Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

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+PetaloNero+
00Tuesday, August 18, 2009 3:24 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL XII CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DELLE RELIQUIE DEL MARTIRE SAN TRIFONE A KOTOR (MONTENEGRO) (17 OTTOBRE 2009)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l'Em.mo Signor Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, Suo Inviato Speciale alle solenni celebrazioni del XII centenario della traslazione delle reliquie del Martire San Trifone a Kotor (Montenegro), che avranno luogo il 17 ottobre 2009.
+PetaloNero+
00Wednesday, August 19, 2009 3:48 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI ARUA (UGANDA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Arua (Uganda), presentata da S.E. Mons. Frederick Drandua, in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.



+PetaloNero+
00Wednesday, August 19, 2009 3:49 PM
L’UDIENZA GENERALE


Alle ore 10.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per incontrare i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa - nel contesto dell'Anno Sacerdotale - ha trattato il tema: "San Giovanni Eudes e la formazione del clero", ricorrendo proprio oggi la memoria liturgica del santo francese.
Dopo la catechesi, il Santo Padre ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

ricorre oggi la memoria liturgica di san Giovanni Eudes, apostolo infaticabile della devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, vissuto in Francia nel secolo XVII, un secolo segnato da contrapposti fenomeni religiosi e anche da gravi problemi politici. E’ il tempo della guerra dei Trent’anni, che ha devastato non solo gran parte del Centro Europa, ma ha devastato anche le anime. Mentre si andava diffondendo il disprezzo per la fede cristiana da parte di alcune correnti di pensiero allora dominanti, lo Spirito Santo suscitava un rinnovamento spirituale pieno di fervore, con personalità di alto rilievo come il de Bérulle, san Vincenzo de Paoli, san Luigi M. Grignon de Montfort e san Giovanni Eudes. Questa grande "scuola francese" di santità ebbe tra i suoi frutti anche san Giovanni Maria Vianney. Per un misterioso disegno della Provvidenza, il mio venerato predecessore Pio XI proclamò santi insieme, il 31 maggio 1925, Giovanni Eudes e il Curato d’Ars, offrendo alla Chiesa e al mondo intero due straordinari esempi di santità sacerdotale.

Nel contesto dell’Anno Sacerdotale, mi è caro soffermarmi a sottolineare lo zelo apostolico di san Giovanni Eudes, particolarmente rivolto alla formazione del clero diocesano. I santi sono la vera interpretazione della Sacra Scrittura. I santi hanno verificato, nell'esperienza della vita, la verità del Vangelo; così ci introducono nel conoscere e capire il Vangelo. Il Concilio di Trento, nel 1563, aveva emanato norme per l'erezione dei seminari diocesani e per la formazione dei sacerdoti, in quanto il Concilio era ben consapevole che tutta la crisi della riforma era anche condizionata da un'insufficiente formazione dei sacerdoti, che non erano preparati per il sacerdozio in modo giusto, intellettualmente e spiritualmente, nel cuore e nell'anima. Questo nel 1563; ma siccome l'applicazione e la realizzazione delle norme tardavano sia in Germania, sia in Francia, san Giovanni Eudes vide le conseguenze di questa mancanza. Mosso dalla lucida consapevolezza del grave bisogno di aiuto spirituale, in cui versavano le anime proprio a causa anche dell’inadeguatezza di gran parte del clero, il santo, che era un parroco, istituì una Congregazione dedita in maniera specifica alla formazione dei sacerdoti. Nella città universitaria di Caen fondò il suo primo seminario, esperienza quanto mai apprezzata, che ben presto si allargò ad altre diocesi. Il cammino di santità, da lui percorso e proposto ai suoi discepoli, aveva come fondamento una solida fiducia nell’amore che Dio ha rivelato all’umanità nel Cuore sacerdotale di Cristo e nel Cuore materno di Maria. In quel tempo di crudeltà, di perdita di interiorità, egli si rivolse al cuore, per dire al cuore una parola dei Salmi molto ben interpretata da sant'Agostino. Voleva richiamare le persone, gli uomini e soprattutto i futuri sacerdoti al cuore, mostrando il cuore sacerdotale di Cristo e il cuore materno di Maria. Di questo amore del cuore di Cristo e di Maria ogni sacerdote deve essere testimone e apostolo. E qui arriviamo al nostro tempo.

Anche oggi si avverte la necessità che i sacerdoti testimonino l’infinita misericordia di Dio con una vita tutta "conquistata" dal Cristo, ed apprendano questo fin dagli anni della loro preparazione nei seminari. Papa Giovanni Paolo II, dopo il Sinodo del 1990, ha emanato l’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis nella quale riprende e aggiorna le norme del Concilio di Trento e sottolinea soprattutto la necessaria continuità tra il momento iniziale e quello permanente della formazione; questo per lui, per noi è un vero punto di partenza per un’autentica riforma della vita e dell’apostolato dei sacerdoti, ed è anche il punto nodale affinché la "nuova evangelizzazione" non sia semplicemente solo uno slogan attraente, ma si traduca in realtà. Le fondamenta poste nella formazione seminaristica, costituiscono quell’insostituibile "humus spirituale" nel quale "imparare Cristo", lasciandosi progressivamente configurare a Lui, unico Sommo Sacerdote e Buon Pastore. Il tempo del Seminario va visto pertanto come l’attualizzazione del momento in cui il Signore Gesù, dopo aver chiamato gli apostoli e prima di mandarli a predicare, chiede loro di stare con Lui (cfr.Mc 3,14). Quando san Marco racconta la vocazione dei dodici apostoli, ci dice che Gesù aveva un duplice scopo: il primo era che stessero con Lui, il secondo che fossero mandati a predicare. Ma andando sempre con Lui, realmente annunciano Cristo e portano la realtà del Vangelo al mondo.

Durante questo Anno Sacerdotale vi invito a pregare, cari fratelli e sorelle, per i sacerdoti e per quanti si preparano a ricevere il dono straordinario del Sacerdozio ministeriale. A tutti rivolgo, e così concludo, l’esortazione di san Giovanni Eudes, che dice così ai sacerdoti: "Donatevi a Gesù, per entrare nell’immensità del suo grande Cuore, che contiene il Cuore della sua Santa Madre e di tutti i santi, e per perdervi in questo abisso di amore, di carità, di misericordia, di umiltà, di purezza, di pazienza, di sottomissione e di santità" (Coeur admirable, III, 2).

In questo senso cantiamo adesso insieme il Padre Nostro in latino.



SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE

Je suis heureux de vous saluer, chers amis de langue française, en ce jour où l’Église fait mémoire de saint Jean Eudes, qui fut un modèle de sainteté sacerdotale. Le chemin de sainteté qu’il suivit et qu’il proposa à ses disciples avait comme fondement une solide confiance en l’amour que Dieu a révélé à l’humanité dans le cœur sacerdotal du Christ et dans le cœur maternel de Marie. Je vous invite à prier pour que les prêtres d’aujourd’hui, à l’exemple de saint Jean Eudes, soient aussi des témoins ardents de cet amour à travers leur vie et leur ministère, afin que le Peuple de Dieu tout entier puisse en bénéficier. Avec ma Bénédiction Apostolique !

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the pilgrims from India and Nigeria. Our catechesis considers Saint John Eudes whose feast we celebrate today. He lived in seventeenth-century France which, notwithstanding considerable trials for the faith, produced many outstanding examples of spiritual courage and insight. Saint John Eudes’ particular contribution was the foundation of a religious congregation dedicated to the task of giving solid formation to the diocesan priesthood. He encouraged seminarians to grow in holiness and to trust in God’s love revealed to humanity in the priestly heart of Jesus and in the maternal heart of Mary. During this year let us pray in a special way for priests and seminarians that, inspired by today’s saint, they may spiritually "enter into the heart of Jesus", becoming men of true love, mercy, humility and patience, renewed in holiness and pastoral zeal. My dear Brothers and Sisters, upon you and your families I invoke God’s blessings of joy and peace!

Von Herzen heiße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache willkommen. Heute feiert die Kirche den Gedenktag des heiligen Johannes Eudes, einer großen Priestergestalt wie der Pfarrer von Ars, mit dem er zusammen im Jahre 1925 heiliggesprochen wurde. Johannes Eudes im 17. Jh. hatte erkannt, daß die geistliche Not der Menschen seiner Zeit zu einem guten Teil auf Unzulänglichkeiten in der Ausbildung und dann im Dienst der Priester zurückzuführen war. Sein ganzes Bemühen ging dahin, die geistliche Lebensführung der Priester zu verbessern, sie zu wahrhaft geistlichen Menschen zu machen. Der Weg der Heiligung - davon war er überzeugt - besteht in der vorbehaltlosen Antwort und Hingabe an die Liebe, die Gott der Menschheit im priesterlichen Herzen Jesu und im mütterlichen Herzen Marias offenbart. In diesem Sinn wollen wir alle Priester und uns selber dieser Herzensliebe unseres Herrn und seiner Mutter anvertrauen, damit auch durch uns Gottes Erbarmen in dieser Welt sichtbar wird. Der Heilige Geist stärke euch und begleite euch auf allen euren Wegen.

Saludo a los peregrinos de lengua española. En particular a la Parroquia de San Nicolás de la Villa de Córdoba. Celebramos hoy la fiesta de san Juan Eudes, apóstol incansable de la devoción a los Sagrados Corazones de Jesús y María y entregado totalmente a la formación del clero diocesano. La adecuada preparación del sacerdote es el punto de partida de una auténtica reforma de la vida y del apostolado de los presbíteros. Durante este Año Sacerdotal, os invito a rezar por los sacerdotes para que configurándose cada vez más con Cristo, Buen Pastor, sean testigos en el mundo de la infinita misericordia de Dios. Muchas gracias.

Amados peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os grupos de Mirandela e de São Paulo, agradeço a vossa presença com votos de que este encontro com o Sucessor de Pedro revigore, em todos vós, o fervor espiritual para assim testemunhardes, com as vossas vidas, a Mensagem Salvadora de Jesus Cristo. Sobre cada um de vós e vossas famílias desça a Minha Bênção.

Witam pielgrzymów polskich. Sierpień to czas żniw. Dziękujmy Bogu za dar chleba: za Eucharystię, pokarm dla duszy i za chleb powszedni, pokarm dla ciała. Niech Bóg błogosławi tegoroczne plony ziemi, i ludzi, którzy je w trudzie zbierają. Otwórzmy nasze serca, by dzielić się chlebem z potrzebującymi braćmi. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Il mese di agosto è il tempo della mietitura. Ringraziamo Dio per il dono del pane: sia per l’Eucaristia, il nutrimento dell’anima, sia per il pane quotidiano, nutrimento del corpo. Dio benedica il raccolto di quest’anno e quanti per esso faticano. Noi tutti apriamo i nostri cuori per dividere il pane con i fratelli bisognosi. Sia lodato Gesù Cristo.]

S velikom radošću pozdravljam sve hrvatske hodočasnike! Dragi prijatelji, kroz ovu godinu posebno molite u vašim obiteljima za vaše svećenike da budu vjerni nasljedovatelji našega Gospodina i za nova duhovna zvanja u vašem narodu! Hvaljen Isus i Marija!

[Con grande gioia saluto i pellegrini croati! Cari amici, particolarmente durante quest’anno, pregate nelle vostre famiglie per i vostri sacerdoti che siano fedeli imitatori del nostro Signore e per le nuove vocazioni sacerdotali dalla vostra nazione. Siano lodati Gesù e Maria!]

Rivolgo infine un saluto cordialissimo ai pellegrini di lingua italiana. Nel ringraziarvi per la vostra presenza, vi incoraggio a proseguire la vostra fedele testimonianza cristiana nella nostra società.

Con affetto saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. La mirabile figura di san Giovanni Eudes, a cui ho fatto cenno poc’anzi, aiuti ciascuno a progredire sempre più nell’amore di Dio, che dona pienezza di significato alla giovinezza, alla sofferenza e alla vita familiare.

Grazie a voi tutti per la vostra presenza. Il Signore vi benedica.
+PetaloNero+
00Thursday, August 20, 2009 4:14 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI UDINE (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Udine (Italia), presentata da S.E. Mons. Pietro Brollo, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo di Udine (Italia) S.E. Mons. Andrea Bruno Mazzocato, trasferendolo dalla sede di Treviso.

S.E. Mons. Andrea Bruno Mazzocato
S.E. Mons. Andrea Bruno Mazzocato è nato a San Trovaso di Preganziol (diocesi e provincia di Treviso) il 1° settembre 1948.
Per la preparazione al sacerdozio, ha frequentato gli studi nel Seminario vescovile di Treviso ed è stato ordinato sacerdote il 3 settembre 1972.
Dal 1972 al 1977 ha svolto il ministero sacerdotale come Cooperatore parrocchiale a San Martino di Lupari. Contemporaneamente ha conseguito la Licenza in Liturgia Pastorale presso l'Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina di Padova e successivamente la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano.
Dal 1977 al 2001 è stato Docente di Teologia Dogmatica presso lo Studio Teologico del Seminario di Treviso, tenendo corsi anche presso lo Studio Teologico "San Massimo" dei Frati Conventuali di Padova e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose. Dal 1977 al 1986 ha svolto l'incarico di Padre Spirituale nel Seminario maggiore diocesano. Dal 1987 al 1994 ha seguito la formazione del clero giovane come Delegato Vescovile. Nel 1990 è stato nominato Pro-Rettore del Seminario minore di Treviso e poi, nel 1994, Rettore del Seminario maggiore e minore.
Nominato Vescovo della diocesi di Adria-Rovigo l’11 ottobre 2000, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 9 dicembre dello stesso anno.
Il 3 dicembre 2003 è stato trasferito alla sede di Treviso.



NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN SPAGNA E NEL PRINCIPATO DI ANDORRA E OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL TURISMO

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Spagna e nel Principato di Andorra e Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione Mondiale del Turismo S.E. Mons. Renzo Fratini, Arcivescovo titolare di Botriana, finora Nunzio Apostolico in Nigeria.
+PetaloNero+
00Friday, August 21, 2009 3:57 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: DICHIARAZIONE DEL MEDICO PERSONALE DEL SANTO PADRE, DOTT. PATRIZIO POLISCA, CIRCA LA RIMOZIONE DEL TUTORE GESSATO

Città del Vaticano, 21 agosto 2009

Sua Santità Benedetto XVI, stamane, nell’ambulatorio medico del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, appositamente attrezzato, è stato sottoposto a rimozione dell’apparecchio gessato e dei mezzi di sintesi già applicati il 17 luglio scorso presso l’ospedale di Aosta in seguito alla frattura del polso destro.
È stata effettuata una radiografa di controllo che ha evidenziato la consolidazione della frattura.
Il risultato finale nel suo complesso può definirsi ottimale.
Il recupero funzionale, immediatamente iniziato, sarà completato mediante un adeguato programma riabilitativo.

Dott. Patrizio Polisca
+PetaloNero+
00Sunday, August 23, 2009 4:15 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL 30° MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI (RIMINI, 23-29 AGOSTO 2009)

In occasione della 30.ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperta oggi a Rimini sul tema: "La conoscenza è sempre un avvenimento", il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha inviato - a nome del Santo Padre Benedetto XVI - un Messaggio agli organizzatori ed ai partecipanti.

Il Messaggio, che riportiamo di seguito, è stato letto all’inizio della Santa Messa celebrata questa mattina da S.E. Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini.


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

A Sua Eccellenza Rev.ma

Mons. Francesco Lambiasi

Vescovo di Rimini



Eccellenza Reverendissima,



in occasione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che quest’anno celebra il suo trentennale, mi è particolarmente gradito trasmettere il saluto del Santo Padre a Lei, ed a quanti hanno promosso ed organizzato tale manifestazione culturale, che in tre decenni ha già visto la partecipazione di migliaia e migliaia di uomini e donne, soprattutto giovani, e l’intervento di centinaia di relatori sulle tribune allestite nelle aule della fiera di Rimini. Aiutati da studiosi di ogni disciplina, da artisti, da autorità religiose, da esponenti del mondo della politica, dell’economia, dello sport, ci si é potuto confrontare sulle questioni e sulle istanze fondamentali dell’umana esistenza, ed approfondire le ragioni dell’essere cristiani in questa nostra epoca. Sua Santità augura che il Meeting continui a raccogliere le sfide e gli interrogativi che i tempi di oggi pongono alla fede, e rispondere ad essi facendo tesoro dell’insegnamento del compianto Mons. Luigi Giussani, fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione.

La tematica del Meeting 2009 verte sulla conoscenza che è sempre un avvenimento. "Avvenimento" è una parola con cui don Giussani ha tentato di riesprimere la natura stessa del cristianesimo, che per lui è un "incontro", e cioè un dato esperienziale di conoscenza e di comunione. Proprio dall’accostamento tra le parole "avvenimento" e "incontro" è possibile percepire meglio il messaggio del Meeting. La riflessione gnoseologica ed epistemologica contemporanea ha portato alla luce il ruolo determinante del soggetto della conoscenza nell’atto stesso del conoscere. Contrariamente ai presupposti del "dogma" positivista della pura obiettività, il principio di indeterminazione di Heisenberg ha reso evidente come ciò sia vero perfino per le scienze naturali: anche in queste discipline, il cui "oggetto" sembra essere regolato da invariabili leggi di natura, la prospettiva dell’osservatore è un fattore che condiziona e determina il risultato dell’esperimento scientifico, e quindi della conoscenza scientifica come tale. La pura obiettività risulta perciò pura astrazione, espressione di una gnoseologia inadeguata e irrealistica.

Ma se ciò è vero per le scienze naturali, lo è tanto più per quegli "oggetti" di conoscenza che a loro volta sono strutturalmente legati alla libertà degli uomini, alle loro scelte e alle loro diversità. Pensiamo alle scienze storiche, che si basano su testimonianze nelle quali convergono, come fattori influenzanti del loro modo di comunicare la realtà che trasmettono, le visioni del mondo di chi le ha composte e le loro convinzioni, a loro volta legate a quelle del loro tempo, le loro situazioni personali, le scelte con cui essi si sono posti in rapporto alla realtà che descrivono, la loro levatura morale, le loro capacità e il loro ingegno, la loro cultura. Lo studioso che accosta il suo oggetto dovrà dunque sceverare tutto ciò, per comprendere e valutare il significato e la portata del messaggio veicolato in un contesto d’insieme, agendo come se si trovasse di fronte ad una persona che non conosce ancora bene, ma che gli sta raccontando qualcosa che ritiene comunque importante conoscere. La conseguenza più rilevante di tale situazione è che la conoscenza non può essere descritta come la registrazione di uno spettatore distaccato. Anzi, il coinvolgimento con l’oggetto conosciuto da parte del soggetto conoscente è conditio sine qua non della conoscenza stessa. E pertanto, non il distacco e l’assenza di coinvolgimento sono l’ideale da rincorrere, peraltro invano, nella ricerca di una conoscenza «obiettiva», bensì un coinvolgimento adeguato con l’oggetto, un coinvolgimento atto a far giungere a chi interroga la conoscenza il suo specifico messaggio.

