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Viaggio apostolico in Malta

Ultimo Aggiornamento: 18/08/2010 00.13
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18/04/2010 08.46
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Benedetto XVI arrivato a Malta

Visita di poco più di 24 ore

LA VALLETTA - Papa Benedetto XVI è arrivato a Malta. L'aereo con a bordo il Pontefice è atterrato nello scalo internazionale di 'Luqa' dove ci sono ad attenderlo le autorità maltesi. Il Pontefice è stato accolto dal presidente maltese George Abela, accompagnato dalla moglie, e dalle autorità religiose locali, il presidente della Conferenza Episcopale maltese, mons. Paul Cremona, il Vescovo di Gozo, mons. Mario Grech, il vescovo ausiliare di Malta, mons. Annetto Depasquale, e l'arcivescovo emerito di Malta, mons. Joseph Mercieca. Sono presenti autorità politiche e civili, i capi delle missioni diplomatiche residenti e un gruppo di fedeli.

La Chiesa è stata "ferita dai nostri peccati". Lo ha affermato Benedetto XVI parlando ai giornalisti sull'aereo che lo ha portato a Malta.

L'immigrazione è "un grande problema del nostro tempo" e tutti "dobbiamo rispondere a questa sfida", ha aggiunto il Pontefice.

L'aereo dell'Alitalia, con a bordo il Papa, è decollato dall'aeroporto di Fiumicino alle 15.53.

E' il primo viaggio apostolico all'estero dopo lo scoppio degli scandali dei preti pedofili. E' forte l'attesa per questa visita di poco più di 24 ore, annunciata da giorni su tutti i media del mondo, con i giornalisti provenienti dalle località con gli scali chiusi già in viaggio per raggiungere l'isola con mezzi di fortuna. Una visita nata dal desiderio di Benedetto XVI di visitare i luoghi dove 1950 anni fa, colpito da una tempesta mentre navigava verso Roma, naufragò san Paolo, e dove l'apostolo riuscì in soli tre mesi a creare una fiorente comunità cristiana.
Un luogo ideale - è stato scritto - da cui far partire quel "rinnovamento dei doni dello spirito sul popolo di Dio" invocato più volte in questi giorni dal pontefice ferito dal "peccato" dei preti pedofili e bersaglio di imponenti attacchi mediatici. Immigrazione e valori cristiani sono i temi indicati prima della partenza come temi privilegiati. L'agenda della prima giornata prevede una cerimonia di benvenuto all'aeroporto, poi una visita di cortesia al presidente della Repubblica maltese, George Abela, a La Valletta, infine una visita alla grotta di san Paolo, dove il pontefice si raccoglierà in preghiera.
A fine giornata il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, farà un briefing per i giornalisti. Domenica il Papa celebrerà una messa sul Piazzale dei Granai a Floriana, dove poi reciterà il Regina Coeli. Dopo un pranzo con i vescovi alla Nunziatura di Rabat, percorrerà un breve tragitto in catamarano per raggiungere la Banchina di La Valletta dove incontrerà i giovani. Alle 18:40 la cerimonia di congedo e alle 19:10 la partenza per Roma, dove l'arrivo, all'aereoporto di Ciampino, è previsto per le 20:45. Importanti le misure di sicurezza disposte all'arrivo, con 2.000 uomini schierati sull'isola, tra esercito e forze dell'ordine.

© Copyright Ansa


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PAPA A MALTA: SIATE BALUARDO CATTOLICO A DIFESA VALORI IN UE

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Malta sia un baluardo per la difesa dei valori cristiani in un'Europa sempre piu' secolarizzata. Lo chiede il Papa ai maltesi gia' nel primo incontro con i fedeli accorsi ad accoglierlo all'aeroporto di Luqa.
"Avete - scandisce Benedetto XVI rivolto al presidente George Abela e ai dignitari che lo attorniano - molto da offrire in campi diversi, quali la tolleranza, la reciprocita', l'immigrazione ed altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente. La vostra Nazione - spiega - dovrebbe continuare a difendere l'indissolubilita' del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come gia' sta facendo nei confronti della sacralita' della vita umana dal concepimento sino alla
morte naturale, e il vero rispetto che si deve dare alla liberta' religiosa secondo modalita' che portino ad un autentico sviluppo integrale sia degli individui sia della societa'". Secondo il Papa, ad assegnare questo compito a Malta e' la storia stessa: il Vangelo, arrivato a Malta con San Paolo 1950 anni fa "ha portato molti frutti lungo i secoli, contribuendo in innumerevoli modi a plasmare la ricca e nobile cultura di Malta", sottolinea nel primo discorso del suo 14esimo pellegrinaggio internazionale, la cui meta e' un paese che e' stato dominio per 269 anni dell'Ordine di San Giovanni, cioe' dei Cavalieri di Malta, arrivati nel 1530 dopo la perdita del loro ospedale a Gerusalemme, e poi passato all'impero britannico, a rendere unico in Europa il suo popolo, che per il 98 per cento si professa cattolico, con una frequenza alla messa domenicale di oltre il 50 per cento. Terre cristiane, dunque, ma anche "isole - sottolinea il Papa - di grande importanza strategica in piu' di un'occasione, anche in tempi recenti: la 'Georg Cross' posta sulla bandiera nazionale offre fiera testimonianza del grande coraggio del vostro popolo durante i giorni bui dell'ultima guerra mondiale". Ed "allo stesso modo, le fortificazioni che risaltano in maniera cosi' prominente nell'architettura dell'isola parlano di lotte precedenti, quando Malta contribui' moltissimo alla difesa della cristianita' sia per terra che per mare".
"Voi - sottolinea Ratzinger rivolto ai fedeli accorsi all'aeroporto internazionale di Luqa - continuate a giocare un valido ruolo nei dibattiti odierni sull’identità, la cultura e le politiche europee. Allo stesso tempo, sono lieto di rilevare l’impegno del Governo nei progetti umanitari ad ampio raggio, specialmente in Africa. E’ da auspicare vivamente che ciò possa servire per promuovere il benessere dei meno fortunati di voi, quale espressione di genuina carità cristiana".
Repubblica indipendente dal 21 settembre del 1964, Malta e' membro dell'Unione Europea dal 2004, e dal 2008 ha adottato l'euro, ma la tradizione dei Cavalieri e' rimasta viva nel volto di una Chiesa solidale e attenta ai bisogni degli ultimi, ricca di istituzioni di carita' e di centri educativi, e' ancora oggi l'immagine che fa risaltare l'impegno dei suoi sacerdoti e di molti laici dediti al volontariato. "In realtà - rileva il Pontefice - Malta ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo politico, religioso e culturale dell’Europa, e del Nord Africa, e gode di stretti vincoli con il Vicino Oriente, non soltanto in termini culturali e religiosi, ma anche linguistici". "Permettetemi di incoraggiarvi - insiste Ratzinger rivolto ai maltesi - a porre questo insieme di abilità e di punti di forza a favore di un suo uso più grande, per poter servire da ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni presenti nel Mediterraneo. Molto deve essere ancora fatto per costruire rapporti di genuina fiducia e di dialogo fruttuoso, e Malta si trova in buona posizione per stendere la mano dell’amicizia ai propri vicini a nord e a sud, ad est e ad ovest".
"Il popolo maltese illuminato per quasi due millenni dagli insegnamenti del Vangelo e continuamente irrobustito dalle proprie radici cristiane, è giustamente fiero - conclude infine il Pontefice - del ruolo indispensabile che la fede cattolica ha avuto nello sviluppo della propria Nazione. La bellezza della nostra fede viene espressa qui in vari e complementari modi, non ultimo nelle vite di santità che hanno portato i maltesi a donare se stessi per il bene degli altri. Tra di loro dobbiamo includere Dun Giorgio Preca, che ho avuto la gioia di canonizzare il 3 giugno 2007. Invito tutti voi ad invocare la sua intercessione perché questa mia prima visita pastorale fra voi porti molti frutti spirituali. Attendo di pregare con voi durante il tempo che trascorrerò a Malta e vorrei, come padre e fratello, assicurarvi del mio affetto nei vostri confronti, come pure del desiderio di condividere questo tempo nella fede e nell’amicizia".

© Copyright AGI


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Pedofilia/ Presidente Malta: Colpa di pochi non oscura Chiesa

Chiesa e Stato lavorano insieme per norme efficaci e trasparenti

Roma, 17 apr. (Apcom)

E' sbagliato "cercare di usare le deplorevoli mancanze di pochi per gettare un'ombra sulla Chiesa nel suo insieme", secondo il presidente di Malta George Abela che ha fatto così riferimento ai casi di abuso sessuale da parte di alcuni sacerdoti e religiosi anche nell'isola, nel corso del saluto di accoglienza al Papa.
"Santo Padre - ha detto Abela in un passaggio del suo discorso all'aeroporto internazionale di Malta - coloro di noi che credono sono rafforzati dai valori fondamentali annunciati dalla Chiesa e, sebbene riconosciamo che dei membri della Chiesa, anche i suoi ministri, possono, a volta, andare sfortunatamente fuori strada, non abbiamo dubbi che questi valori si applicano universalmente e che la loro validità trascende sia il luogo che lo spazio. Sarebbe sbagliato a mio avviso cercare di usare le deplorevoli mancanze di pochi per gettare un'ombra sulla Chiesa nel suo insieme. La Chiesa cattolica rimane impegnata nella salvaguardia dei bambini e di tutte le persone vulnerabili e nell'assicurare che non c'è possibilità di nascondersi per coloro che cercano di agire male. E' dunque dovere della Chiesa e anche dello Stato di lavorare insieme per approvare linee-guida e applicare una legislazione tale da creare meccanismi efficaci e trasparenti e procedure armonizzate e veloci al fine di reprimere i casi di abusi in modo che sarà fatta giustizia e sarà fatta in modo visibile".

© Copyright Apcom


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA A MALTA: A PIEDI TRA LA FOLLA PER SALUTARE I MALATI

Salvatore Izzo

Fuori programma di Benedetto XVI all'uscita dal Palazzo dei Gran Maestri a La Valletta: invece di dirigersi verso la 'papamobile' che lo attendeva, il Pontefice si e' incamminato a piedi verso la folla per salutare alcuni bambini malati che erano, con le loro carrozzelle, nelle prime file. Papa Ratzinger ha avuto parole di incoraggiamento per i loro genitori che non hanno trattenuto lacrime di commozione.

© Copyright (AGI)


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PAPA A MALTA: PRESIDENTE, NOSTRO INNO E' UNA PREGHIERA (AGI)

Salvatore Izzo

La Valletta, 17 apr.

"Santo Padre, il nostro inno e' una preghiera". Sono state queste le prime parole rivolte al Papa dal presidente di Malta George Abela. Benedetto XVI e il capo di Stato hanno ascoltato insieme le note prima di scambiarsi i discorsi di saluto.
Nel suo discorso, il presidente ha tenuto a sottolineare la grande tradizione cristiana di Malta, ricordando anche i due viaggi che vi ha compiuto Giovanni Paolo II nel '90 e nel 2001. "La Chiesa Cattolica - ha poi aggiunto in merito allo scandalo degli abusi sessuali - e' impegnata nella protezione dei bambini e di tutte le persone vulnerabili, e nel fare in modo che coloro che cercano di far male non abbiano un posto dove nascondersi". Per Abela, "e' dovere dello Stato e della Chiesa lavorare insieme per dare direttive e attuare una legislazione perche' ci siano meccanismi efficaci e trasparenti stabiliti insieme con procedure armonizzate e rapide per arginare i casi di abusi cosi' che non solo sia fatta giustizia, ma si veda anche che giustizia e' fatta".

© Copyright (AGI)

PAPA A MALTA: COLLOQUIO TRA PREMIER GONZI E CARD. BERTONE

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Mentre il Papa era a colloquio con il presidente della Repubblica George Abela, il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha incontrato - in un'altra sala del mestoso Palazzo dei Gran Maestri - il premier Lawrence Gonzi, famoso giurista impegnato a livello internazionale nella difesa dei diritti degli handicappati. Subito dopo, nella sala del Trono, che ricorda il domino dell'Ordine di Malta sull'Isola, Benedetto XVI ha salutato anche il leader dell'opposizione e gli alti dignitari dello Stato maltese.

© Copyright (AGI)

PAPA: EUROPA AIUTI MALTA PER ACCOGLIENZA DIGNITOSA IMMIGRATI

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

"Malta e' il punto dove le correnti dei popoli arrivano dall'Africa e bussano alla porta dell'Europa. Questo e' un grande dovere del nostro tempo. E naturalmente non puo' essere risolto dall'isola di Malta".
Lo ha detto il Papa ai giornalisti nel corso del volo da Fiumicino a Luqa. "Noi tutti - ha aggiunto - dobbiamo rispondere a questa sfida e lavorare perche' tutti possano nella loro terra vivere una vita dignitosa e fare il possibile perche' questi profughi dove arrivano trovino qui in ogni caso uno spazio di vita dignitosa".
Per il Papa dall'Europa intera dunque deve arrivare "la risposta a questa grande sfida del nostro tempo". "Malta - ha aggiunto - ci ricorda questi problemi. E ci dice che proprio la fede e' la forza da carita' e anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide". In proposito, il Pontefice ha ricordato che "Malta festeggia i 1950 anni del naufragio di San Paolo: per me e' l'occasione - ha spiegato il Papa teologo - di mettere ancora una volta in luce la grande figura dell'Apsotolo delle genti il cui messaggio e' molto importante anche oggi: si puo' sintetizzare con l'esortazione ai Galati ad una fede operante nella carita'. Anche oggi".

