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Viaggio apostolico nella Repubblica Ceca

Ultimo Aggiornamento: 04/10/2009 19.22
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28/09/2009 16.34
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009) (X)



VISITA ALLA CHIESA DI SAN VENCESLAO, A STARÁ BOLESLAV


Alle ore 8.15 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI lascia la Nunziatura Apostolica di Praga e si trasferisce in auto alla Chiesa di San Venceslao a Stará Boleslav.

Al Suo arrivo è accolto dal Parroco, dal Prevosto, dal Presidente della Regione, dal Sindaco e da un coro di bambini. All’interno della chiesa sono presenti una ventina di sacerdoti anziani, ospiti della casa della Conferenza Episcopale, con i rispettivi accompagnatori. Dopo un momento di adorazione al Santissimo, il Santo Padre si reca nella cripta nei pressi del Mausoleo della Nazione Ceca, dove è esposta la reliquia del Santo. Quindi saluta brevemente gli anziani sacerdoti e si trasferisce in auto al luogo della Celebrazione Eucaristica sulla via di Melnik.





SANTA MESSA NELLA RICORRENZA LITURGICA DI SAN VENCESLAO, PATRONO DELLA NAZIONE CECA, A STARÁ BOLESLAV


Alle ore 9.45, nella spianata sulla via di Melnik a Stará Boleslav, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica nella ricorrenza liturgica di San Venceslao, Patrono della Nazione Ceca.

Nel corso del rito, introdotto dall’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Praga, Em.mo Card. Miloslav Vlk, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Páni kardinálové,
ctihodní bratři v biskupské a kněžské službě,
drazí bratři a sestry,
milí mladí přátelé,

s velikou radostí se s vámi setkávám dnes ráno, kdy se chýlí ke konci má apoštolská cesta v milované České republice.

[Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,
cari giovani,
con grande gioia vi incontro questa mattina, mentre si va concludendo il mio viaggio apostolico nell’amata Repubblica Ceca.]

A tutti rivolgo il mio cordiale saluto, in modo particolare al Cardinale Arcivescovo, al quale sono grato per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro, all’inizio della celebrazione eucaristica. Il mio saluto si estende agli altri Cardinali, ai Vescovi, ai sacerdoti e alle persone consacrate, ai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni laicali e specialmente ai giovani. Saluto con deferenza il Signor Presidente della Repubblica, al quale presento un cordiale augurio in occasione della sua festa onomastica; augurio che mi piace indirizzare a coloro che portano il nome di Venceslao, e all’intero popolo ceco nel giorno della sua festa nazionale.

Questa mattina ci riunisce attorno all’altare il ricordo glorioso del martire san Venceslao, del quale ho potuto venerare la reliquia, prima della Santa Messa, nella Basilica a lui dedicata. Egli ha versato il sangue sulla vostra Terra e la sua aquila da voi scelta come stemma dell’odierna visita – lo ha ricordato poco fa il vostro Cardinale Arcivescovo - costituisce l’emblema storico della nobile Nazione ceca. Questo grande Santo, che voi amate chiamare "eterno" Principe dei Cechi, ci invita a seguire sempre e fedelmente Cristo, ci invita ad essere santi. Egli stesso è modello di santità per tutti, specialmente per quanti guidano le sorti delle comunità e dei popoli. Ma ci chiediamo: ai nostri giorni la santità è ancora attuale? O non è piuttosto un tema poco attraente ed importante? Non si ricercano oggi più il successo e la gloria degli uomini? Quanto dura, però, e quanto vale il successo terreno?

Il secolo passato – e questa vostra Terra ne è stata testimone - ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. All’improvviso si sono ritrovati privi del loro potere. Chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo "timore di Dio" ha fiducia anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno. C’è oggi bisogno di persone che siano "credenti" e "credibili", pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la volontà divina.

Nella pagina evangelica abbiamo ascoltato, al riguardo, parole assai chiare: "Quale vantaggio – afferma Gesù - avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?" (Mt 16,26). Ci stimola così a considerare che il valore autentico dell’esistenza umana non è commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri, perché non sono le realtà materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicità che c’è nel cuore di ogni persona. Per questo Gesù non esita a proporre ai suoi discepoli la via "stretta" della santità: "Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (v. 25). E con decisione ci ripete questa mattina: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (v. 24). Certamente è un linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non basta infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio.

Questa è la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù Cristo, il quale patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme, come scrive san Pietro nella seconda lettura poc’anzi proclamata. Quale docile discepolo del Signore, il giovane sovrano Venceslao si mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla. Seguendoli, ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all’interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adoperò per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti e costruendo chiese. Nella prima "narrazione" paleoslava si legge che "soccorreva i ministri di Dio e abbellì anche molte chiese" e che "beneficava i poveri, vestiva gli ignudi, dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio come vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesse ingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero". Imparò dal Signore ad essere "misericordioso e pietoso" (Salmo respon.) ed animato da spirito evangelico giunse a perdonare persino il fratello, che aveva attentato alla sua vita. Giustamente, pertanto, lo invocate come "Erede" della vostra Nazione, e, in un canto a voi ben noto, gli domandate di non permettere che essa perisca.

Venceslao è morto martire per Cristo. E’ interessante notare che il fratello Boleslao riuscì, uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a testimonianza che "il trono del re che giudica i poveri nella verità resterà saldo in eterno" (cfr l’odierno Ufficio delle letture). Questo fatto viene giudicato come un meraviglioso intervento di Dio, che non abbandona i suoi fedeli: "l’innocente vinto vinse il crudele vincitore similmente a Cristo sulla croce" (cfr La leggenda di san Venceslao), ed il sangue del martire non ha chiamato odio e vendetta, bensì perdono e pace.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo insieme, in questa Eucaristia, il Signore per aver donato alla vostra Patria e alla Chiesa questo Santo sovrano. Preghiamo al tempo stesso perché, come lui, anche noi camminiamo con passo spedito verso la santità. E’ certamente difficile, poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore. Ci ottenga questa grazia l’intercessione di san Venceslao e degli altri Santi protettori delle Terre Ceche. Ci protegga e ci assista sempre Maria, Regina della pace e Madre dell’Amore. Amen!








VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009) (XI)


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI GIOVANI PRESENTI A STARÁ BOLESLAV



Al termine della Santa Messa Stará Boleslav, il Papa si rivolge ai giovani che ieri sera hanno compiuto un pellegrinaggio sul luogo del martirio di San Venceslao e che hanno pernottato sulla spianata lungo la via di Melnik in attesa della celebrazione odierna. Dopo il saluto di un ragazzo, il Santo Padre rivolge ai giovani il seguente Messaggio:

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Milí mladí přátelé!

Na konci této slavnosti se obracím přímo na vás a především vás upřímně zdravím.

[Cari giovani!
Al termine di questa celebrazione, mi rivolgo direttamente a voi e innanzitutto vi saluto con affetto.]

Siete venuti numerosi da tutto il Paese e anche dai Paesi vicini; vi siete "accampati" qui ieri sera e avete pernottato nelle tende, facendo insieme un’esperienza di fede e di fraternità. Grazie per questa vostra presenza, che mi fa sentire l’entusiasmo e la generosità che sono propri della giovinezza. Con voi anche il Papa si sente giovane! Un ringraziamento particolare rivolgo al vostro rappresentante per le sue parole e per il meraviglioso dono.

Cari amici, non è difficile costatare che in ogni giovane c’è un’aspirazione alla felicità, talvolta mescolata ad un senso di inquietudine; un’aspirazione che spesso però l’attuale società dei consumi sfrutta in modo falso e alienante. Occorre invece valutare seriamente l’anelito alla felicità che esige una risposta vera ed esaustiva. Nella vostra età infatti si compiono le prime grandi scelte, capaci di orientare la vita verso il bene o verso il male. Purtroppo non sono pochi i vostri coetanei che si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine. Ci sono però anche tanti ragazzi e ragazze che vogliono trasformare, come ha detto il vostro portavoce, la dottrina nell’azione per dare un senso pieno alla loro vita. Vi invito tutti a guardare all’esperienza di sant’Agostino, il quale diceva che il cuore di ogni persona è inquieto fino a quando non trova ciò che veramente cerca. Ed egli scoprì che solo Gesù Cristo era la risposta soddisfacente al desiderio, suo e di ogni uomo, di una vita felice, piena di significato e di valore (cfr Confessioni I,1,1).

Come ha fatto con Agostino, il Signore viene incontro a ciascuno di voi. Bussa alla porta della vostra libertà e chiede di essere accolto come amico. Vi vuole rendere felici, riempirvi di umanità e di dignità. La fede cristiana è questo: l’incontro con Cristo, Persona viva che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. E quando il cuore di un giovane si apre ai suoi divini disegni, non fa troppa fatica a riconoscere e seguire la sua voce. Il Signore infatti chiama ciascuno per nome e ad ognuno vuole affidare una specifica missione nella Chiesa e nella società. Cari giovani, prendete consapevolezza che il Battesimo vi ha resi figli di Dio e membri del suo Corpo che è la Chiesa. Gesù vi rinnova costantemente l’invito ad essere suoi discepoli e suoi testimoni. Molti di voi li chiama al matrimonio e la preparazione a questo Sacramento costituisce un vero cammino vocazionale. Considerate allora seriamente la chiamata divina a costituire una famiglia cristiana e la vostra giovinezza sia il tempo in cui costruire con senso di responsabilità il vostro futuro. La società ha bisogno di famiglie cristiane, di famiglie sante!

Se poi il Signore vi chiama a seguirlo nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, non esitate a rispondere al suo invito. In particolare, in quest’Anno Sacerdotale, mi appello a voi, giovani: siate attenti e disponibili alla chiamata di Gesù ad offrire la vita al servizio di Dio e del suo popolo. La Chiesa, anche in questo Paese, ha bisogno di numerosi e santi sacerdoti e di persone totalmente consacrate al servizio di Cristo, Speranza del mondo.

