to serve. Namibia has a relatively short history as a member of the family of independent nations. Your citizens and their elected officials have benefited from observing examples of other countries. This in time has led to recognize the need to protect the nation’s resources, mineral and agricultural, and to oversee their rational exploitation and use for the common good. Efforts to bring the uranium extraction and diamond industry processes under responsible vigilance are positive initiatives. Indeed transparency, honest business practices and good governance are essential to sustainable economic development. I am pleased to see that the Constitution of your country incorporates a clear awareness of the State’s ecological responsibilities. As you continue to strive towards a balanced distribution of wealth that will offer greater possibilities of improvement for those who are less fortunate, I encourage the nation to continue along the path of strengthening the common good by consolidating democratic institutions and practices and seeking justice for all.

The Holy See is confident, Mr Ambassador, that your country can contribute to positive developments in Africa and in the international community. Because of its history of peaceful independence and integration, its unity in diversity, and its responsible management of natural resources, Namibia can offer an example for the development of other countries. It is important furthermore that the voice of Namibia be expressed in international meetings since the present needs and aspirations of the people of your continent must be presented objectively and from an African perspective, and not solely in accordance with the interests of others.

The Catholic Church is pleased to exercise her mission in a climate of religious freedom. The Church’s contribution to civic life can be seen not only in the achievements of individual Christians or institutions but also in the impact of its message. By preaching the Gospel and encouraging attitudes of faith, hope and love, the Church invites people to a life of virtue supported by that spiritual and moral strength which comes with faith and is expressed in integrity and the responsible use of freedom, respect and tolerance of others. People, especially political, economic and cultural leaders, who are inspired in one way or another by these or similar moral and spiritual perspectives, contribute positively to the good of society in its social, economic and political dimensions.

The Church’s mission of evangelization includes a strong witness to generous initiatives in favour of those in need. As you mentioned in your address Mr Ambassador, the Church in your homeland has developed over the years an extensive presence of communities and institutions of good will, dedicated to pastoral attention, education, professional instruction and concern for those in difficult situations. Through schools and centres of specialized formation, through hospitals and charitable institutions, the Church exercises that love of neighbour expressed clearly in the supreme commandment. I pray that the Catholic institutions of the country will continue to offer their expertise for the promotion and development of the people of Namibia in accordance with present and future needs.

I am aware that one of the priorities on the Government’s agenda is to provide for greater attention to the health of the population and especially the need to care for the number of people afflicted with HIV/Aids. In this area the Church will continue to offer its assistance willingly. She is convinced that only a strategy based on education to individual responsibility in the framework of a moral view of human sexuality, especially through conjugal fidelity, can have a real impact on the prevention of this disease. The Church is pleased to cooperate in this task especially in the field of education where new generations of young people are formed as active and responsible members of society.

Mr Ambassador, I have expressed freely some thoughts inspired by the present situation of your nation, seen with love of your people and confidence in the future of Namibia. I wish you every success in your mission and I invite you to avail yourself of the willing cooperation of the Departments of the Roman Curia. May Almighty God bestow upon Your Excellency, your family and the nation you represent, abundant and lasting blessings of well-being and peace!

S.E. il Sig. Neville Melvin Gertze

Ambasciatore di Namibia presso la Santa Sede

È nato il 5 agosto 1966.

È sposato ed ha due figlie.

Laureato in Amministrazione Pubblica e Scienze Politiche (Università di Cape Town, 1988),è anche in possesso di un master in Business Administration.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Desk Officer presso il Ministero degli Affari Esteri (1990); Primo Segretario di Ambasciata a Washington DC, USA (1991-1995); Assistente personale del Ministro degli Affari Esteri (1995-1997); Consulente commerciale per il Sud Africa, Mozambico, Lesotho, Swaziland e Botswana (1997-2003); High Commissioner della Namibia in Malaysia (2003-2008).

Attualmente è Ambasciatore a Berlino, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI NORVEGIA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. ROLF TROLLE ANDERSEN

Your Excellency,

I am pleased to welcome you to the Vatican and to accept the Letters accrediting you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Kingdom of Norway to the Holy See. I would like to express my gratitude for the good wishes that you bring from King Harald V. Please convey to His Majesty my cordial greetings and assure him of my continued prayers for all the people of your nation. It seems particularly fitting that today’s ceremony, an important landmark in our diplomatic relations, should occur at a time when the twentieth anniversary of the historic visit of Pope John Paul II to the Scandinavian countries is almost upon us.

Not only is your country blessed with a notable degree of prosperity, but it has a most distinguished record in coming to the aid of others less fortunate than itself. In the wake of the financial turmoil of recent months, Norway was swift in offering expert assistance to other countries to help them weather the storm, despite suffering its own share of economic difficulties in consequence of the crisis. In opening its doors to significant numbers of refugees and immigrants, Norway has for many years shown itself to be a generous and welcoming nation. As Your Excellency has observed, the effect of this influx on Norwegian society, and especially on the small Catholic community, has been to introduce far greater cultural and ethnic variety. This in turn has stimulated deeper reflection on the presuppositions and values that govern life in Norway today and its place in the modern world.

"Blessed are the peacemakers." These words of Jesus (Mt 5:9) have been taken very much to heart by Norwegians, whose culture has been strongly shaped by its thousand-year Christian history. Norway’s commitment to peace-keeping is clearly illustrated by its high-level involvement in the United Nations Organization, whose irst Secretary-General, Trygve Lie, came from Norway, as do a number of current senior office-holders. The Holy See very much appreciates your country’s contribution to conflict resolution in some of the world’s most troubled areas. From Sri Lanka to Afghanistan, from Sudan to Somalia, from Chad to the Democratic Republic of the Congo, Norway has played its part, whether it be in peace egotiations, in calling upon the parties to observe international law, in humanitarian assistance, in helping with reconstruction and peace-keeping, or in promoting democracy and providing expert advice on building up the social infrastructure. Having just returned from my Apostolic Visit to the Holy Land, I am particularly conscious of the crucial work that your country has done in brokering peace agreements between Israel and the Palestinian Authority. I hope and pray that the spirit of reconciliation and the search for justice which gave rise to the Oslo Accords will eventually prevail and bring lasting peace to the peoples of that tormented region.

In addition to such humanitarian concerns, Norwegians have taken very much to heart the needs of the natural environment, placing particular emphasis on developing renewable sources of energy and attending to the causes and the consequences of climate change. Characteristic of your country’s long-term vision for the good of the planet and the welfare of its inhabitants is the initiative of the Global Seed Vault, designed to guarantee the survival of countless varieties of plant life, so that vital food sources in particular can be insured against the possibility of extinction.

In all these activities, your country is motivated by the fundamental ethical values of which Your Excellency has spoken, values that are rooted in Norway’s Christian culture, and which, therefore, are central to the perspectives and the goals which it shares with the Holy See. In less than thirty years of diplomatic relations between us, much has been achieved. The close cooperation between the Holy See and the Kingdom of Norway – alongside other nations – in drawing up and ratifying the recent convention banning cluster munitions is a good example. I too look forward to further developing and strengthening our excellent relations in many different fields, with a view to promoting the ethical vision that we share for the sake of building a more humane and just world.

On a domestic level, the Catholic community in Norway, small though it is, is eager to play its part in national life and to make its voice heard in public debate. I mentioned earlier the deeper reflection that is currently taking place on the presuppositions and values governing Norwegian society, and here the Catholic community, with its substantial patrimony of social teaching, has a valuable contribution to offer. Like many European countries today, Norway is increasingly called upon to examine the implications of the right to religious freedom in the context of a liberal and pluralist society. I am confident that the high ethical principles and the generosity so characteristic of Norway’s activity on the international scene will also prevail at home, so that all the citizens of your country will be free to practise their religion, and all the different religious communities will be free to order their affairs in accordance with their beliefs and juridical systems, in this way making their particular contribution to the common good

Your Excellency, in offering my best wishes for the success of your mission, I would like to assure you that the various departments of the Roman Curia are ready to provide help and support in the fulfilment of your duties. Upon Your Excellency, your family and all the people of the Kingdom of Norway, I cordially invoke God’s abundant blessings.

