Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

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+PetaloNero+
00Wednesday, June 1, 2011 4:52 PM
Meditazione del Papa a conclusione del mese mariano
Nei Giardini Vaticani




CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 1° giugno 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato a conclusione del mese mariano durante una celebrazione svoltasi questo martedì pomeriggio nei Giardini Vaticani.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di unirmi a voi in preghiera, ai piedi della Vergine Santa, che oggi contempliamo nella Festa della Visitazione. Saluto e ringrazio il Signor Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, i Cardinali e i Vescovi presenti, e tutti voi che siete qui convenuti questa sera. A conclusione del mese di Maggio, vogliamo unire la nostra voce a quella di Maria, nel suo stesso cantico di lode; con Lei vogliamo magnificare il Signore per le meraviglie che continua ad operare nella vita della Chiesa e di ciascuno di noi. In particolare, è stato e rimane per tutti motivo di grande gioia e gratitudine l’avere iniziato questo mese mariano con la memorabile Beatificazione di Giovanni Paolo II. Quale grande dono di grazia è stata, per la Chiesa intera, la vita di questo grande Papa! La sua testimonianza continua ad illuminare le nostre esistenze e ci è di sprone ad essere veri discepoli del Signore, a seguirLo con il coraggio della fede, ad amarLo con lo stesso entusiasmo con cui egli ha donato a Lui la propria vita.

Meditando oggi la Visitazione di Maria, siamo portati a riflettere proprio su questo coraggio della fede. Colei che Elisabetta accoglie nella sua casa è la Vergine che "ha creduto" all’annuncio dell’Angelo e ha risposto con fede, accettando con coraggio il progetto di Dio per la sua vita e accogliendo così in sé la Parola eterna dell’Altissimo. Come sottolineava il mio beato Predecessore nell’Enciclica Redemptoris Mater, è mediante la fede che Maria ha pronunciato il suo fiat, «si è abbandonata a Dio senza riserve ed "ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all’opera del Figlio suo"» (n. 13; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56). Per questo Elisabetta, nel salutarla, esclama: "Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto" (Lc 1,45). Maria ha davvero creduto che "nulla è impossibile a Dio" (v. 37) e, forte di questa fiducia, si è lasciata guidare dallo Spirito Santo nell’obbedienza quotidiana ai suoi disegni. Come non desiderare, per la nostra vita, lo stesso abbandono fiducioso? Come potremmo precluderci quella beatitudine che nasce da una così intima e profonda consuetudine con Gesù? Perciò, rivolgendoci oggi alla "piena di grazia", le chiediamo di ottenere anche a noi, dalla Provvidenza divina, di poter pronunciare ogni giorno il nostro "sì" ai disegni di Dio con la stessa fede umile e schietta con cui Lei ha pronunciato il suo. Ella che, accogliendo in sé la Parola di Dio, si è abbandonata a Lui senza riserve, ci guidi ad una risposta sempre più generosa e incondizionata ai suoi progetti, anche quando in essi siamo chiamati ad abbracciare la croce.

In questo tempo pasquale, mentre invochiamo dal Risorto il dono del suo Spirito, affidiamo alla materna intercessione della Madonna la Chiesa e il mondo intero. Maria Santissima che nel Cenacolo ha invocato con gli Apostoli il Consolatore, ottenga ad ogni battezzato la grazia di una vita illuminata dal mistero del Dio crocifisso e risorto, il dono di saper accogliere sempre più nella propria esistenza la signoria di Colui che con la sua risurrezione ha sconfitto la morte. Cari amici, su ciascuno di voi, sui vostri cari, in particolare su quanti soffrono, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]




























LE UDIENZE


Il Santo Padre riceve questa mattina in Udienza, nello Studio dell’Aula Paolo VI:

S.E. la Signora Quentin Bryce, Governatore Generale dell’Australia, con il Consorte, e Seguito.
















RINUNCE E NOMINE

EREZIONE DELLA DIOCESI DI NAVIRAÍ (BRASILE) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto la diocesi di Naviraí (Brasile), con territorio dismembrato dalla diocesi di Dourados, rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Campo Grande.
Il Papa ha nominato primo Vescovo della nuova diocesi di Naviraí (Brasile) il Rev.do P. Ettore Dotti, C.S.F., attualmente Parroco della Parrocchia Bom Pastor nella diocesi di Serrinha.

Rev.do P. Ettore Dotti, C.S.F.
Il Rev.do P. Ettore Dotti, C.S.F., è nato il 1° gennaio 1961 a Palosco (Bergamo), Italia. Entrato nella Congregazione della Sacra Famiglia di Bergamo, ha emesso i voti religiosi il 19 marzo 1993.
Dopo gli studi preparatori nella sua città natale (1967-1974), ha compiuto gli studi di Filosofia presso il seminario Vescovile di Brescia e quelli di Teologia presso il Seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo (1988-1994).
Il 28 giugno 1994 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.
Nel 1995 è stato inviato Missionario in Brasile, dove ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice Formatore, Economo e Vicario parrocchiale in Itapeví, nella diocesi di Osasco, nello Stato di São Paulo (1995-1996); Superiore locale, Maestro dei Novizi e Rettore del Seminario della Congregazione in Itapeví (1997-1998); Superiore, Maestro dei Novizi e Rettore del Seminario della Congregazione in Peabiru, nella diocesi di Campo Mourão, nello Stato di Paraná (1999-2002 e 2007-2009); Superiore e Maestro dei Novizi a Curitiba (2003-2005); Amministratore parrocchiale della parrocchia São Gabriel Arcanjo e São Sebastião a Ivailândia, diocesi di Campo Mourão (2005-2007).
Dal 2010 è Parroco della parrocchia Bom Pastor in Serrinha, nell’omonima diocesi, nello Stato di Bahia.

Dati statistici


Diocesi di Dourados
(dopo la divisione)
Diocesi di Naviraí
(di nuova erezione)

Superficie
38.127 km2
35.138 km2

Popolazione
485.927
267.356

Cattolici
353.000
197.000

Parrocchie
30
19

Sacerdoti
66 (18 Diocesani e 48 Religiosi)
27 (10 Diocesani e 17 Religiosi)

Seminaristi
11
9

Religiosi
6
17

Suore
61
25


I municipi della nuova circoscrizione sono 19: Naviraí, Anaurilândia, Angélica, Bataguassu, Batayporã, Eldorado, Iguatemi, Itaquiraí, Ivinheira, Japorã, Jataí, Juti, Mundo Novo, Nova Andradina, Novo Horizonte do Sul, Paranhos, Sete Quedas, Tacuru e Taquarussu.






























L’UDIENZA GENERALE



L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sulla figura del Profeta Mosè.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

leggendo l’Antico Testamento, una figura risalta tra le altre: quella di Mosè, proprio come uomo di preghiera. Mosè, il grande profeta e condottiero del tempo dell’Esodo, ha svolto la sua funzione di mediatore tra Dio e Israele facendosi portatore, presso il popolo, delle parole e dei comandi divini, conducendolo verso la libertà della Terra Promessa, insegnando agli Israeliti a vivere nell’obbedienza e nella fiducia verso Dio durante la lunga permanenza nel deserto, ma anche, e direi soprattutto, pregando. Egli prega per il Faraone quando Dio, con le piaghe, tentava di convertire il cuore degli Egiziani (cfr Es 8–10); chiede al Signore la guarigione della sorella Maria colpita dalla lebbra (cfr Nm 12,9-13), intercede per il popolo che si era ribellato, impaurito dal resoconto degli esploratori (cfr Nm 14,1-19), prega quando il fuoco stava per divorare l’accampamento (cfr Nm 11,1-2) e quando serpenti velenosi facevano strage (cfr Nm 21,4-9); si rivolge al Signore e reagisce protestando quando il peso della sua missione si era fatto troppo pesante (cfr Nm 11,10-15); vede Dio e parla con Lui «faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico» (cfr Es 24,9-17; 33,7-23; 34,1-10.28-35).

Anche quando il popolo, al Sinai, chiede ad Aronne di fare il vitello d’oro, Mosè prega, esplicando in modo emblematico la propria funzione di intercessore. L’episodio è narrato nel capitolo 32 del Libro dell’Esodo ed ha un racconto parallelo in Deuteronomio al capitolo 9. È su questo episodio che vorrei soffermarmi nella catechesi di oggi, e in particolare sulla preghiera di Mosè che troviamo nella narrazione dell’Esodo. Il popolo di Israele si trovava ai piedi del Sinai mentre Mosè, sul monte, attendeva il dono delle tavole della Legge, digiunando per quaranta giorni e quaranta notti (cfr Es 24,18; Dt 9,9). Il numero quaranta ha valore simbolico e significa la totalità dell’esperienza, mentre con il digiuno si indica che la vita viene da Dio, è Lui che la sostiene. L’atto del mangiare, infatti, implica l’assunzione del nutrimento che ci sostiene; perciò digiunare, rinunciando al cibo, acquista, in questo caso, un significato religioso: è un modo per indicare che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore (cfr Dt 8,3). Digiunando, Mosè mostra di attendere il dono della Legge divina come fonte di vita: essa svela la volontà di Dio e nutre il cuore dell’uomo, facendolo entrare in un’alleanza con l’Altissimo, che è fonte della vita, è la vita stessa.

Ma mentre il Signore, sul monte, dona a Mosè la Legge, ai piedi del monte il popolo la trasgredisce. Incapaci di resistere all’attesa e all’assenza del mediatore, gli Israeliti chiedono ad Aronne: «Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto» (Es 32,1). Stanco di un cammino con un Dio invisibile, ora che anche Mosè, il mediatore, è sparito, il popolo chiede una presenza tangibile, toccabile, del Signore, e trova nel vitello di metallo fuso fatto da Aronne, un dio reso accessibile, manovrabile, alla portata dell’uomo. È questa una tentazione costante nel cammino di fede: eludere il mistero divino costruendo un dio comprensibile, corrispondente ai propri schemi, ai propri progetti. Quanto avviene al Sinai mostra tutta la stoltezza e l’illusoria vanità di questa pretesa perché, come ironicamente afferma il Salmo 106, «scambiarono la loro gloria con la figura di un toro che mangia erba» (Sal 106,20). Perciò il Signore reagisce e ordina a Mosè di scendere dal monte, rivelandogli quanto il popolo stava facendo e terminando con queste parole: «Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione» (Es 32,10). Come con Abramo a proposito di Sodoma e Gomorra, anche ora Dio svela a Mosè che cosa intende fare, quasi non volesse agire senza il suo consenso (cfr Am 3,7). Dice: «lascia che si accenda la mia ira». In realtà, questo «lascia che si accenda la mia ira» è detto proprio perché Mosè intervenga e Gli chieda di non farlo, rivelando così che il desiderio di Dio è sempre di salvezza. Come per le due città dei tempi di Abramo, la punizione e la distruzione, in cui si esprime l’ira di Dio come rifiuto del male, indicano la gravità del peccato commesso; allo stesso tempo, la richiesta dell’intercessore intende manifestare la volontà di perdono del Signore. Questa è la salvezza di Dio, che implica misericordia, ma insieme anche denuncia della verità del peccato, del male che esiste, così che il peccatore, riconosciuto e rifiutato il proprio male, possa lasciarsi perdonare e trasformare da Dio. La preghiera di intercessione rende così operante, dentro la realtà corrotta dell’uomo peccatore, la misericordia divina, che trova voce nella supplica dell’orante e si fa presente attraverso di lui lì dove c’è bisogno di salvezza.

La supplica di Mosè è tutta incentrata sulla fedeltà e la grazia del Signore. Egli si riferisce dapprima alla storia di redenzione che Dio ha iniziato con l’uscita d’Israele dall’Egitto, per poi fare memoria dell’antica promessa data ai Padri. Il Signore ha operato salvezza liberando il suo popolo dalla schiavitù egiziana; perché allora – chiede Mosè – «gli Egiziani dovranno dire: "Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla faccia della terra"?» (Es 32,12). L’opera di salvezza iniziata deve essere completata; se Dio facesse perire il suo popolo, ciò potrebbe essere interpretato come il segno di un’incapacità divina di portare a compimento il progetto di salvezza. Dio non può permettere questo: Egli è il Signore buono che salva, il garante della vita, è il Dio di misericordia e perdono, di liberazione dal peccato che uccide. E così Mosè fa appello a Dio, alla vita interiore di Dio contro la sentenza esteriore. Ma allora, argomenta Mosè con il Signore, se i suoi eletti periscono, anche se sono colpevoli, Egli potrebbe apparire incapace di vincere il peccato. E questo non si può accettare. Mosè ha fatto esperienza concreta del Dio di salvezza, è stato inviato come mediatore della liberazione divina e ora, con la sua preghiera, si fa interprete di una doppia inquietudine, preoccupato per la sorte del suo popolo, ma insieme anche preoccupato per l’onore che si deve al Signore, per la verità del suo nome. L’intercessore infatti vuole che il popolo di Israele sia salvo, perché è il gregge che gli è stato affidato, ma anche perché in quella salvezza si manifesti la vera realtà di Dio. Amore dei fratelli e amore di Dio si compenetrano nella preghiera di intercessione, sono inscindibili. Mosè, l’intercessore, è l’uomo teso tra due amori, che nella preghiera si sovrappongono in un unico desiderio di bene.

Poi, Mosè si appella alla fedeltà di Dio, rammentandogli le sue promesse: «Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre"» (Es 32,13). Mosè fa memoria della storia fondatrice delle origini, dei Padri del popolo e della loro elezione, totalmente gratuita, in cui Dio solo aveva avuto l’iniziativa. Non a motivo dei loro meriti, essi avevano ricevuto la promessa, ma per la libera scelta di Dio e del suo amore (cfr Dt 10,15). E ora, Mosè chiede che il Signore continui nella fedeltà la sua storia di elezione e di salvezza, perdonando il suo popolo. L’intercessore non accampa scuse per il peccato della sua gente, non elenca presunti meriti né del popolo né suoi, ma si appella alla gratuità di Dio: un Dio libero, totalmente amore, che non cessa di cercare chi si è allontanato, che resta sempre fedele a se stesso e offre al peccatore la possibilità di tornare a Lui e di diventare, con il perdono, giusto e capace di fedeltà. Mosè chiede a Dio di mostrarsi più forte anche del peccato e della morte, e con la sua preghiera provoca questo rivelarsi divino. Mediatore di vita, l’intercessore solidarizza con il popolo; desideroso solo della salvezza che Dio stesso desidera, egli rinuncia alla prospettiva di diventare un nuovo popolo gradito al Signore. La frase che Dio gli aveva rivolto, «di te invece farò una grande nazione», non è neppure presa in considerazione dall’"amico" di Dio, che invece è pronto ad assumere su di sé non solo la colpa della sua gente, ma tutte le sue conseguenze. Quando, dopo la distruzione del vitello d’oro, tornerà sul monte per chiedere di nuovo la salvezza per Israele, dirà al Signore: «E ora, se tu perdonassi il loro peccato! Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto» (v. 32). Con la preghiera, desiderando il desiderio di Dio, l’intercessore entra sempre più profondamente nella conoscenza del Signore e della sua misericordia e diventa capace di un amore che giunge fino al dono totale di sé. In Mosè, che sta sulla cima del monte faccia a faccia con Dio e si fa intercessore per il suo popolo e offre se stesso - «cancellami» -, i Padri della Chiesa hanno visto una prefigurazione di Cristo, che sull'alta cima della croce realmente sta davanti a Dio, non solo come amico ma come Figlio. E non solo si offre - «cancellami» -, ma con il suo cuore trafitto si fa cancellare, diventa, come dice san Paolo stesso, peccato, porta su di sé i nostri peccati per rendere salvi noi; la sua intercessione è non solo solidarietà, ma identificazione con noi: porta tutti noi nel suo corpo. E così tutta la sua esistenza di uomo e di Figlio è grido al cuore di Dio, è perdono, ma perdono che trasforma e rinnova.

Penso che dobbiamo meditare questa realtà. Cristo sta davanti al volto di Dio e prega per me. La sua preghiera sulla Croce è contemporanea a tutti gli uomini, contemporanea a me: Egli prega per me, ha sofferto e soffre per me, si è identificato con me prendendo il nostro corpo e l'anima umana. E ci invita a entrare in questa sua identità, facendoci un corpo, uno spirito con Lui, perché dall'alta cima della Croce Egli ha portato non nuove leggi, tavole di pietra, ma ha portato se stesso, il suo corpo e il suo sangue, come nuova alleanza. Così ci fa consanguinei con Lui, un corpo con Lui, identificati con Lui. Ci invita a entrare in questa identificazione, a essere uniti con Lui nel nostro desiderio di essere un corpo, uno spirito con Lui. Preghiamo il Signore perché questa identificazione ci trasformi, ci rinnovi, perché il perdono è rinnovamento, è trasformazione.

Vorrei concludere questa catechesi con le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Roma: «Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? […] né morte né vita, né angeli né principati […] né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,33-35.38.39).


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, Moïse est une figure centrale de l’Ancien Testament. Alors que sur le Mont Sinaï Dieu lui donne la Loi, le peuple, fatigué de marcher avec un Dieu invisible, la transgresse en demandant à Aaron un dieu qui soit à sa portée. Le veau d’or est une tentation constante sur le chemin de la foi : se construire un Dieu compréhensible, conforme à nos projets ! Dieu ayant révélé sa colère à Moïse, celui-ci intervient en faveur du peuple pécheur. Sa prière d’intercession est toute centrée sur la fidélité et la grâce du Seigneur. Moïse est préoccupé à la fois par le sort de son peuple et par l’honneur qui est dû au Seigneur, pour la vérité de son nom. Amour des frères et amour de Dieu sont inséparables dans sa prière. En cherchant le désir de Dieu, l’intercesseur entre toujours plus profondément dans la connaissance du Seigneur et de sa miséricorde et il devient capable d’un amour qui conduit au don de soi. Chers amis, Moïse nous a indiqué le chemin de la prière qui trouve sa réalisation parfaite dans le Seigneur Jésus, l’intercesseur par excellence. Par lui notre péché est pardonné et la vie nous est donnée en plénitude et pour toujours. En lui la miséricorde de Dieu s’est manifestée dans le monde et nous devenons enfants du Très-Haut !

J’accueille avec joie les pèlerins francophones ! Comme Moïse, soyons aussi des intercesseurs auprès de Dieu, en étant solidaires de nos frères. Désirons ardemment le salut qu’il veut pour tous. Connaissant sa miséricorde, nous serons capables d’aimer jusqu’au don de nous-mêmes. Avec ma Bénédiction !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Continuing our catechesis on Christian prayer, we now turn to the great prophetic figure of Moses. As the mediator between God and Israel, Moses is a model of intercessory prayer. We see this clearly in the episode of the golden calf (Ex 32). As Moses descends from Mount Sinai where he has spoken to God and received the gift of the Law, he confronts both the infidelity of the people, who now worship an idol of gold, and God’s wrath. Moses intercedes for his people, fully acknowledging the gravity of their sin. He also pleads with God to remember his mercy, to forgive their sin and thus to reveal his saving power. Moses’ prayer of petition is an expression of God’s own desire for the salvation of his people and his fidelity to the covenant. Through his intercessory prayer Moses grows in deeper knowledge of the Lord and his mercy, and becomes capable of a love which extends to the total gift of self. In this prayer Moses points beyond himself to that perfect intercessor who is Jesus, the Son of God, who brings about the new and eternal covenant in his blood, shed for the forgiveness of sin and the reconciliation of all God’s children.

I welcome the many school and university students present at today’s Audience. I offer a cordial greeting to the pilgrimage group of NATO soldiers stationed in Germany. I also greet the students and staff of Father Agnelo Higher Secondary School in Vashi, Mumbai. My welcome also goes to the seminarians of Sacred Heart Major Seminary in Detroit. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from England, Sweden, South Africa, India, Malaysia, the Philippines and the United States, I invoke the joy and peace of the Risen Lord.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Katechese möchte ich mich einer weiteren großen Gestalt des Gebetes widmen, nämlich Mose, der dem Volk Israel die Gebote Gottes offenbarte, es in das gelobte Land führte und der der große Beter für Israel war. Mehrfach erzählt die Bibel davon, wie Mose mit Gott wie ein Freund von Gesicht zu Gesicht redete. Bei vielen Gelegenheiten trat er mit seiner Fürbitte für die einzelnen wie für das ganze Volk ein. Und so ist er ein Vorausbild geworden für den einen »Mittler zwischen Gott und den Menschen, den Menschen Jesus Christus« (1 Tim 2,5), der für uns alle am Kreuz vor den Vater hingetreten ist und für uns vor ihm steht. Die vielleicht dramatischste Begebenheit, in der Mose als Fürsprecher auftritt, haben wir am Fuße des Berges Sinai. Nach vierzigtägigem Fasten auf dem Berg war Mose Gott begegnet und wollte nun das von Gott empfangene göttliche Wort auf den beiden steinernen Tafeln dem Volk überbringen – als Realität des Bundes zwischen Gott und dem Volk. Aber das Volk war des Wartens müde geworden. Sie sagten: Wir wissen gar nicht, wo der hingekommen ist. Wir sind jetzt alleine in der Wüste. Und sie sagten zu Aaron: Gib du uns einen Gott! Sie sind eines unsichtbaren Gottes müde, den man nie sehen kann, der ferne und unbegreiflich bleibt. Sie wollen einen greifbaren Gott, einen, der zu ihnen paßt, an den sie sich halten können. Und so gießt Aaron ihnen das goldene Kalb als einen Gott, der da ist, den sie sehen, anschauen können, der zu ihnen paßt. Die Schrift erzählt uns in ihrer Bildsprache, daß Gott im Zorn das treulose Volk vernichten wollte. Das besagt: Der Abfall des Volkes vom Bund, bevor er noch vollends empfangen ist, bedeutet, daß sie aufhören sollen, Volk Gottes zu sein, daß sie die Existenz selber verwirkt haben. In diesem Augenblick lernen wir, was Gebet ist: Mose appelliert an die Güte Gottes, des Retters und Garanten des Lebens. Er appelliert an Gott gegen Gott und sagt: Du kannst doch das nicht tun, dein Volk, das du herausgeführt hast, vernichten und zerstören, was du selbst begonnen hast, deine Verheißung zunichte machen. Mose ringt im Gebet mit Gott, was wir vorige Woche in der Erzählung von Jakob am Fluß Jabbok gesehen haben: das Ringen Gottes mit dem Menschen, damit in Gott die Erbarmung sichtbar wird, die uns umformen kann, die das Böse nicht einfach ignoriert, aber den Menschen verwandelt und so vergebungsfähig macht. Das Eintreten für die anderen bereichert auch Mose selbst: Mit einem Gebet, in dem er die Einheit mit dem Willen Gottes sucht, ist er selbst immer tiefer in das Geheimnis Gottes eingedrungen, der das Erbarmen wollte, der auf das Wort wartete, das um Erbarmen bittet. Die erbarmende Liebe Gottes tritt durch den Menschen in die Geschichte der Menschen ein, und sie tritt letztlich durch den Sohn Gottes zu uns ein, der selbst Mensch geworden ist, der sich das Herz durchstechen ließ, sich töten ließ, gleichsam vernichten ließ, um uns zum Leben zu bringen, und nun mit der Gabe seines Leibes und Blutes uns den Bund bringt, die Einheit mit sich selbst, die Identifizierung, die Blutsverwandtschaft mit ihm, so daß wir durch ihn mit Gott versöhnt sind und darin zugleich immer wieder neu auch selber umgewandelt werden und Vergebung, Erneuerung wird. Wir wollen den Herrn bitten, daß wir dies immer mehr verstehen, daß wir uns vergeben lassen und uns erneuern lassen und so wirklich Menschen des Bundes, Gottes Volk sind.

Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Der vertraute Umgang des Mose mit dem liebenden und treuen Gott soll auch uns ein Vorbild sein. Dabei nimmt Christus uns sozusagen in sich auf, und wir können auch als Freunde, als Söhne, als Töchter, als Kinder mit Gott sprechen und mit ihm ringen und so erneuert werden. Gottes Geist begleite euch bei all eurem Tun!


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Continuamos hoy el tema de la oración con el ejemplo de Moisés. Según la Escritura, él hablaba con Dios como quien habla a un amigo. En uno de los encuentros que la Biblia describe, Moisés sube al monte Sinaí a recibir las tablas de la ley; ayuna cuarenta días, para significar que la vida viene de Dios y que él la espera en el don de la Ley, signo de su alianza. En un determinado momento, el Señor le dice que baje del monte, pues el pueblo se ha construido un ídolo, cayendo así en una tentación constante para el hombre, construirse un dios comprensible y manejable. Ante esta infidelidad, Dios dice a Moisés que le deje destruir a ese pueblo terco y hacer de él un gran pueblo. Pero Moisés ha comprendido en el diálogo con Dios su misericordia y sabe ver con su corazón, por eso entiende que lo que Dios le pide en realidad es su intercesión. Hace caso omiso de la ‘tentadora’ propuesta y eleva una súplica a favor del pueblo rebelde, en ella no resalta ningún mérito del hombre ni tampoco intenta excusar su conducta, sino que basa todo el argumento en la honra de Dios: Dios no puede fracasar en su intento de salvar al hombre, debe permanecer fiel a su promesa. Así, Moisés asume la suerte de su pueblo y se hace portavoz de la gratuidad del don de Dios, que se hace patente con la restitución de unas nuevas tablas.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los de la parroquia de San Juan Evangelista, de Madrid, así como a los demás grupos provenientes de España, Argentina, Ecuador, México y otros países latinoamericanos. Que el Señor nos ayude a comprender en la oración su designio gratuito de salvación, que ha llegado a su culminación en el don de su Hijo, Jesucristo, para que siguiendo su ejemplo demos la vida por los demás, sin esperar nada a cambio. Muchas gracias.


○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

Enquanto o Senhor, no cimo do monte Sinai, dava a Moisés os Dez Mandamentos, ao pé do monte o povo de Israel já estava a transgredi-los, fabricando um vitelo de ouro e prostrando-se diante dele. Por isso Deus reage e manda Moisés descer do monte, dizendo: «Deixa que a minha ira se inflame contra eles e os destrua! De ti farei uma grande nação». Dizia-lhe isto, na esperança que Moisés intercedesse. É que a punição e a destruição, em que se exprime a cólera de Deus como rejeição do mal, indicam a gravidade do pecado cometido, enquanto a prece do intercessor pretende manifestar a vontade de perdão de Deus. A súplica de Moisés está inteiramente centrada na fidelidade e misericórdia do Senhor. Mediador de vida, Moisés solidariza-se com o povo; desejoso apenas da salvação que também Deus deseja, renuncia completamente à perspectiva que lhe era oferecida de se tornar, ele mesmo, pai de um povo agradável ao Senhor.

Amados peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação amiga para todos, com menção especial das Irmãs Franciscanas Hospitaleiras da Imaculada Conceição em festa pela recente beatificação da sua Madre Fundadora. Esta queria ver-vos todas unidas num mesmo e único pensamento: Deus. No pensamento e serviço de cada uma, o hóspede seja Deus; e, com Ele, a vossa vida não poderá deixar de ser feliz. Sobre vós, vossas comunidades e famílias desça a minha Bênção.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua polacca

Witam serdecznie obecnych tu Polaków. Kierując moje pozdrowienie do was, zwracam się dzisiaj szczególnie do młodych, którzy w sobotę spotkają się na Polach Lednickich. Kochani! Będziecie dziękować Bogu za życie i beatyfikację Jana Pawła II, który był ojcem, przewodnikiem, kapłanem, przyjacielem młodych. Budował dom na skale, na Chrystusie! Szedł za głosem Ewangelii. Trwał na modlitwie i adoracji Eucharystii. Miał otwarte serce dla każdego człowieka. Cierpiał z Jezusem. Był niezwykłym pielgrzymem wiary. Niech was inspiruje motto spotkania: „Jan Paweł II – Liczy się świętość!" Waszemu dążeniu do świętości z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente i Polacchi qui presenti. Salutandovi mi rivolgo oggi in modo particolare ai giovani che sabato prossimo si incontreranno a Lednica. Carissimi! Renderete grazie a Dio per la vita e per la beatificazione di Giovanni Paolo II, padre, guida, sacerdote e amico dei giovani. Egli costruiva la casa sulla roccia che è Cristo! Seguiva la voce del Vangelo. Perseverava nella preghiera e nell’adorazione dell’Eucaristia. Per ogni uomo aveva il cuore aperto. Soffriva con Cristo. Era un straordinario pellegrino nella fede. Vi ispiri il motto dell’incontro: "Giovanni Paolo II – Ciò che conta è la santità!" Di cuore benedico il vostro cammino verso la santità.]


○ Saluto in lingua slovacca

Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Farnosti Breznička, z Kalinova, Veľkej Vsi a Krompách. Bratia a sestry, Cirkev na Slovensku zajtra slávi sviatok Nanebovstúpenia Pána. On má pripravené miesto pre každého a očakáva nás. Tam, na nebeskú vlasť, nech sú nasmerované naše myšlienky a skutky. S láskou žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti dalla Parrocchia di Breznička, da Kalinovo, Veľká Ves e Krompachy. Fratelli e sorelle, la Chiesa in Slovacchia domani celebra la festa dell’Ascensione del Signore. Lui ha preparato un posto per ognuno e ci attende. I nostri pensieri e le nostre opere siano rivolti verso la patria celeste. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Upućujem pozdrav svim hrvatskim hodočasnicima, a osobito vjernicima župe Svetih Petra i Pavla iz Kočerina u Bosni i Hercegovini. Dragi prijatelji, u subotu i nedjelju posjetit ću Zagreb i Hrvatsku da zajedno s vama proslavim Dan hrvatskih katoličkih obitelji. Dok s radošću iščekujem taj susret, sve vas pozivam da molite kako bi moj pastirski pohod ovoj dragoj zemlji donio obilje duhovnih plodova te da kršćanske obitelji budu sol zemlje i svjetlo svijeta. Hvaljen Isus i Marija!

[Rivolgo il mio saluto ai pellegrini Croati, in modo particolare ai fedeli della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Kočerin in Bosnia ed Erzegovina. Cari amici, sabato e domenica prossima mi recherò a Zagabria in Croazia per celebrare con voi la Giornata delle famiglie cattoliche croate. Mentre attendo con gioia questo incontro, vi invito a pregare affinché il mio viaggio in quella cara terra porti molti frutti spirituali e le famiglie cristiane siano sale della terra e luce del mondo. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Piccole Suore Missionarie della Carità, di San Luigi Orione, che stanno celebrando il Capitolo generale, ed auguro loro di essere sempre più fedeli al carisma del Fondatore, per rispondere con coraggio alle nuove povertà. Saluto i partecipanti al pellegrinaggio promosso dalle Suore degli Angeli-Adoratrici della Santissima Trinità, in occasione della beatificazione di suor Maria Serafina del Sacro Cuore, e li invito ad imitare la nuova Beata nel rispondere con prontezza alla chiamata di Dio alla santità nelle ordinarie circostanze della vita. Saluto i ragazzi del Coretto della Parrocchia di S. Giorgio, in Chirignago, esortandoli a proseguire con impegno la loro importante attività di animazione liturgica attraverso il canto.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Iniziamo proprio oggi il mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Soffermiamoci spesso a contemplare questo profondo mistero dell'Amore divino. Voi, cari giovani, alla scuola del Cuore di Cristo imparate ad assumere con serietà le responsabilità che vi attendono. Voi, cari malati, trovate in questa sorgente infinita di misericordia il coraggio e la pazienza per compiere la volontà di Dio in ogni situazione. E voi, cari sposi novelli, restate fedeli all’amore di Dio e testimoniatelo con il vostro amore coniugale.















COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: UDIENZA AL GOVERNATORE GENERALE DELL’AUSTRALIA



Oggi il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. la Sig.ra Quentin Bryce, Governatore Generale dell’Australia, la quale, successivamente, si è incontrata con Sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui si sono ricordati il contributo della Chiesa cattolica alla società australiana, l’accoglienza dei rifugiati ed altri temi di mutuo interesse. Ci si è inoltre soffermati sull’attuale situazione internazionale e regionale, con particolare riferimento ai disastri naturali e alle problematiche ambientali, nonché al dialogo interreligioso.

+PetaloNero+
00Friday, June 3, 2011 6:14 PM
LE UDIENZE


Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Mahmoud Abbas (Abu Mazen), Presidente dell’Autorità Palestinese, e Seguito.






RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI MONTPELLIER (FRANCIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Montpellier (Francia), presentata da S.E. Mons. Guy Thomazeau, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Pierre-Marie Carré, finora Vescovo Coadiutore della medesima arcidiocesi.














COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: UDIENZA AL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ PALESTINESE




Stamani il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto S.E. il Sig. Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Palestinese, il quale successivamente si è incontrato con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati sulla travagliata situazione della Terra Santa. In particolare, si è sottolineata l’urgenza di trovare una soluzione giusta e duratura al conflitto israelo-palestinese, per assicurare il rispetto dei diritti di tutti e, quindi, il compimento delle legittime aspirazioni del Popolo palestinese ad uno Stato indipendente. Si è quindi ribadito che lo Stato d’Israele e quello Palestinese debbono presto vivere sicuri, in pace con i loro vicini e dentro confini internazionalmente riconosciuti. In tale quadro, con il sostegno della comunità internazionale ed uno spirito di cooperazione e di apertura alla riconciliazione, la Terra Santa potrà conoscere la pace.

Nell’incontro non è mancato il riferimento alla situazione delle comunità cristiane nei Territori Palestinesi e, più in generale, in Medio Oriente, e si è rilevato il contributo insostituibile che esse offrono alla costruzione della società.

Infine, si è auspicato che i lavori delle Delegazioni della Santa Sede e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina procedano fruttuosamente nell’elaborazione di un Accordo Globale tra le Parti.
+PetaloNero+
00Saturday, June 4, 2011 4:52 PM
RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DEL VESCOVO DI ABERDEEN (SCOZIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aberdeen (Scozia), presentata da S.E. Mons. Peter Anthony Moran, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Aberdeen (Scozia) il Rev.do Padre Hugh Gilbert, O.S.B., finora Abate del monastero di Pluscarden.

Rev.do Padre Hugh Gilbert, O.S.B.

Il Rev.do Padre Hugh Gilbert, O.S.B., è nato a Emsworth Hants, in Inghilterra, il 15 marzo 1952 da famiglia anglicana. È stato ricevuto nella Chiesa Cattolica a 18 anni, la vigilia di Natale del 1970. Educato in varie scuole a Londra, ha poi frequentato il King's College dell'Università di Londra conseguendovi il Baccalaureato in Storia nel 1974.

Entrato nel monastero di Pluscarden in Scozia, è stato successivamente inviato a Fort Augustus Abbey per gli studi e la preparazione al sacerdozio. Ha emesso la professione monastica solenne nel 1979 ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1982.

A Pluscarden, nel 1984, è diventato Sotto-Priore e Vice Maestro dei novizi; nel 1985 Maestro dei novizi. Nominato Priore nel novembre 1990, è stato eletto Abate del monastero il 29 ottobre 1992 e benedetto l'8 dicembre dello stesso anno.

È stato membro del Consiglio dell'Unione dei Superiori monastici dal 1993 al 1997 e dell'Abbot Visitor's Council dal 1995 ad oggi.



NOMINA DI AUSILIARE DI MÉXICO (MESSICO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare di México (Messico) il Rev.do Crispin Ojeda Márquez, del clero della diocesi di Colima, assegnandogli la sede titolare di Dumio.

Rev.do Crispin Ojeda Márquez

Il Rev.do Crispin Ojeda Márquez è nato il 19 marzo 1952 a Tecomán, diocesi di Colima.

È stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 1979.

Ha conseguito la Licenza in Filosofia presso l’Università Gregoriana in Roma.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti ministeri: Professore nel seminario diocesano, Delegato Vescovile per gli Istituti di Vita Consacrata, Rettore del Seminario Maggiore di Colima.

Attualmente è parroco della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria in Colima e Coordinatore della Zona Pastorale Centro.



NOMINA DI AUSILIARE DI TLALNEPANTLA (MESSICO)

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di Tlalnepantla (Messico) il Rev.do Efraín Mendoza Cruz, Rettore del Seminario Maggiore della medesima arcidiocesi, assegnandogli la sede titolare di Cubda.

Rev.do Efraín Mendoza Cruz

Il Rev.do Efraín Mendoza Cruz è nato il 24 novembre 1959 a Tlalnepantla (Messico). Compiuti gli studi di Filosofia e Teologia ha ottenuto un Diploma in Pastorale Sociale (presso l’IMDOSOC) e in Catechesi (presso l’ITEPAL).

È stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1988.

Come sacerdote ha ricoperto i seguenti ministeri: Formatore nel Seminario minore e maggiore, Parroco in varie parrocchie, Coordinatore della Pastorale Profetica Diocesana e della Provincia Ecclesiastica. È stato, inoltre, Vicario Episcopale della III Zona Pastorale di Tlalnepantla.

Attualmente è Rettore del Seminario Maggiore di Tlalnepantla.



NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI CONCLUSIVE DELL’ANNO GIUBILARE NEL 500° ANNIVERSARIO DELL’EREZIONE CANONICA DELLE PRIME CIRCOSCRIZIONI ECCLESIASTICHE DELLE AMERICHE: SANTO DOMINGO E LA VEGA (REPUBBLICA DOMINICANA) E SAN JUAN DE PUERTO RICO (PORTO RICO) (7 E 8 AGOSTO 2011)

Il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Carlos Amigo Vallejo, Arcivescovo emerito di Sevilla, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive dell’Anno Giubilare nel 500° anniversario dell’erezione canonica delle prime circoscrizioni ecclesiastiche delle Americhe: Santo Domingo e La Vega (Repubblica Dominicana) e San Juan de Puerto Rico (Porto Rico), in programma il 7 e l’8 agosto 2011.
+PetaloNero+
00Monday, June 6, 2011 4:46 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN UNGHERIA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Ungheria S.E. Mons. Alberto Bottari de Castello, Arcivescovo titolare di Oderzo, finora Nunzio Apostolico in Giappone.
+PetaloNero+
00Tuesday, June 7, 2011 4:55 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


CELEBRAZIONE EUCARISTICA DELLA DOMENICA DI PENTECOSTE


Il 12 giugno 2011, Domenica di Pentecoste, alle ore 9.30, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà nella Basilica Vaticana la Santa Messa della Solennità.
+PetaloNero+
00Wednesday, June 8, 2011 5:02 PM
RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DEL VESCOVO DI CAMPOS (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Campos (Brasile), presentata da S.E. Mons. Roberto Gomes Guimarães, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Campos (Brasile) S.E. Mons. Roberto Francisco Ferrería Paz, finora Vescovo titolare di Accia ed Ausiliare di Niterói.

S.E. Mons. Roberto Francisco Ferrería Paz

S.E. Mons. Roberto Francisco Ferrería Paz è nato il 5 giugno 1953 a Montevideo, in Uruguay. Da molti anni è cittadino brasiliano. Ha compiuto gli studi di filosofia presso il Seminario maggiore di Porto Alegre e quelli di teologia prima presso l’Istituto di Teologia della Pontificia Università Cattolica di Porto Alegre e poi presso l’Istituto Teologico dell’arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro. Ha ottenuto anche una specializzazione in Storia presso l’Università di Montevideo e di Diritto Canonico presso l’Istituto Superiore di Diritto Canonico di Rio de Janeiro.

Il 16 dicembre 1989 è stato ordinato sacerdote ed incardinato nel clero di Porto Alegre. In quest’arcidiocesi ha svolto le seguenti attività: Vicario parrocchiale della Parrocchia São Luiz Gonzaga (1990-1991); Professore di Diritto Canonico nella Pontificia Università Cattolica e nel Seminario maggiore di Viamão (1990-1996) e successivamente professore della stessa disciplina nei corsi di specializzazione dell’Università; Parroco della Parrocchia Nossa Senhora da Paz (1992-2007); Giudice del Tribunale Ecclesiastico (1990-2006); Assistente Spirituale Arcidiocesano del Movimento Encontro de Casais com Cristo (dal 1995); Coordinatore Pastorale del Vicariato della Cultura (dal 2001); Vicario Giudiziale del Tribunale Interdiocesano Regionale di II Istanza (dal 2006); Responsabile per il settore dell’ecumenismo e del dialogo inter-religioso; Presidente della Commissione arcidiocesana per le Comunicazioni Sociali; Supervisore teologico del Giornale Novo Milênio e membro del Collegio dei Consultori.

Il 19 dicembre 2007 è stato nominato Vescovo titolare di Accia ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Niterói e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 22 febbraio 2008.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI BARRA DO PIRAÍ (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Barra do Piraí - Volta Redonda (Brasile), presentata da S.E. Mons. João Maria Messi, O.S.M., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Barra do Piraí - Volta Redonda (Brasile) S.E. Mons. Francisco Biasin, trasferendolo dalla sede di Pesqueira.

S.E. Mons. Francisco Biasin

S.E. Mons. Francisco Biasin è nato ad Arzercavalli, nella diocesi di Padova (Italia) il 6 settembre 1943. Dopo gli studi di Filosofia e Teologia compiuti nel Seminario diocesano di Padova ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 20 aprile 1968. Ha, poi, seguito il corso di specializzazione in catechesi presso i Salesiani a Milano (1969-1971).

Come sacerdote a Padova, ha svolto gli incarichi seguenti: Vice Parroco di Fossò, Assistente Ecclesiastico dell’Azione Cattolica del Decanato e Professore di religione in Scuole Statali (1968-1972).

