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Viaggio apostolico in Germania...

Ultimo Aggiornamento: 27/09/2011 20.28
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Con occhi chiari

Negli ultimi giorni del concilio Vaticano II, alla fine di un incontro con gli osservatori di altre Chiese e confessioni cristiane, Paolo VI donò a ciascuno di loro una piccola campana, che ogni giorno chiama alla preghiera comune. Un simbolo eloquente aperto al futuro, che in altro modo Benedetto XVI ha evocato oggi, richiamandosi alla Gloriosa, la gigantesca campana medievale del duomo di Erfurt i cui rintocchi solenni sono risuonati alla fine della messa, "segno vivo del nostro profondo radicamento nella tradizione cristiana, ma anche un richiamo a metterci in cammino ed impegnarci nella missione" ha detto il Papa.
Proprio dall'altera Roma - proprio così, "seconda Roma", era chiamata nel Rinascimento per il gran numero di chiese la splendida capitale della Turingia, nel cuore della Germania - è venuta da Benedetto XVI una riflessione sulla storia tedesca, dall'evangelizzazione durante l'alto medioevo sino ai tempi più recenti, nel Novecento segnato in modo spaventoso e nefasto da due dittature di diverso colore, ma entrambe empie e nemiche dell'uomo. Una riflessione che ha saputo guardare con occhi chiari anche al passato più oscuro.
Trent'anni fa, nel 1981, chi avrebbe potuto immaginare il crollo del muro di Berlino avvenuto otto anni più tardi? O, risalendo di un settantennio, quanti nel 1941 pensavano che del terzo Reich, esaltato dalla retorica nazista come millenario, solo quattro anni dopo non sarebbe rimasto altro che le ceneri? Avvenimenti che si fanno più lontani - anche se a Erfurt il Papa ha incontrato l'ultimo prete cattolico sopravvissuto a Dachau, il prelato novantottenne Hermann Scheipers - ma i cui effetti per la fede cristiana persistono oggi, deleteri come le piogge acide per l'ambiente della regione.
Nel porre queste domande Benedetto XVI ha ricordato tuttavia che vi è stato chi in nome di Cristo ha saputo opporsi - non di rado sino al martirio - alla pretesa onnipotenza pagana di Hitler, così come più tardi molti cattolici hanno resistito all'ideologia comunista, educando i figli nella fede e spesso visitando il piccolo santuario mariano di Etzelsbach, al centro di una regione soffocata dal totalitarismo che si dichiarava democratico, dove si venera un'antica immagine dell'Addolorata meta di un pellegrinaggio ripetuto da Benedetto XVI, che vi ha presieduto la preghiera della sera con decine di migliaia di fedeli.
Anche a Erfurt è tornata soprattutto la questione su Dio, l'unica davvero cruciale e dalla quale dipende tutto. Per questo il Papa l'ha posta con forza parlando agli evangelici nel convento di Lutero e chiedendo un impegno di testimonianza comune in un mondo smarrito e spesso inumano. E a mostrare l'importanza di Dio sta anche l'esempio dei santi che - venuti da parti diverse dell'Europa (Italia, Irlanda, Inghilterra, Ungheria) - hanno evangelizzato la Germania. Il vescovo Severo giunto con le sue reliquie, i missionari Kilian, Bonifacio, Eoban e Adelar con il loro martirio, la giovane Elisabetta con la sua carità hanno mostrato infatti che è possibile il rapporto con Dio e che vale la pena viverlo. In una comunione che oltrepassa le distanze e il tempo e alla quale bisogna guardare con occhi chiari perché apre al futuro di Dio.
g. m. v.

(©L'Osservatore Romano 25 settembre 2011)


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PAPA: ARRIVATO A FRIBURGO, BAGNO DI FOLLA SU PAPAMOBILE

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

Benedetto XVI e' arrivato a Friburgo dopo circa un'ora di viaggio in auto. Alla periferia della citta' ha cambiato vettura, salendo sulla Papamobile, per consentire alla grande folla di fedeli che sono lungo le strade di vederlo da vicino. Accanto a lui sul mezzo ci sono il presidente dei vescovi e arcivescovo di Friburgo, monsignor Robert Zollitsch, e il segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein.

© Copyright (AGI)

PAPA: CHIEDE A CATTOLICI FRIBURGO DI PREGARE PER FRUTTI VISITA

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"Chiedo la vostra preghiera affinche' questi giorni siano fruttuosi, affinche' Dio confermi la nostra fede, rafforzi la nostra speranza e accresca il nostro amore". Lo ha detto il Papa ai fedeli di Friburgo che gremivano la Muensterplaz, dove si e' svolta la cerimonia di accoglienza. L'auspicio del Pontefice, che si fermera' nella citta' tradizionalmente cattolica della Foresta Nera fino a domani sera, e', come ha spiegato egli stesso, che "in questi giorni diventiamo di nuovo consapevoli di quanto Dio ci ami e di quanto Egli sia buono, cosi' da mettere, con piena fiducia, noi stessi e tutto cio' che muove il nostro cuore ed e' importante per noi nelle sue mani". "In Lui - ha aggiunto Benedetto XVI - il nostro futuro e' assicurato; Egli dona senso alla nostra vita e puo' condurla alla pienezza".
"Con grande gioia - ha continuato il Pontefice tedesco - vi saluto tutti e vi ringrazio per la cordiale accoglienza. Dopo i begli incontri a Berlino ed Erfurt, sono lieto di essere ora anche con voi a Friburgo, dove sono arrivato volentieri per pregare insieme con voi, per proclamare la parola di Dio e per celebrare l'Eucaristia. Il Signore vi accompagni nella pace e vi renda messaggeri della gioia".

© Copyright (AGI)

PAPA: PADRE LOMBARDI, NON VUOLE RINUNCIARE A CONTATTO CON FEDELI

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"Benedetto XVI non vuole rinunciare al contatto con i fedeli". Lo ha affermato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, commentando a Friburgo l'episodio di questa mattina a Erfurt, dove il gesto di uno squilibrato ha turbato, anche se fortunatamente senza gravi conseguenze, l'attesa della celebrazione eucaristica, che si e' poi svolta in modo del tutto regolare. Il Papa e' stato informato dell'accaduto "al termine della messa", ha detto in proposito il direttore della Sala Stampa Vaticana. "Nel seguito papale - ha aggiunto - nessuno si e' accorto di quanto avvenuto", sia perche' l'episodio si e' verificato ben prima che il Pontefice iniziasse a celebrare, sia per la lontananza dalla Domplatz.
Dunque, il viaggio di Benedetto XVI in Germania "prosegue secondo il programma previsto e senza preoccupazioni", ha assicurato padre Lombardi ricordando che peraltro "le misure di sicurezza non dipendono dal Vaticano, ma dalle autorita' locali". "La situazione della sicurezza cambia nei diversi viaggi del Papa all'estero", ha spiegato Lombardi rispondendo in una conferenza stampa alle domande sulle polemiche riguardanti un presunto spiegamento eccessivo di forze dell'ordine nella cittadina della Germania Orientale. "A Malta - ha detto ancora Lombardi - c'era pochissima polizia, in Turchia un gran dispiegamento. Dipende dai criteri di sicurezza del singolo paese". "Naturalmente - ha concluso il portavoce - il Papa ha piacere di avere accesso ai fedeli".
Il Papa "in questi casi viene avvertito in un momento normale" e non mentre sta celebrando, ha spiegato ancora il portavoce giurando che la giornata di oggi si e' svolta finora "in modo assolutamente normale senza alcuna preoccupazione" e che l'accaduto non ha "assolutamente influito" sul programma, ne' "assolutamente" la messa e' stata accorciata.

© Copyright (AGI)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI ALLA FIERA DI FREIBURG IM BREISGAU

Alle ore 19 di questo pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI arriva alla Fiera di Freiburg per la Veglia di preghiera con i giovani. Nel piazzale esterno della Messe Freiburg sono presenti ragazzi e giovani adulti provenienti da diverse diocesi tedesche, insieme con un gruppo di giovani impegnati in politica.
La Celebrazione della Parola si apre con l’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Freiburg, S.E. Mons. Robert Zollitsch, e le testimonianze di 9 giovani, provenienti da diversi ambiti.
Ha quindi luogo la "Consegna della Luce": il Papa accende i lumi che i giovani tengono in mano e questi a loro volta "consegnano" la luce, accendendo le fiaccole dei giovani riuniti nel piazzale della Fiera.
Dopo la lettura di un brano del Vangelo (Mt 5, 13-16) il Santo Padre pronuncia il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari giovani amici!

Durante tutto il giorno ho pensato con gioia a questa serata in cui sarei potuto stare qui insieme con voi ed essere unito a voi nella preghiera. Alcuni forse saranno già stati presenti alla Giornata Mondiale della Gioventù, dove abbiamo potuto sperimentare la particolare atmosfera di tranquillità, di profonda comunione e di intima gioia che caratterizza una veglia serale di preghiera. Auguro che anche noi tutti possiamo fare tale esperienza in questo momento: che il Signore ci tocca e ci fa testimoni gioiosi, che pregano insieme e si fanno garanti gli uni per gli altri, non soltanto stasera, ma durante tutta la nostra vita.

In tutte le chiese, nelle cattedrali e nei conventi, dovunque si radunano i fedeli per la celebrazione della Veglia pasquale, la più santa di tutte le notti è inaugurata con l’accensione del cero pasquale, la cui luce viene poi trasmessa a tutti i presenti. Una minuscola fiamma irradia in tanti luci ed illumina la casa di Dio al buio. In tale meraviglioso rito liturgico, che abbiamo imitato in questa veglia di preghiera, si svela a noi, attraverso segni più eloquenti delle parole, il mistero della nostra fede cristiana. Lui, Cristo, che dice di se stesso: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12), fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14).

Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo facciamo l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che può forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, però, rimane un’oscurità angosciante.

Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità, e tuttavia vediamo una luce: una piccola fiamma, minuscola, che è più forte del buio apparentemente tanto potente ed insuperabile. Cristo, che è risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo più chiaro proprio là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza. Egli ha vinto la morte – Egli vive – e la fede in Lui penetra come una piccola luce tutto ciò che è buio e minaccioso. Chi crede in Gesù, certamente non vede sempre soltanto il sole nella vita, quasi che gli possano essere risparmiate sofferenze e difficoltà, ma c’è sempre una luce chiara che gli indica una via, la via che conduce alla vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Gli occhi di chi crede in Cristo scorgono anche nella notte più buia una luce e vedono già il chiarore di un nuovo giorno.

La luce non rimane sola. Tutt’intorno si accendono altre luci. Sotto i loro raggi si delineano i contorni dell’ambiente così che ci si può orientare. Non viviamo da soli nel mondo. Proprio nelle cose importanti della vita abbiamo bisogno di altre persone. Così, in modo particolare, nella fede non siamo soli, siamo anelli della grande catena dei credenti. Nessuno arriva a credere se non è sostenuto dalla fede degli altri e, d’altra parte, con la mia fede contribuisco a confermare gli altri nella loro fede. Ci aiutiamo a vicenda ad essere esempi gli uni per gli altri, condividiamo con gli altri ciò che è nostro, i nostri pensieri, le nostre azioni, il nostro affetto. E ci aiutiamo a vicenda ad orientarci, ad individuare il nostro posto nella società.

