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Viaggio apostolico in Messico e Cuba...

Ultimo Aggiornamento: 02/04/2012 13.58
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Da "La Stampa.it"...

Il sombrero di Benedetto

I problemi della società messicana, le violenze criminali e le ingiustizie, sono stati al centro del saluto che il vescovo di Leon, mons. José Martin Rabago, ha rivolto a Benedetto XVI all'inizio della messa al Parque del Bicentenario

VATICANISTA DE LA STAMPA

INVIATO A LEON (MESSIC

Gli hanno lanciato un sombrero bianco e nero mentre attraversava in "papamobile" il parco del bicentenario e Benedetto XVI con l'aiuto del segretario personale,don Georg lo ha indossato fino al palco dove ha celebrato la messa. Un sombrero nero e bianco, il tipico cappello "Charro" a falde larghe della tradizione messicana. Lo ha indossato Benedetto XVI durante il suo giro in "papamobile" tra la folla del Parque del Bicentenario a Leon , in attesa della messa da lui presieduta. Tra le centinaia di migliaia di persone che lo hanno acclamato e festeggiato, una è riuscita dalle transenne a fargli arrivare un sombrero che Ratzinger ha subito indossato, visibilmente compiaciuto, tra gli applausi. "In questi momenti in cui tante famiglie si ritrovano divise e costrette all'emigrazione, molte soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità, rivolgiamoci a Maria nella ricerca di conforto, vigore e speranza". , ha affermato Benedetto XVI all'Angelus al Parque di Bicentenario a Leon, nel terzo giorno del viaggio in Messico, incoraggiando a "superare così ogni male e instaurare una società più giusta e solidale". Sono circa mezzo milione le persone che assistono alla messa, riferisce il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in base a stime sul fatto che tutti i 300 mila posti assegnati sono occupati e molte altre persone si sono aggiunte negli spazi adiacenti. Benedetto XVI è arrivato in elicottero al Parque del Bicentenario, l'area pubblica allestita a Leon dallo stato di Guanajuato, culla della lotta nazionale messicana, per commemorare i 200 anni dell'indipendenza del Paese. Nell'area, che può accogliere 350 mila persone, il Papa celebra oggi la messa con circa 250 tra cardinali, vescovi del Messico, i presidenti delle 22 Conferenze episcopali dell'America Latina e dei Caraibi, vescovi di tutto il continente americano, e circa tremila sacerdoti. Invocando per il Messico e per tutta l'America Latina e i Caraibi la protezione della Vergine di Guadalupe e ponendoli "sotto il suo dolce sguardo", Benedetto XVI - all'Angelus a Leon - ha supplicato "che la sua presenza in questa Nazione continui a richiamare al rispetto, alla difesa e alla promozione della vita umana e al consolidamento della fraternità, evitando - ha aggiunto - l'inutile vendetta ed allontanando l'odio che divide". Nel tragitto in elicottero verso il Parque del Bicentenario, a Leon, Benedetto XVI ha sorvolato la grande statua del Cristo Re, sul Cerro del Cubilete (2.700 metri), che domina la città. Si tratta della seconda statua più imponente del mondo dopo quella del più noto Cristo Redentore del Corcovado, a Rio de Janeiro, ed è uno dei maggiori monumenti religiosi messicani, meta di un pellegrinaggio annuale a cavallo (Cavalcada) all'Epifania.La cima del Cerro Cubilete è stata scelta perché si trova nell'esatto centro geografico del Messico. La scultura (80 tonnellate, 22 metri di altezza) raffigura il Cristo con le braccia aperte affiancato da due angeli: uno che tiene nelle mani la corona regale e l'altro la corona di spine.La statua originale realizzata nel 1923 fu distrutta nel 1926 da un bombardamento ordinato dal presidente messicano Plutarco Elias Calles all'inizio della rivolta dei Cristeros (1926-1929).L'attuale scultura, inaugurata nel 1940, fu co-finanziata dal governo messicano come gesto di buona volontà verso la Chiesa. Intanto resterà nella memoria un incontro inatteso, non previsto dal programma, ma che è destinato a rimane tra i momenti più significativi di questo viaggio di Benedetto XVI in Messico. Per iniziativa del presidente federale Felipe Calderon, in occasione del loro incontro a Guanajuato, il Papa ha infatti incontrato un gruppo di otto familiari di vittime delle bande della criminalità organizzata. Il Pontefice ha potuto manifestare così la sua partecipazione alla lotta contro la principale piaga che affligge il Messico, insanguinato da un altissimo numero di morti (50mila negli ultimi cinque anni) a causa delle guerre dei 'narcos'. Un'attenzione confermata anche dalla comune sollecitazione di Ratzinger e Calderon, come delle due delegazioni della Santa Sede e del governo messicano che si sono incontrate a Guanajuato, affinché si arrivi rapidamente alla stipula del Trattato internazionale sul commercio delle armi piccole e leggere (Att), poiché "la loro proliferazione ha favorito l'azione criminale della delinquenza organizzata", e perché il loro commercio sia regolato responsabilmente "in modo che se ne eviti il possesso da parte di gruppi criminali". Intenso e toccante l'incontro del Pontefice con i familiari delle vittime dei 'narcos'. Ognuno aveva una storia da raccontare. C'era Maria Elvia Valencia, madre di un poliziotto federale fatto sparire dalla criminalità organizzata (desaparecido) a Ciudad Hidalgo, nel Michoacan. C'era Maria Herrera, di Michoacan, madre di quattro figli (José de Jesus, Raul, Gustavo e Luis Armando Trujillo Herrera) fatti sparire anch'essi dalla delinquenza organizzata. C'era Alicia Ulloa Conde, sorella di Gabriela Ulloa, vittima di un sequestro. Quindi Araceli Quintanilla Ocana, di Monterrey, nel Nuevo Leon, la cui sorella, studentessa universitaria, cadde vittima del fuoco incrociato in una sparatoria. Simbolica la vicenda di Maria Guadalupe Davila, di Ciudad Juarez, la città al confine con gli Stati Uniti considerata la più violenta al mondo, il cui figlio Rodrigo Cadena è una delle vittime della strage di Villas de Salvarcar: il 30 gennaio scorso se ne è ricordato il secondo anniversario e vi furono massacrate 15 persone, compresi donne e bambini, restando come l'evento emblematico da cui rilanciare la lotta contro l'imperversare del narcotraffico. Altra presenza particolarmente significativa, quella di Veronica Cavazos, vedova del sindaco di Santiago (Nuevo Leon), Edelmiro Cavazos, strenuo avversario del crimine organizzato e della corruzione nelle file della polizia, e per questo assassinato nell'agosto 2010. Tra le persone incontrate dal Papa, anche Josefina Torres Espinoza, moglie di un militare che rimase ucciso in un'operazione contro il crimine organizzato a Durango. Unica storia a lieto fine quella di Norberto Ortega Tafoya, vittima lui stesso di un sequestro, ma poi liberato. Tutti, nel dolore delle vicende trascorse, conserveranno dall'incontro col Papa momenti di conforto, incoraggiamento e speranza.


Papa Ratzi Superstar

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

SANTA MESSA AL PARQUE DEL BICENTENARIO DI LEÓN (MESSICO)

Questa mattina, lasciato il Colegio Miraflores, il Santo Padre si trasferisce in elicottero al Parque del Bicentenario di León per la celebrazione eucaristica. Durante il trasferimento, l’elicottero sorvola il Santuario del "Cristo Rey", costruito sulla cima del "Cerro del Cubilete", centro geografico del territorio messicano.
Accolto all’eliporto dal Governatore dello Stato di Guanajuato, Juan Manuel Oliva Ramírez e dal Sindaco del Municipio di Silao, Juan Roberto Tovar Torres, che Gli consegna le chiavi della città, il Papa compie un giro panoramico tra i fedeli raccolti nel Parque del Bicentenario.
Quindi, alle ore 10 (le 18, ora di Roma che da oggi è passata all’ora legale) il Santo Padre presiede la celebrazione della Santa Messa della V Domenica di Quaresima. Concelebrano con il Papa circa 250 tra Cardinali, Vescovi del Messico, Presidenti delle 22 Conferenze Episcopali dell’America Latina e dei Caraibi e altri Vescovi di tutto il continente americano, e circa 3 mila sacerdoti.
Prima della Messa l’Arcivescovo di León, S.E. Mons. José Guadalupe Martín Rábago, rivolge un saluto al Santo Padre, il quale offre un Mosaico del Cristo Re da collocare all’interno del Santuario di Cubilete.
Nel corso della celebrazione, dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

sono contento di essere tra voi, e desidero ringraziare vivamente Mons. José Guadalupe Martín Rábago, Arcivescovo di Leòn, per le sue gentili parole di benvenuto. Saluto l'Episcopato messicano, come pure i Signori Cardinali e gli altri Vescovi qui presenti, in particolare quelli che provengono dall'America Latina e dai Caraibi. Rivolgo inoltre il mio cordiale saluto alle Autorità che ci accompagnano e a tutti coloro che si sono riuniti per partecipare a questa Santa Messa presieduta dal Successore di Pietro.
"Crea in me, Signore, un cuore puro" (Sal 50,12), abbiamo invocato nel Salmo responsoriale. Questa esclamazione mostra la profondità con la quale dobbiamo prepararci per celebrare, la prossima settimana, il grande mistero della passione, morte e risurrezione del Signore. Questo ci aiuta anche a guardare nel profondo del cuore umano, specialmente nei momenti che uniscono dolore e speranza, come quelli che attraversa attualmente il popolo messicano ed anche altri popoli dell'America Latina.
L'anelito di un cuore puro, sincero, umile, gradito a Dio, era già molto sentito da Israele, man mano che prendeva coscienza della persistenza del male e del peccato nel suo seno, come un potere praticamente implacabile ed impossibile da superare. Non restava che confidare nella misericordia di Dio onnipotente e nella speranza che Egli cambiasse dal di dentro, dal cuore, una situazione insopportabile, oscura e senza futuro. Così si aprì la strada al ricorso alla misericordia infinita del Signore, che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr Ez 33,11). Un cuore puro, un cuore nuovo, è quello che si riconosce impotente da sé stesso e si mette nelle mani di Dio per continuare a sperare nelle sue promesse. In questo modo, il salmista può dire convinto al Signore: “torneranno a te i peccatori” (Sal 50,15). E, verso la fine del salmo, darà una spiegazione che è contemporaneamente una ferma confessione di fede: “Un cuore affranto e umiliato, tu non lo disprezzi” (v. 19).
La storia di Israele narra anche grandi gesta e battaglie, ma nel momento di affrontare la sua esistenza più autentica, il suo destino più decisivo, cioè la salvezza, più che nelle proprie forze, ripone la sua speranza in Dio che può ricreare un cuore nuovo, non insensibile e arrogante. Questo può ricordare oggi ad ognuno di noi ed ai nostri popoli che, quando si tratta della vita personale e comunitaria, nella sua dimensione più profonda, non basteranno le strategie umane per salvarci. Si deve ricorrere anche all'unico che può dare vita in pienezza, perché Egli stesso è l'essenza della vita ed il suo autore, e ci ha fatto partecipi di essa attraverso il suo Figlio Gesù Cristo.
Il Vangelo di oggi prosegue facendoci vedere come questo antico anelito alla vita piena si è realizzato realmente in Cristo. Lo spiega san Giovanni in un passaggio nel quale si incrociano il desiderio di alcuni greci di vedere a Gesù ed il momento in cui il Signore sta per essere glorificato. Alla domanda dei greci, rappresentanti del mondo pagano, Gesù risponde dicendo: “È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato” (Gv 12,23). Risposta strana che sembra incoerente con la domanda dei greci. Che cosa c’entra la glorificazione di Gesù con la richiesta di incontrarsi con Lui? In realtà c'è una relazione. Qualcuno potrebbe pensare - osserva san Agostino - che Gesù si sentisse glorificato perché andavano da Lui i pagani; qualcosa di simile all'applauso della moltitudine che dà “gloria” ai grandi del mondo, diremmo oggi. Ma non è così. “Conveniva che alla sublimità della sua glorificazione precedesse l'umiltà della sua passione” (In Joannis Ev., 51, 9: PL 35, 1766).
La risposta di Gesù, che annuncia la sua passione imminente, dice che un incontro occasionale in quei momenti sarebbe superfluo e forse ingannevole. Quello che i greci vogliono vedere, in realtà lo vedranno innalzato sulla croce, dalla quale Egli attirerà tutti a sé (cfr Gv 12,32). Lì inizierà la sua “gloria”, a causa del suo sacrificio di espiazione per tutti, come il chicco di grano caduto in terra, che, morendo, germina e dà frutto abbondante. Incontreranno Colui che, sicuramente senza saperlo, andavano cercando nel loro cuore: il vero Dio che si rende riconoscibile a tutti i popoli. Questo è anche il modo in cui Nostra Signora di Guadalupe ha mostrato il suo divino Figlio a san Juan Diego. Non come un eroe portentoso da leggenda, ma come il vero Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, della vicinanza e della prossimità, il Creatore del Cielo e della Terra (cfr Nican Mopohua, v. 33). Ella, in quello momento, fece quello che aveva già sperimentato nelle Nozze di Cana. Davanti all’imbarazzo per la mancanza di vino, indicò chiaramente ai servi che la via a seguire era suo Figlio: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).
Cari fratelli, venendo qui ho potuto avvicinarmi al monumento a Cristo Re, in cima al “Cubilete”. Il mio venerato Predecessore, il beato Papa Giovanni Paolo II, benché lo desiderasse ardentemente, non poté visitare questo luogo emblematico della fede del popolo messicano, nei suoi viaggi a questa cara terra. Sicuramente oggi si rallegrerà dal cielo che il Signore mi abbia concesso la grazia di poter stare ora con voi, così come avrà benedetto i tanti milioni di messicani che hanno voluto venerare, recentemente, le sue reliquie in tutti gli angoli del Paese. Ebbene, in questo monumento si rappresenta Cristo Re. Ma le corone che lo accompagnano, una da sovrano ed un'altra di spine, indicano che la sua regalità non è come molti la intesero e la intendono. Il suo regno non consiste nel potere dei suoi eserciti per sottomettere gli altri con la forza o la violenza. Si fonda su un potere più grande, che conquista i cuori: l'amore di Dio che Egli ha portato al mondo col suo sacrificio e la verità, di cui ha dato testimonianza. Questa è la sua signoria che nessuno gli potrà togliere e che nessuno deve dimenticare. Per questo è giusto che, innanzitutto, questo santuario sia un luogo di pellegrinaggio, di preghiera fervente, di conversione, di riconciliazione, di ricerca della verità e accoglienza della grazia. A Lui, a Cristo, chiediamo che regni nei nostri cuori, rendendoli puri, docili, pieni di speranza e coraggiosi nella loro umiltà.
Anche oggi, da questo parco, con il quale si vuole ricordare il bicentenario della nascita della Nazione messicana, che ha unito molte differenze, ma con un destino ed un’aspirazione comuni, chiediamo a Cristo un cuore puro, dove egli possa abitare come Principe della pace, “grazie al potere di Dio, che è il potere del bene, il potere dell'amore”. E, affinché Dio abiti in noi, bisogna ascoltarlo, bisogna lasciarsi interpellare dalla sua Parola ogni giorno, meditandola nel proprio cuore, sull’esempio di Maria (cfr Lc 2,51). Così cresce la nostra amicizia personale con Lui, si impara quello che Egli attende da noi e si riceve incoraggiamento per farlo conoscere agli altri.
In Aparecida, i Vescovi dell'America Latina e dei Caraibi hanno colto con lungimiranza la necessità di confermare, rinnovare e rivitalizzare la novità del Vangelo, radicata nella storia di queste terre “dall'incontro personale e comunitario con Gesù Cristo che susciti discepoli e missionari” (Documento conclusivo, 11). La Misión Continental che si sta portando avanti, diocesi per diocesi, in questo Continente, ha precisamente l’obiettivo di far arrivare questa convinzione a tutti i cristiani e alle comunità ecclesiali, affinché resistano alla tentazione di una fede superficiale e abitudinaria, a volte frammentaria ed incoerente. Anche qui si deve superare la stanchezza della fede e recuperare “la gioia di essere cristiani, l’essere sostenuti dalla felicità interiore di conoscere Cristo e di appartenere alla sua Chiesa. Da questa gioia nascono anche le energie per servire Cristo nelle situazioni opprimenti di sofferenza umana, per mettersi a sua disposizione, senza ripiegarsi sul proprio benessere” (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2011). Lo vediamo molto bene nei Santi, che si dedicarono completamente alla causa del Vangelo con entusiasmo e con gioia, senza badare ai sacrifici, anche quello della propria vita. Il loro cuore era una opzione incondizionata per Cristo dal quale avevano imparato ciò che significa veramente amare fino alla fine.
In questo senso, l’“Anno della fede”, che ho convocato per tutta la Chiesa, “è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo… La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia” (Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011, 6.7).
Chiediamo alla Vergine Maria che ci aiuti a purificare il nostro cuore, specialmente nell’avvicinarci alla celebrazione delle feste di Pasqua, affinché giungiamo a partecipare meglio al Mistero di salvezza del suo Figlio, come Ella lo ha fatto conoscere in queste Terre. E chiediamole anche che continui ad accompagnare e proteggere i suoi cari figli messicani e latinoamericani, affinché Cristo regni nelle loro vite e li aiuti a promuovere con coraggio la pace, la concordia, la giustizia e la solidarietà. Amen.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

