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Viaggio apostolico in Messico e Cuba...

Ultimo Aggiornamento: 02/04/2012 13.58
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23/03/2012 20.31
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Conferenza stampa sull'aereo

Pubblichiamo di seguito una trascrizione provvisoria del colloquio del Papa con i giornalisti, a cura della Radio Vaticana, poiché l’audio giuntoci dall’aereo papale non è pienamente comprensibile .

Introduzione della conferenza stampa di P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede:

… all’inizio di questo viaggio così bello e importante. Come vede, la nostra assemblea viaggiante è numerosa: ci sono più di 70 giornalisti che la seguono con attenzione, e il gruppo più importante – a parte gli italiani – sono naturalmente i messicani, che sono un bel gruppo: ce ne sono almeno 14, rappresentanti delle televisioni messicane che seguiranno e copriranno tutto il viaggio. C’è anche un bel gruppo dagli Stati Uniti, un bel gruppo dalla Francia, di altri Paesi. Ecco, quindi siamo un po’ rappresentanti di tutto il mondo. Come al solito, abbiamo raccolto nei giorni scorsi diverse domande da parte dei giornalisti e ne abbiamo scelte cinque, che sono l’espressione, un po’, dell’attesa generale. E questa volta, dato che abbiamo più spazio e un po’ più di tempo, non le pongo io ma le pongono i giornalisti stessi che le hanno formulate o comunque che ci siamo distribuite tra noi per farle. Allora, cominciamo con una domanda che viene posta dalla signora Collins per la televisione “Univision”, che è una delle televisioni che segue questo viaggio; è una signora messicana che fa la domanda in spagnolo e poi io la ripeto in italiano per tutti.

(Domanda in spagnolo)

(1) D. – Santo Padre, il Messico e Cuba sono stati terre in cui i viaggi del Suo Predecessore hanno fatto storia. Con quale animo e con quali speranze Lei si mette oggi sulle sue tracce?

Benedetto XVI: – Cari amici, anzitutto vorrei dire benvenuti e grazie per il vostro accompagnamento in questo viaggio che speriamo sia benedetto dal Signore. Io in questo viaggio mi sento totalmente nella continuità con Papa Giovanni Paolo II. Mi ricordo benissimo del suo primo viaggio in Messico che è stato veramente storico, in una situazione giuridica molto confusa, ancora aperte le porte, incominciato una nuova fase della collaborazione tra Chiesa, società e Stato. E anche mi ricordo bene del suo viaggio storico a Cuba. Quindi, cerco di andare nelle sue tracce e continuare quanto lui ha cominciato. Per me era dall’inizio il desiderio di visitare il Messico; da cardinale sono stato in Messico con ottimi ricordi. E ogni mercoledì, sento l’applauso, la gioia dei messicani adesso da Papa, qui. Per me è una grande gioia e risponde ad un desiderio che ho avuto da tanto tempo. Io, per dire quali sentimenti mi [...] mi vengono in mente le parole del Vaticano II “gaudium et spes, luctus et angor”, gioia e speranza, ma anche lutto e angoscia. Condivido le gioie e le speranze, ma anche condivido il lutto e le difficoltà di questo grande Paese; vado per incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità, e confortare nell’impegno per il bene e l’impegno per la lotta contro il male. Speriamo che il Signore ci aiuti!

Grazie, Santità.
E ora diamo la parola al dr. … che rappresenta Tv Azteca, una delle grandi televisioni messicane che ci seguiranno in questi giorni:

(2) D. - Santità, il Messico è un Paese con risorse e possibilità meravigliose, ma in questi anni sappiamo che è anche terra di violenza per il problema del narcotraffico. Si parla di 50.000 morti negli ultimi cinque anni. Come affronta la Chiesa cattolica questa situazione? Lei avrà parole per i responsabili, e per i trafficanti che a volte si professano cattolici o addirittura benefattori della Chiesa?

Benedetto XVI: – Noi conosciamo bene tutte le bellezze del Messico, ma anche questo grande problema del narcotraffico e della violenza. E’ certamente una grande responsabilità per la Chiesa cattolica in un Paese con l’80 per cento dei cattolici. Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell’umanità e della nostra gioventù. Direi che il primo atto è annunciare Dio: Dio il giudice, Dio che ci ama ma ci ama per [tirare] al bene e alla verità contro il male. Quindi, è grande responsabilità della Chiesa educare le coscienze, educare alla responsabilità morale e di smascherare il male, di smascherare questa idolatria del denaro che schiavizza gli uomini solo per queste cose; smascherare anche queste false promesse, la menzogna, la truffa […] Dobbiamo vedere che l’uomo ha bisogno dell’infinito. Se Dio non c’è, l’infinito si crea i suoi propri paradisi, un’apparenza di infinitudini che può essere solo la menzogna. Perciò è tanto importante che Dio sia presente e accessibile; è una grande responsabilità. […] Dio giudice che ci guida, ci [gira] alla verità e alla fede e in questo senso la Chiesa smaschera il male: rendere presente la bontà di Dio, rendere presente la sua verità, il vero infinito […] è il grande dovere della Chiesa. Facciamo tutti insieme […], sempre più.

Santità, la terza domanda Le viene posta da Valentina Alazraki per Televisa, una delle veterane dei nostri viaggi che lei ben conosce e che è così lieta che lei finalmente possa andare anche nel suo Paese:

(3) D. – Santità, noi Le diamo veramente il benvenuto in Messico: siamo tutti contenti che Lei vada in Messico. La domanda è la seguente: Santo Padre, dal Messico Lei ha detto di volersi rivolgere all’intera America Latina nel bicentenario dell’indipendenza. L’America Latina, nonostante lo sviluppo, continua ad essere una regione di contrasti sociali, dove si trovano i più ricchi accanto ai più poveri. A volte sembra che la Chiesa cattolica non sia sufficientemente incoraggiata ad impegnarsi in questo campo. Si può continuare a parlare di “teologia della liberazione” in un modo positivo, dopo che certi eccessi – sul marxismo o la violenza – sono stati corretti?

Benedetto XVI: – Naturalmente, la Chiesa deve sempre chiedere se si fa a sufficienza per la giustizia sociale in questo grande continente. Questa è una questione di coscienza che dobbiamo sempre porci. […] cosa deve fare la Chiesa, che cosa non può e non deve fare? La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un potere morale. Infatti, la politica fondamentalmente dev’essere una realtà morale, la Chiesa ha su questo binario fondamentalmente da fare una politica. Ripeto quanto avevo già detto: il primo pensiero della Chiesa è educare le coscienze e così creare la responsabilità necessaria; educare le coscienze sia nell’etica individuale sia nell’etica pubblica. E qui forse c’è una mancanza. Si vede, in America Latina e anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica […]: nella sfera individuale sono cattolici credenti, ma nella vita pubblica si seguono altre strade che non rispondono ai grandi valori del Vangelo che sono necessari per la fondazione di una società giusta. E’ bene educare a superare questa schizofrenia, educare non solo ad una […] morale individuale, ma ad una morale pubblica e questo cercare di farlo con la Dottrina sociale della Chiesa, perché naturalmente questa morale pubblica dev’essere una morale ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti, una morale della ragione. Certo, noi nella luce della fede possiamo meglio vedere tante cose che anche la ragione può vedere, ma proprio la fede serve anche per liberare dagli interessi falsi e dagli oscuramenti degli interessi la ragione, e così creare con la dottrina sociale, i modelli sostanziali della […]politica, soprattutto per il superamento di questa divisione sociale, anche sociale, che potrebbe […]. Per questo dobbiamo lavorare. […] molto bene, ci aiuterebbe molto. Importante è la comune razionalità alla quale la Chiesa offre un contributo fondamentale e deve sempre aiutare per la educazione delle coscienze, sia per la vita pubblica, sia per la vita privata.

(4) D. - (Paloma Gomez Borrero) Santità, guardiamo a Cuba. Tutti ricordiamo le famose parole di Giovanni Paolo II: “Che Cuba si apra al mondo e che il mondo si apra a Cuba”. Sono passati 14 anni, ma sembra che queste parole siano ancora attuali. Come Lei sa, durante l’attesa del suo viaggio, molte voci di oppositori e di sostenitori dei diritti umani si sono fatte sentire. Santità, Lei pensa di riprendere il messaggio di Giovanni Paolo II, pensando sia alla situazione interna di Cuba, sia a quella internazionale?

Benedetto XVI: - Come ho già detto mi sento in assoluta continuità con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II, che sono ancora attualissime. Con questa visita è stata inaugurata una strada di collaborazione e di dialogo costruttivo; una strada che è lunga e che esige pazienza, ma che va avanti. Oggi è evidente che la ideologia marxista com’era concepita non risponde più alla realtà: così non si può più rispondere nel costruire una nuova società, devono essere trovate in nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo. In questo processo, che esige pazienza ma anche decisione, vogliamo aiutare in spirito di dialogo, per evitare traumi e per aiutare verso una società fraterna e giusta, con … per tutto il popolo; e vogliamo collaborare in questo senso. E’ ovvio che la Chiesa sta sempre dalla parte della libertà: libertà della coscienza, libertà della religione. In questo senso […] contribuiscono anche proprio i semplici fedeli in questo cammino avanti.

(5) D. - (France Press) Santità, dopo la Conferenza di Aparecida si parla di “missione continentale” della Chiesa in America Latina; fra pochi mesi vi sarà il Sinodo sulla nuova evangelizzazione e inizierà l’Anno della fede. Anche in America Latina vi sono le sfide della secolarizzazione, delle sette. In Cuba vi sono le conseguenze di una lunga propaganda dell’ateismo, la religiosità afrocubana è molto diffusa. Pensa che questo viaggio sia un incoraggiamento per la “nuova evangelizzazione” e quali sono i punti che Le stanno più a cuore in questa prospettiva?

Benedetto XVI: - Il cammino della nuova evangelizzazione è cominciato con il Concilio e questa era fondamentalmente l’intenzione di Papa Giovanni XXIII e che è stata molto sottolineata da Papa Giovanni Paolo II. E la sua necessità in un mondo che è in grande cambiamento è divenuta più evidente; esiste nel senso che il Vangelo deve esprimersi in modi nuovi e […] ha bisogno di una parola […] nella difficoltà di orientarsi oggi. C’è una situazione comune del mondo, cioè la secolarizzazione: l’assenza di Dio, la difficoltà di trovarlo al centro, di vederlo come una realtà che concerne la mia vita. D’altra parte ci sono rischi specifici, lei ha accennato a quelli di Cuba con il sincretismo afro-cubano e tanti altri, […] culturale specifico. Dobbiamo partire dal […] comune: oggi è in questo contesto della nostra moderna razionalità che possiamo di nuovo riscoprire Dio, come orientamento fondamentale della vita e della speranza, il fondamento dei valori che realmente costruiscono una società, e come possiamo tener conto della specificità delle situazioni diverse. E prima mi sembra molto importante annunciare Dio che risponde alla nostra ragione, perche vediamo la razionalità del cosmo, vediamo che c’è qualcosa dietro e vediamo come sia vicino questo Dio, come […] è giusta la sintesi del Dio grande e maestoso: mentre Dio […] [qui vicino a me orienta i valori della verità], è il nucleo dell’evangelizzazione. Quindi, questa essenzialità, dove si trova realmente il nucleo fondamentale per vivere oggi con tutti i problemi del nostro tempo. D’altra parte, bisogna tenere conto della realtà concreta: in America Latina generalmente, direi, è molto importante che il cristianesimo non era mai tanto una cosa [della ragione] ma del cuore. La Madonna di Guadalupe è conosciuta ed amata da tutti, perché capiscono che è una Madre per tutti: è presente dall’inizio in questa nuova America Latina, dopo l’arrivo degli […] sanno intuitivamente che è vero che la Madonna ci aiuta, che esiste, ci ama e ci aiuta. Ma questa - diciamo - intuizione del cuore deve collegarsi con la razionalità della fede e con la profondità della fede che va oltre la ragione. Dobbiamo cercare di non perdere il cuore ma di collegare il cuore e la ragione, così […] concreto, perché solo così l’uomo è completo (vuoto della linea) di aiutare la nuova evangelizzazione. (gf/mg)