Ecco perché la conoscenza può essere un "avvenimento". Essa «avviene» come un vero e proprio «incontro» tra un soggetto e un oggetto. Che tale incontro sia necessario perché si possa parlare di conoscenza ci fa allora guardare a soggetto e a oggetto non come a due grandezze che si possano reciprocamente mantenere ad asettica distanza al fine di preservarne la purezza; essi sono al contrario due realtà vive che si influenzano reciprocamente proprio quando vengono in contatto. L’onestà intellettuale di colui che conosce sta tutta in quella somma arte di "ospitare l’oggetto" in modo che esso possa rivelare se stesso quale veramente è, anche se non in modo integrale ed esaustivo. E l’accoglienza dell’oggetto, la disponibilità all’ascolto che caratterizza il soggetto conoscente come vero amante della verità, si può descrivere come una sorta di «simpatia» per l’oggetto. C’è qui, come molto del pensiero medievale ci ha trasmesso, una particolare forza conoscitiva propria dell’amore. "Amare" significa "voler conoscere" e il desiderio e la ricerca della conoscenza sono una spinta interna dell’amore come tale. A ben vedere, dunque, ciò stabilisce un rapporto ineliminabile tra amore e verità. La conoscenza presuppone per sua natura una certa "conformazione" di soggetto e oggetto: un’intuizione fondamentale, già condensata nell’antico assioma empedocleo, secondo il quale "il simile conosce il simile". L’evangelista Giovanni lo richiama implicitamente, laddove scrive che quando Dio "si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è" (1Gv 3,1).

Ci si potrebbe domandare se esista conoscenza più necessaria all’uomo di quella del suo Creatore; se ci sia conoscenza più adeguatamente descritta dalla parola "incontro", se non il fondamentale rapporto che esiste appunto tra lo spirito dell’uomo e lo Spirito di Dio. Si comprende allora perché i Padri della Chiesa abbiano insistito sul bisogno di purificare l’occhio dell’anima per giungere a vedere Dio, rifacendosi alla beatitudine evangelica: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8). La razionalità dell’uomo può essere esercitata, e dunque raggiungere il suo fine proprio, che è la conoscenza della verità e di Dio, solo grazie a un cuore purificato e sinceramente amante del vero che ricerca. Purificato in tal modo, lo spirito umano può aprirsi alla rivelazione della verità. C’è dunque un misterioso nesso tra la beatitudine evangelica e le parole rivolte da Gesù a Nicodemo, riportate da san Giovanni: "Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito… dovete rinascere dall’alto" (3,6-7).

Il Santo Padre Benedetto XVI auspica che queste parole di Cristo risuonino nel cuore dei partecipanti alla 30a edizione del Meeting di Rimini, come richiamo a volgersi con fiducia verso di Lui, ad accoglierne la misteriosa presenza, che è per l’uomo e la società sorgente di verità e di amore. Con tali sentimenti, mentre formula voti di pieno successo a codesta manifestazione, imparte a Vostra Eccellenza, ai responsabili e a tutti coloro che sono presenti una speciale Benedizione Apostolica.

Unisco volentieri i miei auguri, e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio



dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

dev.mo nel Signore



Card. Tarcisio Bertone

Segretario di Stato
+PetaloNero+
00Sunday, August 23, 2009 4:15 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Da alcune domeniche la liturgia propone alla nostra riflessione il capitolo VI del Vangelo di Giovanni, nel quale Gesù si presenta come il "pane della vita disceso dal cielo" ed aggiunge: "se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv. 6,51). Ai giudei che discutono aspramente tra loro chiedendosi: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?" (v. 52), Gesù ribadisce "se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" (v. 53). Oggi, XXI domenica del tempo ordinario, meditiamo la parte conclusiva di questo capitolo, in cui il quarto Evangelista riferisce la reazione della gente e degli stessi discepoli, scandalizzati dalle parole del Signore, al punto che tanti, dopo averlo seguito sino ad allora, esclamano: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?" (v. 60). E da quel momento "molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con Lui" (v. 66). Gesù però non attenua le sue affermazioni, anzi si rivolge direttamente ai Dodici dicendo: "Volete andarvene anche voi?" (v. 67).

Questa provocatoria domanda non è diretta soltanto agli ascoltatori di allora, ma raggiunge i credenti e gli uomini di ogni epoca. Anche oggi, non pochi restano "scandalizzati" davanti al paradosso della fede cristiana. L’insegnamento di Gesù sembra "duro", troppo difficile da accogliere e da mettere in pratica. C’è allora chi lo rifiuta e abbandona Cristo; c’è chi cerca di "adattarne" la parola alle mode dei tempi snaturandone il senso e il valore. "Volete andarvene anche voi?". Quest’inquietante provocazione ci risuona nel cuore ed attende da ciascuno una risposta personale. Gesù infatti non si accontenta di un’appartenenza superficiale e formale, non gli è sufficiente una prima ed entusiastica adesione; occorre, al contrario, prendere parte per tutta la vita "al suo pensare e al suo volere". SeguirLo riempie il cuore di gioia e dà senso pieno alla nostra esistenza, ma comporta difficoltà e rinunce perché molto spesso si deve andare controcorrente.

"Volete andarvene anche voi?". Alla domanda di Gesù, Pietro risponde a nome degli Apostoli: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (vv. 68-69). Cari fratelli e sorelle, anche noi possiamo ripetere la risposta di Pietro, consapevoli certo della nostra umana fragilità, ma fiduciosi nella potenza dello Spirito Santo, che si esprime e si manifesta nella comunione con Gesù. La fede è dono di Dio all’uomo ed é, al tempo stesso, libero e totale affidamento dell’uomo a Dio; la fede è docile ascolto della parola del Signore, che è "lampada" per i nostri passi e "luce" sul nostro cammino (cfr Salmo 119, 105). Se apriamo con fiducia il cuore a Cristo, se ci lasciamo conquistare da Lui, possiamo sperimentare anche noi, insieme al santo Curato d’Ars, che "la nostra sola felicità su questa terra è amare Dio e sapere che Lui ci ama". Chiediamo alla Vergine Maria di tenere sempre desta in noi questa fede impregnata di amore, che ha resa Lei, umile fanciulla di Nazaret, Madre di Dio e madre e modello di tutti i credenti.



DOPO L’ANGELUS

Oggi si è aperta a Rimini la XXX edizione del "Meeting per l’amicizia tra i popoli ", che quest’anno ha come titolo "La conoscenza è sempre un avvenimento". Nel rivolgere un cordiale saluto a quanti prendono parte a questo significativo appuntamento, auguro che esso sia occasione propizia per comprendere che "Conoscere non è un atto solo materiale, perché … in ogni conoscenza e in ogni atto d’amore l’anima dell’uomo sperimenta un «di più» che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un'altezza a cui ci sentiamo elevati" (Enc. Caritas in Veritate, n. 77).

Je vous salue cordialement chers pèlerins francophones rassemblés pour la prière de l’Angélus, en particulier les jeunes du diocèse de Beauvais. Au milieu des transformations du monde, la liturgie de ce jour nous convie à faire des choix, à discerner ce qui nous fait vivre. Pour cela, il est indispensable de nous appuyer sur la Parole du Christ car elle est Esprit et Vie. Avant de recommencer nos activités habituelles, je vous invite, en cette fin du mois d’août, à prendre du temps pour méditer la Parole de Dieu et à vous nourrir de l’Eucharistie, source et sommet de toute vie. Que Dieu vous bénisse !

I greet all the English-speaking pilgrims present at today’s Angelus. May your visit to Castel Gandolfo and Rome strengthen your faith in our Lord, the Holy One of God, and renew your desire to share the peace of his kingdom with others. Upon you and your loved ones, I invoke God’s blessings of true happiness and joy!

Gerne grüße ich die Gäste aus den Ländern deutscher Sprache hier in Castel Gandolfo und alle, die über Rundfunk und Fernsehen am Angelusgebet teilnehmen. Glauben bedeutet Entscheidung, nämlich ganz und gar Ja zu sagen zu Jesus Christus und zu seiner Botschaft. Wer Christus glaubt, ihm sich anvertraut und von seinem Wort leiten läßt, der kann mit Petrus im heutigen Evangelium bekennen: „Herr, du hast Worte des ewigen Lebens." Ja, Jesu Wort ist wirklich Geist und Leben, göttliches Leben für uns. Wir wollen jeden Tag unsere Entscheidung für Christus erneuern und mithelfen, daß die Menschen Ihn erkennen, der allen Heil und Leben schenken will. Gottes Gnade begleite euch an diesem Sonntag und die ganze Woche.

Saludo con afecto a los fieles de lengua española, y de modo particular a las religiosas Mercedarias del Santísimo Sacramento, así como a los que siguen esta oración mariana a través de la radio y la televisión. El Evangelio de hoy nos trae las palabras de Simón Pedro a Jesús: «Señor, ¿a quién vamos a acudir? Tú tienes palabras de vida eterna». A todos os invito a renovar vuestra entrega a Cristo para que, encontrando en Él la fuente de la verdadera vida, deis testimonio de su amor ante el mundo. Gracias por vuestra visita y feliz domingo.

Witam Polaków. W dzisiejszej Ewangelii Pan Jezus mówi do swoich uczniów: „pośród was są tacy, którzy nie wierzą" (J 6, 64). W Roku Kapłańskim prośmy w modlitwie, by kapłani, którzy wzorem Piotra i Apostołów uwierzyli i poznali, że Chrystus jest Świętym Boga (por. J 6, 69), świadectwem swego życia umacniali wiarę wątpiących. Niech wszyscy dzięki ich posłudze doznają łaski nawrócenia i odnowy ducha. Życzę wszystkim dobrej niedzieli.

[Saluto i Polacchi. Nel Vangelo odierno il Signore Gesù dice ai discepoli: "Ci sono alcuni di voi che non credono" (Gv 6, 64). In quest’anno sacerdotale chiediamo nella preghiera che i sacerdoti, i quali sul esempio di Pietro e degli Apostoli "hanno creduto e hanno riconosciuto che Cristo è il santo di Dio" (Gv 6, 69), con la testimonianza della loro vita rafforzino quanti dubitano. Tutti sperimentino, grazie al loro ministero, il dono della conversione e del rinnovamento del cuore. A tutti auguro una buona domenica.]

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i Legionari di Cristo e i fedeli di Seriate partecipanti alla fiaccolata votiva partita da Marktl am Inn e giunta a Castel Gandolfo. Saluto inoltre i fedeli provenienti da Catania, Cassana, Sedico, Lavis, Pressano. A tutti auguro una Buona Domenica.
+PetaloNero+
00Tuesday, August 25, 2009 3:59 PM
LETTERA DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO AI PARTECIPANTI ALLA 60a SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE ITALIANA (BARLETTA, 24-28 AGOSTO 2009)

Si è inaugurata ieri pomeriggio a Barletta la 60.ma edizione della Settimana Liturgica Nazionale, promossa dal Centro di Azione Liturgica (Cal) sul tema: Celebrare la misericordia. "Lasciatevi riconciliare con Dio".

Pubblichiamo di seguito la Lettera che l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato - a nome del Santo Padre - a S.E. Mons. Felice di Molfetta, Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano e Presidente del Centro di Azione Liturgica, e che è stata letta ieri in occasione dell’apertura dell’incontro:


LETTERA DEL CARD. TARCISIO BERTONE

Eccellenza Reverendissima,

in occasione della 60.ma Settimana Liturgica Nazionale, che si terrà a Barletta dal 24 al 28 agosto prossimo, sono lieto di far giungere a Lei, ai collaboratori del Centro Azione Liturgica, ai relatori e a tutti i partecipanti il cordiale saluto del Sommo Pontefice, il Quale augura un sereno e proficuo svolgimento dell’incontro e assicura per tutti uno speciale ricordo nella preghiera.

Egli esprime apprezzamento per l’impegno posto in questi decenni, in costante adesione alla dottrina e alle indicazioni della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, e in sapiente obbedienza all’Episcopato e alla Santa Sede, per proporre il Mistero della fede, che si dà all’uomo nella Chiesa in quanto celebrato (cfr SC, 6-7). Invita al tempo stesso il CAL a proseguire questo cammino, con la medesima fedeltà e il medesimo spirito, aiutando ad infondere negli operai della vigna del Signore nuovo coraggio e nuova perseveranza.

In questi 60 anni le Settimane Liturgiche hanno offerto a Vescovi, sacerdoti, persone consacrate, studiosi, responsabili diocesani, fedeli amanti della liturgia preziose occasioni di approfondimento, sempre in una prospettiva di servizio ecclesiale, quello cioè di far crescere la comunità nello spirito e nella prassi liturgica. Il Mistero è stato così accostato nel suo centro (la Pasqua, l’Eucaristia), nelle sue articolazioni (Sacramenti, Parola di Dio, Liturgia delle Ore, Anno Liturgico) e nel suo rapporto con la vita, la cultura, l’arte, la musica. Grazie alla successione ininterrotta delle Settimane e al valido lavoro di quanti le hanno programmate e attuate, la Chiesa in Italia, e soprattutto le Diocesi in cui sono state celebrate, ne hanno tratto grande beneficio, vedendo crescere lo zelo per "l’incremento della liturgia: essa, infatti, è la prima e per di più necessaria sorgente alla quale i fedeli possano attingere uno spirito veramente cristiano" (SC, 14).

Il tema della 60.ma Settimana: Celebrare la Misericordia. "Lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor 5,20), si inserisce in questo solco puntando l’attenzione sul Sacramento della Penitenza o Riconciliazione, con scelta quanto mai opportuna sia per l’importanza sia per l’attualità, a 35 anni dall’entrata in vigore per la Chiesa italiana del nuovo Rito della Penitenza, ed in felice coincidenza con l’Anno Sacerdotale. Intendimento del vostro incontro è cogliere l’intero processo penitenziale della vita cristiana, in cui il Sacramento si inserisce quale momento forte, sempre in un contesto ecclesiale. E sarà interessante verificare se, al di là del cambiamento rituale, si sia formata un’adeguata mentalità teologica, spirituale e pastorale.

A questo riguardo, il Sommo Pontefice, in un messaggio inviato ai partecipanti al recente XX Corso per il foro interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica, affermava: "In questo nostro tempo, costituisce una delle priorità pastorali quella di formare rettamente la coscienza dei credenti, perché… nella misura in cui si perde il senso del peccato, aumentano purtroppo i sensi di colpa, che si vorrebbero eliminare con insufficienti rimedi palliativi. Alla formazione delle coscienze contribuiscono molteplici e preziosi strumenti spirituali e pastorali da valorizzare sempre più" (L’Osservatore Romano, 12.4.2009). Ed aggiungeva: "Come tutti i sacramenti, anche quello della Penitenza richiede una catechesi previa e una catechesi mistagogica per approfondire il sacramento ‘per ritus et preces’ … alla catechesi va unito un sapiente utilizzo della predicazione che nella storia della Chiesa ha conosciuto forme diverse secondo la mentalità e le necessità pastorali dei fedeli" (ibid.).

Inoltre, accanto a un’adeguata formazione della coscienza morale e a un modo maturo di vivere e celebrare il Sacramento, è necessario favorire nei fedeli l’esperienza dell’accompagnamento spirituale. Proprio per questo – osservava ancora il Papa - oggi "c’è bisogno di maestri di spirito saggi e santi", esortando i sacerdoti a "mantenere sempre viva in se stessi la consapevolezza di dover essere degni ministri della Misericordia Divina e responsabili educatori delle coscienze", ispirandosi all’esempio del Curato d’Ars, san Giovanni Maria Vianney, di cui proprio quest’anno ricordiamo il 150° anniversario della morte. (cfr ibid.).

Sua Santità invoca la celeste intercessione della Vergine Maria, Madre di Misericordia, perché la 60.ma Settimana Liturgica contribuisca a favorire una ripresa e un rinnovamento nella celebrazione della Misericordia e nell’esperienza significativa del Perdono divino,e, grato per il servizio che il Centro Azione Liturgica rende alla Chiesa in Italia, imparte di cuore a Vostra Eccellenza, all’Arcivescovo di Trani–Barletta–Bisceglie e Nazareth, agli altri Vescovi e ai sacerdoti presenti, ai relatori e a tutti i partecipanti una speciale Benedizione Apostolica.

Assicuro da parte mia un ricordo nella preghiera, e mi valgo della circostanza per confermarmi

Suo dev.mo nel Signore

Card. Tarcisio Bertone

Segretario di Stato
+PetaloNero+
00Wednesday, August 26, 2009 4:01 PM
L’UDIENZA GENERALE


Alle ore 10.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per incontrare i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre ha trattato il tema della salvaguardia del creato.
Dopo la catechesi, il Papa ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di fedeli presenti e ha concluso impartendo la Benedizione Apostolica.
Successivamente, dopo aver salutato alcune persone nella Sala degli Svizzeri, il Papa si è affacciato nuovamente al balcone del Cortile per salutare e benedire i fedeli di lingua tedesca.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Ci avviciniamo ormai alla fine del mese di agosto, che per molti significa la conclusione delle vacanze estive. Mentre si torna alle attività quotidiane, come non ringraziare Iddio per il dono prezioso del creato, di cui è possibile godere, e non solo durante il periodo delle ferie! I differenti fenomeni di degrado ambientale e le calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente. Verso questi temi, che suscitano la giusta preoccupazione delle Autorità e della pubblica opinione, si va sviluppando una nuova sensibilità, che si esprime nel moltiplicarsi di incontri anche a livello internazionale.

La terra è dono prezioso del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. E’ proprio a partire da questa consapevolezza, che la Chiesa considera le questioni legate all’ambiente e alla sua salvaguardia intimamente connesse con il tema dello sviluppo umano integrale. A tali questioni ho fatto più volte riferimento nella mia ultima Enciclica Caritas in veritate, richiamando "l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà" (n. 49) non solo nei rapporti tra i Paesi, ma anche tra i singoli uomini, poiché l’ambiente naturale è dato da Dio per tutti, e il suo uso comporta una nostra personale responsabilità verso l’intera umanità, in particolare verso i poveri e le generazioni future (cfr ivi, 48). Avvertendo la comune responsabilità per il creato (cfr ivi, 51), la Chiesa non solo è impegnata a promuovere la difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, donate dal Creatore a tutti, ma soprattutto si adopera per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso. Infatti, "quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio" (ibid.). Non è forse vero che l’uso sconsiderato della creazione inizia laddove Dio è emarginato o addirittura se ne nega l’esistenza? Se viene meno il rapporto della creatura umana con il Creatore, la materia è ridotta a possesso egoistico, l’uomo ne diventa "l’ultima istanza" e lo scopo dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile.

Il creato, materia strutturata in modo intelligente da Dio, è affidato dunque alla responsabilità dell’uomo, il quale è in grado di interpretarlo e di rimodellarlo attivamente, senza considerarsene padrone assoluto. L’uomo è chiamato piuttosto ad esercitare un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti. Con l’aiuto della stessa natura e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva, l’umanità è veramente in grado di assolvere al grave dovere di consegnare alle nuove generazioni una terra che anch’esse, a loro volta, potranno abitare degnamente e coltivare ulteriormente (cfr Caritas in veritate, 50). Perché ciò si realizzi, è indispensabile lo sviluppo di "quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 7), riconoscendo che noi tutti proveniamo da Dio e verso Lui siamo tutti in cammino. Quanto è importante allora che la comunità internazionale e i singoli governi sappiano dare i giusti segnali ai propri cittadini per contrastare in modo efficace le modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose! I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra (cfr Caritas in veritate, 50). Insieme possiamo costruire uno sviluppo umano integrale a beneficio dei popoli, presenti e futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità. Perché ciò avvenga è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale verso una più grande e condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del creato: lo richiedono non solo le emergenze ambientali, ma anche lo scandalo della fame e della miseria.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore e facciamo nostre le parole di san Francesco nel Cantico delle creature: "Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et omne benedictione … Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature".

