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Discorsi, omelie, udienze, angelus e altri documenti

Ultimo Aggiornamento: 02/03/2013 17.43
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13/02/2009 16.07
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LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

Em.mo Card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Inviato Speciale alle celebrazioni del VII centenario dell’inizio del soggiorno avignonese dei Romani Pontefici, che avranno luogo ad Avignon (Francia) il 9 e 10 marzo 2009;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Nigeria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Augustine Tochikwu Ukwuoma, Vescovo di Orlu

con il Vescovo emerito:

S.E. Mons. Gregory O. Ochiaga;

S.E. Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Vescovo di Umuahia;

Sig. Paolo Cipriani, Direttore Generale dell’Istituto per le Opere di Religione, con la Consorte.





RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI BUCARAMANGA (COLOMBIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Bucaramanga (Colombia), presentata da S.E. Mons. Víctor Manuel López Forero, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Bucaramanga (Colombia) S.E. Mons. Ismael Rueda Sierra, finora Vescovo di Socorro y San Gil (Colombia).

S.E. Mons. Ismael Rueda Sierra

S.E. Mons. Ismael Rueda Sierra è nato a Suaita, nella diocesi di Soccorro y San Gil, l'11 maggio 1950. Ha compiuto gli studi filosofici nel Seminario di San Gil e quelli teologici nell'Università San Buenaventura di Bogotá.

E’ stato ordinato sacerdote il 22 agosto 1981 per la diocesi di Sonsón-Rionegro. Nel 1988 si è incardinato nella diocesi di Girardot come membro dell'Associazione Misioneros de la Juventud.

È stato Direttore della Sezione per la Gioventù del CELAM, Professore della Pontificia Università Javeriana di Bogotá, Direttore della Sezione per l'Università e della Sezione per l'Evangelizzazione della Cultura del Segretariato della Conferenza Episcopale Colombiana e, per tre anni, Rettore del Seminario Maggiore di Girardot.

Il 20 dicembre 2000 è stato nominato Vescovo titolare di Buruni ed Ausiliare di Cartagena. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 17 febbraio 2001. E’ stato nominato Vescovo di Socorro y San Gil il 27 giugno 2003.
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Benedetto XVI al concerto per gli ottant'anni dello Stato della Città del Vaticano

Il centro visibile
dell'unità della Chiesa cattolica



Particolari espressioni di gratitudine ha rivolto il Papa ai membri dell' Our Lady's Choral Society e della rte Concert Orchestra per il concerto offerto nel pomeriggio di giovedì 12 nell'Aula Paolo VI in occasione delle manifestazioni per l'ottantesimo anniversario della costituzione dello Stato della Città del Vaticano. Benedetto XVI al termine dell'esecuzione ha voluto ricordare come il Vaticano, tra l'altro, sia il centro visibile dell'unità della Chiesa Cattolica, che si espande sino ai confini del mondo.

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
gentili Signori e Signore!
Al termine di questa bella serata, sono lieto di rivolgere un cordiale saluto a tutti voi, che avete preso parte al concerto promosso in occasione dell'80° anniversario di fondazione dello Stato della Città del Vaticano. Saluto le Autorità religiose, civili e militari, le illustri Personalità, con un pensiero speciale per i Prelati della Curia Romana e i collaboratori dei vari uffici del Governatorato del Vaticano qui convenuti per ricordare, anche con questa iniziativa, una così significativa ricorrenza. Desidero soprattutto manifestare la mia viva gratitudine al Signor Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, al quale sono grato pure per le espressioni di affetto e devozione, che mi ha rivolto all'inizio del concerto. Estendo il mio saluto al Segretario Generale, Mons. Renato Boccardo, e agli altri responsabili del Governatorato, ed esprimo la mia riconoscenza naturalmente a tutti coloro che hanno cooperato in vario modo all'organizzazione e alla realizzazione di questo evento musicale.
Certo di interpretare i sentimenti di tutti i presenti, desidero indirizzare una speciale parola di ringraziamento e di apprezzamento ai componenti della RTE Concert Orchestra (Orchestra della Radio Televisione Irlandese), ai coristi del Our Lady's Choral Society, di Dublino, al Direttore Proinnsias O Duinn, al Maestro del Coro Paul Ward, ed ai solisti. Un particolare cenno di saluto desidero riservare alla numerosa rappresentanza di fedeli di Dublino, venuti ad accompagnare la Corale della loro Città.
Ci è stata offerta l'esecuzione di brani del ben noto oratorio Messiah di Georg Friedrich Händel, capace di creare un'avvincente atmosfera spirituale grazie a una ricca antologia di testi sacri dell'Antico e del Nuovo Testamento, che costituiscono come la tessitura dell'intera partitura musicale. L'Orchestra e il Coro sono riusciti ugualmente ad evocare mirabilmente la figura del Messia, di Cristo, alla luce delle profezie messianiche anticotestamentarie. La ricchezza del contrappunto musicale e l'armonia del canto ci hanno aiutato così a contemplare l'intenso ed arcano mistero della fede cristiana. Ancora una volta appare evidente come la musica ed il canto, grazie al loro abile intreccio con la fede, possano rivestire un alto valore pedagogico in ambito religioso. La musica come arte può essere un modo particolarmente grande di annunciare Cristo, perché riesce a renderne percepibile il mistero con un'eloquenza tutta sua.
Questo concerto, con cui si è inteso far memoria di un anniversario significativo per lo Stato della Città del Vaticano, si inserisce nel programma del Convegno organizzato per la circostanza sul tema: "Un piccolo territorio per una grande missione". Non è certo ora il momento per un discorso su tale evento storico, al quale vari esperti stanno offrendo nel Congresso il contributo della loro competenza sotto molteplici aspetti. Del resto avrò modo di incontrare i partecipanti a queste giornate di studio sabato prossimo e di rivolgere loro la mia parola. Mi preme, anche in questa circostanza, ringraziare quanti hanno contribuito a solennizzare una ricorrenza tanto significativa per la Chiesa cattolica. Commemorando gli 80 anni della Civitas Vaticana, si avverte il bisogno di rendere merito a quanti sono stati e sono i protagonisti di questi otto decenni di storia di un piccolo lembo di terra. In primo luogo vorrei ricordare il principale protagonista, il venerato mio Predecessore Pio XI. Egli, nell'annunciare la firma dei Patti Lateranensi e soprattutto la costituzione dello Stato della Città del Vaticano, volle riferirsi a san Francesco d'Assisi. Disse che la nuova realtà sovrana era per la Chiesa, come per il Poverello, "quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l'anima" (cfr. Discorso dell'11 febbraio 1929). Domandiamo al Signore, che guida saldamente le sorti della "Barca di Pietro" tra le vicende non sempre tranquille della storia, di continuare a vegliare su questo piccolo Stato. Chiediamogli soprattutto di assistere con la potenza del suo Spirito Colui che sta al timone della Barca, il Successore di Pietro, perché possa svolgere con fedeltà ed efficacemente il suo ministero a fondamento dell'unità della Chiesa Cattolica, che ha in Vaticano il suo centro visibile e si espande sino ai confini del mondo. Affido questa preghiera all'intercessione di Maria, Vergine Immacolata e Madre della Chiesa, e, mentre rinnovo a nome dei presenti, un cordiale ringraziamento agli ideatori della serata, ai valenti orchestrali, ai cantori, particolarmente ai solisti, assicuro per ciascuno un ricordo nella preghiera e su tutti imploro la benedizione di Dio.



(©L'Osservatore Romano - 14 febbraio 2009)
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LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti al Convegno di studi promosso in occasione dell’80° anniversario della fondazione dello Stato della Città del Vaticano.



RINUNCE E NOMINE



NOMINA DI AUSILIARE DI LAHORE (PAKISTAN)

Il Santo Padre ha nominato Ausiliare dell’Arcidiocesi di Lahore (Pakistan) il Rev.do Padre Sebastian Francis Shah, O.F.M., già Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori in Pakistan, assegnandogli la sede titolare vescovile di Tino.

Rev.do Padre Sebastian Francis Shah, O.F.M.

Il Rev.do Padre Sebastian Francis Shah, O.F.M., è nato il 14 novembre 1957 a Padri-Jo-Goth, Sanghar nella provincia di Sindh, nella diocesi di Hyderabad. Dopo aver frequentato la Khatoon-e-Fatima High School nel villaggio d’origine, ha frequentato il Government Degree College per il Bachelor in Arts. Nel 1984, dopo aver lavorato per circa otto anni come insegnante, è entrato nel Noviziato Francescano di Karachi e ha completato gli studi di Teologia al Christ the King Seminary, dal 1987 al 1991. Ha emesso la professione perpetua il 2 agosto 1989. Due anni dopo, il 6 dicembre 1991, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1991 - 1995: Rettore del Juniorate and Postulancy Dar-ul-Naim di Lahore ed allo stesso tempo Docente al Seminario Minore di Lahore e all’Inter-religious Noviciate and Juniorate; 1996 - 1998: Studi – Master of Science in Guidance and Counselling alla De La Salle University di Manila; 1998 - 1999: Maestro dei Novizi Francescani in Karachi; 1999 - 2005: Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori in Pakistan; Presidente della Conferenza dei Maggiori Superiori religiosi del Pakistan (2003-2005).

Dal 2005 è Superiore della casa di formazione francescana a Lahore (Juniorate and Postulancy Dar-ul-Naim).



NOMINE PER LA SECONDA ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI

Il Santo Padre, per la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2009, sul tema La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. "Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13.14), ha nominato:

Presidenti Delegati:

- l’Em.mo Card. Francis ARINZE, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Città del Vaticano);

- Em.mo Card. Théodore-Adrien SARR, Arcivescovo di Dakar (Senegal);

- Em.mo Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M., Arcivescovo di Durban (Sud Africa).

Relatore Generale:

- Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Arcivescovo di Cape Coast (Ghana).

Segretari Speciali:

- S.E. Mons. Damião António FRANKLIN, Arcivescovo di Luanda (Angola);

- S.E. Mons. Edmond DJITANGAR, Vescovo di Sarh (Ciad).
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VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA NIGERIA

Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Dear Brother Bishops,

It is with great joy that I welcome you, the Bishops of Nigeria, on your Ad Limina visit to the tombs of the Apostles Peter and Paul. As the Successor of Peter I cherish this encounter which strengthens our bond of communion and fraternal love and allows us to renew together the sacred responsibility which we exercise in the Church. I thank Archbishop Job for the kind words which he addressed to me on your behalf. For my part, I am pleased to express my sentiments of respect and gratitude to you and to all the faithful of Nigeria.

Brothers, since your last Ad Limina visit Almighty God has blessed the Church in your country with generous growth. This is especially visible in the number of new Christians who have received Christ into their hearts and accept joyfully the Church as "the pillar and bulwark of the truth" (1 Tim 3:15). The abundant priestly and religious vocations are also a clear sign of the work of the Spirit among you. For these graces I give thanks to God and express my appreciation to you and to the priests, religious and catechists who have laboured in the Lord’s vineyard.

Expansion in the Church calls for special care in diocesan planning and the training of personnel through ongoing activities of formation in order to facilitate the necessary deepening of the faith of your people (cf. Ecclesia in Africa, 76). From your reports I see that you are well aware of the basic steps involved: teaching the art of prayer, encouraging participation in the liturgy and the sacraments, wise and relevant preaching, catechetical instruction, and spiritual and moral guidance. From this foundation faith flourishes in Christian virtue, and gives rise to vibrant parishes and generous service to the wider community. You yourselves, together with your priests must lead by humility, detachment from worldly ambitions, prayer, obedience to the will of God and transparency in governance. In this way you become a sign of Christ the Good Shepherd.

The celebration of the liturgy is a privileged source of renewal in Christian living. I commend you in your efforts to maintain the proper balance between moments of contemplation and external gestures of participation and joy in the Lord. To this end attention must be given to the liturgical formation of priests and the avoidance of extraneous excesses. Continue on this path keeping in mind that the dialogue of love and veneration of the Lord is greatly enhanced by the practice of eucharistic adoration in parishes, religious communities and other suitable places (cf. Sacramentum Caritatis, 67).

The coming Synod of Bishops for Africa will address among other themes the topic of ethnic unrest. The marvellous image of the Heavenly Jerusalem, the gathering of innumerable men and women from every tribe and tongue and people and nation who have been ransomed by the blood of Christ (cf. Rev 5:9), encourages you to confront the challenge of ethnic conflict wherever present, even within the Church. I express my appreciation to those of you who have accepted a pastoral mission outside the limits of your own regional or linguistic group and I thank the priests and people who have welcomed and supported you. Your readiness to adapt to others is an eloquent sign that, as the new family of all who believe in Christ (cf. Mk 3:31-35) there is no place in the Church for any kind of division. Catechumens and neophytes must be taught to accept this truth as they make their commitment to Christ and to a life of Christian love. All believers, especially seminarians and priests, will grow in maturity and generosity by allowing the Gospel message to purify and overcome any possible narrowness of local perspectives.

Wise and discerning selection of seminarians is vital to the spiritual well-being of your country. Their personal formation must be assured through regular spiritual direction, sacramental reconciliation, prayer and meditation on Sacred Scripture. In the word of God seminarians and priests will find the values that distinguish the good priest who is consecrated to the Lord in body and spirit (cf. 1 Cor 7:34). They will learn to serve with personal detachment and pastoral charity those entrusted to their care, strong in the grace that is in Christ Jesus (cf. 2 Tim 2:1).

I would like to highlight the Bishop’s task of sustaining the important social and ecclesial reality of marriage and family life. With the cooperation of well prepared priests and lay people, experts and married couples, you will exercise with responsibility and zeal your solicitude in this area of pastoral priority (cf. Familiaris Consortio, 73). Courses for engaged couples, and general and specific catechetical teaching on the value of human life, marriage and the family will strengthen your faithful people for the challenges presented to them by changes in society. Likewise do not fail to encourage associations or movements that validly assist married couples in living their faith and marriage commitments.

As an important service to the nation, you have shown your commitment to interreligious dialogue especially with Islam, where with patience and perseverance, strong relations of respect, friendship and practical cooperation are being forged with other religious people. Through your efforts as diligent and untiring promoters of goodwill, the Church will become a clearer sign and instrument of communion with God and of the unity of the whole human race (cf. Lumen Gentium, 1).

