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Viaggio apostolico in San Marino...

Ultimo Aggiornamento: 24/06/2011 17.43
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PAPA: TENTAZIONE POTERE E FRAGILITA' LEGAMI ATTENTANO A FEDE

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Come l'intera penisola italiana e tutta l'Europa, la piccola Repubblica del Titano e' chiamata a "confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalita', costumi e sensibilita'".
Ed "anche qui come altrove, non mancano difficolta' e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralita'".
Benedetto XVI ha voluto sottolinearlo nell'omelia della messa celebrata questa mattina nello stadio di Serravalle, gremito dalla popolazione del piccolo Stato.
"Si e' insinuata - ha osservato il Papa - la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacita' di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realta'.
Cosi', anche in queste terre, si e' iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l'esperienza della fede".
Tra le ombre della societa' attuale, Papa Ratzinger ha ricordato anche "la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilita' psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell'ottenere continuita' formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarieta', prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilita' lavorativa".
Nel mondo - ha ricordato il Pontefice teologo nella sua omelia - c'e' il male, c'e' egoismo, c'e' cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di amare il mondo, di amare l'uomo, nonostante il suo peccato. Gesu' e' il Figlio di Dio che e' nato per noi, che e' vissuto per noi, che ha guarito i malati, perdonato i peccati, accolto tutti". A San Marino, ha continuato, "la varieta' delle diverse etnie - romani, goti e poi longobardi - che entravano in contatto tra loro, qualche volta anche in modo molto conflittuale, trovarono nel comune riferimento alla fede un fattore potente di edificazione etica, culturale, sociale e, in qualche modo, politica". Da questo patrimonio comune si e' sviluppato "un progetto di civilizzazione" e "a ragione, dunque, si puo' dire che la ricchezza di questo popolo e' stata ed e' la fede, e che questa fede ha creato una civilta' veramente unica".
"Voi - ha spiegato il Papa rivolto ai sanmarinesi - siete giustamente fieri e riconoscenti di quanto lo Spirito Santo ha operato attraverso i secoli nella vostra Chiesa. Ma voi sapete anche che il modo migliore di apprezzare un'eredita' e' quello di coltivarla e di arricchirla". E dunque "siete chiamati a sviluppare questo prezioso deposito in un momento tra i piu' decisivi della storia". "Cari amici - ha poi scandito Ratzinger - conosco bene l'impegno di ogni componente di questa Chiesa particolare nel promuovere la vita cristiana nei suoi vari aspetti. Esorto tutti i fedeli ad essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti". A conclusione dell'omelia, Benedetto XVI si e' infine rivolto ai giovani e alle famiglie del piccolo Stato ricordando "l'urgenza di una ripresa delle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione: faccio appello - ha detto - alle famiglie ed ai giovani, perche' aprano l'animo ad una pronta risposta alla chiamata del Signore. Non ci si pente mai ad essere generosi con Dio".
"A voi laici - ha concluso - raccomando di impegnarvi attivamente nella Comunita', cosi' che, accanto ai vostri peculiari compiti civici, politici, sociali e culturali, possiate trovare tempo e disponibilita' per la vita pastorale, rimanete saldamente fedeli al patrimonio costruito nei secoli sull'impulso dei vostri grandi Patroni, Marino e Leone".

© Copyright (AGI)

IMMIGRATI: PAPA, GARANTIRE ACCOGLIENZA SICURA A RIFUGIATI

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Bendetto XVI ha lanciato oggi un appello affinche' "le Autorita' civili ed ogni persona di buona volonta'" si impegnino "a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza". Lo ha fatto al termine della celebrazione nello Stadio di Serravalle, primo atto dell'odierna visita pastorale alla Repubblica di San Marino.
Il Papa ha voluto infatti ricordare che "domani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato e in tale circostanza, quest'anno si celebra il sessantesimo anniversario dell'adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi".

© Copyright (AGI)

PAPA: OGGI DIVENTA BEATA UNA SUORA GHIGLIOTTINATA DAI GIACOBINI

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Al termine della messa celebrata allo stadio di Serravalle gremito dalla popolazione di San Marino, il Papa ha voluto ricordare che quest'oggi a Dax, in Francia, viene proclamata beata Suor Marguerite Rutan, Figlia della Carita', che, ha detto, "nelle tragiche persecuzioni seguite alla Rivoluzione Francese, fu condannata a morte per la sua fede cattolica e la fedelta' alla Chiesa".
Questa religiosa, ha aggiunto, "nella seconda meta' del secolo diciottesimo, lavoro' con grande impegno nell'Ospedale di Dax". Suor Marguerite Rutan nacque a Metz nel 1736, ottava di 15 fratelli. Suo padre intagliava la pietra, era maestro muratore e architetto. La madre, profondamente cristiana, diede a ogni figlio un'educazione religiosa seria e l'esempio di una vita di dedizione. Nel 1757, a 21 anni, inizio' il noviziato presso la casa madre delle Figlie della Carita' a Parigi.
Nel 1779 assunse come superiora la direzione di un ospedale a Dax e divenne rapidamente una pioniera dell'azione sociale, con opere come l'apertura di una scuola e l'accoglienza di bambine abbandonate. Quando giunse il periodo del Terrore, le monache dell'ospedale restarono recluse nel convento di Carmas, trasformato in carcere per le donne, mentre quello dei Cappuccini serviva da carcere per gli uomini e il palazzo episcopale da tribunale rivoluzionario. Nel 1792 le religiose furono accusate di furto, e nel 1793 suor Marguerite venne denunciata e arrestata la vigilia di Natale. Venne condannata a morte dal tribunale rivoluzionario il 9 aprile 1794 e ghigliottinata lo stesso giorno per non aver voluto abiurare dalla sua fede. Un anno dopo, ricorda oggi il sito cattolico Zenit.org, il Direttorio lamento' che la donna fosse stata "sacrificata in modo disumano per motivi la cui prova deve ancora essere acquisita".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA: RINGRAZIA AUTORITA' SAN MARINO PER ORGANIZZAZIONE VISITA

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

"Un pensiero di speciale riconoscenza" e' stato rivolto da Benedetto XVI a conclusione della messa celebrata allo stadio di Serravalle "a tutti coloro che hanno cooperato alla preparazione e organizzazione di questa mia visita".
"Cari fratelli e sorelle, mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, l'ora del mezzogiorno - ha detto ancora il Papa - ci invita a rivolgerci in preghiera alla Vergine Maria. Anche in questa terra, la nostra Madre Santissima e' venerata in diversi Santuari, antichi e moderni. A lei affido tutti voi e l'intera popolazione Sammarinese e Montefeltrina, in modo particolare le persone sofferenti nel corpo e nello spirito. Grazie di cuore!".

© Copyright (AGI)

PAPA: DOPO LA MESSA PRANZO AL SANTUARIO FRANCESCANO DI VALDRAGONE

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Terminata la messa, Benedetto XVI si e' spostato in papamobile fino al Santuario del Cuore Immacolato di Maria tenuto dai francescani a Valdragone, uno dei principali luoghi di fede della Repubblica di San Marino. Qui - nella casa per pellegrini che fa parte del complesso e che e' intitolata a San Giuseppe - sono stati preparati per lui il pranzo e una stanza per la sosta di riposo. Al suo arrivo e' stato accolto dal ministro generale dei Frati Minori, padre Jose' Rodriguez Carballo, e dai frati del Santuario. Alle ore 16, prima di lasciare Casa San Giuseppe, il Papa salutera' gli organizzatori diocesani della visita e i membri della Fondazione Internazionale "Giovanni Paolo II" per il magistero sociale della Chiesa. Quindi si rechera' in auto Piazza della Liberta', per la parte ufficiale della visita alla Repubblica di San Marino.

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Papa: Servono coraggio e generosità in tempi di crisi economica

A San Marino: Affrontare rischio occupazione frontarlieri

Roma, 19 giu. (TMNews)

"Anche nella Repubblica di San Marino, l'attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento; essa infatti pone l'intero tessuto sociale di fronte all'impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilità, con generosità e dedizione, facendo riferimento a quell'amore per la libertà che distingue il vostro popolo". Così il Papa incontrando i membri del Governo, del Congresso e del corpo diplomatico accreditato presso la Repubblica di San Marino.
"Nel frangente di difficoltà economiche in cui versa anche la Comunità Sammarinese - ha detto Benedetto XVI - nel contesto italiano e internazionale, la mia vuole essere una parola di incoraggiamento. Sappiamo che gli anni successivi al secondo conflitto mondiale sono stati un tempo di ristrettezze economiche, che hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare. E' venuto poi un periodo di prosperità, sulla scia dello sviluppo del commercio e del turismo, specie di quello estivo trainato dalla vicinanza della riviera adriatica. In queste fasi di relativa abbondanza spesso si verifica un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei valori fondamentali. Tuttavia, la società Sammarinese manifesta ancora una buona vitalità e conserva le sue migliori energie; ne danno prova le molteplici iniziative caritative e di volontariato a cui si dedicano numerosi vostri concittadini".
Benedetto XVI ha sottolineato che "non mancano le forze positive che permetteranno alla vostra Comunità di affrontare e superare l'attuale situazione di difficoltà. A tale proposito, auspico che la questione dei lavoratori frontalieri, che vedono in pericolo la propria occupazione, si possa risolvere tenendo conto del diritto al lavoro e della tutela delle famiglie".

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Papa a giovani: Non cedete a superficialità, ebrezza ed egoismo

Progresso tecnicoscientifico non basta per problemi umanità

Roma, 19 giu. (TMNews)

"Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche": così il Papa ai giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro incontrati nella cattedrale di Pennabilli.
"Guardando in noi stessi con verità, con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un'insoddisfazione, un'inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare", ha detto Benedetto XVI. "Cari amici, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non fermatevi però alle risposte parziali, immediate, certamente più facili e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull'infinito!".
"Una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnicoscientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell'umanità", ha detto il Papa. "In realtà, se anche ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande sul significato della vita, perché queste sono scritte, per così dire, nell'animo umano e oltrepassano la sfera dei bisogni. L'uomo, anche nell'era del progresso scientifico e tecnologico, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non si ferma alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio. Tutto questo voi lo sperimentate continuamente ogni volta che vi domandate: perché?; quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verità". Per Benedetto XVI, "il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, del relativo, dell'utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
20/06/2011 00.22
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PAPA A SAN MARINO: DUE TERZI DELLA POPOLAZIONE A MESSA SERRAVALLE

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Sono stati 22 mila i fedeli della Repubblica di San Marino, presenti questa mattina alla messa celebrata dal Papa nello Stadio di Serravalle. Lo ha reso noto il vescovo, monsignor Luigi Negri, sottolinenando il calore dell'accoglienza riservata al Pontefice. Si tratta di una partecipazione altissima, se si considera che i cittadini del piccolo stato supera di poco il numero di 31 mila.

