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Le vacanze

Ultimo Aggiornamento: 13/07/2012 17.01
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18/07/2009 19.40
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«Preghiera e vicinanza i segni del nostro affetto»

Il vescovo Anfossi: lo sentiamo uno di famiglia

DAL NOSTRO INVIATO AD A OSTA

NELLO SCAVO

«Gli vogliamo bene, non solo come Santo Pa dre. Per la nostra gen te Benedetto XVI è come se fosse un parente, un amico, insomma uno di famiglia, perciò desideriamo che possa riposare e ritemprarsi proprio adesso che ne ha bisogno. La Valle d’Aosta non gli farà mancare tran quillità, affetto e preghiere». Mon signor Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta, parla appena dopo aver in contrato il segretario del Pontefice, monsignor Georg Gänswein, e i me dici dell’ospedale regionale di Aosta.

Che cosa le hanno raccontato?

Mi hanno confermato che il Papa sta bene, che era di ottimo umore sia prima che dopo la breve perma nenza in ospedale e che ha affron­tato le cure con serenità. In poche settimane riprenderà la funziona lità della mano al cento per cento.
E la cosa curiosa è che sono stati i medici e gli infermieri a ringraziare il Papa, perché è stato un paziente collaborativo, disponibile, per nul la spaventato.

Per molte ore numerose persone si sono radunate all’ingresso del Pronto soccorso, mentre altri spon taneamente si sono recati in pre ghiera nella Cattedrale dell’Assun ta.

Questo è il nostro modo, semplice e sincero, di stargli vicino. È la ri prova che qui Benedetto XVI è a mato, ma allo stesso tempo rispet­tato. I valdostani non lo hanno mai disturbato, né lo faranno adesso. Anzi è la nostra gente a fare di tutto perché il Pontefice possa riposare. Il fatto che il Santo Padre sia torna to nello chalet, conferma che tra noi lui sta bene e desidera continuare a godere delle meraviglie di questa terra, in tutta tranquillità e serenità.

Da due anni il Papa mancava al l’appuntamento con Les Combes. Speravate nel suo ritorno?

Nel corso della visita pastorale di quest’anno, ovunque mi sono reca to, con chiunque mi sono trovato a parlare, alla fine c’era sempre qual cuno, un adulto o un bambino, che riproponeva la medesima doman da: «Ma il Papa tornerà a riposarsi da noi in Valle d’Aosta?». Questo spiega l’attaccamento al Pontefice e l’attesa dei valdostani. E su una co sa tutti siamo d’accordo: il riposo del Papa deve essere rispettato, fa vorito e difeso. Anche per questa ra gione Benedetto XVI qui si sente co me in famiglia.

La Valle d’Aosta come sta vivendo la permanenza del Papa?

La diocesi di Aosta e tutta la comu nità valdostana hanno accolto con gioia Benedetto XVI. Abbiamo cer cato di preparare tutto quello che dipendeva da noi affinché le sue va canze fossero serene fin dall’inizio e con serenità possano proseguire. Per tutti i valdostani la presenza del Papa è un grande onore; per i cre denti rappresenta un momento di grazia.

State preparando qualche appun tamento con il Pontefice?

Tutti noi lo aspettiamo venerdì prossimo per il Vespro nella nostra Cattedrale, che è stata appena re staurata. Inoltre, come sempre ac­cade durante il soggiorno, alla do menica la preghiera dei fedeli con tiene speciali invocazioni dedicate a lui. Poi venerdì gli sveleremo ap­punto il nostro Duomo, un tesoro di architettura e di fede che affon da le radici nel quarto secolo. Ci sa ranno i sacerdoti, i religiosi, i laici, i fedeli che da lungo tempo attendo no questo momento. E vedrete che per allora l’inconveniente alla ma no destra del Papa sarà già passato in secondo piano.

© Copyright Avvenire, 18 luglio 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA: ORTOPEDICO DOPO VISITA, TUTTO PROCEDE PER IL MEGLIO

(ANSA) - AOSTA, 18 LUG

Il decorso post operatorio di Papa Benedetto XVI "procede molto bene".
E' quanto riferisce all'ANSA, dopo la visita di controllo svoltasi a Les Combes, Laura Mus, l'ortopedico aostano specializzato in chirurgia della mano che ha operato ieri il polso di Papa Ratzinger, assieme al primario di ortopedia dell'Ospedale Parini di Aosta, Manuel Mancini.
Quella che si è svolta oggi, poco dopo mezzogiorno, nello chalet sopra Introd, è stata una "visita di controllo di routine", durata circa un'ora: "Abbiamo potuto constatare con piacere - ha riferito con orgoglio la dottoressa Mus - che il lavoro fatto ieri procede per il meglio".
Durante l'incontro, c'é stato anche il tempo per qualche battuta: "Il Papa - riferisce il medico - era di ottimo umore ed ha scherzato con noi".
Gli ortopedici Mancini e Mus, accompagnati dall'infermiere Celestino Perron, sono stati accolti da "un clima di grande ospitalità", tanto da ricevere da parte del Papa l'invito a pranzo: "Non potevamo fermarci - ha spiegato con grande rammarico Laura Mus - avevamo alcuni impegni lavorativi urgenti".

© Copyright (ANSA)

PAPA: ORTOPEDICI FANNO VISITA DI CONTROLLO A LES COMBES

(ANSA) - AOSTA, 18 LUG - Papa Benedetto XVI sarà sottoposto poco dopo mezzogiorno, nell'abitazione di Les Combes, ad una visita medica di controllo, dopo che ieri è stato operato per la riduzione di una frattura al polso.
Gli ortopedici che hanno eseguito l'intervento, il dottor Manuel Mancini, primario del reparto di ortopedia dell'Ospedale Parini di Aosta e la dottoressa Laura Mus, assieme al gessista Celestino Perron, si stanno recando in queste ore nella località in cui il Papa sta trascorrendo le vacanze estive.
Si tratterebbe - secondo quanto si è appreso da fonti ospedaliere - di una visita di controllo di routine al gesso in vetroresina con cui è stato immobilizzato il polso desto. Sempre secondo quanto si è appreso, il Papa ha trascorso bene la notte e non ha avuto dolore.

© Copyright (ANSA)


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Da lunedì 13 luglio, il Santo Padre Benedetto XVI si trova a Les Combes (Introd), in Valle d’Aosta, per trascorrere un periodo di riposo.

Oggi, a mezzogiorno, il Papa guida la recita dell’Angelus nella Piazza Ruggia antistante la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Solutore a Romano Canavese (Piemonte).

Nell’atto di introdurre la preghiera mariana, il Santo Padre pronuncia le parole che seguono:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Sono venuto con grande gioia nella vostra bella città, nella vostra bella chiesa, la città nativa del mio primo collaboratore, cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, con il quale avevo già collaborato anni nella Congregazione per la Dottrina della Fede.

Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena, e sono con voi con grande gioia!

Vorrei in questo momento dire grazie con tutto il mio cuore a tutti: sono stati tanti che hanno mostrato, in questo momento, la loro vicinanza, la loro simpatia, il loro affetto per me e hanno pregato per me, e così si è rafforzata la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo.

Innanzitutto, vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che mi ha trattato con tanta diligenza, con tanta competenza ed amicizia e – vedete – con successo – speriamo! – finale.

Vorrei dire grazie anche alle autorità di Stato, della Chiesa e a tutti i semplici che mi hanno scritto o mi hanno fatto vedere il loro affetto e la loro vicinanza.

