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Viaggio apostolico in Inghilterra ed Scozia

Ultimo Aggiornamento: 26/09/2010 00.27
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PAPA NEL REGNO UNITO: MIGLIAIA LE PERSONE NELLE VIE DI EDIMBURGO IN ATTESA

(Edimburgo)
Decine di migliaia di persone assiepano le vie di Edimburgo dove il Papa atterra alle 11.30 ora di Roma e dove Benedetto XVI incontrerà Elisabetta II in questa che è la prima visita di stato di un pontefice romano dallo scisma di Enrico VIII nel sec. XVI. La Scozia attende l'imminente arrivo di Benedetto XVI "costruttore di ponti" come è stato definito da mons. Michael Regan, l'organizzatore della prima fase del viaggio papale. Il primo ministro David Cameron ha dichiarato che si tratta di un giorno speciale "non solo per i nostri sei milioni di cattolici" ma anche per tutti coloro che hanno a cuore la fede in Gran Bretagna

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Papa in Gb/ La Regina Elisabetta II accoglie Benedetto XVI

Londra, 16 set. (Apcom)

Tailleur grigio e cappello in tono, la regina Elisabetta II ha accolto il Papa nel palazzo estivo di Holyrood, a Edimburgo, prima tappa del viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna.
A salutare il Papa sono presenti, tra gli altri, il primate anglicano Rowan Williams e il vicepremier Nick Clegg.
L'udienza della regina Elisabetta II si concluderà con i discorsi del Papa e della stessa regnante. Il primo appuntamento pubblico di Benedetto XVI sarà poi la messa pubblica al Bellahouston park di Glasgow. In serata il Papa si trasferirà a Londra.

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NEL REGNO UNITO IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE DEL CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN (16-19 SETTEMBRE 2010) (I)




LA PARTENZA DA ROMA


Ha avuto inizio questa mattina il 17° Viaggio internazionale del Santo Padre Benedetto XVI, che lo porta nel Regno Unito in occasione della Beatificazione del Cardinale John Henry Newman.

L’aereo con a bordo il Santo Padre - un AZ A320 dell’Alitalia - è partito dall’aeroporto di Ciampino (Roma) alle ore 8.30. L’arrivo all’aeroporto internazionale di Edinburgh è previsto per le ore 10.30 (11.30 ora di Roma).



TELEGRAMMI A CAPI DI STATO

Nel momento di lasciare il territorio italiano e nel sorvolare poi la Francia, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire ai rispettivi Capi di Stato i seguenti messaggi telegrafici:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL LASCIARE IL SUOLO ITALIANO PER RECARMI NEL REGNO UNITO MI È CARO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE IL MIO DEFERENTE SALUTO E MENTRE MI ACCINGO AD INCONTRARE SUA MAESTÀ LA REGINA ELISABETTA SECONDA E LE ALTRE AUTORITÀ LA COMUNITÀ CATTOLICA COME PURE I RAPPRESENTANTI DI ALTRE COMUNITÀ RELIGIOSE SPECIALMENTE QUELLA ANGLICANA GLI ESPONENTI DELLA SOCIETÀ CIVILE E LA GENTE DI QUEL NOBILE PAESE INVOCO LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE SULL’INTERA NAZIONE ITALIANA IN PARTICOLARE SUI RESPONSABILI DELLA COSA PUBBLICA CHIAMATI A SERVIRE IL BENE COMUNE

BENEDICTUS PP. XVI




SON EXCELLENCE MONSIEUR NICOLAS SARKOZY
PRÉSIDENT DE LA RÉPUBLIQUE FRANÇAISE
PARIS

AU MOMENT OÙ JE SURVOLE LA FRANCE POUR ME RENDRE EN VOYAGE APOSTOLIQUE AU ROYAUME-UNI J’ADRESSE AVEC PLAISIR À VOTRE EXCELLENCE MES SALUTATIONS CORDIALES ET MES VŒUX LES MEILLEURS POUR SA PERSONNE ET POUR LE PEUPLE FRANÇAIS

BENEDICTUS PP. XVI













VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NEL REGNO UNITO IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE DEL CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN (16-19 SETTEMBRE 2010) (II)




ACCOGLIENZA UFFICIALE ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI EDINBURGH


All’arrivo all’aeroporto internazionale di Edinburgh, alle ore 10.30 (11.30 ora di Roma), il Santo Padre Benedetto XVI è accolto dal Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, S.E. Mons. Faustino Sainz Muñoz; da S.A. Reale il Principe Filippo, Duca di Edinburgh; dal Primo Ministro della Scozia, S.E. il Sig. Alex Salmond, con altre personalità civile e religiose. Il Papa si dirige poi al Royal Pavilion dove si intrattiene brevemente con il Duca di Edinburgh. Quindi si trasferisce in auto al Palazzo Reale di Holyroodhouse per la cerimonia di benvenuto.



CERIMONIA DI BENVENUTO AL PALAZZO REALE DI HOLYROODHOUSE DI EDINBURGH

Alle ore 11, al Palazzo Reale di Holyroodhouse, ha luogo la cerimonia di benvenuto.
All’ingresso del Palazzo Reale, il Santo Padre Benedetto XVI è accolto da Sua Maestà Elisabetta II, Regina del Regno Unito, e dal suo Consorte, il Principe Filippo, Duca di Edinburgh.
Dopo l’esecuzione degli inni nazionali, gli onori militari e la sfilata della Guardia d’onore, vengono presentate al Papa le Autorità presenti.



VISITA DI CORTESIA A SUA MAESTÀ ELISABETTA II, REGINA DEL REGNO UNITO, AL PALAZZO REALE DI HOLYROODHOUSE

L’incontro privato tra il Santo Padre e Sua Maestà la Regina Elisabetta II con il Principe Consorte si svolge subito dopo la cerimonia di benvenuto, nella Morning Room del Palazzo Reale di Holyroodhouse, e si conclude con lo scambio dei doni e le foto ufficiali.
Contemporaneamente, il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone incontra il Primo Ministro della Scozia, S.E. il Sig. Alex Salmond.




INCONTRO CON LE AUTORITÀ AL PALAZZO REALE DI HOLYROODHOUSE



Alle ore 11.40, al termine della visita di cortesia a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, nel Parco del Palazzo Reale di Holyroodhouse il Santo Padre Benedetto XVI incontra le Autorità, tra cui rappresentanti politici, della società civile, delle Chiese anglicana e cattolica britannica, oltre ad alcuni rappresentanti del Parlamento scozzese.
Dopo l’introduzione musicale di cornamuse scozzesi e il discorso di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, il Papa pronuncia il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE



Maestà,

grazie per il Suo gentile invito a compiere una visita ufficiale al Regno Unito e per le Sue cordiali parole di saluto, a nome del popolo britannico Nel ringraziare Vostra Maestà, mi permetta di estendere i miei saluti a tutto il popolo del Regno Unito e porgere con amicizia la mano a ciascuno.

È un grande piacere per me iniziare il mio viaggio salutando i Membri della Famiglia Reale, ringraziando in particolare Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo per il suo gentile benvenuto datomi all’aeroporto di Edimburgo. Esprimo la mia gratitudine all’attuale e ai precedenti governi di Vostra Maestà ed a quanti hanno collaborato con essi al fine di rendere possibile questa occasione, fra cui Lord Patten e il precedente Segretario di Stato Murphy. Vorrei pure prender atto con profondo apprezzamento del lavoro svolto dal "All-Parliamentary Group on the Holy See", che ha grandemente contribuito al rafforzamento delle relazioni amichevoli che esistono fra la Santa Sede e il Regno Unito.

Nel dare inizio alla visita al Regno Unito nella storica Capitale della Scozia, saluto in maniera speciale il Primo Ministro Salmond ed i rappresentanti del Parlamento scozzese. Come le Assemblee del Galles e dell’Irlanda del Nord, possa anche il Parlamento scozzese crescere nel suo essere espressione delle nobili tradizioni e della distinta cultura degli scozzesi ed adoperarsi per servire i loro interessi migliori in spirito di solidarietà e di premura nei confronti del bene comune.

Il nome di Holyroodhouse, residenza ufficiale di Vostra Maestà in Scozia, evoca la "Santa Croce" e fa volgere lo sguardo alle profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica. I monarchi d’Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed includono straordinari Santi come Edoardo il Confessore e Margherita di Scozia. Come Le è noto, molti di loro hanno esercitato coscienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal modo la nazione nel bene al livello più profondo. Ne risultò che il messaggio cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio parimenti di cristiani e non cristiani.

Troviamo molti esempi di questa forza per il bene lungo tutta la lunga storia della Gran Bretagna. Anche in tempi relativamente recenti, attraverso figure come William Wilberforce e David Livingstone, la Gran Bretagna è direttamente intervenuta per fermare la tratta internazionale degli schiavi. Ispirate dalla fede, donne come Florence Nightingale servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell’assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque. John Henry Newman, la cui beatificazione celebrerò fra breve, fu uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine. Questi e molti altri come loro furono mossi da una fede profonda, nata e cresciuta in queste isole.

Pure nella nostra epoca possiamo ricordare come la Gran Bretagna e i suoi capi si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere. Desidero, inoltre, ricordare l’atteggiamento del regime verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell’amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione. Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a "una visione riduttiva della persona e del suo destino" (Caritas in veritate, 29).

Sessantacinque anni orsono la Gran Bretagna giocò un ruolo essenziale nel forgiarsi del consenso internazionale del dopo-guerra, il che favorì la fondazione delle Nazioni Unite e diede inizio ad un periodo di pace e di prosperità in Europa, sino a quel momento sconosciuto. Negli anni più recenti la comunità internazionale ha seguito da vicino gli eventi nell’Irlanda del Nord, i quali hanno condotto alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo ed alla devoluzione di poteri all’Assemblea dell’Irlanda del Nord. Il governo di Vostra Maestà e quello dell’Irlanda, unitamente ai leader politici, religiosi e civili dell’Irlanda del Nord, hanno sostenuto la nascita di una risoluzione pacifica del conflitto locale. Incoraggio quanti sono coinvolti a continuare a camminare coraggiosamente insieme sulla via tracciata verso una pace giusta e duratura.

Il governo e il popolo sono coloro che forgiano le idee che hanno tutt’oggi un impatto ben al di là delle Isole britanniche. Ciò impone loro un dovere particolare di agire con saggezza per il bene comune. Allo stesso modo, poiché le loro opinioni raggiungono un così vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilità più grave di altri ed una opportunità più ampia per promuovere la pace delle nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani. Possano tutti i britannici continuare a vivere dei valori dell’onestà, del rispetto e dell’equilibrio che hanno guadagnato loro la stima e l’ammirazione di molti.

Oggi il Regno Unito si sforza di essere una società moderna e multiculturale. In questo compito stimolante, possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più. Non si lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà; e possa quel patrimonio, che ha sempre servito bene la nazione, plasmare costantemente l’esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth, come pure della grande famiglia di nazioni anglofone in tutto il mondo.

Dio benedica Vostra Maestà e tutte le persone del Vostro Reame. Grazie.



Al termine dell’incontro, secondo la tradizione, Sua Maestà la Regina accompagna il Papa lungo la prima fila degli invitati, presentando gli ospiti più autorevoli. Quindi conduce il Santo Padre fino al cortile interno del Palazzo dove si trovano giovani studenti scozzesi in abiti tradizionali.

Il Papa si trasferisce, quindi, in auto alla Residenza dell’Arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh dove pranza con i Membri del Seguito Papale, presenti anche l’Arcivescovo, Card. Keith Michael Patrick O’Brien, e S.E. Mons. Mario Joseph Conti, Arcivescovo di Glasgow.








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Il Papa: sugli abusi, la Chiesa non è stata “sufficientemente vigile”
Durante la conferenza stampa concessa sul volo per la Scozia




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa non è stata “sufficientemente vigile” nel prevenire e rispondere ai casi di abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti, ha riconosciuto questo giovedì Benedetto XVI sul volo diretto ad Edimburgo, prima tappa del sua visita di Stato nel Regno Unito.

Il Papa ha risposto ad alcune domande poste dai giornalisti presenti sul volo, che evidenziavano la perdita di fiducia dei fedeli nella Chiesa come consequenza degli scandali esplosi negli ultimi anni.

“Innanzitutto - ha confessato il Papa - devo dire che queste rivelazioni sono state per me uno shock. Sono una grande tristezza. E' difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale fosse possibile”.

“Il sacerdote nel momento dell’ordinazione – ha aggiunto –, preparato per anni a questo momento dice sì a Cristo nel farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servire con tutta l’esistenza perché il Buon Pastore che ama, che aiuta e guida alla verità sia presente nel mondo”.

“Come un uomo che ha fatto e detto questo possa poi cadere in questa perversione è difficile capire. E' una grande tristezza – ha commentato –. Tristezza anche che la autorità della Chiesa non fosse sufficientemente vigile e non fosse sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà e di rinnovata sincerità, come ho scritto ai Vescovi irlandesi”.

“Mi sembra che dobbiamo adesso realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà e rinnovare e reimparare l’assoluta sincerità”.

Le vittime, primo interesse

Il Papa ha assicurato allo stesso tempo che “il primo interesse sono le vittime”.

“Come possiamo riparare?”, si è chiesto. “Che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo?”.

La sua risposta è stata: “Cura, impegno per le vittime è la prima priorità, con aiuti materiali, psicologici, spirituali”.

I colpevoli

Benedetto XVI ha poi toccato la questione di come la Chiesa deve reagire nei confronti delle persone colpevoli, e a questo proposito ha indicato come priorità “la giusta pena” e l'“escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una malattia e la libera volontà non funziona ove c’è questa malattia”.

“Quindi, dobbiamo proteggere queste persone anche contro se stesse e trovare il modo di aiutarle, di proteggerle contro se stesse, escludendole da ogni accesso ai giovani”, ha proseguito.

La prevenzione

Infine, il Papa ha toccato il tema della prevenzione degli abusi, sottolineando la necessità di una scelta sempre più accurata dei candidati al sacerdozio.

Occorre, ha detto, essere “così attenti che, secondo le possibilità umane, si escludono dei futuri casi”.

Infine il Pontefice ha rivolto un ringraziamento all’episcopato britannico “per la sua attenzione e collaborazione sia con la Sede di San Pietro, sia con le istanze pubbliche” e per “l’attenzione per le vittime e per il diritto. Mi sembra che l’episcopato britannico abbia fatto e faccia un grande lavoro, quindi sono molto grato”.






John Henry Newman, “dottore della Chiesa”, ricorda Benedetto XVI
“Ponte tra anglicani e cattolici”, dice ai giornalisti




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha definito il Cardinale John Henry Newman, C.O. (1801-1890), teologo che beatificherà questa domenica al culmine del suo viaggio nel Regno Unito, “dottore della Chiesa” e “ponte tra anglicani e cattolici”.

Il Pontefice ha tracciato un profilo personale di questa figura di spicco del Movimento di Oxford durante la conferenza stampa che ha offerto ai 70 giornalisti che lo accompagnavano sul volo Roma-Edimburgo questo giovedì mattina.

Newman, ha detto, è un uomo moderno - “con tutti i dubbi e i problemi del nostro essere di oggi”-, un uomo di “cultura grande” - di “conoscenza dei grandi tesori della cultura dell’umanità” - e di “vita spirituale con Dio”.

Questi tre elementi, ha sottolineato, “danno a quest'uomo un'eccezionale grandezza per il nostro tempo; è una figura di dottore della Chiesa per noi tutti e anche un ponte tra anglicani e cattolici”.

Non era la prima volta che Joseph Ratzinger definiva così Newman. Il 28 aprile 1990, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un discorso pronunciato in occasione del centenario della morte del Cardinale inglese aveva parlato di lui come di un “grande dottore della Chiesa”.