Così san Francesco. Anche noi vogliamo pregare e vivere nello spirito di queste parole.



SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE

Je suis heureux de vous accueillir ce matin, chers amis francophones. Je salue particulièrement les pèlerins venus du Burkina Faso, de Belgique et de France. A la fin de cette période de vacances d’été, je vous invite à rendre grâce à Dieu pour le don inestimable qu’il nous fait de la création. La protection de l’environnement, la sauvegarde des ressources de la terre et du climat sont confiées à notre responsabilité. Pour y répondre, puissions-nous construire ensemble un développement humain intégral, inspiré des valeurs de charité et de vérité, au bénéfice des peuples d’aujourd’hui et de demain ! Que Dieu vous bénisse !

I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the many altar servers, school pupils and choristers.

The summer holidays have given us all the opportunity to thank God for the precious gift of creation. Taking up this theme, I wish to reflect today upon the relationship between the Creator and ourselves as guardians of his creation. In so doing I also wish to offer my support to leaders of governments and international agencies who soon will meet at the United Nations to discuss the urgent issue of climate change.

The Earth is indeed a precious gift of the Creator who, in designing its intrinsic order, has given us guidelines that assist us as stewards of his creation. Precisely from within this framework, the Church considers that matters concerning the environment and its protection are intimately linked with integral human development. In my recent encyclical, Caritas in Veritate, I referred to such questions recalling the "pressing moral need for renewed solidarity" (no. 49) not only between countries but also between individuals, since the natural environment is given by God to everyone, and so our use of it entails a personal responsibility towards humanity as a whole, particularly towards the poor and towards future generations (cf. no. 48).

How important it is then, that the international community and individual governments send the right signals to their citizens and succeed in countering harmful ways of treating the environment! The economic and social costs of using up shared resources must be recognized with transparency and borne by those who incur them, and not by other peoples or future generations. The protection of the environment, and the safeguarding of resources and of the climate, oblige all leaders to act jointly, respecting the law and promoting solidarity with the weakest regions of the world (cf. no. 50). Together we can build an integral human development beneficial for all peoples, present and future, a development inspired by the values of charity in truth. For this to happen it is essential that the current model of global development be transformed through a greater, and shared, acceptance of responsibility for creation: this is demanded not only by environmental factors, but also by the scandal of hunger and human misery.

With these sentiments I wish to encourage all the participants in the United Nations summit to enter into their discussions constructively and with generous courage. Indeed, we are all called to exercise responsible stewardship of creation, to use resources in such a way that every individual and community can live with dignity, and to develop "that covenant between human beings and the environment, which should mirror the creative love of God" (Message for the 2008 World Day of Peace, 7)! Thank you.

Saludo a los peregrinos de lengua española. En particular a los grupos de las diócesis de Coria-Cáceres y Cuenca; a los Padres Franciscanos de España y a las Hermanas Mercedarias del Santísimo Sacramento; así como a los fieles de las Parroquias de Villena, La Solana y Toledo. En este tiempo de vacaciones, agradecemos al Señor el don maravilloso de la creación. Como he escrito en la Encíclica Caritas in veritate, la cuestión del medio ambiente está ligada a la del desarrollo humano integral. Cuando en la sociedad se respeta la ecología humana, se beneficia también la ecología ambiental. La creación ha sido confiada por Dios a la responsabilidad del hombre. Es posible, inspirándose en los valores de la caridad en la verdad, construir un desarrollo humano integral que beneficie a todos los pueblos y a las generaciones futuras. Muchas gracias por vuestra visita.

Saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os grupos do Coral de Vila Real e de Mogi das Cruzes, desejando que esta visita ao Sucessor de Pedro fortaleça a vossa fé e vos ajude a irradiar o Amor de Deus na própria casa e na sociedade. O Pai do Céu derrame os seus dons sobre vós e vossas famílias, que de coração abençôo.

Dzisiaj, w Uroczystość Najświętszej Maryi Panny Częstochowskiej, szczególnie serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. W Jasnogórskiej Królowej, wasz Naród otrzymał przed wiekami przedziwną pomoc i obronę. Wzorem Sługi Bożego Jana Pawła II i jego zawierzenia „Totus Tuus", trwajcie przy Maryi, podejmując z odwagą wszystko, cokolwiek Jezus wam powie (por. J 2, 5). Pielgrzymom obecnym na Jasnej Górze i wam wszystkim z serca błogosławię.

[Oggi, nella Solennità della Beata Maria Vergine di Częstochowa, saluto con particolare affetto i pellegrini polacchi. Dalla Regina di Jasna Góra la vostra nazione ha ricevuto da secoli aiuto e difesa straordinari. Con l’esempio del servo di Dio Giovanni Paolo II e con il suo affidamento "Totus Tuus", perseverate con Maria, intraprendendo con coraggio quello che Gesù vi dirà (cfr Gv 2,5). A tutti i pellegrini a Jasna Góra e a voi qui presenti imparto di cuore la mia benedizione.]

Srdečne pozdravujem skupinu slovenských pútnikov, osobitne z farností Bratislava–Karlova Ves, Kostoľany nad Hornádom a Šaštín. Bratia a sestry, milí mladí, ďakujúc Bohu za vzácny dar stvorenstva vás pozývam k väčšej zodpovednosti voči prírode. Prijmite Apoštolské požehnanie, ktoré s láskou udeľujem vám i vašim drahým. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente il gruppo di pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti dalle parrocchie di Bratislava–Karlova Ves, Kostoľany nad Hornádom e Šaštín. Fratelli e sorelle, cari giovani, ringraziando Dio per il prezioso dono del creato vi invito alla maggiore responsabilità verso la natura. Con affetto imparto la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

Pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodočasnike. Predragi, neka snaga vašega života bude ljubav i vjera u istinu koju nam je objavio Sin Božji. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto e benedico i pellegrini croati. Carissimi, la forza della vostra vita sia l’amore e la fede nella verità che ci ha rivelato il Figlio di Dio. Siano lodati Gesù e Maria!]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai sacerdoti dell’Arcidiocesi di Milano che ricordano il 25° anniversario di Ordinazione, come pure ai partecipanti all’incontro estivo per Seminaristi del Seminario Maggiore. Cari amici l’Anno sacerdotale che stiamo celebrando sia per ciascuno di voi occasione propizia per approfondire il valore della missione dei presbiteri nella Chiesa e nel mondo.

Mi rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Nei prossimi giorni la liturgia fa memoria di due grandi Santi, santa Monica e sant'Agostino, uniti in terra da vincoli familiari ed in cielo dallo stesso destino di gloria. Il loro esempio spinga voi, giovani, ad una ricerca sincera ed appassionata della Verità evangelica; sveli a voi, malati, il valore redentivo della sofferenza offerta a Dio in unione al sacrificio della Croce; sostenga voi, sposi novelli, nella generosa testimonianza della gratuità dell'amore di Dio.



SALUTO DEL SANTO PADRE AI FEDELI DI LINGUA TEDESCA

Liebe Freunde! Ich freue mich, den ganzen Innenhof mit Landsleuten aus Deutschland angefüllt zu sehen. Das ist ein besonderes Erlebnis. Vielen Dank! Seid alle herzlich willkommen. Besonders grüße ich die Ministranten, die Schülerinnen und Schüler und die Teilnehmer am Ferienlager in Ostia. Ich hoffe, ihr habt schöne Ferientage erleben können. Aber nach der Stimmung, die ich antreffe, müssen die Tage jetzt sehr schön gewesen sein und viel Freude in eurem Herzen hinterlassen haben. Und darüber freue ich mich sehr. Es sind ja Tage, in denen ihr die Schönheit der Schöpfung sehen konntet: das Meer und dann die Wälder und die Sonne und dazu hier den See mit den Bergen. Tage, in denen wir erleben, daß die Schöpfung ein Geschenk ist und daß wir dankbar für sie sein dürfen. Tage, in denen wir aber auch sehen, daß die Schöpfung bedroht ist: Der See nimmt ab, und es gibt so vielerlei Gefährdungen. Es gibt die Waldbrände: Wir haben gehört, wie in Griechenland rund um Athen die Wälder in Flammen standen. Die vielfältigen Bedrohungen der Schöpfung lassen uns nachdenklich werden, und so möchte ich an diesem Tag gerade über unsere Verantwortung für die Schöpfung sprechen. Für die Kirche ist dies nicht eine Mode, sondern etwas, was aus ihrem Glauben selber folgt. Gleich im ersten Kapitel der Bibel, im Schöpfungsbericht, wird den Menschen die Schöpfung anvertraut, damit die Menschen sie zu einem Garten Gottes machen, sie nicht zerstören, sondern aus ihr all die Möglichkeiten herausheben, die Gott in sie hineingelegt hat. Verantwortung für die Schöpfung gehört zu den Grundlagen des christlichen Glaubens, und nur wenn wir die Dinge dieser Welt, unsere Erde als Schöpfung Gottes ansehen, können wir auch zur rechten Verantwortung kommen und finden, daß diese Gnaden des Guten uns in der Schöpfung selbst gegeben werden, und daran denken, daß auch der Mensch Geschöpf ist, daß auch der Mensch mit sich nicht beliebig umgehen kann, sondern daß er sich in der Verantwortung vor dem Schöpfer verstehen muß. Und wenn der Mensch mit sich selbst recht umgeht, geht er auch mit den anderen recht um. Und wenn er mit den anderen recht umgeht, dann steht er auch in Solidarität mit der ganzen Erde. Aber dies alles setzt voraus, daß wir den gemeinsamen Vater kennen, der uns alle geschaffen hat, der uns alle in der geschwisterlichen Solidarität will und der will, daß wir die Welt so bauen, daß sie Lobpreis Gottes wird. Darum geht es, und das ist ein Punkt, den ich auch in der Enzyklika über caritas und veritas, über Wahrheit und Liebe, angesprochen habe: daß die Entwicklung des Menschen, der Fortschritt, all dies nicht geschehen kann, wenn wir nicht immer dahinter auch die Logik Gottes selbst sehen, wenn wir nicht in der Verantwortung vor Gott miteinander stehen. Nur dann werden wir die großen Probleme der Zukunft und der Gegenwart der Menschheit lösen: das Problem des Hungers, das Problem der Korruption, das Problem der vielfältigen Armut. All dies fordert uns heraus von Grund auf, fordert unsere Vernunft und unseren guten Willen und fordert zuallererst, daß wir auf den hinschauen, der die Welt gebaut hat, der unser Richter und unser Retter ist. So möchte ich mit euch die Freude teilen, daß wir eine schöne Erde haben, daß ihr schöne Tage erleben durftet und euch zugleich bitten und aufrufen, daß wir immer mehr den Schöpfer im Auge haben, von da aus uns selbst verstehen lernen, von da aus den anderen annehmen lernen und so in Verantwortung für die Zukunft handeln, daß die Zukunft eine menschliche Zukunft sei. Und wahrhaft menschlich ist sie nur dann, wenn sie göttlich ist, wenn wir im Menschen das Bild Gottes sehen und in der Schöpfung den Abglanz seiner Güte. Bitten wir den Herrn darum, daß er unsere Augen und unsere Herzen öffnet, und auch die der anderen, und daß es so zu wirklichem Fortschritt, zu wirklicher Solidarität in der Welt und unter uns allen kommt. Beten wir zum Abschluß das Vaterunser, und weil singen dreimal beten ist, wie die Väter sagen, singen wir es in Latein, in der gemeinsamen Sprache der weltweiten Kirche.
Paparatzifan
00Thursday, August 27, 2009 9:36 PM
Re: Udienza generale - Traduzione dal tedesco dal blog di Lella...

+PetaloNero+, 26/08/2009 16.01:

L’UDIENZA GENERALE

SALUTO DEL SANTO PADRE AI FEDELI DI LINGUA TEDESCA

Liebe Freunde! Ich freue mich, den ganzen Innenhof mit Landsleuten aus Deutschland angefüllt zu sehen. Das ist ein besonderes Erlebnis. Vielen Dank! Seid alle herzlich willkommen. Besonders grüße ich die Ministranten, die Schülerinnen und Schüler und die Teilnehmer am Ferienlager in Ostia. Ich hoffe, ihr habt schöne Ferientage erleben können. Aber nach der Stimmung, die ich antreffe, müssen die Tage jetzt sehr schön gewesen sein und viel Freude in eurem Herzen hinterlassen haben. Und darüber freue ich mich sehr. Es sind ja Tage, in denen ihr die Schönheit der Schöpfung sehen konntet: das Meer und dann die Wälder und die Sonne und dazu hier den See mit den Bergen. Tage, in denen wir erleben, daß die Schöpfung ein Geschenk ist und daß wir dankbar für sie sein dürfen. Tage, in denen wir aber auch sehen, daß die Schöpfung bedroht ist: Der See nimmt ab, und es gibt so vielerlei Gefährdungen. Es gibt die Waldbrände: Wir haben gehört, wie in Griechenland rund um Athen die Wälder in Flammen standen. Die vielfältigen Bedrohungen der Schöpfung lassen uns nachdenklich werden, und so möchte ich an diesem Tag gerade über unsere Verantwortung für die Schöpfung sprechen. Für die Kirche ist dies nicht eine Mode, sondern etwas, was aus ihrem Glauben selber folgt. Gleich im ersten Kapitel der Bibel, im Schöpfungsbericht, wird den Menschen die Schöpfung anvertraut, damit die Menschen sie zu einem Garten Gottes machen, sie nicht zerstören, sondern aus ihr all die Möglichkeiten herausheben, die Gott in sie hineingelegt hat. Verantwortung für die Schöpfung gehört zu den Grundlagen des christlichen Glaubens, und nur wenn wir die Dinge dieser Welt, unsere Erde als Schöpfung Gottes ansehen, können wir auch zur rechten Verantwortung kommen und finden, daß diese Gnaden des Guten uns in der Schöpfung selbst gegeben werden, und daran denken, daß auch der Mensch Geschöpf ist, daß auch der Mensch mit sich nicht beliebig umgehen kann, sondern daß er sich in der Verantwortung vor dem Schöpfer verstehen muß. Und wenn der Mensch mit sich selbst recht umgeht, geht er auch mit den anderen recht um. Und wenn er mit den anderen recht umgeht, dann steht er auch in Solidarität mit der ganzen Erde. Aber dies alles setzt voraus, daß wir den gemeinsamen Vater kennen, der uns alle geschaffen hat, der uns alle in der geschwisterlichen Solidarität will und der will, daß wir die Welt so bauen, daß sie Lobpreis Gottes wird. Darum geht es, und das ist ein Punkt, den ich auch in der Enzyklika über caritas und veritas, über Wahrheit und Liebe, angesprochen habe: daß die Entwicklung des Menschen, der Fortschritt, all dies nicht geschehen kann, wenn wir nicht immer dahinter auch die Logik Gottes selbst sehen, wenn wir nicht in der Verantwortung vor Gott miteinander stehen. Nur dann werden wir die großen Probleme der Zukunft und der Gegenwart der Menschheit lösen: das Problem des Hungers, das Problem der Korruption, das Problem der vielfältigen Armut. All dies fordert uns heraus von Grund auf, fordert unsere Vernunft und unseren guten Willen und fordert zuallererst, daß wir auf den hinschauen, der die Welt gebaut hat, der unser Richter und unser Retter ist. So möchte ich mit euch die Freude teilen, daß wir eine schöne Erde haben, daß ihr schöne Tage erleben durftet und euch zugleich bitten und aufrufen, daß wir immer mehr den Schöpfer im Auge haben, von da aus uns selbst verstehen lernen, von da aus den anderen annehmen lernen und so in Verantwortung für die Zukunft handeln, daß die Zukunft eine menschliche Zukunft sei. Und wahrhaft menschlich ist sie nur dann, wenn sie göttlich ist, wenn wir im Menschen das Bild Gottes sehen und in der Schöpfung den Abglanz seiner Güte. Bitten wir den Herrn darum, daß er unsere Augen und unsere Herzen öffnet, und auch die der anderen, und daß es so zu wirklichem Fortschritt, zu wirklicher Solidarität in der Welt und unter uns allen kommt. Beten wir zum Abschluß das Vaterunser, und weil singen dreimal beten ist, wie die Väter sagen, singen wir es in Latein, in der gemeinsamen Sprache der weltweiten Kirche.



Cari amici!

Sono contento di vedere tutto il cortile pieno di connazionali venuti dalla Germania. Questa è un'esperienza speciale. Grazie mille! Siate tutti benvenuti. In particolare saluto i chierichetti, gli studenti ei partecipanti al campo di Ostia. Mi auguro che abbiate potuto godere una vacanza indimenticabile. Ma in base allo stato d’animo che percepisco qui, vedo che i giorni devono essere stati molto belli e aver lasciato grande goia nel vostro cuore. E di questo sono molto felice. Si, sono dei giorni in cui potevate vedere la bellezza della creazione, il mare e poi i boschi e il sole e qui il lago con le montagne.
Giorni in cui facciamo l’esperienza che la creazione è un dono e che possiamo essere grati per questo. Giorni in cui però vediamo anche che la creazione è minacciata: il lago si sta riducendo e ci sono così tanti rischi. Ci sono gli incendi boschivi. Abbiamo sentito come in Grecia, nei dintorni di Atene, i boschi sono andati in fiamme. Le molteplici minacce per la creazione ci devono far riflettere, e così in questo giorno voglio parlare proprio delle nostre responsabilità verso il creato.
Per la Chiesa, questo non è una moda, ma qualcosa che risulta dalla stessa fede. Già nel primo capitolo della Bibbia, nel racconto della creazione, all'uomo viene affidato il creato affinché gli uomini lo trasformino in un giardino di Dio, affinché non lo distruggano, ma facciano esaltare tutte le possibilità che Dio ha messo in esso. La responsabilità per la creazione fa parte dei fondamenti della fede cristiana, e solo quando guardiamo le cose di questo mondo, la nostra terra come creazione di Dio, siamo anche in grado di pervenire alla giusta responsabilità e di scoprire che queste grazie del bene sono date a noi nella creazione stessa, e possiamo pensare che anche l'uomo è una creatura, che anche l’uomo non può gestirsi in modo arbitrario, ma che deve comprendersi in un atteggiamento di responsabilità nei confronti del Creatore.
E quando l’uomo si comporta rettamente con se stesso, lo fa anche nei confronti degli altri. E se si comporta in modo giusto con gli altri, allora è solidale anche con tutta la terra. Ma tutto questo presuppone che noi conosciamo il Padre comune che ha creato tutti noi e che vuole che noi siamo fraternamente solidali e costruiamo il mondo in modo che essa sia di lode a Dio. Questa è la cosa importante, ed è un punto che ho trattato anche nell’enciclica sulla “caritas” e “veritas”, sulla carità e la verità: cioè che non possono avvenire lo sviluppo dell’uomo e il progresso, se dietro questi non vediamo sempre anche la logica di Dio stesso, se non stiamo in una responsabilità condivisa davanti a Dio.
Solo allora potremo risolvere i grandi problemi del futuro e del presente dell'umanità: il problema della fame, della corruzione, della molteplice povertà. Tutto questo ci sfida nei fondamenti ed esige la nostra ragione e la nostra buona volontà, e prima di tutto richiede che si guardi Colui che ha costruito il mondo e che è il nostro Giudice e nostro Salvatore. Così vorrei condividere con voi la gioia che abbiamo una terra bella, che avete potuto vivere dei giorni felici, e vorrei pregarvi al contempo e fare appello che prendiamo in considerazione sempre di più il creatore, che partendo da questo impariamo a comprendere noi stessi, ad accogliere l’altro e ad agire responsabilmente per il futuro, in modo che il futuro sia un futuro umano.
Ed è veramente umano solo quando è divino, quando vediamo nell'uomo l'immagine di Dio e nella creazione il riflesso della sua bontà. Per questo preghiamo il Signore di aprire i nostri occhi e i nostri cuori e anche quelli degli altri, e che si realizzi quindi un reale progresso una vera solidarietà nel mondo e tra tutti noi.
Concludendo preghiamo con la preghiera del Signore, e poiché chi canta prega tre volte, come dicono i padri, la cantiamo in latino, nella lingua comune della Chiesa universale.