© Copyright Radio Vaticana


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PAPA: MARXISMO E' SUPERATO, NON LE INGIUSTIZIE; CHIESA SI DOMANDI SE FA ABBASTANZA

(AGI) - Citta' del Messico, 23 mar.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

L'ideologia marxista "non risponde piu' alla realta'", ma non per questo la Chiesa smette di condannare le ingiustizie sociali.
Benedetto XVI ha voluto ricordarlo con chiarezza parlando sull'aereo in volo verso il Messico, prima tappa del suo 23esimo viaggio internazionale che si concludera' poi a Cuba, dove e' ancora in atto una dittatura comunista nata pero' dall'intento di garantire uguaglianza di diritti e possibilita' dove non c'era mai stata.
Il compito della Chiesa in America Latina e' oggi piu' che mai, spiega il Papa ai giornalisti che viaggiano con lui, quello di "educare le coscienze, educare alla responsabilita' morale" e "smascherare il male".
Bisogna, scandisce, "smascherare questa idolatria del denaro che schiavizza gli uomini", "smascherare queste false promesse". Ha da poco salutato con grande cordialita' ai piedi della scaletta dell'aereo il premier italiano Mario Monti e si appresta a incontrare governanti molto discussi.
Il Papa infatti non puo' ignorare quel che e' sotto gli occhi di tutti: anche se i 5 viaggi di Giovanni Paolo II in Messico e lo storico incontro del 1998 a Cuba con Fidel Castro hanno avviato processi di rinnovamento, la situazionedi entrambi i paesi e' ancora difficile, si potrebbe dire a meta' del guado.
"Vado per incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità", confida il Pontefice rilevando che a Cuba con la visita di Giovanni Paolo II di 14 anni fa e' stata "inaugurata una strada di collaborazione e dialogo", una via che "esige pazienza" ma che "va avanti".
La meta indicata da Ratzinger e' quella di una reale democrazia e la Chiesa vuole aiutare a raggiungerla "in spirito di dialogo", per dar vita ad una societa' piu' giusta". La Chiesa, ha soggiunto con trasparente riferimento alle detenzioni di prigionieri politici che continuano, sebbene mitigate dai rilasci ottenuti proprio nelle scorse settimane, "sta sempre dalla parte della libertà, di coscienza e di religione". Ma, ha avvertito, "non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un'autorità morale".
Dunque, continua Benedetto XVI parlando ora del Messico, paese piagato da una forte violenza legata al narcotraffico (50mila morti negli ultimi 5 anni causati dalle lotte tra le gang rivali), "è responsabilità della Chiesa educare le coscienze e così creare la responsabilità necessaria; educare le coscienze sia nella sfera individuale sia nella sfera pubblica".
E questo soprattutto perche' in America Latina e altrove, "presso non pochi cattolici", si riscontra, denuncia il Papa tedesco, una certa "schizofrenia tra morale individuale e pubblica". Nella sfera individuale, infatti, "sono cattolici credenti, ma nella vita pubblica si seguono altre strade che non rispondono ai grandi valori del Vangelo che sono necessari per la fondazione di una società giusta". Parole che rispondevano alla domanda su un possibile appello diretto ai narcotrafficanti, alcuni dei quali si professano cattolici e sono cospicui benefattori della Chiesa.
Per Papa Ratzinger, la violenza e il narcotraffico sono un problema grave per il Messico e la Chiesa Cattolica ha un ruolo importante perche' i suoi fedeli sono il 91 per cento della popolazione. "Bisogna fare tutto il possibile - auspica - contro questo male che distrugge l'umanita' e la nostra gioventu': la prima cosa e' annunciare Dio, il giudice che ci ama e che ci spinge al bene e alla verita' e a lottare contro il male".
Al Papa e' stato chiesto anche se non ritenga che la Chiesa Cattolica - in una regione come l'America Latina di grandi, enormi contrasti sociali - non sia troppo distante dalla gente e se si possa riaprire il capitolo della teologia della liberazione, parlandone in modo positivo, una volta che sia stata depurata dagli eccessi come il marxismo e la violenza.
"La Chiesa - risponde l'uomo che da prefetto dell'ex Sant'Uffizio pubblico' due documenti sulla TdL rilevandone tutte le contraddizioni e ambiguita' - deve domandarsi sempre se fa abbastanza in questo grande Continente che e' l'America Latina".
Benedetto XVI che nel 2007 ha compiuto una visita pastorale in Brasile (dove tornera' anche l'anno prossimo per la Giornata Moniale della Gioventu') conosce bene il Messico per esservi stato da cardinale e vi torna oggi "con molta gioia" perche' realizza un desiderio che serbava da tempo. "Viaggio con gioia e speranza" per condividere con messicani e cubani questa sentimenti che li caratterizzano ma anche i loro "dolori e le loro difficolta'", conclude sorridendo. La fatica di un viaggio aereo di 14 ore non lospaventa, e davvero non dimostra i suoi quasi 85 anni, e il bastone da passeggio che aveva con se' ma sul quale non si e' appoggiato mentre camminava sulla pista di Fiumicino sembra dargli ancora piu' sicurezza.
"Bienvenido!" , titolano oggi tutti i quotidiani del Messico, che si e' preparato con molto impegno all'arrivo del Papa: "abbiamo mobilitato 6300 persone della protezione civile, dei servizi sanitari, dei vigili del fuoco, della Croce Rossa e per la sicurezza abbiamo schierato tutti gli agenti della forza del governo presenti nello stato, 1200 agenti", ha rivelato alla stampa Juan Manuel Oliva Ramirez, il governatore dello stato messicano di Guanajuato. Un piano di sicurezza "garantito e organizzato" dallo stesso governo centrale del presidente Felipe Caldeon che questa sera sara' all'aeroporto internazionale di Leon per ricevere Benedetto XVI.

© Copyright (AGI)


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Papa: in politici cattolici schizofrenia tra vita pubblica e privata

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 23 mar

''La Chiesa non e' un potere politico, non e' un partito, ma e' una realta' morale, un'autorita' morale'': lo ha detto papa Benedetto XVI, nella conferenza stampa tenuta oggi sull'aereo che lo sta portando in America Centrale per un viaggio in Messico e Cuba. Il pontefice, secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, non ha mancato di confermare l'impegno della Chiesa per la giustizia sociale.
E' responsabilita' della Chiesa, ha spiegato, ''educare le coscienze e cosi' creare la responsabilita' necessaria; educare le coscienze sia nella sfera individuale sia nella sfera pubblica''.
E questo, ha osservato, soprattutto perche' in America Latina e altrove, ''presso non pochi cattolici'', si riscontra una certa ''schizofrenia tra morale individuale e pubblica''. Nella sfera individuale, ha affermato, ''sono cattolici credenti, ma nella vita pubblica si seguono altre strade che non rispondono ai grandi valori del Vangelo che sono necessari per la fondazione di una societa' giusta''.

© Copyright ASCA

Papa: smascherare idolatria del denaro che schiavizza gli uomini

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 23 mar

''Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell'umanita' e della nostra gioventu'. Direi che il primo atto e' annunciare Dio'': lo ha detto papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda sul problema del narcotraffico e della violenza in Messico, nella conferenza stampa tenuta oggi sull'aereo che lo sta portando in America Centrale. Lo riferisce la Radio Vaticana. E' responsabilita' della Chiesa, ha aggiunto il pontefice, ''educare le coscienze, educare alla responsabilita' morale'' e ''smascherare il male''.
Secondo Benedetto XVI, bisogna ''smascherare questa idolatria del denaro che schiavizza gli uomini'', ''smascherare queste false promesse''. La Chiesa, ha aggiunto, ''smaschera il male'', rendendo ''presente la bonta' di Dio'', ''la sua verita'''.

© Copyright ASCA

Papa: marxismo non risponde piu' a realta', Chiesa sostiene liberta'

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 23 mar

Di fronte alla situazione socio-politica a Cuba, papa Benedetto XVI, nella conferenza stampa tenuta oggi sull'aereo che lo sta portando in America Centrale, ha ricordato come con la visita di Giovanni Paolo II nell'isola di 14 anni fa sia stata ''inaugurata una strada di collaborazione e dialogo'', una via che ''esige pazienza'' ma che ''va avanti''. Del resto, ha aggiunto il pontefice secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, l'ideologia marxista ''non risponde piu' alla realta'''. Papa Ratzinger ha quindi assicurato che la Chiesa vuole aiutare ''in spirito di dialogo'' per dar vita ad una societa' piu' giusta''. La Chiesa, ha soggiunto, ''sta sempre dalla parte della liberta''', di coscienza e di religione.

© Copyright ASCA


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CERIMONIA DI BENVENUTO ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI GUANAJUATO, A LEÓN (MESSICO)

All’arrivo all’aeroporto internazionale di Guanajuato, in località Silao di León in Messico, alle 16.30 (le 23.30, ora di Roma), il Santo Padre Benedetto XVI è accolto dal Presidente Federale, S.E. il Sig. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, con la consorte, e dall’Arcivescovo di León, S.E. Mons. José Guadalupe Martín Rábago.
Con il Nunzio Apostolico S.E. Mons. Christophe Pierre, sono presenti alcune Autorità politiche e civili, il Corpo Diplomatico, alcuni Vescovi del Messico, una rappresentanza di fedeli e gruppi musicali caratteristici detti "mariachi".
Nel corso della cerimonia di benvenuto, dopo il saluto del Presidente Federale, S.E. il Sig. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,
Signori Cardinali,
Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Distinte autorità,
Amato popolo di Guanajuato e dell’intero Messico,

sono molto felice di essere qui, e rendo grazie a Dio per avermi concesso di realizzare il desiderio, presente nel mio cuore da molto tempo, di poter confermare nella fede il Popolo di Dio di questa grande nazione nella sua propria terra.

È proverbiale il fervore del popolo messicano verso il Successore di Pietro, che lo ha sempre molto presente nella sua preghiera. Lo dico in questo luogo, considerato il centro geografico del suo territorio, nel quale desiderò venire, sin dal suo primo viaggio, il mio venerato Predecessore, il beato Giovanni Paolo II. Non potendolo fare, lasciò in quella occasione un messaggio di incoraggiamento e benedizione quando sorvolava il suo spazio aereo. Oggi sono felice di farmi eco delle sue parole, proprio in questo luogo e tra di voi: Sono grato – diceva nel suo messaggio – per l’affetto verso il Papa e la fedeltà al Signore dei fedeli del Bajío e di Guanajuato. Che Dio li accompagni sempre (cfr Telegramma, 30 gennaio 1979).

Con questo intimo ricordo, la ringrazio, Signor Presidente, per la sua calorosa accoglienza, e saluto con deferenza la sua distinta consorte e le altre autorità che hanno voluto onorarmi con la loro presenza. Un saluto molto speciale a Mons. José Guadalupe Martín Rábago, Arcivescovo di León, così come a Mons. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Tlalnepantla e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana e del Consiglio Episcopale Latinoamericano. Con questa breve visita, desidero stringere la mano di tutti i messicani e raggiungere le nazioni e i popoli latinoamericani, ben rappresentati qui da tanti Vescovi, proprio in questo luogo nel quale il maestoso monumento a Cristo Re, nel “Cerro del Cubilete”, manifesta il radicamento della fede cattolica tra i messicani, che si mettono sotto la sua costante benedizione in tutte le loro vicissitudini.

Il Messico, e la maggior parte delle popolazioni latinoamericane, hanno commemorato il bicentenario della propria indipendenza, o lo stanno facendo in questi anni. Molte sono state le celebrazioni religiose per rendere grazie a Dio di questo momento così importante e significativo. E in esse, come si è fatto nella Santa Messa nella Basilica di San Pietro a Roma, nella Solennità di Nostra Signora di Guadalupe, si è invocata con fervore Maria Santissima, che fece vedere con dolcezza come il Signore ama tutti e si consegnò per tutti, senza distinzioni. La Nostra Madre del cielo ha continuato a vegliare sulla fede dei suoi figli anche nella formazione di queste nazioni, e continua a farlo oggi dinanzi alle nuove sfide che si presentano loro.

