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Viaggio apostolico in Camerun e Angola

Ultimo Aggiornamento: 02/05/2009 17.13
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26/03/2009 17.37
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Recensire Ratzinger

Povero Occidente, è rimasto solo con il suo inutile pezzo di lattice

di Bruno Mastroianni

Sembra proprio che a soffrire di solitudine alla fine non sia il Papa ma una certa deriva della cultura occidentale. Arroccata sui suoi assunti, non è riuscita a trarre molto altro dal viaggio di Benedetto in Africa se non un inutile polverone mediatico sulla questione del preservativo.

Nel frattempo lì, nell’Africa reale, si svolgeva la vera storia: folle colorate ed entusiaste ad accogliere il Pontefice, incontri importanti con le autorità e con la popolazione, un dialogo sempre più promettente con le comunità musulmane, la consegna ai vescovi dell’Instrumentum laboris, vera summa di tutte le sfide che aspettano l’Africa e che saranno affrontate nel Sinodo di ottobre.

Non una visita pro forma, ma il passaggio di un pastore per ribadire che non saranno le risoluzioni internazionali a cambiare il mondo ma le conversioni del cuore. È la fede che spinge a prendersi sulle spalle i problemi degli altri. Lo dimostra l’impegno capillare della Chiesa che, nel continente, si occupa praticamente di tutto: dall’educazione all’assistenza sanitaria (coprendo il 30 per cento dei servizi di tutta l’Africa), fino ad arrivare alla difesa dei diritti della donna e dell’infanzia. Benedetto XVI ha trovato nell’Africa la dimostrazione vivente del suo messaggio centrale: «Dio fa la differenza», come ha detto ai giovani angolani.
Intanto l’Occidente che vive “come se Dio non esistesse” si arrovellava su un pezzo di lattice che in 25 anni ha risolto ben poco, e, secondo l’Ocse, gli aiuti all’Africa diminuivano dell’8,5 per cento.
Che solitudine.

© Copyright Tempi, 25 marzo 2009


Papa Ratzi Superstar

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Vescovi del Camerun: i media occidentali hanno “disinformato”
La polemica sul preservativo non ha intaccato il successo del viaggio papale


YAOUNDÉ, giovedì, 26 marzo 2009 (ZENIT.org).- I Vescovi del Camerun hanno pubblicato una dichiarazione in cui accusano “certi media occidentali” di aver “disinformato” sulla visita del Papa, negando che esista “malessere” nell'opinione pubblica del Paese per le dichiarazioni del Pontefice sull'uso dei preservativi nella lotta all'Aids.

Nel testo, firmato dal presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Victor Tonye Bakot, e distribuito dall'agenzia Fides, i presuli mostrano il proprio “sconcerto” per l'accaduto, soprattutto perché “la stampa vuole far credere che esista un malessere nell'opinione pubblica camerunense per la visita del Santo Padre, a causa delle sue dichiarazioni”.

In primo luogo, si offre il testo completo delle parole del Papa che hanno suscitato la polemica, e si lamenta che “ciò che i giornalisti sottolineano di questa dichiarazione così completa del Pontefice sia solo l'opposizione ai preservativi, nascondendo tutta l'azione della Chiesa nella lotta all'Aids e nella cura dei malati”.

In secondo luogo, si nega tassativamente che questo abbia intaccato l'accoglienza al Papa nel Paese africano.

“L'episcopato del Camerun sottolinea e in modo molto forte che i camerunensi hanno accolto con gioia ed entusiasmo Papa Benedetto XVI, confermando così la loro nota ospitalità. Non per questo nega la realtà dell'Aids, né il su effetto devastante nelle famiglie del Camerun”, afferma la nota.

I presuli spiegano che il Papa ha dato un doppio messaggio al riguardo: da un lato, “la Chiesa cattolica in ogni luogo è impegnata quotidianamente nella lotta all'Aids”, attraverso “strutture atte all'accoglienza, al controllo e alla cura delle persone affette dall'Hiv. Questa assistenza è allo stesso tempo morale, psicologica, nutrizionale, medica e spirituale”.

Dall'altro lato, “la Chiesa, forza morale, ha l'imperioso dovere di ricordare ai cristiani che ogni pratica sessuale al di fuori del matrimonio e disordinata è pericolosa e favorisce la diffusione dell'Aids. E' per questo che predica l'astinenza per i non sposati e la fedeltà all'interno della coppia. E' il suo dovere. Non può sottrarvisi”.

I presuli accusano anche i media occidentali di “aver dimenticato chiaramente altri aspetti essenziali del messaggio africano del Santo Padre sulla povertà, la riconciliazione, la giustizia e la pace”.

“Ciò è molto grave, quando si conosce il numero di morti provocati da altre malattie in Africa, sul quale non c'è alcuna pubblicità vera; quando si sa il numero di morti che provocano in Africa le lotte fratricide dovute alle ingiustizie e alla povertà”.

I Vescovi concludono il loro messaggio sottolineando che la Chiesa cattolica “non rifiuta i malati di Aids e non promuove in alcun modo la diffusione della malattia come vogliono far credere certi mezzi di comunicazione”.



Gli africani, indignati per gli attacchi al Papa
Il Pontefice dà speranza mentre i profilattici corrompono l’Africa

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 26 marzo 2009 (ZENIT.org).- Mentre in Occidente i media e alcuni governi hanno criticato quanto detto dal Pontefice Benedetto XVI durante la sua visita in Angola e Camerun, molti africani si sono indignati del trattamento riservato al Papa, perché è stato lui l’unico ad offrire loro un cammino di speranza.

Per capire il perchè di questa differenza di vedute, ZENIT ha intervistato Jean Paul Kayihura, (rwandese), rappresentante del continente africano nel Consiglio di amministrazione della Ong World Family di Radio Maria, una emittente presente in 13 paesi africani.

Che cosa pensa del recente viaggio di Benedetto XVI in Africa?

Jean Paul Kayihura: E’ stata la visita di un padre ai suoi figli. Benedetto XVI ha manifestato un affetto paterno nei confronti degli africani inpoveriti dalle guerre e dalle conseguenze della povertà come le malattie. Ha incontrato la comunità cristiana nel suo insieme, dai Vescovi ai laici con una attenzione particolare per i giovani, le donne e i malati. In un momento in cui l’Occidente sembra impegnato in una campagna contro la persona, il Pontefice ha manifestato rispetto per gli africani e per la loro cultura.

Il Santo Padre si è mostrato compassionevole con gli africani ed ha incoraggiato le autorità politiche ed ecclesiali a lavorare insieme per conciliare il continente, trovare la pace e favorire lo sviluppo. L’Africa deve impegnarsi con coraggio nello sviluppo spirituale, umano e socio-politico. Il Pontefice ha portato agli africani un messaggio di speranza e questo segnerà la storia africana del terzo millennio.

In Europa e nelle istituzioni internazionali ha fatto molto scalpore la dichiarazione del Pontefice secondo cui l’aids “è una tragedia che non si può superare solo con i soldi” e “non si può sconfiggere con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumenterà i problemi”. Qual è il suo parere in proposito?

Jean Paul Kayihura : Le reazioni contro le dichiarazioni del Santo Padre hanno generato un sentimento di indignazione tra gli africani, perchè i mass media mondiali hanno focalizzato la loro attenzione sui preservativi e non sul messaggio papale e sul significato del suo viaggio in Africa.

Gli africani sono rimasti scandalizzati da come i giornali e i governi occidentali hanno attaccato il Papa.

Chi più del Pontefice intende aiutare gli africani? E poi il Papa non ha fatto nient’altro che riaffermare la posizione già conosciuta della Chiesa cattolica nella lotta contro l’AIDS. La campagna di propaganda per diffondere l’utilizzo dei preservativi in Africa va avanti da decine di anni, ed i rapporti stilati dall’ONU mostrano chiaramente che la diffusione dell’HIV non è affatto diminuita.

