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Motu Proprio "Summorum Pontificum" ed Istruzione Universae Ecclesiae" - Commenti e notizie

Ultimo Aggiornamento: 05/11/2012 21.25
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11/09/2012 21.21
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11/09/2012

Tradizionalisti, torna a Roma la messa di Pio V

Dopo la liberalizzazione di papa Ratzinger del 2007, sabato 3 novembre circa 4000 fedeli aderenti al movimento"Summorun Pontificum" saranno nella basilica di San Pietro per una celebrazione di ringraziamento

ALESSANDRO SPECIALE
CITTÀ DEL VATICANO

Gli organizzatori si aspettano tra le “3000 e i 4000 persone”: già oggi, assicurano, sono molte e da tutto il mondo le adesioni al il primo pellegrinaggio internazionale del “popolo del Summorum Pontificum”, i cattolici legati alla messa di San Pio V – il rito in latino in vigore prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II – che vogliono così ringraziare papa Benedetto XVI per aver loro ridato piena "cittadinanza' nella Chiesa con il suo motu proprio Summorum Pontificum del 2007.

Presentando l'evento alla stampa, il cappellano del pellegrinaggio, il francese padre Claude Barthe, ha spiegato che l'incontro culminerà con una messa, naturalmente nella “forma straordinaria” del rito romano, celebrata nella basilica di San Pietro il prossimo sabato 3 novembre. La celebrazione è stata già autorizzata dall'arciprete della basilica, il cardinale Angelo Comastri, ma ancora non si sa chi la celebrerà né a quale altare. “Dipende dal numero delle persone”, ha spiegato padre Barthe.

Non sarà comunque il primo "ritorno" del rito antico dalla liberalizzazione effettuata da papa Ratzinger, perché negli ultimi anni almeno in un paio di occasioni si è celebrato con il messale di Pio V in San Pietro.

Il pellegrinaggio è promosso da Federazione Internazionale “Una Voce” ed ha registrato il sostegno di alcuni gruppi come il francese Notre-Dame-de-Chretienté, che ogni anno a Chartres organizza un incontro con circa 10mila partecipanti.

Per l'evento romano, che comincia il 31 ottobre per culminare con la messa in Vaticano, padre Barthe ha anticipato che adesioni sono già arrivate da una dozzina di Paesi, compresi Filippine, Brasile e Ungheria: “I Cavalieri di Colombo della Pennsylvania, con efficienza statunitense, hanno già effettuato tutte le prenotazioni”.

L'obiettivo del pellegrinaggio sarà prima di tutto rendere grazie a Benedetto XVI a cinque anni dalla promulgazione del Summorum Pontificum. Ma sarà anche l'occasione, ha spiegato il sacerdote, di manifestare “amore per la Chiesa” e “fedeltà alla Sede di Pietro”, perché “siamo ben consapevoli che le fatiche che oggi affronta il Santo Padre sono pesanti”.

Infine, il “popolo del Summorum Pontificum” vuole dare il suo contributo alla “nuova evangelizzazione”. Infatti, sottolineano gli organizzatori, la antica messa in latino è “sempre giovane” e, per questo, attira moltissimi giovani e moltissime vocazioni al sacerdozio. Padre Barthe fa l'esempio della Francia: su 710 seminaristi diocesani, ben 140 studiano in seminari dedicati alla messa tradizionale – di cui 50 in quello lefebvriano della Fraternità San Pio X – ovvero “circa il 16%”. Per contro, sottolinea il sacerdote, i 'nuovi movimenti' come la comunità Emmanuel o il Cammino Neo-catecumenale attirano sì molti giovani ma sono responsabili di solo 50 vocazioni.

E molti dei nuovi sacerdoti sono comunque attratti da entrambe le forme del rito romano, aggiunge il sacerdote: “In Francia – conclude –, non è esagerato sostenere che almeno un terzo dei candidati al sacerdozio diocesano possa essere considerato come Summorum Pontificum”.


Prenderò parte anch'io!!!!!!