Giungo come pellegrino della fede, della speranza e della carità. Desidero confermare nella fede i credenti in Cristo, consolidarli in essa e incoraggiarli a rivitalizzarla con l’ascolto della Parola di Dio, i Sacramenti e la coerenza di vita. Così potranno condividerla con gli altri, come missionari tra i propri fratelli, ed essere fermento nella società, contribuendo a una convivenza rispettosa e pacifica, basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana, creata da Dio, e che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare. Questa dignità si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità.

Come pellegrino della speranza, vi dico con San Paolo: «Non siate tristi come gli altri che non hanno speranza» (1Ts 4,13). La fede in Dio offre la certezza di incontrarlo, di ricevere la sua Grazia, e su questo si basa la speranza di chi crede. Sapendo ciò, il credente si sforza di trasformare anche le strutture e gli avvenimenti presenti poco piacevoli, che sembrano immutabili e insuperabili, aiutando chi nella vita non trova né senso, né avvenire. Sì, la speranza cambia l’esistenza concreta di ogni uomo e di ogni donna in maniera reale (cf. Spe salvi, 2). La speranza addita «un cielo nuovo e una terra nuova» (Ap 21,11), cercando di rendere palpabili già ora alcuni dei loro riflessi. Inoltre, quando si radica in un popolo, quando viene condivisa, essa si diffonde come la luce che disperde le tenebre che offuscano e attanagliano. Questo Paese, questo Continente, sono chiamati a vivere la speranza in Dio come una convinzione profonda, trasformandola in un atteggiamento del cuore e in un impegno concreto di camminare uniti verso un mondo migliore. Come già dissi a Roma, «continuate ad avanzare senza scoraggiarvi nella costruzione di una società fondata sullo sviluppo del bene, il trionfo dell’amore e la diffusione della giustizia» (Omelia nella solennità di Nostra Signora di Guadalupe, Roma, 12 dicembre 2011).

Insieme alla fede e alla speranza, il credente in Cristo, e la Chiesa nel suo insieme, vivono e praticano la carità come elemento essenziale della loro missione. Nella sua accezione primaria, la carità «è anzitutto e semplicemente la risposta a una necessità immediata in una determinata situazione» (Deus caritas est, 31a), come è soccorrere coloro che patiscono la fame, sono privi di dimora, sono infermi o bisognosi in qualche aspetto della loro esistenza. Nessuno rimane escluso per la sua origine o le sue convinzioni da questa missione della Chiesa, che non entra in competizione con altre iniziative private o pubbliche, anzi, essa collabora volentieri con coloro che perseguono questi stessi fini. Tantomeno pretende altra cosa che non sia fare del bene, in maniera disinteressata e rispettosa, al bisognoso, a chi, molte volte, manca più di tutto proprio di una prova di amore autentico.

Signor Presidente, amici tutti: in questi giorni chiederò vivamente al Signore e alla Vergine di Guadalupe che questo popolo faccia onore alla fede ricevuta e alle sue migliori tradizioni; e pregherò specialmente per coloro che più ne hanno bisogno, particolarmente quanti soffrono a causa di antiche e nuove rivalità, risentimenti e forme di violenza. Già so che mi trovo in un Paese orgoglioso della sua ospitalità e desideroso che nessuno si senta estraneo nella sua terra. Lo so, già lo sapevo, però ora lo vedo e lo sento in modo molto profondo nel cuore. Spero con tutta la mia anima che lo sentano anche tanti messicani che vivono fuori della propria patria natìa, ma che mai la dimenticano e desiderano vederla crescere nella concordia e in un autentico sviluppo integrale. Molte grazie.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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SVOLTA PAROLE FORTI DEL PAPA PRIMA DELL'ARRIVO IN AMERICA LATINA: «CUBA TROVI ALTRI MODELLI»

«L'ideologia marxista è tramontata»

All'aeroporto col bastone. Bagno di folla per Benedetto XVI in Messico

«Il marxismo non risponde più alla realtà.
È superato. Cuba scelga nuovi modelli». Frasi taglienti, pronunciate da Papa Benedetto XVI durante il viaggio - cominciato ieri mattina- che lo porterà per sei giorni in Messico e a Cuba. «La Chiesa - ha aggiunto il Pontefice - non smette di condannare le ingiustizie sociali. Il nostro compito in America Latina è oggi più che mai quello di formare le coscienze, educare alla responsabilità morale e smascherare il male. Bisogna sconfiggere l'idolatria del denaro che schiavizza gli uomini».
Una missione importante: «Vado per incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità» - confida il Pontefice ponendo in rilievo che a Cuba con la visita di Giovanni Paolo II di 14 anni fa è stata aperta una strada di collaborazione. La Chiesa non è un potere politico, non è un partito ma non rinuncia alla sua missione. La Chiesa sta sempre dalla parte della libertà, libertà di coscienza, di religione. Massimo impegno anche contro il male distruttivo della droga e del narcotraffico, flagelli del Messico». Ma il 23° viaggio all'estero di Ratzinger è anche una missione di speranza. «La Chiesa - evidenzia il Pontefice - aiuterà Cuba a trovare nuovi modelli in modo costruttivo». Non si è fatta attendere la replica da Cuba. «Rispettiamo tutte le opinioni» - ha asserito Bruno Rodriguez, ministro degli Esteri cubano - Consideriamo utile lo scambio di idee. Il nostro popolo ha convinzioni profonde, sviluppate nel corso della storia. Benedetto XVI incontrerà a Cuba un popolo orgoglioso della sua cultura, delle sue convinzioni e della sua indipendenza». Il Santo Padre ieri mattina all'aeroporto di Fiumicino aveva con sé un elegante bastone, lo stesso usato nell'appartamento Pontificio e durante le passeggiate nei Giardini Vaticani. Benedetto XVI compirà 85 anni il 16 aprile ed è il Papa regnante più anziano dopo Leone XIII. L'arrivo allo scalo di Leon nello Stato del Guanajuato alle 16.30 ora locale, le 23.30 in Italia. Ad accoglierlo c'erano il presidente del Messico Felipe Calderon e sua moglie Margarita Zavala. Subito dopo primo bagno di folla. La «convivenza rispettosa pacifica» nella società deve essere «basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana», che «nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare»: e questa «dignità» - ha detto Benedetto XVI nella cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Leon - si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa. La Chiesa non chiede altro che fare del bene». Zona blindata con 20 mila agenti. Tutto pronto per l'abbraccio con i fedeli. Il Papa si sposterà a bordo del «Papamovil», veicolo con un sistema di blindaggio simile a quello usato per il presidente Usa Barack Obama.

© Copyright Il Tempo, 24 marzo 2012


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PAPA: SORRIDENTE E IN BUONA FORMA SCENDE SCALETTA DELL'AEREO

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 23 mar.

Un breve inchino e un saluto a mani giunte e poi la discesa senza nessun impaccio dalla scaletta dell'aereo, ai cui piedi era atteso dal presidente del messico Felipe Calderon. Sono questi i promi gesti di Benedetto XVI al suo arrivo in Messico, all'aeroporto internazionale di Leon. Il Pontefice appare sorridente e in buona forma dopo 14 ore di volo.
"Bienvenido BXVI" recitano striscioni e magliette lungo via Adolfo Mateos, la strada che Benedetto XVI percorrera' a bordo della Papamobile fino al collegio Miraflores di Leon, dove abitera' fino alla partenza per Cuba, lunedi'. Il clima festoso e' quello che ha accompagnato le5 visite apostoliche di Giovanni Paolo II nel Paese. "In questo viaggio - ha detto Papap Ratzinger ai giornalisti che viaggiano con lui -mi sento totalmente nella continuità con Papa Giovanni Paolo II. Mi ricordo benissimo del suo primo viaggio in Messico che e' stato veramente storico, in una situazione giuridica molto confusa, ancora aperte le porte, incominciato una nuova fase della collaborazione tra Chiesa, societa' e Stato E anche mi ricordo bene del suo viaggio storico a Cuba. Quindi, cerco di andare nelle sue tracce e continuare quanto lui ha cominciato". "Per me - ha concluso il Pontefice - era dall'inizio il desiderio di visitare il Messico; da cardinale sono stato in Messico con ottimi ricordi.
E ogni mercoledi', sento l?applauso, la gioia dei messicani adesso da Papa, qui. Per me e' una grande gioia e risponde ad un desiderio che ho avuto da tanto tempo".

© Copyright (AGI)

PAPA: OLTRE 100MILA FEDELI LUNGO LE STRADE DI LEON PER SALUTARLO

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 23 mar.

Una grande folla, certamente oltre 100 mila persone, e' gia' schierata lungo le strade di Leon, la capitale dello stato messicano del Guanajuato, dove Benedetto XVI arrivera' questa sera. Ma, come affermano i notiziari televisivi, e' l'intero Messico ad aver vestito questa sera i colori del Vaticano, bandiere bianco gialle sono infatti esposte in tutte le citta' di questo grande Paese cattolico. I servizi logistici sono affidati a 6300 persone della protezione civile, dei servizi sanitari, dei vigili del fuoco, della Croce Rossa e per la sicurezza sono schierati tutti i 1200 agenti di polizia dello Stato.Il presidente Felipe Caldeon si rechera' tra poco all'aeroporto internazionale di Leon per ricevere Bendetto XVI.

© Copyright (AGI)


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Messico, una grande folla per il Papa

Leon (Messico)

L’accoglienza riservata dalla gente di Leon a Benedetto XVI al suo arrivo ieri in Messico formula auspici addirittura insperati per questo viaggio del Pontefice in America Latina. Una folla-record, veramente delle grandi occasioni, ha accolto ieri sera il Papa fin dalla festosa e animatissima cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Leon-Guanajuato, e poi lungo tutti i 34 chilometri di strada percorsi in «papamobile» fino alla città di Leon.
Secondo dati «semi-ufficiali», il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in un briefing con i giornalisti ha parlato di ‘‘600-700 mila persone’.
Chiassoso e coloratissimo il panorama della gente che non ha voluto mancare al passaggio di Benedicto, acclamandolo con grida di saluto, sventolando bandierine bianche e gialle (i colori del Vaticano), agitando palloncini degli stessi colori.
Moltissimi i giovani presenti. Numerosissimi anche i manifesti stradali con la foto del Papa: tra gli slogan, «Mexico siempre fidel». All’ingresso nella città di Leon, molte le persone che erano salite sui tetti, sui cartelloni pubblicitari, persino sugli alberi. Mentre all’aeroporto non era mancata neanche la musica “mariachi” e tutta la cerimonia era stata scandita dagli slogan in omaggio a Benedetto.
«Il Papa ha gradito molto l’accoglienza - ha detto Lombardi -, è rimasto molto impressionato». Il portavoce vaticano ha parlato anche di un Papa «in buona salute, in una condizione fantastica». E la sicurezza di Ratzinger la si è vista anche nella rapidità e loquacità con cui in volo ha risposto alla domande dei giornalisti, toccando molti dei punti-cardine di questo viaggio in Messico e a Cuba: la continuità col suo predecessore nel chiedere maggiori aperture a Cuba («il marxismo è un’ideologia che non rispecchia più la realtà») promettendo anche la collaborazione della Chiesa per “evitare traumi”; il necessario impegno della Chiesa in Messico a “smascherare il male” della droga e della dilagante violenza, combattendo anche la “schizofrenia” di chi professa la religione cattolica e si comporta in modo contrario ai valori; la difesa delle liberta´ civili, prima fra tutte la libertà religiosa. Un tema, quest’ultimo, ribadito anche nel discorso all’aeroporto, in un momento in cui sull’argomento è in discussione una legge molto controversa.
Sempre all’aeroporto, tra l’altro, Benedetto XVI ha avuto un primo colloquio col presidente federale Felipe Calderon. Un incontro «molto cordiale», lo ha definito Lombardi, in cui «c’è stato un ricordo di Giovanni Paolo II, venuto cinque volte in Messico, si è parlato del gradimento del Papa per l’accoglienza e sono stati toccati alcuni dei principali problemi sociali oggi esistenti nel Paese». La visita di cortesia al presidente Calderon nella Casa del Conde Rul di Guanajuato, prevista alle 18 locali di oggi (l’una di domani in Italia), sarà l’unico appuntamento della seconda giornata del Papa in Messico, seguito da un saluto ai bambini sulla antistante Plaza de la Paz.

www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2012/03/24/APZD729B-messico_folla_grande.shtml#axzz1...


