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Viaggio apostolico nella Repubblica Ceca

Ultimo Aggiornamento: 04/10/2009 19.22
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26/09/2009 21.06
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Dal "Corriere della sera"...

«IL SENSO DELLA RESPONSABILITÀ SIA PIÙ FORTE DELLA VOLONTÀ DI PROFITTO»

Il Papa: «Bisogna integrare l’etica nella costruzione dell’economia mondiale»

Intervista al Pontefice: «E' questa la grande sfida
di questo momento storico»

Benedetto XVI (Epa)DAL VOLO PAPALE ROMA-PRAGA – L’incontro fra le culture e il «dialogo intellettuale fra credenti e agnostici»; la dittatura comunista e la «resistenza laica e cattolica»; i vent’anni dalla «rivoluzione di velluto» e il nesso tra libertà e verità contrapposti a totalitarismo e menzogna; la secolarizzazione e la Chiesa cattolica come «minoranza creativa» che può «determinare il futuro» grazie alla sua eredità «viva», spirituale e culturale; la necessità di «trovare nuovi modelli di economia responsabile» affermata nell’ultima enciclica e la seconda parte del libro su Gesù che potrebbe uscire, «ma è una speranza», a primavera. Volo AZ 4000, l’aereo papale verso Praga è decollato da mezz’ora quando Benedetto XVI raggiunge sorridente i giornalisti e risponde ad alcune domande preparate alla vigilia della partenza, anticipando i temi che affronterà da sabato 26 a lunedì 28 nella Repubblica Ceca, «per la costruzione dell’Europa dobbiamo essere molto attenti al messaggio che viene da questo Paese».
Santità, come lei ha detto all’Angelus di domenica scorsa, la Repubblica Ceca si trova non solo geograficamente, ma anche storicamente nel cuore dell’Europa. Vuole spiegarci meglio questo «storicamente», e dirci come e perché pensa che questa visita possa essere significativa per il Continente nel suo insieme, nel suo cammino culturale, spirituale, eventualmente anche politico di costruzione dell’Unione Europea?

« Da secoli il territorio di questa Repubblica Ceca è luogo di incontro di culture. Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio che da Bisanzio portano la cultura bizantina ma creano la cultura slava con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti che portano l’evangelo in lingua latina e nella connessione con la cultura romana-latina si incontrano così le due culture. Ogni incontro è difficile ma anche fecondo, si potrebbe facilmente mostrarlo con questo esempio. Faccio un grande salto: nel XIII secolo è Carlo IV che crea qui a Praga la prima università nel centro Europa. L’università di per sé è un luogo di incontro di culture, in questo caso diventa inoltre luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo terreno gli incontri e scontri diventano decisi e forti, lo sappiamo tutti. Faccio un altro salto al tempo presente: nel secolo scorso la Repubblica Ceca ha sofferto di una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma anche di una resistenza sia cattolica sia laica di grandissimo livello. Penso a Vaclav Havel, a personalità come il cardinale Tomaseck, che chiaramente hanno dato all’Europa un messaggio di che cosa è la libertà e come dobbiamo vivere e impegnarci per la libertà. Da questo incontro i culture attraverso i secoli e da questa ultima fase di riflessione, non solo di sofferenza, per un concetto nuovo di libertà e di società libera escono tanti messaggi importanti per noi che possono e devono essere fecondi per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo essere molto attenti proprio al messaggio di questo Paese».

Siamo a vent’anni dalla caduta dei regimi comunisti nell’Est europeo. Giovanni Paolo II, visitando diversi Paesi reduci dal comunismo, li incoraggiava a usare con responsabilità la libertà recuperata. Qual è oggi il suo messaggio per i popoli dell’Europa orientale in questa nuova fase storica?

«Come ho detto, questi Paesi hanno sofferto particolarmente sotto la dittatura, ma nella sofferenza sono anche maturati i concetti di libertà che sono attuali adesso e devono essere ancora di più elaborati e realizzati. Penso ad esempio a un testo di Vaclav Havel che dice: la dittatura è basata sulla menzogna, e se la menzogna fosse superata, se nessuno mentisse più, se viene in luce la verità c’è anche la libertà e così ha elaborato questo nesso tra libertà e verità. Libertà non è libertinismo, arbitrarietà, ma è connessa, è condizionata dai grandi valori dell’amore e della solidarietà e in generale del bene. Così penso che questi concetti, queste idee maturate nel tempo della dittatura, non devono essere perse adesso ma ora dobbiamo proprio ritornare a questo e nella libertà spesso un po’ vuota e senza valori riconoscere che libertà e valori , libertà e bene, libertà e verità vanno insieme, altrimenti si distrugge anche la libertà. Questo mi sembra il messaggio che viene da questi Paesi e che deve essere attualizzato in questo momento».

Santità, la Repubblica Ceca è un Paese molto secolarizzato in cui la Chiesa cattolica è una minoranza. In tale situazione, come può contribuire questa Chiesa effettivamente al bene comune del Paese?

«Sono normalmente le minoranze creative che determinano il futuro. In questo senso la Chiesa Cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha una eredità di valori che non sono una cosa del passato ma sono una realtà molto viva e attuale e si devono attualizzare, rendere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace. Così si può contribuire in diversi settori. Il primo direi che è proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno dell’altro: l’agnostico non può esser mai contento di non sapere ma deve essere in ricerca della grande verità della fede; il cattolico non può essere contento di avere la fede ma deve essere in ricerca di Dio ancora di più e nel dialogo con gli altri reimparare Dio in modo ancora più profondo. Questo è il primo livello, il grande dialogo intellettuale, etico e umano. Nel settore educativo la Chiesa ha molto da fare e da dare nell formazione. In Italia parliamo del problema dell’emergenza educativa, un problema comune a tutto l’Occidente, qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore è la Caritas: la Chiesa ha sempre avuto questo come un segno della sua identità, essere in aiuto dei poveri, essere organo della carità. La Caritas nella Repubblica Ceca fa moltissimo per le diverse comunità, nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche alla umanità sofferente nei diversi continenti e dà così un esempio della responsabilità per gli altri, della solidarietà internazionale che è condizione anche della pace».

Santità, la sua ultima enciclica, Caritas in veritate, ha avuto un’ampia eco nel mondo. Come valuta questa eco, ne è soddisfatto? Pensa che effettivamente la crisi mondiale recente sia un’occasione in cui l’umanità sia divenuta più disponibile a riflettere sull’importanza dei valori morali e spirituali per fronteggiare i grandi problemi del suo futuro? E la Chiesa continuerà a offrire orientamenti in questa direzione?

«Sono molto contento per questa grande discussione, era proprio questo lo scopo: incentivare, motivare una discussione su questi problemi, non lasciare andare le cose come sono ma trovare nuovi modelli di una economia responsabile sia nei singoli Paesi sia per la totalità della umanità unificata. Mi sembra realmente oggi visibile che l’etica non è una cosa esteriore all’economia che come una tecnica potrebbe funzionare in se stessa, ma che l’etica è un principio interiore dell’economia che non funziona se non tiene conto dei valori umani della solidarietà, della responsabilità reciproca. Integrare l’etica nella costruzione dell’economia stessa è la grande sfida di questo momento e spero di aver contribuito a questa sfida con la enciclica. Il dibattito in corso mi sembra incoraggiante. E certamente vogliamo continuare a rispondere alle sfide del momento e aiutare che il senso della responsabilità sia più forte della volontà di profitto, che la responsabilità per gli altri più forte dell’egoismo, e vogliamo in questo senso contribuire».

Per concludere, una domanda più personale. Nel corso dell’estate c’è stato il piccolo incidente al polso. Lo considera ora pienamente superato? Ha potuto riprendere pienamente la sua attività? E ha potuto riprendere la sua attività e lavorare alla seconda parte del libro su Gesù come desiderava?

«Non è ancora pienamente superato ma vedete che la mano destra è in funzione e l’essenziale lo posso fare. Posso mangiare, posso soprattutto scrivere: il mio pensiero si sviluppa soprattutto scrivendo e così per me è stata realmente una pena e una scuola di pazienza il non poter scrivere per sei settimane. Tuttavia potevo lavorare, leggere, fare altre cose. E sono anche andato un po’ avanti col libro, ma ho ancora molto da fare. Penso che con la bibliografia e tutte le cose che seguono ancora, con l’aiuto di Dio potrebbe essere terminato nella prossima primavera. Ma questa è una speranza».

Gian Guido Vecchi
26 settembre 2009


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PAPA A PRAGA: DOPO COMUNISMO CATTOLICI SONO DETERMINANTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Praga, 26 set.

''Sono normalmente le minoranze creative che determinano il futuro''.
E dunque, spiega Benedetto XVI, in un paese secolarizzato qual e' la Repubblica Ceca i cattolici debbono comprendersi ''come minoranza creativa che ha una eredita' di valori che non sono una cosa del passato ma sono una realta' molto viva e attuale e si devono attualizzare, rendere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di liberta' e di pace''.
Secondo il Papa, ''cosi' si puo' contribuire in diversi settori''.
''Il primo - sottolinea ai giornalisti che lo accompagnano a Praga - direi che e' proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti.
Ambedue hanno bisogno dell'altro: l'agnostico non puo' esser mai contento di non sapere ma deve essere in ricerca della grande verita' della fede; il cattolico non puo' essere contento di avere la fede ma deve essere in ricerca di Dio ancora di piu' e nel dialogo con gli altri reimparare Dio in modo ancora piu' profondo''.
Rispondendo in aereo ai vaticanisti, Papa Ratzinger ricorda quindi che ''da secoli il territorio di questa Repubblica Ceca e' luogo di incontro di culture. Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio che da Bisanzio portano la cultura bizantina ma creano la cultura slava con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall'altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti che portano l'evangelo in lingua latina e nella connessione con la cultura romana-latina si incontrano cosi' le due culture''. ''Ogni incontro - osserva il Papa - difficile ma anche fecondo, si potrebbe facilmente mostrarlo con questo esempio: nel XIII secolo e' Carlo IV che crea qui a Praga la prima universita' nel centro Europa.
L'università di per se' e' un luogo di incontro di culture, in questo caso diventa inoltre luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo terreno gli incontri e scontri diventano decisi e forti, lo sappiamo tutti''.
Poi, ''nel secolo scorso la Repubblica Ceca ha sofferto di una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma anche di una resistenza sia cattolica sia laica di grandissimo livello: penso - esemplifica Ratzinger - a Vaclav Havel, a personalita' come il cardinale Tomaseck, che chiaramente hanno dato all'Europa un messaggio di che cosa e' la liberta' e come dovviano vivere e impegnarci per la liberta'. Da questo incontro i culture attraverso i secoli e da questa ultima fase di riflessione, non solo di sofferenza, per un concetto nuovo di liberta' e di societa' libera escono tanti messaggi importanti per noi che possono e devono essere fecondi per la costruzione dell'Europa. Dobbiamo essere molto attenti proprio al messaggio di questo Paese''.
Per il Pontefice, le nazioni dell'ex blocco comunista, ''hanno sofferto particolarmente sotto la dittatura, ma nella sofferenza sono anche maturati i concetti di liberta' che sono attuali adesso e devono essere ancora di piu' elaborati e realizzati''. In proposito, il Papa teologo cita Vaclav Havel che dice: ''la dittatura e' basata sulla menzogna, e se la menzogna fosse superata, se nessuno mentira' piu', se viene in luce la verita' c'e' anche la liberta''' e rileva ''questo nesso tra liberta' e verita'''. Una liberta', spiega, che ''non e' libertinismo, arbitrarieta', ma e' connessa, e' condizionata dai grandi valori dell'amore e della solidarieta' e in generale del bene''.
''Questi concetti, queste idee maturate nel tempo della dittatura, non devono - scandisce - essere perse adesso ma ora dobbiamo proprio ritornare a questo e nella liberta' spesso un po' vuota e senza valori riconoscere che liberta' e valori , liberta' e bene, liberta' e verita' vanno insieme, altrimenti si distrugge anche la liberta'. Questo - confida - mi sembra il messaggio che viene da questi Paesi e che deve essere attualizzato in questo momento''.
Ma, aggiunge, se questo ''grande dialogo intellettuale, etico e umano'', rappresenta il primo livello, anche ''nel settore educativo la Chiesa ha molto da fare e da dare nell formazione. In Italia - rileva Ratzinger - parliamo del problema dell'emergenza educativa, un problema comune a tutto l'Occidente, qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire per il futuro la sua grande eredita'''.
''Un terzo settore - elenca ancora il Papa - e' la Caritas: la Chiesa ha sempre avuto questo come un segno della sua identita', essere in aiuto dei poveri, essere organo della carita'. La Caritas nella Repubblica Ceca fa moltissimo per le diverse comunita', nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche alla umanita' sofferente nei diversi continenti e da' cosi' un esempio della reponsabilita' per gli altri, della solidarieta' internazionale che e' condizione anche della pace''.

