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Viaggio apostolico in Malta

Ultimo Aggiornamento: 18/08/2010 00.13
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19/04/2010 00.47
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Ratzinger a colloquio con 8 maltesi vittime di preti pedofili dopo la messa a Floriana

FLORIANA (MALTA)

L'incontro si è svolto a porte chiuse domenica nella nunziatura apostolica di Rabat, dove il Santo Padre è tornato per pranzo a conclusione di una messa celebrata di fronte a 40 mila fedeli a Floriana.
Il Papa a Malta ha incontrato «un piccolo gruppo di persone che sono state abusate sessualmente da esponenti del clero», rende noto la sala stampa vaticana con una nota in inglese. «Egli era profondamente commosso dalle loro storie ed ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ha pregato con loro ed ha garantito loro che la Chiesa sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere per indagare le accuse, assicurare alla giustizia coloro che sono responsabili degli abusi e applicare effettivamente le misure tese a salvaguardare i giovani in futuro. Nello spirito della sua recente lettera ai cattolici d’Irlanda - conclude la nota del Vaticano - ha pregato affinché tutte le vittime degli abusi sperimentino la guarigione e la riconciliazione, permettendo loro di andare avanti con rinnovata speranza». A quanto riferisce il Times of Malta, le vittime maltesi di preti pedofili erano otto ed erano scortate dalla polizia. Tra di essi, c’era il loro portavoce Lawrence Grech. Erano accompagnati da monsignor Anton Gouder, pro-vicario generale di Malta. Sinora il Vaticano non aveva né escluso né confermato che tale incontro sarebbe avvenuto, tenuto conto del breve lasso di tempo che il Papa trascorre a Malta, sabato e domencia. Benedetto XVI aveva già incontrato delle vittime di preti pedofili nei suoi viaggi negli Stati Uniti e in Australia. Nella recente lettera ai cattolici irlandesi sul tema della pedofilia, Ratzinger aveva affermato di essere disponibile ad incontrare altre vittime.
Ai giornalisti che lo incalzavano di domande circa un nuovo incontro a Malta, il portavoce vaticano Federico Lombardi aveva risposto: «Anche in passato ne ha fatti, ma sempre in un clima che era chiaramente e intenzionalmente di raccoglimento e discrezione, non sotto una pressione di carattere mediatico, in modo da avere possibilità di ascolto e comunicazione personale». Nei giorni scorsi dieci uomini, che affermano di essere stati abusati quando erano bambini da alcuni sacerdoti nell’orfanotrofio St Joseph di Sta Vanera, avevano chiesto all’arcivescovo della Valletta Paul Cremona di incontrare il Papa. I vescovi dell’isola hanno creato un «response team» che da undici anni ha raccolto le denunce di 84 casi di abusi da parte di una quarantina di sacerdoti.

© Copyright Corriere online


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Pedofilia/ Vittima Malta: Incontrare Papa ha dato pace ai cuori

Il portavoce degli otto uomini: Ha avuto coraggio ad incontrarci

Roma, 18 apr. (Apcom)

"Adesso abbiamo la pace nei nostri cuori, anche perché il Papa ha trovato il tempo di incontrarci. Adesso guardiamo alla fine del processo e alla chiusura di questo capitolo": è il commento del portavoce delle vittime dei preti pedofili maltesi, Lawrence Grech, all'incontro di venti minuti con il Papa nella nunziatura apostolica di Rabat, nell'isola mediterranea.
"Ammiro il Papa per il coraggio di incontrarci. Era imbarazzato dagli errori di altri", ha detto Grech al 'Times of Malta'.
Ad una delle otto vittime che gli domandava come è stato possibile che avvenissero gli abusi sui minori, Benedetto XVI, a quanto riferito da Grech, ha risposto: "Possiamo solo pregare". Il Papa ha benedetto gli otto uomini ed ha promesso loro la propria preghiera.

© Copyright Apcom


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Papa a malta: si invoca chiesa senza macchia ne' vipere

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

Una preghiera "per la Comunita' cattolica maltese, della quale facciamo parte, affinche', rafforzati nella nostra fede, si eviti tutto quanto possa in ogni modo esserle di danno, cosi' che noi possiamo consegnarla senza macchia alle future generazioni" e' stata letta da una bambina nel corso della grande messa presieduta da Papa Ratzinger nella grande piazza dei Granai di Floriana.
E si e' pregato ìanche "per Sua Santita' papa Benedetto XVI, che celebra domani il quinto anniversario della sua elezione come successore di Pietro e pastore del gregge della Chiesa, affinche' con l'aiuto dello Spirito Santo possa ascoltare con devozione la Parola di Dio, preservarla in santita' e insegnarla fedelmente".
Nell'omelia il Papa ha rievocato tra l'altro l'episodio occorso a San Paolo a Malta, quando fu morso da una vipera.
"Conosciamo dal Vangelo di san Marco - ha detto - i segni che accompagnano coloro che hanno posto la loro fede in Gesù: prenderanno in mano serpenti e questo non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Tali segni sono stati presto riconosciuti dai vostri antenati, quando Paolo venne fra loro. Una vipera si attaccò alla sua mano ma egli semplicemente la scosse e gettò nel fuoco ì senza soffrire alcun danno. Paolo fu condotto a vedere il padre di Publio, il 'protos' dell’isola, e dopo aver pregato e imposto le mani su di lui, lo guarì dalla febbre. Di tutti i doni portati a queste rive nel corso della storia della vostra gente, quello portato da Paolo è stato il più grande di tutti, ed è vostro merito che esso sia stato subito accolto e custodito".

© Copyright (AGI)

PAPA A MALTA: RICORDA WOJTYLA CHE VOLLE MARIA REGINA FAMIGLIA

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

Benedetto XVI ha donato una rosa d'oro all'icona della Vergine piu' venerata di Malta, Nostra Signora di Ta' Pinu portata oggi a Floriana da Gozo. "Sono lieto - ha detto prima della preghiera mariana del Regina Caeli - di presentare una Rosa d'Oro a lei, come segnodel nostro filiale affetto, che condividiamo per la Madre di Dio. Vi chiedo in particolare di pregarla con il titolo di Regina della Famiglia, un titolo aggiunto alle Litanie Lauretane dal mio amato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, egli stesso ospite, in varie occasioni, di queste terre". "Offrendovi questo tangibile ricordo della mia stessa visita, vi ringrazio - ha aggiunto - per tutto quello che ho ricevuto da voi in contraccambio, specialmente per il calore della vostra devozione e per il sostegno delle vostre preghiere per il mio ministero di Successore di Pietro".
Al termine della messa, il Papa ha voluto anche "salutare tutti i pellegrini di lingua italiana qui presenti oggi in questa felice occasione, specialmente quelli che sono giunti da Lampedusa e Linosa". "Grazie - ha detto loro in italiano - per essere venuti a condividere questo momento di celebrazione e di preghiera con i fratelli e le sorelle maltesi. Che l'Apostolo Paolo, del quale commemoriamo l'anniversario della presenza in queste isole, sia per voi un esempio di fede salda e coraggiosa di fronte alle avversita'. Su tutti voi e sui vostri familiari a casa, ben volentieri invoco abbondanti Benedizioni del Signore per un felice e santo tempo di Pasqua".

© Copyright (AGI)


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Pedofilia: vittima,ho visto Papa piangere

'Non mi aspettavo scuse, ma in lui ho colto umilta' Chiesa'

LA VALLETTA, 18 APR

'Ho visto il Papa piangere di emozione e mi sono sentito liberato da un gran peso'. Cosi' una delle vittime di abusi a Malta. Benedetto XVI ha incontrato otto persone stamani sull'isola, dove e' in visita, vittime di violenza da parte di preti pedofili. Lawrence Grech ha detto: 'Non mi aspettavo scuse dal Papa ma ho visto in lui e nel vescovo di Malta l'umilta' di una Chiesa che in quel momento rappresentava tutto il problema della Chiesa moderna'.

© Copyright Ansa


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Benedetto XVI a Malta. L'approdo che salva dal naufragio

Il pianto del papa con le vittime degli abusi sessuali. "Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti"

di Sandro Magister

ROMA, 18 aprile 2010

L'atto simbolico più forte del suo viaggio a Malta, Benedetto XVI l'ha compiuto al riparo dai media. È stato il suo pianto con otto vittime di abusi sessuali ad opera di sacerdoti, abusi compiuti su di loro quand'erano in giovanissima età.
Il papa li ha incontrati a porte chiuse, nella nunziatura, poco dopo la messa di domenica 18 aprile. È stato uno degli otto, Lawrence Grech, 35 anni, a riferire del pianto del papa. E anche della propria commozione e del riaccendersi in lui della fede.

Il comunicato ufficiale vaticano ha così descritto l'incontro:

"Il Santo Padre era profondamente commosso dai loro racconti ed ha espresso la sua vergogna e dolore per ciò che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ha pregato con loro ed ha assicurato loro che la Chiesa sta facendo e continuerà a fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per accertare le accuse, per portare di fronte alla giustizia i responsabili degli abusi e per mettere in pratica misure efficaci finalizzate alla salvaguardia dei giovani nel futuro. Nello spirito della sua recente lettera ai cattolici dell'Irlanda, ha pregato affinché tutte le vittime di abusi possano sperimentare guarigione e riconciliazione, che diano loro la forza per proseguire il cammino con rinnovata speranza".