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PAPA: STRINGO LA MANO A TUTTI I MESSICANI, POPOLO DELLA SPERANZA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 23 mar. -

"Giungo come pellegrino della fede, della speranza e della carita'. Con questa breve visita, desidero stringere la mano di tutti i messicani e raggiungere le nazioni e i popoli latino-americani".
Benedetto XVI ha salutato cosi' "l'amato popolo di Guanajuato e dell'intero Messico", nel primo discorso di questa 23esima visita apostolica, pronunciato all'aeroporto internazionale dello Stato del Centro messicano, dove e' stato accolto dal presidente federale Felipe Calderon, dal governatore Juan Manuel Oliva Ramirez, da monsignor Jose' Guadalupe Martin Rabago, arcivescovo di Leon, e da monsignor Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla e presidente della Conferenza Episcopale Messicana e del Consiglio Episcopale Latinoamericano, rappresentati nell'occasione anche da tanti vescovi che celebreranno domenica con il Papa ai piedi del maestoso monumento a Cristo Re, che, ha ricordato lo stesso Pontefice questa sera, "manifesta il radicamento della fede cattolica tra i messicani, che si mettono sotto la sua costante benedizione in tutte le loro vicissitudini".
"Desidero confermare nella fede - ha aggiunto - i credenti in Cristo, consolidarli in essa e incoraggiarli a rivitalizzarla con l'ascolto della Parola di Dio, i sacramenti e la coerenza di vita. Potranno condividerla con gli altri, come missionari tra i propri fratelli, ed essere fermento nella societa', contribuendo a una convivenza rispettosa e pacifica, basata sulla incomparabile dignita' di ogni persona umana, creata da Dio, e che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare.
Questa dignita' si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla liberta' religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrita'". Al suo arrivo, il Papa ha ricordato le 5 visite compiute in Messico dal suo predecessore, il beato Giovanni Paolo II e ha ricordato le parole rivolte da questi in un messaggio ai fedeli, quando nella prima visita avrebbe voluto raggiungere il centro del Paese e non pote' farlo, ma volle ugualmente esprimere la sua gratitudine "per l'affetto verso il Papa e la fedelta' al Signore dei fedeli del Bajio e di Guanajuato".
"Sono molto felice di essere qui", ha confidato Ratzinger alludendo al fatto di aver realizzato oggi il desiderio di Wojtyla, divenuto poi il suo proprio desiderio, "presente - ha spiegato - nel mio cuore da molto tempo, di poter confermare nella fede il Popolo di Dio di questa grande nazione nella sua propria terra".
"E' proverbiale - ha aggiunto il Pontefice tedesco - il fervore del popolo messicano verso il Successore di Pietro, che lo ha sempre molto presente nella sua preghiera"."Questo Paese, questo Continente - ha scandito - sono chiamati a vivere la speranza in Dio come una convinzione profonda, trasformandola in un'atteggiamento del cuore e in un impegno concreto di camminare uniti verso un mondo migliore".
Dalla missione della Chiesa, che e' anche il soccorso dei poveri, "nessuno - ha quindi concluso il Papa - rimane escluso per la sua origine o le sue convinzioni" cosi' come il Messico si conferma "un Paese orgoglioso della sua ospitalita' e desideroso che nessuno si senta estraneo nella sua terra".

© Copyright (AGI)


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Una visita per la gioia: editoriale di padre Lombardi per Octava Dies

Benedetto XVI è stato accolto con grande calore ed entusiasmo in Messico. Una gioia semplice e vera che mostra ancora una volta l’affetto di questo popolo per il Papa. Ascoltiamo in proposito il nostro direttore, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il Settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:

Ogni sorriso che illumina un volto è un raggio di luce, un invito a sorridere a nostra volta. Un dialogo efficace, anche senza bisogno di parole. Per chi segue il Papa nei suoi viaggi, i sorrisi, il battere le mani, le espressioni di gioia lungo la strada sono uno degli aspetti che più colpiscono.
A volte si susseguono per chilometri e chilometri, ma non sono mai una massa indistinta, sono sempre innumerevoli persone singole, anime e storie individuali che parlano attraverso quegli occhi e quei gesti.

E il Papa ne rimane toccato, tanto vero che più volte, dopo il recente viaggio in Benin, ha parlato della vivacità spontanea e calorosa dell’accoglienza, in cui ha letto il prorompente desiderio di vita - e di vita buona - di un popolo povero e a cui non mancano problemi drammatici, ma che crede e spera nell’avvenire.

Il calore latinoamericano non è minore di quello africano. E i messicani nell’esprimere affetto e gioia non vogliono essere secondi a nessuno. E’ bello che anche il solo vedere fuggevolmente il passaggio di un anziano Pontefice possa suscitare tanta sincera e intensissima allegria. E’ segno che la gente intuisce che egli porta un messaggio prezioso per la sua vita e per la sua pace.

Il Papa parla spesso della gioia cristiana, una gioia profonda che nasce dalla fede in Cristo risorto, che nessuno potrà mai rubare al credente. Il suo è un discorso profondo. Ci auguriamo che la gioia dell’accoglienza – attraverso l’ascolto del Vangelo – maturi nella gioia durevole della speranza che non delude.

© Copyright Radio Vaticana


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Padre Lombardi: il Papa in Messico come messaggero di pace per una società più giusta

La seconda giornata di Benedetto XVI in Messico vivrà nelle prossime ore due importanti appuntamenti. Alle ore 18 locali, le 2 ore italiane, il Papa si recherà alla “Casa del Conde Rul” di Guanajuato per la visita di cortesia al presidente federale Felipe Calderón. Subito dopo, in un momento particolarmente atteso, il Papa saluterà i bambini messicani nella “Plaza de la Paz”, sempre di Guanajuato. Per una prima impressione sull’inizio di questo viaggio apostolico in terra messicana, Giancarlo La Vella ha intervistato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi:

R. – Il Papa sapeva che c’era un grandissimo desiderio da parte dei messicani di vederlo e si è visto che questa era proprio la realtà. Ci sono stati sorrisi e soprattutto l’accoglienza – a parte naturalmente quella delle autorità e del presidente – lungo la strada di centinaia di migliaia di persone. Questa è una cosa caratteristica del Messico. Io ricordo, anche nei viaggi di Giovanni Paolo II, che c’erano queste muraglie umane lungo la strada, di persone sempre festose. Questo ci parla di una partecipazione di popolo molto ampia. Quindi, i cattolici sono numerosi, ma il popolo in sé esprime questo cuore nell’incontro con il Santo Padre. Nell’ultima delle risposte che ha dato sull’aereo, il Papa ha parlato del cuore e ha dato una risposta significativa, proprio perché metteva in rilievo come nella religiosità – una religiosità genuina – ci deve però essere anche lo spazio del cuore, non solo quello della mente. E certamente la dimensione mariana, la dimensione popolare della religiosità messicana - che va custodita, che va sempre purificata - è una religiosità del cuore, e questo lo si vede.

D. – Parlare ad un Paese che soffre, come ha sottolineato anche il presidente Calderón, dà una forza particolare oggi alle parole del Papa...

R. – Il Papa sa bene qual è la condizione in cui vive questo popolo. Qui c’è questo aspetto della violenza, del sangue versato ogni giorno da tante persone, per le lotte connesse con il narcotraffico, con il crimine organizzato, che colpisce molto. E sono tante le persone che hanno perso i loro parenti, i loro figli, le persone care. Quindi, è un tema molto sentito. Il Papa naturalmente viene come messaggero di pace e di speranza; vuole incoraggiare, affinché la gente creda che può fare qualcosa, per cambiare realmente la situazione e renderla più degna di una convivenza umana, serena e pacifica.

D. – E’ proprio il Messico il terreno ideale per incarnare quella missione continentale per la nuova evangelizzazione, lanciata da Aparecida? In che modo?

R. – Il Messico ha alcune caratteristiche: è il Paese più grande di lingua spagnola del continente latino-americano; è il Paese della Madonna di Guadalupe, quello in cui, quindi, fin dall’inizio dell’evangelizzazione cristiana c’è stata una sintesi particolarmente felice e profonda tra la cultura e il sentire delle persone autoctone di questo continente e la fede cristiana. Quindi, come è stato il cuore della prima evangelizzazione cristiana, portando in sé anche questa madre dell’evangelizzazione, una madre che presenta il figlio a tutto il popolo cristiano, può essere certamente un luogo molto significativo per la nuova evangelizzazione, intesa appunto nella sua ricchezza, come annuncio della fede: sia come annuncio di una fede che opera nella carità e costruisce giustizia, sia come fede, che prende un po’ tutta la persona umana e non è solo intellettuale, ma anche del cuore.

D. – In questa realtà che significato assume la libertà religiosa, un tema al quale il Papa ha riservato un passo assai significativo nel suo discorso. Il Messico è in progresso anche su questo terreno?

R. – Il Messico viene da una storia di conflitto, anche di tensione, su questo tema. Ci sono stati momenti di grande oppressione e di martirio per i credenti. Si è fatto, però, un lungo cammino, una riconciliazione, e Giovanni Paolo II, nei decenni più recenti, ha dato a questo un grande contributo, aiutando quindi a riprendere i rapporti ufficiali tra il Messico e la Santa Sede. La Chiesa naturalmente ha sempre vissuto in Messico ed è sempre stata numerosa e forte, però ha avuto le sue difficoltà e guadagna gradualmente gli spazi, in un Paese che si vuole laico, ma allo stesso tempo si vuole democratico. Quindi, libertà religiosa significa non solo libertà di culto, ma anche possibilità di iniziativa della Chiesa nell’esprimere la sua missione con opere, con attività che possano anche essere pubbliche, non per prevaricare sugli altri, per imporre – diciamo – agli altri il proprio privilegio, ma per poter servire la comunità e il bene comune in un modo più efficace.

D. – Fede, speranza e carità rimangono la ricetta non solo per vivere una fede piena, ma anche per una società più giusta...

R. – L’unico modo in cui si è cristiani, è vivere queste virtù, che però hanno non solo una loro intensità teologale, ma anche una loro espressività umana, cioè si esprimono in comportamenti, in azioni, che poi sono capaci di trasformare la vita della persona, ma anche la vita attorno a lei, la vita della società. (ap)

© Copyright Radio Vaticana


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PAPA: FOLLA OCEANICA E CONDANNA NARCOS, MA UN GESTO COMMUOVE IL MESSICO

(AGI) - Leon, 24 mar.

