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Viaggio apostolico in Germania...

Ultimo Aggiornamento: 27/09/2011 20.28
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20/09/2011 00.28
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Papa/ Bild saluta visita con poster gigantesco edificio Springer

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La prima pagina dell'"orgoglio tedesco" con foto investitura 2005

Roma, 19 set. (TMNews)

La Bild ha deciso di salutare la visita del connazionale Joseph Ratzinger, che sarà a Berlino a partire da giovedì, con due giganteschi manifesti - 45 metri per 64 - che riproducono la storica copertina del popolare tabloid in occasione dell'investitura del papa tedesco il 20 aprile del 2005. Il titolo di allora era: "Wir sind Papst", che tradotto più o meno significa "Il papa siamo noi".
Il primo dei due mega poster è stato srotolato (in tre ore) sul lato nord dell'edificio della Axel Springer Haus (dove ha sede il colosso editoriale tedesco).
Domani mattina - spiega Bild - comincerà a essere srotolato il secondo manifesto, pensato per la parte sud del palazzo. In questo modo, il volto di Benedetto XVI, che nella foto sorride e apre le braccia, guarderà il cielo sopra Berlino in due direzioni.

© Copyright TMNews


[Modificato da Paparatzifan 20/09/2011 00.29]
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La sfida di Ratzinger in Germania

In terra tedesca il cattolicesimo soffre di un crescente esodo di fedeli

Fausto Gasparroni

CITTÀ DEL VATICANO

È uno dei viaggi più densi di significati, e anche tra i più complessi del suo pontificato, quello che Benedetto XVI affronterà da domani a domenica in Germania, il ventunesimo all'estero, il terzo nel suo Paese d'origine dopo quelli a Colonia per la Gmg 2005 e nella natia Baviera nel 2006. Ad attendere Ratzinger, in particolare, le sfide di una società sempre più secolarizzata, dove peraltro proprio il cattolicesimo soffre di un crescente esodo di fedeli, e anche le acque agitate all'interno di una Chiesa locale che tradisce sempre più insofferenza per l'immobilismo di Roma verso le istanze di rinnovamento, su temi, ad esempio, come l'atteggiamento con i divorziati e risposati, il celibato sacerdotale, l'ordinazione delle donne.
Una Chiesa, tra l'altro, ferita anche in Germania dallo scandalo degli abusi, tanto che si parla di un possibile nuovo incontro del Papa – naturalmente non confermato – con alcune vittime di preti pedofili. Ad aspettare il Pontefice, inoltre, ci sono anche le manifestazioni di protesta in programma a Berlino contro la morale sessuale della Chiesa, specie sui gay, come pure l'annunciato boicottaggio del suo discorso al Bundestag da parte di un gruppo di parlamentari della Linke e dei Verdi che vi vedono una lesione della laicità dello Stato.
La missione che si è dato il Pontefice per questo viaggio nella sua terra natale è sintetizzato nel motto ed è quasi un viatico per un'Europa ostaggio di una profonda crisi, non solo economica: «Dove c'è Dio, là c'è futuro», mutuato dall'omelia pronunciata dal Papa nel 2007 nel santuario austriaco di Mariazell. A sottolineare, quindi, che senza i valori della fede, e senza la speranza che ne deriva, non ci sono risposte alle preoccupazioni per il futuro, per i timori per l'ambiente, i conflitti, la stessa economia mondiale. E questo il Pontefice intende sottolinearlo con forza, in un Paese come la Germania, potenza trainante del Vecchio Continente, ma dove la fede cristiana si mostra in rapido arretramento. Il Papa lo dirà proprio nel suo discorso al Bundestag, primo suo intervento in un'assemblea parlamentare, in calendario giovedì pomeriggio a Berlino, dopo gli incontri con il presidente federale Christian Wulff (un cattolico separato e risposato) e la cancelliera Angela Merkel (a sua volta figlia di un pastore luterano dell'ex Germania Est).
Successivamente alla capitale federale, dove Benedetto XVI incontrerà anche i rappresentanti della comunità ebraica e di quella musulmana, le altre tappe saranno a Erfurt, nella Turingia, dove ci sarà l'appuntamento ecumenico nell'ex Convento degli Agostiniani, quello dove si formò Martin Lutero, e – dopo una visita al santuario mariano di Etzelsbach, nell'ex-Ddr, luogo caratterizzato dalle persecuzioni comuniste contro i cristiani – quella finale a Friburgo, nel Baden-Wuerttemberg: qui Ratzinger, in un'area più cattolica del territorio tedesco, incontrerà l'ex cancelliere Helmut Kohl, uno dei protagonisti della riunificazione del Paese, e il Comitato centrale dei Cattolici tedeschi (Zdk), cuore pulsante dell'apostolato laico in Germania. I grandi appuntamenti pubblici saranno la messa di giovedì pomeriggio all'Olympiastadion di Berlino, la veglia di preghiera con i giovani sabato sera alla Fiera di Friburgo e la messa finale di domenica mattina all'aeroporto turistico della stessa città. «Tutto ciò non è turismo religioso, e meno ancora uno show», ha detto il Papa in un intervento andato in onda sabato scorso nella trasmissione «Wort zum Sonntag» della tv pubblica tedesca Ard. «Di che si tratta, lo dice il motto di questi giorni: "Dove c'è Dio, là c'è futuro". Dovrebbe trattarsi del fatto che Dio torni nel nostro orizzonte, questo Dio così spesso totalmente assente, del quale però abbiamo tanto bisogno».

© Copyright Gazzetta del sud, 21 settembre 2011


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN GERMANIA: PER I VESCOVI VISTA SARA' UNA FESTA, MA C'E' CHI VUOLE ROVINARLA

(AGI) - Berlino, 21 set.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

"Siete italiani? Buon giorno, viva il Papa!".
Un tassista di Berlino accoglie cosi' alcuni giornalisti che lo fermano in Stephanstrasse.
E subito li porta alla Axel Springer Haus per vedere i due giganteschi manifesti, 45 metri per 64, che riproducono la storica copertina del popolare tabloid Bild in occasione dell’elezione di Benedetto XVI il 19 aprile del 2005. Sull'edificio campeggia come uno slogan il titolo di allora: "Wir sind Papst", cioe' "Il Papa siamo noi".
"La visita sarà una grande festa di gioia e di speranza non solo per i cattolici ma per tutti i tedeschi. In particolare, per la nostra Chiesa costituirà un grande incoraggiamento a vivere la fede cristiana in modo autentico ed a guardare con ottimismo alle sfide che abbiamo di fronte", assicura il presidente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch. "Non a caso il motto di questa visita pastorale del Santo Padre è 'Dove c’è Dio là c’è futuro'", sottolinea il presule che nel pomeriggio incontra i giornalisti nel ben organizzato centro stampa di Berlino e davanti alle domande degli inviati che tendono a concentrarsi sullo scandalo degli abusi, mette le mani avanti: "il dramma della pedofilia e' reale, ma non vogliamo che eclissi i temi della visita".
Nonostante le associazioni gay, quelle delle vittime dei preti pedofili e i teologi dissenzienti si diano un gran da fare - e la maggioranza dei media tedeschi e non solo gli dia manforte - per rovinare quella che Zollitsc ha dunque definito una "festa", il clima della vigilia e' in realta' di attesa: c'e' attenzione rispettosa da parte dei berlinesi, per quello che dira' e fara' Joseph Ratzinger che torna in Germania per la terza volta dalla sua elezione al Pontificato: secondo un recentissimo sondaggio diffuso dall'Ambasciata della Germania presso la Santa Sede, i due terzi dei tedeschi hanno un atteggiamento positivo nei riguardi di Benedetto XVI.
E c'e' vero e palpabile affetto da parte dei fedeli che domani gremiranno in 80 mila l'Olympiastadium, superando ogni ottimistica previsione della Chiesa locale.
"La prima visita ufficiale del Papa tedesco nella capitale della Germania - confida l'arcivescovo Rainer Maria Woelki, che da due mesi guida l'arcidiocesi berlinese al posto del cardinale Georg Sterzinsky, morto il 30 giugno senza poter vedere questi giorni che tanto aveva atteso - ci rende fieri, sebbene i cattolici siano pochi, appena il 7 per cento della popolazione".
Il neo arcivescovo sdrammatizza anche "le proteste che ci saranno per questa visita". "Invito tutti - dice - prima ad ascoltare ciò che vuol dire il Papa per poi dare un giudizio. In questo modo scopriranno certamente il messaggio di un grande uomo europeo, un eminente intellettuale ed un profondo e fiducioso credente nella realtà di Dio. Sono sicuro - aggiunge - che gli incontri, le celebrazioni, le parole del Papa e la sua presenza, avranno la capacità di aprire i nostri occhi".
"Il Papa trova una Germania simile alle società occidentali, in cui la fede non è più tanto vissuta anche all’interno stesso della Chiesa Cattolica: i praticanti, quanti frequentano almeno la Messa domenicale, raggiungono un po’ più del 15 per cento, ma ciò nonostante, le persone si riconoscono come membri di una Chiesa: un terzo cattolici, un terzo evangelici e un terzo che dice di non avere alcuna appartenenza religiosa. Ma io vedo che anche quelli che non sono d’accordo con la Chiesa sono tuttavia interessati al suo messaggio", spiega il nunzio apostolico, monsignor Jean-Claude Perisset.
E in effetti i dati statistici sui cattolici - benche' negativi - non sono raggelanti come quelli che riguardano i luterani: in 60 anni i protestanti sono crollati da 43 a 25 milioni. Mentre i cattolici erano, nel 1950, 25 milioni e altrettanti sono rimasti oggi, perdendone dunque per strada molti meno. E se nel 1950 un cattolico su due andava a messa tutte le domeniche, oggi nell'Ovest del paese solo l'8 per cento ci va, ma nell'ex Ddr comunista - insieme all'Estonia il territorio europeo con il maggior numero di atei - questa quota è del 17 per cento.
C'e' "inquietudine" nella Germania di oggi, avverte il nunzio apostolico ricordando che "nell’odierna società libera ciascuno esprime il proprio parere". Le manifestazioni annunciate, pero', secondo monsignor Perisset testimoniano che i loro promotori (e i loro sponsor mediatici) non sanno in realta' "cosa voglia dire una visita di Stato e cosa rappresenti la persona del Papa. Che alcuni parlamentari non lo capiscano, vuol dire che non sono bene informati. Io spero, poi, che protestino nei limiti della correttezza, considerando anche il fatto che l’invito è partito dallo stesso parlamento. In caso contrario, manifesteranno un atteggiamento intollerante". Ed anche l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Walter Jurgen Schmid, ritiene che "l’accoglienza del Papa sarà molto cordiale e molto aperta". E se "naturalmente in Germania ci sono anche persone che non condividono gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, questo e' normale in un sistema democratico libero".
Nel videomessaggio trasmesso nei giorni scorsi dalle Tv tedesche, Papa Ratzinger ha auspicato che possa tornare nell’orizzonte delle persone, "questo Dio così spesso totalmente assente, del quale però abbiamo tanto bisogno". Durante la visita ad Limina dei vescovi tedeschi nel 2006, aveva già detto che nonostante Dio sembra scomparire "sempre di più dalla coscienza pubblica", in "molti guardano, domandando e sperando, al messaggio cristiano e si aspettano da noi risposte convincenti". I lontani, dunque, attendono Dio, forse senza saperlo.