Salutare vorrei poi soprattutto il vostro vescovo, Mons. Arrigo Miglio, e ringraziarlo per le gentili parole piene di amicizia, che mi ha anche insegnato un po’ la situazione storica e presente di questa vostra città. E vorrei ringraziare anche Sua Eccellenza Luigi Bettazzi per la sua presenza. Saluto il Sindaco, che mi ha dato un bellissimo dono, le Autorità civili e militari, saluto il Parroco e gli altri sacerdoti, i religiosi e le religiose, i responsabili delle associazioni e dei movimenti ecclesiali e l’intera cittadinanza, con un pensiero speciale per i bambini, i giovani, le famiglie, i malati, le persone bisognose. A tutti e ciascuno va il mio più vivo ringraziamento per l’accoglienza che mi avete riservato in questo breve soggiorno fra voi.

Questa mattina avete celebrato l’Eucaristia e il Cardinale Tarcisio Bertone vi ha già certamente illustrato la Parola di Dio, che la liturgia offre alla nostra meditazione in questa XVI domenica del Tempo Ordinario. Come il Signore invita i discepoli a ritirarsi in disparte per ascoltarlo nell’intimità, così anch’io vorrei intrattenermi con voi, ricordando che proprio l’ascolto e l’accoglienza del Vangelo hanno dato vita alla vostra comunità cittadina, il cui nome richiama i legami bimillenari del Canavese con Roma. La vostra terra fu ben presto bagnata, come ha detto Sua Eccellenza, dal sangue dei martiri, tra i quali san Solutore – devo confessare che finora non conoscevo il suo nome, ma sono sempre grato di conoscere nuovi Santi Intercessori! – e insieme a San Pietro, l’Apostolo, è titolare della vostra chiesa. Testimonianza eloquente di una lunga storia di fede è la vostra imponente chiesa parrocchiale, che domina una larga parte della terra canavesana, la cui gente è ben nota per il suo amore e il suo attaccamento al lavoro. Attualmente, però, so che anche qui, nella zona di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative. Su questo problema – come ha ricordato anche Sua Eccellenza – sono intervenuto più volte ed ho voluto affrontarlo più approfonditamente nella recente Enciclica Caritas in veritate. Spero che possa mobilitare le forze positive per rinnovare il mondo!

Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro. E voi lo sapete bene, perché i vostri nonni furono costretti ad emigrare per carenza di lavoro, ma poi lo sviluppo economico ha portato benessere e altri sono immigrati qui dall’Italia e dall’estero. I valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa Messa, sono stati lungo i secoli la vostra vera forza. Saranno questi stessi valori a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico.

In modo speciale mi rivolgo ai giovani, ai quali occorre pensare in prospettiva educativa. Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di cultura vi viene; quali esempi e modelli vengano proposti, e valutare se siano tali da incoraggiarvi a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica. La gioventù è piena di risorse, ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili e illusorie, per trovare la strada della Vita vera e piena.

Cari fratelli e sorelle! In questa vostra terra, ricca di tradizioni cristiane e di valori umani, sono fiorite numerose vocazioni maschili e femminili, in particolare per la Famiglia Salesiana; come quella del Cardinale Bertone, che è nato proprio in questa vostra parrocchia, è stato battezzato in questa chiesa, ed cresciuto in una famiglia dove ha assimilato una fede genuina. La vostra Diocesi deve molto ai figli e alle figlie di Don Bosco, per la loro presenza diffusa e feconda in tutta la zona fin dagli anni in cui era ancora in vita il Santo Fondatore. Sia questo un ulteriore incoraggiamento per la vostra comunità diocesana ad impegnarsi sempre più nel campo dell’educazione e dell’accompagnamento vocazionale. Invochiamo per questo la protezione di Maria, la Vergine Assunta Patrona della Diocesi, Aiuto dei cristiani, Madre amata e venerata in modo speciale nei numerosi santuari a Lei dedicati tra i monti del Gran Paradiso e la pianura del Po. La sua presenza materna indichi a tutti la via della speranza e ve li conduca come la stella che guidò i santi Magi. La Madonna della Stella vegli su voi tutti dal colle che domina Ivrea, il Monte Stella dedicato a Lei e ai Re Magi. Affidiamoci ora con fiducia filiale alla Madonna invocandola con la preghiera dell’Angelus.





Grande folla attorno al Papa per l'Angelus a Romano Canavese. Benedetto XVI ringrazia per la solidarietà ricevuta dopo l'infortunio


Una folla di diverse migliaia di persone ha accolto questa mattina Benedetto XVI a Romano Canavese, cittadina piemontese in provincia di Ivrea, dove il Papa ha presieduto il primo dei due Angelus domenicali che caratterizzano il suo periodo di riposo estivo in montagna. Dopo aver ringraziato i medici e tutti coloro che nei giorni passati lo hanno aiutato, con le cure e la solidarietà, a superare l’infortunio al polso occorsogli venerdì scorso, il Pontefice ha dedicato la riflessione dell’Angelus ai temi della sua ultima Enciclica, Caritas in veritate, invitando a lavorare per un futuro nel quale la società e l’economia siano permeate di “spirito evangelico”. La cronaca nel servizio di Alessandro De Carolis:

Incoraggiamenti e applausi, tanti, a scrosci in qualche momento, quando il braccio destro levato in alto in segno di saluto, e anche a mo' di scherzo, scopriva maggiormente la porzione di gesso che da due giorni gli protegge la frattura al polso. E’ accaduto così, poco prima delle 12, quando Benedetto XVI è giunto a Romano Canavese ed è entrato nella chiesa monumentale che dal 1843 domina Piazza Ruggia, oggi affollata come le vie circostanti da migliaia di persone. Quel sorriso con il quale il Papa si era congedato due giorni fa dall’ospedale di Aosta ha preceduto e accompagnato tutta la recita dell’Angelus, soprattutto le prime parole spontanee, dedicate a tutti coloro che, ha detto, lo hanno circondato di affetto e di cure in questi ultimi due giorni:


“Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena, e sono con voi con grande gioia! (applausi) Vorrei in questo momento dire grazie con tutto il mio cuore a tutti: sono stati tanti che hanno mostrato, in questo momento, la loro vicinanza, la loro simpatia, il loro affetto per me e hanno pregato per me, e così si è rafforzata la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo. Innanzitutto, vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che mi ha trattato con tanta diligenza, con tanta competenza ed amicizia (… ) E vorrei dire grazie anche alle autorità di Stato, della Chiesa e a tutti i semplici che mi hanno scritto o mi hanno fatto vedere il loro affetto e la loro vicinanza”.


Benedetto XVI è giunto in auto nella cittadina piemontese un quarto d’ora prima delle 12, dopo essere atterrato verso le 11.30 a Scarmagno, in elicottero, proveniente da Les Combes. Dopo una breve sosta in preghiera all’interno della chiesa dedicata ai all’Apostolo Pietro e a San Solutore martire, e un saluto festoso ai fedeli che erano radunati all’interno, il Pontefice ha subito sottolineato come la visita alla città fosse un “omaggio” al suo “più stretto collaboratore”, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che a Romano Canavese è nato il 2 dicembre del 1934 e dove questa mattina ha presieduto la Santa Messa. Quindi, in risposta al vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, che lo ringraziava in particolare per il dono della Caritas in veritate, il Papa è subito entrato in argomento affermando che anche una terra che conosce bene il valore del lavoro - perché ha vissuto epoche in cui la sua gente è stata costretta ad emigrare per trovarlo - non deve mai dimenticare che, specie in tempi critici come quelli attuali, la chiave della convivenza sta nella solidarietà e non in una economia di solo profitto:


“Attualmente, però, so che anche qui, nella zona di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative (…) Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro”.


