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Viaggio apostolico nella Repubblica Ceca

Ultimo Aggiornamento: 04/10/2009 19.22
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27/09/2009 22.15
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PPapa a Praga/ Ricevi un sms da Benedetto XVI, boom di richieste

Iniziativa a Brno in preparazione alla visita, 10mila contatti

Ricevi in Sms i pensieri del Papa. Boom di richieste in Repubblica Ceca per l'iniziativa pensata dalla diocesi di Brno, in Moravia, in preparazione al viaggio che Benedetto XVI ha iniziato ieri nell'ex Paese sovietico. Il progetto - chiamato 'Daily Sms from the Pope (Sms quotidiano dal Papa) - prevedeva l'invio di un sms quotidiano con le frasi del Pontefice prese dalle sue tre Encicliche: Deus Caritas est, Spe Salvi e Caritas in veritate. Circa 10mila persone hanno aderito all'iniziativa.
E' stata una delle iniziative di maggiore successo - riferisce la diocesi di Brno - per la preparazione spirituale alla visita del Papa. Molte delle frasi sono state scelte pensando a un pubblico composto soprattutto da non credente.

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Papa a Praga: La fede non sia fatto privato,progresso è ambiguo

Quando l'uomo esclude Dio la sua libertà è fragile

Basta relegare la fede sul "piano privato e ultraterreno". Si è infatti "affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico", ma "questo progresso è ambiguo": allarme di Papa Benedetto XVI lanciato a Brono, in Repubblica ceca, dove si trova per il suo secondo giorno di visita apostolica. Davanti a migliaia di fedeli, Ratzinger si sofferma con forza sul tema di fede e speranza.
"L'unica speranza 'certa' e 'affidabile' - dice alla celebrazione della messa nella spianata dell'aeroporto di Brno, capitale della Moravia - si fonda su Dio.
L'esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perchè l'essere umano - ammonisce - è libero e la sua libertà permane fragile".
Poi l'avvertimento: "Sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna - chiosa Ratzinger - hanno subito come uno 'spostamento' perchè sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico. Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene - spiega il Papa teologo - insieme a prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società". Per Benedetto XVI, dunque, "l'uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito". Il Papa ha infine ricordato le "tante forme di povertà" che "nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da una originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastarea se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato - conclude il Pontefice - quando si affida a progetti solo umani, solo Cristo può essere la nostra certa speranza".
Alla grande celebrazione di Brno sono presenti il presidente della Repubblica Vaclav Klaus, accompagnato dalla moglie, il sindaco della città, il presidente della Regione della Moravia del Sud, e tantissimi pellegrini provenienti non solo da tutta la Repubblica Ceca, ma anche da Slovacchia, Polonia, Austria e Germania.

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Il Paese ripiegato su se stesso attende una minoranza creativa

Fuori dall'aeroporto c'è uno sparuto gruppo di fedeli, nessuna bandiera, nessun manifesto. Il Papa sale su un'auto scura e va verso il centro di questa capitale mitteleuropea, sonnacchiosa nel weekend. Praga non aspetta il Papa, chiusa nel suo scetticismo e prigioniera di pregiudizi.
Qui l'indifferenza religiosa è diventata vanto e titolo di modernità. Il presidente Klaus, che ha accolto il Papa all'aeroporto, qualche anno fa aveva definito la Chiesa un club turistico. Il cardinale di Praga Miloslav Vlk spera che tre giorni accanto a Benedetto XVI gli facciano cambiare idea.
Joseph Ratzinger scommette sulla sua missione e mette in campo tutta la sua forza di Pontefice intellettuale per riconquistare il Paese con il più alto tasso di agnosticismo d'Europa a una Chiesa che qui è ridotta ai minimi termini, una pratica religiosa più che tiepida, una manciata di seminaristi in Boemia e poco di più in Moravia, la regione più cattolica con capoluogo Brno, dove il Papa si reca oggi. Sull'aereo che vola da Roma sembra che allunghi lo sguardo subito oltre la corona delle Alpi verso la pianura boema, consapevole di atterrare in un luogo dove dalla religione si fugge in massa, nonostante adesso ci sia libertà di culto, dopo gli anni della repressione comunista. E osserva: «Normalmente le minoranze creative dominano il futuro».
Sta qui la ragione profonda della missione di Ratzinger. C'è una minoranza a cui dare fiducia, c'è una minoranza da scuotere nella sua consapevolezza, che è poi quella del Vangelo, c'è un pugno di vescovi, sacerdoti, laici a cui infondere energia. Dice il nunzio apostolico a Praga, monsignor Diego Causero: «Bisogna ricreare un nucleo».
Significa superare pregiudizi e anche favorire una percezione migliore della Chiesa nell'opinione pubblica del Paese. E la strategia si gioca attorno all'aggettivo che il Papa ha messo accanto a minoranza, quel «creativo» che traffica talenti, secondo la visione evangelica del «resto di Israele» che ha cambiato la storia dell'umanità.
La società ceca fa i conti con una secolarizzazione avanzata. Il 67% delle coppie divorzia; il matrimonio, e non solo quello religioso, non è più una prospettiva per i giovani. Il tempo della passione politica e civile, della lotta per la libertà dei primi anni dopo la «Rivoluzione di velluto» è lontanissimo. Oggi Praga è confusa, provata dalla crisi economica, che ha riportato sulla scena i fantasmi del protezionismo e una buona dose di arroganza nazionalista.
L'euroscetticismo ha spalmato la società a livello popolare e la classe politica. L'Unione è stata guidata nei primi sei mesi di quest'anno dai leader più lontani dall'idea di Europa di tutto il continente. Così la capitale ceca rischia di diventare il centro isolato della crisi, ai margini di un'Europa che qui ha il suo cuore geografico.
Una minoranza creativa serve a offrire stimoli a una società che si piega sempre più su se stessa. La Chiesa qui ha giocato praticamente sempre questo ruolo. Cirillo e Metodio cominciarono in Moravia l'evangelizzazione delle terre slave. Erano due pazzi o due creativi, quando decisero di trasformare alfabeto e liturgia dal bizantino in slavo, inventando il cirillico come strumento anche di azione missionaria?
Era un folle o un creativo Gregor Mendel, l'abate agostiniano della Moravia che con le sue ricerche da pioniere gettò le basi della genetica moderna? Ed erano matti quei sacerdoti di qui che durante l'Impero asburgico continuarono a predicare in ceco e salvarono la memoria della lingua, che l'Impero voleva invece cancellare per sempre? Ed erano infine stralunati visionari quei vescovi, quei laici, quei preti indomiti che resistettero al comunismo per anni e pagarono di persona con il carcere, confidando solo nella speranza e nella potenza creativa del Vangelo per costruire la società del futuro?
Benedetto XVI aveva in mente tutta questa gente, ieri a Praga.
Qualcuno lo ha citato nei suoi quattro discorsi: Cirillo e Metodio, Mendel, i cardinali Beran e Tomasek. C'è una memoria di impegno e di resistenza che Praga e la Boemia e la Moravia non possono dimenticare. È un'energia che va messa in campo per uscire dalla crisi. Il Papa ha chiaramente mostrato la strada: «Normalmente le minoranze creative indicano il futuro». Praga ha bisogno di trovare nuova strade, ha bisogno di leader di nuovo appassionati. La Chiesa, i suoi giovani, che si stanno formando in tante associazioni e movimenti, devono giocare per se stessi e per il Paese la carta del futuro con il Vangelo in mano.
Al. B.

