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Viaggio apostolico in Cipro

Ultimo Aggiornamento: 08/06/2010 16.13
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Nel corso del viaggio a Cipro

Benedetto XVI: «I musulmani sono nostri fratelli»
Su Gaza: «Dopo tutti i casi di violenza, non bisogna perdere la pazienza e avere il coraggio di ricominciare»

PAPHOS (Cipro)

Il Papa ha esortato tutti i cristiani ad avere «una comune capacità» di dialogo con i musulmani che - ha riaffermato con forza - «sono nostri fratelli nonostante le diversità». Di ciò Benedetto XVI ha parlato durante la conferenza stampa in aereo, nel viaggio verso Cipro. Parlando a proposito del prossimo sinodo Vaticano sul Medio Oriente (10-24 ottobre), Ratzinger ha auspicato che l'assemblea faccia crescere il dialogo tra i cristiani ma anche «la comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani». Il suo «incoraggiamento» è quello - ha detto - di «continuare con una visione comune e nonostante tutti i problemi nel dialogo con loro. Tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa e fraterna - ha aggiunto - sono molto importanti».

DIALOGO - L'ombra dell'omicidio di mons. Luigi Padovese non ha nulla a che fare, «non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi» e « non deve oscurare in alcun modo il dialogo con l'Islam»: ha affermato il Papa. «Di sicuro non si tratta di un assassinio politico, religioso». Il killer di mons. Padovese è già stato arrestato. I cristiani del Medio Oriente si trovano ad affrontare «circostanze difficili» ma hanno «un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione tra i suoi popoli», ha aggiunto il Papa durante la cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Paphos. Sono molte le sfide che «i cattolici devono affrontare, talvolta in circostanze difficili, vivendo la comunione con la Chiesa cattolica e offrendo la loro testimonianza a servizio della società e del mondo». «Cipro - ha proseguito - è perciò un luogo appropriato dal quale lanciare la riflessione della nostra Chiesa sul posto della secolare comunità cattolica del Medio Oriente, la nostra solidarietà con tutti i cristiani della regione e la nostra convinzione che essi hanno un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione fra i suoi popoli».

GAZA: PAZIENZA PER LA PACE - Dopo il blitz di Israele contro i pacifisti diretti a Gaza, Papa Benedetto XVI invita tutti «alla pazienza» e «al coraggio di ricominciare». «In tutti questi episodi che viviamo - ha spiegato il Pontefice - c'è sempre il pericolo che si perda la pazienza, che si dica adesso basta e che non si voglia più cercare la pace». Invece, ha esortato, «ogni giorno dobbiamo imitare Dio nella sua pazienza; dopo tutti i casi di violenza, non bisogna perdere la pazienza e avere il coraggio di ricominciare». Il compito della Santa Sede, ha rimarcato, è proprio questo: «Creare la disposizione del cuore per ricominciare di nuovo, nella certezza che possiamo andare avanti, che la violenza non è la soluzione».

CIPRO - Il Papa ha poi parlato della divisione di Cipro in una parte greca e in una turca. Benedetto XVI ha lanciato un appello perché tutti i ciprioti possano risolvere «con pazienza» i loro problemi e vivere in armonia «con i loro vicini». «Possano l'amore della vostra patria e delle vostre famiglie e il desiderio di vivere in armonia con i vostri vicini sotto la protezione misericordia di Dio Onnipotente - ha detto Ratzinger - ispirarvi a risolvere pazientemente i problemi che ancora condividete con la comunità internazionale per il futuro della vostra isola». Durante la conferenza stampa in aereo, Ratzinger aveva spiegato di non voler portare a Cipro «un messaggio politico, quanto piuttosto un messaggio religioso che dovrebbe preparare gli animi a trovare l'apertura per la pace». «Non sono - aveva osservato parlando con i giornalisti in aereo - cose che vanno dall'oggi al domani. Ma è molto importante non solo fare i necessari passi politici ma anche preparare gli animi per essere capaci di compiere i passi politici necessari». Occorre - aveva esortato - «un'apertura interiore alla pace, che viene dalla fede in Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio e fratelli e sorelle tra noi».

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VATICANO-CIPRO-MEDIO ORIENTE

Papa: unità tra i cristiani del Medio Oriente, testimoni del Vangelo in circostanze difficili

L’ecumenismo e il Sinodo per il Medio Oriente segnano il primo giorno della visita di Benedetto XVI a Cipro, luogo di “incrocio di culture e religioni”. Il desiderio della piena unità nella celebrazione con l’arcivescovo cipriota Chrysostomos.

Nicosia (AsiaNews)

Striscioni e e grida di benvenuto, monaci e metropoliti sorridenti intorno a Benedetto XVI e all’arcivescovo Chrysostomos II, nella chiesa di Agia Kiriaki Chrysopolitissa (Santa Ciriaca Chrysopolitissa), antica chiesa ortodossa cipriota, aperta al culto anche per cattolici e anglicani.
E’ il primo appuntamento del Papa dopo la cerimonia di benvenuto a Cipro, all’aeroporto di Paphos (nella foto).
E’ una celebrazione ecumenica che indica da subito uno dei due motivi principali di questo 16mo viaggio di Benedetto XVI fuori d’Italia. L’altro è la consegna ai vescovi cattolici del Medio Oriente dell’Instrumentum laboris, il documento di lavoro del Sinodo per il Medio Oriente, occasione di unità per i cristiani che nella regione vivono “talora in circostanze difficili”.
Il cammino verso l’unità assume un senso particolare su quest’isola che, ricorda lo stesso Papa, “fu la prima tappa dei viaggi missionari dell’Apostolo Paolo”. “Proprio vicino a questo luogo aggiunge - predicarono alla presenza del proconsole romano Sergio Paolo. Fu quindi da questo posto che il messaggio del Vangelo cominciò a diffondersi in tutto l’impero e la Chiesa, fondata sulla predicazione apostolica, fu capace di piantare radici in tutto il mondo allora conosciuto”. “Da qui si diffondono le radici cristiane di tutta l’Europa”, dice da parte sua l’arcivescovo Chrysostomos.
Nel tempo attuale, Chrysostomos, figura di rilievo nell’ortodossia, è apertamente impegnato per la ricerca dell’unità, ha incontrato Benedetto XVI in Vaticano, lha invitato a Cipro e ha avuto parole dure contro quelle frange dell’estremismo ortodosso che non vogliono vedere il papa nelle loro terre.
“La Chiesa a Cipro – dice Benedetto XVI - può giustamente andare fiera del proprio collegamento diretto con la predicazione di Paolo, Barnaba e Marco e della comunione nella fede apostolica, che la lega a tutte quelle Chiese che custodiscono la stessa regola della fede. Questa è la comunione, reale, benché imperfetta, che già ora ci unisce, e che ci sospinge a superare le nostre divisioni e a lottare per ripristinare quella piena unione visibile, che è voluta dal Signore per tutti i suoi seguaci”.
“La comunione ecclesiale nella fede apostolica – aggiunge - è sia un dono, sia un appello alla missione”. “Come Paolo e Barnaba, ogni cristiano, mediante il battesimo, è ‘riservato’ perché porti testimonianza profetica al Signore risorto ed al suo vangelo di riconciliazione, di misericordia e di pace”. Parola difficile in quest’isola divisa in due in segito all’invasione turca del 1974. La ricorda il presidente cipriota, Demetris Christofias, nel suo discorso di benvenuto, la ricorda Chrysostomos che evoca la distruzione di chiese, monumenti, opere d’arte e persino nomi cristiani nella parte occupata e chiede al Papa aiuto perché la divisione abbia fine.
Il Papa non fa cenno alla questione, ma si sa che il Vaticano ha reclinato l’invito ad allargare all’altra parte dell’isola la sua visita. Benedetto XVI, al suo arrivo, parla invece di Cipro come “incrocio di culture e religioni, di storie gloriose ed antiche insieme, ma che ancora mantengono un forte e visibile impatto sulla vita del Paese. Essendo entrata recentemente nell’Unione Europea, la Repubblica di Cipro ha iniziato a sentire il beneficio di scambi economici e politici con gli altri Paesi Europei. Tale appartenenza ha dato al vostro Paese anche l’accesso a mercati, a tecnologia e a conoscenze pratiche. E’ grandemente auspicabile che questa appartenenza porti prosperità nel vostro Paese e che gli altri Paesi Europei, a loro volta, vengano arricchiti dalla vostra eredità spirituale e culturale, che riflette il vostro ruolo storico, trovandovi tra l’Europa, l’Asia e l’Africa”.
“Cipro – aggiunge - è perciò un luogo appropriato dal quale lanciare la riflessione della nostra Chiesa sul posto della secolare comunità cattolica del Medio Oriente, la nostra solidarietà con tutti i Cristiani della regione e la nostra convinzione che essi hanno un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione fra i suoi popoli”.
Il Sinodo, secondo tema centrale del viaggio, nelle parole dette dal Papa al suo arrivo, “esaminerà molti aspetti della presenza della Chiesa nella regione e le sfide che i Cattolici devono affrontare, talvolta in circostanze difficili, vivendo la comunione con la Chiesa Cattolica ed offrendo la loro testimonianza a servizio della società e del mondo”. Esso, aggiunge nel corso dell’incontro ecumenico, “rifletterà sul ruolo vitale dei cristiani nella regione, li incoraggerà nella loro testimonianza al Vangelo e li aiuterà a promuovere maggior dialogo e cooperazione fra cristiani in tutta la regione. Significativamente, i lavori del Sinodo saranno arricchiti dalla presenza di delegati fraterni di altre Chiese e Comunità cristiane dell’area, quale segno del comune impegno al servizio della parola di Dio e della nostra apertura alla potenza della sua Grazia che riconcilia”.

© Copyright AsiaNews


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A CIPRO (E PUBBLICAZIONE DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI) (4 - 6 GIUGNO 2010) (III)


CELEBRAZIONE ECUMENICA PRESSO LA CHIESA DI AGIA KIRIAKI CHRYSOPOLITISSA A PAPHOS



Alle ore 15.15 il Santo Padre Benedetto XVI arriva alla chiesa di Agia Kiriaki Chrysopolitissa (Santa Ciriaca Chrysopolitissa), luogo di culto ortodosso aperto anche ai cattolici e agli anglicani, per la Celebrazione Ecumenica prevista per le ore 15.30.

Accolto dal parroco della Comunità latina, P. Elias, il Papa entra nell’edificio sacro dove sono riuniti alcuni sacerdoti e alcune religiose claustrali e si raccoglie in preghiera davanti all’Iconostasi. Quindi raggiunge il sito archeologico all’esterno della chiesa, dove lo attendono i fedeli per la Celebrazione Ecumenica.

Nel corso della Celebrazione, dopo l’indirizzo di omaggio di Sua Beatitudine Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di Tutta Cipro, il Santo Padre Benedetto XVI pronuncia il discorso che pubblichiamo di seguito:




DISCORSO DEL SANTO PADRE



Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,

"/ PVD4H 6"4 0 ,4DZ<0 "H ,\<"4 B8@bF4" µ".\ F"H" (1 Pt 1,2). 9, µ,(V80 µ@L P"DV P"4D,Jf ,FVH B@L "
Ringrazio Sua Beatitudine Crisostomo II per le gentili parole di benvenuto, Sua Eminenza Giorgio, Metropolita di Pafos, che ci ospita, e quanti si sono impegnati per rendere possibile questo incontro. Mi è grato, inoltre, salutare cordialmente i cristiani di altre confessioni qui presenti, inclusi coloro che appartengono alle comunità armena, luterana e anglicana.

In verità, è una grazia straordinaria per noi essere riuniti in preghiera in questa chiesa di Agia Kiriaki Chrysopolitissa. Abbiamo appena udito la lettura dagli Atti degli Apostoli, che ci ha ricordato come Cipro fu la prima tappa dei viaggi missionari dell’Apostolo Paolo (cfr At 13,1-4). Riservati per sé dallo Spirito Santo, Paolo, unitamente a Barnaba, originario di Cipro, ed a Marco, il futuro evangelista, dapprima giunsero a Salamina, dove iniziarono a proclamare la parola di Dio nelle sinagoghe. Attraversando l’isola, giunsero a Pafos, dove, proprio vicino a questo luogo, predicarono alla presenza del proconsole romano Sergio Paolo. Fu quindi da questo posto che il messaggio del Vangelo cominciò a diffondersi in tutto l’impero e la Chiesa, fondata sulla predicazione apostolica, fu capace di piantare radici in tutto il mondo allora conosciuto.

La Chiesa a Cipro può giustamente andare fiera del proprio collegamento diretto con la predicazione di Paolo, Barnaba e Marco e della comunione nella fede apostolica, che la lega a tutte quelle Chiese che custodiscono la stessa regola della fede. Questa è la comunione, reale, benché imperfetta, che già ora ci unisce, e che ci sospinge a superare le nostre divisioni e a lottare per ripristinare quella piena unione visibile, che è voluta dal Signore per tutti i suoi seguaci. Poiché, nelle parole di Paolo, vi è "un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo" (Ef 4,4-5).

La comunione ecclesiale nella fede apostolica è sia un dono, sia un appello alla missione. Nel passo degli Atti che abbiamo ascoltato, vediamo un’immagine dell’unità della Chiesa nella preghiera, nell’apertura alle spinte dello Spirito alla missione. Come Paolo e Barnaba, ogni cristiano, mediante il battesimo, è "riservato" perché porti testimonianza profetica al Signore risorto ed al suo vangelo di riconciliazione, di misericordia e di pace. In tale contesto, l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si riunirà a Roma nel prossimo ottobre, rifletterà sul ruolo vitale dei cristiani nella regione, li incoraggerà nella loro testimonianza al Vangelo e li aiuterà a promuovere maggior dialogo e cooperazione fra cristiani in tutta la regione. Significativamente, i lavori del Sinodo saranno arricchiti dalla presenza di delegati fraterni di altre Chiese e Comunità cristiane dell’area, quale segno del comune impegno al servizio della parola di Dio e della nostra apertura alla potenza della sua Grazia che riconcilia.

L’unità di tutti i discepoli di Cristo è un dono da implorare dal Padre, nella speranza che esso rafforzi la testimonianza del Vangelo nel mondo d’oggi. Il Signore ha pregato per la santità e l’unità dei suoi discepoli proprio perché il mondo creda (cfr Gv 17,21). Giusto cento anni orsono, alla Conferenza Missionaria di Edimburgo, l’acuta consapevolezza che le divisioni fra cristiani erano un ostacolo alla diffusione del Vangelo diede origine al movimento ecumenico moderno. Oggi dobbiamo essere grati al Signore, il quale, mediante il suo Spirito, ci ha condotto – specie negli ultimi decenni –a riscoprire la ricca eredità apostolica condivisa da Oriente e da Occidente, e, mediante un dialogo paziente e sincero, a trovare le vie per riavvicinarci l’un l’altro, superando le controversie del passato e guardando ad un futuro migliore.

La Chiesa in Cipro, che si dimostra essere come un ponte fra l’Oriente e l’Occidente, ha contribuito molto a questo processo di riconciliazione. La via che conduce all’obiettivo della piena comunione non sarà certamente priva di difficoltà, ma la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa di Cipro sono impegnate a progredire sul cammino del dialogo e della cooperazione fraterna. Possa lo Spirito Santo illuminare le nostre menti e irrobustire la nostra determinazione, così che insieme possiamo recare il messaggio della salvezza agli uomini e alle donne del nostro tempo, i quali sono assetati di quella verità che porta libertà autentica e salvezza (cfr Gv 8,32), la verità il cui nome è Gesù Cristo!