Nonostante questo evidente fallimento, c’è chi continua a sostenere che i profilattici possono salvare l’Africa dall’AIDS. Mentre è chiaro che i rapporti sessuali pre o extra coniugali costituiscono la via principale della diffusione dell’HIV. Così come è evidente che l’uso dei profilattici non limita la diffusione dell’HIV.

Lei ha svolto una ricerca e pubblicato una tesi presso l’Università Cattolica dell'Africa dell'Ovest, a Abidjan (Costa d’Avorio) sul tema “la promozione dei preservativi nella lotta contro l’AIDS”. Può illustracene il contenuto e i risultati?

Jean Paul Kayihura: Nel 2001 nel Liceo Sainte Marie a Abidjan, si svolgeva una campagna di lotta contro la diffsione dell’HIV. I promotori di questa campagna distribuivano un volantino e offrivano un pacchetto di preservativi. Mi chiesi quanta illusione c’era negli occhi di quei ragazzi che pensavano di fermare l’AIDS utilizzando i profilattici. Feci una ricerca dettagliata e realizzai che i profilattici sono un mero palliativo.

Tutte le campagne che ne hanno favorito la diffusione non hanno tenuto conto né hanno illustrato gli studi condotti sull’efficacia dei preservativi. Ho intervistato i ragazzi di Abidjan chiedendo loro cosa sapevano dei preservativi. Quasi tutti dicevano che li avrebbe protetti dall’AIDS, ma nessuno conosceva i limiti ed i rischi di contagio.

La propaganda mediatica li aveva convinti che con il preservativo non avrebbero corso nessun rischio. Inoltre le istruzioni connesse all’utilizzo dei profilattici erano nella maggior parte dei casi sconosciute.

I ragazzi hanno utilizzato il messaggio propagandistico di ‘sesso sicuro’ per convincere le ragazze ad avere più rapporti. A lungo termine i giovani si sono abituati a consumare sesso senza freni, anche con le prostitute.

Così la campagna per la promozione dei preservativi ha favorito la promiscuità sessuale, ha banalizzato i rapporti umani e ha favorito la diffusione dell’HIV. Come ha detto il Pontefice per una lotta efficace contro l’AIDS bisogna coltivare le virtù, sostenere la verginità e l’astinenza prima del matrimonio, praticare la fedeltà nei rapporti di coppia.

Non mi faccio illusioni, ma credo che la sopravvivenza della popolazione africana passerà necessariamente attraverso un cambiamento dei comportamenti in campo sessuale.

Di che cosa ha veramente bisogno l’Africa per uscire dal sottosviluppo?

Jean Paul Kayihura : L'Africa ha bisogno di leader politici che amano veramente la popolazione. E’ disdicevole che le regioni dove si trovano grandi risorse petrolifere o diamantifere, siano zone mortifere, dove regna la miseria. E’ urgente porre fine alle guerre interne per garantire alle popolazioni africane l’opportunità di creare le condizioni e pianificare lo sviluppo a corto e lungo termine.

Se la popolazione intera, e non solo singole etnie o regioni, beneficierà dei proventi del petrolio, dei diamanti, dell’oro, del cacao, del the, dei prodotti agricoli ecc. lo sviluppo non tarderà a realizzarsi. L’Africa ha bisogno di raggiungere rapidamente gli strumenti che hanno permesso all’Occidente di svilupparsi. Penso al rispetto dei diritti umani, all’educazione, alla sanità per tutti, al buon governo, all’industrializzazione, alla democrazia, alla lotta contro la corruzione, ecc.

Lo sviluppo africano dovrà tener conto della minaccia per l’economia e per le risorse umane rappresentato dalla diffusione dell’AIDS. Per questo la lotta contro l’AIDS dovrà svilupparsi insieme al superamento del sottosviluppo e all’educazione della donna in particolare. Lo sfruttamento sessuale è infatti espressione e conseguenza della estrema povertà dell’Africa.


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PAPA/ Seguiamo la rotta tracciata da Benedetto XVI

José Luis Restan

sabato 28 marzo 2009

In molti settori aumenta la sensazione che la barca della Chiesa si muova troppo. Ci sono voci discordanti, si accumulano le polemiche, il meccanismo non sembra ben oliato e si è aperta la corsa ad umiliare impunemente lo stesso successore di Pietro.

C’è qualcosa di vero in tutto questo, sebbene manchi la freddezza, la prospettiva storica e un pizzico d’ironia per pensare che forse è stato sempre così, in un modo o nell’altro.

In ogni caso ultimamente, da destra e da sinistra e sebbene per motivi diversi, si insiste sul vecchio tasto del cambiamento delle strutture. Come se la tempesta attuale si potesse superare riformando la Curia, aggiustando la disciplina ecclesiale, migliorando i procedimenti di selezione dei vescovi, o con un’adeguata strategia di comunicazione. Va da sé che non disprezzo nessuna di queste cose: ognuna ha un suo peso e merita un’attenzione.
Ma mi sembra profondamente sbagliato mettere l’obiettivo su di esse, come se lì si giocasse realmente la partita.
La recente lettera del Papa ai vescovi di tutto il mondo sulle ragioni che lo hanno portato a revocare la scomunica ai quattro vescovi ordinati da mons. Lefebvre, pone il problema molto più al fondo.

Benedetto XVI fa una diagnosi che dovrebbe correggere tutte le nostre analisi e priorità: «Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. […] Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più».

Il problema per la Chiesa è questo: Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e così decade la loro stessa umanità con le sue costruzioni.
Lo ha ripetuto il Papa in Africa: «Quando la Parola del Signore […] è ridicolizzata, disprezzata e schernita, il risultato può essere solo distruzione e ingiustizia».
Ciò nonostante Dio entra nella storia degli uomini e «fa la differenza», genera una razionalità, un impulso di costruzione, una libertà e un affetto impensabili, per questo «Dio è il futuro». La gioia palpabile di Benedetto XVI nel suo viaggio africano si spiega solamente perché lì ha visto una Chiesa viva, che vive di questo e per questo, libera dalle polemiche sterili come quelle che spesso ci distraggono in Occidente.
A bordo dell’aereo hanno chiesto al Papa se proporrebbe alla Chiesa in Africa un esame di coscienza e la conseguente purificazione delle sue strutture.
E la sua risposta è stata che naturalmente esiste sempre una necessità di purificazione, ma soprattutto interiore, dei cuori, un nuovo inizio nella presenza del Signore. Il problema è la fede, priorità unica e assoluta del pontificato, come dimostrano le sue due encicliche e il libro su Gesù di Nazareth. E dire questo è realizzare anche un gesto di governo diretto a tutta la Chiesa, che potrà essere capito e seguito o meno, a tutti i livelli. Questo è già un altro modo di parlare.
La priorità della Chiesa non può essere di aggiustare la sua struttura, cosa che d’altra parte fa senza sosta da venti secoli.

Il problema è comunicare la fede, farla presente come risposta al cuore dell’uomo, creare spazi dove questa fede possa essere incontrata, alimentata e accompagnata, dove si rendano visibili le sue conseguenze sociali e culturali.

Non è un caso che il Papa abbia citato l’immensa figura del vescovo benedettino san Bonifacio: lo impressionano la sua accoglienza della Parola di Dio, il suo amore appassionato per la Chiesa, la sua unità con il successore di Pietro, la sua capacità di generare cultura dalla fede, la sua instancabile creazione di nuove comunità... e così via fino a offrire il suo stesso sangue. E conclude il Papa: «Paragonando questa sua fede ardente, questo zelo per il Vangelo alla nostra fede così spesso tiepida e burocratizzata, vediamo cosa dobbiamo fare e come rinnovare la nostra fede, per dare in dono al nostro tempo la perla preziosa del Vangelo».
Bisogna incontrare uomini e donne così, bisogna chiederlo al padrone della vigna, bisogna facilitarlo e sperarlo, e soprattutto bisogna seguirli. Non esiste altra rotta nel mezzo della tempesta.