RECITA DELL’ANGELUS NEL PARQUE DEL BICENTENARIO DI LEÓN (MESSICO)

Verso le ore 12 (le 20, ora di Roma), al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI guida la recita dell’Angelus con i fedeli presenti al Parque del Bicentenario di León. Queste le parole che il Papa pronuncia prima della preghiera mariana:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di questa domenica, Gesù parla del chicco di frumento che cade in terra, muore e si moltiplica, rispondendo ad alcuni greci che si avvicinano all’apostolo Filippo per chiedergli: "Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12,21). Noi oggi invochiamo Maria Santissima e la supplichiamo: "Mostraci Gesù".

Nel recitare ora l’Angelus ricordando l’Annunciazione del Signore, anche i nostri occhi si dirigono spiritualmente fino al colle del Tepeyac, al luogo dove la Madre di Dio, sotto il titolo di "la sempre vergine santa Maria di Guadalupe", è onorata con fervore da secoli, quale segno di riconciliazione e della infinita bontà di Dio per il mondo.

I miei Predecessori sulla Cattedra di san Pietro la onorarono con titoli speciali come Signora del Messico, Celeste Patrona dell’America Latina, Madre e Imperatrice di questo Continente. I suoi fedeli figli, a loro volta, che sperimentano il suo aiuto, la invocano, pieni di fiducia, con nomi affettuosi e familiari come Rosa del Messico, Signora del Cielo, Vergine "Morena", Madre del Tepeyac, Nobile "Indita".

Cari fratelli, non dimenticate che la vera devozione alla Vergine Maria ci avvicina sempre a Gesù, e "non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vaga credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù"(Lumen gentium, 67). Amarla significa impegnarsi ad ascoltare il suo Figlio; venerare la Guadalupana significa vivere secondo le parole del frutto benedetto del suo seno.

In questi momenti in cui tante famiglie si ritrovano divise e costrette all’emigrazione, molte soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità, rivolgiamoci a Maria alla ricerca di conforto, vigore e speranza. E’ la Madre del vero Dio, che invita a rimanere con la fede e la carità sotto la sua ombra, per superare così ogni male e instaurare una società più giusta e solidale.

Con questi sentimenti, desidero porre nuovamente sotto il dolce sguardo di Nostra Signora di Guadalupe questo Paese e tutta l’America Latina e i Caraibi. Affido ciascuno dei suoi figli alla Stella della prima e della nuova evangelizzazione, che ha animato con il suo amore materno la storia cristiana di queste terre, dando caratteristiche particolari ai grandi avvenimenti della loro storia, alle loro iniziative comunitarie e sociali, alla vita familiare, alla devozione personale e alla Misiòn continental che ora si sta svolgendo in queste nobili terre. In tempi di prova e dolore, Ella è stata invocata da tanti martiri che, al grido "Viva Cristo Re e Maria di Guadalupe", hanno dato una perenne testimonianza di fedeltà al Vangelo e di dedizione alla Chiesa. Supplico ora che la sua presenza in questa cara Nazione continui a richiamare al rispetto, alla difesa e alla promozione della vita umana e al consolidamento della fraternità, evitando l’inutile vendetta ed allontanando l’odio che divide. Santa Maria di Guadalupe ci benedica e ci ottenga, per sua intercessione, abbondanti grazie dal Cielo.

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PAPA: CON IL CUORE AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI GUADALUPE

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

Benedetto XVI avrebbe voluto tornare a pregare, come aveva fatto da Cardinale, nel Santuario della Madonna di Guadalupe, ma i medici gli hanno sconsigliato l'altitudine di Citta' del Messico. Questo desiderio lo ha confidato nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus, recitato con oltre 400 mila fedeli al termine della messa nel Parco del Bicentenario.
"Ricordando l'Annunciazione del Signore, anche i nostri occhi - ha detto - si dirigono spiritualmente fino al colle del Tepeyac, al luogo dove la Madre di Dio, sotto il titolo di la sempre vergine santa Maria di Guadalupe, e' onorata con fervore da secoli, quale segno di riconciliazione e della infinita bonta' di Dio per il mondo".
"I miei Predecessori sulla Cattedra di san Pietro la onorarono - ha ricordato Papa Ratzinger - con titoli speciali come Signora del Messico, Celeste Patrona dell'America Latina, Madre e Imperatrice di questo Continente.
I suoi fedeli figli, a loro volta, che sperimentano il suo aiuto, la invocano, pieni di fiducia, con nomi affettuosi e familiari come Rosa del Messico, Signora del Cielo, Vergine 'Morena', Madre del Tepeyac, 'Nobile Indita'".
"Cari fratelli - ha esortato i fedeli - non dimenticate che la vera devozione alla Vergine Maria ci avvicina sempre a Gesu', e non consiste ne' in uno sterile e passeggero sentimentalismo, ne' in una certa qual vaga credulita', ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtu'". "Amarla - infatti - significa impegnarsi ad ascoltare il suo Figlio; venerare la Guadalupana significa vivere secondo le parole del frutto benedetto del suo seno".

© Copyright (AGI)

PAPA: VERGINE GUADALUPE SOSTENGA LOTTA A POVERTA' E NARCOTRAFFICO

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

"In questi momenti in cui tante famiglie si ritrovano divise e costrette all'emigrazione, molte
soffrono a causa della poverta', della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalita', rivolgiamoci a Maria alla ricerca di conforto, vigore e speranza".
Lo ha affermato Benedetto XVI nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus, dopo aver evocato, nel Parco del Bicentenario di Leon gremito da oltre 400 mila fedeli, la Vergine di Guadalupe, protettrice del Messico e dell'America Latina.
"E' la Madre del vero Dio, che invita a rimanere con la fede e la carita' sotto la sua ombra, per superare cosi' ogni male e instaurare una societa' piu' giusta e solidale", ha aggiunto. "Con questi sentimenti - ha poi concluso il Papa - desidero porre nuovamente sotto il dolce sguardo di Nostra Signora di Guadalupe questo Paese e tutta l'America Latina e i Caraibi".

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CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I VESCOVI DEL MESSICO E DELL'AMERICA LATINA

Cattedrale della Madre Santissima della Luce, León
Domenica, 25 marzo 2012

OMELIA DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell'Episcopato

È una grande gioia pregare con tutti voi in questa Basilica-Cattedrale di León, dedicata a Nostra Signora della Luce. Nella bella immagine che si venera in questo tempio, la Santissima Vergine tiene il suo Figlio in una mano con grande tenerezza, mentre stende l'altra per soccorrere i peccatori. Così vede Maria la Chiesa di tutti i tempi, che la loda per averci dato il Redentore ed a Lei si affida perché è la Madre che il suo divin Figlio ci ha affidato dalla croce. Per questo, noi l'imploriamo frequentemente come "speranza nostra”, perché ci ha mostrato Gesù e trasmesso i prodigi che Dio ha fatto e fa per l'umanità, in maniera semplice, come spiegandoli ai piccoli della casa.

Un segno decisivo di questi prodigi ce lo offre la Lettura breve che è stata proclamata in questi Vespri. Gli abitanti di Gerusalemme ed i suoi capi non riconobbero Cristo, ma, condannandolo a morte, in realtà, diedero compimento alle parole dei profeti (cfr At 13,27). Sì, la malvagità e l'ignoranza degli uomini non è capace di frenare il piano divino della salvezza, la redenzione. Il male non può fare tanto.

Un'altra meraviglia di Dio ce la ricorda il secondo Salmo che abbiamo appena recitato: la “rupe” si trasforma “in un lago, la roccia in sorgenti d’ acqua” (Sal 113,8). Quello che potrebbe essere pietra di inciampo e di scandalo, col trionfo di Gesù sulla morte si trasforma in pietra angolare: “Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 117,23). Non ci sono motivi, dunque, per arrendersi alla prepotenza del male. E chiediamo al Signore Risorto che manifesti la sua forza nelle nostre debolezze e mancanze.

Attendevo con grande desiderio questo incontro con voi, Pastori della Chiesa di Cristo che peregrina in Messico e nei diversi Paesi di questo grande Continente, come un'occasione per guardare insieme Cristo, che vi ha affidato il prezioso compito di annunciare il Vangelo in questi Paesi di forte tradizione cattolica. La situazione attuale delle vostre diocesi presenta certamente sfide e difficoltà di origine molto diversa. Ma, sapendo che il Signore è risorto, possiamo proseguire fiduciosi, con la convinzione che il male non ha l'ultima parola della storia, e che Dio è capace di aprire nuovi spazi ad una speranza che non delude (cfr Rm 5,5).

Ringrazio per il cordiale saluto che mi ha rivolto l’Arcivescovo di Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale Messicana e del Consiglio Episcopale Latinoamericano, facendosi interprete e portavoce di tutti. Chiedo a voi, Pastori delle varie Chiese particolari, che, ritornando alle vostre sedi, trasmettiate ai vostri fedeli l'affetto profondo del Papa, che porta nel suo cuore tutte le loro sofferenze e le loro attese.