© Copyright (AGI)


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Praga la atea aspetta il papa

Aldo Maria Valli

Stranezze del mondo cristiano.
Vado alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove c’è la celebre statuina del Bambino Gesù venerata in tutto il mondo.
Sto per entrare e noto sulla scalinata un signore con un cartello. Mi avvicino e leggo. In francese e in ceco c’è scritto: “Riabilitate Jan Hus”.
O bella. Pensavo di trovare qui autentici esempi di devozione popolare e mi trovo davanti un polemico seguace del riformatore boemo mandato al rogo nel 1411. Che sta succedendo? Succede che il signore col cartello è francese, viene da Grenoble, si chiama Renaud Artru e si proclama amico e seguace di Hans Kung.
Ecco, mi dico, ci mancava solo Kung per complicare la faccenda. E scusi tanto, chiedo, perché lei sta qui davanti al Bambin di Praga chiedendo di riabilitare Hus? «Semplice», risponde monsieur Artru.
«Il rogo di Hus fu un tipico caso di intolleranza cattolica. Lui voleva una Chiesa libera, guidata da Cristo, non da uomini di potere. Per questo fu ucciso, e per questo io chiedo al papa teologo, che verrà in visita qui, di riabilitare quel teologo perseguitato ingiustamente».
E Hans Kung che c’entra? «Io l’ammiro molto – risponde monsieur Artru – e penso che se la Chiesa avesse lui come papa le cose andrebbero meglio».
Non mi sono ancora riavuto dallo sconcerto ed ecco apparire un carmelitano che in buon francese apostrofa il riabilitatore dell’eretico Hus: «Ma che cosa dice? Guardi che all’epoca la Chiesa cattolica fece di tutto per salvare Hus dal rogo, ma fu lui che volle finirci, perché il suo orgoglio gli impedì di abiurare». Mi avvicino al carmelitano francese per capire chi è e scopro che è italiano. È padre Anastasio Roggero, parroco della chiesa dov’è conservata la statuina del Bambin di Praga. Siamo tutti e tre sui gradini e formiamo proprio un bel terzetto: un contestatore con cartello, un carmelitano con il saio e un cronista con un taccuino che incomincia a riempirsi di annotazioni alquanto disordinate.
Dopo avermi consegnato il suo biglietto, Renaud Artrud se ne va a polemizzare da un’altra parte e resto col parroco. È raggiante per il fatto che il papa verrà qui, e ci verrà proprio all’inizio della visita nella Repubblica ceca. «Pensi, il grande teologo che si inginocchia davanti a Gesù Bambino! Non le sembra significativo?».
Per entrare in chiesa dobbiamo farci largo fra i pellegrini. Adesso l’ingresso è ostruito da un gruppo di vocianti brasiliani. «È così tutti i giorni», spiega padre Anastasio. «Arrivano da ogni parte del mondo. La devozione per il Bambino di Praga è universale». Sulla strada i tram che sferragliano sono carichi di praghesi indifferenti. Passano, se ne vanno, e quei volti impassibili inquadrati dai finestrini fanno venire alla mente le statistiche: dicono che la Repubblica ceca è diventata il paese più ateo d’Europa.
Una fuga in massa dalla religione proprio quando, vent’anni dopo la rivoluzione di velluto, è tornata la libertà di culto. Come mai? «Il fatto è che sotto il comunismo la Chiesa ha resistito ma la fede in molti si è indebolita. Poi, con la ritrovata libertà, abbiamo pensato più al benessere del corpo che alla salvezza dell’anima». L’analisi è dell’arcivescovo di Praga, il cardinale Miroslav Vlk, il pastore che negli anni della persecuzione fu costretto a fare anche il lavavetri per sopravvivere. Se il papa viene qui il merito è suo. È stato lui a invitare Benedetto XVI, che ha immediatamente accettato. Sua eminenza è felice.
Dice che la visita è una grazia, ma non nasconde i problemi. A vent’anni dalla caduta del comunismo non si è risolta ancora la questione della restituzione dei beni della Chiesa. «Ma soprattutto – spiega – c’è una secolarizzazione spinta. Noi cattolici dovremmo renderci capaci di dare una testimonianza vera. Non bastano le prediche».
Il papa visiterà Praga, dove sarà accolto dal presidente Vaclav Klaus, poi si recherà a Brno, per la messa di domenica mattina nella spianata accanto all’aeroporto. Tornato nella capitale, avrà un incontro ecumenico e uno con il mondo accademico. Infine, lunedì, la messa nella chiesa di San Venceslao a Starà Boleslav, il messaggio ai giovani e il rientro in Vaticano. Quando, questa sera, il papa reciterà i vespri nella cattedrale di San Vito sarà in casa sua o in casa dello Stato ceco? La questione da noi sembra incredibile ma qui non è così. A lungo la cattedrale è stata proprietà dello Stato dopo la fine del regime comunista che aveva sequestrato i beni della Chiesa nel 1956. Solo nel 2006 la Corte d’appello ha sentenziato che il luogo di culto è di proprietà ecclesiastica, ma ancora oggi qualcuno solleva dubbi.
“L’amore di Cristo è la nostra forza” è il motto della visita, la quarta di un papa in questo paese nel cuore dell’Europa.
Giovanni Paolo II ci venne tre volte, nel 1990, nel 1995 e nel 1997. È il tredicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI, e la Repubblica ceca è la sesta nazione europea ad accoglierlo, dopo Polonia, Spagna, Germania, Austria e Francia.

© Copyright Europa, 26 settembre 2009


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PAPA/REP.CECA: VISITA IL 'BAMBINO DI PRAGA', STATUETTA MIRACOLOSA

Una piccola statuetta di legno e cera, alta 47 centimetri, con un guardaroba ricchissimo costituito da una sessantina di vestitini riccamente decorati offerti come ex-voto dai fedeli. E' il ''Bambino di Praga'', l'immagine miracolosa del Bambino Gesu' a cui papa Benedetto XVI ha voluto dedicare la prima tappa della sua visita di tre giorni in Repubblica Ceca, appena sbarcato dall'aereo all'aeroporto internazionale di Praga.
La statuetta e' conservata in una chiesa dal profondo significato simbolico: quella di Santa Maria della Vittoria, ex-chiesa luterana sulla quale, dopo la riconquista cattolica di Praga in seguito alla sanguinosa battaglia della Montagna Bianca nel 1620, con cui, all'inizio della Guerra dei Trent'Anni, le forze imperiali fedeli al papa segnarono una vittoria decisiva contro gli hussiti boemi. Da li' inizio la germanizzazione e ri-cattolicizzazione della regione, per un periodo durato tre secoli fino all'indipendenza della Prima Repubblica Cecoslovacca dopo la fine della prima Guerra Mondiale.
Il ''Bambino di Praga'' risale al XVII secolo e proviene dalla Spagna. Numerosi i miracoli a lui attribuiti. Il culto del Bambino Gesu' si diffuse nell'epoca della Controriforma, soprattutto sulla spinta della riformatrice dell'ordine carmelitano Santa Teresa d'Avila. La chiesa di Santa Maria della Vittoria e' infatti ancora oggi affidata all'ordine carmelitano. I vestiti ex-voto di cui e' rivestito arrivano anche dal Vietnam e dalla Cina e riproduzioni della statuetta sono popolari soprattutto in America Latina e nelle Filippine.

© Copyright Asca


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Papa a Praga: Spesso bambini né accolti né rispettati né amati

Sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento

Forte grido di Papa Benedetto XVI a difesa dei bambini. "Quanti bambini non sono amati, né accolti né rispettati - ha detto il Papa visitando il 'Bambino Gesù' di Praga nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria - quanti sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza scrupoli. Possano essere riservate ai minori quel rispetto e quell'attenzione a loro dovuti: i bambini sono il futuro e la speranza dell'umanità". La visita al Bambino Gesù di Praga è la prima tappa del viaggio di Benedetto XVI in Repubblica Ceca. Benedetto XVI è giunto a Praga intorno alle 11.40.

© Copyright Apcom


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BERLUSCONI SALUTA IL PAPA A CIAMPINO

(AGI) - Roma, 26 set.

All'aeroporto militare di Ciampino il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha salutato Papa Benedetto XVI, che si appresta a partire per il viaggio apostolico nella Repubblica Ceca. Diversamente da altre occasioni, l'auto del Vaticano con a bordo il Pontefice si e' fermata non sulla pista ma all'ingresso principale della sala di rappresentanza del 31esimo Stormo, lontano dagli occhi di cronisti e operatori: qui, poco prima delle 9:30, e' avvenuto il primo saluto con il premier. Dall'interno della sala, i due sono poi usciti e comparsi insieme percorrendo l'uno accanto all'altro, sorridenti e colloquiando, la quarantina di metri che li separavano dalle scalette dell'aereo, un Airbus 320 dell'Alitalia. Durante il breve tragitto hanno salutato le altre autorita' presenti e gli alti prelati. Berlusconi, in doppio petto blu, camicia celeste, in compagnia di Gianni Letta, ha accompagnato Benedetto XVI fin sotto le scalette dell'aereo, dove e' avvenuto un ultimo, cordiale, scambio di battute e di saluti. Quindi Berlusconi ha salutato l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, una delle personalita' presenti allo scalo romano a salutare il Papa, lasciando lo scalo romano alle 9:33. L'incontro, presente anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e' il primo dopo il recente caso dell'ex direttore dell'Avvenire, Dino Boffo. Un saluto eventualmente non casuale e preparato con molta discrezione, visto che il Pontefice nei viaggi apostolici e' sempre partito dall'aeroporto di Fiumicino anziche' da Ciampino, dove e' avvenuto l'incontro in coincidenza con il rientro del Premier questa mattina dal G20 di Pittsburgh. Rigide le misure di sicurezza nello scalo romano, dove sono presenti tiratori scelti e unita' cinofile. Il rientro del Pontefice a Roma e' in programma il 28 settembre, in serata, a Ciampino.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA RATZINGER DECOLLA PER PRAGA SULLA PISTA DOVE ATTERRA BERLUSCONI

Da "IL FOGLIO" di sabato 26 settembre 2009

LE COINCIDENZE E I FUORI PROGRAMMA

Paolo Rodari

Papa Ratzinger decolla per Praga sulla pista dove atterra Berlusconi Roma.
La partenza di Benedetto XVI per la Repubblica ceca è prevista per questa mattina alle nove e venti dall`aeroporto di Ciampino. Un orario che potrebbe permettere un fuori programma fino a pochi giorni fa improbabile.
Ovvero, un saluto veloce di Silvio Berlusconi, di ritorno proprio in quelle ore dal G20 di Pittsburgh, al Papa sulla pista dello scalo.
La cosa è stata valutata come possibile dagli staff dei due (a molto è servito il lavoro di Gianni Letta dal giorno della visita dì Ratzinger a Viterbo in poi), ma se effettivamente andrà in porto dipenderà dalle coincidenze. E cioè dal fatto che il premier riesca a lasciare o no la città statunitense in tempo per arrivare a Roma prima che il Papa decolli.
Il tempo d`un saluto non permetterà ai due chissà quali ragionamenti.
Eppure, la foto-notizia vale piè di mille parole, soprattutto dopo le ultime vicende: il "caso Boffo" provocato dal Giornale, il rimbalzare sui media della "vicenda Escort" e, non ultimi, i dissidi (reali o presunti) del Vaticano verso il governo sulla questione immigrazione. I saluti di un presidente del Consiglio al Pontefice quando parte per viaggi internazionali non sono uno strappo alla regola - sono un atto di referenza sempre apprezzato oltre il Tevere - ma la cosa, vista l`attualità, potrebbe essere ritenuta una forzatura.
Anche se, orario d`arrivo del premier alla mano, non fermarsi ad aspettare il Papa per un saluto prima del suo decollo potrebbe, al contrario, sembrare una scortesia.
Berlusconi a parte, il viaggio di Benedetto XVI nella Repubblica ceca (terzo viaggio internazionale del 2009) segue un itinerario che non ammette fuoriprogramma. Uno, per dirla tutta, ci sarebbe potuto anche essere: l`arrivo a Praga del Patriarca ortodosso di Mosca Kirill per uno storico incontro col capo della chiesa cattolica. Né il Vaticano né Mosca hanno lavorato più di tanto alla cosa Ma quando Ratzinger ha accettato mesi fa l`invito del presidente ceco Vaclav Klaus, l`auspicio che Praga potesse divenire il famoso campo neutro in cui incontrare il Patriarca c`era tutto. Tra l`altro, l`auspicio non era campato per aria: oggi i rapporti tra le due chiese sono buoni, complice la volontà di ambo le parti di fare scudo contro la deriva secolarista del Vecchio continente.
La secolarizzazione è parola centrale La secolarizzazione è parola centrale nel viaggio di Ratzinger al cuore della Mitteleuropa.
Perché la Repubblica ceca, come e più di altri, è paese che dopo il crollo del Muro di Berlino ha dovuto fare i conti con una significativa assenza di fede. Un ateismo diffusosi già da prima, dagli anni post Seconda guerra mondiale quando il nocciolo duro dei cattolici, migliaia di cittadini d`origine tedesca, vennero allontanati dai confini. Dietro di loro, un vuoto acuitosi dal 1989 in poi. Ratzinger cerca in ogni modo di contrastare questo processo oramai presente in tutta Europa, seppure non sia facile. Già Giovanni Paolo Il aveva lavorato in questo senso: 19 anni fa era il 1990-scelse proprio l`allora Repubblica federativa ceca (ex Cecoslovacchia) quale meta del suo primo viaggio in un paese dell`est.
Ma anche per Benedetto XVI la visita a Praga non è una prima volta. Nel `92, infatti, quando era prefetto dell`ex Sant`Uffizio, si recò a Praga per un seminario sul catechismo, nel corso del quale tenne una relazione sul tema "Che Dio sia tutto in tutti: la fede cristiana nella vita eterna". Oggi, ad attenderlo, c`è una chiesa ridotta ai minimi termini e guidata dal 77enne cardinale Miloslav Vlk. Per lui è l`ultima fatica prima della pensione.
Presto il Papa dovrà scegliere un successore.
Si parla del vescovo di Litomerice, Jan Baxant, o del vescovo di Hradec Kràlové, Dominik Duka.

© Copyright Il Foglio, 26 settembre 2009


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Il Papa ai Vespri: "La Chiesa non domanda privilegi, ma solo di poter servire tutti con spirito evangelico. Il testo integrale dell'omelia



Ha chiuso la prima giornata del Papa in Cechia la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di San Vito. Rivolgendosi a vescovi, sacerdoti, religiosi e rappresentanti dei movimenti laicali, il Papa ha rilevato che nonostante la libertà ritrovata anche oggi per i credenti non è facile vivere e testimoniare il Vangelo: in questo contesto – ha concluso – solo attraverso una relazione profonda con Cristo sarà possibile trarre l’energia spirituale per realizzare appieno, nella carità, la vocazione cristiana. E poi: "La Chiesa – è sempre utile ripeterlo – non domanda privilegi, ma solo di poter operare liberamente al servizio di tutti e con spirito evangelico". Ecco il testo integrale dell'omelia del Papa in occasione della celebrazione dei Vespri:

Cari fratelli e sorelle!



Rivolgo a tutti voi il saluto di san Paolo che abbiamo ascoltato nella lettura breve: Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro! Lo rivolgo in primo luogo al Cardinale Arcivescovo, che ringrazio per le sue cordiali parole. Estendo il mio saluto agli altri Cardinali e Presuli presenti, ai sacerdoti e ai diaconi, ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti e agli operatori pastorali, ai giovani e alle famiglie, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali.



Ci troviamo raccolti questa sera in un luogo a voi caro, che è segno visibile di quanto sia potente la grazia divina che agisce nel cuore dei credenti. La bellezza di questo tempio millenario è infatti testimonianza vivente della ricca storia di fede e di tradizione cristiana del vostro popolo; una storia illuminata, in particolare, dalla fedeltà di coloro che hanno sigillato la loro adesione a Cristo e alla Chiesa con il martirio. Penso alle figure dei santi Venceslao, Adalberto e Giovanni Nepomuceno, pietre miliari del cammino della vostra Chiesa, a cui si aggiungono gli esempi del giovane san Vito, che preferì il martirio piuttosto che tradire Cristo, del monaco san Procopio e di santa Ludmilla. Penso alle vicende di due Arcivescovi, nel secolo scorso, di questa Chiesa locale, i Cardinali Josef Beran e František Tomášek, e di tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, che hanno resistito con eroica fermezza alla persecuzione comunista, giungendo persino al sacrificio della vita. Da dove hanno tratto forza questi coraggiosi amici di Cristo se non dal Vangelo? Sì! Essi si sono lasciati affascinare da Gesù che ha detto: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Nell’ora della difficoltà hanno sentito risuonare nel cuore quest’altra sua considerazione: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20).