Your dedication to derive from Catholic principles enlightened comments on current national problems is greatly appreciated. The natural law, inscribed by the Creator on the heart of every human being (cf. World Day of Peace Message 2009, 8), and the Gospel, properly understood and applied to civic and political realities, do not in any way reduce the range of valid political options. On the contrary, they constitute a guarantee offered to all citizens of a life of freedom, with respect for their dignity as persons, and protection from ideological manipulation and abuse based on the law of the strongest (cf. Address to the Plenary Session of the International Theological Commission, 5 December 2008). With confidence in the Lord, continue to exercise your Episcopal authority in the struggle against unjust practices and corruption and against all causes and forms of discrimination and criminality, especially the degrading treatment of women and the deplorable practice of kidnapping. By promoting Catholic Social Doctrine you offer your loyal contribution to your country and assist in the consolidation of a national order based on solidarity and a culture of human rights.

My dear Brother Bishops, I exhort you with the words of the Apostle Paul: "be watchful, stand firm in your faith, be courageous, be strong; let all that you do be done in love" (1 Cor 16:13-14). Please convey my greetings to your beloved people, especially to those many believers who bear witness to Christ in hope through prayer and suffering (cf. Spe Salvi, 35 and 36). My warm affection goes also to those who serve in the family, in parishes and mission stations, in education, health care and other spheres of Christian charity. Commending you and those entrusted to your pastoral care to the prayers of Blessed Cyprian Michael Iwene Tansi and to the maternal protection of Mary, Mother of the Church, I cordially impart my Apostolic Blessing.
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UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DI STUDI PROMOSSO IN OCCASIONE DELL’80° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Convegno di studi promosso in occasione dell’80° anniversario della fondazione dello Stato della Città del Vaticano e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
gentili Signori e Signore!

E’ con vero piacere che rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, organizzatori, relatori e partecipanti al Convegno di studi promosso per celebrare la ricorrenza dell’80.mo anniversario della fondazione dello Stato della Città del Vaticano. "Un piccolo territorio per una grande missione" è il tema sul quale si è soffermata la vostra attenzione, riflettendo insieme sul valore spirituale e civile che riveste questo piccolo Stato sovrano, posto interamente al servizio della grande missione affidata da Gesù Cristo all’apostolo Pietro e ai suoi Successori. Ringrazio il Signor Cardinale Giovanni Lajolo non solo per l’indirizzo di saluto che a vostro nome mi ha rivolto, ma anche per l’impegno che egli e i suoi collaboratori del Governatorato hanno profuso per solennizzare il significativo traguardo degli ottant’anni di esistenza e di attività dello Stato Vaticano.

Vivo compiacimento esprimo per le celebrazioni e per le diverse iniziative commemorative di questi giorni, tese ad approfondire e a far meglio conoscere la storia e la fisionomia della Civitas Vaticana. Essa, a ottant’anni dalla sua fondazione, costituisce una realtà pacificamente acquisita, anche se non sempre ben compresa nelle sue ragioni d’essere e nei molteplici compiti che è chiamata a svolgere. Per chi opera quotidianamente a servizio della Santa Sede o per chi vive nell’Urbe è un dato di fatto scontato che esista nel cuore di Roma un piccolo Stato sovrano, ma non a tutti è noto che esso è frutto di un processo storico alquanto tormentato, che ne ha reso possibile la costituzione, motivata da alti ideali di fede e da lungimirante consapevolezza delle finalità a cui doveva soddisfare. Potremmo così dire che la ricorrenza, che giustifica il nostro odierno incontro, invita a guardare con più viva consapevolezza a quello che lo Stato della Città del Vaticano significa ed è.

Quando si torna con la memoria all’11 febbraio del 1929, non si può fare a meno di ripensare con profonda riconoscenza a colui che dei Patti Lateranensi fu il primo e principale artefice e protagonista, il mio venerato Predecessore Pio XI: era il Papa della mia infanzia, al quale abbiamo guardato con tanta venerazione e amore. Giustamente in questi giorni è risuonato più volte il suo nome, perché egli fu con lucida lungimiranza e indomita volontà il vero fondatore e il primo costruttore dello Stato della Città del Vaticano. Del resto, gli studi storici tuttora in corso sul suo pontificato ci fanno sempre più percepire la grandezza di Papa Ratti, il quale guidò la Chiesa nei difficili anni fra le due guerre mondiali. Con mano ferma egli diede forte impulso all’azione ecclesiale nelle sue molteplici dimensioni: pensiamo all’espansione missionaria, alla cura per la formazione dei ministri di Dio, alla promozione dell’attività dei fedeli laici nella Chiesa e nella società, all’intenso rapporto con la comunità civile. Durante il suo pontificato il "Papa Bibliotecario" dovette misurarsi con le difficoltà e le persecuzioni che la Chiesa subiva in Paesi quali il Messico e la Spagna e con la lotta che ad essa portarono i totalitarismi – nazionalsocialismo e fascismo - sorti e consolidatisi in quegli anni. In Germania è indimenticata la sua grande Enciclica Mit brennender Sorge, come forte segnale contro il nazismo. Si rimane davvero ammirati di fronte all’opera saggia e forte di questo Pontefice, che per la Chiesa volle solo quella libertà che le permettesse di svolgere integralmente la sua missione. Anche lo Stato della Città del Vaticano, sorto a seguito dei Patti Lateranensi e in particolare del Trattato, fu considerato da Pio XI uno strumento per garantire la necessaria indipendenza da ogni potestà umana, per dare alla Chiesa e al suo Supremo Pastore la possibilità di adempiere pienamente al mandato ricevuto da Cristo Signore. Quanto poi questa piccola, ma completa realtà statuale fosse utile e benefica per la Santa Sede, per la Chiesa, come pure per Roma e il mondo intero, lo si vide appena dieci anni dopo, allorquando scoppiò la seconda guerra mondiale, una guerra che arrivò con le sue violenze e sofferenze fino alle porte del Vaticano.

Si può allora affermare che lungo gli otto decenni della sua esistenza, lo Stato Vaticano si è dimostrato uno strumento duttile e sempre all’altezza delle esigenze che ad esso ponevano e continuano a porre sia la missione del Papa, sia i bisogni della Chiesa, sia le sempre mutevoli condizioni della società. Proprio per questo, sotto la guida dei miei venerati Predecessori - dal Servo di Dio Pio XII a Papa Giovanni Paolo II -, si è realizzato, ed ancor oggi si attua sotto gli occhi di tutti, un costante adeguamento delle norme, delle strutture e dei mezzi di questo singolare Stato edificato intorno alla Tomba dell’Apostolo Pietro. Il significativo anniversario, che in questi giorni stiamo commemorando, è dunque motivo di profondo ringraziamento al Signore, che guida le sorti della sua Chiesa nelle vicende spesso turbolente del mare della storia, ed assiste il suo Vicario in terra nello svolgimento del suo ufficio di Christianae religionis summus Antistes. La mia gratitudine si estende a quanti sono stati in passato e sono oggi protagonisti della vita dello Stato della Città del Vaticano, alcuni noti, ma molti altri sconosciuti nel loro umile e prezioso servizio. Ai membri dell’attuale comunità di vita e di lavoro del Governatorato e delle altre strutture dello Stato va il mio pensiero riconoscente, interpretando così i sentimenti dell’intero popolo di Dio. Allo stesso tempo, vorrei incoraggiare coloro che operano nei diversi uffici e servizi vaticani a svolgere le loro mansioni non solo con onestà e competenza professionale, ma anche con una sempre più viva consapevolezza che il loro lavoro costituisce un prezioso servizio alla causa del Regno di Dio.

La Civitas Vaticana è in verità un punto quasi invisibile sui mappamondi della geografia mondiale, uno Stato minuto ed inerme privo di eserciti temibili, apparentemente irrilevante nelle grandi strategie geopolitiche internazionali. Eppure, questo presidio visibile dell’assoluta indipendenza della Santa Sede, è stato ed è centro di irradiazione di una costante azione a favore della solidarietà e del bene comune. E non è forse vero che proprio per questo da ogni parte si guarda a questo piccolo lembo di terra con grande attenzione? Lo Stato Vaticano, che racchiude in sé tesori di fede, di storia, di arte, custodisce un patrimonio prezioso per l’umanità intera. Dal suo cuore, dove presso la tomba di san Pietro abita il Papa, si leva un incessante messaggio di vero progresso sociale, di speranza, di riconciliazione e di pace. Ora, questo nostro Stato, dopo aver solennemente ricordato l’80.mo anniversario della sua fondazione, riprende il cammino con più forte slancio apostolico. Possa la Città del Vaticano essere sempre più una vera "città sul monte", luminosa grazie alle convinzioni e alla generosa dedizione di quanti vi operano al servizio della missione ecclesiale del Successore di Pietro. Con tale auspicio, mentre invoco la materna protezione di Maria, l’intercessione dei Santi Pietro e Paolo e degli altri martiri che con il loro sangue hanno reso sacro questo suolo, imparto volentieri la mia Benedizione a voi tutti qui convenuti, estendendola con affetto alla grande famiglia dello Stato della Città del Vaticano.

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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In queste domeniche, l’evangelista san Marco ha offerto alla nostra riflessione una sequenza di varie guarigioni miracolose. Oggi ce ne presenta una molto singolare, quella di un lebbroso sanato (cfr Mc 1,40-45), che si avvicinò a Gesù e, in ginocchio, lo supplicò: "Se vuoi, puoi purificarmi!". Egli, commosso, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". Istantanea si verificò la guarigione di quell’uomo, al quale Gesù domandò di non rivelare il fatto, e di presentarsi ai sacerdoti per offrire il sacrificio prescritto dalla legge mosaica. Quel lebbroso sanato, invece, non riuscì a tacere ed anzi proclamò a tutti ciò che gli era accaduto, così che - riferisce l’evangelista - ancor più numerosi i malati accorrevano da Gesù da ogni parte, sino a costringerlo a rimanere fuori delle città per non essere assediato dalla gente.

Disse Gesù al lebbroso: "Sii purificato!". Secondo l’antica legge ebraica (cfr Lv 13-14), la lebbra era considerata non solo una malattia, ma la più grave forma di "impurità". Spettava ai sacerdoti diagnosticarla e dichiarare immondo il malato, il quale doveva essere allontanato dalla comunità e stare fuori dall’abitato, fino all’eventuale e ben certificata guarigione. La lebbra perciò costituiva una sorta di morte religiosa e civile, e la sua guarigione una specie di risurrezione. Nella lebbra è possibile intravedere un simbolo del peccato, che è la vera impurità del cuore, capace di allontanarci da Dio. Non è in effetti la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da Lui, ma la colpa, il male spirituale e morale. Per questo il Salmista esclama: "Beato l’uomo a cui è tolta la colpa / e coperto il peccato". E poi, rivolto a Dio: "Ti ho fatto conoscere il mio peccato, / non ho coperto la mia colpa. / Ho detto: Confesserò al Signore le mie iniquità, / e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato" (Sal 31/32,1.5). I peccati che commettiamo ci allontanano da Dio, e, se non vengono confessati umilmente confidando nella misericordia divina, giungono sino a produrre la morte dell’anima. Questo miracolo riveste allora una forte valenza simbolica. Gesù, come aveva profetizzato Isaia, è il Servo del Signore che "si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4). Nella sua passione, diventerà come un lebbroso, reso impuro dai nostri peccati, separato da Dio: tutto questo farà per amore, al fine di ottenerci la riconciliazione, il perdono e la salvezza. Nel Sacramento della Penitenza Cristo crocifisso e risorto, mediante i suoi ministri, ci purifica con la sua misericordia infinita, ci restituisce alla comunione con il Padre celeste e con i fratelli, ci fa dono del suo amore, della sua gioia e della sua pace.

Cari fratelli e sorelle, invochiamo la Vergine Maria, che Dio ha preservato da ogni macchia di peccato, affinché ci aiuti ad evitare il peccato e a fare frequente ricorso al Sacramento della Confessione, il Sacramento del Perdono, che oggi va riscoperto ancor più nel suo valore e nella sua importanza per la nostra vita cristiana.



DOPO L’ANGELUS

Je suis heureux de vous saluer, chers frères et sœurs francophones, et tout particulièrement les jeunes du collège Charles Péguy de Paris. Aujourd’hui, la Parole de Dieu nous invite à changer notre regard et à nous rendre disponibles au souffle de l’Esprit. Jésus est venu purifier l’homme de toutes les formes de dégénérescence et d’esclavage. Le Christ est notre unique modèle. Puissions-nous vivre la liberté qu’Il nous offre et être ses témoins convaincus dans notre vie quotidienne. Avec ma Bénédiction Apostolique.

I greet all the English-speaking visitors and pilgrims here today for the Angelus, especially the members of the joint Catholic-Orthodox pilgrimage from Finland. I pray that the time you spend in Rome may deepen your love for Jesus Christ our Lord, and for his Church. In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus healed a leper who came to him and pleaded to be cured. To those who turn to him today, Jesus continues to offer healing and strength. I encourage all of you to place your trust in him, and to bring before him your hopes and your needs, for yourselves and for your loved ones. May the Lord grant your prayers and pour out upon all of you his abundant blessings.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. In der zweiten Lesung des heutigen Sonntags sagt der heilige Paulus: „Ich suche nicht meinen Nutzen, sondern den Nutzen aller, damit sie gerettet werden" (1 Kor 10, 33). Der Apostel lädt uns ein, ihn in dieser Haltung nachzuahmen. Die selbstlose Bereitschaft, den Mitmenschen zu helfen, muß sich in unserer Herzensmitte ausbreiten, denn auf diese Weise willigen wir in das Liebeshandeln Gottes an uns ein. Das ist meine Hirtensorge, und ich bitte euch, mich in diesem Dienst mit eurem Gebet und durch eure guten Werke zu unterstützen. Der Herr segne euch und eure Lieben.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, y a los que se unen a ella a través de la radio y la televisión. Os invito a acoger la exhortación del Apóstol San Pablo de hacerlo todo, más que por el propio interés, para la gloria de Dios y el bien de los demás, siguiendo así el ejemplo de Cristo. Nos acompaña en este camino la intercesión maternal de María Santísima, siempre dócil a la voluntad del Señor. Feliz domingo.

Saúdo com afecto o grupo das paróquias do Barreiro e Vale de Figueira, em Portugal, e demais peregrinos de língua portuguesa, desejando que esta vossa romagem vos ajude a fortalecer a confiança em Jesus Cristo e a encarnar na vida a sua mensagem de salvação. De coração vos agradeço e abençoo. Ide com Deus!