© Copyright (AGI)


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PAPA A MALTA: GRAVI MINACCE A VITA E SACRALITA' MATRIMONIO

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Benedetto XVI torna a denunciare con forza - nel suo viaggio a Malta - le "tante minacce alla sacralità della vita umana, alla dignità del matrimonio e della famiglia" nel mondo di oggi e soprattutto in Europa. "Non hanno forse bisogno - si e' chiesto questa sera dopo la visita alla grotta di San Paolo a Rabat - i nostri contemporanei di essere costantemente richiamati alla grandezza della nostra dignità di figli di Dio e alla vocazione sublime che abbiamo ricevuto in Cristo?
Non ha forse bisogno la società di riappropriarsi e di difendere quelle verità morali fondamentali che sono alla base dell’autentica libertà e del genuino progresso?".
Anche stasera, dunque, come nel pomeriggio nel discorso all'aeroporto di Luqa, Benedetto XVI sottolinea il ruolo di baluardo cattolico che Malta puo' avere in Europa a difesa della vita e della famiglia. "L’arrivo di san Paolo a Malta - rileva - non era programmato. Come sappiamo, si stava recando a Roma quando sopraggiunse un violento temporale e la sua nave fu scaraventata su quest’isola. I marinai possono tracciare una rotta, ma Dio, nella sua sapienza e provvidenza, dispiega il proprio itinerario. La parola del Vangelo, ha tutt’oggi il potere di irrompere nelle nostre vite e di cambiarne il corso. Oggi lo stesso Vangelo che Paolo predicò continua a esortare il popolo di queste isole alla conversione, ad una nuova vita e ad un futuro di speranza".
"Da questo luogo santo dove la predicazione apostolica si diffuse per prima in queste isole, invito ciascuno di voi a far propria la sfida esaltante della nuova evangelizzazione. Vivete la vostra fede in maniera ancor più piena assieme ai membri delle vostre famiglie, ai vostri amici, nei vostri quartieri, nei luoghi di lavoro e nell’intero tessuto della società maltese. In modo particolare esorto genitori, insegnanti e catechisti a parlare agli altri del vostro stesso incontro vivo con Gesù risorto, specialmente ai giovani che sono il futuro di Malta".
"Il naufragio di Paolo e la sua sosta per tre mesi a Malta - rileva il Pontefice teologo - hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vostro Paese. Le sue parole ai compagni prima di giungere a Malta sono ricordate per noi negli Atti degli
Apostoli e sono state un tema speciale nella vostra preparazione alla mia visita e nel contesto originale sono un invito al coraggio di fronte all’ignoto e alla fiducia incrollabile nella misteriosa provvidenza di Dio. I naufraghi, infatti, furono calorosamente accolti dalla gente di Malta, a seguito dell’esempio dato da san Paolo. Nel piano di Dio, san Paolo divenne perciò il vostro padre nella fede cristiana. Grazie alla sua presenza tra voi, il Vangelo di Gesù Cristo si radicò saldamente e portò molto frutto non soltanto nella vita degli individui, delle famiglie e delle comunità, ma anche nella formazione dell’identità nazionale di Malta, come pure nella sua vibrante e particolare cultura".
"Cari fratelli e sorelle - continua il Papa - il mio pellegrinaggio a Malta è iniziato con un momento di preghiera silenziosa nella grotta di san Paolo, che per primo portò la fede in queste isole. Sono venuto sulle orme di quegli innumerevoli pellegrini lungo i secoli, che in questo santo luogo hanno pregato, affidando se stessi, le loro famiglie e la prosperità di questa Nazione all’intercessione dell’Apostolo dei Gentili", le cui "fatiche apostoliche" portarono "una ricca messe nella generazione di predicatori che seguirono le sue orme". Da parte sua, Benedetto XVI rende dunque omaggio "al gran numero di sacerdoti e religiosi che imitarono il suo zelo missionario lasciando Malta per andare a portare il Vangelo in lidi lontani". "Sono lieto di aver avuto l’opportunità di incontrarne oggi così tanti in questa Chiesa di san Paolo, e di incoraggiarli nella loro vocazione piena di sfide e spesso eroica.
Cari missionari - conclude il Papa - ringrazio ciascuno di voi, a nome di tutta la Chiesa, per la vostra testimonianza al Signore Risorto e per le vite spese al servizio degli altri. La vostra presenza ed attività in così tanti Paesi del mondo fa onore alla vostra Patria e testimonia la spinta evangelica innestata nella Chiesa a Malta. Preghiamo il Signore affinché susciti ancor più uomini e donne, che continuino la nobile missione di proclamare il Vangelo e di operare per il progresso del Regno di Dio in ogni terra e in tutti i popoli".

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Il Papa arrivato a Malta sulle orme di San Paolo

Un vero e proprio bagno di folla per Benedetto XVI nelle vie di La Valletta, attraversate in "papamobile" al suo arrivo dall'aeroporto di Luqa. La piazza antistante la residenza del presidente della Repubblica, ad esempio, era gremita di allievi delle scuole cattoliche che agitavano fazzoletti e bandiere bianco gialle in segno di saluto. Al suo arrivo dinanzi al palazzo presidenziale dei Gran Maestri, Benedetto XVI è stato accolto da una folla festante, che dalla piazza lo ha salutato sventolando fazzoletti bianchi e gialli, i colori della Santa Sede, e cantando inni di benvenuto. Su uno striscione era scritto «Welcome, Holy Father». Nel palazzo dei Gran Maestri, il Papa ha compiuto una visita di cortesia al presidente della Repubblica George Abela. Anche lungo il percorso dall'aeroporto, il Pontefice è stato festeggiato da due ali di folla, con bandiere di Malta e del Vaticano. Lungo le vie di La Valletta, sono stati stesi festoni colorati.

Malta sia un baluardo per la difesa dei valori cristiani in un'Europa sempre più secolarizzata. Lo chiede il Papa ai maltesi già nel primo incontro con i fedeli accorsi ad accoglierlo all'aeroporto di Luqa. «Avete - scandisce Benedetto XVI rivolto al presidente George Abela e ai dignitari che lo attorniano - molto da offrire in campi diversi, quali la tolleranza, la reciprocità, l'immigrazione e altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente. La vostra Nazione - spiega - dovrebbe continuare a difendere l'indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come già sta facendo nei confronti della sacralità della vita umana dal concepimento sino alla morte naturale, e il vero rispetto che si deve dare alla libertà religiosa secondo modalità che portino a un autentico sviluppo integrale sia degli individui sia della società».

Dopo un breve momento di preghiera davanti al Santissimo Sacramento nella chiesa di San Paolo, a Rabat, Benedetto XVI è sceso e si è raccolto in preghiera, inginocchiandosi, nella grotta dove, secondo la tradizione, l'apostolo passò tre mesi a predicare, dopo il suo naufragio nell'isola di Malta. Dopo la recita della preghiera, il Pontefice firma il Libro d'Oro e offre al Santuario una lampada votiva in argento, quindi raggiunge il sagrato per salutare i fedeli che lo attendono nella piazza.

© Copyright Avvenire online


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PAPA A MALTA: BAGNO DI FOLLA NELLE STRADE DELLA CAPITALE

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Un vero e proprio bagno di folla per Benedetto XVI nelle vie di La Valletta, attraversate in "papamobile" al suo arrivo dall'aeroporto di Luqa. La piazza antistante alla residenza del Presidente della Reubblica, ad esempio, e' gremita di allievi delle scuole cattoliche che agitano fazzoletti e bandiere bianco gialle in segno di saluto. Il Pontefice, ora in visita al presidente George Abela, appare sorridente e molto contento di tanto calore.

© Copyright (AGI)

PAPA A MALTA: MIGLIAIA DI RAGAZZI GLI CANTANO "TANTI AUGURI A TE"

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Benedetto XVI ha salutato dal balcone del Palazzo dei Gran Maestri - oggi residenza del presidente della Repubblica - le migliaia di ragazzi delle scuole cattoliche di Malta radunate per lui nella grande piazza antistante. I giovani sventolavano fazzoletti e bandierine bianco gialle e hanno intonato in italiano il tradizionale canto "Tanti auguri a te" per festeggiare l'83esimo compleanno del Papa. Prima di impartire loro la benedizione, Ratzinger ha pronunciato a braccio alcune parole di ringraziamento colpito da un cosi' grande affetto.

© Copyright (AGI)


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PAPA A MALTA: UNA LUNGA RAMPA PER RISALIRE DA GROTTA S. PAOLO

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 17 apr.

Cauto nella discesa, Benedetto XVI ha poi affrontato con decisione questa sera la ripida scala che porta al Santuario di Rabat dalla grotta che 1950 anni fa, dopo il naufragio della nave che lo portava a Roma con altri 200 prigionieri, ospito' per tre mesi San Paolo. Nella Grotta il Papa si e' fermato a pregare in silenzio come aveva fatto anche Giovanni Paolo II nel 1990.
E poi e' risalito con tale rapidita' che vescovi e autorita' sono apparsi in difficolta' nello stargli dietro.

© Copyright (AGI)


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La polizia di Malta spegne le contestazioni
La folla abbraccia il Papa


di Andrea Tornielli

nostro inviato a Malta

Le antiche fortificazioni di Malta «parlano» delle lotte combattute per difendere la cristianità, ma oggi l’isola deve continuare a combattere in modo diverso, per difendere l’identità, il matrimonio indissolubile, la vera natura della famiglia, la sacralità della vita in un’Europa che rischia di smarrire i suoi valori. È il primo messaggio che Papa Benedetto rivolge ai maltesi nel discorso pronunciato all’aeroporto, di fronte al presidente George Abela, che lo accoglie citando Marcello Pera e la «guerra» in corso fra «laicismo e cristianesimo».
«Le fortificazioni che risaltano in maniera così prominente nell’architettura dell’isola – ha detto Ratzinger – parlano di lotte precedenti, quando Malta contribuì moltissimo alla difesa della cristianità sia per terra che per mare. Voi – ha aggiunto – continuate a giocare un valido ruolo nei dibattiti odierni sull’identità, la cultura e le politiche europee». Benedetto XVI riconosce al governo maltese anche «l’impegno nei progetti umanitari ad ampio raggio, specialmente in Africa».
E suggerisce: «La vostra nazione dovrebbe continuare a difendere l’indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come già sta facendo nei confronti della sacralità della vita umana dal concepimento sino alla morte naturale». Questa è per il Papa la grande sfida dell’oggi in Europa, che con queste parole indirettamente ricorda come a Malta non sia permesso l’aborto.
L’accoglienza è calorosissima. I maltesi si sono riversati nelle strade per salutare l’ospite, che al momento in cui si è affacciato dal palazzo del Gran Maestro, sede della presidenza, è stato salutato da migliaia di bambini e ragazzi che gli hanno cantato «Happy birthday» per il compleanno di venerdì. Nel corso delle prime ore di permanenza sull’isola sono stati dunque smentiti i timori della vigilia: i cartelli con le foto del Pontefice imbrattati con caricature e scritte sono stati levati, la polizia ha tenuto sotto controllo coloro che nei social network avevano scritto messaggi violenti o dissacranti contro la visita papale, ed è stato rimosso il contestato grande monumento a forma di fallo variopinto che si trovava da quattro anni all’entrata di Luqua, nei pressi dell’aeroporto. Benedetto XVI ha anche invitato l’isola a «servire da ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni». E fin dal saluto ai giornalisti sull’aereo, ha parlato dell’immigrazione, invitando all’accoglienza ma anche all’obiettivo di aiutare gli immigrati nei loro rispettivi Paesi. «Malta è il punto dove le correnti dei profughi arrivano dall’Africa e bussano alle porte dell’Europa. E questo è un grande problema del nostro tempo e non può essere risolto dall’isola di Malta, ma tutti dobbiamo rispondere a questa sfida, lavorare perché tutti possano nella propria terra vivere una vita dignitosa e dall’altra parte fare il possibile affinché questi profughi dove arrivano trovino una spazio di vita dignitosa».
Dopo il bagno di folla a Valletta, Ratzinger si è spostato a Rabat, e ha sostato in preghiera nella grotta venerata fin dai primi secoli come il luogo in cui dimorò San Paolo nei tre mesi che trascorse nell’isola dov’era naufragato mentre veniva condotto prigioniero a Roma. Anche qui, incontrando un gruppo di 250 missionari, ha ribadito la necessità di testimoniare le «verità morali fondamentali» oggi minacciate.

© Copyright Il Giornale, 18 aprile 2010


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IL COMMENTO

PADRE LOMBARDI: «CENTOMILA PERSONE UN’ACCOGLIENZA SUPERIORE ALLE ASPETTATIVE»

VITTIME PEDOFILIA: FORSE OGGI L’INCONTRO

Malta ha riservato al Papa «un’accoglienza superiore alle aspettative». È il commento di padre Federico Lombardi alle prime ore di permanenza del Papa sull’isola. Oltre centomila persone, ha detto il portavoce vaticano ai giornalisti durante un briefing a fine giornata, hanno seguito complessivamente i diversi momenti del programma di ieri.
«E il Papa è veramente contento del calore che ha notato intorno a sé». Momento particolarmente toccante il fuori programma con sei bambini malati terminali che il Pontefice ha accarezzato e benedetto al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica. Mentre c’è attesa per un altro fuori programma (l’incontro con le vittime degli abusi) che ieri non c’è stato, ha confermato padre Lombardi, ma che potrebbe esserci oggi. «In ogni caso – ha detto il portavoce vaticano – se ci sarà, verrà raccontato solo a cose fatte». Cordiale anche l’incontro con il presidente Abela, durante il quale sono stati toccati argomenti di interesse generale, come la posizione di Malta nel Mediterraneo e nella Unione europea.
Infine padre Lombardi non ha voluto commentare gli sviluppi della vicenda che coinvolge il cardinale Dario Castrillon Hoyos, prefetto emerito della Congregazione per il clero. «È la conferma – si è limitato a ribadire – che c’era bisogno di una unificazione delle competenza sotto la Congregazione per la dottrina della fede, cosa che avvenne nel 2001 per volontà di Giovanni Paolo II».