L’eroismo dei testimoni della fede ricorda che solo dalla conoscenza personale e dal legame profondo con Cristo è possibile trarre l’energia spirituale per realizzare appieno la vocazione cristiana. Solo l’amore di Cristo rende efficace l’azione apostolica, soprattutto nei momenti della difficoltà e della prova. Amare Cristo e i fratelli deve essere la caratteristica di ogni battezzato e di ogni comunità. Negli Atti degli Apostoli leggiamo che “la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). E Tertulliano, un autore dei primi secoli, scriveva che i pagani rimanevano colpiti dall’amore che legava i cristiani tra di loro (cfr Apologeticum XXXIX). Cari fratelli e sorelle, imitate il divino Maestro che “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45). L’amore risplenda in ogni vostra parrocchia e comunità, nelle varie associazioni e movimenti. La vostra Chiesa, secondo l’immagine di san Paolo, sia un corpo ben strutturato che ha Cristo come Capo, e nel quale ogni membro agisce in armonia con il tutto. Alimentate l’amore di Cristo con la preghiera e l’ascolto della sua parola; nutritevi di Lui nell’Eucaristia, e siate, con la sua grazia, artefici di unità e di pace in ogni ambiente.



Le vostre comunità cristiane, dopo il lungo inverno della dittatura comunista, 20 anni fa hanno ripreso ad esprimersi liberamente quando il vostro popolo, con gli eventi avviati dalla manifestazione studentesca del 17 novembre del 1989, ha riacquistato la propria libertà. Voi avvertite però che anche oggi non è facile vivere e testimoniare il Vangelo. La società reca ancora le ferite causate dall’ideologia atea ed è spesso affascinata dalla moderna mentalità del consumismo edonista, con una pericolosa crisi di valori umani e religiosi e la deriva di un dilagante relativismo etico e culturale. In questo contesto si rende urgente un rinnovato impegno da parte di tutte le componenti ecclesiali per rafforzare i valori spirituali e morali nella vita della società odierna. So che le vostre comunità sono già impegnate su molti fronti, in particolare nell’ambito caritativo con le Caritas. La vostra attività pastorale abbracci con particolare zelo il campo dell’educazione delle nuove generazioni. Le scuole cattoliche promuovano il rispetto dell’uomo; si dedichi attenzione alla pastorale giovanile anche fuori dell’ambito scolastico, senza trascurare le altre categorie di fedeli. Cristo è per tutti! Auspico di cuore una sempre crescente intesa con le altre istituzioni sia pubbliche che private. La Chiesa – è sempre utile ripeterlo – non domanda privilegi, ma solo di poter operare liberamente al servizio di tutti e con spirito evangelico.



Cari fratelli e sorelle, vi doni il Signore di essere come il sale di cui parla il Vangelo, quello che dona sapore alla vita, per essere fedeli operai nella vigna del Signore. Tocca, in primo luogo, a voi, cari Vescovi e sacerdoti, lavorare instancabilmente per il bene di quanti sono affidati alle vostre cure. Ispiratevi sempre all’immagine evangelica del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, le chiama per nome, le conduce in luoghi sicuri, ed è disposto a dare se stesso per loro (cfr Gv 10,1-19). Care persone consacrate, con la professione dei consigli evangelici voi richiamate il primato che Dio deve avere nella vita di ogni essere umano, e, vivendo in fraternità, testimoniate quanto arricchente sia la pratica del comandamento dell’amore (cfr Gv 13,34). Fedeli a questa vocazione, aiuterete gli uomini e le donne del nostro tempo a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio (cfr Vita consecrata, 104). E voi, cari giovani, che siete nei Seminari o nelle Case di formazione, preoccupatevi di acquisire una solida preparazione culturale, spirituale e pastorale. In questo Anno Sacerdotale, che ho indetto per commemorare il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, vi sia di esempio la figura di questo Pastore totalmente dedito a Dio e alle anime, pienamente consapevole che proprio il suo ministero, animato dalla preghiera, era il suo cammino di santificazione.



Cari fratelli e sorelle, varie ricorrenze ricordiamo quest’anno con animo grato al Signore: i 280 anni della canonizzazione di san Giovanni Nepomuceno, l’80° della dedicazione di questa Cattedrale intitolata a san Vito e il 20° anniversario della canonizzazione di sant’Agnese di Praga, evento che ha annunciato la liberazione del vostro Paese dall’oppressione atea. Tanti motivi per proseguire il cammino ecclesiale con gioia ed entusiasmo contando sulla materna intercessione di Maria, Madre di Dio, e di tutti i vostri Santi Protettori. Amen!




Testo integrale del discorso del Papa alle autorità politiche e al Corpo diplomatico



“La vera libertà presuppone la ricerca della verità – del vero bene”. “La verità in altre parole è la norma-guida per la libertà e la bontà ne è la perfezione”: è quanto ha affermato il Papa nell’incontro pomeridiano nella Sala Spagnola del Castello di Praga con le autorità politiche e col Corpo Diplomatico alla presenza del capo di Stato ceco Klaus e dell’ex presidente Vaclav Havel. “Insieme – ha sottolineato - dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente (cfr Fides et ratio, 90). Per i Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo”. Il Papa ha quindi rilevato che “l’Europa è più che un continente … è una casa!”: qui la libertà non è messa in pericolo da chi cerca la verità ma dal cinismo “disumano e distruttivo” di chi nega la capacità per l’uomo di raggiungere la verità, “corrodendo i valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno”. Ecco il testo integrale del discorso del Papa.

Eccellenze,

Signore e Signori,



vi sono grato per l'opportunità che mi viene data di incontrare, in questo straordinario contesto, le autorità politiche e civili della Repubblica Ceca ed i membri della comunità diplomatica. Ringrazio vivamente il Signor Presidente Klaus per le gentili parole di saluto che ha pronunciato in vostro nome. Esprimo inoltre il mio apprezzamento all'Orchestra Filarmonica Ceca per l’esecuzione musicale che ha aperto il nostro incontro, e che ha espresso in maniera eloquente sia le radici della cultura ceca che il rilevante contributo offerto da questa Nazione alla cultura europea.



La mia visita pastorale alla Repubblica Ceca coincide col ventesimo anniversario della caduta dei regimi totalitari in Europa Centrale ed Orientale, e della “Rivoluzione di Velluto” che ripristinò la democrazia in questa nazione. L'euforia che ne seguì fu espressa in termini di libertà. A due decenni di distanza dai profondi cambiamenti politici che trasformarono questo continente, il processo di risanamento e ricostruzione continua, ora all'interno del più ampio contesto dell’unificazione europea e di un mondo sempre più globalizzato. Le aspirazioni dei cittadini e le aspettative riposte nei governi reclamavano nuovi modelli nella vita pubblica e di solidarietà tra nazioni e popoli, senza i quali il futuro di giustizia, di pace e di prosperità, a lungo atteso, sarebbe rimasto senza risposta. Tali desideri continuano ad evolversi. Oggi, specialmente fra i giovani, emerge di nuovo la domanda sulla natura della libertà conquistata. Per quale scopo si vive in libertà? Quali sono i suoi autentici tratti distintivi?



Ogni generazione ha il compito di impegnarsi da capo nell’ardua ricerca di come ordinare rettamente le realtà umane, sforzandosi di comprendere il corretto uso della libertà (cfr Spe salvi, 25). Il dovere di rafforzare le "strutture di libertà" è fondamentale, ma non è mai sufficiente: le aspirazioni umane si elevano al di là di se stessi, al di là di ciò che qualsiasi autorità politica od economica possa offrire, verso quella speranza luminosa (cfr ibid., 35), che trova origine al di là di noi stessi e tuttavia si manifesta al nostro interno come verità, bellezza e bontà. La libertà cerca uno scopo e per questo richiede una convinzione. La vera libertà presuppone la ricerca della verità – del vero bene – e pertanto trova il proprio compimento precisamente nel conoscere e fare ciò che è retto e giusto. La verità, in altre parole, è la norma-guida per la libertà e la bontà ne è la perfezione. Aristotele definì il bene come "ciò a cui tutte le cose tendono", e giunse a suggerire che "benché sia degno il conseguire il fine anche soltanto per un uomo, tuttavia è più bello e più divino conseguirlo per una nazione o per una polis" (Etica Nicomachea, 1; cfr Caritas in veritate, 2). In verità, l’alta responsabilità di tener desta la sensibilità per il vero ed il bene ricade su chiunque eserciti il ruolo di guida: in campo religioso, politico o culturale, ciascuno secondo il modo a lui proprio. Insieme dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente (cfr Fides et ratio, 90).



Per i Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo. La fede cristiana, dal tempo dei Santi Cirillo e Metodio e dei primi missionari, ha avuto in realtà un ruolo decisivo nel plasmare l’eredità spirituale e culturale di questo Paese. Deve essere lo stesso nel presente e per il futuro. Il ricco patrimonio di valori spirituali e culturali, che si esprimono gli uni attraverso gli altri, non solo ha dato forma all’identità di questa nazione, ma l’ha anche dotata della prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione al cuore dell’Europa. Per secoli questa terra è stata un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e culture diverse. Come ben sappiamo, essa ha conosciuto capitoli dolorosi e porta le cicatrici dei tragici avvenimenti causati dall’incomprensione, dalla guerra e dalla persecuzione. E tuttavia è anche vero che le sue radici cristiane hanno favorito la crescita di un considerevole spirito di perdono, di riconciliazione e di collaborazione, che ha reso la gente di queste terre capace di ritrovare la libertà e di inaugurare una nuova era, una nuova sintesi, una rinnovata speranza. Non è proprio di questo spirito che ha bisogno l’Europa di oggi?



L’Europa è più che un continente. Essa è una casa! E la libertà trova il suo significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale. Nel pieno rispetto della distinzione tra la sfera politica e quella religiosa – distinzione che garantisce la libertà dei cittadini di esprimere il proprio credo religioso e di vivere in sintonia con esso – desidero rimarcare l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente “casa”!



In questo spirito, rendo atto alla voce di quanti oggi, in questo Paese e in Europa, cercano di applicare la propria fede, in modo rispettoso ma determinato, nell’arena pubblica, nell’aspettativa che le norme sociali e le linee politiche siano ispirate al desiderio di vivere secondo la verità che rende libero ogni uomo e donna (cfr Caritas in veritate, 9).



La fedeltà ai popoli che voi servite e rappresentate richiede la fedeltà alla verità che, sola, è la garanzia della libertà e dello sviluppo umano integrale (cfr ibid., 9). In effetti, il coraggio di presentare chiaramente la verità è un servizio a tutti i membri della società: esso infatti getta luce sul cammino del progresso umano, ne indica i fondamenti etici e morali e garantisce che le direttive politiche si ispirino al tesoro della saggezza umana. L’attenzione alla verità universale non dovrebbe mai venire eclissata da interessi particolaristici, per quanto importanti essi possano essere, perché ciò condurrebbe unicamente a nuovi casi di frammentazione sociale o di discriminazione, che proprio quei gruppi di interesse o di pressione dichiarano di voler superare. In effetti, la ricerca della verità, lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o il pluralismo culturale, rende il consenso possibile e permette al dibattito pubblico di mantenersi logico, onesto e responsabile, assicurando quell'unità che le vaghe nozioni di integrazione semplicemente non sono in grado di realizzare.



Sono fiducioso che, alla luce della tradizione ecclesiale circa la dimensione materiale, intellettuale e spirituale delle opere di carità, i membri della comunità cattolica, assieme a quelli di altre Chiese, comunità ecclesiali e religioni, continueranno a perseguire, in questa nazione e altrove, obiettivi di sviluppo che possiedano un valore più umano ed umanizzante (cfr ibid., 9).



Cari amici, la nostra presenza in questa magnifica capitale, spesso denominata “il cuore d'Europa”, ci stimola a chiederci in cosa consista questo “cuore”. È vero che non c’è una risposta facile a tale domanda, tuttavia un indizio è costituito sicuramente dai gioielli architettonici che adornano questa città. La stupefacente bellezza delle sue chiese, del castello, delle piazze e dei ponti non possono che orientare a Dio le nostre menti. La loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio che giustamente ci permettono di considerare le grandi meraviglie alle quali noi creature possiamo aspirare quando diamo espressione alla dimensione estetica e conoscitiva del nostro essere più profondo. Come sarebbe tragico se si ammirassero tali esempi di bellezza, ignorando però il mistero trascendente che essi indicano. L'incontro creativo della tradizione classica e del Vangelo ha dato vita ad una visione dell’uomo e della società sensibile alla presenza di Dio fra noi. Tale visione, nel plasmare il patrimonio culturale di questo continente, ha chiaramente posto in luce che la ragione non finisce con ciò che l'occhio vede, anzi essa è attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui noi profondamente aneliamo: lo Spirito, potremmo dire, della Creazione.



Nel contesto dell’attuale crocevia di civiltà, così spesso marcato da un’allarmante scissione dell’unità di bontà, verità e bellezza, e dalla conseguente difficoltà di trovare un consenso sui valori comuni, ogni sforzo per l’umano progresso deve trarre ispirazione da quella vivente eredità. L’Europa, fedele alle sue radici cristiane, ha una particolare vocazione a sostenere questa visione trascendente nelle sue iniziative al servizio del bene comune di individui, comunità e nazioni. Di particolare importanza è il compito urgente di incoraggiare i giovani europei mediante una formazione che rispetti ed alimenti la capacità, donata loro da Dio, di trascendere proprio quei limiti che talvolta si presume che debbano intrappolarli. Negli sport, nelle arti creative e nella ricerca accademica, i giovani trovano volentieri l'opportunità di eccellere. Non è ugualmente vero che, se confrontati con alti ideali, essi aspireranno anche alla virtù morale e ad una vita basata sull’amore e sulla bontà? Incoraggio vivamente quei genitori e responsabili delle comunità che si attendono dalle autorità la promozione di valori capaci di integrare la dimensione intellettuale, umana e spirituale in una solida formazione, degna delle aspirazioni dei nostri giovani.