Vedendo nei vostri volti il riflesso delle preoccupazioni del gregge di cui avete cura, mi vengono alla mente le Assemblee del Sinodo dei Vescovi, nelle quali i partecipanti applaudono quando intervengono coloro che esercitano il loro ministero in situazioni particolarmente dolorose per la vita e la missione della Chiesa. Questo gesto germoglia dalla fede nel Signore, e significa fraternità nel lavoro apostolico, come pure gratitudine ed ammirazione per coloro che seminano il Vangelo tra le spine, alcune in forma di persecuzione, altre di esclusione o di disprezzo. Non mancano neppure preoccupazioni per la mancanza di mezzi e risorse umane, o i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione.

Il Successore di Pietro partecipa a questi sentimenti e ringrazia per la vostra sollecitudine pastorale paziente ed umile. Voi non siete soli nelle difficoltà, e neppure lo siete nei successi della evangelizzazione. Tutti siamo uniti nelle sofferenze e nella consolazione (cfr 2Co 1,5). Sappiate che avete un posto particolare nella preghiera di colui che ha ricevuto da Cristo l'incarico di confermare nella fede i suoi fratelli (cfr Lc 22,31), che li incoraggia anche nella missione di far sì che il Nostro Signore Gesù Cristo sia conosciuto sempre di più, amato e seguito in queste terre, senza lasciarsi spaventare dalle contrarietà.

La fede cattolica ha segnato in modo significativo la vita, i costumi e la storia di questo Continente, nel quale molte delle sue nazioni stanno commemorando il bicentenario della propria indipendenza. E’ un momento storico nel quale ha continuato a splendere il nome di Cristo, arrivato qui per opera di insigni e generosi missionari che lo proclamarono con coraggio e con sapienza. Essi donarono tutto per Cristo, mostrando che l'uomo trova in Lui la propria consistenza e la forza necessaria per vivere in pienezza ed edificare una società degna dell'essere umano, come il suo Creatore l'ha voluto. L'ideale di non anteporre nulla al Signore e di far penetrare la Parola di Dio in tutti, servendosi delle caratteristiche proprie e delle migliori tradizioni, continua ad essere un prezioso orientamento per i Pastori di oggi.

Le iniziative che vengono realizzate a motivo dell’“Anno della fede” devono essere finalizzate a condurre gli uomini a Cristo, la cui grazia permetterà loro di lasciare le catene del peccato che li rende schiavi e di avanzare verso la libertà autentica e responsabile. In questo un aiuto è dato anche dalla Misión continental, promossa in Aparecida, che sta già raccogliendo tanti frutti di rinnovamento ecclesiale nelle Chiese particolari dell'America Latina e dei Caraibi. Tra essi, lo studio, la diffusione e la meditazione della Sacra Scrittura, che annuncia l'amore di Dio e la nostra salvezza. In questo senso, vi esorto a continuare ad aprire i tesori del Vangelo, affinché si trasformino in forza di speranza, libertà e salvezza per tutti gli uomini (cfr Rm 1,16). E siate anche fedeli testimoni ed interpreti della parola del Figlio incarnato, che visse per compiere la volontà del Padre e, essendo uomo con gli uomini, si prodigò per essi fino alla morte.

Cari Fratelli nell'Episcopato, nell'orizzonte pastorale e di evangelizzazione che si apre davanti a noi, è di capitale rilevanza seguire con grande attenzione i seminaristi, incoraggiandoli affinché non si vantino “di sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Co 2, 2). Non meno fondamentale è la vicinanza ai sacerdoti, ai quali non deve mancare mai la comprensione e l'incoraggiamento del loro Vescovo e, se fosse necessario, anche la sua paterna ammonizione su atteggiamenti inopportuni. Sono i vostri primi collaboratori nella comunione sacramentale del sacerdozio, ai quali dovete mostrare una costante e privilegiata vicinanza. Lo stesso si deve dire delle diverse forme di vita consacrata, i cui carismi devono essere stimati con gratitudine ed accompagnati con responsabilità e rispetto del dono ricevuto. Ed un'attenzione sempre più speciale si deve riservare ai laici maggiormente impegnati nella catechesi, nell'animazione liturgica o nell'azione caritativa e nell’impegno sociale. La loro formazione nella fede è cruciale per rendere presente e fecondo il Vangelo nella società di oggi. E non è giusto che si sentano considerati come persone di poco conto nella Chiesa, nonostante l'impegno che pongono nel lavorare in essa secondo la loro propria vocazione, ed il gran sacrificio che a volte richiede questa dedizione. In tutto ciò, è particolarmente importante per i Pastori che regni uno spirito di comunione tra sacerdoti, religiosi e laici, evitando divisioni sterili, critiche e diffidenze nocive.

Con questi fervidi auspici, vi invito ad essere sentinelle che proclamano giorno e notte la gloria di Dio, che è la vita dell'uomo. Siate dalla parte di coloro che sono emarginati dalla violenza, dal potere o da una ricchezza che ignora coloro ai quali manca quasi tutto. La Chiesa non può separare la lode a Dio dal servizio agli uomini. L'unico Dio Padre e Creatore è quello che ci ha costituiti fratelli: essere uomo è essere fratello e custode del prossimo. In questo cammino, unita a tutta l'umanità, la Chiesa deve rivivere ed attualizzare quello che è stato Gesù: il Buon Samaritano, che venendo da lontano si è inserito nella storia degli uomini, ci ha sollevati e si è prodigato per la nostra guarigione.

Cari Fratelli nell'Episcopato, la Chiesa in America Latina, che molte volte si è unita a Gesù Cristo nella sua passione, deve continuare ad essere seme di speranza, che permetta a tutti di vedere come i frutti della Risurrezione raggiungono ed arricchiscono queste terre.

Che la Madre di Dio, invocata con il titolo di Maria Santissima della Luce, dissipi le tenebre del nostro mondo e illumini il nostro cammino, affinché possiamo confermare nella fede il popolo latinoamericano nelle sue fatiche e speranze, con fermezza, con coraggio e con fede ferma in colui che tutto può e tutti ama fino all’estremo. Amen.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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VIAGGIO DEL PAPA/ Tornielli: la fede di Benedetto è più grande di tutti i soprusi

Lunedì 26 marzo 2012

Il Papa Benedetto XVI ieri ha incontrato 500mila fedeli nel Parco del Bicentenario a Leòn, in Messico. E ha invitato ciascuna delle persone accorse per ascoltarlo a guardare “nel profondo del loro cuore, specialmente nei momenti che uniscono dolore e speranza, come quelli che attraversa attualmente il popolo messicano e anche altri popoli dell'America Latina”. Il Pontefice ha ricordato che la Chiesa non domanda di avere privilegi, ma soltanto la libertà religiosa per prendere parte alla vita della società. Come sottolinea Andrea Tornielli, editorialista de “La Stampa”, “per noi europei il viaggio del Papa in Messico è significativo perché ci mostra la sua novità di sguardo in un Paese dove la fede è ancora un elemento decisivo per la vita e per la cultura di un popolo”.

Tornielli, qual è il significato del viaggio del Papa per i messicani?

Quello in Messico è il primo viaggio di Benedetto XVI in un Paese ispano-americano. Papa Ratzinger era già stato ad Aparecida e a San Paolo del Brasile nel 2007, e si appresta a tornare in Brasile nel 2013 per la Giornata mondiale della gioventù. Il viaggio in corso tocca invece due Paesi di lingua spagnola, Messico e Cuba. Il Messico in particolare svolge un ruolo decisivo di cerniera tra sud e nord del continente americano, ed è anche un Paese dove l’identità cristiana è patrimonio dell’identità di un popolo. I messicani sono battezzati al 90%, ma scherzando dicono che sono “guadalupani al 100%”. Si riferiscono così all’evento delle apparizioni di Guadalupe avvenute cinque secoli fa ed elemento fondante dell’identità meticcia del popolo, emersa dall’incontro-scontro tra la cultura india e i colonizzatori spagnoli. Questo evento di Guadalupe è nel cuore di tutti i messicani e rappresenta realmente un segno dell’identità nazionale. Sorprende il milione di persone che si sono riversate sulle strade per accogliere il Papa e questo è doppiamente importante perché mostra l’affetto dei messicani per il successore di Pietro.

Per noi europei, che viviamo in un contesto culturale e di fede totalmente differente, qual è il significato della visita del Papa in Messico?

Per noi europei il viaggio del Papa è significativo perché ci mostra uno sguardo interessante in un Paese dove la fede è ancora un elemento decisivo per la vita e per la cultura di un popolo. Anche se in una società dove si vivono problemi e contraddizioni enormi come narcotraffico, violenze, povertà, aggressività. Pur in questo contesto, per noi europei la fede dei messicani è ancora un elemento cui guardare.

Il Papa ha dedicato un passaggio centrale del suo discorso alla necessità di “proteggere e accudire i bambini”. Qual è il significato di questa sottolineatura?

Le sue parole vanno inserite nel contesto in cui si è svolto il discorso del Papa. L’evento di ieri è avvenuto nella grande piazza di Lion, e Benedetto XVI ha parlato ai bambini incontrandosi con loro. La sottolineatura del Papa però deve essere riferita anche a una società dove la violenza, l’abbandono, la povertà e la fame vedono spesso nei bambini le vittime principali. E’ dunque un richiamo molto legato alla situazione locale del Paese.

Sul viaggio del Papa sono aleggiate le polemiche per la vicenda di padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo accusato di pedofilia. Che cosa ne pensa di questi attacchi?

Quella di padre Maciel è una vicenda triste e nello stesso tempo terribile, perché quest’uomo ha goduto anche di coperture ad alto livello che gli hanno permesso di continuare quasi fino alla fine della sua vita a commettere gravi crimini, violenze e soprusi. Il Papa nel corso dei suoi viaggi più importanti, dagli Stati Uniti nel 2008 all’Inghilterra nel 2010, ha sempre accettato di incontrare le vittime della pedofilia. La novità di sguardo con cui il Papa ha affrontato questo scandalo non è stato soltanto nell’affinare e irrigidire le norme canoniche, ma soprattutto nella sua vicinanza alle vittime delle violenze e alle loro famiglie. I suoi incontri con queste persone si sono però sempre verificati perché erano stati richiesti e concordati con l’episcopato locale. In Messico questo non è stato possibile anche per la veemenza polemica che alcune di queste ex vittime di Maciel hanno dimostrato nei confronti della Santa Sede. L’incontro quindi è stato impossibile perché non si è trattato di qualcosa che è stato desiderato per sanare una ferita, ma per gettare sale su di essa.

(Pietro Vernizzi)


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PAPA A CUBA: PADRE LOMBARDI, ESCLUSO INCONTRO CON CHAVEZ

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

Un possibile incontro del Papa con il presidente venezuelano Chavez che e' degente all'Avana, e' stato escluso dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un briefing tenuto a Leon, in Messico, da dove Benedetto XVI partira' domani alla volta di Cuba. Lombardi ha escluso anche un incontro del Pontefice con i candidati presidenziali che concorrono alle prossime elezioni messicane ed ha riaffermato che in relazione al tema della liberta' religiosa, la Chiesa non chiede privilegi ma di partecipare alla vita della societa' messicana.
Padre Lombardi – che ha confermato l'incontro di Benedetto XVI con le famiglie delle vittime del terrorismo e del narcotraffico – ha infine nuovamente escluso un incontro di Benedetto XVI con le vittime della pedofilia. "Quando questi sono avvenuti in altri Paesi – ha ricordato – erano stati richiesti dai vescovi, c'era stata una preparazione, ed erano inseriti in un processo di dialogo ed assistenza in cui la Chiesa era coinvolta. Comunque – ha affermato padre Lombardi – in alcuni viaggi del Papa gli incontri ci sono stati, in altri no, come in Portogallo e in Francia".

© Copyright (AGI)


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PAPA: I PECCATI DEI SUOI UOMINI NON CANCELLERANNO LA CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

"La malvagita' e l'ignoranza degli uomini non e' capace di frenare il piano divino della salvezza, la Redenzione: il male non puo' arrivare a tanto".
Benedetto XVI ha voluto assicurarlo questa sera ai 250 cardinali e vescovi degli Episcopati Latino Americani che hanno pregato con lui nella Cattedrale di Leon, alla vigilia della partenza per Cuba, fissata per questo pomeriggio.
"Quello che potrebbe essere pietra di inciampo e di scandalo, col trionfo di Gesu' sulla morte si trasforma in pietra angolare", ha ricordato il Papa teologo, raccomandando ai presuli di "non arrendersi alla prepotenza del male".
"Chiediamo al Signore Risorto - ha scandito - che manifesti la sua forza nelle nostre debolezze e mancanze.
Ai pastori ha suggerito poi una maggiore vicinanza ai sacerdoti, "ai quali - ha detto - non deve mancare mai la comprensione e l'incoraggiamento del loro vescovo e, se fosse necessario, anche la sua paterna ammonizione su atteggiamenti inopportuni".
I sacerdoti e i religiosi, ha sottolineato ancora Benedetto XVI ai vescovi latinoamericani, "sono i vostri primi collaboratori nella comunione sacramentale del sacerdozio, ai quali dovete mostrare una costante e privilegiata vicinanza".
E lo stesso atteggiamento aperto e responsabile, il Papa teologo lo ha raccomandato ai vescovi riguardo alle forme di vita piu' evangeliche, chiedendo ai presuli di essere attenti nel valutare le forme nuove e tradizionali della vita religiosa e dell'associazionismo: "i carismi - ha spiegato - devono essere stimati con gratitudine ed accompagnati con responsabilita' e rispetto del dono ricevuto".
"In tutto cio' e' particolarmente importante per i Pastori che regni uno spirito di comunione tra sacerdoti, religiosi e laici, evitando divisioni sterili, critiche e diffidenze nocive", ha detto ancora il Papa tedesco che ha concluso con una immagine biblica: "vi invito - ha detto ai presuli - ad essere sentinelle che proclamano giorno e notte la gloria di Dio, che e' la vita dell'uomo".

