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Viaggio apostolico in Croazia...

Ultimo Aggiornamento: 13/07/2011 23.37
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La Croazia delle famiglie accoglie il Papa

Salvatore Mazza

Un «evento» a cui guardare «con grande gratitudine».
Un’«occasione importante» per rendere «più viva la nostra risposta cristiana, per essere veri testimoni della fede, mossi dalla speranza e dalla carità».
Tanto più necessaria, questa risposta, in una Croazia protesa verso l’Europa e sollecitata da una parte dalle sfide della secolarizzazione, ma, nello stesso tempo, chiamata a «essere ponte» in quella «regione del continente in cui si incontrano e convivono sia persone che professano la fede cristiana, cattolici e ortodossi, sia persone che professano la religione musulmana».
Il cardinale Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria, inquadra in questo modo la visita pastorale che Benedetto XVI si appresta a compiere, oggi e domani, in Croazia. Sottolineando, in due interviste – alla Radio Vaticana e a L’Osservatore Romano – il significato del motto scelto per l’occasione, "Insieme in Cristo": con esso, di fronte a quelle esigenze, si ricorda appunto che «Cristo è la roccia su cui ogni fedele, ogni famiglia cristiana deve costruire la propria casa per poter percorrere le vie della vita».
Non è un caso, a questo riguardo, che il viaggio di papa Ratzinger coincida con la chiusura della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche. «Ogni visita pastorale del Papa – hanno scritto i vescovi croati in un messaggio ai fedeli – porta la speranza, fa tornare la fierezza, risveglia la forza interiore, incoraggia e fortifica il senso del valore e della nobiltà che esiste nel nostro popolo». Per questo, ancora, insieme con le famiglie è alla pastorale giovanile che la Chiesa croata ha dedicato, nella preparazione dell’appuntamento col Pontefice, attenzioni ed energie; e proprio l’incontro con i giovani, in programma stasera, sarà l’altro momento centrale della visita di Benedetto XVI. Giovani, ha sottolineato ancora Bozanic, che «appartengono, per lo più, alle generazioni nate dopo la caduta del regime comunista» e dunque «condividono la stessa realtà degli altri giovani europei, ma sono anche molto sensibili ai valori spirituali e alle iniziative della Chiesa, sentono che la Chiesa è la loro casa, che dà loro spazio e si occupa di loro».
Anche per questo, per rafforzare questi sentimenti in particolare nelle nuove generazioni, il Papa indicherà alla società croata il cardinale Alojzije Viktor Stepinac – l’arcivescovo martire del comunismo beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998 – come «un modello di fedeltà a Cristo, alla Chiesa, alla Santa Sede». Il beato Stepinac, ricorda Bozanic, «fu un vero pastore: lui si prodigò per difendere i diritti fondamentali di ogni uomo e di ogni popolo, per difendere chi era vittima di persecuzioni. È stato per noi e per la Chiesa un vivo testimone della speranza cristiana; con la sua vita ha saputo testimoniare la speranza cristiana che nasce dalla piena fiducia nella fedeltà di Dio, che porta alla vittoria del bene».
Alla veglia di questa sera, in programma nella piazza principale di Zagabria, le autorità prevedono la partecipazione di circa quarantamila giovani, a chiudere una giornata in cui Benedetto XVI, nel Teatro nazionale croato, incontrerà il mondo politico, i rappresentanti della vita culturale della capitale croata e il corpo diplomatico e avrò udienze private col presidente della Repubblica e col presidente del Governo.
Domani la giornata di papa Ratzinger inizierà all’ippodromo, dove celebrerà la Messa in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate nell’ippodromo di Zagabria e si concluderà, dopo il pranzo con anche un incontro con i vescovi e il clero, con la celebrazione dei vespri e la preghiera sulla tomba del beato Stepinac nella Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e di Santo Stefano di Zagabria.

© Copyright Avvenire, 4 giugno 2011


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All’arrivo nella capitale gli incontri con le autorità politiche

Terra di antica cristianità

Nicola Gori

È una città europea, ricca di una profonda tradizione cristiana, ad accogliere stamane Benedetto XVI per il suo primo viaggio oltre i confini italiani in questo 2011. Il Papa è infatti da poche ore nella capitale della Croazia. Quasi un ritorno, il suo, più che un arrivo. Ha familiarità con questa terra.
C’è stato due volte da cardinale e oggi torna da Pontefice. Torna in un momento particolarmente importante per il Paese. A vent’anni dalla conquistata indipendenza, si trova a gestire i risvolti di una crisi che ha gli stessi scuri contorni di quella che attanaglia il resto d’Europa, dalla quale però è ancora divisa. È infatti in attesa di integrarsi completamente con il resto del continente attraverso l’ingresso nell’Unione.
Quando l’aereo atterra all’aeroporto internazionale «Pleso» sono circa le 11 di sabato 4 giugno. In questa terra slava il Papa è venuto in primo luogo per confermare nella fede le famiglie cattoliche che celebrano la loro Giornata nazionale. A sottolineare la particolare importanza di questo viaggio pastorale, tra le personalità che accompagnano il Papa, oltre al cardinale Bertone, segretario di Stato, e all’arcivescovo Becciu, nuovo sostituto della Segreteria di Stato, alla sua prima uscita ufficiale, figura il cardinale Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Sono l’arcivescovo Cassari, nunzio apostolico, e il capo del Protocollo, a salire sull’aereo per dare al Papa il benvenuto in terra croata. Ad attendere Benedetto XVI per la cerimonia ufficiale ai piedi della scaletta sono Ivo Josipović, presidente della Repubblica dal gennaio 2010, il cardinale Bozanić, arcivescovo di Zagrabia, l’arcivescovo Srakić, presidente della Conferenza episcopale croata, alcuni vescovi, autorità civili e qualche centinaio di fedeli. E mentre il Pontefice con il presidente si dirigono verso il podio una famiglia con bambini, in abiti tradizionali, offre dei fiori. Dopo il saluto alla bandiera e l’esecuzione degli inni nazionali e il benvenuto del capo dello Stato, Benedetto XVI tiene il suo discorso; poi, attraverso due ali di bambini festanti, il trasferimento al Palazzo presidenziale per la visita di cortesia. Il Papa è accolto dal presidente Josipović, con cui si intrattiene a colloquio privato per trentacinque minuti. Benedetto XVI dona al capo dello Stato un Codices cantorum, un volume che illustra i manoscritti miniati della Cappella Sistina. Regalo molto gradito, poiché il presidente è autore di una cinquantina di opere di musica classica contemporanea ed è stato professore all’Accademia musicale. Questi da parte sua dona al Papa una riproduzione di un organo del 1649. Al termine, il Pontefice si reca nella nunziatura apostolica, dove lo attende Jadranka Kosor, presidente del Governo, che viene accolta dal cardinale Bertone e dal nunzio Cassari.
Dopo il colloquio privato con la signora Kosor il Papa le regala un trittico di medaglie del pontificato e firma il Libro d’oro della presidenza del Governo. Infine, nella sede della rappresentanza pontificia, il Papa pranza con i membri del suo Seguito, del quale fanno parte, tra gli altri, l’arcivescovo Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi, di origine croata; i monsignori Gänswein, segretario di Benedetto XVI, Xuereb, della segreteria particolare, Braida, capo ufficio della Segreteria di Stato, Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, con i cerimonieri Krajewski e Peroni; il medico personale del Papa, Polisca, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, il gesuita Lombardi, l’organizzatore dei viaggio internazionali del Pontefice, Gasbarri, e il direttore del nostro giornale. Fuori nella piazza Josip Jelačić, circondata dai palazzi liberty, il palco è pronto per la veglia serale di preghiera con i giovani.

(©L'Osservatore Romano 5 giugno 2011)


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Papa:Se coscienza è fatto soggettivo a rischio qualità democrazia

"Va riscoperta quale luogo dell'ascolto della verità e del bene"

Roma, 4 giu. (TMNews)

Secondo Benedetto XVI il tema della coscienza "è fondamentale per una società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale".
Incontrando a Zagabria le autorità civili e religiose locali il papa ha affermato che "le grandi conquiste dell'età moderna, cioè il riconoscimento e la garanzia della libertà di coscienza, dei diritti umani, della libertà della scienza e, quindi, di una società libera, sono da confermare e da sviluppare mantenendo però aperte la razionalità e la libertà al loro fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi casi".
A giudizio del pontefice "la qualità della vita sociale e civile, la qualità della democrazia dipendono in buona parte da questo punto 'critico' che è la coscienza, da come la si intende e da quanto si investe sulla sua formazione. Se la coscienza, secondo il prevalente pensiero moderno, viene ridotta all'ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi dell'Occidente non ha rimedio e l'Europa è destinata all'involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell'ascolto della verità e del bene, luogo della responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità - che è la forza contro ogni dittatura - allora c'è speranza per il futuro".

© Copyright TMNews


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PAPA IN CROAZIA: ENTRANDO IN UE PAESE CONTRIBUISCA A DIFESA VALORI

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

La Croazia che "fin dalle origini appartiene all'Europa e ad essa offre, in modo peculiare, il contributo di valori spirituali e morali che hanno plasmato per secoli la vita quotidiana e l'identita' personale e nazionale dei suoi figli: forte di questa sua ricca tradizione possa contribuire a far si' che l'Unione Europea valorizzi appieno tale ricchezza spirituale e culturale". Lo ha auspicato il Papa nel discorso pronunciato all'aeroporto internazionale di Zagabria, dove e' arrivato questa mattina.
"A vent'anni dalla proclamazione dell'indipendenza e alla vigilia della piena integrazione della Croazia nell'Unione Europea, la storia passata e recente della Croazia - ha spiegato - puo' costituire un motivo di riflessione per tutti gli altri popoli del Continente aiutando ciascuno di essi, e l'intera compagine, a conservare e a ravvivare l'inestimabile patrimonio comune di valori umani e cristiani.
Per Bendetto XVI, che per il suo saluto ha utilizzato oggi le lingue croata e italiana, "le sfide che derivano dalla cultura contemporanea, caratterizzata dalla differenziazione sociale, dalla poca stabilita', e segnata da un individualismo che favorisce una visione della vita senza obblighi e la ricerca continua di 'spazi del privato', richiedono una convinta testimonianza e un dinamismo intraprendente per la promozione dei valori morali fondamentali che sono alla radice del vivere sociale e dell'identita' del vecchio Continente".
Anche durante il viaggio aereo, rispondendo ai giornalisti il Pontefice si e' riferito all'imminente ingresso della Croazia nella Ue.
"Io penso - ha detto - che la maggioranza dei croati pensa essenzialmente con grande gioia a questo momento dove si unisce all'Unione Europea, perche' e' un popolo profondamente europeo". In proposito Benedetto XVI ha citato i vesocovi locali che dicono "non siamo Balcani siamo Mittleuropa". Si tratta, ha spiegato, di "un popolo che gia' sta nel centro dell'Europa della sua storia, della sua cultura, in questo senso penso che e' logico, giusto e necessario che entri, anche penso che il sentimento prevalente e' quello di gioia, di stare dove storicamente e culturalmente la Croazia sta da sempre".
"Naturalmente - ha aggiunto - si puo' capire anche un certo scetticismo se un popolo numericamente non grande entra in questa Europa gia' fatta gia' costruita e si puo' capire che c'e' forse paura di un burocratismo centralistico troppo forte di una cultura nazionalistica che non tiene sufficientemente conto della storia e della ricchezza della storia, anche della ricchezza della diversita' storica".
"Mi sembra proprio - ha poi concluso il Papa teologo - che questa possa essere anche una missione di questi popoli che entrano adesso di rilevare nell'unita' la diversita', l'identita' europea e' un'identita' proprio nella ricchezza dell diverse culture che convergono nella fede cristiana, nei grandi valori cristiani perche' questo sia di nuovo visibile ed efficiente mi sembra e' proprio anche una missione che i croati tentano adesso per rafforzare contro un certo razionalismo astratto la storicita' delle nostre culture e la diversita' che e' la nostra ricchezza in questo senso incoraggio i croati: il processo di entrare in Europa e' un processo reciproco di dare e di ricevere".
Infatti, "anche la Croazia da con la sua storia con la sua capacita' umana ed economica e riceve naturalmente anche allargando cosi' l'orizzonte e vivendo in questo grande commercio non solo economico ma anche soprattutto anche culturale e spirituale".

© Copyright (AGI)

PAPA IN CROAZIA: VALORI DELLA FAMIGLIA RAFFORZANO LA SOCIETA'

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

Nella societa' di oggi, occorre "riproporre i valori della vita familiare e del bene comune, per rafforzare l'unita', ravvivare la speranza e guidare alla comunione con Dio, fondamento di condivisione fraterna e di solidarieta' sociale". Lo ha affermato Benedetto XVI nel suo discorso all'aeroporto internazionale di Zagabria.
"Con il motto 'Insieme in Cristo', cari fratelli e sorelle, giungo a voi per celebrare - ha detto il Papa rivolto alle autorita' civili e religiose presenti e ai gruppi di studenti ammessi sulla pista dell'aeroporto per salutarlo - la prima Giornata Nazionale delle Famiglie Cattoliche Croate".

© Copyright (AGI)

PAPA IN CROAZIA: VENGO IN MEZZO A VOI COME PELLEGRINO

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

"Vengo in mezzo a voi come pellegrino, nel nome di Gesu' Cristo. Rivolgo il mio piu' cordiale saluto all'amata terra croata e, quale successore dell'apostolo Pietro, stringo in un grande abbraccio tutti i suoi abitanti". Lo ha detto il Papa nel discorso di saluto pronunciato all'aeroporto di Zagabria subito dopo il suo arrivo in Croazia. "Ringrazio sentitamente fin da ora - ha aggiunto Benedetto XVI rivolto alle autorita' civili e religiose presenti - tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione e all'organizzazione della mia visita". "San Giuseppe, custode premuroso del Redentore e celeste Patrono della vostra Nazione, insieme con la Vergine Maria, 'Fidelissima Advocata Croatiae', vi ottenga oggi e sempre pace e salvezza". Poco prima, rispondendo ai giornalisti sull'aereo che lo portava a Zagabria, il Papa ha ricordato di essere gia' stato due volte in Croazia. "La prima volta - ha rivelato - per il funerale del cardinale croato Franjo Seper" suo predecessore alla Congregazione per la Dottrina della Fede e, ha tenuto ad aggiungere Ratzinger, "grande amico" perche' era anche presidente della Commissione teologica della quale l'allora professore di teologia di Tubinga e Ratisbona era membro. "Ho conosciuto cosi' - ha raccontato il Papa - la sua bonta' la sua intelligenza il suo discernimento, la sua allegria e questo mi ha dato anche l'idea della Croazia stessa, un grande croato, un grande europeo".
Successivamente, il cardinale Ratzinger torno' in Croazia "per un simposio e per una celebrazione in un santuario mariano". Cosi', ha confidato ai giornalisti, "ho vissuto la pieta' popolare che e' molto simile a quella delle mie terre". "Devo dire - ha concluso sempre citando il suo precedente viaggio - che sono stato molto felice di vedere questa incarnazione della fede, una fede vissuta col cuore, dove il soprannaturale diventa naturale e il naturale e' illuminato dal soprannaturale".
Benedetto XVI gia' conosce dunque una Croazia che "con la sua millenaria storia cattolica, sempre molto vicina alla Santa Sede" testimonia anche oggi "una fratellanza molto profonda nella fede nella volonta' di servire Dio per l'uomo, nell'umanesimo cristiano". "In questo senso - ha poi concluso - mi sembra ci sia un collegamento naturale in questa vera cattolicita' che e' aperta a tutti e che trasforma il mondo, e che vuol trasformare il mondo secondo le idee del creatore".