“Veritas vincit”. Questo è il motto della bandiera del Presidente della Repubblica Ceca: alla fine, davvero la verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del bene comune. La sete di verità, bontà, bellezza, impressa in tutti gli uomini e donne dal Creatore, è intesa a condurre insieme le persone nella ricerca della giustizia, della libertà e della pace. La storia ha ampiamente dimostrato che la verità può essere tradita e manipolata a servizio di false ideologie, dell’oppressione e dell'ingiustizia. Tuttavia, le sfide che deve affrontare la famiglia umana non ci chiamano forse a guardare oltre a quei pericoli? Alla fine, cosa è più disumano e distruttivo del cinismo che vorrebbe negare la grandezza della nostra ricerca per la verità, e del relativismo che corrode i valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno? Noi, al contrario, dobbiamo riacquistare fiducia nella nobiltà e grandezza dello spirito umano per la sua capacità di raggiungere la verità, e lasciare che quella fiducia ci guidi nel paziente lavoro della politica e della diplomazia.



Signore e Signori, con questi sentimenti esprimo nella preghiera l’augurio che il vostro servizio sia ispirato e sostenuto dalla luce di quella verità che è il riflesso della eterna Sapienza di Dio Creatore. Su di Voi e sulle Vostre famiglie, invoco di cuore l’abbondanza delle benedizio
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Il Papa nella Praga atea: «Vedo una società ferita da 40 anni di comunismo»

di Andrea Tornielli

nostro inviato a Praga

«Non si deve sottovalutare il costo di quarant’anni di repressione politica. Una particolare tragedia per questa terra è stato il tentativo spietato da parte del governo di quel tempo di mettere a tacere la voce della Chiesa».
Benedetto XVI ha appena messo piede nella Repubblica Ceca, e di fronte al presidente Vaclav Klaus che lo ha accolto e salutato, rievoca immediatamente gli anni del regime comunista.
Praga è la capitale più scristianizzata dell’Europa cristiana, con una frequenza alla messa ridotta al lumicino. Non ci sono striscioni né manifesti che annunciano la visita papale nelle vie della città dove gli atei che si professano tali rappresentano il 60 per cento della popolazione, nel Paese dove la fine del comunismo non ha visto rinascere la fede, ma anzi l’ha vista diminuire.
La tredicesima trasferta internazionale di Ratzinger è una sfida difficile.
Il Papa, nel pomeriggio, durante i vespri in cattedrale, ricorda «il lungo inverno della dittatura comunista» e le «ferite causate dall’ideologia atea» che porta ancora la società.
Una società oggi «spesso affascinata dalla moderna mentalità del consumismo edonista, con una pericolosa crisi i valori umani e religiosi e la deriva di un dilagante relativismo etico e culturale».
Benedetto XVI rende grazie «per la liberazione» dalla dittatura. Ma alla Chiesa ceca chiede un balzo in avanti, un impegno rinnovato nella missione, perché non basta continuare ad attribuire ogni colpa della situazione attuale ai guasti dell’ateismo. Sono passati vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e da quella «rivoluzione di velluto» che portò il dissidente Vaclav Havel alla presidenza. Cambiamenti seguiti dall’euforia per la ritrovata libertà.
Oggi però - è la domanda che Benedetto XVI fa risuonare nella Sala Spagnola del palazzo presidenziale, di fronte alle autorità civili - bisogna chiedersi «per quale scopo si vive in libertà» e quali sono i «tratti distintivi di questa libertà».
Ratzinger aveva in qualche modo anticipato e sintetizzato tutti i temi del viaggio dialogando con i giornalisti sul volo che lo portava a Praga.
«La libertà – ha detto – non è arbitrarietà, libertinismo, ma è connessa e condizionata dai grandi valori della verità, dell’amore e della solidarietà, e del bene generale». E alla Chiesa divenuta così minoritaria e ininfluente, guardata con poca simpatia da un’opinione pubblica che la ritiene troppo interessata a rientrare in possesso dei beni confiscati negli anni del regime, Benedetto XVI lancia un messaggio inequivocabile: «Normalmente le minoranze creative determinano il futuro.
In questo senso – aggiunge nell’intervista in alta quota – direi che la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa e ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva e attuale e devono essere attualizzati e resi presenti nel dibattito pubblico».
Il primo compito che il vescovo di Roma intende affidare ai cattolici di Boemia e Moravia è «il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Entrambi hanno bisogno dell’altro. Gli agnostici non devono mai essere contenti di non sapere se Dio esiste o no, ma devono essere in ricerca e sentire la grande eredità della fede. Il cattolico non deve essere contento di avere la fede, ma deve continuare ad essere in ricerca. E ancora di più, nel dialogo con gli altri, deve imparare Dio nel modo più profondo». Gli altri due compiti che il Papa indica sono quelli dell’educazione e della carità.
Rispondendo a una domanda sull’enciclica Caritas in veritate, Ratzinger si è detto contento del dibattito che ne è scaturito, invitando a «trovare nuovi modelli per una nuova economia responsabile».
Infine, con il sorriso sulle labbra, Benedetto XVI ha parlato dell’incidente al polso avvenuto in Val d’Aosta: «Non è ancora pienamente superato, ma vedete che la mano destra è in funzione, posso mangiare e soprattutto scrivere». Dato che il suo pensiero, «si sviluppa soprattutto scrivendo», è stata «una pena e una scuola di pazienza non poter scrivere per sei settimane».
Ora però il Papa è andato avanti con la stesura del secondo libro dedicato a Gesù: «Penso di terminarlo nella prossima primavera, ma questa è solo una speranza».

© Copyright Il Giornale, 27 settembre 2009


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Al Santo Bambino «Proteggi le famiglie»

di Andrea Tornielli

La prima tappa del viaggio di Benedetto XVI è stata la chiesa di Santa Maria della Vittoria, dov’è conservato il famoso «Bambino di Praga», una piccola effigie proveniente dalla Spagna meridionale, oggetto di una straordinaria venerazione diffusa in vari Paesi del mondo da dove arrivano continui pellegrinaggi.
Accolto da una piccola folla di fedeli, il Papa ha affidato al Bambino Gesù le famiglie in difficoltà, «provate dalla malattia e dal dolore», ma anche quelle «in crisi, disunite o lacerate dalla discordia e dall’infedeltà».
«Tutte le affidiamo – ha aggiunto – al Santo Bambino di Praga, sapendo quanto sia importante la loro stabilità e la loro concordia per il vero progresso della società e per il futuro dell’umanità». Le parole più forti, Ratzinger le ha però riservate ai più piccoli: «Quanti bambini non sono amati, né accolti, né rispettati!
Quanti sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza scrupoli! Possano essere riservati ai minori quel rispetto e quell’attenzione loro dovuti: i bambini sono il futuro e la speranza dell’umanità».

© Copyright Il Giornale, 27 settembre 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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La forza dell'amore di Cristo

dal nostro inviato Mario Ponzi

Láska Kristova je nasí silou: "L'amore di Cristo è la nostra forza". A Praga è scritto un po' ovunque lo slogan scelto per la visita di Benedetto XVI alla Repubblica Ceca. Campeggia anche sull'enorme striscione disteso sulla terrazza dell'aeroporto internazionale "Stará Ruzyne" dove il Papa è giunto nella mattinata di sabato 26 settembre. Ed è la prima cosa che Benedetto XVI deve aver notato scendendo dalla scaletta dell'aereo: uno slogan che i vescovi cechi hanno a lungo meditato e poi scelto con il Pontefice, per esprimere e racchiudere il senso che dovranno avere queste giornate. Da esse i popoli boemo e moravo dovranno attingere a piene mani per riscoprire che il loro essere cristiani non è una "particolarità insignificante" - come spesso si sente dire da queste parti - ma rappresenta ciò che li ha sorretti nei momenti più difficili.
Ci sono tutte le autorità della nazione all'aeroporto. La visita era attesa da tempo: almeno da tre o quattro anni. Più volte, vescovi e autorità governative avevano manifestato la volontà di ricevere il Papa. Si è aspettata l'occasione giusta. E oggi si realizza per celebrare anniversari legati alla testimonianza di santi e martiri di questi popoli e della loro Chiesa, passati attraverso la persecuzione. Ma ne sono usciti con fierezza.
Il viaggio tra l'altro si compie nel periodo in cui l'Europa centrale e orientale celebra i vent'anni dalla caduta della "cortina di ferro". Il Papa è qui, nel cuore dell'Europa, e ricorda quegli eventi. Parla ai cechi ma - come aveva lasciato capire già domenica scorsa quando, durante l'Angelus a Castel Gandolfo, aveva chiesto ai fedeli di pregare per questa sua nuova fatica - il pensiero è rivolto a tutta l'Europa. Non è qui a celebrare la caduta del comunismo. È venuto a parlare dell'amore di Cristo, di perdono, di riconciliazione.
La cerimonia di accoglienza si è svolta secondo i canoni consueti: il nunzio, arcivescovo Diego Causero, sale sull'aereo papale per il primo benvenuto e poi accompagna Benedetto XVI mentre scende la scaletta. Ai bordi del tappeto rosso il saluto del presidente della Repubblica Václav Klaus e della consorte. Poi l'omaggio di tre giovani in vestiti tradizionali, che secondo l'uso boemo gli hanno offerto pane e sale e un vasetto contenente terra. Il Papa li ringrazia e dice loro di conoscere bene il significato del pane e del sale tra le immagini del Nuovo Testamento. "Ciò mi ricorda - dirà poi nel discorso - quanto profondamente la cultura ceca sia permeata dal cristianesimo".
Quindi la sfilata delle autorità ecclesiali, civili e militari, a cominciare dal cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, seguito dal presidente della Conferenza episcopale, arcivescovo Jan Graubner, dall'ausiliare di Praga, vescovo Václav Malý; e poi via via da tutti gli altri presuli presenti. Alcuni sono anziani, hanno le guance solcate da lunghe sofferenze fisiche; l'andatura è pesante. Ma gli sguardi sono penetranti, intensi. Sono gli uomini che non hanno ceduto. Gli altri sono giovani, sembrano pieni di entusiasmo, ma in realtà hanno il cuore pesante. Sulle loro spalle gravano incognite inquietanti: negli ultimi vent'anni i cattolici sono sensibilmente diminuiti e il fenomeno sembra non arrestarsi. Passata la grande paura, il pensiero di Dio sembra essere divenuto marginale. La popolazione obbedisce a un marcato e provinciale conformismo: l'atteggiamento adulto, critico, moderno sembra essere ormai quello del cinismo su tutti i valori.
Il presidente parla al Papa con cortesia. Nei rapporti tra Stato e Chiesa ci sono tante cose irrisolte e nella società civile si vanno affermando falsi preconcetti a proposito della richiesta della restituzione dei beni ingiustamente confiscati dal passato regime. Il cardinale Vlk non ne ha fatto mai mistero e continua a battersi per vedere riconosciuti i diritti della Chiesa.
Tuttavia Benedetto XVI preferisce non farne cenno nel suo discorso pubblico. Vedrà il presidente più tardi, in separata sede. Quindi parla della cultura europea profondamente plasmata dall'eredità cristiana, soprattutto nelle terre ceche, grazie all'azione missionaria dei Santi Cirillo e Metodio. Nella sua storia - ha spiegato - questo territorio posto nel cuore del continente europeo, al crocevia tra nord e sud, est e ovest, è stato un punto incontro di popoli, tradizioni e culture diverse. Non si può negare che ciò abbia talora causato frizioni; tuttavia, nel tempo, ciò si è rivelato essere un incontro fruttuoso. Da qui il significativo ruolo che le terre ceche hanno giocato nella storia intellettuale, culturale e religiosa d'Europa, talora come un campo di battaglia, più spesso come un ponte. Quindi ricorda il prossimo anniversario della "Rivoluzione di Velluto", che "felicemente pose fine in modo pacifico ad un'epoca particolarmente dura per questo Paese". Rende grazie per la liberazione da quei regimi oppressivi. "Il crollo del muro di Berlino - ha aggiunto - ha segnato uno spartiacque nella storia mondiale".
Poi sale in macchina e si dirige verso la chiesa di Santa Maria della Vittoria, per una prima sosta di preghiera in uno dei santuari più cari alla popolazione ceca. Si percorrono circa tredici chilometri: per le strade non ci sono folle oceaniche, o più semplicemente si registra un contenuto entusiasmo delle persone che si fermano per vedere il corteo papale. Si intuisce la compassata compostezza mitteleuropea di questa città che, dall'anonimato della periferia passa allo splendore di un gioiello urbanistico di rara fattezza. Stranamente però alla chiesa di Santa Maria della Vittoria si accede attraverso un vicolo stretto. La chiesa stessa dal di fuori non lascia intuire la maestosità dell'interno.
Benedetto XVI riceve sul sagrato l'omaggio del sindaco di Praga e degli altri ventidue sindaci dei distretti amministrativi cittadini. Poi entra nella chiesa. Lo accoglie un folto gruppo di famiglie: ce ne sono di giovani, con i bambini in braccio, e di meno giovani, nonni per la maggior parte. Il Papa sfiora decine di mani mentre passa nei pressi per raggiungere la cappella dove è custodito uno dei simboli più importanti della religiosità popolare ceca. Si tratta di una statuina del Bambino Gesù, alta appena 47 centimetri, fatta di cera. È fragilissima dicono, al punto che possono maneggiarla solo delle espertissime suore, incaricate tra l'altro del rito del cambio dei vestiti: un centinaio di abitini, uno dei quali si dice sia stato personalmente tessuto dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Si rivolge alle famiglie e indica loro la via per uscire dalla situazione che colpisce in modo particolare proprio i bambini, soprattutto quelli che "non sono amati, né accolti, né rispettati" o quanti "sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza scrupoli. I bambini sono il futuro e la speranza dell'umanità". Qui invece spesso i genitori abdicano dal proporre un'educazione all'impegno e alla temperanza. Con limitate eccezioni sono disorientati e privi di autorità morale nei confronti dei figli. In questa situazione la famiglia si allontana dal progetto di un amore adulto e stabile e il divorzio - esito ormai della metà dei matrimoni - è banalizzato.
Quello con le famiglie è stato l'ultimo appuntamento della mattinata. Oggi pomeriggio il Pontefice è atteso al Castello per l'incontro con il Presidente e il Corpo Diplomatico. Poi in serata i vespri con le diverse componenti della comunità ecclesiale.

(©L'Osservatore Romano - 27 settembre 2009)


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009) (VII)


Al termine della Santa Messa nella spianata accanto all’Aeroporto di Brno, il Santo Padre guida la recita dell’Angelus con i fedeli presenti. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Siamo giunti al termine di questa solenne Celebrazione e l’ora del mezzogiorno ci invita alla preghiera dell’Angelus. Sono lieto di recitarla qui, nel cuore della Moravia, regione fraternamente unita alla Boemia, terra segnata da molti secoli di fede cristiana, che richiama all’origine la coraggiosa missione dei santi Cirillo e Metodio.

