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I lefebvriani

  • Messaggi
  • Paparatzifan 00 22/01/2009 09.21
  • Paparatzifan 00 22/01/2009 09.23
    Dal blog di Lella...

    Esclusivo: Benedetto XVI revoca la scomunica ai Lefebvriani

    di Paolo Rodari

    Benedetto XVI ha deciso. Il decreto contenente la revoca della scomunica per i vescovi scismatici lefebvriani è pronto. E uscirà nei prossimi giorni, probabilmente entro questa domenica. L’ha redatto e firmato, per volere del Papa, il presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, l’arcivescovo Francesco Coccopalmerio.

    Si tratta di un atto di grande magnanimità del Pontefice.

    Dal giorno della sua pubblicazione i successori di Marcel Lefevbre alla guida della Fraternità San Pio X, ovvero gli “ultra tradizionalisti” Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson non saranno più scomunicati.
    Ratzinger ha deciso dopo che erano stati gli stessi vescovi a scrivere al cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della Ecclesia Dei, chiedendogli la possibilità di essere reintegrati in seno alla Chiesa cattolica.
    Certo, manca ancora un accordo su come e dove la Fraternità si posizionerà all’interno della Chiesa, ma intanto un passo enorme, senz’altro il più decisivo, sulla strada della piena comunione con Roma è stato fatto.
    Fu nel 1969 che Lefebvre si ritirò con un manipolo di seminaristi a Econe, in Svizzera. Lo scopo era fuggire da Roma, la città che aveva aperto le porte al Concilio Vaticano II. Lefebvre rigettò sempre le conquiste del Concilio (anche se la sua firma appare sotto tutti i suoi documenti) e, in particolare, la conseguente riforma liturgica. La rottura con Roma avvenne il 30 giugno 1988. Ratzinger era prefetto della Dottrina delle fede e assistette, impotente, all’ordinazione da parte di Lefebvre di quattro vescovi. Un gesto che pose Lefebvre ipso facto nella scomunica latae sententiae. Il Papa, nel settembre 2007, promulgò il Motu Proprio Summorum Pontificum col quale vennero riaperti nuovi spazi per l’uso liturgico del messale antico.
    Un gesto che tolse un grosso ostacolo sulla strada del ritorno dei lefebvriani a Roma. Un ritorno oggi definitivo e che ricuce una ferita dolorosissima per tutta la Chiesa.

    © Copyright Il Riformista, 22 gennaio 2009


    CHE DIRE! ABBIAMO UN GRANDISSIMO PAPA!!!!!!

    W IL PAPAAAAAAAAA!!!!!!


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  • TERESA BENEDETTA 00 22/01/2009 09.41
    OOPS! L'HO POSTO LA STESSA NOTIZIA SCRITTA DA ANDREA TORNIELLI NELLA CARTELLA SULLE NOTIZE DEL PAPA - E MOLTO PIU DI UNA QUESTIONE DI LITURGIA E SI TRATTA ANCHE DELLA MAGNANIMITA, LA PAZIENZA E LA PERSEVARANZA DEL NOSTRO PAPINO SAGGISSIMO.




  • Paparatzifan 00 22/01/2009 13.00
    Re:

    TERESA BENEDETTA, 22/01/2009 9.41:

    OOPS! L'HO POSTO LA STESSA NOTIZIA SCRITTA DA ANDREA TORNIELLI NELLA CARTELLA SULLE NOTIZE DEL PAPA - E MOLTO PIU DI UNA QUESTIONE DI LITURGIA E SI TRATTA ANCHE DELLA MAGNANIMITA, LA PAZIENZA E LA PERSEVARANZA DEL NOSTRO PAPINO SAGGISSIMO.




    Sì, non importa, Teresita, hai fatto comunque bene di postarla lì!!! Ho postato qua quella di Rodari perché mi è venuta in mente l'idea di aprire una discussione dedicata ai lefevbriani.

  • Paparatzifan 00 22/01/2009 19.02
    Dal blog Cantuale Antonianum...

    giovedì 22 gennaio 2009

    Conferme ufficiose: la scomunica revocata

    Tornielli e Rodari, confer- mano l'ormai imminente decreto che revoche- rebbe la scomunica ai vescovi lefebvriani, annunciata per primo dalla "Cicogna nella torre".