Cari amici, “Io sono la luce del mondo – Voi siete la luce del mondo”, dice il Signore. È una cosa misteriosa e grandiosa che Gesù dica di se stesso e di ciascuno di noi la medesima cosa, e cioè di “essere luce”. Se crediamo che Egli è il Figlio di Dio che ha guarito i malati e risuscitato i morti, anzi, che Egli stesso è risorto dal sepolcro e vive veramente, allora capiamo che Egli è la luce, la fonte di tutte le luci di questo mondo. Noi invece sperimentiamo sempre di nuovo il fallimento dei nostri sforzi e l’errore personale nonostante le nostre buone intenzioni. A quanto appare il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi non diventa più buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, povertà estrema e repressione senza pietà. E anche quelli che nella storia si sono ritenuti “portatori di luce”, senza però essere stati illuminati da Cristo, l’unica vera luce, non hanno creato alcun paradiso terrestre, bensì hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata.

A questo punto non dobbiamo tacere il fatto che il male esiste. Lo vediamo, in tanti luoghi di questo mondo; ma lo vediamo anche – e questo ci spaventa – nella nostra stessa vita. Sì, nel nostro stesso cuore esistono l’inclinazione al male, l’egoismo, l’invidia, l’aggressività. Con una certa autodisciplina ciò forse è, in qualche misura, controllabile. E’ più difficile, invece, con forme di male piuttosto nascosto, che possono avvolgerci come una nebbia indistinta, e sono la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene.

Ripetutamente nella storia, persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi.

Come può allora Cristo dire che i cristiani – e con ciò forse anche quei cristiani deboli – sono la luce del mondo? Forse capiremmo se Egli gridasse: Convertitevi! Siate la luce del mondo! Cambiate la vostra vita, rendetela chiara e splendente! Non dobbiamo forse restare stupiti che il Signore non ci rivolga un appello, ma dica che siamo la luce del mondo, che siamo luminosi, che splendiamo nel buio?

Cari amici, l’apostolo san Paolo, in molte delle sue lettere, non teme di chiamare “santi” i suoi contemporanei, i membri delle comunità locali. Qui si rende evidente che ogni battezzato – ancor prima di poter compiere opere buone – è santificato da Dio. Nel Battesimo, il Signore accende, per così dire, una luce nella nostra vita, una luce che il catechismo chiama la grazia santificante. Chi conserva tale luce, chi vive nella grazia è santo.

Cari amici, ripetutamente l’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione! Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto.

Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacilliamo e cadiamo, bensì a quante volte noi, con il suo aiuto, ci rialziamo. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra, nostra vita. Voi siete santi, noi siamo santi, se lasciamo operare la sua Grazia in noi.

Cari amici, questa sera, in cui ci raduniamo in preghiera attorno all’unico Signore, intuiamo la verità della parola di Cristo secondo la quale non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. Questa assemblea brilla nei vari significati della parola – nel chiarore di innumerevoli lumi, nello splendore di tanti giovani che credono in Cristo. Una candela può dar luce soltanto se si lascia consumare dalla fiamma. Essa resterebbe inutile se la sua cera non nutrisse il fuoco.

Permettete che Cristo arda in voi, anche se questo può a volte significare sacrificio e rinuncia. Non temete di poter perdere qualcosa e restare, per così dire, alla fine a mani vuote. Abbiate il coraggio di impegnare i vostri talenti e le vostre doti per il Regno di Dio e di donare voi stessi – come la cera della candela – affinché per vostro mezzo il Signore illumini il buio. Sappiate osare di essere santi ardenti, nei cui occhi e cuori brilla l’amore di Cristo e che, in questo modo, portano luce al mondo.

Io confido che voi e tanti altri giovani qui in Germania siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste. “Voi siete la luce del mondo”. “Dove c’è Dio, là c’è futuro!”
Amen.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA:DITTATURE PROMISERO PARADISO IN TERRA MA SOFFOCARONO LUCE

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"Quelli che nella storia si sono ritenuti 'portatori di luce', senza pero' essere stati illuminati da Cristo, l'unica vera luce, non hanno realmente creato alcun paradiso terrestre, bensi' hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la piu' piccola scintilla di umanesimo e' stata soffocata".
Benedetto XVI lo ha ricordato questa sera ai circa 40 mila ragazzi che hanno partecipato alla veglia di preghiera nell'area della Fiera di Friburgo.
Il Papa ha detto anche che "gli uomini di oggi sperimentiamo sempre di nuovo il fallimento dei loro sforzi e l'errore personale nonostante le migliori intenzioni". "A quanto appare - ha osservato - il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi non diventa piu' buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, poverta' estrema e repressione senza pieta'".
"Non dobbiamo tacere - ha spiegato ai ragazzi - che il male esiste. Lo vediamo, in tanti luoghi di questo mondo; ma lo vediamo anche, e questo ci spaventa, nella nostra stessa vita. Si', nel nostro stesso cuore esistono l'inclinazione al male, l'egoismo, l'invidia, l'aggressivita'". "Con una certa autodisciplina - li ha avvertiti - cio' forse e', in qualche misura, controllabile. E' piu' difficile, invece, con forme di male piuttosto nascosto, che possono avvolgerci come una nebbia indistinta, e sono la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene".
L'incontro di questa sera, ha seguito il programma tipico delle veglie di preghiera delle Gmg, in particolare con il rituale, preso dalla liturgia pasquale, dell'accensione da un unico cero, del fuoco di tanti bracieri che poi hanno a loro volta acceso le fiaccole e candele che ogni ragazzo teneva in mano.
"Intorno a noi - ha commentato Joseph Ratzinger - puo' esserci il buio e l'oscurita', e tuttavia vediamo una luce: una piccola fiamma, minuscola, che e' piu' forte del buio apparentemente tanto potente ed insuperabile. Cristo, che e' risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo piu' chiaro proprio la' dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza. Egli ha vinto la morte, vive, e la fede in Lui penetra come una piccola luce tutto cio' che e' buio e minaccioso".
Ai giovani il Pontefice ha ricordato che "non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo dobbiamo fare l'esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e piu' giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che puo' forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, pero', rimane un'oscurita' angosciante".
Invece, "chi crede in Gesu' - ha aggiunto - certamente non vede sempre soltanto il sole nella vita, quasi che gli possano essere risparmiate sofferenze e difficolta', ma c'e' sempre una luce chiara che gli indica una via che conduce alla vita in abbondanza.
Gli occhi di chi crede in Cristo scorgono anche nella notte piu' buia una luce e vedono gia' il chiarore di un nuovo giorno. La luce non rimane sola. Tutt'intorno si accendono altre luci. Sotto i loro raggi si delineano i contorni dell'ambiente cosi' che ci si puo' orientare. Non viviamo da soli nel mondo".
Ai ragazzi il Pontefice teologo ha poi ricordato che "proprio nelle cose importanti della vita abbiamo bisogno di altre persone". E, in modo particolare, "nella fede non siamo soli, siamo anelli nella grande catena dei credenti". "Nessuno - ha concluso - arriva a credere se non e' sostenuto dalla fede degli altri e, d'altra parte, con la mia fede contribuisco a confermare gli altri nella loro fede. Ci aiutiamo a vicenda ad essere esempi gli uni per gli altri, condividiamo con gli altri cio' che e' nostro, i nostri pensieri, le nostre azioni, il nostro affetto. E ci aiutiamo a vicenda ad orientarci, ad individuare il nostro posto nella societa'".

© Copyright (AGI)

PAPA: IL MAGGIOR DANNO PER LA CHIESA VIENE DAI CRISTIANI TIEPIDI

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"Il maggior danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso ai 40 mila ragazzi cattolici riuniti questa sera alla Fiera di Friburgo per una sorta di Gmg locale. "Nel Battesimo - ha ricordato il Papa ai giovani - il Signore accende, per cosi' dire, una luce nella nostra vita, una luce che il catechismo chiama la grazia santificante. Chi conserva tale luce, chi vive nella grazia e' effettivamente santo". "Permettete - li ha esortati - che Cristo arda in voi, anche se questo puo' a volte significare sacrificio e rinuncia. Non temete di poter perdere qualcosa e restare, per cosi' dire, alla fine a mani vuote.
Abbiate il coraggio di impegnare i vostri talenti e le vostre doti per il Regno di Dio e di donare voi stessi - come la cera della candela - affinche' per vostro mezzo il Signore illumini il buio. Sappiate osare di essere santi ardenti, nei cui occhi e cuori brilla l'amore di Cristo e che, in questo modo, portano luce al mondo. Io confido che voi e tanti altri giovani qui in Germania siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste". "Voi - ha concluso - siete la luce del mondo".

© Copyright (AGI)

PAPA: NON SI SCHERZA CON I SANTI, LI SI IMITA PERCHE' COME NOI

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

Ai 40 mila ragazzi riuniti alla Fiera di Friburgo, Benedetto XVI ha spiegato - pur senza citarla - il significato di quella raccomandazione che un tempo ci si sentiva ripetere: "scherza con i fanti e lascia stare i santi".
Nella cultura di oggi, ha denunciato, "l'immagine dei santi e' sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realta', ingenui e senza gioia".
Da parte dei cattolici impegnati, ha aggiunto, invece "non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che percio' certamente si puo' venerare, ma mai imitare nella propria vita". "Quanto e' errata e scoraggiante - ha commentato il Pontefice teologo - questa opinione. Non esiste alcun santo, fuorche' la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto". "Cari amici - ha esortato i giovani - Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacillate e cadete, bensi' a quante volte vi rialzate. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perche' siete buoni e perfetti, ma perche' Egli e' buono e vuole rendervi suoi amici. Si', voi siete la luce del mondo, perche' Gesu' e' la vostra luce". "Voi siete cristiani - ha concluso - non perche' realizzate cose particolari e straordinarie - bensi' perche' Egli, Cristo, e' la vostra vita. Siete santi perche' la sua grazia opera in voi".

© Copyright (AGI)


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Fiaccole di speranza, anelli nella catena dei credenti

“Siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste”, con questa esortazione Benedetto XVI ha concluso il discorso ai 35mila giovani riuniti a Friburgo per la veglia di preghiera prima della Santa Messa di domenica. Il Papa è giunto nella cittadina del Baden- Wuertenberg, ultima tappa di questo 21.mo viaggio apostolico, accolto da una folla festante. Dopo una breve sosta presso la cattedrale gotica della città e il saluto alle autorità politiche e religiose Benedetto XVI ha affrontato un pomeriggio denso di impegni.
Ce ne parla il nostro inviato a Friburgo, Stefano Leszczynski:

I giovani provenienti da diverse diocesi tedesche hanno accolto con entusiasmo il Papa giunto tra loro per la veglia sulla spianata antistante la Fiera di Friburgo, uno spazio che può contenere oltre 30mila persone e che fin dalle prime ore del pomeriggio registrava già il tutto esaurito. E’ stato l’incontro maggiormente atteso dal papa, come lui stesso ha ammesso parlando ai giovani, molti dei quali presenti anche alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid.
Rivolgendosi a loro Benedetto XVI ha voluto spiegare il significato profondo del rito liturgico che si apprestavano a celebrare con la diffusione della luce passata tra tutti i giovani attraverso l’accensione di migliaia di fiaccole. “Io sono la luce del mondo-Voi siete la luce del mondo” ha annunciato Benedetto XVI citando i due vangeli di Giovanni e Matteo intorno ai quali ha impostato il proprio discorso.