© Copyright Eco di Bergamo, 27 settembre 2009


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Liberi dopo la caduta del Muro

«Ma non cedete al relativismo»

Il Papa a Praga ricorda le ferite del comunismo: tragedia per la Chiesa

«Ora pericolosa crisi di valori. Ogni essere umano va accolto e rispettato»

nostro servizio

Alberto Bobbio

Praga
Nell'aeroporto dove quarant'anni fa i carri armati sovietici scaldavano i motori prima di andare all'arrembaggio della città, che aveva messo in scena la «Primavera» più evocata e più tragica della storia recente dell'Europa, Benedetto XVI inizia un viaggio che già nel primo giorno mette in fila memoria e indicazioni per il futuro. C'è il ricordo della «Rivoluzione di velluto», che ha posto fine alla repressione comunista, ma c'è anche la preoccupazione di un uso «corretto» della libertà. C'è il richiamo alla identità della nazione, ma anche quello all'Europa, «casa» dei popoli del continente, particolarmente significato nel Paese forse più euroscettico tra i 27 che siedono a Bruxelles.
Ratzinger percorre sulla bianca auto panoramica la capitale della Repubblica Ceca, di qui e di là del ponte Carlo, dal castello alla cattedrale di San Vito, osservato con curiosità da una città un po' indifferente. E non sono i gesti a fare la differenza, ma le parole. All'aeroporto ammette che questo crocevia di popoli e tradizioni ha talvolta causato «frizioni». Qui è nato Hus, il riformatore boemo finito sul rogo a Ginevra nel 1411, per cui già Giovanni Paolo II chiese perdono; qui la storia culturale e religiosa d'Europa è diventata a volte «campo di battaglia». Il Papa non nega niente, ma spiega che «più spesso» queste terre sono diventate «un ponte».
Poi affronta subito l'anniversario per il quale è venuto al centro dell'Europa: la caduta del Muro di Berlino e la «Rivoluzione di velluto». Furono quei fatti che permisero ai Paesi dell'Europa centrale e orientale di «assumere quel posto che spetta a loro nel consesso delle Nazioni in qualità di nazioni sovrane». Il Muro di Berlino ha segnato «uno spartiacque nella storia mondiale», fu una «tragedia» per la Chiesa, che vide la sua voce messa «a tacere». Si trattò di una repressione politica il cui «costo non si deve sottovalutare».
L'analisi del Papa è precisa. Lo dice subito all'aeroporto e lo ripete per due volte, prima nell'incontro con il corpo diplomatico e poi, alla sera, nella cattedrale di San Vito durante i Vespri. Ricorda gli indomiti cardinali di Praga Beran e Tomasek, il primo perseguitato dai nazisti e dai comunisti, morto a Roma quarant'anni fa e di cui è in corso la causa di beatificazione; il secondo che ha tenuto dritta la barra di una Chiesa oppressa dopo la «Primavera» di Alexander Dubcek. Ricorda l'eroismo dei testimoni e spiega che solo in un «legame profondo con Cristo» è possibile avere tale energia. Ma da quella lezione Ratzinger ne trae una nuova, che va bene per la situazione attuale.
Ecco il richiamo all'uso «corretto» della libertà, in una società che «reca ancora le ferite causate dall'ideologia atea», ma «spesso è affascinata dalla moderna mentalità del consumismo edonista», che porta a una «pericolosa crisi di valori umani e spirituali» e alla «deriva di una dilagante relativismo etico e culturale»: «La verità del Vangelo è indispensabile per una società prospera».
Va a rendere omaggio al «Bambino Gesù» di Praga, piccola statua di legno e di cera, simbolo del culto millenario di queste terre per l'infanzia di Cristo, e spiega che la deriva oggi colpisce famiglie e bambini e l'intera società quando non si capisce che in ogni uomo si vede «il Figlio di Dio». Sono parole incisive, taglienti, appello accorato all'intera umanità: «Ogni essere umano è da accogliere e rispettare. Possa la nostra società comprendere questa realtà!». Pensa ai bambini, «vittime della violenza», dello «sfruttamento di persone senza scrupoli», pensa a ogni essere umano «senza distinzione di razza e di cultura», perché nei loro volti «brilla l'immagine di Dio».
L'altra preoccupazione è per l'Europa. Non è molto popolare parlare di Europa a Praga. Ma il Papa non si fa scrupolo e svolge la sua lezione. Lega la questione all'«euforia» seguita alla «Rivoluzione di velluto» e osserva che quel processo di «risanamento e ricostruzione continua», ma adesso «all'interno del più ampio processo di unificazione europea e di un mondo sempre più globalizzato». Lo chiedeva chi lottava per la libertà, reclamando «nuovi modelli nella vita pubblica e di solidarietà tra popoli e nazioni». Oggi quella libertà conquistata «presuppone la ricerca della verità, del vero bene». Insomma è compiuta, ammonisce Benedetto XVI, se porta a «conoscere e a fare ciò che è retto e giusto».
Ma bisogna rispondere a un'altra questione: chi ha responsabilità di tenere accesa la sensibilità sul bene? «Chiunque eserciti il ruolo di guida», risponde Ratzinger, «in campo religioso, politico o culturale»: «Insieme dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca delle verità. O le due cose vanno insieme, mano nella mano, o periscono miseramente».
Benedetto XVI indica con chiarezza il ruolo del cristianesimo «per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama il continente europeo "casa"». Sottolinea che la fede ha un ruolo «rispettoso, ma determinato nell'arena pubblica»; poi ricorda che «l'attenzione alla verità universale» non dovrebbe mai venir meno a causa di «interessi particolaristici», perché ciò porta a «frammentazione sociale e discriminazione».
Insomma bisogna saper guardare, scandisce il Papa davanti alle autorità politiche e ai diplomatici accreditati a Praga, «alle necessità del bene comune»: «La storia ha ampiamente dimostrato che la verità può essere tradita e manipolata a servizio di false ideologie, dell'oppressione e dell'ingiustizia».
Eppure bisogna gettare lo sguardo «oltre tali pericoli». Benedetto XVI è convinto che occorre un «paziente lavoro» nella «politica e nella diplomazia» e che l'obiettivo è quello di superare il «cinismo distruttivo», che nega «la ricerca delle verità» e il «relativismo», che «corrode i valori che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno».

© Copyright Eco di Bergamo, 27 settembre 2009


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Il Papa al mondo accademico: la libertà ha lo scopo di cercare la verità. Testo integrale del discorso


Nell’incontro col mondo accademico nel Castello di Praga il Papa ha ricordato che dal cristianesimo è nata l’università: così, dove si sopprime la dimensione trascendente si soffoca la libertà di ricerca. E’ successo durante il passato regime materialista, e in modo più sottile succede oggi, quando domina una mentalità relativista che in nome di una malintesa tolleranza – che attribuisce in modo indiscriminato uguale valore a tutto - si piega alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di miopi obiettivi utilitaristici. Di qui l’appello del Papa a non separare fede e ragione, le due ali con le quali lo spirito umano è innalzato alla contemplazione della verità. Ecco il testo integrale del discorso del Papa.

Signor Presidente,

Illustri Rettori e Professori,

Cari Studenti ed Amici,



L’incontro di questa sera mi offre la gradita opportunità di manifestare la mia stima per il ruolo indispensabile che svolgono nella società le università e gli istituti di studi accademici. Ringrazio lo studente che mi ha gentilmente salutato in vostro nome, i membri del coro universitario per la loro ottima interpretazione e l’illustre Rettore dell’Università Carlo, il Professor Václav Hampl, per le sue profonde parole. Il mondo accademico, sostenendo i valori culturali e spirituali della società e insieme offrendo ad essi il proprio contributo, svolge il prezioso servizio di arricchire il patrimonio intellettuale della nazione e di fortificare le fondamenta del suo futuro sviluppo. I grandi cambiamenti che venti anni fa trasformarono la società ceca furono causati, non da ultimo, dai movimenti di riforma che si originarono nelle università e nei circoli studenteschi. Quella ricerca di libertà ha continuato a guidare il lavoro degli studiosi: la loro diakonia alla verità è indispensabile al benessere di qualsiasi nazione.



Chi vi parla è stato un professore, attento al diritto della libertà accademica e alla responsabilità per l'uso autentico della ragione, ed ora è il Papa che, nel suo ruolo di Pastore, è riconosciuto come voce autorevole per la riflessione etica dell’umanità. Se è vero che alcuni ritengono che le domande sollevate dalla religione, dalla fede e dall’etica non abbiano posto nell’ambito della ragione pubblica, tale visione non è per nulla evidente. La libertà che è alla base dell'esercizio della ragione – in una università come nella Chiesa – ha uno scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della verità, e come tale esprime una dimensione propria del Cristianesimo, che non per nulla ha portato alla nascita dell'università. In verità, la sete di conoscenza dell’uomo spinge ogni generazione ad ampliare il concetto di ragione e ad abbeverarsi alle fonti della fede. È stata proprio la ricca eredità della sapienza classica, assimilata e posta a servizio del Vangelo, che i primi missionari cristiani hanno portato in queste terre e stabilita come fondamento di un’unità spirituale e culturale che dura fino ad oggi. La medesima convinzione condusse il mio predecessore, Papa Clemente VI, ad istituire nel 1347 questa famosa Università Carlo, che continua ad offrire un importante contributo al più vasto mondo accademico, religioso e culturale europeo.