“È un uomo di una grande spiritualità, di un grande umanesimo, un uomo di preghiera, di una relazione profonda con Dio e di una relazione propria, perciò anche di una relazione profonda con gli altri uomini del suo tempo”, ha sottolineato il Papa.

Newman è soprattutto “un uomo moderno che ha vissuto tutto il problema della modernità, che ha vissuto anche il problema dell’agnosticismo, il problema dell’impossibilità di conoscere Dio, e di credere”.

“Un uomo che era in tutta la sua vita in cammino, in cammino di lasciarsi trasformare dalla verità in una ricerca di grande sincerità e di grande disponibilità, di conoscere meglio e di trovare e di accettare la strada che dà la vera vita”.

“Questa modernità interiore della sua vita implica la modernità della sua fede. Non è una fede in formule del tempo passato, ma una fede personalissima, vissuta, sofferta, trovata in un lungo cammino di rinnovamento e di conversioni”, ha concluso il Papa sottolineando quest'ultima parola al plurale.









Il Papa non è preoccupato per le critiche alla vigilia del suo viaggio
Spiega ai giornalisti durante il volo verso Edimburgo




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI non è preoccupato per le critiche che hanno preceduto il suo viaggio nel Regno Unito ed è convinto della “grande storia di tolleranza” di questo Paese, come ha spiegato egli stesso questo giovedì durante il viaggio in aereo verso Edimburgo.

“Vado avanti con grande coraggio e con gioia”, ha confessato ai 70 giornalisti che lo accompagnavano e che hanno presentato delle domande scritte, scelte e lette da padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

“Devo dire che non sono preoccupato, perché quando sono andato in Francia è stato detto: 'questo è il Paese più anticlericale, con forti correnti anticlericali e con pochissimi fedeli'. Quando sono andato nella Repubblica Ceca è stato detto: 'questo è il Paese più areligioso dell’Europa e il più anticlericale'”, ha osservato il Santo Padre.

“I Paesi occidentali, tutti hanno, ognuno nel loro modo specifico, secondo la loro propria storia, forti correnti anticlericali o anticattoliche, ma anche sempre una presenza forte di fede”, ha aggiunto in risposta alla prima domanda dei giornalisti.

“In Francia e nella Repubblica Ceca ho visto e vissuto una calorosa accoglienza da parte della comunità cattolica, una forte attenzione da parte di agnostici che tuttavia sono in ricerca, vogliono conoscere e trovare i valori che portano avanti l’umanità, e sono stati molto attenti”, ha ricordato.

“La Gran Bretagna ha una sua propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma è anche un Paese di una grande storia di tolleranza – ha sottolineato –. Io sono sicuro che da una parte ci sarà un’accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti, generalmente, attenzione da quanti cercano come andare avanti in questo nostro tempo, e rispetto e tolleranza reciproca dove c’è un anticattolicesimo”.

In riposta a una seconda domanda, nella quale gli si chiedeva se “si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile ed attrattiva per tutti”, ha chiarito che “una Chiesa che cercasse soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata”.

“Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri, e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità e la grande forza di amore di riconciliazione che è apparsa in questa figura e che viene sempre dalla presenza di Gesù Cristo”.

“In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità, la forza dell’amore”.

“La Chiesa non dovrebbe considerare se stessa, ma aiutare a considerare l’Altro, e essa stessa vedere e parlare dell'Altro e per l'Altro. In questo senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno lo stesso compito, la stessa direzione da prendere”.

“Se anglicani e cattolici vedono ambedue che non servono per se stessi ma sono strumenti per Cristo, Amico dello sposo, come dice San Giovanni, se ambedue seguono la priorità di Cristo e non di se stessi, vengono anche insieme. Perché in quel tempo la priorità di Cristo li accomuna e non sono più concorrenti, ognuno cerca il maggior numero, ma sono congiunti nell’impegno per la verità di Cristo che entra in questo mondo, e così si trovano anche reciprocamente in un vero e fecondo ecumenismo”.







Elisabetta II sottolinea il contributo cristiano alla pace nel mondo
E si dice lieta per l'opportunità di approfondire i rapport tra anglicani e cattolici




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- La Regina Elisabetta ha dato questo giovedì il benvenuto a Benedetto XVI nel Regno Unito ponendo l'accento sulla comune eredità cristiana e le condivise preoccupazioni globali.


Quest'oggi il Papa ha iniziato la sua visita di Stato di quattro giorni in questo Paese facendo la prima tappa ad Edimburgo, dove è stato accolto con una cerimonia di benvenuto presso il Palazzo di Holyroodhouse, la residenza estiva della famiglia reale.

La Regina e il Pontefice hanno avuto inizialmente un incontro privato, al termine del quale si sono recati insieme nel grande gazebo allestito nel parco sul retro del palazzo, dove hanno pronunciato i loro discorsi di fronte alle quattrocento autorità invitate, tra le quali anche rappresentanti del Parlamento scozzese.

Presenti, tra gli altri, il Primate anglicano Rowan Williams, il Vicepremier britannico, Nick Clegg e il Primo Ministro della Scozia, Alex Salmond.

Nel suo indirizzo di saluto, la Regina Elisabetta ha detto al Santo Padre: “la sua presenza qui oggi ci ricorda la nostra eredità comune e il contributo cristiano all'incoraggiamento della pace nel mondo e allo sviluppo economico e sociale dei Paesi meno prosperi del mondo”.

“In questo Paese – ha aggiunto – apprezziamo profondamente l'impegno della Santa Sede per migliorare in maniera straordinaria la situazione nell'Irlanda del Nord”.

“La Santa Sede – ha osservato ancora – continua a svolgere un ruolo importante nelle questioni internazionali, a sostegno della pace e dello sviluppo, e nell'affrontare problemi comuni quali povertà e cambiamento climatico”.

La Regina Elisabetta II ha quindi riconosciuto l'“apporto speciale” della Chiesa, in particolare, “grazie al suo ministero per i poveri e per i più deboli della società, alla sua sollecitudine per i senzatetto e all'educazione che offre attraverso la sua ampia rete di scuole”.

Ha poi evidenziato “il rapporto fra le differenti fedi” come “un fattore fondamentale nella cooperazione necessaria negli stati nazione e fra di loro”.

“Sono lieta per il fatto che la sua visita sarà anche un'opportunità per approfondire il rapporto fra la Chiesa cattolica romana, la Chiesa di Inghilterra e la Chiesa di Scozia”, ha detto la Regina sottolineando che “è di vitale importanza incoraggiare una comprensione reciproca e rispettosa”.








Il Papa ai giovani: “La Chiesa appartiene a voi”
Mette in guardia su ciò che non ha valore




GLASGOW, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Celebrando questo giovedì pomeriggio la Messa al Bellahouston Park di Glasgow, in Scozia, nel primo dei quattro giorni di visita pastorale in Gran Bretagna, Benedetto XVI ha messo in guardia i giovani contro ciò che non ha valore nella vita, raccomandando invece di comprendere la propria dignità come figli di Dio e di vivere conformemente a ciò.

Il Papa ha rivolto un accorato appello ai giovani in un soleggiato pomeriggio scozzese, celebrando la liturgia nello stesso luogo in cui lo ha fatto il suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita in Gran Bretagna del 1982.

Mentre il Papa arrivava sul posto, una folla immensa lo salutava sventolando bandiere, molte delle quali vaticane. Il Pontefice si è fermato con la papamobile per baciare una bambina ed è poi giunto al luogo della celebrazione, che è stata preceduta da un lungo e sentito momento di raccoglimento.

Il Pontefice si è rivolto ai giovani dopo aver toccato, tra i tanti argomenti affrontati nella sua omelia, il bisogno di pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.

“Vi esorto a vivere una vita degna di nostro Signore e di voi stessi”, ha detto ai “cari giovani cattolici di Scozia”.

Un vuoto scintillio

Benedetto XVI ha riconosciuto le “molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool –, che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione”.

“C’è una sola cosa che permane – ha affermato –: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell’esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla società di oggi”.

“Lasciate da parte ciò che non è degno di valore e prendete consapevolezza della vostra dignità di figli di Dio”, ha esortato.

Il Pontefice ha ricordato che il Vangelo per la Messa del giorno, in cui si festeggiava San Ninian, uno dei primi evangelizzatori dei popoli celtici, includeva l'esortazione di Gesù a pregare per le vocazioni.

“Prego perché molti fra voi conoscano ed amino Gesù Cristo e, attraverso tale incontro, giungano a dedicarsi completamente a Dio, in modo particolare quanti fra di voi sono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa”, ha detto Benedetto XVI ai giovani.

“Questa è la sfida che il Signore oggi vi rivolge: la Chiesa ora appartiene a voi!”.

Esempi luminosi

Prima di rivolgersi ai giovani, il Santo Padre aveva rivolto un messaggio particolare ai Vescovi e ai sacerdoti, incoraggiando anche loro a pregare per le vocazioni.

Ai Vescovi, il Santo Padre ha detto di dare priorità ai sacerdoti e alla loro santificazione.

“Vivete in pienezza la carità che promana da Cristo nel vostro fraterno ministero verso i vostri sacerdoti, collaborando con tutti loro ed in particolare con quanti hanno scarsi contatti con i loro confratelli”, ha detto. “Pregate con loro per le vocazioni, affinché il Signore della messe mandi operai nella sua messe”.

Il Papa ha anche chiesto ai Vescovi di impegnarsi personalmente nella formazione dei sacerdoti, e di prendersi cura anche dei diaconi.

“Siate per loro dei padri e delle guide sul cammino della santità, incoraggiandoli a crescere in conoscenza e sapienza nel compiere la missione di annunciatori alla quale sono stati chiamati”, ha incoraggiato.

Rivolgendosi poi ai sacerdoti, ha ricordato loro la chiamata alla santità e a modellare le loro vite sul mistero della croce di Cristo.

“Predicate il Vangelo con un cuore puro ed una coscienza retta – ha concluso –. Dedicate voi stessi a Dio solo, e diventerete per i giovani esempi luminosi di una vita santa, semplice e gioiosa: essi, a loro volta, desidereranno certamente unirsi a voi nel vostro assiduo servizio al popolo di Dio”.










Benedetto XVI mette in guardia gli scozzesi sulla “giungla” autodistruttiva
Esorta i fedeli a difendere il contributo della religione




GLASGOW, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha esortato questo giovedì pomeriggio i fedeli scozzesi a levare la propria voce in difesa del diritto di vivere in una società che promuove il benessere dei suoi cittadini, non in una “giungla” di libertà arbitrarie.

Il Papa lo ha affermato durante la Messa celebrata all'aperto al Bellahouston Park, a circa tre chilometri dal centro di Glasgow, lo stesso luogo in cui Papa Giovanni Paolo II celebrò la Messa il 1° giugno 1982 durante la sua visita in Gran Bretagna.

Benedetto XVI ha iniziato questo giovedì una visita apostolica di 4 giorni nel Regno Unito che includerà la beatificazione del Cardinale John Henry Newman.

Nell'omelia della Messa, il Santo Padre ha affrontato temi che spaziano dal progresso nell'ecumenismo all'evangelizzazione della cultura, alla necessità di pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.

Fratelli e sorelle

Circa il ruolo della religione nella società, il Papa ha sottolineato il suo contributo essenziale alla libertà e al bene pubblico.

“L’evangelizzazione della cultura è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una 'dittatura del relativismo' minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo, il suo destino e il suo bene ultimo”, ha osservato.

“Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all’uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella”.

Il Vescovo di Roma ha quindi rivolto un appello ai laici a seguire la propria vocazione e missione battesimale e ad essere non solo “esempio pubblico di fede”, ma anche “avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede”.

La società odierna, ha constatato, “necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilità”.

“Non abbiate paura di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle, e del futuro della vostra amata Nazione”, ha esortato.

Il Papa ha quindi fatto riferimento a un santo scozzese, San Ninian, uno dei primi evangelizzatori delle popolazioni celtiche, la cui festa si celebrava proprio questo giovedì.

Il santo, ha ricordato, “non ebbe paura di essere una voce solitaria”. “Sulle orme dei discepoli che nostro Signore aveva inviato davanti a sé, Ninian fu uno dei primissimi missionari cattolici a portare ai suoi connazionali la buona novella di Gesù Cristo”.

Ninian è stato seguito da molti altri santi, e “ispirati da loro, molti uomini e donne lavorarono per molti secoli, per far giungere la fede fino a voi”.

“Cercate di essere degni di questa grande tradizione! - ha raccomandato -. Sia vostra costante ispirazione l’esortazione di San Paolo nella prima lettura: 'Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera'”.










Il Papa esorta la Gran Bretagna a una leadership globale per il bene comune
Inizia la sua visita di Stato nel Regno Unito




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha iniziato questo giovedì la sua visita di quattro giorni nel Regno Unito. In un incontro con le autorità statali, ha affermato il ruolo britannico di leadership nella storia, sottolineando anche le radici cristiane del Paese.

Il Papa è arrivato all'aeroporto di Edimburgo, dov'è stato salutato, tra gli altri, dal Principe Filippo, Duce di Edimburgo, dall'Arcivescovo Faustino Sainz Muñoz, Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, e da Alex Salmond, Primo Ministro scozzese.

E' la prima visita ufficiale di Stato di un Papa nel Regno Unito, e avviene su invito della Regina Elisabetta II. L'ultima visita papale aveva avuto luogo nel 1982, con Giovanni Paolo II.

Al Palazzo di Holyroodhouse ha avuto luogo una cerimonia di benvenuto al Pontefice, che è stato accolto dalla Regina, con la quale ha avuto anche un incontro privato.

In seguito, nel parco del Palazzo, il Santo Padre si è rivolto ai leader politici, civili ed ecclesiastici della Scozia.

Nel discorso che ha pronunciato, il Papa ha sottolineato le “profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica”.

“Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio parimenti di cristiani e non cristiani”, ha aggiunto.

“Lungo tutta la storia della Gran Bretagna”, ha spiegato, “troviamo molti esempi di questa forza”.

“Attraverso figure come William Wilberforce e David Livingstone, la Gran Bretagna è direttamente intervenuta per fermare la tratta internazionale degli schiavi”.

“Ispirate dalla fede, donne come Florence Nightingale servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell’assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque”.

Il Papa ha anche ricordato il Cardinale John Henry Newman, che beatificherà durante questo viaggio, definendolo “uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine”.

Lotta alla tirannia

Benedetto XVI ha quindi ricordato “come la Gran Bretagna e i suoi capi si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere”.

“Desidero, inoltre, ricordare l’atteggiamento del regime verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell’amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione”, ha segnalato.

Allo stesso modo, ha indicato come la Gran Bretagna abbia giocato “un ruolo essenziale nel forgiarsi del consenso internazionale del dopoguerra, il che favorì la fondazione delle Nazioni Unite e diede inizio ad un periodo di pace e di prosperità in Europa, sino a quel momento sconosciuto”.

“Negli anni più recenti la comunità internazionale ha seguito da vicino gli eventi nell’Irlanda del Nord, i quali hanno condotto alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo ed alla devoluzione di poteri all’Assemblea dell’Irlanda del Nord”.

Il Regno Unito, ha proseguito il Papa, è una figura chiave a livello politico ed economico su scala internazionale.

“Allo stesso modo, poiché le loro opinioni raggiungono un così vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilità più grave di altri ed una opportunità più ampia per promuovere la pace delle Nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani”.

In questo contesto, ha esortato le autorità a non lasciar “oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà”.

“Possa quel patrimonio, che ha sempre servito bene la Nazione, plasmare costantemente l’esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth, come pure della grande famiglia di nazioni anglofone in tutto il mondo”, ha auspicato.