“ Cristo che è risorto dai morti, brilla in questo mondo – ha detto il Papa – e lo fa nel modo più chiaro là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza”.
Certo anche la vita di chi crede non è sempre facile – ha ammonito – ma c’è sempre una luce chiara ad indicargli la via verso la vita in abbondanza”.
Benedetto XVI ha parlato dunque ai giovani con grande affetto, in continuazione si è rivolto a loro chiamandoli “amici miei”, ed esortandoli a non farsi scoraggiare dalle difficoltà che possono incontrare nel loro percorso di fede:

“Cristo non s’interessa tanto a quante volte nella vita vacillate e cadete, bensì a quante volte vi rialzate. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi”.
Benedetto XVI ha invitato i giovani a non vivere la loro fede da soli, ma a condividerla nello spirito della Chiesa universale, “siamo anelli nella grande catena dei credenti” ha detto loro il Papa.

Prima di congedarsi dai giovani, che ritroverà domattina nella celebrazione della Santa Messa li ha esortati ancora una volta ad essere fiaccole di speranza, che non restano nascoste. “Voi – ha detto – siete la luce del mondo”.

A precedere la cerimonia con i giovani è stato l’incontro con i rappresentanti del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che rappresenta una lunga tradizione di apostolato dei laici in Germania. Di fronte al laicato cattolico il Papa ha affrontato l’argomento dei tanti danni che il relativismo provoca in tutti gli ambiti della vita: “Anche l’impegno altruistico per il bene comune, nei campi sociale e culturale, oppure per i bisognosi sta diminuendo”.

Il Papa ha invitato i laici a riflettere sulla vera natura della crisi di valori nella società occidentale:

“la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale – ha detto il Papa – è una crisi di fede”. Di qui l’esortazione ai laici impegnati a trovare nuove vie di evangelizzazione che includano tanto le famiglie quanto le comunità lavorative.

Anche ai seminaristi, che ha voluto incontrare nella cappella del seminario dedicata a san Carlo Borromeo del loro istituto, il Papa – parlando a braccio - ha posto l'accento sull'importanza dell'esperienza comunitaria e dell'ascolto degli altri, per vivere nella fede.
Prima di concludere quest’incontro Benedetto XVI ha voluto sottolineare l'importanza dello studio, in quanto imparare bene l'uso della ragione – ha detto ai seminaristi - è fondamentale ai fini della diffusione della fede, e quindi della missione sacerdotale.

A caratterizzare la giornata di oggi è stato inoltre l’importante incontro ecumenico avuto con i rappresentanti delle Chiese ortodosse ed orientali, considerate le più vicine alla Chiesa cattolica. Rivolgendosi a loro Benedetto XVI ha fatto riferimento all’importante ruolo che le chiese cristiane di Germania devono svolgere in un tempo in cui “non poche persone vogliono ‘liberare’ la vita pubblica da Dio.

Infine, nel primo pomeriggio Benedetto XVI ha voluto incontrare privatamente l’ex cancelliere della Riunificazione tedesca, Helmut Kohl. Tra gli argomenti toccati anche l’importanza e il significato del tema del viaggio del Papa in Germania: “Dove c’è Dio, là c’è futuro”.

© Copyright Radio Vaticana


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Dal blog di Paolo Rodari...

“Meno strutture più spirito, please”

24 settembre 2011 -

L’incontro di oggi nella Hörsaal del Seminario di Freiburg tra Benedetto XVI e i membri del Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) era molto atteso.

Lo Zdk è un gruppo che sovente spinge per quelle riforme tanto care ai settori cattolici che vorrebbero la chiesa più vicina al pensiero del mondo. Non c’entrano nulla con “Noi siamo chiesa”, ma poco ci manca.

Il Papa ha accettato di incontrare lo Zdk ma, insieme, ha imposto che il giorno successivo, domani, venisse organizzato anche un secondo incontro con i laici tedeschi che non si sentono rappresentati dallo Zdk. Perché? Perché lo Zdk non è il tutto del laicato di Germania.

Allo Zdk il Papa non ha parlato dell’agenda di riforme che in tanti invocano verso Roma. Ma ha ricordato senza giri di parole che la chiesa occidentale (inclusa dunque quella tedesca), dietro una possente organizzazione, rischia di smarrire lo spirito e dunque la fede. Qui sta la sua crisi, una crisi di fede:

“In Germania la Chiesa è organizzata in modo ottimo. Ma, dietro le strutture, vi si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente? Sinceramente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito. Aggiungo: La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”.

Pubblicato su palazzoapostolico.it sabato 24 settembre 2011


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Papa: In Chiesa nessuna maggioranza contro i santi o gli apostoli

Friburgo, 24 set. (TMNews)

Il Papa contesta le richieste di riforma della Chiesa che emergono da gruppi di cattolici nel mondo tedesco. Benedetto XVI, in particolare, usa l'arma dell'ironia per prendere le distanze dall'associazione di base 'Noi siamo Chiesa' (Wir sind Kirche) nata in Austria sulla scia di un noto caso di pedofilia che coinvolse negli anni scorsi il cardinale di Vienna Herman Groer.
"Quando diciamo 'Noi siamo Chiesa' è vero", ha detto il Papa in un discorso ai seminaristi incontrati a Friburgo. "Noi lo siamo, non lo è chiunque. Ma il 'Noi' è lungi dall'essere quel gruppo che lo sostiene. Il 'Noi' è l'intera comunità dei credenti, oggi e in tutti i luoghi e tempi. E io dico sempre: Nella comunità dei credenti, sì, ci sono per così dire le richieste delle legittime maggioranze, ma non ci può mai essere una maggioranza contro gli Apostoli, contro i Santi. In questo caso si tratta di una falsa maggioranza. "Noi siamo Chiesa': Siamolo, siamolo proprio per il fatto che ci apriamo e andiamo al di là di noi stessi per stare con gli altri".

© Copyright TMNews


GRANDE, PAPAAAAAA!!!!!!


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PAPA: A COLLOQUIO CON PRETE SOPRAVVISSUTO A DACHAU

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

Al termine della messa celebrata a Erfurt, il Papa ha incontrato questa mattina il novantottenne monsignor Hermann Scheipers, che e' l'ultimo sacerdote sopravvissuto al campo di sterminio di Dachau. Ne ha dato notizia l'Osservatore Romano, precisando che "il Papa si e' intrattenuto alcuni momenti con l' anziano prete portato nella Domplatz sulla sua sedia a rotelle". Il lager di Dachau era considerato il "campo dei preti": tra il 1933 e il 1945 vi furono imprigionati 2.700 religiosi cattolici, piu' di mille dei quali persero la vita. Tanto che dopo il 1940 fu creato un "blocco per preti". In proposito il sacerdote e ex prigioniero Scheipers ricorda: "Il fatto di vivere insieme tra preti era un gran bene. Potevamo farci forza e incoraggiarci a vicenda. Quando non eravamo stremati potevamo discutere, spiegare i testi e meditare. Recitavamo il Rosario. La fonte migliore per raccogliere le nostre forze spirituali era la cappella in cui ogni giorno, prima del lavoro verso le tre e mezzo del mattino, potevamo celebrare la messa e la domenica talvolta anche dilungarci in bellissime celebrazioni".

© Copyright (AGI)


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La crisi della Chiesa

Fausto Gasparroni

FRIBURGO
La crisi della Chiesa in Occidente non è dovuta tanto alle divisioni interne, agli scandali come quello degli abusi sessuali, alle mancate risposte verso le istanze di rinnovamento, ma è una vera «crisi di fede». Ne è convinto Benedetto XVI, che ha dedicato gran parte della terza giornata del suo viaggio in Germania a ribadire come nel mondo attuale, in particolare nelle società avanzate come quella tedesca, la minaccia sia la crescente marginalità della «verità» cristiana, il montante «relativismo» che mette in crisi anche l'impegno altruistico per il bene comune o istituzioni cruciali come il matrimonio e la famiglia.
Una giornata per nulla turbata dall'episodio avvenuto a Erfurt. Nella messa di Erfurt, tra l'altro, il Papa aveva sottolineato che proprio nell'ex Germania Est prima la dittatura «bruna» (nazista) e poi quella «rossa» (comunista) hanno avuto per la fede cristiana l'effetto di una «pioggia acida». Ma oggi, nella ritrovata libertà, ci si deve chiedere, secondo Benedetto XVI, se ci sia stata anche una «crescita della fede», perché «le radici profonde della fede e della vita cristiana vanno cercate in ben altro che non nella libertà sociale». Inoltre la caduta del Muro non era motivata solo dal «desiderio di benessere» e di «libertà di movimento», ma anche da quello di verità.
Spostandosi poi a Friburgo, il Pontefice ha spiegato che il «benessere» che si vive in Germania nasconde anche «tanta povertà», sia nell'ambito delle «relazioni umane» che in quello «religioso». Viviamo in un tempo di «relativismo subliminale», ha detto, che «penetra tutti gli ambiti della vita», e che a volte «diventa battagliero». Tra le sue conseguenze nella vita sociale, l' «incostanza» di tante persone, l' «eccessivo individualismo», l'incapacità di fare sacrifici per gli altri. «Anche l'impegno altruistico per il bene comune, nei campi sociali e culturali, oppure per i bisognosi, sta diminuendo», ha lamentato Ratzinger, che ha poi bacchettato la Chiesa di Germania, «organizzata» ed efficiente ma con «un eccedenza delle strutture rispetto allo spirito».

