Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

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+PetaloNero+
00Wednesday, June 3, 2009 3:53 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI OMAHA (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Omaha (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Elden Francis Curtiss, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Omaha (U.S.A.) S.E. Mons. George Joseph Lucas, finora Vescovo di Springfield in Illinois.

S.E. Mons. George Joseph Lucas

S.E. Mons. George Joseph Lucas è nato a Saint Louis (Missouri) il 12 giugno 1949. Dopo aver frequentato le scuole cattoliche primaria e secondaria nella sua città, è entrato nel Kenrick Seminary per gli studi teologici; ha ottenuto un Master of Arts in Storia presso l’Università di Saint Louis.

È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Saint Louis il 24 maggio 1975. Ha esercitato il ministero pastorale, dapprima come Vice Parroco nella Saint Justin Martyr Parish a Sunset Hills (1975-1980) e poi nella Saint Dismas Parish a Florissant (1980-1981). Nel 1981 è stato nominato Professore e Direttore spirituale presso il Saint Louis Preparatory Seminary, essendo contemporaneamente Vice Parroco a tempo parziale in tre successive parrocchie. Dal 1990 al 1994 è stato Cancelliere Arcivescovile e Segretario particolare dell’arcivescovo John May. È stato nominato Vicario Generale dell’arcidiocesi di Saint Louis nel dicembre 1994. Dal 1995 al 1999, S.E. Mons. Lucas è stato Rettore del Seminario Maggiore Kenrick-Glennon.

Nominato Vescovo di Springfield in Illinois il 19 ottobre 1999, è stato ordinato il 14 dicembre successivo.


EREZIONE DEL VICARIATO APOSTOLICO DI MONGO (CIAD) E NOMINA DEL PRIMO VICARIO APOSTOLICO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha elevato la Prefettura Apostolica di Mongo (Ciad) al rango di Vicariato Apostolico, con la medesima denominazione e configurazione territoriale.

Il Papa ha nominato primo Vicario Apostolico di Mongo (Ciad), il Rev. P. Henri Coudray, S.I., attuale Prefetto Apostolico della medesima circoscrizione ecclesiastica, assegnandoli la sede titolare vescovile di Silli.

Rev. P. Henri Coudray, S.I.

Rev.do P. Henri Coudray, S.J., è nato il 22 giugno 1942, a Pont-de-Beauvoisin, diocesi di Grenoble-Vienne (Francia). Ha compiuto gli studi di Filosofia a Chantilly e quelli di Teologia a Lyon, conseguendo successivamente la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, a Roma. Ha ottenuto successivamente anche un Diploma in studi letterari all’Università di Paris-Sorbonne e una Licenza in arabo e islamologia all’Università di Lyon.

È stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1973 e ha emesso la professione solenne il 2 marzo del 1980.

Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1980-1984: Vicario parrocchiale nell’Arcidiocesi di N’Djaména e professore di arabo al Liceo Franco-Arabo di Abéché; 1984-1989: Direttore del nuovo Noviziato di Abidjan, in Costa d’Avorio; 1989-1995: Parroco a Mongo; 1995-2000: Promotore di incontri tra cristiani e musulmani a N’Djamena e parroco della parrocchia di Marjan Daffak; 2000-2001: Vicario Episcopale per la Regione orientale dell’Arcidiocesi di N’Djamena.

Dal 1° dicembre 2001 è Prefetto Apostolico di Mongo.

Dati statistici

La Prefettura Apostolica di Mongo, in Ciad, è sorta nel 2001 dallo smembramento dell’Arcidiocesi di N’Djamena e della Diocesi di Sarh. Si estende su una superficie di 540.000 kmq., con 1.700.000 abitanti, di cui 6.000 cattolici (0,35%), distribuiti in 6 parrocchie e serviti da 9 sacerdoti (6 diocesani e 3 religiosi), 5 fratelli religiosi, 13 religiose e 8 missionari laici. I seminaristi maggiori sono 2.

La chiesa parrocchiale di Mongo diventa la Cattedrale del nuovo Vicariato Apostolico.
+PetaloNero+
00Wednesday, June 3, 2009 3:54 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


SANTA MESSA E PROCESSIONE EUCARISTICA NELLA SOLENNITÀ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giovedì 11 giugno 2009, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, alle ore 19, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Presiederà quindi la Processione Eucaristica che, percorrendo via Merulana, raggiungerà la Basilica di Santa Maria Maggiore.

La Processione si snoderà nel seguente ordine: Confraternite e Sodalizi, Associazioni Eucaristiche, Gruppi parrocchiali, Cavalieri del Santo Sepolcro, Religiose, Religiosi, Seminaristi, Sacerdoti, Parroci, Cappellani e Prelati di Sua Santità, Vescovi e Arcivescovi, Cardinali.

Tutti i fedeli delle Parrocchie e gli appartenenti ad Associazioni e Movimenti ecclesiali seguiranno il Santissimo Sacramento.



+PetaloNero+
00Wednesday, June 3, 2009 3:55 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato sul monaco Rabano Mauro.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei parlare di un personaggio dell’Occidente latino veramente straordinario: il monaco Rabano Mauro. Insieme a uomini quali Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Ambrogio Autperto, dei quali ho già parlato in catechesi precedenti, egli seppe durante i secoli del cosiddetto Alto Medioevo mantenere il contatto con la grande cultura degli antichi sapienti e dei Padri cristiani. Ricordato spesso come "praeceptor Germaniae", Rabano Mauro fu di una fecondità straordinaria. Con la sua capacità lavorativa assolutamente eccezionale contribuì forse più di tutti a tener viva quella cultura teologica, esegetica e spirituale alla quale avrebbero attinto i secoli successivi. A lui si rifanno sia grandi personaggi appartenenti al mondo dei monaci come Pier Damiani, Pietro il Venerabile e Bernardo di Chiaravalle, come anche un numero sempre più consistente di "clerici" del clero secolare, che nel corso del XII e XIII secolo dettero vita ad una delle fioriture più belle e feconde del pensiero umano.

Nato a Magonza intorno al 780, Rabano era entrato giovanissimo in monastero: gli fu aggiunto il nome di Mauro proprio con riferimento al giovane Mauro che, secondo il Libro II dei Dialoghi di San Gregorio Magno, era stato affidato ancora bambino dai suoi stessi genitori, nobili romani, all’abate Benedetto da Norcia. Questo precoce inserimento di Rabano come "puer oblatus" nel mondo monastico benedettino, e i frutti che egli ne ricavò per la propria crescita umana, culturale e spirituale, aprirebbero da soli uno spiraglio interessantissimo non solo sulla vita dei monaci e della Chiesa, ma anche sull’intera società del suo tempo, abitualmente qualificata come "carolingia". Di essi, o forse di se stesso, Rabano Mauro scrive: "Vi sono alcuni che hanno avuto la fortuna di essere introdotti nella conoscenza delle Scritture fin dalla tenera infanzia ("a cunabulis suis") e sono stati nutriti talmente bene col cibo offerto loro dalla santa Chiesa da poter essere promossi, con l’educazione appropriata, ai più alti ordini sacri" (PL 107, col 419BC).

La straordinaria cultura, per cui Rabano Mauro si distingueva, lo segnalò assai presto all’attenzione dei grandi del suo tempo. Divenne consigliere di Principi. Si impegnò per garantire l’unità dell’Impero e, a livello culturale più ampio, non ricusò mai di offrire a chi lo interrogava una risposta ponderata, che traeva preferibilmente dalla Bibbia e dai testi dei santi Padri. Eletto dapprima Abate del famoso monastero di Fulda e poi Arcivescovo della città natale, Magonza, non smise per questo di proseguire nei suoi studi, dimostrando con l’esempio della sua vita che si può essere simultaneamente a disposizione degli altri, senza privarsi per questo di un congruo tempo per la riflessione, lo studio e la meditazione. Così Rabano Mauro fu esegeta, filosofo, poeta, pastore e uomo di Dio. Le diocesi di Fulda, Magonza, Limbourg e Wrocław lo venerano come santo o beato. Le sue opere riempiono ben sei volumi della Patrologia Latina del Migne. A lui si deve con probabilità uno degli inni più belli e conosciuti della Chiesa latina, il "Veni Creator Spiritus", sintesi straordinaria di pneumatologia cristiana. Il primo impegno teologico di Rabano si espresse, in effetti, sotto forma di poesia ed ebbe come oggetto il mistero della Santa Croce in un’opera intitolata "De laudibus Sanctae Crucis", concepita in modo tale da proporre non soltanto contenuti concettuali ma anche stimoli più squisitamente artistici, utilizzando sia la forma poetica che la forma pittorica all’interno dello stesso codice manoscritto. Proponendo iconograficamente fra le righe del suo scritto l’immagine di Cristo crocifisso, egli ad esempio scrive: "Ecco l’immagine del Salvatore che, con la posizione delle sue membra, rende sacra per noi la saluberrima, dolcissima e amatissima forma della Croce, affinché credendo nel suo nome e obbedendo ai suoi comandamenti possiamo ottenere la vita eterna grazie alla sua Passione. Ogni volta perciò che eleviamo lo sguardo verso la Croce ricordiamoci di Colui che patì per noi per strapparci dal potere delle tenebre, accettando la morte per farci eredi della vita eterna" (Lib. 1, Fig. 1, PL 107 col 151 C).

Questo metodo di combinare tutte le arti, l’intelletto il cuore e i sensi, che proveniva dall’Oriente, avrebbe ricevuto enorme sviluppo in Occidente toccando vertici ineguagliabili nei codici miniati della Bibbia e in altre opere di fede e di arte, che fiorirono in Europa fino all’invenzione della stampa ed anche oltre. Esso dimostra in ogni caso in Rabano Mauro una consapevolezza straordinaria della necessità di coinvolgere, nella esperienza della fede, non soltanto la mente e il cuore, ma anche i sensi mediante quegli altri aspetti del gusto estetico e della sensibilità umana che portano l’uomo a fruire della verità con tutto se stesso, "spirito, anima e corpo". Questo è importante: la fede non è solo pensiero, ma tocca tutto il nostro essere. Poiché Dio si è fatto uomo in carne e ossa, è entrato nel mondo sensibile, noi in tutte le dimensioni del nostro essere dobbiamo cercare e incontrare Dio. Così la realtà di Dio, mediante la fede, penetra nel nostro essere e lo trasforma. Per questo Rabano Mauro ha concentrato la su attenzione soprattutto sulla Liturgia, come sintesi di tutte le dimensioni della nostra percezione della realtà. Questa intuizione di Rabano Mauro lo rende straordinariamente attuale. Di lui rimasero anche famosi i "Carmina", proposti per essere utilizzati soprattutto nelle celebrazioni liturgiche. Infatti era del tutto scontato, dal momento che Rabano era anzitutto un monaco, il suo interesse per la celebrazione liturgica. Egli però non si dedicava all’arte poetica come fine a se stessa, ma piegava l’arte e ogni altro tipo di conoscenza all’approfondimento della Parola di Dio. Cercò perciò, con estremo impegno e rigore, di introdurre i suoi contemporanei, ma soprattutto i ministri (vescovi, presbiteri e diaconi) alla comprensione del significato profondamente teologico e spirituale di tutti gli elementi della celebrazione liturgica.

Tentò così di capire e proporre agli altri i significati teologici nascosti nei riti, attingendo alla Bibbia e alla tradizione dei Padri. Non esitava a dichiarare, per onestà ed anche per dare maggior peso alle sue spiegazioni, le fonti patristiche alle quali doveva il suo sapere. Di esse tuttavia si serviva con libertà e attento discernimento, continuando nello sviluppo del pensiero patristico. Al termine dell’"Epistola prima" diretta a un "corepiscopo" della diocesi di Magonza, per esempio, dopo aver risposto alle richieste di chiarimento sul comportamento da seguire nell’esercizio della responsabilità pastorale, prosegue: "Ti abbiamo scritto tutto questo così come lo abbiamo dedotto dalle Sacre Scritture e dai canoni dei Padri. Tu però, santissimo uomo, prendi le tue decisioni come sembra meglio a te, caso per caso, cercando di temperare la tua valutazione in modo tale da garantire in tutto la discrezione, perché essa è la madre di tutte le virtù" (Epistulae, I, PL 112, col 1510 C). Si vede così la continuità della fede cristiana, che ha i suoi inizi nella Parola di Dio; essa però è sempre viva, si sviluppa e si esprime in nuovi modi, sempre in coerenza con tutta la costruzione, con tutto l'edificio della fede.

Dal momento che parte integrante della celebrazione liturgica è la Parola di Dio, a quest’ultima Rabano Mauro si dedicò con massimo impegno durante l’intera sua esistenza. Produsse spiegazioni esegetiche appropriate pressoché per tutti i libri biblici dell’Antico e del Nuovo Testamento con intento chiaramente pastorale, che giustificava con parole come queste: "Ho scritto queste cose… sintetizzando spiegazioni e proposte di molti altri per offrire un servizio al lettore povero che non può avere a disposizione molti libri, ma anche per facilitare coloro che in molte cose non riescono ad entrare in profondità nella comprensione dei significati scoperti dai Padri" (Commentariorum in Matthaeum praefatio, PL 107, col. 727D). Di fatto, nel commentare i testi biblici attingeva a piene mani ai Padri antichi, con speciale predilezione per Girolamo, Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno.

La spiccata sensibilità pastorale lo portò poi a farsi carico soprattutto di uno dei problemi più sentiti dai fedeli e dai ministri sacri del suo tempo: quello della Penitenza. Fu compilatore infatti di "Penitenziari" – così li si chiamava – nei quali, secondo la sensibilità dell’epoca, venivano elencati peccati e pene corrispondenti, utilizzando per quanto possibile motivazioni attinte alla Bibbia, alle decisioni dei Concili e alle Decretali dei Papi. Di tali testi si servirono pure i "Carolingi" nel loro tentativo di riforma della Chiesa e della società. Allo stesso intento pastorale rispondevano opere come "De disciplina ecclesiastica" e "De institutione clericorum" in cui, attingendo soprattutto ad Agostino, Rabano spiegava ai semplici e al clero della sua diocesi gli elementi fondamentali della fede cristiana: erano una specie di piccoli catechismi.

Vorrei concludere la presentazione di questo grande "uomo di Chiesa" citando alcune sue parole nelle quali ben si rispecchia la sua convinzione di fondo: "Chi è negligente nella contemplazione ("qui vacare Deo negligit"), si priva da se stesso della visione della luce di Dio; chi poi si lascia prendere in modo indiscreto dalle preoccupazioni e permette ai suoi pensieri di essere travolti dal tumulto delle cose del mondo si condanna all’assoluta impossibilità di penetrare i segreti del Dio invisibile" (Lib. I, PL 112, col. 1263A). Penso che Rabano Mauro rivolga queste parole anche a noi oggi: nei tempi del lavoro, con i suoi ritmi frenetici, e nei tempi delle vacanze dobbiamo riservare momenti a Dio. Aprire a Lui la nostra vita rivolgendoGli un pensiero, una riflessione, una breve preghiera, e soprattutto non dobbiamo dimenticare la domenica come il giorno del Signore, il giorno della liturgia, per percepire nella bellezza delle nostre chiese, della musica sacra e della Parola di Dio la bellezza stessa di Dio, lasciandolo entrare nel nostro essere. Solo così la nostra vita diventa grande, diventa vera vita.


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Je souhaite évoquer ce matin un homme d’Église hors-du-commun qui, dans la période du Haut Moyen-âge, contribua de façon décisive à la transmission de l’héritage du savoir antique et des Pères de l’Église. Il s’agit de Raban Maure auquel est traditionnellement attribué le célèbre texte du Veni Creator Spiritus. Né à Mayence autour de 780, il entre très jeune dans un monastère bénédictin où il se trouve immédiatement en contact familier avec la Parole de Dieu.

L’étendue de sa culture et son extraordinaire capacité de travail firent de lui le conseiller des princes, se distinguant par des réponses mesurées nourries de la Bible et des Pères de l’Église. Devenu abbé du monastère de Fulda, puis nommé Archevêque de Mayence, il conserva toujours dans l’exercice de sa charge un temps pour l’étude. Cela fit de lui un exégète, un philosophe, un poète, un pasteur et un homme de Dieu. Il commenta en particulier la Parole de Dieu avec le souci pastoral, de mettre à la disposition du plus grand nombre dans leur méditation la richesse des commentaires bibliques des Pères de l’Église, notamment de saint Jérôme, saint Ambroise, saint Augustin et saint Grégoire le Grand.

Aujourd’hui, par son enseignement et l’exemple de sa vie, Raban Maure nous invite encore à ne pas négliger de prendre du temps pour contempler le mystère de Dieu de sorte que les soucis du monde ne dominent pas notre pensée et notre cœur, mais la lumière de Dieu.

