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Viaggio apostolico in Malta

Ultimo Aggiornamento: 18/08/2010 00.13
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Dal blog di Lella...

Aprile 2010, il Papa a Malta sulle orme di Paolo

I vescovi dell’arcipelago: per la terza volta un Pontefice tra noi

DA ROMA

GIANNI CARDINALE

Benedetto XVI compirà una vi sita apostolica a Malta nell’a prile del prossimo anno.
Lo hanno annunciato sabato i vescovi maltesi in un comunicato rilanciato domenica da Radio Vaticana. Sarà la terza visita pontificia nell’arcipelago dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001.
Alberto Gasbarri, re sponsabile dei viaggi apostolici del Pa pa fuori d’Italia, si recherà a Malta in ottobre per l’organizzazione del pro­gramma.
Secondo il «Times of Malta» il viaggio si svolgerà in un giorno e a vrà il punto culminante nella Messa celebrata nel piazzale dei Granai di Floriana.
Occasione della visita sarà il 1950° an niversario del naufragio di san Paolo nell’arcipelago, che secondo la tradi zione avvenne nell’anno 60 durante il suo viaggio verso Roma.
Narrano i pri mi due versetti del capitolo 28 degli Atti degli Apostoli: «Una volta in sal vo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava Malta. Gli abitanti ci tratta rono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo».
A questo proposito Radio Vaticana ha ricordato come, in una recente inter vista all’Osservatore Romano, l’arci vescovo di Malta, Paul Cremona, ha ri volto un appello ad accogliere i mi granti come venne accolto il naufra go san Paolo.
Malta ha oltre 410 mila abitanti, al 98% cattolici. Stato membro dell’Unione Europea dal 2004, conta due circo scrizioni ecclesiastiche: l’arcidiocesi di Malta e la diocesi di Gozo. Nutrita è la rappresentanza dei maltesi al ser vizio della Santa Sede. Da Gozo viene monsignor Alfred Xuereb, della se greteria personale del Papa. Da Mal ta provengono Charles J. Scicluna, promotore di giustizia all’ex Sant’Uf fizio, Antoine Camillerri, segretario particolare del «ministro degli esteri vaticano» Dominique Mamberti, Francis Bonnici alla Congregazione per l’educazione cattolica, Patrick In corvaja alla Segnatura apostolica, il carmelitano Edmondo Caruana alla Libreria editrice vaticana e, ultimo ar rivato, Etienne Sciberras a Propagan da Fide. Maltese è pure l’arcivescovo Joseph Spiteri, da febbraio nunzio nel lo Sri Lanka.

© Copyright Avvenire, 15 settembre 2009


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Il Papa sarà a Malta il 17 e il 18 aprile 2010
Visiterà la Grotta di San Paolo a Rabat



LA VALETTA, lunedì, 16 novembre 2009 (ZENIT.org).- La visita del Papa a Malta si svolgerà nel fine settimana del 17 e 18 aprile 2010, ha reso noto questo sabato l'Arcidiocesi di Malta in un comunicato.

“Sua Santità incontrerà le più alte autorità civili e visiterà la Grotta di San Paolo a Rabat”, spiega la nota.

La domenica mattina, il Pontefice celebrerà la Messa in Piazza Granaries, nella località di Floriana, alla periferia della capitale maltese, La Valletta, città in cui nel pomeriggio incontrerà i giovani.

Questa visita apostolica risponde all'invito dei Vescovi locali e del Presidente di Malta, e servirà a celebrare i 1950 anni del naufragio di San Paolo nell'arcipelago, che secondo la tradizione ebbe luogo nell'anno 60, durante il suo viaggio verso Roma.

L'Apostolo delle Genti, come narrano gli Atti degli Apostoli, venne accolto dalla popolazione locale “con rara umanità” (Atti, 28, 2).

Lì rimase prima di salpare per la Sicilia. Morso da una vipera, non ne subì le conseguenze. Molti abitanti dell'arcipelago si recarono da lui e vennero guariti.

Il Papa arriverà a Malta il sabato pomeriggio e tornerà a Roma la sera di domenica, nella terza visita di un Pontefice a questo Stato dopo quelle realizzate da Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001.

Malta, indipendente dal Regno Unito dal 1964, ha più di 410.000 abitanti, per il 98% cattolici. Dal 1° maggio 2004 fa parte dell'Unione Europea e dal 1° gennaio 2008 ha adottato l'euro.
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Il Papa ai maltesi: "non vedo l'ora di unirmi" a voi
Lettera di Benedetto XVI al Presidente di Malta, George Abela



ROMA, venerdì, 5 febbraio 2010 (ZENIT.org).- "Non vedo l'ora di unirmi" ai maltesi "per commemorare l’importante anniversario dell'arrivo di San Paolo sulle loro coste": è quanto scrive il Papa in una lettera inviata al Presidente di Malta, George Abela, per ringraziarlo dell’invito a visitare l’isola i prossimi 17 e 18 aprile.

Nella lettera, pubblicata dal Times of Malta e ripresa dalla Radio Vaticana, Benedetto XVI sottolinea come questo evento sarà un'occasione importante per riflettere e ad approfondire la fede cristiana.

Occasione della visita pastorale è il 1950° anniversario del naufragio di San Paolo nell’arcipelago, che secondo la tradizione avvenne nel 60 durante il suo viaggio verso Roma.

L'Apostolo delle Genti - narrano gli Atti degli Apostoli - fu accolto dalla popolazione locale "con rara umanità". Qui rimase tre mesi prima di salpare per la Sicilia.

Il Papa, secondo quanto reso noto da un comunicato dell’arcidiocesi di Malta, arriverà nell’isola nel pomeriggio del 17 aprile. Dopo l’incontro con le autorità civili, il Pontefice visiterà la Grotta di San Paolo a Rabat.

La mattina del 18 aprile, il Papa celebrerà una Messa nella città di Floriana. Nel pomeriggio, quindi, incontrerà i giovani maltesi a La Valletta per fare poi ritorno a Roma.

Quello a Malta è il 14° viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, il terzo di un Pontefice nell’arcipelago del Mediterraneo dopo le visite Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001.

Malta, che ha ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito nel 1964, ha oltre 410.000 abitanti, per il 98% cattolici. Dal 1° maggio 2004 è membro dell'Unione Europea e dal 1° gennaio 2008 ha adottato l'euro.

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10/02/2010 16.04
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Pubblicato il programma ufficiale del viaggio apostolico del Papa a Malta


La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato oggi il programma ufficiale del viaggio apostolico che il Papa compirà a Malta i prossimi 17 e 18 aprile in occasione del 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo. Ce ne parla Sergio Centofanti.

Benedetto XVI arriverà a Malta nel pomeriggio di sabato 17 aprile: nel Palazzo dei Gran Maestri a La Valletta la visita di cortesia al presidente della Repubblica. Subito dopo si recherà alla Grotta di San Paolo a Rabat. Domenica 18 aprile, in mattinata, presiederà la Messa sul Piazzale dei Granai a Floriana. Nel pomeriggio il trasferimento via mare alla Banchina del Porto Grande de La Valletta per l’incontro con i giovani. Quindi la cerimonia di congedo all’aeroporto Internazionale di Malta a Luqa. Il rientro del Papa a Roma in serata.


Si tratta della terza visita pontificia nell’arcipelago dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001 e si svolge dunque nel 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo nell’arcipelago che secondo la tradizione avvenne nell’anno 60 durante il suo viaggio verso Roma. L’Apostolo delle Genti – narrano gli Atti degli Apostoli – fu accolto dalla popolazione locale “con rara umanità”. Qui rimase tre mesi prima di salpare per la Sicilia: morso da una vipera, non ebbe alcuna conseguenza; molti isolani che avevano malattie accorsero da lui e vennero guariti. Il 16 giugno 2005 Benedetto XVI, ricevendo il nuovo ambasciatore maltese presso la Santa Sede, ha ricordato le profonde radici cristiane di Malta, un “patrimonio di valori culturali e religiosi” sui quali si può costruire “un futuro di solidarietà e pace”. “ Dar vita a un’Europa unita e solidale – aveva sottolineato - è impegno di tutti i popoli che la compongono. L’Europa infatti deve saper coniugare i legittimi interessi di ogni nazione con le esigenze del bene comune dell’intero Continente”.


Malta, indipendente dal Regno Unito nel 1964, conta oltre 410 mila abitanti, al 98% cattolici. Dal primo maggio 2004 è Stato membro dell’Unione Europea e dal primo gennaio 2008 ha adottato l’euro.








VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MALTA IN OCCASIONE DEL 1950° ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI SAN PAOLO (17 - 18 APRILE 2010) - PROGRAMMA

Sabato, 17 aprile 2010

Roma

15.25
Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino (Roma) per Malta.

Luqa

17.00
CERIMONIA DI BENVENUTO all’Aeroporto Internazionale di Malta a Luqa. Discorso del Santo Padre.

La Valletta

18.15
VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo dei Gran Maestri a La Valletta.

Rabat

19.45
VISITA ALLA GROTTA DI SAN PAOLO a Rabat. Preghiera e Saluto del Santo Padre.


Domenica, 18 aprile 2010

Floriana

10.00
SANTA MESSA sul Piazzale dei Granai a Floriana. Omelia del Santo Padre.


REGINA COELI. Parole del Santo Padre.

Rabat

13.00
Pranzo con i Vescovi di Malta e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica a Rabat.

16.00
Congedo dalla Nunziatura Apostolica a Rabat.

Kalkara

16.45
Trasferimento via mare dalla Banchina del Porto di Kalkara alla Banchina del Porto Grande di La Valletta.

La Valletta

17.15
INCONTRO CON I GIOVANI sulla Banchina del Porto Grande di La Valletta. Discorso del Santo Padre.

Luqa

18.40
CERIMONIA DI CONGEDO all’Aeroporto Internazionale di Malta a Luqa. Discorso del Santo Padre.

19.10
Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Malta a Luqa per Roma.

Roma

20.45
Arrivo all’Aeroporto di Ciampino (Roma).



Fuso orario
Roma e Malta: + 2 UTC
[Modificato da +PetaloNero+ 10/02/2010 16.08]
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Presidente maltese: il Papa porterà un “rinnovamento spirituale”
Intervista a George Abela in vista del prossimo viaggio apostolico

di Silvia Gattas


ROMA, martedì, 23 marzo 2010 (ZENIT.org).- La visita del Papa che porterà “un rinnovamento spirituale tra i fedeli”; le speranze e le attese del viaggio che Benedetto XVI compirà nell’Isola il 17 e 18 aprile, in occasione del 1950° anniversario del naufragio di San Paolo.

Le radici cristiane di Malta e il suo ruolo all’interno dell’Unione europea. Ma anche il fenomeno, delicato e problematico allo stesso tempo, dell’immigrazione, e la politica dell’Isola. E un commento sulla decisione della Corte europea di vietare i crocifissi nelle aule scolastiche.

Il presidente della Repubblica di Malta, George Abela, parla a ZENIT in questa intervista a tutto campo, alla vigilia della tanto attesa visita del Santo Padre.

Papa Benedetto XVI visiterà Malta per la prima volta. Con quali sentimenti di speranza e di attesa il suo Paese accoglierà il Pontefice?

George Abela: La maggior parte dei maltesi si considera cattolica e molti sono ancora praticanti, come si evince dalle statistiche sulla partecipazione alle messe. Papa Benedetto XVI, quindi, in quanto capo della Chiesa cattolica e Vicario di Cristo, è considerato il nostro pastore spirituale. La visita del Papa dovrebbe contribuire a un rinnovamento spirituale tra i fedeli e dare l’opportunità ai giovani maltesi di poterlo incontrare di persona e conoscerlo meglio. Speriamo che gli insegnamenti del Pontefice, come quelli contenuti nelle tre encicliche, vengano diffusi maggiormente tra la popolazione; consideriamo tali insegnamenti importanti non solo per i cattolici, dato che i valori rappresentati dal Papa trascendono spazio e tempo.

Cosa pensa delle radici cristiane di Malta? Ritiene che possano essere risvegliate dalla visita del Pontefice, nell’anniversario dello sbarco di San Paolo?

George Abela: Malta è stata cristiana e la sua cultura europea lo è da secoli: la nostra fede, le nostre tradizioni e i nostri costumi sono stati forgiati dai valori cristiani. In passato la vita quotidiana – nascite, matrimoni, anche i riti associati alla fine della vita – era incentrata sulla Chiesa e la fede religiosa. Sebbene oggi ciò avvenga in misura minore, le vestigia del passato permeano ancora la nostra vita moderna; anche se l’albero ha cambiato le sue foglie, le radici restano immutate. Anche se lo Stato maltese è laico, molte delle nostre leggi riflettono ancora i valori cristiani: la laicità di uno Stato non implica che non vi possa essere cooperazione con la Chiesa quando si tratti del bene comune, come per esempio la cooperazione nell’espansione delle scuole religiose. Abbiamo fiducia nel fatto che la visita del Papa possa contribuire a far capire che la fede che San Paolo portò nelle nostre isole è ancora importante oggi non solo per la vita dello spirito, ma anche per quei valori fondamentali e senza tempo che possono rendere migliore la nostra vita terrena.

Quale è il ruolo di Malta, oggi, nell’Unione europea?

George Abela: Malta è parte dell’Europa non solo geograficamente, ma anche culturalmente: oggi esiste un ampio consenso sul fatto che il posto di Malta sia nell’Unione Europea, e il suo ruolo è quello di qualsiasi altro Paese membro; tuttavia, pensiamo di poter avere qualche compito speciale, come quello di fare del nostro meglio per promuovere la pace e il dialogo tra i Paesi e le culture della regione mediterranea e di lavorare per migliorare in tutti i settori le buone relazioni dell’Ue con il mondo arabo. Le nostre politiche nazionali riflettono tale ruolo, pensiamo che la nostra posizione geo-strategica al centro di questo storico mare così come i nostri contatti con gli Stati e le culture del litorale meridionale ci forniscano delle conoscenze che ci rendono adatti a tale compito. Se poi Malta potesse essere di aiuto nel generare un approccio più positivo a determinati valori fondamentali come la dignità della persona umana e la sacralità della vita umana, saremmo lieti di assumerci anche questo compito.