La speranza! Questa parola, su cui torno spesso, si coniuga proprio con la giovinezza. Voi, cari giovani, siete la speranza della Chiesa! Essa attende che voi vi facciate messaggeri della speranza, com’è avvenuto l’anno scorso, in Australia, per la Giornata Mondiale della Gioventù, grande manifestazione di fede giovanile, che ho potuto vivere personalmente e alla quale alcuni di voi hanno preso parte. Molti di più potrete venire a Madrid, nell’agosto 2011. Vi invito fin da ora a questo grande raduno dei giovani con Cristo nella Chiesa.

Cari amici, grazie ancora per la vostra presenza e grazie per il vostro dono: il libro con le foto che raccontano la vita dei giovani nelle vostre diocesi. Grazie anche per il segno della vostra solidarietà verso i giovani dell’Africa, che mi avete voluto consegnare. Il Papa vi chiede di vivere con gioia ed entusiasmo la vostra fede; di crescere nell’unità tra di voi e con Cristo; di pregare e di essere assidui nella pratica dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia e della Confessione; di curare la vostra formazione cristiana rimanendo sempre docili agli insegnamenti dei vostri Pastori. Vi guidi su questo cammino san Venceslao con il suo esempio e la sua intercessione, e sempre vi protegga la Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre nostra. Vi benedico tutti con affetto!

* * *

So srdca vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne mladých. Milí mladí, bratia a sestry, ďakujem sa vašu účasť na dnešnom slávení. Nezabúdajte: Božia láska je vašou silou! Ochotne žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente ai giovani. Cari giovani, fratelli e sorelle, vi ringrazio per la vostra presenza all’odierna celebrazione. Non dimenticate: l’amore di Dio sia la vostra forza! Volentieri benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

Słowa pozdrowienia kieruję do obecnych tu Polaków, szczególnie do młodych, którzy towarzyszą braciom Czechom w duchu żywej przyjaźni. Wspierajcie się wzajemnie radosnym świadectwem wiary, abyście wzrastali w miłości Chrystusa i w mocy Ducha Świętego ku pełni waszego człowieczeństwa i ku świętości! Niech Bóg wam błogosławi!

[Rivolgo una parola di saluto ai polacchi qui presenti, e in particolare ai giovani che accompagnano i loro fratelli cechi in spirito di viva amicizia. Sostenetevi a vicenda con una gioiosa testimonianza di fede, crescendo nell’amore di Cristo e nella potenza dello Spirito Santo, per raggiungere la pienezza della vostra umanità e della santità. Dio vi benedica!]

Ganz herzlich grüße ich die Jugendlichen und alle Pilger aus den deutschsprachigen Nachbarländern. Danke für euer Kommen! Eure Teilnahme an diesem Fest des Glaubens und der Hoffnung ist ein Zeichen dafür, daß ihr in Jesus Christus und in der Gemeinschaft der Kirche die Antworten auf eure Fragen und inneren Wünsche sucht. Christus selbst ist der Weg, die Wahrheit und das Leben (vgl. Joh 14,6). Er ist der Grund, der wirklich unser Leben trägt. Auf diesem Fundament können christliche Familien entstehen und junge Menschen auf ihre Berufung zum Priester und zum geweihten Leben antworten. Die persönliche Freundschaft mit Christus erfüllt uns mit echter, bleibender Freude und macht uns bereit, Gottes Plan für unser Leben zu verwirklichen. Dazu erbitte ich euch allen den Beistand des Heiligen Geistes.

[Saluto cordialmente i giovani e tutti i pellegrini provenienti dai Paesi vicini di lingua tedesca. Grazie per la vostra presenza! La vostra partecipazione a questa festa della fede e della speranza è segno che cercate in Gesù Cristo e nella comunità della Chiesa le risposte alle vostre domande e ai vostri profondi desideri. Cristo stesso è la Via, la Verità e la Vita (cfr. Gv 14,6). Lui è la base che davvero regge la nostra esistenza. Su questo fondamento possono nascere famiglie cristiane e i giovani possono rispondere alla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. L’amicizia personale con Cristo ci riempie di vera e duratura gioia e ci rende disponibili a realizzare il progetto di Dio per la nostra vita. Per questo imploro per tutti voi l’aiuto dello Spirito Santo.]

Milovaní mladí přátelé, vaše nadšení pro křesťanskou víru je znamením naděje pro církev žijící a působící v těchto zemích. Abyste dali plnější smysl svému mládí, následujte odvážně a štědře Pána Ježíše, který klepe na dveře vašeho srdce. Kristus od vás žádá, abyste jej přijali jako přítele. Nechť vám Pán žehná a naplní každý váš dobrý životní plán!

[Cari giovani amici, il vostro entusiasmo per la fede cristiana è un segno di speranza per la Chiesa presente e operante in questi Paesi. Per dare un senso più pieno alla vostra giovinezza, seguite con coraggio e generosità il Signore Gesù, che bussa alla porta del vostro cuore. Cristo vi chiede di accoglierlo come amico. Che il Signore vi benedica e porti a compimento ogni vostro buon progetto di vita!]



Al termine, il Papa si trasferisce in auto all’Arcivescovado di Praga dove pranza con i Vescovi della Repubblica Ceca e con i membri del Seguito papale. Quindi rientra alla Nunziatura Apostolica.




Benedetto XVI ai giovani nella Messa di Praga per la festa di S. Venceslao: la vera felicità è in Cristo, il potere del mondo è triste ed effimero



Un’altra stupenda giornata di sole ha accompagnato questa mattina la Messa presieduta dal Papa a Stará Boleslav, nei pressi di Praga, luogo del martirio di San Venceslao, re boemo del decimo secolo e Patrono principale della Repubblica Ceca. Oggi ricorre la sua memoria liturgica e qui è festa nazionale. Benedetto XVI, prima della celebrazione che si è svolta su una spianata di fronte a 45 mila persone, ha venerato le reliquie del Santo nella Basilica a lui dedicata. Poi ha sottolineato che il potere del mondo è effimero e procura solo tristezza: solo Cristo dona la vera felicità che rimane per sempre. Da Praga, il servizio del nostro inviato, Sergio Centofanti:

Una sorta di Gmg dell’Europa centro-orientale: così si è presentata la Messa a Stará Boleslav. Decine di migliaia i giovani giunti da tutta la Cechia e poi da Slovacchia, Polonia, Germania e Austria. In tanti hanno vegliato tutta la notte, con canti, adorazione eucaristica e confessioni. Come a Brno, la Messa è stata vissuta con grande intensità. Nonostante le migliaia di persone presenti è stato grande il raccoglimento e la compostezza: tanti e lunghi i momenti di silenzio profondo, una forte esperienza di preghiera e di unità. Il Papa ha invitato tutti a imitare San Venceslao che ha dato la vita per seguire “sempre e fedelmente Cristo”. Poi si è chiesto se ai nostri giorni la santità sia ancora attuale o se forse non sono più ricercati successo e gloria umana. Obiettivi di scarsa durata come mostra la storia - ha detto - che ha visto cadere, anche in questa terra, non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. “All’improvviso si sono ritrovati privi del loro potere”:


“Chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo ‘timore di Dio’ ha fiducia anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno”.


Oggi - ha detto il Papa - c’è bisogno di persone che siano “credenti” e “credibili”, pronte a pagare di persona per diffondere gli ideali cristiani che professano. E’ la via “stretta” della santità indicata da Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”:

“Certamente è un linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non basta infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio”.

Questa è la lezione di vita di San Venceslao, un sovrano che ebbe il coraggio di anteporre il Regno dei cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù Cristo: costruì chiese, aiutò i poveri, difese le vedove, non tollerava l’ingiustizia. Cioè, era scomodo. Alla fine perdonò il fratello prima che questi lo facesse uccidere per salire sul suo trono:


“Venceslao è morto martire per Cristo. E’ interessante notare che il fratello Boleslao riuscì, uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a testimonianza che ‘il trono del re che giudica i poveri nella verità resterà saldo in eterno’”.


Il Papa esorta a camminare come San Venceslao “con passo spedito verso la santità”. Un percorso “certamente difficile - ha aggiunto - poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore”.


Al termine della Messa il Papa si è rivolto ai tantissimi giovani presenti alla Messa. “Con voi - ha detto - anche il Papa si sente giovane!”. Ha parlato delle loro aspirazioni alla felicità che spesso la società dei consumi “sfrutta in modo falso e alienante”. E non sono pochi - ha notato - quanti “si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine”. Invita a guardare all’esperienza di Sant’Agostino che cercava la felicità e l’ha trovata in Cristo: in realtà, ha poi capito che è Gesù che ci cerca e bussa alla nostra porta per renderci felici:

“La fede cristiana è questo: l’incontro con Cristo, Persona viva che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. E quando il cuore di un giovane si apre ai suoi divini disegni, non fa troppa fatica a riconoscere e seguire la sua voce. Il Signore infatti chiama ciascuno per nome e ad ognuno vuole affidare una specifica missione nella Chiesa e nella società.”


Il Papa esorta i giovani a costruire famiglie cristiane, famiglie sante. E nell’occasione di quest’Anno Sacerdotale, lancia un appello a essere disponibili alla chiamata di Gesù al sacerdozio o alla vita consacrata. “La Chiesa - ha detto - ha bisogno di numerosi e santi sacerdoti e di persone totalmente consacrate al servizio di Cristo, Speranza del mondo”:


“La speranza! Questa parola, su cui torno spesso, si coniuga bene con giovinezza. Voi, cari giovani, siete la speranza della Chiesa! Essa attende che voi vi facciate messaggeri della speranza, com’è avvenuto l’anno scorso, in Australia, per la Giornata Mondiale della Gioventù”.

Quindi ha ribadito il suo invito a partecipare in tanti alla prossima Gmg di Madrid, nell’agosto 2011. I giovani, da parte loro, hanno donato al Papa un album di foto che racconta la loro vita e - come impegno di solidarietà - oltre 11.000 euro per l’Africa: una colletta che non si fermerà. Benedetto XVI infine affida tutti alla protezione di Maria, in questo luogo dove si custodisce il Palladio della Boemia, un’immagine di Bronzo della Madonna che la tradizione vuole donata da San Metodio a Santa Ludmilla e da questa al nipote San Venceslao: è Maria che protegge vincendo il male con il bene.