L’autonomia propria di una università, anzi di qualsiasi istituzione scolastica, trova significato nella capacità di rendersi responsabile di fronte alla verità. Ciononostante, quell'autonomia può essere resa vana in diversi modi. La grande tradizione formativa, aperta al trascendente, che è all’origine delle università in tutta Europa, è stata sistematicamente sovvertita, qui in questa terra e altrove, dalla riduttiva ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall’oppressione dello spirito umano. Nel 1989, tuttavia, il mondo è stato testimone in maniera drammatica del rovesciamento di una ideologia totalitaria fallita e del trionfo dello spirito umano.



L’anelito per la libertà e la verità è parte inalienabile della nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato e, come la storia ha dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo l’umanità stessa. È a questo anelito che cercano di rispondere la fede religiosa, le varie arti, la filosofia, la teologia e le altre discipline scientifiche, ciascuna col proprio metodo, sia sul piano di un’attenta riflessione che su quello di una buona prassi.

Illustri Rettori e Professori, assieme alla vostra ricerca c’è un ulteriore essenziale aspetto della missione dell'università in cui siete impegnati, vale a dire la responsabilità di illuminare le menti e i cuori dei giovani e delle giovani di oggi. Questo grave compito non è certamente nuovo. Sin dai tempi di Platone, l’istruzione non consiste nel mero accumulo di conoscenze o di abilità, bensì in una paideia, una formazione umana nelle ricchezze di una tradizione intellettuale finalizzata ad una vita virtuosa. Se è vero che le grandi università, che nel medioevo nascevano in tutta Europa, tendevano con fiducia all'ideale della sintesi di ogni sapere, ciò era sempre a servizio di un’autentica humanitas, ossia di una perfezione dell'individuo all'interno dell'unità di una società bene ordinata. Allo stesso modo oggi: una volta che la comprensione della pienezza e unità della verità viene risvegliata nei giovani, essi provano il piacere di scoprire che la domanda su ciò che essi possono conoscere dispiega loro l’orizzonte della grande avventura su come debbano essere e cosa debbano compiere.



Deve essere riguadagnata l’idea di una formazione integrale, basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità. Ciò può contrastare la tendenza, così evidente nella società contemporanea, verso la frammentazione del sapere. Con la massiccia crescita dell’informazione e della tecnologia nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca della verità. La ragione però, una volta separata dal fondamentale orientamento umano verso la verità, comincia a perdere la propria direzione. Essa finisce per inaridire o sotto la parvenza di modestia, quando si accontenta di ciò che è puramente parziale o provvisorio, oppure sotto l’apparenza di certezza, quando impone la resa alle richieste di quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto. Il relativismo che ne deriva genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche.



Se per un verso è passato il periodo di ingerenza derivante dal totalitarismo politico, non è forse vero, dall’altro, che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti – in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile – a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici? Cosa potrà accadere se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate? Cosa potrà accadere se, nell’ansia di mantenere una secolarizzazione radicale, finisse per separarsi dalle radici che le danno vita? Le nostre società non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno inclusive, e dovranno faticare sempre di più per riconoscere quello che è vero, nobile e buono.



Cari amici, desidero incoraggiarvi in tutto quello che fate per andare incontro all’idealismo e alla generosità dei giovani di oggi, non solo con programmi di studio che li aiutino ad eccellere, ma anche mediante l’esperienza di ideali condivisi e di aiuto reciproco nella grande impresa dell’apprendere. Le abilità di analisi e quelle richieste per formulare un’ipotesi scientifica, unite alla prudente arte del discernimento, offrono un antidoto efficace agli atteggiamenti di ripiegamento su se stessi, di disimpegno e persino di alienazione che talvolta si trovano nelle nostre società del benessere e che possono colpire soprattutto i giovani.



In questo contesto di una visione eminentemente umanistica della missione dell’università, vorrei accennare brevemente al superamento di quella frattura tra scienza e religione che fu una preoccupazione centrale del mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II.



Egli, come sapete, ha promosso una più piena comprensione della relazione tra fede e ragione, intese come le due ali con le quali lo spirito umano è innalzato alla contemplazione della verità (cfr Fides et ratio, Proemio) L’una sostiene l'altra ed ognuna ha il suo proprio ambito di azione (cfr ibid., 17), nonostante vi siano ancora quelli che vorrebbero disgiungere l’una dall’altra. Coloro che propongono questa esclusione positivistica del divino dall'universalità della ragione non solo negano quella che è una delle più profonde convinzioni dei credenti: essi finiscono per contrastare proprio quel dialogo delle culture che loro stessi propongono. Una comprensione della ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle subculture, è incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha così urgente bisogno. Alla fine, la "fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà" (Caritas in veritate, 9). Questa fiducia nella capacità umana di cercare la verità, di trovare la verità e di vivere secondo la verità portò alla fondazione delle grandi università europee. Certamente noi dobbiamo riaffermare questo oggi per donare al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro veramente degno dell’uomo.

Con queste riflessioni, cari amici, formulo nella preghiera i migliori auspici per il vostro impegnativo lavoro. Prego affinché esso sia sempre ispirato e diretto da una sapienza umana che ricerca sinceramente la verità che ci rende liberi (cfr 8,28). Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la benedizione della gioia e della pace di Dio.












Cristiani uniti in un mondo che cerca di emarginare la fede: così il Papa nell'incontro ecumenico. Il testo integrale del discorso



Nel pomeriggio si è svolto a Praga l’incontro ecumenico: il Papa ha invitato i cristiani a lavorare strenuamente per l’unità, in un mondo che spesso vuole emarginare la fede dalla vita pubblica. In questo contesto ha parlato della necessità di una autocritica dell’età contemporanea e di certo cristianesimo moderno che tendono a ridurre a fatto privato il credere. Non bisogna dimenticare infatti che è grazie alla fede cristiana che in Europa si sono affermati i principi di giustizia e libertà. I cristiani allora non devono essere timidi nell’annunciare il tesoro della fede, bene per tutta la società. Da parte sua il presidente del Consiglio Ecumenico Pavel Cerny ha sottolineato i buoni rapporti tra le varie Chiese cristiane presenti nel Paese. Ecco il testo integrale del discorso del Papa.



Signori Cardinali,

Eccellenze,

fratelli e sorelle in Cristo,



ringrazio il Signore Onnipotente per l’opportunità che mi viene data di incontrare voi, che siete i rappresentanti delle diverse comunità Cristiane di questo Paese. Ringrazio il Dottor Černý, Presidente del Consiglio Ecumenico delle Chiese nella Repubblica Ceca, per le gentili parole di benvenuto che mi ha indirizzato a vostro nome.



Cari amici, l’Europa continua ad essere sottoposta a molti cambiamenti. È difficile credere che solo due decenni sono passati da quando il crollo dei precedenti regimi ha dato avvio a una difficile ma produttiva transizione verso strutture politiche più partecipative. In questo periodo, i cristiani si sono uniti assieme ad altri uomini di buona volontà nell'aiutare a ricostruire un ordine politico giusto, e continuano oggi ad impegnarsi nel dialogo per aprire nuove vie verso la comprensione reciproca, la collaborazione in vista della pace e il progresso del bene comune.



Ciononostante, stanno emergendo sotto nuove forme tentativi tesi a marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica, talora sotto il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società. Questo fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere. Come ho suggerito nella mia Enciclica sulla speranza cristiana, la separazione artificiale del Vangelo dalla vita intellettuale e pubblica dovrebbe condurci ad impegnarci in una reciproca “autocritica dell’età moderna” e “autocritica del cristianesimo moderno”, particolarmente riguardo alla speranza che essi possono offrire all’umanità (cfr Spe salvi, 22). Possiamo chiederci: cosa ha da dire oggi il Vangelo alla Repubblica Ceca e più in generale all’intera Europa, in un periodo segnato dal proliferare di diverse visioni del mondo?