© Copyright (AGI)

PAPA: VISITA UFFICIALE A ISTITUZIONI REPUBBLICA SAN MARINO

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Come aveva fatto anche Giovanni Paolo II nell'agosto 1982, e salutato anche lui dall'inno ufficiale e da un colpo di cannone a salve, Benedetto XVI ha compiuto nel pomeriggio una visita ufficiale alle istituzioni della Repubblica di San Marino.
In Piazza della Liberta' e' stato ricevuto dai capitani reggenti, che sono i massimi rappresentanti di questo antichissimo Stato fin dall'alto medio evo, quando si stabili' che fossero in due - uno a rappresentare il popolo rurale e l'altro quello cittadino, cioe' le due classi sociali piu' importanti - per garantire una reale democrazia. Ciascuno dei due esercitava il diritto di veto sull'altro e cosi' si creava un sistema di contrappesi perfetto per cui ogni decisione doveva essere presa di comune accordo, pena la nullita'. Fin da allora il mandato dura appena sei mesi per consentire un controllo da parte del Sindacato della Reggenza, cioe' il giudizio dei cittadini sul fatto e non fatto, le promesse non mantenute, i programmi non sviluppati, le lusinghe rivelatesi tali. Il sistema e' tutt'ora in vigore, con le necessarie modifiche dovute all'ammodernamento delle istituzioni.
Il Papa ha stretto la mano ai due custodi attuali di questa civilissima tradizione, gli attuali capitani reggenti Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini. Entrambi i capitani sono quarantenni, la signora Berti e' laureata in legge e il suo collega e' ingegnere. Insieme hanno accompagnato il Pontefice nel Palazzo Pubblico dove, nella Sala del Consiglio dei XII, lo attendevano riuniti i ministri che hanno poi potuto presentarsi uno ad uno a Benedetto XVI. Dopo un breve colloquio in privato con i Reggenti, Benedetto XVI e' stato introdotto nella storica sala del Consiglio grande e generale per lo scambio dei discorsi. Conclusa la visita ufficiale il Papa raggiungera' la basilica di San Marino per un momento di preghiera davanti al santissimo sacramento e per venerare le reliquie del santo. Il congedo avverra' alle 18.30 circa dall'eliporto di Torraccia.

© Copyright (AGI)  

PAPA: LAICITA' NON IMPEDISCA DIFESA VITA E MODELLO FAMIGLIA

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

"E' importante riconoscere che la famiglia, cosi' come Dio l'ha costituita, e' il principale soggetto che puo' favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni". Solo restando fedeli ai propri valori, infatti, "si puo' costruire una societa' attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignita' e liberta', e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace". Per Papa Ratzinger, che lo ha riaffermato oggi nel discorso rivolto ai "serenissimi capitani reggenti" della Repubblica di San Marino nel corso della visita ufficiale alle istituzioni del piccolo stato, "sono questi i capisaldi della sana laicita', all'interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune" cosi' come testimonia la fedelta' di San Marino alle "radici cristiane" che nei secoli "hanno saputo mettere a frutto il grande patrimonio morale e culturale" che caratterizza ancora oggi questa singolare entita' statuale.
Da parte sua, ha scandito, "rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, la Chiesa collabora con esso al servizio dell'uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo si impegna affinche' le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo".

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PAPA: CRISI DELLA FAMIGLIA METTE A RISCHIO GIOVANI E FUTURO

Salvatore Izzo

(AGI) - San Marino, 19 giu.

Nell'attuale contesto sociale, "l'istituzione familiare viene messa in discussione, quasi nel tentativo di disconoscerne l'irrinunciabile valore". "A subirne le conseguenze - ha denunciato il Papa nel suo discorso ufficiale alle istituzione della Repubblica di San Marino - sono le fasce sociali piu' deboli, specialmente le giovani generazioni, piu' vulnerabili e percio' facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitu' delle dipendenze. Talvolta le realta' educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale".

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PAPA: AI GIOVANI, IMPEGNATEVI PER IL BENE COMUNE

(AGI) - Pennabilli (Rimini), 19 giu.

Impegnatevi per il bene comune. Lo ha chiesto il Papa a 4mila giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro riuniti a Pennabilli, sede italiana della chiesa locale. "Lasciatevi illuminare da Cristo e - ha spiegato Benedetto XVI - potrete portare nei diversi ambienti quella novita' che puo' cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo piu' giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete - ha raccomandato - a logiche individualistiche ed egoistiche".

© Copyright (AGI)

PAPA: TRAMONTA ILLUSIONE CHE SCIENZA RISOLVA TUTTI I PROBLEMI

(AGI) - Pennabilli, 19 giu.

Sembra ormai tramontare "una delle illusioni prodotte nel corso della storia, quella di pensare che il progresso tecnicoscientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell'umanita'".
Infatti, ha detto questo pomeriggio il Papa ai 4mila giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro, "i dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di liberta', alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore".
"In realta' - ha rilevato - se anche cio' fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande sul significato della vita, perche' queste sono scritte, per cosi' dire, nell'animo umano e oltrepassano la sfera dei bisogni".
Infatti, in ogni tempo e quindi "anche nell'era del progresso scientifico e tecnologico, l'uomo rimane un essere aperto alla verita' intera della sua esistenza, che non si ferma alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto piu' ampio".
"Tutto questo - ha osservato Benedetto XVI rivolto ai ragazzi radunati nella piazza centrale di Pennabilli - voi lo sperimentate continuamente ogni volta che vi domandate: 'perche'?'; quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verita'". "Cari giovani - ha ricordato il Pontefice - l'esperienza umana e' una realta' che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed e' qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi". Il rischio paventato nel discorso di oggi pomeriggio "e' sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, del relativo, dell'utile, perdendo la sensibilita' per cio' che si riferisce alla nostra dimensione spirituale". "Non si tratta affatto - ha concluso Ratzinger - di disprezzare l'uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt'altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non e' fatto solo di una dimensione 'orizzontale', ma comprende anche quella 'verticale'".

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PAPA AI GIOVANI: NON SI PUO' VIVERE SENZA DIMENSIONE SPIRITUALE

Salvatore Izzo

(AGI) - Pennabili, 19 giu.

"Guardando in noi stessi con verita', con coraggio, intuiamo la bellezza, ma anche la precarieta' della vita e sentiamo un'insoddisfazione, un'inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. I grandi interrogativi che portiamo dentro di noi: 'chi siamo?', 'da dove veniamo?', 'per chi viviamo?', sono il segno piu' alto della trascendenza dell'essere umano e della capacita' che abbiamo di non fermarci alla superficie delle cose".
Benedetto XVI ha fotografato con queste parole efficaci la ricerca di senso che accomuna in ogni tempo tutte le generazioni ma che i ragazzi avvertono forse con piu' urgenza, come testimonia l'episodio evangelico del "giovane ricco", dal quale ha preso spunto per proporre una straordinaria riflessione sul senso della vita ai coetanei di oggi di quell'interlocutore di Gesu', che rinuncio' poi a seguirlo. "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredita' la vita eterna?", aveva chiesto al Messia e, ha rilevato nel suo discorso il Papa, "dentro questo interrogativo possiamo vedere racchiusa l'ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita". "La 'vita eterna' alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, ma manifesta l'esigenza che l'esistenza quotidiana trovi la sua pienezza: l'uomo - infatti - non puo' vivere senza questa ricerca della verita' su se stesso; verita' che spinga ad aprire l'orizzonte e ad andare al di la' di cio' che e' materiale, non per fuggire dalla realta', ma per viverla in modo ancora piu' vero, piu' ricco di senso e di speranza".
"Cari amici - li ha esortati rispondendo cosi' anche al vescovo Luigi Negri che aveva lamentato l'opera devastante dei 'cattivi mestri' - vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita".
"Non fermatevi pero' - ha raccomandato il Pontefice ai ragazzi - alle risposte parziali, immediate, certamente piu' facili e piu' comode, che possono dare qualche momento di felicita', di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondita' la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore e' una finestra aperta sull'infinito". "Cari giovani - e' stata quindi l'indicazione del Papa teologo - e' proprio nell'apertura alla verita' intera di noi stessi e del mondo che scorgiamo l'iniziativa di Dio nei nostri confronti. Egli viene incontro ad ogni uomo e gli fa conoscere il mistero del suo amore. A quel giovane, che Gli aveva chiesto che cosa fare per entrare nella vita eterna, Gesu' risponde, invitandolo a distaccarsi dai suoi beni e aggiunge: 'Vieni! Seguimi!'. Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perche' il Signore e' con voi: trasformati dallo Spirito Santo potrete sperimentare l'autentica liberta', che e' tale quando e' orientata al bene. In questo modo la vostra vita, animata da una continua ricerca del volto del Signore e dalla volonta' sincera di donare voi stessi, sara' per tanti vostri coetanei un segno, un richiamo eloquente a far si' che il desiderio di pienezza si realizzi nell'incontro con il Signore Gesu'".
Il Papa ha citato in proposito "la testimonianza di tanti giovani che hanno raggiunto la meta della santita': santa Teresa di Gesu' Bambino, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli, che e' di questa terra, e tanti altri, a noi sconosciuti, ma che hanno vissuto il loro tempo nella luce e nella forza del Vangelo" ed ha affidato i ragazzi "alla Vergine Maria, Madre della Chiesa". "Come Lei, possiate pronunciare e rinnovare - ha infine auspicato - il vostro 'si'' e magnificare sempre il Signore con la vostra vita, perche' Lui vi dona parole di vita eterna! Coraggio allora cari giovani e care giovani, nel vostro cammino di fede e di vita cristiana anche io vi sono sempre vicino e vi accompagno con la mia Benedizione".

