Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FacebookTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, ..., 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, [47], 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61
Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:23 AM
Dal blog di Lella...

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA 37ma CONFERENZA DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L’ALIMENTAZIONE E L’AGRICOLTURA (F.A.O.), 01.07.2011

Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla 37ma Conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (F.A.O.) e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signor Presidente,
Signori Ministri,
Signor Direttore Generale, Illustri Signori, Gentili Signore

1. Sono particolarmente lieto di accogliere voi tutti, che partecipate alla XXXVII Conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, proseguendo una lunga e gradita tradizione iniziata sessanta anni or sono con l’insediamento della FAO in Roma.

Attraverso di Lei, Signor Presidente, desidero ringraziare le numerose Delegazioni governative che hanno voluto essere presenti a questo incontro testimoniando l’effettiva universalità della FAO. Vorrei altresì rinnovare il sostegno della Santa Sede per la meritoria ed insostituibile attività dell’Organizzazione, confermando l’impegno della Chiesa Cattolica a collaborare ai vostri sforzi per rispondere alle reali necessità di tanti nostri fratelli e sorelle in umanità.

Colgo questa occasione per salutare il Direttore Generale, Signor Jacques Diouf, che con competenza e dedizione ha reso la FAO capace di affrontare i problemi e le crisi determinate dalle mutevoli realtà globali che hanno interessato, anche in modo drammatico, il suo specifico campo di azione.

Al Direttore Generale eletto, Signor José Graziano da Silva, porgo i miei più sinceri auguri per il successo della sua opera futura, con l’auspicio che la FAO possa sempre più e meglio rispondere alle attese dei suoi Stati membri e dare soluzioni concrete a quanti soffrono a causa della fame e della malnutrizione.

2. I vostri lavori hanno indicato politiche e strategie in grado di contribuire all’importante rilancio del settore agricolo, dei livelli di produzione alimentare e del più generale sviluppo delle aree rurali. Il momento di crisi che investe ormai tutti gli aspetti della realtà economica e sociale domanda, infatti, ogni sforzo per concorrere ad eliminare la povertà, primo passo per liberare dalla fame milioni di uomini, donne e bambini che mancano del pane quotidiano. Una completa riflessione, però, impone di ricercare le cause di tale situazione non limitandosi ai livelli di produzione, alla crescente domanda di alimenti o alla volatilità dei prezzi: fattori che, sebbene importanti, rischiano di far leggere il dramma della fame in chiave esclusivamente tecnica.

La povertà, il sottosviluppo e quindi la fame sono spesso il risultato di atteggiamenti egoistici che partendo dal cuore dell’uomo si manifestano nel suo agire sociale, negli scambi economici, nelle condizioni di mercato, nel mancato accesso al cibo e si traducono nella negazione del diritto primario di ogni persona a nutrirsi e quindi ad essere libero dalla fame. Come possiamo tacere il fatto che anche il cibo è diventato oggetto di speculazioni o è legato agli andamenti di un mercato finanziario che, privo di regole certe e povero di principi morali, appare ancorato al solo obiettivo del profitto? L’alimentazione è una condizione che tocca il fondamentale diritto alla vita. Garantirla significa anche agire direttamente e senza indugio su quei fattori che nel settore agricolo gravano in modo negativo sulla capacità di lavorazione, sui meccanismi della distribuzione e sul mercato internazionale. E questo, pur in presenza di una produzione alimentare globale che, secondo la FAO e autorevoli esperti, è in grado di sfamare la popolazione mondiale.

3. Il quadro internazionale e le ricorrenti apprensioni determinate da instabilità e dall’aumento dei prezzi domandano risposte concrete e necessariamente unitarie per conseguire risultati che singolarmente gli Stati non possono garantire. Questo significa fare della solidarietà un criterio essenziale per ogni azione politica e strategia, così da rendere l’attività internazionale e le sue regole altrettanti strumenti di effettivo servizio all’intera famiglia umana ed in particolare agli ultimi. È cioè urgente un modello di sviluppo che consideri non solo l’ampiezza economica dei bisogni o l’affidabilità tecnica delle strategie da perseguire, ma anche la dimensione umana di ogni iniziativa e sia capace di realizzare un’autentica fraternità (cfr Caritas in Veritate, 20), facendo leva sul richiamo etico a "dar da mangiare agli affamati" che appartiene al sentimento di compassione e di umanità iscritto nel cuore di ogni persona e che la Chiesa ha inserito tra le opere di misericordia. In tale prospettiva, le istituzioni della Comunità internazionale sono chiamate ad operare coerentemente al loro mandato per sostenere i valori propri della dignità umana eliminando atteggiamenti di chiusura e senza lasciare spazio a istanze particolari fatte passare come interessi generali.

4. Anche la FAO è chiamata a rilanciare la propria struttura liberandola da ostacoli che l’allontanano dall’obiettivo indicato dalla sua Costituzione di garantire la crescita nutrizionale, la disponibilità della produzione alimentare, lo sviluppo delle aree rurali, così da assicurare all’umanità la libertà dalla fame (cfr. FAO, Constitution, Preamble). In questo impegno diventa essenziale una piena sintonia dell’Organizzazione con i Governi nell’orientarne e nel sostenerne le iniziative, specialmente nell’attuale congiuntura, che vede ridursi la disponibilità di risorse economico-finanziarie mentre il numero di affamati nel mondo non diminuisce secondo gli obiettivi sperati.

5. Il mio pensiero si dirige ora alla situazione di milioni di bambini, che sono le prime vittime di questa tragedia, condannati ad una morte precoce, ad un ritardo nel loro sviluppo fisico e psichico o costretti a forme di sfruttamento pur di ricevere un minimo di nutrimento. L’attenzione verso le giovani generazioni può essere un modo per contrastare l’abbandono delle aree rurali e del lavoro agricolo, così da consentire ad intere comunità, la cui sopravvivenza è minacciata dalla fame, di guardare con maggiore fiducia al loro futuro. Si deve, infatti, constatare che nonostante gli impegni assunti ed i conseguenti obblighi, l’assistenza e gli aiuti concreti si limitano spesso alle emergenze, dimenticando che una coerente concezione dello sviluppo deve essere in grado di disegnare un futuro per ogni persona, famiglia e comunità favorendo obiettivi di lungo periodo.

Vanno perciò sostenute le iniziative che si vorrebbero prendere anche a livello dell’intera Comunità internazionale per riscoprire il valore dell’azienda familiare rurale e sostenerne il ruolo centrale per raggiungere una stabile sicurezza alimentare. Infatti, nel mondo rurale, il tradizionale nucleo familiare è impegnato a favorire la produzione agricola mediante la sapiente trasmissione dai genitori ai figli non solo dei sistemi di coltivazione o della conservazione e distribuzione degli alimenti, ma anche di modi di vivere, dei principi educativi, della cultura, della religiosità, della concezione della sacralità della persona in tutte le fasi della sua esistenza. La famiglia rurale è un modello non solo di lavoro, ma di vita e di espressione concreta della solidarietà, dove si conferma il ruolo essenziale della donna.

Signor Presidente, Signore e Signori,

6. L’obiettivo della sicurezza alimentare è un’esigenza autenticamente umana, ne siamo consapevoli. Garantirla alle presenti generazioni ed a quelle che verranno significa anche tutelare da un frenetico sfruttamento le risorse naturali poiché la corsa al consumo ed allo spreco sembra ignorare ogni attenzione verso il patrimonio genetico e le diversità biologiche, tanto importanti per le attività agricole. Ma all’idea di un’esclusiva appropriazione di tali risorse si oppone la chiamata di Dio ad uomini e donne perché nel "coltivare e custodire" la terra (cfr Gn 2,8-17) promuovano un uso partecipato dei beni della Creazione, obiettivo che l’attività multilaterale e le regole internazionali possono certamente concorrere a realizzare.

In questo momento nel quale ai tanti problemi che investono l’attività agricola si affiancano nuove opportunità per contribuire ad alleviare il dramma della fame, voi potete operare perché attraverso la garanzia di un’alimentazione rispondente ai bisogni, ogni persona possa crescere secondo la sua vera dimensione di creatura fatta a somiglianza di Dio.

È questo l’auspicio che intendo manifestare, mentre su tutti voi e sul vostro lavoro invoco l’abbondanza delle benedizioni divine.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:24 AM
Dal blog di Lella...

INCONTRO CONVIVIALE CON I MEMBRI DEL COLLEGIO CARDINALIZIO, 01.07.2011

Alle ore 13, nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI ha pranzato con i Membri del Collegio Cardinalizio, nella ricorrenza del 60° anniversario della Sua Ordinazione presbiterale.
Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa ha rivolto ai presenti:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari Confratelli,

Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum (Sal 133,1): queste parole del Salmo sono per me in questo momento realtà vissuta. Vediamo com'è bello che i fratelli sono insieme e vivono insieme la gioia del sacerdozio, dell'esser chiamati nella vigna del Signore. Vorrei dire grazie di tutto cuore a lei, cardinale Decano, per le sue belle, commoventi e confortanti parole e soprattutto anche per il dono che mi ha fatto, perché così il nostro "essere insieme" si allarga ai poveri di Roma. Non siamo solo noi a mangiare, qui con noi ci sono quei poveri che hanno bisogno del nostro aiuto e della nostra assistenza, del nostro amore, che si realizza concretamente nella possibilità di mangiare, di vivere bene, in quanto possiamo, vogliamo operare in questo senso e questo è un segno importante per me, che in questa ora solenne non siamo soli, noi; con noi ci sono i poveri di Roma, che sono particolarmente amati dal Signore.

Fratres in unum: l'esperienza della fraternità è una realtà interna al sacerdozio, perché uno non viene mai ordinato da solo ma è inserito in un presbiterio, o da vescovi nel collegio episcopale, così il "noi" della Chiesa si accompagna e si esprime in questa ora. Quest’ora è un'ora di gratitudine per la guida del Signore, per tutto quello che mi ha donato e perdonato in questi anni, ma anche un momento di memoria.

Nel 1951 il mondo era totalmente diverso: non c'era televisione, non c'era internet, non c'era computer, non c'era cellulare. Sembra realmente un mondo preistorico quello dal quale noi veniamo; e, soprattutto, le nostre città erano distrutte, l'economia distrutta, una grande povertà materiale e spirituale, ma anche una forte energia e volontà di ricostruire questo Paese e di rinnovare, nella Comunità europea soprattutto, sul fondamento della nostra fede, questo Paese, e inserirsi nella grande Chiesa di Cristo, che è il Popolo di Dio e ci guida verso il mondo di Dio.

Così abbiamo cominciato con grande entusiasmo e con gioia in quel momento.

E’ venuto poi il momento del Concilio Vaticano II dove tutte queste speranze che avevamo avuto sembravano realizzarsi; poi il momento della rivoluzione culturale nel Sessantotto, anni difficili in cui la barca del Signore sembrava piena di acqua, quasi nel momento di affondare; e tuttavia il Signore che sembrava, al momento, dormire era presente e ci ha guidati avanti.

Erano gli anni in cui ho lavorato accanto al beato Papa Giovanni Paolo II: indimenticabili! E poi infine l'ora totalmente inaspettata del 19 aprile del 2005, quando il Signore mi ha chiamato a un nuovo impegno e, solo in fiducia alla sua forza, lasciandomi a lui, potei dire il "sì" di questo momento.

In questi sessant'anni quasi tutto è cambiato, ma è rimasta la fedeltà del Signore. Lui è lo stesso ieri, oggi e sempre: e questa è la nostra certezza, che ci dà la strada al futuro. Il momento della memoria, il momento della gratitudine è anche il momento della speranza: In te Domine speravi, non confundar in aeternum.

Grazie al Signore in questo momento per la sua guida. Grazie a voi tutti per la compagnia fraterna, il Signore ci benedica tutti. E grazie per il dono e per tutta la collaborazione. Con l'aiuto del Signore andiamo avanti.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:25 AM
Dal blog di Lella...

UDIENZA AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO DELLA DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI (ITALIA), 02.07.2011

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Pellegrinaggio della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (Italia) e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Eccellenza,
Cari fratelli e sorelle!

Sono realmente lieto di accogliervi così numerosi e pieni dell’entusiasmo della fede. Grazie a voi! Ringrazio il Vescovo Mons. Mario Paciello per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Saluto le Autorità civili, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Seminaristi e ciascuno di voi, estendendo il mio pensiero e il mio affetto alla vostra Comunità diocesana, in particolare a coloro che vivono situazioni di sofferenza e di disagio. Sono grato al Signore perché la vostra visita mi offre la possibilità di condividere un momento del cammino sinodale della Chiesa che è in Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Il Sinodo è un evento che fa vivere concretamente l’esperienza di essere "Popolo di Dio" in cammino, di essere Chiesa, comunità pellegrina nella storia verso il suo compimento escatologico in Dio. Questo significa riconoscere che la Chiesa non possiede in se stessa il principio vitale, ma dipende da Cristo, di cui è segno e strumento efficace. Nella relazione con il Signore Gesù essa trova la propria identità più profonda: essere dono di Dio all’umanità, prolungando la presenza e l’opera di salvezza del Figlio di Dio per mezzo dello Spirito Santo. In quest’orizzonte comprendiamo che la Chiesa è essenzialmente un mistero d’amore a servizio dell’umanità in vista della sua santificazione. Il Concilio Vaticano II ha affermato su questo punto: "Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse" (Lumen gentium n. 9).

Vediamo qui che realmente la Parola di Dio ha creato un popolo, una comunità, ha creato una comune gioia, un pellegrinaggio comune verso il Signore. L’essere Chiesa quindi non viene solo da una forza organizzativa nostra, umana, ma trova la sua sorgente e il suo vero significato nella comunione d’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: questo amore eterno è la fonte dalla quale viene la Chiesa e la Trinità Santissima è il modello di unità nella diversità e genera e plasma la Chiesa come mistero di comunione.

È necessario ripartire sempre e in modo nuovo da questa verità per comprendere e vivere più intensamente l’essere Chiesa, "Popolo di Dio", "Corpo di Cristo", "Comunione". Altrimenti si corre il rischio di ridurre il tutto ad una dimensione orizzontale, che snatura l’identità della Chiesa e l’annuncio della fede e farebbe più povera la nostra vita e la vita della Chiesa. E’ importante sottolineare che la Chiesa non è un’organizzazione sociale, filantropica, come ve ne sono molte: essa è la Comunità di Dio, è la Comunità che crede, che ama, che adora il Signore Gesù e apre le "vele" al soffio dello Spirito Santo, e per questo è una Comunità capace di evangelizzare e di umanizzare. La relazione profonda con Cristo, vissuta e alimentata dalla Parola e dall’Eucaristia, rende efficace l’annuncio, motiva l’impegno per la catechesi e anima la testimonianza della carità.

Molti uomini e donne del nostro tempo hanno bisogno di incontrare il Dio, di incontrare Cristo o di riscoprire la bellezza del Dio vicino, del Dio che in Gesù Cristo ha mostrato il suo volto di Padre e chiama a riconoscere il senso e il valore dell’esistenza. Far capire che è bene vivere da uomo. L’attuale momento storico è segnato, lo sappiamo, da luci e ombre. Assistiamo ad atteggiamenti complessi: ripiegamento su se stessi, narcisismo, desiderio di possesso e di consumo, sentimenti e affetti slegati dalla responsabilità. Tante sono le cause di questo disorientamento, che si manifesta in un profondo disagio esistenziale, ma al fondo di tutto si può intravedere la negazione della dimensione trascendente dell’uomo e della relazione fondante con Dio. Per questo è decisivo che le comunità cristiane promuovano percorsi validi e impegnativi di fede.

Cari amici, particolare attenzione va posta al modo di considerare l’educazione alla vita cristiana, affinché ogni persona possa compiere un autentico cammino di fede, attraverso le diverse età della vita; un cammino nel quale – come la Vergine Maria – la persona accoglie profondamente la Parola di Dio e la mette in pratica, diventando testimone del Vangelo. Il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Gravissimum educationis, afferma: "L’educazione cristiana tende soprattutto a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente alla conoscenza del mistero della salvezza, prendano sempre maggiore coscienza del dono della fede, che hanno ricevuto…si preparino a vivere la propria vita secondo l’uomo nuovo, nella giustizia e nella santità della verità" (n. 2). In questo impegno educativo la famiglia resta la prima responsabile. Cari genitori, siate i primi testimoni della fede! Non abbiate paura delle difficoltà in mezzo alle quali siete chiamati a realizzare la vostra missione. Non siete soli! La comunità cristiana vi sta vicino e vi sostiene. La catechesi accompagna i vostri figli nella loro crescita umana e spirituale, ma essa va considerata come una formazione permanente, non limitata alla preparazione per ricevere i Sacramenti; dobbiamo in tutta la nostra vita crescere nella conoscenza di Dio, così nella conoscenza di che cosa significhi essere un uomo. Sappiate attingere sempre forza e luce dalla Liturgia: la partecipazione alla Celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore è decisiva per la famiglia, per l’intera Comunità, è la struttura del nostro tempo. Ricordiamo sempre che nei Sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, il Signore Gesù opera per la trasformazione degli uomini assimilandoci a Sé. E’ proprio grazie all’incontro con Cristo, alla comunione con Lui, che la comunità cristiana può testimoniare la comunione, aprendosi al servizio, accogliendo i poveri e gli ultimi, riconoscendo il volto di Dio nell’ammalato e in ogni bisognoso. Vi invito, quindi, partendo dal contatto con il Signore nella preghiera quotidiana e soprattutto nell’Eucaristia, a valorizzare in modo adeguato le proposte educative e i percorsi di volontariato esistenti in diocesi, per formare persone solidali, aperte e attente alle situazioni di disagio spirituale e materiale. In definitiva, l’azione pastorale deve mirare a formare persone mature nella fede, per vivere in contesti nei quali spesso Dio viene ignorato; persone coerenti con la fede, perché si porti in tutti gli ambienti la luce di Cristo; persone che vivono con gioia la fede, per trasmettere la bellezza di essere cristiani.

Un pensiero speciale desidero rivolgerlo infine a voi, cari sacerdoti. Siate sempre riconoscenti del dono ricevuto, perché possiate servire, con amore e dedizione, il Popolo di Dio affidato alle vostre cure. Annunciate con coraggio e fedeltà il Vangelo, siate testimoni della misericordia di Dio e, guidati dallo Spirito Santo, sappiate indicare la verità, non temendo il dialogo con la cultura e con coloro che sono in ricerca di Dio.

Cari fratelli e sorelle, affidiamo il cammino della vostra Comunità diocesana a Maria Santissima, Madre del Signore e Madre della Chiesa, Madre nostra. In lei contempliamo quello che la Chiesa è ed è chiamata ad essere. Con il suo "sì" ha dato al mondo Gesù ed ora partecipa pienamente della gloria di Dio. Anche noi siamo chiamati a donare il Signore Gesù all’umanità, non dimenticando di essere sempre suoi discepoli. Vi ringrazio ancora molto della vostra bella visita e di tutto cuore vi ringrazio della vostra fede e vi accompagno con la preghiera e imparto a tutti voi e all’intera Diocesi la Benedizione Apostolica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Tuesday, July 5, 2011 7:59 AM
Dal blog di Lella...

STATEMENT OF THE HOLY SEE: EPISCOPAL ORDINATION IN THE DIOCESE OF LESHAN (PROVINCE OF SICHUAN, MAINLAND CHINA) , 04.07.2011

TESTO IN LINGUA INGLESE

With regard to the episcopal ordination of the Rev. Paul Lei Shiyin, which took place on Wednesday 29 June last and was conferred without the apostolic mandate, the following is stated:

1) Rev. Lei Shiyin, ordained without the Papal mandate and hence illegitimately, has no authority to govern the diocesan Catholic community, and the Holy See does not recognise him as the Bishop of the Diocese of Leshan. The effects of the sanction which he has incurred through violation of the norm of can. 1382 of the Code of Canon Law remain in place.
The same Rev. Lei Shiyin had been informed, for some time, that he was unacceptable to the Holy See as an episcopal candidate for proven and very grave reasons.

2) The consecrating Bishops have exposed themselves to the grave canonical sanctions laid down by the law of the Church (in particular, canon 1382 of the Code of Canon Law; cf. Declaration of the Pontifical Council for Legislative Texts of 6 June 2011).

3) An episcopal ordination without Papal mandate is directly opposed to the spiritual role of the Supreme Pontiff and damages the unity of the Church. The Leshan ordination was a unilateral act which sows division and unfortunately produces rifts and tensions in the Catholic community in China. The survival and development of the Church can only take place in union with him to whom the Church herself is entrusted in the first place, and not without his consent as, however, occurred in Leshan. If it is desired that the Church in China be Catholic, the Church’s doctrine and discipline must be respected.

4) The Leshan episcopal ordination has deeply saddened the Holy Father, who wishes to send to the beloved faithful in China a word of encouragement and hope, inviting them to prayer and unity.

From the Vatican, 4 July 2011

TESTO IN LINGUA ITALIANA

DICHIARAZIONE DELLA SANTA SEDE:

ORDINAZIONE EPISCOPALE NELLA DIOCESI DI LESHAN (PROVINCIA DI SICHUAN, CINA CONTINENTALE)

Riguardo all’ordinazione episcopale del Rev. Paolo Lei Shiyin, avvenuta mercoledì 29 giugno scorso e conferita senza il mandato apostolico, si precisa quanto segue.

1) Il Rev. Lei Shiyin, ordinato senza mandato pontificio e quindi illegittimamente, è privo dell’autorità di governare la comunità cattolica diocesana, e la Santa Sede non lo riconosce come il Vescovo della diocesi di Leshan. Restano fermi gli effetti della sanzione in cui egli è incorso per la violazione della norma del canone 1382 del Codice di Diritto Canonico.
Lo stesso Rev. Lei Shiyin era stato informato da tempo che non poteva essere accettato dalla Santa Sede come candidato episcopale, a causa di motivi comprovati e molto gravi.