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[Modificato da Paparatzifan 11/09/2012 21.21]
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IL QUINTO ANNIVERSARIO DEL "SUMMORUM PONTIFICUM"

Nonostante le avversità la Messa in latino avanza

di Paolo Facciotto

Il 14 settembre, festa della Esaltazione della Croce, sono passati cinque anni dall’entrata in vigore del “Summorum Pontificum” pubblicato il 7 luglio 2007.
Con questo motu proprio, cioè una decisione presa di propria iniziativa, senza passare attraverso la proposta degli uffici di curia, Papa Benedetto XVI stabilì che la liturgia nuova, riformata dopo il Concilio Vaticano II, e quella antica sono “due usi dell’unico Rito romano” dato che il messale di san Pio V aggiornato nel 1962 da Giovanni XXIII non era mai stato abrogato.
In breve, Papa Ratzinger ridava piena cittadinanza nella Chiesa alla messa in latino, come “forma extraordinaria” della stessa “lex orandi” (legge della preghiera) di tutti i cattolici che coincide con la loro universale “lex credendi” (legge della fede).
Che cosa è cambiato in questi cinque anni?
Cerchiamo di farcene un’idea, anzitutto con qualche numero. In Italia oggi sono circa 140 i luoghi, e i relativi gruppi stabili, dove si celebra la messa antica (fonte: www.unavox.it).
Prima, erano 13 i gruppi di fedeli che si facevano forti dell’indulto del 1984 del beato Giovanni Paolo II. L’aumento, dunque, è stato esponenziale. Sempre tenendo fuori dalla lista i numeri dei gruppi “lefebvriani” che a tuttoggi non sono in piena comunione con Roma, negli Stati Uniti si contano ben 498 chiese (fra parrocchie, cattedrali e santuari) in cui si celebra almeno una volta la settimana, o comunque abbastanza regolarmente, la messa in latino. Il monitoraggio di questo movimento spontaneo di ritorno alla Tradizione, è aggiornato al 16 giugno scorso, chi vuole può controllare ed informarsi sul sito: web2.airmail.net/carlsch/EFMass/churchessummary.htm.
Nella sola New York City, ad esempio, sono 20 le chiese in cui è data ai cattolici la possibilità di vivere la liturgia secondo la “forma extraordinaria”. Siamo in una metropoli, è vero, ma il numero fa un certo effetto. E sono moltissimi i giovani. Al terzo anno dall’entrata in vigore del motu proprio, in 27 paesi del mondo monitorati da “Paix Liturgique” si contavano 1.444 luoghi di celebrazione della messa tridentina, di cui 467 regolarmente ogni domenica in un orario adeguato per le famiglie (fra le 9 e le 12).
In occasione dell’Anno della Fede è stato promosso un pellegrinaggio internazionale a Roma dei gruppi, associazioni e movimenti “pro Summorum Pontificum”, che culminerà nella messa pontificale in San Pietro sabato 3 novembre. Il titolo - “Una cum Papa nostro” - è preso dalle parole della Sacra Liturgia, a significare un’azione di grazie e di fede nei confronti di Benedetto XVI.
Tutto questo è successo, e sta succedendo, senza grandi mezzi finanziari, senza tv, senza radio, senza giornali, senza niente. Con il semplice passaparola, favorito dalla rete.
Nella Chiesa c’è stato chi ha obbedito con prontezza ed efficacia al Papa. Il Card. Ruini mise subito a disposizione una parrocchia romana, e non dovette certo attendere l’istruzione applicativa “Universae Ecclesiae”. Ma sono state e sono tuttora presenti ostilità, resistenze e diffidenze da parte di esponenti della gerarchia.
Ad esempio un vescovo, cinque anni fa alla stampa confidò di sentirsi “in lutto” per il motu proprio. Chi è avverso alla “riforma benedettiana” della liturgia non per questo viene messo ai margini (quel medesimo vescovo era fra i relatori principali all’ultima settimana liturgica nazionale di fine agosto). Ci sono uffici diocesani in Italia che si peritano di vietare la celebrazione di una messa in latino richiesta, contravvenendo in questo al combinato disposto degli articoli 2 e 4 del motu proprio, e del n. 16 dell’istruzione. Ma possono stare tranquilli, non vengono deferiti a nessuno, ed è meglio così. Ci sono poi altri mezzucci per ostacolare la volontà del Papa (“il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal Beato Giovanni XXIII [...] deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico”, art. 1), come quello di fare sparire le edizioni tascabili dei messali dalle librerie diocesane, in modo che il popolo non se ne possa abbeverare. Innocue burle da preti.
Peggio fanno certi laici. Come i maestri di pensiero degli autonominatisi cattolici adulti. Dai giornali dei grandi gruppi bancari che determinano la mentalità dominante, e nei quali hanno ruoli importanti, umiliano i movimenti popolari che non stanno loro a genio. Per loro i tradizionalisti “biascicano preghiere” in una lingua sconosciuta, “belano gregoriano”. Fosse anche vero, ci sarebbe da esserne lieti anziché da offendersi: per un cattolico far parte del gregge del Signore Gesù non è certo un demerito.
E all’udienza di mercoledì 12 settembre, il Papa ha rassicurato che “tutte le nostre preghiere – con tutti i limiti, la fatica, la povertà, l’aridità, le imperfezioni che possono avere – vengono quasi purificate e raggiungono il cuore di Dio. Dobbiamo essere certi, cioè, che non esistono preghiere superflue, inutili; nessuna va perduta”. Nemmeno quelle in latino, la lingua dei padri, tuttora lingua ufficiale della Chiesa.
Viene in mente quanto disse don Luigi Giussani in un’intervista dell’aprile 1992, sulla persecuzione portata “a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione”.
Su queste parole ha meditato a lungo don Giacomo Tantardini, che ricordando i suoi anni di seminario a Venegono parlava dell’“insegnamento ricevuto, per cui proprio la Tradizione della fede cattolica poteva condividere con simpatia l’istanza moderna del soggetto, cioè della libertà”.
Forse è proprio questa possibilità di esperienza – che la semplicità della Tradizione sia vivibile oggi, per gli uomini d’oggi così come sono, essendo cristiani nel mondo ma non del mondo – l’interessante punto di sfida, nell’Anno della Fede.