Inviato come sacerdote Fidei donum in Brasile, ha lavorato in diverse diocesi dello Stato di Rio de Janeiro, svolgendo gli incarichi di: Parroco della Parrocchia di São Sebastião a Duque de Caxias (1972-1985); Parroco della Cattedrale, Vicario Generale di Duque de Caxias e Membro dell’équipe dirigente della Commissione Regionale dei Presbiteri della CNBB (1985-1990); Vice Parroco della Parrocchia Nossa Senhora da Guía nella diocesi di Itaguaí (1990); Direttore Spirituale e Professore di Pastorale e Teologia Spirituale nel Seminario Interdiocesano Paolo VI a Nova Iguaçu (1991-2003); Vicario Generale della diocesi di Itaguaí (1991-1998); Coordinatore diocesano per la Pastorale della diocesi di Itaguaí (1991-2002); Parroco della Parrocchia di Santa Teresinha a Itaguaí (1994-2000); Amministratore diocesano di Itaguaí (1998); Coordinatore, Professore ed Animatore del Corso di iniziazione alla teologia per i laici della diocesi di Itaguaí (1998-2000); Parroco della Parrocchia Nossa Senhora da Guía a Mangaratiba (2001-2003).

Rientrato in Italia, ha ricoperto gli incarichi di Responsabile dell’Ufficio Missionario diocesano e di Direttore delle Pontificie Opere Missionarie della diocesi di Padova (2003).

Il 23 luglio 2003 è stato nominato Vescovo di Pesqueira ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 12 ottobre successivo.


NOMINA DEL VESCOVO DI TIBÚ (COLOMBIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Tibú (Colombia) il Rev.do Padre Omar Alberto Sánchez Cubillos, O.P., finora Superiore del Convento Cristo Re a Bucaramanga (Colombia).

Rev.do P. Omar Alberto Sánchez Cubillos, O.P.

Il Rev.do P. Omar Alberto Sánchez Cubillos, O.P., è nato a Cogua, diocesi di Zipaquirá, il 20 settembre 1963. Ha compiuto gli studi ecclesiastici nello Studium Generale dell’Ordine dei Frati Predicatori in Colombia. Ha ottenuto la Licenza in Filosofia e Scienze Religiose presso l'Università S. Tommaso di Bogotá, la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino di Roma e la specializzazione in Gerencia de Instituciones de Educación Superior presso l'Università S. Tommaso di Bogotá.

Ha emesso la professione religiosa solenne il 2 febbraio 1989 ed è stato ordinato sacerdote il 17 febbraio 1990.

Ha svolto successivamente i seguenti incarichi: Professore dell’Università S. Tommaso di Bogotá, Parroco di San Luis Bertrán a Barranquilla, Fondatore della Comunità Domenicana e Direttore del Centro di Educación a distancia a Villavicencio, Presidente del Consiglio Direttivo della Corporazione Domenicana Opción Vida, Justicia y Paz, Consigliere Provinciale della Provincia San Luis Bertrán del suo Ordine in Colombia, Priore del Convento di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirá e Rettore del Santuario Mariano Nazionale, Superiore della Casa José de Calasanz a Villavicencio e Priore del Convento Cristo Re a Bucaramanga.































L’UDIENZA GENERALE




L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sul suo recente Viaggio Apostolico in Croazia.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Oggi vorrei parlarvi della Visita pastorale in Croazia, che ho compiuto sabato e domenica scorsi. Un viaggio apostolico breve, svoltosi interamente nella capitale Zagabria, eppure ricco di incontri e soprattutto di intenso spirito di fede, dal momento che i Croati sono un popolo profondamente cattolico. Rinnovo il mio più vivo ringraziamento al Cardinale Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, a Mons. Srakić, Presidente della Conferenza Episcopale, e agli altri Vescovi della Croazia, come pure al Presidente della Repubblica, per la calorosa accoglienza che mi hanno riservato. La mia riconoscenza va a tutte le Autorità civili e a quanti hanno collaborato in diversi modi a tale evento, in modo speciale alle persone che hanno offerto per questa intenzione preghiere e sacrifici.

"Insieme in Cristo": questo è stato il motto della mia visita. Esso esprime innanzitutto l’esperienza di ritrovarsi tutti uniti nel nome di Cristo, l’esperienza dell’essere Chiesa, manifestata dal radunarsi del Popolo di Dio intorno al Successore di Pietro. Ma "Insieme in Cristo" aveva, in questo caso, un particolare riferimento alla famiglia: infatti, l’occasione principale della mia Visita era la Iª Giornata Nazionale delle famiglie cattoliche croate, culminata nella Concelebrazione eucaristica di domenica mattina, che ha visto la partecipazione, nell’area dell’Ippodromo di Zagabria, di un grande moltitudine di fedeli. E’ stato per me molto importante confermare nella fede soprattutto le famiglie, che il Concilio Vaticano II ha chiamato "chiese domestiche" (cfr Lumen gentium, 11). Il beato Giovanni Paolo II, il quale ha visitato ben tre volte la Croazia, ha dato grande risalto al ruolo della famiglia nella Chiesa; così, con questo viaggio, ho voluto dare continuità a questo aspetto del suo Magistero. Nell’Europa di oggi, le Nazioni di solida tradizione cristiana hanno una speciale responsabilità nel difendere e promuovere il valore della famiglia fondata sul matrimonio, che rimane comunque decisiva sia nel campo educativo sia in quello sociale. Questo messaggio aveva dunque una particolare rilevanza per la Croazia, che, ricca del suo patrimonio spirituale, etico e culturale, si appresta ad entrare nell’Unione Europea.

La Santa Messa è stata celebrata nel peculiare clima spirituale della novena di Pentecoste. Come in un grande "cenacolo" a cielo aperto, le famiglie croate si sono radunate in preghiera, invocando insieme il dono dello Spirito Santo. Questo mi ha dato modo di sottolineare il dono e l’impegno della comunione nella Chiesa, come pure di incoraggiare i coniugi nella loro missione. Ai nostri giorni, mentre purtroppo si constata il moltiplicarsi delle separazioni e dei divorzi, la fedeltà dei coniugi è diventata di per se stessa una testimonianza significativa dell’amore di Cristo, che permette di vivere il Matrimonio per quello che è, cioè l’unione di un uomo e di una donna che, con la grazia di Cristo, si amano e si aiutano per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. La prima educazione alla fede consiste proprio nella testimonianza di questa fedeltà al patto coniugale: da essa i figli apprendono senza parole che Dio è amore fedele, paziente, rispettoso e generoso. La fede nel Dio che è Amore si trasmette prima di tutto con la testimonianza di una fedeltà all’amore coniugale, che si traduce naturalmente in amore per i figli, frutto di questa unione. Ma questa fedeltà non è possibile senza la grazia di Dio, senza il sostegno della fede e dello Spirito Santo. Ecco perché la Vergine Maria non cessa di intercedere presso il suo Figlio affinché – come alle nozze di Cana – rinnovi continuamente ai coniugi il dono del "vino buono", cioè della sua Grazia, che permette di vivere in "una sola carne" nelle diverse età e situazioni della vita.

In questo contesto di grande attenzione alla famiglia, si è collocata molto bene la Veglia con i giovani, avvenuta la sera di sabato nella Piazza Jelačić, cuore della città di Zagabria. Là ho potuto incontrare la nuova generazione croata, e ho percepito tutta la forza della sua fede giovane, animata da un grande slancio verso la vita e il suo significato, verso il bene, verso la libertà, vale a dire verso Dio. E’ stato bello e commovente sentire questi giovani cantare con gioia ed entusiasmo, e poi, nel momento dell’ascolto e della preghiera, raccogliersi in profondo silenzio! A loro ho ripetuto la domanda che Gesù fece ai suoi primi discepoli: "Che cosa cercate?" (Gv 1,38), ma ho detto loro che Dio li cerca prima e più di quanto essi stessi cerchino Lui. E’ questa la gioia della fede: scoprire che Dio ci ama per primo! E’ una scoperta che ci mantiene sempre discepoli, e quindi sempre giovani nello spirito! Questo mistero, durante la Veglia, è stato vissuto nella preghiera di adorazione eucaristica: nel silenzio, il nostro essere "insieme in Cristo" ha trovato la sua pienezza. Così il mio invito a seguire Gesù è stato un’eco della Parola che Lui stesso rivolgeva al cuore dei giovani.

Un altro momento che possiamo dire di "cenacolo" è stata la Celebrazione dei Vespri nella Cattedrale, con i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i giovani in formazione nei Seminari e nei Noviziati. Anche qui, in modo particolare, abbiamo sperimentato il nostro essere "famiglia" come comunità ecclesiale. Nella Cattedrale di Zagabria si trova la monumentale tomba del beato Cardinale Alojzije Stepinac, Vescovo e Martire. Egli, in nome di Cristo, si oppose con coraggio prima ai soprusi del nazismo e del fascismo e, dopo, a quelli del regime comunista. Fu imprigionato e confinato nel villaggio natio. Creato Cardinale dal Papa Pio XII, morì nel 1960 per una malattia contratta in carcere. Alla luce della sua testimonianza, ho incoraggiato i Vescovi e i presbiteri nel loro ministero, esortandoli alla comunione e allo slancio apostolico; ho riproposto ai consacrati la bellezza e la radicalità della loro forma di vita; ho invitato i seminaristi, i novizi e le novizie a seguire con gioia Cristo che li ha chiamati per nome. Questo momento di preghiera, arricchito dalla presenza di tanti fratelli e sorelle che hanno dedicato la vita al Signore, è stato per me di grande conforto, e prego perché le famiglie croate siano sempre terreno fertile per la nascita di numerose e sante vocazioni al servizio del Regno di Dio.

Molto significativo è stato anche l’incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale ed imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i Leaders religiosi, radunati nel Teatro Nazionale di Zagabria. In quel contesto, ho avuto la gioia di rendere omaggio alla grande tradizione culturale croata, inseparabile dalla sua storia di fede e dalla presenza viva della Chiesa, promotrice lungo i secoli di molteplici istituzioni e soprattutto formatrice di illustri ricercatori della verità e del bene comune. Tra questi ho ricordato in particolare il gesuita Padre Ruđer Bošković, grande scienziato di cui ricorre quest’anno il terzo centenario della nascita. Ancora una volta è apparsa evidente a tutti noi la più profonda vocazione dell’Europa, che è quella di custodire e rinnovare un umanesimo che ha radici cristiane e che si può definire "cattolico", cioè universale ed integrale. Un umanesimo che pone al centro la coscienza dell’uomo, la sua apertura trascendente e al tempo stesso la sua realtà storica, capace di ispirare progetti politici diversificati ma convergenti alla costruzione di una democrazia sostanziale, fondata sui valori etici radicati nella stessa natura umana. Guardare all’Europa dal punto di vista di una Nazione di antica e solida tradizione cristiana, che della civiltà europea è parte integrante, mentre si appresta ad entrare nell’Unione politica, ha fatto sentire nuovamente l’urgenza della sfida che interpella oggi i popoli di questo Continente: quella, cioè – di non avere paura di Dio, del Dio di Gesù Cristo, che è Amore e Verità, e non toglie nulla alla libertà ma la restituisce a se stessa e le dona l’orizzonte di una speranza affidabile.

Cari amici, ogni volta che il Successore di Pietro compie un viaggio apostolico, tutto il corpo ecclesiale partecipa in qualche modo del dinamismo di comunione e di missione proprio del suo ministero. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto con la preghiera, ottenendo che la mia visita pastorale si svolgesse ottimamente. Ora, mentre ringraziamo il Signore per questo grande dono, chiediamo a Lui, per intercessione della Vergine Maria, Regina dei Croati, che quanto ho potuto seminare porti frutti abbondanti, per le famiglie croate, per l’intera Nazione e per tutta l’Europa.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, Ensemble dans le Christ, telle était la devise de la visite apostolique que je viens d’accomplir en Croatie. Lors de la messe pour la journée nationale des familles, j’ai rappelé la responsabilité de l’Europe à promouvoir et à défendre la famille, notamment dans les domaines éducatif et social. J’ai aussi voulu encourager les conjoints dans leur mission, soulignant combien leur fidélité est un témoignage éloquent de l’amour du Christ. Dans ce témoignage les enfants apprennent sans paroles que Dieu est amour fidèle, patient, respectueux et généreux. Mais cette fidélité n’est pas possible sans la grâce de Dieu, sans le soutien de la foi et de l’Esprit Saint. Aux jeunes rassemblés pour la veillée, j’ai répété la question de Jésus aux disciples : « Que cherchez-vous ? », tout en leur rappelant que Dieu nous cherche le premier. C’est cela la joie de la foi : découvrir que Dieu nous aime le premier. À la lumière du témoignage du Cardinal Alojzije Stepinac, j’ai aussi encouragé les Évêques et les prêtres dans leur ministère, les invitant à la communion et à un nouvel élan apostolique. Lors de la rencontre avec les Représentants de la société civile, j’ai rappelé la vocation fondamentale de l’Europe qui est de garder et de renouveler un humanisme qui a des racines chrétiennes, et qui est donc aussi universel et intégral. Chers amis, je vous invite à prier la Vierge Marie pour que ce voyage porte des fruits abondants !

Je salue les pèlerins francophones, particulièrement les Petites Sœurs de Jésus et le groupe de l’Aide à l’Église en détresse, ainsi que les pèlerins de France et de Suisse. Puissiez-vous découvrir la joie de la foi en vous laissant aimer par le Christ ! Bonne préparation à la fête de la Pentecôte !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

My recent Pastoral Visit to Croatia celebrated the First National Day of Croatian Catholic Families with a joyful Mass in the Zagreb Hippodrome. The motto of the Visit – Together in Christ – highlighted the special mission of the family in bearing witness to Christ. Croatia’s culture has been deeply shaped by the Catholic faith; thus, together with other European nations it has a particular responsibility to promote the fundamental role of the family in education and social life. During the evening Vigil in Jelačić Square, I invited young Croatians to seek Christ as the fulfilment of their quest for love and true freedom. At Sunday Vespers in Zagreb Cathedral I spoke words of encouragement to my brother bishops and priests, and to the many young seminarians and religious. Finally, in my address to the world of culture I spoke of the importance of renewing that humanism rooted in Christianity which can contribute much to the growth of a sound democratic system based on universal ethical values. With deep gratitude to all who assisted in my Visit, I commend the nation and its families to the prayers of Mary, Queen of Croatia.

I am pleased to greet the members of the seminar on Christianity and Culture sponsored by Seton Hall University. I also welcome the Council of International Catholic Charismatic Renewal Services. My greeting also goes to the International Leadership Program for Lasallian Universities, to the Sisters of Saint Paul of Chartres, and to the delegates to the World Congress on Menopause. Upon all present, especially the pilgrims from England, Ireland, South Africa, Australia, India, Singapore, the Philippines and the United States, I invoke God’s blessings of lasting joy and peace.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Audienz möchte ich eine kurze Rückschau auf die Apostolische Reise nach Kroatien halten. Ich denke gerne an eine Reihe eindrucksvoller Begegnungen zurück und möchte dem ganzen kroatischen Volk noch einmal herzlich für den begeisterten Empfang und die aufmerksame Gastfreundschaft danken. In froher Erinnerung bleibt mir die Jugendvigil und die feierliche Vesper mit den Bischöfen, Priestern und Ordensleuten wie auch das Treffen mit Vertretern der Zivilgesellschaft. Der ganze Pastoralbesuch stand unter dem Motto »Gemeinsam in Christus«. Dabei dachten wir besonders an die Familien; denn der eigentliche Anlaß meines Kommens war der I. Nationale Familientag der kroatischen Katholiken, der am Sonntag mit der Meßfeier im Zagreber Hippodrom seinen Höhepunkt fand. Ich wollte als Nachfolger Petri die Familien bestärken, gemeinsam mit Christus zu leben und »Hauskirchen« zu sein. In einer Zeit vermehrter Ehescheidungen ist die Treue der Eheleute ein um so bedeutsameres Zeichen der Liebe Christi und seiner Treue, zu der er uns wiederum fähig macht. Mit seiner Gnade kann es den Eheleuten gelingen, sich in Freude und Leid ein ganzes Leben zu lieben und einander beizustehen. Diese Liebe findet in den Kindern ihren wunderbaren und sichtbaren Ausdruck. Wir haben die Jungfrau Maria angerufen, daß sie allen Ehepaaren wie bei der Hochzeit zu Kana den »guten Wein«, das heißt die Gnade dieser frohmachenden und unvergänglichen Liebe erbitte, um auch in schweren Zeiten gleichsam »ein Fleisch zu sein« und treu zueinander zu stehen.

Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Mein ganz besonderer Dank gilt all jenen, die diese Reise nach Kroatien im Gebet begleitet haben, damit der ausgestreute Same vielfältige Frucht bringt. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt in Rom und gesegnete Pfingsten.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy quiero hablarles de mi viaje apostólico a Croacia. Con el lema "Juntos en Cristo", he realizado está visita para expresar no sólo la experiencia de unidad en el nombre del Señor, manifestada en el encuentro del Pueblo de Dios junto al Sucesor de Pedro, sino también el valor de la familia con ocasión de la celebración de la primera Jornada Nacional de las familias católicas croatas. Con gran gozo me he reunido con los diversos estamentos eclesiales y civiles, confirmando así en la fe a la familia croata. He rendido un homenaje a la gran tradición cultural de ese amado país, en el que, a lo largo de los siglos, la Iglesia ha sido promotora de múltiples instituciones y ha formado ilustres buscadores de la verdad y del bien común. Una vez más, en Croacia, se hizo visible la profunda vocación que tiene Europa de cuidar y renovar un humanismo con hondas raíces cristianas; que sea fiel al hombre en su apertura trascendente y al mismo tiempo en su realidad histórica; y que sea además capaz de inspirar proyectos políticos diversificados, pero convergentes, para la construcción de una democracia sustancial, fundada sobre los valores éticos arraigados en la misma naturaleza humana. Agradezco a los que me han acompañado y sostenido con la oración en este viaje realizado con gran satisfacción.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos de España, Puerto Rico, Costa Rica, México, Perú, Argentina y otros países Latinoamericanos. Os invito a dar gracias al Señor por esta visita apostólica a Croacia, y a rogar, por intercesión de Santa María Virgen, que cuanto he podido sembrar en estos días genere frutos abundantes para las familias croatas, para esa noble Nación y para toda Europa. Muchas gracias.


○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

Hoje gostaria de comentar brevemente a minha Visita Pastoral à Croácia, realizada no sábado e domingo passados, tendo como lema "juntos em Cristo". O motivo principal da visita era a Primeira Jornada Nacional das famílias católicas croatas, cujo ponto culminante foi a celebração eucarística dominical, no hipódromo de Zagreb. Vivida no contexto da novena de Pentecostes, o clima espiritual se assemelhava a um grande cenáculo, com as famílias invocando juntas o dom do Espírito Santo. No dia anterior, ao entardecer, houve uma vigília com os jovens. Propus-lhes a pergunta que Jesus fez aos seus primeiros discípulos: "Que procurais?", lembrando-lhes que a alegria da fé é descobrir que Deus é o primeiro a amar-nos. Outros dois momentos importantes da minha visita foram a celebração das vésperas na Catedral, com os bispos, sacerdotes, religiosos, seminaristas e noviços, e o Encontro no Teatro Nacional de Zagreb com expoentes ilustres da sociedade civil e religiosa, aos quais, falando da grande tradição cultural croata, recordei a profunda vocação da Europa de zelar e renovar um humanismo que possui raízes cristãs.

Amados peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos saúdo com grande afeto e alegria, de modo especial a quantos vieram de Portugal e do Brasil com o desejo de encontrar o Sucessor de Pedro. Desça a minha bênção sobre vós, vossas famílias e comunidades. Ide em paz!



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua polacca

Drodzy polscy pielgrzymi, w dniach poprzedzających uroczystość zesłania Ducha Świętego w sposób szczególny prosimy o Jego dary mądrości, rozumu, rady, męstwa, umiejętności, pobożności, bojaźni Pańskiej i wszystkie inne jakie przynosi nam Pocieszyciel, jako owoce paschalnego misterium Chrystusa. Niech Boży Duch pogłębia w nas wiarę, budzi nadzieję i rozpala miłość. Niech Bóg wam błogosławi!

[Cari pellegrini polacchi, nei giorni che precedono la solennità della Pentecoste chiediamo in modo particolare i doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, scienza, consiglio, fortezza, pietà, timor di Dio e tutti gli altri che ci porta il Consolatore come frutti del mistero pasquale di Cristo. Lo Spirito di Dio rafforzi la nostra fede, risvegli la speranza e infuochi l’amore. Dio vi benedica!]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne z Bolerázu, ako aj študentov Filozofickej fakulty Katolíckej univerzity z Ružomberka a skupinu františkánskych terciárov z Bratislavy. Bratia a sestry, ďakujem vám za modlitby a pozornosť, ktorými ste ma sprevádzali počas apoštolskej cesty v Chorvátsku. Zo srdca vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini della Slovacchia, specialmente a quelli provenienti da Boleráz, come pure agli studenti della Facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Ružomberok e al gruppo dei terziari francescani di Bratislava. Fratelli e sorelle, vi ringrazio per le preghiere e l’attenzione con le quali mi avete accompagnato durante il viaggio Apostolico in Croazia. Di cuore vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le Famiglie religiose che stanno celebrando in questi giorni i rispettivi Capitoli Generali. Saluto voi, Suore di Maria Bambina, e mi unisco con gioia alla vostra gratitudine a Dio per i doni ricevuti in questo tempo durante il quale avete riflettuto insieme sul presente e il futuro del vostro Istituto; le Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa vi ottengano il dono di una sempre più feconda e lieta adesione ai consigli evangelici. Saluto voi, Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento, e vi esorto a trasmettere sempre con la vita la gioia della corrispondenza generosa e fedele alla divina chiamata. Saluto voi, Suore Scolastiche Francescane di Cristo Re, e vi assicuro il mio orante ricordo perché possiate proseguire con entusiasmo la vostra testimonianza e il vostro apostolato.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli presenti. Domenica prossima celebreremo la solennità di Pentecoste. Vi esorto, cari giovani, ad invocare frequentemente lo Spirito Santo, che vi rende intrepidi testimoni di Cristo. Lo Spirito Consolatore aiuti voi, cari malati, ad accogliere con fede il mistero del dolore e ad offrirlo per la salvezza di tutti gli uomini; e sostenga voi, cari sposi novelli, nel costruire la vostra famiglia sul solido fondamento del Vangelo.

+PetaloNero+
00Thursday, June 9, 2011 5:00 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Ambasciatori di: Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi;

S.E. il Sig. Luiz Felipe de Seixas Corrêa, Ambasciatore del Brasile, con la Consorte, in visita di congedo.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Malayappan Chinappa, S.D.B., Arcivescovo di Madras and Mylapore (India), in Visita "ad Limina Apostolorum",

con il Vescovo Ausiliare:

S.E. Mons. Lawrence Pius Dorairaj, Vescovo tit. di Absasalla;

S.E. Mons. Peter Fernando, Arcivescovo di Madurai (India), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons Antony Anandarayar, Arcivescovo di Pondicherry and Cuddalore (India), in Visita "ad Limina Apostolorum".













RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’AUSILIARE DI HONIARA (ISOLE SALOMONE)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Honiara (Isole Salomone) S.E. Mons. John Doaninoel, S.M., trasferendolo dall’ufficio di Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Rabaul (Papua Nuova Guinea).

















LE LETTERE CREDENZIALI DEGLI AMBASCIATORI DI: MOLDOVA, GUINEA EQUATORIALE, BELIZE, SIRIA, GHANA, NUOVA ZELANDA





Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, le Loro Eccellenze i Signori Ambasciatori di: Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda.

Di seguito pubblichiamo i discorsi consegnati dal Papa agli Ambasciatori degli Stati sopra elencati, nonché i cenni biografici essenziali di ciascuno:


DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI MOLDOVA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIGNOR STEFAN GORDA

Monsieur l'Ambassadeur,

Je suis heureux de vous accueillir ce matin, au moment où vous présentez les Lettres qui vous accréditent en qualité d'Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de la République de Moldavie près le Saint-Siège. Je vous remercie pour les paroles aimables que vous m’avez adressées. En retour, je vous saurai gré de bien vouloir exprimer à Monsieur Marian Lupu, Président par interim de la République de Moldavie, les vœux cordiaux que je forme pour sa personne, ainsi que pour l’ensemble du peuple moldave.

2011 marque le 20ème anniversaire de l’indépendance de votre pays. Il est possible maintenant de voir ce qui a été réalisé et ce qui demeure encore à construire. Dans votre discours, vous avez fort justement souligné les épreuves qu’a dû affronter votre nation et l’intense espoir qui règne parmi la population pour régler les problèmes économiques et ceux d’unité nationale. Il est évident que l’unité dans la paix et dans la sérénité est un facteur qui favorise le développement économique et social mais ce développement a aussi un effet positif pour la réalisation de l’unité. Je prie afin que des solutions durables soient trouvées pour le bien de tous à travers une juste médiation politique et la sauvegarde des différentes identités. Votre peuple a écrit des pages glorieuses dans l’histoire du continent européen. Que ce passé inspire votre présent !

Votre pays désire aller de l’avant. Il s’est fixé des priorités économiques bien compréhensibles et nécessaires, mais celles-ci doivent respecter également les intérêts de la souveraineté nationale, et contribuer au bien-être de toutes les composantes de votre société, cherchant à éviter des dérives qui ne favorisent que les uns au détriment des autres. Pour contribuer à atteindre cet objectif, votre pays souhaite établir des relations étroites avec l’Union Européenne. Il est bon que la Moldavie ait le désir de revenir dans la maison européenne commune, mais cette recherche légitime ne peut se faire que dans le respect des valeurs positives de votre pays. Elle ne doit pas être déterminée uniquement par l’économie et le bien-être matériel. L’idéologisation de ces deux éléments dans le passé indique les écueils à éviter. Car ils peuvent conduire à l’abdication unilatérale des valeurs séculaires de votre culture. Cette adhésion, qui est un élément important, ne sera authentique que si l’Union Européenne reconnaît l’apport spécifique que la Moldavie peut donner pour pouvoir aller ensemble vers un futur riche de l’identité de chaque Nation. A cause de sa tradition et de sa foi chrétienne, la Moldavie peut aider courageusement l’Union Européenne à redécouvrir ce qu’elle ne veut plus voir et nie même. Par ailleurs, la paix, la justice et la prospérité de la Moldavie qui résulteront certainement de la réalisation de ses aspirations européennes ne seront effectives que si elles sont vécues par chacun de vos concitoyens dans la recherche du bien commun et dans un souci éthique permanent. Parmi ces valeurs essentielles, se trouvent les valeurs religieuses.

Les relations diplomatiques entre la Moldavie et le Saint-Siège établies il y a 18 ans sont harmonieuses et je m’en félicite. Elles le sont à cause de la foi chrétienne qui habite votre Nation et ses habitants, et je rends hommage à l’ensemble de l’Église orthodoxe. Elle a toujours partagé avec l’Église catholique la nécessité de défendre les valeurs religieuses et culturelles contre le matérialisme ambiant et le relativisme qui met en discussion la contribution chrétienne à la vie et à la société. Puissent les relations fraternelles entre les fidèles orthodoxes et catholiques s’approfondir. Ces rapports de respect et d’amitié réciproques sont un témoignage d’amour qui indique que par-delà les divisions et ses conséquences, les cœurs peuvent s’ouvrir à la réconciliation, à la solidarité et à la fraternité.

Les fidèles de l’Église catholique en Moldavie sont peu nombreux. Je les salue, à travers vous, et plus particulièrement l’Évêque de Chisinau. Je rends grâce pour la reconnaissance juridique dont jouit l’Église catholique en Moldavie, pour son organisation progressive et pour la construction de nouvelles églises dont la cathédrale. Ces faits démontrent l’excellence du dialogue et de la collaboration entre les Institutions civiles et l’Église catholique. Nous savons tous que certains problèmes hérités d’un passé récent, doivent encore être résolus. Chercher à soigner et à refermer ces plaies est une autre manière de contribuer positivement à l’unité du pays et à son développement. Puissent les Autorités civiles avoir le courage de trouver des solutions satisfaisantes justes et équitables pour le patrimoine ecclésiastique confisqué, pour permettre à l’Église catholique de disposer des moyens pour remplir sa mission, non seulement dans le domaine religieux mais aussi dans le domaine éducatif, sanitaire et caritatif.

L’Église ne demande pas l’octroi de privilèges particuliers. Elle désire être fidèle à sa finalité propre et servir toute personne, sans distinction selon sa mission confiée par le Christ. L’heureuse intégration des catholiques dans votre pays, l’excellence des relations avec l’Église orthodoxe démontrent sa bonne volonté. Par ailleurs, de nombreux moldaves se sont établis dans des nations européennes de tradition catholique. Ils y cherchent une stabilité économique certes, mais ils y tissent également des liens avec des catholiques, approfondissant ainsi davantage les bonnes relations entre les deux Églises. Ces deux facteurs sont encourageants pour trouver d’ultérieures solutions pour renforcer plus encore l’harmonie entre l’État moldave et l’Église catholique. Ma pensée va particulièrement vers les jeunes moldaves. Je prie pour eux et désire les encourager. Je vous exprime ma joie de savoir qu’une centaine d’entre eux pourront participer pour la première fois aux Journées Mondiales de la Jeunesse, en août prochain à Madrid. Et, en octobre prochain, l’Église catholique organisera sa première Semaine Sociale. La perspective de ces deux évènements me donne grande satisfaction. Ils doivent susciter la fierté de votre pays.

Au moment où Votre Excellence inaugure officiellement ses fonctions auprès du Saint-Siège, je forme les souhaits les meilleurs pour l’heureux accomplissement de sa mission. Soyez sûr, Monsieur l'Ambassadeur, de toujours trouver auprès de mes collaborateurs l’attention et la compréhension cordiales que mérite votre haute fonction ainsi que l’affection du Successeur de Pierre pour votre pays. En invoquant l’intercession de la Vierge Marie, je prie le Seigneur de répandre d’abondantes bénédictions sur vous-même, sur votre famille et sur vos collaborateurs, ainsi que sur le peuple moldave et sur ses dirigeants.

S.E. il Signor Stefan GORDA,

Ambasciatore di Moldova presso la Santa Sede

È nato l’11 gennaio 1960.

È sposato ed ha due figli.

Laureato in Storia (Università Statale di Moldova, 1983), ha ricoperto i seguenti incarichi: Consigliere del Primo Ministro (1990-1991); Consigliere del Presidente della Repubblica (1992-1993); General Manager dell’ASCOM-Group in Uzbekistan (1994-1996); Direttore della PG Company per i programmi energetici (1997-1998); Segretario di Ambasciata in Uzbekistan (1998-1999); Direttore del Dipartimento per l’analisi politica e la pianificazione presso il Ministero degli Affari Esteri nonché coordinatore nazionale della GUUAM cooperazione (2000-2001); Consigliere di Ambasciata in Francia (2001); Vice General Manager per la cooperazione internazionale della Moldova-Kazakh Petroleum Company (2002-2005); Managing Director della ASCOM-Group per l’industria petroliera nel Kenya e nel Sudan (2005-2007); General Manager dell’ASOC Petroleum Company (2008-2010).

Dal giugno 2010 è Ambasciatore nella Repubblica Ceca, ove risiede.

Parla rumeno, russo, francese, inglese ed ucraino.

È autore di alcune pubblicazioni sulla storia moderna, sulle relazioni internazionali e la politica estera.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI GUINEA EQUATORIALE PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIGNOR NARCISO NTUGU ABESO OYANA

Señor Embajador:

1. Me es grato recibir de manos de Vuestra Excelencia las Cartas que lo acreditan como Embajador Extraordinario y Plenipotenciario de Guinea Ecuatorial ante la Santa Sede, expresándole al mismo tiempo mi más cordial bienvenida a este solemne acto.

Agradezco el gentil saludo que me transmite de parte del Señor Presidente de la República. A la vez que correspondo gustoso a esta deferencia, suplico al Omnipotente que la Misión diplomática que Vuestra Excelencia hoy comienza fortalezca ulteriormente la trayectoria de sana independencia y respeto recíproco entre la Iglesia y el Estado en su querida Nación, con la que la Santa Sede mantiene estrechas relaciones y a la que sigue con solícita atención, de la que es signo elocuente el reciente nombramiento del nuevo Obispo de Ebebiyín.

2. Señor Embajador, como ponen de manifiesto sus corteses palabras, que me han hecho sentir más cercana a su Patria, sus connacionales albergan sentimientos entrañables hacia el Sucesor de Pedro, colmados todos ellos de una devoción sentida y fiel, fruto de la pujanza y el esmero con que la semilla evangélica fue sembrada en sus nobles tierras, para arraigar hondamente en ellas y producir una espléndida cosecha tanto en el orden espiritual como material.

3. En el perfeccionamiento de la sociedad y en el despliegue de nuevas estructuras capaces de darle una trama más flexible no faltará a los hijos e hijas de Guinea Ecuatorial la presencia animadora de la Iglesia, infundiendo la luz de la fe en Cristo, que manifiesta al hombre su auténtica vocación y le ayuda a trabajar sin desfallecer por todo aquello que lo dignifica y engrandece. Esto hace abrigar la firme esperanza de que sus compatriotas, fortalecidos por esta misma fe, no vacilarán en sus propósitos de participar activa y sabiamente en la edificación de una serena y armónica convivencia. En ese clima, la persona humana podrá realizarse plenamente de acuerdo a su altísima dignidad y derechos fundamentales y germinarán copiosamente los valores esenciales de la tutela de la vida, el cuidado de la salud, el desarrollo de la educación y la solidaridad, así como la salvaguardia del medio ambiente y la ecuánime distribución de la riqueza. Todo ello es condición indispensable para avivar un verdadero progreso social, que alcance a todos, pero en especial a los más pobres y menesterosos, y al que todos puedan contribuir con su aportación adecuada, libre y responsable.

4. En este sentido, no dudo que las Autoridades de su querido País, a las que Vuestra Excelencia representa, sabrán dar cauce e interpretar las genuinas aspiraciones de vuestros compatriotas, reflejo del propio patrimonio histórico, moral y cultural, y en cuyo desarrollo y posterior consolidación en la conciencia de las personas y en la misma sociedad ha tenido también un papel de eminente significado el constante, desinteresado e intenso quehacer de la Iglesia.

A este respecto, no se puede dejar de notar con viva complacencia los esfuerzos llevados a cabo para recuperar y reestructurar muchos lugares de culto, así como las iniciativas emprendidas para mejorar las condiciones de vida de los ciudadanos, especialmente de aquellos que tienen grandes dificultades para vivir de manera digna. Animo, pues, a todos a seguir recorriendo con entusiasmo este camino, remediando las carencias sociales, económicas y culturales existentes. Por su parte, la comunidad cristiana, en el ámbito de su propia misión, continuará con un empeño renovado y generoso poniendo a disposición del pueblo ecuatoguineano su larga y fecunda experiencia en el campo de la promoción del matrimonio y la familia, la sanidad, la formación de las nuevas generaciones y el ejercicio de la caridad y la beneficencia. No podría ser de otro modo, pues la Iglesia no ignora que todo lo que favorece la concordia y la fraternidad, la erradicación de la pobreza, el incremento de la justicia y el diálogo, así como el afianzamiento del mutuo entendimiento, abre horizontes luminosos de futuro y enaltece al ser humano, de quien jamás debe olvidarse que es imagen de Dios.

5. Señor Embajador, al pedir al Todopoderoso que la alta responsabilidad que le ha sido encomendada se vea rodeada de abundantes éxitos, le aseguro que la Curia Romana y sus diferentes oficinas siempre estarán dispuestas a ayudarle en el desempeño de la misma. Sobre Vuestra Excelencia, sus familiares y colaboradores, así como sobre todos los ecuatoguineanos, invoco fervientemente pródigas bendiciones del cielo.

S.E. il Signor Narciso NTUGU ABESO OYANA,

Ambasciatore di Guinea Equatoriale presso la Santa Sede

È nato il 17 settembre 1957

È sposato.

Laureato in Scienze diplomatiche (Scuola Diplomatica di Madrid, 1981), si è specializzato in Amministrazione pubblica (Istituto di Parigi, 1983) ed in Diplomazia (Ministero degli Esteri del Cairo, 1986).

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Secondo Segretario di Ambasciata in Nigeria (1986-1990); Secondo Segretario di Ambasciata in Etiopia (1990-1997); Primo Segretario di Ambasciata negli USA (1997-1998); Primo Segretario di Ambasciata presso l’ONU a New York (1998-2000); Ambasciatore in Francia (2000-2002); Ambasciatore in Cina (2002-2010).

Attualmente è Ambasciatore in Spagna, ove risiede.

Parla spagnolo, inglese e francese.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI BELIZE PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIGNOR HENRY LLEWELLYN LAWRENCE

Mr Ambassador,

I am pleased to welcome you to the Vatican and to receive the Letters of Credence by which you have been appointed Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of Belize to the Holy See. I am grateful to you for transmitting the courteous greetings from the Governor-General, Sir Colville Young, and in return I would ask you kindly to convey my own good wishes to him and to all the people of your nation.

The Holy See values its diplomatic relations with Belize as an important means for achieving mutual cooperation for the moral and material well-being of all its citizens. With the cooperation of men and women of good will throughout Central America, the Church works to promote peace and prosperity among all the peoples of the region, even amid challenging circumstances, based upon unchanging Gospel values which have always served the people of the region well. With a special care for the poor and the weak, the Church draws attention to the dignity of man and works to foster and promote that dignity through her many social, charitable and developmental initiatives. The commitment to this activity draws strength not only from a love for the human person, but first and foremost from a profound love for God, "in whose light the identity, meaning and purpose of the person are fully understood" (World Day of Peace Message 2011, 1).

Historically, the Catholic Church in Belize has enjoyed cordial relations with the civil authorities, in an atmosphere conducive to the fulfilment of the mission entrusted to her by the Lord. Such an atmosphere is due in large part to the foundations upon which Belize was established, a basis which supports traditional Christian values and acknowledges the perennial value of authentic human rights and fundamental civil and political freedoms that promote respect for the human person, social harmony and the progress of society as a whole. Among the laws established in your country are the rights to religious freedom and freedom of worship. As I had occasion to note recently, "the right to religious freedom is rooted in the very dignity of the human person, whose transcendent nature must not be ignored or overlooked" (ibid., 2). Freedom of religion and freedom of worship allow believers to flourish as individuals and to contribute positively and fully to the life of the country in every sphere of human activity. May your country, Mr Ambassador, be an example in this regard to its neighbours and to those who would seek to diminish the consequences of such rights and their corresponding values.

The Catholic Church in Belize involves herself in society in a variety of ways, including the education of the young in cooperation with the state. In principle, education prepares individuals and draws the best from them so that they in turn may willingly contribute socially, culturally and economically to society as a whole. Religious education, and Catholic education in particular, makes its own contribution to your people’s welfare, since it "leads new generations to see others as their brothers and sisters, with whom they are called to journey and work together so that all will feel that they are living members of the one human family" (ibid., 4). Education bears fruit when based on virtue already grounded in the family, "the first cell of human society," and "the primary training ground for harmonious relations at every level of coexistence, human, national and international" (ibid.). Possessing a solid grounding in faith and virtue, intelligence and good will, the young people of Belize will be better prepared to assume the mantle of civic and social leadership, and provide for a stable, just and peaceful future for the nation.

With these sentiments, Mr Ambassador, I offer you every good wish for your new mission and assure you of the readiness of the Roman Curia to assist you in your high office. Upon you and upon all the people of Belize, I invoke Almighty God’s abundant blessings.

S.E. il Signor Henry Llewellyn LAWRENCE,

Ambasciatore di Belize presso la Santa Sede

È nato il 4 aprile 1933.

È sposato ed ha due figli.

Ha frequentato la Scuola cattolica pubblica St. Ignatius (1937-1946) e successivamente il St. John’s College (1946-1950), ottenendo i Junior and Senior Cambridge Certificates rispettivamente nel 1949 e nel 1950.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Docente presso le Scuole cattoliche di San Antonio nel Distretto Cayo di Ladyville (1951); Reporter presso il Giornale Clarion di Belize City (1952-1954); Direttore del Quotidiano Belize Biliboard (1954-1958); Fondatore della Fondazione Jake’s Service Station, a Pound Yard, Belize City (1959); Manager della Jake’s Esso Service Station a Pound Yard Bridge (1960-1970); Direttore del Settimanale Reporter (1970); Presidente della Camera di Commercio (1970-1971); Membro fondatore del Partito Liberale (1977) e del Partito Democratico Unito (UDP) (1979); Deputato dell’UDP presso il Consiglio di Belize City (1980-1983); Giudice di Pace (1984);Membro (1988-1991) e successivamente Presidente del Consiglio Amministrativo del St. John’s College (1991-1997).

Membro della Commissione Episcopale (2010), risiede in Belize.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI SIRIA PRESSO LA SANTE SEDE, S.E. IL SIGNOR HUSSAN EDIN AALA

Monsieur l’Ambassadeur,

C’est avec plaisir que je vous accueille ce matin au moment où vous présentez les Lettres qui vous accréditent en qualité d'Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de la République Arabe Syrienne près le Saint-Siège. Vous avez bien voulu me transmettre les salutations de son Excellence Monsieur le Président de la République, et je vous saurais gré de l’en remercier. A travers vous, je voudrais également saluer l’ensemble du peuple syrien, souhaitant qu’il puisse vivre dans la paix et dans la fraternité.

