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Viaggio apostolico in Libano...

Ultimo Aggiornamento: 20/09/2012 22.47
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14/09/2012 23.01
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CERIMONIA DI BENVENUTO ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE "RAFIQ HARIRI" DI BEIRUT

All’arrivo all’aeroporto internazionale "Rafiq Hariri" di Beirut, alle ore 13.45, il Santo Padre Benedetto XVI è accolto dal Presidente della Repubblica del Libano, Gen. Michel Sleiman, con la Consorte; dal Patriarca di Antiochia dei Maroniti e Presidente dell’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi Cattolici del Libano, Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï; dal Presidente del Parlamento Libanese, Sig. Nabih Berri, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Sig. Nagib Miqati, con le rispettive Consorti. Sono presenti inoltre alcune Autorità politiche e civili, i Patriarchi, i Vescovi e gli altri membri dell’APECL (Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi Cattolici del Libano), personalità religiose ortodosse e protestanti, il Corpo Diplomatico, personalità musulmane e una rappresentanza di fedeli.
Nel corso della cerimonia di benvenuto, dopo il saluto del Presidente della Repubblica, Gen. Michel Sleiman, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE


Signor Presidente della Repubblica,
Signori Presidenti del Parlamento e del Consiglio dei Ministri,
Care Beatitudini,
Autorità civili e religiose presenti, cari amici!

Ho la gioia, Signor Presidente, di rispondere al cortese invito che Ella mi ha rivolto a recarmi nel vostro Paese, come pure a quello che ho ricevuto dai Patriarchi e dei Vescovi cattolici del Libano. Questo duplice invito manifesta, qualora fosse necessario, il duplice scopo della mia visita al vostro Paese. Essa sottolinea le eccellenti relazioni che da sempre esistono tra il Libano e la Santa Sede, e vorrebbe contribuire a rafforzarle.
Questa visita è anche la risposta a quelle che Lei mi ha fatto in Vaticano nel novembre 2008 e, più recentemente, nel febbraio 2011, seguita nove mesi più tardi da quella del Signor Primo Ministro.
E’ durante il secondo dei nostri incontri, che la maestosa statua di San Marone è stata benedetta. La sua presenza silenziosa presso la Basilica di San Pietro ricorda il Libano in modo permanente nel luogo stesso in cui fu sepolto l'apostolo Pietro. Essa manifesta un patrimonio spirituale secolare, confermando la venerazione dei libanesi per il primo degli Apostoli e i suoi successori. E’ per evidenziare la loro grande devozione a Simon Pietro, che i Patriarchi maroniti aggiungono al loro nome quello di Boutros. E’ bello vedere che dal santuario petrino, San Marone intercede continuamente per il vostro Paese e per l'intero Medio Oriente. La ringrazio fin d’ora, Signor Presidente, per tutti gli sforzi compiuti in vista della buona riuscita del mio soggiorno tra voi.
Un altro motivo della mia visita è la firma e la consegna dell’Esortazione apostolica post-sinodale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, "Ecclesia in Medio Oriente". Si tratta di un importante evento ecclesiale. Ringrazio tutti i Patriarchi cattolici che sono qui convenuti, in particolare il Patriarca emerito, il caro Cardinale Nasrallah Boutros Sfeir, e il suo successore, il Patriarca Bechara Boutros Rai. Saluto fraternamente tutti i Vescovi del Libano, come pure quelli che hanno viaggiato per pregare con me e ricevere dalle mani del Papa questo documento. Attraverso di loro, saluto con affetto paterno tutti i cristiani del Medio Oriente. Destinata al mondo intero, l'Esortazione si propone di essere per loro una tabella di marcia per gli anni a venire. Mi rallegro inoltre di poter incontrare in questi giorni numerose rappresentanze delle comunità cattoliche del vostro Paese, di poter celebrare e pregare insieme. La loro presenza, il loro impegno e la loro testimonianza sono un contributo riconosciuto e molto apprezzato nella vita quotidiana di tutti gli abitanti del vostro amato Paese.
Mi è caro salutare anche con grande deferenza i Patriarchi e Vescovi ortodossi che sono venuti a ricevermi, come pure i rappresentanti delle diverse comunità religiose del Libano. La vostra presenza, cari amici, dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco. Vi ringrazio per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unità e di concordia. Non dimentico gli eventi tristi e dolorosi che hanno afflitto il vostro bel Paese per lunghi anni.
La felice convivenza tutta libanese, deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all'interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni. Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato. Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all’armonia e alla dolcezza libanesi. E’ qui che bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza.
E la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti. Il grande Re Salomone, che conosceva Hiram re di Tiro, non riteneva che la saggezza fosse la virtù suprema? Per questo la domandò a Dio insistentemente, e Dio gli diede un cuore saggio e intelligente (1 Re 3, 9-12).
Vengo anche per dire quanto sia importante la presenza di Dio nella vita di ognuno e come il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sarà profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se è radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli. Il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all'impegno di tutti i Libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero. Non si tratta di un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione.
I legami tra il Libano e il Successore di Pietro sono storici e profondi.
Signor Presidente e cari amici, vengo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini. «Salami-O Tikum»: «Vi do la mia pace», dice Cristo (Gv 14,27). E al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo. Anche a loro Cristo dice: «Salami-O Tikum». Le vostre gioie e i vostri dolori sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda ciò che vivete e sopportate.
Signor Presidente, so che il vostro Paese mi prepara una bella accoglienza, un’accoglienza calorosa, l’accoglienza che si riserva a un fratello amato e rispettato. So che il vostro Paese vuole essere degno dell’ «Ahlan wa Sahlan» libanese. Lo è già e lo sarà ancora di più. Sono felice di essere con tutti voi. Che Dio vi benedica tutti. (Lè yo barèk al-Rab jami’a kôm!). Grazie.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


Papa Ratzi Superstar

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)


INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL LIBANO

P. Lombardi: Santità, benvenuto e grazie per essere qui con noi. I giornalisti al seguito sono poco più di 50, di diverse lingue e nazionalità. Naturalmente ce ne sono molte centinaia, forse migliaia, che ci aspettano invece in Libano e tutti sono molto attenti a questo viaggio sapendone l’impegno e l’importanza. Le siamo grati per essere con noi per rispondere a delle domande impegnative che i giornalisti stessi hanno formulato nei giorni precedenti. Le prime due domande le formulo in francese. Il Santo Padre risponde in francese come lingua più o meno ufficiale del viaggio e le altre tre in italiano.

Domanda: Saint-Père, dans ces jours, il y a des anniversaires terribles, comme le 11 septembre ou le massacre de Sabra et Chatila ; aux frontières du Liban, il y a une sanglante guerre civile, et nous voyons aussi que dans d’autres pays, le risque de la violence est toujours présent. Saint-Père, avec quels sentiments vous affrontez ce voyage ? Est-ce que vous avez été tenté d’y renoncer pour l’insécurité, ou quelqu’un vous a suggéré d’y renoncer ?

[Santo Padre, in questi giorni ricorrono anniversari terribili, come quello dell’11 settembre, o quello del massacro di Sabra e Chatila; ai confini del Libano vi è una sanguinosa guerra civile, e vediamo anche che in altri Paesi il rischio della violenza è sempre attuale. Santo Padre, con quali sentimenti affronta questo viaggio? E’ stato tentato di rinunciarvi a motivo dell’insicurezza, o qualcuno Le ha suggerito di rinunciarvi?]

Santo Padre: Chers amis, je suis très heureux et reconnaissant de cette possibilité de parler avec vous. Je puis dire que personne ne m’a conseillé de renoncer à ce voyage, et de ma part, je n’ai jamais pensé à cette hypothèse parce que je sais que si la situation devient plus compliquée, il est encore plus nécessaire de donner ce signe de fraternité, d’encouragement, de solidarité. Et donc, c’est le sens de mon voyage : inviter au dialogue, inviter à la paix contre la violence, aller ensemble pour trouver les solutions des problèmes. Et donc, mes sentiments dans ce voyage sont surtout des sentiments de reconnaissance pour la possibilité d’aller en ce moment dans ce grand Pays, ce Pays qui est – comme l’a dit le Pape Jean-Paul II – plusieurs messages dans cette Région de la rencontre et de l’origine des trois religions abrahamiques. Je suis reconnaissant surtout au Seigneur qui m’a donné la possibilité ; je suis reconnaissant à toutes les Institutions et aux personnes qui ont collaboré et collaborent encore pour cette possibilité. Et je suis reconnaissant pour tant de personnes qui m’accompagnent avec la prière. Dans cette protection de la prière et de la collaboration, je suis heureux et je suis sûr que nous pouvons faire un réel service pour le bien des hommes et pour la paix.

[Cari amici, sono molto lieto e riconoscente per questa possibilità di parlare con voi. Posso dire che nessuno mi ha mai consigliato di rinunciare a questo viaggio e, da parte mia, non ho mai contemplato questa ipotesi, perché so che se la situazione si fa più complicata, è più necessario offrire questo segno di fraternità, di incoraggiamento e di solidarietà. E’ il significato del mio viaggio: invitare al dialogo, invitare alla pace contro la violenza, procedere insieme per trovare la soluzione dei problemi.
Dunque, i miei sentimenti in questo viaggio sono soprattutto sentimenti di riconoscenza per la possibilità di andare in questo momento in questo grande Paese, questo Paese che - come ha detto Papa Giovanni Paolo II - è un messaggio molteplice, in questa Regione, dell’incontro e dell’origine delle tre religioni abramitiche. Sono riconoscente soprattutto al Signore che me ne ha dato la possibilità; sono riconoscente a tutte le Istituzioni e alle persone che hanno collaborato e collaborano ancora per questa possibilità. E sono riconoscente alle tante persone che mi accompagnano con la preghiera. In questa protezione della preghiera e della collaborazione, sono felice e sono certo che possiamo fare un servizio reale per il bene dell’uomo e per la pace.]

P. Lombardi: Merci, Saint-Père. Un grand nombre de catholiques manifestent leur inquiétude devant la croissance des fondamentalismes dans différentes régions du monde et devant les agressions dont sont victimes de plusieurs chrétiens. Dans ce contexte difficile et souvent sanglant, comment l’Église peut-elle répondre à l’impératif du dialogue avec l’islam, sur lequel vous avez plusieurs fois insisté ?

[Grazie Santo Padre. Molti cattolici manifestano la loro inquietudine dinanzi alla crescita dei fondamentalismi in diverse regioni del mondo e alle aggressioni di cui sono vittime numerosi cristiani. In questo contesto difficile e sovente sanguinoso, la Chiesa come può rispondere all’imperativo del dialogo con l’islam, su cui Lei ha più volte insistito?]

Santo Padre: Le fondamentalisme est toujours une falsification de la religion. Il va contre l’essence de la religion qui veut réconcilier et créer la paix de Dieu dans le monde. Donc, la tâche de l’Église et des religions est se purifier, une haute purification de la religion de cette tentation est toujours nécessaire. Il est de notre tâche d’illuminer et de purifier les consciences et de rendre clair que chaque homme est une image de Dieu et nous devons respecter dans l’autre, non seulement son altérité mais dans l’altérité la réelle essence commune d’être image de Dieu, et traiter l’autre comme une image de Dieu. Donc, le message fondamental de la religion doit être contre la violence qui en est une falsification – comme le fondamentalisme – et doit être l’éducation, l’illumination et la purification des consciences pour les rendre capables au dialogue, à la réconciliation et à la paix.