Quando, venti anni or sono, Giovanni Paolo II decise di visitare l’Europa centrale ed orientale dopo la caduta del totalitarismo comunista, volle cominciare il suo viaggio pastorale da Velehrad, centro dei famosi Congressi unionistici precursori dell’ecumenismo tra i popoli slavi, e conosciuto in tutto il mondo cristiano. Voi ricordate inoltre un’altra sua visita, quella del 1995 a Svatý Kopeček, presso Olomouc, con l’indimenticabile incontro con i giovani. Vorrei idealmente riprendere l’insegnamento di questo mio venerato Predecessore e invitarvi a mantenervi fedeli alla vostra vocazione cristiana e al Vangelo per costruire insieme un avvenire di solidarietà e di pace.

La Moravia è terra ricca di santuari mariani, che folle di pellegrini visitano durante tutto l’anno. In questo momento vorrei recarmi in ideale pellegrinaggio presso la montagna boscosa di Hostýn, dove venerate la Madonna come vostra Protettrice. Maria tenga desta la fede di tutti voi, la fede alimentata anche da numerose tradizioni popolari che affondano le loro radici nel passato, ma che giustamente voi avete cura di conservare perché non venga meno il calore della convivenza familiare nei villaggi e nelle città. A volte si costata, con una certa nostalgia, che il ritmo della vita moderna tende a cancellare alcune tracce di un passato ricco di fede. E’ importante invece non perdere di vista l’ideale che le usanze tradizionali esprimevano, e soprattutto va mantenuto il patrimonio spirituale ereditato dai vostri antenati, per custodirlo ed anzi renderlo rispondente alle esigenze dei tempi presenti. Vi aiuti in questo la Vergine Maria, alla quale rinnovo l’affidamento della vostra Chiesa e dell’intera Nazione ceca.
Angelus Domini…



[Milí bratři, milé sestry!
Blížíme se ke konci tohoto slavnostního obřadu a polední čas nás zve k modlitbě Anděl Páně. Jsem rád, že se ji mohu pomodlit zde, v srdci Moravy, v krajině bratrsky sjednocené s Čechami, v zemi vyznačující se po mnoha staletí křesťanskou vírou připomínající počátky odvážné mise svatých Cyrila a Metoděje.
Je tomu nyní už 20 let, kdy se Jan Pavel II. rozhodl navštívit střední a východní Evropu po pádu totalitního komunistického režimu. Chtěl začít svou pastýřskou cestu na Velehradě, v centru slavných unionistických kongresů jako předchůdců ekumenismu mezi slovanskými národy, známém v celém křesťanském světě. Kromě toho si pamatujete na jinou jeho návštěvu: v roce 1995 na Svatém Kopečku u Olomouce s nezapomenutelným setkáním s mládeží. Chtěl bych myšlenkově navázat na učení svého ctihodného předchůdce a vyzvat vás, abyste zůstali věrni svému křesťanskému povolání a evangeliu, abychom společně vytvářeli budoucnost solidarity a míru.
Morava je země bohatá na mariánská poutní místa, která zástupy věřících navštěvují během celého roku. V tomto okamžiku se chci v myšlenkách odebrat na pouť na zalesněný vrch Hostýn, kde uctíváte Madonu jako svou ochránkyni. Panna Maria ať udržuje bdělou víru vás všech, víru živenou také četnými lidovými tradicemi s kořeny v minulosti, tradicemi, které se však vy správně snažíte uchovat, aby nezaniklo vroucí rodinné soužití v obcích a městech. Občas s jistou nostalgií zjistíme, že rytmus moderního života má snahu setřít některé stopy minulosti bohaté na víru. Je důležité naopak neztratit ze zřetele ideál, který vyjadřovaly tradiční zvyky, a především by mělo být udržováno duchovní dědictví vašich předků, aby bylo nejen zachováno, ale aby i odpovídalo potřebám dnešní doby. V tom vám pomáhej Panna Maria, do jejíž ochrany znovu svěřuji vaši církev a celý český národ.
Anděl Páně…]


[Dear Brothers and Sisters,
We have come to the end of this solemn celebration, and the midday hour invites us to pray the Angelus. I am pleased to do so here, in the heart of Moravia, Bohemia’s sister territory, a land marked for many centuries by the Christian faith, a land that reminds us of the courageous mission of Saints Cyril and Methodius.
Twenty years ago, when Pope John Paul II decided to visit Central and Eastern Europe after the fall of Communist totalitarianism, he chose to being his pastoral journey in Velehrad, the place where the famous Unionist Congresses were held, those precursors of ecumenism among the Slav peoples, a place known throughout the Christian world. I am sure you also remember another of his visits, in 1995, when he went to Svatý Kopeček near Olomouc for an unforgettable meeting with young people. I should like to make my own the ideas put forward by my venerable predecessor, as I invite you to remain faithful to your Christian vocation and to the Gospel, so as to build together a future of solidarity and peace.
Moravia is blessed with a number of Marian shrines that are visited by crowds of pilgrims throughout the year. At this moment I should like to make a pilgrimage in spirit to the mountainous forest shrine of Hostýn, where you venerate the Blessed Virgin Mary as your protectress. May Mary keep the flame of faith alive in all of you, a faith that is nourished by traditions of popular piety with deep roots in the past, which you rightly take care to maintain, so that the warmth of family conviviality in villages and towns may not be lost. At times one cannot help noticing, with a certain nostalgia, that the pace of modern life tends to diminish some elements of a rich heritage of faith. Yet it is important not to lose sight of the ideal expressed by traditional customs, and above all to maintain the spiritual patrimony inherited from your forebears, to guard it and to make it answer to the needs of the present day. May the Virgin Mary assist you in this, as we renew the entrustment to her of your Church and of the entire Czech nation.
Angelus Domini …]



DOPO L’ANGELUS

Infine, il Papa rivolge il Suo saluto ai numerosi fedeli presenti, provenienti, oltre che dalla Moravia, anche dalle vicine diocesi della Slovacchia, della Polonia, dell’Austria e della Germania:

S láskou pozdravujem pútnikov z blízkeho Slovenska. Drahí bratia a sestry, dnešné Božie slovo nás pobáda, aby sme v Ježišovi Kristovi uznali našu jedinú nádej. Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami tejto zvesti. Zo srdca žehnám vás i vaše rodiny vo vlasti. S týmto želaním vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini provenienti dalla vicina Slovacchia. Cari fratelli e sorelle, l’odierna Parola di Dio ci esorta a riconoscere Gesù Cristo come nostra unica speranza. Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli di questo annuncio. Di cuore benedico voi e le vostre famiglie in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]

[I warmly welcome the pilgrims who have come from neighbouring Slovakia. Dear brothers and sisters, today’s Liturgy of the Word challenges us to recognize Jesus Christ as our one hope. I invite you to bear faithful witness to this message before the world. From my heart I bless you and your families at home. May Jesus Christ be praised!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków biorących udział w tej Eucharystii. Dziękuję za Waszą obecność i duchowe wsparcie. Niech spotkanie z Papieżem we wspólnocie Kościoła, który jest w Czechach, przyniesie owoce wiary i miłości w waszych sercach. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto cordialmente i polacchi che prendono parte a quest’Eucaristia. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il sostegno spirituale. L’incontro del Papa con la Chiesa che è nella Repubblica Ceca porti abbondanti frutti di fede e di amore nei vostri cuori. Dio vi benedica!]

[I extend cordial greetings to the Poles taking part in this Mass. I thank you for coming, and for the support of your prayers. May the Pope’s pastoral visit to the Church in the Czech Republic bear abundant fruits of faith and love in your hearts. May God bless you!]

Von Herzen grüße ich die Pilger aus Deutschland und aus Österreich. Ich freue mich über euer Kommen, über euer Mitbeten und Mitfeiern mit den Brüdern und Schwestern hier in Tschechien. Noch mehr als alle nachbarschaftlichen Bande ist es der Glaube an Jesus Christus, der uns zusammenführt und eint. Und heute braucht es besonders unser gemeinschaftliches Zeugnis, um neu und kraftvoll die Botschaft des Heils zu verkünden: den gekreuzigten und auferstandenen Herrn – Jesus Christus, die Hoffnung der Menschheit! Die Erfahrung, daß Christus seine Freunde nicht allein läßt, sondern ihnen hilft, damit sie glücklich leben können, darf uns nicht kalt und gleichgültig lassen gegenüber unseren Mitmenschen, die auf der Suche nach Wahrheit und Liebe sind und sich nach dem wirklichen Leben sehnen. Zeigen wir ihnen den Weg zu Jesus Christus, der das Leben in Fülle schenkt. Mit Freude wollen wir Tag für Tag aus unserem Glauben und unserer Hoffnung leben und am Aufbau einer Gesellschaft mitarbeiten, die auf den Werten des Guten, der Gerechtigkeit und Brüderlichkeit, auf der Liebe zu Gott und dem Nächsten gründet. Dazu schenke der Herr uns seinen Segen.

[Saluto di cuore i pellegrini provenienti dalla Germania e dall’Austria. Sono lieto della vostra presenza, del vostro pregare e celebrare insieme con i fratelli e le sorelle qui nella Repubblica Ceca. È la fede in Gesù Cristo, che, ancora di più di tutti i legami di vicinato, ci ricongiunge e ci unisce. E oggi è necessaria in modo particolare la nostra comune testimonianza per proclamare di nuovo e con forza l’annuncio di salvezza: il Signore crocifisso e risorto – Gesù Cristo, Speranza dell’umanità! L’esperienza che Cristo non lascia soli i suoi amici, ma li aiuta perché possano vivere felicemente, non deve lasciarci indifferenti nei confronti del nostro prossimo che cerca verità e amore e anela la vita vera. Mostriamo loro la via verso Gesù Cristo che dona la vita in abbondanza. Con gioia vogliamo vivere giorno per giorno la nostra fede e speranza, collaborando a costruire una società fondata sui valori del bene, della giustizia e della fraternità, sull’amore verso Dio e il prossimo. Per questo, Dio ci dia la Sua benedizione.]

[I extend heartfelt greetings to the pilgrims from Germany and Austria. I am glad that you have come here to pray and to celebrate alongside your brothers and sisters in the Czech Republic. Even more than the bonds of neighbourliness, it is faith in Jesus Christ that brings us together and unites us. And today our common witness is more necessary than ever, if we are to proclaim in new and powerful ways the message of salvation: the crucified and risen Lord – Jesus Christ, the hope of humanity! The experience that Christ does not abandon his friends, but helps them to live lives of happiness, must not leave us cold and indifferent towards our fellow men and women who are seeking truth and love and longing for true life. Let us show them the way to Jesus Christ, who gives us life in its fullness. With joy we seek to live day by day from our faith and our hope and we work together in building up a society on the foundations of goodness, justice and fraternity, on love of God and neighbour. May God bless our endeavours.]

Moji milovaní, je pro mě velikou radostí být dnes s vámi zde v Brně, v srdci Moravy. Zdravím také všechny, kteří jsou s námi spojeni sdělovacími prostředky. S láskou pamatuji i na starší osoby, na trpící a na nemocné. Prosím vás všechny o vzpomínku v modlitbě, tak jako já vás ujišťuji svou duchovní blízkostí. Nechť vás všemohoucí Bůh zahrne hojnými nebeskými milostmi a požehnáním!

[Miei cari, è per me una grande gioia essere oggi qui con voi, a Brno, nel cuore della Moravia. Saluto anche quanti sono collegati con noi attraverso i mezzi di comunicazione. In particolare, il mio affettuoso pensiero va alle persone anziane, ai sofferenti e ai malati. Chiedo un ricordo nella preghiera, così come assicuro a voi la mia vicinanza spirituale. Che Dio Onnipotente vi conceda abbondanti grazie celesti e benedizioni.]

[Dear friends, it is a great joy for me to be here with you in Brno, in the heart of Moravia. I also greet those who are following our celebration through the media. In a particular way, I think with affection of the elderly, the suffering and the sick. I ask you to remember me in your prayers, just as I assure you of my own spiritual closeness. May Almighty God grant you abundant heavenly graces and blessings.]


Al termine, il Papa si trasferisce in auto all’aeroporto Tuřany di Brno da dove si imbarca per rientrare a Praga. L’arrivo all’aeroporto di Stará Ruzyně è previsto per le ore 13.20.
Quindi il Santo Padre rientra in auto alla Nunziatura Apostolica di Praga dove pranza con i Membri del Seguito Papale.








INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO LA REPUBBLICA CECA (26 SETTEMBRE 2009)


Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti del Volo Papale nella mattinata di ieri, sabato 26 settembre, durante il viaggio aereo da Roma a Praga:


TESTO DELL’INTERVISTA

Padre Lombardi: Santità, siamo molto grati che anche questa volta Lei voglia darci qualche minuto e qualche risposta alle domande che abbiamo raccolto in preparazione a questo viaggio, e ci dia così anche occasione di augurarLe buon viaggio.

Domanda: come Lei ha detto all’Angelus di domenica scorsa, la Repubblica Ceca si trova non solo geograficamente, ma anche storicamente nel cuore dell’Europa. Vuole spiegarci meglio questo "storicamente" e dirci come e perché pensa che questa visita possa essere significativa per il continente nel suo insieme, nel suo cammino culturale, spirituale ed eventualmente anche politico, di costruzione dell’Unione Europea?

Papa:. In tutti i secoli, la Repubblica Ceca, il territorio della Repubblica Ceca è stato luogo di incontro di culture. Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio, che da Bisanzio portano la cultura bizantina, ma creano una cultura slava, con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti di Regensburg e Passau che portano il Vangelo in lingua latina, e, nella connessione con la cultura romano-latina, si incontrano così le due culture. Ogni incontro è difficile, ma anche fecondo. Si potrebbe facilmente mostrare con questo esempio. Faccio un grande salto: nel XIII secolo è Carlo IV che crea qui, a Praga, la prima università nel Centro Europa. L’università di per sé è un luogo di incontro di culture; in questo caso, diventa inoltre un luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo territorio, gli incontri e gli scontri diventano decisi e forti, lo sappiamo tutti. Faccio ora un salto al nostro presente: nel secolo scorso, la Repubblica Ceca ha sofferto sotto una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma ha anche avuto una resistenza sia cattolica, sia laica di grandissimo livello. Penso ai testi di Václav Havel, del cardinale Vlk, a personalità come il cardinale Tomášek, che realmente hanno dato all’Europa un messaggio di che cosa sia la libertà e di come dobbiamo vivere e lavorare nella libertà. E penso che da questo incontro di culture nei secoli, e proprio da questa ultima fase di riflessione, non solo, di sofferenza per un concetto nuovo di libertà e di società libera, escano per noi tanti messaggi importanti, che possono e devono essere fecondi per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo essere molto attenti proprio al messaggio di questo Paese.

