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Viaggi pastorali in Italia

Ultimo Aggiornamento: 06/10/2012 20.47
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Bagnoregio si prepara alla visita del Papa

Ieri le celebrazioni per san Bonaventura, «teologo della storia», nell’attesa di Ratzinger che sarà qui il 6 settembre

Augusto Cinelli

BAGNOREGIO.

Una festa dal significato tutto particolare quella che ieri la città di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, ha celebrato in onore del suo figlio più illustre, san Bonaventura, il grande teologo speculativo e mistico morto il 15 luglio 1274 e dichiarato dottore della Chiesa con l’appellativo di «serafico».
Il centro dell’alta Tuscia e l’affascinante borgo di Civita di Bagnoregio, che dette i natali a Giovanni Fidanza, poi divenuto fra’ Bonaventura, si stanno preparando alla storica visita di papa Benedetto XVI del 6 settembre prossimo.
Quel giorno il Papa, dopo la visita alla città di Viterbo, accompagnato dal vescovo Lorenzo Chiarinelli, nel pomeriggio farà tappa proprio a Bagnoregio per l’omaggio a san Bonaventura venerando anche la reliquia del «santo braccio» del «dottore serafico», custodita nella Concattedrale a lui intitolata.
Il profondo legame tra Benedetto XVI e il pensiero di Bonaventura è stato il filo rosso delle iniziative spirituali e culturali che stanno preparando la visita del Pontefice e delle riflessioni del vescovo Chiarinelli nelle celebrazioni di martedì scorso, prima della suggestiva processione notturna tra le vie di Bagnoregio con la reliquia del santo, e di ieri.
Lo stesso Chiarinelli in una nota alla diocesi, ha ricordato il significato dell’opera di un giovanissimo Joseph Ratzinger, «San Bonaventura. La teologia della storia», pubblicata a Monaco nel 1959 come ricerca per l’abilitazione alla libera docenza e uscita in nuova edizione l’anno scorso a cura dei frati della Porziuncola di Assisi.
Sull’argomento, nel gennaio del 2008, la diocesi di Viterbo, insieme ad altri enti, ha promosso il convegno «La fede nella storia. San Bonaventura e Joseph Ratzinger», che ha raccolto il grande messaggio di sapienza dell’autore dell’«Itinerario della mente in Dio». «Una sapienza – ha scritto ancora Chiarinelli, facendo eco al professor Ratzinger – che è Cristo e a cui tende tutta la speculazione e la tensione mistica di san Bonaventura, che arriva a perdersi nell’oceano mistico dove l’intelletto sfiora in silenzio il mistero di Dio».

© Copyright Avvenire, 16 luglio 2009


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La visita del Papa a Viterbo e a Bagnoregio del 6 settembre illustrata dal vescovo della città, Lorenzo Chiarinelli


La visita di Benedetto XVI a Viterbo e a Bagnoregio, prevista il prossimo 6 settembre, sarà un evento da vivere in modo “fecondo e sereno”. E’ quanto ha detto il vescovo di Viterbo, mons. Lorenzo Chiarinelli, illustrando lunedì scorso alla Giunta e al Consiglio comunale della città la visita pastorale di Benedetto XVI nella terra della “città dei Papi”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il programma della visita di Benedetto XVI si snoda attraverso un percorso che segue le orme di Santa Rosa, Patrona di Viterbo, e di San Bonaventura da Bagnoreggio, del quale oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica. Il territorio viterbese, profondamente intrecciato nel corso dei secoli con la storia della Chiesa, è legato anche a quella di diversi Pontificati. A Viterbo - ha ricordato mons. Lorenzo Chiarinelli - sono stati eletti 5 Papi. La città, dove sono sepolti 4 Pontefici, ha anche ospitato 50 Papi. Si deve dunque accrescere - ha spiegato il presule - “l’impegno per la fioritura delle radici di Viterbo come città che custodisce e valorizza prestigiose stagioni della sua storia”. Ma la visita pastorale di Benedetto XVI è soprattutto un incontro con i suoi abitanti. Il Papa - ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli - arriverà al campo sportivo e successivamente si trasferirà al Palazzo dei Papi da dove saluterà la cittadinanza. Il Santo Padre si recherà poi nella Valle Faul per la celebrazione liturgica e la recita dell’Angelus. Nel primo pomeriggio, vedrà la Macchina di Santa Rosa e si recherà nella Cattedrale della Santa Patrona di Viterbo. Benedetto XVI visiterà quindi il Santuario della Madonna della Quercia, dove pregherà in compagnia delle monache di clausura del territorio viterbese. In seguito, si trasferirà a Bagnoregio, dove visiterà l’unica reliquia rimasta di San Bonaventura. Successivamente, rivolgerà un discorso ai cittadini presenti nella piazza e infine farà ritorno a Castel Gandolfo. Sugli auspici per la visita del Papa a Viterbo e a Bagnoregio ascoltiamo, al microfono di Isabella Piro, mons. Lorenzo Chiarinelli:


“Vorrei che fossero primarie due realtà. Una è che il pastore, che viene a confermarci nella fede, facesse riemergere nel cuore di tutti il bisogno e la gioia del credere. La fede, soprattutto per le giovani generazioni, è l’energia che indica e fa innamorare della meta verso cui ci muoviamo. La seconda è che in una società, alquanto frammentata, ci sono spesso delle articolazioni difficili a comporsi sul piano delle culture, delle esperienze religiose, delle economie e delle politiche. L’auspicio è che il senso dell’unità prevalga su quello delle differenze e che realmente la nostra società si costruisca su quei pilastri che sono la libertà, la verità, la carità e la giustizia. Credo che la visita del Papa, con il suo messaggio e con la sua preghiera, possa essere il dono da custodire e da far fruttificare”.

Altri doni preziosi sono quelli offerti dalla testimonianza dei Santi. San Bonaventura, di cui oggi la Chiesa ricorda la memoria, insegna in particolare a cercare la patria futura. Ancora mons. Lorenzo Chiarinelli:

“Vivere la fede alla luce della teologia bonaventuriana vuol dire camminare con il mistero che ci viene consegnato dal Cristo dentro i dinamismi del tempo, sostenuti però dalla speranza che è certezza garantita di una pienezza. Non è una fuga dalle sfide quella che la storia, il tempo e la società consentono. Questo collocarsi nella ricerca bonaventuriana è un insegnamento a vivere dentro il tempo, ma con la certezza di quello che San Paolo diceva: noi cerchiamo una patria futura”.



Radio Vaticana
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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A VITERBO E BAGNOREGIO (6 SETTEMBRE 2009) - PROGRAMMA

08.30 Partenza in elicottero dall’eliporto delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per Viterbo.

09.00 Arrivo nel Campo sportivo comunale "Rocchi" a Viterbo.

09.30 ACCOGLIENZA sulla scalinata del Palazzo dei Papi in piazza San Lorenzo a Viterbo e Breve visita privata alla Sala del Conclave.

10.15 CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA in Valle Faul a Viterbo. Omelia del Santo Padre.

RECITA DELL’ANGELUS DOMINI nella Valle Faul a Viterbo. Parole del Santo Padre.

Breve sosta davanti al Santuario di Santa Rosa, lungo il tragitto per il Santuario della Madonna della Quercia a Viterbo.

16.30 Visita privata al Santuario della Madonna della Quercia a Viterbo.

17.00 Partenza in elicottero dal Campo sportivo comunale "Rocchi" a Viterbo per Bagnoregio.

17.20 Arrivo nel Campo sportivo del Centro "Alessandro Pompei" a Bagnoregio.

17.30 Visita alla Cattedrale di San Nicola a Bagnoregio e Venerazione della Reliquia di San Bonaventura.

17.45 INCONTRO CON LA CITTADINANZA in Piazza Sant’Agostino a Bagnoregio. Discorso del Santo Padre.

18.30 Partenza in elicottero dal Campo sportivo del Centro "Alessandro Pompei" a Bagnoregio per Castel Gandolfo.

19.30 Arrivo all’eliporto delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo.
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Tra Bonaventura e Tommaso: il Papa il 6 settembre a Viterbo e Bagnoregio


Sarà un viaggio sulle orme di San Bonaventura la visita che il Papa compirà il 6 settembre prossimo a Viterbo e Bagnoregio e il cui programma è stato reso noto dalla Sala Stampa vaticana. Benedetto XVI presiederà la Messa in Valle Faul a Viterbo alle 10.15; poi una breve sosta davanti al Santuario di Santa Rosa, Patrona della città. Nel pomeriggio la visita al Santuario della Madonna della Quercia, Patrona della diocesi, e poi il trasferimento in elicottero per la vicina Bagnoregio, città natale di San Bonaventura, la cui reliquia il Papa venererà nella Cattedrale di San Nicola. La visita si concluderà con l’incontro con la cittadinanza in Piazza Sant’Agostino. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa non ha mai nascosto la sua attrazione per il pensiero di Sant’Agostino e della scuola agostiniana di cui il francescano San Bonaventura di Bagnoregio è il più insigne rappresentante. Nello stesso tempo ha sempre espresso il massimo apprezzamento per San Tommaso D’Aquino, domenicano, e la scuola tomista. Due Santi, vissuti nello stesso periodo, il 13.mo secolo, a capo di due visioni diverse ma complementari della realtà. Per Bonaventura la via alla Verità è l’illuminazione divina, “un fatto mistico”. Occorre – dice - “la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere”: la vera sapienza può essere raggiunta solo da chi ama a tal punto Cristo da voler condividere con Lui la Croce:

“L'amore vede più che la ragione … l'amore vede, l'amore è occhio e l'esperienza ci dà più che la riflessione. Che cosa sia questa esperienza Bonaventura lo vide in San Francesco: è l’esperienza di un cammino molto umile, molto realistico, giorno per giorno, è questo andare con Cristo, accettando la sua croce. In questa povertà e in questa umiltà, nell’umiltà che si vive anche nella ecclesialità, c'è un’esperienza di Dio che è più alta di quella che si raggiunge mediante la riflessione: in essa, tocchiamo realmente il cuore di Dio”. (Udienza generale del 14 maggio 2008)

San Tommaso, da parte sua, compie una “mirabile sintesi” tra ragione e fede: “la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali”. Così il Papa, di fronte ad una società odierna in cui la ragione appare sempre più debole e sempre più incapace di ammettere “l’esistenza di qualsiasi verità”, esorta a “riscoprire in modo nuovo la razionalità umana”, ad avere una grande fiducia nella ragione. E ai cristiani chiede di saper “esprimere la ragionevolezza della loro fede” testimoniandola “in un dialogo ispirato dall’amore”:

“Se guardiamo alle grandi opzioni, l’opzione cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana. Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorità della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore e che questo amore è Dio”.(Incontro con i giovani della diocesi di Roma – 6 aprile 2006)
San Bonaventura e San Tommaso, due grandi teologi a capo di due scuole che per secoli si sono confrontate a livello filosofico e teologico. Due Santi che per vie diverse hanno dato la vita per la causa del Vangelo, per Gesù, raggiungendolo insieme in cielo lo stesso anno, il 1274.




Radio Vaticana
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PAPA BENEDETTO XVI IN VISITA NELLA TUSCIA / al Pontefice verrà donato un nuovo libro sui Papi a Viterbo

VITERBO (UnoNotizie.it)

In occasione della visita pastorale di Papa Benedetto XVI a Viterbo e Bagnoregio domenica 6 settembre, la Diocesi di Viterbo ha preparato la pubblicazione di un nuovo libro dal titolo “Viterbo e i Papi”, curato da Monsignor Salvatore Del Ciuco con la collaborazione della Banca di Viterbo.
Alla presentazione il Vescovo Lorenzo Chiarinelli ha affermato che "unanime è stata all'annuncio, la gioiosa esplosione dell'accoglienza da parte della comunità ecclesiale, delle istituzioni ai diversi livelli e ambiti, del popolo nella genuinità dei suoi sentimenti. Pregiudizi ideologici sono sulla via del tramonto e arroccamenti psicologici fanno parte di stagioni che tutti sanno pregresse.
Come accogliere il Papa? L'accogliamo con affetto sincero, gratitudine viva e fedeltà filiale".