© Copyright Gazzetta del sud, 25 settembre 2011

Erfurt, spari prima della messa del Papa Quattro proiettili da un'arma ad aria compressa. Nessuna preoccupazione per il Pontefice

Rosanna Pugliese

BERLINO
Il panico non ha neppure sfiorato il Papa, che ha detto messa regolarmente davanti a 28 mila fedeli. A Erfurt, però, la terza giornata di visita del pontefice in Germania ha mandato in fibrillazione gli addetti all'incolumità di Joseph Ratzinger: quando un uomo ha sparato, in una zona non lontana da piazza Duomo, durante i preparativi per la funzione religiosa. Nel mirino due agenti di una ditta privata di sicurezza, che non sono stati colpiti. È scattata ovviamente una febbrile caccia all'uomo, fino alla cattura. E alla certezza degli inquirenti che l'episodio non avesse «nulla a che fare col Papa».
Per qualche ora si è di nuovo materializzato l'incubo che aleggia sugli eventi pubblici dei "grandi" della Terra: l'ipotesi di un attentato. Un epilogo tutto sommato veloce ha consentito però a Benedetto XVI di proseguire la sua giornata come se nulla fosse accaduto. «Al Santo padre non è stato neppure riferito l'episodio», ha sminuito il portavoce del Vaticano Padre Lombardi, raccontando di aver rinviato il "rapporto". Gli sarà stato detto qualcosa, forse, a colazione. E la polizia locale ha garantito che «responsabile ed accaduto nulla hanno a che fare col Papa».
La dinamica dell'incidente è stata chiarita a metà mattinata da un funzionario delle forze dell'ordine della Turingia. Un trentenne incensurato, originario di Erfurt, residente però a Berlino, ha sparato dei colpi da una finestra di un appartamento all'ultimo piano di un palazzo, nei pressi del Moritzhof, dove si trova un grosso centro commerciale, «a diverse centinaia di metri» dalla zona dell'altare. Il giovane ha preso di mira due agenti a un posto di blocco istituito per la celebrazione: quattro colpi di un'arma ad aria compressa arrivati dall'alto. Il bersaglio viene mancato, una donna però, collaboratrice del servizio di sicurezza, ha avvertito una «sorta di puntura» al gamba, stando al racconto della polizia, individuando accanto un proiettile (cosiddetto "diabolo") tipico delle armi ad aria compressa. Gli inquirenti – che non hanno definito l'orario dell'episodio, collocato «fra le 7 e le 8 del mattino» – , hanno avviato immediatamente le indagini. Cercando innanzitutto di capire da dove provenissero i proiettili. Individuato l'appartamento, nessuno ha risposto quando gli agenti hanno bussato alla porta: il trentenne si era rinchiuso dentro. Quindi la polizia ha forzato l'ingresso. E ha fermato l'uomo. Lui, incensurato – probabilmente uno squilibrato – ha negato la sua responsabilità. Ma nell'appartamento, di cui non era inquilino, sono state trovati un fucile e una pistola ad aria compressa.
Il livello di sicurezza del viaggio del papa – già blindato, essendo ritenuto Ratzinger uno dei cinque uomini più esposti del pianeta – «non è stato alzato».
In Turingia c'erano 5.800 agenti della polizia per la sua protezione. Benedetto, per nulla impensierito, ha proseguito la sua intensa giornata a Friburgo, dove circa 100 mila persone erano attese per il suo arrivo. Lì il Papa ha inanellato subito una fitta serie di incontri, da quello fortemente voluto con l'ex cancelliere Helmut Kohl, protagonista della riunificazione tedesca, a quello con le Chiese ortodosse (cui ha riproposto l'impegno comune in difesa della vita e del matrimonio uomo-donna) e poi con i seminaristi, fino a quello con i vertici del Comitato centrale dei Cattolici tedeschi (Zdk), che coordina le attività dell'apostolato laico.
E chi gli è stato vicino per tutto il giorno non ha fatto che ripetere: il Papa oggi era in forma e di ottimo umore.

© Copyright Gazzetta del sud, 25 settembre 2011


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PAPA: ATTACCATI DA RELATIVISMO AGGRESSIVO, MA CHIESA E' SPENTA

(AGI) - Friburgo, 24 set.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

Non c'e' stato alcun pericolo per Benedetto XVI, nonostante gli spari di questa mattina - esplosi con un fucile ad aria compressa da uno squilibrato - a poca distanza dalla Domplatz di Erfurt dove 50 mila persone erano gia' in attesa per partecipare alla messa.
"Nel seguito papale - ha assicurato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi - nessuno si e' accorto di quanto avvenuto", e comunque il viaggio di Bendetto XVI in Germania "prosegue secondo il programma stabilito e senza preoccupazioni", ne' sono previste nuove misure di sicurezza perche' "il Papa ha piacere di avere accesso ai fedeli".
Ci si potrebbe interrogare sul rapporto causa-effetto che puo' esservi stato tra l'iniziativa del folle e le paginate "anti-Papa" di queste settimane sui giornali tedeschi. Ed e' da registrare il fatto che di pericoli reali il Papa ha parlato nella tappa successiva del suo faticoso tour, denunciando a Friburgo la campagna di opinione in atto contro la Chiesa e i suoi pastori in molti paesi d'Europa e anche in Germania.
"A volte - ha detto nel discorso al Comitato Centrale dei cattolici tedeschi - questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che affermano di sapere dove si trova la verita' o il senso della vita".
Ed ai 40 mila giovani riuniti in serata alla Fiera di Friburgo per una sorta di Gmg locale, ha spiegato che tuttavia "il maggior danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi".
Secondo Benedetto XVI, del resto, "in Germania la Chiesa e'organizzata in modo ottimo. Ma, dietro le strutture - si e' cheisto nel pomeriggio - vi si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente?".
"Sinceramente - ha affermato - dobbiamo pero' dire che c'e' un'eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito".
Per il Papa tedesco, "la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale e' una crisi di fede". "Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede - ha scandito - tutta la riforma strutturale restera' inefficace".
Quello del Pontefice e' in definitiva un appello all'onesta' intellettuale sia di chi si dice cristiano sia di quanti non professano la fede, ma dovrebbero rispettarla perche' la dimensione religiosa e' essenziale affinche' la societa' sia pienamente umana.
Sembra passato un secolo, ma sono solo venti anni da quando - ha detto Joseph Ratzinger nell'omelia pronunciata alla messa di Erfurt - nell'allora Ddr avete dovuto sopportare una dittatura bruna nazista e una rossa comunista, che per la fede cristiana avevano l'effetto che ha la pioggia acida".
Pero' "molti cattolici risoluti sono rimasti fedeli a Cristo e alla Chiesa proprio nella difficile situazione di un'oppressione esteriore".
Essi, ha ricordato il Pontefice tedesco, "hanno accettato svantaggi personali pur di vivere la propria fede".
In particolare, ha aggiunto, "nell'Eichsfeld molti cristiani cattolici hanno resistito all'ideologia comunista e un ringraziamento sincero va ai genitori che, in mezzo alla diaspora e in un ambiente politico ostile alla Chiesa, hanno educato i loro figli nella fede cattolica". La caduta del Muro di Berlino e la fine dell'ex Ddr e in generale "i cambiamenti politici dell'anno 1989 sono stati motivati - ha spiegato Benedetto XVI nella sua omelia - non soltanto dal desiderio di benessere e di liberta' di movimento, ma, in modo decisivo, anche dal desiderio di veracita'".
"Questo desiderio - ha ricordato - venne tenuto desto, fra l'altro, da persone che stavano totalmente al servizio di Dio e del prossimo ed erano disposte a sacrificare la propria vita. Essi e i santi di queste terre ci danno il coraggio di trarre profitto dalla nuova situazione. Non vogliamo nasconderci in una fede solamente privata, ma vogliamo gestire in modo responsabile la liberta' raggiunta". Ed oggi, ha aggiunto, "bisogna cercare le radici profonde della fede e della vita cristiana in ben altro che non nella liberta' sociale" che si e' riusciti finalmente ad ottenere e che da sola non basta "a far crescere la fede".
Dopo la messa, nella Domplatz il Papa ha salutato con grande commozionel novantottenne monsignor Hermann Scheipers, che e' l'ultimo sacerdote sopravvissuto al campo di sterminio di Dachau dove tra il 1933 e il 1945 vi furono imprigionati 2.700 religiosi cattolici, piu' di mille dei quali persero la vita. In serata, nel seminario di Friburgo, invece ha reso omaggio a un altro grande vecchio, Helmut Khol. "Il Papa - e' stato il commento di padre Lombardi - ha desiderato molto vedere l'ex cancelliere perche' e' una persona di cui ha grande ammirazione per quello che ha fatto durante la sua carriera politica". Un colloquio, dunque, che "ha sicuramente toccato anche il significato di questo viaggio del Pontefice in Germania".
L'anziano leader della Cdu, che nel 1996 varco' impettito la Porta di Brandeburgo insieme a Giovanni Paolo II oggi e' in sedia a rotelle, e il Papa, dopo una lunga stretta di mano, gli si e' seduto di fronte. Accanto all'ex cancelliere c'era la signora Maike Richter, l'economista 44enne con il quale Kohl si e' risposato nel 2008 dopo il suicidio della prima moglie, avvenuto nel 2001.

© Copyright (AGI)


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Tra gli omaggi anche quello dell'ultimo sacerdote superstite di Dachau

Dalla selva di Turingia alla Foresta Nera

dal nostro inviato Gianluca Biccini

Dalla Selva di Turingia alla Foresta Nera: dai nuovi Länder federali nei territori dell'ex Repubblica democratica fortemente scristianizzati, al Baden-Württenberg di antica e ancor oggi vicace tradizione cattolica: sabato 24 settembre il Papa ha salutato Erfurt e raggiunto Friburgo in Brisgovia, ultima tappa della suo viaggio in Germania.
Atto conclusivo della sua visita alla città legata al ricordo di Lutero, è stata la messa celebrata sulla Domsplatz. Un avvenimento vissuto in un'atmosfera di piena, convinta e serena partecipazione, nonostante il diffondersi della notizia di un incidente accaduto alcune ore prima della celebrazione stessa, in una zona limitrofa alla Piazza, nel corso del quale un uomo ha sparato alcuni colpi di pistola ad aria compressa dalla sua abitazione. Un gesto che, come hanno confermato le autorità di sicurezza, non aveva nulla a che fare con la presenza del Papa in città. Significativo invece quanto accaduto alla fine della messa, quando al Pontefice è stato presentato un anziano prete su una sedia a rotelle. Si tratta di Hermann Scheipers, di 98 anni, ultimo dei sacerdoti sopravvissuti allo sterminio nel campo di Dachau. Il Papa si è intrattenuto alcuni momenti con lui, prima di congedarsi dalla Piazza, accompagnato dai rintocchi della campana del duomo. Gli abitanti la chiamano la Gloriosa e sono pronti a scommettere che si tratta della più grande campana medievale d'Europa: fusa nel 1497, è alta 2 metri e mezzo e pesa 11,4 tonnellate e ancora oggi viene fatta suonare nelle occasioni solenni.
Il Papa è partito dallo scalo di Lahr, nel sud del Paese, per raggiungere Friburgo. L'arcidiocesi dal 2003 è guidata dall'arcivescovo Robert Zollitsch, che dal 2008 è anche presidente della Conferenza episcopale tedesca.
Giunto nel primissimo pomeriggio, è stato accolto dal ministro presidente del Baden-Württenberg,Winfried Kretschmann, con alcune autorità dello Stato e della Chiesa locale e da un gruppo di bambini e ragazzi in abiti tradizionali.
Con gli onori militari si è conclusa la breve cerimonia dell'arrivo. Benedetto XVI in città, è giunto a bordo della papamobile, quasi scortata lungo il tragitto da due ali di folla in festa. Davanti alla stupenda cattedrale gotica, Papa Ratzinger ha ricevuto un'accoglienza davvero calorosa. Non a caso siamo vicini alla sua Baviera, in una città che si oppose alla Riforma protestante e divenne un baluardo del cattolicesimo. Gente tenace, che durante la seconda guerra mondiale smontò pezzo per pezzo tutte le vetrate della cattedrale, nascondendole nelle campagne, per sottrarle ai bombardamenti degli alleati che da queste parti furono particolarmente violenti, soprattutto il 27 novembre del 1944, quando venne rasa al suolo gran parte della città. Ricostruita sul modello originale, oggi Friburgo è un centro abitato molto grazioso, attraversato da innumerevoli piccoli canali d'acqua -- scavati in passato per rinfrescare l'abitato e spegnere gli eventuali incendi -- che oggi sono divenuti un'attrazione turistica.