[Il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione. Va contro l’essenza della religione, che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo. Dunque, il compito della Chiesa e delle religioni è quello di purificarsi; un’alta purificazione della religione da queste tentazioni è sempre necessaria. E’ nostro compito illuminare e purificare le coscienze e rendere chiaro che ogni uomo è un’immagine di Dio; e noi dobbiamo rispettare nell’altro non soltanto la sua alterità, ma, nell’alterità la reale essenza comune di essere immagine di Dio, e trattare l’altro come un’immagine di Dio. Quindi, il messaggio fondamentale della religione dev’essere contro la violenza, che ne è una falsificazione, come il fondamentalismo, e dev’essere l’educazione e l’illuminazione e la purificazione delle coscienze, per renderle capaci di dialogo, di riconciliazione e di pace.]

Padre Lombardi: Continuiamo in italiano. Nel contesto dell’onda di desiderio di democrazia che si è messa in moto in tanti Paesi del Medio Oriente con la cosiddetta “primavera araba”, data la realtà sociale nella maggioranza di questi Paesi, in cui i cristiani sono minoranza, non c’è il rischio di una tensione inevitabile fra il dominio della maggioranza e la sopravvivenza del cristianesimo?

Santo Padre: Direi che, di per sé, la primavera araba è una cosa positiva: è un desiderio di maggiore democrazia, maggiore libertà, di maggiore cooperazione, di una rinnovata identità araba. E questo grido della libertà, che viene da una gioventù più formata culturalmente e professionalmente, che desidera maggiore partecipazione nella vita politica, nella vita sociale, è un progresso, una cosa molto positiva e salutata proprio anche da noi cristiani. Naturalmente, dalla storia delle rivoluzioni, sappiamo che il grido della libertà, così importante e positivo, è sempre in pericolo di dimenticare un aspetto, una dimensione fondamentale della libertà, cioè la tolleranza dell’altro; il fatto che la libertà umana è sempre una libertà condivisa, che solo nella condivisione, nella solidarietà, nel vivere insieme, con determinate regole, può crescere. Questo è sempre il pericolo, così è anche il pericolo in questo caso.
Dobbiamo fare tutti il possibile perché il concetto di libertà, il desiderio di libertà vada nella giusta direzione, non dimentichi la tolleranza, l’insieme, la riconciliazione, come parte fondamentale della libertà. Così anche la rinnovata identità araba implica - penso - pure il rinnovamento dell’insieme secolare e millenario di cristiani e arabi, che proprio insieme, nella tolleranza di maggioranza e minoranza, hanno costruito queste terre e non possono non vivere insieme. Perciò penso sia importante vedere l’elemento positivo in questi movimenti e fare la nostra parte perché la libertà sia concepita in modo giusto e risponda a maggior dialogo e non al dominio di uno contro gli altri.

Domanda: Santo Padre, in Siria, come tempo fa in Iraq, molti cristiani si sentono costretti a lasciare a malincuore il loro Paese. Che cosa intende fare o dire la Chiesa cattolica per aiutare in questa situazione, per arginare la scomparsa dei cristiani in Siria e in altri Paesi mediorientali?

Santo Padre: Devo dire innanzi tutto che non solo cristiani fuggono, ma anche musulmani. Naturalmente il pericolo che i cristiani si allontanino e perdano la loro presenza in queste terre è grande e noi dobbiamo fare il possibile per aiutarli a rimanere. L’aiuto essenziale sarebbe la cessazione della guerra, della violenza: questa crea la fuga. Quindi, il primo atto è fare tutto il possibile perché finisca la violenza e sia realmente creata una possibilità di rimanere insieme anche in futuro. Che cosa possiamo fare contro la guerra? Diciamo, naturalmente, sempre diffondere il messaggio della pace, chiarire che la violenza non risolve mai un problema e rafforzare le forze della pace. Importante qui è il lavoro dei giornalisti, che possono aiutare molto per mostrare come la violenza distrugge, non costruisce, non è utile per nessuno. Poi direi forse gesti della cristianità, giornate di preghiera per il Medio Oriente, per i cristiani e i musulmani, mostrare possibilità di dialogo e di soluzioni. Direi anche che deve finalmente cessare l’importazione di armi: perché senza l’importazione di armi la guerra non potrebbe continuare. Invece di importare le armi, che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità; dobbiamo quindi rendere visibile nel mondo il rispetto delle religioni, le une delle altre, il rispetto dell’uomo come creatura di Dio, l’amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni. In questo senso, con tutti i gesti possibili, con aiuti anche materiali, aiutare perché cessi la guerra, la violenza, e tutti possano ricostruire il Paese.

P Lombardi: Santo Padre, Lei porta un’Esortazione apostolica indirizzata a tutti i cristiani del Medio Oriente. Oggi questa è una popolazione sofferente. Oltre alla preghiera e ai sentimenti di solidarietà, Lei vede passi concreti che le Chiese e i cattolici dell’Occidente, soprattutto in Europa e America, possono fare per sostenere i fratelli del Medio Oriente?

Santo Padre: Direi che dobbiamo influire sull’opinione politica e sui politici per impegnarsi realmente, con tutte le forze, con tutte le possibilità, con vera creatività, per la pace, contro la violenza. Nessuno dovrebbe sperare vantaggi dalla violenza, tutti devono contribuire. In questo senso, un lavoro di ammonizione, di educazione, di purificazione è molto necessario da parte nostra. Inoltre, le nostre organizzazioni caritative dovrebbero anche aiutare in modo materiale e fare di tutto. Abbiamo organizzazioni come i Cavalieri del Santo Sepolcro, di per sé solo per la Terra Santa, ma simili organizzazioni potrebbero aiutare materialmente, politicamente, umanamente anche in questi Paesi. Direi, ancora una volta, gesti visibili di solidarietà, giornate di preghiera pubblica, simili cose possono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, essere fattori reali. Siamo convinti che la preghiera ha un effetto; se fatta con tanta fiducia e fede, avrà il suo effetto.

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[Modificato da Paparatzifan 14/09/2012 23.26]
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PAPA IN LIBANO: AD ACCOGLIERLO PRESIDENTE SULEIMAN CON PATRIARCHI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

All'aeroporto internazionale Rafiq Hariri (dal nome del premier ucciso in un attentato nel 2005) ad accogliere Benedetto XVI insieme al presidente Michel Suleiman e alle altre autorita' dello Stato Libanese, ci sono tutti i patriarchi e vescovi del Libano ed anche personalita' ortodosse e musulmane. "C'e' stata - spiega il nunzio apostolico Gabriele Caccia, che sara' il primo a salutare il Papa salendo sull'aereo subito dopo l'atterraggio - una grandissima disponibilita', sia da parte del governo, sia da parte delle Chiese. Abbiamo avuto delle testimonianze importanti da parte di tutta la componente musulmana: sunniti, sciiti, drusi, alawiti".
Per l'arcivescovo Caccia, intervistato dalla Radio Vaticana, "e' quasi commovente vedere quante bandiere del Vaticano, del Libano, quante gigantografie del Papa, sono presenti in tutte le strade, negli angoli, sulle case di Beirut ed e' bello pensare che il messaggio cristiano ispira gioia, porta speranza per tutta la popolazione". Tutto questo testimonia che "e' possibile vivere insieme e non e' solo un'utopia, un desiderio; gia' avviene. Per esempio qui, in questo piccolo Paese, che pero' ha un'enorme potenzialita' per tutta la regione".
Nell'intervista il diplomatico della Santa Sede tiene anche a ricordare che "i cristiani in Medio Oriente non sono arrivati con i missionari a seguito di imperi coloniali".
"I cristiani - sottolinea - sono qui da quando e' nato il cristianesimo. Fanno parte della societa' orientale, hanno costruito, insieme agli altri, il volto di questa societa'. Dunque penso sia bene ricordare il ruolo che i cristiani hanno sempre giocato in queste regioni, e che ancora sono chiamati a svolgere nel futuro". "Penso - conclude - che il Medio Oriente abbia iniziato un cammino di cui ancora non sappiamo l'esito, ma certamente ci sono molte speranze, molte attese, per avere delle societa' in cui i valori della dignita' della persona, della liberta', della non discriminazione, siano valori comuni per tutti: l'Esortazione Apostolica aiutera' a camminare insieme in questa direzione".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: EQUILIBRIO FRAGILE, PREVALGA LA RAGIONE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

La "felice convivenza" tra cristiani e musulmani delle varie confessioni che caratterizza il Libano e' un equilibrio fragile, che "rischia a volte di rompersi allorquando e' teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all'armonia e alla dolcezza libanesi". E nella situazione difficile di questi giorni, afferma il Papa rispondendo al saluto del presidente Michel Suleiman che lo ha accolto all'aeroporto Hariri di Beirut, "bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza". "E - scandisce il Pontefice - la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti".
Secondo il Papa, "il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realta', puo' prolungarsi grazie alla buona volonta' e all'impegno di tutti i Libanesi". Ma, ha ammonito Benedetto XVI, "il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sara' profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se e' radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli". Infatti, "non si tratta di un'opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione". Solo unendosi nella preghiera, dunque, ha concluso, "il Libano sara' un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: ARRIVO COME PELLEGRINO DI PACE, AMICO DI TUTTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

"Arrivo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini". Lo ha detto il Papa all'aeroporto Hariri di Beirut, appena sceso dall'aereo. Benedetto XVI, che appare in buona forma e ha affrontato con sicurezza la scaletta, ha risposto al saluto del presidente libanese Suleiman ricordando che "i legami tra il Libano e il Successore di Pietro sono storici e profondi".
"Arrivo oggi idealmente - ha poi aggiunto il Benedetto XVI - anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo".
"Anche a loro - ha scandito Ratzinger - Cristo dice: 'Pace a voi'". "Le vostre gioie e i vostri dolori - ha quindi assicurato l'anziano Pontefice tedesco - sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda cio' che vivete e sopportate".
Secondo il Papa, "il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realta', puo' prolungarsi grazie alla buona volonta' e all'impegno di tutti i Libanesi".
Ma, ha ammonito Benedetto XVI, "il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sara' profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se e' radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli". Infatti, "non si tratta di un'opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione". Solo unendosi nella preghiera, dunque, ha concluso, "il Libano sara' un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero".

© Copyright (AGI)


Papa Ratzi Superstar

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN LIBANO IN OCCASIONE DELLA FIRMA E DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI (14-16 SETTEMBRE 2012)

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente della Repubblica,
Sua Beatitudine, venerati Patriarchi,
cari Fratelli nell’Episcopato e membri del Consiglio Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, illustri Rappresentanti delle Confessioni religiose, del mondo della cultura e della società civile, cari fratelli e sorelle in Cristo, cari amici!