© Copyright (AGI)

PAPA IN GERMANIA: TENTANO DI IMBRATTARE NUNZIATURA A BERLINO

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 21 set.

Alcuni teppisti hanno tentato di imbrattare le mura della nunziatura Apostolica a Berlino, che ospitera' domani sera Benedetto XVI. Contro l'edificio sono state infatti lanciate "bombe di vernice".

© Copyright (AGI)

PAPA IN GERMANIA: OSSERVATORE, ATTENTI A SONDAGGI PESSIMISTICI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 21 set.

"Come in ogni viaggio del Papa anche in questi giorni stanno cercando di ridimensionarne l'importanza della visita in Germania".
Lo denuncia oggi l'Osservatore Romano che mette in guardia dai sondaggi pessimistici diffusi alla vigilia della partenza: "Nonostante i sondaggi sbandierati da alcuni media - rileva il giornale vaticano - il cattolicesimo in Germania e' la prima religione con 24,6 milioni di fedeli, seguita dai protestanti (24,1), su una popolazione di 81 milioni. In pratica un terzo dei tedeschi sono cattolici, un terzo evangelici e un terzo dice di non avere alcuna appartenenza religiosa. I primi prevalgono al Nord, invece i fedeli a Roma sono maggioritari nelle regioni meridionali, con cifre vicine al 90 per cento nelle diocesi bavaresi di Ratisbona e di Passau". "Sebbene Joseph Ratzinger abbia piu' volte ribadito come i numeri abbiano un'importanza relativa, il Papa - continua l'articolo - sa di poter contare anche sul sostegno di quel mezzo milione di ragazzi e di ragazze tra gli 8 e i 18 anni che in Germania servono regolarmente all'altare come chierichetti. Nel Paese, inoltre, ci sono 908 scuole cattoliche tra asili, i cosiddetti Kindergartens, e istituzioni educative di ogni livello, anche per gli adulti. E con i loro 1,2 milioni di lavoratori dipendenti la Chiesa cattolica e l'Ekd (Evangelische Kirche in Deutschland) rappresentano il secondo maggior bacino occupazionale dopo il pubblico impiego. La prima in particolare offre lavoro a 650 mila dipendenti a tempo pieno. Senza tralasciare il ruolo finanziario di primo piano delle organizzazioni caritative cattoliche tedesche a livello mondiale".

© Copyright (AGI)


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PAPA IN GERMANIA: PRESIDENTE BUNDESTAG, DEFEZIONI NON EROICHE

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 21 set.

Non ci sarebbe stata tutta questa grande attenzione del pubblico se le annunciate defezioni dei parlamentari al discorso che il Papa pronuncera' domani al Bundstag, solo "all'apparenza eroiche, fossero state messe a confronto con altre simili assenze in occasione di eventi parlamentari importanti".
Lo afferma il presidente del Parlamento federale tedesco, Norbert Lammert, intervistato dalla Radio Vaticana alla vigilia dell'appuntamento.
"Sono felice - confida Lememrt - di questa visita e sono grato al Papa per aver accettato l'invito che gli ho rivolto a suo tempo, e guardo a questo agitarsi con un misto di divertimento e sbigottimento".
Anche in analoghe occasioni, ricorda il presidente del Bundestag, "per ragioni diverse, un certo numero di deputati non era presente". Secondo Lememrt, "e' nella natura stessa di un parlamento liberamente eletto, con liberi deputati, che nessuno sia costretto a stare a sentire cose che non ritenga essere importanti o accettabili, ne', al contrario, che alcuno possa addurre le sue ragioni personali a sostenere l'ammissibilita' o meno di discorsi di altre persone o di inviti rivolti ad altre persone".
"Ritengo questi gesti di protesta che diventano uno spettacolo mediatico sotto ogni aspetto inadeguato - taglia corto il presidente del parlamento - non seriamente ponderati ma che, secondo la nostra Costituzione, essi siano legittime e' altrettanto fuori di dubbio". Per Lemmert, in ogonio caso, la visita del Papa nella sede piu' rappresentativa della democrazia tedesca "e' un evento storico sotto ogni punto di vista: dopo circa 500 anni, per la prima volta e' un tedesco a ricoprire questo supremo incarico della Chiesa cattolica, forse la piu' ampia comunita' religiosa del mondo. Per la prima volta in assoluto un Papa - a prescindere dalla sua nazionalita' - parla davanti ad un parlamento tedesco eletto". "Tutto questo - rileva - non si e' mai verificato nella storia di questo Paese. In questo senso, con o senza legami con la Chiesa e a prescindere dalle convinzioni religiose, questo che ci accingiamo a vivere e' un evento storico eccezionale".
"E pur nella rispettosa osservanza dello scetticismo o anche del rifiuto che puo' esserci da parte di singoli membri del Bundestag, non ho nessun dubbio - conlcude Lemmert - che in futuro nessuno potrebbe capire il fatto che un Papa tedesco sia venuto in visita nella sua terra natia, se un parlamento eletto non avesse colto l'occasione di chiedergli un discorso al popolo tedesco".

© Copyright (AGI) 

PAPA IN GERMANIA: ZOLLITSCH, LUTERO NON VOLEVA SPACCARE LA CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 21 set.

"Lutero non voleva spaccare ma riformare la Chiesa, il Papa ci dira' di continuare a camminare sulla via della riconciliazione errori umani hanno causato questa divisione e dobbiamo superarla".
Il presidente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch ha anticipato cosi' - in una conferenza stampa tenuta nel preess center di Berlino - lo spirito ecumenico che caratterizzera' la visita del Papa in Germania che inizia domani.
Il cardinale svizzero Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'unita' dei cristiani, va ancora oltre e sull'Osservatore Romano scrive che "Martin Lutero sarebbe contento" del programma che venerdi' portera' il Pontefice a Erfurt, proprio nel monastero agostiniano dove il monaco medito' la ribellione che poi porto' alla rottura con la Chiesa Cattolica.
"Credo che oggi - spiega ai microfoni della Radio Vaticana - sia necessario che, con tutte le Chiese nate dalla Riforma, ci interroghiamo sull'essenza della Chiesa. Nel 1999, ad Augusta, abbiamo firmato insieme - ricorda il porporato - la Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione. Ora pero', come e' scritto in quella Dichiarazione, credo che sia arrivato il momento di affrontare le questioni ecclesiologiche: qual e' l'essenza della Chiesa, la natura della Chiesa? Credo che questi siano i punti sui quali ora debba essere condotto il dialogo". "Credo che sicuramente - conclude il cardinale Koch - il Santo Padre rafforzera' l'ecumenismo. Ha a cuore soprattutto che l'ecumenismo ritrovi le sue radici spirituali perche' e' un compito che ci e' stato affidato dal Signore quando nella preghiera sacerdotale ha chiesto che tutti i suoi discepoli siano 'una cosa sola. In questo senso - infatti - non abbiamo alternative all'ecumenismo: e' un compito che il Signore ci ha affidato, e questo - ne sono convinto - e' quello che il Papa riportera' in primo piano".
"Il Vangelo di Gesu' - scrive oggi sull'Osservatore Romano il vescovo di Erfurt, monsignor Joachim Wanke - non e' diviso. Lo possiamo vivere solo insieme e cosi' essere testimoni credibili". "Sono certo - continua il presule - che il Papa conferira' un impulso potente all'unita' della Chiesa. Nella scelta del convento agostiniano di Erfurt, luogo luterano, come sede dell'incontro con l'Ekd ha gia' tracciato un segno. E ancora piu' importate e' che egli non vuole soltanto parlare con i fratelli e le sorelle di fede evangelica, ma anche pregare insieme con loro". Il vescovo di Erfurt si sofferma nell'articolo anche sul fatto che per la prima volta un Papa visita i cosiddetti "nuovi Lander federali". "Il Santo Padre - assicura - vuole lasciare un segno che valga per tutti Noi cristiani, in particolare noi cattolici, viviamo qui in una sorta di diaspora".
"Chi sosteneva la Chiesa negli anni dello Stato della Repubblica Democratica Tedesca, ideologicamente orientato, ha avuto bisogno - sottolinea il presule - di coraggio e di capacita' di resistenza. Ora, in un'epoca diversa, occorre fermezza per dichiararsi cristiani in una societa' liberale e aperta. Quindi alla domanda perche' mi rallegro della visita del Pontefice in Turingia rispondo in primo luogo che egli contribuira' a rafforzare la nostra fede".
"I discorsi del Papa, la nostra preghiera comune con lui nel luogo di pellegrinaggio di Etzelsbach e a Erfurt ci aiuteranno - scrive ancora monsignor Joachim Wank - a unirci piu' profondamente con Cristo. Benedetto XVI viene in una Chiesa locale in totale trasformazione. Bisogna superare sfide nuove e finora inusuali. La fede in Dio non e' piu' un dato scontato. La consuetudine ecclesiale non e' piu' quella di una volta. La forma delle nostre comunita' si sta modificando. L'appartenenza alla Chiesa ha bisogno, piu' che in passato, di forza e di determinazione per resistere. La vita nella e con la Chiesa necessita di nuovi atteggiamenti, comportamenti diversi, una devozione in grado di resistere al tempo attuale". "Rafforzare, approfondire e rendere feconda questa unione nella vita dei fedeli e' - conclude - la piu' grande aspettativa che nutro".