© Copyright Il Sussidiario, 28 marzo 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Benedetto riparte dall’Africa

ALDO MARIA VALLI

Benedetto l’africano.
Da oggi potremo chiamarlo anche così.
Titolo acquisito non ad honorem, ma sul campo, in mezzo alla polvere rossa, ai canti e ai balli, alle coreografie multicolore, al vento caldo, alle donne con i cesti di frutta sulla testa e i bambini appesi alla schiena.
Ha sudato come tutti e forse più di tutti, sotto i pesanti paramenti.
Ha guardato gli africani negli occhi e, come al solito, ha parlato chiaro. «Alzati, Africa!».
Trova in te stessa la forza per reagire ai mali vecchi e nuovi che affliggono.
Voi giovani non abbiate paura di essere uomini e donne di speranza, capaci di voltare veramente pagina. E tu Chiesa cattolica mantieniti coerente con il Vangelo, attraverso una testimonianza nitida e coraggiosa.
Nella spianata di Cimangola, periferia desolata di Luanda arroventata da una temperatura oltre i quaranta gradi, ha parlato davanti a un milione di persone.
Le folle oceaniche sono state una costante di questo viaggio.
Nello stadio di Luanda la calca ha causato anche la morte di due giovani, e noi stessi abbiamo avuto paura quando ci siamo trovati là in mezzo e abbiamo capito che le misure di contenimento della folla non erano sufficienti.
Anche nel momento della gioia c’è sempre qualcosa di tragico che grava su queste terre. Benedetto non si è tirato indietro e nonostante la fatica e l’età (il prossimo 16 aprile saranno 82 gli anni di Joseph Ratzinger) ha tenuto discorsi il cui valore va al di là della sola dimensione spirituale e costituiscono una vera e propria agenda di lavoro per i politici africani.
Il dossier Africa è stato preparato con accuratezza in Vaticano in vista del sinodo dei vescovi che si terrà nel prossimo autunno. Soprattutto, Benedetto ha evitato ogni terzomondismo di maniera.
Ha denunciato sì lo sfruttamento cui l’Africa è sottoposta dal neocolonialismo predatorio, ma nello stesso tempo ha esortato il continente a rialzare la testa, senza lasciarsi intrappolare dalle divisioni del passato a da forme di pseudoreligiosità che troppo spesso si traducono in autentico schiavismo interno e sfruttamento crudele.
È il ruolo del vero padre: consolare ma anche incoraggiare, tendere la mano ma insegnare a camminare con le proprie gambe.
A parte un’esperienza alla fine degli anni Ottanta, per Ratzinger è stato il primo vero sbarco in Africa e lui ha dimostrato l’umiltà di chi non ha in tasca ricette pronte per l’uso. Il che non gli ha impedito di ribadire una convinzione: la rinascita è sì questione tecnica, economica e amministrativa, ma è prima di tutto questione morale. Occorre costruire l’uomo africano, la donna africana del terzo millennio. E qui sta il compito della Chiesa.
I media del Camerun e dell’Angola, i due paesi visitati, non hanno dato rilievo alle esortazioni alla buona politica e all’onesta amministrazione.
Hanno preferito glissare, privilegiando gli aspetti più folcloristici del viaggio. Alla tv dell’Angola abbiamo visto numerosi servizi il cui scopo era quello di magnificare la perfetta organizzazione.
Certo non è così che l’Africa può crescere e bene ha fatto il papa a chiamare in causa anche la libertà d’informazione.
Osiamo dire che questo viaggio avrà influenza sul pontificato di Benedetto XVI. Forse il pontefice bavarese non sarà colpito dal mal d’Africa, ma dopo essere stati qui non si torna in Europa senza sentirsi un po’ terremotati interiormente.
E in genere è un terremoto benefico.

© Copyright Europa, 24 marzo 2009


Papa Ratzi Superstar

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Da "Famiglia Cristiana", 29 marzo 2009...

PAPA BENEDETTO XVI IN CAMERUN E ANGOLA

AFRICA RIALZATI

Ha esortato i politici a fare di tutto per eliminare la corruzione, e la società civile a insistere nella domanda di giustizia. A Luanda, capitale di uno Stato con pochi ricchi e ancora troppi poveri, ha indicato l'esempio delle donne per cambiare. In meglio.


Luanda, Angola

L'auto del Papa infila l’ultimo tratto di lungomare. L’aria è ferma, infuocata già al mattino. È allora che le vede. Le baracche di lamiera chiudono ogni orizzonte e abbracciano questa città dove i contrasti sono enormi, dove nessuno conosce il numero degli abitanti, dove ci sono la collina di Miramar con le ville della nomenklatura e una distesa di favelas, che intrappolano milioni di persone, e avanzano occupando ogni spazio libero, ogni anfratto, compresa la spiaggia.

Per chilometri la Papamobile bianca le costeggia, un viaggio infinito dentro la città degli esclusi dalle favolose fortune d’Angola, fino ad arrivare sulla spianata di Cimangola, terra rossa e polvere, pronta a diventare anch’essa baraccopoli in breve tempo.

Luanda è un miraggio. È passata da 800 mila abitanti a oltre sei milioni. C’è un pugno di gente che vive come a Manhattan, ristoranti da 200 dollari a pasto, gipponi americani ed elicotteri per evitare la trappola del traffico infernale. Il mausoleo di Agostinho Neto, una sorta di freccia di cemento armato che si alza nel cielo, padre dell’indipendenza dal Portogallo, è il simbolo ormai del fallimento della via angolana al socialismo che il suo successore, l’ex capo guerrigliero Eduardo Dos Santos, al potere da 30 anni, ha completamente rinnegato, impastando una dittatura socialista in una finta democrazia sotto protettorato cinese.


Prosperità, ma solo per pochi

Gli affari hanno bisogno di stabilità e il partito-Stato di Dos Santos, l’Mpla, che ha ancora la falce e martello nella sua bandiera, che ha vinto la guerra civile con l’Unita, i guerriglieri ribelli sostenuti dal Sudafrica dell’apartheid e dagli Stati Uniti, garantisce, finalmente, pace per tutti, prosperità per pochi, ma soprattutto stabilità per gli affari. Dos Santos ha promesso elezioni presidenziali per il prossimo anno. Ma pochi sono convinti che manterrà la parola. Oppure andrà a finire come le elezioni politiche dell’anno scorso: un plebiscito per il partito e il suo leader.

La tappa angolana del viaggio in Africa di Benedetto XVI era delicata altrettanto quanto quella del Camerun: simili i regimi, simili i presidenti, simili le sofferenze della Chiesa a testimonianza della giustizia per i poveri e della libertà per tutti. Benedetto XVI mette in fila le «nuvole del male» che hanno ottenebrato l’Africa, compresa l’Angola: «Flagello della guerra, frutti feroci del tribalismo e delle rivalità etniche, cupidigia che corrompe il cuore dell’uomo, riduce in schiavitù i poveri e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno per creare una società più solidale e più giusta, una società veramente e autenticamente africana nel suo genio e nei suoi valori».

Il Papa parla, dopo aver visto le baracche dall’altare di Cimangola, davanti a un milione di persone. All’aeroporto lo aveva accolto il presidente Dos Santos, presentandogli i successi della democrazia popolare sotto la sua guida.


Una lezione di democrazia

Papa Benedetto XVI nel saluto va subito al cuore dei problemi di una nazione ricca, che galleggia su un mare di petrolio, sedotta da un capitalismo sfrenato. Ammette che «il vostro territorio è ricco, la vostra nazione è forte», ma «dentro i confini angolani ci sono ancora tanti poveri che rivendicano il rispetto dei diritti» e «vivono sotto la soglia della povertà assoluta: non deludete le loro aspettative».

Per due volte, Benedetto XVI dice in tre giorni che si tratta di «un’opera immane», che «il lavoro di ricostruzione è penosamente lento e duro», ma sostiene che si può fare con una «più grande partecipazione della società civile», che deve essere «più forte e più articolata sia tra le forze che la compongono come anche nel dialogo con il Governo».