Esprimo la mia gratitudine al Patriarca Gregorio Laham per le espressioni d’accoglienza, come pure al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Mons. Nikola Eterović, per le sue parole di presentazione. Saluto vivamente i Patriarchi, a tutti i Vescovi orientali e latini riuniti in questa bella Basilica di San Paolo, e i membri del Consiglio Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Mi rallegro anche della presenza delle delegazioni ortodossa, musulmana e drusa, come anche di quelle del mondo della cultura e della società civile. (...) Saluto affettuosamente la cara Comunità greco-melchita che mi riceve. La vostra presenza solennizza la firma dell’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, e testimonia che questo documento, destinato certamente alla Chiesa universale, riveste un’importanza particolare per l’intero Medio Oriente.
È provvidenziale che questo atto abbia luogo proprio nel giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, la cui celebrazione è nata in Oriente nel 335, all’indomani della Dedicazione della Basilica della Resurrezione costruita sul Golgota e sul sepolcro di Nostro Signore dall’imperatore Costantino il Grande, che voi venerate come santo. Fra un mese si celebrerà il 1700o anniversario dell’apparizione che gli fece vedere, nella notte simbolica della sua incredulità, il monogramma di Cristo sfavillante, mentre una voce gli diceva: «In questo segno, vincerai!». Più tardi, Costantino firmò l’editto di Milano, e diede il proprio nome a Costantinopoli. Mi sembra che l’Esortazione post-sinodale possa essere letta ed interpretata alla luce della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, e più particolarmente alla luce del monogramma di Cristo, il X (chi) e il P (ro), le due prime lettere della parola Χριστός. Una tale lettura conduce ad un’autentica riscoperta dell’identità del battezzato e della Chiesa, e costituisce al tempo stesso come un appello alla testimonianza nella e mediante la comunione. La comunione e la testimonianza cristiane non sono infatti fondate sul Mistero pasquale, sulla crocifissione, la morte e la risurrezione di Cristo? Non trovano in esso il loro pieno compimento? Esiste un legame inseparabile tra la Croce e la Risurrezione che non può essere dimenticato dal cristiano. Senza questo legame, esaltare la Croce significherebbe giustificare la sofferenza e la morte non vedendo in esse che una fine fatale. Per un cristiano, esaltare la Croce vuol dire comunicare alla totalità dell’amore incondizionato di Dio per l’uomo. È porre un atto di fede! Esaltare la Croce, nella prospettiva della Risurrezione, è desiderare di vivere e manifestare la totalità di questo amore. È porre un atto d’amore! Esaltare la Croce porta ad impegnarsi ad essere araldi della comunione fraterna ed ecclesiale, fonte della vera testimonianza cristiana. È porre un atto di speranza!
Considerando la situazione attuale delle Chiese nel Medio Oriente, i Padri sinodali hanno potuto riflettere sulle gioie e le pene, i timori e le speranze dei discepoli di Cristo che vivono in questi luoghi. Tutta la Chiesa ha potuto così ascoltare il grido ansioso e percepire lo sguardo disperato di tanti uomini e donne che si trovano in situazioni umane e materiali ardue, che vivono forti tensioni nella paura e nell’inquietudine, e che vogliono seguire Cristo – Colui che dà senso alla loro esistenza – ma che ne sono spesso impediti. Per questo ho desiderato che la Prima Lettera di San Pietro sia la trama del documento. Nello stesso tempo, la Chiesa ha potuto ammirare quanto vi è di bello e di nobile in queste Chiese su queste terre. Come non rendere grazie a Dio in ogni momento per tutti voi (cfr 1 Ts 1,2; Prima Parte dell’Esortazione post-sinodale), cari cristiani del Medio Oriente! Come non lodarlo per il vostro coraggio nella fede? Come non ringraziarlo per la fiamma del suo amore infinito che voi continuate a mantenere viva e ardente in questi luoghi che sono stati i primi ad accogliere il suo Figlio incarnato? Come non cantargli la nostra riconoscenza per gli slanci di comunione ecclesiale e fraterna, per la solidarietà umana manifestata senza sosta verso tutti i figli di Dio?
Ecclesia in Medio Oriente permette di ripensare il presente per considerare il futuro con lo stesso sguardo di Cristo. Essa, con i suoi orientamenti biblici e pastorali, con il suo invito a un approfondimento spirituale ed ecclesiologico, con il rinnovamento liturgico e catechistico raccomandato, con i suoi appelli al dialogo, vuole tracciare una via per ritrovare l’essenziale: la sequela Christi, in un contesto difficile e talvolta doloroso, un contesto che potrebbe far nascere la tentazione di ignorare o dimenticare la Croce gloriosa. E’ proprio adesso che bisogna celebrare la vittoria dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta, del servizio sul dominio, dell’umiltà sull’orgoglio, dell’unità sulla divisione. Alla luce della festa odierna e in vista di una fruttuosa applicazione dell’Esortazione, vi invito tutti a non avere paura, a rimanere nella verità e a coltivare la purezza della fede. Questo è il linguaggio della Croce gloriosa! Questa è la follia della Croce: quella di saper convertire le nostre sofferenze in grido d’amore verso Dio e di misericordia verso il prossimo; quella di saper anche trasformare degli esseri attaccati e feriti nella loro fede e nella loro identità, in vasi d’argilla pronti ad essere colmati dall’abbondanza dei doni divini più preziosi dell’oro (cfr 2 Cor 4,7-18). Non si tratta di un linguaggio puramente allegorico, ma di un appello pressante a porre degli atti concreti che configurano sempre più a Cristo, atti che aiutano le diverse Chiese a riflettere la bellezza della prima comunità dei credenti (cfr At 2,41-47; Seconda parte dell’Esortazione); atti simili a quelli dell’imperatore Costantino che ha saputo testimoniare e far uscire i cristiani dalla discriminazione per permettere loro di vivere apertamente e liberamente la loro fede nel Cristo crocifisso, morto e risorto per la salvezza di tutti.
Ecclesia in Medio Oriente offre elementi che possono aiutare per un esame di coscienza personale e comunitario, per una valutazione obiettiva dell’impegno e del desiderio di santità di ogni discepolo di Cristo. L’Esortazione apre all’autentico dialogo interreligioso basato sulla fede in Dio Uno e Creatore. Essa vuole anche contribuire a un ecumenismo pieno di fervore umano, spirituale e caritativo, nella verità e nell’amore evangelici, che attinge forza dal comandamento del Risorto: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20).
In tutte le sue parti, l’Esortazione vorrebbe aiutare ciascun discepolo del Signore a vivere pienamente e a trasmettere realmente ciò che è diventato attraverso il Battesimo: un figlio della Luce, un essere illuminato da Dio, una lampada nuova nell’oscurità inquietante del mondo affinché dalle tenebre facciano risplendere la luce (cfr Gv 1,4-5 e 2 Cor 4,1-6). Questo documento vuole contribuire a spogliare la fede da ciò che la imbruttisce, da tutto ciò che può offuscare lo splendore della luce di Cristo. La comunione è allora un’autentica adesione a Cristo, e la testimonianza è un’irradiazione del Mistero pasquale che conferisce un senso pieno alla Croce gloriosa. Noi seguiamo e «annunciamo… Cristo crocifisso … potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,23-24; cfr Terza Parte dell’Esortazione).
«Non temere, piccolo gregge» (Lc 12,32) e ricordati della promessa fatta a Costantino: «In questo segno, tu vincerai!». Chiese in Medio Oriente, non temete, perché il Signore è veramente con voi fino alla fine del mondo! Non temete, perché la Chiesa universale vi accompagna con la sua vicinanza umana e spirituale! È con questi sentimenti di speranza e di incoraggiamento a essere protagonisti attivi della fede attraverso la comunione e la testimonianza, che domenica consegnerò l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente ai miei venerati Fratelli Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, a tutti i sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e ai fedeli laici. «Abbiate coraggio» (Gv 16,33)! Per intercessione della Vergine Maria, la Theotokos, invoco con grande affetto l’abbondanza dei doni divini su voi tutti! Possa Dio concedere a tutti i popoli del Medio Oriente di vivere nella pace, nella fraternità e nella libertà religiosa! Dio vi benedica tutti! (Lè yo barèk al-Rab jami’a kôm!)

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN LIBANO: TENDE LA MANO VERSO L'ISLAM

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

Nel primo giorno della sua visita in Libano, Benedetto XVI ha pronunciato in piu' occasione parole di amicizia e comprensione verso i musulmani. Ha iniziato rispondendo sull'aereo ai giornalisti che gli parlavano dei cristiani in fuga dalla Siria: "bisogna innanzitutto dire - ha risposto - che non solo i cristiani fuggono ma anche i musulmani". Per il Papa - che ha dunque unito nel suo auspicio cristiani e musulmani - "dobbiamo fare il possibile per aiutarli a rimanere. L'aiuto essenziale sarebbe la cessazione della guerra della violenza, questa crea questa fuga e quindi il primo atto e' fare tutto il possibile perche' finisca la violenza e che sia realmente creata una possibilita' di rimanere insieme anche in futuro".
E' cio' "con tutti i gesti possibili, con aiuti anche materiali aiutare perche' cessi la guerra la violenza e tutti possono ricostruire il paese".
Piu' in generale, secondo il Pontefice, "dobbiamo nel mondo rendere visibili il rispetto delle religioni, gli uni degli altri, rispetto dell'uomo come creatura di Dio, l'amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni". In questo senso
All'aeroporto, nel discorso ufficiale Benedetto XVI ha poi rivolto il suo saluto proprio ai capi delle comunita' musulamane del Libano: suniti, sciiti, alawiti, ismaleiti e drusi: "la vostra presenza, cari amici, dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco". "Vi ringrazio - ha aggiunto - per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unita' e di concordia".

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PAPA IN LIBANO: POSITIVO GRIDO DI LIBERTA', MA PRIMAVERA ARABA IMPARI TOLLERANZA


