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Viaggio apostolico in Portogallo

Ultimo Aggiornamento: 17/06/2010 15.39
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PAPA A LISBONA: 200 MILA FEDELI ASSISTONO ALLA MESSA DI OGGI

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 11 mag.

Sono circa 200 mila i fedeli che assistono alla messa celebrata oggi pomeriggio dal Papa al centro di Lisbona. Sono gremite infatti sia piazza Terreiro do Paco, dove e' stato allocato il palco con l'altare, che piazza Restauradores e le altre vie e piazza limitrofe, dove il rito viene seguito su maxi schermi. Piazza Terreiro do Paco era quella del Palazzo Reale che fu distrutto nel 1775 da un terribile terremoto, seguito da uno tsunami e da un incendio. L'altare e' stato allestito sulla riva del Tago proprio su una piazzola ricavata all'epoca con i materiali di riporto. Alle spalle del palco, al di la' del fiume, il Santuario del Cristo Re di Almada, che domina Lisbona con una grande statua - costruita 50 anni fa - che ricorda il Cristo di Rio de Janeiro. Al termine della celebrazione di oggi, il Papa dedichera' un messaggio a questo anniversario.

© Copyright (AGI)

PAPA A LISBONA: TRIPUDIO APPLAUSI QUANDO SI POGGIA MAGLIA BENFICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 11 mag.

Un tripudio di applausi e' esploso nella piazza Terreiro do Paco, dove Benedetto XVI sta per celebrare una messa per circa 200mila fedeli, quando i maxi schermi hanno mostrato le immagini del Papa che, sorridendo, si poggiava sul petto la maglia rossa e bianca del Benfica che gli e' stata donata. La maglia gli e' stata consegnata dai dirigenti della societa' davanti alla sacrestia dove il Papa stava per entrare. In precedenza il Pontefice aveva fatto un giro in "Papamobile" tra i settori gremiti. Sono affollatissime anche piazza dei Restauradores e le vie e piazze limitrofe.

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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Benedetto XVI: Cristo, “l'eternamente giovane”
Ringrazia i giovani di Lisbona per la “gioiosa testimonianza” che offrono a Gesù



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Cristo è “l'eternamente giovane”, ed è quindi la guida migliore per i ragazzi e le ragazze del nostro tempo.

Benedetto XVI lo ha affermato questo martedì sera salutando i tanti giovani provenienti da diverse parrocchie e appartenenti a vari movimenti ecclesiali che si sono riuniti davanti alla Nunziatura Apostolica di Lisbona per cantare in suo onore e ricevere la sua benedizione.

Affacciandosi dopo cena al balcone della Nunziatura, il Pontefice ha detto di aver apprezzato “la viva e numerosa partecipazione dei giovani” all’Eucaristia celebrata nel pomeriggio al Terreiro do Paço della capitale portoghese.

Questa presenza, ha spiegato, dà prova “della loro fede e della loro volontà di costruire il futuro sul Vangelo di Gesù Cristo”.

“Grazie per la gioiosa testimonianza che offrite a Cristo, l’eternamente giovane, e per la premura manifestata al suo povero Vicario in terra con questo incontro serale”, ha esclamato. “Siete venuti ad augurarmi la buona notte e di cuore vi ringrazio”.

Benedetto XVI ha quindi confessato di provare “una grande gioia” per il fatto di potersi unire “alla moltitudine dei pellegrini di Fatima in occasione del decimo anniversario della Beatificazione di Francesco e di Giacinta”, i pastorelli che insieme alla cugina Lucia furono testimoni delle apparizioni della Vergine nel 1917.

“Essi, con l’aiuto della Madonna, hanno imparato a vedere la luce di Dio nell’intimo dei loro cuori e ad adorarla nella loro vita. Che la Vergine Maria vi ottenga la stessa grazia e vi protegga!”, ha auspicato.

“Continuo a contare su di voi e sulle vostre preghiere, affinché questa Visita in Portogallo sia ricolma di frutti”, ha concluso.

Venerdì prossimo, 14 maggio, il Papa si rivolgerà anche ai giovani di Porto, terza tappa della sua visita pastorale in terra portoghese dopo la capitale e Fatima.

“I giovani esigono quasi che il Papa parli loro”, ha detto il coordinatore generale della visita del Papa in Portogallo, monsignor Carlos Azevedo, nel corso di una conferenza stampa svoltasi questo lunedì a Lisbona.

Lo spazio di 7.500 posti che era stato riservato ai ragazzi per la Messa nel Terreiro do Paço, ha riferito, ha dovuto essere ampliato perché “l'entusiasmo dei giovani per la visita di Benedetto XVI è stato sorprendente”.

Solo all'iniziativa Eu Acredito si sono iscritti 11.000 giovani.

“Vogliamo esprimere il nostro sostegno al Papa in questa sua importante missione di guidare la Chiesa e dirgli che siamo sempre con lui, presenti con la preghiera e come parte vibrante di una Chiesa viva e giovane”, dicono gli organizzatori.

“Vogliamo dire ai portoghesi e al mondo che nonostante le varie crisi che attraversiamo Noi Crediamo! Quando siamo tristi, quando le possibilità sembrano limitate, quando il futuro spaventa, quando dobbiamo confrontarci con le dure realtà della povertà, della corruzione, della violenza, dell'ingiustizia... Noi scegliamo di Credere!”.






Il Papa esorta a riconoscere nella propria vita i segni battesimali
Messaggio per il 50° anniversario del Santuario del Cristo Rei di Almada



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nel Messaggio scritto per il 50° anniversario di fondazione del Santuario del Cristo Rei (Cristo Re) di Almada, Benedetto XVI ha invitato i fedeli a riconoscere nella propria vita i segni della consacrazione battesimale.

Il Pontefice ha letto il testo questo martedì pomeriggio al termine della celebrazione eucaristica svoltasi nel Terreiro do Paço di Lisbona alla presenza di migliaia di fedeli.

Ha quindi consegnato in dono al Rettore del Santuario, situato nella Diocesi di Setúbal, una casula con l’immagine del Sacro Cuore di Gesù.

Il Santuario di Cristo Re verrà sorvolato dal Santo Padre in elicottero alla fine dei suoi impegni pastorali a Lisbona, quando partirà alla volta di Fatima.

Il monumento è imponente: è una statua di Cristo con le braccia aperte di 28 metri di altezza collocata su un basamento di cemento di 82 metri, sulla sommità di una collina di 113. La base è stata progettata da Antonio Lino, mentre la statua è opera di Francisco Franco de Sousa.

Visibile da qualsiasi punto di Lisbona, è stato inaugurato nel 1956. Il suo promotore, il Cardinale Manuel Gonçalves Cerejeira, Arcivescovo di Lisbona, era rimasto molto colpito da un viaggio compiuto nel 1934 in Brasile, dove aveva ammirato il monumento del Cristo Redentore di Rio de Janeiro.

Come a Rio de Janeiro, è possibile raggiungere in ascensore la sommità della struttura, da dove si ammira uno splendido panorama della città.

“Rivolgo il mio sguardo verso l’altra riva del Tago, dove si erge il Monumento a Cristo Re, quasi nella chiusura delle celebrazioni per i suoi 50 anni”, ha detto il Papa leggendo il suo Messaggio dopo la Messa nel Terreiro do Paço.

“Nell’impossibilità di visitare il santuario – come desiderava Mons. Gilberto, Vescovo di Setúbal – vorrei da qui additare alle nuove generazioni gli esempi di speranza in Dio e lealtà al voto fatto, che in esso ci hanno lasciato scolpiti i Vescovi e i fedeli cristiani di allora, in segno di amore e riconoscenza per la preservazione della pace in Portogallo”.

“Di là l’immagine di Cristo stende le braccia all’intero Portogallo, quasi a ricordargli la Croce dove Gesù ha ottenuto la pace dell’universo e si è manifestato Re e servo, perché è il vero Salvatore dell’umanità”.

Il Pontefice ha quindi auspicato che il Santuario di Cristo Re “diventi sempre più un luogo in cui ogni fedele possa verificare come i criteri del Regno di Cristo siano impressi nella sua vita di consacrazione battesimale”.

Ciò, ha aggiunto, permetterà di “promuovere l’edificazione dell’amore, della giustizia e della pace con interventi nella società a favore dei poveri e degli oppressi”, e di “focalizzare la spiritualità delle comunità cristiane in Cristo, Signore e Giudice della storia”.

Per ulteriori informazioni, www.cristorei.pt/








Il Papa mette in guardia contro una fede di strutture, ma vuota
Messa moltitudinaria davanti a circa 200.000 persone



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Davanti a una folla di circa 200.000 persone, Benedetto XVI ha messo in guardia contro il pericolo di confidare troppo in strutture e programmi ecclesiali, in cui conta il potere ma la fede smette di essere protagonista.

In un pomeriggio assolato, il Pontefice ha presieduto questo martedì nel Terreiro do Paço di Lisbona una celebrazione eucaristica diventata una delle espressioni di fede più importanti suscitate dalla sua prima visita in Portogallo, che terminerà questo venerdì.

“Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista”, ha riconosciuto il Santo Padre vicino allo sbocco del fiume Tejo, punto di partenza di migliaia di missionari portoghesi e di famiglie alla ricerca di una vita migliore.

“Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?”, ha chiesto.

Perché ciò non accada, secondo il Papa, “bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano”.

“La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa – ha dichiarato –. Quindi la nostra fede ha fondamento, ma c’è bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi”.

Il successore di Pietro ha poi chiesto “un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima (cfr 1Pt 3,15): soltanto Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più inquietanti circa la sofferenza, l’ingiustizia e il male, sulla morte e la vita nell’Aldilà”.

Allo stesso modo, ha riconosciuto che alla Chiesa non mancano “figli riottosi e persino ribelli”. Nei Santi, ha aggiunto, “riconosce i propri tratti caratteristici e, proprio in loro, assapora la sua gioia più profonda. Li accomuna tutti la volontà di incarnare il Vangelo nella propria esistenza, sotto la spinta dell’eterno animatore del Popolo di Dio che è lo Spirito Santo”.

Per questo motivo, ha concordato con i Vescovi del Paese sul fatto che la priorità pastorale per la Chiesa in Portogallo “è quella di fare di ogni donna e uomo cristiani una presenza raggiante della prospettiva evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura, nell’economia, nella politica”.

All'inizio della Messa, il Cardinale José da Cruz Policarpo, Patriarca di Lisbona, ha ricordato che il popolo portoghese “ha sempre nutrito un grande amore per il Papa, che si è manifestato anche nei tempi più difficili della nostra storia”, e ha segnalato che la presenza di Benedetto XVI è “un invito ad approfondire e a prendere più sul serio la sua fedeltà”.

Tra gli applausi, il Cardinale ha consegnato al Santo Padre una reliquia di San Vincenzo, patrono di Lisbona, mentre il Pontefice ha lasciato come ricordo di questa Messa un calice.

Nel suo secondo giorno di visita in Portogallo, questo mercoledì, Benedetto XVI, dopo aver incontrato il Primo Ministro José Sócrates Carvalho Pinto de Sousa e il mondo della cultura, si recherà a Fatima per una giornata che culminerà con l'atto di Affidamento e Consacrazione dei Sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria.









La più grande persecuzione della Chiesa nasce dal peccato al suo interno
Dichiarazioni del Papa sul volo per Lisbona



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Rispondendo a un giornalista sul volo che questo martedì mattina lo ha portato a Lisbona, Benedetto XVI ha spiegato che la più grande persecuzione della Chiesa nasce dal peccato al suo interno.

A bordo dell'Airbus 320 dell’Alitalia gremito di giornalisti all’inizio del suo 15° viaggio apostolico internazionale, il primo in Portogallo, il Papa ha risposto a una domanda che molte altre persone avrebbero voluto porgli.

Il giornalista gli ha chiesto se è possibile cogliere nel Messaggio di Fatima, oltre a ciò che riguardò Giovanni Paolo II e l’attentato subito, anche il senso delle sofferenze che vive la Chiesa contemporanea, scossa dalle vicende degli abusi sessuali sui minori.

Benedetto XVI ha affermato che ciò che di nuovo si può scoprire oggi nel Messaggio di Fatima è che in esso si vede la “passione” che vive la Chiesa, che “si riflette sulla persona del Papa”.

“Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”, ha aggiunto.
“Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

Il Papa ha ribadito che “il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia”.

In precedenza, il Pontefice aveva risposto a una domanda sulla realtà della secolarizzazione del Portogallo, Paese un tempo profondamente cattolico.

Benedetto XVI ha riconosciuto anzitutto la presenza lungo i secoli di una “fede coraggiosa, intelligente e creativa”, testimoniata dalla nazione lusitana anche in molte parti del mondo, come in Brasile. Pur notando come “la dialettica tra fede e secolarismo in Portogallo” conti “una lunga storia”, ha detto, non sono mancate tuttavia persone intenzionate a “creare dei ponti”, a “creare un dialogo” tra le due posizioni.

“Penso che proprio il compito, la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica che completa l’essere umano e rende così anche comunicabile le culture umane”, ha constatato.

“La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrapposizione tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata - ha detto il Papa -. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino, così che trovino la loro vera identità. E’ una missione dell’Europa e una necessità umana in questa nostra storia”

Benedetto XVI ha anche risposto a una domanda sulla crisi economica che metterebbe a rischio, per alcuni, la stabilità stessa dell’Europa comunitaria.

Prendendo spunto dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che invita il positivismo economico a entrare in dialogo con una visione etica dell’economia, il Papa ha anche confessato che la fede cattolica ha “spesso” lasciato, in passato, le questioni economiche al mondo pensando solo “alla salvezza individuale”.

“Tutta la tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa va nel senso di allargare l’aspetto etico e della fede, oltre l'individuo, alla responsabilità del mondo, a una razionalità 'performata' dall’etica. E d’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi due-tre anni hanno dimostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico “.

“Solo così, l’Europa realizza la sua missione”, ha concluso.










Caloroso benvenuto al Papa in Portogallo
Il Pontefice visita il Monastero dos Jerónimos e il Palazzo di Belém



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Migliaia di persone, al grido “Viva o Papa”, hanno accompagnato questo martedì Benedetto XVI al suo arrivo in Portogallo, lungo le strade e aspettandolo all'ingresso della Nunziatura Apostolica, dove si è diretto dopo la breve cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Portela.

Il Papa ha compiuto il percorso in papamobile, accompagnato dal Patriarca di Lisbona, il Cardinale José Policarpo, e dal suo segretario personale, monsignor Georg Gaenswein.

Dopo una breve sosta alla Nunziatura, dove in seguito è tornato per pranzare, Benedetto XVI si è diretto in automobile al complesso monumentale formato dal Monastero dos Jerónimos e dalla Torre di Belém, dove lo attendeva il Presidente della Repubblica, Aníbal Cavaco Silva, per il benvenuto ufficiale.

Il Papa è stato ricevuto sulla spianata davanti al Monastero da Cavaco Silva, con gli onori militari, ed è stato salutato da migliaia di persone, tra cui molti bambini.

Il Monastero dos Jerónimos è, insieme alla Torre di Belém, uno dei simboli di Lisbona e della storia ultramarina del Portogallo. Costruito in stile tardogotico, è situato nel luogo in cui sorgeva il romitorio di Restelo, fondato da don Enrique il Navigatore, e dove Vasco da Gama e i suoi uomini trascorsero la notte in preghiera prima di partire per l'India.

Il Monastero ospita le tombe di vari re del Portogallo e del poeta Luis de Camões, ed è stato la sede della firma, nel 2007, del Trattato di Lisbona dell'Unione Europea.

Dopo il benvenuto, il Papa è entrato nel Monastero accompagnato dal Patriarca di Lisbona e ha sostato in preghiera davanti al Santissimo Sacramento nell'antica chiesa di Santa Maria de Belém.

Dopo questa breve visita, Benedetto XVI e i suoi accompagnatori si sono diretti al Palazzo di Belém, residenza presidenziale, detto Palazzo cor-de-rosa per il suo colore rosato, per incontrare Aníbal Cavaco Silva, sua moglie Maria Alves da Silva e i figli Patrícia e Bruno con le rispettive famiglie.

Il Papa e il Presidente hanno avuto una conversazione privata, e poi si sono affacciati a uno dei balconi per salutare i membri della Casa Presidenziale, riuniti nel cortile del Palazzo, ai quali Benedetto XVI si è rivolto ringraziandoli per il loro lavoro.

Dopo aver assicurato loro le sue preghiere, ha auspicato che con il loro lavoro e la “sollecitudine per il bene comune” favoriscano “nel centenario della Repubblica Portoghese una società più giusta e fraterna e un futuro migliore per tutti”.









Il Papa: la Chiesa vuole collaborare con chi non emargina la religione
Nel suo primo discorso arrivando in Portogallo



LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- “La Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato l’essenziale considerazione del senso umano della vita”. Con queste parole, pronunciate appena giunto all'aeroporto di Portela di Lisbona, Benedetto XVI ha inaugurato questo martedì la sua visita apostolica in Portogallo.

Dopo l'arrivo dell'aereo papale, alle 11.00 ora locale, il Pontefice è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Aníbal Cavaco Silva, dal Patriarca di Lisbona, il Cardinale José Policarpo, e da altre autorità ecclesiali e civili.

Su un palco preparato per l'occasione, e dopo il saluto del Presidente Cavaco Silva, il Papa ha pronunciato un breve discorso nel quale ha alluso alla concezione di laicità positiva e all'importanza del riconoscimento della libertà religiosa nella vita pubblica.

La relazione con Dio, ha spiegato ai presenti, “è costitutiva dell’essere umano: questi è stato creato e ordinato verso Dio, cerca la verità nella propria struttura conoscitiva, tende verso il bene nella sfera volitiva, ed è attratto dalla bellezza nella dimensione estetica”.

“Non si tratta di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà”, ha spiegato Benedetto XVI.

In questo senso, ha alluso alla Costituzione della Repubblica Portoghese, che celebra quest'anno il suo centenario e che ha stabilito formalmente la separazione tra Chiesa e Stato nel Paese.

“La svolta repubblicana, verificatesi cento anni fa in Portogallo, ha aperto, nella distinzione fra Chiesa e Stato, un nuovo spazio di libertà per la Chiesa, a cui i due Concordati del 1940 e del 2004 avrebbero dato forma, in ambiti culturali e prospettive ecclesiali assai segnate da rapidi cambiamenti”.

Questa separazione, ha riconosciuto il Papa, ha provocato “sofferenze”, che però “sono state in genere affrontate con coraggio”.

“Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio”, ha aggiunto.

Fatima

Il Pontefice ha sottolineato che la sua visita nel Paese lusitano “sotto il segno della speranza” “intende essere una proposta di sapienza e di missione”.

“Vengo nelle vesti di pellegrino della Madonna di Fatima, investito dall’Alto nella missione di confermare i miei fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso il Cielo”, ha affermato.

In questo senso, ha dichiarato che le apparizioni della Vergine in questa piccola località sono state “un amorevole disegno da Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale”.

“Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”, ha esclamato.

In quell'avvenimento, il Cielo si aprì “ proprio sul Portogallo – come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta – per ricucire, in seno alla famiglia umana, i vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre”.

“La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di amore e senza speranza nella salvezza, sorgente di speranza”, una speranza che si basa sulla relazione “verticale e trascendente” dell'uomo con Dio.

Papa Benedetto XVI ha quindi concluso il suo discorso affidando il Portogallo “alla Madonna di Fatima, immagine sublime dell’amore di Dio che abbraccia tutti come figli”.

Radici cristiane

Dal canto suo, il Presidente Cavaco Silva ha affermato nel suo discorso di benvenuto che la separazione tra Chiesa e Stato in Portogallo “convive con i segni profondi dell'eredità cristiana presente nella cultura, nel patrimonio e, al di sopra di tutto, nei valori”.

Il Portogallo “riconosce il ruolo della Chiesa cattolica e rispetta e sostiene il servizio inestimabile che presta alla società”, ha sottolineato.

“In altri tempi, dando un contributo prezioso all'espansione della fede cristiana, abbiamo aperto il mondo al dialogo universale”, ha ricordato. “Un atteggiamento particolarmente idoneo in un momento in cui, forse più che mai, si reclama un'intesa tra il discorso della ragione e quello della fede”.












Saluto del Papa ai giovani riuniti davanti alla Nunziatura di Lisbona


LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo il saluto che Benedetto XVI ha rivolto questo martedì sera ai giovani di varie parrocchie e appartenenti a diversi movimenti ecclesiali che si sono riuniti davanti alla Nunziatura Apostolica di Lisbona per cantare in onore del Papa e ricevere la sua benedizione.

* * *

Cari amici,

Ho apprezzato la viva e numerosa partecipazione dei giovani all’Eucaristia di questo pomeriggio sul Terreiro do Paço, dando prova della loro fede e della loro volontà di costruire il futuro sul Vangelo di Gesù Cristo. Grazie per la gioiosa testimonianza che offrite a Cristo, l’eternamente giovane, e per la premura manifestata al suo povero Vicario in terra con questo incontro serale. Siete venuti ad augurarmi la buona notte e di cuore vi ringrazio; ma adesso dovete lasciarmi andare a dormire, altrimenti la notte non sarebbe buona, e ci aspetta il giorno di domani.

Provo una grande gioia nel potermi unire alla moltitudine dei pellegrini di Fatima in occasione del decimo anniversario della Beatificazione di Francesco e di Giacinta. Essi, con l’aiuto della Madonna, hanno imparato a vedere la luce di Dio nell’intimo dei loro cuori e ad adorarla nella loro vita. Che la Vergine Maria vi ottenga la stessa grazia e vi protegga! Continuo a contare su di voi e sulle vostre preghiere, affinché questa Visita in Portogallo sia ricolma di frutti. E adesso con grande affetto vi imparto la mia Benedizione, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Buona notte! A domani.

Grazie tante!



[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]







Messaggio del Papa per il 50° anniversario del Santuario del Cristo Rei di Almada


LISBONA, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che Benedetto XVI ha letto questo martedì pomeriggio dopo la celebrazione eucaristica nel Terreiro do Paço di Lisbona in occasione del 50° anniversario della fondazione del Santuario del Cristo Rei di Almada.

* * *
Carissimi Fratelli e Sorelle,

In questo momento, rivolgo il mio sguardo verso l’altra riva del Tago, dove si erge il Monumento a Cristo Re, quasi nella chiusura delle celebrazioni per i suoi 50 anni. Nell’impossibilità di visitare il santuario – come desiderava Mons. Gilberto, Vescovo di Setúbal – vorrei da qui additare alle nuove generazioni gli esempi di speranza in Dio e lealtà al voto fatto, che in esso ci hanno lasciato scolpiti i Vescovi e i fedeli cristiani di allora, in segno di amore e riconoscenza per la preservazione della pace in Portogallo. Di là l’immagine di Cristo stende le braccia all’intero Portogallo, quasi a ricordargli la Croce dove Gesù ha ottenuto la pace dell’universo e si è manifestato Re e servo, perché è il vero Salvatore dell’umanità.

Nella sua funzione di santuario, diventi sempre più un luogo in cui ogni fedele possa verificare come i criteri del Regno di Cristo siano impressi nella sua vita di consacrazione battesimale, per promuovere l’edificazione dell’amore, della giustizia e della pace con interventi nella società a favore dei poveri e degli oppressi, per focalizzare la spiritualità delle comunità cristiane in Cristo, Signore e Giudice della storia.