    Si parla appunto di revoca, non di "nullità".
    Questo mi pare comunque più serio, se verrà confermato. Si intende cioè che i vescovi (sia consacranti che illecitamente consacrati 21 anni fa) erano davvero incorsi nella scomunica latae sententiae, e in seguito alla loro richiesta (che c'è stata) e alla loro conversione (che speriamo ci sia davvero, il papa lo sa) sono riaccolti nella chiesa cattolica. L'accettazione del Concilio, la validità della nuova messa e degli ordini, l'obbedienza al Papa sono tutti requisiti da tempo richiesti e necessari a confermare la volontà di comunione con la sede di Pietro. La nullità avrebbe comportato il riconoscimento di un errore da parte di Lefebvre, che vedeva minacciata di estinzione la sua fraternità, ma la cui coscienza, soggettivamente, era in buona fede nell'agire in reale "stato di emergenza" senza mandato papale. Il che, francamente, stando a tutte le conoscenze di dialoghi tra Santa Sede e Mons. Lefebvre, non mi pare così facilmente sostenibile. Ma nella chiesa non si sa mai...


    Probabilmente, poi, nello stesso decreto (o in un documento accompagnatorio), preparato dall'esperto giurista card. Coccopalmerio ci sarà anche qualche parola per revocare la sospensione e l'interdetto che colpisce i preti e i diaconi ordinati dai vescovi lefebvriani. Anche questi 500 ministri di Dio, pur non scomunicati secondo alcuni, sono in una posizione irregolare davanti alla Chiesa. Non dimentichiamoli per favore.
    Ma una cosa è la revoca della scomunica (anche Paolo VI ha revocato la scomunica degli ortodossi) e un'altra cosa è il ritorno nella piena "comunione gerarchica" di questi 4 vescovi, i quali rimangono senza giurisdizione (e bisogna vedere come potranno essere sistemati).


    Infine c'è il problema Williamson, uno dei quattro, il quale è soggetto ad intemperanze verbali esagerate, sia nei confronti del papa, che del Concilio Vaticano II, sia - ultimamente - contro gli ebrei: un vero revisionista ai limiti dell'apologia nazi-fascista, stando alle fonti (si spera sincere).
    Anche fr. Z, nel suo arcinoto blog, è preoccupatissimo per il ritorno di questo ex-anglicano fattosi lefebvriano e ora in arrivo nella chiesa di Roma. Addirittura spererebbe in un ritorno di 3 sui 4 pur di non dover affrontare la patata surriscaldata che sicuramente sarà.


    Aggiornamento e approfondimento: pare proprio che ANCHE I SACERDOTI E DIACONI lefebvriani siano da considerare scomunicati.
    leggete questo documento chiarificatore del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, riporto solo la parte in questione, il resto lo leggete qui:


    5. Come dichiara il motu proprio n. 5c, la scomunica latae sententiae per scisma riguarda coloro che "aderiscono formalmente" a detto movimento scismatico. Anche se la questione sull'esatta portata della nozione "adesione formale allo scisma" andrebbe posta alla competente Congregazione per la dottrina della fede, sembra a questo pontificio consiglio che tale adesione debba implicare due elementi complementari:

    a) uno di natura interna, consistente nel condividere liberamente e coscientemente la sostanza dello scisma, ossia nell'optare in tal modo per i seguaci di Lefebvre che si metta tale opzione al di sopra dell'obbedienza al Papa (alla radice di questo atteggiamento vi saranno abitualmente posizioni contrarie al magistero della Chiesa);

    b) un altro d'indole esterna, consistente nell'esteriorizzazione di quell'opzione, il cui segno più manifesto sarà la partecipazione esclusiva agli atti "ecclesiali" lefebvriani, senza prendere parte agli atti della Chiesa cattolica (si tratta comunque di un segno non univoco, poiché c'è la possibilità che qualche fedele prenda parte alle funzioni liturgiche dei seguaci di Lefebvre senza condividere però il loro spirito scismatico).

    6. Nel caso dei diaconi e dei sacerdoti lefebvriani sembra indubbio che la loro attività ministeriale nell'ambito del movimento scismatico è un segno più che evidente del fatto che si danno i due requisiti di cui sopra (n. 5) e che vi è quindi una adesione formale.


  • Paparatzifan 00 22/01/2009 23.13
    Dal blog di Lella...