Domanda: Siamo a vent’anni dalla caduta dei regimi comunisti nell’Est europeo; Giovanni Paolo II, visitando diversi Paesi reduci dal comunismo, li incoraggiava ad usare con responsabilità la libertà recuperata. Qual è oggi il suo messaggio per i popoli dell’Europa orientale in questa nuova fase storica?

Papa: Come ho detto, questi Paesi hanno sofferto particolarmente sotto la dittatura, ma nella sofferenza sono anche maturati concetti di libertà che sono attuali e che adesso devono essere ancora ulteriormente elaborati e realizzati. Penso, per esempio, ad un testo di Václav Havel che dice: "La dittatura è basata sulla menzogna e se la menzogna andasse superata, se nessuno mentisse più e se venisse alla luce la verità, ci sarebbe anche la libertà". E così ha elaborato questo nesso tra verità e libertà, dove libertà non è libertinismo, arbitrarietà, ma è connessa e condizionata dai grandi valori della verità e dell’amore e della solidarietà e del bene in generale. Così, penso che questi concetti, queste idee maturate nel tempo della dittatura non debbano andare persi: ora dobbiamo proprio ritornare ad essi! E nella libertà spesso un po’ vuota e senza valori, di nuovo riconoscere che libertà e valori, libertà e bene, libertà e verità vanno insieme: altrimenti si distrugge anche la libertà. Questo mi sembra il messaggio che viene da questi Paesi e che dev’essere attualizzato in questo momento.

Domanda: Santità, la Repubblica Ceca è un Paese molto secolarizzato in cui la Chiesa cattolica è una minoranza. In tale situazione, come può contribuire la Chiesa effettivamente al bene comune del Paese?

Papa: Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace. Così, può contribuire in diversi settori. Direi che il primo è proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno dell’altro: l’agnostico non può essere contento di non sapere se Dio esiste o no, ma deve essere in ricerca e sentire la grande eredità della fede; il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più profondo. Questo è il primo livello: il grande dialogo intellettuale, etico ed umano. Poi, nel settore educativo, la Chiesa ha molto da fare e da dare, per quanto riguarda la formazione. In Italia parliamo del problema dell’emergenza educativa. E’ un problema comune a tutto l’Occidente: qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore è la "Caritas". La Chiesa ha sempre avuto questo come segno della sua identità: quello di venire in aiuto ai poveri, di essere strumento della carità. La Caritas nella Repubblica Ceca fa moltissimo nelle diverse comunità, nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche all’umanità sofferente nei diversi continenti, dando così un esempio di responsabilità per gli altri, di solidarietà internazionale, che è anche condizione della pace.

Domanda: Santità, la sua ultima Enciclica "Caritas in veritate" ha avuto un’ampia eco nel mondo. Come valuta questa eco? Ne è soddisfatto? Pensa che effettivamente la crisi mondiale recente sia un’occasione in cui l’umanità sia divenuta più disponibile a riflettere sull’importanza dei valori morali e spirituali, per fronteggiare i grandi problemi del suo futuro? E la Chiesa, continuerà ad offrire orientamenti in questa direzione?

Papa: Sono molto contento per questa grande discussione. Era proprio questo lo scopo: incentivare e motivare una discussione su questi problemi, non lasciare andare le cose come sono, ma trovare nuovi modelli per una economia responsabile, sia nei singoli Paesi, sia per la totalità dell’umanità unificata. Mi sembra realmente visibile, oggi, che l’etica non è qualcosa di esteriore all’economia, la quale come una tecnica potrebbe funzionare da sé, ma è un principio interiore dell’economia, la quale non funziona se non tiene conto dei valori umani della solidarietà, delle responsabilità reciproche e se non integra l’etica nella costruzione dell’economia stessa: è la grande sfida di questo momento. Spero, con l’Enciclica, di aver contribuito a questa sfida. Il dibattito in corso mi sembra incoraggiante. Certamente vogliamo continuare a rispondere alle sfide del momento e ad aiutare affinché il senso della responsabilità sia più forte della volontà del profitto, che la responsabilità nei riguardi degli altri sia più forte dell’egoismo; in questo senso, vogliamo contribuire ad un’economia umana anche in futuro.

Domanda: E per concludere, una domanda un po’ più personale: nel corso dell’estate, vi è stato il piccolo incidente al polso. Lo considera ora pienamente superato? Ha potuto riprendere pienamente la sua attività e ha potuto anche lavorare alla seconda parte del suo libro su Gesù, come desiderava?

Papa: Non è ancora pienamente superato, ma vedete che la mano destra è in funzione e l’essenziale posso farlo: posso mangiare e, soprattutto, posso scrivere. Il mio pensiero si sviluppa soprattutto scrivendo; così per me è stata veramente una pena, una scuola di pazienza, non poter scrivere per sei settimane. Tuttavia, ho potuto lavorare, leggere, fare altre cose e sono anche andato un po’ avanti con il libro. Ma ho ancora molto da fare. Penso che, con la bibliografia e tutto quello che segue ancora, "Deo adiuvante", potrebbe essere terminato nella prossima primavera. Ma questa è una speranza!

Padre Lombardi: Grazie mille, Santità, e ancora una volta i migliori auguri per questo viaggio che è breve, ma molto intenso e, come Lei ci ha spiegato, è anche molto significativo.










VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009) (VI)


Questa mattina, lasciata la Nunziatura Apostolica di Praga, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto all’aeroporto di Stará Ruzyně dove, alle ore 8.45, decolla a bordo di un A319 della Presidenza della Repubblica, diretto a Brno. Al Suo arrivo all’aeroporto Tuřany di Brno è accolto dal Vescovo, S.E. Mons. Vojtěch Cikrle, dal Presidente della Repubblica con la Consorte, dal Presidente della Regione Sud Moravia e dal Sindaco della città. Quindi raggiunge in auto la spianata attigua all’aeroporto, dove presiede la Santa Messa che inizia alle ore 10.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, introdotta dal saluto del Vescovo di Brno, S.E. Mons. Vojtěch Cikrle, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Milí bratři a sestry!

„Pojďte ke mně, všichni, kdo se lopotíte a jste obtíženi, a já vás občerstvím" (Mt 11,28). Ježíš zve každého svého učedníka, aby s ním zůstal, aby v něm našel posilu, oporu a útěchu.

[Cari fratelli e sorelle!
"Venite a me voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro" (Mt 11,28). Gesù invita ogni suo discepolo a sostare con Lui, a trovare in Lui conforto, sostegno e ristoro.]

L'invito lo rivolge in particolare alla nostra Assemblea liturgica, che vede raccolta idealmente, con il Successore di Pietro, l'intera vostra Comunità ecclesiale. A tutti e a ciascuno va il mio saluto: in primo luogo al Vescovo di Brno - al quale sono grato anche per le cordiali parole che mi ha rivolto all'inizio della Messa – ai Signori Cardinali e agli altri Vescovi presenti. Saluto i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose, i catechisti e gli operatori pastorali, i giovani e le numerose famiglie. Rivolgo un deferente pensiero alle Autorità civili e militari, in modo speciale al Presidente della Repubblica con la gentile consorte, al Sindaco della Città di Brno e al Presidente della Regione della Moravia del Sud, terra ricca di storia, di attività culturali, di industrie e di commercio. Vorrei inoltre salutare con affetto i pellegrini provenienti da tutta la regione della Moravia e dalle diocesi della Slovacchia, della Polonia, dell'Austria e della Germania.

Cari amici, per il carattere che riveste l'odierna Assemblea liturgica, ho condiviso volentieri la scelta, a cui ha accennato il vostro Vescovo, di intonare le letture bibliche della Santa Messa al tema della speranza: l'ho condivisa pensando sia al popolo di questo caro Paese, sia all'Europa e all'umanità intera, che è assetata di qualcosa su cui poggiare saldamente il proprio avvenire. Nella mia seconda Enciclica - la Spe salvi -, ho sottolineato che l'unica speranza "certa" e "affidabile" (cfr n. 1) si fonda su Dio. L'esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile. La libertà va allora costantemente riconquistata per il bene e la non facile ricerca dei "retti ordinamenti per le cose umane" è un compito che appartiene a tutte le generazioni (cfr ibid., 24-25). Ecco perché, cari amici, noi siamo qui prima di tutto in ascolto, in ascolto di una parola che ci indichi la strada che conduce alla speranza; anzi, siamo in ascolto della Parola che sola può darci speranza solida, perché è Parola di Dio.

Nella prima Lettura (Is 61,1-3a), il Profeta si presenta investito della missione di annunciare a tutti gli afflitti e i poveri la liberazione, la consolazione, la gioia. Questo testo Gesù l'ha ripreso e l'ha fatto proprio nella sua predicazione. Anzi, ha detto esplicitamente che la promessa del profeta si è compiuta in Lui (cfr Lc 4,16-21). Si è completamente realizzata quando, morendo in croce e risorgendo da morte, ci ha liberati dalla schiavitù dell'egoismo e del male, del peccato e della morte. E questo è l'annuncio di salvezza, antico e sempre nuovo, che la Chiesa proclama di generazione in generazione: Cristo crocifisso e risorto, Speranza dell'umanità!

Questa parola di salvezza risuona con forza anche oggi, nella nostra Assemblea liturgica. Gesù si rivolge con amore a voi, figli e figlie di questa terra benedetta, nella quale è stato sparso da oltre un millennio il seme del Vangelo. Il vostro Paese, come altre nazioni, sta vivendo una condizione culturale che rappresenta spesso una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza. In effetti, sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna, hanno subito come uno "spostamento", perché sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico (cfr Spe salvi, 17). Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene insieme a prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società (cfr ibid., 24). L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito. E chi può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù Cristo? La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui, Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10), quella vita che ogni persona, talora persino inconsapevolmente, anela a possedere.

"Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Queste parole di Gesù, scritte a grandi lettere sopra la porta della vostra Cattedrale di Brno, Egli le indirizza ora a ciascuno di noi ed aggiunge: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita" (Mt 11,29-30). Possiamo restare indifferenti dinanzi al suo amore? Qui, come altrove, nei secoli passati tanti hanno sofferto per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità. E pure nell'attuale società, dove tante forme di povertà nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato "quando si affida a progetti solo umani" (cfr Caritas in veritate, 53), solo Cristo può essere la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza.

Annunciatelo voi, cari sacerdoti, restando intimamente uniti a Gesù ed esercitando con entusiasmo il vostro ministero, certi che nulla può mancare a chi si fida di Lui. Testimoniate Cristo voi, cari religiosi e religiose, con la gioiosa e coerente pratica dei consigli evangelici, indicando quale è la nostra vera patria: il Cielo. E voi, cari fedeli laici giovani ed adulti, voi, care famiglie, poggiate sulla fede in Cristo i vostri progetti familiari, di lavoro, della scuola, e le attività di ogni ambito della società. Gesù mai abbandona i suoi amici. Egli assicura il suo aiuto, perché nulla è possibile fare senza di Lui, ma, al tempo stesso, chiede ad ognuno di impegnarsi personalmente per diffondere il suo universale messaggio di amore e di pace. Vi sia di incoraggiamento l’esempio dei santi Cirillo e Metodio, Patroni principali della Moravia, che hanno evangelizzato i popoli slavi, e dei santi Pietro e Paolo, ai quali è dedicata la vostra Cattedrale. Guardate alla testimonianza luminosa di santa Zdislava, madre di famiglia, ricca di opere di religione e di misericordia; di san Giovanni Sarkander, sacerdote e martire; di san Clemente Maria Hofbauer, sacerdote e religioso, nato in questa Diocesi, e canonizzato 100 anni fa e della beata Restituta Kafkova, religiosa nata a Brno e uccisa dai nazisti a Vienna. Vi accompagni e protegga la Madonna, Madre di Cristo, nostra Speranza. Amen!





Giornata storica a Brno. Il Papa: Cristo, unica speranza certa. Senza Dio, l'umanità su vie assurde


150mila fedeli hanno partecipato questa mattina alla Messa presieduta da Benedetto XVI sulla spianata accanto all’aeroporto di Brno, capoluogo della Moravia: presenti anche migliaia di pellegrini provenienti da Slovacchia, Polonia, Germania, Ungheria e Austria. Si tratta del più grande incontro religioso della storia della Repubblica Ceca. E’ la prima volta che un Papa viene in questa città. Nell’omelia Benedetto XVI ha invitato a riscoprire la salvezza operata da Gesù, unica speranza dell’umanità. La storia insegna – ha detto – a quali assurdità giunge l’uomo quando esclude Dio. Alla Messa erano presenti una cinquantina di cardinali e vescovi e il capo dello Stato ceco Václav Klaus con la consorte. Da Praga, il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti:

Una Messa intensa a Brno. Grande partecipazione. All’inizio un sacerdote ha spiegato che era desiderio del Papa vivere il rito in silenzioso raccoglimento, senza applausi e sventolii di bandiere. Un’esortazione accolta molto positivamente dai fedeli obbligati durante il regime comunista a manifestazioni di plauso forzatamente entusiastiche. Vicino all’altare, la celebre Madonna Lignea con Bambino del Santuario di Turany, la cosiddetta Madre delle Spine, consolatrice di quanti sono nel dolore. Il Papa ricorda che Gesù è venuto per annunciare liberazione e gioia a tutti gli afflitti e ai poveri: Lui è “l'unica speranza ‘certa’ e ‘affidabile’” di cui hanno bisogno questa terra, l’Europa e l’umanità intera:


“L'esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile. La libertà va allora costantemente riconquistata per il bene e la non facile ricerca dei ‘retti ordinamenti per le cose umane’ è un compito che appartiene a tutte le generazioni”.


La vera speranza – ha aggiunto – si è realizzata con la morte e risurrezione di Gesù che ci ha liberati dalla schiavitù dell'egoismo e del male. Ma oggi la cultura attuale rappresenta spesso “una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza”:


“In effetti, sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna, hanno subito come uno ‘spostamento’, perché sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico (cfr Spe salvi, 17). Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene insieme a prospettive negative”.


“Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali - ha spiegato il Papa - sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società”:


“L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito. E chi può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù Cristo? La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui, Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10), quella vita che ogni persona, talora persino inconsapevolmente, anela a possedere”.


Il Papa ha ricordato che “tanti hanno sofferto per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità”:


“E pure nell'attuale società, dove tante forme di povertà nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato ‘quando si affida a progetti solo umani’ (cfr Caritas in veritate, 53), solo Cristo può essere la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza”.