Comme vous l’avez souligné, Monsieur l’Ambassadeur, la Syrie est un lieu cher et significatif pour les chrétiens, dès les origines de l’Église. Depuis la rencontre du Christ ressuscité, sur le chemin de Damas, avec Paul qui deviendra l’Apôtre des Nations, nombreux sont les grands saints qui ont jalonné l’histoire religieuse de votre pays. Nombreux sont aussi les témoignages archéologiques d’églises, de monastères, de mosaïques des premiers siècles de l’ère chrétienne qui nous rattachent aux origines de l’Église. La Syrie a traditionnellement été un exemple de tolérance, de convivialité et de relations harmonieuses entre chrétiens et musulmans, et aujourd’hui les relations œcuméniques et interreligieuses sont bonnes. Je souhaite vivement que cette convivialité entre toutes les composantes culturelles et religieuses de la Nation se poursuive et se développe pour le plus grand bien de tous, renforçant ainsi une unité fondée sur la justice et la solidarité.

Toutefois, une telle unité ne peut s’édifier de manière durable que dans la reconnaissance de la centralité et de la dignité de la personne humaine. En effet, « parce qu’il est créé à l’image de Dieu, l’individu humain a la dignité de personne ; il n’est pas seulement quelque chose, mais quelqu’un, capable de se connaître, de se posséder, de se donner librement et d’entrer en communion avec d’autres personnes » (Message pour la journée mondiale de la paix, 2007, n. 2). La voie de l’unité et de la stabilité de chaque nation passe donc par la reconnaissance de la dignité inaliénable de toute personne humaine. Celle-ci doit donc être au centre des institutions, des lois et de l’action des sociétés. En conséquence, il est aussi d’une importance essentielle de privilégier le bien commun, laissant de côté les intérêts personnels ou partisans. Par ailleurs, le chemin de l’écoute, du dialogue et de la collaboration doit être reconnu comme le moyen par lequel les diverses composantes de la société peuvent confronter leurs points de vue et réaliser un consensus autour de la vérité concernant des valeurs ou des fins particulières. Il en ressortira de grands bénéfices pour les personnes individuelles et les communautés (cf. Discours à l’ONU, 18 avril 2008).

Dans cette perspective, les événements intervenus au cours des derniers mois dans certains pays du pourtour de la Méditerranée, dont la Syrie, manifestent le désir d’un avenir meilleur dans les domaines de l’économie, de la justice, de la liberté et de la participation à la vie publique. Ces événements montrent aussi l’urgente nécessité de véritables réformes dans la vie politique, économique et sociale. Toutefois, il est hautement souhaitable que ces évolutions ne se réalisent pas en termes d’intolérance, de discrimination ou de conflit, et encore moins de violence, mais en termes de respect absolu de la vérité, de la coexistence, des droits légitimes des personnes et des collectivités, ainsi que de la réconciliation. De tels principes doivent guider les Autorités, tout en tenant compte des aspirations de la société civile ainsi que des insistances internationales.

Monsieur l’Ambassadeur, il me plaît de souligner ici le rôle positif des chrétiens dans votre pays, qui comme citoyens sont engagés dans la construction d’une société où tous doivent trouver leur place. Je ne puis omettre de mentionner le service rendu par l’Église catholique dans le domaine social et éducatif, qui est apprécié par tous. Permettez-moi de saluer tout particulièrement les fidèles des communautés catholiques, avec leurs Évêques, et de les encourager à développer des liens de fraternité avec tous. Les relations vécues quotidiennement avec leurs compatriotes musulmans mettent en lumière l’importance du dialogue interreligieux et la possibilité de travailler ensemble, de bien des manières, en vue du bien commun. Que l’élan donné par la récente Assemblée spéciale pour le Moyen-Orient du Synode des Évêques porte un fruit abondant dans votre pays, au bénéfice de toute la population et d’une authentique réconciliation entre les peuples !

Pour faire progresser la paix dans la région, une solution globale doit être trouvée. Celle-ci ne doit léser les intérêts d’aucune des parties en cause et être le fruit d’un compromis et non de choix unilatéraux imposés par la force. Celle-ci ne résout rien, pas plus que les solutions partielles ou unilatérales qui sont insuffisantes. Conscients des souffrances de toutes les populations, il faut procéder par une approche délibérément globale qui n’exclut personne de la recherche d’une solution négociée et qui tienne compte des aspirations et des intérêts légitimes des divers peuples concernés. Ainsi, la situation que connaît le Moyen-Orient depuis de nombreuses années vous a-t-elle conduit à accueillir un grand nombre de réfugiés, venant surtout d’Irak, et parmi eux de nombreux chrétiens. Je remercie vivement le peuple syrien de sa générosité.

Au moment où vous inaugurez votre noble mission de représentation auprès du Saint-Siège, je vous adresse, Monsieur l'Ambassadeur, mes vœux les meilleurs pour le bon accomplissement de votre mission. Soyez certain que vous trouverez toujours auprès de mes collaborateurs l'accueil et la compréhension dont vous pourrez avoir besoin. Sur Votre Excellence, sur votre famille et sur vos collaborateurs, ainsi que sur tous les habitants de la Syrie, j'invoque de grand cœur l'abondance des Bénédictions divines.

S.E. il Signor Hussan Edin AALA,

Ambasciatore di Siria presso la Santa Sede

È nato ad Aleppo il 24 ottobre 1966.

È sposato ed ha tre figli.

Laureato in Filologia e Letteratura inglese (Università di Aleppo, 1990), ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1994, ricoprendo i seguenti incarichi: Funzionario presso il Ministero degli Affari Esteri (1994-1995); Terzo Segretario della Delegazione Permanente della Siria presso l’ONU a New York (1995-2001); Secondo Segretario del Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri (2001); Membro della delegazione siriana presso l’ONU a New York (2001-2004); Membro della delegazione siriana presso il Consiglio per la Sicurezza dell’ONU a New York (2002-2003); Primo Segretario della Missione diplomatica siriana presso l’ONU a Ginevra (2004-2006); Capo dello Staff del Vice Ministro degli Esteri (2006-2010).

Dal giugno 2010 è Ambasciatore in Spagna, ove risiede.

Oltre l’arabo, parla l’inglese e conosce il francese.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI GHANA PRESSO LA SANTE SEDE, S.E. LA SIGNORA GENEVIÈVE DELALI TSEGAH

Your Excellency,

In welcoming you to the Vatican and accepting the Letters of Credence by which you are appointed Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic of Ghana to the Holy See, I wish first of all to express my gratitude to you for transmitting the courteous greeting of your President, His Excellency John Evans Atta Mills, and I would ask you kindly to reciprocate and to convey, in turn, my good wishes to him, as well as my appreciation of the cordial relations existing between the Holy See and your country.

It is widely acknowledged that Ghana has been able to overcome certain obstacles in order to make steady economic, social and political progress in recent times. Certainly, the conduct of regular and peaceful democratic elections does credit to both the people and the political leaders of your country. The establishment of ethnic harmony, too, not without the contribution of the local Christian communities including the Catholic Church, has been an important factor in creating conditions of peace, stability and greater social progress for all your citizens. I hope that this process will be crowned by the positive outcome of the ongoing constitutional consultation, in such a way that the nation’s legislative and administrative framework will consolidate a culture of responsible and active participation in the development of the country in freedom, justice and solidarity.

I have also noted the climate of religious freedom enjoyed in Ghana. A democratic society that fosters freedom of religion and freedom of worship, and that appreciates the presence of religious institutions that strive to rise above political interests and are instead motivated by faith and moral values, understands that there is much to gain through these freedoms for the positive growth of all the country’s institutions. Indeed, countries that do so may derive many benefits from those institutions, by drawing on the wisdom found in religious traditions, especially when citizens are confronted by questions for which science and technology provide little or no answer. Indeed, here secular and religious interests find common ground and are able to grow together by combining the demands of macroeconomic progress and scientific knowledge with religion’s perennial wisdom and understanding of man and society. All stand to benefit from such cooperation in a world that has grown uncertain about moral choices and is often drawn towards narrow interests and selfishness.

Your Excellency, your land has been blessed with natural resources which are now bringing prosperity to your people. It is much to be hoped that, through social solidarity, the proceeds from the correct exploitation of these resources will contribute to the sustainable economic development of your people. Let this be achieved, however, while giving due attention to those who are much poorer, or unable to provide for their families through no fault of their own. In this sense, may your country give an example in establishing effective instruments of solidarity (cf. Centesimus Annus, 16), to the true enrichment of all members of society.

You also mention the work of the Catholic Church in Ghana in the fields of education, health care and other social services. Motivated by the love of Christ, and acting on the basis on the human dignity shared by all members of the human family, the Church wishes to contribute in many ways to the good of society, especially in the areas you have mentioned. She is a willing partner with civil authorities wherever she is able to fulfil her mission untrammelled, in the light of Gospel values.

Finally, Your Excellency, I wish you every success in your mission as Ambassador of the Republic of Ghana to the Holy See and I assure you of the willing cooperation of the departments of the Roman Curia. May Almighty God bestow upon the people of Ghana abundant and lasting blessings of harmony, prosperity and peace!

S.E. la Signora Geneviève Delali TSEGAH,

Ambasciatore di Ghana presso la Santa Sede

È nata l’8 agosto 1951.

È sposata ed ha quattro figli.

Laureata in Lingue Moderne (Università di Ghana, Legon, 1976), si è specializzata in Relazioni Internazionali (Università di Nairobi, 1982).

Entrata nella carriera diplomatica nel 1977, ha ricoperto i seguenti incarichi: Funzionario del Dipartimento culturale (1977-1981) e del Dipartimento per il Medio Oriente e per l’Asia presso il Ministero degli Affari Esteri (1982-1983); Funzionario dell’Ufficio del Protocollo del Ministero degli Affari Esteri (1983-1985); Funzionario del Dipartimento per l’America del Ministero degli Affari Esteri (1988-1989); Consigliere di Ambasciata in Francia (1989-1993); Vice-Direttore del Dipartimento per l’Economia, il Commercio e gli Investimenti presso il Ministero degli Affari Esteri (1993-1996); Ministro Consigliere di Ambasciata nel Benin (1996-2000); Incaricato d’Affari a.i. dell’Ambasciata nel Benin (1997-1998); Direttore del Dipartimento per l’Economia, il Commercio e gli Investimenti presso il Ministero degli Affari Esteri (2000-2002); Ministro di Ambasciata nel Burkina Faso (2002-2006); Direttore Responsabile del Dipartimento per l’Economia, il Commercio e gli Investimenti presso il Ministero degli Affari Esteri (2006-2008); Vice Rappresentante alla Missione Permanente del Ghana presso l’ONU a New York (2008-2009).

Dal 2009 è Ambasciatore in Francia e Rappresentante Permanente del Ghana presso l’UNESCO a Parigi, ove risiede.



DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI NUOVA ZELANDA PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIGNOR GEORGE ROBERT FURNESS TROUP

Your Excellency,

I am pleased to welcome you to the Vatican today and to accept the letters accrediting you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of New Zealand to the Holy See. I thank you for the kind greeting which you conveyed from Governor-General Sir Anand Satyanand, and I would ask you kindly to assure him of my good wishes and prayers for the well-being of the nation.

I take this opportunity to express once more my solidarity with all those still suffering from the devastating earthquake which struck Christchurch on 22 February last. Conscious of the considerable work of reconstruction on which you and your fellow citizens have embarked, I am confident that the impressive outpouring of generosity and the countless acts of charity and goodness which were seen in the wake of the disaster will contribute in no small part to meeting the material and moral challenges of the immense task now before you.

In your address you kindly made reference to the cordial relations existing between the Holy See and New Zealand. By its presence in the international community, the Holy See seeks to promote universal values which are rooted in the Gospel message of the God-given dignity of each man and woman, the unity of the human family and the need for justice and solidarity to govern relations between individuals, communities and nations. These values are deeply inscribed in the culture which gave birth to New Zealand’s political and legal institutions. A cornerstone of that heritage remains respect for the rights of freedom of religion and freedom of worship, to the benefit of all. These rights, enshrined in the legal traditions to which you are heirs, are proper to each person because they are inherent in the humanity which is common to us all. Through the promotion of these freedoms, society is better equipped to respond to profound political and social challenges in a way consonant with humanity’s deepest aspirations.

Due to its geographical position, your country is able to assist in the development of smaller, more distant countries with fewer resources. Some neighbouring countries, including the Small Island Developing States, look to New Zealand as an example of political stability, rule of law and high economic and social standards. They also look to you as a source of assistance, encouragement and support as they develop their own institutions. This gives your country a particular moral responsibility. Faithful to the best of its traditions, New Zealand is called to use its position of influence for the peace and stability of the region, the encouragement of mature and stable democratic institutions, and the fostering of authentic human rights and sustainable economic development. The desire for development poses a number of important challenges concerning the environment, some of them with serious consequences for people’s well-being and livelihoods, and especially for the poor. I would like to encourage the work being done to promote models of development at home and abroad that reflect a truly human ecology, are economically sustainable and fulfil our duty as stewards of creation (cf. Caritas in Veritate, 48; 51).

The Catholic Church in your country, drawn from the populations both ancient and new of your islands, strives to play her part in knitting together a truly multicultural society with a sense of mutual respect, shared purpose and solidarity, for the peace and prosperity of all. She wishes to serve the common good by bringing the spiritual and moral wisdom of the faith to bear upon the important ethical questions of the day. In a particular way, the Church wishes always to nurture the greatest respect for the whole human person, defending the inalienable right to life from conception until natural death, promoting a stable family environment and providing education.

Regarding this last point, the Church has always placed great emphasis on the education of young people, recognizing it as an essential component in the preparation and development of individuals for the good, so that they might take their proper place in society. In addition to the pursuit of excellence in academic studies, athletics and the arts, Catholic schools are concerned above all with the moral and spiritual formation of their pupils. The enduring attraction of educational institutions steeped in authentic Christian values demonstrates the perennial desire of parents to have their children prepared for life in the best possible way in a healthy environment that will bring out the best in young people as they prepare for life’s challenges. I am confident that your Government will continue to support parents in their role as the primary educators of their children, by ensuring that the faith-based education system remains accessible to those who wish to avail themselves of it for the good of their children and of society at large.

Finally, Mr Ambassador, let me take this opportunity to reiterate my good wishes as you begin your mission and to assure you that the Roman Curia stands ready to assist you. Upon you and your family and upon all the people of New Zealand, I cordially invoke God’s abundant blessings.

S.E. il Signor George Robert FURNESS TROUP,

Ambasciatore di Nuova Zelanda presso la Santa Sede

È nato a Christchurch nel 1948.

È sposato ed ha due figlie.

Diplomato in Lingue Straniere (Francese, Tedesco) presso l’Università di Canterbury, (1969), e (Francese) presso l’Università di Auckland (1970), ha ottenuto una specializzazione in Economia, matematica e statistica (Victoria University of Wellington, 1978).

Nel frattempo, ha svolto l’attività di docente presso la Methodist High School di Samoa (1971) ed all’Università di Auckland (1974).

Dopo aver frequentato il corso per studenti stranieri presso l’Ecole Nationale d’Administration di Parigi (1982-1983), ha intrapreso la carriera diplomatica, ricoprendo i seguenti incarichi: Funzionario del Ministero del Tesoro (1984-1986); Direttore assistente della Divisione per l’aiuto estero presso il Ministero degli Affari Esteri (1986-1987); Vice Rappresentante Permanente dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, e Consigliere presso l’Ambasciata a Parigi (1987-1992); Vice Direttore della Divisione per l’Economia e Capo dell’Ufficio per la promozione degli investimenti presso il Ministero degli Affari Esteri ed il Commercio (1992-1993); Vice Direttore della Divisione per l’Australi presso il Ministero degli Affari Esteri ed il Commercio (1993-1995); Vice Capo Missione dell’Ambasciata a Washington DC (1996-2000), Direttore della Divisione Economica presso il Ministero degli Affari Esteri ed il Commercio (2000-2003); Ambasciatore in Messico (2004-2007); Direttore della Divisione per l’Europa presso il Ministero degli Affari Esteri ed il Commercio (2007-2010).

Dal 2010 è Ambasciatore nei Paesi Bassi, ove risiede.




















DISCORSO DEL SANTO PADRE AGLI AMBASCIATORI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE COLLETTIVA DELLE LETTERE CREDENZIALI

Al termine dello scambio delle Lettere Credenziali con ciascun Ambasciatore, il Santo Padre Benedetto XVI rivolge questa mattina agli Ecc.mi nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Mesdame et Messieurs les Ambassadeurs,

C’est avec joie que je vous reçois ce matin au Palais apostolique pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays respectifs auprès du Saint-Siège : la Moldavie, la Guinée Equatoriale, le Belize, la République arabe syrienne, le Ghana et la Nouvelle Zélande. Je vous remercie pour les paroles courtoises que vous venez de m’adresser de la part de vos Chefs d’Etat respectifs. Veuillez, je vous prie, leur transmettre en retour mes salutations déférentes et mes vœux respectueux pour leurs personnes et pour la haute mission qu’ils accomplissent au service de leur pays et de leur peuple. Je désire également saluer par votre intermédiaire toutes les autorités civiles et religieuses de vos nations, ainsi que l’ensemble de vos compatriotes. Mes prières et mes pensées se tournent naturellement aussi vers les communautés catholiques présentes dans vos pays.

Puisque j’ai l’opportunité de rencontrer chacun d’entre vous de manière particulière, je désire maintenant parler plus largement. Le premier semestre de cette année a été marqué par d’innombrables tragédies qui ont touché la nature, la technique et les peuples. L’ampleur de telles catastrophes nous interroge. C’est l’homme qui est premier, il est bon de le rappeler. L’homme, à qui Dieu a confié la bonne gestion de la nature, ne peut pas être dominé par la technique et devenir son sujet. Une telle prise de conscience doit amener les Etats à réfléchir ensemble sur l’avenir à court terme de la planète, face à leurs responsabilités à l’égard de notre vie et des technologies. L’écologie humaine est une nécessité impérative. Adopter en tout une manière de vivre respectueuse de l’environnement et soutenir la recherche et l’exploitation d’énergies propres qui sauvegardent le patrimoine de la création et sont sans danger pour l’homme, doivent être des priorités politiques et économiques. Dans ce sens, il s’avère nécessaire de revoir totalement notre approche de la nature. Elle n’est pas uniquement un espace exploitable ou ludique. Elle est le lieu natif de l’homme, sa "maison" en quelque sorte. Elle nous est essentielle. Le changement de mentalité dans ce domaine, voire les contraintes que cela entraine, doit permettre d’arriver rapidement à un art de vivre ensemble qui respecte l’alliance entre l’homme et la nature, sans laquelle la famille humaine risque de disparaître. Une réflexion sérieuse doit donc être conduite et des solutions précises et viables doivent être proposées. L’ensemble des gouvernants doit s’engager à protéger la nature et l’aider à remplir son rôle essentiel pour la survie de l’humanité. Les Nations Unies me semblent être le cadre naturel d’une telle réflexion qui ne devra pas être obscurcie par des intérêts politiques et économiques aveuglément partisans, afin de privilégier la solidarité par rapport à l’intérêt particulier.

Il convient aussi de s’interroger sur la juste place de la technique. Les prouesses dont elle est capable vont de pair avec des désastres sociaux et écologiques. En dilatant l’aspect relationnel du travail à la planète, la technique imprime à la mondialisation un rythme particulièrement accéléré. Or, le fondement du dynamisme du progrès revient à l’homme qui travaille, et non à la technique qui n’est qu’une création humaine. Miser tout sur elle ou croire qu’elle est l’agent exclusif du progrès, ou du bonheur, entraîne une chosification de l’homme qui aboutit à l’aveuglement et au malheur quand celui-ci lui attribue et lui délègue des pouvoirs qu’elle n’a pas. Il suffit de constater les "dégâts" du progrès et les dangers que fait courir à l’humanité une technique toute-puissante et finalement non maîtrisée. La technique qui domine l’homme, le prive de son humanité. L’orgueil qu’elle engendre a fait naître dans nos sociétés un économisme intraitable et un certain hédonisme qui détermine subjectivement et égoïstement les comportements. L’affaiblissement du primat de l’humain entraîne un égarement existentiel et une perte du sens de la vie. Car la vision de l’homme et des choses sans référence à la transcendance déracine l’homme de la terre et, plus fondamentalement, en appauvrit l’identité même. Il est donc urgent d’arriver à conjuguer la technique avec une forte dimension éthique, car la capacité qu’a l’homme de transformer, et, en un sens, de créer le monde par son travail s’accomplit toujours à partir du premier don originel des choses fait par Dieu (Jean-Paul II Centesimus annus, 37). La technique doit aider la nature à s’épanouir dans la ligne voulue par le Créateur. En travaillant ainsi, le chercheur et le scientifique adhèrent au dessein de Dieu qui a voulu que l’homme soit le sommet et le gestionnaire de la création. Des solutions basées sur ce fondement protégeront la vie de l’homme et sa vulnérabilité, ainsi que les droits des générations présentes et à venir. Et l’humanité pourra continuer de bénéficier des progrès que l’homme, par son intelligence, parvient à réaliser.

Conscients du risque que court l’humanité face à une technique vue comme une "réponse" plus efficiente que le volontarisme politique ou le patient effort d’éducation pour civiliser les mœurs, les gouvernants doivent promouvoir un humanisme respectueux de la dimension spirituelle et religieuse de l’homme. Car la dignité de la personne humaine ne varie pas avec la fluctuation des opinions. Respecter son aspiration à la justice et à la paix permet la construction d’une société qui se promeut elle-même, quand elle soutient la famille ou qu’elle refuse, par exemple, le primat exclusif de la finance. Un pays vit de la plénitude de la vie des citoyens qui le composent, chacun étant conscient de ses propres responsabilités et pouvant faire valoir ses propres convictions. Bien plus, la tension naturelle vers le vrai et vers le bien est source d’un dynamisme qui engendre la volonté de collaborer pour réaliser le bien commun. Ainsi la vie sociale peut s’enrichir constamment en intégrant la diversité culturelle et religieuse par le partage de valeurs, source de fraternité et de communion. La vie en société devant être considérée avant tout comme une réalité d’ordre spirituel, les responsables politiques ont la mission de guider les peuples vers l’harmonie humaine et vers la sagesse tant désirées, qui doivent culminer dans la liberté religieuse, visage authentique de la paix.

Alors que vous débutez votre mission auprès du Saint-Siège, je tiens à vous assurer, Excellences, que vous trouverez toujours auprès de mes collaborateurs l’écoute attentive et l’aide dont vous pourrez avoir besoin. Sur vous-même, sur vos familles, sur les membres de vos Missions diplomatiques et sur toutes les nations que vous représentez, j’invoque l’abondance des Bénédictions divines.
+PetaloNero+
00Friday, June 10, 2011 4:47 PM
LE UDIENZE


Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Neethinathan Anthonisamy, Vescovo di Chingleput;

S.E. Mons. Thomas Aquinas Lephonse, Vescovo di Coimbatore;

S.E. Mons. Amalraj Arulappan, Vescovo di Ootacamund;

S.E. Mons. Soundaraj Periyanayagam, S.D.B., Vescovo di Vellore;

S.E. Mons. Antony Pappusamy, Vescovo di Dindigul;

S.E. Mons. Peter Remigius, Vescovo di Kottar.

S.E. il Sig. Benjamin Konan Kouamé, Ambasciatore di Costa d’Avorio, con la Consorte, in visita di congedo.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Superiori ed Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.



















RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI TUCUMÁN (ARGENTINA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Tucumán (Argentina), presentata da S.E. Mons. Luis Héctor Villalba, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Tucumán (Argentina) il Rev.do Mons. Alfredo Zecca, del clero dell’arcidiocesi di Buenos Aires, già Rettore dell’Università Cattolica Argentina.

Rev.do Mons. Alfredo Zecca

Il Rev.do Mons. Alfredo Zecca è nato a Buenos Aires il 27 febbraio 1949 ed è stato ordinato sacerdote il 19 novembre 1976.

Dopo l’ordinazione sacerdotale è stato prima vice-parroco e poi Superiore nel Seminario Maggiore di Buenos Aires e nell’Istituto di Orientamento Vocazionale San José (1979-1983), concludendo la Licenza in Filosofia e Pedagogia. In seguito ha continuato gli studi di Teologia presso l’Università Cattolica Argentina ed ha ottenuto la Laurea presso quella di Tubinga. Nel 1990 è stato nominato Rettore del Seminario Maggiore di Buenos Aires e (fino al 1996) Decano della Facoltà di Teologia della UCA. Nel 1999 è stato eletto Rettore dell’Università Cattolica Argentina, incarico che ha concluso agli inizi del 2011.

È anche Professore Ordinario della Facoltà Teologica dell’Università Cattolica Argentina, Consultore della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Consultore della Commissione di Fede e Cultura nella Conferenza Episcopale Argentina ed Incaricato della Relazione Fede-Cultura nell’arcidiocesi di Buenos Aires.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI SOKOTO (NIGERIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Sokoto (Nigeria), presentata da S.E. Mons. Kevin J. Aje, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Sokoto (Nigeria) il Rev.do Mons. Matthew Hassan Kukah, Vicario Generale nell’arcidiocesi di Kaduna.

Rev.do Mons. Matthew Hassan Kukah

Il Rev.do Mons. Matthew Hassan Kukah è nato il 31 agosto 1952 a Kulu, Zango, nella diocesi di Kafanchan. Dopo le scuole primarie, ha svolto quelle secondarie al Seminario Minore St. Joseph. Ha completato gli studi di Filosofia e di Teologia al Seminario Maggiore St. Augustine di Jos (1970-1976).

È stato ordinato sacerdote il 19 dicembre 1976 per l’Arcidiocesi di Kaduna.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti Uffici e ulteriori studi: 1977-1978: Vicario parrocchiale a Kaduna; 1978-1979: Professore e Responsabile degli studenti al Seminario St. Augustine, Jos; 1980-1981: Master in Studi per la Pace al Università di Bradford, Inghilterra; 1981-1982: Rettore del Seminario Minore a Zaria; 1982-1986: Assistente speciale del Cardinale Dominic Ekandem, ad Abuja; 1987-1990: Dottorato (PH.D.) all’Università di Londra, Inghilterra; 1990-1993: Sotto-Segretario Generale della Conferenza Episcopale; 1994-2000: Segretario Generale della Conferenza Episcopale; 1999-2001: Membro della Commissione Investigativa Human Rights Violations del Governo Federale della Nigeria; 1999-2006: Consultore del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso, Vaticano; 2001-2003: Senior Rhodes Fellow all’Università di Oxford, Collegio San Antonio; 2003-2004: Master in Public Policy alla John F. Kennedy School of Government all’Università di Harvard, Stati Uniti;

Dal 2004 è Vicario generale dell’Arcidiocesi di Kaduna.

Inoltre, dal 2004 è Parroco alla St. Andrew’s parish, Kakuri, Kaduna; da febbraio a luglio 2005 è stato Segretario della Nazional Political Reform Conference del Governo Federale della Nigeria; dal 2005: Chairman of the Ogoni-Shell Reconciliation del Governo Federale della Nigeria. Dal 2007 al 2009 è stato anche Membro del Comitato per la riforma elettorale nel Governo Federale della Nigeria.



EREZIONE DELL’EPARCHIA CALDEA DEL CANADA E NOMINA DEL PRIMO EPARCA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto l'Eparchia caldea del Canada con il titolo di Mar Addai di Toronto dei Caldei ed ha nominato S.E. Mons. Hanna Zora primo Vescovo della nuova Eparchia, trasferendolo dalla Sede di Ahwaz e conservandogli il titolo di Arcivescovo ad personam.

S.E. Mons. Hanna Zora

S.E. Mons. Hanna Zora è nato a Batnia (Alquoch - Iraq) il 13 marzo 1937.

Ordinato sacerdote il 10 giugno 1962, è stato eletto Arcivescovo di Ahwaz dei Caldei (Iran) il 1° maggio 1974, rimanendo cittadino iracheno.

Nel febbraio del 1987 ha lasciato l’Iran, rimanendo a Roma finché nel 1993 è stato incaricato della cura pastorale della Comunità Caldea in Canada, della quale è al presente Responsabile.

Dati statistici

Il numero complessivo dei fedeli Caldei in Canada si aggira sulle 38.000 unità. La cura pastorale era finora offerta dall’Arcivescovo S.E. Hanna Zora in qualità di responsabile della comunità di Toronto, sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo latino di Toronto, e da quattro sacerdoti.

La maggior parte dei fedeli caldei è concentrata in alcune aree del Paese: Toronto, Montréal, London-Windsor, Hamilton con London-Ontario e Oakville, Saskatoon, Vancouver ed Ottawa.

Con l’istituzione della nuova Eparchia, dedicata a Mar Addai, S.E. Mons. Zora ne diviene il primo Vescovo. La Chiesa di Mar Addai in Toronto, recentemente consacrata dal Patriarca Caldeo, S.B. Em.ma il Card. Emmanuel III Delly, è stata elevata a Cattedrale Eparchiale.



NOMINA DEL VESCOVO DI SABINA-POGGIO MIRTETO (ITALIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto (Italia) S.E. Mons. Ernesto Mandara, finora Vescovo titolare di Torre di Mauritania ed Ausiliare della diocesi di Roma.

S.E. Mons. Ernesto Mandara

S.E. Mons. Ernesto Mandara è nato a Positano, arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni e provincia di Salerno, il 24 luglio 1952. Dopo aver frequentato le scuole medie statali a Positano, ha frequentato il Seminario Minore della Prelatura di Pompei. In seguito è stato inviato al Seminario Romano Minore ed ha continuato la formazione al Seminario Romano Maggiore come studente dei corsi di Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la Pontificia Università Gregoriana. Completati gli studi istituzionali ha perfezionato la sua formazione presso l’Accademia Alfonsiana fino ai corsi di Laurea, a cui ha partecipato mentre era alunno del Pontificio Seminario Lombardo (1978-1979).

Ordinato sacerdote il 22 aprile 1978 per l'arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, dal suo Ordinario è stato messo a disposizione come Assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore in Roma, dal 1979 al 1983. Nel 1983 è stato nominato Vice-Rettore, ufficio che ha ricoperto fino al 1990.

È stato, quindi, Parroco di S. Maria delle Grazie al Trionfale in Roma dal 1990 al 2002 ed anche, per qualche tempo, Prefetto della XXXII prefettura. Dal 2002 è stato Direttore dell’Ufficio Edilizia Culto e Segretario dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e la Provvista di nuove Chiese presso il Vicariato di Roma.

Eletto alla Chiesa titolare di Torre di Mauritania e nominato Vescovo Ausiliare di Roma il 2 aprile 2004, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 5 giugno dello stesso anno.

Attualmente è Membro del Consiglio di Amministrazione della fondazione "Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena" della Conferenza Episcopale Italiana.




















UDIENZA ALLA COMUNITÀ DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA


Alle 12 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Superiori e gli Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerato Fratello nell’Episcopato,

Cari Sacerdoti,

Sono lieto di incontrare anche quest’anno la comunità degli Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Saluto il Presidente, Mons. Beniamino Stella, e lo ringrazio per le gentili parole con cui ha interpretato anche i vostri sentimenti. Saluto con affetto tutti voi, che vi preparate a svolgere un particolare ministero nella Chiesa.

La diplomazia pontificia, come viene comunemente chiamata, ha una lunghissima tradizione e la sua attività ha contribuito in maniera non irrilevante a plasmare, in età moderna, la fisionomia stessa delle relazioni diplomatiche tra gli Stati. Nella concezione tradizionale, già propria del mondo antico, l’inviato, l’ambasciatore, è essenzialmente colui che è stato investito dell’incarico di portare in maniera autorevole la parola del Sovrano e, per questo, può rappresentarlo e trattare in suo nome. La solennità del cerimoniale, gli onori tradizionalmente resi alla persona dell’inviato, che assumevano anche tratti religiosi, sono, in realtà, un tributo reso a colui che rappresenta e al messaggio di cui si fa interprete. Il rispetto verso l’inviato costituisce una delle forme più alte di riconoscimento, da parte di un’autorità sovrana, del diritto ad esistere, su di un piano di pari dignità, di soggetti altri da sé. Accogliere, quindi, un inviato come interlocutore, riceverne la parola, significa porre le basi della possibilità di una coesistenza pacifica. Si tratta di un ruolo delicato, che richiede, da parte dell’inviato, la capacità di porgere tale parola in maniera al tempo stesso fedele, il più possibile rispettosa della sensibilità e dell’opinione altrui, ed efficace. Sta qui la vera abilità del diplomatico e non, come talora erroneamente si crede, nell’astuzia o in quegli atteggiamenti che rappresentano piuttosto delle degenerazioni della pratica diplomatica. Lealtà, coerenza, e profonda umanità sono le virtù fondamentali di qualsiasi inviato, il quale è chiamato a porre non solo il proprio lavoro e le proprie qualità, ma, in qualche modo, l’intera persona al servizio di una parola che non è sua.

Le rapide trasformazioni della nostra epoca hanno riconfigurato in maniera profonda la figura e il ruolo dei rappresentanti diplomatici; la loro missione rimane tuttavia essenzialmente la stessa: quella di essere il tramite di una corretta comunicazione tra coloro che esercitano la funzione del governo e, di conseguenza, strumento di costruzione della comunione possibile tra i popoli e del consolidarsi tra di essi di rapporti pacifici e solidali.

Come si pongono, in tutto ciò, la persona e l’azione del diplomatico della Santa Sede, che, ovviamente, presenta aspetti del tutto particolari? Egli, in primo luogo - come si è sottolineato più volte - è un sacerdote, un vescovo, un uomo che ha già scelto di vivere al servizio di una Parola che non è la sua. Infatti, egli è un servitore della Parola di Dio, è stato investito, come ogni sacerdote, di una missione che non può essere svolta a tempo parziale, ma che gli richiede di essere, con l’intera vita, una risonanza del messaggio che gli è affidato, quello del Vangelo. Ed è proprio sulla base di questa identità sacerdotale, ben chiara e vissuta in modo profondo, che si viene ad inserire, con una certa naturalezza, il compito specifico di farsi portatore della parola del Papa, dell’orizzonte del suo ministero universale e della sua carità pastorale, nei confronti delle Chiese particolari e di fronte alle istituzioni nelle quali viene legittimamente esercitata la sovranità nell’ambito statale o delle organizzazioni internazionali.

Nello svolgimento di tale missione, il diplomatico della Santa Sede è chiamato a mettere a frutto tutte le proprie doti umane e soprannaturali. Ben si capisce come, nell’esercizio di un ministero tanto delicato, la cura per la propria vita spirituale, la pratica delle virtù umane e la formazione di una solida cultura vadano di pari passo e si sostengano reciprocamente. Sono dimensioni che permettono di mantenere un profondo equilibrio interiore, in un lavoro che esige, fra l’altro, capacità di apertura all’altro, equanimità di giudizio, distanza critica dalle opinioni personali, sacrificio, pazienza, costanza e talora anche fermezza nel dialogo verso tutti. D’altro canto, il servizio alla persona del Successore di Pietro, che Cristo ha costituito quale principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione (cfr. Conc. Vat. I, Pastor Aeternus, Denz. 1821 (3051); Conc. Vat. II, Lumen Gentium, 18), consente di vivere in costante e profondo riferimento alla cattolicità della Chiesa. E laddove c’è apertura all’oggettività della cattolicità, lì c’è anche il principio di autentica personalizzazione: la vita spesa al servizio del Papa e della comunione ecclesiale è, sotto questo profilo, estremamente arricchente.

Cari Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel condividere con voi questi pensieri vi esorto ad impegnarvi a fondo nel cammino della vostra formazione; e, in questo momento, penso con particolare riconoscenza ai Nunzi, Delegati Apostolici, Osservatori Permanenti e a tutti coloro che prestano servizio nelle Rappresentanze Pontificie sparse per il mondo. Volentieri imparto su di voi, sul Presidente, sui suoi collaboratori e sulla comunità delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, la Benedizione Apostolica.
+PetaloNero+
00Saturday, June 11, 2011 4:54 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. Mons. Joseph Augustine Charanakunnel, Arcivescovo di Raipur (India), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. il Signor Mario Juan Bosco Cayota Zappettini, Ambasciatore di Uruguay, con la Consorte, in visita di congedo.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Rappresentanti di diverse etnie di Zingari e Rom.
















RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’AUSILIARE DELL’EPARCHIA PATRIARCALE DI BEIRUT DEGLI ARMENI (LIBANO)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia presentata da S.E. Mons. Vartan Achkarian, C.A.M., Vescovo titolare di Tokat degli Armeni, all’ufficio di Ausiliare dell’Eparchia Patriarcale di Beirut degli Armeni (Libano), a norma del can. 201 § 1 del CCEO.





















UDIENZA AI RAPPRESENTANTI DI DIVERSE ETNIE DI ZINGARI E ROM

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i rappresentanti di diverse etnie di Zingari e Rom, giunti a Roma in pellegrinaggio da tutta Europa nella ricorrenza del 75° anniversario del martirio e del 150° della nascita del Beato Zefirino Giménez Malla (1861-1936), gitano di origine spagnola.

Nel corso dell’incontro, dopo l’indirizzo di omaggio dell’Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e quattro brevi testimonianze del mondo zingaro, il Papa rivolge ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

o Del si tumentsa! [il Signore sia con voi!]

È per me una grande gioia incontrarvi e darvi un cordiale benvenuto, in occasione del vostro pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Pietro. Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per aver organizzato l’evento. Estendo l’espressione della mia gratitudine anche alla Fondazione "Migrantes" della Conferenza Episcopale Italiana, alla Diocesi di Roma e alla Comunità di Sant’Egidio, per aver collaborato a realizzare questo pellegrinaggio e per quanto fanno quotidianamente per la vostra accoglienza e integrazione. Un "grazie" particolare a voi, che avete offerto le vostre testimonianze, davvero significative.

Siete giunti a Roma da ogni parte d’Europa per manifestare la vostra fede e il vostro amore per Cristo, per la Chiesa - che è una casa per tutti voi - e per il Papa. Il Servo di Dio Paolo VI rivolse agli Zingari, nel 1965, queste indimenticabili parole: "Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa". Anch’io ripeto oggi con affetto: voi siete nel cuore della Chiesa! Siete un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci ricordate che "non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura" (Eb 13,14). Anche a voi è giunto il messaggio di salvezza, a cui avete risposto con fede e speranza, arricchendo la comunità ecclesiale di credenti laici, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi zingari. Il vostro popolo ha dato alla Chiesa il beato Zefirino Giménez Malla, di cui celebriamo il centocinquantesimo anniversario della nascita e il settantacinquesimo del martirio. L’amicizia con il Signore ha reso questo Martire testimone autentico della fede e della carità. Con l’intensità con cui egli adorava Dio e scopriva la sua presenza in ogni persona e in ogni avvenimento, il beato Zefirino amava la Chiesa e i suoi Pastori. Terziario francescano, rimase fedele al suo essere zingaro, alla storia e all’identità della propria etnia. Sposato secondo la tradizione dei gitani, assieme alla consorte decise di convalidare il legame nella Chiesa con il sacramento del Matrimonio. La sua profonda religiosità trovava espressione nella partecipazione quotidiana alla Santa Messa e nella recita del Rosario. Proprio la corona, che teneva sempre in tasca, divenne causa del suo arresto e fece del beato Zefirino un autentico "martire del Rosario", poiché non lasciò che gliela togliessero di mano nemmeno in punto di morte. Oggi, il beato Zefirino vi invita a seguire il suo esempio e vi indica la via: la dedizione alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la Chiesa.

La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti. Siete rimasti senza patria e avete considerato idealmente l’intero Continente come la vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato - come voi dite - il Porrájmos, il "Grande Divoramento", un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. Durante la mia visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 28 maggio 2006, ho pregato per le vittime della persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in lingua romanes, che ricorda i vostri caduti. La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui!

Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative, come la musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo, verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità. Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l’Europa! La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo! Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione! Custodite la dignità e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di umanità (cfr Gaudium et spes, 52). Le istituzioni, da parte loro, si adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino.

Infine, anche voi siete chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo l’attività pastorale nelle vostre comunità. La presenza tra di voi di sacerdoti, diaconi e persone consacrate, che appartengono alle vostre etnie, è dono di Dio e segno positivo del dialogo delle Chiese locali con il vostro popolo, che occorre sostenere e sviluppare. Date fiducia e ascolto a questi vostri fratelli e sorelle, e offrite insieme a loro il coerente e gioioso annuncio dell’amore di Dio per il popolo zingaro, come per tutti i popoli! La Chiesa desidera che tutti gli uomini si riconoscano figli dello stesso Padre e membri della stessa famiglia umana. Siamo alla Vigilia di Pentecoste, quando il Signore effuse il suo Spirito sugli Apostoli che cominciarono ad annunciare il Vangelo nelle lingue di tutti i popoli. Lo Spirito Santo elargisca i suoi doni in abbondanza su tutti voi, sulle vostre famiglie e comunità sparse nel mondo e vi renda testimoni generosi di Cristo Risorto. Maria Santissima, tanto cara al vostro popolo e che voi invocate come "Amari Devleskeridej", "Nostra Madre di Dio", vi accompagni per le vie del mondo e il beato Zefirino vi sostenga con la sua intercessione.

Naisìv tumenge savorenge katar o ilò kaj avilèn katè ande o kher le Petrosko te sikavèn tumarò pačamòs aj tumarò kamimòs pe e khangherì taj vi pe o Papa. O Blago Zefirino si tumende iek sičarimòs katar ek trajo traimè e Kristòske taj vi pe e khangerì, ke dikàve o sičarimòs aj o kamimòs pe sa le manušà. O Papa si pašè po svako iek anda tumende, taj isarèl tumen ande pesko rugimòs. O Del del tumèn blàgosto, tumarè ženè, tumarè familje, aj tumarò trajo ke avela maj anglè. O Del del tumén sastimós te baxht acén e Devlesa.