    VATICANO: LEFEBVRIANI, NO COMMENT FINO A PUBBLICAZIONE TESTO SANTA SEDE

    (ASCA) - Roma, 22 gen

    ''In assenza di una dichiarazione ufficiale da parte della Santa Sede, la Fraternita' Sacerdotale San Pio non commenta le voci su una possibile revoca della scomunica.
    Non ci sara' alcuna comunicazione fino alla pubblicazione di un testo da parte del Vaticano'': e' la risposta dell'abata Alan Lorans, direttore dei servizi di informazione della Fraternita' scismatica fondata da mons. Lefebvre, in risposta alle notizie di stampa su una imminente revoca della scomunica sui quattro vescovi lefebvriani da parte di papa Benedetto XVI.

    © Copyright Asca

  • TERESA BENEDETTA 00 23/01/2009 20.43
    Vescovi lefebvriani assolti dalla scomunica -
    Ma uno di loro nega la Shoah

    [IMG]http://i265.photobucket.com/albums/ii232/TERESA7_album/FORUM-3%20052208/FORUM-5%20LOGOSBANNERS/0-SETTIMOCIELO-ESPRESSO.jpg[/IMG]
    1/22/09


    La notizia dell’imminente revoca della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale di San Pio X fondata da Marcel Lefebvre ha fatto salire di colpo la temperatura di una polemica riguardante uno di loro.

    Nell’occhio del ciclone c’è il vescovo lefebvriano Richard Williamson, inglese di nascita. Lo scorso 1 novembre, festa di Tutti i Santi, Williamson ordinò diacono, in Germania, a Zaitkofen, un giovane svedese convertitosi al cattolicesimo, Sten Sandmark. A seguire la cerimonia c’era una televisione di Stoccolma. Al termine, il reporter intervistò sia il vescovo che il nuovo ordinato.

    La conversazione toccò il tema del nazismo. E a questo punto il vescovo Williamson intervenne dicendo di non credere che sei milioni di ebrei fossero stati sterminati. Negò che si fosse fatto uso di camere a gas e disse di associarsi ai “revisionisti” che abbassano il numero degli ebrei uccisi a due-trecentomila.

    “Se questo non è antisemitismo, allora cos’è?”, obiettò il giornalista.

    E il vescovo: “Se l’antisemitismo è una cosa cattiva, esso è contro la verità. Quando una cosa è vera, essa non è cattiva. La parola anti-semitismo non mi riguarda”.

    L’intervista andò in onda, finì anche su internet, e la polemica nei giorni scorsi è salita alle stelle. Il settimanale tedesco “Der Spiegel” vi ha imbastito un articolo. Gli ebrei hanno protestato, i vescovi tedeschi si sono dissociati sdegnati dalle affermazioni del loro confratello, pur scomunicato. E anche la diocesi di Stoccolma ha preso le distanze.

    Il 20 gennaio la Fraternità Sacerdotale di San Pio X ha cercato di limitare i danni, con due comunicati emessi dai suoi distretti di Gran Bretagna-Scandinavia e di Germania: “Gesù era ebreo, Maria era ebrea, gli apostoli erano ebrei, e quindi nessun vero cristiano può essere antisemita. Le affermazioni fatte dal vescovo Williamson sono esclusivamente sue e non riflettono le vedute della Società di San Pio X. Inoltre, papa Pio XI nella sua enciclica ‘Mit Brennender Sorge’ condannò il regime senza Dio del nazismo e i suoi crimini”.

    Trovi qui la traduzione in inglese dell’articolo di “Der Spiegel”, con il video dell’intervista:
    “Traditionalist bishop may be charged with holocaust denial in Germany“.
    http://cathcon.blogspot.com/2009/01/traditionalist-bishop-may-be-charged.html

    E qui, sempre in inglese, i comunicati della diocesi cattolica di Stoccolma e dei lefebvriani:
    “Williamson to be Charged? Diocese of Stockholm and SSPX District Superiors Respond“.
    http://www.remnantnewspaper.com/Archives/2009-williamson_to_be_charged.htm



  • Paparatzifan 00 23/01/2009 22.35
    Dal blog di Lella...