Cari sorelle e fratelli, non posso concludere senza evocare la memoria dei Santi che hanno adornato la Chiesa in Cipro, in particolare sant’Epifanio, vescovo di Salamina. La santità è il segno della pienezza della vita cristiana, di una profonda docilità interiore allo Spirito Santo che ci chiama ad una conversione e a un rinnovamento costanti, mentre ci sforziamo di essere sempre più conformati a Cristo nostro Salvatore. Conversione e santità sono anche i mezzi privilegiati mediante i quali apriamo le menti e i cuori alla volontà del Signore per l’unità della sua Chiesa. Mentre rendiamo grazie per l’incontro odierno e per il fraterno affetto che ci unisce, chiediamo ai santi Barbara ed Epifanio, ai santi Pietro e Paolo, e a tutti i Santi di Dio, di benedire le nostre comunità, di conservarci nella fede degli Apostoli, e di guidare i nostri passi sulla via dell’unità, della carità e della pace.



Al termine della Celebrazione Ecumenica, il Papa rientra nella sagrestia dove benedice una targa inaugurale per una nuova Casa per anziani, realizzata dalla Comunità cattolica latina a Paphos. Subito dopo si trasferisce in auto a Nicosia. L’arrivo alla Nunziatura Apostolica di Nicosia è previsto per le ore 18.15. Quindi il Santo Padre cena in privato.







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www.zenit.org/article-22722?l=italian

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INCONTRO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON I GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO CIPRO (4 GIUGNO 2010)

Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo verso Cipro, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del Volo Papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Papa agli operatori dei media:


TESTO DELL’INTERVISTA

Padre Lombardi: Santità, noi La ringraziamo di essere con noi, come in ogni viaggio, e di darci la Sua parola per orientare la nostra attenzione in questi giorni, che saranno così intensi. Naturalmente, purtroppo, la prima domanda è obbligata per la circostanza che ieri ci ha colpito così dolorosamente, l’assassinio di Mons. Padovese, e che è stata per Lei occasione di un dolore profondissimo. Quindi, a nome di tutti i colleghi, volevo chiederLe di dirci qualche parola su come Lei ha recepito questa notizia e come vive l’inizio del viaggio a Cipro in quest’atmosfera.

Papa: Naturalmente, sono profondamente addolorato per la morte di Mons. Padovese, che ha anche molto contribuito per la preparazione del Sinodo; ha collaborato, e sarebbe stato un elemento prezioso in questo Sinodo. Raccomandiamo alla bontà del Signore la sua anima. Questa ombra, tuttavia, non ha niente a che fare con i temi stessi e con la realtà del viaggio, perché non dobbiamo attribuire alla Turchia o ai Turchi questo fatto. E’ una cosa sulla quale abbiamo poche informazioni. Sicuro è che non si tratta di un assassinio politico o religioso; si tratta di una cosa personale. Aspettiamo ancora tutte le spiegazioni, ma non vogliamo adesso mescolare questa situazione tragica con il dialogo con l’Islam e con tutti i problemi del nostro viaggio. E’ un caso a parte, che rende tristi, ma che non dovrebbe oscurare in nessun modo il dialogo, in tutti i sensi, che sarà tema e intenzione di questo viaggio.

Padre Lombardi: Cipro è una terra divisa. Santità, Lei non si recherà nella parte settentrionale occupata dai Turchi. Lei ha un messaggio per gli abitanti di quella regione? E come pensa che la Sua visita possa contribuire a risolvere la distanza fra la parte greca e quella turca, a procedere verso una soluzione di convivenza pacifica, nel rispetto della libertà religiosa, del patrimonio spirituale e culturale delle diverse comunità?

Papa: Questo viaggio a Cipro è, in molti sensi, una continuazione del viaggio dell’anno scorso in Terra Santa e anche del viaggio a Malta di quest’anno. Il viaggio in Terra Santa aveva tre parti: Giordania, Israele e Territori palestinesi. Per tutti e tre si trattava di un viaggio pastorale, religioso; non era un viaggio politico o turistico. Il tema fondamentale era la pace di Cristo, che deve essere pace universale nel mondo. Il tema era quindi: da una parte, l’annuncio della nostra fede, la testimonianza della fede, il pellegrinaggio a questi luoghi che testimoniano la vita di Cristo e tutta la storia santa; dall’altra parte, la responsabilità comune di tutti quanti credono in un Dio creatore del cielo e della terra, in un Dio a immagine del quale siamo creati. Malta e Cipro aggiungono ancora con forza il tema di San Paolo, grande credente, evangelizzatore, e anche san Barnaba, che è cipriota e che ha aperto la porta per la missione di San Paolo. Quindi, testimonianza della nostra fede per l’unico Dio, dialogo e pace sono i temi. Pace in un senso molto profondo: non è una aggiunta politica alla nostra attività religiosa, ma pace è una parola del cuore della fede, sta nel centro dell’insegnamento paolino; pensiamo alla Lettera agli Efesini, dove dice che Cristo ha portato la pace, ha distrutto le mura dell’inimicizia. Questo rimane un mandato permanente, così non vengo con un messaggio politico, ma con un messaggio religioso, che dovrebbe preparare di più le anime a trovare l’apertura per la pace. Queste non sono cose che vengono dall’oggi al domani, ma è molto importante non solo fare i necessari passi politici, ma soprattutto anche preparare le anime per essere capaci di fare i passi politici necessari, creare quell’apertura interiore per la pace, che, alla fine, viene dalla fede in Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio e fratelli e sorelle fra di noi.

Padre Lombardi: Grazie Santità. Questa nuova domanda è molto in continuità con la prima, però io la faccio ugualmente, in modo che se Lei vuole aggiungere qualche altra cosa potrà farlo. Lei si reca in Medio Oriente pochi giorni dopo che l’attacco israeliano alla flottiglia davanti a Gaza ha aggiunto ulteriori tensioni al già difficile processo di pace. Come pensa che la Santa Sede, il Vaticano possa contribuire a superare questo momento difficile per il Medio Oriente?

Papa: Direi che noi contribuiamo soprattutto in modo religioso. Possiamo anche essere di aiuto con consigli politici e strategici, ma il lavoro essenziale del Vaticano è sempre quello religioso, che tocca il cuore. Con tutti questi episodi che viviamo, c’è sempre il pericolo che si perda la pazienza, che si dica "adesso basta", e non si voglia più cercare la pace. E qui mi viene in mente, in quest’Anno Sacerdotale, una bella storia del Parroco di Ars. Alle persone che gli dicevano: non ha senso che io adesso vada alla confessione e all’assoluzione, perché dopodomani sono sicuro di ricadere negli stessi peccati, il Curato d’Ars rispondeva: non fa niente, il Signore volutamente dimentica che tu dopodomani farai gli stessi peccati, ti perdona adesso completamente, sarà longanime, e continuerà ad aiutarti, a venire verso di te. Così dobbiamo quasi imitare Dio, la sua pazienza. Dopo tutti i casi di violenza, non perdere la pazienza, non perdere il coraggio, non perdere la longanimità di ricominciare; creare queste disposizioni del cuore di ricominciare sempre di nuovo, nella certezza che possiamo andare avanti, che possiamo arrivare alla pace, che la violenza non è la soluzione, ma la pazienza del bene. Creare questa disposizione mi sembra il principale lavoro che il Vaticano e i suoi organi e il Papa possono fare.

Padre Lombardi: Grazie! Passiamo ad un altro tema, quello dell’ecumenismo. Santità, il dialogo con gli Ortodossi ha fatto molti passi avanti dal punto di vista culturale, spirituale e della vita. In occasione del recente Concerto offertoLe dal Patriarca di Mosca si è sentita una profonda sintonia fra ortodossi e cattolici di fronte alle sfide poste al cristianesimo in Europa dalla secolarizzazione. Ma qual è la sua valutazione sul dialogo, anche dal punto di vista più propriamente teologico?

Papa: Vorrei innanzitutto sottolineare questi progressi grandi che abbiamo fatto nella comune testimonianza dei valori cristiani nel mondo secolarizzato. Questa non è solo una coalizione – diciamo – morale, politica, ma è veramente una cosa profondamente di fede, perché i valori fondamentali per i quali viviamo in questo mondo secolarizzato non sono moralismi, ma sono la fisionomia fondamentale della fede cristiana. Quando siamo capaci insieme di testimoniare questi valori, di impegnarci nel dialogo, nella discussione di questo mondo, nella testimonianza per vivere questi valori, abbiamo già dato una testimonianza fondamentale di un’unità molto profonda della fede. Naturalmente, ci sono molti problemi teologici, ma anche qui gli elementi di unità sono forti. Vorrei indicare tre elementi che ci legano, che ci vedono sempre più vicini, ci fanno sempre più vicini. Primo: la Scrittura, la Bibbia non è un libro caduto dal cielo, che c’è adesso ed ognuno lo prende, ma è un libro cresciuto nel popolo di Dio e vive in questo comune soggetto del popolo di Dio e solo qui rimane sempre presente e reale, cioè la Bibbia non è isolabile, ma la Bibbia sta nel nesso di tradizione e Chiesa. Questa consapevolezza è fondamentale e appartiene al fondamento di Ortodossia e Cattolicesimo e ci dà una strada comune. Come secondo elemento, diciamo: la tradizione, che ci interpreta, che ci apre la porta per la Scrittura, ha anche una forma istituzionale, sacra, sacramentale voluta dal Signore, cioè l’episcopato; ha una forma personale, cioè il collegio dei vescovi insieme è testimone e presenza di questa tradizione. E terzo punto: la cosiddetta regula fidei, cioè la confessione della fede elaborata negli antichi Concili è la somma di quanto sta nella Scrittura e apre la "porta" di interpretazione. Poi altri elementi: la liturgia, il comune amore per la Madonna ci legano profondamente e sempre più ci diventa anche chiaro che sono le fondamenta della vita cristiana. Dobbiamo essere più consapevoli e approfondire anche i dettagli, ma mi sembra che anche se le culture diverse, le situazioni diverse abbiano cerato malintesi e difficoltà, cresciamo nella consapevolezza dell’essenziale e dell’unità dell’essenziale. Vorrei aggiungere che, naturalmente, non è la discussione teologica che crea di per sé l’unità; è una dimensione importante, ma tutta la vita cristiana, il conoscersi, l’esperienza della fratellanza, imparare, nonostante l’esperienza del passato, questa fraternità comune, sono processi che esigono anche grande pazienza. Ma mi sembra che stiamo proprio imparando la pazienza, così come l’amore, e con tutte le dimensioni del dialogo teologico andiamo avanti, lasciando al Signore quando ci donerà l’unità perfetta.

Padre Lombardi: E ora un’ultima domanda. Uno degli scopi di questo viaggio è la consegna del documento di lavoro del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Quali sono le Sue principali attese e speranze per questo Sinodo, per le comunità cristiane e anche per i credenti di altre fedi in questa regione?

Papa: Il primo punto importante è che diversi Vescovi, Capi di Chiese si vedano qui, perché abbiamo tante Chiese - vari Riti sono dispersi in diversi Paesi, in situazioni diverse - ed essi appaiono spesso isolati, spesso hanno anche poche informazioni dall’altro; vedersi insieme, incontrarsi insieme, e così prendere conoscenza l’uno dell’altro, dei problemi, delle diversità e delle situazioni comuni, formare insieme un giudizio sulla situazione, sul cammino da prendere. Questa comunione concreta di dialogo e di vita è un primo punto. Secondo è anche la visibilità di queste Chiese, che si veda, cioè, nel mondo che c’è una grande e antica cristianità nel Medio Oriente, che spesso non sta davanti ai nostri occhi, e che questa visibilità ci aiuta anche ad essere loro vicini, ad approfondire la nostra conoscenza reciproca, a imparare gli uni dagli altri, ad aiutarci, e aiutare così anche i cristiani del Medio Oriente a non perdere la speranza, a rimanere, anche se le situazioni possono essere difficili. Così - terzo punto - nel dialogo tra di loro si aprono anche al dialogo con gli altri cristiani ortodossi, armeni, eccetera, e cresce una comune consapevolezza della responsabilità cristiana e anche una comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani, che sono fratelli, nonostante le diversità; e mi sembra venga anche l’incoraggiamento, nonostante tutti i problemi, a continuare, con una visione comune, il dialogo con loro. Tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa e fraterna sono molto importanti. Questo quindi è un incontro interno della cristianità cattolica del Medio Oriente nei diversi Riti, ma è un incontro proprio anche di apertura, di capacità rinnovata di dialogo, di coraggio e di speranza per il futuro.

Padre Lombardi: Grazie, Santità, di questa panoramica ampia e grazie in particolare della visione così positiva e incoraggiante che ci ha dato anche delle finalità di questo viaggio; e noi quindi Le facciamo veramente gli auguri perché il viaggio si volga in questa atmosfera e con questi risultati, e cerchiamo di collaborare anche con una buona informazione a questo scopo. Grazie, Santità, e buon viaggio!














VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A CIPRO (E PUBBLICAZIONE DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI) (4 - 6 GIUGNO 2010) (IV)



VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI CIPRO, NEL PALAZZO PRESIDENZIALE DI NICOSIA


Alle ore 9.00 di questa mattina, il Santo Padre lascia la Nunziatura Apostolica e si reca in auto al Palazzo Presidenziale di Nicosia per la Visita di cortesia al Presidente della Repubblica di Cipro, S.E. il Sig. Demetris Christofias.

Al Suo arrivo, alle ore 9.15, è accolto dal Presidente e dalla Consorte che Lo attendono all’esterno, in prossimità del memoriale dell’Arcivescovo Makarios III, primo Presidente della Repubblica di Cipro. Il Papa depone una corona di fiori ai piedi del monumento. Raggiunto lo studio privato, dopo lo scambio dei doni, il Santo Padre Benedetto XVI e il Presidente Demetris Christofias si intrattengono in colloquio privato. L’incontro si conclude con la presentazione della famiglia del Presidente e delle rispettive Delegazioni, quindi il Santo Padre e il Presidente si recano nel giardino del Palazzo dove si trovano riuniti il Corpo Diplomatico le Autorità civili.



INCONTRO CON LE AUTORITÀ CIVILI E CON IL CORPO DIPLOMATICO, NEL PALAZZO PRESIDENZIALE DI NICOSIA


Alle ore 9.45, nel giardino del Palazzo Presidenziale di Nicosia, il Santo Padre Benedetto XVI incontra le Autorità civili e il Corpo Diplomatico.

Dopo il saluto del Presidente della Repubblica di Cipro, S.E. il Sig. Demetris Christofias, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE



Signor Presidente,
Eccellenze,
Signore e Signori,

sono grato di avere, nel contesto del mio viaggio apostolico a Cipro, la possibilità di incontrare le Autorità politiche e civili della Repubblica, come pure i membri della comunità diplomatica. Ringrazio il Presidente Christofias per le parole gentili di benvenuto, che ha espresso anche a vostro nome, e che volentieri ricambio attraverso il mio rispettoso augurio per il vostro importante lavoro, ricordando, in particolare, la felice occasione del cinquantesimo anniversario della Costituzione della Repubblica.

Ho appena deposto una corona di fiori al monumento del defunto Arcivescovo Makarios, primo Presidente della Repubblica di Cipro. Come lui, ciascuno di voi nella vita di pubblico servizio deve essere impegnato a servire il bene degli altri nella società, a livello locale, nazionale ed internazionale. Si tratta di una nobile vocazione, stimata dalla Chiesa. Quando adempiuto con fedeltà, il servizio pubblico ci permette di crescere in sapienza, integralmente e con realizzazione personale. Platone, Aristotele e gli stoici diedero grande importanza a tale realizzazione personale – eudemonia – quale scopo per ogni essere umano, e videro nel carattere morale la via per raggiungerlo. Per loro, e per i grandi filosofi islamici e cristiani che hanno seguito i loro passi, la pratica della virtù consisteva nell’agire secondo la retta ragione, nel perseguimento di tutto ciò che è vero, buono e bello.