Un’edizione speciale del libro sarà donata al Pontefice il giorno della visita pastorale e data in omaggio alle personalità presenti all’evento. Le 150 pagine che compongono il volume, illustrate con fotografie dei Pontefici, ripercorrono la storia della Chiesa locale, dagli inizi fino ai giorni nostri, quando è avvenuta l’unificazione delle cinque Diocesi. Vengono rievocate le figure dei Papi eletti nei Conclavi, ma anche di quelli ospitati, morti e sepolti a Viterbo. Di ognuno si specificano le date precise del periodo di presenza in città e, schematicamente, le opere compiute durante la permanenza. La famosa vicenda del conclave più lungo della storia celebrato a Viterbo è arricchita con notizie in parte inedite e rivela quale fu il vero ruolo San Bonaventura da Bagnoregio nel sollecitare i cardinali all’elezione del Papa. Le dottrine teologiche di San Bonaventura, peraltro, sono da sempre care a Benedetto XVI il quale non ha mai nascosto la sua attrazione per il pensiero del santo francescano che, insieme a Sant'Agostino, è stato suo maestro di vita.

L’oggetto della tesi che Ratzinger propose per l’abilitazione alla libera docenza è “La teologia della storia in San Bonaventura”, opera divenuta ormai un classico, oltre che un contributo fondamentale per comprendere una fase decisiva della civiltà europea, grazie alle sue stimolanti considerazioni. Il percorso si snoda attraverso lo studio degli aspetti culturali e religiosi della "societas christiana" del secolo XIII e l’analisi del dibattito sulla missione del francescanesimo e sulla funzione del sapere filosofico e teologico. Alla luce di tutto ciò, la pubblicazione ideata dalla Diocesi di Viterbo diventa un interessante excursus sul glorioso passato della città che si intreccia con la formazione esistenziale e spirituale di Benedetto XVI.

Elisa Ignazzi

© Copyright UnoNotizie.it


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COMUNICATO STAMPA n° 13 del 07 / 08 /2009

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A VITERBO E BAGNOREGIO - (6 SETTEMBRE 2009)

Viterbo / Diocesi – L’itinerario viene reso noto dopo l’ultimo sopralluogo della Sicurezza Vaticana

Il Papa percorrerà le vie del centro di Viterbo sulla papamobile

dalla Curia Vescovile di Viterbo – 07 AGOSTO 2009

Il sopralluogo della Prefettura della Casa Pontificia e della Sicurezza Vaticana con gli organismi della Curia e delle Forze dell’Ordine del territorio, dà conferma di tutto il programma già reso noto e dell itinerario che il Santo Padre, dopo l’atterraggio in elicottero, farà nel centro di Viterbo fino a raggiungere piazza San Lorenzo sede del Palazzo dei Papi e della Chiesa Cattedrale, prima tappa pubblica della visita.
Lì, il Vescovo della diocesi di Viterbo Sua Ecc. Mons. Lorenzo Chiarinelli e il sindaco della Città di Viterbo, On. Giulio Marini terranno il loro saluto di benvenuto. Il S.Padre, poi prima di ripartire in papa mobile per la Celebrazione della Messa a Valle Faul, visiterà in forma privata il Palazzo Papale accompagnato dal Vescovo di Viterbo mons. Lorenzo Chiarinelli, che come prevede il protocollo cerimoniale vaticano, starà sempre accanto al Papa durante la permanenza a Viterbo e Bagnoregio. In piazza Duomo a salutare il Papa, oltre agli Sbandieratori, alle rappresentanze delle Forze Armate e delle caserme militari di Viterbo e i fedeli della Città, ci sarà anche la banda musicale di Grotte S.Stefano che renderà gli onori al Papa con l’inno pontificio. In Piazza S.Lorenzo si potrà accedere soltanto muniti di biglietti di accesso, che saranno gratuiti da richiedere fino ad esaurimento posti al Comitato Organizzatore dal 26 al 29 agosto.
Il Corteo Papale, si muoverà verso Valle Faul passando per Piazza del Plebiscito. Una curiosità!!! Il Corteo Papale che abitualmente segue il Papa è composto dal “seguito”, cioè di coloro, prelati e uomini della sicurezza vaticana, che seguono il Papa nelle visite fuori dello Stato Vaticano, e sono: l’Arcivescovo Prefetto della Casa Pontificia, l’Arcivescovo nunzio apostolico per l’Italia, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, il comandate della Gendarmeria Vaticana con gli uomini della sicurezza interna. Questi, seguiranno il papa ovunque.
Dopo la celebrazione della S.Messa e dell’Angelus in diretta su RAI 1 / TG1 a partire dalle ore 10.00, il Santo Padre percorrerà Via Marconi per raggiungere la Basilica di S.Rosa dove entrando sosterrà in preghiera davanti all’urna che contiene il Corpo incorrotto di Santa Rosa patrona della Città.
Uscendo, il Papa saluterà i fedeli sul sagrato della basilica, che potranno accedere unicamente e tramite biglietto gratuito da richiede al Comitato Organizzatore presso la Curia dal 20 al 29 agosto.
Il Santo Padre poi attraverso via F.Rosselli, Viale R.Capocci e Viale Trieste, raggiungerà il Santuario della Madonna della Quercia Patrona della Diocesi, dove presso l’attigua struttura diocesana “Domus La Quercia” il Papa sosterrà per il pranzo. Dopo la visita al Santuario, nel pomeriggio il papa ritornerà allo Stadio “Rocchi” e in elicottero accompagnato dal Vescovo Chiarinelli, si recherà a Bagnoregio dove attraverso Via Nantes, Via Divino Amore e Viale Diaz giungerà in auto alla Chiesa Concattedrale di San Nicola dove, accolto dal parroco del paese si fermerà a venerare l’unica reliquia al mondo di San Bonaventura il “sacro braccio”.
Poi attraverso corso Mazzini giungerà a Piazza Sant’Agostino dove riceverà il saluto del vescovo Mons. Chiarinelli e del Sindaco Francesco Bigiotti e farà il suo discorso pubblico alla cittadinanza previsto per le 17.45. Seguirà la visita a Bagnoregio la truppe del CTV Centro Televisivo Vaticano che trasmetterà in diretta sul canale satellitare Tele Pace.
Terminato il discorso del Papa un coro renderà omaggio al S.Padre e percorrendo in papa mobile Via Fidanza, Via Garibaldi, Via matteotti, Viale Diaz, raggiungerà il Campo Sportivo Comunale e partirà in elicottero alla volta delle ville pontificie di Castel Gandolfo.
Lungo il tragitto e lungo le vie del centro dove passerà il Papa, è sollecitata caldamente la presenza di viterbesi e fedeli tutti a salutare il Santo Padre.

I biglietti già prenotati per accedere a valle Faul per la celebrazione Eucaristica e per le altre due piazze con ingresso a biglietto gratuito (piazza San Lorenzo e Piazza dav. basilica S.Rosa), possono essere ritirati da mercoledì 26 agosto presso gli uffici della curia in via San Lorenzo, 64 dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Don Emanuele GERMANI
Resp. Generale Struttura Informativa Visita del Papa

www.ilpapaaviterbo.it/cont/comunicati.html


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Ratzinger, messa in piazza Paolo VI

LA VISITA PAPALE

Prende corpo il programma dell'intensa giornata che il pontefice trascorrerà a Brescia l'8 novembre. Nel segno del suo predecessore

Probabile una tappa a Botticino in omaggio a Tadini, santo «sociale». Ingresso da via San Faustino, sosta alla stele della strage

Massimo Tedeschi

Una sosta alla stele che ricorda i caduti di piazza della Loggia. Una messa in piazza Paolo VI.
Un incontro pomeridiano con la popolazione di Concesio e l'inaugurazione della nuova sede dell'Istituto Paolo VI, accanto alla casa natale del Papa bresciano.
Forse, in mattinata, anche una sosta a Botticino Sera per ricordare san Arcangelo Tadini.
Saranno questi i «momenti forti» dell'annunciata visita di papa Benedetto XVI a Brescia il prossimo 8 novembre.
Al programma mancano ancora i caratteri dell'ufficialità, i dettagli saranno definiti dopo ulteriori sopralluoghi dello staff della prefettura della Casa pontificia nei prossimi giorni, ma l'ossatura del programma ha ormai preso forma e il lavorio degli organizzatori guarda già ai particolari.
AL LAVORO è uno staff ristretto, ma al momento opportuno la macchina organizzativa coinvolgerà svariate centinaia di persone: basti dire che la presenza e la vigilanza lungo tutto il percorso del corteo papale sarà assicurata dagli scout dell'Agesci e dagli alpini dell'Ana, che già assicurarono il servizio d'ordine durante le due visite di Giovanni Paolo II a Brescia: il 26 settembre 1982 e 20 settembre del 1998.
Le ragioni della visita di papa Ratzinger nella terra che ha dato i natali a Paolo VI sono sunteggiate nel messaggio con cui il vescovo mons.
Luciano Monari ha annunciato alla diocesi l'arrivo dell'illustre ospite, il 9 aprile scorso: «Il motivo del viaggio - disse allora il vescovo - è il trentesimo anniversario della morte di Paolo VI.
Papa Ratzinger fu creato cardinale da Paolo VI e ha sempre avuto verso il nostro Papa bresciano una riconoscenza e un amore grande. Per questo verrà e vivrà con noi una giornata che sarà un momento intenso di comunione e di preghiera».
Di quella giornata cominciano a prendere forma momenti e snodi. Il Papa dovrebbe arrivare con un volo speciale all'aeroporto militare di Ghedi intorno alle 9 di mattina. Nel tragitto fra Ghedi e Brescia è possibile - ma non ancora certa - una sosta a Botticino, il paese in cui san Arcangelo Tadini (canonizzato da papa Ratzinger a Roma il 26 aprile scorso) fu parroco dal 1877 al 1912, fondò opere sociali e una congregazione religiosa, le suore Operaie di Botticino. Un tipico santo «sociale», un sacerdote ordinato il 19 giugno del 1870 (la stessa data in cui, quest'anno, è iniziato l'anno sacerdotale) a cui Benedetto XVI potrebbe rendere omaggio nell'anno in cui ha promulgato la sua prima enciclica sociale, la «Caritas in veritate».
Se il Papa farà tappa a Botticino, è possibile un breve saluto nella piazza di Sera su cui si affacciano i luoghi tadiniani: la parrocchiale (proclamata santuario del santo e basilica minore) e la canonica. Il sindaco Mario Benetti e il parroco don Raffaele Licini, naturalmente, sono pronti ad allestire festeggiamenti adeguati per un evento che sarebbe storico.
Da Botticino a Brescia il corteo papale percorrerebbe, naturalmente, viale Bornata e viale Venezia. L'ingresso in centro storico, però, sarà da nord, da piazzale Battisti (dove l'allora sindaco Cesare Trebeschi e l'allora presidente del consiglio Giovanni Spadolini accolsero papa Wojtyla nel 1982) e da via San Faustino, la strada che proprio in questi giorni verrà asfaltata ex novo.
L'ASSESSORATO ai Lavori pubblici retto da Mario Labolani è impegnato a preparare adeguatamente il look delle vie che saranno percorse dal corteo pontificio. In piazza Loggia Papa Ratzinger dovrebbe fare una sosta di preghiera davanti alla stele delle vittime della strage, proprio come fece Giovanni Paolo II 27 anni fa.
Scartata l'ipotesi di utilizzare campo Marte, la messa presieduta dal Papa sarà invece, con ogni probabilità, in piazza Paolo VI: palco sopraelevato sul sagrato del duomo, fedeli disposti a «ventaglio». Ma poichè non più di 10mila persone troveranno posto in piazza, si sta lavorando alla collocazione di maxi-schermi anche in piazza Loggia. Pure piazza Paolo VI è ricca di echi wojtyliani: qui il papa polacco, nell'82, incontrò i giovani e, nel 1998, gli amministratori locali in rappresentanza di tutta la provincia.
DOPO LA MESSA Benedetto XVI pranzerà al centro Paolo VI di via Gezio Calini, dove dovrebbero esserci anche dei colloqui privati. Nel pomeriggio il viaggio a Concesio dove il comitato formato dall'ex sindaco Diego Peli, dall'attuale sindaco Stefano Retali e dal parroco di Pieve mons. Dino Osio sta ragionando su tre distinti momenti: il Papa dovrebbe sostare brevemente in preghiera nella parrocchiale dove Paolo VI venne battezzato, poi dovrebbe indirizzare un breve saluto alla popolazione. Infine uno dei momenti più significativi dell'intero viaggio papale: l'inaugurazione della nuova sede dell'Istituto Paolo VI, della collezione Arte e spiritualità e del Cedoc, in un unico edificio realizzato accanto alla casa natale di Giovan Battista Montini. Qui, prima di tornare verso Roma, il Papa potrebbe pronunciare un discorso particolarmente significativo sul ruolo di Paolo VI nella storia della Chiesa contemporanea.