Lungo i secoli, ha proseguito, la “vostra vera forza” sono stati “i valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa Messa”. Ora, ha soggiunto:


“Saranno questi stessi valori a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico”.


Auspicando che il contributo della Caritas in veritate “spossa mobilitare le forze positive per rinnovare il mondo”, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero particolare ai giovani, ma soprattutto agli adulti che ne hanno la responsabilità educativa:


“Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di cultura viene loro proposta; quali esempi e modelli vengano ad essi proposti, e valutare se siano tali da incoraggiarli a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica. La gioventù è piena di risorse, ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili e illusorie, per trovare la strada della Vita vera e piena”.


Nella parte conclusiva della sua riflessione, prima della recita dell’Angelus, Benedetto XVI è tornato, come in parte all’inizio, sulla ricchezza di tradizioni cristiane e di valori umani del Canavese, testimoniate - ha messo in risalto - “dalle numerose vocazioni maschili e femminili”, specie della Famiglia salesiana alla quale appartiene il cardinale Bertone. La vostra terra fu “ben presto bagnata dal sangue dei martiri, tra i quali San Solutore”, ha ricordato il Papa, che ha concluso esortando la comunità diocesana “ad impegnarsi sempre più nel campo dell’educazione e dell’accompagnamento vocazionale”, sotto l’ausilio della Madonna della Stella che veglia dal Monte omonimo che sovrasta Ivrea. Infine, dopo l’Angelus, come previsto Benedetto XVI si è recato a pranzo nella casa natale del cardinale Bertone, dove all’esterno i familiari del porporato, che lo hanno accolto, hanno fatto apporre una targa nella quale si ringrazia con gioia il Papa per la sua visita.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2009&videoclip=920&sett...
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La villetta di Les Combes è dotata di tutti i confort

Uno chalet a prova di gesso

ROMA

Ripide scale a chiocciola, pericolosi parquet in legno con qualche asse a rischio incrinatura, camera da letto troppo lontana dal resto della casa: nulla di tutto ciò - tipico di molte case di alta montagna - riguarda lo chalet papale di Les Combes, perfettamente adatto ad accogliere un signore di oltre ottant'anni che ha appena subito una frattura al polso.
La villetta di Les Combes fu infatti fatta costruire a tempo di record nel 2000 per Giovanni Paolo II, che a quel tempo aveva 80 anni tondi e più di qualche acciacco legato sia all'età avanzata che alle diverse operazioni subite.
Nella residenza valdostana tutto fu predisposto per facilitare la vita quotidiana del Pontefice e renderla la più tranquilla possibile.
Così, nonostante il polso destro ingessato, la permanenza di Benedetto XVI nello chalet che sorge sulla proprietà dei Salesiani non dovrebbe subire alcuna limitazione né incorrere in fastidiosi "tranelli" legati all'architettura domestica.
Rispetto alla precedente e decisamente meno comoda residenza – un tempo adibita a caserma della Forestale – che dall'89 al '97 ospitò papa Wojtyla, lo chalet in pietra a vista e legno con il tetto di ardesia fatto costruire nove anni fa è più grande e dotato di ogni confort, perfino di una sorta di montacarichi adibito al trasporto di una persona, che sale al primo piano, dove è situata la camera papale.
Sullo stesso piano c'è anche la camera per il segretario personale del Papa – che nel caso di Benedetto XVI è George Gaeswein – e un piccolo studio.
Al piano terra, la sala da pranzo, la cucina e le stanze destinate alle altre persone al servizio del Pontefice.
Infine, davanti allo chalet si trova un giardino dotato di un barbecue sotto un grande ombrellone, che sfocia direttamente nei boschi circostanti. Il Pontefice ha così la possibilità di godere del contatto immediato con la natura anche se e quando non se la sentirà - o non lo farà come misura precauzionale - di affrontare lunghe escursioni con il polso destro ingessato.

© Copyright Gazzetta del sud, 18 luglio 2009


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“Dottore, può venire?
C’è il Papa in attesa”


STEFANO SERGI

AOSTA

Alle 16,20 Pierluigi Berti, direttore sanitario dell’«Umberto Parini», può tirare un sospiro di sollievo, il Papa ha appena lasciato l’ospedale di Aosta per tornare a Les Combes con un polso ingessato. «Tutto bene sia sul fronte sanitario sia su quello di gestione dell’emergenza rispetto alla normale attività della nostra struttura».
Per la sanità valdostana è stato il giorno più lungo, con i riflettori del mondo puntati addosso fin dalle 10 quando i primi lanci di agenzia comunicavano ai quattro angoli del pianeta che Benedetto XVI era rimasto vittima di un incidente ed era entrato nell’ospedale di Aosta.
Il Papa durante le visite ha detto di voler esser trattato come chiunque altro e ha atteso il suo turno per entrare in sala operatoria, ma non si poteva di certo considerare un paziente qualunque, se non altro per il mastodontico apparato di sicurezza che comporta ogni suo spostamento.
Massimo Pesenti, primario del Pronto soccorso, è stato quello che ha dovuto far partire l’intera macchina dell’emergenza quando, poco dopo le 8, è arrivata la telefonata da Les Combes: «Il Papa deve essere sottoposto ad accertamenti in ospedale, preparatevi». Racconta il medico: «Può sembrare strano, ma non è stato fatto nulla di straordinario, tutto il personale era già in servizio regolarmente. Certo, trovarsi di fronte il Papa non è propriamente una cosa normale». Con l’abito bianco e le scarpe rosse, e un ombrello bianco per ripararsi dalla pioggia, Benedetto XVI è stato fatto entrare dall’ingresso a fianco del reparto di Rianimazione, poi ha cominciato l’iter normale di ogni paziente anziano con una sospetta frattura al polso.
Unica differenza, il fatto di dover garantire le misure di sicurezza. «Per questo lo abbiamo fatto entrare in Rianimazione, il reparto più protetto e più facilmente gestibile - dice Pesenti -. Siamo stati noi per primi in Pronto soccorso ad accoglierlo, per gli accertamenti e le visite.
Poi è andato direttamente in Radiologia, per le lastre». Il Papa è stato sottoposto agli esami di rito pre-anestesia, poi ha dovuto aspettare un paio d’ore, a causa della colazione che sconsigliava un immediato intervento chirurgico. E nel trasferirsi da una sala all’altra, ha sempre salutato pazienti e personale sanitario. «A creare a volte malumori in questo ospedale per il loro atteggiamento sono semmai i signorotti locali, non certo il Papa» sibila un dirigente dell’Umberto Parini.
Manuel Mancini, primario dell’Ortopedia, era in sala operatoria quando l’hanno chiamato: «Dottore, può venire quando ha finito? Nell’altra sala c’è il Papa che ha bisogno di un intervento». Alle 15,30 Benedetto XVI è stato giudicato idoneo a tornare a Les Combes. «Ha ringraziato tutto il personale che l’ha assistito e ha salutato molto cordialmente» aggiunge Berti. Che conclude così: «Oggi è stata la gestione di un caso ordinario su una persona straordinaria».