Il cristianesimo ha molto da offrire sul piano pratico e morale, poiché il Vangelo non cessa mai di ispirare uomini e donne a porsi al servizio dei loro fratelli e sorelle. Pochi potrebbero contestare ciò. Tuttavia, quanti fissano il loro sguardo su Gesù di Nazareth con occhi di fede sanno che Dio offre una realtà più profonda e nondimeno inseparabile dall’"economia" della carità all’opera in questo mondo (cfr Caritas in veritate, 2): Egli offre la salvezza.



Il termine salvezza è ricco di significati, tuttavia esprime qualche cosa di fondamentale ed universale dell’anelito umano verso la felicità e la pienezza. Esso allude al desiderio ardente di riconciliazione e di comunione che spontaneamente sgorga nelle profondità dello spirito umano. È la verità centrale del Vangelo e l’obiettivo verso cui è diretto ogni sforzo di evangelizzazione e di cura pastorale. Ed è il criterio sul quale i cristiani tornano sempre a focalizzarsi, nel loro impegno per sanare le ferite delle divisioni del passato. A tal fine – come il Dr. Černý ha notato – la Santa Sede ha organizzato un Convegno internazionale nel 1999 su Jan Hus per facilitare l’analisi della complessa e travagliata storia religiosa in questa nazione e più in generale in Europa (cfr Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno Internazionale su Giovanni Hus, 1999). Prego perché tali iniziative ecumeniche portino frutto non solo per proseguire il cammino dell’unità dei cristiani, ma per il bene dell’intera società europea.



Acquistiamo fiducia sapendo che la proclamazione da parte della Chiesa della salvezza in Gesù Cristo è sempre antica e sempre nuova, imbevuta della saggezza del passato e ricolma di speranza per il futuro. Quando l’Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo, ascolta la sua stessa storia. Le sue nozioni di giustizia, libertà e responsabilità sociale, assieme alle istituzioni culturali e giuridiche stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono plasmate dalla sua eredità cristiana. In verità, la memoria del passato anima le sue aspirazioni per il futuro.



Ciò spiega perché, in effetti, i cristiani attingano all’esempio di figure come sant’Adalberto e sant’Agnese di Boemia. Il loro impegno per la diffusione del Vangelo fu motivato dalla convinzione che i cristiani non devono ripiegarsi su di sé, timorosi del mondo, ma piuttosto condividere con fiducia il tesoro di verità loro affidato. Allo stesso modo i cristiani di oggi, aprendosi alla situazione attuale e riconoscendo tutto ciò che vi è di buono nella società, devono avere il coraggio di invitare uomini e donne alla radicale conversione che deriva dall’incontro con Cristo e introduce in una nuova vita di grazia.



Da questo punto di vista noi comprendiamo più chiaramente perché i cristiani siano tenuti ad unirsi ad altri nel ricordare all’Europa le sue radici. Non perché queste radici siano da tempo avvizzite. Al contrario! È per il fatto che esse continuano – in maniera tenue ma al tempo stesso feconda – a provvedere al Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni. Proprio perché il Vangelo non è un'ideologia, non pretende di bloccare dentro schemi rigidi le realtà socio politiche che si evolvono. Piuttosto, esso trascende le vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca. Cari amici, chiediamo a Dio di infondere in noi uno spirito di coraggio per condividere le verità salvifiche eterne che hanno permesso, e continueranno a permettere, il progresso sociale e culturale di questo Continente.



La salvezza operata da Gesù con la sua passione, morte, risurrezione ed ascensione in cielo non solo trasforma noi che crediamo in lui, ma ci spinge a condividere questa Buona Notizia con altri. La nostra capacità di attingere alla verità insegnata da Gesù Cristo, illuminata dai doni dello Spirito di conoscenza, saggezza e intelletto (cfr Is 11,1-2; Es 35,31) ci sproni a lavorare strenuamente in favore dell'unità che Egli desidera per tutti i suoi figli rinati nel Battesimo, e anzi per l’intero genere umano.



Con questi sentimenti, e con affetto fraterno per voi e per i membri delle vostre rispettive comunità, esprimo il mio profondo ringraziamento a tutti voi e vi affido a Dio Onnipotente, che è la nostra fortezza, il nostro rifugio e la nostra liberazione (cfr Sal 144,2). Amen!




Radio Vaticana
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Monito del Papa alle università: «No alle lobby della ricerca»

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Praga

Oggi la ricerca accademica è costretta «a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine».
Nel secondo giorno della sua visita nella Repubblica Ceca Benedetto XVI torna professore, incontra il mondo accademico nella sala Vladislav del castello di Praga e pronuncia un discorso sul rapporto fede-ragione e sul ruolo del cristianesimo nella nascita dell’università. Ad ascoltarlo ci sono professori e studenti dell’ateneo Carlo, fondato nel 1347 da Clemente VI: in occasione dell’ultima visita nel Paese, nell’aprile 1997, Giovanni Paolo II donò al rettore l’originale della bolla di fondazione. Ratzinger riconosce il ruolo che gli universitari hanno avuto nel crollo del totalitarismo, e aggiunge: «Chi vi parla è stato un professore, attento al diritto della libertà accademica e alla responsabilità per l'uso autentico della ragione».
Il Papa, che ha fatto il suo ingresso nella sala preceduto dai professori in abiti variopinti ornati di ermellino, ricorda il ruolo che «le domande sollevate dalla religione, dalla fede e dall’etica» devono avere «nell’ambito della ragione pubblica», e afferma che «la libertà che è alla base dell'esercizio della ragione – in una università come nella Chiesa – ha uno scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della verità». L’autonomia propria dell’università come di ogni istituzione scolastica, spiega Benedetto XVI, trova significato «nella capacità di rendersi responsabile di fronte alla verità». Ma quell’autonomia può essere vanificata «dalla riduttiva ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall’oppressione dello spirito umano».
Ratzinger rilancia l’idea di «una formazione integrale, basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità», per contrastare «la tendenza, così evidente nella società contemporanea, verso la frammentazione del sapere». Oggi la ragione «finisce per inaridire, quando si accontenta di ciò che è puramente parziale o provvisorio, oppure sotto l’apparenza di certezza, quando impone la resa alle richieste di quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto. Il relativismo che ne deriva genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche». Accade sempre più spesso, conclude il Pontefice, che «l'esercizio della ragione e la ricerca accademica» siano «costretti – in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile – a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine». «Cosa potrà accadere – si è infine chiesto Ratzinger, se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate?». Se la cultura si separa «dalle radici che le danno vita», le nostre società «non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno inclusive».

© Copyright Il Giornale, 28 settembre 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA: IN EUROPA RISCHI EGEMONIA RELATIVISMO

