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Ultimo Aggiornamento: 24/09/2012 20.08
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18/02/2009 01.23
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Da Petrus

Viaggio in Terra Santa, il Pontefice incontrerà in Giordania una delegazione di rifugiati cattolici iracheni

CITTA’ DEL VATICANO - Quando il Papa visitera' la Giordania tra l'8 e l'11 maggio prossimi, incontrera' anche dei rifugiati cattolici iracheni di rito caldeo, scappati dal loro Paese per sfuggire alla violenza settaria. E' possibile che una loro piccola delegazione possa poi incontrare Benedetto XVI per raccontare la sofferenza di rifugiati. I dettagli sul programma del viaggio papale sono stati anticipati da padre Raymond Moussalli, vicario del vescovado caldeo di Giordania, che da tempo si occupa dei circa 20.000 rifugiati cristiani nel regno hashemita. Intervistato dal Servizio di Informazione Religiosa della Cei, Moussalli ha anche spiegato che nella messa che il papa celebrera' nello stadio di Amman, risuoneranno anche canti liturgici in aramaico, la lingua di Gesu', propri del rito caldeo. ''I nostri fedeli aspettano con ansia una parola di incoraggiamento del Pontefice - afferma il vicario - ma e' tutta la Giordania ad attendere Benedetto XVI con ansia. Dalla moschea del re Hussein, il Papa aprira' una nuova pagina nel dialogo con l'Islam''. Secondo quanto riferito dal portavoce della Chiesa cattolica, padre Refaat Badr, Benedetto XVI arrivera' in Giordania l'8 maggio per ripartire, alla volta di Israele, l'11. In Giordania visitera' il monte Nebo, il luogo del Battesimo di Gesu', sulle rive del Giordano, e nella moschea di re Hussein dovrebbe tenere un discorso ad esponenti islamici giordani.
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Da Petrus

Il Parroco di Gaza invita il Papa nella Striscia: “Attendiamo il suo messaggio di Pace, anche Hamas è d’accordo”

CITTA’ DEL VATICANO - L'unico parroco cattolico di Gaza invita il Papa a visitare la Striscia in occasione del viaggio che compirà in Medio Oriente a maggio. "E' un invito ufficiale e non viene solo da me. Scrivo la lettera a nome dei cristiani e dei musulmani di Gaza", afferma padre Manuel Mussalam in un'intervista al settimanale 'Vita Non Profit'. Secondo padre Mussalam, i leader religiosi e civili sono d'accordo, compreso Hamas. "Ho parlato loro, sarebbero ben contenti se il Papa venisse, fosse solo per un paio d'ore, a trovare la nostra piccola comunità cristiana e portare il suo messaggio di pace alla intera popolazione di Gaza così provata dalla guerra". Il parroco di Gaza ha anche confermato di aver già informato della sua iniziativa il Patriarca latino di Gerusalemme, Monsignor Fouad Twal. "Se proprio non sarà possibile che il Papa venga a Gaza - aggiunge il sacerdote -, allora una delegazione di almeno 300 persone, cristiani e musulmani, partirà da Gaza per assistere a una cerimonia del Santo Padre, a Betlemme o a Gerusalemme, con la speranza di potergli stringere almeno la mano e ringraziarlo per la vicinanza che ha manifestato alla nostra popolazione".


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Conferenza stampa in Camerun sulla visita del Papa nel Paese

Appello ai media di mons. Victor Tonye Bakot, arcivescovo di Yaoundé e presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC), al rispetto delle regole deontologiche in vista della visita pastorale di Benedetto XVI nel Paese. Il presule, ha riferito la Radio diocesana di Yaoundé, ha invitato ieri i giornalisti, nel corso di una conferenza stampa tenuta al Centro Giovanni XXIII di Mvolyé, ad avere una certa sensibilità nell’approccio con tale avvenimento storico e a cercare di svolgere al meglio il loro compito di cronisti. L’arcivescovo di Yaoundé ha illustrato i lavori in corso nella capitale per accogliere al meglio il Papa. Il Camerun si prepara ad accogliere il seguito papale, i rappresentanti di circa 52 conferenze episcopali, più di 120 cardinali e vescovi, 800 delegati ufficiali di 25 diocesi del Camerun, corali e delegati dai Paesi vicini. Saranno necessari più di mille paramenti liturgici ed altrettante tenute civili. Il presidente della Conferenza episcopale camerunense ha spiegato inoltre le modalità per prendere parte agli incontri con il Papa ed ha sottolineato che i biglietti per l’accesso alle apposite aree organizzate per l’occasione sono gratuiti. “Il Camerun è un Paese che si considera particolarmente benedetto – ha dichiarato mons. Eliséo Antonio Ariotti, nunzio apostolico in Camerun e Guinea Equatoriale – Paese di pace e d’unità nella diversità, Paese di libertà religiosa, il Camerun è un ‘quadro ideale per rivolgersi all’Africa’. Intanto cresce l’attesa e l’entusiasmo nel Paese per l’imminente arrivo di Benedetto XVI. Istituti religiosi, movimenti, confraternite ed associazioni laiche stanno vivendo con slancio e particolare gioia questi momenti, ed organizzano conferenze, incontri, trasmissioni radiofoniche e televisive per preparare al meglio il Camerun ad accogliere la parola del Pontefice. (T.C.)
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05/03/2009 01.32
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Visita papale in Terra Santa, vertice di dialogo con ebrei e musulmani


Prime anticipazioni del viaggio in Israele e nei Territori palestinesi





di Anita S. Bourdin

GERUSALEMME, mercoledì, 4 marzo 2009 (ZENIT.org).- Il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa diventerà un'opportunità storica per la promozione del dialogo tra ebrei e musulmani, come si apprende dai primi elementi del programma ancora non ufficiale, che prevede una visita al memoriale dello Yad Vashem, ai grandi rabbini e al mufti di Gerusalemme.

Durante il viaggio, previsto dall'11 al 15 maggio, il Papa riceverà il benvenuto dei Presidenti Shimon Peres, di Israele, e Mahmoud Abbas, dei Territori palestinesi, secondo quanto ha confermato a ZENIT Jean-Marie Allafort di “Un Echo d'Israël” (http://www.un-echo-israel.net/), bollettino di cristiani che vivono da molto tempo in Israele.

Il Papa giungerà dalla Giordania, Paese in cui arriverà il 7 maggio per compiere un pellegrinaggio al Monte Nebo e al Giordano, dove Gesù è stato battezzato da Giovanni il Battista.

Spiegando che “né il Vaticano né lo Stato di Israele hanno pubblicato il programma ufficiale della visita del Papa”, Allafort anticipa “a grandi linee” l'itinerario, spiegando che si sta ancora discutendo di alcuni eventi, come la posa della prima pietra della prima università araba della Galilea, progetto promosso dall'Arcivescovo greco-melchita monsignor Elias Chacour.

L'arrivo

Secondo queste previsioni, il Papa verrà ricevuto lunedì 11 maggio all'aeroporto Ben Gurion dal Presidente Shimon Peres e da rappresentanti del Governo e personalità religiose.

Si trasferirà poi in elicottero al monte Scopus, dove sarà accolto dal sindaco di Gerusalemme, per poi dirigersi alla Nunziatura Apostolica sul Monte degli Ulivi, dove alloggerà durante il suo soggiorno.