© Copyright (AGI)


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PAPA IN CROAZIA: RICORDA L'ARCIVESCOVO MARTIRE STEPINAC

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

"Dinanzi alle sfide che interpellano oggi la Chiesa e la societa' civile, invoco su questa terra e su quanti vi abitano l'intercessione e l'aiuto del Beato Aloisio Stepinac, pastore amato e venerato dal vostro popolo".
Lo ha detto il Papa nel discorso pronunciato all'aeroporto di Zagabria, prima tappa della visita pastorale in Croazia, evocando la figura dell'arcivescovo martire del comunismo (dopo essere stato un oppositore del regime fascista degli Ustascia) beatificato da Giovanni Paolo II. "Possa egli - ha invocato Papa Ratzinger - accompagnare le giovani generazioni a vivere in quella carita' che spinse il Signore Gesu' Cristo a donare la vita per tutti gli uomini".
Il Pontefice ha ricordato la figura del beato Stepinac anche durante il viaggio aereo da Roma. "Il cardinale - ha spiegato - era una grande pastore un grande cristiano e cosi' anche un uomo di un umanesimo esemplare".
In particolare Ratzinger ha sottolineato la singolarita' della "sorte del cardinale Stepinac che ha dovuto vivere in due dittature contrastanti ma erano due dittature antiumanistici". "Prima - ha ricordato Benedetto XVI - il regime ustascia che sembrava adempiere il sogno dell'autonomia dell'indipendenza, ma in realta' era un'autonomia che era una menzogna che era strumentalizzata da Hitler per i suoi scopi e il cardinale Stepianc ha capito molto bene questo e ha difeso l'umanesimo vero contro questo regime difendendo serbi, ebrei, zingari?ha dato diciamo la forza del vero umanesimo anche soffrendo". "E poi - ha continuato il Papa tedesco - la dittatura contraria del comunismo dove di nuovo ha lottato per la fede per la presenza di Dio nel mondo, per il vero umanesimo che e' dipendente dalla presenza di Dio, solo l'uomo e' immagine di Dio, in questo modo l'umanesimo fiorisce". Insomma il porporato ha dovuto "lottare in due lotte diverse contrastanti, e proprio in questa decisione per il vero contro lo spirito dei tempi, questo vero umanesimo che viene dalla fede cristiana e' il grande esempio non solo per i croati ma per tutti noi".
La beatificazione di Stepinac e' stata oggetto di contestazioni da parte dei nazionalisti serbi e di esponenti ex comunisti che rimproverano al cardinale croato un iniziale appoggio al dittatore Ante Pavelic che nella primavera del 1941, fondo' con l' appoggio degli italiani e dei tedeschi il Regno croato. In effetti, l'allora arcivescovo di Zagabria e primate di Croazia, ritenne doveroso associarsi al sentimento di gioia dei suoi concittadini per un evento che li liberava dal giogo di Belgrado e cosi' fece visita al Poglavnik, accetto' la carica di cappellano generale delle forze armate, indosso' sulla tonaca vescovile il simbolo della maggiore decorazione croata.
Ma i suoi rapporti con Pavelic, ricostruisce lo storico ed ex diplomatico italiano Sergio Romano, "cominciarono a incrinarsi quando Stepinac constato' che la macchina poliziesca dello Stato croato stava trattando i serbi con inaudita ferocia. La scelta, per i poveri contadini della Krajna e della Slavonia, era l' annientamento (nei pressi di Mostar, ad esempio, settecento donne, ragazze e bambini furono gettati in un precipizio) o la conversione". In quelle drammatiche circostanze, continua Romano, "Stepinac tento' di mitigare, intervenendo su Pavelic, la crudelta' della repressione, ma si scontro' con il crescente fastidio del Poglavnik". E quando apprese che il regime si preparava a una nuova ondata di violenze contro gli ebrei, Stepinac scrisse a Pavelic che la Chiesa "non teme alcun potere al mondo quando occorre difendere i diritti elementari degli esseri umani".
I rapporti di Stepinac con Tito dopo la fine della guerra, ricorda ancora Sergio Romano, "furono altrettanto difficili. Il maresciallo chiese alla Santa Sede, attraverso il nunzio a Belgrado, di sostituire l' arcivescovo con un altro prelato, ma si scontro' con l' orgoglioso rifiuto della Chiesa. Stepinac fu arrestato il 18 settembre 1946, trasportato in un tribunale il 30 dello stesso mese, dileggiato da una claque ostile, accusato di complicita' con il regime di Pavelic e condannato undici giorni dopo a sedici anni di carcere.
Venne liberato nel 1951, ma gli fu impedito di riprendere possesso della sua diocesi; e Pio XII, per tutta risposta, fece di lui un cardinale. Nei mesi seguenti Tito ruppe le relazioni con la Santa Sede e assoggetto' le gerarchie cattoliche jugoslave a una sorta di sospettosa liberta' vigilata. Stepinac mori' a Zagabria nel 1960".
L'ex ambasciatore italiano non fa cenno al "giallo" sulla fine del cardinale croato, che secondo fonti cattoliche potrebbe essere stato avvelenato in quanto le sue condizioni si aggravarono in modo repentino e poi il regime comunista impedi' che fosse praticaat l'autopsia sul corpo, distruggendone anzi gli organi per ufficialmente per impedire che diventassero oggetto di venerazione.
Di certo, l'arcivescovo Stepinac, che aveva fatto pubblicare una lettera collettiva dell'episcopato croato contro le ingiustizie subite dalla Chiesa, fu arrestato il 18 settembre 1946 e subi' un processo-farsa con false testimonianze e calunnie, concluso da una condanna a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili. Fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al 5 dicembre 1951 quando venne confinato nel villaggio natio di Krasic, sorvegliato dalla polizia, ospitato nella parrocchia, senza esercitare il ministero episcopale. Il 12 gennaio 1953 papa Pio XII lo cre� cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia. Intanto la malattia contratta nel carcere era esplosa in tutta la sua virulenza, con diversi disturbi: trombosi alle gambe, catarro bronchiale, polycitemia rubra vera, infiammazioni, forti dolori causati da un grosso calcolo alla vescica. Lo stato generale si aggravo' e inaspettatamente il cardinale mori' il 10 febbraio 1960, pregando per i suoi persecutori; dopo la sua morte, la polizia ordino' che tutti i suoi organi venissero distrutti dopo l'autopsia, per evitare ogni forma di culto. Con un permesso speciale del governo, il 13 febbraio 1960, vennero solennemente celebrati i suoi funerali, nella cattedrale di Zagabria, presente l'intero episcopato jugoslavo e il clero e da allora inizio' un pellegrinaggio ininterrotto alla sua tomba nella cattedrale, numerose grazie sono attribuite alla sua intercessione. Il processo per la sua beatificazione fu iniziato a Roma il 9 ottobre 1981, conclusasi con la solenne beatificazione celebrata da iovanni Paolo II il 3 ottobre 1998, nel santuario di Marija Bistrica. Avventuroso era stato anche il cammino che aveva portato Stepinac al sacerdozio. Lasciato il seminario, nel 1916, venne arruolato nell'esercito austriaco e come ufficiale fu inviato sul fronte italiano a combattere nella prima guerra mondiale. Fu fatto prigioniero dagli italiani nel luglio 1918, fu rilasciato nel dicembre successivo a fine guerra; fu in seguito volontario nella Legione Jugoslava e inviato a Salonicco, rientrando in Croazia nella primavera del 1919 per frequentare a Zagabria la Facolta' di Agronomia. Nel 1924 a 26 anni, gli ritorno' la vocazione sacerdotale, quindi si reco' a Roma per studiare nel Collegio Germanico-Ungarico e all'Universita' Gregoriana. Ordinato sacerdote il 26 ottobre 1930, lascio' Roma per ritornare in Croazia, dove nel frattempo si era instaurata, sin dal gennaio 1929, la dittatura del re Alessandro di Serbia, nella quale i cattolici erano considerati cittadini di second'ordine, mentre agli ortodossi erano concessi tutti i privilegi. Padre Stepinac ebbe diversi incarichi tra i quali quello di primo presidente della 'Caritas' diocesana, istituita per suo consiglio nel 1931, dall'arcivescovo Bauer del quale Pio XI lo nomino' poi nel '34, a soli 36 anni, coadiutore.

© Copyright (AGI)

PAPA IN CROAZIA: PRESIDENTE, GRAZIE ALLA CHIESA SIAMO DI NUOVO IN PIEDI

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

"Con il riconoscimento della Croazia quale Stato indipendente in momenti determinanti non soltanto per la creazione ma anche per la sopravvivenza della Craozia moderna, la Santa Sede ha avuto un ruolo storico chiave nel senso politico". Lo ha detto il presidente croato Ivo Josipovic ricordando con gratitudine - nel suo discorso di saluto al Papa - la coraggiosa decisione di Giovanni Poalo II di anticipare le cancellerie del mondo riconoscendo la Croazia e la Slovenia gia' nel 1992, con l'intento di fermare cosi' l'attacco della Serbia alle neonate repubbliche. "La forza dell'autorita' politica e morale della Santa Sede e della Chiesa Cattolica fu seguita da molti Stati, e cosi' - ha scandito il capo dello Stato - e' stata fermata l'aggressione contro la Croazia e assicurata la sopravvivenza del nostro Stato". "Ai suoi inizi - ha tenuto a sottolineare ancora Josipovic - la Croazia e' stata esposta all'odio e alla follia, dall'esterno e dall'interno. La Croazia ha sofferto all'inizio, pero' la Croazia si e' rimessa fieramente in piedi come Paese di valori europei".
"Anche se non sono credente - ha spiegato il presidente - condivido la gioia di milioni di fedeli cattolici croati che l'accolgono oggi come Santo Padre in occasione del suo viaggio pastorale che cade in un momento felice in cui la Croazia celebra il ventesimo anniversario della fondazione dello Stato democratico moderno, uno Stato i cui principi includono il benessere di liberi individui". "Questo anniversario coincide - ha continuato Josipovic - con la conclusione dei nostri negoziati di adesione all'Unione Europea e si intravvede, sull'orizzonte ormai vicino, la realizzazione della totale incorporazione formale e politica della Croazia moderna in un mondo al quale per cultura la Croazia e' sempre appartenuta". Nel suo discorso, il presidente ha anche ricordato con gratitudione che "nella storia del Novocento, agendo dallo spazio della sua profonda liberta' spirituale la Chiesa Cattolica ha avuto un ruolo importante in Croazia", un Paese che oggi "propugna la promozione della tolleranza e del dialogo ecumemico e interconfessionale", gli stessi valori cioe' che "appartengono alle migliori conquiste della democrazia di oggi e rappresentano anche l'eredita' del Concilio Vaticano II, al quale presero parte il cardinale Franjo Seper e il teologo Tomislav Sagi Bunic" definiti dal presidente "i primi promotori dell'ottimismo e della tolleranza conciliare in Croazia".
Dopo la tradizionale cerimonia di benvenuto il Papa ha fatto visita al presidente Josipovic nel palazzo presidenziale. Quindi ha pranzato con i membri del seguito nella Nunziatura, dove ha salutato anche il premier Jadranka Kodor. Alle 18.15, e' previsto l'incontro nel Teatro nazionale croato con la societa' civile e i leader religiosi, e alle 19.30, la Veglia di preghiera con i giovani nella Piazza Josip Jelacic.

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PAPA IN CROAZIA: 35 MINUTI DI COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

E' durato 35 minuti il colloquio privato tra il Papa e il presidente Josipovic nel Palazzo presidenziale di Zagabria. Dal Vaticano, Benedetto XVI ha portato al capo dello Stato un "Codices cantorum", cioe' un volume che illustra i manoscritti miniati della Cappella Sistina. Regalo molto gradito, poiche' il presidente, come sottolinea oggi l'Osservatore Romano, e' autore di una cinquantina di opere di musica classica contemporanea ed e' stato professore all'Accademia musicale. Il presidente Jopisovic da parte sua ha donato al Papa una riproduzione di un organo del 1649.
Successivamente, il Pontefice si e' recato nella Nunziatura Apostolica, dove lo attendeva la signora Jadranka Kosor, presidente del Governo, che era stata accolta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Alla signora Kosor il Papa ha regalato un trittico di medaglie del pontificato. Nella sede della rappresentanza pontificia, Papa Ratzinger ha anche firmato il Libro d'oro della presidenza del Governo. Proprio davanti alla Nunziatura, nella piazza Josip Jelacic circondata dai palazzi liberty, si terra' la veglia serale di preghiera con i giovani.