Su quanti operano e servono nel Santuario di Cristo Re, sui suoi pellegrini e su tutti i fedeli della diocesi di Setúbal imploro abbondanti benedizioni del Cielo, creatrici di speranza e di pace durature nei cuori, nelle famiglie e nella società.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]






Omelia di Benedetto XVI al Terreiro do Paço di Lisbona


CITTA' DEL VATICANO, martedì, 11 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell'omelia che Benedetto XVI ha pronunciato questo martedì pomeriggio durante la Messa che ha presieduto nel Terreiro do Paço di Lisbona.

* * *

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Giovani amici!


«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, […] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20). Queste parole di Cristo risorto si rivestono di particolare significato in questa città di Lisbona, da dove sono partiti in grande numero generazioni e generazioni di cristiani – Vescovi, sacerdoti, consacrati e laici, uomini e donne, giovani e meno giovani -, obbedendo all’appello del Signore e armati semplicemente di questa certezza che Egli ha loro lasciato: «Io sono con voi tutti i giorni». Glorioso è il posto che il Portogallo si è guadagnato in mezzo alle nazioni per il servizio offerto alla diffusione della fede: nelle cinque parti del mondo ci sono Chiese locali che hanno avuto origine dall’azione missionaria portoghese.

In passato, la vostra partenza alla ricerca di altri popoli non ha impedito né distrutto i vincoli con ciò che eravate e credevate, anzi, con cristiana saggezza, siete riusciti a trapiantare esperienze e particolarità, aprendovi al contributo degli altri per essere voi stessi, in un’apparente debolezza che è forza. Oggi, partecipando all’edificazione della Comunità europea, portate il contributo della vostra identità culturale e religiosa. Infatti Gesù Cristo, così come si è unito ai discepoli sulla strada di Emmaus, così anche oggi cammina con noi secondo la sua promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Pur se diversa da quella degli Apostoli, abbiamo anche noi una vera e personale esperienza del Signore risorto. La distanza dei secoli viene superata e il Risorto si offre vivo e operante, per il nostro tramite, nell’oggi della Chiesa e del mondo. Questa è la nostra grande gioia. Nel fiume vivo della Tradizione ecclesiale, Cristo non si trova a duemila anni di distanza, ma è realmente presente tra noi e ci dona la Verità, ci dona la luce che ci fa vivere e trovare la strada verso il futuro.

Presente nella sua Parola, nell’assemblea del popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, Gesù è qui con noi. Saluto il Signor Cardinale Patriarca di Lisbona, che ringrazio per le affettuose parole che mi ha rivolto, all’inizio della celebrazione, a nome della sua comunità che mi accoglie e che io abbraccio nei suoi quasi due milione di figli e figlie; a tutti voi qui presenti – amati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, carissime donne e uomini consacrati e fedeli laici impegnati, care famiglie e giovani, battezzati e catecumeni – rivolgo il mio saluto fraterno e amico, che estendo a quanti si trovano uniti a noi attraverso la radio e la televisione. Ringrazio sentitamente il Signor Presidente della Repubblica per la sua presenza e le altre Autorità, in particolare il Sindaco di Lisbona, che ha avuto la cortesia di consegnarmi le chiavi della città.

Lisbona amica, porto e riparo di tante speranze che ti venivano affidate da chi partiva e che desiderava chi ti faceva visita, mi piacerebbe oggi servirmi di queste chiavi che mi hai consegnate perché tu possa fondare le tue umane speranze sulla Speranza divina. Nella lettura appena proclamata, tratta dalla Prima Lettera di San Pietro, abbiamo sentito: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». E l’Apostolo spiega: Avvicinatevi al Signore, «pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio» (1 Pt 2,6.4). Fratelli e sorelle, chi crede in Gesù non resterà deluso: è Parola di Dio, che non si inganna né può ingannarci. Parola confermata da una «moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» e quali sono stati contemplati dall’autore dell’Apocalisse «avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palme nelle loro mani» (Ap 7,9). In questa moltitudine innumerevole non ci sono soltanto i Santi Verissimo, Massima e Giulia, qui martirizzati nella persecuzione di Diocleziano, o San Vincenzo, diacono e martire, patrono principale del Patriarcato; Sant’Antonio e San Giovanni di Brito che sono partiti da qui per seminare il buon seme di Dio presso altre terre e popoli, o San Nuno di Santa Maria che, da poco più di un anno, ho iscritto nel libro dei Santi. Ma viene formata dai «servi del nostro Dio» di tutti i tempi e luoghi, sulla cui fronte è stato tracciato il segno della croce con «il sigillo del Dio vivente» (Ap 7,2): lo Spirito Santo. Si tratta del rito iniziale compiuto su ognuno di noi nel sacramento del Battesimo, per mezzo del quale la Chiesa dà alla luce i «santi».

Sappiamo che non le mancano figli riottosi e persino ribelli, ma è nei Santi che la Chiesa riconosce i propri tratti caratteristici e, proprio in loro, assapora la sua gioia più profonda. Li accomuna tutti la volontà di incarnare il Vangelo nella propria esistenza, sotto la spinta dell’eterno animatore del Popolo di Dio che è lo Spirito Santo. Fissando lo sguardo sui propri Santi, questa Chiesa locale ha giustamente concluso che oggi la priorità pastorale è quella di fare di ogni donna e uomo cristiani una presenza raggiante della prospettiva evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura, nell’economia, nella politica. Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?

Affinché ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha fondamento, ma c’é bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima (cfr 1Pt 3,15): soltanto Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più inquietanti circa la sofferenza, l’ingiustizia e il male, sulla morte e la vita nell’Aldilà.

Carissimi Fratelli e giovani amici, Cristo è sempre con noi e cammina sempre con la sua Chiesa, la accompagna e la custodisce, come Egli ci ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Non dubitate mai della sua presenza! Cercate sempre il Signore Gesù, crescete nella amicizia con lui, ricevetelo nella comunione. Imparate ad ascoltare la sua parola e anche a riconoscerlo nei poveri. Vivete la vostra esistenza con gioia ed entusiasmo, sicuri della sua presenza e della sua amicizia gratuita, generosa, fedele fino alla morte di croce. Testimoniate a tutti la gioia per questa sua presenza forte e soave, cominciando dai vostri coetanei. Dite loro che è bello essere amico di Gesù e vale la pena seguirlo. Con il vostro entusiasmo mostrate che, fra tanti modi di vivere che il mondo oggi sembra offrici – apparentemente tutti dello stesso livello –, l’unico in cui si trova il vero senso della vita e quindi la gioia vera e duratura è seguendo Gesù. Cercate ogni giorno la protezione di Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità. Ella, la Tutta Santa, vi aiuterà ad essere fedeli discepoli del suo Figlio Gesù Cristo.



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PRETI PEDOFILI: LOMBARDI, PAPA NON HA MAI CRITICATO I MEDIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 11 mag.

"Il Papa non ha mai detto me la prendo con i media, dunque non c'e' nessun cambio di rotta. Anche nell'omelia alla commissione biblica parlava della penitenza e trovo che ci sia una bella continuita' nella lettura che il Papa fa di questo tema".
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi ha risposto cosi' ai giornalisti che gli chiedevano se riteneva una novita' le frasi pronunciate oggi dal pontefice sull'aereo e in particolare la cosntatazione che le persecuzioni oggi arrivano dall'interno della Chiesa.
"Qualcuno - ha osservato Lombardi - se la prende con qualche media.
Personalmente ritengo che ci sia una vasta gamma: nei media ci sono persone obiettive e meno obiettive. Dobbiamo evitare le generalizzazioni.
E il mondo dei media deve fare il suo cammino, mettere in luce le posizioni.
Certo il Papa ha mantenuto la sua rotta molto precisa, sottolineando - come ha fatto anche oggi - che e' prioritaria questa lettura spirituale del triste fenomeno degli
abusi sessuali, in chiave di peccato, conversione, penitenza, partecipazione al dolore delle vittime". Per padre Lombardi, "e' un grande teologo e uomo spirtuale che vive in modo positivo il rapporto con i media". Nella sua visione "il Messaggio di Fatima e' molto forte e chiaro e da' occasione di rafforzare questa linea del rinnovament spirituale che lui aveva accennato. Il Messaggio di Fatima da' una formulazione piu' precisa.
Cosi' oggi ha detto in modo esplicito il significato di come lui vive questa situazione. Fatima chiede un rinnovamento spirituale profondo. Questo e' il nucleo anche dell'ampia lettera alla Chiesa in irlanda, nella quale il suo pensiero e la sua posizione sono stati espressi nel modo piu' ampio articolato e chiaro".
Rispondendo ai giornalisti, padre Lombardi ha anche spiegato che per Joseph Ratzinger "il significato del terzo segreto di Fatima sara' capito nel corso della storia della Chiesa".
E citando il commento dell'allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede pubblicato nel 2000 su richiesta di Papa Wojtyla, il gesuita ha spiegato che "una visione nasce da un impulso sopranaturale ricevuto dal soggetto umano che lo esprime nei termini della sua cultura, sensibilita' e esperienza. Dunque il contenuto e' piu' grande di quello che viene espresso dalla persona con suoi limiti.
Per questo si puo' approfondire e capire piu' profondamente con il tempo". Padre Lombardi ha fatto l'esempio dell'Apocalisse, il cui contrnuto e' riferibile a esperienze storiche che vengono dopo. Il veggente - insomma - esprime il messaggio come puo' ma il significato va al di la' di quello che ha vissuto e espresso. E anche la Visione di Fatima e' di genere apocalittico, si riferisce ai travagli della storia del 20esimo secolo ma anche a un'esperienza spirituale che va al di la'.
La sofferenza chiesa che puoi leggere nella storia del 20esimo secolo e' la condizione della Chiesa nella storia anche oggi.
Cosi' come anche oggi e c'e' Dio che l'accompagna". "Fatima - ha aggiunto Lombardi - e' una scuola di contemplazione spirituale e teologica: la Chiesa sofferente sperimenta il male. Oggi la sofferenza della Chiesa riguardo al peccato degli abusi sessuali viene anche dal suo interno. In questo senso e' stato letto il tema del terzo segreto ed e' lecito vedere tale sofferenza nella grande prospettiva del cammino della Chiesa nella storia".

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PAPA A LISBONA: LOMBARDI, STA BENE, ANZI E' IN OTTIMA FORMA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 11 apr.

"Credo che tutti abbiate visto che il Papa sta bene, anzi e' in ottima forma". Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha risposto cosi' ai giornalisti al termine della prima giornata del viaggio del Papa in Portogallo.
"Bisogna chiedere ai portoghesi - ha aggiunto - come ha pronunciato i discorsi di oggi, a me sembra che lo abbia fatto bene e con decisione. Anzi nell'omelia ha messo particolare espressivita' e ha accettato anche un po' di applausi, cosa che non avviene sempre.
In genere il Papa tira diritto senza lasciare spazio alle manifestazioni di entusiasmo dei fedeli".

© Copyright (AGI)


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INCONTRO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON I GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL PORTOGALLO (11 MAGGIO 2010)

Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo verso il Portogallo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del Volo Papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Papa agli operatori dei media:


TESTO DELL’INTERVISTA

Padre Lombardi: Santità, quali preoccupazioni e sentimenti porta con sé sulla situazione della Chiesa in Portogallo? Che cosa si può dire al Portogallo, in passato profondamente cattolico e portatore della fede nel mondo, ma oggi in via di profonda secolarizzazione, sia nella vita quotidiana, sia a livello giuridico e culturale? Come annunciare la fede in un contesto indifferente e ostile alla Chiesa?

Papa: Innanzitutto buona giornata a voi tutti e ci auguriamo buon viaggio, nonostante la famosa nuvola sotto la quale siamo. Quanto al Portogallo, provo soprattutto sentimenti di gioia, di gratitudine per quanto ha fatto e fa questo Paese nel mondo e nella storia e per la profonda umanità di questo popolo, che ho potuto conoscere in una visita e con tanti amici portoghesi. Direi che è vero, verissimo che il Portogallo è stato una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo; una fede coraggiosa, intelligente e creativa; ha saputo creare grande cultura, lo vediamo in Brasile, nello stesso Portogallo, ma anche la presenza dello spirito portoghese in Africa, in Asia. E d’altra parte la presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel ’700 c’è una forte presenza dell’Illuminismo, basti pensare al nome Pombal. Così vediamo che in questi secoli il Portogallo ha vissuto sempre nella dialettica, che naturalmente oggi si è radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai persone che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà e dell’esclusione l’uno dell’altro. Oggi vediamo che proprio questa dialettica è una chance, che dobbiamo trovare la sintesi e un foriero e profondo dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista non avrebbe la dimensione religiosa trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte questa dimensione religiosa trascendente, che è una dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anti-storica, solo esistente in se stessa e che sarebbe questa "la" ragione, è un errore; scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica, non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza e solo nell’incontro tra la realtà trascendente e la fede e la ragione l’uomo trova se stesso. Quindi penso che proprio il compito e la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica, che completa l’essere umano e rende così anche comunicabili le culture umane. Perciò direi che la presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrarietà tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e così trovino la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell’Europa e la necessità umana in questa nostra storia.

Padre Lombardi: Grazie, Santità, e continuiamo allora sul tema dell’Europa. La crisi economica si è recentemente aggravata in Europa e coinvolge in particolare anche il Portogallo. Alcuni leaders europei pensano che il futuro dell’Unione Europea sia a rischio. Quali lezioni imparare da questa crisi, anche sul piano etico e morale? Quali le chiavi per consolidare l’unità e la cooperazione dei Paesi europei in futuro?

Papa: Direi che proprio questa crisi economica, con la sua componente morale, che nessuno può non vedere, sia un caso di applicazione, di concretizzazione di quanto avevo detto prima, cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro. Anche qui vediamo un dualismo falso, cioè un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, un mercato che è sarebbe regolato solo da se stesso, dalle pure forze economiche, dalla razionalità positivista e pragmatista dell’economia - l’etica sarebbe qualcosa d’altro, estranea a questo. In realtà, vediamo adesso che un puro pragmatismo economico, che prescinde dalla realtà dell’uomo - che è un essere etico -, non finisce positivamente, ma crea problemi irresolubili. Perciò, adesso è il momento di vedere che l’etica non è una cosa esterna, ma interna alla razionalità e al pragmatismo economico. D’altra parte, dobbiamo anche confessare che la fede cattolica, cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo. Quindi, anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto. Ho cercato nella mia enciclica "Caritas in veritate" - e tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa va in questo senso - di allargare l’aspetto etico e della fede al di sopra dell’individuo, alla responsabilità verso il mondo, ad una razionalità "performata" dall’etica. D’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato, in questi ultimi due, tre anni, hanno mostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico, perché l’uomo è uno, e si tratta dell’uomo, di un’antropologia sana, che implica tutto, e solo così si risolve il problema, solo così l’Europa svolge e realizza la sua missione.

Padre Lombardi: Grazie, e ora veniamo a Fatima, dove sarà un po’ il culmine anche spirituale di questo viaggio. Santità, quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? E quando Lei presentò il testo del terzo segreto nella Sala Stampa Vaticana, nel giugno 2000, c’erano diversi di noi e altri colleghi di allora, Le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile, secondo Lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi sessuali sui minori?

Papa: Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla Madonna di Fatima, che per noi è un segno della presenza della fede, che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto il mondo e tocca la storia proprio nel suo presente e illumina questa storia. Nel 2000, nella presentazione, avevo detto che un’apparizione, cioè un impulso soprannaturale, che non viene solo dall’immaginazione della persona, ma in realtà dalla Vergine Maria, dal soprannaturale, che un tale impulso entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era - diciamo – "vestita" in questa visione possibile alle persone concrete. Così direi, anche qui, oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia.

Padre Lombardi: Grazie, Santità, della chiarezza, della profondità delle sue risposte e di questa parola di speranza conclusiva che ci ha dato. Noi le auguriamo veramente di poter svolgere serenamente questo viaggio così impegnativo e di poterlo vivere anche con tutta la gioia e la profondità spirituale che l’incontro con il mistero di Fatima ci ispira. Buon viaggio a Lei e noi cercheremo di fare bene il nostro servizio e di diffondere obiettivamente quello che Lei farà.












VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN PORTOGALLO NEL 10° ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE DI GIACINTA E FRANCESCO, PASTORELLI DI FÁTIMA (11 - 14 MAGGIO 2010) (VI)



INCONTRO CON IL MONDO DELLA CULTURA NEL CENTRO CULTURALE DI BELÉM A LISBOA




Questa mattina, dopo aver celebrato la Santa Messa in privato nella Nunziatura Apostolica di Lisboa, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto al Centro Culturale di Belém dove alle ore 10.00 ha luogo l’incontro con il mondo della Cultura.

Introdotto dagli indirizzi di saluto di S.E. Mons. Manuel Clemente, Vescovo di Porto e Presidente della Commissione episcopale per la Cultura, e del regista Manoel de Oliveira, dopo una breve esecuzione musicale il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:





Venerati Fratelli nell’Episcopato,

Distinte Autorità,

Illustri Cultori del Pensiero, della Scienza e dell’Arte,

Cari amici,

Sento una grande gioia nel vedere qui radunato l’insieme multiforme della cultura portoghese, che voi così degnamente rappresentate: Donne e uomini impegnati nella ricerca e costruzione dei diversi saperi. A tutti rivolgo l’espressione della mia più alta amicizia e considerazione, riconoscendo l’importanza di ciò che voi fate e di ciò che siete. Il Governo, qui rappresentato dalla Signora Ministro della Cultura, alla quale rivolgo il mio deferente e grato saluto, pensa, con benemerito sostegno, alle priorità nazionali del mondo della cultura. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo nostro incontro, in particolare la Commissione Episcopale della Cultura con il suo Presidente, Mons. Manuel Clemente, a cui sono grato per le espressioni di cordiale accoglienza e la presentazione della polifonica realtà della cultura portoghese, qui rappresentata da alcuni dei suoi migliori protagonisti; dei loro sentimenti e delle loro attese si è fatto portavoce il cineasta Manoel de Oliveira, di veneranda età e carriera, al quale va il mio saluto pieno di ammirazione e affetto nonché di viva riconoscenza per le parole che mi ha rivolto, lasciando intravedere in esse le ansie e le disposizioni dell’anima portoghese in mezzo alle turbolenze della società di oggi.

Infatti, oggi la cultura riflette una «tensione», che alle volte prende forme di «conflitto», fra il presente e la tradizione. La dinamica della società assolutizza il presente, staccandolo dal patrimonio culturale del passato e senza l’intenzione di delineare un futuro. Tale valorizzazione però del «presente» quale fonte ispiratrice del senso della vita, sia individuale che sociale, si scontra con la forte tradizione culturale del Popolo portoghese, profondamente segnata dal millenario influsso del cristianesimo e con un senso di responsabilità globale; essa si è affermata nell’avventura delle scoperte e nello zelo missionario, condividendo il dono della fede con altri popoli. L’ideale cristiano dell’universalità e della fraternità aveva ispirato quest’avventura comune, anche se gli influssi dell’illuminismo e del laicismo si erano fatti sentire. Detta tradizione ha dato origine a ciò che possiamo chiamare una «sapienza», cioè, un senso della vita e della storia di cui facevano parte un universo etico e un «ideale» da adempiere da parte del Portogallo, il quale ha sempre cercato di stabilire rapporti con il resto del mondo.

La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio della società; questa continua a rispettarne e apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si allontana dalla citata «sapienza» che fa parte del suo patrimonio. Questo «conflitto» fra la tradizione e il presente si esprime nella crisi della verità, ma unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita, sia come individuo che come popolo. Infatti un popolo, che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati. Cari amici, c’è tutto uno sforzo di apprendimento da fare circa la forma in cui la Chiesa si situa nel mondo, aiutando la società a capire che l’annuncio della verità è un servizio che Essa offre alla società, aprendo nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità. In effetti, la Chiesa ha «una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. […] La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di un sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile» (Enc. Caritas in veritate, 9). Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo. Per noi, cristiani, la Verità è divina; è il «Logos» eterno, che ha acquisito espressione umana in Gesù Cristo, il qual ha potuto affermare con oggettività: «Io sono la verità» (Gv 14,6). La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre «verità», o con la verità degli altri, è un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità.

«La Chiesa – scriveva il Papa Paolo VI – deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa dialogo» (Enc. Ecclesiam suam, 67). Infatti, il dialogo senza ambiguità e rispettoso delle parti in esso coinvolte è oggi una priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi. Ne dà testimonianza proprio la presenza della Santa Sede in diversi organismi internazionali, come, per esempio, nel Centro Nordsud del Consiglio dell’Europa, istituito 20 anni fa qui a Lisbona, che ha come pietra angolare il dialogo interculturale allo scopo di promuovere la cooperazione fra l’Europa, il sud del Mediterraneo e l’Africa e di costruire una cittadinanza mondiale fondata sui diritti umani e le responsabilità dei cittadini, indipendentemente dalla loro origine etnica e appartenenza politica, e rispettosa delle credenze religiose. Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello.

Questa è un’ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia profetica, rinnovata capacità per «additare nuovi mondi al mondo», come direbbe il vostro Poeta nazionale (Luigi di Camões, Os Lusíades, II, 45). Voi, operatori della cultura in ogni sua forma, creatori di pensiero e di opinione, «avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. […] E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita» (Discorso agli artisti, 21 novembre 2009).

Proprio con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo» (Giovanni XXIII, Cost. ap. Humanae salutis, 3), si è realizzato il Concilio Vaticano II, nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita. L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società.

Cari amici, la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e, conseguentemente, di Dio; portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca delle ultime. Vi invito ad approfondire la conoscenza di Dio così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la nostra piena realizzazione. Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza. Interceda per voi Santa Maria di Betlemme, da secoli venerata dai navigatori dell’oceano e oggi dai navigatori del Bene, della Verità e della Bellezza.




INCONTRO CON IL PRIMO MINISTRO, ALLA NUNZIATURA APOSTOLICA DI LISBOA

Rientrato alla Nunziatura Apostolica di Lisboa, alle ore 12 il Santo Padre Benedetto XVI incontra il Primo Ministro, S.E. Sig. José Sócrates Carvalho Pinto de Sousa, accompagnato dal Ministro degli Esteri, dal Ministro della Repubblica e dall’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede. Quindi pranza con i Membri del Seguito papale.




Il Papa al mondo della cultura: missione della Chiesa è tenere sveglia la ricerca della verità, in un dialogo rispettoso ma senza ambiguità


La seconda giornata del viaggio apostolico del Papa in Portogallo si è aperta con l'incontro con il mondo della cultura nel Centro Culturale di Belém a Lisbona. Un grande e caloroso applauso ha accolto l'ingresso del Papa. Presenti oltre mille esponenti delle scienze e delle arti del Paese. All’incontro hanno partecipato anche il Corpo diplomatico accreditato presso il Portogallo e i rappresentanti di cinque comunità religiose: ebraica, indù, evangelica, musulmana e ismaelita. Intenso il discorso di saluto rivolto al Papa dal grande regista portoghese Manoel de Oliveira. Benedetto XVI, nel suo intervento, ha sottolineato che la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria tenere sveglia la ricerca della verità nella cultura attuale, promuovendo nello stesso tempo un dialogo rispettoso ma senza ambiguità. Il servizio del nostro inviato Roberto Piermarini:

(musica)


Spesso la società di oggi guarda solo il presente, dimenticando la forte tradizione culturale del popolo portoghese segnata dal millennio del cristianesimo. Una tradizione che il Papa ha definito una “sapienza”, che dà un senso alla vita e alla storia che ha formato un universo etico che il Portogallo ha sempre cercato di stabilire con il resto del mondo. Questo “conflitto” tra la tradizione e il presente si esprime nella crisi della verità, ha osservato il Papa:


"De facto, um povo, que deixa de saber qual é a sua verdade, fica perdido ...
Infatti un popolo che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati”.

