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Viaggio apostolico in Libano...

Ultimo Aggiornamento: 20/09/2012 22.47
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)

INCONTRO CON I GIOVANI

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Beatitudine,
Fratelli nell’Episcopato,
Signor Presidente,
cari amici!

«Grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro » (2 Pt 1,2). Il passo della Lettera di San Pietro che abbiamo ascoltato esprime bene il grande desiderio che porto nel cuore da molto tempo. Grazie per la vostra accoglienza calorosa, grazie di cuore per la vostra presenza così numerosa questa sera! Ringrazio Sua Beatitudine il Patriarca Béchara Boutros Raï per le sue parole di accoglienza, Mons. Georges Bou Jaoudé, Arcivescovo di Tripoli e Presidente del Consiglio per l’apostolato dei laici del Libano, e Mons. Elie Hadda, Arcivescovo di Sidone dei Greco-melkiti, come pure i due giovani che mi hanno salutato a nome di tutti voi. سَلامي أُعطيكُم [Vi do la mia pace!] (Gv 14,27), ci dice Cristo Gesù.
Cari amici, voi vivete oggi in questa parte del mondo che ha visto la nascita di Gesù e lo sviluppo del cristianesimo. È un grande onore! Ed è un appello alla fedeltà, all'amore per la vostra terra e soprattutto ad essere testimoni e messaggeri della gioia di Cristo, perché la fede trasmessa dagli Apostoli conduce alla piena libertà e alla gioia, come hanno mostrato tanti Santi e Beati di questo Paese. Il loro messaggio illumina la Chiesa universale. E può continuare ad illuminare le vostre vite.
Fra gli Apostoli e i Santi, molti hanno vissuto periodi agitati e la loro fede è stata la sorgente del loro coraggio e della loro testimonianza. Attingete dal loro esempio e dalla loro intercessione l'ispirazione e il sostegno di cui avete bisogno!
Conosco le vostre difficoltà nella vita quotidiana, a causa della mancanza di stabilità e di sicurezza, della difficoltà di trovare un lavoro o ancora del sentimento di solitudine e di emarginazione. In un mondo in continuo movimento, siete messi a confronto con numerose e gravi sfide. Anche la disoccupazione e la precarietà non devono spingervi ad assaggiare il «miele amaro» dell'emigrazione, con lo sradicamento e la separazione in cambio di un futuro incerto. Per voi si tratta di essere protagonisti del futuro del vostro Paese, e di occupare il vostro ruolo nella società e nella Chiesa.
Voi avete un posto privilegiato nel mio cuore e nella Chiesa intera perché la Chiesa è sempre giovane! La Chiesa ha fiducia in voi. Conta su di voi. Siate giovani nella Chiesa! Siate giovani con la Chiesa! La Chiesa ha bisogno del vostro entusiasmo e della vostra creatività! La giovinezza è il momento in cui si aspira a grandi ideali e il periodo in cui si studia per prepararsi ad un mestiere ed ad un futuro. Ciò è importante e richiede tempo. Cercate ciò che è bello, e abbiate il gusto di fare ciò che è bene! Testimoniate la grandezza e la dignità del vostro corpo che «è per il Signore» (1 Cor 6,13).
Abbiate la delicatezza e la rettitudine dei cuori puri! Nella scia del beato Giovanni Paolo II, anch’io vi ripeto: «Non abbiate paura. Aprite le porte dei vostri spiriti e dei vostri cuori a Cristo!». L'incontro con Lui «dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Enc. Deus caritas est, 1). In Lui, troverete la forza e il coraggio per avanzare sulle strade della vostra vita, superando le difficoltà e la sofferenza. In Lui, troverete la sorgente della gioia. Cristo vi dice: سَلامي أُعطيكُم [Vi do la mia pace!]. Qui è la vera rivoluzione portata da Cristo, quella dell'amore.
Le frustrazioni presenti non devono condurvi a rifugiarvi in mondi paralleli come quelli, tra gli altri, delle droghe di ogni tipo, o quello della tristezza della pornografia. Quanto alle reti sociali, esse sono interessanti ma possono facilmente trascinarvi alla dipendenza e alla confusione tra il reale e il virtuale. Cercate e vivete relazioni ricche di amicizia vera e nobile. Abbiate iniziative che diano senso e radici alla vostra esistenza, contrastando la superficialità e il facile consumismo! Voi siete sottoposti ugualmente ad un'altra tentazione, quella del denaro, questo idolo tirannico che acceca al punto da soffocare la persona e il suo cuore. Gli esempi che vi circondano non sono sempre i migliori. Molti dimenticano l'affermazione di Cristo che dice che non si può servire Dio e il denaro (cfr Lc 16,13). Cercate dei buoni maestri, delle guide spirituali che sappiano indicarvi la strada della maturità, lasciando ciò che è illusorio, ciò che è apparenza e menzogna.
Siate i portatori dell'amore di Cristo! Come? Volgendovi senza riserve verso Dio, suo Padre, che è la misura di ciò che è giusto, vero e buono. Meditate la Parola di Dio! Scoprite l'interesse e l'attualità del Vangelo. Pregate! La preghiera, i Sacramenti sono i mezzi sicuri ed efficaci per essere cristiani e vivere «radicati e costruiti su di lui [su Cristo], saldi nella fede » (Col 2,7).
L'Anno della fede che sta per iniziare sarà l'occasione per scoprire il tesoro della fede ricevuta con il Battesimo. Potete approfondire il suo contenuto grazie allo studio del Catechismo, affinché la vostra fede sia viva e vissuta. Allora diventerete, per gli altri, testimoni dell'amore di Cristo. In Lui, tutti gli uomini sono nostri fratelli. La fraternità universale che Egli ha inaugurato sulla Croce riveste di una luce splendente ed esigente la rivoluzione dell'amore. «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Questo è il testamento di Gesù ed il segno del cristiano. Questa è la vera rivoluzione dell'amore!
E dunque, Cristo vi invita a fare come Lui, ad accogliere l'altro senza riserve, anche se appartiene ad una cultura, religione, nazione differente.
Fargli posto, rispettarlo, essere buoni verso di lui, rende sempre più ricchi di umanità e forti della pace del Signore. So che molti tra voi partecipano alle diverse attività promosse dalle parrocchie, dalle scuole, dai movimenti, dalle associazioni. È bello impegnarsi con e per gli altri. Vivere insieme momenti di amicizia e di gioia permette di resistere ai germi di divisione, sempre da combattere! La fraternità è un anticipo del Cielo! E la vocazione del discepolo di Cristo è di essere «lievito» nella pasta, come affermava san Paolo: «Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta» (Gal 5,9). Siate i messaggeri del Vangelo della vita e dei valori della vita. Resistete coraggiosamente a tutto ciò che la nega: l'aborto, la violenza, il rifiuto e il disprezzo dell'altro, l'ingiustizia, la guerra. Così facendo diffonderete la pace intorno a voi. Non sono forse gli «operatori di pace» coloro che alla fine ammiriamo di più? Non è forse la pace il bene prezioso che tutta l'umanità ricerca? Non è forse un mondo di pace che vogliamo nel più profondo per noi e per gli altri? سَلامي أُعطيكُم [Vi do la mia pace!] ha detto Gesù.
Egli ha vinto il male non mediante un altro male, ma prendendolo su di Sé ed annientandolo sulla croce mediante l'amore vissuto fino alla fine. Scoprire in verità il perdono e la misericordia di Dio, permette sempre di ripartire verso una vita nuova. Non è facile perdonare. Ma il perdono di Dio dà la forza della conversione, e la gioia di perdonare a propria volta. Il perdono e la riconciliazione sono vie di pace, ed aprono un futuro.

Cari amici, molti tra voi si chiedono certamente in modo più o meno consapevole: Che cosa Dio si aspetta da me? Qual è il suo progetto per me? Non vorrei annunciare al mondo la grandezza del suo amore mediante il sacerdozio, la vita consacrata o il matrimonio? Forse Cristo mi chiama a seguirlo più da vicino? Accogliete con fiducia queste domande. Trovate il tempo per riflettere su di esse e chiedere luce. Rispondete all’invito, offrendovi ogni giorno a Colui che vi chiama ad essere suoi amici. Cercate di seguire con cuore e generosità Cristo che, per amore, ci ha riscattati e ha dato la vita per ciascuno di noi. Conoscerete una gioia ed una pienezza insospettate! Rispondere alla vocazione di Cristo su di sé: qui sta il segreto della vera pace.
Ho firmato ieri l'Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente. Questa lettera è destinata anche a voi, cari giovani, come a tutto il popolo di Dio. Leggetela con attenzione e meditatela per metterla in pratica. Per aiutarvi, vi ricordo le parole di San Paolo ai Corinzi: «La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,2-3). Anche voi, cari amici, potete essere una lettera viva di Cristo. Questa lettera non sarà scritta su carta e con una penna. Sarà la testimonianza della vostra vita e della vostra fede. Così, con coraggio ed entusiasmo, farete comprendere intorno a voi che Dio vuole la felicità di tutti senza distinzioni, e che i cristiani sono i suoi servitori e testimoni fedeli.
Giovani libanesi, voi siete la speranza e il futuro del vostro Paese. Voi siete il Libano, terra di accoglienza, di convivenza, con questa capacità inaudita di adattamento. E in questo momento, non possiamo dimenticare i milioni di persone che compongono la diaspora libanese e che mantengono solidi legami con il loro Paese di origine. Giovani del Libano, siate accoglienti e aperti, come Cristo vi chiede e come il vostro Paese vi insegna.
Vorrei salutare ora i giovani musulmani che sono con noi stasera. Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi. Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana.
Ho saputo inoltre che ci sono tra noi dei giovani venuti dalla Siria. Voglio dirvi quanto ammiro il vostro coraggio. Dite a casa vostra, ai familiari e agli amici, che il Papa non vi dimentica. Dite attorno a voi che il Papa è triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti. Egli non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni. Non dimentica i mediorientali che soffrono. E’ tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre.
Concludendo, rivolgiamoci verso Maria, la Madre del Signore, Nostra Signora del Libano. Dall'alto della collina di Harissa, Lei vi protegge e vi accompagna, veglia come una madre su tutti i Libanesi e su tanti pellegrini, che vengono da ogni parte per confidarle le loro gioie e le loro pene! Questa sera, affidiamo alla Vergine Maria e al beato Giovanni Paolo II - che mi ha preceduto in questa terra - le vostre vite, quelle di tutti i giovani del Libano e dei Paesi della regione, particolarmente quanti soffrono per la violenza o la solitudine, quanti hanno bisogno di conforto. Dio vi benedica tutti! Ed ora, tutti insieme, la preghiamo: السّلامُ عَلَيكِ يا مَرْيَم... (Ave, Maria,…)..


© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


Papa Ratzi Superstar

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PAPA IN LIBANO: PER LUI UN MARE DI RAGAZZI CRISTIANI E MUSULMANI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Un mare di ragazzi, cristiani di diverse confessioni, ma anche musulmani, si sono dati appuntamento questo pomeriggio nella spianata antistante il patriarcato maronita sull'altura di Bkerke, a 5 chilometri dalla nunziatura di Harissa, dove Benedetto XVI alloggia in questi giorni. Il Papa arrivera' tra circa un'ora e in attesa di vederlo comparire sulla soglia dell'edificio che con la sua imponenza simboleggia l'importanza del patriarcato maronita, l'atmosfera e' molto calorosa, come testimoniano i canti che vengono intonati.
Gli organizzatori avevano previsto 20 mila presenze, ma le adesioni sono evidentemente molto maggiori.
Padre Toufic Bou Hadir, coordinatore del raduno, ha dichiarato alla Radio Vaticana, che "tutti i giovani stanno aspettando di incontrare il messaggero di Pace, Benedetto XVI. Lui porta con se' la gioia della speranza, del Signore Gesu'". "E noi - ha aggiunto - abbiamo bisogno di questo, specialmente di un segno di speranza e di pace, nella nostra regione ferita dalla violenza. Possiamo andare ovunque nel mondo, ma qui noi abbiamo un messaggio da vivere assieme alle altre religioni. E' un'esperienza personale, quella che i nostri giovani stanno vivendo qui". Ecco perche', ha concluso, "siamo davvero molto felici per questa visita benedetta".
Questa mattina il Papa aveva gia' potuto sperimentare la cordialita' e l'entusiasmo dei libanesi, che davvero gli vogliono un gran bene: migliaia di cristiani e musulmani si sono infatti affollati lungo le strade nella quali passava la "Papamobile" diretta al Palazzo Presidenziale di Baabda, gridando "Papa, ti amiamo" e sventolando bandiere libanesi e vaticane. Man mano che il corteo si avvicinava, la folla ha cominciato a premere, per vedere piu' da vicino il Papa, che rispondeva benedicendo.

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: MUSULMANI E CRISTIANI UNITI CONTRO GUERRE

(AGI) - Beirut, 15 set.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

"E' tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre". Benedetto XVI, a conclusione dell'entusiasmante incontro con i ragazzi del Libano radunati nella spianata del Patriarcato Maronita di Bkerke, dove hanno dato vita ad una sorta di Gmg mediorientale, ha riassunto con questa invocazione il senso della seconda giornata del suo viaggio in Libano, caratterizzata da due grandi bagni di folla (questo a Bkerke' e in mattinata quello per le vie del centro di Beirut) ma soprattutto dai forti appelli lanciati dall'85enne Pontefice, che ha alzato la sua voce contro la violenza e i fondamentalismi, che stanno insanguinando ancora una volta l'area, ma insieme ha condannato i poteri economici che si nascondono dietro queste oscure vicende.
"La disoccupazione, la poverta', la corruzione, le diverse dipendenze, lo sfruttamento, i traffici di ogni sorta e il terrorismo implicano, assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime, un indebolimento del potenziale umano", ha elencato il Papa analizzando la difficile situazione del mondo di oggi (e non solo del Medio Oriente, ha chiarito) nel suo discorso alle autorita' politiche e religiose del Libano e agli ambasciatori accreditati a Beirut. "La logica economica e finanziaria - ha rilevato - vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l'avere sull'essere, ma la perdita di ogni vita umana e' una perdita per l'umanita' intera", che "e' una grande famiglia di cui siamo tutti responsabili".
Secondo il Pontefice, "certe ideologie mettendo in causa in modo diretto o indiretto, o persino legale, il valore inalienabile di ogni persona e il fondamento naturale della famiglia, minano le basi della societa'". Per Papa Ratzinger tutti dunque "dobbiamo essere coscienti di questi attentati all'edificazione e all'armonia del vivere insieme". "Solo una solidarieta' effettiva - ha affermato - costituisce l'antidoto a tutto questo. Solidarieta' per respingere cio' che ostacola il rispetto di ogni essere umano, solidarieta' per sostenere le politiche e le iniziative volte ad unire i popoli in modo onesto e giusto". Parole che suonano innegabilmente diverse da quelle del presidente Michel Suleiman che, nel saluto al Pontefice, ha ribadito il suo "no" alla cittadinanza per i profughi palestinesi e si e' chiamato fuori dalla crisi siriana, pur essendo stato il regime di Assad a garantire per 25 anni lo status quo libanese, che i musulmani hanno forse un po' subito soprattutto sul piano delle opportunita' economiche.
"La specificita' del Medio Oriente consiste nella mescolanza secolare di componenti diverse", Benedetto XVI lo ha riconosciuto nel discorso pronunciato nel Palazzo Presidenziale di Baabda. "Certo, ahime', esse si sono anche combattute", ha ricordato il Papa sottolineando che "una societa' plurale esiste soltanto per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l'altro e del dialogo continuo". "Questo dialogo tra gli uomini e' possibile solamente - ha spiegato il Pontefice tedesco - nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perche' sono radicate nella natura della persona umana" e rappresentano "come un substrato, esprimendo i tratti autentici e caratteristici dell'umanita'".
"Essi - ha osservato Papa Ratzinger - appartengono ai diritti di ogni essere umano. Nell'affermazione della loro esistenza, le diverse religioni recano un contributo decisivo. Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternita', dove appunto cio' che unisce e' il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa e' per se stessa, per gli altri e per l'umanita'". "Qui si trova la via della pace! Qui e' l'impegno che ci e' richiesto! Qui e' l'orientamento che deve presiedere alle scelte politiche ed economiche, ad ogni livello e su scala planetaria!", e' stato il messaggio lanciato da Benedetto XVI nell'intervento piu' politico del viaggio, ribadito poi in serata - con altre parole - ai ragazzi accorsi a Bkerke' per incontrarlo: "la vera rivoluzione - ha scandito quasi travolto dall'entusiasmo di quel mare di giovani - e' quella dell'amore".

© Copyright (AGI)


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PAPA IN LIBANO: PRESIDENTE SULEIMAN, ABBIAMO SCELTO NEUTRALITA'

Salvatore Izzo

(AGI) - 15 set.

"Ci siamo messi d'accordo in Libano che e' importante stare a distanza dagli eventi che stanno accadendo intorno a noi e di tenere il Paese fuori dalla politica delle alleanze e dei conflitti regionali e internazionali". Lo ha spiegato al Papa il presidente Michel Suleiman, nel saluto che gli ha rivolto nel Palazzo Presidenziale di Baabda. Una scelta di neutralita', ha assicurato, assunta "al fine di tutelarci precauzionalmente dai rischi e salvaguardare la nostra stabilita' e unita' nazionale".
Cio' nonostante, ha pero' aggiunto Suleiman, "abbiamo sempre dichiarato che il Libano vorrebbe per tutte le popolazioni arabe vicine e per il popolo siriano in particolare, tutto quello che essi desidererebbero per se stessi come riforme, liberta' e democrazia".
Il presidente Suleiman ha chiarito anche che "su questa base il Libano pone tutta la sua attenzione e le possibili cure per le decine di migliaia di profughi siriani che sono entrati nel territorio del Paese a causa della guerra, dei loro bisogni e della loro poverta'". Nel suo discorso al Pontefice, infine, il presidente libanese, che e' un cattolico maronita, come stabilisce la Costituzione, ha anche ricordato che "la parte cristiana e' radicata in Medio Oriente da piu' di duemila anni, ininterrottamente", e nella storia ha sempre dato il suo contributo "nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici indipendentemente dalla sua consistenza numerica".

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PAPA IN LIBANO: PRESIDENTE SULEIMAN, GERUSALEMME NEI NOSTRI CUORI


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"Gerusalemme rimane sempre ed eternamente nella nostra coscienza". Lo ha assicurato il presidente libanese Michel Suleiman nel suo saluto al Papa, nel Palazzo Presidenziale di Baadba. "La citta' della pace - ha detto - e' un punto di attrazione, il luogo dove la giustizia dovrebbe avere origine, nella quale tutti i credenti delle fedi monoteiste si incontrano sulla base della cordialita', dell'amicizia, dell'amore e della fede, alla presenza di Dio".

