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Le curiosità nei Sacri Palazzi ed anche al di fuori...

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Sul soglio di Pietro, ma ritirato. L’isolamento di B-XVI come forma di governo (e segreto di longevità)

17 aprile 2012 -

Compiendo ieri 85 anni Benedetto XVI è divenuto il Papa più longevo degli ultimi cento anni, tra gli undici Pontefici più longevi della storia della chiesa. Il Papa “festeggia in famiglia”, titola l’Osservatore Romano raccontando l’udienza che ha concesso ieri a una delegazione proveniente dalla sua terra d’origine, la Baviera. Una foto lo mostra sorridente mentre osserva l’esibizione coreografa di bambini in abiti tradizionali.

Joseph Ratzinger è anche questo: un Papa che ama il ritiro, la vicinanza dei suoi familiari, non soltanto il fratello Georg, ma anche la famiglia pontificia, le quattro suore laiche consacrate e i due segretari, il tedesco Georg Gänswein e il maltese Alfred Xuereb. Risiede qui il segreto della sua longevità? Senz’altro sì. Ma nel ritiro c’è anche altro.

Benedetto XVI ama l’isolamento non tanto per preservarsi, quanto perché è quello il mezzo attraverso il quale ritiene di sapere meglio arrivare alla chiesa e anche al mondo. Nel ritiro trova il proprio stile, i tempi per scrivere libri, testi, discorsi, le parole insomma con le quali illuminare. E nel ritiro trova anche la capacità di maturare il distacco che egli vuole mantenere dai problemi della chiesa.

E’ di questi mesi il crescere di un forte dissenso nelle chiese locali d’Austria, di Germania, d’Irlanda, del Belgio e della Svizzera. Ma anche in altre parti del mondo la situazione è simile: negli Stati Uniti del combattivo arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ad esempio, gruppi di fedeli protestano con forza contro le posizioni delle gerarchie sulla morale sessuale ritenute non adeguate a quanto loro stessi, pur credenti, pensano e sentono.

Con loro, come coi lefebvriani – che siedono sullo scranno opposto rispetto a quello dei cosiddetti “innovatori”– egli mostra comprensione e non chiusura. Lo stesso atteggiamento che ha per i problemi più interni: per la curia romana e la sua crisi di governance ben evidenziata dal caso ribattezzato “Vatileaks”.

Il Papa sembra non voler reagire. Perché? Difficile rispondere. Egli osserva ogni cosa dall’alto, apparentemente isolato. Di certo c’è che anche questa è la sua cifra, il modo con cui siede sul soglio pontificio: ritirato per scelta, nel tentativo di illuminare più con la parola che con altro.

Pubblicato sul Foglio martedì 17 aprile 2012


Papa Ratzi Superstar

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Il mio amico speciale: il Papa

Scritto da Angela Ambrogetti
Martedì 17 Aprile 2012 05:32

Non ci saranno festeggiamenti solenni in Vaticano per il compleanno del Papa. Piuttosto una festa in famiglia. Lo racconta il segretario privato di Benedetto XVI che il 16 aprile festeggia 85 anni e tre giorni dopo, il 19 aprile, inizia il suo ottavo anno come Papa. “ Il 16 aprile è lunedì un giorno di lavoro, ma avrà un carattere molto bavarese. Il Palazzo Apostolico probabilmente per un po’ di tempo sarà molto bavarese. Il Santo Padre ha detto: “Per favore, per il mio 85° compleanno non voglio una grande celebrazione!” Una festa semplice e poi il 20 aprile un regalo speciale. “Ci sarà la Gewandhaus Orchestra di Lipsia ad offrire un concerto di compleanno per il Santo Padre, che è stato annunciato già tre anni fa. Questo ovviamente sarà aperto non solo per la curia, ma anche un po’ per tutti”.