© Copyright (AGI)

PAPA: IN AMERICA LATINA CONTINUA A SPLENDERE LA FEDE CATTOLICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 nov.

"La fede cattolica ha segnato in modo significativo la vita, i costumi e la storia di questo Continente, nel quale molte delle sue nazioni stanno commemorando il bicentenario della propria indipendenza".
Lo ha rilevato Benedetto XVI chiedendo ai cardinali e vescovi del Messico e degli altri paesi dell'America Latina un rinnovato impegno perche' la Chiesa possa assolvere "il prezioso compito di annunciare il Vangelo in questi Paesi di forte tradizione cattolica". "La situazione attuale delle vostre diocesi - ha detto il Pontefice - presenta certamente sfide e difficolta' di origine molto diversa. Non mancano neppure - ha osservato - preoccupazioni per la mancanza di mezzi e risorse umane, o i limiti imposti alla liberta' della Chiesa nell'adempimento della sua missione".
"Ma, sapendo che il Signore e' risorto, possiamo proseguire fiduciosi, con la convinzione che il male non ha l'ultima parola della storia, e che Dio e' capace di aprire nuovi spazi ad una speranza che non delude".
Nei volti dei quasi 300 presuli presenti nella Cattedrale di Leon, Papa Benedetto ha colto "un riflesso delle preoccupazioni del gregge di cui hanno cura" ed ha ricordato in proposito le Assemblee del Sinodo dei vescovi, "nelle quali i partecipanti applaudono quando intervengono coloro che esercitano il loro ministero in situazioni particolarmente dolorose per la vita e la missione della Chiesa". "Questo gesto - ha rilevato - germoglia dalla fede nel Signore, e significa fraternita; nel lavoro apostolico, come pure gratitudine ed ammirazione per coloro che seminano il Vangelo tra le spine, alcune in forma di persecuzione, altre di esclusione o di disprezzo".
"Il Successore di Pietro - ha detto ancora il Papa rivolto ai presuli - partecipa a questi sentimenti e ringrazia per la vostra sollecitudine pastorale paziente ed umile". "Voi - ha assicurato ancora ai presuli - non siete soli nelle difficolta', e neppure lo siete nei successi della evangelizzazione. Tutti siamo uniti nelle sofferenze e nella consolazione".

© Copyright (AGI)

PAPA: ANNO FEDE AIUTERA' A SPEZZARE CATENE CHE IMPRIGIONANO A.L.

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

"Le iniziative che vengono realizzate a motivo dell'Anno della fede devono essere finalizzate a condurre gli uomini a Cristo, la cui grazia permettera' loro di lasciare le catene del peccato che li rende schiavi e di avanzare verso la liberta' autentica e responsabile".
Lo ha detto il Papa nel discorso ai vescovi dell'America Latina riunti nella Cattedrale di Leon. "Siate - ha chiesto ai presuli - dalla parte di coloro che sono emarginati dalla violenza, dal potere o da una ricchezza che ignora coloro ai quali manca quasi tutto". Alle chiese del Continente, Joseph Ratzinger ha chiesto di imitare "il Buon Samaritano, che venendo da lontano si e' inserito nella storia degli uomini, ci ha sollevati e si e' prodigato per la nostra guarigione".
A tutto questo deve contribuire , ha chiarito, la 'Mision continental", promossa dal Consiglio Episcopale Latinoamericano nell'Assemblea di Aparecida, che sta gia' raccogliendo tanti frutti di rinnovamento ecclesiale nelle Chiese particolari dell'America Latina e dei Caraibi".
Tra essi, il Pontefice ha segnalato "lo studio, la diffusione e la meditazione della Sacra Scrittura, che annuncia l'amore di Dio e la nostra salvezza". "In questo senso, vi esorto a continuare ad aprire i tesori del Vangelo, affinche' si trasformino in forza di speranza, liberta' e salvezza per tutti gli uomini".
Per il Papa, inoltre, "e' di capitale rilevanza seguire con attenzione i seminaristi
affinche' non si vantino di sapere altro se non Gesu' Cristo, e Cristo crocifisso".

© Copyright (AGI)

PAPA: TROPPO SPESSO I LAICI SONO POCO CONSIDERATI NELLA CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 23 mar.

"Un'attenzione sempre piu' speciale si deve riservare ai laici maggiormente impegnati nella catechesi, nell'animazione liturgica o nell'azione caritativa e nell’impegno sociale". Lo ha raccomandato Benedetto XVI che si e' soffermato su questo tema decisivo nel discorso rivolto a 250 vescovi del Messico e degli altri paesi latino-americani riuniti nella Cattedrale di Leon.
"La formazione dei laici e' cruciale per rendere presente e fecondo il Vangelo nella societa' di oggi", ha spiegato facendo riferimento indirettamente a problemi concreti come quello dell'approvazione locale ai movimenti.
"Non e' giusto - ha scandito - che i laici si sentano considerati come persone di poco conto nella Chiesa, nonostante l'impegno che pongono nel lavorare in essa secondo la loro propria vocazione, ed il gran sacrificio che a volte richiede questa dedizione".

© Copyright (AGI)


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26/03/2012

Benedetto XVI striglia l'episcopato connivente con i narcos e il pedofilo Maciel

GIACOMO GALEAZZI

INVIATO A LEON (MESSICO)

Tra le navate neoclassiche riecheggia l'invito del Papa teologo e pastore a "non arrendersi alla prepotenza del male". Con la convinzione che "il male non ha l'ultima parola della storia" e che "Dio è capace di aprire nuovi spazi ad una speranza che non delude". Nella maestosa cattedrale di Leon trasformata in "conclave latino" dal raduno dei vescovi del continente, Benedetto XVI striglia l'episcopato connivente con i narcos e con il potentissimo fondatore pedofilo dei Legionari di Cristo, Maciel. Recitando i vespri, il Papa stigmatizza "debolezze e mancanze", ma lancia un messaggio di speranza:"La malvagità e l'ignoranza degli uomini non frenano il piano divino della salvezza, il male non può fare tanto". Il monito è rivolto sia all'interno della Chiesa, sia all'esterno, cioè ai leader di terre che "soffrono a causa della povertà,della corruzione,della violenza domestica.del narcotraffico,della crisi di valori,della criminalità,dell'emigrazione che divide le famiglie".

Il Papa reclama una "società più giusta e solidale" e lascia al suo braccio destro Tarcisio Bertone entrare nel merito per ammonire i politici:"La vostra attività sia dedizione totale in favore dei cittadini e non una lotta di potere o un'imposizione di sistemi ideologici rigidi e posizioni radicali". Ai vespri il Pontefice rincuora l'episcopato latinoamericano:"Nella sollecitudine pastorale paziente ed umile non siete soli nelle difficoltà e neppure lo siete nei successi dell'evangelizzazione. Tutti siamo uniti nelle sofferenze e nella consolazione". Accanto a lui sull'altare il leader dei vescovi "latinos" Carlos Aguiar Retes, presidente della Conferenza Episcopale del Messico e presidente del Celam, la Conferenza dei vescovi dei Paesi latino-americani.

Il Papa invoca uno "spirito di comunione tra sacerdoti, religiosi, laici, evitando divisioni sterili, critiche e diffidenze reciproche". L'obiettivo, soprattutto nelle iniziative realizzate nell'Anno della fede, è "condurre gli uomini a Cristo, la cui grazia permetterà loro di lasciare le catene del peccato che li rende schiavi". Solo così l'America latina potrà "avanzare verso la libertà autentica e responsabile". Il Pontefice raccomanda ai presuli di riservare "un'attenzione sempre più speciale ai laici maggiormente impegnati nella catechesi, nell'animazione liturgica, nell'azione caritativa e nell'impegno sociale". Alla Radio Vaticana, l'arcivscovo Carlos Aguiar Retes, presidente della Conferenza Episcopale del Messico e presidente del Celam spiega che "per noi è già una grande gioia la presenza in sé del Papa, perché lui ci porta un messaggio grande di comunione: il desiderio di condividere con noi la situazione che viviamo". La sua parola che "si è sempre caratterizzata per una grande profondità ed è sempre molto adeguata ai momenti e ai contesti differenti di vita, sulla base della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa", aiuta e incoraggia a "mantenere sempre alto l'entusiasmo affinché il lavoro ecclesiale iniziato con la Missione continentale sia condotto sempre in prospettiva e a sostegno dei problemi che viviamo".

Già il Beato Giovanni Paolo II, il primo Papa che ha visitato il Messico, aveva "sentito immediatamente, sin dal suo primo viaggio, la grande emozione nel vedere quanto la figura del Successore di Pietro sia amata nel nostro paese", sottolinea il capo della Chiesa messicana."Anche ai tempi dei Papi precedenti, come Paolo VI, Giovanni XXIII, Pio XII, Pio XI, quando il Messico viveva gravi difficoltà dovute al conflitto religioso, la figura del Pontefice è stata sempre un elemento importantissimo nella vita ecclesiale del Paese". Per questo, con Giovanni Paolo II "scattò rapidamente una grande empatia, una grande relazione con colui che rappresenta la Chiesa di Cristo". Questo affetto, che si è manifestano apertamente con Karol Wojtyla, è espresso anche nei confronti di Benedetto XVI perché "è un sentimento che riguarda la figura del Papa in sé, la figura stessa dell’istituzione del ministero pontificio". L’identità personale, poi, "arricchisce e alimenta la conoscenza storica dei diversi Pontefice che si sono avvicendati nell’arco del XX e del XXI secolo nella conduzione della Chiesa". Tutto questo "il popolo messicano lo sente molto e noi pastori possiamo verificarlo nei colloqui, nei momenti di incontro con le comunità ecclesiali". Questa è "la fiducia che ha la Chiesa cattolica messicana, la quale affronta ogni evento con speranza". In Messico sono presenti praticamente tutte le Conferenze episcopali americane, dal Canada all’Argentina, mentre a Cuba vi sarà la maggior parte delle Conferenze episcopali del Caribe. In questo modo, la visita diventa un incontro che si prolunga, che si amplia.


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PAPA IN MESSICO: BERTONE, SCANDALO ABUSI NON OSCURA VANGELO

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

Mentre arricchiscono l'azione della Chiesa "le iniziative dirette alla promozione dei diritti di ogni uomo e di ogni popolo, alla difesa della loro liberta' e alla cura dell'arte e della cultura", l'annuncio del Vangelo rischia di essere penalizzato dal discredito causato dallo scandalo degli abusi sessuali commessi da ecclesiastici.
Lo ha riconosciuto, davanti al presidente Felipe Calderon e alle massime autorita' federali, il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone. "
Se in questa missione vi sono state delle ombre - ha affermato con trasparente riferimento alla doppia visita al fondatore dei Legionari di Cristo, il sacerdote messicano Marcial Maciel - cio' non oscura lo splendore del Vangelo, sempre presente per purificare ed illuminare il nostro cammino, che oggi passa per questa rivitalizzazione della fede alla quale Sua Santita' Benedetto XVI non si stanca di invitare".

© Copyright (AGI)

PAPA IN MESSICO: BERTONE, POLITICA NON SIA LOTTA DI POTERE

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

"La Chiesa non cessa di esortare tutti affinche' l'attivita' politica sia un lavoro lodevole svolto con dedizione totale in favore dei cittadini, e non si trasformi in una lotta di potere o in una imposizione di sistemi ideologici rigidi, che tante volte danno come risultato posizioni radicali in ampi settori della popolazione".
Lo ha affermato il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone, nel discorso ufficiale da lui rivolto al presidente federale del Messico, Felipe Calderon, e alle massime autorita' dello Stato.
Bertone ha ricordato nell'occasione "l'impegno della Chiesa Cattolica nella preziosa opera di lavorare per l'uomo, per il quale Gesu' Cristo ha dato la vita".
"In ogni generazione - ha osservato con riferimento alla travagliata vicenda dei rapporti Chiesa-Stato in Messico, dove appena 100 anni fa era in atto una forte persecuzione religiosa - essa ha scritto una pagina di questa storia di servizio all'umanita'.
Ed alcune righe - ha aggiunto - sono opera dei santi, altre dei martiri". "Non sono mancati in questa storia - ha sottolineato il porporato salesiano - pastori audaci, religiosi
esempemplari, giovani dalla voce profetica, valorosi testimoni della carita' e fedeli laici che, a volte con grande semplicita', hanno teso la mano ed aperto la loro casa al fratello bisognoso".
Gesti che, per Bertone, mostrano "la bellezza del Cristianesimo nell'abbracciare ogni uomo o donna, senza guardare alla razza, alla lingua o alla classe sociale".
"A cio' - ha riconosciuto - hanno concorso sia la dimensione di fede professata e celebrata in modo profondo, come si percepisce in Messico ed in tutta l'America Latina, sia i piu' svariati progetti di solidarietà che hanno incoraggiato tanti ad uscire dall'egoismo per prestare il loro aiuto nelle necessita' sociali piu' basilari ed urgenti".