Moją myśl i słowo pozdrowienia kieruję do wszystkich Polaków. Ewangelia dzisiejszej Mszy św. ukazuje nam Jezusa, który uzdrawiając trędowatego pochyla się nad ludzką niedolą, chorobą, cierpieniem. Czyni to z miłością, bezinteresownie, dyskretnie. Stykając się z ludzką biedą, naśladujmy Chrystusa, niosąc bliźnim w potrzebie konkretną pomoc, słowo wsparcia i pociechy. Niech Bóg umacnia w was dobro.

[Rivolgo ora il mio pensiero e una mia parola di saluto a tutti i Polacchi. Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù che, guarendo un lebbroso, si china sulla miseria, sulla malattia e sulla sofferenza umana. Lo fa amorevolmente, discretamente e gratuitamente. Incontrando la miseria umana, imitiamo Gesù, portando al prossimo un aiuto concreto, una parola di conforto e un gesto di consolazione. Che il Signore rafforzi il bene che è in voi.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani partecipanti al terzo laboratorio nazionale sul tema "Giovani e cultura: il lavoro", organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile nell’ambito del triennio dell’"Agorà dei Giovani". Saluto inoltre i fedeli provenienti da Cento di Ferrara, Bologna e Fanano, Trevi nel Lazio, Empoli, Arconate e Dairago, e dalle parrocchie romane di Santa Maria Immacolata di Lourdes e di Santa Francesca Cabrini, come pure i ragazzi della Cresima di Foppenìco. A tutti auguro una buona domenica.
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Il discorso del Papa ai presuli della Conferenza episcopale della Nigeria in visita «ad limina»

Nella Chiesa non c'è posto
per alcun tipo di divisione




"Nella Chiesa non c'è posto per alcun tipo di divisione. Ai catecumeni e ai neofiti bisogna insegnare ad accettare questa verità". Lo ha detto il Papa rivolgendosi ai presuli della Conferenza episcopale della Nigeria durante l'udienza di sabato mattina, 14 febbraio, in occasione della visita ad limina Apostolorum.


Cari fratelli vescovi,
è con grande gioia che vi accolgo, vescovi della Nigeria, in occasione della vostra visita ad limina sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo. In quanto successore di Pietro apprezzo questo incontro che rafforza il nostro vincolo di comunione e amore fraterno e ci permette di rinnovare la nostra responsabilità sacra nella Chiesa. Ringrazio l'arcivescovo Job per le cordiali parole che mi ha rivolto a vostro nome. Da parte mia, sono lieto di esprimere i miei sentimenti di rispetto e di gratitudine per voi e per tutti i fedeli della Nigeria.
Fratelli, dalla vostra ultima visita ad limina Dio Onnipotente ha benedetto la Chiesa nel vostro Paese con uno sviluppo generoso. Ciò è particolarmente visibile nel numero di nuovi cristiani che, nel vostro Paese, hanno ricevuto Cristo nei loro cuori e accettano gioiosamente la Chiesa come "colonna e sostegno della verità" (1 Tm 3, 15). Le abbondanti vocazioni sacerdotali e religiose sono anche un segno chiaro dell'opera dello Spirito fra voi. Per queste benedizioni rendo grazie a Dio ed esprimo il mio apprezzamento a voi, ai vostri sacerdoti, religiosi e catechisti che avete lavorato nella vigna del Signore.
L'espansione della Chiesa richiede una cura speciale nella pianificazione diocesana della formazione del personale mediante attività formative per facilitare il necessario approfondimento della fede del vostro popolo (cfr. Ecclesia in Africa, n. 76). Dai vostri resoconti deduco che siete ben consapevoli dei passi da compiere: insegnare l'arte della preghiera, incoraggiare la partecipazione alla liturgia e ai sacramenti, predicare in modo saggio e adeguato, impartire il catechismo, fornire una guida morale e spirituale. Da questo fondamento la fede si sviluppa in virtù cristiana e anima parrocchie vitali e un servizio generoso alla più ampia comunità. Voi stessi, insieme ai sacerdoti, dovete guidare con umiltà, distacco dalle ambizioni terrene, preghiera, obbedienza alla volontà di Dio e trasparenza nel governare. In tal modo diverrete segno di Cristo, il Buon Pastore.
La celebrazione della liturgia è una fonte privilegiata di rinnovamento della vita cristiana. Lodo i vostri sforzi volti a mantenere il giusto equilibrio fra momenti di contemplazione e gesti esteriori di partecipazione e di gioia nel Signore. A questo fine bisogna prestare attenzione alla formazione liturgica dei sacerdoti ed evitare eccessi estranei. Proseguite lungo questo cammino ricordando che il dialogo di amore e di venerazione del Signore viene molto migliorato dalla pratica dell'adorazione eucaristica nelle parrocchie, nelle comunità religiose e in altri luoghi adatti (cfr. Sacramentum caritatis, n. 67)!
Il prossimo Sinodo dei vescovi per l'Africa affronterà, fra gli altri temi, quello della conflittualità etnica. L'immagine meravigliosa della Gerusalemme Celeste, la riunione di innumerevoli uomini e donne di ogni tribù, lingua, popolo e nazione redenti dal Sangue di Cristo (cfr. Ap 5, 9), vi incoraggi ad affrontare la sfida del conflitto etnico laddove è presente, anche in seno alla Chiesa! Esprimo il mio apprezzamento per quanti di voi hanno accettato una missione pastorale al di fuori dei confini del proprio gruppo linguistico o regionale e ringrazio i sacerdoti e le persone che vi hanno accolto e sostenuto. La vostra disponibilità ad adattarvi agli altri è un segno eloquente del fatto che, quale nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo (cfr. Mc 3, 31-35), nella Chiesa non è c'è posto per alcun tipo di divisione. Ai catecumeni e ai neofiti bisogna insegnare ad accettare questa verità mentre si impegnano a seguire Cristo e a condurre una vita di amore cristiano. Tutti i credenti, in particolare seminaristi e sacerdoti, diverranno più maturi e generosi, permettendo al messaggio evangelico di purificare e superare qualsiasi eventuale ristrettezza di vedute locali. La selezione saggia e ponderata dei seminaristi è fondamentale per il benessere spirituale del vostro Paese. La loro formazione personale deve essere garantita da un costante orientamento spirituale, dalla riconciliazione sacramentale, dalla preghiera e dalla meditazione sulle Sacre Scritture. Nella Parola di Dio seminaristi e sacerdoti troveranno i valori che distinguono il buon sacerdote consacrato al Signore nel corpo e nello spirito (cfr. 1 Cor 2, 1).
Desidero evidenziare il compito del vescovo di sostenere l'importante realtà sociale ed ecclesiale del matrimonio e della vita familiare. Con la cooperazione di sacerdoti e di laici, di esperti e di coniugi ben preparati eserciterete con responsabilità e zelo la vostra sollecitudine in questa area di priorità pastorale (cfr. Familiaris consortio, n. 73). Corsi per fidanzati, insegnamento catechetico generale e specifico sul valore della vita umana, sul matrimonio e sulla famiglia rafforzeranno i vostri fedeli aiutandoli ad affrontare le sfide rappresentate dai cambiamenti sociali. Parimenti non mancate di incoraggiare le associazioni o i movimenti che assistono validamente i coniugi nella loro vita di fede e coniugale.
Rendendo un importante servizio alla nazione, avete mostrato impegno nel dialogo fra le religioni, in particolare con l'Islam. Con pazienza e perseveranza si instaurano forti rapporti di rispetto, amicizia e cooperazione concreta con i membri di altre religioni. Grazie ai vostri sforzi di promotori di buona volontà intelligenti e instancabili, la Chiesa diverrà un segno e uno strumento più chiari di comunione con Dio e dell'unità con l'intera razza umana (cfr. Lumen gentium, n. 1).
Molto apprezzato è il vostro impegno a trarre dai principi cattolici commenti illuminati sugli attuali problemi nazionali. La legge naturale, inscritta dal Creatore nel cuore di ogni essere umano (cfr. Messaggio in occasione della Giornata mondiale della pace 2009, n. 8) e il Vangelo, correttamente compreso e applicato alle realtà politiche e civili, non riducono in alcun modo la gamma di valide opzioni politiche. Al contrario, costituiscono una garanzia per tutti i cittadini di una vita di libertà, con rispetto per la loro dignità di persone e tutela dalla manipolazione ideologica e dall'abuso basati sulla legge del più forte (cfr. Discorso alla sessione Plenaria della Commissione Teologica Internazionale, 5 dicembre 2008). Con fiducia nel Signore, continuate a esercitare la vostra autorità episcopale nella lotta contro la corruzione e le pratiche ingiuste e contro tutte le cause e le forme di discriminazione e di criminalità, in particolare il trattamento degradante delle donne e il deplorevole fenomeno dei rapimenti. Promuovendo la dottrina sociale cattolica offrite un contributo leale al vostro Paese e promuovete il consolidamento di un ordine nazionale basato sulla solidarietà e su una cultura dei diritti umani.
Miei cari fratelli vescovi, vi esorto con le parole dell'Apostolo Paolo: "Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità" (1 Cor 16, 13-14). Vi prego di trasmettere i miei saluti al vostro amato popolo, in particolare ai numerosi fedeli che rendono testimonianza di Cristo nella speranza attraverso la preghiera e la sofferenza (cfr. Spe salvi, 35 e 36). Il mio sincero affetto va anche a quanti servono nella famiglia, nelle parrocchie e nelle stazioni missionarie, nei campi dell'educazione, della sanità e in altre sfere della carità cristiana. Affidando voi e quanti seguite con la vostra sollecitudine pastorale alle preghiere del beato Cyprian Michael Iwene Tansi e alla protezione materna di Maria, Madre della Chiesa, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.




(©L'Osservatore Romano - 15 febbraio 2009)
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LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Bruno Musarò, Arcivescovo tit. di Abari, Nunzio Apostolico in Perù;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Richard Anthony Burke, S.P.S., Arcivescovo di Benin City, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" di Warri

con il Vescovo Ausiliare di Warri:

S.E. Mons. John ‘Oke Afareha, Vescovo tit. di Mina;

S.E. Mons.Gabriel Ghieakhomo Dunia, Vescovo di Auchi;

S.E. Mons. Augustine Obiora Akubeze, Vescovo di Uromi;

S.E. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos;

S.E. Mons. John Francis Moore, S.M.A., Vescovo di Bauchi.





RINUNCE E NOMINE


NOMINA DI AUSILIARE DI KOSZALIN-KOŁOBRZEG (POLONIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Koszalin-Kołobrzeg (Polonia) il Rev.do Krzysztof Zadarko, del clero della medesima diocesi, già Officiale presso la Curia vescovile, assegnandogli la sede titolare di Cavaillon.

Rev.do Krzysztof Zadarko

Il Rev.do Krzysztof Zadarko è nato il 2 settembre 1960 a Słupsk, nella diocesi di Koszalin-Kołobrzeg. Terminati gli studi presso il Seminario Maggiore di Koszalin è stato ordinato sacerdote il 25 maggio 1986.

Dopo un anno di servizio pastorale presso la Cattedrale di Koszalin, è stato inviato a studiare Omiletica presso l’Accademia Teologica Cattolica di Varsavia (ATK), conseguendovi la Licenza. Dal 1990 è stato Professore di Omiletica presso il Seminario Maggiore di Koszalin. In quel periodo (1991-1994) è stato anche Moderatore del Seminario.

Per due anni (1993-1995) è stato Direttore dell’emittente diocesana "Radio Maryja" a Koszalin. Dal 1993 è stato insegnante presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Koszalin e dal 1995 Direttore della Sezione Pastorale della Curia Vescovile. Recentemente ha lavorato a Zurigo (Svizzera) per la cura pastorale dei polacchi.
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RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI BLUMENAU (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Blumenau (Brasile), presentata da S.E. Mons. Angélico Sândalo Bernardino, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Blumenau (Brasile) S.E. Mons. José Negri, P.I.M.E., finora Vescovo tit. di Puppi ed Ausiliare di Florianópolis.

S.E. Mons. José Negri, P.I.M.E.

S.E. Mons. José Negri, P.I.M.E., è nato il 19 settembre 1959 a Milano (Italia). Ha emesso la professione religiosa nel Pontificio Istituto Missioni Estere il 7 dicembre 1985. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 7 giugno 1986. Ha studiato Filosofia (1980-1982) e Teologia (1983-1986) nel Seminario del P.I.M.E. a Monza; ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma (1995-1999).

È stato Vicario parrocchiale a Frutal nell’arcidiocesi di Uberaba (1987), Direttore Spirituale del Seminario Minore del P.I.M.E. a Palhoça (1987-1988), Parroco della Parrocchia "São Judas Tadeu e São João Batista" nell’arcidiocesi di Florianópolis (1987-1990), Rettore e poi Direttore Spirituale del Seminario di Filosofia P.I.M.E. (1990-1995 e 2002-2005), Consigliere Regionale del P.I.M.E. nella Regione "Brasil Sul" (1992-1995), Direttore Spirituale del Seminario di Teologia P.I.M.E. a Monza in Italia (1999-2002), Consigliere Regionale P.I.M.E. nella Regione Nord’Italia (2000-2002), Professore a São Paulo presso il Corso Superiore di "Aconselhamento Formativo" (2003-2005), Vice Provinciale PIME della Regione "Brasil Sul" (2004-2005), Amministratore parrocchiale e poi Parroco della Parrocchia "São Judas Tadeu" a Brusque nella diocesi di Blumenau (2005).

Il 14 dicembre 2005 è stato nominato Vescovo Titolare di Puppi ed Ausiliare di Florianópolis ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 marzo 2006.



RINUNCIA DI AUSILIARE DI BERLIN (GERMANIA) E NOMINA DI NUOVO AUSILIARE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Berlin (Germania), presentata da S.E. Mons. Wolfgang Weider, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di Berlin (Germania) il Rev.do Matthias Heinrich, del clero della medesima arcidiocesi, Canonico del Capitolo Metropolitano e Vicario Episcopale per il dipartimento del personale nell’ufficio pastorale della Curia arcivescovile di Berlin, assegnandogli la sede titolare vescovile di Thibaris.