© Copyright (AGI)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Quando il Papa riempie gli stadi, si svuotano le chiese

di Magdi Cristiano Allam

Ieri mattina per la prima volta ho assistito alla messa del Papa in uno stadio, quello di Serravalle nella Repubblica di San Marino. L’organizzazione è stata perfetta, l’accoglienza buona con tutti, l’attenzione nei miei confronti particolarmente calorosa. Tutto ha funzionato nel migliore dei modi, compreso il tempo, imprevedibile fino all'ultimo, che è stato clemente, con una temperatura calda mitigata da un venticello.
Ci sono andato innanzitutto per il fascino che Benedetto XVI esercita da sempre su di me per la sua straordinaria capacità di incarnare il binomio indissolubile tra fede e ragione, sin da quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger ed io ero ancora un musulmano che inseguiva il sogno di coniugare l’islam con i valori non negoziabili finendo per diventare il nemico numero uno dei fanatici di Allah in Italia; un fascino che mi ha illuminato dentro culminando nel dono della fede in Gesù e nel regalo incommensurabile del battesimo ricevuto dalle stesse mani del Vicario di Cristo.
Così come ci sono andato per la stima e l’amicizia che mi lega a monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, uno dei pochi alti prelati «islamicamente scorretti» in seno alla Chiesa, un missionario cristiano che con l’apostolato e le opere è votato alla lotta contro la «dittatura del relativismo», come sapientemente la definisce Benedetto XVI, dedito ad affermare la certezza del primato della verità assoluta in Cristo che non lascia pertanto alcun dubbio circa l’esclusione dell’islam dall’essere una religione rivelata o su Maometto dall’essere un autentico profeta ispirato da Dio.
Quando fui inaspettamente invitato quale esperto di questioni islamiche da Bruno Vespa, durante l’agonia di Giovanni Paolo II a pochi giorni dalla sua morte il 2 aprile 2005, a dibattere alla trasmissione Porta a Porta su chi avrebbe potuto essere il successore, mi sorpresi sentirmi rispondere: «Papa Wojtyla è stato il Papa che più di altri è riuscito a riempire le piazze, il suo successore dovrà essere capace di riempire le chiese». Mi sorpresi perché pur non essendo un vaticanista o comunque un esperto della Chiesa cattolica, intuii che il male profondo era il relativismo religioso che aveva trasformato Giovanni Paolo II in una sorta di divo internazionale percepito come affascinante per la sua straordinaria maestria comunicativa capace di farsi amare e di infondere l'amore ovunque nel mondo. Ma al tempo stesso il cristianesimo si riduceva ad essere un fenomeno mediatico, con la conseguenza che è calato l'interesse per la dimensione spirituale, è venuta meno la pratica religiosa dei cattolici e sono crollate le vocazioni. Ho pertanto salutato con gioia e considerato un dono della Provvidenza l'elezione di Benedetto XVI quale paladino della difesa dei dogmi della fede.
Ebbene ieri mi sono sentito in difficoltà percependo un clima da tifoseria nell'accoglienza riservata al Sommo Pontefice al suo ingresso nello stadio, all'inizio e alla fine della Santa Messa. Mi ha colpito il richiamo fatto all'altoparlante da una responsabile dell'organizzazione a non interrompere la cerimonia religiosa con gli applausi. Significativa è stata la sua raccomandazione a non richiedere l'ostia benedetta in mano, di accoglierla direttamente in bocca, per evitare il rischio della «profanazione». Effettivamente constato che in tante chiese in varie parti d'Italia i sacerdoti danno indifferentemente l'ostia in bocca o in mano a secondo della richiesta del fedele. Ebbene se l'indicazione del Papa è che l'ostia va data direttamente in bocca, dovrebbero essere i sacerdoti a saperlo e a farlo. Persino ieri ho visto un sacerdote che, nonostante ci fosse stato un richiamo pubblico, ha dato l'ostia in mano ad un fedele!
L'insieme della cerimonia religiosa è stata uno spettacolo riuscitissimo, con una mirabile sintonia di quattro cori, con l'esercito dei fotografi e teleoperatori che accresce la suggestione per la straordinarietà dell'evento. Ma come fedele il livello della mia partecipazione è stato parziale. È difficile competere, oltretutto in uno spazio immenso, con tenori e soprani. Li si ascolta con ammirazione come si farebbe andando ad un concerto, ma viene meno il coinvolgimento del fedele e il suo sentirsi parte di una comunità dedita alla preghiera e al raccoglimento in vista della comunione con Cristo nato, morto e risorto.
E poi ho avuto la netta sensazione che quel ruolo non si addice proprio al Papa filosofo e teologo impegnato nella sfida epocale contro la dittatura del relativismo. Fa tenerezza e rabbia vederlo chiuso in un gabbiotto anti-proiettile per il pericolo, sempre in agguato, che possa essere assassinato dai terroristi islamici. Ma si tocca con mano il limite personale nell'essere un uomo di spettacolo, capace di affascinare ed entusiasmare per come ti guarda o si muove a prescindere da ciò che dice. Benedetto XVI non lo è e non lo sarà.
Cosa voglio dire? Che se veramente vogliamo vincere la battaglia contro il relativismo religioso e riscattare la solidità della fede in Cristo, non distraiamo il Papa coinvolgendolo in questi spettacoli negli stadi e nelle piazze. Perché più saranno di successo sul piano mediatico e più allontaneranno i fedeli dalle chiese. Il posto del Papa è nelle chiese a diretto contatto con i sacerdoti e con i fedeli, affinché i sacerdoti riscoprano il precetto dell'obbedienza al Vicario di Cristo che hanno sostituito con quello del seguire la propria coscienza, ed affinché i fedeli si sentano confortati dalla bontà della propria scelta di fede in virtù della presenza di testimoni che risultano credibili se ciò che proclamano dal pulpito corrisponde a ciò in cui credono e si traduce in ciò che concretamente fanno.

© Copyright Il Giornale, 20 giugno 2011


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Il Papa: «L'edonismo erode la moralità»

Intenso discorso sui valori davanti a ventimila persone nello stadio del piccolo Stato

Eva Bosco

SAN MARINO

L'edonismo e la smania di potere che erodono la morale; e soprattutto i giovani precari e le famiglie alle prese con la crisi.
È andato prima di tutto a loro, ieri, il pensiero del Papa, venuto a San Marino e a Pennabilli, per una visita pastorale divisa tra il piccolo Stato incastonato all'interno dei confini italiani e il paese arrampicato sui colli della Romagna, centro della diocesi di San Marino-Montefeltro.
Una visita breve, di un solo giorno, che ha toccato un territorio tradizionalmente ricco come la Repubblica del Titano, che negli ultimi anni, però, ha conosciuto anch'esso le conseguenze della crisi.
Ieri mattina sono arrivati circa in 20 mila allo stadio sanmarinese per ascoltare Benedetto XVI. Il forte vento soffiato sabato sera e nella notte aveva creato un po' di apprensione, visto che il papa ha viaggiato in elicottero, e ha costretto ieri mattina gli organizzatori a risistemare i teli di copertura sulle strutture allestite per ospitare le autorità, i 25 tra vescovi e cardinali e i 200 sacerdoti che hanno celebrato la messa presieduta dal papa. Ma ieri mattina c'era il sole: a parte qualche lieve malore per il caldo, tutto è filato liscio. E dopo la messa, in molti sono rimasti sul prato del campo sportivo per un picnic improvvisato.
Nel pomeriggio, prima in piazza della Libertà e poi nel Palazzo Pubblico, l'incontro con le autorità civili, a cominciare dai Capitani Reggenti che rappresentano il governo di San Marino. Quindi, Benedetto XVI si è spostato a Pennabilli, dove ha incontrato circa 4mila giovani. Proprio i giovani e il loro stato di precarietà, anche sul lavoro, sono stati al centro della riflessione del Pontefice fin dall'omelia pronunciata alla messa. In stretta consonanza, tra l'altro, con il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che da Genova ha espresso il suo forte timore per l'aumento della disoccupazione. Nell'attuale fase storica e sociale – ha detto il Papa – non vanno «dimenticate la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell'ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa». Proprio la crisi rende più fragili ed esposte le nuove generazioni, che vivono in un contesto in cui dominano edonismo e desiderio di potere. Benedetto XVI non ha nascosto la sua preoccupazione per il dilagare di «modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà».
Il Pontefice ribadisce il suo richiamo ai valori, difende la vita e la famiglia, quel patrimonio su cui poggiano il «bene comune» e la «sana laicità». Poi invita i giovani di Pennabilli, e tutti loro coetanei, a non aver paura delle proprie inquietudini, a porsi domande sul senso profondo della vita. «Non fermatevi però – avverte – alle risposte parziali, immediate, certamente più facili e più comode».

© Copyright Gazzetta del sud, 20 giugno 2011


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PAPA: DIFESA FAMIGLIA E’ RISPOSTA CRISTIANA ALLA CRISI

(AGI) - San Marino, 19 giu.