*

In effetti, il viaggio a Malta è stato compiuto da papa Joseph Ratzinger sotto una pressione mediatica internazionale fortissima, che esigeva da lui dei gesti e delle parole per lo scandalo della pedofilia.
E lui non vi si è sottratto. Ma l'ha fatto con lo stile che gli è proprio.

Non ha mai parlato esplicitamente, in pubblico, della questione della pedofilia. Ha ascoltato, piuttosto, ciò che altri gli hanno detto in proposito: il vescovo della Valletta all'inizio della messa e, nel pomeriggio, un giovane omosessuale, durante l'incontro con i giovani sulla banchina del porto. Quest'ultimo intervento, in particolare, è stato un j'accuse tagliente e circostanziato contro le pecche della Chiesa.

In almeno due occasioni, però, papa Benedetto ha fornito in pubblico la sua chiave di lettura della crisi che ha colpito la Chiesa con lo scandalo della pedofilia.

*

La prima volta è stata sabato pomeriggio, quando ha brevemente parlato ai giornalisti sull'aereo diretto a Malta.

Per spiegare i motivi del suo viaggio, Benedetto XVI ha ricordato il naufragio di san Paolo a Malta nell'anno 60:

"Penso che il motivo del naufragio parla per noi. Dal naufragio, per Malta è nata la fortuna di avere la fede; così possiamo pensare anche noi che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio per noi e possono anche essere utili per nuovi inizi nella nostra vita".

E poco oltre ha aggiunto:

"So che Malta ama Cristo e ama la sua Chiesa che è il suo Corpo e sa che, anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore tuttavia ama questa Chiesa, e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce".

*

La seconda volta è stata domenica pomeriggio, col discorso ai giovani sul molo del porto della Valletta.

Ha detto il papa, in questo discorso:

"San Paolo, da giovane, ha avuto un’esperienza che lo ha cambiato per sempre. Come sapete, un tempo egli era nemico della Chiesa ed ha fatto di tutto per distruggerla. Mentre era in viaggio verso Damasco, con l’intento di eliminare ogni cristiano che vi avesse trovato, gli apparve il Signore in visione. Una luce accecante brillò attorno a lui ed egli udì una voce dirgli: 'Perché mi perseguiti? Io sono Gesù, che tu perseguiti' (Atti 9, 4-5). Paolo venne completamente sopraffatto da questo incontro con il Signore e tutta la sua vita venne trasformata. Divenne un discepolo fino ad essere un grande apostolo e missionario. [...]

"Ogni incontro personale con Gesù è un’esperienza travolgente d’amore. Dapprima, come Paolo stesso ammette, aveva 'perseguitato ferocemente la Chiesa di Dio e cercato di distruggerla' (cfr. Galati 1, 13). Ma l'odio e la rabbia espresse in quelle parole furono completamente spazzate via dalla potenza dell'amore di Cristo. Per il resto della sua vita, Paolo ha avuto l’ardente desiderio di portare l’annuncio di questo amore fino ai confini della terra.

"Forse qualcuno di voi mi dirà che San Paolo è stato spesso severo nei suoi scritti. Come posso affermare che egli ha diffuso un messaggio d’amore?

"La mia risposta è questa. Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire più perfetti. Questo è quanto ha chiesto a San Paolo sulla via di Damasco. Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti.

"San Giovanni ci dice che questo amore perfetto scaccia il timore (cfr. 1 Giovanni 4, 18). E perciò dico a tutti voi 'Non abbiate paura!'. Quante volte ascoltiamo queste parole nelle Scritture! Sono state indirizzate dall’angelo a Maria nell’Annunciazione, da Gesù a Pietro, quando lo ha chiamato ad essere un discepolo, e dall’angelo a Paolo la vigilia del suo naufragio. A quanti di voi desiderano seguire Cristo, come coppie sposate, genitori, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che portano il messaggio del Vangelo al mondo, dico: non abbiate paura! Certamente incontrerete opposizione al messaggio del Vangelo. La cultura odierna, come ogni cultura, promuove idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo. Spesso sono presentate con un grande potere persuasivo, rinforzato dai media e dalla pressione sociale da gruppi ostili alla fede cristiana. È facile, quando si è giovani e impressionabili, essere influenzati dai coetanei ad accettare idee e valori che sappiamo non sono ciò che il Signore davvero vuole da noi. Ecco perché dico a voi: non abbiate paura, ma rallegratevi del suo amore per voi; fidatevi di lui, rispondete al suo invito ad essere discepoli, trovate nutrimento e aiuto spirituale nei sacramenti della Chiesa.

"Qui a Malta vivete in una società che è segnata dalla fede e dai valori cristiani. Dovreste essere orgogliosi che il vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo no all'aborto e al divorzio. Vi esorto a mantenere questa coraggiosa testimonianza alla santità della vita e alla centralità del matrimonio e della vita famigliare per una società sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed accolgono i bambini come doni di Dio. Altre nazioni possono imparare dal vostro esempio cristiano. Nel contesto della società europea, i valori evangelici ancora una volta stanno diventando una contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo.

"In quest’Anno Sacerdotale, vi chiedo di essere aperti alla possibilità che il Signore possa chiamare alcuni di voi a darsi totalmente al servizio del suo popolo nel sacerdozio e nella vita consacrata. Il vostro paese ha dato molti eccellenti sacerdoti e religiosi alla chiesa. Siate ispirati dal loro esempio e riconoscete la profonda gioia che proviene nel dedicare la propria vita all’annuncio del messaggio dell’amore di Dio per tutti, senza eccezione".

*

Naufragio e ferite, odio e volontà di distruggere... Ma per papa Benedetto davvero tutto è grazia e promessa di guarigione, "anche gli attacchi del mondo ai nostri peccati". Possono essere la mano di Dio che "desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù, così che possiamo avere vita in abbondanza".

chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1342937


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PAPA: RABBIA E ODIO SPAZZATI VIA DA LACRIME RATZINGER

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

(di Salvatore Izzo)