Il fenomeno dell’immigrazione e gli sbarchi di clandestini è un tema di vivace discussione per molti Paesi. Qual è la sua opinione in merito? Pensa che il Papa possa dare un contributo alla soluzione del problema?
George Abela: L’immigrazione ha raggiunto proporzioni impreviste e che nella situazione attuale sono insostenibili. Occorre che si trasformi in un fenomeno pianificato e strutturato, se l’Europa crede che le sue future necessità economiche implichino degli arrivi da altri Paesi. L’immigrazione senza regole è talvolta sfociata in condizioni di vita insoddisfacenti per gli stessi immigrati e alla delusione riguardo a che cosa questa “terra promessa” avrebbe dovuto loro offrire. E’ necessario che i Paesi di origine dei migranti cooperino con l’Europa per garantire che l’immigrazione abbia luogo in modo pianificato, tale da assicurare non solo che i Paesi europei siano preparati a riceverli secondo i bisogni economici e sociali, ma anche che la dignità di questi migranti sia pienamente rispettata. Nella situazione attuale la maggior parte dei migranti è vittima di organizzazioni criminali senza scrupoli il cui scopo non è il benessere degli immigrati ma il loro sfruttamento.

Al momento, Malta si sta facendo carico di un peso totalmente sproporzionato rispetto alle sue risorse materiali: crediamo che, come soluzione temporanea, il nostro fardello debba essere condiviso con i nostri partner europei, dato che si tratta di un problema che non riguarda solo Malta, ma l’Europa. Una soluzione più stabile consisterebbe nell’aiutare i Paesi di origine dei migranti a raggiungere uno sviluppo economico maggiore e una soluzione ai loro conflitti interni che renderebbero minore la necessità di emigrare.

Credo che il problema dell’immigrazione, in quanto dramma politico così come sociale e umano, interessi il Papa: il suo ruolo tuttavia è quello di insegnare i valori della persona umana e che tutti dovrebbero essere trattati con la dignità che merita ogni essere umano. La Chiesa dà un importante contributo in molti Paesi da cui provengono i migranti gestendo scuole ed ospedali che contribuiscono al benessere delle popolazioni e ne favoriscono lo sviluppo.

Cosa pensa della decisione europea di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche? Ritiene che la Corte possa legiferare su queste materie che riguardano i diritti umani, come la libertà religiosa?

George Abela: La sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani in base alla quale la presenza dei crocifissi nelle scuole viola i diritti umani è a parer mio poco felice. Un tribunale non esiste nel vuoto: se la Corte di Strasburgo si considera competente per decidere su questa materia – che a mio avviso non lo è – allora doveva considerare tutti gli aspetti della questione, fra cui il principale è la sensibilità religiosa europea, la storia, la cultura e la stessa identità del nostro continente. Gran parte della popolazione europea si considera ancora cristiana anche se non tutti sono praticanti; a parte il significato religioso fondamentale del crocifisso, la storia e la cultura europee sono inestricabilmente legate alla storia del cristianesimo, di cui il crocifisso è il simbolo più sublime. La cultura europea ha le sue radici nel cristianesimo, alcune delle più grandi opere dell’arte e della letteratura sono stati ispirati dalla fede e dai valori cristiani.

Il crocifisso non rappresenta solo il simbolo fondamentale dell’importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura europee, ma è anche un simbolo di unità e solidarietà con tutta l’umanità, un simbolo di tolleranza e non di esclusione, o di negazione dei diritti dei non cristiani o degli atei. La figura del Cristo crocifisso racchiude la compassione per tutti gli esseri umani e ispira preoccupazione disinteressata per tutti coloro che soffrono. La dignità e l’inviolabilità della persona umana, dal momento del concepimento fino alla fine naturale della vita e il concetto del valore inestimabile della vita umana sono tutti simboleggiati dal crocifisso, segno inequivocabile della cristianità.

Come tutto ciò possa essere considerato offensivo o in violazione dei diritti umani va al di là della mia comprensione: il governo di Malta, che riflette il sentimento della maggior parte del nostro popolo, è in radicale disaccordo con questa decisione ed ha chiesto alla Corte Europea dei Diritti Umani di prendere nota del suo sostegno all’appello presentato dall’Italia.
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Il vescovo di Gozo: a Malta la gente ha capito che c'è una campagna contro il Papa


“Mentre esprimiamo solidarietà alle vittime, sentiamo il bisogno di pentirci dei peccati di coloro che hanno commesso gli abusi”: è quanto afferma il messaggio che l’arcivescovo di Malta, mons. Paul Cremona, e il vescovo di Gozo, mons. Mario Grech, hanno diffuso nell’isola, dove il 17 e 18 aprile si recherà in visita Benedetto XVI, in occasione del 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo. Nello stesso tempo i due presuli ricordano che la Chiesa di Malta è stata una delle prime istituzioni ad adottare azioni concrete per fronteggiare gli abusi. Ascoltiamo in proposito mons. Grech, al microfono di Alessandro De Carolis:

R. – Non è la prima volta che i vescovi qui a Malta e Gozo si sono pronunciati su questo tema. Anzi, non si sono soltanto pronunciati, ma hanno agito, sono stati attivi: nel 1999 i vescovi, insieme con i superiori maggiori degli istituti religiosi, hanno creato un "Response Team", un gruppo guidato da un ex giudice civile che studiasse ed investigasse su questi casi e non soltanto su abusi su minorenni, ma anche quando ad essere coinvolte sono persone adulte. Dal 1999, la Chiesa ha dato questo esempio anche per le altre istituzioni civili.

D. – Queste ultime vicende stanno creando numerose polemiche, spesso strumentali, nei confronti della figura di Benedetto XVI. Quali sono i reali sentimenti della Chiesa di Malta nei riguardi del Papa in arrivo?

R. – Su questo tema posso dirle che la gente è molto amareggiata, perché la gente ha capito subito, perché la gente segue i telegiornali, legge i giornali anche esteri, e comprende che si tratta di una campagna contro il Papa. La nostra gente, che è gente responsabile, è molto addolorata proprio perché ha capito che c'è la volontà di fare del male al Santo Padre. Questo non è giusto e proprio lo scorso mercoledì io ho tenuto l’incontro mensile del Collegio dei parroci e abbiamo fatto un comunicato – comunicato del quale non hanno parlato i giornali – nel quale abbiamo espresso la nostra solidarietà al Santo Padre. Abbiamo rivolto un appello a tutti per aiutarlo con la preghiera e per riceverlo, quando arriverà, con una bella accoglienza. Questo è il sentimento che si respira nella mia diocesi.

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Da Petrus


Il Cardinale Bertone certo che il Viaggio Apostolico a Malta porterà rinnovamento spirituale

CITTA’ DEL VATICANO - A una settimana dalla visita di Benedetto XVI a Malta, e all'indomani delle scritte contro il Pontefice e la Chiesa a seguito della campagna mediatica sulla pedofilia, un messaggio e' stato rivolto ai fedeli maltesi dal segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, che chiede di pregare affinche' la sua visita sia "un tempo di rinnovamento spirituale" per tutta la Chiesa maltese. Cosi' come Pietro e' stato inviato dal Signore a confermare i suoi fratelli nella fede, cosi' ora "il successore di Pietro viene in mezzo a voi per rafforzare il vostro impegno di seguire Gesu' Cristo". Malta - sottolinea il Cardinale Bertone - e' rimasta "fermamente fedele a Cristo durante molti secoli" e ha fatto molto per difendere la fede, sia in patria sia all'estero. Potete essere orgogliosi - scrive il porporato - della vostra eredita' cristiana, "orgogliosi della testimonianza di molte generazioni di cattolici maltesi che hanno vissuto la loro fede con esemplare devozione". Con la sua visita, Benedetto XVI, secondo Bertone, invita ad approfondire questo attaccamento alla grande eredita' cristiana come "una realta' vivente e una verita' sempre attuale", nonostante il fatto che nella societa' odierna questo comporti il rischio che venga ignorata o dimenticata. La storia di Malta ci ricorda "la necessita' di difendere la santita' del matrimonio, la centralita' della famiglia per una societa' sana e di proteggere la dignita' della vita umana dal concepimento alla morte naturale". La societa' maltese - osserva inoltre il segretario di Stato vaticano - sa come prendersi cura dei membri piu' vulnerabili, compresi i nascituri. In quest'anno, in cui la Chiesa universale celebra l'Anno Sacerdotale, il Papa esorta infine a valorizzare il grande dono del sacerdozio e a pregare per i presbiteri, affinche' "possano crescere nella gratitudine a Dio, nella fedelta' e nella gioia per il loro ministero".

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Cardinal Bertone: Malta sia fiera della sua eredità cristiana
La visita del Papa nel Paese, “momento di rinnovamento spirituale”

di Roberta Sciamplicotti



CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 12 aprile 2010 (ZENIT.org).- “Un momento di rinnovamento spirituale”: così il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, definisce la visita che Papa Benedetto XVI realizzerà a Malta il 17 e il 18 aprile.

In un messaggio diffuso in occasione del viaggio papale, il porporato spiega che il Pontefice “è molto ansioso di compiere la sua visita apostolica nelle isole maltesi”; “saluta tutti voi nella gioia del Signore Risorto e invoca su di voi le abbondanti benedizioni che sgorgano dalla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte e dal suo ingresso trionfante nella vita”.

Nei giorni di preparazione che rimangono prima del viaggio, scrive il Cardinale, “Sua Santità vi chiede di pregare che la sua visita sia un momento di rinnovamento spirituale per l'intera Chiesa a Malta e a Gozo”.

“Come Pietro è stato invitato dal Signore a confermare i suoi fratelli nella fede, così ora il Successore di Pietro viene tra di voi per rafforzarvi nel vostro impegno a seguire Gesù Cristo”.

Preziosa eredità

Il Cardinal Bertone sottolinea poi che Malta “è rimasta fermamente fedele a Cristo per molti secoli, e ha fatto tanto per difendere la fede, sia in patria che all'estero”.

“Potete essere fieri della vostra eredità cristiana, orgogliosi della testimonianza di molte generazioni di cattolici maltesi che hanno vissuto la propria fede con devozione esemplare e fieri del fervore apostolico con cui innumerevoli uomini e donne delle vostre isole si sono impegnati nell'attività missionaria, portando la Buona Novella di Gesù Cristo in luoghi lontani”, ha scritto ai maltesi.

“Il Santo Padre sa quanto siete attaccati alla vostra eredità, e vi invita ad approfondire questo attaccamento come realtà vivente e verità sempre importante, anche se nella società attuale corre il rischio di essere attaccata, ignorata o dimenticata”.

Valori non negoziabili

Malta, ricorda il Segretario di Stato vaticano nel suo messaggio, ribadisce “la necessità di difendere la santità del matrimonio, la centralità della famiglia per una società sana e il bisogno di proteggere la dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale”.

“Malta sa come prendersi cura dei membri più deboli e vulnerabili della società, inclusi i concepiti”, anche perché dà grande valore “alla vita familiare”.

La famiglia, sottolinea il Cardinale, “ci insegna a vivere in solidarietà in ogni settore della vita sociale e civile”. Come ha affermato Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, è inoltre “la prima e insostituibile educatrice alla pace”.

“Sono queste le grandi verità che Malta può testimoniare con autorevolezza e convinzione”, aggiunge.

“Nel momento in cui il popolo maltese celebra con particolare gioia il 1950° anniversario dell'arrivo di San Paolo sulle sue coste, il Santo Padre affida tutti voi all'intercessione di quel grande apostolo e missionario, che ha proclamato instancabilmente la Buona Novella del Signore crocifisso e risorto ai popoli del Mediterraneo”, prosegue il messaggio del porporato al popolo maltese.

In quest'Anno Sacerdotale, il Papa esorta infine “a valorizzare il grande dono del sacerdozio e a sostenere e pregare per i vostri sacerdoti, perché possano crescere in gratitudine a Dio e in fedeltà ed entusiasmo per il ministero”.








Un sabato sera al pub con l’arcivescovo di Malta
di Serena Sartini


LA VALLETTA, lunedì, 12 aprile 2010 (ZENIT.org).- Un sabato sera al pub, con l’arcivescovo. E’ un’immagine insolita, ma è ciò che si è verificato il 10 aprile scorso a La Valletta, capitale di Malta, dove monsignor Paul Cremona, arcivescovo dell’Isola, ha trascorso qualche ora tra i giovani di Paceville, per evangelizzare, portare Gesù e soprattutto per invitare i giovani all’incontro che Benedetto XVI terrà domenica pomeriggio a Valletta Waterfront, al porto.

Monsignor Cremona, accompagnato da un gruppo di giovani giornalisti locali, ha dunque effettuato un vero e proprio ‘tour’ in una decina di pub della zona, incontrando centinaia di ragazzi.

Si è fermato on loro a parlare, conversando al tavolo o per la strada, scambiando due battute, scherzando, ma anche parlando di cose più serie, e sorseggiando con loro anche una bibita. Non ha badato all’abbigliamento un po’ ‘trasgressivo’ dei giovani, o alla loro capigliatura. L’arcivescovo si è fermato con tutti: punk, rokkettari, giovani semplici, stranieri, maltesi.

Per l’appuntamento del Papa con i giovani, domenica prossima, sono attesi quasi 10mila ragazzi, provenienti da tutta l’Isola.
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BRIEFING SUL VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A MALTA

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, P. Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha tenuto un briefing per illustrare il Programma del Viaggio Apostolico di Sua Santità Benedetto XVI a Malta in occasione del 1950° anniversario del naufragio di San Paolo (17-18 aprile 2010).



Benedetto XVI a Malta nel segno di San Paolo e delle tradizioni cristiane: briefing di padre Lombardi


Una visita all’insegna di San Paolo: il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha tenuto stamani un briefing per illustrare il programma del viaggio apostolico del Papa a Malta il 17 e 18 aprile prossimi. Si tratta del 14.mo viaggio internazionale di Benedetto XVI, l’ottavo nel Continente europeo. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Il tema dell’immigrazione, le salde radici cristiane del popolo maltese, le sfide della secolarizzazione: sono questi alcuni dei temi forti che Benedetto XVI affronterà nel suo viaggio apostolico a Malta. E’ quanto sottolinea padre Federico Lombardi che ha messo l’accento sulla dimensione paolina del viaggio, nel 1950.mo anniversario del naufragio dell’Apostolo delle Genti sull’isola del Mediterraneo. Dopo aver passato in rassegna i momenti principali della visita: la preghiera alla Grotta di Rabat, la Messa nella cittadina di Floriana e l’incontro con i giovani a La Valletta, padre Lombardi ha risposto alle domande dei giornalisti. Innanzitutto, ha sottolineato che, al momento, non può né annunciare né escludere la possibilità di un incontro del Papa con un gruppo di vittime di abusi da parte di sacerdoti maltesi. Ha quindi rammentato i caratteri principali di questi incontri avvenuti nel passato, aggiungendo che il programma del viaggio a Malta è particolarmente serrato:

“Il Papa, come sapete anche dall’esperienza passata, di incontri ne ha fatti e, in questo senso, continua ad essere disponibile, sempre in un clima, però, intenzionalmente, di raccoglimento, di discrezione, non sotto una pressione di carattere mediatico, in modo da avere una possibilità di ascolto e comunicazione personale. Il tempo è molto breve e il programma è molto intenso”.
Quindi, padre Lombardi, ha risposto ad una domanda sul clima che si respira in Vaticano, alla luce della campagna mediatica incentrata sulla pedofilia nella Chiesa:

“Se tu mi dici: ‘Il Vaticano si sente sotto assedio’, io dico ‘Non mi sento sotto assedio e non ho espresso questo tipo di atteggiamento’”.
In tale contesto, il direttore della Sala Stampa vaticana è ritornato sul significato della pubblicazione della Guida alla comprensione delle procedure della Congregazione per la Dottrina della Fede sugli abusi ai minori da parte di membri del clero:

“E’ un normale procedere in una linea anche di dialogo e di risposte. Vengono domandati dei chiarimenti, si vede che può essere utile darli, anche per capire meglio, effettivamente, una situazione che spesso diventa di confusione, quando c’è un grande accumularsi di domande e di interventi di vario genere”.
Padre Lombardi ha quindi ribadito che si sta preparando il viaggio a Malta con serenità ed ha invitato i giornalisti a valutare correttamente le eventuali manifestazioni di dissenso che, nel caso maltese, ha sottolineato essere del tutto minoritarie. Nota di cronaca offerta da padre Lombardi: durante il viaggio, il Papa parlerà in inglese, ma rivolgerà anche qualche parola in maltese in questo aiutato dal suo segretario particolare in seconda, mons. Alfred Xuereb, originario di Malta.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2010&videoclip=1340&sett...