Ma è al Palazzo del popolo, sede della presidenza della Repubblica, davanti ai politici angolani e agli ambasciatori accreditati a Luanda, che propone una decisa lezione di democrazia.

Prima li esorta: «Siate artefici e testimoni di un’Angola che si sta risollevando». Apre una linea di credito sulla pace che «sta mettendo radici» con «stabilità e libertà» e anche con nuove infrastrutture. Ma non basta. E spiega di cosa ha bisogno l’Angola, elenco di tutto ciò che esattamente manca: «Il rispetto e la promozione dei diritti umani, un Governo trasparente, una magistratura indipendente, una comunicazione sociale libera, un’onesta amministrazione pubblica, una rete di scuole e di ospedali che funzionino in modo adeguato e la ferma determinazione, radicata nella conversione dei cuori, di stroncare una volta per tutte la corruzione».

Il Papa ha indicato due esempi al Paese, esempi di donne, perché, ha rimarcato, sono le donne che in mezzo alla guerra e dove abbonda la povertà «vi mantengono intatta la dignità umana, difendono la famiglia e tutelano i valori culturali e religiosi». Il primo è quello di Teresa Gomes, madre di sette figli, che si oppose ai comunisti quando a metà degli anni Settanta, durante la feroce propaganda antireligiosa, chiusero la sua chiesa, e divenne leader dei fedeli che non si arrendevano alle imposizioni delle autorità, «tentando ogni strada per avere di nuovo la Messa».

Il secondo è quello di Maria Bonino, la pediatra del Cuamm, i Medici missionari dell’Africa, la prima Organizzazione non governativa cattolica italiana, morta in Angola quattro anni fa di febbre emorragica, mentre curava i bambini nell’ospedale di Uige, nel Nord del Paese, e sepolta qui. Il Papa le ha definite «donne straordinarie» e ha osservato che «la Chiesa e la società umana» vengono «arricchite della presenza e della virtù delle donne».


Alberto Bobbio


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FRANCIA: CARD. VINGT-TROIS SU VIAGGIO PAPA IN AFRICA, “UN URAGANO MEDIATICO”

“Un uragano mediatico” che ha occultato gli importanti messaggi del Papa per l’Africa di oggi.
Così il card. André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, ha commentato le polemiche che sono state “montate” riguardo alle dichiarazioni rese dal Papa sull’aereo che lo stava portando in Camerun.
“La polarizzazione esclusiva sulla questione del preservativo – ha detto l’arcivescovo parlando ai 120 vescovi francesi riuniti a Lourdes in Assemblea plenaria – ha occultato il resto degli interventi del Papa sulla responsabilità umana nelle relazioni sessuali, sull’Aids, le sue parole di compassione, la sua richiesta di gratuità nelle terapie per l’africa, ecc.
Sono stati cancellati i discorsi importanti fatti dal Papa quando ha fatto appello affinchè si mettano in atto cambiamenti reali e profondi nella vita pubblica e quando ha denunciato una violenza endemica. I diretti interessati, gli africani, i vescovi, gli uomini di Stato e semplici cittadini non hanno mancato di dire ciò che pensavano di questa campagna mediatica arrivata dall’estero.
E l’accoglienza riservata al Papa dagli africani basterebbe da sola a darne testimonianza”.

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Il Papa, l'Africa e l'Aids
Commenti del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi

di Edward Pentin


ROMA, martedì, 7 aprile 2009 (ZENIT.org).- In una lunga intervista a Rome Notes, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha riflettuto sulla recente visita di Benedetto XVI in Camerun e Angola e ha spiegato il suo approccio nei confronti dei media mondiali alla luce delle controversie recenti.

Parlando sabato scorso nel suo ufficio della “Radio Vaticana”, il sacerdote gesuita ha affermato che l'aspetto principale della recente visita papale è stato rappresentato dalla presentazione dell'Instrumentum laboris ai Vescovi africani in vista del Sinodo per l'Africa previsto ad ottobre e dai suoi commenti sul tema del Sinodo: “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”.

Il portavoce si è riferito anche ad altri momenti importanti, come gli incontri del Santo Padre e i discorsi ai malati e ai sofferenti, alle donne, ai giovani e ai leader politici e religiosi. “I messaggi più importanti sono stati ben ricevuti e compresi”, ha osservato padre Lombardi, e la “risposta della gente è stata notevole – centinaia di migliaia di persone sono giunte per vederlo”. Il portavoce ha affermato che ciò che ha colpito di più i presenti è stato il visibile interesse del Papa per il continente.

“Parlavo con qualcuno proprio l'altro giorno del Presidente Sarkozy, che ha trascorso tre giorni in tre diversi Paesi africani, ma il Papa ha passato un'intera settimana in due soli Paesi”, ha ricordato padre Lombardi. “E' insolito per gli africani avere qualcuno di importante che resta per tanto tempo, che comunica direttamente con la gente e percorre le strade della città. E' stata davvero una dimostrazione di partecipazione, e le persone lo hanno capito molto bene”.

Come sempre, ha sottolineato, Benedetto XVI ha cercato di dirigere i fedeli non verso di sé, ma verso Cristo con i suoi discorsi e la sua “profonda” preparazione e partecipazione liturgica. In particolare, ha sottolineato come il Papa abbia nuovamente fatto appello alla fede e alla ragione, soprattutto nel suo messaggio ai leader religiosi musulmani, e come abbia sottolineato gli “aspetti socio-politici della testimonianza cristiana”.

Padre Lombardi ha rivelato che il Papa è rimasto profondamente addolorato per la morte di due ragazze decedute nella folla mentre cercavano di vederlo a Luanda, e ha inviato una delegazione per porgere le sue condoglianze alle famiglie. Il gruppo includeva il Segretario di Stato del Papa, il Cardinale Tarcisio Bertone, il sostituto della Segreteria di Stato, l'Arcivescovo Fernando Filoni, il Nunzio Apostolico in Angola, il Vescovo di Luanda e il Vescovo responsabile dell'organizzazione dell'evento. Quando sono arrivati, l'identità di una delle ragazze era ignota, ma in seguito è stata identificata.

I decessi sono avvenuti per la diversa sede del raduno dei giovani, ha detto padre Lombardi, uno stadio anziché una spianata in cui si sono svolte le Messe. Per ragioni di sicurezza, grandi folle sono state costrette ad entrare attraverso ingressi molto stretti. “Ciò che è accaduto è stato molto triste”, ha rivelato il portavoce, “ma forse è un miracolo che negli ultimi 20.30 anni ci sia stato solo un episodio come questo, quando Giovanni Paolo II è stato a Kinshasa all'inizio degli anni Ottanta”.

Parlando di un aspetto decisamente più lieto, il portavoce ha detto che era meglio che la tartaruga donata al Santo Padre rimanesse in Africa (in seguito è stata portata alla Nunziatura). Interpellato sull'ipotesi di “adottare” l'animale, padre Lombardi ha ammesso: “Non sono capace di prendermi cura degli animali”.

La controversia sul preservativo

Padre Lombardi, di buonumore durante l'intervista, ha parlato francamente della controversia sui media occidentali a proposito dei commenti del Papa sull'Aids e i preservativi.

Durante il viaggio aereo verso il Camerun, Benedetto XVI ha detto ai giornalisti che i problemi dell'Aids non si risolvono con la distribuzione dei profilattici, che anzi li aumentano. Il Papa ha semplicemente ribadito l'insegnamento della Chiesa, ma il dibattito sulla questione continua.

“E' molto chiaro – ha detto il portavoce papale – che quanti cercano di comprenderne il significato lo faranno, e se non ci provano non capiranno mai”. Ha aggiunto anche che il Papa “non era particolarmente infastidito” dal clamore, e ha alluso alle altre volte in cui molti media occidentali si sono aggrappati a qualche aspetto della dottrina della Chiesa per speculare su di esso.