Prima di cadere sulla via di Damasco, Paolo, come egli stesso racconta, aveva "perseguitato ferocemente la Chiesa di Dio e cercato di distruggerla".
"Ma - ha affermato oggi il Papa in visita a Malta - l'odio e la rabbia espresse in quelle parole furono completamente spazzate via dalla potenza dell'amore di Cristo".
Una riflessione che riassume bene quanto e' accaduto in questo 14esimo viaggio internazionale di Benedetto XVI, preceduto da attacchi e polemiche mediatiche su presunte coperture offerte ai preti pedofili, ma poi caratterizzato da folle ed entusiasmo superiori a ogni ottimistica attesa (50 mila fedeli nella piazza dei Granai di Floriana, 15 mila giovani sulla banchina Waterfront) e soprattutto dalle lacrime sincere del Pontefice che hanno accompagnato l'incontro con le vittime di questi stupri nel raccoglimento della Cappella della nunziatura di Rabat. E anche i diversi interventi pronunciati dal Papa teologo sono stati nel segno di una assoluta fermezza sui principi - tenete duro su divorzio e aborto ha chiesto ai cattolici maltesi - temeperata pero' dall'invito altrettanto forte ad un'apertura verso gli altri, a partire dagli immigrati che approdano su quest'isola nel cuore del Mediterraneo.
"Ho visto il Papa piangere di emozione e mi sono sentito liberato da un grande peso", ha raccontato una delle otto vittime. "Ho visto in lui e nel vescovo di Malta l'umilta' di una Chiesa che in quel momento rappresentava tutto il problema della Chiesa moderna".
E quando il Papa, "ha appoggiato la mano sulla testa di ciascuno dei partecipanti all'incontro, benedicendoli, mi sono sentito - ha detto - liberato e sollevato da un grande peso". "Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno", ha detto il Pontefice agli oltre 15 mila ragazzi di Malta che lo hanno acclamato con grande entusiasmo al suo arrivo - con lo stesso catamarano utilizzato da Giovanni Paolo II nel '90 - sulla banchina gremita all'inverosimile.
"Dio - ha spiegato - ama ogni singola persona di questo mondo, anzi egli ama ogni singola persona di ogni epoca della storia del mondo.
Nella morte e risurrezione di Gesu', resa presente ogni volta che celebriamo la Messa, egli offre la vita in abbondanza a tutte queste persone. Come cristiani siamo chiamati a manifestare l'amore di Dio che comprende tutti. Dobbiamo percio' soccorrere il povero, il debole, l'emarginato; dobbiamo avere una cura speciale per coloro che sono in difficolta', che patiscono la depressione o l'ansia; dobbiamo aver cura del disabile e fare tutto quello che possiamo per promuovere la loro dignita' e qualita' di vita; dovremmo prestare attenzione ai bisogni degli immigrati e di coloro che cercano asilo nelle nostre terre; dovremmo tendere la mano con amicizia ai credenti e non. Questa - per il Pontefice che domani festeggia 5 anni dall'elezione - e' la nobile vocazione di amore e di servizio che tutti noi abbiamo ricevuto".
Ma ancora una volta Benedetto XVI ha saputo coniugare dolcezza e fermezza nel suo predicare per il mondo (altri quattro paesi lo attendono dopo Malta in questo 2010: Portogallo, Cipro, Gran Bretagna e Spagna). "Idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore Gesu' Cristo - ha denunciato oggi a Waterfront - sono presentati con un grande potere persuasivo, rinforzato dai media e dalla pressione sociale da gruppi ostili alla fede cristiana".
E citando ancora il naufragio di San Paolo su quest'Isola, ha ricordato che quando la barca "e' scossa dalle onde" occorre tenere lo sguardo fisso in Dio. Come l'83enne Joseph Ratzinger sta mostrando di saper fare. Senza arretrare di un centimetro sulle verita' del Vangelo, dal quale derivano quei valori irrinunciabili la cui difesa tante critiche e polemiche strumentali sta attirando su di lui.
Nel contesto della societa' europea, i valori evangelici ancora una volta stanno diventando una contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo", ha rilevato il Pontefice ricordando che la stori adi Malta "e' segnata dalla fede e dai valori cristiani.
Dovreste essere orgogliosi - ha detto - che il vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilita' della vita di famiglia dicendo no all'aborto e al divorzio. Vi esorto a mantenere questa
coraggiosa testimonianza alla santita' della vita e alla centralita' del matrimonio e della vita famigliare per una societa' sana". "A Malta e a Gozo - ha continuato Ratzinger - le famiglie sanno come valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed accolgono i bambini come doni di Dio
Altre nazioni - ha scandito - possono imparare dal vostro esempio cristiano". Una adesione al Vangelo che deve portare pero' Malata ad una migliore accoglienza degli immigrati, anche se le difficolta' attuali "non possono essere risolte da alcun Paese da solo", davanti a un fenomeno cosi' massiccio: "molti migranti che arrivano ai lidi di Malta, alcuni per fuggire da situazioni di violenza e di persecuzione, altri alla ricerca di migliori condizioni di vita". Per Malta una sfida da raccogliere: "sono fiducioso - ha assicurato il Pontefice - che, contando sulla forza delle radici cristiane e sulla lunga e fiera storia di accoglienza degli stranieri, Malta cerchera', con il sostegno di altri Stati e delle Organizzazioni internazionali, di venire in soccorso di quanti qui arrivano ed assicurarsi che i loro diritti siano rispettati", coerentemente con i valori cristiani che hanno aiutato a forgiare l'identita' di un popolo straordinario: "unita', solidarieta' e rispetto reciproco" devono restare alla base della vita sociale e politica di questo paese cattolico, che il Papa vuole sia baluardo a difesa dei valori nell'Unione Europea.

© Copyright (AGI)


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Dal "Corriere della sera"...

Papa rientra a Roma da Malta

18 Aprile 2010 22:32

CIAMPINO (Roma) - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha accolto il Papa poco fa alla scaletta dell'aereo speciale di AirMalta, che l'ha riportato in Italia dopo la visita nell'isola: Ratzinger e' salito quindi a bordo di un elicottero dell'Aeronautica Militare, che dallo scalo romano di Ciampino l'ha riportato in Vaticano. (RCD)
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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il viaggio del Papa a Malta: il commento di padre Lombardi


Per un bilancio del viaggio del Papa a Malta, Sergio Centofanti ha sentito il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi:


R. – Certamente è un bilancio estremamente positivo, direi anche superiore all’attesa per gli stessi organizzatori maltesi. E questo perché il calore della rispondenza, la quantità spontanea di persone per le strade, tutte molto gioiose e molto ordinate, corrette nella manifestazione del loro entusiasmo, è qualcosa che ha colpito molto profondamente. Io credo che si possa dire tranquillamente che circa 200 mila persone, nei due giorni, hanno potuto vedere il Papa. Quindi, una partecipazione corale. L’atmosfera era estremamente positiva, estremamente serena. Direi che sono un po’ le radici cristiane di questo popolo, la sua grande tradizione anche cattolica che si è spontaneamente manifestata. Anche se ci potevano essere state - prima della visita - alcune discussioni, non sembrava così chiaro anche sulla stampa quale sarebbe stata l’accoglienza. Di fatto l’accoglienza si è manifestata corale, totale, assolutamente positiva e disponibile a ricevere il messaggio del Papa.


D. – E qual è stato il messaggio del Papa?


R. – Il Papa ha invitato a riconoscere la grandezza del dono ricevuto attraverso San Paolo e a continuare a farlo fruttificare e a mantenerlo vivo. Quindi, la fedeltà gioiosa ai valori cristiani per il bene della società maltese e anche del contributo che Malta può dare alla comunità europea e alla società del mondo di oggi nel testimoniare i valori della famiglia, della vita, dell’impegno sociale secondo i principi di solidarietà e di carità che la Chiesa ci propone. Malta - collocata al centro del Mediterraneo, crocevia di incontro fra culture e fra popoli - ha una sua missione di incontro, di dialogo, di fecondazione di elementi che vengono da diverse culture e tradizioni ed anche una grande tradizione di accoglienza. Quindi il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza degli immigrati che attraversano il Mediterraneo e del dialogo con i popoli che sono sulle coste di questo grande mare, vissuto con una prospettiva positiva di futuro e con una fedeltà al passato.


D. – Il Papa ha incontrato alcune vittime di abusi. Come si è svolto questo incontro?


R. – L’incontro è stato molto semplice e direi che è un messaggio nel modo stesso in cui avviene: un incontro discreto, lontano – diciamo così – dal clamore dei media e dalla pubblicità; impostato a cominciare da un momento di preghiera e poi continuando con un ascolto profondo da parte del Papa delle parole che queste persone desiderano dirgli, tutto quello che possono avere nel cuore e che vogliono dire al Papa come pastore e come padre. Le risposte – diciamo – sono molto semplici, molto spontanee di partecipazione, di dolore, di preghiera, di incoraggiamento, di speranza, che il Papa può dire a ciascuno di loro. Importante è che fosse un incontro in cui ognuno dei presenti avesse la sua possibilità di esprimersi e la parola del Papa per lui, perché si tratta di incontrare e – diciamo - di curare delle ferite personali profonde e, quindi, la via non è tanto quella dei messaggi gridati, ma è proprio quella dell’ascolto e del dialogo in profondità. Il Papa ha potuto farlo ed ha concluso di nuovo con una preghiera comune e con una benedizione questo incontro. Mi pare di capire che le testimonianze date dagli stessi partecipanti, che hanno voluto liberamente parlarne, sono state estremamente positive. Io, che ero presente, vedevo un clima molto, molto commosso, molto profondo, ma anche molto sereno e pieno di speranza, di risanamento e di riconciliazione.


D. – Oggi è il quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI: una sua riflessione…


R. – Io torno sempre, evidentemente, al momento iniziale di questo Pontificato, quando bisogna farne un poco un bilancio, dare uno sguardo riassuntivo. Il momento iniziale non tanto l’affaccio alla Loggia, quanto poi il discorso tenuto da Benedetto XVI nella Cappella Sistina, la mattina dopo l’elezione, e che era chiaramente un discorso – possiamo dire – programmatico, in cui venivano messi in rilievo dei punti, delle priorità che egli riteneva fossero quelle del servizio che il Signore gli stava affidando: la priorità del rapporto tra l’uomo e Dio, la dimensione trascendente e spirituale dell’uomo e un Dio che ci viene, però, rivelato da Gesù Cristo e, quindi, è nel volto di Cristo che noi conosciamo questo Dio; la priorità del dialogo e, quindi con tutti i credenti in Cristo, perché questa testimonianza sia viva, sia coerente, sia credibile nel mondo di oggi, l’ecumenismo; ed anche la disponibilità al dialogo con tutte le persone che cercano sinceramente il volto di Dio nel nostro tempo e quindi i seguaci di altre religioni e il dialogo interreligioso; ma anche con tutte quelle persone che cercano, pur non conoscendo Dio o pensando di non conoscerlo. Quindi, un messaggio capace di incontrare le attese più profonde che ci sono nella cultura e nel mondo di oggi e che spesso sono molto preoccupanti per l’umanità di oggi. Ricordo, per esempio, l’ultima Enciclica come una risposta, un documento molto espressivo di questa capacità di attenzione e di impegno di risposta profonda alle domande di oggi, che riguardano certamente il rapporto dell’uomo con Dio anzitutto e con Cristo, ma anche le grandi problematiche di carattere economico, di carattere ambientale, di carattere sociale o antropologico, che si pongono all’umanità di oggi. Tutte le persone oneste capiscono che c’è preoccupazione sui punti di riferimento e sugli orientamenti da prendere nel cammino dell’umanità verso il futuro. Il Papa dà veramente un contributo serio, un contributo che non cerca facili successi, è coerente, è profondo, è ancorato nelle radici della nostra fede, anche in una riflessione teologica e filosofica profonda. Veramente, quindi, è un contributo sostanziale. Le persone attente, oneste, che veramente sono alla ricerca, trovano in lui un interlocutore ed una guida importante.
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«Ho visto Benedetto XVI piangere» Un'atmosfera di intensa commozione