© Copyright (AGI)


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PAPA IN LIBANO: TRISTE A CAUSA DELLE SOFFERENZE DEI SIRIANI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"Il Papa e' triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti e non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni".
Benedetto XVI ha confidato con le sue parole il proprio stato d'animo ai ragazzi arrivati dalla Siria e dai campi d'accoglienza per i profughi nel nord del Libano per partecipare questa sera all'incontro del Pontefice con i giovani cristiani e musulmani, nella spianata del patriarcato maronita a Bkerke'.
"Ho saputo - ha detto rivolto al mare di teste che lo ascoltavano - che ci sono tra noi dei giovani venuti dalla Siria. Voglio dirvi - ha continuato rivolgendosi ora direttamente ai siriani - quanto ammiro il vostro coraggio". "Dite a casa vostra, ai famigliari e agli amici, che il Papa non vi dimentica".

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PAPA IN LIBANO: GRAZIE GIOVANI MUSULMANI,PRESENZA CHE ABBELLISCE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Benedetto XVI ha voluto esprimere pubblicamente oggi la sua gratitudine per l'accoglienza che gli hanno tributato in Libano non solo i cristiani dei diversi riti e confessioni, ma anche i seguaci dell'Islam, compresi gli sciiti seguaci di Hzbollah.
"Vorrei salutare i giovani musulmani che sono con noi stasera.
Vi ringrazio per la vostra presenza che e' cosi' importante", ha detto al termine del festoso incontro con i ragazzi del Libano, radunati nella spianata del Patriarcato Maronita di Bkerke, colma all'inverosimile. "La bellezza del Libano - ha affermato - si trova in questa bella simbiosi".
"Voi - ha detto il Pontefice ai ragazzi musulmani - siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell'insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell'unita' con i cristiani. Poiche'".
"Bisogna - ha concluso Papa Ratzinger - che l'intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l'Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una societa' libera e umana".

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PAPA IN LIBANO: GIOVANI NON FUGGANO E ATTENTI A DROGA E INTERNET


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Le "frustrazioni presenti" non devono condurre i giovani del Libano a rifugiarsi "in mondi paralleli come quelli, tra gli altri, delle droghe di ogni tipo, o quello della tristezza della pornografia".
Lo ha chiesto il Papa nel discorso rivolto al grande raduno che si e' tenuto questa sera nella spianata davanti al patriarcato maronita, gremita da oltre 20 mila ragazzi cristiani e musulmani.
"Quanto alle reti sociali, esse - ha ammonito il Pontefice - sono interessanti ma possono facilmente trascinarvi alla dipendenza e alla confusione tra il reale e il virtuale. Cercate e vivete relazioni ricche di amicizia vera e nobile. Abbiate iniziative che diano senso e radici alla vostra esistenza, contrastando la superficialita' e il facile consumismo". Mentre "disoccupazione e la precarieta' non devono spingervi - li ha esortati - ad assaggiare il 'miele amaro' dell'emigrazione, con lo sradicamento e la separazione in cambio di un futuro incerto. Per voi si tratta di essere protagonisti del futuro del vostro Paese, e di occupare il vostro ruolo nella societa' e nella Chiesa".
"Conosco - ha detto il Pontefice tedesco agli oltre 20 mila ragazzi che lo ascoltavano attenti - le vostre difficolta' nella vita quotidiana, a causa della mancanza di stabilita' e di sicurezza, della difficolta' di trovare un lavoro o ancora del sentimento di solitudine e di emarginazione. In un mondo in continuo movimento, siete messi a confronto con numerose e gravi sfide.
Accanto ai problemi di un Paese esposto alle grandi tensioni del Medio Oriente, i giovani in Libano, ha rilevato Papa Benedetto, sono "sottoposti anche ad un'altra tentazione, quella del denaro: questo idolo tirannico che acceca al punto da soffocare la persona e il suo cuore".
"Gli esempi che vi circondano non sono sempre i migliori", ha continuato con evidente allusione a episodi di criminalita' finanziaria che hanno accomunato spesso il Libano ai paradisi fiscali. "Molti - ha osservato Ratzinger - dimenticano l'affermazione di Cristo che dice che non si puo' servire Dio e il denaro: cercate dei buoni maestri, delle guide spirituali che sappiano indicarvi la strada della maturita', lasciando cio' che e' illusorio, cio' che e' apparenza e menzogna". "Siate - ha concluso il Papa sempre rivolto a quel mare di ragazzi - i portatori dell'amore di Cristo! Meditate la Parola di Dio! Scoprite l'interesse e l'attualita' del Vangelo".

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Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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SANTA MESSA E CONSEGNA DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE, NEL CITY CENTER WATERFRONT DI BEIRUT

Alle ore 8.20 di oggi, XXIV Domenica del Tempo Ordinario, lasciata la Nunziatura Apostolica il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto al City Center Waterfront di Beirut, accolto al Suo arrivo dal Sindaco, che gli consegna le Chiavi della Città.
Quindi, alle ore 10, il Papa presiede la celebrazione della Santa Messa in occasione della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.
Sono presenti 300 Vescovi e pellegrini e fedeli da tutto il Medio Oriente. Assiste alla Santa Messa il Presidente della Repubblica del Libano insieme ad altre personalità istituzionali.
La Celebrazione Liturgica è introdotta dal saluto del Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, O.M.M., Presidente dell’A.P.E.C.L. e dell’Assemblea dei Patriarchi Cattolici del Medio Oriente.
Dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli e Sorelle,

«Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo» (Ef 1,3).
Sia benedetto in questo giorno, nel quale ho la gioia di essere qui con voi, in Libano, per consegnare ai Vescovi della regione l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente! Ringrazio cordialmente Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï per le amabili parole di benvenuto. Saluto gli altri Patriarchi e i Vescovi delle Chiese orientali, i Vescovi latini delle regioni contigue, così come i Cardinali e i Vescovi venuti da altri Paesi.
Vi saluto tutti con grande affetto, cari fratelli e sorelle del Libano e anche dei Paesi di tutta questa amata regione del Medio Oriente, giunti per celebrare, con il Successore di Pietro, Gesù Cristo crocifisso, morto e risorto. Rivolgo inoltre il mio saluto deferente al Presidente della Repubblica e alle Autorità libanesi, ai Responsabili e ai membri delle altre tradizioni religiose che hanno voluto essere presenti questa mattina.
In questa domenica nella quale il Vangelo ci interroga sulla vera identità di Gesù, eccoci trasportati, insieme con i discepoli, sulla strada che conduce verso i villaggi della regione di Cesarea di Filippo. «E voi, chi dite che io sia?» (Mc 8,29), chiede loro Gesù. Il momento scelto per porre loro questa domanda non è senza significato. Gesù si trova ad una svolta decisiva della propria esistenza. Sale verso Gerusalemme, verso il luogo dove si compirà, mediante la croce e la resurrezione, l’evento centrale della nostra salvezza. E’ ancora a Gerusalemme che, allo sfociare di tutti questi eventi, la Chiesa nascerà. E quando, in questo momento decisivo, Gesù chiede dapprima ai discepoli: «La gente, chi dice che io sia?» (Mc 8,27), le risposte che essi gli riferiscono sono diverse: Giovanni il Battista, Elia, un profeta! Ancora oggi, come lungo i secoli, quanti, nei modi più disparati, hanno trovato Gesù sulla loro strada danno le proprie risposte.
Sono approcci che possono permettere di trovare la via della verità. Ma, senza essere necessariamente falsi, rimangono insufficienti, poiché non raggiungono il cuore dell’identità di Gesù. Soltanto chi accetta di seguirlo sulla sua via, di vivere in comunione con lui nella comunità dei discepoli, può averne una conoscenza autentica.
E’ allora che Pietro, il quale da un certo tempo è vissuto con Gesù, offre la propria risposta: «Tu sei il Messia» (Mc 8,29). Risposta giusta, senza alcun dubbio, ma ancora insufficiente, poiché Gesù sente il bisogno di precisarla. Egli intravede che la gente potrebbe servirsi di questa risposta per dei disegni che non sono i suoi, per suscitare false speranze temporali su di lui. Non si lascia intrappolare nei soli attributi del liberatore umano che molti attendono.
Annunciando ai suoi discepoli che dovrà soffrire, essere messo a morte prima di risuscitare, Gesù vuol far loro comprendere chi Egli è in verità. Un Messia sofferente, un Messia servo, e non un liberatore politico onnipotente. E’ il Servo obbediente alla volontà del Padre suo fino a perdere la propria vita. E’ ciò che annunciava già il profeta Isaia nella prima lettura. Così Gesù va contro quanto molti si aspettavano da lui. La sua affermazione è shoccante e sconcertante. E si sente la contestazione di Pietro, che lo rimprovera, rifiutando per il suo Maestro la sofferenza e la morte! Gesù è severo verso di lui, e fa capire che chi vuol essere suo discepolo deve accettare di essere servo, come Lui si è fatto Servo.
Porsi alla sequela di Gesù significa prendere la propria croce per accompagnarlo nel suo cammino, un cammino scomodo che non è quello del potere o della gloria terrena, ma quello che conduce necessariamente a rinunciare a se stessi, a perdere la propria vita per Cristo e il Vangelo, al fine di salvarla. Poiché siamo certi che questa via conduce alla risurrezione, alla vita vera e definitiva con Dio. Decidere di accompagnare Gesù Cristo che si è fatto il Servo di tutti esige un’intimità sempre più grande con Lui, ponendosi all’ascolto attento della sua Parola per attingervi l’ispirazione del nostro agire. Nel promulgare l’Anno della fede, che comincerà l’11 ottobre prossimo, ho voluto che ogni fedele possa impegnarsi in maniera rinnovata su questa via della conversione del cuore. Lungo tutto l’arco di questo anno, vi incoraggio dunque vivamente ad approfondire la vostra riflessione sulla fede per renderla più consapevole e per rafforzare la vostra adesione a Cristo Gesù e al suo Vangelo.
Fratelli e sorelle, la via sulla quale Gesù ci vuole condurre è una via di speranza per tutti. La gloria di Gesù si rivela nel momento in cui, nella sua umanità, Egli si mostra più debole, specialmente nell’Incarnazione e sulla croce. E’ in questo modo che Dio manifesta il suo amore, facendosi servo, donandosi a noi. Non è questo un mistero straordinario, talvolta difficile da ammettere? Lo stesso Apostolo Pietro non lo comprenderà che più tardi.
Nella seconda lettura, san Giacomo ci ha ricordato come tale sequela di Gesù, per essere autentica, esiga degli atti concreti. «Io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,18). E’ un’esigenza imperativa per la Chiesa quella di servire, e per i cristiani di essere veri servitori ad immagine di Gesù. Il servizio è un elemento costitutivo dell’identità dei discepoli di Cristo (cfr Gv 13,15-17).
La vocazione della Chiesa e del cristiano è di servire, come il Signore stesso ha fatto, gratuitamente e per tutti, senza distinzione. Così, servire la giustizia e la pace, in un mondo dove la violenza non cessa di estendere il suo corteo di morte e di distruzione, è un’urgenza al fine di impegnarsi per una società fraterna, per costruire la comunione!
Cari fratelli e sorelle, prego particolarmente il Signore di dare a questa regione del Medio Oriente dei servitori della pace e della riconciliazione, perché tutti possano vivere pacificamente e con dignità. E’ una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà. Vi chiamo tutti ad operare per la pace. Ciascuno al proprio livello e là dove si trova.
Il servizio deve ancora essere al cuore della vita della comunità cristiana stessa. Ciascun ministero, qualsiasi incarico nella Chiesa, sono prima di tutto un servizio di Dio e dei fratelli! E’ questo spirito che deve animare tutti i battezzati, gli uni verso gli altri, specialmente con un impegno effettivo accanto ai più poveri, agli emarginati, a quanti soffrono, affinché sia preservata l’inalienabile dignità di ogni persona.
Cari fratelli e sorelle che soffrite nel corpo o nel cuore, la vostra sofferenza non è vana! Cristo Servo si fa vicino a tutti coloro che soffrono. E’ presente accanto a voi. Possiate trovare sulla vostra strada fratelli e sorelle che manifestano concretamente la sua presenza amorevole che non può abbandonarvi! Siate pieni di speranza a causa di Cristo!
E voi tutti, fratelli e sorelle, che siete venuti a partecipare a questa celebrazione, cercate di diventare sempre più conformi al Signore Gesù, Lui che si è fatto Servo di tutti per la vita del mondo. Dio benedica il Libano, benedica tutti i popoli di questa amata regione del Medio Oriente e faccia loro il dono della sua pace. Amen.