Come rilevato da Benedetto XVI, la gioventù della Repubblica Ceca è minacciata da incertezze e crisi d’identità. Un fenomeno che colpisce anche la dimensione religiosa come afferma, al microfono di Sergio Centofanti, il gesuita padre Petr Havlicek, cappellano all’Università Carlo di Praga:

R. - Nell’attuale generazione dei giovani si manifesta una maggiore indifferenza religiosa e una sorta di sradicamento anche dalle tradizioni nazionali del Paese: si vive più del presente che del passato. Io penso che questo sia il problema sostanziale: non tanto il consumismo, quando questo sradicamento, questo perdere le proprie radici.


D. - Come può la Chiesa arrivare ai giovani cechi di oggi?


R. - E’ una grande domanda ed è anche una grande sfida riuscire a trovare le strade per avvicinarli. Una via che sembra stia funzionando è l’essere aperti a tutti, soprattutto ai giovani dai 18-20 anni in su, che nelle università stanno cercando qualcosa di diverso dal consumismo: essere aperti ed accoglierli, aperti alle loro domande, alle domande sul senso della vita…


D. - Quali sono le speranze per questo viaggio del Papa?


R. - Credo che per la Chiesa nel mio Paese possa diventare uno stimolo ad avere un’identità spirituale forte e riconoscere di nuovo l’importanza di vivere la nostra fede anche come una cosa ben pensata e ben riflettuta, in modo che per noi diventi un aiuto a dialogare con tutti coloro che non credono.





Il Papa nell’incontro con il mondo accademico: le università promuovano la ricerca della verità e non cedano alle mode e al relativismo


Non separare la ragione dalla ricerca della verità: è l’esortazione che Benedetto XVI ha rivolto ieri pomeriggio ai rappresentanti del mondo accademico ceco, incontrati nel Castello di Praga. Il Papa ha esortato le università a non cedere alle mode e al relativismo e a promuovere la piena comprensione della relazione tra fede e ragione. L’indirizzo d’omaggio al Pontefice è stato rivolto dal prof. Václav Hampl rettore dell’Università Carlo di Praga, l’ateneo più antico dell’Europa centrale. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Veritas liberabit vos!”,“La verità vi farà liberi”: Benedetto XVI ha scelto questo passo del Vangelo di Giovanni per suggellare sul Libro d’oro dell’Università Carlo di Praga il suo incontro con il mondo accademico ceco. E proprio la verità è stato il tema dominante dell’intervento del Papa, che ha subito ricordato come proprio nelle università siano nati i movimenti di riforma che vent’anni fa portarono al crollo del comunismo nella terra ceca. Benedetto XVI ha ricordato che quando era professore teneva particolarmente al “diritto della libertà accademica e alla responsabilità per l’uso autentico della ragione”. Ed ha ribadito: “La libertà che è alla base dell’esercizio della ragione” ha “uno scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della verità, e come tale esprime una dimensione propria del Cristianesimo, che non per nulla ha portato alla nascita dell’università”:

“The yearning for freedom and truth…”
“L’anelito per la libertà e la verità - ha detto il Papa - è parte inalienabile della nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato e, come la storia ha dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo l’umanità stessa”. Di qui l’esortazione a valorizzare la missione dell’università di “illuminare le menti e i cuori dei giovani” di oggi. L’istruzione, ha rilevato il Pontefice, “non consiste nel mero accumulo di conoscenze e di abilità”, ma piuttosto in una “formazione umana” finalizzata ad una “vita virtuosa”. C’è bisogno, ha esortato Benedetto XVI, di riguadagnare “l’idea di una formazione integrale basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità”:

“It serves to counteract the tendency, so evident…”
“Ciò - ha affermato - può contrastare la tendenza, così evidente nella società contemporanea, verso la frammentazione del sapere”. Ed ha aggiunto: “Con la massiccia crescita dell’informazione e della tecnologia nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca della verità. La ragione però - è stato il suo monito - una volta separata dal fondamentale orientamento umano verso la verità, comincia a perdere la propria direzione”. Benedetto XVI ha messo in guardia da “quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto”, giacché “il relativismo che ne deriva genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche”:

“While the period of interference from political…”
“Se per un verso è passato il periodo di ingerenza derivante dal totalitarismo politico - ha constatato il Pontefice - non è forse vero, dall’altro, che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti - in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile - a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici?” Cosa potrà accadere, si è chiesto ancora il Papa, “se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate?” Le nostre società, ha detto, “non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno inclusive, e dovranno faticare sempre di più per riconoscere quello che è vero, nobile e buono”. Riprendendo così la Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha ribadito che è necessaria una più piena “comprensione della relazione tra fede e ragione” e ciò nonostante “vi siano ancora quelli che vorrebbero disgiungere l’una dall’altra:

“An understanding of reason that is deaf to the divine…”
“Una comprensione della ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle subculture - ha affermato - è incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha così urgente bisogno”. Questa fiducia “nella capacità umana di cercare la verità, di trovare la verità e di vivere secondo la verità portò alla fondazione delle grandi università europee”. Proprio questa fiducia, ha concluso il Papa, dobbiamo riaffermare oggi “per donare al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro veramente degno dell’uomo”.







L'incontro di Benedetto XVI con il Consiglio ecumenico ceco e il saluto ai rappresentanti della comunità ebraica praghese


Che i cristiani siano uniti nel segno della speranza per incidere la vita pubblica dei Paesi europei: l’auspicio di Benedetto XVI è stato esprtesso nell’incontro con il Consiglio ecumenico delle Repubblica ceca, ospitato ieri pomeriggio nell’arcivescovado di Praga, al quale hanno partecipato anche due esponenti della comunità ebraica praghese. Il servizio di Roberta Gisotti:

“E’ difficile credere - ha esordito il Papa - siano passati solo due decenni dal crollo dei regimi comunisti e l’avvio di “una difficile ma produttiva transizione verso strutture politiche più partecipative”, che ha visto i cristiani uniti ad altri uomini di buona volontà per “ricostruire un ordine politico giusto”, tutt’ora impegnati nel dialogo “verso la comprensione reciproca” e “la collaborazione” per “la pace e il progresso del bene comune”. Benedetto XVI ha evidenziato i tentativi in atto “tesi a marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica, talora sotto il pretesto - ha osservato - che i suoi insegnamenti siano dannosi al benessere della società”. Fermiamoci allora a riflettere, ha detto il Papa. Se oggi c’è “separazione artificiale del Vangelo dalla vita intellettuale e pubblica” dovremmo fare reciproca “autocritica” “dell’età moderna” e “del cristianesimo moderno”, specie sulla speranza che possono offrire all’umanità:

“We may ask ourselses,….
Possiamo chiederci: cosa ha da dire oggi il Vangelo alla Repubblica Ceca e più in generale all’intera Europa, in un periodo segnato dal proliferare di diverse visioni del mondo?”


“Il Vangelo non cessa mai di ispirare uomini e donne a porsi al servizio dei loro fratelli e sorelle. Pochi potrebbero contestare ciò”, ha aggiunto il Santo Padre:

“We take confidence in knowing…
Acquistiamo fiducia sapendo che la proclamazione da parte della Chiesa della salvezza in Gesù Cristo è sempre antica e sempre nuova, imbevuta della saggezza del passato e ricolma di speranza per il futuro. Quando l’Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo, ascolta la sua stessa storia”.


Le nozioni di giustizia, libertà e responsabilità sociale - ha spiegato Benedetto XVI - assieme alle istituzioni culturali e giuridiche stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono plasmate dalla eredità cristiana dell'Europa. “In verità, la memoria del passato anima le sue aspirazioni per il futuro”. E dunque, “i cristiani non devono ripiegarsi su di sé, timorosi del mondo”, ma “condividere con fiducia il tesoro di verità loro affidato” sull’esempio di Santi come Adalberto e Agnese di Boemia:


“Likewises Christians today…
Allo stesso modo i cristiani di oggi, aprendosi alla situazione attuale e riconoscendo tutto ciò che vi è di buono nella società, devono avere il coraggio di invitare uomini e donne alla radicale conversione che deriva dall’incontro con Cristo e introduce in una nuova vita di grazia”.


Del resto le radici cristiane - ha proseguito il Santo Padre - continuano a dare all’Europa “il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni”:


“Precisely because the Gospel…
Proprio perché il Vangelo non è un'ideologia, non pretende di bloccare dentro schemi rigidi le realtà socio-politiche che si evolvono. Piuttosto, esso trascende le vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca”.


Il Papa ha richiamato i cristiani ad impegnarsi “per sanare le divisioni del passato”, ricordando la figura di Jan Hus, e ricordando il Convegno del 1999 in Vaticano, dedicato all’eroe nazionale boemo, monaco del XV secolo che si batté contro il mercato delle indulgenze e contro le ricchezze della Chiesa, un secolo prima di Lutero, arso sul rogo come eretico:

“I pray that such ecumenical initiatives…
Prego perché tali iniziative ecumeniche portino frutto non solo per proseguire il cammino dell’unità dei cristiani, ma per il bene dell’intera società europea”.


Da annotare, infine, il saluto di Benedetto XVI ai due rappresentanti della comunità ebraica di Praga presenti all’incontro. Comunità oggi di circa 4 mila persone, rispetto alle 90 mila che risiedevano nella capitale boema prima della Seconda Guerra mondiale e che finirono in massima parte uccise nei campi di sterminio nazisti.









Padre Lombardi: il Papa felice per l’accoglienza ricevuta, raggiunti gli obiettivi apostolici della visita nella Repubblica Ceca


Il 13.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI si avvia ormai alla conclusione. Una visita, quella nella Repubblica Ceca, che ha riscosso un grande successo sotto ogni punto di vista. E’ quanto sottolinea il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che, in questa intervista di Alessandro Gisotti, traccia un primo bilancio del viaggio:

R. - Mi sembra che il viaggio sia riuscito molto bene, raggiungendo i diversi scopi che si proponeva, sia per l’incoraggiamento e la conferma nella fede della Chiesa locale, sia per i rapporti positivi stabiliti tra la Chiesa e la società che il Papa ha anche visitato, dimostrando tutta la sua amicizia per il popolo della Repubblica Ceca, come anche per gli altri popoli europei.