(di Salvatore Izzo)

"E' importante riconoscere che la famiglia, cosi' come Dio l'ha costituita - cioe' fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna - e' il principale soggetto che puo' favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni". Purtroppo, pero', nell'attuale contesto sociale, "l'istituzione familiare viene messa in discussione, quasi nel tentativo di disconoscerne l'irrinunciabile valore".
"A subirne le conseguenze - rileva Benedetto XVI in visita alla Repubblica di San Marino - sono le fasce sociali piu' deboli, specialmente le giovani generazioni, piu' vulnerabili e percio' facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitu' delle dipendenze. Talvolta le realta' educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale".
Questo accade in tutta l'Europa ed anche l'antica Repubblica del Titano e' chiamata a "confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalita', costumi e sensibilita'". Del resto, "anche qui come altrove, non mancano difficolta' e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralita'", sottolinea Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata questa mattina nello stadio di Serravalle, gremito dalla popolazione del piccolo Stato (sono arrivati in 22 mila, cioe' i due terzi degli abitanti).
"Si e' insinuata - osserva il Papa - la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacita' di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realta'. Cosi', anche in queste terre, si e' iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l'esperienza della fede". E rra le ombre della societa' attuale, preoccupa soprattutto proprio "la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilita' psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell'ottenere continuita' formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarieta', prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilita' lavorativa".
"Solo restando fedeli ai propri valori, invece, "si puo' costruire una societa' attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignita' e liberta', e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace". Per Papa Ratzinger, che lo riafferma nella visita ufficiale alle istituzioni del piccolo stato, "sono questi i capisaldi della sana laicita', all'interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune" cosi' come testimonia la fedelta' di San Mariono alle "radici cristiane" che nei secoli "hanno saputo mettere a frutto il grande patrimonio morale e culturale" che caratterizza ancora oggi questa singolare entita' statuale. Da parte sua, ha scandito, "rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, la Chiesa collabora con esso al servizio dell'uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo si impegna affinche' le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo".
Anche nella Repubblica di San Marino, osserva il Papa tedesco, "l'attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento; essa infatti pone l'intero tessuto sociale di fronte all'impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilita', con generosita' e dedizione, facendo riferimento a quell'amore per la liberta' che distingue il vostro popolo". E' un esplicito incoraggiamento quello che Benedetto XVI indirizza alle autorita' e ai cittadini di San Marino, alle prese con il passaggio forse piu' difficile della storia ultramillenaria del piccolo Stato, come hanno detto oggi icapitani reggenti. Un momento difficile che Ratzinger paragona a quello gia' attraversato dalla Repubblica del Titano "negli anni successivi al secondo conflitto mondiale sono stati un tempo di ristrettezze economiche, che hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare". "E' venuto poi - ricorda - un periodo di prosperita', sulla scia dello sviluppo del commercio e del turismo, specie di quello estivo trainato dalla vicinanza della riviera adriatica". Ed anche ora, per il Pontefice, "non mancano - a San Marino e non solo qui - le forze positive che permetteranno di affrontare e superare l'attuale situazione di difficolta'".
Ma non bisogna lasciarsi condizionare da "un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei valori fondamentali" che ha in parte accompagnato il periodo di relativo benessere economico, raccomanda Benedetto XVI affidando ai capitani reggenti, ai ministri riuniti nel Palazzo Pubblico e a tutta la comunita' "il compito di costruire la citta' terrena nella dovuta autonomia e nel rispetto di quei principi umani e spirituali a cui ogni singolo cittadino e' chiamato ad aderire con tutta la responsabilita' della propria coscienza personale; e, allo stesso tempo, il dovere di continuare a operare attivamente per costruire una comunita' fondata su valori condivisi", cioe' "nella comunanza dei valori civili e con le sue specifiche peculiarita' culturali e religiose", per "scrivere una nuova e nobile pagina di storia e divenga sempre piu' una terra in cui prosperino la solidarieta' e la pace".
"Impegnatevi per il bene comune", chiede poi ai 4mila giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro riuniti a Pennabilli, sede italiana della chiesa locale. "Lasciatevi illuminare da Cristo e - spiega ai ragazzi - potrete portare nei diversi ambienti quella novita' che puo' cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo piu' giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete - insiste il Papa - a logiche individualistiche ed egoistiche". Il discorso - davvero bellissimo e coinvolgente - tocca poi il tema del tramonto di "una delle illusioni prodotte nel corso della storia, quella di pensare che il progresso tecnicoscientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell'umanita'". Benedetto XVI fotografa con parole efficaci la ricerca di senso che accomuna in ogni tempo tutte le generazioni ma che i ragazzi avvertono forse con piu' urgenza, come testimonia l'episodio evangelico del "giovane ricco" nel quale "possiamo vedere racchiusa l'ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita". "La 'vita eterna' alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, ma manifesta l'esigenza che l'esistenza quotidiana trovi la sua pienezza: l'uomo - infatti - non puo' vivere senza questa ricerca della verita' su se stesso; verita' che spinga ad aprire l'orizzonte e ad andare al di la' di cio' che e' materiale, non per fuggire dalla realta', ma per viverla in modo ancora piu' vero, piu' ricco di senso e di speranza".
"Cari amici - conclude infine rivolto ai 4 mila ragazzi ma rispondendo cosi' anche al vescovo Luigi Negri che aveva lamentato l'opera devastante dei 'cattivi mestri' - vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita".

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Discorso del Papa ai giovani di San Marino-Montefeltro
Durante la sua visita pastorale di questa domenica





PENNABILLI, lunedì, 20 giugno 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il discorso che Papa Benedetto XVI ha rivolto ai giovani di San Marino-Montefeltro, che ha incontrato nella piazza della Cattedrale di Pennabilli (Rimini) questa domenica pomeriggio.

* * *

Cari giovani!

Sono molto contento di essere oggi in mezzo a voi e con voi! Sento tutta la vostra gioia e l’entusiasmo che caratterizzano la vostra età. Saluto e ringrazio il vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, per le cordiali parole di accoglienza, e il vostro amico che si è fatto interprete dei pensieri e dei sentimenti di tutti, e ha formulato alcune questioni molto serie e importanti. Spero che nel corso di questa mia esposizione si trovino anche gli elementi per trovare le risposte a queste domande. Saluto con affetto i Sacerdoti, le Suore, gli animatori che condividono con voi il cammino della fede e dell’amicizia; e naturalmente anche i vostri genitori, che gioiscono nel vedervi crescere forti nel bene.

Il nostro incontro qui a Pennabilli, davanti a questa Cattedrale, cuore della Diocesi, e in questa Piazza, ci rimanda con il pensiero ai numerosi e diversi incontri di Gesù che ci sono raccontati dai Vangeli. Oggi vorrei richiamare il celebre episodio in cui il Signore era in cammino e un tale - un giovane - gli corse incontro e, inginocchiatosi, gli pose questa domanda: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17). Noi forse oggi non diremmo così, ma il senso della domanda è proprio: cosa devo fare, come devo vivere per vivere realmente, per trovare la vita. Quindi dentro questo interrogativo possiamo vedere racchiusa l’ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita: come vivere, perché vivere. La "vita eterna", infatti, alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, non vuol sapere soltanto come arrivo al cielo. Vuol sapere: come devo vivere adesso per avere già la vita che può essere poi anche eterna. Quindi in questa domanda questo giovane manifesta l’esigenza che l’esistenza quotidiana trovi senso, trovi pienezza, trovi verità. L’uomo non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso - che cosa sono io, per che cosa devo vivere - verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza, e non solo nella superficialità. E penso che questa – e l’ho visto e sentito nelle parole del vostro amico – sia anche la vostra esperienza. I grandi interrogativi che portiamo dentro di noi rimangono sempre, rinascono sempre: chi siamo?, da dove veniamo?, per chi viviamo? E queste questioni sono il segno più alto della trascendenza dell’essere umano e della capacità che abbiamo di non fermarci alla superficie delle cose. Ed è proprio guardando in noi stessi con verità, con sincerità e con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un’insoddisfazione, un’inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. Alla fine tutte le promesse si dimostrano spesso insufficienti.

Cari amici, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non fermatevi alle risposte parziali, immediate, certamente più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che nonviportano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce – come dice Gesù – non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell'uomo e anche la sua difficoltà. Una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe potuto dare risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità. E vediamo che non è così. In realtà, anche se ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande più profonde sul significato della vita e della morte, sul significato della sofferenza, di tutto, perché queste domande sono scritte nell’animo umano, nel nostro cuore, e oltrepassano la sfera dei bisogni. L’uomo, anche nell’era del progresso scientifico e tecnologico - che ci ha dato tanto - rimane un essere che desidera di più, più che la comodità e il benessere, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non può fermarsi alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio. Tutto questo voi lo sperimentate continuamente ogni volta che vi domandate: ma perché? Quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verità, e quando sentite anche la mancanza di giustizia, di verità e di felicità.

Cari giovani, l’esperienza umana è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, dell'immediato, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt’altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione "orizzontale", ma comprende anche quella "verticale". I dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di libertà, alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore.

Cari giovani, è proprio nell’apertura alla verità intera di noi, di noi stessi e del mondo che scorgiamo l’iniziativa di Dio nei nostri confronti. Egli viene incontro ad ogni uomo e gli fa conoscere il mistero del suo amore. Nel Signore Gesù, che è morto e risorto per noi e ci ha donato lo Spirito Santo, siamo addirittura resi partecipi della vita stessa di Dio, apparteniamo alla famiglia di Dio. In Lui, in Cristo, potete trovare le risposte alle domande che accompagnano il vostro cammino, non in modo superficiale, facile, ma camminando con Gesù, vivendo con Gesù. L’incontro con Cristo non si risolve nell’adesione ad una dottrina, ad una filosofia, ma ciò che Lui vi propone è di condividere la sua stessa vita e così imparare a vivere, imparare che cosa è l'uomo, che cosa sono io. A quel giovane, che Gli aveva chiesto che cosa fare per entrare nella vita eterna, cioè per vivere veramente, Gesù risponde, invitandolo a distaccarsi dai suoi beni e aggiunge: "Vieni! Seguimi!" (Mc 10,21). La parola di Cristo mostra che la vostra vita trova significato nel mistero di Dio, che è Amore: un Amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità! Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza! Cristo stesso, che è andato nelle profondità della morte ed è risorto, è la speranza in persona, è la Parola definitiva pronunciata sulla nostra storia, è una parola positiva.

Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore vi accompagna, è con voi! Vi incoraggio a crescere nell’amicizia con Lui attraverso la lettura frequente del Vangelo e di tutta la Sacra Scrittura, la partecipazione fedele all’Eucaristia come incontro personale con Cristo, l’impegno all’interno della comunità ecclesiale, il cammino con una valida guida spirituale. Trasformati dallo Spirito Santo potrete sperimentare l’autentica libertà, che è tale quando è orientata al bene. In questo modo la vostra vita, animata da una continua ricerca del volto del Signore e dalla volontà sincera di donare voi stessi, sarà per tanti vostri coetanei un segno, un richiamo eloquente a far sì che il desiderio di pienezza che sta in tutti noi si realizzi finalmente nell’incontro con il Signore Gesù. Lasciate che il mistero di Cristo illumini tutta la vostra persona! Allora potrete portare nei diversi ambienti quella novità che può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche! Vi conforti la testimonianza di tanti giovani che hanno raggiunto la meta della santità: pensate a santa Teresa di Gesù Bambino, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli – che è di questa terra! – e tanti altri, a noi sconosciuti, ma che hanno vissuto il loro tempo nella luce e nella forza del Vangelo, e hanno trovato la risposta: come vivere, che cosa devo fare per vivere.