© Copyright Brescia Oggi, 11 agosto 2009


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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In costruzione il grande palco e la bonifica della vegetazione. L’assessore Arena illustra gli interventi per il prossimo futuro

Per l’arrivo del Papa rivoluzione a valle Faul

Proseguono i lavori in vista del 6 settembre poi dopo arriveranno maxi-parcheggi e scale mobili

di MASSIMO CHIARAVALLI

Rivoluzione Valle Faul.
Per Benedetto XVI ma non solo. Prima e dopo la cura: in arrivo un parcheggio da 350 posti auto, un altro fuori la porta da 200, la bonifica della vegetazione sotto il palazzo dei Papi, una nuova zona verde, un ascensore verso l’ospedale vecchio e - forse - anche una scala mobile che porta al Sacrario.
Sono questi gli interventi del Comune che resteranno ai viterbesi dopo la visita del Pontefice il prossimo 6 settembre.
Ecco l’iter degli interventi, illustrato dall’assessore ai Lavori pubblici, Giovanni Arena. «La Fondazione Carivit - dice - ha già pulito l’ex mattatoio, la stessa cosa è in atto con l’ex gazometro. Su Valle Faul abbiamo creato una zona verde subito dietro il muro laterale, mentre in fondo è stata costruita una staccionata. Lo spiazzo che ospiterà i fedeli sarà invece ricoperto di macco e finiture antipolvere per consentire il posizionamento delle sedie». Questa la situazione attuale ma il Comune sta progettando il dopo Benedetto XVI.
«La stessa zona - aggiunge Arena - diventerà un parcheggio per circa 350 posti auto, cui vanno ad aggiungersi i 200 nell’area fuori la porta in fase di realizzazione. Considerato il problema dei parcheggi e che quello del Sacrario ne conta 400, la disponibilità è più che raddoppiata: arriveremo a mille. Per la sistemazione a superficie per parcheggio c’è un cofinanziamento Comune-Regione di 800.000 euro, con un rapporto 20-80 per cento. Il via ai lavori, dopo le procedure di gara, è previsto per fine ottobre o al massimo inizio novembre, la realizzazione sarà in mattoni con guarnizioni in erbetta e riguarderà la zona in cui il 6 settembre si troveranno le sedie. Quella dove si trova il palco verrà invece sistemata a verde». Non solo: palazzo dei Priori ha messo in bilancio 300.000 euro per un ascensore, cosa di cui si parla da anni. «Da Valle Faul - continua - salirà verso l’ospedale vecchio per un accesso più agevole. Stiamo pensando anche a una scala mobile sull’attuale via pedonale che porta al Sacrario: in questo caso dobbiamo studiare la forma di intervento migliore». Un’ipotesi è il coinvolgimento dei privati.
Altro giro. Via San Clemente è quella che si trova proprio sotto palazzo dei Papi. Affacciandosi, fino a ieri, quasi una discarica a cielo aperto e vegetazione incolta. «Stiamo pulendo tutto, siamo al lavoro anche per la messa in sicurezza della via, con una staccionata in ferro che permetterà alla gente di vedere la messa del Santo Padre pure da qui. Toglieremo infine le numerose scritte sui muri». Novità anche per la diretta del Papa. «C’è la possibilità - conclude Arena - di valorizzare le nostre tradizioni: durante la funzione probabilmente andranno in onda le immagini del Trasporto di Fiore del Cielo, mentre la trasmissione Rai che ogni domenica precede la messa sarà effettuata dai giardini di palazzo dei Priori».

© Copyright Il Messaggero, 11 agosto 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Viterbo - La visita del Pontefice il 6 settembre

30 vescovi e 180 sacerdoti concelebreranno col Papa

L'estate del 2009 a Viterbo e Bagnoregio sarà ricordata per l' intenso fermento che ha coinvolto sia le istituzioni che i privati cittadini in vista della visita del Santo Padre.
I lavori per la costruzione del grande palco a Valle Faul in legno lamellare proseguono spediti.
Saranno circa 30 i vescovi provenienti dal Lazio che concelebreranno insieme a Lorenzo Chiarinelli e al Papa.
Sarà presente il cardinal Agostino Vallini vicario di sua Santità per la città e diocesi di Roma.
Oltre 180 sacerdoti, fra parroci e religiosi della diocesi, indosseranno la stola verde appositamente confezionata con lo stemma papale che rimarrà ad ogni sacerdote a ricordo della celebrazione.
Molte le autorità vaticane e diplomatiche e imponenti le cariche a livello istituzionale nazionale, regionali e provinciali presenti alla celebrazione.
Sono invece numerosi i fedeli che continuamente contattano il portale web e i centralini della curia alla ricerca degli ultimi posti.
Sono infatti esauriti tutti i 10mila biglietti per la valle Faul, mentre sono ancora disponibili biglietti per la Piazza San Lorenzo che conterrà oltre 600 fedeli e per la via e sagrato di S.Rosa che conterrà oltre 400 fedeli dove oltre ai facchini e ai mini facchini possono trovare posto gli stessi familiari e i fedeli che desiderano salutare il Papa dopo la Celebrazione e l’Angelus.
In piazza San Lorenzo, invece, oltre alla banda musicale, troveranno posto rappresentanze di militari, scuole e fedeli che potranno assistere alla benedizione del Papa delle due nuove porte della Chiesa Cattedrale e del Saluto di Benvenuto al Papa da parte del Vescovo e del Sindaco di Viterbo .
Al termine i fedeli che avranno assistito a questa prima tappa pubblica della visita di Benedetto XVI, potranno spostarsi a Piazza del Sacrario dove in appositi maxischermi seguiranno la diretta televisiva e potranno salutare il Papa nel percorso di ritorno.

I biglietti possono essere richiesti e prenotati inviando una mail a: info@ilpapaaviterbo.it, oppure contattando gli uffici della curia vescovile al 0761341124 e potranno essere ritirati a partire dal 26 agosto.

Lungo tutto il percorso del Papa, che sarà abbellito da bandiere e arazzi con i colori giallo/bianco propri della Santa Sede, tutti coloro che desiderano salutare e vedere il S.Padre possono trovare spazio a partire dalle prime ore del mattino nelle zone delimitate dalle transenne e sorvegliate dalle forze dell’ordine.
Intanto mercoledì 19 alle ore 17.30 presso la Curia si terrà la prima riunione preparatoria con tutti i volontari: una sorta di mini corso, dove tutti coloro che già hanno dato la loro disponibilità saranno formati e istruiti su tutte le misure in ordine di sicurezza , accessi, sorveglianza e sanità.

Don Emanuele Germani
Responsabile generale struttura informativa Visita del Papa

© Copyright TusciaWeb


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Incontro di preghiera per il Papa

Prima dell’arrivo di Benedetto XVI il 31 agosto appuntamento con il vescovo

Proseguono giorno dopo giorno le attività di preparazione, logistica e spirituale, per la Visita del Papa Benedetto XVI. Tra le iniziative che hanno ritmato il cammino di preparazione dell’intera comunità diocesana e civile allo storico evento si inserisce l’incontro speciale di preghiera “Con Santa Rosa in attesa del Papa”.
Lunedì 31 agosto, alle ore 18, nella basilica di Santa Rosa, il vescovo di Viterbo Lorenzo Chiarinelli presiederà all’incontro, «che oltre ai viterbesi - come informa la curia - vedrà la partecipazione dei parroci della città e i vari collaboratori nella pastorale, gli insegnanti di religione cattolica della Diocesi, le comunità parrocchiali, i giovani, i gruppi, i movimenti, le aggregazioni laicali e quanti desiderano unirsi nella preghiera. L’incontro è promosso affinché, come ha detto il Vescovo, il Santo Padre «trovi menti aperte, cuori vibranti, volontà decise».
Altro appuntamento importante è fissato per dopodomani alle 17.30 per tutti i volontari della Diocesi che hanno già dato la loro disponibilità a ritrovarsi; il luogo è quello della sala riunioni della Curia vescovile in via S.Lorenzo, per un primo incontro formativo su assistenza, volontariato, sanità e sicurezza per i fedeli che saranno presenti a Viterbo e Bagnoregio il 6 settembre.

© Copyright Il Messaggero, 17 agosto 2009


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Realizzata da Francesco Paolocci, raffigura San Bonaventura da Bagnoregio

Il Comune di Bagnoregio regalerà una scultura al Papa

Una scultura per il Papa dal Comune di Bagnoregio.
La scultura di Francesco Paolocci, raffigurante San Bonaventura da Bagnoregio, sarà il dono che il Comune di Bagnoregio, per mano del sindaco Francesco Bigiotti, consegnerà al Santo Padre durante la visita del 6 settembre.
Il Comune aveva già commissionato ai fratelli Paolocci, Francesco e Gaetano, il bassorilievo già consegnato a Sua Santità circa un anno fa in Vaticano.
In quell'occasione fu esteso per la prima volta l'invito al Santo Padre, per bocca del Vescovo Chiarinelli, di far visita a Bagnoregio, luogo natale di San Bonaventura.
Francesco Bigiotti si dice entusiasta della scultura che nei prossimi giorni sarà consegnata al Comune.
"E’ un’opera straordinariamente “viva” dalla quale traspare in modo evidente tutto il genio dei fratelli Paolocci e la loro grande capacità di dare un’anima anche agli oggetti inanimati".
L’opera ha già ottenuto apprezzamenti dal mondo culturale e artistico, come quello di Riccardo Cecchini, docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti “G.B.Cignaroli” di Verona, cultore del disegno dal vero e dell’architettura visionaria.

La riflessione di Riccardo Cecchini sulla scultura di Francesco Paolocci

Riesco a catturare, in questa breve riflessione, l’idea intensa e fuggevole di uno spazio rarefatto e profondo, in cui ogni forma favorisca lo sguardo che agevola il pensiero della Bellezza, che si nutre di verità e di conoscenza.
Immagino, in questo luogo mentale e spirituale, le tracce luminose costruite dall’esistenza di S.Bonaventura da Bagnoregio, che pongono la contemplazione e il cospetto dinnanzi all’Assoluto, nel sugello profetico del suo pensiero e della sua immensa speculazione filosofica e teologica.
È appena il caso che io rammenti qui la dimensione intellettuale e spirituale, nonché il Carisma che il Santo ha incarnato nel tempo della sua civiltà e della sua storia: proviene infatti dal suo profilo e dalla sua autorevolezza indiscussa la rivoluzionaria rivincita del neo-platonismo e del sensismo spirituale, in cui l’esaltazione e l’entusiasmo si raccolgono pur nello sguardo ispirato del Doctor Seraphicus.
Le limpide e sincroniche suggestioni di Plotino, di Sant'Agostino e di Avicenna, trovano, in tal caso, paragone e confronto con il magistero di Sant'Anselmo d’Aosta e della sua Ontologia.
La metamorfosi e la trasfigurazione dell’immagine corporale nella forma astratta, ancorchè umana, della rapita espressione di grazia, è scopo specifico dell’opera plastica che accompagna questo scritto.
Le linee purificate dell’anatomia del volto traghettano, così, le concrete e realistiche fattezze nell’aura concettuale della pura spiritualità platonica, Genius Loci dei tratti asettici e riassuntivi che quest’opera stessa propone.
Si incrociano, in questa occasione, i significati molteplici, che ascrivono, all’icona tridimensionale, attualità, progetto e destino, proprio attraverso l’espressione attonita, assorbita ed arsa dalla fonte cosmica, assoluta e senza tempo, che possiede l’autentico cuore degli uomini, anticipando la Sapientia Cordis alla Sapientia Mentis: questa immensità, può essere raccolta e racchiusa nel cavo della nostra mano.
Il volto stesso, appare esposto ad un vento di ingovernabile vigore, che travolge il mistico sentire e attrae ogni forza logica verso le ragioni prime e ultime degli archetipi di Verità e Bellezza.
L’Itinerarium Mentis in Deum ben individua la possibilità di cogliere queste emozioni e queste profetiche architetture della mente, che già sono deducibili dall’anima umana, che affronta, nel corpo caduco, il duro ed effimero percorso del tempo.
La verità oltre i nostri pensieri ed i nostri sentimenti coincide, allora, con la radiosa ed anche tumultuosa santità di un’Estasi plotiniana di colossale impatto, che tramuta la stessa esistenza nell’aerea sostanza di un’idea pura, che si colloca al di sopra della storia e dell’evoluzione di ogni tempo.
Se questo è il fascino e l’intendimento rappresentativo che ci avvicina al messaggio spirituale, estetico ed etico, di questa gigantesca figura mistica e speculativa, si giustificano e si asseverano, a mio avviso, i lineamenti, le forme e i segni dell’effigie proposta, al di là dell’acquisita iconografia a oggi fornita dalle Miniere della Tradizione.
La soluzione plastica che qui si impone è dunque frutto di queste vibrazioni e di questi insegnamenti, che vogliono, nell’arte, proporre un percorso ulteriore di adesione e di fede e che, nella luce agostiniana, sempre presente nelle visioni universali del santo, riassumono sentimento e ragione, logica e bellezza, nelle permanenze e nelle costanti dell’avventura umana di ogni tempo.