Rev.do Matthias Heinrich

Il Rev.do Matthias Heinrich è nato a Berlin il 26 giugno 1954. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici a Paderborn.

È stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1981 a Berlin.

Dal 1981 al 1984 ha ricoperto l’incarico di Vice-parroco nella parrocchia di S. Bonifacio a Berlin-Kreuzberg. Nel 1984 è stato nominato cappellano diocesano per la gioventù. Dal 1985 al 1989 è stato Rettore del Seminario Maggiore per la parte ovest dell’allora diocesi di Berlin. Allo stesso tempo è stato Vicario del Duomo.

Dal 1989 al 1993 ha proseguito gli studi di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi il dottorato. È stato anche Vice-Rettore del Collegio di S. Maria in Camposanto in Roma.

Nel 1994 gli è stato affidato l’ufficio di Rettore del Seminario Maggiore dell’arcidiocesi di Berlin. Allo stesso tempo è stato incaricato della formazione permanente dei sacerdoti.

Nel 2000 è stato nominato successivamente Vice-Direttore, Direttore e poi Vicario Episcopale per il Dipartimento del Personale nell’ufficio pastorale.

Dal 2003 è anche Canonico del Capitolo Metropolitano di Berlin.



CONFERMA DELL’ELEZIONE E NOMINA DELL’ABATE ORDINARIO DELL’ABBAZIA TERRITORIALE DI WETTINGEN-MEHRERAU (AUSTRIA)

Il Santo Padre ha confermato l’elezione del Rev.do Padre Anselm van der Linde, O.Cist., Segretario della Congregazione Cistercense di Mehrerau ed Insegnante di religione presso il "Collegium Sancti Bernardi" del medesimo monastero e lo ha nominato Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Wettingen-Mehrerau (Austria).

Rev.do Padre Anselm van der Linde, O.Cist.

Il Rev.do Padre Anselm van der Linde, O.Cist., è nato a Roodepoort (arcidiocesi di Johannesburg, Sudafrica) il 24 settembre 1970. Nel 1994 è entrato nell’Abbazia di Wettingen-Mehrerau. Ha compiuto gli studi filosofico-teologici presso l’Alta Scuola di Teologia di Maria Einsiedeln e presso la Pontificia Università di S. Tommaso.

Ha emesso la Professione solenne nel 1998 a Wettingen-Mehrerau ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1999.

Dal 2000 al 2002 è stato educatore nel convitto del Collegium Sancti Bernardi dell’Abbazia.

Dal 2002 al 2005 ha seguito i corsi di specializzazione in Diritto Canonico presso la Pontificia Università di S. Tommaso, ottenendo la Licenza in tale materia.

Dal 2005 ricopre l’ufficio di Avvocato ecclesiastico presso il Tribunale diocesano di Feldkirch. Dal 2006 è Segretario della Congregazione cistercense di Mehrerau e dal 2007 anche insegnante di religione presso il Collegium Sancti Bernardi.
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L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato sulla figura di San Beda il Venerabile.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

il Santo che oggi avviciniamo si chiama Beda e nacque nel Nord-Est dell’Inghilterra, esattamente in Northumbria, nell’anno 672/673. Egli stesso racconta che i suoi parenti, all’età di sette anni, lo affidarono all’abate del vicino monastero benedettino perché venisse educato: "In questo monastero – egli ricorda – da allora sono sempre vissuto, dedicandomi intensamente allo studio della Scrittura e, mentre osservavo la disciplina della Regola e il quotidiano impegno di cantare in chiesa, mi fu sempre dolce o imparare o insegnare o scrivere" (Historia eccl. Anglorum, V, 24). Di fatto, Beda divenne una delle più insigni figure di erudito dell’alto Medioevo, potendo avvalersi dei molti preziosi manoscritti che i suoi abati, tornando dai frequenti viaggi in continente e a Roma, gli portavano. L’insegnamento e la fama degli scritti gli procurarono molte amicizie con le principali personalità del suo tempo, che lo incoraggiarono a proseguire nel suo lavoro da cui in tanti traevano beneficio. Ammalatosi, non smise di lavorare, conservando sempre un’interiore letizia che si esprimeva nella preghiera e nel canto. Concludeva la sua opera più importante la Historia ecclesiastica gentis Anglorum con questa invocazione: "Ti prego, o buon Gesù, che benevolmente mi hai permesso di attingere le dolci parole della tua sapienza, concedimi, benigno, di giungere un giorno da te, fonte di ogni sapienza, e di stare sempre di fronte al tuo volto". La morte lo colse il 26 maggio 735: era il giorno dell’Ascensione.

Le Sacre Scritture sono la fonte costante della riflessione teologica di Beda. Premesso un accurato studio critico del testo (ci è giunta copia del monumentale Codex Amiatinus della Vulgata, su cui Beda lavorò), egli commenta la Bibbia, leggendola in chiave cristologica, cioè riunisce due cose: da una parte ascolta che cosa dice esattamente il testo, vuole realmente ascoltare, comprendere il testo stesso; dall’altra parte, è convinto che la chiave per capire la Sacra Scrittura come unica Parola di Dio è Cristo e con Cristo, nella sua luce, si capisce l’Antico e il Nuovo Testamento come "una" Sacra Scrittura. Le vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento vanno insieme, sono cammino verso Cristo, benché espresse in segni e istituzioni diverse (è quella che egli chiama concordia sacramentorum). Ad esempio, la tenda dell’alleanza che Mosè innalzò nel deserto e il primo e secondo tempio di Gerusalemme sono immagini della Chiesa, nuovo tempio edificato su Cristo e sugli Apostoli con pietre vive, cementate dalla carità dello Spirito. E come per la costruzione dell’antico tempio contribuirono anche genti pagane, mettendo a disposizione materiali pregiati e l’esperienza tecnica dei loro capimastri, così all’edificazione della Chiesa contribuiscono apostoli e maestri provenienti non solo dalle antiche stirpi ebraica, greca e latina, ma anche dai nuovi popoli, tra i quali Beda si compiace di enumerare gli Iro-Celti e gli Anglo-Sassoni. San Beda vede crescere l’universalità della Chiesa che non è ristretta a una determinata cultura, ma si compone di tutte le culture del mondo che devono aprirsi a Cristo e trovare in Lui il loro punto di arrivo.

Un altro tema amato da Beda è la storia della Chiesa. Dopo essersi interessato all’epoca descritta negli Atti degli Apostoli, egli ripercorre la storia dei Padri e dei Concili, convinto che l’opera dello Spirito Santo continua nella storia. Nei Chronica Maiora Beda traccia una cronologia che diventerà la base del Calendario universale "ab incarnatione Domini". Già da allora si calcolava il tempo dalla fondazione della città di Roma. Beda, vedendo che il vero punto di riferimento, il centro della storia è la nascita di Cristo, ci ha donato questo calendario che legge la storia partendo dall’Incarnazione del Signore. Registra i primi sei Concili Ecumenici e i loro sviluppi, presentando fedelmente la dottrina cristologica, mariologica e soteriologica, e denunciando le eresie monofisita e monotelita, iconoclastica e neo-pelagiana. Infine redige con rigore documentario e perizia letteraria la già menzionata Storia Ecclesiastica dei Popoli Angli, per la quale è riconosciuto come "il padre della storiografia inglese". I tratti caratteristici della Chiesa che Beda ama evidenziare sono: a) la cattolicità come fedeltà alla tradizione e insieme apertura agli sviluppi storici, e come ricerca della unità nella molteplicità, nella diversità della storia e delle culture, secondo le direttive che Papa Gregorio Magno aveva dato all’apostolo dell’Inghilterra, Agostino di Canterbury; b) l’apostolicità e la romanità: a questo riguardo ritiene di primaria importanza convincere tutte le Chiese Iro-Celtiche e dei Pitti a celebrare unitariamente la Pasqua secondo il calendario romano. Il Computo da lui scientificamente elaborato per stabilire la data esatta della celebrazione pasquale, e perciò l’intero ciclo dell’anno liturgico, è diventato il testo di riferimento per tutta la Chiesa Cattolica.

Beda fu anche un insigne maestro di teologia liturgica. Nelle Omelie sui Vangeli domenicali e festivi, svolge una vera mistagogia, educando i fedeli a celebrare gioiosamente i misteri della fede e a riprodurli coerentemente nella vita, in attesa della loro piena manifestazione al ritorno di Cristo, quando, con i nostri corpi glorificati, saremo ammessi in processione offertoriale all’eterna liturgia di Dio nel cielo. Seguendo il "realismo" delle catechesi di Cirillo, Ambrogio e Agostino, Beda insegna che i sacramenti dell’iniziazione cristiana costituiscono ogni fedele "non solo cristiano ma Cristo". Ogni volta, infatti, che un’anima fedele accoglie e custodisce con amore la Parola di Dio, a imitazione di Maria concepisce e genera nuovamente Cristo. E ogni volta che un gruppo di neofiti riceve i sacramenti pasquali, la Chiesa si "auto-genera", o con un’espressione ancora più ardita, la Chiesa diventa "madre di Dio", partecipando alla generazione dei suoi figli, per opera dello Spirito Santo.

Grazie a questo suo modo di fare teologia intrecciando Bibbia, Liturgia e Storia, Beda ha un messaggio attuale per i diversi "stati di vita": a) agli studiosi (doctores ac doctrices) ricorda due compiti essenziali: scrutare le meraviglie della Parola di Dio per presentarle in forma attraente ai fedeli; esporre le verità dogmatiche evitando le complicazioni eretiche e attenendosi alla "semplicità cattolica", con l’atteggiamento dei piccoli e umili ai quali Dio si compiace di rivelare i misteri del Regno; b) i pastori, per parte loro, devono dare la priorità alla predicazione, non solo mediante il linguaggio verbale o agiografico, ma valorizzando anche icone, processioni e pellegrinaggi. Ad essi Beda raccomanda l’uso della lingua volgare, com’egli stesso fa, spiegando in Northumbro il "Padre Nostro", il "Credo" e portando avanti fino all’ultimo giorno della sua vita il commento in volgare al Vangelo di Giovanni; c) alle persone consacrate che si dedicano all’Ufficio divino, vivendo nella gioia della comunione fraterna e progredendo nella vita spirituale mediante l’ascesi e la contemplazione, Beda raccomanda di curare l’apostolato - nessuno ha il Vangelo solo per sé, ma deve sentirlo come un dono anche per gli altri - sia collaborando con i Vescovi in attività pastorali di vario tipo a favore delle giovani comunità cristiane, sia rendendosi disponibili alla missione evangelizzatrice presso i pagani, fuori del proprio paese, come "peregrini pro amore Dei".

Ponendosi da questa prospettiva, nel commento al Cantico dei Cantici Beda presenta la Sinagoga e la Chiesa come collaboratrici nella diffusione della Parola di Dio. Cristo Sposo vuole una Chiesa industriosa, "abbronzata dalle fatiche dell’evangelizzazione" – è chiaro l’accenno alla parola del Cantico dei Cantici (1, 5), dove la sposa dice: "Nigra sum sed formosa" (Sono abbronzata, ma bella) –, intenta a dissodare altri campi o vigne e a stabilire fra le nuove popolazioni "non una capanna provvisoria ma una dimora stabile", cioè a inserire il Vangelo nel tessuto sociale e nelle istituzioni culturali. In questa prospettiva il santo Dottore esorta i fedeli laici ad essere assidui all’istruzione religiosa, imitando quelle "insaziabili folle evangeliche, che non lasciavano tempo agli Apostoli neppure di prendere un boccone". Insegna loro come pregare continuamente, "riproducendo nella vita ciò che celebrano nella liturgia", offrendo tutte le azioni come sacrificio spirituale in unione con Cristo. Ai genitori spiega che anche nel loro piccolo ambito domestico possono esercitare "l’ufficio sacerdotale di pastori e di guide", formando cristianamente i figli ed afferma di conoscere molti fedeli (uomini e donne, sposati o celibi) "capaci di una condotta irreprensibile che, se opportunamente seguiti, potrebbero accostarsi giornalmente alla comunione eucaristica" (Epist. ad Ecgberctum, ed. Plummer, p. 419)

La fama di santità e sapienza di cui Beda godette già in vita, valse a guadagnargli il titolo di "Venerabile". Lo chiama così anche Papa Sergio I, quando nel 701 scrive al suo abate chiedendo che lo faccia venire temporaneamente a Roma per consulenza su questioni di interesse universale. Dopo la morte i suoi scritti furono diffusi estesamente in Patria e nel Continente europeo. Il grande missionario della Germania, il Vescovo san Bonifacio (+ 754), chiese più volte all’arcivescovo di York e all'abate di Wearmouth che facessero trascrivere alcune sue opere e gliele mandassero in modo che anch'egli e i suoi compagni potessero godere della luce spirituale che ne emanava. Un secolo più tardi Notkero Galbulo, abate di San Gallo (+ 912), prendendo atto dello straordinario influsso di Beda, lo paragonò a un nuovo sole che Dio aveva fatto sorgere non dall’Oriente ma dall’Occidente per illuminare il mondo. A parte l’enfasi retorica, è un fatto che, con le sue opere, Beda contribuì efficacemente alla costruzione di una Europa cristiana, nella quale le diverse popolazioni e culture si sono fra loro amalgamate, conferendole una fisionomia unitaria, ispirata alla fede cristiana. Preghiamo perché anche oggi ci siano personalità della statura di Beda, per mantenere unito l’intero Continente; preghiamo affinché tutti noi siamo disponibili a riscoprire le nostre comuni radici, per essere costruttori di una Europa profondamente umana e autenticamente cristiana.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Bède, dit « le vénérable », dont nous parlerons aujourd’hui, est né dans le nord-est de l’Angleterre à la fin du septième siècle. A l’âge de sept ans ses parents le confièrent au monastère bénédictin voisin pour l’instruire. Il y restera jusqu’à sa mort, heureux de scruter les Écritures et de chanter la louange divine. Il fut un érudit de grande envergure dont les écrits se répandirent dans toute l’Europe. Il contribua ainsi très efficacement à la construction d’une Europe chrétienne.