A conclusione di questo incontro, voglio affidare ciascuno di voi alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Come Lei, possiate pronunciare e rinnovare il vostro "sì" e magnificare sempre il Signore con la vostra vita, perché Lui vi dona parole di vita eterna! Coraggio allora cari giovani e care giovani, nel vostro cammino di fede e di vita cristiana anche io vi sono sempre vicino e vi accompagno con la mia Benedizione. Grazie per la vostra attenzione!

[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
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I I giovani hanno fatto tremare di gioia Pennabilli

di Filippo Graziosi

Rimini, 20 giugno 2011

TREMA la piazza di Pennabilli. Trema sotto la spinta dell’entusiasmo degli oltre 3mila giovani che ieri pomeriggio invece del mare hanno scelto Benedetto XVI. Che, lasciati alle spalle gli impegni istituzionali, si è fatto travolgere dal calore di questa piazza. Arrivato nella sede della Diocesi in elicottero, il Papa è stato accolto dal presidente della Regione, Vasco Errani, dal presidente della Provincia, Stefano Vitali, e dal neo sindaco, Lorenzo Valenti.
MA IL MOMENTO era tutto per i giovani che in piazza Vittorio Emanuele II si stavano scaldando per rendere la sua visita nel piccolo centro della Valmarecchia indimenticabile. E quando Benedetto XVI è apparso sulla soglia della cattedrale, sono esplosi in un applauso interminabile.
Un’accoglienza da star scandito dal coro “Benedetto uno di noi” e dallo sventolio delle bandierine bianche e gialle. E’ stato monsignor Luigi Negri a presentare questi ragazzi al Papa. “Santità, i giovani sono il punto debole della nostra Chiesa e della società; sono vittime di operazioni e di manipolazioni condotte su di loro dalla cattiva cultura e dai cattivi maestri”.
BENEDETTO XVI, prima di ascoltare le parole di Marco Angeloni, il portavoce designato dei giovani della diocesi, ha voluto lanciare un primo messaggio. “Voi siete il futuro di questa terra”.
Poi il Santo Padre ha ascoltato le parole, le domande e i dubbi che il rappresentante di questa piazza gli ha posto. Sulla piazza è sceso un silenzio irreale, rotto solo dalla voce di Benedetto XVI.
“CARI AMICI, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita – ha detto il Papa -. Non fermatevi però alle risposte parziali, immediate, certamente più facili e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce non sulla sabbia, ma sulla solida roccia.
Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito”.
QUINDI L’ESORTAZIONE ad avere coraggio. “Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore è con voi! – la spinta di Benedetto XVI -. Coraggio allora cari giovani e care giovani, nel vostro cammino di fede e di vita cristiana anche io vi sono sempre vicino e vi accompagno con la mia Benedizione. Grazie”.
E LA PIAZZA dei giovani è tornata a far sentire la propria voce mentre il Santo Padre abbandonava Pennabiili a bordo della papa-mobile. L’abbraccio conclusivo di questa storica visita a Benedetto XVI è stato da togliere il fiato. Quindi, tutti gli occhi si sono levati al cielo per guardare l’elicottero del Papa diventare un puntino all’orizzonte.

© Copyright Il Resto del Carlino, 20 giugno 2011


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il “buen retiro” all’hotel Casa San Giuseppe. Il pranzo confezionato dallo chef dell’albergo Yukiko Ochiai e da Luigi Sartini della Taverna Righi

IL PAPA A SAN MARINO E PENNABILLI

Lasagne e passatelli nel menù pontificio

Vini rigorosamente sammarinesi: Brugnetto e Roncale per accompagnare le portate

di Luca Cassiani

SAN MARINO. Papa Benedetto XVI ha scelto la Casa hotel San Giuseppe per il buen retiro sammarinese. Solo poche ore nel quattro stelle di Valdragone, tanto quanto basta per lasciare un segno profondo. Profondissimo.
Il “fortino”. Il San Giuseppe per l’occasione somigliava più a una roccaforte inespugnabile che a un normale hotel. Struttura blindatissima: polizia civile al cancello d’ingresso per il primo filtro, agenti speciali armati fino ai denti all’interno, Guardia vaticana davanti alla porta del quattro stelle per intercettare qualsiasi intruso.
La foto ricordo. Il Papa è arrivato all’albergo intorno alle 12.40. Prima di mettersi a tavola ha salutato tutto il personale. Ha stretto la mano, uno ad uno, ai camerieri e agli addetti della cucina. Poi, seduto su una poltrona rossa, ha posato per una foto ricordo con i dipendenti. Prima di mettersi a tavola.
Il pranzo. Per confezionare il menù porporato, lo staff della Casa si è unito a quello della Taverna Righi. Così lo chef giapponese Yukiko Ochiai (dell’hotel) e Luigi Sartini (del ristorante) hanno messo in tavola: antipasto tipico con affettati e formaggi assortiti, grigliata di verdure, pane e piadina. Due i primi. Accuratamente evitati gli strozzapreti, il palato dei sacerdoti è stato solleticato con lasagne alle verdure, e passatelli con fiori di zucca e pendolini. Secondo piatto: tagliata di carne accompagnata da insalata. Il tutto innaffiato dai vini sammarinesi: Brugnetto (rosso) e Roncale (bianco). Per finire un mix di dolci con semifreddo e pasticceria secca, in abbinamento Moscato rigorosamente di San Marino. E l’immancabile caffè.
I commensali. Alla tavola del Papa sedeva una quarantina di persone, quasi tutti i più stretti collaboratori, oltre al “padrone di casa” Luigi Negri vescovo della Diocesi di San Marino e Montefeltro. Fra i commensali: il segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale slovacco Jozef Tomko, il cardinale canadese Marc Ouellet prefetto della Congregazione per i vescovi, l’arcivescovo di Bologna monsignor Carlo Caffarra, lo statunitense Michael Harvey prefetto della Casa pontificia, il vescovo Paolo De Nicolò (cattolichino) reggente della prefettura della Casa pontificia, il nunzio apostolico a San Marino monsignor Giuseppe Bertello, oltre ad altri cardinali, ad alcuni sacerdoti della zona, al medico personale di sua Santità e agli uomini della Gendarmeria vaticana.
La passeggiata e il riposo. Finito il pranzo intorno alle 13.45, il Papa ha compiuto una passeggiata nel verde e nella quiete più assoluta che regna al San Giuseppe. L’albergo sorge proprio di fianco al Santuario Cuore Immacolata di Maria, proprietà dei Frati minori. Al ritorno dalla piccola camminata Joseph Ratzinger ha confessato al personale: «Qui è bellissimo».
Alle 14 il Papa si è ritirato in stanza, al quinto ed ultimo piano del quattro stelle, per riposarsi un po’. E lì è rimasto per circa un’ora.
Nuove visite. Intorno alle 15.15 è ripartito il cerimoniale. Benedetto XVI ha avuto un primo incontro privato con i Capitani reggenti e con alcuni segretari di Stato, delegazione sammarinese arrivata all’hotel con otto auto blu al seguito. Il Pontefice ha ricevuto anche il saluto e la visita di molte personalità locali, prima di ripartire, intorno alle 16.15 per San Marino Città prima tappa del pomeriggio di fede.

La curiosità. Appena arrivato al San Giuseppe il Papa ha notato un gattino, un piccolo randagio che da qualche tempo è stato virtualmente adottato dai dipendenti dell’albergo. Dopo il pranzo, Ratzinger ha esplicitamente chiesto del cibo per il quattrozampe. E una volta che i camerieri glielo hanno consegnato, si è incaricato personalmente di offrirlo al gatto.

© Copyright Corriere di Romagna, 20 giugno 2011


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Mons. Luigi Negri: la visita del Papa a San Marino, prima pietra del rinnovamento diocesano

C’è bisogno di un rinnovamento profondo della diocesi a partire da ciò che il Papa ci ha detto: è questo il pensiero di sintesi del vescovo di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri, all’indomani della visita pastorale di Benedetto XVI. Al microfono di Alessandro De Carolis, mons. Luigi Negri riflette sulla realtà sociale della sua diocesi alla luce delle parole del Papa:

R. – Io ho avuto la percezione direi “fisica” che il Papa stesse facendo un grande annuncio di fede e di umanità, e che quindi con molta decisione, ma insieme con tanta amabilità, sia andato al cuore della questione, provocando la libertà di ciascuno di quelli che erano lì, di fronte alla proposta della presenza di Cristo. Scavalcando, quindi, da un lato tutti i timori, le incertezze, le difficoltà che sono legate al momento e al temperamento dei giovani, ma dall’altra, relativizzando in modo “radicale” tutto quel concerto di obiezioni al cristianesimo che vengono dalla mentalità dominante. Quindi, io credo che sia stata una proposta autentica, adeguata, pertinente al giovane del Terzo Millennio.

D. – Le domande che all’inizio i giovani hanno rivolto al Papa sono state, da un lato, lo specchio della realtà difficile che vivono ma, dall’altro, anche il segno di una ricerca di qualcosa che sia più stabile, in un mondo oggi per loro molto avaro di certezze. Volevo chiederle: ha avuto delle eco immediate di cosa abbiano suscitato in loro queste parole?

R. – Hanno recepito in modo positivo questa grande provocazione. E’ come se, già credenti oppure in ricerca o magari anche lontani ma non pregiudizialmente, si siano sentiti provocati ad assumere una posizione loro, in prima persona. E questo fa nascere l’educazione.

D. – Anche la sana laicità, intesa come rispetto della vita e della famiglia, evocata da Benedetto XVI nel discorso ai Capitani Reggenti, è un valore di estrema attualità …

R. – Io credo che lì il Papa abbia riproposto uno dei punti sui quali mi sono soffermato di più, in questi anni: che la tradizione di libertà di San Marino non è un individualismo che, irresponsabilmente, si traduce nel fare tutto quello che pare e piace – dalle banche al patrimonio, tanto per indicare due degli aspetti della Repubblica di San Marino – ma è una responsabilità. C’è una responsabilità che ciascuno si assume di fronte alla sua persona, di fronte alla sua coscienza, di fronte alle situazioni, di fronte alla realtà sociale. E quindi, il Papa ha fatto capire che l’attualità di San Marino è legata alla responsabilità con cui questa popolazione, questa società rispondono – a partire dalla fede – alle circostanze certo non facili in cui si trovano oggi.