Alle 16.30 verrà ricevuto da Shimon Peres, accompagnato dal quale visiterà poi lo Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto, e parteciperà a una cerimonia in onore delle vittime della Shoah.

Alle 18.45 prenderà parte a un incontro interreligioso con rappresentanti ebrei, musulmani, drusi e cristiani della Terra Santa.

Martedì 12 maggio

Nel suo secondo giorno in Israele, il Papa visiterà alle 9.00 la Spianata delle Moschee e incontrerà il mufti di Gerusalemme. Alle 10.00 arriverà al Muro del Pianto per partecipare a una cerimonia alla quale saranno presenti i grandi rabbini di Israele.

Alle 10.45 visiterà il rabbinato di Israele (Hekhal Shlomo) e incontrerà i due grandi rabbini, assieme ai quali pronuncerà un atteso discorso.

A mezzogiorno si raccoglierà in preghiera nel Cenacolo, dove Cristo celebrò l'Ultima Cena.

Alle 13.00 visiterà il Patriarcato latino di Gerusalemme per incontrare e pranzare con gli ordinari cattolici di Terra Santa.

Alle 16.00 giungerà alla chiesa del Getsemani e alle 16.30 è prevista la Messa solenne all'esterno. Alla fine della giornata tornerà alla Nunziatura.

Mercoledì 13 maggio, Betlemme

Il 13 maggio il Papa visiterà la città natale di Gesù, Betlemme, dove arriverà alle 8.30 e verrà accolto dal Presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, e dal Primo Ministro Salam Fayaad, così come da altre personalità palestinesi.

Alle 9.15 il Santo Padre visiterà la Basilica della Natività. La Messa inizierà un'ora dopo nella Piazza del Presepe.

Dopo il pranzo, il Papa arriverà alle 16.00 nel campo di rifugiati Al-‘Ayda, nei pressi di Betlemme. Dovrebbe visitare anche un'opera di carità, ma non è stato ancora annunciato quale.

Alle 17.00 avrà luogo la cerimonia di congedo da Betlemme in presenza del Presidente Abbas.

Giovedì 14 maggio, Galilea

Il programma di questa giornata è ancora in fase di studio. Si sa che il Papa celebrerà una Messa al mattino nella piazza di Nazareth, accanto alla Basilica dell'Annunciazione. Verrà accolto dal sindaco e dovrebbe aver luogo anche un incontro con i responsabili religiosi della Galilea.

Venerdì 15 maggio, congedo

L'ultimo giorno del viaggio papale in Terra Santa inizierà con la visita al Patriarca ortodosso di Gerusalemme, nel Patriarcato, alle 9.15. In seguito il Pontefice si dirigerà al Santo Sepolcro, dove verrà accolto dal Custode francescano di Terra Santa e si raccoglierà in preghiera.

Alle 11.00, il Papa arriverà nel quartiere armeno della Città Vecchia di Gerusalemme per incontrare il Patriarca ortodosso armeno.

La cerimonia di congedo da Israele avverrà alle 13.00 all'aeroporto Ben Gurion alla presenza del Presidente Shimon Peres. E' previsto che l'aereo del Papa, della compagnia El-Al, decolli alle 14.00.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


[Modificato da +PetaloNero+ 05/03/2009 01.33]
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Dal blog di Lella...

Il teologo

«Grande aspettativa, anche di pace»

«Si attende Ratzinger come il pastore che ci incoraggi e ci sostenga nella fede»

«C’è grandissima aspettativa e molta curiosità. È la prima volta che Bene detto XVI si reca in Africa e la gente lo attende davvero come un Pastore».

Martin Nkafu, teologo e filosofo camerunese, docente di Cultu ra, Religione e Pensiero africa ni presso le Pontificie Univer sità Lateranense e Gregoriana di Roma, ha già lavorato per il Sinodo africano nel 1994, in qualità di supervisore delle tra duzioni e dei traduttori. È ap pena rientrato dal suo Paese, dove ha potuto toccare con ma no l’entusiasmo dei suoi con cittadini alla vigilia della visita del Papa.

Che cosa si aspettano i came runesi da Benedetto XVI?

Quello del Santo Padre è in nanzitutto un viaggio pastora le. I popoli africani, rappresen tati da camerunesi e angolani, attendono di essere incorag giati, sostenuti e confermati nella fede. E si aspettano che il Pontefice li sostenga nella loro vita con la sua parola, le sue pre­ghiere e la sua benedizione. E poi sanno che verrà a promul gare l’Instrumentum laboris in vista del prossimo Sinodo e si sentono molto coinvolti.

«La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giu stizia e della pace» è il titolo del la seconda Assemblea specia le per l’Africa del Sinodo dei ve scovi. Come giudica la scelta di questo tema?

Assolutamente positiva e op portuna. Il Sinodo del 1994 è stato più pastorale e teologico. Si trattava, in un certo senso, di 'verificare' la maturità africa na nella fede cristiana. Ovvero di riflettere insieme su dove sia mo arrivati, sul volto di Cristo in Africa. Oggi, c’è bisogno di af frontare questioni più concre te: pace, riconciliazione, giusti zia, dignità dell’uomo... Ci so no ancora molte guerre in Afri ca, spesso anche per interessi economici esterni. Non ci può essere pace quando c’è sfrutta mento. E poiché l’evangelizza re in Africa coincide anche con la promozione umana, non è possibile portare il Vangelo e proclamarlo senza la pace e senza tener conto dello svilup po e di tutti quei fattori che con tribuiscono al benessere dei po poli.

Spesso però si parla della ne cessità in Africa di una evangelizzazione che vada più in profondità…

Si afferma spesso che l’evange lizzazione è il compito prima rio della Chiesa e quindi del missionario. Nella situazione a fricana, l’evangelizzazione og gi non può essere portata avanti solo dal missionario prove niente da fuori o dai religiosi, ma è compito di tutti i cristia ni. Non c’è bisogno di un nuo vo annuncio, ma ormai di una nuova testimonianza della Pa rola, Parola vissuta. Occorre presentarsi come testimoni del Regno. Per questo, ogni cristia no diventa così missionario nel suo ambiente di lavoro e nel proprio territorio e per tutte le genti. ( A.Poz.)

© Copyright Avvenire, 8 marzo 2009


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
09/03/2009 02.04
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Il Pontefice chiede il sostegno dei fedeli per il viaggio in Terra Santa


Confermate le date della visita in Giordania, Israele e Territori palestinesi




CITTA' DEL VATICANO, domenica, 8 marzo 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto questa domenica il "sostegno spirituale" dei fedeli in vista del pellegrinaggio che effettuerà dall'8 al 15 maggio in Terra Santa.

Nella sua visita in Giordania, Israele e Territori palestinesi, le cui date sono state confermate da un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, il Pontefice visiterà Amman, Gerusalemme, Betlemme e Nazaret.

Secondo la nota vaticana, il Papa realizzerà la visita accogliendo l'invito del re di Giordania, del Presidente di Israele, del Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese e dei pastori cattolici della Terra Santa.

La nota non fornisce altri dettagli. Nei giorni scorsi, un portavoce della Chiesa cattolica in Giordania, padre Rifaat Bader, ha precisato che il Papa visiterà il monte Nebo (40 km a sud di Amman) e inaugurerà una chiesa sul luogo del Battesimo di Gesù, presso il fiume Giordano.