Le stesse scene d'entusiasmo per l'arrivo del Pontefice -- con accanto monsignor Gänswein, originario di questa arcidioesi -- si sono ripetute quando, accolto dal capitolo, ha fatto il suo ingresso tra gli applausi dei religiosi e delle religiose della regione che gremivano il tempio, insieme con un gruppo di disabili e di infermi.

Dopo l'adorazione del Santissimo Sacramento e la recita dell'Angelus il Papa è uscito sotto il portico per firmare i libri d'oro del Baden-Württenberg e della città di Friburgo, ricevendo i doni del presidente del Land e del sindaco. Infine si è di nuovo affacciato sulla grande Muensterplatz per un saluto alla cittadinanza, prima del trasferimento al seminario arcivescovile (Collegium Borromaeum), sua residenza qui a Friburgo.
In mattinata a Erfurt, almeno trentamila fedeli avevano partecipato in silenzioso raccoglimento alla messa celebrata da Benedetto XVI sulla Domplatz. Il sagrato del Duomo è infatti un luogo fortemente simbolico: la comunità della cittadina -- fino a vent'anni fa parte integrante della Germania Est -- ha una forte voglia di riscatto e di dimostrare la propria vicinanza al Papa, per non essere più la «Chiesa della diaspora», com'è la definisce il vescovo Joachim Wanke.
È stata celebrata la messa in onore della patrona Elisabetta di Turingia. E durante il rito un prezioso reliquario con le sue spoglie mortali è stato posto accanto all'altare. Anche i testi liturgici erano quelli propri della diocesi per la venerazione della santa. Una delle letture è stata proclamata da un non vedente grazie a un lezionario in Braille.
Ancor prima, nel pomeriggio di venerdì, il momento mariano, del viaggio. A bordo di un elicottero il Papa era giunto a Etzelsbach, enclave cattolica nella Turingia protestante, per un pellegrinaggio -- in cui è stato accompagnato da oltre novantamila fedeli -- alla Wallfahrtskapelle, nella quale si venera come immagine miracolosa una Pietà risalente al XVI secolo.
Situata tra i comuni di Steinbach e Hundeshagen, nel circondario rurale di Eichsfeld, è un luogo altamente simbolico per la numerosa comunità cattolica, provata da due dittature, come il nazismo e il comunismo. Dopo un giro in papamobile tra la folla sterminata radunatasi sulla spianata antistante la cappellina, il Pontefice ha presieduto i vepri mariani, per affidare alla Vergine Addolorata le piccole cose della vita quotidiana così come i grandi problemi. La preghiera della sera è sfociata poi in un momento di adorazione eucaristica, culminato con la benedizione eucaristica impartita dal Papa, che come segno della sua venerazione ha lasciato in dono un rosario.
Fuori dalla sagrestia, Benedetto XVI è poi stato salutato dal presidente della Regione, dall'ex ministro presidente della Turingia, dal sindaco di Etzelsbach e dal parroco. Infine ha benedetto le campane e la prima pietra per il campanile che sorgerà presso il santuario. Quindi, di nuovo in elicottero, il rientro a Erfurt, in seminario, per l'incontro con le vittime degli abusi a conclusione di una giornata che segna il giro di boa del viaggio.

(©L'Osservatore Romano 25 settembre 2011)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA: LA CHIESA TEDESCA HA ECCEDENZA DI STRUTTURE MA POCA FEDE

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"In Germania la Chiesa e' organizzata in modo ottimo. Ma, dietro le strutture, vi si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente?". Se lo e' chiesto il Papa incontrando il Comitato Centrale dei cattolci tedeschi, cioe' l'organismo che organizza i grandi raduni del Katholichentage.
"Sinceramente - ha affermato - dobbiamo pero' dire che c'e' un'eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito".
Per il Papa, "la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale e' una crisi di fede". "Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede - ha scandito - tutta la riforma strutturale restera' inefficace".
Il Pontefice ha ricordato che alle porte della Chiesa bussano "persone alle quali manca l'esperienza della bonta' di Dio. Hanno bisogno di luoghi, dove possano parlare della loro nostalgia interiore". Dunque, ha osservato, "siamo chiamati a cercare nuove vie dell'evangelizzazione. E una di queste vie potrebbe essere costituita dalle piccole comunita', dove si vivono amicizie, che sono approfondite nella frequente adorazione comunitaria di Dio". In queste comunita', ha continuato, "ci sono persone che raccontano le loro piccole esperienze di fede nel posto di lavoro e nell'ambito della famiglia e dei conoscenti, testimoniando, in tal modo, una nuova vicinanza della Chiesa alla societa'. A quelle persone appare poi in modo sempre piu' chiaro che tutti hanno bisogno di questo cibo dell'amore, dell'amicizia concreta l'uno con l'altro e con il Signore". Per il Papa teologo, pero', "resta soprattutto importane il collegamento con la linfa vitale dell'Eucaristia, perche' senza Cristo non possiamo far nulla". "Cari fratelli e sorelle - ha concluso con un auspicio - il Signore ci indichi sempre la via per essere insieme luci nel mondo e per mostrare al nostro prossimo la via verso la sorgente, dove possono soddisfare il loro piu' profondo desiderio di vita".

© Copyright (AGI)

PAPA: VIVIAMO I GIORNI DELL'EGOISMO, PER QUESTO FALLISCONO UNIONI

Salvatore Izzo

(AGI) - 24 set.

"Viviamo in un tempo caratterizzato, in gran parte, da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita".
E questo, ha rilevato con amarezza il Papa nel discorso al Comitato Centrale dei cattolici tedeschi, esercita "sempre di piu' un influsso sulle relazioni umane e sulla societa'", in particolare "nell'incostanza e nella discontinuita' di tante persone e in un eccessivo individualismo". "Qualcuno - ha denunciato Benedetto XVI - non sembra affatto capace di rinunciare a qualcosa o di fare un sacrificio per altri. Anche l'impegno altruistico per il bene comune, nei campi sociali e culturali, oppure per i bisognosi, sta diminuendo. Altri non sono piu' in grado di legarsi in modo incondizionato ad un partner. Quasi non si trova piu' il coraggio di promettere di essere fedele per tutta la vita; il coraggio di decidersi e di dire: io ora appartengo totalmente a te, oppure di impegnarsi con decisione per la fedelta' e la verita', e di cercare con sincerita' le soluzioni dei problemi".

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PAPA: RELATIVISMO BATTAGLIERO COLPISCE CHIESA E SUOI PASTORI

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

Benedetto XVI ha denunciato oggi a Friburgo la campagna di opinione in atto contro la Chiesa e i suoi pastori in molti paesi d'Europa e anche in Germania.
"A volte - ha detto nel discorso al Comitato Centrale dei cattolici tedeschi - questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che affermano di sapere dove si trova la verita' o il senso della vita".

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PAPA: LANCIA DICASTERO PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 24 set.

"Vediamo che nel nostro mondo ricco occidentale c'e' carenza: tante persone sono carenti dell'esperienza della bonta' di Dio.
Non trovano alcun punto di contatto con le Chiese istituzionali e le loro strutture tradizionali". Benedetto XVI lo ha detto nel discorso al Comitato Centrale dei cattolici tedeschi. "Perche'?", si e' chiesto.
"Penso - ha continuato lanciando l'iniziativa del nuovo dicastero - che questa sia una domanda sulla quale dobbiamo riflettere molto seriamente. Occuparsi di questa domanda e' il compito principale del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione".

© Copyright (AGI)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

SANTA MESSA NELLA SPIANATA DELL’AEROPORTO TURISTICO DI FREIBURG IM BREISGAU

Alle ore 9.15 di oggi, XXVI domenica del tempo ordinario, il Santo Padre Benedetto XVI lascia il Seminario Arcivescovile e si trasferisce in auto all’aeroporto turistico di Freiburg, nella cui spianata, alle ore 10, celebra la Santa Messa. Sono presenti alla Celebrazione Eucaristica i Vescovi delle 27 diocesi della Repubblica Federale di Germania, con i fedeli dell’arcidiocesi di Freiburg e molti altri provenienti dalle varie parti del Paese.
Nel corso della Celebrazione, introdotta dal saluto dell’Arcivescovo di Freiburg, S.E. Mons. Robert Zollitsch, dopo la proclamazione del Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Per me è emozionante celebrare qui, ancora una volta, l’Eucaristia, il Ringraziamento, con tanta gente proveniente da diverse parti della Germania e dai Paesi confinanti. Vogliamo rivolgere il nostro ringraziamento soprattutto a Dio, nel quale viviamo e ci muoviamo. Ma vorrei ringraziare anche voi tutti per la vostra preghiera a favore del Successore di Pietro, affinché egli possa continuare a svolgere il suo ministero con gioia e fiduciosa speranza e confermare i fratelli nella fede.
“O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono…”, abbiamo detto nella colletta del giorno. Nella prima lettura abbiamo ascoltato come Dio nella storia di Israele ha manifestato il potere della sua misericordia. L’esperienza dell’esilio babilonese aveva fatto cadere il popolo in una crisi di fede: perché era sopravvenuta questa sciagura? Forse Dio non era veramente potente?

Ci sono teologi che, di fronte a tutte le cose terribili che avvengono oggi nel mondo, dicono che Dio non può essere onnipotente. Di fronte a questo, noi professiamo Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. Noi siamo lieti e riconoscenti che Egli sia onnipotente. Ma dobbiamo, al contempo, renderci conto che Egli esercita il suo potere in maniera diversa da come gli uomini sogliono fare.

Egli stesso ha posto un limite al suo potere, riconoscendo la libertà delle sue creature.
Noi siamo lieti e riconoscenti per il dono della libertà. Tuttavia, quando vediamo le cose tremende, che a causa di essa avvengono, ci spaventiamo. Fidiamoci di Dio, il cui potere si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono. E siamo certi, cari fedeli: Dio desidera la salvezza del suo popolo. Desidera la nostra salvezza. Sempre, e soprattutto in tempi di pericolo e di cambiamento radicale, Egli ci è vicino, il suo cuore si commuove per noi, si china su di noi.

Affinché il potere della sua misericordia possa toccare i nostri cuori, ci vuole l’apertura a Lui, occorre la disponibilità di abbandonare il male, di alzarsi dall’indifferenza e di dare spazio alla sua Parola. Dio rispetta la nostra libertà. Egli non ci costringe.

Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: “«Non ne ho voglia»; ma poi, pentitosi, ci andò” (Mt 21,29).
L’altro, invece, disse al padre: “«Sì, signore», ma non andò” (Mt 21,30).
Alla domanda di Gesù, chi dei due abbia compiuto la volontà del padre, gli ascoltatori rispondono: “Il primo” (Mt 21,31).

Il messaggio della parabola è chiaro: non contano le parole, ma l’agire, le azioni di conversione e di fede. Gesù rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè agli esperti di religione nel popolo di Israele. Essi, prima, dicono “sì” alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più.

Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo.

Così, il Signore conclude la sua parabola con parole drastiche: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,31-32).

Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede.