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Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN LIBANO: PAPA TOCCATO DA ACCOGLIENZA MUSULMANI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"Benedetto XVI e' molto contento e toccato dalla calorosa accoglienza ricevuta a Beirut, da parte della popolazione anche musulmana". Lo ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Il gesuita, che ha tenuto un briefing in tarda mattinata, ha anche sottolineato che da parte islamica e' stata espressa gratitudine per la condanna del Pontefice alle offese a Maometto.
Con i capi islamici, ha detto ancora padre Lombardi, "l'incontro di oggi e' stato molto cordiale e il Papa ha voluto firmare personalmente a penna le copie dell'Esortazione Apostolica loro destinate". Al portavoce non risulta pero' che tra i diversi rappresentanti dell'Islam libanese ci fossero anche esponenti di Hezbollah. (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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CONSEGNA DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI, NEL CITY CENTER WATERFRONT DI BEIRUT

Al termine della Santa Messa celebrata nel City Center Waterfront di Beirut, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Nikola Eterović, rivolge al Papa alcune parole di ringraziamento.
Quindi, nell’atto di consegnare l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente ai Patriarchi Cattolici del Medio Oriente, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali della Turchia e dell’Iran e ad una rappresentanza di fedeli, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Beatitudini, Signori Cardinali,
cari Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle in Cristo!

La celebrazione liturgica che abbiamo vissuto è stata l’occasione per rendere grazie al Signore per il dono dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, celebrata nell’ottobre 2010 sul tema: «La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza.
“La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)». Intendo ringraziare tutti i Padri sinodali per il loro contributo.
La mia riconoscenza si rivolge anche al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Mons. Eterović, per il lavoro compiuto, e per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro.
Dopo aver firmato l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, ho la gioia di consegnarla a tutte le Chiese particolari attraverso di voi, Beatitudini e Vescovi orientali e latini del Medio Oriente.
Con la consegna di questo documento, iniziano il suo studio e la sua appropriazione da parte di tutti i protagonisti della Chiesa, Pastori, persone consacrate e laici, affinché ciascuno trovi una gioia nuova nel portare avanti la propria missione, essendo incoraggiato e fortificato per attuare il messaggio di comunione e di testimonianza declinato secondo i diversi aspetti umani, dottrinali, ecclesiologici, spirituali e pastorali di questa Esortazione.
Cari fratelli e sorelle del Libano e del Medio Oriente, auspico che questa Esortazione sia una guida per avanzare sulle vie multiformi e complesse dove Cristo vi precede. Possa la comunione nella fede, nella speranza e nella carità essere rafforzata nei vostri Paesi e in ciascuna comunità per rendere credibile la vostra testimonianza resa al solo Santo, Dio Uno e Trino, che si è fatto vicino ad ogni uomo!
Cara Chiesa in Medio Oriente, attingi alla linfa originale della Salvezza che si è realizzata su questa Terra unica e amata tra tutte! Avanza sulle orme dei tuoi padri nella fede, essi che hanno aperto, con la loro costanza e la loro fedeltà, la via della risposta dell’umanità alla Rivelazione di Dio! Trova nella splendida varietà dei santi che sono fioriti presso di te gli esempi e gli intercessori che ispireranno la tua risposta alla chiamata del Signore a camminare verso la Gerusalemme celeste, dove Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi (cfr Ap 21,4)! La comunione fraterna sia un sostegno nella vita quotidiana e il segno della fraternità universale che Gesù, Primogenito di una moltitudine, è venuto ad instaurare! Così, in questa regione che ne ha visto gli atti e raccolto le parole, il Vangelo continui a risuonare come 2000 anni fa e sia vissuto oggi e sempre!

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RECITA DELL’ANGELUS DOMINI NEL CITY CENTER WATERFRONT DI BEIRUT

Prima di concludere la Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI guida la recita dell’Angelus con i fedeli convenuti nel City Center Waterfront di Beirut. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Rivolgiamoci ora a Maria, la Madre di Dio, Nostra Signora del Libano. A lei domandiamo di intercedere presso il suo Figlio divino per voi e, in modo particolare, per gli abitanti della Siria e dei Paesi vicini implorando il dono della pace. Voi conoscete bene la tragedia dei conflitti e della violenza che genera tante sofferenze. Purtroppo, il fragore delle armi continua a farsi sentire, come pure il grido delle vedove e degli orfani!
La violenza e l’odio invadono le strade la vita, e le donne e i bambini ne sono le prime vittime. Perché tanti orrori? Perché tanti morti?
Faccio appello alla comunità internazionale! Faccio appello ai Paesi arabi affinché, come fratelli, propongano soluzioni praticabili che rispettino la dignità di ogni persona umana, i suoi diritti e la sua religione! Chi vuole costruire la pace deve smettere di vedere nell’altro un male da eliminare. Non è facile vedere nell’altro una persona da rispettare e da amare, eppure bisogna farlo, se si desidera costruire la pace, se si vuole la fraternità (cfr 1 Gv 2,10-11; 1 Pt 3,8-12). Possa Dio concedere al vostro Paese, alla Siria e al Medio Oriente il dono della pace dei cuori, il silenzio delle armi e la cessazione di ogni violenza! Possano gli uomini comprendere che sono tutti fratelli! Maria, che è nostra Madre, comprende la nostra preoccupazione e le nostre necessità. Con i Patriarchi e i Vescovi presenti, pongo il Medio Oriente sotto la sua materna protezione (cfr Prop. 44). Che possiamo, con l’aiuto di Dio, convertirci per lavorare con ardore alla costruzione della pace necessaria ad una vita armoniosa tra fratelli, qualunque sia l’origine e la convinzione religiosa.
Ora preghiamo: Angelus Domini…


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PAPA IN LIBANO: PADRE LOMBARDI, SIAMO MOLTO SODDISFATTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

Benedetto XVI e i suoi collaboratori sono "molto soddisfatti" del bilancio "assolutamente positivo" del viaggio in Libano.
Lo ha affermato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi per il quale il Paese dei Cedri ha vissuto in questa occasione "giornate storiche" offrendo una "accoglienza meravigliosa" a Benedetto XVI.
"Il Papa ha fatto il suo servizio per il Libano e per la sua armonia, la convivenza tra componenti diversi, la pace. E' stato un pellegrino di pace. E' stato bene accolto e ben compreso da tutti".
Nel briefing, padre Lombardi ha anche ricordato che molti avevano ipotizzato che il viaggio potesse essere annullato per ragioni di sicurezza e che il Papa ha detto in aereo che invece non e' mai stato in questione.
Il Papa, ha aggiunto Lombardi, "e' anche molto grato e colpito" dall'accoglienza: e' "felice per il calore" della popolazione libanese. "Ieri sera - ha rivelato - era un po' stanco, al termine di una giornata tanto impegnativa ma questa notte ha riposato bene e stamattina era pronto a riprendere gli impegni".