© Copyright La Stampa (Aosta), 18 luglio 2009


Papa Ratzi Superstar

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Gian Maria Vian

“Quella notte che Wojtyla si ruppe il femore”

DALL’INVIATO A LES COMBES (Aosta)

Gian Maria Vian (direttore dell’Osservatore romano e storico del cristianesimo), anche a Wojtyla accadde due volte di cadere.
Neanche i Papi riescono a sfuggire alle insidie della quotidianità?

«Sono uomini come gli altri, non possono essere sorvegliati 24 ore su 24. Nel ‘94 anche Giovanni Paolo II scivolò, come ora è successo a Ratzinger, nella stanza da bagno, procurandosi quella frattura del femore destro che tante sofferenze gli ha causato anche dopo l’operazione. E’ assurdo ipotizzare che si potesse evitare l’infortunio capitato nello chalet di Les Combes. Soprattutto nelle ore notturne i Papi vivono la solitudine normale di qualsiasi essere umano. Sulle loro notti c’è una ricca aneddotica, soprattutto nei periodi di malattia. Per esempio, quand’era molto avanti con gli anni, Leone XIII soffriva cronicamente di insonnia perciò faceva dormire in anticamera i monsignori Alessandro Volpini, Rinaldo Angeli, cioè i “segretari perugini”, così chiamati perché se li era portati in Vaticano da Perugia dov’era stato vescovo. E Leone XIII in piena notte cominciava a dettare versi in latino, la sua passione».

Perché Benedetto XVI non ha avvisato nessuno dopo la caduta notturna?

«E’ il suo carattere. Non mi sorprende che non abbia avvertito dell’infortunio e sia tornato a letto dopo la botta. Ciò è sintomatico dell’atteggiamento di una persona di estrema gentilezza. Ratzinger vuole sempre disturbare il meno possibile. Ne sono testimone diretto nei soggiorni all’estero in nunziatura: ci tiene a incomodare il meno possibile.
All’ospedale di Aosta ha aspettato il suo turno in accettazione e in sala operatoria. E’ lo stesso stile semplice che aveva da cardinale. Ogni mattina da casa sua in piazza della Città Leonina arrivava a piedi al palazzo del Sant’Uffizio, con il basco in testa e sotto braccio una vecchia cartella di cuoio nero. Rispondeva al saluto di tutti e si fermava a scambiare quattro parole, magari di musica sacra, con chi lo incontrava per strada».

E’ attento alla sua «privacy»?

«Si veste da solo, non si fa aiutare dal cameriere nelle cose personali. Del resto cammina a passo svelto ed è autonomo in tutto. Persino nei 35 gradi dell’Angola si metteva il cappello rosso di paglia e faceva la sua immancabile passeggiata. Credo che raccomandi a chi gli sta accanto di lasciarlo fare una vita il più possibile normale».

© Copyright La Stampa, 18 luglio 2009


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PAPA: SI E' RIMESSO L'ANELLO PISCATORIO ALLA MANO DESTRA

(ANSA) - ROMANO CANAVESE (TORINO), 19 LUG

E' tornato ad ornare l'anulare della mano destra di Benedetto XVI l'anello piscatorio che aveva spostato sulla sinistra dopo l'intervento alla mano di venerdì scorso.
Il papa è apparso così ai fedeli riuniti sulla piazza di Romano Canavese (Torino). Le persone che lo hanno avvicinato hanno comunque baciato, salutandolo, la mano sinistra del pontefice. Una signora, che gli ha baciato la mano destra, è stata rimproverata.

© Copyright (ANSA).

Beh...voleva l'applauso delle guardie?
R.

PAPA: BENEDICE CON LA DESTRA NONOSTANTE GESSO

(ANSA) - ROMANO CANAVESE (TORINO), 19 LUG - Papa Benedetto XVI ha benedetto i fedeli con la mano destra, nonostante il gesso, alla fine della preghiera dell'Angelus a Romano Canavese (Torino).

© Copyright (ANSA).


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Papa/ Ora pranzo a casa Bertone, poi il rientro a Les Combes

Percorso a bordo di una jeep scoperta

Al termine della preghiera dell'Angelus, a Romano Canavese, il Papa ha raggiunto la casa natale del cardinale Tarcisio Bertone, suo segretario di Stato, a bordo di una jeep scoperta colore militare, tra due ali di folla. La jeep - targata Sc 00981 - con due bandierine del Vaticano e una poltroncina bianca, ha raggiunto piazza Sarti. Il Papa è ora a pranzo a casa del cardinale Bertone.

Apcom


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PAPA: UN'ORA DI RELAX A PRANZO CON FAMIGLIA BERTONE

(ANSA) - ROMANO CANAVESE (TORINO), 19 LUG

Venti persone a tavola, il papa, i suoi più stretti collaboratori e gli adulti della famiglia del segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone.
In un pranzo accompagnato da vini locali, tra risotti e medaglioni di filetto di vitello, Benedetto XVI ha trascorso un'ora di piacevole relax dopo l'Angelus, scherzando con gli altri commensali, ma anche commentando i problemi della diocesi, tra cui il futuro lavorativo dei giovani e la crisi occupazionale generale dopo la chiusura della Olivetti.
"Il pranzo si è svolto in un clima molto simpatico e distensivo", ha riferito Valeriano Bertone, fratello del porporato e padrone di casa. Oltre ai membri della famiglia (era presente anche la sorella Mariuccia), vi erano anche il segretario particolare del Papa, don Georg Gaenswein e il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
"Non vi era alcuna atmosfera di soggezione, perché il Santo Padre è molto alla mano e ci ha messi tutti a nostro agio", ha proseguito il signor Valeriano. Ricco il menù: antipasto di salumi, risotto, maccheroncini, medaglioni di filetto di vitella con sfoglia, patate e sorbetto finale. In tavola c'erano i vini locali tra cui un "Erbaluce", prodotto proprio dal fratello del cardinal Bertone. Il Papa ha però bevuto la sua solita aranciata e non ha assaggiato nessun alcolico. Si è parlato brevemente anche dell'incidente domestico, in cui Benedetto XVI si è rotto il braccio destro.
Il Pontefice "spera di riprendere presto almeno a suonare", ha detto Valeriano.
Dopo il pranzo, che si è svolto nel soggiorno al primo piano, vi è stata la foto di gruppo nel cortile della casa di famiglia. Qui, attorno a Papa Ratzinger, si sono raccolte 50 persone tra grandi e piccini; tanti anche i nipoti e i pronipoti del segretario di Stato Vaticano.
Il Papa ha donato rosari a tutti. Alle 14,15 è ripartito alla volta di Les Combes, in Val d'Aosta, dove sta trascorrendo un periodo di vacanze estive. Sul muro di casa Bertone è stata inchiodata una targa a ricordo di questa memorabile visita. "I membri della famiglia Bertone e i loro congiunti ricordano con immensa gioia e profonda gratitudine il Santo Padre Benedetto XVI venuto a visitarli nella casa paterna", vi si legge.