Nunzio a Malta: la visita del Papa sarà un nuovo inizio
Intervista a monsignor Tommaso Caputo

di Serena Sartini


LA VALLETTA, martedì, 13 aprile 2010 (ZENIT.org).- Un “grande privilegio” poter accogliere il Papa e “aprire a Benedetto XVI le porte della ‘sua’ casa a Malta”. È con questo sentimento che monsignor Tommaso Caputo, Nunzio a Malta, si prepara ad accogliere Benedetto XVI che sabato e domenica prossima sarà in visita apostolica nell’Isola.

“Sarà un pellegrinaggio alle origini della fede”, dice il Nunzio a ZENIT, che avviene “nell’immediata vigilia del quinto anniversario della sua elezione alla Cattedra di Pietro”. “Una coincidenza non solo significativa ma provvidenziale”.

Dopo anni al servizio della Santa Sede in Segreteria di Stato, con quali sentimenti si appresta ad accogliere il Santo Padre a Malta come Nunzio?


Mons. Caputo: Quando si attende il Papa i sentimenti di gratitudine e di gioia sono naturali da parte di tutti. Nel mio caso non posso che aggiungere il senso di un grande privilegio: nella mia prima esperienza come Nunzio, la Provvidenza mi assegna il compito di dover aprire a Papa Benedetto, pellegrino di pace e di speranza sulle orme di Paolo, le porte della “sua” casa a Malta. Non si può che vivere il senso ecclesiale di una grazia, e toccare, allo stesso tempo, con mano la portata storica di un evento che indubbiamente segnerà un ‘nuovo inizio’ nel cammino della Chiesa e della società maltese. Parlo al futuro, seppure nell’immediata vigilia della visita, ma, in molti modi, la presenza di Papa Benedetto è già viva nell’Isola nel momento in cui è stata annunciata. Questo tempo di attesa è stato scandito innanzitutto dalla riflessione e dalla preghiera. Si può dire che ha portato già frutti. E ciò rende ancora più profondi i sentimenti di gratitudine e di gioia.

Il Papa farà una sorta di pellegrinaggio sulle orme di San Paolo e a Rabat visiterà la Grotta. Quali aspettative ci sono per la Chiesa di Malta?


Mons. Caputo: Malta è terra apostolica e rappresenta, in questo senso, una pagina aperta e viva nella storia di una Chiesa che, nella visione di Papa Benedetto - come ha ricordato nel corso di una recente Udienza generale del mercoledì - è sempre più consapevole che l’intera vicenda cristiana è, nella sua essenza, una storia di ininterrotta testimonianza a partire dagli Apostoli. Sarà, perciò, un pellegrinaggio alle origini della fede, ma ben sapendo che ogni orizzonte nuovo, anche nella Chiesa del terzo millennio, non può scorgersi che a partire dalle radici. Nel magistero di Papa Benedetto la fecondità della successione apostolica splende come un grande punto luminoso e, direi, come la lampada capace di ‘illuminare i passi’ lungo il percorso di una modernità spesso disorientata e ancora alla ricerca di senso.

Benedetto XVI viene a celebrare nell’Isola il 1950° anniversario del naufragio di Paolo. Ma l’eco del bimillenario che ha dato vita all’anno paolino è ancora vivo e si può dire che, nella concretezza dei luoghi, il Papa viene a suggellare anche questo grande evento ecclesiale. E’ chiaro che di fronte alla vastità di significati della visita c’è, in proporzione, l’ampiezza delle attese che riguardano, innanzitutto, la Chiesa locale. Anche da questo punto di vista, il pellegrinaggio si colloca nel momento giusto. Chiesa e società maltese, legate da una storia con molti punti in comune, vivono un tempo di trasformazione. Il ritmo dei cambiamenti può apparire non tumultuoso, rispetto ad altre parti del mondo, ma tutta l’area mediterranea presenta i caratteri di una trasformazione che può portare a svolte importanti e decisive. Il Papa aiuterà a riflettere tutti noi e a cercare le strade più giuste e opportune per rispondere alle sfide portate dai tempi nuovi.

La visita è stata ben preparata da parte della Chiesa e dello Stato. Quali sono i rapporti tra queste due istituzioni?


Mons. Caputo: I rapporti Chiesa-Stato sono improntati a una cordialità che definirei non di ‘facciata’ ma di sostanza. Anche l’impegno nella preparazione della visita ha confermato pienamente una tale valutazione. La trama dei rapporti è salda poiché innestata nella realtà stessa dove la Chiesa e la società civile svolgono i rispettivi ruoli. Malta è ricca di istituzioni formative ed assistenziali. In un certo senso si può definire una terra dalla ‘carità diffusa’, se si tiene conto della fitta rete di organismi di cooperazione e di aiuto, in favore soprattutto dei più svantaggiati. Spesso alla base di tutto esiste un rapporto di collaborazione tra comunità ecclesiale e società civile. Del resto l’Ordine di Malta è un punto di riferimento non solo per l’Isola, anche se proprio da qui, si può dire, è partito tutto. C’è poi un dato, direttamente legato al pellegrinaggio, che illustra in modo compiuto la natura dei rapporti Stato-Chiesa. Quella di Benedetto XVI sarà la terza visita di un Pontefice nell’Isola, nel corso degli ultimi vent’anni: Giovanni Paolo II è stato a Malta due volte, nel 1990 e nel 2001, il suo successore sarà nell’Isola nell’immediata vigilia del quinto anniversario della sua elezione alla Cattedra di Pietro. Una coincidenza, anche questa, non solo significativa ma provvidenziale. Né occorre dimenticare che a Malta la religione cattolica è riconosciuta come religione di Stato e che, per questo, è consuetudine che all’inizio e al termine del proprio mandato i Presidenti della Repubblica si rechino in udienza dal Santo Padre.

Quale ritiene sia il ruolo di Malta nell'Unione europea e nel trasmettere i valori e le radici cristiane?


Mons. Caputo: A Malta tocca indubbiamente un ruolo importante anche nella Comunità europea. I grandi Paesi non sono tali solo per la vastità dei loro territori o per il numero degli abitanti. Il peso della storia di Malta può incidere non poco nella Comunità europea, tanto più se i Paesi dell’area mediterranea riusciranno ad esprimere appieno la propria vocazione di ponte tra mondi e realtà diverse, anche all’interno dello stesso organismo. Il riferimento alle ‘radici cristiane’ è, per Malta, particolarmente congeniale. Il pellegrinaggio di Papa Benedetto sulle orme di San Paolo è, in questo senso, la conferma di un’identità antica e sempre riconoscibile. La posizione geografica, inoltre, concorre a definire e, in un certo senso ad aggiornare, i termini reali di una tale identità: Malta è terra naturale di accoglienza, quindi di dialogo e di convivenza pacifica tra popoli e culture diverse. Si tratta di valori che una società globalizzata - spesso soltanto in termini mercantili - da un lato e alcune ‘chiusure’ di civiltà e popoli continentali tendono sempre più a mettere tra parentesi. Mai come oggi, invece, c’è bisogno di arare e di ampliare al massimo il terreno dell’accoglienza. E Malta può giocare un grande ruolo.

Il Papa risiederà presso la Nunziatura, a Rabat. Ci sono delle piccole sorprese che state preparando?

Mons. Caputo: Non di sorpresa parlerei, ma di stupore: e quale stupore può essere più grande dell’evento che si annuncia? Benedetto XVI tra noi. La storia ci passa accanto. A noi non resta che accogliere ed essere servitori di questo momento di grazia.
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Il Papa a bordo del catamarano “San Paolo”, nell'abbraccio dei poveri
di Serena Sartini


LA VALLETTA, giovedì, 15 aprile 2010 (ZENIT.org).- Un tragitto di circa 20 minuti, durante il quale il Papa potrà ammirare l’intero panorama della città di Valletta. Padre Roy Toledo, delegato dell’arcivescovo di Malta per le parrocchie, è anche l’organizzatore del ‘pellegrinaggio’ che Benedetto XVI effettuerà a bordo del catamarano che lo porterà da Kalkara, zona periferica della capitale maltese, al grande porto di Waterflor.

Il tutto avverrà domenica pomeriggio, a conclusione della visita papale a Malta, quando l’imbarcazione con a bordo il Pontefice farà il suo ingresso al porto della Valletta accolto da circa 10mila giovani che lo attenderanno per l’incontro che si terrà lì.

“Per noi maltesi il porto è segno della Provvidenza di Dio – spiega padre Roy a ZENIT – e il mare ha sempre rappresentato una parte importate della nostra cultura. Abbiamo quindi insistito affinché Benedetto XVI ripetesse l’esperienza fatta con Giovanni Paolo II nel 1990, quando a bordo di un catamarano, attraversò le acque della Valletta. Fu un’esperienza spettacolare. Noi lo ricordiamo con grandissima gioia”.

“Inoltre – aggiunge il sacerdote - volevamo che Ratzinger incontrasse una parte della città molto popolare, povera, dove ci sono molti operai. E abbracciasse idealmente anche loro”.

Alcune curiosità sul traghetto. Il viaggio inizierà alle 16.45 e durerà circa venti minuti. Benedetto XVI utilizzerà lo stesso catamarano che venne utilizzato da Giovanni Paolo II nel 1990, nominato “San Paolo”. Ci sarà ovviamente la bandiera maltese e la bandiera con il logo del viaggio. Durante il tragitto il Pontefice potrà ammirare il panorama dell’intera città di Valletta. Potrà restare seduto o alzarsi in piedi per ammirare meglio le bellezze della città. Una guida illustrerà al Papa cosa ha di fronte.

“Il catamarano con a bordo Ratzinger – spiega ancora padre Roy – sarà accompagnato, ai due lati, da una trentina di piccole barche che lo scorteranno e lo affiancheranno. Lungo il tragitto potrà essere seguito anche da imbarcazioni di 12 metri che formeranno una sorta di processione”.

“Il catamarano – aggiunge poi – andrà alla velocità di 4-5 nodi, in modo da consentire a tutti di poter seguire l’imbarcazione del Pontefice. Sul catamarano del Papa viaggeranno anche dieci giovani che lo porteranno fino a Waterflor, dove è in programma l’incontro con i giovani. All’evento sono attesi circa 10mila pellegrini che fin dalla mattina affolleranno la spianata del grande porto della Valletta”.




10mila giovani maltesi all'incontro con il Papa
Coinvolti ragazzi con problemi di droga e alcool, detenuti e senza-tetto

di Serena Sartini


LA VALLETTA, giovedì, 15 aprile 2010 (ZENIT.org). Sono attesi 10mila pellegrini all’incontro che il Papa terrà con i giovani maltesi, a Waterfront, nel grande porto della Valletta domenica pomeriggio. Un incontro voluto fortemente dall’intera chiesa dell’Isola e che chiuderà la due giorni di Benedetto XVI a Malta sabato e domenica.

I giovani maltesi si attendono parole di speranza, di sostegno, di guida, dal Successore di Pietro. Nathanael è un ragazzo di 26 anni di Zabar, una piccola cittadina vicino Valletta. Studia scienze delle comunicazioni, ma lavora in un call center per mantenersi agli studi.

“Da mesi mi sto preparando a questo incontro con il Papa – dice a ZENIT -. Non volevamo che l’incontro fosse un concerto, o che fosse ridotto solamente all’evento in sé, all’incontro con lui. Ma volevamo creare un cammino di preparazione per giungere all’evento con un certo spirito”.

“La sfida grande – continua - è quella di conoscere la figura del Papa non come celebrità, ma per quello che è veramente, cioè come persona. In questi mesi, si sono unite le forze di tante realtà, di tanti movimenti, di diverse organizzazioni e abbiamo visto una Chiesa che è unita”.

“È un passo di maturità per la Chiesa giovane, qui a Malta – commenta –. E questo con il Papa è un evento che ci fa sentire più uniti. Sono contento di attenderlo qua a Valletta”.

Padre Savio Vella è il responsabile della pastorale giovanile e da mesi si sta occupando dell’evento. “Da novembre scorso – racconta a ZENIT - quando è stato ufficializzato l’incontro del Papa, abbiamo invitato i giovani a essere loro i protagonisti e a organizzare l’evento”.

“Abbiamo così chiesto cosa avrebbero voluto che venisse fuori dall’incontro – spiega –. Oltre 100 giovani hanno accettato l’invito e si sono messi a preparare l’evento di domenica pomeriggio rimboccandosi le maniche, volontariamente e spendendo le loro energie e il loro tempo. È stato molto bello vedere questi giovani mettersi in discussione”.

Padre Savio spiega dunque il significato di questo incontro. “La prima cosa che i giovani hanno messo in evidenza in modo chiaro è che la Chiesa abbraccia tutti senza distinzioni. La Chiesa non esclude nessuno”.

“La seconda cosa – aggiunge – è che la Chiesa è una Chiesa che ascolta, specialmente ascolta i più giovani. Per questo abbiamo pensato a una serata che coinvolgesse sia i giovani già integrati nelle realtà della Chiesa, ma anche e soprattutto che chiamasse in causa gli emarginati, coloro che stanno alla periferia, che sono lontani dalla fede. Abbiamo così coinvolto coloro che hanno problemi con la droga e l’alcool, giovani detenuti, immigrati, senza-tetto”.