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PAPA IN LIBANO: LOMBARDI, CONTRASTO IMPORTANTE A VIOLENZA DI QUESTI GIORNI


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

Il viaggio del Papa in Libano" si e' svolto in un'atmosfera di pace e ha rappresentato un contrasto piuttosto importante rispetto a cio' che e' accaduto nella regione come abbiamo sentito attraverso le notizie". Lo ha affermato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi commentando a conclusione della visita di Bendetto XVI gli scontri innescati dal film "The Innocence of Muslims". "Il Papa - ha detto il gesuita ai giornalisti - ha portato parole di speranza e speriamo che vengano ascoltate anche oltre il Libano perche' era un messaggio diretto a tutta la regione. Speriamo che le sue parole portino frutti di pace".

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PAPA IN LIBANO: TRA I DONI UN CD, "LIBANO TERRA DI SANTI"


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

Tra i doni presentati al Papa prima del pranzo con tutti i vescovi del Medio Oriente nel Patriarcato Maronita di Bkerke', c'era oggi anche un cd dal titolo "Libano Terra di Santi". Lo ha realizzato il Vatican Service News in collaborazione con la postulazione dell'Ordine Libanese Maronita e con la regia di monsignor Jarek Cielecki. L'iniziativa e' stata sponsorizzata dall'Universita' Santo Spirito di Kaslik, importante istituzione culturale cattolica del Libano.

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Papa Ratzi Superstar

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PAPA IN LIBANO: PIU' DI 500MILA A MESSA SU LUNGOMARE DI BEIRUT

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set. - Una folla immensa - stimata in oltre 500 mila persone - si e' riversata fin dalla notte sul lungomare di Beirut, il dove Benedetto XVI sta celebrando la messa domenicale. Si tratta del piu' grande raduno mai celebrato in Libano. Anche Giovanni Paolo II quindici anni fa aveva celebrato sulla stessa spiaggia. (AGI)

PAPA IN LIBANO: CHIAMO TUTTI AD OPERARE PER LA PACE

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

Un appello a "servire la giustizia e la pace, in un mondo dove la violenza non cessa di estendere il suo corteo di morte e di distruzione" e' stato lanciato questa mattina da Benedetto XVI nella messa celebrata con tutti i vescovi del Medio Oriente sul lungomare di Beirut, gremito da oltre 500 mila persone, non solo cristiani ma anche musulmani.
"E' un'urgenza - ha spiegato - al fine di impegnarsi per una societa' fraterna, per costruire la comunione".
"Cari fratelli e sorelle - ha poi continuato il Pontefice - prego particolarmente il Signore di dare a questa regione del Medio Oriente dei servitori della pace e della riconciliazione, perché tutti possano vivere pacificamente e con dignita'. E' una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volonta'".
"Vi chiamo tutti - ha ripetuto - ad operare per la pace. Ciascuno al proprio livello e la' dove si trova. Il servizio deve ancora essere al cuore della vita della comunita' cristiana stessa:questo spirito che deve animare tutti i battezzati, gli uni verso gli altri, specialmente con un impegno effettivo accanto ai piu' poveri, agli emarginati, a quanti soffrono, affinché sia preservata l'inalienabile dignita' di ogni persona".

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PAPA IN LIBANO: VANGELO NON ANNUNCIA LIBERAZIONE POLITICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Il Vangelo non annuncia una liberazione politica.
Lo ha ricordato Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata sul lungomare di Beirut. "Ancora oggi, come lungo i secoli, quanti, nei modi piu' disparati, hanno trovato Gesu' sulla loro strada danno le proprie risposte: approcci che possono permettere di trovare la via della verita' ma che, senza essere necessariamente falsi, rimangono insufficienti la gente potrebbe servirsi di questa risposta per dei disegni che non sono i suoi, per suscitare false speranze temporali", ha rilevato il Papa commentando le definizioni di Cristo come "profeta" e "messia" riportate anche nel Vangelo, ma davanti alle quali, ha detto, "Gesu' non si lascia intrappolare nei soli attributi del liberatore umano che molti attendono: annunciando ai suoi discepoli che dovra' soffrire, essere messo a morte prima di risuscitare, Gesu' vuol far loro comprendere chi Egli e' in verita'.
Un Messia sofferente, un Messia servo, e non un liberatore politico onnipotente.
E' il Servo obbediente alla volonta' del Padre suo fino a perdere la propria vita".
Secondo il Papa teologo, la risposta del Vangelo, una "affermazione shoccante e sconcertante", resta come un messaggio per i cristiani di oggi: "fa capire che chi vuol essere suo discepolo deve accettare di essere servo, come Lui si e' fatto Servo".
"Porsi alla sequela di Gesu' significa prendere la propria croce per accompagnarlo nel suo cammino, un cammino scomodo che non e' quello del potere o della gloria terrena, ma quello che conduce necessariamente a rinunciare a se stessi, a perdere la propria vita per Cristo e il Vangelo, al fine di salvarla".
"Nel promulgare l'Anno della fede, che comincera' l'11 ottobre prossimo, ho voluto - ha confidato Papa Ratzinger - che ogni fedele possa impegnarsi in maniera rinnovata su questa via della conversione del cuore. Lungo tutto l'arco di questo anno, vi incoraggio dunque vivamente ad approfondire la vostra riflessione sulla fede per renderla piu' consapevole e per rafforzare la vostra adesione a Cristo Gesu' e al suo Vangelo". "Fratelli e sorelle - ha concluso - la via sulla quale Gesu' ci vuole condurre e' una via di speranza per tutti".

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PAPA IN LIBANO: LA SOFFERENZA NON E' MAI VANA


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Cari fratelli e sorelle che soffrite nel corpo o nel cuore, la vostra sofferenza non e' vana".
Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata sul lungomare di Beirut.
"Cristo Servo - ha ricordato il Papa ai circa 500 mila presenti - si fa vicino a tutti coloro che soffrono. E' presente accanto a voi".
"Possiate trovare sulla vostra strada - ha auspicato Bendetto XVI sempre rivolto a cristiani e musulmani che hanno partecipato al rito - fratelli e sorelle che manifestano concretamente la sua presenza amorevole che non puo' abbandonarvi".
Il Pontefice ha anche ricordato le parole di san Giacomo sul fatto che seguire Gesu' "esige degli atti concreti: un'esigenza - ha scandito - imperativa per la Chiesa quella di servire, e per i cristiani di essere veri servitori ad immagine di Gesu'. Il servizio e' un elemento costitutivo dell'identita' dei discepoli di Cristo: la vocazione della Chiesa e del cristiano e' di servire, come il Signore stesso ha fatto, gratuitamente e per tutti, senza distinzione".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA: PAESI ARABI AVANZINO SOLUZIONI PRATICABILI PER SIRIA E MO

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

Benedetto XVI invoca pace per la Siria e l'intero Medio Oriente. "Faccio appello alla comunita' internazionale! Faccio appello ai Paesi arabi affinche', come fratelli, propongano soluzioni praticabili che rispettino la dignita' di ogni persona umana, i suoi diritti e la sua religione".
Lo ha detto all'Angelus seguito alla messa sul Lungomare di Beirut. "Perche' tanti orrori? Perche' tanti morti?", si e' chiesto. "Non e' facile - ha aggiunto - vedere nell'altro una persona da rispettare e da amare, eppure bisogna farlo, se si desidera costruire la pace, se si vuole la fraternita'". In Medio Oriente, ha concluso alludendo ancora in particolare alla Siria, "purtroppo, il fragore delle armi continua a farsi sentire, come pure il grido delle vedove e degli orfani! La violenza e l'odio invadono la vita, e le donne e i bambini ne sono le prime vittime".

© Copyright (AGI)


PAPA: PACE PER LIBANO, SIRIA E MEDIO ORIENTE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Possa Dio concedere al vostro Paese, alla Siria e al Medio Oriente il dono della pace dei cuori, il silenzio delle armi e la cessazione di ogni violenza! Possano gli uomini comprendere che sono tutti fratelli". E' l'invocazione lanciata da Benedetto XVI all'Angelus, seguito alla messa celebrata sul lungomare di Beirut.