Riccardo Cecchini
Docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti “G.B.Cignaroli” di Verona

www.tusciaweb.it/notizie/2009/agosto/23_12scultura.htm


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Viterbo, Città dei Papi, protagonista su Rai 1

Viterbo – In occasione della Visita del Pontefice, lunga diretta televisiva della Rai

Domenica 6 settembre, Viterbo sarà protagonista degli schermi di RAI 1 grazie all’interessamento della Diocesi di Viterbo che, attraverso gli organi informativi per la Visita del Papa, ha curato tutti i particolari, compreso quello della diffusione delle immagini all’Italia e al mondo. Il servizio sarà possibile grazie alla disponibilità di Rai Vaticano e TG1 che seguiranno l’intera mattinata a Viterbo.

La cerimonia del pomeriggio a Bagnoregio sarà invece in diretta sul canale satellitare “TelePace” a cura del CTV (Centro Televisivo Vaticano) il cui segnale sarà sicuramente ripreso e messo in onda anche da Sat 2000 e telelazio rete blu, emittenti televisive direttamente collegate alla CEI.

Sarà una lunga diretta dalla città dei papi. La prima trasmissione inizierà alle ore 9.40 del mattino con “A Sua Immagine”, il settimanale domenicale a cura di Rai 1 dedicato alla religione e al Magistero della Chiesa.

La conduzione della trasmissione, che si concluderà alle 10.10, sarà affidata a Rosario Carello conduttore televisivo originario della Sicilia, ma legato alla esperienza Viterbese nell’Azione Cattolica Italiana nata proprio nella nostra città ad opera del viterbese Mario Fani sepolto nella Basilica di S.Rosa.
Le telecamere di Rai 1 già dalla settimana prossima saranno presenti sul territorio viterbese e a Bagnoregio per raccogliere il più possibile immagini suggestive della Città papale con la Cattedrale, il Palazzo dei Papi, le belle chiese, i santuari, il quartiere medievale di San Pellegrino e il suggestivo “paese che muore” Civita di Bagnoregio che il Santo Padre vedrà dall’alto dell’elicottero.
La diretta riprenderà subito dopo alle 10.15 in mondovisione trasmettendo la Celebrazione della S.Messa dalla Valle Faul. Condurrà il giornalista del TG1 Aldo Maria Valli volto noto della tv che ha già preso contatti con la Struttura Informativa della Diocesi per la visita del papa per avere informazioni di contenuto storico artistico e religioso da far conoscere a quanti seguiranno la diretta televisiva. La regia sarà a cura di Milena Milani che segue e cura le riprese dei grandi eventi nazionali in particolare dal Vaticano e dal Quirinale.
I sopralluoghi già effettuati dai tecnici della Rai hanno già dato la possibilità di individuare tutte le postazioni mediatiche e dei giornalisti corrispondenti del Tg1 Tg2 e Tg3, come pure dei canali mediaset e TG5, Sky e altre emittenti, che seguiranno e offriranno servizi per i tg della giornata. Viterbo quindi sotto i riflettori di tutto il mondo per una giornata storica e indimenticabile!!!
Durante la diretta della Messa ci sarà spazio, come già promesso dalla regista e dal capo di produzione rai, di poter vedere e far vedere a tutti i telespettatori e alle numerose agenzie tv collegate italiane ed estere le belle immagini della processione del Cuore di Santa Rosa e del Trasporto della nuova “Macchina” effettuate per il Tgr Rai dalla Provideo di Viterbo agenzia ufficiale di riprese della Diocesi per la Visita Papale.

Don Emanuele GERMANI

www.viterbooggi.org/index.php?tipo=contenuto&ID=9688&categori...


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Benedetto XVI e San Bonaventura
Il viaggio papale nella terra natale del santo è più importante di quanto sembri

di Robert Moynihan

ROMA, mercoledì, 26 agosto 209 (ZENIT.org).- A volte in un viaggio papale ci sono aspetti più importanti di quelli che si possono percepire a prima vista. E' il caso dell'imminente visita di Benedetto XVI a Bagnoregio, paese natale di San Bonaventura.

Il 6 settembre il Papa visiterà Bagnoregio e Viterbo. Quest'ultima città, a circa 85 chilometri a nord di Roma, è nota per essere il luogo in cui è nato il conclave.

Fino al 1271, la riunione di Cardinali per l'elezione papale non era chiamata "conclave" (da cum e clavis, a indicare un incontro in un luogo chiuso a chiave). Dopo la morte di Papa Clemente IV nel 1268, i porporati riuniti a Viterbo non elessero nessuno per quasi tre anni. Alla fine, i funzionari cittadini li chiusero in una sala e diedero loro solo pane e acqua. Presto elessero Papa Gregorio X, che stabilì che le elezioni papali si svolgessero in conclave.

Benedetto XVI si recherà a Viterbo in elicottero dalla residenza papale di Castel Gandolfo, a sud di Roma. Sulla via del ritorno si fermerà a Bagnoregio.

Perché fermarsi in un luogo così piccolo? Perché San Bonaventura vi nacque nel 1217.

Il Papa non va nel paese natale di ogni santo importante. Non avrebbe il tempo di farlo. Perché allora vuole visitare il luogo di nascita di Bonaventura?

Per trovare la risposta dobbiamo guardare al passato del Papa, dove troveremo qualcosa di piuttosto interessante.

Bonaventura ha rappresentato una delle due maggiori fonti intellettuali per la formazione teologica di Papa Benedetto (l'altra è Sant'Agostino).

In Germania gli studiosi devono scrivere due tesi. La prima è per ricevere il dottorato (Ph.D.), la seconda, chiamata "Habilitationsschrift", permette di accedere all'insegnamento.

A metà degli anni Cinquanta, il giovane Joseph Ratzinger scrisse la sua seconda tesi su San Bonaventura e la sua comprensione della storia.

I resoconti della stampa affermano che il Papa dovrebbe venerare il Santo Braccio di San Bonaventura, custodito nella Cattedrale di Bagnoregio (il resto del corpo è sepolto in Francia).

Benedetto XVI venererà anche la profonda saggezza della visione di Bonaventura sulla rivelazione cristiana, e facendo questo "entrerà in contatto" con una delle preoccupazioni fondamentali della propria visione teologica.

In questo senso, se possiamo capire cosa Benedetto XVI abbia imparato da Bonaventura, possiamo capire ancor più chiaramente ciò che il Papa sta cercando di fare ora, nel suo pontificato, per guidare la Chiesa in questo complicato periodo della sua storia.

Lo stesso Benedetto XVI ci ha dato un'idea del suo background intellettuale in un discorso rivolto a un gruppo di studiosi alcuni anni fa, prima di diventare Papa.

In quell'occasione disse: "La mia dissertazione dottorale fu incentrata sulla nozione di Popolo di Dio in Sant'Agostino... Agostino mantenne un dialogo con l'ideologia romana, specialmente dopo l'occupazione di Roma da parte dei Goti nel 410, e fu per questo che mi risultò assai affascinante osservare come attraverso questi diversi dialoghi e culture egli definisce l'essenza della religione cristiana. Egli vide la fede cristiana non in continuità con le religioni anteriori, ma piuttosto in continuità con la filosofia intesa come vittoria della ragione sulla superstizione".

Potremmo quindi affermare che un passo fondamentale nella formazione teologica di Ratzinger è stato capire il cristianesimo come "in continuità con la filosofia" e come "una vittoria della ragione sulla superstizione". Poi Ratzinger ha compiuto un secondo passo. Ha studiato Bonaventura.

"Il mio lavoro post dottorale fu incentrato su San Bonaventura, un teologo francescano del XIII secolo", continuava nel discorso agli studiosi. "Scopersi un aspetto della teologia di San Bonaventura a quanto ne so non basato sulla letteratura precedente: la sua relazione con una nuova idea di storia concepita da Gioacchino da Fiore nel XII secolo. Gioacchino intese la storia come progressione da un periodo del Padre (un tempo difficile per gli esseri umani sotto la legge), ad un secondo periodo della storia, quello del Figlio (con maggiore libertà, più franchezza, più fratellanza), ad un terzo periodo della storia, il periodo definitivo della storia, il tempo dello Spirito Santo".

"Secondo Gioacchino questo doveva essere il tempo della riconciliazione universale, di riconciliazione tra l'Est e l'Ovest, tra cristiani ed ebrei, un tempo senza legge (in senso paolino), un tempo di vera fraternità nel mondo".

"L'interessante idea che scopersi fu che una corrente significativa di francescani era convinta che San Francesco di Assisi e l'Ordine francescano segnarono l'inizio di questo terzo periodo della storia, e fu loro ambizione l'attualizzarlo; Bonaventura mantenne un dialogo critico con tale corrente".

Potremmo dunque dire che Ratzinger ha preso da Bonaventura una concezione della storia umana intesa come qualcosa che si svela in modo deciso, verso un obiettivo specifico, un momento di profonda introspezione spirituale, un'"tempo dello Spirito Santo".

Laddove la filosofia classica parlava dell'eternità del mondo, e quindi del "ritorno eterno" ciclico di tutta la realtà, Bonaventura, seguendo Gioacchino, condannava il concetto di eternità del mondo e difendeva l'idea per cui la storia era uno svolgersi di eventi che non sarebbero mai tornati, ma che sarebbero giunti a una conclusione.

La storia aveva un senso. Era collegata e orientata a un significato, il Logos, a Cristo. Ciò non vuol dire che Ratzinger - o Bonaventura - abbia compiuto interpretazioni specifiche di Gioacchino per conto suo. Significa che Ratzinger, come Bonaventura, è entrato in un "dialogo critico" con la sua concezione generale - che la storia aveva una forma e un significato -, che, come Bonaventura, prendeva piuttosto seriamente.

Ho un'opinione personale su quanto sia stato serio il modo di Ratzinger di affrontare tali questioni.

La mia ricerca dottorale ha riguardato l'influenza del pensiero di Gioacchino sui primi Francescani. Quando ho incontrato per la prima volta Joseph Ratzinger, nell'autunno del 1984, gli ho detto che stavo studiando il suo libro su San Bonaventura con interesse, e ha replicato: "Ah! Lei è l'unico a Roma ad aver letto quel mio libro".

In seguito mi ha detto che la teologia della liberazione del sacerdote francescano brasiliano Leonardo Boff era una "forma moderna" di gioachimismo - un desiderio di vedere nella storia un nuovo ordine della società umana.

Per questo sono convinto che Ratzinger abbia preso piuttosto seriamente la sua ricerca su Bonaventura.

Ratzinger ha conseguito il post dottorato il 21 febbraio 1957, a quasi 30 anni, e non senza controversie. Il comitato accademico che doveva giudicare il suo lavoro respinse la parte "critica" della sua tesi, per cui fu costretto a tagliarla e a rivedere il tutto, presentando solo la parte "storica", centrata sull'analisi del rapporto tra San Bonaventura e Gioacchino da Fiore.

Il professore di Ratzinger, Michael Schmaus, pensò che la sua interpretazione del concetto della rivelazione di Bonaventura mostrasse "un pericoloso modernismo che doveva portare alla soggettivizzazione del concetto di rivelazione", come Ratzinger stesso ricorda nella sua autobiografia, "Pietre Miliari: Memorie 1927-1977" (Ratzinger pensava, e pensa ancora, che le critiche di Schmaus non fossero valide).

Cos'ha trovato Ratzinger in Bonaventura per sollevare questa controversia?

Per Ratzinger, il concetto di rivelazione di Bonaventura non significava ciò che vuol dire per noi oggi, ovvero tutti i contenuti rivelati della fede.