Les Écritures Saintes ont été la source constante de sa réflexion théologique. En les commentant, Bède se réfère toujours au Christ et à l’Église. L’histoire de l’Église est un autre de ses thèmes privilégiés. Les traits caractéristiques de l’Église qu’il aime mettre en évidence sont sa catholicité, son apostolicité et ainsi que sa romanité. Bède fut aussi un grand maître de théologie liturgique. Dans ses homélies, il excellait à aider les fidèles à célébrer joyeusement les mystères du Seigneur et à en vivre. Son enseignement demeure très actuel pour nous tous aujourd’hui. Chacun, suivant sa vocation, est appelé à travailler dans l'Église sans épargner sa peine, afin d’ouvrir de nouveaux champs à la Parole de Dieu et lui permettre de s’insérer dans le tissu social. Bède nous invite à être assidus à l’écoute de la Parole de Dieu et à la prière.

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, particulièrement les groupes du diocèse de Créteil, avec leur Évêque Mgr Michel Santier, les prêtres du diocèse de Grenoble-Vienne, avec Mgr Guy de Kérimel, les nombreux jeunes des lycées et des aumôneries ainsi que les groupes provenant de diverses paroisses. À l’exemple de Bède le Vénérable, prenez le temps de scruter les merveilles de la Parole de Dieu, pour en faire votre nourriture. Que Dieu vous bénisse !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on the early Christian writers of East and West, we now turn to Saint Bede the Venerable. A monk of the monastery of Wearmouth in England, Bede became one of the most learned men of the early Middle Ages and a prolific author, while also gaining a reputation for great holiness and wisdom. His scriptural commentaries highlight the unity of the Old and New Testaments, centred on the mystery of Christ and the Church. Bede is best known, however, for his historical writings, in which he traced the history of the Church from the Acts of the Apostles, through the age of the Fathers and Councils, and down to his own times. His Ecclesiastical History recounts the Church’s missionary expansion and growth among the English people. Bede’s rich ecclesial, liturgical and historical vision enable his writings to serve as a guide for the Church’s teachers, pastors and religious in living out their vocations in the service of the Church’s mission. His great learning and the sanctity of his life, earned Bede the title of "Venerable", while the rapid spread of his writings made him a highly influential figure in the building of a Christian Europe.

I offer a warm welcome to the pilgrimage group from the Diocese of Arlington led by Bishop Paul Loverde, and to the School Sisters of Notre Dame taking part in a program of spiritual renewal. I also greet the many student groups present. Upon all the English-speaking pilgrims, especially the visitors from England, Ireland, Sweden, Japan and the United States, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace!


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Katechese möchte ich den heiligen Beda Venerabilis und sein umfangreiches Werk vorstellen. Dieser englische Benediktinermönch lebte von 672/673 bis 735, und sein Einfluß dehnte sich bis nach Rom und über weite Teile des europäischen Kontinents aus. So hat dieser Mönch, der sich in seiner Abtei dem Lob Gottes widmete und auch den einfachen Leuten in Nordengland in ihrer Volkssprache den Glauben erklärte, zur Formung des christlichen Europas beigetragen. Die Werke Bedas kreisen vorwiegend um drei Schwerpunkte: die Heilige Schrift, die Kirchengeschichte und die Liturgie. In der Exegese bevorzugt Beda nach einer sorgfältigen Analyse des Schrifttextes meist eine christologische Auslegung auf Christus und die Kirche hin. In der Kirchengeschichte befaßt er sich zum einen mit der Zeit der Apostel und den ersten Konzilien. Dank des großen Werkes der „Historia ecclesiastica gentis Anglorum" gilt er zudem als „Vater der englischen Geschichtsschreibung". Die Kirche ist für Beda wesentlich „katholisch", also eine umfassende und vielfältige Einheit, und „apostolisch" bzw. „römisch"; dies kommt unter anderem in seinem Bemühen um ein gemeinsames Datum für das Osterfest zum Ausdruck. In der liturgischen Theologie unterstreicht Beda den Realismus der Sakramente, durch die die Gläubigen „nicht nur Christen, sondern Christus" werden.

Einen herzlichen Gruß richte ich an deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Der heilige Beda sei uns ein Ansporn, durch das Studium der Heiligen Schrift und die Teilnahme an der Liturgie den Glauben und die Kirche immer besser kennenzulernen. Ebenso soll auch unser Gebet und unser Leben ein Lob Gottes und ein Dienst an unseren Brüdern und Schwestern sein, bis wir – nach den Worten Bedas – einst vor dem Angesicht Gottes stehen dürfen, der die Quelle aller Weisheit ist. Der Herr segne euch und eure Familien.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

San Beda el Venerable, uno de los eruditos más insignes de la alta Edad Media, nació hacia el año seiscientos setenta en la región inglesa de Northumbria. A los siete años, sus parientes lo confiaron al Abad de un monasterio benedictino cercano, para su educación. Tras una vida de estudio, escritura y docencia, murió en mayo del año setecientos treinta y cinco. A su reflexión teológica, basada en la Sagrada Escritura comentada a la luz de Cristo y de la Iglesia, unió el interés por la historia, componiendo varias obras en este campo que le merecieron el reconocimiento de padre de la historiografía inglesa. Cultivó también la teología litúrgica y son bien conocidos sus comentarios a los evangelios dominicales y festivos, con los que invita a los fieles a celebrar gozosamente los misterios de la fe y a ser coherentes con ellos en la propia vida. Con este modo de hacer teología, entrelazando biblia, liturgia e historia, san Beda dejó un mensaje actual para los distintos miembros de la Iglesia y con su producción literaria contribuyó eficazmente a la construcción de una Europa cristiana.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular los miembros de la Comisión Promotora del monumento en Sevilla al Papa Juan Pablo II y a los componentes de la Fundación "Padre Leonardo Castillo", de esa misma ciudad, acompañados por el Señor Cardenal Carlos Amigo Vallejo; a los Seminaristas y fieles de la Diócesis de Cartagena, con su Obispo, Monseñor Juan Antonio Reig Plá, así como a los demás grupos venidos de España, Chile, México y otros países de Latinoamérica. Que la palabra y el ejemplo de san Beda el Venerable os ayuden en vuestra vida cristiana. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua portoghese

Amados peregrinos de língua portuguesa, queridos estudantes brasileiros de Criciúma, possa a vossa vinda a Roma cumprir-se nas vestes de um verdadeiro peregrino que, sabendo de não possuir ainda o seu Bem maior, põe-se a caminho decidido a encontrá-Lo! Sabei que Deus Se deixa encontrar por quantos assim O procuram; e, com Ele e n’Ele, a vossa vida não poderá deixar de ser feliz. Sobre vós e vossas famílias desça a minha Bênção.


○ Saluto in lingua polacca

Drodzy pielgrzymi z Polski. Sercem i modlitwą obejmuję was i waszych najbliższych. Nawiedzenie grobów apostolskich niech umacnia was w wierze, budzi miłość do Chrystusa i utwierdza w jedności ze wspólnotą Kościoła powszechnego. Niech Bóg wam błogosławi!

[Cari pellegrini provenienti dalla Polonia. Abbraccio con il cuore e con la preghiera voi e i vostri cari. La visita alle tombe degli apostoli vi consolidi nella fede, ravvivi l’amore per Cristo e rafforzi l’unione con la comunità della Chiesa universale. Dio vi benedica.]


○ Saluto in lingua ungherese

Isten hozta a magyar híveket, elsősorban azokat, akik Bajáról és Munkácsról érkeztek! Kedves Testvéreim, örömmel látlak titeket és azt kívánom, hogy zarándoklatotok gyümölcsöző legyen Számotokra és egyházközségeitek számára. Ehhez kérem a jó Isten áldását Mindnyájatokra. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua ungherese, specialmente a quelli di Baja ed al gruppo di Mukachevo! Cari fratelli e sorelle, vi accolgo volentieri ed auspico di cuore che il vostro pellegrinaggio apporti frutti di bene a voi ed alle vostre comunità. Con una particolare Benedizione Apostolica a voi tutti! Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov z Nitry a Močenka ako aj Základnú umeleckú školu svätej Cecílie z Bratislavy.

Bratia a sestry, milí mladí, spievajte Pánovi novú pieseň predovšetkým svojim príkladným kresťanským svedectvom. S láskou žehnám vás i vašich drahých vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi provenienti da Nitra e Močenok come pure la Scuola elementare d’arte di Santa Cecilia da Bratislava.

Fratelli e sorelle, cari giovani, cantate al Signore un canto nuovo soprattutto con una esemplare testimonianza cristiana. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovena

Lepo pozdravljam romarje iz Slovenije, še posebej birmance iz župnije Sveti Križ - Podbočje. Bodite odprti za darove Svetega Duha in vneto skrbite, da z leti v vas ne bodo zamrli, ampak bodo prinašali obilne sadove krščanske ljubezni in zvestobe! Naj bo z vami moj blagoslov!

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia, ed in particolare i cresimandi della Parrocchia Sveti Križ - Podbočje. Siate aperti ai doni dello Spirito Santo e abbiate cura che, nel corso degli anni, non svaniscano ma portino abbondati frutti della fedeltà e della carità cristiana! Vi accompagni la mia Benedizione!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačnu dobrodošlicu upućujem hrvatskim hodočasnicima, osobito vjernicima iz župe Svetog Mihajla iz Dubrovnika. Pohodeći grob apostola Petra, nasljedujte njegovo svjedočanstvo vjere prepoznavajući u Isusu iz Nazareta Sina Božjega i svoga Spasitelja. Hvaljen Isus i Marija!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia di San Michele di Dubrovnik. Visitando la tomba dell’apostolo Pietro, seguite la sua testimonianza di fede, riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio e il vostro Salvatore. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni. Per me è un ricordo indimenticabile l’incontro a Brindisi. Guidati dall’arcivescovo Monsignor Rocco Talucci siete venuti a ricambiare la mia visita alla vostra Comunità diocesana, che per me - come ho detto - rimane un prezioso ricordo. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa e vi incoraggio a vivere il vostro Sinodo diocesano come una importante tappa di crescita nella comunione ecclesiale. Saluto voi, pellegrini provenienti dall’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, accompagnati dal vostro Pastore Mons. Edoardo Menichelli, ed assicuro la mia preghiera perché si rafforzi in ciascuno il fermo desiderio di annunciare a tutti Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Saluto il pellegrinaggio promosso dai Chierici Regolari di San Paolo – Barnabiti - vedo il mio vescovo di Velletri, Monsignor Erba, con cui per tanti anni ho condiviso l’esperienza pastorale di Velletri - ed auspico che voi possiate testimoniare con sempre più forte ardore apostolico nella Chiesa il vostro specifico carisma paolino. Saluto le Suore Figlie di Maria Santissima dell’Orto, riunite per il Capitolo generale, e prego il Signore perché da questa assemblea scaturiscano generosi propositi di vita evangelica per l’intero Istituto.

Infine il mio saluto si rivolge ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, preparatevi ad affrontare le importanti tappe della vita con impegno spirituale, edificando ogni vostro progetto sulle solide basi della fedeltà a Dio. Cari malati, siate sempre consapevoli che, offrendo le vostre sofferenze al Padre celeste in unione a quelle di Cristo, voi contribuite alla costruzione del Regno di Dio. E voi, cari sposi novelli, fate crescere ogni giorno la vostra famiglia grazie all'ascolto di Dio, perché saldo resti il vostro reciproco amore e si apra all'accoglienza dei più bisognosi.

E a tutti il mio ringraziamento cordiale. Grazie per la pazienza, nel vento e con il freddo. Grazie a voi tutti.




COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE


Al termine dell’Udienza Generale, il Santo Padre ha incontrato brevemente la Sig.ra Nancy Pelosi, Speaker of the House della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, e il seguito.

Sua Santità ha colto l’occasione per illustrare che la legge morale naturale e il costante insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale impongono a tutti i cattolici, e specialmente ai legislatori, ai giuristi e ai responsabili del bene comune della società, di cooperare con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per promuovere un ordinamento giuridico giusto, inteso a proteggere la vita umana in ogni suo momento.
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LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Gordon Brown, Primo Ministro della Gran Bretagna, con la Consorte, e Seguito;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Charles Hammawa, Vescovo di Jalingo;
S.E. Mons. James Naanman Daman, O.S.A., Vescovo di Shendam;
S.E. Mons. Christopher Shaman Abba, Vescovo di Yola;
S.E. Mons. Matthew Man-oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Comunità del Pontificio Collegio Pio Latino Americano di Roma.





RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN GUATEMALA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Guatemala S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Arcivescovo titolare di Hodelm, finora Nunzio Apostolico in Burundi.

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UDIENZA ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO COLLEGIO PIO LATINO AMERICANO DI ROMA

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri della Comunità del Pontificio Collegio Pio Latino Americano di Roma e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerados hermanos en el Episcopado,

Queridos Padre Rector, superiores, religiosas y alumnos del Pontificio Colegio Pío Latino Americano de Roma

1. Agradezco las amables palabras que en nombre de todos ustedes me ha dirigido Monseñor Carlos José Ñáñez, Arzobispo de Córdoba y Presidente de la Comisión Episcopal del Pontificio Colegio Pío Latino Americano. Me alegra recibirlos cuando están celebrando los ciento cincuenta años de la fundación de esta benemérita institución.

El veintisiete de noviembre de mil ochocientos cincuenta y ocho dio comienzo la fructuosa andadura de este Colegio como valioso centro de formación, primero de seminaristas y, desde hace algo más de tres décadas, de diáconos y sacerdotes. Hoy, más de cuatro mil alumnos se sienten miembros de esa gran familia. Todos ellos han mirado esta alma mater con entrañable afecto, pues ésta se ha distinguido desde sus inicios por un clima de sencillez, de acogida, de oración y de fidelidad al Magisterio del Sumo Pontífice, lo cual contribuye poderosamente a que en los colegiales crezca el amor a Cristo y el deseo de servir humildemente a la Iglesia, buscando siempre la mayor gloria de Dios y el bien de las almas.

2. Ustedes, queridos alumnos del Colegio Pío Latinoamericano, son herederos de este rico patrimonio humano y espiritual, que hay que perpetuar y enriquecer con un serio cultivo de las distintas disciplinas eclesiásticas y con la vivencia gozosa de la universalidad de la Iglesia. Aquí, en esta ciudad, los Apóstoles Pedro y Pablo proclamaron con audacia el Evangelio y pusieron fundamentos sólidos para propagarlo por todo el mundo, en cumplimiento del mandato del Maestro: «Vayan, pues, y hagan discípulos a todas las gentes, bautizándolas en el nombre del Padre y del Hijo y del Espíritu Santo, y enseñándoles a cumplir todo lo que yo les he encomendado a ustedes. Y sepan que yo estoy con ustedes todos los días hasta el final de los tiempos» (Mt 28, 19-20).