+PetaloNero+
00Saturday, August 29, 2009 3:44 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL XII CENTENARIO DELLA MORTE DI SAN LUDGERUS, PRIMO VESCOVO DI MÜNSTER E "APOSTOLO DEI SASSONI E DEI FRISONI" (WERDEN AN DER RUHR -DIOCESI DI ESSEN- GERMANIA, 6 SETTEMBRE 2009)

In data 4 luglio il Santo Padre ha nominato l'Em.mo Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln, Suo Inviato Speciale del Santo Padre alle celebrazioni del XII centenario della morte di San Ludgerus, primo Vescovo di Münster e "Apostolo dei Sassoni e dei Frisoni", che avranno luogo a Werden an der Ruhr (Diocesi di Essen, Germania) il 6 settembre 2009.

La Missione che accompagnerà l’Em.mo Card. Joachim Meisner è composta dai seguenti ecclesiastici della Diocesi di Essen:

1. Rev.do Mons. Manfred Paas, Prevosto di Gelsenkirchen;

2. Rev.do Don Hans-Bernd Serries, Prevosto di San Giovanni e San Ludgerus a Billerbeck (dove morì S. Ludgerus).

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Suo Inviato Speciale:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

IOACHIMO S.R.E. Cardinali MEISNER

Archiepiscopo Metropolitae Coloniensi

Ille qui primus exstitit Episcopus Monasteriensis, sanctus videlicet Liudgerus, perdiligentem suam pastoralem navitatem operae evangelizationis apud Saxones et Frisones exercuit. Studiose territorium dioecesis suae peregrinabatur ut vi praedicationis atque vitae suae exemplo populos usibus usque paganis obnoxios ad fidem christianam vocaret. Praeter aedificationem Monasterii et templi cathedralis, multas condidit paroecias quae studiosis concredidit pastoribus. Rege et quibusdam nobilibus iuvantibus, alia etiam aedificavit sacras aedes et monasteria, veluti cardines fidei propagandae. Anno DCCC coenobium condidit Werthinense in Saxonia ubi, pium post obitum die XXVI mensis Martii anno DCCCIX in loco vulgo Billerbeck, eius exuviae requiescunt.

Quandoquidem millesimus et ducentesimus praeterit anniversarius dies a morte huius assidui praeclari Pastoris et salutiferae veritatis praedicatoris, merito multa suscipiuntur incepta ut eius virtutes et vitae ratio, quae etiam fidelibus aetatis nostrae prodesse possint, magis comprehendantur et divulgentur.

Hac oblata occasione Venerabilis Frater Felix Genn, Episcopus olim dioecesis Essendiensis et nunc sacrorum Antistes Monasteriensis, humanissime rogavit ut Nos quendam insignem Purpuratum designaremus qui praecipuis celebrationibus in honorem sancti Liudgeri Nostro nomine praeesset atque verba spiritalis cohortationis pronuntiaret. Piae huic postulationi Nos adnuere volentes, ad Te, Venerabilis Frater Noster, decurrimus qui, praestantissimus Germaniae filius, munus Archiepiscopi Metropolitae Ecclesiae Coloniensis studiose exerces, cui communitates Essendiensis et Monasteriensis sunt dioeceses suffraganeae. Te igitur hisce Litteris Missum Extraordinarium Nostrum nominamus ad celebrationes millesimi et ducentesimi anniversarii obitus sancti Liudgeri, quae die VI proximi mensis Septembris in loco vulgo "Werden an der Ruhr" sollemni ritu agentur. De eminenti hoc Ecclesiae viro loquens eiusque assidua operositate, omnes celebrationum participes adhortaberis ut precibus et vitae cotidianae exemplo novoque studio peculiarem dilectionem in Christum et Evangelium demonstrent. Testimonium enim fidei sancti Liudgeri ad hoc usque tempus magno excellit pondere atque omnes credentes impellit quo melius Christum cognoscere et amare studeant.

Cunctos ibi congregatos sacros Praesules, publicas auctoritates, sacerdotes, religiosos viros mulieresque et christifideles laicos Nostro salutabis nomine Nostramque iis ostendes benevolentiam.

Nosmet Ipsi Te, Venerabilis Frater Noster, in tua missione implenda precibus comitabimur Tibique, sancto Liudgero intercedente, Benedictionem Apostolicam libentes impertimur, signum Nostrae erga Te amabilitatis et caelestium donorum pignus, quam omnibus celebrationum participibus rite transmittas volumus.

Ex Aedibus Vaticanis, die XX mensis Augusti, anno MMIX, Pontificatus Nostri quinto.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Sunday, August 30, 2009 3:34 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Tre giorni fa, il 27 agosto, abbiamo celebrato la memoria liturgica di santa Monica, madre di sant’Agostino, considerata modello e patrona delle madri cristiane. Di lei molte notizie ci vengono fornite dal figlio nel libro autobiografico Le confessioni, capolavoro tra i più letti di tutti i tempi. Qui apprendiamo che sant’Agostino bevve il nome di Gesù con il latte materno e fu educato dalla madre nella religione cristiana, i cui princìpi gli rimarranno impressi anche negli anni di sbandamento spirituale e morale. Monica non smise mai di pregare per lui e per la sua conversione, ed ebbe la consolazione di vederlo ritornare alla fede e ricevere il battesimo. Iddio esaudì le preghiere di questa santa mamma, alla quale il Vescovo di Tagaste aveva detto: "È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto". In verità, sant’Agostino non solo si convertì, ma decise di abbracciare la vita monastica e, ritornato in Africa, fondò egli stesso una comunità di monaci. Commoventi ed edificanti sono gli ultimi colloqui spirituali tra lui e la madre nella quiete di una casa di Ostia, in attesa di imbarcarsi per l’Africa. Ormai santa Monica era diventata, per questo suo figlio, "più che madre, la sorgente del suo cristianesimo". Il suo unico desiderio era stato per anni la conversione di Agostino, che ora vedeva orientato addirittura verso una vita di consacrazione al servizio di Dio. Poteva pertanto morire contenta, ed effettivamente si spense il 27 agosto del 387, a 56 anni, dopo aver chiesto ai figli di non darsi pena per la sua sepoltura, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Sant’Agostino ripeteva che sua madre lo aveva "generato due volte".

La storia del cristianesimo è costellata di innumerevoli esempi di genitori santi e di autentiche famiglie cristiane, che hanno accompagnato la vita di generosi sacerdoti e pastori della Chiesa. Si pensi ai santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, entrambi appartenenti a famiglie di santi. Pensiamo, vicinissimi a noi, ai coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, vissuti tra la fine del XIX secolo e la metà del 1900, beatificati dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2001, in coincidenza con i vent’anni dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio. Questo documento, oltre ad illustrare il valore del matrimonio e i compiti della famiglia, sollecita gli sposi a un particolare impegno nel cammino di santità, che, attingendo grazia e forza dal Sacramento del matrimonio, li accompagna lungo tutta la loro esistenza (cfr n. 56). Quando i coniugi si dedicano generosamente all’educazione dei figli, guidandoli e orientandoli alla scoperta del disegno d’amore di Dio, preparano quel fertile terreno spirituale dove scaturiscono e maturano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Si rivela così quanto siano intimamente legati e si illuminino a vicenda il matrimonio e la verginità, a partire dal loro comune radicamento nell’amore sponsale di Cristo.

Cari fratelli e sorelle, in quest’Anno Sacerdotale, preghiamo perché, "per intercessione del Santo Curato d’Ars, le famiglie cristiane divengano piccole chiese, in cui tutte le vocazioni e tutti i carismi, donati dallo Spirito Santo, possano essere accolti e valorizzati" (dalla Preghiera per l’Anno Sacerdotale). Ci ottenga questa grazia la Santa Vergine, che ora insieme invochiamo.



DOPO L’ANGELUS

Martedì prossimo, 1° settembre, si celebrerà in Italia la Giornata per la salvaguardia del creato. È un appuntamento significativo, di rilievo anche ecumenico, che quest’anno ha come tema l’importanza dell’aria, elemento indispensabile per la vita. Come ho fatto nell’Udienza generale di mercoledì scorso, esorto tutti ad un maggiore impegno per la tutela del creato, dono di Dio. In particolare, incoraggio i Paesi industrializzati a cooperare responsabilmente per il futuro del pianeta e perché non siano le popolazioni più povere a pagare il maggior prezzo dei mutamenti climatici.

J’accueille avec joie les pèlerins de langue française rassemblés pour la prière de l’Angélus. La liturgie de ce dimanche nous invite à écouter avec attention la Parole de Dieu afin d’y rester fidèle en la mettant en pratique chaque jour. Elle est pour nous source de sagesse, de lumière, d’intelligence et de vie. Sachons donc prendre du temps pour accueillir cette Parole et pour la méditer afin qu’elle puisse s’enraciner au plus profond de notre vie quotidienne. Alors notre existence portera du fruit et exprimera l’amour de Dieu pour tout homme ! Que le Seigneur vous accompagne chaque jour de votre vie !

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors at this Angelus including the first year seminarians from the Pontifical North American College. May your time here at Castel Gandolfo and in Rome deepen your integral understanding of our faith and strengthen in you the desire to be consistent in word and deed, following the heart and mind of our Lord. Upon each of you present and your families, I invoke God’s blessing of peace and joy!

Mit Freude heiße ich die deutschsprachigen Gäste hier in Castel Gandolfo willkommen. Im heutigen Evangelium hören wir: Nicht die äußeren Vorschriften machen den Menschen gut, das Gute muß aus dem Inneren, der Mitte seines Seins, kommen. Aber das Innere des Menschen – das Herz, wie es die Tradition nennt – ist selbst auf der Suche nach einer Mitte, in der es Halt, Orientierung und Liebe finden kann. Diese Mitte ist Gottes Wort, das Wort der Wahrheit, das uns ins Dasein gerufen hat und unser Leben zur Vollendung führen will. Bitten wir den Herrn, daß er „in unser Herz die Liebe zu seinem Namen", zu ihm selbst, einpflanze, auf daß „in uns wachse, was gut und heilig ist" (Tagesgebet). Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag und eine erholsame Ferienzeit.

Srdečne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z farnosti Bardejov. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt vo Večnom meste, kde vydali hrdinské svedectvo Kristovi toľkí mučeníci. S láskou žehnám vás aj vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente quelli dalla parrocchia di Bardejov. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno nella Città eterna, dove tanti martiri hanno dato eroica testimonianza a Cristo. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków zgromadzonych na modlitwie „Anioł Pański". W minionym tygodniu obchodziliśmy wspomnienie świętych: Moniki i jej syna Augustyna, którego nawrócenie wyprosiła wytrwałą modlitwą. Niech jej postawa przypomina rodzicom o ich szczególnej roli w wychowaniu dzieci i w formowaniu więzi z Bogiem. Wam wszystkim, a szczególnie rodzicom, wychowawcom i uczniom na rozpoczynający się nowy rok szkolny, z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi riuniti alla preghiera dell’Angelus. La settimana scorsa abbiamo ricordato la memoria di Santa Monica e del suo figlio Agostino, per la conversione del quale ella pregò costantemente. Che questo suo atteggiamento ricordi ai genitori il loro particolare ruolo nell’educazione dei figli e nella loro formazione al rapporto con Dio. Benedico di cuore voi tutti, in modo particolare i genitori, gli insegnanti e gli alunni che si preparano all’inizio del nuovo anno scolastico.]

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en especial a los fieles de la Diócesis de Tortosa. En el evangelio proclamado este domingo vemos cómo la gente, asombrada ante las palabras y los hechos de Jesús, decía de Él: "Todo lo ha hecho bien". Pidamos por intercesión de la Virgen María poder gozar igualmente de una experiencia viva y real del misterio y de la Persona de Cristo, que nos colma de su amor y su vida a través de la liturgia, la Palabra Divina y la oración. Muchas gracias y feliz domingo.

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i cresimandi di Boccaleone, presso Bergamo, e quelli della Diocesi di Vicenza, con i loro genitori e catechisti, come pure i giovani di Tuto di Scandicci, i fedeli di Mandello del Lario, i ragazzi di Grassobbio e le catechiste di Fossalunga. A tutti auguro una buona domenica.
+PetaloNero+
00Monday, August 31, 2009 4:37 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia (Italia)
con il Prof. Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio
e con il Prof. Marco Impagliazzo, Presidente della medesima Comunità;

Mons. Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" per Studi su Matrimonio e Famiglia, della Pontificia Università Lateranense.





RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI SCRANTON (U.S.A.)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Scranton (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Joseph Francis Martino, in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.



RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI SCRANTON (U.S.A.)

Il Papa ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare della diocesi di Scranton (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. John Martin Dougherty in conformità ai canoni 401 § 1 e 411 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
00Tuesday, September 1, 2009 4:28 PM
RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VICARIO APOSTOLICO DI ALESSANDRIA DI EGITTO (EGITTO)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vicario Apostolico di Alessandria di Egitto (Egitto) il Rev. P. Adel Zaky, O.F.M., finora Parroco a Boulacco (Il Cairo) e Segretario dell’Assemblea dei Gerarchi Cattolici in Egitto, assegnandogli la sede titolare vescovile di Flumenzer.

Rev. P. Adel Zaky, O.F.M.
Il Rev. P. Adel Zaky, O.F.M., è nato il 1° dicembre 1947 a Luqsor. Nel 1959 ha frequentato il Collegio Serafico di Assiut; nel 1963 è entrato nel Seminario dei Frati Minori di Guizeh. Dopo aver conseguito il Baccalaureato in Teologia, il 10 settembre 1972 ha emesso i voti perpetui. Il 24 settembre 1972 è stato ordinato sacerdote al Cairo.
Nel 1973 si è iscritto all’Università St. Joseph dei Padri Gesuiti, a Beirut, dove nel 1975 ha conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica.
Dal 1975 al 1989 ha esercitato il suo apostolato presso le parrocchie di Assiut, El-Tawirat; e a Nag-Hammadi; si è occupato della pastorale giovanile ed è stato direttore scolastico.
Dal 1989 al 1998 è stato Superiore provinciale, con residenza al Daher (Il Cairo).
Dal 1998 è Parroco a Boulacco (Il Cairo). Ricopre anche funzione di Segretario dell’Assemblea dei Gerarchi Cattolici in Egitto.
Parla l’arabo e l’italiano, conosce il latino e comprende il francese ed anche l’inglese.



NOMINA DEL SOTTO-SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI (PER LA PASTORALE DELLA SALUTE)

Il Santo Padre ha nominato Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute) il Rev.do Mons. Jean-Marie Musivi Mpendawatu, finora Officiale del medesimo Dicastero.
+PetaloNero+
00Wednesday, September 2, 2009 4:19 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DI CERIMONIERE PONTIFICIO

Il Reverendo Sac. Jean-Pierre Kwambamba Masi è stato nominato Cerimoniere Pontificio.
+PetaloNero+
00Wednesday, September 2, 2009 4:22 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato oggi su Sant’Oddone, Abate di Cluny.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
Al termine, il Santo Padre è rientrato a Castel Gandolfo.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

Dopo una lunga pausa, vorrei riprendere la presentazione dei grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del tempo medioevale, perché, come in uno specchio, nelle loro vite e nei loro scritti vediamo che cosa vuol dire essere cristiani. Oggi vi propongo la figura luminosa di sant’Oddone, abate di Cluny: essa si colloca in quel medioevo monastico che vide il sorprendente diffondersi in Europa della vita e della spiritualità ispirate alla Regola di san Benedetto. Vi fu in quei secoli un prodigioso sorgere e moltiplicarsi di chiostri che, ramificandosi nel continente, vi diffusero largamente lo spirito e la sensibilità cristiana. Sant’Oddone ci riconduce, in particolare, ad un monastero, Cluny, che nel medioevo fu tra i più illustri e celebrati ed ancora oggi rivela attraverso le sue maestose rovine i segni di un passato glorioso per l’intensa dedizione all’ascesi, allo studio e, in special modo, al culto divino, avvolto di decoro e di bellezza.

Di Cluny Oddone fu il secondo abate. Era nato verso l’880, ai confini tra il Maine e la Touraine, in Francia. Dal padre fu consacrato al santo Vescovo Martino di Tours, alla cui ombra benefica e nella cui memoria Oddone passò poi l’intera vita, concludendola alla fine vicino alla sua tomba. La scelta della consacrazione religiosa fu in lui preceduta dall’esperienza di uno speciale momento di grazia, di cui parlò egli stesso ad un altro monaco, Giovanni l’Italiano, che fu poi suo biografo. Oddone era ancora adolescente, sui sedici anni, quando, durante una veglia natalizia, si sentì salire spontaneamente alle labbra questa preghiera alla Vergine: "Mia Signora, Madre di misericordia, che in questa notte hai dato alla luce il Salvatore, prega per me. Il tuo parto glorioso e singolare sia, o Piissima, il mio rifugio" (Vita sancti Odonis, I,9: PL 133,747). L’appellativo "Madre di misericordia", con cui il giovane Oddone invocò allora la Vergine, sarà quello col quale egli amerà poi sempre rivolgersi a Maria, chiamandola anche «unica speranza del mondo, … grazie alla quale ci sono state aperte le porte del paradiso» (In veneratione S. Mariae Magdalenae: PL 133,721). Gli avvenne in quel tempo di imbattersi nella Regola di san Benedetto e di iniziarne alcune osservanze, «portando, non ancora monaco, il giogo leggero dei monaci» (ibid., I,14: PL 133,50). In un suo sermone Oddone celebrerà Benedetto come "lucerna che brilla nel tenebroso stadio di questa vita" (De sancto Benedicto abbate: PL 133,725), e lo qualificherà "maestro di disciplina spirituale" (ibid.: PL 133,727). Con affetto rileverà che la pietà cristiana "con più viva dolcezza fa memoria" di lui, nella consapevolezza che Dio lo ha innalzato "tra i sommi ed eletti Padri della santa Chiesa" (ibid.: PL 133,722).