Tra i regali per il suo compleanno sicuramente uno che sarà molto apprezzato è il libro che ha curato proprio il suo segretario per l’editore tedesco Media Maria. 200 pagine nella quali venti vips tedeschi raccontano Benedetto XVI a modo loro. Uomini politici e sportivi come Franz Beckenbauer e la sciatrice Maria Riesch Höfl, e poi il cardinale di Monaco di Baviera Reinhard Marx, l’ Abate benedettino Notker Wolf, il ministro della Turingia, protestante, Peter Gauweiler, il ministro Wolfgang Schäuble e tanti altri. Una occasione per don Georg di raccontare un po’ della sua vita con il Papa e di rivelare qualche piccolo segreto. Il segretario del Papa appare raramente in pubblico se non vicino al Papa, anzi, come ama ricordare “il mio posto è sempre qualche passo indietro al Santo Padre”. “Non è stato un lavoro su commissione- spiega don Georg- Il libro non è stato fatto perché dall’alto si è detto 'ci serve musica positiva dalla Germania verso Roma'. L’occasione del compleanno del Papa mi ha convinto di scrivere un contributo è anche di essere curatore. I contributi sono molto diversi e formano un mosaico di prospettive diverse. L’unica richiesta era di riuscire a scrivere con un po’ di simpatia.”
Gänswein fa il punto dopo sette anni di pontificato e parla di un “Papa della parola”, la sua sincerità, la sua semplicità e il suo coraggio sono stati spesso frantesi, dice don Georg, perché “chiama gli errori con il loro nome.” Monsignor Gänswein è un collaboratore del Papa da quando Ratzinger era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede. Di quel tempo ha dei ricordi particolari: “Il Santo Padre ha una grande dolcezza. Nella Congregazione avevo molti contatti con lui nel lavoro quotidiano: E oggi, quando vedo come Papa Benedetto XVI tratta le persone nelle varie circostanze, non solo nelle udienze, o nelle occasioni pubbliche, ma anche in privato, è chiaro che ha un unico atteggiamento ed è la delicatezza, e la dolcezza. Non mi ha mai detto: così non va, ha sbagliato. Anche se magari è così. Piuttosto fa una proposta: si potrebbe fare così o così. In realtà è una critica severa nella sostanza ma “suavissime in modo”. Questo lo posso sottoscrivere, e vi invito a fare questa esperienza” dice sorridendo don Georg. Certo la sua vita ora è molto diversa rispetto a quando era cardinale. “ Desiderava che Giovanni Paolo II lo liberasse dall’incarico da Prefetto, ma non è stato così.”
E il suo sogno qual era? “Pensava: sta arrivando il giorno in cui poter realizzare il grande desidero di scrivere l’opera della vita, un libro sul Signore Gesù Cristo. Come prete, vescovo, cardinale, prefetto, curatore d’anime, credente in Cristo. Ma quando è stato eletto Papa ha detto che ormai era probabile che questo sogno non si realizzasse più. Durante i primi mesi è stato come uno tsunami.” Poi come è stato possibile trovare il tempo di scrivere tre libri ? “ I ritmi sono diventati più stabili e gli impegni più concreti. I ritmi delle giornate sono diventati più chiari. Il martedì è il giorno prima dell’udienza generale. Fin dai tempi di Paolo VI non ci sono udienze, il Papa prepara la catechesi per l’udienza generale. Tutti gli altri giorni sono occupati. Poi naturalmente ci sono le ferie, la pausa dopo Pasqua, il periodo da metà luglio fino ad agosto quando arriva l’appuntamento con lo Schuelerkreis a Castel Gandolfo. Momenti più o meno brevi in cui il Santo Padre si prende del tempo per scrivere.” Ma qual è il segreto per trovare il tempo ? “Come trova il tempo, quanto tempo gli serve, come ce la fa con le forze, è un segreto che naturalmente non posso svelare. Una cosa è chiara. Per molte persone scrivere è un peso, una grande sfida. Papa Benedetto invece quando scrive, ritrova la libertà e le forze. E’ un’esperienza che negli ultimi sette anni ho potuto fare, con grande gratitudine e grande sorpresa.”
Il Papa non sembra neanche essere troppo preoccupato dell’ immagine che alcuni media danno di lui, come di una persona fredda e conservatrice. “L’immagine che già da cardinale e poi, con un piccolo intervallo, anche come papa Benedetto è stata offerta è in buona parte una distorsione- spiega don Georg- Buona parte della stampa, non solo di lingua tedesca ma nel mondo, soprattutto di lingua inglese, sia in Gran Bretagna che in America del Nord, parzialmente anche in paesi di lingua francese e alla fine anche in Italia, ha creato quasi una caricatura sia della persona che delle sue idee. Chi conosce la persona di Benedetto XVI, chi conosce le idee del papa, e legge, vede e sente quello che viene pubblicato, si chiede se non si tratta di un altro film. E’ un dato di fatto che potrei confermare con casi concreti. Perciò chiedo ai media di correggere le distorsioni, per quanto è possibile.” Eppure c’è chi sostiene che dopo Giovanni Paolo II, papa carismatico amato dalle folle, Benedetto XVI abbia quasi fatto un passo indietro. Anche se nei viaggi si vede l’entusiasmo che crea il Papa tra i giovani e i fedeli, come in Spagna, in Africa e recentemente in America Latina. “Il pontificato di Giovanni Paolo II non è pensabile senza la teologia di Joseph Ratzinger.” E monsignor Gänswein aggiunge: “ Per tutto quello che riguardava la teologia, Giovanni Paolo II si affidava completamente al cardinale Ratzinger. E ora ne è diventato il successore. Ma certo non è stato organizzato in anticipo. Il pontificato di Benedetto XVI ha una continuità interiore con quello di Giovanni Paolo II e porta avanti ciò che è stato iniziato dal Papa polacco.” Il segretario del Papa nega che a Benedetto XVI non vengano trasmesse le notizie negative. Ratzinger legge le notizie buone e quelle cattive tutti i giorni in una rassegna stampa. “Il capo della Chiesa ha imparato ad affrontare le critiche, le sa inquadrare, e accettare le critiche.” E aggiunge: “Ma bisogna distinguere tra ciò che viene pubblicato, che si legge, e ciò che arriva tramite altri canali. Non si cerca la salvezza nell’opinione pubblica o nella stampa. E’ un elemento importante, da prendere seriamente, ma non orienta la navigazione della nave vaticana.”