Secondo Ratzinger, per Bonaventura la "rivelazione" ha sempre implicato l'idea dell'azione - la rivelazione è quindi l'atto con cui Dio si rivela, e non semplicemente il risultato di quest'atto.

Perché è così importante?

In "Pietre Miliari" Ratzinger ha scritto: "Visto che è così, il concetto di 'rivelazione' implica sempre un soggetto ricevente: dove non c'è nessuno a percepire la 'rivelazione', non è avvenuta alcuna rivelazione, perché non è stato rimosso alcun velo. Per definizione, la rivelazione richiede qualcuno che la riceva".

Perché questo è importante?

"Queste intuizioni", continua Ratzinger, "acquisite attraverso la mia lettura di Bonaventura, sono state poi molto importanti per me al momento della discussione conciliare sulla rivelazione, la Scrittura e la tradizione, perché se Bonaventura ha ragione, allora la rivelazione precede la Scrittura e diventa depositata nella Scrittura, ma si identifica semplicemente con questa. Ciò significa invece che la rivelazione è sempre qualcosa di più grande di ciò che è semplicemente scritto. E questo vuol dire che non ci può essere qualcosa come la pura sola scriptura, perché un elemento essenziale della Scrittura è la Chiesa come soggetto, e con questo il senso fondamentale della tradizione è già dato".

In sostanza, ciò che Ratzinger ha tratto da Bonaventura ha modificato e completato ciò che aveva tratto da Agostino.

Se il pensiero di Agostino ha sottolineato la continuità del cristianesimo con la filosofia classica, e la "ragionevolezza" della fede cristiana sulla superstizione pagana, il pensiero di Bonaventura ha sottolineato il contrasto tra il cristianesimo e la filosofia classica, ha condannato la futilità della filosofia classica, con il suo abbraccio del concetto dell'eternità del mondo e dell'"eterno ritorno" di tutte le cose, perché mancava della verità rivelata di un "attore" divino.

Ratzinger lo ha suggerito nel suo lavoro su Bonaventura: "L''ellenizzazione' del cristianesimo, che ha tentato di superare lo scandalo del particolare con una miscela di fede e metafisica, non ha portato a uno sviluppo in una direzione errata? Non ha creato uno stile di pensiero statico che non può rendere giustizia al dinamismo dello stile biblico?".

Anche oggi, se andiamo all'ultimo capitolo del recente libro del Papa "Gesù di Nazaret", troviamo la terminologia metafisica che presuppone un'ontologia di "persona come relazione" che credo sia il "fil rouge" di tutta l'opera di Ratzinger, dal suo primo libro su Agostino, iniziato nel 1953, passando per la sua tesi di abilitazione su Bonaventura (1956) per arrivare a "Gesù di Nazaret" (2007).

Ratzinger afferma che la rivelazione cristiana deve sempre trascendere la ragione, anche se non la contraddice e non deve contraddirla.

Quando Benedetto XVI visiterà Bagnoregio, in un certo senso starà tornando alle fonti delle sue più profonde battaglie intellettuali, al luogo in cui ha compreso pienamente la novità della fede cristiana e come quella fede, quella verità rivelata, sia allo stesso tempo in armonia e in totale opposizione alla "ragione" che è stato il massimo bene della filosofia classica.

Ciò fa del viaggio a Bagnoregio molto più di una visita papale; è un viaggio nel passato spirituale e intellettuale di Ratzinger, e nel cuore della sua visione spirituale e intellettuale.

* * *

Robert Moynihan è fondatore ed editore del mensile "Inside the Vatican" e autore del libro "Let God's Light Shine Forth: the Spiritual Vision of Pope Benedict XVI" (2005, Doubleday). Si può consultare il suo blog su www.insidethevatican.com. Il suo indirizzo è: editor@insidethevatican.com

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
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Tra dieci giorni, la visita pastorale di Benedetto XVI a Viterbo all’insegna della devozione alla Vergine e a Santa Rosa


Cresce l’attesa nel diocesi viterbese per la visita di Benedetto XVI, il prossimo 6 settembre. Nella mattinata, il Pontefice celebrerà una Messa in Valle Faul a Viterbo, quindi nel pomeriggio sarà a Bagnoregio per venerare la reliquia di San Bonaventura. Momenti particolarmente significativi della giornata del Papa a Viterbo saranno le visite al Santuario di Santa Rosa e al Santuario della Madonna della Quercia. Proprio sulla devozione dei viterbesi per la Vergine, Antonella Palermo ha raccolto il commento di don Flavio Valeri, responsabile del Comitato organizzatore della visita pastorale:

R. - La Madonna della Quercia è una immagine molto cara alla comunità viterbese: dipinta su una tegola, fin dall’inizio questa immagine fu collocata su una quercia - ecco perché è chiamata la “Madonna della Quercia” - e fin dall’inizio i viterbesi la venerarono moltissimo anche per i prodigi che si andavano moltiplicando attorno a questa venerata immagine. Poi, nel corso dei secoli, lì fu costruito il grande Santuario che ancora oggi è meta di pellegrinaggi, in modo particolare la seconda domenica di settembre quando i viterbesi si recano in pellegrinaggio per rinnovare il patto d’amore tra la città e la Madonna.


D. - Parliamo di Santa Rosa. Proprio nei giorni immediatamente precedenti la visita del Papa, si rinnoverà una tradizione che ogni anno richiama moltissimi viterbesi e non solo: la cosiddetta “macchina di Santa Rosa” e il corteo storico che l’accompagna...


R. - Sì, anche verso Santa Rosa i viterbesi hanno un culto grandissimo, un affetto e un amore indescrivibili, che si manifesta in modo particolare nei primi giorni di settembre quando la città ricorda la traslazione del corpo incorrotto della Santa dalla chiesina di Santa Maria in Poggio al Monastero delle Clarisse, dove tuttora è custodito il corpo incorrotto della nostra Patrona. Il 3 settembre, alle ore 21, viene trasportato questo magnifico campanile, alto 30 metri, portato in spalla da 100 uomini che vengono chiamati “i facchini di Santa Rosa”, e che ricorda - appunto - la traslazione del corpo incorrotto. Le monache dei 12 monasteri di clausura pregheranno assieme al Papa nel Santuario della Madonna della Quercia, quindi sarà nel primo pomeriggio questo incontro di preghiera. Le monache si ritroveranno ancor prima dell’arrivo del Papa proprio per pregare secondo le sue intenzioni. Dopo questo incontro, il Santo Padre partirà per Bagnoregio ed avrà una visita privata alla con cattedrale di San Nicola, dove si conserva l’unica reliquia al mondo di San Bonaventura, il suo braccio.


D. - Come vi state preparando a questa visita?


R. - Noi abbiamo iniziato la preparazione spirituale immediatamente dopo che il nostro vescovo, mons. Lorenzo Chiarinelli, l’8 dicembre scorso ha dato ufficialmente l’annuncio della visita. Questa preparazione spirituale si basa su due punti. Il primo è la preghiera: il vescovo ha composto una bellissima preghiera che tutti i giorni, in tutte le chiese della diocesi, il popolo recita per prepararsi spiritualmente alla visita. Poi, un opuscolo creato dal Comitato organizzatore ha così dato il via anche alla preparazione di riflessione sul ministero di Pietro e sulla figura di San Bonaventura.


Radio Vaticana
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Dal blog di Lella...

Benedetto XVI a Viterbo - A pochi giorni dall'evento, il vescovo Chiarinelli e il comitato organizzatore fanno il punto della situazione

"15mila persone all'Angelus del Papa"

di Giuseppe Ferlicca

Un evento destinato a lasciare il segno per il nostro territorio, ma allo stesso tempo, un evento per il quale vanno cercate le ragioni profonde.
Il sei settembre s'avvicina e a pochi giorni dalla visita del Papa a Viterbo e Bagnoregio, il vescovo Lorenzo Chiarinelli fa il punto.
“Un fatto che non va banalizzato – osserva – i cui valori sono molteplici, ecclesiale, sociale e culturale”. Circa diecimila i fedeli che assisteranno alla celebrazione eucaristica e all'Angelus a Valle Faul. Suddivisi in settori. Settemila troveranno posto a sedere, gli altri, per lo più giovani, saranno in piedi in fondo. Previsti spazi per le autorità, malati e portatori d'handicap.
A spiegare i dettagli stamani in conferenza stampa don Flavio Valeri e don Emanuele Germani del comitato organizzatore.
Ognuno accederà con biglietti precedentemente distribuiti (gratuiti) in proporzione a tutte le diocesi. Duemila a Viterbo. I primi inizieranno ad arrivare già dalle sette del mattino, accesso a porta Faul, mentre i viterbesi passeranno da via San Giovanni Decollato, rimessa a nuovo per l'occasione.
Altre cinquemila persone assisteranno alle celebrazioni dal maxischermo posizionato in piazza Martiri d'Ungheria. In entrambe le postazioni, un gran numero di sacerdoti garantirà a tutti i presenti di poter ricevere la Comunione.
L'arrivo di Papa Benedetto XVI è previsto alle 9 allo stadio Rocchi, dove sarà accolto dalle autorità. A rappresentare il governo, il sottosegretario Letta. Quindi in auto verso il palazzo dei Papi (9.45).
Sul percorso, a porta Fiorentina incontrerà gli sbandieratori, cortei storici e i militari. In piazza San Lorenzo riceverà il saluto del sindaco Marini, mentre ad accoglierlo, oltre alle cinquecento persone presenti, ci sarà la banda cittadina che intonerà l'inno pontificio.
Quindi a Valle Faul (10.45 celebrazione eucaristica e alle 12 Angelus in diretta tv). Da qui si dirigerà alla chiesa di Santa Rosa , nel cui sagrato ci saranno facchini, mini facchini e le loro famiglie. Una visita privata al corpo della Santa e alle 12.45 lo spostamento alla Domus La Quercia. Alle 16.30 visita e preghiera al santuario e alle 17 la partenza per Bagnoregio.
Grazie alla Coldiretti saranno distribuite dodicimila bottigliette d'acqua. In confezioni speciali, con il logo della visita papale, mentre il comitato consegnerà berretti e bandane, oltre al libretto per la celebrazione, il numero della rivista Vita e l'edizione speciale dell'Osservatore Romano dedicata alla visita.
“E' l'incontro con una persona cara – sottolinea il vescovo Chiarinelli – in una città che ha accolto cinquanta papi. La città ha aderito in maniera entusiasta e tutti gli enti si stanno dando un gran da fare.
La visita porta con se una forte valenza culturale, fede e ragione, il credere e non credere. Non bisogna avere una visione riduttiva. Il Papa non viene per bonificare un territorio”.
Riferimento ai lavori in corso a Viterbo. “E' normale – continua il vescovo – che quando si riceve un ospite si prepara tutto al meglio. Non è qui per questo e nemmeno per l'aspetto spettacolare. Che c'è, essendo un evento , ma non si può banalizzare”.
Nel pomeriggio il trasferimento a Bagnoregio, mentre a Valle Faul la struttura da cui il Papa celebrerà, si ispira nelle intenzioni del progettista Santino Tosini, a Fede e arte . Con l'altare e la gradinata che scende in una sorta di collegamento fra il centro dove si svolge la liturgia e i fedeli.

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Al Concilio Vaticano II con la mente a Bagnoregio
Dell'Arcivescovo Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per i Santi



CITTA' DEL VATICANO, sabato, 29 agosto 2009 (ZENIT.org).- In preparazione alla prossima visita di Benedetto XVI a Bagnoregio, che si terrà il 6 settembre prossimo, pubblichiamo l'intervento pronunciato dall'Arcivescovo Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per i Santi, in occasione della presentazione del libro di Joseph Ratzinger, "San Bonaventura. La teologia della storia" (Edizioni Porziuncola, Assisi 2008), svoltasi il 26 febbraio 2008 alla Pontificia Università Antonianum.

* * *

È ampio e molteplice il mondo culturale di Benedetto XVI. Ne fa fede la sua bibliografia. I suoi interessi teologici coprono l'intera area della dottrina cristiana (cfr Introduzione al Cristianesimo e Rapporto sulla Fede). Sin da giovane egli è stato sollecitato oltre che dalla ricerca anche dalle domande provenienti dalla comunità ecclesiale e dal suo ministero.