La Chiesa allora si colloca nel mondo aiutando la società a capire che l’annuncio della verità è un servizio che essa offre alla società stessa, aprendo nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità. Per la Chiesa è "irrinunciabile" questa missione alla verità:


"Para uma sociedade composta na sua maioria por católicos e cuja cultura ...
Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo. Per noi cristiani, la Verità è divina; è il «Logos» eterno, che ha acquisito espressione umana in Gesù Cristo”.

La Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, deve fare un apprendistato con le altre verità o con le "verità" degli altri, in un dialogo che può aprire nuove porte alla trasmissione della verità. “Il dialogo senza ambiguità e rispettoso delle parti in esso coinvolte – ha detto il Papa – è oggi una priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi”. Ne è una testimonianza la presenza della Santa Sede in diversi organismi internazionali come, per esempio, nel Centro Nordsud del Consiglio d’Europa istituito 20 anni fa proprio a Lisbona che promuove il dialogo interculturale fra l’Europa, il Sud del Mediterraneo e l’Africa. Constatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello. Infine Benedetto XVI si è rivolto direttamente ai rappresentanti della società civile portoghese e li ha invitati ad ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano guardando al dialogo con i credenti, con la Chiesa del dopo-Concilio:


"Vós, obreiros da cultura (...) não tenhais medo de vos confrontar com a fonte ...
Voi, operatori della cultura, non abbiate paura – ha detto riprendendo il suo discorso agli artisti del novembre scorso – di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita”.

Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società:


"A Igreja sente como sua missão prioritária, na cultura actual, manter desperta ...
La Chiesa – ha concluso il Papa - ritiene come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e conseguentemente di Dio, ed ha invitato ad approfondire la conoscenza di Dio così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la nostra piena realizzazione”.

Nel suo breve indirizzo di saluto al Papa, il regista Manoel de Oliveira, 102 anni, considerato il più grande cineasta portoghese vivente ed uno dei più significativi della storia del cinema europeo, ha detto che Religione ed Arte sono intimamente diretti all’uomo e all’universo e che il cristianesimo è stato prodigo di espressioni artistiche. “Le radici della nazione portoghese e di tutta l’Europa – ha osservato de Oliveira – lo vogliano o no, sono cristiane”.


(musica)







Cordiale incontro del Papa col premier portoghese Socrates


Il Papa, dopo l'incontro col mondo della cultura, ha avuto un colloquio in nunziatura col premier portoghese José Socrates. Si è trattato un incontro di cortesia, durato mezz'ora; il dialogo è stato cordiale. Da parte vaticana, con il Papa, erano presenti il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il sostituto della Segreteria di Stato mons. Fernando Filoni ed il nunzio apostolico in Portogallo mons. Rino Passigato. Hanno accompagnato il premier Socrates il ministro degli Esteri Luis Amado, il ministro della Repubblica e l'ambasciatore presso la Santa Sede Rochas de Paris. Tra gli argomenti al centro dei colloqui, il grande contributo della Chiesa in campo sociale ed educativo nella vita portoghese, i buoni rapporti Stato-Chiesa, il dialogo con la Conferenza episcopale portoghese. E’ stata inoltre ricordata l'importanza della religione cattolica anche come elemento unificatore nei Paesi di lingua portoghese nel mondo.





Il festoso incontro con i giovani. Il Papa: continuo a contare su di voi e sulle vostre preghiere


La prima giornata del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Portogallo si è conclusa ieri sera con il festoso incontro con i giovani, raccolti davanti alla nunziatura apostolica di Lisbona, dove il Papa ha alloggiato per la notte, in attesa del suo saluto. Ce ne parla Sergio Centofanti.

(canto)


C’è tanta gioia e affetto tra i giovani riuniti alla nunziatura per aspettare il saluto del Papa. Cantano, pregano, meditano sul Vangelo: è il passo di Luca in cui Gesù chiama i primi discepoli presso il Lago di Genèsaret, invitando Pietro a prendere il largo e calare le reti per la pesca. Pietro è dubbioso: ormai è giorno, e loro hanno faticato tutta la notte senza prendere nulla. Ma sulla parola del Signore getta le reti. E presero una quantità enorme di pesci. Dopo la lettura del Vangelo, i giovani riprendono a cantare e il Papa si affaccia per salutarli:


“Queridos amigos…”
“Cari amici – dice il Papa - ho apprezzato la viva e numerosa partecipazione dei giovani all’Eucaristia” in questa prima giornata in Portogallo. Avete dato prova della vostra fede e della vostra volontà “di costruire il futuro sul Vangelo di Gesù Cristo”.


“Obrigado pelo testemunho jubiloso que prestais a Cristo…”
"Grazie per la gioiosa testimonianza che offrite a Cristo, l’eternamente giovane, e per la premura manifestata al suo povero Vicario in terra con questo incontro serale. Siete venuti ad augurarmi la buona notte e di cuore vi ringrazio – ha proseguito il Papa in tono più scherzoso - ma adesso dovete lasciarmi andare a dormire, altrimenti la notte non sarebbe buona, e ci aspetta il giorno di domani”. Tra l’entusiasmo dei ragazzi Benedetto XVI esprime la sua “grande gioia” nel potersi unire alla moltitudine dei pellegrini di Fatima in occasione del decimo anniversario della Beatificazione di Francesco e di Giacinta. “Essi – sottolinea - con l’aiuto della Madonna, hanno imparato a vedere la luce di Dio nell’intimo dei loro cuori e ad adorarla nella loro vita. Che la Vergine Maria vi ottenga la stessa grazia e vi protegga!”. E conclude:


“Continuo a contar convosco e com as vossas orações…”
“Continuo a contare su di voi e sulle vostre preghiere, affinché questa Visita in Portogallo sia ricolma di frutti….Buona notte! A domani. Grazie tante”.


(applausi-canto)







Il Papa ai giornalisti sull'aereo: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici esterni ma dai peccati al suo interno


Il rapporto tra secolarizzazione e fede, la crisi economica e i suoi influssi sull’Europa, il senso dell’imminente pellegrinaggio a Fatima, con una riflessione sulle ferite più recenti patite dalla Chiesa, come quella degli abusi sessuali, che trovano eco nel messaggio stesso di Fatima. Sono i temi affrontati questa mattina da Benedetto XVI nell’incontro con i giornalisti a bordo del volo papale diretto a Lisbona. Riferendosi in particolare alla questione degli abusi commessi dal clero, Benedetto XVI ha affermato che “le più grandi persecuzioni” contro la Chiesa oggi vengono non da fuori ma “dai peccati” al suo interno. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Le parole di Benedetto XVI echeggiano chiare e incisive all’interno dell’Airbus 320 dell’Alitalia, gremito dai giornalisti come sempre ansiosi di ascoltare le prime considerazioni del Papa all’inizio di un viaggio apostolico. La terza domanda dei cronisti tocca uno dei punti nevralgici: è possibile cogliere nel Messaggio di Fatima, chiedono, oltre a ciò che riguardò Giovanni Paolo II e l’attentato subito, anche il senso delle sofferenze che vive la Chiesa contemporanea, scossa dalle vicende degli abusi sessuali sui minori? La replica di Benedetto XVI è netta. Ciò che di nuovo si può scoprire oggi nel Messaggio di Fatima è che in esso, dice, si vede la “passione” che vive la Chiesa che “si riflette sulla persona del Papa”:

“Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

Detto questo, ribadisce il Papa, dobbiamo ricordare che “il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia”. In precedenza, il Pontefice aveva risposto a una domanda sulla realtà di secolarizzazione del Portogallo, Paese un tempo profondamente cattolico. Benedetto XVI ha riconosciuto anzitutto la presenza lungo i secoli di una “fede coraggiosa, intelligente e creativa”, testimoniata dalla nazione lusitana anche in molte parti del mondo, come in Brasile. Pur notando come “la dialettica tra fede e secolarismo in Portogallo” conti “una lunga storia”, tuttavia non sono mancate persone, ha detto, intenzionate a “creare dei ponti”, a “creare un dialogo” tra le due posizioni. Un compito che non è mai tramontato ed è tuttora attuale:

“Penso che proprio il compito, la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica che completa l’essere umano e rende così anche comunicabile le culture umane. La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrapposizione tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino, così che trovino la loro vera identità. E’ una missione dell’Europa e una necessità umana in questa nostra storia".

Benedetto XVI ha pure risposto a una domanda sulla crisi economica che metterebbe a rischio, per alcuni, la stabilità stessa dell’Europa comunitaria. Prendendo spunto dalla Dottrina sociale della Chiesa, che invita il positivismo economico a entrare in dialogo con una visione etica dell’economia, il Papa ha anche confessato che la fede cattolica ha “spesso” lasciato, in passato, le questioni economiche al mondo pensando solo “alla salvezza individuale”. Ed ha concluso:

“Tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa va nel senso di allargare l’aspetto etico e della fede, oltre l'individuo, alla responsabilità del mondo, a una razionalità 'performata' dall’etica. E d’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi due-tre anni hanno dimostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico (...) Solo così, l’Europa realizza la sua missione”.








www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2010&videoclip=1385&sett...

www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2010&videoclip=1384&sett...







Il Papa a Fatima: intervista con padre Dotti


Nel pomeriggio il Papa arriva a Fatima per la seconda tappa del suo viaggio in Portogallo: alle 18.30 ore italiane, visita la Cappellina delle Apparizioni; quindi presiede i Vespri con i religiosi nella Chiesa della Santissima Trinità. Chiuderà la giornata la benedizione delle fiaccole e la recita del Rosario. Tanti i fedeli che saranno presenti a questi eventi. Fatima è uno dei Santuari mariani più amati e visitati nel mondo. Ma cosa portano i pellegrini in questo luogo? Il nostro inviato Roberto Piermarini lo ha chiesto a padre Clemente Dotti, responsabile dei pellegrinaggi italiani a Fatima:

R. – Ognuno porta con sé la propria vita, le proprie esigenze, le proprie necessità e presenta alla Madonna varie richieste. Potremmo dire che la maggioranza, vengono per fede; vengono a chiedere la conversione dei figli, che si sono magari lasciati trasportare dalla droga o da altre situazioni e hanno abbandonato la fede. Molte mamme in questa realtà piangono qui davanti alla Madonna e chiedono la grazia della conversione. Sono pochi quelli che vengono – e questo lo si vede - senza fede o solo per curiosità o perché di passaggio. Ma questi sono certamente pochi!


D. - Colpisce la fede dei tanti pellegrini che giungono a piedi da ogni angolo del Portogallo, percorrendo - anche scalzi - decine di chilometri per giungere davanti alla Vergine. Come vede questa tradizione?


R. – Sicuramente questo colpisce. Io mi ricordo di una signora che è partita con un gruppo a 400 chilometri di distanza da Fatima e che a metà del percorso si è sentita male e il medico le ha proibito di continuare e l'ha fatta andare in ospedale. Quando poi è arrivata a Fatima, è venuta a chiedere come poteva risolvere il problema, perché aveva fatto il percorso a metà e se l’anno prossimo avrebbe potuto compiere l’altra metà. Quindi 400 chilometri a piedi, proprio come espressione di fede, per chiedere una grazia o magari per ringraziare. Un precedente rettore, mons. Luciano Guerra, ci diceva di un signore che dopo aver fatto chilometri a piedi, percorse l’ultimo tratto sdraiato, strisciando a terra. Mons. Guerra andò da lui e disse: “Non faccia questo, la Madonna non vuole, non ha certo queste esigenze…”. Ma lui rispose: “Lei non sa quello che ho passato durante la guerra in Africa, dove - da una parte - c’erano animali feroci che ti mangiavano e - dall’altra - c’erano i nemici che ti ammazzavano; strisciando nella foresta sono riuscito a scappare vivo e quindi questo è niente in confronto a quello che ho vissuto in quei tempi”. La fede di molta gente si manifesta anche attraverso questa realtà – diciamo – esteriore di un pellegrinaggio.


D. - Cosa risponde a chi parla di eccessiva religiosità popolare a Fatima, che spesso non è accompagnata da una coerente vita di fede?


R. – Certamente il Signore conosce il cuore di ogni persona e sa quello che c’è di bene e di male in ciascuno di noi. La religiosità – diciamo così – esteriore, popolare porta alla fede più sincera e se si tralascia la religiosità popolare, penso che anche la fede sincera e il vivere cristianamente nella realtà quotidiana ne soffrano molto.


D. - In questo Anno Sacerdotale che si sta concludendo, cosa si aspettano i sacerdoti dal Papa che lo incontreranno proprio qui a Fatima?


R. – Veramente il Papa parla molto chiaro e forse proprio per la sua chiarezza, per la sua decisione nel parlare delle verità della fede e di una realtà – potremmo dire - così dimenticata dal mondo di oggi e anche dai religiosi di oggi, in questo vedo il perché sia così perseguitato. Per cui penso che il clero aspetti la parola certa del padre che accompagna, che assicura, che dà forza e coraggio per continuare nella loro fedeltà. Inviterà a pregare e ad essere ancora più fedeli di fronte ad un numero molto ridotto di alcuni che non sono capaci di vivere la loro realtà di offerta; una esortazione a pregare soprattutto perché la generosità di altri supplisca a quelle mancanze, alle quali purtroppo come creature umane siamo soggetti. (Montaggio a cura di Maria Brigini)






Benedetto XVI a Fatima con il sogno di Giovanni Paolo II nel cuore
di Renzo Allegri


ROMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- Quando i Papi si muovono, è la Chiesa che si muove. In questo mese di maggio, Benedetto XVI è stato a Torino a per l'ostensione della Sindone e ora è a Fatima.

"Pregherò per la Chiesa, per i sacerdoti e per la pace", ha detto prima di mettersi in viaggio. Il primo Pontefice ad andare pellegrino in quel Santuario fu Paolo VI, e vi si recò nel 1967, cinquantesimo anniversario delle apparizioni. Poi Giovanni Paolo II vi si recò nel 1982, l'anno dopo l'attentato subito in Piazza San Pietro. Papa Wojtyla era convinto di essere stato miracolato dalla Madonna di Fatima. L'attentato si era avuto il 13 maggio del 1981, giorno anniversario della prima apparizione della Madonna nella cittadina portoghese. I colpi sparati dall'attentatore erano mortali, ma la pallottola, che aveva colpito il Papa all'addome, aveva tenuto all'interno del suo corpo un percorso a zig zag, assolutamente inspiegabile.

"Era come", disse il professor Francesco Crucitti, che aveva operato il Pontefice "se avesse voluto evitare gli organi vitali. Per questo il Papa si è salvato". E Giovanni Paolo II a Fatima, ringraziando la Vergine dello scampato pericolo, affermò: "Una mano ha sparato e un'altra mano ha guidato il proiettile".

Giovanni Paolo II tornò a Fatima nel 1991, nel decimo anniversario dell'attento, ancora per ringraziare la Vergine. E vi ritornò per la terza volta nel 2000 per celebrare la beatificazione di Francesco e Giacinta, i due veggenti morti qualche anno dopo le apparizioni. E in quell'occasione, volle rendere pubblico il contenuto della terza parte del Segreto, dove si parla appunto dell'attentato al Papa, nel quale egli si era riconosciuto.

Quest'anno, a Fatima, si ricordano i dieci anni dalla beatificazione di Francesco e Giacinta e i cento anni dalla nascita di Giacinta. Ma per quanto importanti, queste ricorrenze non sono tali da giustificare un viaggio papale.

Come lo stesso Benedetto XVI ha detto, l'obiettivo del suo viaggio a Fatima riguarda "la Chiesa, i sacerdoti e la pace nel mondo". Tre grandi temi che sono di estrema attualità, con notizie anche drammatiche ogni giorno sui giornali.

E sono i temi fondamentali del Messaggio di Fatima. Nel corso della Terza apparizione, quella del 13 luglio 1917, la Madonna, dopo aver mostrato ai bambini la "terribile visione" dell'inferno, parlò ad essi proprio di queste tematiche, attraverso indicazioni profetiche che si sono poi realizzate alla lettera come forse in poche altre occasioni della storia era accaduto. Le sue parole sulla prima guerra mondiale che stava per finire; su una seconda guerra più terribile che sarebbe scoppiata; sul suolo della Russia con la diffusione per il mondo dell'ideologia comunista portatrice di guerre, morti, fame, distruzione di intere nazioni; sulle sofferenze della Chiesa con il martirio di molti suoi rappresentanti, vescovi, sacerdoti, laici, e con l'attentato al Papa, erano una cronaca precisa di quello che sarebbe poi accaduto. E, oggi, 93 anni dopo quelle apparizioni, siamo testimoni che le indicazioni profetiche si sono realizzate.

Al termine delle sue confidenze ai tre veggenti, la Vergine disse: "Alla fine il mio cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace". La consacrazione della Russia, chiesta dalla Madonna, ebbe un tragitto travagliato, anche all'interno della Chiesa stessa, e solo nel 1984 Giovanni Paolo II riuscì a realizzarla in qualche modo. Però, gli effetti si manifestarono immediatamente con la caduta dell'impero comunista sovietico e il ritorno della libertà religiosa in Russia e negli altri Paesi ex comunisti. Restano insolute le ultime due indicazioni date dalla Vergine: il "trionfo" del suo Cuore Immacolato e la pace nel mondo.

Sembrano traguardi ancora lontani, ma è in questa direzione che si muove la Chiesa. E' questo il vero scopo del pellegrinaggio di Benedetto XVI. Un pellegrinaggio che si riallaccia alle indicazioni di Giovanni Paolo II, e che Papa Ratzinger ha programmato da tempo, come dimostrano le attenzioni verso Fatima da lui espresse in varie occasioni.

Nel maggio 2006, un anno dopo la elezione di Benedetto XVI, ricorreva il 25° anniversario dell'attentato a Giovanni Paolo II. Il cardinale Ruini organizzò a Roma una grande manifestazione, facendo venire da Fatima la statuetta originale che si venera nella cappella delle Apparizioni. E il Papa inviò un messaggio al cardinale Ruini, in cui tra l'altro disse: "Mi unisco con gioia a quanti si ritrovano oggi in Piazza S. Pietro vicino all'immagine di Nostra Signora di Fatima, per affidare all'intercessione di Maria le grandi intenzioni della Chiesa e del mondo".


Un mese dopo, a monsignor Josef Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, in procinto di partire per Fatima, come presidente di un grande pellegrinaggio internazionale, Papa Ratzinger disse: "Quando sarà a Fatima, saluti in mio nome tutti i pellegrini di tutti i Paesi. Chieda loro una preghiera per il Papa, perché il Papa possa realizzare la sua missione di condurre la Chiesa. Chieda loro che rimangano con il Papa".

L'anno successivo, 2007, ricorrevano i 90 anni delle apparizioni a Fatima. Il 13 maggio, Benedetto si trovava in Brasile, in occasione della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Celebrò la Messa sulla Spianata del Santuario dell'Aparecida, che si trova nel Nord dello Stato di San Paulo ed è il centro spirituale del Brasile. Alla preghiera dell'Angelus, volle ricordare le apparizioni di Fatima: "Ricorre oggi il novantesimo anniversario delle Apparizioni di Nostra Signora di Fatima. Con il suo forte appello alla conversione ed alla penitenza essa è, senza dubbio, la più profetica delle apparizioni moderne. Chiediamo alla Madre della Chiesa, a Colei che conosce le sofferenze e le speranze dell'umanità, di proteggere i nostri focolari e le nostre comunità".

Il 14 ottobre di quello stesso anno, 2007, a Fatima erano in corso le celebrazioni per il novantesimo anniversario delle apparizioni. In collegamento da Roma per la preghiera dell'Angelus, il Papa disse: "Questa mia Benedizione per quanti recitano con me la preghiera dell'Angelus - qui presenti o uniti attraverso i mezzi di comunicazione - di buon grado la estendo ai pellegrini riuniti nel Santuario di Fatima, in Portogallo. Lì, da novant'anni, continuano a risuonare gli appelli della Vergine Madre, che chiama i suoi figli a vivere la propria consacrazione battesimale in ogni momento dell'esistenza".

Due mesi dopo, il 10 novembre 2007, ricevendo i vescovi portoghesi in visita "ad limina", disse: "Mi piace pensare a Fatima come ad una scuola di fede che ha la Vergine Maria come Maestra; là Ella ha eretto la sua cattedra per insegnare ai piccoli Veggenti, e in seguito alle moltitudini, le verità eterne e l'arte di pregare, credere e amare".

E poi, nel 2008, l'annuncio del viaggio che avrebbe fatto a Fatima nel 2010.

Viene spontaneo pensare ai viaggi a Fatima di Papa Wojtyla, con quei suoi discorsi infuocati e accorati. Nel 1982, discorsi pieni di preoccupazione e di dolore, che facevano intendere come la Chiesa e il mondo stavano attraversando un momento drammatico. "Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci", aveva gridato rivolto alla Vergine. Nel 1991, invece, discorsi aperti alla speranza e all'ottimismo. "Una nuova aurora sembra sorgere nel cielo della storia. Da Fatima sembra diffondersi una luce consolatrice, colma si speranza", aveva detto Papa Wojtyla al milione di pellegrini radunati nella spianata davanti al santuario. Nel 2000, poi, la rivelazione della terza parte del famoso Segreto, quasi a offrire la chiave d'interpretazione delle preoccupazioni espresse ne 1982 e della speranza del 1991.

Joseph Ratzinger fu la persona più vicina a Papa Wojtyla in quegli anni. Era il suo confidente, il suo consigliere, l'amico personale, e visse quei momenti in stretta unione con lui. Ed essendo poi diventato il successore di Giovanni Paolo II, sa che deve portare a termine i progetti che Papa Wojtyla aveva fatto alla luce degli eventi vissuti in prima persona.

Come abbiamo visto, tutte le indicazioni profetiche espresse dalla Vergine nel 1917, si sono realizzate. Mancano le due ultime: il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la pace nel mondo.

Purtroppo, con la libertà religiosa nei Paesi ex comunisti, sono ri­sorti anche gli antichi problemi della "divisione" dei credenti. Divisione tra cattolici, ortodossi, protestanti, cioè divisione tra i se­guaci dello stesso Dio, dello stesso Salvatore Gesù, tra i credenti nella stessa Fede.

La Chiesa dei credenti costituisce il "Corpo Mistico di Cristo". Ma quando i credenti sono divisi, il "Corpo Mistico di Cristo" è lacerato, ferito, martoriato. Non può trionfare il cuore di una madre quando i suoi figli sono divisi all'interno della famiglia. La strada, quindi, per arrivare alla conclusione indicata dalla Madonna a Fatima nel 1917 è l'unità dei cri­stiani. Papa Wojtyla continuò a sperare fino all'ultimo. Sognava di riuscire ad andare a Mosca per suggellare, con un fraterno abbraccio ad Alessio II, Patriarca della Chiesa ortodossa russa, la riunificazione delle due Chiese. Per cercare di realizzare quel suo grande sogno, intraprese viaggi nelle nazioni dell'Est europeo, liberate dai regimi comunisti. Fu in Albania, in Croazia, in Bosnia, in Li­tuania, nella Lettonia, in Estonia, nella Repubblica Ceca, nella Slovenia, in Ungheria, in Bulgaria, nell'Azerbaijan, nella Slovacchia, in Ucraina. In ognuna di quelle nazioni cercava l'incontro con gli ortodossi, l'abbraccio con gli ortodossi per lanciare messaggi al Patriarca di Mosca. Ma non è riuscito nel suo scopo. E' morto senza poter fare quel viaggio.