Pubblicato su Gente numero 17 - 24.04.2012


Papa Ratzi Superstar

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Sette anni fa l’elezione di Benedetto XVI

In conclave Ratzinger votò per Biffi

Il futuro Papa per quattro volte diede il suo suffragio all’Arcivescovo emerito di Bologna che avrebbe voluto prendere a schiaffi il suo unico elettore

Francesco Grana

Mercoledì, 18 Aprile 2012

«Eligo in Summum Pontificem cardinalem Biffi». È quello che chiunque, se avesse potuto accedere alla Cappella Sistina, avrebbe potuto leggere sulla scheda del cardinale Ratzinger nelle quattro votazioni del conclave del 2005. Ambrosiano, più giovane di Benedetto XVI di un solo anno, Giacomo Biffi diventa sacerdote nel 1950. Nel 1975 Paolo VI lo nomina vescovo ausiliare di Milano. Diviene così il principale collaboratore del cardinale Giovanni Colombo, successore di Montini sulla cattedra dei santi Ambrogio e Carlo.
È il beato Giovanni Paolo II, nel 1984, ad affidargli il timone dell’Arcidiocesi bolognese che Biffi guida fino al 2003 quando, al compimento dei 75 anni, lascia l’incarico per raggiunti limiti d’età. È sempre Wojtyla a elevarlo alla porpora nel concistoro del 1985. Nel conclave del 2005 che deve eleggere il successore del Papa polacco Biffi arriva nella veste di Arcivescovo emerito di Bologna. La sua ironia pungente e sagace è nota alla maggior parte dei confratelli. Ama ripetere spesso: «Non sono mai sceso più a Sud di Roma».
È lui a coniare la "teologia del tortellino". «Mangiare i tortellini - sostiene Biffi - con la prospettiva e la certezza del paradiso, rende migliori anche i tortellini».
Ma ritorniamo al conclave del 2005. In tutte le quattro votazioni Ratzinger vota per il porporato ambrosiano. E ogni volta, prima di imbucare la scheda nell’urna, così come previsto dal cerimoniale, ripete a voce alta davanti ai tre cardinali scrutatori estratti a sorte la formula latina: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto».
C’è un episodio molto divertente che avviene durante il conclave e che ha come protagonisti proprio Biffi e Ratzinger, seppur in modo indiretto. È il 19 aprile 2005, secondo e ultimo giorno di votazioni. Dopo il terzo scrutinio del conclave, il secondo di quella mattina, i cardinali elettori tornano in pullman nella Casa Santa Marta dove risiedono in quei giorni. Li attende il pranzo e un breve riposo nelle loro stanze prima di far ritorno nella Cappella Sistina per la votazione che sarà definitiva e alla quale seguirà l’annuncio al mondo dell’avvenuta elezione del nuovo Papa.
Ed è proprio durante quel pasto frugale che Biffi, molto innervosito, si sfoga con un confratello: «A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è quel cretino che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi».
«Cosa Eminenza?», gli domanda perplesso il confratello. «Sì, ha capito bene, Eminenza», replica Biffi. «Giuro che lo prendo a schiaffi».
Al che il porporato lo guarda perplesso e gli spiega: «Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa». Biffi rimase senza parole. Ratzinger aveva deciso di votare per lui.
Nel 2007 sarà proprio il cardinale bavarese divenuto Benedetto XVI a chiedere all’Arcivescovo emerito di Bologna di predicare a lui e all’intera Curia romana gli esercizi spirituali per la quaresima. Al termine, nel ringraziarlo per le meditazioni che aveva offerto a tutti i presenti, Benedetto XVI chiosò su un simpatico particolare. «Vorrei dirle grazie - affermò il Papa - per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole "il Signore forse ha i suoi difetti" al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma in ogni caso - concluse il Papa - abbiamo imparato e i suoi pensieri, Signor Cardinale, ci accompagneranno non solo nelle prossime settimane».
Così Biffi ricorda quel momento: «Al termine degli esercizi, dopo la meditazione conclusiva, Benedetto XVI con incantevole semplicità, parlando a braccio, mi rivolse i ringraziamenti d’uso; ma lo fece - precisa Biffi - con un calore, con un’amabilità di linguaggio, con una generosità negli apprezzamenti, che mi hanno, oltre che commosso, lasciato addirittura stupefatto».
Ritorniamo al conclave del 2005. Per chi votò Biffi? La risposta emerge con grande evidenza dall’intervento che l’Arcivescovo emerito di Bologna rivolse a tutti i cardinali la mattina del 15 aprile, durante la quotidiana seduta delle congregazioni generali che i porporati tengono ogni giorno nel periodo della Sede Vacante.
«Vorrei segnalare al nuovo Papa (che mi sta ascoltando) - è il passaggio più importante dell’intervento di Biffi - la vicenda incredibile della Dominus Iesus: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli - a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste - non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale. In duemila anni - proseguì Biffi - non è mai stata posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana e neppure in occasione del deragliamento della Riforma. L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento - sottolineò ancora Biffi - che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato contestato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia. Mi è stato raccontato - proseguì Biffi - di un buon cattolico che ha proposto al suo parroco di fare una presentazione della Dominus Iesus alla comunità parrocchiale. Il parroco (un sacerdote peraltro eccellente e ben intenzionato) gli ha risposto: Lascia perdere. Quello è un documento che divide. "Un documento che divide". Bella scoperta! Gesù stesso ha detto: Io sono venuto a portare la divisione. Ma troppe parole di Gesù oggi - concluse Biffi - risultano censurate dalla cristianità; almeno dalla cristianità nella sua pars loquacior».