In una prospettiva religiosa, siamo membri di un’unica famiglia umana creata da Dio, e siamo chiamati a promuovere l’unità e a costruire un mondo più giusto e fraterno fondato su valori durevoli. Nella misura in cui adempiamo il nostro dovere, serviamo gli altri e aderiamo a ciò che è giusto, le nostre menti divengono più aperte alle verità più profonde e la nostra libertà si rafforza nel suo aderire a ciò che è buono. Il mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, scrisse una volta che l’obbligazione morale non dovrebbe essere vista come una legge che si impone da se stessa dall’esterno e che esige obbedienza, ma piuttosto come un’espressione della sapienza stessa di Dio, alla quale la libertà umana si sottomette con prontezza (cfr Veritatis splendor, 41). Quali esseri umani, troviamo la nostra realizzazione ultima in riferimento a quella Realtà Assoluta, il cui riflesso trova così spesso riscontro nella nostra coscienza come invito pressante a servire la verità, la giustizia e l’amore.

A livello personale, come servitori pubblici voi conoscete l’importanza della verità, dell’integrità e del rispetto nel vostro relazionarvi con gli altri. Le relazioni personali sono spesso i primi passi per costruire fiducia e – a tempo debito – solidi vincoli di amicizia fra individui, popoli e nazioni. Questa è una parte essenziale del vostro ruolo, sia di politici sia di diplomatici. In Paesi con situazioni politiche delicate, un simile rapporto personale onesto e aperto può essere l’inizio di un bene più grande per società e popoli interi. Permettetemi di incoraggiarvi, quanti siete oggi qui presenti, a cogliere le opportunità offertevi, sia a livello personale sia a livello istituzionale, per costruire tali relazioni e, così facendo, promuovere il bene più grande dell’insieme delle Nazioni, ed il vero bene di quanti rappresentate.

Gli antichi filosofi greci ci insegnano inoltre che il bene comune viene servito precisamente attraverso l’influenza di persone dotate di chiara visione morale e di coraggio. In tal modo, le azioni politiche vengono a purificarsi dagli interessi egoistici o da pressioni di parte e vengono poste su una base più solida. Inoltre, le aspirazioni legittime di quanti rappresentiamo vengono protette e promosse. La rettitudine morale e il rispetto imparziale degli altri e del loro benessere sono essenziali al bene di qualsiasi società, dato che essi stabiliscono un clima di fiducia nel quale ogni relazione umana, religiosa o economica, sociale e culturale, o civile e politica, acquista forza e sostanza.

Ma cosa significa in termini pratici rispettare e promuovere la verità morale nel mondo della politica e della diplomazia a livelli nazionali ed internazionali? Come può la ricerca della verità recare un’armonia più grande alle tribolate regioni della terra? Desidererei suggerire che vi sono tre vie.

Prima di tutto, il promuovere la verità morale significa agire in modo responsabile sulla base della conoscenza dei fatti reali. Come diplomatici, sapete per esperienza che tale conoscenza vi aiuta a identificare le ingiustizie e le recriminazioni, così che potete valutare in maniera spassionata le preoccupazioni di quanti sono coinvolti in una determinata disputa. Quando le parti riescono ad innalzarsi dal proprio modo di vedere gli eventi, acquisiscono una visione oggettiva e integrale. Quanti sono chiamati a risolvere simili dispute sono in grado di prendere le giuste decisioni e di promuovere una genuina riconciliazione nel momento in cui afferrano e riconoscono la verità piena di una questione specifica.

Un secondo modo di promuovere la verità morale consiste nel destrutturare le ideologie politiche che altrimenti soppianterebbero la verità. Le esperienze tragiche del 20° secolo hanno posto in evidenza l’inumanità che consegue dalla soppressione della verità e della dignità umana. Anche ai giorni nostri, siamo testimoni di tentativi di promuovere pseudovalori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani. In questo senso, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ho richiamato l’attenzione sui tentativi di certi ambienti di reinterpretare la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo al fine di soddisfare interessi particolari, che avrebbero compromesso l’intima unitarietà della Dichiarazione e l’avrebbero allontanata dei suoi intenti originari (cfr Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 18 aprile 2008).

In terzo luogo, il promuovere la verità morale nella vita pubblica esige uno sforzo costante per fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale. Richiamarsi ad essa, un tempo, era considerato evidente da sé, ma l’onda del positivismo nella dottrina giuridica contemporanea richiede la riaffermazione di questo importante assioma. Individui, comunità e Stati senza la guida di verità morali oggettive, diverrebbero egoisti e senza scrupoli, ed il mondo sarebbe un luogo pericoloso per viverci. D’altra parte, rispettando i diritti delle persone e dei popoli, proteggiamo e promuoviamo la dignità umana. Quando le politiche che sosteniamo sono poste in atto in armonia con la legge naturale propria della nostra comune umanità, allora le nostre azioni diventano più fondate e portano ad un’atmosfera di intesa, di giustizia e di pace.

Signor Presidente, illustri amici, con queste considerazioni riaffermo la mia stima e quella della Chiesa per il vostro importante servizio alla società e all’edificazione di un futuro sicuro per il nostro mondo. Invoco su tutti voi le benedizioni divine di saggezza, forza e perseveranza nell’adempimento dei vostri doveri. Grazie.



Al termine dell’incontro, il Papa si reca in auto alla Scuola elementare " St. Maron" per l’incontro con la Comunità cattolica.










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INCONTRO CON LA COMUNITÀ CATTOLICA DI CIPRO, PRESSO LA SCUOLA ELEMENTARE "ST. MARON" A NICOSIA



Alle ore 10.45 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI incontra la Comunità Cattolica di Cipro presso la Scuola elementare "St. Maron" a Nicosia. Accolto al suo arrivo dal Direttore scolastico, il Papa raggiunge il campo sportivo della scuola dove sono riuniti i fedeli cattolici ciprioti appartenenti alle comunità maronita, armena e latina.

Dopo l’indirizzo di omaggio dell’Arcivescovo di Cipro dei Maroniti, S.E. Mons. Youssef Soueif, il Papa pronuncia il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE



Cari fratelli e sorelle in Cristo,

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Ringrazio l’Arcivescovo Soueif per le sue gentili parole di benvenuto a vostro nome e ringrazio, in modo particolare, i bambini per la loro bella rappresentazione. Saluto anche Sua Beatitudine il Patriarca Foual Twad e rendo onore al grande e paziente lavoro della Custodia Francescana della Terra Santa nella persona di Padre Pizzaballa, oggi qui con noi.

In questa storica occasione della prima visita del Vescovo di Roma a Cipro, vengo a confermarvi nella vostra fede in Gesù Cristo e ad incoraggiarvi a rimanere un cuore solo ed un’anima sola nella fedeltà alla tradizione apostolica (cfr At 4,32). Come successore di Pietro, sto tra di voi oggi per offrirvi l’assicurazione del mio sostegno, delle mie affettuose preghiere e del mio incoraggiamento.

Abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Giovanni come alcuni Greci, che avevano saputo delle grandi opere che Gesù aveva compiute, si avvicinassero all’apostolo Filippo dicendo: "Vogliamo vedere Gesù" (cfr Gv 12,21). Queste parole toccano profondamente ciascuno di noi. Come gli uomini e le donne del Vangelo, vogliamo vedere Gesù, conoscerlo, amarlo e servirlo con "un cuore solo ed un’anima sola" (cfr At 4,32). Inoltre, come la voce dal cielo nel Vangelo di oggi, che ha dato testimonianza alla gloria del nome di Dio, la Chiesa proclama il suo nome non solamente per il proprio beneficio, ma per il bene dell’umanità intera (cfr Gv 12,30). Anche voi, odierni seguaci di Cristo, siete chiamati a vivere la vostra fede nel mondo unendo le vostre voci ed azioni per la promozione dei valori del Vangelo giunti a voi attraverso generazioni di Cristiani Ciprioti. Questi valori, profondamente radicati nelle vostre culture, così come nel patrimonio della Chiesa universale, dovranno continuare a ispirare i vostri sforzi di promuovere la pace, la giustizia e il rispetto per la vita umana e la dignità dei vostri concittadini. In questo modo la vostra fedeltà al Vangelo assicurerà beneficio a tutta la società cipriota.

Cari fratelli e sorelle, data la vostra particolare situazione, desidero anche attirare la vostra attenzione su una parte essenziale della vita e missione della nostra Chiesa, ossia la ricerca di una maggiore unità nella carità con gli altri cristiani e il dialogo con coloro che non sono cristiani. In modo particolare dal Concilio Vaticano Secondo, la Chiesa è stata impegnata a proseguire sulla via di una maggiore comprensione con i nostri fratelli cristiani manifestando un ancor più stretto legame d’amore ed amicizia fra tutti i battezzati. Nella vostra particolare situazione, voi siete in grado di portare un contributo personale al raggiungimento di una maggiore unità cristiana nella vita quotidiana. Vi incoraggio a fare così, confidando che lo Spirito del Signore, che ha pregato perché i suoi discepoli siano uno (cfr Gv 17,21), vi accompagnerà in questo importante compito.

Guardando al dialogo interreligioso molto ancora occorre fare nel mondo. Questo è un altro campo nel quale i cattolici di Cipro spesso vivono situazioni che offrono loro delle opportunità per una giusta e prudente azione. Solo attraverso un paziente lavoro di reciproca fiducia può essere superato il peso della storia passata, e le differenze politiche e culturali fra i popoli possono diventare un motivo di operare per una maggiore comprensione. Vi esorto ad aiutare a creare tale vicendevole fiducia fra cristiani e non cristiani, come fondamento per costruire una pace durevole ed un’armonia fra i popoli di diverse religioni, regioni politiche e basi culturali.

Cari amici, desidero invitarvi a guardare alla profonda comunione che voi già condividete fra voi e con la Chiesa Cattolica nel mondo. Con attenzione ai bisogni immediati della Chiesa, vi incoraggio a pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa e a promuoverle. Mentre quest’Anno Sacerdotale si sta chiudendo, la Chiesa ha guadagnato una rinnovata consapevolezza del bisogno di sacerdoti buoni, santi e ben preparati. Essa desidera uomini e donne religiosi completamente sottomessi a Cristo, dediti a diffondere il regno di Dio sulla terra. Nostro Signore ha promesso che coloro che offrono la loro vita ad imitazione di lui la conserveranno per la vita eterna (cfr Gv 12,25). Chiedo ai genitori di considerare questa promessa ed incoraggiare i loro figli a rispondere generosamente alla chiamata del Signore. Invito i pastori a seguire i giovani, i loro desideri ed aspirazioni, e a formarli alla pienezza della fede.

Qui, in questa scuola cattolica, desidero rivolgere una parola a coloro che operano nelle scuole cattoliche dell’Isola, specialmente agli insegnanti. Il vostro lavoro fa parte di una lunga e stimata tradizione della Chiesa cattolica di Cipro. Continuate pazientemente a servire il bene dell’intera comunità sforzandovi per una educazione eccellente. Che il Signore vi benedica abbondantemente nel sacro impegno della formazione che è il più grande dono che l’Onnipotente fa a noi e ai nostri figli.

Rivolgo ora una speciale parola a voi, miei cari giovani di Cipro. A"D"µ,\<,J, *L<"J@\ FJ0< B\FJ0 F"H, (,µVJ@4 P"DV FJ0< LB0D,F\" J@L 1,@b 6"4 (,<<"4`*TD@4 µ, J@< PD`<@ F"H 6"4 µ, J" JV8"
Cari Cattolici di Cipro, coltivate la vostra armonia in comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro ed accrescete i vostri legami fraterni con gli altri nella fede, nella speranza e nell’amore.

In modo speciale, desidero consegnare questo messaggio ai presenti che vengono da Kormakiti, Asomatos, Karpasha e Agia Marina. Conosco le vostre aspirazioni e le vostre sofferenze, e vi chiedo di portare la mia Benedizione, la mia vicinanza e il mio affetto a tutti coloro che provengono dai vostri villaggi dove i Cristiani sono un popolo di speranza. Da parte mia, spero vivamente e prego che, con l’impegno di buona volontà degli interessati, sarà presto assicurata una vita migliore per tutti gli abitanti dell’isola.

Con queste brevi parole affido ciascuno di voi alla protezione della Beata Vergine Maria e all’intercessione dei Santi Paolo e Barnaba.

? 1,`H "H F"H ,L8@(ZF0 `8@LH! [Che Dio vi benedica!]




Dopo la rappresentazione artistica dei bambini delle scuole, lo scambio dei doni con i fedeli e la benedizione finale, il Papa si trasferisce in auto all’Arcivescovado Ortodosso di Cipro.












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VISITA DI CORTESIA A SUA BEATITUDINE CHRYSOSTOMOS II NELL’ARCIVESCOVADO ORTODOSSO DI CIPRO A NICOSIA



Alle ore 12.15 il Santo Padre Benedetto XVI si reca all’Arcivescovado ortodosso di Cipro a Nicosia, per la visita di cortesia a Sua Beatitudine Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di Tutta Cipro.

L’incontro ha inizio con il colloquio privato nel salone al primo piano, quindi il Papa e l’Arcivescovo Chrysostomos visitano nel giardino il Monumento in memoria dell’Arcivescovo Makarios III e raggiungono la Cattedrale, dedicata a san Giovanni. Dopo il saluto di Sua Beatitudine Chrysostomos II, il Santo Padre Benedetto XVI pronuncia le parole che riportiamo di seguito:

SALUTO DEL SANTO PADRE

Vostra Beatitudine, E, P"4D,Jf µ, "*,8N46Z "(VB0 ,< JT !<"FJ0µX
Ricordo con gratitudine la Sua visita a Roma tre anni fa, e mi rallegro che oggi ci incontriamo ancora nella Sua amata terra. Per Suo tramite saluto il Santo Sinodo e tutti i Sacerdoti, diaconi, monaci e monache e fedeli laici della Chiesa di Cipro.

Anzitutto desidero esprimere la mia gratitudine per l’ospitalità che la Chiesa di Cipro ha così generosamente offerto alla Commissione Internazionale per il Dialogo Teologico in occasione dell’incontro dello scorso anno in Paphos. Sono parimenti grato per il sostegno che la Chiesa di Cipro, con la chiarezza ed apertura dei suoi contributi, ha sempre dato all’impegno del dialogo. Possa lo Spirito Santo guidare e confermare questa grande iniziativa ecclesiale, che mira a ricomporre la piena e visibile comunione tra le Chiese dell’Oriente e dell’Occidente, una comunione che deve essere vissuta nella fedeltà al Vangelo e alla tradizione apostolica, in modo che apprezzi le legittime tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente, e che sia aperta alla diversità dei doni tramite i quali lo Spirito edifica la Chiesa nell’unità, nella santità e nella pace.

Questo spirito di fraternità e di comunione ha anche trovato espressione nel generoso contributo che Vostra Beatitudine ha inviato, a nome della Chiesa di Cipro, per coloro che, lo scorso anno, a L’Aquila, vicino a Roma, hanno sofferto a causa del terremoto, e le cui necessità mi stanno a cuore. In tale spirito, mi associo con Lei, pregando perché tutti gli abitanti di Cipro, con l’aiuto di Dio, trovino la saggezza e la forza di lavorare insieme per una giusta soluzione dei problemi che ancora sono da risolvere, impegnandosi per la pace e la riconciliazione e costruendo per le generazioni future una società che si distingua per il rispetto dei diritti di tutti, inclusi i diritti inalienabili alla libertà di coscienza e alla libertà di culto.