Il filo d'Arianna per un primo attraversamento della ricca biblioteca ratzingeriana può essere cronologico. Lo scorrere del tempo infatti ci fa percorrere quattro grandi saloni: la preparazione teologica, la partecipazione al Vaticano II, l'attività di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il suo magistero da Sommo Pontefice della Chiesa di Cristo. Unica è però la preoccupazione di fondo di questa produzione teologica: ricordare a quanti sono unilateralmente propensi al presente e al futuro l'ineliminabile aggancio alla tradizione e al centro vivo della storia, che è Cristo e la sua Chiesa.

La ricerca su san Bonaventura si pone quasi all'inizio della sua carriera teologica, ben delineata nella sua autobiografia (La mia vita, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1997). In essa ci informa, ad esempio, che, nell'estate del 1950, gli fu data l'opportunità di partecipare a un concorso con una ricerca su sant'Agostino. Il tema scelto dal professor Gottlieb Söhngen, che aveva grande stima dell'allievo Ratzinger, era: "Popolo e casa di Dio nell'insegnamento di sant'Agostino sulla Chiesa". Per la preparazione del tema furono di grande giovamento sia la frequentazione dei Padri della Chiesa sia la lettura di Catholicisme di Henri de Lubac, in cui la fede veniva pensata e vissuta comunitariamente. Per de Lubac, inoltre, essendo la fede, per sua stessa natura, anche speranza, essa doveva investire la totalità della storia e non si limitava a promettere al singolo la sua beatitudine privata. Altra lettura significativa in quel periodo fu Corpus Mysticum dello stesso de Lubac, che dischiuse al giovane studioso un nuovo modo di intendere l'unità tra Chiesa ed Eucaristia.

Superato brillantemente l'esame di dottorato (luglio 1953), il giovane Ratzinger si preparò all'elaborazione della dissertazione per l'abilitazione alla libera docenza. Dal momento che la precedente ricerca era stata di argomento patristico, Gottlieb Söhngen decise che la dissertazione per l'abilitazione dovesse rivolgersi al medioevo. Dopo sant'Agostino, gli parve naturale che il giovane studioso si dedicasse a san Bonaventura, passando da un tema ecclesiologico a un tema di teologia fondamentale e precisamente al concetto di rivelazione. In quel periodo c'era un grande dibattito sull'idea di storia della salvezza che implicava anche una nuova prospettiva dell'idea di rivelazione, da intendere non più come la comunicazione di alcune verità alla ragione, ma come l'agire storico di Dio, in cui la verità si svela gradatamente.

Non mancarono difficoltà per portare felicemente a termine la ricerca. Mentre il relatore, professor Söhngen, fu subito entusiasta della tesi, il correlatore, Prof. Michael Schmaus, la giudicò insoddisfacente. Riandando a questa vicenda, Ratzinger fa notare che erano almeno tre i fattori in gioco. Anzitutto il fatto che egli non si era affidato alla guida di Schmaus per affrontare uno studio sul medioevo. In secondo luogo, la constatazione che a Monaco l'indagine su questo periodo era rimasta ferma da tempo, non avendo recepito le nuove grandi prospettive elaborate nel frattempo soprattutto in ambito francescano. Questa critica diretta aveva provocato in Schmaus una forte reazione di rigetto. Ma il contrasto era più sostanziale, perché il giovane studioso aveva constatato che in Bonaventura e, in genere, nei teologi del secolo XIII, non era pensabile un concetto di rivelazione, come l'insieme dei contenuti rivelati. Nel linguaggio medievale la rivelazione indicava azione e più precisamente definiva l'atto con cui Dio si mostra e non il risultato oggettivizzato di questo atto. Inoltre, il concetto di rivelazione implicava sempre un qualcuno che ne entrasse in possesso: "Questi concetti, acquisiti grazie ai miei studi su Bonaventura, sono poi divenuti molto importanti per me, quando nel corso del dibattito conciliare vennero affrontati i temi della rivelazione, della Scrittura e della tradizione. Perché se le cose stanno come le ho descritte, allora la rivelazione precede la Scrittura e si riflette in essa, e non è semplicemente identica a essa. Questo significa inoltre che la rivelazione è sempre più grande del solo scritto. Se ne deduce, di conseguenza, che non può esistere un mero Sola Scriptura (...), che alla Scrittura è legato il soggetto comprendente, la Chiesa, e con ciò è già dato anche il senso essenziale della tradizione" (ibidem pagina 72).

In ogni caso, l'ostacolo fu superato quando Ratzinger si accorse che l'ultima parte della sua dissertazione, dedicata alla teologia della storia di Bonaventura, mancava completamente di osservazioni critiche e aveva di per sé una sua autonomia. Il lavoro fu quindi ristutturato e ripresentato in facoltà. La lezione pubblica di abilitazione con la discussione, abbastanza accesa soprattutto tra Söhngen e Schmaus, ebbe luogo il 21 febbraio 1957 con risultato positivo per il candidato. A distanza di anni, il cardinale Ratzinger annotava, a proposito di questa dolorosa esperienza, che gli restava il proposito di non consentire tanto facilmente alla ricusazione di tesi di laurea o di abilitazione e di prendere le parti del più debole, quando ve ne fossero state le ragioni.

Quale è il contributo innovativo che Ratzinger riconosceva dopo qualche tempo al suo lavoro sulle Collationes in Exaemeron di Bonaventura? Fino allora, si era ritenuto che Bonaventura non si fosse interessato alle idee di Gioacchino da Fiore. In realtà, il lavoro ratzingeriano dimostrava per la prima volta che Bonaventura, nell'interpretazione dell'opera dei sei giorni della creazione, si era minuziosamente confrontato con Gioacchino e aveva cercato di accogliere quanto poteva essere utile, integrandolo nell'ordinamento della Chiesa.

Oltre al concetto dinamico di rivelazione, lo studio sulla teologia della storia di Bonaventura aveva indicato a Ratzinger un modo originale per giungere a una comprensione dell'escatologia cristiana. Ma c'è una conseguenza durevole che Bonaventura lasciò nella mentalità di Ratzinger, il quale non avrebbe mai accettato, in quanto contrario al pensiero escatologico neotestamentario, l'assunto francescano secondo cui ci sarebbe stato sulla terra l'avvento di un'era finale dei poveri, che avrebbe preceduto l'ingresso della storia nell'eternità di Dio. Ancora prima della teologia della liberazione, Ratzinger già valutava negativamente questa anticipazione medievale dell'escatologia liberazionista.

In conclusione, la conoscenza dei Padri della Chiesa e della grande tradizione teologica medievale e il dialogo con la cultura contemporanea sono state le coordinate sempre presenti nella mens del teologo Ratzinger sia durante la sua partecipazione al Concilio sia nella elaborazione dei numerosi documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha avuto come Prefetto dal 1982 al 2005. In questo suo servizio, da una parte, si è confrontato con le innumerevoli sfide provenienti da ideologie errate, da impostazioni metodologiche insufficienti, da interpretazioni dottrinali ambigue, dall'altra, però, ha promosso orientamenti chiarificatori di grande rilevanza in campo cristologico (Dominus Iesus), ecclesiologico (Communionis notio), antropologico (Donum vitae).

Da Sommo Pontefice, egli continua il suo magistero teologico non solo mediante le encicliche sulla virtù teologali - Deus caritas est e Spe salvi - ma soprattutto mediante l'opera Gesù di Nazaret, in cui l'attenzione alla storia di Cristo si fa innovativa ed essenziale cristologia biblica ed ecclesiale.











Senza tradizione la teologia è un albero sradicato dal suolo
Del Direttore del Dipartimento dei Manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana



CITTA' DEL VATICANO, sabato, 29 agosto 2009 (ZENIT.org).- In preparazione alla visita di Benedetto XVI alla culla di san Bonaventura, Bagnoregio, del 6 settembre prossimo, pubblichiamo l'intervento pronunciato da Paolo Vian, Direttore del Dipartimento dei Manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana, in occasione della presentazione del libro di Joseph Ratzinger, "San Bonaventura. La teologia della storia" (Edizioni Porziuncola, Assisi 2008), svoltasi il 26 febbraio 2008 alla Pontificia Università Antonianum.

* * *

"Per la piena e oggettiva comprensione della storia spirituale d'Italia nel secolo decimoterzo, mai e poi mai avremmo dovuto dissociare le due grandi figure che Dante, e con lui la migliore tradizione religiosa del suo tempo, hanno visto indissolubilmente avvinte l'una all'altra: la figura di Gioacchino e quella di Francesco. La catena appenninica non è soltanto fisicamente la spina dorsale della penisola: dalla Sila al Subasio è corsa, nella maturità del medioevo italiano, una stupenda continuità spirituale. Avervi inciso una frattura è stato gesto di improvvida iconoclastia". Può sembrare sorprendente, ma Joseph Ratzinger non avrebbe probabilmente difficoltà a sottoscrivere quest'affermazione che nel 1931 Ernesto Buonaiuti poneva all'inizio della sua ricostruzione della vita e del pensiero di Gioacchino da Fiore. Proprio nell'introduzione al volume di cui stasera presentiamo la nuova edizione italiana, l'allora giovane teologo bavarese ricordava come una teologia e una filosofia della storia nascano soprattutto nei periodi di crisi della storia dell'uomo, a partire dal De civitate Dei agostiniano, risposta al collasso dell'impero romano e del mondo antico. "Da allora il tentativo di dominare la storia teologicamente non fu mai più estraneo alla teologia occidentale (...)" (p. 15). Agli inizi del secolo tredicesimo questo sempre ricorrente tentativo di dominare teologicamente la storia raggiunse un nuovo punto culminante nella profezia della storia di Gioacchino da Fiore, ma essa - ecco il punto in cui le visioni del modernista italiano e del teologo tedesco coincidono - "raggiunse (...) la sua massima forza solo con la splendida conferma venutale dalla persona e dall'opera di san Francesco d'Assisi" (p. 16). I due fattori combinati - l'appello di Gioacchino e la risposta del francescanesimo - misero in discussione l'immagine medievale della storia generando un "nuovo, secondo momento culminante nel modo cristiano di pensare la storia (...) rappresentato dalle Collationes in Hexaëmeron di San Bonaventura" (p. 16).

(...) Intento delle Collationes è quello di "contrapporre ai traviamenti spirituali del tempo l'immagine dell'autentica sapienza cristiana" (p. 27), facendo seriamente i conti con l'ora storica. Ma - Ratzinger mostra di rendersene subito conto - i sei livelli della conoscenza, allegoricamente indicati nei sei giorni della creazione e simboleggiati nelle sei età della salvezza, sono ulteriormente articolati in diversi livelli che presentano indiscutibilmente un accrescimento nel tempo della conoscenza. Riconoscendo un carattere storico alle affermazioni scritturistiche, Bonaventura si distingue dall'interpretazione dei Padri e degli scolastici improntata a un'idea di immutabilità. Con l'idea delle theoriae, sorta di rationes seminales in prospettiva temporale, "rispecchiamento nella Scrittura dei tempi futuri" (p. 28), Bonaventura fa sua l'interpretazione della Scrittura che Gioacchino aveva presentato nella Concordia. Bonaventura "afferma così quella concezione fondamentalmente storica che costituisce la novità decisiva apportata dall'abate calabrese nei confronti della mentalità dei Padri" (p. 29). La Scrittura è certamente compiuta, la Rivelazione è conclusa, ma il suo significato va ricercato in uno sviluppo continuo lungo tutta la storia e non ancora concluso (cfr p. 29). Per la nostra posizione nel tempo, noi vediamo e comprendiamo più dei Padri: "In questo modo l'interpretazione della Scrittura diviene teologia della storia, illuminazione del passato come profezia del futuro" (p. 30).

Sono queste le premesse che inducono Bonaventura a escludere Agostino dalla teologia della storia, puntando tutto su una corrispondenza fra la storia dell'Antico Testamento e quella del Nuovo che Agostino aveva invece risolutamente scartato (cfr p. 32). In essa Cristo non è la fine dei tempi - come nello schema agostiniano - ma il centro dei tempi, e proprio questa opzione spinge Bonaventura a credere "in una nuova salvezza che si realizza "nella storia", entro i confini di questo tempo terreno" (p. 34); allora anche la Chiesa nella sua forma compiuta di "ecclesia contemplativa" è di là da venire e dobbiamo ancora attendere una sua trasformazione nella storia (cfr p. 35). Dunque, sorprendentemente, Ratzinger ci presenta un Bonaventura che nell'estate 1273 (...) risente in maniera vistosa e consapevole dell'influsso di Gioacchino. Ma quale Gioacchino? Ratzinger precisa subito: Bonaventura "si distacca chiaramente e risolutamente" dalla grossolana manipolazione che di Gioacchino aveva fatto Gerardo da Borgo San Donnino, presentando gli scritti dell'abate calabrese come un Vangelo eterno destinato a soppiantare il Nuovo Testamento, transitorio e perituro (cfr p. 45). Ma il rifiuto di Gerardo operato da Bonaventura non può in alcun modo essere fatto coincidere "con il rifiuto del Gioacchino originale" (p. 46). La lettura di Ratzinger compie così contemporaneamente due operazioni: mentre da un lato avvicina Bonaventura a Gioacchino, dall'altro separa nettamente Gioacchino dai gioachimiti.