[Ringrazio di cuore tutti voi giunti qui alla sede di Pietro per manifestare la vostra fede e il vostro amore per la Chiesa e per il Papa. Il Beato Zefirino sia per tutti voi esempio di una vita vissuta per Cristo e per la Chiesa, nell’osservare i comandamenti e nell’amore verso il prossimo. Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre comunità, le vostre famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni salute e fortuna. Rimanete con Dio!]

Grazie! E buona Pentecoste a tutti voi!




















LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL BICENTENARIO DELLA NASCITA DI SAN GIOVANNI NEPOMUCENO NEUMANN (PRACHATICE, REPUBBLICA CECA, 18 GIUGNO 2011)

In data 18 aprile 2011, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Justin Francis Rigali, Arcivescovo di Philadelphia, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del bicentenario della nascita di San Giovanni Nepomuceno Neumann, che avranno luogo a Prachatice (Repubblica Ceca) il 18 giugno 2011.

La Missione che accompagnerà il Cardinale Inviato Speciale è composta dai seguenti ecclesiastici:
- Rev.do Don Zdeněk Mareš, Decano del Capitolo della Cattedrale di San Nicola;
- Rev.do Don Vlastimil Kročil, membro del Capitolo della Cattedrale di San Nicola ed Amministratore a Veselí nad Lužnicí.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Justin Francis Rigali:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro
IUSTINO FRANCISCO S.R.E. Cardinali RIGALI
Archiepiscopo Metropolitae Philadelphiensi Latinorum

Sanctus Ioannes Nepomucenus Neumann, episcopus et Congregationis Sanctissimi Redemptoris sodalis, perdiligentem pastoralem navitatem in Foederatis Civitatibus Americae Septentrionalis pro spiritali et sociali progressione fidelium sibi creditorum exercuit, migrantes consilio et caritate adiuvit et de puerorum christiana institutione summopere sollicitus fuit. Ille, primus canonizatus Episcopus memoratarum Civitatum, infantiam et iuventutem in Bohemia transegit. Ortus est die XXVIII mensis Martii anno MDCCCXI in oppido Prachatice, dioecesis Budovicensis. Nativo in loco scholam frequentavit atque deinde, vocationem ad sacerdotium praesentiens, in Seminarium est ingressus. Sacramento ordinis anno MDCCCXXXVI in America est auctus atque, quosdam post annos diligentis ministerii pastoralis, in Congregationem ingresssus est Sanctissimi Redemptoris. Anno MDCCCLII sacrorum Antistes creatus est Philadephiensis et diligenter episcopale opus coepit potissimum in promovenda educatione catholica ac in explananda doctrina christiana.

Quandoquidem ducentesimus praeterit anniversarius dies a natali huius assidui praeclarique Pastoris et salutiferae veritatis praedicatoris, merito multa suscipiuntur incepta ut eius virtutes et vitae ratio, quae etiam fidelibus aetatis nostrae prodesse possunt, magis comprehendantur et propagentur.

Eadem oblata occasione Venerabilis Frater Georgius Padour, O.F.M. Cap., Episcopus Budovicensis, humanissime rogavit ut Nos quendam insignem Purpuratum designaremus qui praecipuis celebrationibus in honorem sancti loannis Nepomuceni Neumann Nostro nomine praeesset atque verba spiritalis cohortationis pronuntiaret. Piae huic postulationi Nos annuere volentes, ad Te, Venerabilis Frater Noster, decurrimus qui munus Archiepiscopi Metropolitae Philadelphiensis Latinorum studiose exerces, ecclesialis videlicet communitatis olim a memorato sancto gubernatae. Te igitur hisce Litteris MISSUM EXTRAORDINARIUM Nostrum nominamus ad celebrationes ducentesimi anniversarii ortus sancti Ioannis Nepomuceni Neumann, quae die XVIII proximi mensis Iunii in Prachatice sollemni ritu peragentur. De eminenti hoc Ecclesiae viro loquens eiusque assidua operositate, omnes eventus participes adhortaberis ut vitae cotidianae exemplo novoque pietatis studio peculiarem dilectionem in Christum et Evangelium demonstrent.

Cunctos ibi congregatos sacros Praesules, potissimum Conferentiae Episcopalis Reipublicae Cechae, publicas auctoritates, sacerdotes, religiosos viros mulieresque et christifideles laicos Nostro salutabis nomine Nostramque iis ostendes benevolentiam.

Nosmet Ipsi Te, Venerabilis Frater Noster, in tua missione implenda precibus comitabimur Tibique, sancto Ioanne Nepomuceno Neumann intercedente, Benedictionem Apostolicam libentes impertimur, signum Nostrae erga Te amabilitatis et caelestium donorum pignus, quam omnibus celebrationum participibus rite transmittas volumus.

Ex Aedibus Vaticanis, die VIII mensis Maii, anno MMXI, Pontificatus Nostri septimo.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Sunday, June 12, 2011 4:44 PM
CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

Alle ore 9.30 di oggi, Domenica di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la Santa Messa della Solennità.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia che pubblichiamo di seguito:


OMELIA DEL SANTO PADRE OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi la grande solennità della Pentecoste. Se, in un certo senso, tutte le solennità liturgiche della Chiesa sono grandi, questa della Pentecoste lo è in una maniera singolare, perché segna, raggiunto il cinquantesimo giorno, il compimento dell’evento della Pasqua, della morte e risurrezione del Signore Gesù, attraverso il dono dello Spirito del Risorto. Alla Pentecoste la Chiesa ci ha preparato nei giorni scorsi con la sua preghiera, con l’invocazione ripetuta e intensa a Dio per ottenere una rinnovata effusione dello Spirito Santo su di noi. La Chiesa ha rivissuto così quanto è avvenuto alle sue origini, quando gli Apostoli, riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme, «erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,14). Erano riuniti in umile e fiduciosa attesa che si adempisse la promessa del Padre comunicata loro da Gesù: «Voi, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo…riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi» (At 1,5.8).

Nella liturgia della Pentecoste, al racconto degli Atti degli Apostoli sulla nascita della Chiesa (cfr At 2,1-11), corrisponde il salmo 103 che abbiamo ascoltato: una lode dell’intera creazione, che esalta lo Spirito Creatore il quale ha fatto tutto con sapienza: «Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature…Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere» (Sal 103,24.31). Ciò che vuol dirci la Chiesa è questo: lo Spirito creatore di tutte le cose, e lo Spirito Santo che Cristo ha fatto discendere dal Padre sulla comunità dei discepoli, sono uno e il medesimo: creazione e redenzione si appartengono reciprocamente e costituiscono, in profondità, un unico mistero d’amore e di salvezza. Lo Spirito Santo è innanzitutto Spirito Creatore e quindi la Pentecoste è festa della creazione. Per noi cristiani, il mondo è frutto di un atto di amore di Dio, che ha fatto tutte le cose e del quale Egli si rallegra perché è "cosa buona", "cosa molto buona", come ci ricorda il racconto della creazione (cfr Gen 1,1-31). Dio perciò non è il totalmente Altro, innominabile e oscuro. Dio si rivela, ha un volto, Dio è ragione, Dio è volontà, Dio è amore, Dio è bellezza. La fede nello Spirito Creatore e la fede nello Spirito che il Cristo Risorto ha donato agli Apostoli e dona a ciascuno di noi, sono allora inseparabilmente congiunte.

La seconda Lettura e il Vangelo odierni ci mostrano questa connessione. Lo Spirito Santo è Colui che ci fa riconoscere in Cristo il Signore, e ci fa pronunciare la professione di fede della Chiesa: "Gesù è Signore" (cfr 1 Cor 12,3b). Signore è il titolo attribuito a Dio nell’Antico Testamento, titolo che nella lettura della Bibbia prendeva il posto del suo impronunciabile nome. Il Credo della Chiesa è nient’altro che lo sviluppo di ciò che si dice con questa semplice affermazione: "Gesù è Signore". Di questa professione di fede san Paolo ci dice che si tratta proprio della parola e dell’opera dello Spirito Santo. Se vogliamo essere nello Spirito, dobbiamo aderire a questo Credo. Facendolo nostro, accettandolo come nostra parola, accediamo all’opera dello Spirito Santo. L’espressione "Gesù è Signore" si può leggere nei due sensi. Significa: Gesù è Dio, e contemporaneamente: Dio è Gesù. Lo Spirito Santo illumina questa reciprocità: Gesù ha dignità divina, e Dio ha il volto umano di Gesù. Dio si mostra in Gesù e con ciò ci dona la verità su noi stessi. Lasciarsi illuminare nel profondo da questa parola è l’evento della Pentecoste. Recitando il Credo, noi entriamo nel mistero della prima Pentecoste: dallo scompiglio di Babele, da quelle voci che strepitano una contro l’altra, avviene una radicale trasformazione: la molteplicità si fa multiforme unità, dal potere unificatore della Verità cresce la comprensione. Nel Credo che ci unisce da tutti gli angoli della Terra, che, mediante lo Spirito Santo, fa in modo che ci si comprenda pur nella diversità delle lingue, attraverso la fede, la speranza e l’amore, si forma la nuova comunità della Chiesa di Dio.

Il brano evangelico ci offre poi una meravigliosa immagine per chiarire la connessione tra Gesù, lo Spirito Santo e il Padre: lo Spirito Santo è rappresentato come il soffio di Gesù Cristo risorto (cfr Gv 20,22). L’evangelista Giovanni riprende qui un’immagine del racconto della creazione, là dove si dice che Dio soffiò nelle narici dell’uomo un alito di vita (cfr Gen 2,7). Il soffio di Dio è vita. Ora, il Signore soffia nella nostra anima il nuovo alito di vita, lo Spirito Santo, la sua più intima essenza, e in questo modo ci accoglie nella famiglia di Dio. Con il Battesimo e la Cresima ci è fatto questo dono in modo specifico, e con i sacramenti dell’eucaristia e della Penitenza esso si ripete di continuo: il Signore soffia nella nostra anima un alito di vita. Tutti i Sacramenti, ciascuno in maniera propria, comunicano all’uomo la vita divina, grazie allo Spirito Santo che opera in essi.

Nella liturgia di oggi cogliamo ancora un’ulteriore connessione. Lo Spirito Santo è Creatore, è al tempo stesso Spirito di Gesù Cristo, in modo però che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo ed unico Dio. E alla luce della prima Lettura possiamo aggiungere: lo Spirito Santo anima la Chiesa. Essa non deriva dalla volontà umana, dalla riflessione, dall’abilità dell’uomo e dalla sua capacità organizzativa, poiché se così fosse essa già da tempo si sarebbe estinta, così come passa ogni cosa umana. Essa invece è il Corpo di Cristo, animato dallo Spirito Santo. Le immagini del vento e del fuoco, usate da san Luca per rappresentare la venuta dello Spirito Santo (cfr At 2,2-3), ricordano il Sinai, dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva concesso la sua alleanza; "il monte Sinai era tutto fumante – si legge nel Libro dell’Esodo –, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco" (19,18). Infatti Israele festeggiò il cinquantesimo giorno dopo Pasqua, dopo la commemorazione della fuga dall’Egitto, come la festa del Sinai, la festa del Patto. Quando san Luca parla di lingue di fuoco per rappresentare lo Spirito Santo, viene richiamato quell’antico Patto, stabilito sulla base della Legge ricevuta da Israele sul Sinai. Così l’evento della Pentecoste viene rappresentato come un nuovo Sinai, come il dono di un nuovo Patto in cui l’alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della Terra, in cui cadono tutti gli steccati della vecchia Legge e appare il suo cuore più santo e immutabile, cioè l’amore, che proprio lo Spirito Santo comunica e diffonde, l’amore che abbraccia ogni cosa. Allo stesso tempo la Legge si dilata, si apre, pur diventando più semplice: è il Nuovo Patto, che lo Spirito "scrive" nei cuori di quanti credono in Cristo. L’estensione del Patto a tutti i popoli della Terra è rappresentata da san Luca attraverso un elenco di popolazioni considerevole per quell’epoca (cfr At 2,9-11). Con questo ci viene detta una cosa molto importante: che la Chiesa è cattolica fin dal primo momento, che la sua universalità non è il frutto dell’inclusione successiva di diverse comunità. Fin dal primo istante, infatti, lo Spirito Santo l’ha creata come la Chiesa di tutti i popoli; essa abbraccia il mondo intero, supera tutte le frontiere di razza, classe, nazione; abbatte tutte le barriere e unisce gli uomini nella professione del Dio uno e trino. Fin dall’inizio la Chiesa è una, cattolica e apostolica: questa è la sua vera natura e come tale deve essere riconosciuta. Essa è santa, non grazie alla capacità dei suoi membri, ma perché Dio stesso, con il suo Spirito, la crea, la purifica e la santifica sempre.

Infine, il Vangelo di oggi ci consegna questa bellissima espressione: «I discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20). Queste parole sono profondamente umane. L’Amico perduto è di nuovo presente, e chi prima era sconvolto si rallegra. Ma essa dice molto di più. Perché l’Amico perduto non viene da un luogo qualsiasi, bensì dalla notte della morte; ed Egli l’ha attraversata! Egli non è uno qualunque, bensì è l’Amico e insieme Colui che è la Verità che fa vivere gli uomini; e ciò che dona non è una gioia qualsiasi, ma la gioia stessa, dono dello Spirito Santo. Sì, è bello vivere perché sono amato, ed è la Verità ad amarmi. Gioirono i discepoli, vedendo il Signore. Oggi, a Pentecoste, questa espressione è destinata anche a noi, perché nella fede possiamo vederLo; nella fede Egli viene tra di noi e anche a noi mostra le mani e il fianco, e noi ne gioiamo. Perciò vogliamo pregare: Signore, mostrati! Facci il dono della tua presenza, e avremo il dono più bello: la tua gioia. Amen!































LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CAELI





Conclusa la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana per la Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Caeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:


PRIMA DEL REGINA CAELI

Cari fratelli e sorelle!

La solennità della Pentecoste, che oggi celebriamo, conclude il tempo liturgico di Pasqua. In effetti, il Mistero pasquale – la passione, morte e risurrezione di Cristo e la sua ascensione al Cielo – trova il suo compimento nella potente effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti insieme con Maria, la Madre del Signore, e gli altri discepoli. Fu il "battesimo" della Chiesa, battesimo nello Spirito Santo (cfr At 1,5). Come narrano gli Atti degli Apostoli, al mattino della festa di Pentecoste, un fragore come di vento investì il Cenacolo e su ciascuno dei discepoli scesero lingue come di fuoco (cfr At 2,2-3). San Gregorio Magno commenta: «Oggi lo Spirito Santo è sceso con suono improvviso sui discepoli e ha mutato le menti di esseri carnali all’interno del suo amore, e mentre apparvero all’esterno lingue di fuoco, all’interno i cuori divennero fiammeggianti, poiché, accogliendo Dio nella visione del fuoco, soavemente arsero per amore» (Hom. in Evang. XXX, 1: CCL 141, 256). La voce di Dio divinizza il linguaggio umano degli Apostoli, i quali diventano capaci di proclamare in modo "polifonico" l’unico Verbo divino. Il soffio dello Spirito Santo riempie l’universo, genera la fede, trascina alla verità, predispone l’unità tra i popoli. «A quel rumore la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua» delle «grandi opere di Dio» (At 2,6.11).

Il beato Antonio Rosmini spiega che «nel dì della Pentecoste dei cristiani Iddio promulgò … la sua legge di carità, scrivendola per mezzo dello Spirito Santo non sulle tavole di pietra, ma nel cuore degli Apostoli, e per mezzo degli Apostoli comunicandola poi a tutta la Chiesa» (Catechismo disposto secondo l’ordine delle idee… n. 737, Torino 1863). Lo Spirito Santo, "che è Signore e dà la vita" – come recitiamo nel Credo –, è congiunto al Padre per mezzo del Figlio e completa la rivelazione della Santissima Trinità. Proviene da Dio come soffio della sua bocca e ha il potere di santificare, abolire le divisioni, dissolvere la confusione dovuta al peccato. Egli, incorporeo e immateriale, elargisce i beni divini, sostiene gli esseri viventi, perché agiscano in conformità al bene. Come Luce intelligibile dà significato alla preghiera, dà vigore alla missione evangelizzatrice, fa ardere i cuori di chi ascolta il lieto messaggio, ispira l’arte cristiana e la melodia liturgica.

Cari amici, lo Spirito Santo, che crea in noi la fede nel momento del nostro Battesimo, ci permette di vivere quali figli di Dio, coscienti e consenzienti, secondo l’immagine del Figlio Unigenito. Anche il potere di rimettere i peccati è dono dello Spirito Santo; infatti, apparendo agli Apostoli la sera di Pasqua, Gesù alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,23). Alla Vergine Maria, tempio dello Spirito Santo, affidiamo la Chiesa, perché viva sempre di Gesù Cristo, della sua Parola, dei suoi comandamenti, e sotto l’azione perenne dello Spirito Paraclito annunci a tutti che «Gesù è Signore!» (1 Cor 12,3).



DOPO IL REGINA CAELI

Cari fratelli e sorelle, sono lieto di ricordare che domani a Dresda, in Germania, sarà proclamato Beato Alois Andritzki, sacerdote e martire, ucciso dai nazionalsocialisti nel 1943, all’età di 28 anni. Lodiamo il Signore per questo eroico testimone della fede, che si aggiunge alla schiera di quanti hanno dato la vita nel nome di Cristo nei campi di concentramento. Vorrei affidare alla loro intercessione, oggi che è Pentecoste, la causa della pace nel mondo. Possa lo Spirito Santo ispirare coraggiosi propositi di pace e sostenere l’impegno di portarli avanti, affinché il dialogo prevalga sulle armi e il rispetto della dignità dell’uomo superi gli interessi di parte. Lo Spirito, che è vincolo di comunione, raddrizzi i cuori deviati dall’egoismo e aiuti la famiglia umana a riscoprire e custodire con vigilanza la sua fondamentale unità.

Dopodomani, 14 giugno, ricorre la Giornata Mondiale dei Donatori di Sangue, milioni di persone che contribuiscono, in modo silenzioso, ad aiutare i fratelli in difficoltà. A tutti i donatori rivolgo un cordiale saluto e invito i giovani a seguire il loro esempio.

Chers pèlerins francophones, la Fête de la Pentecôte nous rappelle chaque année que l’Esprit Saint est à l’œuvre en nous pour faire de nous des fils de Dieu. Puissions-nous écouter sa voix et demandons-Lui d’éclairer nos choix. Comme les Apôtres, en témoins zélés et infatigables de l’amour de Dieu, appelons avec détermination les autres à suivre le Christ ! Je vous invite à prier pour les jeunes qui entendent cet appel, particulièrement pour ceux qui vont recevoir le sacrement de la Confirmation et pour les séminaristes qui vont être ordonnés prêtres. Que la Vierge Marie, Temple de l’Esprit Saint, marche avec nous !

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Regina Caeli prayer. My particular greeting goes to the group of ringers from the United States. On this Pentecost Sunday we celebrate the outpouring of the Holy Spirit upon the Church. Let us pray that we may be confirmed in the grace of our Baptism and share ever more actively in the Church’s mission of proclaiming the Good News of our salvation in Jesus Christ. Upon you and your families I cordially invoke the Holy Spirit’s gifts of wisdom, joy and peace.

Einen frohen Pfingstgruß richte ich an die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache und heute besonders an die Teilnehmer der Parade mit den Rosserern und Musikkapellen aus Bayern und Österreich. Wenn morgen in Dresden Alois Andritzki seliggesprochen wird, lenkt die Kirche unseren Blick auf einen jungen Priester, in dem das Wirken des Heiligen Geistes machtvoll aufleuchtet. Er hat sich dem Druck der nationalsozialistischen Machthaber nicht gebeugt, sondern war selbst in den Qualen des Konzentrationslagers Dachau für seine Mitgefangenen und Verwandten Quelle des Glaubens und der Freude. Belebt und erfüllt vom unwandelbaren Trost des Heiligen Geistes schrieb er aus dem KZ: „Freut euch mit mir!" Diese tiefe und wahre Freude, die nur der Heilige Geist schenkt, wünsche ich euch allen!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los fieles de la parroquia de Moral de Calatrava y al grupo de Oficiales de la Escuela Militar de Colombia. Celebramos hoy, cincuenta días después de la Pascua, la solemnidad de Pentecostés, en la que la liturgia revive el inicio de la misión apostólica a todos los pueblos. Invito a todos a perseverar junto con María, Madre de la Iglesia, en ferviente oración y a poner al servicio de toda la humanidad los diversos dones y carismas que el Espíritu Santo nos ha concedido, para continuar así anunciando la buena nueva de la resurrección de Cristo. Muchas gracias y feliz domingo.

Lepo pozdravljam romarje iz Bakovcev v Sloveniji! Naj Sveti Duh vodi vsa vaša pota in naj bo z vami moj blagoslov!

[Saluto cordialmente i pellegrini da Bakovci in Slovenia! Lo Spirito Santo vi guidi sui vostri sentieri e vi accompagni la mia Benedizione!]

Zo srdca pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Bratislavy a okolia. Bratia a sestry, slávime sviatok Zoslania Ducha Svätého na apoštolov. Povzbudzujem vás, aby ste boli stále vnímaví na pôsobenie Ducha Svätého. S láskou žehnám vás i vašich drahých vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore saluto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Bratislava e dintorni. Fratelli e sorelle, celebriamo la festa della Pentecoste. Vi esorto ad essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo. Con affetto benedico voi ed i vostri cari in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. W uroczystość Pięćdziesiątnicy Apostoł Paweł przypomina nam, że „nikt nie może powiedzieć bez pomocy Ducha Świętego: «Panem jest Jezus»" (1 Kor 12, 3). Dziękujemy więc Bogu za dar Ducha Świętego, który uzdalnia nas do wiary w Zmartwychwstałego i pozwala uczestniczyć w owocach Jego zbawczego dzieła. Światło i moc Ducha Pocieszyciela niech stale wam towarzyszy.

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Nella solennità della Pentecoste l’Apostolo Paolo ci ricorda che "nessuno può dire: «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo" (1 Cor 12, 3). Ringraziamo dunque Dio per il dono dello Spirito Santo, il quale ci rende capaci di credere nel Risorto e permette di partecipare ai frutti della Sua opera salvifica. La luce e la potenza dello Spirito Consolatore vi accompagni sempre.]

Rivolgo un cordiale saluto ai giornalisti e ai relatori riuniti a Pistoia per il Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato, organizzato dall’associazione Greenaccord sul tema: "Lo spazio comune dell’uomo nel creato". Ai giornalisti impegnati per la tutela dell’ambiente va il mio incoraggiamento.

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani di Caprino Veronese e i ragazzi di Casaleone che hanno ricevuto la Cresima. Saluto quanti hanno partecipato agli incontri promossi dal Movimento dell’Amore Familiare su "La preghiera del Padre Nostro e le radici cristiane della famiglia e della società". Saluto i soci del club "Passione Rossa Italia". A tutti auguro una buona domenica.
+PetaloNero+
00Monday, June 13, 2011 5:15 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI KAYES (MALI)

Il Santo Padre Benedetto XVI, in data 11 giugno 2011, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kayes (Mali), presentata da S.E. Mons. Joseph Dao, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.


RINUNCIA DEL VESCOVO DI HIROSHIMA (GIAPPONE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Hiroshima (Giappone), presentata da S.E. Mons. Joseph Atsumi Misue, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Hiroshima (Giappone) il Rev.do Thomas Aquino Manyo Maeda, Segretario Generale della Conferenza Episcopale.

Rev.do Thomas Aquino Manyo Maeda

Il Rev.do Thomas Aquino Manyo Maeda è nato il 3 marzo 1949 a Tsuwasaki, Kami Goto, Prefettura di Nagasaki, nell’omonima Arcidiocesi. Terminati gli studi nel Liceo Nanzan di Nagasaki, è entrato nel Seminario Maggiore San Sulpizio di Fukuoka.

È stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1975 ed incardinato nella diocesi di Nagasaki.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale, Parroco, Editore del Bollettino diocesano e incaricato della Commissione diocesana per le Comunicazioni Sociali, Vicario Foraneo.

Dal 2006 è Segretario della Conferenza Episcopale Giapponese.



NOMINA DI AUSILIARI DI CHICAGO (U.S.A.)

Il Santo Padre ha nominato Vescovi Ausiliari dell’arcidiocesi di Chicago (U.S.A.):

il Rev.do Andrew Peter Wypych, del clero della medesima arcidiocesi, Parroco della Saint Francis Borgia Parish, assegnandogli la sede titolare vescovile di Naraggara; il Rev.do Andrew Peter Wypych, del clero della medesima arcidiocesi, Parroco della Saint Francis Borgia Parish, assegnandogli la sede titolare vescovile di Naraggara;

il Rev.do Alberto Rojas, del clero della medesima arcidiocesi, Parroco della Good Sheperd Parish, assegnandogli la sede titolare vescovile di Marazane. il Rev.do Alberto Rojas, del clero della medesima arcidiocesi, Parroco della Good Sheperd Parish, assegnandogli la sede titolare vescovile di Marazane.

Rev.do Andrew Peter Wypych

Il Rev.do Andrew Peter Wypych è nato il 5 dicembre 1954 a Kazimierza Wielka (Polonia), ha frequentato il Seminario Maggiore di Cracovia, dove ha ottenuto il Masters in Teologia nel 1979.

È stato ordinato sacerdote il 29 aprile 1979 per l’arcidiocesi di Cracovia.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi in Polonia: Vice Parroco della parrocchia San Simone e Taddeo a Kozy Koło (1979-1981) e della parrocchia San Martino a Jawiszowice (1981-1983).

Arrivato nell’arcidiocesi di Chicago nel 1983, vi è stato incardinato il 1° settembre 1989. Ivi ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice Parroco della Five Holy Martyrs Parish (1983), della Saint Giles Parish ad Oak Park (1983-1985), della Saint Ladislaus Parish (1985-1986), della Saint Pancratius Parish (1986-1989) e della Saint Eugene Parish sempre a Chicago (1989-1991); Amministratore della Saint Pancratius Parish (1991-1992) e della Five Holy Martyrs Parish (1996-1997); Parroco della Saint Pancratius Parish (1992-2002), della Five Holy Martyrs Parish (1997-1999) e della Saint Francis Borgia Parish a Chicago (dal 2002). Inoltre, è Decano della Deanery IV-D dell’arcidiocesi di Chicago (dal 2009).

Oltre l’inglese, parla il polacco e conosce l’italiano e il francese.

Rev.do Alberto Rojas

Il Rev.do Alberto Rojas è nato il 5 gennaio 1965 a El Zapote de la Labor, diocesi di Aguascalientes (Messico). Dopo aver frequentato la scuola Vasco de Quiroga e il Colegio de Ciencias y Humanidades, ha intrapreso gli studi filosofici e ha iniziato quelli teologici al Seminario diocesano di Santa Maria de Guadalupe. Entrato negli Stati Uniti, ha compiuto gli studi teologici presso l’University of Saint Mary of the Lake – Mundelein Seminary. Attualmente, è dottorando in Ministry presso la Barry University a Miami.

È stato ordinato sacerdote il 24 maggio 1997 per l’arcidiocesi di Chicago.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Saint Gregory the Great Parish (1997-1999) e della Saint Ita Parish (1999-2002) sempre a Chicago e Membro della Facoltà del Mundelein Seminary (2002-2009). Dal 2010 è Parroco della Good Shepherd Parish a Chicago.

Oltre l’inglese, parla lo spagnolo.






















RIUNIONE DEI CAPI DICASTERO DELLA CURIA ROMANA

Alle ore 10 di questa mattina, nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana.

+PetaloNero+
00Tuesday, June 14, 2011 1:53 AM
Il Papa al Convegno che conclude l'anno pastorale della Diocesi di Roma



ROMA, lunedì, 13 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo lunedì sera nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano inaugurando il Convegno ecclesiale che conclude l’anno pastorale della Diocesi di Roma, in svolgimento dal 13 al 16 giugno sul tema “'Si sentirono trafiggere il cuore' (At 2, 37). La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma”.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

Con animo grato al Signore ci ritroviamo in questa Basilica di San Giovanni in Laterano per l’apertura dell’annuale Convegno diocesano. Rendiamo grazie a Dio che ci consente questa sera di fare nostra l’esperienza della prima comunità cristiana, la quale "aveva un cuore solo e un’anima sola" (At 4,32). Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole che tanto cortesemente mi ha rivolto a nome di tutti e porgo a ciascuno il mio saluto più cordiale, assicurando la mia preghiera per voi e per coloro che non possono essere qui a condividere questa importante tappa della vita della nostra Diocesi, in particolare per coloro che vivono momenti di sofferenza fisica o spirituale.

Ho appreso con piacere che in questo anno pastorale avete cominciato a dare attuazione alle indicazioni emerse nel Convegno dell’anno passato, e confido che anche in futuro ogni comunità, soprattutto parrocchiale, continui ad impegnarsi a curare sempre meglio, con l’aiuto offerto dalla Diocesi, la celebrazione dell’Eucaristia, particolarmente quella domenicale, preparando adeguatamente gli operatori pastorali e adoperandosi affinché il Mistero dell’altare sia vissuto sempre più quale sorgente da cui attingere la forza per una più incisiva testimonianza della carità, che rinnovi il tessuto sociale della nostra città.

Il tema di questa nuova tappa della verifica pastorale, "La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma – L’Iniziazione Cristiana", si collega con il cammino già compiuto. Infatti, ormai da parecchi anni la nostra Diocesi è impegnata a riflettere sulla trasmissione della fede. Mi torna alla memoria che, proprio in questa Basilica, in un intervento durante il Sinodo Romano, citai alcune parole che mi aveva scritto Hans Urs von Balthasar: "La fede non deve essere presupposta ma proposta". E’ proprio così. La fede non si conserva di per se stessa nel mondo, non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata. E l’annuncio della fede, a sua volta, per essere efficace deve partire da un cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo! Così avvenne fin dal principio, come ci ricorda l’episodio biblico scelto per illuminare la verifica pastorale. Esso è tratto dal 2° capitolo degli Atti degli Apostoli, nel quale san Luca, subito dopo aver narrato l’evento della discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, riporta il primo discorso che san Pietro rivolse a tutti. La professione di fede posta alla conclusione del discorso – "Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso" (At 2,36) – è il lieto annuncio che la Chiesa da secoli non cessa di ripetere ad ogni uomo.

A quell’annuncio tutti «si sentirono trafiggere il cuore». Questa reazione fu generata certamente dalla grazia di Dio: tutti compresero che quella proclamazione realizzava le promesse e faceva desiderare a ciascuno la conversione e il perdono dei propri peccati. Le parole di Pietro non si limitavano ad un semplice annuncio di fatti, ne mostravano il significato, ricollegando la vicenda di Gesù alle promesse di Dio, alle attese di Israele e, quindi, a quelle di ogni uomo. La gente di Gerusalemme comprese che la risurrezione di Gesù era in grado di illuminare l’esistenza umana. E in effetti da questo evento è nata una nuova comprensione della dignità dell’uomo e del suo destino eterno, della relazione fra uomo e donna, del significato ultimo del dolore, dell’impegno nella costruzione della società. La risposta della fede nasce quando l’uomo scopre, per grazia di Dio, che credere significa trovare la vita vera, la "vita piena". Uno dei grandi Padri della Chiesa, Sant’Ilario di Poitiers, ha scritto di essere diventato credente quando ha compreso, ascoltando il Vangelo, che per una vita veramente felice erano insufficienti sia il possesso, sia il tranquillo godimento delle cose e che c’era qualcosa di più importante e prezioso: la conoscenza della verità e la pienezza dell’amore donati da Cristo (cfr De Trinitate 1,2).

Cari amici, la Chiesa, ciascuno di noi, deve portare nel mondo questa lieta notizia che Gesù è il Signore, Colui nel quale la vicinanza e l’amore di Dio per ogni singolo uomo e donna, e per l’umanità intera si sono fatti carne. Questo annuncio deve risuonare nuovamente nelle regioni di antica tradizione cristiana. Il beato Giovanni Paolo II ha parlato della necessità di una nuova evangelizzazione rivolta a quanti, pur avendo già sentito parlare della fede, non apprezzano più la bellezza del Cristianesimo, anzi, talvolta lo ritengono addirittura un ostacolo per raggiungere la felicità. Perciò oggi desidero ripetere quanto dissi ai giovani nella Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia: "La felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucaristia"!

Se gli uomini dimenticano Dio è anche perché spesso si riduce la persona di Gesù a un uomo sapiente e ne viene affievolita se non negata la divinità. Questo modo di pensare impedisce di cogliere la novità radicale del Cristianesimo, perché se Gesù non è il Figlio unico del Padre allora nemmeno Dio è venuto a visitare la storia dell’uomo. L’incarnazione, invece, appartiene al cuore del Vangelo! Cresca, dunque, l’impegno per una rinnovata stagione di evangelizzazione, che è compito non solo di alcuni, ma di tutti i membri della Chiesa. In quest’ora della storia, non è forse questa la missione che il Signore ci affida: annunciare la novità del Vangelo, come Pietro e Paolo quando giunsero nella nostra città? Non dobbiamo anche noi oggi mostrare la bellezza e la ragionevolezza della fede, portare la luce di Dio all’uomo del nostro tempo, con coraggio, con convinzione, con gioia? Molte sono le persone che ancora non hanno incontrato il Signore: ad esse va rivolta una speciale cura pastorale. Accanto ai bambini e ai ragazzi di famiglie cristiane che chiedono di percorrere gli itinerari dell’iniziazione cristiana, ci sono adulti che non hanno ricevuto il Battesimo, o che si sono allontananti dalla fede e dalla Chiesa. E’ un’attenzione pastorale oggi più che mai urgente, che chiede di impegnarci con fiducia, sostenuti dalla certezza che la grazia di Dio sempre opera nel cuore dell’uomo. Io stesso ho la gioia di battezzare ogni anno, durante la Veglia pasquale, alcuni giovani e adulti.

Ma chi è il messaggero di questo lieto annuncio? Sicuramente lo è ogni battezzato. Soprattutto lo sono i genitori, ai quali spetta il compito di chiedere il Battesimo per i propri figli. Quanto grande è questo dono che la liturgia chiama "porta della nostra salvezza, inizio della vita in Cristo, fonte dell’umanità nuova" (Prefazio del Battesimo)! Tutti i papà e le mamme sono chiamati a cooperare con Dio nella trasmissione del dono inestimabile della vita, ma anche a far conoscere Colui che è la Vita. Cari genitori, la Chiesa, come madre premurosa, intende sostenervi in questo vostro fondamentale compito. Fin da piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza; sanno apprezzare il valore della preghiera e dei riti, così come intuire la differenza fra il bene ed il male. Sappiate, allora, accompagnarli nella fede sin dalla più tenera età.

E come coltivare poi il germe della vita eterna a mano a mano che il bambino cresce? San Cipriano ci ricorda: "Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre". Da sempre la comunità cristiana ha accompagnato la formazione dei bambini e dei ragazzi, aiutandoli non solo a comprendere con l’intelligenza le verità della fede, ma anche a vivere esperienze di preghiera, di carità e di fraternità. La parola della fede rischia di rimanere muta, se non trova una comunità che la mette in pratica, rendendola viva ed attraente. Ancora oggi gli oratori, i campi estivi, le piccole e grandi esperienze di servizio sono un prezioso aiuto, per gli adolescenti che compiono il cammino dell’iniziazione cristiana, a maturare un coerente impegno di vita. Incoraggio, quindi, a percorrere questa strada che fa scoprire il Vangelo non come un’utopia, ma come la forma piena dell’esistenza. Tutto ciò va proposto in particolare a coloro che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima, affinché il dono dello Spirito Santo confermi la gioia di essere stati generati figli di Dio. Vi invito dunque a dedicarvi con passione alla riscoperta di questo Sacramento, perché chi è già battezzato possa ricevere in dono da Dio il sigillo della fede e diventi pienamente testimone di Cristo.

Perché tutto questo risulti efficace e porti frutto è necessario che la conoscenza di Gesù cresca e si prolunghi oltre la celebrazione dei Sacramenti. È questo il compito della catechesi, come ricordava il beato Giovanni Paolo II: "La specificità della catechesi, distinta dal primo annuncio del Vangelo, che ha suscitato la conversione, tende al duplice obiettivo di far maturare la fede iniziale e di educare il vero discepolo di Cristo mediante una conoscenza più approfondita e più sistematica della persona e del messaggio del nostro Signore Gesù Cristo" (Esort. ap. Catechesi tradendae, 19). La catechesi è azione ecclesiale e pertanto è necessario che i catechisti insegnino e testimonino la fede della Chiesa e non una loro interpretazione. Proprio per questo è stato realizzato il Catechismo della Chiesa Cattolica, che idealmente questa sera riconsegno a tutti voi, affinché la Chiesa di Roma possa impegnarsi con rinnovata gioia nell’educazione alla fede. La struttura del Catechismo deriva dall’esperienza del catecumenato della Chiesa dei primi secoli e riprende gli elementi fondamentali che fanno di una persona un cristiano: la fede, i Sacramenti, i comandamenti, il Padre nostro.

Per tutto questo è necessario educare al silenzio e all’interiorità. Confido che nelle parrocchie di Roma gli itinerari di iniziazione cristiana educhino alla preghiera, perché essa permei la vita ed aiuti a trovare la Verità che abita il nostro cuore. La fedeltà alla fede della Chiesa, poi, deve coniugarsi con una "creatività catechetica" che tenga conto del contesto, della cultura e dell’età dei destinatari. Il patrimonio di storia e arte che Roma custodisce è una via ulteriore per avvicinare le persone alla fede. Invito tutti a fare tesoro nella catechesi di questa "via della bellezza" che conduce a Colui che è, secondo S. Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova.

Cari fratelli e sorelle, desidero ringraziarvi per il vostro generoso e prezioso servizio in questa affascinante opera di evangelizzazione e di catechesi. Non abbiate paura di impegnarvi per il Vangelo! Nonostante le difficoltà che incontrate nel conciliare le esigenze familiari e del lavoro con quelle delle comunità in cui svolgete la vostra missione, confidate sempre nell’aiuto della Vergine Maria, Stella dell’Evangelizzazione. Anche il Beato Giovanni Paolo II, che fino all’ultimo si prodigò per annunciare il Vangelo nella nostra città ed amò con particolare affetto i giovani, intercede per noi presso il Padre. Mentre vi assicuro la mia costante preghiera, di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
+PetaloNero+
00Tuesday, June 14, 2011 4:51 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI PARAKOU (BENIN)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo Metropolita di Parakou (Benin) S.E. Mons Pascal N’Koué, finora Vescovo di Natitingou (Benin).


NOMINA DELL’ESARCA APOSTOLICO PER I FEDELI UCRAINI DI RITO BIZANTINO RESIDENTI IN GRAN BRETAGNA

Il Papa ha nominato Esarca Apostolico dell’Esarcato Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Gran Bretagna S.E. Mons. Hlib (Borys Sviatoslav) Lonchyna, M.S.U., Vescovo tit. di Bareta, al presente Amministratore Apostolico "sede vacante" del medesimo Esarcato.

S.E. Mons. Hlib (Borys Sviatoslav) Lonchyna, M.S.U.

S.E. Mons. Hlib (Borys Sviatoslav) Lonchyna, M.S.U. è nato il 23 febbraio 1954 a Steubenville - Eparchia di Saint Josaphat in Parma degli Ucraini - Ohio (USA) da genitori provenienti dall'Ucraina.

Ha frequentato l'Università Urbaniana in Roma dove nel 1979 ha conseguito la licenza in teologia biblica, nonché il Pontificio Istituto Orientale, laureandosi in teologia liturgica orientale nel 2001.

Nel 1975 è entrato nel monastero dei Monaci Studiti Ucraini di Grottaferrata, dove ha emesso i voti perpetui il 19 dicembre 1976.

Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 3 luglio 1977.

Ha lavorato nella parrocchia di San Nicola a Passaic, NJ (USA); quindi è stato prefetto degli studenti del Collegio Santa Sofia a Roma.

Dopo il suo arrivo in Ucraina nel 1994, è stato direttore spirituale del Seminario maggiore di Lviv. Nello stesso tempo ha insegnato all'Accademia Teologica di Lviv. Ha prestato servizio come collaboratore locale nella Nunziatura a Kyiv.

L’11 gennaio 2002 e stato nominato da Giovanni Paolo II Vescovo tit. di Bareta e Ausiliare di Lviv degli Ucraini. È stato consacrato il 27 febbraio dello stesso anno.

Il 14 gennaio 2003 è stato nominato Visitatore Apostolico per i fedeli greco-cattolici Ucraini in Italia e Procuratore dell'Arcivescovo Maggiore a Roma e il 4 marzo 2004 Visitatore Apostolico anche in Spagna e Irlanda.

In data 25 marzo 2006, è rientrato in Ucraina, come responsabile della Vita Consacrata, mantenendo l'impegno di Visitatore Apostolico in Italia, Spagna e Irlanda.

Con la nomina, in data 7 gennaio 2009, del nuovo Visitatore Apostolico in Italia e Spagna, S.E. Mons. Lonchyna è stato sollevato dall' incarico.

Il 2 giugno successivo è stato nominato Amministratore Apostolico "sede vacante" dell'Esarcato Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Gran Bretagna.
+PetaloNero+
00Wednesday, June 15, 2011 5:12 PM
RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI TUGUEGARAO (FILIPPINE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Tuguegarao (Filippine), presentata da S.E. Mons. Diosdado A. Talamayan, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo di Tuguegarao (Filippine) S.E. Mons. Sergio Lasam Utleg, finora Vescovo di Laoag.