(AGI) - Praga, 27 set.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

Se il relativismo che avanza in Europa riuscira' a cancellare le radici cristiane del Vecchio Continente, "le nostre societa' non diventeranno piu' ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto piu' fragili e meno inclusive, e dovranno faticare sempre di piu' per riconoscere quello che e' vero, nobile e buono".
E' questo il monito lanciato da Papa Ratzinger alla fine del secondo giorno della sua visita pastorale nella Repubblica Ceca, uno dei paesi che dopo la dittatura comunista stentano a ritrovare la loro identita' cristiana e dove - ha detto nella celebrazione di questa mattina a Brno, in una spianata gremita da 150 mila fedeli - si vive in "una condizione culturale che rappresenta spesso una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza", virtu' "relegate sul piano privato e ultraterreno" da un progresso scientifico ed economico che il Pontefice definisce "ambiguo", in quanto "apre possibilita' di bene insieme a prospettive negative".
"Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma - ha spiegato ai cattolici radunati nel capoluogo della - non bastano a garantire il benessere morale della societa'".
"La verita' vi fara' liberi", ha poi scritto di suo pugno sul registro d'onore dell'Universita' "Carlo" di Praga, al termine dell'incontro di stasera con rettori e docenti degli atenei cechi.
A vent'anni dal crollo del comunismo, in un'Europa che "continua ad essere sottoposta a molti cambiamenti", anche in Paesi come la Repubblica Ceca, per il Papa "stanno emergendo sotto nuove forme tentativi tesi a marginalizzare l'influsso del cristianesimo nella vita pubblica, talora sotto il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della societa'".
La rilevanza del cristianesimo per l'Europa e' un dato che, ha osservato nell'incontro con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane all' arcivescovado di Praga, "pochi potrebbero contestare". E non e' affatto vero che "queste radici siano da tempo avvizzite: al contrario, esse continuano, in maniera tenue ma al tempo stesso feconda, a provvedere al Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni".
"Quando l'Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo - infatti - ascolta la sua stessa storia: le sue nozioni di giustizia, liberta' e responsabilita' sociale, assieme alle istituzioni culturali e giuridiche stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono plasmate dalla sua eredita' cristiana". Una "memoria del passato" che "anima le sue aspirazioni per il futuro".
Eppure, ed e' sotto gli occhi di tutti, il relativismo sembra ormai prevalere nell'Europa di oggi e a livello culturale esso "genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce". A preoccupare il Papa e' "la tendenza, cosi' evidente nella societa' contemporanea, verso la frammentazione del sapere: con la massiccia crescita dell'informazione e della tecnologia - ha spiegato nel discorso rivolto ai rettori e docenti nella Sala del Trono al Castello di Praga - nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca della verita'". E la ragione, "una volta separata dal fondamentale orientamento umano verso la verita', comincia a perdere la propria direzione", cosi' "finisce per inaridire sotto la parvenza di modestia, quando si accontenta di cio' che e' puramente parziale o provvisorio, oppure sotto l'apparenza di certezza, quando impone la resa alle richieste di quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto".
Per il Papa teologo, che negli anni '70 fu vicerettore dell'Universita' di Ratisbona, tutto questo puo' avere ricadute negative sull'autonomia delle istituzioni accademiche. "Se per un verso e' passato il periodo di ingerenza derivante dal totalitarismo politico, non e' forse vero - si e' chiesto - che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile, a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici? Cosa potra' accadere - ha incalzato il Pontefice - se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate? Cosa potra' accadere se, nell'ansia di mantenere una secolarizzazione radicale, finisse per separarsi dalle radici che le danno vita?". La denuncia del Papa riguardo al tentativo di cancellare le radici cristiane dell'Europa e' molto circostanziata: giustamente, ha rilevato, dopo la caduta dei regimi oppressivi comunisti "i cristiani si sono uniti assieme ad altri uomini di buona volonta' nell'aiutare a ricostruire un ordine politico giusto, e continuano oggi ad impegnarsi nel dialogo per aprire nuove vie verso la comprensione reciproca, la collaborazione in vista della pace e il progresso del bene comune". Ma oggi "quanti propongono questa esclusione positivistica del divino finiscono per contrastare proprio quel dialogo delle culture che loro stessi propongono". Cosi' "una comprensione della ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle subculture, e'
incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha urgente bisogno". "Noi dobbiamo riaffermare questo - ha concluso - per donare al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro veramente degno dell'uomo".

© Copyright (AGI)


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PAPA A PRAGA FIRMA LIBRO D'ORO: LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI

Si chiude seconda giornata di visita in Repubblica Ceca

DATA 27-09-2009 19:09 FONTE (APCOM)

Il Papa firma il Libro d'oro del palazzo presidenziale a Praga e lascia una sua frase personale in latino: "La verità vi farà liberi", scrive Benedetto XVI apponendo la sua firma autografa nel libro, a conclusione dell'incontro con il mondo accademico nella sala Vladislav del palazzo reale di Praga. Si chiude così la seconda giornata della visita di Ratzinger in Repubblica Ceca. Domani ultimo appuntamento: la celebrazione per la solennità di San Venceslao, patron della nazione, a Stara Boleslav.


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PAPA: LOMBARDI,CONDANNA SHOAH E'DEFINITIVA, NON DEVE RIPETERLA

Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 27 set.

"Il Papa ha parlato tante volte, condannando ogni forma di violenza e in modo definitivo la Shoah. Non c'era stata in questa occasione una richiesta specifica e non e' che in ogni discorso puo' ripetere questa condanna".
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha risposto cosi' alla stampa tedesca che gli chiedeva perche' il Pontefice non abbia fatto cenno all'Olocausto nel corso della sua visita a Praga, citta' dove la comunita' ebraica ha pagato un prezzo altissimo alla follia nazista.
Benedetto XVI ha incontrato questa sera due rappresentanti dell'ebraismo ceco al termine dell'incontro con i delegati delle altre confessioni cristiane.
Nella stessa occasione, ha rilevato Lombardi, il presidente del Consiglio Ecumenico, dottor Cerny, ha commentato in modo positivo la "discontinuita'" introdotta da Giovanni Paolo II e confermata da Benedetto XVI nei rapporti tra la Chiesa Cattolica e le altre confessioni, mentre il Pontefice ha citato a sua volta Jan Hus, il riformatore del cristianesimo boemo finito sul rogo.
"Dal Papa - ha riferito il portavoce - ci sono stati commenti positivi sui vari momenti delle due giornate gia' trascorse in territorio ceco, dove non ha trovato grandi masse (tranne che alla messa di Brno) ma ha constato con soddisfazione un'atmosfera concentrata sulla preghiera e sui contenuti".
Padre Lombardi ha definito infine "incoraggianti" i risultati del dialogo di ieri tra il premier Fisher e il segretario di Stato Bertone riguardo alle trattative con il Governo verso il Concordato. Anche da parte del Papa, ha detto, "e' stata sottolinenata l'attitudine alla collaborazione positiva della Chiesa Cattolica in campo sociale e nel settore dell'educazione".

© Copyright (AGI)


Ufffff!!!! Che noia!!!!!
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Papa a Praga/ A Stara Boleslav prega su reliquie San Venceslao

Già in 40mila lo attendono per la messa del Patrono ceco

Il Papa è arrivato a Stara Boleslav, a 35 chilometri da Praga, e si è fermato in preghiera nella Cattedrale di San Venceslao, per venerare le reliquie del martire patrono della Repubblica Ceca, di cui oggi ricorre la solennità. San Venceslao, re boemo esempio del governante retto e generoso, fu ucciso dal fratello nel 935. Al suo arrivo, Ratzinger è stato accolto dal suono delle campane e da un coro di bambini, accompagnati dall'organo. Dopo la preghiera ha salutato brevemente un gruppo di circa 20 anziani sacerdoti della casa della Conferenza episcopale ceca. Al termine, il Papa - a bordo della papamobile - attraverserà la spianata di Melnik, dove sono presenti già 40mila persone, tra cui 10mila giovani, che assisteranno alla solenne celebrazione per la Festa Nazionale di San Venceslao.

© Copyright Apcom


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PAPA: EUROPA VERSO SOCIETA' FRAGILI E MENO INCLUSIVE

dall'inviato Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 27 set.

Se il relativismo che avanza in Europa riuscira' davvero a cancellare le radici cristiane del Vecchio Continente, "le nostre societa' non diventeranno piu' ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto piu' fragili e meno inclusive, e dovranno faticare sempre di piu' per riconoscere quello che e' vero, nobile e buono".
E' questo il monito lanciato da Papa Ratzinger nell'incontro con i rettori e docenti degli atenei cechi riuniti oggi pomeriggio nella Sala del Trono Castello di Praga.
"L'anelito per la liberta' e la verita' - afferma con forza il Pontefice - e' parte inalienabile della nostra comune umanita': non puo' mai essere eliminato e, come la storia ha dimostrato, puo' essere negato solo mettendo in pericolo l'umanita' stessa". Ad esso, "cercano di rispondere la fede religiosa, le varie arti, la filosofia, la teologia e le altre discipline scientifiche, ciascuna col proprio metodo, sia sul piano di un'attenta riflessione che su quello di una buona prassi". "La grande tradizione formativa, aperta al trascendente, che e' all'origine delle universita' in tutta Europa - ricorda Benedetto XVI a rettori e docenti - e' stata sistematicamente sovvertita, qui in questa terra e altrove, dalla riduttiva ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall'oppressione dello spirito umano". Per il Papa, i fantasmi di questo passato potrebbero presto riproporsi. La denuncia del Papa riguardo al tentativo di cancellare le radici cristiane dell'Europa attraverso l'avanzare nel mondo della cultura e delle universita' di un relativismo "camuffato" da dialogo tra istanze di pari dignita' e' molto circostanziata: "coloro che propongono questa esclusione positivistica del Divino dall'universalita' della ragione non solo negano quella che e' una delle piu' profonde convinzioni dei credenti: essi - ossserva - finiscono per contrastare proprio quel dialogo delle culture che loro stessi propongono". Cosi', "una comprensione della ragione sorda al Divino, che relega le religioni nel regno delle subculture, e' incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha urgente bisogno". "Noi - conclude - dobbiamo riaffermare questo oggi per donare al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro veramente degno dell'uomo".