Cipro è tradizionalmente considerata parte della Terra Santa, e la situazione di continuo conflitto nel Medio Oriente dev’essere un motivo di riflessione per tutti i fedeli Cristiani. Nessuno può rimanere indifferente alla necessità di offrire sostegno in ogni maniera possibile ai Cristiani di quella tormentata regione, affinché le sue antiche Chiese possano vivere in pace e prosperità. Le comunità cristiane di Cipro possano trovare un ambito molto fruttuoso per la cooperazione ecumenica, pregando e lavorando insieme per la pace, la riconciliazione e la stabilità nelle terre benedette dalla presenza terrena del Principe della Pace.

Con questi sentimenti, Vostra Beatitudine, la ringrazio ancora una volta per il Suo fraterno benvenuto e voglio assicurarLa delle mie preghiere per Lei e per tutto il clero e i fedeli della Chiesa di Cipro.

/ P"DV 6"4 0 ,4DZ<0 J@L "<"FJ0µX<@L OD4FJ@b "H ,\<"4 BV

Alle ore 13.30, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Chrysostomos II, con le rispettive Delegazioni, pranzano nel Salone dei ricevimenti al primo piano dell’Arcivescovado. Al termine della colazione ha luogo lo scambio dei doni. Infine il Papa rientra in auto alla Nunziatura Apostolica di Nicosia.






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PAPA A CIPRO: MUSULMANI NOSTRI FRATELLI, E "PERDONA" TURCHIA E ISRAELE

(AGI) - Nicosia, 4 giu.

(di Salvatore Izzo)

L'uccisione del vescovo Luigi Padovese e' "un fatto molto doloroso che non puo' essere attribuito alla Turchia e ai turchi". "Non si tratta - infatti - di assassinio politico o a sfondo religioso", ma piuttosto di "un tragico evento che non va confuso con il dialogo con l'islam e con i temi del viaggio a Cipro". Benedetto XVI ha voluto affermarlo prima di mettere piede, unico Papa nella storia, sull'Isola che nel Mediteraneo collega l'Europa al Medio Oriente ma e' oggi anche l'emblema del conflitto tra i due mondi, divisa dalla barriera che l'occupazione turca del 1974 ha creato isolando circa un terzo del territorio attualmente sottoposto di fatto a un'islamizzazione forzata, come ha denunciato senza mezzi termini Chrysostomos II nel suo saluto al Pontefice.
"La Turchia - ha detto l'arcivescovo capo di tutta Cipro, successore di Macarios che negli anni '60 fu anche il promo presidente della Repubblica - sta realizzando un piano di distruzione nazionale. Ha espulso tutti i cristiani e ha portato e continua a portare migliaia di coloni dall'Anatolia.
Il nostro patrimonio culturale e' saccheggiato senza pieta', venduto a trafficanti senza scrupoli per far scomparire da Cipro occupata i segni del cristianesimo", ha spiegato descrivendo il "martirio" cui e' sottopposta oggi la sua Chiesa.
Il Papa non ha evitato l'argomento, ma ha preferito riportare la questione sul puiano del diritto internazionale: "possano l'amore della vostra Patria e delle vostre famiglie e il desiderio di vivere in armonia con i vostri vicini sotto la protezione misericordiosa di Dio onnipotente, ispirarvi - ha auspicato rivolto ai dirigenti di ambedue gli stati ciprioti - a risolvere pazientemente i problemi che ancora condividete con la Comunita' Internazionale per il futuro della vostra Isola".
Una prudenza e un equilibrio che il Papa ha manifestato anche con il suo "incoraggiamento al dialogo con i fratelli musulmani" pronunciato sull'aereo dopo la risposta sull'uccisione di mons. Padovese.
"Dobbiamo continuare - ha spiegato - con una visione comune, nonostante tutti i problemi". Riferendosi all'aggressione israeliana alla flottigia pacifista ha poi detto che "dopo tutti i casi di violenza, non bisogna perdere la pazienza e avere il coraggio di ricominciare" . Sono parole molto chiare che non vogliono assolvere eventuali responsabilita' di chi in Turchia eventualmente abbia armato la mano del giovane Murat ne' quelle dei comandanti militari israeliani che hanno ordinato di colpire le navi al largo di Gaza. Esse invece, come sottolinea a Nicosia il direttore dell'Osservatore Romano, prof. Giovanni Maria Vian, suonano come un'esortazione "alla pazienza del bene".
"Non vengo con un messaggio politico, ma con un messaggio religioso, che dovrebbe preparare di piu' le anime ad essere aperte per la pace. Queste non sono cose che si fanno dall'oggi al domani, ma e' molto importante non solo compiere i necessari passi politici, ma soprattutto anche preparare le anime a tali passi, per quella apertura interiore per la pace che viene dalla fede in Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio, fratelli e sorelle fra di noi".
"Il Papa non può che dare consigli religiosi - ha precisato - e forse anche politici, ma in questo caso consiglia la pazienza: c'è solo da sperare che si prosegua nei tentativi di trovare la via della pace, senza spazientirsi di fronte a intoppi e difficoltà. Per rafforzare questo consiglio Benedetto XVI ha raccontato un episodio della vita del santo Curato d'Ars, il quale, al peccatore che continuava a ripetergli di cadere sempre nello stesso peccato, raccomandava proprio di avere pazienza e di continuare a pregare Dio. "Anche noi - ha commentato il Pontefice - dobbiamo fare la stessa cosa e continuare a chiedere a Dio il dono della pace, senza perdere la pazienza e continuando a rifiutare la violenza.
Quest'ultima - ha assicurato - non è una soluzione, la pazienza può esserlo". E' questa convinzione profonda di Joseph Ratzinger ad averlo spinto a convocare il prossimo Sinodo per il Medio Oriente.
"Il suo primo frutto concreto - ha sottolineato oggi - è il fatto che per i pastori delle Chiese mediorientali sarà un'occasione per incontrarsi, per stare insieme e scambiarsi informazioni sulle rispettive realtà. Essi vivono in condizioni tanto diverse e non sempre si conoscono bene. Sarà anche un'occasione di visibilità per la comunità cristiana, la cui esistenza è spesso ignorata dal resto del mondo. Infine i presuli avranno la possibilità di parlare e confrontarsi". L'auspicio del Pontefice è che proprio dialogando tra loro imparino anche a farlo con i seguaci delle altre religioni, con l'islam in particolare. Un dialogo, ha concluso, che "bisogna continuare a cercare con coraggio perché in esso c'è la speranza del futuro".
La tappa di Paphos e' stata caratterizzato questa mattina da alcuni gesti fuori protocollo che hanno fatto sentire ai ciprioti la vicinanza del Papa che e' venuto a trovarli: scendendo dall'aereo che lo ha portato a Cipro, Benedetto XVI si e' tolto la papalina dal capo per evitare che il forte vento la portasse via mentre era sulla scaletta. Questo gesto e' stato accompagnato da un grande sorriso del Pontefice che e' apparso di buon umore e in ottima forma mentre il vento continuava a giocare con la veste durante l'esecuzione dell'inno nazionale cipriota (tanto che la cerimonia si e' dovuta spostare all'interno di un hangar, per consentire al presidente di Cipro, Demetris Christofias, di dichiarare in diretta mondiale che la visita di oggi "e' senza dubbio un evento storico"). A confermare la serenita' con la quale Joseph Ratzinger vive ogni situazione, c'e' stato anche l'episodio successivo dell'incontro inatteso con alcuni bambini.
Uscendo dalla antica chiesa della "Santissima Signora Ricoperta d'Oro" di Paphos, per raggiungere l'auto che lo attendeva per portarlo a Nicosia, il Papa ha costeggiato infatti una transenna dietro la quale erano assiepati i fedeli del Patriarcato Latino. In due punti diversi del percorso, alcuni bambini hanno scavalcato la protezione, tollerati dagli uomini della sicurezza, e sono riusciti ad avvicinarsi.
Benedetto XVI se li e' cosi' trovati davanti e con gioia ha potuto salutarli. A Nicosia sono ben 500 gli i giornalisti cattolici e ortodossi giunti dall'Italia e da altri Paesi dell'area. Un'attenzione che lascia ben sperare per i risultati che potra' dare il Sinodo Speciale per il Medio Oriente che domenica il Pontefice avviera' consegnando l'Instrumentum Labosris ai presuli di tutta la regione. Sono gia' arrivati il ptariarca di Gerusalemme Fouad Twal e quello di Baghdad Emanuel III Delly. Si aspettava anche mons. Luigi Padovese, ma il suo posto nella Cattedrale rimarra' vuoto.

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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All'arrivo a Cipro il Papa benedice un ulivo

Un viaggio all'insegna dell'unità tra i cristiani

dal nostro inviato Mario Ponzi

L'ombra cupa della tragica uccisione del vescovo Luigi Padovese non offusca il calore con cui Cipro ha accolto Benedetto XVI, giunto nella tarda mattina di venerdì 4 giugno per il suo terzo viaggio del 2010.
Dopo Malta e Portogallo il Papa è di nuovo in un Paese mediterraneo per visitare la Chiesa locale - composta in maggioranza da ortodossi, ma anche da alcune piccole comunità cattoliche di rito maronita, armeno e latino - - e per consegnare l'Instrumentum laboris dell'Assemblea speciale del Sinodo per il Medio Oriente che si terrà in Vaticano a ottobre.
Il tema del viaggio è tratto dagli Atti degli Apostoli: "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola" (4, 32). È un richiamo a quell'unità tra cristiani delle varie Chiese e confessioni che il Successore di Pietro non si stanca di predicare, come ha preannunciato parlando con i giornalisti sul volo verso l'Isola. Anche il presidente della Repubblica Dimitris Christofias è stato esplicito in tal senso.
Lo ha fatto capire sin dalle prime parole, pronunciate all'aeroporto di Paphos - dove il Papa è giunto verso le 14 - durante la cerimonia di benvenuto.
Accompagnano Benedetto XVI in questo viaggio quattro cardinali - Bertone, segretario di Stato, Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, e Foley, Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - e gli arcivescovi Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, ed Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi; i monsignori Cushley, della Segreteria di Stato, Gänswein, segretario particolare del Papa, Xuereb, della segreteria particolare, Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, Viganò e Agostini, cerimonieri. Completano il seguito, tra gli altri, il medico personale del Pontefice, Polisca, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, il gesuita Lombardi, il responsabile dell'organizzazione dei viaggi papali Gasbarri e il direttore del nostro giornale.
A Cipro si sono uniti al seguito l'arcivescovo Franco, nunzio apostolico, con monsignor Borgia, segretario della nunziatura; l'arcivescovo di Cipro dei Maroniti Soueif, il patriarca di Gerusalemme dei latini Twal, il francescano Pizzaballa, Custode di Terra Santa, e suor Telesphora Pavlou, interprete.
Tutta la cerimonia di benvenuto si è svolta in un clima di composto entusiasmo: il nunzio Franco e il capo del Protocollo cipriota, signora Iohanna Malliotis, sono saliti sull'aereo per accogliere l'ospite. Il presidente, con la consorte, lo ha atteso ai piedi della scaletta. Passato in rassegna il picchetto d'onore, insieme hanno raggiunto il palco nei pressi del quale erano in attesa l'arcivescovo Soueif con il patriarca Twal, e l'arcivescovo ortodosso di tutta Cipro, Sua Beatitudine Chrysostomos ii, con il seguito e altre personalità. L'abbraccio tra il Pontefice e quest'ultimo, nel momento in cui si sono incontrati, è significativo dell'atmosfera di cordialità di questa visita.
Significativamente il Papa, come primo gesto concreto del messaggio di pace che è venuto a portare in questo storico crocevia tra nazioni, culture e religioni, prima di lasciare l'aeroporto ha benedetto un ulivo.
Il Pontefice si trova oggi in questo estremo avamposto del vecchio continente, dove si sogna l'Europa ma si respira la pesante atmosfera che aleggia sul Medio Oriente. Ma Cipro non è solo questo. C'è una significativa presenza della Chiesa ortodossa, che raccoglie attorno a sé la maggioranza della popolazione. È una Chiesa molto impegnata nel dialogo fraterno con quella di Roma. Ne è testimonianza il fatto che anche l'arcivescovo Chrysostomos ii aveva espresso al Papa il desiderio di poterlo ospitare a Nicosia.
E non a caso Benedetto XVI ha voluto dedicare il primo atto del suo viaggio a una celebrazione ecumenica. Si è svolta nelle prime ore di venerdì pomeriggio nella chiesa Agìa Kiriakì Chrysopolitissa di Paphos, un edificio che ha un alto valore simbolico perché, sebbene sia una chiesa ortodossa, è a disposizione degli altri cristiani, cattolici e anglicani in particolare, per le loro celebrazioni.
Vi si accede attraverso un viottolo che sfocia su un piazzale simile a un museo all'aperto, tanti sono i reperti archeologici di civiltà antiche che vi si trovano. Tra i quali c'è la colonna alla quale, secondo la tradizione, l'apostolo Paolo, durante uno dei suoi tanti sbarchi sull'isola, fu legato e frustato. Tra i canti di neocatecumenali greci, e alla presenza di un folto gruppo di fedeli paraguayani, il Papa è stato accolto dal parroco francescano padre Elias. All'interno della chiesa ha incontrato alcuni sacerdoti, consacrati e claustrali. All'esterno si è svolta la celebrazione - tra i presenti c'era anche il cardinale Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei - al termine della quale il Papa ha benedetto la prima pietra di un'erigenda casa per anziani. In serata l'arrivo a Nicosia.

(©L'Osservatore Romano - 4-5 giugno 2010)


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Il Papa: l’islam non c’entra col caso Padovese

di Andrea Tornielli

L’assassinio di monsignor Padovese non ha nulla a che fare con il fondamentalismo islamico e non getta un’ombra sulla prosecuzione del dialogo con i «fratelli islamici».
Lo ha affermato Benedetto XVI, a meno di ventiquattr’ore dal barbaro assassinio del Vicario apostolico dell’Anatolia, rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo che lo stava portando a Cipro. Sul sedicesimo viaggio internazionale di Ratzinger, prima visita di un Papa nell’isola evangelizzata fin dai tempi apostolici da Paolo e Barnaba, gravano le notizie provenienti dalla Turchia, dopo l’omicidio del vescovo italiano, e da Israele, dopo il blitz alla flotta pacifista che voleva raggiungere Gaza.
Benedetto XVI non accredita la pista del fondamentalismo anticristiano e spiega che quello del Vicario dell’Anatolia: «Naturalmente sono profondamente addolorato per la morte di monsignor Padovese, che ha anche molto contribuito alla preparazione del Sinodo, ha collaborato, è sempre stato un elemento prezioso in questo sinodo: raccomandiamo alla bontà del Signore la sua anima. Questa ombra tuttavia non ha niente a che fare - ha aggiunto - con i temi né con la realtà del viaggio perché non dobbiamo attribuire alla Turchia o ai turchi questo, è una cosa sulla quale abbiamo poche informazioni: sicuro è che non è stato un assassinio politico o religioso, si si è trattato di una cosa personale, aspettiamo ancora tutte le spiegazioni, ma non vogliamo adesso mescolare questa situazione tragica con il dialogo, con l’Islam».
Parlando della crisi internazionale seguita al blitz israeliano in acque internazionali, Ratzinger ha invitato tutti alla pazienza: «Possiamo anche essere di aiuto con consigli politici, strategici, ma il lavoro essenziale del Vaticano è sempre quello religioso, che tocca il cuore. Con tutti questi episodi che viviamo, c’è sempre il pericolo che si perda la pazienza, che si dica: adesso basta, che non si voglia più cercare la pace». «Mi sembra - ha continuato - che dobbiamo quasi imitare Dio, la sua pazienza, e dopo tutti i casi di violenza non perdere il coraggio, non perdere la longanimità, e ricominciare: creare questa disposizione del cuore e ricominciare sempre di nuovo nella certezza che possiamo andare avanti, che possiamo arrivare alla pace, che la violenza non è la soluzione ma la soluzione è la pazienza del bene».
Ratzinger ha quindi esortato a continuare il confronto anche con il mondo islamico, e ha invitato tutti i cristiani ad avere «una comune capacità» di dialogo con i musulmani che «sono nostri fratelli nonostante le diversità». Anche questo dialogo è tra gli obiettivi del prossimo Sinodo dedicato al Medio Oriente. L’incoraggiamento del Pontefice è a «continuare il dialogo con loro», dato che «tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa e fraterna sono molto importanti».
Il Papa ha voluto dunque sottolineare il carattere squisitamente religioso del suo viaggio a Cipro, Paese diviso in due da un muro dopo l’invasione dei militari turchi nel 1974. L’arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos II, nell’accogliere il Papa durante la cerimonia ecumenica a Paphos, ha rivolto un duro atto di accusa contro il governo di Ankara, definendo «barbara» l’invasione e l’occupazione di una parte del territorio cipriota, e chiedendo al Pontefice «una cooperazione attiva» alla causa del Paese. Ma Ratzinger non ha risposto all’appello, e nel suo discorso ha evitato accenni politici, lanciando invece un invito al dialogo ecumenico tra i cristiani. Mentre usciva dall’antica chiesa mariana di Paphos, Benedetto XVI ha costeggiato una transenna dietro la quale erano assiepati molti fedeli, e alcuni bambini sono riusciti a sgusciare verso di lui per salutarlo.