D. – Dopo le sensazioni a caldo, l’entusiasmo, il calore, si apre per la vostra diocesi la pagina del “dopo”. Pagina che inizia da dove, eccellenza?

R. – Io ci sto pensando: nasce, secondo me, da una puntualizzazione, da un messaggio che vorrò fare a tutto il popolo e il clero. Poi, io ho intenzione, su questo, di fare la tre-giorni del clero che tradizionalmente teniamo in settembre, perché è necessario un ripensamento globale della stessa vita, della stessa struttura della diocesi. E' necessaria, perché ormai le situazioni sono tali per cui non si può andare avanti senza un continuo aggiornamento. Si tratta di fare un ragionamento a partire da quello che il Papa ci ha proposto. (gf)

© Copyright Radio Vaticana


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Una presenza che dà respiro

Tutti conquistati dal Sommo Pontefice
Non è mancata la precisa diagnosi dei problemi, ma è più forte l’apertura


Paolo Facciotto

SAN MARINO - (pf)

Domenica 19 giugno 2011, una data che lascia il segno nella storia del Titano e del Montefeltro: la visita pastorale di Papa Benedetto XVI alla diocesi, ed anche visita di Stato. Come era avvenuto anche nel 1982 con Giovanni Paolo II, il capo di un piccolo Stato indipendente rende omaggio alla piccola ma orgogliosa repubblica, anch’essa autonoma, della “Terra della libertà”.
Diciamolo chiaro, una giornata storica resa possibile anzitutto dall’impegno del vescovo mons. Negri, amico di lunga data di Josef Ratzinger e seguace tra i più fedeli del Papa nell’ambito dell’episcopato italiano; e insieme a Negri i suoi stretti collaboratori in diocesi e nella Fondazione Giovanni Paolo II per il magistero della Chiesa, una squadra unita che ha acceso i motori da lunghi mesi in proiezione della visita di ieri. E questo ha trascinato un vero avvenimento di popolo cui tutti, dalla Chiesa alla società civile, hanno contribuito.
Ma veniamo a quello che, a caldo, ci sembra essere il punto di quanto avvenuto: il successore di Pietro ha conquistato ancora una volta chi lo ha incontrato, i 22mila di Serravalle al mattino, le istituzioni in cima al Titano nel pomeriggio, i 4mila giovani di Pennabilli a fine giornata. Non c’era nulla di scontato in questa visita: non erano scontati i numeri e nemmeno la sostanza. Invece è accaduto, si è accesa una fiamma, una luce.
Il Papa con le sue parole, e più ancora con la sua stessa presenza sorridente, ha fatto riaprire le finestre, ha restituito respiro. Non ha mancato di tratteggiare diagnosi, e molto precise, sui problemi: davanti ai fedeli nella messa ha parlato senza mezze misure di “modelli edonistici”, “presunte ricchezze che si rivelano alla fine inconsistenti”.
Alle istituzioni ha parlato dell’attuale crisi, un passaggio storicamente difficilissimo soprattutto a causa di “un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei suoi valori fondamentali”.
Ai giovani riuniti nella piazza della cattedrale a Pennabilli, non ha fatto sconti sulle “illusioni prodotte nel corso della storia”, ad esempio “pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità”. Tutte cose destinate a crollare perché “incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto”, la grande promessa che ogni persona se seriamente impegnata con la propria umanità rileva scritta dentro il proprio cuore. Cose che “ottenebrano la mente”, ha detto il Papa.
Le conosciamo bene, la cronaca ne è continuo documento. Ma non si chiude tutto qui. Il crollo economico, i problemi finanziari, fiscali, istituzionali; la caduta della famiglia, e tutto il resto non sono l’ultima parola. Il Papa ci fa riaprire le finestre. Ai giovani ha detto: “quando contemplate un tramonto, o una musica muove in voi il cuore e la mente; quando provate che cosa vuol dire amare veramente; quando sentite forte il senso della giustizia e della verità”, “ogni volta vi domandate: perche?”.
Comincia così il riscatto dell’umano, la persona “si apre ad un orizzonte molto più ampio”, sperimenta di avere non solo “una dimensione orizzontale ma anche quella verticale”. Così Benedetto XVI ha riaperto le finestre per dare aria nuova, ai sammarinesi, ai feretrani, a tutti quelli che ha incontrato. Senza dimenticare i problemi e senza dare ricette, ma accendendo il cuore. Solo con un’apertura così la giornata di ieri poteva essere bella, e non una successione di eventi formalistici.
Ed è stata bella in tutti i suoi momenti, fatta di incontri reali e veri, come hanno riconosciuto anche le persone più diverse per fede e formazione.
Ma adesso viene ancora il bello, se questa finestra la apriamo.

© Copyright La Voce di Romagna, 20 giugno 2011


Papa Ratzi Superstar

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La giornata del Pontefice sul monte Titano

Simbolo e custode del valore della libertà

dal nostro inviato MARIO PONZI

Tra i viaggi di Benedetto XVI quello di ieri in terra sammarinese e ferentana resterà nella memoria come uno dei meno consueti. In poco più di dodici ore il Papa ha compiuto praticamente due visite pastorali in due ambienti vicini, ma molto diversi tra loro, incontrando due comunità geograficamente e storicamente molto vicine ma di fatto ben distinte.
Nelle statistiche la visita alla diocesi di San Marino - Montefeltro resterà iscritta tra i viaggi nazionali; in realtà è stato il più internazionale dei viaggi italiani. Benedetto XVI è stato accolto in uno dei più piccoli Stati del mondo, la Repubblica di San Marino, dove ha affrontato, nei suoi discorsi, i grandi temi che animano l'attualità: dalla crisi economica che coinvolge non poche famiglie, alle molteplici precarietà che affliggono i giovani, al miraggio del falso edonismo, alle ingannevoli teorie dell'onnipotenza tecnologica, quando si propone come soluzione a tutte le domande dell'uomo.
Ad ascoltarlo c'erano fisicamente tutti gli abitanti di questa piccola Repubblica, divenuta per caso simbolo e custode di quel valore assoluto che è la libertà. Per caso perché, sebbene notissima sia la vicenda del profugo croato san Marino al quale si deve l'evangelizzazione di quelle genti, meno noti sono i meccanismi per cui da questo santo anacoreta prese origine una comunità di uomini liberi. Tanto fieri della loro libertà da difenderla nei secoli, sino ai giorni nostri. E decisi a farlo per tutti gli anni a venire.
Ma il Papa ieri si è preoccupato di dare soprattutto una base concreta a questo ideale di libertà. E lo ha fatto a capitoli, riservandone uno a ciascuno degli elementi fondanti di questa società: la comunità cattolica, le autorità politiche, le famiglie e i giovani.
Partito in elicottero poco dopo le otto del mattino di ieri, domenica 19 giugno, il Papa - che era accompagnato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, dagli arcivescovi Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, James Michael Harvey, Prefetto della Casa Pontificia; dal vescovo Paolo De Nicolò, reggente della Prefettura, e dal segretario particolare monsignor Georg Gänswein - è giunto a San Marino dopo un'ora abbondante di volo. All'eliporto di Torraccia gli onori di casa sono stati fatti dai capitani reggenti Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini. Tra le altre autorità erano il nunzio apostolico nella Repubblica di San Marino, arcivescovo Giuseppe Bertello, e il vescovo di San Marino - Montefeltro Luigi Negri, il segretario di Stato per gli affari esteri della Repubblica di San Marino Angela Mularoni e l'Ambasciatore presso la Santa Sede Sante Canducci.
In poco più di 61 chilometri quadrati vivono, almeno per l'anagrafe, circa trentamila persone. Forse non sono scesi tutti per le strade ma certamente attorno al Papa si sono stretti in tantissimi. Tra i sammarinesi erano mescolati anche ospiti di altre regioni italiane e molti turisti, i più ignari di quanto stava accadendo. La messa celebrata nello stadio poi era per i fedeli dell'intera diocesi, dunque si sono ritrovati tutti insieme rappresentanti delle tre regioni sul cui territorio è diffusa la diocesi: oltre a San Marino, le Marche e l'Emilia Romagna. E forse è stata una delle poche volte che è capitato. Almeno in questa forma e in questa misura. Il Papa ha concelebrato con i presuli del seguito e con i vescovi della regione, guidati dal cardinale arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. Tra gli ospiti concelebranti i cardinali Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e Tomko, e l'arcivescovo Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti. Dopo il saluto del vescovo Negri, una delegazione della diocesi è salita all'altare per donare al Papa un cofanetto in argento, parte di una serie di progetti disegnati dal celebre orafo russo Fabergè, il famoso gioielliere degli Zar, mentre i reggenti hanno donato un crocifisso in oro che riproduce un'opera del pittore Guido Reni. Benedetto XVI ha ricambiato con medaglie del pontificato e con un calice per la cattedrale di San Marino.
Al termine della messa e dopo la recitazione dell'Angelus, il Papa ha raggiunto la casa San Giuseppe in località Valdragone, dove si è fermato per il pranzo e un breve riposo. Fuori per le strade invece non si è fermata l'insolita animazione. Almeno per chi vive la quotidianità dei luoghi o per chi ha avuto occasione di passeggiare, almeno una volta, da turista per le strade tra i nove castelli. Difficile anche riconoscerne ieri il fascino, invase come erano da una folla in movimento da un luogo all'altro della città, sicuramente lontana dall'elegante ondeggiare tra vetrine, mete imperdibili per gli amanti dello shopping. Ieri però c'era la corsa ad accaparrarsi il posto per vedere il più possibile da vicino il Papa in un giorno eccezionale.
Che si sia trattato di una visita singolare, almeno tra quelle internazionali, è testimoniato anche dal fatto che si è conclusa come solitamente iniziano le visite oltre i confini italiani, cioè con gli incontri di protocollo. Ma non a caso. Si era nella terra della libertà, un valore ereditato dal santo fondatore. E nel momento del congedo di Benedetto XVI è stato come se la mano sapiente di un regista invisibile avesse voluto attualizzare il testamento spirituale di Marino: Relinquo vos liberos ab utroque homine. Perché il senso del dono restasse scolpito nell'anima del popolo, questa antica volontà fu affidata a un artista per perpetuarne la memoria in un affresco sulle mura del Palazzo pubblico. E sotto questa immagine è avvenuto, nel primo pomeriggio, il congedo dalla Repubblica del Titano.
Il Pontefice è stato accolto con tanto di onori militari ed esecuzione di inni. Nella Sala del Consiglio dei XII gli sono stati poi presentati ministri e consorti e, dopo aver firmato il libro degli ospiti illustri, si è intrattenuto una quindicina di minuti a colloquio privato con i capitani reggenti. Poi, quando si è trattato di incontrare il governo, i membri del Congresso e con loro i rappresentanti del corpo diplomatico accreditato presso la Repubblica, ci si è trasferiti nella storica Sala del Consiglio Grande e Generale dominata da quella bellissima tempera dipinta da Emilio Retrosi nel 1894. San Marino compare al centro della mandorla dorata, tipica dell'iconografia gotica; alla sua sinistra i capitani reggenti e la loro schiera di uomini di legge, architetti e militari; alla sua destra il popolo minuto, gli artigiani, le donne e i bambini. Tutti posti sotto la sua ala protettrice, a ricordare che non vi poteva mai essere autorità terrena superiore a quella rappresentata da Marino. I capitani reggenti si sono divisi equamente il compito di rivolgersi al Papa e hanno colto l'occasione per manifestare qualche stato di disagio, ansie e preoccupazioni per una situazione economica e sociale che non riesce a risollevarsi. Benedetto XVI nel suo discorso si è soffermato su alcuni punti cardini per ogni società che voglia crescere: la famiglia; la riscoperta delle radici cristiane e la valorizzazione di quella libertà che hanno saputo conquistare e difendere nei secoli.
Giusto il tempo di una sosta di preghiera in basilica, poi in auto all'eliporto della Torraccia. Il fruscio potente dei rotori dell'elicottero implacabilmente a sopraffare anche l'ultimo saluto all'ospite di poche ore, ma il cui ricordo resterà impresso per sempre nella storia della Repubblica della libertà.