Affascinato dall’ideale benedettino, Oddone lasciò Tours ed entrò come monaco nell’abbazia benedettina di Baume, per poi passare in quella di Cluny, di cui nel 927 divenne abate. Da quel centro di vita spirituale poté esercitare un vasto influsso sui monasteri del continente. Della sua guida e della sua riforma si giovarono anche in Italia diversi cenobi, tra i quali quello di San Paolo fuori le Mura. Oddone visitò più d’una volta Roma, raggiungendo anche Subiaco, Montecassino e Salerno. Fu proprio a Roma che, nell’estate del 942, cadde malato. Sentendosi prossimo alla fine, con ogni sforzo volle tornare presso il suo san Martino a Tours, ove morì nell’ottavario del Santo, il 18 novembre 942. Il biografo, nel sottolineare in Oddone la "virtù della pazienza", offre un lungo elenco di altre sue virtù, quali il disprezzo del mondo, lo zelo per le anime, l’impegno per la pace delle Chiese. Grandi aspirazioni dell’abate Oddone erano la concordia tra i re e i principi, l’osservanza dei comandamenti, l’attenzione ai poveri, l’emendamento dei giovani, il rispetto per i vecchi (cfr Vita sancti Odonis, I,17: PL 133,49). Amava la celletta dove risiedeva, «sottratto agli occhi di tutti, sollecito di piacere solo a Dio» (ibid., I,14: PL 133,49). Non mancava, però, di esercitare pure, come "fonte sovrabbondante", il ministero della parola e dell’esempio, "piangendo come immensamente misero questo mondo" (ibid., I,17: PL 133,51). In un solo monaco, commenta il suo biografo, si trovavano raccolte le diverse virtù esistenti in stato sparso negli altri monasteri: "Gesù nella sua bontà, attingendo ai vari giardini dei monaci, formava in un piccolo luogo un paradiso, per irrigare dalla sua fonte i cuori dei fedeli" (ibid., I,14: PL 133,49).

In un passo di un sermone in onore di Maria di Magdala l’abate di Cluny ci rivela come egli concepiva la vita monastica: "Maria che, seduta ai piedi del Signore, con spirito attento ascoltava la sua parola, è il simbolo della dolcezza della vita contemplativa, il cui sapore, quanto più è gustato, tanto maggiormente induce l’animo a distaccarsi dalle cose visibili e dai tumulti delle preoccupazioni del mondo" (In ven. S. Mariae Magd., PL 133,717). E’ una concezione che Oddone conferma e sviluppa negli altri suoi scritti, dai quali traspaiono l’amore all’interiorità, una visione del mondo come di realtà fragile e precaria da cui sradicarsi, una costante inclinazione al distacco dalle cose avvertite come fonti di inquietudine, un’acuta sensibilità per la presenza del male nelle varie categorie di uomini, un’intima aspirazione escatologica. Questa visione del mondo può apparire abbastanza lontana dalla nostra, tuttavia quella di Oddone è una concezione che, vedendo la fragilità del mondo, valorizza la vita interiore aperta all’altro, all’amore del prossimo, e proprio così trasforma l’esistenza e apre il mondo alla luce di Dio.

Merita particolare menzione la "devozione" al Corpo e al Sangue di Cristo che Oddone, di fronte a una estesa trascuratezza da lui vivacemente deplorata, coltivò sempre con convinzione. Era infatti fermamente convinto della presenza reale, sotto le specie eucaristiche, del Corpo e del Sangue del Signore, in virtù della conversione "sostanziale" del pane e del vino. Scriveva: "Dio, il Creatore di tutto, ha preso il pane, dicendo che era il suo Corpo e che lo avrebbe offerto per il mondo e ha distribuito il vino, chiamandolo suo Sangue"; ora, "è legge di natura che avvenga il mutamento secondo il comando del Creatore", ed ecco, pertanto, che "subito la natura muta la sua condizione solita: senza indugio il pane diventa carne, e il vino diventa sangue"; all’ordine del Signore "la sostanza si muta" (Odonis Abb. Cluniac. occupatio, ed. A. Swoboda, Lipsia 1900, p.121). Purtroppo, annota il nostro abate, questo "sacrosanto mistero del Corpo del Signore, nel quale consiste tutta la salvezza del mondo" (Collationes, XXVIII: PL 133,572), è negligentemente celebrato. "I sacerdoti, egli avverte, che accedono all’altare indegnamente, macchiano il pane, cioè il Corpo di Cristo" (ibid., PL 133,572-573). Solo chi è unito spiritualmente a Cristo può partecipare degnamente al suo Corpo eucaristico: in caso contrario, mangiare la sua carne e bere il suo sangue non sarebbe di giovamento, ma di condanna (cfr ibid., XXX, PL 133,575). Tutto questo ci invita a credere con nuova forza e profondità la verità della presenza del Signore. La presenza del Creatore tra noi, che si consegna nelle nostre mani e ci trasforma come trasforma il pane e il vino, trasforma così il mondo.

Sant’Oddone è stato una vera guida spirituale sia per i monaci che per i fedeli del suo tempo. Di fronte alla "vastità dei vizi" diffusi nella società, il rimedio che egli proponeva con decisione era quello di un radicale cambiamento di vita, fondato sull’umiltà, l’austerità, il distacco dalle cose effimere e l’adesione a quelle eterne (cfr Collationes, XXX, PL 133, 613). Nonostante il realismo della sua diagnosi circa la situazione del suo tempo, Oddone non indulge al pessimismo: "Non diciamo questo – egli precisa – per precipitare nella disperazione quelli che vorranno convertirsi. La misericordia divina è sempre disponibile; essa aspetta l’ora della nostra conversione" (ibid.: PL 133, 563). Ed esclama: "O ineffabili viscere della pietà divina! Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori" (ibid.: PL 133,592). Sostenuto da questa convinzione, l’abate di Cluny amava sostare nella contemplazione della misericordia di Cristo, il Salvatore che egli qualificava suggestivamente come "amante degli uomini": "amator hominum Christus" (ibid., LIII: PL 133,637). Gesù ha preso su di sé i flagelli che sarebbero spettati a noi – osserva - per salvare così la creatura che è opera sua e che ama (cfr ibid.: PL 133, 638).

Appare qui un tratto del santo abate a prima vista quasi nascosto sotto il rigore della sua austerità di riformatore: la profonda bontà del suo animo. Era austero, ma soprattutto era buono, un uomo di una grande bontà, una bontà che proviene dal contatto con la bontà divina. Oddone, così ci dicono i suoi coetanei, effondeva intorno a sé la gioia di cui era ricolmo. Il suo biografo attesta di non aver sentito mai uscire da bocca d’uomo "tanta dolcezza di parola" (ibid., I,17: PL 133,31). Era solito, ricorda il biografo, invitare al canto i fanciulli che incontrava lungo la strada per poi far loro qualche piccolo dono, e aggiunge: "Le sue parole erano ricolme di esultanza…, la sua ilarità infondeva nel nostro cuore un’intima gioia" (ibid., II, 5: PL 133,63). In questo modo il vigoroso ed insieme amabile abate medioevale, appassionato di riforma, con azione incisiva alimentava nei monaci, come anche nei fedeli laici del suo tempo, il proposito di progredire con passo solerte sulla via della perfezione cristiana.

Vogliamo sperare che la sua bontà, la gioia che proviene dalla fede, unite all’austerità e all’opposizione ai vizi del mondo, tocchino anche il nostro cuore, affinché anche noi possiamo trovare la fonte della gioia che scaturisce dalla bontà di Dio.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Saint Odon, né vers l’an 880, se trouve au cœur de la prodigieuse floraison de monastères qui, s’inspirant de la Règle de Saint Benoît, ont donné à l’Europe un esprit et une sensibilité chrétiennes profondes. Il fut le 2e Abbé de Cluny, une abbaye qui eut un rayonnement extraordinaire durant le Moyen-Age par la ferveur avec laquelle les moines se livraient à l’ascèse comme à l’étude et surtout au culte divin plein de beauté.

Par la Vierge Marie, « Mère de Miséricorde », Odon, encore adolescent, fut introduit dans un nouvel espace intérieur qui, peu après, s’illuminera avec la Règle de Saint Benoît qu’il découvre et aime au point de quitter sa Touraine natale. Abbé de Cluny, il exerça une forte influence sur les monastères d’Europe dont certains suivirent sa réforme. L’idéal monastique se trouvait, pour lui, dans l’expérience de Marie de Magdala, assise aux pieds du Maître pour l’écouter et se détacher du tumulte des soucis du monde. Son amour de la Parole du Seigneur illuminait sa foi et sa dévotion au Corps et au Sang du Christ. Sainteté du mystère du Corps du Seigneur qui invite à une conversion radicale toujours possible par la puissance de la miséricorde divine. De sa contemplation du Christ miséricordieux, jaillissait en lui une joie et une bonté qui entraînaient sur la voie de la perfection chrétienne non seulement ses frères moines mais aussi les fidèles laïcs de son temps.

J’accueille avec joie les pèlerins francophones. Je salue particulièrement les séminaristes de Brugge, en Belgique, et leurs accompagnateurs ainsi que les nombreux pèlerins du diocèse de Kaolack, au Sénégal, avec leur Evêque Mgr Ndiaye. Puissiez-vous tous suivre généreusement le Christ chaque jour. Que Dieu vous bénisse !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our catechesis today deals with another great monastic figure of the Middle Ages, Saint Odo of Cluny. Attracted by the Benedictine ideal, Odo became a monk, and later the second abbot, of Cluny. At the beginning of the ninth century, Cluny was the center of an influential movement of Church reform, and Odo, by his example and teaching did much to further this spiritual renewal throughout Europe. His writings reveal how deeply he was influenced by the monastic virtues of contemplation, detachment from this world and longing for the world to come. Odo was particularly devoted to the Eucharist, emphasizing the real and substantial presence of Christ under the species of bread and wine. This conviction of faith led him to work for the reform of the clergy and to stress the need for a worthy reception of the Sacrament. An authentic spiritual guide for his troubled times, Odo blended the personal austerity of a great reformer with a constant and joyful contemplation of Christ’s infinite mercy.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Ireland, Nigeria and the United States. My particular greeting goes to the Servants of the Holy Spirit, as well as the young people from The Holy Study House of Prayer. Upon all of you I invoke God’s blessings of joy and peace!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Der heilige Abt Odo von Cluny, über den ich heute sprechen möchte, zählt zu den großen Mönchsgestalten des Mittelalters. Um 880 geboren, verbrachte der junge Odo einige Jahre in Tours am Grab des heiligen Martin, unter dessen Schutz ihn sein Vater gestellt hatte. Angezogen vom benediktinischen Mönchsideal, trat Odo als Dreißigjähriger in die Abtei Baume ein. Im Jahre 927 wurde er der zweite Abt der Gründung in Cluny, die zu einem Zentrum des geistlichen Lebens werden sollte. Als dessen Leiter übte Odo großen Einfluß auf viele Benediktinerklöster in Europa aus, die sich seiner Reform anschlossen. Mehrere Male besuchte Odo Rom und die umliegenden Klöster. Hier erkrankte er auch und starb schließlich am 18. November 942 in Tours, der Stadt seines Schutzheiligen Martin. Odo war eine geistliche Führungsgestalt nicht nur für die Mönche, sondern auch für die Gläubigen seiner Zeit. Ein Anliegen war ihm unter anderem die würdige Feier der Eucharistie, in der das Heil der Welt geschenkt wird und Christus wirklich mit Leib und Blut gegenwärtig ist. Odo rief die Menschen zu einem Leben in Demut, in der Freiheit von den weltlichen Dingen und in der Liebe zu den ewigen Gütern auf. Dabei vertraute er auf die göttliche Barmherzigkeit, die auf unsere Umkehr wartet. So bezeichnete er Christus als „amator hominum", der die Menschen liebt und für sie ihre Lasten trägt, und nannte Maria vertrauensvoll „mater misericordiae", Mutter der Barmherzigkeit.

Gerne grüße ich die Pilger und Besucher aus Deutschland, Österreich und Luxemburg. Einen besonderen Gruß richte ich an die Teilnehmer am Fackellauf der Schönstatt-Mannes-Jugend. Das Beispiel des heiligen Abtes und Reformers Odo sporne uns an, uns ganz auf Gott auszurichten und auf dem Weg des christlichen Lebens froh voranzuschreiten. Der Herr behüte euch alle.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

San Odón, nacido a finales del siglo nueve, fue el segundo abad de la famosa Abadía de Cluny. Desde allí ejerció un gran influjo en los monasterios de Europa, difundiendo la vida y la espiritualidad inspiradas en la Regla de San Benito. Entre sus virtudes destacan la paciencia, el desapego por las cosas terrenales, el celo por las almas, su empeño por la paz y la concordia, aspirando al cumplimiento de los mandamientos, la atención a los pobres, la corrección de los jóvenes y el respeto por los ancianos. Firmemente convencido de la presencia real de Cristo en la Eucaristía, tenía gran devoción por el Cuerpo y la Sangre del Señor, exhortando a una celebración cuidada del Sacramento. Sólo quien está unido espiritualmente a Cristo puede recibir dignamente su Cuerpo eucarístico. San Odón fue un verdadero guía también para los fieles de su tiempo. Proponía un cambio radical de vida, fundado en la humildad, la austeridad y el desprendimiento de las cosas efímeras para anhelar las eternas. Amaba contemplar la misericordia de Cristo, al que calificaba como "amante de los hombres", que ha muerto por nosotros. Bajo su austeridad de reformador, destacaba su profunda bondad, difundiendo en su entorno la alegría que lo inundaba.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. En particular, a las hijas de María Auxiliadora, a las Siervas de María Ministras de los enfermos y a las Hermanas de la Caridad Dominicas de la presentación. Así como a los grupos provenientes de Viña del Mar, Chile; de Venezuela; de Terrassa, España; y del Movimiento de Schoenstatt en Argentina. Aliento a todos a aprovechar la visita a Roma para profundizar en la fe y en el gozo de pertenecer a la Iglesia. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Saúdo com amizade e gratidão todos os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os grupos do Brasil. Viestes a Roma para fortalecer os vínculos de fé, esperança e amor que unem a todos os batizados na Igreja, que Jesus quis fundar sobre Pedro. Que as vossas vidas, iluminadas pela fé e perseverantes na esperança, possam sempre testemunhar o amor de Deus. Que as Suas bênçãos desçam abundantes sobre vós e vossas famílias.


○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. Wczoraj minęła siedemdziesiąta rocznica wybuchu II wojny światowej. W pamięci narodów pozostaje wspomnienie tragedii ludzkich losów i bezsens wojny. Prośmy Boga, by serca ludzi przenikał duch przebaczenia, pokoju i pojednania. Europie i światu potrzebna jest dzisiaj wspólnota ducha. Budujmy ją na Chrystusie i Jego Ewangelii, na fundamencie miłości i prawdy. Wam tu obecnym i wszystkim, którzy tworzą klimat pokoju, z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Ieri abbiamo ricordato il 70° anniversario dell’inizio della II guerra mondiale. Nella memoria dei popoli rimangono le umane tragedie e l’assurdità della guerra. Chiediamo a Dio che lo spirito del perdono, della pace e della riconciliazione pervada i cuori degli uomini. L’Europa e il mondo di oggi hanno bisogno di uno spirito di comunione. Costruiamola su Cristo e sul suo Vangelo, sul fondamento della carità e della verità. A voi qui presenti e a tutti coloro che contribuiscono a creare il clima della pace, imparto di cuore la mia benedizione.]


○ Saluto in lingua ungherese

Most a magyar zarándokokat köszöntöm, Isten hozott Benneteket! Ez a római út erősítsen meg hitetekben. Szívesen adom rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto cordialmente i fedeli di lingua ungherese. Questo pellegrinaggio a Roma vi conforti nella fede. Di cuore imparto a voi la Benedizione Apostolica! Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z Bratislavy a Nitry. Bratia a sestry, milí mladí, v týchto dňoch sa začína nový školský rok. Vyprosujme si od Ducha Svätého jeho vzácne dary, predovšetkým pravú múdrosť. S týmto želaním vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Cordialmente saluto i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente quelli da Bratislava e Nitra. Fratelli e sorelle, cari giovani, in questi giorni inizia il nuovo anno scolastico. Imploriamo dallo Spirito Santo i suoi preziosi doni, specialmente la vera sapienza. Con questo desiderio vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačnu dobrodošlicu upućujem dragim hrvatskim hodočasnicima, a posebno vjernicima iz župe Svetoga Florijana iz Pribislavca, hodočasnicima iz Rijeke i Poreča te nastavnicima i učenicima Nadbiskupijske klasične gimnazije iz Zagreba kao i Franjevačke gimnazije iz Sinja. Baština i apostolski primjer svetih Petra i Pavla neka budu temelj i poticaj vašega kršćanskog svjedočenja i življenja. Hvaljen Isus i Marija!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia di San Florian di Pribislavac, ai pellegrini di Rijeka e di Porec ed ai professori e studenti di Liceo Classico Arcivescovile di Zagreb come pure di Liceo Classico Francescano di Sinj. L’eredità e l’esempio apostolico dei santi Pietro e Paolo siano il fondamento e lo stimolo della vostra vita e testimonianza cristiana. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i partecipanti al Simposio Intercristiano promosso dalla Pontificia Università Antonianum e dall’Università Aristoteles di Tessalonica ed auspico che la riflessione comune tra cattolici e ortodossi sulla figura di Sant’Agostino possa rafforzare il cammino verso la piena comunione. Saluto i fedeli dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, qui convenuti così numerosi con il loro Pastore Mons. Gerardo Pierro, in occasione del decimo anniversario di inaugurazione del Seminario "Giovanni Paolo II". Saluto i fedeli di Nuoro, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Pietro Meloni, come pure i fedeli della parrocchia San Vito Martire di Gioia del Colle. Su tutti voi invoco la continua assistenza del Signore, perché possiate rendere ovunque una convinta e generosa testimonianza cristiana.

Rivolgo infine un affettuoso saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Invito voi, giovani, ad accogliere e vivere la Parola del Signore con il coraggio e la fantasia che contraddistinguono la vostra età. Incoraggio voi, cari malati, a conservare nel cuore gli insegnamenti evangelici per trarne forza, serenità e sostegno nella prova della sofferenza. Auguro a voi, sposi novelli, di intraprendere con generosa fedeltà l'itinerario suggerito dal Figlio di Dio, affinché la vostra nuova famiglia sia edificata sulla salda roccia della sua Parola.

+PetaloNero+
00Thursday, September 3, 2009 4:27 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Ovest 1-2), in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Vitório Pavanello, S.D.B., Arcivescovo di Campo Grande
con l'Ausiliare:
S.E. Mons. Eduardo Pinheiro da Silva, S.D.B., Vescovo tit. di Gisipa,
S.E. Mons. Segismundo Martínez Álvarez, S.D.B., Vescovo di Corumbá,
S.E. Mons. Antonino Migliore, Vescovo di Coxim,
S.E. Mons. Redovino Rizzardo, C.S., Vescovo di Dourados,
S.E. Mons. Jorge Alves Bezerra, S.S.S., Vescovo di Jardim.
+PetaloNero+
00Thursday, September 3, 2009 4:28 PM
PROIEZIONE DEL FILM "SANT’AGOSTINO"

Alle 17.30 di ieri, mercoledì 2 settembre, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha assistito alla proiezione di una sintesi del film "Sant'Agostino", dedicato alla vita del Vescovo di Ippona. Il film, una coproduzione Italia, Germania e Polonia, è stato realizzato da Lux Vide/Rai Fiction, Bayerischer Rundfunk/Tellux Film, Eos Entertainment Rai Trade e Grupa Filmova Baltmedia e diretto dal regista Christian Duguay.
Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa ha pronunciato al termine della proiezione:


PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari amici,

alla fine di questo grande viaggio spirituale, che si è realizzato nel film che abbiamo visto, sento il dovere di dire grazie a tutti coloro che ci hanno offerto questa visione. Grazie alla Televisione Bavarese per l'impegno profuso — ed è una grande gioia che un'osservazione piuttosto casuale fatta tre anni fa, sia stata l'inizio di un cammino che ha portato a questa grandiosa rappresentazione della vita di sant'Agostino. Grazie a Lux Vide e grazie alla Rai per questa realizzazione.