Il progetto, e il compito di realizzarlo, è passato al successore. Benedetto XVI, che aveva condiviso in pieno le speranze e le attese di Giovanni Paolo II, ha proseguito il cammino verso quel sogno. Con una diplomazia diversa, ma assai efficace. E ora quel sogno potrebbe diventare realtà. L'abbraccio con gli ortodossi non sembra più molto lontano. E si è anche aperta una corsia preferenziale verso i luterani. A settembre, infatti, Benedetto XVI sarà a Londra, prima visita di stato ufficiale di un Pontefice in Gran Bretagna. Incontrerà le massime autorità della Chiesa anglicana: la Regina Elisabetta, governatore supremo della Chiesa Anglicana, e l'arcivescovo di Canterbury, che è il capo della Chiesa Anglicana. Obiettivi grandi, e proprio per questo avversati tremendamente dalle Forze del Male. La campagna di odio contro la Chiesa, e contro Papa Ratzinger, scatenata nel mondo negli ultimi mesi, è un segno emblematico. Un tentativo estremo per far fallire i progetti di unione che sono ormai vicini. Progetti che porterebbero a compimento anche l'ultima parte del Messaggio della Madonna di Fatima.
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Le visioni dei pastorelli dalla Guerra mondiale all'attentato a Wojtyla

di Andrea Tornielli

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la Santa Sede non abbia reso noto tutto, ma abbia preferito occultare una parte del testo relativa all'apostasia nei vertici vaticani

Fatima - La terza parte del segreto di Fatima venne rivelata esattamente dieci anni fa per volere di Papa Wojtyla. Quel testo, redatto negli anni Quaranta da suor Lucia dos Santos, descriveva una visione che la Vergine offrì agli sguardi dei pastorelli nel 1917: un angelo con una spada di fuoco che emetteva fiamme «che sembra dovessero incendiare il mondo», e una voce che richiamava alla penitenza. Poi «un vescovo vestito di bianco», il Papa, e «vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose» che salivano una montagna, in cima alla quale c’era una croce fatta di tronchi grezzi e qui, dopo essere passato in mezzo ai cadaveri dei martirizzati, il vescovo vestito di bianco veniva assassinato da alcuni soldati. Il Papa della visione cadeva ucciso, mentre Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981, era sopravvissuto: «Una mano ha sparato – disse –, un’altra ha guidato la pallottola», attribuendo all’intervento della Vergine la sua salvezza.
Le prime due parti del segreto erano state già rivelate nel corso della Seconda guerra mondiale.
Nella prima, la Madonna fece vedere ai tre pastorelli l’inferno, con le anime dei dannati immerse nel fuoco come «se fossero braci trasparenti e nere o bronzee», che emettevano orrende «grida e gemiti di dolore e disperazione». Nella seconda parte, Maria spiegò il senso di quella visione, dicendo che Dio voleva stabilire nel mondo la devozione al cuore immacolato della Vergine. Se ciò non fosse avvenuto, una nuova peggiore guerra avrebbe avuto inizio «durante il pontificato di Pio XI». Inoltre, la Russia avrebbe sparso i «suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte».
Per molti anni, a motivo delle dichiarazioni e delle interviste rilasciate da coloro che nel corso degli anni avevano preso visione del Terzo segreto, si era pensato che vi fosse contenuta una profezia apocalittica sul mondo o sulla Chiesa.
Il fatto che la stessa veggente avesse indicato la data del 1960 come possibile per svelare la terza parte del testo, legava il messaggio al Concilio ormai imminente e soprattutto alla crisi che si sarebbe verificata nella Chiesa durante gli anni del post-concilio.
Dopo la pubblicazione del segreto, nel 2000, e il commento vaticano che legava la visione di Lucia all’attentato del 1981, alcuni studiosi, come pure alcuni gruppi fatimiti, hanno contestato questa interpretazione, ipotizzando che la Santa Sede non abbia reso noto tutto, ma abbia preferito occultare per motivi di opportunità una parte del testo relativa all’apostasia nei vertici della Chiesa. Questa ipotesi è stata più volte seccamente smentita dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, dieci anni fa, come vice del cardinale Ratzinger, fu coinvolto direttamente nei contatti con la veggente di Fatima.

© Copyright Il Giornale, 12 maggio 2010


Papa Ratzi Superstar

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PAPA A LISBONA: LOMBARDI, 200 MILA FEDELI E' STIMA REALISTICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 11 mag.

"A Lisbona il Papa ha ricevuto un'accoglienza ottima e gentile da parte del presidente Cavaco Silva e signora, e delle autorita' presenti. C'era molta gente lungo le strade e poi tantissima alla messa.
Parlare di 200 mila, come stima complessiva, mi sembra del tutto realistico".
Lo ha detto in serata il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Pensando ai viaggi di questo mese, questo e' il terzo, posspo dire - ha aggiunto - che in questo senso sono andati uno meglio dell'altro: a Malta l'accoglienza e' stata splendida, a Torino anche e oggi Lisbona e' stata all'altezzza della situazione, anzi forse ancora di piu'". "Cio' che il Papa sta comunicando - ha spiegato padre Lombardi ai giornalisti - e' un messaggio positivo sul popolo portoghese e sulla storia della sua Chiesa. Ha ricordato la fede profonda intelligente e creativa di questo popolo cristiano. Ed anche il tema del rapporto tra fede e secolarizzazione e' stato impostato in un modo costruttivo, che permette il dialogo tra le culture".
Padre Lombardi ha risposto anche a una domanda sulle polemiche innescate da dichiarazioni del Gran Maestro della Massoneria contro la presenza del premier Socrates alla messa di stasera a Lisbona. "In un Paese libero ognuno puo' partecipare agli avvenimenti che vuole. Mi stupisce che si facciano obiezioni al fatto che autorita' partecipino a una messa dove c'erano 200 mila portghesi".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Papa/ Drammatico per società di cattolici dimenticare verità

Viaggio in Portoogallo. Di recente leggi su aborto, divorzio, gay

Lisbona, 12 mag. (Apcom)

"Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo": lo afferma il Papa nel secondo giorno di visita in Portogallo.
Il governo socialista portoghese di José Socrates ha adottato negli ultimi anni normative contestate dalla Chiesa cattolica: l'aborto nel 2007, il divorzio nel 2008, e ora, con un progetto di legge non ancora firmato dal Presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva, il matrimonio gay.
Leggi che Benedetto XVI non ha menzionato esplicitamente nel discorso pronunciato stamane ai rappresentanti del mondo culturale portoghese, nel centro culturale di Belem a Lisbona. Papa Ratzinger, tuttavia, ha affermato che "la Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio della società; questa continua a rispettarne e apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si allontana dalla citata 'sapienza' che fa parte del suo patrimonio". Il "conflitto fra la tradizione e il presente - ha proseguito il Papa - si esprime nella crisi della verità, ma unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita, sia come individuo che come popolo. Infatti un popolo, che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati". Per Benedetto XVI ,allora, "per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo".
Il Papa ha peraltro aggiunto che "la convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre 'verità', o con la verità degli altri, è un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità".
Il premier portoghese José Socrates, che stamane incontra il Papa nella nunziatura apostolica di Lisbona prima del suo trasferimento a Fatima, aveva presenziato anche alla messa all'aperto celebrata ieri sera da Benedetto XVI nella capitale lusitana. Una scelta criticata dalla massoneria portoghese ma difesa dal Vaticano.
Antonio Reis, Gran maestro del Grande oriente lusitano, ha criticato la presenza del premier socialista alla celebrazione presieduta da Papa Ratzinger. Interpellato dai giornalisti al proposito, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha affermato: "Mi stupisce che si facciano obiezioni alla partecipazione di un esponente istituzionale ad un appuntamento a cui partecipa la popolazione". In merito alle divergenze tra Chiesa e governo portoghese in merito alle leggi controverse, il gesuita ha aggiunto: "Le posizioni del Papa su aborto e famiglia sono note e spesso le ripete. Chi deve trarre le proprie conclusioni le trae, a seconda delle proprie responsabilità. L'approccio del Papa, ad ogni modo, è sereno e costruttivo, e intende promuovere un positivo inserimento dei credenti nella società".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA ABBRACCIA DE OLIVEIRA E CULTURA APERTA AL VANGELO

(AGI) - Lisbona, 12 mag.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

Nel mondo di oggi "terribili dubbi e la sfiducia cercano di opporsi alla fede evangelica che muove le montagne". A queste parole dell'ultracentenario regista Manoel De Oliveira, che lo accoglieva nell'avveniristico centro congressi di Belem e che ha abbracciato con commozione, Benedetto XVI ha risposto oggi con un monito: "un popolo che smette di sapere quale sia la propria verita' - ha scandito - finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati".
Uno scambio impegnativo che ha caratterizzato oggi lo straordinario incontro del con il mondo della cultura del Portogallo, al quale il Pontefice ha assicurato "un dialogo senza ambiguita' e rispettoso delle parti in esso coinvolte", affermando che e' questa "una priorita' nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi". Mentre, l'attuale "conflitto fra la tradizione e il presente si esprime nella crisi della verita', ma unicamente questa puo' orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita, sia come individuo che come popolo". "La Chiesa - dunque - si presenta come la grande paladina di una sana e alta tradizione".
Per il Papa teologo, "questa e' un'ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia profetica, rinnovata capacita'". "Dobbiamo additare nuovi mondi al mondo", ha rilevato con le parole del poeta nazionale Luigi di Camoes. E ha poi evocato il Concilio Vaticano II, con il quale, ha tenuto a chiarire, la Chiesa ha accolto e ricreato "il meglio delle istanze della modernita', da un lato superandole, e dall'altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita".
"La Chiesa ritiene - infatti - come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verita' e, conseguentemente, di Dio; portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca delle ultime". Di qui l'invito ad "approfondire la conoscenza di Dio cosi' come Egli si e' rivelato in Gesu' Cristo". "Fate cose belle - e' stata l'esortazione del Pontefice - ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza".
Affermazioni importanti. Ma resteranno consegnate alla storia anche le immagini dell'incontro tra i due grandi anziani che oggi erano insieme sul palco della grande sala a ricevere gli applausi entusiasti di 1500 intellettuali ed artisti riuniti a Belem per iniziativa dell'Episcopato portoghese.
Il regista Manoel De Oliveira, che a 101 anni compiuti e' ancora in attivita' tanto che sta montando il suo ennesimo film, da buon cattolico si e' inchinato per baciare l'anello e il Papa prima lo ha attirato a se' in un abbraccio, poi ha reso omaggio "alla veneranda eta' e alla carriera di cineasta", professandosi "pieno di ammirazione e affetto nonche' di viva riconoscenza". "Con le sue parole - ha detto - mi ha fatto intravedere le ansie e le disposizioni dell'anima portoghese in mezzo alle turbolenze della societa' di oggi". Il regista, infatti, aveva ricordato nel suo saluto le "radici cristiane della nazione portoghese" e di "tutta l'Europa" e ha sottolineato "i terribili dubbi e la sfiducia, che cercano di opporsi alla fede evangelica che muove le montagne". Ed ha definito l'arte come "senso e specchio della vita".
Di fatto, ha aggiunto, "anche il cinema e' cosi'".
Lo scorso novembre, De Oliveira era stato invitato dal Papa - attraverso l'arcivescovo Ravasi - all'incontro con il mondo degli artisti nella Cappella Sistina ma non pote' partecipare. A causa dell'eta' fu considerato "assente giustificato". Ma la vita, anche per chi e' cosi' avanti negli anni, offre talvolta una seconda occasione.
La mattinata del Papa, che oggi pomeriggio si sposta a Fatima, e' proseguita con l'incontro concesso al premier portoghese Jose' Socrates, a capo di una coalizione che sta "aprendo" il Portogallo a novita' legislative invise alla Chiesa perche' contrarie alla morale. E per non umiliare questa posizione in nome di una real politik che spesso caratterizza la diplomazia vaticana, nella Nunziatura Apostolica di Lisbona ha avuto luogo una vera e propria riunione bilaterale tra il Governo e la Chiesa Cattolica. Accanto al Papa sedevano il segretario di Stato Tarcisio Bertone e i vertici della Conferenza Episcopale portoghese. Accanto a Socrates il ministro degli esteri e l'ambasciatore presso la Santa Sede.
"Per una societa' formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura e' stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico - ha osservato del resto il Pontefice nel discorso al mondo della cultura - il tentativo di trovare la verita' al di fuori di Gesu' Cristo". "Per noi cristiani - ha ricordato - la Verita' e' divina; e' il 'Logos' eterno, che ha acquisito espressione umana in Gesu' Cristo, il qual ha potuto affermare con oggettivita': 'Io sono la verita''. Per il Papa, dunque, "la fedelta' all'uomo esige la fedelta' alla verita' che, sola, e' garanzia di liberta' e della possibilita' di un sviluppo umano integrale".
"Per questo - ha spiegato oggi - la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi". Una "missione di verita'" che "per la Chiesa e' irrinunciabile".
"La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verita', con il rispetto per altre 'verita'', o con la verita' degli altri, e' un apprendistato - ha concluso - che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verita'".

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Benedetto XVI in elicottero da Lisbona al santuario mariano

Fatima, 12 mag. (Apcom)

Migliaia di pellegrini attendono il Papa al santuario mariano di Fatima, nell'entroterra centrale del Portogallo.
Benedetto XVI ha lasciato Lisbona alle 17.30 (16.30 locali) in elicottero. A Fatima celebrerà i vespri, pronuncerà una preghiera di affidamento dei sacerdoti alla Madonna e, a sera, presiederà la cerimonia di benedizione delle candele, che si concluderà con una messa celebrata dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone.
Migliaia di sacerdoti e fedeli, religiosi e suore stanno intanto arrivando da ore al luogo dove, nel 1917, tre pastorelli ebbero la visione della Madonna, e oggi sorge una 'cappella delle apparizioni', un santuario mariano e una chiesa moderna. Alcuni pellegrini hanno montato da ieri notte tende per essere presenti all'incontro odierno. Domani, nell'anniversario dell'attentato di Wojtyla (13 maggio 1981), Benedetto XVI celebrerà messa nella spianata del santuario.

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PAPA A LISBONA: LASCIA NUNZIATURA APOSTOLICA ACCLAMATO DA FOLLA

Salvatore Izzo

(AGI) - Lisbona, 12 mag.

Ultimo bagno di folla a Lisbona per Benedetto XVI che e' stato salutato da una grande folla al momento del congedo dalla Nunziatura Apostolica, sua residenza in questa prima parte del viaggio apostolico in Portogallo. Il Papa si e' prima affacciato dal balcone per ringraziare e benedire i presenti, che hanno risposto con incontenibile entusiasmo. Poi - nuovamente accolto da applausi e cori affettuosi - e' sceso in strada dove ha stretto la mano ai dipendenti della Nunziatura prima di salire sulla Papamobile che lo condurra' all'aeroporto Portela, dove lo attende un elicottero militare con il quale volera' fino a Fatima. Lungo le strade del centro lo salutano ancora migliaia di fedeli da ore in attesa di vederlo passare.
La popolazione di Lisbona si conferma straordinariamente legata al Pontefice: praticamente per tutti i sei km che separano il centro citta' dall'aeroporto la "Papamobile" passa tra due ali di folla. Sono impressionanti le immagini riprese dall'alto da un elicottero dell'emittente televisiva RTP, che documentano la presenza di decine di migliaia di persone lungo il percorso.

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PAPA: IN ELICOTTERO SORVOLA STATUA DI CRISTO RE, FOLLA ANCHE LI'

Salvatore Izzo

(AGI) Lisbona, 12 mag.

Benedetto XVI ha voluto sorvolare in elicottero la statua di Cristo Re che domina Lisbona da 50 anni, costruita sul modello di quella piu' nota di Rio de Janeiro. Il Santuario di Cristo Rei de Almada, dove sorge la grande statua, e' nel territorio della diocesi limitrofa di Setubal e una grande folla si era radunata nello spiazzo esterno alla chiesa per per salutare il passaggio dell'elicotero militare diretto a Fatima. Sulla base della statua era stato issato uno striscione con la foto del Papa e la scritta a caratteri cubitali "Obrigado", che vuol dire "Grazie".

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PAPA A FATIMA: CAMPANE SUONANO A DISTESA PER SALUTARE SUO ARRIVO

Salvatore Izzo

(AGI) - Fatima, 12 mag.

Le campane del santuario di Fatima e quelle di tutte le chiese della diocesi hanno suonato a distesa alle 18,20 per salutare l'arrivo del Papa in elicottero all'aeroporto della cittadina dove 93 anni fa apparve la Vergine ai tre pastorelli. Ai piedi dell'elicottero il Papa ha posato con l'equipaggio militare che lo ha accompaagnato e ha poi salutato le autorita' locali che lo attendevano. Salito sulla "Papamobile" sta ora percorrendo i circa 5 knm che sperano l'aeroporto dal Santuario. Come a Lisbona, ai bordi delle strade attraversate dal corteo, c'e' una fila ininterrotta di fedeli.

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Papa a fatima: mi sento come un figlio che viene a visitare sua madre

Salvatore Izzo

(AGI) - Fatima, 12 mag.

"Eccomi come un figlio che viene a visitare sua Madre e lo fa in compagnia di una moltitudine di fratelli e sorelle". Sono le prime parole pronunciate dal Papa al suo arrivo al Santuario di Fatima dove e' stato accolto da una folla immensa di pellegrini.
"Come successore di Pietro, a cui fu affidata la missione di presiedere al servizio della carità nella Chiesa di Cristo e di confermare tutti nella fede e nella speranza, voglio presentare al tuo Cuore Immacolato - si e' poi rivolto in forma di preghiera alla Vergine - le gioie e le speranze nonché i problemi e le sofferenze di ognuno di questi tuoi figli e figlie che si trovano nella Cova di Iria oppure ci accompagnano da lontano.
Madre amabilissima, tu conosci ciascuno per il suo nome, con il suo volto e la sua storia, e a tutti vuoi bene con la benevolenza materna che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore".
"Tutti affido e consacro a te - ha continuato nella sua invocazione il Pontefice -
Maria Santissima, Madre di Dio e nostra Madre".

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Papa a fatima: ringrazio quelli che come i pastorelli pregano per il Pontefice

Salvatore Izzo

(AGI) - Fatima, 12 mag.

Nella preghiera alla Vergine pronunciata nel Santuario di Fatima subito dopo il suo arrivo, Benedetto XVI ha espresso questa sera gratitudine per "le preghiere e i sacrifici che i Pastorelli di Fatima facevano per il Papa, condotti dai sentimenti che tu - ha detto rivolto a Maria - hai ispirato loro nelle apparizioni.
Ringrazio anche tutti coloro che, ogni giorno, pregano per il Successore di Pietro
e per le sue intenzioni affinché il Papa sia forte nella fede, audace nella speranza e zelante nell’amore".
"Madre diletta di tutti noi, - ha aggiunto - la Rosa d’Oro che ho portato da Roma, come omaggio di gratitudine del Papa consegno qui nel tuo Santuario di Fatima, per le meraviglie che l’Onnipotente ha compiuto per mezzo di te nei cuori di tanti che vengono pellegrini a questa tua casa materna".
"Sono sicuro - ha conclusio Ratzinger - che i Pastorelli di Fatima i Beati Francesco e Giacinta e la Serva di Dio Lucia di Gesù ci accompagnano in quest’ora di supplica e di giubilo".

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PAPA A FATIMA: IN PREGHIERA ALLA VERGINE RICORDA ATTENTATO ALI' AGCA

Salvatore Izzo

(AGI) - Fatima, 12 mag.

I colpi di pistola esplosi in piazza San Pietro da Ali' Agca contro Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 furono deviati da un intervento della Vergine, grazie al quale le lesioni pur gravi non furono mortali. Benedetto XVI lo ha confermato oggi, subito dopo il suo arrivo al Santuario di Fatima, pregando davanti alla statua della Madonnna nella cui corona d'oro il predecessore ha voluto fosse incastonato il proiettile che piu' crudelmente lo aveva ferito e che gli fu estratto quello stesso giorno al Policlinico Gemelli con una lunga e complessa operazione chirurgica.
"Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima, e ha ringraziato quella 'mano invisibile' che lo ha liberato dalla morte nell’attentato del tredici maggio, in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa, ha voluto offrire al Santuario di Fatima - ha ricordato Papa Ratzinger leggendo un testo da egli stesso composto - un proiettile che lo ha ferito gravemente e fu posto nella tua corona di Regina della Pace".
"È di profonda consolazione - ha aggiunto - sapere che tu sei coronata non soltanto con l’argento e l’oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il 'proiettile' delle nostre preoccupazioni e sofferenze".

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN PORTOGALLO NEL 10° ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE DI GIACINTA E FRANCESCO, PASTORELLI DI FÁTIMA (11 - 14 MAGGIO 2010) (VII)


VISITA ALLA CAPPELLINA DELLE APPARIZIONI PRESSO IL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI FÁTIMA



Nel pomeriggio, alle ore 15.45, il Santo Padre Benedetto XVI prende congedo dalla Nunziatura Apostolica e si trasferisce in auto all’aeroporto internazionale Portela di Lisboa da dove, verso le ore 16.30, si imbarca sull’elicottero che lo porta a Fátima. Subito dopo il decollo, l’elicottero del Papa sorvola il Santuario di Cristo Rei in Almada.

Al Suo arrivo all’eliporto di Fátima, previsto per le ore 17.10, il Papa è accolto dal Vescovo di Leiria-Fátima, S.E. Mons. António Augusto dos Santos Marto, dal Sindaco della città, dal Presidente della Giunta di Ourém e dalle autorità locali. Quindi raggiunge in auto alla Cappellina delle Apparizioni presso il Santuario di Nostra Signora di Fátima, dove è accolto dal Rettore del Santuario, P. Virgílio do Nascimento Antunes.

Dopo un momento di raccoglimento in ginocchio davanti all’immagine della Madonna, il Papa pronuncia la preghiera che pubblichiamo di seguito:



PREGHIERA DEL SANTO PADRE


Santo Padre:

Signora Nostra

e Madre di tutti gli uomini e le donne,

eccomi come un figlio

che viene a visitare sua Madre

e lo fa in compagnia

di una moltitudine di fratelli e sorelle.

Come successore di Pietro,

a cui fu affidata la missione

di presiedere al servizio

della carità nella Chiesa di Cristo

e di confermare tutti nella fede

e nella speranza,

voglio presentare al tuo

Cuore Immacolato

le gioie e le speranze

nonché i problemi e le sofferenze

di ognuno di questi tuoi figli e figlie

che si trovano nella Cova di Iria

oppure ci accompagnano da lontano.



Madre amabilissima,

tu conosci ciascuno per il suo nome,

con il suo volto e la sua storia,

e a tutti vuoi bene

con la benevolenza materna

che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.

Tutti affido e consacro a te,

Maria Santissima,

Madre di Dio e nostra Madre.

Cantori e assemblea: Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.1)

Santo Padre:

Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II,

che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima,

e ha ringraziato quella «mano invisibile»

che lo ha liberato dalla morte

nell’attentato del tredici maggio,

in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa,

ha voluto offrire al Santuario di Fatima

un proiettile che lo ha ferito gravemente

e fu posto nella tua corona di Regina della Pace.