S.E. il Sig. Rolf Trolle Andersen

Ambasciatore di Norvegia presso la Santa Sede

È nato ad Oslo il 14 marzo 1945.

È sposato ed ha due figli.

Laureato in Legge (Università di Oslo, 1970), ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1971, ricoprendo i seguenti incarichi: Funzionario presso il Ministero degli Affari Esteri (1971-1973); Primo Segretario di Ambasciata in Canada (1973-1976); Executive Officer presso il Ministro degli Affari Esteri (1976-1979); Primo Segretario di Ambasciata in Grecia (1979-1982); Capo Divisione presso il Ministero degli Affari Esteri (1983-1984); Ministro Plenipotenziario presso il Ministero degli Affari Esteri (1985-1987); Vice Direttore Generale del Dipartimento Legale presso il Ministero degli Affari Esteri (1987-1988); Special Adviser, con rango di Ambasciatore, presso il Ministero degli Affari Esteri (1988-1990); Ambasciatore in Romania (1990-1994); Ambasciatore e Coordinatore Speciale per il Medio Oriente presso il Ministero degli Affari Esteri (1994-1997); Ambasciatore in Grecia (1997-1998); Rappresentante Permanente presso l’UNESCO a Parigi (1998-2003); Ambasciatore in Austria nonché presso l’ONU a Vienna (2003-2004); Lord Chamberlain del Re di Norvegia (2004-2008).

Dal dicembre 2008 è Ambasciatore in Svizzera, ove risiede.

+PetaloNero+
00Friday, May 29, 2009 4:10 PM
DISCORSO DEL SANTO PADRE AGLI AMBASCIATORI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE COLLETTIVA DELLE LETTERE CREDENZIALI

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto agli Ecc.mi nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede, al termine dello scambio delle Lettere Credenziali con ciascun Ambasciatore:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Excellences,

Ce matin, je vous reçois avec joie pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays près le Saint-Siège : la Mongolie, l’Inde, la République du Bénin, la Nouvelle Zélande, la République Sud-africaine, le Burkina Faso, la Namibie et la Norvège. Je vous remercie de m’avoir transmis les paroles courtoises de vos Chefs d’Etat respectifs. Veuillez, je vous prie, leur faire parvenir en retour mes salutations cordiales et mes vœux déférents pour leurs personnes et pour leur haute mission au service de leurs pays et de leurs peuples. Je me permets également de saluer par votre entremise toutes les Autorités civiles et religieuses de vos nations, ainsi que vos compatriotes. Mes prières et mes pensées vont particulièrement aux communautés catholiques présentes dans vos pays. Soyez assurés qu’elles désirent collaborer fraternellement à l’édification nationale en apportant, au mieux de leurs possibilités, leur contribution propre fondée sur l’Evangile.

Madame et Messieurs les Ambassadeurs, l’engagement au service de la paix et l’affermissement des relations fraternelles entre les nations est au cœur de votre mission de diplomates. Aujourd’hui, dans la crise sociale et économique que connaît le monde, il est urgent de prendre une conscience renouvelée qu’un combat doit être mené, de manière efficace, pour établir une paix authentique en vue de la construction d’un monde plus juste et plus prospère pour tous. En effet, les injustices souvent criantes entre les nations, ou en leur sein, ainsi que tous les processus qui contribuent à susciter des divisions entre les peuples ou à les marginaliser, sont de dangereuses atteintes à la paix et créent de sérieux risques de conflits. Dès lors, nous sommes tous appelés à apporter notre contribution au bien commun et à la paix, chacun selon ses propres responsabilités. Comme je l’ai écrit dans mon Message pour la Journée mondiale de la paix, le premier janvier dernier, « l’une des voies maîtresses pour construire la paix est une mondialisation ayant pour objectif les intérêts de la grande famille humaine. Cependant, pour gérer ainsi la mondialisation, il faut une forte solidarité globale entre pays riches et pays pauvres, de même qu’au sein de chaque pays, même s’il est riche » (n. 8). La paix ne peut se construire qu’en cherchant avec courage à éliminer les disparités engendrées par des systèmes injustes afin d’assurer à tous un niveau de vie qui permette une existence digne et prospère.

Ces disparités sont devenues encore plus criantes à cause de la crise financière et économique actuelle qui se répand à travers différents canaux dans les pays à faible revenu. Je me contente d’en mentionner quelques-uns : le reflux des investissements étrangers, la chute de la demande des matières premières et la tendance à la baisse de l’aide internationale. A cela s’ajoute la régression des envois de fonds à leurs familles restées au pays de la part des travailleurs émigrés, victimes de la récession qui afflige également les pays qui les accueillent. Cette crise peut se transformer en catastrophe humaine pour les habitants de nombreux pays fragiles. Ceux qui vivaient déjà dans une extrême pauvreté, en sont les premiers touchés car ils sont les plus vulnérables. Cette crise fait également basculer dans la pauvreté des personnes qui vivaient jusque-là de manière décente, sans être toutefois aisées. La pauvreté augmente et elle a des conséquences graves et parfois irréversibles. Ainsi, la récession engendrée par la crise économique peut devenir une menace pour l’existence même d’innombrables individus. Les enfants en sont les premières victimes innocentes qu’il faut protéger prioritairement. La crise économique a également un autre effet. Le désespoir qu’elle provoque, conduit certaines personnes à la recherche angoissée d’une solution qui leur permette de survivre quotidiennement. Cette recherche s’accompagne, parfois hélas, d’actes individuels ou collectifs de violence qui peuvent mener à des conflits internes qui risquent de déstabiliser encore davantage des sociétés affaiblies. Pour affronter l’actuelle situation de crise et lui trouver une solution, certains pays ont décidé de ne pas diminuer leur aide aux pays les plus menacés, se proposant au contraire de l’augmenter. Il conviendrait que leur exemple soit suivi par d’autres pays développés afin de permettre aux pays dans le besoin de soutenir leur économie et de consolider les mesures sociales destinées à protéger les populations les plus nécessiteuses. J’appelle à un supplément de fraternité et de solidarité, et à une générosité globale réellement vécue. Ce partage demande aux pays développés de retrouver le sens de la mesure et de la sobriété dans l’économie et dans le mode de vie.

Madame et Messieurs les Ambassadeurs, vous n’êtes pas sans ignorer que de nouvelles formes de violence se sont manifestées ces dernières années, et qu’elles s’appuient, malheureusement, sur le Nom de Dieu pour justifier des pratiques dangereuses. Connaissant la faiblesse de l’homme, Dieu ne lui a-t-il pas révélé au Sinaï ces paroles : « Tu n’invoqueras pas le nom du Seigneur ton Dieu pour le mal, car le Seigneur ne laissera pas impuni celui qui invoque son nom pour le mal » (Ex 20, 7) ? De tels débordements ont parfois conduit à voir dans les religions une menace pour les sociétés. Elles sont alors attaquées et discréditées, en soutenant qu’elles ne sont pas des facteurs de paix. Les responsables religieux ont le devoir d’accompagner les croyants et de les éclairer pour qu’ils puissent progresser en sainteté et interpréter les paroles divines dans la vérité. Il convient donc de favoriser l’émergence d’un monde où religions et sociétés peuvent s’ouvrir les unes aux autres, et cela grâce à l’ouverture qu’elles pratiquent en leur sein et entre elles. Ce serait donner là un authentique témoignage de vie. Ce serait créer un espace qui rendrait le dialogue positif et nécessaire. En apportant au monde sa contribution propre, l’Eglise catholique désire témoigner d’une vision positive de l’avenir de l’humanité. Je suis convaincu « de la fonction irremplaçable de la religion pour la formation des consciences et de la contribution qu’elle peut apporter, avec d’autres instances, à la création d’un consensus éthique fondamental dans la société » (Discours à l’Elysée, Paris, 12 septembre 2008).