Je suis heureux de saluer les pèlerins francophones, notamment les pèlerins de la Province ecclésiastique de Marseille, les membres du Synode diocésain de Nice, accompagnés de l’Évêque, Mgr Louis Sankalé, les membres du Mouvement Foi et Vie venus de l’Île Maurice et les jeunes du collège Saint-Just d’Arbois. Que l’Esprit-Saint, reçu par l’Église au jour de la Pentecôte, chasse en vous toute peur et qu’il vous fasse brûler de son ardente charité ! Bon pèlerinage à tous !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our catechesis today deals with another great monastic figure of the High Middle Ages, Rabanus Maurus. Rabanus entered monastic life at a young age as an oblate, was trained in the liberal arts and received a broad formation in the Christian tradition. As the Abbot of Fulda and then as Archbishop of Mainz, he contributed through his vast learning and pastoral zeal to the unity of the Empire and the transmission of a Christian culture deeply nourished by the Scriptures and the Fathers of the Church. From his youth he wrote poetry, and he is probably the author of the famous hymn Veni Creator Spiritus. Indeed, his first theological work was a poem on the Holy Cross, in which the poetry was accompanied by an illuminated representation of the Crucified Christ. This medieval method of joining poetry to pictoral art sought to lift the whole person – mind, heart and senses – to the contemplation of the truth contained in God’s word. In the same spirit Rabanus sought to transmit the richness of the Christian cultural tradition through his prolific commentaries on the Scriptures, his explanations of the liturgy and his pastoral writings. This great man of the Church continues to inspire us by his example of an active ministry nourshed by study, profound contemplation and constant prayer.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Ireland, the Philippines and the United States. My particular greeting goes to the Sisters of the Society Devoted to the Sacred Heart. I also greet the many student groups present. Upon all of you I invoke God’s blessings of joy and peace!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Heute habe ich für meine Katechese eine geistliche Persönlichkeit aus der Karolingerzeit ausgewählt, den Mönch Rabanus Maurus. Rabanus wird im deutschen Sprachraum als Heiliger verehrt, sein Gedenktag ist der 4. Februar. Er wurde 780 in Mainz geboren, im Kindesalter kam er ins Kloster Fulda, wurde dort 822 Abt und dann 847 Bischof in seiner Vaterstadt. In Mainz ist er auch im Jahr 856 gestorben. Wegen seiner umfassenden Gelehrsamkeit hat man ihm den Beinamen „Lehrer Germaniens" gegeben. Dies spiegelt sich in seinem reichhaltigen Schrifttum wieder, das exegetische wie pädagogische Arbeiten umfaßt, Verzeichnisse von Bußen für bestimmte Sünden, die sogenannten Penitentiarien, Stellungnahmen zu kirchlichen Streitfragen, Predigten und Hymnen – wahrscheinlich ist der bekannte Hymnus zum Heiligen Geist Veni Creator Spiritus aus seiner Feder. Schließlich seien die Carmina erwähnt, das sind poetische Werke, die wohl auch im Gottesdienst zum Einsatz kamen. Sowohl in der Verkündigung wie auch mit seiner Lyrik wollte Rabanus das Verständnis der Menschen für das Wort Gottes öffnen und vertiefen. Nach seiner Überzeugung ist beim Glaubensakt nicht nur der Verstand am Werk, sondern der ganze Mensch mit seinen Sinnen und Empfindungen. In seinen Schriften geht es Rabanus also darum, nicht nur rationale Begriffe zu vermitteln, sondern auf künstlerische Weise Anstöße zu geben, daß der Mensch seinen Blick zum Wahren und Schönen erhebt und sich mit dem Geist, der Seele und den Sinnen dem Geheimnis unserer Erlösung zuwendet.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Der heilige Rabanus ermutigt uns, für das Wissen der Zeit aufgeschlossen zu sein, zugleich aber auch alles im Licht von Gottes Schöpferkraft zu betrachten. „Denn in ihm leben wir, bewegen wir uns und sind wir", wie der heilige Paulus sagt (Apg 17, 28). Für eure Zeit hier in Rom wünsche ich euch Gottes reichen Segen.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Rabano Mauro, nacido en Maguncia en torno al año setecientos ochenta, se le conoce como praeceptor Germaniae por el impulso que dio al pensamiento filosófico, teológico, exegético y espiritual de su tiempo, y por haber contribuido a la conversión al cristianismo de los pueblos limítrofes. Monje desde muy joven, fue Abad del Monasterio de Fulda y posteriormente Arzobispo de Maguncia. Su extraordinaria cultura le llevó a ser consejero de príncipes y garante de la unidad del imperio, lo cual no le impidió seguir cultivando el estudio, demostrando así que es compatible la entrega a los demás y la dedicación a la reflexión. Es probablemente el autor del famoso himno Veni Creator Spiritus. En sus escritos aparece su amor a la cruz, a la poesía, a la liturgia y a la Palabra de Dios, que comentó a lo largo de su vida basándose en los Santos Padres y con una clara intención pastoral. En ocasiones incluyó ilustraciones en el texto, para que la experiencia de fe abarcara también los sentidos y se abriera paso por la sensibilidad artística. Se preocupó mucho también de la disciplina eclesiástica y de la recta vida del clero.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los miembros del movimiento "Familias en Alianza", así como a los de El Salvador, España, Ecuador, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a que, a ejemplo de Rabano Mauro, las preocupaciones de este mundo nunca los aparten del amor de Dios.

Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Com amizade saúdo os diversos grupos do Brasil e demais peregrinos de língua portuguesa, com votos de que alcanceis aquilo que aqui vos trouxe de tão longe: parar junto das memórias dos Apóstolos e dos Mártires, meditando sobre o fim glorioso do seu combate por Cristo e receber a investidura do mesmo Espírito para idênticas batalhas em prol do triunfo do Evangelho no seio da família e da sociedade. Sobre cada um de vós e seus familiares, desça a minha Bênção.


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie Polaków. W tych dniach Kościół w Polsce obchodzi trzydziestolecie pierwszej pielgrzymki Jana Pawła II do Ojczyzny. Jednoczę się w dziękczynieniu za wszystko to, co w Polsce i w Europie dokonało się dzięki tej wizycie. Pozdrawiam członków ruchu „Światło-Życie", którzy spotykają się w Warszawie. Proszę Boga, aby rozwijał się ten ruch, któremu Kościół w Polsce tak dużo zawdzięcza. Szczególne pozdrowienie kieruję do młodych z Polski i z innych krajów gromadzących się w Lednicy. Przez Chrzest jesteście włączeni w Chrystusa. Wybierzcie Go świadomie, jako drogę i cel Waszej życiowej wędrówki. Niech wszystkim Bóg błogosławi.

[Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni la Chiesa in Polonia commemora il 30° anniversario del primo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Patria. Mi unisco nel ringraziamento per tutto ciò che grazie a quella visita si è compiuto nella Polonia e nell’Europa. Saluto i membri del movimento "Luce-Vita" che si incontrano a Varsavia. Chiedo a Dio che si sviluppi questo movimento, al quale la Chiesa in Polonia deve tanto. Un particolare saluto rivolgo ai giovani che si radunano a Lednica. Attraverso il Battesimo siete inseriti in Cristo. SceglieteLo coscientemente come via e traguardo del vostro cammino di vita. Dio benedica tutti.]


○ Saluto in lingua ungherese

Nagy szeretettel köszöntöm a magyar híveket, elsősorban azokat, akik Olaszliszkáról és Encsről érkeztek!

Kedves Testvéreim, a pünkösdi lélek segítsen Benneteket abban, hogy eredménnyel szolgáljátok a kiengesztelődés ügyét. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Con affetto saluto i fedeli di lingua ungherese, specialmente coloro che sono arrivati da Olaszliszka e da Encs!

Cari Fratelli e Sorelle, lo Spirito della Pentecoste vi aiuti nel conseguire con effetto la riconciliazione. Con la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua ceca

Vítám poutníky z farnosti Deblín!

V tomto měsíci červnu prosme Ježíše, který je tichý a pokorný srdcem, aby přetvořil naše srdce podle srdce svého. Všem vám žehnám. Chvála Kristu!

[Un benvenuto ai pellegrini della Parrocchia di Deblín!

In questo mese di giugno chiediamo a Gesù, che è mite e umile di cuore, di trasformare i nostri cuori secondo il Suo Cuore. Vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam pútnikov z Banskej Bystrice – Podlavíc, Košíc a Kobýl.

Bratia a sestry, modlite sa za vašich novokňazov, vysvätených v tomto mesiaci, aby verne hlásali evanjelium, spravovali Boží ľud a slávili Božie tajomstvá. Ochotne žehnám vás aj všetkých novokňazov. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini provenienti da Banská Bystrica – Podlavice, Košice e Kobyly.

Fratelli e sorelle, pregate per i vostri sacerdoti novelli, ordinati in questo mese, perché fedelmente annunzino il Vangelo, guidino il popolo di Dio e celebrino i misteri divini. Volentieri benedico voi e tutti sacerdoti novelli. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Cremona qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Dante Lanfranconi, come pure a quelli della diocesi di Verona ed incoraggio ciascuno a seguire in ogni circostanza gli insegnamenti evangelici. Saluto i partecipanti al Capitolo Generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù – Dehoniani e, nel formulare fervidi voti augurali al nuovo Superiore Generale e al suo Consiglio, esorto l’intero Istituto a vivere in pienezza il Vangelo della carità. Saluto con affetto i Seminaristi della diocesi di Nardò-Gallipoli, assicurando a tutti il mio orante ricordo.

Rivolgo ora un affettuoso saluto ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Cari giovani, domenica prossima celebreremo la solennità della Santissima Trinità. Vi auguro che la contemplazione del mistero trinitario vi introduca sempre più nell'Amore divino. Cari ammalati, grazie al Battesimo è presente la Santissima Trinità nella vostra vita. Ciò vi sia di sostegno per compiere in ogni circostanza la volontà del Signore. E voi, cari sposi novelli, possiate sempre ispirarvi alla comunione trinitaria per formare una famiglia cristiana nella quale vi sia dato di sperimentare, nel reciproco amore, la gioia della preghiera e dell'accoglienza della vita.
+PetaloNero+
00Thursday, June 4, 2009 4:06 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Presidenza del Consiglio Episcopale dell’America Latina (C.E.L.A.M.):

S.E. Mons. Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida (Brasile), Presidente,

S.E. Mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, Arcivescovo di Mérida (Venezuela), Primo Vice-Presidente,

S.E. Mons. Andrés Stanovnik, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Corrientes (Argentina), Secondo Vice-Presidente,

S.E. Mons. José Leopoldo González González, Vescovo tit. di Tuburnica, Ausiliare di Guadalajara (Messico), Segretario Generale;

S.E. Mons. Philip Edward Wilson, Arcivescovo di Adelaide (Australia), Presidente della Conferenza Episcopale Australiana,

con:

S.E. Mons. William Martin Morris, Vescovo di Toowoomba (Australia);

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Roberto Lückert León, Arcivescovo di Coro;

S.E. Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná;

S.E. Mons. Manuel Felipe Díaz Sánchez, Arcivescovo di Calabozo;

S.E. Mons. Ulises Antonio Gutiérrez Reyes, O. De M., Vescovo di Carora.
+PetaloNero+
00Friday, June 5, 2009 3:54 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

On. Peter Harry Carstensen, Ministro Presidente del Land Schleswig-Holstein (Repubblica Federale di Germania), e Seguito;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. César Ramón Ortega Herrera, Vescovo di Barcelona;

S.E. Mons. Felipe González González, O.F.M. Cap., Vescovo tit. di Sinnuara, Vicario Apostolico di Tucupita;

S.E. Mons. Ramón Antonio Linares Sandoval, Vescovo di Barinas;

S.E. Mons. Mariano José Parra Sandoval, Vescovo di Ciudad Guayana.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Joseph Spiteri, Arcivescovo tit. di Serta, Nunzio Apostolico in Sri Lanka, con i Familiari.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Seán Baptist Brady, Arcivescovo di Armagh (Irlanda)

con:

S.E. Mons. Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublin (Irlanda).
+PetaloNero+
00Saturday, June 6, 2009 3:50 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Georges Kahhalé Zouhaïraty, B.A., Vescovo tit. di Abila di Lisania, Esarca Apostolico per i fedeli Greco-Melkiti residenti in Venezuela;

S.E. Mons. Rafael Ramón Conde Alfonzo, Vescovo di Maracay;

S.E. Mons. José Angel Divassón Cilvetti, S.D.B., Vescovo tit. di Bamaccora, Vicario Apostolico di Puerto Ayacucho.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Comunità del Seminario Francese di Roma.









RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VESCOVO DI MAIDUGURI (NIGERIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Maiduguri (Nigeria) il Rev.do Oliver Dashe Doeme, del clero di Shendam, Parroco della St. Michael Church ad Anguldi.

Rev.do Oliver Dashe Doeme

Il Rev.do Oliver Dashe Doeme è nato il 13 dicembre 1960 nel villaggio di Kwanoeng, nella Diocesi di Jos. Dopo aver frequentato le Scuole della Missione Cattolica locale per la sua formazione primaria e secondaria, è entrato nel Seminario Maggiore di Makurdi per gli studi di Propedeutica e di Filosofia. Ha poi concluso gli studi di Teologia al Seminario Maggiore di S. Agostino a Jos. È stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1997 ed incardinato nella Diocesi Shendam al momento della sua erezione (2007).

Dopo la sua Ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: 1997 – 1999: Rettore del Seminario Minore di St. John Vianney a Barkin Ladi; 1999 – 2006: Preside del Collegio "Mary Immaculate" a Zawan; dal 2000: Parroco della zona pastorale di Anguldi.


NOMINA DEL PRO-PATRONO DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA

Il Papa ha nominato Pro-Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta S.E. Mons. Paolo Sardi, Arcivescovo titolare di Sutri, Vice-Camerlengo di S.R.C., finora Nunzio Apostolico con incarichi speciali.
+PetaloNero+
00Saturday, June 6, 2009 3:50 PM
UDIENZA ALLA COMUNITÀ DEL SEMINARIO FRANCESE DI ROMA

Alle 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i membri della Comunità del Seminario Francese di Roma e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Messieurs les Cardinaux,

Chers frères dans l’Episcopat,

Monsieur le Recteur,

Chers prêtres et séminaristes,

C’est avec joie que je vous accueille à l’occasion des célébrations qui marquent ces jours-ci un moment important de l’histoire du Séminaire pontifical français de Rome. La Congrégation du Saint-Esprit qui, depuis sa fondation, en avait jusqu’alors assumé la tutelle la remet à présent, après un siècle et demi de fidèle service, à la Conférence des Évêques de France.

Nous devons rendre grâce au Seigneur pour le labeur accompli dans cette institution où, depuis son ouverture, près de 5000 séminaristes ou jeunes prêtres ont été préparé à leur future vocation. En saluant le travail des membres de la Congrégation du Saint-Esprit, Pères et Frères, je souhaite confier d’une manière particulière au Seigneur les apostolats que la Congrégation fondée par le vénérable Père Liberman conserve et développe à travers le monde - et plus particulièrement en Afrique - à partir de son charisme qui n’a rien perdu de sa force et de sa justesse. Puisse le Seigneur bénir la Congrégation et ses missions.

La tâche de former des prêtres est une mission délicate. La formation proposée au séminaire est exigeante, car c’est une portion du peuple de Dieu qui sera confié à la sollicitude pastorale des futurs prêtres, ce peuple que le Christ a sauvé et pour lequel il a donné sa vie. Il est bon que les séminaristes se souviennent que si l’Église se montre exigeante avec eux, c’est parce qu’ils devront prendre soin de ceux que le Christ s’est si chèrement acquis. Les aptitudes demandées aux futurs prêtres sont nombreuses : la maturité humaine, les qualités spirituelles, le zèle apostolique, la rigueur intellectuelle ... Pour atteindre ces vertus, les candidats au sacerdoce doivent pouvoir non seulement en être les témoins chez leurs formateurs, mais plus encore ils doivent pouvoir être les premiers bénéficiaires de ces qualités vécues et dispensées par ceux qui ont la charge de les faire grandir. C’est une loi de notre humanité et de notre foi que nous ne soyons capables, le plus souvent, de donner que ce que nous avons au préalable reçu de Dieu à travers les médiations ecclésiales et humaines qu’il a instituées. Qui reçoit charge de discernement et de formation doit se rappeler que l’espérance qu’il a pour les autres, est en premier lieu un devoir pour lui-même.

Ce passage de témoin coïncide avec le début de L’année du Sacerdoce. C’est une grâce pour la nouvelle équipe de prêtres formateurs réunie par la Conférence des Évêques de France. Alors qu’elle reçoit sa mission, il lui est donné, comme à toute l’Église, la possibilité de scruter plus profondément l’identité du prêtre, mystère de grâce et de miséricorde. Il me plaît ici de citer l’éminente personnalité que fut le Cardinal Suhard, disant à propos des ministres du Christ : « Eternel paradoxe du prêtre. Il porte en lui les contraires. Il concilie, au prix de sa vie, la fidélité à Dieu et la fidélité à l’homme. Il a l’air pauvre et sans force… Il n’a en mains ni les moyens politiques, ni les ressources financières, ni la force des armes, dont d’autres se servent pour conquérir la terre. Sa force à lui, c’est d’être désarmé et de ‘pouvoir tout en Celui qui le fortifie’ » (Ecclesia n°141, p.21, Décembre 1960). Puissent ces paroles qui évoquent si bien la figure du saint Curé d’Ars retentir comme un appel vocationnel pour de nombreux jeunes chrétiens de France qui désirent une vie utile et féconde pour servir l’amour de Dieu.

La particularité du Séminaire français est d’être situé dans la ville de Pierre ; pour reprendre le vœu de Paul VI (cf. Discours aux anciens du Séminaire français, 11 septembre 1968), je souhaite qu’au cours de leur séjour à Rome, les séminaristes puissent de façon privilégiée se familiariser avec l’histoire de l’Église, découvrir l’ampleur de sa catholicité et sa vivante unité autour du successeur de Pierre et qu’ainsi soit à jamais fixé en leur cœur de pasteur l’amour de l’Église.

En invoquant sur vous tous d’abondantes grâces du Seigneur par l’intercession de la Bienheureuse Vierge Marie, de sainte Claire et du Bienheureux Pie IX, je vous accorde à tous de grand cœur ainsi qu’à vos familles, aux Anciens qui n’ont pu venir et au personnel laïc du Séminaire, la Bénédiction apostolique.
+PetaloNero+
00Sunday, June 7, 2009 1:36 AM
Il Papa a professori e alunni del seminario francese di Roma

La formazione dei sacerdoti
missione esigente



Chi forma sacerdoti "deve ricordarsi che la speranza che ha per gli altri è in primo luogo un dovere per se stessi". Lo ha detto il Papa a professori e alunni del seminario francese di Roma ricevuti in udienza sabato mattina 6 giugno, nella sala Clementina.