© Copyright (AGI)

PAPA IN MESSICO: BERTONE AL PRESIDENTE, LIBERTA' CULTO NON BASTA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

L'auspicio che in Messico il diritto alla liberta' religiosa "si consolidi sempre di piu', nella consapevolezza che questo diritto va molto al di la' della semplice liberta' di culto" e' stato espresso dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, in un discorso rivolto al presidente federale del Messico, Felipe Calderon, e alle massime autorita' del Paese, in occasione del ricevimento offerto dal Governo in onore di Benedetto XVI. "In effetti - ha spiegato il cardinale - tale diritto fondamentale pervade tutte le dimensioni della persona umana, chiamata a dare ragione della propria fede e ad annunciarla e condividerla con altri, senza imporla, come il dono piu' prezioso ricevuto da Dio".
In proposito, il primo collaboratore di Papa Ratzinger, ha riaffermato che "la Chiesa e lo Stato hanno un compito comune, ognuno nella propria missione specifica: salvaguardare e tutelare i diritti fondamentali delle persone. Tra essi, in particolare la liberta' dell'uomo per cercare la verita' e professare le proprie convinzioni religiose, tanto in privato come in pubblico, il che deve essere riconosciuto e garantito dall'ordinamento giuridico".
Secondo Bertone, "anche le funzioni diplomatiche devono radicarsi nella promozione di questa grande causa comune, alla quale il cristianesimo puo' offrire un valido contributo" essendo, come ha ricordato il Papa lo scorso gennaio nel discorso al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano, "una religione di liberta' e di pace, posta al servizio dell'autentico bene dell'umanita'" .

© Copyright (AGI)


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Il festoso saluto dei "mariachi" al Papa: "Il Messico sarà sempre nel mio cuore"

Al termine dei Vespri, dopo essersi ritirato in privato nella sua residenza messicana, Benedetto XVI ha vissuto un simpatico fuori programma, quando un folto gruppo di Mariachi – i tradizionali musicisti messicani – ha improvvisato per lui delle canzoni, richiamando indietro il Papa per un altro caloroso saluto. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Al tramonto, l’affetto prende la forma di un’onda sonora e come un’onda arriva a scaldare il cuore del Papa, che in due giorni è stato letteralmente rapito dalla alegria che lo segue a ogni metro del suo viaggio in Messico e lo circonda a ogni sua sosta. L’onda arriva ad alleggerire una giornata intensa e dunque faticosa per Benedetto XVI, per il quale però il riposo non può cominciare senza le note-icona del Messico, quelle dei mariachi. Così, poco dopo il suo rientro al Colegio Miraflores, una musica festosa e insistita lo richiama indietro e il Papa si presenta alla folla ancora con il suo sombrero:

“Queridos amigos, muchisimas gracias, per questo entusiasmo. Sono molto felice di essere con voi. Ho fatto tanti viaggi, ma non sono mai stato ricevuto con così tanto entusiasmo. Porterò con me, nel mio cuore, l’impressione di questi giorni. Il Messico sarà sempre nel mio cuore”.

Una dichiarazione d’amore cui segue una promessa dello spirito. “Già da anni – confida il Papa – prego ogni giorno per il Messico, ma in futuro pregherò ancora, molto di più”. E un istante dopo segue un’ammissione, che scaturisce dall’aver toccato con mano, come il suo predecessore, i sentimenti di un popolo che, più dei suoi problemi di violenza e morte, lascia solchi nel cuore con la sua potente gioia di vivere:

“Adesso, posso capire perché Papa Giovanni Paolo II ha detto: ‘Io mi sento un Papa messicano!”

E qui, l’onda sonora dei mariachi viene sopraffatta da quella emotiva della folla. Da ieri, a buon diritto, “Benedicto, hermano” è già un Papa "mexicano”.

© Copyright Radio Vaticana


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Verso la conclusione della prima tappa del viaggio

L’entusiasmo travolgente del popolo messicano

dal nostro inviato Mario Ponzi

Non poteva mancare. Il Papa con il sombrero, in Messico, non poteva proprio mancare. Ci hanno pensato domenica mattina due tra i tanti giovani che avevano trascorso la notte sul prato del Parco del Bicentenario a León, in attesa della messa. Mentre Benedetto XVI faceva il suo giro in papamobile tra le centinaia di migliaia di fedeli raccolti sull’immensa distesa, si sono avvicinati e gli hanno offerto il sombrero più elegante della collezione messicana, il modello di El Charro, tessuto in felpa vellutata nera con ornamenti argentati. Il Pontefice lo ha indossato e ha proseguito il suo giro tenendolo in testa. L’entusiasmo della gente, già altissimo, ha raggiunto livelli stellari.
È stato il tocco che mancava per rendere anche visibilmente concreto lo slogan che accompagna a ritmo incessante ogni sua uscita: Benedicto, hermano, ya eres mexicano. E lo stesso Benedetto XVI lo ha confermato al termine della giornata, quando, improvvisando un saluto in italiano alla folla che lo applaudiva dinanzi al collegio Miraflores, ha confidato: «Adesso, posso capire perché Papa Giovanni Paolo II ha detto: “Io mi sento un Papa messicano!”». E ha assicurato: «Ho fatto tanti viaggi, ma mai sono stato ricevuto con tanto entusiasmo. Porterò con me, nel mio cuore, l’impressione di questi giorni. Il Messico sarà sempre nel mio cuore».
In effetti, resteranno a lungo nella memoria di questa popolazione le giornate vissute accanto al Papa. Riponeva tante speranze nella sua venuta. E ora si aggrappa a lui come fosse l’unica ancora di salvezza. Rimane sulle strade anche ben oltre il suo passaggio. Anche sabato sera per esempio, a fine giornata, davanti al Collegio Miraflores c’era una folla incredibile che per oltre quaranta minuti ha continuato a cantare e a chiedere al Papa di uscire ancora una volta. «Benedicto — gridavano — te amamos, por eso no nos vamos», «Benedetto ti amiamo per questo non ce ne andiamo». È dovuto uscire il nunzio apostolico Christophe Pierre per far capire che l’ora tarda e la giornata faticosa non consigliavano una nuova uscita del Papa. Ha recitato un Pater Noster con i presenti e li ha benedetti. Hanno compreso e hanno taciuto. Ma sono rimasti ancora a lungo in preghiera davanti alla residenza.
Il Papa era rientrato da poco da Guanajuato, dove aveva trascorso un pomeriggio scandito dagli incontri con le autorità e con i bambini. Nel palazzo del Conde Rul, tra l’altro, Benedetto XVI si è era soffermato a lungo con i familiari di alcune vittime della tragica violenza che sconvolge il Paese. Commovente il pianto della moglie di un poliziotto, ucciso di recente dai narcotrafficanti. Alcuni dei presenti avevano portato foto dei loro cari, che il Papa ha benedetto. L’eco di questo incontro è poi riecheggiata all’indomani nelle parole pronunciate dal Pontefice all’Angelus, quando ha rivolto di nuovo il suo pensiero a tutte le vittime delle violenze e in particolare del narcotraffico.
Altrettanto bello e commovente il momento dell’incontro con i bambini, sabato sera, a Guanajuato. Il Papa sembrava felice, così come era circondato dai bambini. E tanti altri erano giù in piazza con il naso all’insù per vederlo apparire al balcone. Forti le sue parole quando ha invitato tutti a «difendere e ad accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso». C’è, in questa esortazione, molto senso della sua visita in Messico, e non solo. C’è l’accorato appello a porre fine alla violenza, da qualunque parte essa provenga, perché certo non fa sorridere i bambini; c’è l’invito a sanare le controversie, vecchie e nuove, che sfaldano la società umana rendendola triste e buia per i bambini; c’è l’indicazione della carità come via della solidarietà perché nessun bambino abbia a soffrire per la fame o la malattia; c’è la rivendicazione del rispetto della dignità della persona, grande o piccola che sia, nata o in attesa di nascere perché tutti hanno diritto a sorridere alla vita; c’è, infine, il richiamo evangelico alla purezza dei bambini, i prediletti di Gesù, per riscoprire in senso dell’amore che deve governare il mondo se ancora si vuole tenere aperta la porta alla speranza.
E dunque quell’incontro fugace — è durato pochi momenti — e, per certi aspetti, inconsueto, ha segnato in modo indelebile questa tappa messicana del viaggio. Davanti a Benedetto XVI si è come concretizzato il futuro di un Paese che, come i suoi bambini, vuole e deve crescere.
E, in questa luce, più penetranti sono sembrate le parole dell’omelia della messa celebrata domenica mattina a León, nel Parco del Bicentenario, dove idealmente, accanto a quanti hanno trovato posto nello spazio limitato a disposizione, sono convenuti i milioni di fedeli che fanno dell’America Latina e dei Caraibi, il «continente della speranza». La televisione ha provveduto a radunare tutti ai piedi dello stesso altare per pregare insieme, nel giorno della festa più importante per ricordare la conquistata libertà. Per alcuni rimasta ancora solo sulla carta.
Di strada in effetti ne è stata fatta tanta, ma tanta ne resta ancora da fare. Il Papa è qui, in mezzo a loro, per indicare un cammino possibile. Un passaggio breve ma ai loro vescovi, ai vescovi del continente, Stati Uniti d’America e Canada compresi, ha affidato l’incarico di confermare e rafforzare la fede dei loro fedeli, quando, sul finire della giornata domenicale, li ha incontrati nella cattedrale di León per recitare insieme i vespri.
Si avvia dunque a conclusione la tappa messicana del ventitreesimo viaggio papale. Attraverso i titoli delle decine e decine di pagine dedicate all’avvenimento dai quotidiani nazionali, tornano alla mente le immagini e i momenti vissuti in queste indimenticabili settantadue ore trascorse in Messico.
Le persone innanzitutto. Dell’entusiasmo di questa gente si sa; della loro capacità di trasformare ogni cosa in occasione di festa altrettanto; del loro modo, originale, di esternare la loro gioia sono piene le cronache. Ma dalla loro capacità di non dare mai l’impressione di essere una folla anonima bensì eterogenea e perfettamente identificabile in ogni sfumatura etnica o in ogni particolarità di appartenenza a un gruppo, si resta sorpresi. Un cappellino uguale per tanti, una maglietta, uno striscione, una canzone e così ognuno parla in qualche modo di sé, si presenta. Per non parlare della gara che si è scatenata fra quanti sono riusciti a vedere più volte il Papa, a sfiorare la sua mano, a strappare una carezza per il proprio figlio, o anche semplicemente a toccare le persone che, per il loro lavoro, sono normalmente accanto al Pontefice.
E poi gli incontri o le celebrazioni. Di gran lunga più importante il momento della messa celebrata nello spazio attrezzato con una serie di padiglioni dove si conservano le testimonianze più significative della lotta nazionale messicana. È stato realizzato proprio per ricordare i duecento anni dell’indipendenza del Paese. Benedetto XVI è giunto in elicottero, dopo aver sorvolato la statua del Cristo re che svetta dal santuario sul vicino monte Cubilete. Qualche ora dopo, il Papa stesso — con accanto il cardinale Bertone, il nunzio Pierre, l’arcivescovo di León e il governatore di Guanajuato — ha attivato, spingendo un pulsante, il nuovo sistema di illuminazione del santuario.
Insieme al Pontefice, oltre agli ecclesiastici del seguito, hanno concelebrato più di 250 tra cardinali, arcivescovi e vescovi dell’America latina e dei Caraibi, degli Stati Uniti e del Canada. Oltre tremila i sacerdoti. L’altare, costruito su un palco imponente, era dominato dall’immagine della Vergine di Guadalupe, davanti alla quale Benedetto XVI ha pregato in silenzio appena conclusa la messa. Subito dopo ha benedetto statuine raffiguranti la Madonna e le ha donate a ciascuno dei vescovi rappresentanti le 91 diocesi messicane affinché ognuno di loro le porti con sé al rientro in diocesi, come dono e invocazione di grazia. Incredibili le manifestazioni di affetto riservate al Papa da migliaia di giovani che lo hanno atteso tutta la notte accampati nel parco accanto ai sacerdoti.
Una bella immagine di una Chiesa aperta al futuro. E così l’hanno presentata al Pontefice i vescovi dell’intero continente durante l’incontro pomeridiano in cattedrale a León. Il terreno è fertile, indubbiamente; ma il futuro è difficile da orientare. Anche il Papa, parlando con loro, non ha nascosto le numerose difficoltà che si prospettano. Certamente le grandi manifestazioni di pietà e di devozione popolare portate, soprattutto in questi giorni, sulle strade, parlano di un popolo fedele. Eppure le statistiche rivelano un lento ma progressivo avanzare del secolarismo; a volte si avverte la tentazione di cercare di adattare il messaggio cristiano a certe esigenze individualiste. C’è il rischio, insomma, di vedere travisati alcuni concetti fondamentali sul senso cristiano e sul reale significato della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. È su questo che Benedetto XVI ha chiesto ai vescovi di vigilare. Così come ha raccomandato impegno nel difendere la libertà di religione. Una raccomandazione questa, ribadita dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, durante la cena che ha offerto ai presuli e alle autorità a conclusione della serata.