2) I Vescovi consacranti si sono esposti alle gravi sanzioni canoniche, previste dalla legge della Chiesa (in particolare dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico; cfr Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 6 giugno 2011).

3) Un’ordinazione episcopale senza mandato pontificio si oppone direttamente al ruolo spirituale del Sommo Pontefice e danneggia l’unità della Chiesa. L’ordinazione di Leshan è stata un atto unilaterale, che semina divisione e, purtroppo, produce lacerazioni e tensioni nella comunità cattolica in Cina. La sopravvivenza e lo sviluppo della Chiesa possono avvenire soltanto nell’unione a colui al quale, per primo, è affidata la Chiesa stessa, e non senza il suo consenso, come invece è avvenuto a Leshan. Se si vuole che la Chiesa in Cina sia cattolica, si devono rispettare la dottrina e la disciplina della Chiesa.

4) L’ordinazione episcopale di Leshan ha amareggiato profondamente il Santo Padre, il Quale desidera far giungere agli amati fedeli in Cina una parola di incoraggiamento e di speranza, invitandoli a pregare e ad essere uniti.

Dal Vaticano, 4 luglio 2011

Bollettino Ufficiale Santa Sede


Paparatzifan
00Tuesday, July 5, 2011 8:00 AM
Dal blog di Lella...

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA "LO SPLENDORE DELLA VERITÀ, LA BELLEZZA DELLA CARITÀ - OMAGGIO DEGLI ARTISTI A BENEDETTO XVI PER IL 60° DI SACERDOZIO" (VATICANO, ATRIO AULA PAOLO VI), 04.07.2011

Poco prima delle 12 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato nell’Atrio dell’Aula Paolo VI per inaugurare la mostra in Suo onore: "Lo splendore della verità, la bellezza della carità - Omaggio degli artisti a Benedetto XVI per il 60° di Sacerdozio".
La Mostra promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura, con la partecipazione di 60 Artisti di fama internazionale, rimarrà in esposizione in Vaticano da domani 5 luglio, fino al 4 settembre 2011.
Pubblichiamo di seguito le parole di saluto che il Papa ha rivolto ai presenti per l’inaugurazione della mostra:

SALUTO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Amici,

è per me una grande gioia incontrarvi e ricevere il vostro creativo e multiforme omaggio in occasione del 60° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale. Vi sono sinceramente grato per la vostra vicinanza in questa ricorrenza per me così significativa e importante.

Nella Celebrazione eucaristica del 29 giugno scorso, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ho ringraziato il Signore per il dono della vocazione sacerdotale.

Oggi ringrazio voi per l’amicizia e la gentilezza che mi manifestate. Saluto cordialmente il Cardinale Angelo Sodano, decano del sacro Collegio, e il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che, insieme ai suoi collaboratori, ha organizzato questa singolare manifestazione artistica, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha indirizzato. Rivolgo anche il mio saluto a tutti i presenti, in modo particolare a voi, cari Artisti, che avete accolto l’invito a presentare una vostra creazione in questa Mostra.

Il nostro odierno incontro, in cui ho la gioia e la curiosità di ammirare le vostre opere, vuole essere una nuova tappa di quel percorso di amicizia e di dialogo che abbiamo intrapreso il 21 novembre del 2009, nella Cappella Sistina, un evento che porto ancora impresso nell’animo.

La Chiesa e gli artisti tornano ad incontrarsi, a parlarsi, a sostenere la necessità di un colloquio che vuole e deve diventare sempre più intenso e articolato, anche per offrire alla cultura, anzi alle culture del nostro tempo un esempio eloquente di dialogo fecondo ed efficace, orientato a rendere questo nostro mondo più umano e più bello. Voi oggi mi presentate il frutto della vostra creatività, della vostra riflessione, del vostro talento, espressioni dei vari ambiti artistici che qui rappresentate: pittura, scultura, architettura, oreficeria, fotografia, cinema, musica, letteratura e poesia. Prima di ammirarle insieme a voi, permettetemi di fermarmi solo un momento sul suggestivo titolo di questa Esposizione: "Lo splendore della verità, la bellezza della carità".

Proprio nell’Omelia della Messa pro eligendo pontifice, commentando la bella espressione di San Paolo della Lettera agli Efesini "veritatem facientes in caritate" (4,15), definivo il "fare la verità nella carità" come una formula fondamentale dell’esistenza cristiana.

E aggiungevo: "In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come «un cembalo che tintinna» (1Cor 13,1)".

E’ proprio dall’unione, vorrei dire dalla sinfonia, dalla perfetta armonia di verità e carità, che emana l’autentica bellezza, capace di suscitare ammirazione, meraviglia e gioia vera nel cuore degli uomini. Il mondo in cui viviamo ha bisogno che la verità risplenda e non sia offuscata dalla menzogna o dalla banalità; ha bisogno che la carità infiammi e non sia sopraffatta dall’orgoglio e dall’egoismo.

Abbiamo bisogno che la bellezza della verità e della carità colpisca l’intimo del nostro cuore e lo renda più umano.

Cari amici, vorrei rinnovare a voi e a tutti gli artisti un amichevole e appassionato appello: non scindete mai la creatività artistica dalla verità e dalla carità, non cercate mai la bellezza lontano dalla verità e dalla carità, ma con la ricchezza della vostra genialità, del vostro slancio creativo, siate sempre, con coraggio, cercatori della verità e testimoni della carità; fate risplendere la verità nelle vostre opere e fate in modo che la loro bellezza susciti nello sguardo e nel cuore di chi le ammira il desiderio e il bisogno di rendere bella e vera l’esistenza, ogni esistenza, arricchendola di quel tesoro che non viene mai meno, che fa della vita un capolavoro e di ogni uomo uno straordinario artista: la carità, l’amore.

Lo Spirito Santo, artefice di ogni bellezza che è nel mondo, vi illumini sempre e vi guidi verso la Bellezza ultima e definitiva, quella che scalda la nostra mente e il nostro cuore e che attendiamo di poter contemplare un giorno in tutto il suo splendore. Ancora una volta, grazie per la vostra amicizia, per la vostra presenza e perché portate nel mondo un raggio di questa Bellezza, che è Dio. Di vero cuore imparto a tutti voi, ai vostri cari e all’intero mondo dell’arte la mia Benedizione Apostolica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Monday, August 1, 2011 8:21 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA A UNA DELEGAZIONE DEL COMUNE DI TRAUNSTEIN (GERMANIA), 30.07.2011

Alle ore 18 di questo pomeriggio, nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza una Delegazione del Consiglio Comunale di Traunstein, cittadina della Baviera meridionale dove il Papa ha celebrato la sua Prima Messa l’8 luglio 1951.
La Banda musicale Inzing-Torring ha offerto al Santo Padre un piccolo concerto in occasione dei 60 anni di sacerdozio e alcuni gruppi folkloristici in costume hanno eseguito una danza popolare bavarese. Nel corso dell’incontro è stato consegnato al Santo Padre l’anello d’onore del distretto di Traunstein.
Al termine del concerto, il Santo Padre ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici,

un cordiale saluto a voi tutti che siete venuti dal Chiemgau e dal Rupertiwinkel. Con voi, come ha detto il Landrat [Presidente della Provincia] Castel Gandolfo è diventato un villaggio bavarese e sono contento perché tramite voi è presente qui la mia terra bavarese. Il Signore ve ne renda merito!

A Lei, caro signor Landrat, il mio sentito grazie per le parole venute dal cuore: sono venute dal cuore e sono giunte al mio cuore; hanno tracciato un quadro della nostra patria e, al tempo stesso, hanno ribadito il legame con me; per me è una grande gioia il fatto che questo anello d’onore mi sia stato consegnato all’unanimità, al di là di ogni appartenenza partitica, di ogni differenza che – giustamente – esistono. Per me è un segno che da voi sono davvero "a casa", che ci accogliamo vicendevolmente e che continuo a fare parte di voi. Sono felice e riconoscente per la mia bella terra e per questa meravigliosa serata che mi avete regalato. Il Signore vi ricompensi!

Probabilmente, l’anello d’onore non sarà visibile nella mia mano, ma sarà sistemato in maniera tale che io l’abbia sempre davanti agli occhi ed esso mi possa ricordare quello che comunque so nel profondo del mio cuore: là sono a casa, nel Chiemgau, nel Rupertiwinkel, nei luoghi della mia giovinezza che Lei ha ricordato. Vi sono grato perché, sia pure per un attimo, mi avete fatto rivivere la bellezza e la gioiosità della cultura bavarese.

Caro signor Landrat! Lei ha parlato della nostra terra come della "Terra benedicta" ed ha accennato ai monaci che hanno sviluppato tra di noi questa cultura della gioia. "Terra benedicta" la nostra terra lo è davvero, grazie al Creatore: ci ha dato le montagne, i laghi, le valli, i boschi. Dobbiamo essergli riconoscenti perché ci ha affidato una parte così preziosa della terra.

Ma la nostra terra è pienamente "Terra benedicta" sostanzialmente perché gli uomini sono stati toccati nella fede dalla bellezza del creato e dalla bontà del Creatore e, toccati da Lui, hanno saputo dare alla nostra Terra pieno splendore e capacità di rifletterlo. Cosa sarebbe la Baviera senza le torri con le cupole a cipolla delle nostre chiese, senza lo splendido barocco e la gioiosità dei redenti che in esse si espande? Senza la nostra musica, quella sacra - che ti fa direttamente guardare dentro al Paradiso - e quella profana? A voi musicisti, un grande ringraziamento: siete stati bravissimi a presentare qui la musica bavarese e mi avete ricordato ancora una volta che lì sono di casa, da lì provengo e di quella terra continuo a fare parte. Il Signore vi ricompensi!

Senza le chiese, le croci delle strade, le cappelline – come ha ricordato anche il consigliere provinciale – la Baviera non sarebbe Baviera; senza la sua musica, la sua poesia, l’affabilità e la cordialità e la gioiosità che abbiamo appena sperimentato … Gioiosità, cordialità, bontà crescono però soltanto se il cielo sopra di noi è aperto. Non tutti i giorni c’è il sole – l’ha detto anche lei, signor Landrat; a volte dobbiamo attraversare vallate buie. Ma possiamo farlo rimanendo gioiosi ed umani – se il cielo è aperto per noi, se siamo stati sfiorati dalla certezza che Lui ci ama in tutto, che Dio è buono e che per questo è bene essere uomo. La Baviera è diventata quella che è partendo da questa certezza, e noi tutti preghiamo e speriamo che così rimanga.

Affinché possa restare così e continuare ad essere sempre bella e le persone possano continuare a dire di sì alla vita, al futuro, è importante che non perdiamo lo splendore della fede, che rimaniamo credenti, cristiani, cattolici laddove cattolico significa anche sempre essere "aperti al mondo", amare il mondo e credere insieme; signific
a essere tolleranti ed aperti gli uni agli altri alla cordiale fraternità nei riguardi di coloro che sanno di appartenere all’unico Padre e che sanno di essere amati dall’unico Signore.

Questa è la mia preghiera: lasciamoci sfiorare dalla fede, lasciamoci guidare dalla fede affinché lo splendore del cielo possa giungere fino a noi e possa illuminare il mondo nelle sue miserie, rendendolo bello e splendente.

Da parte mia vi prometto che nelle mie preghiere la mia terra è sempre presente, e come segno di questo ora vi imparto la Benedizione apostolica.

Il Signore vi ricompensi! Vi auguro un buon soggiorno a Castel Gandolfo! Salutatemi la Baviera!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

Paparatzifan
00Wednesday, August 3, 2011 12:07 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 31.07.2011

Alle ore 12 di oggi, il Papa si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.
Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie (cfr Mt 14,14).
Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: "Voi stessi date loro da mangiare" (Mt 14,16).
Essi, però, non hanno "altro che cinque pani e due pesci".
Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: "Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19).

Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e dei Sacramenti.

In questo segno prodigioso si intrecciano l’incarnazione di Dio e l’opera della redenzione. Gesù, infatti, "scende" dalla barca per incontrare gli uomini (cfr Mt 14,14). San Massimo il Confessore afferma che il Verbo di Dio "si degnò, per amore nostro, di farsi presente nella carne, derivata da noi e conforme a noi tranne che nel peccato, e di esporci l’insegnamento con parole ed esempi a noi convenienti" (Ambiguum 33: PG 91, 1285 C).

Il Signore ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Viene da pensare ai tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Cristo è attento al bisogno materiale, ma vuole donare di più, perché l’uomo è sempre "affamato di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più" (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 311). Nel pane di Cristo è presente l’amore di Dio; nell’incontro con Lui "ci nutriamo, per così dire, dello stesso Dio vivente, mangiamo davvero il «pane dal cielo»" (ibid.).

Cari amici, "nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo" (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88). Ce lo testimonia anche Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Ignazio scelse, infatti, di vivere "ricercando Dio in tutte le cose, amando Lui in tutte le creature" (cfr Costituzioni della Compagnia di Gesù, III, 1, 26). Affidiamo alla Vergine Maria la nostra preghiera, perché apra il nostro cuore alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna.

DOPO L’ANGELUS

La prière de cet Angélus me donne la joie de saluer les pèlerins francophones présent ainsi que les personnes qui nous rejoignent par la radio ou la télévision. La Parole de Dieu nous rappelle combien l’eau et le pain sont nécessaires à chaque être humain. Jésus nous renvoie à notre propre responsabilité : celle de faire ce qui est en notre pouvoir pour venir en aide à ceux qui souffrent de la faim et de la soif. La tâche est immense. En ce temps des vacances, n’oublions pas les autres et n’ayons pas peur d’ouvrir nos mains et nos cœurs pour venir en aide à tous ceux qui sont dans le besoin. Que l’amour de la Vierge Marie vous accompagne. Dieu vous bénisse !

I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. In today’s Gospel passage, we hear of the multiplication of loaves and fishes, which in a wonderful way prefigured the institution of the Eucharist. We pray that Christians, scattered like grain throughout the world, will be united in offering the one bread and the one cup, and so become one body, one spirit in Christ. May Almighty God bless you and your loved ones!

Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache hier in Castel Gandolfo. In der ersten Lesung des heutigen Sonntags stellt der Prophet Jesaja die Frage: „Warum bezahlt ihr mit Geld, was euch nicht nährt?" (Jes 55,2). Was uns wirklich nährt und wonach wir uns innerlich sehnen, das sind die Liebe und der Frieden. Die können wir nicht erkaufen, sondern uns nur schenken lassen. Die Bereitschaft, beschenkt zu werden, wächst, wenn wir selbst Schenkende sind, wenn wir uns selbst Stück für Stück zu verschenken lernen. Der Heilige Geist leite euch dabei und helfe euch, das Gute zu vollbringen. Euch allen wünsche ich frohe Sommertage.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana y a los que se unen a ella a través de la radio y la televisión. En este domingo, invito a todos a abrir el corazón a la Palabra de Dios, en donde Jesucristo aparece como el verdadero alimento, que nutre y sacia los más nobles deseos que anidan en nuestro interior. Que, a ejemplo de María Santísima, encontremos nuestra dicha en cumplir la voluntad de su divino Hijo, y así alcanzaremos aquella luz que no conoce el ocaso, el amor que no defrauda y la esperanza que alienta y consuela. Que el Señor os bendiga y os conceda días llenos de serenidad.

Drodzy bracia i siostry, Polacy! W dzisiejszej Ewangelii słyszymy o cudownym rozmnożeniu chleba, którym Pan Jezus karmi głodną rzeszę. Nie daje On nam przez to gotowej recepty na wyżywienie ludności świata, ani na rozwiązanie dramatu głodu. Przypomina, że nie wolno być obojętnym wobec tragedii ludzi głodujących i spragnionych. Zachęca, byśmy dali im jeść, byśmy dzielili się chlebem z potrzebującymi. Idąc za Chrystusem, bądźmy wrażliwi na ludzką biedę. Serdecznie was pozdrawiam. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Cari fratelli e sorelle dalla Polonia! Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato il miracolo della moltiplicazione dei pani, con i quali il Signore Gesù nutre una folla affamata. Non ci dà per questo una ricetta utile a sfamare i popoli del mondo, né a risolvere il dramma della fame. Ci ricorda che è vietato essere indifferenti davanti alla tragedia degli affamati e assetati! Ci incoraggia a dare loro da mangiare, e a dividere il pane con i bisognosi. Seguendo il Cristo dobbiamo essere sensibili alla povertà dei popoli. Vi saluto cordialmente. Sia lodato Gesù Cristo.]

Sono lieto di rivolgere un cordiale benvenuto alle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti da varie Regioni d’Italia e formulo fervidi auguri per il loro 25° anniversario di vita religiosa. Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti dalla parrocchia di S. Bonifacio in Pomezia e quelli di Oderzo. Ricordo, infine, che oggi si svolge qui a Castel Gandolfo la "Sagra delle Pesche". Auguro ogni migliore successo a questa tradizionale iniziativa che vede la collaborazione dell’Amministrazione Comunale, della Parrocchia e dell’intera cittadinanza. A tutti una buona domenica!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Wednesday, August 3, 2011 8:23 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 03.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nella Piazza della Libertà antistante il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa - nell’ambito del ciclo di catechesi sulla preghiera - ha invitato i fedeli a leggere, in questi mesi estivi, un libro della Bibbia. Quindi ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Sono molto lieto di vedervi qui in piazza in Castel Gandolfo e di riprendere le udienze interrotte nel mese di luglio.
Io vorrei continuare con il tema che abbiamo iniziato, cioè una "scuola di preghiera", e anche oggi, in un modo un po’ diverso, senza allontanarmi dal tema, accennare ad alcuni aspetti di carattere spirituale e concreto, che mi sembrano utili non solo per chi vive - in una parte del mondo - il periodo delle ferie estive, come noi, ma anche per tutti coloro che sono impegnati nel lavoro quotidiano.

Quando abbiamo un momento di pausa nelle nostre attività, in modo speciale durante le vacanze, spesso prendiamo in mano un libro, che desideriamo leggere. E’ proprio questo il primo aspetto, su cui oggi vorrei soffermarmi. Ognuno di noi ha bisogno di tempi e spazi di raccoglimento, di meditazione, di calma… Grazie a Dio che è così! Infatti, questa esigenza ci dice che non siamo fatti solo per lavorare, ma anche per pensare, riflettere, oppure semplicemente per seguire con la mente e con il cuore un racconto, una storia in cui immedesimarci, in un certo senso "perderci" per poi ritrovarci arricchiti.

Naturalmente molti di questi libri di lettura, che prendiamo in mano nelle vacanze, sono per lo più di evasione, e questo è normale. Tuttavia, varie persone, particolarmente se possono avere spazi di pausa e di relax più prolungati, si dedicano a leggere qualcosa di più impegnativo. Vorrei allora fare una proposta: perché non scoprire alcuni libri della Bibbia, che normalmente non sono conosciuti? O di cui forse abbiamo ascoltato qualche brano durante la Liturgia, ma che non abbiamo mai letto per intero? In effetti, molti cristiani non leggono mai la Bibbia, e hanno di essa una conoscenza molto limitata e superficiale.

La Bibbia – come dice il nome – è una raccolta di libri, una piccola "biblioteca", nata nel corso di un millennio. Alcuni di questi "libretti" che la compongono rimangono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone, anche buoni cristiani.

Alcuni sono molto brevi, come il Libro di Tobia, un racconto che contiene un senso molto alto della famiglia e del matrimonio; o il Libro di Ester, in cui la Regina ebrea, con la fede e la preghiera, salva il suo popolo dallo sterminio; o, ancora più breve, il Libro di Rut, una straniera che conosce Dio e sperimenta la sua provvidenza. Questi piccoli libri si possono leggere per intero in un’ora.

Più impegnativi, e autentici capolavori, sono il Libro di Giobbe, che affronta il grande problema del dolore innocente; il Qoèlet, che colpisce per la sconcertante modernità con cui mette in discussione il senso della vita e del mondo; il Cantico dei Cantici, stupendo poema simbolico dell’amore umano. Come vedete, questi sono tutti libri dell’Antico Testamento.

E il Nuovo? Certo, il Nuovo Testamento è più conosciuto, e i generi letterari sono meno diversificati. Però, la bellezza di leggere un Vangelo tutto di seguito è da scoprire, come pure raccomando gli Atti degli Apostoli, o una delle Lettere.

In conclusione, cari amici, oggi vorrei suggerire di tenere a portata di mano, durante il periodo estivo o nei momenti di pausa, la santa Bibbia, per gustarla in modo nuovo, leggendo di seguito alcuni suoi Libri, quelli meno conosciuti e anche quelli più noti, come i Vangeli, ma in una lettura continuata.

Così facendo i momenti di distensione possono diventare, oltre che arricchimento culturale, anche nutrimento dello spirito, capace di alimentare la conoscenza di Dio e il dialogo con Lui, la preghiera. E questa sembra essere una bella occupazione per le ferie: prendere un libro della Bibbia, così avere un po' di distensione e, nello stesso tempo, entrare nel grande spazio della Parola di Dio e approfondire il nostro contatto con l'Eterno, proprio come scopo del tempo libero che il Signore ci dà.

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Chers pèlerins francophones, je suis heureux de vous accueillir ce matin! Je salue particulièrement la paroisse Saint-Joseph de l’Île de La Réunion et le groupe de Baillargues. En cette période de congés pour beaucoup d’entre vous, je vous invite à prendre le temps d’ouvrir votre Bible, et de lire à la suite l’un ou l’autre des livres qui la composent ! Vous pourrez ainsi nourrir votre esprit et votre culture et surtout développer votre connaissance de Dieu et votre relation avec lui dans la prière. Bon pèlerinage et bon séjour à tous!