    Lefebvre: la storia di un scisma lungo venti anni. Il ruolo di Ratzinger e quello dei vescovi francesi

    È difficile sapere come l’episcopato francese prenderà la notizia della decisione del Papa di revocare la scomunica (il decreto, firmato dal Pontificio Consiglio per i testi legislativi, uscirà nei prossimi giorni) ai quattro vescovi scismatici appartenenti alla Fraternità San Pio X fondata nel 1970 da Marcel Lefebvre. Una cosa, comunque, la si può dire: in una parte di questo episcopato la notizia non susciterà particolari emozioni. Anzi.
    Non è un mistero, infatti, che nei mesi passati, prima ancora che il Papa approvasse nel settembre del 2007 il motu proprio Summorum Pontificum col quale liberalizzò il cosiddetto rito antico (è il messale di San Pio V riformato nel 1962 da Giovanni XXIII) era stato l’allora presidente della conferenza episcopale francese, il cardinale Jean-Pierre Ricard, a esprimersi su tale decisione in molto critico. Questi, infatti, paventava (le sue previsioni si sono dimostrate poi fondate) che con il motu proprio si sarebbe aperta la strada al rientro dei lefebvriani nella Chiesa cattolica.

    E la cosa non gli andava a genio: la Chiesa francese, infatti, viveva (e vive tutt’oggi) una profonda crisi. Le celebrazioni eucaristiche hanno raggiunto il minimo storico di presenza di fedeli.

    Nell’ultimo anno, nei seminari di tutte le novantuno diocesi francesi, sono entrati soltanto centoventi seminaristi e quaranta di questi provenienti da comunità tradizionaliste, non scismatiche come quella lefebvriana, ma comunque legate a una visione di Chiesa similare a quella della Fraternità San Pio X.

    Insomma, oltralpe sono le comunità tradizionaliste che stanno sempre più prendendo piede e la cosa, per una gerarchia ecclesiastica che più che in altre parti d’Europa ha spinto sull’applicazione in chiave intra-mondana della riforma liturgica del post Concilio Vaticano II, fa preoccupare.

    Il 12 settembre scorso, tuttavia, Benedetto XVI, volando verso Parigi, fu chiaro. Egli lanciò un messaggio inequivocabile all’episcopato francese: il motu proprio Summorum Pontificum - disse - «è semplicemente un gesto di tolleranza, in ottica pastorale, per delle persone che sono state formate a questa liturgia, che l’amano, la conoscono, e vogliono vivere con essa». Come a dire: chiunque preghi seguendo l’antico rito (lefebvriani in testa) non va discriminato, in quanto fa parte della Chiesa cattolica a pieno titolo.
    Poco dopo il viaggio papale a Parigi (con tappa a Lourdes), furono i lefebvriani a recarsi in pellegrinaggio a Lourdes. Qui il superiore generale della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay, lanciò un’iniziativa singolare. La chiamò «Crociata del rosario». In sostanza, chiese a tutti i fedeli lefebvriani di sgranare rosari affinché il Papa ritirasse la scomunica pendente su di lui e sui tre suoi confratelli vescovi. Secondo Fellay in meno di due mesi sono stati recitati in tutto il mondo un milione e settecentotremila rosari. Ultime notizie alla mano, un numero sufficiente per fare divenire il decreto di revoca di scomunica una realtà.
    Il decreto verrà reso noto dal pontificio consiglio per i testi legislativi nei prossimi giorni e permetterà a Ratzinger di ricordare con meno dolore quanto accadde nel 1988: allora Giovanni Paolo II comminò la scomunica a Lefebvre dopo che questi rifiutò un accordo già siglato con l’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, appunto il cardinale Ratzinger.
    Certo, molte questioni restano ancora aperte: i lefebvriani non hanno mai detto apertamente di accettare in toto i documenti del Concilio Vaticano II. In particolare, su alcuni aspetti della dottrina sulla Chiesa, si dichiarano ancora perplessi - soprattutto sulle nozioni di libertà religiosa e di ecumenismo -. Eppure, a ben vedere, un accordo di riappacificazione definitiva con Roma sembra ormai più che possibile. Non ci sono divergenze gravi tra le due parti e il gesto di questi giorni di Ratzinger non può che accelerare il tutto.

    L’episcopato francese dovrà farsene una ragione. E probabilmente dovrà fare autocritica. E ammettere che il rinnovamento liturgico attuato in Francia negli ultimi decenni ha avuto sviluppi a volte maldestri o grossolani, che senz’altro (volutamene o meno) hanno dato la netta sensazione di una rottura della tradizione. Una sensazione che ha portato Lefebvre a reagire e a scegliere la strada della rottura con Roma pur di non sottomettersi a una Chiesa che, soprattutto in Francia, vedeva inquinata da un vento progressista.