Per il portavoce, è previsto anche un incontro con dirigenti islamici giordani nella moschea del re Hussein (ad Amman). Il Papa parteciperà inoltre a una cerimonia in ricordo delle vittime della Shoah nel memoriale dell'Olocausto Yad Vashem e incontrerà i più alti rappresentanti religiosi ebrei a musulmani.

A Gerusalemme incontrerà Shimon Peres, Presidente di Israele, e a Betlemme il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas.

Nell'Angelus di questa domenica, il Papa ha affidato alle preghiere dei fedeli il viaggio in Terra Santa e quello in Africa, che lo vedrà visitare il Camerun e l'Angola dal 17 al 23 marzo "per manifestare la concreta vicinanza mia e della Chiesa ai cristiani e alle popolazioni di quel continente che mi è particolarmente caro".

Circa il pellegrinaggio in Terra Santa, il Pontefice ha affermato che sarà un'occasione "per domandare al Signore, visitando i luoghi santificati dal suo passaggio terreno, il prezioso dono dell'unità e della pace per il Medio Oriente e per l'intera umanità".

"Sin d'ora conto sul sostegno spirituale di tutti voi, perché Iddio mi accompagni e ricolmi delle sue grazie quanti incontrerò sui miei passi", ha aggiunto.


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La Terra Santa in attesa del Papa: i commenti di padre Pizzaballa, del rabbino Di Segni e Riccardo Pacifici


Benedetto XVI, terzo Papa nella storia della Chiesa, pellegrino in Terra Santa dopo Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 2000. L’annuncio ufficiale ieri all’Angelus è stato accolto con gioia da cristiani e non cristiani del Medio Oriente. “Sarà un evento toccante e d’importanza primaria – ha commentato il presidente israeliano Shimon Peres - dal quale spira – ha aggiunto - un’aria di pace e di speranza”. Una visita di 8 giorni, dall’8 al 15 maggio, che si annuncia intensa di tappe e di incontri religiosi e civili. Roberta Gisotti ha intervistato a Gerusalemme padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terrasanta:

D. - Padre Pizzaballa, come ha accolto lei questo annuncio, messo in discussione negli ultimi mesi da eventi bellici e tensioni tra mondo cristiano e mondo ebraico?


R. - Naturalmente noi eravamo già informati di questa decisione, per cui non siamo stati colti di sorpresa. Ci fa ugualmente piacere, però, sapere che il Papa viene, e soprattutto che lui stesso abbia annunciato questa visita, dando così anche rilevanza a questo evento, che sicuramente sarà particolare.


D. - Benedetto XVI compirà questo pellegrinaggio – come ha anticipato lui stesso - “per domandare al Signore il prezioso dono dell’unità e della pace per il medio Oriente e per l’intera umanità”. Può sembrare una domanda ingenua ma qual è l’ostacolo più grande al momento per raggiungere questo obiettivo, che sembra impossibile proprio in Terra Santa?


R. – Non è facile rispondere. Ingenuamente posso rispondere, un po’ come la domanda, che il problema siamo noi, sono le persone, gli uomini che vivono qui, le storie, le religioni, gli attaccamenti appassionati, in maniera forse eccessiva, alla propria identità con la paura di accogliere l’altro. Io credo che in questo senso la visita del Papa ci sarà di grande incoraggiamento, ci aiuterà a guardare alto, a volare un po’ più in alto di quanto abbiamo fatto finora.


D. – Padre Pizzaballa, ci si aspetta solo bene da questa visita o ci sono anche dei dubbi e timori o possibili incomprensioni anche da parte di altri soggetti politici e religiosi?


R. – Naturalmente la Terra Santa è un crocevia molto delicato e anche gli equilibri sono molto delicati, sia tra le Chiese, come tra le diverse fedi, tra i popoli, la politica. Quindi, il Papa entra così in una cristalliera molto delicata, dove le strumentalizzazioni sono sempre in agguato. Ma sono certo che il Papa con la sua personalità, con il suo linguaggio, non si lascerà prendere da tutte queste considerazioni.


D. – In che modo la Custodia di Terra Santa si sta preparando a questo importante evento?


R. – I preparativi sono tantissimi dal punto di vista logistico, religioso, liturgico. Abbiamo finito da poco diverse riunioni e ne faremo altre con tutte le autorità competenti. Il tempo non è tantissimo, a dire il vero, ma confido che riusciremo a dare una degna accoglienza a Sua Santità.


Felicitazioni per il viaggio del Papa in Terra Santa sono giunte da autorevoli esponenti del mondo ebraico in Italia. Alessandro Guarasci ha raccolto il commento del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, che stamane ha avuto un breve colloquio con Benedetto XVI, a margine della sua visita in Campidoglio.



R. – Sono lieto che il Papa vada in Terra Santa e quindi tocchi con mano i problemi di quel luogo e porti anche là un importante messaggio di partecipazione.


D. – Un messaggio anche di pace, una pace di cui veramente c’è bisogno in questo momento in Terra Santa....


R. – Di pace c’è sempre bisogno e quindi ben vengano i portatori di pace e che sia una pace reale.


Parole di incoraggiamento per la missione di Benedetto XVI in Medio Oriente, ha espresso anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma. Ascoltiamolo al microfono di Alessandro Guarasci.

R. – E’ un fatto straordinario, importante, mai come in questo momento. E’ la visita di un uomo - che è la guida spirituale di una delle tre grandi religioni monoteiste - che viene in Medio Oriente, non solo in Israele, e speriamo possa portare da una parte un messaggio di riconciliazione e dall’altra l’opportunità di ricordare valori sui quali l’ebraismo e il cristianesimo hanno fondato le più importanti democrazie del mondo, specialmente quelle dell’Europa. Soprattutto arriva in un momento in cui sappiamo che forse qualcosa si sta smuovendo, sia in seguito alle azioni svolte dall’amministrazione Obama, con la Clinton, che all’azione svolta dall’Unione Europea e anche dal governo italiano. C’è l’opportunità di dare una prospettiva al popolo palestinese con aiuti economici importanti che possono costruire le basi di un futuro Stato palestinese. Questo avviene all’indomani delle elezioni in Israele che sappiamo essere state anche queste molto particolari.


D. – In questo momento sembra fondamentale il ruolo delle religioni per favorire anche un processo di pace in Medio Oriente...


R. – Esiste un luogo comune del quale siamo spesso tutti quanti prigionieri, l’idea che le religioni portino guerra: non è vero. I messaggi genuini degli uomini di fede, quelli veri, non quelli che usano strumentalmente la fede per fini politici, portano invece sempre speranza e, soprattutto, la condivisione di costruire una società nella quale tutti possiamo fare qualcosa per portare del benessere.