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

"La primavera araba e' una cosa positiva: e' il desiderio di piu' democrazia, di piu' liberta', di piu' cooperazione, della rinnovata identita' araba. E questo grido della liberta' che viene da una gioventu' piu' formata culturalmente professionalmente che desidera piu' partecipazione nella vita politica e nella vita sociale e' un progresso, una cosa molto positiva, salutata anche da noi cristiani".
Gia' sull'aero in volo da Ciampino, Benedetto XVI sgombra il campo dal rischio che la Chiesa sia identificata con i dittatori del Nord Africa e del Medio Oriente, l'ultimo dei quali, il siriano Assad, ha sempre considerato il Libano come il cortile di casa, appoggiato pero' dai patriarchi cristiani come garante della convivenza tra le diverse confessioni religiose. Ma il Papa mette anche in guardia dai rischi di eccessi e strumentalizzazioni fondamentaliste, che in queste ore sembrano all'opera nei Paesi vicini e in agguato in Libano (nel Nord del Paese a Tripoli si contano i primi morti per la fiammata delel proteste suscitate dal film blasfemo).
"Il fondamentalismo - ripete citando quasi estattamente le parole pronunciate da Giovanni Paolo II ad Assisi il 27 ottobre 1986, nella storica giornata interreligiosa di Assisi - e' sempre una falsificazione della religione, e' contro l'essenza della religione che vuole consigliere e creare la e dunque il compito della Chiesa e delle religioni e': purificarsi". "La purificazione delle religioni da queste tentazioni - ha ricordato ancora - e' sempre necessaria ed e' nostra tache illuminare, purificare le coscienze.
Ogni uomo e' un'immagine di Dio e noi dobbiamo rispettare nell'altro non solo la sua alterita' ma nell'alterita' l'essenza comune, d'essere un'immagine di Dio, l'altro come immagine di Dio, Dunque il messaggio fondamentale e': contro la violenza che e' una falsificazione come i fondamentalismi, serve l'educazione che e' illuminazione purificazione delle coscienze ,tolleranti capaci di dialogo alla riconciliazione e alla pace".
"Dalla storia delle rivoluzioni - dice il Papa tedesco rispondendo ai giornalisti - noi sappiamo che il grido della liberta' cosi' importante e positivo, e' sempre in pericolo di dimenticare un aspetto e una dimensione fondamentale della liberta', cioe' la tolleranza dell'altro e il fatto che la liberta' umana e' sempre una liberta' condivisa, che solo nella condivisione, nella solidarieta', nel vivere insieme con determinate regole puo' crescere".
Per Joseph Ratzinger, "questo e' sempre il pericolo, cosi' anche in questo caso e dobbiamo fare tutti il possibile perche' il concetto di liberta', il desiderio di liberta', vada nella giusta direzione altrimenti la tolleranza, l'insieme, la riconciliazione come parte fondamentale della liberta'". Secondo il Papa, "anche la rinnovata identita' araba implica penso anche il rinnovamento dell'insieme secolare, millenario, di cristiani e arabi che proprio insieme in tolleranza di maggioranza e minoranza hanno costruito queste terre non possono non vivere insieme". "Percio' - spiega - penso che e' importante vedere l'elemento positivo di questi movimenti e fare il nostro perché liberta' sia concepita nel modo giusto e risponda al maggior dialogo e non alla dominazione di uno contro l'altro".
Il Papa ne approfitta anche per ribadire cio' che hanno detto nei giorni scorsi il portavoce Federico lombardi e il segretario di Statio Tarcisio Bertone: "nessuno - assicura in risposta alle preoccupazioni diffuse sulla sicurezza del viaggio iniziato oggi - mi ha consigliato di rinunciare a questo viaggio e per parte mia non ho mai pensato a questa ipotesi, perche' so che se la situazione diventa piu' complicata diventa ancora piu' necessario dare questo segno di fraternita', di incoraggiamento, di solidarieta'". "Dunque - sottolinea - questo e' il senso del mio viaggio: invitare al dialogo, invitare alla pace, contro la violenza, andare insieme per trovare la soluzione dei problemi. E dunque i sentimenti in questo viaggio sono soprattutto sentimenti di riconoscenza per la possibilita' di andare ora in questo paese grande .
Questo Paese che, ha detto Giovanni Paolo II , piu' che un paese e' un messaggio, questa regione dell'incontro delle origine delle tre religioni abramitiche. E sono riconoscente soprattutto al Signore che mi ha dato la possibilita'; sono riconoscente a tutte le istituzioni e le persone che hanno collaborato; sono riconoscente a tante persone che mi accompagnano con la preghiera questa protezione della preghiera sono felice - conclude - e sono sicuro".

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Papa Ratzi Superstar

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Il cuore e l'anima

L'Esortazione post-sinodale firmata oggi da Benedetto XVI ad Harissa

L’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente” è il risultato dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, tenuta a Roma dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema “La Chiesa in Medio Oriente: comunione e testimonianza - La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola”. Il documento, firmato da Benedetto XVI, oggi ad Harissa, primo atto del suo viaggio apostolico in Libano, tratta della Chiesa in Medio Oriente sotto l’aspetto della comunione e della testimonianza. Esso è diviso in tre parti: la prima situa il tema sinodale nel “complesso” contesto sociale ed ecclesiale del Medio Oriente; la seconda tratta della comunione all’interno della Chiesa cattolica, mentre la terza fornisce “idee portanti” per una ripresa dell’evangelizzazione nella Terra Santa. Ne proponiamo una sintesi.

Prima parte. Dopo aver fatto cenno, nell’Introduzione, al contesto mediorientale, e ricordato i quattro pilastri su cui si fondava la prima comunità di Gerusalemme, ovvero l’insegnamento degli Apostoli, il servizio della carità, la frazione del pane e la preghiera personale e comunitaria, l’Esortazione si sofferma sulla vita cristiana nei rapporti con l’ecumenismo e con il dialogo interreligioso, riflette sulla “sana laicità” e sul fenomeno del fondamentalismo, indicando pure “l’urgenza” della questione migratoria. Sull’ecumenismo l’Esortazione ribadisce l’insegnamento del Concilio Vaticano II mettendo in risalto l’importanza dell’“ecumenismo spirituale”, fondato sulla fede che si nutre della preghiera e della conversione. Il consolidamento della comunione nella Chiesa cattolica la aprirà a praticare maggiormente l’ecumenismo spirituale “nelle parrocchie, nei monasteri e nei conventi, nelle istituzioni scolastiche ed universitarie, e nei seminari” e a parlare “con una sola voce sulle grandi questioni morali a proposito della famiglia, della sessualità, della bioetica, della libertà, della giustizia e della pace”. L’Esortazione chiede anche la promozione di una pastorale ecumenica d’insieme “per regolare i matrimoni tra fedeli cattolici e ortodossi”, per trovare accordi “per una traduzione comune del Padre Nostro”, per promuovere lo studio delle diverse tradizioni spirituali, per implementare la collaborazione nel campo della carità e dei valori della vita umana, della giustizia e della pace. In Medio Oriente, inoltre, si impone il dialogo con gli ebrei e i musulmani. Dal testo emerge che tra i cristiani e gli ebrei esistono numerosi legami. Purtroppo nella storia i rapporti tra le due comunità sono stati segnati da “incomprensioni e diffidenze reciproche, inescusabili e condannabili le persecuzioni”. Questo legame deve aprire i fedeli delle due religioni “a una nuova responsabilità gli uni per gli altri, gli uni con gli altri”. Circa il rapporto tra cristiani e musulmani l’Esortazione ribadisce che esso è regolato dall’insegnamento del Concilio Vaticano II e ricorda che i cristiani condividono con i musulmani la stessa vita quotidiana in Medio Oriente e che la presenza cristiana nella regione è storica. Da qui la richiesta che i cristiani godano “di piena cittadinanza e non siano trattati come cittadini o credenti inferiori”. Il tema della libertà religiosa viene descritto come “il culmine di tutte le libertà”. È un diritto che comporta “la libertà di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto”. L’Esortazione ribadisce, inoltre, la necessità di “passare dalla tolleranza alla libertà religiosa”. Favorire le varie iniziative di dialogo islamo-cristiano, ebraico-cristiano, aiuterà a migliorare la convivialità tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Nella prima parte vengono toccati anche i temi della laicità e del fondamentalismo. Il documento invoca la “sana laicità” che “libera la religione dal peso della politica e arricchisce la politica con gli apporti della religione, mantenendo la necessaria distanza tra le due”. Il fondamentalismo religioso, invece rifiuta il vivere insieme secolare, per questo l’Esortazione invita ebrei, cristiani e musulmani ad adoperarsi per sradicarlo. Altro tema caldo è l’emigrazione dei cristiani: un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più il Medio Oriente, dal momento che i cristiani partecipano con gli altri credenti all’identità della regione. L’auspicio è che i dirigenti politici e i responsabili religiosi evitino strategie che privilegino una sola comunità a scapito della ricca realtà umana e storica della regione. Alle Chiese orientali cattoliche viene chiesto di sviluppare una pastorale dell’emigrazione, per assicurare l’assistenza spirituale a coloro che hanno lasciato il territorio tradizionalmente patriarcale.

Seconda parte. È dedicata alla comunione nella Chiesa Cattolica che interpella tutti, patriarchi, vescovi, presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrati e laici. Patriarchi e capi delle chiese sono invitati a rafforzare “la comunione nel Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente e ai sinodi delle proprie Chiese e ad una reale solidarietà in una sana gestione del personale e dei beni ecclesiastici”. Un cenno particolare l’Esortazione lo dedica al celibato sacerdotale “dono inestimabile di Dio alla sua Chiesa, che occorre accogliere con riconoscenza. I presbiteri sposati, componente antica delle tradizioni orientali, con le loro famiglie sono chiamati alla santità nel fedele esercizio del loro ministero”. A loro volta i laici sono invitati a testimoniare la loro fede con una condotta esemplare in famiglia e nella società, nel lavoro, nella politica e nella cultura, superando “le divisioni e ogni interpretazione soggettivistica della vita cristiana”. L’Esortazione invita le famiglie cristiane nel Medio Oriente a rinnovarsi “con la forza della Parola di Dio e dei Sacramenti, per essere ancor più la Chiesa domestica”. Una parola il Papa la dedica alle donne che, afferma, “devono essere più coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale. Nelle vertenze giuridiche, soprattutto in questioni di ordine matrimoniale, la voce della donna deve essere presa col dovuto rispetto, al pari di quella dell’uomo”. Ai giovani e ai bambini Benedetto XVI si rivolge direttamente: “Non abbiate paura o vergogna di testimoniare l’amicizia con Gesù nella sfera familiare e pubblica. Fatelo tuttavia rispettando gli altri credenti, ebrei e musulmani”.

Terza parte. Non c’è testimonianza senza Parola di Dio, liturgia, vita sacramentale, e preghiera. Lo ribadisce la terza parte dell’Esortazione che chiama la Chiesa a rinnovare la sua missione di evangelizzazione e di carità, come pure ad impegnarsi maggiormente nella catechesi e nella formazione cristiana. Occorre promuovere una vera pastorale biblica, adoperandosi nella diffusione della Bibbia nelle famiglie e favorendo la sua lettura e meditazione, si legge nell’Esortazione che invita a servirsi anche dei moderni mezzi di comunicazione. La liturgia e la vita sacramentale occupano un posto importante per questo “sarebbe opportuno, ove necessario, intraprendere un rinnovamento dei testi e delle celebrazioni liturgiche, per quanto possibile, in collaborazione con le Chiese che non sono in piena comunione, ma che sono co-depositarie delle stesse tradizioni liturgiche”. In particolare per il sacramento del Battesimo, l’Esortazione auspica “un accordo ecumenico sul suo mutuo riconoscimento”. La missione evangelizzatrice della Chiesa trova nella preghiera la sua sorgente, per questo l’Esortazione chiede ai cristiani di “pregare senza sosta, senza scoraggiarsi, anche nelle situazioni umane dolorose”. Anche i pellegrinaggi vanno rivalutati in quanto “possono essere un’autentica sequela Christi nei luoghi santi”. Lo spirito missionario della Chiesa in Medio Oriente va rinnovato con “la formazione e l’invio di uomini e donne fieri della loro fede”. In questo campo i movimenti ecclesiali devono poter dare il loro contributo. L’Esortazione ricorda, poi, il “lavoro impressionante” della Chiesa nel campo educativo, sociale e caritativo nella regione che dimostra come anche nel Medio Oriente esista “la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso un’educazione alla tolleranza e una ricerca continua di qualità umana”.

Conclusione. Il documento termina con l’incoraggiamento di Benedetto XVI, “non temere, piccolo gregge” (Lc 12, 32), lanciato a tutti i Pastori e i fedeli cristiani in Medio Oriente affinché mantengano “viva, con coraggio, la fiamma dell’amore divino nella Chiesa e nei loro ambienti di vita e di attività”. La necessità di mantenere “integra la missione della Chiesa, l’urgenza del momento presente e di tante situazioni drammatiche, richiedono di unirsi per testimoniare insieme Cristo morto e risorto” unendo in Cristo tutti gli uomini e tutto l’universo.