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PAPA IN CROAZIA: OCCIDENTE A RISCHIO SE EMARGINA LA FEDE

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

(di Salvatore Izzo)

"La crisi dell'Occidente non ha rimedio e l'Europa e' destinata all'involuzione?".
Questa domanda angosciosa non trova risposta nel piu' impegnativo discorso della prima giornata di Benedetto XVI a Zagabria, quello rivolto al mondo universitario riunito in uno straordinario e preziosissimo scrigno, il Teatro Nazionale Croato, "un luogo simbolico, che - ha ricordato agli accademici - esprime la vostra identita' nazionale e culturale".
Il Papa teologo ha messo in guardia dai rischi del "prevalente pensiero moderno" esortando l'intellighenzia croata a riscoprire "la coscienza quale luogo dell'ascolto della verita' e del bene, luogo della responsabilita' davanti a Dio e ai fratelli in umanita', che e' la forza contro ogni dittatura".
"Solo se questo avviene - ha scandito - c'e' speranza per il futuro".
La platea e i palchi del teatro erano gremiti e gli applausi tanto calorosi che qualcuno nel seguito del Pontefice ha ricordato "con vergogna" il veto che nel 2007 impedi' al professor Ratzinger di tenere una lectio magistralis alla Sapienza di Roma.
Un accostamento che viene spontaneo perche' oggi il Papa ricorda come la nascita dell'istituzione universitaria sia legata fin dall'origine alla fede cristiana, definendo "decisiva" questa circostanza. Cosi' come lo e', almeno ai suoi occhi, il fatto che la Croazia "fin dalle origini appartiene all'Europa e ad essa offre, in modo peculiare, il contributo di valori spirituali e morali che hanno plasmato per secoli la vita quotidiana e l'identita' personale e nazionale dei suoi figli".
"Forte di questa sua ricca tradizione possa contribuire a far si' che l'Unione Europea valorizzi appieno tale ricchezza spirituale e culturale", ha auspicato nel saluto pronunciato all'aeroporto internazionale di Zagabria, dove e' arrivato questa mattina. "A vent'anni dalla proclamazione dell'indipendenza e alla vigilia della piena integrazione della Croazia nell'Unione Europea, la storia passata e recente della Croazia - ha spiegato - puo' costituire un motivo di riflessione per tutti gli altri popoli del Continente aiutando ciascuno di essi, e l'intera compagine, a conservare e a ravvivare l'inestimabile patrimonio comune di valori umani e cristiani. Per Bendetto XVI, che per il suo saluto ha utilizzato oggi le lingue croata e italiana, "le sfide che derivano dalla cultura contemporanea, caratterizzata dalla differenziazione sociale, dalla poca stabilita', e segnata da un individualismo che favorisce una visione della vita senza obblighi e la ricerca continua di 'spazi del privato', richiedono una convinta testimonianza e un dinamismo intraprendente per la promozione dei valori morali fondamentali che sono alla radice del vivere sociale e dell'identita' del vecchio Continente". "Con il riconoscimento della Croazia quale Stato indipendente in momenti determinanti non soltanto per la creazione ma anche per la sopravvivenza della Craozia moderna, la Santa Sede ha avuto un ruolo storico chiave nel senso politico", ha detto da parte sua il presidente croato Ivo Josipovic ricordando con gratitudine - nel suo discorso di saluto al Papa - la coraggiosa decisione di Giovanni Poalo II di anticipare le cancellerie del mondo riconoscendo la Croazia e la Slovenia gia' nel 1992, con l'intento di fermare cosi' l'attacco armato della Serbia alle neonate repubbliche. "La forza dell'autorita' politica e morale della Santa Sede e della Chiesa Cattolica fu seguita da molti Stati, e cosi' - ha scandito il capo dello Stato - e' stata fermata l'aggressione contro la Croazia e assicurata la sopravvivenza del nostro Stato". "Ai suoi inizi - ha tenuto a sottolineare ancora Josipovic - la Croazia e' stata esposta all'odio e alla follia, dall'esterno e dall'interno. La Croazia ha sofferto all'inizio, pero' la Croazia si e' rimessa fieramente in piedi come Paese di valori europei".
"Anche se non sono credente - ha spiegato il presidente - condivido la gioia di milioni di fedeli cattolici croati che l'accolgono oggi come Santo Padre in occasione del suo viaggio pastorale che cade in un momento felice in cui la Croazia celebra il ventesimo anniversario della fondazione dello Stato democratico moderno, uno Stato i cui principi includono il benessere di liberi individui".
"Questo anniversario coincide - ha tenuto a ricordare Josipovic - con la conclusione dei nostri negoziati di adesione all'Unione Europea e si intravvede, sull'orizzonte ormai vicino, la realizzazione della totale incorporazione formale e politica della Croazia moderna in un mondo al quale per cultura la Croazia e' sempre appartenuta".
Nella Croazia di oggi pero' il rischio della secolarizzazione e' reale e il Papa ha chiesto per questo di "riproporre i valori della vita familiare e del bene comune, per rafforzare l'unita', ravvivare la speranza e guidare alla comunione con Dio, fondamento di condivisione fraterna e di solidarieta' sociale". Benedetto XVI ai cattolici croati ha voluto anche proporre come un esempio per l'oggi la figura del beato Aloisio Stepinac, "un grande pastore un grande cristiano e cosi' anche un uomo di un umanesimo esemplare".
Gia' sull'aereo Ratzinger ha sottolineato la singolarita' della "sorte del cardinale Stepinac che ha dovuto vivere in due dittature contrastanti quella del nazifascista Ante Pavelic contro il cui regime ha difeso serbi, ebrei, zingari e poi la dittatura contraria del comunismo dove di nuovo ha lottato per la fede per la presenza di Dio nel mondo, per il vero umanesimo che e' dipendente dalla presenza di Dio, solo l'uomo e' immagine di Dio, in questo modo l'umanesimo fiorisce". Insomma il porporato ha dovuto "lottare in due lotte diverse contrastanti, e proprio in questa decisione per il vero contro lo spirito dei tempi, questo vero umanesimo che viene dalla fede cristiana e' il grande esempio non solo per i croati ma per tutti noi". Il Papa non ha fatto cenno oggi cenno al "giallo" sulla fine del cardinale croato, che secondo fonti cattoliche potrebbe essere stato avvelenato in quanto le sue condizioni si aggravarono in modo repentino e poi il regime comunista impedi' che fosse praticata l'autopsia sul corpo, distruggendone anzi gli organi, ufficialmente per impedire che diventassero oggetto di venerazione.
Di certo, l'arcivescovo Stepinac, che aveva fatto pubblicare una lettera collettiva dell'episcopato croato contro le ingiustizie subite dalla Chiesa, fu arrestato il 18 settembre 1946 e subi' un processo-farsa con false testimonianze e calunnie, concluso da una condanna a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili. Fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al 5 dicembre 1951 quando venne confinato nel villaggio natio di Krasic, sorvegliato dalla polizia, ospitato nella parrocchia, senza esercitare il ministero episcopale.
Il 12 gennaio 1953 papa Pio XII lo creo' cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia.

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN CROAZIA (4-5 GIUGNO 2011) (IV)


INCONTRO CON ESPONENTI DELLA SOCIETÀ CIVILE, DEL MONDO POLITICO, ACCADEMICO, CULTURALE ED IMPRENDITORIALE, CON IL CORPO DIPLOMATICO E CON I LEADER RELIGIOSI, NEL TEATRO NAZIONALE DI ZAGREB




Questo pomeriggio, dopo aver salutato alla Nunziatura Apostolica i membri del Comitato organizzatore statale della Visita, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto al Teatro nazionale croato di Zagreb, dove alle ore 18.15 ha luogo l’incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale ed imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i Leader religiosi.

Dopo una breve introduzione musicale e gli indirizzi di omaggio di S.E. Mons. Želimir Puljić, Arcivescovo di Zadar e Presidente della Commissione per la cultura della Conferenza Episcopale Croata, e del Prof. Niko Zurak, membro della Pontificia Accademia per la Vita, il Papa rivolge ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Gospodine Predsjedniče,

Gospodo kardinali,

časna braćo Biskupi,

poštovane dame i gospodo,

draga braćo i sestre!

Sretan sam što mogu započeti svoj posjet susrećući vas, koji predstavljate razne slojeve hrvatskog društva i diplomatski zbor. Srdačno pozdravljam svakoga osobno kao i stvarnosti kojima pripadate: vjerske zajednice, političke, znanstvene i kulturne ustanove, područja umjetnosti, gospodarstva i športa..[Signor Presidente, Signori Cardinali, venerati Fratelli, illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di entrare nel vivo della mia visita incontrando voi, che rappresentate ambiti qualificati della società croata e il Corpo diplomatico. Il mio saluto cordiale va a ciascuno personalmente e anche alle realtà vitali a cui appartenete: alle comunità religiose, alle istituzioni politiche, scientifiche e culturali, ai settori artistico, economico, sportivo.] Ringrazio sentitamente Mons. Puljić e il Prof. Zurak per le cortesi parole che mi hanno rivolto, come pure i musicisti che mi hanno accolto con il linguaggio universale della musica. La dimensione dell’universalità, distintiva dell’arte e della cultura, è particolarmente congeniale al Cristianesimo e alla Chiesa Cattolica. Cristo è pienamente uomo, e tutto ciò che è umano trova in Lui e nella sua Parola pienezza di vita e di significato.

Questo splendido Teatro è un luogo simbolico, che esprime la vostra identità nazionale e culturale. Potervi incontrare qui, riuniti insieme, è un motivo ulteriore di gioia dello spirito, perché la Chiesa è un mistero di comunione e gioisce sempre della comunione, nella ricchezza delle diversità. La partecipazione dei Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità cristiane, come pure delle religioni ebraica e musulmana, contribuisce a ricordare che la religione non è una realtà a parte rispetto alla società: è invece una sua componente connaturale, che costantemente richiama la dimensione verticale, l’ascolto di Dio come condizione per la ricerca del bene comune, della giustizia e della riconciliazione nella verità. La religione mette l’uomo in relazione con Dio, Creatore e Padre di tutti, e deve quindi essere una forza di pace. Le religioni devono sempre purificarsi secondo questa loro vera essenza per corrispondere alla loro genuina missione.

E qui vorrei introdurre il tema centrale della mia breve riflessione: quello della coscienza. Esso è trasversale rispetto ai differenti campi che vi vedono impegnati ed è fondamentale per una società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale. Penso, naturalmente all’Europa, di cui la Croazia è da sempre parte sul piano storico-culturale, mentre sta per entrarvi su quello politico-istituzionale. Ebbene, le grandi conquiste dell’età moderna, cioè il riconoscimento e la garanzia della libertà di coscienza, dei diritti umani, della libertà della scienza e, quindi, di una società libera, sono da confermare e da sviluppare mantenendo però aperte la razionalità e la libertà al loro fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi casi. La qualità della vita sociale e civile, la qualità della democrazia dipendono in buona parte da questo punto "critico" che è la coscienza, da come la si intende e da quanto si investe sulla sua formazione. Se la coscienza, secondo il prevalente pensiero moderno, viene ridotta all’ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi dell’occidente non ha rimedio e l’Europa è destinata all’involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell’ascolto della verità e del bene, luogo della responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità – che è la forza contro ogni dittatura – allora c’è speranza per il futuro.

Sono grato al Prof. Zurak perché ha ricordato le radici cristiane di numerose istituzioni culturali e scientifiche di questo Paese, come del resto è avvenuto in tutto il continente europeo. Ricordare queste origini è necessario, anche per la verità storica, ed è importante saper leggere in profondità tali radici, perché possano animare anche l’oggi. Decisivo, cioè, è cogliere il dinamismo che sta dentro l’avvenimento – per esempio – della nascita di un’università, o di un movimento artistico, o di un ospedale. Occorre comprendere il perché e il come ciò sia avvenuto, per valorizzare nell’oggi tale dinamismo, che è una realtà spirituale che diventa culturale e quindi sociale. Alla base di tutto ci sono uomini e donne, ci sono delle persone, delle coscienze, mosse dalla forza della verità e del bene. Ne sono stati citati alcuni, tra i figli illustri di questa terra.

Vorrei soffermarmi su Padre Ruđer Josip Bošković, gesuita, che nacque a Dubrovnik trecento anni or sono, il 18 maggio 1711. Egli impersona molto bene il felice connubio tra la fede e la scienza, che si stimolano a vicenda per una ricerca al tempo stesso aperta, diversificata e capace di sintesi. La sua opera maggiore, la Theoria philosophiae naturalis, pubblicata a Vienna e poi a Venezia a metà del Settecento, porta un sottotitolo molto significativo: redacta ad unicam legem virium in natura existentium, cioè "secondo l’unica legge delle forze esistenti in natura". In Bošković c’è l’analisi, c’è lo studio di molteplici rami del sapere, ma c’è anche la passione per l’unità. E questo è tipico della cultura cattolica. Per questo è segno di speranza la fondazione di un’Università Cattolica in Croazia. Auspico che essa contribuisca a fare unità tra i diversi ambiti della cultura contemporanea, i valori e l’identità del vostro Popolo, dando continuità al fecondo apporto ecclesiale alla storia della nobile Nazione croata. Ritornando a Padre Bošković, gli esperti dicono che la sua teoria della "continuità", valida sia nelle scienze naturali sia nella geometria, si accorda in modo eccellente con alcune delle grandi scoperte della fisica contemporanea. Che dire? Rendiamo omaggio all’illustre Croato, ma anche all’autentico Gesuita; rendiamo omaggio al cultore della verità che sa bene quanto essa lo superi, ma che sa anche, alla luce della verità, impegnare fino in fondo le risorse della ragione che Dio stesso gli ha dato.

Oltre all’omaggio, però, occorre far tesoro del metodo, dell’apertura mentale di questi grandi uomini. Ritorniamo dunque alla coscienza come chiave di volta per l’elaborazione culturale e per la costruzione del bene comune. È nella formazione delle coscienze che la Chiesa offre alla società il suo contributo più proprio e prezioso. Un contributo che comincia nella famiglia e che trova un importante rinforzo nella parrocchia, dove i bambini e i ragazzi, e poi i giovani imparano ad approfondire le Sacre Scritture, che sono il "grande codice" della cultura europea; e al tempo stesso imparano il senso della comunità fondata sul dono, non sull’interesse economico o sull’ideologia, ma sull’amore, che è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera" (Caritas in veritate, 1). Questa logica della gratuità, appresa nell’infanzia e nell’adolescenza, si vive poi in ogni ambito, nel gioco e nello sport, nelle relazioni interpersonali, nell’arte, nel servizio volontario ai poveri e ai sofferenti, e una volta assimilata la si può declinare nei più complessi ambiti della politica e dell’economia, collaborando per una polis che sia accogliente e ospitale e al tempo stesso non vuota, non falsamente neutra, ma ricca di contenuti umani, con un forte spessore etico. È qui che i Christifideles laici sono chiamati a spendere generosamente la loro formazione, guidati dai principi della Dottrina sociale della Chiesa, per una autentica laicità, per la giustizia sociale, per la difesa della vita e della famiglia, per la libertà religiosa e di educazione.

Cijenjeni prijatelji, vaša nazočnost i hrvatska kulturna baština potaknuli su me na ova kratka promišljanja. Ostavljam vam ih kao znak mojega poštovanja, a povrh svega kao želju Crkve da, pronoseći svjetlo Evanđelja, hodi u vašem narodu. Zahvaljujem vam na pozornosti i od srca blagoslivljam vas, vaše najmilije i vaše rad. [Illustri amici, la vostra presenza e la tradizione culturale croata mi hanno suggerito queste brevi riflessioni. Ve le lascio quale segno della mia stima e soprattutto della volontà della Chiesa di camminare con la luce del Vangelo in mezzo a questo popolo. Vi ringrazio per la vostra attenzione e di cuore benedico tutti voi, i vostri cari e le vostre attività.]



Al termine dell’incontro, il Papa saluta individualmente i rappresentanti delle diverse categorie presenti. Quindi si reca in auto alla Piazza Josip Jelačić di Zagreb per la veglia di preghiera con i giovani.













VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN CROAZIA (4-5 GIUGNO 2011) (V)


VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI IN PIAZZA JOSIP JELAČIĆ A ZAGREB



Questo pomeriggio, alle ore 19.30, nella Piazza del Bano Josip Jelačić di Zagreb, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la veglia di preghiera con i giovani croati, che inizia con una Liturgia della Parola e prosegue con l’adorazione del Santissimo Sacramento, che rimane poi esposto per tutta la notte in preparazione alla Santa Messa di domani.

Prima del Suo arrivo, alcuni giovani portano in processione la Madonna della Porta di Pietra "Majka Božja od Kamenitih vrata" , Patrona di Zagreb, e la collocano sul podio. Attorno a questa immagine i giovani si sono radunati nelle parrocchie ed hanno compiuto pellegrinaggi in preparazione alla visita del Papa.

Il Santo Padre, dopo aver attraversato in macchina panoramica la piazza, è accolto dal Sindaco di Zagreb che gli consegna le Chiavi della Città.