© Copyright (AGI)  

PAPA IN GERMANIA: ZOLLITSCH,DEPUTATI CONTRARI SI LEGGANO DISCORSO

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 21 set.

"Se i parlamentari che non sono d'accordo con l'invito rivolto al Papa dal Bundestag si sottrarranno all'appuntamento, speriamo che almeno si leggano il discorso, in modo da poter comprendere il significato delle sue parole".
Lo ha detto l'arcivescovo Robert Zollitsch, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca nella conferenza stampa tenuta a Berlino alla vigilia dell'arrivo nella capitale tedesca di Benedetto XVI, che gia' domani pomeriggio sara' ospite del Parlamento. Secondo le anticipazioni dei media locali dovrebbero essere circa 100 i deputati dissenzienti che abbandoneranno l'aula prima dell'arrivo del Pontefice. Quello che inizia domani e' il 21esimo viaggio apostolico internazionale del Pontificato e durera' quattro giorni, dal 22 al 25 settembre. Dopo Berlino le altre tappe saranno Erfurt, Etzelsbach e Friburgo.

© Copyright (AGI)

PAPA IN GERMANIA: ATTESI 20MILA RAGAZZI PER VEGLIA A FRIBURGO

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 21 set.

Piu' di ventimila giovani si riuniranno sabato sera nell'area fieristica a Friburgo per la veglia di preghiera con Benedetto XVI. Lo annuncia il presidente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch, sull'Osservatore Romano.
"Allora - sottolinea il presule - sara' evidente quanti giovani cercano un sostegno e un orientamento. Infine, quando domenica durante la celebrazione eucaristica nell'aeroporto lo sguardo del Papa scorrera' dal palco dell'altare per guardare in lontananza, egli vedra' uno scenario unico: in primo piano la grande comunita' di fede, costituita da giovani e anziani, uomini e donne, abitanti del luogo e persone venute appositamente, tedeschi, alsaziani, svizzeri, e, dietro, il profilo della citta' con la cattedrale, e poi all'orizzonte i monti della Foresta Nera".

© Copyright (AGI)


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Benedetto XVI nella sua Germania per la terza volta. I 101 del volo papale

Scritto da Salvatore Scolozzi

Mercoledì 21 Settembre 2011 16:43

Sarà la prima visita di stato di Benedetto XVI in Germania ed avrà per tema: “Dove c’è Dio, là c’è futuro”. Quattro giorni intensi, dal 22 al 25 settembre prossimi, per il suo ventunesimo viaggio internazionale, il terzo del papa tedesco nella sua terra. Le altre due volte, infatti, papa Ratzinger era tornato in Germania con finalità esclusivamente pastorali: nel 2005, in occasione della GMG di Colonia, e nel 2006, quando ha ripercorso i luoghi del suo ministero prima della chiamata a Roma. Partirà domani giovedì 22 settembre alle ore 8:15 l’Airbus A320 “George Bizet” dell’Alitalia, volo papale con il consueto codice AZ 4000. A bordo, oltre il Santo Padre, il seguito papale, i giornalisti ammessi al volo, un funzionario della Sala stampa vaticana e uno dell’Alitalia. In tutto, viaggeranno con il Santo Padre 101 persone.

Cinque i cardinali che faranno parte del seguito papale, che sarà composto anche da tre vescovi, sette sacerdoti e diciotto laici. Guiderà il seguito il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Gli altri cardinali, quasi tutti di nazionalità tedesca, saranno: Kurt Koch e Walter Kasper, rispettivamente Presidente e Presidente emerito del Pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani; Paul J. Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio “Cor Unum”; Walter Brandmüller, ex-Presidente del Pontificio Consiglio delle Scienze storiche.
Nel seguito anche i vescovi: Giovanni A. Becciu, Sostituto alla Segreteria Di Stato, Josef Clemens, Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici e ed il Nunzio apostolico Erwin J. Ender. I sacerdoti saranno i monsignori: Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie; Georg Gänswein, Segretario particolare del papa, Alfred Xuereb della Segreteria particolare di Sua Santità e Winfried König A., Officiale della Segreteria di Stato.
Fanno parte del seguito, in qualità di coadiutori liturgici, i monsignori Konrad Krajewski e Guillermo J. Karcher. A curare i rapporti con i media, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, del CTV e della Radio vaticana, P. Federico Lombardi, S.J., e il funzionario della Sala Stampa, Vik van Brantegem.
Tra i laici che faranno parte del seguito, il dott. Alberto Gasbarri, Responsabile dell’organizzazione del viaggio, coadiuvato dal dott. Paolo Corvini, e il Prof. Giovanni Maria Vian, Direttore de L'Osservatore Romano. Nel seguito anche il medico personale del papa, dott. Patrizio Polisca, il dott. Giampiero Vetturini, della Direzione dei servizi sanitari S.C.V. e l’aiutante di camera del papa, Paolo Gabriele.
La sicurezza personale del Santo Padre sarà garantita dai cinque della gendarmeria vaticana, guidati dal dott. Domenico Giani, oltre che dal Ten. Col. Christoph Graf e dal Magg. Lorenzo Merga della Guardia Svizzera pontificia.
Per i media della Santa Sede, faranno parte del seguito il fotografo dell’Osservatore Romano, Francesco Sforza, due operatori del CTV e due della Radio vaticana. La consulente della Santa Sede per i trasferimenti aerei sarà Stefania Izzo.
66 i giornalisti accreditati che viaggeranno con Benedetto XVI, di cui 15 per testate italiane, cinque per conto di media vaticani e uno per la Conferenza Episcopale Tedesca. I giornalisti vaticani saranno: Barbara Castelli e Simone Coali per il CTV, Gianluca Biccini e Simone Risoluti per L’Osservatore Romano, Bernd Hagenkord per la Radio Vaticana. Wolfgang Radtke sarà sul volo per conto della Conferenza Episcopale Tedesca.
Gli altri giornalisti rappresentano le più importanti testate mondiali. Sei sono photoreporter: Alberto Pizzoli per AFP Photo, Maurizio Brambatti per Ansa Foto, Andrew Medichini per AP Photo, Michael Kappeler per DPA Photo, Max Rossi per Reuters Photo e Alessia Giuliani per Catholic Press Photo.

Per le testate televisive saranno presenti 16 giornalisti, di cui sette corrispondenti, otto cameramen e un producer. Tra i corrispondenti Michael Mandlik di ARD/BR-TV, Valentina Alazraki Crastich di Televisa, Renaud Bernard di France 2, Cristiana Caricato di TV2000, Philippine De Saint-Pierre di KTO TV, Jürgen Erbacher di ZDF e Guido Todeschini di Telepace.
Tra i cameramen gli inviati di EU Pool TV (Stefano Belardini), AP-Reuters Pool TV (Antonio Denti), Telepace (Alessandro Marinari), TV2000 (Andrea Tramontano), Televisa, KTO TV, ARD/BR-TV e France2. Unica producer sarà Tessa Unsworth dell’AP-Reuters Pool TV.
I redattori di giornali, agenzie, periodici e radio saranno 39. Per i quotidiani italiani saranno presenti Marco Ansaldo (La Repubblica), Giacomo Galeazzi (La Stampa), Franca Giansoldati (Il Messaggero), Carlo Marroni (Il Sole 24 Ore), Salvatore Mazza (Avvenire) e Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera). Per i quotidiani stranieri: Andrea Bachstein (Süddeutsche Zeitung), Paul Badde (Die Welt), Jörg Bremer (Frankfurter Allgemeine Zeitung), Rasmus Buchsteiner (Neue Presse), Rachel Donadio (The New York Times), Philipp Gessler (Die Tageszeitung), Juan Gonzalez Boo (ABC), Jean-Marie Guénois (Le Figaro), Hanns-Bruno Kammertöns (Die Zeit), Stefan Küpper (Augsburger Allgemeine), Stéphanie Le Bars (Le Monde), Albert Link (Bild), Darío Menor Torres (La Razón), Frédéric Mounier (La Croix), Jens Schmitz (Badische Zeitung), Christine Schröpf (Mittelbayerische Zeitung).
Tre Giornalisti Dei Periodici Prenderanno Parte Al Volo Papale: Fiona Ehlers (Der Spiegel), Eva Kallinger (Focus) e Tanja May (Bunte).
Per le agenzie di stampa italiane ci sarà Fausto Gasbarroni dell’Ansa. Tra le altre agenzie presenti gli inviati della EFE, CNS, CIC, AFP, AP, I.Media, EPD, DPA, Reuters. I corrispondenti per le radio saranno quattro: Raffaele Luise (Rai – Gr), Paloma Gomez Borrero (Cadena Cope), Stefan Troendle (Ard/Br-Radio) e Aura Vistas Miguel (Radio Renascença).