(M.Mu.)

© Copyright Avvenire, 18 aprile 2010


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Il Papa : Chiesa ferita dai nostri peccati

Sull’aereo per Malta: nel Vangelo la forza che risana

DAL NOSTRO INVIATO A LA VALLETTA

MIMMO MUOLO

Non tutti i mali vengono per nuocere.
Se si ha fede nella Provvidenza, «i naufragi della vita » possono diventare l’occasione di «un nuovo inizio». È accaduto 1950 anni fa a san Paolo, può accadere «oggi anche a noi».
Sull’aereo che lo porta nell’isola al centro del Mediterraneo, dove l’Apostolo trasformò la sua disavventura in un’occasione di evangelizzazione, Benedetto XVI indica così uno dei motivi principali del suo 14° viaggio fuori dall’Italia.
E nelle sue parole è possibile leggere in controluce la metafora di quanto sta succedendo in queste settimane. Il Papa , nel consueto incontro 'in volo' con i giornalisti al seguito non fa un accenno esplicito alla vicenda dei preti pedofili. Ma questa notazione, unita al passaggio in cui egli accenna al Corpo della Chiesa, «ferito dai nostri peccati» e comunque «amato da Cristo» che lo risana con il suo Vangelo, può essere interpretata in tal senso.
Non è come le altre volte un vero e proprio question time il tempo che papa Ratzinger dedica alla sua conferenza stampa ad alta quota. Prima della partenza, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che lo saluta a nome di tutti e gli fa gli auguri per il compleanno del giorno prima e per l’anniversario dell’elezione (che ricorre domani), gli ha fatto pervenire le domande. E così Benedetto XVI rivolge ai giornalisti un breve discorso a braccio che risponde alle questioni principali.
Compresa quella del flusso di immigrati da «accogliere ignitosamente ». «Auguriamoci – esordisce il Papa in riferimento all’eruzione del vulcano islandese – un buon viaggio senza questa nuvola oscura che sta sopra parte dell’Europa ». All’altra nuvola, quella del peccato di alcuni consacrati, che grava invece sull’intera comunità ecclesiale, come detto, il Pontefice non accenna direttamente. Ma ricordando che «Malta festeggia il 1950 anniversario del naufragio di san Paolo», sottolinea che dopo l’Anno Paolino, «questa è ancora una volta l’occasione di mettere in luce la grande figura dell’Apostolo delle genti» e il suo messaggio «che si può sintetizzare con le parole che lui stesso ha scritto alla fine della lettera ai Galati: fede operante nella carità. Questa è importante anche oggi: la fede, la relazione con Dio che si trasforma in carità ». Quindi il Papa accenna al tema del naufragio dell’Apostolo. «Da quell’evento – dice – per Malta è nata la fortuna di avere la fede. Dunque possiamo pensare che i naufragi della vita possono far parte del progetto di Dio su di noi e possono anche essere utili per un nuovo inizio nella nostra vita».
Benedetto XVI si dichiara felice di incontrare una «Chiesa vivace» come quella di Malta, «che è feconda nelle vocazioni anche in un tempo pieno di sfide come il nostro». Cristo, aggiunge il Pontefice, «ama la sua Chiesa che è il suo Corpo». E la Chiesa a sua volta sa «che anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore ama questa Chiesa e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce ».
Infine il Papa fa riferimento al dramma dei profughi. Proprio a Malta, dice, essi «arrivano dall’Africa e bussano alle porte dell’Europa ». «Un grande problema del nostro tempo, che non può essere risolto» solo in chiave locale. «Tutti dobbiamo rispondere a questa sfida – afferma Benedetto XVI – impegnandoci perché la gente possa vivere un’esistenza dignitosa nella propria terra» e d’altra parte perché, «dovunque arrivino, i profughi trovino in ogni caso uno spazio di vita altrettanto dignitosa». «Questa è la sfida – conclude – . E Malta, mentre ce lo ricorda, ci dice anche che la fede è la forza che dona la carità e anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide».

© Copyright Avvenire, 18 aprile 2010


Papa Ratzi Superstar

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MALTA IN OCCASIONE DEL 1950° ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI SAN PAOLO (17-18 APRILE 2010) (IV)

Alle ore 9.15 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI lascia la Nunziatura Apostolica a Rabat e si trasferisce in auto panoramica al Piazzale dei Granai a Floriana, dove alle ore 10.00 presiede la Santa Messa della III Domenica di Pasqua davanti alla Chiesa di San Publio.
Nel corso della Celebrazione Eucaristica, introdotta dal saluto dell’Arcivescovo di Malta e Presidente della Conferenza Episcopale maltese, S.E. Mons. Paul Cremona, O.P., dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:



SANTA MESSA NEL PIAZZALE DEI GRANAI, A FLORIANA

OMELIA DEL SANTO PADRE




Cari Fratelli e Sorelle in Gesù Cristo,
Maħbubin uliedi [Miei cari figli e figlie],

Sono molto contento di essere qui con voi tutti oggi davanti alla bella chiesa di San Publio per celebrare il grande mistero dell’amore di Dio reso manifesto nella Santa Eucarestia. In questo tempo, la gioia del periodo Pasquale riempie i nostri cuori perché stiamo celebrando la vittoria di Cristo, la vittoria della vita sul peccato e sulla morte. E’ una gioia che trasforma le nostre vite e ci riempie di speranza nel compimento delle promesse di Dio. Cristo è risorto alleluia!

Saluto il Presidente della Repubblica e la Signora Abela, le Autorità civili di questa amata Nazione e tutto il popolo di Malta e Gozo. Ringrazio l’Arcivescovo Cremona per le sue gentili parole e saluto anche il Vescovo Grech e il Vescovo Depasquale, l’Arcivescovo Mercieca, il Vescovo Cauchi e gli altri Vescovi e sacerdoti presenti, così come i fedeli cristiani della Chiesa che è in Malta e in Gozo. Fin dal mio arrivo ieri sera ho avvertito la stessa calorosa accoglienza che i vostri antenati hanno riservato all’apostolo Paolo nell’anno sessanta.

Molti viaggiatori sono sbarcati qui nel corso della vostra storia. La ricchezza e la varietà della cultura maltese è un segno che il vostro popolo ha tratto grande profitto dallo scambio di doni ed ospitalità con i viaggiatori venuti dal mare. Ed è significativo che voi abbiate saputo esercitare il discernimento nell’individuare il meglio di ciò che essi avevano da offrire.

Vi esorto a continuare a fare così. Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole di essere accolto dai Maltesi. Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa. Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare l’episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli, tutti esperti pescatori, hanno faticato tutta la notte, ma non hanno preso neppure un solo pesce. Poi, quando Gesù è apparso sulla riva, ha indicato loro dove pescare e hanno potuto realizzare una pesca così grande, che a stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci. Miei cari fratelli e sorelle, se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti.

La prima lettura della Messa odierna è di quelle che so che amate ascoltare: il racconto del naufragio di Paolo sulla costa di Malta e la calorosa accoglienza a lui riservata dalla popolazione di queste isole. Notate come i componenti dell’equipaggio della barca, per poter sopravvivere, furono costretti a gettare fuori il carico, l’attrezzatura della barca ed anche il frumento che era il loro unico sostentamento. Paolo li esortò a porre la loro fiducia solo in Dio, mentre la barca era scossa dalle onde. Anche noi dobbiamo porre la nostra fiducia in lui solo. Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così. In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta. Essi hanno fatto ciò che Paolo esortava loro di compiere e fu così che "tutti poterono mettersi in salvo a terra" (At 27,44).

Più di ogni carico che possiamo portare con noi - nel senso delle nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della nostra tecnologia - è la nostra relazione con il Signore che fornisce la chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana. Ed egli ci chiama ad una relazione di amore. Fate attenzione alla domanda che per tre volte egli rivolge a Pietro sulla riva del lago: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?". Sulla base della risposta affermativa di Pietro, Gesù gli affida un compito, il compito di pascere il suo gregge. Qui vediamo il fondamento di ogni ministero pastorale nella Chiesa. E’ il nostro amore per il Signore che deve plasmare ogni aspetto della nostra predicazione ed insegnamento, della celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura per il Popolo di Dio. E’ il nostro amore per il Signore che ci spinge ad amare quelli che Egli ama, e ad accettare volentieri il compito di comunicare il suo amore a coloro che serviamo. Durante la passione del Signore, Pietro lo ha rinnegato tre volte. Ora, dopo la Resurrezione, Gesù lo invita tre volte a dichiarare il suo amore, offrendo in tal modo salvezza e perdono, e allo stesso tempo affidandogli la sua missione. La pesca miracolosa aveva sottolineato la dipendenza degli apostoli da Dio per il successo dei loro progetti terreni. Il dialogo tra Pietro e Gesù ha sottolineato il bisogno della divina misericordia per guarire le loro ferite spirituali, le ferite del peccato. In ogni ambito della nostra vita necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare nulla.

Conosciamo dal Vangelo di san Marco i segni che accompagnano coloro che hanno posto la loro fede in Gesù: prenderanno in mano serpenti e questo non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno (cfr Mc 16,18). Tali segni sono stati presto riconosciuti dai vostri antenati, quando Paolo venne fra loro. Una vipera si attaccò alla sua mano ma egli semplicemente la scosse e gettò nel fuoco senza soffrire alcun danno. Paolo fu condotto a vedere il padre di Publio, il "protos" dell’isola, e dopo aver pregato e imposto le mani su di lui, lo guarì dalla febbre. Di tutti i doni portati a queste rive nel corso della storia della vostra gente, quello portato da Paolo è stato il più grande di tutti, ed è vostro merito che esso sia stato subito accolto e custodito. Għożżu l-fidi u l-valuri li takom l-Appostlu Missierkom San Pawl. [Preservate la fede e i valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San Paolo.] Continuate ad esplorare la ricchezza e la profondità del dono di Paolo e procurate di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a tutti coloro che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso. Come insegnò Mosè al popolo di Israele, i precetti del Signore "ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai" (Dt 6,6-7). Ciò è stato ben capito dal primo santo canonizzato di Malta, Dun Ġorɍ Preca. La sua instancabile opera di ca

techesi, ispirando giovani ed anziani con un amore per la dottrina cristiana ed una profonda devozione al Verbo incarnato, è diventata un esempio che vi esorto a mantenere. Ricordate che lo scambio di beni tra queste isole ed il resto del mondo è un processo a due vie. Quello che ricevete, valutatelo con cura, e ciò che possedete di valore sappiatelo condividere con gli altri.

Desidero rivolgere una particolare parola ai sacerdoti qui presenti in questo anno dedicato alla celebrazione del grande dono del sacerdozio. Dun Ġorɍ era un prete di straordinaria umiltà, bontà, mitezza e generosità, profondamente dedito alla preghiera e con la passione di comunicare le verità del vangelo. Prendetelo come modello ed ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere il gregge del Signore. Ricordate anche la domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: "Mi ami tu?". Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate? Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? Desiderate condurre altri a conoscerlo ed amarlo? Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: "Sì, Signore, tu sai che io ti amo" e accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato. La missione affidata ai sacerdoti è veramente un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel mondo (cfr Omelia, 24 aprile 2005).

Guardando ora attorno a me alla grande folla raccolta qui in Floriana per la celebrazione dell'eucarestia, mi torna alla mente la scena descritta nella seconda lettura di oggi, nella quale miriadi di miriadi e migliaia di migliaia unirono le loro voci in un grande inno di lode: "A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5,13). Continuate a cantare questo inno, a lode del Signore risorto ed in ringraziamento per i suoi molteplici doni. Con le parole di San Paolo, Apostolo di Malta, concludo la mia esortazione a voi questa mattina: "L-imħabba tiegħi tkun magħkom ilkoll fi Kristu Ġesù" ["Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!"] (1 Cor 16,24).

Ikun imfaħħar Ġesù Kristu! [Sia lodato Gesù Cristo!]















VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MALTA IN OCCASIONE DEL 1950° ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI SAN PAOLO (17-18 APRILE 2010) (V)


Al termine della Santa Messa nel Piazzale dei Granai a Floriana, il Santo Padre guida la recita del Regina Cæli con i fedeli presenti. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:


RECITA DEL REGINA CÆLI NEL PIAZZALE DEI GRANAI, A FLORIANA

PAROLE DEL SANTO PADRE



Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,

quando voi rendete grazie, quando avete particolari intenzioni di preghiera e quando cercate celeste protezione per i vostri cari, è vostra usanza rivolgervi alla Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa e Madre nostra. Conosco la particolare devozione del popolo maltese alla Madre di Dio, espressa con grande fervore a Nostra Signora di Ta’ Pinu e sono lieto di avere l’opportunità di pregare davanti alla sua immagine, portata qui appositamente da Gozo per questa occasione. Sono inoltre compiaciuto di presentare una Rosa d’Oro a lei, come segno del nostro filiale affetto, che condividiamo per la Madre di Dio. Vi chiedo in particolare di pregarla con il titolo di Regina della Famiglia, un titolo aggiunto alle Litanie Lauretane dal mio amato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, egli stesso ospite, in varie occasioni, di queste terre. Offrendovi questo tangibile ricordo della mia stessa visita, vi ringrazio per tutto quello che ho ricevuto da voi in contraccambio, specialmente per il calore della vostra devozione e per il sostegno delle vostre preghiere per il mio ministero di Successore di Pietro.