(dall'inviato Salvatore Izzo)

Benedetto XVI ha conquistato il Messico senza volerlo, cioe' con un gesto spontaneo che gli e' venuto dal cuore e che le tv messicane hanno mostrato nei loro notiziari (che garantiscono una copertura davvero completa della visita iniziata ieri).
E' accaduto quando in Italia erano le due di notte e qui ancora pomeriggio inoltrato, dopo le parole chiare con le quali Papa Ratzinger ha condannato il narcotraffico e le coperture politiche di cui gode, e quello straordinario bagno di folla che ha superato ogni attesa: 100 mila fedeli schierati lungo i circa 35 chilometri percorsi in Papamobile dall'aeroporto internazionale dello stato del Guanajuato, che si trova a Silao, alla capitale Leon, dove il Pontefice risiedera' fino a lunedi' nel Collegio Miraflores, retto da una congregazione di suore missionarie. Qui ha trovato ad attenderlo alcuni ragazzi handicappati e lui si e' chinato sulla loro sofferenza, per abbracciarli uno ad uno.
E baciare i loro volti, anche quello di un bambino sfigurato da un incidente, fermandosi con ciascuno per il tempo necessario a dire una parola di consolazione e di incoraggiamento. Dopo 14 ore di volo da Fiumicino e le altre due trascorse tra i saluti ufficiali all'aeroporto e il viaggio tra quella folla oceanica. "Giungo come pellegrino della fede, della speranza e della carita'. Con questa breve visita, desidero stringere la mano di tutti i messicani e raggiungere le nazioni e i popoli latino-americani", aveva detto al suo arrivo salutando "l'amato popolo di Guanajuato e dell'intero Messico", nel primo impegnativo discorso di questa 23esima visita apostolica. Il risultato e' stato raggiunto piu' che con le parole con quelle immagini "rubate" dalle telecamere, certamente non previste da strateghi della comunicazione, dei quali peraltro (come si e' visto in recenti occasioni) il Vaticano e' privo.
Per il Papa teologo, che ha dedicato al tema ben due encicliche, la carita', del resto, "e' anzitutto e semplicemente la risposta a una necessita' immediata in una determinata situazione, come e' soccorrere coloro che patiscono la fame, sono privi di dimora, sono infermi o bisognosi in qualche aspetto della loro esistenza".
E "la Chiesa non e' - come ha ripetuto sull'aereo nell'incontro con i giornalisti - un potere politico, non e' un partito, ma e' una realta' morale, un potere morale". Dunque e' sul piano dell'etica che deve mettersi in gioco: " la Chiesa deve sempre chiedere se si fa a sufficienza per la giustizia sociale in questo grande continente che e' l'Amerca Latina. Questa e' una questione di coscienza che dobbiamo sempre porci: cosa deve fare la Chiesa, che cosa non puo' e non deve fare?". L'urgenza di questo esame di coscienza e' legato, per il Pontefice, al fatto che "in America Latina e anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica: nella sfera individuale sono cattolici credenti, ma nella vita pubblica si seguono altre strade che non rispondono ai grandi valori del Vangelo che sono necessari per la fondazione di una societa' giusta. Ed e' bene educare a superare questa schizofrenia, educare non solo ad una morale individuale, ma ad una morale pubblica e questo cercare di farlo con la Dottrina sociale della Chiesa, perche' naturalmente questa morale pubblica dev'essere una morale ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti, una morale della ragione".
Benedetto XVI, che nel 2007 ha compiuto una visita pastorale in Brasile, dove tornera' anche l'anno prossimo per la Giornata Moniale della Gioventu', conosce bene il Messico per esservi stato da cardinale e vi e' giunto ieri "con molta gioia", perche' realizza un desiderio che serbava da tempo.
"Viaggio con gioia e speranza" per condividere con messicani e cubani questi sentimenti che li caratterizzano ma anche "i loro "dolori e le loro difficolta'", ha confidato ai giornalisti con un sorriso. Anche se e' ormai il Pontefice piu' vecchio dell'evo moderno dopo Leone XIII, davvero non dimostra i suoi quasi 85 anni, e il bastone da passeggio che aveva con se' alla partenza, ma sul quale non si e' appoggiato mentre camminava sulla pista di Fiumicino accanto al premier italiano Mario Monti, sembra dargli ancora piu' sicurezza. Lo dimostra salendo e scendendo con agilita' dall'aeroplano dell'Alitalia ma anche con parole molto chiare dedicate ai temi forti di questa visita. "Noi conosciamo bene - dice - tutte le bellezze del Messico, ma anche questo grande problema del narcotraffico e della violenza. E' certamente una grande responsabilita' per la Chiesa Cattolica in un Paese con l'80 per cento dei cattolici.
Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell'umanita' e della nostra gioventu', e il primo atto e' annunciare Dio. Quindi, e' grande responsabilita' della Chiesa educare le coscienze, educare alla responsabilita' morale e smascherare il male, l' idolatria del denaro che schiavizza gli uomini, le false promesse, la menzogna, la truffa. Dobbiamo vedere che l'uomo ha bisogno dell'infinito, se no si crea i suoi propri paradisi, un'apparenza di infinitudini che puo' essere solo la menzogna. Percio' e' tanto importante che Dio sia presente e accessibile".
Un ragionamento analogo a quello fatto ieri sul futuro di Cuba, dove arrivera' lunedi' pomeriggio a 14 anni dallo storico incontro all'Avana tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro, che ha aperto "una strada che e' lunga ed esige pazienza, ma che va avanti".
"Oggi - sono le parole franche del Papa teologo che fugge dalla retorica quanto dagli equilibrismi della diplomazia - appare evidente che la ideologia marxista com'era concepita non risponde piu' alla realta': cosi' non si puo' costruire una nuova societa', devono essere trovati nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo. In questo processo, che esige pazienza ma anche decisione, vogliamo aiutare in spirito di dialogo, per evitare traumi e per aiutare verso una societa' fraterna e giusta, per tutto il popolo; come Chiesa vogliamo collaborare in questo senso".

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INCONTRO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON I GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL MESSICO (VENERDÌ 23 MARZO 2012)

Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo da Roma a León (Messico), il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del Volo Papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Papa agli operatori dei media:

TESTO DELL’INTERVISTA

Padre Lombardi: Santità, grazie di essere in mezzo a noi, all’inizio di questo viaggio così bello e importante. Come vede, la nostra assemblea viaggiante è numerosa: ci sono più di 70 giornalisti che La seguono con attenzione, e il gruppo più importante – a parte gli italiani – sono, naturalmente, i messicani, che sono un bel gruppo: ce ne sono almeno 14; i rappresentanti delle televisioni messicane che seguiranno e copriranno tutto il viaggio. C’è anche un bel gruppo degli Stati Uniti, un bel gruppo della Francia, di altri Paesi. Ecco, quindi siamo un po’ rappresentanti di tutto il mondo. Come al solito, abbiamo raccolto, nei giorni scorsi, diverse domande da parte dei giornalisti e ne abbiamo scelte cinque, che sono espressione, un po’, dell’attesa generale. E questa volta, dato che abbiamo più spazio e un po’ più di tempo, non le pongono io, ma le pongono i giornalisti stessi che le hanno formulate o comunque che ci siamo distribuite tra noi per farle. Allora, cominciamo con una domanda che Le viene posta dalla signora Maria Collins per la televisione "Univision", che è una delle televisioni che segue questo viaggio; è una signora messicana che ci farà la domanda in spagnolo e poi io la ripeterò in italiano per tutti.

1a Domanda: Santo Padre, il Messico e Cuba sono stati terre in cui i viaggi del suo Predecessore hanno fatto storia. Con quale animo e con quali speranze Lei si mette oggi sulle sue tracce?

Santo Padre: Cari amici, anzitutto vorrei dire: benvenuti e grazie per il vostro accompagnamento in questo viaggio, che speriamo sia benedetto dal Signore. Io, in questo viaggio, mi sento totalmente nella continuità con Papa Giovanni Paolo II. Mi ricordo benissimo del suo primo viaggio in Messico, che è stato realmente storico. In una situazione giuridica ancora molto confusa, ha aperto le porte, ha incominciato una nuova fase della collaborazione tra Chiesa, società e Stato. E mi ricordo bene anche del suo viaggio storico in Cuba. Quindi, cerco di andare nelle sue tracce e continuare quanto lui ha cominciato. Per me c’era, fin dall’inizio, un desiderio di visitare il Messico.
Da cardinale sono stato in Messico, con ottimi ricordi, e ogni mercoledì sento l’applauso, la gioia dei messicani. Essere adesso da Papa, qui, per me è una grande gioia e risponde ad un desiderio che ho avuto da tanto tempo. Per dire quali sentimenti mi toccano, mi vengono in mente le parole del Vaticano II "gaudium et spes, luctus et angor", gioia e speranza, ma anche lutto e angoscia. Condivido le gioie e le speranze, ma condivido anche il lutto e le difficoltà di questo grande Paese. Vado per incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità, e per confortare nell’impegno per il bene e nell’impegno per la lotta contro il male. Speriamo che il Signore ci aiuti!

P. Lombardi: Grazie, Santità. E ora diamo la parola al dott. Javier Alatorre Soria, che rappresenta Tele Azteca, una delle grandi televisioni messicane che ci seguiranno in questi giorni:

2a Domanda: Santità, il Messico è un Paese con risorse e possibilità meravigliose, ma in questi anni sappiamo che è anche terra di violenza per il problema del narcotraffico. Si parla di 50.000 morti negli ultimi cinque anni. Come affronta la Chiesa cattolica questa situazione? Lei avrà parole per i responsabili, e per i trafficanti che a volte si professano cattolici o addirittura benefattori della Chiesa?

Santo Padre: Noi conosciamo bene tutte le bellezze del Messico, ma anche questo grande problema del narcotraffico e della violenza.
È certamente una grande responsabilità per la Chiesa cattolica in un Paese con l’80 per cento di cattolici. Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell’umanità e della nostra gioventù. Direi che il primo atto è annunciare Dio: Dio è il giudice, Dio che ci ama, ma ci ama per attirarci al bene, alla verità contro il male. Quindi, è grande responsabilità della Chiesa educare le coscienze, educare alla responsabilità morale e smascherare il male, smascherare questa idolatria del denaro, che schiavizza gli uomini solo per questa cosa; smascherare anche le false promesse, la menzogna, la truffa, che sta dietro la droga. Dobbiamo vedere che l’uomo ha bisogno dell’infinito. Se Dio non c’è, l’infinito si crea i suoi propri paradisi, un’apparenza di "infinititudini" che può essere solo una menzogna.
Perciò è tanto importante che Dio sia presente, accessibile; è una grande responsabilità davanti al Dio giudice che ci guida, ci attira alla verità e al bene, e in questo senso la Chiesa deve smascherare il male, rendere presente la bontà di Dio, rendere presente la sua verità, il vero infinito del quale abbiamo sete. È il grande dovere della Chiesa. Facciamo tutti insieme il possibile, sempre più.

P. Lombardi: Santità, la terza domanda Le viene posta da Valentina Alazraki per Televisa, una delle veterane dei nostri viaggi, che Lei ben conosce e che è così lieta che finalmente Lei possa andare anche nel suo Paese:

3a Domanda: Santità, noi Le diamo veramente il benvenuto in Messico: siamo tutti contenti che Lei vada in Messico. La domanda è la seguente: Santo Padre, dal Messico Lei ha detto di volersi rivolgere all’intera America Latina nel bicentenario dell’indipendenza. L’America Latina, nonostante lo sviluppo, continua ad essere una regione di contrasti sociali, dove si trovano i più ricchi accanto ai più poveri. A volte sembra che la Chiesa cattolica non sia sufficientemente incoraggiata ad impegnarsi in questo campo. Si può continuare a parlare di "teologia della liberazione" in un modo positivo, dopo che certi eccessi – sul marxismo o la violenza – sono stati corretti?