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PAPA IN LIBANO: ESORTAZIONE, NON CI SONO FRENI A CRIMINI CAINO

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

In Medio Oriente "sembra che non ci siano freni al crimine di Caino". Lo denuncia Bendetto XVI nell'Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", ricordando drammaticamente i morti, le vittime "della cecita' umana", la paura e le umiliazioni. In modo solenne, nel documento firmato questa sera a Harissa e che raccoglie quanto emerso dal Sinodo Speciale per il Medio Oriente del 2010, Papa Ratzinger chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di "eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace". E ai fedeli cattolici suggerisce in particolare di consolidare e vivere la comunione tra loro, dando vita al dinamismo pastorale. "La tiepidezza - spiega - dispiace a Dio" e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici e non, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio, un compito "non facile, ma esaltante".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: ESORTAZIONE, PERDONO RECIPROCO TRA CRISTIANI, EBREI E MUSULMANI


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

In Medio Oriente le differenze religiose tra cristiani, ebrei e musulmani, ma anche tra le diverse confessioni nei quali sono divisi i credenti di ogni religione presente nell'area sono servite "da pretesto agli uni e agli altri per giustificare, in nome della religione, pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e di persecuzione". Per questo Benedetto XVI lancia dal Libano "un appello alla conversione, alla pace, intesa non come semplice assenza di conflitto, ma come pace interiore e legata alla giustizia, al superamento di tutte le distinzioni di razza, sesso e ceto, a vivere il perdono nell'ambito privato e comunitario". Ebrei, cristiani e musulmani - ricorda il Papa nell'Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente firmata questa sera ad Harissa - credono in un unico Dio e pertanto l'auspicio e' che possano riconoscere "nell'altro credente" un fratello da amare e da rispettare, evitando di strumentalizzare la religione per conflitti “ingiustificabili per un credente autentico". In particolare riguardo al dialogo cristiano-ebraico, il Papa ricorda il patrimonio spirituale comune, basato sulla Bibbia, che riporta alle "radici giudaiche del cristianesimo"; allo stesso tempo invita i cristiani a prendere consapevolezza del mistero dell'Incarnazione di Dio e condanna le ingiustificabili persecuzioni del passato. Per i musulmani, Benedetto XVI usa la parola "stima" ed aggiunge "nella fedelta' all'insegnamento del Concilio Vaticano II". Il documento dedica poi ampio spazio al tema dell'unita' dei cristiani, "che - spiega il Papa - non e' l'uniformita' delle tradizioni e delle celebrazioni". In un contesto politico difficile, instabile ed attualmente incline alla violenza come quello del Medio Oriente, infatti, la Chiesa si e' sviluppata in modo davvero multiforme, presentando Chiese di antica tradizione e comunità ecclesiali più recenti. Si tratta di un mosaico che richiede uno sforzo notevole per rafforzare la testimonianza cristiana. In linea con il Concilio Vaticano II, il Papa invita all'ecumenismo spirituale, ad una comunione intesa non come confusione, ma come riconoscimento e rispetto dell'altro.

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Papa Ratzi Superstar

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN LIBANO: PRETI CELIBI O SPOSATI SIANO UGUALMENTE ONESTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

Benedetto XVI ha reso omaggio oggi al valore del celibato, che ha definito "dono inestimabile di Dio alla Chiesa". Un impegno che nella Chiesa Cattolica e' riservato al clero latino, ma in Medio Oriente ci sono anche altre comunita' cattoliche orientali (a cominciare da quella maronita, maggioritaria in Libano) dove i preti possono sposarsi e il Papa non li ha dimenticati nell'esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", nel quale e' citato anche il ministero dei preti sposati, "antica componente della tradizione orientale". "In quanto servitori della comunione - sottolinea pero' il Pontefice - preti e seminaristi devono offrire una testimonianza coraggiosa e priva di ombre, devono avere una condotta irreprensibile, e devono aprirsi alla diversita' culturale delle loro Chiese (apprendendone, ad esempio, le lingue e le culture), cosi' come alla diversita' ecclesiale ed al dialogo ecumenico ed interreligioso".

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PAPA IN LIBANO: PARITA' DONNE NELLA CHIESA E NELLA SOCIETA'


Salvatore Izzo


(AGI) - Beirut, 14 set.

Anche nei tribunali ecclesiastici "la voce della donna deve essere ascoltata alla pari di quella dell'uomo, senza ingiustizie". Lo afferma il Papa nell'Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente" firmata oggi a Beirut. "Le donne - spiega - devono impegnarsi ed essere coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale". E "riguardo alle vertenze giuridiche nelle questioni matrimoniali", Benedetto XVI incoraggia "un'applicazione piu' sana e piu' giusta del diritto, in quest'ambito, affinche' le differenze giuridiche relative alle questioni matrimoniali non conducano all'apostasia". Proprio a tutela delle donne, sottolinea, "i cristiani del Medio Oriente devono poter applicare, sia nel matrimonio che altrove, il proprio diritto, senza restrizioni".
Nel documento che ha portato "in dono" ai cristiani del Medio Oriente, Papa Ratzinger esorta poi giovani e bambini a non avere paura o vergogna di essere cristiani, a rispettare gli altri credenti, ebrei e musulmani, a coltivare sempre, attraverso la preghiera, la vera amicizia con Gesu', amando Cristo e la Chiesa. In questo modo, essi potranno discernere con sapienza i valori della modernita' utili alla loro realizzazione, senza lasciarsi sedurre dal materialismo o da certi social network il cui uso indiscriminato puo' mutilare la vera natura delle relazioni umane. Per i bambini, in particolare, il Pontefice si appella infine a genitori, educatori, formatori e istituzioni pubbliche affinche' riconoscano "i diritti dei minori a partire dal loro concepimento".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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PAPA IN LIBANO: ESORTAZIONE ACCOMUNA LAICISMO E FONDAMENTALISMI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

Il laicismo, "con le sue forme talvolta estreme", e il fondamentalismo violento "che rivendica un'origine religiosa" sono stati accomunati da Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", firmata oggi ad Harissa, la collina che domina Beirut.
"La laicita' nella sua forma estrema - spiega il Papa - diventata secolarismo, nega al cittadino l'espressione pubblica della propria religione e pretende che solo lo Stato legiferi su questo aspetto". "Si tratta - precisa il documento - di teorie antiche, che non sono piu' esclusivamente occidentali, ne' sono da confondere con il cristianesimo".
Per il Pontefice, "la sana laicita', al contrario, implica distinzione e collaborazione tra politica e religione, nel reciproco rispetto e garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione e alla religione di vivere senza gli appesantimenti degli interessi politici".
Altrettanto netta nell'Esortazione e' la condanna del fondamentalismo religioso, che "cresce nel clima d'incertezza socio-politica, grazie alle manipolazioni di alcuni e ad una comprensione insufficiente della religione da parte di altri".
Esso, denuncia "Ecclesia in Medio Oriente", di fatto "vuole prendere il potere, talvolta con violenza, sulla coscienza delle persone e sulla religione, per ragioni politiche". Per questo, il Papa lancia un accorato appello a tutti i responsabili religiosi del Medio Oriente affinche' cerchino, con il loro esempio ed il loro insegnamento, di fare il possibile per "sradicare questa minaccia che tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni". In questa ricerca di un equilibrio sano tra ispirazione religiosa e legislazioni, si inserisce la raccomandazione del Papa alle comunita' cristiane del Medio Oriente affinche' - sempre "in linea con la dottrina della Chiesa" - parlino con "una sola voce sulle grandi questioni morali: famiglia, sessualita', bioetica, liberta', giustizia e pace".
L'Esortazione Apostolica ribadisce poi - come era atteso - che i cristiani, "cittadini nativi del Medio Oriente, hanno il diritto ed il dovere di partecipare pienamente alla vita civile, e non devono essere considerati cittadini di serie B". In proposito, il Papa afferma che la liberta' religiosa - "somma di tutte le liberta', sacra e inalienabile" - include la liberta' di scegliere la religione che si ritiene vera e di manifestare pubblicamente il proprio credo e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria liberta' personale. La forza e le costrizioni, in materia religiosa, non sono ammissibili. Di qui, l'invito a passare dalla tolleranza alla liberta' religiosa, il che non implica una porta aperta al sincretismo, ma chiarisce Papa Ratzinger,"una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio".

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PAPA IN LIBANO: LA 'MISSIONE IMPOSSIBILE' DI BENEDETTO XVI

(AGI) - Beirut, 14 set.

(dell'inviato Salvatore Izzo)

In Medio Oriente "sembra che non ci siano freni al crimine di Caino". "Pellegrino di pace, amico di Dio e di tutti gli uomini", come si e' presentato al suo arrivo a Beirut, "un profeta senza armi e senza soluzioni da offrire", come lo ha definito il suo portavoce, padre Federico Lombardi, Benedetto XVI ha fotografato cosi' i morti innocenti di queste ore, le vittime "della cecita' umana", la paura e le umiliazioni dei popoli dell'area che assistono oggi ad una nuova fiammata di violenze.
A 70 chilometri da Tripoli, la citta' del Nord Libano dove si manifesta contro il film blasfemo dando alle fiamme un fast food in mancanza di un migliore obiettivo filo-americano (mentre al Sinai con la stessa rabbia si assalta una missione dei caschi blu'), un uomo di 85 anni, minuto e con la voce roca, lancia dunque il suo grido di denuncia contro ogni tipo di violenza e di strumentalizzazione della religione. Parole, tuttavia, pesanti come pietre: "il fondamentalismo - ripete citando quasi esattamente le affermazioni da Giovanni Paolo II ad Assisi il 27 ottobre 1986, nella storica giornata interreligiosa di Assisi - e' sempre una falsificazione della religione, e' contro l'essenza della religione che vuole consigliare e creare la pace. E dunque - insiste - il compito della Chiesa e delle religioni e': purificarsi, il messaggio fondamentale e': contro la violenza che e' una falsificazione come i fondamentalismi, serve l'educazione che e' illuminazione purificazione delle coscienze, tolleranti capaci di dialogo alla riconciliazione e alla pace".
Parole di amicizia e comprensione rivolge pero' verso i musulmani che qui a Beirut lo hanno accolto con grade calore, affollando la strada verso l'aeroporto, mentre anche Hezbollah ha fatto affiggere manifesti di benvenuto. Cordialissimo, ad esempio, e' il suo saluto ai capi delle comunita' musulmane del Libano: suniti, sciiti, alawiti, ismaleiti e drusi: "la vostra presenza, cari amici, dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco".
"Vi ringrazio - ha aggiunto - per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unita' e di concordia". In modo solenne, infine, nel documento firmato questa sera a Harissa e che raccoglie quanto emerso dal Sinodo Speciale per il Medio Oriente del 2010, Papa Ratzinger chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di "eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace". E ai fedeli cattolici suggerisce in particolare di consolidare e vivere la comunione tra loro, dando vita ad un nuovo dinamismo pastorale. "La tiepidezza - spiega - dispiace a Dio" e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici e non, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio, un compito "non facile, ma esaltante".