Ci volgiamo ora in preghiera a Maria, Madre della Chiesa e Regina del Cielo, rallegrandoci nella Risurrezione di Colui che lei ha portato nel suo seno.

Regina Cæli, lætare …

[We join in prayer those gathered in Valladolid Cathedral, in Spain, where Bernardo Francisco de Hoyos, a priest of the Society of Jesus, was beatified this morning. Let us give thanks to God for all the holy men and women he has given to his Church.]

Sono lieto di salutare tutti i pellegrini di lingua italiana qui presenti oggi in questa felice occasione, specialmente quelli che sono giunti da Lampedusa e Linosa! Grazie per essere venuti a condividere questo momento di celebrazione e di preghiera con i fratelli e le sorelle maltesi. Che l’Apostolo Paolo, del quale commemoriamo l’anniversario della presenza in queste isole, sia per voi un esempio di fede salda e coraggiosa di fronte alle avversità.
Su tutti voi e sui vostri familiari a casa, ben volentieri invoco abbondanti Benedizioni del Signore per un felice e santo tempo di Pasqua.








VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MALTA IN OCCASIONE DEL 1950° ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI SAN PAOLO (17-18 APRILE 2010) (VI)


PRESS RELEASE: MEETING OF THE POPE WITH A GROUP OF PERSONS WHO WERE SEXUALLY ABUSED


On Sunday 18 April 2010, in the Apostolic Nunciature in Malta, the Holy Father met a small group of persons who were sexually abused by members of the clergy.

He was deeply moved by their stories and expressed his shame and sorrow over what victims and their families have suffered. He prayed with them and assured them that the Church is doing, and will continue to do, all in its power to investigate allegations, to bring to justice those responsible for abuse and to implement effective measures designed to safeguard young people in the future.

In the spirit of his recent Letter to the Catholics of Ireland, he prayed that all the victims of abuse would experience healing and reconciliation, enabling them to move forward with renewed hope.








L'amore di Dio salva, non la tecnologia; non lasciatevi irretire dalle voci che invitano a mettere da parte la fede: così il Papa nella Messa a Floriana


Malta ha accolto il Papa con una grande e calorosa partecipazione: circa centomila persone hanno salutato Benedetto XVI lungo le strade, ieri pomeriggio al suo arrivo, per questa visita apostolica in occasione dei 1950 anni del naufragio di San Paolo in quest'isola del Mediterraneo. E stamani, il Piazzale dei Granai, a Floriana, non è bastato a contenere la folla per la Messa presieduta dal Pontefice: erano attesi 15 mila fedeli; ne sono giunti 50 mila. Il Papa, nell’omelia, ha esortato a non lasciarsi irretire da quelle voci che invitano a mettere da parte la fede. Non è la tecnologia che salva – ha detto – ma l’amore di Dio. Diamo la linea al nostro inviato a Malta, Alessandro De Carolis:

(canto)

Non c’è un momento in cui la vita di una persona non dipenda interamente da Dio. Pensare che possa essere un altro “qualcosa”, forse un ritrovato tecnologico, a salvare l’uomo dal male è una pura illusione. Solo Dio conosce la rotta che conduce “a un porto sicuro”. Questo, ha spiegato Benedetto XVI ai maltesi, è ciò che quel giorno d’inverno del 60 dopo Cristo, sballottati dalle onde del Mediterraneo, sperimentarono Paolo e i suoi compagni di un pericoloso naufragio e di un’insperata salvezza. E questo è ciò che quell’evento lontano insegna all’uomo di oggi, che spesso, con poca coscienza, si affida al solo ingegno della scienza.

(canto)

Imponente il colpo d’occhio offerto dalla grande e affollata Piazza dei Granai a Floriana. A sinistra della Chiesa di San Publio, l’altare della Messa papale, protetto da una tettoia e inquadrato in una serie di cornici concentriche bianche, a loro volta comprese da un semicerchio composto di pannelli, quasi come una gigantesca porzione d’ostia. Con al fianco l’arcivescovo di Malta, Paul Cremona, e il vescovo di Gozo, Mario Grech, Benedetto XVI ha presieduto con circa 800 sacerdoti la celebrazione tornando all’omelia sui temi paolini, così profondamente innestati nella fede dei maltesi. So che è “una pagina che amate ascoltare”, ha detto il Pontefice ai 40 mila fedeli presenti nella piazza, che avevano ascoltato la lettura degli Atti degli Apostoli sul naufragio di Paolo. In quei momenti drammatici l’Apostolo, ha ricordato Benedetto XVI, esortò gli altri “a porre la loro fiducia solo in Dio”. “Anche noi – ha soggiunto – dobbiamo porre la nostra fiducia in Lui solo”:

It is tempting to think that today...
”Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così. In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta”.
Coste sulle quali, ha osservato, “molti viaggiatori sono sbarcati” nel corso della storia, anche se non tutti hanno portato del bene. Il Papa si è complimentato con i maltesi per aver saputo scegliere il meglio di ciò che i secoli hanno portato nel Paese e li ha esortati “a continuare così”:

Not everything that today's world proposes...
“Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole di essere accolto dai maltesi. Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa”.
A contrario, ha ripetuto, “in ogni ambito della vita necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio” e di nuovo il Pontefice ha insistito perché i maltesi continuino a “esplorare la ricchezza e la profondità del dono di Paolo” e a “consegnarlo” a chiunque:

No visitor to malta could fail to be impressed...
“Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso”.
Ancor più intenso si è fatto il tono di Benedetto XVI quando la sua riflessione si è soffermata sul ruolo del sacerdozio. Il 9 maggio 2001, la Piazza dei Granai aveva visto Giovanni Paolo II beatificare una figura molto amata dai maltesi, Dun Ġorġ Preca. Rivolgendosi ai presbiteri, Benedetto XVI ha detto:

Let him serve as a model and an inspirationfor you...
“Prendetelo come modello ed ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere il gregge del Signore. Ricordate anche la domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: ‘Mi ami tu?’. Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate? Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? (…) Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: ‘Sì, Signore, tu sai che io ti amo’ e accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato”.
Il dialogo tra Gesù e Pietro che lo aveva rinnegato dimostra, ha osservato il Pontefice, che le “ferite spirituali” hanno bisogno della “misericordia divina” per essere guarite. Esperienza questa, aveva notato in precedenza mons. Cremona nel suo indirizzo di saluto, di cui è consapevole la Chiesa maltese, “umile abbastanza da riconoscere gli errori e i peccati dei suoi membri ma abbastanza forte per contare sulla presenza dello Spirito Santo”.

(canto)

Gli applausi – scoppiati in particolare quando Benedetto XVI ha pronunciato alcune parole in lingua maltese (“Għożżu l-fidi u l-valuri li takom l-Appostlu Missierkom San Pawl” - Preservate la fede e i valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San Paolo) – hanno accompagnato anche la recita del Regina Coeli al termine della Messa. Il Papa ha ricordato la “particolare devozione” che i maltesi nutrono verso la Madonna – venerata in particolare nel Santuario di Nostra Signora di Ta’ Pinu, sull’Isola di Gozo – ed ha deposto ai piedi dell’immagine mariana al lato dell’altare una Rosa d’oro come segno del suo affetto. Il Pontefice ha poi invitato i presenti a unirsi in preghiera di ringraziamento per la Beatificazione di Bernardo Francisco De Hoyos, avvenuta oggi a Valladolid, in Spagna. L’ultimo pensiero di Benedetto XVI è stato per i pellegrini di lingua italiana, giunti in particolare da Lampedusa e Linosa, salutati con queste parole:
“Grazie per essere venuti a condividere questo momento di celebrazione e di preghiera con i fratelli e le sorelle maltesi. Che l’Apostolo Paolo, del quale commemoriamo l’anniversario della presenza in queste isole, sia per voi un esempio di fede salda e coraggiosa di fronte alle avversità”.

(canto)







Il Papa incontra alcune vittime degli abusi: profonda commozione, vergogna e dolore

Il Papa, dopo la Messa, ha incontrato presso la nunziatura apostolica alcune vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. “Profondamente commosso” per la loro storia – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana – “ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quanto hanno sofferto le vittime e le loro famiglie. Ha pregato con loro, assicurandoli che la Chiesa sta facendo, e continuerà a fare, tutto ciò che è in suo potere per indagare sulle denunce, portare alla giustizia i responsabili di abusi e attuare misure efficaci volte a tutelare i giovani nel futuro. Nello spirito della sua recente Lettera ai cattolici d'Irlanda – conclude il comunicato - ha pregato affinché tutte le vittime di abusi possano fare esperienza di guarigione e riconciliazione, permettendo loro di andare avanti con rinnovata speranza”.





Grande accoglienza per il Papa a Malta. Benedetto XVI: avete un importante ruolo nella promozione dei valori cristiani in Europa


Malta ha un ruolo importante nel promuovere i valori cristiani in Europa: lo ha sottolineato Benedetto XVI, ieri pomeriggio, nella cerimonia di benvenuto a Malta all’aeroporto internazionale di Luqa. Subito dopo il Papa si è recato al Palazzo dei Gran Maestri alla Valletta per una visita di cortesia al presidente maltese, caratterizzata da una grande cordialità e da un fuori programma. Ce ne parla Sergio Centofanti.

Il Papa sente molto il calore e l’amicizia del popolo maltese: l’accoglienza della gente è andata oltre le stesse attese delle autorità locali. E Benedetto XVI ha risposto con gioia a tanto affetto. Nella visita al presidente George Abela, migliaia di ragazzi gli hanno cantato in festa gli auguri per i suoi 83 anni. E al termine dell'incontro, il Pontefice, invece di salire - come da programma - sulla papamobile, si è incamminato a piedi verso la folla per salutare alcuni bambini, malati terminali in carrozzella, salutandoli e benedicendoli uno per uno, tra le lacrime dei genitori.


Nel discorso all’aeroporto, Benedetto XVI ha parlato del ruolo di Malta in Europa, a cominciare dall’approdo imprevisto di san Paolo nell’isola, che - ha affermato - alcuni potrebbero giudicare un semplice accidente della storia, mentre gli occhi della fede vi riconoscono “l’opera della Divina Provvidenza”.


Malta - ha aggiunto - ha “giocato un ruolo chiave nello sviluppo politico, religioso e culturale dell’Europa, del Vicino Oriente e del Nord Africa”, ha contribuito “moltissimo alla difesa della cristianità sia per terra che per mare”, ha offerto una testimonianza coraggiosa “durante i giorni bui dell’ultima guerra mondiale” e continua a giocare “un valido ruolo nei dibattiti odierni sull’identità, la cultura e le politiche europee” e in campi come “la tolleranza, la reciprocità, l’immigrazione ed altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente”:


“Your Nation should continue to stand up for the indissolubility of marriage…
La vostra Nazione dovrebbe continuare a difendere l’indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come già sta facendo nei confronti della sacralità della vita umana dal concepimento sino alla morte naturale, e il vero rispetto che si deve dare alla libertà religiosa secondo modalità che portino ad un autentico sviluppo integrale sia degli individui sia della società”.


“Il popolo maltese, illuminato per quasi due millenni dagli insegnamenti del Vangelo e continuamente irrobustito dalle proprie radici cristiane – ha detto il Papa - è giustamente fiero del ruolo indispensabile che la fede cattolica ha avuto nello sviluppo della propria Nazione”. Quindi il Pontefice ha rilevato “l’impegno del Governo nei progetti umanitari ad ampio raggio, specialmente in Africa” auspicando “che ciò possa servire per promuovere il benessere dei meno fortunati … quale espressione di genuina carità cristiana”.


Il Papa infine ha incoraggiato Malta a ad essere sempre più “ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni presenti nel Mediterraneo” e a “stendere la mano dell’amicizia ai propri vicini a nord e a sud, ad est e ad ovest”.

Il presidente Abela, da parte sua, ha sottolineato la profonda tradizione cristiana di Malta, criticando quelle correnti laiciste che vogliono relegare la fede nella sfera privata.







Annunciate a tutti la bellezza della fede: così il Papa alla Grotta di San Paolo


Nella serata di ieri, il Papa ha visitato la Grotta di San Paolo a Rabat, dove, secondo la tradizione, l’Apostolo delle Genti passò tre mesi predicando e facendone il punto di riferimento per la prima comunità cristiana. Su questo evento, il servizio del nostro inviato Alessandro De Carolis:

La nube di cenere sui cieli d’Europa non ha fermato ieri il volo di Benedetto XVI, come 1950 anni fa una tempesta sul Mediterraneo non fermò San Paolo, che anzi seppe trasformare quello che allora apparve un approdo certamente “non programmato” – il naufragio sulle spiagge maltesi – nell’inizio di una lunghissima storia cristiana. Risale con questa consapevolezza Benedetto XVI dalla penombra silenziosa che avvolge la Grotta di San Paolo a Rabat per spiegare alla folla – che qui è pronta ad acclamarlo con grandi feste ad ogni sua apparizione in pubblico – che se i “marinai possono tracciare una rotta”, è Dio, “nella sua sapienza e provvidenza” a dispiegare “il proprio itinerario”.


"Today the same Gospel which Paul preached continues to summon the people ....".
"Oggi lo stesso Vangelo che Paolo predicò continua a esortare il popolo di queste isole alla conversione, ad una nuova vita e ad un futuro di speranza. Mentre mi trovo fra voi come Successore dell’apostolo Pietro, vi invito ad ascoltare la parola di Dio con animo nuovo, come fecero i vostri antenati, e di lasciare che essa sfidi i vostri modi di pensare e la maniera in cui trascorrete la vostra vita”.