I greet all the English-speaking visitors present today, including the groups from the United States of America and from the islands of the Caribbean and Mauritius. My special greeting goes to the young people from Australia and the Japanese pilgrims from Nagasaki. During these summer days, many of us find time to enjoy reading a good book. Today I would like to suggest reading through one of the many books of the Bible, as a way of appreciating the beauty of God’s word and thus growing in knowledge and love of him. May the Lord bless you and your families with wisdom, joy and peace!

Ganz herzlich heiße ich alle deutschsprachigen Gäste hier in Castel Gandolfo willkommen, besonders die große Zahl der Jugendlichen, die uns an ihrer Freude und Begeisterung teilhaben lassen. Die Urlaubszeit, die viele von uns jetzt genießen, ist wichtig, um neue Kraft zu schöpfen. Damit wir uns umfassend erholen, brauchen wir auch tiefere Kraftquellen, die wir im Gebet, beim Besuch einer Kirche, beim Lesen der Bibel oder eines religiösen Buches finden. So denke ich, daß vielleicht gerade die Ferien ein Anlaß sein könnten, einmal ein Buch der Bibel zu lesen und so dem Wort Gottes näherzukommen. Solche geistlichen Akzente bereichern den Urlaub und schaffen tiefe Erholung. Der Herr schenke euch allen das Licht seiner Gnade!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, Venezuela, Chile, Perú y otros países latinoamericanos. Invito a todos, en este tiempo para muchos de descanso, a escoger como lectura uno de los libros de la Biblia, descubriendo así, poco a poco, la inmensa riqueza de este tesoro que es la Palabra de Dios. Gracias por vuestra presencia y oración. Que el Señor vaya siempre con vosotros.

Queridos peregrinos de língua portuguesa sede bem-vindos! Saúdo de modo especial os portugueses vindos de Vidigueira e do Porto, bem como os brasileiros vindos de Fortaleza. Não deixeis de aproveitar os momentos de descanso para redescobrir na leitura da Bíblia um enriquecimento cultural e, sobretudo, um alimento para os vossos espíritos. Que Deus vos abençoe!

Pozdrawiam serdecznie przybyłych do Castel Gandolfo Polaków. Szczególnie witam Siostry Elżbietanki, które w Rzymie uczestniczą w seminarium odnowy duchowej. Życzę, by czas wakacji był dla wszystkich dobrą okazją do lektury Biblii, poznania głębi i piękna Jej ksiąg. Niech ich rozważanie będzie dla was ożywczym pokarmem duchowym, inspiracją do modlitwy i dialogu z Bogiem. Z serca wam błogosławię i życzę dobrych wakacji.
[Saluto cordialmente i Polacchi venuti a Castel Gandolfo. In modo particolare saluto le Suore di Santa Elisabetta che partecipano al seminario di rinnovamento spirituale che si svolge a Roma. Per tutti auspico che il tempo delle vacanze sia occasione per la lettura della Bibbia, per la conoscenza della profondità e bellezza dei suoi libri. La meditazione di essi sia per voi vivificante cibo spirituale, l’ispirazione della preghiera e del dialogo con Dio. Vi benedico di cuore e vi auguro buone vacanze.]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Suore Maestre di Santa Dorotea, alle Francescane Missionarie del Sacro Cuore e alle Orsoline di San Carlo a Sant’Ambrogio, che stanno celebrando in questi giorni i rispettivi Capitoli Generali. Saluto i fedeli di Cenate S. Leone, che ricordano il IV anniversario di fondazione della loro parrocchia e il numeroso gruppo di pellegrini di Ampollosa. Per tutti assicuro la mia preghiera, perché, sostenuti dalla Grazia divina ciascuno possa impegnarsi con rinnovato slancio apostolico nell'opera della nuova evangelizzazione.
Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari amici, la luce di Cristo illumini sempre la vostra vita e la renda feconda di bene. Grazie per la vostra attenzione. Buona giornata.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Caterina63
00Friday, August 5, 2011 7:37 PM
[SM=g9433] [SM=g9503] [SM=g1740733] Amici, ricordando a tutti la serie di video che stiamo postando per dispiegare la Pietà Popolare e la Devozione, qui nel terzo video dedicato alle LITANIE ,
it.gloria.tv/?media=181749

vi offriamo una breve pausa per inserire nel contesto la bellissima Udienza del santo Padre Benedetto XVI, di Mercoledì scorso, dedicata all'invito urgente a LEGGERE LA BIBBIA.... e a leggere i Vangeli "di seguito"...
Questi suggerimenti del Papa sono davvero preziosi, oltre che urgenti, non sprechiamo questa occasione, impariamo a conoscere davvero la Bibbia ed offriamola al Prossimo perchè, come ci rammenta Gesù: non di solo pane vive l'uomo, ma di OGNI PAROLA CHE ESCE DALLA BOCCA DI DIO.... [SM=g9503]

Grazie Santo Padre!! [SM=g7430]
Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org








www.gloria.tv/?media=182246




[SM=g1740717]

[SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]
Paparatzifan
00Sunday, August 7, 2011 7:07 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 07.08.2011

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nel vangelo di questa domenica, incontriamo Gesù che, ritiratosi sul monte, prega per tutta la notte.
Il Signore, in disparte sia dalla gente che dai discepoli, manifesta la sua intimità con il Padre e la necessità di pregare in solitudine, al riparo dai tumulti del mondo. Questo allontanarsi, però, non deve essere inteso come un disinteresse verso le persone o un abbandono degli Apostoli.
Anzi - narra san Matteo – fece salire i discepoli sulla barca per "precederlo sull’altra riva" (Mt 14,22), per incontrarli di nuovo. Nel frattempo, la barca "distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario" (v. 24), ed ecco che "sul finire della notte [Gesù] andò verso di loro camminando sul mare" (v. 25); i discepoli furono sconvolti e scambiandolo per un fantasma "gridarono dalla paura" (v. 26), non lo riconobbero, non capirono che si trattava del Signore. Ma Gesù li rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27).
E’ un episodio, del quale i Padri della Chiesa hanno colto una grande ricchezza di significato.

Il mare simboleggia la vita presente e l’instabilità del mondo visibile; la tempesta indica ogni sorta di tribolazione, di difficoltà, che opprime l’uomo. La barca, invece, rappresenta la Chiesa edificata su Cristo e guidata dagli Apostoli. Gesù vuole educare i discepoli a sopportare con coraggio le avversità della vita, confidando in Dio, in Colui che si è rivelato al profeta Elia sull’Oreb nel "sussurro di una brezza leggera" (1 Re 19,12).

Il brano continua poi con il gesto dell’ apostolo Pietro, il quale, preso da uno slancio di amore verso il Maestro, chiese di andargli incontro, camminando sulle acque. "Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»" (Mt 14,30).

Sant’Agostino, immaginando di rivolgersi all’apostolo, commenta: il Signore "sì è abbassato e t'ha preso per mano. Con le tue sole forze non puoi alzarti. Stringi la mano di Colui che scende fino a te" (Enarr. in Ps. 95,7: PL 36, 1233).

Pietro cammina sulle acque non per la propria forza, ma per la grazia divina, in cui crede, e quando viene sopraffatto dal dubbio, quando non fissa più lo sguardo su Gesù, ma ha paura del vento, quando non si fida pienamente della parola del Maestro, vuol dire che si sta allontanando la Lui ed è allora che rischia di affondare nel mare della vita.

Il grande pensatore Romano Guardini scrive che il Signore "è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova" (Accettare se stessi, Brescia 1992, 71).

Cari amici, l’esperienza del profeta Elia che udì il passaggio di Dio e il travaglio di fede dell’apostolo Pietro, ci fanno comprendere che il Signore prima ancora che lo cerchiamo o lo invochiamo, è Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza; aspetta solo che ci fidiamo totalmente di Lui.

Invochiamo la Vergine Maria, modello di affidamento pieno a Dio, perché, in mezzo a tante preoccupazioni, problemi, difficoltà che agitano il mare della nostra vita, risuoni nel cuore la parola rassicurante di Gesù: Coraggio, sono io, non abbiate paura!, e cresca la nostra fede in Lui.

DOPO L’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

seguo con viva preoccupazione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze. Invito i fedeli cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore. Inoltre, rinnovo alle Autorità ed alla popolazione siriana un pressante appello, perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale. Il mio pensiero va anche alla Libia, dove la forza delle armi non ha risolto la situazione. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un piano di pace per il Paese, attraverso il negoziato ed il dialogo costruttivo.

Chers francophones, nous savons bien que nos vies doivent affronter de multiples problèmes, qui peuvent ressembler à des tempêtes. Il nous est parfois difficile de voir que Dieu est présent dans la barque ballottée de nos existences. Dans ces moments délicats, ou de doute, comme Pierre crions vers Dieu: «Seigneur, sauve-moi!». Dieu est là! Il ne nous abandonne jamais. N’oublions pas de le prier chaque jour. Gardons toujours un temps pour la prière. Elle nous fait passer de la crainte à l’amour. Elle nous fait voir le visage lumineux de Dieu, tel qu’il s’est manifesté en Jésus lors de la Transfiguration! Ce regard nous fera voir charitablement nos frères! Que Marie nous accompagne, et plus particulièrement la centaine de jeunes irakiens présents parmi nous, que je salue avec affection. Je vous bénis de grand cœur!

I greet warmly all the English-speaking visitors present at today’s Angelus. In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus calms the storm and urges the disciples not to be afraid, but to put their faith in him. Often we too find ourselves caught up in storms and tempests that fill us with anxiety, but Jesus assures us we have nothing to fear if we simply place our trust in him. All of you here today, together with your families and loved ones at home, I commend to the Lord’s protection, and I invoke upon you his blessings of peace and joy.

Mit Freude grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache, besonders die Pilger aus dem Bistum Augsburg. Im heutigen Sonntagsevangelium hören wir von der Fahrt der Apostel über den See Gennesaret. Die Jünger im Boot haben mit Gegenwind zu kämpfen, während Jesus in der Einsamkeit betet. Mancher von uns mag ähnliche Erfahrungen kennen: schwierige Situationen bewältigen zu müssen, wo Gott so weit weg zu sein scheint. Doch gerade wenn Jesus beim Vater ist, bleibt er den Seinen nahe und kommt ihnen zu Hilfe. Auch uns läßt der Herr nicht allein. Wir dürfen auf seine Nähe vertrauen, und wollen stets auf ihn hören und ihm folgen. Er geleitet uns sicher auf unserem Weg. Gesegneten Sonntag!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los miembros del Coro Infantil de la Parroquia de Nuestra Señora del Milagro, de Valdestillas; a los fieles de la diócesis de San Luis, en Argentina; a los estudiantes de Isla de Pascua, Chile; así como a los jóvenes de la congregación mariana "Mater Salvatoris", de Caracas. En el Evangelio de este domingo, el Señor, caminando sobre las aguas, sale al encuentro de los discípulos que se hallan en peligro y les dice: «¡Ánimo, soy yo, no tengáis miedo!». También nosotros, aunque a veces se haga de noche o el viento sea contrario en nuestras vidas, estamos llamados a descubrir la presencia amorosa de Dios, que nunca nos abandona. Al acercarse la celebración de la próxima Jornada Mundial de la Juventud, en Madrid, invito a todos a pedir a la Virgen María por los frutos de este esperado encuentro. Feliz Domingo.

Witam serdecznie obecnych tu Polaków. Dzisiaj, łączę się duchowo ze wszystkimi, którzy z różnych stron Polski pielgrzymują pieszo do Sanktuarium na Jasnej Górze. Szczególnie pozdrawiam uczestników jubileuszowej, trzechsetnej Warszawskiej Pielgrzymki Pieszej. Niech to wędrowanie z Maryją w pielgrzymce wiary, umocni ewangeliczny wymiar waszego życia osobistego, rodzinnego i społecznego. Waszym modlitwom polecam również moją papieską posługę. Z serca wszystkim błogosławię.

[Do il mio cordiale benvenuto a tutti i Polacchi qui presenti. Oggi, mi unisco spiritualmente a quanti da diverse parti della Polonia si recano a piedi al Santuario di Jasna Góra (Częstochowa). In modo particolare, saluto i partecipanti alla ricorrenza giubilare del terzo centenario del "Pellegrinaggio a Piedi da Varsavia". Auguro che questo percorso con Maria, nel pellegrinaggio della fede, rafforzi la dimensione evangelica della vostra vita personale, familiare e sociale. Alle vostre preghiere affido anche il Mio Ministero papale. Benedico di cuore tutti voi.]

Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani della diocesi di Albano che prenderanno parte alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, i ragazzi della Compagnia dei Tipi Loschi del Beato Pier Giorgio Frassati e gli esponenti del Centro Anziani di Marino.

Saluto la rappresentanza degli operai dell’azienda Irisbus di Flumeri (Avellino), con il fervido auspicio di una positiva soluzione dei problemi che ne rendono precaria l’attività lavorativa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Wednesday, August 10, 2011 1:16 PM
Dal blog di Lella...

CONCERTO A CASTEL GANDOLFO IN ONORE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI E DEL FRATELLO GEORG NEL 60.MO ANNIVERSARIO DI SACERDOZIO, 09.08.2011

Questo pomeriggio, alle ore 17.30, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha avuto luogo un Concerto in onore di Papa Benedetto XVI e di suo fratello, Mons. Georg Ratzinger, in occasione del 60.mo anniversario di sacerdozio.
In programma musiche di Johann Sebastian Bach e di Antonio Vivaldi, interpretate all’oboe dal Maestro Albrecht Mayer e al violino da Arabella Steinbacher. Con loro sul podio l’Ensemble New Season, composto da sei musicisti di diverse orchestre di livello mondiale. Il concerto è stato introdotto dall’indirizzo di omaggio del Decano Kilian Kemmer.
Al termine dell’esecuzione musicale, il Papa ha rivolto agli artisti e a tutti i presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
reverendo Signor Decano,
stimati musicisti,
cari amici!

Alla stupenda musica che riecheggia ancora nel nostro intimo, certamente nulla si può aggiungere. Devo dire, però, una parola di ringraziamento a quanti hanno reso possibile e hanno organizzato questo concerto qui a Castel Gandolfo. Ringrazio di cuore il Signor Decano per il suo indirizzo di saluto iniziale, e soprattutto gli artisti – il Maestro Albrecht Mayer, la violinista Arabella Steinbecher e l’Ensemble "New Seasons" – per la splendida esecuzione che arriva al cuore. Sono particolarmente lieto anche per il fatto che avete voluto offrire questo concerto in occasione del LX giubileo sacerdotale che mio fratello ed io, con la grazia divina, abbiamo potuto celebrare insieme poco tempo fa. E Lei, signor Mayer, ha messo questo concerto sotto il motto: "Quello che fa Dio, è ben fatto" e così l’ha reso, dall’intimo, un concerto del ringraziamento e della fiducia credente. Grazie infinite a voi per questo dono!

Questa sera abbiamo potuto incontrare due esponenti davvero grandi della musica del settecento: Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach, maestro dei maestri.

I due brani di Vivaldi che sono risuonati stasera fanno parte dei cosiddetti "concerti ripieni", scritti per orchestra d’archi e basso continuo, buona parte dei quali avevano uno scopo didattico, specie quando Vivaldi insegnò alla "Pietà", uno dei quattro orfanotrofi-conservatori di Venezia per ragazze. La struttura dei tre tempi con un breve adagio centrale è tipica del grande italiano, ma questa uniformità architettonica non è mai monotona perché – come abbiamo ascoltato – il trattamento timbrico, il colore orchestrale, la dinamica del discorso musicale, gli impasti armonici, l’arte del contrappunto e dell’imitazione, rendono i concerti di Vivaldi un esempio di luminosità e di bellezza che trasmette serenità e gioia. Penso che questo venisse anche della sua fede. Vivaldi era un sacerdote cattolico, fedele al suo Breviario e alle sue pratiche di pietà. L’ascolto della sua produzione di musica sacra rivela il suo animo profondamente religioso.

E’ questo un tratto che lo unisce a Johann Sebastian Bach, luterano, ammiratore di Vivaldi di cui studiò e trascrisse vari concerti. "Soli Deo gloria": Questa frase appare come un ritornello nei manoscritti di Bach – un leitmotiv delle cantate bachiane come dice l’opuscolo del programma – e costituisce un elemento centrale per comprendere la musica del grande autore tedesco. La profonda devozione fu un elemento essenziale del suo carattere, e la sua solida fede sostenne ed illuminò tutta la sua vita. Sulla copertina del "Kleines Orgelbüchlein" si possono leggere queste due righe: "Dem höchsten Gott allein zu Ehren, Dem Nächsten draus sich zu belehren" [Al Dio Altissimo per onorarlo, agli altri per istruirli]. Bach aveva una concezione profondamente religiosa dell’arte: onorare Dio e ricreare lo spirito dell’uomo.

L’ascolto della sua musica richiama quasi lo scorrere di un ruscello, o piuttosto una grande costruzione architettonica in cui tutto è armoniosamente compaginato, quasi a tentare di riprodurre quella perfetta armonia che Dio ha impresso nella sua creazione. Bach è uno splendido "architetto della musica", con un uso ineguagliato del contrappunto, un architetto guidato da un tenace ésprit de géometrie, simbolo di ordine e di saggezza, riflesso di Dio e così la razionalità pura diventa musica nel senso più elevato e puro, bellezza splendente. Stasera abbiamo potuto ammirare questo spirito di Bach nei brani iniziali tratti dalla monumentale opera di fede che sono le Cantate, in quella musica pura, cristallina della Partita N. 2 in re minore per violino solo e nel bellissimo Concerto BWV 1060, proposto in una versione che, probabilmente, corrisponde a quella più antica.

Grazie ancora una volta, anche da parte di mio fratello, al Signor Decano, al Maestro Mayer, alla violinista Arabella Steinbacher, all’Ensemble "New Seasons". A voi tutti un sentito "Vergelt’s Gott" [Dio ve ne renda merito]. Volentieri imparto a voi e a tutti i presenti la mia Benedizione apostolica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Wednesday, August 10, 2011 1:17 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 10.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha posto l’attenzione sui monasteri, "oasi dello spirito", dove la meditazione è favorita dalla bellezza del creato e dal silenzio.
Quindi il Santo Padre ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

I monasteri, "oasi dello spirito"

Cari fratelli e sorelle!

In ogni epoca, uomini e donne che hanno consacrato la loro vita a Dio nella preghiera – come i monaci e le monache – hanno stabilito le loro comunità in luoghi particolarmente belli, nelle campagne, sulle colline, nelle valli montane, in riva ai laghi o al mare, o addirittura su piccole isole.
Questi luoghi uniscono due elementi molto importanti per la vita contemplativa: la bellezza del creato, che rimanda a quella del Creatore, e il silenzio, garantito dalla lontananza rispetto alle città e alle grandi vie di comunicazione.

Il silenzio è la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l’ascolto di Dio, la meditazione. Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi, per così dire, “riempire” dal silenzio, ci predispone alla preghiera.

Il grande profeta Elia, sul monte Oreb – cioè il Sinai – assistette a un turbine di vento, poi a un terremoto, e infine a lampi di fuoco, ma non riconobbe in essi la voce di Dio; la riconobbe invece in una brezza leggera (cfr 1 Re 19,11-13). Dio parla nel silenzio, ma bisogna saperlo ascoltare. Per questo i monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità; e in essi si trova il chiostro, luogo simbolico, perché è uno spazio chiuso, ma aperto verso il cielo.
Domani, cari amici, faremo memoria di Santa Chiara di Assisi.

Perciò mi piace ricordare una di queste “oasi” dello spirito particolarmente care alla famiglia francescana e a tutti i cristiani: il piccolo convento di San Damiano, situato poco al di sotto della città di Assisi, in mezzo agli uliveti che digradano verso Santa Maria degli Angeli. Presso quella chiesetta, che Francesco restaurò dopo la sua conversione, Chiara e le prime compagne stabilirono la loro comunità, vivendo di preghiera e di piccoli lavori. Si chiamavano le “Sorelle Povere”, e la loro “forma di vita” era la stessa dei Frati Minori: “Osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo” (Regola di S. Chiara, I, 2), conservando l’unione della scambievole carità (cfr ivi, X, 7) e osservando in particolare la povertà e l’umiltà vissute da Gesù e dalla sua santissima Madre (cfr ivi, XII, 13).

Il silenzio e la bellezza del luogo in cui vive la comunità monastica – bellezza semplice e austera – costituiscono come un riflesso dell’armonia spirituale che la comunità stessa cerca di realizzare. Il mondo è costellato da queste oasi dello spirito, alcune molto antiche, particolarmente in Europa, altre recenti, altre restaurate da nuove comunità. Guardando le cose in un’ottica spirituale, questi luoghi dello spirito sono una struttura portante del mondo! E non è un caso che molte persone, specialmente nei periodi di pausa, visitino questi luoghi e vi si fermino per alcuni giorni: anche l’anima, grazie a Dio, ha le sue esigenze!