Votre mission auprès du Saint-Siège, Madame et Messieurs les Ambassadeurs, vient de commencer. Vous trouverez auprès de mes collaborateurs l’appui nécessaire pour bien l’accomplir. Je vous présente à nouveau mes vœux les plus cordiaux pour la bonne réussite de votre délicate fonction. Puisse le Tout-Puissant vous soutenir et vous accompagner, vous-mêmes, vos proches, vos collaborateurs et tous vos compatriotes ! Que Dieu vous comble de l’abondance de ses bénédictions !
+PetaloNero+
00Saturday, May 30, 2009 1:33 AM
Benedetto XVI: solidarietà globale per contrastare la crisi
Durante l'udienza a otto nuovi ambasciatori presso la Santa Sede



CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 29 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso che Benedetto XVI ha rivolto questo venerdì ai nuovi ambasciatori presso la Santa Sede di Mongolia, India, Benin, Nuova Zelanda, Sud Africa, Burkina Faso, Namibia e Norvegia, al termine dello scambio della presentazione delle lettere credenziali.

* * *

Eccellenze,
questa mattina, vi ricevo con gioia per la presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri Paesi presso la Santa Sede: la Mongolia, l'India, la Repubblica del Benin, la Nuova Zelanda, la Repubblica Sudafricana, il Burkina Faso, la Namibia e la Norvegia. Vi ringrazio per avermi trasmesso le cortesi parole dei vostri rispettivi capi di Stato. Vi chiedo gentilmente di trasmettere loro in cambio i miei saluti cordiali e i miei voti deferenti per le loro persone e per l'alta missione al servizio del loro Paese e dei loro popoli. Mi permetto altresì di salutare per mezzo di voi tutte le Autorità civili e religiose delle vostre nazioni, come pure i vostri concittadini. Le mie preghiere e i miei pensieri vanno in particolare alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi. Siate certi che esse desiderano collaborare fraternamente all'edificazione nazionale apportando, al meglio delle loro possibilità, il loro contribuito specifico fondato sul Vangelo.

Signora e signori Ambasciatori, l'impegno al servizio della pace e il rafforzamento delle relazioni fraterne fra le nazioni è al centro della vostra missione di diplomatici. Oggi, nella crisi sociale ed economica che il mondo sta vivendo, è urgente prendere nuovamente coscienza che una lotta deve essere condotta, in modo efficace, per instaurare una pace autentica in vista della costruzione di un mondo più giusto e più prospero per tutti. In effetti, le ingiustizie spesso evidenti fra le nazioni, o al loro interno, come pure tutti i processi che contribuiscono a suscitare divisioni fra i popoli o a emarginarli, sono pericolosi attacchi alla pace e creano seri rischi di conflitto. Pertanto noi siamo tutti chiamati a offrire il nostro contributo al bene comune e alla pace, ognuno secondo le proprie responsabilità. Come ho scritto nel mio Messaggio per la Giornata mondiale della pace, il primo gennaio scorso, «una delle strade maestre per costruire la pace è la globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana. Per governare la globalizzazione occorre però una forte solidarietà globale tra Paesi ricchi e quelli poveri, nonché all'interno dei singoli Paesi, anche se ricchi» (n. 8). La pace si può costruire solo cercando con coraggio di eliminare le disuguaglianze generate da sistemi ingiusti, al fine di assicurare a tutti un livello di vita che permetta un'esistenza degna e prospera.

Tali disuguaglianze sono divenute ancora più evidenti a causa della crisi finanziaria ed economica attuale che si sta diffondendo attraverso vari canali nei Paesi a basso reddito. Mi limito a menzionarne alcuni: il riflusso degli investimenti esteri, il crollo della domanda delle materie prime e la tendenza al ribasso dell'aiuto internazionale. A ciò si aggiunge la diminuzione delle rimesse inviate alle famiglie rimaste nel proprio Paese da parte dei lavoratori emigrati, vittime della recessione che affligge anche i Paesi che li accolgono. Questa crisi si può trasformare in catastrofe umana per gli abitanti di molti Paesi deboli. Quelli che vivevano già in una povertà estrema, sono i primi ad essere colpiti perché sono i più vulnerabili. Questa crisi fa anche cadere nella povertà persone che prima vivevano in modo decente, senza tuttavia essere agiate. La povertà aumenta e ha conseguenze gravi e a volte irreversibili. Così, la recessione generata dalla crisi economica può divenire una minaccia per l'esistenza stessa di innumerevoli individui. I bambini ne sono le prime vittime innocenti e bisogna proteggerli in modo prioritario. La crisi economica ha anche un altro effetto. La disperazione che provoca porta alcune persone alla ricerca angosciata di una soluzione che permetta loro di sopravvivere quotidianamente. Questa ricerca è accompagnata, a volte purtroppo, da atti individuali o collettivi di violenza che possono condurre a conflitti interni che rischiano di destabilizzare ancora di più società indebolite. Per affrontare l'attuale situazione di crisi e trovarle una soluzione, alcuni Paesi hanno deciso di non diminuire il loro aiuto a quelli più minacciati, proponendosi al contrario di aumentarlo. Bisognerebbe che il loro esempio fosse seguito da altri Paesi industrializzati, al fine di permettere ai Paesi nel bisogno di sostenere la loro economia e di consolidare le misure sociali destinate a proteggere le popolazioni più bisognose. Faccio appello a una fraternità e solidarietà più grandi e a una generosità globale realmente vissuta. Questa condivisione esige dai Paesi industrializzati che ritrovino il senso della misura e della sobrietà nell'economia e nello stile di vita.

Signora e Signori Ambasciatori, voi non ignorate che nuove forme di violenza si sono manifestate in questi ultimi anni e che si fondano, purtroppo, sul Nome di Dio per giustificare pratiche pericolose. Conoscendo la debolezza dell'uomo, Dio non gli ha forse rivelato sul Sinai le seguenti parole: «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano» (Esodo, 20, 7)? Simili sconfinamenti hanno a volte portato a vedere nelle religioni una minaccia per le società. Queste vengono allora attaccate e screditate, sostenendo che non sono fattori di pace. I responsabili religiosi hanno il dovere di assistere i credenti e di illuminarli affinché possano progredire in santità e interpretare le parole divine nella verità. È opportuno dunque favorire l'emergere di un mondo in cui religioni e società possano aprirsi le une alle altre, e ciò grazie all'apertura che praticano al loro interno e fra di loro. Sarebbe offrire un'autentica testimonianza di vita. Sarebbe creare uno spazio che renda il dialogo positivo e necessario. Apportando al mondo il suo contributo specifico, la Chiesa cattolica desidera rendere testimonianza di una visione positiva del futuro dell'umanità. Sono convinto «della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società» (Discorso all'Eliseo, Parigi, 12 settembre 2008).

La vostra missione presso la Santa Sede, signora e signori Ambasciatori, è appena cominciata. Troverete presso i miei collaboratori il sostegno necessario per svolgerla bene. Formulo nuovamente i miei voti più cordiali per il buon esisto della vostra delicata funzione. Possa l'Onnipotente sostenere e assistere voi, i vostri cari, i vostri collaboratori e tutti i vostri concittadini! Che Dio vi colmi dell'abbondanza delle sue benedizioni!

[Traduzione del testo in francese a cura de “L'Osservatore Romano”]
+PetaloNero+
00Saturday, May 30, 2009 3:36 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Václav Klaus, Presidente della Repubblica Ceca, con la Consorte, e Seguito.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Bambini dell’Opera per l’Infanzia Missionaria.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
+PetaloNero+
00Saturday, May 30, 2009 3:37 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELLA CHIESA DI LONG TOWER (DERRY - IRLANDA) (9 GIUGNO 2009)

In data 25 aprile 2009, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Keith Michael Patrick O’Brien, Arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del centenario della fondazione della chiesa di Long Tower, nella città di Derry (Irlanda), che avranno luogo il 9 giugno 2009.