Il Papa sorprenderà i britannici, annuncia l'ambasciatore Campbell
Intervista al rappresentante del Regno Unito in Vaticano

di Jesús Colina



ROMA, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI sorprenderà i cittadini britannici presentando “da cuore a cuore” il rapporto tra fede e ragione, sostiene una delle persone decisive per la realizzazione della visita pastorale del Papa, l'ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede.

Nonostante i frenetici preparativi per l'arrivo del Pontefice in Scozia, Francis Campbell ha voluto offrire in un incontro con ZENIT una dettagliata analisi dell'impatto che avrà la prima visita di Stato di un Papa nel Regno Unito.

Campbell, nato nel 1970 nell'Irlanda del Nord, è stato segretario particolare di Tony Blair a Downing Street ed è rappresentante della Regina presso il Papa dal 2005.

Perché il Papa va nel Regno Unito?

Francis Campbell: Penso che ci siano due ragioni fondamentali: una religiosa, l'altra di Stato o diplomatica. Quella religiosa è essenzialmente il fatto che beatificherà il Cardinale John Henry Newman, una grande figura della Chiesa inglese e di quella universale. Il contributo di Newman all'insegnamento cristiano è immenso. Dal punto di vista diplomatico, il Regno Unito ha una relazione internazionale molto forte con la Santa Sede, centrata su un'ampia gamma di questioni, dallo sviluppo internazionale ai cambiamenti climatici. Dal comportamento politico degli ultimi anni si può vedere che il Regno Unito attribuisce grande importanza al rapporto con la Santa Sede. Negli ultimi sei anni abbiamo avuto cinque visite di Primi Ministri. Penso che solo Washington o Bruxelles abbiano avuto tante visite di premier britannici. Il motivo è il fatto che questo rapporto si concentra su molte questioni che per noi rivestono un'importanza fondamentale. Ci sono due modi di guardare alla Santa Sede. Alcuni restringono il loro sguardo a una piccolo Stato in Europa, ma le nostre relazioni non solo con il piccolo Stato, ma con la Santa Sede. Le nostre relazioni diplomatiche sono con la presenza globale della Santa Sede, che riguarda il 17,5% della popolazione mondiale. E quando si parte da qui si raggiungono molte aree globali come lo sviluppo internazionale, il disarmo, i cambiamenti climatici, la risoluzione dei conflitti, la loro prevenzione.

I mezzi di comunicazione in Gran Bretagna lasciano spazio alle critiche contro il Papa, e in alcuni ambienti del Regno Unito esiste una complicata storia di anticattolicesimo. E' preoccupato?

Francis Campbell: No. Distinguerei innanzitutto chi critica la religione, incluso il cattolicesimo, partendo da una posizione di autentico disaccordo razionale. La religione deve essere sempre aperta alla critica della ragione. Si può affrontare questa critica da numerose prospettive: alcuni possono voler vedere un cambiamento in un particolare insegnamento religioso con cui non sono d'accordo, altri possono essere in disaccordo con il fatto stesso di credere in Dio. Nel Regno Unito c'è una lunga tradizione di umanesimo. Il disaccordo nei confronti della religione non è confinato alla Gran Bretagna. La maggior parte dei critici si concentra in questo campo. Distinguerei, però, tra le persone che criticano la religione e la minoranza che può esprimere alti livelli di intolleranza che nega all'altro – in questo caso la persona di fede – una voce uguale. Abbiamo una tradizione di protesta – c'è una tradizione democratica di gente che protesta e presenta il proprio punto di vista –, ma abbiamo anche una tradizione di rispetto per permettere all'altro di essere ascoltato.

Penso che uno dei rischi sia il fatto che i giornalisti non britannici possano pensare che chi grida di più è quello che deve essere ascoltato. Sarebbe un errore estrapolare le voci più alte. A volte si dice che la Gran Bretagna è un Paese secolare. Non direi che sia così, direi che è un Paese pluralista. Nell'ultimo censimento, più del 70% della popolazione si è definito cristiano. Quando si dice che siamo un Paese secolare, penso che si debba guardare al ruolo della regina, perché la regina è la guida suprema della Chiesa d'Inghilterra. La cristianità vive attraverso il tessuto dello Stato, e la Chiesa d'Inghilterra in Inghilterra è la Chiesa ufficiale di Stato. In Scozia c'è una realtà diversa, come Chiesa di Scozia. E si arriva alla dimostrazione molto pratica per cui quasi un quarto di tutti i bambini britannici frequenta scuole di fede che sono allo stesso tempo scuole statali. Sono pagate dallo Stato ma seguono l'ethos di una Chiesa particolare; il 10% di tutte le scuole in Gran Bretagna è composto da scuole cattoliche. Abbiamo quindi uno dei sistemi scolastici basati sulla fede più favorevoli al mondo. Se una persona, se un cristiano, un anglicano, un cattolico o anche una persona di un'altra fede vuole educare il proprio figlio in quella fede, ha la possibilità di educarlo nell'ethos di quella fede e nel contesto statale. Penso che queste argomentazioni siano piuttosto forti e illustrino fino a che punto il Regno Unito ha una società pluralista in cui la gente di fede gioca un ruolo attivo nella società e la fede è valorizzata dal Governo e dalla società in generale.

Com'è la relazione personale di Benedetto XVI con la Gran Bretagna?

Francis Campbell: La stampa britannica mi ha posto questa domanda, e penso che sia probabilmente il Papa che negli ultimi secoli è più informato sulla Gran Bretagna da un punto di vista culturale. Perché? Perché la maggior parte dei suoi predecessori veniva da una società in cui tutti sono cattolici, mentre Papa Benedetto viene da una società in cui cattolici e luterani vivono fianco a fianco. E non solo; egli ha insegnato per la maggior parte della sua vita in un'università che aveva una facoltà di Teologia che era luterana e cattolica. Penso che sia un Papa che arriva in Gran Bretagna con una notevole conoscenza del protestantesimo. In Scozia abbiamo il presbiterianesimo, John Knox, collegamenti a Ginevra, e in Inghilterra abbiamo la Chiesa d'Inghilterra, che è una combinazione della tradizione apostolica e della tradizione della Riforma. E' già consapevole di queste cose. Questa è una dimensione, quella dell'hinterland culturale.

Quanto alla seconda dimensione, si sa che cosa intende quando parla di minoranze creative. Ora, si sa anche da dove deriva questo pensiero? Sì, se si leggono i suoi scritti. Si leggano il suo libro sull'Europa e i suoi scritti su questo continente, che riguardano il futuro dell'Occidente. Riporta l'affascinante dibattito del periodo tra le due guerre tra Oswald Spengler e Arnold Toynbee. Toynbee è stato una delle più grandi figure della vita britannica del XX secolo. Scrisse della storia della civiltà, e Benedetto XVI si mette dalla sua parte perché il dibattito tra Spengler e Toynbee è questo: Spengler dice che l'Occidente, come ogni altra civiltà, avrà un momento di crescita, di apice e di declino, Toynbee dice “No”. Dice che l'Occidente è diverso per via della cristianità. L'Occidente ha la cristianità, che agisce come una fonte costante di rinnovamento. E la cristianità è quella minoranza creativa al cuore di una civiltà. E' questa l'argomentazione ripresa da Benedetto XVI. Siamo quindi di fronte a una persona a cui è ben noto questo dibattito decisivo in cui è stato coinvolto uno dei nostri più importanti pensatori del XX secolo, così come gli è nota l'esperienza culturale britannica.

Il terzo aspetto, forse il più importante, è questo: una delle grandi priorità del pontificato di Benedetto XVI e della sua teologia è il rapporto tra fede e ragione e, oltre a questo, il ruolo della religione nella sfera pubblica. In Francia e negli Stati Uniti ha affrontato questo tema e ha parlato della separazione tra Chiesa e Stato, del perché è così e del perché è diversa nei vari posti, del motivo per cui la Chiesa e la religione dovrebbero avere una voce, non una voce preferenziale ma una voce che non dovrebbe essere emarginata. E ora si reca in Gran Bretagna. Se si guarda a tre figure importanti del cattolicesimo inglese - Thomas Beckett, Thomas More e John Henry Newman -, è tutto basato sulla fede e la ragione. E' molto diverso da alcune delle grandi figure continentali del cattolicesimo come Giovanni della Croce, Teresa d'Avila o Teresa di Lisieux, in cui c'è molta più mistica. Per molti aspetti, stanno decifrando la loro coscienza. E' la casa intellettuale di Benedetto XVI, in termini religiosi, perché l'illuminismo degli Stati Uniti, su cui gli Stati Uniti hanno basato la separazione tra Chiesa e Stato, è un illuminismo preso dall'Inghilterra e dalla Scozia, non è il modello illuministico francese.

Per queste tre ragioni penso che siamo di fronte a una persona che ha una grande familiarità con le basi e i toni culturali britannici.

Qual è la vera novità della visita di Benedetto XVI?

Francis Campbell: Per alcuni la visita di Giovanni Paolo II è stata più facile rispetto a questa di Benedetto XVI. La visita di Giovanni Paolo II, nel 1982, è stata come camminare in bilico su una stretta fune diplomatica. E' stata una delle più difficili visite diplomatiche che aveva avuto fino ad allora perché giungeva in un paese che era in lotta con un paese a prevalenza cattolica. E questo causò non pochi problemi alla Santa Sede in ragione della sua neutralità. Visitare un paese in lotta è stata una grossa sfida. La seconda grossa sfida per Giovanni Paolo II è stato il conflitto nell'Irlanda del Nord... La religione era infatti uno dei problemi. C'erano problemi enormi nelle relazioni tra la comunità cattolica nell'Irlanda del Nord e il governo a Londra. E quello era solo un aspetto. Benedetto si trova, invece, di frone a una situazione diversa. Non si trova a camminare su queste strette e alte funi diplomatiche, tuttavia la società è diversa così come la gente. Giovanni Paolo II lanciò appelli e comunicò attraverso le azioni; Benedetto lancia appelli con le parole. Sotto molti punti di vista – e intendo ritornare su questo punto - Benedetto risulta forse più vicino all'esperienza britannica proprio in ragione di quel legame tra fede e ragione, del suo impegno intellettuale e Newman ne è un degno esponente. Anche il volto della Chiesa cattolica in Gran Bretagna è cambiato nel corso degli ultimi 28 anni, dalla visita cioè di Giovanni Paolo II. Ci sono ora uno milione di cattolici in più in Inghilterra. La Chiesa è caratterizzata da una maggiore diversificazione razziale. Sono giunti qui immigrati dall'Asia, dall'India, dall'Africa subsahariana, dall'America Latina, dall'Europa continentale inclusa l'Europa orientale. La Chiesa è molto diversa rispetto a 28 anni fa. Penso che questo sortirà tuttavia degli effetti. Le persone sostengono che 28 anni fa non ci furono proteste. A dire il vero, ci furono delle proteste. Forse un tipo diverso di proteste, ma ci furono. Ma questa volta la maggior parte delle proteste giungono dai gruppi laicisti che si oppongono ad alcui insegnamenti in particolare della Chiesa. L'altro aspetto è che noi ora viviamo in una cultura dove i media diffondono notizie 24 ore su 24; 28 anni fa non era così. E la visita sarà molto diversa. Anche il viaggio del Papa negli Stati Uniti avveniva in un diverso contesto. E infatti le persone negli Stati Uniti si chiedevano: "Ce la farà?”. E alla fine il suo viaggio è stato qualcosa di realmente fantastico.

Gli inglesi rimmarranno sorpresi dal Papa?

Francis Campbell: Io penso che la sorpresa consisterà nel fatto che vedranno il Papa senza filtri. Alcune delle cose che vengono messe in bocca al Papa, in realtà non le ha mai dette. Ci sono dei miti che circolano sugli insegnamenti del Papa, come il fatto che abbia attaccato la nostra Legislazione sull'uguaglianza quasi scavalcando il Parlamento. E in realtà non lo ha fatto. Nel suo discorso ai vescovi inglesi ha piuttosto fatto riferimento al suo rammarico per alcuni fatti avvenuti in passato. Stava semplicemente rispondendo ad alcuni punti sollevati dai Vescovi. Lui non stava facendo riferimento all'attuale Legislazione. Non ha interferito nelle decisioni del Parlamento. Allo stesso modo, in passato alcune persone hanno manipolato alcuni dei suoi discorsi, facendogli dire cose che non aveva detto.

Credo che le persone scopriranno una persona calorsa e intelligente che sta venendo per una visita storica che riflette molti passi di riavvicinamento. Per me il momento più alto sarà quando alle cinque di pomeriggio di venerdì parlerà alla Westminster Hall, nel luovo dove Tommaso Moro è stato condannato a morte. Questo dimostra quanto ci siamo spinti in avanti come paese, perché io non penso che ciò sarebbe stato possibile 28 anni fa. Penso, anzi, che sarebbe stato molto difficile. E penso anche che quando gli inglesi lo ascolteranno si renderanno conto che non è soddisfatto del loro futuro. Che non è disimpegnato ma che è anzi stremamente impegnato. E questo scaturisce dalla sua infanzia. … Verrà qui un Papa che nella sua infanzia ha visto in prima persona i rischi di un regime totalitario e per lui la religione, il cattolicesimo, il cristianesimo sono un controllo del totalitarismo. Sotto molti aspetti la sua vita è una dimostrazione pratica del legame tra fede e ragione perché la ragione incontrollata può scadere nel totalitarismo. Ma ugualmente, una fede non controllata dalla ragione può divenire estremista e irrazionale. Tutto sta nell'interazione di questi due aspetti... E penso che lui riuscirà a stabilire un contatto, che mostrerà il suo impegno e attirerà le persone a sé perché tutto sta nell'ascoltare le sue parole e nell'assorbirle. Penso che troverà ad accoglierlo un abbraccio.

La beatificazione del Cardinale Newman può costituire una segno di unità tra cattolici e anglicani?

Francis Campbell: È molto interessante che lei chieda se può costituire un segno di unità... Io penso che lei stia ponendo una domanda molto importante. Una buona parte dei lavori di Newman risale a quando era un anglicano e lui è stato sia anglicano che cattolico. Fondò il Movimento di Oxford che riveste ancora un peso notevole e che è stata una voce forte all'interno nel suo tentativo di ricalibrare la tradizione apostolica dell'Anglicanesimo. Newman fu per buona parte della sua vita un membro della Chiesa anglicana. Non è una forza di divisione. I suoi insegnamenti sulla coscienza sono davvero qualche cosa di applicabile a ciascun cristiano ma anche a tutte le fedi e alle persone di buon volontà. Quindi ecco un formidabile pensatore cristiano. Qualcuno che, prima di qualsiasi catalogazione, è stato in primissimo luogo un pensatore cristiano. Io penso che Papa Benedetto sia interessato a lui perché è un pensatore post-illuminista e il suo sforzo è quello di guarire la frattura tra fede e ragione causata dall'Illuminismo intellettuale francese. Qui abbiamo una personalità che sta veramente colmando questa frattura. Quindi in questo senso, è una personalità, non solo per la Chiesa cattolica ma per tutto il Cristianesimo e per le persone di fede.

Cosa dirà al Papa quando metterà piede nel suo paese?

Francis Campbell: Probabilmente gli dirò: “Benvenuto”. O ancora più probabile mi chiederò: "dovrei parlargli in italiano oppure in inglese?”. Credo sia meglio parlargli in inglese perché sarà costretto a parlare in inglese per i prossimi quattro giorni. Sono entusiasta di questa visita, che è importante sotto molti punti di vista. Ma penso c'è ci sia una ragione fondamentale. E questa ragione risiede nelle nostre relazioni diplomatiche di lunga data. La Corona ha spedito la prima volta un ambasciatore nel 1479. Il primissimo ambasciatore britannico è stato infatti inviato a Roma. E tutto questo è riuscito a sopravvivere alla Riforma, alle diffidenze e alle dispute. La Regina è stata qui, molte volte. Più recentemente nel 2000. Ed è venuta qui nel 1951 come Principessa Elisabetta prima di divenire Regina. In seguito è giunta qui quasi per ogni pontificato ed è giusto ora ripagare le visite che abbiamo ricevuto nel corso degli anni.