S.E. Mons. Sergio Lasam Utleg

S.E. Mons. Sergio Lasam Utleg è nato a Solana nell'arcidiocesi di Tuguegarao (Filippine), l'11 settembre 1943. Ha svolto gli studi secondari presso il "San Jacinto Seminary" di Cagayan e quelli filosofici e teologici presso l'Università "S. Tommaso d'Aquino" a Manila. Ha poi conseguito la Licenza in Teologia a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1968.

E’ stato ordinato sacerdote per l'arcidiocesi di Tuguegarao il 30 marzo 1968.

Dopo alcuni anni come Vicario parrocchiale, è stato dal 1973 al 1987 Parroco a Cordova, Amulung e, poi, fino al 1997, Parroco ad Alcala, Cagayan. Contemporaneamente ha svolto incarichi nell'ufficio per la pastorale sociale dell'arcidiocesi di Tuguegarao.

Eletto il 10 febbraio 1997 dal Papa Giovanni Paolo II Vescovo Coadiutore di Ilagan, è stato consacrato il 17 marzo successivo. E' succeduto il 26 luglio 1999. Il 13 novembre 2006 è stato trasferito alla sede di Laoag.

Nell'ambito della Conferenza Episcopale delle Filippine è Presidente della "Episcopal Commission on Indigenous Peoples".



RINUNCIA DEL VESCOVO DI KYIV-ZHYRTOMYR DEI LATINI (UCRAINA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kyiv-Zhyrtomyr dei Latini (Ucraina), presentata da S.E. Mons. Jan Purwiński, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Kyiv-Zhyrtomyr dei Latini (Ucraina) S.E. Mons. Petro Herculan Malchuk, O.F.M., finora Vescovo titolare di Media ed Ausiliare di Odessa-Simferopol, conferendogli la dignità di Arcivescovo "ad personam".



NOMINA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI BRASÍLIA (BRASILE)

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo Metropolita di Brasília (Brasile) S.E. Mons. Sérgio da Rocha, finora Arcivescovo di Teresina.

S.E. Mons. Sérgio da Rocha

S.E. Mons. Sérgio da Rocha è nato a Dobrada, diocesi di Jaboticabal, nello Stato di São Paulo, il 21 ottobre 1959. Dopo gli studi elementari, ha frequentato i corsi di Filosofia presso il Seminario Diocesano di São Carlos e quelli di Teologia all'Istituto Teologico di Campinas. Ha ottenuto la Licenza in Teologia Morale presso la Facoltà Teologica "Nossa Senhora da Assunção", a São Paulo, e il Dottorato nella medesima disciplina presso l'Accademia Alfonsiana di Roma.

È stato ordinato sacerdote il 14 dicembre 1984 a Matão, diocesi di São Carlos. Il 13 giugno 2001 è stato eletto Vescovo titolare di Alba e Ausiliare di Fortaleza, e consacrato l'11 agosto successivo. Nominato Vescovo Coadiutore di Teresina il 31 gennaio 2007 ne è diventato Arcivescovo il 3 settembre 2008.

Come sacerdote ha esercitato i seguenti ministeri: Parroco a Água Vermelha e Coordinatore della Pastorale della Gioventù di São Carlos (1985-1986); Professore di Filosofia nel Seminario Diocesano e Direttore Spirituale della Casa di Teologia a Campinas (1986-1987 e 1991); Rettore del Seminario di Filosofia di São Carlos (1987-1988 e 1990); Coordinatore Diocesano della Pastorale Vocazionale (1987 e 1989); Vicario Parrocchiale della Cattedrale di São Carlos (1988-1989); Vicario Parrocchiale della Parrocchia Nossa Senhora de Fátima a São Carlos (1990); Coordinatore Diocesano della Pastorale e Rettore della Cappella São Judas Tadeu a São Carlos (1991); Professore di Teologia Morale alla PUC di Campinas e Rettore del Seminario diocesano di Teologia (1997-2001); Membro dell'équipe di formazione dei Diaconi permanenti; Membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei Consultori.

Come Vescovo ha ricoperto i seguenti incarichi: Membro della Commissione Episcopale di Dottrina della Conferenza Episcopale brasiliana; Membro della Commissione Episcopale del "Mutirão de Superação da Miséria e da Fome" della Conferenza Episcopale; Segretario del Regionale ed incaricato della Gioventù e della Pastorale Vocazionale del Regionale Nordeste 1; Membro del Consiglio Permanente e della Commissione di Dottrina della Conferenza Episcopale; Presidente del Regionale Nordeste 1; Presidente del Dipartimento Vocazioni e Ministeri del CELAM – Consiglio Episcopale Latinoamericano.



NOMINA DEL VESCOVO PRELATO DI COARI (BRASILE)

Il Papa ha nominato Vescovo Prelato di Coari (Brasile) il Rev.do Padre Marek Marian Piatek, C.SS.R., Parroco della Parrocchia "Ressurreição do Senhor" e Professore di Teologia Morale nell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia.

Rev.do P. Marek Marian Piatek, C.SS.R.

Il Rev.do Padre Marek Marian Piatek, C.SS.R., è nato il 10 ottobre 1954 nella città di Tuchów, diocesi di Tarnów (Polonia). È membro della Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi), nella quale ha emesso la prima professione religiosa il 15 agosto 1974.

Compiuti gli studi filosofici e teologici nel Seminario dei Redentoristi della sua città, ha conseguito il Dottorato in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma. È stato ordinato sacerdote il 5 giugno 1980 e sei anni dopo è stato inviato come missionario in Brasile, particolarmente nell’arcidiocesi di "São Salvador da Bahia", dove ha svolto gli incarichi di Formatore degli studenti di Teologia (1987-1990) e Professore di Teologia Morale presso l’Università Cattolica di São Salvador da Bahia, in quella di São Bento e nell’Istituto Superiore di Studi per il Matrimonio e la Famiglia.

Dal 2000 esercita il suo ministero come Parroco della Parrocchia "Ressurreição do Senhor", a Salvador.



ELEZIONE DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI BEIRUT E JBEIL DEI GRECO-MELKITI (LIBANO)

Il Santo Padre ha aderito alla elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Melkita di S.E. Mons. Cyrille S. Bustros, M.S.P., ad Arcivescovo Metropolita di Beirut e Jbeil dei Greco-Melkiti (Libano), vacante in seguito alle dimissioni presentate da S.E. Mons. Joseph Kallas, M.S.P., a norma del can. 210 §§1-2 del CCEO, ed ha accolto la rinuncia di Mons. Bustros al governo pastorale della Eparchia di Newton dei Greco-Melkiti (USA).

S.E. Mons. Cyrille S. Bustros, M.S.P.

S.E. Mons. Cyrille S. Bustros, M.S.P. è nato a Aïn-Bourday nell’Arcieparchia greco-melkita di Baalbek (Libano) il 26 gennaio 1939. Ha compiuto gli studi presso i Missionari di S. Paolo e nel Seminario Sainte-Anne di Gerusalemme e è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1962 nella Società dei Missionari di San Paolo. Nel 1976 ha conseguito nella Facoltà di teologia nell’Università di Lovanio il dottorato in Teologia.

È stato Rettore dell’Istituto di Filosofia e di Teologia di "Saint Paul" a Harissa (Libano) e Professore di teologia dogmatica all’Université Saint Joseph dei PP. Gesuiti in Beirut.

Il 25 ottobre 1988 è stato eletto Arcivescovo di Baalbek (Libano) e consacrato il 27 novembre 1988. Il giorno 22 giugno 2004, Giovanni Paolo II lo ha trasferito con il titolo personale di Arcivescovo all’Eparchia di Newton dei Greco-Melkiti (USA).

È stato nominato da Giovanni Paolo II Vice-Presidente della Commissione per l’Informazione durante l’Assemblea Speciale per l’Asia del Sinodo dei Vescovi che si è svolto nel 1998 e, da Benedetto XVI, Presidente della Commissione per il Messaggio del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente del 2010. È membro del Consiglio Speciale per il Libano e del Consiglio Speciale per il Medio Oriente della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

Il Sinodo dei Vescovi Greco-Melkiti lo ha canonicamente eletto Arcivescovo Metropolita di Beirut e Jbeil dei Greco-Melkiti.



ELEZIONE DELL’ARCIVESCOVO DI ZAHLEH E FURZOL DEI GRECO-MELKITI (LIBANO)

Il Papa ha aderito alla elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Melkita di S.E. Mons. Issam Darwish, B.S., ad Arcivescovo di Zahleh e Furzol dei Greco-Melkiti (Libano), vacante in seguito alle dimissioni presentate da S.E. Mons. André Haddad, B.S., a norma del can. 210 §§1-2 del CCEO, ed ha accolto la rinuncia di Mons. Darwish al governo pastorale della Eparchia di St. Michael’s of Sydney dei Greco-Melkiti (Australia).

S.E. Mons. Issam Darwish, B.S.

S.E. Mons. Issam Darwish, B.S., è nato a Khabab (Hauran - Siria) il 4 maggio 1945, ha compiuto i suoi studi filosofici e teologici nel Convento di Saint-Sauveur (Sud del Libano) e all’Università St. Esprit de Kaslik, conseguendo la licenza in filosofia ed in teologia.

Entrato nell’Ordine Basiliano Salvatoriano del Santissimo Salvatore, è stato ordinato sacerdote il 17 settembre 1972. Gli furono affidati diversi incarichi pastorali e missionari nell’Eparchia di Saïda: l’ufficio di Rettore del Seminario minore dei Salvatoriani e successivamente Direttore del "Foyer de l’Amitié", centro sociale dell’Ordine Salvatoriano a Zahlé.

Il 9 aprile 1996, Sua Santità Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo di Saint Michael’s of Sydney dei Greco-Melkiti. L’ordinazione episcopale ebbe luogo l’11 maggio 1996.

Il Sinodo Greco-Melkita Cattolico lo ha canonicamente eletto Arcivescovo di Zahleh e Furzol dei Greco-Melkiti (Libano).



NOMINA DELL’EPARCA DI NEWTON DEI GRECO-MELKITI (LIBANO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo dell’Eparchia di Newton dei Greco-Melkiti S.E. Mons. Nicolas James Samra, trasferendolo dalla sede titolare Vescovile di Gerasa dei Greco-Melkiti (USA).

S.E. Mons. Nicolas James Samra

S.E. Mons. Nicolas James Samra è nato il 15 agosto 1944 a Paterson, New Jersey (U.S.A.). Ha frequentato nella città natale le scuole elementari e secondarie ed è poi entrato nel "St. Anselm’s College" (Manchester), ove ha compiuto gli studi filosofici, ottenendo il baccalaureato. In seguito ha frequentato i corsi di teologia, prima nel "St. Basil’s Seminary" di Methuen e quindi nel "St. John’s Seminary" di Bringhton.

È stato ordinato sacerdote il 10 maggio 1970 in Paterson (New Jersey) e Vescovo Ausiliare dell’Eparchia di Newton dei Greco-Melkiti il 6 luglio 1989. L’11 gennaio 2005 ha rinunciato all’incarico di Ausiliare, rimanendo Vescovo titolare di Gerasa e svolgendo un apprezzato servizio pastorale.



NOMINA DELL’EPARCA DI SAINT MICHAEL’S OF SYDNEY DEI GRECO-MELKITI (AUSTRALIA)

Il Papa ha nominato Vescovo dell’Eparchia di Saint Michael’s of Sydney dei Greco-Melkiti (Australia) il Rev.do Archimandrita Robert Rabbat, Rettore della Cattedrale dell’Annunciazione a Newton (USA).

Rev.do Archimandrita Robert Rabbat

Il Rev.do Archimandrita Robert Rabbat è nato a Beirut il 14 febbraio 1960 e, trasferitosi nel 1979 negli Stati Uniti d’America, ha studiato ingegneria e matematica alla "Ohio State University", ottenendo il "Bachelor" nel 1982.

Nel 1989 il Rev. Rabbat è entrato nel Seminario libanese della Chiesa Greco-Melkita e ha compiuto gli studi filosofici e teologici all’Istituto Saint Paul di Harissa, conseguendo la licenza in entrambe le discipline. Fu ordinato sacerdote nel 1994.

Nel 1995 è stato inviato negli Stati Uniti d’America come Parroco di "Saint Michael the Archangel" a Hammond, Indiana. Nel 1997 ha ottenuto un "Masters Degree" in comunicazione sociale della "Purdue University" nello Stato dell’Indiana. Dal 1999 è responsabile della rivista eparchiale di Newton "Sophia".

Nel 2005 è stato nominato Rettore della Cattedrale dell’Annunciazione a Newton ed è stato elevato alla dignità di Archimandrita.



NOMINA DEL VESCOVO DI MASBATE (FILIPPINE)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Masbate (Filippine) il Rev.do Mons. José B. Bantolo, del clero della diocesi di San Jose de Antique, finora Vicario Generale.

Rev.do Mons. José B. Bantolo

Il Rev.do Mons. José B. Bantolo è nato a Guisijan, Laua-an, Antique, il 12 novembre 1960. Dopo le scuole secondarie, ha svolto gli studi filosofici presso il St. Peter Seminary e il St. Anthony's College di Antique, e quelli teologici presso il San Jose Seminary di Quezon City. Ha successivamente conseguito, nel 2000, la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma, ed ha continuato studi di approfondimenti in Applied Theology a Berkeley, negli U.S.A.

E' stato ordinato sacerdote il 21 aprile 1986 per la diocesi di San Jose de Antique.

Dopo alcuni anni di servizio pastorale presso la St. Augustine parish, Patnongon, Antique, nel 1988 è stato nominato Rettore del San Peter Seminary a San Pedro, Antique. Nel 2001 è divenuto Economo diocesano, nel 2007 Presidente del St. Anthony's College di Antique e successivamente Vicario generale della diocesi.



NOMINA DELL’AUSILIARE DI NUEVA SEGOVIA (FILIPPINE)

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare dell'arcidiocesi di Nueva Segovia (Filippine) il Rev.do Mons. David William Valencia Antonio, del clero della medesima arcidiocesi, finora Vicario Generale, assegnandogli la sede titolare vescovile di Basti.

Rev.do Mons. David William Valencia Antonio

Il Rev. Mons. David William Valencia Antonio è nato a Nagtupacan, Sto. Domingo, Ilocos Sur, il 29 dicembre 1963. Ha frequentato i corsi di filosofia al "San Pablo seminary" di Baguio City, e i corsi di teologia all' "Immacolate Conception School of Theology" di Vigan City. Ha poi compiuto studi superiori presso la "Catholic University of America" di Washington ottenendo il Dottorato in S. Teologia.

E' stato ordinato sacerdote il 1° dicembre 1988 per l’arcidiocesi di Nueva Segovia.

Dopo alcuni anni come Professore all' "Immacolate Conception School of Theology" di Vigan, nell'Iloco Sur, nel 1993 è stato nominato Decano degli Studi e poi Rettore del medesimo seminario.

Nel 2005 è divenuto Parroco della Parrocchia di Santa Lucia, ad Iloco Sur, e successivamente Vicario Generale dell'arcidiocesi di Nueva Segovia.



NOMINA DI CONSULTORE DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Il Santo Padre ha nominato Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Arcivescovo tit. di Roselle, Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali.












L’UDIENZA GENERALE



L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sulla figura del profeta Elia.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

nella storia religiosa dell’antico Israele, grande rilevanza hanno avuto i profeti con il loro insegnamento e la loro predicazione. Tra di essi, emerge la figura di Elia, suscitato da Dio per portare il popolo alla conversione. Il suo nome significa «il Signore è il mio Dio» ed è in accordo con questo nome che si snoda la sua vita, tutta consacrata a provocare nel popolo il riconoscimento del Signore come unico Dio. Di Elia il Siracide dice: «E sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (Sir 48,1). Con questa fiamma Israele ritrova il suo cammino verso Dio. Nel suo ministero, Elia prega: invoca il Signore perché riporti alla vita il figlio di una vedova che lo aveva ospitato (cfr 1Re 17,17-24), grida a Dio la sua stanchezza e la sua angoscia mentre fugge nel deserto ricercato a morte dalla regina Gezabele (cfr 1Re 19,1-4), ma è soprattutto sul monte Carmelo che si mostra in tutta la sua potenza di intercessore quando, davanti a tutto Israele, prega il Signore perché si manifesti e converta il cuore del popolo. È l’episodio narrato nel capitolo 18 del Primo Libro dei Re, su cui oggi ci soffermiamo.

Ci troviamo nel regno del Nord, nel IX secolo a.C., al tempo del re Acab, in un momento in cui in Israele si era creata una situazione di aperto sincretismo. Accanto al Signore, il popolo adorava Baal, l’idolo rassicurante da cui si credeva venisse il dono della pioggia e a cui perciò si attribuiva il potere di dare fertilità ai campi e vita agli uomini e al bestiame. Pur pretendendo di seguire il Signore, Dio invisibile e misterioso, il popolo cercava sicurezza anche in un dio comprensibile e prevedibile, da cui pensava di poter ottenere fecondità e prosperità in cambio di sacrifici. Israele stava cedendo alla seduzione dell’idolatria, la continua tentazione del credente, illudendosi di poter «servire a due padroni» (cfr Mt 6,24; Lc 16,13), e di facilitare i cammini impervi della fede nell’Onnipotente riponendo la propria fiducia anche in un dio impotente fatto dagli uomini.

È proprio per smascherare la stoltezza ingannevole di tale atteggiamento che Elia fa radunare il popolo di Israele sul monte Carmelo e lo pone davanti alla necessità di operare una scelta: «Se il Signore è Dio, seguiteLo. Se invece lo è Baal, seguite lui» (1Re 18, 21). E il profeta, portatore dell’amore di Dio, non lascia sola la sua gente davanti a questa scelta, ma la aiuta indicando il segno che rivelerà la verità: sia lui che i profeti di Baal prepareranno un sacrificio e pregheranno, e il vero Dio si manifesterà rispondendo con il fuoco che consumerà l’offerta. Comincia così il confronto tra il profeta Elia e i seguaci di Baal, che in realtà è tra il Signore di Israele, Dio di salvezza e di vita, e l’idolo muto e senza consistenza, che nulla può fare, né in bene né in male (cfr Ger 10,5). E inizia anche il confronto tra due modi completamente diversi di rivolgersi a Dio e di pregare.

I profeti di Baal, infatti, gridano, si agitano, danzano saltando, entrano in uno stato di esaltazione arrivando a farsi incisioni sul corpo, «con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue» (1Re 18,28). Essi fanno ricorso a loro stessi per interpellare il loro dio, facendo affidamento sulle proprie capacità per provocarne la risposta. Si rivela così la realtà ingannatoria dell’idolo: esso è pensato dall’uomo come qualcosa di cui si può disporre, che si può gestire con le proprie forze, a cui si può accedere a partire da se stessi e dalla propria forza vitale. L’adorazione dell’idolo invece di aprire il cuore umano all’Alterità, ad una relazione liberante che permetta di uscire dallo spazio angusto del proprio egoismo per accedere a dimensioni di amore e di dono reciproco, chiude la persona nel cerchio esclusivo e disperante della ricerca di sé. E l’inganno è tale che, adorando l’idolo, l’uomo si ritrova costretto ad azioni estreme, nell’illusorio tentativo di sottometterlo alla propria volontà. Perciò i profeti di Baal arrivano fino a farsi del male, a infliggersi ferite sul corpo, in un gesto drammaticamente ironico: per avere una risposta, un segno di vita dal loro dio, essi si ricoprono di sangue, ricoprendosi simbolicamente di morte.

Ben altro atteggiamento di preghiera è invece quello di Elia. Egli chiede al popolo di avvicinarsi, coinvolgendolo così nella sua azione e nella sua supplica. Lo scopo della sfida da lui rivolta ai profeti di Baal era di riportare a Dio il popolo che si era smarrito seguendo gli idoli; perciò egli vuole che Israele si unisca a lui, diventando partecipe e protagonista della sua preghiera e di quanto sta avvenendo. Poi il profeta erige un altare, utilizzando, come recita il testo, «dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: "Israele sarà il tuo nome"» (v. 31). Quelle pietre rappresentano tutto Israele e sono la memoria tangibile della storia di elezione, di predilezione e di salvezza di cui il popolo è stato oggetto. Il gesto liturgico di Elia ha una portata decisiva; l’altare è luogo sacro che indica la presenza del Signore, ma quelle pietre che lo compongono rappresentano il popolo, che ora, per la mediazione del profeta, è simbolicamente posto davanti a Dio, diventa "altare", luogo di offerta e di sacrificio.

Ma è necessario che il simbolo diventi realtà, che Israele riconosca il vero Dio e ritrovi la propria identità di popolo del Signore. Perciò Elia chiede a Dio di manifestarsi, e quelle dodici pietre che dovevano ricordare a Israele la sua verità servono anche a ricordare al Signore la sua fedeltà, a cui il profeta si appella nella preghiera. Le parole della sua invocazione sono dense di significato e di fede: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!» (vv. 36-37; cfr Gen 32, 36-37). Elia si rivolge al Signore chiamandolo Dio dei Padri, facendo così implicita memoria delle promesse divine e della storia di elezione e di alleanza che ha indissolubilmente unito il Signore al suo popolo. Il coinvolgimento di Dio nella storia degli uomini è tale che ormai il suo Nome è inseparabilmente connesso a quello dei Patriarchi e il profeta pronuncia quel Nome santo perché Dio ricordi e si mostri fedele, ma anche perché Israele si senta chiamato per nome e ritrovi la sua fedeltà. Il titolo divino pronunciato da Elia appare infatti un po’ sorprendente. Invece di usare la formula abituale, "Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe", egli utilizza un appellativo meno comune: «Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele». La sostituzione del nome "Giacobbe" con "Israele" evoca la lotta di Giacobbe al guado dello Yabboq con il cambio del nome a cui il narratore fa esplicito riferimento (cfr Gen 32,31) e di cui ho parlato in una delle scorse catechesi. Tale sostituzione acquista un significato pregnante all’interno dell’invocazione di Elia. Il profeta sta pregando per il popolo del regno del Nord, che si chiamava appunto Israele, distinto da Giuda, che indicava il regno del Sud. E ora, questo popolo, che sembra aver dimenticato la propria origine e il proprio rapporto privilegiato con il Signore, si sente chiamare per nome mentre viene pronunciato il Nome di Dio, Dio del Patriarca e Dio del popolo: «Signore, Dio […] d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele».

Il popolo per cui Elia prega è rimesso davanti alla propria verità, e il profeta chiede che anche la verità del Signore si manifesti e che Egli intervenga per convertire Israele, distogliendolo dall’inganno dell’idolatria e portandolo così alla salvezza. La sua richiesta è che il popolo finalmente sappia, conosca in pienezza chi davvero è il suo Dio, e faccia la scelta decisiva di seguire Lui solo, il vero Dio. Perché solo così Dio è riconosciuto per ciò che è, Assoluto e Trascendente, senza la possibilità di mettergli accanto altri dèi, che Lo negherebbero come assoluto, relativizzandoLo. È questa la fede che fa di Israele il popolo di Dio; è la fede proclamata nel ben noto testo dello Shema‘ Israel: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze» (Dt 6,4-5). All’assoluto di Dio, il credente deve rispondere con un amore assoluto, totale, che impegni tutta la sua vita, le sue forze, il suo cuore. Ed è proprio per il cuore del suo popolo che il profeta con la sua preghiera sta implorando conversione: «questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!» (1Re 18,37). Elia, con la sua intercessione, chiede a Dio ciò che Dio stesso desidera fare, manifestarsi in tutta la sua misericordia, fedele alla propria realtà di Signore della vita che perdona, converte, trasforma.

Ed è ciò che avviene: «Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: "Il Signore è Dio, il Signore è Dio"» (vv. 38-39). Il fuoco, questo elemento insieme necessario e terribile, legato alle manifestazioni divine del roveto ardente e del Sinai, ora serve a segnalare l’amore di Dio che risponde alla preghiera e si rivela al suo popolo. Baal, il dio muto e impotente, non aveva risposto alle invocazioni dei suoi profeti; il Signore invece risponde, e in modo inequivocabile, non solo bruciando l’olocausto, ma persino prosciugando tutta l’acqua che era stata versata intorno all’altare. Israele non può più avere dubbi; la misericordia divina è venuta incontro alla sua debolezza, ai suoi dubbi, alla sua mancanza di fede. Ora, Baal, l’idolo vano, è vinto, e il popolo, che sembrava perduto, ha ritrovato la strada della verità e ha ritrovato se stesso.

Cari fratelli e sorelle, che cosa dice a noi questa storia del passato? Qual è il presente di questa storia? Innanzitutto è in questione la priorità del primo comandamento: adorare solo Dio. Dove scompare Dio, l'uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l'uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano. Secondo. Lo scopo primario della preghiera è la conversione: il fuoco di Dio che trasforma il nostro cuore e ci fa capaci di vedere Dio e così di vivere secondo Dio e di vivere per l'altro. E il terzo punto. I Padri ci dicono che anche questa storia di un profeta è profetica, se - dicono – è ombra del futuro, del futuro Cristo; è un passo nel cammino verso Cristo. E ci dicono che qui vediamo il vero fuoco di Dio: l'amore che guida il Signore fino alla croce, fino al dono totale di sé. La vera adorazione di Dio, allora, è dare se stesso a Dio e agli uomini, la vera adorazione è l'amore. E la vera adorazione di Dio non distrugge, ma rinnova, trasforma. Certo, il fuoco di Dio, il fuoco dell'amore brucia, trasforma, purifica, ma proprio così non distrugge, bensì crea la verità del nostro essere, ricrea il nostro cuore. E così, realmente vivi per la grazia del fuoco dello Spirito Santo, dell'amore di Dio, siamo adoratori in spirito e in verità. Grazie.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, dans l’histoire religieuse de l’ancien Israël, les prophètes, leur enseignement et leur prédication, ont eu une grande importance. Parmi eux, ressort particulièrement la figure d’Élie, suscité par Dieu pour inviter à la conversion et inciter le peuple à reconnaître le Seigneur comme le Dieu unique. L’Écriture nous montre Élie invoquer Dieu en de nombreuses occasions. Mais c’est surtout sur le mont Carmel qu’Élie se montre dans toute sa puissance d’intercesseur quand, devant tout Israël, il prie le Seigneur pour qu’il se manifeste et convertisse le cœur du peuple. Face aux prophètes de Baal qui s’agitent devant les idoles, Élie l’invite à s’unir à lui dans son action et dans sa supplication envers Dieu. Le peuple est mis devant sa propre vérité et le prophète demande que la vérité du Seigneur se manifeste et qu’il intervienne pour convertir Israël, le détacher de la tromperie de l’idolâtrie, l’amenant ainsi au salut. Élie demande au Seigneur que le peuple connaisse véritablement qui est son Dieu et fasse le choix décisif de le suivre. Il pourra ainsi professer sa foi de tout cœur. Chers amis, demandons à Dieu de nous rendre capables d’être des médiateurs de vérité auprès de nos frères, prêts à indiquer le chemin de la foi dans le Dieu unique qui veut se révéler à tous les hommes pour les convertir et les conduire au salut !

Je suis heureux de saluer les pèlerins francophones, particulièrement les jeunes et le groupe du sanctuaire de Belpeuch. En ces jours qui suivent la fête de la Pentecôte, que l’Esprit-Saint vous donne de savoir accueillir chaque jour la miséricorde de Dieu qui vient à la rencontre de notre faiblesse et de nos manques de foi ! Que Dieu vous bénisse !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In our continuing catechesis on Christian prayer, we now turn to the prophet Elijah as a model of intercessory prayer. At a time when the kingdom of Israel saw the spread of Baal-worship and syncretism, Elijah invited the people to renew their covenant with the Lord and to reject every form of idolatry. In the episode of his contest with the priests of Baal on Mount Carmel (cf. 1 Kg 18), he calls upon Israel to choose the Lord and prays for their conversion of heart. What is more, he urges the people themselves to draw near and share in his prayer. In response to Elijah’s prayer, God reveals his fidelity, mercy and saving power through the consuming fire sent down from heaven. He also enables the people to turn back to him and to reaffirm the covenant made with their fathers. As we look to Elijah’s example, let us be ever more convinced of the power of intercessory prayer, so that we can help all people to know the one true God, to turn away from every form of idolatry, and to receive the grace offered to us on the wood of the Cross and in the fire of the Holy Spirit.

I welcome the members of the Catholic-Pentecostal International Dialogue and I offer prayerful good wishes for the next phase of their work. I also welcome the Fiftieth Conference of the International Association of Schools and Institutes of Administration, now meeting in Rome. I thank the choirs, and particularly the University Choir from Indonesia, for their praise of God in song. Finally, I greet the delegates to the General Chapter of the Congregation of the Resurrection. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from the Philippines, Canada and the United States, I invoke the Lord’s blessings of joy and peace.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der Reihe der Katechesen über große Gestalten des Gebetes möchte ich heute über den Propheten Elija sprechen. Er lebte im 9. Jahrhundert v. Chr. im Nordreich Israel, das sich vom Haus David im Südreich Juda abgespalten hatte. Die Bevölkerung hatte den jüdischen Glauben mit Elementen der heidnischen Religion ihrer Umgebung vermischt. Es war die alte Versuchung, sich Götter nach den eigenen Bedürfnissen zu schaffen, die vermeintlich Fruchtbarkeit und Wohlstand gaben, wenn man nur entsprechend dafür opferte. Elija wurde von Gott berufen, das Volk zur Umkehr zu führen. Der Name »Elija« – »Der Herr ist mein Gott« – zeigt das an, wofür dieser Prophet lebte: dem Volk die Augen zu öffnen, daß der Herr der einzige Gott ist. Dazu versammelte er das Volk auf dem Berg Karmel, wo er die Priester der Baalsgötzen herausforderte, um zu zeigen, welcher Gott nun wirklich Gebete erhört. Dabei wurden auch die grundverschiedenen Weisen zu beten sichtbar. Die Baalspropheten schrieen, tanzten ekstatisch und ritzten sich das Fleisch auf. In ihrer Selbstbezogenheit versuchten sie die Götter zu einer Antwort zu zwingen. Es gelang ihnen nicht, sich auf das Größere hin zu öffnen, wodurch erst Hingabe möglich wird. Ganz anders Elija: Er lädt das Volk ein, sich zu nähern, Gemeinschaft mit ihm zu haben, an seinem Gebet teilzunehmen. Er errichtet einen Altar aus zwölf Steinen, der Zahl der Stämme Israels entsprechend, so daß Israel gleichsam selbst Altar und Gebet ist. In seinem Gebet spricht er den »Gott Israels« mit Namen an. Damit erinnert er einerseits Gott an seine Treue: daß er sich auch an Israel gebunden hat; aber er erinnert auch das Volk an seine Treue, daß es zu diesem Gott gehört und daß es ihn als den einzigen Gott erkennt und nicht von irgendwoher sich Heil erwartet. Gott erhört das Gebet des Propheten und nimmt das Opfer im Feuer auf. Das Volk erkennt, wer wirklich sein Gott ist, der sich in seiner Güte offenbart und auf die Antwort seiner Geschöpfe in Liebe und Treue wartet. Und so wird uns Elija auch zu einem Vorbild für Christus, der für uns einsteht, für uns betet, der uns zeigt, wer wirklich Gott ist; der es uns gerade durch seine Liebe zeigt, die er bis zum Letzten lebt; und der uns damit auch zeigt, was Opfer heißt: sich von der Liebe erfüllen lassen, die uns umbrennt und erneuert und zugleich damit zu wirklich Lebenden macht. Gott wird nicht durch Zerstörung angebetet, sondern durch die Kraft der Liebe, die Leben ist und die freilich unser Leben umformt. So lädt uns Elija ein, in dieses Beten Christi hineinzutreten, uns von dem Feuer seiner Liebe anzünden zu lassen, uns formen zu lassen, neue Menschen zu werden und damit in der Welt Gott wieder sichtbar werden zu lassen.

Mit Freude grüße ich alle Gäste deutscher Sprache und heute besonders die vielen Jugendlichen, Ministranten und Schüler, die an dieser Audienz teilnehmen. Nehmen wir uns den großen Beter Elija zum Vorbild, damit auch wir für die Menschen beten und dabei, auch wenn wir nicht unmittelbar für unsere eigenen Interessen erhört werden, um so mehr auf Gottes Liebe und auf die wirkliche Antwort Gottes an die Menschheit vertrauen lernen. Die Friede des Herrn geleite euch auf allen euren Wegen!


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Con Elías descubrimos la verdadera fuerza intercesora de la oración que evoca la grandeza del amor de Dios. Cuando el Profeta se enfrenta con los secuaces de Baal, en el monte Carmelo, se produce una confrontación entre el Señor de Israel, Dios de salvación y de vida, y el ídolo mudo y sin conciencia que nada puede hacer. Los profetas de Baal y sus inútiles ofrendas revelan el engaño del ídolo que encierra a la persona en la búsqueda exclusiva de sí misma. Elías, en cambio, prepara el sacrificio y ora, invita al pueblo a unirse en la acción y en la súplica, haciéndole partícipe y protagonista de la oración y de cuanto está acaeciendo. Con su intercesión, Elías pide a Dios aquello que Dios mismo desea hacer, esto es, manifestarse con toda su misericordia, fiel a la propia realidad de Señor de la vida que perdona y transforma. El verdadero Dios se revela con el fuego que consume la ofrenda y el Profeta implora la conversión de su pueblo, para que éste pueda responder así con un amor absoluto que comprometa toda su vida, su fuerza y su corazón. Hoy no es el fuego que consume el holocausto lo que indica la presencia del Señor en el mundo. Su plena y definitiva manifestación es la cruz de Jesús, que ha venido para bautizar "en Espíritu Santo y fuego" y "destruir el pecado con el sacrificio de sí mismo".

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, México y otros países Latinoamericanos. Invito a todos a pedir al Señor que nos haga capaces de ser auténticos mediadores ante nuestros hermanos, y así indicar el camino de la fe del único Dios, que quiere revelarse a todos los hombres para convertirlos y llevarlos a la salvación. Muchas gracias.


○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

Na história religiosa de Israel, sobressai a figura de Elias, cujo nome significa: «O meu Deus é o Senhor». E, com o nome concorda a sua vida, toda ela votada a provocar no povo de Israel - que se extraviara atrás dos ídolos – o regresso ao Senhor seu Deus. Um dia reuniu o povo no Monte Carmelo, desafiando-o a escolher entre o Deus verdadeiro e os ídolos. Tanto ele, o profeta do Senhor, como os profetas de Baal vão preparar um sacrifício sem atear o fogo; depois cada um invoca o seu Deus. Aquele dos dois que responder, enviando o fogo para queimar o sacrifício, será o verdadeiro Deus. Elias rezou assim: «Respondei-me, Senhor, para que este povo reconheça que sois o verdadeiro Deus e converteis os seus corações». Com a sua súplica, pede a Deus aquilo que o próprio Deus deseja fazer: manifestar-Se em toda a sua misericórdia, fiel à própria realidade de Senhor da vida que perdoa e converte. E o Senhor responde, enviando o fogo que consome a vítima do sacrifício. E o povo reencontrou a estrada da verdade, reencontrou-se a si mesmo: «O Senhor é o nosso Deus».

Amados peregrinos de língua portuguesa, uma saudação amiga de boas-vindas para todos, com menção especial para os fiéis das paróquias de Nossa Senhora da Conceição, em Angola, São Sebastião de Campo Grande, no Brasil, e São Julião da Barra, em Portugal. Possa esta peregrinação ao túmulo dos Apóstolos ajudar-vos na vida a cooperar plenamente com os desígnios de salvação que Deus tem sobre a humanidade. Como estímulo e penhor de graças, dou-vos a minha Bênção.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua polacca

Witam i serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. Czerwiec, to miesiąc poświęcony Najświętszemu Sercu Pana Jezusa. W wielu kościołach i wspólnotach odprawiane są nabożeństwa czerwcowe. Zachęcam was do zachowania tej pięknej tradycji. Niech Serce Boże uczyni nasze serca według Serca swego. Wszystkim wam błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Do il mio benvenuto e un cordiale saluto ai pellegrini polacchi. Giugno è il mese dedicato alla devozione del Sacro Cuore di Gesù. In molte chiese e in molte comunità si celebra tale devozione. Vi incoraggio a mantenere viva questa bella tradizione. Il Cuore Divino renda i nostri cuori simili al Suo. A tutti voi imparto la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo.]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Farnosti Veľké Uherce.

Bratia a sestry, modlite sa za vašich novokňazov, vysvätených v týchto dňoch, aby verne hlásali evanjelium, spravovali Boží ľud a slávili Božie tajomstvá.

Ochotne žehnám vás i všetkých novokňazov.

Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, specialmente a quelli provenienti dalla Parrocchia di Veľké Uherce.

Fratelli e sorelle, pregate per i vostri sacerdoti novelli, ordinati in questi giorni, perché con fedeltà possano annunciare il Vangelo, guidare il popolo di Dio e celebrare i misteri divini.

Volentieri benedico voi e tutti i sacerdoti novelli.

Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito krizmanike iz Hrvatskih katoličkih misija u Stuttgartu i Sindelfingenu.

Dragi mladi prijatelji, milosni dar Duha Svetoga, kojega ste primili u sakramentu Potvrde, neka vas ojača da hrabro, uvijek i svugdje, svjedočite svoju vjeru. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto di cuore i pellegrini Croati, in modo particolare i cresimati delle Missioni cattoliche croate di Stuttgart e Sindelfingen. Cari amici giovani, il dono dello Spirito Santo, che avete ricevuto nel sacramento della Confermazione, vi sostenga nel testimoniare coraggiosamente, sempre e in ogni luogo, la vostra fede. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo il mio cordiale saluto ai sacerdoti novelli della diocesi di Brescia e ai Legionari di Cristo; cari amici, attuate con gioia e fedeltà la vostra missione a servizio del Vangelo e del Regno di Dio. Saluto i fedeli di Osimo e di Copertino, accompagnati dal loro Pastore Mons. Edoardo Menichelli, e li incoraggio ad essere sempre gioiosi testimoni del Vangelo della carità. Un pensiero particolare rivolgo ai Missionari e alle Missionarie della Consolata, come pure alle Figlie della Divina Provvidenza, che celebrano in questi giorni i rispettivi Capitoli generali: cari fratelli e sorelle, vi esorto ad essere sempre più segni eloquenti dell’amore di Dio e strumenti della sua pace. Saluto i rappresentanti della Federazione Biblica Cattolica ed auspico che il loro impegno porti frutti preziosi specialmente per la vita pastorale delle Chiese locali.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, per molti vostri coetanei sono iniziate le vacanze, mentre per altri questo è tempo di esami. Vi aiuti il Signore a vivere questo periodo con serenità e a sperimentare l’entusiasmo della fede. Invito voi, cari malati, a trovare conforto nel Signore, che illumina la vostra sofferenza con il suo amore salvifico. A voi, cari sposi novelli, auguro di cuore di imparare a pregare insieme, affinché il vostro amore sia sempre più vero e duraturo.
+PetaloNero+
00Thursday, June 16, 2011 6:37 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Arochiasamy Jude Gerald Paulraj, Vescovo di Palayamkottai;

S.E. Mons. Jebamalai Susaimanickam, Vescovo di Sivagangai;

S.E. Mons. Antony Devotta, Vescovo di Tiruchirapalli;

S.E. Mons. Yvon Ambroise, Vescovo di Tuticorin;

S.E. Mons. Joseph Anthony Irudayaraj, S.D.B., Vescovo di Dharmapuri;

S.E. Mons. Antonisamy Francis, Vescovo di Kumbakonam;

S.E. Mons. Singaroyan Sebastianappan, Vescovo di Salem.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Padre Cornelius Petrus Mayer, O.S.A.












RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI KOHIMA (INDIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Kohima (India) il Rev.do Sacerdote James Thoppil, del clero di Kohima, Rettore dell’Oriens Theological College a Shillong.

Rev.do James Thoppil

Il Rev.do James Thoppil è nato a Kottayam l’8 maggio 1959, in una famiglia di rito Siro-Malabarese. Dopo gli studi primari a Kerala, è entrato nel Seminario Minore St. Joseph, Dibrugarh (1974-1977). Successivamente ha frequentato il Christ King College, per gli studi di Filosofia (1977-1980), e l’Oriens Theological College e il Sacred Heart Theological College per quelli di Teologia (1982-1985), dopo aver svolto il tirocinio presso la Parrocchia di St. Joseph a Tseminyu, Nagaland (1980-1982).

È stato ordinato sacerdote il 12 gennaio 1986, incardinato nella diocesi di Kohima.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti ministeri: 1986-1990: Decano degli studi, Good Shepherd Seminary, Dimapur; 1990-1994: Parroco e Preside, Holy Cross Church, Dimapur; Segretario della Nagaland Association of Catholic Schools; 1994-1999: Studi per la Licenza e il Dottorato in Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Urbaniana in Roma; 1999-2006: Professore, Cancelliere e Decano degli Studi, Oriens Theological College, Shillong; Segretario del Northeast Diocesan Priests’ Forum for Theological Reflection (NEDPFTR); 2006-2007: Anno sabbatico a St. Felicitas Church, San Leandro, California, Stati Uniti.

Dal 2007 è Rettore dell’Oriens Theological College, Shillong.
+PetaloNero+
00Friday, June 17, 2011 4:50 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Devadass Ambrose Mariadose, Vescovo di Tanjore;

S.E. Mons. Patras Minj, S.I., Vescovo di Ambikapur;

S.E. Mons. Emmanuel Kerketta, Vescovo di Jashpur;

S.E. Mons. Paul Toppo, Vescovo di Raigarh.