© Copyright (ANSA)


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Papa/ Bernabè dona computer Olivetti a Benedetto XVI

Nel pc le foto delle visite pastorali di grandi Papi nel Canavese

Un computer 'netbook' Olivetti di ultima generazione per poter, forse, continuare a scrivere la seconda parte del libro su Gesù di Nazareth in seguito all'incidente di venerdì scorso che gli impedisce di scrivere con la mano destra.
A donarlo a Papa Benedetto XVI, a Romano Canavese, l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, accompagnato dal presidente di Olivetti, Francesco Forlenza.
Nel computer portatile è stato installato uno slideshow con le fotografie dei grandi Papi della storia, da Pio XII a Giovanni Paolo II, che sono stati in visita pastorale nel Canavese, luogo storico del marchio Olivetti.

Apcom


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PAPA: BENEDICE CON DESTRA INGESSATA, ANELLO A SUO POSTO/ANSA

CARD. BERTONE SCHERZA, CON SINISTRA PROBLEMI LITURGICI

(dell'inviata Elisa Pinna)

(ANSA) - ROMANO CANAVESE, 19 LUG

Benedice con il braccio destro, quello ingessato, papa Ratzinger, nella sua prima uscita pubblica dopo la frattura del polso. E' in grande forma, alza l'arto infortunato con disinvoltura, muove le dita della mano, quasi suonasse il pianoforte e all'anulare ha rimesso l'anello "del pescatore", simbolo dei pontefici, spostandolo dalla provvisorietà della mano sinistra.
La folla di Romano Canavese, il paesino della campagna piemontese dove è nato il segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone, lo applaude con entusiasmo.
"Come vedete sono un po' limitato nell'agilità, ma la mia gioia del cuore è piena", dice lui, prima della preghiera dell'Angelus. Benedetto XVI ha ringraziato tutti coloro che hanno pregato per lui dopo la caduta notturna nel suo chalet delle vacanze estive a Les Combes e si è rivolto soprattutto ai medici che lo hanno trattato "con diligenza e amicizia".
"Speriamo con successo, anche", ha aggiunto strappando risate e applausi ai fedeli che stipavano piazza della Ruggia.
Accanto a lui il card. Bertone è felice. Il papa, nonostante il gesso, non ha cancellato il suo impegno domenicale e dopo il bagno di folla in piazza davanti alla chiesa parrocchiale, si è fermato a pranzo nella casa della grande famiglia del porporato.
Il segretario di Stato vaticano ha scherzato con i giornalisti sul polso immobile del papa e sulla sua abilità ad usare comunque il braccio destro.
"Non ha dovuto benedire con la sinistra; così non ci sono stati problemi liturgici teologici", ha osservato ridendo. Il canone 169 del cerimoniale-episcopale prevede che per le benedizioni si adoperi la mano destra, appartenente alla 'parte nobile' del corpo. Diverse le eccezioni: già nell'Antico Testamento, Giobbe benedì i figli di Giuseppe con la sinistra e, in tempi più recenti, Giovanni Paolo II, quando si lussò la spalla destra nel 1993, usò per alcune settimane la mano sinistra.
Papa Ratzinger - come ha rimarcato lo stesso card. Bertone - é apparso oggi "in ottima forma, spigliato, gioioso", sia in pubblico che in privato.
All'Angelus ha affrontato anche temi seri, come la disoccupazione, esortando i poveri a non scoraggiarsi. Qui a Romano Canavese la crisi morde come altrove, lo stabilimento della Olivetti è in disarmo da metà degli anni novanta.
Se ne é parlato anche durante il pranzo a casa Bertone : "c'é un buon progetto di rilancio per l'Olivetti", ha riferito il porporato, ricordando la "mitica Lettera 22", la macchina da scrivere con cui anche Pio XII batteva i suoi documenti.
Altri temi di conversazione a tavola sono stati la situazione delle vocazioni sacerdotali, il futuro dei giovani, la difesa delle famiglie e, naturalmente, il polso ingessato di Benedetto XVI.
"Deve abituarsi a vivere con la sinistra, è un esercizio nuovo che sta facendo", ha raccontato il card. Bertone.
A tavola, al primo piano di casa Bertone, una ventina di adulti: oltre al fratello e alla sorella del cardinale, Valeriano e Mariuccia, alcuni altri parenti e il papa con il suo staff più ristretto. Menù ricco: antipasti di salumi, risotto, maccheroncini, filetto di vitello in sfoglia, patate,e sorbetto finale. Il tutto innaffiato con vini locali, tra cui un 'Erbaluce' prodotto dal fratello del porporato. Il papa ha mangiato usando la sinistra e bevendo la sua solita aranciata.
Poi, alle 14:15 i saluti e la foto, nel cortile di casa, con la famiglia al completo: una tribù di una cinquantina di persone, nipoti e pronipoti compresi. Tra i tanti doni che il papa ha riportato con sé a Les Combes, tra le motagne della Val D'Aosta, anche un computer portatile. Qualcuno ha suggerito di installarvi un programma con i comandi vocali per favorire il lavoro di Benedetto XVI alla scrittura della seconda parte del suo 'Gesu' di Nazareth' . "Chissà, vedremo di capire i misteri di queste nuove tecnologia", ha risposto il card. Bertone, mentre il papa si imbarcava di nuovo sull'elicottero che lo aveva condotto a Romano Canavese poco prima di mezzogiorno.

(ANSA).


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L'incoraggiamento del Papa ai disoccupati: il commento del presidente delle Acli


Vasta eco hanno avuto le parole del Papa ieri all'Angelus a Romano Canavese. In particolare ha suscitato commenti l'incoraggiamento di Benedetto XVI a quanti a causa della crisi si ritrovano senza lavoro. Ma qual è la situazione della disoccupazione in Italia? Sergio Centofanti lo ha chiesto ad Andrea Olivero, presidente delle Acli:

R. – La situazione è difficile, complessa perché in alcune parti del Paese, in particolare quelle più sviluppate e che quindi tradizionalmente non avevano un problema così rilevante di disoccupazione, si stanno perdendo decine di migliaia di posti di lavoro e non c’è una prospettiva immediata alla possibilità di andare a recuperare, perché c’è ancora una situazione di stagnazione perdurante. Questo porta appunto moltissime persone – noi ne incontriamo ogni giorno – a perdere il lavoro ma soprattutto a non aver fiducia nella prospettiva di ritrovarne un altro. Ed è per questo che le parole del Pontefice sono state quanto mai opportune.

D. – Il Papa ha auspicato che l’enciclica “Caritas in veritate” possa mobilitare le forze positive per contribuire a rivedere modelli di sviluppo...

R. – Sì, in particolare è molto importante questo riferimento che lui ha fatto su una civilizzazione dell’economia, su un’economia che deve convertirsi e che deve riscoprire effettivamente il suo servizio all’uomo, ed è molto opportuno che il Papa richiami tutti gli uomini di buona volontà a leggere, a guardare questa sua riflessione perché è una riflessione che fa osare, che in qualche modo ci sprona a non trovare soluzioni di comodo ma, invece, a guardare effettivamente a ciò che è il bene comune.

D. – Ha ricordato anche i valori fondamentali su cui basare questo sviluppo: famiglia, rispetto della vita, giustizia, solidarietà, capacità di sacrificio …

R. – E’ importante questo raccordo profondo che lui ha fatto sulla questione antropologica come grande questione sociale. Credo che le cose che sono state dette in questi anni – molto opportunamente – sui temi della vita, non siano in nessun modo e non possano essere slegate rispetto ai temi del lavoro, rispetto ai temi dell’immigrazione, anche rispetto alle grandi scelte tradizionalmente sociali. Oggi si deve scommettere su tutto insieme!