Un po’ di ritardo sui tempi previsti, il Papa era giunto intorno alle 20.20 alla Chiesa di San Paolo, che da secoli sovrasta la Grotta: si è inginocchiato in preghiera davanti alla statua dell’Apostolo, ha offerto una lampada votiva in argento cesellata a mano da maestri orafi romani, quindi tornato all’esterno della Chiesa si è rivolto alla gente e in particolare ai 250 missionari presenti, che sull’esempio di San Paolo hanno imparato il valore dell’essere apostoli in tutto il mondo:


"Dear missionaries: I thank all of you, in the name of the whole Church, ...".
“Cari missionari: ringrazio ciascuno di voi, a nome di tutta la Chiesa, per la vostra testimonianza al Signore Risorto e per le vite spese al servizio degli altri. La vostra presenza ed attività in così tanti Paesi del mondo fa onore alla vostra Patria e testimonia la spinta evangelica innestata nella Chiesa a Malta”.


Ma tutti i maltesi, in ogni ambito della loro vita, sono stati esortati da Benedetto XVI a dare testimonianza, specie ai giovani, della “bellezza” e della “ricchezza” della fede cattolica:


"In the face of so many threats to the sacredness of human life, ... ".
“Di fronte a così tante minacce alla sacralità della vita umana, alla dignità del matrimonio e della famiglia, non hanno forse bisogno i nostri contemporanei – si è chiesto il Papa – di essere costantemente richiamati alla grandezza della nostra dignità di figli di Dio e alla vocazione sublime che abbiamo ricevuto in Cristo?”


Il senso profondo di questa domanda lasciata in consegna, come un pungolo collettivo, ai maltesi, Benedetto XVI l’ha affidata come auspicio nella frase scritta nel Libro degli Ospiti della Grotta di San Paolo: “In questo luogo santo, che ha conosciuto i passi pellegrini di San Paolo, prego che come lui noi possiamo conoscere, amare e servire il Signore risorto nella pace e nella gioia. Dio benedica Malta e Gozo".





Il Papa sull'aereo spiega i motivi della visita a Malta: omaggio a San Paolo, l'amore di Malta per una Chiesa ferita dai peccati, il dramma dei profughi


Nel consueto incontro con i giornalisti sull'aereo papale, Benedetto XVI ha spiegato i motivi del viaggio a Malta. Ce ne parla Francesca Sabatinelli:

Tre i motivi di questo viaggio a Malta, primo dei cinque già programmati per quest’anno. Motivi che Benedetto XVI ha sinteticamente riassunti in un discorso breve e puntuale. Per seguire le orme di San Paolo, e poter mettere in luce la grande figura e il suo messaggio:


“Io penso si possa sintetizzare l’essenziale del suo viaggio con le parole che lui stesso ha riassunto alla fine della lettera ai Galati: fede operante nella carità. Queste sono le cose importanti anche oggi: la fede, la relazione con Dio, che si trasforma poi in carità”.


Dal naufragio dell’Apostolo delle Genti, 1950 anni fa, per Malta nacque la fortuna di avere la fede, ciò è valido anche per oggi ha spiegato il Papa:


“Possiamo pensare anche noi che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio per noi e possono anche essere utili per nuovi inizi nella nostra vita”.


Secondo motivo del viaggio, per rendere omaggio alla Chiesa di Malta, vivace e feconda nelle vocazioni. Una Chiesa pronta a rispondere alle odierne sfide:


“So che Malta ama Cristo e ama la sua Chiesa che è il suo Corpo e sa che, anche se questo Corpo è ferito dai nostri peccati, il Signore tuttavia ama questa Chiesa, e il suo Vangelo è la vera forza che purifica e guarisce”.


Una Chiesa ferita dai peccati come la crisi degli abusi, a questo il Papa si riferiva, come ha poi spiegato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, parlando di naufragio e di corpo ferito, ma sottolineando anche la forza di guarigione che viene dal Vangelo.


Malta è anche il punto, ha detto poi il Papa parlando del terzo e ultimo motivo, dove le correnti dei profughi arrivano dall’Africa per bussare alle porte dell’Europa, e a questo occorre che rispondano tutti, non può farlo solo Malta:


“Noi tutti dobbiamo rispondere a questa sfida, lavorare perché tutti possano, nella loro terra, vivere una vita dignitosa e dall’altra parte fare il possibile perché questi profughi trovino qui dove arrivano, trovino, in ogni caso, uno spazio di vita dignitosa”.


Questi quindi i punti cardine di questo viaggio in un’isola che ricorda, ha concluso Benedetto XVI, che proprio la fede è la forza che dà la carità e dunque anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide.






Il Papa dona una Rosa d’Oro al Santuario mariano di Ta’Pinu
E invita i fedeli maltesi a pregare Maria come Regina della Famiglia



FLORIANA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha compiuto questa domenica un gesto antico, donando una Rosa d’Oro al Santuario di Nostra Signora di Ta’ Pinu, a conferma della devozione del popolo maltese per la Madonna.

Queste Rose vengono benedette dal Papa durante la Quaresima. In passato i Papi riservavano questo tipo di dono a Re e Regine, o ad altre personalità cattoliche illustri, in segno di rispetto e amore paterno. In alcune occasioni sono state anche donate a governi e città particolarmente meritevoli per il loro spirito cattolico e la loro lealtà verso la Santa Sede.

Non si sa con precisione quando questa pratica abbia avuto inizio. Alcuni sostengono che si debba a Charles Le Magne (742-814), ciò che è certo tuttavia è che si deve far risalire a prima del 1050, perché Papa Leone IX (1049-1054) ne parla come di una usanza antica.

Si calcola che nell'ultimo millennio siano state offerte 180 Rose d'Oro, di cui 7 nell'ultimo secolo.

In occasione della recita del Regina Cæli al termine della Santa Messa nel Piazzale dei Granai a Floriana, il Papa ha detto: “Conosco la particolare devozione del popolo maltese alla Madre di Dio, espressa con grande fervore a Nostra Signora di Ta’ Pinu e sono lieto di avere l’opportunità di pregare davanti alla sua immagine, portata qui appositamente da Gozo per questa occasione”.

“Sono inoltre compiaciuto di presentare una Rosa d’Oro a lei, come segno del nostro filiale affetto, che condividiamo per la Madre di Dio”, ha aggiunto.

“Vi chiedo – ha esortato il Pontefice – in particolare di pregarla con il titolo di Regina della Famiglia, un titolo aggiunto alle Litanie Lauretane dal mio amato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, egli stesso ospite, in varie occasioni, di queste terre”.

“Offrendovi questo tangibile ricordo della mia stessa visita – ha quindi aggiunto –, vi ringrazio per tutto quello che ho ricevuto da voi in contraccambio, specialmente per il calore della vostra devozione e per il sostegno delle vostre preghiere per il mio ministero di Successore di Pietro”.












Nel pomeriggio l'incontro del Papa con i giovani maltesi


Oggi pomeriggio, poco dopo le 17.00, il Papa incontrerà i giovani sulla banchina del Porto Grande della Valletta. Quindi, la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Malta e il rientro a Roma, in serata. Ma veniamo all’incontro con i giovani maltesi: l’attesa è grande. Alessandro De Carolis ha intervistato Mariella, un'insegnante di religione, e Nathànael, studente universitario, entrambi 26enni. Ci raccontano la loro fede e le loro aspettative per questo evento:

R. – (Mariella) Io sento che siamo molto fortunati ad avere questa radice cristiana, ma sento anche che questa esperienza dobbiamo interiorizzarla. Ma qual è l’altra cosa bella? Il Papa ci dà lo stimolo per fare di questa esperienza non soltanto un qualcosa di legato alla tradizione, un qualcosa che leggiamo nella nostra storia, ma una esperienza personale che ci faccia capire non soltanto il Vangelo con la nostra testa, ma ce lo faccia vivere nella nostra vita quotidiana.


R. – (Nathànael) Credo che ci sia una riscoperta di questa tradizione. La riscoperta di un qualcosa di nuovo nella nostra fede, che sta andando in profondità. Questo vuol dire che stiamo andando indietro attraverso la tradizione per ritrovare la novità di quella radice.


D. – Mariella, guardando alla vita di tutti i giorni, per te cosa significa essere una cristiana?


R. – (Mariella) Cercare di essere cristiana nelle piccole cose di ogni giorno e quindi anche nel mio lavoro. Cerco di parlare della mia fede e ci sono poi delle bellissime occasioni in cui si può anche celebrare la fede.


D. – Per te Nathànael, in che modo vivi la fede nella vita quotidiana?


R. – (Nathànael) Penso che la cosa fondamentale sia quella di provare a tenere gli occhi aperti al bello della vita. Credo che questa sia la cosa fondamentale. La vivi nei modi più semplici – come ha detto Mariella – ed anche nei periodi più difficili. La nostra fede è orientata verso questo apprezzamento della vita, che in ogni momento ti rinnova.


D. – Tra poche ore incontrerete il Papa. Se vi dessero un microfono - ed alcuni dei vostri amici lo avranno - che cosa gli direste?


R. – (Mariella) Io credo che gli chiederei di parlarci un po’ della famiglia e delle relazioni interpersonali, perché credo – e questo lo vedo anche quando le ragazze a cui insegno mi parlano – ci sia molta paura dell'esperienza bellissima di fare dono di sé ad un’altra persona, così come di avere dei figli. Credo, quindi, che gli chiederei di parlarci di come oggi si può – in questa vita che viviamo e che non è facile – avere fiducia e quindi gli chiederei proprio di darci un po’ di fiducia e speranza, perché questo è ancora possibile nei nostri giorni.


R. – (Nathànael) Penso che gli chiederei cosa fa lui quando guarda verso di Dio e non lo trova. Sono molto curioso di sapere come lui vive questa esperienza quando è nel silenzio di Dio.


D. – Voi siete due giovani maltesi che chiaramente guardano al futuro con tanti sogni, tanti desideri, tante aspettative. Quali di questi sogni e di queste aspettative sono comuni con gli altri coetanei, anche non cristiani, di Malta?


R. – (Mariella) Credo che tutti i giovani vogliano avere una bella vita, che abbia del significato. Credo che tutti i giovani non vogliano sprecare questi anni bellissimi della gioventù e credo che anche tutti i giovani vogliano scoprire cos’è l’Amore e – come diceva Giovanni Paolo II – il “Bell’Amore”. Giovanni Paolo II credeva che tutti i giovani, anche coloro che non conoscono ancora Dio, abbiano questa voglia di fare un’esperienza di amore bello. Lui ha dato la sua vita per farci conoscere questo "Bell’Amore". Anche Papa Benedetto XVI sta facendo la stessa cosa.


R. – (Nathànael) Penso che siamo in un periodo in cui i giovani guardano molto al futuro e con grande aspettativa. I sogni dei giovani sono spesso quelli della carriera, di avere una famiglia e c’è il sogno di fare una vita in cui si sia ben accompagnati.







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Al porto l’abbraccio dei giovani

Saranno in diecimila ad attendere Ratzinger che oggi arriverà su un catamarano

DI SERENA SARTINI

Sarà l’incontro con i giovani a chiudere la due giorni del Papa a Malta. Ad attenderlo, nel grande porto di Waterfront, alla Valletta, ci saranno questo pomeriggio 10mila ragazzi provenienti da tutta l’Isola. Ma prima dell’evento, Benedetto XVI effettuerà un breve tour a bordo di un catamarano, lo stesso che venne utilizzato da Giovanni Paolo II nel 1990, il «San Paolo». A bordo dell’imbarcazione ci saranno anche dieci giovani che lo accompagneranno all’inconÈ tro a Waterfront. Il catamarano sarà affiancato, ai due lati, da una trentina di piccole barche che lo scorteranno. Alle 17,15 inizierà l’incontro con i giovani maltesi, che da mesi si preparano all’evento. «Durante questo periodo di preparazione – spiega padre Savio Vella, responsabile della pastorale giovanile – la prima cosa che i giovani hanno messo in evidenza in modo chiaro è che la Chiesa abbraccia tutti senza distinzioni e non esclude nessuno». Inoltre, «la Chiesa è una Chiesa che ascolta, specialmente i più giovani. Per questo, la serata chiamerà in causa in via preferenziale gli emarginati, coloro che stanno alla periferia, che sono lontani dalla fede, e che hanno problemi con la droga e l’alcool, giovani detenuti, immigrati, senzatetto ». Dalle due del pomeriggio, poi, inizierà un momento di musica e animazione. Nel grande porto di Waterfront ci saranno la tenda dell’adorazione, quella della confessione con 40 giovani preti, la tenda del dialogo con alcuni psicologi.
«Quattro giovani hanno preparato il saluto che verrà letto a Benedetto X-VI – dice padre Savio –. Il centro di tutto è riprendere il brano del Vangelo 'Signore, che cosa devo fare per avere la vita eterna?'. I ragazzi porranno domande sul futuro, esprimendo le loro preoccupazioni lavorative, di studio, di fede. I quattro giovani leggeranno il saluto – prosegue – in rappresentanza di rispettive categorie: detenuti, giovani già coinvolti nella Chiesa, giovani che si preparano al matrimonio che quindi porteranno domande e interrogativi sulla vita di coppia e sul ruolo dei genitori, e giovani che stanno vivendo un periodo di discernimento vocazionale. La speranza, dunque, è che poi il Papa tratti questi temi: l’emarginazione, la famiglia, il ruolo dei giovani nella Chiesa, le vocazioni». L’evento è stato preparato da molti mesi. «Sì, i giovani si sono preparati tanto – conclude padre Savio – c’è stata una maratona nelle parrocchie di tutta Malta, con la Croce della Gmg e l’Icona di Maria. Un pellegrinaggio ininterrotto. D’accordo con l’arcivescovo, abbiamo voluto che fossero i giovani i protagonisti di questo evento, che lo preparassero e lo realizzassero in prima persona. E proprio loro, i giovani, hanno voluto che gli emarginati, gli esclusi, gli ultimi, fossero i privilegiati».