(©L'Osservatore Romano 26-27 marzo 2012)


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

CERIMONIA DI CONGEDO DAL MESSICO ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI GUANAJUATO, A LEÓN

Alle ore 8.10 il Santo Padre prende congedo dal Colegio Miraflores di León e si trasferisce in auto all’aeroporto internazionale di Guanajuato dove, alle 9 (le 17 ora di Roma), ha luogo la Cerimonia di congedo dal Messico, alla presenza del Presidente Federale, delle Autorità politiche e civili, di numerosi Vescovi del Paese e di un gruppo di fedeli.
Dopo il discorso del Presidente S.E. il Sig. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, il Papa pronuncia le parole che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente,
Distinte autorità,
Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell'episcopato,
Amici messicani

La mia breve ma intensa visita in Messico giunge ora alla fine. Ma non è la fine del mio affetto e della mia vicinanza ad un Paese che porto nell’intimo di me stesso. Parto colmo di esperienze indimenticabili, come indimenticabili sono tante attenzioni e dimostrazioni di affetto ricevute.
Ringrazio per le cortesi parole che mi ha indirizzato il Signor Presidente, come pure per tutto quello che hanno fatto le Autorità per questo significativo Viaggio. E ringrazio con tutto il cuore quanti hanno facilitato o hanno collaborato affinché, sia negli aspetti importanti come nei più piccoli dettagli, gli eventi di queste giornate si siano svolti felicemente. Chiedo al Signore che tanti sforzi non siano stati vani, e che, con il suo aiuto, producano frutti abbondanti e duraturi nella vita di fede, speranza e carità di León e Guanajuato, del Messico e dei Paesi fratelli dell'America Latina e dei Caraibi.
Davanti alla fede in Gesù Cristo, che ho sentito vibrare nei cuori, e alla devozione affettuosa per la sua Madre - invocata qui con titoli tanto belli come quello di Guadalupe e della Luce - che ho visto riflessa nei volti, desidero ripetere con forza e chiarezza un invito al popolo messicano ad essere fedele a sé stesso e a non lasciarsi intimorire dalle forze del male, ad essere coraggioso e lavorare affinché la linfa delle sue radici cristiane faccia fiorire il suo presente ed il suo futuro. Sono stato anche testimone di segni di preoccupazione per diversi aspetti della vita in questo amato Paese, alcuni rilevati più di recente ed altri che provengono dal passato, e che continuano a causare tante lacerazioni. Li porto ugualmente con me, condividendo sia le gioie sia il dolore dei miei fratelli messicani, per metterli in preghiera ai piedi della Croce, nel cuore di Cristo, dal quale scaturiscono l'acqua ed il sangue redentori.
In queste circostanze, esorto ardentemente i cattolici messicani e tutti gli uomini e donne di buona volontà, a non cedere alla mentalità utilitarista, che finisce sempre col sacrificare i più deboli ed indifesi. Li invito ad un sforzo solidale che permetta alla società di rinnovarsi dalle sue fondamenta per realizzare una vita degna, giusta ed in pace per tutti. Per i cattolici, questo contributo al bene comune è anche un'esigenza di quella dimensione essenziale del Vangelo che è la promozione umana ed una espressione altissima della carità. Per questo la Chiesa esorta tutti i suoi fedeli ad essere anche buoni cittadini, coscienti della loro responsabilità di preoccuparsi per il bene degli altri, di tutti, sia nella sfera personale sia nei diversi settori della società.
Cari amici messicani, vi dico addio nel vero senso della bella espressione tradizionale ispanica: Rimanete con Dio! Sì, addio; sempre nell'amore di Cristo, nel quale tutti ci incontriamo e ci incontreremo. Che il Signore vi benedica e Maria Santissima vi protegga.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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PAPA: PORTO IL MESSICO NEL MIO CUORE

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

La mia partenza dal Messico "non e' la fine del mio affetto e della mia vicinanza ad un Paese che porto nell'intimo di me stesso".
Benedetto XVI ha voluto assicurarlo partendo questa mattina da Leon - dopo aver sperimentao per tre giorni sperimento una accoglienza davvero entusiastica con milioni di persone che si accalcavano nelle strade per vederlo passare - "colmo di esperienze indimenticabili, come indimenticabili sono tante attenzioni e dimostrazioni di affetto ricevute".
Per tutto questo il Pontefice ha voluto ringraziare il presidente Felipe Calderon e tutte le autorita' che con il loro impegno hanno reso possibile il viaggio, auspicando "che tanti sforzi non siano stati vani, e che producano frutti abbondanti e duraturi nella vita di fede, speranza e carita' di Leon e Guanajuato, del Messico e dei Paesi fratelli dell'America Latina e dei Caraibi".

© Copyright (AGI)

PAPA: POPOLO MESSICO RESTI FEDELE ALLA SUA FEDE VIBRANTE

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 26 mar.

Benedetto XVI si e' congedato oggi dal Messico rivolgendo "con forza e chiarezza" un invito al popolo di questo grande Paese cattolico - dove pero' il potere e' stato a lungo nelle mani di gruppi laicisti di ispirazione massonica e che per questo ha visto appena un secolo fa la piu' cruenta persecuzione religiosa dell'America Latina - ad essere "fedele a se' stesso e a non lasciarsi intimorire dalle forze del male, ad essere coraggioso e lavorare affinche' la linfa delle sue radici cristiane faccia fiorire il suo presente ed il suo futuro".
Piagato dalla violenza dei narcotrafficanti (a Leon il Papa ha incontrato 8 familiari delle vittile delle loro azioni scellerate, ma a cadere sotto i loro colpi e' stato venti anni fa anche un cardinale, l'aricivescovo di Gadalaijara Posada O'Campos e per lui non e' ancora stata fatta giustizia) e sofferente per le difficili condizioni economiche di una parte assai vasta della sua popolazione, il Messico e' infatti un Paese dalle enormi potenzialita', come ha ripetuto piu' volte il Papa tedesco in questa straordinaria tre giorni.
E il suo vero patrimonio, lo ha sottolineato al momento del congedo, sono "la fede in Gesu' Cristo, che - ha detto nel discorso all'aeroporto di Leon - ho sentito vibrare nei cuori, e la devozione affettuosa per la sua Madre invocata qui con titoli tanto belli come quello di Guadalupe e della Luce".
E' necessario pero' che questo Paese proceda con ancora maggiore decisione sulla via del risetto dei diritti umani e della liberta'religiosa (che ha ricordato poche ore fa il cardinale Tarcisio Bertone, segratario di Stato, al presidente Felipe Calderon, non e' solo liberta' di culto).
In proposito il Pontefice ha parlato oggi di "segni di preoccupazione per diversi aspetti della vita in questo amato Paese, alcuni rilevati piu' di recente ed altri che provengono dal passato, e che continuano a causare tante lacerazioni". Per questo, ha spiegato, "esorto ardentemente i cattolici messicani e tutti gli uomini e donne di buona volonta', a non cedere alla mentalita' utilitarista, che finisce sempre col sacrificare i piu' deboli ed indifesi. Li invito - ha scandito - ad un sforzo solidale che permetta alla societa' di rinnovarsi dalle sue fondamenta per realizzare una vita degna, giusta ed in pace per tutti".
Secondo Benedetto XVI, in Messico come in tutte le situazioni "per i cattolici, questo
contributo al bene comune e' anche un'esigenza di quella dimensione essenziale del Vangelo che e' la promozione umana ed una espressione altissima della carita'". Ed infatti, ha ricordato il Pontefice, "la Chiesa esorta tutti i suoi fedeli ad essere anche buoni cittadini, coscienti della loro responsabilita' di preoccuparsi per il bene degli altri, di tutti, sia nella sfera personale sia nei diversi settori della societa'".
"Cari amici messicani - ha poi salutato l'85enne Joseph Ratzinger non nascondendo la propria commozione - vi dico 'Adios! nel vero senso della bella espressione tradizionale ispanica: Rimanete con Dio, cioe' sempre nell'amore di Cristo, nel quale tutti ci incontriamo e ci incontreremo".
"Il Messico e i messicani - ha concluso - li portero' sempre nel cuore condividendo sia le gioie sia il dolore di questo popolo, per metterli in preghiera ai piedi della Croce, nel cuore di Cristo, dal quale scaturiscono l'acqua ed il sangue redentori".

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

CERIMONIA DI BENVENUTO A CUBA

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente,
Signori Cardinali e Fratelli nell’Episcopato,
Eccellentissime Autorità,
Membri del Corpo Diplomatico,
Signori e Signore,
Cari amici cubani!

La ringrazio, Signor Presidente, per la sua accoglienza e le sue cortesi parole di benvenuto, con le quali ha voluto trasmettere anche i sentimenti di rispetto da parte del governo e del popolo cubano verso il Successore di Pietro.

Saluto le Autorità che ci accompagnano, come pure i Membri del Corpo diplomatico qui presenti. Rivolgo un cordiale saluto all’Arcivescovo di Santiago di Cuba e Presidente de la Conferenza Episcopale, Mons Dionisio Guillermo García Ibáñez, all’Arcivescovo de La Habana, il Signor Cardinale Jaime Ortega y Alamino, e agli altri Fratelli Vescovi di Cuba, ai quali manifesto tutta la mia vicinanza spirituale. Saluto, infine, con tutto l’affetto del mio cuore, i fedeli della Chiesa cattolica in Cuba, i cari abitanti di questa bella isola e tutti i cubani, lì dove si trovano. Vi tengo sempre molto presenti nel mio cuore e nella mia preghiera e ancora di più nei giorni nei quali si avvicinava il momento tanto desiderato di visitarvi e che, grazie alla bontà divina, ho potuto realizzare.
Nel venire tra voi, non posso tralasciare il ricordo della storica visita a Cuba del mio Predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, che ha lasciato una traccia indelebile nell’animo dei cubani. Per molti, credenti e non, il suo esempio e i suoi insegnamenti costituiscono una guida luminosa che li orienta sia nella vita personale sia nella realizzazione pubblica del servizio al bene comune della Nazione. In effetti, il suo passaggio nell’isola fu come una brezza soave di aria fresca che diede nuovo vigore alla Chiesa in Cuba, destando in molti una rinnovata coscienza dell’importanza della fede, incoraggiando ad aprire i cuori a Cristo, e, nello stesso tempo, illuminò la speranza e stimolò il desiderio di lavorare con audacia per un futuro migliore. Uno dei frutti importanti di quella visita fu l’inaugurazione di una nuova fase nelle relazioni tra la Chiesa e lo Stato cubano, con uno spirito di maggiore collaborazione e fiducia, benché rimangano ancora molti aspetti nei quali si può e si deve avanzare, specialmente per quanto si riferisce al contributo imprescindibile che la religione è chiamata a svolgere nell’ambito pubblico della società.

Sono vivamente lieto di unirmi alla vostra gioia a motivo della celebrazione del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’immagine benedetta della Vergine della Carità del “Cobre”. La sua singolare figura è stata, fin dall’inizio, molto presente sia nella vita personale dei cubani sia nei grandi avvenimenti del Paese, in modo speciale durante la sua indipendenza, essendo da tutti venerata come vera madre del popolo cubano.

La devozione a «la Virgen Mambisa» ha sostenuto la fede e ha incoraggiato la difesa e la promozione di ciò che rende degna la condizione umana e dei suoi diritti fondamentali, e continua a farlo anche oggi con più forza, dando così testimonianza visibile della fecondità della predicazione del Vangelo in queste terre, e delle profonde radici cristiane che danno vita all’identità più profonda dell’animo cubano. Seguendo la scia di tanti pellegrini nel corso di questi secoli, anch’io desidero recarmi a “El Cobre” a prostrarmi ai piedi della Madre di Dio, per ringraziarla dei suoi interventi in favore di tutti i suoi figli cubani e chiedere la sua intercessione, affinché guidi i percorsi di questa amata Nazione sui sentieri della giustizia, della pace, della libertà e della riconciliazione.

Vengo a Cuba come Pellegrino della carità, per confermare i miei fratelli nella fede e incoraggiarli nella speranza, che nasce dalla presenza dell’amore di Dio nelle nostre vite. Porto nel mio cuore le giuste aspirazioni e i legittimi desideri di tutti i cubani, dovunque si trovino, le loro sofferenze e gioie, le loro preoccupazioni e gli aneliti più nobili, in modo speciale dei giovani e degli anziani, degli adolescenti e dei bambini, degli infermi e dei lavoratori, dei detenuti e dei loro familiari, così come dei poveri e bisognosi.