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PAPA IN LIBANO: LOMBARDI, PROFETA DISARMATO NON OFFRE SOLUZIONI

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 14 set.

"Un profeta non ha armi, non ha una politica".
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, risponde cosi' ai giornalisti che gli chiedono cosa il Papa, "pellegrino di pace" in Libano, proponga per favorire la pace nell'area del Medio Oriente che si sta infiammando per le proteste contro il film blasfemo, e in particolare per la Siria che vive l'incubo di una guerra civile che non risparmia nemmeno i bambini. "Non ci sono dichiarazioni specifiche del Papa oltre quelle fatte sull'aereo, posso dire pero' che e' stato informato di quanto sta accadendo anche nel Nord del Libano", chiarisce padre Lombardi sottolineando che "davanti a queste situazioni gravi annuncia la pace: e' questo il senso dei suoi discorsi".
"Tutto il viaggio - osserva il portavoce - e' un messaggio, la presenza stessa del Papa in Libano, in questo momento delicato, e' un messaggio". "Papa Bendetto - osserva il suo portavoce - e' consapevole dell'atmosfera di conflitto nella regione, ma ha detto: 'se ci sono problemi ancora di piu' sento di dover arrivare come messaggero di pace'. E infatti e' gia' un messaggio e' la presenza del Papa come messaggero di pace". In proposito, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede fa riferimento all'insegnamento del cardinale Carlo Maria Martini, che trasferendosi in terra Santa dopo aver lasciato per ragioni di eta' la guida dell'arcidiocesi di Milano, disse, ricorda oggi il suo confratello, "saro' a Gerusalemme per partecipare alle sofferenze e rivolgere a Dio la mia preghiera di intercessione".
"Benedetto XVI - ripete ancora padre Lombardi - non viene come leader poltico, con le sue soluzioni ai problemi, viene con un messaggio di pace, religioso e morale. E dice che le soluzioni non sono mai nelle armi e nella violenza. La sua speranza e' che i cristiani siano un fattore di dialogo e pace per la societa', costruttori di ponti". Questo, rileva il gesuita, "e' anche il messaggio dell'Esortazione Apostolica 'Ecclesia in Medio Oriente', che il portavoce definisce "un documento scritto con uno stile piu' semplice rispetto ad altri della Santa Sede e che - prevede - proprio per questo fara' bene suo servizio". Il testo, spiega, "propone una prospettiva positiva e interessante, senza ribadire necessariamente tutte le posizoni della Santa Sede sui diversi argomenti, come ad esempio la questione dello statuto internazionale di Gerusalemme".

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PAPA IN LIBANO: OCCORRE BANDIRE VIOLENZA VERBALE E FISICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"Bandire la violenza verbale o fisica", perche' "essa e' sempre un oltraggio alla dignita' umana, sia dell'autore sia della vittima".
Benedetto XVI ha lanciato questo appello accorato nel discorso rivolto nella tarda mattinata di oggi alle autorita' civili e religiose del Libano e al corpo diplomatico riuniti nel Palazzo Presidenziale di Baabda. Il Papa ha letto in francese un testo lungo e complesso, limato fino all'ultimo momento, che pur senza espliciti riferimenti alla Siria e alla crisi innescata nel mondo arabo dalle proteste contro il film blasfemo sottolinea le difficolta' dei paesi del Medio Oriente "che conoscono conflitti armati: queste guerre - ha detto - piene di vanita' e di orrori".

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PAPA IN LIBANO:CRISTIANI,EBREI E MUSULMANI HANNO LOTTATO TROPPO


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"La specificita' del Medio Oriente consiste nella mescolanza secolare di componenti diverse".
Benedetto XVI lo ha riconosciuto nel discorso alle autorita' politiche e religiose del Libano e agli ambasciatori accreditati a Beirut, riuniti nel Palalzzo Presidenziale di Baabda. "Certo, ahime', esse si sono anche combattute", ha ricordato il Papa sottolinenando che "una societa' plurale esiste soltanto per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l'altro e del dialogo continuo".
"Questo dialogo tra gli uomini e' possibile solamente - ha spiegato il Pontefice tedesco - nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perche' sono radicate nella natura della persona umana" e rappresentano "come un substrato, esprimendo i tratti autentici e caratteristici dell'umanita'".
"Essi - ha osservato Papa Ratzinger - appartengono ai diritti di ogni essere umano. Nell'affermazione della loro esistenza, le diverse religioni recano un contributo decisivo. Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternita', dove appunto cio' che unisce e' il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa e' per se stessa, per gli altri e per l'umanita'".
"Qui - ha scandito Benedetto XVI - si trova la via della pace! Qui e' l'impegno che ci e' richiesto! Qui e' l'orientamento che deve presiedere alle scelte politiche ed economiche, ad ogni livello e su scala planetaria!". Per il Papa, dunque, occorre soprattutto una maturazione delle coscienze: "la trasformazione in profondita' dello spirito e del cuore e' necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialita', il senso profondo della giustizia e quello del bene comune".
"Dobbiamo essere ben coscienti - ha esortato rivolto ai presenti - che il male non e' una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico". Secondo il Papa teologo, "il male, il demonio, passa attraverso la liberta' umana, attraverso l'uso della nostra liberta' e cerca un alleato: l'uomo". Infatti, "il male ha bisogno di lui per diffondersi. E' cosi' che, avendo offeso il primo comandamento, l'amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l'amore del prossimo. Con lui, l'amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell'invidia, dell'odio e della morte". "Ma e' possibile - ha concluso Benedetto XVI con una nota di speranza il Papa - non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene: e' a questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le liberazioni umane tanto desiderate deludono, perche' si muovono nello spazio ridotto concesso dalla ristrettezza di spirito dell'uomo, dalla sua durezza, dalle sue intolleranze, dai suoi favoritismi, dai suoi desideri di rivincita e dalle sue pulsioni di morte".

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PAPA IN LIBANO: TERRORISMO E POTERI ECONOMICI ATTENTANO A PACE

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"La disoccupazione, la povertà, la corruzione, le diverse dipendenze, lo sfruttamento, i traffici di ogni sorta e il terrorismo implicano, assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime, un indebolimento del potenziale umano".
Lo ha denunciato Benedetto XVI che ha analizzato la difficile situazione del mondo di oggi (e non solo del Medio Oriente, ha chiarito) nel suo discorso alle autorita' politiche e religiose del Libano e agli ambasciatori accreditati a Beirut.
"La logica economica e finanziaria - ha rilevato - vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l’avere sull’essere, ma la perdita di ogni vita umana è una perdita per l’umanità intera", che "è una grande
famiglia di cui siamo tutti responsabili".
"Certe ideologie - ha continuato - mettendo in causa in modo diretto o indiretto, o persino legale, il valore inalienabile di ogni persona e il fondamento naturale della famiglia, minano le basi della società".
Per Papa Ratzinger "dobbiamo essere coscienti di questi attentati all’edificazione e all’armonia del vivere insieme". "Solo una solidarietà effettiva - ha affermato - costituisce l’antidoto a tutto questo. Solidarietà per respingere ciò che ostacola il rispetto di ogni essere umano, solidarietà per sostenere le politiche e le iniziative volte ad unire i popoli in modo onesto e giusto".
Riferendosi poi alla tradizione di convivenza del Libano, ha aggiunto: "e' bello vedere le azioni di collaborazione e di vero dialogo che costruiscono una nuova maniera di vivere insieme.
Una migliore qualità di vita e di sviluppo integrale non è possibile che nella condivisione delle ricchezze e delle competenze, rispettando la dignità di ciascuno. Ma - ha concluso il Papa - un tale stile di vita conviviale, sereno e dinamico non può esistere senza la fiducia nell’altro, chiunque sia".

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PAPA IN LIBANO:COME ARTIGIANO DI PACE PIANTA CEDRO CON SULEIMAN

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"L'artigiano di pace e' umile e giusto". Con queste parole Benedetto XVI ha commentato il gesto da lui compiuto nel giardino del Palazzo Presidenziale di Baabda dove - insieme al presidente Michel Suleiman ha piantato un cedro del Libano, "simbolo - ha detto - del vostro bel Paese".
"Vedendo questo alberello e le cure di cui avra' bisogno per fortificarsi fino a stendere i suoi rami maestosi, ho pensato - ha poi confidato Joseph Ratzinger - al vostro Paese e al suo destino, ai Libanesi e alle loro speranze, a tutte le persone di questa Regione del mondo che sembra conoscere i dolori di un parto senza fine".
"Ho domandato a Dio - ha continuato il Papa teologo - di benedirvi, di benedire il Libano e di benedire tutti gli abitanti di questa Regione che ha visto nascere grandi religioni e nobili culture. Perche' Dio ha scelto questa Regione? Perche' essa vive nella tormenta?
Dio l'ha scelta, mi sembra, affinche' sia esemplare, affinche' testimoni di fronte al mondo la possibilita' che l'uomo ha di vivere concretamente il suo desiderio di pace e di riconciliazione! Questa aspirazione e' inscritta da sempre nel piano di Dio, che l'ha impressa nel cuore dell'uomo". "I credenti - ha spiegato il Pontefice - hanno dunque oggi un ruolo essenziale, quello di testimoniare la pace che viene da Dio e che e' un dono fatto a tutti nella vita personale, familiare, sociale, politica ed economica".
"L'inoperosita' degli uomini dabbene- ha insisitito Papa Ratzinger - non deve permettere al male di trionfare. E il non far nulla e' ancora peggio". Il Papa teologo ha anche auspicato che le sue "riflessioni sulla pace, la societa', la dignita' della persona, sui valori della famiglia e della vita, sul dialogo e la solidarieta'", ribadite nel discorso di oggi, non rimangano "ideali semplicemente enunciati".
"Possono e devono - ha concluso - essere vissuti. Siamo in Libano ed e' qui che devono essere vissuti. Il Libano e' chiamato, ora piu' che mai, ad essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uomini e donne del mondo della cultura, vi invito dunque a testimoniare con coraggio intorno a voi, a tempo opportuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la pace".