“Su questo bisogna riflettere e giudicare con una prospettiva a lungo termine – ha detto padre Lombardi –. Per un paio di giorni, la gente può essere contro ciò che si è detto, ma poi può riflettere un po' e constatare la verità delle parole del Papa e qual era la sua intenzione”. A questo proposito, si è riferito a come i commenti del Santo Padre all'Università di Ratisbona, nel 2006, abbiano portato a una migliore comprensione tra musulmani e cattolici.

Ciò che ha infastidito alcuni è il fatto che qualcuno abbia modificato la trascrizione delle parole del Papa, visto che la frase diceva che i preservativi “corrono il rischio di aumentare” i problemi dell'Aids, e non semplicemente che li “aumentano”. Padre Lombardi non è stato responsabile del cambiamento, che si è verificato nella Segreteria di Stato.

Un funzionario in buonafede ha cercato di rendere le parole del Papa in un italiano migliore, una cosa che si fa spesso nelle frasi improvvisate del Papa. Ad ogni modo, sembra che il funzionario, in questo processo, abbia commesso l'errore di cambiare il significato delle parole papali. Padre Lombardi ha detto di essere consapevole dell'irritazione che questo ha provocato (è successo anche un'altra volta, durante il viaggio del Papa in Brasile, nel 2007). Questa parte del testo è stata corretta per recuperare le parole originali del Papa.

Il Pontefice continuerà a parlare liberamente con i giornalisti sull'aereo papale in occasione del viaggio in Terra Santa a maggio? “Vedremo, penso di sì”, ha detto padre Lombardi. Questa visita sarà particolarmente delicata, ma il portavoce papale sembra deciso a non attenuare o “bypassare” le parole del Papa in alcun modo. “In ogni situazione ci sono fraintendimenti o problemi. Se si teme questo, bisognerebbe restare a Roma e non dire nulla”, ha dichiarato.

Nonostante questo errore e vari attacchi mediatici negli ultimi anni, i commentatori dicono che il messaggio del Papa continua a risuonare tra molte persone. Padre Lombardi è d'accordo: “Gli attacchi dei media non sono di tutti – ha detto –. Ciascuno è capace di pensare con la propria mente e di comprendere. [Molta gente] apprezza l'insegnamento del Papa e capisce che sta dicendo cose importanti per il mondo di oggi”.

E' stato chiesto al portavoce vaticano se l'attuale ciclo continuo di notizie 24 ore su 24 e di Internet richiedano un approccio più attento. “Naturalmente questo è un rischio e parte della situazione, è chiaro – ha confessato –, ma penso anche che si debba avere fiducia nel fatto che si sta facendo la cosa giusta, con un buon fine, perché al contrario si resta bloccati”.

“Chiunque abbia una cattiva opinione del Papa e della Chiesa ha deciso che noi non dovremmo pensare, che dovremmo essere assenti e scomparire dal mondo, ma noi andiamo avanti. Il Papa ha un messaggio molto chiaro di spiritualità, di pace e riconciliazione che cerca di trasmettere anche quando è complicato”.

Padre Lombardi non è d'accordo con chi afferma che ha troppo lavoro (dirige la “Radio Vaticana” e il Centro Televisivo Vaticano ed è direttore della Sala Stampa della Santa Sede).

“Spetta ai miei superiori giudicarlo”, ha affermato. “Mi hanno incaricato di questi compiti, io non li ho cercati, per cui come me li hanno affidati possono dire: 'Grazie, li do a un altro'”.

L'altro suo incarico che a volte non viene citato, quello di assistente del Superiore Generale della Compagnia di Gesù, non è un'attività impegnativa, ha rivelato.

“Svolgo questo [il lavoro come direttore della Sala Stampa] con buona volontà e lo farò finché non disporranno diversamente”, ha commentato, aggiungendo di essere consapevole delle voci che affermano che ha troppi incarichi. “Non so se qualcuno ha iniziato a diffondere queste voci per produrre qualche effetto – ha detto ridendo –. E' possibile, ma per me avere questo incarico non è un problema speciale”.



[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


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La visita pastorale di Benedetto XVI in Camerun e Angola

L’Africa vuol bene al Papa

Il prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino racconta le giornate trascorse dal Papa nel continente africano, che registra la più vivace crescita di cattolici nel mondo

del cardinale Francis Arinze

Martedì 17 marzo

Sono molto contento che Benedetto XVI abbia scelto di visitare l’Africa. E sono contento anche che mi abbia chiamato a far parte del suo seguito insieme ad altri due cardinali – il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il prefetto di Propaganda Fide Ivan Dias –, tre arcivescovi, alcuni sacerdoti e alcuni laici, tra cui il direttore de L’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian.
Durante il volo il Papa, come è consuetudine, si concede ai giornalisti.
Una sua frase – sul cosiddetto “preservativo” – verrà presa a pretesto per inscenare una gazzarra mediatica a cui si assoceranno anche alcuni governi europei. Uno spettacolo indegno. Ma il viaggio del Papa è un’altra cosa. E si vede subito.
Atterrati a Yaoundé.
L’accoglienza del popolo africano è bella. Tutto il tragitto compiuto dalla “papamobile” e dal seguito avviene tra due ali di folla visibilmente gioiosa e commossa allo stesso tempo. Mi trovo tre macchine dietro l’automezzo pontificio. E posso vedere come i tanti fedeli alla vista del Successore di Pietro cambiano faccia, sorridono, fanno salti di gioia. C’è chi si inginocchia, chi porge il proprio bambino, chi la corona del rosario.
Tutti invocano la benedizione del Papa. È uno spettacolo commovente che si ripeterà per tutto il viaggio. Si vede che il popolo è contento, vuole vedere Pietro ed è disposto a fare sacrifici per farlo sotto il sole cocente, come sotto la pioggia.

Mercoledì 18 marzo

Alla mattina, l’incontro del Papa con i vescovi locali si svolge in una semplice parrocchia, quella di Cristo Re, e non nella Cattedrale di Yaoundé. È bello che sia così. Immagino che quel parroco ricorderà l’evento per tutta la sua vita. Alla sera invece i Vespri vengono recitati nella Basilica dedicata a Maria Regina degli apostoli.
Nei suoi discorsi il Papa ci ricorda – a noi vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose – di essere fedeli al nostro mandato. L’Africa, grazie a Dio, è benedetta da tante vocazioni. A maggior ragione è necessario un sano discernimento affinché sia ordinato sacerdote solo chi vuole servire il Signore e la Sua Chiesa, e non chi ha altri fini. Benedetto XVI ci ricorda anche questo. E fa bene.

Giovedì 19 marzo

Oggi la Chiesa festeggia san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Tutta la giornata – si può dire – è anche un omaggio per l’onomastico del Santo Padre.
Nel primo mattino, nella nunziatura, c’è l’incontro con la comunità musulmana.
In Camerun i rapporti tra cristiani e islamici sono generalmente buoni. E si vede. Anche in altri Paesi africani – sebbene non dappertutto – è così. Nella mia Nigeria ci sono problemi, ma ci sono anche vicende esemplari di convivenza. A questo proposito, mi piace sempre ricordare che due vescovi nigeriani provengono da famiglie musulmane. Islamici e cristiani, seguendo rettamente le proprie rispettive fedi, possono e debbono convivere pacificamente.
Successivamente nello stadio della capitale viene celebrata la messa e alla fine il Papa consegna ufficialmente l’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo africano ai presidenti delle Conferenze episcopali del continente. È un fatto eccezionale. Di solito questo tipo di documento viene presentato dal segretario generale del Sinodo nella Sala Stampa vaticana. Invece il Papa ha voluto dargli una visibilità internazionale. Ciò è positivo e incoraggiante.
Non solo: il Papa nella serata ha incontrato i dodici cardinali e vescovi che fanno parte del Consiglio speciale del Sinodo – di cui è membro anche il sottoscritto. Il colloquio dura più di un’ora e non è per nulla formale. E prosegue anche nella successiva cena, dove può intervenire chi non aveva avuto modo di farlo prima. È stata veramente una cena di lavoro. Di lavoro apostolico. Nell’Instrumentum laboris si usano parole forti contro le multinazionali che sfruttano il nostro continente. I vescovi che lo hanno stilato hanno voluto così: hanno voluto chiamare le cose con il loro nome, come faceva Gesù che era misericordioso ma chiamava i farisei «sepolcri imbiancati»…
Prima di questo spazio dedicato al Sinodo che si celebrerà a Roma in ottobre, il Papa, nel pomeriggio, si è recato a visitare il Centro Cardinale Léger, fondato dal porporato canadese che si dimise dall’incarico di arcivescovo di Montréal per lasciare tutti i suoi agi e venire qui a spendere tutte le sue energie e disponibilità economiche a vantaggio dei lebbrosi. Questo Centro è un esempio luminoso e un’opera benedetta. Durante l’incontro, il Papa è particolarmente commosso. I malati, pur nella sofferenza, sono contenti di vedere e toccare il Successore di Pietro. Personalmente rimango colpito anche dal discorso tenuto dalla signora ministro: veramente degno di un dottore in Dottrina sociale della Chiesa. Mi felicito con lei.