Così, la parola di Gesù deve far riflettere, anzi, deve scuotere tutti noi. Questo, però, non significa affatto che tutti coloro che vivono nella Chiesa e lavorano per essa siano da valutare come lontani da Gesù e dal Regno di Dio. Assolutamente no!
No, piuttosto è questo il momento per dire una parola di profonda gratitudine ai tanti collaboratori impiegati e volontari, senza i quali la vita nelle parrocchie e nell’intera Chiesa sarebbe impensabile.

La Chiesa in Germania ha molte istituzioni sociali e caritative, nelle quali l’amore per il prossimo viene esercitato in una forma anche socialmente efficace e fino ai confini della terra. A tutti coloro che si impegnano nella Caritas tedesca o in altre organizzazioni, oppure che mettono generosamente a disposizione il loro tempo e le loro forze per incarichi di volontariato nella Chiesa, vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio apprezzamento. Tale servizio richiede innanzitutto una competenza oggettiva e professionale. Ma nello spirito dell’insegnamento di Gesù ci vuole di più: il cuore aperto, che si lascia toccare dall’amore di Cristo, e così dà al prossimo, che ha bisogno di noi, più che un servizio tecnico: l’amore, in cui all’altro si rende visibile il Dio che ama, Cristo. Allora interroghiamoci: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata.
Nel Vangelo di questa Domenica si parla di due figli, dietro i quali, però, sta, in modo misterioso, ancora un terzo figlio. Il primo figlio dice di sì, ma non fa ciò che gli è stato ordinato.
Il secondo figlio dice di no, ma compie poi la volontà del padre. Il terzo figlio dice di “sì” e fa anche ciò che gli viene ordinato. Questo terzo figlio è il Figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, che ci ha tutti riuniti qui.
Gesù, entrando nel mondo, ha detto: “Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7). Questo “sì”, Egli non l’ha solo pronunciato, ma anche compiuto. Nell’inno cristologico della seconda lettura si dice: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2, 6-8).

In umiltà ed obbedienza, Gesù ha compiuto la volontà del Padre, è morto sulla croce per i suoi fratelli e le sue sorelle e ci ha redenti dalla nostra superbia e caparbietà. Ringraziamolo per il suo sacrificio, pieghiamo le ginocchia davanti al suo Nome e proclamiamo insieme con i discepoli della prima generazione: “Gesù Cristo è il Signore – a gloria di Dio Padre” (Fil 2,10).

La vita cristiana deve misurarsi continuamente su Cristo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), scrive san Paolo nell’introduzione all’inno cristologico.
Qualche versetto prima, egli esorta: “Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi” (Fil 2,1-2).
Come Cristo era totalmente unito al Padre ed obbediente a Lui, così i suoi discepoli devono obbedire a Dio ed avere un medesimo sentire tra loro.

Cari amici, con Paolo oso esortarvi: rendete piena la mia gioia con l’essere saldamente uniti in Cristo! La Chiesa in Germania supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società, se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedeltà alla propria vocazione specifica, collaborano in unità; se le parrocchie, le comunità e i movimenti si sostengono e si arricchiscono a vicenda; se i battezzati e cresimati, in unione con il Vescovo, tengono alta la fiaccola di una fede inalterata e da essa lasciano illuminare le loro ricche conoscenze e capacità.

La Chiesa in Germania continuerà ad essere una benedizione per la comunità cattolica mondiale, se rimane fedelmente unita con i Successori di san Pietro e degli Apostoli, se cura in molteplici modi la collaborazione con i Paesi di missione e si lascia anche “contagiare” in questo dalla gioia nella fede delle giovani Chiese.

Con l’esortazione all’unità, Paolo collega il richiamo all’umiltà: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.
Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2,3-4). L’esistenza cristiana è una pro-esistenza: un esserci per l’altro, un impegno umile per il prossimo e per il bene comune.

Cari fedeli, l’umiltà è una virtù che oggi non gode di grande stima. Ma i discepoli del Signore sanno che questa virtù è, per così dire, l’olio che rende fecondi i processi di dialogo, facile la collaborazione e cordiale l’unità.

Humilitas, la parola latina per “umiltà”, ha a che fare con humus, cioè con l’aderenza alla terra, alla realtà. Le persone umili stanno con ambedue i piedi sulla terra. Ma soprattutto ascoltano Cristo, la Parola di Dio, la quale rinnova ininterrottamente la Chiesa ed ogni suo membro.

Chiediamo a Dio il coraggio e l’umiltà di camminare sulla via della fede, di attingere alla ricchezza della sua misericordia e di tenere fisso lo sguardo su Cristo, la Parola che fa nuove tutte le cose, che per noi è “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), che è il nostro futuro. Amen.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


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Germania, oltre 100mila persone alla Messa conclusiva a Friburgo

Roma, 25 set. (Adnkronos/Ign)

Oltre 100 mila fedeli stanno partecipando alla messa di Benedetto XVI a Friburgo, ultimo appuntamento di folla che concluderà la visita pastorale di quattro giorni in Germania. Il Pontefice rientrerà a Roma in serata.
I partecipanti hanno affollato l'aeroporto della città meridionale tedesca fin dalla notte scorsa e in tantissimi hanno dormito all'aperto in attesa dell'evento conclusivo della visita papale.
La fila dei fedeli si allungava per chilometri questa mattina, con tante persone che sono arrivate da lontano. Alle prime luci dell'alba alcuni gruppi hanno intonato dei cori. I volontari hanno distribuito bottiglie d'acqua con l'immagine del Pontefice. Dopo la messa il Papa incontrera' alcuni leader religiosi e rientrera' in Vaticano in serata.

© Copyright Adnkronos


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

RECITA DELL’ANGELUS NELLA SPIANATA DELL’AEROPORTO TURISTICO DI FREIBURG IM BREISGAU

Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI guida la recita dell’Angelus con i fedeli presenti nella spianata dell’aeroporto turistico di Freiburg.
Queste le parole che il Papa pronuncia prima della preghiera mariana:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

vogliamo concludere questa solenne Santa Messa con l’Angelus.
Questa preghiera ci fa ricordare sempre di nuovo l’inizio storico della nostra salvezza. L’Arcangelo Gabriele presenta alla Vergine Maria il piano di salvezza di Dio, secondo il quale Ella avrebbe dovuto diventare la Madre del Redentore.
Maria rimane turbata. Ma l’Angelo le dice una parola di consolazione: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.” Così Maria può dire il suo grande “sì”. Questo “sì” all’essere serva del Signore è l’affermazione fiduciosa al piano di Dio e alla nostra salvezza. E, infine, Maria dice questo “sì” a tutti noi, che sotto la croce le siamo affidati come figli (cfr Gv 19,27).
Non revoca mai questa promessa. Ed è per questo che Ella deve essere chiamata felice, anzi, beata perché ha creduto nel compimento di ciò che le era stato detto dal Signore (cfr Lc 1,45). Recitando ora l’Angelus, possiamo unirci al “sì” di Maria e aderire fiduciosamente alla bellezza del piano di Dio e della provvidenza che Egli, nella sua grazia, ha riservato per noi. Allora, anche nella nostra vita l'amore di Dio diventerà quasi carne, prenderà sempre più forma. Non dobbiamo avere paura in mezzo a tutte le nostre preoccupazioni. Dio è buono. Allo stesso tempo, possiamo sentirci sostenuti dalla comunità dei tanti fedeli che in quest’ora pregano l’Angelus con noi, in tutto il mondo, attraverso la televisione e la radio.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA: 100 MILA FEDELI SU SPIANATA AEROPORTO FRIBURGO

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 25 set.

Sono circa 100 mila i fedeli presenti questa mattina alla messa del Papa nella spianata dell'aeroporto turistico di Friburgo.
Il dato calcolato dagli organizzatori e' stato confermato dalla polizia locale. Benedetto XVI al suo arrivo ha fatto un lungo giro tra i settori in Papamobile, raccogliendo il tributo calorosissimo dei cattolici del Sud della Germania che sono oggi la maggior parte, anche se non mancano gruppi giunti da diverse regioni del Paese.

© Copyright (AGI)

PAPA: SFERZA CHIESA TEDESCA, NON BASTANO STRUTTURE EFFICIENTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 25 set.

"La Chiesa in Germania ha molte istituzioni sociali e caritative, nelle quali l'amore per il prossimo viene esercitato in una forma anche socialmente efficace e fino ai confini della terra".
Un servizio che "richiede innanzitutto una competenza oggettiva e professionale.
Ma - afferma Benedetto XVI nell'omelia pronunciata stamani sulla spianata dell'aeroporto turistico di Friburgo davanti a tutti i vescovi delle 27 diocesi tedesche - nello spirito dell'insegnamento di Gesu' ci vuole di piu': il cuore aperto, che si lascia toccare dall'amore di Cristo, e cosi' da' al prossimo, che ha bisogno di noi, piu' che un servizio tecnico: l'amore, in cui all'altro si rende visibile il Dio che ama, Cristo".
Pur esprimendo "gratitudine e apprezzamento a tutti coloro che si impegnano nella Caritas tedesca o in altre organizzazioni, oppure che mettono generosamente a disposizione il loro tempo e le loro forze per incarichi di volontariato nella Chiesa", il Papa ha invitato i cattolici tedeschi - a tutti i livelli - ad interrogarsi sul "rapporto personale" di ciascuno con Dio, "nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell'approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica".
"Cari amici - ha spiegato - il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, puo' realizzarsi soltanto attraverso la disponibilita' alla conversione e attraverso una fede rinnovata".
Ieri il Papa tedesco aveva denunciato una campagna di opinione in atto contro la Chiesa e i suoi pastori in molti paesi d'Europa e anche in Germania.
"A volte - le sue parole nel discorso al Comitato Centrale dei cattolici tedeschi - questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che affermano di sapere dove si trova la verita' o il senso della vita".
Ma pur riconoscendo che "in Germania la Chiesa e' organizzata in modo ottimo", aveva denunciato senza usare mezzi termini che dietro le strutture spesso non vi si trova "la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente" e dunque vi e' "un'eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito".
Mentre "la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale e' una crisi di fede". "Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede - ecco il suo monito - tutta la riforma strutturale restera' inefficace".
In definitiva un appello all'onesta' intellettuale sia di chi si dice cristiano sia di quanti non professano la fede, ma dovrebbero rispettarla perche' la dimensione religiosa e' essenziale affinche' la societa' sia pienamente umana. Ripetuto da benedetto XVI con altre parole oggi, nella spianata dell'aeroporto turistico di Friburgo gremita da 100 mila fedeli, affermando che "la Chiesa in Germania superera' le grandi sfide del presente e del futuro e rimarra' lievito nella societa', se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedelta' alla propria vocazione specifica, collaborano in unita'; se le parrocchie, le comunita' e i movimenti si sostengono e si arricchiscono a vicenda; se i battezzati e cresimati, in unione con il vescovo, tengono alta la fiaccola di una fede inalterata e da essa lasciano illuminare le loro ricche conoscenze e capacita'".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il Papa ai giovani che hanno preso parte alla veglia di preghiera : siate “santi ardenti”, i cristiani tiepidi danneggiano la Chiesa più dei suoi avversari

Oltre 30mila giovani hanno partecipato ieri sera alla Veglia di preghiera presieduta da Benedetto XVI alla Fiera di Friburgo. In precedenza, l’incontro con il Consiglio del Comitato centrale dei cattolici tedeschi. Il servizio di uno dei nostri inviati in Germania, Sergio Centofanti:

Una piccola Gmg tedesca, con tanto entusiasmo, bandiere di tutto il mondo, canti e una miriade di luci, come “fiaccole di speranza” a rischiarare le prime ombre della notte. I giovani manifestano la loro gioia e soprattutto il loro affetto per Benedetto XVI scandendone il nome in italiano.