Signori Cardinali,
Cari fratelli nell'Episcopato,
Signor Rettore,
Cari sacerdoti e seminaristi,
È con gioia che vi accolgo in occasione delle celebrazioni che segnano in questi giorni un momento importante della storia del Pontificio Seminario Francese di Roma. La Congregazione dello Spirito Santo che, dalla sua fondazione, se ne è assunta la tutela, l'affida ora, dopo un secolo e mezzo di fedele servizio, alla Conferenza dei Vescovi di Francia.
Dobbiamo rendere grazie al Signore per l'opera svolta in questa istituzione in cui, dalla sua apertura, circa 5000 seminaristi o giovani sacerdoti sono stati preparati alla loro futura vocazione. Rendendo omaggio al lavoro dei membri della Congregazione del Santo Spirito, Padri e Fratelli, desidero affidare in modo particolare al Signore gli apostolati che la Congregazione fondata dal venerabile Padre Liberman conserva e sviluppa in tutto il mondo - e specialmente in Africa - a partire dal proprio carisma che non ha perduto nulla della sua forza e della sua pertinenza. Possa il Signore benedire la Congregazione e la sua missione!
Il compito di formare sacerdoti è una missione delicata. La formazione proposta nel seminario è esigente, poiché sarà una porzione del popolo di Dio a essere affidata alla sollecitudine pastorale dei futuri sacerdoti, quel popolo che Cristo ha salvato e per il quale ha dato la propria vita. È bene che i seminaristi si ricordino che se la Chiesa si mostra esigente con loro, è perché dovranno prendersi cura di coloro che Cristo ha a così caro prezzo attratto a sé. Le attitudini richieste ai futuri sacerdoti sono numerose: la maturità umana, le qualità spirituali, lo zelo apostolico, il rigore intellettuale... Per conseguire queste virtù, i candidati al sacerdozio non solo devono poter esserne i testimoni fra i loro formatori, ma ancor di più devono poter essere i primi beneficiari di queste qualità vissute e dispensate da quanti hanno il compito di farli crescere. È una legge della nostra umanità e della nostra fede il fatto che, molto spesso, siamo capaci di dare solo ciò che abbiamo ricevuto in precedenza da Dio attraverso le mediazioni ecclesiali e umane che Egli ha istituito. Chi riceve il compito del discernimento e della formazione deve ricordarsi che la speranza che ha per gli altri è in primo luogo un dovere per se stesso.
Questo passaggio di testimone coincide con l'inizio dell'Anno sacerdotale. È una grazia per il nuovo gruppo di sacerdoti formatori riuniti dalla Conferenza dei Vescovi di Francia. Mentre questa riceve la sua missione, le viene data, come a tutta la Chiesa, la possibilità di scrutare più profondamente l'identità del sacerdote, mistero di grazia e di misericordia. Mi compiaccio di citare qui quell'eminente personalità che fu il Cardinale Suhard, dicendo a proposito dei ministri di Cristo: "Eterno paradosso del sacerdote. Egli ha in sé i contrari. Concilia, a prezzo della sua vita, la fedeltà a Dio con la fedeltà all'uomo. Ha l'aria povera e senza forze... Non ha in mano né i mezzi politici, né le risorse finanziarie, né la forza delle armi, di cui altri si servono per conquistare la terra. La sua forza è di essere disarmato e di "potere ogni cosa in Colui che lo fortifica"" (Ecclesia n. 141, p. 21, dicembre 1960). Possano queste parole che evocano così bene la figura del santo Curato d'Ars risuonare come una chiamata vocazionale per molti giovani cristiani di Francia che desiderano una vita utile e feconda per servire l'amore di Dio!
Il Seminario Francese ha la particolarità di essere situato nella città di Pietro; per rispondere al voto di Paolo VI (cfr. Discorso agli ex-alunni del Seminario francese, 11 settembre 1968), auspico che nel corso del loro soggiorno a Roma, i seminaristi possano, in modo privilegiato, familiarizzare con la storia della Chiesa, scoprire l'ampiezza della sua cattolicità e la sua unità vivente attorno al Successore di Pietro, e che sia così impresso per sempre nel loro cuore di pastori l'amore della Chiesa.
Invocando su voi tutti abbondanti grazie del Signore per intercessione della Beata Vergine Maria, di santa Chiara e del beato Pio IX, imparto di cuore a tutti voi, alle vostre famiglie, agli ex-alunni che non sono potuti venire e al personale laico del Seminario, la Benedizione Apostolica.



(©L'Osservatore Romano - 7 giugno 2009)


+PetaloNero+
00Sunday, June 7, 2009 3:58 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore: oggi, la Santissima Trinità; giovedì prossimo, quella del Corpus Domini, che, in molti Paesi tra cui l’Italia, verrà celebrata domenica prossima; e infine, il venerdì successivo, la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell’Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti dell’unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo.

Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore "non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza" (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il "nome" della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. "O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!" (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del "nome" la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il "tessuto" di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore. "In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (At 17,28). La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio "genoma" la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.

La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell’Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei l’Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l’immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario.



DOPO L’ANGELUS

Rassemblés pour la prière de l’Angélus, en ce dimanche de la Sainte Trinité, je suis particulièrement heureux de vous saluer, chers pèlerins francophones. Aujourd’hui encore, l’Église nous demande de contempler Dieu dans son mystère d’Amour. Il est Père, Fils et Esprit. A la suite de Marie, je vous convie à vivre cet amour trinitaire afin d’en être ses témoins dans notre monde qui en a tant besoin. En ce mois de juin, je vous invite également à prier pour ceux qui vont être ordonnés prêtres ou diacres, ainsi que pour les séminaristes et pour leurs formateurs. Avec ma Bénédiction apostolique.

I extend cordial greetings to all the English-speaking pilgrims here today on this feast of the Most Holy Trinity, especially the members of the Holy Trinity Prayer Group from Texas. May the grace of our Lord Jesus Christ, the love of God and the fellowship of the Holy Spirit be with you all, and with your families and loved ones at home. And may your stay in Rome strengthen your faith, fill you with hope in God’s promises and inflame your hearts with his love. God bless all of you!

Gerne grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache, die heute am Dreifaltigkeitssonntag zum Angelusgebet gekommen sind. Mit dem Kreuzzeichen bekennen wir unseren Glauben an den Dreifaltigen Gott: Der Vater hat im Sohn seine Liebe zu uns Menschen offenbart und schenkt uns im Heiligen Geist das neue Leben als Kinder Gottes. Mit ganzem Herzen wollen wir Gott lieben und so das Geheimnis seiner Liebe den Menschen verkünden. Der Dreifaltige Gott erhalte uns alle in seiner Gnade.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana y a todos los que se unen a ella a través de la radio y la televisión. En esta solemnidad de la Santísima Trinidad, os invito a proclamar nuestra fe en Dios Padre, que ha enviado al mundo a su Hijo, Camino, Verdad y Vida, y al Espíritu de la santificación, para revelar a los hombres su inmenso amor y rescatarlos del pecado y de la muerte. Feliz domingo.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dziś, w niedzielę Najświętszej Trójcy, w sposób szczególny wielbimy Boga Ojca, Stworzyciela nieba i ziemi, który zesłał na świat swojego Syna Odkupiciela, i Ducha Uświęciciela. Wyznajemy Trójcę Osób, ich jedność w istocie i równość w majestacie. Niech ta wiara prowadzi nas do pełnego udziału w miłości Ojca i Syna, i Ducha Świętego.

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Oggi, domenica della Santissima Trinità, in modo particolare adoriamo Dio Padre, Creatore del cielo e della terra, che ha mandato nel mondo il suo Figlio, Redentore, e lo Spirito Santificatore. Proclamiamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura e l’uguaglianza nella maestà. Questa fede ci porti alla piena partecipazione all’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da Treviso, da Cagliari e dalla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis in Roma. Saluto inoltre l’Associazione "Giacomo Cusmano" di Palermo. A tutti auguro una buona domenica.
Sihaya.b16247
00Sunday, June 7, 2009 11:57 PM
Re:
Purtroppo ho perso l'Angelus e le repliche di Telepace!
Sapete se e dove è disponibile il video?? Su youtube c'è una fasdidiosa voce di sottofondo e il Papa non si sente!! [SM=g7564]
+PetaloNero+
00Monday, June 8, 2009 1:38 AM
Re: Re:
Sihaya.b16247, 07/06/2009 23.57:

Purtroppo ho perso l'Angelus e le repliche di Telepace!
Sapete se e dove è disponibile il video?? Su youtube c'è una fasdidiosa voce di sottofondo e il Papa non si sente!! [SM=g7564]




Lo trovi qui.... [SM=g8431] :

www.youtube.com/watch?v=ztkWpX-ftMU
+PetaloNero+
00Monday, June 8, 2009 4:14 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

Em.mo Card. Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas

con gli Ausiliari:

S.E. Mons. Saúl Figueroa Albornoz, Vescovo tit. di Amudarsa

S.E. Mons. Luis Armando Tineo Rivera, Vescovo tit. di Orreacelia

S.E. Mons. Jesús González de Zárate Salas, Vescovo tit. di Suava

S.E. Mons. Pedro Nicolás Bermúdez Villamizar,C.I.M., Vescovo tit. di Lamsorti, già Ausiliare;

S.E. Mons. Ramiro Díaz Sánchez, O.M.I., Vescovo tit. di Lari Castello, Vicario Apostolico di Machiques;

S.E. Mons. José Luis Azuaje Ayala, Vescovo di El Vigía-San Carlos del Zulia;

S.E. Mons. Tomás Jesús Zárraga Colmenares, Vescovo di San Carlos de Venezuela;

S.E. Mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, Arcivescovo di Mérida

con l’Ausiliare:

S.E. Mons. Luis Alfonso Márquez Molina, C.I.M., Vescovo tit. di Torre rotonda.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela in Visita "ad Limina Apostolorum".







RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL PRELATO TERRITORIALE DI TRONDHEIM (NORVEGIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Prelatura territoriale di Trondheim (Norvegia), presentata da S.E. Mons. Georg Müller, SS.CC., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.



NOMINA DI AUSILIARE DI PHILADELPHIA (U.S.A.)

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Philadelphia (U.S.A.) il Rev.do Mons. Timothy C. Senior, del clero della medesima arcidiocesi, Vicario per il Clero, assegnandogli la sede titolare vescovile di Floriana.

Rev.do Mons. Timothy C. Senior

Il Rev.do Mons. Timothy C. Senior è nato il 22 marzo 1960 a Philadelphia (Pennsylvania). Dopo aver frequentato le scuole elementari e superiori, è entrato nel "Saint Charles Seminary" a Overbrook, dove ha conseguito il Master in Teologia. Inoltre, ha ottenuto il "Master" in Amministrazione e in Lavoro Sociale presso il "Boston College".

È stato ordinato sacerdote il 18 maggio 1985.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi nell’arcidiocesi di Philadelphia: Vice Parroco della "Assumption B.V.M. Parish" a Feasterville (1985-1988); Direttore Aggiunto dell’Ufficio per la pastorale giovanile (1987-1988); Professore presso la "Archbishop Kennedy High School" (1988-1989); Vice Segretario dei "Catholic Human Services" (1992-1997); Segretario arcidiocesano dei "Catholic Human Services" (1997-2004). Dal 1995 è Cappellano del "Divine Providence Village" e, dal 2004, è Vicario per il Clero dell’arcidiocesi di Philadelphia.

È membro della "Pennsylvania Catholic Conference" e del "Council of Priests", del Collegio dei Consultori, del "Diocesan Priests’ Compensation and Benefits Committee" e del "Priests’ Personnel Board" nell’arcidiocesi di Philadelphia.

Il 16 marzo 2005 è stato nominato Prelato d’Onore di Sua Santità.

Oltre l’inglese, conosce lo spagnolo e il francese.
+PetaloNero+
00Monday, June 8, 2009 4:15 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL VENEZUELA

Alle ore 12.20 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, incontrati questa mattina e ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Señor Cardenal,

Queridos Hermanos en el Episcopado

1. Os doy mi cordial bienvenida, Pastores de la Iglesia en Venezuela, a este encuentro durante vuestra visita ad limina y, como Sucesor de Pedro, doy gracias al Señor por esta ocasión de confirmar a mis hermanos en la fe (cf. Lc 22, 32) y de participar con ellos en sus alegrías y preocupaciones, en sus proyectos y en sus dificultades.

Agradezco ante todo a Mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, Arzobispo de Maracaibo y Presidente de la Conferencia Episcopal Venezolana, sus palabras, que manifiestan vuestra comunión con el Obispo de Roma y Cabeza del Colegio Episcopal, así como los desafíos y esperanzas de vuestro ministerio pastoral.

2. En efecto, los retos que debéis afrontar en vuestra labor pastoral son cada vez más abundantes y difíciles, viéndose además en los últimos tiempos incrementados por una grave crisis económica mundial. Sin embargo, el momento actual ofrece también numerosos y verdaderos motivos de esperanza, de esa esperanza capaz de llenar los corazones de todos los hombres, y que «sólo puede ser Dios, el Dios que nos ha amado y que nos sigue amando hasta el extremo» (Spe salvi, 27). Al igual que hizo con los discípulos de Emaús (cf. Lc 24, 13-35), el Señor resucitado camina también a nuestro lado infundiéndonos su espíritu de amor y fortaleza, para que podamos abrir nuestros corazones a un futuro de esperanza y de vida eterna.

3. Tenéis por delante, queridos Hermanos, una apasionante tarea de evangelización y habéis iniciado la "Misión para Venezuela", en línea con la Misión Continental promovida por la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe, en Aparecida. También éstos son tiempos de gracia para los que se dedican por entero a la causa del Evangelio. Confiad en el Señor. Él hará fecunda vuestra entrega y vuestros sacrificios.

Os animo, por tanto, a incrementar las iniciativas para dar a conocer en toda su integridad y hermosura la figura y el mensaje de Jesucristo. Para ello, además de una buena formación doctrinal de todo el Pueblo de Dios, es importante fomentar una profunda vida de fe y oración. En la liturgia, y en el diálogo íntimo de la plegaria personal o comunitaria, el Resucitado viene a nuestro encuentro, transformando nuestro corazón con su presencia amorosa.

Deseo recordar también la necesidad de la vida espiritual de los Obispos. Éstos, configurados plenamente con Cristo Cabeza por el sacramento del Orden, son en cierto modo para la Iglesia a ellos confiada un signo visible del Señor Jesús (cf. Lumen gentium 21). Por eso, el ministerio pastoral ha de ser un reflejo coherente de Jesús, Siervo de Dios, mostrando a todos la importancia capital de la fe, así como la necesidad de poner en primer lugar la vocación a la santidad (cf. Juan Pablo II Exhor. ap. Pastores gregis, 12).

4. Para llevar a cabo una fructífera acción pastoral es indispensable la estrecha comunión afectiva y efectiva entre los Pastores del Pueblo de Dios, que «han de ser siempre conscientes de que están unidos entre sí y mostrar su solicitud por todas las Iglesias» (Christus Dominus, 6). Esta unidad, que hoy y siempre se ha de promover y expresar de manera visible, será fuente de consuelo y de eficacia apostólica en el ministerio que se os ha confiado.

5. El espíritu de comunión lleva a prestar una atención especial a vuestros sacerdotes. Ellos, colaboradores inmediatos del ministerio episcopal, han de ser los primeros destinatarios de vuestro cuidado pastoral, tratándolos con cercanía y fraterna amistad. Ello les ayudará a desempeñar con abnegación el ministerio recibido y también a acoger con espíritu filial, cuando fuere necesario, las advertencias sobre aquellos aspectos que deben mejorar o corregir. Por eso, os animo a redoblar los esfuerzos para impulsar el celo pastoral entre los presbíteros, de modo particular durante este próximo año sacerdotal que he querido declarar.

A esto se añade el interés que se ha de tener por el Seminario Diocesano, para alentar una esmerada y competente selección y formación de los llamados a ser pastores del Pueblo de Dios, sin escatimar medios humanos y materiales para ello.

6. Los fieles laicos, por su parte, participan según su modo específico en la misión salvífica de la Iglesia (cf. Lumen gentium, 33). Como discípulos y misioneros de Cristo, están llamados a iluminar y ordenar las realidades temporales de modo que respondan al designio amoroso de Dios (ibíd. 31). Para ello, hace falta un laicado maduro, que dé testimonio fiel de su fe y sienta el gozo de su pertenencia al Cuerpo de Cristo, al que debe ofrecerse, entre otras cosas, un adecuado conocimiento de la doctrina social de la Iglesia. En este sentido, aprecio vuestro empeño por irradiar la luz del Evangelio sobre los acontecimientos de mayor relevancia que afectan a vuestro País, sin otros intereses que la difusión de los más genuinos valores cristianos, con vistas también a favorecer la búsqueda del bien común, la convivencia armónica y la estabilidad social.

Os confío de un modo particular a quienes pasan necesidad. Seguid fomentando las múltiples iniciativas de caridad de la Iglesia en Venezuela, de modo que nuestros hermanos más indigentes puedan experimentar la presencia entre ellos de Aquel que dio su vida en la Cruz por todos los hombres.

7. Concluyo con una palabra de esperanza y aliento en vuestra tarea; contáis siempre con mi apoyo, solicitud y cercanía espiritual. Y os pido que llevéis mi saludo afectuoso a todos los miembros de vuestras Iglesias particulares: a los Obispos eméritos, los sacerdotes, religiosos y fieles laicos, especialmente a los matrimonios, a los jóvenes, a los ancianos y a las personas que sufren. Con estos sentimientos, e invocando la protección de la Virgen María, Nuestra Señora de Coromoto, tan querida en toda Venezuela, os imparto de corazón la Bendición Apostólica.

Paparatzifan
00Monday, June 8, 2009 7:56 PM
Re: Re:

Sihaya.b16247, 07/06/2009 23.57:

Purtroppo ho perso l'Angelus e le repliche di Telepace!
Sapete se e dove è disponibile il video?? Su youtube c'è una fasdidiosa voce di sottofondo e il Papa non si sente!! [SM=g7564]



E' già disponibile nella sezione dei video da scaricare.

Sihaya.b16247
00Monday, June 8, 2009 11:14 PM
Re: Re: Re:
+PetaloNero+, 08/06/2009 1.38:




GRAZIE!!! [SM=g9434] [SM=g9434] [SM=g9503] [SM=g9433] [SM=g7430]


Sihaya.b16247
00Monday, June 8, 2009 11:17 PM
Re: Re: Re:
Paparatzifan, 08/06/2009 19.56:




E' già disponibile nella sezione dei video da scaricare.




GRAZIE ANCHE A TE!!! VADO SUBITO A RECUPARARLO!! NON MI POSSO PERDERE QUESTO BELLISSIMO ANGELUS!!! [SM=g9503] [SM=g9503]

+PetaloNero+
00Tuesday, June 9, 2009 12:56 AM
Discorso del Papa ai presuli del Venezuela in visita “ad limina”
La dottrina sociale della Chiesa favorisce stabilità e bene comune



CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 8 giugno 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nel ricevere questo lunedì i presuli della Conferenza episcopale venezuelana in occasione della loro visita “ad limina Apostolorum”.

* * *

Signor Cardinale

Cari Fratelli nell'episcopato

1. Vi do il mio cordiale benvenuto, pastori della Chiesa in Venezuela, a questo incontro in occasione della vostra visita ad limina e, come Successore di Pietro, ringrazio il Signore per questa occasione di confermare i miei fratelli nella fede (cfr. Lc 22, 32) e di partecipare con loro alle loro gioie e alle loro preoccupazioni, ai loro progetti e alle loro difficoltà.