Il racconto di Lawrence Grech che si dice "liberato" dall'incubo

Karl Stagno-Navarra

LA VALLETTA

«Ho visto Benedetto XVI piangere di emozione. Mi sono sentito liberato da un grande peso».
È ancora commosso Lawrence Grech, una delle otto vittime di abusi da parte di preti maltesi incontrate dal Papa, mentre racconta del suo faccia a faccia con il Pontefice. «Non mi aspettavo scuse dal Papa – dice all'Ansa – ma ho visto in lui e nel vescovo di Malta l'umiltà di una Chiesa che in quel momento rappresentava tutto il problema della Chiesa moderna».
Le otto persone – tutti uomini fra i 30 e i 40 anni – che hanno subito abusi da preti pedofili nella loro infanzia, con le quali il Pontefice si è intrattenuto per circa venti minuti nella Cappella della Nunziatura apostolica di Rabat, dopo la messa celebrata all'aperto a Floriana, si sono dette «soddisfatte» dopo l'atteso incontro.
Subito dopo, il gruppo ha tenuto una conferenza stampa in un convento di suore domenicane ad Attard, alla presenza di uno dei vescovi maltesi che, mentre le vittime raccontavano del colloquio con Benedetto XVI, aveva le lacrime agli occhi.
Grech, che da anni chiede giustizia e una forma di scuse da parte della Chiesa, si è dichiarato «liberato» dall'incubo che lo aveva turbato per anni. «Io insieme ai miei amici abbiamo ringraziato tantissimo il Papa», ha detto piangendo a sua volta per l'emozione.
Tutto l'incontro è stato venato da momenti di forte commozione. All'inizio tutti (erano presenti anche i vescovi di Malta e Gozo, il nunzio a Malta, il sostituto alla Segreteria di Stato e i segretari del Pontefice) hanno pregato in silenzio e in ginocchio nella Cappella. Poi, il Papa ha avvicinato una per una, vicino all'altare, le otto vittime di abusi, ascoltando le loro storie e le loro attese.
Alla fine hanno pregato tutti insieme e a voce alta e il Papa ha impartito la sua benedizione.
Il Pontefice, racconta Grech, «ha appoggiato la mano sulla testa di ciascuno dei partecipanti all'incontro, benedicendoli. Sono stato sollevato e liberato da un grande peso». «Da tanto tempo non andavo più a messa e avevo perso la fede – aggiunge – ma ora mi sento un cattolico convinto».
L'incontro con Benedetto XVI – spiega ancora Grech – è stato «il più grande regalo mai ricevuto dopo la nascita di mia figlia»: e dice questo nonostante il fatto che l'appuntamento gli abbia impedito di partecipare alla festa della piccola, che ieri celebrava con la famiglia il suo terzo compleanno.
Lawrence Grech, a dispetto degli abusi subiti da ragazzino, è diventato un piccolo imprenditore. A 35 anni, dopo dieci anni trascorsi in Australia, gestisce una piccola società di pulizie di tappeti, ed è l'unico del gruppo ad avere un'attività lavorativa autonoma.

© Copyright Gazzetta del sud, 19 aprile 2010


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Dal "Corriere della sera"...

Ratzinger in lacrime risponde alle vittime: "Non so perché è successo"

[Modificato da Paparatzifan 19/04/2010 21.48]
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«Ascoltando la mia storia Ratzinger ha pianto»

di Andrea Tornielli

«È stato un regalo davvero bellissimo, dopo tutta questa sofferenza, abbiamo pianto tutti, anche il Papa ha pianto». Joseph Magro ha 38 anni, e mostra con orgoglio il rosario che ha appena ricevuto dalle mani del Papa. Insieme con altre sette vittime di abusi sessuali subiti nell’orfanotrofio San Giuseppe, ha potuto parlare a tu per tu per qualche minuto con Benedetto XVI lontano dalle telecamere, nella cappella della nunziatura.

Può raccontare che cosa le è successo?

«Ho subito abusi sessuali a partire dall’età di quindici anni, tra il 1988 e il 1990, nell’orfanotrofio San Giuseppe. Un sacerdote, padre Charles Pulis, veniva a svegliarmi la mattina e mi baciava in bocca, poi mi masturbava. Io non potevo parlare, non potevo ribellarmi, non potevo dire nulla, perché minacciava di buttarmi fuori dall’istituto. Da sette anni si è aperto il processo, ma non abbiamo ancora avuto la sentenza, non abbiamo ancora avuto giustizia».

Com’è andato l’incontro con il Papa?

«Non avevo più fede nei preti, ora, dopo quest’esperienza commovente che mi è capitata, ho ricominciato a sperare. Voi in Italia avete un santo. Capito? Avete un santo».

Posso chiederle quali parole vi siete scambiati con Benedetto XVI?

«Quando gli ho detto che mi chiamavo Joseph, il Papa ha spalancato gli occhi: “Joseph come me!”. Gli ho chiesto: “Perché quel sacerdote mi ha fatto questo, perché ha abusato di me?”. Lui mi ha risposto dicendomi che prega per me, e abbiamo pregato insieme».

Come reagiva il Papa in quei momenti?

«Mi ha molto colpito il fatto che provasse una grande pena. Si vedeva che stava soffrendo con me. Io non volevo farlo soffrire, non gli ho raccontato gli abusi che ho subito, ma lui ha pianto insieme a me, pur non avendo alcuna colpa per ciò che mi è accaduto».

Si aspettava questo incontro?

«No, è stato un grande regalo per me, essere accolto in questo modo e ascoltato da lui. Avevo ascoltato il suo discorso all’aeroporto, sabato pomeriggio, non c’era alcun cenno al problema degli abusi. Ma stamattina (domenica 18, ndr), dopo le nove, ho ricevuto una telefonata: dovevo andare a casa del vescovo perché ci avrebbe portato dal Papa. Ho avuto finalmente un po’ di pace grazie a quest’incontro. Mi ha dato un rosario, questo che porto al collo ora».
AnTor

© Copyright Il Giornale, 19 aprile 2010


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Malta, il Papa incontra le vittime degli abusi: "C'è vergogna e dolore"

di Andrea Tornielli

Il Pontefice ha assicurato l’impegno della Chiesa per consegnare alla giustizia i preti colpevoli. Ratzinger ha parlato a tu per tu con ciascuna delle vittime

Malta
Nel secondo e ultimo giorno della sua visita a Malta, nella cappella della nunziatura apostolica di Rabat, Benedetto XVI ha incontrato otto vittime di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti, assicurando l’impegno della Chiesa per consegnare alla giustizia i colpevoli.
Il Papa, spiega il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «era profondamente commosso» dai racconti delle vittime – tutti uomini tra i trenta e quarant’anni – e «ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto».
Ratzinger «ha pregato con loro e ha garantito loro che la Chiesa sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere per indagare le accuse, assicurare alla giustizia coloro che sono responsabili degli abusi e applicare effettivamente le misure tese a salvaguardare i giovani in futuro». «Nello spirito della sua recente lettera ai cattolici d’Irlanda – ha aggiunto Lombardi – ha pregato affinché tutte le vittime degli abusi sperimentino la guarigione e la riconciliazione».
All’incontro, che è durato una ventina di minuti, erano presenti l’arcivescovo di Malta e il vescovo di Gozo, il sostituto della segreteria di Stato, il nunzio apostolico e i due segretari del Pontefice. Dopo un momento di preghiera silenziosa e comune, Benedetto XVI «stando vicino all’altare ha parlato a tu per tu con ciascuna delle vittime, in «un clima intenso ma sereno, senza tensione», con evidente «familiarità».
Quello di ieri è stato il terzo incontro a tu per tu lontano dalle telecamere con vittime delle pedofilia, dopo quello avvenuto proprio due anni fa, a Washington, e quello di Sydney, sempre nel 2008. Il gesto significativo di Ratzinger e le inequivocabili parole di Lombardi che l’hanno accompagnato, confermano la decisione del Pontefice di continuare nella linea intrapresa e manifestare vicinanza e comprensione verso le vittime.
La giornata di Benedetto XVI era cominciata con la messa nel piazzale dei Granai a Floriana, alla quale hanno partecipato più di quarantamila persone: un’accoglienza calorosa, festante e al tempo stesso ordinata. Nell’omelia il Papa ha detto: «Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere». Ma, ha aggiunto parafrasando le parole dell’apostolo Paolo che naufragando qui 1950 anni fa portò l’annuncio della fede cristiana nell’isola, «in ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo e abbiamo la nostra esistenza». Ratzinger ha anche osservato come oggi si sia tentati di pensare «che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così».
Nel pomeriggio, il Papa si è spostato in battello nel porto della Valletta e ha incontrato migliaia di giovani. Negli interventi iniziali uno di loro ha detto della difficoltà che hanno a sentirsi accettati dalla Chiesa coloro che hanno un orientamento sessuale diverso, che hanno famiglie irregolari, che vivono il dramma della droga. Nel suo discorso, Ratzinger ha ripetuto l’invito di Papa Wojtyla, «Non abbiate paura!», e ricordando come la cultura odierna promuova «idee e valori talvolta in contrasto» con quelli predicate da Gesù, ha detto ai giovani di essere orgogliosi per come Malta difende i valori cristiani della vita e della famiglia dicendo no all’aborto e al divorzio».
Nel commiato all’aeroporto, prima di ripartire per Roma, Benedetto XVI è tornato a parlare di immigrazione, e «delle difficoltà che può causare l’accoglienza di un gran numero di persone, difficoltà che non possono essere risolte dal alcun Paese di primo approdo, da solo». Oggi il Papa ricorderà il quinto anniversario dell’elezione pranzando con membri del collegio cardinalizio.