D. – Infine, si è domandato quale cultura venga proposta oggi ai giovani, esortandoli a vincere la tentazione di vie facili e illusorie …

R. – Sì. Anche qui, è indubbio che stiamo attraversando una fase critica, perché i modelli culturali che abbiamo prospettato ai giovani sono entrati in crisi. Non è tanto la generazione dei giovani, come talvolta si dice, che sta attraversando la crisi: la crisi la attraversiamo tutti! Anzi, forse sono più i genitori, sono più le figure degli adulti che sono entrate profondamente in crisi e che non riescono quindi poi a dare di se stesse un’immagine e una prospettiva per i più giovani, una prospettiva allettante che, insomma, dia motivazione per una scelta di vita. Credo che bene faccia il Pontefice a richiamarci a questo dovere, ad identificare gli scopi di una vita. Non è un caso che poi nell’enciclica si parli con molta forza del tema della gratuità, del dono! Se noi non abbiamo il coraggio ad andare a chiedere ai giovani di rischiare nella propria vita mettendosi anche al servizio degli altri, andando a vedere la propria vita non con egoismo ma con dedizione ad un progetto più grande, difficilmente instilleremo in loro anche il desiderio di crescere o il desiderio di mettersi in gioco, il desiderio – in fondo – di avere una vita piena, di avere una vita che valga la pena di essere vissuta!


Radio Vaticana
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Padre Lombardi: la soluzione migliore per il Papa l'intervento deciso dai medici ad Aosta


Il Papa ha iniziato la seconda settimana del suo soggiorno a Les Combes in Valle d’Aosta. Ma come sta proseguendo questo periodo di riposo? Ascoltiamo il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Prosegue molto bene. Oggi è una giornata tranquilla, il tempo è veramente splendido e tra l’altro il Papa, rientrando in elicottero ieri da Romano Canavese, ha potuto avere una vista sulle Alpi della Val d’Aosta assolutamente straordinaria. Naturalmente questa è una giornata di riposo dopo una giornata impegnativa come quella di ieri, che è andata veramente molto bene e di cui anche il Papa è stato veramente molto soddisfatto.


D. – Quali sono le previsioni per i prossimi giorni?


R. – Sono quelle di un soggiorno molto tranquillo, senza particolari impegni o movimenti all’esterno. E’ prevista questa celebrazione dei Vespri nella cattedrale di Aosta venerdì pomeriggio alle 17.30, insieme ai sacerdoti della diocesi ed anche ai rappresentanti delle diverse parrocchie; sono previste circa 400 persone e sarà un momento di preghiera molto bello. Poi, domenica, c’è l’appuntamento per l’Angelus proprio qui, vicino al luogo della residenza del Papa.


D. – Abbiamo visto sulla stampa alcune interviste a medici che hanno espresso perplessità riguardo all’intervento subìto dal Papa…


R. – Direi che il tipo d’intervento attuato e le sue modalità sono state decise dopo una riflessione attenta di persone competenti, tenuto conto – com’è naturale e giusto – della conoscenza diretta del paziente e delle circostanze concrete. Bisogna osservare che le diverse opinioni, manifestate dai medici, sono di carattere un po’ teorico, nel senso che non possono tener conto degli elementi determinanti della conoscenza diretta del paziente, della sua situazione e delle circostanze in cui si trova, che sono elementi decisivi in caso d’intervento come quello che si è realizzato. Credo che si può avere pienamente fiducia che, nella situazione concreta, è la soluzione più ragionevole e la migliore che si poteva prendere e non vi è nessun motivo di coltivare preoccupazioni.


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L’incontro. Quella carezza alla mamma senza più bimbo

di Redazione

C'era anche una giovane mamma, che ha perso il figlio in seguito a una caduta dal balcone, tra le persone che il Papa ha salutato a Romano Canavese. La signora, di Ivrea, è stata fatta avvicinare a Benedetto XVI dal vescovo monsignor Arrigo Miglio. La donna, in lacrime, stringendo la mano del Papa gli ha raccontato la tragedia vissuta, e Benedetto XVI le ha carezzato la testa.

© Copyright Il Giornale, 20 luglio 2009


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L’appuntamento

Domani benedirà il passaggio del Tour de France

di Redazione

La 16ma tappa del Tour de France passerà domani a soli tre chilometri dallo chalet in Valle d’Aosta dove Benedetto XVI è in vacanza. La tappa partirà da Martigny (Svizzera) per concludersi a Bourg Saint Maurice (Francia). Ratzinger dovrebbe rivolgere un messaggio ai ciclisti. Eccezionalmente un elicottero che segue la corsa potrà sorvolare e filmare la zona della residenza del Papa, attività di solita proibita.

© Copyright Il Giornale, 20 luglio 2009


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E' giallo sull’efficacia dell'intervento al Papa

Dubbi per una rapida ripresa del polso. «Con una semplice operazione sarebbe bastato un tutore»

GIACOMO GALEAZZI

Benedetto XVI, prima dell’Angelus, ha ricordato i medici che venerdì lo hanno operato «speriamo con successo finale». Ma è giallo sull’efficacia e l’adeguatezza dell’intervento.
All’ospedale di Aosta sono stati applicati al polso destro fratturato del Pontefice alcuni fili metallici per rimettere a posto i frammenti e adesso sarà necessaria un’immobilizzazione di almeno un mese, cioè un’ingessatura che ne limiterà la mobilità per circa 30-40 giorni. «E’ stata scelta una tecnica superata che veniva impiegata fino a quindici anni fa, ma che ormai è stata pressoché totalmente abbandonata», spiega il professor Orfeo Soldati, primario del reparto di chirurgia della mano dell’Ospedale Pellegrini di Napoli, centro d’eccellenza a livello europeo.
Ciò che andava fatto, invece, era «un’operazione chirurgica per ricomporre la frattura scomposta», fissando internamente i frammenti di ossa. «In questo modo, attraverso un semplice tutore, in una settimana il Pontefice avrebbe ripreso l’uso della mano, la riabilitazione sarebbe stata più rapida e presto sarebbe tornato tutto come prima - precisa Soldati -. Anziché mettere fili che poi dovranno essere asportati successivamente al consolidamento della frattura, sarebbe stato molto meglio utilizzare un perno. Ossia una specie di impalcatura che, percorrendo tutta la lunghezza dell’osso, avrebbe tenuto uniti internamente i due frammenti».
Questa tecnica «corrisponde a un protocollo mondiale» e «costituisce la soluzione adottata universalmente». Tenendo saldamente uniti i due frammenti ossei (cosa che i fili applicati al Papa invece «non consentono di ottenere allo stesso livello») non si creano movimenti né spostamenti, quindi il paziente «può muovere il polso molto precocemente, ben prima che le ossa siano naturalmente consolidate». Insomma, assicura Soldati, «una soluzione molto più moderna ed efficace». E aggiunge: «Anche noi utilizzavamo i fili ma fino a una quindicina di anni fa. Da parecchio tempo è prassi mondiale intervenire chirurgicamente in anestesia locale applicando un perno perché una frattura non sottoposta a questo tipo di intervento non garantisce la stessa riuscita e necessita di una riabilitazione più lunga».
Tre giorni fa, dopo la brutta caduta notturna nello chalet di Les Combes, papa Ratzinger è stato sottoposto a una «riduzione e sintesi» della frattura. In pratica sono stati fatti due fori, con una sorta di trapano chirurgico, e sono stati infilati a «cielo coperto» (cioè senza aprire con il bisturi) due fili metallici per mettere in trazione la frattura. Dopodiché il polso è stato fasciato con una ingessatura in vetroresina leggera. «Intervento di 25 minuti con anestesia locale perfettamente riuscito - assicura l’ospedale Parini -. Il Papa potrà recuperare con un’adeguata riabilitazione il pieno possesso della mano destra e tornare a scrivere e a suonare, senza problemi». Nella notte tra giovedì e venerdì Benedetto XVI si è fratturato il polso in modo «accidentale», ma, pensando non fosse nulla di grave, è tornato a letto e solo in mattinata, dopo aver celebrato la messa e fatto colazione, è stato accompagnato nel nosocomio del capoluogo aostano. Gli sono stati fatti una radiografia, che ha accertato una frattura multipla del polso destro, e un «check-up completo», che ha escluso un malore quale causa della caduta. Classificato come «paziente numero 917», Benedetto XVI ha voluto essere trattato come qualsiasi altra persona, ed ha atteso il suo turno per la sala operatoria, dove nel frattempo è stato eseguito un più urgente intervento di peritonite. Poi è toccato a lui.