Ricordiamo, dunque, Santa Chiara. Ma ricordiamo anche altre figure di Santi che ci richiamano all’importanza di volgere lo sguardo alle “cose del cielo”, come Santa Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, carmelitana, co-patrona d’Europa, celebrata ieri. E oggi, 10 agosto, non possiamo dimenticare san Lorenzo, diacono e martire, con un augurio speciale ai romani, che da sempre lo venerano quale uno dei loro patroni. E alla fine rivolgiamoci ora alla Vergine Maria, perché ci insegni ad amare il silenzio e ad imparare la preghiera.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Monday, August 15, 2011 1:06 AM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 14.08.2011

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

il brano evangelico di questa domenica inizia con l’indicazione della regione dove Gesù si stava recando: Tiro e Sidone, a nord-ovest della Galilea, terra pagana. Ed è qui che Egli incontra una donna cananea, che si rivolge a Lui chiedendoGli di guarire la figlia tormentata da un demonio (cfr Mt 15,22).
Già in questa richiesta, possiamo ravvisare un inizio del cammino di fede, che nel dialogo con il divino Maestro cresce e si rafforza. La donna non ha timore di gridare a Gesù "Pietà di me", un’espressione che ricorre nei Salmi (cfr 50,1), lo chiama "Signore" e "Figlio di Davide" (cfr Mt 15,22), manifesta così una ferma speranza di essere esaudita.

Qual è l’atteggiamento del Signore di fronte a quel grido di dolore di una donna pagana? Può sembrare sconcertante il silenzio di Gesù, tanto che suscita l’intervento dei discepoli, ma non si tratta di insensibilità al dolore di quella donna.

Sant’Agostino commenta giustamente: "Cristo si mostrava indifferente verso di lei, non per rifiutarle la misericordia, ma per infiammarne il desiderio" (Sermo 77, 1: PL 38, 483).

L’apparente distacco di Gesù, che dice "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele" (v. 24), non scoraggia la cananea, che insiste: "Signore, aiutami!" (v. 25). E anche quando riceve una risposta che sembra chiudere ogni speranza - "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini" (v. 26) -, non desiste. Non vuole togliere nulla a nessuno: nella sua semplicità e umiltà le basta poco, le bastano le briciole, le basta solo uno sguardo, una buona parola del Figlio di Dio. E Gesù rimane ammirato per una risposta di fede così grande e le dice: "Avvenga per te come desideri" (v. 28)

Cari amici, anche noi siamo chiamati a crescere nella fede, ad aprirci e ad accogliere con libertà il dono di Dio, ad avere fiducia e gridare anche a Gesù "donaci la fede, aiutaci a trovare la via!". È il cammino che Gesù ha fatto compiere ai suoi discepoli, alla donna cananea e agli uomini di ogni tempo e popolo, a ciascuno di noi.

La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita.

Per questo ogni giorno il nostro cuore deve vivere l’esperienza della conversione, ogni giorno deve vedere il nostro passare dall’uomo ripiegato su stesso, all’uomo aperto all’azione di Dio, all’uomo spirituale (cfr 1Cor 2, 13-14), che si lascia interpellare dalla Parola del Signore e apre la propria vita al suo Amore.

Cari fratelli e sorelle, alimentiamo quindi ogni giorno la nostra fede, con l’ascolto profondo della Parola di Dio, con la celebrazione dei Sacramenti, con la preghiera personale come "grido" verso di Lui e con la carità verso il prossimo. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria, che domani contempleremo nella sua gloriosa assunzione al cielo in anima e corpo, perché ci aiuti ad annunciare e testimoniare con la vita la gioia di aver incontrato il Signore.

DOPO L’ANGELUS

Chers pèlerins francophones, en union avec les jeunes en marche vers Madrid pour vivre les Journées Mondiales de la Jeunesse, je vous invite à méditer sur le trésor de la foi qui nous a été transmis et à l’accueillir avec gratitude. Engageons-nous à répondre de façon responsable à l’appel de Dieu en choisissant de fonder notre vie sur le Christ. Sur ce chemin, nous ne sommes pas seuls. Reconnaissons Dieu comme la source et la plénitude du bonheur auquel nous aspirons. Que la Vierge Marie soit notre modèle. Avec ma bénédiction pour vous tous!

I greet the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. Today, our thoughts turn to the young people now gathering in Madrid for World Youth Day. As I prepare to join them, I ask you to accompany us with your prayers for the spiritual fruitfulness of this important event. May God bless all of you abundantly!

Von Herzen grüße ich hier in Castel Gandolfo alle Pilger und Besucher deutscher Sprache wie auch eine Gruppe von Austauschschülern, die mit ihren Gastfamilien aus Deutschland gekommen sind. Am Donnerstag werde ich nach Madrid aufbrechen, wo heuer der Weltjugendtag stattfindet. Ich freue mich, den zahlreichen Jugendlichen aus verschiedenen Ländern der Welt zu begegnen. Euch möchte ich um euer begleitendes Gebet bitten, damit diese Tage reiche geistliche Frucht bringen. Ich wünsche euch allen einen gesegneten Sonntag.

Saludo con afecto a los grupos de lengua española, en particular a los fieles llegados de Cuba, acompañados por el Señor Cardenal Jaime Ortega Alamino, que encabeza la primera peregrinación de cubanos a los sepulcros de los Santos Apóstoles, y renuevo mi cercanía y afecto a todos los hijos de ese amado País. Un saludo cordial también a los jóvenes de Colombia, de Venezuela y de Argentina, así como a los que se unen a ellos de camino a Madrid para la Jornada Mundial de la Juventud. Invito a todos a encomendar en la oración este Viaje Apostólico a España, que llevaré a cabo dentro de pocos días, para que en él se cosechen abundantes frutos de vida cristiana.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dziś przypada siedemdziesiąta rocznica męczeńskiej śmierci św. Maksymiliana Kolbego, w obozie zagłady Auschwitz. Jego heroiczna miłość jest świetlanym znakiem zwycięskiej obecności Boga w ludzkim dramacie nienawiści, cierpienia i śmierci. Módlmy się, aby przez naszą miłość ludzie na całym świecie doświadczali tej obecności. Niech Bóg wam błogosławi.

[Un cordiale saluto rivolgo ora ai polacchi. Oggi ricorre il 70° anniversario del martirio di San Massimiliano Kolbe nel campo di sterminio di Auschwitz. Il suo eroico amore è segno luminoso della vittoriosa presenza di Dio nel dramma umano dell’odio, della sofferenza e della morte. Preghiamo, affinché attraverso il nostro amore gli uomini in tutto il mondo sperimentino questa divina presenza. Dio vi benedica!]

Saluto con affetto i pellegrini italiani, in particolare i fedeli di Latina, qui giunti con la fiaccola pro "Stella Maris". A tutti chiedo di accompagnare spiritualmente con la preghiera il mio Viaggio a Madrid, che intraprenderò tra qualche giorno in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Auguro a ciascuno una buona domenica, una buona settimana e una buona Festa di domani.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Monday, August 15, 2011 7:34 PM
Dal blog di Lella...

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA, 15.08.2011

Alle ore 8.00 di oggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella parrocchia pontificia "San Tommaso da Villanova" in Castel Gandolfo.
Nel corso della Celebrazione Eucaristica, il Papa ha pronunciato l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

ci ritroviamo riuniti, ancora una volta, a celebrare una delle più antiche e amate feste dedicate a Maria Santissima: la festa della sua assunzione alla gloria del Cielo in anima e corpo, cioè in tutto il suo essere umano, nell’integrità della sua persona. Ci è data così la grazia di rinnovare il nostro amore a Maria, di ammirarla e di lodarla per le "grandi cose" che l’Onnipotente ha fatto per Lei e che ha operato in Lei.

Nel contemplare la Vergine Maria ci è data un’altra grazia: quella di poter vedere in profondità anche la nostra vita. Sì, perché anche la nostra esistenza quotidiana, con i suoi problemi e le sue speranze, riceve luce dalla Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal suo destino di gloria: un cammino e una meta che possono e devono diventare, in qualche modo, il nostro stesso cammino e la nostra stessa meta. Ci lasciamo guidare dai brani della Sacra Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Vorrei soffermarmi, in particolare, su un’immagine che troviamo nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse, e alla quale fa eco il vangelo di Luca: cioè, quella dell’arca.

Nella prima lettura, abbiamo ascoltato: "Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza" (Ap 11,19). Qual è il significato dell’arca? Che cosa appare? Per l’Antico Testamento, essa è il simbolo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Ma ormai il simbolo ha ceduto il posto alla realtà. Così il Nuovo Testamento ci dice che la vera arca dell’alleanza è una persona viva e concreta: è la Vergine Maria. Dio non abita in un mobile, Dio abita in una persona, in un cuore: Maria, Colei che ha portato nel suo grembo il Figlio eterno di Dio fatto uomo, Gesù nostro Signore e Salvatore.

Nell’arca – come sappiamo – erano conservate le due tavole della legge di Mosè, che manifestavano la volontà di Dio di mantenere l’alleanza con il suo popolo, indicandone le condizioni per essere fedeli al patto di Dio, per conformarsi alla volontà di Dio e così anche alla nostra verità profonda. Maria è l’arca dell’alleanza, perché ha accolto in sé Gesù; ha accolto in sé la Parola vivente, tutto il contenuto della volontà di Dio, della verità di Dio; ha accolto in sé Colui che è la nuova ed eterna alleanza, culminata con l’offerta del suo corpo e del suo sangue: corpo e sangue ricevuti da Maria. A ragione, dunque, la pietà cristiana, nelle litanie in onore della Madonna, si rivolge a Lei invocandola come Foederis Arca, ossia "arca dell’alleanza", arca della presenza di Dio, arca dell’alleanza d’amore che Dio ha voluto stringere in modo definitivo con tutta l’umanità in Cristo.

Il brano dell’Apocalisse vuole indicare un altro aspetto importante della realtà di Maria. Ella, arca vivente dell’alleanza, ha un destino di gloria straordinaria, perché è così strettamente unita al Figlio che ha accolto nella fede e generato nella carne, da condividerne pienamente la gloria del cielo.

E’ quanto ci suggeriscono le parole ascoltate: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta… Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni…" (12,1-2; 5). La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia, pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo. San Giovanni Damasceno riferendosi a questo mistero in una famosa Omelia afferma: "Oggi la santa e unica Vergine è condotta al tempio celeste … Oggi l’arca sacra e animata del Dio Vivente, [l’arca] che ha portato in grembo il proprio Artefice, si riposa nel tempio del Signore, non costruito da mano d’uomo" (Omelia II sulla Dormizione, 2, PG 96, 723) e continua: "Bisognava che colei che aveva ospitato nel suo grembo il Logos divino, si trasferisse nei tabernacoli del Figlio suo … Bisognava che la Sposa che il Padre si era scelta, abitasse nella stanza nuziale del Cielo" (ibid., 14, PG 96, 742). Oggi la Chiesa canta l’amore immenso di Dio per questa sua creatura: l’ha scelta come vera "arca dell’alleanza", come Colei che continua a generare e a donare Cristo Salvatore all’umanità, come Colei che in cielo condivide la pienezza della gloria e gode della felicità stessa di Dio e, nello stesso tempo, invita anche noi a divenire, nel nostro modo modesto, "arca" nella quale è presente la Parola di Dio, che è trasformata e vivificata dalla sua presenza, luogo della presenza di Dio, affinché gli uomini possano incontrare nell’altro uomo la vicinanza di Dio e così vivere in comunione con Dio e conoscere la realtà del Cielo.

Il vangelo di Luca appena ascoltato (cfr Lc 1,39-56), ci mostra quest’arca vivente, che è Maria, in movimento: lasciata la sua casa di Nazaret, Maria si mette in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta una città di Giuda e recarsi nella casa di Zaccaria e di Elisabetta.

Mi sembra importante sottolineare l’espressione "in fretta": le cose di Dio meritano fretta, anzi le uniche cose del mondo che meritano fretta sono proprio quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per la nostra vita. Allora Maria entra in questa casa di Zaccaria e di Elisabetta, ma non entra sola. Vi entra portando in grembo il figlio, che è Dio stesso fatto uomo.

Certamente c’era attesa di lei e del suo aiuto in quella casa, ma l’evangelista ci guida a comprendere che questa attesa rimanda ad un’altra, più profonda. Zaccaria, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista sono, infatti, il simbolo di tutti i giusti di Israele, il cui cuore, ricco di speranza, attende la venuta del Messia salvatore. Ed è lo Spirito Santo ad aprire gli occhi di Elisabetta e a farle riconoscere in Maria la vera arca dell’alleanza, la Madre di Dio, che viene a visitarla. E così l’anziana parente l’accoglie dicendole "a gran voce": "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?" (Lc 1,42-43). Ed è lo stesso Spirito Santo che davanti a Colei che porta il Dio fattosi uomo, apre il cuore di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta. Elisabetta, esclama: "Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo" (v. 44).

Qui l’evangelista Luca usa il termine "skirtan", cioè "saltellare", lo stesso termine che troviamo in una delle antiche traduzioni greche dell’Antico Testamento per descrivere la danza del Re Davide davanti all’arca santa che è tornata finalmente in patria (2Sam 6,16). Giovanni Battista nel grembo della madre danza davanti all’arca dell’Alleanza, come Davide; e riconosce così: Maria è la nuova arca dell’alleanza, davanti alla quale il cuore esulta di gioia, la Madre di Dio presente nel mondo, che non tiene per sé questa divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di Dio. E così – come dice la preghiera – Maria realmente è "causa nostrae laetitiae", l’"arca" nella quale realmente il Salvatore è presente tra di noi.

Cari fratelli! Stiamo parlando di Maria, ma, in un certo senso, stiamo parlando anche di noi, di ciascuno di noi: anche noi siamo destinatari di quell’amore immenso che Dio ha riservato - certo, in una maniera assolutamente unica e irripetibile - a Maria. In questa Solennità dell’Assunzione guardiamo a Maria: Ella ci apre alla speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via per raggiungerlo: accogliere nella fede, il suo Figlio; non perdere mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza che sta nel santuario del Cielo, ci indica con luminosa chiarezza che siamo in cammino verso la nostra vera Casa, la comunione di gioia e di pace con Dio. Amen!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


-----------------------------------------------------------


Nella parrocchia pontificia "San Tommaso da Villanova" sono stati inaugurati questa mattina anche i restauri che hanno riguardato la facciata della chiesa - restituita al colore originario voluto dal Bernini - e il ripristino dell’antico campanile in ferro. I lavori di restauro sono stati realizzati dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, rappresentata oggi dal Presidente S.E. Mons. Domenico Calcagno, accompagnato dall’Ing. Carlo Poggi e dall’Arch. Rosario Giuffré.
Al termine della celebrazione, prima di lasciare l’edificio sacro, il Santo Padre Benedetto XVI ha compiuto una breve sosta davanti alla lapide che ricorda i lavori di restauro e subito dopo, all’esterno della chiesa, ha ammirato la nuova porta laterale.
Infine, prima di rientrare nel Palazzo Apostolico, il Papa si è soffermato davanti alla lapide posta sul Palazzo Comunale di Castel Gandolfo che reca le parole da lui pronunciate il 7 luglio scorso arrivando a Castel Gandolfo: "Qui trovo tutto: la montagna, il lago e vedo anche il mare… e gente buona".


Paparatzifan
00Monday, August 15, 2011 7:36 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 15.08.2011

Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

Nel cuore del mese di agosto i Cristiani d’Oriente e d’Occidente celebrano congiuntamente la Festa dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo. Nella Chiesa Cattolica, il dogma dell’Assunzione – come è noto – fu proclamato durante l’Anno Santo del 1950 dal mio venerato predecessore il Servo di Dio Papa Pio XII. Tale memoria, però, affonda le sue radici nella fede dei primi secoli della Chiesa.

In Oriente, viene chiamata ancora oggi "Dormizione della Vergine".

In un antico mosaico della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, che si ispira proprio all’icona orientale della "Dormitio", sono raffigurati gli Apostoli che, avvertiti dagli Angeli della fine terrena della Madre di Gesù, sono raccolti attorno al letto della Vergine. Al centro c’è Gesù che tiene fra le braccia una bambina: è Maria, divenuta "piccola" per il Regno, e condotta dal Signore al Cielo.

Nella pagina del Vangelo di San Luca della liturgia odierna, abbiamo letto che Maria "in quei giorni si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda" (Lc 1,39). In quei giorni Maria si affrettava dalla Galilea verso una cittadina vicino a Gerusalemme, per andare a trovare la parente Elisabetta. Oggi la contempliamo salire verso la montagna di Dio ed entrare nella Gerusalemme celeste, "vestita di sole, con la luna sotto i piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle" (Ap 12,1).

La pagina biblica dell’Apocalisse, che leggiamo nella liturgia di questa Solennità, parla di una lotta tra la donna e il drago, tra il bene e il male. San Giovanni sembra riproporci le primissime pagine del libro della Genesi, che narrano la vicenda tenebrosa e drammatica del peccato di Adamo ed Eva. I nostri progenitori furono sconfitti dal maligno; nella pienezza dei tempi, Gesù, nuovo Adamo, e Maria, nuova Eva, vincono definitivamente il nemico, e questa è la gioia di questo giorno! Con la vittoria di Gesù sul male, anche la morte interiore e fisica sono sconfitte. Maria è stata la prima a prendere in braccio il Figlio di Dio, Gesù, divenuto bambino, ora è la prima ad essere accanto a Lui nella Gloria del Cielo.

E’ un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria. Questa festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.

DOPO L’ANGELUS

En ce jour de la fête de l’Assomption de la Vierge Marie, je salue avec joie les pèlerins de langue française. «Aujourd’hui la Vierge Marie, la Mère de Dieu, est élevée dans la gloire du ciel ». Elle nous ouvre ainsi le chemin de l’espérance. En contemplant son visage, n’hésitons pas à redire notre « oui » inconditionnel au Seigneur. À sa suite, dans les jours heureux comme dans les jours difficiles, prions le Magnificat. Que la Vierge Marie veille sur l’Église et sur toutes les familles.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer on the Solemnity of the Assumption of Our Lady. May the example and prayers of Mary, Queen of Heaven, inspire and sustain us on our pilgrimage of faith, that we too may attain the glory of the Resurrection and the fulfilment of our hope in her Son’s promises. Upon you and your families I invoke the Lord’s richest blessings!

Gern heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher beim Angelusgebet hier in Castel Gandolfo willkommen. Am heutigen Festtag gedenkt die Kirche der Aufnahme Mariens in den Himmel. Wir verehren Maria nicht als eine Persönlichkeit einer vergangenen Zeit, sondern als die Lebendige, die in der Gegenwart Gottes steht und uns nahe ist. An ihr wird der ewige Plan des Schöpfers sichtbar, den Menschen ganz – mit Seele und Leib – zu erlösen und zu erneuern. Auch wir hoffen, Gott einst in unvergänglicher Freude von Angesicht zu Angesicht sehen zu können. Maria, die Mutter des Herrn, sei uns Unterpfand dieser wunderbaren Zuversicht, in der wir leben.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. La solemnidad de la gloriosa asunción de la Virgen María, que hoy recordamos, nos abre a la esperanza de la plenitud de la vida del Cielo, a la que Ella ya ha llegado y en la que nos aguarda. Que por la amorosa intercesión de la Madre de Dios desciendan abundantes gracias y bendiciones sobre la Iglesia y el mundo.

Queridos peregrinos de língua portuguesa: sede bem-vindos! A Imaculada Virgem Maria ao ser elevada à gloria do Céu torna-se aurora e imagem da Igreja celeste e sinal de consolação e esperança para a Igreja peregrina na terra. Que pela Sua maternal intercessão desçam sobre vós e sobre vossas famílias as bênçãos de Deus.

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Wniebowziętej Matce Boga i ludzi zawierzam cały Kościół w Polsce. Niech Maryja wyprasza wszystkim wierzącym i ludziom dobrej woli obfitość darów i łask. Niech otacza opieką tych, którzy się do Niej uciekają. Przez Jej ręce niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto cordialmente i polacchi. A Maria assunta in cielo, Madre di Dio e degli uomini, affido tutta la Chiesa in Polonia. Maria ottenga per tutti i credenti e gli uomini di buona volontà un’abbondanza di doni e di grazie. Avvolga della sua protezione quanti a lei ricorrono. Per suo mezzo Dio vi benedica!]

Saluto, infine, i pellegrini italiani. In particolare saluto i giovani della Diocesi di Piazza Armerina e quelli della parrocchia Cristo Re Universale, in Bitonto. A tutti auguro una buona festa dell’Assunta! Grazie. Buona Festa!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Wednesday, August 17, 2011 5:39 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 17.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua attenzione sulla meditazione.
Quindi il Santo Padre ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

La meditazione

Cari fratelli e sorelle,

siamo ancora nella luce della Festa dell'Assunta, che - come ho detto - è una Festa della speranza. Maria è arrivata al Paradiso e questa è la nostra destinazione: noi tutti possiamo giungere al Paradiso. La questione è: come. Maria vi è arrivata; Ella - dice il Vangelo - è "Colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto" (Lc 1,45). Quindi Maria ha creduto, si è affidata a Dio, è entrata con la sua nella volontà del Signore e così era proprio nella via direttissima, nella strada verso il Paradiso. Credere, affidarsi al Signore, entrare nella sua volontà: questo è l'indirizzo essenziale.

Oggi non vorrei parlare su tutto questo cammino della fede, ma solo su un piccolo aspetto della vita della preghiera che è la vita del contatto con Dio, cioè sulla meditazione. E che cosa è la meditazione? Vuol dire "fare memoria" di quanto Dio ha fatto e non dimenticare i tanti suoi benefici (cfr Sal 103, 2b).

Spesso vediamo solo le cose negative; dobbiamo tenere nella nostra memoria anche le cose positive, i doni che Dio ci ha fatto, essere attenti ai segni positivi che vengono da Dio e fare memoria di questi. Quindi, parliamo di un tipo di preghiera che nella tradizione cristiana è chiamata "orazione mentale". Noi conosciamo solitamente l'orazione con parole, naturalmente anche mente e cuore devono essere presenti in questa orazione, ma parliamo oggi su una meditazione che non è di parole, ma è un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio.