© Copyright Il Giornale, 19 aprile 2010


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La festa di Malta

Il fondatore della comunità di Taizé amava ripetere con un cristiano del IV secolo, il vescovo Atanasio di Alessandria, che Cristo risorto viene ad animare una festa nel cuore dell'uomo. Ecco, la frase fatta propria da fratel Roger rende benissimo il senso dell'ultimo viaggio papale. E non solo perché la visita a Malta è stata una festa straordinaria, ma anche e soprattutto perché il quattordicesimo itinerario internazionale di Benedetto XVI - non a caso svolto sulle orme di san Paolo - ha concluso il quinto anno di un pontificato rivolto innanzi tutto a fare spazio a Dio e alla sua presenza nel cuore degli uomini di oggi, nel contesto di società che al contrario sembrano averlo dimenticato o addirittura vogliono cancellarlo.
In un piccolo Paese di radicata tradizione cattolica - che ha il coraggio anche politico di mantenere posizioni controcorrente sul matrimonio e la famiglia, così come sulla protezione della persona umana, in un contesto culturale europeo ben diverso - il Papa è stato al centro di una festa per molti aspetti inconsueta e inattesa. Accolto con grande cordialità dal Presidente, Gorg Abela, e dalle altre autorità istituzionali, Benedetto XVI è stato letteralmente sommerso dalla simpatia e dall'affetto del popolo maltese, riversatosi in massa nelle strade dell'isola. In un metaforico abbraccio in cui l'esemplare autodisciplina di origine britannica si è mescolata con un calore mediterraneo debordante al punto che, per la prima volta nell'ultimo quinquennio, questa commovente accoglienza ha provocato un incomprimibile ritardo nell'impeccabile e cronometrica organizzazione dei viaggi papali.
Come sempre in questi cinque anni, il Papa ha saputo parlare al cuore delle donne e degli uomini di Malta, spiegando che la coerenza e l'impegno che nascono dal Vangelo sono, come nei primi secoli del cristianesimo, una vera e propria controcultura. La stessa predicata da Paolo, che sulla via di Damasco seppe aprirsi all'imprevisto di Dio e nel naufragio ebbe coraggio davanti all'ignoto. L'apostolo fu severo nei suoi scritti, ha notato Benedetto XVI davanti a migliaia di giovani, e ha spiegato il perché: "Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare" e "desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù". Dio infatti "non rifiuta nessuno" - e allo stesso modo "la Chiesa non rifiuta nessuno" - ma "sfida ciascuno di noi a cambiare".
In questo processo di purificazione incessante la Chiesa di Roma è chiamata all'esemplarità, e questo sta facendo il suo vescovo sin dal giorno in cui è stato scelto come successore di Pietro. Per questo anche a Malta Benedetto XVI ha indicato la via ai suoi fedeli e al mondo, incontrando alcune vittime di abusi da parte di membri del clero cattolico. Per dichiarare la sua vergogna e il suo dolore, per assicurare che tutto sarà fatto per ristabilire la giustizia, ma soprattutto per pregare e mostrare loro la vicinanza di Dio. Perché questo è il compito principale del Papa: ripetere a ogni creatura che Dio la ama. E come nessuno Benedetto XVI sa annunciare la festa di Cristo risorto.

g. m. v.

(©L'Osservatore Romano - 19-20 aprile 2010)


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La visita del Papa a Malta supera le aspettative
La metà della popolazione ha visto Benedetto XVI



CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 19 aprile 2010 (ZENIT.org).- La metà della popolazione dell'arcipelago di Malta è accorsa a vedere Benedetto XVI durante la sua visita apostolica, un dato che permette di comprendere l'impatto del suo 14° viaggio internazionale.

Al suo ritorno a Roma, il bilancio tracciato da padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, è "estremamente positivo, direi anche superiore all'attesa per gli stessi organizzatori maltesi".

"E questo perché il calore della rispondenza, la quantità spontanea di persone per le strade, tutte molto gioiose e molto ordinate, corrette nella manifestazione del loro entusiasmo, è qualcosa che ha colpito molto profondamente. Io credo che si possa dire tranquillamente che circa 200 mila persone, nei due giorni, hanno potuto vedere il Papa. Quindi, una partecipazione corale".

Gli abitanti di Malta sono circa 400.000, per cui un maltese su due ha visto il Pontefice.

Ai microfoni della "Radio Vaticana", il portavoce ha attribuito questa straordinaria partecipazione alle "radici cristiane di questo popolo" e alla sua "grande tradizione anche cattolica che si è spontaneamente manifestata".

I dati, dichiara, sono significativi, perché "non sembrava così chiaro anche sulla stampa quale sarebbe stata l'accoglienza".

Per quanto riguarda l'incontro che il Papa ha avuto questa domenica nella Nunziatura Apostolica con le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi, padre Lombardi ha rivelato che "è stato molto semplice". "Direi che è un messaggio nel modo stesso in cui avviene: un incontro discreto, lontano - diciamo così - dal clamore dei media e dalla pubblicità; impostato a cominciare da un momento di preghiera e poi continuando con un ascolto profondo da parte del Papa delle parole che queste persone desiderano dirgli, tutto quello che possono avere nel cuore e che vogliono dire al Papa come pastore e come padre".

Le risposte "sono molto semplici, molto spontanee di partecipazione, di dolore, di preghiera, di incoraggiamento, di speranza, che il Papa può dire a ciascuno di loro. Importante è che fosse un incontro in cui ognuno dei presenti avesse la sua possibilità di esprimersi e la parola del Papa per lui, perché si tratta di incontrare e - diciamo - di curare delle ferite personali profonde e, quindi, la via non è tanto quella dei messaggi gridati, ma è proprio quella dell'ascolto e del dialogo in profondità. Il Papa ha potuto farlo ed ha concluso di nuovo con una preghiera comune e con una benedizione questo incontro".

"Mi pare di capire che le testimonianze date dagli stessi partecipanti, che hanno voluto liberamente parlarne, sono state estremamente positive. Io, che ero presente, vedevo un clima molto, molto commosso, molto profondo, ma anche molto sereno e pieno di speranza, di risanamento e di riconciliazione", ha confessato.

Il direttore de "L'Osservatore Romano", Giovanni Maria Vian, ha affermato che "in questo processo di purificazione incessante la Chiesa di Roma è chiamata all'esemplarità, e questo sta facendo il suo Vescovo sin dal giorno in cui è stato scelto come successore di Pietro".

"Per questo anche a Malta Benedetto XVI ha indicato la via ai suoi fedeli e al mondo, incontrando alcune vittime di abusi da parte di membri del clero cattolico. Per dichiarare la sua vergogna e il suo dolore, per assicurare che tutto sarà fatto per ristabilire la giustizia, ma soprattutto per pregare e mostrare loro la vicinanza di Dio".
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Nell'animo della gente