D. - Con quali sentimenti il Papa ha vissuto questo viaggio nella Repubblica Ceca?

R. - Il Papa è veramente molto contento di questo viaggio. Si è sentito accolto con amicizia, con cordialità, dalla società nel suo insieme e anche dai rappresentanti, dalle autorità del popolo ceco, e naturalmente con grandissimo amore dai fedeli che hanno partecipato molto numerosi, in particolare alle due grandi occasioni di celebrazione comune: quella a Brno, in Moravia, e quella nella Festa di San Venceslao.

D. - Uno dei messaggi forti di Papa Benedetto, in questo viaggio, è stata l’esortazione a riscoprire le proprie radici cristiane. Un messaggio non solo per la Repubblica Ceca, ma per tutta l’Europa?

R. - Certamente. Come sappiamo, questo è un tema che gli è caro. Sottolinea l’importanza fondamentale, in questo tempo in cui veramente tante cose cambiano nella società, nell’economia, di non mettere a rischio i punti di riferimento basilari che il cristianesimo ha dato per la civiltà europea. E anche perché la civiltà europea possa continuare a offrire il suo contributo di servizio alla dignità della persona umana, alla democrazia e alla libertà nell’intera umanità. Il Papa mi pare abbia parlato con una espressione nuova in questo viaggio dell’Europa come “casa”, e questo credo che abbia aiutato a comprendere come l’Europa debba essere un luogo dello Spirito, un luogo della grande tradizione del servizio all’umanità e ai valori che durano.

D. - Il Papa ha toccato i grandi temi del suo Pontificato: fede e ragione, carità e libertà nella verità, e su tutti il tema, il grande tema della speranza…

R. - Un tema che ha portato anche molta gioia, molta serenità in questo viaggio. Credo che sia la grande risposta alla domanda che molti pongono: ma cosa può fare la Chiesa in una società in cui la secolarizzazione è così avanzata, in cui molti sembrano indifferenti alla fede o non si considerano più religiosi o considerano di non avere più un rapporto con Dio? Ecco, la testimonianza della speranza penso sia qualcosa che manifesta un di più che i credenti hanno: una direzione in cui impegnare la propria vita, in cui guardare e che anche se sul brevissimo termine forse non è comprensibile nel suo valore, sui tempi più lunghi si manifesta invece come un tema assolutamente cruciale. E il fatto che il Papa abbia concluso il suo viaggio parlando con i giovani, che sono proprio i portatori della speranza del domani, mi sembra abbia dato una espressione molto bella dell’importanza essenziale di questo tema.

D. - Quali sono i frutti che questo viaggio può dare alla Chiesa locale, impegnata in un contesto fortemente secolarizzato ma che, come la partecipazione alle Messe ha dimostrato, può contare anche su una bella e viva comunità di fedeli?

R. - Penso proprio che sia il frutto che sempre l’incontro con Pietro porta, cioè il conforto nella fede, la conferma nella fede, nella vita cristiana e quindi il rilancio della gioia di vivere il cristianesimo, qualunque siano le situazioni circostanti. Questo è qualcosa di prezioso non solo per la comunità cattolica, per la comunità credente in senso stretto, ma anche per la società che la accoglie.

Tra circa due ore e mezzo, Benedetto XVI raggiungerà l’aeroporto di Praga dove pronuncerà il discorso di congedo. Quindi, alle 17.45 decollerà alla volta dello scalo romano di Ciampino, dove l’atterraggio del volo pontificio è previsto per le 19.50. Di lì, Benedetto XVI raggiungerà in auto la sua residenza estiva di Castel Gandolfo.








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Discorso di congedo del Papa dalla Repubblica Ceca


PRAGA, lunedì, 28 settembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questo lunedì pomeriggio all'aeroporto Stará Ruzyně di Praga congedandosi dalla Repubblica Ceca al termine della sua visita pastorale nel Paese.

* * *

Signor Presidente,
Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell'Episcopato,
Eccellenze,
Signori e Signore!

Nel momento di prendere congedo, desidero ringraziarvi per la vostra generosa ospitalità durante la mia breve permanenza in questo splendido Paese. Sono particolarmente grato a Lei, Signor, Presidente, per le Sue parole e per il tempo trascorso nella Sua residenza. In questa festa di San Venceslao, protettore e patrono del Suo Paese, mi permetta ancora una volta di porgerLe i più vivi auguri di buon onomastico. Essendo anche l'onomastico di Sua Eccellenza Mons. Václav Malý, rivolgo anche a lui il mio augurio e desidero ringraziarlo per l'alacre lavoro svolto per coordinare l'organizzazione della mia visita pastorale nella Repubblica Ceca.

Sono profondamente grato al Cardinale Vlk, a Sua Eccellenza Mons. Graubner e a tutti coloro che si sono prodigati per assicurare l'ordinato svolgimento dei vari incontri e celebrazioni. Naturalmente includo nei miei ringraziamenti le autorità, i mezzi di comunicazione e i molti volontari che hanno aiutato nel regolare l'afflusso della gente e tutti i fedeli che hanno pregato perché questa visita portasse buoni frutti alla nazione ceca e alla Chiesa in questa regione.

Conserverò la memoria dei momenti di preghiera che ho potuto trascorrere insieme con i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli di questo Paese. È stato specialmente commovente, questa mattina, celebrare la Messa a Stará Boleslav, luogo del martirio del giovane duca Venceslao, e venerarlo presso la sua tomba sabato sera, all'interno della maestosa Cattedrale che domina il panorama di Praga. Ieri in Moravia, dove i Santi Cirillo e Metodio diedero il via alla loro missione apostolica, ho potuto riflettere, in orante rendimento di grazie, sulle origini del cristianesimo in questa regione ed, effettivamente, in tutte le terre slave. La Chiesa in questo Paese è stata veramente benedetta con una straordinaria schiera di missionari e di martiri, come anche di santi contemplativi, tra i quali vorrei in particolare ricordare Sant'Agnese di Boemia, la cui canonizzazione, proprio venti anni fa, fu messaggera della liberazione di questo Paese dall'oppressione atea.

Il mio incontro di ieri con i rappresentanti delle altre comunità cristiane mi ha confermato l'importanza del dialogo ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent'anni. Molto è già stato fatto per sanare le ferite del passato, e sono stati intrapresi dei passi decisivi sul cammino della riconciliazione e della vera unità in Cristo. Nell'edificare ulteriormente queste solide fondamenta, la comunità accademica ha un importante ruolo da svolgere, mediante una ricerca della verità senza compromessi. È stato un piacere per me avere l'opportunità di incontrarmi ieri con i rappresentanti delle università di questo Paese e di esprimere il mio apprezzamento per la nobile missione a cui essi hanno dedicato la vita.

Sono stato particolarmente felice di incontrare i giovani e di incoraggiarli a costruire sulle migliori tradizioni del passato di questa nazione, in particolar modo sulla eredità cristiana. Secondo un detto attribuito a Franz Kafka, "Chi mantiene la capacità di vedere la bellezza non invecchia mai" (Gustav Janouch, Conversazioni con Kafka). Se i nostri occhi rimangono aperti alla bellezza della creazione di Dio e le nostre menti alla bellezza della sua verità, allora possiamo davvero sperare di rimanere giovani e di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina, in modo da offrire ispirazione alle future generazioni per fare altrettanto.

Signor Presidente, cari amici: ancora una volta esprimo il mio grazie, promettendo di ricordarvi nelle mie preghiere e di portarvi nel mio cuore. Dio benedica la Repubblica Ceca! Il Bambino Gesù di Praga continui a ispirare e guidare Lei e tutte le famiglie della nazione! Dio benedica tutti voi!

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]










Aperti alla bellezza della verità per costruire un mondo che rifletta la bellezza divina: così il Papa nella cerimonia di congedo a Praga


Restare aperti alla bellezza della verità per sperare di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina: è quanto ha detto il Papa nella cerimonia di congedo all’aeroporto di Praga a conclusione del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca. A sorpresa, il presidente ceco Vaclav Klaus pronuncia il suo discorso in italiano ricevendo i complimenti di Benedetto XVI. Da Praga, il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti.

Il presidente ceco parla in italiano, il Papa inizia il suo discorso in lingua ceca, per poi proseguirlo in inglese. Scambio di cortesie alla cerimonia di congedo. Benedetto XVI per la seconda volta fa gli auguri di buon onomastico al capo di Stato nella ricorrenza di San Venceslao, traduzione italiana di Vaclav. Il Papa esprime la propria gratitudine a quanti hanno collaborato alla buona riuscita del viaggio. Elenca gli eventi principali di questi tre giorni: i momenti di preghiera con i vescovi, i sacerdoti e i fedeli del Paese. Esprime la propria commozione per la Messa a Stará Boleslav, luogo del martirio di San Venceslao, e poi la Messa a Brno, in Moravia, dove i Santi Cirillo e Metodio hanno dato il via alla loro missione evangelizzatrice nelle terre slave:



“The Church in this country has been truly blessed…”

“La Chiesa in questo Paese – ha detto - è stata veramente benedetta con una straordinaria schiera di missionari e di martiri, come anche di santi contemplativi” tra i quali il Papa cita Sant’Agnese di Boemia, la cui canonizzazione, venti anni fa, è stata “messaggera della liberazione di questo Paese dall’oppressione atea”.



L’incontro con le altre comunità cristiane – ha aggiunto – ha ancora una volta sottolineato “l’importanza del dialogo ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent’anni. Molto è già stato fatto per sanare le ferite del passato – ha detto - e sono stati intrapresi dei passi decisivi sul cammino della riconciliazione e della vera unità in Cristo”. C’è poi l’incontro con la comunità accademica che – rileva il Pontefice – “ha un importante ruolo da svolgere, mediante una ricerca della verità senza compromessi”. Infine, l’incontro con i giovani che il Papa ha incoraggiato “a costruire sulle migliori tradizioni del passato di questa nazione, in particolar modo sulla eredità cristiana”. Quindi cita un detto attribuito a Franz Kafka, “Chi mantiene la capacità di vedere la bellezza non invecchia mai”:

“If our eyes remain open to the beauty of God’s creation…”

“Se i nostri occhi rimangono aperti alla bellezza della creazione di Dio e le nostre menti alla bellezza della sua verità – commenta il Papa - allora possiamo davvero sperare di rimanere giovani e di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina, in modo da offrire ispirazione alle future generazioni per fare altrettanto”.