La serata-incontro sarà così strutturata. Dalle due del pomeriggio inizierà un momento di musica e animazione. La band è composta da 10 persone, 198 sono invece gli artisti tra ballerini, cantanti, musicisti. Tutti non professionisti. Ci saranno cinque ore di concerto, dalle 14 alle 19, interrotte solamente dall’incontro con il Papa.

Nel grande porto di Waterfront saranno presenti la tenda dell’adorazione, la tenda della confessione con 40 giovani sacerdoti, la tenda del dialogo con alcuni esperti psicologi.

“Quattro giovani hanno preparato il saluto che verrà letto a Benedetto XVI – afferma padre Savio -. Il centro di tutto è riprendere il brano del Vangelo ‘Signore, che cosa devo fare per avere la vita eterna?’. I giovani porranno domande sul futuro, esprimendo le loro preoccupazioni lavorative, di studio, di fede”.

“I quattro giovani leggeranno il saluto – prosegue poi – in rappresentanza di quattro rispettive categorie: detenuti e gay, giovani già coinvolti nella Chiesa per essere protagonisti, giovani che si preparano al matrimonio che quindi porteranno domande e interrogativi sulla vita di coppia e sul ruolo dei genitori, e giovani che stanno vivendo un periodo di discernimento vocazionale. Ci si attende, dunque, che il Papa tratti questi temi: l’emarginazione, la famiglia, il ruolo dei giovani nella Chiesa, le vocazioni”.

Un evento che è stato preparato da molti mesi. “Sì, i giovani si sono preparati tanto – conclude padre Savio - c’è stata una vera e propria maratona nelle parrocchie di tutta Malta, con la Croce della Gmg e l’Icona di Maria. Un pellegrinaggio ininterrotto. D’accordo con l’arcivescovo, abbiamo voluto che fossero i giovani i protagonisti di questo evento, che lo preparassero e lo realizzassero loro in prima persona. E proprio loro, i giovani, hanno voluto che gli emarginati, gli esclusi, gli ultimi fossero i privilegiati. Siederanno nelle prime file e potranno incontrare il Papa e salutarlo”.
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Domani il viaggio a Malta, breve ma molto intenso

Per il Santo Padre sei tappe, cinque discorsi, otto spostamenti (uno dei quali via mare)

VATICANO

Sei tappe, cinque discorsi, otto spostamenti, uno dei quali via mare: a 83 appena compiuti (oggi) Benedetto XVI affronta il suo quattordicesimo viaggio di pontificato a Malta, il 17 e 18 aprile.
Un viaggio breve, di poco più di 24 ore, ma particolarmente intenso per impegni e temi sul tappeto e che potrebbe comprendere anche qualche fuori programma, come l'atteso incontro con i maltesi vittime di abusi da parte di religiosi.
Il pontefice partirà dall'aeroporto di Roma-Fiumicino alle 1525 di domani, accompagnato dal segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, reduce dal recente viaggio in Cile, e dal consueto seguito, che comprende anche segretario personale e medico.
L'arrivo a Malta, sullo stesso fuso orario di Roma, è previsto per le 17. All'aeroporto di Luka ci sarà la consueta cerimonia di benvenuto, durante la quale il Papa pronuncerà un discorso. Ad accoglierlo, ci saranno il presidente della Repubblica, George Abela con la moglie e il presidente della Conferenza episcopale maltese, mond. Paul Cremona.
Alle 17,45 il pontefice si trasferirà al Palazzo dei Gran Maestri a La Valletta, capitale dell'isola, dove avrà un incontro privato con il presidente, mentre il card.Bertone avrà un colloquio separato con il primo ministro. Al tramonto, intorno alle 19,45, la visita alla Chiesa e alla sottostante Grotta di San Paolo, a Rabat, dove il Papa pregherà in silenzio. Farà quindi ritorno alla nunziatura di Rabat, dove cenerà in privato e passerà la notte.
La domenica mattina sarà riservata ad una messa sul Piazzale dei Granai di Floriana, alla quale farà seguito la recita del Regina Coeli. Dopo un pranzo con i vescovi e un breve riposo in nunziatura a Rabat, il pontefice si trasferirà al porto di Kalkara, dalla quale sarà condotto via mare a La Valletta, a bordo di un catamarano. Al porto di La Valletta terrà un discorso ad un gruppo di giovani, introdotto da un saluto del vescovo di Gozo, mons. Mario Grech.
Si trasferirà infine all'aeroporto di Luka, dove terrà il discorso di congedo e dal quale ripartirà, alle 18,15, alla volta di Roma. L'arrivo a Ciampino è previsto per le 20:45.
L'immigrazione e i valori cristiani, oggi sotto assedio anche in uno dei Paesi più cattolici del mondo, saranno, secondo quanto annunciato in Vaticano, i temi principali del primo viaggio all'estero di Benedetto XVI, sabato e domenica sull'isola di Malta, che avviene però nel pieno di una tempesta mediatica sulla pedofilia nella Chiesa. Una situazione che promette, almeno tra le possibilità, un cambio di accenti, e forse anche d'agenda. Non è escluso infatti che Benedetto XVI incontri, in modo privato e lontano dai riflettori dei media, alcune vittime di preti pedofili.

© Copyright Gazzetta del sud, 16 aprile 2010


Papa Ratzi Superstar

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La visita del Papa a Malta: la gioia del presidente George Abela e dell'arcivescovo Paul Cremona


Domani pomeriggio il Papa partirà per Malta. Si tratta del suo 14.mo viaggio internazionale, l’ottavo nel Continente europeo. La breve visita apostolica, che si concluderà domenica, avviene nel 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo sull’isola del Mediterraneo. Il servizio del nostro inviato a Malta Alessandro De Carolis:

La bambina ferma sul marciapiede assieme alla mamma svolge lentamente la grande pagina centrale a colori di quella che sembra una rivista per i più piccoli e l’immagine che appare è quella di un sorridente Benedetto XVI. La scena, un semplice scorcio di quotidianità colta a poche ore dall’arrivo del Papa, anima una polverosa viuzza di Rabat, sobborgo dove vecchie pietre a ridosso del mare custodiscono la piccola grotta nella quale 1950 anni fa San Paolo, sbattuto dalla tempesta contro le sue coste, fece scoccare a Malta la prima scintilla della fede. Tutto ciò che riguarda il prossimo arrivo eccellente è accompagnato da grande sobrietà. Foto, stemmi vaticani campeggiano in modo discreto, quasi a dire al mondo che il calore, l’affetto – quello sì intenso – che si nutre per il Papa non ha bisogno di essere acceso dal clamore. Del resto, per la gente dell’Isola, la cui solidità cristiana è testimoniata dalle 365 chiese sparse dovunque – “una per ogni giorno dell’anno”, dicono con orgoglio – San Paolo è più che l’Apostolo delle Genti universalmente noto. Qui è venerato come un “padre” dai 413 mila cattolici, il 95% dei 443 mila abitanti.


Da Rabat in mezz’ora si arriva a La Valletta e a Floriana, sorta di città-quartieri fortificate che si snodano l’una di seguito all’altra, divise da invisibili confini amministrativi ma unite da un unico cordone urbano: qui, si lavora per ultimare l’accoglienza e la sicurezza dei luoghi che vedranno la presenza di Benedetto XVI. Si ritocca il grande altare davanti alla Chiesa di San Publio che affaccia sulla piazza dei Granai, dove una volta i romani ammassavano le granaglie e gli angloamericani le vettovaglie di guerra, e da dove il Papa domenica parlerà al cuore dei maltesi durante la Messa. E fermento si registra sulle banchine della frazione portuale di Kalkara, da dove domenica pomeriggio il Pontefice rivivrà in simbolo l’arrivo di San Paolo a Malta, percorrendo in catamarano 3 miglia marine fino al Porto Grande di La Valletta, luogo del raduno dei giovani. A raccontare gli eventi saranno quasi 200 giornalisti stranieri (più di 300 contando i locali) e una sessantina di televisioni, gran parte dei quali già al lavoro nell’accogliente centro stampa allestito all’Hotel Excelsior. Per le strade saranno in servizio 1800 poliziotti. Intanto, la Chiesa maltese – annunciano i giornali di oggi – prepara al Papa una sorpresa: 5 mila bambini pronti a intonare sabato pomeriggio, subito dopo la visita al presidente, il “Tanti auguri a te” al Papa, che oggi festeggia il suo compleanno. Un segno di festa e soprattutto di innocenza in un periodo in cui – e Malta non è immune – la tempesta degli abusi commessi dal clero si è abbattuta sulla Chiesa. Ma qui sanno bene, e la loro storia lo insegna, che da venti contrari, tempeste e naufragi Dio sa impiantare il seme del Vangelo.

Ascoltiamo il presidente di Malta George Abela, al microfono di Alessandro De Carolis:

R. - Siamo molto lieti, siamo entusiasti di ricevere il Santo Padre qui, a Malta, in questo tempo particolare per il Santo Padre e anche per la nostra Isola. E' veramente una impronta sui nostri valori, basati sulla fede cattolica. E' una grande occasione, una grande gioia.


D. - Quindi, le radici cristiane che qui sono antichissime sono anche un valore da esportare?


R. - Sì, sì: certamente. Però dobbiamo essere un esempio per tutta l'Europa!


“E’ inevitabile che andiamo a finire su qualche isola”. Con queste parole tratte dagli Atti degli Apostoli i vescovi di Malta hanno deciso di sintetizzare lo spirito della visita apostolica che Benedetto XVI compirà sull’Isola del Mediterraneo. Le parole, attribuite a San Paolo, descrivono gli attimi prima del naufragio che nel 60 dopo Cristo porta l’Apostolo delle Genti a fondare sulle coste maltesi la prima comunità cristiana locale. Una comunità che sta preparandosi da diversi mesi all’incontro con il Papa. Lo conferma l’arcivescovo di Malta, Paul Cremona, nell’intervista di Alessandro De Carolis:

R. – Tra la popolazione, il clima è di attesa per la visita del Pontefice a Malta; in particolare, la Chiesa ha chiesto ai fedeli, nella Lettera pastorale pubblicata dai vescovi, di essere pronti ad accoglierlo come hanno fatto i maltesi quasi duemila anni fa con San Paolo: l’hanno accolto con tanto amore e con grande ospitalità, nella fede. E noi stiamo preparando le anime dei maltesi, in particolare di quelli che sono parte attiva nella Chiesa locale, affinché siano spiritualmente ricettive ai suoi messaggi, per poi ritrasmetterli quando il Santo Padre ci avrà lasciati, nella vita della Chiesa, nella società in cui viviamo. Aspettiamo questi messaggi nell’amore e nella fedeltà.


D. – “Oggi la Chiesa si trova in acque agitate”; qualcuno “vuole soffocare la voce profetica del Papa”, avete scritto. In particolare, il vostro messaggio come pastori ha trovato parole molto chiare di dolore, di pentimento, nell’affrontare le vicende degli abusi sui minori …


R. – Sì: questa è una delle prime cose che abbiamo detto. Insieme al Pontefice, in sintonia con la sua Lettera ai fedeli irlandesi, abbiamo mostrato la nostra angoscia in particolare nei riguardi delle vittime degli abusi da parte di sacerdoti in tutto il mondo, ma anche qui a Malta. Da 11 anni abbiamo un “response team”, al quale si può rivolgere chiunque abbia una segnalazione di un simile abuso e che si farà carico di aprire un’indagine in merito. Abbiamo anche scritto che noi vogliamo fare del nostro meglio per eliminare questi abusi dalla Chiesa e quindi abbiamo rivolto un appello a tutti i maltesi: chiunque sia a conoscenza di un abuso, venga da noi per aiutarci ad estirpare – come ha detto il Papa – questo peccato, questo delitto.


D. – Come capo della Chiesa di Malta, quali echi ha raccolto finora tra i giovani della sua diocesi, e quelli maltesi in generale, che incontreranno Benedetto XVI?


R. – Da alcune settimane è stata istituita, qui a Malta, la Commissione diocesana per i giovani; a Gozo ce n’è un’altra. La preparazione dei giovani si fa anche andando di parrocchia in parrocchia, quasi come si fa anche per il World Youth Day, con una croce, con un’icona della Madonna, e con programmi formativi sulla figura del Papa e in particolare sui suoi insegnamenti. Si sono già prenotati 500 tra artisti e gruppi che daranno un concerto per i giovani in attesa dell’arrivo del Pontefice, domenica pomeriggio alle 17.


D. – Il prossimo viaggio del Papa è anche una sorta di conclusione ideale dell’Anno Paolino, con la sosta nella Grotta di Rabat, che 1950 anni fa divenne, con il naufragio di San Paolo, il nucleo della prima Chiesa di Malta. Come vi siete preparati a questo momento di grande intensità spirituale?


R. – Due anni fa si è celebrato l’Anno Paolino, in cui già la Chiesa ha preparato il popolo con degli scritti e con dei corsi su San Paolo e sui suoi insegnamenti, con pellegrinaggi, anche, e con mostre culturali. Anche questa volta sono state allestite mostre culturali proprio per preparare la popolazione, attraverso questo viaggio di Papa Benedetto, ad un nuovo incontro con l’apostolo Paolo e recepire il suo modo di evangelizzare, che è forte: è proprio di San Paolo!


Difesa della fede e servizio ai poveri e ai sofferenti. Da 960 anni circa, da quando ne venne istituito il primo nucleo in Palestina, è questo il motto dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Un antico Ordine cavalleresco e insieme religioso-laicale, conosciuto più comunemente come Ordine dei Cavalieri di Malta, che oggi gestisce attività mediche, sociali e assistenziali in 120 nazioni del mondo. L’isola di Malta, dove Benedetto XVI giungerà sabato prossimo per la sua visita apostolica di due giorni, è stata per quasi tre secoli la sede ufficiale del Sovrano Ordine Militare, che vi ha lasciato indelebili tracce architettoniche e artistiche, oltre che delle sue profonde radici cristiane. Alessandro De Carolis ne ha parlato con Eugenio Ayroldi di Robbiate, direttore dell’Ufficio comunicazioni dei Cavalieri di Malta:

R. – Noi abbiamo un legame strettissimo con l’Isola, che ci ha visto protagonisti dal 1536 al 1798. I nostri legami con Malta sono quindi molto stretti. Dal mio punto di vista, noi dobbiamo molto a Malta così come Malta deve molto all’Ordine dei Cavalieri e mi riferisco in particolar modo alle straordinarie opere artistiche che sono oggi patrimonio di Malta e che sono state realizzate nel periodo di presenza dei Cavalieri a Malta, come i grandi bastioni di La Valletta che porta il nome di uno dei Gran Maestri dell’Ordine; ma penso anche alla co-cattedrale di San Giovanni, che era la cattedrale dell’Ordine di Malta, un’opera straordinaria con le tombe dei Cavalieri nel pavimento. Sicuramente c’è stato uno scambio intellettuale e culturale straordinario da entrambe le parti.