L'onore più alto che la Regina può tributare al Papa è una visita di Stato e alla luce della nostra antichissima amicizia diplomatica molte persone potrebbe dire "che si sarebbe dovuto fare molto tempo fa". Io sono entusiasta che Papa Benedetto abbia accolto l'invito perché la diplomazia è tutta questione di amicizia ed i legami tra la Corona e il Papato non possono essere sottovvalutati. La famiglia reale Stuart è seppellita nella cripta di San Pietro e i rapporti tra la Corona e il Papato risalgono molto indietro nel tempo. Quando la Regina ha appreso che il Papa aveva intenzione di venire nel Regno Unito, ha scritto una lettera, invitandolo formalmente a venire, e lui ha accettato cortesemente. Per noi è un fatto unico che una visita di Stato cominci da Edinburgo con la visita alla Regina. Lui ha 83 anni di età, lei ne ha 84 anni. Hanno vissuto nella loro vita esperienze molto simili. Penso che sarà un incontro unico.











La Chiesa anglicana vede nella visita papale un ponte per l'unità
Parla il rappresentante dell'Arcivescovo di Canterbury a Roma

di Serena Sartini



ROMA, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Alla vigilia della visita di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito, il reverendo canonico David Richardson, rappresentante dell'Arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede, direttore del Centro Anglicano a Roma, ha rilasciato una intervista a ZENIT per analizzare le ripercussioni che questa visita avrà sul dialogo ecumenico.

È la prima visita di Stato di un Papa nel Regno Unito. Pensa che promuoverà l'unità delle due Chiese, quella anglicana e quella cattolica?

David Richardson: Credo che questa visita abbia tutte le carte in regola per gettare ponti e aumentare la comprensione tra le due comunioni, quella anglicana e quella cattolica romana.

Il Papa beatificherà il Cardinale John Henry Newman. Pensa che sarà un atto di unione o di divisione tra anglicani e cattolici?

David Richardson: John Henry Newman è sempre stato una figura in qualche modo ambigua tra l'anglicanesimo e il cattolicesimo romano. Come anglicano aveva qualcosa di profetico e richiamava la Chiesa d'Inghilterra, quella parte dell'anglicanesimo che per lui era familiare, a una visione di sé che aveva perso o rischiava di perdere. I profeti in genere non sono onorati dalla propria gente e nel loro tempo, anche se normalmente sono attorniati da un energico gruppo di discepoli. Quando divenne cattolico romano non fu sempre accolto con calore dai suoi nuovi correligionari, e cambiò molto poco degli scritti che aveva pubblicato come anglicano. Con il suo modo di essere egli affermò quindi la possibilità di essere pienamente cattolico e al tempo stesso teologicamente ortodosso come anglicano. Ad ogni modo, Newman ritenne un passo necessario il diventare un cattolico romano.

Penso che potrebbero esserci possibilità di tensione per la beatificazione se si dovesse ignorare il fatto che Newman ricevette una formazione come anglicano e poi come cattolico romano riconobbe, nella sua Apologia, il debito che aveva con la Chiesa che lo aveva formato. Non credo, comunque, che questo aspetto verrà messo da parte.

Qual è la sua opinione sulla Costituzione Apostolica di Benedetto XVI Anglicanorum coetibus?

David Richardson: Non ho molto da dire sulla Anglicanorum Coetibus, e al momento non ci sono Ordinariati. Sarà interessante vedere che numeri e che tipo di persone saranno attratti da questa possibilità, e spero che sarà utile per qualcuno. Mi sembra una struttura un po' strana, prevista soprattutto come risposta pastorale a una serie di persone, non unite in alcun modo, che hanno abbandonato la Comunione Angelicana e quindi non hanno una casa storica. Mi ricorda ciò che ha affermato il Vescovo anglicano Charles Gore durante le Conversazioni di Malines degli anni Venti: “La Chiesa cattolica romana mostra un grado sorprendente di concessioni nelle questioni organizzative, ma è irremovibile su quelle dogmatiche”. Newman non ha avuto bisogno di una struttura simile: è semplicemente diventato un cattolico romano e ha riconosciuto la persona che era e che era stato, portando il suo anglicanesimo nel cattolicesimo romano.

A livello personale, come sono i suoi rapporti con il Papa?

David Richardson: Ho incontrato raramente il Santo Padre. L'ho visto privatamente due volte nel suo appartamento, sempre quando era presente l'Arcivescovo di Canterbury, e lo incontro alle liturgie, soprattutto di natura ecumenica. E' sempre cordiale e lo ammiro molto come teologo. Avere attualmente il Papa e l'Arcivescovo di Canterbury, due figure teologiche così importanti, significa, per chi ricopre un incarico come il mio, vivere un momento storico affascinante.

Che cosa pensa della possibile visita del Papa alle vittime di abusi sessuali?

David Richardson: Il Papa ha già incontrato alcune vittime di abusi, e spero che continuerà nel suo umile riconoscimento dei fatti per dare speranza quando se ne presenti l'opportunità. Si è dimostrato capace e desideroso di farlo.

Qual è la sua opinione sulle proteste che avverranno durante la visita del Papa nel Regno Unito?

David Richardson: Ci saranno delle proteste? Me lo aspetto, ma ricordo che quando il Papa è andato in Australia per la Giornata Mondiale della Gioventù era stata fatta ogni sorta di infausta previsione sulle proteste. Durante l'evento, la gente l'ha preso a cuore, sia i cattolici romani che chi non lo è. In base a quanto mi è stato detto, c'è stata una grande ondata di fede. Se quindi può essere vero in Australia, dove la società è famosa per il suo secolarismo, forse lo sarà anche nel Regno Unito.
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Le risposte del Papa ai giornalisti sul volo per il Regno Unito


ROMA, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo la trascrizione della conferenza stampa tenuta questo giovedì da Benedetto XVI durante il volo diretto verso il Regno Unito.

* * *

Padre Federico Lombardi: Santità, benvenuto fra noi, e grazie della sua disponibilità. Abbiamo un gruppo di 70 giornalisti qui presenti delle diverse parti del mondo, naturalmente alcuni vengono apposta dal Regno Unito per unirsi fin dal volo a questo nostro gruppo. Come al solito i colleghi nei giorni scorsi hanno dato diverse domande che Le proponiamo per questa prima conversazione all'inizio di un viaggio molto atteso e impegnativo, che speriamo che sia bellissimo. Io ho scelto una serie di domande tra quelle che sono state proposte. Gliele propongo in italiano per non affaticarLa troppo, i colleghi si aiuteranno a capire se non conoscono bene l'italiano.

La prima domanda, durante la preparazione di questo viaggio, vi sono state discussioni e posizioni contrarie. Nella tradizione passata del Paese ci sono state forti posizioni anticattoliche. Durante la preparazione del viaggio, la Gran Bretagna è stata presentata come un Paese anticattolico. Lei è preoccupato per come sarà accolto?


Benedetto XVI: Innanzitutto buona giornata e buon volo per noi tutti. Devo dire che non sono preoccupato, perché quando sono andato in Francia è stato detto: “questo è il Paese più anticlericale, con forti correnti anticlericali e con pochissimi fedeli”. Quando sono andato nella Repubblica Ceca è stato detto: “questo è il Paese più areligioso dell’Europa e il più anticlericale anche”. Così i Paesi occidentali, tutti hanno, ognuno nel loro modo specifico, secondo la loro propria storia, forti correnti anticlericali o anticattoliche, ma anche sempre una presenza forte di fede. Così in Francia e nella Repubblica Ceca ho visto e vissuto una calorosa accoglienza da parte della comunità cattolica, una forte attenzione da parte di agnostici che tuttavia sono in ricerca, vogliono conoscere e trovare i valori che portano avanti l’umanità, e sono stati molto attenti se potrebbero sentire da me qualcosa anche in questo senso e la tolleranza e il rispetto di quanti sono anticattolici. Attualmente la Gran Bretagna ha una sua propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma è anche un paese di una grande storia di tolleranza. Io sono sicuro che da una parte ci sarà un’accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti, generalmente, attenzione da quanti cercano come andare avanti in questo nostro tempo e rispetto e tolleranza reciproca dove c’è un anticattolicesimo. Vado avanti con grande coraggio e con gioia.

Padre Federico Lombardi: il Regno Unito, come molti altri Paesi occidentali, è un tema che ha già toccato nella prima risposta, è considerato un Paese secolare, con un forte movimento di atesimo anche con motivazioni culturali, tuttavia vi sono anche segni che la fede religiosa, in particolare in Gesù Cristo, è tuttora viva a livello personale. Che cosa può significare questo per cattolici ed anglicani. Si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile ed attrattiva per tutti?

Benedetto XVI: Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri, e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, e le grandi forze di amore, di riconciliazione che è apparsa in questa figura e che viene sempre dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità, la forza dell’amore, in questo momento si ascolta, si accetta. La Chiesa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l’Altro, ed essa stessa vedere e parlare dell'Altro e per l'Altro. In questo senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno lo stesso compito, la stessa direzione da prendere. Se anglicani e cattolici vedono ambedue che non servono per se stessi ma sono strumenti per Cristo, “Amico dello sposo”, come dice san Giovanni, se ambedue seguono la priorità di Cristo e non di se stessi, vengono anche insieme. Perché in quel tempo la priorità di Cristo li accomuna e non sono più concorrenti, ognuno cerca il maggiore numero, ma sono congiunti nell’impegno per la verità di Cristo che entra in questo mondo, e così si trovano anche reciprocamente in un vero e fecondo ecumenismo.

Grazie Santità, una terza domanda: com’è noto e come è stato messo in luce anche da recenti sondaggi, lo scandalo degli abusi sessuali ha scosso la fiducia dei fedeli nella Chiesa. Come pensa di poter contribuire a ristabilire questa fiducia?


Benedetto XVI: Innanzitutto devo dire che queste rivelazioni sono state per me uno shock. Sono una grande tristezza. E' difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale era possibile. Il sacerdote nel momento dell’ordinazione, preparato per anni a questo momento dice sì a Cristo di farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servire con tutta l’esistenza perché il Buon Pastore che ama, che aiuta e guida alla verità sia presente nel mondo. Come un uomo che ha fatto e detto questo può poi cadere in questa perversione è difficile capire, è una grande tristezza, tristezza anche che l'autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigile e non sufficientemente veloce, e decisa nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà, e di rinnovata sincerità, come ho scritto ai vescovi irlandesi. Mi sembra che dobbiamo adesso realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà e rinnovare e reimparare l’assoluta sincerità.

Quanto alle vittime direi che tre cose sono importanti. Il primo interesse sono le vittime. Come possiamo riparare? Che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo? Cura, impegno per le vittime è la prima priorità, con aiuti materiali, psicologici, spirituali.

Secondo è il problema delle persone colpevoli: la giusta pena, escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una malattia e la libera volontà non funziona ove c’è questa malattia. Quindi, dobbiamo proteggere queste persone anche contro se stesse e trovare il modo di aiutarle, di proteggerle contro se stesse, escludendole da ogni accesso ai giovani.

E il terzo punto è la prevenzione e l’educazione nella scelta dei candidati al sacerdozio. Essere così attenti che, secondo le possibilità umane, si escludano futuri casi. E vorrei in questo momento anche ringraziare l’episcopato britannico per la sua attenzione e collaborazione sia con la Sede di San Pietro, sia con le istanze pubbliche e l’attenzione per le vittime e per il diritto. Mi sembra che l’episcopato britannico abbia fatto e fa un grande lavoro, quindi sono molto grato.

Padre Federico Lombardi: Santità, la figura del cardinale Newman evidentemente è molto significativa per lei. Per il cardinale Newman lei fa l’eccezione di presiederne la beatificazione. Pensa che il suo ricordo possa aiutare a superare le divisioni tra anglicani e cattolici? E quali sono gli aspetti della sua personalità su cui desidera mettere l’accento più forte?

Benedetto XVI: Newman è soprattutto da una parte un uomo moderno che ha vissuto tutto il problema della modernità, che ha vissuto anche il problema dell’agnosticismo, il problema dell’impossibilità di conoscere Dio, e di credere. Un uomo che è stato per tutta la sua vita in cammino, in cammino per lasciarsi trasformare dalla verità in una ricerca di grande sincerità e di grande disponibilità, di conoscere meglio e di trovare e di accettare la strada che dà la vera vita. Questa modernità interiore della sua vita implica la modernità della sua fede. Non è una fede in formule del tempo passato, ma una fede personalissima, vissuta, sofferta, trovata in un lungo cammino di rinnovamento e di conversioni. E’ un uomo di grande cultura che da una parte partecipa alla nostra cultura scettica di oggi. Possiamo capire qualcosa di certo sulla verità dell’uomo, di essere o no, e come possiamo arrivare alla convergenza delle verosimilità. Un uomo, che d'altra parte, con una grande cultura della conoscenza dei Padri della Chiesa, ha studiato e rinnovato la genesi e il dono della fede riconosciuta così la figura essenzialmente interiore. E’ un uomo di una grande spiritualità di un grande umanesimo, un uomo di preghiera, di una relazione profonda con Dio e di una relazione propria perciò anche di una relazione profonda con gli altri uomini del suo tempo. Direi quindi tre elementi: modernità della sua esistenza con tutti i dubbi e i problemi del nostro essere di oggi, cultura grande, conoscenza dei grandi tesori della cultura dell’umanità, disponibilità di ricerca permanente, di rinnovamento permanente e spiritualità, vita spirituale con Dio, danno a questo uomo un'eccezionale grandezza per il nostro tempo. E' una figura di dottore della Chiesa per noi tutti e anche un ponte tra anglicani e cattolici.

Padre Federico Lombardi: ultima domanda. Questa visita è considerata con il rango di visita di Stato. Così è stata qualificata. Che cosa significa ciò per i rapporti tra la Santa Sede e il Regno Unito. Vi sono punti importanti di sintonia in particolare guardando alle grandi sfide del mondo attuale?

Benedetto XVI: Sono molto grato a sua Maestà, la Regina Elisabetta II, che voleva dare a questa visita il rango di una visita di Stato, che sa esprimere il carattere pubblico di questa visita e anche la responsabilità comune tra politica e religione per il futuro del continente e per il futuro anche dell’umanità. La grande comune responsabilità perché i valori che creano giustizia e politica e che vengono dalla religione siano insieme, in cammino nel nostro tempo. Attualmente di questo fatto che giuridicamente è una visita di Stato non rende la mia visita un fatto politico, perché, se il Papa è capo di Stato, questo è solo uno strumento per garantire l’indipendenza del suo annuncio e il carattere pubblico del suo lavoro di pastore. In questo senso anche la visita di Stato rimane sostanzialmente ed essenzialmente una visita pastorale, cioè una visita nella responsabilità della fede nella quale il Sommo Pontefice, il Papa, esiste. E naturalmente mette al centro dell’attenzione di questa visita di Stato proprio le coincidenze tra l’interesse della politica e della religione. La politica sostanzialmente è creata per garantire giustizia, la giustizia e la libertà. La giustizia è un valore morale, religioso e così la fede, l’annuncio del Vangelo, si collega nel punto giustizia con la politica e qui nascono anche gli interessi comuni. La Gran Bretagna ha una grande esperienza e una grande attività nella lotta contro il male di questo tempo, contro la miseria, la povertà, le malattie, la droga, e tutte queste lotte contro la miserie, le povertà, la schiavitù dell’uomo, l'abuso dell'uomo, sono anche scopi della fede perché sono scopi dell’umanizzazione dell’uomo perché sia restituita l’immagine di Dio contro le distruzioni e le devastazioni. Il secondo compito comune è l’impegno per la pace nel mondo e la capacità di vivere la pace, l’educazione alla pace. Creare le virtù che vedono l’uomo capace di pace. E finalmente un elemento essenziale della pace è il dialogo delle religioni, tolleranza, apertura dell’uomo e all’altro e questo è anche un profondo scopo sia della Gran Bretagna, come società, sia della fede cattolica di aprire il cuore, di aprire al dialogo, di aprire così alla verità, al cammino comune dell’umanità e alla riscoperta dei valori che sono fondamento del nostro umanesimo.