© Copyright Avvenire, 18 aprile 2010


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Papa a malta: Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

"La ricchezza e la varietà della cultura maltese è un segno che questo popolo ha tratto grande profitto dallo scambio di doni ed ospitalità con i viaggiatori venuti dal mare". Lo ha sottolineato il Papa nell'omelia della grande messa celebratata nella piu' grande piazza di Malta, quella dei Granai a Floriana, definendo "significativo" che sull'isola si sia saputo "esercitare il discernimento nell’individuare il meglio" di ciò che veniva offerto dall'esterno. "Vi esorto - ha detto Ratzinger ai circa 50mila fedeli presenti - a continuare a fare così. Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole - ha scandito - di essere accolto dai Maltesi".
Preservate - ha esortato Ratzinger rivolto ai cattolici di Malta - la fede e i valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San Paolo. Continuate
ad esplorare la ricchezza e la profondità del dono di Paolo e procurate di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a tutti coloro che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso. Come insegnò Mosè al popolo di
Israele, i precetti del Signore 'ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”.
"Guardando ora attorno a me alla grande folla raccolta qui in Floriana per la celebrazione dell'eucarestia, mi torna alla mente - ha concluso il Papa - la scena descritta nella seconda lettura di oggi, nella quale miriadi di miriadi e migliaia di migliaia unirono le loro voci in un grande inno di lode: 'A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli'.
Continuate a cantare questo inno, a lode del Signore risorto ed in ringraziamento per i suoi molteplici doni".

© Copyright (AGI)

Papa a malta: Molte voci cercano di persuaderci a mettere da parte fede e chiesa

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

"Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa". Lo ha denunciato Benedetto XVI a Malta, nella grande messa conclebrata con 800 sacerdoti a Floriana. "Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare - ha suggerito ai fedeli - un episodio raccontato dal Vangelo: quello dei discepoli, tutti esperti pescatori, che hanno faticato tutta la notte, ma non hanno preso neppure un solo pesce. Poi, quando Gesù è
apparso sulla riva, ha indicato loro dove pescare e hanno potuto realizzare una pesca così grande, che a stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci. Miei cari fratelli e sorelle, se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Papa: vogliono convincerci a rinunciare a fede

LA VALLETTA

"Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere": lo ha detto il Papa nell'omelia della messa celebrata questa mattina a Malta, nel piazzale dei Granai di Floriana. Ma "se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti - ha aggiunto - raccoglieremo sempre grandi frutti".

"Ci dicono - ha proseguito il pontefice - che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa. Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare l'episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli, tutti esperti pescatori, hanno faticano tutta la notte, ma non hanno preso neppure un solo pesce". "Lasciati a se stessi, i loro sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci". Benedetto XVI ha poi affermato, rivolgendosi ai maltesi, alle prese con un dibattito sul divorzio e con le "spinte secolariste" che "non tutto quello che il mondo oggi propone é meritevole di essere accolto". "Molti viaggiatori - ha aggiunto - sono sbarcati qui nel corso della vostra storia. La ricchezza e la varietà della cultura maltese - ha detto il Papa - è un segno che il vostro popolo ha tratto grande profitto dallo scambio di doni ed ospitalità con i viaggiatori venuti dal mare. Ed è significativo che voi abbiate saputo esercitare il discernimento nell' individuare il meglio di ciò che essi avevano da offrire. Vi esorto - ha concluso - a continuare a fare così".

Gli uomini hanno bisogno "della divina misericordia" per guarire le loro "ferite spirituali, le ferite del peccato", ha affermato Benedetto XVI nell'omelia rivolgendosi a quanti svolgono un "ministero pastorale nella Chiesa". "In ogni ambito della nostra vita - ha aggiunto - necessitiamo dell'aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare tutto: senza di lui non possiamo fare nulla".

La "tecnologia avanzata" non può "rispondre ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono", ha detto ancora il Papa nell'omelia. "Siamo tentati di pensare - ha affermato il pontefice - che l' odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così. In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, colo lui può guidarci tra le tempeste della vita ed solo lui può condurci in un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi compagni, alla deriva delle coste di Malta". "Più di ogni carico che possiamo portare con noi, nel senso delle nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della nostra tecnologia, è la nostra relaizone con il Signore che che fornisce la chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana".

La messa a Floriana e un incontro con i giovani sul lungomare di La Valletta sono i momenti più intensi della seconda giornata del primo viaggio di Benedetto XVI a Malta. Fuori programma, però, c'é ancora la possibilità di un incontro con le vittime maltesi di abusi da parte di religiosi, che ieri sera il portavoce padre Federico Lombardi ha detto di non poter escludere, anche se - ha aggiunto - "avverebbe nel più stretto riserbo e sarebbe riferito a cose fatte".

Oltre 40 mila persone hanno affollato di buon'ora il piazzale dei Granai, a Floriana mentre non è stato visto alcun segno delle contestazioni che erano state ventilate da settori isolati prima dell'arrivo del pontefice.

"Ero già qui due volte con Giovanni Paolo II - ricorda una donna - e sono felice che il Papa sia di nuovo qui". Quale, non ha importanza, "é sempre il vicario di Cristo". La pedofilia? "E' una piaga generalizzata, e non c'entra con la nostra fede in Dio e nella Chiesa - aggiunge - e il Papa li rappresenta entrambi". C'é anche un gruppo di boy scout, che conferma quasi in coro le stesse affermazioni. Una fede profonda, quella del popolo maltese, che sta tributando a Benedetto XVI un'accoglienza che il portavoce vaticano ha già definito ieri "oltre le attese". Ai margini della piazza, anche alcuni immigrati, un po' in disparte. Africano cattolici, con le croci al collo, che confidano di aver subito maltrattamenti, di non poter lavorare né ottenere documenti di espatrio. "Sappiamo che il Papa ci è vicino - commenta un nigeriano - e speriamo anche nel suo aiuto".

Molti i temi affrontati ieri, durante la cerimonia all'aeroporto, al palazzo presidenziale e alla Grotta di san Paolo: far fronte all'immigrazione, arginare l'attacco a vita, matrimonio e famiglia, riscoprire una cristianità coerente e coraggiosa pronta a mettersi in gioco in prima persona per contrastare la deriva relativista e l'ateismo. Il Papa ha anche espresso un secco no al divorzio, sul quale è in atto sull'isola un dibattito parlamentare.

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Papa a Malta: la misericordia di dio per guarire ferite del peccato

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

Benedetto XVI ha pronunciato con forza questa mattina la domanda che per tre volte il Signore rivolse a Pietro sulla riva del lago: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?”.
"Durante la passione del Signore, Pietro - ha spiegato ai 50 mila fedeli presenti - lo ha rinnegato tre volte. Ora, dopo la Resurrezione, Gesù lo invita tre volte a dichiarare il suo amore, offrendo in tal modo salvezza e perdono, e allo stesso tempo affidandogli la sua missione". Secondo il Papa teologo, "il dialogo tra Pietro e Gesù ha sottolineato il bisogno della divina misericordia per guarire le loro ferite spirituali, le ferite del peccato". "In ogni ambito della nostra vita - ha commentato Ratzinger - necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare nulla".
"Sulla base della risposta affermativa di Pietro, Gesù - ha poi ricordato - gli affida un compito, il compito di pascere il suo gregge. Qui vediamo il fondamento di
ogni ministero pastorale nella Chiesa. E’ il nostro amore per il Signore che deve plasmare ogni aspetto della nostra predicazione ed insegnamento, della celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura per il Popolo di Dio. E’ il nostro amore per il Signore che ci spinge ad amare quelli che Egli ama, e ad accettare volentieri il compito di comunicare il suo amore a coloro che serviamo".

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PAPA A MALTA: INCORAGGIO I SACERDOTI A ESSERE FEDELI A IMPEGNI

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

Benedetto XVi ha concluso l'omelia della grande messa celebrata Floriana con 800 sacerdoti di Malta rivolgendo proprio a loro "una particolare parola in questo anno dedicato alla celebrazione del grande dono del sacerdozio". "Vi indico - ha detto - l'esempio di don Giorgio Preca, canonizzato tre anni fa: era un prete di straordinaria umilta', bonta', mitezza e generosita', profondamente dedito alla preghiera e con la passione di comunicare le verita' del Vangelo. Prendetelo come modello ed ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere il gregge del Signore". "Ricordate anche - ha esortato il Pontefice parlando al clero maltese - la domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: 'Mi ami tu?'. Questa e' la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate?
Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? Desiderate condurre altri a conoscerlo ed amarlo? Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: 'Si', Signore, tu sai che io ti amo' e accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato. La missione affidata ai sacerdoti e' veramente un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel mondo".

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Papa a malta: la tecnologia moderna non basta a preservarci dai pericoli

Salvatore Izzo

(AGI) - La Valletta, 18 apr.

"Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così". Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia della messa ceelbrata questa mattina nella piazza piu' grande di Malta, quella dei Granai a Floriana. "In ogni momento della nostra vita - ha aggiunto - dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta", 1950 anni fa, quando sorpresi da una tempesta mentre navigavano verso Roma, li ha esortati a gettare ogni peso in mare e confidare nell'aiuto di Dio e loro "hanno fatto ciò che Paolo esortava loro di compiere e fu così che 'tutti poterono mettersi in salvo a terra'". "Più di ogni carico che possiamo portare con noi, nel senso delle nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della nostra tecnologia - secondo il Papa - è la nostra relazione con il Signore che fornisce la chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana. Ed egli ci chiama ad una relazione di amore".

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La Valletta: Benedetto XVI benedice i bambini malati terminali

Un bagno di folla oltre le attese ed un solo fuori programma, la benedizione, fuori dal palazzo presidenziale, di sei bambini malati terminali, hanno segnato la prima giornata della visita di Benedetto XVI a Malta, secondo quanto riferito dal direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un briefing appena concluso nel Centro stampa di Floriana. «Il Papa è stato accolto ovunque da grandi folle - ha riferito il portavoce vaticano - sente il calore, l'accoglienza e l'amicizia della nazione». Poca polizia nelle strade - ha osservato padre Lombardi - «contrariamente a quanto avviene in altri Paesi», «una presenza festosa e ordinata, spontanea ma senza eccessi». «Amichevole» è stata anche - ha riferito - l'atmosfera dell'incontro con il presidente George Abela, durante il quale si è parlato di immigrazione, «ma senza toccare questioni controverse», di valori cristiani e politica mediterranea, del ruolo di Malta nel Mediterraneo e nell'Ue.
Molte le autorità presenti alla grotta di san Paolo - ha deto ancora - nel corso del quale è stato cantato un inno di fedeltà al Papa composto da san Giorgio Perca, recentemente canonizzato. Sul libro d'oro dei visitatori illustri, Benedetto XVI ha scritto: «In questo luogo santo, che ha conosciuto i passi di san Paolo pellegrino, io prego perché come lui possiamo servire il Signore risorto nella pace e nella gioia».

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Il Papa a vittime pedofilia Malta: Provo vergogna e dolore

Impegnati su indagini, sanzioni e prevenzione. Ora riconciliazione

Roma, 18 apr. (Apcom)

Il Papa a Malta ha incontrato "un piccolo gruppo di persone che sono state abusate sessualmente da esponenti del clero". Lo rende noto la sala stampa vaticana con una nota in inglese. "Egli era profondamente commosso dalle loro storie ed ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ha pregato con loro ed ha garantito loro che la Chiesa sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere per indagare le accuse, assicurare alla giustizia coloro che sono responsabili degli abusi e applicare effettivamente le misure tese a salvaguardare i giovani in futuro. Nello spirito della sua recente lettera ai cattolici d'Irlanda - conclude la nota del Vaticano - ha pregato affinché tutte le vittime degli abusi sperimentino la guarigione e la riconciliazione, permettendo loro di andare avanti con rinnovata speranza". Ska

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Aiutare gli immigrati nonostante le difficoltà, chiede il Papa
Nel suo discorso di congedo da Malta

di Inma Álvarez


LA VALLETTA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Nel suo ultimo discorso prima di concludere il viaggio apostolico a Malta, Papa Benedetto XVI ha chiesto agli abitanti dell'arcipelago di non smettere di soccorrere gli immigrati che arrivano sulle sue coste, malgrado le difficoltà, con l'aiuto della comunità internazionale.

Durante il suo congedo dall'isola, poco prima di imbarcarsi per tornare a Roma, il Pontefice ha affrontato questo argomento delicato per Malta, affermando di conoscere le “difficoltà” del Paese di fronte al costante arrivo di immigrati.

“Tenendo presente la sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, molti migranti arrivano ai lidi di Malta, alcuni per fuggire da situazioni di violenza e di persecuzione, altri alla ricerca di migliori condizioni di vita”, ha riconosciuto il Papa.

Il Pontefice ha detto di essere consapevole delle difficoltà che può causare “l’accoglienza di un gran numero di persone”, “difficoltà che non possono essere risolte da alcun Paese di primo approdo, da solo”.