Ringrazio anzitutto Mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, Arcivescovo di Maracaibo e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, per le sue parole, che manifestano la vostra comunione con il Vescovo di Roma e Capo del Collegio Episcopale, così come le sfide e le speranze del vostro ministero pastorale.

2. Le sfide che dovete affrontare nel vostro compito pastorale sono infatti sempre più abbondanti e difficili, e inoltre negli ultimi tempi si sono incrementate a causa di una grave crisi economica mondiale. Il momento attuale offre tuttavia numerosi e veri motivi di speranza, di quella speranza capace di riempire i cuori di tutti gli uomini, che «può essere solo Dio — il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora fino alla fine» (Spe salvi, 27). Come ha fatto coi discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24, 13-35), il Signore risuscitato cammina anche al nostro fianco, infondendoci il suo spirito di amore e fortezza, affinché possiamo aprire i nostri cuori a un futuro pieno di speranza e di vita eterna.

3. Avete di fronte a voi, cari Fratelli, un appassionante compito di evangelizzazione e avete iniziato la «Missione per il Venezuela», in linea con la Missione Continentale promossa dalla V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, in Aparecida. Anche questi sono tempi di grazia per coloro i quali si dedicano totalmente alla causa del Vangelo. Confidate nel Signore. Lui renderà fecondi i vostri impegni e i vostri sacrifici.

Vi incoraggio, dunque, a incrementare le iniziative per far conoscere in tutta la loro integrità e bellezza la figura e il messaggio di Gesù Cristo. Perciò, oltre a una buona formazione dottrinale di tutto il Popolo di Dio, è importante promuovere una profonda vita di fede e preghiera. Nella liturgia e nel dialogo intimo della preghiera personale o comunitaria il Risorto viene incontro a noi, trasformando il nostro cuore con la sua presenza amorosa.

Desidero ricordare anche la necessità della vita spirituale dei Vescovi. Questi, configurati pienamente con Cristo Capo dal sacramento dell'Ordine, sono in certo modo per la Chiesa loro affidata un segno visibile del Signore Gesù (cfr. Lumen gentium, 21). Perciò, il ministero pastorale deve essere un riflesso coerente di Gesù, Servo di Dio, mostrando a tutti l'importanza fondamentale della fede, così come il bisogno di mettere al primo posto la vocazione alla santità (cfr. Giovanni Paolo ii, Esort. Ap. Pastores gregis, 12).

4. Per svolgere una fruttuosa azione pastorale è indispensabile la stretta comunione affettiva ed effettiva tra i Pastori del Popolo di Dio, che devono «essere sempre tra loro uniti e dimostrarsi solleciti di tutte le Chiese» (Christus Dominus, 6). Quest'unità, che oggi e sempre deve essere promossa ed espressa in maniera visibile, sarà fonte di consolazione e di efficacia apostolica nel ministero che vi è stato affidato.

5. Lo spirito di comunione vi deve portare a prestare speciale attenzione ai vostri sacerdoti. Questi, collaboratori immediati del ministero episcopale, devono essere i primi destinatari della vostra cura pastorale, devono essere trattati con la vicinanza e con fraterna amicizia. Ciò li aiuterà a svolgere con dedizione il ministero ricevuto e anche ad accogliere con spirito filiale, se fosse necessario, gli avvertimenti riguardo aspetti che devono migliorare o correggere. Perciò, vi incoraggio a raddoppiare gli sforzi per stimolare lo zelo pastorale tra i presbiteri, in particolare durante questo prossimo anno sacerdotale che ho voluto indire.

A questo si aggiunge l'interesse che bisogna mostrare riguardo al Seminario Diocesano, per incoraggiare una attenta e competente selezione e formazione di coloro che sono stati chiamati a essere pastori del Popolo di Dio, senza risparmiare mezzi umani e materiali per questo.

6. I fedeli laici, da parte loro, partecipano secondo il loro modo specifico alla missione salvifica della Chiesa (cfr. Lumen gentium, 33). Come discepoli e missionari di Cristo, sono chiamati a illuminare e ordinare le realtà temporali affinché rispondano al disegno amoroso di Dio (ibid. 31). Perciò, c'è bisogno di un laicato maturo, che testimoni fedelmente la sua fede e senta la gioia della sua appartenenza al Corpo di Cristo, al quale è necessario offrire, tra l'altro, un'adeguata conoscenza della dottrina sociale della Chiesa. In questo senso, apprezzo il vostro impegno per irradiare la luce del Vangelo sugli avvenimenti di maggior rilievo che riguardano il vostro Paese, senza cercare nessun altro interesse se non la diffusione dei più autentici valori cristiani, in vista anche di favorire la ricerca del bene comune, la convivenza armonica e la stabilità sociale.

Vi affido in modo particolare i bisognosi. Continuate a promuovere le molteplici iniziative di carità della Chiesa in Venezuela, affinché i nostri fratelli più bisognosi possano sperimentare la presenza tra di loro di Colui che ha dato la sua vita sulla Croce per tutti gli uomini.

7. Vorrei concludere con una parola di speranza e incoraggiamento per il vostro compito; contate sempre sul mio sostegno, sulla mia sollecitudine e sulla mia vicinanza spirituale. Vi chiedo di portare i miei affettuosi saluti a tutti i membri delle vostre Chiese particolari: ai Vescovi emeriti, ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici, in modo speciale agli sposi, ai giovani, agli anziani e alle persone che soffrono. Con questi sentimenti, e invocando la protezione della Vergine Maria, Nostra Signora di Coromoto, tanto amata in tutta Venezuela, vi imparto di cuore la benedizione apostolica.

[Traduzione del testo in spagnolo a cura de “L'Osservatore Romano”]

+PetaloNero+
00Tuesday, June 9, 2009 8:14 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI WILCANNIA-FORBES (AUSTRALIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Wilcannia-Forbes (Australia), presentata da S.E. Mons. Christopher Henry Toohey in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

NOMINA DEL VESCOVO DI AITAPE (PAPUA NUOVA GUINEA)

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Aitape (Papua Nuova Guinea) S.E. Mons. Otto Separy, finora Vescovo titolare di Pupiana ed Ausiliare della medesima diocesi.
+PetaloNero+
00Tuesday, June 9, 2009 8:15 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


CELEBRAZIONE DEI SECONDI VESPRI DELLA SOLENNITÀ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

Venerdì 19 giugno 2009, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà alle ore 18 nella Basilica Vaticana la Celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità in occasione dell’apertura dell’Anno Sacerdotale, nel 150° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney.



+PetaloNero+
00Wednesday, June 10, 2009 5:02 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI TEHUANTEPEC (MESSICO)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di Tehuantepec (Messico), prsentata da S.E. Mons. José Refugio Mercado Díaz, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

+PetaloNero+
00Wednesday, June 10, 2009 5:03 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su Giovanni Scoto Eriugena.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei parlare di un notevole pensatore dell’Occidente cristiano: Giovanni Scoto Eriugena, le cui origini però sono oscure. Proveniva certamente dall’Irlanda, dove era nato agli inizi dell’800, ma non sappiamo quando abbia lasciato la sua Isola per attraversare la Manica ed entrare così a far parte pienamente di quel mondo culturale che stava rinascendo intorno ai Carolingi, e in particolare intorno a Carlo il Calvo, nella Francia del IX secolo. Come non si conosce la data certa della sua nascita, così ignoriamo anche l’anno della sua morte che, secondo gli studiosi, dovrebbe comunque collocarsi intorno all’anno 870.

Giovanni Scoto Eriugena aveva una cultura patristica, sia greca che latina, di prima mano: conosceva infatti direttamente gli scritti dei Padri latini e greci. Conosceva bene, fra le altre, le opere di Agostino, di Ambrogio, di Gregorio Magno, grandi Padri dell’Occidente cristiano, ma conosceva altrettanto bene il pensiero di Origene, di Gregorio di Nissa, di Giovanni Crisostomo e di altri Padri cristiani di Oriente non meno grandi. Era un uomo eccezionale, che dominava in quel tempo anche la lingua greca. Dimostrò un’attenzione particolarissima per San Massimo il Confessore e, soprattutto, per Dionigi l’Areopagita. Sotto questo pseudonimo si nasconde uno scrittore ecclesiastico del V secolo, della Siria, ma tutto il Medioevo e anche Giovanni Scoto Eriugena, fu convinto che questo autore fosse identico ad un discepolo diretto di san Paolo, del quale si parla negli Atti degli Apostoli (17,34). Scoto Eriugena, convinto di questa apostolicità degli scritti di Dionigi, lo qualificava ‘autore divino’ per eccellenza; gli scritti di lui furono perciò una fonte eminente del suo pensiero. Giovanni Scoto tradusse in latino le sue opere. I grandi teologi medioevali, come san Bonaventura, hanno conosciuto le opere di Dionigi tramite questa traduzione. Si dedicò per tutta la vita ad approfondire e sviluppare il suo pensiero, attingendo a questi scritti, al punto che ancora oggi qualche volta può essere arduo distinguere dove abbiamo a che fare col pensiero di Scoto Eriugena e dove invece egli non fa altro che riproporre il pensiero dello Pseudo Dionigi.

In verità, il lavoro teologico di Giovanni Scoto non ebbe molta fortuna. Non solo la fine dell’era carolingia fece dimenticare le sue opere; anche una censura da parte dell’Autorità ecclesiastica gettò un’ombra sulla sua figura. In realtà, Giovanni Scoto rappresenta un platonismo radicale, che qualche volta sembra avvicinarsi ad una visione panteistica, anche se le sue intenzioni personali soggettive furono sempre ortodosse. Di Giovanni Scoto Eriugena ci sono giunte alcune opere, tra le quali meritano di essere ricordate, in particolare, il trattato "Sulla divisione della natura" e le "Esposizioni sulla gerarchia celeste di san Dionigi". Egli vi sviluppa stimolanti riflessioni teologiche e spirituali, che potrebbero suggerire interessanti approfondimenti anche ai teologi contemporanei. Mi riferisco, ad esempio, a quanto egli scrive sul dovere di esercitare un discernimento appropriato su ciò che viene presentato come auctoritas vera, oppure sull’impegno di continuare a cercare la verità fino a che non se ne raggiunga una qualche esperienza nell’adorazione silenziosa di Dio.

Il nostro autore dice: "Salus nostra ex fide inchoat: la nostra salvezza comincia con la fede". Non possiamo cioè parlare di Dio partendo dalle nostre invenzioni, ma da quanto dice Dio di se stesso nelle Sacre Scritture. Poiché tuttavia Dio dice solo la verità, Scoto Eriugena è convinto che l’autorità e la ragione non possano mai essere in contrasto l’una con l’altra; è convinto che la vera religione e la vera filosofia coincidono. In questa prospettiva scrive: "Qualunque tipo di autorità che non venga confermata da una vera ragione dovrebbe essere considerata debole… Non è infatti vera autorità se non quella che coincide con la verità scoperta in forza della ragione, anche se si dovesse trattare di un’autorità raccomandata e trasmessa per l’utilità dei posteri dai santi Padri" (I, PL 122, col 513BC). Conseguentemente, egli ammonisce: "Nessuna autorità ti intimorisca o ti distragga da ciò che ti fa capire la persuasione ottenuta grazie ad una retta contemplazione razionale. Infatti l’autentica autorità non contraddice mai la retta ragione, né quest’ultima può mai contraddire una vera autorità. L’una e l’altra provengono senza alcun dubbio dalla stessa fonte, che è la sapienza divina" (I, PL 122, col 511B). Vediamo qui una coraggiosa affermazione del valore della ragione, fondata sulla certezza che l’autorità vera è ragionevole, perchè Dio è la ragione creatrice.

La Scrittura stessa non sfugge, secondo Eriugena, alla necessità di essere accostata utilizzando il medesimo criterio di discernimento. La Scrittura infatti - sostiene il teologo irlandese riproponendo una riflessione già presente in Giovanni Crisostomo - pur provenendo da Dio, non sarebbe stata necessaria se l’uomo non avesse peccato. Si deve dunque dedurre che la Scrittura fu data da Dio con un intento pedagogico e per condiscendenza, perché l’uomo potesse ricordare tutto ciò che gli era stato impresso nel cuore fin dal momento della sua creazione "ad immagine e somiglianza di Dio" (cfr Gn 1,26) e che la caduta originale gli aveva fatto dimenticare. Scrive l’Eriugena nelle Expositiones: "Non è l’uomo che è stato creato per la Scrittura, della quale non avrebbe avuto bisogno se non avesse peccato, ma è piuttosto la Scrittura – intessuta di dottrina e di simboli - che è stata data per l’uomo. Grazie ad essa infatti la nostra natura razionale può essere introdotta nei segreti dell’autentica pura contemplazione di Dio" (II, PL 122, col 146C). La parola della Sacra Scrittura purifica la nostra ragione un po’ cieca e ci aiuta a ritornare al ricordo di ciò che noi, in quanto immagine di Dio, portiamo nel nostro cuore, vulnerato purtroppo dal peccato.

Derivano da qui alcune conseguenze ermeneutiche, circa il modo di interpretare la Scrittura, che possono indicare ancora oggi la strada giusta per una corretta lettura della Sacra Scrittura. Si tratta infatti di scoprire il senso nascosto nel testo sacro e questo suppone un particolare esercizio interiore grazie al quale la ragione si apre al cammino sicuro verso la verità. Tale esercizio consiste nel coltivare una costante disponibilità alla conversione. Per giungere infatti alla visione in profondità del testo è necessario progredire simultaneamente nella conversione del cuore e nell’analisi concettuale della pagina biblica sia essa di carattere cosmico, storico o dottrinale. E’ infatti solo grazie alla costante purificazione sia dell’occhio del cuore che dell’occhio della mente che si può conquistare l’esatta comprensione.

Questo cammino impervio, esigente ed entusiasmante, fatto di continue conquiste e relativizzazioni del sapere umano, porta la creatura intelligente fin sulla soglia del Mistero divino, dove tutte le nozioni accusano la propria debolezza e incapacità e impongono perciò, con la semplice forza libera e dolce della verità, di andare sempre oltre tutto ciò che viene continuamente acquisito. Il riconoscimento adorante e silenzioso del Mistero, che sfocia nella comunione unificante, si rivela perciò come l’unica strada di una relazione con la verità che sia insieme la più intima possibile e la più scrupolosamente rispettosa dell’alterità. Giovanni Scoto - utilizzando anche in questo un vocabolario caro alla tradizione cristiana di lingua greca - ha chiamato questa esperienza alla quale tendiamo "theosis" o divinizzazione, con affermazioni ardite al punto che fu possibile sospettarlo di panteismo eterodosso. Resta forte comunque l’emozione di fronte a testi come il seguente dove - ricorrendo all’antica metafora della fusione del ferro - scrive: "Dunque come tutto il ferro reso rovente si è liquefatto al punto che sembra esserci soltanto fuoco e tuttavia restano distinte le sostanze dell’uno e dell’altro, così si deve accettare che dopo la fine di questo mondo tutta la natura, sia quella corporea che quella incorporea, manifesti soltanto Dio e tuttavia resti integra in modo tale che Dio possa essere in qualche modo com-preso pur restando in-comprensibile e la creatura stessa venga trasformata, con meraviglia ineffabile, in Dio" (V, PL 122, col 451B).

In realtà, l’intero pensiero teologico di Giovanni Scoto è la dimostrazione più palese del tentativo di esprimere il dicibile dell’indicibile Dio, fondandosi unicamente sul mistero del Verbo fatto carne in Gesù di Nazaret. Le tante metafore da lui utilizzate per indicare questa realtà ineffabile dimostrano quanto egli sia consapevole dell’assoluta inadeguatezza dei termini con cui noi parliamo di queste cose. E tuttavia resta l’incanto e quell’atmosfera di autentica esperienza mistica che si può di tanto in tanto toccare con mano nei suoi testi. Basti citare, a riprova di ciò, una pagina del De divisione naturae che tocca in profondità l’animo anche di noi credenti del XXI secolo: "Non si deve desiderare altro – egli scrive - se non la gioia della verità che è Cristo, né altro evitare se non l’assenza di Lui. Questa infatti si dovrebbe ritenere causa unica di totale ed eterna tristezza. Toglimi Cristo e non mi rimarrà alcun bene né altro mi atterrirà quanto la sua assenza. Il più grande tormento di una creatura razionale sono la privazione e l’assenza di Lui" (V, PL 122, col 989a). Sono parole che possiamo fare nostre, traducendole in preghiera a Colui che costituisce l’anelito anche del nostro cuore.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

J’évoque aujourd’hui pour vous un penseur important de l’Occident chrétien : Jean Scot Érigène. Probablement né en Irlande au tout début du neuvième siècle, il rejoint le continent où il va prendre part, dans la France de Charles le Chauve, au mouvement de la renaissance carolingienne.

Jean Scot Érigène se distinguait par une grande connaissance des Pères de l’Église aussi bien latins que grecs, avec une prédilection particulière pour le Pseudo-Denys dont il cherchera à prolonger les intuitions. Sa théologie est tout entière tendue vers un au-delà d’elle-même où l’effort conceptuel trouve sa récompense et ses limites : la contemplation et l’adoration silencieuse de Dieu.

Si sa pensée n’a pas fait école, elle offre néanmoins encore aujourd’hui d’intéressantes perspectives en particulier pour la lecture de l’Écriture sainte. Celle-ci, rappelle-t-il, a été donnée par miséricorde à l’homme consécutivement au péché afin que l’homme puisse retrouver tout ce qui était inscrit en son cœur au moment de sa création « à l’image et à la ressemblance de Dieu ». Cela signifie qu’il ne peut y avoir de compréhension de la Parole de Dieu sans, à la fois, une analyse rigoureuse du texte biblique et une disponibilité permanente à la conversion. La clairvoyance de l’intelligence ne peut pas jamais séparée de la purification du cœur.