[Trascrizione non ufficiale a cura di ZENIT]











Il Papa in Gran Bretagna: i cattolici siano “esempio pubblico di fede”
Omelia al Bellahouston Park di Glasgow




GLASGOW, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito l'omelia pronunciata da Papa Benedetto XVI questo giovedì, durante la celebrazione della Messa al Bellahouston Park di Glasgow, nel giorno in cui si celebrava la memoria liturgica di San Ninian di Galloway, Vescovo itinerante ed evangelizzatore dei celti, patrono di Scozia.

* * *

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

"È vicino a voi il regno di Dio" (Lc 10,9). Con queste parole del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, saluto tutti voi con grande affetto nel Signore. Davvero il Regno di Dio è già in mezzo a noi! In questa celebrazione Eucaristica, nella quale la Chiesa che è in Scozia si raduna attorno all’altare, in unione con il Successore di Pietro, riaffermiamo la nostra fede nella parola di Cristo e la nostra speranza – una speranza che mai delude – nelle sue promesse! Saluto cordialmente il Card. O’Brien e i vescovi scozzesi; ringrazio in particolare l’Arcivescovo Conti per le gentili parole di benvenuto, che mi ha rivolto a nome vostro; ed esprimo la mia profonda gratitudine per il lavoro che i Governi Britannico e Scozzese e la municipalità di Glasgow hanno svolto per rendere possibile questa circostanza.

Il Vangelo odierno ci ricorda che Cristo continua a inviare i suoi discepoli nel mondo per annunciare la venuta del suo Regno e portare la sua pace nel mondo, passando di casa in casa, di famiglia in famiglia, di città in città. Sono venuto in mezzo a voi, i figli spirituali di S. Andrea, come araldo di questa pace, e per confermarvi nella fede di Pietro (cfr Lc 22,32). E’ con una certa emozione che mi rivolgo a voi, non lontano dal luogo dove il mio amato predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, circa trent’anni fa celebrò con voi la Messa, accolto dalla più grande folla che mai si sia riunita nella storia scozzese.

Molte cose sono accadute da quella storica visita, in Scozia e nella Chiesa che è in questo Paese. Noto con grande soddisfazione come l’esortazione che vi rivolse Papa Giovanni Paolo, a camminare mano nella mano con i vostri fratelli cristiani, abbia portato ad una maggiore fiducia e amicizia con i membri della Chiesa di Scozia, della Chiesa Episcopale Scozzese e delle altre comunità cristiane. Permettetemi di incoraggiarvi a continuare a pregare e lavorare con loro nel costruire un futuro più luminoso per la Scozia, fondato sulla nostra comune eredità cristiana. Nella prima lettura oggi proclamata abbiamo ascoltato l’invito rivolto da S. Paolo ai Romani a riconoscere che, come membra del corpo di Cristo, apparteniamo gli uni agli altri (cfr Rm 12,5), e a vivere con rispetto ed amore vicendevole. In questo spirito saluto i rappresentanti delle altre confessioni cristiane, che ci onorano della loro presenza. Quest’anno ricorre il 450° anniversario del "Reformation Parliament", ma anche il centenario della Conferenza Missionaria Mondiale di Edimburgo, che è generalmente considerata come la nascita del movimento ecumenico moderno. Rendiamo grazie al Signore per la promessa che rappresenta l’intesa e la cooperazione ecumenica, in vista di una testimonianza concorde alla verità salvifica della parola di Dio nell’odierna società in rapido mutamento.

Tra i diversi doni che S. Paolo elenca per l’edificazione della Chiesa vi è quello dell’insegnamento (cfr Rm 12,7). La predicazione del Vangelo è sempre stata accompagnata da una preoccupazione per la parola: la parola ispirata di Dio e la cultura nella quale quella parola mette radici e si sviluppa. Qui in Scozia, penso alle tre università medievali fondate dai pontefici, compresa quella di S. Andrea, che sta per celebrare il sesto centenario della sua fondazione. Negli ultimi trent’anni, con l’aiuto delle autorità civili, le scuole cattoliche scozzesi hanno raccolto la sfida di assicurare una educazione integrale ad un maggior numero di studenti, e ciò è stato di aiuto ai giovani non solo per il cammino di uno sviluppo umano e spirituale, ma anche per l’inserimento nelle professioni e nella vita pubblica. Questo è un segno di grande speranza per la Chiesa e desidero incoraggiare i professionisti, i politici e gli educatori cattolici scozzesi a non perdere mai di vista la loro chiamata ad usare i propri talenti e la propria esperienza a servizio della fede, confrontandosi con la cultura scozzese contemporanea ad ogni livello.

L’evangelizzazione della cultura è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una "dittatura del relativismo" minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo, il suo destino e il suo bene ultimo. Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all’uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella. Per questo motivo faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinché, in conformità con la vostra vocazione e missione battesimale, non solo possiate essere esempio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede. La società odierna necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilità. Non abbiate paura di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle, e del futuro della vostra amata nazione.

San Ninian, la cui festa oggi celebriamo, non ebbe paura di essere una voce solitaria. Sulle orme dei discepoli che nostro Signore aveva inviato davanti a sé, Ninian fu uno dei primissimi missionari cattolici a portare ai suoi connazionali la buona novella di Gesù Cristo. La sua missione a Galloway divenne un centro per la prima evangelizzazione di questo Paese. Quell’opera venne in seguito portata avanti da San Mungo, il patrono di Glasgow, e da altri santi, tra i maggiori dei quali si devono ricordare San Columba e Santa Margaret. Ispirati da loro, molti uomini e donne lavorarono per molti secoli, per far giungere la fede fino a voi. Cercate di essere degni di questa grande tradizione! Sia vostra costante ispirazione l’esortazione di San Paolo nella prima lettura: "Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" (cfr Rm 12,11-12).

Desidero ora rivolgere una speciale parola ai vescovi della Scozia. Cari confratelli, permettetemi di incoraggiarvi nella vostra responsabilità pastorale verso i cattolici della Scozia. Come sapete, uno dei primi compiti pastorali è per i vostri sacerdoti (cfr Presbyterorum Ordinis, 7) e per la loro santificazione. Come essi sono alter Christus per la comunità Cattolica, così voi lo siete per loro. Vivete in pienezza la carità che promana da Cristo nel vostro fraterno ministero verso i vostri sacerdoti, collaborando con tutti loro ed in particolare con quanti hanno scarsi contatti con i loro confratelli. Pregate con loro per le vocazioni, affinché il Signore della messe mandi operai nella sua messe (cfr Lc 10,2). Così come è l’Eucarestia che fa la Chiesa, il sacerdozio è centrale per la vita della Chiesa. Impegnatevi personalmente nel formare i vostri sacerdoti come una fraternità che ispira altri a dedicare completamente se stessi al servizio di Dio Onnipotente. Abbiate cura anche dei vostri diaconi, il cui ministero di servizio è unito in modo particolare con quello dell’ordine dei vescovi. Siate per loro dei padri e delle guide sul cammino della santità, incoraggiandoli a crescere in conoscenza e sapienza nel compiere la missione di annunciatori alla quale sono stati chiamati.

Cari sacerdoti della Scozia, siete chiamati alla santità e a servire il popolo di Dio modellando le vostre vite sul mistero della croce del Signore. Predicate il Vangelo con un cuore puro ed una coscienza retta. Dedicate voi stessi a Dio solo, e diventerete per i giovani esempi luminosi di una vita santa, semplice e gioiosa: essi, a loro volta, desidereranno certamente unirsi a voi nel vostro assiduo servizio al popolo di Dio. Che l’esempio di dedizione, di generosità e di coraggio di San John Ogilvie ispiri tutti voi. Similmente, permettetemi di incoraggiare anche voi, monaci, religiose e religiosi di Scozia, ad essere come una luce posta sulla sommità del colle, vivendo una autentica vita cristiana di preghiera ed azione che testimoni, in modo luminoso la forza del vangelo.

Infine, desidero rivolgere una parola a voi, miei cari giovani cattolici di Scozia. Vi esorto a vivere una vita degna di nostro Signore (cfr Ef 4,1) e di voi stessi. Vi sono molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool – che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione. C’è una sola cosa che permane: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell’esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla società di oggi. Lasciate da parte ciò che non è degno di valore e prendete consapevolezza della vostra dignità di figli di Dio. Nel vangelo odierno, Gesù ci chiede di pregare per la vocazioni: prego perché molti fra voi conoscano ed amino Gesù Cristo e, attraverso tale incontro, giungano a dedicarsi completamente a Dio, in modo particolare quanti fra di voi sono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa. Questa è la sfida che il Signore oggi vi rivolge: la Chiesa ora appartiene a voi!

Cari amici, esprimo ancora una volta la mia gioia di celebrare questa Messa con voi. Mi fa piacere assicuravi delle mie preghiere nell’antica lingua del vostro paese: Sìth agus beannachd Dhe dhuib uile; Dia bhi timcheall oirbh; agus gum beannaicheadh Dia Alba. La pace e la benedizione di Dio siano con tutti voi; Dio vi protegga; e Dio benedica il popolo di Scozia!

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]











Il discorso di benvenuto di Elisabetta II a Benedetto XVI
Dialogare per superare vecchi sospetti




ROMA, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso rivolto questo giovedì dalla regina Elisabetta II a Benedetto XVI durante la cerimonia di benvenuto che ha avuto luogo nel Palazzo reale di Holyroodhouse ad Edimburgo.

* * *

Santità,

accoglierla nel Regno Unito e, in particolare, in Scozia, in occasione della sua prima visita in veste di Papa, mi colma di gioia. Ricordo con piacere la memorabile visita pastorale del compianto Papa Giovanni Paolo II in questo Paese, nel 1982.

Ho anche ricordi vividi delle mie quattro visite in Vaticano e degli incontri con i suoi predecessori in altre occasioni. Sono loro molto grata per aver ricevuto, nel corso degli anni, numerosi membri della mia famiglia con tale calorosa ospitalità.

Nel mondo sono cambiate molte cose nei trent'anni trascorsi dalla visita di Giovanni Paolo II. In questo Paese apprezziamo profondamente l'impegno della Santa Sede per migliorare in maniera straordinaria la situazione nell'Irlanda del Nord.

Ovunque, la caduta dei regimi totalitari nell'Europa centrale e orientale ha permesso una maggiore libertà a centinaia di milioni di persone. La Santa Sede continua a svolgere un ruolo importante nelle questioni internazionali, a sostegno della pace e dello sviluppo, e nell'affrontare problemi comuni quali povertà e cambiamento climatico.

Santità, la sua presenza qui oggi ci ricorda la nostra eredità comune e il contributo cristiano all'incoraggiamento della pace nel mondo e allo sviluppo economico e sociale dei Paesi meno prosperi del mondo.

Siamo tutti consapevoli dell'apporto speciale della Chiesa cattolica romana, in particolare grazie al suo ministero per i poveri e per i più deboli della società, alla sua sollecitudine per i senzatetto e all'educazione che offre attraverso la sua ampia rete di scuole.

La religione è sempre stata un elemento cruciale nell'identità nazionale e nella autoconsapevolezza storica. Ciò ha reso il rapporto fra differenti fedi un fattore fondamentale nella cooperazione necessaria negli stati nazione e fra di loro. Quindi, è di vitale importanza incoraggiare una comprensione reciproca e rispettosa.

Sappiamo per esperienza che attraverso il dialogo impegnato è possibile superare vecchi sospetti e instaurare una maggiore fiducia reciproca.

So che la riconciliazione ha costituito un tema centrale nella vita del cardinale John Henry Newman, per il quale lei, Santità, celebrerà una messa di beatificazione domenica prossima. Egli ha lottato contro dubbi e incertezze e il suo contributo alla comprensione del cristianesimo continua a influenzare molte persone.

Sono lieta per il fatto che la sua visita sarà anche un'opportunità per approfondire il rapporto fra la Chiesa cattolica romana, la Chiesa di Inghilterra e la Chiesa di Scozia.

Santità, in tempi recenti, ha affermato che «le religioni non possono mai divenire veicoli di odio, che la violenza e il male non possono mai essere giustificati invocando il nome di Dio». Oggi, in questo Paese, siamo uniti su questa posizione. La libertà di culto è il nucleo centrale della nostra società tollerante e democratica.

A nome del popolo del Regno Unito, le auguro una visita che sia il più possibile feconda e memorabile.


[Traduzione del testo in inglese a cura de L'Osservatore Romano]









Discorso del Papa durante la visita alla Regina Elisabetta II
Nel Palazzo Reale di Holyroodhouse ad Edimburgo




EDIMBURGO, giovedì, 16 settembre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto questo giovedì da Benedetto XVI nel Palazzo Reale di Holyroodhouse, ad Edimburgo, durante la visita alla Regina Elisabetta II e alle più alte autorità dello Stato.

* * *

Maestà,

grazie per il Suo gentile invito a compiere una visita ufficiale al Regno Unito e per le Sue cordiali parole di saluto, a nome del popolo britannico Nel ringraziare Vostra Maestà, mi permetta di estendere i miei saluti a tutto il popolo del Regno Unito e porgere con amicizia la mano a ciascuno.

È un grande piacere per me iniziare il mio viaggio salutando i Membri della Famiglia Reale, ringraziando in particolare Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo per il suo gentile benvenuto datomi all’aeroporto di Edimburgo. Esprimo la mia gratitudine all’attuale e ai precedenti governi di Vostra Maestà ed a quanti hanno collaborato con essi al fine di rendere possibile questa occasione, fra cui Lord Patten e il precedente Segretario di Stato Murphy. Vorrei pure prender atto con profondo apprezzamento del lavoro svolto dal “All-Parliamentary Group on the Holy See”, che ha grandemente contribuito al rafforzamento delle relazioni amichevoli che esistono fra la Santa Sede e il Regno Unito.

Nel dare inizio alla visita al Regno Unito nella storica Capitale della Scozia, saluto in maniera speciale il Primo Ministro Salmond ed i rappresentanti del Parlamento scozzese. Come le Assemblee del Galles e dell’Irlanda del Nord, possa anche il Parlamento scozzese crescere nel suo essere espressione delle nobili tradizioni e della distinta cultura degli scozzesi ed adoperarsi per servire i loro interessi migliori in spirito di solidarietà e di premura nei confronti del bene comune.

Il nome di Holyroodhouse, residenza ufficiale di Vostra Maestà in Scozia, evoca la “Santa Croce” e fa volgere lo sguardo alle profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica. I monarchi d’Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed includono straordinari Santi come Edoardo il Confessore e Margherita di Scozia. Come Le è noto, molti di loro hanno esercitato coscienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal modo la nazione nel bene al livello più profondo. Ne risultò che il messaggio cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio parimenti di cristiani e non cristiani.

Troviamo molti esempi di questa forza per il bene lungo tutta la lunga storia della Gran Bretagna. Anche in tempi relativamente recenti, attraverso figure come William Wilberforce e David Livingstone, la Gran Bretagna è direttamente intervenuta per fermare la tratta internazionale degli schiavi. Ispirate dalla fede, donne come Florence Nightingale servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell’assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque. John Henry Newman, la cui beatificazione celebrerò fra breve, fu uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine. Questi e molti altri come loro furono mossi da una fede profonda, nata e cresciuta in queste isole.