© Copyright (AGI)


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“Il Vangelo non è un’ideologia”

In 150 mila nel Paese più ateo «Senza Dio il progresso è ambiguo e la storia è assurda come dimostra il comunismo»

GIACOMO GALEAZZI

INVIATO A PRAGA

«Senza Dio il progresso è ambiguo e la storia è assurda». Nel Paese più ateo d’Europa, per «costruire un’umanità nuova», Benedetto XVI esorta i 150 mila fedeli riuniti in Moravia a «mantenersi fedeli a un’eredità che rischia di andare perduta».
E avverte: «Tanta povertà nasce dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio, dalla tragica chiusura dell'uomo che pensa di bastare a se stesso o di essere insignificante e passeggero».
Il nostro mondo è «alienato quando si affida a progetti solo umani», mentre è «Cristo l’unica speranza certa». Escludendo Dio «dall’orizzonte delle scelte e delle azioni», gli uomini precipitano nelle «assurdità della storia», come dimostra «l’esperienza del comunismo». E' difficile costruire una società ispirata ai valori (cioè «bene, giustizia, fraternità») perché «l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile».
Dalla Vergine di Turany, la statua portata a Brno nel IX secolo dagli apostoli Cirillo e Metodio, Benedetto XVI passa nel pomeriggio al Castello di Praga, dove lancia un duro monito contro le lobby ideologiche ed economiche che impediscono una formazione integrale dei giovani e una ricerca culturale impostata sulla verità.
Ieri era il comunismo, oggi l’idolatria del business a minacciare la società ceca e l'intera Europa, quindi la mancanza di fede deforma il progresso economico e scientifico.
Poche ore dopo la messa di popolo in Moravia, il Papa parla a 300 accademici in toga nera e feluca in uno dei saloni più importanti della storia: qui, nel 1618, avvenne la famosa "defenestrazione" di tre maggiorenti cattolici che diede il via alla "guerra dei 30 anni" in Europa.
Sotto le alte volte, Ratzinger ricorda il suo passato di docente e il «diritto della libertà accademica», ma adesso si esprime da Papa «come voce autorevole per la riflessione etica dell'umanità», rivendica alla Chiesa «l'ambito della ragione pubblica», respinge dagli atenei gli «obiettivi utilitaristici di breve termine o solo pragmatici», stigmatizza una «cultura fondata su argomenti alla moda, senza riferimento alla genuina tradizione intellettuale».
Poi nell'incontro ecumenico con le altre chiese cristiane (presenti due rappresentanti della comunità ebraica), Benedetto XVI rievoca le «ferite delle divisioni del passato», tra cattolici e protestanti e si richiama a Yan Hus, eroe nazionale boemo, il monaco del Quattrocento che, un secolo prima di Lutero, si scagliò contro il mercato delle indulgenze e le ricchezze della Chiesa.
Fu arso vivo sul rogo per le sue eresie dal Concilio di Costanza del 1435 e Ratzinger ha citato il convegno vaticano da cui uscì 10 anni fa il "mea culpa" della Chiesa («profondo rammarico per la crudele morte inflitta a Yan Hus»).
E ha sollecitato iniziative ecumeniche «non solo per proseguire il cammino dell'unità dei cristiani, ma per il bene dell'intera società europea». «Il Vangelo non è un’ideologia - ha detto -.
Piuttosto, esso trascende le vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca». Sabato, sulla facciata del ministero dell'Educazione, era stato esposto uno striscione, in ceco e latino, con la scritta "Benedetto XVI, riabilita Yan Hus". Un messaggio che il Papa ha letto uscendo dal santuario mariano in cui ha raccolto lo sfogo del cardinale Miloslav Vlk.
«Durante i vent'anni passati a Praga non sono riuscito a raggiungere quasi niente al livello ecclesiastico e politico», lamenta l'arcivescovo facendo riferimento al rinvio dell'approvazione della legge sulle restituzioni ecclesiastiche, alla disputa sulla proprietà della Cattedrale San Vito che rimane proprietà dello Stato e al mancato Concordato tra la Repubblica ceca e la Santa Sede. «Questi sono i debiti che lascio al mio successore - spiega il porporato, il cui mandato si concluderà a dicembre -. Da parte della Chiesa ceca la volontà c'era, ma mancava la volontà dalla parte dei politici».

© Copyright La Stampa, 28 settembre 2009


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Papa celebra messa S. Venceslao nell'ultimo giorno in Rep. Ceca

Stasera il rientro a Roma. Si chiude la 'tre giorni' all'Est

Ultimo giorno di Benedetto XVI in Repubblica Ceca.
Il Papa visita questa mattina la Basilica di San Venceslao a Stara Boleslav, a una trentina di chilometri da Praga, nel giorno della solennità del martire Patrono della Nazione.
Alle 8 e 50 Ratzinger visita privatamente la Basilica che sorge proprio sul luogo del martirio di San Venceslao, meta di un pellegrinaggio nazionale il 28 settembre di ogni anno e considerato luogo simbolo della nascita della Nazione ceca.
All'incontro è prevista la presenza di una ventina di sacerdoti anziani, ospiti della casa della Conferenza episcopale ceca. Benedetto XVI si reca nella cripta, nei pressi del Mausoleo della Nazione ceca, per venerare la reliquia di San Venceslao, martire ucciso dal fratello. Intorno alle 10 invece, è prevista la grande messa nella spianata di Melnik, che può contenere migliaia di persone. Si tratta del secondo bagno di folla per Papa Ratzinger, dopo la messa con oltre 150mila fedeli a Brno, in Moravia, ieri mattina.
Alla celebrazione di questa mattina partecipa anche il presidente della Repubblica, Vlacav Klaus, che ogni anno prende parte alla messa per la solennità di San Venceslao. Ci sono anche circa 10mila giovani, che ieri sera hanno compiuto prima un pellegrinaggio e poi partecipato alla veglia in attesa della messa di stamattina. Proprio ai giovani il Pontefice rivolgerà un messaggio speciale. Il pranzo del Papa è invece previsto nell'Arcivescovado insieme ai vescovi della Repubblica ceca. La cerimonia di congedo all'aeroporto di Praga è infine prevista alle 17 e 15. L'aereo con a bordo Benedetto XVI partirà dall'aeroporto internazionale Stara Ruzene intorno alle 17 e 45, mentre l'arrivo a Ciampino è in programma per le 19 e 50. Ratzinger farà poi rientro a Castel Gandolfo.