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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Un gatto nero sulla strada del Papa Niente paura, è il suo amico Ciccio...

di Paolo Rodari

Joseph Ratzinger non ha mai avuto un gatto. Non ce l'aveva quando da cardinale prefetto dell'ex Sant'Uffizio abitava in piazza della Città Leonina, a ridosso delle mura leonine.
E non ce l'ha nemmeno oggi che, per volere del collegio cardinalizio che lo ha eletto al soglio di Pietro nell'ormai lontano 19 aprile del 2005, abita le stanze del terzo piano del palazzo apostolico.
Che non abbia un gatto non significa tuttavia che non li ami. Lo sanno bene i suoi collaboratori e lo sanno soprattutto i responsabili per la Tutela della fauna del Vaticano, il professor Klaus Friedrich e Giulia Artizzu i quali, sotto la supervisione del numero due del Governatorato, monsignor Giuseppe Sciacca, hanno allestito nei giardini vaticani una cassetta per il ricovero di un gatto speciale: Ciccio, noto oltre il Tevere come «il gatto del Museo». «Si tratta di un gattone nero molto socievole e sicuro del proprio fascino» scrive la Artizzu in All'ombra del cupolone, un foglio informale distribuito tra i dipendenti del Governatorato. Ciccio è conosciuto da tutti gli abituali frequentatori dei giardini, anche da Papa Benedetto XVI che il pomeriggio, prima di ritirarsi per la preghiera dei vesperi, ama passeggiare fino alla grotta dedicata alla Madonna della Guardia, in cima ai giardini, recitando con il suo segretario particolare la preghiera del rosario.
Beninteso, di gatti nei giardini Ratzinger ne incrocia parecchi: il polmone verde che si apre dietro la basilica di San Pietro ha da sempre una fauna variegata - dai pappagalli ai colibrì fino alle raganelle, senza dimenticare tritoni e orbettini - ma sembra che soltanto Ciccio sia riuscito a entrare nel cuore degli abitanti del Vaticano tanto che di fatto è riuscito a farsi adottare.
Appena Ratzinger venne eletto Pontefice, fu il cardinale Tarcisio Bertone, allora ancora arcivescovo di Genova ma per anni numero due della Congregazione per la dottrina della fede, a svelare in un'intervista rilasciata a Famiglia Cristiana l'amore di Ratzinger per i gatti. Disse: «Ratzinger ai tempi dell'ex Sant'Uffizio parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese; portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione». Furono queste parole ad alimentare quella che si è poi rivelata essere soltanto una leggenda: come Paolo VI che una volta eletto portò in Vaticano il suo bel gattone, come Pio XII che portò nel palazzo apostolico i suoi due cardellini, anche Benedetto XVI secondo la vulgata doveva aver portato al terzo piano del palazzo il suo amato gatto.
Nessun gatto nell'Appartamento, dunque, seppure la passione del Pontefice per i gatti sia reale: fonti vaticane rivelano che, nelle settimane che hanno preceduto l'elezione, Ratzinger avrebbe offerto un gatto in dono a un amico cardinale un po' giù di morale. Nelle ore che sono seguite all'elezione si scatenò anche una caccia ai felini tanto cari al nuovo Pontefice. Venne immortalato un bel soriano di nome Chico che accese le fantasie di molti quotidiani internazionali. «Di gatti ne abbiamo due, ma sono di porcellana», tagliò però corto Ingrid Stampa, per anni fedele «governante» di Ratzinger e oggi officiale della Segreteria di Stato addetta ai testi del Pontefice in lingua tedesca. Era lei che dopo i pasti del cardinale scendeva a Borgo Pio per distribuire ai felini gli avanzi.
Recentemente sul Papa e i gatti ha detto la sua il segretario in seconda dell'Appartamento, il maltese don Alfred Xuereb. 53 anni, lavora accanto al Papa dal 2007. Don Xuereb si è recato recentemente in una parrocchia di Nichelino: una toccata e fuga, per ricordare il quinto anniversario della morte del suo amico e conterraneo don Joe Galea. Qui ha parlato dei suoi giorni accanto a Benedetto XVI e soprattutto di quel gatto che il Papa non ha mai avuto. Ha detto: «Intanto non è vero che in casa abbiamo un gatto, anche se Papa Benedetto ama molto gli animali.
Si narra che da cardinale ogni tanto si fermasse per strada per rivolgersi a qualche gatto. Qualcuno chiedeva: Scusi eminenza, ai gatti parla in tedesco o in italiano? “Loro non capiscono le lingue, ma il tono di voce sì”, obiettava lui. Senz'altro il Papa è appassionato di musica; è un eccellente pianista. Qualche volta dopo cena sentiamo che suona il pianoforte. E poi sicuramente ci sono i libri: il suo studio ne è pieno. È uno studio arredato in modo molto semplice; gli scaffali e la scrivania sono gli stessi di quando era professore all'università di Tubinga».
Insomma, nessun gatto nell'Appartamento seppure da pochi giorni un gatto abiti i giardini del Papa: Ciccio, il «gatto del Museo», per lui un piccolo appartamento in uno dei luoghi più esclusivi del mondo.