(©L'Osservatore Romano 20-21 giugno 2011)


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L'incontro con le nuove generazioni

Una vitalità umana e religiosa

dal nostro inviato Mario Ponzi

Si è assaporato un po' il gusto delle Gmg nell'incontro del Papa, nel tardo pomeriggio di domenica 19, con i giovani a Pennabilli, al termine di una giornata densa e ricca di avvenimenti. Naturalmente con le dovute proporzioni. Forse sarà stato per la prossimità dell'appuntamento di Madrid, o per la canzone in inglese con la quale la band sotto il palco ha accolto il Papa all'arrivo, o per quella in spagnolo con la quale lo ha poi accompagnato mentre lasciava la piazza, o forse per quella particolare atmosfera che ormai avvolge tutti i momenti nei quali Benedetto XVI e i giovani si parlano. Gli ingredienti sono apparsi anche domenica sera quelli di sempre. È un dato di fatto, la cui ennesima conferma si è avuta nella piazza di un piccolo borgo medioevale, ma che ormai rappresenta anch'essa la tessera di quel mosaico prezioso che la generazione di domani sta componendo con il Papa. Attorno a lui hanno ascoltato con attenzione le parole di Marco Angeloni, il collega con l'incarico di interpretare davanti al Pontefice le loro ansie e le loro attese. Che sono poi quelle di tanti giovani come loro: mancanza di una proposta educativa attraente, difficoltà nel mantenere unita la famiglia, relazioni interpersonali dominate dall'edonismo e dal materialismo, la mancanza del lavoro, la paura e dunque la fuga dal quotidiano per finire nelle facili soluzioni trasgressive, la rinuncia alla responsabilità personale, il mito dell'eterna giovinezza.
Marco le ha elencate una a una e poi ha chiesto al Papa risposte precise: possiamo liberarci davvero? Come uscire dalle trappole che ci tendono sul nostro cammino? Come fare esperienza di Cristo che nulla toglie ma tutto dona? Ed è significativo il fatto che la stragrande maggioranza dei giovani presenti appartenga al mondo dell'associazionismo e dei movimenti ecclesiali: dall'Azione cattolica a Comunione e liberazione, ai neocatecumenali, agli scout, agli amici di san Domenico Savio, all'associazione Papa Giovanni XXIII, al rinnovamento dello spirito e via via a coprire tutto l'arco delle rappresentanze giovanili parrocchiali. Un segno anche questo; la volontà di testimonianza. Dopo il travaglio di anni difficili, recenti e più lontani, questa porzione del mondo cattolico giovanile ha capito che rinchiudersi nel proprio guscio è un non senso. È cresciuta la coscienza di dover trasmettere agli altri, ai vicini come ai lontani, con la parola ma soprattutto con la testimonianza, tutto un bagaglio culturale che non è stato spazzato via né dal vento delle mode di comodo né dalle crisi esistenziali. Anzi, ripreso e rivalutato, conserva intatta quella carica di vitalità umana e religiosa, ricca di proposte e anche di provocazioni.
Benedetto XVI ha risposto alle loro domande, abbandonando spesso il discorso preparato per l'occasione perché le sue risposte fossero più pertinenti alle domande specifiche ascoltate. Il Papa ha compreso che le domande dei giovani devono trovare la giusta risposta dentro la proposta cristiana della nuova evangelizzazione che egli presenta ad ogni incontro con i giovani. Egli si pone come ponte tra le aspirazioni giovanili e il Gesù del vangelo che propone come risposta alle domande di senso. Ma ha anche e soprattutto raccomandato loro di non aver paura delle proprie inquietudini, di non esitare nel porsi domande sul senso ultimo della vita. Ciò che è importante, ha raccomandato, è non fermarsi alle risposte parziali, immediate e certamente più facili e più comode. La proposta di Benedetto XVI per loro ha sempre lo stesso fondamento e non potrebbe essere diversa: Gesù. Ma per incontrarlo veramente bisogna «capire che ciascuno di noi non è fatto di una sola dimensione orizzontale, ma comprende anche quella verticale». Dunque bisogna guardare in alto per trovare l'amicizia di Gesù e riscoprire l'amore di Dio, che è verità. In questa dimensione si possono affrontare senza timori «situazioni difficili, momenti di crisi, prove di vita perché il Signore è con voi». Ed è stato a questo punto che dalla piazza si è levato scandito e ripetuto il grido festoso: «Be-ne-det-to. Be-ne-det-to» che ha riempito quella piazza popolata dai giovani che vedevano nel Papa un interlocutore affidabile e vicino alla loro sensibilità.
Prima di partire il Papa si è congedato dalle autorità che lo avevano accolto. Per il Governo italiano c'erano il sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi e l'ambasciatore presso la Santa Sede Francesco Maria Greco. Per la Regione dell'Emilia Romagna era invece presente il presidente Vasco Errani. Poco dopo le ventuno il rientro in Vaticano.

(©L'Osservatore Romano 20-21 giugno 2011)


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«Che emozione accogliere il Papa nella mia terra»

Il sammarinese padre Ciro Benedettini, vice direttore della sala stampa vaticana, domenica è tornato a casa

Monica Raschi

Padre Ciro Benedettini, da San Marino al Vaticano. Come è avvenuto questo percorso?

Casualmente, ma per il cristiano il caso è Dio quando non vuol porre la sua firma. Qualcuno nel lontano 1979 aveva fatto il mio nome all’allora direttore della sala stampa della Santa Sede come responsabile dei bollettini plurilingue di informazione del Sinodo dei vescovi, contando sul fatto che da poco ero diventato giornalista professionista e, ovviamente, ingigantendo la mia conoscenza delle maggiori lingue europee.
Rifiutai, non considerandomi all’altezza di quel compito. L’anno successivo la richiesta divenne più insistente e su pressione dei superiori accettai.
Quando divenne direttore Joaquin Navarro-Valls, ogni volta mi invitava a colazione ed invero avevo l’impressione che mi squadrasse. In effetti, a metà anni ’90, dopo un mio sabbatico negli Stati Uniti, Navarro chiamò il mio Superiore Generale e mi chiese come vicedirettore della Sala Stampa. Molti colleghi ironizzano sul fatto che da uno stato piccolo sono passato ad uno minuscolo.

Domenica il ritorno nella sua terra d’origine con il Santo Padre. Quali le sue sensazioni in questa particolare occasione?

All’inizio molto nervosismo, senza sapere bene perché. Nell’elicottero che mi portava in Repubblica passavo in rassegna le varie fasi della visita e il nervosimo cresceva. Il pilota, sependo che sono di San Marino, ha chiesto se gradissi un giro dell’elicottero attorno al monte.
Mai mi sarei aspettato questa cortesia, generalmente riservata a persone ben più importanti di un semplice funzionario vaticano.
La tensione è sparita come d’incanto, quando sceso dall’elicottero, ho potuto salutare i Capitani Reggenti, il Nunzio, il Vescovo, il Segretario per gli Affari Esteri. Poi il Papa, sorridente, rilassato, nonostante il viaggio, gli abiti ed i capelli sconvolti dal vento e un accavallarsi di sentimenti, dalla gioia alla commozione. Durante la celebrazione eucaristica vedevo la chiesa dove sono stato battezzato, ho ricevuto la cresima e la prima comunione, con in prima fila il mio parroco di allora, don Peppino, sapevo che tra la folla c’erano i miei fratelli e sorelle, intravvedevo in lontananza il cimitero dove sono sepolti i miei genitori, mi vedevo ragazzino attraversare il torrente Ausa.
Non ho difficoltà a dire che mi veniva il groppo alla gola. Scherzi dell’età.

Quali anche le impressioni del Pontefice rispetto a questo piccolo Stato?