La Missione che accompagnerà l’Em.mo Card. O’Brien è composta da:

- Rev.do Sacerdote Thomas P. Donnelly, Parroco emerito (Nazareth House, Fahan, Co. Donegal) e Storico esperto sulla vita di San Columba;

- Rev.do Sacerdote Michael Canny, Amministratore della St. Eugene’s Cathedral di Derry.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Suo Inviato Speciale:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

KEITH MICHAELI PATRICIO S.R.E. Cardinali O'BRIEN

Archiepiscopo Sancti Andreae et Edimburgensi

Centenaria iam appetit memoria ex quo tempore Sancti Columbae templum apud Longam Turrim Derriensis dioecesis conditum est. Ibidem quondam exstitit praeclarum monasterium sub huius Sancti vocabulo, quod cum Evangelium nuntium diffundere studebat tum circumcirca cultum et humanitatem.

Admodum ideo aequum est et convenit ut eventus hic congruenter commemoretur et optimo iure extollatur. Celebratio enim haec copiam dat et facultatem non huius rei dumtaxat memoriam repetendi, verum homines ad ferventiorem religionis sensum, firmiorem fidem certioraque proposita, pristinis illis instantibus probandis documentis, permovendi.

Ipso igitur miserenti favente Domino, mensis Iunii die vero IX, commemorabitur Sanctus Columba atque simul eiusdem templum merito efferetur, ad quod complures peregrinatores turmatim confluere solent, divina beneficia salutariaque dona petituri.

Quocirca cum Venerabilis Frater Séamus Hegarty, Episcopus Derriensis, rogavisset ut Purpuratum Patrem mitteremus, huic postulationi subveniendum iudicavimus, quo ritus ille elatius et luculentius explicaretur. Ad te ideo, Venerabilis Frater Noster, cogitationem convertimus, qui, in necessitudinem illius rei receptus, idoneus occurris ut eventui illi intersis personamque inibi Nostram geras. Itaque permagna moti affectione, te, Venerabilis Frater Noster, MISSUM EXTRAORDINARIUM NOSTRUM renuntiamus et constituimus ad celebrationem quam supra diximus agendam.

Universis igitur participibus fidelibusque inibi cunctis voluntatem Nostram benignam ostendes, ac pariter cohortationem ad pristinam illam pietatem repetendam tenendamque. Omnibus Nostro nomine auctoritateque Benedictionem Apostolicam impertias volumus, quae sit animorum renovationis signum et futuro de tempore supernarum gratiarum documentum.

Ex Aedibus Vaticanis, die II mensis Maii, anno MMIX Pontificatus Nostri quinto.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Saturday, May 30, 2009 3:37 PM
CELEBRAZIONE MARIANA PER LA CONCLUSIONE DEL MESE DI MAGGIO IN VATICANO

Questa sera, alle ore 20, nei Giardini Vaticani, a conclusione del mese mariano, si svolge la tradizionale processione con la recita del Santo Rosario dalla Chiesa di Santo Stefano degli Abissini (chiesa antistante l’abside della Basilica di San Pietro) alla Grotta della Madonna di Lourdes.

La celebrazione mariana è presieduta da S.E. Mons. Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Arciprete della Basilica di San Pietro.

Alle ore 21, il Santo Padre Benedetto XVI giunge alla Grotta di Lourdes e prima di impartire la Benedizione Apostolica rivolge ai fedeli presenti un discorso.
+PetaloNero+
00Saturday, May 30, 2009 3:38 PM
UDIENZA AI BAMBINI DELL’OPERA PER L’INFANZIA MISSIONARIA

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza 7.000 Bambini dell’Opera per l’Infanzia Missionaria.
Dopo il saluto dell’Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e di due bambini, il Papa ha risposto "a braccio" alle domande rivolte da tre ragazzi.
Pubblichiamo di seguito la trascrizione delle domande dei bambini e delle risposte del Papa:


DIALOGO DEL SANTO PADRE CON I BAMBINI

Prima domanda: Mi chiamo Anna Filippone, ho dodici anni, sono ministrante, vengo dalla Calabria, diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Papa Benedetto, il mio amico Giovanni ha il babbo italiano e la madre ecuadoriana ed è molto felice. Pensi che le diverse culture un giorno potranno vivere senza litigare nel nome di Gesù?

Santo Padre: Ho capito che volete sapere come noi, da bambini, abbiamo fatto ad aiutarci reciprocamente. Devo dire che ho vissuto gli anni della scuola elementare in un piccolo paese di 400 abitanti, molto lontano dai grandi centri. Eravamo quindi un po' ingenui e in questo paese c'erano, da una parte, agricoltori molto ricchi e anche altri meno ricchi ma benestanti, e, dall'altra, poveri impiegati, artigiani. La nostra famiglia poco prima dell'inizio della scuola elementare era arrivata in questo paese da un altro paese, quindi eravamo un po' stranieri per loro, anche il dialetto era diverso. In questa scuola, quindi, si riflettevano situazioni sociali molto diverse. Vi era tuttavia una bella comunione tra di noi. Mi hanno insegnato il loro dialetto, che io non conoscevo ancora. Abbiamo collaborato bene e, devo dire, qualche volta naturalmente anche litigato, ma dopo ci siamo riconciliati e abbiamo dimenticato quanto era avvenuto. Questo mi sembra importante. Qualche volta nella vita umana sembra inevitabile litigare; ma importante resta, comunque, l'arte di riconciliarsi, il perdono, il ricominciare di nuovo e non lasciare amarezza nell'anima. Con gratitudine mi ricordo di come tutti abbiamo collaborato: uno aiutava l'altro e andavamo insieme sulla nostra strada. Tutti eravamo cattolici, e questo era naturalmente un grande aiuto. Così abbiamo imparato insieme a conoscere la Bibbia, cominciando dalla creazione fino al sacrificio di Gesù sulla croce, e poi anche gli inizi della Chiesa. Abbiamo imparato insieme il catechismo, abbiamo imparato insieme a pregare, ci siamo insieme preparati per la prima confessione, per la prima comunione: quello fu un giorno splendido. Abbiamo capito che Gesù stesso viene da noi e che Lui non è un Dio lontano: entra nella mia propria vita, nella mia propria anima. E se lo stesso Gesù entra in ognuno di noi, noi siamo fratelli, sorelle, amici e dobbiamo quindi comportarci come tali. Per noi, questa preparazione sia alla prima confessione come purificazione della nostra coscienza, della nostra vita, e poi anche alla prima comunione come incontro concreto con Gesù che viene da me, che viene da noi tutti, sono stati fattori che hanno contribuito a formare la nostra comunità. Ci hanno aiutato ad andare insieme, a imparare insieme a riconciliarci quando era necessario. Abbiamo fatto anche piccoli spettacoli: è importante anche collaborare, avere attenzione l'uno per l'altro. Poi a otto o nove anni mi sono fatto chierichetto. In quel tempo non c'erano ancora le chierichette, ma le ragazze leggevano meglio di noi. Esse quindi leggevano le letture della liturgia, noi facevamo i chierichetti. In quel tempo erano ancora molti i testi latini da imparare, così ognuno ha avuto la sua parte di fatica da fare. Come ho detto, non eravamo santi: abbiamo avuto i nostri litigi, ma tuttavia c'era una bella comunione, dove le distinzioni tra ricchi e poveri, tra intelligenti e meno intelligenti non contavano. Era la comunione con Gesù nel cammino della fede comune e nella responsabilità comune, nei giochi, nel lavoro comune. Abbiamo trovato la capacità di vivere insieme, di essere amici, e benché dal 1937, cioè da più di settanta anni, non sia più stato in quel paese, siamo restati ancora amici. Quindi abbiamo imparato ad accettarci l'un l'altro, a portare il peso l'uno dell'altro. Questo mi sembra importante: nonostante le nostre debolezze ci accettiamo e con Gesù Cristo, con la Chiesa troviamo insieme la strada della pace e impariamo a vivere bene.

Seconda domanda: Mi chiamo Letizia e ti volevo fare una domanda. Caro Papa Benedetto XVI, cosa voleva dire per te quando eri ragazzo il motto: «I bambini aiutano i bambini»? Avresti mai pensato di diventare Papa?