In realtà, mi sembra che il film sia un viaggio spirituale in un continente spirituale molto distante da noi e tuttavia molto vicino a noi, perché il dramma umano è sempre lo stesso. Abbiamo visto come, in un contesto per noi molto lontano, si rappresenta tutta la realtà della vita umana, con tutti i problemi, le tristezze, gli insuccessi, come pure il fatto che, alla fine, la Verità è più forte di qualunque ostacolo e trova l'uomo. Questa è la grande speranza che rimane alla fine: noi non possiamo trovare da soli la Verità, ma la Verità, che è Persona, ci trova. Esternamente la vita di sant'Agostino sembra finire in modo tragico: il mondo per il quale e nel quale è vissuto finisce, viene distrutto. Ma come è stato qui affermato, il suo messaggio è rimasto e, anche nei cambiamenti del mondo, esso perdura, perché viene dalla Verità e guida alla Carità, che è la nostra comune destinazione.

Grazie a tutti. Speriamo che molti, vedendo questo dramma umano, possano essere trovati dalla Verità e trovare la Carità.
+PetaloNero+
00Thursday, September 3, 2009 4:29 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI IN OCCASIONE DELL’XI SIMPOSIO INTERCRISTIANO

Dal 3 al 5 settembre corrente si svolge a Roma l’XI Simposio intercristiano, promosso dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dalla Facoltà Teologica Ortodossa dell’Università Aristoteles di Tessalonica.
Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’Em.mo Card. Walter Kasper, in occasione dell’apertura del Simposio:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Al venerato Fratello
Cardinale WALTER KASPER
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

Attraverso di Lei, venerato Fratello, in qualità di Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ho il piacere e la gioia di inviare un caloroso e beneaugurante saluto agli organizzatori e ai partecipanti dell’XI Simposio intercristiano, promosso dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dalla Facoltà Teologica Ortodossa dell’Università Aristoteles di Tessalonica, in programma a Roma dal 3 al 5 settembre p.v.

Mi rallegro anzitutto per tale iniziativa di fraterno incontro e confronto sugli aspetti comuni della spiritualità, che è linfa benefica per un più ampio rapporto fra cattolici e ortodossi. In effetti, questi Simposi, iniziati nel 1992, affrontano tematiche importanti e costruttive per la reciproca comprensione ed unità di intenti. Il fatto che ci si incontri alternativamente in un territorio a maggioranza cattolica od ortodossa permette poi un contatto reale con la vita concreta, storica, culturale e religiosa delle nostre Chiese.

In particolare, quest’anno avete voluto organizzare il Simposio a Roma, città che offre a tutti i cristiani testimonianze indelebili di storia, archeologia, iconografia, agiografia e spiritualità. Forte stimolo ad avanzare verso la piena comunione è soprattutto la memoria degli Apostoli Pietro e Paolo, Protòthroni, e di tanti martiri, testimoni antichissimi della fede. Di essi scrive san Clemente Romano che "soffrendo…molti oltraggi e tormenti, divennero un esempio bellissimo fra noi" (cfr. Lettera ai Corinti, VI,1).

Il tema scelto per il prossimo incontro: "Sant’Agostino nella tradizione occidentale e orientale" - argomento che si intende sviluppare in collaborazione con l’Istituto Patristico Augustinanum - risulta quanto mai interessante per approfondire la teologia e la spiritualità cristiana in occidente e in oriente, e il loro sviluppo. Il Santo di Ippona, un grande Padre della Chiesa Latina, riveste in effetti una fondamentale importanza per la teologia e per la stessa cultura dell’occidente, mentre la ricezione del suo pensiero nella teologia ortodossa si è rivelata piuttosto problematica. Conoscere pertanto con oggettività storica e cordialità fraterna le ricchezze dottrinali e spirituali che formano il patrimonio dell’oriente e dell’occidente cristiano, diventa indispensabile non solo per valorizzarle, ma anche per promuovere un migliore reciproco apprezzamento fra tutti i cristiani.

Esprimo pertanto il cordiale auspicio che il vostro Simposio sia fruttuoso, quanto mai proficuo per scoprire convergenze dottrinali e spirituali utili a costruire insieme la Città di Dio, dove i suoi figli possano vivere nella pace e nella carità fraterna, fondate sulla verità della fede comune. Assicuro a tal fine la mia preghiera, chiedendo al Signore di benedire gli organizzatori e le istituzioni che essi rappresentano, i relatori cattolici ed ortodossi e tutti i partecipanti.

La Grazia e la pace del Signore siano nei vostri cuori e nelle vostre menti!

Da Castel Gandolfo, 28 Agosto 2009

BENEDICUTS PP. XVI
+PetaloNero+
00Friday, September 4, 2009 4:31 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Ovest 1-2), in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. José Moreira Bastos Neto, Vescovo di Três Lagoas,
S.E. Mons. Mílton Antônio dos Santos, S.D.B., Arcivescovo di Cuiabá,
S.E. Mons. Protógenes José Luft, S.C., Vescovo di Barra do Garças,
S.E. Mons. Canísio Klaus, Vescovo di Diamantino,
S.E. Mons. Derek John Christopher Byrne, S.P.S., Vescovo di Guiratinga.

Il Papa riceve oggi in Udienza:
S.E. il Signor Valentin Vassilev Bozhilov, Ambasciatore di Bulgaria, con la Consorte, in visita di congedo.
+PetaloNero+
00Saturday, September 5, 2009 4:08 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Ovest 1-2), in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Neri José Tondello, Vescovo di Juína,

S.E. Mons. Antônio Emídio Vilar, S.D.B.,Vescovo di São Luis de Cáceres,

S.E. Mons. Gentil Delázari, Vescovo di Sinop,

S.E. Mons. Vital Chitolina, S.C.I., Prelato di Paranatinga.
+PetaloNero+
00Saturday, September 5, 2009 4:08 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2009

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 83a Giornata Missionaria Mondiale, che quest’anno si celebra domenica 18 ottobre sul tema:"Le nazioni cammineranno alla sua luce" (Ap 21, 24):

In questa domenica, dedicata alle missioni, mi rivolgo innanzitutto a voi, Fratelli nel ministero episcopale e sacerdotale, e poi anche a voi, fratelli e sorelle dell'intero Popolo di Dio, per esortare ciascuno a ravvivare in sé la consapevolezza del mandato missionario di Cristo di fare "discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19), sulle orme di san Paolo, l'Apostolo delle Genti.

"Le nazioni cammineranno alla sua luce" (Ap 21,24). Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento. Dobbiamo sentire 1’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio.

È in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi in tutto il mondo operano, si affaticano, gemono sotto il peso delle sofferenze e donano la vita. Riaffermo con forza quanto più volte è stato detto dai miei venerati Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo. Noi non chiediamo altro che di metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché crediamo che "l’impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo... è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità" (Evangelii nuntiandi, 1), che "conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza" (Redemptoris missio, 2).

1. Tutti i Popoli chiamati alla salvezza

L’umanità intera, in verità, ha la vocazione radicale di ritornare alla sua sorgente, che è Dio, nel Quale solo troverà il suo compimento finale mediante la restaurazione di tutte le cose in Cristo. La dispersione, la molteplicità, il conflitto, l’inimicizia saranno rappacificate e riconciliate mediante il sangue della Croce, e ricondotte all’unità.

L’inizio nuovo è già cominciato con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo, che attrae tutte le cose a sé, le rinnova, le rende partecipi dell’eterna gioia di Dio. Il futuro della nuova creazione brilla già nel nostro mondo ed accende, anche se tra contraddizioni e sofferenze, la speranza di vita nuova. La missione della Chiesa è quella di "contagiare" di speranza tutti i popoli. Per questo Cristo chiama, giustifica, santifica e invia i suoi discepoli ad annunciare il Regno di Dio, perché tutte le nazioni diventino Popolo di Dio. È solo in tale missione che si comprende ed autentica il vero cammino storico dell’umanità. La missione universale deve divenire una costante fondamentale della vita della Chiesa. Annunciare il Vangelo deve essere per noi, come già per l’apostolo Paolo, impegno impreteribile e primario.

2. Chiesa pellegrina

La Chiesa universale, senza confini e senza frontiere, si sente responsabile dell'annuncio del Vangelo di fronte a popoli interi (cfr Evangelii nuntiandi, 53). Essa, germe di speranza per vocazione, deve continuare il servizio di Cristo al mondo. La sua missione e il suo servizio non sono a misura dei bisogni materiali o anche spirituali che si esauriscono nel quadro dell’esistenza temporale, ma di una salvezza trascendente, che si attua nel Regno di Dio (cfr Evangelii nuntiandi, 27). Questo Regno, pur essendo nella sua completezza escatologico e non di questo mondo (cfr Gv 18,36), è anche in questo mondo e nella sua storia forza di giustizia, di pace, di vera libertà e di rispetto della dignità di ogni uomo. La Chiesa mira a trasformare il mondo con la proclamazione del Vangelo dell'amore, "che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire e... in questo modo di far entrare la luce di Dio nel mondo" (Deus caritas est, 39). È a questa missione e servizio che, anche con questo Messaggio, chiamo a partecipare tutti i membri e le istituzioni della Chiesa.

3. Missio ad gentes

La missione della Chiesa, perciò, è quella di chiamare tutti i popoli alla salvezza operata da Dio tramite il Figlio suo incarnato. È necessario pertanto rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo, che è fermento di libertà e di progresso, di fraternità, di unità e di pace (cfr Ad gentes, 8). Voglio "nuovamente confermare che il mandato d’evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa" (Evangelii nuntiandi, 14), compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della società attuale rendono ancor più urgenti. È in questione la salvezza eterna delle persone, il fine e compimento stesso della storia umana e dell’universo. Animati e ispirati dall’Apostolo delle genti, dobbiamo essere coscienti che Dio ha un popolo numeroso in tutte le città percorse anche dagli apostoli di oggi (cfr At 18,10). Infatti "la promessa è per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro" (At 2,39).

La Chiesa intera deve impegnarsi nella missio ad gentes, fino a che la sovranità salvifica di Cristo non sia pienamente realizzata: "Al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a Lui sottomessa" (Eb 2,8).

4. Chiamati ad evangelizzare anche mediante il martirio

In questa Giornata dedicata alle missioni, ricordo nella preghiera coloro che della loro vita hanno fatto un’esclusiva consacrazione al lavoro di evangelizzazione. Una menzione particolare è per quelle Chiese locali, e per quei missionari e missionarie che si trovano a testimoniare e diffondere il Regno di Dio in situazioni di persecuzione, con forme di oppressione che vanno dalla discriminazione sociale fino al carcere, alla tortura e alla morte. Non sono pochi quelli che attualmente sono messi a morte a causa del suo "Nome". È ancora di tremenda attualità quanto scriveva il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II: "La memoria giubilare ci ha aperto uno scenario sorprendente, mostrandoci il nostro tempo particolarmente ricco di testimoni che, in un modo o nell’altro, hanno saputo vivere il Vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso fino a dare la prova suprema del sangue" (Novo millennio ineunte, 41).

La partecipazione alla missione di Cristo, infatti, contrassegna anche il vivere degli annunciatori del Vangelo, cui è riservato lo stesso destino del loro Maestro. "Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20). La Chiesa si pone sulla stessa via e subisce la stessa sorte di Cristo, perché non agisce in base ad una logica umana o contando sulle ragioni della forza, ma seguendo la via della Croce e facendosi, in obbedienza filiale al Padre, testimone e compagna di viaggio di questa umanità.

Alle Chiese antiche come a quelle di recente fondazione ricordo che sono poste dal Signore come sale della terra e luce del mondo, chiamate a diffondere Cristo, Luce delle genti, fino agli estremi confini della terra. La missio ad gentes deve costituire la priorità dei loro piani pastorali.

Alle Pontificie Opere Missionarie va il mio ringraziamento e incoraggiamento per l’indispensabile lavoro che assicurano di animazione, formazione missionaria e aiuto economico alle giovani Chiese. Attraverso queste Istituzioni pontificie si realizza in maniera mirabile la comunione tra le Chiese, con lo scambio di doni, nella sollecitudine vicendevole e nella comune progettualità missionaria.

5. Conclusione

La spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità delle nostre Chiese (cfr Redemptoris missio, 2). È necessario, tuttavia, riaffermare che l’evangelizzazione è opera dello Spirito e che prima ancora di essere azione è testimonianza e irradiazione della luce di Cristo (cfr Redemptoris missio, 26) da parte della Chiesa locale, la quale invia i suoi missionari e missionarie per spingersi oltre le sue frontiere. Chiedo perciò a tutti i cattolici di pregare lo Spirito Santo perché accresca nella Chiesa la passione per la missione di diffondere il Regno di Dio e di sostenere i missionari, le missionarie e le comunità cristiane impegnate in prima linea in questa missione, talvolta in ambienti ostili di persecuzione.

Invito, allo stesso tempo, tutti a dare un segno credibile di comunione tra le Chiese, con un aiuto economico, specialmente nella fase di crisi che sta attraversando l’umanità, per mettere le giovani Chiese locali in condizione di illuminare le genti con il Vangelo della carità.

Ci guidi nella nostra azione missionaria la Vergine Maria, stella della Nuova Evangelizzazione, che ha dato al mondo il Cristo, posto come luce delle genti, perché porti la salvezza "sino all'estremità della terra" (At 13,47).

A tutti la mia Benedizione.

Dal Vaticano, 29 giugno 2009

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Monday, September 7, 2009 4:46 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

S.E. Mons. Nikola Eterović, Arcivescovo tit. di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi;

S.E. Mons. Leonardo Ulrich Steiner, Prelato di São Félix (Brasile), in Visita "ad limina Apostolorum";

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Ovest 1-2), in Visita "ad limina Apostolorum";
+PetaloNero+
00Monday, September 7, 2009 4:47 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE (OVEST 1-2)

Alle ore 12.00 di questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regioni Ovest 1 e Ovest 2), ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Queridos Irmãos no Episcopado,

Com sentimentos de íntima alegria e amizade, acolho e saúdo a todos e cada um de vós, amados Pastores dos Regionais Oeste 1 e 2 no âmbito da Conferência Nacional dos Bispos do Brasil. Com o vosso grupo, abre-se a longa peregrinação dos membros desta Conferência Episcopal em visita ad limina Apostolorum, que me dará ocasião de conhecer melhor a realidade das respectivas comunidades diocesanas. Serão jornadas de partilha fraterna para refletirmos juntos sobre as questões que vos preocupam. Um momento profundamente esperado desde aqueles inesquecíveis dias de maio de dois mil e sete, em que durante a minha visita ao vosso país pude experimentar todo o carinho do povo brasileiro pelo Sucessor de Pedro e, de modo especial, quando tive a possibilidade de abraçar com o olhar todo episcopado desta grande nação no encontro na catedral da Sé, em São Paulo.

Com efeito, só o coração grande de Deus pode conhecer, guardar e reger a multidão de filhos e filhas que Ele mesmo gerou na vastidão imensa do Brasil. Ao longo dos nossos colóquios destes dias, emergiam alguns desafios e problemas que enfrentais, como o Arcebispo de Campo Grande referia ao início deste nosso encontro. Impressionam as distâncias que vós mesmos, juntamente com vossos sacerdotes e demais agentes missionários, tendes de percorrer para servir e animar pastoralmente os respectivos fiéis, muitos deles a braços com problemas próprios duma urbanização relativamente recente onde o Estado nem sempre consegue ser um instrumento de promoção da justiça e do bem comum. Não vos desanimeis! Lembrai-vos que o anúncio do Evangelho e a adesão aos valores cristãos, como afirmei recentemente na Encíclica Caritas in Veritate «é um elemento útil e mesmo indispensável para a construção duma boa sociedade e dum verdadeiro desenvolvimento humano integral» (n. 4). Obrigado, Senhor Dom Vitório, pelas amáveis palavras e devotados sentimentos que me dirigiu em nome de todos e que me apraz retribuir com votos de paz e prosperidade para o povo brasileiro neste significativo dia da sua Festa Nacional.

Como Sucessor de Pedro e Pastor universal, posso assegurar-vos que o meu coração vive dia a dia as vossas inquietudes e canseiras apostólicas, não cessando de lembrar junto de Deus os desafios que enfrentais no crescimento das vossas comunidades diocesanas. Em nossos dias, e concretamente no Brasil, os trabalhadores na Messe do Senhor continuam a ser poucos para a colheita que é grande (cf. Mt 9, 36-37). Não obstante a carência sentida, é verdadeiramente essencial uma adequada formação daqueles que são chamados a servir o Povo de Deus. Por essa razão, no âmbito do Ano Sacerdotal em curso, permiti que me detenha hoje a refletir convosco, amados Bispos do Oeste brasileiro, sobre a solicitude qualificativa do vosso ministério episcopal que é a geração de novos pastores.

Embora seja Deus o único capaz de semear no coração humano a chamada para o serviço pastoral do seu povo, todos os membros da Igreja deveriam interrogar-se sobre a urgência íntima e o real empenho com que sentem e vivem esta causa. Um dia, quando alguns dos discípulos temporizavam observando que faltavam «ainda quatro meses» para a colheita, Jesus rebateu: «Pois eu vos digo: Levantai os olhos e vede os campos, como estão dourados, prontos para a colheita» (Jo 4, 35). Deus não vê como o homem! A pressa do bom Deus é ditada pelo seu desejo de que «todos os homens se salvem e cheguem ao conhecimento da verdade» (1 Tm 2,4). Há tantos que parecem querer consumir a vida toda em um minuto, outros que vagueiam no tédio e na inércia, ou abandonam-se a violências de todo gênero. No fundo, não passam de vidas desesperadas à procura da esperança, como o demonstra uma difusa embora às vezes confusa exigência de espiritualidade, uma renovada busca de pontos de referência para retomar a estrada da vida.

Prezados Irmãos, nos decênios sucessivos ao Concílio Vaticano II, alguns interpretaram a abertura ao mundo, não como uma exigência do ardor missionário do Coração de Cristo, mas como uma passagem à secularização, vislumbrando nesta alguns valores de grande densidade cristã como igualdade, liberdade, solidariedade, mostrando-se disponíveis a fazer concessões e descobrir campos de cooperação. Assistiu-se assim a intervenções de alguns responsáveis eclesiais em debates éticos, correspondendo às expectativas da opinião pública, mas deixou-se de falar de certas verdades fundamentais da fé, como do pecado, da graça, da vida teologal e dos novíssimos. Insensivelmente caiu-se na auto-secularização de muitas comunidades eclesiais; estas, esperando agradar aos que não vinham, viram partir, defraudados e desiludidos, muitos daqueles que tinham: os nossos contemporâneos, quando vêm ter conosco, querem ver aquilo que não vêem em parte alguma, ou seja, a alegria e a esperança que brotam do fato de estarmos com o Senhor ressuscitado.