Molte parti del mondo vivono oggi un momento di particolare difficoltà economica, che non pochi concordano nel situare in una profonda crisi di tipo spirituale e morale, che ha lasciato l’uomo senza valori e indifeso di fronte all’ambizione e all’egoismo di certi poteri che non tengono conto del bene autentico delle persone e delle famiglie. Non si può proseguire a lungo nella stessa direzione culturale e morale che ha causato la dolorosa situazione che tanti sperimentano. Al contrario, il vero progresso necessita di un’etica che collochi al centro la persona umana e tenga conto delle sue esigenze più autentiche, in modo speciale della sua dimensione spirituale e religiosa. Per questo, nel cuore e nella mente di molti, si fa strada sempre di più la certezza che la rigenerazione delle società e del mondo richiede uomini retti e di ferme convinzioni morali e alti valori di fondo che non siano manipolabili da interessi limitati, e che rispondano alla natura immutabile e trascendente dell’essere umano.
Cari amici, sono convinto che Cuba, in questo momento così importante della sua storia, sta guardando già al domani, e per questo si sforza di rinnovare e ampliare i suoi orizzonti; a ciò coopererà quell’immenso patrimonio di valori spirituali e morali che hanno plasmato la sua identità più genuina, e che si trovano scolpiti nell’opera e nella vita di molti insigni padri della patria, come il Beato José Olallo y Valdés, il Servo di Dio Félix Varela o l’insigne José Martí. La Chiesa, da parte sua, ha saputo contribuire con impegno alla promozione di tali valori mediante la sua generosa e instancabile missione pastorale, e rinnova i suoi propositi di continuare a lavorare senza tregua per servire meglio tutti i cubani.
Prego il Signore che benedica con abbondanza questa terra e i suoi figli, in particolare quelli che si sentono svantaggiati, gli emarginati e quanti soffrono nel corpo e nello spirito, affinché, per intercessione della Nostra Signora della Carità del Cobre, conceda a tutti un futuro pieno di speranza, di solidarietà e di concordia. Molte grazie.

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PAPA A CUBA: RAUL CASTRO CONTRO EMBARGO

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

L'embargo "economico, politico e mediatico" degli Stati Uniti, contro il quale hanno tuonato sia Giovanni Paolo II nel 1998 che Benedetto XVI nei giorni scorsi, e' stato denunciato oggi da Raul Castro nel discorso di benvenuto a Papa Ratzinger.
Tra la Chiesa e il governo cubano ci sono "buone relazioni", ha detto ricordando che la crisi economica globale "ha una dimensione morale". "Su questo e su altri temi - ha rilevato rivolto al Pontefice - abbiamo una coincidenza con le sue".

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PAPA A CUBA: TRAGUARDO LIBERTA' ANCORA NON RAGGIUNTO

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

Iniziata per Benedetto XVI con la visita di Giovanni Paolo II nel 1998, la nuova fase della storia di Cuba e' una realta', "benche' - ha scandito nel discorso all'aeroporto di Santiago de Cuba - rimangano ancora molti aspetti nei quali si puo' e si deve avanzare, specialmente per quanto si riferisce al contributo imprescindibile che la religione e' chiamata a svolgere nell'ambito pubblico della societa'".

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PAPA A CUBA: VOGLIO RENDERE OMAGGIO ALLA VERGINE DEL COBRE

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

Il primo atto della visita di Benedetto XVI a Cuba sara' il pellegrinaggio che compira' tra due ore al Santuario simbolo della cattolicita' dell'Isola, qulo della Vergine del Cobre. "Sono vivamente lieto - ha detto nel discorso all'aeroporto internazionale di Santiago de Cuba - di unirmi alla vostra gioia a motivo della celebrazione del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell'immagine benedetta della Vergine della Carita' del Cobre". "La sua singolare figura - ha ricordato il Papa - è stata, fin dall'inizio, molto presente sia nella vita personale dei cubani sia nei grandi avvenimenti del Paese, in modo speciale durante la sua indipendenza, essendo da tutti venerata come vera madre del popolo cubano".
Il Pontefice ha poi rilevato che "la devozione a la Virgen Mambisaha sostenuto la fede e ha incoraggiato la difesa e la promozione di cio' che rende degna la condizione umana e dei suoi diritti fondamentali, e continua a farlo anche oggi con piu' forza, dando cosi' testimonianza visibile della fecondita' della predicazione del Vangelo in queste terre, e delle profonde radici cristiane che danno vita all'identita' piu' profonda dell'animo cubano". "Seguendo la scia di tanti pellegrini nel corso di questi secoli, anch'io desidero recarmi a 'El Cobre' - ha concluso - a prostrarmi ai piedi della Madre di Dio, per ringraziarla dei suoi interventi in favore di tutti i suoi figli cubani e chiedere la sua intercessione, affinché guidi i percorsi di questa amata Nazione sui sentieri della giustizia, della pace, della liberta' e della riconciliazione".

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PAPA A CUBA: SONO PELLEGRINO DI CARITA' PER INCORAGGIARE SPERANZA

Salvatore Izzo

(AGI) - Santaigo de Cuba, 26 mar.

"Arrivo a Cuba come pellegrino della carita', per confermare i miei fratelli nella fede e incoraggiarli nella speranza, che nasce dalla presenza dell'amore di Dio nelle nostre vite". Con queste parole Benedetto XVI si e' rivolto al presidente Rasul Castro e alle altre autorita' che lo hanno accolto all'aeroporto internazionale di Santaiago de Cuba. "Saluto con tutto l'affetto del mio cuore, i fedeli della Chiesa cattolica in Cuba, i cari abitanti di questa bella isola e tutti i cubani, li' dove si trovano", ha detto includendo cioe' nel suo abbraccio anche gli esuli. "Vi tengo sempre molto presenti - ha assicurato - nel mio cuore e nella mia preghiera e ancora di piu' nei giorni nei quali si avvicinava il momento tanto desiderato di visitarvi e che, grazie alla bonta' divina, ho potuto realizzare".

© Copyright (AGI)

PAPA A CUBA: VISITA GIOVANNI PAOLO II ILLUMINO' LA SPERANZA

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

La visita di Giovanni Paolo II nel 1998 "fu come una brezza soave di aria fresca che diede nuovo vigore alla Chiesa in Cuba, destando in molti una rinnovata coscienza dell'importanza della fede, incoraggiando ad aprire i cuori a Cristo, e, nello stesso tempo, illumino' la speranza e stimolo' il desiderio di lavorare con audacia per un futuro migliore". Lo ha detto Papa Ratzinger nel discorso di saluto al presidente Raul Castro e alle altre autorita'. "Uno dei frutti importanti di quella visita - ha rilevato - fu l'inaugurazione di una nuova fase nelle relazioni tra la Chiesa e lo Stato cubano, con uno spirito di maggiore collaborazione e fiducia". "
Nel venire tra voi, non posso tralasciare - ha spiegato Benedetto XVI - il ricordo della storica visita a Cuba del mio predecessore, che ha lasciato una traccia indelebile nell’animo dei cubani. Per molti, credenti e non, il suo esempio e i suoi insegnamenti costituiscono una guida luminosa che li orienta sia nella vita personale sia nella realizzazione pubblica del servizio al bene comune della Nazione".

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PAPA A CUBA: APPOGGIO LEGITTIMI DESIDERI CUBANI IN PATRIA E FUORI

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

Benedetto XVI appoggia "le giuste aspirazioni e i legittimi desideri di tutti i cubani, dovunque si trovino, le loro sofferenze e gioie, le loro preoccupazioni e gli aneliti piu' nobili". Lo ha detto lo stesso Pontefice al presidente Raul Castro e alle altre autorita' presenti all'aeroporto internazionale di Santiago de Cuba, sottolineando che tali aspirazioni egli le "porta nel cuore" e "in modo speciale" fa sue "quelle dei giovani e degli anziani, degli adolescenti e dei bambini, degli infermi e dei lavoratori, dei detenuti e dei loro familiari, cosi' come dei poveri e bisognosi". Appare molto significativa l'inclusione degli esuli cubani (molti sono rientrati da Miami per la visita del Papa) tra i titolari di "legittimi desideri", dato che essi fuggirono da Cuba in cerca di una liberta' che il regime castrista gli negava.

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PAPA A CUBA: ANCHE IL CAPITALISMO HA FALLITO

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

Il fallimento del comunismo e' testimoniato a Cuba dalle difficolta' dei suoi abitanti ma la crisi economica mostra che anche il capitalismo ha prodotto bei guasti. E Papa Ratzinger, al suo arrivo sull'Isola, ha voluto ricordarlo fin dal primo discorso. "Molte parti del mondo - ha detto infatti all'aeroporto internazionale di Santiago de Cuba, dove e' stato accolto da Raul Castro - vivono oggi un momento di particolare difficolta' economica, che non pochi concordano nel situare in una profonda crisi di tipo spirituale e morale, che ha lasciato l'uomo senza valori e indifeso di fronte all'ambizione e all'egoismo di certi poteri che non tengono conto del bene autentico delle persone e delle famiglie".
Secondo il Papa, "non si puo' proseguire a lungo nella stessa direzione culturale e morale che ha causato la dolorosa situazione che tanti sperimentano". "Al contrario, il vero progresso - ha aggiunto, parlando, come si dice, 'a suocera perche' nuora intenda' - necessita di un'etica che collochi al centro la persona a cio' cooperera' umana e tenga conto delle sue esigenze piu' autentiche, in modo speciale della sua dimensione spirituale e religiosa".
"Per questo - ha concluso - nel cuore e nella mente di molti, si fa strada sempre di piu' la certezza che la rigenerazione delle societa' e del mondo richiede uomini retti e di ferme convinzioni morali e alti valori di fondo che non siano manipolabili da interessi limitati, e che rispondano alla natura immutabile e trascendente dell'essere umano".

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PAPA A CUBA: IL PAESE GUARDI AL DOMANI AMPLIANDO I SUOI ORIZZONTI

Salvatore Izzo

(AGI) - Santiago de Cuba, 26 mar.

"In questo momento cosi' importante della sua storia, Cuba sta guardando gia' al domani, e per questo si sforza di rinnovare e ampliare i suoi orizzonti". Lo ha affermato il Papa nel discorso di saluto a Raul Castro e alle altre autorita' civili che lo hanno accolto all'aeroporto internazionale di Santiago de Cuba, richiamando "quell'immenso patrimonio di valori spirituali e morali che hanno plasmato la sua identita' piu' genuina" che - ha scandito - a cio' potra' cooperare". Benedetto XVI ha poi citato alcune personalita' cubane, nella cui opera e vita tali valori "si trovano scolpiti" e tra gli "insigni padri della patria" ha nominato due cattolici, il beato Jose' Olallo y Valdes, il servo di Dio Felix Varela, un fatenefratello, inseme con "l'insigne Jose' Marti'", militante contro l'occupazione spagnola di Cuba di fine '800, alla cui figura si e' richiamata la rivoluzione castrista.
"La Chiesa, da parte sua, ha saputo contribuire con impegno alla promozione di tali valori mediante la sua generosa e instancabile missione pastorale, e rinnova i suoi propositi di continuare a lavorare senza tregua per servire meglio tutti i cubani", ha aggiunto il Pontefice assicurando di pregare il Signore affinche' "benedica con abbondanza questa terra e i suoi figli, in particolare quelli che si sentono svantaggiati, gli emarginati e quanti soffrono nel corpo e nello spirito, e, per intercessione della Nostra Signora della Carita' del Cobre, conceda a tutti un futuro pieno di speranza, di solidarieta' e di concordia".

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

SALUTO AI FEDELI RADUNATI DAVANTI AL COLÉGIO MIRAFLORES DI LEÓN IN MESSICO (DOMENICA 25 MARZO 2012)

Nella serata di ieri, domenica 25 marzo, dopo il Suo rientro al Colégio Miraflores al termine della recita dei Vespri nella Cattedrale di León, il Santo Padre Benedetto XVI è stato richiamato con canti e balli da un folto gruppo di Mariachi, i tradizionali musicisti messicani. Il Papa è quindi uscito dalla residenza per salutare e ringraziare i fedeli ed ha improvvisato per loro le seguenti parole:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Queridos amigos, muchísimas gracias [Cari amici, grazie moltissimo] per questo entusiasmo. Sono molto felice di essere con voi. Ho fatto tanti viaggi, ma mai sono stato ricevuto con tanto entusiasmo. Porterò con me, nel mio cuore, l’impressione di questi giorni. Il Messico sarà sempre nel mio cuore. Posso dire che già da anni prego ogni giorno per il Messico, ma in futuro pregherò ancora, molto di più. Adesso, posso capire perché Papa Giovanni Paolo II ha detto: «Io mi sento un Papa messicano!».

Cari amici, anche se sono felicissimo di questo incontro, perdonatemi se mi ritiro perché domani sarà un giorno esigente. Concludo questa giornata con la mia benedizione: Vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Buenas noches! [Buona notte!]

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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Cuba, folla oceanica per il Papa

Trambusti a inizio messa, forse incontro con Fidel Castro

Questa notte a Cuba papa Benedetto XVI ha celebrato la prima messa della sua visita di due giorni nell’isola caraibica.
Il Santo Padre «è rimasto sorpreso dal numero di persone che lo aspettavano qui a Cuba». Lo ha detto, in un briefing con la stampa, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, che ha confermato in «200 mila o più. il numero di persone che hanno assistito alla messa nella Plaza Maceo di Santiago de Cuba. «Il Papa sta bene - ha poi aggiunto Lombardi -. In Messico stava benissimo, in gran forma. Oggi alla messa è apparso un pò stanco a causa del viaggio, ma comunque in buona salute».