“May God bless the Czech Republic! Ať Pražské Jezulátko...“

“Dio benedica la Repubblica Ceca! – così saluta il Papa – che, proseguendo in lingua ceca affida questo Paese al Bambino Gesù di Praga.



Il presidente Klaus ringrazia a sua volta il Papa; parla di visita memorabile, di rafforzamento dei rapporti tra Repubblica Ceca e Santa Sede. Ci ha portato un messaggio convincente – esclama – e noi lo abbiamo capito e lo terremo a mente a lungo:

“Lei ci ha portato – per utilizzare le sue parole – una nuova speranza. La sua grande fede, il suo coraggio nell’esprimere posizioni che non sono sempre politicamente corrette e condivise da tutti, il suo impegno a favore del rispetto delle idee e dei principi fondamentali della nostra civiltà e della cristianità sono qui per dare a tutti noi un esempio e per incoraggiarci”.



Prima della cerimonia di congedo il Papa aveva incontrato a pranzo i vescovi cechi presso l’arcivescovado di Praga, esprimendo l’incoraggiamento della Chiesa universale alla Chiesa di questa terra. “Grazie per questa festa di fede e di speranza” - ha detto il Pontefice – che ha sottolineato di aver incontrato una Chiesa viva e una Chiesa che prega. I vescovi hanno donato al Papa un Rosario d’oro con i granati, pietre preziose tipiche della Repubblica Ceca. La visita del Papa si chiude nel segno di Maria: è la Madre di Dio che indica a tutti Cristo, unica Speranza, certa e affidabile, dell’umanità.



Da Praga, Sergio Centofanti, Radio Vaticana





Il presidente Klaus al Papa: grazie per il suo coraggio, ha portato una nuova speranza!


Ecco il testo integrale del discorso che il presidente ceco Vaclav Klaus ha pronunciato in italiano alla cerimonia di congedo:

Sua Santità,

mi permetta innanzitutto di ringraziarla a nome di tutto il nostro Paese per la sua visita memorabile. Il suo soggiorno nel nostro Paese, il messaggio che ci ha portato in modo così convincente, il suo invito alla mutua comprensione, alla tolleranza, alla pace, all’importanza della ragione, della fede e dei principi etici, è stato trasmesso in modo chiaro e noi l’abbiamo compreso. Lo ricorderemo e lo terremo a mente a lungo.



Lei ci ha portato – per utilizzare le sue parole – una nuova speranza! La sua grande fede, il suo coraggio nell’esprimere posizioni che non sono sempre politicamente corrette e condivise da tutti, il suo impegno a favore del rispetto delle idee e dei principi fondamentali della nostra civiltà e della cristianità sono qui per dare a tutti noi un esempio e per incoraggiarci. Decine di migliaia di cittadini cechi così come i popoli dei Paesi vicini hanno avuto la straordinaria possibilità di vederla di persona, milioni di persone l’hanno seguita ora dopo ora in questi tre giorni sugli schermi televisivi.



Posso senz’altro affermare - nella convinzione che questa non sia solo una mia opinione personale - che la sua visita ha avuto successo e che avrà un effetto duraturo. Sono stati rafforzati i rapporti tra Repubblica Ceca e lo Stato della città del Vaticano: sono lieto di poter dire che essi sono molto buoni. Sono convinto che lo saranno anche in futuro.



Sua Santità,

i tre giorni appena trascorsi sono stati colmi di eventi, esperienze, momenti indimenticabili per tutti noi. Ci piacerebbe poterla avere con noi più a lungo ma rispettiamo gli altri suoi impegni. Le auguriamo buona salute e tanta energia perché lei possa continuare la sua missione così importante. Grazie della sua visita.



Radio Vaticana
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«Cristiani credenti e credibili in azione per il bene comune»

Benedetto XVI conclude la visita a Praga con un'esortazione a tutti i battezzati

Ai giovani: attenti ai paradisi illusori, la società ha bisogno di famiglie cristiane

nostro servizio

Alberto Bobbio

Praga
Nel piccolo borgo di Stara Boleslav, a una manciata di chilometri dalla capitale, Benedetto XVI si inginocchia nella cripta del Mausoleo della Nazione ceca, davanti alle reliquie del corpo di San Venceslao, il re cattolico che mille anni fa diffuse il cristianesimo, il re colto e retto che costruì chiese e dava da mangiare ai poveri.
È il santo più popolare di Boemia, ma è anche il padre di questa nazione. Qui lo chiamano «vice slavny», cioè «glorioso». Venne assassinato dal fratello Boleslao, perché aveva idee diverse circa le alleanze da stringere in politica internazionale, non credeva al dialogo diplomatico e preferiva la spada. Eppure la corona di Boemia resta intitolata a Venceslao e non al fratello omicida, segno che la sua testimonianza e il suo esempio sono conficcati da oltre mille anni nel cuore della patria ceca.

Venceslao modello di santità

Venceslao è il patrono della nazione e ieri a Praga era festa. Il Papa entra nella piccola chiesa che sorge sul luogo del martirio del Santo, meta del grande pellegrinaggio nazionale, ogni anno il 28 settembre. Ieri c'era anche Joseph Ratzinger. La spianata di Malek, lì vicino, è colma di gente, cinquantamila pellegrini venuti alla Messa del Papa in un giorno speciale, giorno del Santo che qui considerano il «principe dei cechi».
Benedetto XVI ripercorre brevemente la sua vita e poi lo indica a esempio: «È un modello di santità per tutti, specialmente per quanti guidano le sorti delle comunità dei popoli».
Ma subito domanda se la santità oggi «è ancora attuale» o piuttosto «è un tema poco attraente». Ha in mente Venceslao «il glorioso», che pensava a Dio e ai poveri, ma vede la società di oggi, dove si inseguono «il successo e la gloria degli uomini».
Chiede Benedetto XVI: «Quanto dura e quanto vale il successo terreno?». Torna sugli anni bui dei regimi comunisti e sulle rivoluzioni che li hanno fatti cadere, in tutta questa parte dell'Europa dove governavano i fedeli scudieri del potere moscovita. Sembrava, nota il Papa, che avessero raggiunto «altezze quasi irraggiungibili», uomini intoccabili, esponenti di regimi che apparivano eterni, saldi nella loro tragica passione ideologica. Ebbene, spiega il Papa, «il secolo passato ha visto cadere non pochi potenti». Finita la storia? Terminati i problemi? Ratzinger riprende il ragionamento che ha intrecciato la sua missione praghese: non basta essere contenti per la caduta di quei regimi, bisogna continuare a lavorare perché Dio ritrovi un posto nella storia di queste terre e del mondo intero.

Cristiani credenti e credibili

Osserva che «chi ha negato e continua a negare Dio, e di conseguenza non rispetta l'uomo, sembra avere vita facile e successo materiale». Ma è solo apparenza. In realtà, aggiunge il Papa, in queste persone c'è «tristezza e insoddisfazione». Invece se uno è santo, cioè se ha fiducia in Dio e nell'uomo, è in grado di «spendere l'esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno».
Non parla ai politici, non si rivolge ai governanti. Sarebbe il suo un ragionamento, in questo caso, politico. Ma il Vangelo, come va ripetendo dall'inizio del pontificato, non è un'ideologia, né tantomeno un programma politico. È un impegno per tutti, per ogni persona in ogni ambito della vita, è la ricerca della santità come vocazione per ogni cristiano.
Benedetto XVI ammonisce che oggi c'è bisogno di «persone che siano "credenti" e "credibili", pronte a diffondere in ogni ambito della società quei princìpi e quegli ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione». Lo devono fare «tutti i battezzati», compiendo ognuno «il proprio dovere» con «coraggio», badando «non al proprio interesse egoistico», ma al «bene comune», cercando di testimoniare la verità di Dio. Infatti non basta essere «buoni e onesti», ma anche «coerenti» con i princìpi del Vangelo: «Buono e onesto è chi non mette se stesso davanti alla luce di Dio».

Non solo beni terreni

Poi Benedetto XVI indica anche una strada: «Non commisurare l'esistenza umana solo sui beni terreni e gli interessi passeggeri».
Lo spiega ai giovani che hanno passato la notte sul prato di Melnik, mettendoli in guardia, come ha già fatto altre volte, dagli «illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine».
Ma non c'è solo la droga, che minaccia la società ceca, ma anche i legami leggeri, i divorzi che schizzano alle stelle. Dice ai ragazzi: «Considerate seriamente la chiamata divina a costituire una famiglia cristiana. La società ha bisogno di famiglie cristiane».
Vladislav Janouskovec, a nome di tutti i giovani, lo ringrazia per l'incoraggiamento a non «sprecare i grandi doni della fede». Spiega che «non è facile», ma promette al Papa che loro sapranno «cambiare la dottrina in azione». Già qualcosa hanno fatto, poco, ma dal grande significato. Vladislav tira fuori un assegno, lo consegna al Papa e spiega: «Abbiamo seguito il suo viaggio in Africa, noi che apparteniamo alla società ricca. Queste sono 289.922 corone che abbiamo raccolto tra noi per l'Africa. Ci pensi lei a farle avere ai poveri che ha incontrato durante suo viaggio».
Sono quasi 11.200 euro, colletta dei giovani cattolici del Paese più ateo d'Europa, impegno di quella «minoranza creativa» di cui Benedetto XVI aveva parlato in aereo tre giorni fa, prima di atterrare a Praga.