Ustedes mismos son fruto de esa maravillosa siembra del mensaje redentor de Cristo a lo largo de la historia. En efecto, provienen de diversos países, en los que, hace más de quinientos años, unos valerosos misioneros dieron a conocer a Jesús, nuestro Salvador. De este modo, por medio del bautismo, aquellas gentes se abrieron a la vida de la gracia que los hizo hijos de Dios por adopción y recibieron, además, el Espíritu Santo, que fecundó sus culturas, purificándolas y desarrollando las semillas que el Verbo encarnado había puesto en ellas, orientándolas así por los caminos del Evangelio (cf. Discurso en la Sesión inaugural de la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe, n. 1).

En Roma, junto a la Cátedra del Príncipe de los Apóstoles, ustedes tienen una oportunidad privilegiada de forjar su corazón de verdaderos apóstoles, en los que todo su ser y quehacer esté anclado firmemente en el Señor, que ha de ser siempre para ustedes cimiento, brújula y meta de sus esfuerzos. Además, el Colegio les permite compartir fraternalmente su experiencia humana y sacerdotal y les ofrece una ocasión favorable para abrirse permanentemente al conocimiento de otras culturas y expresiones eclesiales. Esto les ayudará a ser auténticos discípulos de Jesucristo e intrépidos misioneros de su Palabra, con amplitud de miras y grandeza de alma. De este modo, estarán más capacitados para ser hombres de Dios que lo conocen en profundidad, abnegados trabajadores en su viña y solícitos dispensadores de la caridad de Jesucristo para con los más necesitados.

3. Sus Obispos los han enviado al Pontificio Colegio Pío Latinoamericano para que se llenen de la sabiduría de Cristo crucificado, de forma que, al regresar a sus diócesis, puedan poner este tesoro a disposición de los demás en los diversos encargos que les sean confiados. Esto requiere aprovechar bien el tiempo de su estancia en Roma. La constancia en el estudio y la investigación rigurosa, además de hacerlos indagar en los misterios de la fe y en la verdad sobre el hombre a la luz del Evangelio y de la tradición de la Iglesia, fomentará en ustedes una vida espiritual arraigada en la Palabra de Dios y siempre alimentada por la riqueza incomparable de los sacramentos.

4. El amor y la adhesión a la Sede Apostólica es una de las características más relevantes de los pueblos latinoamericanos y del Caribe. Por eso, mi encuentro con ustedes me hace recordar los días que pasé en Aparecida, cuando comprobé emocionado las manifestaciones de colegialidad y comunión fraterna en el ministerio episcopal de los representantes de las Conferencias Episcopales de aquellos nobles países. Con mi presencia allí, quise alentar a los obispos en su reflexión sobre algo fundamental para avivar la fe de la Iglesia que peregrina en aquellas amadas tierras: llevar a todos nuestros fieles a ser "discípulos y misioneros de Jesucristo, para que nuestros pueblos en Él tengan vida".

Les invito a asociarse con entusiasmo a ese espíritu, mostrado en el dinamismo con el que todas aquellas diócesis han iniciado, o lo están haciendo, la «Misión continental» impulsada en Aparecida, iniciativa que facilitará la puesta en marcha de programas catequéticos y pastorales destinados a la formación y desarrollo de comunidades cristianas evangelizadas y misioneras. Acompañen estos propósitos con su ferviente oración, para que los fieles conozcan, se entreguen e imiten cada vez más a Jesucristo, participando frecuentemente en las celebraciones dominicales de cada comunidad y dando testimonio de Él, de modo que se conviertan en instrumentos eficaces de esa «Nueva Evangelización», a la cual convocó repetidamente el Siervo de Dios Juan Pablo II, mi venerado predecesor.

5. Al concluir este encuentro, quisiera renovar mi cordial agradecimiento a todos los presentes, en particular a la Comisión Episcopal para el Colegio, que tiene la misión de animar a sus alumnos a fortalecer su sentido de comunión y fidelidad al Romano Pontífice y a sus propios Pastores. Asimismo, quiero manifestar en las personas de los Superiores del Colegio mi reconocimiento a la Compañía de Jesús, a la que mi predecesor San Pío X encomendó a perpetuidad la dirección de esta insigne institución, así como a las religiosas y al personal que acompañan con esmero e ilusión a estos jóvenes. Pienso igualmente con gratitud en los que financian con su ayuda económica y sostienen con su generosidad y plegaria esta obra eclesial.

6. Pongo en las manos de María Santísima, Nuestra Señora de Guadalupe, a todos y cada uno de ustedes, así como a sus familias y comunidades de origen, para que su maternal protección les asista amorosamente en sus tareas y les ayude a enraizarse muy hondamente en su Hijo, nuestro Señor Jesucristo, fruto bendito de su seno.

Muchas gracias.
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Il Papa nel centocinquantesimo del Pontificio Collegio Pio Latino Americano richiama la nuova evangelizzazione

Il dinamismo delle diocesi
al servizio della missione continentale




Un rinnovato dinamismo per la "missione continentale" dalla quale dipende la nuova evangelizzazione. È' l'auspicio espresso dal Papa ricevendo questa mattina, giovedì 19, superiori, religiosi e alunni del Pontificio Collegio Pio Latino Americano in occasione del centocinquantesimo anniversario della fondazione.


Venerati fratelli nell'episcopato,
caro padre Rettore, cari superiori, religiose e alunni del Pontificio Collegio Pio Latino Americano di Roma
1. Ringrazio per le cordiali parole che, a nome di voi tutti, mi ha rivolto monsignor Carlos José Ñáñez, arcivescovo di Cordoba e presidente della commissione episcopale del Pontificio Collegio Pio Latino Americano. Sono lieto di ricevervi mentre state celebrando i centocinquant'anni della fondazione di questa benemerita istituzione.
Il 27 novembre del 1858 ebbe inizio il fecondo cammino di questo collegio come prezioso centro di formazione, prima di seminaristi e poi, da poco più di tre decenni, di diaconi e sacerdoti. Oggi più di quattromila alunni si sentono membri di questa grande famiglia. Tutti loro hanno guardato a questa alma mater con profondo affetto, perché si è contraddistinta fin dall'inizio per il clima di semplicità, di accoglienza, di preghiera e di fedeltà al Magistero del Sommo Pontefice, il che contribuisce fortemente a far sì che negli allievi crescano l'amore per Cristo e il desiderio di servire umilmente la Chiesa, cercando sempre la maggior gloria di Dio e il bene delle anime.
2. Voi, cari alunni del Collegio Pio Latino Americano, siete eredi di questo ricco patrimonio umano e spirituale, che bisogna perpetuare e arricchire con uno studio serio delle diverse discipline ecclesiastiche e con l'esperienza gioiosa dell'universalità della Chiesa. Qui, in questa città, gli Apostoli Pietro e Paolo proclamarono con audacia il Vangelo e posero fondamenta salde per diffonderlo in tutto il mondo, nel compimento del mandato del Maestro: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo, 28, 19-20).
Voi stessi siete frutto di questa meravigliosa semina del messaggio redentore di Cristo nel corso della storia. In effetti, provenite da diversi Paesi, nei quali, più di cinquecento anni fa, alcuni valorosi missionari fecero conoscere Gesù, nostro Salvatore. In tal modo, per mezzo del battesimo, quei popoli si aprirono alla vita della grazia che fece di essi figli di Dio per adozione e inoltre ricevettero lo Spirito Santo, che fecondò le loro culture, purificandole e facendo crescere i semi che il Verbo incarnato aveva posto in esse, indirizzandole così lungo le vie del Vangelo (cfr. Discorso nella Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, n. 1).
A Roma, vicino alla Cattedra del Principe degli Apostoli, avete un'opportunità privilegiata di forgiare il vostro cuore di veri apostoli, nel quale l'essere e l'agire siano fermamente ancorati al Signore, che deve essere sempre per voi base, bussola e meta dei vostri sforzi. Il collegio vi permette inoltre di condividere fraternamente la vostra esperienza umana e sacerdotale e vi offre un'opportunità propizia per aprirvi permanentemente alla conoscenza di altre culture ed espressioni ecclesiali. Ciò vi aiuterà a essere autentici discepoli di Gesù Cristo e intrepidi missionari della sua Parola, con ampiezza di vedute e grandezza d'animo. In tal modo sarete maggiormente capaci di essere uomini di Dio che lo conoscono in profondità, generosi operai nella sua vigna e solleciti dispensatori della carità di Gesù Cristo verso i più bisognosi.
3. I vostri vescovi vi hanno inviato al Pontificio Collegio Pio Latino Americano affinché vi colmiate della sapienza di Cristo crocifisso, di modo che, una volta tornati nella vostra diocesi, possiate mettere questo tesoro a disposizione degli altri nei diversi incarichi che vi saranno affidati. Per farlo dovete sfruttare bene il tempo del vostro soggiorno a Roma. La costanza nello studio e la ricerca rigorosa, oltre a farvi conoscere i misteri della fede e la verità sull'uomo alla luce del Vangelo e della tradizione della Chiesa, promuoverà in voi una vita spirituale radicata nella Parola di Dio e alimentata sempre dalla ricchezza incomparabile dei sacramenti.
4. L'amore e l'adesione alla Sede Apostolica sono fra le caratteristiche più importanti dei popoli latinoamericani e dei Caraibi. Per questo, il mio incontro con voi mi ricorda i giorni che ho trascorso ad Aparecida, quando ho assistito emozionato alle manifestazioni di collegialità e di comunione fraterna nel ministero episcopale dei rappresentanti delle conferenze episcopali di quei nobili Paesi. Con la mia presenza lì ho voluto incoraggiare i vescovi nella loro riflessione su un aspetto fondamentale per ravvivare la fede della Chiesa che peregrina in quelle amate terre: portare tutti i nostri fedeli a essere "discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché i nostri popoli in Lui abbiano vita" (Giovanni, 14, 6).
Vi invito a unirvi con entusiasmo a questo spirito, espresso nel dinamismo con cui tutte quelle diocesi hanno iniziato, o stanno iniziando, la "Missione continentale", promossa ad Aparecida, iniziativa che faciliterà la messa in atto di programmi catechetici e pastorali destinati alla formazione e allo sviluppo di comunità cristiane evangelizzatrici e missionarie. Accompagnate questi propositi con la vostra fervente preghiera, affinché i fedeli conoscano, si dedichino e imitino sempre più Gesù Cristo, partecipando frequentemente alle celebrazioni domenicali di ogni comunità e rendendogli testimonianza, in modo da diventare strumenti efficaci di quella "nuova evangelizzazione", alla quale ha ripetutamente invitato il Servo di Dio Giovanni Paolo ii, mio venerato predecessore.
5. Nel concludere questo incontro, desidero rinnovare il mio cordiale ringraziamento a tutti i presenti, in particolare alla commissione episcopale per il collegio, che ha la missione di incoraggiare i suoi alunni e di rafforzare il loro senso di comunione e di fedeltà al Romano Pontefice e ai loro Pastori. Allo stesso tempo desidero manifestare attraverso i superiori del collegio la mia riconoscenza alla Compagnia di Gesù, alla quale il mio predecessore san Pio x affidò la direzione perpetua di questa insigne istituzione, come pure le religiose e il personale che seguono con attenzione e gioia questi giovani. Penso anche con gratitudine a quanti finanziano con il loro aiuto economico e sostengono con la loro generosità e preghiera questa opera ecclesiale.
6. Affido a Maria Santissima, Nostra Signora di Guadalupe, tutti voi, come anche le vostre famiglie e comunità di origine, affinché con la sua materna protezione vi assista amorevolmente nei vostri compiti e vi aiuti a radicarvi profondamente in suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, frutto benedetto del suo seno.
Grazie.



(©L'Osservatore Romano - 20 febbraio 2009)
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UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE DEL CONSIGLIO DEI GOVERNATORI DEL FONDO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO AGRICOLO (IFAD)

Alle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre riceve in Udienza i partecipanti alla Sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), in occasione del trentesimo anniversario di istituzione del Fondo.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Mr President of the Governing Council,

Governors, Permanent Representatives of the Member States,

Officials of the IFAD,

Ladies and Gentlemen,

I am pleased to have this opportunity to meet all of you at the conclusion of the celebrations marking the Thirtieth Anniversary of the establishment of the International Fund for Agricultural Development. I thank the outgoing President, Mr Lennart Båge, for his kind words and I offer congratulations and good wishes to Mr Kanayo Nwanze on his election to this high office. I thank all of you for coming here today and I assure you of my prayers for the important work that you do to promote rural development. Your work is particularly crucial at the present time in view of the damaging effect on food security of the current instability in the prices of agricultural products. This requires new and far-sighted strategies for the fight against rural poverty and the promotion of rural development. As you know, the Holy See fully shares your commitment to overcome poverty and hunger, and to come to the aid of the world’s poorest peoples. I pray that IFAD’s anniversary celebration will provide you with an incentive to pursue these worthy goals with renewed energy and determination in the years ahead.

Since its earliest days, the International Fund has achieved an exemplary form of cooperation and coresponsibility between nations at different stages of development. When wealthy countries and developing nations come together to make joint decisions and to determine specific criteria for each country’s budgetary contribution to the Fund, it can truly be said that the various Member States come together as equals, expressing their solidarity with one another and their shared commitment to eradicate poverty and hunger. In an increasingly interdependent world, joint decision-making processes of this kind are essential if international affairs are to be conducted with equity and foresight.

Equally commendable is the emphasis placed by IFAD on promoting employment opportunities within rural communities, with a view to enabling them, in the long term, to become independent of outside aid. Assistance given to local producers serves to build up the economy and contributes to the overall development of the nation concerned. In this sense the "rural credit" projects, designed to assist smallholder farmers and agricultural workers with no land of their own, can boost the wider economy and provide greater food security for all. These projects also help indigenous communities to flourish on their own soil, and to live in harmony with their traditional culture, instead of being forced to uproot themselves in order to seek employment in overcrowded cities, teeming with social problems, where they often have to endure squalid living conditions.