Santo Padre: Naturalmente la Chiesa deve sempre chiedere se si fa a sufficienza per la giustizia sociale in questo grande Continente. Questa è una questione di coscienza che dobbiamo sempre porci. Chiedere: che cosa può e deve fare la Chiesa, che cosa non può e non deve fare. La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un potere morale. In quanto la politica fondamentalmente dev’essere una realtà morale, la Chiesa, su questo binario, ha fondamentalmente a che fare con la politica. Ripeto quanto avevo già detto: il primo pensiero della Chiesa è educare le coscienze e così creare la responsabilità necessaria; educare le coscienze sia nell’etica individuale, sia nell’etica pubblica.
E qui forse c’è una mancanza. Si vede, in America Latina ma anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica: personalmente, nella sfera individuale, sono cattolici, credenti, ma nella vita pubblica seguono altre strade che non corrispondono ai grandi valori del Vangelo, che sono necessari per la fondazione di una società giusta. Quindi, bisogna educare a superare questa schizofrenia, educare non solo ad una morale individuale, ma ad una morale pubblica, e questo cerchiamo di farlo con la Dottrina Sociale della Chiesa, perché, naturalmente, questa morale pubblica dev’essere una morale ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti, una morale della ragione.
Certo, noi nella luce della fede possiamo meglio vedere tante cose che anche la ragione può vedere, ma proprio la fede serve anche per liberare la ragione dagli interessi falsi e dagli oscuramenti degli interessi, e così creare nella dottrina sociale, i modelli sostanziali per una collaborazione politica, soprattutto per il superamento di questa divisione sociale, antisociale, che purtroppo esiste. Vogliamo lavorare in questo senso. Non so se la parola "teologia della liberazione", che si può anche interpretare molto bene, ci aiuterebbe molto. Importante è la comune razionalità alla quale la Chiesa offre un contributo fondamentale e deve sempre aiutare nell’educazione delle coscienze, sia per la vita pubblica, sia per la vita privata.

P. Lombardi: Grazie Santità. E ora una quarta domanda. Questa la fa una delle nostre "decane" di questi viaggi, ma sempre giovane, Paloma Gómez Borrero, che rappresenta anche la Spagna in questo viaggio, che naturalmente ha una grande interesse anche per gli spagnoli.

4a Domanda: Santità, guardiamo a Cuba. Tutti ricordiamo le famose parole di Giovanni Paolo II: "Che Cuba si apra al mondo e che il mondo si apra a Cuba". Sono passati 14 anni, ma sembra che queste parole siano ancora attuali. Come Lei sa, durante l’attesa del suo viaggio, molte voci di oppositori e di sostenitori dei diritti umani si sono fatte sentire. Santità, Lei pensa di riprendere il messaggio di Giovanni Paolo II, pensando sia alla situazione interna di Cuba, sia a quella internazionale?

Santo Padre: Come ho già detto, mi sento in assoluta continuità con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II, che sono ancora attualissime. Questa visita del Papa ha inaugurato una strada di collaborazione e di dialogo costruttivo; una strada che è lunga e che esige pazienza, ma va avanti. Oggi è evidente che l’ideologia marxista com’era concepita, non risponde più alla realtà: così non si può più rispondere e costruire un società; devono essere trovati nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo. In questo processo, che esige pazienza ma anche decisione, vogliamo aiutare in spirito di dialogo, per evitare traumi e per aiutare il cammino verso una società fraterna e giusta come la desideriamo per tutto il mondo e vogliamo collaborare in questo senso. È ovvio che la Chiesa stia sempre dalla parte della libertà: libertà della coscienza, libertà della religione. In tale senso contribuiamo, contribuiscono proprio anche semplici fedeli in questo cammino in avanti.

P. Lombardi: Grazie Santità, come può immaginare, ci sarà grande attenzione per i suoi discorsi a Cuba da parte di tutti noi. Ed ora per la quinta domanda diamo la parola ad un francese, perché appunto ci sono anche gli altri popoli qui che sono presenti. Jean-Louis de La Vaissière è il corrispondente della France Press a Roma, e ci ha proposto diverse domande interessanti per questo Viaggio e quindi era giusto che lui interpretasse anche le nostre domande e le nostre attese.

5° Domanda: Santità, dopo la Conferenza di Aparecida si parla di "missione continentale" della Chiesa in America Latina; fra pochi mesi vi sarà il Sinodo sulla nuova evangelizzazione e inizierà l’Anno della fede. Anche in America Latina vi sono le sfide della secolarizzazione, delle sette. In Cuba vi sono le conseguenze di una lunga propaganda dell’ateismo, la religiosità afrocubana è molto diffusa. Pensa che questo viaggio sia un incoraggiamento per la "nuova evangelizzazione" e quali sono i punti che Le stanno più a cuore in questa prospettiva?

Santo Padre: Il periodo della nuova evangelizzazione è cominciato con il Concilio; questa era fondamentalmente l’intenzione di Papa Giovanni XXIII; è stata molto sottolineata da Papa Giovanni Paolo II e la sua necessità, in un mondo che è in grande cambiamento, diventa sempre più evidente. Necessità nel senso che il Vangelo deve esprimersi in modi nuovi; necessità anche nell’altro senso, che il mondo ha bisogno di una parola nella confusione, nella difficoltà di orientarsi oggi. C’è una situazione comune del mondo, c’è la secolarizzazione, l’assenza di Dio, la difficoltà di trovare accesso, di vederlo come una realtà che concerne la mia vita. E dall’altra parte ci sono i contesti specifici; lei ha accennato a quelli di Cuba con il sincretismo afro-cubano, con tante altre difficoltà, ma ogni Paese ha la sua situazione culturale specifica. E da una parte dobbiamo partire dal problema comune: come oggi, in questo contesto della nostra moderna razionalità, possiamo di nuovo riscoprire Dio come l’orientamento fondamentale della nostra vita, la speranza fondamentale della nostra vita, il fondamento dei valori che realmente costruiscono una società, e come possiamo tener conto della specificità delle situazioni diverse.
Il primo mi sembra molto importante: annunciare un Dio che risponde alla nostra ragione, perché vediamo la razionalità del cosmo, vediamo che c’è qualcosa dietro, ma non vediamo come sia vicino questo Dio, come concerne me e questa sintesi del Dio grande e maestoso e del Dio piccolo che è vicino a me, mi orienta, mi mostra i valori della mia vita è il nucleo dell’evangelizzazione. Quindi un Cristianesimo essenzializzato, dove si trova realmente il nucleo fondamentale per vivere oggi con tutti i problemi del nostro tempo.
E dall’altra parte, tenere conto della realtà concreta. In America Latina, in genere, è molto importante che il Cristianesimo non sia mai tanto una cosa della ragione, ma del cuore. La Madonna di Guadalupe è riconosciuta ed amata da tutti, perché capiscono che è una Madre per tutti ed è presente dall’inizio in questa nuova America Latina, dopo l’arrivo degli Europei. E pure in Cuba abbiamo la Madonna del Cobre, che tocca i cuori e tutti sanno intuitivamente che è vero, che questa Madonna ci aiuta, che esiste, ci ama e ci aiuta.
Ma questa intuizione del cuore deve collegarsi con la razionalità della fede e con la profondità della fede che va oltre la ragione. Dobbiamo cercare di non perdere il cuore, ma di collegare cuore e ragione, così che cooperino, perché solo così l’uomo è completo e può realmente aiutare e lavorare per un futuro migliore.

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PAPA IN MESSICO: LOMBARDI, HA AVUTO ACCOGLIENZA STRAORDINARIA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon (Messico), 24 mar.

"Il Papa sapeva che c'era un grandissimo desiderio da parte dei messicani di vederlo e si e' visto che questa era proprio la realta'".
Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, commenta cosi' l'incredibile folla che ha festeggiato Benedetto XVI nei 35 chilometri percorsi in Papamobile, dall'aeroporto internazionale al centro della citta' di Leon.
"Ci sono stati sorrisi e soprattutto - sottolinea Lombardi agli inviati della Radio Vaticana - l'accoglienza lungo la strada di centinaia di migliaia di persone". Per Lombardi, che valuta dunque una quantita' di persone assai superiore alla stima di 100mila che circolava ieri sui media messicani, l'accoglienza entusiastica tributata al Pontefice tedesco "e' una cosa caratteristica del Messico: anche nei viaggi di Giovanni Paolo II - ricorda il gesuita - c'erano queste muraglie umane lungo la strada, di persone sempre festose.
Questo ci parla di una partecipazione di popolo molto ampia". In Messico, rileva padre Lombardi, "i cattolici sono numerosi, ma e' il popolo in se' che esprime questo cuore nell'incontro con il Santo Padre". Questo il Papa stesso lo ha spiegato sull'aereo ai giornalisti, quando "ha parlato del cuore mettendo in rilievo come nella religiosita' genuina ci deve pero' essere anche lo spazio del cuore, non solo quello della mente. E certamente la dimensione mariana, la dimensione popolare della religiosita' messicana, che va custodita e sempre purificata, e' una religiosita' del cuore, e questo lo si vede".

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PAPA IN MESSICO:LOMBARDI,COLPITO DA SOFFERENZE INFLITTE DA NARCOS

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon (Messico), 24 mar.

Benedetto XVI e' consapevole che il Messico e' un Paese che soffre a causa delle violenze legate al narcotraffico, come ha sottolineato ieri anche il presidente Felipe Calderon.
"Il Papa - sottolinea in proposito il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, agli inviati della Radio Vaticana - sa bene qual e' la condizione in cui vive questo popolo" a causa "della violenza, del sangue versato ogni giorno da tante persone, per le lotte connesse con il narcotraffico, con il crimine organizzato".
"E' un aspetto - assicura il portavoce - che colpisce molto: sono tante le persone che hanno perso i loro parenti, i loro figli, le persone care. Quindi, e' un tema molto sentito". Da parte sua, continua Lombardi, "il Papa naturalmente viene come messaggero di pace e di speranza; vuole incoraggiare, affinche' la gente creda che puo' fare qualcosa, per cambiare realmente la situazione e renderla piu' degna di una convivenza umana, serena e pacifica".
Per il Papa, del resto, il Messico puo' riscattare se stesso proprio perche' e' il terreno ideale per incarnare quella missione continentale per la nuova evangelizzazione, lanciata da lui stesso a Aparecida nel 2007.
"Il Messico - elenca infatti il portavoce della Santa Sede - ha alcune caratteristiche: e' il Paese piu' grande di lingua spagnola del continente latino-americano; e' il Paese della Madonna di Guadalupe, quello in cui, quindi, fin dall'inizio dell'evangelizzazione cristiana c'e' stata una sintesi particolarmente felice e profonda tra la cultura e il sentire delle persone autoctone di questo continente e la fede cristiana". E se in passato "e' stato il cuore della prima evangelizzazione cristiana, portando in se' anche questa Madre dell'Evangelizzazione, una Madre che presenta il Figlio a tutto il popolo cristiano", anche oggi "puo' essere certamente un luogo molto significativo per la nuova evangelizzazione, intesa appunto nella sua ricchezza, come annuncio della fede: sia come annuncio di una fede che opera nella carita' e costruisce giustizia, sia come fede, che prende un po' tutta la persona umana e non e' solo intellettuale, ma anche del cuore".

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PAPA IN MESSICO: LOMBARDI, CHIEDE COERENZA PERSONALE E PUBBLICA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon (Messico), 24 mar.

Fede, speranza e carita' rimangono la ricetta non solo per vivere una fede piena, ma anche per una societa' piu' giusta. Lo ha ricordato ieri Benedetto XVI nel suo discorso all'aeroporto internazionale di Leon.
"L'unico modo in cui si e' cristiani - commenta il portavoce della Santa Sede agli inviati della Radio Vaticana - e' vivere queste virtu', che pero' hanno non solo una loro intensita' teologale, ma anche una loro espressivita' umana, cioe' si esprimono in comportamenti, in azioni, che poi sono capaci di trasformare la vita della persona, ma anche la vita attorno a lei, la vita della societa'".
Ieri durante il viaggio aereo, conversando con i giornalisti, Benedetto XVI aveva detto che "il primo pensiero della Chiesa e' educare le coscienze e cosi' creare la responsabilita' necessaria; educare le coscienze sia nell'etica individuale, sia nell'etica pubblica" un aspetto nel quale, aveva ammesso "forse c'e' una mancanza: si vede - infatti - in America Latina ma anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica: personalmente, nella sfera individuale, sono cattolici, credenti, ma nella vita pubblica seguono altre strade che non corrispondono ai grandi valori del Vangelo, che sono necessari per la fondazione di una societa' giusta".

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PAPA IN MESSICO: LOMBARDI, LA LIBERTA' DI CULTO NON BASTA

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon (Messico), 24 mar.