Santo Padre: A dire la verità, non avrei mai pensato di diventare Papa, perché, come ho già detto, sono stato un ragazzo abbastanza ingenuo in un piccolo paese molto lontano dai centri, nella provincia dimenticata. Eravamo felici di essere in questa provincia e non pensavamo ad altre cose. Naturalmente abbiamo conosciuto, venerato e amato il Papa — era Pio XI — ma per noi era a un'altezza irraggiungibile, un altro mondo quasi: un nostro padre, ma tuttavia una realtà molto superiore a tutti noi. E devo dire che ancora oggi ho difficoltà a capire come il Signore abbia potuto pensare a me, destinare me a questo ministero. Ma lo accetto dalle sue mani, anche se è una cosa sorprendente e mi sembra molto oltre le mie forze. Ma il Signore mi aiuta.

Terza domanda: Caro Papa Benedetto, io sono Alessandro. Volevo chiederti: tu sei il primo missionario, noi ragazzi come possiamo aiutarti ad annunciare il Vangelo?

Santo Padre: Direi che un primo modo è questo: collaborare con la Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria. Così siete parte di una grande famiglia, che porta avanti il Vangelo nel mondo. Così appartenete a una grande rete. Vediamo qui come si rispecchia la famiglia dei popoli diversi. Voi state in questa grande famiglia: ognuno fa la sua parte e insieme siete missionari, portatori dell'opera missionaria della Chiesa. Avete un bel programma, indicato dalla vostra portavoce: ascoltare, pregare, conoscere, condividere, solidarizzare Questi sono gli elementi essenziali che realmente sono un modo di essere missionario, di portare avanti la crescita della Chiesa e la presenza del Vangelo nel mondo. Vorrei sottolineare alcuni di questi punti. Anzitutto, pregare. La preghiera è una realtà: Dio ci ascolta e, quando preghiamo, Dio entra nella nostra vita, diventa presente tra di noi, operante. Pregare è una cosa molto importante, che può cambiare il mondo, perché rende presente la forza di Dio. Ed è importante aiutarsi nel pregare: preghiamo insieme nella liturgia, preghiamo insieme nella famiglia. E qui direi che è importante cominciare la giornata con una piccola preghiera e poi anche finire il giorno con una piccola preghiera: ricordare i genitori nella preghiera. Pregare prima del pranzo, prima della cena, e in occasione della comune celebrazione della domenica. Una domenica senza la messa, la grande preghiera comune della Chiesa, non è una vera domenica: manca proprio il cuore della domenica e così anche la luce per la settimana. E potete aiutare anche gli altri — specialmente quando forse a casa non si prega, non si conosce la preghiera — insegnare agli altri a pregare: pregare con loro e così introdurre gli altri nella comunione con Dio. Poi, ascoltare, cioè imparare realmente che cosa ci dice Gesù. Inoltre, conoscere la Sacra Scrittura, la Bibbia. Nella storia di Gesù impariamo — come ha detto il Cardinale — il volto di Dio, impariamo come è Dio. E’ importante conoscere Gesù profondamente, personalmente. Così egli entra nella nostra vita e, tramite la nostra vita, entra nel mondo. E anche condividere, non volere le cose solo per se stessi, ma per tutti; dividere con gli altri. E se vediamo un altro che forse ha bisogno, che è meno dotato, dobbiamo aiutarlo e così rendere presente l'amore di Dio senza grandi parole, nel nostro personale piccolo mondo, che fa parte del grande mondo. E così diventiamo insieme una famiglia, dove uno ha rispetto per l'altro: sopportare l'altro nella sua alterità, accettare proprio anche gli antipatici, non lasciare che uno sia marginalizzato, ma aiutarlo a inserirsi nella comunità. Tutto questo vuol dire semplicemente vivere in questa grande famiglia della Chiesa, in questa grande famiglia missionaria: Vivere i punti essenziali come la condivisione, la conoscenza di Gesù, la preghiera, l'ascolto reciproco e la solidarietà è un'opera missionaria, perché aiuta a far sì che il Vangelo diventi realtà nel nostro mondo.
+PetaloNero+
00Sunday, May 31, 2009 4:43 PM
Discorso del Papa per la la conclusione del mese mariano
Celebrazione nei Giardini Vaticani



CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato da Benedetto XVI questo sabato al termine della processione con la recita del Rosario in occasione della fine del mese mariano.

* * *

Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle,

vi saluto tutti con affetto, al termine della tradizionale veglia mariana, che conclude il mese di Maggio in Vaticano. Quest'anno essa ha acquistato un valore tutto speciale, perché cade alla vigilia di Pentecoste. Radunandovi insieme, spiritualmente raccolti intorno alla Vergine Maria, e contemplando i misteri del Santo Rosario, avete rivissuto l'esperienza dei primi discepoli, riuniti nel Cenacolo con "la madre di Gesù", "perseveranti e concordi nella preghiera" in attesa della venuta dello Spirito Santo (cfr At 1,14). Anche noi, in questa penultima sera di maggio, dal colle Vaticano invochiamo l'effusione dello Spirito Paraclito su di noi, sulla Chiesa che è in Roma e su tutto il popolo cristiano.

La grande festa di Pentecoste ci invita a meditare sul rapporto tra lo Spirito Santo e Maria, un rapporto strettissimo, privilegiato, indissolubile. La Vergine di Nazaret fu prescelta per diventare la Madre del Redentore ad opera dello Spirito Santo: nella sua umiltà, trovò grazia agli occhi di Dio (cfr Lc 1,30). In effetti, nel Nuovo Testamento noi vediamo che la fede di Maria, per così dire, "attira" il dono dello Spirito Santo. Prima di tutto nel concepimento del Figlio di Dio, mistero che lo stesso arcangelo Gabriele spiega così: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra" (Lc 1,35). Subito dopo Maria si recò ad aiutare Elisabetta, ed ecco che quando giunge da lei e la saluta, lo Spirito Santo fa sussultare il bambino nel grembo dell'anziana parente (cfr Lc 1,44); e tutto il dialogo tra le due madri è ispirato dallo Spirito di Dio, soprattutto il cantico di lode con cui Maria esprime i suoi sentimenti profondi, il Magnificat. L'intera vicenda della nascita di Gesù e della sua prima infanzia è guidata in maniera quasi palpabile dallo Spirito Santo, anche se non viene sempre nominato. Il cuore di Maria, in perfetta consonanza con il Figlio divino, è tempio dello Spirito di verità, dove ogni parola e ogni avvenimento vengono custoditi nella fede, nella speranza e nella carità (cfr Lc 2,19.51).

Possiamo così essere certi che il cuore santissimo di Gesù in tutto l'arco della vita nascosta a Nazaret ha sempre trovato nel cuore immacolato della Madre un "focolare" sempre acceso di preghiera e di costante attenzione alla voce dello Spirito. Testimonianza di questa singolare sintonia tra Madre e Figlio nel cercare la volontà di Dio, è quanto avvenne alle nozze di Cana. In una situazione carica di simboli dell'alleanza, quale è il banchetto nuziale, la Vergine Madre intercede e provoca, per così dire, un segno di grazia sovrabbondante: il "vino buono" che rimanda al mistero del Sangue di Cristo. Questo ci conduce direttamente al Calvario, dove Maria sta sotto la croce insieme con le altre donne e con l'apostolo Giovanni. La Madre e il discepolo raccolgono spiritualmente il testamento di Gesù: le sue ultime parole e il suo ultimo respiro, nel quale Egli incomincia ad effondere lo Spirito; e raccolgono il grido silenzioso del suo Sangue, interamente versato per noi (cfr Gv 19,25-34). Maria sapeva da dove veniva quel sangue: si era formato in lei per opera dello Spirito Santo, e sapeva che quella stessa "potenza" creatrice avrebbe risuscitato Gesù, come Egli aveva promesso.