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PAPA IN LIBANO:COSTRUIRE PACE IMPARANDO DA FAMIGLIE DIFESA VITA


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

"In Libano, la Cristianita' e l'Islam abitano lo stesso spazio da secoli e non e' raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni: se in una stessa famiglia questo e' possibile, perche' non dovrebbe esserlo a livello dell'intera societa'?".
Con questa domanda Benedetto XVI ha introdotto la sua riflessione sul ruolo della famiglia per la costruzione della pace, a cominciare dall'accoglienza e dalla difesa della vita in tutte le situazioni. "Se vogliamo la pace, difendiamo la vita: questa logica - ha osservato - squalifica non solo la guerra e gli atti terroristici, ma anche ogni attentato alla vita dell'essere umano, creatura voluta da Dio. L'indifferenza o la negazione di cio' che costituisce la vera natura dell'uomo impediscono il rispetto di questa grammatica che e' la legge naturale inscritta nel cuore umano".
"Nel disegno di Dio - ha ricordato il Pontefice teologo - ogni persona e' unica e insostituibile. Essa viene al mondo in una famiglia, che e' il suo primo luogo di umanizzazione, e soprattutto la prima educatrice alla pace". "Per costruire la pace - dunque -l'attenzione deve dunque portarsi verso la famiglia, al fine di facilitare il suo compito, per sostenerla cosi' e dunque promuovere dappertutto una cultura di vita".
"L'efficacia dell'impegno per la pace - ha sottolineato in proposito - dipende dalla concezione che il mondo puo' avere della vita umana".
"Per aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito - ha scandito Benedetto XVI - e' quello di educare alla pace per costruire una cultura di pace". E, ha rilevato, "l'educazione, nella famiglia o a scuola, dev'essere anzitutto educazione ai valori spirituali che conferiscono alla trasmissione del sapere e delle tradizioni di una cultura il loro senso e la loro forza".
"Lo spirito umano - sono ancora le parole del Papa nel discorso alle autorita e alle rappresentanze diplomatiche - ha il gusto innato del bello, del bene e del vero. E' il sigillo del divino, l'impronta di Dio in esso! Da questa aspirazione universale deriva una concezione morale ferma e giusta, che pone sempre la persona al centro". "Ma e' solo nella liberta' - ha chiarito Joseph Ratzinger - che l'uomo puo' volgersi verso il bene, perche' "la dignita' dell'uomo richiede che egli agisca secondo una scelta consapevole e libera, cioe' mosso e indotto personalmente dal di dentro, e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna".
E in definitiva, quindi, "il compito dell'educazione e' di accompagnare la maturazione della capacita' di fare scelte libere e giuste, che possano andare contro-corrente rispetto alle opinioni diffuse, alle mode, alle ideologie politiche e religiose".

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15/9/2012

Un Papa troppo blindato?

MARCO TOSATTI

Troppo blindata all’inizio la visita del Papa; tutti i quotidiani libanesi riportano la frustrazione di molti cittadini che avrebbero voluto vedere almeno da lontano il Papa, e che ne sono stati impediti da misure di sicurezza estremamente rigorose e severe.

Ma evidentemente è apparso chiaro ai responsabili, vaticani e locali, che un viaggio soffocato dalle misure di sicurezza equivaleva a un viaggio dimezzato, e così lo scenario oggi è cambiato totalmente. Un comunicato emesso dal Palazzo presidenziale di Baabda esortava “tutti i cittadini a riunirsi a partire dalle 8 lungo la strada che porta al palazzo presidenziale sulla quale passerà la Papamobile che porta il grande ospite per cogliere un’immagine del Papa e ricevere la sua benedizione”.

E i beirutini non se lo sono fatto dire due volte: come mostrano le immagini migliaia di libanesi si sono affollati lungo le strade, gridando “Papa, ti amiamo” e sventolando bandiere libanesi e vaticane. Man mano che il corteo si avvicinava, la folla ha cominciato a premere, per vedere più da vicino il Papa, che rispondeva benedicendo. Il corteo era scortato dalla guardia a cavallo presidenziale, e preceduto, a pochi metri di distanza dai danzatori di Dabke, vestiti in costume tradizionale libanese. La loro presenza, fra cui alcuni bambini, a pochi metri dalla Papamobile è stata un’estrema concessione da parte della sicurezza.


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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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INCONTRO CON I CAPI DELLE COMUNITÀ RELIGIOSE MUSULMANE, NEL PALAZZO PRESIDENZIALE DI BAADBA

Alle ore 10.50, nel Salone degli Ambasciatori del Palazzo Presidenziale di Baadba, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Capi delle Comunità musulmane Sunnita, Sciita, Drusa e Alawita. Con il Papa, sono presenti al colloquio il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Patriarca di Antiochia dei Maroniti, S.B. Béchara Boutros Raï, il Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Card. Jean-Louis Tauran e il Nunzio Apostolico in Libano, S.E. Mons. Gabriele Giordano Caccia.
Anche ai Capi delle Comunità musulmane il Santo Padre dona una copia dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente della Repubblica,
Signore e Signori rappresentanti delle Autorità parlamentari, governative, istituzionali e politiche del Libano,
Signore e Signori Capi delle missioni diplomatiche,

Beatitudini, Responsabili religiosi,

cari fratelli nell’Episcopato, Signore, Signori, cari amici!



«Salàmi ō-tīkum» (Gv 14,27)! è con questa parola di Cristo Gesù che desidero salutarvi e ringraziarvi della vostra accoglienza e della vostra presenza. La ringrazio, Signor Presidente, non solo per le sue parole cordiali ma anche per aver permesso questo incontro. Assieme a Lei, ho appena piantato un cedro del Libano, simbolo del vostro bel Paese.

Vedendo questo alberello e le cure di cui avrà bisogno per fortificarsi fino a stendere i suoi rami maestosi, ho pensato al vostro Paese e al suo destino, ai Libanesi e alle loro speranze, a tutte le persone di questa Regione del mondo che sembra conoscere i dolori di un parto senza fine. Allora ho domandato a Dio di benedirvi, di benedire il Libano e di benedire tutti gli abitanti di questa Regione che ha visto nascere grandi religioni e nobili culture. Perché Dio ha scelto questa Regione ? Perché essa vive nella tormenta? Dio l’ha scelta, mi sembra, affinché sia esemplare, affinché testimoni di fronte al mondo la possibilità che l’uomo ha di vivere concretamente il suo desiderio di pace e di riconciliazione! Questa aspirazione è inscritta da sempre nel piano di Dio, che l’ha impressa nel cuore dell’uomo. È sulla pace che desidero intrattenervi perché Gesù ha detto: «Salàmi ōtīkum ».
Un paese è ricco anzitutto delle persone che vivono al suo interno. Da ciascuna di esse e da tutte insieme dipende il suo futuro e la sua capacità di impegnarsi per la pace.
Un tale impegno non sarà possibile che in una società unita. Tuttavia, l’unità non è l’uniformità. La coesione della società è assicurata dal rispetto costante della dignità di ogni persona e dalla partecipazione responsabile di ciascuna secondo le sue capacità, impegnando ciò che di meglio vi è in essa. Al fine di assicurare il dinamismo necessario per costruire e consolidare la pace, occorre instancabilmente tornare ai fondamenti dell’essere umano.
La dignità dell’uomo è inseparabile dal carattere sacro della vita donata dal Creatore. Nel disegno di Dio, ogni persona è unica e insostituibile. Essa viene al mondo in una famiglia, che è il suo primo luogo di umanizzazione, e soprattutto la prima educatrice alla pace. Per costruire la pace, la nostra attenzione deve dunque portarsi verso la famiglia, al fine di facilitare il suo compito, per sostenerla così e dunque promuovere dappertutto una cultura di vita.
L’efficacia dell’impegno per la pace dipende dalla concezione che il mondo può avere della vita umana. Se vogliamo la pace, difendiamo la vita! Questa logica squalifica non solo la guerra e gli atti terroristici, ma anche ogni attentato alla vita dell’essere umano, creatura voluta da Dio. L’indifferenza o la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’uomo impediscono il rispetto di questa grammatica che è la legge naturale inscritta nel cuore umano (cfr Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2007, 3). La grandezza e la ragion d’essere di ogni persona non si trovano che in Dio. Così, il riconoscimento incondizionato della dignità di ogni essere umano, di ciascuno di noi, e quella del carattere sacro della vita implicano la responsabilità di tutti davanti a Dio. Dobbiamo dunque unire i nostri sforzi per sviluppare una sana antropologia che comprenda l’unità della persona. Senza di essa, non è possibile costruire l’autentica pace.
Benché siano più evidenti nei Paesi che conoscono conflitti armati – queste guerre piene di vanità e di orrori –, gli attentati all’integrità e alla vita delle persone esistono anche in altri Paesi.
La disoccupazione, la povertà, la corruzione, le diverse dipendenze, lo sfruttamento, i traffici di ogni sorta e il terrorismo implicano, assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime, un indebolimento del potenziale umano.
La logica economica e finanziaria vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l’avere sull’essere! Ma la perdita di ogni vita umana è una perdita per l’umanità intera. Questa è una grande famiglia di cui siamo tutti responsabili. Certe ideologie, mettendo in causa in modo diretto o indiretto, o persino legale, il valore inalienabile di ogni persona e il fondamento naturale della famiglia, minano le basi della società. Dobbiamo essere coscienti di questi attentati all’edificazione e all’armonia del vivere insieme. Solo una solidarietà effettiva costituisce l’antidoto a tutto questo. Solidarietà per respingere ciò che ostacola il rispetto di ogni essere umano, solidarietà per sostenere le politiche e le iniziative volte ad unire i popoli in modo onesto e giusto. È bello vedere le azioni di collaborazione e di vero dialogo che costruiscono una nuova maniera di vivere insieme. Una migliore qualità di vita e di sviluppo integrale non è possibile che nella condivisione delle ricchezze e delle competenze, rispettando la dignità di ciascuno. Ma un tale stile di vita conviviale, sereno e dinamico non può esistere senza la fiducia nell’altro, chiunque sia. Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternità, dove appunto ciò che unisce è il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa è per se stessa, per gli altri e per l’umanità. Qui si trova la via della pace ! Qui è l’impegno che ci è richiesto! Qui è l’orientamento che deve presiedere alle scelte politiche ed economiche, ad ogni livello e su scala planetaria!
Per aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito è dunque quello di educare alla pace per costruire una cultura di pace. L’educazione, nella famiglia o a scuola, dev’essere anzitutto educazione ai valori spirituali che conferiscono alla trasmissione del sapere e delle tradizioni di una cultura il loro senso e la loro forza. Lo spirito umano ha il gusto innato del bello, del bene e del vero. È il sigillo del divino, l’impronta di Dio in esso! Da questa aspirazione universale deriva una concezione morale ferma e giusta, che pone sempre la persona al centro. Ma è solo nella libertà che l’uomo può volgersi verso il bene, perché «la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo una scelta consapevole e libera, cioè mosso e indotto personalmente dal di dentro, e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna» (Gaudium et spes, 17).
Il compito dell’educazione è di accompagnare la maturazione della capacità di fare scelte libere e giuste, che possano andare contro-corrente rispetto alle opinioni diffuse, alle mode, alle ideologie politiche e religiose. L’affermarsi di una cultura di pace ha questo prezzo! Occorre evidentemente bandire la violenza verbale o fisica. Essa è sempre un oltraggio alla dignità umana, sia dell’autore sia della vittima. D’altronde, valorizzando le opere pacifiche e il loro influsso per il bene comune, si crea anche l’interesse per la pace. Come testimonia la storia, tali gesti di pace hanno un ruolo considerevole nella vita sociale, nazionale e internazionale. L’educazione alla pace formerà così uomini e donne generosi e retti, attenti a tutti, e particolarmente alle persone più deboli.
Pensieri di pace, parole di pace e gesti di pace creano un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità, dove gli sbagli e le offese possono essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Che gli uomini di Stato e i responsabili religiosi vi riflettano!
Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico.
Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà. Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte.
Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene (cfr Rm 12, 21). È a questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le «liberazioni» umane tanto desiderate deludono, perché si muovono nello spazio ridotto concesso dalla ristrettezza di spirito dell’uomo, dalla sua durezza, dalle sue intolleranze, dai suoi favoritismi, dai suoi desideri di rivincita e dalle sue pulsioni di morte. La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune.
Uno sguardo nuovo e più libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in pace e pronti ad impegnarsi per la pace.
Ora essa è particolarmente esigente: si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti (cfr Rm 12,16b.18). Solo allora può crescere la buona intesa tra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza sensi di superiorità e nel rispetto dei diritti di ciascuna. In Libano, la Cristianità e l’Islam abitano lo stesso spazio da secoli.
Non è raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni. Se in una stessa famiglia questo è possibile, perché non dovrebbe esserlo a livello dell’intera società? La specificità del Medio Oriente consiste nella mescolanza secolare di componenti diverse. Certo, ahimè, esse si sono anche combattute! Una società plurale esiste soltanto per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l’altro e del dialogo continuo. Questo dialogo tra gli uomini è possibile solamente nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perché sono radicate nella natura della persona umana. Questi valori, che sono come un substrato, esprimono i tratti autentici e caratteristici dell'umanità. Essi appartengono ai diritti di ogni essere umano. Nell'affermazione della loro esistenza, le diverse religioni recano un contributo decisivo. Non dimentichiamo che la libertà religiosa è il diritto fondamentale da cui molti altri dipendono. Professare e vivere liberamente la propria religione senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà deve essere possibile a chiunque. La perdita o l'indebolimento di questa libertà priva la persona del sacro diritto ad una vita integra sul piano spirituale.
La sedicente tolleranza non elimina le discriminazioni, talvolta invece le rinforza. E senza l'apertura al trascendente, che permette di trovare risposte agli interrogativi del cuore sul senso della vita e sulla maniera di vivere in modo morale, l'uomo diventa incapace di agire secondo giustizia e di impegnarsi per la pace.
La libertà religiosa ha una dimensione sociale e politica indispensabile alla pace! Essa promuove una coesistenza ed una vita armoniose attraverso l'impegno comune al servizio di nobili cause e la ricerca della verità, che non si impone con la violenza ma con «la forza stessa della verità» (Dignitatis humanae, 1), quella Verità che è in Dio. Perché la fede vissuta conduce inevitabilmente all'amore. La fede autentica non può condurre alla morte. L'artigiano di pace è umile e giusto. I credenti hanno dunque oggi un ruolo essenziale, quello di testimoniare la pace che viene da Dio e che è un dono fatto a tutti nella vita personale, familiare, sociale, politica ed economica (cfr Mt 5,9; Eb 12,14). L'inoperosità degli uomini dabbene non deve permettere al male di trionfare. E il non far nulla è ancora peggio.
Queste brevi riflessioni sulla pace, la società, la dignità della persona, sui valori della famiglia e della vita, sul dialogo e la solidarietà non possono rimanere ideali semplicemente enunciati. Possono e devono essere vissuti. Siamo in Libano ed è qui che devono essere vissuti. Il Libano è chiamato, ora più che mai, ad essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uomini e donne del mondo della cultura, vi invito dunque a testimoniare con coraggio intorno a voi, a tempo opportuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la pace. «Salàmi ō-tīkum», dice Cristo (Gv 14,27)! Dio vi benedica! Grazie!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA IN LIBANO:IN PAPAMOBILE A BEIRUT,FOLLA E GUARDIE A CAVALLO