Ho detto che la lettura di Ratzinger, in piena e totale rottura con le precedenti analisi di Martin Grabmann e di Etienne Gilson e nella linea piuttosto di quelle di Alois Dempf e Leone Tondelli che gli hanno aperto la strada, avvicina Bonaventura a Gioacchino; ma il giovane teologo tedesco è anche pienamente consapevole delle molte differenze che intercorrono tra il francescano e il florense. La prima ha origine per l'appunto dalla particolare valutazione del tempo che li accomuna. Proprio perché il tempo e il suo decorso sono decisivi nelle visioni di Gioacchino e di Bonaventura, il francescano può superare, oltrepassare il florense in ragione di quanto è accaduto nei settant'anni che separano la morte dell'abate, nel 1202, dalla stesura delle Collationes nel 1273. La novità di Francesco d'Assisi marca in effetti una profonda differenza fra i due schemi. Per il suo discepolo, successore, biografo, Francesco non è un santo come gli altri, ma occupa una posizione assolutamente particolare e preminente nella storia della salvezza e nella sua ultima ora. Francesco è un novello Elia, un nuovo Giovanni Battista, è, soprattutto nelle Collationes, l'"angelo che sale dall'Oriente" (Apocalisse 7, 2), con il sigillo del Dio vivente, le stimmate della Verna. Con questa immagine, che percorrerà potentemente tutto il Duecento francescano, Bonaventura identifica in Francesco la figura annunciata da Gioacchino nel quarto libro della Concordia cui sarà conferita la "piena libertà di rinnovare la religione cristiana". Alla profezia dell'abate di Fiore risponde puntualmente l'avvenimento di Francesco, al quale spetta il compito di segnare i 144.000 eletti fondando così la comunità della fine dei tempi. Ma in che misura questo novus ordo, espressione mistica dell'"ecclesia contemplativa" con la quale il sesto giorno si trasforma nella quiete sabbatica del settimo, corrisponde nella sua empirica fattualità all'ordine francescano di cui Bonaventura era ministro generale all'inizio dell'estate del 1273?

Il quesito è fondamentale, anche per le conseguenze che ne derivano, e l'analisi dei testi condotta da Ratzinger è puntuale e attenta alle sfumature: parte da Gioacchino, passa attraverso il commento pseudogioachimitico a Geremia, per poi soffermarsi sui passi fondamentali della collatio XXI e sui suoi paralleli; e arriva alla conclusione che Bonaventura, ignorando lo pseudo-Gioacchino, si rifà direttamente a Gioacchino, ma attualizzandolo alla luce di Francesco e del suo movimento. Se tesi fondamentale degli Spirituali era l'identificazione dell'ordine francescano, ovvero del suo ramo spirituale, con l'ordo del tempo finale, Bonaventura respinge l'equazione e assume una posizione diversa: Francesco ha certo inaugurato una comunità nuova di uomini contemplativi ma essa, pur essendo intrinsecamente francescana, non si identifica tout court con l'attuale ordine francescano; questo forse fu originariamente destinato a svolgere tale ruolo, ma il tralignamento dei suoi membri ha fatto sì che i Francescani - come i Domenicani - si trovino ora sulla soglia del tempo nuovo che essi preparano senza però poterlo personalmente incarnare. Solo quando questo tempo nuovo verrà, solo allora sarà il momento della piena contemplatio e di una rinnovata comprensione della Scrittura, il tempo dello Spirito Santo e quindi dell'introduzione nella piena verità di Gesù Cristo.
Agli occhi di Bonaventura, nell'analisi di Ratzinger, Francesco anticipa dunque nella propria persona una forma di esistenza escatologica che, quale forma di vita universale, appartiene ancora al futuro. Bisogna sorprendentemente concludere che questa realistica distinzione tra Francesco e il francescanesimo "non è (...) solo una scoperta della liberale Forschung su Francesco", che ebbe nella celebre biografia dell'allievo di Ernest Renan, Paul Sabatier, del 1893, il suo vertice più significativo, ma era già stata formulata "dal grande Generale francescano del secolo tredicesimo" (p. 81).

In questa "realistica distinzione" risiede anche la chiave di comprensione del comportamento di Bonaventura come ministro generale e del suo stesso atteggiamento di vita come francescano: Egli può rifiutare il sine glossa - che pure conosce dal testamento di lui come la vera volontà di Francesco - sia per l'esercizio della sua funzione che per la sua personale forma di vita, sapendo che per tutto ciò l'ora storica non è ancora scoccata. Fino a quando durerà il sesto giorno, i tempi non saranno ancora maturi per quella radicalità dell'esistenza cristiana che Francesco, per missione divina, aveva potuto realizzare in anticipo nella sua persona. Senza la coscienza di un'infedeltà nei riguardi del santo fondatore, Bonaventura poté e dovette, di conseguenza, creare per il suo ordine quei limiti istituzionali che sapeva non essere mai stati voluti da Francesco. È un metodo troppo facile e, in definitiva, menzognero, presentare questo come una falsificazione del vero francescanesimo. (...)Torniamo adesso, per concludere, a un passo della prefazione dell'edizione americana del volume, datata al 15 agosto 1969. In esso, come si è visto, Ratzinger sottolinea come le Collationes siano la risposta alla crisi profonda innescata nell'Ordine e nella Chiesa dall'incrocio fra la speranza gioachimita e il movimento francescano. Bonaventura avrebbe potuto rifiutare totalmente Gioacchino, come aveva fatto Tommaso d'Aquino, optando per una storia tutta agostiniana e altomedievale, per la scontata parabola di un mundus senescens che precipita ineluttabilmente verso una crisi finale. Ma così facendo avrebbe rinnegato teologicamente quella novità che Francesco aveva portato, semplicemente con la sua vita, nel mondo; Bonaventura opta dunque per una strada diversa, rischiosa ma potenzialmente fecondissima: interpreta Gioacchino "all'interno della tradizione, mentre i gioachimiti lo interpretarono contro la tradizione" (p. 12). Così facendo il ministro generale ne offrì una lettura ecclesiale, che creò un'alternativa ai gioachimiti radicali e al tempo stesso cercò di conservare l'unità dell'Ordine (cfr p. 12).

Facciamo ora un passo avanti e ricordiamo che l'autore del libro che stiamo presentando è divenuto Papa il 19 aprile 2005, quarantasei anni dopo l'uscita del volume, trentasei dopo la formulazione di quelle parole dell'introduzione all'edizione americana. Come non pensare allora che il Papa che si è rivolto alla curia romana il 22 dicembre 2005 con il celebre discorso sull'eredità del concilio ecumenico Vaticano II e sulla necessità di leggerlo nella continuità della tradizione e non nell'ottica della frattura stia compiendo, per quell'eredità conciliare contesa e discussa, precisamente la stessa operazione che aveva individuato in Bonaventura nei confronti di Gioacchino? Quando Benedetto XVI parla della "giusta interpretazione del Concilio", della sua "giusta ermeneutica", della sua "giusta chiave di lettura e di applicazione" non sta forse auspicando per il Vaticano II la stessa lettura che aveva ritenuto di intuire in Bonaventura di fronte a Gioacchino? Interpretare il Vaticano II "all'interno della tradizione", evitando fughe in avanti e arroccamenti insensati, è forse la cifra profonda di questo pontificato; e piace pensare che un possibile modello dell'operazione di Benedetto XVI possa essere in qualche modo ravvisato nella teologia bonaventuriana della storia come era stata ritratta nel volume del 1959 e nella sua lettura di Gioacchino.

In questo modo il professor Ratzinger e Papa Benedetto XVI riaffermano che la teologia, come la vita cristiana, deve rimanere in contatto con la propria storia, senza la quale sarebbe "un albero divelto dalle proprie radici" (p. 12), condannato a inaridirsi e seccarsi. Tutti sappiamo che l'immagine dell'albero era cara a Gioacchino, come lo era a un altro suo interprete francescano duecentesco, discepolo fedele per quanto originale di Bonaventura, Pietro di Giovanni Olivi - citato solo in una nota del volume del 1959 - che nel suo commento all'Apocalisse presenterà la storia della Chiesa come una successione di status legati fra loro da una concurrentia che li unisce senza fratture, tale anzi che uno genera l'altro. E fu Olivi, con la straordinaria parabola dell'uomo di fronte alla triplice vetta di una montagna, a esprimere nel modo più efficace la nuova concezione gioachimitico-bonaventuriana della storia. Si potrebbe aggiungere che non può certo apparire casuale che il professor Ratzinger che dedicherà tutto il secondo capitolo al contenuto della speranza intramondana nella nuova concezione gioachimitico-bonaventuriana sarà lo stesso che negli anni Ottanta e Novanta si confronterà come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede con le premesse e con gli esiti della teologia della liberazione e che, da Papa, dedicherà la sua seconda enciclica proprio al tema della speranza. Ma a ben vedere non è probabilmente solo il contenuto dell'operazione bonaventuriana a ispirare Benedetto XVI; lo è, in qualche modo, anche la forma; in ultima analisi, è lo stesso modello del teologo chiamato ad assumere una responsabilità nella Chiesa, il profilo che nel quinto secolo era stato del teologo Agostino divenuto vescovo di Ippona e poi, nel tredicesimo, del magister Bonaventura divenuto ministro generale dell'ordine francescano e cardinale, che forse rivive nella figura del primo vescovo di Roma del ventunesimo secolo, che fu teologo e rimane tale e attinge dalla sua riflessione teologica alimento per la predicazione e per il magistero. In questo senso la lettura di questo volume del 1959 non è solo illuminante per comprendere Bonaventura e per capire il francescanesimo; diviene preziosa per comprendere lo spirito del suo autore e forse l'anima profonda del suo pontificato.
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Il Papa a Brescia l'8 novembre

La visita sarà in tre tappe

Il vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari, con il benestare della Prefettura della casa pontifica, ha reso noto ieri il programma di massima della visita - già annunciata - di papa Benedetto XVI a Brescia l'8 novembre prossimo. Una visita nel segno di Paolo VI: Ratzinger renderà omaggio al Pap bresciano che lo nominò arcivescovo di Monaco e lo creò cardinale. Il Papa arriverà domenica mattina a Ghedi con un volo speciale da Roma. Durante il tragitto verso Brescia farà tappa a Botticino Sera, nella chiesa parrocchiale che conserva le spoglie di Sant'Arcangelo Tadini, il sacerdote bersciano canonizzato dallo stesso Ratzinger il 26 aprile scorso a Roma.
A Brescia Benedetto XVI presiederà la messa e reciterà l'angelus in piazza Paolo VI, dopo di che pranzerà e riposerà presso il centro Paolo VI. Nel pomeriggio l'inaugurazione a Concesio della nuova sede dell'istituto paolo VI.
Ma ecco il programma e gli orari della visita resi noti dalla diocesi.

- Ore 9.30 Ghedi - Papa Benedetto XVI giungerà all’aeroporto militare

Lungo il tragitto per Brescia è prevista una breve sosta nella chiesa parrocchiale di Botticino Sera per la venerazione del corpo di Sant’Arcangelo Tadini

- Ore 10.30 Brescia - Concelebrazione Eucaristica in piazza Paolo VI a Brescia

Recita dell’Angelus

- Ore 13. 00 Pranzo e riposo presso il Centro pastorale Paolo VI

- Ore 16.45 Concesio - Visita alla Casa natale di papa Montini e inaugurazione della

nuova sede dell’Istituto Paolo VI

- Ore 18.15 Visita alla Chiesa parrocchiale di Sant’Antonino in cui Giovanni Battista Montini fu battezzato

- Ore 19.00 Ghedi – partenza dall’aeroporto militare per Roma.