Grida contro il comunismo

Un piccolo incidente ha brevemente segnato l'inizio della cerimonia, cui assisteva anche il presidente Raul Castro. Un uomo ha cercato di avvicinarsi al palco dell'altare gridando slogan contro il comunismo e per la libertà. Poi il piccolo trambusto è in breve rientrato con l'inizio della celebrazione.
Dell'episodio ha parlato anche il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, in un briefing con la stampa, sottolineando che il tutto «è durato un minuto o due, è terminato rapidamente».
A proposito della possibilità di manifestazioni di oppositori e dissidenti durante la visita del Papa, Lombardi ha commentato che «ognuno ha diritto di manifestare la propria opinione, un'altra cosa è disturbare le celebrazioni religiose».

Nessun incontro con Chavez

Padre Federico Lombardi, ha poi smentito le voci secondo cui il presidente venezuelano Hugo Chavez, che in questi giorni è a Cuba per sottoporsi a radioterapia, avrebbe chiesto un incontro speciale con il Papa.
«Non è la verità - ha detto Lombardi in un briefing con la stampa -. La situazione è sempre la stessa: al seguito papale non è arrivata nessuna richiesta specifica per un'udienza personale del presidente Chavez col Papa». «Se poi Chavez vorrà partecipare alla messa - ha aggiunto il portavoce vaticano - è libero di farlo».

Castro? Forse

Quella dell'incontro di Benedetto XVI con Fidel Castro «è una possibilità, perché il Papa è disposto a questo». Lo ha ribadito il direttore della sala stampa vaticana. «Al momento - ha aggiunto - non c'è informazione preciso se ci sarà e quando. Il viaggio, comunque, dura ancora fino a mercoledì».

© Copyright RSI


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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012)

Santa Messa in occasione del 400° anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre, Piazza Antonio Maceo

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Rendo grazie a Dio che mi ha permesso di venire tra voi e realizzare questo viaggio così desiderato. Saluto Mons. Dionisio García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago di Cuba, ringraziandolo per le sue cortesi parole di accoglienza a nome di tutti; saluto, allo stesso tempo, i Vescovi cubani e quelli venuti da altri luoghi, come pure i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i fedeli laici presenti a questa celebrazione. Non posso dimenticare quanti non hanno potuto essere qui per malattia, età o altre ragioni. Saluto inoltre le autorità che hanno voluto gentilmente accompagnarci.

Questa Santa Messa, che ho la gioia di presiedere per la prima volta nella mia Visita pastorale a questo Paese, si inserisce nel contesto dell’anno giubilare mariano, convocato per onorare la Vergine della Carità del Cobre, Patrona di Cuba, nel quattrocentesimo anniversario della scoperta e presenza della sua venerata immagine in queste terre benedette. Non ignoro il sacrificio e la dedizione con cui è stato preparato questo giubileo, specialmente nell’aspetto spirituale. Mi ha riempito di emozione conoscere il fervore con il quale Maria è stata salutata e invocata da tanti cubani, nella sua peregrinazione per tutti gli angoli e i luoghi dell’Isola.

Questi eventi importanti della Chiesa in Cuba vengono illuminati con inusitato splendore dalla festa che oggi celebra la Chiesa universale: l’Annunciazione del Signore alla Vergine Maria. In effetti, l’Incarnazione del Figlio di Dio è il Mistero centrale della fede cristiana, e in esso Maria occupa un posto di prim’ordine. Però, qual è il significato di questo Mistero? E qual è l’importanza che ha per la nostra vita concreta?
Vediamo anzitutto cosa significa l’Incarnazione. Nel Vangelo di san Luca abbiamo ascoltato le parole dell’angelo a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). In Maria, il Figlio di Dio si fa uomo, si compie così la profezia di Isaia: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7,14). Sì, Gesù, il Verbo fatto carne, è il Dio-con-noi, che è venuto ad abitare tra noi e a condividere la nostra stessa condizione umana. L’apostolo san Giovanni lo esprime nel modo seguente: «E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). L’espressione «si fece carne» indica la realtà umana più concreta e tangibile. In Cristo, Dio è venuto realmente nel mondo, è entrato nella nostra storia, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, adempiendo così l’intima aspirazione dell’essere umano che il mondo sia realmente una casa per l’uomo. Al contrario, quando Dio è estromesso, il mondo si trasforma in un luogo inospitale per l’uomo, frustrando, nello stesso tempo, la vera vocazione della creazione di essere lo spazio per l’alleanza, per il «sì» dell’amore tra Dio e l’umanità che gli risponde. Così ha fatto Maria, come primizia dei credenti, con il suo «sì» al Signore, senza riserve.
Per questo, contemplando il Mistero dell’Incarnazione non possiamo tralasciare di rivolgere i nostri occhi a Lei, per riempirci di stupore, di gratitudine e d’amore al vedere come il nostro Dio, entrando nel mondo, ha voluto fare affidamento sul consenso libero di una sua creatura. Solo quando la Vergine ha risposto all’angelo: «Ecco sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), a partire da quel momento, il Verbo eterno del Padre iniziò la sua esistenza umana nel tempo. E’ commovente vedere come Dio non solo rispetta la libertà umana, ma sembra averne bisogno. E vediamo anche come l’inizio dell’esistenza terrena del Figlio di Dio è segnato da un doppio «sì» alla volontà salvifica del Padre: quello di Cristo e quello di Maria. Questa obbedienza a Dio è quella che apre le porte del mondo alla verità, alla salvezza. In effetti, Dio ci ha creati come frutto del suo amore infinito; per questo, vivere secondo la sua volontà è il cammino per trovare la nostra autentica identità, la verità del nostro essere, mentre allontanarsi da Dio ci allontana da noi stessi e ci precipita nel vuoto. L’obbedienza nella fede è la vera libertà, l’autentica redenzione, che ci permette di unirci all’amore di Gesù nel suo sforzo di conformarsi alla volontà del Padre. La redenzione è sempre questo processo di condurre la volontà umana alla piena comunione con la volontà divina (cfr Lectio divina con i seminaristi di Roma, 18 febbraio 2010).

Cari fratelli, oggi lodiamo la Vergine Santissima per la sua fede e con Santa Elisabetta le diciamo anche noi: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Come dice Sant’Agostino, Maria concepì Cristo prima nel suo cuore con la fede, che fisicamente nel suo grembo; Maria credette e si compì in Lei ciò che credeva (cfr Sermo 215, 4: PL 38,1074). Preghiamo il Signore che aumenti la nostra fede, che la renda attiva e feconda nell’amore. Chiediamogli di essere capaci, come Lei, di accogliere nel nostro cuore la Parola di Dio e praticarla con docilità e costanza.

La Vergine Maria, per il suo ruolo insostituibile nel Mistero di Cristo, rappresenta l’immagine e il modello della Chiesa. Anche la Chiesa, come fece la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere in sé il Mistero di Dio che viene ad abitare in essa. Cari fratelli, so con quanto sforzo, audacia e abnegazione lavorate ogni giorno affinché, nelle circostanze concrete del vostro Paese, e in questo momento storico, la Chiesa rifletta sempre più il suo vero volto come luogo nel quale Dio si avvicina e incontra gli uomini.

La Chiesa, corpo vivo di Cristo, ha la missione di prolungare sulla terra la presenza salvifica di Dio, di aprire il mondo a qualcosa di più grande di se stesso, all’amore e alla luce di Dio. Vale la pena, cari fratelli, dedicare tutta la vita a Cristo, crescere ogni giorno nella sua amicizia e sentirsi chiamati ad annunciare la bellezza e la bontà della propria vita a tutti gli uomini, nostri fratelli.

Vi incoraggio nel vostro compito di seminare il mondo con la parola di Dio e di offrire a tutti l’alimento vero del corpo di Cristo. Nell’approssimarsi della Pasqua, decidiamoci senza timori né complessi a seguire Gesú nel suo cammino verso la croce. Accettiamo con pazienza e fede qualsiasi contrarietà o afflizione, con la convinzione che, nella sua risurrezione, Egli ha sconfitto il potere del male che tutto oscura e ha fatto germogliare un mondo nuovo, il mondo di Dio, della luce, della verità e della gioia. Il Signore non smetterà di benedire con frutti abbondanti la generosità del vostro impegno.

Il Mistero dell’Incarnazione, nel quale Dio si fa vicino a noi, ci mostra anche la dignità incomparabile di ogni vita umana. Per questo, nel suo progetto di amore, fin dalla creazione, Dio ha affidato alla famiglia fondata sul matrimonio l’altissima missione di essere cellula fondamentale della società e vera Chiesa domestica. Con questa certezza, voi, cari sposi, dovete essere, in modo speciale per i vostri figli, segno reale e visibile dell’amore di Cristo per la Chiesa. Cuba necessita della testimonianza della vostra fedeltà, della vostra unità, della vostra capacità di accogliere la vita umana, specialmente la più indifesa e bisognosa.

Cari fratelli, davanti allo sguardo della Vergine della Carità del Cobre, desidero fare un appello perché diate nuovo vigore alla vostra fede, viviate di Cristo e per Cristo, e, con le armi della pace, del perdono e della comprensione, vi impegnate a costruire una società aperta e rinnovata, una società migliore, più degna dell’uomo, che rifletta maggiormente la bontà di Dio. Amen.

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Papa Ratzi Superstar

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Padre Lombardi: Chiesa viva nella società cubana, ma c’è ancora un cammino da fare

Il Papa è rimasto sorpreso dal numero di persone che lo hanno accolto a Cuba: un vero e proprio bagno di folla che lo ha seguito lungo il tragitto di circa 10 chilometri che lo ha portato dall’aeroporto all’arcivescovado di Santiago di Cuba. Lo ha riferito padre Federico Lombardi, in un briefing per i giornalisti. Il direttore della Sala Stampa vaticana ha anche detto che un incontro di Benedetto XVI con l’ex leader cubano Fidel Castro è possibile. Ma sull’accoglienza del Papa nell’isola caraibica, ascoltiamo padre Lombardi al microfono di Luca Collodi:

R. - Si vede che l’attesa era molto viva, perché abbiamo visto tantissime persone che sono venute ad aspettare il Papa, con molta gioia e con molto ascolto. La circostanza qui è molto bella, perché è l’anno giubilare della Virgen de la Caridad del Cobre, che è un po’ la madre spirituale dei cubani, da loro tanto amata e venerata. Il fatto che il Papa sia venuto a venerarla insieme a loro, naturalmente tocca il loro cuore. Il Papa può però fare molti discorsi che riguardano la vita della Chiesa in questa isola: una Chiesa che viene da situazioni difficili e che sta, in un certo senso, rinascendo con una testimonianza molto pura e molto vivace di carità e di presenza attiva e umile nella vita della sua gente e una vicinanza anche ad un popolo che cerca e che spera, che vive situazioni difficili, ma che spera di avere un futuro, un futuro migliore, in quella prospettiva che Giovanni Paolo II aveva saputo annunciare così bene ed efficacemente quando diceva che Cuba si apre al mondo e che il mondo si apra a Cuba: parole che rimangono di perfetta attualità anche oggi.

D. - Cuba sembra in qualche modo riscoprire la fede, anche grazie al Giubileo mariano: un percorso che porta ad una riconciliazione del Paese…

R. - Questo è quello che si spera, è quello che il Papa vuole annunciare e che vuole proporre come una via di pace e anche di costruzione di una società riappacificata e capace di guardare in avanti, con nuovo entusiasmo. Bisogna, però, farlo: non basta dirlo e quindi il Papa sa bene che lancia dei messaggi, che poi devono essere messi in pratica dalle persone che lo ascoltano, dalla Chiesa che lo ascolta e anche dalle persone di buona volontà che vogliono ascoltarlo.

D. - In questo cammino la Chiesa locale è molto attiva…

R. - Sì, la Chiesa locale di Cuba da parte di coloro che la conoscono viene descritta come una Chiesa vivace e come una Chiesa che può dare un contributo importante alla situazione del suo popolo, che è un popolo che ha bisogno anche di speranza e che viene da una situazione in cui anche l’ideologia marxista lo ha privato di valori spirituali che facevano parte della sua tradizione e che, quindi, deve rivivificare un po’ la sua radice spirituale. La Chiesa si manifesta vitale e si manifesta anche un’istituzione che si merita il rispetto e che quindi è capace anche di interloquire con le autorità della società cubana, come probabilmente nessun’altra istituzione oggi è in grado di fare. Questa è una grande responsabilità, ma anche - speriamo - un bellissimo contributo che la Chiesa può dare.

D. - Il dialogo tra Chiesa e Stato fa anche ben sperare per gli sviluppi futuri della società cubana …

R. - Certamente, il rapporto tra Chiesa e Stato, il fatto dei buoni rapporti tra la Santa Sede e lo Stato cubano, questi buoni rapporti - diciamo - facilitano o vogliono aiutare ed essere al servizio dei buoni rapporti tra la Chiesa locale e la società in cui vive e le autorità della nazione, perché poi la Chiesa vive nei diversi luoghi e lì c’è la concretezza quotidiana del suo operare. Quindi i buoni rapporti tra la Santa Sede e Cuba sono al servizio di questa presenza viva, umile ma costruttiva, della Chiesa locale. Questa certamente è una bella realtà. Bisogna, però, che si possa sviluppare. Il Papa vuole anche contribuire a questo dicendo che si è fatto un cammino in questi anni, ma c’è ancora un ulteriore cammino da fare, tante cose che si possono migliorare per dare anche alla Chiesa più spazi di attività, per esempio in campo educativo, in campo comunicativo, in campo sanitario….

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