Venerdì 20 marzo

La mattina, insieme al Papa ci trasferiamo da Yaoundé a Luanda. Noi del seguito siamo fortunati. Ci sono dei vescovi africani che per seguire anche loro il Papa hanno dovuto fare dei lunghi tragitti aerei. Non esistono infatti voli diretti tra Camerun e Angola. L’Africa è anche questo, purtroppo. L’atmosfera di popolo è uguale e diversa. L’Angola mostra i segni della guerra civile che l’ha martoriata per venticinque anni. Ci sono moltissimi giovani, perché il lungo conflitto ha falcidiato le generazioni precedenti. Ma l’entusiasmo è lo stesso del Camerun. Anche qui la gente è dappertutto: sorride, danza, prega, si inginocchia al passaggio del Papa. E chi non è in strada ci guarda dalla finestra. Il caldo a volte sembra soffocante. Ma il popolo non mostra di soffrirlo.
Nel pomeriggio c’è l’incontro con le autorità politiche e il corpo diplomatico e la sera quello con i vescovi locali.
Anche in Camerun c’era stato l’incontro con il presidente di quel Paese, ma era stato un incontro più informale, senza discorsi pubblici. Qui invece il Papa parla e lo fa tenendo presente non solo l’Angola, ma tutta l’Africa. Il Papa non fa sconti. Ricorda agli africani di lottare contro la corruzione e a favore del bene comune, con una maggiore equità nella distribuzione delle ricchezze che pure esistono (eccome se esistono!). Invoca la fine dei tribalismi che tanto sangue hanno fatto spargere. Il Papa parla con rispetto dell’Africa e quindi indica anche gli aspetti positivi del continente. Come il processo di pacificazione del Sudafrica che può essere di buon esempio per altre realtà, come nella regione dei Grandi Laghi. Spero proprio che i leader africani e i loro popoli abbiano ben ascoltato le parole del Papa e ne traggano profitto!

Sabato 21 marzo

Alla mattina viene celebrata la messa nella chiesa dedicata a san Paolo. Il Papa ricorda ai fedeli che il fenomeno della caccia alle streghe, purtroppo oggi ancora diffuso in Africa, è contrario al Vangelo.
Nel pomeriggio l’incontro con i giovani funestato dalla morte di due ragazze. La tragedia è accaduta molto prima dell’arrivo del Papa, nello stadio, ma nessuno informa dell’accaduto. E così la cerimonia ha luogo in un clima festoso (il Papa è visibilmente commosso quando vede un giovane su una sedia a rotelle cantare durante l’incontro). Solo dopo, la stampa viene informata e quindi anche il Papa viene a conoscenza della triste notizia. Il giorno dopo il segretario di Stato e il sostituto vanno a onorare le salme delle vittime, e a confortare spiritualmente i parenti. Credo che, giustamente, la Chiesa sarà loro particolarmente vicina anche dal punto di vista materiale. Forse la tragedia è stata favorita anche dal ritardo nell’aprire le entrate allo stadio da parte delle autorità, ritardo spiegabile, forse, con considerazioni sulla sicurezza. Speriamo che non accadano più cose del genere.

Domenica 22 marzo

Nella mattina il Papa celebra la messa nella spianata di Cimangola insieme ai vescovi dell’Imbisa (Interregional Meeting of Bishops of Southern Africa). C’è una folla immensa.
Un milione di fedeli, o forse più. Il sole è forte ma il popolo è lì. Straordinario.
La liturgia è esemplare, composta e partecipata.
Nell’offertorio i doni vengono portati all’altare con un passo di movimenti delicati. Non è una danza, una esibizione, ma un atto di preghiera autentica. Il Papa vede e apprezza. È evidente che in questa liturgia anche chi vi partecipa con movimenti graziosi, non lo fa per celebrare sé stesso, ma per celebrare i misteri di Gesù Cristo.
La sera nella parrocchia di Santo António il Papa incontra le donne e i movimenti cattolici per la promozione della donna. Un incontro singolare. Devo dire che a chi ha avuto l’idea di organizzare un incontro del genere darei un premio. È stata un’iniziativa geniale. Nel suo discorso il Papa valorizza il vero spirito femminile e promuove la sua autentica liberazione, che non è quella proposta da certi circoli occidentali.

Lunedì 23 marzo

Si torna a Roma. Durante il volo il Papa saluta i giornalisti e fa una sintesi mirabile del suo viaggio.

Purtroppo – mi dicono – nella stragrande maggioranza dei mass media occidentali è stato rappresentato un altro viaggio rispetto a quello che abbiamo vissuto. Con la complicità di alcuni politici e portavoce europei che, invece di aiutare veramente l’Africa e di farsi un serio esame di coscienza su quello che hanno fatto e stanno facendo a questo proposito, hanno parlato quasi solo ed esclusivamente del problema del cosiddetto preservativo. Un fatto disgustoso. Poco rispettoso del Papa e poco rispettoso dell’Africa, che merita tutt’altro trattamento.

Ma è meglio non dilungarsi su queste questioni, pure gravi. Il fatto importante è che l’Africa ha avuto modo di vedere il Successore di Pietro e di ascoltare la sua voce. E che il Papa ha potuto essere a sua volta confortato da una Chiesa giovane, come quella africana, che, pur con i suoi problemi, ama il Signore Gesù ed è veramente ricca di fede, speranza e carità.

© Copyright 30Giorni marzo 2009



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La dichiarazione della Conferenza episcopale regionale dell'Africa dell'ovest francofono

Grati al Papa per le sue parole

sulla lotta all'aids



Pubblichiamo una nostra traduzione italiana della dichiarazione diffusa dai vescovi della Conferenza episcopale regionale dell'Africa dell'ovest francofono (Cerao), diffusa lo scorso 27 marzo in risposta alle critiche rivolte a Benedetto XVI dopo le sue parole sulla lotta all'aids.

Riguardo alla controversia circa la posizione di Papa Benedetto XVI sul preservativo i vescovi della Cerao dichiarano:

Stupore dinanzi a una manipolazione oltraggiosa pianificata

Siamo rimasti tutti sorpresi e meravigliati per il modo in cui una frase del Santo Padre è stata completamente estrapolata dal suo contesto diretto e indiretto per farne il motivo conduttore di tutte le trasmissioni di Rfi e di altri media francesi sul primo viaggio apostolico del Santo Padre, Papa Benedetto XVI, in Africa. Il culmine è l'occultamento sistematico delle altre idee espresse nell'intervista e la minimizzazione di tutto ciò che il Santo Padre ha cercato di comunicare come speranza all'Africa, sia in Camerun sia in Angola. Proprio per questo non si dovrebbe riconoscere che è la Chiesa e la sua missione evangelizzatrice che gli attori dell'ombra hanno attaccato?
Noi vescovi della Conferenza episcopale regionale dell'Africa dell'ovest (Cerao) abbiamo analizzato l'evento e teniamo a dichiarare a tutti quanto segue.