L’incontro si apre con il saluto del Presidente della Conferenza Episcopale Croata, S.E. Mons. Marin Srakić, Arcivescovo di Đakovo-Osijek. Nel corso della Liturgia della Parola, dopo le testimonianze di due giovani, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Draga mladeži!

Sve vas srdačno pozdravljam! Osobito sam zadovoljan što sam ovdje s vama, na ovom povijesnom trgu koji je srce grada Zagreba. Ovaj je trg mjesto susreta i komunikacije, na kojemu često prevladava žamor i svakodnevna vreva. A sada, vaša ga nazočnost gotovo pretvara u „hram", čiji je svod samo nebo, koje se večeras čini kao da se naginje nad nas. U tišini želimo primiti Riječ Božju koja je naviještena, kako bi prosvijetlila naš um i zagrijala naše srce. [Cari giovani! Vi saluto tutti con grande affetto! Sono particolarmente contento di essere con voi, in questa piazza storica che rappresenta il cuore della città di Zagabria. Un luogo di incontri e di comunicazione, dove spesso dominano il rumore e il movimento della vita quotidiana. Ora, la vostra presenza la trasforma quasi in un "tempio", la cui volta è il cielo stesso, che questa sera sembra come chinarsi su di noi. Nel silenzio vogliamo accogliere la Parola di Dio che è stata proclamata, perché illumini le nostre menti e riscaldi i nostri cuori.]

Ringrazio vivamente Mons. Srakić, il Presidente della Conferenza Episcopale, per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro; e in modo particolare saluto e ringrazio i due giovani, che ci hanno offerto le loro belle testimonianze. L’esperienza vissuta da Daniel ricorda quella di sant’Agostino: è l’esperienza del cercare l’amore "fuori" e poi scoprire che è più vicino a me di me stesso, mi "tocca" nel profondo e mi purifica… Mateja invece ci ha parlato della bellezza della comunità, che apre il cuore, la mente e il carattere… Grazie a tutti e due!

San Paolo – nella Lettura che è stata proclamata – ci ha invitato ad essere "sempre lieti nel Signore" (Fil 4,4). E’ una parola che fa vibrare l’anima, se consideriamo che l’Apostolo delle genti scrive questa Lettera ai cristiani di Filippi mentre si trova in carcere, in attesa di essere giudicato. Egli è incatenato, ma l’annuncio e la testimonianza del Vangelo non possono essere imprigionati. L’esperienza di san Paolo rivela come sia possibile, nel nostro cammino, custodire la gioia anche nei momenti oscuri. A quale gioia egli fa riferimento? Tutti sappiamo che nel cuore di ognuno dimora un forte desiderio di felicità. Ogni azione, ogni scelta, ogni intenzione porta celata in sé questa intima e naturale esigenza. Ma molto spesso ci si accorge di aver riposto la fiducia in realtà che non appagano quel desiderio, anzi, rivelano tutta la loro precarietà. Ed è in questi momenti che si sperimenta il bisogno di qualcosa che vada "oltre", che doni senso al vivere quotidiano.

Dragi prijatelji, vaša je mladost vrijeme koje vam Gospodin daruje da biste mogli otkriti smisao postojanja! [Cari amici, la vostra giovinezza è un tempo che il Signore vi dona per poter scoprire il significato dell’esistenza!] È il tempo dei grandi orizzonti, dei sentimenti vissuti con intensità, ma anche delle paure per le scelte impegnative e durature, delle difficoltà nello studio e nel lavoro, degli interrogativi intorno al mistero del dolore e della sofferenza. Ancora di più, questo tempo stupendo della vostra vita porta in sé un anelito profondo, che non annulla tutto il resto ma lo eleva per dargli pienezza. Nel Vangelo di Giovanni Gesù, rivolgendosi ai suoi primi discepoli, chiede: "Che cosa cercate?" (Gv 1,38). Cari giovani, queste parole, questa domanda attraversa il tempo e lo spazio, interpella ogni uomo e ogni donna che si apre alla vita e cerca la strada giusta... Ed ecco la cosa sorprendente: la voce di Cristo ripete anche a voi: "Che cosa cercate?". Gesù vi parla oggi: mediante il Vangelo e lo Spirito Santo, Egli è vostro contemporaneo. È Lui che cerca voi, prima ancora che voi lo cerchiate! Rispettando pienamente la vostra libertà, Egli si avvicina a ciascuno di voi e si propone come la risposta autentica e decisiva a quell’anelito che abita il vostro essere, al desiderio di una vita che valga la pena di essere vissuta. Lasciate che vi prenda per mano! Lasciate che entri sempre di più come amico e compagno del vostro cammino! DateGli fiducia, non vi deluderà mai! Gesù vi fa conoscere da vicino l’amore di Dio Padre, vi fa comprendere che la vostra felicità si realizza nell’amicizia con Lui, nella comunione con Lui, perché siamo stati creati e salvati per amore, e solo nell’amore, quello che vuole e cerca il bene dell’altro, sperimentiamo veramente il significato della vita e siamo contenti di viverla, anche nelle fatiche, nelle prove, nelle delusioni, anche andando controcorrente.

Dragi mladi, ukorijenjeni u Kristu, moći ćete u punini živjeti ono što jeste. [Cari giovani, radicati in Cristo, potrete vivere in pienezza quello che siete.] Come sapete, su questo tema ho impostato il mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che ci vedrà riuniti in agosto a Madrid e verso la quale siamo in cammino. Sono partito da un’incisiva espressione di san Paolo: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (Col 2,7). Crescendo nell’amicizia con il Signore, attraverso la sua Parola, l’Eucaristia e l’appartenenza alla Chiesa, con l’aiuto dei vostri sacerdoti, potrete testimoniare a tutti la gioia di aver incontrato Colui che sempre vi accompagna e vi chiama a vivere nella fiducia e nella speranza. Il Signore Gesù non è un Maestro che illude i suoi discepoli: Egli dice chiaramente che il cammino con Lui richiede l’impegno e il sacrificio personale, ma ne vale la pena! Cari giovani amici, non lasciatevi disorientare da promesse allettanti di facili successi, da stili di vita che privilegiano l’apparire a scapito dell’interiorità. Non cedete alla tentazione di riporre fiducia assoluta nell’avere, nelle cose materiali, rinunciando a scorgere la verità che va oltre, come una stella alta nel cielo, dove Cristo vuole condurvi. Lasciatevi guidare alle altezze di Dio! Nella stagione della vostra giovinezza, vi sostiene la testimonianza di tanti discepoli del Signore che hanno vissuto il loro tempo portando nel cuore la novità del Vangelo. Pensate a Francesco e Chiara d’Assisi, a Rosa di Viterbo, a Teresa di Gesù Bambino, a Domenico Savio.

Koliko mladih svetaca i svetica u velikom krilu Crkve! Ali ovdje, u Hrvatskoj, vi i ja upravimo misli na blaženoga Ivana Merza. [Quanti giovani santi e sante nella grande compagnia della Chiesa! Ma qui, in Croazia, io e voi pensiamo al Beato Ivan Merz.] Un giovane brillante, inserito a pieno titolo nella vita sociale, che dopo la morte della giovane Greta, il suo primo amore, intraprende il cammino universitario. Durante gli anni della prima guerra mondiale si trova di fronte alla distruzione e alla morte, ma tutto ciò lo plasma e lo forgia, facendogli superare momenti di crisi e di lotta spirituale. La fede di Ivan si rafforza al punto che si dedica allo studio della Liturgia ed inizia un intenso apostolato tra i giovani stessi. Egli scopre la bellezza della fede cattolica e capisce che la vocazione della sua vita è vivere e far vivere l’’amicizia con Cristo. Di quanti gesti di carità, di bontà che stupiscono e commuovono è pieno il suo cammino! Muore il 10 maggio 1928, a soli trentadue anni, dopo alcuni mesi di malattia, offrendo la sua vita per la Chiesa e per i giovani.

Questa giovane esistenza, donata per amore, porta il profumo di Cristo, ed è per tutti un invito a non temere di affidare se stessi al Signore, così come contempliamo, in modo particolare nella Vergine Maria, la Madre della Chiesa, qui venerata e amata con il titolo di "Majka Božja od Kamenitih vrata" ["Madre di Dio della Porta di Pietra"]. Questa sera, a Lei voglio affidare ciascuno di voi, perché vi accompagni con la sua protezione e soprattutto vi aiuti ad incontrare il Signore e in Lui trovare il significato pieno della vostra esistenza. Maria non ha temuto di donare tutta se stessa al progetto di Dio; in Lei noi vediamo a quale meta siamo chiamati: la piena comunione con il Signore.

Cijeli je naš život hod prema Jednoj i Trojednoj Ljubavi koja je Bog; tako možemo živjeti u sigurnosti da nikada nećemo biti napušteni. Dragi mladi Hrvati, grlim vas sve kao djecu! Nosim vas u srcu i ostavljam vam svoj blagoslov. „Radujte se u Gospodinu uvijek"! Njegova radost, radost istinske ljubavi, neka bude vaša snaga. Amen. Hvaljen Isus i Marija! [Tutta la nostra vita è un cammino verso l’Unità e Trinità d’Amore che è Dio; possiamo vivere nella certezza di non essere mai abbandonati. Cari giovani croati, vi abbraccio tutti come figli! Vi porto nel cuore e vi lascio la mia Benedizione. "Siate sempre lieti nel Signore"! La sua gioia, la gioia del vero amore, sia la vostra forza. Amen. Siano lodati Gesù e Maria!]




Al termine della veglia di preghiera, il Santo Padre dona un Rosario d’oro alla Madonna della Porta di Pietra. Quindi rientra in Nunziatura, dove cena in privato.
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PAPA IN CROAZIA: OCCIDENTE A RISCHIO SE EMARGINA LA FEDE

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

(di Salvatore Izzo)

"La crisi dell'Occidente non ha rimedio e l'Europa e' destinata all'involuzione?".
Questa domanda angosciosa non trova risposta nel piu' impegnativo discorso della prima giornata di Benedetto XVI a Zagabria, quello rivolto al mondo universitario riunito in uno straordinario e preziosissimo scrigno, il Teatro Nazionale Croato, "un luogo simbolico, che - ha ricordato agli accademici - esprime la vostra identita' nazionale e culturale".
Il Papa teologo ha messo in guardia dai rischi del "prevalente pensiero moderno" esortando l'intellighenzia croata a riscoprire "la coscienza quale luogo dell'ascolto della verita' e del bene, luogo della responsabilita' davanti a Dio e ai fratelli in umanita', che e' la forza contro ogni dittatura".
"Solo se questo avviene - ha scandito - c'e' speranza per il futuro".
La platea e i palchi del teatro erano gremiti e gli applausi tanto calorosi che qualcuno nel seguito del Pontefice ha ricordato "con vergogna" il veto che nel 2007 impedi' al professor Ratzinger di tenere una lectio magistralis alla Sapienza di Roma.
Un accostamento che viene spontaneo perche' oggi il Papa ricorda come la nascita dell'istituzione universitaria sia legata fin dall'origine alla fede cristiana, definendo "decisiva" questa circostanza. Cosi' come lo e', almeno ai suoi occhi, il fatto che la Croazia "fin dalle origini appartiene all'Europa e ad essa offre, in modo peculiare, il contributo di valori spirituali e morali che hanno plasmato per secoli la vita quotidiana e l'identita' personale e nazionale dei suoi figli".
"Forte di questa sua ricca tradizione possa contribuire a far si' che l'Unione Europea valorizzi appieno tale ricchezza spirituale e culturale", ha auspicato nel saluto pronunciato all'aeroporto internazionale di Zagabria, dove e' arrivato questa mattina. "A vent'anni dalla proclamazione dell'indipendenza e alla vigilia della piena integrazione della Croazia nell'Unione Europea, la storia passata e recente della Croazia - ha spiegato - puo' costituire un motivo di riflessione per tutti gli altri popoli del Continente aiutando ciascuno di essi, e l'intera compagine, a conservare e a ravvivare l'inestimabile patrimonio comune di valori umani e cristiani. Per Bendetto XVI, che per il suo saluto ha utilizzato oggi le lingue croata e italiana, "le sfide che derivano dalla cultura contemporanea, caratterizzata dalla differenziazione sociale, dalla poca stabilita', e segnata da un individualismo che favorisce una visione della vita senza obblighi e la ricerca continua di 'spazi del privato', richiedono una convinta testimonianza e un dinamismo intraprendente per la promozione dei valori morali fondamentali che sono alla radice del vivere sociale e dell'identita' del vecchio Continente". "Con il riconoscimento della Croazia quale Stato indipendente in momenti determinanti non soltanto per la creazione ma anche per la sopravvivenza della Craozia moderna, la Santa Sede ha avuto un ruolo storico chiave nel senso politico", ha detto da parte sua il presidente croato Ivo Josipovic ricordando con gratitudine - nel suo discorso di saluto al Papa - la coraggiosa decisione di Giovanni Poalo II di anticipare le cancellerie del mondo riconoscendo la Croazia e la Slovenia gia' nel 1992, con l'intento di fermare cosi' l'attacco armato della Serbia alle neonate repubbliche. "La forza dell'autorita' politica e morale della Santa Sede e della Chiesa Cattolica fu seguita da molti Stati, e cosi' - ha scandito il capo dello Stato - e' stata fermata l'aggressione contro la Croazia e assicurata la sopravvivenza del nostro Stato". "Ai suoi inizi - ha tenuto a sottolineare ancora Josipovic - la Croazia e' stata esposta all'odio e alla follia, dall'esterno e dall'interno. La Croazia ha sofferto all'inizio, pero' la Croazia si e' rimessa fieramente in piedi come Paese di valori europei".
"Anche se non sono credente - ha spiegato il presidente - condivido la gioia di milioni di fedeli cattolici croati che l'accolgono oggi come Santo Padre in occasione del suo viaggio pastorale che cade in un momento felice in cui la Croazia celebra il ventesimo anniversario della fondazione dello Stato democratico moderno, uno Stato i cui principi includono il benessere di liberi individui".
"Questo anniversario coincide - ha tenuto a ricordare Josipovic - con la conclusione dei nostri negoziati di adesione all'Unione Europea e si intravvede, sull'orizzonte ormai vicino, la realizzazione della totale incorporazione formale e politica della Croazia moderna in un mondo al quale per cultura la Croazia e' sempre appartenuta".
Nella Croazia di oggi pero' il rischio della secolarizzazione e' reale e il Papa ha chiesto per questo di "riproporre i valori della vita familiare e del bene comune, per rafforzare l'unita', ravvivare la speranza e guidare alla comunione con Dio, fondamento di condivisione fraterna e di solidarieta' sociale". Benedetto XVI ai cattolici croati ha voluto anche proporre come un esempio per l'oggi la figura del beato Aloisio Stepinac, "un grande pastore un grande cristiano e cosi' anche un uomo di un umanesimo esemplare".
Gia' sull'aereo Ratzinger ha sottolineato la singolarita' della "sorte del cardinale Stepinac che ha dovuto vivere in due dittature contrastanti quella del nazifascista Ante Pavelic contro il cui regime ha difeso serbi, ebrei, zingari e poi la dittatura contraria del comunismo dove di nuovo ha lottato per la fede per la presenza di Dio nel mondo, per il vero umanesimo che e' dipendente dalla presenza di Dio, solo l'uomo e' immagine di Dio, in questo modo l'umanesimo fiorisce". Insomma il porporato ha dovuto "lottare in due lotte diverse contrastanti, e proprio in questa decisione per il vero contro lo spirito dei tempi, questo vero umanesimo che viene dalla fede cristiana e' il grande esempio non solo per i croati ma per tutti noi". Il Papa non ha fatto cenno oggi cenno al "giallo" sulla fine del cardinale croato, che secondo fonti cattoliche potrebbe essere stato avvelenato in quanto le sue condizioni si aggravarono in modo repentino e poi il regime comunista impedi' che fosse praticata l'autopsia sul corpo, distruggendone anzi gli organi, ufficialmente per impedire che diventassero oggetto di venerazione.
Di certo, l'arcivescovo Stepinac, che aveva fatto pubblicare una lettera collettiva dell'episcopato croato contro le ingiustizie subite dalla Chiesa, fu arrestato il 18 settembre 1946 e subi' un processo-farsa con false testimonianze e calunnie, concluso da una condanna a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili. Fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al 5 dicembre 1951 quando venne confinato nel villaggio natio di Krasic, sorvegliato dalla polizia, ospitato nella parrocchia, senza esercitare il ministero episcopale.
Il 12 gennaio 1953 papa Pio XII lo creo' cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia.