È di profonda consolazione

sapere che tu sei coronata

non soltanto con l’argento

e l’oro delle nostre gioie e speranze,

ma anche con il «proiettile»

delle nostre preoccupazioni e sofferenze.



Ringrazio, Madre diletta,

le preghiere e i sacrifici

che i Pastorelli

di Fatima facevano per il Papa,

condotti dai sentimenti

che tu hai ispirato loro nelle apparizioni.

Ringrazio anche tutti coloro che,

ogni giorno,

pregano per il Successore di Pietro

e per le sue intenzioni

affinché il Papa sia forte nella fede,

audace nella speranza e zelante nell’amore.

Cantori e assemblea: Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.2)

Santo Padre:

Madre diletta di tutti noi,

consegno qui nel tuo Santuario di Fatima,

la Rosa d’Oro

che ho portato da Roma,

come omaggio di gratitudine del Papa

per le meraviglie che l’Onnipotente

ha compiuto per mezzo di te

nei cuori di tanti che vengono pellegrini

a questa tua casa materna.



Sono sicuro che i Pastorelli di Fatima

i Beati Francesco e Giacinta

e la Serva di Dio Lucia di Gesù

ci accompagnano in quest’ora di supplica e di giubilo.

Cantori e assemblea: Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.5)



Il Santo Padre conclude la Sua visita alla Cappellina delle Apparizioni con l’offerta della Rosa d’Oro. Quindi si reca alla Chiesa della SS.ma Trindade per la Celebrazione dei Vespri.








Atto di affidamento e consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria
Preghiera del Papa nella chiesa della Santissima Trinità di Fatima




FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della preghiera pronunciata dal Santo Padre Benedetto XVI in occasione dell'Atto di affidamento e consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria, questo mercoledì nella chiesa della Santissima Trinità di Fatima.

* * *

Madre Immacolata,
in questo luogo di grazia,
convocati dall'amore del Figlio tuo Gesù,
Sommo ed Eterno Sacerdote, noi,
figli nel Figlio e suoi sacerdoti,
ci consacriamo al tuo Cuore materno,
per compiere con fedeltà la Volontà del Padre.

Siamo consapevoli che, senza Gesù,
non possiamo fare nulla di buono (cfr Gv 15,5)
e che, solo per Lui, con Lui ed in Lui,
saremo per il mondo
strumenti di salvezza.

Sposa dello Spirito Santo,
ottienici l'inestimabile dono
della trasformazione in Cristo.
Per la stessa potenza dello Spirito che,
estendendo su di Te la sua ombra,
ti rese Madre del Salvatore,
aiutaci affinché Cristo, tuo Figlio,
nasca anche in noi.
Possa così la Chiesa
essere rinnovata da santi sacerdoti,
trasfigurati dalla grazia di Colui
che fa nuove tutte le cose.

Madre di Misericordia,
è stato il tuo Figlio Gesù che ci ha chiamati
a diventare come Lui:
luce del mondo e sale della terra
(cfr Mt 5, 13-14).

Aiutaci,
con la tua potente intercessione,
a non venir mai meno a questa sublime vocazione,
a non cedere ai nostri egoismi,
alle lusinghe del mondo
ed alle suggestioni del Maligno.

Preservaci con la tua purezza,
custodiscici con la tua umiltà
e avvolgici col tuo amore materno,
che si riflette in tante anime
a te consacrate
diventate per noi
autentiche madri spirituali.

Madre della Chiesa,
noi, sacerdoti,
vogliamo essere pastori
che non pascolano se stessi,
ma si donano a Dio per i fratelli,
trovando in questo la loro felicità.
Non solo a parole, ma con la vita,
vogliamo ripetere umilmente,
giorno per giorno,
il nostro "eccomi".

Guidati da te,
vogliamo essere Apostoli
della Divina Misericordia,
lieti di celebrare ogni giorno
il Santo Sacrificio dell'Altare
e di offrire a quanti ce lo chiedono
il sacramento della Riconciliazione.

Avvocata e Mediatrice della grazia,
tu che sei tutta immersa
nell'unica mediazione universale di Cristo,
invoca da Dio, per noi,
un cuore completamente rinnovato,
che ami Dio con tutte le proprie forze
e serva l'umanità come hai fatto tu.

Ripeti al Signore
l'efficace tua parola:
"non hanno più vino" (Gv 2,3),
affinché il Padre e il Figlio riversino su di noi,
come in una nuova effusione,
lo Spirito Santo.

Pieno di stupore e di gratitudine
per la tua continua presenza in mezzo a noi,
a nome di tutti i sacerdoti,
anch'io voglio esclamare:
"a che cosa devo che la Madre del mio Signore
venga a me?" (Lc 1,43)

Madre nostra da sempre,
non ti stancare di "visitarci",
di consolarci, di sostenerci.
Vieni in nostro soccorso
e liberaci da ogni pericolo
che incombe su di noi.
Con questo atto di affidamento e di consacrazione,
vogliamo accoglierti in modo
più profondo e radicale,
per sempre e totalmente,
nella nostra esistenza umana e sacerdotale.

La tua presenza faccia rifiorire il deserto
delle nostre solitudini e brillare il sole
sulle nostre oscurità,
faccia tornare la calma dopo la tempesta,
affinché ogni uomo veda la salvezza
del Signore,
che ha il nome e il volto di Gesù,
riflesso nei nostri cuori,
per sempre uniti al tuo!

Così sia!

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]







Discorso del Papa in occasione della recita del Rosario a Fatima


FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo il discorso che il Papa ha rivolto ai fedeli presenti sulla spianata del Santuario di Fatima per la recita del Rosario questo mercoledì sera.

* * *

Cari pellegrini,

tutti voi insieme, con la candela accesa in mano, sembrate un mare di luce intorno a questa semplice cappella, eretta premurosamente in onore della Madre di Dio e Madre nostra, la cui via di ritorno dalla terra al cielo era apparsa ai pastorelli come una striscia di luce. Però sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù. La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci (cfrEs 3,2-5). Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio. A Lui dunque sia ogni gloria, a noi l’umile confessione del nostro niente e la sommessa adorazione dei disegni divini, che verranno adempiuti quando «Dio sarà tutto in tutti» (cfr 1 Cor 15,28). Serva incomparabile di tali disegni è la Vergine piena di grazia: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Cari pellegrini, imitiamo Maria, facendo risuonare nella nostra vita il suo «avvenga per me»! A Mosè, Dio aveva ordinato: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è un suolo santo» (Es 3,5). E così ha fatto; calzerà nuovamente i sandali per andare a liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto e guidarlo alla terra promessa. Non si tratta qui semplicemente del possesso di un appezzamento di terreno o di quel territorio nazionale a cui ogni popolo ha diritto; infatti, nella lotta per la liberazione d’Israele e durante il suo esodo dall’Egitto, ciò che appare evidenziato è soprattutto il diritto alla libertà di adorazione, alla libertà di un culto proprio. Quindi lungo il corso della storia del popolo eletto, la promessa della terra va assumendo sempre di più questo significato: la terra è donata perché ci sia un luogo dell’obbedienza, affinché ci sia uno spazio aperto a Dio.

Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine (cfr Gv 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Cari fratelli e sorelle, adorate Cristo Signore nei vostri cuori (cfr 1 Pt 3, 15)! Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo, come canta la Chiesa nella notte della Veglia Pasquale che genera l’umanità come famiglia di Dio.

Fratelli e sorelle, in questo luogo stupisce osservare come tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo. Qui, dove tante volte ci è stato chiesto di recitare il Rosario, lasciamoci attrarre dai misteri di Cristo, i misteri del Rosario di Maria. La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio. Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le «Ave Maria», contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza. La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con san Paolo: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21), in una comunione di vita e destino con Cristo.

Sento che mi accompagnano la devozione e l’affetto dei fedeli qui convenuti e del mondo intero. Porto con me le preoccupazioni e le attese di questo nostro tempo e le sofferenze dell’umanità ferita, i problemi del mondo, e vengo a deporli ai piedi della Madonna di Fatima: Vergine Madre di Dio e nostra Madre carissima, intercedi per noi presso il tuo Figlio perché tutte le famiglie dei popoli, sia quelle che si distinguono con il nome cristiano, sia quelle che ignorano ancora il loro Salvatore, vivano in pace e concordia fino a ricongiungersi in un solo popolo di Dio a gloria della santissima e indivisibile Trinità. Amen.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]






Card. Bertone: “Per entrare nel regno, dobbiamo farci umili”
Nel presiedere la Messa sul sagrato del Santuario di Fatima



FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata questo mercoledì sera dal Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, nel presiedere la celebrazione eucaristica per la Veglia della Solennità della Beata Vergine di Fatima sul sagrato del Santuario di Fatima.


* * *

Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

Amati Fratelli e Sorelle nel Signore,

Cari pellegrini di Fatima!


Dice Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Per entrare nel regno, dobbiamo farci umili, sempre di più umili e piccoli, piccoli il più possibile: questo è il segreto della vita mistica. Un serio avvio della vita spirituale ha inizio quando una persona fa un autentico atto di umiltà, lasciando la difficile posizione di chi si ritiene sempre il centro dell'universo per abbandonarsi nelle braccia del mistero di Dio, con un'anima da bambino.

Nelle braccia del mistero di Dio! In Lui, non c'è soltanto potenza, scienza, maestà, c'è anche infanzia, innocenza, tenerezza infinita, perché Lui è Padre, infinitamente Padre. Non lo sapevamo prima, né potevamo saperlo; è stato necessario che ci inviasse il suo Figlio perché lo scoprissimo. Questi si è fatto bambino e così ha potuto dirci di diventare noi stessi bambini per entrare nel suo regno. Egli, che è Dio di infinita grandezza, si è fatto così piccolo e umile davanti a noi che soltanto gli occhi della fede e dei semplici Lo possono riconoscere (cfr Mt 11,25). Così ha messo in discussione l'istinto naturale di protagonismo che regna in noi: «Diventare come Dio» (cfr Gen 3,5). Ebbene! Dio è apparso sulla terra come bambino. Adesso sappiamo come è Dio: è un bambino. Bisognava vedere per credere! Egli è venuto incontro al nostro prepotente bisogno di emergere, ma ne ha invertito la direzione proponendoci di metterlo al servizio dell'amore; emergere sì, ma come il più pacifico, indulgente, generoso e servizievole di tutti: il servo e l'ultimo di tutti.

Fratelli e sorelle, questa è «la sapienza che viene dall'alto» (cfr Gc 3,17). Invece la «sapienza» del mondo esalta il successo personale e lo cerca ad ogni costo, eliminando senza scrupoli chi è considerato come ostacolo alla propria supremazia. Questo chiamano vita, ma la scia di morte, che essa lascia subito li contraddice. «Chiunque odia il proprio fratello - lo abbiamo sentito nella seconda lettura - è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui» (1Gv 3,15). Soltanto chi ama il fratello possiede in se stesso la vita eterna, ossia, la presenza di Dio, il quale, per mezzo dello Spirito, comunica al credente il suo amore e lo fa partecipe del mistero della vita trinitaria. In effetti, così come un migrante in un Paese straniero, nonostante si adatti alla nuova situazione, conserva in sé - almeno nel cuore - le leggi e le abitudini del suo popolo, così anche Gesù venuto sulla terra ha portato con sé, in quanto pellegrino della Trinità, il modo di vivere della sua patria celeste che «esprime umanamente gli atteggiamenti divini della Trinità» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 470). Nel Battesimo, ognuno di noi ha rinunziato alla «sapienza» del mondo e si è rivolto verso la «sapienza dall'alto», che si è manifestata in Gesù, Maestro incomparabile nell'arte di amare (cfr 1Gv 3, 16). Donare la vita per il fratello è l'apice dell'amore, ha detto Gesù (cfr Gv 15,13); l'ha detto e l'ha fatto, comandandoci di amare come Lui (cfr Gv 15,12). Il passare dalla vita come possesso, alla vita come dono, è la grande sfida, che rivela - a noi stessi e agli altri - chi siamo e chi vogliamo essere.

L'amore fraterno e gratuito è il comandamento e la missione che il divino Maestro ci ha lasciato, in grado di convincere i nostri fratelli e sorelle in umanità: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). A volte ci lamentiamo a causa della presenza marginale del cristianesimo nella società attuale, della difficoltà nel trasmettere la fede ai giovani, della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose... e si potrebbero elencare altri motivi di preoccupazione; infatti non di rado ci sentiamo dei perdenti al cospetto del mondo. L'avventura della speranza però ci porta più lontano. Ci dice che il mondo è di chi più lo ama e meglio glielo dimostra. Nel cuore di ogni persona c'è una sete infinita d'amore; e noi, con l'amore che Dio riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5), possiamo soddisfarla. Naturalmente, il nostro amore deve esprimersi «non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità», sovvenendo gioiosamente e sollecitamente con i nostri beni alle necessità degli indigenti (cfr 1Gv 3,16-18).

Cari pellegrini e quanti mi ascoltate, «condividete con gioia, come Giacinta». Tale è il richiamo che questo Santuario ha voluto mettere in evidenza nel centenario della nascita della privilegiata veggente di Fatima. Dieci anni fa, in questo stesso luogo, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II l'ha innalzata alla gloria degli altari insieme al fratello Francesco; essi hanno percorso, in breve tempo, la lunga marcia verso la santità, guidati e sostenuti dalle mani della Vergine Maria. Essi sono due frutti maturi dell'albero della Croce del Salvatore. Guardando a loro, sappiamo che questa è la stagione dei frutti... frutti di santità. Vecchio tronco lusitano di linfa cristiana, con i rami estesi fino ad altri mondi e ivi sotterrati come germogli di nuovi popoli cristiani, su di te la Regina del Cielo ha poggiato il suo piede - piede vittorioso che schiaccia la testa del serpente ingannatore (cfr Gen 3,15) - alla ricerca dei piccoli del regno dei cieli.

Rinvigoriti dalla preghiera di questa notte di veglia e con gli occhi fissi nella gloria dei beati Francesco e Giacinta, accogli la sfida di Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Per delle persone minate dall'orgoglio come noi, non è facile diventare come i bambini. Perciò Gesù ci avverte così duramente: «Non entrerete...»! Non ci lascia alternativa. Portogallo, non rassegnarti a forme di pensare e di vivere che non hanno futuro, perché non poggiano sulla salda certezza della Parola di Dio, del Vangelo. «Non temere! Il Vangelo non è contro di te, ma è a tuo favore. [...] Nel Vangelo, che è Gesù, troverai la speranza solida e duratura a cui aspiri. È una speranza fondata sulla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Questa vittoria Egli ha voluto che sia tua per la tua salvezza e la tua gioia» (Esort. ap. Ecclesia in Europa, 121).

La prima lettura ci mostra come Samuele ha trovato una guida nel Sommo Sacerdote Eli. Questi dimostra nei riguardi del fanciullo tutta la prudenza richiesta dal compito del vero educatore, in grado di intuire la natura della profonda esperienza che Samuele sta facendo. Nessuno, infatti, può decidere in merito alla vocazione di un altro; perciò Eli indirizza Samuele verso il docile ascolto della parola di Dio: «Parla, [Signore,] perché il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3, 10). In un certo modo possiamo leggere nella stessa luce questa Visita del Santo Padre, che si svolge sotto il tema: «Papa Benedetto XVI, con te camminiamo nella Speranza!» Queste sono parole che hanno il sapore sia di una confessione collettiva di fede e adesione alla Chiesa con il suo fondamento visibile in Pietro, sia di un personale apprendistato di fiducia e di lealtà nei confronti della guida paterna e saggia di colui che il Cielo ha scelto per indicare alla umanità di questo tempo la via sicura che ivi porta.

Santo Padre, «con te camminiamo nella Speranza»! Con te, impariamo a distinguere tra la grande Speranza e le speranze piccole e sempre limitate come noi! Quando, in mezzo alla defezione generale per ritornare alle piccole speranze, si farà sentire la sfida di Gesù, la grande Speranza: «Volete andarvene anche voi?», svegliaci tu, Pietro, con la tua parola di sempre: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69). Davvero - ci ricorda il Pietro d'oggi, Papa Benedetto XVI -, «chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio - il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora "sino alla fine", "fino al pieno compimento" (cfr Gv 13,1 e 19,30)» (Enc. Spe salvi, 27). Amati pellegrini di Fatima, fate sì che il Cielo sia sempre l'orizzonte della vostra vita! Vi hanno detto che il Cielo può aspettare, ma vi hanno ingannato... La voce che viene dal Cielo non è come queste voci paragonabili alla leggendaria sirena ingannatrice, che addormentava le sue vittime prima di precipitarle nell'abisso. Da duemila anni, a iniziare dalla Galilea, risuona fino ai confini della terra la voce definitiva del Figlio di Dio dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Fatima ci ricorda che il Cielo non può aspettare! Perciò chiediamo con fiducia filiale alla Madonna di insegnarci a donare il Cielo alla terra: O Vergine Maria, insegnaci a credere, adorare, sperare e amare con te! Indicaci la via verso il regno di Gesù, la via dell'infanzia spirituale. Tu, Stella della Speranza che trepidante ci attendi nella Luce senza tramonto della Patria celeste, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]







Omelia del Papa per i Vespri con sacerdoti e religiosi a Fatima


FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI questo mercoledì pomeriggio presiedendo la celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i diaconi nella Chiesa della Santissima Trinità di Fatima.

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Cari fratelli e sorelle,

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna […] perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4, 4.5). La pienezza del tempo è arrivata, quando l’Eterno irruppe nel tempo; per opera e grazia dello Spirito Santo, il Figlio dell’Altissimo fu concepito e si fece uomo nel seno di una donna: La Vergine Madre, tipo e modello eccelso della Chiesa credente. Essa non smette di generare nuovi figli nel Figlio, che il Padre ha voluto come primogenito di molti fratelli. Ognuno di noi è chiamato ad essere, con Maria e come Maria, un segno umile e semplice della Chiesa che continuamente si offre come sposa nelle mani del suo Signore.

A tutti voi che avete donato la vita a Cristo, desidero, questa sera, esprimere l’apprezzamento e la riconoscenza ecclesiale. Grazie per la vostra testimonianza spesso silenziosa e per niente facile; grazie per la vostra fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. In Gesù presente nell’Eucaristia, abbraccio i miei fratelli nel sacerdozio e i diaconi, le consacrate e i consacrati, i seminaristi e i membri dei movimenti e delle nuove comunità ecclesiali qui presenti. Voglia il Signore ricompensare, come soltanto Lui sa e può fare, quanti hanno reso possibile trovarci qui presso Gesù Eucaristia, in particolare alla Commissione Episcopale per le Vocazioni e i Ministeri con il suo Presidente, Mons. Antonio Santos, che ringrazio per le parole piene di affetto collegiale e fraterno pronunciate all’inizio dei Vespri. In questo ideale «cenacolo» di fede che è Fatima, la Vergine Madre ci indica la via per la nostra oblazione pura e santa nelle mani del Padre.

Permettetemi di aprirvi il cuore per dirvi che la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata e del ministro dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore. La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore; di un amore coerente, vero e profondo a Cristo Sacerdote. «Se il battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista e di una religiosità superficiale» (Giovanni Paolo II, Lettera ap. Novo millennio ineunte, 31). In quest’Anno Sacerdotale che volge al termine, scenda su tutti voi una grazia abbondante perché viviate la gioia della consacrazione e testimoniate la fedeltà sacerdotale fondata sulla fedeltà di Cristo. Ciò suppone evidentemente una vera intimità con Cristo nella preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e sponsale al suo amore.

Questa vita di speciale consacrazione è nata come memoria evangelica per il popolo di Dio, memoria che manifesta, certifica e annuncia all’intera Chiesa la radicalità evangelica e la venuta del Regno. Ebbene, cari consacrati e consacrate, con il vostro impegno nella preghiera, nell’ascesi, nello sviluppo della vita spirituale, nell’azione apostolica e nella missione, tendete verso la Gerusalemme celeste, anticipate la Chiesa escatologica, salda nel possesso e nell’amorevole contemplazione del Dio Amore. Quanto grande è oggi il bisogno di questa testimonianza! Molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna. Gli uomini sono chiamati ad aderire alla conoscenza e all’amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli in questa vocazione. Sappiamo bene che Dio è padrone dei suoi doni; e la conversione degli uomini è grazia. Ma siamo responsabili dall’annuncio della fede, della totalità della fede e delle sue esigenze. Cari amici, imitiamo il Curato d’Ars che così pregava il buon Dio: «Concedimi la conversione della mia parrocchia, e io accetto di soffrire tutto ciò che Tu vuoi per il resto della vita». E tutto ha fatto per strappare le persone alla propria tiepidezza per ricondurle all’amore.

C’è una solidarietà profonda fra tutti i membri del Corpo di Cristo: non è possibile amarlo senza amare i suoi fratelli. Fu per la salvezza di essi che Giovanni Maria Vianney ha voluto essere sacerdote: «Guadagnare le anime per il buon Dio» dichiarava nell’annunciare la sua vocazione a diciotto anni d’età, così come Paolo diceva: «Guadagnare il maggior numero» (1 Cor 9,19). Il Vicario generale gli aveva detto: «Non c’è molto amore di Dio nella parrocchia, voi lo introdurrete». E, nella sua passione sacerdotale, il santo parroco era misericordioso come Gesù nell’incontro con ogni peccatore. Preferiva insistere sull’aspetto affascinante della virtù, sulla misericordia di Dio al cui cospetto i nostri peccati sono «grani di sabbia». Presentava la tenerezza di Dio offesa. Temeva che i sacerdoti diventassero «insensibili» e si abituassero all’indifferenza dei loro fedeli: «Guai al Pastore – ammoniva – che rimane zitto vedendo Dio oltraggiato e le anime perdersi».

Amati fratelli sacerdoti, in questo luogo che Maria ha reso tanto speciale, avendo davanti agli occhi la sua vocazione di discepola fedele del Figlio Gesù dal concepimento alla Croce e poi nel cammino della Chiesa nascente, considerate la grazia inaudita del vostro sacerdozio. La fedeltà alla propria vocazione esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole anche che sappiate unire le vostre forze; siate solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi fraternamente. I momenti di preghiera e di studio in comune, la condivisione delle esigenze della vita e del lavoro sacerdotale sono una parte necessaria della vostra vita. Come è meraviglioso quando vi accogliete vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo nei vostri cuori! Come è importante aiutarvi a vicenda per mezzo della preghiera e con utili consigli e discernimenti! Riservate particolare attenzione alle situazioni di un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che non si accordano integralmente con ciò che è proprio di un ministro di Gesù Cristo. Quindi è il momento di assumere, insieme con il calore della fraternità, il fermo atteggiamento del fratello che aiuta il proprio fratello a "restare in piedi".

Sebbene il sacerdozio di Cristo sia eterno (cfr Eb 5,6), la vita dei sacerdoti è limitata. Cristo vuole che altri perpetuino lungo il tempo il sacerdozio ministeriale da Lui istituito. Perciò mantenette, nel vostro intimo e intorno a voi, l’ansia di suscitare – assecondando la grazia dello Spirito Santo – nuove vocazioni sacerdotali tra i fedeli. La preghiera fiduciosa e perseverante, l’amore gioioso alla propria vocazione e un dedicato lavoro di direzione spirituale vi consentiranno di discernere il carisma vocazionale in coloro che sono chiamati da Dio.