Atualmente há uma nova geração já nascida neste ambiente eclesial secularizado que, em vez de registrar abertura e consensos, vê na sociedade o fosso das diferenças e contraposições ao Magistério da Igreja, sobretudo em campo ético, alargar-se cada vez mais. Neste deserto de Deus, a nova geração sente uma grande sede de transcendência.

São os jovens desta nova geração que batem hoje à porta do Seminário e que necessitam encontrar formadores que sejam verdadeiros homens de Deus, sacerdotes totalmente dedicados à formação, que testemunhem o dom de si à Igreja, através do celibato e da vida austera, segundo o modelo do Cristo Bom Pastor. Assim esses jovens aprenderão a ser sensíveis ao encontro com o Senhor, na participação diária da Eucaristia, amando o silêncio e a oração, procurando, em primeiro lugar, a glória de Deus e a salvação das almas. Amados Irmãos, como sabeis, é tarefa do Bispo estabelecer os critérios essenciais para a formação dos seminaristas e dos presbíteros na fidelidade às normas universais da Igreja: neste espírito devem ser desenvolvidas as reflexões sobre este tema, objeto da assembléia plenária da vossa Conferência Episcopal, em abril passado.

Certo de poder contar com o vosso zelo no tocante à formação sacerdotal, convido todos Bispos, seus sacerdotes e seminaristas a reproduzirem na vida a caridade de Cristo Sacerdote e Bom Pastor, como fez o Santo Cura d’Ars. E, como ele, tomem por modelo e proteção da própria vocação a Virgem Mãe, que correspondeu de um modo único ao chamado de Deus, concebendo no seu coração e na sua carne o Verbo feito homem para doá-lo à humanidade. Às vossas dioceses, com uma cordial saudação e a certeza da minha oração, levai uma paterna Bênção Apostólica.
+PetaloNero+
00Tuesday, September 8, 2009 4:00 PM
Benedetto XVI a un gruppo di vescovi del Brasile

Celibato e austerità
nella vita dei sacerdoti




"Un'adeguata formazione di quanti sono chiamati a servire il Popolo di Dio" è per Benedetto XVI "veramente essenziale" in Brasile, dove gli operai della messe del Signore continuano a essere pochi per la raccolta che è grande. Lo ha detto ai vescovi delle regioni "Oeste 1" e "2" ricevuti in udienza lunedì mattina, 7 settembre, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. Si tratta del primo gruppo di presuli che incontrano il Papa in occasione della visita "ad limina" dell'episcopato brasiliano.


Cari Fratelli nell'Episcopato,
Con sentimenti d'intima gioia e di amicizia, accolgo e saluto tutti e ognuno di voi, amati Pastori dei Regionais Oeste 1 e 2, nell'ambito della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile. Con il vostro gruppo, si apre il lungo pellegrinaggio dei membri di questa Conferenza Episcopale in visita ad limina Apostolorum, che mi darà l'occasione di conoscere meglio la realtà delle vostre rispettive comunità diocesane. Saranno giornate di condivisione fraterna per riflettere insieme sulle questioni che vi preoccupano. Un momento profondamente atteso da quelle indimenticabili giornate di maggio del 2007, in cui, durante la mia visita nel vostro paese, ho potuto constatare tutto l'affetto del popolo brasiliano per il Successore di Pietro e, in modo particolare, quando ho avuto l'opportunità di abbracciare con lo sguardo l'intero episcopato di questa grande nazione nell'incontro nella Catedral da Sé di San Paolo.
In effetti, solo il cuore grande di Dio può conoscere, custodire e guidare la moltitudine di figli e figlie che Egli stesso ha generato nella vastità immensa del Brasile. Nel corso dei nostri colloqui di questi giorni, sono emersi alcuni problemi e sfide che dovete affrontare, come l'Arcivescovo di Campo Grande ha riferito all'inizio di questo incontro. Impressionano le distanze che voi stessi, insieme ai vostri sacerdoti e agli altri agenti missionari, dovete percorrere per servire e animare pastoralmente i vostri rispettivi fedeli, molti dei quali convivono con i problemi propri di una urbanizzazione relativamente recente, in cui lo Stato non sempre riesce a essere uno strumento di promozione della giustizia e del bene comune. Non vi scoraggiate! Ricordatevi che l'annuncio del Vangelo e l'adesione ai valori cristiani, come ho affermato di recente nell'Enciclica Caritas in veritate, "è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale" (n. 4). La ringrazio, monsignor Vitório Pavanello, per le cordiali parole e i devoti sentimenti che mi ha rivolto a nome di tutti e che sono lieto di contraccambiare con voti di pace e di prosperità per il popolo brasiliano in questo significativo giorno della sua Festa Nazionale.
Come Successore di Pietro e Pastore Universale, vi posso assicurare che il mio cuore vive ogni giorno le vostre preoccupazioni e fatiche apostoliche, non smettendo di ricordare presso Dio le sfide che affrontate nella crescita delle vostre comunità diocesane. In questi giorni, e concretamente in Brasile, gli operai nella messe del Signore continuano a essere pochi per la raccolta, che è grande (cfr. Mt 36-37). Nonostante tale carenza, resta veramente essenziale un'adeguata formazione di quanti sono chiamati a servire il Popolo di Dio. Per questo motivo, nell'ambito dell'Anno Sacerdotale in corso, permettetemi di soffermarmi oggi a riflettere con voi, amati Vescovi dell'Ovest brasiliano, sulla sollecitudine propria del vostro ministero episcopale che è quella di generare nuovi pastori.
Sebbene sia Dio l'unico capace di seminare nel cuore umano la chiamata al servizio pastorale del suo popolo, tutti i membri della Chiesa dovrebbero interrogarsi sull'urgenza intima e sull'impegno reale con cui sentono e vivono questa causa. Un giorno, ad alcuni discepoli che temporeggiavano osservando che mancavano "ancora quattro mesi" alla mietitura, Gesù rispose: "Ecco io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura" (Gv 4, 35). Dio non vede come l'uomo! L'urgenza del buon Dio è dettata dal suo desiderio che "tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità" (1 Tm 2, 4). Ci sono tante persone che sembrano voler consumare l'intera vita in un minuto, altri che vagano nel tedio e nell'inerzia, o si abbandonano a violenze di ogni genere. In fondo, non sono altro che vite disperate alla ricerca della speranza, come dimostra una diffusa, sebbene a volte confusa, esigenza di spiritualità, una rinnovata ricerca di punti di riferimento per riprendere il cammino della vita.
Amati Fratelli, nei decenni successivi al Concilio Vaticano ii, alcuni hanno interpretato l'apertura al mondo non come un'esigenza dell'ardore missionario del Cuore di Cristo, ma come un passaggio alla secolarizzazione, scorgendo in essa alcuni valori di grande spessore cristiano, come l'uguaglianza, la libertà e la solidarietà, e mostrandosi disponibili a fare concessioni e a scoprire campi di cooperazione. Si è così assistito a interventi di alcuni responsabili ecclesiali in dibattiti etici, in risposta alle aspettative dell'opinione pubblica, ma si è smesso di parlare di certe verità fondamentali della fede, come il peccato, la grazia, la vita teologale e i novissimi. Inconsciamente si è caduti nell'autosecolarizzazione di molte comunità ecclesiali; queste, sperando di compiacere quanti erano lontani, hanno visto andare via, defraudati e disillusi, coloro che già vi partecipavano: i nostri contemporanei, quando s'incontrano con noi, vogliono vedere quello che non vedono in nessun'altra parte, ossia la gioia e la speranza che nascono dal fatto di stare con il Signore risorto.
Attualmente c'è una nuova generazione nata in questo ambiente ecclesiale secolarizzato che, invece di registrare apertura e consensi, vede allargarsi sempre più nella società il baratro delle differenze e delle contrapposizioni al Magistero della Chiesa, soprattutto in campo etico. In questo deserto di Dio, la nuova generazione prova una grande sete di trascendenza.
Sono i giovani di questa nuova generazione a bussare oggi alla porta del seminario e ad aver bisogno di trovarvi formatori che siano veri uomini di Dio, sacerdoti totalmente dediti alla formazione, che testimonino il dono di sé alla Chiesa, attraverso il celibato e una vita austera, secondo il modello di Cristo Buon Pastore. Così questi giovani impareranno a essere sensibili all'incontro con il Signore, nella partecipazione quotidiana all'Eucaristia, amando il silenzio e la preghiera e cercando, in primo luogo, la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
Amati Fratelli, come sapete, è compito del Vescovo stabilire i criteri fondamentali per la formazione dei seminaristi e dei presbiteri nella fedeltà alle norme universali della Chiesa: è in questo spirito che si devono sviluppare le riflessioni sul tema, oggetto dell'Assemblea Plenaria della vostra Conferenza Episcopale, svoltasi lo scorso aprile.
Certo di poter contare sul vostro zelo per quel che concerne la formazione sacerdotale, invito tutti i Vescovi, i loro sacerdoti e i seminaristi a riprodurre nella propria vita la carità di Cristo Sacerdote e Buon Pastore, come fece il santo Curato d'Ars. E, come lui, prendano come modello e protezione della propria vocazione la Vergine Madre, la quale rispose in modo unico alla chiamata di Dio, concependo nel suo cuore e nella sua carne il Verbo fatto uomo per donarlo all'umanità. Alle vostre diocesi, con un cordiale saluto e la certezza della mia preghiera, portate una paterna Benedizione Apostolica.



(©L'Osservatore Romano - 7-8 settembre 2009)
+PetaloNero+
00Tuesday, September 8, 2009 4:00 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI LINGAYEN-DAGUPAN (FILIPPINE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi di Lingayen-Dagupan (Filippine), presentata da S.E. Mons. Oscar V. Cruz, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Lingayen-Dagupan (Filippine) S.E. Mons. Socrates B. Villegas, finora Vescovo di Balanga.

S.E. Mons. Socrates B. Villegas
S.E. Mons. Socrates B. Villegas è nato a Manila il 28 settembre 1960. Terminati gli studi scolastici è passato al seminario di San Carlos a Manila per quelli filosofici e teologici.
È stato ordinato sacerdote per l'arcidiocesi di Manila il 5 ottobre 1985.
Dal 1985 è stato Segretario personale del Cardinale Sin. Nel 1992 è diventato Rettore del Santuario di Nostra Signora della Pace (EDSA), membro del Collegio dei Consultori e Vicario Generale dell'arcidiocesi. È stato Coordinatore esecutivo della Commissione per la Giornata Mondiale della Gioventù nel 1995 a Manila. Ha svolto anche l'incarico di Assistente Pro-Vicario Episcopale per il distretto di Manila.
Nominato, il 25 luglio 2001, Vescovo titolare di Nona e Ausiliare di Manila, è stato consacrato il 31 agosto successivo.
Il 3 maggio 2004 è stato trasferito alla Sede di Balanga.
In seno alla Conferenza Episcopale delle Filippine è Presidente della Commissione episcopale per la catechesi e l'istruzione cattolica.



NOMINA DI MEMBRI ORDINARI DELLA PONTIFICIA INSIGNE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI E LETTERE DEI VIRTUOSI AL PANTHEON

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon gli Illustrissimi Signori: Prof. Enzo Orti, Sig. Angelo Casciello e Sig. Luca Pace per la Classe dei Pittori e Cineasti; Sig. Sergio Capellini per la Classe degli Scultori; Prof. Marco Guzzi, Sig. Roberto Mussapi e Prof. Gerardo Bianco per la Classe dei Letterati e Poeti.
+PetaloNero+
00Wednesday, September 9, 2009 3:40 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI:

la Signora Asha-Rose Migiro, Vice-Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
+PetaloNero+
00Wednesday, September 9, 2009 3:42 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato oggi su San Pier Damiani (1007-1072), monaco.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
Al termine, il Santo Padre è rientrato a Castel Gandolfo.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

durante le catechesi di questi mercoledì sto trattando di alcune grandi figure della vita della Chiesa fin dalle sue origini. Oggi vorrei soffermarmi su una delle più significative personalità del secolo XI, san Pier Damiani, monaco, amante della solitudine e, insieme, intrepido uomo di Chiesa, impegnato in prima persona nell’opera di riforma avviata dai Papi del tempo. Nacque a Ravenna nel 1007 da famiglia nobile, ma disagiata. Rimasto orfano di ambedue i genitori, visse un’infanzia non priva di stenti e di sofferenze, anche se la sorella Roselinda si impegnò a fargli da mamma e il fratello maggiore Damiano lo adottò come figlio. Proprio per questo sarà poi chiamato Piero di Damiano, Pier Damiani. La formazione gli venne impartita prima a Faenza e poi a Parma, dove, già all’età di 25 anni, lo troviamo impegnato nell’insegnamento. Accanto ad una buona competenza nel campo del diritto, acquisì una raffinata perizia nell’arte del comporre – l’ars scribendi – e, grazie alla sua conoscenza dei grandi classici latini, diventò "uno dei migliori latinisti del suo tempo, uno dei più grandi scrittori del medioevo latino" (J. Leclercq, Pierre Damien, ermite et homme d’Église, Roma 1960, p. 172).

Si distinse nei generi letterari più diversi: dalle lettere ai sermoni, dalle agiografie alle preghiere, dai poemi agli epigrammi. La sua sensibilità per la bellezza lo portava alla contemplazione poetica del mondo. Pier Damiani concepiva l'universo come una inesauribile "parabola" e una distesa di simboli, da cui partire per interpretare la vita interiore e la realtà divina e soprannaturale. In questa prospettiva, intorno all’anno 1034, la contemplazione dell’assoluto di Dio lo spinse a staccarsi progressivamente dal mondo e dalle sue realtà effimere, per ritirarsi nel monastero di Fonte Avellana, fondato solo qualche decennio prima, ma già famoso per la sua austerità. Ad edificazione dei monaci egli scrisse la Vita del fondatore, san Romualdo di Ravenna, e s’impegnò al tempo stesso ad approfondirne la spiritualità, esponendo il suo ideale del monachesimo eremitico.

Un particolare va subito sottolineato: l’eremo di Fonte Avellana era dedicato alla Santa Croce, e la Croce sarà il mistero cristiano che più di tutti gli altri affascinerà Pier Damiani. "Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo", afferma (Sermo XVIII, 11, p. 117) e si qualifica come: "Petrus crucis Christi servorum famulus – Pietro servitore dei servitori della croce di Cristo" (Ep, 9, 1). Alla Croce Pier Damiani rivolge bellissime orazioni, nelle quali rivela una visione di questo mistero che ha dimensioni cosmiche, perché abbraccia l'intera storia della salvezza: "O beata Croce – egli esclama - ti venerano, ti predicano e ti onorano la fede dei patriarchi, i vaticini dei profeti, il senato giudicante degli apostoli, l’esercito vittorioso dei martiri e le schiere di tutti i santi" (Sermo XLVIII, 14, p. 304). Cari fratelli e sorelle, l’esempio di san Pier Damiani spinga anche noi a guardare sempre alla Croce come al supremo atto di amore di Dio nei confronti dell’uomo, che ci ha donato la salvezza. Per lo svolgimento della vita eremitica, questo grande monaco redige una Regola in cui sottolinea fortemente il "rigore dell’eremo": nel silenzio del chiostro, il monaco è chiamato a trascorrere una vita di preghiera, diurna e notturna, con prolungati ed austeri digiuni; deve esercitarsi in una generosa carità fraterna e in un’obbedienza al priore sempre pronta e disponibile. Nello studio e nella meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, Pier Damiani scopre i mistici significati della parola di Dio, trovando in essa nutrimento per la sua vita spirituale. In questo senso egli qualifica la cella dell’eremo come "parlatorio dove Dio conversa con gli uomini". La vita eremitica è per lui il vertice della vita cristiana, è "al culmine degli stati di vita", perché il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del proprio io, riceve "la caparra dello Spirito Santo e la sua anima si unisce felice allo Sposo celeste" (Ep 18, 17; cfr Ep 28, 43 ss.). Questo risulta importante oggi pure per noi, anche se non siamo monaci: saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce di Dio, cercare, per così dire un "parlatorio" dove Dio parla con noi: Apprendere la Parola di Dio nella preghiera e nella meditazione è la strada della vita.

San Pier Damiani, che sostanzialmente fu un uomo di preghiera, di meditazione, di contemplazione, fu anche un fine teologo: la sua riflessione sui diversi temi dottrinali lo porta a conclusioni importanti per la vita. Così, ad esempio, espone con chiarezza e vivacità la dottrina trinitaria utilizzando già, sulla scorta dei testi biblici e patristici, i tre termini fondamentali, che sono poi divenuti determinanti anche per la filosofia dell’Occidente, processio, relatio e persona (cfr Opusc. XXXVIII: PL CXLV, 633-642; e Opusc. II e III: ibid., 41ss e 58ss). Tuttavia, poiché l’analisi teologica del mistero lo conduce a contemplare la vita intima di Dio e il dialogo d’amore ineffabile tra le tre divine Persone, egli ne trae conclusioni ascetiche per la vita in comunità e per gli stessi rapporti tra cristiani latini e greci, divisi su questo tema. Pure la meditazione sulla figura di Cristo ha riflessi pratici significativi, essendo tutta la Scrittura centrata su di Lui. Lo stesso "popolo dei giudei, - annota san Pier Damiani - attraverso le pagine della Sacra Scrittura, ha come portato Cristo sulle spalle" (Sermo XLVI, 15). Cristo pertanto, egli aggiunge, deve essere al centro della vita del monaco: "Cristo sia udito nella nostra lingua, Cristo sia veduto nella nostra vita, sia percepito nel nostro cuore" (Sermo VIII, 5). L’intima unione con Cristo impegna non solo i monaci, ma tutti i battezzati. Troviamo qui un forte richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire totalmente dalle attività, dai problemi e dalle preoccupazioni di ogni giorno, dimenticandoci che Gesù deve essere veramente al centro della nostra vita.

La comunione con Cristo crea unità d’amore tra i cristiani. Nella lettera 28, che è un geniale trattato di ecclesiologia, Pier Damiani sviluppa una profonda teologia della Chiesa come comunione. "La Chiesa di Cristo - egli scrive - è unita dal vincolo della carità a tal punto che, come è una in più membri, così è tutta intera misticamente nel singolo membro; cosicché l'intera Chiesa universale si denomina giustamente unica Sposa di Cristo al singolare, e ciascuna anima eletta, per il mistero sacramentale, viene considerata pienamente Chiesa". E’ importante questo: non solo che l’intera Chiesa universale sia unita, ma in ognuno di noi dovrebbe essere presente la Chiesa nella sua totalità. Così il servizio del singolo diventa "espressione dell’universalità" (Ep 28, 9-23). Tuttavia l’immagine ideale della "santa Chiesa" illustrata da Pier Damiani non corrisponde – lo sapeva bene - alla realtà del suo tempo. Per questo non teme di denunziare lo stato di corruzione esistente nei monasteri e tra il clero, a motivo, soprattutto, della prassi del conferimento, da parte delle Autorità laiche, dell’investitura degli uffici ecclesiastici: diversi vescovi e abati si comportavano da governatori dei propri sudditi più che da pastori d’anime. Non di rado la loro vita morale lasciava molto a desiderare. Per questo, con grande dolore e tristezza, nel 1057 Pier Damiani lascia il monastero e accetta, pur con difficoltà, la nomina a Cardinale Vescovo di Ostia, entrando così pienamente in collaborazione con i Papi nella non facile impresa della riforma della Chiesa. Ha visto che non era sufficiente contemplare e ha dovuto rinunciare alla bellezza della contemplazione per portare il proprio aiuto nell’opera di rinnovamento della Chiesa. Ha rinunciato così alla bellezza dell’eremo e con coraggio ha intrapreso numerosi viaggi e missioni.