D. – Possiamo dire che, del prossimo viaggio del Papa, il protagonista naturale sarà certamente il mare: il mare che circonda l’isola; il mare che quasi duemila anni fa vide il naufragio di San Paolo; il mare sul quale incrociano da molti anni a questa parte, spesso in modo molto drammatico, le rotte degli immigrati. L’Ordine di Malta ha un’antica e solida esperienza nel campo dell’assistenza, ma in che modo in particolare affrontate il fenomeno dell’immigrazione?


R. – Noi abbiamo sottoscritto con la Guardia Costiera Italiana nel 2007 un Protocollo di intesa che permette ai nostri medici e ai nostri volontari di imbarcarsi sulle navi della Guardia Costiera che sono di stanza a Lampedusa e che pattugliano il Mare di Sicilia. Questo ci permette di essere in prima linea nell’aiutare e nel soccorrere quelle migliaia di disperati che ogni anno tentano di giungere in Europa attraverso il Canale di Sicilia. Questo è un servizio veramente molto importante ed è fatto con spirito puramente umanitario. E’ estremamente importante poter intervenire e dare assistenza direttamente in mare, perché spesso e volentieri le distanze in mare e soprattutto in avverse condizioni di tempo possono richiedere alle imbarcazioni numerose ore prima di poter arrivare in porto.


D. – Tra qualche giorno, attraversando La Valletta e le altre città dell’isola, Benedetto XVI potrà ammirare le tracce lasciate dall’Ordine dei Cavalieri di Malta sull’isola nel corso dei secoli. Allora con quale auspicio l’Ordine dei Cavalieri di Malta segue la prossima visita del Papa?


R. – Noi siamo felicissimi, ovviamente, che il Papa si rechi a Malta e lo seguiremo come lo seguiamo in tutti i suoi viaggi apostolici. Ci sarà sicuramente una presenza dei nostri rappresentanti sull’isola, che parteciperà alle celebrazioni. Siamo molto, molto contenti che abbia la possibilità di visitare un’isola straordinaria, che ha un patrimonio architettonico ed artistico davvero unico.













Visitando la Grotta di San Paolo a Malta
Incontro con padre Louis Suban, arciprete della Chiesa di San Paolo

di Serena Sartini


LA VALLETTA, venerdì, 16 aprile 2010 (ZENIT.org).- La prima tappa che compirà il Papa a Malta, se si esclude la visita al presidente della Repubblica, sarà l’omaggio alla Grotta di San Paolo a Rabat, piccola cittadina di 14mila abitanti a una decina di chilometri da Valletta, dove la tradizione vuole che l’Apostolo delle Genti fu imprigionato.

Una piccola celletta di pochi metri quadrati, con la statua di San Paolo e la targa della visita di Giovanni Paolo II nel 1990. Qui, nella Grotta, Benedetto XVI si fermerà in preghiera silenziosa per qualche istante. Ed eccezionalmente potrà venerare anche la reliquia del braccio di San Paolo, custodita in una teca che viene esposta solamente una volta all’anno.

L’arciprete della Chiesa di San Paolo, padre Louis Suban, ci mostra il tragitto che compirà il Papa durante la sua visita che durerà circa un’ora. “Benedetto XVI arriverà sabato pomeriggio, intorno alle 19.45. Dopo il saluto del sindaco della città – dice a ZENIT - bacerà la croce simbolo della missionarietà della chiesa. Poi entrerà nella Chiesa di San Paolo e davanti all’altare sosterà qualche momento per la preghiera silenziosa”.

“Successivamente – spiega – si recherà alla grotta di San Paolo. Insieme all’arcivescovo di Malta, al vescovo di Gozo, e al cardinale Tarcisio Bertone reciterà una preghiera”.

“A seguire – prosegue poi – il Papa incontrerà il capitolo, composto da 11 sacerdoti e un seminarista, nel cimitero della collegiata e firmerà il libro d’oro dei visitatori. Riceverà in dono una piccola scultura in argento raffigurante San Paolo e una papalina. Infine, Benedetto XVI saluterà i fedeli radunati nella piazza della chiesa”.

“Siamo fieri e felici di poter accogliere il Papa – prosegue padre Louis – lo dico non solamente per ciò che provo personalmente ma a nome di tutta la Chiesa di San Paolo a Rabat. La parrocchia è molto felice di avere la visita del Successore di Pietro. La sua visita conferma la devozione e la radice cristiana di Malta”.

La Chiesa di San Paolo, di stile barocco con mattoni romani, può contenere circa 400 persone. Fu costruita nell’antica città di Melita, nel 1675 da Cosmana Navarra.

L’arciprete, da sette anni a Rabat, è stato ordinato il 29 giugno 1984, festa del martirio di San Paolo e Pietro.

“Sono nato e vissuto nel sud di Malta, a Marsaskala – racconta –. Ho frequentato il collegio dei frati di San Giovanni La Salle e poi ho insegnato geografia, religione e storia nel seminario di Rabat. Sono stato viceparroco nella collegiata della Cottoniera, nel sud di Malta e poi nominato cappellano di una parrocchia a Msida. E da 7 anni sono arciprete a Rabat”.

Come mai il Papa visita proprio Rabat? “Perché la Grotta di San Paolo è considerato il più importante Santuario di San Paolo nell’Isola. Ogni giorno viene visitato da centinaia di pellegrini, possiamo dire circa 300, specialmente dall’estero. E sabato pomeriggio, di pellegrino, ne arriverà uno davvero speciale”.

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Il Papa troverà al suo arrivo una Chiesa giovane e forte
Intervista a monsignor Mario Grech, vescovo di Gozo

di Serena Sartini


VICTORIA (Gozo, Malta), venerdì, 16 aprile 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà a Malta, non visiterà Gozo, la piccola isoletta che fa parte dell’Arcipelago.

Il vescovo, monsignor Mario Grech, non nasconde il suo dispiacere ma dice che i gozitani stanno aspettando ugualmente con emozione la visita del Pontefice a Malta.

“C’è una grande aspettativa nonostante tutti i rumori che ci sono in giro – dice a ZENIT il vescovo -, nonostante il fatto che i mezzi di comunicazione vogliano riportare l’attenzione sui casi di pedofilia nella Chiesa, che vogliano spostare l’attenzione”.

“La gente – osserva ancora – è matura abbastanza per saper accogliere il Papa e ascoltarlo. Perché il Papa è la coscienza della società di oggi. Purtroppo un mondo senza coscienza è un mondo morto e una società senza coscienza o con una coscienza erronea sta sulla via della perdizione”.

“Benedetto XVI, durante il suo Pontificato, si è mostrato attento e capace con la sua voce profetica di annunciare la Verità. Posso capire – spiega - che il Papa non è così popolare, potrebbe esserlo di più, ma la Chiesa non va dietro la popolarità. La Chiesa deve tener conto del Vangelo e il Papa è fedele al Signore”.

“Dunque – prosegue –, credo che la nostra gente stia aspettando questa visita con ansia, e nella sua breve permanenza ci dirà parole importanti. La visita può far trovare, in questo momento di nebbia, il desiderio della gente di cercare la via che il Papa sta mostrando al mondo”.

Quale sarà l’omaggio del Papa alla Chiesa di Gozo?

Mons. Mario Grech: Il Papa regalerà una rosa d’oro, un gesto antico, un omaggio che si faceva ai santuari importanti o alle regine cattoliche. Il Papa ha voluto omaggiare di questa rosa il Santuario mariano di Ta’Pinu, che rappresenta una vera e propria oasi di spiritualità non solo per i gozitani, ma per l’intera nazione. Interpreto questo dono come una forma di approvazione alla devozione mariana che c’è nelle chiese locali e il gesto del Pontefice ci spinge a riscoprire in Maria un nuovo discepolato.

Lei rivolgerà il saluto di benvenuto al Papa in occasione dell’incontro che terrà con i giovani. Quale è la situazione dei giovani di oggi, a Malta?

Mons. Mario Grech: I giovani di oggi sono ricchi, ma purtroppo non di valori. Noto che stanno al crocevia, spesso offuscati da ciò che la società gli propone. Tuttavia, ho visto una Chiesa giovane, forte in questo periodo di preparazione dell’incontro con il Papa. Da Gozo saranno oltre 600 ragazzi e questo mi dice che anche nei giovani c’è un interesse, ci sono delle forti aspettative per l’incontro con Benedetto XVI. I giovani di oggi sono anche intelligenti e sanno distinguere le cose buone da quelle non positive.

Come valuta la fede nella Chiesa di Gozo, oggi?

Mons. Mario Grech: Sentiamo il bisogno di passare da una religione popolare a una fede più autentica, più matura. Sento il bisogno di spingere verso una attività pastorale che cerca di educare. Occorre andare verso una vera evangelizzazione e catechesi. Occorre creare dei piccoli gruppi, che io chiamo minoranza creativa, che si raggruppano intorno alla Parola. In tal modo i cristiani maturano nel loro discepolato e possono contribuire per il bene comune. Questo è il lavoro che bisogna fare.

Cosa ci può dire a proposito dei casi di pedofilia legati a sacerdoti che si sono verificati a Malta?

Mons. Mario Grech: Vogliamo assicurare la gente che siamo attenti alla vicenda e rinnoviamo il nostro impegno nel fare tutto ciò che dobbiamo fare quando ci troviamo di fronte a simili casi di abusi. Prenderemo i casi che si verificano con la serietà e la responsabilità dovuta. Tuttavia, posso dire che finora non ci sono state reazioni negative verso i religiosi e la gente continua a considerare il sacerdote un punto di riferimento importante.
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Il Papa a Malta, timori di contestazioni

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Malta

Era l’anno 60 dell’era cristiana quando la nave che trasportava verso Roma il prigioniero Paolo di Tarso fece naufragio in quest’isola colonizzata dai fenici, al centro del Mediterraneo. E qui l’apostolo delle genti trascorse tutto l’inverno, accolto dagli abitanti locali.
Questo pomeriggio, 1950 anni dopo, arriva a Malta per commemorare quell’evento, Benedetto XVI.
Il primo viaggio internazionale del 2010 cade per Papa Ratzinger in un momento difficile, a motivo delle polemiche per gli abusi sui minori perpetrati da sacerdoti e religiosi. Anche se non è previsto ufficialmente, è possibile che durante le ore che trascorrerà qui, il Pontefice incontri alcune delle vittime degli abusi, mentre è di ieri la notizia che anche il promotore di Giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, Charles Scicluna, incontrerà le vittime maltesi il prossimo giugno.
L’arcivescovo Paul Cremona ha detto ai microfoni di Radio Vaticana che la Chiesa maltese ha risposto con decisione alla crisi degli abusi sui minori da parte del clero. «Abbiamo mostrato la nostra angoscia in particolare nei riguardi delle vittime degli abusi. Da 11 anni abbiamo un team, al quale si può rivolgere chiunque abbia una segnalazione di un simile abuso e che si farà carico di aprire un’indagine in merito. Abbiamo anche scritto che noi vogliamo fare del nostro meglio per eliminare questi abusi dalla Chiesa e quindi abbiamo rivolto un appello a tutti i maltesi: chiunque sia a conoscenza di un abuso, venga da noi per aiutarci ad estirpare questo peccato, questo delitto».
Malta, indipendente dal Regno Unito nel 1964, conta oltre 410 mila abitanti, il 98% dei quali cattolici. Dal maggio 2004 è Stato membro dell’Ue e dal 2008 ha adottato l’euro. «Siamo molto lieti, siamo entusiasti di ricevere il Santo Padre qui, a Malta - ha detto il presidente George Abela - in questo tempo particolare per il Papa e anche per la nostra isola. È veramente una impronta sui nostri valori, basati sulla fede cattolica. È una grande occasione, una grande gioia». L’allerta è alta, anche in previsione di possibili contestazioni, dopo che alcuni manifesti della visita papale erano stati imbrattati. La polizia ha interrogato molti giovani che hanno scritto messaggi contro Ratzinger sui blog e su Facebook.
Ieri, vigilia della partenza, Benedetto XVI ha festeggiato con i membri della famiglia pontificia il suo 83° compleanno. Uno dei suoi membri, il secondo segretario, Alfred Xuereb, è maltese, e oggi sarà a fianco del Pontefice. Insieme ai tantissimi auguri di compleanno, a Ratzinger è arrivata nelle ultime ore anche il sostegno e la solidarietà del governo italiano. Il Consiglio dei ministri, con un comunicato, ha infatti «confermato la solidarietà del governo per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».
E sempre dedicato al tema della lotta alla pedofilia è anche l’editoriale de «L’Osservatore Romano», a firma di Lucetta Scaraffia, nel quale si afferma che: «A differenza di quanto si legge su molti giornali che lo raffigurano come debole e attaccato da ogni parte, oppure come un anziano teologo che non sa comprendere il mondo di oggi, a differenza di chi ne chiede, con scritte sui muri o sui manifesti, delle impensabili dimissioni questa ricorrenza coincide con un momento di forza». A Benedetto XVI «interessa solo fare bene il Papa, cioè la guida spirituale dei cattolici. Ed è questo che disturba tanto il mondo e i potenti padroni dell’informazione e della politica: il fatto che così evidentemente li consideri irrilevanti davanti all’esigenza di meditare e spiegare le parole di Gesù».

© Copyright Il Giornale, 17 aprile 2010


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Le vittime di abusi sperano d'incontrare Benedetto XVI

Malta accoglierà oggi con entusiasmo il Pontefice «sofferente» per gli scandali di pedofilia

Domitilla Conte

LA VALLETTA

Malta accoglie con entusiasmo Papa Benedetto XVI, «sofferente» per gli scandali di pedofilia nella Chiesa ma tuttavia sereno, secondo quanto riferito ieri dal nunzio a La Valletta.
Le vittime maltesi di abusi da parte di religiosi vedono rafforzata la loro speranza di un incontro con il pontefice. Dopo quello ottenuto con l'arcivescovo Paul Cremona, il gruppo di vittime, tutti uomini, ha riferito ieri, tramite il suo portavoce Lou Bondi, della disponibilità del promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons.Charles Scicluna. L'incontro, che per ora non trova conferme in Vaticano, dovrebbe svolgersi nel mese di giugno. Comunque, lontano dai riflettori dei media. Probabile quindi che anche un eventuale incontro con il Pontefice sia reso noto a cose fatte.
Comunque, nell'isola, dove i cattolici sfiorano il 100%, prevalgono sentimenti positivi nei confronti dell'arrivo del Papa, con pochissime e forse non autoctone eccezioni, come il falso annuncio della cancellazione della visita apparsa per qualche ora su Facebook sulla web-page contraffatta di un autorevole quotidiano maltese. Tolta la statua a forma di *** e i manifesti ingiuriosi, anche le vittime sembrano tutt'altro che sul piede di guerra, ma piuttosto fiduciose nel nuovo corso inaugurato da Benedetto XVI.
«Finalmente – ha detto Lawrence Grech, uno di loro – si vede che la Chiesa maltese ed il Vaticano stanno capendo il nostro dolore e affrontando la nostra causa con serietà». Pur sottolineando di non avere avuto finora giustizia.
A La Valletta, le scritte offensive hanno lasciato il posto a striscioni di benvenuto.