In questo contesto, ha fatto appello alle “radici cristiane” e alla “lunga e fiera storia di accoglienza degli stranieri” di Malta, chiedendo che il Paese, con l'aiuto dell'estero, possa “venire in soccorso di quanti qui arrivano ed assicurarsi che i loro diritti siano rispettati”.

Il Papa ha anche esortato i maltesi a sentirsi “fieri della vostra vocazione cristiana” e a conservare “con cura la vostra eredità religiosa e culturale”.

“Guardate al futuro con speranza, con profondo rispetto per la creazione di Dio, ossequio per la vita umana, alta stima per il matrimonio e l’integrità della famiglia!”, ha esortato.

Allo stesso modo, ha chiesto “unità, solidarietà e rispetto reciproco”, basi della “vita sociale e politica” di Malta.

Questi valori, “ispirati dalla vostra fede cattolica”, “sono la bussola che vi guiderà alla ricerca di un autentico ed integrale sviluppo”, per cui “il tesoro dell’insegnamento sociale della Chiesa ispirerà e guiderà tali sforzi”.

“Non lasciate mai che la vostra vera identità venga compromessa dall’indifferentismo o dal relativismo”, ha concluso il Papa.

Nel suo saluto a Benedetto XVI, il Presidente della Repubblica, George Abela, lo ha ringraziato per la sua visita nel Paese: “La sua benedizione ha fortificato la nostra fede”, ha affermato.

Il Capo di Stato ha espresso anche profondo apprezzamento per l'incontro del Pontefice con le vittime degli abusi, che “alleggerirà il loro dolore”.







Il Papa: Malta, baluardo nella promozione dei valori cristiani
Giunge nel cuore del Mediterraneo, sulle orme di san Paolo

di Mirko Testa


ROMA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Malta ha un ruolo importante da svolgere nel promuovere i valori cristiani in Europa. E quanto ha detto Benedetto XVI, sabato pomeriggio, nella cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Luqa a Malta.

Il 14° viaggio internazionale di Bendetto XVI si inserisce nel 1950° anniversario del naufragio sulle coste di Malta dell'apostolo Paolo, nell'anno 60.

Nel discorso all’aeroporto, il Santo Padre ha parlato del ruolo di Malta in Europa, a cominciare dall’approdo imprevisto di san Paolo nell’isola, nel quale alcuni hanno riconosciuto “l’opera della Divina Provvidenza”.

Nel suo indirizzo di saluto, il Presidente della Repubblica di Malta, George Abela, ha notato come i semi dell'evangelizzazione piantati da san Paolo abbiano gettato “le fondamenta etiche ed intellettuali del nostro Stato”, dando “una nuova identità a Malta: un'identità cristiana che ha sostituito progressivamente la cultura pagana e politeista”.

A Malta vi sono 365 chiese. I cattolici sono 418.000 (il 94,4% della popolazione). Le parrocchie sono 85 e la vita della comunità di fedeli s’integra pienamente nel tessuto cittadino. A testimoniare questa felice simbiosi sono le tante feste patronali che si registrano non solo per ciascuna località ma anche a volte per quartieri.

Gettando uno sguardo all'attualità il Presidente di Malta ha detto che come in tutto il resto d'Europa e del mondo occidentale, anche il suo Paese “sta affrontando un conflitto tra cristianesimo da una parte e laicismo dall'altra”, che ha come “punto di partenza la netta separazione tra Chiesa e Stato”, dove “la religione è concepita come appartenente esclusivamente all'ambito privato”.

Il Presidente Abela ha quindi riconosciuto che sebbene “i membri della Chiesa e persino i suoi ministri possano, alle volte, sfortunatamente smarrirsi”, i valori fondamentali della Chiesa continuano a trascendere il tempo e lo spazio, mentre rimane costante il suo impegno nel “proteggere i bambini e tutte le persone vulnerabili”.

Toccando il tema della famiglia il Presidente ha riconosciuto come anche questa istituzione stia fronteggiando “le sfide poste dai rapidi cambiamenti sociali, per lo pià influenzati dagli stili di vita del mondo occidentale e della crescente secolarizzazione della società maltese”.

Abela ha quindi rinnovato l'impegno della sua nazione nella tutela dell'inviolabilità della persona umana, dal concepimento fino alla fine naturale, e nel rispetto pieno per i diritti umani e per i principi della giustizia sociale.

A questo proposto ha richiamato le questioni legate alla forte immigrazione irregolare. Dal 2002 infatti Malta, a causa della sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, è stata presa d'assalto dagli sbarchi degli immigrati provenienti soprattutto da zone di guerra e povertà come Somalia, Etiopia, Eritrea. E in questi ultimi anni, la cifre sono salite dalle 500 “boat people” dell’inizio alle 2800 dello scorso anno. Attualmente sono oltre 6mila gli immigrati che vivono sull'isola, su 443.000 abitanti.

“Malgrado queste difficoltà – ha però osservato il Presidente maltese –, non dobbiamo mai rifuggire i nostri valori tradizionali di solidarietà e ospitalità verso questi emigranti durante il loro soggiorno a Malta, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità umana”.

Malta, ha riconosciuto il Papa nel suo discorso, ha “giocato un ruolo chiave nello sviluppo politico, religioso e culturale dell’Europa, del Vicino Oriente e del Nord Africa”, contribuendo “moltissimo alla difesa della cristianità sia per terra che per mare”, e al giorno d'oggi “ha molto da offrire in campi diversi, quali la tolleranza, la reciprocità, l’immigrazione ed altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente”.

Dopo aver invitato il governo maltese a continuare a difendere l’indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, il Pontefice ha incoraggiato questo Paese ad essere sempre più “ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni presenti nel Mediterraneo” e a “stendere la mano dell’amicizia ai propri vicini a nord e a sud, ad est e ad ovest”.











Il Papa ai giovani: incontrare Gesù, “esperienza travolgente d’amore”
Malta sia orgogliosa della sua difesa di vita e matrimonio, dichiara

di Roberta Sciamplicotti


LA VALLETTA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Incontrare Gesù rappresenta “un’esperienza travolgente d’amore”, ha ricordato Benedetto XVI rivolgendosi questa domenica pomeriggio ai giovani di Malta e Gozo, incontrati al porto di La Valletta.

Il Pontefice è arrivato via mare, accompagnato da una delegazione di giovani, sulla nave “San Paolo”, che ha fatto ingresso nel porto scortata da una flottiglia di piccole imbarcazioni tipiche delle isole maltesi, mentre il Pontefice salutava la folla radunata sulla banchina, che sventolava bandiere bianche e gialle e scandiva il suo nome.

La voce dei giovani

Dopo la lettura del brano evangelico del giovane ricco (Mc 10, 17-22), sono intervenuti sette giovani che hanno chiesto al Papa consigli su come portare avanti la propria vita di fronte a situazioni diverse ma similmente difficili per le sfide poste dalla società.

Il primo giovane ha sottolineato che la Chiesa ha il grande merito di tener unita una grande varietà di persone, e ha chiesto come fare per continuare a soddisfare il desiderio di “cercare e scoprire la verità”.

Il secondo giovane e la terza ragazza hanno espresso un disagio derivante da situazioni molto diverse: quello dei ragazzi emarginati, che vivono situazioni difficili per aver vissuto un passato disordinato o in famiglie disgregate, per il fatto di avere una diversa identità sessuale o di essere immigrati e che si sentono ai margini della Chiesa e trattati come un “problema”, e quello dei giovani impegnati nelle attività religiose, che percepiscono un'esclusione dalla società proprio per questo loro impegno e chiedono consiglio al Papa per poter lasciare un segno nella Chiesa.

Si sono poi rivolti al Pontefice due giovani fidanzati, che hanno chiesto come essere fedeli alla vocazione coniugale in una società in cui la famiglia “sta subendo un cambiamento radicale” e viene messa in difficoltà in molti campi.

Hanno infine parlato al Papa due seminaristi, che hanno ricordato come in questo periodo i sacerdoti siano sotto attacco per lo scandalo degli abusi sessuali compiuti da alcuni di loro, lamentando che l'ammissione delle colpe sembra “non valga niente”.

Sottolineando l'ingiustizia di condannare tutta la comunità sacerdotale per le colpe di pochi, hanno chiesto al Papa come integrarsi in un contesto che “non riserva un posto per noi”.

La forza dell'amore

Nel suo intervento, il Papa ha voluto richiamare ai presenti la vita di San Paolo, del quale quest'anno si festeggia il 1950° anniversario del naufragio nell'arcipelago maltese.

“Un tempo egli era nemico della Chiesa ed ha fatto di tutto per distruggerla – ha osservato –. Mentre era in viaggio verso Damasco, con l’intento di eliminare ogni cristiano che vi avesse trovato, gli apparve il Signore in visione”.

“Tutta la sua vita venne trasformata. Divenne un discepolo fino ad essere un grande apostolo e missionario”.

“Ogni incontro personale con Gesù è un’esperienza travolgente d’amore”, ha dichiarato il Papa. “Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro errore”.

“Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire più perfetti”.

“Non abbiate paura!”

San Giovanni, ha proseguito il Pontefice, dice che l'amore perfetto di Dio scaccia il timore (cfr 1Gv 4,18). “Perciò dico a tutti voi 'Non abbiate paura!'”, ha esclamato.

“Certamente incontrerete opposizione al messaggio del Vangelo”, ha riconosciuto, constatando che “la cultura odierna, come ogni cultura, promuove idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo”.

“Spesso sono presentate con un grande potere persuasivo, rinforzato dai media e dalla pressione sociale”.

“Ecco perché dico a voi: non abbiate paura, ma rallegratevi del suo amore per voi; fidatevi di lui, rispondete al suo invito ad essere discepoli, trovate nutrimento e aiuto spirituale nei sacramenti della Chiesa”, ha detto ai giovani.

Difesa della vita

Benedetto XVI ha quindi ricordato che quella di Malta è una società “segnata dalla fede e dai valori cristiani”.

“Dovreste essere orgogliosi che il vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo no all'aborto e al divorzio”, ha detto ai ragazzi riuniti al porto di La Valletta.

“Altre Nazioni possono imparare dal vostro esempio cristiano”, ha aggiunto, ammettendo che nel contesto dell'attuale società europea “i valori evangelici ancora una volta stanno diventando una contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo”.

Accogliere la vocazione

Nell'Anno Sacerdotale, il Vescovo di Roma ha poi chiesto “di essere aperti alla possibilità che il Signore possa chiamare alcuni di voi a darsi totalmente al servizio del suo popolo nel sacerdozio e nella vita consacrata”.

“Riconoscete la profonda gioia che proviene nel dedicare la propria vita all’annuncio del messaggio dell’amore di Dio per tutti, senza eccezione”, ha invitato.

“Questa è la nobile vocazione di amore e di servizio che tutti noi abbiamo ricevuto – ha concluso –. Lasciate che ciò vi spinga a dedicare le vostre vite a seguire Cristo”.







Benedetto XVI: la missione dei sacerdoti è “un servizio alla gioia”
Nel presiedere la Messa a Floriana davanti a 40mila persone

di Mirko Testa


ROMA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- “La missione affidata ai sacerdoti è veramente un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel mondo”. E' quanto ha affermato questa domenica mattina Benedetto XVI nel presiedere la Messa nel piazzale dei Granai di Floriana, lo spazio antistante la chiesa arcivescovile dedicata a San Publio, considerato il primo Vescovo di Malta.

E' ai sacerdoti di quest'isola, non risparmiata dagli scandali degli abusi sessuali da parte di membri del clero, che Benedetto XVI ha voluto rivolgere un invito particolare in questo anno dedicato alla celebrazione del “grande dono del sacerdozio”.

A questo proposito, nell'omelia il Papa ha voluto richiamare la figura di san Giorgio Preca, un pioniere nel campo della catechesi e nella promozione del ruolo dei laici nell'apostolato, da lui stesso canonizzato il 3 giugno 2007. “Un prete – ha ricordato – di straordinaria umiltà, bontà, mitezza e generosità, profondamente dedito alla preghiera e con la passione di comunicare le verità del vangelo”.

“Prendetelo come modello ed ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere il gregge del Signore”, li ha esortati.

“Ricordate anche la domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: 'Mi ami tu?'. Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate? Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? Desiderate condurre altri a conoscerlo ed amarlo?”.

“Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: 'Sì, Signore, tu sai che io ti amo' e accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato”, ha detto.

Precedentemente, l’Arcivescovo di Malta e Presidente della Conferenza Episcopale maltese, mons. Paul Cremona, O.P., aveva rivolto un indirizzo di saluto al Santo Padre, ricordando “il rapporto profondo tra il nostro popolo e la Chiesa cattolica a Malta”.

“La Chiesa cattolica – ha aggiunto – ha sempre contribuito molto al benessere della società maltese, ha sempre soddisfatto e soddisfa ancora le diverse esigenze della nostra società: dalle persone con disabilità, agli anziani, alle persone con problemi di tossicodipendenza, attraverso gli istituti per i bambini, per chi richiede asilo e anche alle vittime di violenza domestica, così come è molto presente nel settore educativo”.

Tuttavia, ha osservato, “oggi siamo alla ricerca soprattutto di una nuova evangelizzazione. La società è cambiata ed è una sfida per la Chiesa cattolica esaminare se stessa e i suoi metodi di evangelizzazione”.

“Sappiamo – ha continuato il presule – che alla luce di queste mutate condizioni non ci si può solo aggrappare al modello della Chiesa a cui siamo stati abituati per decenni dobbiamo ritornare alla Chiesa degli Atti degli Apostoli: una Chiesa incentrata attorno all'ascolto e alla condivisione della Parola e dell'Eucaristia”.