Je suis heureux de souhaiter la bienvenue aux pèlerins francophones. J’adresse un cordial salut aux nombreux membres du Variété Club de France et aux évêques qui les accompagnent, ainsi qu’aux pèlerins canadiens, suisses et français. Que l’Esprit Saint donne à chacun le désir de toujours chercher le Christ et la grâce de le découvrir présent dans la création et dans vos frères ! Bon pèlerinage à tous !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today we consider the figure of John Scotus Erigena, an influential Christian thinker of the Carolingian period. Erigena’s interest in Eastern patristic theology, especially that of Dionysius, led him to study the latter’s works thoroughly and to translate them into Latin. According to Erigena, a believer is to seek the truth until he or she reaches a silent adoration of God in whose nature we participate by theosis, or "divinization". Since this experience can never be expressed fully in words, his theology proceeds by apophasis – that is, by asserting primarily what God is not. Yet he also holds that reason is indispensable in the human quest for God. Sacred Scripture, in fact, allows man to recall the truth which was impressed upon his soul at the beginning of time, but which had been forgotten through original sin. By reading the Bible, we can uncover the secrets of a pure, authentic contemplation of God. Let us therefore pursue the path of continual conversion in order to mine the riches of God’s word in our daily prayer and meditation.

I warmly greet all the English-speaking visitors present today. In a special way, I welcome seminarians from the United States participating in The Rome Experience Program, as well as pilgrims from the Archdiocese of Karachi in Pakistan. God bless you all!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Zu den wichtigen Denkern der karolingischen Zeit zählte Johannes Scotus Eriugena. Die genauen Lebensdaten dieses irischen Gelehrten, der vor allem unter Karl dem Kahlen am Hofe des westfränkischen Reiches wirkte, sind nicht bekannt. Vermutlich ist er um das Jahr 870 gestorben. Johannes Scotus Eriugena besaß eine patristische Bildung aus erster Hand. Besondere Aufmerksamkeit schenkte er dem heiligen Maximus Confessor und Dionysius Areopagita, deren Schriften er auch ins Lateinische übertrug. In seinem Hauptwerk „De divisione naturae" zeigte Johannes die Widerspruchslosigkeit von wahrer Autorität und Vernunft auf, die ja beide aus derselben Quelle hervorgehen, nämlich der göttlichen Weisheit. Dabei hat die logische Stringenz als Kriterium der Wahrheit Vorrang vor der Autorität. Für die rechte Auslegung der Heiligen Schrift braucht es eine ständige Bereitschaft zur Umkehr. Um zum tieferen Verständnis des Textes zu gelangen, sind gleichzeitig Fortschritte in der persönlichen Bekehrung und in der begrifflichen Analyse vonnöten, die fortwährende Reinigung des Auges des Herzens und des Geistes. In seinem Denken vertrat Eriugena eine apophatische Theologie. Die Suche nach der Wahrheit führt zu einem betenden und schweigenden Erkennen des Geheimnisses Gottes. Diese unsagbare Erfahrung mystischer Gemeinschaft und Vereinigung mit Gott bezeichnete er mit dem griechischen Ausdruck „theosis" – Vergöttlichung. So sind manche seiner Intuitionen, die den Ideen griechischer Autoren nahestehen, später von den großen Mystikern weiterentwickelt worden.

Gerne heiße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache und aus den Niederlanden willkommen. Ein Wort des Johannes Scotus Eriugena mag uns gleichsam als Gebet begleiten: „Nichts anderes wünsche ich als die Freude der Wahrheit, die Christus ist. Wenn du mir Christus nimmst, bleibt mir kein Gut mehr, und nichts anderes fürchte ich als sein Fehlen" (vgl. De div. nat., V). Der Herr schenke euch seine Gnade!


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Juan Escoto Eriúgena fue un destacado filósofo del renacimiento carolingio. Poco o nada se sabe de su origen, excepto que nació en torno al año ochocientos, en Irlanda. Posteriormente, se estableció en la corte del rey francés Carlos el Calvo. Murió alrededor del año ochocientos setenta. Fue un buen conocedor de la cultura patrística, dedicando una atención especial a san Máximo el Confesor y, sobre todo, a Dionisio el Areopagita, al que identificaba con aquel ateniense de igual nombre que san Pablo encontró en Atenas, y del cual se habla en el libro de los Hechos de los Apóstoles. A Dionisio, Juan Escoto lo calificaba como el "autor divino" por excelencia y tradujo sus obras del griego al latín. Las intuiciones de Escoto Eriúgena fueron luego recogidas y desarrolladas por algunos grandes místicos occidentales, en particular por el famoso Maestro Eckhart. Sus escritos más importante son el tratado "sobre la división de la naturaleza" y "las exposiciones sobre la jerarquía celeste de San Dionisio". En toda su producción teológica, Juan Escoto se esfuerza por expresar lo inefable de Dios, basándose para ello en el misterio del Verbo hecho carne en Jesús de Nazaret.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los sacerdotes y fieles de la Archidiócesis de Mérida-Badajoz, a los feligreses de distintas parroquias de España, así como a los grupos procedentes de México y otros países latinoamericanos. Siguiendo las enseñanzas de Juan Escoto, os invito a no desear otra cosa sino el encuentro con Cristo, fuente de la verdadera alegría, y a no tener más tristeza que estar alejados de Él. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Dirijo agora uma cordial saudação a todos os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente ao grupo brasileiro de Santa Catarina e aos «pequenos cantores» de Amorim, Portugal, pedindo à Virgem Mãe que guarde a vida e a família de cada um como um canto de louvor perene a Deus e de bênção generosa para quantos cruzam o seu caminho. Obrigado pela vossa jubilosa participação neste encontro com o Sucessor de Pedro. Sobre vós e vossos entes queridos, desça a minha Bênção!


○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Jutro przypada uroczystość Najświętszego Ciała i Krwi Chrystusa. Ten dzień przypomina nam o cudzie Bożej obecności pod postaciami chleba i wina w Eucharystii. Będziemy w szczególny sposób adorować Pana podczas Mszy św. i procesji. Niech uczestnictwo w tej liturgii budzi w nas wiarę, abyśmy przyjmując Ciało i Krew Chrystusa coraz pełniej doświadczali Jego nieskończonej miłości. Niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto tutti i polacchi. Domani si celebra la solennità del Sacratissimo Corpo e Sangue di Cristo. Questo giorno ci ricorda il miracolo della presenza Divina sotto le specie del pane e del vino nell’Eucaristia. In modo particolare adoreremo il Signore durante la Santa Messa e la processione. La partecipazione a questa liturgia ravvivi la nostra fede, affinché, ricevendo il Corpo e il Sangue di Cristo, sempre più pienamente sperimentiamo il suo infinito amore. Dio vi benedica.]


○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca vítam pútnikov z Kláštora pod Znievom, Tajova, Horných Hámrov, Kysúc, Košíc a Považia. Osobitne pozdravujem Základnú školu a Scholu cantorum Jána Pavla Druhého z Bratislavy - Vajnor.

Bratia a sestry, Kristus je cesta k Otcovi a v Eucharistii sa ponúka každému z nás ako prameň božského života. Čerpajme vytrvalo z toho prameňa. S týmto želaním žehnám vás i vašich drahých.

Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore do il benvenuto ai pellegrini provenienti da Kláštor pod Znievom, Tajov, Horné Hámre, Kysuce, Košice e Považie. Particolarmente saluto la Scuola elementare e Schola cantorum Giovanni Paolo II da Bratislava-Vajnory.

Fratelli e sorelle, Cristo è la via che conduce al Padre e nell’Eucaristia si offre ad ognuno di noi come sorgente di vita divina. Attingiamone con perseveranza. Con questi voti benedico voi ed i vostri cari.

Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačnu dobrodošlicu upućujem dragim hrvatskim hodočasnicima, a posebno vjernicima iz župe Uzvišenja Svetog Križa iz Netretičkog Završja te članove Udruge ''Sveta Zemlja'' iz Hrvatske, Bosne i Hercegovine i Crne Gore. Sudjelovanje na euharistijskom slavlju i blagovanje Tijela Kristova neka vam daju snage i hrabrosti u vašem kršćanskom svjedočenju i življenju. Hvaljen Isus i Marija!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia dell’Elevazione della Santa Croce di Netretičko Završje, ed ai membri dell’Associazione "Terra Santa" da Croazia, Bosnia ed Erzegovina e dal Montenegro. La partecipazione alla celebrazione Eucaristica e l’accostarvi al Corpo di Cristo vi diano la forza ed il coraggio nella vostra vita e testimonianza cristiana. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti della diocesi di Padova assicurando la mia preghiera affinchè il loro ministero sia spiritualmente fecondo. Saluto i fedeli di Poggio Sannita, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Domenico Scotti e li esorto a proseguire nell’autentica devozione alla Vergine santa, Madre della Grazia. Saluto i fedeli di Bolsena e, nel ringraziarli per l’omaggio florale che hanno realizzato, li incoraggio ad attingere dall’Eucaristia la forza per testimoniare incessantemente i valori cristiani.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. La festa del Corpus Domini, che celebreremo domani, ci offre l'occasione per approfondire la nostra fede ed il nostro amore per l'Eucaristia. Cari giovani - specialmente voi, cari ragazzi di Castellaneta, che avete ricevuto da poco la Prima Comunione - il sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo sia l'alimento spirituale d'ogni giorno per avanzare nel cammino della santità; per voi, cari ammalati, sia il sostegno ed il conforto nella prova e nella sofferenza; e per voi, cari sposi novelli, sia la ragione profonda del vostro amore che si esprime nella vostra quotidiana condotta.


+PetaloNero+
00Friday, June 12, 2009 4:38 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, F.M.I., Arcivescovo di Maracaibo

con il Vescovo Ausiliare:

S.E. Mons. Cástor Oswaldo Azuaje Pérez, O.C.D., Vescovo tit. di Vertara;

S.E. Mons. Antonio José López Castillo, Arcivescovo di Barquisimeto

con l’Arcivescovo emerito:

S.E. Mons. Tulio Manuel Chirivella Varela;

S.E. Mons. Vicente Ramón Hernández Peña, Vescovo di Trujillo;

S.E. Mons. Enrique Pérez Lavado, Vescovo di Maturín, Amministratore Apostolico di Carúpano;

S.E. Mons. Reinaldo Del Prette Lissot, Arcivescovo di Valencia en Venezuela.

Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:

S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Arcivescovo tit. di Tibica, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.





RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI NEW ORLEANS (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di New Orleans (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Alfred Clifton Hughes, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di New Orleans (U.S.A.) S.E. Mons. Gregory Michael Aymond, finora Vescovo di Austin.

S.E. Mons. Gregory Michael Aymond

S.E. Mons. Gregory Michael Aymond è nato a New Orleans (Louisiana) il 12 novembre 1949. Dopo aver frequentato la scuola elementare presso la Saint James Major Parish School e quella secondaria presso la Cor Jesu High School, è entrato nel seminario arcidiocesano minore Saint Joseph e poi in quello maggiore Notre Dame, dove ha ottenuto il Master of Divinity.

È stato ordinato sacerdote il 10 maggio 1975 per l’arcidiocesi di New Orleans.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, è stato professore del St. John Vianney Preparatory Seminary (1975-1981) e, poi, Professore e Direttore dell’Apostolato Pastorale del Seminario Notre Dame (1981-1986), di cui è divenuto Rettore-Presidente (1986-2000).

È stato anche Direttore diocesano della Società per la Propagazione della Fede e dell’Associazione della Santa Infanzia. Ha prestato inoltre, la propria collaborazione pastorale nella Saint Ann Parish in Metairie.

È stato nominato Vescovo titolare di Acolla ed Ausiliare di New Orleans (Louisiana) il 19 novembre 1996 e consacrato il 10 gennaio 1997. È stato nominato Vescovo Coadiutore di Austin (Texas) il 2 giugno 2000 e ha assunto quindi il governo della diocesi il 2 gennaio 2001.

S.E. Mons. Aymond è stato Presidente del Board of Directors of the National Catholic Educational Association (2000-2004). Nel seno della Conferenza Episcopale, è stato Presidente del Committee on the Protection of Children and Young People. Attualmente è Membro di vari comitati della stessa Conferenza Episcopale.

+PetaloNero+
00Friday, June 12, 2009 4:39 PM
Omelia del Papa per la solennità del Corpus Domini


ROMA, venerdì, 12 giugno 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia pronunciata questo giovedì da Benedetto XVI nel celebrare la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

* * *

"Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue "

Cari fratelli e sorelle,

queste parole che Gesù pronunciò nell’Ultima Cena, vengono ripetute ogni volta che si rinnova il Sacrificio eucaristico. Le abbiamo ascoltate poco fa nel Vangelo di Marco e risuonano con singolare potenza evocativa quest’oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel Cenacolo, ci fanno rivivere il clima spirituale di quella notte quando, celebrando la Pasqua con i suoi, il Signore nel mistero anticipò il sacrificio che si sarebbe consumato il giorno dopo sulla croce. L’istituzione dell’Eucaristia ci appare così come anticipazione e accettazione da parte di Gesù della sua morte. Scrive in proposito sant’Efrem Siro: Durante la cena Gesù immolò se stesso; sulla croce Egli fu immolato dagli altri (cfr Inno sulla crocifissione 3, 1).

"Questo è il mio sangue". Chiaro è qui il riferimento al linguaggio sacrificale di Israele. Gesù presenta se stesso come il vero e definitivo sacrificio, nel quale si realizza l’espiazione dei peccati che, nei riti dell’Antico Testamento, non era mai stata totalmente compiuta. A questa espressione ne seguono altre due molto significative. Innanzitutto, Gesù Cristo dice che il suo sangue "è versato per molti" con un comprensibile riferimento ai canti del Servo di Dio, che si trovano nel libro di Isaia (cfr cap. 53). Con l’aggiunta - "sangue dell’alleanza" -, Gesù rende inoltre manifesto che, grazie alla sua morte, si realizza la profezia della nuova alleanza fondata sulla fedeltà e sull’amore infinito del Figlio fattosi uomo, un’alleanza perciò più forte di tutti i peccati dell’umanità. L’antica alleanza era stata sancita sul Sinai con un rito sacrificale di animali, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, e il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, aveva promesso di eseguire tutti i comandamenti dati dal Signore (cfr Es 24, 3).

In verità, Israele sin da subito, con la costruzione del vitello d'oro, si mostrò incapace di mantenersi fedele a questa promessa e così al patto intervenuto, che anzi in seguito trasgredì molto spesso, adattando al suo cuore di pietra la Legge che avrebbe dovuto insegnargli la via della vita. Il Signore però non venne meno alla sua promessa e, attraverso i profeti, si preoccupò di richiamare la dimensione interiore dell’alleanza, ed annunciò che ne avrebbe scritta una nuova nei cuori dei suoi fedeli (cfr Ger 31,33), trasformandoli con il dono dello Spirito (cfr Ez 36, 25-27). E fu durante l’Ultima Cena che strinse con i discepoli e con l’umanità questa nuova alleanza, confermandola non con sacrifici di animali come avveniva in passato, bensì con il suo sangue, divenuto "sangue della nuova alleanza". La fondò quindi sulla propria obbedienza, più forte, come ho detto, di tutti i nostri peccati.

Questo viene ben evidenziato nella seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, dove l'autore sacro dichiara che Gesù è "mediatore di una alleanza nuova" (9,15). Lo è diventato grazie al suo sangue o, più esattamente, grazie al dono di se stesso, che dà pieno valore allo spargimento del suo sangue. Sulla croce, Gesù è al tempo stesso vittima e sacerdote: vittima degna di Dio perché senza macchia, e sommo sacerdote che offre se stesso, sotto l'impulso dello Spirito Santo, ed intercede per l’intera umanità. La Croce è pertanto mistero di amore e di salvezza, che ci purifica – come dice la Lettera agli Ebrei - dalle "opere morte", cioè dai peccati, e ci santifica scolpendo l’alleanza nuova nel nostro cuore; l’Eucaristia, rendendo presente il sacrificio della Croce, ci rende capaci di vivere fedelmente la comunione con Dio.

Cari fratelli e sorelle - che saluto tutti con affetto ad iniziare dal Cardinale Vicario e dagli altri Cardinali e Vescovi presenti - come il popolo eletto riunito nell’assemblea del Sinai, anche noi questa sera vogliamo ribadire la nostra fedeltà al Signore. Qualche giorno fa, aprendo l’annuale convegno diocesano, ho richiamato l’importanza di restare, come Chiesa, in ascolto della Parola di Dio nella preghiera e scrutando le Scritture, specialmente con la pratica della lectio divina, cioè della lettura meditata e adorante della Bibbia. So che tante iniziative sono state promosse al riguardo nelle parrocchie, nei seminari, nelle comunità religiose, all’interno delle confraternite, delle associazioni e dei movimenti apostolici, che arricchiscono la nostra comunità diocesana. Ai membri di questi molteplici organismi ecclesiali rivolgo il mio fraterno saluto. La vostra numerosa presenza a questa celebrazione, cari amici, pone in luce che la nostra comunità, caratterizzata da una pluralità di culture e di esperienze diverse, Dio la plasma come "suo" popolo, come l’unico Corpo di Cristo, grazie alla nostra sincera partecipazione alla duplice mensa della Parola e dell’Eucaristia. Nutriti di Cristo, noi, suoi discepoli, riceviamo la missione di essere "l’anima" di questa nostra città (cfr Lettera a Diogneto, 6: ed. Funk, I, p. 400; vedi anche LG, 38) fermento di rinnovamento, pane "spezzato" per tutti, soprattutto per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale. Diventiamo testimoni del suo amore.

Mi rivolgo particolarmente a voi, cari sacerdoti, che Cristo ha scelto perché insieme a Lui possiate vivere la vostra vita quale sacrificio di lode per la salvezza del mondo. Solo dall’unione con Gesù potete trarre quella fecondità spirituale che è generatrice di speranza nel vostro ministero pastorale. Ricorda san Leone Magno che "la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende a nient’altro che a diventare ciò che riceviamo" (Sermo 12, De Passione 3,7, PL 54). Se questo è vero per ogni cristiano, lo è a maggior ragione per noi sacerdoti. Divenire Eucaristia! Sia proprio questo il nostro costante desiderio e impegno, perché all’offerta del corpo e del sangue del Signore che facciamo sull’altare, si accompagni il sacrificio della nostra esistenza. Ogni giorno, attingiamo dal Corpo e Sangue del Signore quell’amore libero e puro che ci rende degni ministri del Cristo e testimoni della sua gioia. E’ ciò che i fedeli attendono dal sacerdote: l’esempio cioè di una autentica devozione per l’Eucaristia; amano vederlo trascorrere lunghe pause di silenzio e di adorazione dinanzi a Gesù come faceva il santo Curato d’Ars, che ricorderemo in modo particolare durante l’ormai imminente Anno Sacerdotale.