© Copyright (AGI)


PAPA IN LIBANO: CONSEGNA ESORTAZIONE AI PATRIARCHI, DIO VI DONI LA PACE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Dio benedica il Libano, benedica tutti i popoli di questa amata regione del Medio Oriente e faccia loro il dono della sua pace". Con questo auspicio, Benedetto XVI ha concluso la sua omelia sul Lungomare di Beirut. Al termine della messa il Papa ha poi consegnato ai sei patriarchi cattolici del Medio Oriente l'Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, firmata venerdi' come primo atto ufficiale della visita in Libano.
"Con la consegna di questo documento - ha detto Papa Ratzinger - iniziano il suo studio e la sua appropriazione da parte di tutti i protagonisti della Chiesa, Pastori, persone consacrate e laici,affinche' ciascuno trovi una gioia nuova nel portare avanti la propria missione, essendo incoraggiato e fortificato per attuare il messaggio di comunione e di testimonianza declinato secondo i diversi aspetti umani, dottrinali, ecclesiologici, spirituali e pastorali di questa Esortazione".
"Cari fratelli e sorelle del Libano e del Medio Oriente, auspico - ha poi concluso - che questa Esortazione sia una guida per avanzare sulle vie multiformi e complesse dove Cristo vi precede.
Possa la comunione nella fede, nella speranza e nella carità essere rafforzata nei vostri Paesi e in ciascuna comunita' per rendere credibile la vostra testimonianza resa al solo Santo, Dio Uno e Trino, che si e' fatto vicino ad ogni uomo".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: VANGELO CONTINUI A RISUONARE IN QUESTE TERRE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Cara Chiesa in Medio Oriente attingi alla linfa originale della Salvezza che si e' realizzata su questa Terra unica e amata tra tutte! Avanza sulle orme dei tuoi padri nella fede, essi che hanno aperto, con la loro costanza e la loro fedelta', la via della risposta dell'umanita' alla Rivelazione di Dio". Lo ha detto il Papa nel breve discorso pronunciato alla consegna dell'Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente".
Benedetto XVI ha ricordato "la splendida varieta' dei santi che sono fioriti" in questa regione. "La comunione fraterna sia - ha auspicato - un sostegno nella vita quotidiana e il segno della fraternita' universale che Gesu', Primogenito di una moltitudine, e' venuto ad instaurare! Cosi', in questa regione che ne ha visto gli atti e raccolto le parole, il Vangelo continui a risuonare come 2000 anni fa e sia vissuto oggi e sempre!".

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DEL SANTO PADRE


Signor Presidente,
Signori Presidenti del Parlamento e del Consiglio dei Ministri,
Beatitudini e Fratelli nell’episcopato,
Autorità civili e religiose,
cari amici!

Giunto il momento della partenza, è con rammarico che lascio il caro Libano.
La ringrazio, Signor Presidente, per le Sue parole e per aver favorito, insieme con il Governo di cui saluto i Rappresentanti, l’organizzazione dei diversi eventi che hanno segnato la mia presenza fra voi, assecondata in modo rimarchevole dall’efficienza dei vari servizi della Repubblica e del settore privato. Ringrazio inoltre il Patriarca Béchara Boutros Raï, e tutti i Patriarchi presenti, come pure i Vescovi orientali e latini, i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i fedeli che sono venuti a ricevermi. Nel visitarvi, è come se Pietro fosse venuto da voi, e voi avete ricevuto Pietro con la cordialità che caratterizza le vostre Chiese e la vostra cultura.
I miei ringraziamenti vanno in particolare all’intero popolo libanese che forma un ricco e bel mosaico e che ha saputo manifestare al Successore di Pietro il proprio entusiasmo, con l’apporto multiforme e specifico di ogni comunità. Ringrazio cordialmente le venerabili Chiese sorelle e le comunità protestanti. Ringrazio particolarmente i rappresentanti delle comunità musulmane. Durante tutto il mio soggiorno, ho potuto constatare quanto la vostra presenza ha contribuito alla riuscita del mio Viaggio. Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto, in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace.
E’ tradizionale in Medio Oriente ricevere l’ospite di passaggio con attenzione e rispetto, e voi l’avete fatto. Ne sono grato a tutti voi. Ma all’attenzione e al rispetto avete aggiunto un complemento; lo si può paragonare ad una di quelle famose spezie orientali che arricchisce il sapore delle vivande: il vostro calore e il vostro cuore, che mi hanno dato il desiderio di ritornare. Ve ne ringrazio in modo particolare. Dio vi benedica per questo!
Durante il mio troppo breve soggiorno, motivato principalmente dalla firma e dalla consegna dell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, ho potuto incontrare le diverse componenti della vostra società. Vi sono stati momenti più ufficiali, altri più intimi, momenti di alta intensità religiosa e di fervida preghiera e altri ancora, segnati dall’entusiasmo della gioventù.
Rendo grazie a Dio per queste occasioni che ha permesso, per gli incontri qualificati che ho potuto avere, e per la preghiera fatta da tutti e per tutti in Libano e in Medio Oriente, qualunque sia l’origine o la confessione religiosa di ciascuno. Nella sua saggezza, Salomone fece appello a Hiram di Tiro, per la costruzione di una casa al Nome di Dio, un santuario per l’eternità (cfr Sir 47,13). E Hiram, che ho evocato al mio arrivo, inviò del legno proveniente dai cedri del Libano (cfr 1 Re 5,22). Legname di cedro arredavano l’interno del Tempio e recavano ghirlande di fiori scolpiti (cfr 1 Re 6,18). Il Libano era presente nel Santuario di Dio. Possano il Libano di oggi, i suoi abitanti, continuare ad essere presenti nel santuario di Dio! Possa il Libano continuare ad essere uno spazio in cui gli uomini e le donne vivano in armonia e in pace gli uni con gli altri per offrire al mondo non solo la testimonianza dell’esistenza di Dio, primo tema del Sinodo trascorso, ma ugualmente quella della comunione tra gli uomini, secondo tema dello stesso Sinodo, qualunque sia la loro sensibilità politica, comunitaria e religiosa! Prego Dio per il Libano, affinché viva in pace e resista con coraggio a tutto ciò che potrebbe distruggerla o minacciarla.
Auguro al Libano di continuare a permettere la pluralità delle tradizioni religiose e a non ascoltare la voce di coloro che vogliono impedirla. Auguro al Libano di rafforzare la comunione fra tutti i suoi abitanti, qualunque sia la loro comunità e la loro religione, rifiutando in modo risoluto tutto ciò che potrebbe condurre alla disunione, e scegliendo con determinazione la fraternità. Questi sono fiori graditi a Dio, virtù che sono possibili e che converrebbe consolidare radicandole maggiormente. La Vergine Maria, venerata con devozione e tenerezza dai fedeli delle confessioni religiose presenti qui, è un modello sicuro per proseguire con speranza sulla via di una fraternità vissuta ed autentica.
Il Libano l’ha ben compreso proclamando, qualche tempo fa, il 25 marzo come giorno festivo, permettendo così a tutti i suoi abitanti di poter vivere maggiormente la loro unità nella serenità. Che la Vergine Maria, i cui antichi santuari sono così numerosi nel vostro Paese, continui ad accompagnarvi e ad ispirarvi! Dio benedica il Libano e tutti i libanesi. Non cessi di attirarli a sé per donare loro la vita eterna! Li colmi della sua gioia, della sua pace e della sua luce! Dio benedica tutto il Medio Oriente! Su ciascuno e ciascuna di voi invoco di tutto cuore l’abbondanza delle Benedizioni divine. «Lè yo barèk al-Rab jami’a kôm!» [Dio vi benedica tutti!].

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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Libano/ Papa lascia Beirut: Dio benedica tutto il Medio Oriente

L'aereo Middle East Airlines previsto a Ciampino alle 21.40

Beirut, 16 set. (TMNews)

"Dio benedica il Libano e tutti i libanesi. Non cessi di attirarli a sé per donare loro la vita eterna! Li colmi della sua gioia, della sua pace e della sua luce! Dio benedica tutto il Medio Oriente!". Queste le ultime parole pronunciate dal Papa in Libano, al momento di congedarsi dai leader politici e religiosi in una cerimonia di congedo all'aeroporto di Beirut Rafiq Hariri.
"Su ciascuno e ciascuna di voi - ha detto Benedetto XVI - invoco di tutto cuore l'abbondanza delle Benedizioni divine. E infine, in arabo, ha detto "Dio vi benedica tutti": "Le yo barek al-Rab jami'a kom!". L'aereo della Middle East Airlines dovrebbe atterrare all'aeroporto romano di Ciampino poco dopo le 21.40.

© Copyright TMNews

Libano/ Papa: Mondo ha visto cristiani e musulmani uniti per pace

Cerimonia di congedo all'aeroporto di Beirut dopo visita 3 giorni

Beirut, 16 set. (TMNews)

"Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto, in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace". Lo ha sottolineato il Papa nella cerimonia di congedo all'aeroporto di Beirut a conclusione di una visita di tre giorni in Libano.
Benedetto XVI ha ringraziato "l'intero popolo libanese che forma un ricco e bel mosaico e che ha saputo manifestare al Successore di Pietro il proprio entusiasmo, con l'apporto multiforme e specifico di ogni comunità. Ringrazio cordialmente le venerabili Chiese sorelle e le comunità protestanti. Ringrazio particolarmente i rappresentanti delle comunità musulmane. Durante tutto il mio soggiorno, ho potuto constatare quanto la vostra presenza ha contribuito alla riuscita del mio Viaggio. Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto, in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace".
"E' tradizionale in Medio Oriente ricevere l'ospite di passaggio con attenzione e rispetto, e voi l'avete fatto. Ne sono grato a tutti voi. Ma all'attenzione e al rispetto avete aggiunto un complemento; lo si può paragonare ad una di quelle famose spezie orientali che arricchisce il sapore delle vivande: il vostro calore e il vostro cuore, che mi hanno dato - ha sottolineato il Papa - il desiderio di ritornare. Ve ne ringrazio in modo particolare. Dio vi benedica per questo!".