E ancora: “una Chiesa che vive un'esperienza personale di Cristo; una Chiesa i cui membri non sono spaventati dalla persecuzione ma continuano a testimoniare nell'amore gli insegnamenti del Signore”.

“Una Chiesa – ha continuato – che è passata dall'umiliazione di aver abbandonato il Signore nel momento della sua crocifissione all'umiltà della predicazione della Parola, basandosi sulla forza dello Spirito Santo piuttosto che sulla forza dei suoi membri”.

“Una Chiesa umile abbastanza – ha detto – da riconoscere gli errori e i peccati dei suoi membri ma abbastanza forte per contare sulla presenza dello Spirito Santo. Una Chiesa che non cerca privilegi ma si impegna con tutte le forze semplicemente a diffondere la buona novella del Signore”.

Al termine del suo discorso, l'Arcivescovo ha consegnato al Santo Padre un dono: una copia d'argento in miniatura della statua del Cristo Re, opera dell'artista Antonio Sciortino, inaugurata in occasione del Congresso eucaristico svoltosi a Malta nel 1913. Da parte sua il Papa ha ricambiato donando due calici, uno per la diocesi di Malta e uno per quella di Gozo.

Sempre nella sua omelia, il Papa ha incoraggiato i fedeli maltesi a non ascoltare le tante voci che “cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa” e di scegliere autonomamente “i valori e le credenze con i quali vivere”.

Richiamando la prima lettura della Messa odierna riguardante il naufragio di Paolo sulla costa di Malta, il Papa ha invitato i presenti a porre la loro fiducia solamente in Dio.

“Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così”, ha osservato.

“In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza – ha aggiunto –. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro”.

“E' la nostra relazione con il Signore che fornisce la chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana – ha continuato –. Ed egli ci chiama ad una relazione di amore”, di un amore capace di “plasmare ogni aspetto della nostra predicazione ed insegnamento, della celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura per il Popolo di Dio”.







A Malta il Papa incontra alcune vittime di abusi da parte del clero


LA VALLETTA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questa domenica alcune vittime maltesi di abusi sessuali da parte di religiosi.

Lo rivela un comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, spiegando che il Santo Padre ha incontrato nella Nunziatura Apostolica di Malta "un piccolo gruppo di persone che hanno subito abusi sessuali da parte di membri del clero".

Il Papa, sottolinea la nota, "è rimasto profondamente toccato dalle loro storie e ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per ciò che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto".

"Ha pregato con loro e ha assicurato che la Chiesa sta facendo, e continuerà a fare, tutto ciò che è in suo potere per indagare sulle dichiarazioni, portare davanti alla giustizia i responsabili degli abusi e implementare misure efficaci volte a salvaguardare i giovani in futuro".

"Nello spirito della sua recente Lettera ai cattolici d'Irlanda, ha pregato che tutte le vittime degli abusi sperimentino guarigione e riconciliazione, potendo andare avanti con rinnovata speranza", conclude il testo.

Il 13 aprile scorso lo stesso Arcivescovo di Malta e Presidente della Conferenza Episcopale maltese, mons. Paul Cremona, aveva incontrato in forma privata un gruppo di vittime di abusi sessuali.


A Malta dal 1999, da quando cioè è stato istituito un Comitato, noto come Response Team, sotto la presidenza di un giudice in pensione, per investigare le accuse di abusi sessuali su minori come anche su adulti, ad opera di membri del clero, religiosi ed operatori pastorali, sono emersi 45 casi risalenti agli anni Settanta.

Di questi 45 casi, 13 devono ancora essere esaminati, mentre il Response Team ne ha rigettati 19 come privi di fondamento ed ha dato il via libera perché venisse istruito il processo contro 13 membri del clero.

In particolare, quattro di questi ultimi casi sono stati segnalati alla Santa Sede: i preti sono stati giudicati colpevoli e condannati. Altri tre preti devono ancora essere ascoltati dal Tribunale istituito dalla Santa Sede, mentre altre quattro inchieste conclusesi recentemente, devono essere riferite alla Santa Sede. Due preti, invece, sono nel frattempo deceduti.












Benedetto XVI si congeda da Malta


LUQA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo le parole pronunciate da Benedetto XVI questa domenica pomeriggio all’aeroporto internazionale di Malta congedandosi dal Paese al termine della sua visita apostolica.

* * *

Signor Presidente,
Eccellenze,
Signore e Signori,

è per me giunto il tempo di dare l’addio a Malta. Ringrazio Dio per l’opportunità datami di incontrare molti di voi e di visitare questa bella isola. Ringrazio il Presidente per le cortesi parole e ringrazio voi tutti, che mi avete offerto un così caloroso e generoso benvenuto. Questo viaggio mi ha offerto l’occasione di un più profondo apprezzamento di come il Vangelo predicato da san Paolo ha plasmato l’identità spirituale del popolo maltese. Nel momento in cui mi congedo da voi, permettetemi di incoraggiarvi ancora una volta a coltivare una profonda coscienza della vostra identità ed accogliere le responsabilità che ne discendono, specialmente promuovendo i valori del Vangelo che vi offrono una chiara visione della dignità umana e della comune origine, nonché destino, del genere umano.

Siate un esempio, sia qui che altrove, di una dinamica vita cristiana. Siate fieri della vostra vocazione cristiana e conservate con cura la vostra eredità religiosa e culturale. Guardate al futuro con speranza, con profondo rispetto per la creazione di Dio, ossequio per la vita umana, alta stima per il matrimonio e l’integrità della famiglia! Kunu wlied denjit ta’ San Pawl! [Siate degni figli e figlie di san Paolo!]

Tenendo presente la sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, molti migranti arrivano ai lidi di Malta, alcuni per fuggire da situazioni di violenza e di persecuzione, altri alla ricerca di migliori condizioni di vita. So delle difficoltà che possono causare l’accoglienza di un gran numero di persone, difficoltà che non possono essere risolte da alcun Paese di primo approdo, da solo. Allo stesso tempo, sono anche fiducioso che, contando sulla forza delle radici cristiane e sulla lunga e fiera storia di accoglienza degli stranieri, Malta cercherà, con il sostegno di altri Stati e delle Organizzazioni internazionali, di venire in soccorso di quanti qui arrivano ed assicurarsi che i loro diritti siano rispettati.

Questi nobili scopi dipendono da un’instancabile dedizione al compito pieno di sfide del dialogo e della cooperazione all’interno della comunità internazionale ed europea, luoghi privilegiati presso i quali Malta rende testimonianza dei valori cristiani che hanno aiutato a forgiarne l’identità. Unità, solidarietà e rispetto reciproco stanno alla base della vostra vita sociale e politica. Ispirati dalla vostra fede cattolica, essi sono la bussola che vi guiderà alla ricerca di un autentico ed integrale sviluppo. Il tesoro dell’insegnamento sociale della Chiesa ispirerà e guiderà tali sforzi. Non lasciate mai che la vostra vera identità venga compromessa dall’indifferentismo o dal relativismo. Possiate essere sempre fedeli all’insegnamento di san Paolo, che vi esorta: "Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi in modo virile, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità" (1 Cor, 13-14). Grazzi ħafna, il-Bambin iberikkom! [Molte grazie e Dio vi benedica!]

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]









Discorso del Papa durante l'incontro con i giovani di Malta


LA VALLETTA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica pomeriggio al porto di La Valletta durante l'incontro con i giovani di Malta e di Gozo.

* * *

Żgħażagħ Maltin u Għawdxin, jien kuntent ħafna li ninsab maghkom,

[Cari giovani di Malta e Gozo, sono molto felice di essere con voi,]

quale gioia è per me essere con voi oggi nella vostra terra natia. In questo significativo anniversario ringraziamo Dio di aver inviato l’apostolo Paolo in queste isole, che sono state fra le prime a ricevere la Buona Novella di Nostro Signore Gesù Cristo.

Saluto cordialmente l’Arcivescovo Cremona e il Vescovo Grech che ringrazio per le sue gentili parole, e tutti i vescovi, sacerdoti e religiosi che sono qui. In particolare saluto voi, giovani di Malta e Gozo, e vi ringrazio per avermi parlato dei problemi che maggiormente vi interessano. Apprezzo il vostro desiderio di cercare e trovare la verità e di conoscere cosa dovete fare per raggiungere la pienezza della vita.

San Paolo, da giovane, ha avuto un’esperienza che lo ha cambiato per sempre. Come sapete, un tempo egli era nemico della Chiesa ed ha fatto di tutto per distruggerla. Mentre era in viaggio verso Damasco, con l’intento di eliminare ogni cristiano che vi avesse trovato, gli apparve il Signore in visione. Una luce accecante brillò attorno a lui ed egli udì una voce dirgli: " perché mi perseguiti?... Io sono Gesù, che tu perseguiti" (At 9,4-5). Paolo venne completamente sopraffatto da questo incontro con il Signore e tutta la sua vita venne trasformata. Divenne un discepolo fino ad essere un grande apostolo e missionario. Qui a Malta avete un particolare motivo di rendere grazie per le fatiche missionarie di Paolo, che divulgò il Vangelo nel Mediterraneo.

Ogni incontro personale con Gesù è un’esperienza travolgente d’amore. Dapprima, come Paolo stesso ammette, aveva "perseguitato ferocemente la Chiesa di Dio e cercato di distruggerla" (cfr Gal 1,13). Ma l'odio e la rabbia espresse in quelle parole furono completamente spazzate via dalla potenza dell'amore di Cristo. Per il resto della sua vita, Paolo ha avuto l’ardente desiderio di portare l’annuncio di questo amore fino ai confini della terra.

Forse qualcuno di voi mi dirà che San Paolo è stato spesso severo nei suoi scritti. Come posso affermare che egli ha diffuso un messaggio d’amore? La mia risposta è questa. Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire più perfetti. Questo è quanto ha chiesto a San Paolo sulla via di Damasco. Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti.

San Giovanni ci dice che questo amore perfetto scaccia il timore (cfr 1Gv 4,18). E perciò dico a tutti voi "Non abbiate paura!". Quante volte ascoltiamo queste parole nelle Scritture! Sono state indirizzate dall’angelo a Maria nell’Annunciazione, da Gesù a Pietro, quando lo ha chiamato ad essere un discepolo, e dall’angelo a Paolo la vigilia del suo naufragio. A quanti di voi desiderano seguire Cristo, come coppie sposate, genitori, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che portano il messaggio del Vangelo al mondo, dico: non abbiate paura! Certamente incontrerete opposizione al messaggio del Vangelo. La cultura odierna, come ogni cultura, promuove idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo. Spesso sono presentate con un grande potere persuasivo, rinforzato dai media e dalla pressione sociale da gruppi ostili alla fede cristiana. E’ facile, quando si è giovani e impressionabili, essere influenzati dai coetanei ad accettare idee e valori che sappiamo non sono ciò che il Signore davvero vuole da noi. Ecco perché dico a voi: non abbiate paura, ma rallegratevi del suo amore per voi; fidatevi di lui, rispondete al suo invito ad essere discepoli, trovate nutrimento e aiuto spirituale nei sacramenti della Chiesa.

Qui a Malta vivete in una società che è segnata dalla fede e dai valori cristiani. Dovreste essere orgogliosi che il vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo no all'aborto e al divorzio. Vi esorto a mantenere questa coraggiosa testimonianza alla santità della vita e alla centralità del matrimonio e della vita famigliare per una società sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed accolgono i bambini come doni di Dio. Altre nazioni possono imparare dal vostro esempio cristiano. Nel contesto della società europea, i valori evangelici ancora una volta stanno diventando una contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo.

In quest’Anno Sacerdotale, vi chiedo di essere aperti alla possibilità che il Signore possa chiamare alcuni di voi a darsi totalmente al servizio del suo popolo nel sacerdozio e nella vita consacrata. Il vostro Paese ha dato molti eccellenti sacerdoti e religiosi alla chiesa. Siate ispirati dal loro esempio e riconoscete la profonda gioia che proviene nel dedicare la propria vita all’annuncio del messaggio dell’amore di Dio per tutti, senza eccezione.

Ho già parlato della necessità di aver cura dei più giovani, degli anziani e degli infermi. Ma il cristiano è chiamato a portare il salutare messaggio del Vangelo a tutti. Dio ama ogni singola persona di questo mondo, anzi egli ama ogni singola persona di ogni epoca della storia del mondo. Nella morte e risurrezione di Gesù, resa presente ogni volta che celebriamo la Messa, egli offre la vita in abbondanza a tutte queste persone. Come cristiani siamo chiamati a manifestare l’amore di Dio che comprende tutti. Dobbiamo perciò soccorrere il povero, il debole, l’emarginato; dobbiamo avere una cura speciale per coloro che sono in difficoltà, che patiscono la depressione o l'ansia; dobbiamo aver cura del disabile e fare tutto quello che possiamo per promuovere la loro dignità e qualità di vita; dovremmo prestare attenzione ai bisogni degli immigrati e di coloro che cercano asilo nelle nostre terre; dovremmo tendere la mano con amicizia ai credenti e non. Questa è la nobile vocazione di amore e di servizio che tutti noi abbiamo ricevuto. Lasciate che ciò vi spinga a dedicare le vostre vite a seguire Cristo. La tibżgħux tkunu ħbieb intimi ta’ Kristu. [Non abbiate paura di essere amici intimi di Cristo.]

Cari giovani, mentre sto per lasciarvi, desidero che sappiate quanto vi sono vicino e che ricordo voi, i vostri familiari e i vostri amici nelle mie preghiere.

"Selluli għaż-żgħażagħ Maltin u Għawdxin kollha." ["Date i miei saluti a tutti i giovani di Malta e Gozo."]

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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