Gruppo dei Vescovi della Conferenza Episcopale dell’India in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano; Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano; Presidente della Fabbrica di San Pietro;

S.E. Mons. Paul Hinder, Vescovo tit. di Macon, Vicario Apostolico dell’Arabia del Sud;

S.E. Mons. Camillo Ballin, Vescovo tit. di Arna, Vicario Apostolico dell’Arabia del Nord.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

















Benedetto XVI ai vescovi della Conferenza episcopale dell'India (IV gruppo)
Artefici di unità e comunione nell’unica famiglia di Dio





ROMA, venerdì, 17 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in udienza i Vescovi indiani di rito latino delle province ecclesiastiche di Madras-Mylapore, Madurai, Pondicherry e Raipur, in occasione della visita ad limina Apostolorum.


* * *

Cari Fratelli Vescovi,

sono lieto di porgere il benvenuto a tutti voi in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum, un momento privilegiato in cui approfondire i vincoli di fraternità e comunione fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari che guidate. Desidero ringraziare l’Arcivescovo Malayappan Chinnappa per i sentimenti cordiali che ha espresso a nome vostro e di quanti guidate come Pastori. Rivolgo i miei saluti affettuosi ai sacerdoti, ai religiosi, uomini e donne, e a tutti i fedeli laici affidati alla vostra cura pastorale. Vi prego di assicurarli della mia sollecitudine e delle mie preghiere.

Proseguendo queste riflessioni sulla vita della Chiesa in India, desidero dirvi qualche parola, cari Fratelli Vescovi, sulle vostre responsabilità verso il clero e verso i religiosi, uomini e donne, del Paese. Con l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo, siete chiamati a presiedere il popolo di Dio come Pastori, e a insegnare, santificare e governare le Chiese locali. Lo fate attraverso la predicazione del Vangelo, la celebrazione dei Sacramenti e la sollecitudine per la santità e l’efficace azione pastorale del clero. Attraverso quest’ultimo siete in grado di raggiungere in maniera più efficace i religiosi e i laici affidati alla vostra sollecitudine. Siete anche chiamati a governare in carità per mezzo di una vigilanza prudente nelle vostre capacità legislativa, esecutiva e giudiziaria (cfr. Codice di diritto canonico, cc. 384-394). In questo ruolo delicato ed esigente, il Vescovo, Pastore e padre, dovrebbe unire e plasmare il suo gregge in una sola famiglia nella quale tutti i suoi membri, consapevoli dei loro doveri, desiderino vivere e agire come una sola cosa nell’amore (cfr. Christus Dominus, n. 16). Promuovere il carisma dell’unità, che è una testimonianza potente dell’essere uno di Dio e un segno della Chiesa una, santa cattolica e apostolica, è fra le più importanti responsabilità del Vescovo. Nei numerosi compiti che richiedono la vostra attenzione fervente, cari Vescovi, riconoscete la presenza dello Spirito del Signore che è attivo nella Chiesa. Lo Spirito, promesso a tutti nel Battesimo ed effuso sul popolo di Dio per guidarlo e santificarlo nella Confermazione, mira a unire tutti i cristiani in vincoli di fede, speranza e carità. Con il vostro ministero, siete chiamati a rafforzare i membri del popolo che Dio ha scelto come proprio, a servirli e a edificarli come un unico tempio, una dimora degna per lo Spirito, siano essi giovani o anziani, uomini o donne, ricchi o poveri. Il Signore, versando il suo sangue, ha riscattato persone di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione (cfr. Ap 5, 9). Quindi, vi incoraggio a continuare a essere al servizio dell’unità e, guidando con l’esempio, a portare le persone di cui siete Pastori a una comunione, una fraternità e una pace più profonde.

Una delle modalità con cui la comunione della Chiesa si esprime in modo più chiaro è il rapporto particolarmente importante che esiste fra voi e i vostri sacerdoti, sia diocesani sia religiosi, che condividono ed esercitano con voi l’unico sacerdozio di Cristo. Insieme, nelle vostre Diocesi, formate un unico corpo sacerdotale e un’unica famiglia, di cui siete il padre (cfr. Christus Dominus, n. 29). Quindi, dovete sostenere i vostri sacerdoti, i vostri più stretti collaboratori, ed essere attenti alle loro esigenze e alle loro aspirazioni, mostrando sollecitudine per il loro benessere materiale, intellettuale e spirituale. Essi, in quanto figli e collaboratori, sono chiamati a loro volta a rispettare la vostra autorità, a lavorare con gioia, umiltà e dedizione totale per il bene della Chiesa, ma sempre sotto la vostra guida. I vincoli di amore fraterno e di sollecitudine reciproca che promuovete con i vostri sacerdoti diverranno le basi per superare qualsiasi tensione che potrebbe sorgere e promuoveranno le condizioni più propizie al servizio dei membri del popolo di Dio, edificandoli spiritualmente, portandoli a conoscere il proprio valore e ad assumere la dignità che è loro propria in quanto figli di Dio. Inoltre, la testimonianza di amore e di servizio reciproci fra voi e i vostri sacerdoti, che prescinde dalla casta o dall’appartenenza etnica, ma è incentrata sull’amore di Dio, sulla diffusione del Vangelo e sulla santificazione della Chiesa, è molto ambita dalle persone che servite. Guardano a voi e ai vostri sacerdoti come a un modello di santità, amicizia e armonia che parli ai loro cuori e insegni con l’esempio come vivere il nuovo comandamento dell’amore.

Anche i religiosi, uomini e donne, guardano a voi per ricevere guida e sostegno. La testimonianza del vostro amore profondo per Gesù Cristo e per la sua Chiesa saranno d’ispirazione per loro mentre si dedicano con povertà, castità e obbedienza perfette alla vita alla quale sono stati chiamati. Saranno confermati nella loro dedizione dalla vostra fede, dal vostro esempio e dalla vostra fiducia in Dio. In tal modo, in unione con loro, renderete una testimonianza sempre più grande agli uomini e alle donne del nostro tempo del fatto che, mentre la figura di questo mondo passa (cfr. 1 Cor 7, 31), chiunque fa la volontà di Dio rimane in eterno (cfr. 1 Gv 2, 17).

La testimonianza splendente della vita consacrata è di certo un tesoro, non solo per quanti hanno ricevuto la grazia di questa vocazione, ma anche per l’intera Chiesa. Attraverso la cooperazione stretta con i superiori religiosi, continuate a garantire che i membri degli istituti religiosi nelle vostre diocesi vivano i propri carismi particolari in pienezza e in armonia con i sacerdoti e i fedeli laici. Oltre a garantire che ricevano una solida base umana, spirituale e teologica, accertatevi che ricevano una formazione permanente che li aiuti a maturare in tutti gli aspetti della vita consacrata. A motivo del contributo unico reso da tutti religiosi, uomini e donne, contemplativi e attivi, alla missione della Chiesa, e del loro ruolo di protagonisti dell’evangelizzazione attraverso la preghiera e la supplica, l’educazione, l’assistenza sanitaria, la carità e altri apostolati, i loro carismi continueranno di certo a rafforzare tutta la comunità ecclesiale e ad arricchire l’intera società. In particolare, desidero esprimere l’apprezzamento della Chiesa per le numerose religiose in India, che rendono testimonianza della sua santità, vitalità e speranza. Offrono infinite preghiere e svolgono innumerevoli opere buone, spesso nascoste, ma, ciononostante, di grande valore per l’edificazione del Regno di Dio. Vi chiedo di incoraggiarle nella loro vocazione e di invitare giovani donne a prendere in considerazione una simile vita di realizzazione attraverso l’amore di Dio e il servizio agli altri.

Con queste riflessioni, cari Fratelli Vescovi, esprimo la mia stima e il mio affetto fraterni. Invocando su tutti voi la materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e assicurandovi delle miei preghiere per voi e per quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica quale pegno di grazia e di pace nel Signore.


[L'OSSERVATORE ROMANO - Edizione quotidiana – 18 giugno 2011]
+PetaloNero+
00Saturday, June 18, 2011 4:41 PM
RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VESCOVO DI GÖRLITZ (GERMANIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Görlitz (Germania) il Rev.do Sacerdote Wolfgang Ipolt, del clero della diocesi di Erfurt, finora Canonico del Capitolo Cattedrale e Rettore del Seminario Maggiore Regionale di Erfurt.

Rev.do Wolfgang Ipolt

Il Rev.do Wolfgang Ipolt è nato a Gotha (diocesi di Erfurt) il 17 marzo 1954. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici a Erfurt, concludendoli con la licenza in teologia.

È stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1979 a Erfurt.

Dal 1979 al 1983 è stato Vice-parroco a Worbis, dal 1983 al 1985 nella parrocchia Corpus Christi a Berlin e dal 1985 al 1989 nella parrocchia di S. Lorenzo a Erfurt. Dal 1989 è stato Vice-Rettore del Seminario Maggiore Regionale di Erfurt e dal 1992 al 2004 parroco di Nordhausen. Nel 2001 è stato nominato Canonico del Capitolo Cattedrale e nel 2004 Rettore del Seminario Maggiore regionale di Erfurt.


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO PRESSO L’ASSOCIAZIONE DELLE NAZIONI DEL SUD-EST ASIATICO (A.S.E.A.N.)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico presso l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (A.S.E.A.N.) S.E. Mons. Leopoldo Girelli, Arcivescovo titolare di Capri, Nunzio Apostolico a Singapore ed in Timor Orientale, Delegato Apostolico in Malaysia e in Brunei e Rappresentante Pontificio non-residente per il Vietnam.



NOMINA DEL SOTTO-SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

Il Papa ha nominato Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici il Rev.do Mons. Miguel Delgado Galindo, finora Capo Ufficio del medesimo Dicastero.




















LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE AL VI CENTENARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA CATTEDRALE DI WŁOCŁAWEK (POLONIA) (26 GIUGNO 2011)


In data 29 aprile 2011, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l’Em.mo Card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del VI centenario della dedicazione della Cattedrale di Włocławek (Polonia), che avranno luogo il 26 giugno 2011.

Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta dai seguenti ecclesiastici:

- Rev.do Mons. Grzegorz Karolak, Parroco della parrocchia dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo a Ciechocinek nonché membro del Consiglio Presbiterale e Canonico onorario del Capitolo della Cattedrale di Włocławek;

- Rev.do Mons. Artur Niemira, Cancelliere della Curia diocesana, Docente del Seminario Maggiore, Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori nonché Presidente del Comitato organizzativo del giubileo della Cattedrale di Włocławek.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Zenon Grocholewski:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro
ZENONI S.R.E. Cardinali GROCHOLEWSKI
Praefecto Congregationis de Institutione Catholica
(de Seminariis atque Studiorum Institutis)

Vladislaviensis communitas ecclesialis grato animo sescentos celebrat annos a dedicatione Cathedralis sui templi, quod anno MCDXI uti ex voto post victoriam prope pagum Grunwald, adstante Poloniae rege Ladislao Jagieklo, est consecratum. Praeclara ista aedes sub titulo Assumptionis Beatae Mariae Virginis saeculorum decursu Cathedralis fuit sedes Episcoporum Cuiaviae, et nuper illorum Vladislaviensium.

Illic beatus Michaël Kozal, episcopus et martyr, episcopalem consecrationem accepit ac Servus Dei Stephanus Cardinalis Wyszyński, Poloniae Primas, ordinationem sacerdotalem. Decessor Noster beatus Ioannes Paulus II anno MCMXCI sacram hanc Vladislaviensem invisit aedem atque de eius historia et spiritali pro tota regione momento est locutus.

Dilecti istius gregis Episcopus, Venerabilis Frater Vieslaus Aloisius Mering, iubilaei data occasione, quaedam pastoralia incepta suis proponit fidelibus, ut clare videre possint quomodo religio christiana historiam istius regionis sit comitata. Idem Vladislaviensis Pastor humanissime a Nobis quaesivit ut aliquem eminentem virum ad memoratam celebrationem mitteremus, qui Nostras vices Vladislaviae posset gerere Nostramque erga christianos ibi adstantes dilectionem manifestare. Ad Te ergo, Venerabilis Frater Noster, qui Congregationi de Institutione Catholica diligenter praees quique dioecesim Vladislaviensem bene novisti, mentem Nostrani vertimus Teque hisce Litteris MISSUM EXTRAORDINARIUM NOSTRUM nominamus ad sollemnem celebrationem VI centenarii dedicationis ecclesiae Cathedralis Vladislaviensis, quae die XXVI proximi mensis Iunii agetur.

Sacrarum Scripturarum verba recolens: "Ego autem in multitudine misericordiae tuae introibo in domum tuam; adorabo ad templum sanctum tuum in timore tuo" (Ps 5,8), pulcherrimo in cathedrali tempio Vladislaviensi sollemni Eucharistiae praesidebis atque Pastorem Vladislaviensem, cunctos Poloniae Episcopos in Conferentia plenaria ibi congregatos, civiles auctoritates, sacerdotes, christifideles laicos Nostro salutabis nomine. Omnes adstantes seznione tuo ad diligentiorem etiam Christi vitae imitationem cohortaberis. Oportet enim ut cuncti novis viribus novaque diligentia peculiarem dilectionem Christi Ecclesiae et Evangelii demonstrent atque fidei alacritate in vita cotidiana ferveant.

Nos autem Te, Venerabilis Frater Noster, in tua missione implenda precibus comitabimur. Denique Benedictionem Nostram Apostolicam libentes Tibi impertimur, signum Nostrae erga Te benevolentiae et caelestium donorum pignus, quam omnibus celebrationis participibus rite transmittes.

Ex Aedibus Vaticanis, die XI mensis Maii, anno MMXI, Pontificatus Nostri septimo.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Wednesday, June 22, 2011 5:28 PM
RINUNCE E NOMINE



NOMINA DELL’AMMINISTRATORE APOSTOLICO "SEDE VACANTE" DELL’EPARCHIA DI SANTA MARIA DEL PATROCINIO IN BUENOS AIRES DEGLI UCRAINI (ARGENTINA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Amministratore Apostolico "sede vacante" dell’Eparchia di Santa Maria del Patrocinio in Buenos Aires degli Ucraini (Argentina) S.E. Mons. Daniel Kozelinski Netto,Vescovo tit. di Eminenziana, al presente Ausiliare dell’Eparchia di São João Batista in Curitiba degli Ucraini (Brasile).

S.E. Mons. Daniel Kozelinski Netto

S.E. Mons. Daniel Kozelinski Netto, del clero dell’Eparchia di São João Batista in Curitiba degli Ucraini (Brasile), è nato a Colonia Paraiso, Bom Sucesso, nello Stato del Paranà, il 18 febbraio 1952.

Ha frequentato gli studi di filosofia presso lo Studium OSBM di Curitiba e quelli teologici presso lo Studium Theologicum Claretianum della medesima città. Ha conseguito il Baccalaureato in Pastorale giovanile e Catechetica alla Pontificia Università Salesiana in Roma.

È stato ordinato presbitero il 10 febbraio 1980.

Ha svolto il ministero pastorale in diverse attività e incarichi: Coadiutore presso la parrocchia della cattedrale eparchiale; Parroco della parrocchia "San Giuseppe" a Dorizon e Formatore nel Seminario eparchiale minore; Parroco della parrocchia "Sacro Cuore di Gesù" e Rettore del Seminario minore; Rettore del Seminario Maggiore "San Giosafat"; Parroco della cattedrale eparchiale; Parroco della parrocchia "San Giuseppe" in Cantagalo; studente a Roma presso la Pontificia Università Salesiana; in servizio pastorale nella città di Mallet, PR.

Il 20 giugno 2007 è stato nominato da Benedetto XVI Vescovo tit. di Eminenziana e Ausiliare dell’Eparchia di São João Batista in Curitiba degli Ucraini (Brasile). Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 settembre fello stesso anno.

Al presente svolge l’incarico di Sincello dell’Eparchia e si occupa della Regione pastorale di União da Vitória, città dove risiede.


NOMINA DI MEMBRO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI

Il Papa ha nominato Membro della Congregazione per le Chiese Orientali Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč.



















AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


SANTA MESSA E PROCESSIONE EUCARISTICA NELLA SOLENNITÀ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO


Giovedì 23 giugno 2011, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, alle ore 19, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Presiederà quindi la Processione Eucaristica che, percorrendo via Merulana, raggiungerà la Basilica di Santa Maria Maggiore.

La Processione si snoderà nel seguente ordine: Cavalieri del Santo Sepolcro, Confraternite e Sodalizi, Associazioni Eucaristiche, Religiose, Bambini della Prima Comunione, Seminaristi, Religiosi, Sacerdoti, Parroci, Cappellani e Prelati di Sua Santità, Vescovi ed Arcivescovi, Cardinali.

Tutti i fedeli delle Parrocchie e gli appartenenti ad Associazioni e Movimenti ecclesiali seguiranno il Santissimo Sacramento.














L’UDIENZA GENERALE



L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul Libro dei Salmi.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

nelle precedenti catechesi, ci siamo soffermati su alcune figure dell’Antico Testamento particolarmente significative per la nostra riflessione sulla preghiera. Ho parlato su Abramo che intercede per le città straniere, su Giacobbe che nella lotta notturna riceve la benedizione, su Mosè che invoca il perdono per il suo popolo, e su Elia che prega per la conversione di Israele. Con la catechesi di oggi, vorrei iniziare un nuovo tratto del percorso: invece di commentare particolari episodi di personaggi in preghiera, entreremo nel "libro di preghiera" per eccellenza, il libro dei Salmi. Nelle prossime catechesi leggeremo e mediteremo alcuni tra i Salmi più belli e più cari alla tradizione orante della Chiesa. Oggi vorrei introdurli parlando del libro dei Salmi nel suo complesso.

Il Salterio si presenta come un "formulario" di preghiere, una raccolta di centocinquanta Salmi che la tradizione biblica dona al popolo dei credenti perché diventino la sua, la nostra preghiera, il nostro modo di rivolgersi a Dio e di relazionarsi con Lui. In questo libro, trova espressione tutta l’esperienza umana con le sue molteplici sfaccettature, e tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano l’esistenza dell’uomo. Nei Salmi, si intrecciano e si esprimono gioia e sofferenza, desiderio di Dio e percezione della propria indegnità, felicità e senso di abbandono, fiducia in Dio e dolorosa solitudine, pienezza di vita e paura di morire. Tutta la realtà del credente confluisce in quelle preghiere, che il popolo di Israele prima e la Chiesa poi hanno assunto come mediazione privilegiata del rapporto con l’unico Dio e risposta adeguata al suo rivelarsi nella storia. In quanto preghiere, i Salmi sono manifestazioni dell’animo e della fede, in cui tutti si possono riconoscere e nei quali si comunica quell’esperienza di particolare vicinanza a Dio a cui ogni uomo è chiamato. Ed è tutta la complessità dell’esistere umano che si concentra nella complessità delle diverse forme letterarie dei vari Salmi: inni, lamentazioni, suppliche individuali e collettive, canti di ringraziamento, salmi penitenziali, salmi sapienziali, ed altri generi che si possono ritrovare in queste composizioni poetiche.

Nonostante questa molteplicità espressiva, possono essere identificati due grandi ambiti che sintetizzano la preghiera del Salterio: la supplica, connessa al lamento, e la lode, due dimensioni correlate e quasi inscindibili. Perché la supplica è animata dalla certezza che Dio risponderà, e questo apre alla lode e al rendimento di grazie; e la lode e il ringraziamento scaturiscono dall’esperienza di una salvezza ricevuta, che suppone un bisogno di aiuto che la supplica esprime.

Nella supplica, l’orante si lamenta e descrive la sua situazione di angoscia, di pericolo, di desolazione, oppure, come nei Salmi penitenziali, confessa la colpa, il peccato, chiedendo di essere perdonato. Egli espone al Signore il suo stato di bisogno nella fiducia di essere ascoltato, e questo implica un riconoscimento di Dio come buono, desideroso del bene e "amante della vita" (cfr Sap 11,26), pronto ad aiutare, salvare, perdonare. Così, ad esempio, prega il Salmista nel Salmo 31: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso […] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa» (vv. 2.5). Già nel lamento, dunque, può emergere qualcosa della lode, che si preannuncia nella speranza dell’intervento divino e si fa poi esplicita quando la salvezza divina diventa realtà. In modo analogo, nei Salmi di ringraziamento e di lode, facendo memoria del dono ricevuto o contemplando la grandezza della misericordia di Dio, si riconosce anche la propria piccolezza e la necessità di essere salvati, che è alla base della supplica. Si confessa così a Dio la propria condizione creaturale inevitabilmente segnata dalla morte, eppure portatrice di un desiderio radicale di vita. Perciò il Salmista esclama, nel Salmo 86: «Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre, perché grande con me è la tua misericordia: hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi» (vv. 12-13). In tal modo, nella preghiera dei Salmi, supplica e lode si intrecciano e si fondono in un unico canto che celebra la grazia eterna del Signore che si china sulla nostra fragilità.

Proprio per permettere al popolo dei credenti di unirsi a questo canto, il libro del Salterio è stato donato a Israele e alla Chiesa. I Salmi, infatti, insegnano a pregare. In essi, la Parola di Dio diventa parola di preghiera - e sono le parole del Salmista ispirato - che diventa anche parola dell’orante che prega i Salmi. È questa la bellezza e la particolarità di questo libro biblico: le preghiere in esso contenute, a differenza di altre preghiere che troviamo nella Sacra Scrittura, non sono inserite in una trama narrativa che ne specifica il senso e la funzione. I Salmi sono dati al credente proprio come testo di preghiera, che ha come unico fine quello di diventare la preghiera di chi li assume e con essi si rivolge a Dio. Poiché sono Parola di Dio, chi prega i Salmi parla a Dio con le parole stesse che Dio ci ha donato, si rivolge a Lui con le parole che Egli stesso ci dona. Così, pregando i Salmi si impara a pregare. Sono una scuola della preghiera.

Qualcosa di analogo avviene quando il bambino inizia a parlare, impara cioè ad esprimere le proprie sensazioni, emozioni, necessità con parole che non gli appartengono in modo innato, ma che egli apprende dai suoi genitori e da coloro che vivono intorno a lui. Ciò che il bambino vuole esprimere è il suo proprio vissuto, ma il mezzo espressivo è di altri; ed egli piano piano se ne appropria, le parole ricevute dai genitori diventano le sue parole e attraverso quelle parole impara anche un modo di pensare e di sentire, accede ad un intero mondo di concetti, e in esso cresce, si relaziona con la realtà, con gli uomini e con Dio. La lingua dei suoi genitori è infine diventata la sua lingua, egli parla con parole ricevute da altri che sono ormai divenute le sue parole. Così avviene con la preghiera dei Salmi. Essi ci sono donati perché noi impariamo a rivolgerci a Dio, a comunicare con Lui, a parlarGli di noi con le sue parole, a trovare un linguaggio per l'incontro con Dio. E, attraverso quelle parole, sarà possibile anche conoscere ed accogliere i criteri del suo agire, avvicinarsi al mistero dei suoi pensieri e delle sue vie (cfr Is 55,8-9), così da crescere sempre più nella fede e nell’amore. Come le nostre parole non sono solo parole, ma ci insegnano un mondo reale e concettuale, così anche queste preghiere ci insegnano il cuore di Dio, per cui non solo possiamo parlare con Dio, ma possiamo imparare chi è Dio e, imparando come parlare con Lui, impariamo l'essere uomo, l'essere noi stessi.

A tale proposito, appare significativo il titolo che la tradizione ebraica ha dato al Salterio. Esso si chiama tehillîm, un termine ebraico che vuol dire "lodi", da quella radice verbale che ritroviamo nell’espressione "Halleluyah", cioè, letteralmente: "lodate il Signore". Questo libro di preghiere, dunque, anche se così multiforme e complesso, con i suoi diversi generi letterari e con la sua articolazione tra lode e supplica, è ultimamente un libro di lodi, che insegna a rendere grazie, a celebrare la grandezza del dono di Dio, a riconoscere la bellezza delle sue opere e a glorificare il suo Nome santo. È questa la risposta più adeguata davanti al manifestarsi del Signore e all’esperienza della sua bontà. Insegnandoci a pregare, i Salmi ci insegnano che anche nella desolazione, anche nel dolore, la presenza di Dio rimane, è fonte di meraviglia e di consolazione; si può piangere, supplicare, intercedere, lamentarsi, ma nella consapevolezza che stiamo camminando verso la luce, dove la lode potrà essere definitiva. Come ci insegna il Salmo 36: «È in Te la sorgente della vita, alla tua luce vedremo la luce» (Sal 36,10).

Ma oltre a questo titolo generale del libro, la tradizione ebraica ha posto su molti Salmi dei titoli specifici, attribuendoli, in grande maggioranza, al re Davide. Figura dal notevole spessore umano e teologico, Davide è personaggio complesso, che ha attraversato le più svariate esperienze fondamentali del vivere. Giovane pastore del gregge paterno, passando per alterne e a volte drammatiche vicende, diventa re di Israele, pastore del popolo di Dio. Uomo di pace, ha combattuto molte guerre; instancabile e tenace ricercatore di Dio, ne ha tradito l’amore, e questo è caratteristico: sempre è rimasto cercatore di Dio, anche se molte volte ha gravemente peccato; umile penitente, ha accolto il perdono divino, anche la pena divina, e ha accettato un destino segnato dal dolore. Davide così è stato un re, con tutte le sue debolezze, «secondo il cuore di Dio» (cfr 1Sam 13,14), cioè un orante appassionato, un uomo che sapeva cosa vuol dire supplicare e lodare. Il collegamento dei Salmi con questo insigne re di Israele è dunque importante, perché egli è figura messianica, Unto del Signore, in cui è in qualche modo adombrato il mistero di Cristo.

Altrettanto importanti e significativi sono il modo e la frequenza con cui le parole dei Salmi vengono riprese dal Nuovo Testamento, assumendo e sottolineando quel valore profetico suggerito dal collegamento del Salterio con la figura messianica di Davide. Nel Signore Gesù, che nella sua vita terrena ha pregato con i Salmi, essi trovano il loro definitivo compimento e svelano il loro senso più pieno e profondo. Le preghiere del Salterio, con cui si parla a Dio, ci parlano di Lui, ci parlano del Figlio, immagine del Dio invisibile (Col 1,15), che ci rivela compiutamente il Volto del Padre. Il cristiano, dunque, pregando i Salmi, prega il Padre in Cristo e con Cristo, assumendo quei canti in una prospettiva nuova, che ha nel mistero pasquale la sua ultima chiave interpretativa. L’orizzonte dell’orante si apre così a realtà inaspettate, ogni Salmo acquista una luce nuova in Cristo e il Salterio può brillare in tutta la sua infinita ricchezza.

Fratelli e sorelle carissimi, prendiamo dunque in mano questo libro santo, lasciamoci insegnare da Dio a rivolgerci a Lui, facciamo del Salterio una guida che ci aiuti e ci accompagni quotidianamente nel cammino della preghiera. E chiediamo anche noi, come i discepoli di Gesù, «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1), aprendo il cuore ad accogliere la preghiera del Maestro, in cui tutte le preghiere giungono a compimento. Così, resi figli nel Figlio, potremo parlare a Dio chiamandoLo "Padre Nostro". Grazie



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, je vais parler dans les prochaines catéchèses des Psaumes. ‘Livre de prière’ par excellence, les 150 psaumes expriment la complexité l’expérience humaine avec toute la gamme des sentiments : joie et souffrance, bonheur et attitude d’abandon confiant, peur de la solitude et de la mort, et plénitude de vie, désir de Dieu et sentiment d’indignité. A travers plusieurs genres littéraires, l’attitude de l’orant se situe entre la supplication, à l’heure de l’angoisse et de la désolation, et la louange, mémoire du don reçu qui contemple la miséricorde de Dieu, toujours prêt au pardon. Donné à Israël puis à l’Église comme Parole de Dieu, les Psaumes célèbrent la grâce du Seigneur qui se penche sur notre fragilité. David, un roi « selon le cœur de Dieu », est la figure messianique à laquelle la tradition hébraïque attribue la plupart des Psaumes. Nombreux sont ceux cités dans le Nouveau Testament. Le mystère pascal du Christ les éclaire d’une lumière nouvelle. En Jésus, qui a prié les Psaumes durant sa vie terrestre, ils trouvent leur accomplissement définitif et leur sens plénier. Ils nous révèlent le visage du Père. Ainsi, la prière des Psaumes élargit notre horizon sur des réalités inespérées : comme enfants de Dieu, nous prions le Père dans le Christ et avec le Christ.

Je salue cordialement les pèlerins francophones particulièrement les aumôniers militaires de France accompagnés de Monseigneur Luc Ravel ! Dans votre ministère parfois difficile, je vous invite à être fidèle à la liturgie des heures et à la célébration des sacrements. Puissiez-vous trouver aussi dans les psaumes la force inépuisable pour votre ministère et votre vie chrétienne ! Bon pèlerinage à tous ! Avec ma bénédiction !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on Christian prayer, we have looked to a number of Old Testament figures who represent models of prayer. We now turn to the great "prayerbook" of sacred Scripture: the Book of Psalms. These inspired songs teach us how to speak to God, expressing ourselves and the whole range of our human experience with words that God himself has given us. Despite the diversity of their literary forms, the Psalms are generally marked by the two interconnected dimensions of humble petition and of praise addressed to a loving God who understands our human frailty. In Hebrew, the Psalms are called Tehellim or songs of praise; the prayer of praise is, in fact, our best response to the God who even at times of trial remains ever at our side. Many of the Psalms are attributed to David, the great King of Israel who, as the Lord’s Anointed, prefigured the Messiah. In Jesus Christ and in his paschal mystery the Psalms find their deepest meaning and prophetic fulfilment. Christ himself prayed in their words. As we take up these inspired songs of praise, let us ask the Lord to teach us to pray, with him and in him, to our heavenly Father.

I welcome the participants in the Congress of the European Society of Clinical Neurophysiology, with good wishes for their deliberations. I greet the Catholic educators from Canada and the United States meeting in Rome. I also greet the officers of the International Association of Machinists and Aerospace Workers. My welcome goes to the American seminarians taking part in a study program in Rome, and to the novices of the Missionaries of Charity. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from England, Scotland, Sweden, Indonesia and the United States, I invoke God’s abundant blessings.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Seit einiger Zeit handeln meine Katechesen vom Gebet und suchen eine Schule des Gebetes zu entfalten. Dabei habe ich mich zunächst mit einigen großen Betern des Alten Bundes befaßt: Mose, vorher Abraham, Elija. Heute möchte ich nun das Gebetbuch des Volkes Gottes aufschlagen – das Buch der Psalmen. Die 150 Psalmen drücken die menschliche Erfahrung Gott gegenüber mit ihrem ganzen Facettenreichtum aus. Durch sie haben sich die Beter in Lobpreis und Bitte an Gott gewandt. Auch uns wollen die Psalmen beten lehren. In ihnen wird das Wort Gottes zum Gebetswort. Wir beten sozusagen mit Gottes eigenen Worten, die er uns gibt, damit wir lernen, zu ihm zu sprechen und eine Sprache mit ihm zu finden. Etwas ganz Ähnliches geschieht, wenn ein Kind zu sprechen beginnt. Es lernt, die eigenen Wahrnehmungen, Gefühle und Bedürfnisse mit Worten auszudrücken, die es von seinen Eltern und von anderen Personen aus seiner Umgebung gelernt hat. Was es ausdrücken will, ist das, was es selbst erlebt hat, aber das Ausdrucksmittel kommt von anderen Menschen. Nach und nach eignet das Kind es sich an und lernt so Sprache, und mit der Sprache eine Welt. Aus der Leihgabe wird das eigene Reden, das doch immer den anderen das Wort verdankt. So ist es auch im Beten der Psalmen. Sie sind uns von Gott gegeben, damit wir Wörter haben, damit wir lernen, uns an Gott zu wenden und mit ihm zu sprechen, so daß diese Worte, die er uns gegeben hat, allmählich und immer mehr unsere eigenen Worte werden. Indem wir uns seine Worte zu eigen machen, lernen wir, Gott zu kennen und uns zu erkennen, lernen wir das Mensch-Sein. Wir lernen, uns in Trübsal und in Schmerz zu ihm zu wenden – auch mit der Klage und mit der Beschwernis –, aber immer in der Gewißheit, daß er, der Ferne, uns nahe ist, und daß er, der uns vergessen zu haben scheint, uns hört, daß wir letztlich immer auf ihn zählen dürfen und daß wir in letztlich keiner Not allein gelassen sind, sondern immer noch zu ihm schreien können und wissen dürfen: Er hört mich. so ist im Letzten in der Bitte und in der Klage immer schon der Dank und die Gewißheit, daß Gott mich liebt, mitenthalten. Der Mensch mag weinen, flehen, bitten; aber er betet im Bewußtsein, daß er dem Licht und dem endgültigen Lobpreis entgegengeht. So wollen wir den Herrn bitten, daß er uns wahrhaft beten lehrt, daß er uns lehrt, seine Kinder zu sein und mit ihm im Familiendialog, im Dialog der Kinder zum Vater zu stehen und damit rechte Menschen zu werden.

Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Möge das Buch der Psalmen uns helfen, Gott in allen unseren Lebensumständen zu loben und ihn vertrauensvoll zu bitten. Er ist unter uns mit seinem Wort und besonders durch die Gegenwart des Sohnes im Sakrament des Altares. Danken wir ihm dafür und begehen wir das morgige Fronleichnamsfest als einen Tag des freudigen Lobpreises Gottes und der Bitte um seinen Segen. Der Herr geleite euch auf allen euren Wegen.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy quisiera comentar el libro de oración por excelencia, el libro de los Salmos. Los ciento cincuenta cantos que lo componen, con distintas temáticas y géneros literarios, expresan la riqueza de la experiencia humana. Dos ideas centrales pueden resumir esa amplia gama de sentimientos, la súplica y la alabanza, ambas profundamente unidas. La súplica está animada por la certeza de que, ante el sufrimiento o la contrición, Dios responderá y así, con la esperanza puesta en la misericordia divina, se abre a la alabanza y a la acción de gracias; la alabanza nace de una experiencia de salvación, que supone en sí misma el reconocimiento de nuestra pequeñez y la necesidad de ayuda que la súplica expresa. En los Salmos aprendemos a rezar con las palabras de Dios y del mismo modo que el niño aprende a expresar sus sentimientos con palabras ajenas, que recoge de sus padres, repitiéndolas hasta hacerlas suyas, así también nosotros nos apropiamos de las palabras que Dios nos ofrece en este libro, para poderle alabar como Él quiere. Por último, en el Salterio, que el Señor rezó cuando estaba en el mundo, se encuentran cumplidas las profecías que se unían a la figura mesiánica de David, desvelando en Jesús su sentido más pleno y profundo. Así el cristiano, rezando los Salmos, reza al Padre, en Cristo y con Cristo, asumiendo estos cantos una dimensión nueva en el Misterio Pascual.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Venezuela y otros países latinoamericanos. Os invito a que aprendáis de los Salmos a hablar con Dios y, repitiendo la súplica de los apóstoles, Señor, enséñanos a orar, abráis el corazón para acoger la plegaria del Maestro, en la que toda oración llega a su culmen. Muchas gracias.


○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

Hoje iniciamos uma nova etapa no percurso das catequeses sobre a oração, ao entrar no "livro de oração" por excelência: o livro dos Salmos. Composto por cento e cinqüenta salmos, segundo diversas formas literárias, o Saltério se apresenta como uma manifestação das múltiplas experiências humanas que se fazem oração. E, dentre essas formas expressivas, há dois âmbitos que sintetizam toda a oração do saltério: a súplica e o louvor. Trata-se de duas dimensões correlacionadas e inseparáveis, pois toda a súplica é animada pela certeza de que Deus responderá, abrindo-se assim ao louvor; por sua vez o louvor brota da experiência da salvação recebida, que supõe a necessidade de ajuda, expressa pela súplica. Desta forma, os salmos ensinam a rezar, de modo análogo ao que acontece com a criança que aprende a falar, assimilando a língua de seus pais para poder expressar as suas sensações e emoções. Nos salmos, a própria Palavra de Deus se torna palavra de oração. Por fim, é com Jesus que os salmos encontram o seu cumprimento definitivo e o seu sentido mais pleno e profundo. De fato, o cristão recitando os salmos, reza ao Pai em Cristo e com Cristo.

Saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, em particular os brasileiros de Curitiba e os jovens portugueses que se organizaram sob o lema "Eu acredito" para unir seus coetâneos à volta do Sucessor de Pedro. Continuai a fazer da oração um meio para crescerdes nesta união. Cada dia, pedi a Jesus como os seus primeiros discípulos: "Senhor, ensinai-nos a rezar"! Que Deus vos abençoe!



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Jutro przypada uroczystość Bożego Ciała. W czasie Mszy świętych w sposób szczególny będziemy przeżywać tajemnicę przeistoczenia chleba i wina w Ciało i Krew Chrystusa i przyjmować je w Komunii świętej. Podczas nabożeństw i procesji będziemy adorować Jego rzeczywistą, sakramentalną obecność pośród nas. Niech ta uroczystość rozpali w nas cześć i miłość do Eucharystii, niewyczerpanego źródła łaski. Niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto i pellegrini polacchi. Domani si celebra la solennità del Corpus Domini. Durante le Sante Messe in modo particolare vivremo il mistero della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo e li riceveremo nella santa Comunione. Durante le funzioni e le processioni adoreremo la Sua reale, sacramentale presenza tra noi. Questa solennità infiammi in noi il rispetto e l’amore per l’Eucaristia, inesauribile fonte di grazia. Dio vi benedica!]


○ Saluto in lingua croata

Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Dragi prijatelji, okupljeni na nedjeljnom euharistijskom slavlju oko stola Gospodnjeg, hranite se Njegovim tijelom i krvlju kako biste živjeli u zajedništvu s Njime. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto con gioia i pellegrini Croati. Cari amici, radunati intorno all’altare del Signore per l’Eucaristia domenicale, nutritevi con il Suo Corpo e Sangue affinché viviate in comunione con Lui. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua ceca

Zdravím a žehnám poutníky z České republiky, zvláště věřící z Mnichova Hradiště. Ať je váš křesťanský život patrný z hojného ovoce, především ze svědectví ryzí víry v Boha a z účinné lásky k bližnímu. Chvála Kristu.

[Saluto e benedico i pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, specialmente i fedeli di Mnichovo Hradiste. La vostra vita cristiana sia riconoscibile dai buoni frutti, innanzitutto dalla testimonianza autentica della fede in Dio e dall’amore operoso per il prossimo. Sia lodato Gesù Cristo].


○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne z Košíc a Vrbového. Milí pútnici, Kristus je cesta k Otcovi a v Eucharistii sa ponúka každému z nás ako prameň božského života. Čerpajme vytrvalo z toho prameňa. S týmto želaním žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore do il benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia, specialmente a quelli da Košice e Vrbové. Cari pellegrini, Cristo è la via che conduce al Padre e nell’Eucaristia si offre ad ognuno di noi come sorgente di vita divina. Attingiamone con perseveranza. Con questi voti benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen a miskolci híveket. Az Apostolok sírjánál tett látogatásotok legyen alkalom arra, hogy megújuljatok a hitben, a reményben és a szeretetben. Szívből adom mindnyájatokra Apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i fedeli provenienti da Miskolc. Questa visita alle tombe degli Apostoli sia per voi occasione di rinnovamento della fede, della speranza e della carità. Volentieri imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare accolgo con gioia i fedeli della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Gianfranco Todisco, e li esorto ad attingete dall'Eucaristia la forza per essere testimoni del Vangelo della carità, seguendo l'esempio del conterraneo san Giustino de’ Jacobis. Saluto poi con affetto il pellegrinaggio della Congregazione Orionina proveniente da Tortona e da Roma, con l’auspicio che questo incontro sia per tutti stimolo e incoraggiamento ad essere sempre più segni eloquenti dell'amore di Dio e missionari della sua pace. Saluto la Comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, qui convenuti con il loro Pastore Mons. Claudio Giuliodori, e li incoraggio a perseverare nei buoni propositi di fedeltà al Vangelo e alla Chiesa.

Saluto, ora, i giovani, i malati e gli sposi novelli. L’esempio e l’intercessione di San Luigi Gonzaga, di cui ieri abbiamo fatto memoria, solleciti voi, cari giovani, a valorizzare la virtù della purezza evangelica; aiuti voi, cari malati, ad affrontare la sofferenza trovando conforto in Cristo crocifisso; conduca voi, cari sposi novelli, a un amore sempre più profondo verso Dio e tra di voi.

Domani, festa del Corpus Domini, come ogni anno celebreremo alle ore 19 la Santa Messa a San Giovanni in Laterano. Al termine, seguirà la solenne processione che, percorrendo Via Merulana, si concluderà a Santa Maria Maggiore. Invito i fedeli di Roma e i pellegrini ad unirsi in questo atto di profonda fede verso l'Eucaristia, che costituisce il più prezioso tesoro della Chiesa e dell'umanità.
+PetaloNero+
00Friday, June 24, 2011 4:46 PM
Omelia del Papa a San Giovanni in Laterano per il Corpus Domini
Nella comunione “la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo"





ROMA, venerdì, 24 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI nel presiedere giovedì sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano la Messa in occasione della Festa del Corpus Domini.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli.

Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva.

Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome “Eucaristia” – “rendimento di grazie” – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua “preghiera eucaristica” alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo.

Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola “comunione”, che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione “ricevere la comunione” riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor 10,16-17).

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta dall’alto, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia.

Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio.

Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!”. Amen.

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]





















LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Sig. Igor Liksić, Primo Ministro di Montenegro, e Seguito;

Em.mo Card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti all’Assemblea della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.).

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

S.E. Mons. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.











RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI URBINO-URBANIA-SANT’ANGELO IN VADO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado (Italia), presentata da S.E. Mons. Francesco Marinelli, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado (Italia) il Rev.do Mons. Giovanni Tani, finora Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore.

Rev.do Mons. Giovanni Tani

Il Rev.do Mons. Giovanni Tani è nato a Sogliano al Rubicone (Forlì), nella diocesi di Rimini, l'8 aprile 1947.

Ha compiuto gli studi nel Seminario Minore di Rimini e poi al Seminario Regionale di Bologna. Alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo la Laurea in Teologia Spirituale. Ha conseguito anche la Licenza in Diritto Canonico nella Pontificia Università Lateranense.

È stato ordinato sacerdote il 29 dicembre 1973 per la diocesi di Rimini.

Nel ministero ha ricoperto i seguenti incarichi: Direttore Spirituale del Seminario di Rimini, dal 1974 al 1985; Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dal 1985 al 1999; Parroco di Nostra Signora di Lourdes a Tormarancia in Roma, dal 1999 al 2003; Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, Rettore della Chiesa dei Santi Quattro Coronati al Laterano, Membro del Consiglio Presbiterale, Membro del Consiglio Pastorale Diocesano, Presidente dei Missionari dell'Istituto Imperiale Borromeo, dal 2003; Assistente Spirituale dell'Apostolato Accademico Salvatoriano, dal 2006.

Nel 1992 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI LE HAVRE (FRANCIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Le Havre (Francia), presentata da S.E. Mons. Michel Guyard, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Le Havre (Francia) S.E. Mons. Jean-Luc Brunin, finora Vescovo di Ajaccio (Francia).

S.E. Mons. Jean-Luc Brunin

S.E. Mons. Jean-Luc Brunin è nato il 14 gennaio 1951 a Roubaix, nella diocesi di Lille. Ha compiuto gli studi secondari presso i Fratelli Maristi ed ha proseguito gli studi superiori presso l’Università di Lille, ottenendo un diploma in Lettere. Nel 1977 è stato ammesso al Seminario di Lille ed ha iniziato il corso di studi presso la Facoltà di Teologia dell’Istituto Cattolico della medesima città, alla fine del quale ha ottenuto il dottorato in Teologia.

Ordinato sacerdote l’11 aprile 1981 per la diocesi di Lille, dal 1981 al 1991 è stato Vicario inserito nell’équipe sacerdotale della parrocchia di "Sainte Bernadette" di Roubaix e cappellano degli studenti delle scuole statali. In seguito è stato nominato Coordinatore della Missione Operaia di Roubaix e Professore di teologia al Seminario Interdiocesano di Lille, divenendone, nel 1995, Rettore ; vi è rimasto fino alla nomina a Vescovo Ausiliare della medesima diocesi, avvenuta il 20 aprile 2000. È stato consacrato il successivo 28 maggio e trasferito alla sede episcopale di Ajaccio il 6 maggio 2004.

È autore di varie pubblicazioni di carattere teologico-pastorale e di due libri: "Rencontre avec l’Islam" e "L’Eglise des Banlieues".

Membro del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, ha fatto parte, fino a novembre 2010, del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale francese.



NOMINA DELL’ORDINARIO PER GLI ARMENI CATTOLICI DELL’EUROPA ORIENTALE

Il Santo Padre ha nominato Ordinario per gli Armeni Cattolici dell’Europa Orientale il Rev.do Arciprete Raphaël Minassian, dell’Istituto del Clero di Bzommar, finora Esarca Patriarcale di Gerusalemme ed Amman per gli Armeni, assegnandogli la sede vescovile di Cesarea di Cappadocia degli Armeni, con il titolo di Arcivescovo ad personam.

Rev.do Arciprete Raphaël Minassian

Il Rev.do Arciprete Raphaël Minassian è nato a Beirut il 24 novembre 1946. Ha compiuto gli studi di filosofia e di teologia alla Pontificia Università Gregoriana e poi ha frequentato il corso di specializzazione in psicopedagogia presso la Pontificia Università Salesiana.

Il 24 giugno 1973 è stato ordinato sacerdote come membro dell’Istituto del Clero Patriarcale di Bzommar.

Dal 1973 al 1982 è stato parroco della cattedrale di "Sant’Elia a San Gregorio" di Beirut, dal 1982 al 1984 Segretario del Patriarca Hovannes Bedros XVIII Kasparian, e dal 1984 al 1989 incaricato di fondare il complesso parrocchiale della Santa Croce di Zalka in Beirut. Dal 1975 al 1989 è stato giudice al Tribunale Ecclesiastico della Chiesa Armena a Beirut. Ha insegnato liturgia armena alla Pontificia Università di Kaslik dal 1985 al 1989 e nel 1989 è stato trasferito negli Stati Uniti d’America, dove ha lavorato per un anno come Parroco a New York. Successivamente, fino al 2003, è stato Parroco per gli Armeni Cattolici in California, Arizona e Nevada. Dal 2004 dirige Telepace Armenia, di cui è Fondatore.

Nel 2005 è stato nominato Esarca Patriarcale di Gerusalemme ed Amman per gli Armeni.






















COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: UDIENZA AL PRIMO MINISTRO DI MONTENEGRO




Stamani, venerdì 24 giugno 2011, il Santo Padre ha ricevuto Sua Eccellenza il Sig. Igor Lukšić, Presidente del Governo del Montenegro, che, successivamente, ha incontrato Sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
Al centro dei cordiali colloqui c’è stato l’Accordo di Base fra la Santa Sede e il Montenegro, che è stato firmato dall’Em.mo Cardinale Segretario di Stato e dal Presidente del Governo al termine del loro incontro. L’Accordo riguarda, in particolare, il riconoscimento della personalità giuridica pubblica della Chiesa cattolica e delle sue principali istituzioni nell’ambito della società civile e suggella le ottime relazioni tra la Santa Sede e il Montenegro, stabilitesi fin dall’inizio dell’indipendenza del Paese.
Nel corso delle conversazioni fra il Card. Bertone e il Sig. Lukšić, c’è stato anche un fruttuoso scambio di opinioni su alcuni temi di attualità internazionale, nella prospettiva dell’integrazione europea ed euro-atlantica, soffermandosi sull’impegno del Governo montenegrino per promuovere la pace e l’equilibro fra le popolazioni e le confessioni religiose presenti nel Paese. Inoltre, è stata confermata la volontà di proseguire il dialogo costruttivo sui temi di interesse comune per la Chiesa e per lo Stato.













UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA DELLA RIUNIONE DELLE OPERE IN AIUTO ALLE CHIESE ORIENTALI (R.O.A.C.O.)

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.).

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,

Beatitudine,

venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

cari Membri ed Amici della ROACO,

Desidero esprimere a ciascuno di voi il più cordiale benvenuto e ricambio volentieri con ogni miglior augurio le cortesi parole di omaggio che mi ha rivolto il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali e Presidente della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali, accompagnato dall’Arcivescovo Segretario, dal Sottosegretario e dai Collaboratori ecclesiastici e laici del Dicastero. Porgo un fraterno saluto al nuovo Patriarca Maronita, Sua Beatitudine Bechara Boutros Rai, ed estendo il mio pensiero agli altri Presuli, ai Rappresentanti delle Agenzie Internazionali e dell’Università di Betlemme, come pure ai Benefattori qui convenuti. Tutti ringrazio per la cooperazione generosa al mandato di universale carità che il Signore Gesù affida incessantemente al Vescovo di Roma quale Successore del beato Apostolo Pietro.

Ieri abbiamo celebrato la Solennità del Corpo e Sangue del Signore. La Processione Eucaristica, che ho presieduto dalla Cattedrale Lateranense fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, reca sempre un appello all’amata Città di Roma e all’intera Comunità cattolica di rimanere e camminare sulle vie non facili della storia, tra le grandi povertà spirituali e materiali del mondo, per offrire la carità di Cristo e della Chiesa, che scaturisce dal Mistero Pasquale, mistero di amore, di dono totale che genera vita. La carità "non avrà mai fine" (1Cor 13,8), dice l’Apostolo Paolo, ed è capace di cambiare i cuori e il mondo con la forza di Dio, seminando e risvegliando ovunque la solidarietà, la comunione e la pace. Sono doni affidati alle nostre fragili mani, ma il loro sviluppo è sicuro, perché la potenza di Dio opera proprio nella debolezza, se sappiamo aprirci alla sua azione, se siamo veri discepoli che cercano di esserGli fedeli (cfr 2Cor 12,10).

Chers amis de la ROACO, n’oubliez jamais la dimension eucharistique de votre objectif pour vous maintenir constamment dans le mouvement de la charité ecclésiale. Celui-ci désire rejoindre tout particulièrement la Terre Sainte mais aussi le Moyen Orient dans son ensemble, pour y soutenir la présence chrétienne. Je vous demande de faire tout votre possible - y compris en intéressant les autorités publiques avec lesquelles vous êtes en contact à un niveau International - pour qu’en Orient où ils sont nés, les pasteurs et les fidèles du Christ puissent demeurer non comme des "étrangers" mais comme des "concitoyens" (Eph 2, 19) qui témoignent de Jésus Christ, comme l’ont fait avant eux les saints du passé, fils eux-aussi des Eglises Orientales. L’Orient est à juste titre leur patrie terrestre. C’est là qu’ils sont appelés aujourd’hui encore à promouvoir, sans faire de distinction, le bien de tous, par leur foi. Une égale dignité et une réelle liberté doivent être reconnues à toute personne qui professe cette foi, permettant ainsi une collaboration œcuménique et interreligieuse plus fructueuse.

I thank you for your reflections on the changes that are taking place in the countries of North Africa and the Middle East, which are a source of anxiety throughout the world. Through the communications received at this time from the Coptic-Catholic Cardinal-Patriarch and from the Maronite Patriarch, as well as the Pontifical Representative in Jerusalem and the Franciscan Custos of the Holy Land, the Congregation and the agencies will be able to assess the situation on the ground for the Church and the peoples of that region, which is so important for world peace and stability. The Pope wishes to express his closeness, also through you, to those who are suffering and to those who are trying desperately to escape, thereby increasing the flow of migration that often remains without hope. I pray that the necessary emergency assistance will be forthcoming, but above all I pray that every possible form of mediation will be explored, so that violence may cease and social harmony and peaceful coexistence may everywhere be restored, with respect for the rights of individuals as well as communities. Fervent prayer and reflection will help us at the same time to read the signs emerging from the present season of toil and tears: may the Lord of history always turn them to the common good.

Die Sonderversammlung der Bischofssynode für den Nahen Osten, die vergangenen Oktober im Vatikan stattgefunden hat und an der einige von euch teilgenommen haben, führte dazu, daß die Kirche die Brüder und Schwestern des Orients noch tiefer ins Herz geschlossen hat. Die Synode hat uns auch Zeichen von etwas Neuem in der heutigen Zeit erkennen lassen. Bald darauf wurden jedoch wehrlose Personen in der syrisch-katholischen Kathedrale von Bagdad durch einen Akt sinnloser Gewalt grausam getroffen, dem in den Monaten danach weitere Vorfälle an verschiedenen anderen Orten folgten. Dieses für Christus erlittene Leid kann Hilfe für das Wachstum des guten Samens der Synode werden und die Früchte, so Gott will, noch reicher machen. Ich vertraue daher den Mitgliedern der ROACO und ihrem guten Willen die Ergebnisse der Synode an wie auch den kostbaren spirituellen Schatz, den der Leidenskelch so vieler Christen darstellt. Dies ist Richtschnur für einen klugen und großherzigen Dienst, der bei den Geringsten beginnt und niemanden ausschließt und der in seiner Echtheit immer am Geheimnis der Eucharistie Maß nehmen soll.

Cari amici, sotto la guida dei loro generosi Pastori e anche con il vostro insostituibile sostegno, le Chiese Orientali Cattoliche sapranno sempre confermare la comunione con la Sede Apostolica, gelosamente custodita lungo i secoli, e dare un contributo originale alla nuova evangelizzazione sia in madrepatria, sia nella crescente diaspora. Pongo questi auspici sotto la protezione della Santissima Madre di Dio e del Precursore di Cristo, san Giovanni Battista, nella solennità liturgica della sua nascita. Si avvicina anche la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: in quel giorno renderò grazie al Buon Pastore, come ha ricordato il Cardinale Sandri, nel 60° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale. Sono molto riconoscente per la preghiera e l’augurio, di cui mi fate gradito dono. Vi chiedo di condividere la mia supplica al "Padrone della messe" (Mt 9,38) perché conceda alla Chiesa e al mondo numerosi e ardenti operai del Vangelo. E come segno del mio affetto sono ben lieto di impartire a ciascuno di voi, a quanti vi sono cari e alle comunità a voi affidate la confortatrice Benedizione Apostolica.
Paparatzifan
00Tuesday, June 28, 2011 12:45 PM
Dal blog di Lella...

RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Milano (Italia), presentata da Sua Eminenza il Card. Dionigi Tettamanzi, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Milano (Italia) Sua Eminenza il Card. Angelo Scola, finora Patriarca di Venezia.

Em.mo Card. Angelo Scola

Sua Eminenza il Card. Angelo Scola è nato a Malgrate, Arcidiocesi di Milano, il 7 novembre 1941.

Dopo aver ottenuto la Laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel 1967 ha iniziato gli Studi Teologici nel Seminario di Saronno che ha quindi proseguito nel Seminario di Venegono e completato presso l’Università di Friburgo in Svizzera, conseguendo la Laurea in Teologia.

È stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1970 per la diocesi di Teramo.

Dal 1970 al 1991, in tempi successivi ha ricoperto vari incarichi, tra cui: Direttore dell’Istituto Studi per la Transizione (ISTRA) di Milano, Membro del Comitato Direttivo dell’edizione italiana di "Communio", Assistente alla cattedra di Teologia Fondamentale presso l’Università di Friburgo, Professore di Antropologia Teologica all’Istituto "Giovanni Paolo II" per gli studi su Matrimonio e Famiglia presso l’Università Lateranense.

Eletto alla sede vescovile di Grosseto il 20 luglio 1991, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 21 settembre successivo.

Il 15 luglio 1995 è stato nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense e Preside dell’Istituto "Giovanni Paolo II" per gli studi su Matrimonio e Famiglia.

Il 5 gennaio 2002 è stato promosso alla sede patriarcale di Venezia e creato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003.

È Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Attualmente è Membro del Comitato per il progetto culturale.

Presso la Santa Sede è Membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per il Clero, del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Cultura, del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Bollettino Ufficiale Santa Sede



Ciao, Patriarca Angelo! [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364] [SM=g7364]

Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:13 AM
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UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA DELLA RIUNIONE DELLE OPERE IN AIUTO ALLE CHIESE ORIENTALI (R.O.A.C.O.), 24.06.2011

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.).
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
Beatitudine,
venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari Membri ed Amici della ROACO,

Desidero esprimere a ciascuno di voi il più cordiale benvenuto e ricambio volentieri con ogni miglior augurio le cortesi parole di omaggio che mi ha rivolto il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali e Presidente della Riunione delle Opere in Aiuto alle Chiese Orientali, accompagnato dall’Arcivescovo Segretario, dal Sottosegretario e dai Collaboratori ecclesiastici e laici del Dicastero. Porgo un fraterno saluto al nuovo Patriarca Maronita, Sua Beatitudine Bechara Boutros Rai, ed estendo il mio pensiero agli altri Presuli, ai Rappresentanti delle Agenzie Internazionali e dell’Università di Betlemme, come pure ai Benefattori qui convenuti. Tutti ringrazio per la cooperazione generosa al mandato di universale carità che il Signore Gesù affida incessantemente al Vescovo di Roma quale Successore del beato Apostolo Pietro.

Ieri abbiamo celebrato la Solennità del Corpo e Sangue del Signore.

La Processione Eucaristica, che ho presieduto dalla Cattedrale Lateranense fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, reca sempre un appello all’amata Città di Roma e all’intera Comunità cattolica di rimanere e camminare sulle vie non facili della storia, tra le grandi povertà spirituali e materiali del mondo, per offrire la carità di Cristo e della Chiesa, che scaturisce dal Mistero Pasquale, mistero di amore, di dono totale che genera vita.

La carità "non avrà mai fine" (1Cor 13,8), dice l’Apostolo Paolo, ed è capace di cambiare i cuori e il mondo con la forza di Dio, seminando e risvegliando ovunque la solidarietà, la comunione e la pace. Sono doni affidati alle nostre fragili mani, ma il loro sviluppo è sicuro, perché la potenza di Dio opera proprio nella debolezza, se sappiamo aprirci alla sua azione, se siamo veri discepoli che cercano di esserGli fedeli (cfr 2Cor 12,10).

Chers amis de la ROACO, n’oubliez jamais la dimension eucharistique de votre objectif pour vous maintenir constamment dans le mouvement de la charité ecclésiale. Celui-ci désire rejoindre tout particulièrement la Terre Sainte mais aussi le Moyen Orient dans son ensemble, pour y soutenir la présence chrétienne. Je vous demande de faire tout votre possible - y compris en intéressant les autorités publiques avec lesquelles vous êtes en contact à un niveau International - pour qu’en Orient où ils sont nés, les pasteurs et les fidèles du Christ puissent demeurer non comme des "étrangers" mais comme des "concitoyens" (Eph 2, 19) qui témoignent de Jésus Christ, comme l’ont fait avant eux les saints du passé, fils eux-aussi des Eglises Orientales. L’Orient est à juste titre leur patrie terrestre. C’est là qu’ils sont appelés aujourd’hui encore à promouvoir, sans faire de distinction, le bien de tous, par leur foi. Une égale dignité et une réelle liberté doivent être reconnues à toute personne qui professe cette foi, permettant ainsi une collaboration œcuménique et interreligieuse plus fructueuse.

[Cari amici della roaco, non dimenticate mai la dimensione eucaristica delle vostre finalità per mantenervi costantemente nel movimento della carità ecclesiale. Desidero che esso giunga in modo del tutto particolare alla Terra Santa ed anche all'intero Medio Oriente per sostenervi la presenza cristiana. Vi chiedo di fare tutto il possibile, anche interessando le Istanze Pubbliche con le quali venite in contatto ad un livello internazionale, perché in Oriente, dove sono nati, i Pastori e i fedeli di Cristo possano rimanere «non da stranieri», ma quali «concittadini» (Ef 2, 19), testimoniando Gesù, come i Santi del passato, figli anch'essi delle Chiese orientali. L'Oriente è ad ogni buon diritto la loro patria terrena. Proprio là sono chiamati anche oggi a costruire il bene di tutti, indistintamente, grazie alla loro fede. Una eguale dignità e una reale libertà dovranno essere riconosciute a coloro che professano tale fede, permettendo così una più fruttuosa collaborazione ecumenica e interreligiosa.]

I thank you for your reflections on the changes that are taking place in the countries of North Africa and the Middle East, which are a source of anxiety throughout the world. Through the communications received at this time from the Coptic-Catholic Cardinal-Patriarch and from the Maronite Patriarch, as well as the Pontifical Representative in Jerusalem and the Franciscan Custos of the Holy Land, the Congregation and the agencies will be able to assess the situation on the ground for the Church and the peoples of that region, which is so important for world peace and stability. The Pope wishes to express his closeness, also through you, to those who are suffering and to those who are trying desperately to escape, thereby increasing the flow of migration that often remains without hope. I pray that the necessary emergency assistance will be forthcoming, but above all I pray that every possible form of mediation will be explored, so that violence may cease and social harmony and peaceful coexistence may everywhere be restored, with respect for the rights of individuals as well as communities. Fervent prayer and reflection will help us at the same time to read the signs emerging from the present season of toil and tears: may the Lord of history always turn them to the common good.

[Vi sono grato per avere riflettuto sui mutamenti in atto nei Paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente, che mantengono ancora in ansia il mondo. Grazie anche all'apporto offerto in questi giorni dal Cardinale Patriarca Copto-cattolico e dal Patriarca Maronita, come dal Rappresentante Pontificio a Gerusalemme e dal Custode Francescano di Terra Santa, la Congregazione e le Agenzie potranno rendersi conto delle condizioni concrete in cui vivono la Chiesa e le popolazioni in una Regione di somma importanza per l'equilibrio e la pace mondiali. Il Papa vuole farsi vicino, anche attraverso di voi, a quanti sono nella sofferenza e a quanti da essa tentano disperatamente di fuggire incrementando flussi migratori talora senza speranza. Auspico al riguardo la necessaria assistenza immediata, ma soprattutto ogni possibile mediazione, affinché cessino le violenze e, nel rispetto dei diritti dei singoli e delle comunità, siano ristabilite ovunque la concordia sociale e la pacifica convivenza. La fervida preghiera e la riflessione ci aiuteranno, nel contempo, a leggere le prospettive emergenti dalla presente stagione di fatica e di lacrime: voglia il Signore della storia volgerle sempre al bene comune.]

Die Sonderversammlung der Bischofssynode für den Nahen Osten, die vergangenen Oktober im Vatikan stattgefunden hat und an der einige von euch teilgenommen haben, führte dazu, daß die Kirche die Brüder und Schwestern des Orients noch tiefer ins Herz geschlossen hat. Die Synode hat uns auch Zeichen von etwas Neuem in der heutigen Zeit erkennen lassen. Bald darauf wurden jedoch wehrlose Personen in der syrisch-katholischen Kathedrale von Bagdad durch einen Akt sinnloser Gewalt grausam getroffen, dem in den Monaten danach weitere Vorfälle an verschiedenen anderen Orten folgten. Dieses für Christus erlittene Leid vermag allerdings den guten Samen der Synode zu bewässern und wird die Früchte noch reicher machen. Ich vertraue daher den Mitgliedern der ROACO und ihrem guten Willen die Ergebnisse der Synode an wie auch den kostbaren spirituellen Schatz, den der Leidenskelch so vieler Christen darstellt. Dies ist Richtschnur für einen klugen und großherzigen Dienst, der bei den Geringsten beginnt und niemanden ausschließt und der in seiner Echtheit immer am Geheimnis der Eucharistie Maß nehmen soll.

[L'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi celebrata lo scorso ottobre in Vaticano e alla quale hanno partecipato alcuni di voi, ha portato i fratelli e le sorelle dell'Oriente ancor più decisamente nel cuore della Chiesa e ci ha introdotti a scorgere i segni di novità del tempo odierno. Ma subito dopo quell'assise l'assurda violenza ha colpito ferocemente persone inermi (cfr. Angelus del 1° novembre 2010) nella Cattedrale siro-cattolica di Bagdad e, nei mesi successivi, in diversi altri luoghi. Questo dolore provato per Cristo può essere d'aiuto alla crescita del buon seme e rendere i frutti ancor più fecondi, a Dio piacendo. Consegno, perciò, alla buona volontà dei membri della roaco quanto è emerso nel Sinodo ed anche il prezioso patrimonio spirituale costituito dal calice della passione di molti cristiani quale riferimento per un servizio intelligente e generoso, che parta dagli ultimi e nessuno escluda, e sempre misuri la sua autenticità sul Mistero Eucaristico].

Cari amici, sotto la guida dei loro generosi Pastori e anche con il vostro insostituibile sostegno, le Chiese Orientali Cattoliche sapranno sempre confermare la comunione con la Sede Apostolica, gelosamente custodita lungo i secoli, e dare un contributo originale alla nuova evangelizzazione sia in madrepatria, sia nella crescente diaspora. Pongo questi auspici sotto la protezione della Santissima Madre di Dio e del Precursore di Cristo, san Giovanni Battista, nella solennità liturgica della sua nascita.

Si avvicina anche la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: in quel giorno renderò grazie al Buon Pastore, come ha ricordato il Cardinale Sandri, nel 60° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale. Sono molto riconoscente per la preghiera e l’augurio, di cui mi fate gradito dono. Vi chiedo di condividere la mia supplica al "Padrone della messe" (Mt 9,38) perché conceda alla Chiesa e al mondo numerosi e ardenti operai del Vangelo. E come segno del mio affetto sono ben lieto di impartire a ciascuno di voi, a quanti vi sono cari e alle comunità a voi affidate la confortatrice Benedizione Apostolica.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:14 AM
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UDIENZA ALL’ASSOCIAZIONE SANTI PIETRO E PAOLO, 25.06.2011

Alle ore 12.15 di questa mattina, presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Soci dell’Associazione Santi Pietro e Paolo in occasione del 40° anniversario della fondazione del Sodalizio.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici dell’Associazione Santi Pietro e Paolo!

Vi saluto con gioia e con affetto! Sono lieto di incontrarvi mentre siete riuniti in occasione del 40° anniversario del sodalizio: una ricorrenza felice, che invita al ringraziamento, al Signore innanzitutto, e all’amato Servo di Dio Paolo VI, che tanto ha fatto per rinnovare anche l’ambiente Vaticano secondo le esigenze contemporanee. Saluto in particolare il Presidente, Dottor Calvino Gasparini, e lo ringrazio per le sue cortesi parole; saluto l’Assistente spirituale, Mons. Joseph Murphy, gli altri responsabili e tutti i soci, come pure gli ex-Assistenti, tra i quali vi è il Cardinale Coppa, che ci onora della sua presenza, e il Cardinale Bertone, che da giovane sacerdote fu aiutante formatore dell’allora Guardia Palatina. Presso l’altare del Signore e la tomba di San Pietro, eleviamo in questo momento uno speciale ricordo per tutti coloro che in questi 40 anni si sono succeduti alla guida dell’Associazione e che con dedizione ne hanno fatto parte. A quanti tra loro hanno lasciato questo mondo, il Signore doni la pace e la beatitudine del suo Regno.

Anche nel mio animo, incontrandovi, domina il sentimento di riconoscenza, ed è rivolto a voi, per il servizio che offrite, soprattutto per l’amore e lo spirito di fede con cui lo svolgete. Voi dedicate parte del vostro tempo, armonizzandolo con gli impegni di famiglia e sottraendolo spesso allo svago, per venire in Vaticano e collaborare al buon ordine delle celebrazioni. Inoltre, date vita a numerose iniziative caritative, in collaborazione con le Suore Figlie della Carità e con le Missionarie della Carità. Tali impegni richiedono una motivazione profonda, che va sempre rinnovata, grazie ad una intensa vita spirituale. Per aiutare gli altri a pregare, bisogna avere il cuore rivolto a Dio; per richiamarli al rispetto dei luoghi santi e delle cose sante, occorre avere in se stessi il senso cristiano della sacralità; per aiutare il prossimo con vero amore cristiano, dobbiamo avere un animo umile e uno sguardo di fede. Il vostro atteggiamento, spesso senza parole, costituisce un’indicazione, un esempio, un richiamo, e come tale ha anche un valore educativo.

Presupposto di tutto questo è naturalmente la vostra formazione personale; e desidero dirvi che proprio per essa, come pure per tutto ciò che fate, vi sono particolarmente grato. L’Associazione Santi Pietro e Paolo, come ogni autentica associazione ecclesiale, si propone anzitutto la formazione dei suoi aderenti, mai in sostituzione o in alternativa alle parrocchie, ma sempre in modo complementare rispetto ad esse. Perciò, mi rallegro che voi siate ben inseriti nelle vostre comunità parrocchiali e educhiate i vostri figli al senso della parrocchia. Al tempo stesso, mi compiaccio del fatto che l’Associazione sia in giusta misura esigente nel prevedere specifici periodi formativi per coloro che desiderano diventare soci effettivi e offra regolarmente opportuni momenti a sostegno della perseveranza. Un pensiero particolare rivolgo proprio a coloro che stamani hanno pronunciato la solenne Promessa di fedeltà; auguro loro di avere sempre la gioia di sentirsi discepoli di Cristo nella Chiesa, e li esorto a dare buona testimonianza del Vangelo in ogni ambito della loro vita. Sempre in questa prospettiva, ho appoggiato fin dall’inizio il progetto di dar vita ad un gruppo giovanile. Saluto i giovani con speciale affetto, e li incoraggio a seguire l’esempio del Beato Pier Giorgio Frassati, amando Dio con tutto il cuore, gustando la bellezza dell’amicizia cristiana e servendo Cristo con grande discrezione nei fratelli più poveri.

Cari amici, vi ringrazio anche per gli auguri, e soprattutto per le preghiere, in occasione del mio 60° anniversario di Sacerdozio. Il dono che mi avete voluto offrire, una bella casula, mi ricorda che sono sempre prima di tutto Sacerdote di Cristo, e mi invita anche a ricordarmi di voi quando celebro il Sacrificio redentore. Grazie di cuore!

Infine, voglio affidarvi tutti alla Vergine Maria. So che nella vostra Associazione è venerata col titolo di Virgo Fidelis. Oggi più che mai c’è bisogno di fedeltà! Viviamo in una società che ha smarrito questo valore. Si esalta molto l’attitudine al cambiamento, la "mobilità", la "flessibilità", per motivi economici e organizzativi anche legittimi. Ma la qualità di una relazione umana si vede dalla fedeltà! La Sacra Scrittura ci mostra che Dio è fedele. Con la sua grazia e l’aiuto di Maria, siate dunque fedeli a Cristo e alla Chiesa, pronti a sopportare con umiltà e pazienza il prezzo che questo comporta. La Virgo Fidelis vi ottenga la pace nelle vostre famiglie, come pure che da esse nascano autentiche vocazioni cristiane, al Matrimonio, al Sacerdozio e alla Vita consacrata. Per questo assicuro uno speciale ricordo nella mia preghiera, mentre di cuore benedico tutti voi e i vostri cari.

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:15 AM
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 26.06.2011

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa.

L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: "Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane" (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe.

E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.

In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di "antidoto", che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo.

I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47).

Da che cosa derivava tutto questo?

Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione.

Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa Domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: "Sine Dominico non possumus" – senza il "Dominicum", cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito "Donna eucaristica" (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente "eucaristica", aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità.

DOPO L’ANGELUS DOPO L’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, anche oggi ho la gioia di annunciare la proclamazione di alcuni nuovi Beati. Ieri, ad Amburgo, dove furono uccisi dai nazisti nel 1943, sono stati beatificati Johannes Prassek, Eduard Müller ed Hermann Lange. Oggi, a Milano, è la volta di Don Serafino Morazzone, parroco esemplare nel Lecchese tra XVIII e XIX secolo; di Padre Clemente Vismara, eroico missionario del PIME in Birmania; e di Enrichetta Alfieri, Suora della Carità, detta "angelo" del carcere milanese di San Vittore. Lodiamo il Signore per questi luminosi testimoni del Vangelo!

In questa domenica che precede la solennità dei Santi Pietro e Paolo si celebra in Italia la Giornata per la carità del Papa. Desidero ringraziare vivamente tutti coloro che, con la preghiera e con le offerte, danno il loro appoggio al mio ministero apostolico e di carità. Grazie! Il Signore vi ricompensi!

Je salue les pèlerins francophones, particulièrement les anciens élèves de l’Institut Saint-Dominique de Rome. En ce jour, de nombreux pays célèbrent la Solennité du Saint-Sacrement du Corps et du Sang du Christ. Nous avons toujours à redécouvrir le don inouï de son Fils que Dieu nous fait dans l’Eucharistie en participant chaque dimanche à la messe. Faisons une large place à l’adoration eucharistique ! « Le Seigneur est là, dans le sacrement de son amour, il nous attend jour et nuit », répétait le saint Curé d’Ars. Puisons à cette source d’amour et de pardon la force de conformer toujours plus notre vie à l’Evangile ! Tant de chrétiens aujourd’hui lui rendent témoignage jusqu’au don de leur vie. Que notre prière fraternelle les soutienne sans relâche !

I am happy to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors, particularly the group from Saint Fidelis Parish in Toronto. In many places today the Church celebrates the Solemnity of the Body and Blood of Christ. May our hearts rejoice in the great gift of Jesus, the Bread of Life, who has given himself for us and has come to nourish us. As we open our hearts to others and walk the path of life, may he always sustain and guide us. God bless you all!

Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher auf dem Petersplatz willkommen. Zugleich geht mein Gruß an die Gläubigen des Erzbistums Hamburg, die gestern die Seligsprechung der „Lübecker Märtyrer" gefeiert haben. Die katholischen Kapläne Johannes Prassek, Hermann Lange und Eduard Müller sowie der evangelische Pastor Karl Friedrich Stellbrink haben mit ihrem gemeinsam getragenen Leiden im Gefängnis bis zu ihrer Hinrichtung im Jahre 1943 ein großartiges, geradezu ökumenisches Zeugnis der Menschlichkeit und der Hoffnung gegeben. Es ist beeindruckend, wie sie in ihren Kerkerzellen stets den Blick zum Himmel richteten. So schreibt Johannes Prassek: „Wie ist Gott so gut, daß er mir alle Furcht nimmt und die Freude und Sehnsucht schenkt". Lassen wir uns von ihrem Gottvertrauen anstecken und bringen wir das Evangelium der Liebe zu den Menschen unserer Zeit. Der Herr begleite euer Reden und euer Tun.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los miembros de la Asociación de la Medalla Milagrosa, así como a los directivos de la Radiotelevisión "El sembrador por la nueva evangelización". En la solemnidad del Santísimo Cuerpo y Sangre de Cristo, la Iglesia hace memoria agradecida del don de la Eucaristía y la adora con devoción. Que nuestros corazones se abran con humildad ante Jesús Sacramentado, para que, transformados por su gracia, seamos testigos valientes de su amor por todos los hombres. Que Dios os bendiga.

Słowo pozdrowienia kieruję do wszystkich Polaków, a szczególnie do Episkopatu Polski i wiernych, uczestników jubileuszu 600-lecia konsekracji katedry włocławskiej. W modlitwie polecam was Najświętszej Maryi Pannie Wniebowziętej, Patronce katedry. Niech wymowne dzieje tej świątyni będą dla wszystkich zachętą do trwania w wierze Ojców i świadczenia o Chrystusie w codziennym życiu. Z serca wam błogosławię.

[Il mio saluto va a tutti i Polacchi e, in modo particolare, all'Episcopato polacco e ai fedeli, partecipanti alla celebrazione del Giubileo del 600° anniversario della consacrazione della Cattedrale di Włocławek. Nella preghiera vi raccomando tutti alla Beata Vergine Maria, Assunta al Cielo, a cui essa è intitolata. La storia eloquente di questo tempio sia per tutti incoraggiamento a perseverare nella fede dei Padri e nella testimonianza resa a Cristo nella vita di ogni giorno. Vi benedico di cuore.]

Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo dell’associazione "Laici Betlemiti". A tutti auguro una buona domenica.

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:17 AM
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Preghiera del Papa per il suo 60° anniversario di sacerdozio

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 26 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della preghiera che Papa Benedetto XVI ha composto per il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale - che si celebrerà mercoledì 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo - e che è stata diffusa dalla Santa Sede.

* * *

Signore,

noi ti ringraziamo

perché hai aperto il tuo cuore per noi;

perché nella tua morte e nella tua resurrezione

sei diventato fonte di vita.

Fa’ che siamo persone viventi,

viventi dalla tua fonte,

e donaci di poter essere anche noi fonti,

in grado di donare a questo nostro tempo

acqua della vita.

Ti ringraziamo

per la grazia del ministero sacerdotale.

Signore, benedici noi

e benedici tutti gli uomini di questo tempo

che sono assetati e in ricerca.

Amen.

Benedictus PP XVI

1951 – 29 giugno – 2011

60° di Ordinazione sacerdotale

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]


Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:17 AM
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UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI IN OCCASIONE DELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, 28.06.2011

Alle ore 13 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, giunta come da tradizione a Roma in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
La Delegazione inviata da S.S. Bartolomeo I è composta da: Sua Eminenza Emmanuel (Adamakis), Metropolita di Francia; S.E. Athenagoras (Yves Peckstadt), Vescovo di Sinope, Ausiliare del Metropolita del Belgio; Rev.do Archimandrita Maxime Pothos, Vicario Generale della Metropolia della Svizzera.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai Membri della Delegazione, poi invitati a colazione, dopo l’Udienza:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli in Cristo,

Siate benvenuti a Roma in occasione della Festa dei Patroni di questa Chiesa, i Santi Apostoli Pietro e Paolo. Mi è particolarmente gradito salutarvi con le parole che San Paolo rivolgeva ai cristiani di questa città: "Il Dio della pace sia con tutti voi" (Rm 15,32). Ringrazio di tutto cuore il Venerato fratello, il Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I e il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico che hanno voluto inviare voi, cari Fratelli, come loro rappresentanti per partecipare qui con noi a questa solenne celebrazione.

Il Signore Gesù Cristo, apparso ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione, conferì loro il compito di essere testimoni del Vangelo di Salvezza. Gli Apostoli hanno portato a compimento fedelmente questa missione, testimoniando sino al sacrificio cruento della vita la fede in Cristo Salvatore e l'amore verso Dio Padre. In questa città di Roma gli Apostoli Pietro e Paolo hanno affrontato il martirio e da allora le loro tombe sono oggetto di venerazione. La vostra partecipazione a questa nostra Festa, come la presenza di nostri rappresentanti a Costantinopoli per la Festa dell'Apostolo Andrea, esprime l'amicizia e l'autentica fraternità che unisce la Chiesa di Roma ed il Patriarcato Ecumenico, vincoli che sono solidamente fondati su quella fede ricevuta dalla testimonianza degli Apostoli.

L'intima vicinanza spirituale che sperimentiamo ogni volta che ci incontriamo è per me motivo di profonda gioia e di gratitudine a Dio. Al tempo stesso, però, la comunione non completa che già ci unisce deve crescere fino a raggiungere la piena unità visibile.

Seguiamo con grande attenzione il lavoro della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Ad uno sguardo puramente umano, si potrebbe essere presi dall'impressione che il dialogo teologico fatichi a procedere. In realtà, il ritmo del dialogo è legato alla complessità dei temi in discussione, che esigono uno straordinario impegno di studio, di riflessione e di apertura reciproca. Siamo chiamati a continuare insieme nella carità questo cammino, invocando dallo Spirito Santo luce e ispirazione, nella certezza che egli vuole condurci al pieno compimento della volontà di Cristo: che tutti siano uno (Gv 17,21). Sono particolarmente grato a tutti i membri della Commissione mista e in particolare ai Co-Presidenti Sua Eminenza il Metropolita di Pergamo Ioannis e Sua Eminenza il Cardinale Kurt Koch, per la loro infaticabile dedizione, la loro pazienza e competenza.

In un contesto storico di violenze, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne del nostro tempo si sentono smarriti. È proprio con la testimonianza comune della verità del Vangelo che potremo aiutare l'uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla verità. La ricerca della verità, infatti, è sempre anche ricerca della giustizia e della pace, ed è con grande gioia che costato il grande impegno con cui Sua Santità Bartolomeo si prodiga su questi temi. In unione di intenti, e ricordando il bell’esempio del mio predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, ho voluto invitare i fratelli cristiani, gli esponenti delle altre tradizioni religiose del mondo e personalità del mondo della cultura e della scienza, a partecipare il prossimo 27 ottobre nella città di Assisi ad una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, che avrà come tema "Pellegrini nella verità, pellegrini nella pace". Il camminare insieme sulle strade della città di San Francesco sarà il segno della volontà di continuare a percorrere la via del dialogo e della fraternità.

Eminenza, cari membri della Delegazione, ringraziandovi ancora una volta della vostra presenza a Roma in questa solenne circostanza, vi chiedo di recare il mio fraterno saluto al venerato fratello il Patriarca Bartolomeo I, al Santo Sinodo, al clero e a tutti i fedeli del Patriarcato Ecumenico, assicurandoli dell'affetto e della solidarietà della Chiesa di Roma, che oggi è in festa per i suoi Santi fondatori.

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:18 AM
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CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, 29.06.2011

Alle ore 9.30 di oggi, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e nella ricorrenza del 60° anniversario della Sua Ordinazione presbiterale, il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la Concelebrazione Eucaristica con 41 Arcivescovi Metropoliti ai quali, nel corso del Sacro Rito, impone i Palli presi dalla Confessione di San Pietro.
Come di consueto in occasione della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della Città di Roma, è presente alla Santa Messa una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli composta da: Sua Eminenza Emmanuel (Adamakis), Metropolita di Francia; S.E. Athenagoras (Yves Peckstadt), Vescovo di Sinope, Ausiliare del Metropolita del Belgio; Rev.do Archimandrita Maxime Pothos, Vicario Generale della Metropolia della Svizzera.
Dopo la lettura del Vangelo e prima del Rito di benedizione e imposizione dei Palli agli Arcivescovi Metropoliti, il Papa tiene l’omelia.
Ne riportiamo di seguito il testo:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

“Non vi chiamo più servi ma amici” (cfr Gv 15,15).

A sessant’anni dal giorno della mia Ordinazione sacerdotale sento ancora risuonare nel mio intimo queste parole di Gesù, che il nostro grande Arcivescovo, il Cardinale Faulhaber, con la voce ormai un po’ debole e tuttavia ferma, rivolse a noi sacerdoti novelli al termine della cerimonia di Ordinazione. Secondo l’ordinamento liturgico di quel tempo, quest’acclamazione significava allora l’esplicito conferimento ai sacerdoti novelli del mandato di rimettere i peccati.

“Non più servi ma amici”: io sapevo e avvertivo che, in quel momento, questa non era solo una parola “cerimoniale”, ed era anche più di una citazione della Sacra Scrittura. Ne ero consapevole: in questo momento, Egli stesso, il Signore, la dice a me in modo del tutto personale. Nel Battesimo e nella Cresima, Egli ci aveva già attirati verso di sé, ci aveva accolti nella famiglia di Dio. Tuttavia, ciò che avveniva in quel momento, era ancora qualcosa di più.