© Copyright Il Giornale, 5 giugno 2010


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Papa a Cipro, stampa locale lo osanna

(ANSA) - NICOSIA. 5 GIU - Tutta la stampa greco-cipriota da' oggi ampia copertura della visita del papa a Cipro con toni di grande simpatia umana e rispetto. La seconda giornata della visita di Benedetto XVI comincia con una visita al presidente della Repubblica cipriota, Demetris Christofias. Nel palazzo presidenziale il papa deporra' una corona di fiori ai piedi della statua dell'arcivescovo Makarios, padre fondatore dell'indipendenza cipriota; poi incontrera' la piccola comunita' cattolica dell'isola. (Ansa)


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«Non si fermi il dialogo con l’islam»

Il Papa esclude moventi politico-religiosi per l’uccisione di Padovese

«Con gli ortodossi più della teologia è fondamentale l’esperienza della fratellanza» «La soluzione non è la violenza ma la pazienza del bene, così si può arrivare alla pace»

DAL NOSTRO INVIATO A BORDO DELL’AEREO PAPALE

MIMMO MUOLO

Nessuna implicazione a cari co dei turchi o della Turchia.
Quello di monsignor Pado vese «non è un assassinio politico religioso».
Dun que non interfe rirà in alcun mo do con i temi della visita a Ci pro.
Dall’aereo che lo porta nel l’isola mediter ranea Benedet to XVI «pur profondamente addolorato» per la morte del pre sidente della Conferenza episcopa le turca, sgombra subito il campo da inquietanti ipotesi dietrologiche.
E inizia a tessere, fin dai primissimi passi di questo suo 16° viaggio in ternazionale, la tela di quel dialogo a 360 gradi (Islam, Medio Oriente e Turchia compresi) e di quella pace «da costruire con pazienza» che, co me sottolinea più volte, costitui scono gli scopi principali di questa visita pastorale.
Il Papa si presenta nella parte riser vata ai giornalisti qualche minuto dopo che l’Airbus A320 dell’Alitalia è decollato da Fiumicino. Un’ap­prezzata consuetudine, ormai, quella della conferenza stampa ad alta quota. Così, neanche questa volta si fa eccezione. I temi del mo­mento ci sono tutti. Oltre all’assas sinio di monsignor Padovese, l’at tacco israeliano alla flottiglia da vanti alle coste di Gaza, i rapporti e­cumenici, la situazione politica di Cipro dal 1974 divisa in due in se guito all’occupazione turca, il Sino do del Medio Oriente. Benedetto X VI ascolta e risponde, con la con sueta pacata chiarezza.

Padovese. «Sono profondamente addolorato per la morte di monsi gnor Padovese, che ha molto con tribuito alla preparazione del Sino do – esordisce il Pontefice – e rac comando alla bontà del Signore la sua anima». Tuttavia, aggiunge, «questa ombra non ha niente a che vedere con i temi e la realtà del viag gio, perché non dobbiamo attribui re alla Turchia e ai turchi un fatto sul quale ci sono poche informazioni. Di sicuro però non è un assassinio politico-religioso, ma una cosa per sonale ». Dunque non bisogna «me scolare ora questa situazione tragi ca con le questioni del dialogo con l’islam». «È un caso a parte che ren de tristi – ribadisce il Pontefice – ma che non deve oscurare in nessun modo il dialogo in tutti i sensi che sarà il tema e l’intenzione di questo viaggio».

La vera natura del viaggio. Qual è al lora la vera natura di questo viag gio, anche in relazione alla parte oc cupata di Cipro (tra l’altro proprio dalla Turchia)? La risposta del Pon tefice è articolata. Ricorda che que sto viaggio si pone in continuità con quello in Terra Santa dello scorso anno. E al pari di quella visita le sue finalità sono «la testimonianza del la nostra fede, il dialogo e la pace». La pace soprattutto, sottolinea Be nedetto XVI, «non è un’aggiunta po litica alla nostra attività religiosa, ma una parola che sta al cuore delle fe de » e dunque «resta un mandato permanente». Perciò spiega Papa Ratzinger, «non vengo con un mes saggio politico, ma con un messag gio religioso che dovrebbe prepara re le anime a trovare l’apertura per la pace». Anche la pace in senso po litico.

Pace per il Medio Oriente. Il di scorso si allarga poi al Medio O riente, specie dopo i fatti di qualche giorno fa. Di fronte agli episodi di violenza, riflette il Pontefice, «c’è sempre il pericolo che si perda la pazienza – afferma – cioè che si di ca: adesso non è più possibile cer­care la pace». Invece, citando il cu rato d’Ars, Benedetto XVI dice:«Dobbiamo imitare Dio, la sua pazienza con noi. E anche dopo i casi di violenza non perdere il co raggio di ricominciare». Se si rag giungerà questa «disposizione del cuore», ci sarà anche «la certezza che possiamo arrivare alla pace e che la soluzione non è la violenza, ma la pazienza del bene». In tal sen so lavora anche la Santa Sede.

Rapporti con gli ortodossi. La pa zienza del dialogo sta portando frut ti anche nei rapporti tra cattolici e ortodossi. Benedetto XVI sottolinea i «grandi progressi fatti nella comu ne testimonianza dei valori cristia ni in un mondo secolarizzato». Cer to, i problemi teologici restano, ma ci sono anche «tre elementi che ci vedono sempre più vicini». Prima di tutto la Scrittura e il suo radica mento nella tradizione della comu nità ecclesiale. Quindi l’episcopato, infine la «confessione della fede e laborata negli antichi Concili». Per il Papa «non è la discussione teolo gica che crea di per sé l’unità. Que sta è una dimensione importante, ma più importante è conoscersi e fare l’esperienza della fratellanza».

Il Sinodo. Lo stesso vale per il pros simo Sinodo. «È bello che i capi del le diverse Chiese si vedano per di scutere dei co muni problemi – dice Benedetto XVI – così come è necessario che il mondo veda che in Terra San ta ci sono anco ra i cristiani».

Dunque anche questo evento sarà nel senso del dialogo. All’interno della Chie sa, con le altre comunità cristiane e anche, conclude il Papa, con i «fra telli musulmani». Alla ricerca di «u na convivenza fruttuosa e fraterna». La stessa che aveva sempre ricerca to monsignor Padovese.

© Copyright Avvenire, 5 giugno 2010


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PAPA: DIALOGO CON ISLAM E RISPETTO VERITA' AIUTANO PACE IN M.O, E A CIPRO

(AGI) - Nicosia 5 giu.

(di Salvatore Izzo)

Nella particolare situazione di Cipro, dove il conflitto tra due entita' statuali contrapposte ha anche una valenza confessionale essendo la Repubblica turco cipriota abitata ormai esclusivamente da musulmani, il Papa ha chiesto ai cattolici di dare il buon esempio aprendosi al dialogo con l'Islam.
"Solo attraverso un paziente lavoro di reciproca fiducia puo' essere superato - ha detto questa mattina - il peso della storia passata, e le differenze politiche e culturali fra i popoli possono diventare un motivo di operare per una maggiore comprensione".
"Vi esorto - ha aggiunto rivolto ai 20 mila fedeli maroniti, latini e armeni dell'Isola - ad aiutare a creare tale vicendevole fiducia fra cristiani e non cristiani, come fondamento per costruire una pace durevole".
Benedetto XVI si augura che "tutti gli abitanti di Cipro, con l'aiuto di Dio, trovino la saggezza e la forza di lavorare insieme per una giusta soluzione dei problemi che ancora sono da risolvere". E, nel successivo incontro con i rappresentanti delle chiese ortodosse, ha esortato tutti i cristiani "a impegnarsi per la pace e la riconciliazione, costruendo per le generazioni future una societa' che si distingua per il rispetto dei diritti di tutti, inclusi i diritti inalienabili alla liberta' di coscienza e alla liberta' di culto".
"Cipro e' l'ultimo Paese Europeo diviso da un muro", ha ricordato al Papa il presidente della Repubblica Demetris Christofias, che ha citato il caso analogo del muro che Bendetto XVI vide (e condanno') l'anno scorso visitando la Terra Santa.
Al Pontefice il capo dello Stato greco-cipriota ha assicurato la volonta' del suo governo a accettare una "Federazione bizonale con rappresentanza politica delle due zone", proposta dall'Onu per porre fine alla divisione dell'Isola iniziata nel 1974 con l'occupazione del Nord da parte della Turchia.
Vogliamo, ha spiegato, "uno stato con una sola e indivisibile sovranita', una sola rappresentanza internazionale e una sola cittadinanza". Da parte nostra, ha scandito, "noi appoggiamo l'ingresso della Turchia nella Ue ma a patto che essa si impegni a rispettare il diritto internazionale.
Nel caso opposto si creano rischi e i drammatici sviluppi degli ultimi giorni - ha scandito con implicito riferimento anche all'uccisione del presidente dei vescovi turchi, mons. Luigi Padovese - dovrebbero preoccuparci".
Nell'Arcivescovado Ortodosso, dove ha potuto visitare la piu' ampia raccolta delle icone cipriote risalenti dal V al XVIII secolo, il Papa ha poi ascoltatao la denuncia di Yannis Eliades, direttore del Museo Bizantino di Nicosia, per il quale sono circa 30 mila le icone sparite dalle chiese nella zona nord dell'Isola occupata dai turchi.
Occupando nel 1974 oltre un terzo del territorio, "la Turchia sta realizzando un piano di distruzione nazionale. Ha espulso tutti i cristiani e ha portato e continua a portare migliaia di coloni dall'Anatolia. Il nostro patrimonio culturale e' saccheggiato senza pieta', venduto a trafficanti senza scrupoli per far scomparire da Cipro occupata i segni del cristianesimo", aveva affermato ieri l'arcivescovo Chrysostomos, capo della chiesa ortodossa nella cerimonia ecumenica di Paphos. Per Chrysostomos si tratta di "un martirio" cui e' sottopposta oggi la sua Chiesa cosi' come le comunita' cattoliche.
E il Papa, incontrando alcuni gruppi di profughi maroniti che hanno dovuto abbandonare le loro case e chiese nel Nord dell'Isola, occupato dal 1974 dai militari turchi e da allora sottoposto a islamizzazione forzata, si e' detto "al corrente dei desideri e delle sofferenze di tali comunita': spero e prego - ha assicurato nel cortile della scuola cattolica San Marrone di Nicosia - che con l'impegno di quanti sono responsabili delle trattative possa essere assicurato un futuro migliore a tutti gli abitanti".
Benedetto XVI ha poi confidato la sua preoccupazione per i cristiani del Medio Oriente delle cui comunita' sono espressioni le chiese cattoliche di Cipro (9 mila maroniti che fanno capo al patriarca Sfeir, e altrettanti latini, in maggioranza immigrati, guidati dal patriarca di Gerusalemme Twal, e un migliaio tra armeni e greco-melchiti).
"Nessuno puo' rimanere indifferente di fronte alla necessita' di offrire sostegno in ogni maniera possibile ai cristiani della tormentata regione del Medio Oriente, affinche' le sue antiche Chiese possano vivere in pace e prosperita'", ha detto nel discorso rivolto all'arcivescovo Chrysostomos, massima autorita' religiosa in un'isola "tradizionalmente considerata parte della Terra Santa".
Per Benedetto XVI, "la situazione di continuo conflitto nel Medio Oriente dev'essere un motivo di riflessione per tutti i fedeli cristiani". "Le comunita' cristiane di Cipro possano trovare - ha auspicato - un ambito molto fruttuoso per la cooperazione ecumenica, pregando e lavorando insieme per la pace, la riconciliazione e la stabilita' nelle terre benedette dalla presenza terrena del Principe della Pace".
Per favorire davvero la pace, gli Stati e le loro diplomazie, ha ricordato nel discorso finora piu' impegnativo del viaggio, pronunciato nel grande giardino del Palazzo Presidenziale, debbono "agire in modo responsabile sulla base della conoscenza dei fatti reali".
"Come diplomatici - ha detto il Papa - sapete per esperienza che tale conoscenza vi aiuta a identificare le ingiustizie e le recriminazioni, così che potete valutare in maniera spassionata le preoccupazioni di quanti sono coinvolti in una determinata disputa". Secondo il Pontefice, "quando le parti riescono ad innalzarsi dal proprio modo di vedere gli eventi, acquisiscono una visione oggettiva e integrale".
In riferimento al complicato contesto del Medio Oriente, ma anche al ruolo che la Turchia ha esercitato e sta esercitando, il Pontefice ha rilevato con forza "l'importanza della verita', dell'integrita' e del rispetto" nell'ambito delle trattative internazionali. In proposito, Benedetto XVI ha citato "gli antichi filosofi greci, i quali ci insegnano inoltre che il bene comune viene servito precisamente attraverso l'influenza di persone dotate di chiara visione morale e di coraggio".
"In tal modo - secondo il Papa - le azioni politiche vengono a purificarsi dagli interessi egoistici o da pressioni di parte e vengono poste su una base piu' solida". Solo cosi' "le aspirazioni legittime di quanti rappresentiamo vengono protette e promosse".
La giornata di oggi era iniziata per Papa Ratzinger con un omaggio floreale al monumento del defunto arcivescovo Makarios, primo presidente della Repubblica di Cipro. "Come lui - ha poi ricordato rivolto ai politici ciprioti - ciascuno di voi nella vita di pubblico servizio deve essere impegnato a servire il bene degli altri nella societa', a livello locale, nazionale ed internazionale". Per il Pontefice, che ha accostato la figura di Makarios a quella del suo predecessore Giovanni Paolo II, "il servizio alla societa' nella politica e nell'amministrazione dello Stato rappresenta una nobile vocazione, stimata dalla Chiesa". Anche "Platone, Aristotele e gli stoici - ha detto Ratzinger - diedero grande importanza a tale realizzazione personale quale scopo per ogni essere umano, e videro nel carattere morale la via per raggiungerlo. Per loro, e per i grandi filosofi islamici e cristiani che hanno seguito i loro passi, la pratica della virtu' consisteva nell'agire secondo la retta ragione, nel perseguimento di tutto cio' che e' vero, buono e bello".
Secondo il Papa per favorire la pace occorre "destrutturare le ideologie politiche che altrimenti soppianterebbero la verita'". "Le esperienze tragiche del 20esimo secolo - ha ricordato - hanno posto in evidenza l'inumanita' che consegue dalla soppressione della verita' e della dignita' umana. Anche ai giorni nostri, siamo testimoni di tentativi di promuovere pseudovalori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani".
Nel grande giardino della Residenza presidenziale, il Papa ha ha richiamato di nuovo "l'attenzione sui tentativi di certi ambienti di reinterpretare la Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo al fine di soddisfare interessi particolari, che avrebbero compromesso l'intima unitarieta' della Dichiarazione e l'avrebbero allontanata dei suoi intenti originari". "I valori cristiani, profondamente radicati nelle vostre culture, cosi' come nel patrimonio della Chiesa universale, dovranno continuare a ispirare - ha raccomandato infine ai cristiani di Cipro - i vostri sforzi di promuovere la pace, la giustizia e il rispetto per la vita umana e la dignita' dei vostri concittadini". "La fedelta' al Vangelo - infatti - assicurera' beneficio a tutta la societa' cipriota".