Dopo un volo di due ore e un quarto, 1182 km percorsi, il volo papale atterrerà alle ore 10:30 all’aeroporto internazionale di Berlino-Tegel, dopo aver attraversato Italia, Austria, Germania e Repubblica Ceca.
Venerdì 23 settembre primo trasferimento interno con il volo papale della Luftwaffe, operato con l’A340 “Konrad Adenauer”. Partenza alle ore 10 da Berlino e arrivo ad Erfurt, dopo aver percorso 237 km in 45 minuti di volo.
Nel pomeriggio, alle 16:50 trasferimento in cinque elicotteri (Luftwaffe Superpuma e Bundespolizei Superpuma) per percorrere 80 km da Erfurt verso l’eliporto di Etzelsbach; rientro alle 19.
Sabato 24 settembre, alle ore 11:50, trasferimento con aereo della Luftwaffe dall’Aeroporto di Erfurt per Lahr, percorrendo 380 km in un’ora di volo.
Domenica 25 settembre, infine, alle ore 18:45, partenza da Lahr del volo papale LH3174 con l’Airbus A321 “Regensburg” della Lufthansa, per l’Aeroporto di Roma Ciampino, dopo aver percorso 808 km in un’ora e mezza di volo e aver sorvolato Germania, Svizzera e Italia.


Papa Ratzi Superstar

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Berlino accoglie Benedetto XVI

Predisposto il più alto livello di sicurezza, con 16 mila poliziotti in strada

Guido Zeiss

BERLINO
Blindato come Obama, Benedetto XVI oggi a Berlino troverà una città divisa: sul Papa di Roma, stavolta, e sul suo discorso in Parlamento.
Il Bundestag è la prima tappa di un viaggio intenso, che porterà Ratzinger – per quattro giorni in Germania – a fare tappa a Erfut, ad Eichsfeld e a Friburgo. Ovunque, le autorità tedesche hanno predisposto per la visita il più alto livello di sicurezza, con 16 mila poliziotti in strada. Il clima, nella capitale, è di grandissima attesa. Fra chi vorrà ascoltarlo, e quanti proveranno a boicottarlo, è chiaro, secondo la stampa locale, che i tedeschi aspettano dal Pontefice «un segnale». Da più parti sono arrivati infatti i "suggerimenti" a Benedetto XVI, su quello che dovrà dire in Germania. La Chiesa evangelica si aspetta una svolta sull'ecumenismo e c'è chi gli chiede apertamente di parlare di politica. La cancelliera Angela Merkel ha invitato la Chiesa a intraprendere un processo di cambiamento: «A nuove domande dobbiamo trovare nuove risposte» ha detto, respingendo le critiche sull'invito rivolto al Papa a tenere un discorso in Parlamento: la visita di Benedetto XVI «ci arricchirà tutti».
La "premiere politica" nel Bundestag – alla prima visita del Pontefice nella capitale – ha irritato molti deputati, al punto che un centinaio del centrosinistra (di Spd, Verdi e Linke) hanno annunciato di lasciare l'aula e di unirsi alle proteste della piazza, dove decine di migliaia di persone protesteranno con lo slogan «Nessun potere ai dogmi».
Favorevoli e contrari all'ascolto di quello che il Pontefice dirà nel foro politico tedesco hanno duellato intensamente, in questi giorni, in Germania. La divisione, alla vigilia del tour – che secondo la Dpa costa da 25 ai 30 milioni di euro alla sola Chiesa cattolica, più le spese tedesche per la visita di Stato – passa anche quel famoso slogan che lo accolse. Quando, per salutare Benedetto XVI, la Bild pensò di esprimere l'orgoglio del popolo tedesco, titolando una copertina: «Noi siamo Papa». «Noi non siamo Papa» è l'affermazione di chi invece, in queste ore, a Berlino, aspetta la prima visita del suo Pontefice, per contestarlo, in strada. Per dire di essere contrari ai dogmi, alla morale sessuale della chiesa cattolica, alla circostanza che Papa Ratzinger sia stato invitato a tenere un discorso in Parlamento, violando – secondo i contestatori – il confine fra potere sacro e temporale. Chi ha difeso il Pontefice, ieri, gli ha chiesto di affrontare questo o quel tema. «Milioni di persone che vivono in matrimoni interconfessionali, e i milioni di cattolici risposati, ma anche molti altri gruppi aspettano un messaggio di liberazione», ha detto il presidente Christian Wulff – divorziato e risposato – all'agenzia cattolica Kna. La leader socialdemocratica Andrea Nahles, cattolica, lo ha incitato a parlare di temi anche politici. Come la crisi finanziaria, cita la Nahles, ricordando che Giovanni Paolo II fece esternazioni politiche.
Berlino, dove per la prima volta metterà piede oggi il Papa tedesco, è una capitale sempre più multireligiosa, profondamente segnata dall'ateismo, e dal fenomeno dell'abbandono dei cristiani, che riguarda tutta la Germania. Cattolici e protestanti. Se due tedeschi su tre affermano infatti di credere in Dio, solo uno ritiene che «la Chiesa» sia importante. Anche perché essere cristiani costa.

© Copyright Gazzetta del sud, 22 settembre 2011


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI LASCIO IL TERRITORIO ITALIANO PER RECARMI IN VISITA PASTORALE IN GERMANIA MI È GRADITO INDIRIZZARE A LEI SIGNOR PRESIDENTE E ALL’INTERO POPOLO ITALIANO L'ESPRESSIONE DEL MIO CORDIALE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON L’AUSPICIO DI UN SEMPRE PIÙ INTENSO RINNOVAMENTO ETICO PER IL BENE DELLA DILETTA ITALIA SULLA QUALE INVOCO LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE PEGNO DI COPIOSI LUMI E GRAZIE CELESTI

BENEDICTUS PP. XVI

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Messaggio del Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI in partenza per il viaggio apostolico in Germania

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio:

"Santità,

desidero rivolgerLe il più sincero ringraziamento per il messaggio che Ella ha voluto farmi pervenire nel momento in cui si accinge a partire per il viaggio apostolico in Germania. Esso conferma la speciale attenzione che Vostra Santità continua a riservare al dialogo ecumenico e interreligioso, che trarrà certamente nuovo slancio dagli incontri previsti in terra tedesca e dal Suo atteso intervento al Bundestag.
L'Europa sappia trarre forza dai valori fondativi della nostra comune civiltà, cui ha così grandemente contribuito il Suo paese natale. Solo così potrà consolidarsi in europa una società fondata sulla centralità della persona umana, sul dialogo tra culture e religioni e su intangibili principi di solidarietà. Un rinnovato impegno di coesione è oggi condizione perchè il nostro continente affermi un proprio coerente e costruttivo ruolo nel mutato contesto internazionale.
Con questi sentimenti, desidero ancora una volta esprimerLe, Santità, il mio apprezzamento per la Sua alta missione apostolica ed un caloroso augurio per la Sua terza visita nella Sua amata Patria".

Roma, 22 settembre 2011

Sito Ufficiale Quirinale


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Papa in Germania/ Benedetto XVI è atterrato a Berlino

Berlino, 22 set. (TMNews)

L'aereo di Benedetto XVI è atterrato a Berlino poco prima delle 10.30. E' così iniziato il viaggio del Papa, che rimane in Germania fino a domenica e visita anche Erfurt e Friburgo.
Benedetto XVI è stato accolto all'aeroporto dei Berlino Tegel dalla cancelliera Angela Merkel e dal Presidente federale, Christian Wulff, accompagnato dalla seconda moglie.
Wulff, cattolico, ha espresso in una intervista alla 'Katholischen Nachrichtagentur' l'auspicio che la Chiesa mostri "comprensione" per i fedeli che, in ragione del loro stato di divorziati risposati, non hanno accesso alla comunione.
L'arrivo di Benedetto XVI è stato salutato dagli spari a salve del picchetto d'onore. Alcuni bambini hanno offerto a Benedetto XVI dei fiori. Presenti anche le autorità religiose: tra gli altri, l'arcivescovo di Berlino, mons. Rainer Maria Woelki, il presidente della Conferenza episcopale tedesca.
Il primo appuntamento di Benedetto XVI oggi è la visita ufficiale al Presidente Wulff, al castello di Bellevue. Più tardi il Papa riceverà la Merkel alla sede della nunziatura apostolica. Nel pomeriggio sono previsti un discorso al Bundestag, un incontro con la comunità ebraica e una messa con circa 80mila persone allo Olympiastadion.

© Copyright TMNews


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

CERIMONIA DI BENVENUTO, AL CASTELLO DI BELLEVUE DI BERLIN

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente Federale,
Signore e Signori,
Cari amici,

mi sento molto onorato per l’amabile accoglienza che mi riservate qui al Castello Bellevue. Sono particolarmente grato a Lei, Signor Presidente Wulff, per l’invito a questa Visita ufficiale, che è il mio terzo soggiorno come Papa nella Repubblica Federale di Germania. La ringrazio di cuore per le gentili parole di benvenuto che mi ha rivolto.
La mia gratitudine va ugualmente ai rappresentanti del Governo Federale, del Bundestag e del Bundesrat nonché della Città di Berlino per la loro presenza con cui esprimono il loro rispetto per il Papa come Successore dell’Apostolo Pietro. E non da ultimo ringrazio i tre Vescovi ospitanti, l’Arcivescovo Woelki di Berlino, il Vescovo Wanke di Erfurt e l’Arcivescovo Zollitsch di Friburgo, nonché tutti coloro che, a vari livelli ecclesiali e pubblici, hanno collaborato nei preparativi di questo Viaggio nella mia patria, contribuendo in tal modo alla sua buona riuscita.
Pur essendo questo Viaggio una Visita ufficiale che rafforzerà le buone relazioni tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede, in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno giustamente altri uomini di stato, ma per incontrare la gente e parlare di Dio.
Nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche.
D’altra parte c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita. “Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione.” Queste parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest’anno il secondo centenario della nascita, sono ancora attuali(1).
La libertà ha bisogno di un legame originario ad un’istanza superiore. Il fatto che ci sono valori che non sono assolutamente manipolabili, è la vera garanzia della nostra libertà. Chi si sente obbligato al vero e al bene, subito sarà d’accordo con questo: la libertà si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme; quindi devo interessarmi sempre anche dei miei prossimi. La libertà non può essere vissuta in assenza di relazioni.
Nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. Ciò che sto facendo a scapito degli altri, non è libertà, ma azione colpevole che nuoce agli altri e anche a me stesso. Posso realizzarmi veramente quale persona libera solo usando le mie forze anche per il bene degli altri. Questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società. Secondo il principio di sussidiarietà, la società deve dare spazio sufficiente alle strutture più piccole per il loro sviluppo e, allo stesso tempo, deve essere di supporto, in modo che esse, un giorno, possano reggersi anche da sole.
Qui, al Castello Bellevue, che deve il suo nome alla splendida vista sulla riva della Sprea e che è situato non lontano dalla Colonna della Vittoria, dal Bundestag e dalla Porta di Brandeburgo, siamo proprio nel centro di Berlino, la capitale della Repubblica Federale di Germania. Il castello con il suo passato movimentato è – come tanti edifici della città – una testimonianza della storia tedesca. Lo sguardo chiaro anche sulle pagine scure del passato ci permette di imparare da esso e di ricevere impulsi per il presente. La Repubblica Federale di Germania è diventata ciò che è oggi attraverso la forza della libertà plasmata dalla responsabilità davanti a Dio e dell’uno davanti all’altro. Essa ha bisogno di questa dinamica che coinvolge tutti gli ambiti dell’umano per poter continuare a svilupparsi nelle condizioni attuali. Ne ha bisogno in un mondo che necessita di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore (Enciclica Caritas in veritate, 21).
Auspico che gli incontri durante le varie tappe del mio Viaggio – qui a Berlino, a Erfurt, nell’Eichsfeld e a Friburgo – possano dare un piccolo contributo in merito. Che in questi giorni Dio conceda la sua benedizione a noi tutti.