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN CROAZIA (4-5 GIUGNO 2011) (VI)


SANTA MESSA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE CATTOLICHE CROATE, NELL’IPPODROMO DI ZAGREB



Alle ore 9 di oggi, VII Domenica di Pasqua, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto dalla Nunziatura Apostolica all’Ippodromo di Zagreb dove, alle ore 10, presiede la Santa Messa in occasione della prima Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate.
La Celebrazione Eucaristica è introdotta dal saluto del Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagreb. Dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Draga braćo i sestre!

U ovoj Svetoj Misi koju s radošću predvodim u koncelebracijii s brojnom braćom u biskupstvu i s velikim brojem svećenika, zahvaljujem Gospodinu za sve drage obitelji ovdje okupljene, kao i za sve druge koje su s nama povezane putem radija i televizije. Posebna zahvalnost Kardinalu Josipu Bozaniću, zagrebačkom Nadbiskupu, za srdačne riječi na početku Svete Mise. Svima upućujem svoj pozdrav te izražavam svoju veliku ljubav zagrljajem mira! [Cari fratelli e sorelle! In questa Santa Messa che ho la gioia di presiedere, concelebrando con numerosi Fratelli nell’episcopato e con un gran numero di sacerdoti, ringrazio il Signore per tutte le amate famiglie qui riunite, e per tante altre che sono collegate con noi attraverso la radio e la televisione. Un particolare ringraziamento al Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, per le sentite parole all’inizio della Santa Messa. A tutti rivolgo il mio saluto ed esprimo il mio grande affetto con un abbraccio di pace!]

Abbiamo da poco celebrato l’Ascensione del Signore e ci prepariamo a ricevere il grande dono dello Spirito Santo. Nella prima lettura, abbiamo visto come la comunità apostolica era riunita in preghiera nel Cenacolo con Maria, la madre di Gesù (cfr At 1,12-14). E’ questo un ritratto della Chiesa che affonda le sue radici nell’evento pasquale: il Cenacolo, infatti, è il luogo in cui Gesù istituì l’Eucaristia e il Sacerdozio, nell’Ultima Cena, e dove, risorto dai morti, effuse lo Spirito Santo sugli Apostoli la sera di Pasqua (cfr Gv 20,19-23). Ai suoi discepoli, il Signore aveva ordinato di "non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre" (At 1,4); aveva chiesto cioè che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo in attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14). Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere la venuta del Paraclito, e la prolungata preghiera fu il presupposto della loro concordia. Troviamo qui una formidabile lezione per ogni comunità cristiana. Talora si pensa che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e dalla sua intelligente messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista della Chiesa, da invocare e accogliere.

Nel Vangelo, abbiamo ascoltato la prima parte della cosiddetta "preghiera sacerdotale" di Gesù (cfr Gv 17,1-11a) - a conclusione dei discorsi di addio - piena di confidenza, di dolcezza e di amore. Viene chiamata "preghiera sacerdotale", perché in essa Gesù si presenta in atteggiamento di sacerdote che intercede per i suoi, nel momento in cui sta per lasciare questo mondo. Il brano è dominato dal duplice tema dell’ora e della gloria. Si tratta dell’ora della morte (cfr Gv 2,4; 7,30; 8,20), l’ora nella quale il Cristo deve passare da questo mondo al Padre (13,1). Ma essa è, allo stesso tempo, anche l’ora della sua glorificazione che si compie attraverso la croce, chiamata dall’evangelista Giovanni "esaltazione", cioè innalzamento, elevazione alla gloria: l’ora della morte di Gesù, l’ora dell’amore supremo, è l’ora della sua gloria più alta. Anche per la Chiesa, per ogni cristiano, la gloria più alta è quella Croce, è vivere la carità, dono totale a Dio e agli altri.

Cari fratelli e sorelle! Ho accolto molto volentieri l’invito rivoltomi dai Vescovi della Croazia a visitare questo Paese in occasione del primo Incontro Nazionale delle Famiglie Cattoliche Croate. Desidero esprimere il mio vivo apprezzamento per l’attenzione e l’impegno verso la famiglia, non solo perché questa fondamentale realtà umana oggi, nel vostro Paese come altrove, deve affrontare difficoltà e minacce, e quindi ha particolare bisogno di essere evangelizzata e sostenuta, ma anche perché le famiglie cristiane sono una risorsa decisiva per l’educazione alla fede, per l’edificazione della Chiesa come comunione e per la sua presenza missionaria nelle più diverse situazioni di vita. Conosco la generosità e la dedizione con cui voi, cari Pastori, servite il Signore e la Chiesa. Il vostro lavoro quotidiano per la formazione alla fede delle nuove generazioni, come anche per la preparazione al matrimonio e per l’accompagnamento delle famiglie, è la strada fondamentale per rigenerare sempre di nuovo la Chiesa e anche per vivificare il tessuto sociale del Paese. Continuate con disponibilità questo vostro prezioso impegno pastorale!

È ben noto a ciascuno come la famiglia cristiana sia segno speciale della presenza e dell’amore di Cristo e come essa sia chiamata a dare un contributo specifico ed insostituibile all’evangelizzazione. Il beato Giovanni Paolo II, che per ben tre volte visitò questo nobile Paese, affermava che "la famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale, ponendo cioè al servizio della Chiesa e della società se stessa nel suo essere ed agire, in quanto intima comunità di vita e d’amore" (Familiaris consortio, 50). La famiglia cristiana è sempre stata la prima via di trasmissione della fede e anche oggi conserva grandi possibilità per l’evangelizzazione in molteplici ambiti.

Dragi roditelji, trajno se obvežite učiti svoju djecu moliti, i molite s njima; [Cari genitori, impegnatevi sempre ad insegnare ai vostri figli a pregare, e pregate con essi;] avvicinateli ai Sacramenti, specie all’Eucaristia – quest’anno celebrate i 600 anni del "miracolo eucaristico di Ludbreg"; introduceteli nella vita della Chiesa; nell’intimità domestica non abbiate paura di leggere la Sacra Scrittura, illuminando la vita familiare con la luce della fede e lodando Dio come Padre. Siate quasi un piccolo cenacolo, come quello di Maria e dei discepoli, in cui si vive l’unità, la comunione, la preghiera!

Oggi, grazie a Dio, molte famiglie cristiane acquistano sempre più la consapevolezza della loro vocazione missionaria, e si impegnano seriamente nella testimonianza a Cristo Signore. Il beato Giovanni Paolo II ebbe a dire: "Un’autentica famiglia, fondata sul matrimonio, è in se stessa una buona notizia per il mondo". E aggiunse: "Nel nostro tempo sono sempre più numerose le famiglie che collaborano attivamente all’evangelizzazione… È maturata nella Chiesa l’ora della famiglia, che è anche l’ora della famiglia missionaria" (Angelus, 21 ottobre 2001).

U današnjem je društvu više no ikad žurno potrebna nazočnost uzornih kršćanskih obitelji. [Nella società odierna è più che mai necessaria e urgente la presenza di famiglie cristiane esemplari.] Purtroppo dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una libertà senza impegno per la verità, e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualità delle relazioni con le persone e i valori umani più profondi; si riduce l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita. Siamo chiamati a contrastare tale mentalità! Accanto alla parola della Chiesa, è molto importante la testimonianza e l’impegno delle famiglie cristiane, la vostra testimonianza concreta, specie per affermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli.

Drage obitelji, budite hrabre! [Care famiglie, siate coraggiose!] Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona! Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità! L’apertura alla vita è segno di apertura al futuro, di fiducia nel futuro, così come il rispetto della morale naturale libera la persona, anziché mortificarla! Il bene della famiglia è anche il bene della Chiesa. Vorrei ribadire quanto ho affermato in passato: "L’edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con sé … E reciprocamente, la Chiesa viene edificata dalle famiglie, piccole chiese domestiche" (Discorso di apertura del Convegno ecclesiale diocesano di Roma, 6 giugno 2005: Insegnamenti di Benedetto XVI, I, 2005, p. 205). Preghiamo il Signore affinché le famiglie siano sempre più piccole Chiese e le comunità ecclesiali siano sempre più famiglia!

Drage hrvatske obitelji, živeći u zajedništvu vjere i ljubavi, budite što očitiji svjedoci obećanja koje je Gospodin, uzašavši na nebo dao svakomu od nas: „…ja sam s vama sve dane do svršetka svijeta" (Mt 28,20). Dragi hrvatski kršćani, osjećajte se pozvanima naviještati evanđelje cijelim svojim bićem; osjetite snagu Gospodnje riječi: „Pođite i učinite mojim učenicima sve narode" (Mt 28,19). Djevica Marija, Kraljica Hrvata, neka vas uvijek prati na tom putu. Amen! Hvaljen Isus i Marija! [Care famiglie croate, vivendo la comunione di fede e di carità, siate testimoni in modo sempre più trasparente della promessa che il Signore asceso al cielo fa a ciascuno di noi: "…io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Cari cristiani croati, sentitevi chiamati ad evangelizzare con tutta la vostra vita; sentite con forza la parola del Signore: "Andate e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19). La Vergine Maria, Regina dei croati, accompagni sempre questo vostro cammino. Amen! Siano lodati Gesù e Maria!]

































VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN CROAZIA (4-5 GIUGNO 2011) (VII)


RECITA DEL REGINA CÆLI NELL’IPPODROMO DI ZAGREB




Al termine della Celebrazione Eucaristica nell’area dell’Ippodromo di Zagreb, il Presidente della Commissione Episcopale per la Pastorale delle Famiglie, S.E. Mons. Valter Župan, Vescovo di Krk, pronuncia un indirizzo di omaggio e di ringraziamento al Papa.
Quindi il Santo Padre, introducendo la preghiera mariana del Regina Cæli, rivolge ai fedeli presenti le seguenti parole:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Prima di concludere questa solenne celebrazione, desidero ringraziarvi per la vostra intensa e devota partecipazione, con la quale avete voluto esprimere anche il vostro amore per la famiglia e il vostro impegno in favore di essa – come ha ricordato poc’anzi Mons. Župan, che pure ringrazio di cuore. Oggi io sono qui per confermarvi nella fede; è questo il dono che vi porto: la fede di Pietro, la fede della Chiesa! Ma, al tempo stesso, voi donate a me questa stessa fede, arricchita dalla vostra esperienza, dalle gioie e dalle sofferenze. In particolare, voi mi donate la vostra fede vissuta in famiglia, perché io la conservi nel patrimonio di tutta la Chiesa.

Io so che voi trovate grande forza in Maria, Madre di Cristo e Madre nostra. Perciò, in questo momento ci rivolgiamo a lei, spiritualmente rivolti al suo Santuario di Marija Bistrica, e le affidiamo tutte le famiglie croate: i genitori, i figli, i nonni; il cammino dei coniugi, l’impegno educativo, il lavoro professionale e casalingo. E invochiamo la sua intercessione perché le pubbliche istituzioni sostengano sempre la famiglia, cellula dell’organismo sociale. Cari fratelli e sorelle, proprio tra un anno, celebreremo il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, a Milano. Affidiamo a Maria la preparazione di questo importante evento ecclesiale.

En este momento, nos unimos en la oración también con todos aquellos que, en la Catedral de Burgo de Osma, en España, celebran la beatificación de Juan de Palafox y Mendoza, luminosa figura de obispo del siglo diecisiete en México y España; fue un hombre de vasta cultura y profunda espiritualidad, gran reformador, Pastor incansable y defensor de los indios. El Señor conceda numerosos y santos pastores a su Iglesia como el beato Juan.

[sloveno]
Z veseljem pozdravljam slovenske vernike. Hvala za vašo navzočnost. Bog vas blagoslovi! [Saluto con affetto i fedeli di lingua slovena. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

[serbo]
Поздравам вернике српског езика. Хвала на вашо присутности. Бог вас благословио! [Saluto con affetto i fedeli di lingua serba. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

[macedone]
Ги поздравувам со убов верниците од македонски азик. Ви благодарам за вашето присуство. Господ да ве благослови! [Saluto con affetto i fedeli di lingua macedone. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

[ungherese]
Szeretettel köszöntöm a magyar híveket. Köszönöm, hogy eljöttetek. Az Úr áldását kérem Rátok! [Saluto con affetto i fedeli di lingua ungherese. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

[albanese]
Përshëndes nga zemra besimtarët shqiptarë. Ju falënderoj për praninë tuaj. Zoti ju bekoftë! [Saluto con affetto i fedeli di lingua albanese. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich den Gläubigen deutscher Sprache. Ich danke euch für eure Teilnahme. Der Herr segne euch alle! [Saluto con affetto i fedeli di lingua tedesca. Vi ringrazio per la vostra presenza. Il Signore vi benedica!]

Drage obitelji, ne bojte se! Gospodin ljubi obitelj i blizu vam je! [Care famiglie, non temete! Il Signore ama la famiglia e vi è vicino!]

Regina Cæli…
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PAPA IN CROAZIA: OCCIDENTE MUORE SE RELEGA LA RELIGIONE NEL PRIVATO

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 4 giu.