© Copyright TMNews


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN LIBANO: MONDO HA POTUTO VEDERE CRISTIANI E MUSULMANI INSIEME PER PACE

(AGI) - Beirut, 16 set.

(dell'inviato Salvatore Izzo)

Missione compiuta per Benedetto XVI che, a 85 anni e in una situazione di tensione estrema in Medio Oriente, e' riuscito a portare a termine un pellegrinaggio che si presentava davvero arduo, irto di insidie. "Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto, in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace", ha rivendicato salutando il presidente libanese Miche Suleiman, al quale ha confidato addirittura di provare "rammarico" per dover lasciare oggi "il caro Libano".
E esprimendo gratitudine per essersi sentito accolto "con attenzione e rispetto", nel discorso di congedo ha pur espresso il desiderio di tornare nel Paese dei cedri, quando ha reso omaggio allo spirito libanese che, ha detto, "si puo' paragonare ad una di quelle famose spezie orientali che arricchisce il sapore delle vivande: il vostro calore e il vostro cuore, che mi hanno dato il desiderio di ritornare".
Nel discorso di congedo, pronunciato all'aeroporto Rafic Hariri in risposta al saluto del presidente Michel Suleiman, Papa Ratzinger ha detto di essersi sentito accolto "con attenzione e rispetto" da tutti i libanesi (divisi quasi a meta' tra cristiani e musulmani, con una leggera prevalenza numerica di questi ultimi): "i miei ringraziamenti - ha specificato - vanno in particolare all'intero popolo libanese che forma un ricco e bel mosaico e che ha saputo manifestare al Successore di Pietro il proprio entusiasmo, con l'apporto multiforme e specifico di ogni comunita'".
"Ringrazio cordialmente - ha elencato - le venerabili Chiese sorelle e le comunita' protestanti. E ringrazio particolarmente i rappresentanti delle comunita' musulmane". A queste ultime ha poi riservato una menzione particolare: "durante tutto il mio soggiorno, ho potuto constatare quanto la vostra presenza ha contribuito alla riuscita del mio Viaggio". Il Pontefice ha pure espresso il desiderio di tornare nel Paese dei cedri, quando ha reso omaggio allo spirito libanese che, ha osservato, "si puo' paragonare ad una di quelle famose spezie orientali che arricchisce il sapore delle vivande: il vostro calore e il vostro cuore, che mi hanno dato - sono state le sue parole - il desiderio di ritornare".
"Nel visitarvi - ha spiegato Benedetto XVI - e' come se Pietro fosse venuto da voi, e voi avete ricevuto Pietro con la cordialita' che caratterizza le vostre Chiese e la vostra cultura".
"Legname di cedro arredava l'interno del Tempio di Gerusalemme e dunque il Libano era presente nel Santuario di Dio", ha ricordato il Papa teologo prima di consegnare ai microfoni e alle telecamere che lo riprendevano appoggiato al suo legante bastone da passeggio, ai piedi della scaletta dell'aereo (della Middle East Airlines) che lo riportera' a Roma, la sua invocazione: "possano il Libano di oggi, i suoi abitanti, continuare ad essere presenti nel santuario di Dio! Possa il Libano continuare ad essere uno spazio in cui gli uomini e le donne vivano in armonia e in pace gli uni con gli altri per offrire al mondo non solo la testimonianza dell'esistenza di Dio, primo tema del Sinodo trascorso, ma ugualmente quella della comunione tra gli uomini, secondo tema dello stesso Sinodo, qualunque sia la loro sensibilita' politica, comunitaria e religiosa!".
"Prego Dio per il Libano affinche' viva in pace e resista con coraggio a tutto cio' che potrebbe distruggerlo o minacciarlo", ha assicurato infine riecheggiando il forte appello perche' in Siria e in tutto il Medio Oriente tacciano le armi, lanciato alla messa di stamani sulla spiaggia di Beirut, davanti a circa 500 mila persone. "Auguro al Libano - ha elencato - di continuare a permettere la pluralita' delle tradizioni religiose e a non ascoltare la voce di coloro che vogliono impedirla. Auguro al Libano di rafforzare la comunione fra tutti i suoi abitanti, qualunque sia la loro comunita' e la loro religione, rifiutando in modo risoluto tutto cio' che potrebbe condurre alla disunione, e scegliendo con determinazione la fraternita'".
"L'accoglienza riservata al Papa - ha commentato da parte sua il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, dimostrava il desiderio che da parte di tutti c'era di ricevere questo messaggio di pace e di stima e di incoraggiamento del Papa. E questo obiettivo certamente e' raggiunto. Dal punto di vista interreligioso, in particolare del rapporto con i musulmani, direi che e' un viaggio molto fruttuoso, sia per l'incontro con i quattro leader di comunita' musulmane, sunnita, sciita, drusa e alawita, sia anche per i continui riferimenti che il Papa ha fatto nei suoi discorsi alla ricerca di una buona intesa e collaborazione tra cristiani e musulmani: l'ha detto ai giovani, l'ha detto ai responsabili politici, l'ha detto a tutti". "E questo - ha concluso Lombardi, salendo poi anche lui sull'aereo - e' stato colto come un ritornello attraverso il viaggio del Santo Padre, cosi' come con interesse i musulmani hanno accolto l'Esortazione Apostolica postsinodale firmata ad Harissa: anche loro si rendono conto di dover convivere non solo in pace esteriormente, ma con una crescente conoscenza e apprezzamento di quello che i cristiani credono e sono".

© Copyright (AGI)


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)

INCONTRO ECUMENICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Santità, Beatitudine,
venerati Patriarchi, cari Fratelli nell’episcopato,
cari Rappresentanti delle Chiese e delle Comunità protestanti,
cari fratelli!

E’ con gioia che mi trovo tra voi, in questo monastero di Notre Dame de la Délivrance di Charfet, luogo significativo della Chiesa siro-cattolica per il Libano e per tutto il Medio Oriente. Ringrazio Sua Beatitudine Ignace Youssef Younan, Patriarca di Antiochia dei Siro-cattolici, per le sue forti parole di accoglienza. Saluto fraternamente ciascuno di voi che rappresentate la varietà della Chiesa in Oriente, e in particolare Sua Beatitudine Ignatius IV Hazim, Patriarca Greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente e Sua Santità Mar Ignatius I Zakka Iwas, Patriarca della Chiesa Siro-ortodossa di Antiochia e di tutto l’Oriente. La vostra presenza rende solenne questo incontro. Vi ringrazio di cuore per essere tra noi. Il mio pensiero va anche alla Chiesa copta ortodossa d’Egitto e alla Chiesa etiopica ortodossa, che hanno avuto il dolore della perdita dei loro Patriarchi. Li assicuro della mia vicinanza fraterna e della mia preghiera.
Permettetemi di salutare qui la testimonianza di fede resa dalla Chiesa Siriaca di Antiochia nel corso della sua gloriosa storia, testimonianza di amore ardente per Cristo che le ha fatto scrivere, fino ai nostri giorni, pagine eroiche per rimanere fedele alla sua fede fino al martirio. La incoraggio ad essere per i popoli della regione segno della pace che viene da Dio e luce che fa vivere la loro speranza. Estendo questo incoraggiamento a tutte le Chiese e comunità ecclesiali presenti in questa regione.
Cari fratelli, il nostro incontro di questa sera è un segno eloquente del nostro desiderio profondo di rispondere all’appello del Signore Gesù: «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).
In questi tempi instabili ed inclini alla violenza, che conosce la vostra regione, è sempre più urgente che i discepoli di Cristo diano una testimonianza autentica della loro unità, affinché il mondo creda nel suo messaggio d’amore, di pace e di riconciliazione. E’ questo messaggio che tutti i cristiani e noi in particolare abbiamo ricevuto la missione di trasmettere al mondo, e che acquista un valore inestimabile nell’attuale contesto del Medio Oriente.
Lavoriamo senza sosta affinché il nostro amore per Cristo ci conduca poco a poco verso la piena comunione tra di noi. Perciò, attraverso la preghiera e l’impegno comune, dobbiamo ritornare continuamente al nostro unico Signore e Salvatore. Poiché, come ho scritto nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, che ho il piacere di offrirvi, «Gesù unisce coloro che credono in Lui e che lo amano donando loro lo Spirito di suo Padre, come pure Maria, sua madre» (n. 15).
Affido alla Vergine Maria ciascuna delle vostre persone così come i membri delle vostre Chiese e delle vostre comunità. Ella implori per noi il suo Figlio divino affinché siamo liberati da ogni male e da ogni violenza, e questa regione del Medio Oriente conosca infine il tempo della riconciliazione e della pace. La Parola di Gesù che ho citato spesso durante questo viaggio, سَلامي أُعطيكُم [Vi do la mia pace] (Gv 14,27), sia per noi il segno comune che daremo in nome di Cristo ai popoli di questa amata regione che aspira con impazienza alla realizzazione di questo annuncio! Grazie!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA IN LIBANO: SOSTA FUORI PROGRAMMA DALLE CARMELITANE

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 feb.