San Giovanni Maria Vianney amava dire ai suoi parrocchiani: "Venite alla comunione…E’ vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno" (Bernard Nodet, Le curé d’Ars. Sa pensée - Son coeur, éd. Xavier Mappus, Paris 1995, p. 119). Con la consapevolezza di essere inadeguati a causa dei peccati, ma bisognosi di nutrirci dell’amore che il Signore ci offre nel sacramento eucaristico, rinnoviamo questa sera la nostra fede nella reale presenza di Cristo nell’Eucaristia. Non bisogna dare per scontata questa fede! C’è oggi il rischio di una secolarizzazione strisciante anche all’interno della Chiesa, che può tradursi in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime in venerazione e rispetto per la liturgia. E’ sempre forte la tentazione di ridurre la preghiera a momenti superficiali e frettolosi, lasciandosi sopraffare dalle attività e dalle preoccupazioni terrene. Quando tra poco ripeteremo il Padre Nostro, la preghiera per eccellenza, diremo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", pensando naturalmente al pane d’ogni giorno per noi e per tutti gli uomini. Questa domanda, però, contiene qualcosa di più profondo. Il termine greco epioúsios, che traduciamo con "quotidiano", potrebbe alludere anche al pane "sopra-sostanziale", al pane "del mondo a venire". Alcuni Padri della Chiesa hanno visto qui un riferimento all’Eucaristia, il pane della vita eterna, del nuovo mondo, che ci è dato già oggi nella Santa Messa, affinché sin da ora il mondo futuro abbia inizio in noi. Con l’Eucaristia dunque il cielo viene sulla terra, il domani di Dio si cala nel presente e il tempo è come abbracciato dall’eternità divina.

Cari fratelli e sorelle, come ogni anno, al termine della Santa Messa, si snoderà la tradizionale processione eucaristica ed eleveremo, con le preghiere e i canti, una corale implorazione al Signore presente nell’ostia consacrata. Gli diremo a nome dell’intera Città: Resta con noi Gesù, facci dono di te e dacci il pane che ci nutre per la vita eterna! Libera questo mondo dal veleno del male, della violenza e dell’odio che inquina le coscienze, purificalo con la potenza del tuo amore misericordioso. E tu, Maria, che sei stata donna "eucaristica" in tutta la tua vita, aiutaci a camminare uniti verso la meta celeste, nutriti dal Corpo e dal Sangue di Cristo, pane di vita eterna e farmaco dell’immortalità divina. Amen!

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+PetaloNero+
00Saturday, June 13, 2009 3:52 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Nikola Eterović, Arcivescovo tit. di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Mario del Valle Moronta Rodríguez, Vescovo di San Cristóbal de Venezuela;

S.E. Mons. Freddy Jesús Fuenmayor Suárez, Vescovo di Los Teques, Amministratore Apostolico di Maracay

S.E. Mons. Joaquín José Morón Hidalgo, Vescovo di Acarigua-Araure.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Membri della Fondazione "Centesimus Annus - Pro Pontifice".






RINUNCE E NOMINE

RINUNCIA DEL VESCOVO DI MELO (URUGUAY) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Melo (Uruguay), presentata da S.E. Mons. Luis del Castillo Estrada, S.I., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Melo (Uruguay) S.E. Mons. Heriberto Andrés Bodeant Fernández, Vescovo titolare di Ampora, finora Vescovo Ausiliare di Salto.

S.E. Mons. Heriberto Andrés Bodeant Fernández

S.E. Mons. Heriberto Andrés Bodeant Fernández è nato a Young, diocesi di Salto, il 15 giugno 1955. Dopo gli studi primari e secondari ha seguito i corsi di Maestro di Educazione Primaria. Successivamente ha continuato gli studi ottenendo il titolo di Professore di Storia negli insegnamenti secondari. Nel 1980 è entrato nel Seminario Interdiocesano dell’Uruguay.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 27 settembre 1986 per la diocesi di Salto.

Tra 1990 e il 1992 ha perfezionato i suoi studi teologici e ha ottenuto la Licenza in Teologia nella Facoltà di Teologia di Lyon (Francia).

Come sacerdote ha svolto i seguenti incarichi: ha insegnato lezioni all’Istituto Teologico dell’Uruguay e all’Università cattolica dell’Uruguay a Paysandú; è stato Segretario Esecutivo del Dipartimento di Vocazioni e Ministeri della Conferenza Episcopale dell’Uruguay; direttore dell’Ufficio Catechistico e assessore diocesano di Educazione Cattolica e Pastorale Universitaria.

Nominato Vescovo Titolare di Ampora e Vescovo Ausiliare di Salto il 28 giugno 2003, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 27 settembre successivo.



EREZIONE DELLA DIOCESI DI OBERÁ (ARGENTINA) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre ha eretto la diocesi di Oberá (Argentina) con territorio dismembrato dalle diocesi di Posadas e di Puerto-Iguazú, rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Corrientes.

Il Papa ha nominato primo Vescovo di Oberá (Argentina) il Rev.do Mons. Victor Selvino Arenhart, finora Vicario Generale della diocesi di Posadas.

Rev.do Mons. Victor Selvino Arenhart

Il Rev.do Mons. Victor Selvino Arenhart è nato il 23 dicembre del 1948 a Campo Grande, in Misiones. Dal 1970 al 1972 ha compiuto gli studi filosofici nel Seminario di Paraná e, dal 1973 al 1976, quelli teologici nel Seminario di Córdoba.

Il 5 marzo 1977 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Posadas. È stato prima vicario parrocchiale di San Antonio de Oberá e, in seguito, parroco di N.S. di Fátima, a Montecarlo. Dal febbraio 1980 al giugno 1981 è stato di nuovo vicario parrocchiale a San Antonio di Oberá. Dal giugno 1981 sino all’aprile 1985, ha ricoperto l’ufficio di Rettore del Seminario di Posadas. Poi, sino al febbraio 1997,è stato parroco di San Antonio di Oberá. Dal 1985, inoltre, ha svolto la funzione di Cappellano presso gli istituti Penali della Provincia di Misiones. Dal febbraio 1997 è Parroco della Cattedrale di San José di Posadas.

Nel 1998 è stato nominato Vicario Generale di Posadas. Nel 2000 è stato scelto Amministratore diocesano. Nel 2001 è stato nuovamente nominato Vicario Generale. Ha pure svolto la funzione di Delegato per il Clero.

Dati statistici

La nuova diocesi di Oberá (nome latino: Oberensis) ha una superficie di 8.717 km2, e una popolazione di 270.000 abitanti di cui 200.000 sono cattolici. Le parrocchie sono 15 latine e 2 ucraine; vi sono 10 sacerdoti diocesani e 17 sacerdoti religiosi, 6 seminaristi maggiori e 15 diaconi permanenti. Come Cattedrale è stata designata la Chiesa di "San Antonio de Padua", nella città di Oberá.

Con l’erezione della nuova diocesi di Oberá le circoscrizioni ecclesiastiche in Argentina sono ora 74.



NOMINA DEL VESCOVO DI SANDOMIERZ (POLONIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Sandomierz (Polonia) il Rev.mo Mons. Krzysztof Nitkiewicz, del clero dell’arcidiocesi di Białystok, finora Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali.

Rev.mo Mons. Krzysztof Nitkiewicz

Il Rev.mo Mons. Krzysztof Nitkiewicz è nato il 17 luglio 1960 a Białystok. Terminati gli studi presso il Seminario Maggiore di Białystok, è stato ordinato sacerdote il 19 giugno 1985.

Dal 1988 ha studiato alla Pontificia Università Gregoriana nella Facoltà di Diritto Canonico, conseguendo la laurea nel 1991.

Nel 1992 ha iniziato a lavorare nella Congregazione per le Chiese Orientali. Il 15 marzo 2002 è stato nominato Sotto-Segretario dello stesso Dicastero.

È membro del Capitolo Cattedrale della sua arcidiocesi, per la quale ha svolto l’ufficio di postulatore nella Causa di Beatificazione del Rev.do Michał Sopoćko, Confessore di Santa Faustina Kowalska.

Collabora anche con la sezione polacca della Radio Vaticana e pubblica articoli nei settimanali religiosi polacchi di carattere divulgativo.

Attualmente è anche docente del Pontificio Istituto Orientale e Rettore della Chiesa Armena di San Biagio della Pagnotta a Roma.



NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DI SAN TOMMASO D’AQUINO

Il Papa ha nominato Presidente della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino il Rev.do Mons. Lluís Clavell, della Prelatura Personale della Santa Croce e Opus Dei, Membro del Consiglio Accademico e Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura.


NOMINA DI CONSULTORI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Il Santo Padre ha nominato Consultori della Congregazione delle Cause dei Santi i Reverendi Don Jesús Manuel García Gutiérrez, S.D.B., Docente presso la Pontificia Università Salesiana; Don Francesco Motto, S.D.B., Membro dell'Istituto Storico Salesiano; Don Aimable Musoni, S.D.B., Docente presso la Pontificia Università Salesiana; P. Zdzisław Józef Kijas, O.F.M. Conv., Preside della Pontificia Facoltà Teologica "San Bonaventura"; P. Gabriele Ingegneri, O.F.M. Cap., Membro dell'Istituto Storico dei Cappuccini; e gli Illustrissimi Professori Ulderico Parente, Docente presso la Libera Università degli Studi "San Pio V", e Francesco Ricciardi Celsi, Docente presso la Libera Università Maria Santissima Assunta.

NOMINA DI CONSULTORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Il Santo Padre ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, gli Illustrissimi Signori: Prof. Francesco Casetti, docente ordinario di Filmologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica, dove dirige anche il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo; Alvito Joseph Socorro de Souza, Segretario Generale di Signis-World (Belgio).


NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLA IX ASSEMBLEA PLENARIA DELLA FEDERAZIONE DELLE CONFERENZE EPISCOPALI DELL’ASIA (MANILA, FILIPPINE, 11-16 AGOSTO 2009)

Il Papa ha nominato l’Em.mo Card. Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Suo Inviato Speciale alla IX Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia, che avrà luogo a Manila (Filippine) dall’11 al 16 agosto 2009.



NOMINA DI CERIMONIERE PONTIFICIO

Il Rev.do Mons. Marco Agostini, Officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, è stato nominato Cerimoniere Pontificio.
+PetaloNero+
00Saturday, June 13, 2009 3:53 PM
UDIENZA AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE "CENTESIMUS ANNUS - PRO PONTIFICE"

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri della Fondazione "Centesimus Annus - Pro Pontifice" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

illustri e cari amici!

Grazie per questa vostra visita, che si colloca nel contesto della vostra annuale riunione. Vi saluto tutti con affetto e vi sono grato per quanto voi fate, con provata generosità, al servizio della Chiesa. Saluto e ringrazio il Conte Lorenzo Rossi di Montelera, vostro Presidente, che ha interpretato con fine sensibilità i vostri sentimenti, esponendo a grandi linee l’attività della Fondazione. Ringrazio anche coloro che, in lingue diverse, hanno voluto presentarmi l’attestato della comune devozione. L’odierno nostro incontro assume un significato e un valore particolare alla luce della situazione che vive in questo momento l’intera umanità.

In effetti, la crisi finanziaria ed economica che ha colpito i Paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, mostra in modo evidente come siano da ripensare certi paradigmi economico-finanziari che sono stati dominanti negli ultimi anni. Bene ha fatto, quindi, la vostra Fondazione ad affrontare, nel Convegno internazionale svoltosi ieri, il tema della ricerca e della individuazione di quali siano i valori e le regole a cui il mondo economico dovrebbe attenersi per porre in essere un nuovo modello di sviluppo più attento alle esigenze della solidarietà e più rispettoso della dignità umana.

Sono lieto di apprendere che avete esaminato, in particolare, le interdipendenze tra istituzioni, società e mercato partendo, in accordo con l’Enciclica Centesimus annus del mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, dalla riflessione secondo la quale l’economia di mercato, intesa quale "sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia" (n. 42), può essere riconosciuta come via di progresso economico e civile solo se orientata al bene comune (cfr n. 43). Tale visione però deve anche accompagnarsi all’altra riflessione secondo la quale la libertà nel settore dell’economia deve inquadrarsi "in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale", una libertà responsabile "il cui centro è etico e religioso" (n. 42). Opportunamente l’Enciclica menzionata afferma: "Come la persona realizza pienamente se stessa nel libero dono di sé, così la proprietà si giustifica moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti, occasioni di lavoro e crescita umana per tutti" (n. 43).

Auspico che le indagini sviluppate nei vostri lavori, ispirandosi agli eterni principi del Vangelo, elaborino una visione dell'economia moderna rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli. Come sapete, verrà prossimamente pubblicata la mia Enciclica dedicata proprio al vasto tema dell’economia e del lavoro: in essa verranno posti in evidenza quelli che per noi cristiani sono gli obbiettivi da perseguire e i valori da promuovere e difendere instancabilmente, al fine di realizzare una convivenza umana veramente libera e solidale. Prendo altresì atto con compiacimento di quanto state operando a favore del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica), alle cui finalità, da voi condivise, attribuisco grande valore per un dialogo interreligioso sempre più fecondo.

Cari amici, grazie ancora una volta per la vostra visita; assicuro per ciascuno di voi un ricordo nella preghiera, mentre di cuore tutti vi benedico.
+PetaloNero+
00Saturday, June 13, 2009 3:54 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL MILLENNIO DELLA MORTE DI SAN BRUNO (ŁOMŻA E GIŻYCKO, POLONIA, 19-21 GIUGNO 2009)

In data 18 aprile 2009, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Józef Glemp, Arcivescovo emerito di Warszawa, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del millennio della morte di San Bruno, in programma a Łomża ed a Giżycko (Polonia) dal 19 al 21 giugno 2009.

La Missione che accompagnerà l’Em.mo Card. Józef Glemp è composta dai seguenti ecclesiastici:

- Rev.do Mons Zygmunt Żukowski (Łomża), Canonico del Capitolo della Cattedrale di Łomża;

- Rev.do Mons. Edmind Szczepan Łagód (Ełk), Canonico Decano del Capitolo della Concattedrale di Gołdapia e Docente presso l’Istituto Superiore Cattolico della diocesi di Ełk.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Suo Inviato Speciale:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

IOSEPHO S.R.E. Cardinali GLEMP

Archiepiscopo olim Metropolitae Varsaviensi

Poloniae Primati

Nobili e Germanica familia anno CMLXXIV natus, sanctus Bruno de Querfurt cappellani munus imperatoris Ottonis III exercuit. Deinde Romae Ordinem Sancti Benedicti est ingressus nomen Bonifacium sumens. Aliquod tempus in eremo sancti Romualdi prope Ravennam vixit. A Decessore Nostro Silvestro II, rec. mem., in Prussiam missus ut Evangelium nuntiaret, Magdeburgi Episcopus est consecratus. Anno MIX pro Christo sanguinem effudit dum missionalem exercebat navitatem inter gentes quae hodiernae Poloniae regionem septentrionalem - orientalem incolebant. Testimonium eius fidei usque ad hoc tempus magno excellit pondere atque omnes credentes impellit ut melius Christum cognoscere et amare studeant.

Quandoquidem millesimus praeterit anniversarius dies a morte huius assidui monasticae disciplinae fautoris, praeclari missionarii et salutiferae veritatis praedicatoris, merito multa suscipiuntur incepta ut eius virtutes et vitae ratio, quae etiam fidelibus aetatis nostrae prodesse possunt, magis comprehendantur et divulgentur. Hic illustris Germaniae filius, Poloniae regis Boleslai Chrobry amicus, scriptis suis primorum Poloniae martyrum gloriam propagavit eorumque patriam defendit. Quamobrem hodie Patronus altioris etiam amicitiae inter Germaniam et Poloniam iure meritoque considerari potest.

Animi Nostri cum delectamento nuper novimus Episcopos Poloniae, una cum fidelibus, praeclarum hunc episcopum et martyrem sollemniter celebraturos esse. Hac data occasione Venerabilis Frater Iosephus Michalik, Archiepiscopus Metropolita Premisliensis Latinorum atque Conferentiae Episcoporum Poloniae Praeses, nomine totius Conferentiae humanissime rogavit ut Nos quendam insignem Purpuratum designaremus qui proximo mense Iunio his celebrationibus Nostro nomine praeesset atque verba spiritalis cohortationis pronuntiaret. Piae huic postulationi Nos adnuere volentes, ad Te, Venerabilis Frater Noster, decurrimus qui, praestantissimus Poloniae filius, olim in regione navitatis sancti Brunonis operatus es, dum videlicet Ecclesiae Varmiensi eximie praefuisti. Te igitur hisce Litteris MISSUM EXTRAORDINARIUM NOSTRUM nominamus ad celebrationes millesimi anniversarii martyrii sancti Brunonis de Querfurt, quae inter dies XIX et XXI proximi mensis Iunii in urbe Łomżensi et in Liccanensis dioecesis urbe v.d. Giżycko sollemni ritu agentur. De eminenti hoc Ecclesiae viro loquens eiusque assidua operositate et pondere, omnes celebrationum participes adhortaberis ut precibus, meditatione nec non pastoralium necessitatum consideratione renovatis viribus novoque studio peculiarem dilectionem in Christum et Evangelium demonstrent atque fidei zelo in vita cotidiana ferveant. Cunctos Poloniae Pastores ibi congregatos ceterosque adstantes sacros Praesules sacerdotes religiosos viros mulieresque et christifideles laicos Nostro salutabis nomine Nostramque iis ostendes benevolentiam.

Nosmet Ipsi Te, Venerabilis Frater Noster, in tua missione implenda precibus comitabimur Tibique, sancto Brunone intercedente, Benedictionem Apostolicam libentes impertimur, signum Nostrae erga Te benevolentiae et caelestium donorum pignus, quam omnibus celebrationum participibus rite transmittas volumus.