    Quando la piena comunione con Roma sarà defintivamente sancita si potrà scoprire sotto quale forma la Fraternità San Pio X farà parte della Chiesa. E si potrà scoprire quale destino avrà la pontifica commissione Ecclesia Dei, istituita da Wojtyla con lo scopo di seguire i rapporti coi lefebvriani.
    Si parla di un suo possibile accorpamento con la congregazione per il culto divino. Ecclesia Dei manterrebbe una propria autonomia, ma dedicherebbe principalmente a vagliare la corretta applicazione del motu proprio Summorum Pontificum.
    A conti fatti, il decreto di revoca di scomunica che il Papa ha voluto per i vescovi lefebvriani, rappresenta una vittoria per il cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente di Ecclesia Dei. È lui che ha curato in questi anni i rapporti con la Fraternità San Pio X. È stato lui a tenere una fitta corrispondenza con Fellay, alimentatasi soprattutto dopo che questi, pochi mesi dopo l’ultimo conclave, incontrò privatamente Benedetto XVI a Castel Gandolfo.

    © Copyright Il Riformista, 23 gennaio 2009


  • Paparatzifan 00 23/01/2009 22.45
    Dal blog di Lella...

    Curie e Curiali

    Ratzinger riabilita i lefebvriani e riporta la tradizione in Francia

    PRIMO PIANO

    Di Andrea Bevilacqua

    Con l'imminente revoca della scomunica per i quattro vescovi scismatici lefebvriani (il decreto uscirà entro domenica dal pontificio consiglio per i testi legislativi e riguarda i superiori della Fraternità San Pio X Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson) è soprattutto l'anima più liberal dell'episcopato francese a subire un duro colpo. Questa, infatti, si era duramente contrapposta alla promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum col quale Benedetto XVI aveva liberalizzato nel 2007 l'antico rito, perché vedeva in questo gesto la volontà di Roma di ricucire con gli ultra tradizionalisti lefebvriani che parecchio seguito hanno - oltre che in Svizzera - anche in Francia.

    La Chiesa francese, infatti, annaspa costretta a fare i conti con le Chiese vuote e la mancanza di vocazioni, mentre le comunità più tradizionaliste (non soltanto quella lefebvriana) si moltiplicano.

    L'episcopato francese è tradizionalmente refrattario alla supremazia romana. A ciò si è aggiunto, dal Concilio Vaticano II in poi, un progressismo esasperato, soprattutto in campo liturgico. È principalmente in Francia che quella riforma della liturgia smaccatamente “intramondana” si è affermata con un'escalation inarrestabile.

    Benedetto XVI, tuttavia, dovrebbe a breve mettere mano alle sedi vescovili più importanti al fine di portare, in terra francese, un episcopato meno ostile nei confronti di una visione liturgica più ancorata alla tradizione.

    Già molto Papa Joseph Ratzinger ha fatto nel 2008: ad aprile Benedetto XVI ha nominato come ausiliare di Nanterre monsignor Nicolas Jean René Brouwet, distintosi per aver partecipato all'annuale «pellegrinaggio della Tradizione» da Parigi a Chartres. Molto più eclatante, a ottobre, è stata la nomina come vescovo di Bayonne di monsignor Marc Aillet, già vicario generale della diocesi di Tolone ma soprattutto membro della Comunità San Martino che era stata fondata a Genova dal cardinal Giuseppe Siri per quei sacerdoti francesi che fuggivano dal progressismo. Pare che, sulla nomina, abbia inciso l'influenza del giovane monsignore di curia Martin Viviès, anch'egli della medesima comunità. Monsignor Aillet celebra spesso la messa col rito antico, ha scritto un piccolo e favorevole trattato sulla messa tradizionale.
    Il 21 novembre, alla diocesi di Le Mans, è stato nominato monsignor Yves Le Saux, finora responsabile di preti, diaconi e seminaristi della comunità dell'Emmanuel. Non un gruppo tradizionale, ma comunque uno di quei movimenti che i progressisti vedono come fumo negli occhi. E, subito dopo, ecco la nomina di monsignor Jean-Pierre Batut come vescovo ausiliario di Lione: è stato parroco della chiesa parigina di St-Eugène-Ste Cécile, la cosiddetta «chiesa dell'indulto», dove Batut celebrava nelle due forme del rito romano.