Luce che avvicina e dirada la nube nera

Mimmo Muolo

Non è la prima volta che in un viaggio del Papa l’attenzione dei media va in una direzione e lo svolgimento della visita in tutt’altra.
Questo a Malta, per esempio, doveva essere nei sogni (e forse nei disegni) di alcuni, il viaggio della vergogna per i ca­si di pedofilia tra i preti, compiuto da un Pa­pa isolato e sommerso dalle ceneri di quel­la sorta di nuvola nera che opprime i cieli ecclesiali di alcune Chiese del mondo.
Al contrario si è rivelata una visita piena di lu­ce, di affetto e di grande partecipazione, con un trasporto particolare da parte dei mal­tesi, che nei due giorni a cavallo tra il suo compleanno (venerdì) e l’anniversario del­l’elezione (ieri) hanno regalato al Pontefice momenti di grande intensità emotiva. Le voci dei bambini che sabato pomeriggio intonavano il 'tanti auguri a te', l’entusia­smo dei giovani domenica sul molo del Grand Harbour di La Valletta, con scene che sembravano prese di peso dal­le Gmg di Colonia e di Sydney (compreso l’arrivo del Papa a bordo di un catamarano); e più in generale lo straor­dinario seguito di popo­lo che la visita ha avuto in tutti i suoi momen­ti e che è culminato nella Messa di Piazza dei Granai, debordan­te di 40-50mila fedeli, raccontano una storia diversa.
E così il nuovo 'album' di Malta si ag­giunge alle bellissime im­magini dell’Africa, lo scor­so anno, all’imprevisto (per i media) successo dei viaggi negli Usa e nella (inizialmente ri­tenuta indifferente) Repubblica Ceca.
Insomma questo 'album' va ad affiancar­si a tutti quei momenti in cui è apparso e­vidente che la sintonia tra Papa Ratzinger e il popolo cristiano continua a rafforzarsi, magari su basi nuove e diverse di quelle che legavano milioni di persone al suo grande predecessore, ma non meno profonde e fe­conde. Oggi, mentre si fanno i bilanci di questi pri­mi cinque anni di pontificato, possiamo dir­lo con certezza.
Più i media attaccano Be­nedetto XVI, più tanta gente vera lo cerca e impara ad amarlo. Perché ha capito che con il suo stile sobrio, con il suo carattere gen­tile e riservato, la serenità dell’animo di­mostrata anche in frangenti dolorosi come quelli attuali, il Papa non si stanca di intes­sere, ovunque vada e nonostante i reiterati tentativi di screditarlo, un dialogo profon­do e proficuo non solo con i praticanti, ma anche con quanti si riconoscono in quella razionalità allargata che gli è tanto cara.
Così chi è senza preconcetti può giovarsi di un insegnamento che, con lucidità intellet­tuale e affetto paterno, indica nel Vangelo la vera forza risanatrice di quel male morale che, proprio come una gigantesca nube, op­prime la società del 2000. Ecco dunque l’ac­cento nuovamente messo sulla difesa del­la vita in ogni suo stadio e sulla promozio­ne della vera famiglia, come pure l’insi­stenza sul dovere di accogliere dignitosa­mente i profughi e di impegnarsi accanto a tutti coloro che soffrono. «Molte voci cer­cano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa», ha detto Papa Benedetto domenica.
Un avver­timento contro il veleno dell’«indifferenti­smo e del relativismo», al quale la gente di Malta, proprio come San Paolo morso dal­la vipera, ha mostrato di saper reagire con successo. In realtà, le cronache dei viaggi pontifici dicono che i fedeli maltesi non so­lo i soli a essere capaci di questa speciale immunità ai veleni. E l’affetto crescente ver­so il Papa lo ricorda a tutti.

© Copyright Avvenire, 20 aprile 2010


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Editoriale di padre Lombardi: il viaggio a Malta del Papa, una splendida festa della fede



Gioia e consolazione. Sono questi i due sentimenti principali suscitati in Benedetto XVI dalla grande festa riservatagli dai maltesi tra sabato e domenica scorsi, durante la sua visita apostolica nell’Isola del Mediterraneo. E accanto alla prova d’affetto, il sentimento di una profonda compassione, sperimentato dal Papa un altro degli incontri voluti per proseguire nel cammino di risanamento della Chiesa. Il nostro direttore generale, padre Federico Lombardi, si sofferma in questa nota sui vari aspetti che hanno caratterizzato il recente viaggio internazionale di Benedetto XVI:

Il primo viaggio all'estero del Papa quest'anno è stato splendido. Ancora una volta preoccupazioni o timori della vigilia si sono dimostrati ingiustificati. L'anima cordiale e la radice cattolica del popolo maltese hanno preparato a Benedetto XVI un'accoglienza di una spontaneità e di un calore memorabili. E' stato un crescendo continuo, fino all'accompagnamento festoso della flottiglia di imbarcazioni attraverso il porto della Valletta e all'entusiasmo finale dei giovani, vero canto di vitalità e di speranza.

Paradossalmente, il momento che i media mondiali attendevano maggiormente e di cui hanno più parlato è l'unico che è sfuggito al loro occhio, svolgendosi nella discrezione della preghiera e del rapporto più personale: l'incontro con alcune vittime di abusi sessuali. Ma il modo in cui alcuni partecipanti ne hanno parlato ha toccato in profondità innumerevoli persone: un grande peso era stato tolto dal loro cuore, la guarigione era iniziata, la fiducia e la speranza rinascevano. Il Papa, il mercoledì successivo, ha parlato della "condivisione della sofferenza" e della sua "commozione". Alcuni giorni prima, aveva detto che la penitenza è una grazia, e arrivando a Malta per commemorare il naufragio di San Paolo aveva osservato che questo naufragio era stato un nuovo punto di partenza per la fede e la speranza degli abitanti dell'isola.

Così, l'incontro con le vittime ha trovato il suo significato di speranza nel contesto dell'incontro del Papa con una Chiesa viva e in cammino, capace di riconoscere le sue ferite con sincerità, ma anche di ottenere la grazia del risanamento. Di questo messaggio avevamo bisogno.


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Il viaggio del Papa a Malta, passo decisivo per superare la crisi
Constata il portavoce vaticano



CITTÀ DEL VATICANO, domenica, 25 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il viaggio di Benedetto XVI a Malta, e soprattutto l'incontro con le vittime degli abusi da parte di sacerdoti, ha rappresentato un passo decisivo per superare la crisi che attraversa la Chiesa cattolica, constata il portavoce vaticano.

Padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, compie un bilancio del 14° viaggio apostolico internazionale di questo pontificato nell'ultimo editoriale di “Octava Dies”, settimanale del Centro Televisivo Vaticano.

“Il primo viaggio all’estero del Papa quest’anno è stato splendido. Ancora una volta preoccupazioni o timori della vigilia si sono dimostrati ingiustificati. L’anima cordiale e la radice cattolica del popolo maltese hanno preparato a Benedetto XVI un’accoglienza di una spontaneità e di un calore memorabili”, spiega.

“E’ stato un crescendo continuo, fino all’accompagnamento festoso della flottiglia di imbarcazioni attraverso il porto della Valletta e all’entusiasmo finale dei giovani, vero canto di vitalità e di speranza”.

“Paradossalmente, il momento che i media mondiali attendevano maggiormente e di cui hanno più parlato è l’unico che è sfuggito al loro occhio, svolgendosi nella discrezione della preghiera e del rapporto più personale: l’incontro con alcune vittime di abusi sessuali. Ma il modo in cui alcuni partecipanti ne hanno parlato ha toccato in profondità innumerevoli persone: un grande peso era stato tolto dal loro cuore, la guarigione era iniziata, la fiducia e la speranza rinascevano. Il Papa, il mercoledì successivo, ha parlato della 'condivisione della sofferenza' e della sua 'commozione'”.

“Alcuni giorni prima, aveva detto che la penitenza è una grazia, e arrivando a Malta per commemorare il naufragio di San Paolo aveva osservato che questo naufragio era stato un nuovo punto di partenza per la fede e la speranza degli abitanti dell’isola”.

“Così, l’incontro con le vittime ha trovato il suo significato di speranza nel contesto dell’incontro del Papa con una Chiesa viva e in cammino, capace di riconoscere le sue ferite con sincerità, ma anche di ottenere la grazia del risanamento. Di questo messaggio avevamo bisogno”, conclude.

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A colloquio con monsignor Alfred Xuereb, della segreteria particolare del Pontefice

Paolo, Benedetto e il regalo dei maltesi

Le mani del Pontefice hanno stretto quelle delle vittime degli abusi

di Gianluca Biccini

"Dalla scura nube, poi brillanti scendon per te gocce di cristallo". Saggezza antica quella del popolo maltese, abituato a leggere segni di speranza anche nelle difficoltà. È successo con il naufragio di san Paolo, trasformatosi in occasione provvidenziale per l'evangelizzazione del piccolo arcipelago; e in qualche modo è accaduto di nuovo con il viaggio compiuto da Benedetto XVI il 17 e il 18 aprile scorsi, per celebrare i 1950 anni dell'approdo dell'Apostolo sull'isola. Parola di chi conosce bene sia Malta - dov'è nato cinquantuno anni fa e dov'è stato ordinato sacerdote nel 1984 - sia il Pontefice, di cui è addetto alla segreteria particolare. E da quest'ottica privilegiata monsignor Alfred Xuereb offre al nostro giornale una rilettura della visita del Papa. Una visita apertasi sotto la "scura nube" provocata dal vulcano islandese, che ha paralizzato i cieli di mezza Europa, e sotto quella degli attacchi mediatici alla Chiesa per alcuni casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ma che si è conclusa con le "gocce di cristallo" di un successo andato al di là di ogni più ottimistica previsione. Schivo e riservato, come esige l'ufficio che ricopre dal settembre del 2007, in quest'intervista monsignor Xuereb racconta il dietro le quinte del quattordicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI.

All'udienza generale di mercoledì 21 aprile il Papa ha paragonato l'accoglienza ricevuta a Malta con quella sperimentata 1950 anni prima da san Paolo dopo il naufragio. Lei che lo ha accompagnato da vicino può raccontarci com'è andata?