Demolire la morale è un crimine contro l'umanità

Non si vincerà l'aids annullando le risorse spirituali e morali degli uomini, soprattutto degli adolescenti e dei giovani, rendendoli fragili e facendo di loro oggetti di desideri sessuali senza gli elementi regolatori previsti dal Creatore. È un crimine contro l'umanità privare il bambino, l'adolescente e il giovane di quell'allenamento al dominio dello spirito sul corpo e sulle sue pulsioni che si chiama educazione sessuale. In tal senso, gli slogan pubblicitari e la distribuzione dei preservativi potrebbero essere solo un atto di irresponsabilità e un crimine contro l'umanità.

Dichiarazioni irriverenti, ingiuriose e sacrileghe

Per noi africani, il Papa è il padre di quella grande famiglia che è la Chiesa e, a tale titolo, gli dobbiamo rispetto e affetto. È un sacrilegio, a nostro parere, dal semplice punto di vista della nostra cultura africana tradizionale, per non parlare ancora della fede, che figli e figlie della Chiesa che si professano cattolici attacchino il Papa con volgarità, arroganza e ingiurie, come alcuni giornalisti francesi e alcune personalità francesi, spagnole ed europee, si sono permessi di fare. Deploriamo e condanniamo le loro dichiarazioni irriverenti e ingiuriose.

L'attentato post-moderno contro la verità e le sue conseguenze violente sulle relazioni umane

Tuttavia noi non apparteniamo a una cultura se non a motivo della verità più profonda della nostra umanità. E l'umanità, che è comune a tutti, è unica; essa si concretizza in un certo numero di diritti e di doveri, inscindibili dalla dignità di ogni persona umana. È assolutamente intollerabile che un piccolo gruppo di operatori dei media - a volte purtroppo africani che attingono senza scrupoli alla ricchezza "sporca" di quanti hanno spogliato i loro popoli - si arroghino il diritto di deformare la verità per presentarsi come benefattori responsabili di fronte alla condizione drammatica dei nostri fratelli e delle nostre sorelle portatori dell'hiv-aids, e per trasformare invece il Santo Padre in un personaggio "irresponsabile" e sprovvisto di umanità, poterlo così ingiuriare e cercare di aizzare contro di lui una massa di individui che ritengono di avere il diritto di parlare di un tema che non si sono curati di conoscere con precisione. Dimenticano che, così facendo, perdono credito professionalmente, in quanto esiste una differenza fondamentale fra creare notizie sensazionali scandalose e informare. Deploriamo e condanniamo l'attentato contro la verità che è il peccato del nostro mondo post-moderno, da cui derivano le gravi ferite che la Santa Chiesa, nostra Madre, sta sempre più subendo. Che mondo è questo in cui non si dedica del tempo ad ascoltare l'altro, ad ascoltarlo fino in fondo e gli si fa dire ciò che si vuole che dica? La saggezza africana e la saggezza biblica, tutte e due fondate sull'ascolto, hanno un'altra visione del mondo da proporre.

Profonda unione di pensiero e di cuore fra Benedetto XVI e l'Africa

Noi vescovi africani ringraziamo dal profondo del cuore il Santo Padre, che ha tante affinità con noi, a motivo della nostra comunione di pensiero sulla Chiesa e del nostro impegno comune a favore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle malati di aids, dei poveri, dei feriti della vita e dei piccoli. Chi ignora che le definizioni Chiesa, Casa (Famiglia) e Popolo di Dio, Chiesa, Fraternità Cristiana, Chiesa-Comunione, sono sue? Ci ha creduto e ci ha lavorato a lungo prima come giovane teologo e più di recente come cardinale prefetto di Dicastero. Anche noi ci crediamo e siamo pronti a edificare in Africa la Chiesa Comunione come Famiglia di Dio e Fraternità di Cristo. Il Papa è venuto in mezzo a noi per confermarci in questa fede. Lo ringraziamo per questo.

La Chiesa in Africa, una Chiesa portatrice di speranza

Gli siamo grati anche per il messaggio di speranza che è venuto ad affidarci in Camerun e in Angola. È venuto ad incoraggiarci a vivere uniti, riconciliati nella giustizia e la pace, affinché la Chiesa in Africa sia lei stessa una fiamma ardente di speranza per la vita di tutto il continente. E lo ringraziamo per aver riproposto a tutti, con sfumatura, chiarezza e acume, l'insegnamento comune della Chiesa in materia di pastorale dei malati di aids.

Umanizzazione della sessualità e dono di sé ai malati di aids

Egli ci incoraggi tutti a vivere e a promuovere l'umanizzazione della sessualità e il dono della propria umanità per essere con e aiutare nella verità i fratelli e le sorelle affetti da Aids come autentico atteggiamento responsabile dei cattolici dinanzi ai malati di Aids e di tutti coloro che amano veramente gli africani colpiti da questo male. Accogliamo il suo messaggio, che esprime anche la nostra posizione. E dichiariamo tutti insieme a lui: "Non si può superare questo problema dell'aids solo con soldi, pur necessari. Se non c'è l'anima, se gli africani non aiutano, non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema". Sono queste le parole di Benedetto XVI che un martellamento mediatico ha cercato di snaturare. Invano.

Responsabilità dei media

Dire meno significa disprezzare l'africano e mostrarsi zelanti nell'uccidere ciò che vi è di autenticamente umano nell'uomo africano, le cui tradizioni, per esempio, attribuiscono tutte molto valore alla verginità che viene constatata nel matrimonio. Deploriamo e condanniamo questa pretesa responsabilità nei confronti dell'uomo africano, che non avrebbe altra soluzione che quella meccanica dinanzi a un problema così vitale come è la sessualità per tutti gli uomini, quindi anche per l'africano. La responsabilità dei media è grande; non devono scadere, poiché rischiano di sminuire qualcosa di fondamentale dal punto di vista umano.

No al pensiero per procura

Infine, affermiamo che gli africani sono capaci di pensare con la propria testa sia per i problemi che li riguardano, sia per quelli che riguardano tutta l'umanità. Deploriamo e denunciamo il crimine, che ha origine nei tempi in cui i nostri fratelli e le nostre sorelle venivano trattati come merce e come "beni mobili" (Le Code Noir, art. 44), e che oggi consiste nell'ostinarsi a pensare per noi, a parlare per noi, a fare al posto nostro, certamente perché non siamo ritenuti in grado di farlo da soli. Forse si dirà che viene abilmente affidato a degli operatori dei media africani lo sconcio lavoro di fare i giullari per divertire il mondo e rendere l'Africa doppiamente da compatire: non solo materialmente, ma anche moralmente. Ma non ci sono che questi africani, i quali ignorano le strutture antropologiche più salde e i valori morali più sicuri dell'Africa, a essere in grado di parlare a nome del continente.
Noi vescovi della Chiesa cattolica dell'area Cerao, esigiamo che si smetta di pensare per noi, di spingere l'Africa della strada a parlare a nome di tutta l'Africa e a divertire il pubblico a scapito dei nostri popoli. Esigiamo che per parlare dell'Africa si rispettino i valori fondamentali, senza i quali l'uomo non è più uomo, e che sono sintetizzati nella dignità di ogni uomo, creato a immagine di Dio. Sì, riprendendo il Concilio Vaticano ii noi ribadiamo che "la creatura senza il Creatore svanisce". Ringraziamo il Santo Padre per aver fatto del Dio d'Amore e della fede in lui la priorità delle priorità per il nostro tempo. È proprio l'illusione che possa esservi un'altra priorità ad aver creato quella situazione paradossale e violenta in cui si pretende di essere responsabili di noi, saccheggiando ciò che abbiamo di più vitale: il nostro rapporto di fede, di speranza e di amore con il Dio vivente, Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, e la nostra vita morale.