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Dialogo interreligioso, breve incontro tra il Papa e il Rabbino Di Segni. A Maggio il viaggio in Terra Santa

CITTA’ DEL VATICANO - In Campidoglio, il Papa ha avuto un breve ma cordiale colloquio con il rabbino capo della Comunita' ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. Il rabbino, come e' noto, ha recentemente invitato il Pontefice a compiere una visita alla Sinagoga della Capitale prima del viaggio in Terra Santa programmato per il mese di maggio. Intervistato dalla Radio Vaticana, il rabbino Di Segni ha dichiarato: "Sono lieto - ha detto - che il Papa vada in Terra Santa e quindi tocchi con mano i problemi di quel luogo e porti anche la' un importante messaggio di partecipazione. Di pace c'e' sempre bisogno e quindi ben vengano i portatori di pace e che sia una pace reale". Parole di incoraggiamento per la missione di Benedetto XVI in Medio Oriente, ha espresso anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunita' ebraica di Roma, sempre ai microfoni dell'emittente della Santa Sede. "Viene in Medio Oriente - ha ricordato -, non solo in Israele, e speriamo possa portare da una parte un messaggio di riconciliazione e dall'altra l'opportunita' di ricordare valori sui quali l'ebraismo e il cristianesimo hanno fondato le piu' importanti democrazie del mondo, specialmente quelle dell'Europa". Per il presidente della Comunita' Ebraica di Roma, "i messaggi genuini degli uomini di fede, quelli veri, non quelli che usano strumentalmente la fede per fini politici, portano invece sempre speranza e, soprattutto, la condivisione di costruire una societa' nella quale tutti possiamo fare qualcosa per portare del benessere". "Il Papa - ha concluso Pacifici - arriva soprattutto in un momento in cui sappiamo che forse qualcosa si sta smuovendo, sia in seguito alle azioni svolte dall'amministrazione Obama, con la Clinton, che all'azione svolta dall’Unione Europea e anche dal Governo italiano".
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Proposta della Caritas: il 2009, “Anno dei poveri” in Africa


La visita del Papa e il Sinodo di ottobre ne segnalano l'opportunità




NAIROBI, lunedì, 9 marzo 2009 (ZENIT.org).- Delegati Caritas di tutto il mondo propongono che quest'anno venga dedicato “ai più poveri e vulnerabili in Africa”, secondo quanto afferma l'organizzazione al termine di una riunione svoltasi a Nairobi (Kenya) dal 4 al 6 marzo.

All'incontro hanno partecipato i responsabili di 22 Caritas africane, così come quelli della rete Caritas in Asia, Europa, Medio Oriente, Nordamerica e Oceania, ricorda un comunicato inviato a ZENIT.

Durante le sessioni, il presidente di Caritas Africa, monsignor Cyprian Kizito Lwanga, Arcivescovo di Kampala (Uganda), ha affermato che la visita del Papa a Camerun e Angola e il Sinodo che si celebrerà a ottobre “rappresentano una meravigliosa opportunità per celebrare il lavoro della Chiesa in Africa”.

“E' anche un buon momento per riflettere sulle sfide che affronta la gente in Africa, dove, per molti, la povertà continua a essere uno scandalo inaccettabile”, ha aggiunto monsignor Lwanga.

Il presule ha sottolineato l'azione della Chiesa: “La Caritas è al cuore della risposta alle necessità dei più vulnerabili in Africa attraverso il suo lavoro nelle crisi umanitarie, lo sviluppo e la costruzione della pace”.

Da parte sua, il segretario generale di Caritas Internationalis, Lesley-Anne Knight, ha affermato che l'attuale crisi economica “spingerà molta più gente a livelli più profondi di povertà” e aumenterà “la pressione sul nostro lavoro intaccando le nostre fonti di finanziamento”.

Nonostante questo, ha segnalato che “può essere un'opportunità per rifondare il sistema economico globale, che ha sempre fatto attenzione alle necessità dei ricchi, passando a uno che si interessi di quelle di tutti, soprattutto di quanti sono stati esclusi in passato”.

Priorità in Africa

I delegati riuniti a Nairobi hanno concordato sul fatto che le principali necessità dei più poveri e vulnerabili in Africa sono attualmente “la risposta alle emergenze, la crisi economica globale, i cambiamenti climatici, le migrazioni e la costruzione della pace”.

In particolare, è stata affrontata la questione di come dare una risposta più efficace di fronte alle calamità naturali e alle crisi umanitarie, che ultimamente sono in aumento. Concretamente, è stato affrontato il caso della Somalia, del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo, le tre crisi attualmente più gravi.

Il lavoro della Caritas, affermano i delegati, deve essere “professionale, misericordioso, capace di rispettare i contesti nazionali e di rispondere alle necessità dei poveri. I poveri devono guidare tutto il lavoro della Caritas”.
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COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Accogliendo gli inviti del Presidente della Repubblica e della Conferenza Episcopale Ceca (ČBK), Sua Santità Benedetto XVI compirà un viaggio apostolico nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre 2009, recandosi a Praga, Brno e Stará Boleslav.



COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE (II)

Nella mattinata di oggi il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica Ceca, Sua Eccellenza il Sig. Václav Klaus, il quale ha successivamente incontrato Sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati sulla situazione del Paese, affrontando in particolare alcune questioni legate alle relazioni con la Chiesa Cattolica, come pure sul futuro dell’Europa, tenendo presente l’importanza del suo patrimonio culturale, spirituale e cristiano. Il Presidente Klaus ha espresso vivo compiacimento per la visita che Sua Santità compirà nel prossimo mese di settembre nella Repubblica Ceca.




Benedetto XVI si recherà nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre. Il presidente Klaus: "porterà un messaggio chiaro per tutti"


La Sala Stampa vaticana ha annunciato che Benedetto XVI, accogliendo gli inviti del capo dello Stato e della Conferenza Episcopale Ceca, compirà un viaggio apostolico nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre di quest’anno, recandosi a Praga, Brno e Stará Boleslav. Sara il 13.mo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Il Paese riceve così un Papa dopo 12 anni: Giovanni Paolo II compì infatti la sua terza visita apostolica in questa terra nel 1997 dopo i viaggi del '90 e del '95.

Proprio oggi il Papa ha ricevuto il presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, il quale ha successivamente incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.

“Nel corso dei cordiali colloqui – informa la Sala Stampa vaticana - ci si è soffermati sulla situazione del Paese, affrontando in particolare alcune questioni legate alle relazioni con la Chiesa Cattolica, come pure sul futuro dell’Europa, tenendo presente l’importanza del suo patrimonio culturale, spirituale e cristiano". Il presidente Klaus ha espresso vivo compiacimento per la visita che il Papa compirà nel prossimo mese di settembre nella Repubblica Ceca. Ascoltiamo il presidente Klaus al microfono di padre Milan Glaser, responsabile del programma ceco della Radio Vaticana:

“Già nel mio primo incontro con il Papa Benedetto XVI, durante la Messa d’inizio Pontificato, sono stato molto colpito di quanto il Papa conosca il nostro Paese. Oggi sono stato di nuovo sorpreso positivamente per come il Papa segue la situazione nel nostro Paese. Il nostro colloquio non è stato solo uno scambio di gentilezze, ma abbiamo parlato in modo molto concreto. Per quanto riguarda la preparazione della visita del Papa devo dire che è già in fase avanzata. Siamo contenti che il Papa venga da noi perché porterà un messaggio chiaro per tutti”.