"La crisi dell'Occidente non ha rimedio e l'Europa e' destinata all'involuzione se la coscienza viene ridotta all'ambito del soggettivo in cui si relegano la religione e la morale". E' questo il monito lanciato da Benedetto XVI che messo in guardia dai rischi del "prevalente pensiero moderno" nel piu' impegnativo discorso della sua prima giornata a Zagabria, quello rivolto al mondo universitario riunito in quello straordinario e preziosissimo scrigno che e' il Teatro Nazionale Croato, "un luogo simbolico, che - ha detto agli accademici riuniti ad ascoltarlo - esprime la vostra identita' nazionale e culturale". "Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell'ascolto della verita' e del bene, luogo della responsabilita' davanti a Dio e ai fratelli in umanita', che e' la forza contro ogni dittatura, allora - ha scandito Ratzinger - c'e' speranza per il futuro".
Nel suo discorso, il Pontefice ha evidenziato "le radici cristiane" delle principali istituzioni culturali e scientifiche del Paese e dell'intero continente europeo, citando tra l'altro il grande matematico, astronomo e architetto dalmata Josip Boskovic, ai cui studi - come ricorda oggi l'Osservatore Romano - si deve nel '700, tra l'altro, il cerchiaggio con il quale il Vanvitelli ha salvato la Cupola di San Pietro dal rischio di un possibile crollo. "Ricordare queste origini - ha spiegato il Papa teologo e' necessario, anche per la verita' storica, ed e' importante saper leggere in profondita' tali radici, perche' possano animare anche l'oggi". La platea e i palchi del teatro erano gremiti dall'intellighenzia croata che ha accolto con un tale calore le parole del Pontefice che qualcuno nel seguito ha ricordato "con vergogna" il veto che nel 2007 impedi' a Ratzinger di tenere una lectio magistralis alla Sapienza di Roma. Un accostamento che viene spontaneo perche' a Zagabria il Papa ricorda come l'istituzione stessa dell'Universita' sia legata alla fede cristiana, definendo "decisivo" il fatto di "cogliere il dinamismo che sta dentro l'avvenimento, per esempio, della nascita di un'universita', o di un movimento artistico, o di un ospedale". "Alla base di tutto - ha rilevato - ci sono uomini e donne, ci sono delle persone, delle coscienze, mosse dalla forza della verita' e del bene". La coscienza, ha aggiunto, "e' trasversale rispetto ai differenti campi che vi vedono impegnati ed e' fondamentale per una societa' libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale". "Penso naturalmente - ha tenuto a sottolineare il Pontefice - all'Europa, di cui la Croazia e' da sempre parte sul piano storico-culturale, mentre sta per entrarvi su quello politico-istituzionale". Ebbene, ha rimarcato, "le grandi conquiste dell'eta' moderna, cioe' il riconoscimento e la garanzia della liberta' di coscienza, dei diritti umani, della liberta' della scienza e, quindi, di una societa' libera, sono da confermare e da sviluppare mantenendo pero' aperte la razionalita' e la liberta' al loro fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi casi".
"La qualita' della vita sociale e civile, la qualita' della democrazia - ha messo in chiaro il Papa - dipendono in buona parte da questo punto critico che e' la coscienza, da come la si intende e da quanto si investe sulla sua formazione". E il messaggio che deve arrivarci dalla storia gloriosa della cultura europea e' che "la religione non e' una realta' a parte rispetto alla societa': e' invece una sua componente connaturale, che costantemente richiama la dimensione verticale, l'ascolto di Dio come condizione per la ricerca del bene comune, della giustizia e della riconciliazione nella verita'".
"La religione - ha osservato ancora il Pontefice - mette l'uomo in relazione con Dio, Creatore e Padre di tutti, e deve quindi essere una forza di pace". Ma da parte loro, ha concluso, "le religioni devono sempre purificarsi secondo questa loro vera essenza per corrispondere alla loro genuina missione".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN CROAZIA: IPPODROMO GREMITO PER GIORNATA DELLE FAMIGLIE

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

L'Ippodromo di Zagabria, dove il Papa presiede la messa in occasione della prima Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate, e' gremito da centinaia di migliaia di fedeli. Al suo arrivo Benedetto XVI ha compiuto un giro tra i settori in papamobile per consentire a tutti di vederlo e salutarlo, cosa che i diversi gruppi presenti hanno fatto anche alzando striscioni e ritmando il nome del Pontefice. Secondo fonti locali, i fedeli presenti sono 400 mila. Concelebrano con il Papa 60 vescovi e mille sacerdoti.

© Copyright (AGI)

PAPA IN CROAZIA: BOZANIC, GRAZIE PER BEATO WOJTYLA CHE CI AIUTO'

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

Un grande grazie a Benedetto XVI a nome di tutti i croati per aver elevato il primo maggio scorso all'onore degli altari Papa Wojtyla e' stato pronunicato oggi dal cardinale Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria e vice presidente dei vescovi europei, in apertura della grande messa celebrata dal Pontefice nel grande ippodromo, teatro del primo grande incontro dei cattolici croati con Giovanni Paolo II che aveva contribuito in modo determinate nel 1992 all'indipendenza del loro Paese con il riconoscimento diplomatico della Santa Sede in anticipo sulla comunita' internazionale, deciso dal Papa polacco nell'intento di fermare l'aggressione serba alla Croazia e alla Slovenia. "Questo luogo ricordo in cui ci troviamo - ha detto il porporato rivolto a Papa Ratzinger - e' per noi un importante luogo ricordo della prima visita delle tre indimenticabili visite apostoliche in Croazia di Papa Giovanni Paolo II, che proprio Vostra Santita' ha proclamato Beato un mese fa". "Abbiamo sperimemtato - ha continuato il cardinale Bozanic, la cura paterna di Giovanni Paolo II sia come Popolo che come Stato, soprattutto nei giorni delle terribili prove, attraverso le sue ferventi preghiere, i suoi gesti decisi e le parole di verita' che ha proferito con tanto coraggio. La sua cur apastorale si e' trasformata in questi giorni in forza di intercessione celeste". "Per questo - ha concluso l'arcivescovo interrotto piu' volte dagli applausi lunghissimi della folla - vogliamo dirle grazie per il dono del nuovo intercessore in Cielo, del beato Giovanni Paolo II".

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PAPA IN CROAZIA: VESCOVI, E' DIRITTO NASCERE CON PADRE E MADRE

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

Rappresenta "un diritto naturale" nascere in una famiglia con un padre e una madre. I vescovi croati hanno voluto ribadirlo alla presenza di Benedetto XVI, esortando anche a "non chiamare piu' progresso cio' che conduce alla morte". "Oggi e' riconosciuto a tutti il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, quindi anche noi che rappresentiamo la maggioranza del popolo croato, dei cittadini della Repubblica di Croazia, rivendichiamo l'inalienabile diritto di voler vivere e di esprimere pubblicamente i valori mediante i quali la vita ci e' stata donata", ha detto ai 400 mila fedeli radunati oggi nell'Ippodromo di Zagabria il responsabile della pastorale familiare della Conferenza Episcopale Croata e vescovo di Krk, monsignor Valter Zupan, ricordando nel suo indirizzo di saluto al Papa come "sulla stabilita' della famiglia ancorata ai valori cristiani si sia fondata la costruzione dell'Europa e della nostra Croazia che dell'Europa e' da sempre parte integrante". "Siamo fermamente convinti - ha scandito il presule - che su tali valori si fonda il nostro futuro. E vogliamo che i nostri bambini possano continuare a chiamare 'mamma' e 'papa'' i loro genitori perche' e' un loro diritto naturale testimoniare pubblicamente che un padre e una madre hanno dato loro la vita. Abbiamo il diritto di chiedere che i nostri governanti - ha poi concluso - che promuovano l'accoglienza e la difesa della vita, rivedendo finalmente la legge sull'interruzione volontaria della vita concepita, introdotta in tempi che vorremmo credere conclusi per sempre".

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Padre Lombardi: non si comprende il popolo croato se non in rapporto alla sua grande fede

Al termine della prima giornata del viaggio apostolico del Papa a Zagabria, la nostra inviata Giada Aquilino ha chiesto un commento al direttore della Sala Stampa vaticana, e nostro direttore generale, padre Federico Lombardi:

R. – C’è un’accoglienza veramente cordiale e profonda da parte di tutto il popolo nei confronti del Santo Padre. Sentendo parlare, per esempio, i presentatori dell’incontro culturale, notavo la loro riflessione su come la cultura cristiana sia identificata con la storia culturale della Croazia: cioè, questo popolo non si può capire, non può capire se stesso, se non nel suo rapporto con la fede cristiana e con la Chiesa cattolica anche come istituzione. Io sono stato molto colpito del fatto che l’incontro coi giovani si sia svolto nella piazza principale di una grande città e sia stato un incontro che, con molta naturalezza, ha avuto non solo parole e canti, ma anche l'adorazione silenziosa dell’Eucaristia. se pensiamo a una grande città secolare, è difficile immaginarsi un’adorazione eucaristica nel centro della piazza più frequentata... Quindi si vede che - anche se questo è un Paese moderno, un Paese che vive le sfide della secolarizzazione come tutti gli altri Paesi europei - di fatto questa identità profondamente cristiana e cattolica viene avvertita tuttora come molto reale, molto concreta. Per cui, il Papa è accolto veramente come una persona di famiglia e i discorsi che egli fa vengono percepiti, anche in tempi in cui questo non è più scontato, come "familiari" per chi li ascolta, per la cultura di questo popolo.

D. – A proposito del popolo croato, il Papa ha incontrato le massime autorità dello Stato. I temi affrontati sono stati educazione e famiglia …

R. – E’ da notare che le massime autorità dello Stato stanno partecipando a tutti gli eventi, a tutti i momenti di questo viaggio, non solo alle visite protocollari. Quindi, i massimi rappresentanti delle istituzioni sentono la visita del Papa come qualcosa che è gradito e che sostiene il cammino di questo popolo, di questa nazione. Questo è un fatto molto bello, ovvero il Papa trovi una sponda di dialogo partecipe, di dialogo serio, nelle autorità su temi che ci stanno così a cuore.

© Copyright Radio Vaticana


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PAPA: NO ALLE COPPIE DI FATTO, NON E' LA VERA FAMIGLIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

Il Papa a Zagabria dice no alle coppie di fatto e esorta i cattolici croati, presenti in 400 mila alla Giornata nazionale delle famiglie, a "non ridurre l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita".
"Nella societa' odierna, specialmente in Europa, va diffondendosi una secolarizzazione che porta all'emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia". Per questo e' urgente, ha affermato Benedetto XVI nell'omelia pronunciata all'Ippodromo di Zagabria, "affermare l'intangibilita' della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessita' di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli".
"Si assolutizza - ha denunciato il Papa - una liberta' senza impegno per la verita', e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualita' delle relazioni con le persone e i valori umani piu' profondi; si riduce l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita". "Siamo chiamati a contrastare tale mentalita'", ha scandito Ratzinger definendo "molto importante la testimonianza e l'impegno delle famiglie cristiane, la loro testimonianza concreta".
"Non cedete - ha invocato rivolto ai cattolici croati - a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio. Mostrate con la vostra testimonianza di vita che e' possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un'altra persona".

© Copyright (AGI)

PAPA IN CROAZIA: SECOLARISMO DISGREGA FAMIGLIE E CHIUDE A VITA

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

"Nella societa' odierna, specialmente in Europa, va diffondendosi una secolarizzazione che porta all'emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia". Per questo e' urgente, ha affermato Benedetto XVI nell'omelia pronunciata questa mattina all'Ippodromo di Zagabria in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate, "affermare l'intangibilita' della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessita' di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli". "Si assolutizza - ha denunciato il Papa - una liberta' senza impegno per la verita', e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualita' delle relazioni con le persone e i valori umani piu' profondi; si riduce l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita". "Siamo chiamati a contrastare tale mentalita'", ha scandito Ratzinger definendo "molto importante la testimonianza e l'impegno delle famiglie cristiane, la loro testimonianza concreta".
"Non cedete - ha invocato rivoloto ai cattolici croati - a quella mentalita' secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio. Mostrate con la vostra testimonianza di vita che e' possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un'altra persona". "Care famiglie - ha esortato il Pontefice - gioite per la paternita' e la maternita'", ricordando che "l'apertura alla vita e' segno di apertura al futuro, di fiducia nel futuro, cosi' come il rispetto della morale naturale libera la persona, anziche' mortificarla". "Il bene della famiglia - ha continuato - e' anche il bene della Chiesa. L'edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della piu' grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con se'. E reciprocamente, la Chiesa viene edificata dalle famiglie, piccole chiese domestiche".
Per il Papa teologo, dunque, "e' piu' che mai necessaria e urgente la presenza di famiglie cristiane". "Cari fratelli e sorelle - ha detto alla folla presente nell'Ippodromo - ho accolto molto volentieri l'invito rivoltomi dai vescovi della Croazia a visitare questo Paese in occasione del primo Incontro nazionale delle famiglie cattoliche croate. Desidero esprimere il mio vivo apprezzamento per l'attenzione e l'impegno verso la famiglia, non solo perche' questa fondamentale realta' umana oggi, nel vostro Paese come altrove, deve affrontare difficolta' e minacce, e quindi ha particolare bisogno di essere evangelizzata e sostenuta, ma anche perche' le famiglie cristiane sono una risorsa decisiva per l'educazione alla fede, per l'edificazione della Chiesa come comunione e per la sua presenza missionaria nelle piu' diverse situazioni di vita". "Conosco - ha poi aggiunto rivolgendosi irettamente ai vescovi - la generosita' e la dedizione con cui voi, cari Pastori, servite il Signore e la Chiesa. Il vostro lavoro quotidiano per la formazione alla fede delle nuove generazioni, come anche per la preparazione al matrimonio e per l'accompagnamento delle famiglie, e' la strada fondamentale per rigenerare sempre di nuovo la Chiesa e anche per vivificare il tessuto sociale del Paese. Continuate con disponibilita' questo vostro prezioso impegno pastorale".
"E' ben noto a ciascuno - ha sottolineato ancora il Pontefice - come la famiglia cristiana sia segno speciale della presenza e dell'amore di Cristo e come essa sia chiamata a dare un contributo specifico ed insostituibile all'evangelizzazione". "Il beato Giovanni Paolo II, che per ben tre volte visito' questo nobile Paese, affermava - ha ricordato Papa Ratzinger - che 'la famiglia cristiana e' chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale, ponendo cioe' al servizio della Chiesa e della societa' se stessa nel suo essere ed agire, in quanto intima comunita' di vita e d'amore'". "La famiglia cristiana - ha poi rilevato Benedetto XVI citando stavolta quanto egli stesso disse ai fedeli della diocesi di Roma nel giugno 2005, cioe' appena un mese dopo essere stato eletto - e' sempre stata la prima via di trasmissione della fede e anche oggi conserva grandi possibilita' per l'evangelizzazione in molteplici ambiti.esemplari. Preghiamo il Signore affinche' le famiglie siano sempre piu' piccole Chiese e le comunita' ecclesiali siano sempre piu' famiglia".
Al termine del rito, prima di intonare la preghiera mariana del Regina Caeli, il Papa ha voluto ringraziare i 400 mila fedeli presenti per "l'intensa e devota partecipazione, con la quale - ha detto loro - avete voluto esprimere anche il vostro amore per la famiglia e il vostro impegno in favore di essa". "Oggi - ha ricordato ancora Benedetto XVI - io sono qui per confermarvi nella fede; e' questo il dono che vi porto: la fede di Pietro, la fede della Chiesa! Ma, al tempo stesso, voi donate a me questa stessa fede, arricchita dalla vostra esperienza, dalle gioie e dalle sofferenze. In particolare, voi mi donate la vostra fede vissuta in famiglia, perche' io la conservi nel patrimonio di tutta la Chiesa. Io so che voi trovate grande forza in Maria, Madre di Cristo e Madre nostra". "Spiritualmente rivolti al Santuario di Marija Bistrica, e le affidiamo alla Vergine - ha esortato infine - tutte le famiglie croate: i genitori, i figli, i nonni; il cammino dei coniugi, l'impegno educativo, il lavoro professionale e casalingo. E invochiamo la sua intercessione perche' le pubbliche istituzioni sostengano sempre la famiglia, cellula dell'organismo sociale".