Così la fede di Maria sostenne quella dei discepoli fino all'incontro con il Signore risorto, e continuò ad accompagnarli anche dopo la sua Ascensione al cielo, nell'attesa del "battesimo nello Spirito Santo" (cfr At 1,5). Nella Pentecoste, la Vergine Madre appare nuovamente come Sposa dello Spirito, per una maternità universale nei confronti di tutti coloro che sono generati da Dio per la fede in Cristo. Ecco perché Maria è per tutte le generazioni immagine e modello della Chiesa, che insieme allo Spirito cammina nel tempo invocando il ritorno glorioso di Cristo: "Vieni, Signore Gesù" (cfr Ap 22,17.20).

Cari amici, alla scuola di Maria, impariamo anche noi a riconoscere la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, ad ascoltare le sue ispirazioni e a seguirle docilmente. Egli ci fa crescere secondo la pienezza di Cristo, secondo quei frutti buoni che l'apostolo Paolo elenca nella Lettera ai Galati: "Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22). Vi auguro di essere ricolmi di questi doni e di camminare sempre con Maria secondo lo Spirito e, mentre vi esprimo la mia lode per la partecipazione a questa celebrazione serale, imparto di cuore a tutti voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]
+PetaloNero+
00Sunday, May 31, 2009 4:44 PM
CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

Alle ore 9.30 di oggi, Domenica di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la Santa Messa della Solennità.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia la seguente omelia:


OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, viviamo nella fede il mistero che si compie sull’altare, partecipiamo cioè al supremo atto di amore che Cristo ha realizzato con la sua morte e risurrezione. L’unico e medesimo centro della liturgia e della vita cristiana – il mistero pasquale – assume poi, nelle diverse solennità e feste, "forme" specifiche, con ulteriori significati e con particolari doni di grazia. Tra tutte le solennità, la Pentecoste si distingue per importanza, perché in essa si attua quello che Gesù stesso aveva annunciato essere lo scopo di tutta la sua missione sulla terra. Mentre infatti saliva a Gerusalemme, aveva dichiarato ai discepoli: "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49). Queste parole trovano la loro più evidente realizzazione cinquanta giorni dopo la risurrezione, nella Pentecoste, antica festa ebraica che nella Chiesa è diventata la festa per eccellenza dello Spirito Santo: "Apparvero loro lingue come di fuoco… e tutti furono colmati di Spirito Santo" (At 2,3-4). Il vero fuoco, lo Spirito Santo, è stato portato sulla terra da Cristo. Egli non lo ha strappato agli dèi, come fece Prometeo, secondo il mito greco, ma si è fatto mediatore del "dono di Dio" ottenendolo per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce.

Dio vuole continuare a donare questo "fuoco" ad ogni generazione umana, e naturalmente è libero di farlo come e quando vuole. Egli è spirito, e lo spirito "soffia dove vuole" (cfr Gv 3,8). C’è però una "via normale" che Dio stesso ha scelto per "gettare il fuoco sulla terra": questa via è Gesù, il suo Figlio Unigenito incarnato, morto e risorto. A sua volta, Gesù Cristo ha costituito la Chiesa quale suo Corpo mistico, perché ne prolunghi la missione nella storia. "Ricevete lo Spirito Santo" – disse il Signore agli Apostoli la sera della risurrezione, accompagnando quelle parole con un gesto espressivo: "soffiò" su di loro (cfr Gv 20,22). Manifestò così che trasmetteva ad essi il suo Spirito, lo Spirito del Padre e del Figlio. Ora, cari fratelli e sorelle, nell’odierna solennità la Scrittura ci dice ancora una volta come dev’essere la comunità, come dobbiamo essere noi per ricevere il dono dello Spirito Santo. Nel racconto, che descrive l’evento di Pentecoste, l’Autore sacro ricorda che i discepoli "si trovavano tutti insieme nello stesso luogo". Questo "luogo" è il Cenacolo, la "stanza al piano superiore" dove Gesù aveva fatto con i suoi Apostoli l’Ultima Cena, dove era apparso loro risorto; quella stanza che era diventata per così dire la "sede" della Chiesa nascente (cfr At 1,13). Gli Atti degli Apostoli tuttavia, più che insistere sul luogo fisico, intendono rimarcare l’atteggiamento interiore dei discepoli: "Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera" (At 1,14). Dunque, la concordia dei discepoli è la condizione perché venga lo Spirito Santo; e presupposto della concordia è la preghiera.

Questo, cari fratelli e sorelle, vale anche per la Chiesa di oggi, vale per noi, che siamo qui riuniti. Se vogliamo che la Pentecoste non si riduca ad un semplice rito o ad una pur suggestiva commemorazione, ma sia evento attuale di salvezza, dobbiamo predisporci in religiosa attesa del dono di Dio mediante l’umile e silenzioso ascolto della sua Parola. Perché la Pentecoste si rinnovi nel nostro tempo, bisogna forse – senza nulla togliere alla libertà di Dio – che la Chiesa sia meno "affannata" per le attività e più dedita alla preghiera. Ce lo insegna la Madre della Chiesa, Maria Santissima, Sposa dello Spirito Santo. Quest’anno la Pentecoste ricorre proprio nell’ultimo giorno di maggio, in cui si celebra solitamente la festa della Visitazione. Anche quella fu una sorta di piccola "pentecoste", che fece sgorgare la gioia e la lode dai cuori di Elisabetta e di Maria, una sterile e l’altra vergine, divenute entrambe madri per straordinario intervento divino (cfr Lc 1,41-45). La musica e il canto, che accompagnano questa nostra liturgia, ci aiutano anch’essi ad essere concordi nella preghiera, e per questo esprimo viva riconoscenza al Coro del Duomo e alla Kammerorchester di Colonia. Per questa liturgia, nel bicentenario della morte di Joseph Haydn, è stata infatti scelta molto opportunamente la sua Harmoniemesse, l’ultima delle "Messe" composte dal grande musicista, una sublime sinfonia per la gloria di Dio. A voi tutti convenuti per questa circostanza rivolgo il mio più cordiale saluto.

Per indicare lo Spirito Santo, nel racconto della Pentecoste gli Atti degli Apostoli utilizzano due grandi immagini: l’immagine della tempesta e quella del fuoco. Chiaramente san Luca ha in mente la teofania del Sinai, raccontata nei libri dell’Esodo (19,16-19) e del Deuteronomio (4,10-12.36). Nel mondo antico la tempesta era vista come segno della potenza divina, al cui cospetto l’uomo si sentiva soggiogato e atterrito. Ma vorrei sottolineare anche un altro aspetto: la tempesta è descritta come "vento impetuoso", e questo fa pensare all’aria, che distingue il nostro pianeta dagli altri astri e ci permette di vivere su di esso. Quello che l’aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale. Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità –, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società - ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna - a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà. La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore!

L’altra immagine dello Spirito Santo che troviamo negli Atti degli Apostoli è il fuoco. Accennavo all’inizio al confronto tra Gesù e la figura mitologica di Prometeo, che richiama un aspetto caratteristico dell’uomo moderno. Impossessatosi delle energie del cosmo – il "fuoco" – l’essere umano sembra oggi affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell’universo. L’uomo non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso; si dichiara autonomo, libero, adulto. Evidentemente tale atteggiamento rivela un rapporto non autentico con Dio, conseguenza di una falsa immagine che di Lui si è costruita, come il figlio prodigo della parabola evangelica che crede di realizzare se stesso allontanandosi dalla casa del padre. Nelle mani di un uomo così, il "fuoco" e le sue enormi potenzialità diventano pericolosi: possono ritorcersi contro la vita e l’umanità stessa, come dimostra purtroppo la storia. A perenne monito rimangono le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l’energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite.

Si potrebbero in verità trovare molti esempi, meno gravi eppure altrettanto sintomatici, nella realtà di ogni giorno. La Sacra Scrittura ci rivela che l’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è l’azione dello "spirito di Dio che aleggiava sulle acque" (Gn 1,2) all’inizio della creazione. E Gesù Cristo ha "portato sulla terra" non la forza vitale, che già vi abitava, ma lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio che "rinnova la faccia della terra" purificandola dal male e liberandola dal dominio della morte (cfr Sal 103/104,29-30). Questo "fuoco" puro, essenziale e personale, il fuoco dell’amore, è disceso sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Maria nel Cenacolo, per fare della Chiesa il prolungamento dell’opera rinnovatrice di Cristo.