© Copyright Gazzetta del sud, 17 aprile 2010


Papa Ratzi Superstar

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Benedetto XVI sulle orme di San Paolo

Ecco come i cattolici di Malta aspettano il Papa

Parla il cappellano dell'università, Jimmy Bartolo

di Marco Burini

Weekend a Malta per il Papa sulle orme di san Paolo che fece naufragio sull’isola 1950 anni fa, mentre era diretto a Roma. Oggi e domani avrà diversi incontri con le autorità pubbliche e soprattutto la chiesa locale, una realtà molto vivace come ci conferma il padre gesuita Jimmy Bartolo, cappellano dal 1998 al 2008 dell’Università di Malta.
“La stragrande maggioranza dei maltesi si dichiara cattolica. C’è una forte tradizione anche se l’ultimo censimento ecclesiastico del 2005 ha rilevato che solo metà della popolazione va a messa alla domenica; il dato cresce un po’ nell’isola di Gozo.
Comunque si tratta della percentuale più alta in Europa. Anche i nostri sondaggi nel campus universitario dicono che l’88 per cento degli studenti pratica la fede liberamente e senza alcuna restrizione e il 60 per cento partecipa nella messa domenicale. I riti pasquali sono vissuti con grande devozione”.
Insomma, una società visceralmente cristiana tanto che nemmeno l’ingresso nell’Unione europea, sei anni fa, ha portato alla liberalizzazione di divorzio e aborto. Secondo padre Bartolo, però, “ci sono elementi molto chiari di secolarizzazione. Siamo un piccolo popolo, 410 mila abitanti, con un sua identità, una lingua e una storia. Ma siamo sempre stati sotto il dominio di altri popoli e culture fino al 1964 con l’indipendenza dagli inglesi. Malgrado tutto abbiamo mantenuto forte nostra fede. Adesso siamo un’altra volta a un incrocio: dobbiamo interiorizzare una fede che per molto tempo è stata di tipo tradizionale.
Il popolo maltese in gran parte è molto contrario alla legalizzazione dell’aborto; durante i negoziati di ammissione all’Unione europea il governo è riuscito a ottenere una deroga su questo tema. Per quanto riguarda il divorzio, il dibattito si riaperto dopo che il nuovo leader del Partito laburista, Joseph Muscat, ha annunciato una proposta di legge sul divorzio e ha detto che lascerà liberi i deputati del suo partito di votare secondo coscienza. Credo che i maltesi siano divisi su questo punto, ma certamente c’è una tendenza verso la separazione tra chiesa e stato”. Tra i problemi sociali più urgenti, padre Bartolo cita l’immigrazione irregolare. “Siamo un crocevia strategico tra Africa ed Europa. Arrivano centinaia di persone dalla Libia, anche se il numero è in calo. Come cattolici ritengo che dobbiamo accogliergli come abbiamo accolto Paolo di Tarso dopo il suo naufragio”.
Il gesuita ammette che la situazione si sta facendo molto difficile a causa del regolamento Dublino 2. “Le autorità non possono inviare gli immigrati in altri paesi dell’Europa una volta sbarcati a Malta. Per questo ci sentiamo abbandonati e delusi”.
Qualche parola di conforto verrà senza dubbio da Benedetto XVI. “Lo aspettiamo con grande affetto. Malta ha bisogno dell’incoraggiamento del Papa per vivere con più vigore e radicalità la sua fede soprattutto nell’impegno a favore degli emarginati e in mezzo a una cultura che si sta secolarizzando sempre di più. Sono sicuro che questo Papa teologo può darci degli insegnamenti molto profondi”. La questione dei preti pedofili non coglie impreparata la chiesa maltese. Padre Bartolo fa notare che “ siamo stati tra i primi a creare un Response Team, nel 1999, una struttura giuridica a cui ci si può riferire per i casi di abuso sessuale. Penso che la chiesa maltese si sia mossa in modo responsabile. I vescovi hanno chiesto scuso al popolo maltese e il vescovo di Malta ha accettato di incontrare alcune vittime prima della visita del Papa”.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

© Copyright Il Foglio, 17 aprile 2010


Papa Ratzi Superstar

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Nel segno di San Paolo: Malta attende con gioia l’arrivo di Benedetto XVI. L’arcivescovo Grech: dalla visita del Papa, una rigenerazione spirituale


Ancora poche ore e Malta potrà abbracciare il Papa, che si fa pellegrino per celebrare il 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo sull’isola mediterranea. Il 14.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI prenderà il via poco dopo le 15 con la partenza da Fiumicino. L’arrivo del volo papale all’aeroporto internazionale maltese di Luqa è previsto per le ore 17. Qui il primo atto della visita con la cerimonia di benvenuto e i discorsi del Pontefice e del presidente George Abela. Sul clima che si respira a Malta, in queste ore di attesa, ci riferisce il nostro inviato a La Valletta, Alessandro De Carolis:

“Pope arrives today”. Il titolo in apertura del Times di Malta esprime l’evento imminente senza giri di parole, anche se la concisione britannica rende in tono minore l’attesa che cresce di ora in ora a La Valletta, Floriana e Rabat, tra le prime località ad essere attraversate oggi pomeriggio e stasera dalla papamobile, che sarà il mezzo di trasporto utilizzato da Benedetto XVI in ognuno degli spostamenti di questo suo 14.mo viaggio apostolico. Per tutti qui il Papa viene a rivivere la drammatica epopea e lo straordinario epilogo che 1950 anni fa videro protagonista San Paolo: un pericoloso naufragio sulle coste maltesi e da quell’evento imprevisto la nascita di una Chiesa ancor oggi tra le più solide in Europa.

E l’evento centrale di oggi pomeriggio – dopo l’arrivo a Malta verso le 17, e il saluto al presidente maltese Abela – sarà per il Papa proprio la visita alla Grotta di San Paolo: un piccolo anfratto roccioso, oggi sormontato da una chiesa, che la tradizione ricorda e conserva come il luogo dove l’Apostolo visse a Malta prima di ripartire per Roma. Si consolida intanto a Malta la presenza dei giornalisti stranieri – circa 200 quelli accreditati – anche se la nube di cenere del vulcano islandese, che ha provocato la cancellazione di migliaia di voli internazionali, ha costretto molti cronisti della visita papale a ritardare l’arrivo o a cercare alternative.

Sui moli de La Valletta, sotto un sole oggi piuttosto pallido, i cameraman provano le inquadrature del porto, che con le sue banchine dominate dagli antichi bastioni cinquecenteschi domani pomeriggio farà da quinta a uno degli incontri più attesi: quello del Papa con i giovani, alcuni dei quali racconteranno le loro storie a Benedetto XVI.

Prima di questo appuntamento, il Pontefice avrà presieduto nella mattina la Messa e la recita del Regina Coeli nella grande Piazza dei Granai a Floriana, con 800 sacerdoti e almeno 35 mila persone. Quindi, più tardi, il suggestivo arrivo in catamarano al Waterfront di Floriana: tre brevi, simboliche, miglia marine su quelle stesse acque solcate da Paolo all’alba dell’era cristiana.
La preghiera del Papa a Rabat, nella Grotta che custodisce la memoria dello sbarco di San Paolo a Malta, permetterà dunque al 14.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI di toccare subito la sua principale corda spirituale. L’arcivescovo di Gozo, Mario Grech, uno dei presuli che, fra poche ore, accoglierà il Pontefice al suo arrivo a Malta, spiega al microfono di Alessandro De Carolis l’importanza attribuita alle radici paoline nella Chiesa locale:

R. – A noi San Paolo dice tutto: è da lui che noi abbiamo ricevuto la fede ed è lui che ci ha generato in Cristo. Noi speriamo che con questa visita, Benedetto XVI ci aiuti per una nuova rigenerazione spirituale. La Chiesa a Malta ha una storia particolare ed anche la religiosità è abbastanza forte. Io non posso nascondere che tante famiglie sono molto religiose, ma devo anche ammettere che l’aria che tira, che arriva dal continente, continua a lasciare le sue tracce. Anche la nostra fede ha, quindi, bisogno di questa spinta, di questa rigenerazione.

D. – Questa impronta paolina, avvertita così intensamente nella chiesa maltese, si traduce, eccellenza, anche in una forte spinta missionaria nelle vostre comunità…

R. – Per quanto riguarda la mia diocesi, posso vantarmi di contare più di 50 sacerdoti diocesani all’estero. E questo non contando poi le religiose. Noi crediamo ed auspichiamo che con la visita del Santo Padre, questa dimensione paolina, questa dimensione missionaria della Chiesa venga rafforzata, perché la nostra nazione - nonostante sia piccola - così come ha fatto nel passato, passa dare anche nel presente e nel futuro questo contributo per l’evangelizzazione e non dico del continente africano o sudamericano, ma anche dell’Europa stessa. Nei pressi della Grotta di San Paolo, si è sviluppato nel corso dei secoli il Museo di Wignacourt, che espone numerose opere d’arte dedicate al culto dell’Apostolo. Alessandro De Carolis ha intervistato il direttore del museo, mons. John Azzopardi, autore di numerose pubblicazioni sulla storia della Grotta: R. – Per 35 anni sono stato curatore del Museo della Cattedrale, dedicata a San Paolo – questa dedicazione è la prima e risale al Tardo Medioevo – e della Grotta. Quindi, sono sempre vissuto in questo ambiente paolino, che ho cercato di studiare storicamente e iconograficamente, e sono stato felicissimo di potermi dedicare alla ricerca e di poter pubblicare molti libri sulla cultura paolina a Malta. Noi chiamiamo San Paolo non solo “l’Apostolo delle Genti”, ma il maltese, quando si menziona San Paolo, dice: “Nostro padre, San Paolo”. Nella Grotta di San Paolo, dove il Papa scenderà, troverà le parole – in una bellissima iscrizione marmorea in latino – Meletensium Patrem Gentiumque Apostolum: quello che per tutto il mondo è l’Apostolo delle Genti, per noi è nostro padre.

D. – Che cosa vuol dire per la Chiesa di Malta essere una Chiesa “paolina”?

R. – Certamente, siamo una Chiesa domestica; sotto i Romani, viene trattato bene dal centurione e quindi voleva essere prudente, ma ce n’è abbastanza per dire che Paolo ha fondato una Chiesa domestica. San Paolo era un evangelizzatore, e ci ha contagiato con questa febbre di evangelizzazione tanto che i maltesi non solo hanno conservato la fede, nella grande maggioranza, ma Malta e Gozo hanno dato un grandissimo contributo alle missioni. Quindi, tanti sacerdoti, tante suore in tutto il mondo hanno evangelizzato! Infatti quando il Papa verrà nella Grotta, nella chiesa ci saranno tutti i missionari e le missionarie in pensione. E’ questo che San Paolo significa per noi!

D. – Lei ha detto che San Paolo ha formato la coscienza cristiana dei maltesi. Possiamo parlare anche di una consapevolezza sociale che viene da San Paolo? Cioè, di una coscienza civile che viene da San Paolo? E che cosa significa in ottica europea difendere questo come “radice cristiana”?

R. – Quando Malta chiese di entrare in Europa, Papa Giovanni Paolo II disse: “Speriamo che Malta porti una cosa positiva, un po’ di fede in questa Europa, che sta diventando meno cristiana!”. E credo che noi abbiamo dato e stiamo dando tuttora il nostro contributo. La Chiesa di Malta non si può accusare di non aver dato il suo contributo sociale: tanti orfanotrofi, tante scuole … La Chiesa ha educato. La prima educazione, la prima scuola a Malta è stata fondata dalla Chiesa. Oggi mi sembra che ci sia anche molta collaborazione con il governo.













Oggi il Papa a Malta: la gioia del presidente George Abela e dell'arcivescovo Paul Cremona


Questo pomeriggio il Papa inizia la sua visita apostolica a Malta. Si tratta del suo 14.mo viaggio internazionale, l’ottavo nel Continente europeo. La breve visita, che si concluderà domani, avviene nel 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo sull’isola del Mediterraneo. Il servizio del nostro inviato a Malta, Alessandro De Carolis:
La bambina ferma sul marciapiede assieme alla mamma svolge lentamente la grande pagina centrale a colori di quella che sembra una rivista per i più piccoli e l’immagine che appare è quella di un sorridente Benedetto XVI. La scena, un semplice scorcio di quotidianità colta a poche ore dall’arrivo del Papa, anima una polverosa viuzza di Rabat, sobborgo dove vecchie pietre a ridosso del mare custodiscono la piccola grotta nella quale 1950 anni fa San Paolo, sbattuto dalla tempesta contro le sue coste, fece scoccare a Malta la prima scintilla della fede. Tutto ciò che riguarda il prossimo arrivo eccellente è accompagnato da grande sobrietà. Foto, stemmi vaticani campeggiano in modo discreto, quasi a dire al mondo che il calore, l’affetto – quello sì intenso – che si nutre per il Papa non ha bisogno di essere acceso dal clamore. Del resto, per la gente dell’Isola, la cui solidità cristiana è testimoniata dalle 365 chiese sparse dovunque – “una per ogni giorno dell’anno”, dicono con orgoglio – San Paolo è più che l’Apostolo delle Genti universalmente noto. Qui è venerato come un “padre” dai 413 mila cattolici, il 95% dei 443 mila abitanti.