© Copyright Il Giornale, 29 aprile 2012


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Risotto giallo e vitello tonnato nel menù di Peck per il Papa


Ferve l'attesa per l'arrivo del Santo Padre in calendario il 3 giugno.
Un momento di sicura emozione sarà il pranzo con le famiglie che si terrà all'Arcivescovado, dove il Papa ascolterà i messaggi e gli auguri della comunità. Ma sarà anche un'occasione conviviale accompagnata da un pasto tipicamente «local».
Curatore della parte gastronomica sarà un nome simbolo del food sotto la Madonnina, ovvero la cucina di Peck, un marchio dietro cui si annovera una blasonata storia di aneddoti cominciata nel 1883. E allora sarà proprio lo «Sbafing club» dei milanesi - così come gli intellettuali (tra cui D'Annunzio) avevano ribattezzato lo storico salumaio oggi rilevato in parte dal conte Marzotto - ad avere l'onore di rifocillare il Santo Padre e i suoi commensali. Nel menù, dall'antipasto al dolce, piatti tipici della tradizione meneghina, senza fronzoli o concessioni alla ricerca, ma con un solido hardware che poggia su quella che un tempo fu una cucina popolare. Si parte con un piatto di bresaola Peck con carciofini, tipico salume originario della Valtellina.
Segue il classico risotto alla milanese con lo zafferano, uno dei piatti forti del ristorante di via Spadari, e le cui origini interculturali (la ricetta medioevale era conosciuta sia da ebrei sia da arabi) ben si sposerebbe con l'invito alla pax religiosa di cui il Papa è da sempre portatore. Come secondo, segue un altro classico: il vitello in salsa tonnata le cui origini, per la verità, son più piemontesi che lombarde; per contorno, indivia belga e a chiudere una crostata con fragoline di bosco. Come vini, Peck propone una Franciacorta Brut 2006, un Pinot Nero del 2010 e, con il dessert, un Moscato d'Asti 2011. Su una tavola cristiana, il vino non può mancare.


© Copyright Il Giornale, 3 maggio 2012


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Italia-Germania, anche Papa Ratzinger davanti alla tv.Televisori accesi in Vaticano anche per la semifinale di giovedì sera fra gli azzurri e i tedeschi

© LaPresseROMA

- Italia-Germania avra' un sapore speciale anche Oltretevere. A tre giorni dalla nuova sfida della Nazionale che giovedi' allo stadio nazionale di Varsavia mette in palio un posto nella finale di Euro 2012, cresce anche in Vaticano l'attesa per un match che per 90 minuti vedra' come tifosi di opposte 'curve' i porporati italiani e tedeschi. Non e' escluso che davati agli schermi ci sia, anche se solo per pochi minuti, lo stesso Benedetto XVI, insieme allo sportivo padre Georg Gaenswein, segretario particolare di Ratzinger. Alle 20,45, ora del calcio d'inizio, non si lavora negli uffici della Santa Sede. Non saranno percio' allestiti maxischermi oltre le mura aureliane, ma funzionari e religiosi non rinunceranno certo a seguire i colori del cuore. La rappresentanza di lingua tedesca in Vaticano e' numerosa, senza contare cardinali di primo piano, tra i quali il teologo Walter Kasper. ''Lo sport deve unire sempre, e' un messaggio di fraternita''', dice sorridendo all'Adnkronos padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, fugando il sospetto di 'litigi calcistici' tra il colonnato del Bernini. Nella sezione di lingua tedesca della Radio vaticana lavorano invece sei giornalisti 'tifosi': uno svizzero, un'austriaca e 4 tedeschi. ''Vedremo di sicuro la partita - spiega il gesuita padre Bernard - alcuni tiferanno Italia, altri Germania. Spero in una sorpresa di Miroslav Klose, confidando anche sul fatto che i nostri calciatori hanno due giorni di riposo in piu' rispetto alla squadra di Prandelli. Comunque sara' la partita piu' interessante di questo torneo''. In piazza San Pietro, a 'esorcizzare' lo spettro dell'undici tedesco allenato da Loew, ci pensano pero' i tunicati italiani che con le dovute formule latine di rito ricordano Italia-Germania del 1970 e il mitico 4-3 per gli azzurri. Chissa' se sara' un altro 'cucchiaio' alla Pirlo a decidere anche del sonno dei monsignori.


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EURO 2012: PAPA TIFERA' ITALIA E UN PO' ANCHE PER LA SPAGNA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 30 giu.


Pastore universale e fine intenditore di calcio, Benedetto XVI non si permette un tifo accanito. Il Papa - in Vaticano lo sanno tutti - segue in tv le partite piu' importanti, ma non affida ai media le sue impressioni, commenti e speranze.
Anzi, l'altro giorno Joseph Ratzinger aveva chiesto di non far sapere nemmeno con certezza se avrebbe guardato Italia-Germania, ricordando che se anche e' tedesco e ama la sua patria, allo stesso tempo e' primate d'Italia e dunque il suo affetto si sarebbe diviso tra entrambe le formazioni. Per le stesse ragioni domani sera tifera' certo per l'Italia, sua seconda patria da oltre trent'anni, ma un po' anche per la cattolicissima Spagna, il Paese che dopo l'elezione con la Germania ha visitato piu' spesso nei suoi viaggi fuori d'Italia, recandovisi ben tre volte. E che sempre lo ha accolto con incontenibile entusiasmo. "Viva l'Italia, viva la Spagna", riassume un collaboratore fidato di Papa Ratzinger.
Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, pero', ha gia' fatto sapere che lui, come i 220 vescovi che presiede, tifera' Italia ("siamo italiani", ha sottolineato).
E il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, grande tifoso ed esperto della materia, spera moltissimo di poter ripetere domani sera la telefonata di ieri al presidente Giorgio Napolitano per complimentarsi per la vittoria degli azzurri e ripetere che "il Papa in quanto vescovo di Roma partecipa all'allegria dei fedeli".