Infine, un ultimo pensiero si ricava ancora dal racconto degli Atti degli Apostoli: lo Spirito Santo vince la paura. Sappiamo come i discepoli si erano rifugiati nel Cenacolo dopo l’arresto del loro Maestro e vi erano rimasti segregati per timore di subire la sua stessa sorte. Dopo la risurrezione di Gesù questa loro paura non scomparve all’improvviso. Ma ecco che a Pentecoste, quando lo Spirito Santo si posò su di loro, quegli uomini uscirono fuori senza timore e incominciarono ad annunciare a tutti la buona notizia di Cristo crocifisso e risorto. Non avevano alcun timore, perché si sentivano nelle mani del più forte. Sì, cari fratelli e sorelle, lo Spirito di Dio, dove entra, scaccia la paura; ci fa conoscere e sentire che siamo nelle mani di una Onnipotenza d’amore: qualunque cosa accada, il suo amore infinito non ci abbandona. Lo dimostra la testimonianza dei martiri, il coraggio dei confessori della fede, l’intrepido slancio dei missionari, la franchezza dei predicatori, l’esempio di tutti i santi, alcuni persino adolescenti e bambini. Lo dimostra l’esistenza stessa della Chiesa che, malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continua ad attraversare l’oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore. Con questa fede e questa gioiosa speranza ripetiamo oggi, per intercessione di Maria: "Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra!".






LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI

Conclusa la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana per la Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:


PRIMA DEL REGINA CÆLI

Cari fratelli e sorelle!

La Chiesa sparsa nel mondo intero rivive oggi, solennità della Pentecoste, il mistero della propria nascita, del proprio "battesimo" nello Spirito Santo (cfr At 1,5), avvenuto a Gerusalemme cinquanta giorni dopo la Pasqua, appunto nella festa ebraica di Pentecoste. Gesù risorto aveva detto ai discepoli: "Restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto" (Lc 24,49). Questo avvenne in forma sensibile nel Cenacolo, mentre erano tutti radunati in preghiera con Maria, Vergine Madre. Come leggiamo negli Atti degli Apostoli, all’improvviso quel luogo fu invaso da un vento impetuoso, e lingue come di fuoco si posarono su ciascuno dei presenti. Gli Apostoli uscirono allora e incominciarono a proclamare in diverse lingue che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, morto e risorto (cfr At 2,1-4). Lo Spirito Santo, che con il Padre e il Figlio ha creato l’universo, che ha guidato la storia del popolo d’Israele e ha parlato per mezzo dei profeti, che nella pienezza dei tempi ha cooperato alla nostra redenzione, a Pentecoste è disceso sulla Chiesa nascente e l’ha resa missionaria, inviandola ad annunciare a tutti i popoli la vittoria dell’amore divino sul peccato e sulla morte.

Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Senza di Lui a che cosa essa si ridurrebbe? Sarebbe certamente un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale, forse una sorta di agenzia umanitaria. Ed in verità è così che la ritengono quanti la considerano al di fuori di un’ottica di fede. In realtà, però, nella sua vera natura e anche nella sua più autentica presenza storica, la Chiesa è incessantemente plasmata e guidata dallo Spirito del suo Signore. E’ un corpo vivo, la cui vitalità è appunto frutto dell’invisibile Spirito divino.

Cari amici, quest’anno la solennità di Pentecoste cade nell’ultimo giorno del mese di maggio, in cui abitualmente si celebra la bella festa mariana della Visitazione. Questo fatto ci invita a lasciarci ispirare e come istruire dalla Vergine Maria, la quale fu protagonista di entrambi gli eventi. A Nazaret, Ella ricevette l’annuncio della sua singolare maternità, e, subito dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, dallo stesso Spirito d’amore fu spinta ad andare in aiuto dell’anziana parente Elisabetta, giunta al sesto mese di una gravidanza pure prodigiosa. La giovane Maria, che porta in grembo Gesù e, dimentica di sé, accorre in aiuto del prossimo, è icona stupenda della Chiesa nella perenne giovinezza dello Spirito, della Chiesa missionaria del Verbo incarnato, chiamata a portarlo al mondo e a testimoniarlo specialmente nel servizio della carità. Invochiamo pertanto l’intercessione di Maria Santissima, perché ottenga alla Chiesa del nostro tempo di essere potentemente rafforzata dallo Spirito Santo. In modo particolare, sentano la presenza confortatrice del Paraclito le comunità ecclesiali che soffrono persecuzione per il nome di Cristo, perché, partecipando alle sue sofferenze, ricevano in abbondanza lo Spirito della gloria (cfr 1 Pt 4,13-14).



DOPO IL REGINA CÆLI

In questi giorni, i giovani dell’Abruzzo si stanno raccogliendo numerosi intorno alla Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, portata in pellegrinaggio nella loro regione da un gruppo di volontari inviati dal Centro internazionale giovanile San Lorenzo di Roma. In comunione con i giovani di quella terra duramente colpita dal terremoto, chiediamo a Cristo morto e risorto di effondere su di loro il suo Spirito di consolazione e di speranza. Estendo il mio saluto a tutti i giovani italiani che oggi, nelle rispettive diocesi, si ritrovano per concludere con i loro Vescovi il triennio dell’Agorà. Ricordo con gioia gli indimenticabili eventi che hanno segnato questo triennio: l’incontro a Loreto, nel settembre 2007, e la Giornata Mondiale a Sydney, nel luglio scorso. Cari giovani italiani, con la forza dello Spirito Santo, siate testimoni del Signore risorto!

En ce jour de la fête de la Pentecôte, je suis heureux de vous accueillir chers pèlerins francophones. Aujourd’hui encore, l’Église demande les dons du Saint-Esprit pour témoigner de l’Évangile. Puissent les jeunes vivre avec conviction le Sacrement de la Confirmation qu’ils reçoivent en ces jours afin de porter la Bonne Nouvelle de la vie en Jésus-Christ aux jeunes de leur âge et aussi à tous ceux qui les entourent. Que le souffle de la Pentecôte nous donne, à nous les adultes, de toujours confesser avec force et courage notre foi et nous conduise vers l’unité de tous les chrétiens ! Je confie à Marie, Reine des Apôtres, la mission universelle de l’Église toute entière ! Avec ma Bénédiction apostolique.

I am pleased to welcome all the English-speaking pilgrims to today’s Regina Caeli. On this Pentecost Sunday, we rejoice in the Lord’s gift of the Holy Spirit. Saint Paul reminds us that if we live in the Spirit, we must also follow the Spirit by putting aside all conceit, anger, envy and everything that divides us (cfr Gal 5,26). My dear friends, having received God’s precious gift, may you abound in his fruits of love, peace, patience, kindness and all that bears witness to the Kingdom of God in our midst! Praised be Jesus Christ!

Mit Freude grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Die liturgischen Texte des Pfingstfestes weisen uns auf das vielfältige Wirken des Heiligen Geistes hin. Der göttliche Beistand läßt die Apostel die Angst überwinden, so daß sie vor allen Völkern der Erde zu mutigen Zeugen Christi werden. Der Geist reinigt und spendet Leben, er führt zur Wahrheit, entzündet die Liebe und stiftet Gemeinschaft. Nach all dem sehnen wir uns auch heute und bitten Gott um die Gabe seines Geistes für die Kirche und die ganze Welt. Der Herr erfülle euch alle mit dem Feuer und der Kraft des Heiligen Geistes. Frohe Pfingsten!

Saludo con afecto a los fieles de lengua española, en particular a los peregrinos de la Acción Católica de Jóvenes, de Córdoba. En el evangelio de las vísperas de esta solemnidad de Pentecostés, Jesús nos hacía esta invitación: "El que tenga sed, que venga a mí; el que cree en mí que beba" (Jn 7, 37). Acudamos a la fuente de su Corazón, de donde mana el torrente de agua viva: el Espíritu Santo Paráclito. Invoquemos la intercesión de la Virgen María, para que brille sobre nosotros el esplendor de la gloria de Dios, que es el Espíritu, y nos veamos fortalecidos los que hemos sido regenerados por la gracia del Bautismo. ¡Feliz Domingo!