Abidjan, 27 marzo 2009
Cardinale Théodore Adrien Sarr
Presidente della Cerao



*************** §§§§§ ***************


Comunicato della Segreteria di Stato



L'Ambasciatore del Regno del Belgio, dietro istruzioni del Ministro degli Affari Esteri, ha fatto parte all'Eccellentissimo Monsignor Segretario per i Rapporti con gli Stati della Risoluzione con cui la Camera dei Rappresentanti del proprio Paese ha chiesto al governo belga di "condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa e di protestare ufficialmente presso la Santa Sede". L'incontro si è svolto il 15 aprile c.m.
La Segreteria di Stato prende atto con rammarico di tale passo, inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio. Deplora che una Assemblea Parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall'esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa.

Come si sa, il Santo Padre, rispondendo ad una domanda circa l'efficacia e il carattere realista delle posizioni della Chiesa in materia di lotta all'aids, ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'aids non sarà vinta.

Mentre, in alcuni Paesi d'Europa, si scatenava una campagna mediatica senza precedenti sul valore preponderante, per non dire esclusivo, del profilattico nella lotta contro l'aids, è confortante constatare che le considerazioni di ordine morale sviluppate dal Santo Padre sono state capite e apprezzate, in particolare dagli africani e dai veri amici dell'Africa, nonché da alcuni membri della comunità scientifica. Come si può leggere in una recente dichiarazione della Conferenza Episcopale Regionale dell'Africa dell'Ovest (Cerao): "Siamo grati per il messaggio di speranza che [il Santo Padre] è venuto ad affidarci in Camerun e in Angola. È venuto ad incoraggiarci a vivere uniti, riconciliati nella giustizia e la pace, affinché la Chiesa in Africa sia lei stessa una fiamma ardente di speranza per la vita di tutto il continente. E lo ringraziamo per aver riproposto a tutti, con sfumatura, chiarezza e acume, l'insegnamento comune della Chiesa in materia di pastorale dei malati di Aids".


Fonte - [IMG]http://www.vatican.va/news_services/or/img/osservat3.jpg[/IMG]
«Signore, tu solo hai parole di vita eterna»
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mens agitat molem




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Il grazie dei vescovi del Congo a Benedetto XVI per il suo viaggio in Africa


I vescovi della Repubblica Democratica del Congo ringraziano Benedetto XVI per “aver visitato la nostra terra d'Africa, averci confermato nella fede in Gesù Cristo, Luce del mondo, ed aver riacceso la speranza per il futuro del nostro continente”, si legge in una dichiarazione inviata all'Agenzia Fides, firmata da mons. Nicolas Lola Diomo, vescovo di Tshume e presidente della Conferenza episcopale Congolese (Cenco). Benedetto XVI, affermano i vescovi congolesi, “è venuto a testimoniare l'amore di Cristo e a condividere con noi le sfide pastorali del nostro continente che saranno al centro della prossima Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi. A tal fine, ha consegnato alla Chiesa cattolica in Africa l'Instrumentum laboris che servirà alla preparazione immediata dell'Assemblea”. “I messaggi che Benedetto XVI ha lanciato da Yaoundé (Camerun) e da Luanda (Angola) - prosegue il comunicato - hanno lo stesso obiettivo: far sì che la Chiesa in Africa diventi sempre più il sale della terra e la luce della vita sociale, culturale e religiosa del continente. Da qui si comprende l'insistenza del Papa sul rispetto della vita, sulla conservazione della nostra identità africana seriamente minacciata da una vorace ed aggressiva globalizzazione, sulla lotta contro la corruzione e l'ingiusto sfruttamento dell'uomo da parte dei suoi simili, così come il richiamo ai governi africani sulle loro responsabilità nei confronti delle proprie popolazioni e delle altre nazioni”. La Conferenza Episcopale Congolese ringrazia il Santo Padre “per la profondità delle sue parole che ci toccano e ci responsabilizzano nel nostro compito di costruire un'Africa che non sia più una trascurabile appendice sulla scena internazionale e della quale non ci si interessa mai”. Nel loro comunicato i vescovi congolesi esprimono dolore e sorpresa per le polemiche fomentate da “alcuni mezzi di comunicazione per creare volontariamente confusione e per mantenerla scientemente”, riprendendo “fuori dal loro contesto”, le parole del Papa sull'Aids “che costituiscono l'insegnamento abituale della Chiesa cattolica”. “In verità - precisano i vescovi congolesi - il messaggio del Papa che abbiamo accolto con gioia ci rafforza nella nostra lotta contro l'Hiv-Aids. Diciamo no all'uso di preservativi! Questa pratica costituisce non solo un disordine sul piano etico, ma è anche e soprattutto la prova della banalizzazione della sessualità nella nostra società. Invece di rallentare la malattia, e senza offrire una sicurezza totale, esaspera l'egoismo umano, aggrava il problema, favorisce il lasciarsi andare agli istinti sessuali e spoglia la sessualità delle sue funzioni simboliche e religiose”. “Perché allora questa polemica burrascosa che ha suscitato scalpore su ciò che costituisce un nobile insegnamento della Chiesa e che il Santo Padre, con coraggio e amore, ha ricordato ai suoi fratelli d'Africa? Ci si preoccupa per la libertà degli africani? Eppure, paradossalmente, è questo impegno forte e determinante di cui parla Papa Benedetto XVI, che è indispensabile per l'uomo di oggi, se vogliamo aiutare l'umanità a non entrare in decadenza. Perché solo una libertà che non si arrende al vagabondaggio del desiderio, alla cecità del proprio egoismo e alla tirannia della convenienza del momento, può contribuire a rendere l'uomo più nobile e più responsabile dei suoi atti, nella prospettiva di un futuro migliore” concludono i vescovi congolesi.




[Radio Vaticana]
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Dal blog di Lella...

PAPA: VESCOVI CONGO, STRATEGIA MEDIATICA PER COLPIRLO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 mag.

Una vera e propria strategia contro Benedetto XVI e la sua missione e' stata messa in atto da ''alcuni mezzi di comunicazione per creare volontariamente confusione riprendendo fuori dal loro contesto la parole del Papa sull'Aids che costituiscono l'insegnamento abituale della Chiesa Cattolica''.
Lo denunciano i vescovi del Congo esprimendo in un documento ''dolore e sorpresa'' per le polemiche che hanno oscurato il recente viaggio del Pontefice in Africa.

''Perche' - si domandano i presuli - questa polemica burrascosa ha suscitato scalpore su cio' che costituisce un nobile insegnamento della Chiesa e che il Santo Padre, con coraggio e amore, ha ricordato ai suoi fratelli d'Africa? Ci si preoccupa per la liberta' degli africani? Eppure, paradossalmente, e' questo impegno forte e determinante di cui parla Papa Benedetto XVI, che e' indispensabile per l'uomo di oggi, se vogliamo aiutare l'umanita' a non entrare in decadenza.

Perche' solo una liberta' che non si arrende al vagabondaggio del desiderio, alla cecita' del proprio egoismo e alla tirannia della convenienza del momento - sostengono i vescovi - puo' contribuire a rendere l'uomo piu' nobile e piu' responsabile dei suoi atti, nella prospettiva di un futuro migliore''.
''Da parte nostra - assicura l'Episcopato congolese - il messaggio di Benedetto XVI che abbiamo accolto con gioia ci rafforza della nostra lotta contro l'Hiv/Aids. Diciamo no all'uso di preservativi'' il cui utilizzo rappresenta ''un disordine sul piano etico, ma e' anche e soprattutto la prova della banalizzazione della sessualita' nella nostra societa': invece di rallentare la malattia, e senza offrire una sicurezza totale, esaspera l'egoismo umano, aggrava il problema, favorisce il lasciarsi andare agli istinti sessuali e spoglia la sessualita' delle sue funzioni simboliche e religiose''.

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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