Ex Aedibus Vaticanis, die IV mensis Februarii, anno MMIX, Pontificatus Nostri quarto.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
00Sunday, June 14, 2009 3:48 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Si celebra oggi in diversi Paesi, tra i quali l’Italia, il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, in cui il Sacramento del Corpo del Signore viene portato solennemente in processione. Che cosa significa per noi questa festa? Essa non fa pensare solo all’aspetto liturgico; in realtà, il Corpus Domini è un giorno che coinvolge la dimensione cosmica, il cielo e la terra. Evoca prima di tutto – almeno nel nostro emisfero – questa stagione così bella e profumata in cui la primavera volge ormai all’estate, il sole è forte nel cielo e nei campi matura il frumento. Le feste della Chiesa – come quelle ebraiche – hanno a che fare con il ritmo dell’anno solare, della semina e del raccolto. In particolare, questo risalta nella solennità odierna, al cui centro sta il segno del pane, frutto della terra e del cielo. Perciò il pane eucaristico è il segno visibile di Colui nel quale cielo e terra, Dio e uomo sono diventati una cosa sola. E questo mostra che il rapporto con le stagioni non è per l’anno liturgico qualche cosa di meramente esteriore.

La solennità del Corpus Domini è intimamente legata alla Pasqua e alla Pentecoste: la morte e risurrezione di Gesù e l’effusione dello Spirito Santo ne sono i presupposti. È inoltre immediatamente collegata alla festa della Trinità, celebrata domenica scorsa. Solamente perché Dio stesso è relazione, ci può essere rapporto con Lui; e soltanto perché è amore può amare ed essere amato. Così il Corpus Domini è una manifestazione di Dio, un’attestazione che Dio è amore. In un modo unico e peculiare, questa festa ci parla dell’amore divino, di ciò che è e di ciò che fa. Ci dice, ad esempio, che esso si rigenera nel donarsi, si riceve nel darsi, non viene meno e non si consuma – come canta un inno di san Tommaso d’Aquino: "nec sumptus consumitur". L’amore trasforma ogni cosa, e dunque si capisce che al centro dell’odierna festa del Corpus Domini ci sia il mistero della transustanziazione, segno di Gesù-Carità che trasforma il mondo. Guardando Lui e adorandoLo, noi diciamo: sì, l’amore esiste, e poiché esiste, le cose possono cambiare in meglio e noi possiamo sperare. È la speranza che proviene dall’amore di Cristo a darci la forza di vivere e di affrontare le difficoltà. Per questo cantiamo, mentre portiamo in processione il Santissimo Sacramento; cantiamo e lodiamo Dio che si è rivelato nascondendosi nel segno del pane spezzato. Di questo Pane abbiamo tutti bisogno, perché lungo e faticoso è il cammino verso la libertà, la giustizia e la pace.

Possiamo immaginare con quanta fede e amore la Madonna avrà ricevuto e adorato nel suo cuore la santa Eucaristia! Ogni volta era per Lei come rivivere tutto il mistero del suo Figlio Gesù: dal concepimento fino alla risurrezione. "Donna eucaristica" l’ha chiamata il mio venerato e amato predecessore Giovanni Paolo II. Impariamo da Lei a rinnovare continuamente la nostra comunione con il Corpo di Cristo, per amarci gli uni gli altri come Lui ha amato noi.



DOPO L’ANGELUS

Nei giorni 24-26 di questo mese si terrà a New York la Conferenza delle Nazioni Unite sulla crisi economica e finanziaria ed il suo impatto sullo sviluppo. Invoco sui partecipanti alla Conferenza, come pure sui responsabili della cosa pubblica e delle sorti del pianeta, lo spirito di sapienza e di umana solidarietà, affinché l’attuale crisi si trasformi in opportunità, capace di favorire una maggiore attenzione alla dignità di ogni persona umana e promuovere un’equa distribuzione del potere decisionale e delle risorse, con particolare attenzione al numero, purtroppo sempre crescente, dei poveri.

In questo giorno, in cui in Italia e in molte altre Nazioni si celebra la festa del Corpus Domini, "Pane della vita", come ho appena menzionato, desidero ricordare specialmente le centinaia di milioni di persone che soffrono la fame. E’ una realtà assolutamente inaccettabile, che stenta a ridimensionarsi malgrado gli sforzi degli ultimi decenni. Auspico, dunque, che in occasione della prossima Conferenza ONU e in sede delle istituzioni internazionali siano assunti provvedimenti condivisi dall’intera comunità internazionale e vengano compiute quelle scelte strategiche, talvolta non facili da accettare, che sono necessarie per assicurare a tutti, nel presente e nel futuro, gli alimenti fondamentali e una vita dignitosa.

Venerdì prossimo, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Giornata di Santificazione Sacerdotale, avrà inizio l’Anno Sacerdotale da me voluto in coincidenza con il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars. Affido alle vostre preghiere questa nuova iniziativa spirituale, che seguirà l’Anno Paolino ormai avviato verso la sua conclusione. Possa questo nuovo anno giubilare costituire un’occasione propizia per approfondire il valore e l’importanza della missione sacerdotale e per domandare al Signore di far dono alla sua Chiesa di numerosi e santi sacerdoti.

Je vous salue cordialement, chers pèlerins francophones. En ce dimanche, de nombreux pays célèbrent la solennité du Saint-Sacrement du Corps et du Sang du Christ. Ce don que le Seigneur fait de lui-même pour la vie du monde est la source de tout amour. C’est un précieux héritage que nous sommes invités à accueillir pour en vivre nous-mêmes. Prenez le temps de le recevoir avec ferveur comme un trésor et d’y adorer le Christ réellement présent. Avec ma Bénédiction apostolique.

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. Today’s Solemnity of the Body and Blood of Christ invites us to acknowledge the Lord’s saving presence in the Most Holy Sacrament of the Altar. At the Last Supper, on the night before his death on the Cross, Jesus instituted the sacrament of the new and eternal covenant between God and man. May this sacrifice of reconciliation, in which the Risen Lord is truly and substantially present under the appearances of bread and wine, confirm the Church in faith, unity and holiness as she awaits his future coming in glory. Upon you and your families I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.

Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Besucher willkommen, heute besonders die Pilger aus Neuhofen an der Ybbs in Niederösterreich. In diesen Tagen feiern wir zwei bedeutende kirchliche Hochfeste – Fronleichnam und das Herz-Jesu-Fest – die uns die Liebe Christi besonders vor Augen führen. Der Herr schenkt sich uns in der Eucharistie und zeigt uns seine grenzelose Hingabe im geöffneten Herzen. Lernen wir von Jesus Christus, der gütig und von Herzen demütig ist, damit wir seine Liebe annehmen und an unsere Mitmenschen weiter verschenken können. Gottes Geist geleite euch auf allen Wegen!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. En este día, en el que en muchas partes se celebra la solemnidad del Santísimo Cuerpo y Sangre de Cristo, os invito a rendir público testimonio de fe y piedad hacia este excelso sacramento, memorial de la pasión del Señor. Que la veneración de este sagrado misterio nos haga experimentar constantemente el fruto de la redención. Feliz domingo.

Srdečne pozdravujem grécko-katolíckych pútnikov zo Slovenska. Bratia a sestry, spolu s vami chcem ďakovať Bohu za nového grécko-katolíckeho arcibiskupa, vášho rodáka, ktorého som menoval za sekretára Kongregácie pre Východné cirkvi a ktorý dnes popoludní prijme biskupsku vysviacku v Pápežskej bazilike Santa Maria Maggiore. Podporujte ho svojimi modlitbami. Prajem vám požehnaný pobyt v Ríme. S láskou vás žehnám. Sláva Isusu Christu!

[Saluto cordialmente i pellegrini greco-cattolici provenienti dalla Slovacchia. Fratelli e sorelle, vorrei insieme a voi ringraziare Dio per il nuovo Arcivescovo greco-cattolico, vostro connazionale, che ho nominato Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, e che oggi pomeriggio riceverà l’Ordinazione episcopale nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Sostenetelo con le vostre preghiere. Vi auguro un buon soggiorno a Roma. Vi benedico con affetto. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Ewangelia dzisiejszej liturgii przypomina, że wzrost Królestwa Bożego następuje powoli, niezauważalnie, ale skutecznie. Tak działa łaska uświęcająca w sercu każdego i każdej z nas. Niech ta świadomość napełnia nas nadzieją. Niech Bóg wam błogosławi!

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Il Vangelo della liturgia odierna ci ricorda che la crescita del Regno di Dio si compie lentamente, impercettibilmente, ma efficacemente. Così opera la grazia santificante nel cuore di ognuno e ognuna di noi. La consapevolezza di questo fatto ci colmi della speranza. Dio vi benedica.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Latina, Ginosa e Massafra, i ragazzi di Vertova con i catechisti e alcuni familiari, la scuola della Fondazione "Romano Guardini" di Napoli, i volontari del Centro "Beata Savina" di Vittoria. Saluto inoltre i Presidenti e gli alti dirigenti di alcune grandi Aziende internazionali, che incoraggio ad affrontare la sfida di un’economia sostenibile ed etica.

A tutti auguro una buona domenica.

+PetaloNero+
00Monday, June 15, 2009 5:53 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Vescovi dell’Austria.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Gustavo García Naranjo, Vescovo di Guarenas (Venezuela), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Jesús Alfonso Guerrero Contreras, O.F.M. Cap., Vescovo tit. di Leptimino, Vicario Apostolico di Caroní, in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. il Signor Pekka Ojanen, Ambasciatore di Finlandia, in Visita di congedo.








RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DI AUSILIARE DI LIMBURG (GERMANIA) E NOMINA DI NUOVO AUSILIARE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della diocesi di Limburg (Germania), presentata da S.E. Mons. Gerhard Pieschl, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di Limburg (Germania) il Rev.do Thomas Löhr, del clero della medesima diocesi, Direttore dell’Ufficio Pastorale e Canonico del Capitolo Cattedrale di Limburg, assegnandogli la sede titolare vescovile di Diana.

Rev.do Thomas Löhr

Il Rev.do Thomas Löhr è nato a Frankfurt (diocesi di Limburg) il 29 febbraio 1952. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana come alunno del Pontificio Collegio Germanico-Hungarico.

E’ stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1976 a Roma per la diocesi di Limburg.

Ha poi proseguito gli studi teologici, conseguendo nel 1982 il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana

Dal 1981 al 1982 ha ricoperto l’incarico di Vice-parroco nella parrocchia di S. Giovanni, Apostolo, a Frankfurt-Unterliederbach e dal 1982 al 1984 nella parrocchia di S. Giovanni Battista a Elz. Nel 1984 è stato nominato Vice – Rettore e nel 1985 Rettore del Seminario Maggiore di Limburg.

Dal 1997 al 2006 è stato Parroco e Decano a Rüdesheim e a Eibingen. Nel contempo è stato anche Decano regionale per le parrocchie del Rheingau.

Nel 2006 è stato nominato Direttore dell’Ufficio Pastorale della diocesi di Limburg.

Dal 2008 è Canonico del Capitolo Cattedrale di Limburg.


NOMINE NEL GOVERNATORATO DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Il Santo Padre ha nominato Vice Direttore della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano l’Ill.mo Dott. Patrizio Polisca.

Il Papa ha inoltre nominato Archiatra Pontificio emerito l’Ill.mo Dott. Renato Buzzonetti.
+PetaloNero+
00Tuesday, June 16, 2009 4:23 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Vescovi dell’Austria.





RINUNCE E NOMINE

RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI COLOMBO (SRI LANKA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Colombo (Sri Lanka), presentata da S.E. Mons. Oswald Thomas Colman Gomis, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo di Colombo (Sri Lanka) S.E. Mons. Patabendige Don Albert Malcolm Ranjith, Arcivescovo titolare di Umbriatico, trasferendolo dall’Ufficio di Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

NOMINA DEL VESCOVO DI HELSINKI (FINLANDIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Helsinki (Finlandia) il Rev.do Padre Teemu Sippo, S.C.I., Amministratore diocesano della medesima diocesi.

Rev.do Padre Teemu Sippo, S.C.I.

Il Rev.do Padre Teemu Sippo, S.C.I., è nato il 20 maggio 1947 a Lathi (diocesi di Helsinki). È membro della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) ed ha emesso la prima professione l’11 ottobre 1970 a Maria Martental (diocesi di Trier, Germania).

Ha seguito gli studi filosofico-teologici presso l’Università di Freiburg im Breisgau (Germania).

È stato ordinato sacerdote il 28 maggio 1977 a Helsinki.

Dal 1978 ha ricoperto l’incarico di Vice-parroco nella parrocchia di S. Olaf a Jyväskylä e dal 1981 nella parrocchia di S. Maria a Helsinki.

Dal 1982 al 1985 è stato anche Direttore del Centro cattolico di Informazione.

Dal 1985 al 2002 è stato parroco della Cattedrale di Helsinki.

In seguito è stato nominato Vicario Episcopale per l’Ecumenismo, lavorando nello stesso tempo come Vicario parrocchiale nella parrocchia di S. Maria a Helsinki.

Dal 2 luglio 2008 è Amministratore diocesano di Helsinki.

NOMINA DEL SEGRETARIO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

Il Santo Padre ha nominato Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il Rev.do Padre Joseph Augustine Di Noia, O.P., finora Sotto-Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Oregon City, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Padre Joseph Augustine Di Noia, O.P.

Il Rev.do Padre Joseph Augustine Di Noia, O.P., è nato a New York (U.S.A.) il 10 luglio 1943 da genitori di origine italiana.

È stato ordinato Sacerdote nell'Ordine Domenicano nel 1970.

Dopo aver conseguito nel 1971 la Licenza in Sacra Teologia alla Pontificia Facoltà di Teologia dell'Immacolata Concezione presso la Dominican House of the Studies in Washington, ha insegnato per 3 anni presso il "Providence College".

Nel 1980 ha conseguito il Dottorato in Filosofia presso la Yale University. Successivamente ha insegnato per 20 anni Teologia presso la Dominican House of the Studies ed è stato direttore della rivista "The Thomist".

Ha ricoperto l'incarico di Founding Director del Forum Interculturale del Centro culturale "Giovanni Paolo II" in Washington, e per 7 anni è stato Segretario della Commissione Dottrinale della Conferenza Episcopale Statunitense.

Nel 1998 gli è stato conferito dall'Ordine Domenicano il titolo di "Magister in Sacra Theologia".

Dal 1997 al 2002 è stato Membro della Commissione Teologica Internazionale.

Dal 2002 al 2009 ha svolto l'incarico di Sotto-Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

È Membro della Pontificia Accademia di Teologia e della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino.

È autore dell'opera "The Diversity of Religions", come pure di numerosi articoli e recensioni, e co-autore di "The Love That Never Ends".
+PetaloNero+
00Wednesday, June 17, 2009 4:37 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato sui Santi Cirillo e Metodio.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei parlare dei Santi Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, detti apostoli degli slavi. Cirillo nacque a Tessalonica dal magistrato imperiale Leone nell’826/827: era il più giovane di sette figli. Da ragazzo imparò la lingua slava. All’età di quattordici anni fu mandato a Costantinopoli per esservi educato e fu compagno del giovane imperatore Michele III. In quegli anni fu introdotto nelle diverse materie universitarie, fra le quali la dialettica, avendo come maestro Fozio. Dopo aver rifiutato un brillante matrimonio, decise di ricevere gli ordini sacri e divenne "bibliotecario" presso il Patriarcato. Poco dopo, desiderando ritirarsi in solitudine, andò a nascondersi in un monastero, ma fu presto scoperto e gli fu affidato l’insegnamento delle scienze sacre e profane, mansione che svolse così bene da guadagnarsi l’appellativo di "Filosofo". Nel frattempo, il fratello Michele (nato nell’815 ca.), dopo una carriera amministrativa in Macedonia, verso l’anno 850 abbandonò il mondo per ritirarsi a vita monastica sul monte Olimpo in Bitinia, dove ricevette il nome di Metodio (il nome monastico doveva cominciare con la stessa lettera di quello di battesimo) e divenne igumeno del monastero di Polychron.

Attratto dall’esempio del fratello, anche Cirillo decise di lasciare l’insegnamento per recarsi sul monte Olimpo a meditare e a pregare. Alcuni anni più tardi però, (861 ca.), il governo imperiale lo incaricò di una missione presso i khazari del Mare di Azov, i quali chiedevano che fosse loro inviato un letterato che sapesse discutere con gli ebrei e i saraceni. Cirillo, accompagnato dal fratello Metodio, sostò a lungo in Crimea, dove imparò l’ebraico. Qui ricercò pure il corpo del Papa Clemente I, che vi era stato esiliato. Ne trovò la tomba e, quando col fratello riprese la via del ritorno, portò con sé le preziose reliquie. Giunti a Costantinopoli, i due fratelli furono inviati in Moravia dall’imperatore Michele III, al quale il principe moravo Ratislao aveva rivolto una precisa richiesta: "Il nostro popolo – gli aveva detto – da quando ha respinto il paganesimo, osserva la legge cristiana; però non abbiamo un maestro che sia in grado di spiegarci la vera fede nella nostra lingua". La missione ebbe ben presto un successo insolito. Traducendo la liturgia nella lingua slava, i due fratelli guadagnarono una grande simpatia presso il popolo.

Questo, però, suscitò nei loro confronti l’ostilità del clero franco, che era arrivato in precedenza in Moravia e considerava il territorio come appartenente alla propria giurisdizione ecclesiale. Per giustificarsi, nell’867 i due fratelli si recarono a Roma. Durante il viaggio si fermarono a Venezia, dove ebbe luogo un’animata discussione con i sostenitori della cosiddetta "eresia trilingue": costoro ritenevano che vi fossero solo tre lingue in cui si poteva lecitamente lodare Dio: l’ebraica, la greca e la latina. Ovviamente, a ciò i due fratelli si opposero con forza. A Roma Cirillo e Metodio furono ricevuti dal Papa Adriano II, che andò loro incontrò in processione per accogliere degnamente le reliquie di san Clemente. Il Papa aveva anche compreso la grande importanza della loro eccezionale missione. Dalla metà del primo millennio, infatti, gli slavi si erano installati numerosissimi in quei territori posti tra le due parti dell’Impero Romano, l’orientale e l’occidentale, che erano già in tensione tra loro. Il Papa intuì che i popoli slavi avrebbero potuto giocare il ruolo di ponte, contribuendo così a conservare l’unione tra i cristiani dell’una e dell’altra parte dell’Impero. Egli quindi non esitò ad approvare la missione dei due Fratelli nella Grande Moravia, accogliendo e approvando l’uso della lingua slava nella liturgia. I libri slavi furono deposti sull’altare di Santa Maria di Phatmé (Santa Maria Maggiore) e la liturgia in lingua slava fu celebrata nelle Basiliche di San Pietro, Sant’Andrea, San Paolo.