Cari seminaristi, che avete già fatto il primo passo verso il sacerdozio e vi state preparando nel Seminario Maggiore oppure nelle Case di Formazione Religiosa, il Papa vi incoraggia ad essere consapevoli della grande responsabilità che dovrete assumere: verificate bene le intenzioni e le motivazioni; dedicatevi con animo forte e spirito generoso alla vostra formazione. L’Eucaristia, centro della vita del cristiano e scuola di umiltà e di servizio, dev’essere l’oggetto principale del vostro amore. L’adorazione, la pietà e la cura del Santissimo Sacramento, lungo questi anni di preparazione, faranno sì che un giorno celebriate il sacrificio dell’Altare con edificante e vera unzione.

In questo cammino di fedeltà, amati sacerdoti e diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi e laici impegnati, ci guida e accompagna la Beata Vergine Maria. Con Lei e come Lei siamo liberi per essere santi; liberi per essere poveri, casti e obbedienti; liberi per tutti, perché staccati da tutto; liberi da noi stessi affinché in ognuno cresca Cristo, il vero consacrato del Padre e il Pastore al quale i sacerdoti prestano la voce e i gesti, essendo sua presenza; liberi per portare all’odierna società Gesù morto e risorto, che rimane con noi sino alla fine dei secoli e a tutti si dona nella Santissima Eucaristia.

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]















Nella tempesta, il Papa rende omaggio alla fedeltà di tanti sacerdoti
Atto di consacrazione dei presbiteri al Cuore Immacolato di Maria a Fatima




FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- In piena “tempesta”, Benedetto XVI ha reso omaggio – giungendo a Fatima questo mercoledì – a tutti i sacerdoti che donano la propria vita a Dio e ai fratelli e ha elevato un atto di consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria.

“A tutti voi che avete donato la vita a Cristo, desidero, questa sera, esprimere l’apprezzamento e la riconoscenza ecclesiale. Grazie per la vostra testimonianza spesso silenziosa e per niente facile; grazie per la vostra fedeltà al Vangelo e alla Chiesa”, ha affermato.

L'atto di consacrazione è stato il culmine dei Vespri con sacerdoti, religiose, religiosi, seminaristi e diaconi che riempivano la moderna chiesa della Santissima Trinità.

E' stato un momento al quale il Pontefice ha voluto dare un'atmosfera di intimità: “Permettetemi di aprirvi il cuore per dirvi che la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata e del ministro dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore”.

Il protagonista dell'incontro non è stato tuttavia il Papa, ma Cristo presente nel sacramento dell'Eucaristia, che è stato adorato dai presenti.

“Siamo liberi per essere santi; liberi per essere poveri, casti e obbedienti; liberi per tutti, perché staccati da tutto; liberi da noi stessi affinché in ognuno cresca Cristo”, ha affermato.

In questo modo, i sacerdoti possono essere “presenza” di Cristo, “liberi per portare all’odierna società Gesù morto e risorto, che rimane con noi sino alla fine dei secoli e a tutti si dona nella Santissima Eucaristia”.

Il Pontefice ha quindi confessato il suo desiderio che questo Anno Sacerdotale, che si concluderà l'11 giugno, lasci tra i consacrati la grazia di “una vera intimità con Cristo nella preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e sponsale al suo amore”.

Nell'atto di consacrazione, il Pontefice ha chiesto alla Vergine la sua intercessione per “non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno”.

“Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umiltà e avvolgici col tuo amore materno, che si riflette in tante anime a te consacrate diventate per noi autentiche madri spirituali”, ha implorato.

“La tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo!”, ha concluso.










Benedetto XVI invita a ravvivare la fiamma della fede nel mondo
Presiede la recita del Rosario nella spianata del Santuario di Fatima



FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- In un mondo in cui la fede rischia di diventare un elemento sempre più marginale, soprattutto in alcune regioni, Benedetto XVI esorta a ravvivare con vigore questa fiamma.

Lo ha affermato questo mercoledì sera a Fatima, dove migliaia di fedeli si sono riuniti sulla spianata del Santuario per la tradizionale Veglia di preghiera che introduce la Solennità della Beata Maria Vergine di Fatima, che la Chiesa celebra il 13 maggio.

Dopo alcuni canti mariani intonati dal coro e dai fedeli e pellegrini, il Papa ha benedetto le fiaccole della Processione e si è rivolto ai presenti dicendo loro che, con la candela accesa in mano, sembravano “un mare di luce intorno a questa semplice cappella, eretta premurosamente in onore della Madre di Dio e Madre nostra, la cui via di ritorno dalla terra al cielo era apparsa ai pastorelli come una striscia di luce”.

“Sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù”, ha spiegato. “La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci”.

“Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio. A Lui dunque sia ogni gloria, a noi l’umile confessione del nostro niente e la sommessa adorazione dei disegni divini”.

“Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio”, ha sottolineato il Pontefice.

“Non a un dio qualsiasi – ha specificato –, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto”.

“Cari fratelli e sorelle, adorate Cristo Signore nei vostri cuori! - ha esclamato -. Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo, come canta la Chiesa nella notte della Veglia Pasquale che genera l’umanità come famiglia di Dio”.

L'importanza del Rosario

“Qui, dove tante volte ci è stato chiesto di recitare il Rosario, lasciamoci attrarre dai misteri di Cristo, i misteri del Rosario di Maria”, ha proseguito Benedetto XVI in una spianata letteralmente gremita.

La recita del Rosario, ha osservato, “consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio”.

“Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le 'Ave Maria', contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza”.

“La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento”.

Benedetto XVI ha quindi confessato di sentirsi profondamente accompagnato dalla “devozione” e dall’“affetto” dei fedeli presenti a Fatima e di quelli “del mondo intero”.

“Porto con me le preoccupazioni e le attese di questo nostro tempo e le sofferenze dell’umanità ferita, i problemi del mondo, e vengo a deporli ai piedi della Madonna di Fatima”, ha aggiunto.

“Vergine Madre di Dio e nostra Madre carissima, intercedi per noi presso il tuo Figlio perché tutte le famiglie dei popoli, sia quelle che si distinguono con il nome cristiano, sia quelle che ignorano ancora il loro Salvatore, vivano in pace e concordia fino a ricongiungersi in un solo popolo di Dio a gloria della santissima e indivisibile Trinità”, ha concluso invocando la Vergine.

Ha avuto quindi inizio la recita dei misteri gloriosi del Rosario, con la prima parte del Padre Nostro e dell'Ave Maria pronunciata in latino dal Papa, mentre la seconda parte delle preghiere è stata detta da ciascun fedele nella propria lingua per dimostrare l'universalità della Chiesa.

Prima di recitare la preghiera mariana, il Papa, che questo pomeriggio aveva donato alla Madonna la Rosa d'Oro, ha ricevuto in dono da monsignor António Marto, Vescovo di Leiria-Fatima, il primo rosario ufficiale di Fatima.

Il rosario è in oro e ha i grani del Padre Nostro sempre in oro e quelli delle Ave Marie in topazio. L'oro, ricorda il Santuario di Fatima in una nota informativa, “non si altera ed evoca nel colore il sole, simbolo che la Chiesa associa a Gesù Cristo”, mentre il topazio fa “passare la luce azzurra del cielo, limpido e profondo, colore che la tradizione associa alla figura di Maria”.









Il Papa: la Madonna, coronata delle gioie e delle sofferenze dell'umanità
Benedetto XVI prega nella Cappellina delle Apparizioni di Fatima

di Roberta Sciamplicotti


FATIMA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- La Vergine Maria è coronata non solo delle gioie, ma anche delle sofferenze dell'umanità, ha affermato Benedetto XVI questo mercoledì pomeriggio nella Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Fatima.

Il Papa è giunto nella cittadina del centro del Portogallo nel pomeriggio proveniente da Lisbona, dove è rimasto una giornata e dove in mattinata aveva incontrato i rappresentanti del mondo della cultura e dell'arte nel Centro Cultural de Belém.

Davanti alla Cappellina è stato accolto da padre Virgílio do Nascimento Antunes, Rettore del Santuario di Fatima. La Cappella è stata costruita per volontà della stessa Vergine nel 1919 e la prima Messa vi è stata celebrata nel 1921.

L'anno successivo venne distrutta ma subito ricostruita. E' stata inaugurata il 12 maggio 1982 da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Portogallo. Il Papa polacco ha visitato Fatima altre due volte, nel 1991 e nel 2000. Prima di lui, Papa Paolo VI era stato nella cittadina portoghese nel 1967.

Amore filiale

Benedetto XVI è giunto alla Cappellina delle Apparizioni mentre le migliaia di fedeli presenti gridavano “Viva o Papa!”.

Nel suo indirizzo di saluto al Pontefice, il Rettore del Santuario di Fatima ha espresso la sua gioia per la visita dicendo: “Siamo un popolo in festa”.

“Mettiamo a tacere la bocca, la mente e il cuore per accogliere ciò che il Papa ha da dirci”, ha aggiunto.

Il Papa si è quindi inginocchiato davanti all'immagine della Madonna, posta su un basamento nel punto in cui c'era la quercia su cui i tre pastorelli videro la Vergine.

Ha poi pronunciato la sua preghiera, sempre in ginocchio, rivolgendosi alla Madonna e presentandosi “come un figlio che viene a visitare sua Madre e lo fa in compagnia di una moltitudine di fratelli e sorelle”.

Custode di gioia e dolore

“Come successore di Pietro, a cui fu affidata la missione di presiedere al servizio della carità nella Chiesa di Cristo e di confermare tutti nella fede e nella speranza, voglio presentare al tuo Cuore Immacolato le gioie e le speranze nonché i problemi e le sofferenze di ognuno di questi tuoi figli e figlie che si trovano nella Cova di Iria oppure ci accompagnano da lontano”, ha affermato.

“Madre amabilissima, tu conosci ciascuno per il suo nome, con il suo volto e la sua storia, e a tutti vuoi bene con la benevolenza materna che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore”.

Benedetto XVI ha quindi ricordato che Giovanni Paolo II ringraziò la Vergine per la “mano invisibile” “che lo ha liberato dalla morte nell’attentato” del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro.

In seguito, il Papa polacco volle offrire al Santuario di Fatima un proiettile che lo aveva ferito gravemente, che venne collocato nella corona della Madonna.

“È di profonda consolazione sapere che tu sei coronata non soltanto con l’argento e l’oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il 'proiettile' delle nostre preoccupazioni e sofferenze”, ha detto il Papa rivolgendosi alla Vergine.

Ha quindi ringraziato per “le preghiere e i sacrifici che i Pastorelli di Fatima facevano per il Papa” e per “tutti coloro che, ogni giorno, pregano per il Successore di Pietro e per le sue intenzioni affinché il Papa sia forte nella fede, audace nella speranza e zelante nell’amore”.

La Rosa d'Oro

Il Pontefice ha infine offerto alla Madonna la Rosa d'Oro, “come omaggio di gratitudine del Papa per le meraviglie che l’Onnipotente ha compiuto per mezzo di te nei cuori di tanti che vengono pellegrini a questa tua casa materna”.

La Rosa ha al centro un rosario d'oro e di madreperla. Sul vaso figurano lo stemma di Papa Benedetto XVI e la data di questo mercoledì.

In occasione della visita del Papa in Portogallo - 15° viaggio internazionale di questo pontificato, il 9° in Europa -, il Primo Ministro portoghese José Sócrates ha proclamato due giorni di festa nel Paese.

Per questa visita pastorale, le Carmelitane di Coimbra - presso il cui convento ha vissuto suor Lucia, la terza testimone delle apparizioni della Madonna oltre ai cugini Francesco e Giacinta, morta nel 2005 - hanno rinunciato per quattro giorni alla clausura per seguire in televisione gli appuntamenti del Papa in Portogallo.

La visita papale, sul tema “Con te camminiamo nella speranza - Saggezza e missione”, si concluderà questo venerdì, 14 maggio, dopo la visita alla città di Porto.










La Chiesa deve dialogare con la cultura nella verità, afferma il Papa
Il regista Manoel de Oliveira: “Che lo voglia o no, l'Europa è cristiana”

di Inma Álvarez


LISBONA, mercoledì, 12 maggio 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa ha la missione di mostrare la verità sull'uomo, e da ciò deriva il suo impegno nel dialogo con la cultura e l'arte. Benedetto XVI lo ha ricordato questo mercoledì mattina nel Centro Cultural de Belém di Lisbona a numerosi rappresentanti del mondo culturale e artistico del Portogallo.

Il Papa ha voluto approfondire la comprensione cristiana del dialogo con il mondo della cultura, spiegando ai presenti che il pensiero attuale è caratterizzato da un “conflitto” tra “tradizione” e “presente”.

“La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio della società; questa continua a rispettarne e apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si allontana dalla citata 'sapienza' che fa parte del suo patrimonio”, ha affermato.

Questo “conflitto” fra la tradizione e il presente “si esprime nella crisi della verità”, ha aggiunto, sottolineando che “un popolo che smette di sapere quale sia la propria verità finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati”.

In questo senso, ha dichiarato il Pontefice, è necessario chiarire che la Chiesa “si situa nel mondo, aiutando la società a capire che l’annuncio della verità è un servizio che Essa offre alla società, aprendo nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità”.

“Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo”.

Per compiere la sua missione, ha aggiunto, la Chiesa deve imparare “la convivenza” “nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre 'verità', o con la verità degli altri”.

“In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”.

Per questo, Benedetto XVI ha sottolineato l'importanza per la Chiesa del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa stessa, “partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo”.

“Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita”.

“L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la 'civiltà dell’amore' - come servizio evangelico all’uomo e alla società”, ha concluso il Papa.

Radici cristiane

L'incontro ha avuto luogo questo mercoledì mattina nell'auditorium del Centro Cultural de Belém, dove il Papa è stato ricevuto dal Vescovo di Porto e presidente della Commissione Episcopale per la Cultura e i Beni Culturali, monsignor Manuel Clemente, e dal Ministro della Cultura, Gabriela Canavilhas.

Erano presenti, tra le tante personalità, rappresentanti del mondo della cultura come il presidente del Consiglio delle Università Portoghesi, António Rendas, gli scrittori Pedro Mexia e João Lobo Antunes, il regista Manoel de Oliveira, l'attrice Glória de Matos, la scultrice Graça Costa Cabral e la direttrice d'orchestra Joana Carneiro.

Prima dell'intervento di Benedetto XVI, ha preso la parola il regista Manoel de Oliveira, che ha affermato che le arti “derivano dalle religioni, che cercano di dare una spiegazione relativa all'esistenza dell'essere umano di fronte alla sua corretta integrazione nel cosmo”.

Parlando della sua esperienza creativa, il regista ha affermato che la religione e l'arte si presentano “intimamente dirette all'uomo e all'universo, verso la condizione umana e la natura divina”.

“Non risiederanno in questo la memoria e la nostalgia del Paradiso perduto, del quale ci parla la Bibbia, tesoro inesauribile della nostra cultura europea?”, si è chiesto.

In tale senso, ha concluso, i valori cristiani “sono le radici della Nazione portoghese e, lo vogliamo o no, di tutta l'Europa”.

Musica del XVII secolo

Per onorare Benedetto XVI, gli è stata offerta come scranno una poltrona della metà del XVIII secolo, appartenuta al primo Patriarca di Lisbona e attualmente conservata nel museo diocesano.

Al Pontefice è stata donata un'opera di oreficeria creata da Siza Vieira, un uovo d'argento con dentro una colomba, simbolo dello Spirito.

Al termine del discorso, molti artisti si sono avvicinati per salutare personalmente il Papa. Tra questi, Emília Nadal e Pedro Calapez (artisti plastici), António Caeiro (traduttore), Manuel Braga da Cruz (rettore dell'Università Cattolica), Eurico Carrapatoso (compositore), Alice Vieira (scrittrice), Alberto Caetano (architetto) e Carminho Rebello de Andrade (cantante di fado).

Lo hanno salutato anche rappresentanti delle confessioni religiose presenti in Portogallo: José Carp (comunità ebraica), Ashok Hansraj (comunità induista), Fernando Soares Loja (Alleanza Evangelica), Abdool Vakil (comunità islamica) e Nazimudin Ahmad Mahomed (comunità ismailita).

L'incontro è stato allietato dal Coro Gulbenkian, diretto da Jorge Matta, che ha interpretato opere religiose dei compositori barocchi portoghesi Francisco António Almeida e Diogo Dias Melgas.

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PAPA A FATIMA: SACERDOTI NON TRADISCANO LA VOCAZIONE

(AGI) - Fatima, 12 mag.

(dell'inviato Salvatore Izzo)

"Possa la Chiesa essere rinnovata da santi sacerdoti, trasfigurati dalla grazia di Colui che fa nuove tutte le cose". Con questa invocazione a Maria Madre di Misericordia seguita da un "atto di affidamento pronunciato a nome dei 400 mila sacerdoti del mondo, il Papa ha concluso la preghiera dei Vespri nel Santuario di Fatima, dove e' giunto nel pomeriggio in elicottero da Lisbona, accolto da almeno 150 mila fedeli (domani alla messa sulla spianata potrebbero essere mezzo milione) e dal suono a distesa di tutte le campane delle chiese della diocesi. "Aiutaci con la tua potente intercessione, a non venir mai meno - ha chiesto alla Vergine a nome dei 400 mila preti del mondo - alla nostra sublime vocazione di sacerdoti, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno. Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umilta' e avvolgici col tuo amore materno".
"Guai al Pastore che rimane zitto vedendo Dio oltraggiato e le anime perdersi", ha ammonito con le parole del Santo Curato d'Ars. Di fronte "alle situazioni di un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure al fatto di vedere sacerdoti che si dedicano ad attivita' che non si accordano integralmente con cio' che e' proprio di un ministro di Gesu' Cristo", per Benedetto XVI deve suonare un campanello d'allarme nel cuore e nella mente degli altri preti e dei vescovi.
"E' quello il momento di assumere - ha spiegato nell'omelia pronunciata in precedenza nella nuova chiesa della Santissima Trinita', costruita per accogliere 10 mila fedeli - insieme con il calore della fraternita', il fermo atteggiamento del fratello che aiuta il proprio fratello a 'restare in piedi'". "La fedelta' alla propria vocazione - ha detto - esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole anche che sappiate unire le vostre forze; siate solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi fraternamente".
"I momenti di preghiera e di studio in comune, la condivisione delle esigenze della vita e del lavoro sacerdotale sono - ha ricordato - una parte necessaria della vostra vita. Come e' meraviglioso quando vi accogliete vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo nei vostri cuori". Per il Papa e' importante che i sacerdoti sappiano aiutarsi "a vicenda per mezzo della preghiera e con utili consigli e discernimenti".
Nell'omelia, il Pontefice ha ricordato che nel mondo di oggi "molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un Aldila', senza preoccuparsi della propria salvezza eterna". "Gli uomini - ha continuato - sono chiamati ad aderire alla conoscenza e all'amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli in questa vocazione". Il Papa teologo ha ricordato che "Dio e' padrone dei suoi doni" e dunque "la conversione degli uomini e' grazia". "Ma - ha aggiunto - siamo responsabili dall'annuncio della fede, della totalita' della fede e delle sue esigenze".
"Eccomi come un figlio che viene a visitare sua Madre e lo fa in compagnia di una moltitudine di fratelli e sorelle", aveva confidato Benedetto XVI al suo arrivo al Santuario, inginocchiandosi subito ai piedi della Vergine. "Come successore di Pietro, a cui fu affidata la missione di presiedere al servizio della carita' nella Chiesa di Cristo e di confermare tutti nella fede e nella speranza, voglio presentare al tuo Cuore Immacolato - si era rivolto in forma di preghiera alla Vergine - le gioie e le speranze nonche' i problemi e le sofferenze di ognuno di questi tuoi figli e figlie".
Nella sua prima giornata a Fatima, il Papa aveva anche rievocato i colpi di pistola esplosi in piazza San Pietro da Ali' Agca contro Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981: furono deviati - aveva spiegato - da un intervento della Vergine, grazie al quale le lesioni pur gravi non furono mortali.
"Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima, e ha ringraziato quella 'mano invisibile' che lo ha liberato dalla morte nell'attentato del tredici maggio, in piazza San Pietro, quasi trenta anni fa, ha voluto offrire al Santuario di Fatima - erano state ancora le
parole di Ratzinger - un proiettile che lo ha ferito gravemente e fu posto
nella tua corona di Regina della Pace: e' di profonda consolazione sapere che
tu sei coronata non soltanto con l'argento e l'oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il 'proiettile' delle nostre preoccupazioni e sofferenze".