Sulla via verso l'aeroporto Rafic Hariri, Benedetto ha compiuto una sosta fuori programma al monastero delle carmelitane intitolato a Maria Madre di Dio (la Teotokos). Questo stesso monastero di clausura era stato visitao da Giovanni Paolo II 15 anni fa. A ricevere Papa Ratzinger e' stata Madre Teresa del Gesu'. Il Pontefice si e' fermato a pregare con le monache e ha benedetto la prima pietra di un nuovo monastero che sorgera' a Cana del Libano.

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: A INCONTRO ECUMENICO, CHIESE UNITE AIUTANO PACE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Nel contesto attuale del Medio Oriente, e' sempre piu' urgente una testimonianza comune delle Chiese e comunita' ecclesiali della Regione".
Lo ha detto il Papa nel breve discorso al patriarcato Siriaco di Charfet, dove si e' recato nel pomeriggio prima di dirigersi verso l'aeroporto Rafic Hariri. Benedetto XVI ha sottolineato che quest'ultimo appuntamento del viaggio in Libano rappresentava per lui una tappa importante: "un incontro fraterno che - ha detto - solennizza questa giornata".
Parlando a braccio in francese, il Pontefice ha auspicato un progresso nel cammino "verso l'unita' delle Chiese e comunita' ecclesiali, affinche' il mondo creda". "Nella situazione di instabilita' che c'e' nella regione" cio' favorira', secondo il Papa tedesco che "finalmente si conosca il messaggio di pace e riconciliazione. Di fronte alle violenze e ai conflitti e' importante che questa regione cosi' amata possa realizzare questo annuncio che - ha concluso - ha un valore inestimabile".

© Copyright (AGI)


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

Al rientro dal viaggio apostolico in Libano dove ho avuto la gioia di incontrare i cattolici libanesi e del Medio Oriente, gli altri cristiani, i rappresentanti delle diverse comunità religiose, gli esponenti della società civile e istituzionale, esortando tutti alla riconciliazione e al dialogo costruttivo, esprimo a Lei Signor Presidente il mio cordiale saluto, invocando la benedizione divina sull’intera nazione italiana, affinché si affermi ovunque un risveglio di speranza

Benedictus PP. XVI

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Messaggio del Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI al rientro dal viaggio apostolico in Libano

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio:

"Santità,
a nome mio personale e del popolo italiano tutto desidero porgerle il più cordiale bentornato al rientro dal suo viaggio apostolico in Libano. La sua visita ha rappresentato un alto incoraggiamento per le popolazioni incontrate e per l'intera regione, dalla storia così travagliata, ispirando un rinnovato anelito al dialogo tra cristiani e musulmani e alla tutela della libertà religiosa in tutto il Medio Oriente. Con profonda considerazione e nell'attesa di poterla nuovamente incontrare, le rivolgo il mio affettuoso pensiero".

Roma, 16 settembre 2012


Papa Ratzi Superstar

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PAPA IN LIBANO: PATRIARCA, PRIMAVERA CRISTIANA AIUTERA' QUELLA ARABA

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"Il vostro viaggio apostolico in Libano si svolge sotto il segno della pace, una pace alla quale aspira il nostro mondo in generale e in particolare il Medio Oriente". Con queste parole il patriarca maronita Bechera Rai ha salutato Bendetto XVI prima della messa.
"La pace - ha ricordato - e' la missione dei cristiani in Medio Oriente, essi la considerano come un dono di Dio che chiede di perseverare".
Il patriarca Bechera Rai ha poi ringraziato il Papa per il Sinodo celebrato nel 2009 e per la successiva Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oreinte" che, ha detto, "ci introducono in una Primavera spirituale cristiana" che consideriamo voluta dalla Provvidenza divina come anticipatrice e preparatoria della 'Primavera araba tanto desiderata'".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: ARCIVESCOVO KIRKUK, I MUSULMANI NON SONO VIOLENTI


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 16 set.

"E' tempo di levare le barriere che ci sono tra noi, tra cristiani e cristiani e tra cristiani e musulmani".
Lo ha affermato monsignor Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk in Iraq, presente oggi a Beirut per la messa del Papa. "I musulmani - ha assicurato il presule ai giornalisti - non sono violenti e molti hanno condannato le violenze che vi sono state". Quanto ai cristiani, mons. Sako ha detto che "essere separati tra noi e' una debolezza ed e' una contro-testimonianza".

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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Intervista all'arcivescovo Angelo Becciu

L'uomo della pace

di Mario Ponzi

Il vero volto dell'islam non corrisponde a quello mostrato dai fondamentalisti. Il credente musulmano è prevalentemente un moderato e, grazie alla sua religiosità, riesce a intuire se un interlocutore viene a parlare in nome di Dio o a propagandare idee vuote. Così ha detto tra l'altro, in un'intervista al nostro giornale, l'arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, esprimendo una convinzione che ha avuto evidente conferma nell'interesse e nel rispetto con cui i capi musulmani hanno accolto Benedetto XVI in Libano. Nell'intervista il presule -- che come di consueto ha accompagnato il Pontefice nel viaggio -- ha anche insistito sul coraggio del Papa in un contesto difficile e drammatico come quello attuale.

Le giornate libanesi di Benedetto XVI saranno ricordate per più di un motivo. Avendole vissute così da vicino, che percezione ne ha avuto?

Si è trattato di un viaggio storico. Così come storico è stato quello in Terra Santa nel 2009. In questa occasione poi, il Papa ci ha dato un esempio di coraggio davvero impressionante. Con l'aggravarsi della situazione in Siria e il montare delle manifestazioni violente in altri Paesi vicini, si sarebbe potuto pensare che la scelta più logica e di buon senso fosse l'annullamento del viaggio in Libano. Invece Benedetto XVI, come ha esplicitamente dichiarato ai giornalisti che lo hanno accompagnato, non ha mai pensato di rinunciare al suo progetto, convinto che rischi e pericoli non debbano essere di ostacolo a chi porta l'annuncio della pace e del Vangelo. Con la sua determinazione ci ha dato così un esempio e un insegnamento chiarissimi.

L'attenzione, la simpatia e l'affetto che cristiani e musulmani, insieme, hanno dimostrato al Pontefice in terra libanese, come si conciliano con quanto sta accadendo in Medio Oriente e in altri Paesi?

Se era scontato l'affetto dei cristiani, non altrettanto si poteva prevedere per i musulmani. A colpire infatti è stata l'accoglienza calorosa, e certo non di maniera, che al Papa hanno riservato proprio i capi musulmani e molti credenti dell'islam. Come spiegarlo? Sono convinto, anche per l'esperienza diretta che ho vissuto con i musulmani in Sudan, di una realtà: il volto autentico dell'islam non corrisponde a quello rappresentato dai fondamentalisti. Il credente musulmano autentico è di per sé moderato e, proprio grazie alla sua religiosità, è capace di intuire se qualcuno viene in nome di Dio o se è un propagatore di idee vuote. E i musulmani libanesi hanno capito immediatamente che Benedetto XVI veniva in nome di Dio. Ripenso a quanto mi disse un ambasciatore islamico di un Paese dell'Africa settentrionale nel 2009 alla vigilia della visita di Benedetto XVI in Angola: «Si ricordi che il Papa non è solo il padre dei cattolici, ma di tutta l'umanità. Per questo siamo contenti anche noi musulmani di poterlo vedere e ascoltare: egli è l'uomo della pace».

Tenuto conto dell'accoglienza avuta dall'esortazione post-sinodale e dal messaggio deciso e forte di Benedetto XVI, quali conseguenze potrà avere il viaggio papale?

Entriamo nella logica del Vangelo: si getta il buon seme e poi con pazienza si attende che si sviluppi. La visita del Pontefice ha dato spunto -- ne sono certo -- per una profonda riflessione ai responsabili politici e anche alla gente semplice. Significativi, in proposito, molti editoriali dei giornali libanesi: erano ispirati ad ammirazione per la chiarezza delle parole del Papa e per il suo coraggio impressionante. In questo modo si cominciano a creare una mentalità e una cultura della pace che prima o poi daranno frutti.

E la Chiesa cattolica in Medio Oriente saprà riscoprire la forza della comunione, come ha chiesto Benedetto XVI?

I cristiani hanno ricevuto da Gesù il metodo più efficace per convertire il mondo: «Siate uno, come io e il Padre siamo uno... da questo sapranno che siete miei discepoli». Se tutti i cristiani nel Medio Oriente come in Occidente dessero più valore concreto e quotidiano a questa consegna, forse tanti problemi che viviamo verrebbero risolti più facilmente e non perderemmo tempo in dispute o nella ricerca di sofisticate iniziative pastorali per attrarre la gente in chiesa.

Qual è stato, nei giorni trascorsi in Libano, il momento che lei ha vissuto più intensamente?

Sono state tutte giornate esaltanti e significative. In particolare, però, sono rimasto fortemente impressionato dagli applausi ripetuti e prolungati dei giovani, che hanno sottolineato vari passaggi del discorso del Papa, quasi volessero significare la loro piena adesione alle sue parole. Benedetto XVI non offriva frasi di circostanza o di semplice consolazione, ma li invitava a essere seguaci autentici di Cristo, pronti ad andare controcorrente nel testimoniare la fedeltà al Vangelo; ma soprattutto pronti a mettere Dio al primo posto tra le scelte quotidiane e a vedere nel vicino un fratello, a qualsiasi razza o religione appartenga. Sono questi i capisaldi della civiltà dell'amore e della pace.

(©L'Osservatore Romano 21 settembre 2012)


Papa Ratzi Superstar

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