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA/GERMANIA: NON VENGO CON OBIETTIVI POLITICI MA PER PARLARE DI DIO

(ASCA) - Berlino, 22 set

''Non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno giustamente altri uomini di Stato, ma per incontrare la gente e parlare di Dio''. Lo ha detto papa Benedetto XVI nella cerimonia di benvenuto in Germania al castello di Bellevue a Berlino. Il pontefice e' stato accolto dal Presidente Federale Christian Wulff e dalla moglie.
Per papa Ratzinger, ''nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella societa' che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verita' piuttosto come un ostacolo, e da' invece la priorita' alle considerazioni utilitaristiche''.
Per il pontefice, invece, ''c'e' bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione e' uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita''.

© Copyright Asca

PAPA/GERMANIA: UNITA' CRISTIANI E' FONDAMENTALE PER NOSTRO TEMPO

(ASCA) - Berlino, 22 set

''Quando ho accettato l'invito a questo viaggio era per me evidente che l'ecumenismo con i nostri amici evangelici deve essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di secolarismo dove i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio, il messaggio di Cristo, di far possibile credere, andare avanti con queste grandi idee, verita' e percio' l'essere insieme tra cattolici ed evangelici e' un elemento fondamentale per il nostro tempo''.
Lo ha detto papa Benedetto XVI nel colloquio con i giornalisti durante il volo che lo ha portato questa mattina in Germania.
''Anche se istituzionalmente non siamo uniti - ha aggiunto -, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi nel fondamento della fede... in Cristo, in Dio trinitario, nell'uomo come immagine di Dio siamo uniti in questo mostrare al mondo e approfondire questa unita e' essenziale in questo momento storico''.

© Copyright Asca


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PAPA: RELIGIONE E' TRA I FONDAMENTI DELLA CONVIVENZA CIVILE

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"C'e' bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo.
La religione e' uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita". Lo ha detto Papa Ratzinger nel discorso rivolto alle autorita' tedesche presenti alla cerimonia di benvenuto al Castello di Bellevue, residenza ufficiale del presidente della Repubblica Federale Tedesca. Nel discorso pronunciato nel bellissimo giardino, dove su alcuni palchi avevano preso posto anche i vescovi tedeschi e i rappresentanti delle altre chiese e religioni, il Papa ha osservato che in Occidente "nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella societa' che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verita' piuttosto come un ostacolo, e da' invece la priorita' alle considerazioni utilitaristiche". "Come la religione ha bisogno della liberta', cosi' anche la liberta' ha bisogno della religione", ha spiegato Benedetto XVI citando le parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest'anno il secondo centenario della nascita.

© Copyright (AGI)  

PAPA: VALORI NON MANIPOLABILI GARANTISCONO NOSTRA LIBERTA'

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Il fatto che ci sono valori che non sono assolutamente manipolabili e' la vera garanzia della nostra liberta'". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso alle autorita' tedesche che hanno partecipato alla cerimonia di benvenuto nel giardino della residenza del presidente della Repubblica Christian Wulff. "Chi si sente obbligato al vero e al bene - ha osservato il Pontefice - subito sara' d'accordo con questo: la liberta' si sviluppa solo nella responsabilita' di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme; quindi devo interessarmi sempre anche dei miei prossimi. La liberta' non puo' essere vissuta in assenza di relazioni". Per il Papa teologo, "la liberta' ha bisogno di un legame originario ad un'istanza superiore". Il messaggio di Benedetto XVI e' chiarissimo: la liberta' non puo' essere staccata dall'etica. "Cio' che sto facendo a scapito degli altri - ha scandito - non e' liberta', ma azione colpevole che nuoce agli altri e anche a me stesso. Posso realizzarmi veramente quale persona libera solo usando le mie forze anche per il bene degli altri. Questo - ha chiarito Joseph Ratzinger - vale non soltanto per l'ambito privato ma anche per la societa'".

© Copyright (AGI)

PAPA: PAGINE OSCURE GERMANIA CI INSEGNANO PER IL PRESENTE

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Lo sguardo chiaro anche sulle pagine oscure del passato ci permette di imparare da esso e di ricevere impulsi per il presente". Benedetto XVI lo ha affermato nel discorso al Castello Di Bellevue, rispondendo al saluto del presidente tedesco Christian Wulff. "La Repubblica Federale di Germania - ha aggiunto il Pontefice - e' diventata cio' che e' oggi attraverso la forza della liberta' plasmata dalla responsabilita' davanti a Dio e dell'uno davanti all'altro. Essa ha bisogno di questa dinamica che coinvolge tutti gli ambiti dell'umano per poter continuare a svilupparsi nelle condizioni attuali. Ne ha bisogno in un mondo che necessita di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore".

© Copyright (AGI)  

PAPA: PRINCIPIO SUSSIDIARIETA' CONSENTE LOCALMENTE VERA AUTONOMIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Seguendo il principio di sussidiarieta', la societa' deve dare spazio sufficiente alle strutture piu' piccole per il loro sviluppo e, allo stesso tempo, deve essere di supporto, in modo che esse, un giorno, possano reggersi anche da sole". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso alle autorita' tedesche presenti alla cerimonia di benvenuto nel giardino del castello di Bellevue, residenza ufficiale del presidente della Repubblica. "Nella convivenza umana - ha ricordato il Pontefice - non si da' liberta' senza solidarieta'".

© Copyright (AGI)  

PAPA: IN GERMANIA NON PER PARLARE DI POLITICA O ECONOMIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set. - "Pur essendo questo viaggio una visita ufficiale che rafforzera' le buone relazioni tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede, in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno giustamente altri uomini di Stato, ma per incontrare la gente e parlare di Dio". Lo ha detto il Papa rispondendo al discorso di benvenuto del presidente della Repubblica Federale Tedesca Christian Wulff.

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PAPA: ONORATO DI ESSERE ACCOLTO AMABILMENTE A BERLINO

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Mi sento molto onorato per l'amabile accoglienza che mi riservate qui al Castello Bellevue. Sono particolarmente grato a Lei, Signor Presidente Wulff, per l'invito a questa visita ufficiale, che e' il mio terzo soggiorno come Papa nella Repubblica Federale di Germania. La mia gratitudine va ugualmente ai rappresentanti del Governo Federale, del Bundestag e del Bundesrat nonche' della Citta' di Berlino per la loro presenza con cui esprimono il loro rispetto per il Papa come Successore dell'Apostolo Pietro". Benedetto XVI ha salutato cosi' il presidente Christian Wulff e le autorita' presenti alla cerimonia di questa mattina nel giardino della residenza ufficiale del Capo dello Stato. "Qui, al Castello Bellevue, che deve il suo nome alla splendida vista sulla riva della Sprea e che e' situato non lontano dalla Colonna della Vittoria, dal Bundestag e dalla Porta di Brandeburgo, siamo proprio - ha osservato - nel centro di Berlino, la capitale della Repubblica Federale di Germania". Un castello che "con il suo passato movimentato e', come tanti edifici della citta', una testimonianza della storia tedesca". Nel discorso il Pontefice ha espresso l'auspicio che gli incontri durante le varie tappe del viaggio, qui a Berlino, a Erfurt, nell'Eichsfeld e a Friburgo, possano dare un piccolo contributo in merito, che in questi giorni Dio conceda la sua benedizione a noi tutti". Il suo grazie il Papa tedesco lo ha, infine, rivolto anche ai tre vescovi ospitanti, l'arcivescovo Woelki di Berlino, il vescovo Wanke di Erfurt e l'arcivescovo Zollitsch di Friburgo, nonche' tutti coloro che, a vari livelli ecclesiali e pubblici, hanno collaborato nei preparativi di questo Viaggio nella mia patria, contribuendo in tal modo alla sua buona riuscita".

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PAPA: A COLLOQUIO CON CANCELLIERA TEDESCA ANGELA MERKEL

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

Benedetto XVI ha ricevuto la cancelliera tedesca Angela Merkel nella sede della Conferenza Episcopale Tedesca, a Berlino. Il colloquio si e' svolto in due fasi: prima la Merkel e il Papa da soli e poi anche con il marito della cancelliera, sposata in seconde nozze con il signor Joachim Sauer, docente universitario di chimica. Nella biblioteca, dove su un tappeto bianco erano state collocate due poltroncine, ne e' stata cosi' aggiunta una terza. Successivamente la cancelliera ha presentato al Papa alcuni collaboratori e c'e' stato lo scambio dei doni.