© Copyright (AGI)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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«Maria, tieni i sacerdoti lontano dal Maligno»

di Redazione

Benedetto XVI è in ginocchio davanti alla statua della Vergine di Fatima, davanti alla cappellina delle apparizioni nella Cova da Iria.
Prima ricorda l’attentato a Giovanni Paolo II, che proprio qui «ha ringraziato quella mano invisibile che lo ha liberato dalla morte». Poi, la sera, consacra al cuore immacolato di Maria tutti i sacerdoti del mondo, perché non cedano «alle suggestioni del Maligno».
L’accoglienza è calorosa, entusiasta: i migliaia di persone si sono date appuntamento nella grande spianata davanti al santuario mariano portoghese, dove Ratzinger arriva «come un figlio che viene a visitare sua Madre», in compagnia «di una moltitudine di fratelli e sorelle».
Benedetto XVI, che il giorno prima, sul volo da Roma a Lisbona, aveva proposto un’interpretazione più estensiva del famoso Terzo segreto di Fatima, ieri ha rievocato l’attentato del 13 maggio 1981, compiuto da Ali Agca.
«Il venerabile Papa Giovanni Paolo II, che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima, e ha ringraziato quella "mano invisibile" che lo ha liberato dalla morte nell’attentato del 13 maggio, in Piazza San Pietro, quasi trent’anni fa, ha voluto offrire al santuario di Fatima un proiettile che lo ha ferito gravemente». Quel proiettile è oggi incastonato sulla corona della statua di Maria. «È profonda consolazione sapere che tu sei coronata - continua Benedetto XVI rivolto alla Vergine - non soltanto con l’argento e l’oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il "proiettile" delle nostre preoccupazioni e sofferenze».
È dopo il vespro, celebrato con i religiosi, che il Papa compie l’«atto di affidamento e di consacrazione dei sacerdoti al Cuore immacolato di Maria». Quella consacrazione che la Vergine a Fatima chiese fosse fatta per la Russia, alla vigilia della rivoluzione d’Ottobre, Ratzinger la compie al termine dell'Anno sacerdotale: «Aiutaci - prega - con la tua potente intercessione, a non venir mai meno a questa sublime vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo e alle suggestioni del Maligno. Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umiltà».
Non ci sono riferimenti diretti allo scandalo degli abusi, ma è evidente il nesso tra questo atto di consacrazione e le parole pronunciate il giorno prima sull’aereo, quando Benedetto aveva affermato che «la più grande persecuzione non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Questa mattina il Papa celebrerà la messa a Fatima, ricordando la beatificazione dei due pastorelli veggenti, proclamata esattamente dieci anni dal predecessore, nel giorno in cui venne svelato il contenuto del Terzo segreto.
AnTor

© Copyright Il Giornale, 13 maggio 2010


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il papa sgrana il rosario delle pene

PRIMO PIANO
Di Marco Bertoncini

Benedetto XVI condanna gli attacchi dall'esterno, ma non nasconde le responsabilità di fedeli e clero

Incessante denuncia dei mali che affliggono il mondo cattolico

La crisi è nella Chiesa. Implacabile, Benedetto XVI prosegue nella pubblica denuncia dei mali che affliggono l'orbe cattolico. Certamente, egli condanna quanto proviene dall'esterno, in termini che spaziano dalla secolarizzazione del mondo occidentale alla persecuzione (compresa la morte) in più di uno stato in Asia e Africa; però non tace mai le responsabilità di fedeli e clero, laici e vescovi. Le frasi pronunciate a braccio nell'aereo che l'ha portato a Lisbona, sulle sofferenze della Chiesa per gli abusi sessuali accostate al terzo messaggio di Fatima, non sono che un nuovo grano del lungo rosario di esternazioni sui travagli del mondo cattolico.
Della non breve serie di richiami operati dal cardinale Ratzinger in discorsi, interviste e libri (che segnalavano il male che dall'interno della Chiesa proveniva) è impossibile non citare almeno il grido doloroso «Quanta sporcizia nella Chiesa!» alla Via Crucis del 2005, pochi giorni prima dell'assunzione al soglio papale. Quanto al quinquennio di pontificato, possiamo limitarci ai richiami finora rivolti, nel solo 2010, ai vescovi di varie conferenze episcopali giunti in Vaticano per la quinquennale visita «ad limina Apostolorum» cui ciascun presule è tenuto. Il linguaggio, in questo caso, è quello plurisecolare della diplomazia pontificia e risulta, dunque, alle orecchie profane, criptico e privo di asprezze. Per chi, invece, sia aduso agli eloqui curiali, sono sferzate, rimproveri, doglianze per carenze, insufficienze, errori che sono diffusi tra i vescovi.
Parlando ai vescovi di Romania e Moldavia (12 febbraio), Benedetto XVI ha invitato alla collaborazione coi sacerdoti, per «curare la comunione tra voi e con loro in un clima di affetto, di attenzione e di dialogo rispettoso e fraterno» (in altri termini: fra voi vescovi e coi preti mancano affetto, attenzione e dialogo). Non vanno bene nemmeno i rapporti coi giovani: bisogna «organizzare meglio la pastorale giovanile», che all'evidenza, detto in parole brutali, fa acqua. Una settimana prima, parlando ai vescovi scozzesi, papa Ratzinger aveva lagnato l'insufficiente preparazione dei sacerdoti, il silenzio sul «significato autentico del sacerdozio» e sul «ruolo indispensabile del sacerdote nella vita della Chiesa, soprattutto nell'offrire l'Eucaristia». Mal formati i seminaristi, poco chiari «i ruoli del clero e del laicato» e verosimilmente privi, i credenti, della necessaria «totale fedeltà al Magistero della Chiesa».
L'unità della Chiesa è un valore che il pontefice mai si stanca di richiamare. Parlando ai confratelli inglesi e gallesi (primo febbraio) ha indirettamente rilevato la mancanza di «voce unita». I fedeli tendono a «considerare i membri del clero come meri funzionari». Ai vescovi africani di Burkina Faso e Niger (20 marzo) il papa ha auspicato «il rafforzamento di unità in seno alla Chiesa», anche per «non ritornare a pratiche antiche o incompatibili con la sequela di Cristo e per resistere agli appelli di un mondo a volte ostile all'ideale evangelico». La commistione con riti che un tempo si sarebbero definiti pagani e oggi sono inquadrati come propri delle «religioni tradizionali africane» è pericolosamente attuata, diversa dalla «sana inculturazione della fede» cui Benedetto XVI si richiama, esortando a far ricorso «al lavoro di persone competenti, nel rispetto delle norme e facendo riferimento alle strutture adeguate» (come sempre, bisogna leggere all'opposto: stanno operando persone incompetenti, senza ottemperare alle norme e con strutture improprie). Curioso, poi, il richiamo ai preti perché dedichino «tempo ad approfondire la vita sacerdotale al fine di evitare di cadere nell'attivismo». Il papa vorrà significare che in quelle plaghe africane i preti poco pregano e molto vivono da agit-prop.
Ad andare avanti ci sarebbe da riscontrare gli appelli ai vescovi scandinavi (25 marzo) per «una nuova evangelizzazione»; ai presuli sudanesi (13 marzo), i cui laici non recano «una testimonianza convincente di Cristo in ogni aspetto della famiglia, della vita politica e sociale»; ai vescovi ugandesi (5 marzo) che (si legge davvero di tutto, nei discorsi papali) non assistono, quando sono titolari di diocesi ricche, i colleghi preposti a chiese povere, mentre un po' tutti sono incapaci di giungere a un'adeguata «sensibilità verso le necessità della Chiesa». A volte oggetto di richiami è la liturgia, tema molto caro sia al cardinale Ratzinger sia a papa Benedetto, stante l'imperversare di «creative» celebrazioni che poco o nulla serbano di sacro. Molto duro è stato l'appello a un gruppo di vescovi del Brasile settentrionale (15 aprile) perché non s'incorra, «a nome dell'inculturazione, nel sincretismo introducendo nella celebrazione della Santa Messa riti presi da altre religioni o particolarismi culturali» e si cerchi di tornare «al culto del Santissimo Sacramento». In Brasile si rischia di non avere «più la liturgia cristiana, completamente dipendente dal Signore e sostenuta dalla sua presenza creatrice». Le celebrazioni poco cattoliche avvengono anche in Belgio, i cui vescovi (8 maggio) sono invitati a rispettare «la tradizione liturgica della Chiesa», riconoscendo i ruoli che a ciascuno, prete e fedeli, competono.
Il papa soffre, come non pochi suoi predecessori. Certo, lo schiaffo di Anagni patito da Bonifacio VIII, il sacco di Roma compiuto sotto gli occhi di Clemente VII, la conquista italiana di Roma patita da Pio IX furono episodi vissuti tragicamente da quei pontefici; ma questi ultimi mesi hanno rappresentato per Benedetto XVI un'inaudita, diuturna sofferenza, per la quale ha dovuto patire scherni personali senza eguali, con carico di presunte responsabilità per eventi del passato, che erano invece da attribuire ad altri cardinali o addirittura ad altri pontefici.
Le Figaro martedì scorso titolava un lungo articolo ai cento giorni che hanno rovesciato la Chiesa cattolica. Nella storia due volte millenaria della Chiesa cento giorni sono un soffio; ma quel che deve sostenere il papa per opporsi al dilagare dello scandalo non ha precedenti. E le sue accuse procedono implacate. All'evidenza, però, sono insufficienti per quei molti (quasi tutti non credenti) che vorrebbero che il papa sciogliesse la Chiesa.

© Copyright Italia Oggi, 13 maggio 2010


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
13/05/2010 11.24
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Viaggio - Il Papa in Portogallo parla di castità e purificazione

Benedetto alla battaglia di Fatima

Aldo Maria Valli

«Siamo liberi per essere santi; liberi per essere poveri, casti e obbedienti». Quando Benedetto XVI pronuncia queste parole, nell’enorme chiesa della Santissima Trinità, il silenzio è assoluto.
Il papa parla ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi, ai diaconi. È il suo primo discorso dopo l’arrivo a Fatima, e di nuovo, come sull’aereo in volo da Roma a Lisbona, torna sulla questione della fedeltà alla vocazione.
Una fedeltà, dice, che «esige coraggio e fiducia ». Joseph Ratzinger, il pastore che cinque anni fa denunciò la sporcizia esistente all’interno della Chiesa e che qui in Portogallo ha parlato di peccati terrificanti, ha ingaggiato una battaglia.
Intende combatterla con puntiglio e sa che pochi luoghi sono più idonei di Fatima per chiedere penitenza, purificazione, consapevolezza della missione, coerenza rispetto al messaggio evangelico.
Ai consacrati chiede anche di unire le forze e di essere solidali gli uni con gli altri, perché le lotte intestine, le rivalità, le invidie e le ripicche sono controtestimoniane devastanti.
E ai seminaristi raccomanda di verificare bene le proprie intenzioni e le motivazioni. Consacrare la propria persona al Signore richiede una maturità che non ammette leggerezze. La formazione, aggiunge, va curata con animo forte e spirito generoso. Potrebbe essere più chiaro di così il mite Benedetto? Chiede anche che l’eucaristia sia l’oggetto principale dell’amore dei consacrati, in quanto centro della vita del cristiano e scuola di umiltà e di servizio. E ricorda l’importanza dell’adorazione, il “metodo” più efficace per stare vicini al Signore. Quando, un anno fa, indisse l’anno sacerdotale, forse non immaginava con quali scandali avrebbe dovuto misurarsi, ma sicuramente Benedetto aveva presenti i problemi.
Ecco perché ha indicato a esempio l’umile curato d’Ars, non un grande pensatore né un oratore eccezionale, ma un santo prete che trascorreva ore nel confessionale e si rivolgeva al Signore con questa preghiera: «Concedimi la conversione della mia parrocchia, e io accetto di soffrire tutto ciò che tu vuoi per il resto della vita».
Nel caso del papa la “parrocchia” è l’intera comunità cattolica sparsa nel mondo, e Benedetto ha deciso: questo è il tempo di fare proprio come il curato d’Ars: «Guai al pastore – diceva – che resta zitto vedendo Dio oltraggiato e le anime perdersi».
Fatima, con un’aria gelida che la fa sembrare ancora immersa nell’inverno, accoglie i pellegrini che a frotte arrivano da ogni parte del Portogallo e dall’estero. Tanti si sono sistemati nelle tende piantate attorno all’area sacra, in quarantamila sono arrivati o stanno arrivando a piedi, armati solo di bastone e bisaccia, come pellegrini medievali. Anna Caterina, una ragazza di ventidue anni che fa la volontaria per la Croce rossa, riassume bene i sentimenti di tutti: «Si viene a Fatima per ringraziare, per stare vicini alla nostra Signora, per chiederle grazie e guarigioni, fisiche o interiori».
Numerosi sono i portoghesi immigrati, che tornano in patria per questa occasione. Una signora che porta tra le braccia un fascio di grosse candele incomincia a parlare in portoghese, poi prosegue in un fluente inglese: da anni vive a Toronto, in Canada, ma appena può torna qui, dove pulsa il cuore cattolico del Portogallo. L’altra faccia della medaglia è Ines, vent’anni, che a Fatima è nata ma dice di non essere credente. «Sono cresciuta qui, a due passi dal santuario, nella casa di mia nonna.
La mia famiglia è imparentata con quella di suor Lucia, una delle veggenti.
Fino a pochi anni fa le giornate erano scandite da preghiere e messe, poi ho avvertito che tutto questo mondo non mi diceva più niente». Però ricorda ancora bene la preghiera che da bambina recitava prima di andare a letto, dedicata all’angelo apparso ai pastorelli tra questi ulivi.
La fiaccolata notturna nella spianata davanti al santuario rappresenta uno dei momenti più attesi e più suggestivi del pellegrinaggio. Il papa recita il rosario con tutti i fedeli. Poco prima, affidando al cuore immacolato di Maria tutti i sacerdoti del mondo, ha pregato così: «Aiutaci a non venir mai meno alla nostra vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo e alle suggestioni del maligno».

© Copyright Europa, 13 maggio 2010


Papa Ratzi Superstar

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FATIMA, BENEDETTO XVI ACCOLTO DALLA FOLLA: "VIVA O PAPA"

Un mare di folla sulla spianata del santuario di Fatima ha accolto questa mattina il papa, giunto a bordo della 'papamobilè per celebrare la grande messa all'aperto in occasione dell'anniversario della prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli, il 13 maggio 1917. Molte le grida di 'Viva O Papà ('Viva il papà in portoghese) e i canti in onore della Madonna, mentre la vettura avanza fra la folla compatta in mezzo allo sventolio di bandiere e bandierine. Secondo le stime della stampa portoghese, nel Santuario ci sarebbero circa mezzo milione di persone, un record per Fatima. Alla messa di questa mattina assiste anche il capo dello stato portohese Anibal Cavaco Silva.

MEZZO MILIONE DI FEDELI Circa mezzo milione di fedeli e di pellegrini a Fatima per la celebrazione dell'anniversario dell'apparizione della madonna ai Pastorelli con Benedetto XVI: è la stima del quotidiano portoghese Diario de Noticias, che cita dati ufficiosi della polizia. Secondo il giornale di Lisbona, quasi 500mila persone hanno seguito già la notte scorsa la tradizionale 'processione delle candelè benedetta dal pontefice. Se il dato sarà confermato oggi - a fine mattinata il papa celebra una messa sulla spianata della Cova da Iria, cuore del Santuario - per Fatima sarà un record di affluenza scrive Diario de Noticias, che parla di una «multitudine mai vista». Nel 2000 circa 400mila persone avevano assistito alle celebrazioni del 13 maggio presiedute da Giovanni Paolo II, durante l'ultima visita di Papa Wojtyla, che aveva anche pronunciato la beatificazione dei piccoli veggenti Francisco e Giacinta.

© Copyright Ansa


Papa Ratzi Superstar

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN PORTOGALLO NEL 10° ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE DI GIACINTA E FRANCESCO, PASTORELLI DI FÁTIMA (11 - 14 MAGGIO 2010) (XI)


SANTA MESSA SUL SAGRATO DEL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI FÁTIMA



Alle ore 9.40 di questa mattina, Solennità della Beata Maria Vergine di Fátima, il Santo Padre Benedetto XVI si reca alla Cappellina delle Apparizioni, da dove ha inizio la solenne processione fino al sagrato del Santuario. Il Papa si unisce alla processione a bordo della papamobile.

Alle ore 10.00, sulla spianata del Santuario, il Papa presiede la Santa Messa della Solennità, nella ricorrenza del 10° anniversario della Beatificazione di Giacinta e Francesco. Quest’anno ricorrono anche il 5° anniversario della morte di Suor Lucia e il 100° anniversario della nascita di Giacinta.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, introdotta dal saluto del Vescovo di Leiria-Fátima, S.E. Mons. António Augusto dos Santos Marto, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Santo Padre pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE


Cari pellegrini,

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore » (Is 61, 9). Così iniziava la prima lettura di questa Eucaristia, le cui parole trovano mirabile compimento in questa assemblea devotamente raccolta ai piedi della Madonna di Fatima. Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni. Sono venuto a Fatima per gioire della presenza di Maria e della sua materna protezione. Sono venuto a Fatima, perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza. Sono venuto a Fatima per pregare, con Maria e con tanti pellegrini, per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze. Infine, sono venuto a Fatima, con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa, che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene che rendono accogliente e benefica la Casa di Dio.

Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto… Stirpe che il Signore ha benedetto sei tu, amata diocesi di Leiria-Fatima, con il tuo Pastore Mons. Antonio Marto, che ringrazio per il saluto rivoltomi all’inizio e per ogni premura di cui mi ha colmato, anche mediante i suoi collaboratori, in questo santuario. Saluto il Signor Presidente della Repubblica e le altre autorità al servizio di questa gloriosa Nazione. Idealmente abbraccio tutte le diocesi del Portogallo, qui rappresentate dai loro Vescovi, e affido al Cielo tutti i popoli e le nazioni della terra. In Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile. La nostra grande speranza getti radici nella vita di ognuno di voi, cari pellegrini qui presenti, e di quanti sono uniti con noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale, rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo, fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa maternità di Dio, perché «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1, 47.50).

Ne è prova questo luogo benedetto. Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: «Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio». E Francesco diceva: «Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!» (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126).

Fratelli, nell’udire queste innocenti e profonde confidenze mistiche dei Pastorelli, qualcuno potrebbe guardarli con un po’ d’invidia perché essi hanno visto, oppure con la delusa rassegnazione di chi non ha avuto la stessa fortuna, ma insiste nel voler vedere. A tali persone, il Papa dice come Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12,24). Le Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio – più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S. Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima (cfr Commento teologico del Messaggio di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore.

Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32). Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazaret. E l’entusiasmo suscitato dalla sua saggezza e dalla sua potenza salvifica nella gente di allora era tale che una donna in mezzo alla moltitudine – come abbiamo ascoltato nel Vangelo – esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato». Tuttavia Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27.28). Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo.

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore» (Is 61,9) con una speranza incrollabile e che fruttifica in un amore che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri; anzi – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura – «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). Di ciò sono esempio e stimolo i Pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio. La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore. In particolare, la beata Giacinta si mostrava instancabile nella condivisione con i poveri e nel sacrificio per la conversione dei peccatori. Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace.

Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).

Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.





Il Papa: la missione profetica di Fatima non è conclusa. Dio ha il potere d'infiammare i cuori più freddi e tristi


Stamani, nella terza giornata del suo viaggio apostolico in Portogallo, il Papa ha celebrato la Messa nella Solennità della Beata Vergine di Fatima sulla spianata del Santuario a lei dedicato. 500 mila i pellegrini giunti per l’occasione nella cittadina portoghese. Benedetto XVI, nella sua omelia, ha affermato che la missione profetica di Fatima non è conclusa: l’invito di Maria alla conversione e alla penitenza conserva tutta la sua urgenza. L’amore misericordioso di Gesù – ha aggiunto – è la nostra speranza. Dio ha il potere d'infiammare i cuori più freddi e tristi. Linea al nostro inviato Roberto Piermarini:


(Canto)


La splendida e toccante immagine della Vergine, su un cuscino di fiori ha attraversato la grande spianata di Fatima portata a braccio dai soldati dei tre rami delle Forze armate portoghesi, tra lo sventolio frenetico di migliaia di fazzoletti agitati dai pellegrini provenienti da tutto il Portogallo e da vari Paesi europei. La loro fede ha sfidato il freddo ed i continui scrosci di pioggia per stringersi intorno al Papa venuto come pellegrino ai piedi della Vergine. Presente al rito anche il presidente della Repubblica Cavaco Silva. All’omelia il Papa ha spiegato i motivi del suo pellegrinaggio a Fatima: per pregare con Maria per la nostra umanità afflitta da miseria e sofferenze e per affidare alla Madonna l’intima confessione che “amo” Gesù, che la Chiesa e i sacerdoti lo “amano” e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude questo Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti e tutte le persone consacrate. I pastorelli si sono innamorati di Dio in Gesù – ha affermato il Papa – grazie alle apparizioni della Vergine Maria, ma questo non vuole essere un evento esclusivo avvenuto 93 anni fa, Dio stesso può raggiungerci oggi, offrendosi alla nostra visione interiore. “La nostra speranza – ha detto il Papa – ha un fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazareth”:

“A fé em Deus abre ao homem o horizonte de uma esperança certa...
La fede in Dio - ha detto - apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.


Benedetto XVI è poi tornato a parlare della vita dei Pastorelli per mostrare come la vicinanza a Dio porta a una vita più fraterna, più gioiosa, più comunitaria. “La Madonna infatti li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, come la beata Giacinta instancabile nella condivisione con i poveri e nel sacrificio per la conversione dei peccatori. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione – ha detto il Papa – riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”. Questo non è solo una pagina chiusa di storia. E’ una sfida per la generazione presente, una sfida per il mondo di oggi. La missione profetica non si è conclusa, ha detto il Papa:


“Com a família humana pronta a sacrificar os seus laços mais sagrados...
Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della Terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.


Al termine dell’Eucarestia il Papa ha benedetto ed ha rivolto una parola di speranza per i malati. Una speranza che non rende inutile la sofferenza che se vissuta con Cristo, serve per la salvezza dei fratelli. Cristo – ha detto – più che spiegarci le ragioni della sofferenza, ha preferito chiamare ciascuno a seguirlo prendendo la propria croce:


“Vem comigo. Toma parte com o teu sofrimento nesta obra de salvação...
Vieni con me. Prendi parte, con la tua sofferenza, a quest’opera di salvezza del mondo, che si realizza mediante la mia sofferenza, per mezzo della mia Croce. Man mano che abbracci la tua croce, - ha detto il Papa - unendoti spiritualmente alla mia Croce, si svelerà ai tuoi occhi il significato salvifico della sofferenza. Troverai nella sofferenza la pace interiore e perfino la gioia spirituale”.


Infine, in più lingue, ha rivolto un saluto ai vari gruppi di pellegrini presenti a Fatima:


“Cari fratelli e sorelle, da Fatima, dove la Vergine Maria ha lasciato un segno indelebile del suo amore materno, invoco la sua protezione su di voi, sulle vostre famiglie, specialmente su quanti sono nella prova. Vi benedico di cuore!”


Un tiepido sole e un grande arcobaleno hanno fatto da sfondo alla celebrazione, simbolo dell’alleanza che la Vergine Maria, con la sua apparizione ha rinnovato a tutta l’umanità.


Ascoltiamo le testimonianze di alcuni fedeli presenti sulla spianata del Santuario di Fatima. Le ha raccolte per noi Roberto Piermarini:

D. – Con che spirito siete venuti qui a Fatima per questa Messa di Benedetto XVI?


R. – Con uno spirito pieno di gioia, pieno di allegria, condividiamo questo evento con il Santo Padre e gli stiamo vicini in questo posto, dove è venuto prima Giovanni Paolo II, e dove vogliamo ringraziare per tutti i doni e le grazie che riceviamo.


D. – Cosa rappresenta per voi la Madonna di Fatima?


R. – Per noi rappresenta la Madre, Colei che ci accompagna ogni giorno nella nostra vita e ci consola. La Madre Consolatrice nelle afflizioni, ma anche Colei che ci dà molta gioia e la sicurezza che è sempre con noi e che ci accompagna.


D. – Con noi è una giovane che è presente qui alla Messa del Papa…


R. – Io ho già fatto altri pellegrinaggi, ma per me è sempre una gioia poter seguire il Santo Padre. Questi pellegrinaggi ci donano molta pace, anche per accettare quella che è la nostra vita e la nostra storia. Torniamo, quindi, nelle nostre case, nelle nostre famiglie con allegria.


D. – Con che spirito siete venuti qui a Fatima per questa Messa con Benedetto XVI?


R. – Per arrivare ci abbiamo impiegato quasi tre giorni, perché siamo venuti con la nave da Napoli. Sicuramente lo spirito è quello di penitenza, come dice Benedetto XVI: penitenza per i cristiani e soprattutto in questo periodo abbastanza critico per la Chiesa.


D. – Qual è il messaggio per la vostra vita viene dalla Vergine di Fatima?


R. – Sicuramente una chiamata alla conversione, ad un cambiamento di vita radicale al quale ci invita sia il Santo Padre, sia anche questo luogo. E’ la prima volta che sono qui e devo dire che si vive uno spirito di preghiera forte, si tocca con mano. Io sono qui con la mia famiglia e siamo tutti contenti di essere qui ad ascoltare la voce del Santo Padre e il messaggio di Fatima.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2010&videoclip=1387&sett...


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2010&videoclip=1386&sett...





Il saluto del Papa ai malati: siete redentori nel Redentore


Al termine della Messa il Papa ha rivolto un saluto ai malati. Ecco le sue parole:

Cari Fratelli e Sorelle malati,

Prima di avvicinarmi a voi qui presenti, portando nelle mani l’ostensorio con Gesù Eucaristia, vorrei rivolgervi una parola di incoraggiamento e di speranza, che estendo a tutti i malati che ci accompagnano mediante la radio e la televisione e a quanti non hanno neppure questa possibilità, ma sono uniti a noi tramite i vincoli più profondi dello spirito, ossia, nella fede e nella preghiera:

Fratello mio e Sorella mia, agli occhi di Dio hai «un valore così grande da essersi Egli stesso fatto uomo per poter com-patire con l’uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto della Passione di Gesù. Da lì in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; da lì si diffonde in ogni sofferenza la con-solatio, la consolazione dell’amore partecipe di Dio e così sorge la stella della speranza» (Benedetto XVI, Enc. Spe salvi, 39). Con questa speranza nel cuore, potrai uscire dalle sabbie mobili della malattia e della morte e rimanere in piedi sulla salda roccia dell’amore divino. In altre parole: potrai superare la sensazione di inutilità della sofferenza che consuma la persona nell’’intimo di se stessa e la fa sentire un peso per gli altri, quando, in verità, la sofferenza, vissuta con Gesù, serve per la salvezza dei fratelli.