Egli mi chiama amico. Mi accoglie nella cerchia di coloro ai quali si era rivolto nel Cenacolo. Nella cerchia di coloro che Egli conosce in modo del tutto particolare e che così Lo vengono a conoscere in modo particolare. Mi conferisce la facoltà, che quasi mette paura, di fare ciò che solo Egli, il Figlio di Dio, può dire e fare legittimamente: Io ti perdono i tuoi peccati.

Egli vuole che io – per suo mandato – possa pronunciare con il suo “Io” una parola che non è soltanto parola bensì azione che produce un cambiamento nel più profondo dell’essere. So che dietro tale parola c’è la sua Passione per causa nostra e per noi. So che il perdono ha il suo prezzo: nella sua Passione, Egli è disceso nel fondo buio e sporco del nostro peccato. È disceso nella notte della nostra colpa, e solo così essa può essere trasformata.

E mediante il mandato di perdonare Egli mi permette di gettare uno sguardo nell’abisso dell’uomo e nella grandezza del suo patire per noi uomini, che mi lascia intuire la grandezza del suo amore. Egli si confida con me: “Non più servi ma amici”. Egli mi affida le parole della Consacrazione nell’Eucaristia. Egli mi ritiene capace di annunciare la sua Parola, di spiegarla in modo retto e di portarla agli uomini di oggi. Egli si affida a me. “Non siete più servi ma amici”: questa è un’affermazione che reca una grande gioia interiore e che, al contempo, nella sua grandezza, può far venire i brividi lungo i decenni, con tutte le esperienze della propria debolezza e della sua inesauribile bontà.

“Non più servi ma amici”: in questa parola è racchiuso l’intero programma di una vita sacerdotale.

Che cosa è veramente l’amicizia?

Idem velle, idem nolle – volere le stesse cose e non volere le stesse cose, dicevano gli antichi. L’amicizia è una comunione del pensare e del volere. Il Signore ci dice la stessa cosa con grande insistenza: “Conosco i miei e i miei conoscono me” (cfr Gv 10,14). Il Pastore chiama i suoi per nome (cfr Gv 10,3). Egli mi conosce per nome. Non sono un qualsiasi essere anonimo nell’infinità dell’universo. Mi conosce in modo del tutto personale. Ed io, conosco Lui?

L’amicizia che Egli mi dona può solo significare che anch’io cerchi di conoscere sempre meglio Lui; che io, nella Scrittura, nei Sacramenti, nell’incontro della preghiera, nella comunione dei Santi, nelle persone che si avvicinano a me e che Egli mi manda, cerchi di conoscere sempre di più Lui stesso.

L’amicizia non è soltanto conoscenza, è soprattutto comunione del volere. Significa che la mia volontà cresce verso il “sì” dell’adesione alla sua. La sua volontà, infatti, non è per me una volontà esterna ed estranea, alla quale mi piego più o meno volentieri oppure non mi piego.

No, nell’amicizia la mia volontà crescendo si unisce alla sua, la sua volontà diventa la mia, e proprio così divento veramente me stesso. Oltre alla comunione di pensiero e di volontà, il Signore menziona un terzo, nuovo elemento: Egli dà la sua vita per noi (cfr Gv 15,13; 10,15).

Signore, aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico! La parola di Gesù sull’amicizia sta nel contesto del discorso sulla vite.

Il Signore collega l’immagine della vite con un compito dato ai discepoli: “Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Il primo compito dato ai discepoli – agli amici – è quello di mettersi in cammino, di uscire da se stessi e di andare verso gli altri. Possiamo qui sentire insieme anche la parola del Risorto rivolta ai suoi, con la quale san Matteo conclude il suo Vangelo: “Andate ed insegnate a tutti i popoli…” (cfr Mt 28,19s). Il Signore ci esorta a superare i confini dell’ambiente in cui viviamo, a portare il Vangelo nel mondo degli altri, affinché pervada il tutto e così il mondo si apra per il Regno di Dio. Ciò può ricordarci che Dio stesso è uscito da sé, ha abbandonato la sua gloria, per cercare noi, per portarci la sua luce e il suo amore. Vogliamo seguire il Dio che si mette in cammino, superando la pigrizia di rimanere adagiati su noi stessi, affinché Egli stesso possa entrare nel mondo. Dopo la parola sull’incamminarsi, Gesù continua: portate frutto, un frutto che rimanga! Quale frutto Egli attende da noi? Qual è il frutto che rimane? Ebbene, il frutto della vite è l’uva, dalla quale si prepara poi il vino. Fermiamoci per il momento su questa immagine. Perché possa maturare uva buona, occorre il sole ma anche la pioggia, il giorno e la notte. Perché maturi un vino pregiato, c’è bisogno della pigiatura, ci vuole la pazienza della fermentazione, la cura attenta che serve ai processi di maturazione. Del vino pregiato è caratteristica non soltanto la dolcezza, ma anche la ricchezza delle sfumature, l’aroma variegato che si è sviluppato nei processi della maturazione e della fermentazione.

Non è forse questa già un’immagine della vita umana, e in modo del tutto particolare della nostra vita da sacerdoti?

Abbiamo bisogno del sole e della pioggia, della serenità e della difficoltà, delle fasi di purificazione e di prova come anche dei tempi di cammino gioioso con il Vangelo. Volgendo indietro lo sguardo possiamo ringraziare Dio per entrambe le cose: per le difficoltà e per le gioie, per le ore buie e per quelle felici.

In entrambe riconosciamo la continua presenza del suo amore, che sempre di nuovo ci porta e ci sopporta. Ora, tuttavia, dobbiamo domandarci: di che genere è il frutto che il Signore attende da noi? Il vino è immagine dell’amore: questo è il vero frutto che rimane, quello che Dio vuole da noi. Non dimentichiamo, però, che nell’Antico Testamento il vino che si attende dall’uva pregiata è soprattutto immagine della giustizia, che si sviluppa in una vita vissuta secondo la legge di Dio! E non diciamo che questa è una visione veterotestamentaria e ormai superata: no, ciò rimane vero sempre.

L’autentico contenuto della Legge, la sua summa, è l’amore per Dio e per il prossimo. Questo duplice amore, tuttavia, non è semplicemente qualcosa di dolce. Esso porta in sé il carico della pazienza, dell’umiltà, della maturazione nella formazione ed assimilazione della nostra volontà alla volontà di Dio, alla volontà di Gesù Cristo, l’Amico. Solo così, nel diventare l’intero nostro essere vero e retto, anche l’amore è vero, solo così esso è un frutto maturo. La sua esigenza intrinseca, la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, richiede sempre di essere realizzata anche nella sofferenza. Proprio così cresce la vera gioia.

Nel fondo, l’essenza dell’amore, del vero frutto, corrisponde con la parola sul mettersi in cammino, sull’andare: amore significa abbandonarsi, donarsi; reca in sé il segno della croce. In tale contesto Gregorio Magno ha detto una volta: Se tendete verso Dio, badate di non raggiungerlo da soli (cfr H Ev 1,6,6: PL 76, 1097s) – una parola che a noi, come sacerdoti, deve essere intimamente presente ogni giorno.
Cari amici, forse mi sono trattenuto troppo a lungo con la memoria interiore sui sessant’anni del mio ministero sacerdotale. Adesso è tempo di pensare a ciò che è proprio di questo momento. Nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo rivolgo anzitutto il mio più cordiale saluto al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e alla Delegazione che ha inviato, e che ringrazio vivamente per la gradita visita nella lieta circostanza dei Santi Apostoli Patroni di Roma. Saluto anche i Signori Cardinali, i Fratelli nell’Episcopato, i Signori Ambasciatori e le Autorità civili, come pure i sacerdoti, i compagnia della mia prima Messa, i religiosi e i fedeli laici. Tutti ringrazio per la presenza e la preghiera. Agli Arcivescovi Metropoliti nominati dopo l’ultima Festa dei grandi Apostoli viene ora imposto il pallio. Che cosa significa? Questo può ricordarci innanzitutto il giogo dolce di Cristo che ci viene posto sulle spalle (cfr Mt 11,29s). Il giogo di Cristo è identico alla sua amicizia. È un giogo di amicizia e perciò un “giogo dolce”, ma proprio per questo anche un giogo che esige e che plasma. È il giogo della sua volontà, che è una volontà di verità e di amore. Così è per noi soprattutto anche il giogo di introdurre altri nell’amicizia con Cristo e di essere a disposizione degli altri, di prenderci come Pastori cura di loro. Con ciò siamo giunti ad un ulteriore significato del pallio: esso viene intessuto con la lana di agnelli, che vengono benedetti nella festa di sant’Agnese. Ci ricorda così il Pastore diventato Egli stesso Agnello, per amore nostro. Ci ricorda Cristo che si è incamminato per le montagne e i deserti, in cui il suo agnello, l’umanità, si era smarrito. Ci ricorda Lui, che ha preso l’agnello, l’umanità – me – sulle sue spalle, per riportarmi a casa. Ci ricorda in questo modo che, come Pastori al suo servizio, dobbiamo anche noi portare gli altri, prendendoli, per così dire, sulle nostre spalle e portarli a Cristo. Ci ricorda che possiamo essere Pastori del suo gregge che rimane sempre suo e non diventa nostro. Infine, il pallio significa molto concretamente anche la comunione dei Pastori della Chiesa con Pietro e con i suoi successori – significa che noi dobbiamo essere Pastori per l’unità e nell’unità e che solo nell’unità di cui Pietro è simbolo guidiamo veramente verso Cristo.

Sessant’anni di ministero sacerdotale – cari amici, forse ho indugiato troppo nei particolari. Ma in quest’ora mi sono sentito spinto a guardare a ciò che ha caratterizzato i decenni. Mi sono sentito spinto a dire a voi – a tutti i sacerdoti e Vescovi come anche ai fedeli della Chiesa – una parola di speranza e di incoraggiamento; una parola, maturata nell’esperienza, sul fatto che il Signore è buono. Soprattutto, però, questa è un’ora di gratitudine: gratitudine al Signore per l’amicizia che mi ha donato e che vuole donare a tutti noi. Gratitudine alle persone che mi hanno formato ed accompagnato.

E in tutto ciò si cela la preghiera che un giorno il Signore nella sua bontà ci accolga e ci faccia contemplare la sua gioia. Amen.

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:19 AM
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 29.06.2011

Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nella ricorrenza del 60° anniversario della Sua Ordinazione presbiterale, con la partecipazione di una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e con l’imposizione dei Palli a 41 Arcivescovi Metropoliti, il Papa si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico e guida la recita dell’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Santo Padre Benedetto XVI nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Scusate il lungo ritardo. La Messa in onore dei Santi Pietro e Paolo è stata lunga e bella. E abbiamo pensato anche a quel bell’inno della Chiesa di Roma che comincia: "O Roma felix!". Oggi nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di questa Città, cantiamo così: "Felice Roma, perché fosti imporporata dal prezioso sangue di così grandi Principi. Non per tua lode, ma per i loro meriti ogni bellezza superi!".

Come cantano gli inni della tradizione orientale, i due grandi Apostoli sono le "ali" della conoscenza di Dio, che hanno percorso la terra sino ai suoi confini e si sono innalzate al cielo; essi sono anche le "mani" del Vangelo della grazia, i "piedi" della verità dell’annuncio, i "fiumi" della sapienza, le "braccia" della croce (cfr MHN, t. 5, 1899, p. 385).

La testimonianza di amore e di fedeltà dei Santi Pietro e Paolo illumina i Pastori della Chiesa, per condurre gli uomini alla verità, formandoli alla fede in Cristo. San Pietro, in particolare, rappresenta l’unità del collegio apostolico. Per tale motivo, durante la liturgia celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana, ho imposto a 41 Arcivescovi Metropoliti il pallio, che manifesta la comunione con il Vescovo di Roma nella missione di guidare il popolo di Dio alla salvezza. Scrive sant’Ireneo, Vescovo di Lione, che alla Chiesa di Roma "propter potentiorem principalitatem [per la sua peculiare principalità] deve convergere ogni altra Chiesa, cioè i fedeli che sono dovunque, perché in essa è stata sempre custodita la tradizione che viene dagli Apostoli" (Adversus haereses, III,3,2); così nel II secolo.

È la fede professata da Pietro a costituire il fondamento della Chiesa: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" – si legge nel Vangelo di Matteo (16,16). Il primato di Pietro è predilezione divina, come lo è anche la vocazione sacerdotale: "Né la carne né il sangue te lo hanno rivelato – dice Gesù – ma il Padre mio che è nei cieli" (Mt 16,17). Così accade a chi decide di rispondere alla chiamata di Dio con la totalità della propria vita.

Lo ricordo volentieri in questo giorno, nel quale si compie per me il sessantesimo anniversario di Ordinazione sacerdotale. Grazie per la vostra presenza, per le vostre preghiere! Sono grato a voi, sono grato soprattutto al Signore per la sua chiamata e per il ministero affidatomi, e ringrazio coloro che, in questa circostanza, mi hanno manifestato la loro vicinanza e sostengono la mia missione con la preghiera, che da ogni comunità ecclesiale sale incessantemente a Dio (cfr At 12,5), traducendosi in adorazione a Cristo Eucaristia per accrescere la forza e la libertà di annunciare il Vangelo.

In questo clima, sono lieto di salutare cordialmente la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, presente oggi a Roma, secondo la significativa consuetudine, per venerare i Santi Pietro e Paolo e condividere con me l’auspicio dell’unità dei cristiani voluta dal Signore. Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, Regina degli Apostoli, affinché ogni battezzato diventi sempre più una "pietra viva" che costruisce il Regno di Dio.

DOPO L’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, nella festa dei Santi Patroni di Roma desidero rivolgere un saluto speciale ai fedeli della mia Diocesi, come pure ai Parroci e a tutti i Sacerdoti impegnati nel lavoro pastorale. All’intera cittadinanza estendo il mio augurio di pace e di bene!

Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier les délégations venues à l’occasion de la remise du Pallium. Chers amis, la Solennité des saints Apôtres Pierre et Paul nous invite à accueillir et à suivre le Christ pour être aujourd’hui les missionnaires de l’Évangile. Renouvelons notre désir d’être, là où nous sommes, des artisans résolus et persévérants de l’unité pour que le monde croie ! Je vous bénis de grand cœur.

I welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present in Rome for this Solemnity of Saints Peter and Paul. I am especially happy to greet the Metropolitan Archbishops who have received the Pallium today, accompanied by their relatives and friends. May the courageous example of the Apostles Peter and Paul inspire the Archbishops as they preach the life-giving word of God. May all Christians, following in the footsteps of Peter and Paul, bear courageous witness to the Gospel that sets us free. God bless you all!

Von Herzen heiße ich am heutigen Hochfest Peter und Paul alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders grüße ich die Delegation aus Bayern, die anläßlich meines 60jährigen Priesterjubiläums nach Rom gekommen ist. Ich danke für das Gebet, das mir von vielen Gläubigen in den vergangenen Tagen geschenkt wurde. Ich erbitte es auch für die 41 Erzbischöfe, denen ich an diesem Hochfest das Pallium aufgelegt habe. Das wollene Band läßt uns an Christus, den Guten Hirten, denken, der jedem einzelnen Menschen in Liebe nachgeht und ihn nach Hause trägt. Und es erinnert an die Einheit mit dem Apostel Petrus, dem Christus seine Herde anvertraut hat. Ich lade euch ein, die Hirten bei ihrem Dienst zu unterstützen und wünsche euch allen einen gesegneten Festtag!

Dirijo mi cordial saludo a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los provenientes de Argentina, Chile, Colombia, Ecuador y Guatemala, que acompañan a los arzobispos metropolitanos que acaban de recibir el Palio. Invito a todos a rezar intensamente en esta solemnidad de los Santos Apóstoles Pedro y Pablo, para que, estimulados por su ejemplo y ayudados por su intercesión, la Iglesia permanezca en el mundo como signo de santidad e instrumento de reconciliación. Que Dios os bendiga.

Saúdo os peregrínos de língua portuguésa, em particulár os Arcebíspos de Angóla e do Brasíl a quem hóje impús o Pálio, com os familiáres e amígos que os acompánham. À Vírgem María confío as vóssas vídas, famílias e diocéses, pára tódos implorándo o precióso dom do amór e da unidáde sóbre a rócha de Pédro, ao dár-vos a Bénçao Apostólica.

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. W uroczystość Apostołów Piotra i Pawła stajemy u ich grobów i modlimy się o światło Ducha Świętego do poznawania i do życia przesłaniem Ewangelii, które nam przekazali, oraz do dawania wobec świata świadectwa wiary w Chrystusa zmartwychwstałego. Niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto i pellegrini polacchi. Nella solennità degli Apostoli Pietro e Paolo sostiamo davanti alle loro tombe e chiediamo la luce dello Spirito Santo per conoscere e vivere il messaggio del Vangelo che ci hanno trasmesso e per dare al mondo la testimonianza della fede in Cristo risorto. Dio vi benedica!]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare a quelli venuti per festeggiare gli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno, che stamani hanno ricevuto il Pallio, segno di comunione con la Sede di Pietro. A tutti auguro un pellegrinaggio ricco di frutti. Buona festa a tutti voi. Grazie!

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:20 AM
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL DIRETTORE DE "L’OSSERVATORE ROMANO" NELLA RICORRENZA DEL 150° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DEL QUOTIDIANO

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Direttore de "L’Osservatore Romano", Prof. Giovanni Maria Vian, nella ricorrenza del 150° anniversario di fondazione del Quotidiano:

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

All’Illustrissimo Signore

Prof. GIOVANNI MARIA VIAN

Direttore de "L’Osservatore Romano"

Per un giornale quotidiano centocinquant’anni di vita sono un periodo davvero considerevole, un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia. Pertanto, questo importante anniversario de "L’Osservatore Romano" – il cui primo numero uscì con la data del 1° luglio 1861 – è innanzitutto motivo di ringraziamento a Dio pro universis beneficiis suis: per tutto quello, cioè, che la sua Provvidenza ha disposto in questo secolo e mezzo, durante il quale il mondo è cambiato profondamente, e per quanto dispone oggi, quando i cambiamenti sono continui e sempre più rapidi, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione.

Allo stesso tempo, la presente lieta ricorrenza offre anche l’occasione per alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo di tale quotidiano, chiamato abitualmente "il giornale del Papa". Siamo invitati, quindi, – come disse Pio XI, di v.m., nel 1936, esattamente settantacinque anni fa –, a dare "una occhiata al cammino percorso e darne un’altra al cammino che resta da percorrere", sottolineando soprattutto la singolarità e la responsabilità di un quotidiano che da un secolo e mezzo fa conoscere il Magistero dei Papi ed è uno degli strumenti privilegiati a servizio della Santa Sede e della Chiesa.

"L’Osservatore Romano" ebbe origine in un contesto difficile e decisivo per il Papato, con la consapevolezza e la volontà di difendere e sostenere le ragioni della Sede Apostolica, che sembrava essere messa in pericolo da forze ostili. Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del Governo pontificio, questo foglio serale si definì "politico religioso", proponendosi come obiettivo la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola. Tale obiettivo e tale convinzione furono espressi dai due celebri motti latini – il primo tratto dal diritto romano e il secondo dal testo evangelico – che, sin dal primo numero del 1862, si leggono sotto la sua testata: Unicuique suum e, soprattutto, Non praevalebunt (Mt 16,18)

Nel 1870 la fine del potere temporale – avvertita poi come provvidenziale nonostante soprusi e atti ingiusti subiti dal Papato – non travolse "L’Osservatore Romano", né rese inutili la sua presenza e la sua funzione. Anzi, un quindicennio più tardi, la Santa Sede decise di acquisirne la proprietà. Il controllo diretto del giornale da parte dell’autorità pontificia ne aumentò con il tempo prestigio e autorevolezza, che crebbero ulteriormente in seguito, soprattutto per la linea di imparzialità e di coraggio mantenuta di fronte alle tragedie e agli orrori che segnarono la prima metà del Novecento, eco "fedele di un istituto internazionale e supernazionale", come scrisse il Cardinale Gasparri nel 1922.

Si susseguirono allora avvenimenti tragici: il primo conflitto mondiale, che devastò l’Europa cambiandone il volto; l’affermarsi dei totalitarismi, con ideologie nefaste che hanno negato la verità e oppresso l’uomo; infine, gli orrori della shoah e della seconda guerra mondiale. In quegli anni tremendi, e poi durante il periodo della guerra fredda e della persecuzione anticristiana attuata dai regimi comunisti in molti Paesi, nonostante la ristrettezza dei mezzi e delle forze, il giornale della Santa Sede seppe informare con onestà e libertà, sostenendo l’opera coraggiosa di Benedetto XV, di Pio XI e di Pio XII in difesa della verità e della giustizia, unico fondamento della pace.

Dal secondo conflitto mondiale "L’Osservatore Romano" poté così uscire a testa alta, come subito riconobbero autorevoli voci laiche e come nel 1961, in occasione del centenario del quotidiano, scrisse il Cardinale Montini, che due anni dopo sarebbe diventato Papa con il nome di Paolo VI: "Avvenne come quando in una sala si spengono tutte le luci, e ne rimane accesa una sola: tutti gli sguardi si dirigono verso quella rimasta accesa; e per fortuna questa era la luce vaticana, la luce tranquilla e fiammante, alimentata da quella apostolica di Pietro. «L’Osservatore» apparve allora quello che, in sostanza, è sempre: un faro orientatore".

Nella seconda metà del Novecento il giornale ha iniziato a circolare in tutto il mondo attraverso una corona di edizioni periodiche in diverse lingue, stampate non più soltanto in Vaticano: attualmente otto, tra cui, dal 2008, anche la versione in malayalam pubblicata in India, la prima interamente in caratteri non latini. A partire dallo stesso anno, in una stagione difficile per i media tradizionali, la diffusione è sostenuta da abbinamenti con altre testate in Spagna, in Italia, in Portogallo, e ora anche da una presenza in internet sempre più efficace.

Quotidiano "singolarissimo" per le sue caratteristiche uniche, "L’Osservatore Romano", in questo secolo e mezzo, ha innanzitutto dato conto del servizio reso alla verità e alla comunione cattolica da parte della Sede del Successore di Pietro. Il quotidiano ha così riportato puntualmente gli interventi pontifici, ha seguito i due Concili celebrati in Vaticano e le molte Assemblee sinodali, espressione della vitalità e della ricchezza di doni della Chiesa, ma non ha dimenticato mai di evidenziare anche la presenza, l’opera e la situazione delle comunità cattoliche nel mondo, che vivono talvolta in condizioni drammatiche.

In questo tempo – segnato spesso dalla mancanza di punti di riferimento e dalla rimozione di Dio dall’orizzonte di molte società, anche di antica tradizione cristiana – il quotidiano della Santa Sede si presenta come un "giornale di idee", come un organo di formazione e non solo di informazione. Perciò deve sapere mantenere fedelmente il compito svolto in questo secolo e mezzo, con attenzione anche all’Oriente cristiano, all’irreversibile impegno ecumenico delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, alla ricerca costante di amicizia e collaborazione con l’Ebraismo e con le altre religioni, al dibattito e al confronto culturale, alla voce delle donne, ai temi bioetici che pongono questioni per tutti decisive. Continuando l’apertura a nuove firme – tra cui quelle di un numero crescente di collaboratrici – e accentuando la dimensione e il respiro internazionali presenti sin dalle origini del quotidiano, dopo centocinquant’anni di una storia di cui può andare orgoglioso, "L’Osservatore Romano" sa così esprimere la cordiale amicizia della Santa Sede per l’umanità del nostro tempo, in difesa della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo.

Per tutto questo, desidero rivolgere il mio pensiero riconoscente a tutti coloro che, dal 1861 fino ad oggi, hanno lavorato al giornale della Santa Sede: ai Direttori, ai Redattori e a tutto il Personale. A Lei, Signor Direttore, e a quanti cooperano attualmente in questo entusiasmante, impegnativo e benemerito servizio alla verità e alla giustizia, come pure ai benefattori e ai sostenitori, assicuro la mia costante vicinanza spirituale e invio di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 24 giugno 2011

BENEDICTUS PP. XVI

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:21 AM
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UDIENZA AGLI ARCIVESCOVI METROPOLITI CHE HANNO RICEVUTO IL PALLIO NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, 30.06.2011

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza gli Arcivescovi Metropoliti ai quali, ieri, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ha imposto il Pallio.
Ai Presuli, accompagnati dai familiari e dai fedeli delle rispettive diocesi, il Papa rivolge il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

Sono ancora vivi nella mente e nel cuore di tutti noi i sentimenti e le emozioni che abbiamo vissuto ieri nella Basilica Vaticana, in occasione della celebrazione della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella quale ho avuto la gioia di imporre il Pallio a voi, Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’ultimo anno. L’odierno incontro, semplice e familiare, mi offre l’opportunità di prolungare il clima di comunione ecclesiale e di rinnovare il mio cordiale saluto a voi, cari Fratelli nell’Episcopato, come pure ai vostri familiari ed alle personalità che hanno voluto partecipare a questo lieto evento. Estendo il mio affettuoso pensiero alle vostre Chiese particolari, che ricordo nella preghiera affinché siano animate da costante slancio apostolico.

Mi rivolgo in primo luogo a voi, cari Pastori di due Diocesi italiane. Saluto Lei, Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, e Lei, Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Il Signore vi benedica sempre e vi aiuti, nel vostro quotidiano ministero episcopale, a far crescere le Comunità a voi affidate unite e missionarie, concordi nella carità, ferme nella speranza e ricche del dinamismo della fede.

En cette fête des saints Apôtres Pierre et Paul, je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue française venus à Rome à l’occasion de la remise du Pallium aux nouveaux Archevêques métropolitains. J’adresse mes chaleureuses salutations à Monseigneur Antoine Ganyé, Archevêque de Cotonou au Bénin, Monseigneur Paul Ouédraogo, Archevêque de Bobo-Dioulasso au Burkina Faso, Monseigneur Jean-Pierre Tafunga Mbayo, Archevêque de Lubumbashi, en République Démocratique du Congo, Monseigneur Gérard Lacroix, Archevêque de Québec, au Canada, et Monseigneur Pierre-Marie Carré, Archevêque de Montpellier, en France. Aux évêques, aux prêtres, et à tous les fidèles de vos pays portez mes cordiales salutations et l’assurance de ma proximité spirituelle. Vous qui avez reçu le pallium, signe liturgique qui exprime le lien de communion qui vous unit de façon particulière au Successeur de Pierre, soyez des témoins joyeux et fidèles de l’amour du Seigneur qui cherche à rassembler ses enfants dans l’unité d’une même famille ! Que Dieu vous bénisse !

I extend warm greetings to the English-speaking Metropolitan Archbishops upon whom I conferred the pallium yesterday: Archbishop James Peter Sartain of Seattle, United States; Archbishop Gustavo Garcia-Siller of San Antonio, United States; Archbishop Jose Serofia Palma of Cebu, the Philippines; Archbishop Thaddeus Cho Hwan-kil of Daegu, Korea; Archbishop Jude Ruwa’ichi of Mwanza, Tanzania; Archbishop William Slattery of Pretoria, South Africa; Archbishop Paul S. Coakley of Oklahoma City, United States; Archbishop Rémi Joseph Gustave Sainte-Marie of Lilongwe, Malawi; Archbishop José Horacio Gómez of Los Angeles, United States; Archbishop Thumma Bala of Hyderabad, India; Archbishop Augustine Obiora Akubeze of Benin City, Nigeria; Archbishop Charles Henry Dufour of Kingston in Jamaica; Archbishop George Stack of Cardiff, Wales and Archbishop Sergio Lasam Utleg of Tuguegarao, the Philippines. I also welcome their family members, their relatives, friends and the faithful of their respective Archdioceses who have come to Rome to pray with them and to share their joy. The pallium is received from the hands of the Successor of Peter and worn by the Archbishops as a sign of communion in faith and love and in the governance of God's People. It also recalls to Pastors their responsibilities as shepherds after the Heart of Jesus. To all of you I affectionately impart my Apostolic Blessing as a pledge of peace and joy in the Lord.

Saludo con afecto a los Señores Arzobispos de lengua española y a cuantos los han acompañado en la significativa ceremonia de la imposición del Palio, que los distingue como Metropolitanos. Saludo en particular al Arzobispo de Bogotá, Rubén Salazar Gómez, al de Quito, Fausto Gabriel Trávez Trávez, al de Guatemala, Óscar Julio Vian Morales, al de Manizales, Gonzalo Restrepo Restrepo, al de Paraná, Juan Alberto Puiggari, al de Barranquilla, Jairo Jaramillo Monsalve, al de Santiago de Chile, Ricardo Ezzati Andrello, al de Concepción, Fernando Natalio Chomali Garib, y al de Cali, Darío de Jesús Monsalve Mejía. Si el Palio les recuerda a ellos su especial responsabilidad respecto a las Iglesias sufragáneas y su particular vínculo de unidad con la Sede de Pedro, comporta para ustedes que les acompañan una mayor cercanía en la oración y la colaboración en el ministerio a ellos confiado. Invocando la protección de la Santísima Virgen María, les imparto de corazón la Bendición Apostólica, que complacido hago extensiva a todos los Pastores y fieles de estas Iglesias particulares en Colombia, Ecuador, Guatemala, Argentina y Chile.

Saúdo com gránde afécto os Metropolítas de Angóla e do Brasíl que óntem recebéram o pálio, insígnia litúrgica que expríme úma singulár união das súas arquidiocéses com a Sé de Pédro: Dom Luís María Pérez de Onráita, de Malánje, Dom José Manuél Imbámba, de Saurímo, Dom Murílo Sebastião Rámos Kríeger, de São Salvadór da Bahía, Dom Pédro Bríto Guimarães, de Pálmas, Dom Jacínto Bergmánn, de Pelótas, Dom Hélio Adelár Rúbert, de Sánta María, Dom Pédro Ercílio Simão, de Pásso Fúndo, Dom Dímas Lára Barbósa, de Cámpo Gránde, e Dom Sérgio da Rócha, de Brasília. O Senhór Jesús, que vos escolhéu cómo Pastóres do seu rebánho, vos ampáre no vósso ministério quotidiáno e vos tórne fiéis anunciadóres do Evangélho com a fórça do Espírito Sánto. Dou também as bóas-víndas aos familiáres e amígos e aos fiéis das respectívas Igréjas particuláres que vos acompanháram até Róma. Assegúro a tódos vós e vóssas comunidádes arquidiocesánas a mínha recordação diária na oração e, do íntimo do coração, concédo a Bénçao Apostólica.

Lettone: Sirsnīgi sveicu Rīgas arhibīskapu Zbigņevu Stankeviču un viņa pavadītājus, un novēlu, lai Jūsu kalpošana nes bagātus augļus.

[Rivolgo il mio cordiale saluto a Mons. Zbignev Stankevičs, Arcivescovo di Riga, e a quanti lo accompagnano, formulando i migliori auguri per un proficuo ministero].

Sloveno: Prav lepo pozdravljam mariborskega nadškofa msgr.-ja Marjana Turnška in Slovence, ki ga danes spremljate. V njegovi službi mu želim obilje duhovnih sadov ter vsem podeljujem apostolski blagoslov.

[Rivolgo un cordiale saluto all’Arcivescovo di Maribor, Mons. Marjan Turnšek, e agli sloveni che lo accompagnano, augurandoli un fruttuoso ministero e impartendo a tutti la Benedizione Apostolica.]

Cari amici, ringraziamo il Signore che nella sua infinita bontà non manca di donare Pastori alla sua Chiesa. A voi, cari Arcivescovi Metropoliti, assicuro la mia spirituale vicinanza e il mio orante sostegno al vostro servizio pastorale, il cui requisito necessario è l'amore per Cristo, a cui nulla deve essere anteposto. San Cipriano, Vescovo di Cartagine, nel suo Trattato sul Padre Nostro, afferma: "assolutamente nulla anteporre a Cristo, poiché neanche Lui ha preferito qualcosa a noi. Volontà di stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e dargli ferma testimonianza". Vegli sempre su di voi, cari Fratelli, e vi sostenga la Vergine Maria, Regina Apostolorum, e vi accompagni la mia Benedizione, che di cuore rinnovo a ciascuno di voi, ai vostri cari e a quanti sono affidati alle vostre cure episcopali.

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Paparatzifan
00Sunday, July 3, 2011 7:22 AM
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CONFERIMENTO DEL "PREMIO RATZINGER", 30.06.2011

Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI conferisce per la prima volta il "Premio Ratzinger" istituito dalla "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI" a tre studiosi di teologia.
I tre premiati sono: il Prof. Manlio Simonetti, italiano, laico, studioso di Letteratura cristiana antica e Patrologia; il Prof. Olegario González de Cardedal, sacerdote spagnolo, docente di Teologia sistematica; il Prof. Maximilian Heim, cistercense, tedesco, Abate del Monastero di Heiligenkreuz in Austria e docente di Teologia fondamentale e dogmatica.
Dopo il saluto di Mons. Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI", la presentazione dei premiati da parte del Card. Camillo Ruini, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione e il discorso di ringraziamento da parte del Prof. P. Maximilian Heim, O. Cist., il Papa rivolge ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Confratelli,
illustri Signori e Signore!

Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia e gratitudine per il fatto che, con la consegna del suo premio teologico, la Fondazione che porta il mio nome dia pubblico riconoscimento all’opera condotta nell’arco di un’intera vita da due grandi teologi, e ad un teologo della generazione più giovane dia un segno di incoraggiamento per progredire sul cammino intrapreso. Con il Professor González de Cardedal mi lega un cammino comune di molti decenni.

Entrambi abbiamo iniziato con san Bonaventura e da lui ci siamo lasciati indicare la direzione. In una lunga vita di studioso, il Professor Gonzalez ha trattato tutti i grandi temi della teologia, e ciò non semplicemente riflettendone o parlandone a tavolino, bensì sempre confrontato al dramma del nostro tempo, vivendo e anche soffrendo in modo del tutto personale le grandi questioni della fede e con ciò le questioni dell’uomo d’oggi.

In tal modo, la parola della fede non è una cosa del passato; nelle sue opere diventa veramente a noi contemporanea. Il Professor Simonetti ci ha aperto in modo nuovo il mondo dei Padri. Proprio mostrandoci, dal punto di vista storico, con precisione e cura ciò che dicono i Padri, essi diventano persone a noi contemporanee, che parlano con noi. Il Padre Maximilian Heim è stato recentemente eletto Abate del monastero di Heiligenkreuz presso Vienna – un monastero ricco di tradizione – assumendo con ciò il compito di rendere attuale una grande storia e di condurla verso il futuro. In questo, spero che il lavoro sulla mia teologia, che egli ci ha donato, possa essergli utile e che l’Abbazia di Heiligenkreuz possa, in questo nostro tempo, sviluppare ulteriormente la teologia monastica, che sempre ha accompagnato quella universitaria, formando con essa l’insieme della teologia occidentale.

Non è, però, mio compito tenere qui una laudatio dei premiati, che è già stata fatta in maniera competente dal Cardinale Ruini.

Forse però la consegna del premio può offrire l’occasione di dedicarci per un momento alla questione fondamentale di che cosa sia veramente "teologia". La teologia è scienza della fede, ci dice la tradizione. Ma qui sorge subito la domanda: è davvero possibile questo? O non è in sé una contraddizione? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere fede, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza quando è ordinata o addirittura subordinata alla fede?

Tali questioni, che già per la teologia medievale rappresentavano un serio problema, con il moderno concetto di scienza sono diventate ancora più impellenti, a prima vista addirittura senza soluzione. Si comprende così perché, nell’età moderna, la teologia in vasti ambiti si sia ritirata primariamente nel campo della storia, al fine di dimostrare qui la sua seria scientificità.

Bisogna riconoscere, con gratitudine, che con ciò sono state realizzate opere grandiose, e il messaggio cristiano ha ricevuto nuova luce, capace di renderne visibile l’intima ricchezza. Tuttavia, se la teologia si ritira totalmente nel passato, lascia oggi la fede nel buio. In una seconda fase ci si è poi concentrati sulla prassi, per mostrare come la teologia, in collegamento con la psicologia e la sociologia, sia una scienza utile che dona indicazioni concrete per la vita. Anche questo è importante, ma se il fondamento della teologia, la fede, non diviene contemporaneamente oggetto del pensiero, se la prassi sarebbe riferita solo a se stessa, oppure vive unicamente dei prestiti delle scienze umane, allora la prassi diventa vuota e priva di fondamento.

Queste vie, quindi, non sono sufficienti. Per quanto siano utili ed importanti, esse diventerebbero sotterfugi, se restasse senza risposta la vera domanda. Essa suona: è vero ciò in cui crediamo oppure no? Nella teologia è in gioco la questione circa la verità; essa è il suo fondamento ultimo ed essenziale. Un’espressione di Tertulliano può qui farci fare un passo avanti; egli scrive che Cristo non ha detto: Io sono la consuetudine, ma: Io sono la verità – non consuetudo sed veritas (Virg. 1,1). Christian Gnilka ha mostrato che il concetto consuetudo può significare le religioni pagane che, secondo la loro natura, non erano fede, ma erano "consuetudine": si fa ciò che si è fatto sempre; si osservano le tradizionali forme cultuali e si spera di rimanere così nel giusto rapporto con l’ambito misterioso del divino.

L’aspetto rivoluzionario del cristianesimo nell’antichità fu proprio la rottura con la "consuetudine" per amore della verità. Tertulliano parla qui soprattutto in base al Vangelo di san Giovanni, in cui si trova anche l’altra interpretazione fondamentale della fede cristiana, che s’esprime nella designazione di Cristo come Logos. Se Cristo è il Logos, la verità, l’uomo deve corrispondere a Lui con il suo proprio logos, con la sua ragione. Per arrivare fino a Cristo, egli deve essere sulla via della verità. Deve aprirsi al Logos, alla Ragione creatrice, da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda. Da qui si capisce che la fede cristiana, per la sua stessa natura, deve suscitare la teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e così la natura concreta del nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata.

Per quanto si presenti dunque chiara nel cristianesimo il nesso fondamentale tra Logos, verità e fede – la forma concreta di tale nesso ha suscitato e suscita sempre nuove domande. È chiaro che in questo momento tale domanda, che ha occupato e occuperà tutte le generazioni, non può essere trattata in dettaglio, e neppure a grandi linee. Vorrei tentare soltanto di proporre una piccolissima nota. San Bonaventura, nel prologo al suo Commento alle Sentenze ha parlato di un duplice uso della ragione – di un uso che è inconciliabile con la natura della fede e di uno che invece appartiene proprio alla natura della fede.

Esiste, così si dice, la violentia rationis, il dispotismo della ragione, che si fa giudice supremo e ultimo di tutto. Questo genere di uso della ragione è certamente impossibile nell’ambito della fede. Cosa intende Bonaventura con ciò? Un’espressione dal Salmo 95,9 può mostrarci di che cosa si tratta. Qui Dio dice al suo popolo: "Nel deserto … mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere". Qui si accenna ad un duplice incontro con Dio: essi hanno "visto". Questo però a loro non basta. Essi mettono Dio "alla prova". Vogliono sottoporlo all’esperimento. Egli viene, per così dire, sottoposto ad un interrogatorio e deve sottomettersi ad un procedimento di prova sperimentale. Questa modalità di uso della ragione, nell’età moderna, ha raggiunto il culmine del suo sviluppo nell’ambito delle scienze naturali. La ragione sperimentale appare oggi ampiamente come l’unica forma di razionalità dichiarata scientifica. Ciò che non può essere scientificamente verificato o falsificato cade fuori dell’ambito scientifico. Con questa impostazione sono state realizzate opere grandiose, come sappiamo; che essa sia giusta e necessaria nell’ambito della conoscenza della natura e delle sue leggi nessuno vorrà seriamente porlo in dubbio. Esiste tuttavia un limite a tale uso della ragione: Dio non è un oggetto della sperimentazione umana. Egli è Soggetto e si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona.

In questa prospettiva Bonaventura fa cenno ad un secondo uso della ragione, che vale per l’ambito del "personale", per le grandi questioni dello stesso essere uomini. L’amore vuole conoscere meglio colui che ama.

L’amore, l’amore vero, non rende ciechi, ma vedenti. Di esso fa parte proprio la sete di conoscenza, di una vera conoscenza dell’altro. Per questo, i Padri della Chiesa hanno trovato i precursori e gli antesignani del cristianesimo – al di fuori del mondo della rivelazione di Israele – non nell’ambito della religione consuetudinaria, bensì negli uomini in ricerca di Dio, in cerca della verità, nei "filosofi": in persone che erano assetate di verità ed erano quindi sulla strada verso Dio. Quando non c’è questo uso della ragione, allora le grandi questioni dell’umanità cadono fuori dell’ambito della ragione e vengono lasciate all’irrazionalità. Per questo un’autentica teologia è così importante.

La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore per la verità, possa conoscere Dio più da vicino. L’iniziativa per questo cammino sta presso Dio, che ha posto nel cuore dell’uomo la ricerca del suo Volto. Fa quindi parte della teologia, da un lato l’umiltà che si lascia "toccare" da Dio, dall’altro la disciplina che si lega all’ordine della ragione, che preserva l’amore dalla cecità e che aiuta a sviluppare la sua forza visiva.

Sono ben consapevole che con tutto ciò non è stata data una risposta alla questione circa la possibilità e il compito della retta teologia, ma è soltanto stata messa in luce la grandezza della sfida insita nella natura della teologia. Tuttavia è proprio di questa sfida che l’uomo ha bisogno, perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio. Perciò siamo grati ai premiati che hanno mostrato nella loro opera che la ragione, camminando sulla pista tracciata dalla fede, non è una ragione alienata, ma è la ragione che risponde alla sua altissima vocazione. Grazie.

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