© Copyright (AGI)


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PAPA: A CASTELGANDOLFO HA TROVATO ANCHE DUE ASINELLI


Salvatore Izzo


(AGI) - Castelgandolfo, 4 lug.


Nella Villa Pontificia di Castelgandolfo, il Papa ha trovato ad attenderlo ieri anche due asinelli, donati di recente da un benefattore.
Ne da' notizia l'Osservatore Romano senza aggiungere particolari sulle bestiole, limitandosi a registrare l'auspicio del direttore della Fattoria, Saverio Petrillo, che Benedetto XVI possa incontrarli nelle sue passeggiate.
Il funzionario si ripropone - ha confidato al giornale vaticano - di mostrare al Papa anche due vitigni, uno bianco e uno rosso, impiantati di recente.
Benedetto XVI - che proprio poco prima di partire ha riconfermato il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che alcuni media volevano in uscita dopo Vatileaks - trovera' anche un'abitazione piu' confortevole, a seguito della recente ristrutturazione dell'ala del Palazzo Apostolico situata al fianco del lago.
"Dove prima c'erano i locali occupati dalla Specola Vaticana, trasferita nel 2009 nell'ex monastero delle monache basiliane ai confini con la piazza di Albano - spiega il dirigente vaticano - sono state allestite, al primo piano, nuove sale per le udienze e, nel sottostante piano rialzato, sono stati ricavati alcuni locali per la Guardia Svizzera e un ulteriore punto di pronto soccorso, modernamente attrezzato, al servizio dei pellegrini che raggiungeranno il Palazzo in occasione di udienze e di altri eventi aperti al pubblico".
Lavori di restauro anche per la parrocchia di San Tommaso da Villanova. "Conclusi quelli relativi alla facciata, stanno ormai arrivando al termine anche quelli all'interno, l'obiettivo - conclude Petrillo - e' restituire al tempio il tratto berniniano originario".


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Papa/ Da domani anche in arabo sintesi testi udienze aSan Pietro

"Per vicinanza a cristiani in Medio Oriente e auspicio di pace"

Città del Vaticano, 9 ott. (TMNews)

La catechesi pronunciata dal Papa ogni mercoledì in piazza San Pietro, da domani, sarà sintetizzata anche in arabo. Lo ha annunciato il portavoce vaticano, Federico Lombardi.
Alla fine della catechesi in italiano, ogni mercoledì, uno 'speaker' ne riassume il contenuto in diverse lingue (francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco, croato, ecc), prima di rivolgere i saluti in lingua ai diversi gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro, o, in inverno, nell'aula Nervi.
"Da domani ci sarà anche uno 'speaker' per l'arabo, in continuità con il viaggio del Papa in Libano nel quale ha consegnato la esortazione apostolica 'Ecclesia in Medio Oriente' e per sottolineare il suo interesse per i cristiani del Medio Oriente e per la pace nella regione", ha spiegato il portavoce vaticano.

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LO STEMMA SCELTO DA MONS. GEORG E' OMAGGIO AL GRANDE PONTEFICE, DOTTORE DELLA CHIESA, PAPA BENEDETTO XVI   


     http://www.korazym.org/images/stories/santino%20georg.jpg


Sarà un futuro nel segno di Benedetto XVI, quello di Georg Gaenswein? Sì, a giudicare dalla scelta dello stemma episcopale del segretario particolare di Sua Santità, che domani sarà ordinato vescovo. Lo stemma è diviso in due parti: sulla sinistra, la riproduzione esatta dello stemma di Benedetto XVI – la conchiglia di Sant’Agostino, l’orso di San Corbiniano e il moro incoronato dello stemma dei vescovi di Frisinga, che per Ratzinger era espressione dell’universalità della Chiesa; sulla destra il drago in campo azzurro con la stella. Il campo azzurro con la stella di Betlemme è un chiaro riferimento mariano. Il drago è usato in araldica per rappresentare la fedeltà, la vigilanza e il valore militare. Ma in araldica ecclesiastica ricorda il drago contro cui combatté San Giorgio. Il drago sputa fuoco verso la “casa “ del Papa, ma viene trafitto da una lancia che proviene dalla stella di Betlemme. Il motto è “Testimonium perhibere veritati”, “Rendere testimonianza alla verità”. Tutto, insomma, lascia intendere che Gaenswein voglia dare al suo ministero episcopale l’impronta di Benedetto XVI. L’immagine che viene fuori dallo stemma e dal motto è quella di un collaboratore fedele, leale e vigile. Non solo: si pone come difensore di un Papa continuamente messo sotto attacco in questi ultimi anni.