Da Rabat in mezz’ora si arriva a La Valletta e a Floriana, sorta di città-quartieri fortificate che si snodano l’una di seguito all’altra, divise da invisibili confini amministrativi ma unite da un unico cordone urbano: qui, si lavora per ultimare l’accoglienza e la sicurezza dei luoghi che vedranno la presenza di Benedetto XVI. Si ritocca il grande altare davanti alla Chiesa di San Publio che affaccia sulla piazza dei Granai, dove una volta i romani ammassavano le granaglie e gli angloamericani le vettovaglie di guerra, e da dove il Papa domani parlerà al cuore dei maltesi durante la Messa. E fermento si registra sulle banchine della frazione portuale di Kalkara, da dove domani pomeriggio il Pontefice rivivrà in simbolo l’arrivo di San Paolo a Malta, percorrendo in catamarano 3 miglia marine fino al Porto Grande di La Valletta, luogo del raduno dei giovani. A raccontare gli eventi saranno quasi 200 giornalisti stranieri (più di 300 contando i locali) e una sessantina di televisioni, gran parte dei quali già al lavoro nell’accogliente centro stampa allestito all’Hotel Excelsior. Per le strade saranno in servizio 1800 poliziotti. Intanto, la Chiesa maltese – annunciano i giornali – prepara al Papa una sorpresa: 5 mila bambini pronti a intonare oggi pomeriggio, subito dopo la visita al presidente, il “Tanti auguri a te” al Papa, che ieri ha festeggiato il suo compleanno. Un segno di festa e soprattutto di innocenza in un periodo in cui – e Malta non è immune – la tempesta degli abusi commessi dal clero si è abbattuta sulla Chiesa. Ma qui sanno bene, e la loro storia lo insegna, che da venti contrari, tempeste e naufragi Dio sa impiantare il seme del Vangelo.

Ascoltiamo il presidente di Malta George Abela, al microfono di Alessandro De Carolis:

R. - Siamo molto lieti, siamo entusiasti di ricevere il Santo Padre qui, a Malta, in questo tempo particolare per il Santo Padre e anche per la nostra Isola. E' veramente una impronta sui nostri valori, basati sulla fede cattolica. E' una grande occasione, una grande gioia.

D. - Quindi, le radici cristiane che qui sono antichissime sono anche un valore da esportare?

R. - Sì, sì: certamente. Però dobbiamo essere un esempio per tutta l'Europa!

“E’ inevitabile che andiamo a finire su qualche isola”. Con queste parole tratte dagli Atti degli Apostoli i vescovi di Malta hanno deciso di sintetizzare lo spirito della visita apostolica che Benedetto XVI compirà sull’Isola del Mediterraneo. Le parole, attribuite a San Paolo, descrivono gli attimi prima del naufragio che nel 60 dopo Cristo porta l’Apostolo delle Genti a fondare sulle coste maltesi la prima comunità cristiana locale. Una comunità che sta preparandosi da diversi mesi all’incontro con il Papa. Lo conferma l’arcivescovo di Malta, Paul Cremona, nell’intervista di Alessandro De Carolis:
R. – Tra la popolazione, il clima è di attesa per la visita del Pontefice a Malta; in particolare, la Chiesa ha chiesto ai fedeli, nella Lettera pastorale pubblicata dai vescovi, di essere pronti ad accoglierlo come hanno fatto i maltesi quasi duemila anni fa con San Paolo: l’hanno accolto con tanto amore e con grande ospitalità, nella fede. E noi stiamo preparando le anime dei maltesi, in particolare di quelli che sono parte attiva nella Chiesa locale, affinché siano spiritualmente ricettive ai suoi messaggi, per poi ritrasmetterli quando il Santo Padre ci avrà lasciati, nella vita della Chiesa, nella società in cui viviamo. Aspettiamo questi messaggi nell’amore e nella fedeltà.

D. – “Oggi la Chiesa si trova in acque agitate”; qualcuno “vuole soffocare la voce profetica del Papa”, avete scritto. In particolare, il vostro messaggio come pastori ha trovato parole molto chiare di dolore, di pentimento, nell’affrontare le vicende degli abusi sui minori …

R. – Sì: questa è una delle prime cose che abbiamo detto. Insieme al Pontefice, in sintonia con la sua Lettera ai fedeli irlandesi, abbiamo mostrato la nostra angoscia in particolare nei riguardi delle vittime degli abusi da parte di sacerdoti in tutto il mondo, ma anche qui a Malta. Da 11 anni abbiamo un “response team”, al quale si può rivolgere chiunque abbia una segnalazione di un simile abuso e che si farà carico di aprire un’indagine in merito. Abbiamo anche scritto che noi vogliamo fare del nostro meglio per eliminare questi abusi dalla Chiesa e quindi abbiamo rivolto un appello a tutti i maltesi: chiunque sia a conoscenza di un abuso, venga da noi per aiutarci ad estirpare – come ha detto il Papa – questo peccato, questo delitto.

D. – Come capo della Chiesa di Malta, quali echi ha raccolto finora tra i giovani della sua diocesi, e quelli maltesi in generale, che incontreranno Benedetto XVI?

R. – Da alcune settimane è stata istituita, qui a Malta, la Commissione diocesana per i giovani; a Gozo ce n’è un’altra. La preparazione dei giovani si fa anche andando di parrocchia in parrocchia, quasi come si fa anche per il World Youth Day, con una croce, con un’icona della Madonna, e con programmi formativi sulla figura del Papa e in particolare sui suoi insegnamenti. Si sono già prenotati 500 tra artisti e gruppi che daranno un concerto per i giovani in attesa dell’arrivo del Pontefice, domenica pomeriggio alle 17.

D. – Il prossimo viaggio del Papa è anche una sorta di conclusione ideale dell’Anno Paolino, con la sosta nella Grotta di Rabat, che 1950 anni fa divenne, con il naufragio di San Paolo, il nucleo della prima Chiesa di Malta. Come vi siete preparati a questo momento di grande intensità spirituale?

R. – Due anni fa si è celebrato l’Anno Paolino, in cui già la Chiesa ha preparato il popolo con degli scritti e con dei corsi su San Paolo e sui suoi insegnamenti, con pellegrinaggi, anche, e con mostre culturali. Anche questa volta sono state allestite mostre culturali proprio per preparare la popolazione, attraverso questo viaggio di Papa Benedetto, ad un nuovo incontro con l’apostolo Paolo e recepire il suo modo di evangelizzare, che è forte: è proprio di San Paolo!

Difesa della fede e servizio ai poveri e ai sofferenti. Da 960 anni circa, da quando ne venne istituito il primo nucleo in Palestina, è questo il motto dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Un antico Ordine cavalleresco e insieme religioso-laicale, conosciuto più comunemente come Ordine dei Cavalieri di Malta, che oggi gestisce attività mediche, sociali e assistenziali in 120 nazioni del mondo. L’isola di Malta, dove Benedetto XVI giungerà sabato prossimo per la sua visita apostolica di due giorni, è stata per quasi tre secoli la sede ufficiale del Sovrano Ordine Militare, che vi ha lasciato indelebili tracce architettoniche e artistiche, oltre che delle sue profonde radici cristiane. Alessandro De Carolis ne ha parlato con Eugenio Ayroldi di Robbiate, direttore dell’Ufficio comunicazioni dei Cavalieri di Malta:

R. – Noi abbiamo un legame strettissimo con l’Isola, che ci ha visto protagonisti dal 1536 al 1798. I nostri legami con Malta sono quindi molto stretti. Dal mio punto di vista, noi dobbiamo molto a Malta così come Malta deve molto all’Ordine dei Cavalieri e mi riferisco in particolar modo alle straordinarie opere artistiche che sono oggi patrimonio di Malta e che sono state realizzate nel periodo di presenza dei Cavalieri a Malta, come i grandi bastioni di La Valletta che porta il nome di uno dei Gran Maestri dell’Ordine; ma penso anche alla co-cattedrale di San Giovanni, che era la cattedrale dell’Ordine di Malta, un’opera straordinaria con le tombe dei Cavalieri nel pavimento. Sicuramente c’è stato uno scambio intellettuale e culturale straordinario da entrambe le parti.

D. – Possiamo dire che, del prossimo viaggio del Papa, il protagonista naturale sarà certamente il mare: il mare che circonda l’isola; il mare che quasi duemila anni fa vide il naufragio di San Paolo; il mare sul quale incrociano da molti anni a questa parte, spesso in modo molto drammatico, le rotte degli immigrati. L’Ordine di Malta ha un’antica e solida esperienza nel campo dell’assistenza, ma in che modo in particolare affrontate il fenomeno dell’immigrazione?

R. – Noi abbiamo sottoscritto con la Guardia Costiera Italiana nel 2007 un Protocollo di intesa che permette ai nostri medici e ai nostri volontari di imbarcarsi sulle navi della Guardia Costiera che sono di stanza a Lampedusa e che pattugliano il Mare di Sicilia. Questo ci permette di essere in prima linea nell’aiutare e nel soccorrere quelle migliaia di disperati che ogni anno tentano di giungere in Europa attraverso il Canale di Sicilia. Questo è un servizio veramente molto importante ed è fatto con spirito puramente umanitario. E’ estremamente importante poter intervenire e dare assistenza direttamente in mare, perché spesso e volentieri le distanze in mare e soprattutto in avverse condizioni di tempo possono richiedere alle imbarcazioni numerose ore prima di poter arrivare in porto.

D. – Tra qualche giorno, attraversando La Valletta e le altre città dell’isola, Benedetto XVI potrà ammirare le tracce lasciate dall’Ordine dei Cavalieri di Malta sull’isola nel corso dei secoli. Allora con quale auspicio l’Ordine dei Cavalieri di Malta segue la prossima visita del Papa?

R. – Noi siamo felicissimi, ovviamente, che il Papa si rechi a Malta e lo seguiremo come lo seguiamo in tutti i suoi viaggi apostolici. Ci sarà sicuramente una presenza dei nostri rappresentanti sull’isola, che parteciperà alle celebrazioni. Siamo molto, molto contenti che abbia la possibilità di visitare un’isola straordinaria, che ha un patrimonio architettonico ed artistico davvero unico.



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18/04/2010 00.22
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MALTA IN OCCASIONE DEL 1950° ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI SAN PAOLO (17-18 APRILE 2010) (I)


Ha inizio questo pomeriggio il 14° Viaggio internazionale del Santo Padre Benedetto XVI, che lo porta a Malta nel 1950° anniversario del naufragio di San Paolo sull’isola.

L’aereo con bordo il Santo Padre - un Airbus 320 dell’Alitalia - parte dall’aeroporto di Fiumicino (Roma) alle ore 15.25. L’arrivo all’aeroporto internazionale di Malta a Luqa è previsto per le ore 17.00.



TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI fa pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A COMPIERE IL MIO PELLEGRINAGGIO A MALTA CHE SARÀ PER ME OCCASIONE PROVVIDENZIALE PER RICALCARE LE ORME DELL’APOSTOLO PAOLO COME PURE PER INCONTRARE RAPPRESENTANTI DEL POPOLO MALTESE E IN PARTICOLARE FRATELLI E SORELLE NELLA FEDE MI È CARO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE E ALL’INTERA NAZIONE IL MIO CORDIALE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDI AUSPICI PER IL PROGRESSO SPIRITUALE CIVILE E SOCIALE DELLA DILETTA ITALIA

BENEDICTUS PP. XVI





Trascrizione della conferenza stampa del Papa sul volo per Malta


CITTA' DEL VATICANO, sabato, 17 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo della trascrizione della conferenza stampa tenuta questo sabato da Benedetto XVI durante il volo per Malta.

* * *

PADRE FEDERICO LOMBARDI

Cari amici, ecco che Sua Santità è di nuovo con noi per il primo di quei cinque viaggi di quest’anno che sono già in programma. Siamo molto contenti di averlo con noi anche all’inizio di questo viaggio perché possiamo così fargli pure gli auguri per i due anniversari di questi giorni, quello di ieri, il compleanno, e quello di lunedì prossimo. Il Santo Padre ha ricevuto le domande che alcuni di voi hanno presentato e che interpretano un po’ le attese che tutti abbiamo all’inizio di questo viaggio e quindi ci farà alcune riflessioni, alcune considerazioni, sulla base di queste nostre attese. Non seguiremo lo schema delle altre volte di domanda-risposta, lasciamo che il Santo Padre, da par suo, ci faccia un suo discorso sintetico. Grazie Santità e buon viaggio


BENEDETTO XVI

Cari amici, buonasera! Auguriamoci un buon viaggio, senza questa nuvola oscura che sta sopra parte dell’Europa.

Allora, perché questo viaggio a Malta? I motivi sono molteplici.

Il primo è San Paolo. E’ finito l’Anno paolino della Chiesa universale, ma Malta festeggia 1950 anni dal naufragio e questa è per me un’occasione per mettere ancora una volta in luce la grande figura dell’Apostolo delle genti, con il suo messaggio importante proprio anche per oggi. Io penso si possa sintetizzare l’essenziale del suo viaggio con le parole che lui stesso ha riassunto alla fine della lettera ai Galati: fede operante nella carità.

Queste sono le cose importanti anche oggi: la fede, la relazione con Dio, che si trasforma poi in carità. Ma penso anche che il motivo del naufragio parla per noi. Dal naufragio, per Malta è nata la fortuna di avere la fede; così possiamo pensare anche noi che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio per noi e possono anche essere utili per nuovi inizi nella nostra vita.

Il secondo motivo: mi fa piacere di vivere in mezzo ad una Chiesa vivace che è quella di Malta, che è feconda nelle vocazioni anche oggi, piena di fede, in mezzo al nostro tempo, e che risponde alle sfide del nostro tempo. So che Malta ama Cristo e ama la sua Chiesa che è il suo Corpo e sa che, anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore tuttavia ama questa Chiesa, e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce.

Terzo punto: Malta è il punto dove le correnti dei profughi arrivano dall’Africa e bussano alla porta dell’Europa. Questo è un grande problema del nostro tempo, e, naturalmente, non può essere risolto dall’isola di Malta. Noi tutti dobbiamo rispondere a questa sfida, lavorare perché tutti possano, nella loro terra, vivere una vita dignitosa e dall’altra parte fare il possibile perché questi profughi trovino qui dove arrivano, trovino, in ogni caso, uno spazio di vita dignitosa. Una risposta ad una grande sfida del nostro tempo: Malta ci ricorda questi problemi e ci ricorda anche che proprio la fede è la forza che dà carità, e dunque anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide. Grazie


PADRE FEDERICO LOMBARDI

Grazie Santità e buon viaggio allora, l’accompagneremo anche con il nostro lavoro e la nostra informazione.






Il Signore ama la Chiesa, nonostante i peccati dei suoi figli
Parole di Benedetto XVI ai giornalisti presenti sul volo per Malta



LA VALLETTA, sabato, 17 aprile 2010 (ZENIT.org).- Cristo ama la Chiesa, nonostante i peccati dei suoi figli. E' quanto ha detto questo sabato Benedetto XVI in un breve discorso rivolto ai giornalisti presenti sul volo papale diretto a Malta.

Il Pontefice si trovava a bordo dell'Airbus 320 Alitalia, all'inizio del suo quattordicesimo viaggio internazionale, per celebrare il 1950° anniversario del naufragio dell'apostolo Paolo su quest'isola del Mediterraneo.