Non ho osato parlare di questo tema con il Santo Padre, ma le sue parole e il suo atteggiamento, hanno mostrato chiaramente una grande ammirazione per la Repubblica. Del resto, basta far caso alle parole dell’omelia, per esempio, laddove dice che la vera ricchezza di San Marino è stata la fede, capace di creare «una civiltà veramente unica». I sammarinesi dovrebbero meditare su questi discorsi. Posso permettermi una leggera nota di colore? Mi hanno fatto i complimenti anche per l’eleganza dei vestiti delle autorità ed in genere del pubblico. Mi permetto due osservazioni. La prima: il Papa ha fatto inviare un telegramma al Presidente della Repubblica Italiana alla partenza da Roma e appena rientrato in territorio italiano, cosi come fa sempre quando intraprende i viaggi internazionali. La cosa poteva sembrare superflua in questo caso (in realtà ha sorpreso molti anche in Vaticano), per la brevità del viaggio e l’esiguità dell’«appezzamento estero », racchiuso in territorio italiano. Che abbia usato questa finezza diplomatica anche nel caso di SanMarino, è un chiaro riconoscimento apprezzabile della piena sovranità e indipendenza statuale della Repubblica. La seconda osservazione è implicita nel fatto e nelle modalità della visita. In quest’epoca della globalizzazione, che, in nome dell’economia e della tecnologia, privilegia i grandi conglomerati, rischia di livellare i comportamenti e tende a schiacciare le differenze culturali e le piccole realtà, la visita nella più antica e piccola repubblica delmondo, suona come un implicito invito a tutti a rispettare le giuste differenze culturali ed i piccoli.

Benedetto XVI ha affrontato in modo diretto la crisi di questa Città-Stato e dei lavoratori frontalieri. Quali, secondo il suo punto di vista, anche in qualità di lavoratore ‘emigrato’, su questa spinosa questione che vede coinvolte oltre 6mila persone e le loro famiglie?

Come lavoratore ‘emigrato’, a parte qualche piccolissima grana burocratica, non ho mai trovato problemi in Italia e tanto meno in Vaticano, che è il luogo di lavoro fra i più multietnci della Terra, come è giusto che sia. Ed il mio augurio è che sia così anche a San Marino. Per il mio ruolo, non mi azzardo a dare suggerimenti per risolvere, ma il Papa nel suo discorso ai Capitani Reggenti ha dato indicazioni precise: «auspico che la questione si possa risolvere, tenendo conto del diritto al lavoro e della tutela delle famiglie». Dialogo e rispetto dei diritti.

Non molto tempo fa lei era stato indicato come nuovo vescovo di Rimini, una voce da lei prontamente smentita. E’ cambiato qualcosa ri
spetto a quella posizione?
Altri possibili incarichi in vista?

Quella dell’episcopato a Rimini, è una questione chiusa su cui non intendo ritornare, anche perché i vescovi li nomina il Papa, non i giornali. Quanto a nuovi incarichi, sono un umilissimo servitore della Chiesa e faccio, fin che posso, quello che mi si chiede di fare.

Un pensiero rivolto alla Repubblica di San Marino da parte di padre Benedettini.

L’anno scorso ero in Spagna e rimasi colpito da una pubblicità di un Paese africano che diceva. “hay paises que engrandecen el mundo” (ci sono Paesi che rendono grande il mondo). Mi auguro che San Marino sia quel piccolo Paese che per i valori di libertà, democrazia, laboriosità, di cui è portatore, possa rendere più grande il mondo intero.

© Copyright Il Resto del Carlino, 20 giugno 2011

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Dall'Ufficio comunicazioni della Diocesi di San Marino Montefeltro, il messaggio di Mons. Vescovo ai fedeli in occasione della visita di Benedetto XVI

Fratelli miei,

Benedetto XVI, mite e forte testimone di Cristo e grande educatore dei cristiani e degli uomini di buona volontà, è entrato nel cuore della nostra Chiesa e di ciascuno di noi. Avendo condiviso con Lui tutti i momenti della grande visita posso assicurarvi che anche tutti noi siamo entrati nel Suo cuore di Padre e Pastore.
Viene dunque il momento di accogliere nella profondità della nostra vita, della nostra intelligenza e del nostro cuore la grande testimonianza del Papa ed il Suo insegnamento, facendo proprio l’insegnamento del Papa nella nostra vita di tutti i giorni.
A partire da questa visita a tutti noi è chiesto un passo nuovo; a tutti noi, e a me che vi parlo, a tutta la nostra comunità ed a ciascuno di voi è chiesta la conversione della vita, perché la nostra vita sia sempre più assimilata a quella del Signore Crocifisso e risorto e riveli, quindi, nella stessa quotidianità di ogni giorno, il cambiamento nel cuore e nella vita.
Facciamo rivivere ogni giorno l’evento dell’incontro con il Papa, nella nostra quotidianità, di fronte agli uomini che ci circondano e comunichiamo la certezza fondamentale che attraverso l'incontro con il Papa Cristo è entrato più decisamente nella nostra vita. Tutto questo ci renda testimoni di Lui, nella nostra vita e di fronte agli uomini del nostro tempo. La vita di ogni giorno, nell’inevitabile scorrere delle circostanze, degli incontri, delle gioie, delle fatiche, dei dolori sia investita dalla luce della presenza di Cristo e investita da questa luce ci cambi in profondità così che noi possiamo offrire questa nostra vita, finalmente vera e grande, agli uomini che ci circondano, aprendo davanti al loro cuore la stessa possibilità su cui noi stiamo camminando.
Conversione e missione sono dunque le due grandi parole su cui chiedo di cominciare un lavoro serio nella nostra vita personale e nella vita del nostro popolo. Torneremo su tutti questi punti attraverso ulteriori iniziative che ho già, in qualche modo, nel cuore e nella coscienza; ma mi premeva, innanzi tutto, rivolgervi questo primo messaggio dal quale raccogliere le grandi ispirazioni e i grandi sentimenti che questa visita indimenticabile ha suscitato nel mio cuore e nella mia vita.
Benedico tutti

Pennabilli, 21 Giugno 2011

+Luigi Negri

Vescovo di San Marino-Montefeltro


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Dalla Segreteria Istituzionale il comunicato della Ecc.ma Reggenza alla Cittadinanza in occasione della visita di Benedetto XVI alla nostra Repubblica

Desideriamo condividere con tutto il Popolo sammarinese i sentimenti di sincera commozione e profonda gratitudine per il grandissimo onore che Sua Santità Benedetto XVI ha voluto rendere con la sua visita alla Repubblica e ai Sammarinesi.
Il 19 giugno è data memorabile per il nostro Paese: unitamente al 29 agosto 1982, giorno della venuta di Giovanni Paolo II, rimarrà negli annali a testimoniare un percorso di stretta vicinanza e fraterna collaborazione tra San Marino e Santa Sede.
La Visita del Santo Padre alla Diocesi di San Marino-Montefeltro ha rappresentato un evento straordinario non solamente per il popolo dei fedeli ma per tutti i Sammarinesi che riconoscono nel Santo Padre una voce autorevole per il mondo intero.
Il messaggio di incoraggiamento del Pontefice ha travalicato i confini della religione cattolica per rivolgersi a tutti indistintamente, con quei valori tanto cari ai Sammarinesi che, indipendentemente dal loro credo, sugli stessi hanno fondato la propria secolare comunità.
Desideriamo pertanto partecipare i sentimenti di viva soddisfazione ed esprimere un sentito ringraziamento per la grande partecipazione ed il calore con cui i Sammarinesi hanno accolto il Pontefice nella Sua storica visita alla Repubblica.
Il 19 giugno è stata una giornata memorabile anche perché ha permesso a tutti di apprezzare i risultati di un lungo e paziente impegno organizzativo e di un’efficace gestione delle risorse umane, che nell’unità del loro operato hanno dimostrato le grandi capacità del nostro Paese e dei Sammarinesi.
Rivolgiamo pertanto la Nostra stima e gratitudine a tutti quanti si sono prodigati con alta professionalità, con grande disponibilità ed abnegazione, unitamente al grande lavoro della Diocesi, per la migliore riuscita dell’evento.
E’ con grande gioia e commozione che desideriamo rendere partecipi le Autorità e tutti i cittadini delle tante, unanimi e sentite espressioni di apprezzamento per l’opera svolta che, in questi giorni, Le sono pervenute.
Tutti, indistintamente, abbiamo sentito, nell’occasione, l’orgoglio e la fierezza di appartenere a questo piccolo Stato che abbiamo l’onore di rappresentare.
Tutti abbiamo avuto la testimonianza di essere una grande Comunità che, nell’unità di intenti e nella condivisione dell’impegno, sa ritrovare quella rinnovata speranza e fiducia che sono quanto mai necessarie per affrontare e superare questo delicato momento.

San Marino, 21 giugno 2011/1710 d.F.R.

I Capitani Reggenti

Maria Luisa Berti - Filippo Tamagnini


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A San Marino la 'mitra' del Papa

Il Papa ha dimenticato la ‘mitra’ a San Marino

IL PAPA ha dimenticato il suo copricapo a San Marino: la mitra. Il giorno dopo la storica visita del Pontefice nella diocesi di San Marino- Montefeltro, è arrivata nella piccola Repubblica una telefonata, preoccupata, dal Vaticano: «Non riusciamo a trovare il mitra, il copricapo con lo stemma del papa. E’ per caso rimasto da voi?».
Era rimasto da loro, a San Marino.
Racconta don Marco Scandelli, viceparroco di Carpegna e liturgista della celebrazione di domenica: «Era rimasto nella scatola della casula usata durante la messa.
Ma mentre quest’ultima era un dono alla diocesi, la mitra sarebbe dovuta ripartire con il legittimo proprietario».
In questi giorni la mitra è rimasta così in custodia nella balisica di San Marino.
«Ma nessun problema—ha spiegato don Scandelli — provvederò personalmente a riportarla in Vaticano».
Il Papa è rimasto entusiasta della sua full immersion domenicale fra San Marino e Romagna ed oltre ad aver abbracciato e ringraziato il vescovo Luigi Negri, ha più volte detto ai suoi più stretti collaboratori: «E’ stata proprio una giornata splendida».
E pazienza se si è persa la mitra....

La mitra è un copricapo liturgico usato dai vescovi. Da Paolo VI in poi è il più solenne dopo l’abolizione della tiara (o triregno). Da Benedetto XVI il triregno è stato abolito anche nell’araldica pontificia

Libertas - San Marino

© Copyright Il Resto del Carlino, 23 giugno 2011


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