© Copyright Eco di Bergamo, 29 settembre 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Il Papa: «C’è bisogno di persone credenti e credibili»

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Stará Boleslav (Praga)

Oggi, in ogni ambito della società, c’è urgente bisogno di persone che siano «credenti e credibili», donne e uomini che non solo appaiano buoni, ma lo siano realmente.
Benedetto XVI conclude la sua visita nella Repubblica Ceca: a Stará Boleslav, 35 chilometri da Praga, celebra la memoria del re martire Venceslao, che qui è festa nazionale.
Ci sono 40mila fedeli ad attenderlo, molti dei quali giovani che hanno dormito all’addiaccio, giunti qui la sera prima.
I paramenti rossi del Pontefice e dei cardinali indicano il colore del martirio: Venceslao, re buono salito al trono nel 925, venne assassinato dal fratello Boleslao che voleva la corona. La ricorrenza offre l’occasione per una riflessione su santità e potere.
Dal luogo dove il sovrano versò il suo sangue, Benedetto XVI ricorda che «il secolo passato ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. All’improvviso si sono ritrovati privi del loro potere».
Chi ha negato e continua a negare Dio, spiega Ratzinger, «non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per constatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione». Solo chi «conserva nel cuore il santo “timore di Dio” ha fiducia anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno».
Oggi, aggiunge, «c’è bisogno di persone che siano credenti e credibili, pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune». E l’esempio dei santi «incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non basta infatti apparire buoni e onesti, occorre esserlo realmente».
Le parole del Pontefice, preparate da una settimana e pronunciate nella Repubblica Ceca, sono state rilanciate da alcune agenzie italiane come dirette esplicitamente ai governanti e ai responsabili politici.
In realtà nell’omelia dedicata alla figura di San Venceslao, Benedetto XVI non ha mai usato la parola «governanti» né «responsabili politici».
Ma, ha prontamente fatto notare il direttore della Sala Stampa vaticana, «si è rivolto a tutti» e «occorre attenersi fedelmente al testo del suo intervento». Dunque quel riferimento ad essere «credenti credibili» era indirizzato all’intera famiglia dei battezzati, politici compresi.
Al termine della messa celebrata nella spianata sulla via di Melnik, Ratzinger si è rivolto ai giovani, dopo che uno di loro gli ha donato un assegno di 289.922 corone (circa 12mila euro) da destinare ai poveri dell'Africa. Il Papa ha parlato dell'«aspirazione alla felicità dei giovani, che spesso però l’attuale società dei consumi sfrutta in modo falso e alienante».
Nel pomeriggio, il Papa ha fatto ritorno a Roma. A Ciampino è stato accolto, a nome del governo, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

© Copyright Il Giornale, 29 settembre 2009


Papa Ratzi Superstar

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Con le braccia aperte

La visita del successore di Pietro nelle terre di Boemia e di Moravia è stato un viaggio compiuto con le braccia aperte.
Che una volta di più hanno mostrato il volto più gentile e autentico di Benedetto XVI.
Nella Repubblica Ceca, uno dei Paesi europei più largamente secolarizzati, il Papa è stato accolto con affetto e cordialità, e non soltanto dalla minoranza cattolica, come è apparso in molti momenti, grazie anche alla ripetuta presenza del presidente Václav Klaus.
In questo quadro, il viaggio papale è stato reso ancora più significativo dalla voluta coincidenza con l'anniversario della "rivoluzione di velluto" e del pacifico rivolgimento che vent'anni fa misero fine all'oppressione del comunismo nella maggior parte dell'Europa centrale e orientale. I discorsi al popolo ceco di Benedetto XVI, incentrati principalmente sul concetto di verità, una parola che per i cristiani s'identifica con il nome di Dio, sono stati rivolti idealmente ai Paesi che hanno sofferto per il totalitarismo ateo.
Alle braccia aperte del Papa hanno risposto moltissimi, credenti e agnostici, di frequente con gioia e commozione visibili, e in ogni caso sempre con esemplare rispetto, che si è avvertito in particolare nelle cerimonie dove la musica ha saputo esprimere i sentimenti più profondi dei cechi.
Come il Te Deum di Antonin Dvorák durante l'accoglienza da parte delle autorità civili e del corpo diplomatico nella Sala spagnola del Castello di Praga.
Oppure grazie ai canti del coro dell'antichissima università Carlo, nell'incontro con il mondo accademico.
Qui, dove circa i tre quarti del corpo docente e degli studenti si dichiarano agnostici se non atei, il consenso e il calore manifestati a Benedetto XVI - che ha riconosciuto esplicitamente il ruolo dei movimenti intellettuali e studenteschi nella liberazione dal comunismo - hanno richiamato, per contrasto, l'episodio d'intolleranza che costrinse il Papa a rinunciare alla visita all'università romana della Sapienza.
Manifestando invece quale debba essere il confronto tra credenti e non credenti: nel rispetto reciproco e nella ricerca del bene comune e della verità.
E ricorrente è stata l'insistenza del Papa sulla verità e sull'urgenza che a essa diano testimonianza e voce nel dibattito pubblico delle diverse società i cattolici. Questi nell'allora Cecoslovacchia hanno saputo contribuire insieme ai laici a sconfiggere la dittatura fondata sulla menzogna, secondo l'analisi di Václav Havel - intellettuale simbolo dell'opposizione al comunismo e quindi predecessore dell'attuale presidente - che Benedetto XVI ha voluto più volte citare sul volo verso Praga e ha poi incontrato.
Aperta dalla toccante preghiera davanti al Bambino Gesù e chiusa nel luogo del martirio di san Venceslao il giorno della sua festa, la visita papale resterà nella memoria non solo del Paese per celebrazioni liturgiche segnate da un raccoglimento e da una dignità impressionanti.
Come il lungo silenzio durante la comunione osservato dai circa centocinquantamila fedeli - oltre ai cechi, soprattutto moravi, slovacchi e polacchi - che hanno partecipato alla messa nell'aeroporto di Brno.
E anche le liturgie hanno manifestato come la fede cristiana non sia un'ideologia, ma l'incontro con una persona, Gesù. Che tanti santi e martiri antichi e recenti hanno testimoniato nelle terre boeme e morave. Come ora le comunità cattoliche di questo Paese, di fronte al materialismo e al relativismo, continuano a fare. Con braccia aperte come quelle del Papa.

g. m. v.

(©L'Osservatore Romano - 28-29 settembre 2009)


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Papa/ Presidente ceco: Sue parole coraggiose,spesso non condivise

Klaus saluta Pontefice all'aeroporto di Praga

Il presidente della Repubblica ceca Vaclav Klaus saluta i papa all'aeroporto internazionale prima della sua partenza per Roma ringranziandolo per "la visita memorabile, l'invito "alla mutua comprensione, alla tolleranza, alla pace" ma anche per "il coraggio nell'esprimere posizioni che non sono sempre political correct e condivise da tutti, il suo fermo impegno - ha aggiunto- in favore del rispetto delle idee e dei principi fondamentali della nostra civiltà e della cristianità".

© Copyright Apcom


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In centomila pregano con Benedetto XVI

«Senza Dio assurdità nella Storia». Folla inattesa nelle Repubblica Ceca: 6 abitanti su 10 sono atei

dal nostro inviato

FRANCA GIANSOLDATI

PRAGA
Fare il vescovo nella Repubblica Ceca, forse la regione europea col più alto tasso di ateismo, dove sei persone su dieci dichiarano di non credere affatto in Dio, non deve proprio semplice. Basta ascoltare la confessione choc del cardinale Vlk, ormai prossimo a ritirarsi per raggiunti limiti di età, che ha ammesso pubblicamente di avere fallito la sua missione.
Una dichiarazione emblematica giunta proprio nel giorno in cui Papa Ratzinger, dall’arcivescovado di Praga, denunciava con forza i «tentativi tesi a marginalizzare in tutta Europa l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica, col pretesto che i suoi insegnamenti sarebbero dannosi al benessere della società». Un evidente problema che ormai accomuna, a vari livelli e sotto varie forme, tutti i paesi del Vecchio Continente.
«Il fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere» poichè «il cristianesimo ha molto da offrire sul piano pratico e morale». A vent’anni dal crollo del Muro di Berlino per la Chiesa è tempo di bilanci.
Il passato comunista ha lasciato evidenti segni nella società e non sempre la presenza dei cattolici è riuscita a imporsi come avrebbe voluto anche se ieri all’aeroporto di Brno hanno pregato in centomila, in prevalenza giovani, insieme al Papa.
«Durante i vent’anni passati a Praga - si è lamentato il cardinale Vlk - non sono riuscito a raggiungere quasi niente al livello ecclesiastico e politico».
Il riferimento include il rinvio dell’approvazione della legge sulle restituzioni ecclesiastiche, la disputa sulla proprietà della cattedrale San Vito che rimane proprietà dello Stato, e il mancato Concordato tra la Repubblica Ceca e la Santa Sede. Benedetto XVI in questi due giorni trascorsi tra Prata e Brno, nella Moravia, ha toccato con mano di come le cose non vanno come dovrebbero. Il secolarismo avanza, l’indifferenza nei confronti della religione si nota soprattutto tra i giovani, le chiese fanno fatica a riempirsi, la mancanza di fede produce un progresso economico e scientifico «ambiguo». Insomma, avverte Benedetto XVI, «l’esclusione di Dio puo’ portare a nuove assurdita della storia». L’avvertimento è rivolto all’Europa intera. Di conseguenza così come nel passato i cristiani hanno lottato per raggiungere la libertà, ora hanno il compito di essere uniti, di coordinarsi, di agire compatti «per impedire l’emarginazione della fede dalla vita pubblica». In questo contesto forse servirebbe «una autocritica dell’età contemporanea e di certo cristianesimo moderno dato che tendono a ridurre a fatto privato il credere». Il Papa teologo ha tracciato anche scenari futuri e chiedendosi che cosa potrebbe accadere se la «nostra cultura» europea dovesse «costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento a una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate». Insomma il business. Le società non diventerebbero di sicuro «più ragionevoli o tolleranti o duttili», piuttosto si indebolirebbero dimostrandosi meno inclusive. La speranza Papa Ratzinger la ripone nei giovani ai quali indirizzerà, proprio oggi, ultimo giorno della sua visita, un accorato appello a non disperdere le radici cristiane.
Intanto su You-Tube sta impazzando un buffo filmato intitolato ”Spider bugs Pope”: un ragno piuttosto grosso ha scorrazzato indisturbato in lungo e in largo sulla veste candida di Ratzinger mentre leggeva un discorso durante uno dei tanti incontri pubblici.
Agli internauti il video è risultato simpatico, tanto che potrebbe presto superare a contatti quello ormai celebre di Obama e la mosca.