© Copyright (AGI)


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IL LEADER MUSULMANO

Benedetto XVI si era reso disponibile ad un incontro con il Gran Muftì, massima autorità islamica cipriota, che risiede nel Nord, ma quest'ultimo non si è presentato.
È venuto invece un anziano leader Sufi, lo sceicco Mehmet Nazim Adil Al - Haquani, che ha oltrepassato per questo la linea verde che divide anche a Nicosia la repubblica turco cipriota dal resto del Paesee.
Lo sceicco, accompagnato da alcuni suoi discepoli, si è seduto ad aspettare il Papa lungo la linea verde. Benedetto XVI stava uscendo dalla Nunziatura per dirigersi alla parrocchia della Santa Croce, entrambe nella zona di nessuno, controllata dai caschi blu.
Quando ha visto lo sceicco si è fermato per salutarlo. Nazin si è scusato: «Mi perdoni se ho aspettato seduto su questa sedia, ma sono molto vecchio». Benedetto XVI, che già indossava i paramenti per la messa, ha sorriso: «Sono vecchio anche io», ha risposto.
Poi lo sceicco gli ha spiegato che lui vive proprio dall'altra parte della linea verde e quando ha saputo che il Papa di Roma era in città ha voluto incontrarlo. Già in passato aveva conosciuto Giovanni Paolo II, durante un incontro interreligioso. Nazim - ha detto il portavoce vaticano - ha fatto tre doni «bellissimi» a Ratzinger: un bastone intarsiato, una tavoletta con incise parole di pace in arabo e un rosario musulmano per la preghiera.
Il papa ha ricambiato con una medaglia di pontificato. Alla fine, l'anziano sufi e il pontefice si sono abbracciati. Nazim ha chiesto a Benedetto XVI di «pregare per lui». «Certamento lo farò - gli ha risposto Ratzinger - pregheremo l'uno per l'altro».

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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La ragione e il bene comune

Da Cipro il Papa lancia alla comunità internazionale un nuovo e forte appello alla ragione.
Con uno scopo che può essere compreso e accettato da tutti, al di là di ogni divisione: servire il bene comune. E questo in un Paese diviso innaturalmente e sulle soglie di una regione - il Vicino e il Medio Oriente - segnata da conflitti che sembrano non avere fine e costituiscono un pericolo permanente per la pace mondiale. Con la conseguenza gravissima di allargare l'abisso dell'odio e di mettere a rischio l'esistenza stessa di antichissime Chiese cristiane, proprio là dove il cristianesimo è nato e si è sviluppato nei primi secoli.
Non si deve scambiare il pacato ragionare di Benedetto XVI per un esercizio teorico e sterile di raffinata intellettualità. Al contrario, si tratta di parole che risuonano con immediata concretezza nel drammatico scenario della Terra santa - e Cipro vi appartiene da sempre - e dell'intero Medio Oriente. Parole basate su principi di cui erano convinti già Platone, Aristotele e gli stoici, ripresi nel medioevo da filosofi islamici e cristiani, come ha voluto ricordare il Papa con una sottolineatura carica di significato e di implicazioni esigenti per una contemporaneità che spesso non riconosce più la tradizione culturale su cui pure è fondata.
Dopo i discorsi pronunciati nel 2006 all'università di Ratisbona e nel 2008 a New York davanti alle Nazioni Unite, questo di Nicosia ai politici e diplomatici può essere considerato la terza grande variazione di Benedetto XVI sul tema della ragione, che deve governare i comportamenti di ogni persona.
Ma, in concreto, come è possibile servire il bene comune dell'unica famiglia umana e purificare la politica dagli interessi di parte? Tre sono le vie indicate dal Papa nella città che il presidente cipriota Dimitris Christofias ha definito l'ultima capitale europea ancora divisa: agire sulla base della conoscenza dei fatti reali, destrutturare le nefaste ideologie politiche che hanno disseminato di tragedie il Novecento, fondarsi sui principi etici della legge naturale.
L'appello alla fiducia e alla convivenza è risuonato nell'incontro con la comunità cattolica nella scuola maronita, una gioiosa festa inondata dal sole e scandita da preghiere, canti struggenti, musiche (anche di Mikis Theodorakis) e danze coloratissime di bambini. In una celebrazione della memoria che ha reso percepibile, con efficacia toccante, l'anima di un popolo allontanato dai suoi villaggi, i cui nomi sono stati ricordati da Benedetto XVI. Proprio il sostegno a queste piccole comunità è il motivo primo della visita del Papa che, parlando ai cattolici ciprioti, si è di fatto rivolto a quelli in tutto il Medio Oriente per esortarli a ricercare l'unità nella carità con gli altri cristiani e al dialogo con gli appartenenti alle altre religioni per creare fiducia.
Dunque non a caso gli stessi accenti sono ritornati nell'incontro con l'arcivescovo Crisostomo II, che oggi guida una delle Chiese ortodosse più antiche e autorevoli. Questa Chiesa, talmente legata alle sorti del popolo di Cipro che nel 1960, ottenuta l'indipendenza, il suo capo religioso - Macario III, alla cui memoria il Papa ha reso omaggio - ne divenne anche il primo presidente, si è impegnata con decisione nel dialogo ecumenico. In questo le è vicina quella sorella di Roma, per contribuire alla costruzione di una società che rispetti ogni diritto, inclusi quelli alla libertà di coscienza e di culto. Come ha mostrato a tutti l'abbraccio di Benedetto XVI e Crisostomo II, che ha ricordato quello a Gerusalemme tra Atenagora e Paolo VI.

g. m. v.

(©L'Osservatore Romano - 6 giugno 2010)


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PAPA A CIPRO: PRANZO CON CHRYOSTOMOS E I VESCOVI ORTODOSSI

Salvatore Izzo

(AGI) - Nicosia, 5 giu.

Per la prima volta dall'inizio del Pontificato, Benedetto XVI e' stato ospite a pranzo di un altro capo religioso. E' accaduto in questo 16esimo viaggio internazionale, dove l'odierna visita all'Arcivescovado Ortodosso che fu la sede di Makarios III, il primo capo dello Stato cipriota dopo la partenza degli inglesi nel 1960, ha avuto una coda conviviale con il Papa e l'arcivescovo Chrysostomos II a tavola insieme con le rispettive delegazioni in un clima definito dalle fonti "cordiale e fraterno".
Con Chrysostomos c'erano tutti i vescovi ortodossi dell'isola, e con il Pontefice il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il prefetto delle chiese orientali Leonardo Sandri, il presidente del dicastero per l'ecumenismo Walter Kasper e il gran maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro Jhon Patrik Foley, ma anche i patriarchi di Antiochia Sfeir, di Baghdad Delly e di Gerusalemme Twal.

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PAPA A CIPRO: IN MEDIO ORIENTE ANCHE PASTORI SONO TENTATI DA FUGA

Salvatore Izzo

(AGI) - Nicosia, 5 giu.

"Nei miei pensieri e nelle mie preghiere mi ricordo in modo speciale dei molti sacerdoti e religiosi del Medio Oriente che stanno sperimentando in questi momenti una particolare chiamata a conformare le proprie vite al mistero della Croce del Signore".
Lo ha detto il Papa nell'omelia dela messa celebrata oggi pomeriggio nella cattedrale latina di Nicosia. In Medio Oriente, ha ricordato, "i cristiani sono in minoranza, e soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose". Per questo, "molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso".
Ma, ha scandito Benedetto XVI, "in situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunita' religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo e' un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella Regione".
"La loro sola presenza - ha sottolineato il Pontefice - e' un'espressione eloquente del Vangelo della pace, della decisione del Buon Pastore di prendersi cura di tutte le pecore, dell'incrollabile impegno della Chiesa al dialogo, alla riconciliazione e all'amorevole accettazione dell'altro".
"Abbracciando la Croce loro offerta, i sacerdoti e i religiosi del Medio Oriente possono realmente irradiare - ha concluso - la speranza che e' al cuore del mistero che celebriamo nella liturgia odierna".

© Copyright (AGI)

PAPA A CIPRO: SENZA LA CROCE IL MONDO PERDE OGNI SPERANZA

Salvatore Izzo

(AGI) - Nicosia, 5 giu.

"Un mondo senza Croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalita' rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l'avidita' avrebbe la parola ultima". Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata questo pomeriggio a Nicosia nella piccola cattedrale di rito latino (capace di contenere appena 350 fedeli). Senza la Croce, ha osservato, "l'inumanita' dell'uomo nei confronti dell'uomo si manifesterebbe in modi ancor piu' orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine.
Mentre nessun potere terreno puo' salvarci dalle conseguenze del nostro peccato, e nessuna potenza terrena puo' sconfiggere l'ingiustizia sin dalla sua sorgente".
"La Croce - ha rilevato il Pontefice - e' qualcosa di piu' grande e misterioso di quanto a prima vista possa apparire. Indubbiamente e' uno strumento di tortura, di sofferenza e di sconfitta, ma allo stesso tempo esprime la completa trasformazione, la definitiva rivincita su questi mali, e questo lo rende il simbolo piu' eloquente della speranza che il mondo abbia mai visto.
Parla a tutti coloro che soffrono - gli oppressi, i malati, i poveri, gli emarginati, le vittime della violenza - ed offre loro la speranza che Dio puo' trasformare la loro sofferenza in gioia, il loro isolamento in comunione, la loro morte in vita".
La Croce, ha ricordato ancora il Papa teologo, "offre speranza senza limiti al nostro mondo decaduto. Ecco perche' - ha continuato - il mondo ha bisogno della Croce. Essa non e' semplicemente un simbolo privato di devozione, non e' un distintivo di appartenenza a qualche gruppo all'interno della societa', ed il suo significato piu' profondo non ha nulla a che fare con l'imposizione forzata di un credo o di una filosofia.
Parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull'oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, da' forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l'odio con l'amore".

© Copyright (AGI)


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Omelia del Papa nella Messa con il clero e i movimenti cattolici di Cipro


NICOSIA, sabato, 5 giugno 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia che Benedetto XVI ha pronunciato questo sabato pomeriggio nella chiesa parrocchiale latina della Santa Croce, presiedendo la Messa con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i diaconi, i catechisti e i membri dei movimenti ecclesiali cattolici di Cipro.

* * *

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

il Figlio dell’Uomo deve essere innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (cfr Gv 3,14-15). In questa Messa votiva adoriamo e lodiamo il nostro Signore Gesù Cristo, poiché con la sua Santa Croce ha redento il mondo. Con la sua morte e risurrezione ha spalancato le porte del Cielo e ci ha preparato un posto, affinché a noi, suoi seguaci, venga donato di partecipare alla sua gloria.

Nella gioia della vittoria redentrice di Cristo, saluto tutti voi riuniti nella chiesa della Santa Croce e vi ringrazio per la vostra presenza. Apprezzo molto il calore con il quale mi avete accolto. Sono particolarmente grato a Sua Beatitudine il Patriarca latino di Gerusalemme per le sue parole di benvenuto all’inizio della Messa, e per la presenza del Padre Custode di Terra Santa. Qui a Cipro, terra che fu il primo porto di approdo dei viaggi missionari di san Paolo attraverso il Mediterraneo, giungo oggi fra voi, sulle orme di quel grande Apostolo, per rinsaldarvi nella vostra fede cristiana e per predicare il Vangelo che offre vita e speranza al mondo.

Il centro della celebrazione odierna è la Croce di Cristo. Molti potrebbero essere tentati di chiedere perché noi cristiani celebriamo uno strumento di tortura, un segno di sofferenza, di sconfitta e di fallimento. E’ vero che la croce esprime tutti questi significati. E tuttavia a causa di colui che è stato innalzato sulla croce per la nostra salvezza, rappresenta anche il definitivo trionfo dell’amore di Dio su tutti i mali del mondo.

Vi è un’antica tradizione che il legno della croce sia stato preso da un albero piantato da Seth, figlio di Adamo, nel luogo dove Adamo fu sepolto. In quello stesso luogo, conosciuto come il Golgota, il luogo del cranio, Seth piantò un seme dall’albero della conoscenza del bene e del male, l’albero che si trovava al centro del giardino dell’Eden. Attraverso la provvidenza di Dio, l’opera del Maligno sarebbe stata sconfitta ritorcendo le sue stesse armi contro di lui.

Ingannato dal serpente, Adamo ha abbandonato la filiale fiducia in Dio ed ha peccato mangiando i frutti dell’unico albero del giardino che gli era stato proibito. Come conseguenza di quel peccato entrarono nel mondo la sofferenza e la morte. I tragici effetti del peccato, e cioè la sofferenza e la morte, divennero del tutto evidenti nella storia dei discendenti di Adamo. Lo vediamo dalla prima lettura di oggi, che fa eco alla caduta e prefigura la redenzione di Cristo.

Come punizione dei propri peccati, il popolo di Israele, mentre languiva nel deserto, venne morso dai serpenti ed avrebbe potuto salvarsi dalla morte solo volgendo lo sguardo al simbolo che Mosè aveva innalzato, prefigurando la croce che avrebbe posto fine al peccato e alla morte una volta per tutte. Vediamo chiaramente che l’uomo non può salvare se stesso dalle conseguenze del proprio peccato. Non può salvare se stesso dalla morte. Soltanto Dio può liberarlo dalla sua schiavitù morale e fisica. E poiché Dio ha amato così tanto il mondo, ha inviato il suo Figlio unigenito non per condannare il mondo – come avrebbe richiesto la giustizia – ma affinché attraverso di Lui il mondo potesse essere salvato. L’unigenito Figlio di Dio avrebbe dovuto essere innalzato come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così che quanti avrebbero rivolto lo sguardo a lui con fede potessero avere la vita.

Il legno della croce divenne lo strumento per la nostra redenzione, proprio come l’albero dal quale era stato tratto aveva originato la caduta dei nostri progenitori. La sofferenza e la morte, che erano conseguenze del peccato, divennero il mezzo stesso attraverso il quale il peccato fu sconfitto. L’agnello innocente fu sacrificato sull’altare della croce, e tuttavia dall’immolazione della vittima scaturì una vita nuova: il potere del maligno fu distrutto dalla potenza dell’amore che sacrifica se stesso.

La croce, pertanto, è qualcosa di più grande e misterioso di quanto a prima vista possa apparire. Indubbiamente è uno strumento di tortura, di sofferenza e di sconfitta, ma allo stesso tempo esprime la completa trasformazione, la definitiva rivincita su questi mali, e questo lo rende il simbolo più eloquente della speranza che il mondo abbia mai visto. Parla a tutti coloro che soffrono – gli oppressi, i malati, i poveri, gli emarginati, le vittime della violenza – ed offre loro la speranza che Dio può trasformare la loro sofferenza in gioia, il loro isolamento in comunione, la loro morte in vita. Offre speranza senza limiti al nostro mondo decaduto.