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PAPA: WULFF INVOCA MISERICORDIA PER DIVORZIATI RISPOSATI COME LUI

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set. -

"Come la Chiesa puo' essere misericordiosa con le fratture nella vita delle persone?". A chiederlo al Papa - nella cerimonia di benvenuto al Castello di Bellevue a Berlino - e' il presidente federale Christian Wulff, cattolico ma anche divorziato risposato e con accanto una moglie giovane e avvenente (classe 1973). Il presidente ha accostato il tema a quello delle "fratture all'interno della Chiesa, che derivano dagli errori dei suoi ministri". "Che posto hanno - ha domandato ancora a Benedetto XVI - i laici accanto ai preti, le donne accanto agli uomini? Cosa fa la Chiesa per superare la propria divisione tra cattolici, protestanti e ortodossi?". Gia' prima dell'arrivo del Papa, Wulff aveva espresso l'auspicio che la Chiesa sia "comprensiva" con i divorziati risposati. E oggi ha aggiunto "che non solo i laici cattolici impegnati nella Chiesa si attendono molto. E la Chiesa ha bisogno di tutti loro". In Germania la fede cristiana, ha aggiunto Wulff, "non e' piu' compresa in modo evidente" ed e' importante che la Chiesa "non si ritiri in se stessa: quando le persone sentono questa vicinanza e sperimentano questo atteggiamento, ascoltano anche i messaggi cristiani che non sono sempre facili per loro".

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Il Papa e il luterano postcattolico. Teologo domenicano amico di Ratzinger racconta l’assedio tedesco

“Ratzinger non farà come molti tedeschi che si vergognano della propria fede cattolica e di essa, soprattutto innanzi ai luterani, si scusano.
Il Papa non si scuserà per la sua fede e, al contrario, essendo consapevole di essere la guida della chiesa indicherà a tutti la giusta via”. Wolfgang Ockenfels è un teologo domenicano tedesco che nel 2003 Giovanni Paolo II volle fare membro del Pontificio Consiglio Justitia et Pax. Amico del Pontefice, docente all’Università di Treviri e redattore della rivista domenicana “die Neue Ordnung”, conosce bene la chiesa tedesca, una chiesa, dice, “affetta dal virus antiromano, che tormentosamente si occupa soltanto di se stessa continuando ‘dialogicamente’ a girare in tondo attorno a sé”.
Prima dell’incontro con la chiesa e poi con la realtà luterana e le altre realtà religiose, il Papa è oggi a Berlino, dove il suo discorso al Parlamento verrà boicottato da cento deputati. Dice Ockenfels: “Il Papa deve confrontarsi con alcuni atei fanatici, nonché con un secolarismo aggressivo e profondamente avverso alla normativa che regola i rapporti tra stato e chiesa. Molti rappresentanti della Linke non direbbero nulla se a Berlino arrivasse il Dalai Lama o il grande Mufti.
Ad aggravare la situazione c’è poi l’atteggiamento delle associazioni musulmane che, sempre pronte a vestire i panni delle vittime, intendono indignarsi e denunciare l’‘islamofobia’. E, ancora, c’è la potente lobby omosessuale che invece si sente accerchiata dall’omofobia, e che nella chiesa cattolica ha trovato il suo nemico naturale. Saranno soprattutto gli omosessuali organizzati a farsi notare con atteggiamenti e toni particolarmente forti”.
E poi ci sono i cattolici cosiddetti dissidenti, che chiedono riforme a Roma: “La verità è che in Germania nessuno legge più Lutero. E, invece, c’è chi si riempie la bocca del padre della riforma per chiedere l’abolizione del celibato, l’ammissione delle donne e degli omosessuali al ruolo di sacerdote e vescovo, richieste che in realtà tra i luterani quasi non esistono.
Certi cattolici dovrebbero piuttosto osservare quanto sta avvenendo nella chiesa anglicana. Lì coloro che intendono andarsene e tornare con Roma vengono incoraggiati. Così dovremmo fare noi: lasciare andare via questi cattolici che da tempo hanno scoperto un’affinità con il protestantesimo. La tolleranza impone di lasciarli andare. Ma la tolleranza non prevede che provino a riformare la loro comunità di provenienza fino a renderla di fatto irriconoscibile”.
Prima del viaggio del Papa, anche alcuni rappresentanti della Cdu hanno chiesto l’abolizione del celibato. “Uno sbaglio, certo, perché la Cdu non deve risolvere i problemi della chiesa, a lei compete affrontare quelli dello stato secondo i dettami della dottrina sociale cristiana e della Costituzione. E poi non bisogna dimenticare che ci vuole una certa competenza in materia di fede per comprendere il significato del celibato. Chi ignora cosa siano ‘i consigli evangelici’ e li confonde con un’istituzione democratica dal basso amministrata da un ‘comitato centrale’ farebbe meglio a stare zitto. Soprattutto se riveste un incarico istituzionale. Noi volentieri facciamo a meno di una chiesa di stato tedesca sul modello guglielmino. La carenza, che peraltro accusiamo di più, non è quella dei preti, ma dei fedeli. Mentre dal 1960 a oggi il numero dei fedeli praticanti si è ridotto di tre quarti, quello dei sacerdoti solo della metà. Il che ovviamente è un problema, perché abbiamo bisogno di loro non solo come dispensatori di sacramenti, ma anche come missionari. Le parrocchie diventano sempre più unità mobili. Ma a mio avviso l’abolizione del celibato renderebbe il problema più acuto, come si può vedere guardando ai molti pastori protestanti separati”. La Germania da alcuni mesi si sta occupando di un memorandum redatto da alcuni teologi cattolici che chiedono riforme a tutto campo.
“Per quel che mi riguarda lo trovo imbarazzante e basta: mi imbarazza il suo pathos strampalato, il suo concentrato di banalità, il suo piglio farsesco di protesta. Tutto suonava già strano negli anni Settanta del secolo scorso. A un documento simile non si può che reagire con sarcasmo.
E’ singolare che oggi alcuni dei più stimati difensori della chiesa cattolica e del suo insegnamento si ritrovano tra i laici e non tra i teologi.
Penso a Robert Spaemann, Matthias Matussek, Manfred Lütz, Alexander Kissler e Andreas Püttmann. Con loro sento un’affinità maggiore che con alcuni teologi falliti del ’68, così come con alcuni vescovi. E questo deve far riflettere sull’utilità della teologia attuale per la chiesa”.
La chiesa cattolica di lingua tedesca sembra trovarsi in una crisi crescente la quale, dice Ockenfels, “non si risolve né con memorandum né con dialoghi ‘strutturati’. E proprio per questo risulta irritante il fatto che dei professori scrivano un documento, nel quale non solo sono sbagliati i consigli terapeutici, ma anche la diagnosi è completamente fuori strada. Si tratta di un memorandum che cavalca i ben noti preconcetti. La ragione della crisi della chiesa cattolica, e cioè l’abbandono in massa della fede, non viene in alcun modo spiegato. Non ci si chiede il perché di questa consunzione della fede cristiana, di questa mancanza di bisogno di redenzione. E nemmeno cosa abbia originato gli abusi sessuali all’interno della chiesa. Metterli semplicemente in correlazione con il celibato, con una supposta ‘rigida’ morale sessuale della chiesa è sintomo di ignoranza e purtroppo anche di infamia. Tutto questo non ha più nulla a che vedere con l’analisi empirica. E la terapia che si poggia su tutto ciò ingigantisce anziché aiutare a estirpare il male”.
Certo, non tutti nella chiesa tedesca hanno posizioni univoche sui grandi temi: “Il tono psicologizzante che predomina attualmente nella chiesa, le formulazioni altisonanti, la strisciante ambiguità: tutto questo ha originato nel tempo grande irritazione e un problema di credibilità della chiesa. Tanto da rendere difficile capire da che parte stia oggi la stessa chiesa tedesca. Come nella politica, tutti cercano di svicolare da decisioni inequivocabili. Sono tempi in cui sempre più persone desiderano chiarezza. L’approssimazione non convince, disorienta ed è frustrante. Viviamo, anche sul piano della società e della politica, in tempi che necessitano urgentemente di decisioni: o così o così. Non si può essere insieme cattolici, protestanti o musulmani.
Dai pastori della chiesa ci si dovrebbe aspettare unità, e poi una chiara presa di distanza dagli opportunisti che sono ancora convinti di poter trarre vantaggi da una posizione antiromana”.
Per Ockenfels la speranza della chiesa sono “i laici cattolici”. Dice: “Personalmente individuo la vera avanguardia della chiesa nei movimenti di stampo spirituale, dove sono i laici a dettare il tono teologico. Non sto parlando qui di quei profani cattolici di professione, che nei loro ‘Zentralkomitee’ si danno un sacco di arie. Alcuni di questi funzionari vorrebbero trasformare la struttura gerarchica della chiesa in una sorta di democrazia di base, sull’esempio della ‘Räterepublik’, la repubblica dei consigli. Un intento che dà alla loro parola d’ordine ‘Wir sind Kirche’ cioè ‘noi siamo la chiesa di base’, un carattere alquanto presuntuoso”. Certo, c’è anche tanta “miseria spirituale in giro. Una malattia ben presente dietro le ancora magnifiche facciate delle chiese. Per questo sarebbe bello se il Papa riuscisse a risollevare la fede dei tedeschi, allargare il loro orizzonte spirituale e far superare loro la rassegnazione paralizzante. Lo sguardo verso la chiesa universale libera dal provincialismo e dall’autoreferenzialità. Viviamo in tempi pericolosi, nei quali la fede viene messa alla prova e richiede spirito di resistenza. Ma forse saranno proprio queste difficoltà a indurre di nuovo alla preghiera, a incitare a trovare il coraggio di dichiararsi pubblicamente cattolici”.