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La visita del Papa a Viterbo e a Bagnoregio del 6 settembre illustrata dal vescovo della città, Lorenzo Chiarinelli


La visita di Benedetto XVI a Viterbo e a Bagnoregio, prevista il prossimo 6 settembre, sarà un evento da vivere in modo “fecondo e sereno”. E’ quanto ha detto il vescovo di Viterbo, mons. Lorenzo Chiarinelli, illustrando lunedì scorso alla Giunta e al Consiglio comunale della città la visita pastorale di Benedetto XVI nella terra della “città dei Papi”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il programma della visita di Benedetto XVI si snoda attraverso un percorso che segue le orme di Santa Rosa, Patrona di Viterbo, e di San Bonaventura da Bagnoreggio, del quale oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica. Il territorio viterbese, profondamente intrecciato nel corso dei secoli con la storia della Chiesa, è legato anche a quella di diversi Pontificati. A Viterbo - ha ricordato mons. Lorenzo Chiarinelli - sono stati eletti 5 Papi. La città, dove sono sepolti 4 Pontefici, ha anche ospitato 50 Papi. Si deve dunque accrescere - ha spiegato il presule - “l’impegno per la fioritura delle radici di Viterbo come città che custodisce e valorizza prestigiose stagioni della sua storia”. Ma la visita pastorale di Benedetto XVI è soprattutto un incontro con i suoi abitanti. Il Papa - ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli - arriverà al campo sportivo e successivamente si trasferirà al Palazzo dei Papi da dove saluterà la cittadinanza. Il Santo Padre si recherà poi nella Valle Faul per la celebrazione liturgica e la recita dell’Angelus. Nel primo pomeriggio, vedrà la Macchina di Santa Rosa e si recherà nella Cattedrale della Santa Patrona di Viterbo. Benedetto XVI visiterà quindi il Santuario della Madonna della Quercia, dove pregherà in compagnia delle monache di clausura del territorio viterbese. In seguito, si trasferirà a Bagnoregio, dove visiterà l’unica reliquia rimasta di San Bonaventura. Successivamente, rivolgerà un discorso ai cittadini presenti nella piazza e infine farà ritorno a Castel Gandolfo. Sugli auspici per la visita del Papa a Viterbo e a Bagnoregio ascoltiamo, al microfono di Isabella Piro, mons. Lorenzo Chiarinelli:


“Vorrei che fossero primarie due realtà. Una è che il pastore, che viene a confermarci nella fede, facesse riemergere nel cuore di tutti il bisogno e la gioia del credere. La fede, soprattutto per le giovani generazioni, è l’energia che indica e fa innamorare della meta verso cui ci muoviamo. La seconda è che in una società, alquanto frammentata, ci sono spesso delle articolazioni difficili a comporsi sul piano delle culture, delle esperienze religiose, delle economie e delle politiche. L’auspicio è che il senso dell’unità prevalga su quello delle differenze e che realmente la nostra società si costruisca su quei pilastri che sono la libertà, la verità, la carità e la giustizia. Credo che la visita del Papa, con il suo messaggio e con la sua preghiera, possa essere il dono da custodire e da far fruttificare”.

Altri doni preziosi sono quelli offerti dalla testimonianza dei Santi. San Bonaventura, di cui oggi la Chiesa ricorda la memoria, insegna in particolare a cercare la patria futura. Ancora mons. Lorenzo Chiarinelli:

“Vivere la fede alla luce della teologia bonaventuriana vuol dire camminare con il mistero che ci viene consegnato dal Cristo dentro i dinamismi del tempo, sostenuti però dalla speranza che è certezza garantita di una pienezza. Non è una fuga dalle sfide quella che la storia, il tempo e la società consentono. Questo collocarsi nella ricerca bonaventuriana è un insegnamento a vivere dentro il tempo, ma con la certezza di quello che San Paolo diceva: noi cerchiamo una patria futura”.



Radio Vaticana
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Sarà il Vietnam la prima meta del Papa in Asia?