La calorosa ospitalità che san Paolo ha ricevuto dagli abitanti dell'isola è documentata dal capitolo 28 degli Atti degli apostoli. Nei primi due versetti si narra che, "una volta in salvo", Paolo e i suoi vennero "a sapere che l'isola si chiamava Malta" e che "gli indigeni" trattarono i nuovi arrivati "con rara umanità". Questa bellissima espressione sta molto a cuore ai maltesi. E forse il testo in tedesco degli Atti la rende ancora più eloquente, quando spiega che i maltesi hanno dimostrato un'amicizia e una cordialità non comuni accogliendoli appunto con: ungewönliche freundlichkeit. Sappiamo che Paolo aveva fatto insieme a Luca moltissimi viaggi durante i quali avevano più volte sperimentato l'accoglienza delle popolazioni visitate. Ma a Malta l'accoglienza doveva essere stata talmente speciale da spingerli a lasciare per iscritto una testimonianza di quell'esperienza. Per quel che ho potuto constatare personalmente, penso si possa tranquillamente affermare che un simile calore è stato riservato al Pontefice: a cominciare dalle parole di benvenuto rivoltogli dal presidente della Repubblica, il signor George Abela, fino al canto dei cinquemila bambini che nel piazzale antistante il palazzo presidenziale a Valletta gli hanno augurato buon compleanno in maltese, in inglese e in tedesco.

Benedetto XVI si aspettava tutto questo? E lei, personalmente, visto che conosce bene i suoi conterranei, era ottimista in proposito?

Il Papa ha più volte parlato in privato di questo bell'incontro con la popolazione di Malta: della folla entusiasta che lo ha reso felice, sorprendendolo con tanto calore. Io ero fiducioso del successo del viaggio perché conoscevo il grande sforzo organizzativo che c'era stato sia qui in Vaticano, da parte degli uffici competenti sotto l'attenta guida della Segreteria di Stato, sia a Malta da parte della Chiesa e del Governo. La nunziatura apostolica in Malta ha coordinato il tutto con particolare cura, affrontando e risolvendo i diversi problemi man mano emersi. Personalmente devo ammettere però che ero timoroso che gli attacchi mediatici sferrati ingiustamente contro la persona del Papa potessero in qualche modo oscurare il suo messaggio. Vivendo poi in un'era tecnologica, la mia preoccupazione era anche che la popolazione maltese potesse preferire la comodità di casa e seguire gli avvenimenti in televisione, anziché scendere nelle strade per accoglierlo. Invece, da questo punto di vista, il viaggio è stato un grande successo perché c'è stata una reazione contraria: lungo il tragitto della papamobile non c'era una strada che non fosse piena di uomini, donne, giovani e bambini in festa; tutti sventolavano bandierine con i colori del Vaticano e della Repubblica di Malta; le bande musicali suonavano nelle piazze antistanti le circa quaranta chiese incontrate lungo il percorso. Diverse parrocchie hanno esposto la statua del santo patrono, come espressione di benvenuto, invocando la benedizione del Pontefice.

Lei è stato uno dei pochissimi testimoni dell'incontro del Papa con le vittime di abusi. Può descrivercene l'atmosfera?

È stato un momento molto toccante e di speciale grazia. Nella cappella della nunziatura, dapprima il vescovo di Gozo, monsignor Mario Grech, ha introdotto l'incontro con una breve preghiera in un clima di grande raccoglimento che mi rimanda col pensiero all'esperienza di Pentecoste, quando lo Spirito discese sugli apostoli riuniti nel Cenacolo insieme a Maria. Soprattutto è emersa la singolare paternità di Benedetto XVI. Basti pensare che il portavoce delle vittime ha riferito così ai giornalisti che lo hanno intervistato: "Quando ho incontrato il Papa, mi sono reso conto di avere davanti a me una persona molto diversa da come viene descritta dai media". È rimasto toccato dal fatto che il Papa fosse visibilmente commosso e sinceramente dispiaciuto per quanto accaduto. Benedetto XVI ha anche apprezzato il loro coraggio nel denunciare quanti hanno commesso gli abusi. Inoltre le vittime sono rimaste colpite dal fatto che il Papa abbia preso le loro mani tra le sue. Quel momento mi ricorda il gesto misericordioso di Gesù che toccava e sanava. Anche in questo caso abbiamo avuto una guarigione, magari non fisica, ma sicuramente spirituale e psicologica. Tanto è vero che uno di loro ha affermato: "Ormai per me è un capitolo chiuso. Ora posso ricominciare con fiducia rinnovata nella Chiesa e nei membri della Chiesa che sono fedeli al loro ministero sacerdotale". L'incontro è durato circa mezz'ora, ma i presenti hanno avuto la sensazione che se avessero parlato più a lungo il Papa li avrebbe ascoltati per tutto il tempo. E questo nonostante fosse stanco ed in forte ritardo sul programma previsto.
Perciò quando si è congedato, i presenti ci hanno chiesto più volte, con insistenza, di porgere al Papa il loro vivo ringraziamento. E si leggeva nei loro volti tanta commozione. Mi preme aggiungere che questo incontro è stato ben preparato dai vescovi di Malta e dai loro collaboratori. L'arcivescovo, monsignor Paul Cremona, aveva già incontrato le vittime nella sua abitazione privata. Tale incontro era durato oltre due ore, in un clima di particolare commozione.

Al di là del protocollo e dei discorsi ufficiali, può sottolineare qualche particolare della visita del Papa?

Più volte, prima del viaggio a Malta, Benedetto XVI aveva espresso il desiderio di visitare un sito paolino. Per questo, quando da solo, in ginocchio, ha potuto pregare nel luogo che fu la dimora dell'Apostolo durante i tre mesi del suo soggiorno a Malta, è come se avesse potuto immergersi, calarsi in quella realtà e incontrare personalmente il grande evangelizzatore delle genti. È come se avesse potuto toccare con mano l'apostolo di cui aveva fatto conoscenza tramite le sue lettere.

E poi domenica c'è stata la messa a Floriana.

È stata il cuore del pellegrinaggio. Penso che durante la celebrazione dell'Eucaristia il Papa abbia potuto percepire la fede matura dei presenti, espressa tramite una devozione sincera, che non era solo esteriore: i cinquantamila sul piazzale dei Granai hanno ascoltato le sue parole con attenzione e hanno partecipato con consapevolezza alla liturgia eucaristica. Durante il ringraziamento dopo la comunione c'era un tale silenzio da poter sentire il cinguettio degli uccelli sugli alberi circostanti. Da questa esperienza di una Chiesa viva che celebra la vittoria del Signore Risorto sul peccato e sulla morte il popolo di Malta è ripartito rinvigorito nella fede.

L'esatto contrario del frastuono assordante dei giovani al porto di Valletta?

Sì, si sa, i giovani sono così. Ma era evidente che si trattava di una gioia interiore. Sia durante la navigazione in catamarano sia sulla banchina dov'era allestito il palco, Benedetto XVI ha sperimentato la freschezza di questa Chiesa che continua a crescere soprattutto grazie alle nuove generazioni che vogliono conoscere Cristo. Ciò si riflette anche nelle comunità parrocchiali, dove i giovani partecipano attivamente alle celebrazioni e agli incontri di formazione. Molti turisti di ritorno da Malta esprimono la meraviglia che mentre in molte chiese d'Europa si vedono in prevalenza persone anziane, nelle parrocchie dell'arcipelago è normale trovare tanti ragazzi e ragazze.

I maltesi sembrano un originale mix tra rigore britannico e solarità mediterranea. Si riconosce in questa definizione?

Mi sembra che i maltesi siano fatti di tutt'altra pasta. Nonostante un secolo e mezzo di dominazione da parte dell'Impero britannico, noi maltesi non abbiamo imparato più di tanto a osservare la puntualità, né la precisione tipica degli inglesi; al contrario siamo chiassosi e molto più spontanei, per non dire anche poco curanti delle formalità e del protocollo. Ma, in compenso, come dice lei, siamo un popolo solare. E questo l'hanno notato anche alcuni dei membri del seguito papale apprezzando la freschezza dei volti e il calore sincero.

Lei è uno dei moltissimi sacerdoti maltesi che vivono lontano dalla patria.

Da quando ho il privilegio di vivere nell'appartamento pontificio, più volte Benedetto XVI ha mostrato la sua sorpresa e la sua soddisfazione nel constatare quanti preti e quante suore maltesi siano presenti in varie parti del mondo. Glielo riferiscono soprattutto i vescovi in visita ad limina. Questo fatto però non è solo una questione di generosità da parte nostra che evidentemente ci rende orgogliosi, ma ha anche una ricaduta positiva sulla comunità ecclesiale locale. Essa è rimasta una Chiesa viva perché missionaria: quando questi missionari visitano i loro familiari a Malta organizzano messe o incontri, in cui raccontano le loro esperienze. E la popolazione si sente coinvolta nella pastorale missionaria: non si limita a raccogliere soldi e viveri per poi mandarli a chi ne ha bisogno tramite "il loro" missionario, ma segue i progetti, si reca sui luoghi a dare una mano. Proprio durante il viaggio del Papa ho scoperto con piacere come siano in aumento i gruppi, specialmente di giovani, che vanno a fare soggiorni con esperienza missionaria insieme ai loro sacerdoti in India, in Brasile, in Albania, in Etiopia, in Guatemala, nel Perú, e in altre parti del mondo dove operano i nostri missionari. Il Santo Padre, come è noto, ne ha incontrati oltre duecento nella chiesa di San Paolo a Rabat la sera del suo arrivo a Malta.