This approach has the particular merit of restoring the agricultural sector to its rightful place within the economy and the social fabric of developing nations. Here a valuable contribution can be made by Non-Governmental Organizations, some of which have close links with the Catholic Church and are committed to the application of her social teaching. The principle of subsidiarity requires that each group within society be free to make its proper contribution to the good of the whole. All too often, agricultural workers in developing nations are denied that opportunity, when their labour is greedily exploited, and their produce is diverted to distant markets, with little or no resulting benefit for the local community itself.

Almost fifty years ago, my predecessor Blessed Pope John XXIII had this to say about the task of tilling the soil: "Those who live on the land can hardly fail to appreciate the nobility of the work they are called upon to do. They are living in close harmony with Nature – the majestic temple of Creation … Theirs is a work which carries with it a dignity all its own" (Mater et Magistra, 130-131). All human labour is a participation in the creative providence of Almighty God, but agricultural labour is so in a pre-eminent way. A truly humane society will always know how to appreciate and reward appropriately the contribution made by the agricultural sector. If properly supported and equipped, it has the potential to lift a nation out of poverty and to lay the foundations for increasing prosperity.

Ladies and Gentlemen, as we give thanks for the achievements of the past thirty years, there is a need for renewed determination to act in harmony and solidarity with all the different elements of the human family in order to ensure equitable access to the earth’s resources now and in the future. The motivation to do this comes from love: love for the poor, love that cannot tolerate injustice or deprivation, love that refuses to rest until poverty and hunger are banished from our midst. The goals of eradicating extreme poverty and hunger, as well as promoting food security and rural development, far from being over-ambitious or unrealistic, become, in this context, imperatives binding upon the whole international community. It is my fervent prayer that the activities of such organizations as yours will continue to make a significant contribution to the attainment of these goals. In thanking you and encouraging you to persevere in the good work that you do, I commend you to the constant care of our loving Father, the Creator of Heaven and Earth and all that is therein. May God bless all of you!
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UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE PLENARIA DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER L’AMERICA LATINA

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla Riunione Plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Señores Cardenales,

Queridos hermanos en el Episcopado

1. Saludo cordialmente a los Consejeros y Miembros de la Pontificia Comisión para América Latina, que en su Asamblea Plenaria han reflexionado sobre «la situación actual de la formación sacerdotal en los Seminarios» de aquella tierra. Agradezco las palabras que, en nombre de todos, me ha dirigido el Presidente de la Comisión, el Señor Cardenal Giovanni Battista Re, presentándome las líneas centrales de los trabajos y recomendaciones pastorales que han surgido en este encuentro.

2. Doy gracias a Dios por los frutos eclesiales de esta Comisión Pontificia desde su creación, en mil novecientos cincuenta y ocho, cuando el Papa Pío XII vio la necesidad de crear un organismo de la Santa Sede para intensificar y coordinar más estrechamente la obra desarrollada en favor de la Iglesia en Latinoamérica, ante la escasez de sus sacerdotes y misioneros. Mi venerado predecesor Juan Pablo II corroboró y potenció esta iniciativa, con el fin de resaltar la especial solicitud pastoral del Sucesor de Pedro por las Iglesias que peregrinan en aquellas queridas tierras. En esta nueva etapa de la Comisión, no puedo dejar de mencionar con viva gratitud el trabajo realizado por su Vicepresidente durante largos años, el Obispo Cipriano Calderón Polo, recientemente fallecido, y al que el Señor habrá premiado su abnegado y fiel servicio a la Iglesia.

3. El año pasado recibí a muchos Obispos de América Latina y del Caribe en su visita ad limina. Con ellos he dialogado sobre la realidad de las Iglesias particulares que les han sido encomendadas, pudiendo así conocer más de cerca las esperanzas, y dificultades de su ministerio apostólico. A todos los acompaño con mi oración, para que continúen ejerciendo con fidelidad y alegría su servicio al Pueblo de Dios, impulsando en la hora presente la «Misión continental», que se está poniendo en marcha como fruto de la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe (cf. Documento conclusivo, n. 362).

Conservo un grato recuerdo de mi estancia en Aparecida, cuando vivimos una experiencia de intensa comunión eclesial, con el único deseo de acoger el Evangelio con humildad y sembrarlo generosamente. El tema escogido –Discípulos y misioneros de Jesucristo para que nuestros pueblos en Él tengan vida– continúa orientando los esfuerzos de los miembros de la Iglesia en aquellas amadas Naciones.

Cuando presenté un balance de mi viaje apostólico a Brasil ante los miembros de la Curia Romana, me preguntaba: «¿Hizo bien Aparecida, buscando la vida para el mundo, en dar prioridad al discipulado de Jesucristo y a la evangelización? ¿Era una retirada equivocada hacia la interioridad?» A ello respondía con toda certeza: «No. Aparecida decidió lo correcto, precisamente porque mediante el nuevo encuentro con Jesucristo y su Evangelio, y sólo así, se suscitan las fuerzas que nos capacitan para dar la respuesta adecuada a los desafíos de nuestro tiempo» (Discurso a la Curia romana, 21 diciembre 2007). Sigue siendo fundamental ese encuentro personal con el Señor, alimentado por la escucha de su Palabra y la participación en la Eucaristía, así como la necesidad de transmitir con gran entusiasmo nuestra propia experiencia de Cristo.

4. Los Obispos, sucesores de los Apóstoles, somos los primeros que hemos de mantener siempre viva la llamada gratuita y amorosa del Señor, como la que Él hizo a los primeros discípulos (cf. Mc 1,16-20). Como ellos, también nosotros hemos sido elegidos para «estar con Él» (cf. Mc 3,14), acoger su Palabra y recibir su fuerza, y vivir así como Él, anunciando a todas las gentes la Buena Nueva del Reino de Dios.

Para todos nosotros, el seminario fue un tiempo decisivo de discernimiento y preparación. Allí, en diálogo profundo con Cristo, se fue fortaleciendo nuestro deseo de enraizarnos hondamente en Él. En aquellos años, aprendimos a sentirnos en la Iglesia como en nuestra propia casa, acompañados de María, la Madre de Jesús y amantísima Madre nuestra, obediente siempre a la voluntad de Dios. Por eso me complace que esta Asamblea Plenaria haya dedicado su atención a la situación actual de los Seminarios en Latinoamérica.

5. Para lograr presbíteros según el corazón de Cristo, se ha de poner la confianza en la acción del Espíritu Santo, más que en estrategias y cálculos humanos, y pedir con gran fe al Señor, «Dueño de la mies», que envíe numerosas y santas vocaciones al sacerdocio (cf. Lc 10,2), uniendo siempre a esta súplica el afecto y la cercanía a quienes están en el seminario con vistas a las sagradas órdenes. Por otro lado, la necesidad de sacerdotes para afrontar los retos del mundo de hoy, no debe inducir al abandono de un esmerado discernimiento de los candidatos, ni a descuidar las exigencias necesarias, incluso rigurosas, para que su proceso formativo ayude a hacer de ellos sacerdotes ejemplares.

6. Por consiguiente, las recomendaciones pastorales de esta Asamblea han de ser un punto de referencia imprescindible para iluminar el quehacer de los Obispos de Latinoamérica y del Caribe en este delicado campo de la formación sacerdotal. Hoy más que nunca, es preciso que los seminaristas, con recta intención y al margen de cualquier otro interés, aspiren al sacerdocio movidos únicamente por la voluntad de ser auténticos discípulos y misioneros de Jesucristo que, en comunión con sus Obispos, lo hagan presente con su ministerio y su testimonio de vida. Para ello es de suma importancia que se cuide atentamente su formación humana, espiritual, intelectual y pastoral, así como la adecuada elección de sus formadores y profesores, que han de distinguirse por su capacitación académica, su espíritu sacerdotal y su fidelidad a la Iglesia, de modo que sepan inculcar en los jóvenes lo que el Pueblo de Dios necesita y espera de sus pastores.

7. Encomiendo al amparo maternal de la Santísima Virgen María las iniciativas de esta Asamblea Plenaria, suplicándole que acompañe a quienes se preparan para el ministerio sacerdotal en su caminar tras las huellas de su divino Hijo, Jesucristo, nuestro Redentor. Con estos sentimientos, les imparto con afecto la Bendición Apostólica.

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VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA

Questo pomeriggio, alle ore 18, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia. Al Suo arrivo è accolto dal Cardinale Vicario Agostino Vallini e dal Rettore, Mons. Giovanni Tani. Quindi, nella Cappella Maggiore del Seminario, introdotto dall’indirizzo di omaggio del Rettore, il Papa tiene una lectio divina per i seminaristi sulla Lettera di San Paolo ai Galati. Al termine il Santo Padre cena con la comunità del Seminario Romano. Quindi rientra in Vaticano.
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LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Joseph Danlami Bagobiri, Vescovo di Kafanchan;

S.E. Mons. John Niyiring, Vescovo di Kano;

S.E. Mons. Martin Igwemezie Uzoukwu, Vescovo di Minna;

Partecipanti alla 31a Sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti alla Riunione Plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina.
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Il Papa chiede la difesa della cultura delle comunità indigene rurali

Va garantito a tutti un equo accesso
alle risorse della terra





Va garantito a tutti un equo accesso alle risorse della terra. È l'appello lanciato da Benedetto XVI durante l'udienza ai partecipanti alla trentunesima sessione del Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, ricevuti nella Sala Clementina venerdì mattina, 20 febbraio. Il Papa ha chiesto in particolare la realizzazione di progetti di sviluppo che difendano la terra e la cultura tradizionale delle comunità rurali locali.


Signor presidente del Consiglio Governativo,
Governatori, Rappresentanti Permanenti degli Stati membri, funzionari dell'Ifad,
Signore e Signori,
sono lieto di avere l'opportunità di incontrare tutti voi a conclusione delle celebrazioni del xxx anniversario della creazione del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Ringrazio il presidente uscente, signor Lennart Båge, per le sue cortesi parole e porgo congratulazioni e buoni auspici al signor Kanayo Nwanze per la sua elezione a questo alto ufficio. Ringrazio tutti voi per essere qui oggi e vi assicuro delle mie preghiere per l'opera importante che svolgete nel promuovere lo sviluppo agricolo. La vostra opera è particolarmente cruciale in questo momento a motivo dell'effetto dannoso sulla sicurezza alimentare dell'attuale instabilità dei prezzi dei prodotti agricoli. Ciò richiede strategie nuove e lungimiranti per la lotta alla povertà rurale e per la promozione dello sviluppo rurale. Come sapete, la Santa Sede condivide pienamente il vostro impegno per superare la povertà e la fame, e per aiutare le popolazioni più povere del mondo. Prego affinché la celebrazione dell'anniversario dell'Ifad sia per voi un incentivo a perseguire nei prossimi anni questi obiettivi meritevoli con energia e determinazione rinnovate.
Fin dall'inizio, il Fondo Internazionale ha ottenuto una forma esemplare di cooperazione e corresponsabilità fra nazioni in diverse fasi di sviluppo. Quando Paesi prosperi e nazioni in via di sviluppo si uniscono per prendere decisioni congiunte e per definire criteri specifici relativamente al contributo che ogni Paese deve dare al Fondo, si può veramente affermare che i vari Stati membri si incontrano sullo stesso piano, esprimendo la loro solidarietà reciproca e il loro impegno comune per sradicare la povertà e la fame. In un mondo sempre più interdipendente, i processi decisionali congiunti di questo tipo sono essenziali se gli affari internazionali devono essere condotti con equità e avvedutezza.
Ugualmente lodevole è l'enfasi posta dall'Ifad sulla promozione delle opportunità di sviluppo nelle comunità rurali, con l'intenzione di far sì che, a lungo termine, esse divengano indipendenti dall'aiuto esterno. L'assistenza fornita ai produttori locali serve a edificare l'economia e contribuisce allo sviluppo generale della nazione interessata. In questo senso, i progetti di "credito rurale", elaborati per aiutare i piccoli proprietari terrieri e gli agricoltori che invece non possiedono terreni propri, possono promuovere la più ampia economia e garantire una sicurezza alimentare maggiore a tutti. Questi progetti aiuteranno anche le comunità indigene a prosperare nella propria terra e a vivere in armonia con la loro cultura tradizionale, invece di essere costrette allo sradicamento per cercare occupazione in città sovraffollate, piene di problemi sociali, in cui spesso devono sopportare condizioni di vita squallide.
Questo approccio ha il merito particolare di restituire al settore agricolo il proprio posto nell'economia e nel tessuto sociale delle nazioni in via di sviluppo. A questo proposito un contributo prezioso può essere reso dalle Organizzazioni Non Governative, alcune delle quali sono strettamente legate alla Chiesa cattolica e sono impegnate nell'applicazione della sua dottrina sociale. Il principio di solidarietà richiede che ogni gruppo nella società sia libero di rendere il proprio contributo al bene generale. Troppo spesso, agli agricoltori delle nazioni in via di sviluppo viene negata quest'opportunità, il loro lavoro viene sfruttato avidamente e i loro prodotti vengono stornati verso mercati lontani con pochissimo o nessun beneficio per la comunità locale stessa.
Circa cinquant'anni fa, il mio predecessore Papa Giovanni XXIII ebbe a dire a proposito del compito di lavorare la terra: "I lavoratori della terra possono facilmente costatare quanto sia nobile il loro lavoro... perché lo si vive nel tempio maestoso della creazione... È un lavoro inoltre che presenta" una dignità propria (Mater et magistra, n. 130-131). Tutto il lavoro umano è partecipazione alla provvidenza creativa di Dio Onnipotente, ma l'agricoltura lo è in maniera preminente. Una società autenticamente umana saprà sempre come apprezzare e ricompensare in modo appropriato il contributo reso dal settore agricolo. Se sostenuto nel modo giusto, esso ha il potenziale di liberare una nazione dalla povertà e di gettare le fondamenta di una sempre maggiore prosperità.
Signore e Signori, mentre rendiamo grazie per i risultati di questi ultimi trent'anni, dobbiamo rinnovare la determinazione ad agire in armonia e solidarietà con tutti i differenti elementi della famiglia umana per garantire un accesso equo alle risorse della Terra ora e in futuro. La motivazione a comportarsi così scaturisce dall'amore: amore per i poveri, amore che non può tollerare ingiustizia o privazione, amore che rifiuta di riposare fino a quando la povertà e la fame non saranno bandite.
Gli obiettivi dello sradicamento della miseria e della fame e della promozione della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale, lungi dall'essere eccessivamente ambiziosi o irrealistici, divengono, in questo contesto, imperativi vincolanti per l'intera comunità internazionale. Prego con fervore affinché le attività di organizzazioni come la vostra continuino a rendere un significativo contributo al raggiungimento di questi obiettivi. Nel ringraziarvi e nell'incoraggiarvi a perseverare nella buona opera che svolgete, vi affido alla sollecitudine costante del nostro Padre amorevole, il Creatore del Cielo e della Terra e di tutto ciò che è in essa. Che Dio vi benedica tutti!