Paolo D'Andrea

Da quando anche i Papi viaggiano, le loro sortite al di fuori dei Palazzi vaticani non sono tutte uguali.
Alcuni viaggi papali segnano più di altri le traiettorie dei diversi pontificati.
I viaggi di Paolo VI in Terra Santa, in India e in Uganda, e quelli di Wojtyla in Polonia, Marocco e Siria sono diventati tappe importanti nella storia della Chiesa.
Papa Ratzinger, dal canto suo, ha compiuto realizzato viaggi importanti come quelli compiuti in Usa, in Francia e in Terra Santa.
Ma finora le sue visite sono state deformate dalle chiavi di lettura imposte dai media, che le hanno trasformate in altrettanti test della popolarità papale.
Come se Benedetto XVI fosse sempre da tenere sotto esame, per monitorare momento per momento la sua capacità di entrare in sintonia con le Chiese locali.
Adesso, quasi inaspettatamente, si apre per l’anziano Papa tedesco la chance di realizzare un viaggio da far invidia al suo predecessore polacco giramondo: sarà forse lui il primo Papa a volare in Vietnam in uno degli ultimi regimi comunisti sopravvissuti all’89.
Gli indizi convergenti che indicano il Vietnam come prima meta asiatica di Benedetto XVI continuano a aumentare, e rendono l’ipotesi quantomai verosimile.
L’agenzia di notizie web MissiOnLine, curata dai missionari del Pime, li ha raccolti e messi in fila. L’Asia è l’unico Continente che Ratzinger da Papa non ha ancora visitato. I vescovi vietnamiti, da poco venuti a Roma per le loro canoniche visite ad Limina Apostolorum, hanno portato al Papa l’invito “verbale” a visitare il paese: il cardinale di Hô Chi Minh Ville, Jean-Baptiste Pamh Minh Man, ha appena raccontato all’agenzia Ucanews che l’avance, ancora a livello informale, è giunta al Papa dai funzionari dell’Ufficio affari religiosi di Hanoi, attraverso l’arcivescovo di Hanoi Joseph Ngô Quang Kiêt.
Il porporato ha rivelato anche che il prossimo novembre una delegazione vietnamita si recherà in Vaticano per proseguire il dialogo per arrivare a allacciare relazioni diplomatiche in senso pieno tra Santa Sede e Hanoi.
A dicembre poi anche il presidente vietnamita Nguyen Minh Triet verrà in Italia per una visita ufficiale. E non mancherà certo di chiedere udienza al Papa, dopo l’incontro già avvenuto in Vaticano nel 2007 tra Benedetto XVI e il premier di Hanoi Nguyen Tan Dung. La Chiesa vietnamita, dal canto suo, fa tutto il possibile per favorire la visita papale: ha indetto un anno giubilare, che inizierà il prossimo novembre e si concluderà il 6 gennaio 2011, con il “pretesto” di celebrare i 350 anni dalla nascita dei primi due vicariati apostolici del paese e i 50 anni dall’istituzione della gerarchia cattolica nazionale.
Se la visita papale si realizzerà, di certo una delle tappe del viaggio sarà il santuario nazionale di La Vang, dove la Chiesa vietnamita ha già indetto un pellegrinaggio per il 6 gennaio 2011, a conclusione dell’anno giubilare.
Per cogliere l’importanza di un possibile viaggio papale in Vietnam, bisogna collocare tale eventualità nella storia complessa e controversa della Chiesa vietnamita e dei rapporti tra Vietnam e Vaticano.
Non è un caso che quella nazione del Sud-est asiatico sia rimasta – insieme a Russia e Cina – uno dei pochi «viaggi impossibili» anche per il globe-trotter Wojtyla. Le comunicazioni tra Vietnam del nord e Vaticano si erano interrotte già nel 1954, con l’instaurarsi del regime comunista. Lo stesso era accaduto per il sud del Paese dopo il 30 aprile del ’75, con la vittoriosa entrata dei vietcong a Saigon.
Ma in Vietnam, il tentativo di creare una Chiesa “di regime” non ha mostrato la pervicace tenacia registrata invece in Cina: il progetto di asservimento ha portato alla creazione del filogovernativo Comitato dei cattolici patriottici, che però non ha mai realizzato la sua pretesa di essere l’organo di guida “democreatica” della cattolicità vietnamita. La scarsità del suo consenso apparve con evidenza nel 1988, quando vi fu la canonizzazione dei 117 martiri vietnamiti, uccisi nelle pesecuzioni che avevano segnato l’evangelizzazione del Paese: in quell’occasione, il Comitato dei cattolici patriottici aveva sostenuto la campagna governativa di boicottaggio delle canonizzazioni, in cui i martiri erano presentati come agenti del colonialismo.
Mentre la maggioranza della popolazione, a partire ovviamente dai cattolici, mostrava di gradire l’omaggio reso dalla Chiesa a quei figli del popolo vietnamita.
L’inizio del disgelo, di cui ora si vedono i frutti, va collocato nel 1989, anno del primo viaggio compiuto ad Hanoi dal cardinale Roger Etchegaray. Da allora, per quindici volte, delegazioni vaticane si sono recate in Vietnam e con un lavoro paziente e silenzioso hanno contribuito a alleggerire nel tempo la cappa del controllo governativo sulla vita ecclesiale. La via del realismo flessibile finora ha dato frutti buoni per la comunità locale di cattolici (6 milioni di fedeli, il 7 per cento dela popolazione). Le nomine episcopali sono ancora soggette al placet del governo, ma negli ultimi tempi sono stati di fatto accantonati i vincoli che limitavano il numero di accessi ai seminari per i candidati al sacerdozio.
E da poco è stata anche rivitalizzata la Caritas vietnamita, che in un Paese in espansione colpito dalla crisi non ha certo difficoltà a trovare nuovi poveri da assistere e aiutare.
Il processo di distensione, lungo l’arco degli ultimi vent’anni, non è certo stato lineare e senza problemi. Il regime accolse con freddezza la scelta wojtyliana di creare cardinale Francesco Saverio Nguen Van Thuan, espulso dal paese nel 1988 dopo 13 anni di carcere. Negli ultimi due anni, alcuni settori della Chiesa cattolica hanno dato vita a vibranti proteste pubbliche reclamando la restituzione di beni ecclesiastici confiscati dal regime a partire dalla metà degli anni Cinquanta.
Al centro della contesa, in particolare, la sede dell’ex delegazione apostolica vaticana e i terreni della parrocchia di Thai Ha, a Hanoi. Tra il dicembre del 2007 e il gennaio 2008, a fiammate ricorrenti, migliaia di cattolici si sono radunati più volte vicino ai luoghi rivendicati, dando vita a manifestazioni religiose disperse in alcuni casi con la forza dalla polizia. A guidare la mobilitazione ci sono i redentoristi.
Ma tutta la Conferenza episcopale ha espresso più volte la sua solidarietà ai manifestanti. Nonostante le recenti controversie, il cardinale Pham Minh Man ha ribadito nell’intervista a Ucanews che «il clima egli ultimi anni è propizio per l’allacciamento di relazioni diplomatiche» tra Vietnam e Vaticano.
A questo riguardo, se certe indiscrezioni recenti saranno confermate, alcuni interrogativi si aprono proprio intorno alle scelte operate dalle cordate attualmente in ascesa nei Palazzi vaticani.
Negli ultimi anni, l’uomo chiave della ricucitura con il Vietnam è stato Pietro Parolin, vice-ministro degli esteri vaticano. «Vero sacerdote e vero diplomatico», così lo ha definito il vaticanista del Tg2 Lucio Brunelli, quello che ha raccontato a tutto il mondo per filo e per segno l’ultimo Conclave sulla rivista Limes.
Stimato per il suo equilibrio e il suo realismo dai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, Parolin segue da anni con discrezione e senza protagonismi anche il complicato dossier cinese.
La cosa più ovvia, e più consona al sensus Ecclesiae, sarebbe stata quella di aspettare l’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra Vaticano e Vietnam e inviare Parolin come nunzio ad Hanoi. Ma l’ipotesi non rientrava negli organigrammi perseguiti da tempo dalle conventicole dei nuovi rampanti “yuppies” vaticani, che da tempo sgomitano per guadagnarsi la stima dei superiori ultra-settantenni.
Così, come si dice da tempo nei corridoi vaticani, con tutta probabilità Parolin verrà “promosso” e dirottato altrove, ben lontano dal Vaticano: destinazione Caracas, nunzio in Venezuela, alle prese con quell’osso duro del compagno Hugo Chavez.

© Copyright Il Secolo d'Italia, 23 luglio 2009


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Il Papa andrà a Torino per venerare la Sacra Sindone

Lo ha confermato questa domenica l'Arcivescovo della città

LES COMBES, lunedì, 27 luglio 2009 (ZENIT.org).

Benedetto XVI vuole andare a Torino per vedere la Sacra Sindone in occasione dell'esposizione che avrà luogo l'anno prossimo, secondo quanto ha confermato egli stesso all'Arcivescovo di quell'Arcidiocesi.
Lo ha rivelato padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, in una nota diramata questo lunedì, in cui ha confermato che il Papa ha pranzato questa domenica a Les Combes con alcuni invitati, tra cui il Cardinale Severino Poletto e il Vescovo di Aosta, monsignor Giuseppe Anfossi.
“Il Card. Poletto ha aggiornato il Papa sulla preparazione per l’ostensione della Santa Sindone nella primavera del prossimo anno, e il Papa gli ha confermato la sua intenzione di recarsi a Torino per l’occasione, in data da precisarsi”, ha reso noto il portavoce vaticano.
L'esposizione della Sindone, dopo l'ultima che ha avuto luogo dieci anni fa, è prevista dal 10 aprile al 23 maggio 2010, come ha confermato l'Arcidiocesi, che ha aperto una pagina destinata alla reliquia attraverso la quale sarà possibile effettuare le prenotazioni (http://www.sindone.org).
Nel 2010 sarà possibile per la prima volta vedere direttamente la Sindone dopo l’intervento a cui è stata sottoposta nel 2002, l’operazione di restauro conservativo attraverso cui sono stati rimossi i lembi di tessuto bruciato nell’incendio di Chambéry del 1532, scucite le “toppe” applicate dalle Clarisse, staccato il telo d’Olanda su cui era stata fissata nel 1534 e stabilito il sudario su un nuovo supporto.
Nuovo e più ricco di informazioni sarà anche l’allestimento del percorso di introduzione alla visione della Sindone, che, tra le altre cose, nell’area di prelettura proporrà documenti fotografici inediti ad altissima risoluzione.
Come spiega l'Arcidiocesi, “durante l’Ostensione, Torino attende anche la visita del Papa, Benedetto XVI, che celebrerà la Messa sul sagrato della Cattedrale”.
Dopo aver presieduto questa domenica l'Angelus insieme a circa 5.000 pellegrini e aver pranzato con i suoi ospiti, il Santo Padre ha compiuto una breve passeggiata.
Questi lunedì e martedì, il Pontefice non aveva “impegni particolari”, ha rivelato padre Lombardi, che ha aggiunto che si tratta di giorni dedicati “alla preghiera, allo studio e alla lettura”.
Il Papa si congederà questo mercoledì mattina da Les Combes, in particolare dalle persone che hanno reso possibili questi giorni di riposo, soprattutto le forze di sicurezza, i pompieri, la Protezione civile e le autorità locali.
Verso le cinque del pomeriggio si recherà in elicottero all'aeroporto di Torino Caselle per prendere un aereo per Roma, dove atterrerà all'aeroporto di Ciampino. Da lì si recherà in automobile alla residenza di Castel Gandolfo, a circa 30 chilometri dalla capitale, dove trascorrerà il resto dell'estate.