© Copyright La Voce di Romagna, 23 settembre 2012


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mercoledì 31 ottobre 2012

Il cardinale Cañizares: «Celebro in rito antico per far comprendere che è normale usarlo»


Il cardinale Cañizares spiega perché ha accettato di presiedere in San Pietro la messa di sabato per i fedeli del pellegrinaggio «Una cum Papa nostro»


di Andrea Tornielli

«Ho accettato volentieri di celebrare la messa di sabato prossimo per i pellegrini venuti a ringraziare il Papa per il dono del motu proprio Summorum Pontificum: è un modo per far comprendere che è normale usare la forma straordinaria dell’unico rito romano…». Il cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, risponde così alla domanda di Vatican Insider sul significato della celebrazione che avrà luogo sabato prossimo, 3 novembre, alle ore 15, presso l’altare della Cattedra nella basilica di San Pietro. Proprio questa mattina, il portavoce del pellegrinaggio intitolato «Una cum Papa nostro» ha annunciato la presenza alla celebrazione anche dell’arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

Qual è il senso di questo pellegrinaggio?

«È quello di rendere grazie a Dio e di ringraziare il Papa per il motu proprio di cinque anni fa, che ha riconosciuto il valore della liturgia celebrata secondo il messale del beato Giovanni XXIII sottolineando la continuità della tradizione nel rito romano. Riconoscendo la liturgia precedente si comprende che nel riformare non si nega ciò che era in uso precedentemente».

Perché ha accettato di celebrare la messa per i pellegrini che seguono il rito preconciliare?