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Benedetto XVI attraversa in "Papamobile" le vie del centro di Beirut gremite di folla.
Lo precedono e lo seguono le guardie presidenziali a cavallo, disposte in file da otto, ciascuno con una bandiera libanese o vaticana. Il corteo procede verso il palazzo presidenziale.
Verso la fine del percorso, da gruppi di persone che erano ai lati della strada, sono state lanciate manciate di riso sulla "Papamobile", mentre giovani figuranti improvvisavano una danza in onore di Benedetto XVI, incrociando anche delle piccole spade.

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: FA IL NONNO CON I NIPOTI DEL PRESIDENTE


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Grande cordialita' tra il Papa e il presidente del Libano, nel colloquio di questa mattina al Palazzo di Baabda. Subito dopo, Michel Suleiman ha presentato a Benedetto XVI i suoi familiari, un gruppo numeroso perche' figli e figlie del presidente hanno a loro volta dei figli. E proprio con i bambini Joseph Ratzinger si e' soffermato di piu', chinandosi per abbracciarli e scambiare con loro qualche parola, proprio come un nonno.

© Copyright (AGI)


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PAPA IN LIBANO: COLLOQUI CON PREMIER E PRESIDENTE PARLAMENTO

Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Nel Salone degli Ambasciatori del Palazzo Presidenziale di Baadba, Benedetto XVI ha avuto separati incontri prima con con il presidente del Parlamento Libanese, lo sciita Nabih Berri, e successivamente con il presidente del Consiglio dei Ministri, il sunnita Nagib Mikati. Dopo i colloqui privati, ciascuno dei due esponenti islamici ha presentato al Papa i suoi familiari e ricevuto una copia dell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente".

© Copyright (AGI)

PAPA IN LIBANO: DONA ESORTAZIONE APOSTOLICA AI CAPI MUSULMANI


Salvatore Izzo

(AGI) - Beirut, 15 set.

Benedetto XVI ha donato ai capi delle comunita' musulmane del Libano una copia dell'Esortazione Apostolica Post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente". Il gesto e' stato compiuto dal Pontefice nel Salone degli Ambasciatori del Palazzo Presidenziale di Baadba, dove ha incontrato i capi delle comunita' Sunnita, Sciita, Drusa e Alawita. Con il Papa, erano presenti al colloquio il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il patriarca di Antiochia dei Maroniti, arcivescovo Bechara Boutros Rai, il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, cardinale Jean-Louis Tauran, e il nunzio apostolico in Libano, monsignor Gabriele Giordano Caccia.

© Copyright (AGI)


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Quel cedro piantato dal Papa

L’immagine del piccolo cedro piantato in un giardino da Benedetto XVI insieme al presidente Michel Sleiman resterà tra i simboli più chiari di questo coraggioso viaggio — in un contesto difficile e drammatico — dell’uomo vestito di bianco (l’homme en blanc) che ha incoraggiato tutti i libanesi a non avere paura, come titola in prima pagina il quotidiano «L’Orient Le Jour». E a richiamare il simbolo è stato lo stesso Papa, all’inizio del discorso tenuto nel palazzo presidenziale di Baabda. Qui il Pontefice è stato accolto con danze e musiche orientali, tra lanci di fiori e di chicchi di riso, mentre da piccoli bracieri s’innalzava l’incenso, come si leva la preghiera.
Prolungato e caloroso è stato in particolare il colloquio con i quattro principali capi religiosi musulmani libanesi, insieme al patriarca maronita Béchara Boutros Raï. A ciascuno di loro Papa Benedetto ha voluto consegnare una copia in arabo della Ecclesia in medio oriente. Nel documento — nato dall’assemblea sinodale speciale per la regione e che lo stesso Pontefice ha definito Road Map per i prossimi anni — si legge che «un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più il Medio Oriente, giacché i cristiani partecipano con gli altri credenti all’identità così particolare della regione».
Ne deriva che «gli uni sono responsabili degli altri davanti a Dio». E al documento — che Benedetto XVI ha firmato come primo atto del viaggio circondato dai patriarchi orientali nella festa dell’Esaltazione della Croce — ha fatto eco il discorso papale, che ha sostenuto con forza la convivenza di pace tra cristiani e musulmani. Proprio la festa, nata in Oriente negli ultimi anni del lungo regno di Costantino, ha suggerito al Papa la chiave di lettura del documento. Il legame tra morte e resurrezione di Cristo impone infatti ai cristiani di divenire testimoni di fraternità, con atti concreti simili alla storica decisione dell’imperatore di concedere la libertà religiosa.
Così, nelle parole di Benedetto XVI è stata con finezza rovesciata l’interpretazione prevalente della promessa fatta al sovrano venerato in Oriente come santo: la vittoria nel segno della Croce è «la vittoria dell’amore sull’odio», che vince ogni paura. Nel discorso tenuto nel palazzo presidenziale il messaggio papale si è rivolto poi a tutti i libanesi, richiamando la necessità di tornare ai fondamenti dell’essere umano. Sin dalle origini nella famiglia, luogo di formazione essenziale che spesso nel Paese è un luogo di convivenza tra culture e religioni diverse.
Se «vogliamo la pace, difendiamo la vita» ha esclamato con forza il Papa, ricordando subito dopo che il male non è anonimo e che il demonio cerca sempre come alleato l’uomo. Anche nelle «guerre piene di vanità e di orrori», che vanno contrastate. Educando — ha ripetuto — alla libertà religiosa che «ha una dimensione sociale e politica indispensabile alla pace». Finché questa crescerà come il piccolo cedro che è simbolo del Libano.

g.m.v


(©L'Osservatore Romano 16 settembre 2012)


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PRANZO CON I PATRIARCHI E I VESCOVI DEL LIBANO, CON I MEMBRI DEL CONSIGLIO SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI E CON IL SEGUITO PAPALE

RISPOSTA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLE PAROLE DI ACCOGLIENZA

Beatitudine, venerati Patriarchi,
cari Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari Membri del Consiglio Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente e del Sinodo armeno-cattolico,
cari seminaristi, fratelli e sorelle in Cristo!

Esprimo la mia profonda gratitudine al Patriarca Nersès Bédros per il suo invito e per le parole che mi ha rivolto, come pure al Superiore di questa casa. Saluto cordialmente tutti gli invitati.
La divina Provvidenza ha permesso il nostro incontro in questo convento di Bzommar, così emblematico per la Chiesa armena cattolica.
Il suo fondatore, il monaco Hagop, soprannominato Méghabarde – Peccatore –, è per noi un esempio di preghiera, di distacco dai beni materiali e di fedeltà a Cristo Redentore. 500 anni fa egli promosse la stampa del Libro del Venerdì, stabilendo così un ponte tra l’oriente e l’occidente cristiani.
Alla sua scuola, possiamo imparare il senso della missione, il coraggio della verità e il valore della fraternità nell’unità. Nel momento in cui ci accingiamo a rifocillarci con questo pasto preparato con amore e generosamente offerto, il monaco Hagop ci ricorda anche che la sete dello spirituale e la ricerca dell’al di là devono sempre abitare i nostri cuori. Poiché «non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).
Cari amici, per intercessione degli Apostoli Bartolomeo e Taddeo, e di San Gregorio l’Illuminatore, domandiamo al Signore di benedire la Comunità armena duramente provata attraverso i tempi e di mandare nella sua messe numerosi e santi operai che, a motivo di Cristo, siano capaci di cambiare il volto delle nostre società, di guarire i cuori straziati e di ridare coraggio, forza e speranza ai disperati. Grazie!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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Papa: Musulmani e cristiani insieme contro violenza e guerra

"Possono vivere insieme senza odio, nel rispetto delle fedi"

Beirut, 15 set. (TMNews)

"E' tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre".
Lo ha detto il Papa rivolgendosi ad una folla di migliaia di ragazzi libanesi e di altri paesi del Medio Oriente radunati nel piazzale di fronte al patriarcato maronita a Bkerké.
A conclusione del suo discorso il Papa ha rivolto un saluto specifico ai "giovani musulmani che sono con noi stasera.
Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell'insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell'unità con i cristiani.
Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi. Bisogna che l'intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l'Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana". Poi, dopo aver parlato della Siria, ha sottolineato che il Papa "non dimentica i mediorientali che soffrono. E' tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre".

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