Pure nella nostra epoca possiamo ricordare come la Gran Bretagna e i suoi capi si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere. Desidero, inoltre, ricordare l’atteggiamento del regime verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell’amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione. Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a “una visione riduttiva della persona e del suo destino” (Caritas in veritate, 29).

Sessantacinque anni orsono la Gran Bretagna giocò un ruolo essenziale nel forgiarsi del consenso internazionale del dopo-guerra, il che favorì la fondazione delle Nazioni Unite e diede inizio ad un periodo di pace e di prosperità in Europa, sino a quel momento sconosciuto. Negli anni più recenti la comunità internazionale ha seguito da vicino gli eventi nell’Irlanda del Nord, i quali hanno condotto alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo ed alla devoluzione di poteri all’Assemblea dell’Irlanda del Nord. Il governo di Vostra Maestà e quello dell’Irlanda, unitamente ai leader politici, religiosi e civili dell’Irlanda del Nord, hanno sostenuto la nascita di una risoluzione pacifica del conflitto locale. Incoraggio quanti sono coinvolti a continuare a camminare coraggiosamente insieme sulla via tracciata verso una pace giusta e duratura.

Il governo e il popolo sono coloro che forgiano le idee che hanno tutt’oggi un impatto ben al di là delle Isole britanniche. Ciò impone loro un dovere particolare di agire con saggezza per il bene comune. Allo stesso modo, poiché le loro opinioni raggiungono un così vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilità più grave di altri ed una opportunità più ampia per promuovere la pace delle nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani. Possano tutti i britannici continuare a vivere dei valori dell’onestà, del rispetto e dell’equilibrio che hanno guadagnato loro la stima e l’ammirazione di molti.

Oggi il Regno Unito si sforza di essere una società moderna e multiculturale. In questo compito stimolante, possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più. Non si lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà; e possa quel patrimonio, che ha sempre servito bene la nazione, plasmare costantemente l’esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth, come pure della grande famiglia di nazioni anglofone in tutto il mondo.

Dio benedica Vostra Maestà e tutte le persone del Vostro Reame. Grazie.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]

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PAPA: FUORI PROGRAMMA ESCE DALLA RESIDENZA ARCIVESCOVILE

Salvatore Izzo

(AGI) - Edimburgo, 16 set.

Benedetto XVI ha lasciato basiti cardinali e vescovi che erano con lui, rifiutandosi di entrare nella residenza arcivescovile di Edimburgo senza prima salutare personalmente le persone che da ore erano in attesa all'esterno.
Giunta a Sant Anderws, la "papamobile" era entrata dal cancello e aveva attraversato il giardino antistante il palazzo.
Sceso dalla vettura, il Pontefice doveva varcare la soglia ma si e' fermato e, senza dare troppe spiegazioni, con passo sicuro ha ripercorso a piedi il viale ed e' uscito dal cancello per stringere le mani almeno ad alcuni dei presenti.
In particolare si e' fermato con bambini e malati in carrozzella.

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Papa Ratzi Superstar

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Papa in Gb/ A Edimburgo in papamobile, folla e banda scozzesi

A pranzo con vescovi, nel pomeriggio messa a Glasgow

Londra, 16 set. (Apcom)

Lasciato il palazzo reale di Holyrood, il Papa ha attraversato Edimburgo in 'papamobile' salutato, lungo i quattro chilometri di percorso, da due ali di folla.
Il Papa aveva sulle spalle una tipica mantella scozzese con fondo verde appena ricevuta in regalo. Lo stesso tessuto avevano indosso i membri di una banda musicale che, abbigliata con i tradizionali kilt e calzettoni, hanno suonato per Benedetto XVI in uno dei piazzali lungo il percorso verso la residenza arcivescovile di Saint Andrews, dove Ratzinger sarà ospite a pranzo del cardinale Keith Michael Patrick O'Brien.
Nel pomeriggio, alle 17.15 (16.15 ora italiana), il Papa presiederà una messa pubblica a Glasgow. In serata il trasferimento a Londra.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN GB: RICORDA RADICI CRISTIANE SOCIETA' BRITANNICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Edimburgo, 16 set.

"Le profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica" sono state evocate da Benedetto XVI nel discorso rivolto alla Regina Elisabetta nel Palazzo reale di Edimburgo, "il cui nome Holyroodhouse evoca la Santa Croce", ha ricordato sottolineando che "i monarchi d'Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed includono straordinari Santi come Edoardo il Confessore e Margherita di Scozia".
"Molti di loro - infatti - hanno esercitato coscienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal modo la nazione nel bene al livello piu' profondo. Ne risulto' che il messaggio cristiano e' diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per piu' di un millennio".
Per il Pontefice, in particolare, "il tradizionale rispetto per la verita' e la giustizia, per la clemenza e la carita'" che caratterizza la societa' britannica, deriva proprio da "una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio parimenti di cristiani e non cristiani". "Troviamo molti esempi di questa forza per il bene - ha osservato - lungo tutta la lunga storia della Gran Bretagna.
Anche in tempi relativamente recenti, attraverso figure come William Wilberforce e David Livingstone, la Gran Bretagna e' direttamente intervenuta per fermare la tratta internazionale degli schiavi". Ispirate dalla fede, donne come Florence Nightingale servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell'assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque". Nel discorso, il Papa ha ricordato anche la grande figura del cardinale John Henry Newman, "la cui beatificazione - ha detto - celebrero' fra breve: fu uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bonta', eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine. Questi e molti altri come loro furono mossi da una fede profonda, nata e cresciuta in queste isole".

© Copyright (AGI)

PAPA IN GB: EROICAMENTE SI OPPOSE A NAZISMO,NON CEDA A LAICISMO

Salvatore Izzo

(AGI) - Edimburgo, 16 set.

La lotta eroica degli inglesi contro il nazismo sia modello per quella che anche oggi si deve ingaggiare contro il tentativo di rimpicciolire l'uomo privandolo della dignita' che gli deriva dall'essere figlio di Dio.
Lo chiede Benedetto XVI nel discorso alla Regina Elisabetta, pronunciato nel Palazzo reale di Edimburgo. "La Gran Bretagna e i suoi capi - ha riconosciuto il Papa tedesco - si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla societa' e negava a molti la nostra comune umanita', specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere". Lo stesso atteggiamento il regime hitleriano lo assunse, ha ricordato Ratzinger, "verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verita' nell'amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione".
Per il Papa tedesco, tale coraggiosa capacita' di resistenza al male dovrebbe aiutare oggi la societa' britannica a non cedere al "Mentre riflettiamo sui moniti dell'estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare - ha spiegato - come l'esclusione di Dio, della religione e della virtu' dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell'uomo e della societa', e pertanto a una visione riduttiva della persona e del suo destino".
"Il governo e il popolo - ha osservato in proposito il Pontefice - sono coloro che forgiano le idee che hanno tutt'oggi un impatto ben al di la' delle Isole britanniche. Cio' impone loro un dovere particolare di agire con saggezza per il bene comune". Allo stesso modo, secondo Bendetto XVI, "poiche' le loro opinioni raggiungono un cosi' vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilita' piu' grave di altri ed una opportunita' piu' ampia per promuovere la pace delle nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani". "Possano tutti i britannici - ha quindi auspicato Ratzinger - continuare a vivere dei valori dell'onesta', del rispetto e dell'equilibrio che hanno guadagnato loro la stima e l'ammirazione di molti", mentre "il Regno Unito si sforza di essere una societa' moderna e multiculturale. In questo compito stimolante, possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme piu' aggressive di secolarismo non stimano piu', ne' tollerano piu'". "Non si lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue liberta'; e possa - ha concluso il Papa - quel patrimonio, che ha sempre servito bene la nazione, plasmare costantemente l'esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth, come pure della grande famiglia di nazioni anglofone in tutto il mondo".

© Copyright (AGI)

PAPA IN GB: GRANDI SFORZI PER PACE NEL MONDO E ORA IN IRLANDA

Salvatore Izzo

(AGI) - Edimburgo, 16 set.

"Sessantacinque anni orsono la Gran Bretagna gioco' un ruolo essenziale nel forgiarsi del consenso internazionale del dopo- guerra, il che favori' la fondazione delle Nazioni Unite e diede inizio ad un periodo di pace e di prosperita' in Europa, sino a quel momento sconosciuto".
Lo ha ricordato Bendetto XVI nel discorso alla Regina Elisabetta II, formulando l'auspicio che anche la crisi dell'Ulster trovi una soluzione stabile e giusta. "Negli anni piu' recenti - ha detto il Papa - la comunita' internazionale ha seguito da vicino gli eventi nell'Irlanda del Nord, i quali hanno condotto alla firma dell'Accordo del Venerdi' Santo ed alla devoluzione
di poteri all'Assemblea dell'Irlanda del Nord". "Il governo di Vostra Maesta' e quello dell'Irlanda, unitamente ai leader politici, religiosi e civili dell'Irlanda del Nord, hanno sostenuto - ha aggiunto il Pontefice rivolto a Elisabetta II - la nascita di una risoluzione pacifica del conflitto locale.
Incoraggio - ha scandito - quanti sono coinvolti a continuare a camminare coraggiosamente insieme sulla via tracciata verso una pace giusta e duratura".
Nel suo discorso, il Papa ha pure dato atto "con profondo apprezzamento" del lavoro svolto dal "All-Parliamentary Group on the Holy See", che "ha grandemente contribuito al rafforzamento delle relazioni amichevoli che esistono fra la Santa Sede e il Regno Unito". "Nel dare inizio alla visita al Regno Unito nella storica Capitale della Scozia, saluto in maniera speciale il Primo Ministro Salmond ed i rappresentanti del Parlamento scozzese. Come le Assemblee del Galles e dell'Irlanda del Nord, possa anche il Parlamento scozzese crescere nel suo essere espressione delle nobili tradizioni e della distinta cultura degli scozzesi ed adoperarsi per servire i loro interessi migliori in spirito di solidarieta' e di premura nei confronti del bene comune".

© Copyright (AGI)


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«Una grande opportunità, dimostrerà agli anglosassoni tutta la sua grandezza»

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTÀ DEL VATICANO

Monsignor Koch, che cosa andrà a dire Benedetto XVI al Paese più secolarizzato d’Europa, avamposto del liberalismo e della libertà di coscienza?

«Questo viaggio è una grande opportunità che viene offerta al Papa. Egli ha la possibilità di dimostrare al mondo anglosassone tutta la sua grandezza. Purtroppo la pubblicità che gli è stata fatta sui mass media in questi anni, non solo non è positiva ma non è nemmeno veritiera. Benedetto XVI non è affatto il Papa dei no, ma quello dei sì; egli è il teorico del dialogo tra fede e ragione. E’ colui che predica l’amore di Dio. Io sono convinto che la gente lo capirà». Il ministro del dialogo ecumenico, neo presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, alla sua prima missione internazionale a fianco del pontefice, pensa positivo e guarda avanti.

I mass media inglesi però lo hanno ritratto come un pontefice vecchio di testa e chiuso, contrario all’uso dei preservativi per contrastare l’Aids, al sacerdozio femminile, alle coppie gay. Insomma, in Gran Bretagna Papa Ratzinger non gode di buona stampa...

«E’ tutto vero ma è una immagine falsata da una lente distorta. Gli incontri che farà, le parole che pronuncerà, l’amabilità che possiede sono tutte cose che il pubblico comprenderà. Forse la più grande sfida di questo viaggio non riguarderà tanto le manifestazioni di protesta, se mai ci saranno, ma l’immagine che ne uscirà attraverso i mass media».

Cosa dirà Benedetto XVI per far breccia nel cuore degli inglesi, visto che alcuni sondaggi evidenziano percentuali altissime di indifferenza religiosa?

«Il pontefice sa di andare a visitare una terra altamente secolarizzata. Predicando là sarà un po’ come predicare al resto dell’Europa dove il fenomeno della secolarizzazione dilaga. Ritengo che il nucleo del suo messaggio sia riconducibile al fatto che la fede, la dimensione religiosa, il rapporto con Dio sia parte integrante della vita dell’uomo, poiché la fede non è contraria alla ragione ma anzi un elemento che la corrobora. Vivere in una società senza Dio implica dunque impoverirsi, spegnersi, limitarsi».

Come sono i rapporti con gli Anglicani, soprattutto dopo la richiesta di un gruppo di vescovi scismatici di volersi staccare da Londra per abbracciare Roma?

«Buoni rapporti davvero. Sulla richiesta devo dire che noi non conosciamo ancora l’entità dello scisma ma non vorremmo approfondirla, semmai vogliamo aiutare gli Anglicani a risolvere questa sfida».

© Copyright Il Messaggero, 16 settembre 2010


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PAPA: CONQUISTA METHODIST CENTRAL HALL, CALORE OSCURA PROTESTE

Salvatore Izzo

(AGI) - Londra, 16 set.

A dare plasticamente l'immagine del successo di Papa Ratzinger in questa prima giornata in Gran Bretagna e' la imponente "Methodist Central Hall" di Londra, cinta da numerosi drappi bianco gialli in onore del capo della Chiesa Cattolica. Il calore con il quale il Pontefice e' stato accolto e il garbo con il quale egli si e' presentato all'opinione pubblica britannica hanno del tutto oscurato le proteste di frange minoritarie.
Il bagno di folla che lo ha applaudito per strada a Edimburgo, dove il Papa e' giunto stamani, la grande folla che lo ha atteso per ore a Glasgow, le scale salite di buon passo accanto a Elisabetta II nel Palazzo reale, con il principe Filippo che li seguiva a qualche metro di distanza, e le lacrime che gli sono affiorate agli occhi mentre sull'aereo parlava dello scandalo degli abusi sessuali sono infatti le immagini che le emittenti tv inglesi, Bbc in testa, hanno riproposto insistentemente nei loro notiziari.
Poco lo spazio dedicato ancora a critiche e proteste che in realta', come si e' visto a Edimburgo dove i manifestanti contro la visita erano - ha fatto sapere la polizia locale - meno di un centinaio, mentre i fedeli accorsi a salutare il Pontefice lungo le strade molte decine di migliaia. Piu' che felici di stringere la mano al Pontefice si sono detti il primate anglicano Rowan Williams e il vicepremier britannico, Nick Clegg, presenti all'incontro con la Regina. E al Papa che ha ricordato il grande ruolo avuto dal popolo britannico nell'opporsi al nazismo e nel forgiare un periodo di pace duratura nel Vecchio Continente, lanciando un vibrante appello al Paese a non oscurare le proprie radici cristiane, un portavoce della British Humanist Society, non ha saputo replicare se non che le parole del Papa rappresentano "una terribile diffamazione verso quanti non credono in Dio".
E i media britannici ridimensionano oggi anche il "caso Kasper", dopo le paginate con le quali hanno dato conto di sue presunte esternazioni xenofobe e di un conseguente depennamento dalla lista degli accompagnatori papali. "Daily Telegraph" sottolinea infatti sul suo sito che l'ex presidente del dicastero per l'unita' dei cristiani e' a letto malato e chiarisce che "tutto quello che
il cardinale ha detto e' che quando atterri a Londra e' come atterrare a
Islamabad, Mumbai e Kinshasa messe assieme perche' ci sono tante culture e tante religioni e razze da tutto il mondo" cioe' "che la Gran Bretagna non e' piu' un paese monoculturale. Non c'era nulla di razzista e xenofobo nelle sue parole".