© Copyright Brescia Oggi, 2 settembre 2009


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Papa Benedetto XVI visiterà Palazzo dei Papi sede del più lungo conclave

VITERBO (UnoNotizie.it)

Elisa Ignazzi

La visita di Benedetto XVI a Viterbo domenica prossima lascerà un segno importante in una città il cui passato è strettamente connesso con la storia della Chiesa. Nel 1257 Papa Alessandro IV decise di trasferire a Viterbo la sede della Curia Romana a causa dell’instabilità politica dell’Urbe. Nacque così l’esigenza di costruire un edificio adeguato come nuova residenza pontificia. Il Palazzo Papale, oggi diventato simbolo della città, venne realizzato tra il 1255 e il 1266 su iniziativa del Capitano del Popolo Raniero Gatti. La loggia, invece, fu ultimata nel 1267 da Andrea di Beraldo Gatti, succeduto allo zio nella magistratura cittadina.

L’intera costruzione ha subìto all’inizio del novecento una campagna di restauro che, da un lato, ha recuperato le sue forme gotiche, dall’altro, le ha conferito un aspetto “bifronte”. Il lato verso Valle Faul si presenta, grazie all’uso di imponenti contrafforti, come una struttura massiccia che sembra riprendere le caratteristiche difensive tipiche dell’architettura militare. Al contrario, il lato verso piazza del Duomo offre all’osservatore un profilo totalmente diverso, molto più leggero ed elegante. Infatti la loggia, da cui Benedetto XVI impartirà la benedizione ai fedeli il 6 settembre prima di celebrare la Santa Messa, è formata da otto coppie di esili colonnine che sostengono archi a tutto sesto i quali, a loro volta, intrecciandosi, formano archi a sesto acuto.

Gli archi sono sormontati da una trabeazione con due file di stemmi dove si alternano gli scudi a strisce orizzontali della famiglia Gatti, il leone emblema della città, l’aquila imperiale e le chiavi, simbolo del Papato. La snellezza dell’insieme è data dall’ampia arcata sottostante che, sorretta da una grande colonna poligonale, apre uno scorcio sulla Valle Faul. All’interno il Palazzo Papale comprende una serie di ambienti tra cui la cosiddetta sala Gualtiero che prende il nome dal vescovo che la fece ristrutturare nel XVI secolo. Da qui si accede direttamente alla sala del conclave, tramite un grande portale architravato, e agli appartamenti del vescovo. Dalla prima elezione pontificia che si tenne a Viterbo nel 1261 uscì papa Urbano IV, ma fu il successivo conclave quello che viene ricordato da tutti come il più lungo della storia.

All’interno del collegio cardinalizio, infatti, si erano delineate due opposte fazioni che non riuscivano a raggiungere una maggioranza: una filoimperiale per un papa italiano, l’altra filoangioina per un papa francese. Le sterili riunioni si protrassero per ben due anni e mezzo fino a che i cittadini viterbesi, esasperati dall’assurda situazione, sotto la guida di Raniero Gatti presero il drastico provvedimento di chiudere i cardinali nella sala delle riunioni. Il termine conclave, dal latino cum clave, è stato coniato proprio a Viterbo in occasione di questa travagliata elezione durata 33 mesi e un giorno.

Alla ulteriore ostinazione dei cardinali, i viterbesi risposero con un’altra azione, questa volta decisiva: scoperchiarono il tetto del Palazzo dei Papi, esponendo i religiosi al sole e alle intemperie, e razionarono loro i vettovagliamenti. Sul pavimento del palazzo sono ancora visibili i buchi che servirono ai cardinali per piantare i bastoni delle tende utilizzate come riparo. Il tormentato conclave si concluse il primo settembre 1271 con l’elezione di Tedaldo Visconti, membro estraneo al Sacro Collegio. Trovandosi allora in Terrasanta, il nuovo Papa fu ufficialmente consacrato solo l’anno successivo con il nome di Gregorio X. Successivamente nel Palazzo furono eletti altri papi: il 17 settembre 1276 Giovanni XXI, il 25 novembre 1277 Niccolò III, il 22 febbraio 1281 Martino IV. Poi, quando la sede papale venne nuovamente trasferita, il Palazzo cadde nell’abbandono e subì deturpazioni che tolsero alla loggia tutta la sua bellezza. Soltanto i restauri del 1904 hanno restituito alla struttura l’antica e raffinata fisionomia.

© Copyright UnoNotizie


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Solidarietà trasversale a Dino Boffo, dopo le dimissioni da direttore di Avvenire


Un “galantuomo”: l’edizione odierna di Avvenire definisce così il suo ex direttore Dino Boffo, alla guida del giornale cattolico per 15 anni. Un periodo nel quale il quotidiano è cresciuto in qualità e numero di copie vendute, arricchito da una serie di iniziative editoriali di successo. Numerosi gli attestati di stima pervenuti a Boffo dal mondo cattolico e non solo, a testimonianza dell’ottimo lavoro svolto in questi anni alla guida di Avvenire, di Sat2000 (ora Tv2000) e Radio InBlu. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Anni di grande crescita con la direzione giusta”: è quanto rivendica oggi il quotidiano Avvenire, all’indomani delle dimissioni del suo storico direttore Dino Boffo vittima, afferma l’assemblea dei redattori, di un “ripugnante attacco” da parte de “Il Giornale”. Sulla stessa linea le redazioni delle altre due testate guidate da Boffo, Tv2000 e Radio InBlu, che esprimendo la propria vicinanza all’ex direttore, assicurano il proprio impegno nel portare avanti un’informazione che rispetti sempre la persona umana. Dal mensile per la famiglia al tabloid per i bambini agli inserti su lavoro e bioetica, l’Avvenire ricorda le iniziative fiorite nei 15 anni di direzione Boffo e “l’apertura alle diverse voci del mondo cattolico e laico”. Compatte le diverse anime del cattolicesimo italiano nel ringraziare Dino Boffo, da Comunione e Liberazione alle Acli, da “Scienza e Vita”, che definisce le dimissioni “traumatiche, tristi e coraggiose”, al Forum delle associazioni famigliari. Anche il sindacato dei giornalisti italiani, la Fnsi, attraverso il suo segretario Franco Siddi, esprime solidarietà a Boffo. Le sue dimissioni, scrive Siddi, sono un “gesto estremo e doloroso a tutela della propria libertà, di quella del suo giornale e del sue editore particolare, i vescovi italiani”.


Dal canto suo, l’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi) parla di “giornate orribili per il giornalismo italiano” in cui si sono usati i giornali “come strumenti di lotta politica e come pugnali per colpire alla schiena gli avversari del momento”. E l’agenzia cattolica Sir, assieme alla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), - in una nota congiunta - condanna “l’inqualificabile attacco mediatico” contro Boffo, sottolineando che “questa intimidazione” non riuscirà a zittire le voci dei giornalisti che “intendono tenere vigile la loro coscienza e libera lo loro professione”. Tra i tanti editoriali, commenti e attestati di stima dei colleghi delle testate più diverse, si segnala quella del direttore del Foglio. Di Boffo, scrive Giuliano Ferrara, “resta un lascito interessante, che onora il dimissionario: l’opera non banale, pluralista e critica, di un cattolico laico interessato con intelligenza alle grandi questioni della vita umana e della società civile e politica, fino al punto da fare un giornale cattolico che si poteva leggere. Che si doveva leggere”.


Radio Vaticana
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La visita del Papa a Viterbo e Bagnoregio: intervista con mons. Chiarinelli


La città e la diocesi di Viterbo stanno vivendo in queste ore la vigilia del loro incontro con Benedetto XVI, che domattina alle 9 giungerà in elicottero nel capoluogo laziale dove celebrerà la Messa, per poi spostarsi nel pomeriggio nella località di Bagnoregio che custodisce la reliquia di San Bonaventura. La cronaca dell’attesa è nel servizio della nostra inviata, Antonella Palermo:

Ad una prova tecnico-logistica importante è stata sottoposta la città di Viterbo in questi ultimi giorni. Lungo le strette vie del centro – dove c’è ancora qualche traccia della festa della patrona Santa Rosa – le bandiere bianche e gialle hanno adornato i palazzi che sono di grande valore artistico e religioso. Siamo del resto nella “Città dei Papi”, nota per il primo Conclave della storia che nel 1271, dopo 33 mesi di sede vacante – portò all’elezione del Beato Gregorio X. Altri cinque Pontefici vi furono poi eletti, di cui quattro sono qui sepolti. Illuminate da un piacevole sole settembrino sono le nuove porte di bronzo che il vescovo ha voluto appositamente far realizzare per il Duomo di San Lorenzo e che il Santo Padre domani benedirà. In particolare le due laterali che completano il trittico e ricordano l’evento della riunificazione di sei diocesi nell’unica Viterbo, avvenuta nel 1986. Nella valle Faul, dove sarà celebrata la Messa alle 10.30, c'è fermento attorno al grande palco su due livelli a forma circolare. La struttura di copertura è in legno lamellare e ha la forma di una conchiglia aperta. Saranno oltre 180 fra diocesani e religiosi i sacerdoti concelebranti in rappresentanza di oltre 90 parrocchie della diocesi. Qui la gente si attende che il Papa esprima un messaggio di pace per tutti e che confermi nella fede. “Occorrono tanti nuovi sacerdoti. Speriamo che questa visita serva anche a far nascere nuove vocazioni”, dice una donna dell’Unitalsi che accompagnerà i malati, malati che saranno in prima fila per assistere alla celebrazione. Attesa anche al Santuario della Madonna della Quercia dove si spera che da questa visita pastorale si ravvivino i pellegrinaggi già numerosi. A Bagnoregio l’emozione è forte. “E’ il primo Papa che viene a visitarci e noi siamo felici”, ci dice il sindaco di questa piccola cittadina che ha dato i natali a San Bonaventura, di cui nella concattedrale si conserva l’unica reliquia al mondo, il suo braccio. Qui Benedetto XVI ricorderà un maestro spirituale e intellettuale importante per la sua formazione teologica.


Tra le autorità che accoglieranno il Papa al suo arrivo - e che sarà con lui sull’altare al momento della Messa - è il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli. Al microfono della nostra inviata, Antonella Palermo, il presule esprime le aspettative sue e della sua Chiesa per la visita del Pontefice:

R. - Il frutto fondamentale è quello espresso nel logo di questa visita, che è la Parola di Gesù a Pietro: “ Conferma i tuoi fratelli”, la conferma nella fede. Noi abbiamo bisogno di riprendere consapevolezza, di riprendere la gioia e la speranza nel vivere la fede in questo oggi. Per i giovani in particolare, ma per l’intero territorio, per questa Chiesa mi pare l’obbiettivo primario di questa visita del Santo Padre.


D. – Come vive Viterbo oggi l’importante tradizione storica che l’ha legata per lungo tempo ai Pontefici?


R. – La realtà di oggi è molto bella e forse anche in me, anche come vescovo, non solo ha destato sorpresa, ma ammirazione: la gioia, l’entusiasmo da parte delle persone, anche da parte di tutte le istituzioni, nel preparare questa visita, una coralità e una sinergia che veramente è ammirevole.


D. – Viterbo fu sede papale in un periodo storico carico di tensioni per le lotte tra guelfi e ghibellini. Nella situazione di oggi, in cui la Chiesa vive talvolta momenti di difficoltà, qual è il significato di questa visita del Papa?


R.- Per me sono due espressioni che prendiamo dal Concilio: la Chiesa come segno di comunione nella società e nella storia, la comunione. E Papa Benedetto XVI non da oggi insiste su questo nodo portante. Ne abbiamo bisogno perché la Chiesa è fraternità, è - diceva il Concilio - “Imago Trinitatis” e allora le relazioni vanno recuperate. Ma insieme l’altra espressione del Concilio, spazio di vera fraternità, è costruire questa realtà nuova, in cui l’altro è come te nella solidarietà e nella comunione con gli altri.


D. – Perché è importante la tappa che Benedetto XVI farà nel pomeriggio a Bagnoregio?


R. – Perché oltre quella esperienza di fede popolare che noi abbiamo vissuto in questi giorni, per esempio nella memoria di Santa Rosa, c’è la “docta fides”. La fede è una sfida per l’intelligenza, Benedetto XVI ha detto, ma la fede è amica dell’intelligenza, solo che l’intelligenza deve aprire i suoi spazi. Questa apertura alla trascendenza che nella realtà bonaventuriana e nella meditazione che Joseph Ratzinger ha fatto sulla teologia della storia di Bonaventura diventa una provocazione, ma anche a mio parere un appello molto forte per la cultura contemporanea.


Radio Vaticana
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