"In un Paese come il Messico che si vuole laico, ma allo stesso tempo si vuole democratico, la Chiesa guadagna gradualmente gli spazi". Lo sottolinea padre Federico Lombardi commentando il discorso pronunciato ieri sera da Benedetto XVI all'aeroporto internazionale di Leon.
Per il Papa, afferma Lombardi, "liberta' religiosa significa non solo liberta' di culto, ma anche possibilita' di iniziativa della Chiesa nell'esprimere la sua missione con opere, con attivita' che possano anche essere pubbliche, non per prevaricare sugli altri, per imporre agli altri il proprio privilegio, ma per poter servire la comunita' e il bene comune in un modo piu' efficace". In proposito, il portavoce del Papa ricorda che "il Messico viene da una storia di conflitto, anche di tensione, su questo tema: ci sono stati - spiega - momenti di grande oppressione e di martirio per i credenti".
"Si e' fatto pero' - riconosce il gesuita - un lungo cammino, una riconciliazione, e Giovanni Paolo II, nei decenni piu' recenti, ha dato a questo un grande contributo, aiutando quindi a riprendere i rapporti ufficiali tra il Messico e la Santa Sede". Da parte sua, ricostruisce padre Lombardi, "la Chiesa naturalmente ha sempre vissuto in Messico ed e' sempre stata numerosa e forte, pero' ha avuto le sue difficolta'".

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PAPA IN MESSICO: FEDELI INIZIANO A PRENDERE POSTO PER MESSA DOMANI

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 24 mar.

Molte migliaia di fedeli provenienti da tutto il Messico hanno iniziato a prendere posto con 24 ore di anticipo nell'area del Parco del Bicentenario, a Leon, dove Benedetto XVI celebrera' domani una grande messa con tutti i vescovi del Messico e i rappresentanti di tutti gli Episcopati dell'America Latina.
L'intera popolazione della citta', intanto, e' gia' in strada per assistere al passaggio della Papamobile con Benedetto XVI che fara' visita al presidente Felipe Calderon e poi incontrera' 3000 bambini.

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"CON IL CUORE SPEZZATO... SEMPRE CON TE!"
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VIAGGIO APOSTOLICO IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23-29 MARZO 2012)

SALUTO AI BAMBINI NELLA PLAZA DE LA PAZ, A GUANAJUATO (MESSICO)

Conclusa la visita di cortesia al Presidente Federale, alle ore 18.45 locali (le 01.45 del 25 marzo, ora di Roma) il Papa - accompagnato dall’Arcivescovo di León, S.E. Mons. José Guadalupe Martín Rábago e da quattro bambini - si affaccia dal balcone centrale del Palazzo presidenziale per un breve saluto e una benedizione ai bambini e ai fedeli radunati nella Plaza de la Paz.
Pubblichiamo di seguito le parole che il Santo Padre Benedetto XVI rivolge ai presenti:

SALUTO DEL SANTO PADRE

Cari bambini,

sono felice di potervi incontrare e di vedere i vostri volti allegri che riempiono questa bella piazza.
Voi occupate un posto molto importante nel cuore del Papa. E in questo momento desidero che lo sappiano tutti i bambini del Messico, particolarmente quelli che sopportano il peso della sofferenza, l’abbandono, la violenza o la fame, che in questi mesi, a causa della siccità, si è fatta sentire fortemente in alcune regioni. Grazie per questo incontro di fede, per la presenza festosa e la gioia, che avete espresso con i canti. Oggi siamo pieni di giubilo, e questo è importante. Dio vuole che siamo sempre felici. Egli ci conosce e ci ama. Se lasciamo che l’amore di Cristo cambi il nostro cuore, allora noi potremo cambiare il mondo. Questo è il segreto della felicità autentica.

Questo luogo nel quale ci ritroviamo ha un nome che esprime l’anelito presente nel cuore di tutti i popoli: “la pace”, un dono che proviene dall’Alto. «La pace sia con voi» (Gv 20,21). Sono le parole del Signore risorto. Le ascoltiamo in ogni Messa, e oggi risuonano di nuovo qui, con la speranza che ciascuno si trasformi in seminatore e messaggero di quella pace per la quale Cristo donò la sua vita.

Il discepolo di Gesù non risponde al male con il male, bensì è sempre strumento del bene, araldo del perdono, portatore di allegria, servitore dell’unità. Gesù vuole scrivere in ognuna delle vostre vite una storia di amicizia. Abbiatelo, allora, come il migliore dei vostri amici. Egli non si stancherà di dirvi di amare sempre tutti e di fare il bene. Voi lo ascolterete, se avrete sempre un rapporto assiduo con Lui, che vi aiuterà anche nelle situazioni più difficili.

Sono venuto perché sentiate il mio affetto. Ciascuno di voi è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo. La vostra famiglia, la Chiesa, la scuola e chi ha responsabilità nella società devono lavorare uniti perché voi possiate ricevere come eredità un mondo migliore, senza invidie né divisioni.

Per questo, desidero levare la mia voce invitando tutti a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia.

Voi, miei piccoli amici, non siete soli. Contate sull’aiuto di Cristo e della sua Chiesa per condurre uno stile di vita cristiano. Partecipate alla Messa domenicale, alla catechesi, a qualche gruppo di apostolato, cercando luoghi di preghiera, fraternità e carità. Così vissero i beati Cristobal, Antonio e Giovanni, i piccoli martiri di Tlaxcala, che conoscendo Gesù, al tempo della prima evangelizzazione del Messico, scoprirono che non esiste tesoro più grande di Lui. Erano piccoli come voi, e da loro possiamo imparare che non esiste età per amare e servire.

Avrei il desiderio di trattenermi più tempo con voi, ma devo già andarmene. Continueremo a rimanere uniti nella preghiera. Vi invito, allora, a pregare sempre, anche a casa; così sperimenterete la gioia di parlare con Dio in famiglia.

Pregate per tutti, anche per me. Io pregherò per voi, perché il Messico sia un focolare nel quale tutti i suoi figli vivano in serenità e armonia.

Vi benedico di cuore e vi invito a portare l’affetto e la benedizione del Papa ai vostri genitori e fratelli, così come a tutti gli altri che vi sono cari. Che la Vergine vi accompagni. Molte grazie, miei piccoli amici!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


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Il saluto di Felipe Calderón Hinojosa, presidente del Messico

Gioia in un momento di sofferenza

«La sua presenza fra noi, Santità, acquista un significano enorme in un momento infausto in cui la nostra Patria attraversa situazioni difficili e decisive». Lo ha detto il presidente del Messico, Felipe Calderón Hinojosa, durante la cerimonia di benvenuto a Benedetto XVI, all'aeroporto internazionale di Guanajuato, venerdì pomeriggio, 23 marzo.
«Sono molte le sfide -- ha detto il presidente -- che noi messicani abbiamo dovuto affrontare negli ultimi tempi. L'accoglie, Santità, un popolo che ha sofferto molto per diversi motivi, e che, ciononostante, compie ogni giorno sforzi enormi per portare il cibo sulla mensa della propria casa, per educare i figli, per mandare avanti la famiglia». Il capo dello Stato ha fatto riferimento ai problemi che hanno afflitto il Paese negli ultimi anni, in particolare gli effetti della crisi economica internazionale, la violenza del crimine organizzato, le carestie, le inondazioni, le epidemie e i terremoti. «Non so se queste sfide -- ha aggiunto -- sarebbero state capaci di frantumare la volontà e la fermezza di altri popoli, ma, nonostante tutto, il Messico è ancora in piedi. È in piedi perché noi messicani siamo un popolo forte. È in piedi perché noi messicani siamo un popolo forte, perseverante nella speranza, nella solidarietà. Perché siamo un popolo che ha valori e principi, che crede nella famiglia, nella libertà, nella giustizia, nella democrazia e nell'amore per gli altri. Crede in valori che sono solidi come la roccia. E per questo la sua visita ci riempie di gioia in un momento di grande sofferenza».
Un riferimento, poi, agli sforzi compiuti per il bene comune. «Lavoriamo con impegno e dedizione -- ha detto -- per costruire un futuro migliore per le nostre famiglie, affinché i nostri figli possano essere felici e diventare uomini e donne di bene e di pace. Lottiamo ogni giorno per offrire alle nostre famiglie condizioni di sicurezza e di vita degna e pacifica che permettano loro di svilupparsi pienamente. Ci sforziamo responsabilmente di superare i problemi, come la povertà e la disuguaglianza, e per creare migliori opportunità di educazione e di salute per tutti. So che la sua visita, Santità, incoraggerà lo sforzo dei messicani e conforterà il loro animo».
Il presidente ha anche sottolineato l'importanza del viaggio del Pontefice per tutta la nazione. Una visita che, ha messo in evidenza, «è un gesto di solidarietà e di fraternità verso il nostro popolo, che non dimenticheremo mai. Sappiamo che lei è un uomo dal pensiero solido, saldo nelle sue idee, nei suoi valori e nelle sue credenze, che una buona parte del popolo messicano condivide. So anche che le sue saranno parole di consolazione e d'ispirazione per quanti ne hanno bisogno, e che rinnoveranno la speranza di milioni di famiglie messicane».
Il presidente Calderón ha anche sottolineato come il Messico sia molto onorato di essere la prima nazione di lingua spagnola nel continente americano a essere visitata da Benedetto XVI. «Nel nostro Paese -- ha detto -- vivono più di 93 milioni di cattolici, oltre a quelli, la cui mancanza sentiamo profondamente, che numerosi, sono andati negli Stati Uniti alla ricerca di un futuro migliore per le loro famiglie. Siamo il secondo Paese del mondo per numero di cattolici. Accanto alle esperienze strazianti, in Messico è rimasta l'indelebile impronta dei pastori che sono venuti nella nostra terra e hanno infuso nel popolo il più alto senso dell'amore verso il prossimo, e in particolare verso gli indigeni».
Ha poi ricordato alcune figure di spicco che hanno arricchito il Paese, tra le quali, fra Bartolomeo de las Casas, il vescovo Vasco de Quiroga, Tata Vasco, come i purepecha lo chiamavano affettuosamente, fra Jacobo Daciano. Infine, il presidente ha evidenziato che la presenza del Papa «costituisce una pietra miliare molto importante, perché riflette una nuova epoca nei vincoli che uniscono il Messico allo Stato del Vaticano. Lei visita un Paese -- ha concluso -- che sta avanzando verso il consolidamento della democrazia, nel pieno rispetto della libertà, della libertà di culto, della pluralità politica, della pluralità religiosa, della pluralità ideologica, il che è possibile in uno Stato laico come il nostro».

(©L'Osservatore Romano 25 marzo 2012)


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PAPA: VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE CALDERON

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

Benedetto XVI ha fatto ieri sera una "visita di cortesia" al presidente Costituzionale degli Stati
Uniti del Messico, Felipe de Jesus Calderon Hinojosa, che si trovava nella citta' di Guanajuato, capitale dell'omonimo Stato che ospita in questi giorni il Pontefice.
Al suo arrivo al Palazzo "Casa del Conde Rul", sede di rappresentanza del governo locale,
Benedetto XVI e' stato accolto dal presidente e dalla consorte Margarita. Dopo un incontro privato, sono stati presentati al Papa i familiari del presidente. Quindi ha avuto luogo lo scambio di doni (il Papa ha portato dal Vaticano la copia anastatica di un prezioso codice) e la presentazione delle rispettive Delegazioni. Papa e presidente hanno poi salutato insieme le autorita' locali e i rappresentanti della stampa.
Un comunicato della Presidenza della Repubblica messicana ha poi reso noti i temi del colloquio di quasi mezz'ora tra Benedetto XVI e Calderon: "hanno commentato - si legge nel testo - le sfide globali che oggi il mondo affronta e sulle quali sia il Messico che la Santa Sede mantengono una posizione attiva a livello mondiale" come "il mutamento climatico e le sue conseguenze, la sicurezza alimentare e la lotta contro la fame nel mondo, il desiderio di avanzare verso il disarmo nucleare e la necessita' di raggiungere un trattato internazionale sul commercio delle armi piccole e leggere visto che la loro proliferazione ha favorito l'azione criminale della delinquenza organizzata".
E' stato anche sottolineato l'impegno della Chiesa Cattolica a livello internazionale in tema di disastri naturali e di assistenza umanitaria.
Mentre il Papa e Calderon erano a colloquio, si e' svolto un incontro tra il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dal segretario per i rapporti con gli Stati arcivescovo Dominique Mamberti, e i ministri messicani dell'Interno Alejandro Poire' e degli Esteri Patricia Espinosa, nel quale si e' rilevata la convergenza tra il Messico e la Santa Sede su temi come la lotta alla fame, la prevenzione dei disastri naturali, gli aiuti umanitari, il diritto umanitario internazionale, i diritti umani e l'abolizione della pena di morte.
Secondo il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, si e' solo brevemente accennato nei colloqui di oggi al tema della liberta' religiosa. Da parte vaticana e' stato anche precisato che il codice donato al presidente e' un facsimile del "Pontificale di Bonifacio IX" risalente al 1500.