© Copyright La Stampa, 20 luglio 2009


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Il Canavese accoglie Benedetto XVI

di Annarita Scalvenzo

Un cielo incredibilmente terso e azzurro, un sole splendente mitigato da una leggera brezza ed una giornata di rara perfezione, hanno fatto da cornice alla visita di Sua Santità Benedetto XVI a Romano Canavese.
Fin dal primo mattino, i fedeli hanno raggiunto il piccolo centro alle porte di Ivrea, paese natio del Cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede ed al quale si deve questa venuta del Papa in Canavese. Ottima l’organizzazione che ha consentito alla gente di distribuirsi nei diversi punti allestiti con maxi schermi e alle autorità religiose e civili ed ai residenti di accedere a piazza Ruggia per assistere alla santa messa celebrata dal Cardinale Bertone e all’Angelus di Benedetto XVI.
«Una famiglia di fedeli che si è dilatata a comprendere tutta la parrocchia di Romano e il Canavese per vivere in modo speciale il giorno del Signore Risorto – ha detto il Vescovo di Ivrea, Monsignor Arrigo Miglio, aprendo la celebrazione -. Ma con il Santo Padre, nell’imminenza del suo arrivo, è la Chiesa universale che viene a noi».
La funzione, animata dai canti della Corale della Pastorale Giovanile, ha avuto il suo momento culminante nell’omelia del Cardinale Bertone, omelia che ha raccolto molti argomenti importanti, che sono poi ritornati anche nel saluto di benvenuto al Santo Padre da parte di Monsignor Miglio e nel discorso dello stesso Benedetto XVI.
Il Papa, ha detto Bertone, ha fatto l’onore di visitare il Canavese nell’Anno Sacerdotale che egli stesso ha istituito e che punta l’attenzione sulla figura del Pastore, su colui che viene chiamato dal Signore per guidare il suo popolo.
Il Cardinale ha invitato tutti a pregare affinché cresca il numero delle vocazioni in Canavese, una terra che – come ricorderà poco dopo anche il Papa – è già stata molto generosa ed a pregare affinché i giovani abbiano il coraggio di ascoltare la chiamata del Signore e seguirla.
Bertone ha ricordato un giorno del lontano 1949, «Quando ho detto ai miei genitori, papà Pietro e mamma Pierina, della mia intenzione di seguire la strada del sacerdozio». Una famiglia, quella del Cardinale Bertone, al centro di questa giornata, famiglia che come sottolineerà Benedetto XVI ha accolto il grande dono della vocazione e famiglia che domenica ha accolto il Cardinale e il Santo Padre per il pranzo domenicale nella casa natale di piazza Sarti, a poche decine di metri dalla piazza della chiesa parrocchiale.
L’arrivo di Benedetto XVI, previsto per le 11.30 nell’area ex Olivetti di Scarmagno dove il Papa è giunto in elicottero dalla residenza estiva di Les Combes nella vicina Valle d’Aosta, è stato annunciato da un volo radente di elicotteri dell’invalicabile servizio di sorveglianza che ha cinto il piccolo paese in un assedio inespugnabile. Il Papa ha poi raggiunto la chiesa parrocchiale a bordo di una berlina scura, dalla quale ha salutato la folla che si è assiepata lungo le vie.
«Grazie per il regalo di questa giornata, un dono ancora più grande perché giunge in questi pochi giorni di vacanza»: così il Vescovo di Ivrea ha salutato Benedetto XVI, non nascondendo la preoccupazione e la trepidazione per il lieve incidente domestico occorso al Papa all’alba di venerdì scorso.
Il Santo Padre, accolto da una folla festante, ha subito rivolto un saluto speciale al Cardinale Bertone, «Il mio primo collaboratore» e poi ha voluto rivolgere un «Grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno dimostrato vicinanza, affetto e simpatia», al personale medico di Aosta, «Che mi ha trattato con diligenza e simpatia e, speriamo, con successo finale».
Un ringraziamento a Monsignor Miglio, a Monsignor Bettazzi e al sindaco di Romano, Oscarino Ferrero, per i bellissimi doni ricevuti. Prima di recitare l’Angelus, Benedetto XVI ha ripreso ancora una volta il tema delle vocazioni ed ha invitato tutti a pregare la Vergine Maria, alla quale sono dedicati tanti santuari del Gran Paradiso e della pianura ed in particolare una preghiera alla «Madonna del Monte Stella, che veglia su di voi e che indichi la via della Speranza».

© Copyright Localport notizie


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BENEDETTO XVI - Le tre immagini