Purtroppo a Roma Cirillo s’ammalò gravemente. Sentendo avvicinarsi la morte, volle consacrarsi totalmente a Dio come monaco in uno dei monasteri greci della Città (probabilmente presso Santa Prassede) ed assunse il nome monastico di Cirillo (il suo nome di battesimo era Costantino). Poi pregò con insistenza il fratello Metodio, che nel frattempo era stato consacrato Vescovo, di non abbandonare la missione in Moravia e di tornare tra quelle popolazioni. A Dio si rivolse con questa invocazione: "Signore, mio Dio…, esaudisci la mia preghiera e custodisci a te fedele il gregge a cui avevi preposto me… Liberali dall’eresia delle tre lingue, raccogli tutti nell’unità, e rendi il popolo che hai scelto concorde nella vera fede e nella retta confessione". Morì il 14 febbraio 869.

Fedele all’impegno assunto col fratello, nell’anno seguente, 870, Metodio ritornò in Moravia e in Pannonia (oggi Ungheria), ove incontrò di nuovo la violenta avversione dei missionari franchi che lo imprigionarono. Non si perse d’animo e quando nell’anno 873 fu liberato si adoperò attivamente nella organizzazione della Chiesa, curando la formazione di un gruppo di discepoli. Fu merito di questi discepoli se poté essere superata la crisi che si scatenò dopo la morte di Metodio, avvenuta il 6 aprile 885: perseguitati e messi in prigione, alcuni di questi discepoli vennero venduti come schiavi e portati a Venezia, dove furono riscattati da un funzionario costantinopolitano, che concesse loro di tornare nei Paesi degli slavi balcanici. Accolti in Bulgaria, poterono continuare nella missione avviata da Metodio, diffondendo il Vangelo nella «terra della Rus’». Dio nella sua misteriosa provvidenza si avvaleva così della persecuzione per salvare l’opera dei santi Fratelli. Di essa resta anche la documentazione letteraria. Basti pensare ad opere quali l’Evangeliario (pericopi liturgiche del Nuovo Testamento), il Salterio, vari testi liturgici in lingua slava, a cui lavorarono ambedue i Fratelli. Dopo la morte di Cirillo, a Metodio e ai suoi discepoli si deve, tra l’altro, la traduzione dell’intera Sacra Scrittura, il Nomocanone e il Libro dei Padri.

Volendo ora riassumere in breve il profilo spirituale dei due Fratelli, si deve innanzitutto registrare la passione con cui Cirillo si avvicinò agli scritti di san Gregorio Nazianzeno, apprendendo da lui il valore della lingua nella trasmissione della Rivelazione. San Gregorio aveva espresso il desiderio che Cristo parlasse per mezzo di lui: "Sono servo del Verbo, perciò mi metto al servizio della Parola". Volendo imitare Gregorio in questo servizio, Cirillo chiese a Cristo di voler parlare in slavo per mezzo suo. Egli introduce la sua opera di traduzione con l’invocazione solenne: "Ascoltate, o voi tutte genti slave, ascoltate la Parola che venne da Dio, la Parola che nutre le anime, la Parola che conduce alla conoscenza di Dio". In realtà, già alcuni anni prima che il principe di Moravia venisse a chiedere all’imperatore Michele III l’invio di missionari nella sua terra, sembra che Cirillo e il fratello Metodio, attorniati da un gruppo di discepoli, stessero lavorando al progetto di raccogliere i dogmi cristiani in libri scritti in lingua slava. Apparve allora chiaramente l’esigenza di nuovi segni grafici, più aderenti alla lingua parlata: nacque così l’alfabeto glagolitico che, successivamente modificato, fu poi designato col nome di "cirillico" in onore del suo ispiratore. Fu quello un evento decisivo per lo sviluppo della civiltà slava in generale. Cirillo e Metodio erano convinti che i singoli popoli non potessero ritenere di aver ricevuto pienamente la Rivelazione finché non l’avessero udita nella propria lingua e letta nei caratteri propri del loro alfabeto.

A Metodio spetta il merito di aver fatto sì che l’opera intrapresa col fratello non fosse bruscamente interrotta. Mentre Cirillo, il "Filosofo", era propenso alla contemplazione, egli era piuttosto portato alla vita attiva. Grazie a ciò poté porre i presupposti della successiva affermazione di quella che potremmo chiamare l’«idea cirillo-metodiana»: essa accompagnò nei diversi periodi storici i popoli slavi, favorendone lo sviluppo culturale, nazionale e religioso. E’ quanto riconosceva già Papa Pio XI con la Lettera apostolica Quod Sanctum Cyrillum, nella quale qualificava i due Fratelli: "figli dell’Oriente, di patria bizantini, d’origine greci, per missione romani, per i frutti apostolici slavi" (AAS 19 [1927] 93-96). Il ruolo storico da essi svolto è stato poi ufficialmente proclamato dal Papa Giovanni Paolo II che, con la Lettera apostolica Egregiae virtutis viri, li ha dichiarati compatroni d’Europa insieme con san Benedetto (AAS 73 [1981] 258-262). In effetti, Cirillo e Metodio costituiscono un esempio classico di ciò che oggi si indica col termine "inculturazione": ogni popolo deve calare nella propria cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verità salvifica con il linguaggio che gli è proprio. Questo suppone un lavoro di "traduzione" molto impegnativo, perché richiede l’individuazione di termini adeguati a riproporre, senza tradirla, la ricchezza della Parola rivelata. Di ciò i due santi Fratelli hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa, alla quale la Chiesa guarda anche oggi per trarne ispirazione ed orientamento.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Les saints Cyrille et Méthode, nés au début du neuvième siècle, ont eu une mission exceptionnelle parmi les peuples slaves. Cyrille apprit des écrits de saint Grégoire de Nazianze la valeur de la langue dans la transmission de la Révélation. Voulant imiter Grégoire, il demanda au Christ de bien vouloir parler slave par son intermédiaire. Cyrille et Méthode ont traduit la liturgie en langue slave et ils ont travaillé à recueillir les dogmes chrétiens dans des livres écrits dans cette même langue. Alors apparut clairement l’exigence de nouveaux signes graphiques plus fidèles à la langue parlée. Ainsi naquit l’alphabet appelé « cyrillique » en l’honneur de son inspirateur. Ce fut un événement décisif pour le développement de la civilisation slave en général. Cyrille et Méthode étaient convaincus que les peuples ne pouvaient recevoir pleinement la Révélation tant qu’ils ne l’avaient pas entendue dans leur propre langue et lue dans les caractères de leur alphabet.

Cyrille et Méthode représentent un exemple classique de ce qu’on appelle aujourd’hui « inculturation ». Chaque peuple doit introduire dans sa culture le message révélé et en exprimer la vérité salvifique avec le langage qui lui est propre. Le Pape Jean-Paul II a proclamé Cyrille et Méthode co-patrons de l’Europe, avec saint Benoît.

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue française. Je salue particulièrement les paroisses et les jeunes ainsi que les étudiants de Nice. Que le témoignage des saints Cyrille et Méthode soit pour vous une source de lumière et d’espérance afin que vous demeuriez fidèles à la foi que vous avez reçue. Avec ma Bénédiction apostolique !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

As we continue our catechesis on the early Christian writers of the East and the West, we now turn to the brothers Saints Cyril and Methodius. They were born in Thessalonica in the early ninth century. Cyril, whose baptismal name was Constantine, was educated at the Byzantine Court, ordained a priest, and became an acclaimed teacher of sacred and profane sciences. When his brother Michael became a monk, taking the name of Methodius, Cyril also decided to embrace the monastic life. Having retrieved the relics of Pope Clement I during a mission in Crimea, the brothers successfully preached Christianity to the people of Moravia. Inventing an alphabet for the Slavonic language, they together with their disciples translated the Liturgy, the Bible and texts of the Fathers, shaping the culture of the Slav peoples and leaving an outstanding example of inculturation. Pope Adrian II received them in Rome and encouraged their missionary work. When Cyril died in Rome in 869, Methodius continued the mission in spite of persecution. After his death in 885, some of his disciples, providentially released from slavery, spread the Gospel in Bulgaria and in "the Land of the Rus". In recognition of the brothers’ vast influence, they were named Co-Patrons of Europe by Pope John Paul II. May we imitate their strong faith and their Christian wisdom as we bear witness to the Gospel in our daily lives!

I offer a warm welcome to the participants in the 2009 Church Music Festival. I greet the pilgrims from the parishes of Sacred Heart, Dontozidon, Ilapayan and Tuaran from the Archdiocese of Kota Kinabalu, Malaysia, accompanied by Archbishop John Lee, and also the pilgrims from Saint Francis Parish, Singapore. I am also pleased to greet the many student groups, and all the English-speaking pilgrims and visitors.

I extend my greetings to the various religious leaders present today who have gathered in Rome for an International Conference of interreligious dialogue. I commend this initiative organized by the Italian Bishops’ Conference in collaboration with the Italian Ministry of Foreign Affairs. I am confident that it will do much to draw the attention of world political leaders to the importance of religions within the social fabric of every society and to the grave duty to ensure that their deliberations and policies support and uphold the common good. Upon all those taking part I invoke an abundance of the Almighty’s blessings.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In dieser Generalaudienz möchte ich über die bekannten Slawenmissionare Cyrill und Methodius sprechen. Die beiden Brüder wurden Anfang des 9. Jahrhunderts als Söhne eines oströmischen Beamten in Griechenland geboren. Der ältere – Methodius – war zunächst ebenfalls Beamter; der jüngere – Cyrill – wurde in Konstantinopel Priester und Professor. Um das Jahr 850 zog es beide in die Stille des klösterlichen Lebens auf dem Berg Olymp. Der oströmische Kaiser Michael III., der Cyrill von seiner Studienzeit her kannte, sandte die sprachkundigen Brüder einige Jahre später auf die Halbinsel Krim und schließlich nach Mähren, wo sie mit viel Erfolg missionierten. Zu ihren großen Verdiensten gehörte die Übersetzung der Liturgie in die slawische Sprache. Der hl. Cyrill hat dazu ein eigenes Alphabet geschaffen, das heute noch seinen Namen trägt. Die beiden Missionare wurden allerdings auch Opfer von Neid und Anfeindungen, so daß sie in Rom um die Unterstützung und den Segen von Papst Hadrian II. baten. Dieser bestätigte die Liturgie in slawischer Sprache und ermutigte sie, ihr Werk fortzusetzen. Doch Cyrill erkrankte schwer und starb in Rom. Der hl. Methodius kehrte hingegen nach Mähren zurück und seine Schüler wirkten auch in anderen slawischen Ländern.

Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher aus Deutschland, Österreich und der Schweiz. Besonders heiße ich auch die Gruppe der Sinti willkommen. Cyrill und Methodius verkündeten mit aller Kraft „das Wort, das von Gott kommt, das Wort, das die Seelen nährt, das Wort, das uns Gott erkennen läßt". Bitten wir – so wie Cyrill auf dem Sterbebett –, daß Gott uns alle „im wahren Glauben und im rechten Bekenntnis bewahre". Der Herr segne euch und eure Familien.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la audiencia de hoy me voy a detener en la figura de los copatronos de Europa: Cirilo y Metodio. Cirilo nace en torno al año ochocientos veintiséis en Tesalónica. Recibió una cuidada formación humanística y muy joven fue ordenado sacerdote. Poco después, su hermano Metodio, que ejercía una carrera administrativa, abandonó el mundo para comenzar una vida monástica. Este hecho hizo que Cirilo lo siguiera en su retiro monacal en el monte Olimpo, en Bitinia. Una década después, ambos comenzarán una amplia tarea misionera, primero en Crimea y después en Moravia. En Moravia encontraron la oposición de los misioneros francos, que defendían la "herejía trilingüe", es decir, que la alabanza divina sólo se podía realizar en hebreo, griego o latín. Sin embargo, Cirilo y Metodio difundían la Buena Noticia y celebraban la liturgia en la lengua eslava. Es por ello que se pusieron en camino hacia Roma para solicitar el apoyo del Papa Adriano Segundo. El Pontífice acoge con prontitud la propuesta y ratifica mediante una bula el uso del eslavo para la evangelización. Estando en Roma, Cirilo enfermó gravemente y murió. Metodio regresó a Moravia y se dedicó a formar un grupo de discípulos, que continuaron, tras su muerte, con la labor misionera en Bulgaria.

Saludo a los fieles de lengua española, en particular a los peregrinos de la Diócesis de Albacete, con su Obispo Monseñor Ciriaco Benavente, y a los peregrinos de la Archidiócesis de Tarragona, con su Obispo Monseñor Jaume Pujol. Os invito a considerar el modelo evangelizador de San Cirilo y San Metodio, que no escatimaron esfuerzos para dar a conocer a Cristo a sus contemporáneos, haciendo que el mensaje revelado impregnara la cultura de cada pueblo. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

○ Saluto in lingua portoghese

Uma cordial saudação aos peregrinos de língua portuguesa, em especial ao grupo do Brasil e aos paroquianos de Évora. Possa a Boa Nova de Jesus ser traduzida na vossa disposição de servir os outros com generosidade e alegria. Obrigado pelo carinho com que me acompanhais na minha missão de sucessor de Pedro. Sobre vós e vossas famílias desça a minha Bênção.


○ Saluto in lingua polacca

Moją myśl i słowo pozdrowienia kieruję do pielgrzymów polskich. W piątek, w Uroczystość Najświętszego Serca Pana Jezusa, rozpoczniemy Rok Kapłański. Jego mottem będzie: „Wierność Chrystusa, wierność kapłana". Niech Serce Jezusa, „dobroci i miłości pełne", umocni kapłanów w świętości i w wierności Bogu. Polecając wszystkich kapłanów waszej modlitwie z serca wam błogosławię.

[Rivolgo ora il mio pensiero e una mia parola di saluto a tutti i pellegrini polacchi. Venerdì, durante la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, si inaugurerà l’Anno Sacerdotale. Il suo motto sarà: Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote. Che il Cuore di Gesù, «colmo di bontà e d’amore», rafforzi i sacerdoti nella santità e nella fedeltà a Dio. Affidando tutti i sacerdoti alla vostra preghiera, vi benedico di cuore.]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam slovenských pútnikov z farností Banská Bystrica – Fončorda, Holíč a Ludanice.

Bratia a sestry, v piatok, na slávnosť Božského Srdca Ježišovho začneme Rok kňazov. Modlite sa za nich, aby vo svojej službe boli znamením Krista - Dobrého Pastiera. Zo srdca žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti dalle parrocchie Banská Bystrica – Fončorda, Holíč e Ludanice.

Fratelli e sorelle, venerdì prossimo, nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, iniziamo l’Anno sacerdotale. Pregate per i sacerdoti, affinché nel loro ministero siano segno di Cristo – Buon Pastore. Di cuore benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Uznesenja Blažene Djevice Marije iz Širokog Brijega te krizmanike katedralne župe iz Dubrovnika! Preporučite Presvetom Srcu Isusovu svoj život i vaše obitelji kako bi rasli u Njegovoj ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria di roki Brijeg e i cresimandi della parrocchia Cattedrale di Dubrovnik! Raccomandate al Sacratissimo Cuore di Gesù la vostra vita e le vostre famiglie per crescere nel Suo amore. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Aversa, qui convenuti così numerosi con il loro Pastore Mons. Mario Milano; della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato, con il Vescovo Mons. Francesco Moraglia; della diocesi di Biella con il Vescovo Mons. Gabriele Mana. Cari amici, ad imitazione dell’apostolo Paolo, seguite Cristo coltivando una intensa vita di preghiera testimoniando dappertutto il suo amore. Saluto con affetto i fedeli dell’Abbazia territoriale di Monte Cassino, giunti con il loro Ordinario, l’Abate Dom Pietro Vittorelli, per ricambiare la visita che ho avuto la gioia di compiere il 24 maggio scorso. A voi, cari amici, rinnovo l’espressione della mia gratitudine per la cordiale accoglienza che mi avete riservato, ed auspico che da quel nostro incontro scaturisca per la vostra Comunità diocesana una rinnovata vitalità spirituale e una sempre più generosa adesione a Cristo e alla Chiesa. Saluto i fedeli della Parrocchia Santa Maria del Carmine in Pavia e quelli di San Tammaro in Grumo Nevano, come pure i partecipanti al congresso promosso dalla Federazione Italiana Scuole Materne e i Seminaristi Pallottini, assicurando a ciascuno la mia preghiera, affinchè possano testimoniare Gesù e il suo Vangelo in ogni ambiente.

Mi rivolgo ora ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Venerdì prossimo celebreremo la festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata di santificazione sacerdotale e inizio dell’Anno Sacerdotale, da me voluto in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars. Cari giovani, vi saluto con affetto e tra voi saluto specialmente i numerosi ragazzi degli Oratori della diocesi di Foligno, accompagnati dal loro Pastore Mons. Gualtiero Sigismondi. Cari amici, la ricchezza del Cuore di Cristo vi sostenga sempre. Aiuti voi, cari ammalati, ad affidarvi nelle mani della Provvidenza divina; ed incoraggi voi, cari sposi novelli, a vivere la vostra unione cristiana con reciproca dedizione.

Desidero con gioia presentare ora la Delegazione siro-cattolica: il Patriarca della Chiesa di Antiochia dei siro-cattolici, Sua Beatitudine Mar Ignace Youssef III Younan, accompagnato, in questa sua prima visita ufficiale, dai Patriarchi emeriti, dai Vescovi e da fedeli provenienti dal Medio Oriente e da diverse parti del mondo, dove risiedono i siro-cattolici mantenendo un vivo legame con la tradizione orientale cristiana e il Vescovo di Roma.

Saluto con affetto il venerato Patriarca Youssef, al quale ho già concesso la communio ecclesiastica che, a norma dei sacri canoni, mi aveva chiesto appena eletto, e tale comunione troverà pubblica significazione nella Divina Liturgia in rito siro-antiocheno, che si terrà domani nella Basilica di Santa Maria Maggiore, alla quale assisterà come mio Rappresentante il Signor Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Mentre assicuro per Lei, venerato Fratello, e per quanti La accompagnano la mia preghiera, vorrei nel contempo esprimere la mia sollecitudine e considerazione a tutte le Chiese Orientali Cattoliche, incoraggiandole a proseguire la missione ecclesiale, pur tra mille difficoltà, per edificare ovunque l'unità e la pace.
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