Il Papa all’Angelus saluta i tanti pellegrini provenienti dai Paesi vicini: in molti hanno vegliato in preghiera durante la notte in attesa della Messa di questa mattina. Tutti affida a Maria perché ravvivi nei credenti una fede talora sopita dai ritmi della vita moderna: l’invito finale è a non restare indifferenti nei confronti di quanti cercano la verità, l’amore e la vita vera. A loro – ha concluso – mostriamo la via verso Gesù che “dona la vita in abbondanza”.






Nel pomeriggio, l'incontro di Benedetto XVI con il Consiglio ecumenico ceco. Con noi, mons. Radkovský


Questo pomeriggio il Papa incontrerà all’arcivescovado di Praga gli esponenti del Consiglio ecumenico della Repubblica Ceca. Subito dopo si terrà nel Castello di Praga l’incontro col mondo accademico. A salutare il Papa saranno il rettore magnifico e uno studente della celebre università fondata nel 1348 dall’imperatore Carlo IV: si tratta del più antico ateneo dell’Europa centrale. Praga è sempre stata un vivacissimo centro culturale: è tuttavia molto diffuso l’ateismo. Di fronte a questa situazione quali sono i rapporti tra i cattolici, che sono circa il 30% della popolazione ceca, e le altre confessioni cristiane che toccano il 7%? Sergio Centofanti lo ha chiesto al vescovo di Plzeň, mons. František Radkovský, responsabile per l’ecumenismo della Conferenza episcopale ceca:

R. – Sono molto buoni, perché adesso è chiaro per tutti i cristiani che collaborare è molto importante. Si dice che siamo una società, una nazione atea: il 20% circa delle persone si dichiarano atee, un altro 20% invece sono – si può dire – gli indecisi, cioè non appartengono ad alcuna religione. Per quanto riguarda l’ecumenismo, Chiesa cattolica, Chiesa evangelica, Fratelli boemi, Chiesa nazionale hussita e Chiesa evangelica della Slesia riconoscono reciprocamente il Sacramento del Battesimo. Un’altra cosa che condividiamo è l’accordo tra Stato e Chiese sulla presenza dei cappellani nelle Forze armate, nelle prigioni e negli ospedali. Queste sono cose molto pratiche. Abbiamo collaborato positivamente anche nelle trattative tra Stato e Chiese sui beni che sono stati tolti alle varie comunità ecclesiali dal regime comunista. Questo accordo però non è stato accolto favorevolmente dal Parlamento, ma è stato un segno di unità tra tutte le Chiese. Si vede che anche a livello pratico ci sono delle azioni comuni molto incoraggianti.


D. – Sono state quindi risanate le ferite del tempo di Hus?

R. – Sicuro, anche se in fondo qualcosa rimane. Posso però dire che queste ferite si stanno risanando sempre di più.







Benedetto XVI alle autorità ceche e al corpo diplomatico: solo la verità garantisce la libertà e lo sviluppo umano integrale


Un'appassionata riflessione sul senso della verità e della libertà: è quella che Benedetto XVI ha svolto ieri nell’incontro con le autorità politiche ceche e con il corpo diplomatico, nella Sala Spagnola del Castello di Praga. Il discorso del Papa è stato preceduto da una breve esecuzione dell’Orchestra Filarmonica ceca, che – ha detto Benedetto XVI – “ha espresso in maniera eloquente sia le radici della cultura ceca che il rilevante contributo offerto da questa nazione alla cultura europea”. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Per quale scopo si vive in libertà? Quali sono i suoi autentici tratti distintivi?”. Benedetto XVI è partito da questi due interrogativi fondamentali per riflettere sul “corretto uso della libertà”:

“True freedom presupposes the search for truth…”
“La vera libertà – ha detto il Papa – presuppone la ricerca della verità, del vero bene, e pertanto trova il proprio compimento precisamente nel conoscere e fare ciò che è retto e giusto”. Ed ha aggiunto: “La verità, in altre parole, è la norma guida per la libertà e la bontà ne è la perfezione”. Per questo, ha sottolineato, “l’alta responsabilità di tener desta la sensibilità per il vero ed il bene ricade su chiunque eserciti il ruolo di guida” in campo religioso, politico o culturale:


“Jointly we must engage in the struggle for freedom…”
“Insieme – è stata l’esortazione del Pontefice – dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente”. Per i cristiani, ha rammentato, “la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo”. Quindi, ha ribadito che la fede cristiana, il patrimonio dei suoi valori spirituali e culturali, ha dato forma all’identità della nazione ceca e “l’ha anche dotata della prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione al cuore dell’Europa”. Il Papa non ha mancato di ricordare che la Repubblica Ceca porta ancora “le cicatrici dei tragici avvenimenti causati dall’incomprensione, dalla guerra e dalla persecuzione”. E tuttavia, ha osservato, “le sue radici cristiane hanno favorito la crescita di un considerevole spirito di perdono e riconciliazione” che ha permesso al popolo ceco di ritrovare la libertà e una rinnovata speranza e proprio di questo spirito ha bisogno l’Europa di oggi:


“Europe is more than a continent. It’s a home!...”
“L’Europa – ha affermato Papa Benedetto – è più che un continente. E’ una casa! E la libertà trova il suo significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale”. Ha così rimarcato “l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona” che chiama l’Europa “casa”. E ha reso atto a quanti in Europa “cercano di applicare la propria fede, in modo rispettoso ma determinato, nell’arena pubblica”. Quindi, rivolgendosi direttamente alle autorità presenti all’incontro le ha esortate ad essere fedeli “alla verità che, sola – ha detto – è la garanzia della libertà e dello sviluppo umano integrale”. Il coraggio di “presentare chiaramente la verità – ha soggiunto – è un servizio a tutti i membri della società”, e non bisogna far sì che l’attenzione alla verità universale sia eclissata da interessi particolaristici. Ciò, infatti, condurrebbe a nuovi casi di discriminazione che proprio quei gruppi di interesse dichiarano di voler superare:


“Indeed, far from threatening the tolerance of differences…”
“In effetti – ha rilevato – la ricerca della verità, lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o il pluralismo culturale, rende il consenso possibile e permette al dibattito pubblico di mantenersi logico, onesto e responsabile, assicurando quell’unità che le vaghe nozioni di integrazione semplicemente non sono in grado di realizzare”. Quindi, parlando dei magnifici gioielli architettonici che adornano Praga, ha detto che la bellezza delle sue chiese, del castello, dei ponti “non possono che orientare a Dio le nostre menti. La loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio”. Ed ha osservato: “Come sarebbe tragico se si ammirassero tali esempi di bellezza, ignorando però il trascendente che essi indicano”. “La ragione – ha detto – non finisce con ciò che l’occhio vede, anzi essa è attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui noi profondamente aneliamo”: lo Spirito della Creazione. Di qui, la preoccupazione del Papa per l’allarmante “scissione dell’unità di bontà, verità e bellezza”:


“Veritas vincit. This is the motto that the flag…”
“Veritas vincit. Questo – ha affermato il Papa – è il motto della bandiera del Presidente della Republica Ceca: alla fine davvero la verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del bene comune”:


“History has amply shown that truth can be betrayed…”
“La storia – è stato l’avvertimento del Papa - ha ampiamente dimostrato che la verità può essere tradita e manipolata a servizio di false ideologie, dell’oppressione e dell'ingiustizia”. Ma, ha aggiunto, le sfide che deve affrontare la famiglia umana ci chiamano a guardare oltre a questi pericoli. “Alla fine – ha detto il Papa – cosa è più disumano e distruttivo del cinismo che vorrebbe negare la grandezza della nostra ricerca per la verità, e del relativismo che corrode i valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno?” Noi, però, ha concluso “dobbiamo riacquistare fiducia nella nobiltà e grandezza dello spirito umano per la sua capacità di raggiungere la verità, e lasciare che quella fiducia ci guidi nel paziente lavoro della politica e della diplomazia”.






Padre Lombardi: il Papa ha messo la speranza al centro del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca


Quando siamo giunti a metà del viaggio apostolico di Benedetto XVI nella Repubblica Ceca sono già evidenti i grandi temi che il Papa sta proponendo ai fedeli e al popolo ceco: verità, fede, libertà e in particolare speranza. Un tema, quest’ultimo, al quale il Santo Padre ha dedicato l’omelia nella Messa di stamani a Brno e su cui si sofferma il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, intervistato da Alessandro Gisotti:

R. – Mi sembra chiaro che la speranza è il tema centrale di questo viaggio: è un tema anche caratteristico di questo Pontificato, basti pensare all’Enciclica "Spe salvi" dedicata – appunto – alla speranza. Il Papa si rende conto che nel nostro tempo ce n’è un grande bisogno, ce n’è una grandissima sete e può essere uno dei grandi contributi che la fede può dare, perché è capace di alimentare una grande speranza che va al di là delle piccole speranze che sono molto caduche e che alimentano le nostre giornate ma con un orizzonte corto. Invece, la grande speranza, quella che non muore mai, quella che guarda veramente lontano e alimenta e fonda le altre, è da risvegliare e nessuno – probabilmente – come i cristiani che credono in Gesù Cristo Risorto, possono alimentarla. Sulla spianata della Messa c’è una meravigliosa, grandissima àncora messa di lato; ora l’àncora, nella Lettera agli Ebrei, è proprio la descrizione della speranza. Noi abbiamo la speranza come un’àncora che è lanciata nel cielo, dove è Gesù Cristo insieme a Dio Padre, e lì noi attacchiamo con grande forza e sicurezza la nostra speranza, quella che ci sostiene e ci anima in tutta la nostra vita.

D. – Tra gli incontri e gli eventi di ieri, il Papa ha pronunciato un appassionato discorso parlando al Corpo diplomatico, sulla libertà; anzi, parafrasando l’ultima Enciclica del Santo Padre, sulla “libertà nella verità” …

R. – Effettivamente, il discorso fatto ieri dal Papa ha ripreso – in un certo senso – e rinnovato i grandi temi della responsabilità nella libertà, che erano propri di Giovanni Paolo II a popoli che riprendevano in mano la libertà. Ora, nel Pontificato di Benedetto XVI noi sappiamo bene come anche i fondamenti del retto uso della libertà e della responsabilità nella verità siano fondamentali. Quindi, bisogna riconoscere che c’è una ragione capace di raggiungere la verità, riconoscere il contributo che anche la fede può dare alla conoscenza di questa verità per fondare i valori, fondare i riferimenti su cui è pensabile anche una vita, una società, un mondo ordinato e non confuso perché vi regna l’arbitrarietà. Ecco, questo tema della verità è caratteristico del Pontificato ed è molto importante, ed è bello come il Papa lo abbia sviluppato anche nel contesto dell’Europa, dicendo: “L’Europa dev’essere una casa”, perché nella cultura, nello spirito con cui noi costruiamo la comunità, questo non è solo un continente, ma è un luogo in cui noi ci riconosciamo e viviamo insieme dei valori”.

D. – In tutti gli interventi, discorsi ed omelie del Papa c’è questa premura per rinnovare le ragioni della fede in una terra dalle salde radici cristiane che però si confronta anche con uno spiccato processo di secolarizzazione …

R. – E’ vero. Però, vivendo la Messa di questa mattina con oltre 100 mila persone attorno all’Eucaristia, uno dice: siamo certamente in una terra secolarizzata, ma è una terra in cui c’è anche una comunità cristiana molto viva, piena di fede e piena di speranza che può dare un contributo cordiale alla società in cui vive. A me pare che il tema della presenza serena, cordiale, pieno non solo di speranza ma anche di carità operativa, che la Chiesa, la comunità dei credenti possono dare nella società, sia un tema anche caratteristico di questo viaggio del Santo Padre e che può veramente aiutare a stabilire un clima di fiducia reciproca e di collaborazione tra la Chiesa e la società che la ospita.





Il Papa ai Vespri nella Cattedrale di Praga: “La Chiesa non domanda privilegi, ma solo di poter servire tutti con spirito evangelico”


Una Chiesa unita nell’amore per testimoniare la bellezza della fede in una società ancora ferita dall’ideologia atea e affascinata dalla mentalità consumistica: è quanto ha chiesto Benedetto XVI ai cattolici della Repubblica Ceca durante i Vespri celebrati ieri pomeriggio nella Cattedrale di Praga con i sacerdoti, i religiosi e i rappresentanti dei movimenti laici. Da Praga, il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti:

La Cattedrale dei Santi Vito, Venceslao e Adalberto è il cuore stesso della Chiesa nella Repubblica Ceca: una stupenda mole gotica che con le sue torri innalzate verso il cielo attirano con forza l’anima in alto. Qui sono custodite le reliquie di tanti martiri che lungo i secoli hanno dato la loro testimonianza di fede in questa terra. Una cattedrale tolta dal regime comunista a una Chiesa cui è solo permesso di usarla. “Lei viene a visitare i suoi fratelli che sono in difficoltà – ha detto nel suo saluto il cardinale arcivescovo di Praga Miloslav Vlk – noi non siamo una grande Chiesa. Se lei viene da noi, non può esserci altro motivo che quello di confortarci”. Il Papa parla dei tanti “vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, che hanno resistito con eroica fermezza alla persecuzione comunista, giungendo persino al sacrificio della vita” traendo forza dal Vangelo: “Si sono lasciati affascinare da Gesù” che ha detto: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20):


“L’eroismo dei testimoni della fede ricorda che solo dalla conoscenza personale e dal legame profondo con Cristo è possibile trarre l’energia spirituale per realizzare appieno la vocazione cristiana. Solo l’amore di Cristo rende efficace l’azione apostolica, soprattutto nei momenti della difficoltà e della prova”.


Benedetto XVI invita questa comunità a restare unita nell’amore, ad avere “un cuore solo e un’anima sola” ad essere “un corpo ben strutturato che ha Cristo come Capo, e nel quale ogni membro agisce in armonia con il tutto”. “L’amore – ha aggiunto - risplenda in ogni vostra parrocchia e comunità, nelle varie associazioni e movimenti”. Ora, infatti, dopo “il lungo inverno della dittatura comunista” c’è la libertà, ma ci sono nuove difficoltà:


“Voi avvertite però che anche oggi non è facile vivere e testimoniare il Vangelo. La società reca ancora le ferite causate dall’ideologia atea ed è spesso affascinata dalla moderna mentalità del consumismo edonista, con una pericolosa crisi di valori umani e religiosi e la deriva di un dilagante relativismo etico e culturale”.