© Copyright (AGI)

PAPA: PROTEGGERE BAMBINI; CHIESA, FAMIGLIA E SCUOLA LAVORINO INSIEME

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

Un forte appello "a proteggere e accudire i bambini, perche' mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia", e' stato lanciato ieri sera da Benedetto XVI a Guanajuato, capitale dell'omonimo stato messicano dove e' in visita pastorale fino a lunedi'.
Parole che pur non citando direttamente il caso del prete stupratore Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, e delle autorevoli protezioni di cui ha goduto in Messico e in Vaticano, hanno evocato anche il dramma degli abusi sessuali commessi sui minori dagli adulti (e come si e' visto anche da religiosi).
"La vostra famiglia, la Chiesa, la scuola e chi ha responsabilita' nella societa' devono lavorare uniti - ha continuato il Pontefice allargando la prospettiva - perche' voi possiate ricevere come eredita' un mondo migliore, senza invidie ne' divisioni".
"Ciascuno di voi e' un regalo di Dio per il Messico e per il mondo", ha poi assicurato ai circa 3000 bambini che ha incontrato nella Plaza de la Pax.
E' la prima volta che in un viaggio internazionale Benedetto XVI si rivolge direttamente ai bambini, e questa novita' ha catalizzato l'attenzione dei media, consentendo al Papa di sfruttare l'occasione per lanciare il suo appello in loro difesa.

© Copyright (AGI)


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PAPA: PORTO NEL CUORE I BAMBINI CHE SOFFRONO, DIO CI VUOLE FELICI

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

"Cari bambini, voi occupate un posto molto importante nel cuore del Papa: desidero che lo sappiano tutti i bambini del Messico, particolarmente quelli che sopportano il peso della sofferenza, l'abbandono, la violenza o la fame, che in questi mesi, a causa della siccita', si e' fatta sentire fortemente in alcune regioni".
Benedetto XVI ha salutato con queste parole circa 3000 bambini in attesa da ore nella piazza de la Paz, sperando che il Papa potesse dialogare con loro al termine dell'incontro con il presidente federale.
"Dio - ha spiegato loro il Pontefice dopo aver evocato il dramma del dolore innocente - vuole che siamo sempre felici. Egli ci conosce e ci ama.
Se lasciamo che l'amore di Cristo cambi il nostro cuore, allora noi potremo cambiare il mondo. Questo - ha scandito - e' il segreto della felicita' autentica".
"Sono venuto - si e' confidato il quasi 85 enne Joseph Ratzinger rivolto ai piccini - perche' sentiate il mio affetto".
"Voi, miei piccoli amici - ha rassicurato i bambini, con i quali ad un certo punto ha anche scherzato, ridendo e strappando i loro sorrisi- non siete soli. Contate sull'aiuto di Cristo e della sua Chiesa per condurre uno stile di vita cristiano". "Partecipate - li ha esortati - alla messa domenicale, alla catechesi, a qualche gruppo di apostolato, cercando luoghi di preghiera, fraternita' e carita'".

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PAPA: AI BAMBINI DEL MESSICO, PREGATE PER ME, IO PREGHERO' PER VOI

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

"Pregate per tutti, anche per me".
Benedetto XVI lo ha chiesto a circa 3000 bambini dello Stato messicano di Gunajauto, che ha incontrato ieri sera in una piazza della Capitale. "Io preghero' per voi", ha promesso ai piccini.
"Gesu' - ha aggiunto - vuole scrivere in ognuna delle vostre vite una storia di amicizia. Abbiatelo, allora, come il migliore dei vostri amici. Egli non si stanchera' di dirvi di amare sempre tutti e di fare il bene. Voi lo ascolterete, se avrete sempre un rapporto assiduo con Lui, che vi aiutera' anche nelle situazioni piu' difficili".
Ai bambini di Gunajauto, il Papa teologo ha ricordato l'esempio dei beati Cristobal, Antonio e Giovanni, "i piccoli martiri di Tlaxcala, che conoscendo Gesu', al tempo della prima evangelizzazione del Messico, scoprirono che non esiste tesoro piu' grande di Lui".
"Erano piccoli come voi, e da loro - ha affermato - possiamo imparare che non esiste eta' per amare e servire".
"Avrei il desiderio - ha poi confidato ai bambini con i quali ha anche scherzato, mostrando un tratto inedito del proprio carattere - di trattenermi piu' tempo con voi, ma devo gia' andarmene. Continueremo
a rimanere uniti nella preghiera. Vi invito, allora, a pregare sempre, anche a casa; cosi' sperimenterete la gioia di parlare con Dio in famiglia".
"Vi benedico di cuore e vi invito - ha poi concluso prima di lasciare Gunajauto per far ritorno a Leon - a portare l'affetto e la benedizione del Papa ai vostri genitori e fratelli, cosi' come a tutti gli altri che vi sono cari. Che la Vergine vi accompagni.
Molte grazie, miei piccoli amici".

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PAPA: I BAMBINI DEL MESSICO SIANO MESSAGGERI DI PACE

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

"Questo luogo nel quale ci ritroviamo ha un nome che esprime l'anelito presente nel cuore di tutti i popoli: la pace, un dono che proviene dall'Alto". Lo ha detto Papa Ratzinger a 3000 bambini dello Stato messicano di Gunajauto, riuniti nella Place de la Pax dell'omonima capitale. "La pace sia con voi", li ha salutati Benedetto XVI sottolineando che queste parole del Signore risorto le ascoltiamo in ogni messa, e oggi risuonano di nuovo qui, con la speranza che ciascuno si trasformi in seminatore e messaggero di quella pace per la quale Cristo dono' la sua vita".
"Il Messico - ha auspicato - sia un focolare nel quale tutti i suoi figli vivano in serenita' e armonia".
"Il discepolo di Gesu' - ha spiegato ai ragazzi Papa Ratzinger, che nel primo giorno della sua visita aveva esortato la Chiesa del Messico a un ruolo 'responsabile' nella lotta contro la violenza e il narcotraffico - non risponde al male con il male, bensi' e' sempre strumento del bene, araldo del perdono, portatore di allegria, servitore dell'unita'".
Al termine del discorso, il Papa ha liberato dal balcone della Casa del Conde Rul, sede del governo dello stato di Guanajuato, quattro colombe bianche, simbolo della pace, gesto salutato dai bambini che erano nella piazza con grida e un lancio di coriandoli.
Ma non e' stato l'unico momento festoso: la seconda giornata del viaggio di Benedetto XVI in Messico e' stata caratterizzata come la prima da uno straordinario bagno di folla, con i fedeli che si accalcavano lungo le strade per vederlo passare.

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PAPA: INCONTRA VITTIME NARCOTRAFFICO E NON QUELLE DI MACIEL

Salvatore Izzo

(AGI) - Leon, 25 mar.

Benedetto XVI ha potuto incontrare brevemente ieri, per iniziativa del
presidente messicano Felipe Calderon, un gruppo di otto familiari di vittime della criminalita' organizzata: si tratta - secondo quanto si e' appreso - delle madri di un sequestrato, di un poliziotto federale assassinato, e di quattro giovani fatti sparire dalla delinquenza organizzata, delle sorelle di una vittima di un sequestro e di una studentessa universitaria uccisa dal fuoco incrociato in una sparatoria, della moglie di un militare caduto in un'operazione contro il crimine organizzato, e della vittima di un sequestro, poi liberato.
Non si e' potuto realizzare invece l'incontro del Papa con le vittime del sacerdote stupratore, Marcial Maciel.
I vescovi messicani non hanno ritenuto opportuno proporlo e da parte delle vittime del fondatore dei Legionari di Cristo, "c'e' stata - ha spiegato il portavoce della Santa Sede ai giornalisti - aggressivita' nel chiedere l'incontro e se si diceva di voler incontrare il Papa, non lo si voleva poi ascoltare in maniera profonda".
Tra l'altro, padre Lombardi ha respinto le critiche mosse dalle vittime di Maciel all'allora cardinale Ratzinger - che divenuto Papa tolse in breve tempo ogni autorita' e prerogativa sacerdotale al sacerdote messicano proprio sulla base dei riscontri e delle indagini precedenti - e a Giovanni Paolo II, rivelando in proposito che la sua buona fede e' stata riconosciuta nel corso del processo di beatificazione.

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Briefing di padre Lombardi a Leon: il Papa ha sempre operato per la verità e la trasparenza

Un milione di persone ha salutato e festeggiato oggi Benedetto XVI tra Leon e Guanajato, sia nelle due città, che lungo la strada di collegamento percorsa dal corteo del Papa. Lo ha riferito il portavoce della Sala stampa vaticana al seguito del Papa, padre Federico Lombardi, in un briefing a Leon con la stampa. Il servizio di Roberto Piermarini:

Nell’incontro con i giornalisti il padre Lombardi ha sottolineato il calore e l’allegria dell’incontro di Benedetto XVI con bambini a Guanajato; l’educazione culturale, morale e della coscienza dei giovani come unica via indicata dal Papa per combattere la violenza, ha escluso un incontro del Pontefice con i candidati presidenziali ed un possibile incontro a Cuba con il presidente venezuelano Chavez ed ha riaffermato che in relazione al tema della libertà religiosa, la Chiesa non chiede privilegi ma di partecipare alla vita della società messicana. Padre Lombardi – che ha confermato l’incontro di Benedetto XVI con le famiglie delle vittime del terrorismo e del narcotraffico – ha poi escluso un incontro con le vittime della pedofilia. Quando questi sono avvenuti in altri Paesi – ha ricordato – “erano stati richiesti dai vescovi, c’era stata una preparazione, ed erano inseriti in un processo di dialogo ed assistenza in cui la Chiesa era coinvolta. Comunque – ha affermato padre Lombardi – in alcuni viaggi del Papa gli incontri ci sono stati, in altri no, come in Portogallo e in Francia”. Da parte delle vittime, secondo il portavoce vaticano, c’è stata una certa ‘aggressività’ nel chiedere l’incontro. “E anche una certa ambiguità – ha sottolineato - : si diceva di voler incontrare il Papa, ma non lo si voleva ascoltare in un dialogo profondo, di spiritualità”. “E’ ingiusto parlare di Benedetto XVI come di un Papa che ha operato contro la verità e contro la trasparenza” ha detto padre Lombardi che ha così respinto fermamente l’accusa secondo cui l’allora cardinale Ratzinger fin dal 1998 fosse al corrente degli abusi commessi da Maciel, poi sospeso ‘a divinis’ dallo stesso Benedetto XVI. “Questo vale anche per Giovanni Paolo II – ha aggiunto -. Non aveva coscienza della doppia vita, del lato oscuro di Maciel. Su questo c’è stata anche una solenne dichiarazione nel corso del processo di beatificazione”. “ I due Papi – ha concluso padre Lombardi – sono sempre stati per la verità e la trasparenza su questo tema.

© Copyright Radio Vaticana


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