Il polso ingessato, un paese accogliente, una mamma

Fabio Zavattaro

Tre momenti, tre immagini per la visita di papa Benedetto a Romano Canavese, avvenuta a pochi giorni dall’incidente che lo ha costretto a recarsi all’ospedale di Aosta, per la frattura del polso destro.
La prima, il Papa sorridente, che benedice con la mano destra, il polso ingessato, o meglio tenuto fermo da una protesi in vetroresina. L’anello tornato all’anulare destro. Le braccia tese quasi tentativo di abbracciare la folla che si è radunata nella piazza della chiesa dedicata a san Pietro e a san Solutore, un santo, quest’ultimo, che confessa di non conoscere: è sempre bello, dice, scoprire nuovi santi.
Le prime parole sono proprio per dire la gioia di essere “nella vostra bella città, nella vostra bella Chiesa”. Quindi il primo esplicito riferimento all’incidente di venerdì scorso: “Come vedete a causa del mio infortunio, sono nella mia agilità un po' limitato, ma la presenza del cuore è piena e sono con grande gioia con voi”. Il Papa ha anche parole di ringraziamento che pronuncia senza guardare il foglio del suo discorso. “Vorrei in questo momento dire grazie con tutto il mio cuore ai tanti che hanno in questo momento mostrato la loro vicinanza, la loro simpatia, il loro affetto per me, che hanno pregato per me, e così si è rafforzata la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo. Innanzitutto vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che mi hanno trattato con tanta diligenza, competenza e amicizia. Speriamo – ha concluso – con successo finale”.
La seconda immagine è più un gesto: è il suo interrompere il riposo a Les Combes per essere nella città del suo primo collaboratore, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano: un gesto di amicizia, con chi, per tanti anni, si è condiviso il lavoro e le preoccupazioni . Un racconto diretto è nelle parole del fratello più giovane del cardinale, Valerio, ancora emozionato per aver mangiato allo stesso tavolo con papa Benedetto. Dice: “A tavola eravamo una ventina. Il Papa è stato molto simpatico, abbiamo parlato dei problemi dei giovani, dei problemi del lavoro della nostra zona, ma anche della crisi di vocazione della diocesi”. Proprio con loro, in quel clima di cordialità che si respira tra le mura di casa, Benedetto XVI si è sentito in famiglia, e parlando del polso ingessato ha detto: speriamo di poter riprendere presto a suonare.
Il cardinale Bertone incontrando il sabato mattina i giornalisti, aveva un po’ anticipato quelli che sarebbero stati i temi del discorso del Papa, prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus, e cioè il lavoro, la crisi e i giovani. Aveva anche sottolineato che al Papa sono giunti molti inviti da paesi che si trovano in continenti che Benedetto XVI ha già visitato. Bisognerà guardare a terre non ancora visitate – un chiaro riferimento all’Asia – ma bisogna tener conto anche della lunghezza dei viaggi.
Papa Benedetto affronta le questioni più calde di questi luoghi: queste terre hanno una lunga storia di fede e la gente “è ben nota per il suo amore e per il suo attaccamento al lavoro. Attualmente, però, so che qui, nella zona di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative. Su questo problema sono intervenuto più volte ed ho voluto affrontarlo più approfonditamente nella recente enciclica Caritas in veritate”. Ma il messaggio che lascia non è di pessimismo. Auspica che la sua enciclica sociale, la terza del suo pontificato, possa mobilitare forze positive per muovere il mondo. L’invito del Papa è a non scoraggiarsi perché “la Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro”. È il tema dell’immigrazione che entra nella riflessione del Papa; ricorda che molti – “i vostri nonni”, dice – furono costretti a emigrare perché non c’era lavoro, ma poi questa terra è diventata terra di immigrazione da altri luoghi dell’Italia e dall’estero. Oggi la crisi tocca ancora queste terre; poco distante dal sagrato della chiesa dove parla il Papa si trova una realtà industriale, l’Olivetti, che è stata al centro di questo movimento migratorio negli anni dello sviluppo e oggi vive le difficoltà di una crisi che è comune a molte realtà produttive. E in occasione della visita, il Papa ha ricevuto in dono dall’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, e dal presidente di Olivetti, Francesco Forlenza, un computer portatile nel quale era stato inserito un programma che mostrava una serie di immagini dei papi da Pio XII a Giovanni Paolo II, che sono stati in visita nel Canavese. Guardando il computer Benedetto XVI avrà forse pensato al consiglio che suo fratello gli ha dato dopo l’incidente del polso, e cioè che per completare il suo libro su Gesù avrebbe dovuto imparare ad usare proprio un computer.
Nelle parole che il Papa pronuncia davanti ad una folla che si è radunata nella piazza antistante la chiesa e dove il cardinale Bertone aveva celebrato messa assieme ai vescovi di questa terra, c’è un preciso invito a tenere saldi “i valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa messa”, perché, dice, sono stati “lungo i secoli la vostra vera forza”. Saranno proprio questi valori, aggiunge ancora il Papa, “a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico”.
Un pensiero particolare Benedetto XVI lo rivolge infine ai giovani, ai quali occorre pensare “in prospettiva educativa”. Qui, come dappertutto, “bisogna domandarsi quale tipo di cultura viene loro proposta, quali esempi e modelli vengano ad essi proposti, e valutare se siano tali da incoraggiarli a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica. La gioventù – ha aggiunto il Pontefice – è piena di risorse ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili e illusorie, per trovare la strada della vita vera e piena”.
Per il vescovo di Ivrea, mons. Arrigo Miglio – sul sagrato anche il vescovo emerito, mons. Luigi Bettazzi, testimone diretto come il Papa del Concilio Vaticano II – la visita di Benedetto XVI è un “dono reso ancora più prezioso perché si inserisce nel breve periodo di vacanza”. E aggiunge: “Siamo eredi e responsabili di una lunga tradizione cristiana che ci ha lasciato valori ben radicati, come la famiglia, la solidarietà, l'accoglienza degli emigrati, valori che oggi sono ancora vivi nella nostra comunità”.
Ed è proprio mons. Miglio che in un certo senso ci offre la terza immagine di questa visita del Papa a Romano Canavese. Mentre il Papa nella chiesa saluta i fedeli presenti, il vescovo di Ivrea gli presenta una donna. La terza immagine è proprio il pianto di questa giovane donna, cui è stato strappato un figlio in un tragico incidente. Quella carezza, quel tenere la mano sinistra sul suo viso ancora segnato dalle lacrime è il gesto più intenso di questa domenica del Papa: esprime vicinanza, dolore, solidarietà, affetto, conforto.

© Copyright Sir


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PAPA: PER ORA NIENTE PC, RATZINGER NON E' COSI TECNOLOGICO

(ANSA) - LES COMBES (VAL D'AOSTA), 20 LUG

Giornata casalinga, nello chalet di Les Combes in Val d'Aosta, per papa Ratzinger, dopo la trasferta di ieri a Romano Canavese, in provincia di Torino, per l'Angelus domenicale.
"Il Papa ha dormito bene, è in buona forma, forse nel pomeriggio farà una passeggiata", ha riferito ai giornalisti padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, che ha raggiunto Benedetto XVI nella località valdostana, a 1300 metri di quota.
Al momento, il Papa non ha ancora usato il computer che gli era stato regalato ieri da Franco Bernabé presidente di Telecom. "Non è abituato a scrivere al pc, non è così tecnologico", ha commentato padre Lombardi.
"Specialmente nel lavoro di creazione (come quello di impostazione della seconda parte del libro 'Gesu' di Nazareth', ndr) preferisce usare la penna", ha osservato.
Per oggi non sono nemmeno previste visite, ma nei prossimi giorni salirà allo chalet pontificio il Segretario di stato vaticano cardinal Tarcisio Bertone, per parlare con il Papa di alcuni dossier vaticani. Niente di eccezionale, perché è consuetudine che, anche durante le vacanze estive, il più stretto collaboratore del Papa lo ragguagli su problemi, avvenimenti, proposte di nomine.

© Copyright (ANSA).


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Papa/ Il medico che l'ha operato: Tutto procede regolarmente

Nei prossimi giorni la radiografia a Les Combes

"Il Papa sta bene, ho controllato il polso sabato mattina e procedeva tutto regolarmente.
Ieri l'avete visto, stava bene e ha anche benedetto con la destra": così il medico che ha operato il Papa, Manuel Mancini, primario di ortopedia all'ospedale di Aosta, spiega le condizioni di salute di Benedetto XVI a tre giorni dall'intervento di riduzione della frattura scomposta al polso destro.
"Non ho consigliato nulla di particolare al Papa, nemmeno di fare escursioni - dice il medico contattato telefonicamente da Apcom - sabato mattina l'ho visitato e tutto procedeva bene".
La prossima visita si terrà nel fine settimana.
"Dobbiamo fare una radiografia - prosegue il primario - e credo che porteremo noi l'apparecchio per fare la radiografia a Les Combes. Ma tutto è in via di definizione".

Papa Ratzi Superstar

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