Ecco perché il mondo ha bisogno della croce. Essa non è semplicemente un simbolo privato di devozione, non è un distintivo di appartenenza a qualche gruppo all’interno della società, ed il suo significato più profondo non ha nulla a che fare con l’imposizione forzata di un credo o di una filosofia. Parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull’oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, dà forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l’odio con l’amore. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalità rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l’avidità avrebbe la parola ultima. L’inumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo si manifesterebbe in modi ancor più orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine. Mentre nessun potere terreno può salvarci dalle conseguenze del nostro peccato, e nessuna potenza terrena può sconfiggere l’ingiustizia sin dalla sua sorgente, tuttavia l’intervento salvifico del nostro Dio misericordioso ha trasformato la realtà del peccato e della morte nel suo opposto. Questo è quanto celebriamo quando diamo gloria alla croce del Redentore. Giustamente sant’Andrea di Creta descrive la croce come "più nobile e preziosa di qualsiasi cosa sulla terra […], poiché in essa e mediante di essa e per essa tutta la ricchezza della nostra salvezza è stata accumulata e a noi restituita" (Oratio X, PG 97, 1018-1019).

Cari fratelli sacerdoti, cari religiosi, cari catechisti, il messaggio della croce è stato affidato a noi, così che possiamo offrire speranza al mondo. Quando proclamiamo Cristo crocifisso, non proclamiamo noi stessi, ma lui. Non offriamo la nostra sapienza al mondo, non parliamo dei nostri propri meriti, ma fungiamo da canali della sua sapienza, del suo amore, dei suoi meriti salvifici. Sappiamo di essere semplicemente dei vasi fatti di creta e, tuttavia, sorprendentemente siamo stati scelti per essere araldi della verità salvifica che il mondo ha bisogno di udire. Non stanchiamoci mai di meravigliarci di fronte alla grazia straordinaria che ci è stata data, non cessiamo mai di riconoscere la nostra indegnità, ma allo stesso tempo sforziamoci sempre di diventare meno indegni della nostra nobile chiamata, in modo da non indebolire mediante i nostri errori e le nostre cadute la credibilità della nostra testimonianza.

In questo Anno Sacerdotale permettetemi di rivolgere una parola speciale ai sacerdoti oggi qui presenti e a quanti si preparano all’ordinazione. Riflettete sulle parole pronunciate al novello sacerdote dal Vescovo, mentre gli presenta il calice e la patena: "Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore".

Mentre proclamiamo la croce di Cristo, cerchiamo sempre di imitare l’amore disinteressato di colui che offrì se stesso per noi sull’altare della croce, di colui che è allo stesso tempo sacerdote e vittima, di colui nella cui persona parliamo ed agiamo quando esercitiamo il ministero ricevuto. Nel riflettere sulle nostre mancanze, sia individualmente sia collettivamente, riconosciamo umilmente di aver meritato il castigo che lui, l’Agnello innocente, ha patito in nostra vece. E se, in accordo con quanto abbiamo meritato, avessimo qualche parte nelle sofferenze di Cristo, rallegriamoci, perché ne avremo una felicità ben più grande quando sarà rivelata la sua gloria.

Nei miei pensieri e nelle mie preghiere mi ricordo in modo speciale dei molti sacerdoti e religiosi del Medio Oriente che stanno sperimentando in questi momenti una particolare chiamata a conformare le proprie vite al mistero della croce del Signore. Dove i cristiani sono in minoranza, dove soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose, molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso. In situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo è un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella Regione. La loro sola presenza è un’espressione eloquente del Vangelo della pace, della decisione del Buon Pastore di prendersi cura di tutte le pecore, dell’incrollabile impegno della Chiesa al dialogo, alla riconciliazione e all’amorevole accettazione dell’altro. Abbracciando la croce loro offerta, i sacerdoti e i religiosi del Medio Oriente possono realmente irradiare la speranza che è al cuore del mistero che celebriamo nella liturgia odierna.

Rinfranchiamoci con le parole della seconda lettura di oggi, che parla così bene del trionfo riservato a Cristo dopo la morte in croce, un trionfo che siamo invitati a condividere. "Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra" (Fil 2,9-10).

[Sì, amati fratelli e sorelle in Cristo, lungi da noi la gloria che non sia quella nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr Gal 6,14). Lui è la nostra vita, la nostra salvezza e la nostra risurrezione. Per lui noi siamo stati salvati e resi liberi.]

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]








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Il Papa a Cipro: contribuite al dialogo

«Troviamo tutti la saggezza e la forza di lavorare insieme per una giusta soluzione dei problemi ancora da risolvere»

Elisa Pinna

NICOSIA

Le finestre dell'abside si trovano nella parte turca di Nicosia, la navata nella terra di nessuno controllata dai caschi blu dell'Onu. In mezzo un muro che taglia la parrocchia cattolica della Santa Croce, minuscolo segmento di quella linea verde che spezza in due la vita di Cipro dal 1974, da quando i turchi invasero il Nord dell'isola in risposta a un tentativo di colpo di stato filo-greco. In questa chiesa, simbolo di uno dei tanti fili elettrici scoperti che attraversano il Medio Oriente, Papa Benedetto XVI ieri sera ha celebrato messa e ha lanciato un appello ai cristiani e, in particolare, ai religiosi: non cedete di fronte alla tentazione di emigrare, il Medio Oriente ha bisogno della «speranza» cristiana.
Poco prima, a riprova che nonostante le difficoltà il dialogo e l'amicizia possono apparire da dietro l'angolo, il pontefice aveva incontrato nel giardino della nunziatura un anziano leader musulmano del Nord dell'isola. Un mistico sufi conosciuto in tutto il mondo: Sheik Mehmet Nazim Adil Al - Haquani. Benedetto XVI indossava i paramenti sacri ed era già alla testa della processione diretta verso la vicina parrocchia; Nazim, 89 anni, lo attendeva su una sedia, circondato da discepoli premurosi. Si sono salutati, hanno scherzato sulla loro vecchiaia e alla fine si sono abbracciati e si sono promessi reciproche preghiere.
Nell'incessante tessitura di rapporti ecumenici e interreligiosi, il Papa ha fatto visita ieri all'arcivescovo Chrysostomos, capo della Chiesa greco-ortodossa di Cipro. Si erano già salutati venerdì, all'arrivo del pontefice sull'isola, e l'esponente orientale aveva criticato duramente la «barbara» occupazione turca nei territori del Nord. Ieri mattina solo parole di benvenuto. È stato Benedetto XVI a parlare della situazione di Cipro dove gli sforzi per una riunificazione tra le due parti e per il ritiro delle truppe turche non hanno avuto ancora un esito positivo. Il Papa ha detto di pregare «perché tutti gli abitanti di Cipro, con l'aiuto di Dio, trovino la saggezza e la forza di lavorare insieme per una giusta soluzione dei problemi che ancora sono da risolvere, impegnandosi per la pace e la riconciliazione e costruendo per le generazioni future una società che si distingua per il rispetto dei diritti di tutti». Poi, allargando il discorso all'intero Medio Oriente, ha scandito: «Nessuno può rimanere indifferente alla necessità di offrire sostegno in ogni maniera possibile ai cristiani di quella tormentata regione, affinché le sue antiche Chiese possano vivere in pace e prosperità».
Durante la messa di fine giornata, nella parrocchia situata nella terra di nessuno e protetta dai caschi blu dell'Onu, Benedetto XVI ha rilanciato il messaggio. L'ombra dell'uccisione di mons. Padovese, anche se non dettata da motivazioni politiche o religiose pesa, e rende percepibile l'isolamento in cui vivono spesso i vescovi e i preti nell'area. «Nei miei pensieri e nelle mie preghiere mi ricordo in modo speciale – ha confessato il papa – dei molti sacerdoti e religiosi del Medio Oriente che stanno sperimentando in questi momenti una particolare chiamata a conformare le proprie vite al mistero della croce del Signore».

Le tre vie

L'appello lanciato a Cipro da Benedetto XVI alla comunità internazionale è un appello alla ragione, concreto e «con uno scopo che può essere compreso e accettato da tutti, al di là di ogni divisione: servire il bene comune». Lo afferma un editoriale dell'Osservatore Romano a firma del direttore, Giovanni Maria Vian. Spiega il quotidiano della Santa Sede: «Tre sono le vie indicate dal Papa» a Nicosia: «Agire sulla base della conoscenza dei fatti reali, destrutturare le nefaste ideologie politiche che hanno disseminato di tragedie il Novecento, fondarsi sui principi etici della legge naturale». Tutto ciò fa parte, prosegue l'Osservatore, di un appello concreto da parte del Pontefice che non va scambiato per un «pacato ragionare di Benedetto XVI» o «per un esercizio teorico e sterile di raffinata intellettualità». Ancor più, sottolinea il quotidiano, che l'appello di Ratzinger è stato lanciato «in un Paese diviso innaturalmente e sulle soglie di una regione, il Vicino e il Medio Oriente, segnata da conflitti che sembrano non avere fine e costituiscono un pericolo permanente per la pace mondiale». «Con la conseguenza gravissimadi allargare l'abisso dell'odio e di mettere a rischio l'esistenza stessa di antichissime Chiese cristiane, proprio là dove il cristianesimo è nato e si è sviluppato nei primi secoli».

© Copyright Gazzetta del sud, 6 giugno 2010


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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«Sacerdoti, non lasciate il Medio Oriente»

di Redazione

Nicosia

«Nei miei pensieri e nelle mie preghiere mi ricordo in modo speciale dei molti sacerdoti e religiosi del Medio Oriente che stanno sperimentando in questi momenti una particolare chiamata a conformare le proprie vite al mistero della Croce del Signore». Lo ha detto il Papa ieri pomeriggio nell’omelia della messa celebrata nella cattedrale latina di Nicosia. Benedetto XVI, che questa mattina consegnerà ai vescovi dell’area il documento preparatorio in vista del Sinodo sul Medio Oriente, ha ricordato la tragica realtà dei cristiani, che «sono in minoranza, e soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose». Per questo motivo, «molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso». Ma, ha aggiunto il Papa, «in situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo è un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella regione».
In mattinata Benedetto XVI aveva invitato i cattolici a dare il buon esempio aprendosi al dialogo con l’islam, perché «solo attraverso un paziente lavoro di reciproca fiducia può essere superato il peso della storia passata, e le differenze politiche e culturali fra i popoli possono diventare un motivo di operare per una maggiore comprensione».
All’inizio della giornata, il Papa aveva fatto visita al presidente della Repubblica cipriota, Demetris Christofias, il quale lo ha accolto ricordandogli che «Cipro è l’ultimo Paese europeo diviso da un muro» e assicurandogli che il governo di Nicosia è pronto ad accettare una «Federazione bizonale con rappresentanza politica delle due zone», proposta dall’Onu per porre fine alla divisione dell’isola iniziata nel 1974 con l’occupazione del Nord da parte della Turchia. Vogliamo, ha spiegato, «uno Stato con una sola e indivisibile sovranità, una sola rappresentanza internazionale e una sola cittadinanza». Benedetto XVI è stato attentissimo a non farsi strumentalizzare, e ha spiegato che per favorire davvero la pace, gli Stati e le loro diplomazie, devono «agire in modo responsabile sulla base della conoscenza dei fatti reali». «Quando le parti riescono ad innalzarsi dal proprio modo di vedere gli eventi, acquisiscono una visione oggettiva e integrale», ha detto il Pontefice.
Nel pomeriggio, il Papa ha salutato brevemente un vecchio leader musulmano di Cipro Nord, ma non il gran muftì come si attendeva. E non c’è stato neanche alcun incontro con il presidente della zona occupata dai turchi.

© Copyright Il Giornale, 6 giugno 2010


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A CIPRO (E PUBBLICAZIONE DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI) (4 - 6 GIUGNO 2010) (VIII)


SANTA MESSA IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI, PRESSO IL PALAZZO DELLO SPORT ELEFTHERIA A NICOSIA



Alle ore 9.00 di questa mattina, lasciata la Nunziatura Apostolica di Nicosia, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto al Palazzo dello Sport Eleftheria, dove, alle ore 9.30 celebra la Santa Messa in occasione della pubblicazione dell’Instrumentum Laboris dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

Partecipano alla Celebrazione Eucaristica i Patriarchi e i Vescovi Cattolici del Medio Oriente, con rappresentanze delle rispettive comunità. È presente Sua Beatitudine Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di Tutta Cipro.

La Santa Messa della solennità del Corpo e Sangue di Cristo è introdotta dal saluto di S.E. Mons. Youssef Soueif, Arcivescovo di Cipro dei Maroniti, Segretario Speciale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

Dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Santo Padre Benedetto XVI pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE



Cari fratelli e sorelle in Cristo,

saluto con gioia i Patriarchi e Vescovi delle varie comunità ecclesiali del Medio Oriente che sono venuti a Cipro per questa occasione e ringrazio specialmente il Molto Reverendo Youssef Soueif, Arcivescovo Maronita di Cipro, per le parole che mi ha rivolto all’inizio della Messa. Rivolgo un caloroso saluto a Sua Beatitudine Crisostomo II.

Lasciatemi dire quanto io sia felice di avere questa opportunità di celebrare l’Eucarestia insieme a così tanti fedeli di Cipro, una terra benedetta dal lavoro apostolico di San Paolo e San Barnaba. Saluti tutti voi con grande affetto e vi ringrazio per l’ospitalità e per la generosa accoglienza che mi avete riservato. Estendo un particolare saluto agli immigrati Filippini e dello Sri Lanka ed alle altre comunità di immigrati che formano un significativo gruppo nella popolazione cattolica di questa isola. Prego perché la vostra presenza qui possa arricchire l’attività e il culto delle parrocchie alle quali appartenete e che a vostra volta possiate ottenere il sostegno spirituale dall’antica eredità cristiana della terra che avete scelta come vostra casa.

Oggi celebriamo la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Corpus Christi, il nome dato a questa festa in Occidente, è usato nella tradizione della Chiesa per indicare tre distinte realtà: il corpo fisico di Gesù, nato dalla Vergine Maria, il suo corpo eucaristico, il pane del cielo che ci nutre in questo grande sacramento, e il suo corpo ecclesiale, la Chiesa. Riflettendo su questi diversi aspetti del Corpus Christi, giungiamo ad una più profonda comprensione del mistero della comunione che lega tutti coloro che appartengono alla Chiesa. Tutti quelli che si nutrono del corpo e sangue di Cristo nell’Eucarestia sono riuniti dallo Spirito Santo in un solo corpo (cfr Preghiera Eucaristica II) per formare l’unico popolo santo di Dio. Così come lo Spirito Santo è sceso sugli Apostoli nel Cenacolo a Gerusalemme, lo stesso Santo Spirito è all’opera in ogni celebrazione della Messa per un duplice scopo: santificare i doni del pane e del vino affinché diventino il corpo e sangue di Cristo e riempire coloro che sono nutriti da questi santi doni perché possano divenire un solo corpo ed un solo spirito in Cristo.

Sant’Agostino spiega magnificamente questo processo (cfr Sermone 272). Egli ci ricorda che il pane non è preparato a partire da un solo, ma da numerosi grani. Prima che questi grani diventino pane devono essere macinati. Egli fa qui allusione all’esorcismo al quale i catecumeni dovevano sottomettersi prima del loro battesimo. Ciascuno di noi che apparteniamo alla Chiesa ha bisogno di uscire dal mondo chiuso della propria individualità ed accettare la compagnia di coloro che condividono il pane con lui. Non devo più pensare a partire da "me stesso" ma da "noi". E’ per questo che tutti i giorni noi preghiamo "nostro" Padre per il "nostro" pane quotidiano. Abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini è prima premessa per entrare nella vita divina alla quale siamo chiamati. Abbiamo bisogno di essere liberati da tutto quello che ci blocca e ci isola: timore e sfiducia gli uni verso gli altri, avidità ed egoismo, mancanza di volontà di accettare il rischio della vulnerabilità alla quale ci esponiamo quando ci apriamo all’amore.