Come è possibile? Le sorgenti della potenza divina sgorgano proprio in mezzo alla debolezza umana. E’ il paradosso del Vangelo. Perciò il divino Maestro, più che dilungarsi a spiegare le ragioni della sofferenza, ha preferito chiamare ciascuno a seguirlo, dicendo: «Prendi la tua croce e seguimi» (cfr Mc 8, 34). Vieni con me. Prendi parte, con la tua sofferenza, a quest’opera di salvezza del mondo, che si realizza mediante la mia sofferenza, per mezzo della mia Croce. Man mano che abbracci la tua croce, unendoti spiritualmente alla mia Croce, si svelerà ai tuoi occhi il significato salvifico della sofferenza. Troverai nella sofferenza la pace interiore e perfino la gioia spirituale.

Cari malati, accogliete questa chiamata di Gesù che passerà accanto a voi nel Santissimo Sacramento e affidategli ogni contrarietà e pena che affrontate, affinché diventino – secondo i suoi disegni – mezzo di redenzione per il mondo intero. Voi sarete redentori nel Redentore, come siete figli nel Figlio. Presso la croce… si trova la Madre di Gesù, la nostra Madre.











La preghiera del Papa alla Madonna di Fatima: "tutti affido e consacro a te". Benedetto XVI ringrazia quanti pregano per lui


Prima tappa del Papa a Fatima è stata ieri la visita alla Cappella delle Apparizioni dove Benedetto XVI ha elevato la sua preghiera alla Madonna. Ce ne parla Sergio Centofanti.


(canto)


E’ stato un momento di grande intensità. Il Papa si è raccolto in ginocchio davanti all’immagine della Madonna, posta nel punto in cui i tre pastorelli videro la Vergine.


“Aqui estou como um filho...
Eccomi come un figlio che viene a visitare sua Madre – ha detto nella sua preghiera - e lo fa in compagnia di una moltitudine di fratelli e sorelle” per “presentare al tuo Cuore Immacolato le gioie e le speranze … i problemi e le sofferenze” dei tuoi figli: “tutti affido e consacro a te”.



Benedetto XVI ricorda quando Giovanni Paolo II venne a Fatima per ringraziare “quella mano invisibile” che lo liberò dalla morte nell’attentato del 13 maggio 1981, offrendo alla Madonna un proiettile che lo aveva gravemente ferito e che fu posto nella corona della statua di Maria.


“É profundamente consolador...
È di profonda consolazione – ha affermato il Pontefice - sapere che tu sei coronata non soltanto con l’argento e l’oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il «proiettile» delle nostre preoccupazioni e sofferenze”. Benedetto XVI ringrazia per “le preghiere e i sacrifici che i Pastorelli di Fatima facevano per il Papa” condotti dai sentimenti ispirati da Maria e ringrazia “anche tutti coloro che, ogni giorno, pregano per il Successore di Pietro e per le sue intenzioni affinché il Papa sia forte nella fede, audace nella speranza e zelante nell’amore”.


Infine ha offerto alla Madonna una Rosa d’Oro “come omaggio di gratitudine del Papa per le meraviglie che l’Onnipotente” ha compiuto per mezzo di Maria nei cuori dei tanti pellegrini che vengono a Fatima.


(canto)






La fedeltà nel tempo è il nome dell'amore: così il Papa ai Vespri. I sacerdoti affidati al Cuore Immacolato di Maria


Con coraggio e fiducia, siate fedeli alla vostra vocazione: è l’esortazione di Benedetto XVI ai fedeli, in particolare ai consacrati, rivolta ieri sera alla celebrazione dei Vespri nella Chiesa della Santissima Trinità di Fatima, definita “ideale cenacolo di fede”. Nell’incontro dedicato al clero nell’Anno Sacerdotale, il Papa ha anche pronunciato un “Atto di affidamento e consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria”. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Canti

“Ognuno di noi – ha affermato Benedetto XVI - è chiamato ad essere, con Maria e come Maria, un segno umile e semplice della Chiesa”. Il Papa ha quindi ricordato che “la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata e del ministro dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore”:

“A fidelidade no tempo é o nome do amor…”
“La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore”, ha detto il Papa, “di un amore coerente, vero e profondo a Cristo Sacerdote”. Quindi, nell’Anno Sacerdotale che volge al termine, ha invitato i presbiteri a vivere con gioia la consacrazione, testimoniando la “fedeltà sacerdotale, fondata sulla fedeltà di Cristo”:
“Isto supõe, evidentemente, uma verdadeira intimidade com Cristo…”
“Ciò – ha osservato nell’omelia – suppone evidentemente una vera intimità con Cristo nella preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e sponsale al suo amore”. Questa vita di “speciale consacrazione”, ha aggiunto, “è nata come memoria evangelica per il popolo di Dio, memoria che manifesta, certifica e annuncia all’intera Chiesa la radicalità evangelica e la venuta del Regno”. Ha così messo l’accento sulla preghiera, l’ascesi, la vita spirituale e l’azione apostolica dei consacrati:
“Como é grande, hoje, a necessidade deste testemunho...”
“Quanto grande è oggi il bisogno di questa testimonianza”, ha detto il Papa, specie nel momento in cui molti “vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna”. La Chiesa ha “la missione di aiutare” gli uomini ad “aderire alla conoscenza e all’amore di Dio”. Certo, ha proseguito, “Dio è padrone dei suoi doni e la conversione degli uomini è grazia”. Ma i consacrati, ha avvertito, “sono chiamati ad aderire alla conoscenza e all’amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli in questa vocazione”. Il Pontefice ha quindi rivolto il pensiero alla profonda solidarietà tra tutti i membri del Corpo di Cristo. Come ci insegna Giovanni Maria Vianney, ha ricordato, non è possibile amare Cristo senza amare i propri fratelli. Parole corredate da una viva esortazione ai sacerdoti:
“A fidelidade à própria vocação exige coragem…”
“La fedeltà alla propria vocazione – ha detto – esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole anche che sappiate unire le vostre forze”, essendo “solleciti gli uni verso gli altri” e sostenendosi fraternamente. E li ha invitati a riservare “particolare attenzione alle situazioni di un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che non si accordano integralmente con ciò che proprio di un ministro di Gesù Cristo”. Infine, li ha incoraggiati ad una preghiera “fiduciosa e perseverante” per le nuove vocazioni sacerdotali tra i fedeli.

Canti

A conclusione dei Vespri, il Papa ha pronunciato un “Atto di affidamento e consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria”. Possa la Chiesa, è stata la sua invocazione, “essere rinnovata da santi sacerdoti, trasfigurati dalla grazia di Colui che fa nuove tutte le cose”:

“Ajudai-nos, com a vossa poderosa intercessão…”
“Aiutaci con la tua potente intercessione – ha detto il Papa alla Vergine – a non venir meno a questa sublime vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno”. Benedetto XVI ha chiesto a Maria di avvolgere i fedeli col suo amore materno, non stancandosi di “visitarci, consolarci e sostenerci”:

“Com este acto de entrega…”
“Con questo atto di affidamento e di consacrazione – ha detto il Santo Padre – vogliamo accoglierti in modo più profondo e radicale, per sempre e totalmente nella nostra esistenza umana e sacerdotale”. “La tua presenza – ha concluso – faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore”.

Dopo i Vespri, il nostro inviato Roberto Piermarini ha raccolto alcune testimonianze dei presenti, a cominciare dal rettore del seminario Redemptoris Mater di Colonia che si sofferma su un passaggio dell’omelia del Papa:

R. – Quando ci ha chiamati a diventare degli uomini liberi, in grado di amare, in grado di donarsi, preti liberi per essere casti, umili, obbedienti. Anche come rettore sono rimasto molto colpito, quando ha detto che siamo stati liberati per mezzo di Cristo da noi stessi. E credo che questo sia il punto fondamentale nella formazione dei seminaristi: far loro presente che la vocazione è una chiamata alla libertà in Cristo e che è Cristo che ci dona questa libertà attraverso il suo Spirito Santo.

D. – Adesso la parola ad un seminarista...

R. – Mi ha colpito tantissimo vedere l’amore con cui il Papa ha parlato con noi. Mi ha colpito anche l'invito a vivere questa chiamata di Cristo come libertà, sapere che Lui mi chiama con amore. E vivere il Sacramento dell’Eucaristia come punto centrale della mia vita; sperimentare veramente ogni giorno Cristo nella mia vita, attraverso questo Sacramento; sperimentare questo amore, che è un amore non soltanto per me, ma un amore che mi chiama a portare questo messaggio di Cristo, morto e risorto, a tutto il mondo.

D. – Chiediamo un commento anche all’omelia di Benedetto XVI qui a Fatima ad una religiosa...

R. – E' stato qualcosa di molto profondo, un invito forte a meditare e pregare davanti al Santissimo.

D. – Un sacerdote portoghese...

R. – Per me è stato un invito alla fedeltà, a servire Dio e la Chiesa con tutta la nostra forza, rinnovando ogni giorno la nostra volontà di amare e servire il popolo di Dio.

D. – Chiediamo ad un padre gesuita spagnolo un commento sull’omelia di Benedetto XVI...

R. – La cosa che mi ha colpito è quando ha detto che noi dobbiamo avere al primo posto la fedeltà, la fedeltà della nostra consacrazione, nel tempo e anche nell’amore a Cristo Gesù. Questa è stata la cosa più preziosa che ho potuto cogliere della sua omelia.







Il "mare di luce" dei pellegrini che recita il Rosario con il Papa alla Veglia di Fatima: alimentate la fiamma della fede che rischia di spegnersi


La seconda giornata della visita in Portogallo si era conclusa, ieri sera, con la suggestiva fiumana di luce che ha visto decine di migliaia di persone intonare il Rosario assieme al Papa, pregando con le fiaccole accese davanti alla Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Fatima. Alessandro De Carolis lo racconta in questo servizio:

(canto)


Il “roveto ardente” per una notte si accende a Fatima. E’ questa l’impressione che Benedetto XVI ricava nell’osservare quel “mare di luce”, come lo chiama, che si estende a perdita d’occhio. Oltre 200 mila ceri e fiaccole si danno appuntamento alla Cappella delle Apparizioni del Santuario portoghese per ascoltare il Papa e pregare con lui il Rosario. Anche la “via di ritorno dalla terra al cielo” della Madonna, ricorda nel suo discorso alla folla Benedetto XVI, apparve ai pastorelli “come una striscia di luce”. E l’immagine delle fiaccole nella notte di Fatima ispira al Papa un pensiero, che è poi la riconferma di un messaggio già più volte espresso in questi primi giorni del viaggio apostolico:

“No nosso tempo em que a fé…
Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio (…) Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo”.

Il parallelo tra Fatima e il roveto di Mosè indica, afferma il Papa, che oltre ogni diritto umano di possedere un territorio sul quale vivere – e Mosè dopo l’incontro con Dio libererà gli ebrei dall’Egitto – è “il diritto alla libertà di adorazione”, di culto, quello che deve essere difeso e custodito. “Uno spazio aperto a Dio” come quello che 93 anni fa tre piccoli pastori aprirono su un pezzo di terra, dopo aver aperto il cuore alla Vergine:


“Neste lugar è impressionante observar…
In questo luogo stupisce osservare come tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo. Qui, dove tante volte ci è stato chiesto di recitare il Rosario, lasciamoci attrarre dai misteri di Cristo, i misteri del Rosario di Maria (...) Contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza”.

(preghiera Rosario)


Mentre Benedetto XVI si congeda dalla folla dopo la recita del Rosario, il cardinale Tarcisio Bertone presiede la Messa che viene celebrata subito dopo, a proseguire la Veglia che prepara la grande festa del 13 maggio. La riflessione del segretario di Stato è in sintonia con le parole del Papa sui tre veggenti. Sono loro, “i piccoli del Regno”, l’esempio da seguire, dice. Farci umili e piccoli “piccoli il più possibile”, prosegue, ci rende capaci di essere cristiani autentici, che comunicano l’amore di Cristo:

“Às vezes lamentamo-nos da presença…
A volte ci lamentiamo a causa della presenza marginale del cristianesimo nella società attuale, della difficoltà nel trasmettere la fede ai giovani, della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose… e si potrebbero elencare altri motivi di preoccupazione; infatti non di rado ci sentiamo dei perdenti al cospetto del mondo. L’avventura della speranza però ci porta più lontano. Ci dice che il mondo è di chi più lo ama e meglio glielo dimostra”.

(canto)




L'omelia del cardinale Bertone a Fatima: solo i piccoli e gli umili entrano nel regno dei cieli


Ieri sera, al termine del Rosario, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ha celebrato la Messa della Veglia della Solennità della Vergine di Fatima. Il porporato nell’omelia, ricordando i piccoli veggenti di Fatima, ha sottolineato le parole di Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Per entrare nel regno – ha affermato - dobbiamo farci umili, sempre di più umili e piccoli, piccoli il più possibile: questo è il segreto della vita mistica. Un serio avvio della vita spirituale ha inizio quando una persona fa un autentico atto di umiltà, lasciando la difficile posizione di chi si ritiene sempre il centro dell’universo per abbandonarsi nelle braccia del mistero di Dio, con un’anima da bambino. Nelle braccia del mistero di Dio! … Egli, che è Dio di infinita grandezza, si è fatto così piccolo e umile davanti a noi che soltanto gli occhi della fede e dei semplici Lo possono riconoscere (cfr Mt 11,25). Così ha messo in discussione l’istinto naturale di protagonismo che regna in noi: «Diventare come Dio» (cfr Gen 3,5). Ebbene! Dio è apparso sulla terra come bambino. Adesso sappiamo come è Dio: è un bambino. Bisognava vedere per credere! Egli è venuto incontro al nostro prepotente bisogno di emergere, ma ne ha invertito la direzione proponendoci di metterlo al servizio dell’amore; emergere sì, ma come il più pacifico, indulgente, generoso e servizievole di tutti: il servo e l’ultimo di tutti”. Il cardinale Bertone, parlando dell’amore, ha fatto poi questa considerazione: “A volte ci lamentiamo a causa della presenza marginale del cristianesimo nella società attuale, della difficoltà nel trasmettere la fede ai giovani, della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose… e si potrebbero elencare altri motivi di preoccupazione; infatti non di rado ci sentiamo dei perdenti al cospetto del mondo. L’avventura della speranza però ci porta più lontano. Ci dice che il mondo è di chi più lo ama e meglio glielo dimostra. Nel cuore di ogni persona c’è una sete infinita d’amore; e noi, con l’amore che Dio riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5), possiamo soddisfarla. Naturalmente, il nostro amore deve esprimersi «non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità», sovvenendo gioiosamente e sollecitamente con i nostri beni alle necessità degli indigenti (cfr 1Gv 3,16-18)”. Quindi ha invitato a leggere la Visita del Papa in Portogallo alla luce del suo motto: «Papa Benedetto XVI, con te camminiamo nella Speranza!» “Queste – ha detto - sono parole che hanno il sapore sia di una confessione collettiva di fede e adesione alla Chiesa con il suo fondamento visibile in Pietro, sia di un personale apprendistato di fiducia e di lealtà nei confronti della guida paterna e saggia di colui che il Cielo ha scelto per indicare alla umanità di questo tempo la via sicura che ivi porta”. Infine ha elevato la sua preghiera a Maria perché ci insegni a donare il Cielo alla terra: “O Vergine Maria, insegnaci a credere, adorare, sperare e amare con te! Indicaci la via verso il regno di Gesù, la via dell’infanzia spirituale. Tu, Stella della Speranza che trepidante ci attendi nella Luce senza tramonto della Patria celeste, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen”.





Padre De Fiores: da Fatima l'appello permanente all'urgenza della conversione


Sul messaggio che ancora oggi viene da Fatima, Federico Piana ha sentito il padre monfortano Stefano de Fiores:

R. – Fatima – come diceva lo storico Rumi – non è un fuoco d’artificio, ma è qualcosa di veramente serio che ci dà la comprensione del XX secolo e non solo: Papa Ratzinger ha fatto capire che il messaggio di Fatima non si conclude con il secolo passato, ma si proietta anche verso l’avvenire, perché ha prospettive che sicuramente riguardano il futuro.


D. – Attualmente, cosa rappresenta Fatima?


R. – Fatima è una tromba che appella alla responsabilità! Non solamente alla fede in Dio, ma alla nostra identificazione con il Cuore Immacolato di Maria, cioè con questa figura luminosa che è tutta per la vita e che vuole disintegrare le forze di morte. Quindi, noi dobbiamo prendere una nostra decisione, una nostra posizione perché Fatima interpella proprio l’uomo.


D. – Il Papa dice: “Nella Chiesa c’è il peccato come c’è sempre stato”, e naturalmente chiede penitenza, che è poi anche quello che ha detto la Vergine a Fatima …


R. – La concezione che Benedetto XVI ha della Chiesa è proprio quella di una Chiesa che soffre e che quindi percorre la via del Calvario, sempre!, perché o perseguitata dall’esterno, oppure perseguitata all’interno, attraverso i peccati della Chiesa stessa e dei figli della Chiesa, per cui riguarda la concezione della Chiesa che attraverso la Croce deve pervenire alla gloria.


D. – Padre Stefano, ma la penitenza noi cristiani la stiamo facendo oppure no?


R. – Eh … purtroppo, non possiamo vantarci perché pensiamo sempre meno a quello che la Vergine Maria richiede da noi da parte di Dio, perché già nel passato e anche nella seconda parte del segreto di Fatima, si dice: se non ascolteranno, ci sarà la guerra. E la guerra c’è stata! Quindi, vuol dire che non c’è stata la risposta che Maria aspettava e la stessa cosa dobbiamo ripetere ora; è bene, proprio attraverso questi mezzi di comunicazione, far risuonare questa urgenza, perché se la Madonna ci chiede la penitenza, ci chiede la conversione vuol dire che il futuro della Chiesa esige tutto questo, per non trovarci impreparati di fronte alla lotta contro il male che sta sempre più affilando, purtroppo, le proprie armi e quindi è necessario un salto di qualità nella santità della Chiesa che viene a noi, appunto, dalla figura luminosa della Vergine Maria, il primo frutto della redenzione di Cristo.

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PAPA A FATIMA: RATZINGER IN BASILICA, VERGINE SOLCA LA FOLLA

Salvatore Izzo

(AGI) - Fatima, 13 mag.

Al termine della celebrazione, Benedetto XVI ha fatto ingresso nella Basilica del Santuario di Fatima dove sono le tombe dei tre veggenti, i beati Fancesco e Giacinta, morti nel 1920 e beatificati da Papa Wojtyla nel 2000, e suor Lucia Dos Santos, che li ha raggiunti in paradiso cinque anni fa e per la quale e' in corso il processo di beatificazione. La statua della Vergine che era stata portata accanto all'altare, e' stata portata di nuovo in processione tra la folla per raggiungere invece la Cappellina delle Apparizioni, dove e' custodita in una teca di vetro blindata.
Papa Ratzinger si e' inginocchiato e ha pregato prima nella Cappella alla sinistra dell'altare centrale dove due semplici lastre di marmo segnalano sul pavimento le tombe di Giacinta e Suor Lucia, poi ha fatto lo stesso nella Cappella di destra, dove c'e' la tomba del beato Francesco. Nel presbiterio della Basilica vi e' anche la seconda delle tre statue gemelle della Madonna di Fatima. La terza - come e' noto - e' in continuo pellegrinaggio tra i paesi del mondo. La statua con la corona d'oro nella quale Giovanni Poalo II ha fatto incastonare la pallottola di Agca e' quella che resta all'esterno della Cappellina delle Apparizioni, ai cui piedi e' stata riposizionata ora la rosa d'oro donata ieri da Benedetto XVI. La processione con la quale e' stata riportata oggi dall'altare posto sul sagrato della Basilica e' stata seguita con commozioen dai fedeli presenti.
Un grande striscione sotto l'altare raccomanda ai circa 500 mila fedeli - con le parole della Vergine scritte da Suor Lucia e che ripetono la formula conclusiva della messa - "Andate in pace come Giacinta".

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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L'oceano e la tradizione

Gli occhi di Benedetto XVI guardano lontano. Come è avvenuto a Lisbona, celebrando la messa sulle rive dell'oceano - davanti a una folla gioiosa e davvero immensa che, nello stringersi con affetto intorno al Papa, ha richiamato quella descritta nella lettura dell'Apocalisse - e parlando al mondo della cultura. Un mondo che l'ha saputo accogliere con un calore e un rispetto impressionanti ed esemplari, espressi dal decano delle arti del Paese, l'ultracentenario regista Manoel de Oliveira, nell'evocare gli angeli e la nostalgia per il paradiso perduto. Spazzando via così, ancora una volta e proprio come il vento che soffiava sul mare, analisi mediatiche segnate troppe volte da pessimismi non del tutto disinteressati.
Con lo sguardo fisso su Cristo e immerso pienamente nel "fiume vivo" della tradizione cattolica, Benedetto XVI ha celebrato la storia del Portogallo e parlato al Paese di oggi con serenità e apertura. E "Lisbona amica" - come il Papa l'ha definita - ha compreso bene il senso della visita, festeggiando l'ospite con entusiasmo, trasparente e toccante soprattutto nell'accoglienza semplice di tantissimi bambini, anche molto piccoli, assiepati con le loro maestre ai bordi delle strade a sventolare bandierine rosse e verdi, i colori della Nazione.
Il Portogallo, erede di una storia forte e coraggiosa, anche oggi è chiamato ad "additare nuovi mondi al mondo", come cantava il suo grande poeta Camões esaltando l'avventura di scoperte e missioni cristiane che hanno segnato i cinque continenti. Così come nel mondo contemporaneo i suoi uomini di cultura, con una vocazione comune a tutti gli intellettuali, possono parlare al cuore dell'umanità. Con loro la Chiesa vuole parlare e confrontarsi, cosciente del conflitto tra società che assolutizzano il presente e il patrimonio della tradizione.
Nella crisi della verità prodotta appunto dal conflitto drammatico fra presente e tradizione, la Chiesa, chiamata da sempre a "una missione di verità", sta nello stesso tempo facendo "un apprendistato" nella rispettosa convivenza con la verità degli altri. Nel solco tracciato dal Vaticano II e dal colloquio amichevole e inesausto di Paolo vi con il mondo: grazie dunque a un rinnovamento cattolico consapevole della tradizione e che è in grado di assumere le critiche della modernità, inaugurata dalla riforma protestante e dall'illuminismo.
Con questa nuova consapevolezza, la Chiesa di Cristo (Ecclesiam suam) mantiene ferma - e non potrebbe essere altrimenti - la sua missione: persuadere le donne e gli uomini di oggi a guardare lontano, "oltre le cose penultime", per cercare le ultime. Come i navigatori che attraversarono l'oceano sotto la protezione di santa Maria di Belém. E anche oggi vale la pena non smettere questa ricerca e seguire Gesù, sapendo che nonostante la distanza dei secoli è possibile "una vera e personale esperienza del Signore risorto". Senza troppo preoccuparsi di strutture e programmi, ancora una volta Benedetto XVI l'ha ripetuto: Cristo "cammina sempre con la sua Chiesa", che nessuna potenza avversa potrà distruggere.

g. m. v.

(©L'Osservatore Romano - 13 maggio 2010)


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