© Copyright Il Messaggero, 28 settembre 2009


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PAPA: CRISTIANI SIANO COERENTI IN OGNI AMBITO DELLA SOCIETA'

(AGI) - Praga, 28 set.

(dell'inviato Salvatore Izzo)

"C'e' oggi bisogno di persone che siano credenti e credibili, pronte a diffondere in ogni ambito della societa' quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione".
Sono le parole del Papa nell'omelia di questa mattina al Santuario di San Venceslao, alle porte di Praga, dove circa 50 mila fedeli cattolici lo hanno accolto con grande entusiasmo.
"La santita' - ricorda loro il Pontefice - e' la vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedelta' e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensi' al bene comune, e ricercando in ogni momento la volonta' divina".
E dunque, chiarisce Ratzinger mettendo in guardia dall'ipocrisia, "non basta apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente".
Riflessioni rivolte ai cattolici di un Paese che fino a venti anni fa era oppresso da una dittatura e che ancora oggi, pero', non riconosce alla comunita' cristiana un ruolo pubblico. Il Papa invita la Chiesa Ceca - che ieri a Brno e oggi alla periferia di Praga ha mostrato tuttavia di saper radunare folle considerevoli - a prendere coraggio e a darsi da fare, non aspettando riconoscimenti dall'alto.
L'omelia prende spunto dal martirio del principe boemo Venceslao, ucciso nel decimo secolo dal fratello che non condivideva l'ispirazione cristiana data al governo e alla quale si opponevano apertamente i potentati di allora, che erano pagani.
E la coerenza di Venceslao, pagata con la vita, per Benedetto XVI deve essere esempio anche oggi per "quanti guidano le sorti delle comunita' e dei popoli".

Un ragionamento che non si puo' piegare in chiave italiana, tanto che padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, precisa "che "il Papa si rivolge a tutti" e "occorre attenersi fedelmente al testo del suo intervento".

L'intento del Papa teologo, infatti, e quello di incoraggiare "chi si dice cristiano ad essere credibile, cioe' coerente con i principi e la fede che professa".
"Buono ed onesto - ricorda - e' colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio". Secondo il Papa, "questa e' la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si stacco' mai da Gesu' Cristo, il quale pati' per noi, lasciandoci un esempio, perche' ne seguiamo le orme".
Ben diversa ispirazione hanno avuto i regimi che nel '900 si sono succeduti in queste terre. "Il secolo passato - ricorda Benedetto - ha visto cadere non pochi potenti".
Personaggi che "parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili", ma "all'improvviso si sono ritrovati privi del loro potere".
Il Papa paragona il loro attaccamento al potere e alle ricchezze che ne traevano alla fatua ricerca di un benessere slegato dai valori, perseguito cioe' anche a costo di commettere azioni riprovevoli.
"Tristezza e insoddisfazione", spiega, sono questi i sentimenti che prevalgono in "chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l'uomo". "Queste persone sembrano avere vita facile e conseguire un successo materiale, ma - sottolinea il Papa - basta scrostare la superficie per costatare che, in loro, c'e' tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo 'timore di Dio' ha fiducia anche nell'uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo piu' giusto e fraterno". Infatti, "il valore autentico dell'esistenza umana non e' commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri, perche' non sono le realta' materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicita' che c'e' nel cuore di ogni persona".
Un tema che ritorna nel successivo incontro con i giovani cattolici della Repubblica Ceca, ai quali - prima di invitarli a partecipare con lui alla prossima Giornata Mondiale della Gioventu' che si terra' a Madrid nell'agosto 2011 - dice che "l'attuale societa' dei consumi sfrutta in modo falso e alienante" la loro aspirazione alla felicita', e troppi "si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine".
Alla disgrazia dei leader dei regimi (prima quello filo-nazista e poi di quello comunista) e all'infelicita' dei giovani sbandati di oggi, il Papa contrappone la gloria raggiunta col martirio dal sovrano martire Venceslao che "si mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla" e che "seguendoli, ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all'interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adopero' per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti e costruendo chiese". Il sovrano boemo, che costrui' e abbelli' molte chiese, sempre "soccorreva i poveri, vestiva gli ignudi, dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio come vuole il Vangelo.
Non tollerava che si facesse ingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero". "Venceslao - ricorda il Pontefice - e' morto martire per Cristo, il fratello Boleslao riusci' uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a testimonianza che 'il trono del re che giudica i poveri nella verita' restera' saldo in eterno'.
Dio - e' la conclusione che ne trae il Papa teologo - non abbandona i suoi fedeli: il sangue del martire non ha chiamato odio e vendetta, bensi' perdono e pace".

© Copyright (AGI)


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Aperti alla bellezza della verità per costruire un mondo che rifletta la bellezza divina: così Benedetto XVI nella cerimonia di congedo a Praga



Restare aperti alla bellezza della verità per sperare di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina: è quanto ha detto ieri pomeriggio il Papa nella cerimonia di congedo all’aeroporto di Praga, a conclusione del viaggio apostolico nella Repubblica Ceca che ha visto il Pontefice fare ritorno in serata alla sua residenza di Castel Gandolfo. A sorpresa, il presidente ceco Vaclav Klaus ha pronunciato il suo discorso in italiano ricevendo i complimenti di Benedetto XVI. Da Praga, il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti:

Il presidente ceco parla in italiano, il Papa inizia il suo discorso in lingua ceca, per poi proseguirlo in inglese. Scambio di cortesie alla cerimonia di congedo. Benedetto XVI per la seconda volta fa gli auguri di buon onomastico al capo di Stato nella ricorrenza di San Venceslao, traduzione italiana di Vaclav. Il Papa esprime la propria gratitudine a quanti hanno collaborato alla buona riuscita del viaggio. Elenca gli eventi principali di questi tre giorni: i momenti di preghiera con i vescovi, i sacerdoti e i fedeli del Paese. Esprime la propria commozione per la Messa a Stará Boleslav, luogo del martirio di San Venceslao, e poi la Messa a Brno, in Moravia, dove i Santi Cirillo e Metodio hanno dato il via alla loro missione evangelizzatrice nelle terre slave:


“The Church in this country has been truly blessed…”
“La Chiesa in questo Paese - ha detto - è stata veramente benedetta con una straordinaria schiera di missionari e di martiri, come anche di Santi contemplativi”, tra i quali il Papa cita Sant’Agnese di Boemia, la cui canonizzazione, venti anni fa, è stata “messaggera della liberazione di questo Paese dall’oppressione atea”.


L’incontro con le altre comunità cristiane - ha aggiunto Benedetto XVI - ha ancora una volta sottolineato “l’importanza del dialogo ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent’anni. Molto è già stato fatto per sanare le ferite del passato - ha affermato - e sono stati intrapresi dei passi decisivi sul cammino della riconciliazione e della vera unità in Cristo”. C’è poi l’incontro con la comunità accademica che - ha rilevato il Pontefice - “ha un importante ruolo da svolgere, mediante una ricerca della verità senza compromessi”. Infine, l’incontro con i giovani che il Papa ha incoraggiato “a costruire sulle migliori tradizioni del passato di questa nazione, in particolar modo sulla eredità cristiana”. Quindi, Benedetto XVI ha citato un detto attribuito a Franz Kafka: “Chi mantiene la capacità di vedere la bellezza non invecchia mai”:


“If our eyes remain open to the beauty of God’s creation…”
“Se i nostri occhi rimangono aperti alla bellezza della creazione di Dio e le nostre menti alla bellezza della sua verità - ha commentato il Papa - allora possiamo davvero sperare di rimanere giovani e di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina, in modo da offrire ispirazione alle future generazioni per fare altrettanto”.


“May God bless the Czech Republic! Ať Pražské Jezulátko...“
“Dio benedica la Repubblica Ceca! - così ha salutato il Papa - che, proseguendo in lingua ceca ha affidatto questo Paese al Bambino Gesù di Praga.


Il presidente Klaus ringrazia a sua volta il Papa; parla di visita memorabile, di rafforzamento dei rapporti tra Repubblica Ceca e Santa Sede. Ci ha portato un messaggio convincente - esclama - e noi lo abbiamo capito e lo terremo a mente a lungo:


“Lei ci ha portato - per utilizzare le sue parole - una nuova speranza. La sua grande fede, il suo coraggio nell’esprimere posizioni che non sono sempre politicamente corrette e condivise da tutti, il suo impegno a favore del rispetto delle idee e dei principi fondamentali della nostra civiltà e della cristianità sono qui per dare a tutti noi un esempio e per incoraggiarci”.

Prima della cerimonia di congedo, il Papa aveva incontrato a pranzo i vescovi cechi presso l’arcivescovado di Praga, esprimendo l’incoraggiamento della Chiesa universale alla Chiesa di questa terra. “Grazie per questa festa di fede e di speranza”, ha detto il Pontefice, che ha sottolineato di aver incontrato una Chiesa viva e una Chiesa che prega. I vescovi hanno donato al Papa un Rosario d’oro con i granati, pietre preziose tipiche della Repubblica Ceca. La visita del Papa si chiude nel segno di Maria: è la Madre di Dio che indica a tutti Cristo, unica Speranza, certa e affidabile, dell’umanità.