© Copyright Apcom


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Sull’ateismo: «Senza Dio assurdità della storia»

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Praga

Nel Paese più secolarizzato d’Europa c’è una regione, la Moravia, dove i cattolici, almeno sulla carta, non sono minoranza.
Qui, sulla pista dell’aeroporto di Brno, Benedetto XVI ha il suo primo vero bagno di folla, accolto da 150mila fedeli, la più grande celebrazione - ricorda il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi - che ci sia mai stata nella Repubblica ceca.
Ci sono pellegrini arrivati dall’Austria, dalla Germania, dalla Polonia. Ci sono i cardinali di Cracovia, Dziwisz, di Vienna Schoenborn, di Colonia Meisner.
Nell’omelia della messa, letta in italiano e tradotta brano dopo brano in lingua ceca, Ratzinger afferma: «L’esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l’uomo quando esclude Dio dall’orizzonte delle sue scelte e azioni».
E spiega che non è facile «costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità», perché l’uomo è libero, ma «la sua libertà permane fragile».
Il Papa ripete che la libertà va fondata sulla speranza, e che la fede non può essere relegata al «piano privato» o «ultraterreno». Fede e speranza devono trovare cittadinanza nello spazio pubblico, che non è solo il luogo riservato al «progresso scientifico ed economico».
Benedetto XVI mette anche in guardia dall’ambiguità del progresso, che «non basta a garantire il benessere morale della società».
Quello a Brno, seconda città della Repubblica Ceca, è un blitz di poche ore.
Il Papa arriva e riparte a bordo dell’aereo messo a disposizione dal presidente Klaus, senza avere nemmeno il tempo per una rapida panoramica sul centro storico della città.
Nel pomeriggio, prima dell’incontro con il mondo accademico, Benedetto XVI incontra i rappresentanti delle altre confessioni cristiane nella sala del trono dell’arcivescovado di Praga. Sono presenti anche due esponenti della comunità ebraica. «Il cristianesimo – dice – ha molto da offrire sul piano pratico e morale» all’Europa e al mondo.
«Quando l’Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo, ascolta la sua stessa storia. Le sue nozioni di giustizia, libertà e responsabilità sociale, assieme alle istituzioni culturali e giuridiche stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono plasmate – ricorda il Papa – dalla sua eredità cristiana».
Ratzinger invita i cristiani «ad unirsi ad altri nel ricordare all’Europa le sue radici» che non sono «avvizzite», stabilendo, grazie al sostegno spirituale e morale che deriva da esse, «un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni». Perché, conclude, «il Vangelo non è un'ideologia, non pretende di bloccare entro schemi rigidi le realtà socio politiche che si evolvono», ma «getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca».
E i cristiani «non devono ripiegarsi su di sé, timorosi del mondo, ma piuttosto condividere con fiducia il tesoro di verità loro affidato».
AnTor

© Copyright Il Giornale, 28 settembre 2009


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Papa a Praga/ Giro tra la folla per messa, giovani lo acclamano

A Stara Boleslav oltre 40mila persone per festa di San Venceslao

Giro in papamobile e bagno di folla per papa Benedetto XVI che si trova a Stara Boleslav, a 35 chilometri da Praga, per celebrare la messa conclusiva del suo viaggio in Repubblica ceca, nella solennità di San Venceslao, Patrono della nazione.
Ad accoglierlo, con grande entusiasmo, tra canti e cori, ci sono circa 40mila giovani che fin da ieri sera si sono radunati nella spianata di Melnik.
Quasi una piccola giornata mondiale della gioventù quella che i 'papa boys' stanno vivendo. Non ci sono solo giovani cechi ma anche polacchi, tedeschi, slovacchi. Il palco allestito per la celebrazione è composto da tre parti coperte, una centrale e due laterali, una per l'orchestra e due per il coro. Le decorazioni del palco riprendono i colori tradizionali di San Venceslao, il rosso e il bianco. L'altare è decorato con l'aquila del santo mentre sull'ambone è scritta una parte della preghiera 'non lasciarci perire'.

© Copyright Apcom


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PAPA: BENI MATERIALI NON GARANTISCONO FELICITA'

Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 28 set.

"Il valore autentico dell'esistenza umana non e' commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri, perche' non sono le realta' materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicita' che c'e' nel cuore di ogni persona".
Benedetto XVI lo ricorda ai fedeli della Repubblica Ceca nella liturgia conclusiva della sua visita, al Santuario di San venceslao, poco fuori Praga. Per questo, sottolinea nell'omelia, "Gesu' non esita a proporre ai suoi discepoli la via 'stretta' della santita': 'Chi perdera' la propria vita per causa mia, la trovera' E con decisione ci ripete questa mattina: 'Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua'".
"Certamente - ammette il Pontefice - e' un linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che e' possibile a tutti, se ci si fida e ci si affida a Cristo".

© Copyright (AGI)

PAPA: SERVONO TESTIMONI CREDIBILI, NON SOLO IN APPARENZA =

Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 28 set.

"Non basta apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente". Benedetto XVI ha voluto ricordarlo alla folla dei fedeli presenti alla messa conclusiva del suo pellegrinaggio nella Repubblica Ceca, nella spianata del santuario di San Venceslao, alla periferia di Praga.
Per il Pontefice, "c'e' oggi bisogno di persone che siano 'credenti' e 'credibili', pronte a diffondere in ogni ambito della societa' quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione". "Questa - spiega il Pontefice - e' la santita', vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedelta' e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensi' al bene comune, e ricercando in ogni momento la volonta' divina".
L'esempio dei santi - come il principe cristiano Venceslao, ucciso nel decimo secolo dal fratello che non condivideva la scelta di ispirare il governo della Boemia alla fede - incoraggia per il Papa teologo "chi si dice cristiano ad essere credibile, cioe' coerente con i principi e la fede che professa". "Buono ed onesto - ricorda - e' colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio". Secondo il Papa, "questa e' la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno.
Il suo sguardo non si stacco' mai da Gesu' Cristo, il quale pati' per noi, lasciandoci un esempio, perche' ne seguiamo le orme". Un esempio che raccomanda anche oggi a "quanti guidano i popoli".

© Copyright (AGI)


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PAPA: AI GIOVANI, CON VOI ANCHE IO MI SENTO GIOVANE

Papa Benedetto XVI si sente anche lui giovane quando e' in compagnia dei giovani.
Il pontefice ha incontrato 10-15mila giovani che avevano passato la notte sulla spianata di Stara' Boleslav in attesa della messa che ha celebrato questa mattina. ''Grazie per questa vostra presenza - ha detto loro papa Benedetto XVI -, che mi fa sentire l'entusiasmo e la generosita' che sono propri della giovinezza.
Con voi anche il Papa si sente giovane!''. I giovani, infatti, per papa Ratzinger sono la ''speranza della Chiesa''.
''Cari amici - ha detto il pontefice nel suo messaggio ai giovani, arrivati non solo dalla Repubblica Ceca ma anche dalla Slovacchia, dalla Germania e dall'Austria -, non e' difficile costatare che in ogni giovane c'e' un'aspirazione alla felicita', talvolta mescolata ad un senso di inquietudine; un'aspirazione che spesso pero' l'attuale societa' dei consumi sfrutta in modo falso e alienante''. Invece, per il papa, ''l'anelito alla felicita''' esige ''una risposta vera ed esaustiva'': ''Nella vostra eta' infatti si compiono le prime grandi scelte, capaci di orientare la vita verso il bene o verso il male''. ''Purtroppo - ha osservato papa Ratzinger - non sono pochi i vostri coetanei che si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine''.

© Copyright Asca


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PAPA: IL '900 HA VISTO CADERE NON POCHI POTENTI

(AGI) - Praga, 28 set.

Salvatore Izzo

"Il secolo passato ha visto cadere nonpochi potenti". Personaggi che "parevano giunti ad altezzequasi irraggiungibili" ma "all'improvviso si sono ritrovatiprivi del loro potere". Benedetto XVI lo ha sottolineato nell'omelia della celebrazione conclusiva del suo viaggio nella Repubblca Ceca, una terra, dice, che di queste cadute "e' statate stimone".
Alla disgrazia dei leader dei regimi (prima quello filo-nazista e poi di quello comunista) il Papa contrappone lagloria raggiunta col martirio dal giovane sovrano Venceslao che"si mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli avevaimpartito la santa nonna, la martire Ludmilla.
Seguendoli, ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all'interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adopero'per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti ecostruendo chiese".
Il sovrano boemo, che costrui' e abbelli'molte chiese, sempre "soccorreva i poveri, vestiva gli ignudi,dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini,proprio come vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesseingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero". "Venceslao - ricorda il Pontefice - e'morto martire per Cristo, il fratello Boleslao riusci'uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la coronache in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori nonportava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, atestimonianza che 'il trono del re che giudica i poveri nella verita' restera' saldo in eterno'. Dio - e' la conclusione che ne trae il Papa teologo - non abbandona i suoi fedeli: il sangue del martire non ha chiamato odio e vendetta, bensi' perdono e pace".