«Ho accettato perché è un modo per far comprendere che è normale l’uso del messale del 1962: esistono due forme dello stesso rito, ma è lo stesso rito e dunque è normale usarlo nella celebrazione. Ho già celebrato diverse volte con il messale del beato Giovanni XXIII e lo farò volentieri anche questa volta. La Congregazione della quale il Papa mi ha chiamato ad essere Prefetto non ha nulla in contrario all’uso della liturgia antica, anche se il compito proprio del nostro dicastero è di approfondire il significato del rinnovamento liturgico secondo le direttive della costituzione Sacrosanctum Concilium e dunque di metterci sulla scia del Concilio Vaticano II. A questo proposito bisogna dire che anche la forma straordinaria del rito romano deve essere illuminata da quella costituzione conciliare, che nei primi dieci paragrafi approfondisce il vero spirito della liturgia e dunque vale per tutti i riti».

Cinque anni dopo come giudica l’attuazione del motu proprio Summorum Pontificum?

«Non conosco nei dettagli ciò che avviene nel mondo, anche perché la competenza su questo è della Commissione Ecclesia Dei, ma credo che poco a poco si cominci a comprendere come la liturgia è fondamentale nella Chiesa e noi dobbiamo ravvivare il senso del mistero e del sacro nelle nostre celebrazioni. Inoltre mi sembra che a cinque anni di distanza si possa meglio comprendere come non si tratti soltanto di alcuni fedeli che vivono nella nostalgia del latino, ma che si tratti di approfondire il senso della liturgia. Tutti siamo Chiesa, tutti viviamo la stessa comunione. Il Papa Benedetto XVI lo ha spiegato molto bene e nel primo anniversario del motu proprio ha ricordato che “nessuno è di troppo nella Chiesa”».

da vaticaninsider.lastampa.it


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3/11/2012

Tradizionalisti, la sfilata del ringraziamento

Nella basilica di San Pietro la messa in latino officiata dal cardinale Canizares Llovera

Redazione
Roma


Per ringraziare Benedetto XVI che nel 2007 ha liberalizzato l’uso dell’antico messale sostituito nel 1969 da quello di Paolo VI che prevede l’uso delle lingue «volgari».

Una consistente processione di fedeli tradizionalisti è sfilata in via della Conciliazione, verso la Basilica di San Pietro, dove il cardinale Antonio Canizares Llovera celebra - in lingua latina e con il vecchio rito - a conclusione del pellegrinaggio «Una cum Papa nostro» indetto da numerosi organismi e associazioni tradizionaliste che seguono in molti paesi e diocesi quanto stabilito dal motu proprio «Summorum Pontificum» del 2007.

«Ho accettato volentieri di celebrare la messa per i pellegrini venuti a ringraziare il Papa per il dono del motu proprio», spiega il cardinale spagnolo che ha annunciato la presenza alla celebrazione anche dell’arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.


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MESSA IN LATINO: PER RINGRAZIARE PAPA SFILANO FINO A SAN PIETRO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 3 nov.