Pubblicato sul Foglio giovedì 22 settembre 2011


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PAPA: L'ECUMENISMO E' TEMA CENTRALE DI QUESTO VIAGGIO

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Quando ho accettato l'invito a compiere questo viaggio era per me evidente che l'ecumenismo con i nostri amici evangelici deve essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio". Lo ha affermato Benedetto XVI nella conversazione con i giornalisti che viaggiavano con lui verso Berlino.
"Anche se istituzionalmente non siamo uniti, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi nel fondamento della fede in Cristo, in Dio trinitario, nell'uomo come immagine di Dio, siamo uniti in questo mostrare al mondo e approfondire questa unita' e' essenziale in questo momento storico", ha continuato il Papa. "Noi viviamo - ha aggiunto - in un tempo di secolarismo, nel quale i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio, il messaggio di Cristo, di far possibile credere, andare avanti con queste grandi idee, verita' e percio' l'essere insieme tra cattolici ed evangelici e' un elemento fondamentale per il nostro tempo". "Percio' - ha spiegato Benedetto XVI - sono molto grato ai nostri amici, fratelli e sorelle protestanti che hanno reso possibile con segno molto significativo l'incontro nel monastero di Erfurt dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico: la preghiera nella chiesa dove e' stato ordinato sacerdote, parlare insieme sulla nostra responsabilita' di cristiani in questo tempo". "Sono molto felice - ha poi concluso - di poter mostrare cosi' questa unita' fondamentale che siamo fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene dell'umanita' annunciando il lieto messaggio di Cristo, il Dio che ha un volto umano e che parla con noi".

© Copyright (AGI)  

PAPA: ABUSI SONO SCANDALI TERRIBILI, MA NON LASCIATE CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

"Posso capire che davanti alle informazioni sugli abusi, soprattutto se sono stati compiuti su persone vicine uno dica questa non e' piu' la mia Chiesa: la Chiesa era per me forza di umanizzazione e moralizzazione, se i rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso piu' vivere con questa Chiesa. Ma anche se nella Chiesa ci sono scandali e umanita' terribili bisogna rinnovare la consapevolezza della specificita' di essere Chiesa, imparare a sopportare questo e lavorare perche' mai piu' si ripeta". Lo ha detto il Papa sull'aereo che lo portava a Berlino, rispondendo a una domanda sulla reazione agli abusi sessuali compiuti da eccelsiastici su minori che ha portato alcuni cattolici ad abbandonare la Chiesa. "Distinguiamo - ha esortato Benedetto XVI - la motivazione specifica di quelli che si sentono scandalizzati da questi crimini che sono stati rivelati negli ultimi tempi, dalle altre motiazioni: generalemente le motivazioni dell'abbandono sono molteplici nel contesto della secolarizzazione, penso che di solito queste uscite sono l'ultimo passo in lunga catena allontanamento dalal Chiesa".
"In questo contesto mi sembra importante - ha poi aggiunto il Pontefice - domandarsi perche' sono nella Chiesa: ne faccio parte come se fosse un'associazione sportiva, o culturale, dove coltivo i miei interessi e se non trovo piu' risposte esco, o essere parte della Chiesa e' una cosa piu' profonda?". "Io - ha spiegato Papa Ratzinger - direi che sarebbe piu' importante conoscere che essere Chiesa non e' essere in qualche associazione ma nella rete del Signore, nella quale tira pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Puo' darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma e' anche vero che non sono nella Chiesa per questi o per questi altri, ma sono nella Chiesa per Dio".

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PAPA: NULLA DA DIRE SU CONTESTAZIONI SE SONO CIVILI

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set.

Sull'aereo che lo portava a Berlino, dove lo attendono molte migliaia di fedeli ma anche qualche contestazione, il Papa ha spiegato di non avere "nulla da dire contro le contestazioni che si esprimono in modo civile". "E' normale - ha sottolineato Benedetto XVI - in una societa' libera caratterizzata da una forte secolarizzazione. Ne prendo atto e non c'e' nulla da dire contro le contestazioni che si esprimono in modo civile. Rispetto coloro che si esprimono".

© Copyright (AGI)


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All’arrivo a Berlino Benedetto XVI spiega la motivazione fondamentale del viaggio in Germania

Per incontrare la gente e parlare di Dio

Nel pomeriggio di giovedì la visita al Bundestag, l’incontro con la comunità ebraica e la messa nello stadio olimpico

La legittimità di manifestazioni di protesta quando si esprimono in modo civile, la gioia di essere comunque «nella mia Germania» (la radice, ha detto riferendosi alla sua patria, non può né deve essere tagliata), gli abbandoni della Chiesa a motivo degli scandali, ma anche il dialogo ecumenico e il significato della presenza di un Papa tedesco in Germania: sono i principali temi affrontati da Benedetto XVI stamane, giovedì 22 settembre, nella conferenza stampa a bordo dell’aereo diretto a Berlino.
Come di consueto il Papa ha risposto alle domande formulate per i giornalisti dal gesuita Federico Lombardi su argomenti di attualità, alla luce del viaggio appena iniziato. Così si è parlato delle forme di protesta nei suoi confronti annunciate in questi giorni da alcuni gruppi e organizzazioni del Paese. Niente da dire, ha in pratica risposto il Papa, è normale che ci siano contestazioni. Era già accaduto in occasione del viaggio in Gran Bretagna e a Madrid. Del resto, ha fatto notare Benedetto XVI, nelle società libere, e al contempo secolarizzate, è normale che ci siano contrarietà anche nei confronti del Pontefice e della Chiesa. Bisogna prenderne atto, ha detto, specie quando si manifestano in modo civile. Ma se è vero che secolarismo e opposizione al cattolicesimo sono fortemente radicati, è anche vero che ci sono tante aspettative e tanto amore per il Papa. In Germania, ha notato ancora, c’è un’opposizione di vecchia data verso il cattolicesimo, ma è anche crescente la convinzione del bisogno di una forza morale nella società, di Dio nel nostro tempo. Per questo tanta gente aspetta con gioia il Papa per una festa della fede.
Altro argomento toccato, il problema delle defezioni dalla Chiesa, causate in parte anche dalle vicende degli abusi commessi da esponenti del clero. In proposito Benedetto XVI ha invitato a distinguere tra quanti si sentono scandalizzati da questi veri e propri crimini, e quanti abbandonano per altre motivazioni. Se nel primo caso, infatti, c’è chi non riesce a riconoscersi nella Chiesa come forza di umanizzazione e moralizzazione, nel secondo le cause possono essere molteplici, anche se in definitiva tutte riconducibili alla secolarizzazione della società. Qui si tratta, dunque, solo dell’ultimo passo di un percorso di allontanamento da parte di chi considera l’appartenenza alla comunità cattolica alla stregua dell’iscrizione a un club sportivo o a un circolo culturale. In realtà — ha avvertito il Pontefice — qui si tratta di essere nella rete del Signore, che tira a riva pesci buoni e pesci cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Non bisogna lasciarsi contaminare dai pesci cattivi. La Chiesa, ha ribadito, è diversa da qualsiasi altra forma di associazione umana, perché tocca il fondamento del nostro essere. E anche se ci sono scandali terribili, non si deve abbandonarla ma aiutarla a superare le difficoltà e gli ostacoli.
Una domanda sull’ecumenismo ha dato modo al Pontefice di ribadire la sua consapevolezza circa l’importanza dell’incontro con i fratelli evangelici. Ci sono molte cose in comune, ha detto, anche se permangono problemi. Sarà importante approfondire ciò che accomuna per mostrarsi uniti davanti al mondo.
Dopo la cerimonia di benvenuto e gli incontri con il presidente federale e il cancelliere, nel pomeriggio il Papa compie la visita al Parlamento federale, dove pronuncia l’atteso discorso sui fondamenti dello Stato liberale di diritto, e incontra la comunità ebraica di Berlino, prima di celebrare la messa nell’Olympiastadion.

(©L'Osservatore Romano 23 settembre 2011)


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

VISITA AL PARLAMENTO FEDERALE, NEL REICHSTAG DI BERLIN

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustre Signor Presidente Federale!
Signor Presidente del Bundestag!
Signora Cancelliere Federale!
Signor Presidente del Bundesrat!
Signore e Signori Deputati!

È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania.
Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto.

In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati.

In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.

Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura.

Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9).

Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale.

La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto.

Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino.1

Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio.
Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio.

Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso.

Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.
In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento.

Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…”2

In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità.
Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé.
Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.

Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai
imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio.

Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a.C.
Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.3
In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità.

Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell'uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”.

Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione.

Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s).

Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione.

L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine.

Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura e ragione. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico.4

Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola.

Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.

Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità.

Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio.

E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.

Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale?
Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni?
Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali.

Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni.

È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo.

Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente.

Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere.

L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.

Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. Aveva detto che le norme possono derivare solo dalla volontà.

Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte, presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura.

“Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.5 Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?

A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire.

Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza.

La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.

Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. Grazie per la vostra attenzione.
_______________________

1 De civitate Dei IV, 4, 1.

2 Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Fürst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vision der Kirchenväter (Salzburg – München 1971) 60.

3 Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61.

4 Waldstein, op. cit. 15 – 21.

5 Citato secondo Waldstein, op. cit. 19.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Papa a Bundestag elogia Verdi, fanno bene a politica. Applausi. "Ma c'è anche ecologia umana, uomo non crea se stesso"

Il Papa elogia a sorpresa gli ecologisti - tra scrosci di applausi - nel discorso pronunciato al Bundestag.
"Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all'aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità", ha detto Benedetto XVI, che aveva criticato il positivismo paragonandolo agli "edifici di cemento armato senza finestre". Alcuni deputati dei Verdi si sono uniti ai cento parlamentari di sinistra che disertano il discorso del Papa.
"Persone giovani - ha proseguito il Papa - si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c'è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. E' chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico - nulla mi è più estraneo di questo". Il Papa ha aggiunto: "L'importanza dell'ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un'ecologia dell'uomo. Anche l'uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L'uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L'uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana".