In questo contesto la comunità cattolica è chiamata ad offrire il suo decisivo contributo controcorrente: è già forte l’impegno della Caritas locale per i più poveri. Il Papa esorta a guardare in modo particolare ai giovani, alla loro formazione, alle scuole cattoliche. Il suo auspicio è quello di “una sempre crescente intesa con le altre istituzioni sia pubbliche che private”:


“La Chiesa – è sempre utile ripeterlo – non domanda privilegi, ma solo di poter operare liberamente al servizio di tutti e con spirito evangelico”.


Il Papa ricorda infine alcune ricorrenze: i 280 anni della canonizzazione di San Giovanni Nepomuceno, ucciso per non svelare i segreti del confessionale, l’80.mo della dedicazione di questa Cattedrale intitolata a San Vito, un giovane “che preferì il martirio piuttosto che tradire Cristo”; e ancora il 20.mo anniversario della canonizzazione di Sant’Agnese di Praga, una principessa boema che scelse la povertà per seguire Gesù. Benedetto XVI invita tutti i credenti a seguire questi esempi per essere sale “che dona sapore alla vita”.




Grande attesa per la Messa del Papa nella Festa di San Venceslao. Intervista all'ambasciatore Vošalik


Domani mattina, Benedetto XVI si recherà a Stará Boleslav, a una trentina di chilometri da Praga, per celebrare la Messa nella ricorrenza di San Venceslao, Patrono della nazione ceca. Al rito parteciperanno migliaia di giovani ai quali il Papa rivolgerà un messaggio speciale. Su questo evento e sulle aspettative di questo viaggio, la collega Linda Bordoni ha intervistato l’ambasciatore della Repubblica Ceca presso la Santa Sede Pavel Vošalik:

R. – I am sure that …
Sono sicuro che i giovani della Repubblica Ceca siano aperti al suo messaggio. E io credo che il Santo Padre abbia tutto il potenziale per rivolgersi alle nuove generazioni e per costruire un dialogo con i giovani. Occorre dire che il Papa non è venuto solamente per i cattolici cechi: è venuto nella Repubblica Ceca. E’ qui nell’anno in cui noi commemoriamo il 20.mo anniversario della caduta del comunismo, e questo è un momento importante per parlare delle nostre aspettative di oggi. Ecco: il messaggio che mi aspetto dal Santo Padre è un messaggio di fiducia, è un messaggio che ci avvii alla soluzione dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi e che ci mostri la luce che c’è nel futuro.


D. – Quali risultati si aspetta da questa visita del Papa?


R. – When you look at the program of the visit…
Guardando il programma della visita, si vede chiaramente quanto l’attenzione del Papa sia concentrata nella realizzazione di canali di comunicazione. Ecco, io considero questa visita come un passo molto importante nella costruzione e nella riapertura di canali di comunicazione tra la società ceca e la Chiesa cattolica. E mi aspetto un ritorno interessante dall’incontro di Sua Santità con il mondo accademico, durante il quale, credo, si parlerà di educazione e della nuova generazione. Guardo a questo momento con grande aspettativa, perché in questa occasione il Papa si rivolgerà all’intera società, non solo ai cattolici: parlerà di cultura e di formazione. E noi dovremmo ascoltare molto attentamente.



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Dal blog di Lella...

Papa a Praga: Ricerca è spesso costretta a piegarsi a pressioni

Relativismo è minaccia ad autonomia istituzioni accademiche

"Se per un verso è passato il periodo di ingerenza derivante dal totalitarismo politico non è forse vero, dall'altro, che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti, in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile, a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici": è l'allarme che il Papa lancia di fronte al mondo accademico riunito nella sala Vladislav del palazzo presidenziale di Praga, a conclusione della seconda giornata di visita in Repubblica Ceca.
"Cosa potrà accadere - si domanda il Pontefice - se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento a una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate? Le nostre società - è la risposta del Papa - non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno inclusive e dovranno faticare sempre di più per riconoscere quello che è vero, nobile e buono". "Con la massiccia crescita dell'informazione della tecnologia - dice il Papa - nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca della verità".
Ma la ragione senza la verità "comincia a perdere la propria direzione. Essa finisce per inaridire - prosegue Benedetto XVI - o sotto la parvenza di modestia, quando si accontenta di ciò che è puramente parziale o provvisorio, oppure sotto l'apparenza di certezza, quando impone la resa alle richieste di quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto. Il relativismo che ne deriva genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche".

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Papa a Praga: Cristiani ricordino uniti sue radici a Europa

Il Vangelo di Cristo non è un'ideologia

"Il Vangelo non è un'ideologia non pretende di bloccare entro schemi rigidi le realtà socio politiche che si evolvono": lo afferma il Papa che questo pomeriggio nella sede nell'aricivescovado di Praga incontra una ventina di rappresentanti delle diverse confessioni cristiane.
"Piuttosto il Vangelo trascende le vicissitudini di questo mondo -spiega il Papa - e getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca".Il Vangelo non è un'ideologia "I cristiani sono tenuti ad unirsi ad altri nel ricordare all'Europa le sue radice - prosegue Ratzinger - non perchè queste radici siano da tempo avvizzite.
Al contrario. E' per il fatto che esse continuano a provvedere al Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni". Dunque, per il Papa teologo "i cristiani non devono ripiegarsi su di sè ma condividere con fiducia il tesoro di verità a loro affidato".

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Papa: Si vuole marginalizzare Cristianesimo nella vita pubblica

Monito a Praga: Abbiamo molto da offrire su piano pratico e morale

Monito di Papa Benedetto XVI contro quei "tentativi "tesi a marginalizzare l'influsso del cristianesimo della vita pubblica.
Il Papa all'arivescovado di Praga, secondo giorno del suo viaggio in Repubblica ceca, per l'incontro ecumenico. "Stanno emergendo sotto nuove forme - ammonisce Ratzinger- tentativi tesi a marginalizzare l'influsso del cristianesimo nella vita pubblica, sotto il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società. Questo fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere". Anche perchè, al contrario, "il Cristianesimo ha molto da offrire sul piano pratico e morale". Il Papa analizza la situazione del Vecchio Continente.
"L'Europa continua ad essere sottoposta a molti cambiamenti - afferma Ratzinger - è difficile credere che solo due decenni sono passati da quando il crollo dei precedenti regimi hanno dato avvio a una difficile ma produttiva transizione verso strutture politiche più partecipative. In questo periodo - aggiunge il Papa - i cristiani si sono uniti assieme ad altri uomini di buona volontà nell'aiutare a ricostruire un ordine politico giusto e continuano oggi ad impegnarsi nel dialogo per aprire nuove vie verso la comprensione reciproca, la collaborazione in vista della pace e il progresso del bene comune. E in un passaggio del suo discorso Benedetto XVI cita anche Jan Hus, teologo, predicatore e docente boemo del '400 che fu bruciato perchè considerato eretico.

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Papa a Praga/ Nel pomeriggio incontro ecumenico e accademico

Si chiude la seconda giornata visita in Repubblica Ceca

Di rientro da Brno, capitale della Moravia, dove questa mattina ha celebrato una solenne messa davanti a una folal di 150mila fedeli, il Papa ha nel pomeriggio due incontri importanti: l´incontro con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane e l´incontro con il mondo accademico.
Benedetto XVI lascia la Nunziatura apostolica - dove risiede in occasione della sua visita in Repubblica ceca - intorno alle 17 per raggiungere l´arcivescovado di Praga. Qui ha luogo l´incontro con una ventina di esponenti delle diverse confessioni religiose. Dopo il saluto del presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese, Cerny, il Papa rivolge un saluto ai presenti.
Al termine, Benedetto XVI si sposta al palayyo presidenziale dove, nel Salone di Vladislav, incontra il mondo accademico, alla presenza di oltre 800 persone, tra docenti e studenti, ma anche esponenti delle Istituzioni culturali dello Stato e rappresentanti della Chiesa cattolica.

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Il Papa: Cristo, unica certa speranza dell'umanità

BRNO, domenica, 27 settembre 2009 (ZENIT.org).

L'umanità è "assetata di qualcosa su cui poggiare saldamente il proprio avvenire", e questa base non può essere che Cristo, ha affermato Benedetto XVI questa domenica nell'omelia della Messa che ha presieduto nella spianata attigua all'aeroporto di Brno, in Repubblica Ceca.
Nel secondo giorno della sua visita pastorale nel Paese, il Pontefice si è voluto concentrare sul tema della speranza, a cui ha dedicato la sua seconda Enciclica Spe salvi, nella quale riconosce che l'unica speranza certa e affidabile si fonda su Dio.
"L'esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile, ha osservato.
Per questo, bisogna mettersi in ascolto "di una parola che ci indichi la strada che conduce alla speranza", anzi, "della Parola che sola può darci speranza solida, perché è Parola di Dio".
La speranza si concretizza in Gesù Cristo, che, "morendo in croce e risorgendo da morte, ci ha liberati dalla schiavitù dell'egoismo e del male, del peccato e della morte".
"E questo è l'annuncio di salvezza, antico e sempre nuovo, che la Chiesa proclama di generazione in generazione: Cristo crocifisso e risorto, Speranza dell'umanità!", ha esclamato.

Sfide alla speranza

Benedetto XVI ha ricordato come la Repubblica Ceca, come altre Nazioni, stia vivendo "una condizione culturale che rappresenta spesso una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza".
"In effetti - ha riconosciuto -, sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna, hanno subito come uno 'spostamento', perché sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico".
"Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società", ha osservato. "L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito".
"Chi può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù Cristo?", ha chiesto.
"La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui, Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in abbondanza, quella vita che ogni persona, talora persino inconsapevolmente, anela a possedere".
"Solo Cristo può essere la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza".
Il Vescovo di Roma ha invitato tutti a impegnarsi in questo annuncio: i sacerdoti, "restando intimamente uniti a Gesù ed esercitando con entusiasmo il vostro ministero, certi che nulla può mancare a chi si fida di Lui"; i religiosi e le religiose, "con la gioiosa e coerente pratica dei consigli evangelici, indicando quale è la nostra vera patria: il Cielo"; i laici, giovani e adulti; le famiglie.
"Gesù mai abbandona i suoi amici - ha segnalato -. Egli assicura il suo aiuto, perché nulla è possibile fare senza di Lui, ma, al tempo stesso, chiede ad ognuno di impegnarsi personalmente per diffondere il suo universale messaggio di amore e di pace".

Affidamento della Repubblica Ceca a Maria

Nel suo intervento in occasione dell'Angelus, recitato al termine della Messa, Benedetto XVI ha invitato i cechi a mantenersi fedeli alla loro vocazione cristiana e al Vangelo "per costruire insieme un avvenire di solidarietà e di pace".
"Maria tenga desta la fede di tutti voi, la fede alimentata anche da numerose tradizioni popolari che affondano le loro radici nel passato, ma che giustamente voi avete cura di conservare perché non venga meno il calore della convivenza familiare nei villaggi e nelle città".
"A volte si constata, con una certa nostalgia, che il ritmo della vita moderna tende a cancellare alcune tracce di un passato ricco di fede - ha ammesso -. E' importante invece non perdere di vista l'ideale che le usanze tradizionali esprimevano, e soprattutto va mantenuto il patrimonio spirituale ereditato dai vostri antenati, per custodirlo ed anzi renderlo rispondente alle esigenze dei tempi presenti".
"Vi aiuti in questo la Vergine Maria, alla quale rinnovo l'affidamento della vostra Chiesa e dell'intera Nazione ceca", ha concluso il Papa.

© Copyright Zenit


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Ragno sul collo del Pontefice in diretta tv

Un ragno è stato visto arrampicarsi sulla veste e sul collo di Benedetto XVI mentre teneva il suo discorso al castello di Praga, ma il Pontefice non ci ha fatto caso, portando a termine l'intervento senza interruzioni. Il ragno è stato visto nelle riprese tv. L'agenzia ceca «Ctk» ha riportato la notizia, sottolineando che, a differenza del Papa, che non ha toccato l'animaletto, il presidente Obama, disturbato nel giugno scorso da una mosca mentre parlava, l'ha uccisa in diretta.

© Copyright Eco di Bergamo, 27 settembre 2009


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PAPA A BRNO: SENZA DIO PROGRESSO E' AMBIGUO, FEDE EMARGINATA

Salvatore Izzo

(AGI) - Brno, 27 set.

I paesi dell'Europa Centrale che dopo la dittatura comunista stenatano a ritrovare la loro identita' cristiana, per Benedetto XVI vivono in "una condizione culturale che rappresenta spesso una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza", virtu' "relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si e' affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico".
Ma, ragiona il Papa nell'omelia della grande messa celebrata sulla spianata dell'aeroporto di Brno, "conosciamo tutti che questo progresso e' ambiguo: apre possibilita' di bene insieme a prospettive negative".
"Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma - spiega il Pontefice ai 120 mila fedeli presenti al rito - non bastano a garantire il benessere morale della societa'". "L'uomo ha si' bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma - ricorda Ratzinger - deve essere salvato, e piu' profondamente, dai mali che affliggono lo spirito".
In un Paese come la Repubblica Ceca, sottolinea il Pontefice nella sua omelia, "nei secoli passati tanti hanno sofferto per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignita' all'uomo e liberta' ai popoli, trovando nell'adesione generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanita'. Ma questa eredita' rischia di andare perduta: "nell'attuale societa' - infatti - tante forme di poverta' nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero".
"In questo nostro mondo che e' alienato quando si affida a progetti solo umani, solo Cristo - grida il Papa teologo dall'altare - puo' essere la nostra certa speranza. Questo e' l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza".

© Copyright (AGI)


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Secondo giorno della visita pastorale del pontefice in Repubblica ceca

Oltre 150.000 per la messa all'aeroporto, primo grande raduno di cattolici dal 1997

Folla oceanica per il Papa a Brno
Benedetto XVI ai fedeli: "Senza Dio progresso ambiguo"

PRAGA
Folla oceanica per Benedetto XVI nella seconda giornata della sua visita in Repubblica ceca.
Alla messa del Papa all'aeroporto di Brno hanno assistito, secondo fonti della Chiesa ceca, 150 mila fedeli, provenienti dalle diverse diocesi del Paese e dalle nazioni vicini. Si tratta del primo grande raduno di cattolici dopo l'ultima visita di Papa Wojtyla, nel 1997.
In un Paese come la Repubblica Ceca, sottolinea il Pontefice nella sua omelia, "nei secoli passati tanti hanno sofferto per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità".
Ma questa eredità, dice il Papa, rischia di andare perduta: "Nell'attuale società - infatti - tante forme di povertà nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero". "In questo nostro mondo che è alienato quando si affida a progetti solo umani, solo Cristo - dice il Papa dall'atare - può essere la nostra certa speranza".

© Copyright Repubblica online


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