Il "Guardian" si entusiasma invece per la familiarita' tra Ratzinger e i Windsor: un giornalista del quotidiano ha assistito alla scena dello scambio di regali, e ha descritto il tutto come un quadretto "quasi natalizio" riportando anche un singolare scambio di battute tra la Regina, colpita dalle dimensioni ridotte dell'abitacolo della "papamobile", e il Papa stesso, arrivato al Palazzo reale, secondo la sovrana, "in una macchina molto piccola".
"Deve essere stato un po' stretto", avrebbe detto la sovrana a Benedetto XVI chiedendo poi informazioni sulla sua vettura panoramica, alle quali il Pontefice non si e' sottratto.
Proprio questa mattina a Edimburgo, nel discorso alla Regina, il Papa aveva detto che "poiche' le loro opinioni raggiungono un cosi' vasto uditorio, i media britannici hanno una responsabilita' piu' grave di altri ed una opportunita' piu' ampia per promuovere la pace delle nazioni, lo sviluppo integrale dei popoli e la diffusione di autentici diritti umani".

© Copyright (AGI)


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PAPA: DITTATURA RELATIVISMO CI SPINGE ALL'AUTODISTRUZIONE

Salvatore Izzo

(AGI) - Glasgow, 16 set.

"La 'dittatura del relativismo' minaccia di oscurare l'immutabile verita' sulla natura dell'uomo, il suo destino e il suo bene ultimo". Servono "voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di liberta' auto-distruttive ed arbitrarie". E' stato questo il monito lanciato da Benedetto XVI parlando a circa 100 mila fedeli radunati nel Bellahouston Park di Glasgow.
"Vi sono oggi alcuni - ha denunciato nella sua omelia - che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all'uguaglianza e alla liberta'". Per il Papa, "al contrario, la religione e' in verita' una garanzia di autentica liberta' e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella".
"Per questo motivo - ha spiegato - faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinche', in conformita' con la vostra vocazione e missione battesimale, non solo possiate essere esempio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede".
L'esortazione rivolta ai responsabilidella societa' e' dunque a lavorare "per il vero benessere dei cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilita'". "Non abbiate paura - ha chiesto Ratzinger ai cattolici della Scozia - di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle, e del futuro della vostra amata nazione. Desidero incoraggiare i professionisti, i politici e gli educatori cattolici scozzesi a non perdere mai di vista - ha poi concluso - la loro chiamata ad usare i propri talenti e la propria esperienza a servizio della fede, confrontandosi con la cultura scozzese contemporanea ad ogni livello".

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PAPA: GIOVANI TENTATI OGNI GIORNO DA DROGA, SESSO E ALCOOL

Salvatore Izzo

(AGI) - Glasgow, 16 set.

I giovani di oggi debbono affrontare "ogni giorno" molte tentazioni: "droga, denaro, sesso, pornografia, alcool, che secondo il mondo vi daranno felicita', mentre in realta' si tratta di cose distruttive, che creano divisione". Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata questa sera a Glasgow. "Lasciate da parte cio' che non e' degno di valore e prendete consapevolezza della vostra dignita' di figli di Dio", ha esortato il Pontefice rivolto ai ragazzi presenti all'incontro. "C'e' una sola cosa che permane - ha spiegato - l'amore, personale di Gesu' Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi rendera' liberi dalla schiavitu' dell'esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla societa' di oggi". "Nel Vangelo - ha aggiunto il Papa teologo - Gesu' ci chiede di pregare per la vocazioni: prego perche' molti fra voi conoscano ed amino Gesu' Cristo e, attraverso tale incontro, giungano a dedicarsi completamente a Dio, in modo particolare quanti fra di voi sono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa. Questa - ha concluso - e' la sfida che il Signore oggi vi rivolge: la Chiesa ora appartiene a voi!".

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PAPA: I SACERDOTI SIANO ESEMPI DI VITA SANTA, SEMPLICE E GIOIOSA

Salvatore Izzo

(AGI) - Glasgow, 16 set.

"Cari sacerdoti della Scozia, servite il popolo di Dio modellando le vostre vite sul mistero della croce del Signore. Predicate il Vangelo con un cuore puro ed una coscienza retta. Dedicate voi stessi a Dio solo, e diventerete per i giovani esempi luminosi di una vita santa, semplice e gioiosa". Lo ha chiesto il Papa nell'omelia pronunciata questo pomeriggio a Glasgow. "Monaci, religiose e religiosi di Scozia siate - ha continuato - come una luce posta sulla sommita' del colle, vivendo una autentica vita cristiana di preghiera ed azione che testimoni, in modo luminoso la forza del Vangelo".
Ed ai vescovi, Benedetto XVI ha rivolto un incoraggiamento a non rinunciare "alla responsabilita' pastorale verso i cattolici della Scozia". "Siate - ha scandito - dei padri e delle guide sul cammino della santita'".

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Papa in Gb/ Società non sia giungla di libertà arbitrarie

Messa a Glasgow con 80mila fedeli: Oggi dittatura relativismo

Londra, 16 set. (Apcom)

La società ha bisogno di "voci chiare che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie": in questi termini il Papa ha criticato il secolarismo odierno nel corso della prima messa pubblica in Gran Bretagna.
"L'evangelizzazione della cultura è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una 'dittatura del relativismo' minaccia di oscurare l'immutabile verità sulla natura dell'uomo, il suo destino e il suo bene ultimo", ha detto il Papa nel corso dell'omelia al parco di Bellahouston dei Glasgow, di fronte a oltre settantamila fedeli. "Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all'uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella".
"Per questo motivo - ha proseguito il Papa da Glasgow - faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinché, in conformità con la vostra vocazione e missione battesimale, non solo possiate essere esempio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede. La società odierna necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilità. Non abbiate paura di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle - ha detto Ratzinger - e del futuro della vostra amata nazione".

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L’attesa di Londra, le grandi domande

Perché tutti possano sentire

Salvatore Mazza

Ogni viaggio del Papa è una storia a sé. Nel senso che ogni pretesa "graduatoria" – in complessità, problematicità, difficoltà – finisce sempre col perdere di significato di fronte all’unicità di ciascun appuntamento. Altrettanto certamente, tuttavia, quello che Benedetto XVI inizia oggi nel Regno Unito condensa, come pochi altri, una serie di motivi di interesse tale da meritargli un’attenzione del tutto particolare. E farne uno degli eventi più attesi. Non solo da un punto di vista religioso, e non solo per il Regno Unito e l’Europa.
Ci sono, in primo luogo, la questione dei rapporti tra cattolicesimo e anglicanesimo e quella, comune alle due confessioni, della loro relazione con una società dove la secolarizzazione sembra galoppare, ma in cui nello stesso tempo avanza una nuova domanda religiosa, che chiede spazio e presenza. Ed è proprio questo secondo aspetto, fatto di molta curiosità, forse, ma anche di un genuino interesse per il confronto diretto col Papa, che domina questa britannica (e non solo) vigilia di attesa. Lasciati da parte i più rumorosi che numerosi contestatori, ci si concentra sul pensiero di Ratzinger, e su come il Papa lo declinerà nei prossimi giorni.
In questo senso, la stessa identificazione del viaggio – "Per la beatificazione del cardinale John Henry Newman", nella dicitura ufficiale – dice molto. Perché Newman, pensatore modernissimo (tanto da essere definito «Padre assente» del Concilio Vaticano II), ponte tra la tradizione anglicana d’origine e quella cattolica, fu il primo a porsi la questione del rapporto tra la religione e una società in rapidissima mutazione. E non è un caso se tutte le denominazioni cristiane hanno sottoscritto un documento unitario in cui auspicano che l’arrivo del Papa «dia più coraggio alla testimonianza comune».
Newman, tra l’altro, oggi è davvero visto come un simbolo di unità tra Roma e la Chiesa d’Inghilterra. I cui rapporti ecumenici, nonostante i notevoli problemi sul tappeto – ordinazione e consacrazione episcopale delle donne e di uomini che vivono apertamente in relazioni omosessuali – restano saldi. In questo, decisivo è stato il contributo che un anno fa Benedetto XVI ha dato con il motu proprio Anglicanorum Coetibus, per l’accoglienza nella Chiesa cattolica di vescovi, preti e comunità anglicani in dissenso con la propria confessione proprio rispetto a quei temi. Lungi da considerarlo un atto "ostile", il testo è stato visto invece come un riconoscimento della validità della tradizione anglicana. E, più concretamente, ha probabilmente salvato l’Arcivescovo di Canterbury dal rischio di uno scisma interno alla Comunione.
A dare infine un ulteriore motivo di interesse a questa visita c’è la questione dei rapporti tra la Santa Sede e il Regno Unito. Un rapporto antichissimo, con oltre cinque secoli di storia diplomatica, rimasto costantemente intenso, ma che s’è ulteriormente approfondito proprio sotto Benedetto XVI, il quale per quattro volte in cinque anni ha ricevuto in Vaticano l’inquilino del numero 10 di Downing Street. Un record assoluto. Un riconoscimento reciproco del ruolo giocato da entrambi sul piano internazionale e in particolare, da parte britannica, dell’importanza fondamentale della dimensione "globale" della Santa Sede.
Il che, alla fine, si traduce in un’attenzione non solo formale verso le posizioni, pur non sempre condivise, di una Chiesa cattolica alla quale si riconosce pubblicamente di non parlare mai per piccoli o grandi tornaconti. Anche per questo, oggi, a Londra, ci si aspetta dalle parole del Papa un orientamento sui grandi temi dello sviluppo, del dialogo, e soprattutto dell’etica finanziaria. Consapevoli, qui forse più che altrove, che da questa crisi mondiale non se ne esce senza regole nuove, e che non può essere la stessa economia ad auto-dettarsele. Per ascoltare cosa il Papa ha da dire in proposito – alla politica, alla cultura, all’imprenditoria – gli hanno messo a disposizione la Westminster Hall. Il loro pulpito più importante, la loro stessa storia. Perché tutti possano sentire. Non solo nel Regno Unito, ma ovunque nel mondo.

© Copyright Avvenire, 16 settembre 2010


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il cuore e la croce

Nei viaggi papali la più efficace e immediata chiave di comprensione è offerta dallo stesso Benedetto XVI durante l'incontro con i giornalisti poco dopo la partenza. E anche questa volta, in volo verso il Regno Unito, è stato così: attraverso le parole del Papa, è possibile cogliere facilmente la sua intenzione, e quasi gettare uno sguardo nel suo cuore. Con una singolare attualizzazione del motto del cardinale Newman (che sarà beatificato eccezionalmente dal Pontefice a Birmingham) scelto per l'itinerario britannico: cor ad cor loquitur, "il cuore parla al cuore", atteggiamento che da sempre è congeniale a Joseph Ratzinger.
"Vado avanti con grande coraggio e gioia" ha detto, dichiarando sull'aereo la sua fiducia nell'accoglienza subito impeccabile all'arrivo e molto cordiale nelle affollatissime strade a Edimburgo e nell'incontro con la regina a Holyroodhouse. Tra lo sventolare festoso di bandiere scozzesi con la croce di sant'Andrea, il party - quasi una festa di famiglia, a cui hanno partecipato la sovrana e il Pontefice -, e l'entusiasmo di migliaia di bambini e ragazzi di molte scuole.
Nonostante la presenza di correnti anticlericali e anticattoliche - del resto comuni a parte dell'occidente europeo - Papa Benedetto ha voluto ricordare ai giornalisti e nel discorso davanti a Elisabetta II le tradizioni di fede e le radici cristiane del Regno Unito. Insieme all'attenzione, alla tolleranza e al rispetto dimostrati da molti laici e agnostici che sono in ricerca, come già è avvenuto nelle visite, molto positive, in Francia e nella Repubblica Ceca.
La Chiesa non ha paura della modernità - ed è questo uno dei significati della beatificazione di Newman, "eccezionale figura" e Dottore della Chiesa nella contemporaneità - soprattutto per un motivo: non lavora per se stessa, per affermare il suo supposto potere, ma per un altro, e cioè per l'annuncio di Gesù Cristo. Sarebbe sulla strada sbagliata una Chiesa che cercasse di rendersi attraente, ha detto con nettezza Benedetto XVI. Piuttosto, la Chiesa deve essere trasparente, per lasciare splendere il Signore e farsi sua voce. E in questo i cattolici e gli altri cristiani hanno il medesimo compito, non concorrenti, ma servitori del primato e della verità di Cristo.
A prima vista l'atmosfera non sembrava facile, stando almeno all'atteggiamento non proprio benevolo presente in diversi media alla vigilia della visita, in particolare per la dolente e vergognosa questione degli abusi sessuali da parte di membri del clero.
Anche su questo il Papa ha aperto di nuovo il suo cuore dicendosi scioccato ed esprimendo difficoltà a capire questa perversione del sacerdozio e tristezza per un'autorità ecclesiastica non abbastanza vigile e rapida di fronte allo scandalo. Da riparare con la penitenza e l'umiltà, mentre alle vittime deve andare ogni aiuto, accompagnato da giuste pene per i colpevoli e dalla prevenzione, che nel Regno Unito è esemplare.
E la fiducia di un colloquio del cuore insieme allo sguardo alla croce - che è nell'antico nome della residenza reale di Holyroodhouse - sono i motivi che caratterizzano questa visita di Stato, davvero storica ma certo non politica, come ha spiegato Benedetto XVI sottolineando che essa è soltanto in funzione dell'annuncio di Cristo. Che in Gran Bretagna ha modellato un grande Paese secondo un'eredità, rilevata in consonanza da Elisabetta ii e dal Papa, a cui guardano miliardi di persone, credenti e non credenti, in tutto il mondo.

g. m. v.

(©L'Osservatore Romano - 17 settembre 2010)


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Scusi, è questo il paese antipapista?

Partenza in salita per B-XVI. Poi con la regina un incontro intenso

di Paolo Rodari

L’arrivo del Papa in Inghilterra e Scozia non è stato per nulla facile. Benedetto XVI decollava da Ciampino, e già diverse polemiche rendevano il clima incandescente oltre la Manica. Di alcune Papa Ratzinger ha parlato direttamente coi giornalisti sul volo papale. Degli abusi su minori commessi da sacerdoti, ha chiesto subito di parlare padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, poco dopo il decollo. “Queste rivelazioni sono state per me uno choc e sono una grande tristezza”, ha risposto il Papa. Parole che ricordano quelle pronunciate nel volo verso Lisbona soltanto quattro mesi fa.

E poi l’accusa rilanciata dai media in tutto il mondo: “L’autorità della chiesa non era sufficientemente vigilante”. Parole forti, lette da molti come un rinnovato “mea culpa”. Ma il Papa non si è detto preoccupato. Sa che la chiesa di Inghilterra e di Scozia, a differenza della chiesa irlandese, grazie alla commissione guidata da Lord Nolan e istituita più di dieci anni fa dall’ex primate di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, ha praticamente risolto il problema. E sa che, pedofilia a parte, spinte anticattoliche sono presenti qui come altrove. Alle manifestazioni delle associazioni delle vittime della pedofilia il Pontefice ha dato una risposta sul volo. Al resto, cercherà di rispondere nelle prossime ore. Tra l’altro, ha detto il Papa, “anche in Francia mi era stato detto che era quello il paese più anticlericale d’Europa”.