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Papa a Bundestag: Spero non essere frainteso o suscitare polemiche

Forse col pensiero alle polemiche del passato, il Papa ha condito il suo discorso al Bundestag, oggi a Berlino, con una notazione che sottolinea il suo desiderio di dialogo. Al momento di spiegare "come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell'irrazionale" ai parlamentari tedeschi, Benedetto XVI, prima di elogiare il movimento ecologista del paese, ha premesso: "Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali". "Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto", ha detto all'inizio del discorso il Papa. Un centinaio di deputati di sinistra hanno disertato il discorso di Benedetto XVI. "In questa ora mi rivolgo a voi, stimati signori e signore - certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l'invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all'interno della comunità dei Popoli e degli Stati".

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'Senza diritto stato e' banda di briganti'

Papa: 'Compito politici servire giustizia'
Benedetto XVI interviene al Bundestag

''Servire il diritto e combattere il dominio dell'ingiustizia e' e rimane il compito fondamentale del politico''. E' il richiamo pronunciato da Benedetto XVI a Berlino nel suo discorso al Bundestag, il Parlamento federale tedesco. ''Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico - ha spiegato il Papa - non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare cosi' le condizioni di fondo per la pace''. E citando Sant'Agostino ha aggiunto: ''Togli il diritto - e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?''.

"Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell'azione politica effettiva", ha detto il Papa, aggiungendo però che "il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all'intelligenza del diritto". Ratzinger ha quindi avvertito che "il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia". E ha aggiunto la citazione dal "De civitate Dei" di Sant'Agostino: "Togli il diritto - e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?". "Noi tedeschi - ha sottolineato ancora il Papa - sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere del diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto: era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull'orlo del precipizio".

PRESIDENTE BUNDESTAG, EVENTO STORICO PRESENZA RAZTINGER - "Nella storia non ha ancora mai parlato un Papa davanti al Parlamento tedesco eletto dal popolo e raramente un discorso in questo luogo ha così suscitato così tanta attenzione ed interesse: Santo Padre benvenuto nel Bundestag". Lo ha detto il presidente del Bundestag Norbert Lammert, prendendo la parola per salutare Benedetto XVI. Il presidente del Bundestag ha poi citato la "separazione fra Stato e chiesa" come uno dei "progressi indispensabili della civiltà".

OVAZIONE BUNDESTAG DOPO DISCORSO BENEDETTO XVI - Ovazione del Bundestag per il discorso del Papa. L'intervento di Benedetto XVI e' stato accolto con un minuto e mezzo di applausi dai parlamentari in piedi. Durante il discorso l'assemblea ha applaudito per tre volte, mentre due passaggi dell'intervento hanno strappato un sorriso ai parlamentari.

PAPA: A EBREI; SHOAH MEMORIA SPAVENTOSA,CAUSA FU RIFIUTO DIO - Quella della Shoah e' una ''memoria spaventosa'', alla cui origine c'e' il ''rifiuto di Dio''. Incontrando nel Palazzo del Reichstag, a Berlino, i rappresentanti della comunita' ebraica, guidati dal presidente Dieter Graumann, papa Benedetto XVI ha pronunciato una nuova, forte condanna del nazismo e degli ''atti di umano disprezzo'' di cui il regime hitleriano si rese colpevole. ''Il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesu' Cristo e delle persone credenti in Lui - ha detto il Papa -. L''onnipotente' Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico, creatore e padre di tutti gli uomini''. Secondo il Pontefice tedesco, ''con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignita' dell'uomo. Di che cosa sia capace l'uomo che rifiuta Dio - ha proseguito - e quale volto possa assumere un popolo nel 'no' a tale Dio, l'hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra''.

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA (22-25 SETTEMBRE 2011), 22.09.2011

INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLA COMUNITÀ EBRAICA, NEL REICHSTAG DI BERLIN

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustri Signore e Signori!

Sono contento di questo incontro con Voi qui a Berlino.
Ringrazio di cuore il Presidente, Dr. Dieter Graumann, per le gentili parole di benvenuto. Esse mi manifestano quanto sia cresciuta la fiducia tra il Popolo ebraico e la Chiesa cattolica, che hanno in comune una parte non irrilevante delle loro tradizioni fondamentali.
Al tempo stesso, tutti noi sappiamo bene che una comunione amorevole e comprensiva tra Israele e la Chiesa, nel rispetto reciproco per l’essere dell’altro, deve ulteriormente crescere ed è da includere in modo profondo nell’annuncio della fede.

Durante la mia visita nella Sinagoga di Colonia sei anni fa, il rabbino Teitelbaum parlò della memoria come di una delle colonne, di cui si ha bisogno per fondare su di esse un futuro pacifico.
E oggi mi trovo in un luogo centrale della memoria, di una memoria spaventosa: da qui fu progettata ed organizzata la Shoah, l’eliminazione dei concittadini ebrei in Europa. Prima del terrore nazista in Germania viveva circa mezzo milione di ebrei, che costituivano una componente stabile della società tedesca.

Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania considerata come il “Paese della Shoah” in cui, in fondo, non si poteva più vivere. All’inizio quasi non c’era più alcun sforzo per rifondare le antiche comunità ebraiche, anche se dall’Est arrivavano continuamente persone singole e famigli di ebrei.
Molti di loro volevano emigrare e costruirsi una nuova esistenza, soprattutto negli Stati Uniti o in Israele.

In questo luogo bisogna anche richiamare alla memoria il pogrom della “notte dei cristalli” dal 9 al 10 novembre 1938.

Pochi percepirono tutta la portata di tale atto di umano disprezzo come lo percepì il prevosto del Duomo di Berlino, Bernhard Lichtenberg, che, dal pulpito della cattedrale di Sant’Edvige, gridò: “Fuori il Tempio è in fiamme – è anch’esso una casa di Dio”.

Il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesù Cristo e delle persone credenti in Lui.

L’“onnipotente” Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico, Creatore e Padre di tutti gli uomini. Con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel “no” a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra.

Di fronte a questa memoria vi è da constatare, con gratitudine, che da qualche decennio si manifesta un nuovo sviluppo circa il quale si può addirittura parlare di una rifioritura della vita ebraica in Germania.
È da sottolineare che in questo tempo la comunità ebraica si è resa benemerita in modo particolare nell’opera di integrazione di immigrati est-europei.
Con vivo apprezzamento vorrei accennare anche al dialogo della Chiesa cattolica con l’Ebraismo, un dialogo che si sta approfondendo. La Chiesa sente una grande vicinanza al Popolo ebraico.

Con la Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II si è cominciato a “percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia” (cfr Discorso nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010). Ciò vale per l’intera Chiesa cattolica, nella quale il beato Papa Giovanni Paolo II si è impegnato in modo particolarmente intenso a favore di questo nuovo cammino.

Ciò vale ovviamente anche per la Chiesa cattolica in Germania che è ben consapevole della sua responsabilità particolare in questa materia. Nell’ambito pubblico si nota soprattutto la “Settimana della fraternità” che viene organizzata ogni anno nella prima settimana di marzo dalle associazioni locali per la collaborazione cristiano-ebraica.
Da parte cattolica ci sono inoltre incontri annuali tra Vescovi e Rabbini, come anche colloqui strutturati con il Consiglio centrale degli ebrei. Già negli anni Settanta, il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) si è distinto con la fondazione di un forum “Ebrei e Cristiani”, che nel corso degli anni ha prodotto, in modo competente, molti documenti utili. Non si deve trascurare poi lo storico incontro per il dialogo ebreo-cristiano [tenuto in Germania] del marzo 2006, con la partecipazione del Cardinale Walter Kasper. Questo raduno ha portato molti frutti fin nei tempi recenti.
Accanto a queste lodevoli iniziative concrete mi sembra che noi cristiani dobbiamo anche renderci sempre più conto della nostra affinità interiore con l’Ebraismo. Per i cristiani non può esserci una frattura nell’evento salvifico. La salvezza viene, appunto, dai Giudei (cfr Gv 4,22).

Laddove il conflitto di Gesù con il Giudaismo del suo tempo è visto in modo superficiale, come un distacco dall’Antica Alleanza, si finisce per ridurlo a un’idea di liberazione che considera la Torà soltanto come l’osservanza servile di riti e prescrizioni esteriori. Di fatto, però, il Discorso della montagna non abolisce la Legge mosaica, ma svela le sue possibilità nascoste e fa emergere nuove esigenze; ci rimanda al fondamento più profondo dell’agire umano, al cuore, dove l’uomo sceglie tra il puro e l’impuro, dove si sviluppano fede, speranza e amore.

Il messaggio di speranza, che i libri della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento cristiano trasmettono, è stato assimilato e sviluppato da giudei e da cristiani in modo diverso. “Dopo secoli di contrapposizione, riconosciamo come nostro compito il far sì che questi due modi della nuova lettura degli scritti biblici – quella cristiana e quella giudaica – entrino in dialogo tra loro, per comprendere rettamente la volontà e la parola di Dio” (Gesù di Nazaret. Seconda Parte: Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, p. 45).

In una società sempre più secolarizzata, questo dialogo deve rinforzare la comune speranza in Dio. Senza tale speranza la società perde la sua umanità.
Tutto sommato possiamo constatare che lo scambio tra la Chiesa cattolica e l’Ebraismo in Germania ha già portato frutti promettenti. Sono cresciuti rapporti durevoli e fiduciosi.
Certamente ebrei e cristiani hanno una responsabilità comune per lo sviluppo della società, la quale possiede sempre anche una dimensione religiosa. Possano tutti gli interessati continuare insieme questo cammino. Per questo l’Unico e l’Onnipotente – Ha Kadosch Baruch Hu – doni la sua Benedizione.

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Dal blog di Lella...

PAPA: MI SORPRENDE CHE A 84 ANNI SI POSSA ESSERE RAGIONEVOLI

Salvatore Izzo

(AGI) - Berlino, 22 set. - Con un'autoironia che ha conquistato il Bundestag, Benedetto XVI ha scherzato sulla sua eta' avanzata nello storico discorso al Parlamento tedesco riunito in sessione straordinaria per ascoltarlo. Stava citando "il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, che all'eta' di 84 anni, nel 1965, abbandono' il dualismo di essere e dover essere", quando ha aggiunto: "mi sorprende che a 84 anni si possa essere cosi' ragionevoli". (AGI)


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