La Chiesa, ha spiegato parlando in italiano, è il Corpo di Cristo, e “anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore tuttavia ama questa Chiesa, e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce”.

L'incontro, durante il volo di un'ora e mezza, è stato più breve rispetto alle altre occasioni. Il Vescovo di Roma si è limitato ad affrontare i tre temi alla base del suo pellegrinaggio a Malta che si concluderà domenica notte.

Precedentemente, il Papa aveva ricevuto da padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, una serie di domande proposte dai giornalisti

Innanzitutto, il Santo Padre ha spiegato di essere voluto venire in quest'isola per ricordare il naufragio di san Paolo raccontato negli Atti degli Apostoli ed ha sintetizzato il senso del suo viaggio prendendo a prestito le parole scritte dall'Apostolo delle Genti nella lettera ai Galati: “fede operante nella carità”.

“Queste sono le cose importanti anche oggi – ha sottolineato –: la fede, la relazione con Dio, che si trasforma poi in carità. Ma penso anche che il motivo del naufragio parla per noi”.

“Dal naufragio, per Malta è nata la fortuna di avere la fede; così possiamo pensare anche noi che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio per noi e possono anche essere utili per nuovi inizi nella nostra vita”.

Il secondo motivo, illustrato dal Papa, è il desiderio di confermare nella fede un “Chiesa vivace che è quella di Malta, che è feconda nelle vocazioni anche oggi, piena di fede, in mezzo al nostro tempo, e che risponde alle sfide del nostro tempo”.

“So che Malta ama Cristo e ama la sua Chiesa che è il suo Corpo e sa che, anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore tuttavia ama questa Chiesa, e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce”, ha detto.

Il terzo motivo della visita è legato invece alla stretta attualità: Malta è divenuta, infatti, una terra di passaggio per i profughi africani che puntano a mettere piede in Europa.

“Questo è un grande problema del nostro tempo, e, naturalmente, non può essere risolto dall’isola di Malta – ha osservato –. Noi tutti dobbiamo rispondere a questa sfida, lavorare perché tutti possano, nella loro terra, vivere una vita dignitosa e dall’altra parte fare il possibile perché questi profughi trovino qui dove arrivano, trovino, in ogni caso, uno spazio di vita dignitosa”.

“Una risposta ad una grande sfida del nostro tempo: Malta ci ricorda questi problemi e ci ricorda anche che proprio la fede è la forza che dà carità, e dunque anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide”, ha quindi concluso.







Discorso di Benedetto XVI alla Chiesa di San Paolo
“Invito ciascuno di voi a far propria la sfida esaltante della nuova evangelizzazione”



RABAT, sabato, 17 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo sabato sera da Benedetto XVI dopo aver visitato la Chiesa di San Paolo, a Rabat, posta sopra la Grotta, dove, secondo la tradizione, l’Apostolo delle Genti passò tre mesi a predicare, dopo il suo naufragio nell’Isola.

* * *

Caro Arcivescovo Cremona,
Cari fratelli e sorelle,

il mio pellegrinaggio a Malta è iniziato con un momento di preghiera silenziosa nella grotta di san Paolo, che per primo portò la fede in queste isole. Sono venuto sulle orme di quegli innumerevoli pellegrini lungo i secoli, che in questo santo luogo hanno pregato, affidando se stessi, le loro famiglie e la prosperità di questa Nazione all’intercessione dell’Apostolo dei Gentili. Mi rallegro di essere finalmente tra di voi e vi saluto tutti con grande affetto nel Signore.

Il naufragio di Paolo e la sua sosta per tre mesi a Malta hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vostro Paese. Le sue parole ai compagni prima di giungere a Malta sono ricordate per noi negli Atti degli Apostoli e sono state un tema speciale nella vostra preparazione alla mia visita. Queste parole - "Jeħtieg iżda li naslu fi gżira" ["Dovremo però andare a finire su qualche isola"] (At 27,26) – nel contesto originale sono un invito al coraggio di fronte all’ignoto e alla fiducia incrollabile nella misteriosa provvidenza di Dio. I naufraghi, infatti, furono calorosamente accolti dalla gente di Malta, a seguito dell’esempio dato da san Publio. Nel piano di Dio, san Paolo divenne perciò il vostro padre nella fede cristiana. Grazie alla sua presenza tra voi, il Vangelo di Gesù Cristo si radicò saldamente e portò molto frutto non soltanto nella vita degli individui, delle famiglie e delle comunità, ma anche nella formazione dell’identità nazionale di Malta, come pure nella sua vibrante e particolare cultura.

Le fatiche apostoliche di Paolo portarono pure una ricca messe nella generazione di predicatori che seguirono le sue orme, e particolarmente nel gran numero di sacerdoti e religiosi che imitarono il suo zelo missionario lasciando Malta per andare a portare il Vangelo in lidi lontani. Sono lieto di aver avuto l’opportunità di incontrarne oggi così tanti in questa Chiesa di san Paolo, e di incoraggiarli nella loro vocazione piena di sfide e spesso eroica. Cari missionari: ringrazio ciascuno di voi, a nome di tutta la Chiesa, per la vostra testimonianza al Signore Risorto e per le vite spese al servizio degli altri. La vostra presenza ed attività in così tanti Paesi del mondo fa onore alla vostra Patria e testimonia la spinta evangelica innestata nella Chiesa a Malta. Preghiamo il Signore affinché susciti ancor più uomini e donne, che continuino la nobile missione di proclamare il Vangelo e di operare per il progresso del Regno di Dio in ogni terra e in tutti i popoli!

L’arrivo di san Paolo a Malta non era programmato. Come sappiamo, si stava recando a Roma quando sopraggiunse un violento temporale e la sua nave fu scaraventata su quest’isola. I marinai possono tracciare una rotta, ma Dio, nella sua sapienza e provvidenza, dispiega il proprio itinerario. Paolo, che aveva incontrato in maniera drammatica il Signore Risorto sulla via di Damasco, lo sapeva molto bene. Il corso della sua vita cambiò improvvisamente; per lui, pertanto, vivere era Cristo (cfr Fil 1,21); ogni sua azione ed ogni suo pensiero erano diretti ad annunciare il mistero della croce ed il suo messaggio d’amore di Dio che riconcilia.

Quella stessa parola, la parola del Vangelo, ha tutt’oggi il potere di irrompere nelle nostre vite e di cambiarne il corso. Oggi lo stesso Vangelo che Paolo predicò continua a esortare il popolo di queste isole alla conversione, ad una nuova vita e ad un futuro di speranza. Mentre mi trovo fra voi come Successore dell’apostolo Pietro, vi invito ad ascoltare la parola di Dio con animo nuovo, come fecero i vostri antenati, e di lasciare che essa sfidi i vostri modi di pensare e la maniera in cui trascorrete la vostra vita.

Da questo luogo santo dove la predicazione apostolica si diffuse per prima in queste isole, invito ciascuno di voi a far propria la sfida esaltante della nuova evangelizzazione. Vivete la vostra fede in maniera ancor più piena assieme ai membri delle vostre famiglie, ai vostri amici, nei vostri quartieri, nei luoghi di lavoro e nell’intero tessuto della società maltese. In modo particolare esorto genitori, insegnanti e catechisti a parlare agli altri del vostro stesso incontro vivo con Gesù risorto, specialmente ai giovani che sono il futuro di Malta. "La fede si rafforza quando viene offerta agli altri" (cfr Redemptoris missio, 2). Sappiate che i vostri momenti di fede assicurano un incontro con Dio, il quale nella sua onnipotenza tocca il cuore dell’uomo. Così, introdurrete i giovani alla bellezza e alla ricchezza della fede cattolica, offrendo loro una solida catechesi ed invitandoli ad una partecipazione sempre più attiva alla vita sacramentale della Chiesa.

Il mondo ha bisogno di tale testimonianza! Di fronte a così tante minacce alla sacralità della vita umana, alla dignità del matrimonio e della famiglia, non hanno forse bisogno i nostri contemporanei di essere costantemente richiamati alla grandezza della nostra dignità di figli di Dio e alla vocazione sublime che abbiamo ricevuto in Cristo? Non ha forse bisogno la società di riappropriarsi e di difendere quelle verità morali fondamentali che sono alla base dell’autentica libertà e del genuino progresso?

Proprio ora, mentre stavo davanti a questa grotta, riflettevo sul grande dono spirituale (cfr Rm 1,11) che Paolo diede a Malta, ed ho pregato che voi possiate mantenere integra l’eredità consegnatavi dal grande Apostolo. Possa il Signore conservare voi e le vostre famiglie nella fede che opera mediante l’amore (cfr Gal 5,6), e rendervi gioiosi testimoni di quella speranza che non delude (cfr Rm 5,5). Cristo è risorto! Egli è veramente risorto! Alleluia!

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]





Discorso del Papa per la cerimonia di benvenuto a Malta
"Vengo come Successore di san Pietro per confermarvi nella fede"



LUQA, sabato, 17 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI una volta arrivato all’aeroporto internazionale di Malta a Luqa.

* * *

Signor Presidente,

Venerati Fratelli nell’Episcopato,

Distinte Autorità,

Signore e Signori,

Jien kuntent ħafna li ninsab fostkom! [Sono lieto di essere in mezzo a voi!]

E’ per me motivo di gioia essere oggi qui a Malta tra di voi. Giungo come pellegrino per adorare il Signore e lodarlo per le meraviglie che qui ha compiuto. Vengo inoltre come Successore di san Pietro per confermarvi nella fede (cfr Lc 22,32) ed unirmi a voi nella preghiera all’unico Dio vivo e vero, in compagnia di tutti i Santi, incluso il grande Apostolo di Malta, san Paolo. Anche se la mia visita sarà breve, prego che essa porti molti frutti.

Le sono grato, Signor Presidente, per le parole gentili con le quali mi ha dato il benvenuto a nome suo e del Popolo maltese. La ringrazio per l’invito e per il duro lavoro che Lei ed il Governo hanno posto in atto per preparare la mia visita. Ringrazio il Primo Ministro, le Autorità civili e militari, il Corpo Diplomatico e ognuno di voi qui convenuto per onorare questa circostanza mediante la vostra presenza e il vostro cordiale benvenuto.

Saluto in modo speciale l’Arcivescovo Paolo Cremona, il Vescovo Mario Grech e l’Ausiliare Annetto Depasquale, come pure tutti gli altri Vescovi presenti. Nel salutare voi, desidero esprimere il mio affetto ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose ed a tutti i fedeli laici affidati alle vostre cure pastorali.

L’occasione della mia visita a queste isole è il 1950° anniversario del naufragio di san Paolo sulle spiagge dell’isola di Malta. San Luca descrive questo evento negli Atti degli Apostoli, ed è dal suo racconto che avete scelto il tema della visita odierna: "Jeħtieg iżda li naslu fi gżira" ["Dovremo però andare a finire su qualche isola"] (At 27,26). Qualcuno potrebbe considerare l’arrivo di san Paolo a Malta, attraverso un evento umanamente imprevisto, come un semplice accidente della storia. Gli occhi della fede, tuttavia, ci permettono di riconoscervi l’opera della Divina Provvidenza.

In realtà, Malta è stata un crocevia di molti dei grandi eventi e degli scambi culturali nella storia europea e mediterranea, fino ai nostri stessi giorni. Queste isole hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo politico, religioso e culturale dell’Europa, del Vicino Oriente e del Nord Africa. A questi lidi, pertanto, secondo gli arcani disegni di Dio, il Vangelo fu recato da san Paolo e dai primi seguaci di Cristo. La loro opera missionaria ha portato molti frutti lungo i secoli, contribuendo in innumerevoli modi a plasmare la ricca e nobile cultura di Malta.

Quanto alla loro posizione geografica, queste isole sono state di grande importanza strategica in più di un’occasione, anche in tempi recenti: la "Georg Cross" posta sulla bandiera nazionale offre fiera testimonianza del grande coraggio del vostro popolo durante i giorni bui dell’ultima guerra mondiale. Allo stesso modo, le fortificazioni che risaltano in maniera così prominente nell’architettura dell’isola parlano di lotte precedenti, quando Malta contribuì moltissimo alla difesa della cristianità sia per terra che per mare. Voi continuate a giocare un valido ruolo nei dibattiti odierni sull’identità, la cultura e le politiche europee. Allo stesso tempo, sono lieto di rilevare l’impegno del Governo nei progetti umanitari ad ampio raggio, specialmente in Africa. E’ da auspicare vivamente che ciò possa servire per promuovere il benessere dei meno fortunati di voi, quale espressione di genuina carità cristiana.

In realtà, Malta ha molto da offrire in campi diversi, quali la tolleranza, la reciprocità, l’immigrazione ed altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente. La vostra Nazione dovrebbe continuare a difendere l’indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come già sta facendo nei confronti della sacralità della vita umana dal concepimento sino alla morte naturale, e il vero rispetto che si deve dare alla libertà religiosa secondo modalità che portino ad un autentico sviluppo integrale sia degli individui sia della società.

Malta gode di stretti vincoli con il Vicino Oriente, non soltanto in termini culturali e religiosi, ma anche linguistici. Permettetemi di incoraggiarvi a porre questo insieme di abilità e di punti di forza a favore di un suo uso più grande, per poter servire da ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni presenti nel Mediterraneo. Molto deve essere ancora fatto per costruire rapporti di genuina fiducia e di dialogo fruttuoso, e Malta si trova in buona posizione per stendere la mano dell’amicizia ai propri vicini a nord e a sud, ad est e ad ovest.

Il popolo maltese, illuminato per quasi due millenni dagli insegnamenti del Vangelo e continuamente irrobustito dalle proprie radici cristiane, è giustamente fiero del ruolo indispensabile che la fede cattolica ha avuto nello sviluppo della propria Nazione. La bellezza della nostra fede viene espressa qui in vari e complementari modi, non ultimo nelle vite di santità che hanno portato i maltesi a donare se stessi per il bene degli altri. Tra di loro dobbiamo includere Dun Ġorɍ Preca, che ho avuto la gioia di canonizzare tre anni orsono (3 giugno 2007). Invito tutti voi ad invocare la sua intercessione perché questa mia prima visita pastorale fra voi porti molti frutti spirituali.

Attendo di pregare con voi durante il tempo che trascorrerò a Malta e vorrei, come padre e fratello, assicurarvi del mio affetto nei vostri confronti, come pure del desiderio di condividere questo tempo nella fede e nell’amicizia. Con tali pensieri, affido tutti voi alla protezione di Nostra Signora di Ta’Pinu e del vostro padre nella fede, il grande Apostolo Paolo.

Il-Mulej ibierek lill-poplu kollu ta’ Malta u ta’ Għawdex! [Dio benedica tutta la gente di Malta e di Gozo!].

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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