Zo srdca pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Prešova. Bratia a sestry, slávime sviatok Zoslania Ducha Svätého na apoštolov. Povzbudzujem vás, aby ste boli vždy vnímaví na pôsobenie Ducha Svätého. S láskou žehnám vás i vaše rodiny vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore saluto i pellegrini slovacchi, particolarmente da Prešov. Fratelli e sorelle, celebriamo la festa della Pentecoste. Vi esorto ad essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdecznie pozdrawiam rodaków Sługi Bożego Jana Pawła II. To on, trzydzieści lat temu, wołał w Warszawie: „Niech zstąpi Duch Twój! I odnowi oblicze ziemi. Tej Ziemi!". Jesteśmy świadkami zmian dokonujących się w świecie. Odnowa oblicza ziemi nie jest jednak możliwa bez przemiany ludzkich serc. Dlatego błagamy: niech zstąpi Duch Twój i odnowi nasze serca w Chrystusie. Życzę wszystkim takiej odnowy.

[Saluto cordialmente tutti i connazionali del Servo di Dio Giovanni Paolo II. È lui che trent’anni fa ha invocato a Varsavia: "Scenda il Tuo Spirito! E rinnovi il volto della terra. Questa Terra!". Noi siamo testimoni dei cambiamenti che avvengono nel mondo. Ma il rinnovarsi del volto della terra non è possibile senza il rinnovamento dei cuori degli uomini. Per questo chiediamo: scenda il Tuo Spirito e rinnovi i nostri cuori in Cristo. Auguro a voi tutti questo rinnovamento.]

E infine saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Vigevano, Valgoglio, Milano e Ponsacco; le Suore della Famiglia del Sacro Cuore di Gesù, i ragazzi di Osilo e quelli di Cividino Quintano; il gruppo ciclistico AVIS-AIDO di Grumello del Monte, con le Suore delle Poverelle e le ragazze dell’Istituto Palazzolo. Un saluto speciale rivolgo ai bambini della Prima Comunione di Bagno de L’Aquila, dove, dopo il terremoto, si celebra la Messa in una tenda. Nell’odierna Giornata Nazionale del Sollievo, assicuro un particolare ricordo nella preghiera ai malati più gravi, ai loro familiari e a quanti con amore stanno loro vicino. A tutti auguro una buona domenica, nella luce e nella pace dello Spirito Santo.
+PetaloNero+
00Monday, June 1, 2009 5:43 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
S.E. il Signor Viktor Yushchenko, Presidente di Ucraina, con la Consorte e Seguito.





RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VESCOVO DI IDAH (NIGERIA) NOMINA DEL VESCOVO DI IDAH (NIGERIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Idah (Nigeria) S.E. Mons. Anthony Ademu Adaji, della Società Missionaria di San Paolo della Nigeria, finora Vescovo titolare di Turunda e Ausiliare della medesima diocesi.



RINUNCIA DI AUSILIARE DI ROMA (ITALIA) E NOMINA DI NUOVI AUSILIARI

Il Papa ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare di Roma (Italia) presentata da S.E. Mons. Enzo Dieci, Vescovo tit. di Maura, in conformità ai canoni 411 e 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Roma (Italia), per il Settore pastorale Nord, il Rev.do Mons. Guerino Di Tora, del clero della diocesi di Roma, finora Direttore della Caritas Diocesana di Roma, assegnandogli la sede titolare vescovile di Zuri.

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Roma (Italia), per il Settore pastorale Est, il Rev.do Mons. Giuseppe Marciante, del clero della diocesi di Roma, finora Parroco della Parrocchia di San Romano Martire, assegnandogli la sede titolare vescovile di Tagora.

Rev.do Mons. Guerino Di Tora
Rev.do Mons. Guerino Di Tora è nato a Roma il 2 agosto 1946.
Ha compiuto gli studi filosofici e teologici al Pontificio Seminario Romano.
Ordinato sacerdote il 14 marzo 1971, si è licenziato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense ed ha frequentato la Facoltà di Pedagogia e Psicologia della Pontificia Università Salesiana.
Ha ricoperto i seguenti incarichi e ministeri: Assistente presso il Pontificio Seminario Romano dal 1971 al 1974; Vicario parrocchiale di San Policarpo a Cinecittà dal 1975 al 1985; Parroco della stessa parrocchia dal 1985 al 1998; Prefetto della XXI Prefettura di Roma dal 1994 al 1998; Membro del Collegio dei Consultori di Roma dal 1995 al 1998. Dal 1997 è Direttore della Caritas diocesana di Roma e dal 1998 è Rettore della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere.
È stato inoltre Insegnante di religione, Cappellano coadiutore nelle carceri di Rebibbia e di Regina Coeli e Docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ecclesia Mater di Roma. Dal 1995 è Cappellano di Sua Santità.

Rev.do Mons. Giuseppe Marciante
Rev.do Mons. Giuseppe Marciante è nato a Catania il 16 luglio 1951.
Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso lo Studio Teologico "San Paolo" di Catania. Ha conseguito la Licenza in Missionologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Ordinato sacerdote il 5 ottobre 1980 per l’arcidiocesi di Catania.
Dal 1° luglio 1993 si è incardinato nella diocesi di Roma.
Ha ricoperto i seguenti incarichi e ministeri: Vicario parrocchiale di "S. Maria in Ognina" dal 1980 al 1986; Vicario parrocchiale di "S. Maria in Cibali", nell’arcidiocesi di Catania; Parroco di "San Giuseppe", nella diocesi di Albano, dal 1987-1989; Dal 1998 è Assistente Nazionale ecclesiastico dell’Associazione di donatori di sangue Fratres e dal 1989 è Parroco di "San Romano Martire". Nel 1995 è stato nominato Prefetto della XII Prefettura e dal 2008 è Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale Diocesano di Roma. Nel 2001 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.


+PetaloNero+
00Monday, June 1, 2009 5:43 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Questa mattina, Sua Santità Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il Sig. Viktor Yushchenko, Presidente dell’Ucraina. Successivamente, il medesimo Capo di Stato, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri ad interim, Sig. Volodymyr Khandogiy, ha incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati sulla situazione internazionale. A livello bilaterale sono stati evocati con compiacimento i buoni rapporti esistenti tra l’Ucraina e la Santa Sede, nonché alcune prospettive di approfondimento della collaborazione in ambito culturale e sociale. Esprimendo la volontà di trovare soluzioni eque alle questioni ancora aperte tra lo Stato e la Chiesa, non si è mancato di rilevare il contributo offerto anche dalla Chiesa cattolica alla società ucraina per l’educazione ai valori cristiani e alla loro diffusione e l’importanza del dialogo tra i cristiani per promuovere l’unità, nel rispetto di tutti e in ordine ad una pacifica convivenza.

+PetaloNero+
00Tuesday, June 2, 2009 4:06 PM
RINUNCE E NOMINE

RINUNCIA DEL PENITENZIERE MAGGIORE E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accolto la rinuncia, presentata per limiti d’età, dall’Em.mo Card. James Francis Stafford, all'incarico di Penitenziere Maggiore, ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico l’Ecc.mo Mons. Fortunato Baldelli, Arcivescovo tit. di Bevagna, finora Nunzio Apostolico in Francia.

NOMINA DELL’AMMINISTRATORE APOSTOLICO "SEDE VACANTE" DELL’ESARCATO APOSTOLICO PER I FEDELI UCRAINI RESIDENTI IN GRAN BRETAGNA

Il Santo Padre ha nominato Amministratore Apostolico "sede vacante" dell’Esarcato Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Gran Bretagna S.E. Mons. Hlib Lonchyna, M.S.U., Vescovo tit. di Bareta, al presente Vescovo di Curia dell’Arcivescovato Maggiore di Kyiv-Halyč (Ucraina).
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 8:23 PM.
Copyright © 2000-2021 FFZ srl - www.freeforumzone.com