Per ringraziare Benedetto XVI che nel 2007 ha liberalizzato l'uso dell'antico messale sostituito nel 1969 da quello di Paolo VI che prevede l'uso delle lingue "volgari", una consistente processione di fedeli tradizionalisti e' sfilata in via della Conciliazione, verso la Basilica di San Pietro, dove il cardinale Antonio Canizares Llovera celebra - in lingua latina e con il vecchio rito - a conclusione del pellegrinaggio "Una cum Papa nostro" indetto da numerosi organismi e associazioni tradizionaliste che seguono in molti paesi e diocesi quanto stabilito dal motu proprio "Summorum Pontificum" del 2007.
"Ho accettato volentieri di celebrare la messa per i pellegrini venuti a ringraziare il Papa per il dono del motu proprio", spiega il cardinale spagnolo al sito specializzato Vaticaninsider che ha annunciato la presenza alla celebrazione anche dell'arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
Per il cardinale Canizares, applicare "Summorum Pontificum" rappresenta anche in questa circostanza - che riaccende clamorosamente i riflettori sull'antico messale di fatto abbandonato per quasi mezzo secolo e recuperato 5 anni fa da Benedetto XVI - "un modo per far comprendere che e' normale usare la forma straordinaria dell'unico rito romano".
"Il motu proprio di cinque anni fa - ricorda - ha riconosciuto il valore della liturgia celebrata secondo il messale del beato Giovanni XXIII (che ricalca quello di San Pio V, tolte le invocazioni per la conversione degli ebrei, ndr) sottolineando la continuita' della tradizione nel rito romano. Riconoscendo la liturgia precedente si comprende che nel riformare non si nega cio' che era in uso precedentemente".
"Ho accettato di presiedere il rito - tiene a chiarire Canizares nell'intervista - perche' e' un modo per far comprendere che e' normale l’uso del messale del 1962: esistono due forme dello stesso rito, ma e' lo stesso rito e dunque e' normale usarlo nella celebrazione".
"Ho gia' celebrato diverse volte - racconta l'ex primate di Spagna - con il messale del beato Giovanni XXIII e lo faro' volentieri anche questa volta".
Infatti, "la Congregazione della quale il Papa mi ha chiamato ad essere Prefetto non ha nulla in contrario all’uso della liturgia antica, anche se il compito proprio del nostro dicastero e' di approfondire il significato del rinnovamento liturgico secondo le direttive della costituzione 'Sacrosanctum Concilium' e dunque di metterci sulla scia del Concilio Vaticano II". "A questo proposito - precisa il porporato - bisogna dire che anche la forma straordinaria del rito romano deve essere illuminata da quella costituzione conciliare, che nei primi dieci paragrafi approfondisce il vero spirito della liturgia e dunque vale per tutti i riti".
A 5 anni dal motu proprio, si rallegra infine Canizares, "poco a poco si comincia a comprendere come la liturgia e' fondamentale nella Chiesa e noi dobbiamo ravvivare il senso del mistero e del sacro nelle nostre celebrazioni". Trascorso questo periodo iniziale, al capo dicastero sembra infine che "si possa meglio comprendere come non si tratti soltanto di alcuni fedeli che vivono nella nostalgia del latino, ma che si tratti di approfondire il senso della liturgia". "Tutti - conclude Canizares - siamo Chiesa, tutti viviamo la stessa comunione. Il Papa Benedetto XVI lo ha spiegato molto bene e nel primo anniversario del motu proprio ha ricordato che 'nessuno e' di troppo nella Chiesa'".
Al rito hanno partecipato in San Pietro circa mille fedeli, che hanno preso posto nei banchi davanti all'altare della Cattedra. Il cardinale Canizares - che indossava la pianeta e gli altri paramenti tradizionali, compresi i manipoli e i guanti - ha celebrato la messa secondo la forma straordinaria del rito latino, rivolto all'altare che e' posto proprio sotto la straordinaria vetrata con l'immagine della Colomba che rappresenta lo Spirito Santo, opera del Bernini. L'abside di fondo della Basilica, con il trono in bronzo dorato, al cui interno e' situata la cattedra di Pietro vera e propria, in legno, simbolo della "traditio clavum", la consegna delle chiavi", simboleggia il primato petrino. E il pellegrinaggio compiuto oggi dai tradizionalisti - concluso dalla solenne celebrazione - voleva essere precisamente un omaggio al Papa.

© Copyright (AGI)


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Messaggio del Santo Padre ai pellegrini di "Una cum Papa nostro"

"In occasione del pellegrinaggio internazionale organizzato a Roma per il 5° anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum, Sua Santità Papa Benedetto XVI indirizza il suo cordiale saluto a tutti i partecipanti, assicurando loro la sua fervente preghiera.
Attraverso questo Motu Proprio, il Santo Padre ha voluto rispondere all'attesa dei fedeli legati alle forme liturgiche precedenti.
Infatti, come ha scritto nella sua lettera ai vescovi per presentare il Motu Proprio, è cosa buona conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e dar loro il giusto spazio, riconoscendo tuttavia pienamente il valore e la santità della forma ordinaria del rito romano.
In questo Anno della Fede promulgato mentre la Chiesa celebra il 50° anniversario del Concilio Vaticano II, il Santo Padre invita tutti i fedeli a manifestare in modo particolare la loro unità nella fede; così essi saranno artefici efficaci della nuova evangelizzazione.
Affidando tutti i partecipanti al pellegrinaggio a Roma alla materna intercessione della Vergine Maria, il Santo Padre impartisce loro di cuore la Benedizione Apostolica.

Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità "


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PAPA: RISPONDERE A ATTESE FEDELI LEGATI A LITURGIA PRECEDENTE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 4 nov.

Ai pellegrini tradizionalisti (oltre un migliaio) che ieri si sono recati in processione a San Pietro, il Pontefice ha fatto pervenire "di cuore" la sua benedizione apostolica con un messaggio inviato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. In esso, Papa Ratzinger ha inviato il "suo cordiale saluto a tutti i partecipanti, as­sicurandoli della sua fervente preghie­ra".
Con il Motu proprio "Summorum Pontificum", ricorda il messaggio, Benedetto XVI "ha desiderato rispondere all'atte­sa dei fedeli legati alle forme liturgiche precedenti". Nel dare notizia del testo - non ancora pubblicato dalla Sala Stampa ne' dal sito della Santa Sede - il quotidiano della Cei, Avvenire, cita la Lettera ai vescovi di tutto il mondo scritta dal Papa nel 2007 per presentare il Motu proprio Summorum Pontificum", riportando il pensiero del Pontefice sul fatto che "e' bene conservare le ricchezze che sono cre­sciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e di donare loro il giusto posto", riconoscendo sempre "pienamente il va­lore e la santita' della forma ordinaria del rito romano", frutto della riforma litur­gica postconciliare.
Da parte sua, Avvenire sottolinea che il pellegrinaggio "ha a­vuto come motto l'affettuosa espressio­ne 'Una cum Papa nostro', ('Insieme al nostro Papa'), segno della grande devo­zione verso Benedetto XVI dei fedeli le­gati all'antica liturgia".
Alla cerimonia in San Pietro hanno as­sistito alcune migliaia di fedeli, con mol­ti i giovani, segno che la liturgia tradi­zionale non è solo un retaggio delle ge­nerazioni passate. Al rito di ieri ha partecipa­to anche l'arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", con mon­signor Guido Pozzo, il segretario della Commmissione che ieri il Papa ha pro­mosso arcivescovo Elemosiniere. Pre­senti anche monsignor Marco Agostini, cerimoniere pontificio, monsignor Ca­mille Perl, già vicepresidente di "Eccle­sia Dei" e monsignor Juan Miguel Ferrer Grenesche, sottosegretario della Con­gregazione per il culto divino. Cerimo­niere del rito e' stato padre Almir de An­drade, officiale di "Ecclesia Dei", che e' l'organismo vaticano deputato a segui­re i gruppi ecclesiali legati alla forma straordinaria del rito romano.
Il messaggio del Papa e' stato letto ieri in San Pietro dall'abbe' Claude Barthe, che su "Le forum Catholique", stamattina riporta uno scambio di battute con il cardinale Antonio Canizares, prefetto della Congregazione del Culto, cui era stato affidato il compito di celebrare il Pontificale dal quale - a detta dell'autorevole ecclesiastico francese - l'ex primate di Spagna "e' uscito 'el mar del contento' cioe' contentissimo, specialmente a causa dell'atmosfera di preghiera e in ragione della devozione degli assistenti (e di numerosi chieirchetti). Il porporato spagnolo avrebbe chiesto infatti all'abbe' Barthe: "C'erano membri della Fraternita' San Pio X?". "Ho risposto - ha raccontato l'abbe' - che avevo riconosciuto numerosi fedeli della Fraternita', cosa che gli ha fatto molto piacere.
Non ho individuato sacerdoti lefebvriani, ma i chierici erano troppo numerosi perche' io li conoscessi tutti. Abbiamo concluso che la prossima volta sara' sicuramente presente monsignor Fellay", che e' il superiore generale della Fraternita'. "Claro!", avrebbe concluso in privato Canizares che, ricorda Barthe, "conosce personalmente monsignor Fellay".

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