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Il Papa a Malta nell'aprile 2010 nel 1950.mo anniversario del naufragio di San Paolo


Il Papa compirà una visita apostolica a Malta nell’aprile del prossimo anno. Lo hanno annunciato ieri i vescovi maltesi in un comunicato. Si tratta della terza visita pontificia nell’arcipelago dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001. Il dottor Alberto Gasbarri, responsabile dei viaggi apostolici del Papa fuori d’Italia, si recherà a Malta in ottobre per l’organizzazione del programma. Il servizio di Sergio Centofanti.

Benedetto XVI ha dunque accolto l’invito rivoltogli nei mesi scorsi dai vescovi locali e dal presidente maltese. La visita avverrà nel 1950° anniversario del naufragio di San Paolo nell’arcipelago che secondo la tradizione avvenne nell’anno 60 durante il suo viaggio verso Roma. L’Apostolo delle Genti – narrano gli Atti degli Apostoli – fu accolto dalla popolazione locale “con rara umanità”. Qui rimase tre mesi prima di salpare per la Sicilia: morso da una vipera, non ebbe alcuna conseguenza; molti isolani che avevano malattie accorsero da lui e vennero guariti. Il 16 giugno 2005 Benedetto XVI, ricevendo il nuovo ambasciatore maltese presso la Santa Sede, ha ricordato le profonde radici cristiane di Malta, un “patrimonio di valori culturali e religiosi” sui quali si può costruire “un futuro di solidarietà e pace”. “ Dar vita a un’Europa unita e solidale – aveva sottolineato - è impegno di tutti i popoli che la compongono. L’Europa infatti deve saper coniugare i legittimi interessi di ogni nazione con le esigenze del bene comune dell’intero Continente”.


In questo contesto, in una recente intervista all’Osservatore Romano, l´arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha rivolto un appello ad accogliere i migranti come venne accolto il naufrago San Paolo. Il presule ha spiegato che accogliendo l´apostolo Paolo, i maltesi hanno mostrato "un senso forte di apertura verso il ´diverso´, lo straniero. Un sentimento – ha aggiunto - che deve essere conservato e praticato anche nell´attuale momento storico segnato dalle grandi migrazioni di massa: fenomeno che a Malta, situata nel centro del Mediterraneo, si manifesta in modo particolare essendo teatro di sbarchi di stranieri irregolari provenienti dall´Africa". Occorre "eliminare i pregiudizi – ha affermato – e considerare gli immigrati innanzitutto come persone”.


Malta, indipendente dal Regno Unito nel 1964, conta oltre 410 mila abitanti, al 98% cattolici. Dal primo maggio 2004 è Stato membro dell’Unione Europea e dal primo gennaio 2008 ha adottato l’euro.



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Papa/ Nel 2010 quattro viaggi, tutti in Europa (I-Media)

Malta e Inghilterra sicuri, in forse Germania e Bielorussia

Quattro viaggi nel 2010 fuori dal territorio italiano, ma tutti in Europa.
Si presenta così il prossimo anno di Papa Benedetto XVI in termini di viaggi, secondo quanto annuncia l'agenzia I.Media, agenzia francese specializzata in Vaticano.
Se il suo viaggio-lampo (di una sola giornata) a Malta nell'aprile 2010 è stato già annunciato dai vescovi locali, sembra ormai acquisito quello in Inghilterra, mentre gli altri due luoghi sono ancora tenuti segreti, ma - secondo l'agenzia francese - si svolgeranno tutti nel Vecchio Continente.
Benedetto XVI è stato già invitato dai capi del governo britannico Tony Blair e successivamente da Gordon Brown a visitare il Paese 28 anni dopo il viaggio di Giovanni Paolo II.
Ratzinger potrebbe limitarsi a visitare l'Inghilterra ma non è escluso che possa andare anche in Irlanda del Nord o in Scozia. Sugli altri due viaggi invece regna ancora il silenzio.
Un terzo viaggio potrebbe essere la Germania, con una visita a Berlino. I vescovi tedeschi hanno annunciato a febbraio scorso una visita del Papa nel 2010. In quella occasione il Vaticano aveva riferito che quel viaggio sarebbe "un desiderio forte del Papa". Inoltre, il prossimo anno si ceelbra il 20esimo anniversario della riunificazione del Paese, avvenuta il 3 ottobre 1990.
L'ultimo viaggio potrebbe essere una visita in Bielorussia. In Vaticano l'ipotesi di un viaggio "ai confini dell'Europa" è presa molto in considerazione.
Nel 2008 e poi nel 2009, il presidente bielorusso Alexandre Lukashenko aveva invitato il Papa nel Paese. Per il capo di Stato bielorusso una visita del Pontefice a Minsk potrebbe essere l'occasione di organizzare un incontro con il capo del Patriarcato di Mosca, Kirill. Altre ipotesi riguardano viaggi del Papa in Europa del Nord o una visita al Santuario di Fatima.

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Papa sarà a Fatima il 13 maggio

Marinella Bandini

Roma, 24 set (Velino)

Il Papa sarà a Fatima il 13 maggio 2010: lo annuncia la Presidenza della Repubblica del Portogallo, attraverso una nota sul sito ufficiale.
“Il Papa Benedetto XVI - si legge - sarà in visita in Portogallo il prossimo anno, in risposta all’invito del presidente della Repubblica”.
Per quanto riguarda il programma ufficiale, è stato reso noto che il Papa presiederà una celebrazione liturgica a Fatima il 13 maggio.
Una data significativa, in quanto il 13 maggio 1917 si verificò la prima delle sei apparizioni della Madonna ai tre pastorelli di Fatima, Lucia, Francesco e Giacinta. Da allora, ogni 13 del mese fino a ottobre, la Madonna apparve ai tre pastorelli. Quella di Benedetto XVI sarà la quinta volta che un Papa si reca in visita a Fatima: Paolo VI ha visitato il santuario nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1982, come gesto di ringraziamento dopo l’attentato subito il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro - da subito il Pontefice polacco ha attribuito alla Madonna di Fatima la propria salvezza -, nel 1991 e nel 2000, per la beatificazione dei fratelli Francesco e Giacinta Marto.
In questa occasione, al termine della celebrazione, il cardinale Angelo Sodano, allora Segretario di Stato diede lettura della comunicazione in lingua portoghese, sul terzo segreto di Fatima. Il 26 giugno 2000, il Papa ne autorizzò la divulgazione pubblica da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, accompagnata da opportuno commento teologico del prefetto, cardinale Joseph Ratzinger.