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PAPA IN CROAZIA: LANCIA INCONTRO MONDIALE FAMIGLIE A MILANO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 5 giu.

"Cari fratelli e sorelle, proprio tra un anno, celebreremo il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, a Milano". Lo ha annunciato il Papa ai 400 mila fedeli presenti oggi nell'Ippodromo di Zagabria in occasione dell'Incontro nazionale delle famiglie cattoliche croate. "Affidiamo a Maria - ha esortato - la preparazione di questo importante evento ecclesiale". Tra i 60 vescovi concelebranti era presente oggi anche il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, cardinale Ennio Antonelli, responsabile dell'organizzazione dell'IMF che si terra' dal 30 maggio al 3 giugno 2012 nelle strutture dell'Expo' attualmente in costruzione. Papa Ratzinger concludera' personalmente l'IMF con una grande messa.

© Copyright (AGI)


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Il Papa: “Senza fede l’Europa crolla”

Benedetto XVI a Zagabria: la Croazia entri nella Ue e porti i suoi valori cristiani

GIACOMO GALEAZZI

INVIATO A ZAGABRIA

«Vengo in mezzo a voi come pellegrino nel nome di Cristo. La diversità è la nostra ricchezza». I viaggi di Joseph Ratzinger sono spesso pastorali e geopolitici.
Un anno fa è volato a Malta in piena battaglia sul divorzio, stavolta dà slancio all'ingresso della Croazia in Europa e stigmatizza dell'Ue il «burocratismo che può far paura», i «razionalismi astratti» in una «cultura odierna permeata dall'individualismo». Nella «Polonia del Sud» (90% di cattolici) prega con i giovani, dialoga con il mondo della cultura, affida alla religione, che è «parte della società», il ruolo di «forza di pace» perché «senza una coscienza la crisi occidentale è irrimediabile».
Il Papa lascia Roma raccomandando all'Italia di «sostenere sempre la famiglia» e il capo dello Stato Giorgio Napolitano fa auguri alla sua missione a Zagabria («la Croazia nell'Ue servirà a dare stabilità ai Balcani»). Prima di atterrare in quello che diventerà presto il 28˚paese membro dell'Unione Europea, Benedetto XVI ha parlato in volo ai giornalisti del futuro del Vecchio continente e dell'importanza dell'integrazione di una piccola nazione che ha un rapporto con la Santa Sede antico di tredici secoli. Il processo verso l'unità è «logico, giusto, necessario» però va arricchito sul piano culturale e spirituale attraverso l'umanesimo cristiano e la forza di una storicità capace di contrapporsi al razionalismo astratto. È questo, nella visione del Papa, l'antidoto allo scetticismo di fronte al volto più burocratico dell'Ue in una terra che «si sente mitteleuropea più che balcanica» grazie anche alla memoria del beato Alojzije Stepinac, testimone della fede contro le dittature tra loro opposte degli ustascia e dei comunisti, protettore («al di là di radicati stereotipi frutto della propaganda totalitaria», evidenzia l'Osservatore Romano) di zingari, ebrei e ortodossi perseguitati. «Un esempio per l'Europa di oggi».
Il tema della coscienza «è fondamentale per una società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovrannazionale». Entrando nell'Ue 20 anni dopo la proclamazione dell'indipendenza, la Croazia «contribuisca alla difesa dei valori». L'Occidente e l'Europa hanno bisogno di una «coscienza» o sarà «crisi senza rimedio». E la coscienza è quella base comune e riconoscibile di valori, «forza contro ogni dittatura» e base da cui dipende «la qualità della democrazia». Così «una comunità, nazionale o sovrannazionale esce dalla sfera del soggettivo, porta in superficie il proprio tessuto morale e religioso». I valori, appunto. Come quello della famiglia, che va sempre sostenuta. L'afflato cristiano si coglie ovunque nella capitale, dove insieme a tante bandiere nazionali sventolano vessilli vaticani. Il tema dell'Europa ha un posto fondamentale nella «due giorni» a Zagabria avviata dai colloqui col presidente Josipovic e la premier Kosor, l'incontro con la società civile al Teatro Nazionale e il contatto con i 70 mila Papa-boys che già dal pomeriggio hanno inondato di feste e canti la piazza centrale.
L'invito rivolto all'Unione è quello a mettere da parte i «razionalismi astratti», a riscoprire «le diverse culture che sono la sua vera identità», a deporre quel «burocratismo centralista» che «a volte può far paura». Specie a Paesi piccoli come la Croazia dove non mancano scetticismi rispetto all'appuntamento con l'Europa. Ma questo processo non va messo in discussione, raccomanda il Papa, rivolgendosi a una nazione che descrive simile per devozione alla sua Baviera e pensando a quelle radici cristiane di cui tante volte ha richiamato la necessità. Sullo sfondo, la polemica per la decisione della Conferenza episcopale croata di non invitare l'ex presidente della Repubblica Stipe Mesic all'incontro tra il Papa e gli esponenti della vita politica e culturale. «È stata una porcheria», si è lamentato senza mezzi termini lo stesso Mesic. «L'invito - si sono giustificati i vescovi non è stato mandato a nessun ex dirigente politico».

© Copyright La Stampa, 5 giugno 2011


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Papa in Croazia: Operare per riconciliazione cristiani-musulmani

Roma, 5 giu. (TMNews)

Papa Benedetto XVI ha invitato vescovi e sacerdoti croati a operare ''sempre al servizio della riconciliazione tra i cristiani divisi e tra cristiani e musulmani, seguendo le orme di Cristo, che e' nostra pace''.
Celebrando i Vespri nella cattedrale di Zagabria, il Santo Padre ha sottolineato: ''La Chiesa in Croazia e' chiamata ad essere unita per affrontare le sfide del mutato contesto sociale, individuando con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione, specialmente al servizio delle giovani generazioni.
Cari Fratelli nell'Episcopato, vorrei incoraggiare anzitutto voi nello svolgimento della vostra missione. Quanto piu opererete in feconda concertazione tra voi e in comunione con il Successore di Pietro, tanto piu potrete affrontare le difficolta' della nostra epoca. E' importante, inoltre, che soprattutto i Vescovi e i sacerdoti operino sempre al servizio della riconciliazione tra i cristiani divisi e tra cristiani e musulmani, seguendo le orme di Cristo, che e nostra pace. Riguardo ai sacerdoti, non mancate di offrire loro chiari indirizzi spirituali, dottrinali e pastorali. La comunita' ecclesiale, infatti, presenta al proprio interno legittime diversita', tuttavia essa non puo rendere una testimonianza fedele al Signore se non nella comunione dei suoi membri. Questo richiede da voi il servizio della vigilanza, da offrire nel dialogo e con grande amore, ma anche con chiarezza e fermezza''.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN CROAZIA: STEPINAC HA COMBATTUTO NAZISMO E COMUNISMO

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

"Grazie alla sua salda coscienza cristiana, ha saputo resistere ad ogni totalitarismo, diventando nel tempo della dittatura nazista e fascista difensore degli ebrei, degli ortodossi e di tutti i perseguitati, e poi, nel periodo del comunismo, dei suoi fedeli, specialmente dei tanti sacerdoti perseguitati e uccisi".
Con queste parole Benedetto XVI ha reso omaggio alla memoria del cardinale Aloisio Stepinac, "intrepido pastore, esempio di zelo apostolico e di cristiana fermezza, la cui eroica esistenza ancora oggi - ha detto dopo aver pregato davanti alla teca che ne custodisce le spoglie nella Cattedrale di Zagabria, ultima tappa della sua visita in Croazia - illumina i fedeli cattolici, sostenendone la fede e la vita ecclesiale".
Secondo il Papa, "i meriti di questo indimenticabile vescovo", beatificato da Giovanni Paolo II con una decisione contestata dai nazionalisti serbi e da esponenti ex comunisti che rimproveravano al porporato croato un iniziale appoggio al dittatore Ante Pavelic, derivano essenzialmente dalla fede: "nella sua vita - infatti - egli ha sempre tenuto fisso lo sguardo su Gesu' al punto da diventarne una viva immagine, 'avvocato' di Dio su questa terra, poiche' ha tenacemente difeso la verita' e il diritto dell'uomo di vivere con Dio".
"Il suo martirio segna il culmine delle violenze perpetrate contro la Chiesa durante la terribile stagione della persecuzione comunista", ha affermato ancora il Pontefice tedesco alludendo indirettamente alle mai ben chiarite circostanze della morte del porporato - avvenuta il 10 febbraio 1960 - che, secondo fonti cattoliche, potrebbe essere stata provocata con il veleno in quanto le sue condizioni si aggravarono in modo repentino e il regime comunista - pur autorizzando le esequie pubbliche - impedi' che fosse praticata l'autopsia sul corpo, distruggendone anzi gli organi, ufficialmente per impedire che diventassero oggetto di venerazione. Di certo, l'arcivescovo Stepinac, che aveva fatto pubblicare una lettera collettiva dell'episcopato croato contro le ingiustizie subite dalla Chiesa, fu arrestato il 18 settembre 1946 e subi' un processo-farsa con false testimonianze e calunnie, concluso da una condanna a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili. Fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al dicembre 1951 quando venne confinato nel villaggio natio di Krasic, dove era sorvegliato dalla polizia e impedito ad esercitare il ministero episcopale. Il 12 gennaio 1953 Pio XII lo creo' cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia. "I cattolici croati, in particolare il clero, sono stati oggetto - ha ricordato oggi Joseph Ratzinger - di vessazioni e soprusi sistematici, che miravano a distruggere la Chiesa cattolica, a partire dalla sua piu' alta Autorita' locale. Quel tempo particolarmente duro e' stato caratterizzato da una generazione di Vescovi, di sacerdoti e di religiosi pronti a morire per non tradire Cristo, la Chiesa e il Papa". "La gente ha visto che i sacerdoti non hanno mai perso la fede, la speranza, la carita', e cosi' sono rimasti sempre uniti. Questa unita' - ha poi concluso - spiega cio' che e' umanamente inspiegabile: che un regime cosi' duro non abbia potuto piegare la Chiesa".

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PAPA IN CROAZIA: SVOLTA CULTURALE PER RISPONDERE ALLE SFIDE DI OGGI

Salvatore Izzo

(AGI) - Zagabria, 5 giu.

Una "svolta culturale", per promuovere "una cultura della vita e una societa' a misura dell'uomo", e' stata invocata da Benedetto XVI che - prima di lasciare la capitale croata per fare rientro a Roma - si e' rivolto ai vescovi del paese sottolineando che "l'insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso, non puo' essere svincolato dal Vangelo" e che "spetta proprio ai pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilita' personali, l'armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede". Offrendo "chiari indirizzi spirituali, dottrinali e pastorali" nella consapevolezza che "la comunita' ecclesiale presenta al proprio interno legittime diversita' ma ugualmente non puo' rendere una testimonianza fedele al Signore se non nella comunione dei suoi membri".
"La Chiesa in Croazia e' chiamata ad essere unita per affrontare le sfide del mutato contesto sociale, individuando con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione, specialmente al servizio delle giovani generazioni", ha affermato Benedetto XVI nella Cattedrale di Zagabria dove ha presieduto la preghiera dei vespri con i vescovi, sacerdoti e religiosi, occasione per raccomandare ai presuli "il servizio della vigilanza, da offrire nel dialogo e con grande amore, ma anche con chiarezza e fermezza"; ai sacerdoti "il servizio della riconciliazione tra i cristiani divisi e tra cristiani e musulmani, seguendo le orme di Cristo, che e' nostra pace; e ai religiosi "la missione di testimoniare in ogni epoca la forma di vita che Gesu', supremo consacrato e missionario del Padre per il suo Regno, ha abbracciato ed ha proposto ai discepoli che lo seguivano".

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Discorso del Papa per i Vespri nella Cattedrale di Zagabria
Alla presenza di Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi





ZAGABRIA, domenica, 5 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questa domenica sera da Benedetto XVI nel presiere nella Cattedrale di Zagabria dedicata a Maria SS.ma Assunta e a S. Stefano d’Ungheria la celebrazione dei secondi Vespri della VII domenica di Pasqua con i Vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate, i seminaristi, i novizi e le novizie.


* * *

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel presbiterato, Cari fratelli e sorelle! Rendo grazie al Signore per questo incontro, nella preghiera, che mi consente di vivere uno speciale momento di comunione con voi, Vescovi, sacerdoti, persone consacrate, seminaristi, novizi e novizie. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la testimonianza che rendete alla Chiesa, come hanno fatto nei secoli tanti Pastori e Martiri in questa terra, da san Domnio fino al beato Cardinale Stepinac, all’amato Cardinale Kuharić e a molti altri.

Ringrazio il Cardinale Josip Bozanić per le cortesi parole che mi ha rivolto. Questa sera vogliamo fare devota e orante memoria del Beato Alojzije Stepinac, intrepido Pastore, esempio di zelo apostolico e di cristiana fermezza, la cui eroica esistenza ancora oggi illumina i fedeli delle Diocesi croate, sostenendone la fede e la vita ecclesiale. I meriti di questo indimenticabile Vescovo derivano essenzialmente dalla sua fede: nella sua vita, egli ha sempre tenuto fisso lo sguardo su Gesù e a Lui si è sempre conformato, al punto da diventare una viva immagine del Cristo, anche sofferente. Proprio grazie alla sua salda coscienza cristiana, ha saputo resistere ad ogni totalitarismo, diventando nel tempo della dittatura nazista e fascista difensore degli ebrei, degli ortodossi e di tutti i perseguitati, e poi, nel periodo del comunismo, «avvocato» dei suoi fedeli, specialmente dei tanti sacerdoti perseguitati e uccisi. Sì, è diventato «avvocato» di Dio su questa terra, poiché ha tenacemente difeso la verità e il diritto dell’uomo di vivere con Dio.