E Maria qui è un modello molto reale. L'evangelista Luca ripete, diverse volte, che Maria "da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (2,19; cfr 2,51b). Custode non dimentica, Ella è attenta a tutto quanto il Signore Le ha detto e fatto, e medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel suo cuore.

Colei, quindi, che "ha creduto" all’annuncio dell’Angelo e si è fatta strumento perché la Parola eterna dell’Altissimo potesse incarnarsi, ha anche accolto nel suo cuore il mirabile prodigio di quella nascita umano-divina, lo ha meditato, si è soffermata nella riflessione su quanto Dio stava operando in Lei, per accogliere la volontà divina nella sua vita e corrispondervi. Il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della maternità di Maria è così grande da richiedere un processo di interiorizzazione, non è solo qualcosa di fisico che Dio opera in Lei, ma è qualcosa che esige una interiorizzazione da parte di Maria, che cerca di approfondirne l’intelligenza, di interpretarne il senso, di comprenderne i risvolti e le implicazioni. Così, giorno dopo giorno, nel silenzio della vita ordinaria, Maria ha continuato a custodire nel suo cuore i successivi eventi mirabili di cui è stata testimone, fino alla prova estrema della Croce e alla gloria della Risurrezione. Maria ha vissuto pienamente la sua esistenza, i suoi doveri quotidiani, la sua missione di madre, ma ha saputo mantenere in sé uno spazio interiore per riflettere sulla parola e sulla volontà di Dio, su quanto avveniva in Lei, sui misteri della vita del suo Figlio.

Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare. Sant’Agostino paragona la meditazione sui misteri di Dio all’assimilazione del cibo e usa un verbo che ricorre in tutta la tradizione cristiana: "ruminare"; i misteri di Dio cioè vanno continuamente fatti risuonare in noi stessi perché ci diventino familiari, guidino la nostra vita, ci nutrano come avviene con il cibo necessario per sostenerci.

E san Bonaventura, riferendosi alle parole della Sacra Scrittura dice che "vanno sempre ruminate per poterle fissare con ardente applicazione dell’animo" (Coll. In Hex, ed. Quaracchi 1934, p. 218). Meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore, per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi; e non solo le cose che vanno e vengono. Possiamo fare questa "ruminazione" in vari modi, prendendo, ad esempio, un breve brano della Sacra Scrittura, soprattutto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli, oppure una pagina di un autore di spiritualità che ci avvicina e rende più presente le realtà di Dio al nostro oggi, magari anche facendosi consigliare dal confessore o dal direttore spirituale, leggere e riflettere su quanto si è letto, soffermandosi su di esso, cercando di comprenderlo, di capire che cosa dice a me, che cosa dice oggi, di aprire il nostro animo a quanto il Signore vuole dirci e insegnarci. Anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale. Quindi, vedete, ci sono molti modi di meditare e così di prendere contatto con Dio e di avvicinarci a Dio, e, in questo modo, essere in cammino verso il Paradiso.

Cari amici, la costanza nel dare tempo a Dio è un elemento fondamentale per la crescita spirituale; sarà il Signore stesso a donarci il gusto dei suoi misteri, delle sue parole, della sua presenza e azione, sentire come è bello quando Dio parla con noi; ci farà comprendere in modo più profondo cosa vuole da me noi. Alla fine è proprio questo lo scopo della meditazione: affidarci sempre più nelle mani di Dio, con fiducia e amore, certi che solo nel fare la sua volontà siamo alla fine veramente felici.

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Chers amis francophones, je vous accueille avec joie. Je salue particulièrement les pèlerins venus du Burkina Faso. Bienvenue ! Je vous invite à confier votre pèlerinage à la Vierge Marie dont nous venons de célébrer l’Assomption auprès de son Fils. Que Dieu vous bénisse tous!

I offer a cordial welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors here today, especially those from Malta, South Korea, Nigeria and Canada. Through the intercession of our Lady, whose Assumption we celebrated on Monday, may you and your loved ones draw ever closer to Jesus her Son. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings!

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Ich freue mich, daß ihr hierher nach Castel Gandolfo gekommen seid, und wünsche euch einen frohen Aufenthalt. Gottes Segen begleite euch auf allen euren Wegen.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, venidos de España, México y otros países Latinoamericanos. Que vuestra oración me sostenga y acompañe en el Viaje Apostólico que mañana emprendo a España. Muchas gracias y que Dios os bendiga.

Amados peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! Saúdo com grande afeto e alegria todos os que vieram com o desejo de encontrar o Sucessor de Pedro. Desça a minha bênção sobre vós, vossas famílias e comunidades. Obrigado!

Serdecznie witam polskich pielgrzymów. Proszę was o modlitwę w intencji mojej podróży na spotkanie z młodzieżą w Madrycie. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i pellegrini polacchi. Vi chiedo di pregare per per il mio viaggio a Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Sia lodato Gesù Cristo!]

Nuoširdžiai sveikinu lietuvius maldininkus, ypač Vilniaus katalikiškosios mokyklos „Versmė" mokytojus, ir linkiu jiems sėkmingai vykdyti svarbų jaunimo ugdymo darbą.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini lituani, in particolare ai professori della scuola cattolica "Versme" di Vilnius, e li incoraggio nella loro apprezzata azione formativa.]

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare le Povere Figlie di Maria SS.ma Incoronata, che stanno celebrando il loro Capitolo. Nel ringraziarvi tutti per la vostra presenza, vi incoraggio a proseguire la vostra fedele testimonianza cristiana nella società.

Domani, come sapete, mi recherò a Madrid, dove avrò la gioia di incontrare numerosi giovani là convenuti per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Vi chiedo di unirvi spiritualmente con la preghiera a questo importante evento ecclesiale. Ringrazio per la vostra preghiera. Grazie!

Dopo la Benedizione

Grazie a voi tutti, buona giornata!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, August 18, 2011 2:47 PM
Dal blog di Lella...

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MADRID (SPAGNA) IN OCCASIONE DELLA XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (18-21 AGOSTO 2011), 18.08.2011

LA PARTENZA DA ROMA

Ha inizio questa mattina il 20° Viaggio internazionale del Santo Padre Benedetto XVI che lo porta a Madrid (Spagna) in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, iniziata il 16 agosto nella capitale spagnola sul tema: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2, 7).
L’aereo con a bordo il Santo Padre (un A320 dell’Alitalia) parte dall’aeroporto di Roma-Ciampino alle ore 9.30.
L’arrivo all’aeroporto internazionale Barajas di Madrid è previsto per le ore 12.

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A PARTIRE PER LA SPAGNA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ ANIMATO DAL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I GIOVANI PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO PER UN SIGNIFICATIVO E STRAORDINARIO RADUNO ECCLESIALE MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE E A TUTTI GLI ITALIANI IL MIO AFFETTUOSO E BENEAUGURANTE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON OGNI PIÙ CORDIALE ED ORANTE AUSPICIO DI PACE E DI PROSPERITÀ

BENEDICTUS PP XVI


SON EXCELLENCE MONSIEUR NICOLAS SARKOZY
PRÉSIDENT DE LA RÉPUBLIQUE FRANÇAISE
PARIS

AU MOMENT OÙ JE SURVOLE LA FRANCE POUR ME RENDRE EN VOYAGE APOSTOLIQUE À MADRID À L’OCCASION DES JOURNÉES MONDIALES DE LA JEUNESSE J’ADRESSE À VOTRE EXCELLENCE MES SALUTATIONS CORDIALES(.) QUE DIEU BÉNISSE LA FRANCE ET DONNE À TOUS SES HABITANTS PROSPÉRITÉ ET BONHEUR!

BENEDICTUS PP XVI

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Messaggio del Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI

C o m u n i c a t o

"Mai come oggi i giovani sentono il bisogno di un messaggio di speranza che, sono certo, ritroveranno nelle Sue parole e nell'esempio morale e spirituale che Ella rappresenta per tutti loro". Con queste parole il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto al messaggio inviatogli da Sua Santità Benedetto XVI in partenza per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Madrid.
"Il periodico incontro con i giovani del mondo, avviato dal Suo venerato predecessore - continua il Capo dello Stato nel suo messaggio - rappresenta un significativo momento di crescita spirituale per le nuove generazioni, alle prese con le grandi sfide della modernità e chiamate ad affrontare un futuro incerto".

Roma, 18 agosto 2011

Sito Ufficiale Quirinale


Paparatzifan
00Wednesday, August 24, 2011 1:56 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 24.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha ripercorso con i presenti i momenti più significativi della Suo recente Viaggio Apostolico a Madrid in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Quindi ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
Al termine dell’Udienza nel cortile, il Santo Padre si è affacciato nella piazza antistante il Palazzo Apostolico ed ha rivolto un saluto anche ai fedeli ivi raccolti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Viaggio Apostolico a Madrid

Cari fratelli e sorelle!

oggi vorrei riandare brevemente con il pensiero e con il cuore agli straordinari giorni trascorsi a Madrid per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù.

E’ stato, e lo sapete, un evento ecclesiale emozionante; circa due milioni di giovani da tutti i Continenti hanno vissuto, con gioia, una formidabile esperienza di fraternità, di incontro con il Signore, di condivisione e di crescita nella fede: una vera cascata di luce. Ringrazio Dio per questo dono prezioso, che dà speranza per il futuro della Chiesa: giovani con il desiderio fermo e sincero di radicare la loro vita in Cristo, rimanere saldi nella fede, camminare insieme nella Chiesa.

Un grazie a quanti hanno lavorato generosamente per questa Giornata: il Cardinale Arcivescovo di Madrid, i suoi Ausiliari, gli altri Vescovi di Spagna e di altre parti del mondo, il Pontificio Consiglio per i Laici, sacerdoti, religiosi e religiose, laici. Rinnovo la mia riconoscenza alle Autorità spagnole, alle istituzioni e associazioni, ai volontari e a quanti hanno offerto il sostegno della preghiera. Non posso dimenticare la calorosa accoglienza che ho ricevuto dalle loro Maestà i Reali di Spagna, come pure da tutto il Paese.

In poche parole naturalmente non posso descrivere i momenti così intensi che abbiamo vissuto. Ho in mente l’entusiasmo incontenibile con cui i giovani mi hanno ricevuto, il primo giorno, nella Piazza de Cibeles, le loro parole ricche di attese, il loro forte desiderio di orientarsi alla verità più profonda e di radicarsi in essa, quella verità che Dio ci ha dato di conoscere in Cristo.

Nell’imponente Monastero di El Escorial, ricco di storia, di spiritualità e di cultura, ho incontrato le giovani religiose e i giovani docenti universitari. Alle prime, alle giovani religiose, ho ricordato la bellezza della loro vocazione vissuta con fedeltà, e l’importanza del loro servizio apostolico e della loro testimonianza profetica.

E rimane in me l'impressione del loro entusiasmo, di una fede giovane, e piene di coraggio per il futuro, di volontà di servire così l'umanità. Ai professori ho ricordato di essere veri formatori delle nuove generazioni, guidandole nella ricerca della verità non solo con le parole, ma anche con la vita, consapevoli che la Verità è Cristo stesso. Incontrando Cristo incontriamo la verità. Alla sera, nella celebrazione della Via Crucis, una moltitudine variegata di giovani ha rivissuto con intensa partecipazione le scene della passione e morte di Cristo: la croce di Cristo dà molto più di ciò che esige, dà tutto, perché ci conduce a Dio.

Il giorno seguente, la Santa Messa nella Cattedrale della Almudena, a Madrid, con i seminaristi: giovani che vogliono radicarsi in Cristo per renderlo presente un domani, come suoi ministri. Auspico che crescano le vocazioni al sacerdozio! Tra i presenti vi era più di qualcuno che aveva udito la chiamata del Signore proprio nelle precedenti Giornate della Gioventù; sono certo che anche a Madrid il Signore ha bussato alla porta del cuore di molti giovani perché lo seguano con generosità nel ministero sacerdotale o nella vita religiosa. La visita ad un Centro per i giovani diversamente abili mi ha fatto vedere il grande rispetto e amore che si nutre verso ogni persona e mi ha dato l’occasione di ringraziare le migliaia di volontari che testimoniano silenziosamente il Vangelo della carità e della vita.

La Veglia di preghiera alla sera e la grande Celebrazione eucaristica conclusiva del giorno dopo sono stati due momenti molto intensi: alla sera una moltitudine di giovani in festa, per nulla intimoriti dalla pioggia e dal vento, è rimasta in adorazione silenziosa di Cristo presente nell’Eucaristia, per lodarlo, ringraziarlo, chiedere aiuto e luce; e poi, alla domenica, i giovani hanno manifestato la loro esuberanza e la loro gioia di celebrare il Signore nella Parola e nell’Eucaristia, per inserirsi sempre di più in Lui e rafforzare la loro fede e vita cristiana. In un clima di entusiasmo ho incontrato i volontari che ho ringraziato per la loro generosità e con la cerimonia di congedo ho lasciato il Paese portando nel cuore questi giorni come un grande dono.

Cari amici, l’incontro di Madrid è stato una stupenda manifestazione di fede per la Spagna e per il mondo prima di tutti. Per la moltitudine di giovani, provenienti da ogni angolo della terra, è stata un’occasione speciale per riflettere, dialogare, scambiarsi positive esperienze e, soprattutto, pregare insieme e rinnovare l’impegno di radicare la propria vita in Cristo, Amico fedele. Sono certo che sono tornati alle loro case e ritornano con il fermo proposito di essere lievito nella massa, portando la speranza che nasce dalla fede. Da parte mia continuo ad accompagnarli con la preghiera, affinché rimangano fedeli agli impegni assunti. Alla materna intercessione di Maria, affido i frutti di questa Giornata.

E ora desidero annunciare i temi delle prossime Giornate Mondiali della Gioventù. Quella dell’anno prossimo, che si svolgerà nelle singole Diocesi, avrà come motto: "Siate sempre lieti nel Signore!", tratto dalla Lettera ai Filippesi (4,4); mentre nella Giornata Mondiale della Gioventù del 2013 a Rio de Janeiro, il motto sarà il mandato di Gesù: "Andate e fate discepoli tutti i popoli!" (cfr Mt 28,19). Fin d’ora affido alla preghiera di tutti la preparazione di questi molto importanti appuntamenti.
Grazie.

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Francese
Je salue cordialement les pèlerins de langue française ! Au cours de mon Voyage Apostolique à Madrid, j’ai rencontré avec joie et espérance des centaines de milliers de jeunes venus du monde entier. J’ai fait l’expérience de leur enthousiasme et de leur désir de s’orienter vers la vérité la plus profonde, celle que Dieu nous a donné de connaître dans le Christ. Puissent tous ces jeunes demeurer fidèles à leur engagement d’enraciner leur vie en lui ! Bon pèlerinage à tous !

Inglese
I warmly greet all the English-speaking pilgrims and visitors here today. Having just returned from Madrid, I greet affectionately the young people present, especially those who were with me for the unforgettable celebration of World Youth Day. I also welcome those present from Australia, Indonesia, Japan, Singapore and the United States. May God bless all of you and remain with you for ever!

Tedesco
Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Gerne möchte ich euch teilhaben lassen an den tiefen Eindrücken des Weltjugendtags in Madrid. Für die jungen Teilnehmer war es eine besondere Gelegenheit, innezuhalten, sich auszutauschen und vor allem ihre Freundschaft mit Jesus zu festigen. Wir wollen für und mit den jungen Menschen beten, daß sie den Ruf Jesu Christi immer besser verstehen und ihm mutig und treu folgen. Das wünsche ich auch uns allen, und dazu schenke der Herr uns seinen Segen.

Spagnolo
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Honduras, Chile, Argentina, México y otros países Latinoamericanos. Invito a todos a dar gracias al Señor por mi visita apostólica a Madrid para la Jornada Mundial de la Juventud. A la vez que agradezco de corazón a quienes han hecho posible el magnífico desarrollo de esta iniciativa, ruego, por intercesión de María Santísima, que los jóvenes que en ella han participado, «arraigados y edificados en Cristo, firmes en la fe», lleven al mundo entero la alegría del Evangelio, con la palabra y una vida colmada de obras de caridad. Muchas gracias.

Portoghese
Saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, particularmente os grupos vindos do Brasil e de Portugal! A Jornada Mundial da Juventude em Madrid renovou nos jovens a chamada a serem o fermento que faz a massa crescer, levando ao mundo a esperança que nasce da fé. Sede generosos ao dar um testemunho de vida cristã, especialmente em vista da próxima Jornada no Rio de Janeiro. Que Deus vos abençoe!

Polacco
Witam polskich pielgrzymów. Razem z wami chcę dziś dziękować Bogu za czas, który przeżyłem wraz z młodzieżą z całego świata w Madrycie. Był to szczególny czas łaski i wzajemnego umocnienia w wierze. Ufam, że zaowocuje w sercach młodych ludzi pragnieniem życia zakorzenionego w Chrystusie i wypełnionego Jego miłością. Tego i wam życzę. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Rivolgo il mio benvenuto ai pellegrini polacchi. Con voi voglio oggi ringraziare Dio per il tempo che ho vissuto insieme ai giovani di tutto il mondo a Madrid. E’ stato un tempo di grazia e di reciproca testimonianza di fede. Ho fiducia che fruttifichi nei cuori dei giovani il desiderio di una vita radicata in Cristo e colma del suo amore. Lo auguro anche a voi. Sia lodato Gesù Cristo!]

Ucraino
Від щирого серця вітаю прочан з України, які саме сьогодні святкують двадцяту річницю незалежності своєї держави, історія та культура якої у незгладимий спосіб позначені християнськими цінностями. Дорогі друзі, бажаю, щоб ця важлива річниця пробудила у вас та ваших співгромадян живе прагнення завжди діяти на користь справедливості, миру та спільного добра. Слава Ісусу Христу!
[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini dell’Ucraina, che proprio oggi ricordano il ventesimo anniversario di indipendenza del loro Paese, la cui storia e cultura sono segnate in modo indelebile dai valori cristiani. Cari amici, auspico che questa significativa ricorrenza susciti in voi e nei vostri connazionali il vivo desiderio di operare sempre in favore della giustizia, della pace e del bene comune. Sia lodato Gesù Cristo!]

Croato
Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike! Neka ovaj naš susret učvrsti vašu vjeru kako biste oduševljeno svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje. Hvaljen Isus i Marija!
[Con gioia saluto e benedico tutti i pellegrini Croati. Questo nostro incontro rafforzi la vostra fede, affinché con entusiasmo possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!]

Ceco
S radostí zdravím poutníky z České republiky. Drazí přátelé, prosme Boha, aby Světové dny mládeže, které se konaly v Madridu, přinesly bohaté plody pro všechy lidi dobré vůle. Chvála Kristu.
[Rivolgo un caro saluto ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca. Cari amici, chiediamo a Dio che la recente Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Madrid porti abbondanti frutti nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà. Sia lodato Gesù Cristo].

Slovacco
S láskou pozdravujem slovenských pútnikov zo Zohora, Košíc, Kútov a Nitry. Bratia a sestry, v pondelok sme si v liturgii pripomenuli Pannu Máriu Kráľovnú. S dôverou sa obracajme na túto našu láskavú Matku v našich potrebách. Rád žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!
[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da Zohor, Košice, Kúty e Nitra. Fratelli e sorelle, lunedì abbiamo ricordato nella liturgia Maria Regina. Rivolgiamoci con fiducia a questa nostra buona Madre nelle nostre necessità. Volentieri benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

Italiano
E infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, come pure le coppie di sposi novelli. Tutti invito a dedicare sempre più tempo alla formazione cristiana, per essere fedeli discepoli di Cristo, via, verità e vita.
E ora cantiamo insieme il Pater Noster in latino.
Grazie e buona giornata a voi tutti.

Al termine dell’Udienza nel cortile, il Santo Padre si è affacciato nella piazza antistante il Palazzo e ha pronunciato le seguenti parole:

Cari amici, buongiorno!
Vi auguro una buona giornata, gioia, buone vacanze e anche un buon ritorno al lavoro. Il Signore sia sempre con voi perché possiate sentire la sua presenza e la luce che viene dalla fede. A tutti i miei migliori auguri! Il Signore vi benedica sempre! Vi imparto adesso la Benedizione Apostolica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, August 28, 2011 3:15 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 28.08.2011

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di oggi, Gesù spiega ai suoi discepoli che dovrà «andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Mt 16,21). Tutto sembra capovolgersi nel cuore dei discepoli! Com’è possibile che «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16), possa patire fino alla morte? L’apostolo Pietro si ribella, non accetta questa strada, prende la parola e dice al Maestro: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai» (v. 22). Appare evidente la divergenza tra il disegno d’amore del Padre, che giunge fino al dono del Figlio Unigenito sulla croce per salvare l’umanità, e le attese, i desideri, i progetti dei discepoli. E questo contrasto si ripete anche oggi: quando la realizzazione della propria vita è orientata solamente al successo sociale, al benessere fisico ed economico, non si ragiona più secondo Dio, ma secondo gli uomini (v. 23). Pensare secondo il mondo è mettere da parte Dio, non accettare il suo progetto di amore, quasi impedirgli di compiere il suo sapiente volere. Per questo Gesù dice a Pietro una parola particolarmente dura: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo» (ibid.). Il Signore insegna che «il cammino dei discepoli è un seguire Lui, il Crocifisso. In tutti e tre i Vangeli spiega tuttavia questo seguirlo nel segno della croce … come il cammino del "perdere se stesso", che è necessario per l’uomo e senza il quale non gli è possibile trovare se stesso» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 333).