A cos'è dovuta questa generosità?

Normalmente, i missionari maltesi riescono a inserirsi e ad adattarsi bene nell'ambiente in cui si trovano. Per loro conta molto il sensus ecclesiae, per cui lavorare per la Chiesa in Australia o in Africa o in Brasile è come lavorare per la Chiesa di Malta. Io provengo dalla diocesi di Gozo: ventisettemila abitanti, quindici parrocchie, un centinaio di sacerdoti. Nel periodo di formazione i seminaristi sono inviati a fare un'esperienza di lavoro all'estero interrompendo gli studi per un anno intero. Io ho vissuto l'anno intermediario lavorando in un ospedale in Germania. È anche previsto che dopo l'ordinazione sacerdotale si dedicano almeno due anni di ministero fuori Malta per sperimentare l'universalità della Chiesa.

E lei è stato inviato a Roma?

In realtà da giovane sacerdote volevo fare il missionario, magari in Brasile, perché il mio vescovo di allora, monsignor Nikol Joseph Cauchi, oggi emerito, ci aveva incoraggiati a formare in seminario un gruppo missionario di cui ero segretario. Volevo partire per una terra di missione, attirato anche dalla bella testimonianza di sacerdoti della mia diocesi che da anni lavorano all'estero. Solo che quando manifestai il mio desiderio al vescovo, mi disse che non voleva distogliermi da questo buon proposito, ma che prima reputava utile "farmi le ossa" in Europa, perché l'esperienza missionaria oltre che affascinante è altrettanto difficile. Così in due parrocchie romane ho fatto delle ricche esperienze pastorali: lì ho imparato a esercitare il ministero sacerdotale offrendo il mio contributo nella catechesi degli adolescenti e degli adulti e alla mensa per i poveri dove, con gli immigrati di lingua araba, cercavo di farli sentire accolti salutandoli con frasi maltesi, visto che gli idiomi sono simili. Successivamente la Provvidenza mi ha condotto su una "nuova rotta".

L'ordinamento maltese non legalizza né l'aborto né il divorzio. Ritiene che questo modello possa essere esportabile o che prima o poi anche Malta finirà con l'allinearsi al resto del mondo?

Molti Paesi, soprattutto europei, ritengono che nell'ordinamento maltese ci sia un deficit di democrazia. Invece qui la legislazione rispecchia i sentimenti della maggioranza della popolazione, che aderisce al Vangelo piuttosto che alla mentalità secolare del mondo di oggi. E in tal modo i maltesi, per usare l'allegoria evangelica, costituiscono quella luce che è collocata non sotto il letto, ma sopra il candelabro; una città sopra il monte, che è lì, come testimonianza per chiunque voglia accoglierla. Ovviamente se dovessero cambiare le cose, ritengo che questo sarebbe senz'altro un passo indietro, certamente non un progresso.

Crocevia tra l'Europa e l'Africa del Nord, l'arcipelago rappresenta spesso una rotta obbligata per i disperati in cerca di nuove possibilità. Ma le politiche maltesi in materia di immigrazione attirano numerose critiche. Può aiutarci a capire come stanno realmente le cose?

Credo che si tratti di un'impressione sbagliata. I fatti dimostrano il contrario: dal 2002, quando sono iniziati gli sbarchi dal Nord Africa sono stati accolti ben tredicimila immigrati. Tantissimi su una popolazione di appena 443 mila individui, che però detiene il primato europeo, e il terzo posto al mondo, di densità demografica. Oggi gli immigrati sono circa quattromila, accolti in numerose strutture, assistiti sia dal Governo, che provvede con un piccolo sostentamento economico, e ha rafforzato le leggi contro lo sfruttamento, equiparando gli immigrati ai dipendenti maltesi; sia dalla Chiesa, che ha allestito quattordici case di accoglienza e offre loro viveri, vestiario, e cerca di aiutarli nell'ottenere i documenti o un impiego. Va aggiunto che essi non hanno intenzione di rimanere a Malta: la loro destinazione è l'Europa continentale per ricongiungersi con amici e familiari che li hanno preceduti.

Concludiamo tornando al viaggio. Ha avuto riscontri da parte dei maltesi?

Al ritorno in Vaticano sono stato inondato da e-mail, sms, e telefonate di gente rimasta particolarmente colpita dalle espressioni dolci e paterne di Benedetto XVI. Hanno scritto per manifestare la loro gratitudine al Papa. Uno di questi messaggi diceva: "Ci è successo come gli Apostoli quando Gesù è asceso in Cielo: il Papa è partito ma noi continuiamo a parlare di lui col cuore pieno di gioia!". Un altro diceva: "Mi si è spezzato il cuore vederlo partire, tuttavia il Papa ha lasciato dietro di sé una scia di santità".

Il Papa ha detto qualcosa in proposito?

Ritornava volentieri a parlare dell'entusiasmante esperienza vissuta a Malta, e quando gli ho confidato l'infinita riconoscenza per il grandissimo dono fattoci nell'aver scelto di visitare Malta, tra i tanti inviti che riceve ogni giorno, egli ha risposto: "Il regalo l'ho ricevuto anche io!". Mi è restata in cuore l'impressione che, come san Paolo, dopo aver sperimentato una furiosa tempesta, ripartì dall'isola rinfrancato dalla "rara umanità" degli abitanti a cui aveva offerto il dono della fede cristiana, sia accaduto altrettanto per il nostro amato Benedetto XVI.

(©L'Osservatore Romano - 5 maggio 2010)


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Il Pontefice ai detenuti maltesi

Liberi anche dietro le sbarre

"Prego affinché possiate trovar conforto nel sapere che condividete la condizione dello stesso san Paolo, il quale, benché prigioniero, ebbe la libertà di rallegrarsi nel Signore".
Sono parole di carità e di speranza che confermano lo stile pastorale di Benedetto XVI. Le aveva indirizzate a un gruppo di detenuti maltesi alla vigilia del suo viaggio nel piccolo arcipelago del Mediterraneo, compiuto il 17 e 18 aprile scorsi. Il messaggio è stata la risposta a una sollecitazione giunta alla nunziatura apostolica in Malta dal Corradino correctional facility - che si trova a Paola - in cui si confidava che Benedetto XVI potesse auspicare un provvedimento di clemenza da parte del Governo.
Firmata da 330 dei 570 reclusi nella struttura, la petizione è stata resa nota dall'associazione From Darkness to Light, "Dal buio alla luce". Nella sua risposta, datata 13 aprile, Papa Ratzinger ha spiegato ai detenuti quanto desiderasse far giungere loro il più profondo apprezzamento per i sentimenti espressi e per il sostegno delle loro preghiere.
Quindi ha assicurato di voler ricordare, durante il pellegrinaggio, "quanti, in qualsiasi modo soffrono: i malati, gli anziani, coloro che sono costretti a rimanere in casa e chi è in carcere". Infine, ha invocato su detenuti e familiari l'intercessione di san Paolo, l'apostolo che proprio da prigioniero in viaggio verso Roma per essere processato, in seguito al naufragio dell'imbarcazione che lo conduceva verso la capitale dell'impero, riparò a Malta e la evangelizzò.
Nonostante la stampa internazionale abbia parlato della visita quasi esclusivamente nell'ottica dell'incontro tra il Papa e le vittime di abusi sessuali da parte del clero, il pellegrinaggio di Benedetto XVI ha avuto un enorme successo, tanto che continua ad avere spazi0 sui mezzi di comunicazione locali.
"Il vero protagonista - ci ha detto l'arcivescovo di Malta, monsignor Paul Cremona - è stata la gente. I media, che continuano a parlare della visita del Papa, hanno potuto verificare la realtà del popolo di Malta e di Gozo", cattolico per il 98 per cento. "Ora tutte le persone che erano presenti hanno la responsabilità di attirare altri verso la Chiesa - ha aggiunto il presule - e di offrire loro un'esperienza che li incoraggi a rimanere con noi. Questo compito è anzitutto di noi vescovi e dei sacerdoti - ha concluso - ma si estende all'intera comunità: ognuno può dare il proprio contributo per far sì che lo stesso clima che si respirava durante la visita papale possa essere esteso alla vita quotidiana".
Intanto a conferma dell'attenzione del Pontefice verso il mondo delle carceri, ci sarà a breve l'incontro con gli ospiti della Casa circondariale di Sulmona, nel contesto del viaggio nella cittadina abruzzese, in programma il 4 luglio.
Un'opera di misericordia, che si aggiunge alla visita al carcere minorile romano di Casal del marmo del 18 marzo 2007.

(©L'Osservatore Romano - 29 maggio 2010)


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