(Benedetto! Benedetto!)

Tanti volti sorridenti, qualche lacrima di commozione e poi tanto raccoglimento quando viene letto il Vangelo in cui Gesù dice: “Voi siete la luce del mondo”. Alcuni giovani danno la loro testimonianza: appartengono a vari cammini di fede, vogliono seguire il Vangelo. Il Papa accende delle ciotole che i giovani portano ai loro compagni per diffondere la luce con migliaia di candele mentre il sole scompare all’orizzonte. Benedetto XVI parla della notte della vita, la sofferenza degli innocenti, il male che si abbatte sul mondo nonostante tutti i progressi e il nostro impegno:

Es mag um uns herum dunkel und finster sein, und doch schauen wir ein Licht:

…“Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità e tuttavia vediamo una luce: una piccola fiamma, minuscola, che è più forte del buio apparentemente tanto potente ed insuperabile. Cristo, che è risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo più chiaro proprio là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza”.

Con la luce di Cristo brillano tante altre luci: “nella fede – afferma il Papa - non siamo soli, siamo anelli nella grande catena dei credenti” che si aiutano a vicenda con la vicinanza e l’affetto. “Ma il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico … non diventa più buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, povertà estrema e repressione senza pietà”. E anche quelli che pretendevano di essere ‘portatori di luce’, senza Cristo, non hanno creato “alcun paradiso terrestre”, ma “hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata”. C’è anche un male più nascosto che colpisce l’uomo: “la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene”:
Immer wieder in der Geschichte haben aufmerksame Zeitgenossen …“Ripetutamente nella storia persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi”.

Il Papa invita i giovani al coraggio di essere “santi ardenti” e fa un’annotazione:
Immer wieder ist das Bild der Heiligen karikiert und verzerrt worden, …“L’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione!”

Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria – spiega Benedetto XVI - che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto:
Liebe Freunde, Christus achtet nicht so sehr darauf, wie oft wir im Leben …“ Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacillate e cadete, bensì a quante volte vi rialzate. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra vita. Siete santi perché la sua grazia opera in voi”.

Prima della Veglia il Papa aveva incontrato, apprezzandone le tante attività, il Consiglio del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, una grande organizzazione laicale impegnata in campo ecclesiale e sociale. Benedetto XVI ha espresso il proprio apprezzamento per le tante attività svolte dal Comitato. La Germania è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per le donazioni ai Paesi poveri e la Chiesa tedesca è in prima linea negli aiuti. Tra le varie iniziative ce n’è una particolare: l’esperienza di vivere per un certo tempo con i poveri in Africa, Asia o America Latina, condividendo la loro vita quotidiana e in questo modo capire meglio le loro necessità. Rovesciando la situazione, il Papa si chiede cosa succederebbe se da quei Paesi venissero in Germania per un’esperienza analoga:

Sie würden hier vieles bewundern, den Wohlstand, die Ordnung und die Effizienz. …“Qui ammirerebbero tante cose ad esempio il benessere, l’ordine e l’efficienza. Ma, con uno sguardo non prevenuto, constaterebbero anche tanta povertà: povertà per quanto riguarda le relazioni umane e povertà nell’ambito religioso”.

Troverebbero una società permeata dal relativismo , un relativismo aggressivo contro chiunque affermi “di sapere dove si trova la verità o il senso della vita”. Una concezione che causa individualismo, incostanza, anche nei rapporti tra le persone che non trovano più il coraggio di promettersi fedeltà per tutta la vita, incapacità di fare sacrifici per altri. E sta diminuendo pure l’impegno altruistico per i bisognosi.

Quali le cause? “Nel nostro mondo ricco occidentale” – afferma il Papa – “ tante persone sono carenti dell’esperienza della bontà di Dio”. E fa un esempio: “in Germania la Chiesa è organizzata in modo ottimo. Ma, dietro le strutture, vi si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente?”:
Ich denke, ehrlicherweise müssen wir doch sagen, daß es bei uns …“Sinceramente dobbiamo … dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito. Aggiungo: la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”.

Servono “vie nuove” di evangelizzazione – conclude il Papa – come piccole comunità fondate sulla centralità dell’Eucaristia, perché le persone possano sentire più vicina la Chiesa e poter sperimentare la bontà di Dio.

Da Berlino, Sergio Centofanti, Radio Vaticana.

© Copyright Radio Vaticana


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

INCONTRO CON CATTOLICI IMPEGNATI NELLA CHIESA E NELLA SOCIETÀ, AL KONZERTHAUS DI FREIBURG IM BREISGAU

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Confratelli nel ministero episcopale e sacerdotale!
Illustri Signore e Signori!

Sono contento di questo incontro con voi, che siete impegnati in molteplici modi per la Chiesa e la società.
Questo mi offre un’occasione gradita di ringraziarvi qui personalmente con tutto il cuore per il vostro servizio e la vostra testimonianza quali “efficaci araldi della fede nelle cose sperate” (Lumen gentium, 35).
Nel vostro ambiente di lavoro difendete volentieri la causa della vostra fede e della Chiesa, cosa non sempre facile nel tempo attuale.
Da decenni assistiamo ad una diminuzione della pratica religiosa, constatiamo un crescente distanziarsi di una parte notevole di battezzati dalla vita della Chiesa.
Emerge la domanda: la Chiesa non deve forse cambiare? Non deve forse, nei suoi uffici e nelle sue strutture, adattarsi al tempo presente, per raggiungere le persone di oggi che sono alla ricerca e in dubbio?
Alla beata Madre Teresa fu richiesto una volta di dire quale fosse, secondo lei, la prima cosa da cambiare nella Chiesa. La sua risposta fu: Lei ed io!

Questo piccolo episodio ci rende evidenti due cose: da un lato, la religiosa intende dire all’interlocutore che la Chiesa non sono soltanto gli altri, non soltanto la gerarchia, il Papa e i Vescovi: Chiesa siamo tutti noi, i battezzati.

Dall’altro lato, essa parte effettivamente dal presupposto: sì, c’è motivo per un cambiamento. Esiste un bisogno di cambiamento. Ogni cristiano e la comunità dei credenti sono chiamati ad una continua conversione.

Come deve configurarsi allora concretamente questo cambiamento? Si tratta qui forse di un rinnovamento come lo realizza ad esempio un proprietario di casa attraverso una ristrutturazione o la tinteggiatura del suo stabile? Oppure si tratta qui di una correzione, per riprendere la rotta e percorrere in modo più spedito e diretto un cammino?

Certamente, questi ed altri aspetti hanno importanza. Ma per quanto riguarda la Chiesa, il motivo fondamentale del cambiamento è la missione apostolica dei discepoli e della Chiesa stessa.

Infatti, la Chiesa deve sempre di nuovo verificare la sua fedeltà a questa missione. I tre Vangeli sinottici mettono in luce diversi aspetti del mandato di tale missione: la missione si basa sull’esperienza personale: “Voi siete testimoni” (Lc 24,48); si esprime in relazioni: “Fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19); trasmette un messaggio universale: “Proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).

A causa delle pretese e dei condizionamenti del mondo, però, la testimonianza viene ripetutamente offuscata, vengono alienate le relazioni e viene relativizzato il messaggio.

Se poi la Chiesa, come dice Papa Paolo VI, “cerca di modellare se stessa secondo il tipo che Cristo le propone, avviene che la Chiesa si distingue profondamente dall'ambiente umano, in cui essa pur vive, o a cui essa si avvicina” (Lettera enciclica Ecclesiam suam, 60).

Per compiere la sua missione, essa prenderà continuamente le distanze dal suo ambiente, deve, per così dire, essere “demondanizzata”.

La missione della Chiesa, infatti, deriva dal mistero del Dio uno e trino, dal mistero del suo amore creatore. L’amore non è soltanto presente in qualche modo in Dio: Egli stesso, per sua natura, è amore.

E l’amore di Dio non vuole essere isolato in sé, vuole diffondersi. Nell’incarnazione e nel sacrificio del Figlio di Dio, esso ha raggiunto gli uomini in modo particolare. Il Figlio è uscito dalla sfera del suo essere Dio, si è fatto carne ed è diventato uomo; e questo non soltanto per confermare il mondo nel suo essere terreno, ed essere il suo compagno che lo lascia interamente così come è.

Dell’evento cristologico fa parte il dato incomprensibile che – come dicono i Padri della Chiesa – esiste un commercium, uno scambio tra Dio e gli uomini, in cui ambedue, anche se in modo del tutto diverso, danno e prendono qualcosa, danno in dono e ricevono come dono.

La fede cristiana sa che Dio ha collocato l’uomo in una libertà, in cui egli può veramente essere un “partner” ed entrare in uno scambio con Dio. Al tempo stesso, l’uomo è ben consapevole che tale scambio è possibile soltanto grazie alla generosità di Dio che accetta la povertà del mendicante come ricchezza, per rendere sopportabile il dono divino, che l’uomo non può ricambiare con nulla di equivalente.

Anche la Chiesa deve se stessa totalmente a questo scambio disuguale. Non possiede niente di autonomo di fronte a Colui che l’ha fondata. Essa trova il suo senso esclusivamente nell’impegno di essere strumento della redenzione, di pervadere il mondo con la parola di Dio e di trasformare il mondo introducendolo nell’unione d’amore con Dio. La Chiesa s’immerge totalmente nell’attenzione condiscendente del Redentore verso gli uomini. Essa stessa è sempre in movimento, deve continuamente mettersi al servizio della missione, che ha ricevuto dal Signore. La Chiesa deve sempre di nuovo aprirsi alle preoccupazioni del mondo e dedicarsi senza riserve ad esse, per continuare e rendere presente lo scambio sacro che ha preso inizio con l’Incarnazione.

Nello sviluppo storico della Chiesa si manifesta, però, anche una tendenza contraria: quella cioè di una Chiesa che si accomoda in questo mondo, diventa autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo. Essa dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’apertura.

Per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo. Con ciò essa segue le parole di Gesù: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Gv 17,16).

In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore.

Le secolarizzazioni infatti – fossero esse l’espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili – significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena.

Con ciò, la Chiesa condivideva il destino della tribù di Levi che, secondo l’affermazione dell’Antico Testamento, era la sola tribù in Israele che non possedeva un patrimonio terreno, ma, come parte di eredità, aveva preso in sorte esclusivamente Dio stesso, la sua parola e i suoi segni.

Con tale tribù, la Chiesa condivideva in quei momenti storici l’esigenza di una povertà che si apriva verso il mondo, per distaccarsi dai suoi legami materiali, e così anche il suo agire missionario tornava ad essere credibile.

Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa “demondanizzata” emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo. Può nuovamente vivere con più scioltezza la sua chiamata al ministero dell’adorazione di Dio e al servizio del prossimo.

Il compito missionario, che è legato all’adorazione cristiana e dovrebbe determinare la struttura della Chiesa, si rende visibile in modo più chiaro.

La Chiesa si apre al mondo, non per ottenere l’adesione degli uomini per un’istituzione con le proprie pretese di potere, bensì per farli rientrare in se stessi e così condurli a Colui del quale ogni persona può dire con Agostino: Egli è più intimo a me di me stesso (cfr Conf. 3,6,11). Egli, che è infinitamente al di sopra di me, è tuttavia talmente in me stesso da essere la mia vera interiorità.

Mediante questo stile di apertura della Chiesa verso il mondo è, insieme, tracciata anche la forma in cui l’apertura al mondo da parte del singolo cristiano può realizzarsi in modo efficace e adeguato.

Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità, che non trascura né reprime alcunché della verità del nostro oggi, ma realizza la fede pienamente nell’oggi vivendola, appunto, totalmente nella sobrietà dell’oggi, portandola alla sua piena identità, togliendo da essa ciò che solo apparentemente è fede, ma in verità sono convenzioni ed abitudini.

Diciamolo ancora con altre parole: la fede cristiana è per l’uomo uno scandalo sempre e non soltanto nel nostro tempo. Che il Dio eterno si preoccupi di noi esseri umani, ci conosca; che l’Inafferrabile sia diventato in un determinato momento afferrabile; che l’Immortale abbia patito e sia morto sulla croce; che a noi esseri mortali siano promesse la risurrezione e la vita eterna – credere questo è per noi uomini una vera pretesa.

Questo scandalo, che non può essere abolito se non si vuole abolire il cristianesimo, purtroppo, è stato messo in ombra proprio recentemente dagli altri scandali dolorosi degli annunciatori della fede. Si crea una situazione pericolosa, quando questi scandali prendono il posto dello skandalon primario della Croce e così lo rendono inaccessibile, quando cioè nascondono la vera esigenza cristiana dietro l’inadeguatezza dei suoi messaggeri.

Vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l’ora di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa. Questo non vuol dire ritirarsi dal mondo. Una Chiesa alleggerita degli elementi mondani è capace di comunicare agli uomini – ai sofferenti come a coloro che li aiutano – proprio anche nell’ambito sociale-caritativo, la particolare forza vitale della fede cristiana.

“La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza” (Lettera enciclica Deus caritas est, 25).

Certamente, anche le opere caritative della Chiesa devono continuamente prestare attenzione all’esigenza di un adeguato distacco dal mondo per evitare che, di fronte ad un crescente allontanamento dalla Chiesa, le loro radici si secchino. Solo il profondo rapporto con Dio rende possibile una piena attenzione all’uomo, così come senza l’attenzione al prossimo s’impoverisce il rapporto con Dio.

Essere aperti alle vicende del mondo significa quindi, per la Chiesa “demondanizzata”, testimoniare, secondo il Vangelo, con parole ed opere qui ed oggi la signoria dell’amore di Dio. E questo compito, inoltre, rimanda al di là del mondo presente: la vita presente, infatti, include il legame con la vita eterna.

Viviamo come singoli e come comunità della Chiesa la semplicità di un grande amore che, nel mondo, è insieme la cosa più facile e più difficile, perché esige nulla di più e nulla di meno che il donare se stessi.
Cari amici, mi resta di implorare per tutti noi la benedizione di Dio e la forza dello Spirito Santo, affinché possiamo, ciascuno nel proprio campo d’azione, sempre nuovamente riconoscere e testimoniare l’amore di Dio e la sua misericordia.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

CERIMONIA DI CONGEDO ALL’AEROPORTO DI LAHR

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente Federale,
Distinti Rappresentanti del Governo Federale,
del Land Baden Württemberg e dei Comuni,
Cari Confratelli nell’Episcopato,
Gentili Signore e Signori!

Prima di lasciare la Germania, mi preme ringraziare per i giorni trascorsi, così commoventi e ricchi di avvenimenti, nella mia patria.
La mia gratitudine va a Lei, Signor Presidente Federale Wulff, che, a Berlino, mi ha accolto in nome del popolo tedesco ed ora, al momento del congedo, mi ha onorato di nuovo con le sue cortesi parole.
Ringrazio i Rappresentanti del Governo Federale e dei Governi dei Länder che sono venuti alla cerimonia di congedo. Un grazie di cuore all’Arcivescovo di Friburgo Mons. Zollitsch, che mi ha accompagnato durante tutto il viaggio.
Volentieri estendo i miei ringraziamenti anche all’Arcivescovo di Berlino Mons. Woelki, e al Vescovo di Erfurt Mons. Wanke, che mi hanno altrettanto mostrato la loro ospitalità, nonché all’intero Episcopato tedesco.
Infine, rivolgo un ringraziamento particolare a quanti hanno preparato, dietro le quinte, questi quattro giorni, assicurando il loro svolgimento, senza intoppi: alle istituzioni comunali, alle forze dell’ordine, ai servizi sanitari, ai responsabili dei trasporti pubblici nonché ai numerosi volontari.
Ringrazio tutti per queste splendide giornate, per i tanti incontri personali e per gli innumerevoli segni di attenzione e di affetto mostratimi.
Nella capitale federale Berlino ho avuto l’occasione particolare di parlare davanti ai parlamentari al Deutscher Bundestag ed esporre loro alcune riflessioni sui fondamenti intellettuali dello stato. Volentieri ripenso anche ai colloqui fruttuosi con il Presidente Federale e la Signora Cancelliere sulla situazione attuale del popolo tedesco e della comunità internazionale.
Mi ha particolarmente toccato l’accoglienza cordiale e l’entusiasmo di così tante persone a Berlino.
Nel Paese della Riforma, l’ecumene ha costituto naturalmente uno dei punti centrali del viaggio. Qui vorrei rilevare l’incontro con i rappresentanti della “Chiesa Evangelica in Germania” nel già Convento agostiniano a Erfurt.
Sono profondamente grato per lo scambio fraterno e la preghiera comune.
Molto particolare è stato anche l’incontro con i cristiani ortodossi e ortodossi orientali, come pure con gli ebrei e i musulmani.
Ovviamente, questa visita era rivolta in particolare ai cattolici a Berlino, a Erfurt, nell’Eichsfeld e a Friburgo.
Ricordo con piacere le celebrazioni liturgiche comuni, la gioia, l’ascoltare insieme la Parola di Dio e il pregare uniti – soprattutto anche nelle parti del Paese in cui si è tentato per decenni di rimuovere la religione dalla vita delle persone.
Questo mi rende fiducioso per il futuro del cristianesimo in Germania. Come già durante le visite precedenti, si è potuto sperimentare quante persone qui testimoniano la propria fede e rendono presente la sua forza trasformante nel mondo di oggi.
Non da ultimo, sono stato molto lieto, dopo l’impressionante Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid, di stare anche a Friburgo, di nuovo insieme con tanti giovani, ieri, alla veglia della gioventù.
Incoraggio la Chiesa in Germania a proseguire con forza e fiducia il cammino della fede, che fa ritornare le persone alle radici, al nucleo essenziale della Buona Novella di Cristo.
Ci saranno comunità piccole di credenti – e già esistono – che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza.
“Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui” (Omelia per l’inizio solenne del Ministero petrino, 24 aprile 2005).
Da questa esperienza cresce infine la certezza: “Dove c’è Dio, là c’è futuro”.
Dove Dio è presente, là c’è speranza e là si aprono prospettive nuove e spesso insospettate che vanno oltre l’oggi e le cose effimere. In questo senso accompagno, nei pensieri e nelle preghiere, il cammino della Chiesa in Germania.
Colmo di esperienze e ricordi, fortemente impressi, di questi giorni nella mia patria, ritorno ora a Roma. Con l’assicurazione delle mie preghiere per tutti voi e per un futuro buono per il nostro Paese in pace e libertà, mi congedo con un cordiale “Vergelt’s Gott” [Dio ve ne renda merito].
Dio vi benedica tutti!

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

Papa Ratzi Superstar

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PAPA: AGNOSTICI E FEDELI IN FUGA MEGLIO DEI CRISTIANI DI FACCIATA

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 25 set.

"Gli agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che - colpite come vittime o semplicemente scandalizzate da casi come quello della pedofilia - soffrono a causa dei peccati commessi da uomini di Chiesa e hanno desiderio di un cuore puro, sono piu' vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli 'di routine', che nella Chiesa vedono ormai soltanto l'apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede".
Lo ha detto il Papa nell'omelia pronunciata a Friburgo, davanti a 100 mila fedeli.
Commentando la parabola dei figli inviati dal Padre a lavorare nella sua vigna, Benedetto XVI ha invitato i cattolici tedeschi a riflettere su questo messaggio che, ha detto, "deve scuotere tutti noi".
"Questo pero' - ha chiarito - non significa affatto che tutti coloro che vivono nella Chiesa e lavorano per essa siano da valutare come lontani da Gesu' e dal Regno di Dio.
Assolutamente no! No, piuttosto e' questo il momento per dire una parola di profonda gratitudine ai tanti collaboratori impiegati e volontari, senza i quali la vita nelle parrocchie e nell'intera Chiesa sarebbe impensabile".
Ieri sera nella veglia con 40 mila giovani riuniti alla Fiera di Friburgo per una sorta di Gmg locale, aveva spiegato che "il maggior danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi".

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PAPA: ANCHE SE SITUAZIONI PREOCCUPANO CRISTIANI NON HANNO PAURA

Salvatore Izzo

(AGI) - Friburgo, 25 set.

"Non dobbiamo avere paura in mezzo a tutte le nostre preoccupazioni" perche' "Dio e' buono". Benedetto XVI ha voluto ricordarlo a conclusione della grande messa celebrata sulla spianata dell'aeroporto turistico di Friburgo davanti a 100 mila fedeli arrivati da tutta la Germania e ai vescovi delle 27 diocesi tedeschi.
Per il Papa teologo, si applica anche agli uomini e alle donne del nostro tempo l'esortazione dell'Angelo alla Vergine: "non temere, Maria, perche' hai trovato grazia presso Dio". e, sottolineando che da questo incoraggiamento Maria ha tratto la forza per "dire il suo grande 'si'' di "adesione fiduciosa al piano di Dio e alla nostra salvezza". "Maria - ha spiegato - dice questo 'si'' a tutti noi, che sotto la croce le siamo affidati come figli e non revoca mai questa promessa".
"Per questo - ha concluso Joseph Ratzinger che in serata ripartira' da Friburgo per far rientro a Castelgandolfo - Ella deve essere chiamata felice, anzi, beata perche' ha creduto nel compimento di cio' che le era stato detto dal Signore e noi recitando ora l'Angelus, possiamo unirci al 'si'' di Maria e aderire fiduciosamente alla bellezza del piano di Dio e della provvidenza che Egli, nella sua grazia, ha riservato per noi".
Ed ogni cattolico oggi deve sentirsi "sostenuto dalla comunita' dei tanti fedeli che in quest'ora pregano l'Angelus con noi, in tutto il mondo, attraverso la televisione e la radio".

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Papa Ratzi Superstar

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