Come ai discepoli, così anche a noi Gesù rivolge l’invito: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).

Il cristiano segue il Signore quando accetta con amore la propria croce, che agli occhi del mondo appare una sconfitta e una "perdita della vita" (cfr vv. 25-26), sapendo di non portarla da solo, ma con Gesù, condividendo il suo stesso cammino di donazione.

Scrive il Servo di Dio Paolo VI: "Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell'uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un'obbedienza integra e filiale, accetta … di morire su di una croce" (Es. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975), AAS 67, [1975], 300-301). Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. Commenta San Cirillo di Gerusalemme: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B).

Affidiamo la nostra preghiera alla Vergine Maria e a Sant’Agostino, di cui oggi ricorre la memoria, perché ciascuno di noi sappia seguire il Signore sulla strada della croce e si lasci trasformare dalla grazia divina, rinnovando il modo di pensare «per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).

DOPO L’ANGELUS

Sono lieto di rivolgere un augurio cordiale a Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di questa Diocesi di Albano, in occasione del suo 40° anniversario di Ordinazione sacerdotale; e lo estendo, per la medesima ricorrenza, a Mons. Bruno Musarò, che ho da poco nominato Nunzio Apostolico a Cuba, e a Mons. Filippo Santoro, Vescovo di Petropolis, in Brasile, come pure a 17 sacerdoti oggi presenti. Il Signore vi colmi di grazie, cari Confratelli!

Je salue cordialement les pèlerins francophones. Dans le texte de l’Évangile de ce jour, Jésus nous invite à nous mettre à sa suite, en acceptant nous aussi de prendre notre croix. Ce chemin est exigeant, car il demande une conversion permanente de notre cœur, en nous laissant modeler par la volonté de Dieu. N’ayons pas peur de nous y engager, car c’est un chemin de vie ! Que la Vierge Marie nous y accompagne de sa présence maternelle ! Et que Dieu vous bénisse ! Bon dimanche à tous !

I welcome the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer, including those of Mary Mother of the Poor Foundation, and young people from South Africa. I also greet the new students of the Pontifical North American College. Dear Seminarians, do not be afraid to take up the challenge in today’s Gospel to give your lives completely to Christ. Indeed, may all of us be generous in our commitment to him, carrying our cross with faith and courage. May God bless all of you!

Ganz herzlich begrüße ich hier in Castel Gandolfo alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Der heutige Sonntag fällt mit dem Gedenktag des heiligen Augustinus zusammen. Daher möchte ich euch ein Wort dieses großen Kirchenvaters mit auf den Weg geben: „Willst du ewig Freude haben, hange Jenem an, der ewig ist." Glücklich sein ist der tiefste Wunsch jedes Menschen. Gott allein schenkt diese unverlierbare Freude. Er vermag unsere innerste Sehnsucht nach ewigem Glück zu stillen. Öffnen wir uns seiner Liebe, und suchen wir seine Nähe im regelmäßigen und vertrauensvollen Gebet. Dazu geleite euch der Heilige Geist.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los grupos provenientes de Argentina y Chile. La liturgia de este domingo recuerda que es necesario tomar la cruz para seguir a Jesús, siendo dóciles a la Palabra y dejándose transformar interiormente, para así saber distinguir siempre cuál es la voluntad de Dios, es decir, lo que es bueno, lo que le agrada, lo perfecto (cfr Rm 12,2). Que el Señor, por intercesión de la Virgen María, infunda su amor en todos los corazones para que, haciendo más religiosa nuestra vida, aumente el bien en nosotros y con constante solicitud lo conserve. Feliz domingo.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. W dzisiejszej liturgii św. Paweł wzywa: „przemieniajcie się przez odnawianie umysłu, abyście umieli rozpoznać, jaka jest wola Boża: co jest dobre, co Bogu przyjemne i co doskonałe". Niech ta odnowa dokonuje się w nas dzięki wytrwałej współpracy z łaską Bożą. Niech Jego błogosławieństwo stale wam towarzyszy.

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Nella liturgia odierna San Paolo ci esorta: "trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto". Questo rinnovamento si realizzi in noi grazie alla perseverante collaborazione con la grazia di Dio. La sua benedizione vi accompagni sempre.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare gli aderenti al movimento laicale somasco, con il Superiore Generale dell’Ordine, che celebra il quinto centenario della liberazione dal carcere del Fondatore, san Girolamo Emiliani; come pure le Suore Mantellate Serve di Maria di Pistoia, insieme con alcuni collaboratori della loro missione nello Swaziland. Saluto i fedeli di Cremona, Pomezia, Gela e Chieve, e della parrocchia romana di Santa Margherita Maria Alacoque, i ragazzi di Bergamo e i cresimandi di Bassano del Grappa e della Val Liona, i catechisti di Varedo, e la squadra di calcio della città di Marino. Saluto anche i membri dell’Associazione "Amici di Papa Luciani", che ci seguono da Piazza San Pietro.

Auguro a tutti buona Domenica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Monday, August 29, 2011 7:44 PM
Dal blog di Lella...

SANTA MESSA A CONCLUSIONE DELL’INCONTRO CON IL "RATZINGER SCHÜLERKREIS" (CASTEL GANDOLFO, 28 AGOSTO 2011), 29.08.2011

Dal 25 al 28 agosto si è svolto a Castel Gandolfo il tradizionale seminario estivo degli ex- allievi di Papa Benedetto XVI (Ratzinger Schülerkreis), incentrato quest’anno sul tema della nuova evangelizzazione.
Ieri mattina, domenica 28 agosto, il Papa ha presieduto nel Centro Mariapoli la Santa Messa con i suoi ex-allievi. Pubblichiamo di seguito le parole che il Santo Padre ha pronunciato introducendo la Celebrazione Eucaristica:

PAROLE DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi rispondiamo alla prima lettura, tratta dal profeta Geremia, con il Salmo 62: ha sete di te l'anima mia, del Dio vivente; come terra deserta, arida, aspetta te, il Dio vivente.

In questo tempo dell’assenza di Dio, quando la terra delle anime è arida e la gente ancora non sa da dove venga l'acqua viva, chiediamo al Signore che Egli si mostri. Vogliamo chiedergli che a coloro che cercano altrove l'acqua viva, mostri che tale acqua è Lui stesso, e che Lui non permette che la vita degli uomini, la loro sete per ciò che è grande, per la pienezza, anneghi e soffochi nel transitorio.

Vogliamo chiedere a Lui, soprattutto per i giovani, che la sete di Lui diventi viva in loro e che essi riconoscano dove si trova la risposta.

E noi, che Lo abbiamo potuto conoscere fin dalla nostra giovinezza, possiamo chiedere perdono, perché portiamo così poco la luce del suo volto agli uomini, così poco proviene da noi la certezza che "Egli è, Egli è presente, ed Egli è la realtà grande, piena, che tutti attendiamo". Vogliamo chiedere a Lui che ci perdoni, che ci rinnovi con l'acqua viva del suo Spirito e ci
doni di celebrare i sacri Misteri degnamente.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, September 1, 2011 12:22 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 31.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nella Piazza della Libertà antistante il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa - nell’ambito del ciclo di catechesi sulla preghiera - si è soffermato sul rapporto tra arte e preghiera. Quindi ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Il rapporto tra arte e preghiera

Cari fratelli e sorelle,

più volte ho richiamato, in questo periodo, la necessità per ogni cristiano di trovare tempo per Dio, per la preghiera, in mezzo alle tante occupazioni delle nostre giornate. Il Signore stesso ci offre molte occasioni perché ci ricordiamo di Lui.

Oggi vorrei soffermarmi brevemente su uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere anche di aiuto nell’incontro con Lui: è la via delle espressioni artistiche, parte di quella "via pulchritudinis" – "via della bellezza" - di cui ho parlato più volte e che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo.

Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale, di provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè, chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che "parla", capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni.

L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto.

Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede. Un esempio lo possiamo avere quando visitiamo una cattedrale gotica: siamo rapiti dalle linee verticali che si stagliano verso il cielo ed attirano in alto il nostro sguardo e il nostro spirito, mentre, in pari tempo, ci sentiamo piccoli, eppure desiderosi di pienezza… O quando entriamo in una chiesa romanica: siamo invitati in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera. Percepiamo che in questi splendidi edifici è come racchiusa la fede di generazioni. Oppure, quando ascoltiamo un brano di musica sacra che fa vibrare le corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è aiutato a rivolgersi a Dio. Mi torna in mente un concerto di musiche di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein.

Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c'era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: "Sentendo questo si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio.

Ma quante volte quadri o affreschi, frutto della fede dell’artista, nelle loro forme, nei loro colori, nella loro luce, ci spingono a rivolgere il pensiero a Dio e fanno crescere in noi il desiderio di attingere alla sorgente di ogni bellezza. Rimane profondamente vero quanto ha scritto un grande artista, Marc Chagall, che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia. Quante volte allora le espressioni artistiche possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la conversione del cuore! Paul Claudel, famoso poeta, drammaturgo e diplomatico francese, nella Basilica di Notre Dame a Parigi, nel 1886, proprio ascoltando il canto del Magnificat durante la Messa di Natale, avvertì la presenza di Dio. Non era entrato in chiesa per motivi di fede, era entrato proprio per cercare argomenti contro i cristiani, e invece la grazia di Dio operò nel suo cuore.

Cari amici, vi invito a riscoprire l’importanza di questa via anche per la preghiera, per la nostra relazione viva con Dio. Le città e i paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte, allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale - anche questo - ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il Signore, per fermarsi a contemplare - nel passaggio dalla semplice realtà esteriore alla realtà più profonda che esprime - il raggio di bellezza che ci colpisce, che quasi ci "ferisce" nell’intimo e ci invita a salire verso Dio. Finisco con una preghiera di un Salmo, il Salmo 27: "Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario" (v. 4). Speriamo che il Signore ci aiuti a contemplare la sua bellezza, sia nella natura che nelle opere d'arte, così da essere toccati dalla luce del suo volto, perché anche noi possiamo essere luci per il nostro prossimo. Grazie.

[01219-01.01] [Testo originale: Italiano]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE
Je vous accueille avec joie, chers pèlerins de langue française ! Parmi les trésors artistiques que vous êtes amenés à contempler au cours de vos visites, nombreux sont ceux qui expriment la foi et appellent à la relation avec Dieu. Que ces visites ne soient pas seulement l’occasion d’un enrichissement culturel, mais qu’elles deviennent aussi moments de grâce! Qu’elles vous aident à renforcer votre relation et votre dialogue avec le Seigneur et vous conduisent à contempler un rayon de la beauté divine! Que Dieu vous bénisse!

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims and visitors here today, especially those from Scotland and Malta. Today we reflect on the need to draw near to God through the experience and appreciation of artistic beauty. Art is capable of making visible our need to go beyond what we see and it reveals our thirst for infinite beauty, for God. Dear friends, I invite you to be open to beauty and to allow it to move you to prayer and praise of the Lord. May Almighty God bless all of you!

Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger hier in Castel Gandolfo, besonders natürlich die Teilnehmer der Familienwallfahrt aus dem Erzbistum München und Freising mit Kardinal Reinhard Marx. Zu den Wegen, die uns zu Gott führen können, zählen auch die verschiedenen Ausdrucksformen der Kunst. Werke der Architektur, der bildenden Kunst, der Musik oder der Literatur, die aus dem Glauben entstanden sind und ihn ausdrücken, laden uns ein, das unmittelbar Gegenwärtige zu überschreiten und auf Gott zuzugehen. Sie lassen in uns den Wunsch wachsen, die Quelle aller Schönheit zu suchen. Ich wünsche euch, daß der Herr euch allen in dieser Urlaubszeit Momente der Gnade schenkt, in denen ihr durch die Erfahrung künstlerischer Schönheit mehr als dies, mehr als bloße menschliche Kultur, die Gegenwart der Schönheit selbst spürt. Gottes Geist geleite euch auf allen euren Wegen!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los universitarios de la Arquidiócesis de Rosario, a los grupos venidos de Santiago de Chile, así como a los demás fieles provenientes de España, Guatemala, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a llegar a Dios, Belleza suma, a través de la contemplación de las obras de arte. Que éstas no sólo sirvan para incrementar la cultura, sino también para promover el diálogo con el Creador de todo bien. Que el Señor siempre os acompañe.

Amados peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudação de boas-vindas para todos, nomeadamente para os fiéis da diocese de Viseu. Procurai descobrir na arte religiosa um estímulo para reforçar a vossa união e o vosso diálogo com o Senhor, através da contemplação da beleza que nos convida a elevar o nosso íntimo para Deus. E que Ele vos abençoe. Obrigado!

Polacco
Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Wakacyjny czas sprzyja poznawaniu dzieł kultury i sztuki. Zachwyt nad pięknem ludzkiej twórczości może prowadzić do kontemplacji Boga, dawcy wszelkiego dobra i piękna, gdy wraz z podziwem dla geniuszu człowieka odkrywamy twórcze tchnienie Ducha Świętego. Obyśmy jak najczęściej doznawali takich uniesień! Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!
[Saluto i pellegrini polacchi. Il tempo delle vacanze favorisce la apprendimento delle opere di cultura e d’arte. L’incanto della bellezza della creazione umana può condurre alla contemplazione di Dio, il datore di ogni bene e bello, quando insieme all’ammirazione del genio dell’uomo scopriamo il soffio creatore dello Spirito Santo. Auspico che si possa sperimentare sempre più tale stupore! Sia lodato Gesù Cristo!]

Ungherese
Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Budapestről és Csíkszeredából érkeztek. Kívánom nektek, hogy a most kezdődő iskolaévben és a társadalom különböző pontjain tanúságot tudjatok tenni hitetekről. Szent István király közbenjárását kérve szívesen adom Rátok és minden családtagotokra Apostoli Áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, specialmente coloro che sono venuti da Budapest e da Miercurea Ciuc. Vi incoraggio a proseguire con generosità nel vostro impegno di testimonianza cristiana nella scuola e nella società. Chiedendo la intercessione del Re Santo Stefano di Ungheria, imparto volentieri a voi e a tutti i vostri familiari la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

Slovacco
Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov: osobitne vojakov, policajtov, hasičov, väzenskú a justičnú stráž. Buďte pevní vo viere podľa príkladu svätého Šebastiána, vášho patróna a zodpovedne slúžte pokoju, spravodlivosti a spoločnému dobru. Pozdravujem aj veriacich z Brehov, Zlatých Klasov, Lučenca a okolia. Bratia a sestry, všetkých vás a vaše rodiny s láskou žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!
[Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi: in particolare i militari, i poliziotti, i vigili del fuoco, i membri della polizia penitenziaria. Siate forti nella fede sull’esempio di San Sebastiano, vostro Patrono, e servite responsabilmente la pace, la giustizia e il bene comune. Saluto anche i fedeli provenienti da Brehy, Zlaté Klasy, Lučenec e dintorni. Fratelli e sorelle, benedico con affetto tutti voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Croato
Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, a posebno učenike Nadbiskupijske klasične gimnazije iz Zagreba, želeći svakomu od vas da njeguje iskrenu ljubav prema Kristu i Njegovoj Crkvi. Hvaljen Isus i Marija!
[Saluto con affetto i pellegrini croati, in particolare gli alunni del Liceo classico Arcivescovile di Zagabria, augurando a ciascuno di coltivare un sincero amore per Cristo e la sua Chiesa. Siano lodati Gesù e Maria!]

Bulgaro
Сърдечно поздравявам младежите от Софийско-Пловдивския диоцез, като им пожелавам да бъдат смели свидетели на Христос в средата в която живеят. С радост благославям вас и вашите близки.
[Saluto con affetto i giovani della diocesi di Sofia, in Bulgaria, ed auguro loro di essere coraggiosi testimoni di Cristo nell’ambiente in cui vivono. Volentieri benedico voi ed i vostri cari.]

Rumeno
Adresez un salut cordial pelerinilor din România. Vă asigur pe toţi de rugăciunea mea, ca să trăiţi în plinătate şi bucurie credinţa creştină. Lăudat să fie Isus Cristos!
[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini rumeni ed assicuro un orante ricordo affinché possano vivere in pienezza e con gioia la loro fede cristiana. Sia lodato Gesù Cristo!]

Rivolgo infine una parola di cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, i fedeli delle varie Parrocchie, accompagnati dai propri parroci, e gli sposi novelli. Auguro che questo incontro rinsaldi ciascuno nella rinnovata adesione a Dio, sorgente di luce, di speranza e di pace. In questo senso cantiamo adesso insieme il Padre Nostro in latino.

Dopo la preghiera:
Grazie, buona giornata a voi tutti. Grazie!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, September 1, 2011 8:16 PM
Dal blog di Lella...

CONCERTO IN ONORE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI OFFERTO DAL CARDINALE DOMENICO BARTOLUCCI, 31.08.2011

Alle ore 18 di oggi, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha avuto luogo un Concerto offerto in onore di Papa Benedetto XVI dal Cardinale Domenico Bartolucci, già direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina.
In programma quattro composizioni dello stesso Card. Bartolucci: il poema Benedictus - scritto per questo evento - per soprano, coro a 3 voci pari e orchestra; l’Ave Maria - tratta dall’opera lirica "Il Brunellesco" - per soprano, coro a 3 voci pari; il poema sacro Baptisma, per soprano, baritono, coro femminile e piccola orchestra e il mottetto Christus circumdedit me, per soprano, coro e orchestra.
I solisti Enrica Fabbri, soprano; Lykke Anholm, soprano; Michele Govi, baritono; il "Rossini Chamber Choir" di Pesaro e l’Orchestra Filarmonica Marchigiana "FORM" sono stati diretti dal maestro direttore e concertatore Simone Baiocchi.
Al termine dell’esecuzione musicale, il Papa ha rivolto al Card. Domenico Bartolucci, agli artisti e a tutti i presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Amici,

questa sera ci siamo immersi nella musica sacra, quella musica che, in modo del tutto particolare, nasce dalla fede ed è capace di esprimere e comunicare la fede. Grazie allora agli splendidi esecutori: ai due Soprani, al Baritono, al Maestro Baiocchi, al "Rossini Chamber Choir" di Pesaro e all’Orchestra Filarmonica Marchigiana, come pure agli organizzatori e alle Autorità che hanno reso possibile l’evento. In mezzo alle attività quotidiane, ci avete offerto un momento di meditazione e di preghiera, facendoci intuire le armonie del Cielo. Un grazie affettuoso e speciale all’autore dei brani che abbiamo ascoltato, il Maestro Cardinale Domenico Bartolucci. Grazie Eminenza, per avermi donato questo concerto e aver composto, per l’occasione, il pezzo Benedictus a me dedicato come preghiera e ringraziamento al Signore per il mio Ministero.
Il Maestro Cardinale Bartolucci non ha bisogno di presentazioni. Vorrei solo accennare a tre aspetti della sua vita, che lo caratterizzano in modo evidente - oltre al suo fiero spirito fiorentino – e cioè: la fede, il sacerdozio e la musica.
Caro Cardinale Bartolucci, la fede è la luce che ha orientato e guidato sempre la sua vita, che ha aperto il suo cuore per rispondere con generosità alla chiamata del Signore; ed è da essa che è scaturito anche il suo modo di comporre. Certo Lei ha avuto una solida formazione musicale ricevuta nel Duomo fiorentino, nel Conservatorio di Firenze, nel Pontificio Istituto di Musica Sacra, con grandi didatti, tra i quali Vito Frazzi, Raffaele Casimiri, Ildebrando Pizzetti. Ma la musica è per lei un linguaggio privilegiato per comunicare la fede della Chiesa e per aiutare il cammino di fede di chi ascolta le sue opere; anche attraverso la musica Lei ha esercitato il suo ministero sacerdotale. Il suo modo di comporre si inserisce nella scia dei grandi autori di musica sacra, in particolare della Cappella Sistina di cui è stato per molti anni Direttore: la valorizzazione del prezioso tesoro che è il canto gregoriano e l’uso sapiente della polifonia, fedele alla tradizione, ma aperto anche a nuove sonorità.
Caro Maestro, questa sera, con la sua musica, ci ha fatto rivolgere l’animo a Maria con la preghiera più cara alla tradizione cristiana, ma ci ha fatto anche riandare all’inizio del nostro cammino di fede, alla liturgia del Battesimo, al momento in cui siamo divenuti cristiani: un invito a dissetarci sempre all’unica acqua che estingue la sete, il Dio vivente, e ad impegnarci ogni giorno a rigettare il male e a rinnovare la nostra fede, riaffermando "Credo"!
"Christus circumdedit me", Cristo mi ha avvolto e mi avvolge: questo mottetto riassume la sua vita, il suo ministero e la sua musica, caro Signor Cardinale. Rinnovo allora il mio grazie a Lei, ai due Soprani, al Baritono, al Direttore e ai complessi corali e orchestrali e volentieri imparto la mia Benedizione Apostolica. Grazie.


Paparatzifan
00Friday, September 2, 2011 1:41 PM
Dal blog di Lella...

LETTERA DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI IN OCCASIONE DEL XII SIMPOSIO INTERCRISTIANO, 02.09.2011

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’Em.mo Card. Kurt Koch, in occasione del XII Simposio Intercristiano sul tema "La testimonianza della Chiesa nel mondo contemporaneo" (Salonicco, 30 agosto - 2 settembre 2011):

LETTERA DEL SANTO PADRE

Al Venerato Fratello
il Signor Cardinale KURT KOCH
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

1. In occasione del XII Simposio Intercristiano, dal tema "La testimonianza della Chiesa nel mondo contemporaneo", che si svolge a Salonicco dal 30 agosto al 2 settembre 2011, desidero manifestare attraverso di Lei, Venerato Fratello, vivo apprezzamento per tale lodevole iniziativa, promossa dall'Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dal Dipartimento di Teologia della Facoltà teologica ortodossa della Università Aristoteles di Salonicco.