(©L'Osservatore Romano - 21 febbraio 2009)










Il Papa ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Commissione per l'America Latina

Preti solo per essere discepoli
e missionari di Gesù Cristo




Sacerdoti formati secondo il cuore di Cristo per rispondere alle sfide poste alla Chiesa in America Latina. Lo raccomanda il Papa nel discorso rivolto venerdì mattina, 20 febbraio, ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Commissione per l'America Latina, ricevuti in udienza nella Sala del Concistoro. La Plenaria sta riflettendo proprio sulla situazione attuale della formazione sacerdotale offerta nei seminari del continente.

Signori cardinali,
Cari fratelli nell'episcopato,
Saluto cordialmente i consiglieri e i membri della Pontificia Commissione per l'America Latina, che nella loro assemblea plenaria hanno riflettuto su "la situazione attuale della formazione sacerdotale nei seminari" di quel continente. Ringrazio per le parole che, a nome di tutti, mi ha rivolto il presidente della commissione, il cardinale Giovanni Battista Re, presentandomi le linee centrali dei lavori e le raccomandazioni pastorali delineatesi in questo incontro.
Rendo grazie a Dio per i frutti ecclesiali di questa Pontificia Commissione fin dalla sua creazione nel 1958, quando Papa Pio XII vide la necessità di creare un organismo della Santa Sede per intensificare e coordinare più strettamente l'opera svolta a favore della Chiesa in America Latina, dinanzi all'esiguo numero dei suoi sacerdoti e missionari. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II sostenne e potenziò questa iniziativa, al fine di mettere in risalto la speciale sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per le Chiese che peregrinano in quelle amate terre. In questa nuova tappa della Commissione, non posso non menzionare con viva gratitudine il lavoro realizzato da colui che per lunghi anni è stato il suo Vicepresidente, il vescovo Cipriano Calderón Polo, scomparso di recente, il cui generoso lavoro e fedele servizio alla Chiesa sarà premiato dal Signore.
Lo scorso anno ho ricevuto molti vescovi dell'America Latina e dei Caraibi nella loro visita ad limina. Con essi ho parlato della realtà delle Chiese particolari che sono state affidate loro, potendo così conoscere più da vicino le speranze e le difficoltà del loro ministero apostolico. Li accompagno tutti con la mia preghiera, affinché continuino ad esercitare con fedeltà e gioia il loro servizio al Popolo di Dio, promuovendo nel momento presente la "Missione continentale", che è stata avviata quale frutto della v Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi (cfr. Documento conclusivo, n. 362).
Serbo un grato ricordo della mia permanenza ad Aparecida, dove abbiamo vissuto un'esperienza di intensa comunione ecclesiale, con l'unico desiderio di accogliere il Vangelo con umiltà e di seminarlo generosamente. Il tema scelto - Discepoli e missionari di Gesù Cristo affinché i nostri popoli in Lui abbiano vita - continua a orientare gli sforzi dei membri della Chiesa in quelle amate nazioni.
Quando ho presentato un bilancio del mio viaggio apostolico in Brasile ai membri della Curia Romana, mi sono chiesto: "Ha fatto bene Aparecida, nella ricerca di vita per il mondo, a dare la priorità al discepolato di Gesù Cristo e all'evangelizzazione? Era forse un ripiegamento sbagliato nell'interiorità?". A ciò ho risposto con totale certezza: "No! Aparecida ha deciso giustamente, perché proprio mediante il nuovo incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo - e solo così - vengono suscitate le forze che ci rendono capaci di dare la giusta risposta alle sfide del tempo" (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2007). Continua a essere fondamentale questo incontro personale con il Signore, alimentato dall'ascolto della sua Parola e dalla partecipazione all'Eucaristia, come pure la necessità di trasmettere con grande entusiasmo la nostra propria esperienza di Cristo.
Noi vescovi, successori degli Apostoli, siamo i primi a dover mantenere sempre viva la chiamata gratuita e amorevole del Signore, come quella che Egli fece ai primi discepoli (cfr. Mc 1, 16-20). Come loro, anche noi siamo stati scelti per "stare con lui" (cfr. Mc 3, 14), per accogliere la sua Parola e ricevere la sua forza, e vivere così come lui, annunciando a tutte le genti la Buona Novella del Regno di Dio.
Per tutti noi, il seminario è stato un tempo decisivo di discernimento e di preparazione. Lì, in dialogo profondo con Cristo, si è rafforzato il nostro desiderio di radicarci profondamente in lui. In quegli anni, abbiamo imparato a sentirci nella Chiesa come a casa nostra, accompagnati da Maria, la Madre di Gesù e amatissima Madre nostra, sempre obbediente alla volontà di Dio. Per questo sono lieto che questa assemblea plenaria abbia dedicato la sua attenzione alla situazione attuale dei seminari in America Latina.
Per avere presbiteri secondo il cuore di Cristo, bisogna confidare nell'azione dello Spirito Santo, più che nelle strategie e nei calcoli umani, e chiedere con grande fede al Signore, "il Signore della messe", di inviare numerose e sante vocazioni al sacerdozio (cfr. Lc 10, 2), unendo sempre a questa supplica l'affetto e la vicinanza a quanti sono nel seminario in vista dei sacri ordini. D'altro canto, la necessità di sacerdoti per affrontare le sfide del mondo di oggi non deve indurre a rinunciare a un attento discernimento dei candidati e neppure a trascurare le esigenze necessarie, persino rigorose, affinché il loro processo formativo contribuisca a fare di essi dei sacerdoti esemplari.
Di conseguenza, le raccomandazioni pastorali di questa assemblea devono essere un punto di riferimento imprescindibile per illuminare l'operato dei vescovi dell'America Latina e dei Caraibi in questo delicato campo della formazione sacerdotale. Oggi più che mai è necessario che i seminaristi, con retta intenzione e senza alcun altro interesse, aspirino al sacerdozio mossi unicamente dalla volontà di essere autentici discepoli e missionari di Gesù Cristo che, in comunione con i propri vescovi, lo rendano presente con il loro ministero e la loro testimonianza di vita. Per questo è estremamente importante curare attentamente la loro formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale, come pure la scelta adeguata dei loro formatori e professori, che devono distinguersi per preparazione accademica, spirito sacerdotale e fedeltà alla Chiesa, in modo da saper infondere nei giovani ciò di cui il Popolo di Dio ha bisogno e si aspetta dai suoi pastori.
Affido alla protezione materna della Santissima Vergine Maria le iniziative di questa assemblea plenaria, supplicandola di accompagnare quanti si stanno preparando al ministero sacerdotale nel loro cammino sulle orme del suo divino Figlio, Gesù Cristo, nostro Redentore. Con questi sentimenti, vi imparto con affetto la benedizione apostolica.



(©L'Osservatore Romano - 21 febbraio 2009)
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LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti al Congresso Scientifico Internazionale in occasione dell’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita.





RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI SZCZECIN-KAMIEŃ (POLONIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Szczecin-Kamień (Polonia), presentata da S.E. Mons. Zygmunt Kamiński, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Szczecin-Kamień (Polonia) S.E. Mons. Andrzej Dzięga, finora Vescovo di Sandomierz.

S.E. Mons. Andrzej Dzięga

S.E. Mons. Andrzej Dzięga è nato il 14 dicembre 1952 a Radzyń Podlaski (diocesi di Siedlce).

Terminati gli studi presso il Seminario Maggiore di Siedlce è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1977.

Ha completato la sua formazione teologica presso l’Università Cattolica di Lublino (1982-1985), conseguendovi il Dottorato in Diritto Canonico.

Negli anni 1986-1989 è stato Notaio nella Curia di Siedlce.

Dal 1989 è stato Giudice del Tribunale vescovile a Siedlce e docente nell’Università Cattolica di Lublino.

Negli anni 1992-1995 è stato Cancelliere della Curia dell’Ordinariato Militare, dove ha ricevuto il grado di Maggiore.

È stato relatore del primo Sinodo della diocesi di Drohiczyn.

Nel 1995 ha ricevuto l’abilitazione in scienze giuridiche.

In quel periodo ha svolto il ruolo di Professore Straordinario, Vicedecano e poi Decano della Facoltà di Diritto Canonico all’Università di Lublino.

Il 7 ottobre 2002 è stato nominato Vescovo di Sandomierz, e consacrato il 24 novembre dello stesso anno.

Dal 2008 è Membro eletto del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Polacca.



NOMINA DEL VESCOVO DI BAN MÊ THUÔT (VIÊT NAM)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Ban Mê Thuôt (Viêt Nam) il Rev.do Vincent Nguyên Van Ban, responsabile della formazione dei seminaristi della diocesi di Quy Nhon e professore nel Seminario Maggiore di Nha Trang.

Rev.do Vincent Nguyên Van Ban

Il Rev.do Vincent Nguyên Van Ban è nato il 25 novembre 1956 nella parrocchia di Tuy Hoà, Phu Yên, diocesi di Qui Nhon. Alunno del Seminario minore di Qui Nhon (1968-1975), ha compiuto poi gli studi di Filosofia e Teologia presso il Centro di formazione diocesano (Seminario maggiore) a Mang Lang, Tuy An, Phu Yên (1975-1988). Durante il periodo degli studi ha lavorato e prestato il servizio pastorale nella parrocchia di Tuy Hoà (1988-1993). È stato ordinato sacerdote il 16 settembre 1993, incardinato nella Diocesi di Qui Nhon.

Dopo l’ordinazione ha avuto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale di Tuy Hoà (1993-1996); studi presso l’Istituto cattolico di Parigi (1996-2005) dove ha ottenuto una Maitrise in Teologia biblica. Dal 2005 è responsabile della formazione dei seminaristi della diocesi di Qui Nhon, al tempo stesso insegna nel Seminario Maggiore di Nha Trang. È stato nominato esperto dnlla recente XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (5-26 ottobre 2008).



NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN SRI LANKA

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Sri Lanka il Rev.do Mons. Joseph Spiteri, finora Consigliere di Nunziatura presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Serta, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Mons. Joseph Spiteri

È nato a Sliema (Malta) il 20 maggio 1959.

È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1984.

Si è incardinato a Malta.

È laureato in Diritto Canonico.

Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 15 luglio 1988, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Panama, Iraq, Messico, Portogallo, Grecia, Venezuela e infine presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.

Conosce l’inglese, l’italiano, il francese, lo spagnolo e il portoghese.



NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL IX CENTENARIO DELLA MORTE DI SANT’ANSELMO (AOSTA, 19-26 APRILE 2009)

Il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del IX centenario della morte di Sant’Anselmo, che si terranno ad Aosta (Italia) dal 19 al 26 aprile 2009.
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LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL VII CENTENARIO DELL’INIZIO DEL SOGGIORNO AVIGNONESE DEI ROMANI PONTEFICI (1309-1377) (AVIGNON, FRANCIA, 7-8 MARZO 2009)

In data 10 gennaio 2009, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del VII centenario dell’inizio del soggiorno avignonese dei Romani Pontefici (1309-1377), in programma ad Avignon (Francia) il 7 e l’8 marzo 2009.

Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta da:

- Rev.do Can. Jean Philibert, Rettore della Cattedrale Metropolitana di Notre-Dame des Doms di Avignon;

- Rev.do Can. Daniel Bréhier, Parroco di Carpentras e Presidente della Commissione diocesana per l’arte sacra.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Paul Poupard:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

PAULO S.R.E. Cardinali POUPARD

Pontificii Consilii de Cultura Praesidi emerito

Septingentesimus iam appetit annus ex quo tempore Romani Pontifices ad Avenionensem Sedem, Decessoris Nostri Clementis V de consilio voluntateque, transmigrarunt ibidemque sunt commorati usque ad definitum Romam anno MCCCLXXVII reditum. Quaedam interea usu inibi evenerunt magni momenti. Nam, ut nonnulla supponamus exempla, ibidem Concilium Viennense est celebratum; sanctus Thomas Aquinas in sanctorum catalogum relatus est. Nec pietatis defuerunt incrementum ac testificationes, sicut preces purgatorii animabus adhibitae, sancti Petri peculiaris cultus atque sanctissimum Sacramentum per vias plateasque adorari est coeptum.

Admodum ideo decet iuvatque ut anni hi congruenter commemorentur et iusta ratione extollantur. Celebratio enim haec copiam dat et facultatem illius temporis spatii considerandi, quo Avenionensis Sedes christiani nominis veluti cor habebatur, ad quam praestantiores homines confluere solebant. Ipso igitur favente Domino, mensis Martii IX-X diebus illius aetatis sollemnior agetur recordatio.

Quocirca ut eventum magnificentius efficaciusque evolvatur, Avenionensis Archiepiscopi, Venerabilis Fratris Ioannis Petri Cattenoz, postulatis libenter occurrentes, mittere aliquem eminentem Praesulem statuimus, qui partes Nostras sustineat et Personam gerat. Ad te autem, Venerabilis Frater Noster, cogitationem convertimus, qui, Francogallicae Nationis inclitus filius, prorsus idoneus occurris ad ministerium hoc praestandum et luculenter explendum. Itaque permagna moti affectione, te Missum extraordinarium Nostrum renuntiamus et constituimus ad commemorationem quam supra diximus agendam.

Exoptamus insuper ut hac ex recordatione Sedes ista praeclara, ex pristino splendore sumpto incitamento, proximos in annos novum florem experiatur. Universis proinde participibus, cum civilibus tum religiosis Potestatibus, fidelibusque inibi cunctis voluntatem Nostram benignam ostendes. Cunctis Nostro nomine Benedictionem Apostolicam impertias volumus, quae sit animorum renovationis signum et futuro de tempore supernarum gratiarum nuntiatrix.

Ex Aedibus Vaticanis, die XXVI mensis Ianuarii, anno MMIX, Pontificatus Nostri quarto.

BENEDICTUS PP. XVI
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