© Copyright (AGI)

PAPA: P. LOMBARDI, SUE PAROLE RIVOLTE A TUTTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 28 set.

A chi alludeva il Papa nel discorso di oggi quando ha detto che servono "persone credenti e credibili"? Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, interpellato sulla questione, ha precisato che "il Papa si rivolge a tutti" e "occorre attenersi fedelmente al testo del suo intervento".

© Copyright (AGI)


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Papa a Praga: C'è bisogno di cristiani credibili e coerenti

Occorre essere buoni ed onesti, lasciare da parte il proprio io

Il cristiano sia "credibile" e "coerente con i principi e la fede che professa".
È un forte richiamo quello che Papa Benedetto XVI rivolge ai fedeli di tutto il mondo, da Stara Boleslav, a 35 chilometri da Praga, nel suo ultimo giorno di visita in Repubblica ceca. "Non basta infatti apparire buoni ed onesti - dice davanti a oltre 50mila fedeli riuniti nella spianata di Melnik - occorre esserlo realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio". Da qui l'appello di Benedetto XVI. "C'è oggi bisogno di persone che siano 'credenti' e 'credibili', pronti a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione". Il Papa dunque invita a seguire l'esempio di San Venceslao, martire e Patrono della Repubblica ceca, di cui oggi ricorre la solennità. "La santità, vocazione universale di tutti i battezzati - conclude Ratzinger - spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la volontà divina".

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PAPA: OGGI C'E' BISOGNO GOVERNANTI 'CREDENTI' E 'CREDIBILI'

(ASCA) - Praga, 28 set - Oggi, c'e' bisogno di ''persone che siano 'credenti' e 'credibili', pronte a diffondere in ogni ambito della societa' quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione''. Papa Benedetto XVI lo ha ripetuto questa mattina, nell'omelia della messa celebrata nella spianata della cittadina ceca di Stara' Boleslav. La messa si svolge nel giorno di San Venceslao, re cristiano e patrono della Nazione Ceca, che venne ucciso dal fratello Boleslav per impossessarsi del potere. Prendendo spunto da questa vicenda, il pontefice ha osservato come il ''secolo passato - e questa vostra Terra ne e' stata testimone - ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. All'improvviso si sono ritrovati privi del loro potere''. Infatti, ha osservato papa Ratzinger, ''chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l'uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma - ha aggiunto - basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c'e' tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo 'timore di Dio' ha fiducia anche nell'uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo piu' giusto e fraterno''. Quindi, il pontefice ha esortato: ''C'e' oggi bisogno di persone che siano 'credenti' e 'credibili', pronte a diffondere in ogni ambito della societa' quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa e' la santita', vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedelta' e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensi' al bene comune, e ricercando in ogni momento la volonta' divina''.

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«C'è chi vuole emarginare la Chiesa»

Il viaggio a Praga: Benedetto XVI incontra il mondo dell'università e le altre religioni
«Il cristianesimo ha molto da offrire alla società. Ma il Vangelo non è un'ideologia»

nostro servizio

Alberto Bobbio

Praga
Ci sono i rettori delle università della Repubblica Ceca, i professori, alcuni studenti.
Canta il coro dell'Università Carlo, la più antica dell'Europa centrale, voluta da Papa Clemente VI nel 1347 e fondata dall'Imperatore Carlo IV l'anno successivo. Il rettore Vaclav Hampl guida il corteo di accademici con le toghe bordeaux e nere ornate di ermellino, che precede il «professor» Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, all'ingresso della sala di Vladislav nel Castello di Praga.
Ecco gli intellettuali di Praga, ecco il mondo accademico che fece l'impresa della democrazia ceca, vent'anni fa. La «rivoluzione di velluto» partì dagli studenti e dalle università e fu il movimento degli intellettuali di «Charta 77», che indicò una strada non violenta e accorta per superare 40 anni di regime comunista.

La libertà e la ricerca

Benedetto XVI rende omaggio a quegli avvenimenti, a quei professori e studenti: «I grandi cambiamenti che vent'anni fa trasformarono la società ceca furono causati dai movimenti di riforma che cominciarono nelle università e nei circoli studenteschi». Ma le parole del Papa non sono solo un ricordo del passato.
Benedetto XVI sottolinea che «quella ricerca di libertà deve continuare a guidare il lavoro degli studiosi», perché ciò è «indispensabile al benessere di ogni nazione». È un discorso sul ruolo degli intellettuali, quello che il professor Ratzinger ha pronunciato ieri sera nell'incontro con i professori universitari.
Premette che «chi vi parla è stato un professore» e dunque sa cosa dice. Sottolinea che non è assolutamente vero che la «fede e l'etica» non hanno posto nell'«ambito della ragione pubblica», anche se qualcuno continua a dirlo. Anzi occorre ampliare il «concetto di ragione» ed evitare quella «frammentazione del sapere», che porta alla divisione tra fede e ragione. Ciò non significa che le istituzioni accademiche non possano essere autonome. Ma un conto è l'autonomia, un altro la responsabilità verso la verità. Il Papa ha ricordato che la «tradizione formativa aperta al trascendente» è stata «sistematicamente sovvertita» in diverse parti dell'Europa, dalla «riduttiva ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall'oppressione dello spirito umano». Ma nell'89 quel progetto è fallito. Eppure non tutto va bene e oggi vi sono altri rischi, prodotti dalla «massiccia crescita dell'informazione e delle tecnologie» che tentano di «separare la ragione dalla verità».
Secondo il Papa si tratta di un «relativismo» che provoca un «camuffamento» dietro a cui «possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche». Le preoccupazioni del Papa sono molto forti e la sua domanda precisa: «Oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti, in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile, a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine e solo pragmatici?». Poi continua: «Cosa potrà accadere se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse, facendo molto rumore o che sono fortemente finanziate?».

Il mondo ha bisogno di fedi

Ha posto insomma ancora una volta la questione della verità e delle ragione, come aveva già fatto l'anno scorso al collegio dei Bernardini a Parigi e come fece nel famoso discorso a Ratisbona. I professori lo hanno ascoltato con grande attenzione e il rettore Hampl ha ricordato, salutando il Papa, quando venne qui a Praga nel 1992 per tenere una conversazione proprio all'Università Carlo sul tema della rilevanza pubblica delle religioni.
Ieri Benedetto XVI ha rilevato che «una ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle subculture, è incapace di entrare in quel dialogo tra la cultura e le fedi di cui il nostro mondo ha urgente bisogno».
E alla fine sul libro d'oro dell'Università Carlo ha lasciato scritto in latino una frase del Vangelo, che suona come un ammonimento: «La verità vi farà liberi».
Sul ruolo anche politico della verità e dei cristiani Benedetto XVI ha invece parlato nella sala del trono dell'arcivescovado di Praga, davanti a ortodossi, protestanti ed ebrei. Anche qui è tornato all'89, sottolineando che quell'impresa fu possibile anche per l'impegno dei cristiani.
Nella Germania comunista il movimento che portò alla caduta del Muro iniziò nelle Chiese evangeliche e qui a Praga furono i cattolici a organizzare una delle prime manifestazioni. Eppure oggi, ha denunciato il Papa, si tende a mettere ai margini il cristianesimo nella vita pubblica «talora con il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società». Invece il cristianesimo ha «molto da offrire sul piano pratico e morale» e pochi sono coloro che lo «potrebbero contestare».

Le radici dell'europa

Ma ciò avviene solo se l'Europa ascolta «la sua stessa storia», cioè non nega l'esistenza delle sue radici religiose. Sono «più tenui», ammette il Papa, ma restano indispensabili per assicurare al Continente «il sostegno spirituale e morale» indispensabile per il dialogo con le altre culture. C'è tuttavia una avvertenza, che il Papa rilancia, cioè essere consapevoli che «il Vangelo non è un'ideologia e non pretende di bloccare entro schemi rigidi le realtà socio politiche che si evolvono». Il Vangelo, rimarca Ratzinger, è solo «luce gettata sulla dignità della persona umana in ogni epoca».

© Copyright Eco di Bergamo, 28 settembre 2009


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