© - FOGLIO QUOTIDIANO


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La Scozia si scioglie

Aldo Maria Valli

Sarà per il sole che si intrufola fra le nuvole, sarà per le cornamuse, sarà per la festosa parata nel giorno di san Ninian, evangelizzatore delle terre di Scozia, ma oggi l’atmosfera sembra molto meno cupa della vigilia.
Edimburgo la fredda si è un po’ sciolta, e Benedetto può sorridere mentre ne percorre le strade, tra due ali di folla che saluta e sventola bandiere azzurre con la croce bianca di sant’Andrea.
Chi pensava che il papa avrebbe nascosto sotto la tonaca la sporcizia della Chiesa (come fa capire una vignetta pubblicata dall’Indipendent), resta deluso fin dalle prime ore, perché Ratzinger non aspetta nemmeno di toccare il suolo britannico per affrontare l’argomento spinoso della pedofilia.
In aereo, nella tradizionale conversazione con i giornalisti, ammette che la Chiesa non ha vigilato a sufficienza, rivela che per lui la vicenda è stata uno shock, rinnova l’invito alla penitenza e all’umiltà, definisce gli abusi una «perversione del ministero sacerdotale». Parla chiaramente, senza giri di parole. Dice che la «massima priorità» sono le vittime e con la sua semplicità spiazza chi pensava di poterlo dipingere come un arcigno custode della fede.
Anche il discorso rivolto alla regina Elisabetta, davanti al severo palazzo reale di Holyroodhouse, è chiaro, specie quando il papa tedesco, dopo aver reso omaggio all’eroica resistenza della Gran Bretagna alla tirannia nazista, aggiunge: «Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in un ultima analisi a una visione monca dell’uomo e della società».
«La libertà religiosa è alla base della nostra società democratica», dice Elisabetta II, agghindata con cappellino d’ordinanza. Poi aggiunge: fra noi e la Chiesa cattolica «serve una maggiore fiducia reciproca», però ammette che i cattolici danno un apporto decisivo alla società con le loro opere nel campo dell’educazione e dell’assistenza.
Non è solo cortesia. C’è la voglia di superare le contrapposizioni reciproche, alimentate dai fondamentalisti di tutti gli schieramenti, per aprire una pagina nuova. Chi ha a cuore l’uomo e la sua dignità, credente o non credente, e a qualunque confessione religiosa appartenga, lavori per il bene comune. Questo il messaggio di cui si fa portatore Benedetto, tenendo ben presente che le radici cristiane non sono un ostacolo su questa via, ma rappresentano precisamente ciò che da secoli alimenta la libertà.
«Sarebbe sulla strada sbagliata una Chiesa che cercasse di rendersi attraente», chiosa sull’Osservatore romano il direttore Gian Maria Vian commentando i primi passi del viaggio. In effetti Benedetto non fa concessioni e non è impegnato in alcuna operazione simpatia. Semplicemente usa l’arma della verità.
Quella stessa verità di cui parla ai giovani riuniti a migliaia al Bellahouston Park di Glasgow, per la messa che conclude la giornata scozzese. Il colpo d’occhio è di quelli che restano nella memoria, con la luce del nord che allunga le ombre, i canti a cui nessuno si sottrae, le bandiere al vento. Sessantacinquemila fedeli, arrivati anche dall’Irlanda.
«L’evangelizzazione della cultura – dice Benedetto – è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una dittatura del relativismo minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo, il suo destino e il suo bene ultimo. Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all’uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto». È un tema ricorrente nel pontificato di Ratzinger. E accorato è l’appello alla santità rivolto a vescovi e sacerdoti: come San Ninian, non abbiate paura di essere una voce solitaria, «vivete in pienezza la carità che promana da Cristo, predicate il Vangelo con un cuore puro ed una coscienza retta».
E ora Londra, dove contestatori anticattolici sarebbero pronti a bloccare il corteo papale. A suo modo, una liturgia anche quella.

© Copyright Europa, 17 settembre 2010


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Arriva il Papa e la protesta svanisce nel nulla

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Glasgow

La processione si snoda lentissima attraverso il mare di folla che agita bandiere vaticane e scozzesi, mentre il coro accompagnato dalle immancabili cornamuse intona «Amazing Grace», uno dei più famosi inni cristiani protestanti in lingua inglese.
C’è un vento freddo che spazza via le nubi e riporta il sole a Bellahouston Park dove nel pomeriggio Benedetto XVI celebra la sua prima messa papale in terra britannica. Settantamila fedeli sono accorsi per ascoltarlo, mentre molti altri hanno preferito salutarlo, qualche ora prima, durante il passaggio in papamobile per le strade di Edimburgo.
Da ieri i protagonisti della visita papale sono loro, non i gruppi di protesta, vocianti e corteggiati dai media, ma non così consistenti come si vuole far credere: nell’area riservata a loro accanto al castello di Edimburgo – dov’erano previsti una settantina di posti – c’erano soltanto una decina di ragazzi che hanno agitato in aria dei preservativi al passaggio del corteo papale.
Ratzinger del resto non appariva affatto spaventato dalle previsioni a tinte fosche della vigilia, e sull’aereo, ai giornalisti, aveva detto che analoghe catastrofiche previsioni erano state fatte anche prima del viaggio in Francia, il Paese «fortemente anticlericale», e nella Repubblica Ceca, il Paese «meno religioso d’Europa». In realtà, ha spiegato Benedetto XVI, in entrambi i Paesi «ho visto e ricevuto una calorosa accoglienza da parte della comunità cattolica, una forte attenzione da parte di agnostici che sono in ricerca e vogliono conoscere e trovare i valori che portano avanti l’umanità, e infine ho ricevuto la tolleranza da parte di quelli che sono anticattolici». Dicendo di aspettarsi accoglienza positiva, attenzione o almeno tolleranza.
Appena sbarcato dall’aereo, accolto dal principe Filippo, Ratzinger ha subito raggiunto il palazzo di Holyrood, residenza della famiglia reale in Scozia. Elisabetta, con un completo color azzurrino e immancabile cappellino in tinta, è stata una perfetta e cordiale padrona di casa. Dopo il colloquio privato, nel parco antistante, i discorsi di benvenuto. «Santità – dice la regina che già accolse nel 1982 Giovanni Paolo II e che si è più volte recata in Vaticano – la sua presenza qui oggi ci ricorda la comune eredità cristiana e il contributo che i cristiani danno alla pace nel mondo e allo sviluppo economico e sociale dei Paesi meno prosperi». E ha aggiunto: «Siamo tutti consapevoli dello speciale contributo della Chiesa cattolica romana», in particolare per «il suo servizio ai più poveri e bisognosi» e per «l’educazione fornita dalla sua estesa rete di scuole». Nella sua risposta il Papa cita le radici cristiane della Gran Bretagna e il suo contributo al bene dell’umanità. Ricorda l’opposizione inglese alla «tirannia nazista» che voleva di sradicare Dio dalla società e negava «a molti la nostra comune umanità, specialmente agli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere». Riflettendo sull’«estremismo ateo del ventesimo secolo» Ratzinger ricorda che «l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi a una visione monca dell’uomo», e invita rispettare quei valori tradizionali che «forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più».
Nel pomeriggio, durante l’omelia, stretto dall’abbraccio dei fedeli nel parco di Glasgow, il Papa torna a parlare della «dittatura del relativismo», ribadendo che «l’evangelizzazione della cultura è tanto più importante» nella nostra epoca perché vi sono alcuni «che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica». C’è bisogno di «voci chiare» che «propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini». Oggi, a Londra, il Papa incontrerà gli alunni e i docenti delle scuole cattoliche, e spiegherà loro che devono trasformarsi in fabbriche di santi. Mentre al Parlamento inglese approfondirà ancora il tema del ruolo pubblico della religione e la necessità di permettere ai cattolici di poter vivere secondo le loro convinzioni anche nella vita pubblica.

© Copyright Il Giornale, 17 settembre 2010


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Un viaggio «con gioia e coraggio»

Senza timori o reticenze

Davide Rondoni

Senza reticenze. Con grande coraggio e con gioia. Il viaggio di Papa Benedetto nel Regno Unito è così. Chi si aspettava un cammino intimidito, complicato da nubi di polemiche, da avvisaglie di scontro, si trova un Papa, un cristiano, che non si affida a omissioni o furbizie. E che affronta con cordiale sincerità le questioni chiave sul tappeto. Lo fa da subito, già durante il viaggio in aereo che ieri mattina l’ha condotto a Edimburgo.
I giornalisti si sono trovati davanti un Papa che di fronte a chi vorrebbe polemizzare contro di lui come capo di Stato dice da subito una cosa che solo gli stolti non vogliono capire: questa è una visita pastorale, lo status di capo di Stato è solo in vista dell’indipendenza pastorale che il Papa deve avere. E a chi si aspettava la soggezione a un clima intimidatorio a riguardo dei casi di pedofilia il Papa oppone il suo sgomento. Com’è potuto accadere?, si chiede. Benedetto si espone.
Dice di aver subito uno choc, non si ripara difendendosi dallo scandalo di sacerdoti che si trasformano in incubo per i piccoli, ma lo sta attraversando, lo assume come parte integrante del suo coraggio e della sua fede. Com’è potuto accadere? ripete, invitando tutti a fare un passo con lui dentro e oltre lo scandalo, a interrogarsi sulla natura del male. E senza cercare scuse incalza: "siamo stati distratti, lenti ad agire, ora è tempo di umiltà, di penitenza". Senza riparo, senza reticenze. Un viaggio iniziato sotto il segno del «grande coraggio», dunque, perché sospinto dalla «gioia», i due termini scelti ieri dal Papa per sintetizzare la cifra dei suoi ripetuti viaggi in Europa: infatti, solo una grande gioia sostiene tale mancanza di riparo, una simile disponibilità. La grande gioia dell’annuncio cristiano che riavviene oggi come da oltre mille anni in quelle terre, passando per testimoni famosi e per la fede dei semplici.
Nel discorso davanti alla Regina il Papa ha citato i nomi di grandi testimoni del passato più o meno recente: da Edoardo il Confessore a Margherita di Scozia, da Florence Nightingale a John Henry Newman, e ha richiamato una storia in cui i motivi della fede hanno mosso la politica a cercare il bene e la pace, e a servire la libertà. Non ha avuto reticenze nemmeno in questo: sa bene che oggi in quelle terre ci sono «forme più aggressive di secolarismo che non stimano né tollerano più» espressioni legate al grande patrimonio della fede, fino a configurare autentiche forme di intolleranza verso il cristianesimo. Molti fatti lo dimostrano e Papa Benedetto non sorvola, chiedendo ai britannici: volete cedere a questa intolleranza verso la vostra stessa storia? Non si nasconde le difficoltà, ma le affronta «con grande coraggio e con gioia». Del resto il poeta Eliot, londinese di adozione, avvisava sessant’anni fa come sia illusorio pensare che demolendo la fede da cui sono nati il rispetto per la persona, la libertà e la condivisione restino poi in piedi le istituzioni e le forme di convivenza che oggi ci garantiscono quegli stessi beni.
Il Papa ha simpatia per la cultura britannica. Sa che per area politica e linguistica di influenza, sul popolo e sul governo di queste terre grava una grande responsabilità. Non ha reticenze, la riconosce, invita governo e popolo a giocare fino in fondo questo loro ruolo. La storia «impone loro un dovere particolare di agire con saggezze per il bene comune».
È iniziato un viaggio senza reticenze. Un altro pezzo del grande viaggio di questo Papa che da subito ha smentito chi presume di sapere le sue mosse. Un altro tratto di viaggio del cristianesimo, che non attraversa la storia come fosse solo un’idea da difendere, un messaggio fatto di parole e slogan da ribadire. Perché è un viaggio di uomini con «grande coraggio e gioia».

© Copyright Avvenire, 17 settembre 2010


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PAPA NEL REGNO UNITO: LE EMOZIONI DEI VESCOVI SCOZZESI. “CENTOMILA BENVENUTI”

(Londra)

“La visita del Papa è stata molto entusiasmante. Il Santo Padre sembra in ottima forma, come anche sua Maestà, e, naturalmente, sembrano entrambi molto contenti di essere insieme”. Con queste parole il card. Keith O’Brien, arcivescovo di Edimburgo e primate di Scozia, ha raccontato le emozioni provate durante la visita di Benedetto XVI nel capoluogo scozzese).
Il Pontefice è stato accolto ieri da centinaia di persone allineate lungo Princess Street. Il primate di Scozia ha aggiunto che “il Papa ha un carattere caldo ed emana una certa calma e pace”. Per il vescovo di Galloway, mons. John Cunningham, è stata “una meravigliosa esperienza e tutto il duro lavoro fatto per preparare questa occasione ha senso quando vedi che frutti ha dato”. Da parte sua mons. Joe Toal, vescovo di Argyll, ha ricordato che “questo Paese apprezza lo sforzo che ha fatto, come uomo anziano, di venire da noi e darci l’opportunità di celebrare la nostra fede cattolica e la nostra eredità cristiana”. Il vescovo di Aberdeen, mons. Peter Moran, si è invece soffermato sulla difficoltà di “essere cristiani in un Paese secolarizzato”. Infine mons. Joseph Devine, vescovo di Motherwell, ha affermato che “è incredibile e meraviglioso che il Papa sia arrivato in Scozia proprio durante la festa di St. Ninian, il nostro primo apostolo”.
Ad attendere il Santo Padre al Bellahouston Park di Glasgow, nel tardo pomeriggio di ieri, era presente una folla sterminata. Il parco è lo stesso luogo dove si è recato anche Giovanni Paolo II nel 1982. Il Papa è stato accolto da mons. Mario Joseph Conti, arcivescovo della città più popolosa della Scozia (Glasgow), che nel saluto di benvenuto ha ricordato come Glasgow sia “figlia speciale della Chiesa di Roma”. L’arcivescovo ha spiegato che la vita monastica è fiorita in queste isole scozzesi “dandoci grandi santi come Aidan di Lindisfarne e il venerabile Bede” mentre “secoli più tardi, al tempo della Riforma, uomini e donne devoti furono martirizzati per la loro fede” e “proprio in questa città, St. John Ogilvie venne impiccato per la sua fedeltà alla Santa Sede”. Oltre al patrono sant’Andrea, ha proseguito mons. Conti, “la Scozia conserva cara la memoria di una Regina santa, Margaret, il cui figlio David ha rinnovato gli antichi episcopati” mentre “in Inghilterra e ben oltre, uomini e donne ammirano anche Tommaso Moro che è morto perché ha obbedito alla sua coscienza”. Infine, l’arcivescovo ha terminato il saluto di benvenuto facendo memoria del card. Newman e di Giovanni Paolo II, che aveva invitato gli scozzesi a crescere nel cammino ecumenico usando l’espressione gaelica “Cead Mille Failte” che significa “Centomila benvenuti”.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA/GB: LA VISITA DEL PONTEFICE VISTA DALLA STAMPA BRITANNICA

(ASCA) - Roma, 17 set

''Il Papa abbraccia Londra''. Cosi' titola il Times sulla storica visita in Gran Bretagna di Papa Benedetto XVI, che oggi si trova a Londra dove ha gia' celebrato una messa privata e si appresta a incontrare l'arcivescovo di Canterbury. Il Daily Mirror mette l'accento sull'accoglienza riservata al Papa dai fedeli. ''Lo accolgono in piu' di 200 mila a Glasgow e Edimburgo mentre il papa accusa gli atei di estremismo'', si legge sul tabloid di sinistra, che non si risparmia una maliziosa critica. Entusiasta per l'arrivo di Benedetto XVI l'Indipendent, secondo cui la visita ''e' un'occasione storica'' e l'incontro con l'arcivescovo di Canterbury ''una dimostrazione di unita' delle due chiese''.
Piu' scettico The Guardian, che concentra l'attenzione sul discorso ''piu' apertamente politico'' che il Papa terra' oggi, ''mentre continuano le proteste''. Anche i giornali scozzesi puntano i riflettori sulla visita papale.
Il Daily record ammette che Benedetto XVI, ''dopo sole 10 ore, ha gia' toccato il cuore della nazione''. The Scotsman invece e' piu' critico e mette in risalto la '' feroce critica del Papa al mondo laico'', che ha attaccato ''l'ateismo aggressivo'', invitando i Cattolici ''a respingere una vita brillante ma superficiale offerta dalla societa' moderna''. Lodi anche dall'Express, che sottolinea l'elogio del papa ''alla tolleranza della Gran Bretagna'' e alla sua ferma presa di posizione contro il nazismo.

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