I grani di frumento, una volta schiacciati, sono mischiati nella pasta e cotti. Qui sant’Agostino fa riferimento all’immersione nelle acque battesimali seguita dal dono sacramentale dello Spirito Santo che infiamma il cuore dei fedeli con il fuoco dell’amore di Dio. Questo processo che unisce e trasforma i grani isolati in un solo pane ci presenta una immagine suggestiva dell’azione unificante dello Spirito Santo sui membri della Chiesa, realizzata in maniera eminente attraverso la celebrazione dell’Eucarestia. Coloro che prendono parte a questo grande sacramento diventano il Corpo ecclesiale del Cristo quando si nutrono del suo Corpo eucaristico. "Sii ciò che tu puoi vedere - dice sant’Agostino incoraggiandoli - e ricevi ciò che tu sei".

Queste forti parole ci invitano a rispondere generosamente all’invito ad "essere il Cristo" per coloro che ci circondano. Noi siamo il suo corpo adesso sulla terra. Per parafrasare una celebre frase attribuita a santa Teresa d’Avila, noi siamo gli occhi con i quali la sua compassione guarda a coloro che sono nel bisogno, siamo le mani che egli stende per benedire e per guarire, siamo i piedi dei quali egli si serve per andare a fare il bene, e siamo le labbra con le quali il suo Vangelo viene proclamato. E’ quindi importante sapere che quando noi partecipiamo così alla sua opera di salvezza, noi non facciamo memoria di un eroe morto prolungando ciò che egli ha fatto: al contrario, Cristo è vivente in noi, suo corpo, la Chiesa, suo popolo sacerdotale. Nutrendoci di Lui nell’Eucarestia e accogliendo lo Spirito Santo nei nostri cuori, diventiamo veramente il corpo di Cristo che abbiamo ricevuto, siamo veramente in comunione con lui e gli uni con gli altri, e diveniamo autenticamente suoi strumenti, rendendo testimonianza a lui davanti al mondo.

"La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola" (At 4,32). Nella prima comunità cristiana, nutrita alla tavola del Signore, noi vediamo gli effetti dell’azione unificatrice dello Spirito Santo. Condividevano i loro beni in comune, staccandosi da ogni bene materiale per amore dei fratelli. Hanno trovato soluzioni eque alle loro differenze come vediamo, per esempio, nella risoluzione della disputa fra Ellenisti ed Ebrei sulla distribuzione quotidiana (cfr At 6,1-6). Come più tardi ha detto un commentatore: "Vedi come questi cristiani si amano l’un l’altro e come sono pronti a morire l’uno per l’altro" (Tertulliano, Apologia,39). Ma il loro amore non era affatto limitato verso i loro amici credenti. Mai hanno considerato se stessi come esclusivi, privilegiati beneficiari del favore divino, ma invece come messaggeri inviati a spargere la buona notizia della salvezza in Cristo fino ai confini della terra. E fu così che il messaggio affidato agli Apostoli dal Signore Risorto, venne sparso in tutto il Medio Oriente e da qui al mondo intero.

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Siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza. Siamo chiamati ad estendere la nostra attenzione ai bisognosi, dividendo generosamente i nostri beni terreni con coloro che sono meno fortunati di noi. E siamo chiamati a proclamare incessantemente la morte e risurrezione del Signore, finché egli venga. Per lui, con lui ed in lui, nell’unità che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, rendiamo onore e gloria a Dio nostro Padre celeste insieme a tutti gli angeli e santi che cantano le sue lodi per sempre. Amen.

















VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A CIPRO (E PUBBLICAZIONE DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI) (4 - 6 GIUGNO 2010) (IX)



CONSEGNA DELL’INSTRUMENTUM LABORIS DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI, AL TERMINE DELLA SANTA MESSA PRESSO IL PALAZZO DELLO SPORT ELEFTHERIA DI NICOSIA



Al termine della Santa Messa celebrata questa mattina nel Palazzo dello Sport Eleftheria di Nicosia, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Nikola Eterović, rivolge al Papa alcune parole di ringraziamento.
Quindi, all’atto di consegnare l’Instrumentum laboris a ciascun Membro del Consiglio Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE



Cari fratelli e sorelle in Cristo,

ringrazio l’Arcivescovo Eterović per le gentili parole, e rinnovo il mio augurio a voi tutti, qui giunti in occasione dell’avvio della prossima Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Ringrazio per tutto il lavoro che è già stato fatto in previsione dell’Assemblea Sinodale, e vi prometto il sostegno della mia preghiera mentre entrate nella fase finale della preparazione.

Prima di iniziare, ritengo doveroso fare memoria del defunto Vescovo Luigi Padovese, che, come Presidente della Conferenza Episcopale Turca, ha contribuito alla preparazione dell’Instrumentum Laboris, che oggi vi consegno. La notizia della sua morte improvvisa e tragica, avvenuta giovedì, ha sorpreso e colpito tutti noi. Affido la sua anima alla misericordia di Dio onnipotente, ricordando quanto egli si impegnò, specialmente come Vescovo, per la mutua comprensione in ambito interreligioso e culturale e per il dialogo tra le Chiese. La sua morte è un lucido richiamo alla vocazione che tutti i cristiani condividono ad essere, in ogni circostanza, testimoni coraggiosi di tutto ciò che è buono, nobile e giusto.

Il motto scelto per l’Assemblea ci parla di comunione e testimonianza, e ci ricorda come i membri della primitiva comunità cristiana avevano "un cuore solo e un’anima sola" (cfr At 4,32). Al centro dell’unità della Chiesa c’è l’Eucaristia, dono inestimabile di Cristo al suo popolo e punto focale della celebrazione liturgica odierna in questa Solennità del Corpo e Sangue del Signore. Pertanto, non è senza significato che la data scelta per la consegna dell’Instrumentum laboris dell’Assemblea Speciale cada proprio oggi.

Il Medio Oriente ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristiani, dal momento che fu proprio lì che Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede. Dal tempo in cui Abramo uscì da Ur dei Caldei obbedendo alla chiamata del Signore, sino alla morte e risurrezione di Gesù, l’opera salvifica di Dio fu compiuta mediante individui e popoli nelle vostre patrie. Da allora, il messaggio del Vangelo si è diffuso in tutto il mondo, ma i cristiani da ogni luogo continuano a guardare al Medio Oriente con speciale riverenza, a causa dei profeti e dei patriarchi, degli apostoli e dei martiri, ai quali dobbiamo così tanto, agli uomini e alle donne che hanno ascoltato la parola di Dio, hanno dato testimonianza ad essa, e l’hanno consegnata a noi appartenenti alla grande famiglia della Chiesa.

L’Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi, convocata su vostra richiesta, tenterà di approfondire i legami di comunione fra i membri delle vostre Chiese locali, come pure la comunione di queste medesime Chiese tra di loro e con la Chiesa universale. Questa Assemblea desidera inoltre incoraggiarvi nella testimonianza della vostra fede in Cristo, che voi rendete nei Paesi dove questa fede è nata ed è cresciuta. E’ inoltre noto che alcuni fra voi soffrono grandi prove dovute alla situazione attuale della regione. L’Assemblea Speciale è un’occasione per i cristiani del resto del mondo di offrire un sostegno spirituale e una solidarietà per i loro fratelli e sorelle del Medio Oriente. E’ un’occasione per porre in risalto il valore importante della presenza e della testimonianza cristiane nei Paesi della Bibbia, non solo per la comunità cristiana a livello mondiale, ma ugualmente per i vostri vicini e concittadini. Voi contribuite in innumerevoli modi al bene comune, per esempio attraverso l’educazione, la cura dei malati e l’assistenza sociale, e voi operate per la costruzione della società. Voi desiderate vivere in pace ed in armonia con i vostri vicini ebrei e mussulmani. Spesso agite con artigiani della pace nel difficile processo di riconciliazione. Voi meritate la riconoscenza per il ruolo inestimabile che rivestite. E’ mia ferma speranza che i vostri diritti siano sempre più rispettati, compreso il diritto alla libertà di culto e la libertà religiosa, e che non soffriate giammai di discriminazioni di alcun tipo.

Prego che i lavori dell’Assemblea Speciale aiutino a volgere l’attenzione della comunità internazionale sulla condizione di quei cristiani in Medio Oriente, che soffrono a causa della loro fede, affinché si possano trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che causano così tante sofferenze. In merito a questa grave questione, ripeto il mio appello personale per uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano nel Medio Oriente, specie in Terra Santa, prima che tali conflitti conducano a uno spargimento maggiore di sangue.

Con tali pensieri, presento a voi il testo dell’Instrumentum laboris dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Dio benedica abbondantemente il vostro lavoro! Dio benedica tutti i popoli del Medio Oriente!



RECITA DELL’ANGELUS NEL PALAZZO DELLO SPORT ELEFTHERIA DI NICOSIA


Prima di concludere la Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI guida la recita dell’Angelus con i fedeli convenuti nel Palazzo dello Sport Eleftheria a Nicosia.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PAROLE DEL SANTO PADRE


Cari fratelli e sorelle in Cristo,

a mezzogiorno è tradizione della Chiesa rivolgersi in preghiera alla Beata Vergine Maria, ricordando con gioia il suo pronto assenso a divenire la madre di Dio. E’ stato un invito che l’ha riempita di trepidazione e che lei avrebbe potuto appena comprendere. Era un segno che Dio aveva scelto lei, sua umile ancella, per cooperare con lui nell’opera di salvezza. Come non rallegrarci per la generosità della sua risposta! Attraverso il suo "sì" la speranza della storia è divenuta una realtà, l’Unico che Israele aveva da lungo atteso venne nel mondo, dentro la nostra storia. Di lui l’angelo ha annunciato che il suo regno non avrebbe avuto fine (Lc 1,33).

Circa trent’anni dopo, trovandosi Maria piangente ai piedi della croce, dev’essere stato difficile mantenere viva questa speranza. Le forze delle tenebre sembrava che avessero avuto il sopravvento. E nel suo intimo lei avrebbe ricordato le parole dell'angelo. Ma anche nella desolazione del Sabato Santo la certezza della speranza la sostenne fino alla gioia della mattina di Pasqua. Ed anche noi, suoi figli, viviamo nella stessa fiduciosa speranza che la Parola fatta carne nel seno di Maria, mai ci abbandonerà. Egli, il Figlio di Dio e il Figlio di Maria, fortifica la comunione che ci lega insieme così che noi possiamo divenire testimoni di lui e del potere del suo amore che guarisce e riconcilia.

Ora desidero dire alcune parole in lingua polacca nella lieta circostanza dell’odierna beatificazione di Jerzy Popiełuszko, sacerdote e martire.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Kościoła w Polsce, który dziś raduje się wyniesieniem na ołtarze księdza Jerzego Popiełuszki. Jego ofiarna posługa i męczeństwo są szczególnym znakiem zwycięstwa dobra nad złem. Niech jego przykład i wstawiennictwo budzi gorliwość kapłanów i rozpala miłość wiernych.

[Rivolgo un cordiale saluto alla Chiesa in Polonia, che oggi gioisce dell’elevazione agli altari del padre Jerzy Popiełuszko. Il suo zelante servizio e il martirio sono particolare segno della vittoria del bene sul male. Il suo esempio e la sua intercessione accrescano lo zelo dei sacerdoti e infiammino d’amore i fedeli laici.]

Imploriamo ora la Vergine Maria, nostra Madre, di intercedere per tutti noi, per il popolo di Cipro e per la Chiesa del Medio Oriente, con Cristo suo Figlio, il Principe della Pace.





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PAPA A CIPRO: RICORDA MONS. PADOVESE, SUA MORTE FA RIFLETTERE

Salvatore Izzo

(AGI) - Nicosia, 6 giu.

Benedetto XVI ha voluto ricordare il vescovo Luigi Padovese ucciso in Turchia giovedi' scorso. Lo ha fatto prima di consegnare il testo del documento di base del Sinodo per il Medio Oriente al quale, ha ricordato, il presidente della Conferenza Episcopale Turca aveva collaborato. "La notizia improvvisa e tragica morte di questo vescovo impegnato nel dialogo ci fa rifelttere - ha detto - sulla vocazione cristiana in Medio Oriente".
Mons. Padovese, ha detto testualemente il Papa ai vescovi del Medio Oriente, "come presidente della Conferenza Episcopale Turca, contribui' alla preparazione dell'Instrumentum Laboris che vi consegno. La notizia della sua improvvisa e tragica morte - ha continuato Ratzinger - ha sorpreso e sconvolto tutti noi. Affido l'anima di monsignor Padovese alla misericordia di Dio onnipotente, memore di come e' stato impegnato nel dialogo interreligioso e culturale e nel dialogo tra le chiese. Il suo impegno ci ricorda come tutti i cristiani siano testimoni in ogni circostanza di cio' che e' buono, nobile e giusto".

© Copyright (AGI)


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BXVI conquista Cipro

Consensi unanimi per il Pontefice nell'"isola divisa"

GIACOMO GALEAZZI

INVIATO A CIPRO

Grande entusiasmo per la visita del Pontefice e profonda stima per le sue parole sono le note dominanti nei titoli dei giornali greco-ciprioti di oggi, giorno in cui papa Ratzinger conclude il suo storico viaggio in quest'isola mediterranea divisa dal 1974."Dovete innalzarvi oltre l'ideologia" titola il domenicale in inglese Sunday Mail (indipendente), che nell'occhiello sottolinea come il Pontefice, nei suoi discorsi, abbia "esortato i politici a ricercare la verità ".
All'interno, sotto il titolo "La folla ruggisce Viva il Papa", un ampio servizio sull' "estatica accoglienza" riservata al Papa dalla comunità cattolica dell'isola. Dal Papa "un messaggio di amore e coraggio", titola Simerini (Oggi, centro-destra) che sottolinea come, nel loro incontro, il Papa e l'arcivescovo Crisostomos II, abbiano espresso "il comune desiderio per il prosieguo del processo di riunificazione delle due Chiese".
E, a parte, il giornale pubblica la nota scritta di suo pugno dal Papa sul libro degli ospiti del palazzo presidenziale: "Nell'occasione della mia visita a Cipro sono felice di invocare la benedizione di Dio per la pace e la felicità del presidente di Cipro e del suo popolo". Il quotidiano Machi (La lotta, estrema destra), mette invece in risalto il grande interesse dimostrato dal Papa per la sorte di centinaia di antiche icone scomparse dalle chiese nel Nord dell'isola dopo l'intervento militare turco di 36 anni fa che portò alla divisione di fatto di Cipro. E sottolinea pure come, in tutti i suoi discorsi, il pontefice sia diplomaticamente riuscito ad evitare qualsiasi riferimento diretto all'occupazione militare turca.
"Alla pace attraverso la verità " è il titolo a sei colonne che Filelefteros (Amante della verità, centro-destra) dedica al messaggio lanciato da Pontefice "a tutti i popoli".
Il quotidiano Politis (Il cittadino, centro-destra), da parte sua, mette in rilievo la grande apertura mentale di papa Ratzinger titolando "Il Papa aperto a tutte le religioni" e rileva come il Pontefice "nei suoi discorsi tratti sempre tutti i problemi ad altissimo livello e con grande visione, facendo riferimenti agli antichi filosofi greci, a quelli islamici e a quelli cristiani".
Poi, in un trafiletto, racconta il piatto forte del menù del pranzo offerto al Papa in arcivescovado dal primate della Chiesa greco-ortodossa di Cipro: salmone con contorno di fagiolini.

www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=2158&ID_sezione=&...


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