© Copyright Il Velino


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Il Papa sarà a Fatima il 13 maggio 2010, anniversario della prima apparizione della Vergine. La gioia dei vescovi portoghesi


Manifestiamo il nostro giubilo per la visita di Benedetto XVI in Portogallo nel 2010: è quanto scrive il presidente della Conferenza episcopale portoghese, l’arcivescovo di Braga, Jorge Ferreira da Costa Ortiga, dopo la comunicazione da parte della segreteria di Stato vaticana, che il Papa ha accettato l’invito dei presuli portoghesi e del presidente della repubblica a visitare il Portogallo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Benedetto XVI presiederà le cerimonie del giorno 13 maggio 2010, a Fatima, anniversario della prima apparizione della Madonna. “L’amore dei cattolici portoghesi al Successore di Pietro – si legge in un comunicato a firma dell’arcivescovo Jorge Ferreira da Costa Ortiga – è un elemento chiave della nostra tradizione cattolica e della nostra fedeltà alla Chiesa”. La visita di Benedetto XVI, di cui non è ancora stato stabilito il programma, scrive ancora il primate del Portogallo, “sarà una nuova occasione per approfondire ed esprimere questo desiderio di comunione con il Pastore Universale”. L’arcivescovo di Braga invita “tutte le comunità cattoliche a preparare questa visita, vivendo profondamente la comunione ecclesiale”. “Nostra Signora, che il Popolo Portoghese ama con una speciale tenerezza – prosegue – sarà la Madre di bontà che ci invita a immergerci in Gesù Cristo e nel mistero della Chiesa”. “Siamo certi – conclude il presule – che il popolo portoghese in generale, indipendentemente dalla sua ideologia e religione, saprà accogliere chi è stato e rimane un profeta delle cause, così fondamentali ed urgenti, della pace e della libertà, del dialogo, della giustizia e della fraternità”. Quello di Benedetto XVI sarà il quinto viaggio di un Papa a Fatima, dopo quello di Paolo VI nel 1967 e i tre di Giovanni Paolo II (1982, 1991 e 2000). Quando era cardinale, l’attuale Pontefice ha presieduto un pellegrinaggio internazionale dell’ottobre 1996.




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Dal blog di Lella...

Il Papa dovrebbe andare in visita in Gran Bretagna

PRIMO PIANO

Di Andrea Bevilacqua

In settembre, in base a voci sempre più insistenti

Sono caduti Oltremanica gli storici steccati che hanno a lungo diviso gli anglicani dai cattolici
Le voci sono sempre più insistenti. E ciò significa che fra non molto si arriverà all'ufficialità.
Benedetto XVI dovrebbe recarsi nel settembre del prossimo anno la visita in Gran Bretagna. E la cosa ha un significato particolare. Perché fa pensare che per quella data, finalmente, si arriverà all'attesissima beatificazione del cardinale John Henry Newman. Questi, anglicano da sempre, si convertì al cattolicesimo divenendo una delle figure a oggi ancora indimenticate del panorama ecclesiastico d'oltre Manica. In Gran Bretagna si è dibattuto molto anche attorno alle voci d'una possibile omosessualità, per altro mai dimostrata, del porporato. Tuttavia, anche per queste ragioni, il gesto della beatificazione assumerebbe un significato notevole.
Le indiscrezioni intorno al viaggio le ha confermate nelle scorse ore anche il Times il quale, tra l'altro, fornisce una serie di particolari importanti.
Il Papa è stato invitato nel corso della visita del Primo ministro inglese Gordon Brown in Vaticano nei mesi scorsi e l'invito, secondo una fonte di Downing street, è stato accolto calorosamente dalla Santa Sede. Benedetto XVI incontrerà anche la Regina, capo della Chiesa anglicana, mentre non dovrebbe fare tappa nella cattolica Irlanda. Il Papa andrà anche nella sede del Parlamento, e dell'itinerario farebbero parte Londra, Birmingham, Oxford e Edimburgo.
Sulla visita si è espresso ufficialmente anche l'arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale dell'Inghilterra e del Galles, monsignor Vincent Nichols: «La prospettiva di una visita di Papa Benedetto XVI - ha detto - ci riempie di gioia». E ancora: «Ci sentiamo incoraggiati e lieti - ha spiegato - alla notizia emersa circa la possibile visita ufficiale di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito il prossimo anno». «Siamo felici che il Santo Padre prenda in tale considerazione l'invito ricevuto dal governo di Sua maestà che è in stretto accordo con i desideri e le richieste espresse anche dai vescovi inglesi e del Galles. La prospettiva di una visita di Papa Benedetto XVI ci riempie di gioia».
I legami istituzionali tra Vaticano e Gran Bretagna sono ottimi da tempo. Certamente molto positivamente è stata presa oltre il Tevere la conversione al cattolicesimo di Tony Blair. Insieme, c'è un legame profondo anche con la comunità anglicana.
Sono molti gli anglicani che chiedono di passare al cattolicesimo. E a braccia aperte vengono accolti.
Il dossier degli anglicani che chiedono di passare a Santa Romana Chiesa viene gestito dalla congregazione per la dottrina della fede. Un tempo, quindi, della cosa se ne occupava direttamente Ratzinger.

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Possibile visita papale al Regno Unito


LONDRA, lunedì, 28 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il presidente della Conferenza Episcopale dei Inghilterra e Galles spera in una possibile visita di Benedetto XVI al Regno Unito l'anno prossimo

Monsignor Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster, lo ha affermato in una nota pubblicata dalla pagina web diocesana mercoledì scorso, dopo che alcuni servizi di notizie del Paese avevano reso noto che fonti governative attendono prossimamente un annuncio ufficiale dlela Santa Sede a questo proposito.

"Siamo motivati e felici della notizia che è stata diffusa sulla possibile visita ufficiale di Papa Benedetto XVI al Regno Unito l'anno prossimo", afferma l'Arcivescovo.

"Siamo contenti che il Papa abbia preso in considerazione gli inviti ricevuti dal Governo di Sua Maestà, che concordano con i desideri e le richieste espressi anche dai Vescovi di Inghilterra e Galles".

"La prospettiva di una visita di Papa Benedetto ci riempie di gioia", ha aggiunto.

L'ultima visita papale in Gran Bretagna, di Giovanni Paolo II, risale al 1982.
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Benedetto XVI a Cipro nel giugno 2010. L’annuncio del governo di Nicosia, la gioia della Chiesa locale

Il governo cipriota ha annunciato stamani che Benedetto XVI ha accettato di visitare Cipro. L’invito era stato rivolto al Papa dalla Chiesa locale e dal presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias, durante la sua visita in Vaticano lo scorso 27 marzo. La visita di Benedetto XVI dovrebbe svolgersi all’inizio di giugno 2010. Anche la Chiesa locale, nelle persone del Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e dell’arcivescovo maronita di Cipro, Josef Souaef, insieme al Custode di Terrasanta, padre Pierbattista Pizzaballa, ha espresso la sua gioia per la prossima visita del Papa.


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