Il cardinale arcivescovo di Praga, Miloslav Vlk: la visita del Papa ha riportato la Chiesa ceca al centro della vita sociale


Un Papa colpito nel più profondo del cuore dal calore dell’accoglienza ricevuta e una Chiesa locale che esce dall’angolo della vita sociale dove vorrebbe relegarla la secolarizzazione. Sono due dei primi frutti della visita di Benedetto XVI nella Repubblica ceca. A sottolinearli è il cardinale arcivescovo di Praga Miloslav Vlk, al quale Alessandro De Carolis ha chiesto cosa abbia portato nel cuore del Paese questo viaggio apostolico:

R. - Se dovessi dire una parola direi “speranza”, perché prima della venuta del Santo Padre nei media c’era l’immagine del nostro Paese come di un Paese ateo e secolarizzato. Invece, la realtà che si è mostrata e che il Santo Padre ha sperimentato e vissuto è stata un’altra: c’erano tanti fedeli, tanta gente a Brno ed anche a Starà Boleslav, vicino Praga. Lui stesso lo ha menzionato e si è visto che la presenza non era solo una presenza di gente curiosa di vedere una celebrità, ma era soprattutto una presenza nella fede. E questo il Santo Padre lo ha sentito, principalmente a Starà Boleslav, dove c’erano i giovani. La loro gioia ha influito molto e il Santo Padre ha detto poi al pranzo finale con i vescovi che questa era una visita straordinaria.


D. - In questi giorni, Benedetto XVI ha pronunciato parole incisive non solo per la fede ma anche, eminenza, per la vita quotidiana dei suoi connazionali e non solo della loro. Cosa l’ha colpita in particolare di queste parole?


R. - Il Papa ha valutato la nostra tradizione spirituale e mi pare che abbia intravisto in questa storia la figura di San Venceslao come una figura simbolica, sia come nobile sia come martire. In una stessa persona, dunque, si sono collegati l’ambito della società e quello della Chiesa. Questo mi ha colpito molto e il Santo Padre lo ha sperimentato soprattutto a Starà Boleslav, il luogo del martirio di San Venceslao. E poi, il fatto che la festa di San Venceslao sia una festa nazionale mi pare sia molto significativo.


D. - Ha avuto già modo di raccogliere i primi echi di questa visita tra i suoi fedeli?


R. - Sì ed erano veramente positivi. Loro hanno visto il Papa modesto, umile. E’ stato accolto con stima e con grande gioia.


D. - Per la Chiesa di una nazione la visita di un Papa segna sempre uno spartiacque tra un prima e un dopo. Come ricomincia la vita della Chiesa ceca dopo l’incontro con Benedetto XVI?


R. - Prima, la Chiesa era vista come un piccolo gruppo a margine della società e della vita civile. Con la visita del Santo Padre, invece, la società intravede che facciamo parte della Chiesa universale, mondiale e che adesso siamo schierati dietro questa grande autorità morale e spirituale del mondo che è il Santo Padre. Mi pare che questa visita abbia avuto un profondo effetto nella situazione e nella posizione della Chiesa nella nostra società.




Radio Vaticana
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DOMENICA 4 OTTOBRE 2009

Quello che nessuno vi ha detto del viaggio del Papa in Rep. Ceca

Un acuto lettore dalla Repubblica ceca ha scritto al blog di Father Z. un interessantissimo commento che illustra alcuni aspetti della recente visita del Papa in quel Paese. Si tratta di informazioni particolarmente significatiche che, purtroppo, sono sfuggite a tutti i giornalisti e vaticanisti del mondo intero (a cui interessa di solito solo che il Papa abbia visto nei viaggi ebrei, musulmani e protestanti; oppure abbia detto la sua su questioni in senso lato politiche, e così via). Eppure, giudicate voi se le informazioni che seguono non sono MOLTO più importanti di quelle che avete finora letto su quel viaggio, perché si iscrivono pienamente nella campagna di risollevamento della Chiesa prostrata. La traduzione è di Federico, che ringraziamo.


Vengo dalla Repubblica Ceca e sono abbastanza frustrato dal fatto che la visita del Papa abbia avuto un’eco così negativa sui blog inglesi – o addirittura nessun’eco… Nella realtà dei fatti, è stata fantastica!

C’è stato parecchio simbolismo che gli stranieri non capiscono. Per esempio: il primo posto in cui il Papa è andato (su sua personale richiesta), la chiesa di Nostra Signora della Vittoria, è LA chiesa – il simbolo della “ricattolicizzazione” del paese. Nel 1620 i cattolici sconfissero i protestanti e questa particolare chiesa di Praga prese il nome da questa vittoria. Un padre generale dei carmelitani, P. Dominic Maria, aveva trovato nel sud della Boemia un dipinto della Santissima Madonna sfregiato dai protestanti (avevano cancellato il viso di Maria e gli occhi del piccolo Gesù), lo prese con sé e lo mostrò ai generali dell’armata cattolica prima della battaglia della Montagna Bianca. Chiese loro di sferrare l’attacco e assicurò l’aiuto del Signore. L’armata attaccò, vinse la battaglia e i carmelitani divennero responsabili della chiesa (il dipinto trovato da P. Dominic si poteva vedere in S.ta Maria della Vittoria a Roma fino al XIX secolo). Ferdinando II, re cattolico di Boemia, punì i ribelli protestanti (che cominciarono la guerra dei trent’anni) e li cacciò dal paese.

Nel 1918, dopo il collasso dell’impero asburgico, i politici Cechi vollero distanziarsi dal passato e appoggiarono la chiesa Ceca ussita. La maggioranza della popolazione rimase cattolica, ma la storiografia “politicamente corretta” della scuola divenne: “Siamo un paese ussita, in passato i cattolici furono i cattivi”. Fanno il lavaggio del cervello ancora oggi a scuola, anche se la maggior parte dei credenti è cattolica – i protestanti sono molto pochi.

Papa Benedetto XVI è stato molto coraggioso a scegliere proprio questa chiesa, un vero e proprio simbolo…

La situazione della Chiesa nella Repubblica Ceca è la seguente: subito dopo il Concilio Vaticano II siamo stati “risparmiati” dall’azione del suo “spirito” a causa del comunismo. Quando uno combatte il comunismo, non ha tempo per lo “spirito del Concilio”. Questo arrivò dopo la rivoluzione del 1989. Alcuni vescovi che c’erano allora erano cattivi, altri deboli. Tutti avevano paura del cardinale Vlk (che vuol dire “lupo”… come si dice: episcopus episcopo lupus). Ho visto le più belle chiese distrutte a causa dello “spirito” negli anni 90, e ancora le stanno distruggendo. Il mio professore di storia dell’arte un giorno confortò noi studenti dicendo: “Non piangete, i preti responsabili di tutto questo andranno all’inferno.” Insomma, immaginatevi gli anni 70 nell’Europa occidentale e avete l’immagine della situazione della Repubblica Ceca venti anni dopo. Preti diventati celebrità (tutti “liberal”, naturalmente…) sghignazzano di fronte a tutto ciò che è fedele alla tradizione cattolica: modo di pregare, di comportarsi…

E allora il Papa viene nella Repubblica Ceca, va alla chiesa di Nostra Signora della Vittoria, LA chiesa cattolica, e incorona il Divino Infante di Praga. Poteva compiere un gesto migliore per supportare i cattolici tradizionali? Un intellettuale, che mette la corona su una vecchia bambola miracolosa. Poi incontra preti e suore nella Cattedrale. Parla con loro? Discute di qualcosa? No, semplicemente prega insieme a loro. Vespro, in latino, bella musica (e tutte le suore ceche sono vestite da suore, naturalmente). Dimostra senza parole: questa è la cosa che dovreste fare, questo è il vostro lavoro: pregare.

Poi arriva a Brno, in Moravia. Centoventimila persone assistono alla Messa, che viene celebrata in latino. Nessuna grande concelebrazione, i 40 vescovi nei loro posti sono quasi invisibili, solo il vescovo locale concelebra (non si vede Vlk…). Dopo la Messa, il Papa dice ai fedeli: “Prendetevi cura di ciò che avete ereditato, la vostra tradizione cattolica…”. Dopo parla di Nostra Signora di Hostyn (che salvò gli abitanti della Moravia dai Tartari nel 1241). La venera come noi l’abbiamo sempre venerata. E questo è esattamente l’opposto di ciò che abbiamo sempre udito da Vlk e dai preti da televisione. Abbiamo l’assoluto sostegno del Papa per tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto e che alcuni vescovi hanno provato a portarci via.

Solo sei mesi fa Vlk minacciò il Vaticano con una ribellione di popolo come in Austria perché non gli era stato dato il permesso di nominare il suo successore a Praga (scrive di tutto questo sul suo blog www.cardinal.cz, ma solo in lingua ceca). Ma ora, durante la visita del Santo Padre, mentre guardavamo ciò che accadeva, ci sembrava che i vescovi cechi avessero finalmente recepito il messaggio – sembrava che avessero capito che i tempi sono cambiati e lo “spirito” non è più popolare. Spero proprio che tutto ciò possa durare, e spero che il Nunzio ci porti un buon arcivescovo a Praga quest’anno, nonostante le opposizioni.

Prima della visita papale, il Nunzio ha detto: “Questo paese ha il più bel barocco in Europa, e questo perché le chiese furono costruite quando la Chiesa era trionfante. Le chiese 'sorridono'. Tutto il paesaggio sembra cristiano. Non solo per tutte le chiese, ma c’è qualcosa di più, c’è un’espressione cristiana che viene dal passato e che ancora vive che dovremmo preservare”. Il Papa questo lo sa. Viene dalla Baviera e capisce…

E anche per quanto riguarda la politica la visita è stata un successo. Il presidente ceco, solitamente così arrogante, sembrava cambiato. Nessuno ha protestato neanche quando il Papa ha ricordato come San Venceslao si comportò con i paesi vicini – ancora, gli stranieri non capiranno, ma San Venceslao non volle la guerra con i germani, così preferì essere un suddito dell’imperatore germanico e pagare il tributo. Adesso ci sono liti in corso con i tedeschi sudeti circa le proprietà confiscate dopo l’ultima guerra… Papa Benedetto XVI è stato molto coraggioso a parlare di questo…

Ha toccato dinamite ad ogni passo, è stato molto coraggioso, e, per una volta devo dire che è stato ben ricevuto, sia dai politici che dai vescovi (i cattolici normali lo amano, chiaramente).

Scusate per la mail così lunga, ma volevo solo farvi sapere che in questa visita papale c’è stato molto di più di quello che gli occhi di uno straniero possono vedere. E’ stata una vittoria!


Quante cose i media evitano di raccontarci... Meno male che c'è internet!
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Papa Ratzi Superstar

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