E lo fa utilizzando un privilegio araldico di cui godono i Prefetti della Casa Pontificia, ovvero di far "inquartare" (cioè, dividere lo scudo dello stemma in quarti) nel suo scudo lo stemma del Papa regnante. Non lo aveva fatto il suo diretto predecessore James Michael Harvey - ora cardinale e arciprete della Basilica di San Paolo Fuori Le Mura - e non lo aveva fatto nemmeno Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II (che però era Prefetto aggiunto). Lo aveva fatto, invece, Dino Monduzzi, che aveva preceduto Harvey come Prefetto della Casa Pontificia: lo stemma di Giovanni Paolo II era inquartato nel suo stemma episcopale.

Con la sua scelta araldica, Gaenswein si rappresenta in contrasto netto con molto di quello che è stato scritto e detto di lui durante il periodo dello scandalo di Vatileaks. Scandalo da cui don Giorgio (come si fa chiamare a Roma) è uscito più forte di prima, con la promozione ad arcivescovo e la nomina a Prefetto della Casa Pontificia. Gaenswein è ormai il solo filtro per l’accesso diretto a Benedetto XVI. E questo nonostante i vari attacchi che si sono succeduti contro di lui, specialmente in ambiente tedesco. È ancora ulteriormente significativo che il primo nome segnalato da Gaenswein per l’abbraccio della pace dopo l’ordinazione sia quello di mons. Robert Zoelltisch, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. Spesso, nell’ambiente tedesco più “fedele” a Roma, Zoellitsch è stato dipinto come un vescovo in balia di correnti progressiste. Ma è considerato comunque – nell’ambiente tedesco vaticano che circonda il pontefice – un vescovo fedele, il cui vero problema è di aver fatto un salto di carriera più grande di lui. Il fatto che sia stato chiamato da Gaenswein per l’abbraccio della pace sta a testimoniare anche una premura, da parte del neo-arcivescovo, di tenere buoni rapporti con il clero tedesco. Un clero cui Gaenswein non è mai stato simpatico. Non è forse un caso che è soprattutto dalla Germania che sono venuti gli attacchi più forti verso la figura del segretario del Papa, addirittura “promosso” vescovo dai media tedeschi almeno una dozzina di volte in sempre diverse diocesi della Germania, con l’intento di promuoverne l’allontanamento dall’Appartamento Pontificio.

Tra i vescovi scelti per l’abbraccio della pace, c’è anche Gehrard Ludwig Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, vicinissimo al pensiero di Benedetto XVI, di cui sta curando l’opera omnia e di cui ha ereditato la casa in piazza della Città Leonina. Una presenza che segnala ancora di più la volontà di mantenere forte il legame con il Papa. E poi, Charles J. Brown, divenuto nunzio apostolico in Irlanda dopo una carriera non diplomatica in Congregazione per la Dottrina della Fede: una nomina che fu caldeggiata fortemente dallo stesso Gaenswein. Quale sarà il futuro di Gaenswein? La nomina episcopale apre per lui nuovi orizzonti. Il suo ruolo nella Fondazione Joseph Ratzinger si avvia a diventare fondamentale.
Per un vescovo che nasce come difensore del Papa, quale cosa migliore che difenderne attivamente il pensiero e fare in modo che gli studi di Joseph Ratzinger siano perpetuati e interpretati nel giusto modo? Allora, si può ipotizzare per Gaenswein un futuro da presidente della Fondazione, impegnato con Mueller a pubblicare e ri-editare l’opera omnia del Pontefice. Un lavoro che, per quanto riguarda la traduzione italiana, Mueller sta facendo in collaborazione stretta e fruttuosa con la Libreria Editrice Vaticana. D’altronde, lo stesso motto scelto da Gaenswein richiama quello di Benedetto XVI, Cooperatores Veritatis, cooperatori della verità. Il suo, “Rendere testimonianza alla verità”, vuole in qualche modo stare a significare una vicinanza e fedeltà al Pontefice “cooperatore” della verità.


Non solo: l’espressione fu utilizzata da Pio XII nella sua prima enciclica Summus Pontificatus, in cui scrisse: “Di nulla ci sentiamo più debitori al nostro ufficio e anche al nostro tempo come di ‘rendere testimonianza alla verità’”. Quello di Gaenswein non è però un motto particolarmente originale. Ed è curioso notare come prima di lui lo abbia utilizzato John Charles McQuaid, vescovo di Dublino morto nel 1973, che era stato accusato di abusi sessuali (accusi che poi sono stati completamente smentiti). E oggi lo stesso motto lo ha scelto Piotr Jarecki, ausiliare di Varsavia, recentemente arrestato per guida in stato di ebbrezza. I precedenti non sono di buon auspicio per il segretario del Papa. Ma c’è da starne certi: con la sua meticolosità, precisione, fedeltà e amore per il Pontefice, Georg Gaenswein andrà oltre i cattivi auspici.
http://www.korazym.org/images/stories/0000000stemmagg.jpg


     



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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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25/02/2013

Conoscere Ratzinger dalla sua grafia

La grafologa milanese Evi Crotti ha analizzato il profilo del Papa dimissionario attraverso alcuni manoscritti

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO


«Un pensiero raffinato, introspettivo ed etico, un fisico che non sempre ha risposto in modo adeguato. Una grande volontà di pace e di immersione spirituale...». Sono le conclusioni sulla personalità di Joseph Ratzinger a cui giunge Evi Crotti, grafologa milanese, autrice di molti saggi sull'argomento.
«Sono partita dall'esame di un manoscritto del 1952, quando il futuro Papa aveva 25 anni», racconta a Vatican Insider la studiosa.