    © Copyright Italia Oggi, 23 gennaio 2009


  • Paparatzifan 00 23/01/2009 22.49
    Dal blog di Lella...

    «Noi riconosciamo l’autorità del Papa»

    di Andrea Tornielli

    Roma

    «Se il Papa deciderà di ritirare il decreto di scomunica nei confronti dei quattro vescovi della Fraternità San Pio X, per noi sarà una grande gioia...».

    Don Davide Pagliarani, dal 2006 superiore del distretto italiano della Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, dal quale dipendono circa 25 celebrazioni domenicali secondo l’antico rito nel nostro Paese, sottolinea con particolare enfasi il «se».

    E al telefono con il Giornale ribadisce di non sapere nulla della notizia pubblicata ieri dal nostro quotidiano. La revoca della scomunica decisa da Papa Ratzinger sarà pubblicata già sabato o al massimo entro la prossima settimana, a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
    I quattro vescovi in queste ore attendono in silenzio, anche se stanno facendo il giro del mondo le dichiarazioni improvvide e imbarazzanti, vicine alle tesi negazioniste sull’Olocausto, rilasciate lo scorso novembre da uno di loro, Richard Williamson, nel corso di un’intervista televisiva.
    Il superiore generale della Fraternità, monsignor Bernard Fellay, primo firmatario della lettera con la quale è stato chiesto al Pontefice di ritirare la scomunica, nei giorni scorsi è stato a Roma e ha incontrato anche il cardinale Antonio Cañizares, nuovo Prefetto della Congregazione del culto divino. Va ricordato che il ritiro della scomunica (comminata nel 1988 da Giovanni Paolo II dopo che monsignor Lefebvre aveva consacrato illecitamente vescovi quattro suoi sacerdoti) rappresenta un atto di magnanimità di Benedetto XVI anche se non significa la soluzione di ogni problema tra la Santa Sede e la Fraternità.

    Don Davide, come reagisce alla notizia?

    «Io non ho notizie, non so se quanto lei mi dice sia vero...».

    Diciamo così: se il Papa toglierà la scomunica, come reagirà?

    «È chiaro che si tratterebbe di un atto che coinvolge tutta la Fraternità, anche se dal punto di vista canonico riguarda soltanto i quattro vescovi. Sarebbe accolto con grande gioia dai sacerdoti e da tutti i nostri fedeli».

    Può spiegare che cos’è la «crociata del rosario» che monsignor Fellay ha lanciato nei mesi scorsi?

    «L’iniziativa è stata proposta dal superiore della Fraternità l’ultima domenica di ottobre, nella quale secondo il calendario liturgico dell’antico rito romano si celebra la festa di Cristo Re. In quei giorni si è svolto un pellegrinaggio a Lourdes, al quale hanno partecipato, con i quattro vescovi, circa ventimila fedeli. In quella occasione monsignor Fellay ha lanciato la “crociata del rosario”, chiedendo ai fedeli di recitare rosari alla Vergine per una precisa intenzione: far sì che il Pontefice accogliesse la richiesta del ritiro della scomunica».

    Si è parlato di più di un milione di rosari. È vero?

    «Grazie a Dio alla fine sono stati molti di più, un milione e settecentomila».

    Con la revoca della scomunica vi sentirete più uniti al Papa...

    «Se la scomunica sarà revocata, ripeto, sarà una grande gioia per tutti noi. Ma vorrei ricordare che mai la Fraternità San Pio X ha avuto l’intenzione di separarsi dal Papa. Riconosciamo il Papa, preghiamo ogni giorno per lui. Lo stesso fatto di chiedere il ritiro della scomunica attesta questa volontà. La Fraternità non rifiuta l’autorità dei Papi né di quelli che si sono succeduti prima del Concilio Vaticano II, né di quelli che si sono succeduti dopo il Concilio».

    Però sia monsignor Lefebvre che i suoi successori hanno criticato aspramente sia i Pontefici che alcuni documenti conciliari.

    «Su questo la posizione della Fraternità è sempre stata chiara e non ha subito modifiche. Fin dal 2001 abbiamo chiesto che fosse ridata piena cittadinanza alla Messa antica e abbiamo espresso la volontà di discutere alcuni punti e problemi dottrinali che sono emersi con la riforma liturgica e con alcuni dei testi conciliari. Ma ciò non significa rifiutare l’autorità del Papa».

    © Copyright Il Giornale, 23 gennaio 2009


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