2. Il tema che sarà trattato nel Simposio è di grande attualità ed è al centro delle mie preoccupazioni e preghiere, come ho già affermato nella Lettera apostolica "Ubicumque et semper", con la quale ho istituito il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Nel corso dei secoli la Chiesa non ha mai smesso di proclamare il mistero salvifico della morte e risurrezione di Gesù Cristo, ma quello stesso annuncio ha bisogno oggi di un rinnovato vigore in molte delle regioni che per prime ne accolsero la luce, e che sperimentano gli effetti di una secolarizzazione capace di impoverire l'uomo nella sua dimensione più profonda. In realtà assistiamo, nel mondo contemporaneo, a fenomeni contraddittori: da un lato si registra una diffusa distrazione o anche insensibilità nei confronti della trascendenza, dall’altro, vi sono numerosi segni che attestano il permanere, nel cuore di molti, di una profonda nostalgia di Dio, che si manifesta in modi diversi e pone numerosi uomini e donne in atteggiamento di sincera ricerca.

3. Gli attuali scenari culturali, sociali ed economici pongono a cattolici ed ortodossi le medesime sfide. La riflessione che sarà sviluppata durante il Simposio avrà perciò un importante risvolto ecumenico. Gli interventi permetteranno di tracciare un quadro articolato delle problematiche comuni e di presentare le particolarità dei differenti approcci, favorendo lo scambio di riflessioni e di esperienze in un clima di fraterna carità. La conoscenza reciproca delle nostre tradizioni e l'amicizia sincera rappresentano già in sé stesse un contributo alla causa dell'unità dei cristiani. Voglio qui ricordare le parole del mio Venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, quando, a proposito dell'evangelizzazione, affermava: "In quanto evangelizzatori, noi dobbiamo offrire ai fedeli di Cristo l'immagine non di uomini divisi e separati da litigi che non edificano affatto, ma di persone mature nella fede, capaci di ritrovarsi insieme al di sopra delle tensioni concrete, grazie alla ricerca comune, sincera e disinteressata della verità. Sì, la sorte dell’evangelizzazione è certamente legata alla testimonianza di unità data dalla Chiesa. È questo un motivo di responsabilità ma anche di conforto" (Esort. ap. Evangelii Nuntiandi, n. 77).

4. Alla buona riuscita dei lavori contribuirà certamente l'intercessione di san Paolo, il cui ricordo è particolarmente vivo nella città di Salonicco, nella quale l'Apostolo predicò per primo il Vangelo e alla quale rimase legato da un legame di particolare affetto. Per un rinnovato annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo occorrono evangelizzatori che siano animati dallo stesso zelo apostolico di Paolo.

5. A quanti hanno contribuito alla realizzazione del Simposio, agli illustri Relatori e a tutti i partecipanti va il mio cordiale saluto con l’augurio di un pieno successo dell'iniziativa. Accompagno i lavori con la preghiera e con la mia Benedizione Apostolica.

Da Castel Gandolfo, 6 agosto 2011

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, September 4, 2011 7:44 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 04.09.2011

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Le Letture bibliche della Messa di questa domenica convergono sul tema della carità fraterna nella comunità dei credenti, che ha la sua sorgente nella comunione della Trinità. L’apostolo Paolo afferma che tutta la Legge di Dio trova la sua pienezza nell’amore, così che, nei nostri rapporti con gli altri, i dieci comandamenti e ogni altro precetto si riassumono in questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (cfr Rm 13,8-10). Il testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18° di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che l’amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello. Commenta Sant’Agostino: "Colui che ti ha offeso, offendendoti, ha inferto a se stesso una grave ferita, e tu non ti curi della ferita di un tuo fratello? ... Tu devi dimenticare l’offesa che hai ricevuto, non la ferita di un tuo fratello" (Discorsi 82, 7).

E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla comunione della Chiesa. Tutto questo indica che c’è una corresponsabilità nel cammino della vita cristiana: ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio.

Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde. Dice Gesù: "Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro" (Mt 18,19-20). La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore. Dice Origene che "dobbiamo esercitarci in questa sinfonia" (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana. Dobbiamo esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera, perché salga a Dio da una comunità veramente unita in Cristo. Domandiamo tutto questo per intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, e di San Gregorio Magno, Papa e Dottore, che ieri abbiamo ricordato nella liturgia.

DOPO L’ANGELUS

Oggi, ad Ancona, si apre il XXV Congresso Eucaristico Nazionale, con la Santa Messa presieduta dal mio Legato il Cardinale Giovanni Battista Re. Domenica prossima, a Dio piacendo, avrò la gioia di recarmi ad Ancora per la giornata culminante del Congresso. Fin da ora rivolgo il mio saluto cordiale e la mia benedizione a quanti parteciperanno a questo evento di grazia, che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia adora e loda Cristo, sorgente di vita e di speranza per ogni uomo e per il mondo intero.

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement le groupe des Filles de Marie Auxiliatrice. Je vous invite aujourd’hui à devenir toujours davantage des familiers de la Parole de Dieu ! Elle nous appelle à l’amour mutuel. Et cet amour se vit de façon très concrète dans le quotidien, c'est-à-dire : prendre avec l’autre le temps d’un vrai dialogue, le respecter, lui pardonner, prier ensemble et les uns pour les autres. Ainsi peut naître et grandir la fraternité que Jésus est venu instaurer au sein des familles, des communautés, des pays. Je confie ce souhait à la Vierge Marie et je vous bénis de grand cœur.

I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. I greet the doctors gathered for the Matercare International Conference on the Dignity of Mothers and Obstetricians, as well as students present from the University of Mary, Rome Campus. Today’s Gospel passage reminds us that God is present when the Church gathers to worship in his name. May we always draw grace and strength from our prayerful encounters with God in communion with our brothers and sisters in the faith. May God bless all of you!

Mit Freude grüße ich alle deutschsprachigen Besucher hier in Castel Gandolfo. Im Evangelium des heutigen Sonntags spricht der Herr von der gemeinsamen Verantwortung, die Menschen füreinander haben. Herausforderungen und Irrwege einzelner müssen zur Sorge und zum Gebetsanliegen aller werden. Jesus ruft jene, die ihm nachfolgen, in die Gemeinschaft und gibt ihnen Verantwortungssinn und den Mut zur Wahrheit. Gott will, daß wir füreinander Diener des Segens seien. Es erfüllt uns alle mit Freude, daß wir als Zeugen der Wahrheit am Heil der Welt mitwirken dürfen. – Ich wünsche euch allen einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. En la liturgia de este día, Jesús hace saber a sus discípulos que en la comunidad de hermanos ha de existir ante todo el amor. Amar al hermano no sólo es acogerle en su necesidad; también, a veces, es saber decirle una palabra de corrección. Si algún hermano peca, no dejemos de amarle, invitándolo a volver al buen camino. Exhorto a todos a encomendar a la Santísima Virgen María los propósitos de conformar la auténtica vida fraterna a la que el Señor nos llama. Feliz Domingo.

Słowa pozdrowienia kieruję do Polaków, a szczególnie do dzieci i młodzieży rozpoczynających nowy rok szkolny i katechetyczny. Niech ten rok będzie dla was wszystkich czasem wzrastania „w mądrości, w latach i łasce u Boga i u ludzi" (Łk 2, 52). Modlę się o światło i moc Ducha Świętego dla wychowawców, aby ich trud wydawał obfite owoce w młodych sercach. Niech Bóg wam błogosławi!

[Espressioni di saluto rivolgo ai polacchi, e in modo particolare ai bambini e ai giovani che iniziano un nuovo anno scolastico e catechistico. Quest’anno sia per tutti voi un tempo per crescere "in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 51). Invoco la luce e la forza dello Spirito Santo per gli educatori, affinché il loro impegno porti abbondanti frutti nei giovani cuori. Dio vi benedica!]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare al folto gruppo delle ACLI – Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani –, al termine dell’Incontro di studio sul tema del lavoro, a 30 anni dall’Enciclica Laborem exercens del Beato Giovanni Paolo II. Ho apprezzato, cari amici, la vostra attenzione a questo Documento, che rimane come una delle pietre miliari della dottrina sociale della Chiesa. Saluto il gruppo dei nuovi Seminaristi del Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae, l’Associazione Collegium Liberianum, che opera nella Basilica di Santa Maria Maggiore al servizio delle celebrazioni liturgiche, come pure i fedeli provenienti da Abbazia, in Diocesi di Bergamo. A tutti auguro una buona domenica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Tuesday, September 6, 2011 1:02 PM
Da "L'Osservatore Romano"...

Cordoglio del Pontefice per la morte del cardinale Deskur

Il cardinale polacco Andrzej Maria Deskur è morto sabato 3 settembre. Aveva 87 anni. Appresa la notizia, il Pontefice ha espresso il suo cordoglio in un telegramma inviato al cardinale Stanis ław Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia.

Ho appreso con tristezza la notizia della dipartita del venerato Cardinale Andrzej Maria Deskur, Presidente emerito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e desidero esprimere ai suoi familiari, a quanti lo hanno conosciuto e stimato, come pure a codesta comunità diocesana di Cracovia che lo annovera tra i suoi figli più illustri, sentimenti di vivo cordoglio. Ricordo con animo grato la preziosa collaborazione da lui prestata per tanti decenni alla Santa Sede al servizio di ben sei Pontefici, dedicandosi specialmente all’animazione cristiana nel campo dei mezzi della comunicazione sociale. Legato da vincoli di profonda amicizia al beato Giovanni Paolo II, egli lascia il ricordo di una vita spesa nell’adesione coerente e generosa alla propria vocazione quale pio e zelante sacerdote, che ha arricchito il suo ministero accettando l’infermità con evangelica rassegnazione. Innalzo fervide preghiere di suffragio perché, auspice la Vergine Immacolata da lui tanto venerata, il Signore accolga questo Pastore fedele al Vangelo e alla Chiesa nel gaudio e nella pace eterna, ed invio a quanti condividono il dolore per la sua scomparsa la confortatrice Benedizione Apostolica, segno della mia intensa partecipazione alla comune mestizia.

Benedictus PP. XVI

Analogo telegramma è stato inviato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.

6 settembre 2011


Paparatzifan
00Wednesday, September 7, 2011 1:54 PM
Dal blog di Lella...

L’UDIENZA GENERALE, 17.08.2011

Alle ore 10.30 di oggi, nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua attenzione sulla meditazione.
Quindi il Santo Padre ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di pellegrini presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

I Salmi

Cari fratelli e sorelle,

riprendiamo oggi le Udienze in Piazza San Pietro e, nella “scuola della preghiera” che stiamo vivendo insieme in queste Catechesi del mercoledì, vorrei iniziare a meditare su alcuni Salmi, che, come dicevo nel giugno scorso, formano il “libro di preghiera” per eccellenza. Il primo Salmo su cui mi soffermo è un Salmo di lamento e di supplica pervaso di profonda fiducia, in cui la certezza della presenza di Dio fonda la preghiera che scaturisce da una condizione di estrema difficoltà in cui si trova l’orante. Si tratta del Salmo 3, riferito dalla tradizione ebraica a Davide nel momento in cui fugge dal figlio Assalonne (cfr v. 1): è uno degli episodi più drammatici e sofferti nella vita del re, quando suo figlio usurpa il suo trono regale e lo costringe a lasciare Gerusalemme per salvarsi la vita (cfr 2Sam 15ss). La situazione di pericolo e di angoscia sperimentata da Davide fa dunque da sottofondo a questa preghiera e aiuta a comprenderla, presentandosi come la situazione tipica in cui un tale Salmo può essere recitato. Nel grido del Salmista, ogni uomo può riconoscere quei sentimenti di dolore, di amarezza e insieme di fiducia in Dio che, secondo la narrazione biblica, avevano accompagnato la fuga di Davide dalla sua città.

Il Salmo inizia con un’invocazione al Signore:

«Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
“Per lui non c’è salvezza in Dio!”» (vv. 2-3).

La descrizione che l’orante fa della sua situazione è quindi segnata da toni fortemente drammatici. Per tre volte si ribadisce l’idea di moltitudine - “numerosi”, “molti”, “tanti” - che nel testo originale è detta con la stessa radice ebraica, così da sottolineare ancora di più l’enormità del pericolo, in modo ripetitivo, quasi martellante. Questa insistenza sul numero e la grandezza dei nemici serve a esprimere la percezione, da parte del Salmista, dell’assoluta sproporzione esistente tra lui e i suoi persecutori, una sproporzione che giustifica e fonda l’urgenza della sua richiesta di aiuto: gli oppressori sono tanti, prendono il sopravvento, mentre l’orante è solo e inerme, in balìa dei suoi aggressori. Eppure, la prima parola che il Salmista pronuncia è “Signore”; il suo grido inizia con l’invocazione a Dio. Una moltitudine incombe e insorge contro di lui, generando una paura che ingigantisce la minaccia facendola apparire ancora più grande e terrificante; ma l’orante non si lascia vincere da questa visione di morte, mantiene saldo il rapporto con il Dio della vita e a Lui per prima cosa si rivolge, in cerca di aiuto. Però i nemici tentano anche di spezzare questo legame con Dio e di incrinare la fede della loro vittima. Essi insinuano che il Signore non può intervenire, affermano che neppure Dio può salvarlo. L’aggressione quindi non è solo fisica, ma tocca la dimensione spirituale: “il Signore non può salvarlo” - dicono -, il nucleo centrale dell’animo del Salmista va aggredito. È l’estrema tentazione a cui il credente è sottoposto, è la tentazione di perdere la fede, la fiducia nella vicinanza di Dio. Il giusto supera l'ultima prova, resta saldo nella fede e nella certezza della verità e nella piena fiducia in Dio, e proprio così trova la vita e la verità. Mi sembra che qui il Salmo ci tocchi molto personalmente: in tanti problemi siamo tentati di pensare che forse anche Dio non mi salva, non mi conosce, forse non ne ha possibilità; la tentazione contro la fede è l'ultima aggressione del nemico, e a questo dobbiamo resistere così troviamo Dio e troviamo la vita.

L'orante del nostro Salmo è quindi chiamato a rispondere con la fede agli attacchi degli empi: i nemici – come ho detto - negano che Dio possa aiutarlo, egli invece Lo invoca, Lo chiama per nome, “Signore”, e poi si rivolge a Lui con un “tu” enfatico, che esprime una rapporto saldo, solido, e racchiude in sé la certezza della risposta divina:

«Ma tu sei mio scudo Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna» (vv. 4-5).

La visione dei nemici ora scompare, non hanno vinto perché chi crede in Dio è sicuro che Dio è il suo amico: resta solo il “Tu” di Dio, ai “molti” si contrappone ora uno solo, ma molto più grande e potente di molti avversari. Il Signore è aiuto, difesa, salvezza; come scudo protegge chi si affida a Lui, e gli fa sollevare la testa, nel gesto di trionfo e di vittoria.

L’uomo non è più solo, i nemici non sono imbattibili come sembravano, perché il Signore ascolta il grido dell’oppresso e risponde dal luogo della sua presenza, dal suo monte santo. L’uomo grida, nell’angoscia, nel pericolo, nel dolore; l’uomo chiede aiuto, e Dio risponde. Questo intrecciarsi di grido umano e risposta divina è la dialettica della preghiera e la chiave di lettura di tutta la storia della salvezza. Il grido esprime il bisogno di aiuto e si appella alla fedeltà dell’altro; gridare vuol dire porre un gesto di fede nella vicinanza e nella disponibilità all’ascolto di Dio.

La preghiera esprime la certezza di una presenza divina già sperimentata e creduta, che nella risposta salvifica di Dio si manifesta in pienezza. Questo è rilevante: che nella nostra preghiera sia importante, presente, la certezza della presenza di Dio. Così, il Salmista, che si sente assediato dalla morte, confessa la sua fede nel Dio della vita che, come scudo, lo avvolge all’intorno con una protezione invulnerabile; chi pensava di essere ormai perduto può sollevare il capo, perché il Signore lo salva; l’orante, minacciato e schernito, è nella gloria, perché Dio è la sua gloria.

La risposta divina che accoglie la preghiera dona al Salmista una sicurezza totale; è finita anche la paura, e il grido si acquieta nella pace, in una profonda tranquillità interiore:

«Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata» (vv. 6-7).

L’orante, pur in mezzo al pericolo e alla battaglia, può addormentarsi tranquillo, in un inequivocabile atteggiamento di abbandono fiducioso. Intorno a lui gli avversari si accampano, lo assediano, sono tanti, si ergono contro di lui, lo deridono e tentano di farlo cadere, ma egli invece si corica e dorme tranquillo e sereno, sicuro della presenza di Dio. E al risveglio, trova Dio ancora accanto a sé, come custode che non dorme (cfr Sal 121,3-4), che lo sostiene, lo tiene per mano, non lo abbandona mai. La paura della morte è vinta dalla presenza di Colui che non muore. E proprio la notte, popolata di timori atavici, la notte dolorosa della solitudine e dell’attesa angosciata, ora si trasforma: ciò che evoca la morte diventa presenza dell’Eterno.

Alla visibilità dell’assalto nemico, massiccio, imponente, si contrappone l’invisibile presenza di Dio, con tutta la sua invincibile potenza. Ed è a Lui che di nuovo il Salmista, dopo le sue espressioni di fiducia, rivolge la preghiera: «Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!» (v. 8a). Gli aggressori “si innalzavano” (cfr v. 2) contro la loro vittima, chi invece “si alzerà” è il Signore, e sarà per abbatterli. Dio lo salverà, rispondendo al suo grido. Perciò il Salmo si chiude con la visione della liberazione dal pericolo che uccide e dalla tentazione che può far perire. Dopo la richiesta rivolta al Signore di alzarsi a salvare, l’orante descrive la vittoria divina: i nemici che, con la loro ingiusta e crudele oppressione, sono simbolo di tutto ciò che si oppone a Dio e al suo piano di salvezza vengono sconfitti. Colpiti alla bocca, non potranno più aggredire con la loro distruttiva violenza e non potranno più insinuare il male del dubbio nella presenza e nell’azione di Dio: il loro parlare insensato e blasfemo è definitivamente smentito e ridotto al silenzio dall’intervento salvifico del Signore (cfr v. 8bc). Così, il Salmista può concludere la sua preghiera con una frase dalle connotazioni liturgiche che celebra, nella gratitudine e nella lode, il Dio della vita: «La salvezza viene dal Signore, sul tuo popolo la tua benedizione» (v. 9).

Cari fratelli e sorelle, il Salmo 3 ci ha presentato una supplica piena di fiducia e di consolazione. Pregando questo Salmo, possiamo fare nostri i sentimenti del Salmista, figura del giusto perseguitato che trova in Gesù il suo compimento. Nel dolore, nel pericolo, nell’amarezza dell’incomprensione e dell’offesa, le parole del Salmo aprono il nostro cuore alla certezza confortante della fede. Dio è sempre vicino - anche nelle difficoltà, nei problemi, nelle oscurità della vita - ascolta, risponde e salva nel suo modo. Ma bisogna saper riconoscere la sua presenza e accettare le sue vie, come Davide nella sua fuga umiliante dal figlio Assalonne, come il giusto perseguitato del Libro della Sapienza e, ultimamente e compiutamente, come il Signore Gesù sul Golgota. E quando, agli occhi degli empi, Dio sembra non intervenire e il Figlio muore, proprio allora si manifesta, per tutti i credenti, la vera gloria e la definitiva realizzazione della salvezza. Che il Signore ci doni fede, venga in aiuto della nostra debolezza e ci renda capaci di credere e di pregare in ogni angoscia, nelle notti dolorose del dubbio e nei lunghi giorni del dolore, abbandonandoci con fiducia a Lui, che è nostro “scudo” e nostra “gloria”. Grazie.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Thursday, September 8, 2011 7:47 PM
Dal blog di Lella...

VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI PRESULI INDIANI DI RITO LATINO (5° GRUPPO) , 08.09.2011

Alle ore 11.15 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Vescovi della Conferenza Episcopale Indiana di rito Latino (5° gruppo: Provincie di Bombay, Nagpur, Goa e Damão, Gandhinagar e Bangalore), ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".
Pubblichiamo di seguito il testo del discorso che il Papa rivolge ai Presuli indiani nel corso dell’incontro:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Eminenza,
cari Fratelli Vescovi,

vi porgo un saluto fraterno e affettuoso in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum, un’occasione ulteriore per approfondire la comunione esistente fra la Chiesa in India e la Sede di Pietro e un’opportunità per gioire di nuovo nell’universalità della Chiesa. Desidero ringraziare il Cardinale Oswald Gracias per le sue cortesi parole, pronunciate a nome vostro e di quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale. Rivolgo cordiali saluti anche ai sacerdoti, ai religiosi, uomini e donne, e ai laici di cui siete pastori. Vi prego di assicurarli delle mie preghiere e della mia sollecitudine.
La Chiesa in India è benedetta da una moltitudine di istituzioni destinate a essere espressione dell’amore di Dio per l’umanità attraverso la carità e l’esempio del clero, dei religiosi e dei laici che le gestiscono. Per mezzo delle sue parrocchie, delle sue scuole e dei suoi orfanotrofi, nonché dei suoi ospedali, delle cliniche e dei dispensari, la Chiesa offre un contributo inestimabile al benessere non solo dei cattolici, ma anche della società in generale. Fra queste istituzioni nella vostra regione, un posto speciale è occupato dalle scuole che sono una testimonianza eccezionale del vostro impegno per l’educazione e la formazione dei nostri cari giovani. Gli sforzi compiuti da tutta la comunità cristiana per preparare i giovani cittadini del vostro nobile Paese a edificare una società più giusta e prospera sono da tempo un segno della Chiesa nelle vostre Diocesi e in tutta l’India. Nel contribuire alla maturazione delle facoltà spirituali, intellettuali e morali dei loro studenti, le scuole cattoliche dovrebbero continuare a sviluppare una capacità di sano giudizio e introdurli all’eredità trasmessa dalle generazioni precedenti, promuovendo, in tal modo, un senso dei valori e preparando i loro figli a una vita felice e produttiva (cfr. Gravissimum educationis, n. 5). Vi incoraggio a continuare a prestare molta attenzione alla qualità dell’istruzione nelle scuole presenti nelle vostre Diocesi, ad assicurare che siano autenticamente cattoliche e quindi capaci di trasmettere le verità e i valori necessari alla salvezza delle anime e al progresso della società.
Di certo, le scuole cattoliche non sono gli unici strumenti per mezzo dei quali la Chiesa cerca di istruire e di edificare il suo popolo nella verità morale e intellettuale. Come sapete, tutte le attività della Chiesa intendono glorificare Dio e arricchire il suo popolo della verità che ci rende liberi (cfr. Gv 8, 32). Questa verità salvifica, al centro del deposito della fede, deve restare il fondamento di tutti gli sforzi della Chiesa, proposti ad altri sempre con rispetto, ma anche senza compromessi. La capacità di presentare la verità con gentilezza, ma anche con fermezza, è un dono da alimentare in particolare fra coloro che insegnano negli istituti cattolici di istruzione superiore e fra quanti sono incaricati del compito ecclesiale di educare i seminaristi, i religiosi e i laici sia nella teologia, sia negli studi catechistici e nella spiritualità cristiana.
Quanti insegnano a nome della Chiesa hanno l’obbligo particolare di trasmettere con fedeltà le ricchezze della tradizione secondo il Magistero e in un modo che risponda alle necessità di oggi, mentre gli studenti hanno il diritto di ricevere la pienezza dell’eredità intellettuale e spirituale della Chiesa.
Avendo ricevuto i benefici di una sana formazione ed essendosi dedicati alla carità nella verità, il clero, i religiosi e i responsabili laici della comunità cristiana saranno maggiormente in grado di contribuire alla crescita della Chiesa e al progresso della società indiana. I vari membri della Chiesa renderanno dunque testimonianza dell’amore di Dio per tutta l’umanità ed entreranno in contatto con il mondo, offrendo una testimonianza cristiana solida con amicizia, rispetto e amore e lottando non per condannare il mondo, ma, anzi, per offrirgli il dono della salvezza (cfr. Gv 3, 17). Incoraggiate quanti sono impegnati nell’educazione, siano essi sacerdoti, religiosi o laici ad approfondire la loro fede in Gesù Cristo, crocifisso e risorto dai morti. Permettete loro di spiegare ai loro vicini che, con le parole e con l’esempio, possono proclamare il Vangelo in modo più efficace come via, verità e vita (cfr. Gv 14, 6).
Nel vostro Paese, un ruolo significativo di testimonianza di Gesù Cristo è svolto da religiosi, uomini e donne, che spesso sono eroi misconosciuti della vitalità della Chiesa a livello locale. Inoltre, al di sopra e al di là delle loro opere apostoliche, i religiosi e le loro esistenze sono una fonte di fecondità spirituale per tutta la comunità cristiana. Aprendosi alla grazia di Dio, i religiosi, uomini e donne, ispirano altri a rispondere con fiducia, umiltà e gioia all’invito del Signore a seguirlo.
A questo proposito, miei fratelli Vescovi, so che siete consapevoli dei numerosi fattori che inibiscono la crescita spirituale e vocazionale, in particolare fra i giovani. Tuttavia, sappiamo che solo Gesù Cristo risponde ai nostri più profondi desideri e dà significato alla nostra vita. Solo in Lui i nostri cuori possono trovare riposo autentico. Quindi, continuiamo a parlare ai giovani e a incoraggiarli a considerare seriamente la vita consacrata o sacerdotale, a parlare ai genitori del loro ruolo indispensabile nell’incoraggiare e nel sostenere queste vocazioni, a condurre il vostro popolo in preghiera al Signore della messe, affinché possa inviare un numero superiore di operai nella vigna (cfr. Mt 9, 38).
Con questi pensieri, cari fratelli Vescovi, vi rinnovo i miei sentimenti di affetto e di stima. Vi affido tutti all’intercessione di Maria, madre della Chiesa. Assicurandovi delle mie preghiere per voi e per quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale, sono lieto di impartire la mia Benedizione Apostolica quale pegno di grazia e di pace nel Signore.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana, traduzione dall'inglese a cura de “L'Osservatore Romano”


Paparatzifan
00Saturday, September 10, 2011 7:01 AM
Dal blog di Lella...

LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI GRAN BRETAGNA PRESSO LA SANTA SEDE, 09.09.2011

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Signor Nigel Marcus Baker, Ambasciatore di Gran Bretagna presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto al nuovo Ambasciatore, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. il Signor Nigel Marcus Baker:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Eccellenza,

sono lieto di accoglierla e di accettare le Lettere che la accreditano quale Ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord presso la Santa Sede. Sono grato per i saluti affettuosi che mi porge da parte di Sua Maestà, la Regina, e le chiedo di trasmettere i miei buoni auspici nella preghiera per la sua salute e la sua prosperità. Sono anche lieto di inviare i miei cordiali saluti al Governo di Sua Maestà e a tutto il popolo britannico.

La Santa Sede e il Regno Unito hanno goduto di relazioni eccellenti nei trent’anni che sono trascorsi dall’instaurazione di piene relazioni diplomatiche. Lo stretto vincolo fra noi è stato ulteriormente rafforzato lo scorso anno, durante la mia visita nel suo Paese, un’occasione unica nel corso di una storia condivisa fra la Santa Sede e i Paesi che oggi compongono il Regno Unito. Quindi vorrei cominciare le mie osservazioni ribadendo la mia gratitudine al popolo britannico per la calorosa accoglienza che mi ha riservato durante la mia permanenza. Sua Maestà e Sua Altezza Reale, il Duca di Edimburgo, mi hanno ricevuto nella maniera più affabile e sono stato lieto di incontrare i responsabili dei tre principali partiti politici e di discutere con loro questioni di interesse comune. Come sa, un motivo particolare della mia visita è stato la beatificazione del Cardinale John Henry Newman, un grande inglese che ammiro da tanti anni e la cui elevazione agli onori degli altari è stata la realizzazione di un desiderio personale. Resto convinto dell’importanza delle idee di Newman a proposito della società perché, oggi, il Regno Unito, l’Europa e l’Occidente in generale affrontano sfide che egli ha identificato con notevole chiarezza profetica. Spero che una rinnovata consapevolezza dei suoi scritti recherà nuovi frutti fra quanti cercano soluzioni ai problemi politici, economici e sociali della nostra epoca.

Come ha giustamente osservato nel suo discorso, signor Ambasciatore, la Santa Sede e il Regno Unito continuano a condividere un interesse comune per la pace fra le Nazioni, per lo sviluppo integrale dei popoli in tutto il mondo, in particolare i più poveri e i più deboli, e per la diffusione di diritti umani autentici, in particolare attraverso lo stato di diritto e un corretto governo partecipativo, con un’attenzione particolare per i bisognosi e per coloro ai quali sono negati i diritti naturali. Sulla questione della pace, sono molto lieto di constatare il buon esito della recente visita di Sua Maestà nella Repubblica di Irlanda, una importante pietra miliare nel processo di riconciliazione che si sta sempre più consolidando in Irlanda del Nord, nonostante i disordini verificatisi l’estate appena trascorsa. Ancora una volta, colgo l’occasione per esortare tutti coloro che ricorrerebbero alla violenza a mettere da parte il loro rancore e a cercare, invece, un dialogo con i loro vicini per la pace e la prosperità di tutta la comunità.

Come lei, Eccellenza, ha sottolineato nel suo discorso, il suo Governo desidera esercitare politiche basate su valori duraturi che non possono essere espressi semplicemente in termini legali. Questo è particolarmente importante alla luce degli accadimenti di quest’estate. Quando le politiche non presumono né promuovono valori oggettivi, il conseguente relativismo morale, invece di condurre a una società libera, equa, giusta e compassionevole, tende a produrre frustrazione, disperazione, egoismo e disprezzo per la vita e per la libertà degli altri. Chi prende le decisioni politiche fa dunque bene a cercare urgentemente nuove modalità per sostenere l’eccellenza nell’educazione, per promuovere opportunità sociali e mobilità economica, per studiare modi per favorire l’occupazione di lungo periodo e diffondere ricchezza in maniera molto più equa e ampia nella società. Inoltre, la promozione attiva dei valori essenziali di una società sana, attraverso la difesa della vita e della famiglia, la sana educazione morale dei giovani e una fraterna sollecitudine per i poveri e i deboli, contribuirà di certo a ricreare un senso positivo del proprio dovere, nella carità, verso gli amici e verso gli estranei nella comunità locale. Sia certo che la Chiesa cattolica nel suo Paese è desiderosa di continuare a offrire il suo contributo sostanziale al bene comune attraverso i suoi uffici e le sue agenzie, secondo i suoi principi e alla luce della visione cristiana dei diritti e della dignità della persona umana.

Guardando più lontano, lei, Eccellenza, ha menzionato diverse aree in cui la Santa Sede e il Regno Unito hanno già concordato e cooperato, includendo iniziative per la riduzione del debito e il finanziamento dello sviluppo. Lo sviluppo sostenibile delle popolazioni più povere del mondo attraverso un’assistenza ben mirata resta un obiettivo valido poiché le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo sono nostri fratelli e sorelle, di pari dignità e valore e meritevoli del nostro rispetto in ogni modo, e tale assistenza dovrebbe sempre mirare a migliorare le loro esistenze e le loro prospettive economiche. Come sapete, lo sviluppo è anche di beneficio ai Paesi donatori, non solo per la creazione di mercati economici, ma anche attraverso la promozione del rispetto reciproco, della solidarietà e, soprattutto, della pace per mezzo della prosperità per tutti i popoli del mondo. Promuovere modelli di sviluppo che impiegano conoscenze moderne per fare un saggio uso delle risorse naturali sarà anche di beneficio per proteggere meglio l’ambiente dei Paesi emergenti e già industrializzati. Per questo, lo scorso anno, a Westminster Hall, ho osservato che lo sviluppo umano integrale, e tutto ciò che esso comporta, è un’iniziativa che merita veramente l’attenzione del mondo e che è troppo grande per permetterne il fallimento. Quindi, la Santa Sede accoglie con favore il recente annuncio del Primo Ministro David Cameron, intenzionato a blindare il budget della Gran Bretagna destinato agli aiuti. Inoltre, Eccellenza, la invito, durante il suo mandato, a studiare modalità per promuovere la cooperazione allo sviluppo fra il suo Governo e le agenzie caritative e di sviluppo della Chiesa, in particolare quelle con sede a Roma e nel suo Paese.

Infine, signor Ambasciatore, nel porgerle i miei ferventi buoni auspici per il successo della sua missione, mi permetta di assicurarle che tutti gli organismi della Curia Romana sono pronti a sostenerla nello svolgimento dei suoi compiti. Su di lei, sulla sua famiglia e su tutto il popolo britannico invoco di cuore le abbondanti benedizioni di Dio.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Saturday, September 10, 2011 9:02 PM
Dal blog di Lella...

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A S.E. MONS. TIMOTHY M. DOLAN, ARCIVESCOVO DI NEW YORK E PRESIDENTE DELLA U.S.C.C.B., IN OCCASIONE DEL X ANNIVERSARIO DEGLI ATTENTATI DELL’11 SETTEMBRE, 10.09.2011

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato a S.E. Mons. Timothy Michael Dolan, Arcivescovo di New York e Presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America (U.S.C.C.B.), in occasione del X anniversario degli attentati dell’11 settembre:

LETTERA DEL SANTO PADRE

Al Venerabile Fratello
Mons. monsignor Timothy M. Dolan,
Presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti

Grazia a lei e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo!

In questo giorno, rivolgo i miei pensieri ai tristi eventi dell’11 settembre 2001, quando così tante vite innocenti sono andate perdute nel brutale attentato alle torri gemelle del World Trade Center e negli altri attacchi a Washington D.C. e in Pennsylvania. Mi unisco a lei nell’affidare le migliaia di vittime alla misericordia infinita di Dio Onnipotente e nel chiedere al nostro Padre celeste di continuare a confortare quanti piangono la perdita dei loro cari.
La tragedia di quel giorno è resa ancor più grave dalla rivendicazione dei suoi autori di agire in nome di Dio. Ancora una volta, bisogna affermare senza equivoci che nessuna circostanza può mai giustificare atti di terrorismo. Ogni vita umana è preziosa allo sguardo di Dio e non bisognerebbe lesinare alcuno sforzo nel tentativo di promuovere nel mondo un rispetto autentico per i diritti inalienabili e la dignità degli individui e dei popoli ovunque.
Il popolo americano deve essere lodato per il coraggio e la generosità che ha dimostrato nelle operazioni di soccorso e per la sua tenacia nell’andare avanti con speranza e fiducia. Prego con fervore affinché un fermo impegno per la giustizia e per una cultura globale di solidarietà aiuti a liberare il mondo dal rancore che così spesso scatena atti di violenza e crei le condizioni per una pace e una prosperità maggiori, offrendo un futuro più luminoso e più sicuro.
Con questi sentimenti, porgo i miei saluti più affettuosi a lei, ai suoi fratelli Vescovi e a tutti coloro che sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale e imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica quale pegno di pace e di serenità nel Signore.
Dal Vaticano, 11 settembre 2011

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

TESTO ORIGINALE

To my Venerable Brother
The Most Reverend Timothy M. Dolan
President United States Conference of Catholic Bishops

Grace to you and peace from God our Father and the Lord Jesus Christ!

On this day my thoughts turn to the somber events of September 11, 2001, when so many innocent lives were lost in the brutal assault on the twin towers of the World Trade Center and the further attacks in Washington D.C. and Pennsylvania. I join you in commending the thousands of victims to the infinite mercy of Almighty God and in asking our heavenly Father to continue to console those who mourn the loss of loved ones.

The tragedy of that day is compounded by the perpetrators’ claim to be acting in God’s name. Once again, it must be unequivocally stated that no circumstances can ever justify acts of terrorism. Every human life is precious in God’s sight and no effort should be spared in the attempt to promote throughout the world a genuine respect for the inalienable rights and dignity of individuals and peoples everywhere.

The American people are to be commended for the courage and generosity that they showed in the rescue operations and for their resilience in moving forward with hope and confidence. It is my fervent prayer that a firm commitment to justice and a global culture of solidarity will help rid the world of the grievances that so often give rise to acts of violence and will create the conditions for greater peace and prosperity, offering a brighter and more secure future.

With these sentiments, I extend my most affectionate greetings to you, your brother Bishops and all those entrusted to your pastoral care, and I gladly impart my Apostolic Blessing as a pledge of peace and serenity in the Lord.

From the Vatican, September 11, 2011

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Monday, September 12, 2011 1:56 PM
Dal blog di Lella...

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ARCIVESCOVO DI MÜNCHEN UND FREISING IN OCCASIONE DELL’INCONTRO INTERNAZIONALE DI PREGHIERA PER LA PACE ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO (MONACO DI BAVIERA, 11-13 SETTEMBRE 2011), 12.09.2011

È in corso a Monaco di Baviera dall’11 al 13 settembre l’Incontro Internazionale di preghiera per la pace "Bound to Live Together" - Religioni e Culture in dialogo, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato all’Arcivescovo di München und Freising, l’Em.mo Card. Reinhard Marx, letto ieri in apertura dell’incontro:

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Al mio venerabile fratello
Reinhard Cardinale Marx
Arcivescovo di Monaco e Frisinga

Tra poche settimane cadrà l’anniversario dei venticinque anni dall’invito rivolto dal beato Giovanni Paolo II ai rappresentanti delle diverse religioni del mondo a convergere ad Assisi per un incontro internazionale di preghiera per la pace. In seguito a questo memorabile evento, anno dopo anno la Comunità di Sant’Egidio realizza un incontro per la pace, per scendere più in profondità nello spirito di pace e di riconciliazione e perché Dio nella preghiera ci trasformi in uomini di pace. Sono lieto che l’incontro di quest’anno abbia luogo a Monaco, la città di cui sono stato vescovo, alla vigilia del mio viaggio in Germania e in preparazione alla cerimonia per la memoria del venticinquesimo anniversario della preghiera mondiale per la pace di Assisi, che avrà luogo nel prossimo mese di ottobre. Con piacere assicuro agli organizzatori e ai partecipanti dell’incontro di Monaco la mia vicinanza spirituale e rivolgo loro di cuore tutti i miei voti perché sia benedetto.

Il titolo dell’incontro per la pace “Bound to live together”/ “Convivere – il nostro destino” ci ricorda che noi esseri umani siamo legati gli uni agli altri. Questo vivere insieme è in fondo una semplice predisposizione, che deriva direttamente dalla nostra condizione umana. È dunque nostro compito darle un contenuto positivo. Il vivere insieme può trasformarsi in un vivere gli uni contro gli altri, può diventare un inferno, se non impariamo ad accoglierci gli uni gli altri, se ognuno non vuole essere altro che se stesso. Ma aprirsi agli altri, offrirsi agli altri può essere anche un dono. Così tutto dipende dall’intendere la predisposizione a vivere insieme come impegno e come dono, dal trovare la vera via del convivere. Tale vivere insieme, che un tempo poteva rimanere confinato ad una regione, oggi non può che essere vissuto a livello universale. Il soggetto del convivere è oggi l’umanità tutta intera. Incontri come quello che ebbe luogo ad Assisi e quello che si tiene oggi a Monaco rappresentano occasioni in cui le religioni possono interrogare se stesse e chiedersi come diventare forze del convivere.

Quando ci riuniamo tra cristiani, facciamo memoria del fatto che per la fede biblica Dio è il creatore di tutti gli uomini, sì, Dio desidera che noi formiamo un’unica famiglia, in cui tutti siamo fratelli e sorelle. Facciamo memoria del fatto che Cristo ha annunciato la pace ai lontani e ai vicini (Ef 2,16 ss). Questo lo dobbiamo apprendere sempre di nuovo. Il senso fondamentale di tali incontri è che noi dobbiamo rivolgerci ai vicini e ai lontani nello stesso spirito di pace che Cristo ci ha mostrato. Dobbiamo imparare a vivere non gli uni accanto agli altri, ma gli uni con gli altri, cioè dobbiamo imparare ad aprire il cuore agli altri, a permettere che i nostri simili prendano parte alle nostre gioie, speranze e preoccupazioni. Il cuore è il luogo in cui il Signore ci si fa vicino. Per questo la religione, che è centrata sull’incontro dell’uomo con il ministero divino, è connessa in maniera essenziale con la questione della pace. Se la religione fallisce l’incontro con Dio, se abbassa Dio a sé, invece di elevare noi verso di lui, se ne fa in un certo senso una nostra proprietà, allora in tal modo può contribuire alla dissoluzione della pace. Se essa invece conduce al divino, al creatore e redentore di tutti gli uomini, allora diventa una forza di pace. Sappiamo che anche nel cristianesimo ci sono state distorsioni pratiche dell’immagine di Dio, che hanno portato alla distruzione della pace. Tanto più tutti noi siamo chiamati a lasciare che il Dio divino ci purifichi, per diventare uomini di pace.

Non dobbiamo mai venire meno ai nostri comuni sforzi per la pace. Per questo le molteplici iniziative in tutto il mondo, come l’incontro annuale di preghiera per la pace della Comunità di Sant’Egidio e altre simili iniziative, hanno un così grande valore. Il campo in cui deve prosperare il frutto della pace deve sempre essere coltivato. Spesso non possiamo fare altro che preparare incessantemente e con tanti piccoli passi il terreno per la pace in noi e intorno a noi, anche pensando alle grandi sfide con cui si confronta non il singolo, ma l’intera umanità, come le migrazioni, la globalizzazione, le crisi economiche e la salvaguardia del creato. In conclusione noi sappiamo però che la pace non può semplicemente essere “fatta”, ma che sempre è anche “donata”. “La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto” (Messaggio per la giornata mondiale della pace 2011, 15). Proprio per questo è necessaria la comune testimonianza di tutti coloro che cercano Dio con cuore puro, per realizzare sempre più la visione di un convivere pacifico tra tutti gli uomini. Dal primo incontro di Assisi 25 anni fa ci sono state e ci sono molte iniziative per la riconciliazione e la pace che riempiono di speranza, purtroppo però anche molte occasioni perdute, molti passi indietro. Terribili atti di violenza e terrorismo hanno ripetutamente soffocato la speranza della convivenza pacifica della famiglia umana agli albori del terzo millennio, vecchi conflitti covano sotto la cenere o scoppiano nuovamente, e ad essi si aggiungono nuovi scontri e nuovi problemi. Tutto ciò ci mostra chiaramente che la pace è un mandato permanente a noi affidato e contemporaneamente un dono da invocare. In tal senso possano l’incontro per la pace di Monaco e i colloqui che lì avranno luogo contribuire a promuovere la reciproca comprensione e il convivere, preparando così alla pace una via sempre nuova nel nostro tempo. Per questo invoco su tutti i partecipanti all’incontro per la pace di quest’anno a Monaco la benedizione di Dio onnipotente.

Da Castel Gandolfo, 1 settembre 2011

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 5:38 AM.
Copyright © 2000-2021 FFZ srl - www.freeforumzone.com