(Anno 1952 – anni 25)


«Ratzinger era stato ordinato sacerdote l'anno precedente. La scrittura dimostrava una certa congestione, indice di una predisposizione a disturbi cardio-circolatori, dovuta in parte a fattori genetici, ma rafforzati anche da un’emotività che lo sollecitava nell’incessante bisogno di approfondimento su ogni cosa, per “arrivare all’osso” cercando di evitare ogni errore e porgendo al mondo una verità sempre più vicino al Vangelo». È questa una caratteristica, afferma la grafologa, che lo accompagnerà per tutta la vita e che «gli creerà una continua tensione interiore».

(Anno1996 – anni 69)

«Nel 1996, all’età di 69 anni, il cardinale Ratzinger presenta nella scrittura e nella firma qualcosa che tocca senza dubbio il fisico, dovuta ancora alla tensione emotiva, mentre il pensiero rimane vigile e penetrante fino all’esasperazione per evitare l’umano errore».

(Anno 2003 – anni 76)

Evi Crotti analizza quindi uno scritto del 2003: Ratzinger ha 76 anni, ha già chiesto a Giovanni Paolo II di potersi ritirare. «Si può notare come la scrittura diventi sempre più minuta nella sua dimensione e presenti un tratto ispessito e congestionato che la rende quasi illeggibile. Ciò è espressione di sofferenza a livello cardiocircolatorio che si ripercuote poi su tutto il fisico, rendendolo facilmente vulnerabile e affaticabile».
«La mente - continua la studiosa - rimane lucidissima, anche se ha bisogno di soste, di solitudine e di possibilità d’interiorizzazione, che lo portano a rifuggire, suo malgrado, da impegni troppo gravosi».

(Anno 2005 – anni 78)

«Eletto papa il 19 aprile 2005, Ratzinger dimostra nella sua firma un che di maggiormente sciolto e di meno bloccato che gli ha permesso di gestire con padronanza gli impegni gravossissimi che il pontificato ha richiesto».

«Spinto da un pensiero raffinato, introspettivo ed etico - conclude la studiosa - Ratzinger ha sempre sentito di poter dare molto su questo versante, mentre il fisico non sempre ha risposto in modo adeguato. Ecco che allora, con il venir meno delle forze sempre più evidente, è arrivata la scelta di appartarsi e di vivere nel silenzio, una scelta che Benedetto traduce una volontà di pace e d’immersione spirituale. Il silenzio gli permette di riflettere e di continuare a essere presente nel mondo, pur rifuggendo dal mondo. Si tratta in fondo di una risposta alla sua connaturata timidezza».

Evi Crotti osserva: «Ha fatto impressione quel momento in cui ha detto: “non il mio Io, ma Dio …”. In queste parole c’è tutto il programma della sua individualità e insieme anche dell’alterità con il mondo a lui affidato». Emerge qui la sua umiltà, il continuo richiamo alla conversione, al mettere al centro Dio e non noi stessi. Una chiave alla luce della quale è possibile leggere tutto il suo pontificato.

«La sua rinuncia - continua la grafologa - è stata un passo difficile che ha segnato un momento di spogliamento di sé per continuare il processo di interiorizzazione, avviato fin da giovane. Da sempre lo stato emotivo lo ha indotto ad assumere stili religiosi e morali rigorosi, come espressione di vita, per cui non è persona che può affrontare troppo a lungo lo stress legato a temi troppo scottanti. Non perché non abbia la forza interiore, anzi, ma perché ha speso tutte le energie psicofische di cui disponeva e adesso si sente fragile».

«Non è un segnale di resa - conclude Evi Crotti - ma di consapevolezza e di conoscenza di se stesso. Non fuga ma dono vero per la sua Chiesa, che vuole continuare a servire anche se in modo diverso».


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Padre Lombardi ha quindi affermato che è stato annullato l'Anello del Pescatore di Benedetto XVI. Il nuovo Anello del Pescatore, ha poi aggiunto, sarà identico a quello precedente, ma cambia il nome del Papa che è scritto intorno all’immagine del Pescatore, con la barca e con la rete. Quindi, ha ribadito, quello di Benedetto XVI è annullato e il nuovo sarà fatto con lo stesso modo, ma con il nome nuovo del Papa scritto attorno.

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Re:

Caterina63, 09/03/2013 15:10:




Padre Lombardi ha quindi affermato che è stato annullato l'Anello del Pescatore di Benedetto XVI. Il nuovo Anello del Pescatore, ha poi aggiunto, sarà identico a quello precedente, ma cambia il nome del Papa che è scritto intorno all’immagine del Pescatore, con la barca e con la rete. Quindi, ha ribadito, quello di Benedetto XVI è annullato e il nuovo sarà fatto con lo stesso modo, ma con il nome nuovo del Papa scritto attorno.

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