"Con un’unica oblazione [Cristo] ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati" (Eb 10,14). Questa espressione della Lettera agli Ebrei, poc’anzi proclamata, ci invita a considerare la figura del Beato Cardinale Stepinac secondo la "forma" di Cristo e del suo Sacrificio. Il martirio cristiano infatti è la più alta misura di santità, ma lo è sempre e soltanto grazie a Cristo, per suo dono, come risposta alla sua oblazione che riceviamo nell’Eucaristia. Il Beato Alojzije Stepinac ha risposto con il suo sacerdozio, con l’episcopato, con il sacrificio della vita: un unico "sì" unito a quello di Cristo. Il suo martirio segna il culmine delle violenze perpetrate contro la Chiesa durante la terribile stagione della persecuzione comunista. I cattolici croati, in particolare il clero, sono stati oggetto di vessazioni e soprusi sistematici, che miravano a distruggere la Chiesa cattolica, a partire dalla sua più alta Autorità locale. Quel tempo particolarmente duro è stato caratterizzato da una generazione di Vescovi, di sacerdoti e di religiosi pronti a morire per non tradire Cristo, la Chiesa e il Papa. La gente ha visto che i sacerdoti non hanno mai perso la fede, la speranza, la carità, e così sono rimasti sempre uniti. Questa unità spiega ciò che è umanamente inspiegabile: che un regime così duro non abbia potuto piegare la Chiesa.

Anche oggi la Chiesa in Croazia è chiamata ad essere unita per affrontare le sfide del mutato contesto sociale, individuando con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione, specialmente al servizio delle giovani generazioni. Cari Fratelli nell’Episcopato, vorrei incoraggiare anzitutto voi nello svolgimento della vostra missione. Quanto più opererete in feconda concertazione tra voi e in comunione con il Successore di Pietro, tanto più potrete affrontare le difficoltà della nostra epoca. È importante, inoltre, che soprattutto i Vescovi e i sacerdoti operino sempre al servizio della riconciliazione tra i cristiani divisi e tra cristiani e musulmani, seguendo le orme di Cristo, che è nostra pace. Riguardo ai sacerdoti, non mancate di offrire loro chiari indirizzi spirituali, dottrinali e pastorali. La comunità ecclesiale, infatti, presenta al proprio interno legittime diversità, tuttavia essa non può rendere una testimonianza fedele al Signore se non nella comunione dei suoi membri. Questo richiede da voi il servizio della vigilanza, da offrire nel dialogo e con grande amore, ma anche con chiarezza e fermezza. Cari Fratelli, aderire a Cristo significa "osservare la sua parola" in ogni circostanza (cfr Gv 14,23).

A tale proposito, il Beato Cardinale Stepinac così si esprimeva: «Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita» (Omelia nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno 1943). L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella "svolta culturale" necessaria per promuovere una cultura della vita e una società a misura dell’uomo.

Cari sacerdoti - specialmente voi parroci - conosco l’importanza e la molteplicità dei vostri compiti, in un’epoca nella quale la scarsità di presbiteri comincia a farsi fortemente sentire. Vi esorto a non perdervi d’animo, a rimanere vigilanti nella preghiera e nella vita spirituale per compiere con frutto il vostro ministero: insegnare, santificare e guidare quanti sono affidati alle vostre cure. Accogliete con magnanimità chi bussa alla porta del vostro cuore, offrendo a ciascuno i doni che la bontà divina vi ha affidato. Perseverate nella comunione con il vostro Vescovo e nella collaborazione reciproca. Alimentate il vostro impegno alle sorgenti della Scrittura, dei Sacramenti, della lode costante di Dio, aperti e docili all’azione dello Spirito Santo; sarete così operatori efficaci della nuova evangelizzazione, che siete chiamati a realizzare unitamente ai laici, in modo coordinato e senza confusione fra ciò che dipende dal ministero ordinato e ciò che appartiene al sacerdozio universale dei battezzati. Abbiate a cuore la cura delle vocazioni al sacerdozio: sforzatevi, con il vostro entusiasmo e la vostra fedeltà, di trasmettere un vivo desiderio di rispondere generosamente e senza esitazione a Cristo, che chiama a conformarsi più intimamente a Lui, Capo e Pastore.

Cari consacrati e consacrate, molto la Chiesa si attende da voi, che avete la missione di testimoniare in ogni epoca «la forma di vita che Gesù, supremo consacrato e missionario del Padre per il suo Regno, ha abbracciato ed ha proposto ai discepoli che lo seguivano» (Esort. ap. Vita consecrata, 22). Dio sia sempre la vostra unica ricchezza: da Lui lasciatevi plasmare, per rendere visibile all’uomo d’oggi, assetato di valori veri, la santità, la verità, l’amore del Padre celeste. Sorretti dalla grazia dello Spirito, parlate alla gente con l’eloquenza di una vita trasfigurata dalla novità della Pasqua. L’intera vostra esistenza diverrà così segno e servizio della consacrazione che ogni battezzato ha ricevuto quando è stato incorporato a Cristo.

A voi, giovani che vi preparate al sacerdozio o alla vita consacrata, desidero ripetere che il divino Maestro è costantemente all’opera nel mondo e dice a ciascuno di quelli che ha scelto: "Seguimi" (Mt 9,9). È una chiamata che esige la conferma quotidiana di una risposta d’amore. Sia sempre pronto il vostro cuore! L’eroica testimonianza del Beato Alojzije Stepinac ispiri un rinnovamento delle vocazioni tra i giovani croati. E voi, cari Fratelli nell’episcopato e nel presbiterato, non mancate di offrire ai giovani dei seminari e dei noviziati una formazione equilibrata, che li prepari a un ministero ben inserito nella società del nostro tempo, grazie alla profondità della loro vita spirituale e alla serietà dei loro studi.

Amata Chiesa in Croazia, assumi con umiltà e coraggio il compito di essere la coscienza morale della società, "sale della terra" e "luce del mondo" (cfr Mt 5,13-14). Sii sempre fedele a Cristo e al messaggio del Vangelo, in una società che cerca di relativizzare e secolarizzare tutti gli ambiti della vita. Sii la dimora della gioia nella fede e nella speranza.

Carissimi! Il Beato Cardinale Alojzije Stepinac e tutti i Santi della vostra terra intercedano per il vostro popolo e la Madre del Salvatore vi protegga! Con grande affetto imparto a voi ed all’intera Chiesa che è in Croazia la mia Benedizione Apostolica. Amen. Siano lodati Gesù e Maria!

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]




























Discorso di Benedetto XVI nel congedarsi dalla Croazia
I cristiani, uniti "insieme in Cristo", siano l’anima della Nazione





ZAGABRIA, domenica, 5 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questa domenica sera da Benedetto XVI in occasione della cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale "Pleso" di Zagabria.

* * *

Signor Presidente,

Illustri Autorità, cari Fratelli nell’Episcopato,

fratelli e sorelle nel Signore!

La mia visita nella vostra terra giunge al termine. Anche se breve, essa è stata ricca di incontri, che mi hanno fatto sentire parte di voi, della vostra storia, e mi hanno offerto l’occasione per confermare la Chiesa pellegrina in Croazia nella fede in Gesù Cristo, unico Salvatore.

Questa fede, giunta fino a voi attraverso la testimonianza coraggiosa e fedele di tanti vostri fratelli e sorelle, alcuni dei quali non hanno esitato a morire per Cristo e il suo Vangelo, ho qui ritrovato viva e sincera. A Dio rendiamo lode per gli abbondanti doni di grazia che largamente dispone sul quotidiano cammino dei suoi figli! Desidero ringraziare quanti hanno collaborato all’organizzazione di questa mia visita e al suo ordinato svolgimento.

Porto vive nella mente e nel cuore le impressioni di queste giornate. Corale e sentita è stata, stamani, la partecipazione alla santa Messa in occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie. L’incontro di ieri nel Teatro Nazionale mi ha dato modo di condividere una riflessione con i rappresentanti della società civile e delle comunità religiose. I giovani, poi, durante l’intensa Veglia di preghiera, mi hanno mostrato il volto luminoso della Croazia, rivolto al futuro, illuminato da una fede viva, come la fiamma di una lampada preziosa, ricevuta dai padri e che chiede di essere custodita e alimentata lungo il cammino. La preghiera presso la tomba del Beato Cardinale Stepinac ci ha fatto ricordare, in modo speciale, tutti coloro che hanno sofferto – e anche oggi soffrono – a motivo della fede nel Vangelo. Continuiamo ad invocare l’intercessione di questo intrepido testimone del Signore risorto, affinché ogni sacrificio, ogni prova, offerti a Dio per amore suo e dei fratelli, possano essere come chicco di grano che, caduto nella terra, muore per portare frutto.

È stato per me motivo di gioia constatare quanto sia ancora viva nell’oggi l’antica tradizione cristiana del vostro popolo. L’ho toccato con mano soprattutto nella calorosa accoglienza che la gente mi ha riservato, come aveva fatto nelle tre visite del beato Giovanni Paolo II, riconoscendo la visita del Successore di san Pietro, che viene a confermare i fratelli nella fede. Questa vitalità ecclesiale, da mantenere e rafforzare, non mancherà di produrre i suoi effetti positivi sull’intera società, grazie alla collaborazione, che auspico sempre serena e proficua, tra la Chiesa e le istituzioni pubbliche. In questo tempo, nel quale sembrano mancare punti di riferimento stabili e affidabili, i cristiani, uniti "insieme in Cristo", pietra angolare, possano continuare a costituire come l’anima della Nazione, aiutandola a svilupparsi e progredire.

Nel ripartire per Roma, vi affido tutti alle mani di Dio. Egli, datore di ogni bene e provvidenza amorevole, benedica sempre questa terra e il popolo croato e conceda pace e prosperità ad ogni famiglia.

La Vergine Maria vegli sul cammino storico della vostra patria e su quello dell’intera Europa, e vi accompagni anche la mia Apostolica Benedizione, che vi lascio con grande affetto.

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
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PAPA IN CROAZIA

Nella luce del Vangelo

La preghiera sulla tomba del card. Stepinac e il congedo

"Questa sera vogliamo fare devota e orante memoria del beato Alojzije Stepinac, intrepido Pastore, esempio di zelo apostolico e di cristiana fermezza, la cui eroica esistenza ancora oggi illumina i fedeli delle diocesi croate, sostenendone la fede e la vita ecclesiale". Lo ha detto stasera Benedetto XVI in occasione dei vespri e della preghiera presso la tomba del beato card. Stepinac, nella cattedrale di Zagabria.

Un vescovo indimenticabile. "I meriti di questo indimenticabile vescovo – ha chiarito il Papa - derivano essenzialmente dalla sua fede: nella sua vita, egli ha sempre tenuto fisso lo sguardo su Gesù e a Lui si è sempre conformato, al punto da diventare una viva immagine del Cristo, anche sofferente. Proprio grazie alla sua salda coscienza cristiana, ha saputo resistere ad ogni totalitarismo, diventando nel tempo della dittatura nazista e fascista difensore degli ebrei, degli ortodossi e di tutti i perseguitati, e poi, nel periodo del comunismo, ‘avvocato’ dei suoi fedeli, specialmente dei tanti sacerdoti perseguitati e uccisi. Sì, è diventato ‘avvocato’ di Dio su questa terra, poiché ha tenacemente difeso la verità e il diritto dell’uomo di vivere con Dio". Il martirio del beato Alojzije Stepinac "segna il culmine delle violenze perpetrate contro la Chiesa durante la terribile stagione della persecuzione comunista. I cattolici croati, in particolare il clero, sono stati oggetto di vessazioni e soprusi sistematici, che miravano a distruggere la Chiesa cattolica, a partire dalla sua più alta autorità locale". "Quel tempo particolarmente duro – ha ricordato - è stato caratterizzato da una generazione di vescovi, di sacerdoti e di religiosi pronti a morire per non tradire Cristo, la Chiesa e il Papa. La gente ha visto che i sacerdoti non hanno mai perso la fede, la speranza, la carità, e così sono rimasti sempre uniti. Questa unità spiega ciò che è umanamente inspiegabile: che un regime così duro non abbia potuto piegare la Chiesa".

Le nuove sfide. "Anche oggi – ha avvertito il Pontefice - la Chiesa in Croazia è chiamata ad essere unita per affrontare le sfide del mutato contesto sociale, individuando con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione, specialmente al servizio delle giovani generazioni". Di qui l’incoraggiamento ai vescovi nello svolgimento della loro missione: "Quanto più opererete in feconda concertazione tra voi e in comunione con il Successore di Pietro, tanto più potrete affrontare le difficoltà della nostra epoca". È importante, inoltre, che soprattutto i vescovi e i sacerdoti "operino sempre al servizio della riconciliazione tra i cristiani divisi e tra cristiani e musulmani, seguendo le orme di Cristo, che è nostra pace". Riguardo ai sacerdoti, un invito a "offrire loro chiari indirizzi spirituali, dottrinali e pastorali. La comunità ecclesiale, infatti, presenta al proprio interno legittime diversità, tuttavia essa non può rendere una testimonianza fedele al Signore se non nella comunione dei suoi membri".

No alla mediocrità. "Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita", ha dichiarato il Santo Padre, riproponendo alcune parole del card. Stepinac. "L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso – ha aggiunto -, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella ‘svolta culturale’ necessaria per promuovere una cultura della vita e una società a misura dell’uomo.

Coscienza morale della società. Rivolgendosi ai sacerdoti, il Santo Padre li ha esortati a non perdersi d’animo per compiere con frutto il ministero: "insegnare, santificare e guidare quanti sono affidati" alle loro cure. Ai consacrati e consacrate ha ricordato che "molto la Chiesa si attende" da loro. Ai giovani che si preparano al sacerdozio o alla vita consacrata ha espresso l’auspicio che "l’eroica testimonianza del beato Alojzije Stepinac ispiri un rinnovamento delle vocazioni tra i giovani croati". Alla Chiesa croata, l’invito ad assumere "con umiltà e coraggio il compito di essere la coscienza morale della società" e a essere "sempre fedele a Cristo e al messaggio del Vangelo, in una società che cerca di relativizzare e secolarizzare tutti gli ambiti della vita".

Vitalità ecclesiale. "La mia visita nella vostra terra giunge al termine. Anche se breve, essa è stata ricca di incontri, che mi hanno fatto sentire parte di voi, della vostra storia, e mi hanno offerto l’occasione per confermare la Chiesa pellegrina in Croazia nella fede in Gesù Cristo, unico Salvatore": sono le parole che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare nella cerimonia di congedo all’aeroporto di Zagabria, che non si è svolta per la tempesta di pioggia e vento che si è abbattuta stasera sulla città. Il discorso è dato per letto dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "È stato per me motivo di gioia constatare quanto sia ancora viva nell’oggi l’antica tradizione cristiana del vostro popolo – ha scritto il Papa nel suo discorso conclusivo -. L’ho toccato con mano soprattutto nella calorosa accoglienza che la gente mi ha riservato, come aveva fatto nelle tre visite del beato Giovanni Paolo II, riconoscendo la visita del Successore di san Pietro, che viene a confermare i fratelli nella fede". Questa vitalità ecclesiale, "da mantenere e rafforzare", "non mancherà di produrre i suoi effetti positivi sull’intera società, grazie alla collaborazione, che auspico sempre serena e proficua, tra la Chiesa e le istituzioni pubbliche". "In questo tempo, nel quale sembrano mancare punti di riferimento stabili e affidabili, i cristiani, uniti ‘insieme in Cristo’, pietra angolare, possano continuare a costituire come l’anima della Nazione, aiutandola a svilupparsi e progredire", ha concluso il Pontefice.

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