Per il suo amore alla vita monastica, dieci anni dopo, nel 1067, ottiene il permesso di tornare a Fonte Avellana, rinunciando alla diocesi di Ostia. Ma la sospirata quiete dura poco: già due anni dopo viene inviato a Francoforte nel tentativo di evitare il divorzio di Enrico IV dalla moglie Berta; e di nuovo due anni dopo, nel 1071, va a Montecassino per la consacrazione della chiesa abbaziale e agli inizi del 1072 si reca a Ravenna per ristabilire la pace con l’Arcivescovo locale, che aveva appoggiato l'antipapa provocando l'interdetto sulla città. Durante il viaggio di ritorno al suo eremo, un’improvvisa malattia lo costringe a fermarsi a Faenza nel monastero benedettino di Santa Maria Vecchia fuori porta, e lì muore nella notte tra il 22 e il 23 febbraio del 1072.

Cari fratelli e sorelle, è una grande grazia che nella vita della Chiesa il Signore abbia suscitato una personalità così esuberante, ricca e complessa, come quella di san Pier Damiani e non è comune trovare opere di teologia e di spiritualità così acute e vive come quelle dell’eremita di Fonte Avellana. Fu monaco fino in fondo, con forme di austerità, che oggi potrebbero sembrarci persino eccessive. In tal modo, però, egli ha fatto della vita monastica una testimonianza eloquente del primato di Dio e un richiamo per tutti a camminare verso la santità, liberi da ogni compromesso col male. Egli si consumò, con lucida coerenza e grande severità, per la riforma della Chiesa del suo tempo. Donò tutte le sue energie spirituali e fisiche a Cristo e alla Chiesa, restando però sempre, come amava definirsi, Petrus ultimus monachorum servus, Pietro, ultimo servo dei monaci.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs,

Saint Pierre Damien est né à Ravenne en 1007. Orphelin encore enfant, il put cependant entreprendre des études de droit et de lettres où il excellait. Sensible à la beauté et à la contemplation poétique du monde, il découvrit la richesse de la vie intérieure et des réalités surnaturelles. Saisi par l’absolu de Dieu, il se retira au Monastère de Fonte Avellana dédié à la Sainte Croix. Là, il rédigea une Règle pour aider les moines à mener en profondeur une vie de silence, de prière, et d’écoute de la Parole. Le Mystère de la Croix illuminait sa vie : de magnifiques prières en témoignent. Dans sa méditation de l’Écriture, il retrouvait toujours la figure du Christ, centre de la vie du moine. Puisse Jésus être pour nous aussi vraiment le centre de notre vie. Qu’Il nous aide à prendre du recul par rapport à nos préoccupations quotidiennes !

Théologien éminent, Pierre Damien, à partir de sa réflexion trinitaire et christologique enracinée dans l’Écriture, sut mettre en lumière l'Église comme communion. À une époque où les tensions étaient nombreuses dans l'Église, il fut nommé évêque d’Ostie et cardinal en 1057, afin de contribuer à la réforme de l’Église. Au fond de son âme, toutefois, Pierre Damien est toujours resté fidèle à l’idéal monastique : il est, pour nous, un témoin éloquent de l’absolu de Dieu qui nous appelle tous à la sainteté, libres vis-à-vis des compromissions avec le monde.

Je salue avec joie les pèlerins francophones, particulièrement les Petites Sœurs de Jésus, ainsi que les pèlerins de Richmond, au Canada, et ceux provenant des Diocèses de Belley-Ars et de Dijon, en France. En cette année du sacerdoce, je vous invite à prier pour vos prêtres et à les soutenir dans leur ministère. Que Dieu vous bénisse !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on the Christian writers of East and West, we turn to Saint Peter Damian, who was born in Ravenna at the beginning of the eleventh century and became an accomplished writer and Latinist. His fine sensitivity made him excel in poetry and enabled him to see the world as a parable, full of symbolic references to the supernatural, leading him to embrace as a mature man a monastic vocation at Fonte Avellana, founded not long before. He was fascinated by the salvific mystery of the cross of Christ and promoted as the fullness of Christian living a form of monasticism noted for its austerity. Nourished by a mystical understanding of Scripture, Saint Peter Damian enjoyed precise theological insights especially into the mysteries of the Holy Trinity, our union with Christ, and the Church as a communion, from which he derived practical advice for living in charity with others. In 1057 he accepted the office of Cardinal Bishop of Ostia and assisted the Pope with courage and dedication in the reform of the Church of his time. After ten years he was granted his wish to return to his monastery and continued to serve the Church with prayer and action until his holy death in 1072. May the example and intercession of Saint Peter Damian, my dear Brothers and Sisters, inspire and renew us in our love of Christ and his Church.

I offer a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors from England, Scotland, Ireland, Denmark, Sweden, Gibraltar, Japan and the United States. Upon all of you I cordially invoke the Lord’s abundant blessings of joy and peace!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Katechese möchte ich über den heiligen Petrus Damiani sprechen, einen Mönch und Bischof des 11. Jahrhunderts. Er wurde 1007 in Ravenna geboren, verlor früh, ganz früh beide Eltern und wurde von seinen älteren Geschwistern – einer Schwester und einem Bruder – erzogen, die ihn nach Faenza und Parma schickten, wo er eine gediegene Ausbildung erhielt. Er wurde zu einem Meister der lateinischen Sprache, hatte ausgezeichnete Kenntnisse der Bibel und der Kirchenväter und war auch mit der antiken Literatur und dem Römischen Recht vertraut. Aber wichtiger noch als das Studium war ihm die Erkenntnis Gottes selbst und das rechte Leben von dieser Erkenntnis her. So hat er sich nach einiger Zeit dem neugegründeten Orden der Kamaldulenser angeschlossen, einer strengen benediktinischen Mönchsgemeinschaft, deren Mitglieder teilweise als Eremiten lebten. Hier setzte er seine Tätigkeit als geistlicher Schriftsteller fort. Er hat das Geheimnis Christi und des dreifaltigen Gottes durchleuchtet und auf unser Leben bezogen, vor allen Dingen auch das Geheimnis der Kirche, die uns mit allen verbindet und die zugleich in jedem einzelnen ganz gegenwärtig sein sollte. Und er hat das ganze Weltall gleichsam als Parabel, als Symbol der göttlichen Wirklichkeit angesehen: Er hat versucht zu lernen und zu lehren, wie durch die Welt hindurch, durch die Schöpfung hindurch der lebendige Gott uns anredet, uns nahe ist und der ganze Kosmos des Glaubens im Kosmos der Schöpfung sich uns darstellt. So sehr er ein wunderbares Bild von der Kirche als dem geheimnisvollen Leib Christi hatte, so realistisch war er. Er hat gesehen, wie viele Mißstände es in der Kirche gab: Obere, die nicht dienen wollten, sondern sich als Herrscher gebärdeten, und dazu die Simonie, das heißt den Handel mit kirchlichen Ämtern. So mußte er auf seine Stille und das Leben der Beschauung, in dem er gleichsam ganz hineinschaute in das Geheimnis Gottes, verzichten, um der Realität der Kirche in dieser seiner Zeit zu dienen. Der Papst hat ihn zum Kardinalbischof von Ostia ernannt. Petrus Damiani hat es widerstrebend angenommen, aber zugleich gesehen, daß er eben auch als geistlicher Mensch nicht für sich allein leben durfte, sondern da sein mußte, um zu dienen und an der Kirche seiner Zeit zu wirken mit aller Mühe und mit aller Hingebung. Zehn Jahre danach durfte er dann wieder in sein Kloster zurückkehren, aber immer wieder wurde er mit Missionen beauftragt, um in der lebendigen Kirche zu wirken und das in sie hineinzutragen, in ihr zu verwirklichen, was ihm im Herzen aufgegangen war. 1072 war die Stunde für ihn gekommen: Von einer Sendung zurückkehrend, ist er erkrankt und gestorben. Petrus Damiani war ein Mensch, der sich für die Erneuerung der Kirche verzehrte, der seine ganze Liebe galt und der er alle seine Kräfte zur Verfügung stellte; ein Mensch, der auch uns dazu ruft, über das Eigene, das Augenblickliche hinauszuschauen und das eigentlich Wesentliche – die Gemeinschaft mit dem lebendigen Gott – zu suchen, die uns auch zueinander bringt.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache, unter ihnen heute besonders die Ehemaligen des Anima-Kollegs. Ich bin ja selbst ein halber Ehemaliger, denn während des Konzils durfte ich drei Jahre dort wohnen und fühle mich so diesem Kolleg von Herzen verbunden. Für jeden Christen ist es wichtig, so sagt uns Petrus Damiani, zu lernen, still zu werden, um der Stimme Gottes gewahr zu werden, der im Gebet, in der Heiligen Schrift, in den Sakramenten und in der Schöpfung zu uns spricht. Euch allen erbitte ich Gottes Schutz und Segen.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la audiencia de hoy contemplamos la figura de uno de los grandes santos del siglo once, Pedro Damián. Nacido en Ravena, muy pronto perdió a sus padres quedando huérfano al cuidado de sus hermanos, los cuales le dieron una magnífica formación, tanto jurídica como en la cultura clásica latina. En su primera juventud se dedicó a la enseñanza y compuso grandes obras literarias, pero muy pronto sintió la llamada a la vida eremítica e ingresó en el Monasterio de Fuente Avellana. Durante décadas se dedicó de manera ejemplar a la vida monacal. Largas horas de contemplación y meditación, nos han legado algunas piezas de alto valor teológico, así como magníficos sermones y cartas sobre el amor que brota de la Cruz y el valor de la Palabra de Dios en la vida espiritual del monje y del cristiano. Esta labor de pensamiento, por la cual exhortaba a todos a poner en el centro de su vida a Cristo, estaba encaminada a la búsqueda de una profunda reforma de la Iglesia. De ahí que en varias ocasiones fuera llamado por los Papas para desarrollar una actividad pastoral más directa o para solucionar problemas que acuciaban a la Iglesia en ese momento. Es un gran don poder contar con una figura como San Pedro Damián, que gastó sus energías espirituales y físicas por amor a Cristo y a su Iglesia, y que testimonia una vez más el primado de Dios sobre todas las cosas.

Saludo a los fieles de lengua española, en particular a los peregrinos agustinos del Perú, así como a los grupos provenientes de Puerto Rico, Costa Rica, México y España. Os invito a todos, siguiendo el ejemplo y la enseñanza de este santo monje, a acoger nuevamente la llamada a caminar decididamente hacia la santidad. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Dirijo uma cordial saudação a todos os peregrinos de língua portuguesa, particularmente aos grupos vindos de Portugal e do Brasil, de Ribeirão Pires e Rio de Janeiro, e à Comunidade Palavra Viva, convidando a todos vós que viestes a Roma a renovar o propósito de ter Jesus Cristo como o verdadeiro centro de vossas vidas. Obrigado pela visita! Que Deus vos guarde e abençoe!


○ Saluto in lingua polacca

Drodzy pielgrzymi polscy, Siostry i Bracia, bardzo serdecznie was pozdrawiam! Wczoraj obchodziliśmy święto Narodzenia Najświętszej Maryi Panny. Jej narodzenie było dla świata zapowiedzią zbawienia, które jest celem życia każdego z nas. Niech Maryja wyjedna wam łaskę wiary, pokój ducha i nadzieję na życie wieczne. Wam tu obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.

[Cari pellegrini polacchi, Sorelle e Fratelli, saluto tutti voi cordialmente. Ieri, abbiamo celebrato la festa della Natività della Beata Vergine Maria. La sua nascita è stata per il mondo un annuncio della salvezza che è lo scopo ultimo della vita di ciascuno di noi. Maria vi ottenga la grazia della fede, la pace dell’anima e la speranza della vita eterna. A tutti voi qui presenti e ai vostri cari imparto, di cuore, la mia benedizione.]


○ Saluto in lingua ceca

Srdečně zdravím skupinu poutníků z Krnova a Prahy. Děkuji za vaše modlitby a těším se na návštěvu vaší vlasti. Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale saluto al gruppo dei pellegrini di Krnov e Praga. Ringrazio delle vostre preghiere. Attendo con gioia di visitare la vostra Patria. Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca vítam slovenských veriacich. Osobitne pozdravujem účastníkov Púte Ordinariátu ozbrojených síl a ozbrojených zborov, vedených vojenským ordinárom biskupom Františkom Rábekom, ako aj pútnikov z Nitry a Oponíc.

Bratia a sestry, prajem vám, aby ste boli odvážnymi svedkami Krista v špecifickom prostredí, v ktorom žijete a pracujete. Ochotne žehnám vás, vašu službu i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua slovacca. In particolare saluto i partecipanti al Pellegrinaggio dell’Ordinariato delle forze armate e dei corpi armati, guidato dall’Ordinario militare Mons. František Rábek, come pure i pellegrini provenienti da Nitra e Oponice.

Fratelli e sorelle, vi auguro di essere coraggiosi testimoni di Cristo nell’ambiente specifico in cui vivete e operate. Volentieri benedico voi, il vostro servizio ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Od srca pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike, a posebno vjernike iz župe Svetoga Vida mučenika iz Pitomače te grupu iz Zagreba. Budite oduševljeni za Krista, najvjernijeg prijatelja, koji nas neće razočarati nikada. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di San Vid martire di Pitomaca ed il gruppo di Zagabria. Siate appassionati di Cristo, l’amico fedelissimo, che non ci delude mai. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto voi, consiglieri ecclesiastici, dirigenti e rappresentanti tutti della Coldiretti, e vi incoraggio a proseguire con impegno il vostro servizio sociale e spirituale nel mondo dell’agricoltura. Le tematiche del vostro convegno vi siano di stimolo a riaffermare i principi etici nell’economia per rianimare la speranza con la solidarietà. Saluto gli esponenti dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro, come pure quelli dell’Associazione Invalidi Civili auspicando che nei confronti di questi nostri fratelli ci sia un’attenzione sempre più viva da parte della società e delle Istituzioni. Saluto con affetto i soci del Lyons Club Nardò ed assicuro per ciascuno e per le rispettive famiglie la mia fervida preghiera.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la memoria liturgica della Natività della Beata Vergine Maria. Il Concilio Vaticano II dice che Maria ci precede nel cammino della fede perché "ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45). Chiedo alla Vergine Santa il dono di una fede sempre più matura per voi giovani; una speranza sempre più salda per voi ammalati; un amore sempre più profondo e duraturo e per voi sposi novelli.
+PetaloNero+
00Thursday, September 10, 2009 4:56 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Nordeste 2), in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Antônio Fernando Saburido, O. Carm., Arcivescovo di Olinda e Recife;

S.E. Mons. Bernardino Marchiò, Vescovo di Caruaru;

S.E. Mons. Adriano Ciocca Vasino, Vescovo di Floresta;

S.E. Mons. Fernando José Monteiro Guimarães, C.SS.R., Vescovo di Garanhuns;

S.E. Mons. Severino Batista de França, O.F.M. Cap., Vescovo di Nazaré.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo di Promotori del Padiglione della Santa Sede presso l’Expo Internazionale 2008 a Zaragoza (Spagna).





RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL CAPO UFFICIO NELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Il Santo Padre ha nominato Capo Ufficio nella Congregazione delle Cause dei Santi il Rev.do P. Bogusłav Turek, C.S.M.A.



NOMINA DI CAPO UFFICIO NEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Il Papa ha nominato Capo Ufficio nel Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, il Rev.do Mons. Juan Fernando Usma Gómez, finora Addetto di Segreteria di 1.a classe del medesimo Dicastero.
+PetaloNero+
00Thursday, September 10, 2009 4:57 PM
UDIENZA AL GRUPPO DI PROMOTORI DEL PADIGLIONE DELLA SANTA SEDE PRESSO L’EXPO INTERNAZIONALE 2008 A ZARAGOZA (SPAGNA)

Alle ore 12.15 di questa mattina , nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Gruppo dei Promotori del Padiglione della Santa Sede presso l’Expo Internazionale 2008 a Zaragoza (Spagna) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Querido Señor Arzobispo

Excelentísimo Señor Embajador

Queridos Hermanos

Me es grato recibiros y dar la bienvenida a todos y a cada uno de vosotros, acompañados de vuestras familias, en este encuentro. Espero vivamente que vuestra visita a Roma, junto a las tumbas de los Apóstoles os fortalezca en la propia fe y llene vuestros corazones de alegría y paz.

Ante todo, deseo expresaros mi sincero agradecimiento por vuestra significativa colaboración con el Arzobispado de Zaragoza y la Nunciatura Apostólica en Madrid, en la realización del Pabellón de la Santa Sede para la Exposición Internacional de Zaragoza del año pasado.

Esta instalación, que fue una de las más visitadas y apreciadas, albergó una importante muestra del valioso patrimonio artístico, cultural y religioso, que custodia la Iglesia. Con esta iniciativa, se trató de ofrecer a sus numerosos visitantes una oportuna reflexión sobre la importancia y el valor primordial que tiene el agua para la vida del hombre.

Mediante su participación en la Exposición, la Santa Sede quiso además poner de manifiesto no sólo la imperiosa necesidad de proteger siempre el ambiente y la naturaleza, sino también descubrir su dimensión espiritual y religiosa más profunda. Hoy como nunca se ha de ayudar a las personas a que sepan ver en la creación algo más que una simple fuente de riqueza o de explotación en manos del hombre. En efecto, cuando Dios, con la creación, ha dado al hombre las llaves de la tierra, espera de él que sepa usar de este gran don haciéndolo fructificar de modo responsable y respetuoso. El ser humano descubre el valor intrínseco de la naturaleza si aprende a verla como lo que es en realidad, expresión de un proyecto de amor y de verdad que nos habla del Creador y de su amor a la humanidad, y que encontrará su plenitud en Cristo, al final de los tiempos (cf. Caritas in veritate, 48). En este sentido, es oportuno recordar una vez más la estrecha relación que existe entre el cuidado del medio ambiente y el respeto a las exigencias éticas de la naturaleza humana, ya que «cuando se respeta la ecología humana en la sociedad, también la ecología ambiental se beneficia» (Ibíd. 51).

Al final de este encuentro, deseo expresaros nuevamente mi reconocimiento por vuestra generosa colaboración, así como también a todas las personas, instituciones y empresas que participaron en ese importante y laudable proyecto. En esta circunstancia, os encomiendo de modo especial a la intercesión de la Virgen del Pilar, que ve bañadas sus plantas por las caudalosas aguas del río Ebro. Con estos vivos sentimientos, os imparto de corazón a vosotros y a vuestras familias mi Bendición Apostólica.
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